Sei sulla pagina 1di 36

Memento audere semper

Gabriele D’Annunzio
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

PERCHÉ QUESTO SAGGIO


uesto lavoro si presta a una triplice in cui si potrà notare nella sezione dedicata

Q utilità. Offre infatti tre dimensioni di


fruizione: leggere di Ovidio o di
D’Annunzio, oppure servirsi degli spunti
a “Il piacere”. Le pertinenti opere ovidiane
hanno offerto elementi riconducibili a ter-
mini di paragone. Chi si presterà a tale ri-
complessivi in vista di un raffronto temati- flessione generale, potrà ad esempio nota-
co. I frutti di tali miei studi analitici sono sta- re come ad Andrea Sperelli mancasse del
ti accoppiati soprattutto in previsione tutto la via ovidiana dei “Remedia amoris”.
dell’ultima opportunità: vedere e confronta- È possibile altresì rilevare il fatto che in
re due esempi, molto distanti nel tempo, sostanza i topoi erotici, nella natura umana,
circa le dinamiche dell’approccio amoroso. abbiano tutto sommato un fondo di costan-
Un ambito di analisi, questo, che sfocia za, mutevole nei suoi aspetti accidentali di
inevitabilmente nella psicologia, nel modo superficie storica.

1. IL GALATEO EROTICO DI OVIDIO


urante i miei studi passati da ra- tentativo di conquistare un partner di cop-

D gazzo lessi alcune opere di Publio


Ovidio Nasone: “Ars amandi” e
“Remedia amoris”.
pia (“Ars amandi”: libri I et II rivolti agli uo-
mini, liber III rivolto alle donne) e la condot-
ta da tenere nel caso di rottura di una rela-
Da quelle analisi presi spunto per stilare zione (“Remedia amoris”: opera indirizzata
dei prospetti in forma di elenchi di suggeri- ai maschi).
menti. Conservavo gli appunti con queste Il periodo augusteo col suo puritanesi-
scalette dentro a uno dei miei libri ovidiani. mo non era molto adatto a letture simili.
Avendo da tempo voluto pubblicare uno Ovidio si sarebbe trovato a suo agio
scritto su Ovidio che riprendesse il riferi- nello huxleyano Brave New World.
mento a quelle opere, mi sono accorto che Il poeta sembra fosse stato coinvolto
del liber III dell’“Ars amatoria” non avevo nelle vicende dell’anticonformista Giulia,
preso note, né tanto meno elaborato il rela- nipote di Augusto.
tivo schema sintetico di regole ovidiane. Forse egli pagò il prezzo del suo rive-
Perciò l’ho riletto a distanza di più di larsi un “cattivo maestro”. I suddetti testi
vent’anni, colmando quella lacuna a van- ovidiani risalgono al periodo di vita in cui
taggio di questo piccolo lavoro analitico che l’autore era intorno alla sessantina d’anni,
ha lo scopo di presentare il contenuto di idest a un’epoca posteriore a una persona-
quei due testi del poeta latino. le lunga esperienza esistenziale.
A tali opere si deve un peso notevole Il poeta latino, che si sposò tre volte,
nelle motivazioni di Augusto determinanti raccolse i frutti di quanto vissuto e visto in
l’esilio di Ovidio da Roma. La loro materia una descrittiva profonda e strategica psico-
infatti riguarda la strategia da seguire nel logia dell’approccio erotico.

1
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

1.1. ARS AMANDI 2) Non esagerare coi monili e nell’abbiglia-


mento, al fine di evitare una sgradevole
appariscenza.
3) Muoviti con grazia non barocca.
1.1.1. Liber primus 4) Impara a cantare e apprendi l’uso di uno
(per uomini) strumento musicale.
5) Studia la letteratura (poesia).
1) Cerca i luoghi con le donne. 7) Sappi praticare giochi di società.
2) Inizia un colloquio da cose banali. 8) Non lasciarti trasportare in pubblico da
3) Verifica e attua che sia a suo agio per generiche situazioni emotivamente coin-
ingraziartela. volgenti alla volta di comportamenti poco
4) Corteggiala. eleganti.
5) Entra in amicizia con le sue amiche, le 9) Frequenta luoghi in cui siano presenti
quali ti possono aiutare. uomini (Ovidio a tal proposito fa un solo
6) Scrivile. esempio: oggi appare singolare che egli
7) Impara e usa l’arte dell’eloquenza e- suggerisca la partecipazione a cerimonie
sprimendoti in maniera credibile con parole funebri; la sua società era molto diversa).
comuni e dolci. 10) Evita uomini dalla galanteria ipocrita.
8) Se la incontri, avvicinala. 11) Valuta con attenzione i suoi messaggi
9) Sii pulito. scritti.
10) Falle complimenti. 12) Tentenna in maniera studiata verso il
pretendente: tieni la porta mezza chiusa e
mezza aperta, in misura tale da non per-
1.1.2. Liber secundus derlo.
(per uomini) 13) Rispondi per iscritto con messaggi non
compromettenti.
1) Usa l’intelligenza. 14) Non mostrarti mai adirata (avresti un
2) Sii condiscendente e dille ciò che desi- aspetto gorgoneo).
dera. 15) Non essere presuntuosa e/o apparire
3) Fa’ quel che vuole. deprimente.
4) Falle doni non costosi. 16) Sappi avvalerti dei servigi del tuo pre-
5) Scrivile poesie. tendente in ciò in cui egli vale.
6) Falle complimenti (ripetizione del punto 17) Fai ingelosire il tuo aspirante (ai nostri
10 nel liber primus). tempi, visti spiacevoli episodi di cronaca
7) Non essere opprimente. nera, tale suggerimento pare pessimo).
8) Sii tollerante. 18) Non ingelosirti e non compiere gesti
9) Non dirle i suoi difetti. avventati.
10) Ricerca la sintonia. 19) Non essere puntuale, ritarda negli in-
contri.
20) Mangia, in compagnia, con moderazio-
1.1.3. Liber tertius ne, bevendo vino (ma rimanendo lucida).
(per donne) 21) Sfrutta la bellezza del tuo corpo e na-
scondine i difetti.
1) Prenditi cura dell’estetica del tuo corpo
(a cominciare dai capelli).

2
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

1.2. REMEDIA AMORIS 7) Costruisci un nuovo rapporto con


(per uomini) un’altra.
8) Sii glaciale.
1) Se c’è qualcosa che non ti piace (non 9) In casi estremi vai a fondo, la noia farà il
va) tronca sul principio (subito); valuta il resto.
rapporto. 10) Pensa ai tuoi mali.
2) Non rinviare l’interruzione, non indugia- 11) Evita la solitudine e i luoghi appartati.
re. 12) Non frequentare né lei né i luoghi che
3) Distraiti, e per farlo, impegnati in qualco- ella visita né quelli in passato comuni.
sa. 13) Interrompi pacificamente.
4) Separati fisicamente e mentalmente. 14) Ricorda la difficoltà della relazione.
5) Considera i suoi difetti pratici e fisici. 15) Evita sostanze eccitanti.
6) Valutala senza trucco e belletti.

2. LEGGENDO D’ANNUNZIO:
“IL PIACERE”.
operazione di analisi che ho con- vano un senso aforistico. Nelle mie rifles-

L’ dotto del romanzo dannunziano ha


previsto l’estrazione di due catego-
rie di brani (i quali a seconda dei casi sono
sioni critiche ho seguito il mio indirizzo in-
tellettuale spiritualista: pertanto in esse si
ritroveranno richiami a Jung e a Platone,
preceduti da un mio commento). Il primo giacché la mia critica letteraria in generale
gruppo riguarda il filo narrativo strettamen- si appoggia al contributo di pensatori del
te, e concatena segmenti privi di autonomia passato, i cui insegnamenti è possibile ap-
concettuale in sé; nel secondo invece ho plicare ad hoc. Su simili basi ho letto qui le
inteso raggruppare brani estratti che ave- vicende narrate dal Poeta soldato.

2.1.1. Libro primo ne d’una stirpe di gentiluomini e di artisti


eleganti, ultimo discendente d’una razza
intelettuale.
I – La figura di Andrea, ideologico amico di Egli era, per così dire, tutto impregnato
Dorian Gray e nemico di Erich Fromm: la di arte. La sua adolescenza, nutrita di studii
machiavellica ipocrisia del primo si presen- varii e profondi, parve prodigiosa. Egli al-
ta nei panni di huxleyano soma per sé e ternò, fino a vent’anni, le lunghe letture coi
per gli altri. lunghi viaggi in compagnia del padre e poté
compiere la sua straordinaria educazione
Il conte Andrea Sperelli–Fieschi d’U- estetica sotto la cura paterna, senza restri-
genta, […], l’ideal tipo del giovine signore zioni e constrizioni di pedagoghi. Dal padre
italiano del XIX secolo, il legittimo campio- appunto ebbe il gusto delle cose d’arte, il

3
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

culto passionato della bellezza, il parados- proprio dolore. Forse, la scienza della vita
sale disprezzo de’ pregiudizii, l’avidità del sta nell’oscurare la verità. La parola è una
piacere. cosa profonda, in cui per l’uomo d’intelletto
[…] L’educazione d’Andrea era dunque, son nascoste inesauribili ricchezze […]».
per così dire, viva, cioè fatta non tanto su i […] Un tal seme trovò nell’ingegno mal-
libri quanto in conspetto delle realità uma- sano del giovine un terreno propizio. A po-
ne. Lo spirito di lui non era soltanto corrotto co a poco, in Andrea la menzogna non tan-
dall’alta cultura ma anche dall’esperimento; to verso gli altri quanto verso sé stesso di-
e in lui la curiosità diveniva più acuta come venne un abito così aderente alla con-
più si allargava la conoscenza. Fin dal scienza ch’egli giunse a non poter mai es-
principio egli fu prodigo di sé; poiché la sere interamente sincero e a non poter mai
grande forza sensitiva, ond’egli era dotato, riprendere su sé stesso il libero dominio.
non si stancava mai di fornire tesori alle […] Avrebbe alfin trovato la donna e
sue prodigalità. Ma l’espansion di quella l’opera capaci d’impadronirsi del suo cuore
sua forza era la distruzione in lui di un’altra e di divenire il suo scopo?
forza, della forza morale che il padre stes-
so non aveva ritegno a deprimere. Ed egli
non si accorgeva che la sua vita era la ri-
duzion progressiva delle sue facoltà, delle II – L’edonismo di Andrea
sue speranze, del suo piacere, quasi una
progressiva rinunzia; e che il circolo gli si Egli sapeva, nell’esercizio dell’amore,
restringeva sempre più d’intorno, inesora- trarre dalla sua bellezza il maggior possibi-
bilmente sebben con lentezza. le godimento. Questa felice attitudine del
Il padre gli aveva dato, tra le altre, que- corpo e questa acuta ricerca del piacere
sta massima fondamentale: «Bisogna fare appunto gli cattivavano l’animo delle don-
la propria vita, come si fa un’opera d’arte. ne. Egli aveva in sé qualche cosa di Don
Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto Giovanni e di Cherubino: sapeva essere
sia opera di lui. La superiorità vera è tutta l’uomo di una notte erculea e l’amante timi-
qui.» do, candido, quasi verginale. La ragione
Anche, il padre ammoniva: «Bisogna del suo potere stava in questo: che,
conservare ad ogni costo intiera la libertà, nell’arte d’amare, egli non aveva ripugnan-
fin nell’ebrezza. La regola dell’uomo za ad alcuna finzione, ad alcuna falsità, ad
d’intelletto, eccola: – Habere, non haberi.» alcuna menzogna. Gran parte della sua
Anche, diceva: «Il rimpianto è il vano forza era nella ipocrisia.
pascolo d’uno spirito disoccupato. Bisogna […]
sopra tutto evitare il rimpianto occupando Andrea […] ricercava negli amori un
sempre lo spirito con nuove sensazioni e gaudio molteplice: il complicato diletto di
con nuove imaginazioni.» tutti i sensi, l’alta commozione intellettuale,
[…] Un altro seme paterno aveva perfi- gli abbandoni del sentimento, gli impeti del-
damente fruttificato nell’animo di Andrea: il la brutalità. E poiché egli ricercava con ar-
seme del sofisma. «Il sofisma» diceva te, come un estetico, traeva naturalmente
quell’incauto educatore «è in fondo ad ogni dal mondo delle cose molta parte della sua
piacere e ad ogni dolore umano. Acuire e ebrezza. Questo delicato istrione non com-
moltiplicare i sofismi equivale dunque ad prendeva la comedia dell’amore senza gli
acuire e moltiplicare il proprio piacere o il scenarii.

4
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

Perciò la sua casa era un perfettissimo 3


teatro; ed egli era un abilissimo apparec- L’enigma quasi direi plastico della sua
chiatore. Ma nell’artificio quasi sempre egli bellezza era ancor più oscuro e attirante.
metteva tutto sé; vi spendeva la ricchezza La sua testa dalla fronte breve, dal naso
del suo spirito largamente; vi si obliava così dritto, dal sopracciglio arcuato, d’un dise-
che non di rado rimaneva ingannato dal gno così puro, così fermo, così antico, che
suo stesso inganno, insidiato dalla sua pareva essere uscita dal cerchio d’una me-
stessa insidia, ferito dalle sue stesse armi, daglia siracusana, aveva negli occhi e nella
a somiglianza d’un incantatore il quale fos- bocca un singolar contrasto di espressione:
se preso nel cerchio stesso del suo incan- quell’espressione passionata, intensa, am-
tesimo. bigua, sopraumana, che solo qualche mo-
[…] derno spirito, impregnato di tutta la profon-
Pareva, in vero, ch’egli conoscesse di- da corruzione dell’arte, ha saputo infondere
rei quasi la virtualità afrodisiaca latente in in tipi di donna immortali come Monna Lisa
ciascuno di quegli oggetti e la sentisse in e Nelly O’ Brien.
certi momenti sprigionarsi e svolgersi e
palpitare intorno a lui. Allora, s’egli era nel- 4
le braccia dell’amata, dava a sé stesso ed Ella aveva la voce così ricca di suono
al corpo ed all’anima di lei una di quelle che anche le parole più volgari e le frasi più
supreme feste il cui solo ricordo basta a comuni parevano prendere su la sua bocca
rischiarare una intiera vita. Ma s’egli era non so qual significato occulto, non so qual
solo, un’angoscia grave lo stringeva, un misterioso accento e qual grazia nuova.
rammarico inesprimibile, al pensiero che […] ella, dopo le piccole maldicenze, rideva
quel grande e raro apparato d’amore si d’un riso cordiale […]. D’innanzi a quella
perdeva inutilmente. volubilità incomprensibile, Andrea rimaneva
ancor titubante. Quelle cose frivole o mali-
gne uscivano dalle stesse labbra che allora
III – Il contraddittorio fascino di Elena allora, pronunziando una frase semplicis-
sima, l’avevan turbato fin nel profondo; u-
1 scivano dalle stesse labbra che allora allo-
La duchessa di Scerni, Donna Elena ra, tacendo, eragli parsa la bocca della
Muti, […] attraeva specialmente per la sua Medusa di Leonardo, umano fiore
arguta giocondità, per la libertà de’ suoi dell’anima divinizzato dalla fiamma della
motti, per il suo infaticabile sorriso. I linea- passione e dall’angoscia della morte.
menti gai del volto rammentavano certi pro- «Qual era dunque la vera essenza di quella
fili feminini ne’ disegni del Moreau giovine, creatura? Aveva ella percezione e con-
nelle vignette del Gravelot. Ne’ modi, ne’ scienza della sua metamorfosi costante o
gusti, nelle fogge del vestire ella aveva era ella impenetrabile anche a sé stessa,
qualche cosa di pompadouresco, non sen- rimanendo fuori dal proprio mistero? Quan-
za una lieve affettazione, poiché era legata to nelle sue espressioni e manifestazioni
da una singolar somiglianza alla favorita di entrava d’artificio e quanto di spontanei-
Luigi XV. tà?» Il bisogno di conoscere lo pungeva
anche fra la delizia in lui effusa dalla vici-
2 nanza della donna ch’egli incominciava ad
[Nel romanzo ha] piccoli riccioli neri. amare.

5
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

[…] Le nudò il polso e insinuò le dita nella


Da certi suoni della voce e del riso, da manica, tormentandole la pelle con un mo-
certi gesti, da certe attitudini, da certi to inquieto in cui era il desiderio di possessi
sguardi ella esalava, forse involontariamen- maggiori.
te, un fascino troppo afrodisiaco. Ella di- Ella gli volse uno di quegli sguardi che
spensava con troppa facilità il godimento lo ubriacavano come calici di vino.
visuale delle sue grazie. Di tratto in tratto,
alla vista di tutti, forse involontariamente, 2
ella aveva una movenza o una posa o una Elena, piegandosi su la spalla dell’a-
espressione che nell’alcova avrebbe fatto mante con una immensa dolcezza di som-
fremere un amante. Ciascuno, guardando- messione, disse:
la, poteva rapirle una scintilla di piacere, – Addio, amore! Addio! Addio!
poteva involgerla d’imaginazioni impure, […]
poteva indovinarne le segrete carezze. Ella Andrea non parlò più. Egli sentiva ora
pareva creata, in verità, soltanto ad eserci- tutto il suo essere mancare in un abbatti-
tare l’amore; – e l’aria ch’ella respirava era mento infinito. La puerile debolezza della
sempre accesa dai desiderii sollevati intor- sua natura, sedata la prima sollevazione,
no. gli dava ora un bisogno di lacrime. Egli a-
vrebbe voluto piegarsi, umiliarsi, pregare,
muovere la pietà della donna con le lacri-
IV – La separazione fra Andrea ed Elena (a me. Aveva la sensazione confusa e ottusa
conclusione dell’antefatto) d’una vertigine; e un freddo sottile gli assa-
liva la nuca, gli penetrava la radice dei ca-
1 pelli.
Ella disse, stringendosi a lui e vacillan- – Addio – ripeté Elena.
do sul terreno aspro: Sotto l’arco della Porta Pia la carrozza
– Io parto stasera. Questa è l’ultima vol- si fermava, perché egli discendesse.
ta... Così dunque, aspettando, Andrea rive-
Poi tacque; poi di nuovo parlò, a inter- deva nella memoria quel giorno lontano;
valli, su la necessità della partenza, su la rivedeva tutti i gesti, riudiva tutte le parole.
necessità della rottura, con un accento pie- Che aveva fatto egli, appena scomparsa la
no di tristezza. Il vento furioso le rapiva le carrozza di Elena verso le Quattro Fonta-
parole di su le labbra. Ella seguitava. Egli ne? Nulla, in verità, di straordinario. Anche
interruppe, prendendole la mano e con le allora, come sempre, appena lontano
dita cercando tra i bottoni la carne del pol- l’oggetto immediato da cui il suo spirito tra-
so: eva quella specie di esaltazione fatua, egli
– Non più! Non più! aveva riacquistato quasi d’un tratto la tran-
Si avanzavano lottando contro le folate quillità, la conscienza della vita comune,
incalzanti. Ed egli, presso alla donna, in l’equilibrio.
quella solitudine alta e grave, si sentì
d’improvviso entrar nell’anima come
l’orgoglio d’una vita più libera, una sovrab- V – L’incontro, in apertura del romanzo, tra
bondanza di forze. Andrea ed Elena nella di lui casa, anni do-
– Non partire! Non partire! Io ti voglio po l’allontanamento, suscita i ricordi del
ancora, sempre... «convegno d’amore».

6
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

1 Più sopra, su la sporgenza del caminet-


Allora sorse nello spirito dell’aspettante to, da una della coppe cadevano le foglie
un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto d’una grande rosa bianca che si disfaceva
Elena un tempo amava indugiare, prima di a poco a poco, languida, molle, con qual-
rivestirsi, dopo un’ora di intimità. Ella aveva che cosa di feminino, direi quasi di carnale.
molt’arte nell’accumulare gran pezzi di le- Le foglie, concave, si posavano delicata-
gno su gli alari. Prendeva le molle pesanti mente sul marmo, simili a falde di neve nel-
con ambo le mani e rovesciava un po’ in- la caduta.
dietro il capo ad evitar le faville. Il suo cor- «Quanto, allora, pareva soave alle dita
po sul tappeto, nell’atto un po’ faticoso, per quella neve odorante! » ella pensò. «Tutte
i movimenti de’ muscoli e per l’ondeggiar sfogliate, le rose conspargevano i tappeti, i
delle ombre pareva sorridere da tutte le divani, le sedie; ed ella rideva, felice, in
giunture, e da tutte le pieghe, da tutti i cavi, mezzo alla devastazione; e l’amante, felice,
soffuso d’un pallor d’ambra che richiamava erale ai piedi.»
al pensiero la Danae del Correggio. Ed ella
aveva appunto le estremità un po’ correg-
gesche, le mani e i piedi piccoli e pieghevo- VI – Lo struggimento catulliano di Andrea,
li, quasi direi arborei come nelle statue di pietrificato dalle parole di Elena alla fine
Dafne in sul principio primissimo della me- dell’incontro a inizio della narrazione dan-
tamorfosi favoleggiata. nunziana.
[…]
– Coprite il fuoco; vi prego. Brucia trop- 1
po. «Altri ora la possiede» pensava Andre-
– Non vi piace più la fiamma? Ed erava- a, guardandola. «Altre mani la toccano, al-
te, un tempo, una salamandra! Questo ca- tre labbra la baciano.» E, mentre egli non
mino è memore... giungeva a formar nella fantasia l’imagine
– Non movete le memorie – ella inter- dell’unione di sé con lei, vedeva nuova-
ruppe. – Coprite dunque il fuoco, e accen- mente invece, con implacabile precisione,
dete un lume. l’altra imagine. E una smania l’invadeva, di
sapere, di scoprire, d’interrogare, acutissi-
2 ma.
Io ti ricoprivo il petto, le braccia, la fac- […]
cia, con i fiori, opprimendoti. Tu risorgevi La sua vita si consumava in sé stessa,
continuamente, porgendo la bocca, la gola, portando in sé la fiamma inestinguibile d’un
le palpebre socchiuse. Fra la tua pelle e le sol desiderio, l’incurabile disgusto d’ogni
mie labbra sentivo le foglie fredde e molli. altro godimento. Talvolta lo assalivano im-
Se io ti baciavo il collo, tu rabbrividivi in tut- peti di cupidigia quasi rabbiosi, disperati
to il corpo, e tendevi le mani per tenermi ardori verso il piacere; ed era come una
lontano. Oh, allora... Avevi la testa affonda- ribellion violenta del cuore non saziato,
ta nei cuscini, il petto nascosto dalle rose, come un sussulto della speranza che non
le braccia nude sino al gomito; e nulla era si rassegnava a morire. Talvolta anche gli
più amoroso e più dolce che il piccolo tre- pareva d’esser ridotto a nulla; e rabbrividi-
mito delle tue mani pallide su le mie tem- va innanzi ai grandi abissi vacui del suo
pie... essere: di tutto l’incendio della sua giovi-
[…] nezza non gli restava che un pugno di ce-

7
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

nere. Talvolta anche, a simiglianza d’uno di VII – Il dubbio nella mente di Andrea all’ini-
que’ sogni che si dileguano su l’alba, tutto il zio dell’antefatto dopo le parole rivolte a
suo passato, tutto il suo presente si dissol- Elena
vevano; si distaccavano dalla sua con-
scienza e cadevano, come una spoglia fra- Io vi ho certo veduta, un’altra volta. Chi
gile, come una veste vana. Egli non si ri- sa! Forse in un sogno, forse in una crea-
cordava più di nulla, come un uomo escito zione d’arte, forse anche in un diverso
da una lunga infermità, come un convale- mondo, in una esistenza anteriore...
scente stupefatto. Egli alfine obliava; senti- Pronunziando queste ultime frasi troppo
va l’anima sua entrar dolcemente nella sentimentali e chimeriche, egli rise aperta-
morte... Ma, d’improvviso, su da quella mente come per prevenire un sorriso o in-
specie di tranquillità obliosa scaturiva un credulo o ironico della dama. Elena invece
nuovo dolore e l’idolo abbattuto risorgeva rimase grave.
più alto come un germe indistruttibile. Ella, «Ascoltava ella o pensava ad altro? Ac-
ella era l’idolo che seduceva in lui tutte le cettava ella quella specie di discorsi o vo-
volontà del cuore, rompeva in lui tutte le leva con quella serietà prendersi gioco di
forze dell’intelletto, teneva in lui tutte le più lui? Intendeva ella di secondare l’opera di
segrete vie dell’anima chiuse ad ogni altro seduzione iniziata da lui così sollecitamen-
amore, ad ogni altro dolore, ad ogni altro te o si chiudeva nell’indifferenza e nel si-
sogno, per sempre, per sempre... » lenzio incurante? Era ella, insomma, una
donna per lui espugnabile o no?» Andrea,
2 perplesso, interrogava il mistero. A quanti
– Soffriresti tu – gridò ella con la voce hanno l’abitudine della seduzione, special-
un po’ soffocata, non potendo patire la vio- mente ai temerarii, è nota questa perplessi-
lenza – soffriresti tu di spartire con altri il tà che certe donne sollevano tacendo.
mio corpo?
Ella aveva profferita quella domanda
crudele, senza pensare. Ora, con gli occhi VIII – Antefatto: eros e thanatos, all’asta
molto aperti, guardava l’amante: ansiosa e nell’esperienza di compiacimento di Andrea
quasi sbigottita, come chi per salvarsi ab- verso l’enigmatica Elena (e in futuro).
bia vibrato un colpo senza misurarne la
forza, e tema di aver ferito troppo nel pro- «È un piacere non mai provato» pensò
fondo. Andrea Sperelli anche una volta.
L’ardore di Andrea cadde d’un tratto. E L’invadeva un leggero torpore e a poco
gli si dipinse sul volto un dolor così grave a poco lo abbandonava la conscienza del
che la donna n’ebbe al cuore una fitta. luogo e del tempo.
[…] – Vi consiglio questo orologio – gli disse
L’uno assunse una forma di cortesia e- Elena, con uno sguardo di cui egli da prima
steriore quasi esagerata. L’altra divenne non comprese la significazione.
anche più dolce, quasi umile; e l’agitava un Era una piccola testa di morto scolpita
tremito incessante. nell’avorio con una straordinaria potenza
d’imitazione anatomica. Ciascuna mascella
portava una fila di diamanti, e due rubini
scintillavano in fondo alle occhiaie. Su la
fronte era inciso un motto: RUIT HORA; su

8
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

l’occipite un altro motto: TIBI, HIPPOLYTA. – Tu lo conosci bene, quell’odore – dis-


[…] Quel gioiello mortuario, offerta d’un ar- se con malizia il Barbarisi.
tefice misterioso alla sua donna, aveva do- – Perché?
vuto segnar le ore dell’ebrezza e col suo – La Micigliano...
simbolo ammonire gli spiriti amanti. Il giovine si compiacque manifestamen-
In verità, non poteva il Piacere deside- te di sentir nominare una delle sue amanti.
rare un più squisito e più incitante misura- Non protestò, ma rise.
tor del tempo. Andrea pensò: «Me lo con-
siglia ella per noi? » E a quel pensiero tutte
le speranze rinacquero e risorsero di tra
l’incertezza, confusamente. X – Sincronicità letteraria (involontaria e
[…] singolare) tra 1) brani dannunziani (aventi
[In futuro con Andrea] ben molte ore per protagonisti Andrea ed Elena) e 2) una
gaudiose misurò il piccolo teschio d’avorio mia lirica (scritta anni addietro sconoscen-
dedicato ad Ippolita, che Elena talvolta ac- do il testo del romanzo).
costava all’orecchio con un gesto infantile,
mentre premeva l’altra guancia sul petto 1) In un attimo, egli incontrò lo sguardo
dell’amante, per ascoltare insieme la fuga di lei; e gli occhi d’ambedue in quell’attimo,
degli attimi e il battito del cuore. parvero mescolarsi, penetrarsi, beversi.
Ambedue sentirono che l’uno cercava
l’altra e l’altra l’uno; ambedue sentirono, ad
un punto, scendere su l’anima un silenzio,
IX – L’edonismo erotico dannunziano e- in mezzo a quel rumore, e quasi direi aprir-
mergente dalle scene di un ricevimento si un abisso in cui tutto il mondo circostante
scomparve sotto la forza d’un pensiero uni-
Certi seni parevano irrompere dal bu- co.
sto, sotto la veemenza dell’ansia. […] Il […]
Barberisi raccontava d’aver vedute le ro- L’uno sentiva la presenza dell’altra flui-
tondità del petto alla contessa Lùcoli, bal- re e mescersi nel suo sangue, finché que-
lando il Walzer. Il Bommìnaco domandò: sto divenne la vita di lei e il sangue di lei la
– Ma come? vita sua.
– Provaci. Basta chinare gli occhi nel […]
corsage. Ti assicuro che vale la pena... Ambedue non avevano alcun ritegno al-
– Avete badato alle ascelle di Madame le mutue prodigalità della carne e dello spi-
Chrysoloras? Guardate! rito. Provavano una gioia indicibile a lace-
Il duca di Beffi mostrava una danzatrice rare tutti i veli, a palesare tutti i segreti, a
che aveva in su la fronte bianca come il violare tutti i misteri, a possedersi fin nel
marmo di Luni un’accensione di chiome profondo, a penetrarsi, a mescolarsi, a
rosse, a similitudine d’una sacerdotessa comporre un essere solo.
d’Alma Tadema. Il suo busto era congiunto – Che strano amore! – diceva Elena, ri-
agli omeri da un semplice nastro, e si scor- cordando i primissimi giorni, il suo male, la
gevano sotto le ascelle due ciuffi rossastri rapida dedizione. – Mi sarei data a te la se-
troppo abondanti. ra stessa ch’io ti vidi.
Il Bommìnaco si mise a ragionare del- Ella ne provava una specie d’orgoglio.
l’odor singolare che hanno le donne rosse. E l’amante diceva:

9
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

– Quando udii, quella sera, annunziare strettamente freudiano: egli coglie la “libi-
il mio nome accanto al tuo, su la soglia, do” secondo una più ampia visione jun-
ebbi, non so perché, la certezza che la mia ghiana, dove l’estetica si allarga a un ambi-
vita era legata alla tua, per sempre! to di edonismo non solo sessuale.

2) “Estasi” (versi liberi) 1


La convalescenza è una purificazione e
Magia di un momento, un rinascimento. Non mai il senso della vita
fusione, ricongiungimento cosmico, è soave come dopo l’angoscia del male; e
contemplazione reciproca, non mai l’anima umana più inclina alla bon-
chenosi di animi, tà e alla fede come dopo aver guardato
incrocio di libido. negli abissi della morte. Comprende
Unus alterae, l’uomo, nel guarire, che il pensiero, il desi-
altera uni. derio, la volontà, la conscienza della vita
E duobus unum. non sono la vita. Qualche cosa è in lui più
vigile del pensiero, più continua del deside-
rio, più potente della volontà, più profonda
2.1.2. Libro secondo anche della conscienza; ed è la sostanza,
la natura dell’essere suo. Comprende egli
XI – Il cap. I del libro II del romanzo mette che la sua vita reale è quella, dirò così, non
in risalto particolari e interessanti dinami- vissuta da lui; è il complesso delle sensa-
che della psiche di Andrea, uscito sconfitto zioni involontarie, spontanee, incoscienti,
e ferito in modo abbastanza grave nel duel- istintive; è l’attività armoniosa e misteriosa
lo d’onore col Rutolo. Sebbene in apertura della vegetazione animale; è l’impercettibile
di suddetto capitolo inizia un richiamo a sviluppo di tutte le metamorfosi e di tutte le
tangenze concettuali precise, a partire dalla rinnovellazioni. Quella vita appunto in lui
nietzschiana “volontà di potenza”, seguita compie i miracoli della convalescenza: ri-
dall’evocazione del panismo greco- chiude le piaghe, ripara le perdite, riallaccia
romantico (cui fa da contraltare il passag- le trame infrante, rammenda i tessuti lace-
gio a una dimensione interiore del protago- rati, ristaura i congegni degli organi, rinfon-
nista più decadente), non è da sottovaluta- de nelle vene la ricchezza del sangue,
re tuttavia la possibilità di una lettura di riannoda su gli occhi la benda dell’amore,
questa sezione dell’opera in chiave psicoa- rintreccia d’intorno al capo la corona de’
nalitica junghiana. È dunque lecito vedere sogni, riaccende nel cuore la fiamma della
nell’esperienza di recupero mentale dello speranza, riapre le ali alle chimere della
Sperelli spunti di un suo contatto momen- fantasia.
taneo con “l’inconscio collettivo”, rappre- […]
sentato in maniera intensa dall’immagine Il convalescente rinveniva sensazioni
del mare. La fase panica sa di temporanea obliate della puerizia, quell’impression di
apertura della psiche individuale di Andrea, freschezza che dànno al sangue puerile gli
grazie al canale dell’“anima junghiana”, aliti del vento salso, quegli inesprimibili ef-
all’“inconscio impersonale”. Questo contat- fetti che fanno le luci, le ombre, i colori, gli
to gli consente di maturare il guadagno di odori delle acque su l’anima vergine. Il ma-
un concetto di libido – per lui più prassi che re non soltanto era per lui una delizia degli
conoscenza – nuovo e diverso da quello occhi, ma era una perenne onda di pace a

10
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

cui si abbeveravano i suoi pensieri, una sé l’indimenticabile tumulto della forza cre-
magica fonte di giovinezza in cui il suo cor- atrice? Come le sue mani avevan potuto
po riprendeva la salute e il suo spirito la oziare e lascivire su i corpi delle femmine
nobiltà. Il mare aveva per lui l’attrazion mi- dopo aver sentito erompere dalle dita una
steriosa d’una patria; ed egli vi si abbando- forma sostanziale? Come, infine, i suoi
nava con una confidenza filiale, come un sensi avean potuto indebolirsi e pervertirsi
figliuol debole nelle braccia d’un padre on- nella bassa lussuria dopo essere stati illu-
nipossente. E ne riceveva conforto; poiché minati da una sensibilità che coglieva nelle
nessuno mai ha confidato il suo dolore, il apparenze le linee invisibili, percepiva
suo desiderio, il suo sogno al mare invano. l’impercettibile, indovinava i pensieri na-
Il mare aveva sempre per lui una parola scosti della Natura?
profonda, piena di rivelazioni subitanee,
d’illuminazioni improvvise, di significazioni 2
inaspettate. Gli scopriva nella segreta ani- [Dal cap. II seguente] Pensieri subitanei
ma un’ulcera ancor viva sebben nascosta e insorgevano dalle profondità misteriose
glie la faceva sanguinare; ma il balsamo della conscienza e lo sorprendevano.
poi era più soave. Gli scoteva nel cuore
una chimera dormente e glie la incitava co-
sì ch’ei ne sentisse di nuovo le unghie e il
rostro; ma glie la uccideva poi e glie la XII – Maria Ferres fulmina Andrea Sperelli
seppelliva nel cuore per sempre. Gli sve-
gliava nella memoria una ricordanza e glie Ella parlava con piena confidenza, for-
l’avvivava così ch’ei sofferisse tutta se con una leggera esaltazione spirituale,
l’amarezza del rimpianto verso le cose irri- come una donna che, lungamente oppres-
mediabilmente fuggite; ma gli prodigava poi sa dalla frequentazion forzata di gente infe-
la dolcezza d’un oblio senza fine. Nulla en- riore o da uno spettacolo di volgarità, abbia
tro quell’anima rimaneva celato, al conspet- il bisogno irresistibile di aprire il suo intellet-
to del gran consolatore. Alla guisa che una to e il suo cuore a un soffio di vita più alta.
forte corrente elettrica rende luminosi i me- […]
talli e rivela la loro essenza dal color della – Gittatemi una treccia, ch’io salga! –
loro fiamma, la virtù del mare illuminava e gridò Andrea, ridendo, giù dal primo ripiano
rivelava tutte le potenze e le potenzialità di della scala, a Donna Maria che stava su la
quell’anima umana. loggia contigua alle sue stanze, tra due co-
[…] lonne.
– L’Arte! L’Arte! – Ecco l’Amante fedele, Era di mattina. Ella stava al sole per
sempre giovine, immortale; ecco la Fonte farsi asciugare i capelli umidi che
della gioia pura, vietata alle moltitudini, l’ammantavano tutta quanta, come un vel-
concessa agli eletti; ecco il prezioso Ali- luto d’un bel violetto profondo, tra il quale
mento che fa l’uomo simile a un dio. Come appariva il pallore opaco della faccia. La
aveva egli potuto bevere ad altre coppe tenda di tela, a metà sollevata, d’un vivo
dopo avere accostate le labbra a colore arancione, le metteva in sul capo il
quell’una? Come aveva egli potuto ricerca- bel fregio nero del lembo nello stile de’ fregi
re altri gaudii dopo aver gustato il supre- che girano intorno gli antichi vasi greci del-
mo? Come il suo spirito aveva potuto ac- la Campania; e, s’ella avesse avuto intorno
cogliere altre agitazioni dopo aver sentito in le tempie corona di narcisi e da presso una

11
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

di quelle grandi lire a nove corde che por- – Chiedo perdono; ma voi e il sole sta-
tano dipinta a encausto l’effigie d’Apollo e mani empite i cieli di troppa dolcezza. Ado-
d’un levriere, certo sarebbe parsa remus.
un’alunna della scuola di Mitilene, una liri- La confessione era sincera e anche
sta lesbiaca in atto di riposo, ma quale a- l’adorazione, sebbene fatte ambedue con
vrebbe potuto imaginarla un prerafaelita. un’apparenza di gioco; e certo Donna Ma-
[…] ria comprese quella sincerità, poiché arros-
Quella creatura così spirituale ed eletta sì un poco, dicendo con una singolare
gli inspirava un senso di devozione e di premura:
sommessione, altissimo. Se gli avessero – Alzatevi, alzatevi.
chiesto quale cosa sarebbegli stata più Egli s’alzò. Ella gli tese la mano, sog-
dolce, avrebbe risposto con sincerità: – giungendo:
Obedirla. – Nessuna cosa gli avrebbe fatto – Vi perdono, perché siete in convale-
dolore quanto l’esser da lei creduto un uo- scenza.
mo comune. Da nessuna altra donna, […]
quanto da lei, avrebbe voluto essere ammi- Un nastro anche eguale legava
rato, lodato, compreso nelle opere l’estremità della prodigiosa treccia cadente
dell’intelligenza, nel gusto, nelle ricerche, di sotto a un cappello di paglia coronato
nelle aspirazioni d’arte, negli ideali, nei so- d’una corona di giacinti simile a quella della
gni, nella parte più nobile del suo spirito e Pandora d’Alma Tadema.
della sua vita. E l’ambizione sua più arden- […]
te era di riempirle il cuore. – Mi permettete qualche silenzio, sta-
[…] mani?
Ella aveva nel conversare una fluidità – Perché mi chiedete questo?
mirabile; profondeva un tesoro – Mi pare di non aver la voce e di non
d’osservazioni delicate e penetranti; rivela- saper dire nulla. Ma i silenzii, certe volte,
vasi talvolta con un candore pieno di gra- possono essere gravi e infastidire e anche
zia; in proposito de’ suoi viaggi, talvolta con turbare se si prolungano. Perciò vi chiedo
una sola frase pittoresca suscitava in An- se mi permettete di tacere durante il cam-
drea larghe visioni di paesi e di mari lonta- mino, e d’ascoltarvi.
ni. Ed egli poneva un’assidua cura nel mo- – Allora, taceremo insieme – disse ella,
strare a lei il suo valore, la larghezza della con un sorriso tenue.
sua cultura, la raffinatezza della sua edu- […]
cazione, la squisitezza della sua sensibilità; Egli voleva possedere non il corpo ma
e un orgoglio enorme gli sollevò tutto l’anima, di quella donna; e possedere
l’essere quando ella gli disse con accento l’anima intera, con tutte le tenerezze, con
di verità, dopo la lettura della Favola tutte le gioie, con tutti i timori, con tutte le
d’Ermafrodito: angosce, con tutti i sogni, con tutta quanta
– Nessuna musica mi ha inebriata co- insomma la vita dell’anima; e poter dire: –
me questo poema e nessuna statua mi ha Io sono la vita della sua vita.
data della bellezza un’impressione più ar- […]
monica. Certi versi mi perseguitano senza – Credetemi, Maria, credetemi. Se ora
tregua e mi perseguiteranno per lunghissi- mi dicessero di abbandonare ogni vanità
mo tempo, forse; tanto sono intensi. ed ogni orgoglio, ogni desiderio ed ogni
[…] ambizione, qualunque più caro ricordo del

12
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

passato, qualunque più dolce lusinga del XIII – Andrea Sperelli fulmina Maria Ferres:
futuro, e di vivere unicamente in voi e per «amor c’a nullo amato amar perdona».
voi, senza domani, senza ieri, senza alcun
altro legame, senza alcuna altra preferen- [dal diario di lei; la dichiarazione d’amo-
za, fuor del mondo, interamente perduto re di lui è del 25 set. 1886] 23 settembre. –
nel vostro essere, per sempre, fino alla Quando parliamo insieme, talvolta io sento
morte, io non esiterei, io non esiterei. Cre- che la sua voce è come l’eco dell’anima
detemi. Voi mi avete guardato, parlato, e mia.
sorriso e risposto; voi vi siete seduta ac- Accade talvolta che io mi senta spinge-
canto a me, e avete taciuto e pensato; e re da un subitaneo fascino, da
avete vissuto, accanto a me, della vostra un’attrazione cieca, da una violenza irra-
esistenza interiore, di quella invisibile e i- gionevole, verso una frase, verso una paro-
naccessibile esistenza ch’io non conosco, la che potrebbe rivelare la mia debolezza.
ch’io non conoscerò mai; e la vostra anima Mi salvo per prodigio; e viene allora un in-
ha posseduta la mia fin nel profondo, sen- tervallo di silenzio, nel quale io sono agitata
za mutarsi, senza pur saperlo, come il ma- da un terribile tremito interiore. Se riprendo
re beve un fiume... Che vi fa il mio amore? a parlare, io dico una cosa frivola e insigni-
Che vi fa l’amore? È una parola troppe vol- ficante, con un tono leggero; ma mi pare
te profanata, un sentimento falsato troppe che una fiamma mi corra sotto la pelle del
volte. Io non vi offro l’amore. Ma non accet- viso, quasi ch’io sia per arrossire. S’egli
terete voi l’umile tributo, di religione, che lo cogliesse quell’attimo per guardarmi risolu-
spirito volge a un essere più nobile e più tamente negli occhi, sarei perduta.
alto? […]
[…] Egli non saprà nulla dalla mia bocca; io
– Io amo tutte quelle cose che voi ama- non saprò nulla dalla sua. Le Anime sali-
te; voi possedete tutte quelle cose che io ranno insieme, un breve tratto, su per le
cerco. La pietà che mi venisse da voi mi colline dell’Ideale, beveranno qualche sor-
sarebbe più cara della passione di qualun- so alle fonti perenni; quindi ciascuna ri-
que altra. La vostra mano sul mio cuore prenderà la sua via, con maggior confiden-
farebbe, sento, germinare una seconda za, con minor sete.
giovinezza, assai più pura della prima, as- […]
sai più forte. Quell’eterno ondeggiamento, 29 settembre. […] Notte. – […] Il fatto è
ch’è la mia vita interiore, si riposerebbe in questo: che io temo di rimaner sola con lui,
voi; troverebbe in voi la calma e la sicurtà. d’aver con lui un colloquio grave, e che la
Il mio spirito irrequieto e scontento, trava- mia vita qui è ridotta una continuazione di
gliato da attrazioni e da repulsioni e da gu- piccole astuzie, di piccoli ripieghi, di piccoli
sti e da disgusti in continua guerra, eter- pretesti per evitare la sua compagnia.
namente, irrimediabilmente solo, trovereb- L’artificio è indegno di me. O voglio assolu-
be nel vostro un rifugio contro il dubbio che tamente rinunziare a questo amore; ed egli
contamina ogni idealità e abbatte ogni vole- udrà la mia parola triste ma ferma. O voglio
re e scema ogni forza. Altri sono più infelici; accettarlo, nella sua purità; ed egli avrà il
ma io non so se ci sia stato al mondo uomo mio consenso spirituale.
men felice di me. Ora, io mi domando: – Che voglio?
Quale scelgo delle due vie? Rinunziare?
Accettare?

13
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

[…] Rinunzierò. Mia figlia manterrà il cia a contaminarmi il sangue e l’anima,


possesso di tutto tutto il mio essere, di tutta contro ogni volontà, contro ogni rimedio: il
tutta la mia vita. Questo è il dovere. Desiderio [libido].
[…] Io n’ho vergogna e raccapriccio, come
[funzione trascendente junghiana dello d’un disonore, come d’un sacrilegio, come
scrivere testi (diari, poesie, etc.)] 30 set- d’una violazione; io n’ho una paura dispe-
tembre. – Scrivendo queste pagine, mi rata e folle, come d’un nemico fraudolento
sento un poco più calma: riacquisto, alme- che a penetrar nella cittadella conosca vie
no momentaneamente, un poco di equili- da me stessa non conosciute.
brio e considero con maggior lucidità il mio […]
infortunio e mi par che il cuore si alleggeri- 3 ottobre. Com’è debole e misera
sca come dopo una confessione. l’anima nostra, senza difesa contro i risve-
[…; turbamento psicosomatico] Notte. – gli e gli assalti di quanto men nobile e men
Invano! Invano! Nessuna cosa mi calma; puro dorme nella oscurità della nostra vita
nessuna cosa mi dà un’ora, un minuto, un inconsciente [libido freudiana?], nell’abisso
attimo di oblio; nessuna cosa mai mi guari- inesplorato ove i ciechi sogni nascono dalle
rà; nessun sogno della mia mente cancelle- cieche sensazioni!
rà il sogno del mio cuore. Invano!
La mia angoscia è mortale. Io sento che
il mio male è incurabile; il cuore mi duole XIV – Questo brano, riguardante Andrea
come se proprio me l’avessero stretto, me Sperelli e Maria Ferres (che parla), tratteg-
l’avessero premuto, me l’avessero guasto gia l’intuizione da parte di lei di un contenu-
per sempre; il dolore morale è così intenso to dell’inconscio assoluto. Testimonia la
che si cangia in dolore fisico, in uno spasi- finezza intellettuale di D’Annunzio, al di là
mo atroce, insostenibile. Io sono esaltata, degli studi, nel far tesoro presumibilmente
lo so; io sono in preda a una specie di folli- di riflessioni espostegli da interlocutrici in-
a; e non posso vincermi, non posso conte- tellettuali. E dimostra come egli abbia potu-
nermi, non posso riprendere la mia ragio- to trarne spunto per elaborare l’illustrazione
ne; non posso, non posso. di dinamiche (junghiane), in particolar mo-
Questo è dunque l’amore? do femminili; dinamiche che lo scrittore ha
[…] Siamo rimasti là seduti, fino all’ora saputo cogliere, nel loro vivo aspetto este-
del pranzo. Francesca pareva, contro il suo riore, grazie alla sua abilità di scandaglio
solito, un poco malinconica. A un certo introspettivo. Tale sensibilità fa sì che si
punto, il silenzio è caduto su noi, grave- possa notare in più punti del romanzo
mente. Ma tra lui e me è incominciato un di l’agire di una dimensione psicologica, nuo-
que’ colloqui di silenzio, ove l’anima esala va frontiera di esplorazione scientifica alla
l’Ineffabile e intende il murmure dei pensie- fine dell’Ottocento.
ri. Egli mi diceva cose che mi facevano
languir di dolcezza sopra il cuscino: cose – Noi attraversiamo la pineta. Ci ritrove-
che la sua bocca non potrà mai ripetermi e remo su la strada, al ponte del Convito,
il mio orecchio non potrà mai udire. dall’altra parte.
[…] Il cuore mi duole; la testa mi si per- E trattenne il cavallo.
de; una cosa oscura e bruciante è in fondo Perché acconsentii? Perché entrai con
a me, una cosa ch’è apparsa d’improvviso lui? Io aveva negli occhi una specie di ab-
come un’infezione di morbo e che incomin- bagliamento; mi pareva d’essere sotto

14
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

l’influenza d’una fascinazione confusa; mi ve il più alto, il più nuovo, il più raro godi-
pareva che quel paesaggio, quella luce, mento a cui potesse egli giungere; e quella
quel fatto, tutta quella combinazione di cir- stanza gli parve il luogo più degno ad ac-
costanze non fossero per me nuovi ma già cogliere quel godimento, perché avrebbe
un tempo esistiti, quasi direi in una mia esi- reso più acuto il singolar sapore di profa-
stenza anteriore, ed ora riesistenti... nazione e di sacrilegio che il segreto atto,
L’impressione è inesprimibile. Mi pareva secondo lui, doveva avere.
dunque che quell’ora, che quei momenti, La stanza era religiosa, come una cap-
essendo stati già da me vissuti, non si pella.
svolgessero, fuori di me, indipendenti da
me, ma mi appartenessero, ma avessero
con la mia persona un legame naturale e XVI – A casa di Andrea Sperelli, Ruggero
indissolubile così ch’io non potessi sottrar- Grimiti racconta l’erotico comico aneddoto
mi a riviverli in quel dato modo ma dovessi di Gino Bomminaco. D’Annunzio in fatto di
anzi necessariamente riviverli. Io aveva estetica si è rivelato un precursore di ten-
chiarissimo il sentimento di questa necessi- denze future. Della menzionata poesia di
tà. L’inerzia della mia volontà era assoluta. Gautier (21 quartine a rima alternata), di
Era come quando un fatto della vita ritorna contenuto antitetico alla dannunziana intui-
in un sogno con qualche cosa di più della zione, sono evocati sei precisi versi (8, 14,
verità, e di diverso dalla verità. Non riesco 22–24, 79) dal Poeta soldato.
nemmeno a rendere una minima parte di
quel fenomeno straordinario. – Nella primavera scorsa (non so se tu
E una segreta rispondenza, un’affinità l’abbia notato) Gino faceva a Donna Giulia
misteriosa era tra l’anima mia e il paesag- una corte ardentissima, assai visibile. Alle
gio. Capannelle, la corte si mutò in flirtation as-
sai vivace. Donna Giulia era sul punto di
capitolare; e Gino, al solito, era tutto in
2.1.3. Libro terzo fiamme. L’occasione si presentò. Giovanni
Moceto partì per Firenze, a portare i suoi
XV – Appena ritornato a Roma, il comples- cavalli slombati sul turf delle Cascine. Una
so di Maria non si è allontanato nella mente sera, una sera dei soliti mercoledì, anzi
di Andrea (principio di nevrosi): nella di lui dell’ultimo mercoledì, Gino pensò che il
stanza da letto. gran momento era giunto; e aspettò che
tutti a uno a uno se ne andassero e che il
Donna Maria Ferres pareva essere, per salone rimanesse vuoto e ch’egli finalmen-
un uomo d’intelletto, l’Amante Ideale, te rimanesse solo, con lei...
l’Amie avec des hanches, secondo – Qui – interruppe il Barbarisi – ci vor-
l’espressione di Carlo Baudelaire, la Con- rebbe ora Bommìnaco. È inimitabile. Biso-
solatrix unica, quella che conforta e perdo- gna sentirgli fare, in napoletano, la descri-
na sapendo perdonare. […] Nella sua ima- zione dell’ambiente, e l’analisi del suo sta-
ginazione egli cominciò a svestire la sene- to, e poi la riproduzione del momento psi-
se, ad involgerla del suo desiderio, a darle cologico e del fisiologico, com’egli dice, alla
attitudini di abbandono, a vedersela tra le sua maniera. È d’una comicità irresistibile.
braccia, a goderla. Il possesso materiale di – Dunque – seguitò Ruggero – dopo il
quella donna così casta e così pura gli par- preludio, che sentirai da lui, nel languore e

15
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

nell’eccitazione erotica d’una fin de soirée, te ritirarsi prudentemente, per l’impossibilità


egli s’inginocchiò d’innanzi a Donna Giulia assoluta d’andar più oltre. Te l’imagini?
che stava seduta su una poltrona molto T’imagini tu la terribile mortificazione d’un
bassa, su una poltronaimbottita di complici- uomo che, essendo giunto ad ottener tutto,
tà» . Donna Giulia già naufragava nella non può prender nulla? Donna Giulia era
dolcezza, difendendosi debolmente; e le verde; Gino fingeva di tender l’orecchio ai
mani di Gino divenivano sempre più teme- rumori, per temporeggiare, sperando... Ah,
rarie, mentre ella già esalava il sospiro del- il racconto della ritirata è una meraviglia.
la dedizione... Ahimè, dall’estrema temerità Altro che Anabasi! Sentirai.
le mani si ritrassero con un moto istintivo – E Donna Giulia è poi divenuta
come se avessero toccato la pelle d’una l’amante di Gino? – domandò Andrea.
serpe, una cosa repugnante... – Mai! Il povero Gino non mangerà mai
Andrea ruppe in uno scoppio di risa co- di quel frutto; e credo che ne morrà di
sì schietto che l’ilarità si propagò a tutti gli rammarico, di desiderio, di curiosità. Si
amici. Egli aveva compreso, perché sape- sfoga a riderne, con gli amici; ma tu osser-
va. Ma Giulio Musèllaro disse, con gran valo bene, quando racconta. Sotto la buf-
premura, al Grimiti: foneria c’è la passione.
– Spiegami! Spiegami!
– Spiega tu – disse il Grimiti allo Sperel-
li. XVII – Una puntata di anticlericalismo e-
– Ecco, – spiegò Andrea, ancora riden- splicito, e l’ironica acutezza di eloquio di
do – conosci tu la più bella poesia di Teofi- Andrea. Nel seguente brano, laddove lo
lo Gautier, il Musée secret? scrittore sembra essere offensivo nei con-
– O douce barbe féminine! – recitò il fronti delle donne, occorre ricordare che
Musellaro, ricordandosi. egli qui nel romanzo (o altrove) non gene-
– Ebbene? ralizza. D’annunzio distingue in modo pre-
– Ebbene, Giulia Moceto è una finissi- ciso le donne: ci sono quelle della catego-
ma bionda; ma se tu avessi la fortuna, che ria di Eleonora Duse (Maria Ferres, ad e-
ti auguro, di tirare le drap de la blonde qui sempio), quelle (soggettivamente) attraenti
dort, certo non troveresti, come Filippo di e (obiettivamente) incolte, le altre. Il Poeta
Borgogna, il toson d’oro. Ella è, dicono, soldato è tutto l’opposto di un antifemmini-
sans plume et sans duvet come i marmi di sta alla maniera di Erasmo da Rotterdam .
Paro che canta il Gautier.
– Ah, una rarissima rarità che io ap- Andrea Sperelli salutò la compagnia e,
prezzo molto – disse il Musèllaro. portando per mano Clara Green, disse:
– Una rarità che noi sappiamo apprez- – Ecce Miss Clara Green, ancilla Domi-
zare – ripeté Andrea. Ma Gino Bommìnaco ni, Sibylla palmifera, candida puella.
è un ingenuo, un semplice. – Ora pro nobis – risposero in coro il
Ascolta, ascolta il resto – fece il Barba- Musèllaro, il Barbarisi e il Grimiti.
risi. […] Egli diceva queste sciocchezze
– Ah se ci fosse qui l’eroe! – esclamò il senza ridere, dilettandosi ad empir di stu-
duca di Grimiti. – La storiella in un’altra pefazione o d’irritazione la dolce ignoranza
bocca perde tutto il sapore. Figurati dunque di quelle oche belle. […]Per non annoiarsi,
che la sorpresa fu tanta e tanta la confu- si metteva a compor frasi grottesche, a git-
sione, da spegnere ogni fuoco. Gino dovet- tar paradossi enormi, atroci impertinenze

16
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

dissimulate con l’ambiguità delle parole, sermone del santo quella parola voluttuo-
sottigliezze incomprensibili, madrigali e- sa, come da un tesoro teologale una pietra
nigmatici, in una lingua originale, mista afrodisiaca, io ve la offro?
come un gergo […]. Nessuno meglio di lui – Non so – rispose l’Arici, sempre ri-
sapeva raccontare una novelletta grassa, dendo e tenendo tra le dita a bastanza fini
un aneddoto scandaloso, una gesta da Ca- e lunghette un bicchiere con vin di Chablis.
sanova. Nessuno, nella descrizione d’una – Quel che volete.
cosa di voluttà, sapeva meglio di lui trovare – Il sostantivo dell’adjettivo.
la parola lubrica ma precisa e possente. – Che dite?
– Ne discorreremo. La parola è: lingua-
tica. Messer Ludovico, aggiugnete alle vo-
stre litanie questa appellazione: «Rosa lin-
XVIII – Esempi della sottigliezza intellettua- guatica, glube nos.»
le, retorica e semantica dannunziana in […]
ambito erotico. Quel vino chiaro e brillante, che ha su
le donne una virtù così pronta e così stra-
Giulia Arici piaceva molto allo Sperelli, na, già incominciava ad eccitare variamen-
per quel suo color dorato, sul quale te i cervelli e le matrici di quelle quattro e-
s’aprivano due lunghi occhi di velluto, d’un tàire ineguali, a risvegliare e a stimolare in
morbido velluto castagno che talvolta pren- loro il piccolo dèmone isterico e a farlo cor-
deva riflessi quasi fulvi. Il naso un po’ car- rere per tutti i loro nervi propagando la folli-
noso e le labbra tumide, fresche, sangui- a.
gne, dure, le formavano nel basso del viso […]
un’espressione d’aperta lascivia, resa an- – Non so se tu abbia fatto miglior cac-
cor più vivace dall’irrequietudine della lin- cia, – seguitò il duca di Beffi – ma noi ab-
gua. I canini, essendo troppo forti, le solle- biamo avuto un galoppo veloce di quaran-
vavano gli angoli della bocca; e, come gli tadue minuti e due volpi. Giovedì, alle Tre
angoli così sollevati si facevano aridi o le Fontane.
davano forse un lieve fastidio, ella ad ogni – Capisci? Non alle Quattro... – ammo-
tratto con la punta della lingua li inumidiva. nì, con la sua solita gravità comica, Gino
E si vedeva ad ogni tratto scorrere per la Bommìnaco.
chiostra dei denti quella punta, come la fo- Gli amici risero, al motto; e il riso si pro-
glia bagnata d’una rosa grassa per una fila pagò anche allo Sperelli.
di piccole mandorle nude.
– Julia, – disse Andrea Sperelli, guar-
dandole la bocca – san Bernardino ha per XIX – Un aspetto autobiografico nel testo
voi in un suo sermone un epiteto meravi- inerente al D’Annunzio scrittore: il creatore
glioso. E anche questo non sapete, voi! di motti e slogan.
L’Arici si mise a ridere, d’un riso ebete
ma bellissimo, che le scopriva un poco le L’odor del tabacco era così delizioso
gengive; e nell’agitazione ilare usciva da lei che tutti vollero fumarne. L’astuccio della
un profumo più acuto come quando viene Silva passò, di mano in mano. Maria Fortu-
scosso un cespuglio. na lesse ad alta voce su l’argento smaltato
– Che mi date – soggiunse Andrea – dell’astuccio:
che mi date in compenso se, estraendo dal – «Quia nominor Bébé.»

17
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

Allora tutte desiderarono d’avere un d’una vendetta. Infine, gli pareva d’aver
motto, un’impresa da mettere su i fazzolet- denudata un’anima, d’aver penetrato un
ti, su la carta da lettere, su le camicie. La mistero. Gli pareva, infine, di possedere
cosa parve loro molto aristocratica, som- Elena assai più a dentro che non al tempo
mamente elegante. dell’ebrezza.
– Chi mi trova un motto? – esclamò Chi era ella mai?
l’antica amante di Carlo de Souza. – Lo Era uno spirito senza equilibrio in un
voglio latino. corpo voluttuario. A similitudine di tutte le
– Io – disse Andrea Sperelli. – Eccolo: creature avide di piacere, ella aveva per
«Semper parata.» fondamento del suo essere morale uno
– No. smisurato egoismo. La sua facoltà preci-
– «Diu saepe fortiter.» pua, il suo asse intellettuale, per dir così,
– Che vuol dire? era l’imaginazione: una imaginazione ro-
– E che t’importa di saperlo? Basta che mantica, nudrita di letture diverse, diretta-
sia latino. Eccone un altro, magnifico: «Non mente dipendente dalla matrice, continua-
timeo dona ferentes.» mente stimolata dall’isterismo. Possedendo
– Mi piace poco. Non m’è nuovo... una certa intelligenza, essendo stata edu-
– E allora, questo: «Rarae nates cum cata nel lusso d’una casa romana principe-
gurgite vasto.» sca, in quel lusso papale fatto di arte e di
– È troppo comune. Lo leggo tante vol- storia, ella erasi velata d’una vaga incipria-
te nelle cronache dei giornali... tura estetica, aveva acquistato un gusto
Ludovico, Giulio, Ruggero ridevano in elegante; ed avendo anche compreso il ca-
coro, sonoramente. rattere della sua bellezza, ella cercava, con
finissime simulazioni e con una mimica sa-
piente, di accrescerne la spiritualità, irrag-
XX – Andrea, dopo aver fatto ritorno a Ro- giando una capziosa luce d’ideale.
ma dalla convalescenza, si è gettato anima Ella portava quindi, nella comedia uma-
e corpo nella cura del piacere. A un certo na, elementi pericolosissimi; ed era occa-
punto, nel cap. II del Libro III, prende co- sion di ruina e di disordine più che s’ella
scienza della sua situazione interiore: è facesse publica professione d’impudicizia.
come la biga del “Fedro” platonico; combat- Sotto l’ardore della imaginazione, ogni
tuto tra passioni, emozioni, e giudizi su di suo capriccio prendeva un’apparenza pate-
esse. Avendo compreso che Elena lo ha tica. Ella era la donna delle passioni fulmi-
lasciato a causa di motivi economici, lui nee, degli incendii improvvisi. Ella copriva
compie una lunga riflessione, rigorosa, sul di fiamme eteree i bisogni erotici della sua
comportamento della donna; e matura le carne e sapeva transformare in alto senti-
sue intenzioni. mento un basso appetito...
Così, in questo modo, con questa fero-
L’enigma di Elena lo attrasse ancora; le cia, Andrea giudicava la donna un tempo
interrogazioni gli risorsero in tumulto, lo in- adorata. Procedeva, nel suo esame spieta-
calzarono. Ma ebbe la forza di ordinarle, di to, senza arrestarsi d’innanzi ad alcun ri-
coordinarle, di esaminarle a una a una, con cordo più vivo. In fondo ad ogni atto, a ogni
una strana lucidità. Come più procedeva manifestazione dell’amor d’Elena trovava
nell’analisi, più acquistava di lucidità; e di l’artifizio, lo studio, l’abilità, la mirabile di-
quella sua crudele psicologia godeva come sinvoltura nell’eseguire un tema di fantasia,

18
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

nel recitare una parte dramatica, nel com- ch’ella credesse d’esser sincera e che da
binare una scena straordinaria. Egli non questa imaginata sincerità avesse tratto gli
lasciò intatto alcuno de’ più memorabili epi- accenti di profonda tenerezza e le attitudini
sodii: né il primo incontro al pranzo di casa dolenti e le lacrime. Accadeva in lei un fe-
Ateleta, né la vendita del cardinale Immen- nomeno a lui ben noto. Ella giungeva a
raet, né il ballo dell’Ambasciata di Francia, creder verace e grave un moto dell’anima
né la dedizione improvvisa nella stanza fittizio e fuggevole; ella aveva, per dir così,
rossa del palazzo Barberini, né il congedo l’allucinazione sentimentale come altri ha
su la via Nomentana nel tramonto di mar- l’allucinazione fisica. Perdeva la conscien-
zo. Quel magico vino che prima lo aveva za della sua menzogna; e non sapeva più
inebriato ora gli pareva una mistura perfida. se si trovasse nel vero o nel falso, nella fin-
Ben però, in qualche punto, egli rima- zione o nella sincerità.
neva perplesso, come se, penetrando Ora, a questo punto era lo stesso fe-
nell’anima della donna, egli penetrasse nomeno morale che ripetevasi in lui di con-
nell’anima sua propria e ritrovasse la sua tinuo. Egli dunque non poteva con giustizia
propria falsità nella falsità di lei; tanta era accusarla. Ma, naturalmente, la scoperta
l’affinità delle due nature. E a poco a poco toglieva a lui ogni speranza d’altro piacere
il disprezzo gli si mutò in una indulgenza che non fosse carnale. Omai la diffidenza
ironica, poiché egli comprendeva. Com- gli impediva qualunque dolcezza
prendeva tutto ciò che ritrovava in sé me- d’abbandono, qualunque ebrezza dello spi-
desimo. rito. Ingannare una donna sicura e fedele,
Allora, con fredda chiarezza, definì il riscaldarsi a una grande fiamma suscitata
suo intendimento. con un baglior fallace, dominare un’anima
Tutte le particolarità del colloquio avve- con l’artifizio, possederla tutta e farla vibra-
nuto nel giorno di San Silvestro, più d’una re come uno stromento, habere non haberi,
settimana innanzi, tutte gli tornarono alla può essere un alto diletto. Ma ingannare
memoria; ed egli si piacque a riconstruir la sapendo d’essere ingannato è una sciocca
scena, con una specie di cinico sorriso in- e sterile fatica, è un giuoco noioso e inutile.
teriore, senza più sdegno, senza concita- Egli doveva dunque ottener che Elena
zione alcuna, sorridendo di Elena, sorri- rinunziasse all’idea di fraternizzare e gli
dendo di sé medesimo. – Perché ella era tornasse fra le braccia come un tempo. Egli
venuta? Era venuta perché quel convegno doveva riprendere il possesso materiale
inaspettato, con un antico amante, in un della bellissima donna, trarre dalla bellezza
luogo noto, dopo due anni, le era parso di lei il maggior possibile godimento, e
strano, aveva tentato il suo spirito avido di quindi esserne per sempre liberato dalla
commozioni rare, aveva tentata la sua fan- sazietà. Ma in questa impresa conveniva
tasia e la sua curiosità. Ella voleva ora ve- usar prudenza e pazienza. Già nel primo
dere a quali nuove situazioni e a quali nuo- colloquio l’ardor violento aveva fatto cattiva
ve combinazioni di fatti l’avrebbe condotta prova. Appariva manifesto ch’ella fondava il
questo giuoco singolare. L’attirava forse la suo progetto di impeccabilità su la famosa
novità di un amor platonico con la persona frase: «Soffriresti tu di spartire con altri il
medesima ch’era già stata oggetto d’una mio corpo?» La grande macchina platonica
passion sensuale. Come sempre, ella erasi era mossa da questo santo orrore delle
messa con un certo ardore all’imaginazione mescolanze. Poteva anche darsi che, in
d’un tal sentimento; e poteva anche darsi fondo in fondo, questo orrore fosse sincero.

19
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

Quasi tutte le donne d’amorosa vita, se il desiderio e il rimpianto era nato un altro
giungono a concluder nozze, affettano ne’ sentimento, quasi di compiacenza, direi
primi tempi del matrimonio una feroce puri- quasi d’elevazione lirica. Gli piaceva che la
tà e si pongono a far professione di mogli sua avventura terminasse così, per sem-
caste con leale proposito. Poteva quindi pre. Quella donna non posseduta, pel cui
anche darsi che Elena fosse presa dal co- acquisto egli era stato sul punto di rimane-
mune scrupolo. Nulla di peggio, allora, che re ucciso, quella donna quasi sconosciuta
assalirla di fronte e apertamente urtare la gli si levava unica intatta su le cime dello
sua novella virtù. Invece, conveniva secon- spirito, nella divina idealità della morte. Ti-
darla nelle aspirazioni spirituali, accettarla bi, Hippolyta, semper!
come «la sorella più cara, l’amica più dol- – Dunque – raccontava Giulio Musèlla-
ce» , inebriarla d’ideale, platonizzando con ro – ella è venuta oggi, verso le due.
accortezza; e a poco a poco trarla dalla Raccontava la resa di Giulia Moceto,
candida fraternità a un’amicizia voluttuosa, con un certo entusiasmo, con molte parti-
e da un’amicizia voluttuosa alla total resa colarità intorno la rara e segreta bellezza
del corpo. Probabilmente queste transizioni della Pandora infeconda.
sarebbero state rapidissime. Tutto dipen- – Hai ragione. È una coppa d’avorio,
deva dalla circostanza... uno scudo raggiante, speculum voluptatis...
In Andrea una certa lieve puntura pro-
vata alcuni giorni a dietro, nella notte di lu-
XXI – Lo scontento di Andrea e la sua pre- na, dopo il teatro, quando l’amico era salito
sunzione di esclusività sulle amanti solo al palazzetto Borghese, facevasi ora di
nuovo sentire; mutavasi in un rincrescimen-
Le parole dell’Albonico gli avevano rin- to non bene definito ma in fondo a cui si
novato quel sentimento singolare, misto movevano forse, confuse con le memorie,
d’un tormentoso desiderio e poi d’una spe- la gelosia, l’invidia e quella suprema intolle-
cie di compiacenza, che a Parigi l’aveva ranza egoistica e tirannica ch’era nella sua
per alcuni giorni occupato dopo la notizia natura e che lo spingeva talvolta a deside-
della morte. In quei giorni l’imagine di Don- rare quasi la distruzione d’una donna già
na Ippolita, quasi avvolta d’oblio, gli era preferita e goduta, affinché ella non fosse
apparsa, a traverso il tempo della malattia più goduta da altri. Nessuno doveva bevere
e della convalescenza, a traverso tante al- al bicchiere dove aveva egli bevuto una
tre vicende, a traverso l’amore di Donna volta. Il ricordo del suo passaggio doveva
Maria Ferres, molto lontana ma avvolta di bastare a riempire una intera vita. Le a-
non so che idealità. Egli aveva da lei otte- manti dovevano rimaner fedeli in eterno
nuto il consenso; e, pur non essendo giun- alla sua infedeltà. Questo era il suo sogno
to a possederla, ne aveva tratto una delle orgoglioso. E poi gli spiaceva la publicazio-
più grandi ebrezze umane: l’ebrezza della ne, la divulgazione d’un segreto di bellez-
vittoria sopra un rivale, d’una vittoria clamo- za. Certo, s’egli avesse posseduto il Disco-
rosa, in conspetto della donna desiderata. bolo di Mirone o il Doriforo di Policleto o la
In quei giorni, il desiderio non potuto appa- Venere cnidia, la sua prima cura sarebbe
gare gli era risorto; e sotto l’impero stata di chiudere il capolavoro in un luogo
dell’imaginazione, l’impossibilità di appa- inaccessibile e di goderne da solo, perché
garlo gli aveva dato una inquietudine indi- il godimento altrui non diminuisse il suo
cibile, qualche ora di vero supplizio. Poi, tra proprio. E allora perché egli medesimo a-

20
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

veva concorso a publicare il segreto? Per- m’apparve, certo, aperto, manifesto. E an-
ché egli medesimo aveva stimolato la cu- cora m’abbandonai a un sogno. Le vostre
riosità dell’amico? Perché egli medesimo angosce mi stringevano, mi facevano una
gli aveva fatto un augurio? La facilità stes- pena profonda. Pensavo: «L’impuro l’ha
sa con cui quella donna s’era data gli met- macchiato; s’io bastassi a purificarlo! Sarei
teva ira e disgusto, e anche un poco lo felice d’esser l’olocausto della sua rinnova-
umiliava. zione.» La vostra tristezza attirava la mia
tristezza. Mi pareva che forse io non avrei
saputo consolarvi ma che forse avreste
provato un sollievo sentendo un’anima ri-
XXII – Il primato dell’etica kantiana tra Ma- spondere eternamente amen alle volontà
ria Ferres e Andrea Sperelli: non devi, del vostro dolore.
quindi non puoi. Ella proferì queste ultime parole con ta-
le elevazion spirituale in tutta la figura, che
Ella esitò, un attimo. Le labbra le trema- Andrea fu invaso da un’onda di gaudio
rono. quasi mistico; e il suo unico desiderio, in
– Vi amo. quel momento, era di prenderle ambo le
– Maria! mani e d’esalare l’ineffabile ebrezza su
– Ma voi dovete rinunziar per sempre al quelle care delicate immacolate mani.
mio amore, voi dovete allontanarvi da me; – Non è possibile! Non è possibile! – el-
dovete essere nobile e grande, e generoso, la seguitò, scotendo la testa in atto di ram-
risparmiandomi una lotta che mi fa paura. marico. – Noi dobbiamo rinunziar per sem-
Io ho molto sofferto, Andrea, e saputo sof- pre a qualunque speranza. La vita è impla-
frire; ma il pensiero di dover combattere cabile. Senza volere, voi distruggereste
contro di voi, di dovermi difendere contro di un’intera esistenza e forse non una sola...
voi, mi dà un terrore folle. Voi non sapete a – Maria, Maria, non dite queste cose! –
costo di quali sacrifizi ero giunta ad ottene- interruppe il giovine, piegandosi ancora
re la calma del cuore; non sapete a quali verso di lei, prendendole una mano, senza
alti e carissimi ideali ho rinunziato... Poveri impeto, ma con una specie di trepidazione
ideali! Sono diventata un’altra donna, per- supplichevole come se prima di compier
ché era necessario che io diventassi l’atto egli aspettasse un segno di consen-
un’altra; sono diventata una donna comu- so. – Io farò quel che vorrete; io sarò umile
ne, perché così chiedeva il dovere. e obediente; la mia unica aspirazione è
Ella aveva nella voce una malinconia d’obedirvi; il mio unico desiderio è di morire
grave e soave. nel vostro nome. Rinunziare a voi è rinun-
– Incontrandovi, sentii d’un tratto risor- ziare alla salvezza, ricader per sempre nel-
gere in me i vecchi sogni, sentii rivivere la rovina, non rialzarsi mai più. Io vi amo
l’anima antica; e ne’ primi giorni mi abban- come nessuna parola umana potrà mai e-
donai alla dolcezza, chiudendo gli occhi sul sprimere. Ho bisogno di voi. Voi soltanto
pericolo lontano. Pensavo: «Egli non saprà siete vera; voi siete la Verità che il mio spi-
nulla dalla mia bocca; io non saprò nulla rito cerca. Il resto è vano; il resto è nulla.
dalla sua.» Ero quasi senza rimorso, senza Rinunziare a voi è come entrar nella morte.
quasi paura. Ma voi parlaste; voi mi diceste Ma se il sacrifizio di me vale a conservarvi
parole che io non aveva udite mai; voi mi la pace, io vi debbo il sacrifizio. Non teme-
strappaste una confessione... il pericolo te, Maria. Io non vi farò alcun male.

21
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

XXIII – Una mistica e sensuale esperienza pressione indefinibile, come d’un vuoto in
musicale (un incontro concettuale tra cui risonassero di continuo grandi urti con
Schopenhauer e l’edonismo decadente) nel un’eco dolorosa; e il suo pensiero si spez-
testo si pone quale anticamera narrativa zava in mille frammenti, si sconnetteva, si
del crollo radicale di Andrea. disfaceva; e le due imagini feminili si so-
vrapponevano, si confondevano, si distrug-
Ella disse: gevano a vicenda, senza ch’egli potesse
– Ora viene il vostro Bach. giungere a separarle, senza ch’egli potesse
E ambedue, quando la musica ricomin- giungere a definire il suo sentimento verso
ciò, provarono un bisogno istintivo di riavvi- l’una, il suo sentimento verso l’altra. E a fior
cinarsi. I loro gomiti si sfioravano. Alla fine di questa torbida sofferenza interiore si
d’ogni tempo, Andrea si chinava verso di lei moveva l’inquietudine prodotta dalla imme-
per legger nel programma ch’ella teneva diata realità, dalle preoccupazioni, dirò co-
spiegato fra le mani; e, nell’atto, le preme- sì, pratiche. […] Egli pensò che Donna Ma-
va il braccio, sentiva l’odore delle viole, le ria, concedendogli quei convegni innocui,
comunicava un brivido di delizia. L’Adagio già aveva messo il piede su la dolce china
aveva una elevazion di canto così possen- in fondo a cui è il peccato inevitabile anche
te, saliva con tal volo alle sommità per le anime più vigili; pensò che forse un
dell’estasi, con tal piena sicurezza allarga- po’ di gelosia avrebbe potuto spingere Ele-
vasi nell’Infinito, che parve la voce d’una na a ricadergli nelle braccia, e che quindi
creatura sopraumana la quale effondesse forse l’una avventura avrebbe aiutata
nel ritmo il giubilo d’una sua conquista im- l’altra; pensò che forse appunto un vago
mortale. Tutti gli spiriti erano trascinati timore, un presentimento geloso avevano
dall’onda irresistibile. Quando la musica affrettato l’assenso di Donna Maria al pros-
cessò, lo stesso fremito degli strumenti du- simo convegno. Egli era dunque su la via di
rò qualche minuto nell’uditorio. Un susurro una duplice conquista; e sorrise notando
corse da un capo all’altro della sala. che in ambedue le imprese la difficoltà si
L’applauso irruppe, dopo l’indugio, più vivo. presentava sotto un medesimo aspetto.
I due si guardarono, con gli occhi alte- Egli doveva convertire in amanti due sorel-
rati, come se si distaccassero dopo un am- le, cioè due che volevano presso di lui far
plesso d’insostenibile piacere. […] In un profession di sorelle.
intervallo, volgendosi, vide Elena Muti dirit-
ta in fondo alla sala […], il suo sguardo in-
contrò quel di lei. Da lontano, egli salutò. XXIV – Nel finale del romanzo, Elena Muti
Gli parve di scorgere su le labbra di Elena innesca nella mente di Andrea Sperelli, ri-
un sorriso singolare. […] La musica rico- guardo all’attenzione prestata da lui, un raf-
minciava. […] Andrea fu invaso da una così forzato meccanismo di oscillazione tra il
terribile ansia che temé di tradirsi. Tutta la complesso mentale di lei e quello di Maria
dolcezza di prima gli si convertì in amarez- Ferres: l’instabilità dell’uomo, causata dalla
za. Egli non aveva la conscienza esatta di delusione delle aspettative nei confronti
questo suo nuovo sofferire; non sapeva della prima, è evidente nei passaggi suc-
raccogliersi né dominarsi; ondeggiava per- cessivi a questi brani. Andrea salterà
duto fra la duplice attrazion feminile e il fa- dall’una all’altra, come ha già del resto fatto
scino della musica, da nessuna delle tre in precedenza, senza nessuna coerenza, in
forze penetrato; provava, dentro, un’im- balia di una contorta dinamica erotica inte-

22
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

riore. Nonostante il suo stato psichico di nel monastero fiorentino. Di nuovo, egli
disordine, troverà, almeno, la capacità di mescolò i due desiderii; vagheggiò la dupli-
comprendere la situazione in cui è venuto a cità del godimento; travide la terza Amante
porsi. ideale.
Entrava in una disposizion di spirito ri-
Il chiaror d’una vetrina, al passaggio, flessiva. Vestendosi per il pranzo, ripensa-
traversò l’ombra; ed egli vide che Elena va: – Ieri, una grande scena di passione,
sorrideva, bianca, d’un sorriso attirante. quasi con lacrime; oggi una piccola scena
Sempre così sorridendo, ella si tolse dal muta di sensualità. E a me pareva ieri
collo con un gesto agile il lungo boa di mar- d’essere sincero nel sentimento, come io
tora e lo gittò intorno al collo di lui, in guisa era dianzi sincero nella sensazione. Inoltre,
d’un laccio. Pareva facesse per gioco. Ma oggi stesso, un’ora prima del bacio
con quel morbido laccio, profumato del pro- d’Elena, io avevo avuto un alto momento
fumo medesimo che Andrea aveva sentito lirico accanto a Donna Maria. Di tutto que-
nella volpe azzurra, ella attirò il giovine; gli sto non riman traccia. Domani, certo, rico-
offerse le labbra, senza parlare. mincerò. Io sono camaleontico, chimerico,
Ambedue le bocche si ricordarono delle incoerente, inconsistente. Qualunque mio
antiche mescolanze, di quelle congiunzioni sforzo verso l’unità riuscirà sempre vano.
terribili e soavi che duravano fino Bisogna omai ch’io mi rassegni. La mia
all’ambascia e davano al cuore la sensa- legge è in una parola: NUNC. Sia fatta la
zione illusoria come d’un frutto molle e ro- volontà della legge.
scido che vi si sciogliesse. Per prolungare il Rise di sé medesimo. E da quell’ora
sorso, contenevano il respiro. […] – E ebbe principio la nuova fase della sua mi-
Donna Maria? – Egli, certo, doveva alla seria morale.
senese l’inaspettata voluttà. Senz’alcun Senza alcun riguardo, senza alcun rite-
dubbio, in fondo all’atto strano e fantastico gno, senza alcun rimorso, egli si diede tutto
di Elena era un principio di gelosia. Te- a porre in opera le sue imaginazioni mal-
mendo forse ch’egli le sfuggisse, ella aveva sane.
voluto legarlo, adescarlo, accendergli di
nuovo la sete. – Mi ama? Non mi ama? – E
che importava a lui saperlo? Che gli giova-
va? Omai l’incanto era rotto. Nessun prodi- 2.1.4. Libro quarto
gio mai avrebbe potuto risuscitare sol una
minima parte della felicità morta. Conveni- XXV – La conclusione dell’opera contempla
va a lui occuparsi della carne che era anco- un ping–pong nella mente di Andrea, dove
ra divina. il suo complesso dell’Io è la pallina e le
Si compiacque a lungo nel considerar racchette sono i complessi psichici (nonché
l’avventura. Si compiacque, in ispecie, del- le persone reali) di Elena e Maria. Definiti-
la maniera elegante e singolare con cui E- vamente deluso della prima donna, un fru-
lena aveva dato sapore al capriccio. E strato Sperelli ne proietta l’imago sulla se-
l’imagine del boa suscitò l’imagine della conda, sprofondando in un serio disturbo
treccia di Donna Maria, suscitò in confuso mentale dislocante. Elena si rivela legata a
tutti gli amorosi sogni da lui sognati intorno una forma di amore erotico indifferenziato
a quella vasta capellatura vergine che un (in fondo le interessa il fine non la stabilità
tempo faceva languir d’amore le educande del mezzo). Maria invece mostra attenzio-

23
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

ne verso l’amore agapico, disinteressato. tà solcata d’inquietudini profonde; tutto il


Non è una donna propensa al convegno suo sangue cristiano s’accendeva alle vo-
amoroso, come l’altra, e sebbene alla fine luttà della passione non mai provate e
ceda una tantum, quale rito di congedo s’agghiacciava agli sbigottimenti della col-
nell’allontanamento irrimediabile fra i due, pa. La sua passione era altissima, sover-
riesce a scoprire in tempo la radicale ipo- chiante, immensa; così fiera che spesso
crisia del suo partner (di cui aveva apprez- per lunghe ore le toglieva la memoria della
zato più la superficie estetica e la raffina- figlia. Ella giungeva ad obliare Delfina, tal-
tezza intellettuale, che non la cangiante volta; a trascurarla! Ed aveva poi subitanei
sostanza interiore). Maria aveva compreso ritorni di rimorso, di pentimento, di tenerez-
a tempo debito il legame che univa Andrea za, in cui ella copriva di baci e di lacrime la
alla di lui ex amante, ma si lascia illudere testa della figlia attonita, singhiozzando con
da un sogno di medievale ascendenza. Il un dolor disperato, come sopra la testa
romanzo dannunziano si distingue nella d’una morta.
chiusura per il fatto di lasciare il finale aper- Tutto il suo essere s’affinava alla fiam-
to circa la sorte dello Sperelli: troverà egli ma, si assottigliava, si acuiva, acquistava
la forza in direzione di un cammino di re- una sensibilità prodigiosa, una specie di
denzione morale, o la sua involuzione lo lucidità oltraveggente, una facoltà divinato-
proietterà inevitabilmente alla volta ria che le dava strane torture. Quasi ad o-
dell’autodistruzione? “Il piacere” è dunque gni inganno di Andrea, ella si sentiva pas-
un romanzo definibile aporetico. Ha una sare un’ombra su l’anima, provava una in-
forte connotazione platonica nel suo strut- quietudine indefinita che talvolta adden-
turare le vicende secondo il modello psichi- sandosi prendeva forma d’un sospetto. E il
co della “biga” nel “Fedro”. Andrea rappre- sospetto la mordeva, le rendeva amari i
senta l’auriga, la ragione e la capacità di baci, acre ogni carezza, finché non si dile-
determinazione della volontà personale, in guava sotto gli impeti e gli ardori dell’ in-
relazione alla “passionale” Elena e alla “e- comprensibile amante.
motiva” Maria. Le due donne simboleggia- Ella era gelosa. La gelosia era il suo
no due dimensioni libidiche opposte: una spasimo implacabile, la gelosia, non pur
involutiva e degenerativa nei confronti di del presente, ma del passato. Per quella
chi si fa trascinare, l’altra normale e costitu- crudeltà che le persone gelose hanno con-
tiva dell’esistenza umana. In termini jun- tro sé stesse, ella avrebbe voluto leggere
ghiani si può inoltre specificare che sotto il nella memoria di Andrea, scoprirne tutti i
profilo caratteriale Elena è “sentimentale- ricordi, vedere tutte le tracce segnate dalle
percettiva”, Maria “sentimentale-intuitiva”; antiche amanti, sapere, sapere. La doman-
Andrea è strutturalmente “sentimentale”, e da che più spesso le correva alle labbra,
come un pendolo ha oscillato tra il “senti- quando Andrea taceva, era questa: – A che
mentale” e l’“intuitivo”: un meccanismo pa- pensi? – E mentre ella profferiva le tre pa-
tologico che lo ha connotato per buona par- role, inevitabilmente l’ombra le passava
te del romanzo. negli occhi e su l’anima, inevitabilmente un
flutto di tristezza le si levava dal cuore.
Anche quel giorno, all’improvviso so-
1 (Maria) praggiungere di Andrea, non aveva ella
Da che ella aveva ceduto al desiderio di avuto in fondo a sé un istintivo moto di so-
Andrea, il suo cuore si agitava in una felici- spetto? Anzi un pensier lucido erale bale-

24
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

nato nello spirito: il pensiero che Andrea pdevila aveva attraversato un salone mon-
venisse dalla casa di Lady Heathfield, dal dano.
palazzo Barberini. Perché i dubbii, sopiti o spenti sotto
Ella sapeva che Andrea era stato l’onda delle ebrezze, risorgevano con tanta
l’amante di quella donna, sapeva che quel- veemenza? Perché ella non riusciva a re-
la donna si chiamava Elena, sapeva infine primerli, ad allontanarli? Perché in fondo a
che quella era la Elena dell’inscrizione. lei si agitavano, ad ogni piccolo urto
«Ich lebe!...» Il distico del Goethe le squil- dell’imaginazione, tutte quelle sconosciute
lava forte sul cuore. Quel grido lirico le da- inquietudini?
va la misura dell’amor d’Andrea per la bel- Camminando sotto gli alberi, ella senti-
lissima donna. Egli doveva averla immen- va crescere l’affanno. Il suo cuore non era
samente amata! pago; il sogno levatosi dal suo cuore – nel-
Camminando sotto gli alberi, ella ricor- la mattina mistica, sotto gli alberi floridi, in
dava l’apparizione di Elena nella sala del conspetto del mare – non s’era avverato.
concerto, al Palazzo de’ Sabini, e il turba- La parte più pura e più bella di quell’amore
mento mal dissimulato dell’antico amante. era rimasta là, nel bosco solitario, nella
Ricordava la terribile commozione che selva simbolica che fiorisce e fruttifica per-
l’aveva presa una sera, a una festa petuamente contemplando l’Infinito.
dell’Ambasciata d’Austria, quando la con-
tessa Starnina le aveva detto, al passaggio 2 (Andrea)
di Elena: – Ti piace la Heathfield? È stata Pur contaminandola e ingannandola
una gran fiamma del nostro amico Sperelli, senza ritegno, egli sapeva d’essere amato
e credo che sia ancora. da un alto e nobile spirito, egli sapeva omai
«Credo che sia ancora.» Quante torture di trovarsi innanzi a una grande e terribile
per quella frase! Ella aveva seguita con gli passione, egli aveva omai conscienza di
occhi la gran rivale, di continuo, in mezzo quella grandezza come della propria viltà.
alla folla elegante; e più d’una volta il suo Egli sapeva, egli sapeva d’essere immen-
sguardo erasi incontrato con quel di lei, ed samente amato; e talvolta, nelle furie delle
ella ne aveva avuto un brivido indefinibile. sue imaginazioni, giungeva perfino a mor-
Poi, nella sera medesima, presentate l’una dere la bocca della dolce creatura per non
all’altra dalla baronessa di Boeckhorst, in gridare un nome che gli risaliva con invin-
mezzo alla folla, avevano scambiato un cibile impeto alla gola; e la buona e dolente
semplice inchino della testa. E il tacito in- bocca sanguinava in un sorriso inconscio,
chino erasi ripetuto in seguito nelle assai dicendo:
rare volte che Donna Maria Ferres y Ca- – Anche così, tu non mi fai male.

25
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

2.2. Sezione aforistica 4


IL RITO DANNUNZIANO DELLA TAVOLA

1 Assai poche dame potevan gareggiare


Gli spiriti acuiti dalla consuetudine della con la marchesa d’Ateleta nell’arte di dar
contemplazione fantastica e del sogno poe- pranzi. Ella metteva più cura nella prepara-
tico dànno alle cose un’anima sensibile e zione di una mensa che in un abbigliamen-
mutabile come l’anima umana; e leggono in to. La squisitezza del suo gusto appariva in
ogni cosa, nelle forme, ne’ colori, ne’ suoni, ogni cosa; ed ella era, in verità, l’arbitra
ne’ profumi, un simbolo trasparente, delle eleganze conviviali. Le sue fantasie e
l’emblema d’un sentimento o d’un pensiero; le sue raffinatezze si propagavano per tutte
ed in ogni fenomeno, in ogni combinazion le tavole della nobiltà quirite. Ella, appunto,
di fenomeni credono indovinare uno stato in quell’inverno aveva introdotta la moda
psichico, una significazione morale. Talvol- delle catene di fiori sospese dall’un capo
ta la visione è così lucida che produce in all’altro, fra i grandi candelabri; ed anche la
quegli spiriti un’angoscia: si sentono essi moda dell’esilissimo vaso di Murano, latteo
come soffocare dalla pienezza della vita e cangiante come l’opale, con entro una
rivelata e si sbigottiscono de’ loro stessi sola orchidea, messo tra i varii bicchieri in-
fantasmi. nanzi a ciascun convitato.
[…]
Il finale del pranzo era, come sempre in
2 casa d’Ateleta, splendidissimo; poiché il
UN RIFLESSO DELLA VOCAZIONE ARI- vero lusso d’una mensa sta nel dessert.
STOCRATICA DELL’ITALIA UMBERTINA Tutte quelle squisite e rare cose dilettavano
la vista, oltre il palato, disposte con arte in
Sotto il grigio diluvio democratico odier- piatti di cristallo guarniti d’argento. I festoni
no, che molte belle cose e rare sommerge intrecciati di camelie e di violette s’incurva-
miseramente, va anche a poco a poco vano tra i pampinosi candelabri del XVIII
scomparendo quella special classe di anti- secolo animati dai fauni e dalle ninfe. E i
ca nobiltà italica, in cui era tenuta viva di fauni e le ninfe e le altre leggiadre forme di
generazione in generazione una certa tra- quella mitologia arcadica, e i Silvandri e le
dizion familiare d’eletta cultura, d’eleganza Filli e le Rosalinde animavan della lor tene-
e di arte. rezza, su le tappezzerie delle pareti, un di
que’ chiari paesi citerèi ch’esciron dalla
fantasia d’Antonio Watteau.
3
UN ESEMPIO DI EDONISMO DELL’ESTE-
TICA DECADENTE 5
Ci sono certi sguardi di donna che l’uo-
Gli uomini d’intelletto, educati al culto mo amante non iscambierebbe con l’intero
della Bellezza, conservano sempre, anche possesso del corpo di lei. Chi non ha vedu-
nelle peggiori depravazioni, una specie di to accendersi in un occhio limpido il fulgore
ordine. La concezion della Bellezza è, dirò della prima tenerezza non sa la più alta
così, l’asse del loro essere interiore, intorno delle felicità umane. Dopo, nessun altro
al quale tutte le loro passioni gravitano. attimo di gioia eguaglierà quell’attimo.

26
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

6 9
Quanto più la cosa da un uom posse- Ci sono bocche di donne le quali paio-
duta suscita negli altri l’invidia e la brama, no accendere d’amore il respiro che le a-
tanto più l’uomo ne gode e n’è superbo. In pre. Le invermigli un sangue ricco più d’una
questo appunto è l’attrattivo delle donne di porpora o le geli un pallor d’agonia, le illu-
palco scenico. Quando tutto il teatro risona mini la bontà d’un consenso o le oscuri
di applausi e fiammeggia di desiderii, que- un’ombra di disdegno, le dischiuda il piace-
gli che solo riceve lo sguardo e il sorriso re o le torca la sofferenza, portano sempre
della diva si sente inebriare dall’orgoglio in loro un enigma che turba gli uomini intel-
come da una tazza di vin troppo forte e lettuali e li attira e li captiva. Un’assidua di-
smarrisce la ragione. scordia tra l’espression delle labbra e quel-
la degli occhi genera il mistero; per che
un’anima duplice vi si riveli con diversa bel-
7 lezza, lieta e triste, gelida e passionata,
ANDREA SPIEGA A ELENA L’ESTETICA crudele e misericorde, umile e orgogliosa,
EROTICA DEL POETA SOLDATO ridente e irridente; e l’ambiguità suscita
l’inquietudine nello spirito che si compiace
In una società democratica com’è la delle cose oscure. Due quattrocentisti me-
nostra, l’artefice di prosa o di verso deve ditativi, perseguitori infaticabili d’un Ideale
rinunziare ad ogni benefizio che non sia di raro e superno, psicologi acutissimi a cui si
amore. Il lettor vero non è già chi mi com- debbon forse le più sottili analisi della fisio-
pra ma chi mi ama. Il lettor vero è dunque nomia umana, immersi di continuo nello
la dama benevolente. Il lauro non ad altro studio e nella ricerca delle difficoltà più ar-
serve che ad attirare il mirto... due e de’ segreti più occulti, il Botticelli e il
– Ma la gloria? Vinci, compresero e resero per vario modo
– La vera gloria è postuma, e quindi nell’arte loro tutta l’indefinibile seduzione di
non godibile. Che importa a me d’avere, tali bocche.
per esempio, cento lettori nell’isola dei
Sardi ed anche dieci ad Empoli e cinque,
mettiamo, ad Orvieto? E qual voluttà mi 10
viene dall’essere conosciuto quanto il con- Ne’ baci d’Elena era, in verità, per
fettiere Tizio od il profumiere Caio? Io, au- l’amato, l’elisir sublimissimo. Di tutte le me-
tore, andrò nel conspetto dei posteri arma- scolanze carnali quella pareva loro la più
to come potrò meglio; ma io, uomo, non completa, la più appagante. Credevano,
desidero altra corona di trionfo che una... di talvolta, che il vivo fiore delle loro anime si
belle braccia ignude. disfacesse premuto dalle labbra, spargen-
do un succo di delizie per ogni vena insino
al cuore; e, talvolta, avevano al cuore la
8 sensazione illusoria come d’un frutto molle
In fondo a tutte le felicità umane, come e roscido che vi si sciogliesse. Tanto era la
alla foce di tutti i fiumi è l’acqua amara. congiunzion perfetta, che l’una forma sem-
brava il natural complemento dell’altra. Per
prolungare il sorso, contenevano il respiro
finché non si sentivan morire d’ambascia,
mentre le mani dell’una tremavan su le

27
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

tempie dell’altro smarritamente. Un bacio li suoi capelli, lo teneva, tutto palpitante, si-
prostrava più d’un amplesso. Distaccati, si mile a una preda. Egli, stanco, era contento
guardavano, con gli occhi fluttuanti in una di cedere e di rimaner così preso in quei
nebbia torbida. Ed ella diceva, con voce un vincoli.
po’ roca, senza sorridere:– Moriremo.

12
11 Tra le cose più preziose possedute da
DA MI BASIA MILLE… (Catullo) Andrea Sperelli era una coperta di seta fi-
na, d’un colore azzurro disfatto, intorno a
Talvolta, riverso, egli chiudeva le pal- cui giravano i dodici segni dello Zodiaco in
pebre aspettando. Ella, che conosceva ricamo, con le denominazioni Aries, Tau-
quell’artifizio, chinavasi sopra di lui con rus, Gemini, Cancer, Leo, Virgo, Libra,
meditata lentezza, a baciarlo. Non sapeva Scorpius, Arcitenens, Caper, Amphora, Pi-
l’amato dove avrebbe ricevuto quel bacio sces a caratteri gotici. Il Sole trapunto d’oro
ch’egli, nella sua volontaria cecità, vaga- occupava il centro del cerchio; le figure de-
mente presentiva. In quel minuto gli animali, disegnate con uno stile un po’
d’aspettazione e d’incertezza, un’ansia in- arcaico che ricordava quello de’ musaici,
descrivibile gli agitava tutte le membra, si- aveva uno splendore straordinario; tutta
mile nell’intensità al raccapriccio d’un uomo quanta la stoffa pareva degna
bendato che sia sotto la minaccia d’un d’ammantare un talamo imperiale. Essa,
suggello di fuoco. Quando infine le labbra infatti, proveniva dal corredo di Bianca Ma-
lo toccavano, frenava a stento un grido. E ria Sforza, nipote di Ludovico il Moro; la
la tortura di quel minuto gli piaceva; poiché quale andò in sposa all’imperator Massimi-
non di rado la sofferenza fisica nell’amore liano.
attrae più della blandizia. Elena anche, per La nudità di Elena non poteva, in verità,
quel singolare spirito imitativo che spinge avere una più ricca ammantatura. Talvolta,
gli amanti a rendere esattamente una ca- mentre Andrea stava nell’altra stanza, ella
rezza, voleva provare. si svestiva in furia, si distendeva nel letto,
– Mi sembra – diceva ad occhi chiusi – sotto la coperta mirabile; e chiamava forte
che tutti i pori della mia pelle sieno come l’amante. Ed a lui che accorreva ella dava
un milione di piccole bocche anelanti alla imagine d’una divinità avvolta in una zona
tua, spasimanti per essere elette, invidiose di firmamento. Anche, talvolta, volendo an-
l’una dell’altra... dare innanzi al camino, ella levavasi dal
Egli allora, per equità, si metteva a co- letto traendo seco la coperta. Freddolosa,
prirla di baci rapidi e fitti, trascorrendo tutto si stringeva addosso la seta, con ambo le
il bel corpo, non lasciando intatto alcun mi- braccia; e camminava a piedi nudi, con
nimo spazio, non allentando la sua opera passi brevi, per non implicarsi nelle pieghe
mai. Ella rideva, felice, sentendosi cingere abbondanti. Il Sole splendevale su la
come d’una veste invisibile; rideva e geme- schiena, a traverso i capelli disciolti; lo
va, folle, sentendo la furia di lui imperversa- Scorpione le prendeva una mammella; un
re; rideva e piangeva, perduta, non poten- gran lembo zodiacale strisciava dietro di
do più reggere al divorante ardore. Poi, con lei, sul tappeto, trasportando le rose, s’ella
uno sforzo repentino, faceva prigione il col- le aveva già sparse.
lo di lui fra le sue braccia, l’allacciava con i

28
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

13 15
Un fenomeno assai frequente, nelle so- UNO SCRITTORE TRA FREUD E JUNG:
cietà moderne, è il contagio del desiderio. “ES / SUPER EGO”, E L’“OMBRA”.
Un uomo, che sia stato amato da una don-
na di pregi singolari, eccita nelle altre Quel che in fondo a noi è rimasto della
l’imaginazione; e ciascuna arde di posse- ferocia originale torna al sommo talvolta
derlo, per vanità e per curiosità, a gara. Il con una strana veemenza ed anche sotto
fascino di Don Giovanni è più nella sua fa- la meschina gentilezza dell’abito moderno il
ma che nella sua persona. […] La gente nostro cuore talvolta si gonfia di non so che
volgare non imagina quali profondi e nuovi smania sanguinaria ed anela alla strage.
godimenti l’aureola della gloria, anche pal-
lida o falsa, porti all’amore. Un amante o-
scuro, avesse anche la forza di Ercole e la
bellezza d’Ippolito e la grazia d’Ila, non mai 16
potrà dare all’amata le delizie che l’artista, L’URBE NEL “LIBRO I”: DA SCENARIO
forse inconsapevolmente, versa in abon- DELLA PASSIONE TRA ELENA E AN-
danza negli ambiziosi spiriti feminili. DREA, A SFONDO DEL DUELLO PERSO
DA COSTUI CONTRO IL MARCHESE
RUTOLO.
14
UNA DELLE AMANTI DI CONSOLAZIONE Per essi Roma s’illuminava d’una voce
DI ANDREA SPERELLI E IL DI ELLA “‘I- novella. Ovunque passavano, lasciavano
DEAL TIPO” IN UN DIPINTO DI DOMENI- una memoria d’amore. […] tutte le solitarie
CO GHIRLANDAIO sedi della Bellezza conoscevano il loro
amore.
Donna Bianca Dolcebuono era l’ideal Essi comprendevano l’alto grido del po-
tipo della bellezza fiorentina, quale fu reso eta: «Eine Welt zwar bist Du, o Rom! Tu
dal Ghirlandajo nel ritratto di Giovanna sei un mondo, o Roma! Ma senza l’amore il
Tornabuoni, ch’è in Santa Maria Novella. mondo non sarebbe il mondo, Roma stes-
Aveva un chiaro volto ovale, la fronte larga sa non sarebbe Roma.»
alta e candida, la bocca mite, il naso un […]
poco rilevato, gli occhi di quel color tanè Roma splendeva, nel mattino di mag-
oscuro lodato dal Firenzuola. Prediligeva gio, abbracciata dal sole. […]
disporre i capelli con abbondanza su le – Ave, Roma. Moriturus te salutat – dis-
tempie, fino a mezzo delle guance, alla se Andrea Sperelli, gittando il residuo della
foggia antica. Ben le conveniva il cognome, sigaretta, verso l’Urbe.
poiché ella portava nella vita mondana una […; più avanti, dopo il periodo di conva-
bontà nativa, una grande indulgenza, una lescenza e il ritorno nella capitale]
cortesia per tutti eguale, e una parlatura Egli, guardando, non aveva un pensiero
melodiosa. Era, insomma, una di quelle determinato ma un confuso viluppo di pen-
donne amabili, senza profondità né di spiri- sieri; e gli occupava l’anima un sentimento
to né d’intelletto, un poco indolenti, che soverchiante ogni altro: il pieno e vivace
sembrano nate a vivere in piacevolezza e a risveglio del suo vecchio amore per Roma,
cullarsi ne’ discreti amori come gli uccelli per la dolcissima Roma, per l’immensa au-
su gli alberi fiorenti. gusta unica Roma, per la città delle città,

29
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

per quella ch’è sempre giovine e sempre pensiero come in un cerchio preciso che
novella e sempre misteriosa, come il mare. nessuna forza mai riuscirà a rompere; di-
viene indipendente da ogni legame da ogni
dominio; non appartiene più all’artefice, ma
17 è di tutti e di nessuno, come lo spazio, co-
L’Ideale avvelena ogni possesso imper- me la luce, come le cose immanenti e per-
fetto; e nell’amore ogni possesso è imper- petue. Un pensiero esattamente espresso
fetto e ingannevole, ogni piacere è misto di in un verso perfetto è un pensiero che già
tristezza, ogni godimento è dimezzato, ogni esisteva preformato nella oscura profondità
gioia porta in sé un germe di sofferenza, della lingua. Estratto dal poeta, séguita ad
ogni abbandono porta in sé un germe di esistere nella conscienza degli uomini.
dubbio; e i dubbii guastano, contaminano, Maggior poeta è dunque colui che sa di-
corrompono tutti i diletti. scoprire, disviluppare, estrarre un maggior
numero di codeste preformazioni ideali.
Quando il poeta è prossimo alla scoperta
18 d’uno di tali versi eterni, è avvertito da un
LA POTENZA DELLA POESIA E IL POE- divino torrente di gioia che gli invade
TA “JUNGHIANO SCOPRITORE” DI IM- d’improvviso tutto l’essere.
MAGINI ARCHETIPICHE

«Il Verso è tutto.»


Il verso è tutto. Nella imitazion della Na- 19
tura nessun istrumento d’arte è più vivo, LA BREVE LEZIONE DI UN MAESTRO
agile, acuto, vario, multiforme, plastico, o- DELLA LETTERATURA UNIVERSALE
bediente, sensibile, fedele. Più compatto
del marmo, più malleabile della cera, più La forma del sonetto, pur essendo me-
sottile d’un fluido, più vibrante d’una corda, ravigliosamente bella e magnifica, è in
più luminoso d’una gemma, più fragrante qualche parte manchevole; perché somiglia
d’un fiore, più tagliente d’una spada, più una figura con il busto troppo lungo e le
flessibile d’un virgulto, più carezzevole d’un gambe troppo corte. Infatti le due terzine
murmure, più terribile d’un tuono, il verso è non soltanto sono in realtà più corte delle
tutto e può tutto. Può rendere i minimi moti quartine, per numero di versi; ma anche
del sentimento e i minimi moti della sensa- sembrano più corte delle quartine, per quel
zione; può definire l’indefinibile e dire che la terzina ha di rapido e di fluido
l’ineffabile; può abbracciare l’illimitato e pe- nell’andatura sua in confronto alla lentezza
netrare l’abisso; può avere dimensioni e alla maestà della quartina. Quegli è mi-
d’eternità; può rappresentare il soprauma- gliore artefice, il quale sa coprire la man-
no, il soprannaturale, l’oltramirabile; può canza; il quale, cioè, serbando alle terzine
inebriare come un vino, rapire come la imagine più precisa e più visibile e le pa-
un’estasi; può nel tempo medesimo posse- role più forti e più sonore, ottiene che le
der il nostro intelletto, il nostro spirito, il no- terzine grandeggino e armonizzino con le
stro corpo; può, infine, raggiungere superiori strofe senza però nulla perdere
l’Assoluto. Un verso perfetto e assoluto, della lor leggerezza e rapidità essenziali. I
immutabile, immortale; tiene in sé le parole dipintori del Rinascimento sapevano equili-
con la coerenza d’un diamante; chiude il brare una intiera figura con il semplice svo-

30
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

lazzo d’un nastro o d’un lembo o d’una pie- 24


ga. Riaccendere un amore è come riaccen-
dere una sigaretta. Il tabacco s’invelenisce;
l’amore, anche.
20
DONNA FRANCESCA D’ATELETA, UNA
DONNA CON GRAZIA (NEL ROMANZO È 25
UNA SORTA DI EMMA WOODHOUSE UNA SINGOLARE COINCIDENZA DI VE-
DANNUNZIANA). DUTE CON MARX

Possedeva una virtù rara, quella che [A proposito di Andrea Sperelli in un


comunemente si chiama «il tatto». Un deli- particolare passaggio del testo] L’assenza
cato genio feminile erale di guida infallibile. completa di mistero nell’avventura, la com-
Nelle sue relazioni con innumerevoli cono- piacenza vanitosa degli amanti nell’acco-
scenti d’ambo i sessi, ella sapeva sempre, gliere i motti e i sorrisi altrui, la cinica indif-
in ogni circostanza, come contenersi; e non ferenza con cui gli amanti d’un tempo loda-
commetteva mai errori, non pesava mai su no le qualità della donna a coloro che già
la vita altrui, non veniva mai inopportuna né sono su la via di goderle, e l’affettazione
diveniva mai importuna, faceva sempre a con cui quelli dànno a questi i consigli per
tempo ogni suo atto e diceva a tempo ogni giunger meglio allo scopo, e la premura
sua parola. con cui questi dànno a quelli i più minuti
ragguagli su un primo convegno per sapere
se la maniera tenuta ora dalla dama nel
21 concedersi si riconfronti con quella tenuta
Il passato è come una tomba che non altre volte, e le cessioni, e le concessioni, e
rende più i suoi morti. le successioni, e insomma tutte le piccole e
grandi viltà che accompagnano i dolci adul-
terii mondani, gli parvero ridur l’amore una
22 mescolanza insipida e immonda, una vol-
Uno de’ più alti piaceri, nella conversa- garità ignobile, una prostituzion senza no-
zione non volgare, appunto è sentire che me.
uno stesso grado di calore anima tutte le
intelligenze presenti. Allora soltanto, le pa-
role prendono il suono della sincerità e 26
dànno a chi le profferisce e a chi le ode il Nulla vale a ravvivare e ad esasperare
supremo diletto. il desiderio d’un uomo quanto l’udire da altri
lodar la donna da lui troppo a lungo posse-
duta, o troppo a lungo vagheggiata invano.
23 Ci sono amori in agonia che si protraggono
Un sogno può avvelenare un’anima; un ancora, per virtù dell’altrui invidia, dell’altrui
sol pensiero involontario può corrompere ammirazione; poiché l’amante disgustato o
una volontà. stanco teme di rinunziare al suo possesso
o al suo assedio in favore della felicità di
chi potrebbe succedergli.

31
OVIDIO E D’ANNUNZIO Danilo
Caruso

27 accostava le labbra all’orlo della tazza per


GIOCO EROTICO D’ALTRI TEMPI FRA provare; poi rideva, d’un piccolo riso fresco
MARIA FERRES E ANDREA SPERELLI che non pareva suo.
– Ora, si può bere – annunziò.
– Voglio che tu beva il mio tè. Sentirai. – Ora, prendi un bel sorso. Così.
Il profumo t’arriverà all’anima. Ella teneva le labbra serrate, per conte-
Parlava d’un tè prezioso, giuntole da nere il sorso; ma le ridevano i grandi occhi
Calcutta, ch’ella aveva donato ad Andrea il a cui le lacrime recenti avevan dato mag-
giorno innanzi. gior fulgore.
[…]– Senti? – esclamò Maria, versando – Ora, versa, a poco a poco.
su le foglie aromatiche l’acqua bollente. Egli trasse nel bacio, suggendo, tutto il
Un profumo acuto si spandeva nell’aria, sorso. Come sentiva mancarsi il respiro,
col vapore. Andrea l’aspirò. Poi disse, ella sollecitava il lento bevitore stringendo-
chiudendo gli occhi, rovesciando indietro il gli le tempie.
capo: – Dio mio! Tu mi volevi soffocare.
– Baciami. S’abbandonò sul cuscino, quasi per ri-
E, appena ebbe il contatto delle labbra, posarsi, languida, felice.
trasalì tanto forte che Maria ne fu sorpresa. – Che sapore aveva? Tu m’hai bevuta
Ella versò, in una tazza la bevanda e anche l’anima. Sono tutta vuota.
glie la offerse, con un sorriso misterioso. Egli era rimasto pensoso, con lo sguar-
– Bada. C’è un filtro. do fisso.
Egli rifiutò l’offerta. – A che pensi? – gli chiese Maria, di
– Non voglio bere a quella tazza. nuovo, sollevandosi a un tratto, posandogli
– Perché? un dito nel mezzo della fronte, quasi per
– Dammi tu... da bere. fermare il pensiero invisibile.
– Ma come? – A nulla – rispose. – Non pensavo.
– Così. Prendi un sorso e non inghiotti- Seguivo dentro di me gli effetti del filtro...
re. Allora ella anche volle provare. Bevve
– Scotta troppo ancora. da lui con delizia. Poi esclamò, premendosi
Ella rideva, a quel capriccio dell’aman- una mano sul cuore e mettendo un lungo
te. Egli era un po’ convulso, pallidissimo, respiro:
con lo sguardo alterato. Aspettarono che il – Quanto mi piace!
tè si freddasse. Ad ogni momento, Maria

32
Indice

Perché questo saggio pag. 1


1. Il galateo erotico di Ovidio pag. 1
1.1. Ars amandi pag. 2
1.2. Remedia amoris pag. 3
2. Leggendo D’Annunzio: “Il piacere”. pag. 3
2.1.1. Libro primo pag. 3
2.1.2. Libro secondo pag. 10
2.1.3. Libro terzo pag. 15
2.1.4. Libro quarto pag. 23
2.2. Sezione aforistica pag. 26

Bibliografia dei brani dannunziani


“Il piacere” (Treves, 1894)
Palermo
novembre 2018