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PSICOLOGIA FISIOLOGICA

Registrazione di segnali pisicofisiologici del SNC

Segnali elettrici (ad elevata risoluzione temporale)


¾ Elettroencefalografia di superficie (EEG)
¾ Potenziali evento-correlati (ERP)

Segnali magnetici (ad elevata risoluzione spazio-temporale)


¾ Magnetoencefalogramma (MEG)
¾ Campi magnetici evento-correlati

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Principali aree della corteccia cerebrale

Qualche richiamo di anatomia sulla corteccia

Corpo calloso

Sezione coronale di corteccia. La sostanza grigia è costituita dai corpi


cellulari dei neuroni, mentre la sostanza bianca è formata da tutti gli assoni
che vanno verso, e vengono da, la corteccia cerebrale. Il corpo calloso è
formato da un fascio di assoni che collega i neuroni corticali dei due
emisferi cerebrali.

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I sei strati della
neocortex

L’ELETTROENCEFALOGRAMA (EEG)

L’EEG ha origine dal lavoro di un fisiologo inglese, Richard Caton (1875),


che registrò, usando uno strumento rudimentale, l’attività elettrica dalla
superficie del cervello di cani e conigli.

L’EEG umano venne descritto per la prima volta dallo psichiatra austriaco
Hans Berger nel 1929, il quale aveva notato la notevole differenza degli
EEG tra gli stati di veglia e di sonno.

Inizialmente, l’EEG è stato utilizzato come ausilio nelle diagnosi di


determinate condizioni neurologiche (epilessia) per scopi di ricerca,
essenzialmente negli studi sul sonno. Oggi il suo utilizzo è decisamente
più ampio…

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L’ELETTROENCEFALOGRAMA (EEG)

L’elettroencefalogramma standard misura l’attività elettrica del cervello in


maniera non invasiva.

Tramite l’EEG si possono misurare:


¾ l’attività neurale spontanea
¾ l’attività neurale evocata (potenziali evento-correlati o Event Related
Potentials, ERP)

L’ELETTROENCEFALOGRAMA (EEG)

Componenti essenziali di un elettroencefalografo tradizionale

¾ Elettrodi

¾ Sistemi di amplificazione del segnale

¾ Sistemi di riproduzione del segnale

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Componenti di un elettroencefalografo tradizionale

Tipi di elettrodi utilizzati nella registrazione di un EEG

¾ Elettrodi fissati sullo scalpo

¾ Elettrodi fissati mediante una cuffia

¾ Elettrodi ad ago ipodermici

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Tipi di elettrodi utilizzati nella registrazione di un EEG

A B
B

A) Elettrodi a “coppetta”
B) Elettrodi a cuffia
C) Elettrodi ad ago (ipodermici)

L’ELETTROENCEFALOGRAMA (EEG)

¾ Gli studi EEG sono multicanale.


¾ Ciascun canale è collegato a due elettrodi.

¾ Esistono due tipi di registrazione:


• bipolare (entrambi gli elettrodi sono posti su siti
elettricamente attivi)
• monopolare (uno dei due elettrodi è posto su un sito attivo
mentre l’altro è posto su un sito inattivo)

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Sistema standard di posizionamento degli elettrodi sul cranio

Gli elettrodi vengono applicati in base a coordinate standard, il


cosiddetto Sistema Internazionale 10-20 introdotto dalla
International Federation of Electroencephalography nel 1958.

In base all’area cerebrale sottostante, gli elettrodi vengono indicati con sigle
diverse : F se sono posizionati sull’area frontale, P su quella parietale, C sulla
centrale, T temporale e O sull’area occipitale; in base alla mediana vengono
distinti con numeri pari se si trovano a destra e dispari se si trovano a
sinistra; con Z, invece, si identificano elettrodi in posizione mediana. In questo
modo ad ogni elettrodo corrisponde una regione ben precisa del nostro cervello.

Origine delle onde EEG

Sebbene i potenziali d’azione possano sembrare la fonte più


ovvia dei potenziali elettrici registrati mediante l’EEG, di fatto
essi contribuiscono poco, se non nulla, ai potenziali registrabili
dallo scalpo.
I segnali EEG sono prodotti quasi esclusivamente dai
potenziali postsinaptici (eccitatori o inibitori).

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Origine delle onde EEG

L’ELETTROENCEFALOGRAMA: analisi del tracciato EEG

I parametri fondamentali dell’EEG sono la frequenza


(misurata in Hz, numero di onde al sec) e l’ampiezza
(misurata in μV) delle oscillazioni di potenziale, o onde EEG.
In base a tali parametri si distinguono onde a diversa
frequenza ed ampiezza: alfa, beta, delta e teta.
La variazione di tali onde si correla specificamente ad eventi
fisiologici (attività, concentrazione, sonno, stimolazioni
sensoriali etc.) e patologici (tumori, ematomi, epilessia etc.)

Ampiezza di
un’onda

Frequenza di un’onda

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Tipo di ritmo Frequenza Ampiezza Stati mentali, livelli di
coscienza

alfa 8-12 20-50 Rilassamento mentale,


occhi chiusi

Attenzione, concentrazione,
beta 14-30 5-10
aree corticali attivate

delta meno di 4 fino a 150 Sonno profondo o, se in


veglia, stati patologici

teta 3-7 fino a 100 Sonno leggero

Ritmi di fondo di un EEG

A. Principali onde EEG.


Da notare come le onde
beta della veglia e le onde
registrate durante il sonno
REM siano praticamente
indistinguibili.
B. Reazione d’arresto
nell’EEG prodotta
dall’apertura degli occhi. Si
registra un passaggio dalla
sincronizzazione alla
desincronizzazione delle
attività elettriche dei
neuroni.

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L’ELETTROENCEFALOGRAMA

Tramite l’EEG si possono misurare:


¾ l’attività neurale spontanea
¾ l’attività neurale evocata (potenziali evento-correlati o Event
Related Potentials, ERP)

Potenziali evocati

L’elettroencefalogramma (EEG) corrisponde a variazioni dell’attività


elettrica cerebrale spontanea registrate nel tempo mediante elettrodi
posti sullo scalpo. Dall’EEG spontaneo è possibile, attraverso alcune
procedure di analisi, estrarre i potenziali evento-correlati (ERP).
Gli ERP sono segnali EEG temporalmente sincronizzati ad un evento.
L’evento può essere ad esempio uno stimolo sensoriale (luce o suono),
un evento mentale (osservare un’immagine), un’azione motoria.
Il “rumore di fondo”, cioè l’attività EEG casuale, viene eliminato
mediante signal averaging (media dei potenziali evocati)

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Le risposte elettriche relativamente piccole a eventi specifici possono essere osservate
soltanto estraendo la media (averaging) dei tracciati EEG su una serie di prove. Le ampie
oscillazioni di fondo dell’EEG rendono possibile rilevare con una singola prova la risposta
evocata allo stimolo sensoriale. Calcolando la media di decine o centinaia di prove, il rumore di
fondo dell’EEG viene eliminato e resta soltanto il potenziale evento-correlato (ERP). Si noti la
differenza di scala tra le onde dell’EEG e le onde dell’ERP

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Media (averaging) di potenziali evocati acustici.
L’averaging accentua il segnale evocato rispetto al rumore di fondo

Un potenziale evocato uditivo che evidenzia un’onda P300. Quest’onda


compare solo se lo stimolo ha significato per il soggetto; in questo caso il click
sonoro avverte dell’imminente arrivo di un premio. Per convenzione le onde
positive dell’EEG vengono rappresentate come deflessioni verso il basso

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Tecnica EEG/PE: limiti e vantaggi

Vantaggi Limiti
• Poco costosa • Scarsa risoluzione spaziale
• Non invasiva
• Ottima risoluzione
temporale

Registrazione di segnali pisicofisiologici del SNC

Segnali magnetici (ad elevata risoluzione spazio-temporale)


¾ Magnetoencefalogramma (MEG)
¾ Campi magnetici evento-correlati

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Magnetoencefalogramma

La magnetoencefalografia
(MEG) prevede l’uso di un
elmetto contenente da 150 a
300 sensori, denominato
SQUID, come quello che si
può vedere in figura.
Gli SQUID convertono
l’energia magnetica in impulsi
elettrici, più facili da
registrare e da analizzare.

Magnetoencefalogramma

Le registrazioni MEG vengono poi sovrapposte a immagini tridimensionali


ottenute con la RMN. Questa combinazione di dati permette di raccogliere
simultaneamente una quantità di informazioni senza precedenti sull’attività e
sull’anatomia del cervello

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