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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

www.superzeko.net  

Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî


(560/1165-638/1240)

 «L'Interprete delle
Passioni»
(«Tarjumân al-Ashwâq») 
a cura di Roberto Rossi Testa

PARTE PRIMA

Premessa del 21 maggio 2004 

Oltre dieci anni fa, per un progetto editoriale poi non


concretizzatosi, è stata fatta questa traduzione della versione del Nicholson

de L'Interprete delle Passioni, che da allora ha variamente circolato in
cerca dell'occasione editoriale giusta per offrirsi stampata
a tutti i lettori
appassionati di sufismo e di poesia.

Essa costituisce la prima traduzione
italiana in assoluto.

Fonte:

Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, Tarjumân


al-Ashwâq, a Collection of Mystical Odes. Arabic text (edited from three
manuscripts) with a
literal version of the text and an abridged translation of
the author's commentary, by R. A. Nicholson (Royal Asiatic Society,
London,
1911).

   

Aggiornamento di febbraio 2008

«L'Interprete delle passioni» è


finalmente stato stampato!

Il riferimento completo è: 

Ibn `Arabî, L'interprete delle


passioni, 
a cura di Roberto Rossi Testa e
Gianni De Martino,  Urra -
Apogeo
s.r.l., Milano, 2008.

Il libro comprende una revisione di


quanto riportato
nel 2004 su
SuperZeko (in particolare, sono indicati
i segni diacritici
dei termini arabi) più
una lunga prefazione di Gianni De
Martino (L'eccedenza
mistica), una
Introduzione di Roberto Rossi Testa e
una
bibliografia di base. È stata riscritta

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anche la Nota del traduttore


italiano.

Per ordinazioni: www.urraonline.com 

Sommario

(Per la sua ampiezza il testo è stato


suddiviso in quattro file)

Prefazione
di Reynold A. Nicholson parte 1
Nota
del traduttore italiano parte 1
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15   parte 1
16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30   parte 2
31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45   parte 3
46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 parte 4

L'Interprete delle Passioni


(Tarjumân al-Ashwâq)

PREFAZIONE
di Reynold A. Nicholson
 
Comunque si vogliano considerare i rispettivi meriti della
poesia araba e persiana, penso che sia universalmente accettato da
coloro che
hanno consuetudine con la letteratura mistica di entrambi i popoli che gli Arabi
eccellono nella prosa piuttosto che nei
versi, mentre i prosatori persiani in
questo campo non sono sullo stesso livello dei poeti. `Attâr, Rûmî, Hâfiz e
Jâmi - per citare
soltanto alcuni dei grandi poeti persiani le cui opere,
tradotte in varie lingue, hanno rapidamente immesso la filosofia religiosa del

Sufismo in un vasto circuito della cultura europea - sono tanto superiori ai
loro rivali arabi, compreso il mirabile Ibn al-Fârid,
quanto le Futûhât
al-Makkiyya e le Fusûs al-Hikam sono superiori a trattati analoghi
in persiano.
L'Interprete delle Passioni (Tarjumân al-Ashwâq)
non fa eccezione a questa regola. L'oscurità del suo stile e la stravaganza del

suo immaginario daranno soddisfazione a quegli spiriti austeri per i quali la
letteratura consiste in una forma ardua e raffinata di
esercizio intellettuale,
ma la sfera in cui l'autore si muove è troppo astratta e remota dall'esperienza
comune per dare piacere a
quanti non condividano il suo temperamento visionario
o non abbiano essi stessi tratto ispirazione da un simile ordine di idee.

Nondimeno, i lavori di un genio tanto audace e sottile meritano comunque di
essere studiati, e chi vi si applica vi troverà, a
compenso dei suoi sforzi,
numerosi concetti elevati e capaci di colpire nel segno, nonché parecchi passi
di reale bellezza. I versi
seguenti (11, 13-15) vengono citati spesso, ed
esprimono la dottrina Sûfî che ogni strada conduce all'Unico Dio.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

Si è fatto, ormai, il mio cuore



capace di ogni forma:

per le gazzelle è un pascolo,

ed è convento ai monaci cristiani;
si fa tempio per gli idoli,

e Ka`ba ai pellegrini;

tavola di Torà,

e libro del Corano.
Seguo la religione dell'amore:

in qualunque regione mi conducano

i cammelli d'amore, là si trovano

la mia credenza e la mia religione.
Oltre a quanto dirò più avanti di specifico su L'Interprete
sarà utile spendere adesso qualche parola sulle principali teorie

simbolicamente adombrate nei versi ed esplicitate nel commentario dell'autore
(altrimenti detto I Tesori e gli Splendori). Sebbene
L'Interprete fornisca
materiale per uno studio sulla teosofia di Ibn `Arabî, dal mio canto ritengo
che per realizzare adeguatamente
tale scopo sia necessario approfondire
ulteriormente l'opera del nostro autore. Utili informazioni in proposito sono
contenute in
un trattato sul monismo di `Alî Ibn Sultân Muhammad al-Qârî
al-Harawî. Si tratta di una polemica diretta contro Ibn `Arabî e i suoi

seguaci, che sostenevano che ogni essere è essenzialmente uno con Dio, malgrado
la sua apparente difformità. Tale pamphlet
fu scritto in risposta a un
fautore di Ibn `Arabî, il quale, avendo raccolto in ventiquattro capitoli vari
passaggi delle Futûhât e delle
Fusûs contestati dai teologi
ortodossi, ne aveva tentato un'apologia. `Alî al-Qârî considera Ibn `Arabî
un pericoloso infedele e
non gli concede quartiere. Ovviamente i passi
controversi ammettono più di un'interpretazione, e senza dubbio l'autore
avrebbe
potuto smontare il castello d'accusa montatogli contro dai teologi;
tuttavia la portata panteistica del suo pensiero non può essere
resa
prescindendo da tale ambito. Per comodità ho classificato gli esempi seguenti,
ai quali ho aggiunto brevi riferimenti al
commentario de L'Interprete (il
primo numero in parentesi si riferisce al componimento e il secondo al verso).
1. Dio e il Mondo. Nelle Futûhât Ibn `Arabî
dice: "Gloria a Dio che ha portato tutte le cose all'esistenza, essendo
Egli stesso la
loro sostanza, Egli che è la sostanza di ogni oggetto di
manifestazione, benché non sia la sostanza degli oggetti nelle loro

essenze" (vedi 20,25). Inoltre, nelle Fusûs: "Dio manifesta Se
stesso in ogni atomo della creazione: Egli è rivelato in ciascun
oggetto
intelligibile e nascosto ad ogni intelligenza che non sia quella di coloro che
sanno che l'Universo è la Sua forma e ipseità,
dal momento che Egli sta,
rispetto agli oggetti fenomenici, nella medesima relazione in cui lo spirito sta
al corpo".
2. Dio e l'Uomo. "L'Uomo è la forma di Dio e Dio
è lo spirito dell'Uomo." "L'Uomo sta a Dio come la pupilla sta
all'occhio: per
mezzo dell'Uomo Dio vede gli oggetti che Egli stesso ha
creato." "L'origine dell'Uomo è sia temporale che eterna, essendo
costui
un qualche cosa di effimero e di eterno." "L'Uomo è la
sostanza di di ogni attributo di cui ha rivestito Dio: quando contempla Dio
egli
contempla se stesso, come Dio contempla Se stesso quando contempla l'Uomo. A
causa di ciò Abû Sa`îd al-Kharrâz disse
di essere volto e lingua di Dio; e
disse inoltre che Dio poteva essere chiamato sia col nome di Abû Sa`îd
al-Kharrâz che con altri
nomi appartenenti alla temporalità, dal momento che
Egli in Sé riunisce gli opposti."
Dio dimora nel cuore dell'Uomo (6,1), e l'Uomo, investito
delle qualità divine, è uno specchio che mostra Dio a Se stesso (10,2).

Qualità divine possono essere attribuite a chiunque sia così fuori di sé,
nell'estasi, da permettere che Dio diventi il suo occhio e il
suo orecchio
(10,1). Sebbene l'unione con Dio non sia possibile mentre il corpo dura (5,2),
Ibn `Arabî, come Plotino, sostiene
che l'"indiamento" sia attingibile
(24,3). Altrove afferma che che la conoscenza di Dio sia l'estremo limite che
ogni essere
contingente possa raggiungere (17,5). Tale conoscenza è ottenibile
solo per mezzo della Fede e della Contemplazione, che
possono essere supportate
dalla Ragione quando quest'ultima acconsenta a spogliarsi delle sue facoltà di
riflessione (3,2-5).
Qual è dunque il termine della conoscenza? Apparentemente
è uno stato di Nirvana o di trascendentale inconsapevolezza (5,6):
in presenza
dell'Eterno il fenomenico viene meno (20,19).
3. Religione. Dal fatto che tutte le cose sono
manifestazione della divina sostanza segue che Dio può essere adorato in una

stella o in un vitello o in qualsiasi altro oggetto, e che nessuna forma di
religione positiva contiene più di una parte di verità. Ibn
`Arabî afferma:
"Non attaccatevi in modo esclusivo ad alcun credo in particolare, in modo
tale da discredere tutto ciò che se
differenzi; altrimenti vi perderete una
gran possibilità di bene, sì, mancherete di rendervi conto della reale verità
che risiede in
ogni oggetto. Lasciate che la vostra anima resti capace di
abbracciare ogni forma di fede. Dio, l'Onnipresente e l'Onnipotente,
non è
limitato da alcuna credenza, se Egli stesso afferma: "Ovunque tu ti volga,
ivi è il volto di Dio" (Corano, 2, 109); e il volto di
una cosa è la sua
realtà".
Questionare in fatto di religione è vano. "Chi prega
prega se stesso; il suo dio è creazione e creatura di lui medesimo, e

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima


pregandolo costui prega se stesso. Di conseguenza disdegna le credenze altrui,
cosa che non farebbe se fosse avveduto; ma la
sua ripulsa è basata
sull'ignoranza. Se conoscesse il detto di Junayd ("L'acqua assume il colore
del suo recipiente") egli non
interferirebbe con le fedi degli altri, ma
sarebbe in grado di percepire Dio in ogni forma e in ogni credo" (13,12).
La divina sostanza rimane inalterata e inalterabile pur nella
varietà delle esperienze religiose. "Quelli che adorano Dio nel sole

vedono un sole, quelli che Lo adorano in oggetti inanimati vedono un oggetto
inanimato, e quelli che lo adorano come un Essere
unico e senza nulla che gli
sia simile vedono un Essere unico e senza nulla che gli sia simile" (12,3).
In un rimarchevole passo Ibn `Arabî tenta di conciliare
Islamismo e Cristianesimo. La Trinità cristiana, egli sostiene, è

essenzialmente un'Unità che ha la sua controparte nei tre Nomi principali con
cui Dio viene appellato nel Corano, vale a dire
Allâh, ar-Rahmân e ar-Rabb
(12,4). L'Islam è, propriamente, la religione dell'Amore (11,15); la divina
pietà non viene negata ad
alcuno, infedele o musulmano che sia, che dal fondo
della sua miseria invochi il Signore. Persino ai miscredenti condannati a

restare nell'inferno in eterno, potrebbe essere dato di sentire, fra quei crudi
tormenti, un qualche sollievo e refrigerio.
Si dice che Ibn `Arabî abbia proclamato se stesso Sigillo
dei Santi, a somiglianza di Muhammad che si era proclamato Sigillo dei

Profeti; si dice altresì che abbia sostenuto che i Santi sono superiori al
Profeti, anche se è assai dubbio che tale accusa sia
sostenibile. Sembra
infatti che egli abbia tenuto fermo che i Profeti, in quanto Santi, derivino la
propria conoscenza dal Sigillo dei
Santi, e che coloro che sono Profeti in
virtù della loro santità sono superiori a coloro che sono Profeti in virtù
della dignità
profetica stessa (4,1; 18,8). Ibn `Arabî afferma, comunque, di
aver raggiunto un grado spirituale non mai attinto da alcuno dei
suoi pari
(24,4).
 
L'INTERPRETE DELLE PASSIONI
Sebbene Ibn `Arabî (Murcia 1165 - Damasco 1240) sia il più
celebre fra i mistici musulmani, ben pochi dei suoi centocinquanta
lavori
superstiti sono stati editi in Europa, ed ancor meno sono stati tradotti,
cosicché, in merito alle speculazioni teosofiche di
quell'autore che tanta
sensazione produsse nel mondo islamico, quasi non disponiamo di materiale degno
di nota. Altrettanto
dicasi per la parte della sua opera scritta in versi, che
comprende un ponderoso Dîwân e varie raccolte minori. Una di queste è
L'Interprete
delle Passioni. Il fatto che L'Interprete sia accompagnato da un
commentario di pugno dell'autore fu il motivo
principale che mi indusse a
studiarlo, oltre a quello della sua brevità, ed alla circostanza di poter
disporre di un eccellente
manoscritto. (Nella presente edizione il canzoniere
verrà tradotto integralmente, mentre il commentario sarà alquanto abbreviato;

in ogni caso i passi più interessanti e importanti verranno riportati quasi
parola per parola).
Un curioso problema di storia letteraria è costituito dalla
datazione delle poesie e del commentario. I manoscritti esistenti recano
tre
versioni differenti. La prima contiene le poesie senza il commentario. Nella
relativa prefazione Ibn `Arabî si riferisce al suo
arrivo alla Mecca nel 598 H.
(1201), dal che il Dozy inferì - su basi che, come proverò a dimostrare,
ritengo insufficienti - che i
versi fossero stati composti nello stesso anno.
Essendo poi state le poesie tacciate, da parte di alcuni devoti, di essere
erotiche e
frivole, l'autore licenziò una seconda recensione, contenente le
stesse composizioni con un commentario e una nuova
prefazione, in cui dichiara
di aver scritto le poesie durante una visita ai Luoghi Santi della Mecca, nei
mesi di Rajab, Sha`bân e
Ramadân dell'anno 611 H. (1215). Nella terza ed
ultima recensione si trova la medesima data, ed in più una indicazione delle

cause che spinsero l'autore a stendere il commentario.
Il manoscritto di cui mi sono servito portava, oltre al
commentario, la prefazione relativa alla prima versione e l'aggiunta che

differenzia la terza recensione dalla seconda.
Il Dozy, come ho detto, riteneva vera la data di composizione
indicata nella prima recensione, e pertanto credeva che Ibn `Arabî
in seguito
avesse postdatato il lavoro di tredici anni. Ecco come si esprime: "Per
fugare ogni sospetto di empietà Ibn `Arabî non
solo provò che l'amore
celeste, e non quello terreno, formava l'oggetto dell'ispirazione dei suoi
versi, ma persino pretese che
questi ultimi fossero stati composti in altra
epoca; col quale artificio, sebbene non potesse ingannare coloro che li avevano
già
letti, egli intendeva confondere chi ne aveva soltanto sentito parlare, e
con ciò ridimensionare lo scandalo prodotto".
Prima di esaminare la validità della tesi del Dozy cercherò
di esporre le risultanze in manierà più completa di quanto abbia fatto
costui.
A tale scopo riporterò, a partire dalla prima recensione, parte dei brani in
prosa che costituiscono l'introduzione alle
poesie.
 "Quando nell'anno 598 risiedevo alla Mecca,
frequentavo la compagnia di alcune persone, uomini e donne, tutte eccellenti,
fra le
più colte e virtuose; ma, fra di loro, non vidi alcuno [...] che
assomigliasse al sapiente dottore e maestro Zair Ibn Rustam, nativo
di Isfahân
e abitante della Mecca, e a una sua sorella, la venerabile anziana, sapiente e
dotta dell'Hijâz, chiamata Gloria delle
Donne, Bint Rustam [...] Quel maestro
aveva una figlia vergine, snella fanciulla, che avvinceva coi lacci dell'amore
chiunque la
contemplasse, e la cui sola presenza era ornamento dei conviti e
meraviglia per gli occhi. Il suo nome era Armonia (Nizâm) e il
suo appellativo
Occhio del Sole. Virtuosa, saggia, religiosa e modesta impersonava la venerabile
vecchiezza di tutta la Terra

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Santa unita all'ingenua gioventù della grande


città fedele al Profeta. L'affascinante magia dei suoi occhi esercitava un tale

sortilegio, e un tale incanto la grazia della sua conversazione (elegante come
quella dei nativi dell'Iràq), che se si diffondeva
scorreva; se invece era
concisa, risultava un'opera d'arte meravigliosa, e se ornata dei fiori della
retorica, era chiara e
trasparente [...] Se non ci fossero spiriti vili, pronti
allo scandalo e disposti a pensar male, io mi intratterrei considerando le doti

che Dio le donò, sia nel corpo che nell'anima, che era un giardino di
generosità [...] Durante il periodo in cui la frequentai,
osservai attentamente
le doti gentili che adornavano la sua anima, e l'assunsi come modello di
ispirazione per le canzoni
contenute in questo libro, che sono poesie d'amore,
composte di frasi gradevoli e galanti, di dolci concetti per quanto in esse non

sia riuscito a esprimere neppure una parte delle emozioni che la mia anima
provava, e che l'atteggiamento familiare della
giovane suscitava nel mio cuore,
e del generoso amore che sentivo per lei, del ricordo che la sua costante
amicizia lasciò nella
mia memoria, del suo spirito affabile, del casto e pudico
sembiante di quella fanciulla vergine e pura, oggetto dei miei affanni e
dei
miei palpiti spirituali. Tuttavia, riuscii a mettere in versi qualcuna di tali
emozioni di appassionato amore che il mio cuore
custodiva, e a esprimere i
desideri del mio petto innamorato con parole che suggerivano il mio affetto, la
profonda cura che in
quel tempo ormai trascorso mi aveva tormentato, e la
nostalgia che per i suoi gentili tratti ancora sento. Perciò, ogni nome che in

questo libretto menziono è riferito a lei, e ogni dimora di cui canto l'elegia
rappresenta la sua casa. Ma, in tali versi, accenno di
continuo anche alle
illuminazioni divine, alle rivelazioni spirituali, alle relazioni con le
intelligenze delle sfere, come è in uso nel
nostro stile allegorico, poiché le
cose della vita futura sono per noi preferibili a quelle della vita presente, e
poiché, inoltre, ella
sapeva assai bene il senso riposto dei miei versi [...]
Dio guardi il lettore di questo canzoniere dalla tentazione di pensare ciò che

è inadatto alle anime che disdegnano [tali bassezze], poiché i loro propositi
sono più alti, poiché solo agognano le cose celesti, e
solo nella nobiltà di
Colui che è l'unico Signore pongono la loro fiducia..."
"Queste pagine contengono le canzoni d'amore che
composi alla Mecca, durante il mio soggiorno nella Città Santa, nei mesi di

Rajab, Sha`bân e Ramadân. In esse alludo a intuizioni trascendenti, a
illuminazioni divine, a misteri spirituali, a conoscenze
filosofiche e a
insegnamenti morali. E, se per esprimere tutto ciò mi servii del linguaggio
delle poesie galanti e amorose, fu
perché i cuori degli uomini, essendo tanto
attaccati a quei sentimenti, avrebbero dovuto in tal modo maggiormente indotti a
dare
ascolto alle mie canzoni, scritte nel medesimo idioma dei poeti graziosi,
spirituali e delicati."
Nella prefazione alla seconda recensione si trova la frase
dell'ultimo capoverso surriportato, ma con la specificazione ulteriore:

"nei mesi di Rajab, Sha`bân e Ramadân dell'anno 611 H." Alla terza
recensione Ibn `Arabî aggiunse poi, come si è detto, una
spiegazione sui
motivi che lo indussero alla stesura del commentario.
"La causa che mi spinse a redigere questo commentario
allegorico delle mie canzoni fu che i miei figli spirituali, Badr l'Abissino e

Isma`îl Ibn Sûdakîn, mi interrogarono intorno a esse. E ciò perché entrambi
avevano udito alcuni dottori nelle scienze della
morale, nella città di Aleppo,
che negavano che nelle mie canzoni fossero celati dei misteri teologici,
aggiungendo che l'autore
pretendeva con tale affermazione di nascondere il suo
amore sensuale, per salvaguardare la fama di santità e devozione che lo

accompagnava. Allora incominciai a commentare questi miei versi (lavoro che
terminai con difficoltà ed in modo imperfetto, dal
momento che avevo urgenza di
continuare il mio viaggio, nel periodo predetto), e una parte di tale
commentario fu letta presso il
qadî Ibn al-`Adîm, alla presenza di alcuni
moralisti. E quando lo ebbe sentito leggere, uno di quelli che avevano rifiutato
di darmi
credito si pentì davanti a Dio, e corresse il malevolo giudizio che si
era fatto dei poeti mistici, delle loro frasi galanti e delle loro
canzoni
erotiche, con le quali cercano di esprimere i misteri teologici. "
Con quanto precede ho posto innanzi al lettore quasi tutto il
materiale disponibile per una soluzione del problema. Che cosa
rimane, dopo tale
disamina, dell'accusa di falso mossa dal Dozy a Ibn `Arabî?
La tesi del Dozy mi sembra insostenibile per i motivi che
seguono:
a) Ciò che Ibn `Arabî dice nella prefazione alla prima
recensione non implica necessariamente che egli suggerisca di aver
composto le
copie nel 598 H.: pur essendo giunto alla Mecca in quell'anno, egli parla
dell'incontro con la meravigliosa fanciulla
come di un episodio del passato, e
del resto usa per il padre di lei una formula, corrispondente al nostro
"Dio l'abbia in gloria",
che indica come costui non fosse più in vita
al momento della stesura del lavoro).
b) L'ipotesi che l'anno di composizione sia il 598 H. è
irrilevante. Non sono stati portati argomenti per dimostrare che l'anno poi

esplicitamente indicato dall'autore, il 611 H., sia impossibile o inverosimile;
e non c'è nulla di incredibile nell'affermazione che,
durante la visita ai
Luoghi Santi di Mecca in quello stesso anno, l'autore possa essere stato
indotto, dalla visione di determinate
scene, a celebrare misticamente i
sentimenti d'amore connessi con un precedente periodo della sua esistenza.
c) Le stesse poesie contengono precisa indicazione di non
essere state composte nell'anno ipotizzato dal Dozy. In 32,2-3 e 36,2
Ibn
`Arabî afferma chiaramente di avere cinquant'anni, la sua effettiva età nel
611 H. Per accettare quanto Dozy sostiene
dovremmo ammettere che Ibn `Arabî,
contemporaneamente, abbia predatato le poesie e si sia invecchiato di oltre un
decennio.
Possiamo perciò concludere che a quanto risulta nulla si
possa imputare in merito a Ibn `Arabî, e che la composizione de

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L'Interprete
terminò nel mese di Ramadân del 611 H. (gennaio 1215). Pochi mesi più
tardi l'autore, giunto ad Aleppo, iniziò a
redigere il commentario, lavoro che,
come ci informa Hâjjî Khalîfa, si concluse a Rabî`ath-thânî dell'anno
seguente (agosto
1215).
All'ulteriore domanda, se Ibn `Arabî fosse completamente
sincero quando garantiva che le sue poesie erano mistiche nello
spirito, benché
erotiche nella forma, io credo occorra dare risposta affermativa. A volte gli
studiosi della poesia orientale hanno
occasione di chiedersi: "Questo è un
poema amoroso contrabbandato per un'ode mistica, o un canto mistico espresso nel

linguaggio dell'amore terreno?", e di rendersi conto che la questione è
indecidibile. Qui, comunque, non ci troviamo nel caso in
cui ogni lettore sia
autorizzato a scegliere l'interpretazione che più gli aggrada. È vero che
alcune poesie de L'Interprete non
sono distinguibili da comuni
componimenti d'amore, e che pertanto il rifiuto dei contemporanei dell'autore di
credere nelle sue
proclamate intenzioni fu naturale e comprensibile; ma è
altrettanto vero che certi testi sono inconfondibilmente mistici, e che
segnano
della loro impronta tutto il resto del canzoniere. Se non furono abbastanza
perspicaci, gli scettici meritano in ogni caso
la nostra gratitudine, per aver
provocato Ibn `Arabî a chiarire la propria posizione. Sicuramente senza la sua
guida anche i lettori
più in sintonia con lui raramente potrebbero cogliere i
sensi riposti che Ibn `Arabî sa trarre dalle espressioni convenzionali della
qasîda
araba (egli stesso, del resto, ammette che talvolta il significato esoterico dei
suoi testi era oscuro persino a lui, e che
certe spiegazioni gli venivano
suggerite nei momenti dell'estasi). Ma il fatto che le sue delucidazioni a volte
sembrino "spiegare
troppo" non è prova della sua insincerità: egli
aveva la necessità di tacitare i suoi critici, e sarebbe stato difficile
convincerli che le
sue poesie erano mistiche nello spirito e nelle intenzioni
senza dare minuta e precisa interpretazione di ogni verso, per non dire
di ogni
parola. La necessità di entrare in dettagli anche banali - gli Arabi hanno la
tendenza ad esagerare nei dettagli, a scapito
dell'insieme - porta l'autore a
speculare su peregrine analogie verbali, e lo fa scivolare con prodigiosa
rapidità dal sublime al
ridicolo. Quando Ibn `Arabî pubblicò il suo
commentario omise dalla prefazione i passaggi relativi alla bellezza di Nizâm
che si
trovano nella prima recensione. Non c'è dubbio sul fatto che erano stati
fraintesi; era inevitabile che suscitassero sospetti.
Espungerli fu soltanto un
espediente per privare i suoi detrattori di un'arma micidiale, da cui l'autore
non si sapeva difendere
altrimenti. Dal momento che, se Nizâm fu per lui (e
manifestamente non fu altro) una Beatrice, un prototipo di perfezione celeste,

una personificazione dell'amore e della bellezza divina, nondimeno agli occhi
del mondo egli corse il rischio di apparire come un
amante che proclami la
propria devozione a un ideale astratto mentre visibilmente celebra le attrattive
della sua bella. Nelle
poesie la fanciulla in questione, effettivamente, non
viene quasi nominata, tuttavia ci sono alcuni punti nei quali l'originale
ricorre
a giochi di parole per evocarla, e che a mo' di conclusione mi piace
riportare testualmente.
Mi sono consumato lungamente

per un'amabile fanciulla, adorna

di prosa e di poesia,

dotta nell'arte di parlar dal pulpito,

dotata di favella ricca e chiara.

Ella è una principessa

della terra di Persia,

e dalla più gloriosa

delle città proviene, da Isfahàn;

È figlia dell'Iràq,

è figlia del mio Imâm,

mentr'io sono il suo opposto,

un figlio dello Yemen.
(20,16-18)
O voi, miei due compagni,

possa il mio cuore essere il riscatto

di una snella fanciulla

che splendori e favori mi ha elargito!

L'armonia dell'unione ha stabilito,

poiché è il nostro principio d'armonia;

ella è ad un tempo Araba e straniera,

e sa rendere oblioso il conoscente.

Quando ti guarda è come se levasse

su te spade taglienti,

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e dai denti davanti le traspare

un lampo abbacinante.
(29,13-15)
Invero lei è una fanciulla araba,

che appartiene per nascita

alle figlie di Persia, veramente.

La Bellezza le ha dato

una fila di denti come perle,

di candore e purezza cristallini.
(42,4-5)

Nota del traduttore italiano


Giustamente Il Nicholson fa notare che la poesia di Ibn
`Arabî è un gioco intellettualistico, che rischia sempre di finire

nell'oscurità, o peggio nell'aridità; di conseguenza potrebbe sembrare
ingiustificabile la traduzione de L'Interprete, in luogo di
altre opere
in prosa più rappresentative delle posizioni peculiari di questo pensatore
profondissimo ma, almeno in Occidente,
ancora poco esplorato.
Il fatto è che, a parte l'interesse che può avere lo
stabilire fino a che punto L'Interprete sia un canzoniere d'amore sacro
oppure
profano, e in che modo Ibn `Arabî si situi in una corrente di pensiero
neoplatonico, esiste uno specifico motivo, legato alla nostra
cultura, che ci
porta a tradurre quest'opera. Si tratta cioè di capire se e quanto Ibn `Arabî
e il suo mondo, indipendentemente
dalla possibilità materiale di contatto e
passaggio, possano essere davvero stati dei precursori dello Stilnovismo
in generale e di
Dante in particolare, come da parecchie fonti e con varia
fortuna si è sostenuto.
Senza potere e voler fornire soluzioni dirette, questa
traduzione può servire a rendere (più) nota l'esistenza di tale problema; essa

inoltre ha inteso evidenziare e salvaguardare ciò che in Ibn `Arabî è
puramente e semplicemente poesia.
Nella versione ovvie ragioni mi hanno indotto a rinunciare
alla forma regolare e alla rima; ho reso ogni verso dell’originale con un

numero variabile di settenari e endecasillabi, e mi sono servito di calchi
stilnovistici quando mi è parso che il testo che avevo
sotto gli occhi mi
autorizzasse a farlo.
Roberto Rossi Testa
 

 
1
 
1) Potessi mai essere certo ch'essi

han contezza del cuore che possiedono!
2) E il mio cuore potesse mai sapere

che valichi montani essi han varcato!
3) Tu pensi che sian vivi,

o credi che sian morti?
4) Gli amanti, nell'amore,

smarriscono la strada e se medesimi.
 
COMMENTO
1) "essi": le Idee divine, di cui i cuori di
coloro che sanno sono appassionatamente innamorati, da cui gli spiriti sono
turbati, e
grazie alle quali le opere di devozione vengono compiute.
"cuore": si riferisce al perfetto cuore
muhammadiano, che non è limitato dalle stazioni (maqâmât) . Tale cuore è
posseduto dalle
Idee divine poiché esse ne vanno in cerca, come il cuore va
alla ricerca loro. Esse non possono sapere di possederlo dal
momento che
appartengono alla sua essenza, proprio come quello non contempla in loro che la
sua stessa natura.
2) "che valichi montani essi han varcato":
cioè in quali cuori di gnostici sono penetrati quando svanirono dal mio.
"Valichi montani"
indica "stazione" (maqâm) che è
stabile, in contrapposizione a "stato" (hal) che è mobile,
fluttuante.
3) Le Idee divine esistono solo nell'esistenza del veggente;
e in quanto non vi sia veggente sono "morte".

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

4) Gli amanti indugiano perplessi fra due opposti, poiché


desiderano essere in accordo con l'Amato e contemporaneamente
essere uniti a
Lui, cosicché se l'Amato vuole essere separato da loro esse si trovano in un
dilemma.
 
2
 
1) Il dì della partenza

essi non cavalcarono i cammelli

robusti e fulvo-chiari

finché non li montarono i pavoni
2) Dalle occhiate assassine

e potenza sovrana:

potresti immaginarti

che ciascuno di loro

fosse Bilqîs sul suo gemmato trono.
3) Tu vedi, quando incede

sul pavimento vitreo,

un sole in una sfera celestiale

fisso nel petto a Idrîs.
4) Quando costei uccide con gli sguardi

le sue parole rendono alla vita,

come se lei, nel restituir la vita

così, fosse Gesù;
5) E ha gambe la cui liscia superficie

è per splendore come la Torà,

ed io la leggo e studio

come fossi Mosè.
6) Lei è una vescovessa,

una figlia di Roma, disadorna:

tu vedi in lei una raggiante Grazia.
7) Ella è tanto selvaggia che nessuno

può essere suo amico: e ha ricavato

dalla sua propria stanza solitaria

un monumento per la rimembranza.
8) Ella ha sconfitto tutti

fra i dotti nella nostra religione,

fra chi i Salmi di Davide ha studiato,

e ogni prete giudeo, e ogni cristiano.
9) Se con un gesto lei

domandasse il Vangelo, crederesti

che non fossimo preti,

e patriarchi, e diaconi.
10) Quando lei preparò la sua cammella

per la partenza dissi:

"Conduttor dei cammelli fulvo-chiari,

non portarli lontano insieme a lei!".
11) Nel giorno in cui si misero in cammino,

apprestai l'armi della mia pazienza

e le disposi tutte lungo via.
12) Quando l'anima giunse alla mia gola

vidi quella Bellezza e quella Grazia

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima


concedermi sollievo;
13) E lei cedette... Possa Dio scamparci

dal male che fa lei,

e ottenga quel Monarca vittorioso

di sbaragliare Iblîs!
 
COMMENTO
1) "i cammelli robusti": sono le azioni che
permettono alla buona parola di salire verso l'alto, come Dio medesimo disse:
"Verso di
lui ascende ogni parola buona, e quanto all'opera buona egli la
esalterà" (Corano, 35,11) . I pavoni in groppa ai cammelli sono i
suoi
amati: il paragone è usato a causa della loro bellezza. I pavoni sono gli
spiriti di quelle azioni, poiché nessuna azione è
accettabile o bella o buona
finché non ha uno spirito che consiste nell'intenzione o desiderio di chi la
compie. Il paragone con gli
uccelli è dovuto alla loro spiritualità e alla
varietà della loro bellezza.
2) "dalle occhiate assassine e potenza sovrana":
si riferisce alla saggezza divina che durante le ore di solitudine si
impadronisce
dell'uomo, assalendolo con tale violenza da renderlo incapace di
discernere ulteriormente la propria individualità.
"Bilqîs sul suo gemmato trono": si
riferisce a quanto fu manifestato a Gabriele e al Profeta durante il primo
viaggio notturno sul
letto o ghirlanda (rafraf) di perle e jacinti nel
cielo terrestre, quando il solo Gabriele venne meno a causa della sua conoscenza
di
Dio che in quell'occasione svelava se stesso. L'autore chiama la saggezza
divina Bilqîs [regina di Saba] a causa del suo essere
figlia della teoria, che
è sottile, e della pratica, che è grossolana, dal momento che Bilqîs fu sia
uno spirito che una donna, poiché
suo padre era un Jinn e sua madre era umana.
Se invece fosse stata figlia di un uomo e di una Jinn ella sarebbe appartenuta

all'altro regno.
3) "pavimento vitreo": vedi Corano, 27,44.
"Idrîs": la menzione di Idrîs è dovuta alla sua
stazione elevata.
"nel petto di Idrîs" significa sotto il suo
controllo, in relazione alla sua possibilità di maneggiarla a proprio
piacimento, come disse
il Profeta: "Non dare la tua saggezza a quelli che
non la meritano". Il caso opposto è quello di chi parli dominato dal
proprio stato
(hal), e quindi sotto il controllo di un influsso. In
questo verso l'autore richiama l'attenzione sulla sua potenza in virtù di un

retaggio divino, poiché i profeti sono signori dei propri stati spirituali,
mentre la maggior parte dei santi ne sono dominati. Il sole è
messo in
relazione con Idrîs perché il sole è la sua sfera; ed egli è paragonato al
sole e non alla luna per la natura di questa
stazione. Si dice che la divina
Saggezza cammina ("incede") piuttosto che correre a causa della sua
dignità e fierezza, e perché
passa per gli stati del cuore dell'innamorato.
4) "Costei uccide con gli sguardi": si
riferisce alla Stazione dell'Annullamento nella Contemplazione.
"Le sue parole rendono alla vita": si
riferisce al completamento della forma umana, quando lo spirito fu soffiato
nella creta. È
paragonata a Gesù in riferimento a Corano, 38,72 e 16,42.
5) "ha gambe": si riferisce a Bilqîs e al
pavimento di vetro (Corano27,44) .
"È per splendore come la Torà": perché
Torà deriva dall'espressione "wara az-zand", "il bastone
produsse fuoco". Le quattro
facce della Scrittura cioè i Quattro Libri
(Corano, Salmi, Pentateuco e Vangeli) corrispondono alla quadruplice luce
menzionata in
Corano, 24,35 (nicchia, lampada, vetro e olio) .
6) "una figlia di Roma": costei, essendo
della razza di Gesù, è descritta come appartenente ai Romani.
"disadorna": ella appartiene all'essenza
dell'Unificazione (tawhîd), senza alcuna traccia d'ornamento di Nomi
divini; perciò da lei
risplende il fulgore della Grazia assoluta, vale a dire
gli ardenti splendori che, se Dio rimuovesse i veli della luce e delle tenebre,

consumerebbero le glorie del suo volto.
7) "Ella è tanto selvaggia": perché la
contemplazione dell'Essenza è un annullamento (fanâ') nel quale, come
disse as-Sayyadi,
non si trova piacere. È selvaggia poiché le anime nobili
desiderano definirla, ma essa non mostra amicizia per loro, nessuna
relazione
esistendo tra loro e lei.
"stanza solitaria": è il cuore. La sua
solitudine è il suo cercare se stessa, dal momento che Dio dice: "Né la
mia terra né il mio
cielo mi contengono, ma sono contenuto dal cuore del mio
servo che crede". Il cuore che possiede questa forma di saggezza si
trova
stazione della Spoliazione, e quindi è come un deserto, ed ella sta in esso
come un animale selvaggio.
"un monumento": si riferisce al sepolcro
degli imperatori romani. Un tale mausoleo può ricordare la morte, che è la
separazione
dell'unione, al fine di evitare la familiarità con il mondo creato.
8) I Quattro Libri sono qui indicati menzionando coloro che
li studiano e li espongono. Tutte le scienze comprese in essi
riguardano solo i
Nomi divini, e sono incapaci di risolvere questioni concernenti l'Essenza
divina.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

9) Se questo essere spirituale, essendo della razza di Gesù,


si appella al Vangelo per trovare giustificazione in esso di di ogni
cosa che i
pensieri degli uomini gli hanno falsamente attribuito, noi ci umiliamo davanti a
lei, e la serviamo non meno
devotamente di quanto facciano i capi della Chiesa,
a causa della sua maestà e del suo potere sovrano.
10) Intende dire: "Quando questa essenza spirituale
desiderò lasciare questo nobile cuore in considerazione del suo ritorno dalla

stazione designata dalle parole "Io ho un'ora che che non condivido con
nessuno, tranne il mio Signore", al compito impostole
(cioè quello di
presiedere ai mondi fenomenici, a motivo del quale il suo sguardo è rivolto ai
Nomi divini) , la pressante
aspirazione su cui essa fu portata al cuore prese la
sua partenza". Tale aspirazione viene detta "la sua cammella",
i cui
conducenti sono gli angeli più prossimi a Dio (gli Avvicinati) .
11) "in cammino": è l'ascensione
spirituale.
12) "concedermi sollievo": intende ciò che
disse il Profeta col Detto: "Ecco, il respiro del Misericordioso viene a me
dalla parte
dello Yemen". L'autore chiede che il mondo degli Spiri possa
continuamente fluire da lei a lui insieme agli stati spirituali. Gli Arabi
si
riferiscono a ciò nella loro poesia, quando parlano di trasmettere saluti e
notizie mediante il soffio dei venti.
13) "Possa Dio scamparci": si riferisce al
Detto: "Io prendo rifugio in Te da Te stesso".
"Monarca vittorioso": sono i pensieri di
conoscenza e di guida divina.
"Iblîs": è il pensiero di diventare uno
con Dio, poiché si tratta di una stazione assai difficile, e pochi fra coloro
che cercano di
raggiungerla sfuggono alle dottrine dell'unificazione e
dell'incarnazione. È la stazione indicata dal Detto: "Io sono il suo udito
e la
sua vista".
 
3
 
1) O voi, miei due amici, superate

al-Kathîb, e recatevi

verso La`la` cercando

le acque di Yalamlam:
2) Poiché è lì che si trovano

coloro che tu sai,

quelli a cui appartengono

il mio digiuno, i miei pellegrinaggi

-il maggiore e il minore- e la mia festa.
3) Ch'io non scordi al-Muhàssab di Minâ,

e al-Manhar al-A`la,

con Zamzam e con ciò che li riguarda.
4) Perché il loro Muhàssab è il mio cuore

per il quale essi gettan pietre ardenti,

mentre il luogo del loro sacrificio

è nell'anima mia, ed il mio sangue

è la fontana loro.
5) O cammelliere, se verrai a Hajir

arresta gli animali per un poco:

per mandare un saluto,
6) Ed alle rosse tende,

dalla parte guardata

del pascolo, rivolgi

il saluto di un uomo

consunto dalla vostra nostalgia.
7) E se loro rispondono al saluto

tu col vento dell'est saluta ancora;

se restano in silenzio

continua pure il viaggio

coi tuoi cammelli, e avanza

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

8) Finché raggiungi il fiume di Gesù,



dove i loro cammelli hanno sostato,

dove le bianche tende proprio innanzi

alla bocca si levano.
9) E invoca Da`d, ed ar-Rabâb, e Zaynab,

e Hind e Sàlma, con Lubnâ e Zàmzam,
10) E chiedi loro se

è al-Halba che si sporge

a mostrarti la luce

bianchissima del sole che sorride.
 
COMMENTO
1) "miei due amici": la ragione e la fede.
"al-Kathîb": il luogo della contemplazione.
"La`la`": luogo dello stato di stupore e di
deliquio, in cui non ci si può rendere conto dell'amore e della passione.
"acque di Yalamlam": la fontana della vita,
essendo l'acqua l'origine di ogni cosa vivente (Corano, 21,31)
2) "che tu sai": si rivolge alla fede e non
alla ragione, perché la conoscenza dell'Essenza e dei suoi attributi si ottiene
soltanto per
mezzo della fede.
"quelli a cui appartengono": sono gli
attributi divini.
"il mio digiuno": intende la qualità
d'essere indipendente dal cibo, secondo il Detto: "Il digiuno appartiene a
Me". Tale qualità non
può veramente essere attribuita a un uomo, che può
avere solo qualche parte nel digiuno stesso.
"i miei pellegrinaggi": è un ripetuto
volgersi verso la pura Essenza per impetrare la grazia di una benedizione da
parte dei Nomi
divini. Tale pellegrinaggio è incessante, poiché l'uomo passa
sempre da un Nome divino all'altro.
"mia festa": si riferisce alla
concentrazione della mente, quando tutte le stazioni mistiche e le verità
divine sono unite fra di loro,
come tutte le razze e i tipi umani si raccolgono
alla Mecca per uno stesso scopo.
3) "Ch'io non scordi": allude al suo essere
investito di qualità divine nel senso del Detto: "Io sono il suo orecchio
e il suo occhio", e
richiama altresì l'attenzione sul ragiungimento della
stazione descritta dalle parole "il suo Signore non è uno che
dimentichi"
(Corano, 19,65) .
"al-Muhàssab": è il luogo in cui, durante
il pellegrinaggio alla Mecca, si compie il rito del lancio delle pietre. Si
riferisce a Corano,
2,196.
"al-Manhar al-`Alâ": è il luogo del
sacrificio, secondo il verso dello stesso Ibn `Arabî: "Tu offri delle
vittime, io offro il sangue e il
cuore".
"Zamzam": è la stazione della Vita Eterna.
4) "il loro Muhàssab": sono le verità
divine che discendono nel cuore e ne scacciano i pensieri sensuali e diabolici.
"il luogo del loro sacrificio": si riferisce a un
giovane che a Minâ si offrì quale vittima, e morì all'istante quando vide che
la gente
sacrificava montoni.
5) "O cammelliere": si rivolge al desiderio
che guida i suoi pensieri alle dimore di coloro che ama.
"Hajir": località che qui simboleggia
l'intelletto (hijr). L'itinerario verso Dio si compie per mezzo della
fede e della contemplazione e
non dell'intelletto considerato nel suo potere di
riflessione.
"arresta gli animali": perché quando
l'amante si avvicina alla dimora dell'amato è preso da stupore e da sgomento, e
a volte può
anche svenire; cosicché nel porgere il saluto potebbe venir meno
alle regole delle buone maniere.
6) "alle rosse tende": per gli Arabi il
rosso è il più bello dei colori, e le tende rosse sono riservate alle spose.
Esse sono
inaccessibili eccetto che per coloro che hanno il diritto di
accostarvisi. Le tende sono chiamate "qibâb" (tende circolari o
cupole)
perché la forma rotonda è la prima e la più perfetta delle forme, Le
Realtà divine sono nella loro dimora originaria che è presso
Dio, e non presso
qualche oggetto fenomenico, poiché appartengono al "mondo del
Comando".
7) "vento dell'est": il riferimento a questo
vento è a causa del suo nome, sabâ, che in arabo significa anche
inclinazione.
8) "il fiume di Gesù": è la vasta
conoscenza che si manifesta in Gesù.
"le bianche tende": le tende sono bianche e
non rosse perché si tratta della stazione di Gesù, il quale è figlio di una
vergine.
"innanzi alla bocca": intende la bocca del
fiume, che è la conoscenza raggiunta per mezzo delle parole e delle
manifestazioni

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

divine.
9) Il verso significa: chiama i Nomi delle realtà divine
secondo la loro differenza, in modo che possa risponderti ciò che ti è

proprio, e che tu possa così conoscere qual è la tua stazione.
10) "al-Halba": quartiere di Bagdad il cui
nome letteralmente significa ippodromo. Le realtà divine gareggiano fra di loro
per
raggiungere i fenomeni che manifestano le loro tracce e il loro potere. Ecco
perché viene detto che si sporgono: perché tendono
verso il mondo dei
fenomeni.
"luce bianchissima": dopo la stazione di
Gesù ecco la stazione di Idrîs, stazione superiore e polare poiché a Idrîs
appartiene il
quarto cielo.
"del sole che sorride": indica la stazione
dell'Espansione.
 
4
 
1) Salve a Salmâ, ed a chi nel chiuso vive:

per un tenero amante come me

è d'uopo salutare.
2) E che male è per lei

ricambiarmi il saluto?

Però le belle effigi

non si posson costringere...
3) Partirono di notte, che le tenebre

avevano abbassato le cortine;

e le dissi così:

"Pietà per un amante appassionato,

uno straniero, un folle per amore,
4) Uno che i desideri hanno avvinghiato

smaniosamente, e al quale eran diretti,

ovunque si volgesse, dardi a nùgoli".
5) I suoi denti davanti ella scoprì,

e un lampo balenò,

e non seppi dei due

quale avesse le tenebre diviso.
6) Ed ella mi rispose:

"Non gli basta che alberghi nel suo cuore,

e che in ognuna delle ore sue

egli possa vedermi? Non gli basta?".
 
COMMENTO
1) "Salmâ": simboleggia un'estasi
salomonica, discesa su di lui dalla stazione salomonica in virtù di un retaggio
profetico.
"nel chiuso": è l'inattingibile stazione della
Profezia, la cui entrata fu richiusa da Muhammad, l'ultimo dei profeti.
L'esperienza di
Salomone in quanto profeta della Saggezza divina è diversa
dalla sua esperienza in quanto santo, e noi possiamo, oramai,
condividere
soltanto la seconda.
"è d'uopo salutare": il "tenero amante"
si trova nella stazione della Tenerezza, in transito verso il mondo divino. Ora,
chi si muove
verso qualche cosa è inferiore a ciò verso cui si muove; e
comunque il postulante saluta per primo.
2) "belle effigi": l'autore descrive questa
apparizione divina nella stazione della Profezia con il termine che
letteralmente vale
"bambole di marmo", come se si trattasse di donne
fatte di una materia inanimata.
"non si posson costringere": Dio non fa
nulla essendovi necessitato, tutto ci viene dalla sua Grazia. Parimenti non
risponde per
mezzo del linguaggio, perché in quel caso il suo parlare sarebbe
diverso dalla sua essenza, che è semplice. Così, invece, il suo
esprimersi è
identico alla sua Presenza visibile, alla quale sono pure simili tutte le
Realtà e gli Attributi divini.
3) "Partirono di notte": l'isrâ' (il
viaggio notturno) , così come il mi`râj (l'ascensione profetica) ,
avviene solo di notte, perché la
notte è il luogo dei segreti, del mistero,
dell'occultamento.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

"le tenebre": il velo del mistero ha


abbassato le cortine dell'esistenza corporea, che è la notte dell'organismo
animale, sulle nobili
scienze dello spirito e su quanto di sottile esso
contiene. Tutto ciò, comunque, non può essere raggiunto se non viaggiando di

notte, attraverso atti materiali e pensieri sensuali. Mentre l'uomo si trova in
tali occupazioni la Saggezza divina parte dal suo
cuore, cosicché, quando
l'uomo torna in sé, si rende conto che essa lo ha lasciato; allora egli la
insegue con le proprie
aspirazioni.
4) "dardi a nugoli": le belle immagini
colpiscono il cuore dell'amante con nugoli di dardi, cioè gli sguardi, da
qualunque parte si
volti, stabilendo il suo cuore come un luogo di
contemplazione, secondo quanto disse l'Altissimo Iddio (Corano, 2,109) :

"ovunque vi volgete, ivi è il volto di Dio".
5) "I suoi denti davanti ella scoprì":
l'amante ha trovato il proprio essere completamente illuminato, secondo quanto
disse
l'Altissimo Iddio (Corano, 24,35) : "Dio è la luce dei cieli e della
terra" e la preghiera del Profeta: "O Dio, fa' che che mio udito e

nella mia vista ci sia luce", estendendo poi tale invocazione per tutte le
parti del corpo, fino a concludere: "fammi tutto luce", e ciò
al fine
di diventare una manifestazione dell'Essenza divina. Tale manifestazione viene
paragonata a un lampo a causa della sua
discontinuità.
"e non seppi": l'autore sostiene di ignorare
se il suo essere era illuminato dalla manifestazione della Saggezza divina, che

riversava il suo sorriso su di lui, o da una simultanea manifestazione
dell'Essenza divina.
6) Il verso significa: "Egli non mi cerchi all'esterno,
gli basti che io sia discesa nel suo cuore, come disse l'Altissimo Iddio
(Corano,
26,193-194) : "scese con esso lo spirito fedele e lo posò
sopra il suo cuore": così egli mi possa vedere in ogni momento con la

propria essenza nella propria essenza.
 
5
 
1) Pianse le Terre Alte la mia brama,

pianse le Terre Basse il mio tormento:

così che mi trovai fra Tuhâma e Najd.
2) Essi sono due opposti,

non possono incontrarsi:

e la mia divisione

non sarà mai composta.
3) Che cosa devo fare?

Che cosa escogitare? Siimi guida,

o mio censore, e non rimproverarmi.
4) Si son levati in alto i miei singhiozzi,

e lacrime copiose

si sono sparse sopra le mie guance.
5) I cammelli hanno brama della patria,

con zampe doloranti per la marcia,

come il folle d'amore.
6) Dopo che sono andati, la mia vita

non è nient'altro che annichilimento.

Alla mia vita, e alla pazienza, addio!
 
COMMENTO
1) Le Terre Alte simboleggiano Dio sul suo trono, le Terre Basse
rappresentano la vita terrena. Tuhâma è una pianura nei pressi
del Mar Rosso e
Najd è un altopiano al centro della Penisola Arabica.
2) "due opposti": dal momento che l'elemento spirituale
nell'uomo governa sempre il corpo, esso non può contemplare ciò che è
del
tutto separato dal corpo, come invece sostengono alcuni sûfî, e filosofi, e
persone che non sanno.
"la mia separazione": io non posso diventare uno con Lui,
che è puro e semplice. Perciò desiderarlo è folle, e questa stazione è

irraggiungibile. Tuttavia il desiderio è un attributo necessario dell'amore,
quindi non posso desistere da esso.
3) "mio censore": è l'anima "che incolpa se
stessa" di Corano, 75,2.
5) "I cammelli": cioè le azioni e i pensieri elevati su cui
le buone parole salgono al Trono di Dio.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

"hanno brama della patria": cioè dei Nomi divini dai quali
procedono e dai quali sono controllati.
6) Il verso significa: "Quando i pensieri elevati ascendono alla loro
meta, io rimango nello stato del fanâ' (annichilimento) , avendo

conquistato la vita imperitura che non è seguita da nessun opposto. Allora,
avendo lasciato il mondo sensibile, io dico addio alla
pazienza e alla vita
mortale".
 
6
 
1) Si sono allontanate

pazienza e resistenza,

quando loro si sono allontanate:

si sono allontanate, loro che

nell'intimo del cuore dimoravano.
2) Io chiesi ad essi dove, a mezzogiorno,

riposino i viandanti, e mi risposero:

"Il luogo del riposo meridiano

è dove shih e ban spandono aroma".
3) Allora dissi al vento: "Va' e raggiungile,

poi che stanno nell'ombra degli arak;
4) E da' loro un saluto

da parte di un fratello del dolore,

dal cuore addolorato

per la distanza da una tale gente".
 
COMMENTO
1) "loro si sono allontanate": si riferisce
alle Idee Divine.
"nell'intimo del cuore dimoravano": le Idee
Divine non hanno rapporto che con il loro oggetto, che è Dio; e Dio dimora nel
cuore,
secondo il suo Detto: "Né la mia terra né il mio cielo mi
contengono, ma mi contiene il cuore del mio servo che crede". Dal
momento
che, comunque, nessuna visione fu data in quel frangente al poeta, le Idee,
essendo oggetti della visione, svanivano,
quantunque Dio restasse nel suo cuore.
"chiesi ad essi": si riferisce ai
conoscitori delle reali esistenze dei saggi del passato che mi furono guide
sulla via mistica.
"Il luogo del riposo meridiano": esse
riposavano in ogni cuore che sospirasse di desiderio. Shih (assenzio) ha una
radice verbale
che indica inclinazione, ban (salice) ha una radice verbale che
significa assenza.
3) "dissi al vento": emisi un sospiro di
desiderio per loro, nella speranza di farle tornare da me.
"nell'ombra degli arak": dal legno di
quest'albero si ricavano dei nettadenti. Questo passo si riferisce al Detto:
"L'uso del
nettadenti purifica la bocca ed è gradito al Signore".
Vale a dire: le Idee Divine albergano in una dimora di purità.
 
7
 
1) Come io baciai la Pietra Nera, donne

amorose mi giunsero d'intorno,

che venivano a compiere velate

la circoambulazione.
2) Esse scopriron volti

come raggi di sole, e poi mi dissero:

"Bada! ché negli sguardi che ci volgi

è la morte dell'anima.
3) Quante anime agognanti abbiam già ucciso

ad al-Muhâssab di Minâ, là dove

si scagliano le pietre,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

4) Ed a Sarhatal Wâdi,

e sui monti di Râma,

e a Jam`, e ad `Arafât, dove si sperdono!
5) Non vedi tu che la bellezza ruba

tutto quel che è modesto,

sicché vien detta ladra di virtù?
6) Per noi il luogo dell'appuntamento

dopo la circoambulazione è a Zâmzam,

alla tenda centrale, fra le rocce.
7) Là chi l'angoscia ha affranto vien guarito

dalla brama d'amore

di donne profumate.
8) Quand'esse hanno timore,

lascian cader le chiome, così che

sono nascoste dalle loro trecce:

quasi che le velassero le tenebre".
 
COMMENTO
1) "Come io baciai la Pietra Nera": quando
la mano di Dio venne stesa sopra di me, così che potei cogliere da essa la
divina
investitura, in riferimento a Corano, 48,10: "Quelli che giurano
fedeltà a te, giurano fedeltà a Dio; la mano di Dio è sopra le mani

loro".
"donne amorose": gli angeli circolanti
intorno al Trono di Dio (confronta Corano, 39,75) .
2) "mi dissero": questi spiriti dicono:
"Non ci guardare, se non vuoi cadere in un folle amore per noi: tu fosti
creato per Dio, non
per noi, e se farai in modo che noi diventiamo un velo fra
te e Lui, Egli farà venir meno la tua esistenza in Lui, e tu perirai".
3) "abbiam già ucciso": anime che amano le
cose sublimi e disdegnano quelle mondane.
"al-Muhâssab": luogo del Pellegrinaggio, in
cui, prima di effettuare la circoambulazione della Ka`aba, scagliando delle
pietre si
lapida il Maligno.
4) "`Arafât, dove si sperdono": monte su
cui i pellegrini si radunano, e dal quale devono sfollare ad ora stabilita.
5) "la bellezza ruba tutto quel che è modesto":
dal momento che la bellezza rapisce chiunque la guardi.
"ladra di virtù": perché toglie ogni
piacere alla visione. A volte il Beato ti comanda di fare ciò che sta fra te e
le cose superne, dal
momento che quelle cose si ottengono per mezzo di azioni
odiose, secondo il Detto del Profeta: "Il Paradiso è pieno di cose

biasimevoli".
6) "Zâmzam": è la stazione della Vita che
tu desideri.
"alla tenda centrale": è il mondo
intermedio (barzakh) che sta fra il mondo sensibile e quello
intelligibile.
"fra le rocce": i corpi sensibili in cui i
santi esseri spirituali prendono dimora. Intende dire che questi spiriti, in
tali forme immaginali,
sono metaforici (cioè vicari, che stanno al posto di
altro) ed effimeri, perché il sogno svanisce non appena il sognatore si
sveglia,
e la visione sfuma non appena il visionario torna in sensi. Egli ti
avverte di non farti ingannare dalla manifestazione della bellezza
sensibile,
dal momento che tutto, tranne Dio, è irreale. Dunque, secondo il consiglio
degli antichi, non essere solo per te stesso,
ma sii Suo, poiché Lui può esser
tuo.
7) "donne profumate": nel mondo intermedio,
chi ama tali esseri spirituali dimoranti in corpi sensibili ne deriva un ristoro
dal
mondo degli Spiri e degli Aromi, perché colà spirito e materia sono uniti,
così che la delizia è duplice: per l'occhio e per la mente.
8) "Quand'esse hanno timore": quando queste
immagini temono che la loro assolutezza possa subire una limitazione dal loro

essere confinate in una forma, causano in te la sensazione che esse medesime
siano un velo che ti nasconde qualcosa di più
sottile di ciò che puoi vedere:
allora si celano da te, e abbandonano tali forme, e godono nuovamente di
un'infinita libertà.
 
8
 
1) Le loro sedi sono decadute,

ma il loro desiderio

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima


nel cuore è sempre nuovo, e non decade.
2) Sulle loro dimore diroccate

son sparse queste lacrime,

ma alla memoria loro

eternamente l'anime si struggono.
3) Dietro a loro montate su cammelli

per amore gridai:

"O voi che siete ricche di bellezza,

eccomi qui, meschino!
4) La guancia ho rivoltato nella polvere,

in un affetto appassionato e tenero:

oh, per il vero amore che vi devo,

non fate disperare
5) Chi affoga nel suo pianto, e intanto brucia

nel fuoco del dolore, e non respira".
6) Tu che hai acceso il fuoco,

non aver furia! Questo

è il fuoco della brama: vieni a prenderlo.
 
COMMENTO
1) "Le loro sedi sono decadute": i luoghi di
austerità e mortificazione, dove dimoravano i Nomi Divini, sono decaduti per
l'età e per
la perdita del giovanile impulso. La parola rubû` (dimore,
sedi) è usata in riferimento alla primavera [rabî`, stessa radice]
della
vita umana.
3) "Dietro a loro montate su cammelli": sono
le forze della gioventù e le delizie degli inizi.
4) "La guancia ho rivoltato nella polvere":
significa l'umiltà nel perseguire l'Unione, poiché Dio dice:"Avvicinati a
Me per mezzo di
ciò che Io non ho".
6) "Questo è il fuoco della brama": tale
fuoco si trova nel cuore del poeta.
 
9
 
1) Dei lampi luminosi ad Abraqân

verso noi balenarono,

e il rombo di quei tuoni

ci echeggiava scoppiando fra le costole.
2) Quelle nubi spandevano la pioggia

sopra tutti i giardini,

e su ogni ramo fléssile

che verso te si inclina.
3) Corsi d'acqua scorrevano e la brezza

esalava profumi,

ed agitava l'ali una colomba

dal collare, e mise foglie una fronda.
4) Alzaron tende rosse fra torrenti

come serpi, e fra loro eran sedute
5) Amabili donzelle:

bianche in volto, splendenti come soli,

dagli occhi grandi: donne conoscenti,

e nobili, e flessuose.
 
COMMENTO

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

1) "Abraqân": due manifestazioni


dell'Essenza, una nel mondo visibile e l'altra nell'invisibile.
"lampi luminosi": si riferisce alla varietà
delle forme del mondo visibile.
"il rombo di quei tuoni": è l'eloquio
divino che fa seguito alla manifestazione. È un'estasi mosaica, poiché Mosè
prima vide il fuoco
(qui rappresentato dai lampi) poi udì la voce di Dio (qui
simboleggiata dal fuoco tra le costole) . Il riferimento al tuono lascia

intendere che il discorso di Dio era di biasimo.
2) "Quelle nubi": gli stati d'estasi che
generano le scienze divine.
"tutti i giardini": i cuori degli uomini con
il loro contenuto di conoscenze divine.
"ramo fléssile": indica il movimento
lineare della crescita dell'uomo, creato da Dio a sua immagine.
"verso te si inclina": da tale stazione si
piega verso di te ciò che può ammaestrarti.
3) Il verso significa: "Le valli delle scienze divine
erano percorse da ruscelli, e il mondo degli Spiri diffuse i dolci aromi delle

scienze divine".
"una colomba dal collare": è l'Anima
Universale che si mostra unitamente agli effetti che produce su quella
individuale; si vedono
così in una sola forma conoscenza e azione.
"una fronda": in contrapposizione a ramo
nudo. Si riferisce a Corano, 7,29: "ponetevi i vostri ornamenti quando vi
recate a
qualsiasi tempio": è la veste eterna di Dio, consistente nelle
varie forme di scienza e conoscenza divina.
4) "tende rosse": l'aspetto nuziale della
saggezza divina.
"torrenti": le diverse scienze universali in
connessione con ciò che conduce all'unione con le suddette forme della saggezza

divina.
"come serpi": si riferisce Corano, 24,44:
"di essi (gli animali) alcuni camminano sui loro ventri". Il
riferimento è a quelle persone
che prestano un'attenzione scrupolosa al proprio
cibo, poiché è per mezzo del cibo puro, che produce vigore per le pratiche

devote, che il cuore viene illuminato e diventa dimora delle suddette forme
della saggezza divina.
5) "bianche in volto": non esiste
possibilità di non vederle, tanto sono chiare, secondo il Detto del Profeta:
"Voi vedete il sole a
mezzogiorno quando nessuna nuvola si frappone".
"dagli occhi grandi": indica la forza dello
sguardo e della visione.
"conoscenti": significa che comprendono ciò
che viene insegnato loro, e che ne percepiscono il valore.
"nobili": poiché, diversamente dalle
massime dei filosofi, procedono dalle azioni prescritte da Dio.
"flessuose": sebbene per sé si trovino
nella stazione dell'Equilibrio e della Stabilità, quando sono invocate con
desiderio, umiltà
ed amore si piegano verso chi le chiama, dal momento che
costui non è in grado di ascendere verso di loro.
 
10
 
1) Lei mi disse: "Mi son meravigliata

di un amante che a causa dei suoi meriti

cammina fieramente

tra i fiori in un giardino".
2) "Non ti meravigliar di ciò che vedi

- io replicai - perché

te stessa tu hai veduto

entro uno specchio umano."
 
COMMENTO
1) "tra i fiori di un giardino": i fiori
sono le cose create, il giardino è la stazione unitiva con la Sua essenza.
`Utba al-Julam era
solito camminare fieramente e con andatura orgogliosa. Quando
gli chiesero perché facesse così rispose:"Perché non dovrei
farlo, dal
momento che adesso ho un padrone e che sono diventato suo schiavo?". Quando
lo schiavo intuisce il Vero diventa "il
Suo udito e la Sua vista", e
si fa tutto Luce. Tale stazione giustifica l'attribuzione a lui di ogni cosa sia
attribuita a Dio.
2) Il significato del verso è il seguente: io sono come uno
specchio per te, e negli attributi di cui mi vedi rivestito tu vedi te stessa,

non me; tu li vedi nella mia natura umana, la quale ne ha ricevuto
l'investitura: poichè per essi la mia natura umana è come un
giardino. Questa
è la stazione della contemplazione di Dio nelle cose create; alcuni dicono che
essa sia superiore a quella della
contemplazione delle cose create in Dio.

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11
 
1) O colombe sui bân e sugli arâk,

pietà! Non raddoppiate

con i vostri lamenti la mia pena!
2) Pietà! Non rivelate

con il lamento e il pianto

le mie nascoste brame,

i miei dolori occulti!
3) Sempe ridico quello che lei dice

all'alba ed al tramonto

con il grido ed il pianto di un nostalgico,

gemendo quale amante appassionato.
4) Gli spiriti piangendo si lagnarono

nel folto dei jadâ

che verso me inclinarono le fronde:

e ciò mi annichilì.
5) Costoro mi portarono ogni sorta

di brame tormentose,

di passioni e afflizioni mai provate.
6) Chi mai mi recherà certa promessa

di Jam` ed al-Muhassab di Minâ?

E chi di Dhât al-Athl? Chi di Nu`mân?
7) Nel mio cuore essi compiono

la circoambulazione, ad ora ad ora,

con amore e tremore,

ed alle mie colonne danno baci,
8) Come il migliore tra i profeti compie

la circoambulazione della Ka`ba,

ch'è imperfetta, secondo la ragione;
9) E quantunque profeta non di meno

ne ha baciato le pietre.

Il prestigio del tempio cos'è mai

contro la dignità che spetta all'uomo?
10) Molto spesso gridavano e giuravano

che loro non sarebbero cambiati,

ma non merita fede chi si bistra.
11) Ed una delle cose più stupende

è una gazzella che si mette il velo,

e strizza l'occhio, ed indica

con la punta del dito colorata;
12) La gazzella il cui pascolo

è fra costole e visceri.

O meraviglia! Un bosco in mezzo al fuoco!
13) Si è fatto, ormai, il mio cuore

capace di ogni forma:

per le gazzelle è un pascolo,

ed è convento ai monaci cristiani;
14) Si fa tempio per gli idoli,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima


e Ka`ba ai pellegrini;

tavola di Torà,

e libro del Corano.
15) Seguo la religione dell'amore:

in qualunque regione mi conducano

i cammelli d'amore, là si trovano

la mia credenza e la mia religione.
16) Nostri modelli sono nella storia

di Bishr, che amava Hind,

ed in un'altra simile;

e nella storia di Qays e di Laila,

di Mayy e di Jaylân.
 
COMMENTO
1) "colombe": sono gli influssi di santità
e purezza.
3) "ridico": come Dio disse all'anima:
"Chi sono io?" e l'anima rispose: "Io chi sono?" riferendosi
alle proprie qualità; cosicché Dio
la fece dimorare per quattromila anni nel
mare delle forme, finché essa rispose: "Tu sei il mio Signore".
4) "folto dei jadâ": rappresenta i fuochi
dell'amore.
"le fronde": sono le fiamme dell'amore, che
il vento piega come fossero fronde.
"ciò mi annichilì": per il fatto che Egli
solo, non io, potrebbe esistere. L'inclinazione di quei rami ardenti di
nostalgia fa sì che io
possa fare a meno di me stesso, così sarà Lui, non io,
ad essere geloso dell'Amato. L'amore consiste nell'unione di due opposti.
6) "Jam`": luogo dell'unione con gli amati
nella stazione della Prossimità (al-Muzdalifa, a Mecca) .
"al-Muhassab": è il luogo in cui vengono
fugati i pensieri che impediscono agli amanti di raggiungere l'oggetto dei loro
desideri.
"Dhât al-Athl": si riferisce al principio:
in amore bisogna unirsi all'essenza dell'Amato e annullarsi in Lui.
"Nu`mân": è la stazione della Grazia
divina.
7) "con amore e tremore": al fine di
ispirare con la passione.
"alle mie colonne danno baci": si riferisce
alle quattro colonne su cui poggia il corpo umano; il bacio avviene attraverso
il velo che
copre la bocca.
8) "il migliore tra i profeti": è Muhammad.
10) "chi si bistra": si riferisce alle
influenze sensuali che discesero sull'anima quando Dio le si rivolse dicendo:
"Non sono forse il
vostro signore?" (Corano, 7,171) ricevendone una
promessa e un patto. Ma dopo di ciò l'anima non raggiunse la stazione

dell'Unificazione (Tawhîd), ma associò a Dio altri dei. Nessuno andò
esente da tale politeismo, poiché ciascuno disse: "Io, ho
fatto, io ho
detto", trascurando con ciò di contemplare in se medesimo il divino Agente
e Parlante.
11) "una gazzella che si mette il velo": una
sottigliezza divina velata da uno stato sensibile, in riferimento alle
misteriose
sensazioni spirituali degli gnostici, i quali non possono spiegarle
agli altri uomini; essi possono soltanto alludere ad esse in modo
simbolico,
rivolgendosi a quelli che hanno almeno cominciato a sperimentare qualcosa di
simile.
"e strizza l'occhio": le prove speculative
concernenti i principi degli gnostici sono valide soltanto per coloro che già
hanno ricevuto
le prime indicazioni di tale esperienza. Benchè esteriormente
appaiano gente comune, interiormente gli gnostici celano dei
segreti divini.
"con la punta del dito colorata": cioè con
l'unghia laccata. Il significato è il medesimo del "chi si bistra"
del verso precedente.
12) "fra costole e visceri": come disse
`Alî battendosi il petto: "Qui dentro ci sono tante scienze, se soltanto
potessi trovare
persone adatte ad accoglierle".
"Un bosco in mezzo al fuoco": le
innumerevoli scienze albergano nel suo petto e che, strano a dirsi, non sono
consumate dalle
fiamme dell'amore. Il fatto è che tali scienze sono il
risultato della sua ricerca e del suo desiderio: e perciò come la salamandra

non sono bruciate dal fuoco.
13) "Si è fatto, ormai, il mio cuore capace di ogni
forma": qualcuno ha detto: "Il cuore (qalb) è così
chiamato per i suoi
cambiamenti (taqallaba), poiché esso muta secondo i
vari influssi che riceve in relazione alla varietà delle manifestazioni divine

che appaiono nel suo divino fondo (sirr).
"per le gazzelle": per gli oggetti del suo
amore.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

"convento ai monaci cristiani": nel momento


in cui gli amati siano monaci, il suo cuore si fa convento per essi.
14) "Si fa tempio per gli idoli": per le
realtà divine che gli uomini ricercano, e per mezzo delle quali adorano Dio.
"Ka`ba ai pellegrini": perché il suo cuore
è circondato da spiriti esaltati.
"tavola di Torà": il suo cuore è una
tavola su cui sono scritte le conoscenze mosaiche che gli sono state concesse.
"libro del Corano": il suo cuore ha ricevuto
in eredità il perfetto sapere muhammadiano.
15) "Seguo la religione dell'amore": secondo
il versetto: "Se amate Dio seguitemi e Dio vi amerà" (Corano, 3,29) .
"in qualunque regione mi conducano i cammelli
d'amore": significa: "Accetto volentieri e con gioia qualsiasi
peso di cui mi carichi.
Nessuna religione è più sublime di quella basata
sull'amore e sul desiderio di Colui che amo e nel quale ho fede". Questa è
una
caratteristica particolare dei musulmani, perché la stazione del Perfetto
Amore è attinente a Muhammad più che a qualunque
altro profeta, poiché Dio
l'ha scelto come suo amato.
16) Il verso significa: "Amore è una e una sola realtà
per quegli arabi e per me, ma gli oggetti del nostro amore sono differenti,

poiché essi amarono un fenomeno laddove io amo l'Essenza.
"nostri modelli sono": poiché Dio li piagò
con l'amore di creature umane come loro, per mostrare in questo modo la falsità
di quelli
che pretendono di amarLo e però non sentono in tale amore trasporto e
rapimento come fossero privati della ragione e resi
inconsapevoli di sé.
 
12
 
1) A Dhû Salâm, e presso il monastero

laggiù, nella dimora di al-Himâ,

gazzelle stanno, e mostrano a te il sole

sotto la forma di statue marmoree.
2) Ed allora mi do a scrutar le sfere,

e servo in una chiesa,

e sto a fare il guardiano

di un prato variopinto a primavera.
3) Da una parte mi chiamano

pastore alle gazzelle nel deserto,

e dall'altra mi danno

del monaco cristiano, e dell'astrologo.
4) L'Amato mio è trino, benché Uno,

poiché in essenza le persone sono

una Persona sola.
5) Così non ti dispiaccia,

amico, che d'una gazzella parli,

che illumina gazzelle circolanti

intorno a dei marmorei simulacri,
6) O che del collo lungo

della gazzella parli,

o dei volti del sole,

o del petto e del polso

del bianco simulacro:
7) Come se avessi dato ai rami abiti,

e ai prati delle qualità morali,

ed ai lampi un sorriso.
 
COMMENTO
1) "Dhû Salâm": è una stazione in cui si
fa atto di sottomissione alla Sua bellezza.
"monastero": è uno stato estatico.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

"dimora di al-Himâ": quella che circonda il


più inaccessibile velo della Gloria divina.
"gazzelle": sono forme della Saggezza divina
e profetica che scendono sopra il suo spirito.
"statue marmoree": sono forme di conoscenza
con cui non sono connessi né la ragione né il desiderio.
2) "le sfere": gli stati spirituali in cui
le suddette forme di conoscenza evolvono.
"e servo in una chiesa": poiché le effigi
marmoree si trovano in chiesa.
"guardiano di un prato": i prati in cui tali
gazzelle pascolano sono gli scenari di atti di devozione, e vengono descritti
come
variopinti, cioè adorni di Realtà divine, e primaverili perché ciò che
è nuovo e fresco è più grato all'anima.
3) Egli si riferisce ai suoi stati spirituali che mutano
sempre, portando con sé molteplici esperienze e conoscenze divine. Sebbene
le
esperienze spirituali cambino sempre, la sostanza divina resta una. Questa è la
"trasformazione" di cui parla Muslim nel
capitolo della Fede:
"Quelli che adorano Dio nel sole vedono un sole; quelli che Lo adorano in
cose viventi vedono una cosa
vivente; quelli che Lo adorano in oggetti inanimati
vedono un oggetto inanimato; e quelli che adorano Dio come un essere unico
e
senza nulla che gli sia simile vedono ciò che non ha simili".
4) Il numero non genera molteplicità nella sostanza divina,
come dicono i cristiani che affermano che le tre Persone della Trinità
sono un
unico Dio, e come sostiene il Corano, 17,110: "Chiamatelo Dio o il
Misericordioso; in qualunque modo lo chiamiate
andrà bene, perché a Lui
appartengono i Nomi più eccellenti". I Nomi principali nel Corano sono
tre: Dio (Allâh), il Misericordioso
(ar-Rahmân) e il Signore (ar-Rabb);
essi designano un solo Dio, mentre i rimanenti Nomi servono da loro
specificazione.
6) "collo lungo": indica la luce, come nel
Detto": "Nel giorno della Resurrezione i muezzin saranno quelli col
collo più lungo di tutto
il genere umano".
"volti del sole": secondo il Detto:
"Voi vedrete il vostro Signore come vedete il sole".
"del petto e del polso": come nel Detto che
menziona il petto e il braccio dell'Onnipotente.
7) "i rami": sono le anime colpite dalla
Maestà divina e distratte dall'amore a causa della consapevolezza di sé e
della
contemplazione della propria natura fenomenica.
"prati": la stazione dell'Unione in cui Dio
li ha posti.
"qualità morali": sonon gli spiri profumati
della Pietà divina, cioè la buona preghiera, quale quella menzionata dal
Detto: "Come Tu
preghi Te stesso".
"lampi": manifestazioni dell'Essenza divina.
"un sorriso": secondo il Detto di Muslim:
"In verità Dio sorride per il pentimento del suo servo".
  
13
 
1) Una colomba dal collare pianse:

si dolse un triste amante,

e restò dispiaciuto e addolorato

per quel suo gorgeggiar di nostalgia.
2) Le lacrime scorrevano dagli occhi

nel dispiacere per il suo cordoglio,

ed era come fossero fontane.
3) Io rispondevo a lei,

in smarrimento a causa della perdita

del suo unico figlio:

chi perde un figlio unico è smarrito.
4) Io rispondevo a lei, mentre il Dolore

fra noi due camminava;

lei non era visibile,

mentr'io fui veduto chiaramente.
5) In me c'è un desiderio

d'amore ardente per le sabbie di `Alig,

dove son le sue tende,

dove son donne con degli occhi grandi

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

6) Ed occhiate assassine e seducenti:



le ciglia sue e le palpebre

son foderi alle spade degli sguardi.
7) Io non cessavo d'inghiottire il pianto

originato dalla mia passione,

di celare e difendere il mio amore

da coloro che me ne biasimavano.
8) Finché, quando gracchiò

per la partenza loro la cornacchia,

rese evidente la separazione

d'un amante dolente il desiderio.
9) A viaggiar nella notte continuarono,

e ruppero l'anello

al naso dei cammelli,

così che quelli, sotto i palanchini,

si dolsero, ed urlarono.
10) Vidi gli spasmi della morte quando

allentaron le briglie dei cammelli

e legaron le redini.
11) Miei assassini son separazione

ed amorosa pena;

ma la più amara pena

d'amore, con l'incontro, si fa lieve.
12) Nessuno mi rimproveri

del fatto che amo lei: infatti lei

in ogni luogo sia è amata e bella.
 
COMMENTO
1) "Una colomba dal collare": è lo Spirito
Universale, che viene da Dio ed è insufflato nell'uomo. Si dice che porta un
collare in
riferimento al patto che Dio ha con lui.
"un triste amante": è lo spirito parziale
[individuale] che alberga nell'uomo.
"gorgheggiar": sono le dolci melodie che lo
chiamano all'unione con lei, unione che costituisce la prima resurrezione.
2) "dagli occhi": si riferisce agli spiriti
parziali [individuali].
"il suo cordoglio": è lo Spirito
Universale, fonte degli stati parziali [individuali], il quale desidera questi
ultimi anche più di quanto
essi desiderino lui. 3) "il suo unico figlio":
la qualità speciale che la distingue, cioè la sua unità, in cui essa conosce
l'Unità di Lui
che l'ha portata all'essere. La perdita di ciò consiste nel
fatto che essa non sa più cosa sia, e nel suo non essere più
agevolmente
percepita.
4) "lei non era visibile": poiché non
appartiene al mondo dell'esposizione e della rivelazione.
5) "le sabbie di `Alig": la sottigliezza
delle scienze acquisite o analitiche. `Alig si riferisce allo sforzo (mu`âlig)
per le buone opere.
"le sue tende": sono i veli che nascondono
tali scienze.
"donne con degli occhi grandi": sono le
scienze che scendono sull'anacoreta.
6) "occhiate assassine": poiché causano il
venir meno dall'individuale personalità.
"seducenti": poiché si volgono verso il
solitario. Il termine "sguardi" indica che si tratta di scienze della
contemplazione e della
rivelazione, non della fede e del mistero, e che
procedono dalla manifestazione delle forme.
7) Si riferisce a uno stato di occultamento che è
caratteristico ai Malamatis [setta o scuola sûfî che poneva in risalto la
necessità
di incorrere nel biasimo (malâmat) per amore di Dio, e di nascondere
il merito spirituale al fine di evitare il compiacimento di sé].
9) "A viaggiar nella notte continuarono":
essendo infinito l'oggetto della ricerca, il ritorno da esso è anche un viaggio
verso di
esso. Non c'è migrazione se non da un Nome divino all'altro.
"e ruppero l'anello al naso dei cammelli":
con riferimento alla furia con la quale viaggiavano.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

11) "incontro": è una specie di compresenza


senza annullamento (fanâ') .
12) Il senso del verso è il seguente: Le aspirazioni e i
desideri di coloro che cercano sono rivolti a lei; anche se lei nell'essenza è

ignota a tutti, tutti l'amano, e nessuno biasima alcuno per questo amore. Allo
stesso modo, ogni anima individuale (ed ogni
fedele di qualsivoglia religione)
cerca la salvezza, ma, dal momento che non la conosce, neppure sa quale strada
porti ad essa,
pur sperando di trovarsi sulla retta via. Tutti i conflitti tra
popoli di religioni diverse riguardano il cammino che conduce alla
salvezza, non
la salvezza medesima: se qualcuno sapesse di trovarsi sulla strada sbagliata non
persisterebbe nell'errore. Di
conseguenza lei manifesta se stessa dappertutto,
come il sole, e tutti quelli che la vedono sperano che lei sia con loro in

essenza, così che invidia e gelosia sono allontanati dai loro cuori.
 
14
 
1) Ad est lui vide il lampo,

e l'est desiderò:

ma se all'ovest fosse balenato,

per l'ovest egli avebbe palpitato.
2) Ogni mio desiderio

è per il lampo e per il suo bagliore,

non per le terre e i luoghi.
3) Mi ha riferito il vento dell'oriente,

da parte loro, un Detto tramandato

da pensieri diversi,

e dalla mia passione,

dall'ansia, dal mio tribolo,
4) E dall'ebrezza, e dalla mia ragione,

dall'emozione e dal bruciante ardore,

dal pianto e dal mio ciglio,

dal fuoco e dal mio cuore:
5) "Quello che ami sta fra le tue costole;

respiri lo fanno rotolare

da un fianco all'altro fianco".
6) Ed io risposi: "Portagli un messaggio,

oh digli che fu lui

ad accendere il fuoco nel mio cuore.
7) Se spento poi sarà,

l'unione sarà eterna;

e se divamperà,

non biasimi l'amante!".
 
COMMENTO
1) "est": è il luogo in cui si manifestano
i fenomeni.
"il lampo": si riferisce alla visione della Verità
nel creato, cioè alla manifestazione di Dio attraverso le forme sensibili.
"se all'ovest fosse balenato": se si fosse
verificata una manifestazione dell'Essenza divina direttamente nel cuore
dell'amante,
questi avrebbe desiderato questa manifestazione più pura, nel
mondo della purezza e del mistero.
2) Il significato del verso è il seguente: "Io desidero
le forme in cui la Manifestazione si verifica solo in quanto esse sono il luogo

della Manifestazione stessa.
3) "il vento dell'oriente, da parte loro":
il mondo degli spiriti ha rivelato il significato esoterico di queste forme
fenomeniche.
"un Detto tramandato": si tratta di un hadit la cui
catena di trasmissione è ininterrotta e garantita da testimoni certi e
affidabili.
4) "ebbrezza": è il quarto grado della
Manifestazione (sukr) . Il primo è il degustare (dawq) , il secondo il bere
(surb) , il terzo il
bere a sazietà (rayy) .
"ragione": l'ebbrezza la trasporta e la
spoglia di tutto ciò che le è proprio.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

5) "i respiri": sono le opprimenti


preoccupazioni ispirate da questa Manifestazione, che producono vari stati
estatici.
7) Il verso significa: "Se la permanenza della Sostanza
divina velerà l'enorme potere di questa Manifestazione, l'unione sarà

duratura; ma se la Manifestazione avverrà in maniera incontrollata tutto ciò
esiste in questo luogo verrà spazzato, e vi sarà chi
perirà senza avere
alcuna colpa. - Così parla l'estatico.
 
15
 
1) Essi lasciaron me

a Uthayl ed al-Naqâ

a lamentarmi dell'ustione, e a piangere.
2) Mio padre sia il riscatto di colui

per il quale mi consumai d'angoscia!

Mio padre sia il riscatto di colui

per il quale son morto di paura!
3) Il rossor di vergogna alla sua guancia

è come bianco d'alba che discorra

col rosso della sera.
4) Pazienza tolse il campo,

e lo piantò la pena;

ed io giaccio stremato in mezzo ad esse.
5) Chi mai radunerà

i miei pensieri sparsi?

E chi darà sollievo alla mia pena?

Verso di lui guidatemi!

E chi mai curerà la mia tristezza?

Chi aiuterà un amante appassionato?
6) Quando tengo segreti

i tormenti che infligge il desiderio,

il mio pianto tradisce

la fiamma interna, e il non poter dormire.
7) E quando dico: "Datemi uno sguardo!",

mi si risponde questo:

"Non altro l'impedisce che pietà".
8) Non può avvenir che un loro sguardo premî.

Esso non è che un lampo,

un baglior che balena.
9) Io non mi scordo quando

il cammelliere li condusse via,

desiderando la separazione

e cercando al-Abràq.
10) Le cornacchie della separazione

gracchiavano per loro.

Iddio possa disperdere

quelle cornacchie, e il crocidare loro!
11) La cornacchia della separazione

è soltanto un cammello

che gli amanti lontano conduceva

con passo largo e rapido.
 
COMMENTO

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte prima

1) Egli lamenta la partenza dei suoi compagni, cioè gli


esseri spirituali angelici che non sopportano alcun legame naturale, mentre
lui
è lasciato prigioniero nel corpo, occupato a governarlo e impedito dal vagare
liberamente attraverso le sfere celesti.
"Uthayl": la sua costituzione naturale.
"al-Naqâ": il suo corpo.
2) "Mio padre": è l'altissimo spirito che
è il suo suo vero padre nel mondo superiore, e sua madre nel mondo dei
fenomeni.
"mi consumai d'angoscia": si riferisce al
mistero divino che scende su di lui ed è contenuto nel suo cuore.
"son morto di paura": per il fulgore della
maestà divina.
6) L'amore rivelato è più forte e appassionato, perché non
c'è bene in un amore governato dalla ragione.
7) Dio vela lo splendore del proprio volto alle creature per
pietà verso di loro.
8) Più l'Amato ti guarda più la tua angoscia aumenta. La
visione è possibile solo nei momenti di estasi.
9) "il cammelliere": la voce di Dio che
invita quegli esseri spirituali ad ascendere verso di Lui.
"la separazione": la loro partenza dal mondo
fenomenico.
"al-Abràq": il luogo in cui Dio è
manifestato nella sua essenza.
10) "le cornacchie della separazione":
considerazioni che ineriscono alla sua esistenza fenomenica, che gli impediscono
di
ascendere a Dio.
11) "un cammello": le cornacchie della
separazione sono realmente le aspirazioni di un uomo, dal momento che lo portano
in alto,
e lo uniscono all'oggetto della sua ricerca.

>>

   

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Sommario

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

www.superzeko.net  

Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî


(560/1165-638/1240)

 «L'Interprete delle
Passioni»
(«Tarjumân al-Ashwâq») 
a cura di Roberto Rossi Testa

PARTE SECONDA

Premessa del 21 maggio 2004 

Oltre dieci anni fa, per un progetto editoriale poi non


concretizzatosi, è stata fatta questa traduzione della versione del Nicholson

de L'Interprete delle Passioni, che da allora ha variamente circolato in
cerca dell'occasione editoriale giusta per offrirsi stampata
a tutti i lettori
appassionati di sufismo e di poesia.

Essa costituisce la prima traduzione
italiana in assoluto.

Fonte:

Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, Tarjumân


al-Ashwâq, a Collection of Mystical Odes. Arabic text (edited from three
manuscripts) with a
literal version of the text and an abridged translation of
the author's commentary, by R. A. Nicholson (Royal Asiatic Society,
London,
1911).

   

Aggiornamento di febbraio 2008

«L'Interprete delle passioni» è


finalmente stato stampato!

Il riferimento completo è: 

Ibn `Arabî, L'interprete delle


passioni, 
a cura di Roberto Rossi Testa e
Gianni De Martino,  Urra -
Apogeo
s.r.l., Milano, 2008.

Il libro comprende una revisione di


quanto riportato
nel 2004 su
SuperZeko (in particolare, sono indicati
i segni diacritici
dei termini arabi) più
una lunga prefazione di Gianni De
Martino (L'eccedenza
mistica), una
Introduzione di Roberto Rossi Testa e
una
bibliografia di base. È stata riscritta

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

anche la Nota del traduttore


italiano.

Per ordinazioni: www.urraonline.com 

Sommario

(Per la sua ampiezza il testo è stato


suddiviso in quattro file)

Prefazione di Reynold A.
Nicholson parte
1
Nota del traduttore
italiano parte
1
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15   parte
1
16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30   parte 2
31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45   parte 3
46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 parte 4

L'Interprete delle Passioni


(Tarjumân al-Ashwâq)

16
 
1) I palanchini misero
sui veloci cammelli
e in essi collocarono
simulacri di marmo e lune piene;
2) E al mio cuore promisero
di fare poi ritorno.
Ma posson mai, le belle,
prometter cosa che non sia ingannevole?
3) Con le dita dipinte
per la partenza lei lanciò un saluto,
lasciò cadere lacrime
che attizzarono il fuoco.
4) Quando volse le spalle col pensiero

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

di andare ad al-Khawarnaq e as-Sadî,


5) "Rovina!" io gridai dietro di loro.
Lei rispose dicendo:
"Tu invochi la rovina?
6) Non soltanto una volta, allora, invocala,
grida invece: "Rovina!" molte volte".
7) O colomba sull'albero di arâk,
abbi per me un poco di pietà!
Poiché il distacco aumenta solo i gemiti,
8) Colomba, e il tuo lamento
all'amante che spasima dà fiamma,
dà tormento al geloso,
9) Il cuore strugge, il sonno strappa via,
raddoppia i desideri ed i singhiozzi.
10) Chiamata dal lamento
della colomba qui la morte vola;
e noi che ci risparmi le chiediamo,
ancora per un po',
11) Perché un alito forse
della brezza di Hagir
può soffiar verso noi nubi di pioggia,
12) Grazie alle quali tu soddisferai
gli spiriti assetati;
tuttavia le tue nubi fuggiranno
ancora più lontano.
13) O tu, contemplatore delle stelle,
o tu, sii mio compagno nella gioia;
o tu, che senza sonno attendi il giorno,
o tu, sii il mio sodale nella veglia!
14) E tu, che nella notte dormi e dài
il benvenuto al sonno,
tu confida alla morte
che abiti le tombe.
15) Però se fossi stato innamorato
di una bella fanciulla
attraverso di lei avresti avuto
in dono grazia e gioia,
16) Alle graziose giovani
versando i vini dell'intimità,
conversando in segreto con i soli,
e amoreggiando con le lune piene.
  
COMMENTO
1) I cammelli rappresentano le facoltà umane, i palanchini
le azioni che tali facoltà sono incaricate di compiere, le donzelle
sistemate
nei palanchini (simboleggiate dai simulacri di marmo e dalle lune piene) le
scienze mistiche e le conoscenze perfette.
3) Il verso significa che la Sottigliezza divina, essendo
acquisita e non data direttamente, è soggetta a cambiamenti prodotti dal

contatto con i fenomeni. Tale cambiamento è indicato dal riferimento alle
unghie dipinte, che alludono a una alterazione dell'unità

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

per una sorta di


associazione. Nondimeno la sua permanenza nel cuore è preferibile alla sua
partenza, poiché essa finché
rimane protegge colui che sa.
"lasciò cadere lacrime": lasciò entrare
nel cuore le scienze della contemplazione, le quali produssero un intenso
struggimento.
4) "al-Khawarnaq e as-Sadî"[il primo è un
palazzo nei pressi di Kufah, in `Irâq, la seconda è una localilità `iraqena]:

simboleggiano la Presenza divina.
5) "Rovina!": cioè morte al mondo
fenomenico, ora che questi sublimi misteri sono svaniti da esso.
"Tu invochi la rovina?": perché non vedi il
volto di Dio in ogni cosa, nella luce e nel buio, nel semplice e nel composto,
nel sottile e
nel grosso, per il fatto che non puoi sentire il dolore della
partenza.
6) "grida invece: "Rovina!" molte volte"[Corano,
25,15]: non solo in questa stazione, ma anche in ogni altra in cui tu venga a

trovarti, devi gridare il tuo addio a ciascuno di essi, perché non mancherai di
essere addolorato, dal momento che, ogniqualvolta
la forma della Realtà
scompare dalla tua vista, tu immagini che Egli ti abbia abbandonato; invece non
è così, avviene soltanto
che il tuo rimanere con te stesso ti vela la visione
di ciò che pervade l'intero creato.
7) "O colomba sull'albero di arâk": si
rivolge alle influenze divine che sono discese su di lui.
"abbi per me un poco di pietà": abbi pietà
della mia debolezza e incapacità di attingere alla tua purezza.
"Poiché il distacco aumenta solo i gemiti":
cioè: "Dal momento che la tua sostanza esiste solo attraverso di me e in
me, e io sono
separato dall'oscuro mondo dei fenomeni che mi stringe in catene,
è per questo che tu lamenti la tua separazione da me".
8) "il tuo lamento": noi che perseguiamo la
libertà senza vincoli del mondo celeste dovremmo piangere più amaramente di
te.
"dà tormento al geloso": la gelosia sorge
in chi considera gli altri; chi vede Dio in ogni cosa non la prova, poiché Dio
è uno; ma il
termine "gelosia" gli è riferibile dal momento che Dio
manifesta se stesso in varie forme.
10) "la morte": è la stazione in cui il
principio sottile dell'uomo è separato dal dominio di questo corpo oscuro
mediante le
sottigliezze divine che vengono fatte confluire a lui dalle
influenze nominate al v. 7.
11) "Hagir": qui indica il velo più
inaccessibile della Gloria divina. Nessun essere fenomenico può attingere
all'esperienza
immediata di esso, ma le sue fragranze spirano nei cuori di
coloro che sanno in virtù di una sorta di amoroso affetto.
"nubi di pioggia": sono le scienze e le
diverse forme di conoscenza appartenenti alla più santa Essenza.
13) "contemplatore delle stelle": si
riferisce al tenere a mente ciò che le scienze offrono nelle loro diverse
connessioni.
"tu, che senza sonno attendi il giorno": il
fare giorno è un luogo della manifestazione dell'Essenza. Rivolgendosi ad uno
che lo
ricerca, l'autore dice: "La nostra ricerca è la medesima, sii mio
compagno nella notte".
14) "tu che nella notte dormi": si riferisce
a chi si trova in uno stato di estinzione (fanâ') .
15) "una bella fanciulla": simbolo
dell'oggetto del desiderio di colui che sa.
"attraverso di lei": sebbene lei sia
irraggiungibile, attraverso il suo manifestarsi a te tutto ciò che sei ti si
chiarisce, e ciò che ti è
proprio ti viene mostrato da quella forma
essenziale.
16) "conversando in segreto con i soli":in
riferimento al Detto che afferma che Dio sarà veduto nel mondo a venire come un
sole
in un cielo senza nubi o come una luna piena.
 
17
 
1) Conduttor dei cammelli fulvo-chiari,
non aver fretta insieme ad essi, e férmati!
Poiché sono uno zoppo
andando dietro a loro.
2) Ferma i cammelli, stringine le redini:
te ne prego per Dio,
per la passione mia,
e per la mia angoscia, o cammelliere!
3) La mia anima brama,
però non mi asseconda
il mio piede: chi mai
avrà pietà di me e mi aiuterà?

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

4) Che farà mai il buon lavoratore


se i ferri del mestiere
inadatti al lavoro appariranno?
5) Devia di là, poiché le loro tende
stanno sul lato destro della valle.
Che Dio ti renda merito per ciò
che tu contieni, o valle!
6) Hai dato albergo a un popolo
che è mio respiro e spirito,
e la parte più interna
della nera materia
che mi circonda il fegato.
7) Possa il mio amor non esser maledetto
se sopravvivo al duolo
ad Hagr od a Sal` oppure a Agyad!
 
COMMENTO
1) Lo Spirito divino che parla nell'uomo dice al cammelliere
(cioè a colui che parla in nome di Dio e che guida le aspirazioni al
sublime,
simboleggiate dai cammelli, nel loro viaggio verso il cielo) : "Non ti
affrettare con loro, al fine di poter vedere con quale
realtà dell'Essenza
divina sono in relazione; poiché io sono confinato in questo corpo al quale
sono legato fino alla morte".
3) "chi mi aiuterà?": si riferisce al
decreto (qadr) divino.
4) Il significato del verso è il seguente: "Che cosa
farò? Sebbene io sia capace di abbandonare il corpo a tratti, cioè nei momenti

di annichilimento e di assenza, sotto l'influenza dell'estasi, il mio scopo è
il distacco definitivo; e inoltre in tali momenti il mondo
fenomenico esercita
una potente attrazione su di me. Questa attrazione (qui adombrata dagli
attrezzi) vanifica i miei sforzi, e
turba il mio stato di annichilimento e di
assenza, in modo tale da riportarmi indietro nel corpo".
5) "devia di là": intende la parte destra
della valle sacra di Mosè, sul monte Sinai. Confronta Corano, 19,53 e 28,46.
"le loro tende": cioè le dimore delle
aspirazioni suddette, che sono nella conoscenza di Dio, e non in Dio, poiché
Egli non è un
luogo per alcuna cosa. La conoscenza di Dio è la meta suprema
che un essere contingente possa raggiungere; l'intero universo
dipende dalla
conoscenza, e da nient'altro.
"ciò che tu contieni": la conoscenza
divina, santa e mosaica.
6) "un popolo": di conoscenze (spirito) e di
aspirazioni (respiro) .
"parte più interna...": intende il sorgere
delle aspirazioni dalla parte più nera (l'essenza) del cuore. Significa:
"Anche se non
ottengo di fondermi con Te, per gustare di quello che
contieni, l'infusione delle mie aspirazioni in Te è come fosse la mia, poiché

esse fanno parte di me; ciò vale a mia consolazione, per il desiderio che provo
di distaccarmi da questo mondo, e conseguire
quello santissimo".
7) "Hagr": il mondo intermedio (burzukh) .
"Sal`": monte nei pressi di Medina. Qui
indica una stazione muhammadiana.
"Agyad": monte nei pressi della Mecca. Qui
indica una stazione che produce il venir meno all'esistenza fenomenica.
 
18
 
1) Férmati alle dimore,
piangi sulle rovine,
e alle abbattute abitazioni chiedi:
2) "Gli amati, dove sono?
I lor cammelli, dove sono andati?"
"Guardali, nel deserto
traversano i vapori:

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

3) Tu come dei giardini


li vedi, nel miraggio:
la calura dilata
negli occhi la figura."
4) Bramosi d'al-`Udhàyb,
andavan là per bere
un'acqua fresca che ridà la vita.
5) Ed io gli andavo dietro,
di lor chiedendo al vento dell'oriente:
"Han piantato le tende,
o stanno all'ombra delle piante dal?"
6) E il vento mi rispose:
"Lascia Zarûd e il loro accampamento
mentre si lamentavano i cammelli
per la stanchezza del notturno viaggio.
7) Essi han fatto calare
sopra le loro tende coperture
perché la lor beltà fosse protetta
dal caldo meridiano.
8) Alzati, dunque, e va' verso di loro,
le loro impronte cerca,
e verso loro guida
i tuoi cammelli, in fretta.
9) Quando ti fermerai
ai termini di Hâgir,
ed attraverserai valli e colline,
10) Vicine ti saran le lor dimore,
e il loro fuoco diverrà visibile:
un fuoco che ha causato il divampare
della fiamma d'amore.
11) Fa' inginocchiare i tuoi cammelli in esso!
E non farti atterrir dai suoi leoni
perché l'amore ardente li offrirà
sotto forma di cuccioli al tuo sguardo".
 
COMMENTO
1) L'autore dice alla voce di Dio che chiama dal suo cuore:
"Férmati alle dimore" (che sono le stazioni alle quali coloro
che sanno
salgono nel loro viaggio verso l'infinita conoscenza dell'oggetto del
loro culto) , e: "Piangi sulle rovine" (cioè le tracce
lasciate da
quei conoscenti) .
"abbattute abitazioni": non c'è gioia nelle
dimore che sono state disertate; la loro vera esistenza dipende dai loro
abitatori.
2) "I lor cammelli": sono le aspirazioni.
"il deserto": è la stazione dell'Astrazione
(tagrîd) .
"i vapori": sono le tracce di ciò che essi
cercano; le sue tracce sono legate al suo essere che si trova dentro loro
stessi.
3) "dilata": diventano grandi perché
mettono in risalto la grandezza di ciò che cercano. Di qui è detto:
"Perciò quello che non fu
mai (cioè tu) può svanire, ed Egli che mai non
fu (cioè Dio) può sussistere per sempre". E Dio dice: "Come un
miraggio nella
pianura (cioè nella stazione dell'Umiltà) , quando egli lo
raggiunge trova che non è nulla, ma trova Dio presso di lui" (Corano,

24,39) dal momento che tutte le cause secondarie gli sono state tolte. Perciò
l'autore dice che la calura dilata, intendendo che la
superiorità dell'uomo su
tutti gli altri esseri contingenti consiste (essendo l'organismo più perfetto)
nel suo dare più forte

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

testimonianza di Dio, come disse il Profeta:


"Invero fu creato ad immagine del Misericordioso".
4) "Bramosi d'al-`Udhàyb": cioè ricercando
il segreto della vita nella stazione della Purezza dalla fonte della
generosità.
"per bere": bere (surb) è il secondo grado
della manifestazione divina (tagallî) . Il primo è il gustare, il terzo è
bere copiosamente,
il quarto è l'ebbrezza.
5) "Han piantato le tende": si riferisce
alla conoscenza acquisita da essi.
"all'ombra delle piante dâl": si riferisce
alla conoscenza infusa da Dio, nella quale le loro azioni non hanno parte.
"Dâl"
etimologicamente implica una nozione di perplessità,
smarrimento.
6) "Zarûd": vasta plaga desertica. Dal
momento che la sabbia del deserto è spesso agitata dal vento e portata da un
luogo
all'altro, l'autore intende dire che essi sono in uno stato di
irrequietezza, poiché stanno cercando ciò che non è immaginabile, e
del quale
si possono trovare nell'anima solo le tracce.
7) "perché la lor beltà fosse protetta":
se le loro facce, cioè le loro realtà, non fossero velate, l'intenso
irraggiamento di questa
stazione consumerebbe la loro bellezza, così come il
sole sciupa la bellezza del viso.
8) "le loro impronte cerca": significa:
"Cerca di avvicinarti al grado profetico con la tua aspirazione
(simboleggiata dai cammelli) ,
non per esperienza immediata (hâl) , dal momento
che solo il Profeta ha esperienza immediata di questa stazione. Comunque
non
c'è nulla che allontani dall'aspirazione di ciò, benché di fatto sia
inattingibile.
9) "Hâgir": si riferisce all'ostacolo che
ci rende impossibile l'esperienza immediata di questa stazione. Vedi Corano,
29,69: "Quelli
che si sforzeranno per noi li dirigeremo per le nostre
vie":
10) "il loro fuoco diverrà visibile": si
riferisce ai pericoli che dovranno attraversare prima di arrivare alle predette
dimore, secondo il
Detto: "Il Paradiso è circondato di azioni
odiose". Uno degli illuminati di Mosul mi disse che aveva scorto in sogno
Ma`rûf al-
Karkhî che sedeva in mezzo al fuoco infernale. Il sogno lo atterrì,
e non ne capiva il significato. Io gli dissi: "Quel fuoco è la
chiusura
che custodisce la dimora in cui l'hai visto seduto. Che ognuno che voglia
raggiungere quella dimora attraversi la
fiamma!" Il mio amico fu contento
della spiegazione e la riconobbe vera.
11) "leoni": se tu sei un vero amante non
scoraggiarti dei pericoli da affrontare.
 
19
 
1) Abbandonati resti ad al-Uthàyl,
dove giocai con amorose giovani!
2) Ieri eran colmi d'allegria e ridenti,
oggi son diventati
lugubri e desolati.
3) Loro sono partiti senza che
io me ne dessi conto,
e senza che potessero sapere
che la mia mente li serbava in sé:
4) Li seguiva dovunque se ne andassero
e innalzassero i loro padiglioni,
e a volte ne guidava gli animali.
5) Finché, quando arrivarono
in una terra sterile e desertica,
e vi presero campo,
e stesero i tappeti,
6) Tornò per loro un prato verde e florido
ciò che fu prima un arido deserto.
7) Essi non si fermavano in un luogo
se non vi si trovava
un prato con degli esseri leggiadri
come fosser pavoni,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

8) E non si allontanavano da un luogo


se non vi si trovavano
le sepolture degli amanti loro.
 
COMMENTO
1) "Al-Uthayl": è la natura e l'origine,
mentre i resti ne sono una traccia. I resti sono definiti "abbandonati"
perché sono mutati
dall'avvicendarsi dei vari stati spirituali.
"amorose giovani": sono le forme della
Saggezza divina da cui il cuore di chi sa, quando giunge a conoscerle, viene
allietato.
2) "oggi son... desolati": perché egli è
tornato al mondo dei sensi e della consapevolezza.
3) "Loro sono partiti...": intende:
"come un uomo che, separandosi dalla propria casa, la conserva presente
nella mente".
4) "Li seguiva dovunque...": egli coi suoi
pensieri li influenzava, cosicché i loro pensieri si volgevano a lui. Questo
avvenne a
causa della sua sincerità: perché l'inferiore, se gli si rivolge
sinceramente, può influenzare il superiore, come spesso accade ai
novizi
sinceri nei confronti dei loro direttori spirituali.
5) "una terra sterile": è l'arrivo nella
stazione dell'Unificazione astratta e assoluta (tanzih) .
"e stesero i tappeti": in riferimento ai
favori divini che essi ricevettero raggiungendo il mondo della Verità.
6) Il verso significa che nessuna realtà, tranne la sostanza
divina, può sussistere con l'Unificazione astratta. Perciò, quando essi

raggiunsero quest'ultima stazione, e se ne resero conto, e compresero il senso
della parola di Dio (Corano, 42,9) : "non c'è nulla
che somigli a
Lui", Egli li riportò indietro all'unificazione delle loro essenze nella
loro unità, che è incomparabile con la sostanza
divina contenuta nella sua
Essenza.
"un prato verde": si riferisce ai misteri
divini che la Verità emanò verso di loro per le realtà dei Nomi.
7) "come fosser pavoni": si riferisce agli
stati, agli atti, alle disposizioni spirituali.
8) "le sepolture degli amanti loro": le
realtà, che desiderano che le loro tracce possano essere manifestate nelle
conoscenze. Tali
oggetti di conoscenza esistono solamente attraverso coloro che
li conoscono; e proprio a causa di ciò li amano, perché se i
conoscenti
vengono a mancare le conoscenze svaniscono.
 
20
  
1) Il mio male d'amore è per colei
che ha palpebre malate:
parlandomi di lei deh consolatemi!
2) Volando sui giardini grige tortore
levavano lamenti:
ed una sola causa
avevano la mia e la loro pena.
3) Possa mio padre essere il riscatto
di una tenera e amabile fanciulla,
una di quelle giovani
che sopra i palanchini si conducono,
e ondeggiando procedon fra le spose!
4) Come un sole ella sorse,
lo si vedeva chiaramente, e quando
alla fine svanì
splendette all'orizzonte del mio cuore.
5) O dimore di Râma diroccate!
Quante ragazze dai fiorenti petti,
e belle, in voi trovarono riparo!
6) Io insieme a mio padre
possa esser riscatto

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

d'una gazzella che Dio stesso nutre,


d'una gazzella che fra le mie costole
si pasce stando stabile e sicura!
7) Il loro fuoco su di loro è luce:
così la luce è
ciò che estingue le fiamme.
8) Tirate, o miei due amici, le mie redini,
dimodoché possa veder la forma
della loro dimora chiaramente.
9) Scendete, quando poi siate là giunti;
e là, miei due compagni,
pianto per me spargete.
10) State con me fra le rovine, un poco,
e si tenti di piangere;
che mi sia dato piangere
per ciò che mi è accaduto.
11) La brama mi colpisce senza frecce,
la passione mi uccide senza lancia.
12) Parlatemi e piangete insieme a me
quand'io presso di lei lacrimo e piango.
Aiutatemi a spandere il mio pianto!
13) Riditemi la storia
di Hind e di Lubnâ,
di Sulaimâ, di Zàynab e di `Imân!
14) E narratemi pure di Zaìd,
di Hâgir e Zarûd,
delle gazzelle ditemi, e dei pascoli!
15) E condoletevi per me coi versi
di Qays e di Laylà,
e con Mayya, e con Gaylân l'afflitto!
16) Mi sono consumato lungamente
per un'amabile fanciulla, adorna
di prosa e di poesia,
dotta nell'arte di parlar dal pulpito,
dotata di favella ricca e chiara.
17) Ella è una principessa
della terra di Persia,
e dalla più gloriosa
delle città proviene, da Isfahàn;
18) È figlia dell'`Irâq,
è figlia del mio Imâm,
mentr'io sono il suo opposto,
un figlio dello Yemen.
19) O miei signori, avete udito o visto
di due opposti che mai si sian riuniti?
20) Se invero voi ci aveste scorti a Râma
offrirci l'uno all'altro

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

coppe di brama senza usare dita,


21) Intanto che la brama
faceva sì che dolci e lievi motti
fra noi fossero detti senza lingua,
22) Avreste avuto conto d'uno stato
in cui l'intelligenza disparisce:
Yemen e `Irâq uniti in un abbraccio.
23) Disse parole false quel poeta
che prima del mio tempo così disse
(della sua intelligenza
colpendomi coi sassi):
24) "O tu che dài le Pleiadi
in matrimonio a Suhàyl,
Iddio ti benedica!
Come si incontrerebbero altrimenti?
25) Ché sorgendo le Pleiadi si trovano
verso la direzione della Siria,
mentre Suhayl sorgendo
si trova in direzione dello Yemen".
 
COMMENTO
1) "colei che ha palpebre malate": si
riferisce alla Presenza che è oggetto di desiderio di coloro che sanno. Sebbene
essa sia
troppo elevata per essere conosciuta, si piega (movimento simboleggiato
dalla malattia) verso di loro pietosa e gentile,
discendendo nei loro cuori in
una sorta di manifestazione.
"parlandomi di lei": la sola cura per la sua
malattia è la menzione (dikr) .
"consolatemi": in originale la parola è
ripetuta due volte, riferendosi al suo ricordo di Dio, e al ricordo che Dio ha
di lui (confronta
Corano, 2,147) .
2) "grige tortore": sono gli spiriti del
mondo intermedio.
"levavano lamenti": perché le loro anime
non potevano riunirsi agli spiriti liberati dal carcere del corpo terreno.
3) "una tenera e amabile fanciulla": è una
forma della Sapienza divina, essenziale e santa, che colma i cuori di gioia.
"una di quelle giovani che sopra i palanchini si
conducono": ella è vergine, poiché nessuno l'ha mai conosciuta prima;
e durante
tutto il suo viaggio dalla Presenza divina fino al cuore dello
gnostico è rimasta pudicamente e gelosamente velata.
"le spose": le forme della Sapienza divina
già realizzate dallo gnostico, e che lo precedevano.
4) "quando alla fine svanì": quando
tramontò nel mondo dell'apparenza e sorse nel mondo dell'invisibile.
5) "O dimore di Râma diroccate": sono le
facoltà fisiche. Râma deriva dal verbo râma, cercare; si allude al fatto che
la ricerca fu
vana.
"Quante ragazze": forme divine sottili, da
cui le facoltà fisiche furono annichilate.
7) Il verso significa che i fuochi naturali sono estinti
dalla luce celeste nel suo cuore.
8) "la forma della loro dimora": la Presenza
da cui la dimora stessa è sorta. Qui sembra che l'autore desideri giungere alla

stazione della Contemplazione, ma soprattutto per amore di Quello a cui conduce.
9) "pianto per me spargete": perché
"il dolce frui" di questa Presenza annichilisce chiunque la raggiunga
e la contempli.
10) "che mi sia dato piangere": per la
perdita degli amanti e di ogni cosa che non sia le rovine della loro dimora.
11) "senza frecce": cioè da distante. Si
riferisce allo stato chiamato shaûq, passione.
"senza lancia": cioè da vicino, corpo a
corpo. Si riferisce allo stato detto ishtiyâq, analogo al precedente.
13) Hind era la donna di Bishr; Lubnâ di Qays Ibn ad-Dhaûh;
`Imân era una schiava appartenente a an-Nâtîfî; Zaynab era una
delle donne
di `Umar Ibn Abî Rabî`a; Sulaymâ era una schiava conosciuta dall'autore, la
quale pure aveva un innamorato. I nomi
di queste donne sono interpretati
misticamente: quello di Hind è spiegato in riferimento al luogo in cui cadde
Adamo (l'India) ;
quello di Lubnâ in riferimento al desiderio; quello di `Imân
in riferimento alla scienza dei doveri e della politica; quello di Zaynab in

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda


riferimento al passaggio dalla stazione della Santità a quella della Profezia;
quello di Sulaymâ in riferimento alla saggezza di
Salomone e di Balqîs.
16) "amabile fanciulla": una conoscenza
essenziale.
"adorna di prosa e di poesia": cioè
assoluta rispetto all'essenza ma limitata rispetto al possesso.
"pulpito": è la scala ai Nomi più belli,
la cui salita comporta essere investiti delle qualità dei Nomi divini.
"dotata di favella ricca e chiara": si
riferisce alla stazione dell'Apostolato. Si allude enigmaticamente ai vari tipi
di conoscenza
mistica che vanno sotto il velo di an-Nizâm, la sorella del
nostro shaykh.
17) "Ella è una principessa": a motivo del
suo ascetismo, poiché gli asceti sono i sovrani della terra.
"della terra di Persia": cioè, lei è araba
d'eloquio e straniera d'origine.
18) "`Irâq": l'`Irâq indica la scaturigine
di tutte le cose, perciò si vuole indicare che questa conoscenza è di
provenienza nobile.
"un figlio dello Yemen": in riferimento alla
fede, alla sapienza, alla mitezza di cuore e al respiro del Misericordioso.
Queste qualità
sono l'opposto di quelle attribuite all'`Irâq, la rudezza, la
ferocia e l'infedeltà. Geograficamente invece l'opposto dell'`Irâq è il

Maghreb, e l'opposto dello Yemen è la Siria. L'antitesi qui posta è fra le
qualità dell'Amato e quelle dell'amante.
19) "due opposti": si riferisce alla storia di Gunayd. Un uomo sternutì in sua presenza e disse: "Lode a Dio!" (Corano, 1,1) e
Gunayd completò: "Che è il Signore degli esseri creati". L'altro replicò: "E chi è mai l'essere creato, che tu lo menzioni nel
medesimo respiro con Dio stesso?". "Fratello - spiegò
Gunayd - l'effimero, quando è congiunto con l'Eterno, svanisce senza
lasciare
tracce dietro di sé: quando Egli è presente non ci sei tu, e quando ci sei tu
non c'è Lui".
22) "Yemen e `Irâq": identificazione degli
attributi della collera e della pietà. Si riferisce alla risposta di Abû
Sa`îd al-Khassâr, il
quale, richiesto di come conoscesse Dio, disse:
"Attraverso la sua facoltà di riunire gli opposti, poiché Egli è il
Primo e l'Ultimo, il
Visibile e l'Occulto (vedi Corano, 57,3) .
23) "quel poeta": si tratta di `Umar Ibn
Abî Rabi`a.
24) "le Pleiadi": i sette attributi divini
dimostrati dalla filosofia di scuola.
"Suhayl": stella che simboleggia l'Essenza
divina.
25) "verso la direzione della Siria": al
nord, che simboleggia il mondo dei fenomeno. Gli attributi divini si manifestano
nella
creazione, ma l'Essenza divina non vi prende parte.
 
21
 
1) O brolo della valle,
rispondi alla signora della casa,
a lei che ha gli incisivi risplendenti,
o brolo della valle.
2) E permetti che un po' delle tue ombre
le faccian ombra un'ora,
fin quando non s'installi
nel luogo dell'incontro,
3) Ed i suoi padiglioni
sian posti nel tuo mezzo.
Allora avrai quanta rugiada vuoi
per nutricare i teneri bòccioli,
4) E quanto vuoi di pioggia e di rugiada,
e di nubi sui suoi alberi bàn,
che vengono e che vanno;
5) E quanto vuoi di folta ombra e frutta,
deliziosa a colui che la raccoglie,
e pendula sul ramo;
6) E di quelli che cercano
Zarûd e le sue sabbie,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

e di quelli che cantano


conducendo i cammelli dal didietro
o cantano menandoli da innanzi.
 
COMMENTO
1) "brolo della valle": si riferisce al
cespuglio in cui la luce divina apparve a Mosé.
"signora della casa": è la verità di
Mosè, che significa un grado spirituale che il conoscente ereditò da Mosè.
"casa" denota la
stazione della Gloria, irraggiungibile a causa dela
sua stessa essenza.
"incisivi risplendenti": poiché si trova
nella stazione del Colloquio e della Favella.
2) "fin quando non s'installi": finché il
luogo non sia pronto per riceverla, così che lei parli dall'essenza di lui
all'essenza di lui
senza riguardo per gli estranei.
3) "rugiada": le conoscenze che sono
nutrimento al corpo umano.
6) "Zarûd e le sue sabbie": sono forme di
conoscenza sfuggenti, che non si possono apprendere se non nei momenti
dell'estasi.
"quelli che cantano": coloro che conducono
il cammello da dietro indicano chi va nella paura e tra le riprovazioni e le
minacce (ed
è schiavo dell'ira dell'Altissimo) , mentre coloro che stanno
innanzi al cammello indicano chi va nella speranza, nella gioia e nella

gentilezza (ed è servo del Misericordioso) .
 
22
 
1) Volgi i cammelli verso il territorio
pietroso di Thahmâd,
entro il quale si trovan rami teneri
e degli umidi prati,
2) Dove i lampi ti mostrano i bagliori
e dove vanno e vengono le nubi;
3) E innalza la tua voce,
all'alba, ad invocare
le dame con i volti bianchi e splendidi
e le leggiadre vergini flessuose
4) Che uccidono coi loro neri occhi
e protendono il loro lungo collo.
5) Ella assale ogni cuore appassionato
che ama la bellezza
con sguardi come frecce e spade indiane.
6) Ella prende con mano
soffice elieve, come seta pura,
profumata con uadd e muschio in briciole.
7) Quando guarda, con gli occhi fondi scruta
di una gazzella giovane,
ed al suo sguardo è proprio
dell'antimonio il nero.
8) Le adornan gli occhi seduzione
ed un mortale incanto;
circondano i suoi fianchi lo stupore
e una bellezza senza paragoni.
9) È snella ma non ama ciò che amo,
e con sincerità

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

i patti non rispetta.


10) Lei tira indietro la sua treccia, come
fosse un serpente nero,
per spaventar con esso chi la segua.
11) Io non temo, perdio,
la morte, e tuttavia
la mia sola paura è di morire
senza poterla riveder domani.
 
COMMENTO
1) "cammelli": cioè le nuvole.
"Thahmâd": località nello Yemen.
2) "lampi": l'autore in questi componimenti
usa sempre tale termine per riferirsi a un luogo di manifestazione dell'essenza
divina.
3) "dame con i volti bianchi e splendidi":
intelligenze derivate dal profeta Idris e discese dal quarto cielo, dove
risiedono le scienze
di verità che Dio ha posto nel sole ["volti
bianchi" è uno dei nomi del sole].
"vergini flessuose": perché si protendono
verso il mondo fenomenico e lo ricolmano. Si riferisce a tutte le Realtà
connesse col
mondo fenomenico, come i Nomi divini.
4) "Che uccidono coi loro neri occhi": si
riferisce alle scienze della contemplazione.
5) "spade indiane": l'India è il luogo dove
cadde Adamo, e dove si trova la fonte della saggezza che sgorgò per lui.
6) "seta pura": cioè non tinta, e quindi
esente da ogni contaminazione.
"profumata con uadd": cioè con una miscela
di profumi. L'espressione significa che lei è rivestita delle qualità divine e
dei bei
Nomi divini, secondo Corano, 7,179: "A Dio sono i più bei nomi;
invocatelo dunque con essi".
9) "non ama ciò che amo": lei non è
limitata dal volere di nessuno, e se accade che la sua volontà sia in accordo
con la mia ciò è
dovuto all'effetto prodotto da lei su di me, e non viceversa.
"i patti non rispetta": è un'antifrasi,
scondo l'uso letterario arabo: vuol dire che è particolarmente benevola e
pietosa.
10) "la sua treccia": è una catena di
evidenze e di prove.
"un serpente nero": si riferisce alla scienza della
Maestà e del Prestigio divino.
11) "la mia sola paura": è la paura di
perdere la possibilità di contemplare l'Amato. È a causa di tale paura che ha
esitato nel
seguire lei, desiderando acquisire quelle facoltà divine che gli
avrebbero permesso di sostenere quella manifestazione.
 
23
 
1) Nella valle di Aqîq giunsero all'alba,
dopo avere varcato
molti profondi abissi,
2) E al sorgere del sole
loro un segnale videro
splendere in cima ad un montuoso picco.
3) Quando l'aquila vuole
raggiungerlo non può,
e le uova di anûq
stanno al di sotto d'esso.
4) Degli ornamenti gli son posti sopra:
esso come al-Aqûq ha fondamenta
ben elevate e stabili.
5) Essi vi avevan scritto
alcune frasi rivelate loro:
"Chi mai aiuterà

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un amante sperduto e appassionato,


6) Il quale, pur volando
oltre la stella Arturo il suo pensiero,
gli zoccoli calpestano
come rovente cenere,
7) Il quale presso l'Aquila ha dimora,
e che è morto annegato dal suo pianto?
8) Il suo amore lo ha reso alle disgrazie,
in questo luogo dove non ci sono
compagni a consolarlo.
9) O voi che vi appressate a questa fonte,
o voi abitatori
della valle di Aqîq,
10) E tu, che per vederla,
vai cercando Medina,
e voi che percorrete questa strada,
11) Guardateci di nuovo con pietà!
Perché noi siamo stati derubati,
un poco dopo l'alba,
un po' prima che il sole fosse alto,
12) Di una dama dal volto risplendente,
flessuosa e profumata,
che emana una fragranza
come di muschio in briciole:
13) Ondeggiante d'ebbrezza come i rami,
come una seta pura,
scossa dal vento, fresca,
14) Ha cosce formidabili,
simili a enormi dune,
tremule come gobbe di un cammello.
15) Nessun censore mai
rimproveri mi ha mosso perché l'amo,
nessun amico mai
rimproveri mi ha mosso perché l'amo:
16) Se mai qualche censore
mi avesse biasimato perché l'amo
gli avrebbero risposto i miei singhiozzi.
17) Mia brama è la mia schiera di cammelli,
e i miei dolori sono le mie vesti;
il desiderio a colazione bevo,
amaro pianto bevo quando ceno.
 
COMMENTO
1-2) L'autore descrive i pellegrini sulla via della Verità,
che viaggiano in se stessi attraverso la notte delle loro esistenze fisiche e

fermandosi a riposare all'alba, cioè nel recinto che divide la saggezza,
pertinente alle realtà divine e ormai insita nel mondo
fenomenico, dalle
realtà degli spiriti della luce, che sono chiamati simbolicamente le armate
celesti. I viaggiatori fanno fermare i
loro cammelli , cioè le aspirazioni,
nella valle di Aqîq, dove i pellegrini entrano nello stato di pellegrinaggio:
questa è la stazione

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della Santità muhammadiana.


"un segnale": una guida, ossia lo spirito.
"un montuoso picco": cioè il corpo.
3) "l'aquila": è lo spirito del mondo
intermedio (ar-rûh al-burzuhî) che è il più vicino degli spiriti governanti
alle schiere celesti.
"anûq": uccello che deposita le sue uova
nei luoghi più alti e impervi.
4) "ornamenti": sono le manifestazioni delle
qualità divine.
"al-Aqûq": grande castello posto in cima a
un alto monte.
7) "dimora": questa stazione, nonostante la
sua sublimità, è velata da vari tipi di conoscenza rivelata, appartenente alla
specie
dell'amore, nei confronti della persona che vi dimora, così che
quest'ultima viene meno dalla contemplazione di se stessa in tale
centro di
manifestazione.
9) "questa fonte": la vita guadagnata con le
buone opere, la vita della conoscenza cui si riferisce Corano, 6,122:
"Colui che era
morto e noi abbiamo vivificato" e Corano, 21,31:
"A mezzo dell'acqua rendiamo viva ogni cosa".
10) "questa strada": è la retta via cui si
riferisce Corano, 6,154.
11) "un po' prima che il sole fosse alto":
è l'ora che vien dopo la discesa di Dio nel cielo del mondo, nell'ultimo terzo
della notte.
12) "una dama dal volto risplendente, flessuosa":
è l'attributo dell'essenza che è il suo oggetto di desiderio. È chiamata

"flessuosa" perché pur essendo maestosa si inclina verso di
noi, e niente ne deriva che possa essere misurato dalla
conoscenza, dalla
comprensione e dall'immaginazione.
"profumata": cioè che lascia tracce divine
nei cuori di coloro che la venerano. 13) "ondeggiante d'ebbrezza":
si riferisce alla
stazione dello smarrimento.
"scossa dal vento": le aspirazioni nel
cercarla la fanno inclinare, come dice Dio (Corano, 40,62) : "Chiamatemi ed
io vi
risponderò", e secondo il Detto Santo: "Se qualcuno mi si
avvicina di una spanna, io mi avvicino a lui di un cubito".
14) Questo verso si riferisce agli infiniti doni, spirituali
e materiali, che Dio elargisce ai suoi servi.
15) "Nessun censore mai rimproveri mi ha mosso":
perché lei è come il sole, che è per tutti, e non suscita gelosia.
16) "i miei singhiozzi": la mia estasi mi
avrebbe reso sordo ai suoi rimproveri.
17) "Mia brama è la mia schiera di cammelli":
poiché mi porta all'Amato.
 
24
 
Disse: Un derviscio mi recitò il verso seguente, del quale
mai conobbi il compagno:
"Ognun che spera dalla tua larghezza
di ottenere qualcosa, ottiene in copia;
non rompe mai, se non con me, la sua
promessa il lampo tuo".
Io ammirai il suo verso e chiesi del suo significato; poi
ne composi altri nella medesima rima, includendo in mezzo ad essi quel
verso
medesimo, a causa della sua perfezione, e dissi in risposta a quel derviscio
(possa Dio aver pietà di lui!) quanto segue:
1) Férmati alle dimore
diroccate di Lâ`la`
e piangi i nostri amati in quel deserto.
2) In quei luoghi d'incontro dunque férmati,
e chiamali, stupito
della lor solitudine
con lamenti squisiti:
3) "Presso il tuo bân ho visto, come me,
molti che raccoglievano
i pomi delle guance,
e le rose di un florido giardino.
4) Ognun che spera dalla tua larghezza
di ottenere qualcosa, ottiene in copia;

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

non rompe mai, se non con me, la sua


promessa il lampo tuo".
5) E lei rispose: "Sì,
c'è stato quell'incontro:
all'ombra dei miei rami,
in luogo tra i più fertili,
6) Quand'era il lampo mio uno dei lampi
di bocche sorridenti;
oggi però è il mio lampo
di questa pietra splendida il bagliore.
7) Rimprovera, perciò,
un destino che non abbiamo mezzo
di respingere: quale colpa ha mai
la dimora di Lâ`la`?".
8) Io la scusai, udendo il suo discorso,
e come lei si stava lamentando
anch'io mi lamentai,
pieno di pena il cuore;
9) E le chiesi, vedendo le sue terre,
dove i venti soffiassero la notte:
10) "Forse i venti ti dicono
dove mai essi a mezzodì riposino?".
Lei mi rispose: "Sì:
che riposino a Dhât al-Agra` dicono,
11) Dove le bianche tende son radiose
per quei soli splendenti che contengono".
 
COMMENTO
1) "dimore diroccate": i resti delle dimore
dei Nomi divini nei cuori di coloro che sanno.
"quel deserto": il cuore vuoto.
3) "che raccoglievano i pomi delle guance":
è la multiforme conoscenza dell'Autosussistenza divina, di cui secondo la
nostra
dottrina è possibile essere investiti. Tale investitura è motivo di
disputa tra i sûfî; Ibn Gunaid e i suoi seguaci non l'accettano.
"le rose di un florido giardino": si
riferisce alla stazione della Vergogna derivante dalla meditazione e dalla
contemplazione.
4) "non rompe mai... il lampo tuo": a causa
della mancanza del favore divino. Intende anche che lui stesso si trova in una

stazione elevata, mai raggiunta da alcuno dei suoi pari, perché il lampo è un
luogo di manifestazione dell'Essenza; da tale luogo
l'anima di chi contempla non
ottiene conoscenza, dal momento che si tratta di una manifestazione priva di
forma materiale.
5-6) Il significato dei versi è il seguente: "La tua
manifestazione ebbe luogo in una forma amabile, ma la mia manifestazione a te
è
senza forma e inanimata, e non è determinata da amore e passione".
11) "le bianche tende": si riferisce ai veli
di luce tesi sugli splendori del volto di Dio.
 
25
 
1) Per il mio cuore, o pena!
Per la mia mente, o gioia!
2) In cuore m'arde il fuoco della brama,
in mente mi tramonta
la luna piena dell'oscurità.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

3) O muschio! O luna piena!


O fronda della duna!
Com'è verde la fronda,
come sfavilla il fuoco,
com'è fragrante il muschio!
4) O bocca sorridente le cui bolle
ho così tanto amato!
O sapida saliva,
in cui ho assaporato miele bianco!
5) O luna che velata ci apparisti
di pudìco rossore sulla guancia!
6) Se mai si fosse tolta quel suo velo
si sarebbe svelato un gran tormento:
ed è a causa di ciò che si velava.
7) Ella è il sole al mattino
che su in un cielo sale,
è il ramo di una duna
piantato in un giardino.
8) Timore ha fatto sì
che sempre la seguissi con lo sguardo
mentre annaffiavo il ramo
con la cadente pioggia.
9) Se sorge, agli occhi miei sarà prodigio,
sarà causa di morte se tramonta.
10) Da quando la beltà le pose in capo
un diadema in cui l'oro non mostrava
alcuna industria d'uomo:
da allora ho amato l'oro.
11) Se mai in Adamo Iblîs avesse scorto
la luce del suo volto,
non avrebbe evitato di adorarlo.
12) Se poi Idrîs avesse scorto i segni
che le aveva tracciato sulle guance
la Beltà stessa, nulla avrebbe scritto.
13) E se Bilqîs ne avesse visto il seggio
non sarebbe servito al suo intelletto
un trono o un pavimento.
14) O voi, albero sarh della vallata
e albero bân del bosco,
oh fateci arrivare il vostro aroma
per mezzo della brezza,
15) Un profumo di muschio
che esali fino a noi la sua fragranza
dai fiori di pianura o di collina.
16) O albero bân della vallata, mostraci
la fronda o il ramoscello
che alla sua tenerezza siano pari.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

17) I soffi dello zefiro


raccontano dei tempi giovanili
a Minâ spesi, a Hâgir o a Qubâ,
18) O sulle dune, là, nel punto in cui
la valle si fa curva,
là proprio accanto al sorvegliato pascolo,
o magari a La`la`, dove s'appressano
le gazzelle a brucare.
19) Tu non meravigliarti,
oh non meravigliarti,
oh non meravigliarti
di un Arabo ch'è appassionatamente
innamorato di bellezze timide
20) E che, quando si sente
la tortora che geme,
toccato dal ricordo
dell'Amato procede, e passa oltre.
 
COMMENTO
1) "Per il mio cuore, o pena": l'autore teme
che l'ansia d'amore distruggerà il suo corpo fisico a causa delle scienze
divine
acquisite. Sebbene molte anime desiderino essere sgravate dal corpo,
tornando così al loro mondo elementare, secondo
l'opinione di profondi teosofi
l'astrazione dal corpo dovrebbe essere cercata soltanto con l'estasi e
l'autoannullamento (fanâ') e
non dissolvendo le connessioni fra anima e corpo.
"Per la mia mente, o gioia": poiché la
mente è il luogo in cui si contempla la Verità.
2) "la luna piena dell'oscurità": si
riferisce al Detto": Vedrete il vostro Signore come di notte vedete la luna
piena". L'oscurità è il
mondo invisibile; la luna è descritta come
tramontante nel mondo sensibile e sorgente nella sua mente.
3) "O muschio": spirante dalla pietà divina
.
"O luna piena": poiché la sua luce proviene
da quella di Dio, e poiché essa è uno specchio per Lui, che manifesta Se
stesso in lei.
"O fronda della duna": si riferisce alla
qualità dell'autosussistenza.
"Com'è verde la fronda": in quanto
rivestita dei Nomi divini.
4) "bolle": come l'acqua è la fonte d'ogni
vita, le bolle indicano le scienze della pietà divina che procede dalla vita
divina quando
spirano i soffi della pietà.
"saliva": sono le scienze della comunione,
del colloquio e del dialogo che lasciano nel cuore un delizioso sapore.
5) "velata": Dio in un Detto è descritto
come timido e modesto.
6) "Se mai si fosse tolta quel suo velo":
secondo il Detto: "Dio ha settantamila veli di luce e di tenebra; se li si
rimuovesse gli
splendori del Suo volto consumerebbero tutto ciò che venisse a
cadere sotto la sua vista". Perciò Egli si mantiene velato per
pietà
verso di noi, affinché la nostra natura possa sopravvivere, dal momento che è
nella sopravvivenza della natura degli esseri
fenomenici che la divina Presenza
e i suoi amabili Nomi si manifestano. Ciò costituisce la bellezza degli esseri
fenomenici; se
essi periscono non si dà più conoscenza, poiché tutti i tipi
di conoscenza sono espressi per mezzo delle forme e dei corpi.
7) "in un cielo": si riferisce alla forma in
cui la manifestazione ha luogo. La forma varia al variare delle credenze e delle
cognizioni;
e questo è quello che viene chiamato "trasformazione".
Alcuni gnostici, come Qadîb al-Bân, raggiungono questa stazione sotto
spoglie
fisiche. La sua forma spirituale comprende tutti gli stati mistici
dell'umanità.
"il ramo di una duna": è la qualità
dell'autosussistenza nel giardino dei Nomi divini.
"piantato": si riferisce all'investitura con
questa qualità.
8) "Timore ha fatto sì che sempre la seguissi con lo
sguardo": nella paura dell'essere velato da lei ho cominciato a
scorgerla in
ogni cosa, ogni cosa sembrandomi dipendere da lei ed immanente (in
Dio) prima della sua creazione stessa.
"annaffiavo il ramo": affinché le scienze
divine che contiene potessero fruttificare in me.
9) "sarà prodigio": perché è prodigioso
che l'uomo nella sua bassezza possa comprendere Dio nella sua gloria.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

10) "la beltà": è un luogo di


manifestazione allo sguardo nella stazione della Separazione.
"in cui l'oro non mostrava alcuna industria d'uomo
[letteralmente "non lavorato"]": si riferisce alla sua libertà
dai contatti con i
fenomeni. L'oro indica la perfezione attinta completando la
serie delle stazioni.
12) "Idrîs": è il teologo speculativo per
eccellenza e simboleggia anche una stazione elevata.
13) "il seggio": il grado elevato.
"alla sua mente" viene usata la preposizione
"bi" perché la b, seconda lettera dell'alfabeto arabo, simboleggia la
Ragione
universale che è la seconda categoria dopo l'Essere.
15) "Dai fiori di pianura o di collina": i
primi rappresentano la stazione della Rivelazione divina che discende sulla
Sunna del
Profeta e sulle scritture rivelate, gli altri simboleggiano il velo
più inaccessibile della Gloria divina.
16) L'uomo cerca Dio in miseria e desiderando ricevere, Dio cerca l'uomo in ricchezza e desiderando dare.
17) "I soffi dello zefiro": sono le scienze
diffuse nel cuore dalla rivelazione e manifestazione di Dio nelle diverse
stazioni.
18) "O sulle dune": è la montagna della
visione.
"nel punto in cui la valle si fa curva": è
la stazione della Misericordia, che consente alla natura umana di sussistere
presso al
"sorvegliato pascolo", cioè alla manifestazione
dell'Essenza divina.
"La`la`": è la frenesia d'amore.
19) "Tu non meravigliarti": che un essere si
strugga per la nostalgia della sua casa natale.
20) "la tortora": è l'anima dello gnostico,
i cui sublimi accenti eccitano in lui il desiderio ardente di Dio.
 
26
 
1) Là nella curvatura della valle,
tra due balze rocciose,
è il nostro appuntamento.
Facciamo inginocchiare, orsù, i cammelli,
poiché questa è la meta.
2) E tu non cercar altro,
non invocare oltre
Hagir, Bâriq o Thàhmad.
3) Gioca come giocavano
amabili fanciulle
con il petto ricolmo,
pàsciti come timide
gazzelle si pascevano,
4) In un prato sonoro e folto d'esseri:
dove mosche ronzavano,
dove un canoro uccello
gioiosamente rispondeva loro.
5) Dolci i suoi luoghi, e dolce la sua brezza;
le nubi lampeggiavano e tuonavano,
6) E le gocce piovevan da una nuvola
come pianto di amante appassionato
che sia stato diviso.
7) Bevi la pura essenza del suo vino
insieme alla sua ebrezza,
odi con rapimento
quel che un cantore canta:
8) "O il puro vino che ci tramandò,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

fin dai tempi di Adamo,


un Detto vero sul Giardino Edenico!
9) Lo fecero sprizzar le belle donne,
in verità, dalla saliva loro,
che rassomiglia al muschio: e le fanciulle
copiosamente, poi, ce ne portarono".
 
COMMENTO
1) "nella curvatura della valle": è il
luogo in cui i favori divini si riversano sull'anima, dove l'essenza si
manifesta.
"il nostro appuntamento": si riferisce alla
stazione della Fede, luogo del patto fra l'anima umana e Dio.
"questa è la meta": il segreto della vita.
2) "non cercar altro": se raggiungi questa
meta non cercar altro, poiché il Profeta disse: "Non c'è segno oltre Dio
e non c'è fine
oltre Lui, e oltre la Verità non c'è che l'erranza".
"Hâgir, Bâriq, o Thâhmad": si tratta dei
luoghi, citati dalla poesia classica (mu`allaqât) in cui il poeta piange
l'amata. Perciò il verso
significa: una volta giunto in questo luogo non
cercare altre amate.
3) "Gioca": si riferisce ai vari stati in
cui si è trasportati da un Nome divino ad un altro.
"fanciulle con il petto ricolmo", "timide
gazzelle": sono le scienze innate della pura unificazione.
4) "un prato": è la Presenza divina,
insieme ai Nomi santi contenuti in essa.
"mosche": sono gli spiriti sottili.
"un canoro uccello": è l'anima umana,
rispetto alla forme manifestate in ogni stato e stazione.
5) "lampeggiavano e tuonavano": in
riferimento ai due stati della Contemplazione e dell'Interlocuzione, secondo
Corano, 2,206, e
il Detto: "Dio era in una densa nube, e non c'era aria né
sopra né sotto di Lui".
6) "le gocce": sono le varie specie di
conoscenza divina, cioè i vari aspetti della manifestazione di Dio.
7) "la pura essenza del suo vino": cioè i
significati spirituali e le scienze divine, che riempiono il cuore di delizia.
"un cantore": è la voce prodotta dalla
preghiera (dikr) universale; l'anima umana l'ascolta e ne rimane rapita.
8) "nel giardino edenico": questo vino è
derivato dalla Presenza che, al tempo della fanciullezza, viene a dimorare
nell'anima dei
conoscenti.
9) "le belle donne": sono i Nomi divini.
"dalla saliva loro": dalla stazione
dell'Eloquio e dell'Espressione.
"fanciulle": dalla stazione del Pudore,
riferito alla contemplazione.
 
27
 
1) O tempio antico, si è per te levata
una luce che in cuore ci risplende.
2) Mi dolgo presso te
a causa dei deserti che ho varcato,
lungo i quali ho permesso alle mie lacrime
di scorrere copiose;
3) Non prendendo conforto dal riposo
né all'alba né al tramonto,
continuando da un giorno all'altro giorno
e da sera passando a un'altra sera;
4) Ed i cammelli, invero,
pure soffrendo per le zampe stanche,
cionondimeno viaggiano di notte,
e nel loro viaggiare van spediti.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

5) Queste bestie da soma ci trasportano


verso di te con desiderio forte,
sebbene di raggiungerti non sperino.
6) Traversato han per te luoghi selvaggi
e sabbie desolate e senza piogge,
dalla passione spinte;
e di quella fatica non si lagnano,
7) Né si lagnan per l'ansie dell'amore:
son io bensì colui
che del travaglio si querela: proprio
a qualcosa d'assurdo sono giunto!
 
COMMENTO
1) "tempio antico": letteralmente
"antica casa", cioè la Ka`ba. È il cuore del conoscente, che
contiene la realtà della verità.
"si è per te levata": la luce nel cuore (che è il
centro del corpo) cerca di levarsi dalla sua fonte e di convogliare alle membra
del
corpo le realtà divine. In questa stazione l'uomo pio vede, sente, parla e
si muove attraverso Dio.
2) "i deserti che ho varcato": sono le
mortificazioni e le privazioni sofferte.
4) "i cammelli": sono le aspirazioni.
L'autore vuol dire che esse non desistono dal cercare, per quanto esauste per la
difficoltà
della loro cerca, dal momento che le prove fornite dalla
comprensione sono inadatte a condurle alla Realtà divina.
6-7) Il significato del verso è il seguente: io, che
pretendo di amare Dio, mi lamento dei disagi e delle fatiche, mentre queste

bestie da soma (cioè i miei atti e pensieri, che pure controllo e governo) non
si lagnano.
 
28
 
1) Tra al-Naqâ e al-La`la` - stan le gazzelle di Dhât
al-Agra`
2) Che pascolan laggiù, tra cespi folti - e di quelli si
pascono.
3) Mai lune nuove ascesero - all'orizzonte di quella
collina,
4) Ma io sperai che esse - non fossero salite, per paura;
5) E mai apparve un lampo - dal balenar di quella pietra
lucida,
6) Ma io bramai che essa, - per ciò che è in me, brillato
non avesse.
7) O mia lacrima scorri! - Non cessate di piangere occhi
miei!
8) O mio singhiozzo, elévati! - O mio fegato spàccati!
9) E tu va' un po' più piano, o cammelliere, - ché ho
fuoco tra le costole.
10) Si è prosciugato per il troppo scorrere - il pianto
mio, per téma del distacco:
11) Sicché, venuto il tempo di partire - non troverai più
occhi con cui piangere.
12) Allora va' alla valle delle dune, - che è mia dimora e
mio letto di morte:
13) Là stan quelli che amo - nei pressi delle acque di al-
Agra`;
14) E di' loro: "Chi darà aiuto a un giovane - che
brucia dalla brama, congedato,
15) Abbattuto e ridotto dalle pene - ad un estremo resto di
rovina?
16) O luna sotto il buio - altro prendi da lui, ed altro
lasciagli;
17) Ed offrigli uno sguardo - da dietro quel tuo velo.
18) Poi ch'egli è troppo debole - per imparare la beltà
terribile:
19) E con delle speranze oh tu consolalo - di potere
rinascere, o comprendere.
20) Egli non è che un morto - tra al-Naqâ e
Lâ`la`".
21) Perch'io son morto d'ansia, e disperato - pur restando
al mio posto.
22) Non disse il vero il vento dell'oriente - quando portò
ingannevoli fantasmi:
23) A volte il vento ti confonde, se - ti fa sentire ciò
che non sentisti.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

 
COMMENTO
1) " Tra al-Naqâ e al-La`la`": tra cumuli
di muschio bianco, su cui si trova la visione di Dio, e il luogo dell'amore
folle di Dio: sono
diverse modalità di conoscenza connesse con le stazioni
dell'Astrazione (tagrîd) .
2) "cespi folti": rappresentano il mondo
fenomenico, della mescolanza e della interdipendenza.
3) "lune nuove": sono le conoscenze divine.
4) "per paura": per paura che colui che
contempla possa annullarsi in sé e da sé, e che la sua essenza possa perire,
mentre il
suo scopo è di continuare a sussistere attraverso Dio e per Dio;
oppure per paura che egli possa immaginare che la
manifestazione sia secondo la
natura essenziale di Dio in Lui stesso (ciò che è impossibile) , e non secondo
la natura del
ricevente. La prima credenza, che implica la comprensione di Dio
per la persona cui la manifestazione è rivolta, si accorda con la
dottrina di
alcuni teologi speculativi, che ritengono che la nostra conoscenza di Dio, la
conoscenza che ha Gabriele di Lui, e la
Sua conoscenza di Se stesso siano la
medesima cosa. Quanto questo è lontano dalla vera scienza!
5) "pietra lucida": una manifestazione
inanimata, fenomenica e terrena di pietre lucide (levigate) che riflettono il
sole che sta in
cielo.
9) "cammelliere": è la voce di Dio che
chiama a sé le aspirazioni.
"fuoco tra le costole": è quello dell'amore.
10-11) I suoi occhi si sono inariditi per il troppo pianto in
attesa del distacco.
12) "valle delle dune" [letteralmente
"delle curve sabbie": curve come le costole, intorno all'oggetto
d'amore]: è la stazione della
Pietà e della tenerezza.
"mio letto di morte": perché la pietà
divina gli causa il venir meno (fanâ') nello stupore e nello smarrimento.
13) "nei pressi delle acque di al-Agra`":
tale pietà divina non giunge se non attraverso la pena e lo sforzo
dell'automortificazione.
14) "congedato": uno che dopo la
contemplazione è ritornato in se stesso, secondo il Detto: "Dopo essersi
mostrato ai suoi servi
in Paradiso, Dio disse: "Rimandateli alle loro
tende"".
16) "luna sotto il buio": sono le forme in
cui la manifestazione ha luogo, e che la velano, come l'ombra della terra oscura
la luna.
"altro prendi da lui, ed altro lasciagli":
prendi ciò che è in relazione a lui, e lascia ciò che non è in relazione a
lui, così che solo lo
spirito divino possa restare in lui.
21) "Perch'io son morto": io dispero di
attingere alla Realtà di ciò che cerco, e mi lamento per il tempo speso nella
vana ricerca di
esso.
"pur restando al mio posto": io non posso sottrarmi
al mio stato presente, che è senza luogo, quantità e qualità, essendo

puramente trascendentale.
22) "ingannevoli fantasmi": sono le immagini
e le allegorie con cui Dio, che non ha simili, è presentato a noi dal mondo
degli Spiri.
 
29
 
1) Possa mio padre essere il riscatto
di quei rami ondeggianti quinci e quindi,
che si fan curvi sì come si incurvano
le loro trecce verso quelle guance!
2) O loro, che disciolgono
i riccioli intrecciati,
mollemente annodati ed acconciati;
3) Che per strascico han veli d'alterezza,
che per abito hanno
ricamati vestiti di bellezza;
4) che per modestia mostrano ritegno
a conceder le grazie ed i favori,
che offron cimeli antichi e doni nuovi;
5) Che incantan coi sorrisi,

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con le bocche ridenti


sì dolci da baciare e da succhiare;
6) Che hanno membra squisite
quando appaiono nude, ed hanno petti
procaci che riversan doni eletti;
7) Che con il loro sorprendente fascino
sanno dare lietezza
nella conversazione a orecchio e anima;
8) Che si velano il cuore per vergogna,
rendendo in questo modo
schiavo il devoto, cui turbano il cuore;
9) Che mostran denti a delle perle simili,
che posson restituire forza e vita
con la loro saliva ai tristi e ai deboli;
10) Che scoccano dagli occhi
occhiate trafiggenti
persino il cuore esperto e a pugna avvezzo;
11) Che dai petti fan sorger lune nuove
che una volta cresciute più non calano;
12) Che provocano pianto
come pioggia da nube,
che causano singhiozzi
all'orecchio rombanti come tuoni!
13) O voi, miei due compagni,
possa il mio cuore essere il riscatto
di una snella fanciulla
che splendori e favori mi ha elargito!
14) L'armonia dell'unione ha stabilito,
poiché è il nostro principio d'armonia;
ella è ad un tempo Araba e straniera,
e sa rendere oblioso il conoscente.
15) Quando ti guarda è come se levasse
su te spade taglienti,
e dai denti davanti le traspare
un lampo abbacinante.
16) O voi, miei due compagni, deh fermatevi
al custodito pascolo
di Hâgir! Miei compagni,
fermatevi, fermatevi!
17) Che mi sia dato chiedere
dove i loro cammelli son rivolti,
essendomi inoltrato in aspri luoghi
di rovina e di morte,
18) Ed in scenari a me noti ed ignoti,
con una velocissima cammella,
che si lagnava di consunti zoccoli
e dei siti selvaggi e dei deserti

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19) (Una cammella con i fianchi magri,


e il cui rapido incedere
le toglieva le forze
e il grasso della gobba) ,
20) Finché non la guidai
ad una sosta fra le sabbie, a Hâgir;
e vidi ad al-Uthayl
delle cammelle insieme ai loro piccoli,
21) Condotte da una luna
con un aspetto che incuteva téma.
Ed io la strinsi al petto
per il timore che potesse andarsene.
22) Era una luna quella che appariva
nel corso della circoambulazione;
e mentre lei girava intorno a me,
a nient'altro che a lei giravo intorno.
23) Si cancellava l'orme con lo strascico
della sua propria veste ella medesima,
così che rimarresti dubitoso
se anche fossi la guida
che le traccia il cammino e apre la pista.
 
COMMENTO
1) "mio padre": è la Ragione Universale.
"quei rami": sono gli Attributi che recano la
conoscenza divina a coloro che sanno e che pietosamente si piegano verso di
essi.
2) "i riccioli intrecciati": sono le scienze
occulte e i misteri. Sono detti "intrecciati" in relazione ai
diversi gradi di conoscenza.
"mollemente annodati": in relazione al loro
grazioso inclinarsi verso di noi.
3) "Che per strascico han veli": a causa
dell'altezza del loro rango.
"ricamati vestiti di bellezza": poiché
appaiono in diverse forme leggiadre.
4) "per modestia": si riferisce al Detto:
"Non elargire la saggezza se non a quelli che ne sono degni, altrimenti
sarete ingiuriosi nei
suoi confronti, dal momento che la contemplazione non è
concessa a tutti.
"cimeli antichi": conoscenza raggiunta per
mezzo di prove derivate da altri.
"doni nuovi": conoscenza la cui prova è
fornita da Dio e raggiunge le menti individuali come risultato di una profonda
riflessione.
8) "si velano il cuore per vergogna": hanno
pudore di svelarsi a quelli i cui cuori sono per lo più occupati da soggetti
diversi da
Dio. Vedi Corano, 9,103.
9) "denti a delle perle simili": le scienze
della Maestà divina. 10) "il cuore esperto e a pugna avvezzo":
abile a distinguere tra il
reale e l'apparente nelle somiglianze che si
presentano all'osservazione.
11) "dai petti": dagli Attributi divini.
"che una volta cresciute più non calano":
non soggette ad alcuna naturale concupiscenza che si frapponga fra loro e le
Idee
divine.
13) "una snella fanciulla": la singola,
sottile, essenziale conoscenza di Dio.
14) "L'armonia dell'unione ha stabilito":
l'autore dice: "Questa conoscenza mi ha fatto concentrare su me stesso e mi
ha unito al
mio Signore".
"Araba": perché mi ha fatto conoscere me
stesso a partire da me stesso.
"straniera": poiché mi ha fatto conoscere
me stesso a partire da Dio, dal momento che la conoscenza divina è sintetica e
non
ammette analisi se non per mezzo di comparazioni. L'autore dice: "Da
ciò segue che la sintesi è impossibile, ed io faccio uso di
tale termine solo
per suggerire all'intelligenza del lettore un significato che non si può
affermare se non attraverso l'intuizione
immediata".

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

"oblioso": della sua conoscenza e di se stesso.


15) "un lampo abbacinante": è la
manifestazione dell'Essenza nello stato della Bellezza e della Gioia.
16) "miei due compagni": intende la sua
comprensione e la sua fede.
17) "i loro cammelli": le aspirazioni che
conducono le scienze e le essenze sottili dell'uomo alla meta.
18) "una velocissima cammella": una delle
suddette aspirazioni.
19) "il cui rapido incedere": questa
aspirazione ebbe a che fare con molti aspetti della pluralità che vennero meno
nel corso del
suo itinerario verso l'Unità.
20) "fra le sabbie, a Hâgir": riferimento a
uno stato che mette in grado di discriminare tra i fenomeni, evitando di
preoccuparsi di
ogni cosa che non sia il medesimo stato che viene svelato.
"delle cammelle insieme ai loro piccoli":
sono le scienze originarie da cui sono derivate le altre.
21) "una luna con un aspetto che incuteva téma":
la manifestazione nel cuore della divina Maestà.
23) "l'orme": le evidenze addotte come prova
di Lui stesso.
"lo strascico della sua propria veste": la
Sua Unicità e Incomparabilità.
"così che rimarresti dubitoso": la nostra
conoscenza di Lui è ignoranza, sgomento, abbandono e sprovvedutezza. L'autore
fa
questa affermazione in modo che colui che sa possa riconoscere i limiti della
propria conoscenza di Dio.
 
30
 
1) Là, nei boschetti delle tamerici
sopra le dune, a stormo
stanno uccelli qatâ:
su loro la Bellezza
ha piantato una tenda.
2) E là, proprio nel mezzo
dei deserti di Idâm,
ci son cammelli al pascolo
fra le gazzelle ed essi.
3) O voi, miei due amici,
fermatevi e chiedete
delle vestigia d'una gran dimora
ch'è rovinata dopo che partirono,
4) E levate lamenti per il cuore
di un giovane che se ne allontanò
il medesimo giorno che partirono;
e piangete e gemete.
5) Forse dirà dove si son diretti:
verso la direzione delle sabbie
del custodito pascolo, o a Qabâ.
6) Sellarono i cammelli
ed io non me ne avvidi,
poi non seppi se per disattenzione
o perché avevo l'occhio troppo debole.
7) Ma non era per questo né per quello,
il motivo era invece la possente
piena d'amore che mi sopraffece.
8) O pensieri che scorsero e si sparsero
come la gente di Sabâ alla cerca!

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

9) Ogni vento che soffia


io salutai gridando:
"O tu, vento del Nord!
O tu, vento del Sud! Vento dell'Est!
10) Lo conoscete voi quello ch'io sento?
L'angoscia mi ha prostrato
dopo che fui da loro separato".
11) Il vento di Levante
mi diede sue novelle
a lui portate dalle piante shîh,
che le ebbero dai fiori di collina,
12) Dicendomi: "Chiunque sia malato
del morbo della brama,
con racconti d'amore si distragga".
13) E aggiunse: "O tu, vento del Nord, di' cose
del genere di quelle
che gli ho narrato io,
o più meravigliose;
14) E tu, vento del Sud, racconta cose
del genere di quelle
che gli ho narrato io,
o ancor più dilettose".
15) Disse il vento del Nord: "In me è una gioia
che col vento del Sud io condivido:
16) Qualunque male è un bene
nella passione che da loro spira,
ed ogni mio tormento si fa dolce
quando ottengo la loro approvazione".
17) A quale fine, dunque, e su che base,
e per quale motivo
di pena e malattia ti lamenti?
18) Quando ti fan promesse puoi vedere
ch'è falsa la promessa
di pioggia del suo lampo.
19) L'Invisibile proprio sulla manica
di una nube formò
un ricamo dorato
dal bagliore del lampo,
20) E le lacrime scorsero da esso
sul liscio delle guance
accendendovi fiamme.
21) Ella è rosa che sboccia dalle lacrime,
è narciso che spande
uno scroscio mirabile.
22) E quando tu vorresti conquistarla
lei allora discioglie,
per occultarsi, a lato d'ogni tempia,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

una treccia ch'è in guisa di scorpione.


23) Il sole sorge quando lei sorride:
o mio Signore, quanto son lucenti
le bolle sui suoi denti!
24) La notte giunge quando lei discioglie
la sua lussureggiante,
nera e intricata chioma,
25) A gara le api accorrono
quando la sua saliva spruzza intorno:
o Dio, la sua freschezza quanto è dolce!
26) Ogniqualvolta ella si curva mostra
una fiorita fronda,
e, quando fissa, sono gli sguardi suoi
delle spade sguainate.
27) Quanto sopra le dune a conversare
starai a Hâgir, amorosamente,
o figliolo dell'Arabo,
con ritrose bellezze?
28) Ed io, non sono un Arabo? E pertanto
amo le belle giovani,
e le bellezze timide.
29) Non mi importa se la mia brama sorga
con me, o se tramonti,
purché lei sia laggiù.
30) Ogniqualvolta chiedo:
"Non volete?", domandano: "Non vuoi?";
quando dico: "Non posso?",
essi esclamano: "È lui a ricusare".
31) Ed ogni volta che costoro vanno
sugli altipiani e sulle terre basse
io attraverso di fretta
il deserto, e li cerco.
32) Il mio cuore è il Sâmìrî
del tempo: ogniqualvolta
scorge le impronte parte alla ricerca
dell'oggetto dorato
che fu mutato in oro.
33) E quando loro sorgono o tramontano
lui va come Alessandro
ricercando dei mezzi per raggiungerli.
34) Quanto spesso piangemmo
per la speranza d'essere riuniti!
Quanto spesso piangemmo
per il timore d'essere divisi!
35) O figli di az-Zawrâ', questa è la luna
che apparve tra di voi
e presso me tramonta.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

36) Per Dio, questa è la fonte


della mia sofferenza!
Quanto spesso ho gridato
alla sua volta: "Ohimé!
37) Per un giovane ohimé,
che mi viene occultato
ogniqualvolta una colomba tuba".
 
COMMENTO
1) "nei boschetti delle tamerici": nei
boschetti sulle dune bianche si trovano scienze che sono sorgenti di veracità,
in riferimento al
proverbio: "Più verace del qatâ".
2) "nel mezzo dei deserti di Idâm": nella
stazione dell'Astrazione e dell'Isolamento.
"cammelli": le scienze innate nelle nostre
anime.
"gazzelle": le scienze acquisite.
3) "miei due amici": la sua ragione e la sua
fede.
5) "sabbie del custodito pascolo": si
riferisce alla diuturna angoscia causata dalla separazione in una stazione
lontana dall'essere
fenomenico e inaccessibile.
"Qabâ": è la località in cui il Profeta
andava a riposare ogni sabato.
6) "i cammelli": le aspirazioni cavalcate
dai nostri cuori.
7) "piena d'amore che mi sopraffece": la mia
preoccupazione per l'amore di Lui me Lo velava.
8) La dispersione della gente di Sabâ è indicata in Corano,
34,18; è una diaspora alla ricerca della meta agognata dopo esserne
stati
separati.
13-14) Il vento dell'Est gli porta la conoscenza che
"Dio creò Adamo a propria immagine", il vento del Sud quella
riguardante i
Compagni della mano destra (Corano, 56,89) e il vento del Nord
quella dei prediletti di Dio (Corano, 56,87) , che è la stazione
intermedia fra
la profezia e la Santità, che viene raggiunta solo da persone eccezionali, fra
cui il Corano indica al-Kidr. Abû
Hâmid al-Gazâlî nega l'esistenza di questa
stazione poiché non la raggiunse e neppure fu al corrente di essa; quindi
immagina
che i santi avanzati oltre il rango di siddîq abbiano raggiunto quello
della Profezia comportandosi irreligiosamente; e ciò non
corrisponde al vero.
La stazione di cui parlo, del resto, è attestata dal segreto che si impresse
nel cuore del più grande siddîq,
Abû Bakr.
15-16) Quando l'amante raggiunge la soddisfazione del suo
desiderio, ogni male per lui diventa un bene, poiché è il volere e il

desiderio del suo Amato.
17) "è falsa la promessa di pioggia del suo lampo":
quando promettono è come si producesse un lampo a cui non segue pioggia,

poiché tale promessa è come una mainifestazione interiore, sterile sul piano
fenomenico: una manifestazione dell'Essenza non
produce nulla nel cuore, dal
momento che non può essere contenuta in alcun oggetto fisico. Sotto questo
aspetto differisce dalla
manifestazione nelle forme del mondo delle somiglianze,
poiché il veggente vi apprende la forma di ciò che gli si manifesta e lo

interpreta.
19) "sulla manica di una nube": si riferisce
a Corano, 2,206. Tale nube è il cuore che riveste, cioè contiene, Dio. La
manica
rappresenta la mano che porge il pegno di fedeltà a Lui. l'autore
descrive una manifestazione dell'Essenza sotto il velo dei
fenomeni,
manifestazione dovuta al fatto che Dio creò Adamo a propria immagine.
20) "le sue lacrime": diversi tipi di
conoscenza che producono uno schiacciante senso di sgomento di fronte alla
divina Maestà.
21) "narciso": la visione che comunica
conoscenze incomprensibili per la ragione.
23) "Il sole sorge": e allora si mostrano
delle scienze connesse al Qutb (Polo) , dalle quali dipende l'universo.
24) Ella rivela ai cuori dei conoscenti un amore misterioso.
25) Quando il conoscente sente in sé una Realizzazione
divina, sì da raggiungere la stazione indicata nel Detto: "Io sono il Suo

orecchio e il Suo occhio", la sua favella diventa pura Verità e assoluta
Rivelazione, e i cuori dei suoi discepoli ricevono da lui la
conoscenza nella
stessa maniera in cui le api ricevono il miele da Dio (Corano, 16,70) .
26) Come i venti fanno oscillare i rami, così le aspirazioni
dello gnostico fanno sì che Dio si pieghi misericordiosamente su di lui.
27) "sopra le dune... a Hâgir": sono le
bianche colline, ben note ai sûfî, su cui è proibito a chiunque mettere
piede. L'autore
intende dire: "Perché non ti occupi di prepararti ai doni
elargiti da questa sublime stazione, in modo da non darti pensiero delle

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte seconda

belle
giovani?", cioè: "La contemplazione e il pensiero sono veramente cosa
per te?".
28) L'autore risponde alla domanda del verso precedente:
"Le bellezze che cerco sono la fonte del fiat originario (kun, sia) da cui

siamo scaturiti. Io sono un arabo (`arabî) , perciò amo le belle giovani
(`urub) ", vale a dire: "Non c'è alcun male nel fatto che mi
comporti
secondo la mia natura, secondo quanto in me è originario e reale".
29) "Non mi importa": cioè: "Io non
sono limitato dalle stazioni e dagli stati, ma solo da lei, così che ovunque si
trovi lei lì mi trovo
io. 30) Quando chiedo a ciò che si frappone e ai veli:
"Non volete considerare il mio caso rispetto a lei, il fatto che forse io
posso
ottenere da lei le delizie di cui altri estatici hanno goduto?" essi
rispondono: "Non vuoi considerare i nostri visi, come son volti
verso te e
velati da lei?", vale a dire: "Le cause secondarie sono soltanto un
tormento e una prova attraverso cui bisogna
passare, ma se tu rimani presso di
loro non riceverai altro che quello che il loro essere può accordare, e sarai
velato rispetto
all'oggetto del tuo desiderio".
"Non posso?": cioè: "Non posso
raggiungere il mio Amato?".
"a ricusare": l'autore si distanzia da
quanti Lo cercano attraverso le cause seconde. Dio è conoscibile solo mediante
Dio stesso. I
teologi di scuola affermano: "Conosco Dio attraverso il
creato", e con ciò si fanno guida da qualcosa che non ha un'effettiva

relazione con l'oggetto desiderato. Chi conosce Dio attraverso i fenomeni non
può conoscere altro che quello che i fenomeni
consentono.
31) "sugli altipiani": le Realtà divine
rivelano se stesse in corpi fittizi, così come Gabriele apparve nella forma di
Dhiya (Compagno
di Muhammad) .
"sulle terre basse": le Realtà divine
rivelano se stesse anche come spiriti di profeti, in corpi terreni nel mondo
intermedio
(burzukh) .
32) "Sâmirî": artefice del vitello d'oro
(cfr. Corano, 20;87,20,96) .
"ogniqualvolta scorge le impronte": cfr.
Corano, 20,96. L'autore dice: "C'è in me un'aspirazione con la quale
vivifico quelli che
guardo con favore, e quelli la cui crescita è simmetrica, e
quelli la cui forma è eretta (nel pellegrinaggio terreno, e quelli i cui cuori

sono preparati a ricevere la sovrabbondante grazia dello spirito: ed io spiro
(insufflo) in loro qualcosa di ciò che ho ricavato da
quell'orma, ed essi ne
sono vivificati, e restano sotto la mia tutela". Egli si riferisce ai santi
che hanno rinunciato ai poteri del
Comando che Dio aveva elargito loro, poiché
chi dimora presso le le Prime Realtà è più perfetto in fatto di conoscenza di
uno
che rispetto a tali doni divini sia velato. Abû Yazîd al-Bistâmî disse:
"Non sono io quello che essi stanno toccando, ma è una
veste di cui Dio mi
ha abbigliato: come, allora, potrei distoglierli da ciò che appartiene a un
altro?". Chiunque veda il rivestimento
d'onore che Dio ha posto sulla sua
Pietra Nera, e conosce la pietra, capisce ciò che si intende affermare. Tale fu
la stazione di
Abû Yazîd e del maestro dell'autore, Abû Mydian.
34) Molto sovente chiediamo un potere superiore agli stati
spirituali, in modo da poterli dominare senza paura di perderli.
35) "o figli di az-Zawrâ'": az-Zawrâ' è
un nome di Bagdâd, dimora del Qutb (Polo) nel mondo visibile. L'autore si
riferisce a coloro
che stanno alla presenza del Qutb e sotto la sua egida.
"la luna": è una manifestazione essenziale
apparsa durante l'esistenza del Qutb e svanita nell'autore, cioè è il suo
essere intimo e
il suo segreto. Egli si pone così come uno dei "senza
pari".
36) "alla sua volta": sebbene sia
"in" lui stesso, a indicare che non è circoscritto.
37) "una colomba": allude agli spiriti del
mondo intermedio, che recano l'ispirazione. Questa viene con un suono
tintinannte, come
di una catena che picchi contro una pietra. Costoro causano il
venir meno del cuore, ed essi stessi svaniscono udendo quel
suono. A questo
proposito il Profeta disse che questa modalità di ispirazione era la più
penosa per lui, che se ne serviva per
uscire di sensi, dopo averne compreso il
significato. Questo metodo è stato in parte acquisito dai suoi eredi
spirituali.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî


(560/1165-638/1240)

 «L'Interprete delle
Passioni»
(«Tarjumân al-Ashwâq») 
a cura di Roberto Rossi Testa

PARTE TERZA

Premessa del 21 maggio 2004 

Oltre dieci anni fa, per un progetto editoriale poi non


concretizzatosi, è stata fatta questa traduzione della versione del Nicholson

de L'Interprete delle Passioni, che da allora ha variamente circolato in
cerca dell'occasione editoriale giusta per offrirsi stampata
a tutti i lettori
appassionati di sufismo e di poesia.

Essa costituisce la prima traduzione
italiana in assoluto.

Fonte:

Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, Tarjumân


al-Ashwâq, a Collection of Mystical Odes. Arabic text (edited from three
manuscripts) with a
literal version of the text and an abridged translation of
the author's commentary, by R. A. Nicholson (Royal Asiatic Society,
London,
1911).

   

Aggiornamento di febbraio 2008

«L'Interprete delle passioni» è


finalmente stato stampato!

Il riferimento completo è: 

Ibn `Arabî, L'interprete delle


passioni, 
a cura di Roberto Rossi Testa e
Gianni De Martino,  Urra -
Apogeo
s.r.l., Milano, 2008.

Il libro comprende una revisione di


quanto riportato
nel 2004 su
SuperZeko (in particolare, sono indicati
i segni diacritici
dei termini arabi) più
una lunga prefazione di Gianni De

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

Martino (L'eccedenza
mistica), una
Introduzione di Roberto Rossi Testa e
una
bibliografia di base. È stata riscritta
anche la Nota del traduttore
italiano.

Per ordinazioni: www.urraonline.com 

Sommario

(Per la sua ampiezza il testo è stato


suddiviso in quattro file)

Prefazione di Reynold A.
Nicholson parte
1
Nota del traduttore
italiano parte
1
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15   parte
1
16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30   parte
2
31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45   parte 3
46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 parte 4

L'Interprete delle Passioni


(Tarjumân al-Ashwâq)

31
 
1) Una nuvola gravida
di temporale a Dât al-Adâ ruppe
in un baleno sopra la pianura.
2) E il tuono del segreto
suo dialogo scoppiò,
e la nube di pioggia
abbondanti rovesci fece piovere.
3) Si dissero l'un l'altro: "Fate mettere
i cammelli in ginocchio",
però non ascoltavano,
ed io nella passione
gridai: "O cammelliere,
4) Deh tu fermati qui, sosta e riposa,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

poiché è una donna


che sta con voi che amo.
5) È una fanciulla snella
e graziosa, di tenera bellezza,
per cui agogna il cuore
del desolato amante.
6) La sala del convito
si colma di fragranza al nome suo,
ed ogni lingua il nome suo invoca;
7) E se il suo seggio fosse una vallata
(però il suo trono è una montagna eccelsa)
8) La pianura, per lei,
diventerebbe altura:
e chi rivolge intorno
sguardi pieni d'invidia
non può arrivare mai a quell'altezza.
9) Si popola per lei ogni deserto,
per lei ogni miraggio si tramuta
in abbondante acqua;
10) Per lei ogni giardino
acquista brillantezza,
ogni vino per lei diventa chiaro.
11) La mia notte è raggiante col suo volto,
con la sua chioma il giorno mio è oscuro.
12) Il cuore del mio cuore,
quando chi l'ha ferito
coi suoi dardi l'ha preso,
13) Fu trafitto dagli occhi
adusi a colpir visceri:
e di quei loro strali
nemmeno uno andò fuori bersaglio.
14) Nessun gufo dei luoghi solitari,
e nessuna colomba dal collare,
nessun corvo gracchiante
15) È tanto sfortunato
quanto il cammello adulto che sellarono
per condurre lontano
uno la cui bellezza era preclara,
16) Nel Luogo di al-Adâ abbandonando
uno che ama appassionatamente
come se fosse morto,
per quanto nell'amore
per loro sia veridico e sincero.
 
COMMENTO
1) "Una nuvola gravida di temporale": una
manifestazione dell'Essenza.
"Dât al-Adâ": località di Tihâma, in
Arabia Saudita, rappresenta la Stazione dello Stupore relativo all'Esaltazione,
poiché Dio

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

esalta coloro che si umiliano dinanzi a Lui.


"baleno": è la luce della suddetta
esaltazione.
4) "qui": presso uno che ti cerca e ti ama.
"una donna che sta con voi": si rivolge alle
scienze apprese da tale manifestazione. Dal momento che esse sono perseguite non

per il loro valore intrinseco ma per quello di ciò da cui dipendono, egli dice
che desidera accostarsi a quest'ultimo per mezzo
loro.
5) "una fanciulla": un attributo divino che
si è manifestato nel mondo delle somiglianze.
7-8) Il senso è il seguente: la sua sublimità esalta
chiunque nel quale ella dimori.
"una montagna eccelsa": il cuore del
conoscente.
"non può arrivare mai": l'Essenza divina è
inconoscibile.
9) "ogni deserto": ogni cuore si ritrova
vuoto nell'oblio divino.
10"vino": godimento spirituale.
11) Il verso significa: "Ho acquisito conoscenza del
mondo invisibile grazie alla sua chioma, e di quello visibile per mezzo del suo

volto, e il mio mondo visibile "la produce" come un essere invisibile
all'occhio", vale adire: "Io ho il potere di apparire in forme

diverse, come al-Kidr e certi santi, ad esempio Qadîb al-Bân.
12) "chi l'ha ferito": Dio, in riferimento a
Corano, 6,95-96.
13) "fu trafitto": dalle scienze e
manifestazioni delle Idee divine.
14-16) Il senso è il seguente: "Cosa infelicissima è
un'estasi fra te e gli attributi divini: poiché l'estasi prende possesso del
cuore,
cosicché il mistero dell'Onnipotente, che fu illuminato da questa
manifestazione d'Essenza, rimane incompreso, e non si capisce
più ciò che era
già stato rivelato.
 
32
 
1) Mi torna in mente il giovanile stato
e la sua primavera
per un nostro colloquio
corso tra Haditha e Karkh.
2) Dissi a me stesso: "Dopo cinquant'anni
son diventato come un uccellino
a forza di pensare".
3) E la prossimità
mi torna in mente d'Haqir e di Sal`,
mi riporta allo stato giovanile
e alla sua primavera,
4) Al condurre cammelli sulle alture
e negli avvallamenti,
al mio accendere il fuoco innanzi a loro
con del legno di `afar e di markh.
 
COMMENTO
1) "Mi torna in mente": dopo il raggiungimento della
stazione del dikr [menzione, preghiera, ricordo], la nostra preghiera di Dio

concernente la Rivelazione Divina, vengo richiamato allo stato (hal) del
pellegrinaggio, nella stazione (maqam) in cui i veli sono
bruciati e rialzati
dagli atti di devozione, che producono realtà spirituali e aspirazioni di cui
non ero consapevole. Sono riportato,
dallo stato in cui mi trovo, fino alla
condizione dello svelamento, e - facendo cadere la visione della visione - alla
precedente
stazione, nella quale ero velato.
2) "Dopo cinquant'anni": il riferimento è all'età in cui
l'autore compose questa lirica.
4) "al mio accendere il fuoco": si riferisce a un momento in
cui la visione distorceva le cose.
  

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33
 
1) Io con diverse note di dolore
rispondo ad ogni tortora che tuba
su un ramo appollaiata
fra i rami della pena, in un boschetto.
2) Senza lacrime piange il suo compagno,
ma le mie ciglia versano
lacrime di sgomento.
3) Ed io le chiedo, poi che i cigli han sparso
copioso pianto in segno del mio stato:
4) "Hai forse conoscenza di chi amo?
Essi riposan forse a mezzogiorno
all'ombra delle fronde?"
 
COMMENTO
1) "ogni tortora che tuba": si tratta di
esseri spirituali sottili, che appaiono in forme del mondo intermedio
(al-barzakh) [mundus
imaginalis]. 2) "Senza lacrime piange": le anime
piangono senza lacrime, ma il mio pianto ha lacrime a causa della mia

corporeità.
4) "Essi riposan forse a mezzogiorno":
cioè: si mostrano sotto spoglie corporee, così che io li cerchi tra i fenomeni
naturali?
 
34
 
1) Fra le alture dei monti di Zarud
stan superbi leoni,
che dagli sguardi di flessuose donne
2) Sono sconfitti, pur essendo figli
di cruenta battaglia.
I leoni che sono,
innanzi agli occhi neri?
3) Gli sguardi delle donne ben li uccidono.
E che soavità
gli sguardi delle figlie dei potenti!
 
COMMENTO
1-3) "superbi leoni": sono i cuori bramosi e
ardimentosi.
"flessuose donne": cioè le Idee Divine.
"figlie dei potenti": cfr. Corano, LIV,
54-55:"dimoreranno in giardini e in mezzo a fiumi, Nella sede della
Verità, presso un re
potente".
 
35
 
1) Tre lune piene prive d'ornamenti
spuntarono a Ta`nim velate in volto.
20 Svelaron volti come soli splendidi,
e forte pronunciaron la labbaika
dei luoghi santi in visita.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

3) Si avvicinavan, camminando piano


come uccelli qatâ,
portando vesti yemenite a strisce.
 
COMMENTO
1) "Tre lune piene": tre Nomi Divini
uscirono dalla Divina Presenza verso Ta`nim per lasciare traccia di sé,
consistendo la loro
beatitudine in tale manifestazione [che è appunto ta`nim,
derivato da `nim, beatitudine].
"velate in volto": a causa della loro luce. Chi non
ha lo sguardo resistente ne può morire.
2) "Svelaron volti": innanzi ai cuori
preparati a riceverli, e che essi hanno visitato. [Labbaika è la formula,
cominciante con tale
parola, che i pellegrini pronunciano durante la
circoambulazione della Ka`ba.]
"luoghi santi": si riferisce al cuore nobile.
3) "portando vesti yemenite a strisce":
ornati da Nomi satelliti, che sono per loro come sacrestani che li assistono.
 
36
 
1) O tu, terra del Nagd,
sii terra benedetta!
Possan le nubi cariche di pioggia
irrigarti con scrosci generosi!
2) E chi ti ha salutato cinquant'anni
salutarti ti possa ancora, e ancora,
e poi, da capo, ancora!
3) Ogni luogo deserto, e ogni selvaggio,
per incontrare lei attraversai,
una cammella dalle grosse gobbe
e un vecchio dromedario cavalcai
4) Finché il lampo brillò
di là, verso Gada,
e il suo bagliore nella notte aggiunse
passione alla passione già sentita.
 
COMMENTO
1) "terra del Nagd": indica la comprensione
nel mondo materiale.
"nubi cariche di pioggia": cioè la Conoscenza
Divina.
2) "chi ti ha salutato cinquant'anni": età
del poeta al momento della composizione. Si tratta di Dio, il Vero, che gli
porge doni
spirituali.
3) "Ogni luogo deserto e ogni selvaggio":
sono indicate le mortificazioni rispettivamente spirituali e corporali.
"una cammella": la sharia`, la legge
religiosa.
"un vecchio dromedario": la mente matura e
ricca di esperienza.
4) "il lampo": ciò che si desidera.
"Gada": è l'irradiazione luminosa del velo
più inaccessibile della Gloria Divina.
"bagliore nella notte": vale a dire nel
mondo fenomenico.
 
37
 
1) O miei due camerati,
ai custoditi pascoli accostatevi,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

e Nagd cercate, e quel segnale, là,


che indica la via;
2) E venite a una fonte
presso le tende delle sabbie curve,
ed ombra richiedete alle sue piante
di salvazione e perdita.
3) E tornando alla valle di Mina,
dove il mio cuore ha posto sua dimora,
4) Un saluto d'amore a nome mio
date a tutti coloro che vi stanno,
oppure salutateli soltanto;
5) Ed ascoltate quello ch'essi replican,
e dite come ognun che ha il cor malato
6) Lacrima per l'ardore dell'amore:
non nascondendo nulla,
cercando spiegazioni, e domandando.
 
COMMENTO
1) "O miei due camerati": sono l'intelletto
e la fede.
"i custoditi pascoli": sono la protezione
divina presso la Gloria velata di Dio.
"e Nagd cercate": è la Conoscenza suprema
[Nagd, propriamente, è un altopiano nel centro della Penisola Arabica].
"e quel segnale": è la conoscenza
induttiva, la razionalità.
2) "una fonte": è la scaturigine della vita
eterna.
"sabbie curve": cioè inginocchiate, nella
presenza della Misericordia divina.
"ed ombra richiedete": cercate conforto
nella conoscenza che disorienta l'intelletto, ed è libera da ogni limitazione.
3) "valle di Mina": cioè le dimore dei Cori
Celesti e dei Nomi Divini riuniti allo scopo della manifestazione.
4) "oppure salutateli soltanto": cioè, se
non sono contenti di ricevere il mio saluto, non fate menzione di me.
6) "e domandando": per accertare che
malattia l'abbia colpito, cioè gli ostacoli che lo separano dall'ottenere
l'oggetto del suo
desiderio, quantunque l'amore si sia impadronito del suo
intero essere.
 
38
 
1) Fra le terre di Dio la più cara,
per me, dopo Taybà,
e Mecca, ed al-Aqsâ,
è la città di Bàgdan.
2) Come odiare la Pace, avendo là
un imân che mi è guida in religione,
ed in ragione e fede?
3) Questa è la casa d'una
delle figlie di Persia,
dai gesti dolci e dalle ciglia languide.
4) Ella saluta e riconduce a vita
quelli cui diede morte con gli sguardi:
e ciò di cui fa dono è la migliore
virtù dopo bellezza e retto agire.
 

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

COMMENTO
1) "Tayba"[Medina]: è la stazione di Yatrib
[primo nome di Medina] da cui essi ritornano con un totale fallimento del
tentativo di
raggiungere la vera conoscenza di Dio gloriosissimo, come disse
Abû Bakr: "La percezione è l'incapacità di avere percezioni",
cosa
che implica vedere Dio in ogni cosa.
"Mecca": è il cuore perfetto che contiene
la Verità.
"al-Aqsâ": letteralmente "la moschea
lontana", quindi Gerusalemme, e indica la stazione della Santità e della
Purezza.
"Baghdan" [eteronimo di Baghdad]: è la sede
dell'Imâm e del Califfo di tutte le genti che è il Polo (Qutb) , in cui si
trova la perfetta
manifestazione della forma della Presenza divina.
2) "Come odiare la Pace": cioè la città
della Pace, Dâr as-Salâm, che è Baghdad.
3) "una delle figlie di Persia": intende la
sapienza non-araba, connessa a Mosé, Gesù, Abramo ead altri profeti non-arabi
della
stessa levatura.
4) "il retto agire": Gabriele disse:
"il retto agire consiste nell'adorare Dio come se lo vedessi", e
aggiunse: "perché se anche tu non
lo vedi Egli vede te".
 
39
 
1) Possa far da riscatto la mia anima
alle fanciulle timide
e dalla bianca pelle
che giocavan con me
mentre stavo baciando Pietra ed Angolo!
2) Qualora tu ti perda dietro ad esse
non troverai più guida
se non nel loro aroma,
la traccia più soave.
3) Mai mi trovai avvolto dalle tenebre,
in una notte illune,
che, ricordando loro,
non procedessi al lume della luna.
4) E quando mi ritrovo
la sera nella loro carovana
mi par la notte un sole mattutino.
5) Mi spingeva il mio amore a corteggiare
una fra mezzo a quelle,
una bellezza che non ha sorelle
in tutto l'uman genere.
6) Se lei bocca svela,
ecco ti mostrerà ciò che barbaglia
come un sole fulgente nel sereno.
7) Lei come il sole ha candida la fronte,
come la notte neri ha chioma e ciglio:
è lei un sole, ed una notte insieme:
la più stupefacente delle forme!
8) Noi nella notte siamo
nella luce del giorno, grazie a lei,
e siamo, a mezzogiorno,
della sua chioma nella mezzanotte.
 

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

COMMENTO
1) "fanciulle": le scienze divine che
prendono corpo nel mondo delle somiglianze.
"mentre stavo baciando": mentre mi trovavo
nella stazione del Patto divino.
2) "loro aroma": le loro tracce nei cuori di
coloro che sanno.
3) "tenebre": rappresentano l'oscurità
dell'ignoranza e dell'erranza.
7) "neri ha chioma e ciglio": le scienze
misteriose e simboliche di cui lei è portatrice.
"un sole ed una notte insieme": intende
alludere a una coincidenza degli opposti che la mente non può concepire.
8) "nella luce del giorno": l'invisibilità
di Dio è anche la sua visibilità e viceversa se noi guardiamo a Dio stesso e
non alla nostra
ragione.
 
40
 
1) Tra Busrâ e Adhri`at se n'è spuntata
una fanciulla di quattordic'anni,
come fosse una luna
per quattordici giorni già cresciuta;
2) E ha oltrepassato il tempo in maestà,
l'ha superato in gloria ed in orgoglio.
3) Ogni luna, toccata la pienezza,
comincia a venir meno,
per completare il mese:
4) Ad eccezion di questa: ché costei
non si muove attraverso lo Zodiaco,
e non raddoppia ciò che è singolare.
5) Tu sei un vaso contenente essenze
e aromi mescolati,
sei un verziere che produce erbe
primaverili e fiori:
6) La bellezza ha raggiunto nel tuo essere
la propria infinità:
un'altra come te non è possibile.
 
COMMENTO
1) "Busrâ e Adhri`at": questi luoghi sono
menzionati perché segnano i punti estremi raggiunti da Muhammad nel suo viaggio
in
Siria, dove apparvero i segni del suo carisma profetico.
"quattordici": numero della perfezione,
essendo la somma di quattro e di dieci, che a sua volta è la somma dei primi
quattro
numeri; perciò una fanciulla di quattordici anni simboleggia l'anima
perfetta.
4) "non raddoppia ciò che è singolare":
perché si trova nella stazione dell'Unità senza che alcuno sia unito a lei,
dal momento che
non è omogenea a nulla e a nessuno.
5) "essenze e aromi mescolati": sono le
scienze, le conoscenze e le influenze divine.
6) "la propria infinità": secondo quanto
disse al-Gazalî: "Un mondo più bello di questo non è possibile: in caso
diverso Dio
dimostrerebbe una debolezza incompatibile con la sua onnipotenza; e
se poi fosse esistito, e Dio l'avesse tenuto per se stesso,
avrebbe dimostrato
avarizia, la quale è incompatibile con la sua generosità".
 
41
 
1) Dio protegga l'uccello sopra il bân,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

che la vera novella mi ha svelato


2) Che gli amati i bagagli han caricato
sui lor cammelli, e son partiti all'alba.
3) Io viaggiai: e per loro, dentro il cuore,
a causa del distacco
l'inferno divampò.
4) Nel buio della notte li rincorsi,
io li chiamavo, e ne seguivo l'orme;
5) E non avevo per seguirli guida
se non, del loro amore,
un profumato alito.
6) Le donne sollevaron le cortine:
e la notte si accese,
e alla luce lunare
la carovana andò.
7) Io allora lasciai che le mie lacrime
innanzi le scorressero,
e loro domandarono:
"Quando mai questo fiume prese a scorrere?"
8) Ed erano incapaci di guadarlo.
Ed io risposi loro:
"È il pianto mio che scorre in grande copia".
9) Come dei tuoni al balenar dei lampi,
come passar di nubi
mentre la pioggia scroscia,
10) Era il batter del cuore
al lampo della bocca,
era il cader del pianto
per i viandanti in marcia.
11) Tu che compari la flessuosità
delle elevate forme
alla flessuosità
del ramo verde e fresco:
12) Se avessi rovesciato il paragone,
sì come ho fatto io,
avresti avuto una visione retta:
13) Ché la flessuosità dei rami è come
quella ch'è propria alle elevate forme,
e le rose del prato sono come
il rossore che dà la timidezza.
 
COMMENTO
1) "l'uccello": è lo spirito del Profeta
nel suo corpo.
"la vera novella": è il Detto concernente
la discesa di Dio nel Paradiso terrestre.
2) Dio discese nella notte delle forme fenomeniche, secondo
il Detto: "E portò Lui via all'alba", cioè manifestò se stesso nel

mondo intermedio (burzukh) , il quale, come l'alba, è luce mescolata alle
tenebre; di modo che tale manifestazione è impura, se
comparata con la purezza
e la santità della Maestà divina in sé.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

4) "l'orme": si riferisce all'investitura


delle qualità divine.
5) "un profumato alito": si riferisce
all'uso delle guide di riconoscere la via, dove manchino le indicazioni,
dall'odore dell'aria. 6)
Questo verso si riferisce a Corano, 34,22.
7) "loro": sono gli angeli menzionati in
Corano, 2,206.
8) "incapaci di guadarlo": perché quelle
lacrime erano sparse a causa del dolore del distacco, e le moltitudini celesti
mancano di
tale emozione dal momento che non sono velate da Dio: perciò non
possono transitare per questa stazione.
11-13) In accordo con la reale relazione sussistente fra Dio
e le sue creature, esse dovrebbero essere poste in relazione con Lui,
e non Lui
con loro. Così la forma del ramo dovrebbe essere comparata con quella
dell'Amato divino, e la rosa con la sua
guancia, e non viceversa, come avviene
in quei Detti che attribuiscono qualità umane a Dio, mentre Egli è l'eterna
sorgente di
tali qualità, e quindi è inconfrontabile con esse.
 
42
 
1) Gente di intelligenza e conoscenza,
io son folle tra il sole e le gazzelle.
2) Chi dimentica Suhâ non è dimentico,
ma è dimentico chi si scorda il sole.
3) Lascia che se medesimo offra ai suoi,
perché i doni alle lodi apron la bocca.
4) Invero lei è una fanciulla araba,
che appartiene per nascita
alle figlie di Persia, veramente.
5) La Bellezza le ha dato
una fila di denti come perle,
di candore e purezza cristallini.
6) Mi ha sbigottito il suo disvelamento,
per quanto lei è splendida ed amabile.
7) Ho sofferto due morti per quei due,
così il Corano ha rivelato a lei.
8) Io chiesi: "Come mai
mi ha spaventato una rivelazione?".
"L'appuntamento dei nemici è
al sorgere del sole."
9) Io dissi: "Sto al riparo
di una chioma che ha il nero del carbone,
che tutta ti nasconde:
lasciala ricadere quando arrivano".
10) Questa composizione è senza rima:
con essa voglio intender solo LEI.
11) Lo scopo mio è pronunciare LEI:
ché questa o quella vendere non amo.
 
COMMENTO
1) "tra il sole e le gazzelle": si riferisce
a Corano, 65,12: "Il divino comando (amr) discende su di loro [i cieli e la
terra]".
2) Il senso del verso è che l'uomo dimentico non è già chi
non si rende conto di ciò che è invisibile, come la stella Suhâ, ma colui
che
ignora ciò che è visibile e manifesto, come il sole,
3) Il verso intende dire: "lascia che lui si sacrifichi
per coloro che ama, cosicché essi lo lodino".
4) "fanciulla araba": una delle specie di
conoscenza muhammadiana. "appartiene per nascita alle figlie di Persia":
la lingua di quel

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

popolo straniero è più antica di quella araba.


5) "cristallini": in arabo maha, pietra
bianca, che gioca con mahat, sole, e maha, gazzelle, del primo verso.
6) "Mi ha sbigottito il suo disvelamento":
quando una donna, senza un particolare motivo, si toglieva il velo davanti a un
arabo,
questi lo considerava come un segno che costei intendesse portargli male,
quindi era costume guardarsene.
7) "due morti": la morte agli altri e a se
stesso, così da rimanere con lei solo in virtù di lei medesima.
"così il Corano ha rivelato a lei": si
riferisce a Corano, 40,11: "Tu ci hai fatto morire due volte".
8) "L'appuntamento dei nemici": intende
dire: "Essi ti inganneranno con una forma simile alla mia nel momento in
cui io ti
manifesterò la mia essenza, cioè il tuo desiderio di possedere la
mia essenza ti ingannerà e ti farà credere che la forma sotto la
quale ti
appaio sia me stessa".
9) "Sto al riparo": come è detto del
Profeta nel Corano, 72,27: "Egli fa andare, avanti e dietro a lui, una
scorta d'angeli". Pertanto
non dovrebbero esserci dubbi sulla sua
ispirazione. Il verso significa: "Di notte gli angeli scesero sul mio cuore
e lo circondarono
come la sfera che circonda la stella polare".
10) "senza rima": ogni verso termina in
"hâ", ma la consonante precedente varia, contro le regole.
"intender solo LEI": vuol dire: "Non ho
rapporti che con Lei [o, secondo l'espressione dell'autore, la lettera hâ],
visto che il mio
rapporto col mondo dei fenomeni avviene interamente grazie a
Lei, poiché in esso Ella rivela se stessa".
 
43
 
1) Che non mi scordi mai
la mia dimora a Wâna,
e ciò che dissi ai cavalieri che
andavano e tornavano:
2) "State un po' qui con noi,
sicché ne possiam trar consolazione:
poiché io giuro, per color che amo,
che son racconsolato".
3) Se loro partiranno, viaggeranno
con la benedizione più propizia,
e se si fermeranno, sosteranno
nel luogo di bivacco più appropriato.
4) Nella valle Qanât,
dove si stringe, fu che li incontrai;
e fu, l'ultima volta che li vidi,
tra an-Naqâ e al-Mushàlshal.
5) Essi badano ai pascoli
per i cammelli, ovunque li si trovi,
e non badano al cuore
d'un amante, che vaga.
6) O cammelliere, abbi pietà di un giovane
che tu vedi spezzar la coloquinta
nell'ora dell'addio,
7) Tenendosi le palme delle mani
incrociate sul petto
per ammansire un cuore che volò
al suon del palanchino [nella marcia].
8) "Pazienta!" loro dissero;
ma il dolor non pazienta.
Che posso farci, io,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

se pazienza da me si sta lontana?


9) Persino se ne avessi,
e se mi governasse, la pazienza,
non sarebbe paziente la mia anima.
Come sarà, pertanto,
se pazienza non ho?
 
COMMENTO
1) "Wâna": è la stazione della
Confessione, della Mancanza e del Difetto, ove si rende il dovuto omaggio alla
divina Presenza.
"cavalieri": sono i santi e i prossimi a Dio
(gli "Avvicinati") .
5) "i pascoli": sono gli oggetti verso i
quali tendono le nostre aspirazioni.
6) "O cammelliere": si rivolge alla Voce
divina che chiama a sé le aspirazioni (rappresentate dai cammelli) .
"un giovane": l'autore descrive se stesso
come un giovane per attirare su di sé benevolenza (collocandosi nella stazione

dell'Inizio) .
"spezzar la coloquinta": significa avere il
volto sfigurato dall'angoscia, poiché l'odore pungente della coloquinta causa

lacrimazione (si veda la mu`allaqât di Imru-l-Qays, che recita: "gli amari
frutti della coloquinta".
 
44
 
1) La luna piena apparve nella notte
della capigliatura,
ed il narciso nero ricoprì
di rugiada la rosa.
2) Una fanciulla tenera
è lei: le belle donne
ella confonderebbe,
la luna il suo splendore abbaglierebbe.
3) Anche il sole ella supera in splendore;
né la sua forma può
compararsi ad alcuna.
4) Il cielo della luce le sta sotto
la pianta di un suo piede;
la sua corona sta
al dilà delle sfere.
5) Lei entra nella mente, e la ferisce
quell'immaginazione: come, allora,
può esser percepita dallo sguardo?
6) Ella è un fantasma di delizie che
svanisce quando noi pensiamo a lei:
troppo sottile è
per l'orizzonte della nostra vista.
7) Tentò la descrizione di spiegarla;
ma lei è trascendente,
così la descrizione ammutolì;
8) E se prova a attribuirle qualità
deve sempre sconfitta ritirarsi.
9) Se uno dei suoi seguaci alle sue bestie

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

accorderà il riposo,
altri non lasceranno
riposare la bestia della mente.
10) Lei è una gioia a quanti
per lei brucian d'amore,
e li trasporta e innalza
oltre il livello dell'umanità,
11) Oltre la gelosia
che la sua chiara essenza
si possa mescolare
a impure scorie dell'umano involucro.
 
COMMENTO
1) "La luna piena": la manifestazione divina
apparsa nel mondo nascosto della conoscenza misterosa (simboleggiata dalla

capigliatura) . "il narciso nero": gli occhi in lacrime bagnarono di
rugiada le guance rosse. Vuol dire che il centro della
manifestazione colma i
Nomi divini.
2) "le belle donne": sono i Nomi diviniche
l'assistono.
4) Chi desidera conoscere il significato di questo verso deve
cercarlo in ciò che ha detto l'Altissimo in Corano 20,4 e nell'hadit che

recita: "Dov'era Dio prima di creare il trono? Era in una densa nube, e non
c'era aria né sopra né sotto".
7-8) Né la descrizione razionale né la fantasticheria
possono raggiungerla.
9) "suoi seguaci": coloro che sono
consapevoli di non poterla raggiungere.
"bestie": le aspirazioni.
"altri": sono i razionalisti, che
asseriscono che Dio si può conoscere per dimostrazione logica.
10) "li trasporta": nel mondo ulteriore,
dove gli spiriti fuori del corpo assumono forme diverse.
11) "impure scorie": le impurità e le
tenebre della natura nel mondo fisico.
 
45
  
1) Dove sono coloro che io amo,
per Dio, dove sono?
2) Come tu ne scorgesti l'apparire,
sì me ne mostri dunque la realtà?
3) O quanto a lungo andai cercando loro,
e quanto a lungo chiesi
insieme a loro d'essere riunito!
4) Fino a quando da loro
io non temetti d'essere spartito,
pur temendo di stare in mezzo a loro.
5) Ma forse annullerà
la mia felice stella
la distanza che c'è fra loro e me,
6) Sì che con loro l'occhio mio gioisca
ed io non debba chieder: "Dove sono?".
 
COMMENTO
1) "coloro che io amo": intende gli spiriti sublimi.
2) "l'apparire": la loro manifestazione nel mondo
dell'immagine e della somiglianza.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte terza

4) "temendo di stare in mezzo a loro": perché, a causa


della mia debolezza e della loro forza, il loro splendore mi poteva
consumare.
5-6) "la mia felice stella": è il favore divino
predestinatomi.
 

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Sommario

http://www.superzeko.net/doc_robertorossitesta/IbnAlArabiLInterpreteDellePassioni03.html[30/12/2014 23:40:46]
Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

www.superzeko.net  

Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî


(560/1165-638/1240)

 «L'Interprete delle
Passioni»
(«Tarjumân al-Ashwâq») 
a cura di Roberto Rossi Testa

PARTE QUARTA ED
ULTIMA

Premessa del 21 maggio 2004 

Oltre dieci anni fa, per un progetto editoriale poi non


concretizzatosi, è stata fatta questa traduzione della versione del Nicholson

de L'Interprete delle Passioni, che da allora ha variamente circolato in
cerca dell'occasione editoriale giusta per offrirsi stampata
a tutti i lettori
appassionati di sufismo e di poesia.

Essa costituisce la prima traduzione
italiana in assoluto.

Fonte:

Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, Tarjumân


al-Ashwâq, a Collection of Mystical Odes. Arabic text (edited from three
manuscripts) with a
literal version of the text and an abridged translation of
the author's commentary, by R. A. Nicholson (Royal Asiatic Society,
London,
1911).

   

Aggiornamento di febbraio 2008

«L'Interprete delle passioni» è


finalmente stato stampato!

Il riferimento completo è: 

Ibn `Arabî, L'interprete delle


passioni, 
a cura di Roberto Rossi Testa e
Gianni De Martino,  Urra -
Apogeo
s.r.l., Milano, 2008.

Il libro comprende una revisione di


quanto riportato
nel 2004 su
SuperZeko (in particolare, sono indicati
i segni diacritici
dei termini arabi) più
una lunga prefazione di Gianni De
Martino (L'eccedenza
mistica), una
Introduzione di Roberto Rossi Testa e
una
bibliografia di base. È stata riscritta

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

anche la Nota del traduttore


italiano.

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Sommario

(Per la sua ampiezza il testo è stato


suddiviso in quattro file)

Prefazione
di Reynold A. Nicholson parte
1
Nota del
traduttore italiano parte
1
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15   parte
1
16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30   parte
2
31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45   parte
3
46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 parte 4

L'Interprete delle Passioni


(Tarjumân al-Ashwâq)
  
46
 
1) Fra i grandi occhi e i visceri
c'è una guerra d'amore,
a causa della quale
il cuore soffre pena.
2) Le sue labbra son scure, è bruna lei,
ma la bocca ha di miele:
quello che delle api
si mostra è il chiaro miele che producono.
3) Caviglie forti, un'ombra sulla luna,
sulle sue guance un vivido rossore:
ella è un ramo che cresce sopra i colli.
4) È bella e tutta adorna; è senza sposo,
e ha denti quali chicchi
di grandine, per lustro e per freschezza.
5) Tiene a distanza con il tratto serio,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

benché per scherzo faccia l'amorosa;


e c'è la morte, a mezzo
fra quella serietà e quello scherzo.
6) La notte non divenne mai oscura,
e tuttavia là venne,
seguendola, il respiro dell'aurora:
e questo è risaputo da gran tempo.
7) E i venti del Levante
mai passano sui prati
su cui stan belle giovani
con i petti procaci,
8) Bensì piegan le fronde,
che al loro soffio parlan sussurrando
degli aromi dei fiori che le adornano.
9) Chiesi al vento dell'Est loro notizie,
e il vento disse: "Che bisogno hai?
10) Quando ho lasciato i pellegrini stavano
presso ad al-Abraqân,
ed a Birk-al-Ghimâd,
ed a Birk-al-Ghamîm,
dov'è l'accampamento:
11) Essi non sono fermi in alcun luogo":
Ed io risposi al vento:
"Dove mai troverebbero rifugio
quando i corsieri del mio desiderio
l'inseguono e li cercano?".
12) Lungi il pensiero! Essi
non han dimora che nella mia mente.
Nel luogo in cui io sono,
lì sta la luna piena. Guarda, e vedi!
13) Non è la mente mia
il luogo dove sorge, e ove tramonta
non è forse il mio cuore?
Poiché la malasorte
del bân e del garàb ora è cessata:
14) Il corvo più non gracchia
sui nostri accampamenti,
offese più non reca
all'armonia della nostra unione.
 
COMMENTO
1) Il senso del verso è il seguente: "C'è una guerra
d'amore fra il mondo della commistione e della coesione e le Idee divine,

perché questo mondo le desidera e le ama in quanto la sua vita deriva
completamente dal loro sostegno. Ma null'altro che
questo mondo naturale
allontana i cuori dei conoscenti dal percepire le Idee divine; perciò il cuore
è in pena e in ambasce a
causa della continua guerra tra essi".
2) "Le sue labbra son scure, è bruna lei":
si riferisce a una delle Idee divine, che descrive con le labbra scure in
riferimento ai
misteri che contiene.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

"quello che delle api si mostra": menziona


le api poiché hanno esperienza immediata dell'ispirazione che i cuori dei
conoscenti
desiderano.
3) "Caviglie forti": potente e temibile, con
riferimento a Corano, 68,42 e 75,29.
"un'ombra sulla luna": cioè è nascosta,
eccetto che agli occhi della contemplazione.
"un ramo che cresce sopra i colli": si
riferisce alla qualità dell'autosussistenza che si rivela nelle manifestazioni
divine.
4) "tutta adorna": dei Nomi divini.
"è senza sposo": nessun essere umano l'ha
mai conosciuta.
"denti quali chicchi di grandine": si
riferisce alla purezza della sua manifestazione.
5) "Tiene a distanza": è realmente
inaccessibile.
"morte": l'angoscia di quelli che l'amano.
6) "La notte non divenne mai oscura": ogni
mistero esoterico ha la sua corrispondente manifestazione essoterica: Dio è sia

l'Interiore che l'Esteriore.
"i venti del Levante": sono le influenze
spirituali della manifestazione divina.
"prati": sono i cuori.
"belle giovani": forme sottili della
Saggezza divina e della conoscenza sensibile derivate dalla stazione del Pudore
e della
Bellezza.
8) "piegano le fronde": l'autosussistenza si
piega verso ciò che sussiste nei fenomeni.
10) "Al-Abraqân": forma duale, trattandosi
della visione da parte del contemplante e del contemplato.
"Ghimâd", "Ghamîm":
località della Penisola Arabica.
11) "in alcun luogo": essi non permangono in
alcun stato: Si riferisce alla sistemazione nella stazione del Mutamento, che i
teosofi
considerano la più elevata di tutte.
13) L'albero bân rimanda a bayn, separazione, e l'albero
garab rimanda a ghurbat, esilio.
 
47
 
1) O colomba sull'albero del bân
nel Posto del Gada,
anche lo spazio è oppresso
al carico del quale mi hai gravato.
2) Chi può regger l'angoscia dell'amore?
Chi può inghottire il sorso
amaro della sorte?
3) Nella passione mia
ardente e dolorosa questo dico:
"Mi avesse mai curato
Colui che mi recò la malattia!
4) La soglia della casa
attraversò beffandomi,
restandomi celato,
sia col velarsi il capo che girandosi.
5) E il suo velarsi non mi fece male,
però mi ha fatto male il suo girarsi".
 
COMMENTO
1) "colomba": intende la Saggezza Assoluta.
"nel Posto del Gada": Dhat al Gada,
letteralmente "quello dell'euforbia": qui si riferisce allo stato di
automortificazione attraverso
esercizi spirituali.
"dal carico": vedi Corano, XXXIII, 72.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

4) "la soglia della casa attraversò":


intende i pensieri divini che balenano attraverso la mente e in un momento sono
andati oltre.
5) Il significato del verso è il seguente: un velo tra me e
Dio è necessario, ma se Dio si distoglie da me è per qualche mia qualità
che
non conosco, e che non posso eliminare finché Dio non mi faccia sapere quale
sia, così che la strappi via da me, per essere
finalmente ammesso alla sua
Presenza.
 
48
 
1) O cammelliere, volgi verso Sal`
e sofférmati al bân di al-Mudârrag,
2) Ed a loro domanda,
grazia e pietà implorandone:
"O miei signori, alcun ristoro avete?".
3) A Râma, a mezzo fra an-Naqâe Hâgir,
c'è una fanciulla dentro un palanchino.
4) Quale beltà, che tenera fanciulla!
La sua bellezza è come fosse un lume
per chi di notte viaggia.
5) Lei è una perla ascosa fra le valve
di una chioma che ha il nero del carbone;
6) Sono i pensieri i suoi sommozzatori,
ma resta sempre immersa in quell'oceano.
7) A chi la guarda sembra
essere una gazzella sulle dune,
a causa del suo collo
e a causa della grazia dei suoi gesti.
8) È come fosse, lei,
il sole del mattino nell'Ariete,
che corre lungo i gradi zodiacali
fino al sommo scalino.
9) Se lei, alzando il velo, scopre il volto,
immiserisce i raggi della radiosa aurora.
10) Io la chiamai, tra pascoli
bene protetti e Râma:
"Chi aiuterà colui che speranzoso
fino a Sal` si è recato?
11) Chi aiuterà chi è perso nel deserto,
confuso, appassionato, miserabile?
12) Chi aiuterà chi annega nel suo pianto,
ebbro del vino della sua passione
per le arcate di denti ben divisi?
13) Chi aiuterà chi brucia tra i singhiozzi,
schiavo della beltà
dei bene separati sopraccigli?".
14) Le mani dell'amore
col suo cuore han giocato,
e nella sua ricerca lui non pecca.
 

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

COMMENTO
1) "sofférmati al bân": al Messaggero
divino, che chiama le aspirazioni che tentano di conoscerLo e di vederLo, viene
detto:
"Mostramiti nella Stazione dell'Autosussistenza e dell'Affetto
gradualmente, non all'improvviso, per non farmi morire".
2) "a loro domanda": "loro"
sono i Nomi divini, ai quali viene chiesto se lo possano guarire dall'amore di
Lui.
3) "Râma": rappresenta una delle stazioni
dell'Astrazione e dell'Isolamento.
"fra an-Naqâ e Hagir": tra la bianca duna
eil velo più inaccessibile, al quale i cuori di coloro che sanno non possono
mai giungere.
"una fanciulla dentro un palanchino": è la
Conoscenza essenziale contenuta nei cuori di alcuni fra coloro che sanno. I loro
cuori
sono come palanchini e i cammelli (ossia le aspirazioni) sono i loro
veicoli.
4) "per chi di notte viaggia": per chi
compia il viaggio notturno (isra') e l'ascensione (mirag`) secondo l'esempio del
Profeta.
6) Il senso del verso è che Dio è oltre la portata del loro
sforzo razionale: Egli viene rivelato dalla Grazia al cuore svuotato dai

pensieri.
8) "che corre lungo i gradi": in riferimento
a ciò che il visionario sente dentro di sé durante la contemplazione.
10) "Sal`": è una delle stazioni della
Santità divina.
12) "nel suo pianto": nella conoscenza che
viene dalla contemplazione.
"vino": ogni scienza che ispiri gioia e
rapimento nell'animo umano, ad es. le scienze della perfezione divina.
"denti ben divisi": sono i gradi della
conoscenza di Dio.
13) "bene separati sopraccigli":
rappresentano la stazione fra i due ministri e imâm, cioè quella del Polo
(Qutb) .
 
49
 
1) Chi me la mostrerà
lei che ha dita dipinte?
Chi me la mostrerà
lei che lingua ha di miele?
2) È una delle giovani
dal seno prosperoso
che curano l'onore,
dolci, vergini, belle,
3) Lune piene sui rami:
e sono certe di non mai scemare.
4) In un giardino che si stende sopra
la terra del mio corpo
su di un albero bân ci sta una tortora:
5) Morente di passione,
sciolta dal desiderio,
perché quello che è capitato a me
è avvenuto anche a lei:
6) Piangere su un compagno
vituperando il tempo
che l'ha colpita apposta,
come ha colpito me.
7) Diviso dai vicini,
è lontano da casa!
Ahimé, nel tempo di separazione,
per il tempo d'unione!
8) Chi me la porterà
lei che accetta il mio strazio?

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

Io sono senza aiuto, per cagione


di quello per cui lei è compiaciuta.
 
COMMENTO
1) "dita dipinte" [con l'henné]: intende il
potere fenomenico dal quale il Potere eterno è nascosto, secondo la dottrina di
alcuni
teologi di scuola. L'autore dice: "Chi mi insegnerà la verità su
questo argomento, per quanto sia possibile la conoscenza di ciò?.
[Egli
desidera sapere se Dio si manifesta nel potere fenomenico.] Io nego tale
manifestazione, ma alcuni dei nostri [mistici] e i
Mu`taziliti la ammettono,
mentre i sûfî ash`ariti lasciano la questione aperta.
"lingua di miele": cioè faconda oratrice.
4) "una tortora": è un'entità spirituale
profetica apparsa nell'ineffabile Autosussistenza (alcuni fra i nostri compagni
ritengono che
l'autosussistenza divina non possa essere partecipata all'uomo) .
5) "Morente di passione": riferimento a
Corano, 3,29: Seguitemi e Dio vi amerà" e a Corano, 5,59: "Un popolo
da Lui amato e che
Lui ama".
6) "un compagno": è la Forma (sûrah)
universale.
"vituperando il tempo": perché le forme
appartenenti al mondo delle somiglianze sono, in tale mondo, limitate dal tempo.
7) "vicini": coloro che sanno, i quali, dopo
avere ottenuto la sussistenza dal loro Signore, per sua grazia, furono velati da
Lui per
mezzo del sé.
"casa": la condizione naturale, quando vi si
fa ritorno.
 
50
 
1) Traditrice! Che ha morso con le trecce
serpigne chi voleva avvicinarla
2) Da sano, e col suo sguardo
lei sciogliere l'ha fatto,
e infermo sul giaciglio l'ha lasciato.
3) Lei scagliava le frecce dello sguardo
dal sopracciglio arcuato,
e da qualunque parte provenissi
ucciso ne restavo.
 
COMMENTO
1) "Traditrice": si tratta di una Attributo
ingannatore, che fa innamorare delle misteriose scienze derivate dalla Divina
Maestà e
Bellezza.
2) "sul giaciglio": cioè nel corpo.
3) "lei scagliava": così è descritto il
"trapasso" prodotto dalla contemplazione delle Idee Divine.
 
51
 
1) A Dhât al-Ada, a Mari'man e Bàriq,
a Dhu-l-Salàm, e là, ad Abraqàn,
al viaggiatore a notte
2) Si mostra come un lampeggiar di spade
prodotto dal bagliore di sorrisi
che sono ricettacoli di muschio
il cui odore mai fiutò nessuno.
3) Se gli si fa la guerra
essi sguainan le spade degli sguardi,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

se gli si fa la pace
dell'oppressione i patti san spezzare.
4) Piaceri uguali avemmo, loro e noi,
pur se l'Amato ha un regno,
l'amante un altro regno.
 
COMMENTO
1-2) Il verso significa: nella stazione della Luce, in quella
dell'Oppressione dell'anima fra i due mondi, in quella della
manifestazione
dell'Essenza e in quella in cui gli spiriti ascetici trovano pace, appare una
grazia terribilmente ingannevole e
velata per il favore dell'Amato.
3) Il verso si riferisce all'ira e alla maestà di Dio.
4) "uguali": perché Dio crea l'uomo a
propria immagine.
"pur se l'Amato...": l'Amato e l'amante
esercitano una sorta di influenza reciproca l'uno sull'altro.
 
52
 
1) Io di Radwâ son lieto
come se fosse un prato e una dimora,
perché ha un pascolo in cui c'è l'acqua fresca.
2) Forse quelli che amo
sapran del suo rigoglio,
così lo prenderanno
come sede e magione.
3) Poiché, vedi, il mio cuore è intento a loro,
così che ogni qualvolta il cammelliere
leva un canto a incitarli
esso ascolta in silenzio.
4) Se si chiaman fra loro alla partenza,
e a passare il deserto,
sentirai le mie grida
provenire da dietro i lor cammelli;
5) E se andranno poi verso ad az-Zawrâ,
sarà davanti a loro,
e se si volgeranno ad al-Gar`â,
lì smonteranno infine.
6) Gli uccelli vanno solo
dove si trovan quelli
e i loro padiglioni,
posto che in casa loro
essi tengono i piccoli.
7) Téma per me e per lei
fra loro confliggevano,
nessuno dando spazio al suo avversario.
8) Quando le luci sue
abbagliano i miei occhi,
il suono del mio pianto
colpisce i suoi orecchi.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

 
COMMENTO
1) "Radwâ": si riferisce alla stazione
della Soddisfazione divina.
"un pascolo": il nutrimento spirituale
2) "quelli che amo": i conoscenti, come il
poeta stesso.
4) "il deserto": è la stazione
dell'Astrazione (tagrîd) .
"i lor cammelli": le aspirazioni che partono
dal corpo.
5) "az-Zawrâ": è la presenza del Qutb
(Polo) .
"davanti a loro": significa che nei suoi
pensieri e desideri li anticipa.
"al-Ga`râ": è il luogo dove soffrono una
penosa automortificazione.
6) Il verso significa che il conoscente cerca lo svelamento
spirituale solo attraverso i Nomi divini.
7) "Téma per me": paura per i miei occhi,
che possano essere abbagliati dalla manifestazione della gloria dell'Amato.
"e per lei": paura per le sue orecchie, che
possano essere colpite dal rumore del mio pianto per lei.
 
53
 
1) Quando noi ci incontriamo per l'addio
tu ci potresti prendere,
da come ci stringiamo ed abbracciamo,
per una consonante geminata:
2) Ché, pur essendo i nostri corpi due,
non sono che uno solo per lo sguardo:
3) Fenomeno che avviene
per la mia sottigliezza e la sua luce;
e, se non fosse per i miei lamenti,
l'occhio non scorgerebbe la mia immagine.
 
COMMENTO
1-2) "consonante geminata": cioè due
lettere incorporate in una. [In arabo due lettere uguali consecutive si
rappresentano con
una sola, sormontata da un segno diacritico (la shaddah)
avente la forma di un omega minuscolo.] L'anima, quando lascia il
corpo, ne ha
nostalgia, e noi, pur essendo due in essenza, all'occhio non siamo che una
persona sola. L'anima ama il corpo
perché tutta la sua conoscenza di Dio è
ottenuta grazie alla sua prigionia nel corpo, e dal suo uso di esso per servire
Dio. Qui ci
si riferisce anche al verso famoso: "Io sono Quel che amo e
Quel che amo è me". La menzione dell'addio indica una distinzione
fra
qualità proprie all'amante e quelle proprie all'Amato.
3) "la mia sottigliezza": allude alla mia
appartenenza al mondo spirituale.
"la sua luce": per l'intensità di tale luce
il suo stesso occhio non può percepire né il suo proprio splendore né la mia
sottigliezza.
"e se non fosse per i miei lamenti":
Mutanabbi scrive:"E se non fosse che con Te io parlo, Tu non mi
scorgeresti".
 
54
 
1) Dissero: "I soli stanno
nella sfera celeste".
Dove dovrebbe stare,
se non in cielo, il sole?
2) Quando si erige un trono
ci dev'essere un re sopra di esso.
3) Quando un cuore è purgato
della propria ignoranza,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

allora occorre che discenda l'angelo.


4) Di me s'impadronì, ed io di lui:
ciascun di noi ha posseduto l'altro.
5) Ch'Egli m'abbia in possesso è cosa chiara,
ed il possesso che ho di Lui è chiaro
nel suo Detto: "Vien qui!".
6) O cammelliere, cambia itinerario,
e non tornare indietro a Dâr al-Fâlak.
7) Forse una casa ha reso te malato
sulla riva del fiume
presso Musâma, e non il male tuo.
8) Magari dentro te
fosse stato riposto ciò che in me
di passione e di pena
ha riposto il Signore dell'Amore!
9) Ché né Zarûd né Hàgir
né Salàm son dimore
che stremato ti hanno.
10) Dal cocente dolore
del viaggiare cercasti
le nubi dell'unione
che però l'ombra loro non ti diedero.
11) Come ti ha reso vile
la gloria della sua sovranità,
così mostrato avesse
verso di te il suo affetto!
12) E magari, poiché per il suo orgoglio
non ti ha mostrato affetto,
donasse a te la forza
di dimostrarGli il tuo!
 
COMMENTO
1) "I soli stanno nella sfera celeste":
l'irraggiamento divino avviene nel cuore.
2) Cfr. Corano, 15,29 e 20,4.
3) "l'angelo": le entita spirituali piu
sublimi.
4) "Di me s'impadronì": dal momento che
sono limitato da Lui.
"ed io di Lui": dal momento che i Nomi
divini si manifestano solamente negli esseri contingenti.
5) "Vien qui": in quanto i Nomi divini
possono essere manifestati, cosa che è impossibile a meno che non li si riceva.
Vedi Corano
12,23.
6) "Dar al-Falak": un ritiro per donne pie a
Bagdad sulle rive del Tigri presso al-Musama, la residenza dell'Imam - su di lui
sia la
pace! L'autore si riferisce al cuore, poiche e il Tempio della
manifestazione divina.
7) "ha reso te malato": ti ha fatto
innamorare.
"Al-Musama": la stazione del Polo (Qutb) ,
essendo quella la sede del Califfo.
"e non ti ha fatto obliare il male tuo": non ti ha
dato sollievo.
9) Il verso significa che la passione della sua anima non fu
accesa da nulla di contingente o di finito.
11) Intende dire: "Per quanto tu avessi conoscenza di
Dio, tale conoscenza non ti ha reso umile quanto lo ha fatto la gloria della
Sua
manifestazione; cioè: la tua mortificazione fu dovuta alla Sua gloria, non a
Lui stesso, perciò la tua conoscenza di Lui fu

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

imperfetta."
 
55
 
1) Io sono assente, e il desiderio l'anima
mi annienta, e incontro Lui
e pure non guarisco:
tale in presenza e assenza è il desiderio.
2) E l'incontro con Lui provoca in me
quello che mai potevo immaginare:
ammalarmi di nuovo di passione
è la mia medicina;
3) Poiché vedo una forma
la cui bellezza aumenta,
ad ogni incontro, in maestà e splendore.
4) Scampo perciò non v'è da una passione
che aumenta in proporzione
agli incrementi d'amabilità,
assecondando un prefissato ordine.
 
COMMENTO
1-4) L'autore è continuamente tormentato, poiché
nell'angoscia dell'assenza spera di essere curato dalla presenza dell'Amato;
ma
l'incontro incrementa soltanto la sua pena, dal momento che gli svelamenti
(illuminazioni) non sono continui, ed egli passa
sempre da uno stato inferiore
ad uno superiore, ed il seguente produce inevitabilmente in lui una passione
più intensa rispetto al
precedente.
 
56
 
1) [La mia méta è] il palazzo
con balconi di Bàgdad,
non quello balconato di Sindâd.
2) Sopra i giardini a guisa di corona,
[è la città] disposta quasi come
una sposa veduta senza velo
nella stanza d'aroma più soave.
3) Gioca il vento coi rami, che s'inchinano
quasi avesser fra loro appuntamento;
4) E il Tigri è come fosse una collana
di perle sul suo collo,
e la sua sposa è il nostro
signor, l'Imâm al-Hâdî.
5) Egli che vittoria dà e riceve,
egli che dei califfi è il più valente,
e che non sta a cavallo nella guerra.
6) Iddio lo benedica!
Finché possa cantarlo
una colomba dal collare posta

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su di un ramo oscillante,
7) E fino a quando possan lampeggiare
i bagliori di bocche sorridenti,
per la gioia di cui luttuosi scrosci
mi fluivan dagli occhi:
8) Le bocche delle vergini son come
il sole al diradarsi delle nebbie,
quando risplende chiaro,
e d'un luminosissimo fulgore.
 
COMMENTO
1) "palazzo con balconi di Bâgdad":
simboleggia la presenza del Qutb (il Polo) essendo Bâgdad sede del califfato.
"quello con balconi di Sindâd": a Hîra,
che rappresenta il regno di questo mondo.
3) "Gioca il vento coi rami": le aspirazioni
si attaccano all'auto- sussistenza divina, che si protende verso di loro.
4) "Tigri": è la stazione della Vita.
"sposa": al verso 2) il regno è stato
rappresentato come una sposa, dunque la sposa del regno sarà di sesso maschile:
si è scelto
il riferimento dell'Imâm (detto "colui che guida
rettamente") poiché è il Polo del mondo.
5) "nella guerra": ha lasciato il suo corpo
naturale e ha preso il suo posto nell'essenza spirituale da cui è messo in
relazione con
Dio (in ciò dimostrando coraggio, poiché combattere a piedi è
più pericoloso) .
6) "una colomba dal collare": è l'anima
confinata nel corpo naturale.
7) "lampeggiare": riferendosi alle glorie
dellla Cotemplazione divina.
 
57
 
1) O respiro del vento, reca tu
alle damme del Nagd questo messaggio:
"Io tengo fede al aptto che sapete".
2) E di' alla fanciulla
della tribù: "Il luogo
del nostro incontro è al pascolo,
il sabato mattina,
presso i colli del Nagd:
3) Sui rossi colli, dove stanno i cippi,
e sulla riva destra dei torrenti,
e accanto al solitario segnavia".
4) E se la sua parola fosse vera,
se lei sentisse mai
lo stesso tormentoso desiderio
per me, che io ho avvertito
5) Per lei, allora noi ci incontreremmo
nel caldo del meriggio,
dentro il suo padiglione, di nascosto,
nell'incontro più intimo;
6) E lei ed io allora ci diremmo
quello che noi soffriamo per amore,
d'amare pene e dolorosi triboli.
7) È questo un vago sogno,

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

o una novella ricevuta in sogno,


o il linguaggio di un tempo
nel cui eloquio era la mia fortuna?
8) Forse quel che ha portato i desideri
[dentro il mio cuore, poi] li condurrà
faccia a faccia con me, ed i loro orti
una messe di rose mi daranno.
 
COMMENTO
1) "respiro del vento": è il senso
spirituale sottile, che coloro che sanno usano come mezzo di comunicazione.
"damme del Nagd": gli spiriti elevati.
2) "fanciulla della tribù": spirito
particolarmente innamorato del poeta stesso.
3) "Sui rossi colli": rappresentano la
stazione della Bellezza, dal momento che il rosso è il colore più bello.
"al solitario segnavia": è la Singolarità
divina (inferiore all'Unicità) .
5) "nel caldo del meriggio": rappresenta la
stazione dell'Equilibrio.
7) "È questo un vago sogno...?": questa
unione è impossibile, poiché lo spirito umano non può sfuggire al mondo
materiale
(confronta Corano, 12,44) .
 
58
 
1) Esisterà una via
verso le luminose e belle giovani?
Qualcuno forse mi farà da guida
sopra le tracce loro?
2) Posso fermarmi a notte
presso le tende delle curve sabbie,
mi posso riposare a mezzogiorno
all'ombra degli arâk?
3) Del sentimento intimo
la lingua favellò,
dandomi la notizia che costei
dice: "Confida in ciò che è raggiungibile".
4) È assoluto l'amore che ti porto,
o tu, delle speranze mie il termine,
sì che per tale amore
il mio cuore è malato.
5) In alto tu sei tratta,
luna piena levata sopra il cuore
che non tramonta mai dopo che è sorta.
6) Ch'io ti possa servire da riscatto,
o tu che sei gloriosa
in bellezza e fierezza:
poiché non hai eguale fra le belle.
7) I tuoi giardini sono rugiadosi,
e le tue rose in boccio;
la tua bellezza è amata con passione,
giunge gradita a ognuno.

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

8) I tuoi fiori sorridono,


i tuoi rami son verdi:
dove si piegan essi,
anche gli spiri piegano.
9) La tua grazia seduce,
ed il tuo sguardo taglia:
tanto che il cavaliere della pena
armato d'esso contro mi si scaglia.
 
COMMENTO
1) "luminose e belle giovani": sono le
conoscenze derivate dalle manifestazioni del Suo Nome di Bellezza .
2) "le tende delle curve sabbie": sono le
stazioni del Favore divino.
"ombra degli arak": è la contemplazione
della pura e santa Presenza.
3) La relativa stazione viene attinta solo con lo sforzo e la
sincera applicazione, non mediante il desiderio.
5) "luna piena...": si intende che Dio non
si manifesta mai completamente, e che ogni visione di Lui avviene attraverso
veli.
7) "I tuoi giardini sono rugiadosi": tutte
le creature sono ricolmate dalle Qualità divine ad esse rivelate.
"le tue rose in boccio": in riferimento a
una particolare manifestazione che distrugge ogni qualità biasimevole.
"giunge gradita": cioè è amata per la sua
essenza.
8) "I tuoi fiori sorridono": la tua
conoscenza è gradita al cuore.
"i tuoi rami ": le influenze spirituali che
trasmettono la Conoscenza divina.
 
59
 
1) Tayba ha una gazzella
dall'occhio incantatore
dal quale si dipartono baleni
come dal taglio di affilata lama.
2) E a `Arafat compresi
ciò che desiderava, e fui impaziente:
3) Nella notte di Gam` ci unimmo a lei,
proprio come vien detto nel proverbio.
4) È falso il giuramento della giovane:
non confidare in quello che tradisce.
5) Il desiderio che esaudii a Minâ
oh potesse mai essere esaudito
fino all'ultima ora di mia vita!
6) A La`la` ebbi un trasporto
d'amore per colei
che lo splendore svela
della lucente luna.
7) Ella percosse Râma,
e fece l'amorosa ad as-Sabâ,
e liberò al-Hâgir dal divieto.
8) Ella osservò il baleno, oltre Barîq,
di un bagliore più vivido
di un pensiero che passi per la mente.
9) E l'acqua di al-Gadâ fu diminuita

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

dal fuoco divampante che la brama


aveva acceso in mezzo alle sue costole.
10) Presso l'albero bân
di an-Naqâ lei si mostrò e lì scelse,
fra le sue occulte e favolose perle,
la perla più superba.
11) E nel Luogo di Adâ si volse indietro
per il terrore del leone ascoso.
12) E a Dhû Salâm il sangue di mia vita
ella tenne in balìa
della sua occhiata languida e assassina.
13) Rimase in guardia al custodito pascolo
e al declivio sabbioso si curvò,
oscillante alla sua risoluzione
che revocava ogni altra decisione,
ed era irrevocabile.
14) E a `Alig lei diresse le sue cose
in modo tale da poter eludere
l'artiglio dell'uccello.
15) Il suo Khawarnaq rompe cielo e torri
oltre la vista dell'osservatore!
 
COMMENTO
1) "Tayba [Medina] ha una gazzella": si
riferisce al grado di Muhammad, cioè a una presenza spirituale appartenente
alla sua
stazione.
3) "Nella notte di Gam`": l'autore dice:
"Noi dimoriamo nella stazione della Prossimità (al-qurbat) ed egli
concentra noi si noi
stessi".
"nel proverbio": si riferisce a: "Egli non
salutò finché non disse addio", cioè si sono separati non appena
incontratisi.
4) Il senso del verso è il seguente: "Non fare
assegnamento su un attributo che non è autosussistente e e dipende da uno che

non può sempre realizzare i suoi desideri".
7) "Ella percosse Râma": ella colpì ciò
che stava cercando, poiché lo guardava come se fosse l'opposto di quello che
era e di
quello che sperava che fosse.
"fece l'amorosa ad as-Sabâ": cioè
desiderò manifestare se stessa.
8) "il baleno": un luogo di manifestazione
per l'essenza.
10) "la perla più superba": rivelò se
stessa nella forma più amabile.
11) "Luogo di Ada": il luogo
dell'Illuminazione.
"si volse indietro": ritornò al suo mondo
naturale per timore che quella cruda luce potesse consumarla.
12) Coloro che sanno sono annichiliti dalla loro visione
della Verità, ma ciò non accade alla gente comune, poiché essa non ha

consapevolezza di sé.
13) "custodito pascolo": la stazione della
Gloria divina.
"si curvò": verso la Misericordia divina.
Si riferisce alla sua ricerca di sé mediante le Qualita divine.
14) "da poter eludere": non desiderava
ricevere nulla dagli spiriti, poiché voleva ottenere qualcosa soltanto da Dio,
per intuizione
e non per apprendimento discorsivo. Dio elargisce i suoi doni a
volte attraverso la mediazione di spiriti superiori, a volte
direttamente.
15) "Il suo Khawarnaq": il seggio del suo
Regno e della sua Sovranità.
 
60
 

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

1) Accòstati alla sede di quei cari


che strinsero dei patti!
Possan le nubi di incessante pioggia
scrosciare su di lei!
2) Ed aspira il profumo di quel vento
che dalla terra di costoro viene,
sperando che quei soffi
ti dican dove sono.
3) Io ben credo che siano accampati
presso l'albero ban, là nell'Idàm,
dove crescono shih, katàm e `arar.
 
COMMENTO
1) "quei cari": sono gli spiriti eletti.
"dei patti": sono i Patti Divini con le
anime dei profeti.
"le nubi di incessante pioggia": cioè la
Conoscenza scenda continuamente su di loro.
2) "Ed aspira il profumo di quel vento": si
riferisce al Detto:"Io sento il respiro del Rahman [Misericordioso]
provenire dallo
Yemen".
3) "presso l'albero ban, là nell'Idam":
significa che sono giunti alla stazione della Purità Assoluta, alla fine del
viaggio verso Dio.
Idam è un luogo nell'Igaz [nella Penisola Arabica] che
simboleggia le Dimore Divine.
"shih, katàm e `arar": alberi che
simboleggiano le dolci influenze spirituali che procedono dagli spiriti amanti.
 
61
 
1) O tu bân della valle
sulla riva del fiume di Bagdàd!
2) Per te m'empie di pena una colomba
che lacrimosa canta
su di un ramo oscillante:
3) La sua mesta canzone mi ricorda
quella della signora del consesso.
4) E quando accorda le tre corde sue
tu ti devi scordare
del fratello di al-Hâdî;
5) Se lei profonde la sua melodia
chi sarà mai Angasha, il cammelliere?
6) Riguardo Sàlma; per Dhu-l-Khadimât
e per Sindâd io giuro
7) D'essermi innamorato d'amor folle
per quella che risiede là ad Agâd.
8) Anzi mi son sbagliato: ella dimora
nell'atra massa che circonda il fegato.
9) Viene confusa la beltà da lei
e spirano profumi
di muschio e zafferano.
 
COMMENTO

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Muhyî-d-Dîn ibn al-`Arabî, «L'Interprete delle Passioni» («Tarjumân al-Ashwâq») - parte quarta

1) "bân": è l'albero della luce nella


stazione del Polo (qui Bagdad) .
2) "una colomba": uno spirito superiore.
"un ramo oscillante": il corpo umano nella
stazione dell'Autosussistenza.
3) "signora del consesso": ogni verità che
esercita dominio nel suo proprio mondo.
4) "le tre corde sue": cioè il corpo, nelle
sue tre dimensioni: altezza, larghezza, profondità. "tre corde"
può anche riferirsi ai tre
gradi dei tre Nomi, che sono la dimora dei due Imâm
e del Qutb (Polo) .
"al-Hâdî": califfo abbaside, suo fratello
fu un un buon musicista.
5) "Angasha": cammelliere vissuto all'epoca
del Profeta. Era solito cantare così dolcemente che, secondo un Detto trasmesso
da
Nawawî, i cammelli cadevano in deliquio e morivano.
6) "Salma": nome femminile che indica una
stazione salomonica.
7) "Agâd": luogo della Mecca (letteralmente
è plurale di "collo") . Qui si riferisce alla gola, attraverso la
quale passa il respiro.
 

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