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MEDICINA SUFI

dott. Maurizio Cusani - Milano 2004

I sufi sono i mistici dell’islam.

Nel mondo cristiano siamo abituati a pensare ai mistici come a uomini


che si separano dal mondo, entrando in confraternite religiose o
praticando l’ascetismo eremitico. Questo non esiste, invece, nell’islam. Il
mistico islamico, il sufi, infatti, pratica il mondo, ha un lavoro normale
con cui deve saper mantenere se stesso e la propria famiglia e se ha figli,
meglio!

E con tutto ciò il sufi dice "Nel mondo ma non del mondo", indicando,
cioè, che pur non rinunciando ai suoi doveri familiari, civici, politici e
religiosi, tuttavia, nel suo animo, lui rimane completamente distaccato
dalla realtà, cercando di non dimenticare mai di appartenere solo a Dio.

Anche il percorso mistico dei sufi, tuttavia, non è solitario, ma avviene in


confraternite, rette da una gerarchia al capo della quale c’è un maestro.
Ogni confraternita ha le proprie regole e le proprie tecniche proprio come
nel mondo cristiano i benedettini, i francescani e i gesuiti hanno
tradizioni e modi di operare diversi fra loro, rami diversi dello stesso
albero.

Inoltre i sufi dicono di se stessi: "Noi bevemmo questo vino prima che la
vigna fosse piantata". Significa che il sufismo è una talea gnostica
inserita nell’albero islamico da cui sugge nutrimento e a cui dà frutto.
Ma il sufismo altro non è che l’erede di tutta una serie di tradizioni
antiche che derivano dallo sciamanesimo neolitico. In qualche modo si
può dire che il sufismo nasce con l’uomo.

Il sufismo è la Tradizione. Per tradizione intendiamo un insegnamento il


cui cuore non cambia mai e non è mai cambiato, ma la cui forma
continua ad essere in movimento, perché le etiche e le civiltà umane sono
sempre in cambiamento. Altrettanto il sufismo continua a cambiare nelle
sue apparenti manifestazioni, nelle diverse epoche, per poter mantenere
intatta l’antica originalità, la Tradizione.

La medicina sufi coincide con la medicina islamica perché quasi tutti i


medici come i filosofi e gli intellettuali islamici dell’età d’oro erano, in
realtà, sufi. I medici sufi trassero le loro conoscenze dal mondo greco-
romano, egizio ed ebraico, persiano,indiano e, persino, cinese. Basti
pensare che la parola âl Kîmiyâ (da cui derivarono i termini europei
alchimia e chimica) probabilmente deriva dal cinese Kim-Ia (o Gin-ii):
cioè liquido per produrre oro.
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alchimia e chimica) probabilmente deriva dal cinese Kim-Ia (o Gin-ii):


cioè liquido per produrre oro.

I Sufi hanno sempre considerato l’uomo non diviso in mente e corpo, ma


in una prospettiva olistica, come un’unità inscindibile. Se Galeno
affermava che il temperamento dell’anima seguiva l’andamento del
corpo dando voce alla malattie somatopsichiche, fu Ishaq ibn Imran il
primo ad asserire che poteva succedere inequivocabilmente anche
l’opposto.

Bakhtyshu anticipò di quasi un millennio il concetto della differenza fra


medicina psicosomatica e somatopsichica. E indicò come il trattamento
terapeutico dovesse essere condotto sia sul corpo che sulla mente del
proprio paziente.

Fin dal secolo nono DC, in ambito islamico, il matto non viene curato
come in occidente con la metodica Celsiana (fame, vinculis, et plagis),
ma in ospedali appositi ovvero in specifici luoghi come oggi, tramite
metodiche come la balneoterapia, la cromoterapia, la musicoterapica (di
cui avete avuto un esempio un anno fa a Varese), l’olfattoterapia, forse
addirittura la terapia psichica familiare, la dieta e farmaci. La
psicoterapia è già presente con Razi e Ibn Sina mille anni prima di Freud
e Jung.

Nel mondo greco-romano c’erano giganti come Aristotele, Ippocrate,


Platone, Galeno, ma nel mondo islamico non c’è solo traduzione ma
anche una ricca elaborazione culturale con Razi (persiano), il turco
uzbeko Avicenna (Ibn Sina), Averroè (Andaluso), Maimonide ( ebreo
spagnolo). Razi (854-925) conosceva l’effetto placebo. Uno dei suoi
aforismi diceva: "Fai presto a utilizzare un farmaco nuovo, finché è
ancora efficace". Un altro suo aforisma intrigante: "Chi interrogherà molti
medici, commetterà molti errori". Esistono molti aneddoti dei
procedimenti psicologici di Razi. Uno di questi è la storia di Razi e
dell’emiro di Bukhara:

C’era un emiro che non si muoveva più dalla sedia bloccato per una
misteriosa malattia articolare che nessun medico riusciva a guarire.
All’inizio anche Razi fallì. Allora Razi lo condusse in un luogo per lui
sicuro, dopo aver apprestato un cavallo e un mulo fuori, pronti per
fuggire, e minaccia con un coltello l’emiro insultandolo sempre più
pesantemente, finché l’emiro non cerca di aggredirlo, accecato dall’ira, e
si alza dalla sedia. Razi fugge e si allontana dal suo regno. Mentre a
Bukhara si grida al miracolo, l’emiro riceva una lettera da Razi che gli
spiega il suo metodo. Aveva infatti capito che non sussistevano malattie
organiche che gli impedivano il moto. L’emiro fu molto riconoscente.

Ibn Sina (Avicenna) anticipò di otto secoli i principi della farmacologia


clinica, dall’effetto placebo alla monoterapia, dai concetti di latenza
terapeutica agli elementi di cronobiologia, all’importanza della pratica
terapeutica. Avicenna, nell’anno 1000 circa, non solo sa che esistono la
malattia psichica e il disturbo psicosomatico, ma sa anche come
disattivarlo.
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disattivarlo.

Di fronte al ragazzo che non vuole mangiare il cibo normale, perché si


crede un bue. Ibn Sina, che capisce come la denutrizione peggiori il suo
stato psichico, prima accoglie la richiesta di farlo mangiare vegetali come
un bue , poi lo invoglia a mangiare cibo che assomiglia a quello del bue,
ma contiene carne, e poi accetta di ucciderlo facendo finta di essere un
macellaio. Ma, trovandolo troppo magro, insiste nel farlo mangiare
finché il ragazzo, che intanto assume altre terapie, non accetta più di farsi
macellare e rinsavisce. Oppure di fronte alla ragazza che sta morendo di
inedia e non può confessare a nessuno la sua passione d’amore, perché
disonorerebbe se stessa e la sua famiglia, Ibn Sina, che sospetta qualcosa,
la fa sedere su un lettino, la fa parlare della sua vita fino a che nota un
aumento delle pulsazioni cardiache quando ella parla di una certa città e
poi di un certo quartiere, poi di una certa casa, finché non scopre il
ragazzo causa della sua passione e si può avviare il caso alla soluzione.

E’ lo stesso metodo di Freud di quasi mille anni dopo:distendere un


paziente sul divano, soli, in una camera tranquilla, e farlo parlare,
manovrando la discussione e facendo lavorare il proprio intuito. Questi
non sono casi isolati, ma è una solida strategia raccolta non solo in una
aneddotica popolare (le favolette dei sufi) ma in trattati scientifici,
quando l’occidente era in preda alla barbarie.

Il Canone di Avicenna fu studiato nelle Università mediche europee fino


a oltre il 1500-1600.

Nel 705 viene documentato un asilo per pazzi ad Aleppo. Nel 707 a
Damasco. In questi anni inizia una politica sanitaria sociale con case per
ciechi, lebbrosari e ospedali pubblici gratuiti anche per gli stranieri
finanziati dalle casse statali. Nel nono secolo Razi dirige un vero
ospedale a Bagdad: Il Bimaristan (Ospedale) fondato nel 750 dal califfo
abbasside Al Mansur Al Ghazzali (1058-1111) scrisse : " La malattia è una
delle forme di esperienza tramite le quali gli uomini arrivano alla
conoscenza di Dio, Egli, infatti, aggiunge: Le malattie sono i miei
assistenti che Io dispenso ai miei amici prescelti".

La malattia non è un nemico ma un evento il cui recondito scopo è quello


di purificarci, sul piano fisico, psichico, emozionale e spirituale. Sembra
di sentire un qualsiasi medico psicosomatico di oggi che rileva come il
soma sia costretto a subire le istanze dell’inconscio con il linguaggio più
duro ma efficace e congeniale: la malattia, appunto. E come la malattia
possa essere un mezzo di salvazione, esperienza e redenzione.

Valid di Konya (1300 dc), per curare le malattie psichiche, consiglia già
sedute bisettimanali di colloquio per 2 anni, più terre rare (litio e
rubidio) applicando psicanalisi a chemioterapia naturale. Il litio viene
utilizzato ancor oggi in psichiatria.

Come mai l’occidente nello stesso periodo vive una delle sue crisi più
cupe? Dopo il concilio di Efeso (431), i cristiani nestoriani fuggono nella
mezzaluna fertile e i cristiani giacobiti, invece, in Persia, scacciati da
Bisanzio come eretici. Essi diffusero il sapere dell’Occidente nelle aree
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mezzaluna fertile e i cristiani giacobiti, invece, in Persia, scacciati da


Bisanzio come eretici. Essi diffusero il sapere dell’Occidente nelle aree
che sarebbero state conquistate dall’islam. Cosroe tramite le conoscenze
dei nestoriani fece fondare l’ospedale di Gundishapur, prima della
fondazione degli ospedali siriaci.

Nel 562 Giustiniano fece bruciare tutti i libri pagani, fece chiudere
l’Accademia di Atene e vengono perseguitati tutti gli scienziati, giuristi e
grammatici che fuggono in Oriente. Maometto, invece, amava la ricerca
scientifica.

Un hadith di Maometto dice: "Un’ora passata da un sapiente allungato


sul suo letto a ripassare il suo sapere, è migliore della preghiera di un
devoto per 60 anni" Oppure: "Seguite la via di una scienza, doveste per
questo andare fino in Cina." Ancora: "A chi segue la via di una scienza
Dio apre più grandi le porte del Paradiso." E ancora: "Il sangue di coloro
che hanno studiato è superiore al sangue dei martiri."

E inoltre nel Corano (2ª255): Dio sa ciò che è prima e ciò che è dopo di
loro, e della Sua scienza essi ne colgono solo quanto Egli concede. E
ancora: (6ª148) Non seguite le congetture, non la menzogna, ma esibite
una scienza; (12ª76) Di sopra da ogni uomo che possiede una scienza ve
ne è uno più sapiente ancora; (53ª28) Contro la falsità non servono le
congetture: occorre la scienza. Ecco perché lo studio scientifico viene
vissuto dal sufismo come un dovere religioso. Per i sufi, quanto più si sa
tanto più si vale, anche per quanto riguarda il proprio cammino
spirituale, che non è disgiunto dalla scienza e dalla filosofia.

Nell'ambito delle scienze islamiche tradizionali, la figura centrale non è il


ricercatore ma il saggio (hakîm), che può essere e, di solito, è medico,
scrittore, poeta, calligrafo, astronomo, matematico, psicologo, e
soprattutto maestro sufi. Si tende, quindi, non alla specializzazione ma
alla conoscenza globale. Da cui deriva, non a caso, il concetto dell’uomo
rinascimentale alla Leonardo da Vinci. E quindi, fino all’invasione
mongola del 1300, la medicina sufi costituisce il faro della civiltà
scientifica in tutti i campi.

Nella medicina anticipa enormi conoscenze nell’ottica e nell’oculistica,


nell’ostetricia e nella ginecologia, nell’endocrinologia, nelle terapie
mediche e chirurgiche generali, nella farmacologia e nell’anestesiologia,
nell’epidemiologia, nell’organizzazione sanitaria, nell’astronomia, nella
chimica, nel campo delle vaccinazioni dove si anticipa Jenner, già
ampiamente applicato nell’Impero Ottomano, ma soprattutto in campo
psicologico e psicoterapeutico dove molte conoscenze sono ancora del
tutto ignote in occidente. Bisognerà attendere i primi del novecento
perché si affacci in Europa una tecnica come l’enneagramma atta a
lavorare sul problema del carattere, della personalità , dell’influenza
ambientale e quindi della conoscenzadi sé e degli altri.

A tal proposito basti pensare a Hibatullâh bn Jâmî (1112-1198) e al suo


âlÎrshad li-Masilih âlÂnfas wa âlÂjsad (Disposizioni che interessano le
anime e i corpi). Egli vi afferma che il carattere si forma in base alle
istanze ricevute dal mondo esterno, in particolare a causa dei ricatti
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anime e i corpi). Egli vi afferma che il carattere si forma in base alle


istanze ricevute dal mondo esterno, in particolare a causa dei ricatti
morali (âlÂntaqâm âlÂdabî), alle ingiunzioni negative e alle disconferme;
mentre la personalità si forma in base alle interpretazioni personali delle
istanze del mondo esterno, interpretazioni nostre a volte del tutto errate.
Interpretazioni personali che danno origine a quelle che nel XII° secolo
Îbn Tufayl (?-1185) definì nel suo Lessico dei termini medici: "i nove
credo base".

Mille anni or sono il maestro sufi Âbd âl`Adhîm Karrâni, direttore del
Manicomio di Divrigi, in Turchia, scriveva: "Pensate a una tavola di
legno, lunga sì, ma larga non più di venti centimetri. Poggiata per terra,
io stesso ci cammino sopra con noncuranza, e così, penso, tutti. Se con dei
mattoni la sollevo a venti centimetri da terra, ci camminerei sopra ancora,
ma qualcuno lo farebbe con una certa titubanza. Sulla stessa asse, posta a
venti metri da terra, io non camminerei affatto, e ben pochi lo farebbero,
a meno che non siano funamboli provetti. Ecco: la collocazione dell’asse è
essenziale: è sempre la stessa asse, ma se la sua posizione varia, varia del
tutto il nostro atteggiamento. La posizione dell’asse è ciò che noi
possiamo chiamare "ambiente".

Le componenti simbologiche legate agli apparati umani con cui il corpo


parla nel suo linguaggio sono sempre state le stesse e la medicina sufi
non fa eccezione. Basti questo hadith: "Vi è un pezzo di carne nel corpo
dell’uomo che, se è in buono stato,tutto l’essere migliora, ma, quando è in
cattivo stato, tutto l’essere va in rovina. Fate attenzione! Quel pezzo di
carne è il cuore". Come la vita materiale dipende dal cuore fisico e se il
cuore è danneggiato, l’individuo si ammala fino a morire, così, se il
cuore spirituale è afflitto dai nafs (i vizi, gli io padroni) l’individuo può
diventare maligno e ne può conseguire la morte spirituale.

La lotta contro i nafs è la jihad, la guerra santa, la grande guerra. Educare


i nafs significa resistere alle richieste dei vizi anche se hanno la forma di
virtù. Per esempio non praticare l’ascetismo se il naf vuole compiere
imprese straordinarie, non studiate i testi religiosi se il naf vuole farsi
ammirare dagli altri, non respingere un piatto saporito se il naf lo fa
perché ne desidera uno migliore ecc.

L’occidente ha concentrato i suoi sforzi sullo studio degli aspetti


quantitativi delle cose, giungendo ad una scienza tecnologica e
immediatamente produttiva in senso materialistico. Il sufismo, al
contrario, tende a conseguire una conoscenza in grado di contribuire al
perfezionamento e alla spiritualità di chi la studia. I suoi frutti sono
quindi prettamente interiori. Il suo scopo è quello di stabilire una
relazione tra mondo materiale e mondo spirituale, attraverso la
conoscenza dei vari ordini di realtà.

LA PRATICA : BRAIN FITNESS: IL PERFEZIONAMENTO DI SE’

Spesso il sufismo viene accusato di praticare cose nascoste e di


nascondere accuratamente misteri che non è dato concedere a tutti. In
realtà il sufismo è come una chiave. Chi ha una chiave non la va
mostrando a tutti. La tiene in tasca e se ne serve solo quando occorre
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realtà il sufismo è come una chiave. Chi ha una chiave non la va


mostrando a tutti. La tiene in tasca e se ne serve solo quando occorre
aprire a chiudere una porta. Il sufismo è un modo di vivere, una prassi.

Tra i sufi le esperienze o i concetti personali vanno comunicati ma non


discussi. Ciò che conta è il rispetto, l'essenza, la varietà, il vissuto
individuale, la meditazione. Non filosofia né teologia, ma, appunto,
sufismo. La pratica sufi è una maieutica socratica (platonica), che
definisce e tratta tutti i problemi per mezzo dell’analisi approfondita
dello spirito e della realtà umana con sistemi riscoperti solo recentemente
dalla psicanalisi e dalla psicoterapia.

Problemi da sempre affrontati nel sufismo sono la lotta contro il transfert,


il combattere contro la rigidità e gli schemi mentali dell’individuo, allievo
o paziente, la conoscenza dei tanti "io" presenti in ognuno di noi,
l’interpretazione dei sogni di cui i maestri sufi sono veri cultori (i sogni
sono divisi in veridici e mendaci da almeno mille anni e quelli veridici
sono divisi in nove categorie diverse fra loro), il complesso dei problemi
che oggi viene chiamato parapsicologia, i metodi per affrontare la morte
(un protocollo per la morte fu codificato circa mille anni fa) ecc.

Ma, soprattutto, l’educazione e la formazione di una persona normale


verso il suo destino. Nel sufismo c’è la concezione che la libertà di
pensiero non è un dono naturale, ma va conquistato con una liberazione
progressiva dagli orpelli e dai condizionamenti che fin dal ventre
materno costruiscono una personalità. Molte persone non solo non si
liberano mai da questi automatismi, ma nemmeno si rendono conto di
esserne completamente schiavi. E la via mistica è la normale "via regia"
verso questa liberazione.

Il sufismo da sempre è stata una protesta chiara e netta contro la fede


formalistica, gretta e scolastica e contro il fanatismo religioso. Per i sufi,
la religione deve essere amore e non un’obbedienza cieca accompagnata
a ostilità verso le altre religioni. La lingua del cuore, infatti, è comune a
persone di religioni e culture diverse ma è la lingua unica.

Inoltre, l’induzione della speranza e il contatto con il divino indotto


dall’esperienza diretta della persona sono importanti per l’evoluzione del
singolo o per la pratica terapeutica. Bisogna credere in ciò che si avverte
per esperienza e non per un dogmatismo freddo appreso e senza anima.

E il dhikr (la recitazione dei nomi di Dio seguendo i ritmi di un tamburo


e un maestro di musica ) è uno dei sistemi privilegiati per questo sistema
esperienziale.

Il metodo psicologico dei sufi per la conoscenza di sé è un’autonalisi


guidata all'interno di una psicologia trascendentale . L’ uomo deve
combattere i propri nafs , cioè i propri vizi carnali, tramite una vera
guerra santa, uno sforzo, jihad, verso se stesso, sino all' Insan alKamil ( l'
uomo completamente realizzato). E' necessario pulire lo specchio
incrostato al fine di poter vedere veramente se stessi e quindi Dio. La
lotta contro i propri vizi (nafs) è la lotta più difficile che un uomo possa
compiere. Il nemico interiore è il più difficile da sconfiggere.
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lotta contro i propri vizi (nafs) è la lotta più difficile che un uomo possa
compiere. Il nemico interiore è il più difficile da sconfiggere.

Conoscere se stessi è quindi imprescindibile per lottare contro i propri


nafs e disattivarli. Lo spirito divino è infatti incatenato da questi nafs
come da nodi che vanno sciolti. Questo sforzo è alla base del
procedimento alchemico della trasformazione della propria anima. Non
è un caso che Geber, l’uomo da cui derivano tutte le esperienze
alchemiche occidentali, era un sufi.

Infatti l’anima carnale, ricca di vizi (nafs) altro non è che il piombo che
deve trasformarsi in oro. Questa lotta permanente è, quindi, rivolta a
quelle forze interiori che vogliono tenerci schiave. Queste forze interiori
sono Iblis, Satana. Il cuore dell’uomo è diviso fra le influenze superiori
divine e quelle sataniche dei propri nafs.

Un giorno molto freddo un discepolo notò nel cammino che il suo


maestro soffriva molto da un piede. Allora gli cedette le sue calze di lana
a costo di gelare lui stesso, chiedendosi chi glielo aveva fatto fare. La
sera, al caldo, i discepoli parlavano con il maestro e l’allievo che gli aveva
prestato le calze gli chiese come si faceva a distinguere le ispirazioni
divine da quelle diaboliche e il maestro gli rispose che quando gli aveva
prestato le calze, quelle erano divine, quando aveva pensato chi glielo
aveva fatto fare, quelle erano diaboliche.

L’ispirazione divina è raffigurata dalla figura del Khidr, il sempre verde.


Una notte un re pregava Dio nel suo palazzo lussuoso e venne disturbato
da una voce che chiamava da sopra il tetto. Il re si precipita e vede un
vecchio che chiama a gran voce il suo cammello. Ma sei pazzo a cercare
un cammello di notte sul tetto del mio palazzo? Non meno di te che
preghi Dio all’interno del tuo lussuoso palazzo. Il giorno dopo lo stesso
vecchio si presenta a palazzo e afferma di trovarsi e si comporta come se
fosse in un hotel. Preoccupati della sua pazzia, i soldati cercano di
fermarlo ma lui si presenta davanti al re proclamando di essere in un
hotel. Il re afferma trattarsi del suo palazzo ma il vecchio gli chiede di chi
fosse il palazzo prima di lui. Di mio padre. e prima di tuo padre? Mio
nonno.E allora non vedi che questo è un hotel dove il proprietario e i
residenti continuano a cambiare? Svegliati!

I sufi indicavano l’Inconscio, l’Io e il super-Io coi termini l’anima che


comanda (nafs âlÂmmâra), l’anima razionale (nafs âlNâtiqa) e l’anima
che biasima (Nafs âlLawwâma). A loro volta questi tre stati erano divisi
ciascuno in tre stati, suddivisi ancora in azione positiva e azione
negativa. In tutto diciotto stati della psiche, ognuno dei quali con un
nome specifico. La suddivisione in inconscio, Io e super-Io tracciata da
Sigmund Freud, quindi, era vecchia dunque già di mille anni e non
troppo raffinata.

Per i sufi, l’uomo è divisibile anche in un conscio e in un inconscio. E


l’inconscio è a sua volta diviso in un sovraconscio e in un subconscio. Il
conscio è il nostro io, il me, il sé, la parte apparente della nostra esistenza.
E’ l’attitudine a prendere coscienza di ciò che sentiamo, percepiamo e
manteniamo nella nostra memoria. Il sopraconscio è lo spirito, la parte
7 di 12 divina dell’uomo, la parte resa schiava dai nafs e dalle illusioni del 28/09/2014 02:19
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E l attitudine a prendere coscienza di ciò che sentiamo, percepiamo e


manteniamo nella nostra memoria. Il sopraconscio è lo spirito, la parte
divina dell’uomo, la parte resa schiava dai nafs e dalle illusioni del
mondo.

Il subconscio è la parte viziosa, l’anima carnale, ciò che ci lega al mondo


dei sensi, il mondo dei desideri. Tutte le malattie psicosomatiche
derivano dalla forza brutale e aggressiva dei nostri bisogni carnali del
subconscio. Quando dormiamo la realtà di ciò che vive nella nostra
anima si trasforma in sogni, ma quando siamo svegli, invece, la nostra
forza cosciente impone all’anima di manifestarsi esattamente come è.

Ma la mente ci obbliga a pensare a seconda delle regole introiettate


personali, culturali, ambientali, religiose e questi desideri vengono
ricacciati in fondo al nostro subconscio da cui possono essere scovati,
conosciuti e interpretati solo con l’analisi dei sogni.

In genere l’insegnamento dei sufi è molto pratico, pochi libri, ma molti


simboli e atti. Inoltre non si insegna ciò che una persona può credere di
aver bisogno, ma quello di cui una persona ha bisogno senza saperlo.

C’era uno straniero che cercava una bottega per le lampade perché ne
voleva comprare una in quanto (giustamente) gli avevano detto che tali
strani oggetti servivano per poter leggere al buio. Peccato che lo stesso
straniero non sapeva che prima bisognava SAPER LEGGERE! E il primo
atto che un ricercatore deve fare, infatti, è trovare il proprio maestro
spirituale.

E un maestro che va bene per una persona può non essere adatta a
un’altra e viceversa. Un maestro può essere negativo per me oggi ma
benefico domani o viceversa. Maestro e allievo si scelgono. L’allievo deve
fare il primo (misterioso) passo ma il maestro deve accettarlo. Un
maestro sufi deve cercare di essere un mediatore fra l’allievo e il mondo
spirituale. E questo rapporto può svilupparsi in modo curioso. Come
quel maestro sufi che ottiene improvvisamente poteri di guarigione, ma
siccome la sua vita sembra misteriosa pur nella banalità, gli viene
costruita dagli sciocchi una vita agiografica.

Come la medicina del corpo anche la medicina dell’anima ha due aspetti:


la prevenzione e la terapia. Prevenzione significa igiene e alimentazione
per fortificare le proprie difese. Nella medicina sufi si distinguono
quattro step progressivi: alimentazione, omeopatia, allopatia, chirurgia, a
seconda della situazione contingente.

L’etica nutre l’organismo spirituale. Devono sussistere principi etici


autentici e vivi e praticati nel rispetto di condizioni precise cioè pratica
equilibrata contestuale, variata, integrale e perseverante. Autentica cioè
legata a una vera tradizione che si poggia sugli inviati di Dio, cioè i
profeti. I principi devono essere vivi e non denaturati.Variata cioè
praticare simultaneamente diversi principi etici.

Contestuale cioè adatti al contesto reale. Non bisogna mentire ma talvolta


può essere necessario. Equilibrata: è giusto per esempio il principio di
non aggressione ma se si tratta di salvare una donna indifesa…
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può essere necessario. Equilibrata: è giusto per esempio il principio di


non aggressione ma se si tratta di salvare una donna indifesa…

Ma etica anche come terapeutica: per esempio la gelosia deriva da un


istinto di possesso nel gruppo delle invidie. L’istinto di possesso è un
carattere naturale perché ci rende attivi e quindi di per sé va bene. Ma se
questo istinto non è controllato si trasforma in gelosia con la sofferenza
che essa genera attorno a sé. La terapeutica è impegnarsi con
perseveranza con atti contrari al vizio come con piccoli atti ripetuti di
generosità contro l’avarizia. Per la terapeutica ci vuole un medico
dell’anima, la volontà di guarire e energia in quantità ottimale
(metacausale o divina).

Nell’apparato digerente noi abbiamo ingestione, digestione tramite


l’attività enzimatica, assorbimento tramite il tubo intestinale e
assimilazione. A livello cerebrale la prima fase corrisponde all’attenzione,
poi la riflessione tramite le basi di istruzione, poi la memorizzazione, poi
l’assimilazione (cioè mettere in pratica un principio etico).

L’intenzione ha un ruolo insostituibile nell’assimilazione dei nutrimenti


etici e conta di più degli effetti. L’intenzione è necessaria
nell’assimilazione e determina il valore spirituale dell’atto e può valere
più dell’atto stesso. L’intenzione può essere metacausale, causale o
causometacausale. La prima capta la luce divina come chi aiuta gli altri
senza voler nulla in cambio, il secondo è un do ut des, il terzo quando si
richiede una ricompensa spirituale o una gratificazione dell’ego. Gli
effetti a livello personale, sono ben diversi.

Il flusso del pensiero è il sistema circolatorio dell’organismo spirituale. Il


cuore sta al sangue come l’anima al flusso del pensiero. Il sangue non
cessa mai di scorrere e così il pensiero. Il cuore non cessa mai di battere e
così l’anima. Come chi si ammala deve mettere un farmaco nel sangue
così il farmaco spirituale deve agire sul pensiero. Un pensiero sano sarà il
segno di un organismo spirituale sano e viceversa.

Come l’ossigeno è necessario per l’organismo per mantenere attivo il suo


meccanismo metabolico, altrettanto un pensiero educato da principi
spirituali preserva l’individuo dalle influenze antispirituali ( come nella
funzione immunitaria) così che ci vuole un’atmosfera spirituale non
inquinata per mantenere un corretto metabolismo spirituale. L’arte e la
bellezza nutrono il cervello quanto cibi sani, non geneticamente
modificati, e non adulterati, sanno nutrire convenientemente il nostro
apparato gastroenterico.

Gli influssi negativi soprasensoriali (da azioni cattive, vendette ecc.),


alterano il corpo spirituale come la Co2 o i veleni dell’aria alterano i
nostri bronchi e i nostri polmoni il flusso dinamico del pensiero deve
essere vivo come il flusso circolatorio.

Il pensiero è il mezzo con cui l’essenza esercita la sua volontà e può


svilupparsi. Il buono o cattivo funzionamento dell’organismo spirituale
dipende essenzialmente da come il pensiero è stato educato e si istruirà
in futuro.
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dipende essenzialmente da come il pensiero è stato educato e si istruirà


in futuro.

I testi sacri non letti in modo letterale ma profondo costituiscono ulteriori


influssi positivi. L’aiuto divino viene attirato da due azioni: l’intenzione e
l’attenzione.Un sufi deve badare a tre cose nella sua vita: Attenzione,
attenzione, attenzione.

La libertà di pensiero è un mito. Un genitore deve dare basi etiche : la


libertà sta nell’accettarle o nel rifiutarle. Ma se non lo fanno i genitori, i
ragazzi cercheranno le loro basi etiche altrove, all’esterno presso amici, i
media, insegnanti, la cultura della strada e dei bar. Anche un’anima (
come un corpo) può essere cieca o sorda o paralizzata. E quindi può non
essere in grado di comprendere.

E la psicanalisi è impotente di fronte a una cecità dell’anima, mentre può


guarire una nevrosi. Per iniziare un cammino spirituale bisogna far
piazza pulita dei nostri pregiudizi (imparare a imparare). Oggi una
spiritualità deviata onnipresente ha preso il posto della autentica
spiritualità. In questi casi gli uomini tendono a non interessarsi oppure
farlo in modo superficiale.

Cambiando una cosa con un’altra, saltabeccando di qua e là, prendendo


in prestito di tutto si fa solo molta confusione. Bisogna essere attenti, fare
una scelta, dotarsi di un pensiero razionale, innescare la quinta marcia
del cuore e perseverare.

Un tempo molti uomini si facevano allievi di maestri spirituali, vivevano


presso di loro erano sempre sotto gli occhi del maestro che poteva
consigliarli direttamente e poteva inviarli al bisogno anche ad altri
maestri, ma oggi la tecnologia, la scienza e il benessere sono molto diffusi
e pochi sono gli autentici maestri spirituali mentre il desiderio spirituale
cade spesso in mano ad opportunisti spirituali che ne fanno scempio e
commercio. Un maestro spirituale è un medico spirituale. Ed è gratuito.

Lo sviluppo individuale, come lo stimolo alla formazione di nuove


sinapsi, può condurre alla comprensione delle verità spirituali. Il nostro
abituale intelletto tramite la riflessione e la messa in pratica dei principi
divini, può condurci a sentire con il cuore la verità divina.

L’analogia può essere un buon mezzo per intuire la verità. L’analogia è


una somiglianza reale fra due funzioni pur appartenenti a dimensioni
diverse. Per esempio l’analogia fra un albero e un uomo. Fra microcosmo
e macrocosmo. L’analogia è un esercizio utile sia da un punto di vista
scientifico che pedagogico. L’analogia ci permette di accedere alla
conoscenza delle realtà fondamentali dei differenti piani della creazione.

Studiando la drosophila melanogaster noi possiamo arguire anche le


funzioni di esseri superiori, ovvero studiando un’ameba, noi possiamo
arguire le funzioni di base di esseri pluricellulari assai più complessi fino
all’essere umano. Studiando i simboli o l’assetto quadripartito del cuore
mosso da un centro immobile, come il mozzo della ruota, possiamo
arguire molto sui moti che governano l’universo.
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medicina sufi http://www.puntosufi.it/medicin.htm

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arguire molto sui moti che governano l’universo.

La spiritualità non è un argomento facoltativo, una distrazione benevola,


qualcosa di emozionale e di astratto che coinvolge pochi credenti un po’
bigotti. No, è una funzione irrinunciabile per l’equilibrio e il benessere
dell’uomo. Se l’occidente può insegnare la tolleranza, l’oriente può
insegnare la necessità di Dio nella vita umana. Tra i sufi la guarigione del
malato è considerato il servigio più prezioso che si può offrire
all’umanità.

Le pratiche riguardanti la salute si dividono in : quelle per il corpo quelle


per la mente quelle per l’anima. Per i Sufi l'essere umano è composto da
quattro elementi: uno spirituale, l'anima; e tre materiali: corpo, psiche,
ambiente. L'anima è la goccia dell'oceano infinito che è Dio, mentre le
altre tre componenti materiali sono la transitorietà fenomenica di cui la
scienza si occupa per giungere alla conoscenza del fine ultimo, autentico,
dell'essere umano, per giungere cioè, per quanto possibile, a una
comprensione di Dio. Che non può non essere oltre ogni nostra
definizione e comprensione globale.

Basti pensare alla storia dei tre ciechi che tastano l’elefante ognuno da
parti diverse (chi la zanna, chi la zampa, chi il codino), ottenendo
informazioni differenti e quindi elucubrazioni in antitesi.

Scienza e filosofia servono per giungere alla percezione soggettiva della


conoscenza oggettiva, nel mutamento da piombo ad oro grazie a questa
pietra filosofale, secondo il motto del Sufi: "Chi conosce se stesso conosce
Dio, chi conosce Dio conosce se stesso". Da sempre l’analisi dei sogni è
stato un metodo fondamentale per la jihad.

In conclusione.

Lo sceicco sufi è il maestro spirituale, è uno psicologo, un pedagogo, uno


psicanalista, un padre. Non è un caso che in occidente quasi tutti i capi
nazionali dei gruppi sufi siano medici o psicanalisti.

L’insegnamento libresco ha un piccolissimo ruolo nel sufismo. Il sufismo


è molto pratico, duttile nelle sue forme, variegato, in mutamento perché
l’etica, la cultura e gli uomini continuano a cambiare. Ma l’insegnamento
di fondo è sempre lo stesso, come un uomo che rimane sempre se stesso,
ma continua a cambiare d’abito a seconda delle circostanze e del lavoro
che deve compiere o un cioccolatino che viene confezionato con carte di
colore e consistenza diverse pur restando sempre lo stesso.

Il lavoro pratico consiste nel favorire in ciascun allievo, a seconda delle


sue capacità e opportunità , l’apertura dell’occhio del cuore e favorire
un’elevazione che sarà e potrà essere solo personale, con qualche
consiglio e senza ordini (quasi sempre!)

Grazie a tutti.

Pace.
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medicina sufi http://www.puntosufi.it/medicin.htm

Pace.

Bibliografia:

Gabriel Mandel " la saggezza dei sufi" Rusconi 1999

" Corano senza segreti" Rusconi 1994

" Storia del sufismo Bompiani 2001"

Numerose parti di questo breve lavoro sono state acquisite da


conversazioni personali o di gruppo con il Prof. Gabriel Mandel Khan
capo e rappresentante ufficiale della Confraternita dei Sufi Jerrahi
Halveti in Italia.

Inoltre:

Moinuddin Chishti Il libro della guarigione sufi Ed. Il punto di incontro


1995

Domenico De Maio La malattia mentale nel medioevo islamico Ed


Corriere Medico 1993

Mortazavi Djamchid Soufisme et psychologie Ed. Du Rocher 1989

Bahram Elahi " Medicine de l’ame ou l’ethique originelle " Ed. Dervy
2000

Muhammad Salim Khan "Medicina islamica" Red ed. 1992

Omar Ali Shah "Sufismo e terapia" Psiche Ed. 2003

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