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Progetto E facile accorgersi che I'essenziale contenuto della 'liberta' con­

Massimo Cacciari siste per noi oggi nel poter-progettare - e tanto pili ricca ci
appare tale 'liberta' quanto pili la capacita progettante sembra
libera da ogni presupposto. Ma cia non e affatto scontato. Se
si analizza, ad esempio, il termine tedesco, Ent-wurf, allora la
radice del progetto riemerge con forza. Nell' lento' I'anticipo,
I'avanti non risuonano, risuona invece il via-da, il distacco-da,
la dipartenza - non tanto il costruttivo-produttivo nella sua
1. 'Equivocita' del termine. avanzata, quanto il distruttivo 0 il superamento. In Ent-wurf
e avvertito 10 strappo del 'Iancio', non la sua eventuale carica
Che cosa si dice nel termine 'progetto'? La domanda pare prefigurante, predittiva. Cosl in termini come Ent-wicldung 0
superflua, tanto 'normale' esso suona nel nostro linguaggio. II Ent-faltung la techne dello svolgere, del dipanare, dello svi­
suo accento fondamentale e quello stesso della Tecnica: si luppare e ritratta con gli occhi rivolti all'indietro: al gia-svilup­
dispone davvero del mondo soltanto quando sono a disposizione pato che si deve nuovamente svolgere, al ripiegato, al rag­
paradigmi che 10 renderanno disponibile. II dominio attuale ha grumato che si deve sbrogliare, dipanare, analizzare 1. E in
valore effettivo soltanto in quanto pro-duttivo del dominio fu- Fort-schritt, semmai, che ritroviamo l'enfasi del pro-getto. II
turo. Pro-durre e pro-getto sono termini solidali, rappresentano, termine pro-getto e proprio dell'aura complessiva del Progresso,
nel nostro linguaggio, un'unica 'famiglia'. II progetto e inteso mentre in Ent-wurf questa tonalita e sbiaditissima, se non as-
come intrinsecamente produttivo: esso elabora modelli di pro- sente. In esso si pensa la durezza del presupposto, da togliere,
duzione. II pro-durre e compreso ne! pro-getto che ne illumina 10 scaturire faticoso verso la presenza a partire da un oscuro,
il senso ed il fine. Ne! ro etto si tratta ercio della strate ia un ignoto. Questo presupposto e appunto il compatto, I'im-me­
in base a cui deve essere ro otto ua cosa va or- diato che va de-costruito, che va mediato, analizzato. E nel­
tato-fuori, alIa presenza. I progetto pre-vede, per cosl dire, I' 'ent.' risuona esattamente questo 'de.': la drammatica di un
questa futura presenza, ne dispiega in anticipo i tratti. Ma nel lavoro analitico-decostruttivo, sospesa sull' 'oltre' che nel ter­
ptogetto, appunto, non ci si limita a 'ideare' tale presenza, si mine progetto, invece, con tanta certezza si annuncia, si predice,
mostra anche con quali mezzi e per quali vie essa sia effetti- si prefigura, si anticipa.
vamente pro-ducibile. L'accento del progetto e dunque quello Anche per queste considerazioni l'Entwurf heideggeriano
dell'anticipo, della previsione e della concreta produzione. Te- non sembra traducibile con progetto. Perche - chiede Heideg­
niamo fermo questo punto - per cui nel termine progetto di- ger - « la comprensione avanza in tutte Ie essenziali dimensio­
ciamo essenzialmente il progetto tecnico-scientifico - priflla di ni di cia che e in essa apribile, sempre secondo possibilita? »2.
farvi criticamente ritorno. E necessario ancora avvertire come Perche nella comprensione (Verstehen) il modo di essere del-
in esso I'enfasi anticipante del 'pro-' tenda a occultare un pre- l'Esserci e come poter-essere? (E qui poter-essere non sta a in­
supposto. E come se nel pro-getto si esprimesse una forza predit- dicare una fluttuante libertas indifferentiae, rna « la determi­
tiva-produttiva Libera da ogni presupposto (il termine tedesco nazione ontologica positiva dell'Esserci pili originaria ed estre­
Gesetz-Iegge e I'esatta traduzione di presupposto), un via-ne!- I rna »). « Perche la comprensione ha in se stessa la struttura esi­
futuro senza via-da. Come vedremo, cia collega 'originariamen- stenziale che noi chiamiamo progetto (Entwurf) ». La com­
te' il termine progetto e la sua 'famiglia' a quello di 'liberta'. I prensione ha carattere pro-gettante. L'Esserci e « gettato ne!
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modo di essere del progettare ». Dunque i1 progetta stesso, co­
sl inteso, appartiene a quella « costituzione ontologico-esisten­
ziale dell'essere proprio dell'ambito del poter-essere effettivo ».
I mine progetto pare appropriato. Per la seconda area vale piut.
tosto Entwurf. Per la terza, Entwurf puo valere soltanto in
quanto opposto a progetto e 'richiamante' il presupposto ri­
L'Entwurf heideggeriano non ha nulla a che fare con un 'piano'
tecnico-scientifico, con la dimensione anticipante predittivo­
produttiva del progetto, con la sua inevitabile aura progressi­
sta: esso costituisce il modo dell'Esserci in quanto gettato. Nel­
I spetto al contenuto anticipato nel progetto, rna assume una to­
nalita propria solo nel quadro complessivo dell'essere-gettato,
del Verfallen. E come se, in questo caso, 10 strappo apparte­
nesse costitutivamente all'Esserci e non insorgesse come scelta,
decisione. In questo Entwurf si diviene cia che si e; l' 'ent-'
l'Entwurf l'Esserci e colto in quanta costitutivamente proget­
tante « la possibilita come possibilid ». L'Esserci e progetto conduce via, 'seduce', per ricondurre alla radice, epistrofe as­
(Entwurf) - il progetto appartiene alia sua determinazione on­ sente nelle due aree precedenti.
tologica. Dunque, l'enfasi non puo qui cadere suI non-ancora­ E profondamente significativo che queste differenze appaia­
presente, che il 'pro-' indicherebbe e in vista di cui si dispor­ no oggi pressoche inavvertibili e che il progetto come costru­
rebbe, rna sulla struttura effettiva dell'Esserci. Pensare al con­ zione produttiva, anticipo del progettato e strategia per per­
tenuto del progetto (Entwurf) come cia quanto-a-cui si proget­ seguirlo, domini incontrastabile nel nostro linguaggio. Nel­
ta significa « degradare» il progettato « a sussistente dato e l'ambito degli innumeri accomodamenti esistenzial-psicologici
pensato », a qualcosa di esteriore e di estrinseco rispetto alle che formano la chiacchiera contemporanea si e giunti, anzi, al
dimensioni essenziali dell'Esserci. punto di concepire in termini continuistici queste stesse diffe­
Quanto la fenomenologia heideggeriana sia decisiva per la renze. Poiche la comprensione e costitutivamente progettante,
cultura filosofico-politica posteriore, esula qui dalla nostra in­ ergo ci e dato strapparci via da ogni presupposto - e poiche
dagine 3. II suo gesto essenziale consiste quasi nel sottrarre i1 siamp 'liberi' da ogni gia-sviluppato, ergo possiamo procedere
termine progetto-Entwurf alla 'famiglia' di progresso-Fort­ oltre, pro-gredire, e in questo processo pro-gettare, anticipare
schritt, nel definire i1 progetto come struttura esistenziale ori­ mete, Hni da perseguire concretamente, da produrre effettual­
ginaria, districandolo dal quanto-a-cui e progetto, dalla deter­ mente, da condurre, cioe, a piena presenza. Che I'Entwurf in
minatezza fattuale del non-ancora-presente. II progetto qui non quanto costituzione ontologica sia costantemente 'pili' di ogni
'buca' affatto l'essere-gettato, poiche il pro-gettare e determi­ semplice presenza, 0, meglio, ontologicamente diverso da es­
nazione essenziale del nostro essere-gettato. Compreso radical­ sa - 0 che il lanciarsi-via dal presupposto avverta drammati­
mente, il pro-getto rivela la struttura dell'essere-gettato - e camente la sua differenza dall'Entwurf heideggeriano, da un
questo, il Verfallen, l'orizzonte entro cui si sviluppa l'analisi. lata, e, dall'altro, nulla sappia dei contenuti determinati del
Avremmo, dunque, almeno tre aree possibili di definizione del suo poter-essere - di tutto cia il progetto dominante non e
nostro termine: quella pili immediatamente evidente n7l pro­ per nulla interessato. Del suo dominio dobbiamo prendere atto,
getto, volta alla pro-duzione del progettato, che nel pro-getto per definirne limiti, problemi, aporie. Facciamo nostra, inoltre,
si preHgura e anticipa; quella che enfatizza 10 strappo' del pre­ una 'avvertenza' di Derrida: non si tratta di rigettare questa
supposto, l'essere-lanciato via-da, in una continua opera de-co­ nozione di progetto, si tratta di non pensarla pili ingenuamente,
struttiva del gia-svolto, gia-dipanato; quella che concepisce il come una sorta di idea-prima, e si tratta di metterne in eviden­
progetto come ontologicamente costitutivo dell'Esserci in quan­ za « la solidarieta sistematica» 4 con altre nozioni e altri con­
to gettato, e quindi, in qualche modo, 10 riassimila integralmen­ cetti. Si tratta di 'chiuderla' nei suoi limiti costitutivi, senza
te al presupposto. Solo nel primo caso, per la prima area, i1 ter­ credere che questa operazione coincida col decretarne la fine.
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« Cio che e presQ nella cloture, puo continuare indefinitiva­ tegrazioni dell'ordine originario (ritorneremo su questi aspetti
mente» 5. del problema). La sua teleologia e in realta un complesso di te­
L'essenziale del progetto consiste nella parola anticipatrice. leologie parziali, versate nello storico e nel contingente. II pro­
Essa costruisce il proprio obiettivo e rende disponibile, piega cesso che conduce a questo esito e lungo e contorto, rna la sua
al suo perseguimento il divenire. II progetto appare costituti­ conclusione destinata: un lungo processo di secolarizzazione del­
vamente logocentrico. Tutto cio che sta nel '(rattempo' tra la l'apocalittica che finisce nel totale oblio della sua origine, nella
sua parola 'originaria' e la realizzazione del suo telos svolge una definizione di molteplici obiettivi collocati in un tempo pura­
funzione tecnico-strumentale, una funzione secondaria, sem­ mente lineare, senza conc1usione e senza ritorno. D'altro lato,
plice esplicazione della 'idea'. L'essenziale sta, appunto, in quel­ pero, il progetto deve valere come eliminazione del divenire
l' 'originario' poter-vedere il progettato come effettivamente rea­ stesso, sua riduzione a 'frattempo' destituito di ogni senso pro­
lizzato: il 'frattempo' va piegato a questa linea. L'ideale sareb­ prio, 'linea' destinata ad esplicarne perfettamente il carattere
be, anzi, la soppressione del 'frattempo': la perfetta coincidenza logocentrico, mera fatticita pratica, superficiale, dominata dal
tra il punto della idea prefigurante-anticipante e la linea che la piano del logos. Ma cio comporta che presupposto sia ora pen­
realizza - ovvero, il che e logicamente la stessa cosa, la perfet­ sato 10 stesso pensiero che fonda il progetto. Dunque, il termi­
ta deduzione della linea da quel punto: linea est puncti evolutio. ne progetto non puo non essere pensato che in quest'ambito an­
Nel progetto il divenire e pensato come questa evolutio. Tanto cora onto-teologico, pur occultando nel suo stesso nome tale
piu potente il progetto, quanto piu sapra costringere a evolutio sistematica solidarieta. Da un lato, si dispone come libera for­
o explicatio il divenire. E se il 'frattempo' si riduce a explicatio za 'produttiva, interminabile costruttivita, rna, dall'altro, essen­
dell'idea gia implicita nel progetto originario, e evidente il suo do costretto continuamente a tentare di ridurre i1 divenire stes­
carattere secondario e strumentale 0 meramente rappresentati­ so a mero significante del proprio logos originario, torna a una
vo. II progetto - in questo senso - appartiene integralmente idea del presupposto: fa appunto dell'idea originaria il nuovo
all'epoca del logos, ne spiega una dimensione essenziale: la presupposto - del pensiero da cui scaturisce i1 nuovo fonda­
'caduta' del divenire a catena di 'frattempi', il cui unico signi­ mento 7.
ficato consiste nella mediazione che in essi si opera tra idea Tanto piu questa aporia si manifesta quanto piu 'laicamente'
originaria e sua incarnazione. Si ricordi quanto detto all'inizio i1 progetto abbandona ogni sua pretesa di valere come previsio­
a proposito del termine progetto: in esso l'accento fondamen­ ne incontrovertibile. Sta nel destino del termine, come abbiamo
tale cade sulla 'liberta' dal presupposto, suI valore predittivo­ visto, l'abbandono del fondamento, del presupposto immuta­
anticipante del 'pro-'. Nel progetto si persegue un fine libera­ bile. In cio i1 progetto si apre al divenire. La ricerca di domi­
mente fissato - e 10 si vuol perseguire con tanta efficacia e de­ nare il divenire pre-catturandone perfettamente gli eventi ap­
terminazione da linearizzare il percorso, il 'frattempo', tra la partiene al « sogno epistemico » 8 iniziale della Tecnica. Tanto
sua ideazione e il suo effettivo raggiungimento. Ora qui appare piu 'perfetto' sara i1 progetto quanto piu riconoscera l'infonda­
appunto l'aporia che 'chiude' il progetto. Da un lato, in quanto tezza di tale sogno, l'assoluta possibilita di irruzione del caso,
eliminazione-superamento del presupposto (una Abschaffung dell'imprevisto, come costitutiva del divenire, e questa diveni­
piuttosto che una Aufhebung 6), il progetto deve versarsi inte­ re vorra comprendere e dominare. Allorche i1 progetto riconosce
gralmente nel divenire: esso non puo intendersi che come liber­ di non essere episteme, puo accadergli « di essere la forma piu
ta dal presupposto, da ogni fundamentum inconcussum, e dun­ potente di dominio » (Severino). Ma la sua £1essione statistico­
que i suoi fini non possono intendersi come re-novatio 0 rein­ probabilistica non ne supera l'aporia fondamentale. Essa e 10
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sviluppo logico, l'explicatio, del suo statuto originario. Ne espli­ minio del divenire, proprio perche ora 'infondabile', consape­
cita l'allontanamento da ogni idea di presupposto. D'altro lato, volmente precario e revocabile in dubbio, sempre relativo, deve
ne conserva intatta la volonta di potenza, anzi la conduce a per­ costantemente fare ritorno all'esistenza 'autonoma' del divenire.
fezione: per dominare effettivamente il divenire occorre rico­ II progetto, proprio nel tono fondamentale del suo 'pro-', vuole
noscere il carattere casuale di ogni regolarita, occorre costruire costantemente che il divenire sia (diverso, abbiamo visto, il
in termini probabilistici i modelli previsionali. Si scoprira che caso dell'Entwurf) e insieme togliere-liquidare il divenire, scon­
Ie forme di previsione pill potenti sono appunto quelle che pill tarne 1'imprevedibilita, linearizzarlo 0 comunque amministrar­
nettamente hanno abbandonato ogni illusione deterministica. ne-governarne ogni eccezione. Nel progetto (e la comprensione
II progetto appare cos1, finalmente, come anticipazione del ca­ della Tecnica e pro-gettante) si vuole il divenire come progres­
so: il caso anticipato non sorprende pill ne irrompe, e a priori so-Fortschritt, cioe se ne vuole la liquidazione - rna, nello stes­
'scontato' nelle maglie del progetto, il quale a sua volta si libera so tempo, proprio perche questo dominio suI divenire sia pos­
da qualsiasi caratteristica escatologica per trasformarsi in ap­ sibile e possa ripetersi indefinitamente (secondo la linea inde­
parato tecnico-sperimentale volto al perseguimento effettivo di finita che e il tempo del progetto), si vuole continuamente il
obiettivi contigenti. divenire stesso in quanto tale.
Al logocentrismo del progetto e possibile pensare di opporsi
secdndo due prospettive, sostanzialmente riducibili l'una all'al­
2. 'Grammatologia' del progetto. tra. Potremmo definire 'grammatologica' la prima. Essa vede
nei contenuti del progetto (nel progettato) non il significante
La contemporanea 'filosofia' del progetto e costituita dalla del logos originario, mera immagine 0 figurazione della sua
volonta di 'scontare' il caso, di controllare-dominare 10 stesso Lingua, rna pro-grammi, sistemi di segni convenzionali dotati
imprevedibile. E la forma massima di apertura al divenire e di di razionalita intrinseca, non pellicole esterne e strumentali del­
abbandono di ogni presupposto cos1 come, insieme, la forma la Parola vera. Una pro-grammatologia decostruisce i nessi e i
massima di eliminazione-Abschaffung del divenire. II progetto legami fondanti ancora una lettura 'simbolica' del rapporto tra
finalmente si sa e sa 'con chi ha a che fare': non intende pill il progetto e prassi. Non si darebbe percio progetto, rna scrittura­
proprio 'pensiero' come nuovo fondamento incontrovertibile, programma soltanto: la sua pluridimensionalita delinearizzata
nuovo immutabile, e non intende pili il divenire in senso deter­ in opposizione all'unidimensionalita lineare del progetto. In ta­
ministico e dunque disponibile ad una previsione assoluta. Ma le pluridimensionalita i programmi si concatenano e rapporta­
proprio percio il suo 'pensiero', non pill 'sorpreso' dal caso 0 no diversamente secondo sintesi e rinvii « i quali vietano che
dall'imprevedibile, domina ora tanto pill perfettamente il dive­ in alcun momenta e in alcun senso un elemento semplice sia
nire, - proprio percio puo ora amministrarlo-governarlo, .doe presente in se stesso e rinvii soltanto a se stesso » 9. Non si
concepirlo come semplice luogo rappresentativo della sua po­ tratta percio di sostituire alIa semplicita e alIa presenza del
tenza, mero 'frattempo'. Riemergono cos1 inevitabilmente Ie Logos progettante, una semplicita pill 'elementare', quella del
origini ontoteologiche del progetto: illibero sradicarsi dal pre­ pro-gramma, rna di concepire quest'ultimo, secondo sempre
supposto, la massima apertura al divenire finiscono col coincide­ l'espressione derridiana, come gioco delle differenze, sistema
ore con la liquidazione di quest'ultimo (tanto pill 'infondabile' di segni rinvianti l'un l'altro, in continua trans-formazione, do­
quanto pill disincantata da ogni « sogno epistemico ») - 0 vi­ ve nulla e semplicemente presente 0 assente. AI centro del pen­
ceversa (e 10 stesso movimento per l'altro verso), il preteso do­ siero pro-gettante non si sostituisce un altro centro, rna appun­
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to l'interminabile lavoro decostruttivo delle pretese di produr­ gno - ecco il punto - si rivolge contro un'idea del progetto
re la pienezza di presenze assolute, il gioco delle differenze pro­ ancora 'incantata' suI fundamentum inconcussum di un cogito
grammatiche. cartesiano, non al progetto come volonta di controllo-dominio
La seconda linea di 'risposta' al logocentrismo pro-gettante dello stesso imprevedibile. Una simile £1essione del progetto
e piuttosto assimilabile a certe letture analitiche anglosassoni sara necessariamente analitico-grammatologica: sradicata da
di Wittgenstein 10. Apparentemente, essa si oppone a quella ogni presupposto di tipo metafisico, da ogni Lingua generale,
<grammatologica' per la sua forte insistenza sui fattori di abitu­ 'gettata' all'interno dei diversi giochi. Definire progetti del
dine, costume, 'addestramento' che il comprendere implica. casa comporta necessariamente concepire il divenire come plu­
Questa linea sembra ridurre l'enfasi pro-gettante del compren­ ridimensionalita delinearizzata e i suoi linguaggi come sistemi
dere, ancora evidente nella sua stessa decostruzione program­ di segni relativi l'un l'altro. Qui non si fa che concludere cia
matica. Non si comprende che partecipando, 'per cosl dire, a che era gia 'iinplicito nel destino del termine stesso. Tanto pili
'istituzioni' linguistiche; la tradizione funge qui sempre da pre­ potente sara il progetto quanto pili pra-grammaticamente analiz­
supposto, un presupposto certo secolarizzato, rappresentato zabile e analizzata. Se il progetto deve valere, puo valere ormai
dalle forme concretamente accadute di apertura al mondo, dai soltanto secondo questa forma. In Derrida, d'altronde, l'adesio­
giochi linguistici effettivamente giocati. Originario non e il ne del lavoro grammatologico a questo destino e esplicita. In
pensiero che pro-getta, rna queste forme e questi giochi nei lui si fa continuo riferimento alla contestazione da parte delle
cui limiti (nei limiti del cui impiega) comprendiamo-proget­ scienze dell'imperialismo del Logos, sopratutto aIle matemati­
tiamo a nostra volta. Si puo discutere se in questa linea non che teoriche, da un lato, e aile pratiche della informazione, dal­
avvenga un 'imborghesimento' della drammatica wittgensteinia­ l'altro. Lucidamente, Derrida tra i primi ha colto in queste
na (<< quando scelgo la regola non scelgo. Seguo la regola cie­ pratiche tracce vistose di un complessivo processo di decostru­
camente ») 11 nel senso di un paradossale 'scegliere-decidere cie­ zione di tutte Ie significazioni dipendenti dalla verid-presenza
camente', cia che e certo e la caduta di ogni enfasi 0 pretesa li­ del Logos, e dunque della verita stessa. E percio la stessa scien­
beratoria dal termine di progetto, la sua fondamentale riduzione za contemporanea a praticare quella decostruzione che la gram­
a modalita intrinseca di un comprendere storko-relativo. matologia persegue. II programma grammatologico e perfetta­
Nessuna delle due linee ci pare, pero, eccedere quella aporia mente solidale al progetto scientifico che si esprime oggi come
che determina la 'chiusura' del progetto. Intanto, esse si incon­ anticipo statistico-probabilistico del caso. Questo programma
trano suI punto essenziale: la critica dell'idea di una Lingua uni­ e de£inibile in senso anti-metafisico soltanto sulla base di una
ca raffigurante il mondo, l'assenza di elementi semplici e presen­ accezione 'ingenua' e riduttiva della metafisica, e non secondo
ti perfettamente a se nel gioco linguistico. Cia che esse affer­ l'ispirazione originaria che la anima - e che si realizza, inve­
mane in positivo e la nozione di un testa, mai compiuto, mai ce, in tutta la sua potenza, nella secolarizzazione e razionaliz­
perfetto, di segni relativi l'un l'altro, mai comprensibilf in se. zazione dell'idea di progetto.
II progetto si trasforma qui, appunto, in un testa di pro-gram­
mi, un sistema aperto di segni convenzionali che spiegano la
propria 'ragione' soltanto nelloro gioco di differenze. Dimostra­ 3. La Stata del pragetta.
bile 0 meno che sia filologicamente l'affinita tra linea analitica
e linea grammatologica, rimane il comune impegno decostrut­ L'analisi 'linguistica' precedente - e utile ripeterlo - non
tivo dell'impianto metafisico del progetto. Ma questo impe­ ha superato 0 oltrepassato il termine del progetto; ha solo
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contestato l'assunzione immediata, 'naturale' che di esso si razionalizzazione e secolarizzazione del Politico, che segue a
opera, tentando di mostrarne la solidarieta con un orizzonte un lungo 'frattempo' di lotte durissime al cui centro sta la 'de­
metafisico reintepretato e, insieme, la sostanziale concordanza costruzione' della respublica christiana. Fino ai suoi esiti estre­
con i programmi della razionalizzazione tecnico-scientifica. E mi, che gia abbiamo indicato, il termine progetto segna il do­
relativamente pili agevole, a questo punto, tentare una fenome­ minio dell'intelletto calcolante e 'libero' da presupposti suI
nologia del progetto politico, non solo perche disponiamo di complesso del Politico: un'epoca di sempre pili esaustiva intel­
un quadro dei limiti del termine, rna perche gia questo quadro lettualizzazione dell'azione e della forma politica. La stessa pro­
aiuta a conc1udere sulla crescente 'armonizzazione' tra criteri fessionalizzazione della politica, che nei contemporanei 'Stati di
del Politico e criteri della razionalita tecnico-scientifica, tra partiti' ~iunge a risultati capillari, appartiene integralmente al
ragione dei pro-grammi politici e ragione di quelli scientifici. senso di tale processo. E la ratio intrinseca del calcolo pro-get­
II riferimento al Politico era percio trasparente anche nelle tante che deve affermarsi, per la propria evidenza e 'logica'
pagine dedicate alIa 'filosofia' del progetto. costrittivita, al di fuori di valori tradizionali, non empiricamen­
L'enfasi pro-gettante e la tonalit?! particolare di un'epoca te controllabili. Cia equivale ad affermare che e implicita nel
del Politico. Corrisponde, anzi, piuttosto, a uno strappo deci­ progetto la possibilita di venire gestito da apparati tecnico-am­
sivo nella sua storia. In esso si afferma l'idea, lentamente e at­ ministrativi, da professionisti del governo. Vedremo a quali
traverso drammatiche contraddizioni, che Ie forme del potere aporie questa possibilita da luogo; basta al momento com­
sono costruzioni artificiali, la cui durata, la cui capacita di re­ prendere il significato storico-determinato del termine pro­
sistenza, e direttamente proporzionale all'efficacia con cui sanno getto, per collegarlo strettamente a cia che il progetto pen­
anticipare-governare l'imprevedibile, l'irruzione (la cui possi­ sa, al suo progettato. II progetto e progetto di Stato, come
bilit?! e in se ineliminabile) del caso. La virtus della durata concetto concreto, specifico di un'epoca determinata 13. Pro­
contro la tyche dell'evento: uno scontro che finira con l'am­ getto e Stato non sono concepibili separatamente: da un
mettere solo programmi, che si rinnova incessantemente, senza lato, 10 Stato, non polis, non respublica 1\ neutralizzazio­
mai trovare la Soluzione. ne della guerra confessionale in quanto de-teologicizzazione del­
E soltanto equivoco parlare di progetto, e di progetto poli­ la vita politica, veicolo della secolarizzazione, Dio mortale;
tico, dove fonte e senso del potere appaiano, invece, davvero dall'altro, la forma del progetto, critica di ogni autorita tradi­
n
onto-teologicamente fondati. Progetto accade soltanto dove ci zionale, virtli della durata, della resistenza, della capacita di an­
si strappi da un simile presupposto. Dunque, la comprensione ticipare gli eventi che dominano ormai il divenire secolarizzato,
che la respublica christiana ha di se e essenzialmente anti-pro­ totalmente estraneo all'orientamento escatologico del tempo del­
gettante, in quanto il suo significato consiste nel tenere l'unita la respublica christiana. Lo Stato riconosce la propria eccezio­
e l'ordinamento generale dell'Eone, fino al suo compimento, naZita - l'eccezionalita di un potere supremo razionalmente
contro ogni seduzione 12: se-ducere e lanciare il potere bltre il fondato, non limitato da legge tradizionale, cioe: libero da pre­
'suo fondamento, tentarne giustificazioni meramente etico-mon­ supposto (legge-Gesetz). Anche l'obbedienza che si deve a
dane. Qualsiasi autorita tradizionale ha una visione diabolica tale straordinaria autorita (poiche tale e un'autorita a£fatto se­
del progetto, pili in generale ancora: di quella incoercibile di­ colarizzata), per quanto assoluta, e pur sempre ragionevole:
mensione pro-gettante che sembra propria del comprendere si fonda su un contratto col sovrano grazie al quale gli egoismi
stesso. separati coesistono finalmente in pace 15. E sta forse in questa
II progetto diviene termine-chiave soltanto di un'epoca di riduzione dell'idea di Pace alIa dimensione della sicurezza e
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soddisfazione degli egoismi, dello scambio tra essi, delloro equi­ 10 stato. II carattere problematico dello Stato, anzi: la sua natu­
librio quasi fisicamente calcolabile, il tratto piu rivoluzionario ra di problema, per quanto si dispieghi soltanto molto piu tardi,
del Politico moderno. Ad essa corrisponde l'idea di societa co­ durante e dopo la crisi dello Stato liberale, e gia implicito, da
me corpo artificiale, la perdita di qualsiasi caratterizzazione or­ questo punto di vista, nelle sue stesse origini 16. Nello Stato, un
ganicistica, idea che trovera compimento nella ratio dell'econo­ progetto di equilibrio relativo, di pace profana, si articola in
mia politica. Ma tutto cia non e che il progettato del progetto: norme che pretendono obbedienza assoluta, che vogliono vale­
la 'traduzione' di demos e populus in societas, di Pax in equi­ re perfettamente. Nel termine Stato un progetto di caduca si­
librio di interessi. Solo·la liquidazione di ogni organicismo tra­ stemazione delle contraddizioni si vuole sintesi e si organizza
dizionale, di ogni tenuta simbolica tra sociale e Politico, di ogni per c!urare, per essere come se dovesse resistere in eterno. Ep­
simbologia del Politico stesso, rende possibile il progetto in pure questo progetto si muove per teleologie parziali, nulla sa
quanto calcolo, volonta di potenza razionale, forza costruttiva. di Fini da raggiungere; la sua disperata ricerca di durare e, let­
II progetto fa del sociale un corpo artificiale analizzabile - il teralmente, insensata. Alla razionalita che si dispiega nell'analiz­
nuovo sovrano puo valere soltanto nei confronti di un tale cor­ zare e net calcolare quelle contraddizioni, nell'accordare forze
po - egli e dunque la forza che progetta e ri-progetta costan­ e mezzi ai fini contingenti che si vuole perseguire, corrisponde
temente l'artificialita della societas. i1 fondo irrazionalizzabile di questa volonta di durare i1 piu a
Ma progetto e Stato si collegano anche per linee piu interne lungo possibile laddove della durata non e piu riconoscibile
e essenziali, e qui tornano in pieno Ie considerazioni svolte nessun Fine. Ancora una volta, la £1essione grammatologica del
nella prima parte di questo lavoro. L'infondatezza radicale di progetto decentra 0 'disperde' l'aporia, non puo risolverla. Se
ogni pretesa di interpretare in senso onto-teologico la sovra­ la parzialita e relativita storica del progetto si esplicita nella sua
nita dello Stato si manifesta pressoche contemporaneamente decostruzione programmatica, e pero incontestabile che cia non
alIa sua origine. La sua costruzione e contingente e caduca co­ fa che allargare la nozione di Stato, che i diversi programmi mi­
me ogni opera dell'uomo, ogni at'tificio. II riconoscimento di rano alIa costruzione di sintesi 0 statio E possibile affermare
questa sua condizione rende davvero potente la razionalita dello che come il termine progetto e solidale (sistematicamente so­
Stato, e ne rende possibile una scienza. Paradossalmente, e pos­ lidale) con la forma dello Stato moderno razionale in senso
sibile scienza di questo Stato soltanto sradicandolo perfettamen­ forte, cosl quello di programma attiene alIa strutturazione delle
te e gettandolo nel divenire. Eppure, insieme, nel momento contemporanee democrazie (0 alIa contemporanea massificazio­
stesso che i1 progetto di Stato (nei due sensi del genitivo) vuole ne della politica) per « poliarchie competitive a larga dissemi­
che il divenire cosl sia, ne vuole anche l'arresto, il blocco, la so­ nazione pluralistica » 17. Cia, pero, non supera quella aporia, rna
spensione, 0 la liquidazione addirittura. Si tratta infatti di pro­ la enfatizza e drammatizza, poiche per uno stato parziale, per
getto di stato. L'espressione stessa sarebbe incomprensibile, se un centro di interessi gettato tra gli altri, non solo qualsiasi com­
non avessimo gia riconosciuto l'aporia che 'chiude' il te'rmine prensione simbolica appare ormai addirittura farsesca, rna an­
progetto: progetto vale come apertura radicale al divenire e cora piu evidente anche il fondo irrazionalizzabile della sua vo­
stacco dal gia-svolto, dal gill-stato, rna insieme vuole stato, vuo­ lonta di sopravvivere e cioe di richiedere obbedienza.
Ie costruire una situazione di equilibrio e di sintesi di £ronte e L'intera £i1osofia hegeliana dello Stato si sviluppa in presen­
di contro a quelle stesse forze e a quegli stessi processi che nel za di tale problema. II metodo della sua soluzione e indicato
loro violento contraddirsi hanno costretto a svolgere il gia-svol­ nella sintesi dialettica, nel termine Stato, di divenire e forma,
to, a sviluppare il gia-sviluppato, hanno costretto nel divenire Werden e Gestalt 18, per cui 10 Stato sarebbe rappresentabile co­
me forma, struttura in continuo movimento, complesso unita­ rna politica tradizionale, in quanto perfettamente giustificabile
rio di norme e potere effettivo di garantirne il rispetto, da un agli occhi della pura ragione (solius mentis inspectio!) - dal­
lato, e movimento di soggetti 'liberi', dall'altro, mossi da quegli l'altro, proprio il fine che esso persegue, porre 10 state del di­
interessi e 'appetiti' di cui l'economia politica classica fornisce venire, conciliare la contraddizione, superare il conflitto, con­
disincantata immagine. Tale sintesi (che corrisponde, comun­ tinua ad essere predicato miticamente, 0 comunque in forme
que, al momenta di forse pili vasta appercezione del carattere nelle quali il mito svolge un ruolo essenziale. Vi e una mitolo­
problematico dello Stato moderno) appare pili accordo retorico gia propria del progetto politico moderno, intrinsecamente con­
che condliazione sostanziale. Radicalmente intesi, quegli 'ap­ etraddittoria con la logica del termine stesso, eppure inevitabile:
petiti' nulla contengono di effettualmente rivolto allo Stato: 10 e nella forma del progetto volere che il divenire soltanto sia,
Stato vale per essi fino a quando e soltanto nella misura in cui e volere insieme che questo divenire sia perfettamente sconta­
e garante della loro possibile soddisfazione. La sodeta 'liberata' bile-antidpabile, cioe superabile. Ma soffermiamod ancora un
da ogni vincolo organidstico si risolve nel divenire di comples­ momento su questo punto decisivo, riandando alIa spiegazio­
si contraddittori tra loro di attese materiali e domande di po­ ne iniziale del termine progetto. Se nell'Entwurf suona anzi­
tere. Lo sviluppo della sodeta democratica esalta la naturalezza tutto la violenza dello strappo demitizzante, nel pro-getto, in
e razionalita dell' 'illimitato desiderio', contro Ie concezioni tra­ quanto volonta di potenza suI divenire, forza costruttiva anti­
dizionali che 10 respingevano come avaritia, cupiditas, peccato 19, cipante, ricompare, per cos1 dire, una politica del mito 20. Le
e ne enfatizza proprio il valore 'spirituale', il loro essere, al insormontabili difficolta che solleva la pretesa di una esausti­
fondo, richiesta di potere - rna di un potere che non puo or­ va razionalizzazione del progetto politico vengono saltate dalla
mai che esprimere la volonta di parte di soggetti parziali. Cia affermazione di una volonta di potenza che si esprime ancora
rende sempre pili 'arcana' la possibilita di una condliazione miticamente. 0, per meglio dire, pili intensamente si esprime
nello Stato di divenire e forma, di 'libero' movimento e strut­ nel progetto la volonta di fare-stato, pili il progetto e progetto
tura politica. di grande forma politica (e quindi pili violento 10 stacco ri­
spetto al suo passato), maggiore la funzione del mito al suo
interno. Le condizioni di una perfetta demitizzazione del lin­
4. Politica del mito. guaggio del progetto politico finirebbero col minacdarne la
stessa forza pro-gettante, ovvero con l'escluderne 0 almeno il
E come se la demitizzazione della grande forma politica tradi­ sospenderne Ie possibilita concrete di valere come progetto di
zionale, che 10 Stato moderno opera, afferrasse nella propria grande forma politica, idea di condliazione (per quanto pun­
febbre critica il suo stesso progetto, do che il suo stesso pro­ tuale e contingente, per quanto grammatologicamente declina­
getto pensa: la possibilita concreta di superare il dive,rtire, di ta) tra Werden e Gestalt.
porlo come stato. II progetto vuole pensare questa possibilita Vediamo quest'aporia all'opera su un terreno centrale per
in forma razionale-sdentifica. Lo Stato che esso vuole fondare il pensiero politico moderno: la demitizzazione del termine 'ri­
non dovra appellarsi a nessun mito per legittimare la propria voluzione'. Dalla idea di un mutamento per ri-formare il cosmo
sovranita. II progetto politico, in quanto Ent-wurf, e nella sua sodale, per ricondurlo al suo ordine sovra-temporale, solo con­
essenza demitizzazione, Ent-mythisierung. Cia viene costante­ tingentemente 'seducibile', la secolarizzazione del ere! (di re­
mente affermato e costantemente contraddetto. Da un lato, il volutio, renovatio, ecc.) linearizza il senso del termine, 10 fa
progetto politico moderno pretende di valere, contro ogni for­ sinonimo di mutamento radicale 0 di semplice pro-gresso 21.
102 10~
L'idea di uno stato originario da reintegrare cozza, infatti, con 5. Liberta in Utopia.
l'apertura piena al divenire che il progetto politico inaugura.
II progetto che vuole fare-stato e intrinsecamente rivoluziona­ Proprio cia che legittima, 0 che sembra fondare, la pretesa
rio, in questa accezione demitizzata: esso concepisce il suo stato rivoluzionaria del progetto politico moderno esprime la forza
come l1uova costruzione, originale forma politica. Questo state che pili radicalmente ne contesta la totalitil. La desacralizza­
non e rinascita, rna creazione. Mentre il termine 'sacro' di ri­ zione del theatrum europaeum non lascia sussistere che una
voluzione simboleggia una Giustizia originaria, la cui idea e unica cosa come comune dei diversi Stati, ognuno dei quali do­
appunto cia che legittima l'atto concretamente rivoluzionario, tati di un proprio jus esc1usivo, territorio su cui i teologi deb­
la rivoluzione desacralizzata vuole imporre un nuovo diritto, bono tacere (silete theologi in munere alieno!): l'indipenden­
la cui legittimita consista nella forza intrinseca della sua coe­ za, la liberta. Da quel momento, la ragion d'essere di ogni
renza e razionalid. Che 10 stesso termine indichi due dimen­ progetto rivoluzionario e la liberta: la norma che legittima la
sioni COS1 antitetiche e gia in se straordinario. Una semplice rivoluzione, la norma rivoluzionaria del theatrum europaeum
fenomenologia dell'uso moderno del termine rivoluzione che desacralizzato e la volonta assoluta di indipendenza, di liber­
ne metta in rilievo gli imprestiti mitico-sacrali si muoverebbe tao Cia vale per 10 Stato assoluto nei confronti della respubli­
ancora per linee esterne rispetto al problema essenziale: il per­ ca medievale, cio vale per i diversi soggetti che via via emer­
manere inevitabile di un fondamento mitico nel termine, in gono sulla scena dei singoli Stati - cia diviene quasi senso
contraddizione con il senso del progetto politico e la sua 'fonte' comune all'epoca delle democrazie di massa: l'idea di un mu­
di legittimita. Permane nella 'rivoluzione totale' contempora­ tamento rivoluzionario e 'lecita' in rapporto all'effettiva vo­
nea l'idea di totalita dominante nell'antica 22. La pretesa di to­ lonta di liberta che il suo progetto esibisce. Non sarebbe con­
talita appartiene ad ogni £1essione del termine. Cia che acco­ cepibile differenza pili abissale rispetto ad una giustificazione
muna, nella sostanza, la nuova e artificiale creazione dello onto-teologica della ri-voluzione, distacco pili profondo dall'idea
Stato contemporaneo alIa reintegrazione dell'ordine mondano di ri-nascita. Ma se analizziamo pili da vicino il termine-chiave
come simbolo dell'ordine cosmico e la pretesa di totalita di di liberta esplode immediatamente una contraddizione che, an­
quella creazione e di questa reintegrazione. Di rivoluzione e cora, soltanto in forma mitologica potra essere scavalcata (e
parlabile soltanto laddove il mutamento sia totale, e non nel dunque attraverso la reintroduzione di elementi che apparten­
senso superficiale che esso afferra tutti gli elementi della so­ gono all'epoca tradizionale-sacrale del termine). « La liberta e
cieta nella loro separatezza, rna nel senso che ne muta la forma, la riuscita dell'Ars dello sciogliersi e del separarsi » 24. Libero
il Gestalt appunto. Questa pretesa e perfettamente coerente e chi e riuscito, felicemente riuscito, a spezzare i vincoli del
con la rivoluzione come re-integrazione, perfettamente indedu­ presupposto gettandosi-oltre (Ent-wurf e pro-getto), un solutus,
cibile per la rivoluzione come mutamento totale che accade un ab-solutus: COS1 il cogito cartesiano in quanto nuovo sog­
sulla linea del pro-gresso. Su questa linea nulla di 'totale' potra getto-fondamento, cos1 il moderno Stato - e in quanto sciolti­
mai essere detto. Una pace senza Dio sara preferibile a una assoluti-liberi, anche autonomi, dotati, cioe di un nomos pro­
guerra con Dio, rna non potra mai essere affermata come Pace prio, rispettanti esc1usivamente la propria legge, e non una
vera. Allorche, dunque, si parla di rivoluzione nell'ambito del legge pre-supposta, un Ge-setz. E di straordinaria importanza
progetto politico moderno non se ne puo che parlare, in via - un tratto decisivo e costitutivo della nostra cultura - come
di principio, in forma mitologica - e in forma mitologica or­ nel termine di ab-solutus, che indica il progetto della liberd,
mai necessariamente infondata 23. noi si senta risuonare una forza di sintesi, di conciliazione, di
1°4 1°5
c:

totalita. Ma il termine indica esattamente l'opposto. La liber­ totalita, programmatico sradicamento e discioglimento, da un
ta, la rivoluzione che ha la liberta come ragione d'essere, scio­ lato, e volonta di sintesi e stato, dall'altro, emergono con pla­
glie dal tutto, costituisce come parte, separa. Sciogliersi e stica evidenza, mettendo a nudo con cio stesso la struttura in­
strapparsi definitivamente da ogni possibile idea di totalita. Es­ trinsecamente problematica del progetto politico. Separatezza
sere-liberi e rinunciare a 'partecipare' a qualsiasi totalita - e e totalita dominano insieme in Utopia 26. 11 primo della se­
critica definitiva di un'idea di Cultura come complexio organi­ paratezza vi si esprime addirittura fisicamente: come insula.
ca di diversi elementi il cui senso sta proprio nel fatto che La liberta di Utopia manifesta come propria condizione a priori
essi partecipano a e di tale Cultura 25. la possibilita di de-cidere il rapporto con l'antica Terra ferma e
Se la liberta, percio, e ragion d'essere della rivoluzione, il col suo Nomos tradizionale. Eppure questa decisione rivoluzio­
progetto rivoluzionario non potra pretendere alcuna totalita. naria, anche laddove non sia pili intesa net senso mitico della
Per farlo, esso e costretto a interpretare mitologicamente il ri-nascita, e concepita come fondamento di una nuova totalita.
termine di solutus, ab-solutus, cioe l'effetto, il risultato con­ L'isola e vista come un Tutto, come Autonomia. 11 progetto
creto della propria azione. 11 progetto che rende parti, e che che strappa definitivamente dal Tutto, dalla Cultura della to­
coincide con il processo tecnico-scientifico di indefinitiva aper­ talita organica, e fonda cosl l'insularita insuperabile del sepa­
tura dello spazio di gioco dell'agire umano, viene capovolto in rato, pretende di manifestarsi e legittimarsi in quanto progetto
un progetto di reintegrazione del tutto. Ma non si tratta af­ di Stato totale. Proprio la totalita del separato, l'impossibilita
fatto di capovolgimento ideologico: questa flessione del termi­ di concepire altro che il separato, il 'libero' dal Tutto, proprio
ne e l'unica in grado di renderlo disponibile ad esprimere la vo­ questa si esprime in tale pretesa: il null'altro-che-separato, in
lonta di stato, la volonta che il divenire, cui ci si apre radical­ quanto orizzonte insuperabile del progetto, si erge a nuova to­
mente, sia riducibile, pero, a progresso manipolabile-anticipa­ talita.
bile. Se 10 scioglimento e la separazione che la rivendicazione La liberta di Utopia e, letteralmente, sradicamento, Ent-or­
di liberta produce venissero assunti in quanto tali, la lora for­ tung. Ma, come spiega Carl Schmitt in uno dei grandi libri del
za farebbe esplodere la volonta di stato del progetto. Liberta nostro secolo TI, cio non sta a indicare alcun processo fantastico,
e de-cisione, tagliar-via dal tutto; riconosciuta in questa forma, bensl il destino dello stesso Stato moderno e del suo jus. 11
essa secolarizza il concetto di rivoluzione fino a renderlo equi­ rapporto negativo al tapos che suona in Utopia equivale al su­
valente a trasformazione ininterrotta, a negazione di stato. 11 peramento, alIa volonta di superamento di tutti i luoghi fon­
progetto non puo volere questo. Ma neppure potra mai dedur­ danti l'antico Nomos. La stessa razionalizzazione del diritto e
re una 'sintesi felice' tra rivoluzione-liberta e rivoluzione-tota­ un processo di sradicamento, il cui universalismo intellettuale
lita, tra 10 sradicamento decisivo che si afferma nella nozione accompagna e scandisce Ie fasi della formazione di un mercato
moderna di liberta e la sua volonta di stato sul divenire, planetario. 11 libero commercio che quest'ultimo impone non
E esattamente questa sintesi 0 questa conciliazion~ a costi­ mette in crisi soltanto il diritto pubblico tradizionale stretta­
tuire l'utopia del progetto politico moderno. 0, meglio, l'utopia mente collegato all'idea di Stato nazionale effettivamente so­
appare esattamente come il non-luogo dove Ie due dimensioni vrano, rna 10 stesso diritto internazionale, reso spettrale dalla
del progetto appaiono inseparate e inseparabili. Lungi dall'es­ mancanza di spazio e luogo proprii, semplice « sequela di gene­
sere percio un genere letterario quasi evasivo, 0 un ludibrium, ralizzazioni tratte da casi precedenti di dubbia interpretazione »,
l'utopia svolge un ruolo costitutivo per la dimensione pro-get­ semplice « inflazione di patti contraddittori e vuoti » 28. 11 di­
tante del Politico moderno. In essa, assolutezza della liberta e venire del mercato economico sovra-nazionale, di un'epoca so­
106 1°7
cio-economica globale, si afferma nel suo carattere storico-con­ due dimensioni. II contenuto della forma utopica e 10 stesso del
tingente come sequela di casi, imprevedibile per l'ordine del progetto rivoluzionario. Si potrebbe addirittura giungere ad
diritto, non anticipabile ne governabile da parte dello Stato, da affermare che 10 Stato moderno non e concepibile, secondo il
parte di cio-che-e-stato. Una mobilitazione generale, opposta al­ suo progetto originario, se non utopicamente, che il Nessun­
l'idea di totalita come intero formato, mette fine alIa centralita luogo esprime l'orizzonte, 0 la 'chiusura', dello stesso Stato
della 'famiglia' degli Stati europei, centralita garantita dalla te­ nella sua effettualita. Non si da Stato senza volonta rivolu­
nuta della forma politica di ogni Stato. L'uso di questo stesso zionaria di liberta, di sradicamento: e cio risuona potentemen­
termine risulta crescentemente insostenibile: esso configura il te in Utopia. Non si da progetto rivoluzionario senza pretesa
passaggio dal pluriversum medievale delle civitates superiorem di totalita: e cio ancora appare perfetto solo in Utopia. Non si
non recognoscentes al problema della forma, della struttura giu­ da Stato senza volonta che il divenire sia stato, 0 assuma l'im­
ridico-politica nei cui limiti finalmente sedare Ie contraddizioni pronta dell'essere: e questa volonta e assolutamente trasparen­
di tale pluriverso e il processo rivoluzionario che da esso si espri­ te nell'isola di Utopia (de-cisa dai casi del divenire). Colti nel­
me, rna non vale pili nei confronti della generalita non totalizza­ la loro radicalita 0 al limite, questi elementi sono finalmente
bile, priva di spazio e di terreno, dei rapporti economico-politici 'liberi' di dispiegare tutti i loro effetti, devastanti per la possi­
interstatali contemporanei - e tantomeno nei confronti della bilita di una fondazione dello Stato: liberta e totalita, separa­
« ubiquita » del Politico 29, delle sedi di comando e decisione, tezza, sradicamento e Forma politica danno luogo a nodi irri­
della distruzione di ogni fondante omogeneita culturale, all'in­ solvibili proprio nel loro continuo trasformarsi, e divengono
terno di ogni singolo Stato. secondo casi di volta in volta soltanto 'programmabili', in un
E lecito supporre che nella forma utopica traspaia la consa­ quadro complessivo di irreversibile decostruzione dei termini
pevolezza di questo destino dello Stato moderno, e che per que­ stessi di progetto e di Stato.
sto essa enfatizzi la propria separatezza, la propria assoluta L'Utopia - si badi - non vuole affatto essere espressione
liberta dalla terraferma dello jus publicum europeo: per essere mitologica. II suo disegno e, anzi, perfettamente razionale, pu­
vero Stato e necessario disciogliersi radicalmente dallo Stato ro prodotto dell'AufkHirung, fin dalla sua origine. I suoi so­
europeo. Ma la compresenza, a volte la immediata giustapposi­ vrani sono sacerdoti della Ragione - rna di una Ragione, ap­
zione, di totalita e separatezza nel progetto utopico ne fanno punto, fondata su fondamenti inconcussi, non fatta di misure e
quintessenza della forma intrinsecamente problematica del pro­ calcoli contingenti tra mezzi e Hni. In cio sussiste senz'altro an­
getto politico in quanto tale. In questo senso, la dimensione cora l'eredita simbolica umanistica, rna ormai tutta tradotta ad
utopica e strutturale nel Politico moderno, e dunque in un esprimere i termini del problema della forma politica moderna.
senso affatto opposto aIle letterature consolatorie e aIle ideolo­ II fatto e che la ricerca della soluzion~ di tale problema (anche
gie che si sono impadronite del termine. Utopia, Nessun-luogo, in via puramente intellettuale) non ammette altro linguaggio
e autentica conciliazione tra liberta pro-gettante, in quanto pro­ che illinguaggio di quella eredita, e pertanto risulta inevitabile
cesso irrimediabilmente volto alIa costituzione di pard, e volon­ il 'ritorno' mitologico. L'eterno ritorno di una politica del mito
ta di potere suI divenire, pieno dominio dei suoi casi, loro for­ e necessario nel progetto moderno, ogni volta che in esso si
malizzazione (del tutto analoga a quella matematizzazione del parla di rivoluzione, di liberd, di Stato. Ne il progetto potra
linguaggio che il lavoro grammatologico dovrebbe finalmente mai a priori impedire tale 'ritorno', poiche di fronte alIa casua­
liberare dai vincoli dellogocentrismo e del fonologismo). II pro­ lita del divenire anche il 'ritorno' e sempre possibile, ovvero
getto rivoluzionario che conduce allo Stato moderno e queste rientra nei casi che debbono essere in qualche modo previsti
r08 1°9
e anticipati, disinnescandone la forza esplosiva, per quanto la liticizzata (come quella liberale). Non vi e, infatti, problema
volonta di stato puo potere. politico in Utopia (se non suI piano dei rapporti con l'ester­
A completamento del quadro di questi nodi si aggiunga no), poiche in essa il divenire della politica e gia perfettamente
l'esaltazione della Tecnica, centrale in ogni Utopia. Sotto certi stato. Dall'altro, e questo e il punto essenziale, la Tecnica ri­
aspetti, sembra quasi che il governo di Utopia abbia a proprio manda necessariamente alIa ragione della produzione economi­
fine esc1usivo il continuo e indefinibile progresso della ricerca ca e del suo sviluppo. Tale ragione consiste nel fatto che la
scientifica che nella Tecnica si realizza. Come per illiberalismo Tecnica e la forma che assume la possibilita di corrispondere,
10 Stato pare paradossalmente legittimarsi proprio in quanto di casa in casa, all'illimitato desiderio sprigionantesi dall'uomo
consente 10 sviluppo di un'economia 'staatsfrei, 'libera' dal Po­ moderno 'rivoluzionario', dalla sua 'natura razionale' -la pos­
litico - cos1 per il progetto utopico sembra che 10 Stato, so­ sibilita di un superamento continuo della scarsita che si oppo­
vrana organizzazione unitaria, possa valere e reggersi esc1usi­ ne alIa sua soddisfazione (Macpherson). Tale desiderio e strut­
vamente come garante dellineare, progressivo, costruttivo in­ turalmente in-forme, 'smodato', tanto piu, come abbiamo gia
cremento delle scienze. Anche qui dobbiamo procedere oltre visto, allorche si esplicita radicalmente, in quanto desiderio
l'apparente inconciliabilita delle due posizioni. Se nella prima di potere. L'idea di erigere sullo sviluppo della Tecnica la nuo­
l'interesse" individuale, l'egoismo 'originario' e il fondamento va forma della totalita, 0 la nuova Forma tout-court, cozza ine­
da cui si vorrebbe dedurre l'organizzazione del Politico, e se vitabilmente e distruttivamente contro queste ragioni della
invece nella seconda questa organizzazione e fatta dipendere dal . Tecnica stessa, contro il suo legame strutturale all'in-forme del­
Fine Umano generale 0 'totale' dell'allargamento del dominio l' 'illimitato desiderio' costitutivo del progetto politico rivolu­
sulla natura, non puo sfuggire che la concezione del tempo ri­ zionario moderno. E infatti Utopia rifiuta di riconoscere
sulta identica nei due casi, ed e quella stessa del progetto in tale desiderio. L'enfasi sulla virtu dei suoi abitanti non e un
quanto progetto politico: un tempo lineare pro-grediente desa­ semplice topos morale, rna corrisponde all'esigenza di rimuo­
cralizzato, scandito in teleologie parziali, aperto all'irruzione del vere la 'fonte' di un divenire che minaccia in ogni istante la te­
caso (avvenga questo sotto l'aspetto della contraddizione di in­ nuta della Forma politica. La grandiosita 'eroica' dell'Utopia
teressi individui 0 sotto quello della 'logica' della scoperta scien­ consiste pero in cio, che questa rimozione non avviene attraver­
tifica). Questa identita di fondo permette gli innumeri scambi so una reazione tradizionalistica, rna nel quadro di un'enfatiz­
tra Ie due dimensioni che caratterizzano la storia del Politico zazione piena, traboccante della volond di potenza della Te­
moderno: si puo dire non esservi progetto politico anti-tradi­ cnica (e proprio nel suo valore 'applicativo', come condizione
zionale in cui non si esalti il valore dello sviluppo della Tecni­ della crescita della ricchezza). Come se l'Utopia guardasse in
ca come Fine Umano 'totale', cercando variamente di combinarlo faccia, in modo insieme perfettamente mitologico e perfetta­
con Ie ragioni dell'economia. La Tecnica realizza quell'idea di mente disincantato, l'aporia radicale del progetto politico mo­
totalita che il progetto rivoluzionario postulava. L'Utopia af­ derno: disincantato nell'analisi dei suoi termini, mitologico nel­
ferma che Forma politica e concepibile in quanto orgarticamen­ la pretesa della loro conciliazione.
te compenetrata dalle esigenze della Tecnica come moderna for­
ma della totalita. Ma proprio questa risposta mette a nudo 6. Per la critica dell'idea di secolarizzazione.
Ie contraddizioni fin qui analizzate. Da un lato, essa equivale
all'affermazione che Forma politica e concepibile soltanto laddo­ Nell'Utopia il progetto politico pensa il luogo 'felice' (eu­
ve la politica sia messa a tacere. Questa Forma e del tutto de-po- topia: senza conflitto e senza desiderio 'insoddisfatto') come
III
IID
ou-topia, Nessun-Iuogo. Sotto questo aspetto, non potrebbe testa della cultura occidentale, hanno analizzato il processo di
esservi riconoscimento pili radicale della perdita di totalita e razionalizzazione dei termini rivoluzione-utopia-progetto, sono I
della spettralita di qualsiasi idea di Stato vero. Nello stesso anche quelli che con maggiore acutezza ne hanno tratto Ie con­
tempo, pero, i tratti della radicale Ent-ortung e dell'insulare seguenze suI piano della forma politica. II problema weberiano
'liberta' di Utopia appartengono in pieno al processo di seco­ del rapporto tra apparati burocratici e Politico e, pili intrin­
larizzazione-razionalizzazione dello Stato moderno, come con­ secamente ancora, il paradosso, in lui, dell'etica dell'uomo
cetto storico-determinato. E il problema della sussunzione del­ politico di professione (formata da un rapporto problematico
la Tecnica, nella sua consustanzialita allo sviluppo economico, nell'essenza tra convinzione e responsabilita), non e compren­
in Forma politica, permane come il contenuto stesso del termi­ sibile in altro contesto: la demitizzazione del discorso e dell'azio­
n'e progetto. II progetto politico che domina l'Occidente moder­ ne politici sembra vanificare la stessa forma del Politico - rna
no e la combinazione tra la volonta di potenza che si esprime nel­ questa vanificazione coincide, al limite, con l'insensificarsi di
l'illimitato desiderio, nella sua in-forme misura, e quella che si qualsiasi autentica comprensione pro-gettante. Anche il radicale
esprime nella volonta di durare e resistere come stato. Si vuole Wertrelativismus della democrazia kelseniana e in costante ten­
stare illimitatamente per soddisfare illimitatamente desideri sione con un'idea di omogeneita culturale, indispensabile per­
che hanno 'ecceduto' ogni norma 'terranea', ogni legame spaziale che la dialettica degli interessi si mantenga 'in sesto', da un
definito, totalmente rivoluzionari, puramente intellettuali-razio­ lato, e un'idea di funzione sovrana immanente a questa stessa
naIL Ma da una simile forza non e deducibile altro Stato che dialettica, di un immanente Fiihrerprinzip, dall'altro 30. L'inter­
Utopia. II progetto politico moderno, in tutto il suo svolgimen­ pretazione di questi conflitti come residui tardo-umanistici 0 no­
to, sta di fronte a questo problema - e puo essere interpretato stalgie 'eroiche' appartiene ai tratti pili apertamente 'filistei' del­
come la sistematica ricerca del suo superamento, ovvero: della la scienza politica contemporanea 31. Come abbiamo visto, l'esito
riduzione della propria intrinseca portata utopica. 'grammatologico' della stessa nozione di Stato e gia del tutto
Questo processo e weberianamente designabile col termine interpretato nelle pagine di Schmitt; e si potrebbe aggiungere
di razionalizzazione, anche se in questo contesto esso assume che l'idea del passaggio da una concezione del Politico che si
diverso contorno e diversa pregnanza problematica. Esso si svi­ afferma mitico-ideologica ad una tecnico-scientifica non e, di
luppa dalla liquidazione di ogni tratto simbolico nel termine per se, che metaforica generalizzazione del modello comtiano.
di utopia (fino a renderlo equivalente a idea regolativa del­ Ben altro e il problema delle interpretazioni decisive del Poli­
l'azione politica, 0 a obiettivo di trasformazione; e, d'altronde, tico moderno-contemporaneo. In discussione non e il proces­
10 stesso esito liquidatorio si raggiunge disincarnandolo dall'ef­ so di razionalizzazione in quanto tale, rna il fatto che la crisi
fettualita del progetto politico), fino alIa flessione meramente dei suoi fondamenti minaccia ogni forma di stato e secondo
grammatologica del progetto, che sembra scontare il processo due prospettive opposte e compresenti: aprendo radicalmente
decostruttivo dello Stato, riducendone il contenuto semantico al divenire degli illimitati desideri, da un lato, e impedendo la
a tecnica per l'amministrazione probabilistico-statistim dei sog­ concepibilita stessa di un processo di innovazione politica, dal­
getti che 10 compongono. Quanto tale disincanto corrisponda l'altro - riconoscendo relativita e casualita del divenire, op­
a una effettuale soluzione dell'aporeticita del progetto, 0 quanta pure - addirittura tanto pili, quanta pili forte e quel ricono­
invece non ne esprima ideologicamente che il destino 'borghese', scimento - criticando la dicibilita stessa del progetto come
limitandosi ad una sua impotente contemplazione, rimane an­ 'liberta' trasformante.
cora da vedere. Gli autori che per primi, e nel pili ampio con­ Per Ie aporie intrinseche del termine progetto, sulle quali
Il2 Il3
tanto ormai abbiamo insistito, questo problema e destinato a di deus absconditus in riferimento aimeccanismi apparenti del­
rimanere tale. Ma i1 disincanto 'scientifico', che crede di averlo l'amministrazione politiea. Questi meccanismi, che si pretendo­
risolto semplicemente col tacerne 0 con l'astrarne dal comples­ no perfettamente demitizzati, sono continuamente costretti ad
so soltanto alcuni elementi elementari, ne e del tutto servo. appellarsi all'azione di tale 'divinita' di £ronte ad ogni caso che
Servo, anzitutto, seppure inconfesso, dell'idea-limite della Tecni­ appaia irriducibile allo stato di concorrenza e mercato.
ca come capace di corrispondere all'inflazione delle domande La relativita del progetto 'borghese' (in quanto critica di ogni
(delle quali si e costretti a negare ogni 'trascendente' volonta di idea di rivoluzione - tutto il discorso fin qui svolto dimostra
potere, ogni intenzione politica economicamente irriducibile), in via, per cosl dire, 'logica' quale orrendo pasticcio sia l'espres­
e della concezione 'naturalmente' progressiva del tempo che si sione 'rivoluzione borghese') ha la sicurezza dell'eliminazione
accompagna alIa Tecnica. Ma cio che davvero conta sono Ie di ogni 'eccezione' a proprio presupposto 33. Quanto pili demi­
contraddizioni di tale 'condizione servile'. Esse attengono a tizzata e aperta al divenire, tanto pili tale garanzia di sicurez­
quella dimensione complessiva del progetto del caso, dalla za deve valere. E proprio del 'borghese' legittimarsi come vo­
quale abbiamo iniziato. La ratio di tale estrema versione del lonta di mutamento, senza perdere sicurezza. II suo progetto sa
progetto sta nella garanzia di massima apertura all'irruzione bene che tale sicurezza non e mai garantibile a priori ne stabil­
dell'imprevedibile, nella capacita di amministrare-governare mente, rna tanto pili percio esso la vuole. Tanto pili potente
l'inatteso in quanto inatteso, e non di impedirne l'emergenza, deve essere quel deus absconditus che mantiene 'in forma'
o liquidarlo non appena emerso, 0 ridurlo al gia-stato. Ora, in­ un mere divenire, un incessante mutamento, un permanente
vece, la versione tecnico-amministrativa del Politico, erede di­ conflitto. Ma la ragione di questa volonta non solo e del tutto
retta dell'epoca della depoliticizzazione, puo operare solo in indeducibile, rna ormai anche contraddittoria rispetto alIa 10­
questi termini - termini sempre pili infondati, in quanto estra­ gica tecnico-amministrativa che i programmi, in cui i1 proget­
nei ormai ad ogni idea organicistica di Stato. Solo la riduzione to e esploso, esibiscono. Questa logica, infatti, si origina dalla
dal Politico di ogni 'eccezionalita', di ogni autentica casualita, critica della Forma politica, e proprio in quanto essa, nella
permette il successo del calcolo tecnico-amministrativo. Ma cio sua inevitabile pretesa di totalita, doveva necessariamente ri­
implica che tale riduzione non possa avvenire attraverso tale mandare ai termini utopico-rivoluzionari del progetto.
calcolo. Deve esservi, percio, un momento di sovranita in esso La forma in cui il progetto 'borghese' puo percio immaginar­
'irrazionalizzabile' che disponga i soggetti e risponda al caso si il divenire finisce con l'essere quella del divenire del sempre­
in forme compatibili con Ie modalita della comprensione cal­ uguale. Un divenire demitizzato significa, per esso, un progresso
colante. Si deve dare anche qui, insomma, e non importa se in senza rottura, senza salto, senza eccezione, senza 'eroe' - un
modi necessariamente-strutturalmente mistificati, comprensione divenire sedato, assicurato. Ma proprio questa immagine del
pro-gettante: un progetto che consiste nel 'lanciare' allo stato divenire e mitica di nuovo. II complesso 'ubiquo' del Politico
dell'amministrazione depoliticizzante. La versione 'botghese' opera qui affinche ogni possibilita di innovazione sia costretta a
del progetto cerca di manifestarsi come legittima per il· proprio presentarsi nella forma progettante-rivoluzionaria pili 'incredi­
Wertrelativismus 3\ in quanto aperta ad ogni valore, capace di bilmente' utopica. E utopieo, invece, si manifesta quello stesso
'tenere' ogni conflitto di valore nella forma depoliticizzata della progetto 'borghese' che vorrebbe sedare il divenire: nulla e
concorrenza, rna questo relativismo presuppone il valore fon­ infatti sedabile laddove l'ordine giuridieo e totalmente sahato
damentale della volonta-di-stato e dunque un progetto organiz­ dai suoi cardini 'terranei' e 10 Stato nazionale si e liberato-di­
zante concretamente tale volonta. Esso opera come una sorta scioho nel pluriversum dei rapporti politico-economici plane­
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tari. In questo quadro, la volona. di stato abbandona ogni pre­ maticita del termine progetto. Qui si riconosce il filo rosso
tesa relativistico-neutrale e in essa risuona il cosz-deve-essere della sua storia, ed esso sembra quasi descrivere un cerchio che
della forza politica. La metafora del 'gioco', forse strutturalisti­ si rinserra - un'isola - un'utopia che ormai neppure da lon­
camente efficace per descrivere il sistema della ubiquita del tano promette eu-topia. Trovare la 'chiusura' di questo discorso
Politico, non fa neppure velo alIa realta di questo appello, non ha nulla ache vedere con la fine del sistema di cui si par­
in ultima istanza, al deus absconditus della forza senza fonda­ la. Cio che e 'chiuso' puo ancora durare indefinitamente. Ma for­
menti che vuole, malgrado tutto, stato. II gioco implica l'accet­ se ha un senso per la conoscenza di questo sistema che dura,
tazione delle sue regole, si dice. Ma ci si sofferma poco, poi, e per potervi agire, riconoscerne la condizione e riconoscersi in
sulla natura di tali regole. Non esistono, in questo gioco, re­ essa secondo l'antico motto: volentem fata ducunt...
gole neutrali. Non solo perche illoro presupposto e comunque
la riducibilita del conflitto a concorrenza, il valore di progresso
che questa riduzione deve perseguire, la sicurezza della distri­
buzione del potere pur attraverso ogni 'trasformazione' - rna
perche si finge di ignorare che tra Ie regole del gioco politico
vi e la definizione del chi 'tiene il banco', vi e la definizione,
cioe, di una posizione decisiva. Ora, il progetto politico 'bor­
ghese' consiste esattamente nel rimuovere dal gioco quell'insie­
me di meccanismi e di regole che permettono di innovare questa
chi, di raggiungere questa posizione decisiva. Non si tratta di
un 'barare', rna della struttura di questo gioco specifico, deter­
minato - nel quale il banco ha a disposizione mosse valide per
occultare Ie proprie posizioni, per 'sussumere' l'attaccante, per
ridurlo a condizioni di partnership 'commerciale' 0 a mero Note
concorrente. Partecipare a tale gioco (dunque: accettarne Ie re­
gole) assume percio sempre pili Ie caratteristiche di un impe­
rativo conservatore. Viceversa, rifiutare di parteciparvi si tra­
sforma immediatamente in mitologia rivoluzionaria teoricamen­
te e storicamente insensata. Ma l'enfasi demitizzante del pro­ I Cfr,. Ia bella analisi che eli questi scheidung. Eine Untersuchung uber
termini fa Fritz Mauthner nel suo War­ E. Junger, c. Schmitt, M. Heidegger,
getto 'borghese' e direttamente proporzionale all'occultamento terbuch der Philosophie (1910-1911), Stuttgart, Enke 1958.
della propria 'utopicita' e della natura specifica delleregole nuova ed. Zurich, Diogene 1980. 4 J. Derrida, De la grammatologie,
del suo gioco (la stessa scelta del termine e programmatica­ 2 Queste e Ie citazioni successive sono Paris, ~ditions de Minuit 1967, p. 25.
tratte dai Paragrafi 31 e 32 eli Sein und II riferimento a questa opera ~ conti­
mente ideologica: esso evoca di per se un'aura di neufralita af­ Zeit (seguiamo Ia trad. di P. Chiodi). nuo nel presente lavoro. La trasposizione
fatto inesistente). Utopicita, se si vuole, del tutto negativa: essa 3 Crediamo che questo rapporto sia
della sua tematica 'ad altro genere' ci
teoreticamente fondabile in modo rigo­ pare del tutto Iecita e corrispondente
non si fonda pili su pretesi Immutabili, il suo Stato si e piegato roso (10 tentiamo in questo saggio e in allo spirito del programma derridiano.
in immanenti programmi di governo e gestione, eppure questo Diritto e Giusti:!.ia, eli imminente pub­ 5 J. Derrida, Positions, Paris, ~tions
blicazione suI n. 2 de «II Centauro .). de Minuit 1972 (trad. it. Verona, Her­
sistema si vuole ancora sicuro e si organizza politicamente a Tra Ie poche indagini utili in questa tani 1975, p. 51).
questo fine. Non e che l'esito estremo dell'intrinseca proble­ direzione: C. von Krochow, Die En'- 6 Su questa distinzione, dr. Ia criti­

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ca di Franz Rosenzweig aHa Philosophia, 14 G. Sartori, La politica, Milano, 24 E. Severino, Destino della neces­ plessivo di interpretazione, in Italia, e
in Der Stern der ErlOsung; Einleitung, Sugar 1979, p. 189 sgg. sita, Milano, Adelphi 1980, p. 268. contenuto, ci pare, nel vol. collettivo cu­
Frankfurt a. M., Kaufmann 193()2. 15 Sviluppando questi elementi, e pos­ 25 Questa nozione di Cultura e pro­ rato da G. Duso, La politica oltre 10
7 In questa prospettiva il problema 10­ sibile criticare l'interpretazione schmit· pria anche di Wittgenstein, come dimo­ Stato: il problema Carl Schmitt, Vene­
gico-filosofico del Soggetto si interseca tiana di Hobbes; efr. L. Strauss, Hobbes strano Ie Vermischte Bemerkungen re­ zia, Arsenale 1981, con saggi di Miglio,
con quello dei fondamenti della Politi· politische Wissenschaft, Neuwied-Berlin, centemente pubblicate anche in ed. ita­ Tronti, Biral, Marramao e altri.
ca, come ha anche dimostrato il dibat­ Luchterhand 1965, pp. 167169. liana (Milano, Adeplhi 1980). Sulla mo­
derna Liberta, efr. H. Freyer, Die Idee 28 C. Schmitt, Der Nomor, cit., p. 212.
tito intorno al libro di A. Negri, Des­ 16 Vorrei, su questo, rimandare al mio
cartes politico 0 della ragionevole ideo­ Dialettica e critica del Politico. Saggio der Freiheit in technischer Zeitalter, 29 G. Sartori, op. cit., p. 210.
logia, Milano, Feltrinelli 1970. Cfr. sui su Hegel, Milano, Feltrinelli 1978. in Festschrift fur C. Schmitt, Berlin,
Duncker & Humblot 1959. 30 H. Kelsen, Von Wesen und Wert
problema, da angolature diverse, A. Pa­ 17 G. Sartori, op. cit., p. 208. der Demokratie, Tubingen, Mohr 19292,
van, All'origine del progetto borghese. 26 La sterminata letteratura sulla for­
p. 101.
18 Cfr. H. Heller, Hegel und die na­
It giovane Descartes, Brescia, Morcellia­ ma utopica e pressoche integralmente
na 1979, che polemizza (a mio avviso, tionale Machtsiaatsgedanke in Deutsch­ 31 Essi non mancano neppure in N.
land. Ein Beitrag zur politische Geistes­ inutilizzabile ai fini del nostro lavoro,
con non poche ragioni) con Negri, e o perche essa viene immediatamente ri­ Luhmann, come mi pare abbia mostrato
l'importante studio di S. Natoli, Sog­ geschichte, Leipzig-Berlin, Teubner 1921. G. Marramao nel suo saggio suI nO 1
Libro di primaria importanza per la solta nel principio pro-duttivo della pre­
getto e fondamento. Studi su Aristotele ricostruzione del dibattito filosofico-poli­ visione-anticipazione (Mannheim), 0 per­ de «11 Centauro ».
e Cartesio, Padova, Antenore 1979. tico tedesco del periodo, contemporaneo che essa viene astratta dal concreto del 32 Cfr. W. Bauer, Wertrelativismus
8 E. Severino, Legge e casa, Milano, alle ricerche del Meinecke sulla Staats­ Politico moderno come problema, come und Weltbestimmtheit im Kampf um
Adelphi 1979, n. 29. rason e a quelle di Rosenzweig su Hegel. Stato-problema. Sui motivi della totalita
e separatezza, qualche utile materiale die Weimarer Demokratie, Berlin, Dunk­
9 J. Derrida, Posizioni, cit., p. 62. La 19 C.B. Macpherson, Democratic Theo­ in J. Servier, Histoire de l'utopie, Paris, ker und Humblot 1968.
nozione di pluridimensionalita delinea­ ry. Essays in retrieval, Oxford, Claren­ Ga11imard 1967, e in G. Lapouge, Uto­ 33 W. Sch1uchter, Entscheidung fur
rizzata e esposta nella Grammatologia. don Press 1973. pie et civilisation, Paris, Flammarion den sozialen Rechtstaat. H. Heller und
10 Ad es. in P. Winch, The idea of 20 C. Schmitt, Die politische Theorie 1978. die staatstheoretische Diskussion in der
a Social Science and its Relation to des Mythus (1923), in Positionen und 27 C. Schmitt, Der Nomos, cit., p. 149 Weimarer Republik, Koln-Berlin, Kie­
Philosophy (1958), trad. it. Milano, Begriffen in Kampf mit Weimar-Genf­ sgg. Su Schmitt il primo sforza com­ penheuer & Witsch 1968, p. 150 sgg.
Mondadori 1972, ampiamente discusso Versailles, Hamburg, Hanseatische Ver­
nell'importante saggio di K.O. Apel, Lo lagsanstalt 1940.
sviluppo della '/ilosofia analitica del lin­ 21 K. Griewank, It concetto di rivo­
guaggio' e it problema delle 'scienze del­ lu:r.ione nell'eta moderna, trad. it. Fi·
10 spirito', trad. it. in K.O. Apel, Co­ renze, La Nuova Italia 1979 (con un'im­
munita e comunicazione, Torino, Rosen­ portante Introduzione di C. Cesa).Cfr.,
berg & Sellier 1977. SuI dibattito tede­ inoltre, la Voce Rivoluzione curata per
sco attuale intorno a questi problemi, il vol. XII della Enciclopedia Einaudi
efr. l'utile sommario di F. Volpi, La da S. Veca, e il vol. collettivo It con­
rinascita della fitosofia pratica in Ger­ cetto di rivoluzione, Bari, De Donato
mania, in C. Pacchiani (a cura-'di)-;-FI­ 1979.
losofia pratica e scienza politica, Abano, 22 E. Rosenstock, Die europiiischen
Francisci 1980. Revolutionen, Jena, Diederichs Verlag
11 L. Wittgenstein, Ricerche fitoso/i­ 1931, p. 91, dove Rosenstock cita il
che, trad. it. a cura di M. Trinchero, Lukacs di Storia e coscienza di classe
Torino, Einaudi 1967, p. 114. quale manifestazione contemporanea ti·
pica di questa «Universalanspruch » del­
12 C. Schmitt, Der Nomos der Erde l'idea di rivoluzione.
im Volkerrecht des Jus Publicum Euro­
2J Pur in un'ottica affatto'diversa da!­
paeum, Koln, Greven Verlag 1950,
p. 25 sgg. la nostra, importanti critiche di questo
aspetto della 'secolarizzazione' si leggono
13 C. Schmitt, Staat als konkreter, an in A. Del Noce, L'epoca della secola­
eine geschichtliche Epoche gebundener rizzazione, Milano, Giuffre 1970, e an·
Begriff (1941), ora in Verfassungsrecht­ cora, anche se limitate all'ambito italia­
liche Aufsiitze aus den Jahren 1942­ no, nell'altro libro del Del Noce, It
1954. Materialien zu einer Verfassungs­ suicidio della rivoluzione, Milano, Ru­
lehre, Berlin, Duncker & Humblot 1958. sconi 1978.

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