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Sophie Weston

Mai Dire "No"


Wife to Charles © 1977
Prima Edizione Collezione Harmony N° 983 - luglio 1994

1
Ci fu un silenzio carico di tensione, o meglio, una delle due ragazze
sedute l'una di fronte all'altra ai lati della grande scrivania di quercia era
particolarmente tesa perché non le era facile indovinare che cosa pensasse
l'altra dietro gli impenetrabili occhi grigi che la scrutavano in silenzio.
La proprietaria degli occhi grigi, Becky, spostò indietro la poltrona
avvicinandosi alla finestra e appoggiò negligentemente i piedi sul
davanzale. Doveva avere pazienza, rifletté. Era una qualità che le era
sempre costata molta fatica fin da quando frequentava l'università di
giurisprudenza, ma alla fine aveva imparato ad aspettare. Dopo la laurea
era diventata uno degli assistenti più qualificati dello studio di James Lord
e, quando aveva lasciato l'Inghilterra per entrare a far parte della
delegazione inglese al Parlamento europeo, aveva scoperto che pazientare
era l'unico modo per muoversi con diplomazia. Perciò rimase seduta e
attese tranquilla che l'altra, Chloe, parlasse.
«Mi dispiace tanto, Becky» mormorò Chloe costernata. «Non avevo idea
che fosse tanto complicato incontrarti.»
«Mi sembra che non sia stato poi così difficile, visto che sei qui»
sottolineò sua sorella.
Chloe chinò la testa da un lato.
«E per arrivarci hai violato tutte le regole» continuò Becky
inesorabilmente. «Ti rendi conto che qui al dipartimento sono tutti convinti
che tu sia una spia e che io sia d'accordo con te? Potevi causare un
incidente diplomatico.»
Chloe reputò che fosse meglio non replicare a quella insinuazione. A
dire la verità era rimasta piuttosto stupita dallo scompiglio che aveva
suscitato quando era entrata nell'atrio dell'edificio e aveva chiesto di
vedere la signorina Summerson. Immediatamente gli addetti alla sicurezza
le si erano avvicinati insistendo che nessuno, proprio nessuno, poteva

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entrare nel palazzo senza averne l'autorizzazione. Evidentemente sua
sorella doveva essere una persona più importante di quanto lei avesse
creduto.
«Non si tratta solo di me» continuò Becky implacabile, «hai messo in
subbuglio tutta la divisione e in particolare John Townsend, il capo.»
Sentendo quel nome familiare Chloe si rilassò. Aveva incontrato il
signor Townsend a Londra in un paio di occasioni e le era piaciuto subito.
Aveva anche il sospetto che l'uomo non fosse indifferente al fascino di
Becky e perciò si sentì doppiamente rassicurata.
«Mi piace» disse allegramente. «È stato sempre gentile con me.»
«Tu non lavori per lui» puntualizzò sua sorella. «E poi quando lo hai
incontrato non lo avevi ancora messo in imbarazzo arrivando nel suo
dipartimento senza autorizzazione. La prossima volta che ti capiterà di
vederlo, potresti non trovarlo così gentile.»
Chloe arrossì con fare colpevole e si costrinse a guardare i pacati occhi
grigi di Becky. «Sono sicura che stai facendo un gran chiasso per nulla.
Dopotutto non ho fatto niente di male. Non sono una spia e sia tu sia il
signor Townsend lo sapete benissimo.» Le lanciò uno sguardo poco
lusinghiero. «Sei cambiata» le disse.
Era la verità. Chloe osservò la sua espressione impassibile, il suo abito
impeccabile, i riccioli ribelli raccolti elegantemente sulla nuca e pensò che
sua sorella le sembrava quasi un'estranea.
Becky percepì il disagio di Chloe e resistette alla tentazione di
stuzzicarla ancora. Lasciò cadere la maschera di rigida professionalità e
scoppiò a ridere.
Subito Chloe sospirò sollevata. «Sei un demonio» esclamò in tono
scherzoso. «Dopotutto non sei cambiata affatto. Allora perché ti sei
comportata in quel modo terribile?»
«Non ho saputo resistere. Scusami» rispose Becky. «Avevi un aspetto
talmente colpevole! Per farmi perdonare ti offro qualcosa da bere.» Dallo
sportello di destra della sua scrivania tirò fuori una bottiglia di vino bianco
e due bicchieri.
Chloe ne bevve un lungo sorso. «Adesso va meglio.»
«Bene. Suppongo che tu non sia venuta fino a qui per rovinarmi la
carriera, ma perché avevi qualcosa da dirmi.»
«A dire la verità, sì» rispose Chloe dopo una lieve esitazione. «È una
faccenda piuttosto delicata.»

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«Di che si tratta?»
Chloe si morse un labbro. «Della mamma» le spiegò poi in modo
succinto.
«La mamma?» Becky inarcò le sopracciglia stupefatta. «Che cosa è
successo alla mamma?»
«È rovinata» rispose Chloe piuttosto bruscamente.
Ci fu un lungo silenzio e Becky si passò una mano sulla fronte. «È
rovinata? Ma non è possibile!» esclamò in tono piatto.
«Invece è verissimo» insistette Chloe. «Dice che dovrà vendere la casa.»
Becky sussultò. «Ma non può!»
«Non vedo che cos'altro possa fare» replicò Chloe seria.
«Che cosa ha combinato? Si è messa a puntare somme sconsiderate alla
tombola parrocchiale?»
«Non scherzare» l'ammonì Chloe brusca. «È una faccenda
maledettamente seria.»
«Non starai esagerando? So che il fondo fiduciario non è molto ingente,
ma è più che sufficiente per lei. E poi la casa è sua. Se non ha cominciato a
giocare d'azzardo o in borsa, non vedo che cosa possa essere successo di
così grave.»
Chloe fece un profondo respiro. «È stata un'idea della zia Edith...»
Becky corrugò la fronte e si fece immediatamente seria. «La cara zia
Edith. Quella donna è uno squalo. Avrei dovuto immaginarlo. Raccontami
tutto.»
«L'idea è stata sua. Voleva aprire una riserva per gli asini e ha convinto
nostra madre a imbarcarsi nell'impresa.»
Ci fu un silenzio stupefatto. Becky aprì la bocca per parlare, ma non
trovò niente da dire e la richiuse. Chloe la guardò trattenendo il respiro.
«Asini» mormorò alla fine debolmente. «È una cosa troppo assurda
perché tu possa averla inventata. Che cosa è successo alla zia Edith? È
diventata improvvisamente amante degli animali?»
Chloe fece una risatina. «Questo è quello che ha detto all'inizio»
ammise.
Becky la scrutò attentamente. «Perché?»
«Suppongo perché voleva che la mamma si convincesse a mettere la
metà del capitale.»
«Che cosa?»
Chloe si agitò nervosamente sulla sedia. «Diceva che investendo in

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un'attività a scopo assistenziale avrebbero potuto detrarre le spese dalle
tasse e risparmiare un mucchio di soldi. Così avrebbero potuto comprare
Hunter's Meadow, un terreno coltivato a pascolo adatto a ospitare gli
asini.»
«Hunter's Meadow è quella proprietà proprio dietro la casa della zia
Edith» mormorò Becky pensierosa. «Dov'era il trucco, Chloe?»
«A quanto pare, qualcuno aveva intenzione di costruire tre o quattro
blocchi di appartamenti e una strada su quel terreno. La mamma però lo ha
saputo solo dopo averlo comprato.»
«Ma la zia Edith ne era di sicuro a conoscenza. L'idea di quei brutti
palazzi che le avrebbero rovinato il panorama non doveva piacerle affatto.
Perché non ha comprato la proprietà da sola?»
«Ha detto che non poteva permetterselo» rispose Chloe.
Ci fu una pausa significativa. «E la mamma è caduta nella trappola?»
mormorò Becky.
«Nostra madre ha il cuore tenero, lo sai anche tu. Gli asini le piacciono
molto e da quando me ne sono andata anch'io da casa si sente molto sola.
Anche per questo la riserva non le era sembrata una cattiva idea.»
«Questo non mi sorprende affatto» disse seccamente Becky.
Osservò la sorella più giovane e rifletté su quanto fosse simile alla
madre. Avevano gli stessi occhi azzurri, la stessa grazia, la stessa aria
innocente e indifesa. Sospirò. «Suppongo che tu non abbia neanche cercato
di dissuaderla, vero?»
«Perché avrei dovuto? Era quello che voleva, e dopotutto quando
eravamo piccole si è privata di molte cose per noi.»
Becky sorrise suo malgrado. «E tu hai pensato che assecondarla poteva
essere un modo per ricambiare. Posso capirti. Che cosa è accaduto dopo?»
«Ha preso del denaro in prestito. Poi però ha scoperto che per poter
aprire la riserva dovevano costruire delle stalle per gli animali e assumere
un veterinario. Ma la zia Edith non era disposta a tirare fuori altri soldi.
Così la mamma ha prosciugato il suo conto in banca e...» Chloe esitò.
L'espressione di Becky era livida. «Continua.»
«E ha dovuto farsi prestare altri soldi.»
«Ma quale persona sana di mente le avrebbe prestato del denaro per
costruire una stalla per gli asini?»
«Edward Mallory.»
I piedi di Becky, appoggiati negligentemente sul davanzale della

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finestra, caddero a terra con un tonfo. «Oh, no! Non Edward. È uno squalo
proprio come la zia Edith, forse anche più vorace» esclamò.
«È stato sempre molto affezionato alla mamma» mormorò Chloe
debolmente.
«Non è il tipo d'uomo che fa affari con le persone a cui è affezionato.
Deve avere avuto una buona ragione per aiutarla. Sono pronta a
scommettere che era lui l'imprenditore che voleva costruire quei palazzi a
Hunter's Meadow e ha cercato di aggirare l'ostacolo della riserva prestando
i soldi a nostra madre ed esigendo poi subito gli interessi in modo da
costringerla a rivendergli il terreno.»
«Se è così, credo che non dovrà aspettare molto» disse Chloe in tono
sconsolato. «Non sai ancora il peggio, Becky. Edward ha avuto un attacco
di angina ed è dovuto andare in Svizzera a curarsi. Ora è Charles che si
occupa di tutti i suoi affari e pochi giorni fa qualcuno ha mandato una
lettera impersonale alla mamma chiedendole di pagare una forte somma di
interessi entro la fine del mese. Così lei dovrà vendere la casa e...»
«Riprendi fiato» la interruppe sua sorella. «E smettila di preoccuparti.
Santo cielo! I Mallory sono nostri vicini. Non credo che permetterebbero
che la mamma venda la casa. La situazione non può essere così grave»
terminò in tono rassicurante.
Chloe rifiutò di lasciarsi rassicurare. «Sì che lo è. Tu non sai quanti soldi
la mamma deve ai Mallory.»
«Allora dimmelo» la invitò Becky, calma.
La ragazza lo fece. Il silenzio che seguì sembrò interminabile. Chloe
scrutò la sorella con un misto di trionfo e di disperazione e vide che era
impallidita e che le tremavano le mani.
Alla fine Becky riacquistò il proprio autocontrollo. «Allora deve vendere
la casa. Tu e io non riusciremmo mai a trovare una somma simile, neanche
se dessimo fondo a tutti i nostri risparmi. Mi stai dicendo che Charles
Mallory ha avuto la faccia tosta di esigere da nostra madre il pagamento di
una tale somma?»
«A essere sincera, è possibile che lui personalmente non sappia nulla di
tutta la faccenda» rispose Chloe con estrema cautela. «Edward Mallory
aveva molti creditori e di certo Charles avrà delegato questa mansione a
qualche collaboratore, qualcuno che non sa che la mamma era un'amica
personale di Edward.»
«È possibile. Oppure si tratta di qualcuno a cui non interessa

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minimamente ricordarlo» rispose Becky caustica.
«A Charles sarebbe interessato» ribatté Chloe, intenta a osservarsi le
unghie laccate. «Non lo credi anche tu?»
«Di sicuro avrebbe dovuto, ma con Charles non si può mai dire.
Suppongo che nostra madre non abbia nemmeno provato a parlargliene.»
«Dice che non riuscirebbe a sopportarlo.»
«So quello che intende. È un demonio. Almeno con Edward sai sempre
esattamente che cosa vuole. Mira ai suoi profitti, ma non è ambiguo come
Charles.»
«Sei ingiusta» protestò Chloe. Se davvero voleva persuadere Becky a
tornare e ad affrontare Charles Mallory, come avevano deciso lei, sua
madre e il loro avvocato James Lord, doveva usare tutte le dovute cautele.
«Non capisco perché sei sempre così dura con Charles. Dopotutto, non
sappiamo niente di lui. Sono molti anni che non lo vediamo.»
«Io l'ho visto» rispose Becky, con un tono che dimostrava di non
ricordare con piacere il loro incontro.
«Si sarà trattato di una conferenza o qualcosa del genere» disse Chloe in
tono sbrigativo. «Nessuno è mai se stesso in quel tipo di occasioni,
nemmeno tu. Non puoi giudicarlo solo da quello.»
«Io non lo giudico affatto» ribatté Becky mentre la sua espressione
lasciava intendere tutto il contrario. «Grazie al cielo, non ho niente a che
fare con lui, anche se c'era un tempo in cui entrava e usciva da casa nostra
a tutte le ore. E anche allora era odioso.»
Chloe strinse le labbra riconoscendo che la sorella aveva ragione. «Forse
è cambiato» tentò di obiettare.
Becky fece un sospiro impaziente. «Cambiato Charles? Non nego che
possa avere cambiato i suoi modi. Anche i serpenti lo fanno, ma una pelle
più lucente non modifica la sostanza. Non lasciarti ingannare dal tuo
innato senso della bontà.»
«Sa essere molto divertente» continuò Chloe con testardaggine. Era una
menzogna. Le uniche volte in cui si era divertita con lui erano stati quei
rari momenti in cui aveva smesso di punzecchiarla e l'aveva ignorata.
«Sì, forse» accondiscese Becky. «Ma sa essere anche privo di scrupoli e
dissoluto.»
«Però è sempre educato» tentò un'ultima volta Chloe.
«È della stessa pasta di suo padre» affermò Becky.
«Ma la laurea a Cambridge ha ricoperto la rudezza con una patina di

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raffinatezza. Non illuderti, cara. È un uomo pericoloso.»
Ci fu un istante di silenzio, poi Chloe provò con un'altra tattica. «Se è
come dici, è un vero peccato, Mi ricordo che quando è tornato
dall'università era terribilmente attraente e io sognavo che mi portasse via
con lui. Era favoloso.»
«Anche adesso è favoloso, sempre se ti piace il genere d'uomo, alto,
scuro di carnagione, attraente e con la lingua tagliente. Sono sicura che ci
sono molte donne disposte a tutto pur di uscire con lui. Sa essere
irresistibile, se sei attratta dai tipi prepotenti.»
«E a te non interessano affatto» commentò Chloe rassegnata.
Sul viso di Becky comparve un sorriso malizioso. «Forse perché anch'io
sono prepotente almeno quanto lui» ammise. «E poi lo conosco da molto
tempo.»
«E lo disprezzi da sempre» osservò Chloe cupa.
«Hai ragione» ammise Becky. «Quando eravamo bambini lui faceva di
tutto per rendersi antipatico e anche quando aveva diciassette, diciotto anni
era un insopportabile arrogante. E cancella quell'aria di rimprovero dal
viso! Se non avessi deciso all'improvviso di essere così caritatevole,
scenderesti dal tuo piedistallo e ammetteresti di essere d'accordo con me.»
«Sì, sì, è vero» confessò Chloe arrendendosi. «Non faceva altro che
terrorizzarmi. A dire la verità, mi fa ancora lo stesso effetto. Non sono
sorpresa che tu sia intimorita da lui.»
Becky irrigidì la schiena. «Non è vero» affermò con decisione. «Io non
sono spaventata da nessuno.»
Chloe non disse nulla.
«Proprio da nessuno» ripeté.
«Vuoi dire che se fossi nei panni della mamma andresti ad affrontarlo
senza esitare?»
«Certamente.»
«Davvero?» Chloe accavallò le gambe e la osservò con un sorriso
scettico.
Sua sorella la guardò irritata. «Che cosa sarebbe quell'espressione
dubbiosa? Come puoi credere che mi lasci intimorire da Charles Mallory,
un uomo che conosco da quando avevo otto anni?»
«Io lo conosco da quando ne avevo tre e lui mi terrorizza» puntualizzò
Chloe. «E quello che è peggio, terrorizza anche la mamma.»
«La mamma è un tipo troppo impressionabile» ribatté Becky altera.

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«In questo momento è proprio a pezzi e non si può biasimarla per
questo. Avrebbe bisogno di qualcuno che prendesse in mano la
situazione.» Chloe sembrò colpita da un'ispirazione improvvisa. «L'ideale
sarebbe che parlassi tu con Charles.» Sostenne lo sguardo di Becky con
aria ingenua. «Visto che non hai affatto paura di lui» le spiegò.
Becky era abbastanza onesta da ammettere che aveva fatto di tutto per
cacciarsi in quella situazione, e dopotutto non le dispiaceva l'idea di
misurarsi ancora con Charles, perciò decise di risolvere le cose il più
velocemente possibile. Così, non appena la sua segretaria ebbe
accompagnato Chloe al bar del primo piano per rifocillarsi, andò a cercare
John Townsend.
Townsend non fu affatto sorpreso di vederla. Quando lei entrò nel suo
ufficio, lui si alzò e le andò incontro.
«Salve, mia cara. Come sta la colpevole?»
«Coperta di vergogna» rispose Becky.
L'uomo alto e robusto fece un sorriso mesto. «Non credo che sia proprio
così» mormorò. «Mi dispiace che non capisca la gravità di quello che ha
fatto.»
«Credo di no» concordò Becky. «Ma non importa. Non lo farà più.»
Lui rabbrividì. «Lo spero davvero!»
«Non lo avrebbe fatto nemmeno questa volta, se non fosse stato per una
lieve crisi casalinga. Temo di dovermi allontanare per qualche giorno,
John.»
Lui le sorrise. «Hai ancora molti giorni di ferie e puoi prenderli quando
vuoi. Quando vuoi partire?»
«Ora» rispose lei laconica.
«Ora? Vuoi dire oggi?»
«Voglio dire adesso. Partiremo non appena Chloe avrà terminato il suo
caffè. Devo fare le valigie e prendere il primo volo disponibile per
Londra.»
«Capisco.» Townsend prese una matita perfettamente appuntita dalla
scrivania e cominciò a girarla lentamente fra le dita. «Posso chiederti di
quale problema si tratta?»
Lei fece un gesto impotente. «John, io...»
«Ho capito» disse lui con un'amarezza sottilmente velata. «Non vuoi
parlarne. Non dai molte possibilità ai tuoi amici, vero Becky?»
«Non capisco perché dici questo.»

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«Davvero non capisci? Becky, mia cara, tu sai quanto ti sono
affezionato. Tutto quello che voglio è aiutarti, se posso.»
«Sei molto gentile» convenne lei, a disagio.
«Però non sono affari miei, vero? Molto bene, se è questo che vuoi.»
Prese un foglio dalla scrivania. «Di quanti giorni hai bisogno?» le chiese.
«Non lo so» mormorò Becky. «Credo che mi occorreranno un paio di
settimane almeno, poi ti scriverò e ti dirò se mi servono altri giorni. C'è
qualcuno che devo vedere e costui sa essere molto sfuggente» gli spiegò.
«Un vecchio amico?» chiese lui guardandola in modo strano.
«Suppongo che potrei definirlo anche così.» Becky era divertita.
«Quel vecchio amico?»
Lei lo fissò stupita. «Che cosa vuoi dire?»
«Voglio dire quello che si mette sempre tra te e qualsiasi altro uomo ti
avvicini. Quello di cui non parli mai. Quello che pretendi di non ricordare
e rifiuti di dimenticare. Quel vecchio amico.» La voce dell'uomo tremava
di rabbia a malapena repressa.
Becky si morse il labbro. «Non so chi te lo abbia raccontato, oppure se
hai tirato a indovinare, ma non ha importanza» disse alla fine in tono
piatto. «Comunque, su una cosa ti sbagli. Il problema non è quell'uomo.
Non riesco a perdonarmi di essere stata così pazza. È questo che mi fa
male.»
«Eravate molto uniti?» domandò lui gentilmente.
Becky sospirò. «Io credevo di sì» rispose in tono triste. «Comunque è
finita e non vale la pena di parlarne... e non è lui che devo incontrare»
aggiunse dopo una breve pausa.
«Scusami» disse lui irrigidendosi. «Non volevo intromettermi.» Chinò la
testa e firmò il foglio, poi glielo consegnò. «Sei in grado di riempirlo da
sola. Naturalmente puoi andartene quando vuoi.»
Lei lo salutò e uscì, chiedendosi se non era stata una pazza ad accettare
quella sfida.

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A Becky venne data una prima opportunità di mettere alla prova il
proprio coraggio poco dopo il suo ritorno ad Almcote. Un sabato mattina
si trovò a faccia a faccia con Charles. Stava tentando di immettersi sul

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vialetto davanti a Orchard House con la grossa berlina presa a noleggio
quando, al terzo tentativo, si accorse che qualcuno la stava osservando.
Charles, avendo rinunciato all'idea di poter passare con la sua potente
auto sportiva, si era fermato ed era sceso rimanendo a osservarla con
occhio critico. Quando lo vide avvicinarsi, lei si fermò a sua volta e aprì il
finestrino.
Come sempre, le sue prime parole non furono di saluto. «In questo paese
abbiamo la guida a sinistra» la informò gentilmente. «Forse siamo
eccentrici, mia cara Becky, ma è così.» Le aprì la portiera. «Scendi, ci
penserò io. Dimmi se stai uscendo o entrando.»
«Sto uscendo.»
«Molto bene. Ci penserò io.»
«Che cavalleria» lo prese in giro lei scendendo dall'auto.
«Non si tratta di un gesto così nobile. Se non ti aiuto, temo che dovrò
rimanere qui tutto il giorno ad aspettare che tu riesca ad andartene
liberando il viale.»
Accese il motore ed effettuò la manovra con estrema facilità.
«Grazie» borbottò Becky a labbra strette.
«Di niente.» Charles scese dall'auto e rimase a osservarla per un
momento mentre lei cercava di tenere a freno la rabbia. «Sei sempre la
stessa vecchia Becky!» Le toccò il mento con la punta di un dito e la invitò
a risalire in macchina. «Questo posto si è rivelato terribilmente noioso
senza di te, almeno così mi hanno detto» osservò. «Io non sono stato
spesso qui.»
«Posso immaginare» commentò Becky sarcastica.
All'improvviso lui scoppiò a ridere. «Sono sicuro che puoi farlo, ma non
vuoi. Tu e tua sorella mi avete sempre visto come un mostro di
depravazione ed è ora di farla finita.» Chinò il capo da un lato. «Qualcuno
deve insegnarti le buone maniere.»
«E vorresti essere tu?»
Lui fece una risata soffocata. «Non vedo chi altro potrebbe farlo. Tu hai
gli artigli, bambina, ma non mi fai paura. Per cominciare, puoi
ringraziarmi educatamente per aver soccorso una fanciulla in difficoltà.»
«Solo per tua convenienza» sottolineò lei. «Comunque grazie.»
«Non è abbastanza gentile» mormorò Charles. «Per farti perdonare puoi
venire alla festa che la mia matrigna ha organizzato per stasera.»
Lei inarcò un sopracciglio. «E dovrebbe essere una penitenza? Non sei

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molto gentile nei confronti del ricevimento di Judith.»
«Non ho alcun dubbio che sarà un vero tormento» replicò lui
accingendosi ad andarsene. «Confido su di te per divertirmi.»
Becky rimase talmente sorpresa dall'invito che abbandonò l'idea di
andare a fare spese e tornò a casa a dare la notizia a sua madre.
«Dio mio!» esclamò la signora Summerson. «Voglio dire che ha avuto
un'idea molto carina» aggiunse in tono poco convincente. «Ma Charles...
temo di doverti dire qualcosa...»
Becky le risparmiò una penosa confessione. «Se si tratta del denaro che
devi ai Mallory, sono già stata informata» le disse gentilmente. «Chloe mi
ha raccontato tutto.»
«Sai tutto?» La signora Summerson accolse la notizia con una calma
sorprendente. «Credi che anche Charles lo sappia?»
«Cercherò di scoprirlo stasera.»
«Che cosa indosserai?» le chiese la madre. «L'aspetto per una donna è
sempre importante. Specialmente quando deve parlare di cose non troppo
piacevoli.»
Becky osservò il suo viso riflesso nello specchio sopra il mobile del
soggiorno. «Non credo che un uomo come Charles si lascerà influenzare
dal battito delle mie ciglia, ma suppongo che potrei provare.»
La signora Summerson annuì con entusiasmo. «Se vuoi, puoi mettere il
mio profumo francese.»
Becky fece un risolino nervoso. «Siamo proprio una bella coppia di
cospiratrici» osservò. «Mi vergognerei di me stessa, se non fossi sicura che
Charles non lo noterà.»
Ma Becky si sbagliava.
Arrivò piuttosto tardi e la festa era già in pieno svolgimento. Si stava
chiedendo come avrebbe fatto a trovare Charles tra tutti quegli sconosciuti,
quando lui risolse il problema comparendo al suo fianco come per incanto.
«Salve, Becky» la salutò gentilmente, anche se lei colse un lampo
divertito nei suoi occhi. Charles lasciò vagare lo sguardo sul suo vestito.
«Stai cercando di fare colpo sulla gente del posto?»
Lei si irrigidì. «Non capisco di cosa stai parlando» reagì in tono freddo.
Lui inarcò le spesse sopracciglia. «Davvero?» proruppe fingendosi
stupito. «Il tuo viso, i tuoi capelli, l'abito firmato, il profumo francese...»
«Io vivo in Francia» gli rammentò lei, consapevole di essere arrossita e
odiandosi per la sua debolezza. «Comunque non credevo che fossi un

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osservatore così attento.»
«Se si fosse trattato di qualsiasi altra donna, probabilmente non me ne
sarei neppure accorto» ammise lui sorprendendola. Le passò delicatamente
una mano dietro le spalle e la condusse lontano dalla confusione. «Mi
avevano detto che eri cambiata, ma non riuscivo a immaginare quanto.»
Sembrava pensieroso. «Ora capisco quello che intendevano.»
«Vorrei poter pensare che si trattava di un complimento» commentò
Becky sentendosi a disagio.
«Perché pensi che non lo sia? Non sei abituata a ricevere complimenti?»
«Non da te» puntualizzò lei.
«Devo ammettere che hai ragione. Ma dal momento che sono un
semplice conoscente, dico quello che penso.»
Lei gli indirizzò uno sguardo ironico. «Vuoi dire che i tuoi insulti non
sono calcolati e che non sei così spiacevole di natura?»
Lui scoppiò a ridere. «Non sei poi cambiata così tanto. Questa è la vera
Becky.»
«Oh!» Becky si sentì rimordere la coscienza. «E pensare che intendevo
comportarmi educatamente con te, stasera» esclamò senza riuscire a
trattenersi.
Lui spalancò gli occhi con genuina sorpresa. «Tu mi confondi» replicò
dolcemente. «Che cosa ho fatto per meritarmi un tale favore?»
«Non hai fatto niente» fu costretta ad ammettere Becky. «Siamo noi che
abbiamo fatto qualcosa e il problema è proprio questo.» Rialzò le spalle e
lo guardò candidamente. «Potremmo parlare in privato, per favore?»
Lo sguardo di Charles si era rabbuiato. «Credo che sarà difficile trovare
un luogo più appartato. Quando dici noi, ti riferisci a tua madre?»
Lei si inumidì le labbra. «Sì» ammise abbassando gli occhi. Ci fu una
pausa.
«Capisco: ti ha raccontato quello che le è accaduto. Mi chiedevo se lo
avrebbe fatto» disse alla fine Charles lentamente.
«Lei non pensava che tu ne fossi a conoscenza» borbottò Becky senza
guardarlo. «Credeva che fossero i tuoi collaboratori a occuparsi di
problemi economici come questo.»
«A dire la verità, l'ho appena scoperto. Le Imprese Raven sono una delle
attività meno favorite di mio padre e io sto per cederle. È stato per questo
motivo che ho chiesto di controllare i libri contabili. Comunque penso che
sia meglio che parli personalmente con tua madre.»

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«No! Ti prego, non farlo» si schermì Becky. «Ha già troppi problemi.
Ascoltami, Charles, farò tutto quello che posso. In un modo o nell'altro me
la caverò, sul serio. Ma non devi disturbare mia madre.»
Nel silenzio che seguì, lei osò lanciargli solo un veloce sguardo prima di
voltarsi verso una finestra e fissare il buio oltre i vetri. Lui aveva
aggrottato le sopracciglia e questo gli conferiva un aspetto demoniaco.
Becky comprese che stava tentando di tenere a freno l'irritazione e attese la
sua reazione tremando. «Non sei cambiata affatto. Sei sempre pronta a
saltare alle conclusioni e a gettarti nella mischia. Tu sei sprecata per i
nostri tempi. Avresti dovuto essere un cavaliere medievale con la sua
scintillante armatura.» «Promettimi che non andrai da mia madre»
insistette lei.
Inaspettatamente lui cedette. «Va bene, se è questo che vuoi. Visto che ti
ha nominato sua rappresentante, vieni da me domani. Ovviamente non
possiamo parlare d'affari qui. Inoltre, fra poco sarà ora di cena.» Si
avvicinò al mobile bar e prese un bicchiere. «Che cosa bevi?»
«Qualcosa di fresco. Un goccio di gin va bene, ma con molto ghiaccio.
Altrimenti mi verrà il mal di testa.»
Charles si guardò attorno visibilmente disgustato. «È tutta questa
confusione che fa venire il mal di testa.» La prese per mano e la condusse
vicino alla finestra aperta della veranda. Era una notte umida, ma l'aria
profumava di pioggia e di azalee. Becky respirò a fondo.
«Accidenti! Non c'è più ghiaccio» esclamò Charles alzando il coperchio
del cestello. «Si è sciolto completamente.»
«Non importa» lo rassicurò lei, ma lui fece una smorfia sarcastica.
«Non sei obbligata a essere troppo gentile. Nessuno vorrebbe bere del
gin caldo. Andremo in biblioteca. Se nessuno ci ha già pensato, lì
dovremmo trovare del ghiaccio. È meglio passare dal retro attraverso il
giardino. Andiamo.»
Becky fu costretta a seguirlo.
Fuori piovigginava, ma Charles non mostrò alcuno scrupolo nel farla
bagnare e non si curò di chiederle se era d'accordo.
«Devi correre. Sta piovendo» fu tutto quello che le disse.
Così Becky si ritrovò a camminare frettolosamente lungo il pavimento di
pietra della veranda tenendosi l'orlo della gonna con una mano per
impedire che si bagnasse. Lui aprì la portafinestra che dava sulla
biblioteca, l'aiutò a entrare e accese una lampada sulla scrivania.

Sophie Weston 13 1977 - Mai Dire "No"


Lei si mise le mani tra i capelli arruffati. «Sono tutti scompigliati!» si
lamentò con un tono tra l'indignato e il divertito.
«Davvero?» commentò lui con aria assente dandole le spalle e
controllando se c'era il ghiaccio.
«Charles Mallory, sei un uomo impossibile!» affermò solennemente.
Lui si voltò con un'espressione soddisfatta e fece ondeggiare un
bicchiere sotto il suo naso. «Come puoi dire una cosa del genere dopo che
ho sfidato le truppe della notte e mi sono avventurato in territorio nemico
per offrirti una bibita decente?»
Lei accettò il bicchiere inclinando graziosamente il capo. «Forse ti
perdono.»
«Grazie.» Si versò da bere e poi si lasciò cadere su una poltrona di pelle.
Con un cenno della mano indicò a Becky l'altra poltrona vuota davanti a
lui. «Siediti. Così potrai riprendere fiato prima di ricominciare a
insultarmi.»
Lei resistette all'impulso di rispondergli per le rime e si mise a sedere.
«Bene!» Lui la scrutò da sopra l'orlo del bicchiere con un'espressione
indecifrabile.
Ora che poteva osservarlo con calma, Becky si rese conto che era
esausto. Dall'ultima volta che lo aveva visto le sembrava dimagrito e aveva
l'aria stanca. Quando parlava i suoi occhi si animavano, ma ora che era
perso nei suoi pensieri sembrava quasi scheletrico nella sua immobilità.
Preoccupata, lei osservò le profonde rughe che gli solcavano la fronte
chiedendosi se erano state causate dal dolore o da qualche preoccupazione
grave e dura da sopportare.
«Mi dispiace moltissimo per tuo padre» disse gentilmente. «Sta meglio,
ora?»
Immediatamente gli occhi di lui si illuminarono di una luce ironica.
«È arrivato il momento di fare conversazione?» la prese in giro usando
un tono sarcastico. «Dobbiamo per forza parlare dei nostri rispettivi
genitori?»
«Volevo solo avere notizie sulla salute di Edward» ribatté lei
irrigidendosi.
Lui sospirò. «In questo caso ti faccio le mie scuse» Mio padre sta
abbastanza bene, o almeno suppongo sia così. Quando l'ho accompagnato
in clinica i medici mi hanno detto che ha bisogno di tranquillità e di riposo
assoluto.»

Sophie Weston 14 1977 - Mai Dire "No"


«Santo cielo!» esclamò Becky inorridita. «Povero Edward.»
Charles accennò a un sorriso. «Hai ragione. Probabilmente questa
forzata inattività lo ucciderà.» Bevve il suo whisky con un gesto nervoso,
poi si alzò e andò a versarsene un altro. «Ma non c'è nessun'altra
possibilità» continuò dandole le spalle. «Se tornasse a casa, Judith lo
costringerebbe a partecipare a tutte le occasioni sociali immaginabili,
senza contare che non resisterebbe lontano dall'ufficio. Così l'alternativa è
la Svizzera oppure una precoce sepoltura, anche se sono sicuro che lui
considera la casa di cura come una tomba.»
Becky lo guardò non sapendo cosa dire. «Mi dispiace» mormorò.
«Già. Almeno è vivo e dopo il rischio che ha corso qualche mese fa
questo è molto più di quello che si meriti.»
«Quanto tempo dovrà rimanere laggiù?»
«In Svizzera?» La voce di Charles sembrò provenire da molto lontano.
«Lo sa solo il cielo. Suppongo che non potrà tornare fino a quando il suo
cuore non migliorerà, oppure non migliori la situazione in famiglia, o
ancora lui non decida di rinunciare agli affari. O forse fino a quando non si
verificheranno tutte e tre le cose. Come posso dirlo?» Scrollò le spalle con
impazienza come se volesse liberarsi di un peso troppo grande. «Sei
gentile a preoccuparti per lui, ma la verità è che nessuno lo sa, nemmeno i
medici che lo curano.» Aprì il cestello del ghiaccio e versò alcuni cubetti
nel suo bicchiere.
Poi si mise a sedere sul tappeto con la schiena appoggiata contro il
bracciolo della poltrona dove era seduta Becky e lei ebbe il presentimento
che lo aveva fatto di proposito per nasconderle l'espressione del suo viso.
Abbassò lo sguardo e ammirò il bel profilo scultoreo, le ciglia scure
lunghe come quelle di una donna, i capelli neri folti e ricciuti. Con una
certa sorpresa fu costretta ad ammettere che era ancora più attraente di
come lo ricordava. Adesso doveva avere trentasette anni, ma l'età non
aveva fatto altro che aumentare il suo fascino. Anche quando aveva
diciotto anni era stato il tipo di ragazzo capace di ammorbidire anche la
più accanita femminista. Perfino la terribile zia Edith era rimasta
conquistata da lui. Becky si lasciò sfuggire un sospiro.
Charles girò la testa e la guardò pensieroso. «Sei stanca?»
«No.»
«No? Allora ti stai annoiando?»
«Nemmeno» negò lei.

Sophie Weston 15 1977 - Mai Dire "No"


«Allora che cos'era quel sospiro? Nostalgia? Amore non corrisposto?
Fame?»
Lei scoppiò a ridere. «Forse tutte e tre le cose» ammise quando lui
inarcò le sopracciglia.
«Dillo anche a me!» le ordinò.
«Stavo solo pensando a come eri bravo ad affascinare la zia Edith»
confessò.
«Lo sono ancora» ammise compiaciuto. «Questo giustifica la nostalgia.
Che cosa mi dici dell'amore non corrisposto?»
Lei abbassò lo sguardo girando il bicchiere tra le mani e Charles osservò
con notevole interesse quel segno di nervosismo. Era la sola cosa che
poteva tradirla. «Credo che questi siano affari miei» mormorò piano ma
con fermezza.
Lui si rabbuiò. «Certo, naturalmente. E la fame è presumibilmente
giustificata dal fatto che Judith non ha ancora chiamato per la cena. Devo
andare a lamentarmi?»
Becky rabbrividì al solo pensiero. «No, ti prego. Cercherò di resistere ai
morsi della fame.»
Lui si alzò e prese un vassoio dal carrello dei liquori. «Prendi una
nocciolina» disse cavallerescamente.
Lei accettò il suo invito.
«Allora, che cosa hai fatto dall'ultima volta che ci siamo visti? È stato a
Bruxelles, se non sbaglio. Come al solito, stavi dando il tuo sostegno a
Townsend a una conferenza. Quell'uomo è proprio un incompetente.
Quando si decideranno a buttarlo fuori e a mettere te al suo posto?»
«Mai. È molto probabile che accada il contrario.»
«Davvero? Hai intenzione di trasferirti?»
Lei sospirò ancora una volta. «Ancora non sono sicura, ma suppongo di
sì. Sono rimasta in Francia abbastanza a lungo e comincio ad averne
abbastanza. Non voglio restare lì per tutta la vita e il mio contratto scadrà
il mese prossimo. Non lo rinnoverò.»
«Che cosa farai? Hai intenzione di tornare a vivere qui?»
«Non posso neanche pensarci.»
L'espressione di Charles si incupì. «Perché no?»
Lei si strinse nelle spalle disorientata. «Non funzionerebbe. Io sono
cambiata, Charles, anche se tu non riesci a vederlo. Sono cambiata molto
durante gli ultimi due anni e alcuni di questi cambiamenti sono stati...

Sophie Weston 16 1977 - Mai Dire "No"


dolorosi. Non credo più nelle stesse cose e le mie priorità sono altre.»
«E dov'è il problema?»
«Mia madre invece non è cambiata» gli spiegò. «Per lei ci sono dei
valori che sono fondamentali e crede che anche per me sia la stessa cosa.
Se tornassi a stare con lei, scoprirebbe quanto sono diversa dall'immagine
che aveva di me.»
«Se è per questo, lo sei sempre stata.»
Quell'affermazione la lasciò interdetta.
«Tua madre non ha mai mostrato molto intuito per quello che riguardava
te.»
Da lontano si udì il suono di un gong e lui la invitò ad alzarsi in piedi
ignorando le sue proteste.
«Sbrighiamoci o faremo tardi, e io sono affamato.»
«Ma non puoi lasciarmi così» borbottò lei.
«Che cosa? Ah, già. Ti riferisci all'immagine che tua madre ha di te. Sei
proprio una sciocca! Per anni lei è andata dicendo a tutti quanto fosse
sensibile e leale sua figlia. Sensibile!» sbottò aprendole la porta che dava
sulla sala da pranzo.
Con aria offesa Becky lo precedette.
Il sontuoso buffet era disposto su un tavolo situato in un angolo del
salone. Becky vi si diresse, conscia che più di un paio d'occhi avevano
notato la sua apparizione dalla porta della biblioteca insieme a Charles.
Alzò il mento e si concentrò su una tartina.
Poco dopo si accorse che James Lord era arrivato al suo fianco.
L'avvocato presso cui aveva fatto pratica era un vecchio amico di famiglia
e lei fu contenta di vederlo.
«Salve, mia cara Becky. Speravo di riuscire a parlarti. È un piacere
sapere che sei tornata. Volevo venire a salutarti prima, ma sono stato
monopolizzato da quella donna che ora sta parlando con Charles.» Da un
suo cenno del capo, lei comprese che l'uomo si riferiva a una bionda dalla
bellezza prorompente. Ma dal suo tono capì che non ne era rimasto
affascinato.
Osservò la donna con aria critica. «Non mi sembra il tipo adatto a te»
commentò. «Ha l'aria troppo trasandata.»
L'uomo rise di gusto. «Per l'amor del cielo, non farti sentire da lei! È una
persona talmente petulante. A sentire lei, le donne hanno compiti più
importanti nella vita che pensare a farsi belle per gli uomini a caccia di

Sophie Weston 17 1977 - Mai Dire "No"


prede.»
«Capisco.» Becky era sconcertata. Lanciò uno sguardo dubbioso alla
signora in questione e vide che era impegnata in un'animata discussione
con Charles che sembrava divertito. «Avete parlato di questo, James?»
Lui annuì. «Me lo ha ripetuto almeno un milione di volte. Non riuscivo a
liberarmi di lei. È francese» aggiunse cupo. «Le francesi sono molto
volubili.»
Becky cominciò a ridere. «Santo cielo! Se quello che dici è vero, non è
proprio il tipo adatto a Charles. A lui piacciono le donne che sanno
ascoltare.»
«A ogni modo, credo che sia un'amica di Judith.»
«Mi stupisce.» Becky lanciò un'occhiata alla padrona di casa avvolta in
un voluminoso caftano dorato. «Judith si è forse votata alla causa del
movimento di liberazione delle donne?»
James Lord sembrò a disagio. «Al momento credo che nutra una certa
animosità nei confronti degli uomini in genere. Da quando Edward è stato
mandato in Svizzera, Charles deve aver stretto i cordoni della borsa.»
«È molto probabile» concordò Becky. «Lui non perderebbe mai
un'occasione per tiranneggiare qualcuno.» Rimase qualche istante in
silenzio. «E così Judith ha portato qui quella paladina della liberazione
delle donne solo per fare un dispetto a Charles? Che idea straordinaria! In
questo modo otterrà solo di irritarlo ancora di più.»
«Forse. Ma Judith non è una donna molto perspicace...» L'uomo si
interruppe. «Santo cielo, stanno venendo qui!»
Era troppo tardi per cercare di evitarli. Con un sorrisetto malizioso
Charles fece le presentazioni. «Questa è Veronique Marin» disse. «Becky
Summerson, James Lord.»
«Noi ci siamo già incontrati.» Veronique salutò James con un breve
cenno del capo. Poi si rivolse a Becky. «Desideravo molto conoscerla,
signorina Summerson. Charles mi ha detto che anche lei è una di noi.»
Ci fu un silenzio pieno di stupore. «Non sono sicura di capire, signorina
Marin» disse poi Becky cautamente.
«Voglio dire che anche lei vive la sua vita. Ha il suo lavoro. È libera.»
Lanciò uno sguardo tagliente a James che guardava Becky perplesso.
«Non riesco a trovare la parola giusta nella vostra lingua. Lei è una...»
«Una donna in carriera?» suggerì James.
Charles ridacchiò. La signorina Marin non si lasciò smontare

Sophie Weston 18 1977 - Mai Dire "No"


dall'evidente ironia dei due uomini e continuò a rivolgersi a Becky.
«Io sono un'attivista» la informò. «Sono qui per una conferenza sui
diritti delle donne.»
«Io non ne vedo la necessità» commentò Becky.
«No?» Veronique era interdetta. «Lei e io siamo libere, signorina
Summerson, ma migliaia di nostre sorelle non lo sono. In molte parti del
mondo alle ragazze non è nemmeno permesso di scegliere il proprio
marito. È terribile...»
Continuò a parlare a ruota libera e James lanciò uno sguardo
supplichevole a Becky che cominciava anche lei ad averne abbastanza di
quell'arringa. Contò mentalmente fino a dieci e poi, vedendo che la
signorina Marin non accennava a smettere, decise che era ora di
interrompere quell'erudito monologo.
«Io non credo che i matrimoni combinati siano poi una così cattiva idea»
affermò con voce chiara e decisa.
Veronique si fermò di colpo. Era abituata a respingere i continui attacchi
da parte degli uomini, ma non si aspettava che a farlo fosse proprio una
donna.
«Proprio lei dice questo?» le domandò accalorandosi.
«Già» ribatté seccamente Becky.
James le lanciò uno sguardo rispettoso e pieno di gratitudine. Charles
smise di ridere e inarcò un sopracciglio, incredulo.
«Il matrimonio è un'occupazione come un'altra» continuò Becky. «Sarà
un successo solo se ci si impegna seriamente.»
«Vuol dire... vuole farmi credere che lei sarebbe disposta a sposarsi con
qualcuno che la sua famiglia ha scelto per lei?» Veronique era sempre più
incredula. Per una volta non sapeva che cosa dire.
«Certamente.»
«Senza che ci sia dell'affetto reciproco?»
«Le ho detto che considero il matrimonio un'occupazione come un'altra
e nel lavoro non si possono scegliere i colleghi che si vorrebbero. Potrei
solo sperare che si trattasse di una persona ragionevolmente compatibile
con i miei interessi.»
«E se così non fosse?» le chiese Charles incuriosito.
Becky si strinse nelle spalle. «È una condizione a cui bisogna adattarsi.
Io ho lavorato con delle persone impossibili, ma alla fine ho scoperto che
si fa l'abitudine a tutto.»

Sophie Weston 19 1977 - Mai Dire "No"


«È facile a dirsi» commentò lui.
Becky strinse le labbra. «Stai cercando di provocarmi, Charles?»
«Vuoi la verità? Sì.»
«Sono sincera!»
«Allora pensi veramente che il matrimonio sia un semplice accordo
economico?»
«Sì.»
Charles le lanciò un lungo sguardo, poi scosse la testa con aria scettica.
Questo gesto fece infuriare Becky oltre misura. Si voltò verso gli altri e
fece una risatina ironica. «A quanto pare Charles pensa che sono una
sciocca e che non ho un briciolo di cervello.»
Charles stava per portare il bicchiere alla bocca, ma a quelle parole si
bloccò. La osservò per qualche istante, poi bevve un sorso e con deliberata
lentezza posò il bicchiere.
Solo allora parlò. «Quindi per te il matrimonio è solo un lavoro come un
altro. Se è così, visto che presto non avrai più il tuo impiego e dovrai
cercarne uno nuovo, ti faccio una proposta. Sposami.»

3
Al momento di andare a letto Becky si pentì amaramente della sua
ostinazione. Naturalmente in quel momento ne era valsa la pena. Charles
l'aveva sfidata e lei non poteva dargliela vinta. Aveva goduto nel vedere la
sua espressione sconcertata quando gli aveva dato la risposta. Però alle tre
del mattino non riusciva ancora a prendere sonno e continuava a darsi della
stupida perché aveva permesso a Charles di farle perdere il controllo,
proprio come aveva sempre fatto fin da quando era un ragazzo. Una volta
combinato il disastro, il suo orgoglio le aveva impedito di tirarsi indietro.
La proposta di Charles l'aveva colta talmente di sorpresa che era rimasta
a fissarlo a bocca aperta.
«Santo cielo! Devi essere impazzito!» aveva esclamato James
severamente.
«Perché penso di sposare Becky? Forse hai ragione, ma non è certo un
complimento per lei.»
Becky gli aveva lanciato uno sguardo disgustato. «Naturalmente si
tratterebbe di un matrimonio di convenienza. Credo che le unioni di questo

Sophie Weston 20 1977 - Mai Dire "No"


tipo siano le migliori.»
«Pensa alla tua famiglia, Becky. Sono sicuro che tua madre non
approverebbe» aveva insistito James, serio.
Charles era scoppiato a ridere. «Questo potrebbe essere un buon pretesto
per tirarti indietro, Becky.»
Il sottile disprezzo che aveva captato nella sua voce non aveva fatto altro
che aumentare la sua rabbia. «Presto avrò bisogno di un lavoro ed
effettivamente non ho ancora nessun'altra offerta» aveva detto a voce alta,
come se non avesse sentito il commento di Charles.
Lui si era irrigidito e a Becky era sembrato che la sua espressione fosse
vagamente allarmata.
«Ti sposerò» aveva concluso dolcemente.
Nel salone era calato il silenzio. Gli occhi di Charles erano diventati
quasi due fessure, ma a lei non era sfuggito il lampo di rabbia subito
represso.
«Dobbiamo firmare un contratto o ti basta una stretta di mano?» le aveva
chiesto recuperando prontamente il controllo.
«Puoi fidarti della mia parola» aveva risposto Becky.
«Tutti voi siete testimoni.»
Poco dopo, nonostante le proteste di Becky, l'aveva accompagnata a casa
con la sua auto.
«Abbiamo molte cose di cui discutere» le aveva detto.
«Non vedo quali.»
«Per cominciare dobbiamo fissare una data per le nozze» aveva risposto
lui allegramente. «A meno che tu non voglia già tirarti indietro.»
Lei si era irrigidita. «Certo che no!»
Erano saliti in macchina, ma lui non era partito subito.
«Non stavo scherzando. Abbiamo davvero molte cose di cui parlare.»
Becky aveva notato il suo nervosismo e aveva provato una certa
soddisfazione.
«Stai forse cercando una scusa per tirarti indietro, Charles?» lo aveva
stuzzicato.
Improvvisamente lui era scoppiato a ridere. «Sei un tipo piuttosto
impertinente, bambina mia! È ora che qualcuno ti insegni le buone
maniere.»
«Pensavo che lo avresti fatto tu» aveva ribattuto lei con l'aria più
innocente di questo mondo.

Sophie Weston 21 1977 - Mai Dire "No"


«Lo farò. Puoi contarci.»
«Vedremo» aveva replicato lei ironica. «Di che cosa volevi parlarmi?»
Lui aveva ignorato la sfida implicita nelle sue parole. «Di me.»
«Non capisco.»
«Di me. Di quello che spero di ottenere da questo contratto
matrimoniale.»
Becky era stata colta di sorpresa. «Certo, naturalmente.»
«Per prima cosa voglio che mi liberi di Judith» aveva detto mettendo in
moto l'auto e dirigendosi verso il cancello.
«Che cosa?»
Lui aveva sorriso divertito. «Forse mi sono espresso male. Non voglio
che tu la uccida.»
«Sono sollevata.»
«Quello che intendo è che tu la faccia sloggiare dalla mia casa di
Londra.»
«Perché non hai provveduto tu stesso a farla andare via?»
«Perché non sono riuscito a trovare il modo.»
«Mi riesce difficile crederlo» aveva replicato lei.
«Sono il tutore della mia sorellastra e non posso mettermi apertamente
contro sua madre. Io voglio tenere Tessa con me, ma non voglio sua
madre. Perciò confido in te. Liberati di lei.»
«Mi sembra un compito piuttosto difficile» aveva commentato Becky.
«Dopotutto, prima che tuo padre fosse ricoverato in Svizzera quella era
casa sua.»
«Ma a Judith non è mai piaciuta, almeno fino a quest'anno. Riteneva più
comodo risiedere in albergo. La casa non è molto grande e non ha saloni
adatti a ricevere gente» le aveva spiegato. «A ogni modo, non la voglio lì.»
«Però vuoi che tua sorella rimanga con te?»
«Sì, mi piacerebbe che stesse con noi, se tu non hai nulla in contrario.»
Becky era rimasta sorpresa. «Certo che no» aveva risposto. Ma non era
riuscita a nascondere lo sconcerto che provava.
Lui le aveva lanciato un'occhiata scrutatrice. «Invece ti importa.»
«Ti ripeto che non ho nulla in contrario. Sono solo un po' sorpresa di
scoprire che ti preoccupi per una ragazzina fastidiosa.» Becky ricordava
che una volta lui aveva usato quelle parole riferendosi a lei.
Charles aveva riso. «Pensi davvero che io abbia una pietra al posto del
cuore?»

Sophie Weston 22 1977 - Mai Dire "No"


«Vuoi farmi credere che ti sei addolcito?» aveva ribattuto lei sprezzante.
«Ricordo che quando Chloe e io avevamo l'età di Tessa, eri
particolarmente caustico con le adolescenti.»
«Tessa non è un disastro come eravate voi due alla sua età» aveva
ribattuto lui calmo. «Se vuole, sa essere anche piuttosto sensibile.»
Becky aveva ripensato al racconto della madre sul comportamento della
signorina Mallory e aveva evitato di controbattere. «Allora, riassumendo,
Tessa deve rimanere con noi, Judith no. C'è qualcos'altro?»
«Credo che sarai una buona moglie» aveva commentato lui soddisfatto.
«Al momento non c'è nient'altro.» Nel frattempo si era fermato davanti a
Orchard House. Poi l'aveva scrutata con curiosità. «Intendi davvero fare in
modo che questo accordo funzioni?» le aveva chiesto.
«Certo» aveva risposto lei freddamente ignorando l'ironia della sua voce.
«Io non mi arrendo facilmente e fino a ora non ho mai lasciato un incarico
a metà.»
Aveva afferrato la maniglia della portiera, ma lui l'aveva fermata
gentilmente posandole una mano sulla spalla.
«Splendido» aveva mormorato prima di chinare il capo e baciarla.
Il primo istinto di Becky era stato quello di cancellare quell'aria
soddisfatta dalla faccia di Charles, ma in quel modo avrebbe solo fatto il
suo gioco. Perciò in meno di un secondo aveva riacquistato il controllo e
aveva accettato il suo bacio con convincente indifferenza.
Alla fine lui si era tirato indietro e l'aveva guardata pensieroso,
disegnandole la linea del mento con un dito.
«Bene, bene.» Sembrava piuttosto divertito. Sempre tenendole un dito
sotto il mento, le aveva girato il viso verso la luce di un lampione e lo
aveva scrutato a lungo. «Dovrò dedicare molta attenzione a questo
aspetto» aveva mormorato.
Becky si era irrigidita. «Lo terrò bene in mente» aveva replicato a labbra
strette.
Charles era scoppiato in una sonora risata. «Sono sicuro che lo farai.»
Quando era rientrata in casa, aveva visto la luce in salotto e si era resa
conto che sua madre era ancora alzata.
Ma non si era aspettata di vedere anche sua sorella, le cui visite a
Orchard House erano poco frequenti da quando lavorava a Londra.
«Ciao, Chloe» l'aveva salutata togliendosi il soprabito. «Sei venuta a
offrire il tuo aiuto?»

Sophie Weston 23 1977 - Mai Dire "No"


«Le ho telefonato io» le aveva spiegato la signora Summerson senza
cercare di nascondere la sua agitazione. «Ho pensato che fosse meglio
tenere una riunione di famiglia.»
«La mamma mi ha chiamato per dirmi che avresti visto Charles. Che
cosa ha detto?»
«Riguardo... al denaro?» All'improvviso Becky si era resa conto che
quello che era successo quella sera era diventato di dominio pubblico e lei
non poteva tenerlo nascosto.
La signora Summerson non aveva nemmeno cercato di nascondere il suo
stupore. «Riguardo al denaro, certo. Che altro?»
«E allora?» Chloe si era dimostrata impaziente.
«A dire la verità... non ne abbiamo parlato» era stata costretta ad
ammettere Becky.
Era seguito un silenzio incredulo.
«E così non ne avete parlato» aveva ripetuto Chloe scambiando uno
sguardo stupito con la madre. «Perché? Charles non era al ricevimento?»
«Certo che c'era.»
«Era occupato con altri ospiti?» aveva insistito Chloe.
«No, non esattamente.»
«Quindi lo hai visto.»
«Ehm... sì.»
«Allora, se non avete parlato dei soldi, di che cosa avete parlato?»
Era seguito un momento di silenzio. Becky aveva guardato prima la
madre e poi la sorella stropicciandosi le mani come faceva sempre quando
era agitata. Poi aveva alzato la testa in un gesto di sfida. «Mi sono
fidanzata con lui.»
«Tu...» Chloe non era riuscita a trovare le parole. «Ti sei fidanzata?!»
«Significa che hai acconsentito a sposarlo?» Alla signora Summerson
piaceva chiamare le cose con il loro nome.
«Sì.»
«Hai acconsentito a sposare Charles?» aveva ripetuto Chloe, incredula.
«A quanto pare non ti si può lasciare sola nemmeno per un momento. Sei
troppo pericolosa.»
«Mi era sembrata una buona idea... sul momento» si era giustificata
Becky.
«Devi essere impazzita!» aveva esclamato sua sorella. «E anche lui.
Fino a qualche giorno fa lo detestavi. Non puoi sposarlo! È impensabile...

Sophie Weston 24 1977 - Mai Dire "No"


Non riesco a immaginare perché ti abbia fatto una proposta del genere.»
«Lo ha fatto perché io l'ho provocato affermando che i matrimoni
combinati non mi sembravano una cattiva idea. Forse ho esagerato
leggermente» era stata costretta ad ammettere. «A ogni modo lui non
credeva che parlassi sul serio. Così mi ha sfidato dicendo che, se ero
decisa a fare un matrimonio di convenienza, avrei potuto sposare lui. E io
ho risposto di sì.» Al ricordo di come si erano svolte le cose non era
riuscita a trattenere un sorriso di soddisfazione.
Sua madre si era lasciata sfuggire un gemito. «Come hai potuto, Becky?
Non è da te essere così...» Non era riuscita a trovare la parola adatta.
Chloe le era venuta in aiuto. «Impulsiva» aveva terminato cupamente.
«Io non lo trovo affatto strano, mamma. Becky ha sempre voluto averla
vinta su Charles. Ma non avrei mai pensato che sarebbe arrivata a
sposarlo.»
Becky aveva avuto la buona grazia di arrossire.
«Chissà che cosa avrà pensato la gente» era stato il commento
angosciato di sua madre.
«Quello che avete pensato voi. Che eravamo entrambi matti.»
«Charles non può avere contemplato veramente l'idea di sposarti» aveva
detto sua madre con un filo di speranza. «Deve trattarsi di uno dei suoi
squallidi scherzi.»
«Lo credo anch'io» aveva ribadito Becky con convinzione.
La signora Summerson aveva tirato un sospiro di sollievo. «Allora è
tutto sistemato. Domani mattina verrà a scusarsi.»
«Non lo farà» l'aveva contraddetta Chloe. «Prova a pensarci un
momento, mamma. Becky ha accettato di sposarlo pubblicamente. Quale
che fosse la ragione per cui lo ha fatto, non credo proprio che ora si tirerà
indietro. Sarebbe un duro colpo per il suo orgoglio.»
La signora Summerson era rimasta colpita. «Non avevo considerato
questo. Comunque non posso fare a meno di pensare che nemmeno tu ti sei
comportata molto bene con Charles, Becky.»
«Lui è stato mai gentile con me? Lo ammetto, sono stata avventata e non
mi sono comportata molto bene, ma la colpa è di entrambi.»
«Vorrei esserne sicura» aveva mormorato la signora Summerson con un
sospiro. Poi aveva mandato la figlia minore a preparare il tè. «Credo che
farebbe bene a tutte noi berne una tazza.»
Non appena la porta si era chiusa alle spalle di Chloe, la donna aveva

Sophie Weston 25 1977 - Mai Dire "No"


preso la mano di Becky. «Non lo stai facendo per il denaro che gli devo,
vero?»
Becky era scoppiata a ridere. «Non essere assurda, mamma. Certo che
no. Non avevo nemmeno pensato a quei soldi.»
«Sarei molto delusa se dovessi convincermi che mia figlia ha accettato
una proposta di matrimonio solo per non cedere a una stupida sfida.»
L'espressione di Becky era tornata a farsi seria, ma la signora
Summerson l'aveva ignorata. «Naturalmente dovrai scusarti con lui. Non
puoi portare avanti questa pazzia.»
«Ma...»
«Tu non lo ami» aveva affermato la signora Summerson con decisione.
«Oppure sì?» aveva aggiunto con l'aria più innocente del mondo.
«Certo che no! Hai bisogno di chiederlo?»
«Un giorno incontrerai anche tu qualcuno da amare e allora sarai
contenta che questa situazione non ti sia sfuggita di mano. Dovrai parlare
con Charles domani stesso.»
«Mamma!» aveva esclamato Becky contrariata. «Va bene, va bene. Ti
prometto che parlerò con Charles, se questo ti fa sentire meglio» aveva
aggiunto subito dopo vedendo l'espressione angosciata della madre.
«Sei tu che ti sentirai meglio» le aveva assicurato la donna. «E quando ti
innamorerai...»
«Io sono già stata innamorata, mamma, ed è stato un completo disastro.»
«Sì, ma la prossima volta...»
Lei aveva scosso la testa. «Non ci sarà una prossima volta. Io non mi
innamorerò più.»
La signora Summerson l'aveva guardata preoccupata. «Non puoi credere
che tutti gli uomini siano come Tony Boyd.»
Becky era impallidita. «Mamma!» aveva protestato.
«Lo so che non vuoi nemmeno sentirlo nominare. A ogni modo non
voglio più sentir parlare di questa storia. Qualsiasi cosa tu e Charles
decidiate di fare sono esclusivamente affari vostri, ma mi deluderesti molto
se decidessi di sposarlo anche se non lo ami.»
Becky si rigirò nel letto. Era vero. Lei non amava Charles, ma questo lui
doveva saperlo benissimo. Storse la bocca. Tutta Almcote era
perfettamente consapevole del disastroso epilogo della sua unica storia
d'amore. Per la prima volta dopo due anni permise a se stessa di ripensare
a quello che era accaduto.

Sophie Weston 26 1977 - Mai Dire "No"


Tony Boyd era l'amministratore della fattoria della zia Edith. Era appena
arrivato in Inghilterra dalla Nuova Zelanda e si era subito dimostrato pieno
di zelo per il suo lavoro. Becky era rimasta contagiata dal suo entusiasmo e
dalla sua energia e aveva deciso che lo avrebbe aiutato a inserirsi nel
nuovo paese. Dopo un solo mese che lo conosceva si era resa conto di
essere innamorata di lui e nel giro di sei mesi si erano fidanzati.
Alla zia Edith non piaceva affatto l'idea che sua nipote, nonché sua
futura erede, sposasse un uomo senza mezzi, ma Becky non vi aveva dato
peso.
Invece, non appena si era presentata l'opportunità di liberarsi di Tony
Boyd, la zia Edith l'aveva colta al volo.
Becky chiuse gli occhi e ripensò alla scena umiliante a cui aveva dovuto
assistere quando l'anziana signora aveva accusato Tony di essere un ladro.
Lui era arrossito violentemente, ma alla fine aveva ammesso di essere stato
lui a rubare alcuni pezzi di argenteria che erano spariti dalla casa. Becky
era rimasta sconvolta, ma era troppo innamorata di lui e aveva cercato di
giustificarlo pensando che era solo in un paese straniero, senza amici e con
poche risorse finanziarie.
Ma la zia lo aveva messo di fronte a un'alternativa senza via d'uscita. O
lasciava Becky e se ne andava da Almcote, oppure lo avrebbe denunciato.
Lui non aveva esitato a decidere per la prima soluzione. Accecata
dall'amore, Becky si era offerta di andare via con lui. Ma quando la zia
Edith aveva ribadito che se lo avesse sposato non avrebbe ereditato la
fattoria, Tony le aveva cavallerescamente detto che non poteva permetterle
di abbandonare la sua famiglia, i suoi amici e la sua eredità. A quel punto
Becky aveva finalmente capito di che razza d'uomo si era innamorata.
In meno di due ore aveva fatto i bagagli e se n'era andata da Almcote, e
nonostante fosse tornata per brevi periodi da sua madre, non aveva più
fatto visita alla zia Edith.
Becky continuò a rigirarsi nel letto chiedendosi che cosa fare. Quando
finalmente decise che doveva affrontare Charles era quasi l'alba. Era
semplicemente ridicolo pensare di sposarlo davvero, anche se in quel
momento l'unico genere di legame che potesse interessarla era un
matrimonio d'interesse. Se avesse sposato Charles, lo avrebbe fatto
semplicemente per convenienza. A quell'idea Becky non riuscì a trattenere
un brivido. Nemmeno Charles meritava di essere trattato così male,
dovette riconoscere.

Sophie Weston 27 1977 - Mai Dire "No"


Ma se non avesse sposato Charles, che cosa avrebbe fatto? Maltrattò il
cuscino come se fosse colpa sua. Non poteva rimanere a Strasburgo. Ormai
aveva capito che i sentimenti che John Townsend nutriva nei suoi confronti
non erano di semplice amicizia e lei sapeva che non avrebbe mai potuto
ricambiarli. Perciò la cosa più semplice da fare era andarsene. Ma il
pensiero di stabilirsi ad Almcote la terrorizzava. Invece, con suo grande
stupore, scoprì che l'idea di tornarvi come moglie di Charles le era
perfettamente tollerabile.
«Suppongo che sia per questo motivo che ho acconsentito» ragionò ad
alta voce. «Ho detto di sì perché mi sembrava il modo più semplice per
tornare a casa senza suscitare la curiosità della gente. Volevo usare Charles
come uno scudo. Sono un essere spregevole. La mamma ha ragione.
Domani mattina, come prima cosa, devo parlare con lui.»

Ma il mattino dopo la trovò profondamente addormentata e si svegliò


che era quasi mezzogiorno. La signora Summerson ritenne che fosse
meglio non chiamarla, e quando alla fine Becky si alzò, le bastò una breve
occhiata per capire che era meglio se tornava immediatamente a letto. Era
pallida, si sentiva le palpebre pesanti e il viso accaldato per la febbre.
«Non hai un bell'aspetto» le disse preoccupata, «Perché non torni a
letto? Ti porterò qualcosa da mangiare.»
«No, no. Sto benissimo» insistette Becky con un pallido sorriso. «Mi
sento solo rimordere la coscienza. Prima mi libererò di questo peso e
meglio sarà. Vado a telefonare a Charles.»
«È una buonissima idea» approvò sua madre sorridendo. «Usa il
telefono dello studio. Nessuno ti disturberà.»
Tuttavia dopo meno di due minuti Becky fu di ritorno.
«Non c'è!» esclamò con aria tragica. «È tornato a Londra.»
«Vuol dire che lo contatterai là» la confortò la signora Summerson. «Ora
fila di corsa a letto. Hai un aspetto orribile.»
Becky non se lo fece ripetere due volte. Aveva tutti i sintomi di una forte
influenza gastrica. Infatti nei cinque giorni successivi rimase a riposo
assoluto e uscì dal letto solo per telefonare regolarmente a Charles a
Londra. Ma non riuscì mai a trovarlo. Ogni volta la sua segretaria le
assicurava che i suoi messaggi al signor Mallory erano stati puntualmente
recapitati, ma lui non l'aveva mai richiamata. Allora provò a cercarlo a
casa, ma il suo telefono rimase muto.

Sophie Weston 28 1977 - Mai Dire "No"


Alla fine Becky, dopo avere rassicurato sua madre che ormai stava bene,
prese la decisione di andare a Londra di persona. Doveva parlare con
Charles e se non era in ufficio avrebbe aspettato che tornasse anche per
tutto il giorno.
Ma fortunatamente lui c'era. La sua segretaria, dopo averle lanciato uno
sguardo preoccupato, la fece accomodare dicendole che sarebbe andata a
vedere se era libero. Nel frattempo un'altra segretaria le portò una tazza di
caffè.
«Non ha un bell'aspetto, se posso permettermi» le disse vivacemente.
Becky trattenne a stento una smorfia. «Ho avuto l'influenza» rispose.
«Oh, mi dispiace! Ma sono felice che ora stia meglio. Suppongo che
avrà molto da fare con i preparativi per il matrimonio.»
Becky impallidì.
«Non avrei dovuto dirlo? Mi scusi tanto, ma la notizia ci ha rallegrato
tutti. Vi auguro di essere molto felici.»
«La... la ringrazio» mormorò Becky con l'aria di avere ricevuto un
pugno in pieno viso.
La segretaria pensò che doveva essere stata molto male e che il signor
Mallory era un incosciente a farla rimanere seduta lì fuori, quando nel suo
ufficio aveva un bel caminetto acceso.
La successiva mezz'ora fu un incubo per Becky. Sembrava che tutto il
mondo fosse venuto a sapere che la futura moglie di Charles Mallory era
venuta a trovarlo. Tutti volevano conoscerla e stringerle la mano. Furono
molto gentili e carini, ma lei non riuscì neanche per un istante a scrollarsi
di dosso la sensazione di essere in trappola. Quando finalmente la
segretaria la introdusse nella stanza di Charles si sentiva nervosissima.
Lui le rivolse uno sguardo indecifrabile. «La tua visita è proprio
inaspettata, Becky. Pensavo che saresti rimasta ad Almcote.»
«Dovevo parlarti» gli disse lei senza riuscire a mantenere la sua abituale
imperturbabilità.
«Sei qui per tua madre?» si informò lui.
«No. Sono qua per me» ribatté lei con una risatina aspra.
Lui rimase immobile e la scrutò attentamente, ma quando parlò il suo
tono era allegro. «Anche tu sei in debito con me?»
«Penso di sì» rispose lei sforzandosi di mantenere un tono tranquillo. «Io
non mi sono comportata molto bene, Charles. Sabato scorso ero...
arrabbiata e mi sono lasciata trascinare a fare una cosa molto stupida.»

Sophie Weston 29 1977 - Mai Dire "No"


«Quale cosa stupida? Ti riferisci alla tua promessa di sposarmi? È
strano. Io invece avrei detto che quella è stata una delle poche cose sensate
che ti ho visto fare in molti anni» ribatté lui sorpreso. «A ogni modo,
questo significa che ora hai cambiato idea?»
Becky chinò la testa. «Sì» mormorò.
Lui si sedette di fronte a lei dall'altro lato della scrivania e le offrì una
sigaretta. «Hai parlato con tua madre?» le chiese in tono piatto. «Sapevo
che non avrebbe approvato l'idea.»
Lei gli fu grata per avere iniziato il discorso. «Infatti non le è piaciuta. E
dopo avere riflettuto, devo ammettere che aveva ragione.»
«Io non sono d'accordo, ma va' avanti.»
Lei alzò la testa e lo fissò. «Te l'ho detto. Ho commesso un errore e me
ne dispiace molto. Ma non voglio farne uno ancora più grande. Pare che
già lo sappiano tutti.»
Lui sembrava divertito. «Che cosa ti aspettavi? Qui vige ancora un tipo
di società feudale. Quando il giovane padrone si fidanza, i suoi vassalli
non devono fare altro che leggere il Times e la novità farà il giro del
mondo.»
«Il Times? Oh, no, Charles! Davvero hai fatto questo?»
Gli occhi di Charles diventarono poco più grandi di due fessure.
«Naturalmente. Avevo dato per scontato che una volta fatta una promessa
l'avresti mantenuta.» Le sue parole erano più taglienti di una lama.
Becky lo fissò. I suoi occhi avevano un'espressione determinata e per la
prima volta ebbe paura di lui. Si prese la testa tra le mani e cominciò a
tremare. «Non posso!» gridò disperata. «Ti prego, Charles, non farmi
questo.»

4
Per un lungo momento Charles non disse nulla. Becky gli lanciò uno
sguardo spaventato e si rese conto che la sua espressione era insondabile.
Lui continuava a far girare la sua penna stilografica tra le dita e il suo
sguardo era fisso nel vuoto.
«Io non voglio farti fare nulla» disse alla fine scandendo le parole. «E
anche se potessi, non mi sognerei mai di costringerti a sposarmi, dopo che
tu hai messo bene in chiaro che l'idea non ti piace affatto. Non hai alcun

Sophie Weston 30 1977 - Mai Dire "No"


bisogno di disperarti.»
Becky tirò su col naso. «Mi dispiace» si scusò a voce bassa. «Non avevo
le idee molto chiare, sabato scorso.»
Lui fece una risatina ironica. «Strano. Io invece avrei detto che le avevi
chiarissime. Sei riuscita a portarmi dove volevi.»
«Ma non avrei dovuto agire in modo così affrettato. Voglio dire... tu e
io... è ridicolo!»
«Hai forse intenzione di offendermi, Becky?» Il tono di Charles era
pericolosamente calmo.
«No! Certo che no!» si affrettò a negare lei, sentendosi afferrare dal
rimorso. «Accidenti, continuo a dire le cose sbagliate. Intendevo solo
precisare che ci conosciamo troppo bene.» '
«Sei sicura?» Il suo tono era enigmatico. «Se lo dici tu. Che cosa vuoi
fare?»
Lei lo fissò. «Non è evidente? Lasciar perdere tutto, naturalmente.»
«Già, naturalmente. Così vorresti che smentissi la notizia riportata sugli
annunci del Times.»
Lei si morse il labbro. «Io... suppongo di sì.»
«Di là ci sono i miei collaboratori. Possiamo cominciare con loro» la
incalzò Charles.
Lei esitò. Lui se ne accorse e continuò a parlare.
«Poi dovremo dirlo alle nostre rispettive famiglie, anche se suppongo
che tua madre saluterà la novità con gioia. Mio padre invece ci rimarrà
molto male e anche Tessa sarà dispiaciuta. Le avevo promesso che avrebbe
passato le vacanze estive con noi.»
«Io... io non avevo pensato a questo» balbettò Becky.
«Ma queste cose non devono condizionare la tua decisione» la rassicurò
lui cavallerescamente. «Devi fare quello che ritieni più giusto per te.
All'inizio sarà un po' imbarazzante, ma i pettegolezzi finiranno quando la
gente troverà qualcos'altro di cui parlare.»
Becky lo guardò perplessa. «Quali pettegolezzi? Perché a qualcuno
dovrebbe interessare quello che facciamo? Molti dei miei vecchi amici
probabilmente si sono dimenticati di me. Dopotutto, sono stata lontana per
due anni.»
«Però io no» ribatté Charles.
Becky si portò una mano alla bocca, mortificata. «Che sciocca sono
stata! Perché non ci ho pensato prima?»

Sophie Weston 31 1977 - Mai Dire "No"


«Non ha importanza» la rassicurò lui.
«Invece sì» insistette Becky. «Un fidanzamento rotto dopo meno di una
settimana ti creerebbe un notevole imbarazzo.»
Lui si strinse nelle spalle. «È probabile.»
«Ed è tutta colpa mia.»
Charles era divertito. «Non la metterei così, ma se proprio ci tieni ad
aiutarmi, una soluzione conveniente per tutti ci sarebbe.»
«Quale soluzione?» gli chiese Becky incuriosita.
Lui aspettò qualche istante prima di rispondere. Quando lo fece, diede
l'impressione di scegliere attentamente le parole.
«Potresti rimanere fidanzata con me per un certo periodo. Naturalmente
si tratterebbe di un fidanzamento fasullo, solo a beneficio della gente.»
«Non capisco. A che cosa servirebbe?»
«Succede a molte coppie di rompere il fidanzamento dopo un po' di
tempo. Può capitare che si stanchino l'uno dell'altro o che incontrino
un'altra persona, o semplicemente che si rendano conto che il matrimonio
dopotutto non fa per loro. Se lasciamo passare un certo periodo di tempo,
la notizia della rottura del fidanzamento farà sicuramente meno scalpore.»
«Probabilmente hai ragione» mormorò Becky dubbiosa. «È questo
quello che vuoi fare?»
«Sì» rispose Charles con un tono lievemente teso. «Dipende tutto da te.»
Becky sorrise tristemente. «Non posso fare a meno di pensare che sono
stata io a metterti in questa situazione imbarazzante e il minimo che posso
fare ora è cercare di rimediare.»
Lui fece una smorfia. «Grazie. Lo apprezzo molto.»
«Allora è tutto sistemato?»
«Sì. Rimane solo da decidere quanto tempo deve durare questo
fidanzamento fasullo. Che ne dici di sei mesi?»
«Se va bene per te, per me non fa alcuna differenza.»
Charles le rivolse un sorriso rassicurante. «Pensavo solo che sei mesi
comprenderebbero anche l'estate e in questo modo potremmo portare Tessa
in vacanza con noi. Naturalmente, sempre se questo non interferisce con i
tuoi progetti.»
Becky fu colta di sorpresa dalla proposta. Quando aveva accettato il
suggerimento di Charles, non aveva pensato che avrebbero trascorso molto
tempo insieme. Aveva dato per scontato che ciascuno avrebbe continuato a
vivere la sua vita. Invece evidentemente lui aveva altre idee e questa

Sophie Weston 32 1977 - Mai Dire "No"


scoperta le procurò un leggero senso di fastidio. Lui se ne accorse e per
tutta risposta le sorrise.
«Io continuo ad avere gli stessi problemi di cui ti ho parlato sabato
scorso» le ricordò. «E se volessi, tu potresti ancora aiutarmi.»
«Ad avere cura di Tessa?»
«E a mandare via Judith. Te ne sarei molto grato.»
Sul viso di Becky comparve un'espressione angosciata. «Ma come
faccio, Charles?»
«Lascio decidere a te. Sono sicuro che ci riuscirai. Nella casa di Londra
al momento ci sono gli imbianchini, perciò Judith non potrebbe andarci
nemmeno se lo volesse. Non avrebbe tutte le comodità a cui è abituata. Tu
potresti trasferirti là non appena tornerai da Strasburgo e fare in modo che
la mia matrigna continui a considerare quel posto poco confortevole.»
«Trasferirmi là?» Becky trattenne il respiro. «Devi essere impazzito!»
«Perché?» Charles era sorpreso dalla sua reazione. «All'ultimo piano è
stato ricavato un miniappartamento che io usavo quando ero qui a
specializzarmi. Non è grande, ma potresti sistemarti lì fino a quando non
troverai una casa dove vivere.»
Becky lo guardò dubbiosa. «Potrebbe essere una buona idea.»
«Sei sempre decisa a lasciare Strasburgo?» le chiese lui.
«Sì.»
«Che cosa hai intenzione di fare?»
«Ancora non lo so. Dovrò cercarmi un altro lavoro.»
«A Londra?»
«Immagino di sì» ammise.
«Allora questa soluzione è la migliore per te» affermò Charles
trionfante. «Nello stesso tempo mi saresti di grande aiuto.»
«Se la metti così...» mormorò lei.
«Quali sono i tuoi programmi immediati? Tornerai in Francia?»
«Devo farlo, almeno per dare le mie dimissioni.»
«E poi?»
«Tra circa un mese sarò di ritorno. Prima devo impacchettare tutte le mie
cose e spedirle a casa.»
Charles la osservò pensieroso. «Credo proprio che per allora avrai
bisogno di una vacanza.»
«Credo anch'io» rispose lei con aria assente.
«Perfetto.»

Sophie Weston 33 1977 - Mai Dire "No"


«Che significa?»
Lui fece un sorriso enigmatico. «Significa che credo di avere avuto
un'eccellente idea, ma non sono certo che sarà di tuo gradimento.»
«Tu prova a spiegarmela» propose Becky divertita.
«Ha a che fare con Tessa. Fra poco dovrà affrontare gli esami che sono
molto impegnativi, ma dopo avrà una quindicina di giorni liberi prima di
tornare a scuola e io pensavo di portarla a fare una vacanza.»
Becky lo guardò con fare sospettoso. «Che cosa stai tramando,
Charles?»
«Ti sto solo suggerendo di venire via per un paio di settimane con mia
sorella e me. Questo ti darà l'opportunità di decidere se riuscirai a
sopportare la nostra vicinanza. Spero anche che per Tessa sia una bella
esperienza. In quest'ultimo anno non ha avuto molte occasioni di
divertirsi.»
Inaspettatamente Becky acconsentì senza discutere e Charles rimase
piacevolmente sorpreso. «Va bene, verrò. Dove suggerisci di andare?
Oppure hai già organizzato tutto?»
«Sì» rispose lui ignorando il lieve sarcasmo che venava la voce di lei.
«Non mi piace fare cattivo uso delle mie vacanze. Ho talmente poco tempo
che non posso permettermi di sciuparlo.»
«Oh!» Becky cercò con tutte le sue forze di non mostrare il suo
sgomento. «Vuoi dire che sei uno di quelli a cui piace girare come un
pazzo per mezzo mondo cercando di visitare più posti possibile?»
Charles rabbrividì. «Voglio dire che mi piace passare la maggior parte
del tempo senza fare assolutamente nulla, sdraiato su una spiaggia sotto il
sole. Se tu e Tessa volete visitare i siti archeologici o scalare le montagne,
sono affari vostri.»
«Capisco» commentò Becky sollevata. «Devo dire che l'idea mi sembra
molto più civile di quanto mi aspettassi.» Si alzò in piedi.
Gli occhi di Charles lampeggiarono. «Io sono molto più civile di quanto
tu creda» affermò solennemente.
«Non intendevo essere scortese. Mi dispiace. Ti sono davvero grata,
Charles.»
Gli tese la mano e lui la tenne fra le sue per un momento scrutandole il
viso con attenzione.
«Affatto. Sono io che... devo ringraziare te.» Le lasciò la mano e le aprì
la porta con un sorriso enigmatico. «Fammi sapere quando tornerai dalla

Sophie Weston 34 1977 - Mai Dire "No"


Francia, ma lascia a me tutti i preparativi per la partenza. La mia segretaria
penserà a fare tutte le prenotazioni.»
«Grazie.» Sull'arco della porta Becky si fermò. «Charles, per la faccenda
di mia madre...»
«Che cosa c'è?»
«Il denaro...» cominciò imbarazzata, ma lui la interruppe mentre il
sorriso svaniva dalle sue labbra.
«Quello è un mio problema.»
«No, non lo è» obiettò lei. «Non puoi rifiutare di discuterne con me.»
Lui sospirò come se ormai fosse giunto al limite della sopportazione. «E
va bene. Vieni a trovarmi prima di tornare a Strasburgo. Ma non
preoccuparti di questo, per l'amor del cielo! Non ne vale la pena.»
«Si tratta di mia madre» disse lei con dignità. «Comunque, grazie.
Arrivederci, Charles.»
«Ti accompagno fino all'atrio» si offrì lui scortandola fuori dall'ufficio.
Mentre rispondeva al saluto degli impiegati che incontrarono lungo i
corridoi, notò che Charles sembrava accettare tutte quelle attenzioni come
se gli fossero dovute.
Nell'atrio si separarono, ma prima Becky gli rivolse un'ultima preghiera.
«Posso dire a mia madre che il fidanzamento è solo una finzione?»
Charles esitò. «Vuoi farlo?»
«Sì. Credo di sì.»
«Allora fa' come credi.»
Lei si accorse che era contrariato e gli posò una mano sul braccio. «Lo
dirò solo a mia madre e a nessun altro, nemmeno a Chloe» promise. «E le
farò giurare di mantenere il segreto.»
«Rassicurala pure che non diventerò suo genero. Ma se si dimostrerà
troppo felice, tutti sospetteranno la verità.»
Becky rise, notando il suo tono pieno di ironico rammarico. «Non devi
avere alcun timore per questo» lo rassicurò accingendosi ad andarsene.
«Fino a quando tra me e te ci sarà anche il più tenue legame, non importa
se pubblico o privato, la mamma non smetterà di preoccuparsi.»
Charles fece una smorfia divertita e il suo viso sembrò improvvisamente
più giovane. «Lo trovo molto lusinghiero» disse, poi alzò una mano in
segno di saluto prima di voltarsi e risalire in ascensore.
Quando tornò a casa, Becky trovò che sua madre la stava aspettando,
preoccupata per il suo stato di salute. Infatti le portò subito una tazza di tè

Sophie Weston 35 1977 - Mai Dire "No"


caldo e un vassoio di biscotti invitandola a sedersi e a riposarsi. Lei
l'abbracciò provando un profondo senso di gratitudine.
«Non ti preoccupare, mamma» la rassicurò sorridendo. «Mi sento come
rinata.»
«È stato difficile? Come si è comportato Charles con te?»
«Una volta superato l'imbarazzo iniziale, è stato più facile del previsto.
Charles si è rivelato anche troppo gentile, considerato il modo in cui mi
sono comportata con lui.»
«Così ora sei di nuovo libera?» «Non esattamente.» Becky prese il
vassoio e lo appoggiò sul tavolinetto vicino al camino. «Ti racconterò
tutto, ma prima sediamoci accanto al fuoco. Non è affatto caldo fuori.»
Sua madre con insolita reticenza evitò di chiederle una spiegazione
immediata e fu solo dopo avere bevuto una tazza di tè e mangiato alcuni
biscotti che Becky le raccontò della sua conversazione con Charles.
«Ricordati che è un segreto» concluse. «Se si sapesse in giro, Charles si
sentirebbe piuttosto imbarazzato.»
«E questo ti importa?»
Becky arrossì. «Certamente, dal momento che sarebbe soprattutto per
colpa mia.»
«Questo è vero. Penso che Charles si sia comportato molto bene» rifletté
la signora Summerson.
«Al massimo avrebbe potuto chiedermi il risarcimento per avere rotto la
promessa» obiettò Becky ridendo.
«Non essere impertinente. Charles avrebbe potuto trattarti in modo
estremamente spiacevole. Io credo che dovresti essergli grata» la
rimproverò sua madre.
«Certo che lo sono» ammise Becky spazientita. «Ma non puoi
considerarlo un santo solo perché per una volta si è rivelato di animo
generoso.»
Gli occhi della signora Summerson lampeggiarono, ma la donna preferì
non controbattere. «Questa volta sei riuscita a discutere con lui del denaro
che gli devo?» si limitò a chiederle con voce neutrale.
Becky fece una risatina soffocata. «Io ci ho provato, mamma. Ci ho
provato davvero. E lui mi ha detto di tornare la prossima settimana prima
di partire per Strasburgo. Non credo che il problema sia urgente.»
La signora Summerson assunse un'aria offesa. «Invece sì» scattò. «Ho
ricevuto un altro sollecito di pagamento e ormai non so più che cosa fare.»

Sophie Weston 36 1977 - Mai Dire "No"


Becky si sforzò di focalizzare la mente sul problema di sua madre. «Dal
momento che tutto l'affare si è rivelato poco redditizio, perché non vendi la
terra e torni a fare la donna di casa e la madre?»
«Per gli asini» rispose la signora Summerson in tono di rimprovero.
«Non potrei mai sbarazzarmi di loro come se niente fosse.»
«Non preoccuparti, mamma.» Becky le fece una carezza sulle spalle. «In
un modo o nell'altro ne usciremo.»
La signora Summerson dovette fare ricorso al suo fazzoletto per
asciugarsi gli occhi. «Sei troppo gentile con me. Tutti lo sono e io invece
non lo merito. Sono stata incredibilmente stupida. Se almeno Edward fosse
qui!»
«È stata una vera sfortuna che si sia ammalato proprio in questo
momento» disse Becky.
«Io sono nei pasticci» riconobbe la signora Summerson. «Ma si tratta
solo di denaro. Per il povero Edward è molto diverso.»
«Sono d'accordo che se la sta passando peggio di te e deve essere trattato
con indulgenza. Ma che cosa gli è successo di tanto grave, oltre a essere
stato mandato in una costosa e confortevole clinica privata svizzera?»
«Ha avuto dei problemi familiari» le spiegò la madre, seria. «È stato per
questo che ha avuto un attacco di cuore. Così ha dovuto ricoverarsi in
Svizzera e Charles è stato costretto a tornare a casa.»
«Non capisco» mormorò Becky stupita.
«Ero certa che tu non sapessi nulla. Poco tempo dopo che sei andata a
lavorare in Francia, c'è stato un... grave disaccordo tra Charles e Judith.
Per questo motivo per circa due anni, fino alla malattia di Edward, Charles
non è più tornato a casa.»
Becky rimase in silenzio per qualche istante. «Povero Edward» disse poi
lentamente. «Non lo sapevo. È strano, perché ho incontrato Charles in
diverse occasioni in Francia e lui non mi ha mai parlato di questo
problema.»
«Non mi aspettavo che lo avrebbe fatto. Dopotutto si trattava di una
questione di famiglia e voi due da bambini non eravate molto uniti.»
«Io non credo che Charles sia mai stato un bambino» affermò Becky.
«Ha avuto un'infanzia piuttosto infelice» lo difese la signora
Summerson. «È stato lasciato troppo spesso alle cure dei servitori, mentre
suo padre era sempre in viaggio. Edward avrebbe dovuto risposarsi molto
prima, quando Charles aveva bisogno di una madre.»

Sophie Weston 37 1977 - Mai Dire "No"


Becky le lanciò uno sguardo ironico. «Sei un'inguaribile sentimentale,
mamma. Non dirmi che pensi a Charles come a un principe azzurro triste e
infelice a cui è mancato l'affetto!»
«No, non direi questo» si schermì la signora Summerson. «Ma lui è...
sarebbe molto attraente se non fosse così imprevedibile.»
«Sei incredibile, mamma! I principi azzurri non esistono. Sono delle
bestie rare che si trovano solo nelle favole. Anche se sono perfettamente
d'accordo nell'affermare che Charles molto spesso è una bestia.»
Sua madre scoppiò a ridere. «Va bene, va bene. Sono un'inguaribile
romantica. Ma non puoi negare che Charles abbia avuto un'infanzia molto
poco felice.»
«Non lo so. Comunque trovo difficile credere che Edward si sia
ammalato perché Charles ha smesso di venire ad Almcote per i fine
settimana.»
«Sei ridicola!» obiettò la signora Summerson. «Ti ho detto che ha avuto
un attacco di cuore. E non aveva niente a che fare con Charles.»
«Tu mi stupisci.»
«Non essere dura con lui. Charles si è comportato molto bene da quando
suo padre si è ammalato, non da ultimo con te e con me. Non è da te
prenderti gioco di lui.»
«Hai ragione, mamma.» Becky si sentì rimordere la coscienza. «Ma
dimmi di Edward. Che cosa è stato a farlo ammalare? Si è trattato di
troppo lavoro?»
«Di sicuro anche il lavoro ha fatto la sua parte. Ma nel caso specifico si
è trattato di Tessa.»
«Tess? Che cosa può aver fatto? È solo una ragazzina.»
«No, che non lo è. Ha diciassette anni.»
«Non è possibile!» esclamò Becky stupita. «Io ricordo una bimbetta con
la coda di cavallo, entusiasta all'idea di andare a scuola. Dopo di allora
l'avrò vista una volta o due.»
«Ti assicuro che non è più così entusiasta di stare in collegio. Lei
vorrebbe frequentare un normale liceo, come tutti gli altri ragazzi. È così
che sono iniziati i problemi.»
«Non vedo niente di male nel suo desiderio» commentò Becky.
«Nulla, eccetto che se così fosse dovrebbe vivere a casa con sua madre e
Judith non sopporta che qualcuno, vedendo che ha una figlia adolescente,
possa indovinare la sua vera età» le spiegò la signora Summerson

Sophie Weston 38 1977 - Mai Dire "No"


abbandonando per una volta la sua abituale signorilità e bontà di cuore.
«Santo cielo! Ed Edward come la pensava?»
«Credo che lui avrebbe preferito avere la figlia vicino, ma ha lasciato
alla moglie la decisione finale. Così lo scorso settembre Judith ha mandato
Tessa in collegio e lei dopo qualche tempo è scappata.»
«Io non la biasimo» disse Becky provando simpatia per la ragazza. «Se
fossi stata al suo posto, probabilmente avrei fatto la stessa cosa. È stato
questo a rattristare Edward?»
«Oh, no! Questo è ancora niente. Judith è stata irremovibile e l'ha
mandata in un altro collegio, un posto dove i genitori mandano i figli
quando non hanno più alternative. Qui Tessa è entrata in contatto con le
persone sbagliate. Ha conosciuto delle ragazze troppo ricche e troppo
cresciute per i loro anni ed è rimasta enormemente impressionata da loro.
Quando è tornata a casa per Pasqua ho quasi fatto fatica a riconoscerla.
Non le importa di niente e di nessuno, si trucca in modo pesante, beve
troppo e come se non bastasse l'uomo che l'ha accompagnata a casa da
scuola era abbastanza vecchio da poter essere suo padre, anche se non si
comportava come tale.»
«Dev'essere stata una brutta faccenda.»
«Infatti lo è stata. Poi, quando Tessa è tornata a scuola, Edward ha avuto
l'attacco di cuore» concluse la signora Summerson.
«Non mi sorprende. Adesso capisco che Charles era sincero quando mi
ha detto che voleva che conoscessi meglio Tess. Io non sono certo un tipo
materno, ma almeno non provo del risentimento per lei come sembra fare
Judith.»
«Lui vuole che tu e Tess vi conosciate meglio?» La signora Summerson
era stupita.
Becky non lo notò. «Sì. Sembra davvero preoccupato per la sorella e io
pensavo che fosse piuttosto strano per il suo carattere. A essere onesta,
quando mi ha accennato a una vacanza dove avrebbe voluto portare Tess e
me insieme ho sospettato che stesse tramando qualcosa.»
La signora Summerson studiò attentamente il viso di sua figlia. «E tu hai
intenzione di andare con loro?»
«Charles mi ha praticamente convinto ad accettare» ammise Becky. «E
poi non ci vedo niente di male, non sembra anche a te?»
«Dipende.»
«Da che cosa?»

Sophie Weston 39 1977 - Mai Dire "No"


«Da come riesci a cavartela con gli adolescenti difficili» rispose sua
madre con franchezza.
Becky non perse la calma. «Non so se saprò cavarmela, ma Tessa mi è
sempre piaciuta. A ogni modo lei è sotto la responsabilità di Charles, non
mia.»
«Sì, naturalmente» si affrettò a rispondere la madre.
«Non sembri molto convinta» osservò Becky. «Comunque lo scorso
anno non ho fatto una vacanza decente e ora sento il bisogno di
riposarmi.»
«Dove andrete?»
«Ho lasciato fare tutto a Charles» rispose Becky con noncuranza.
«Aveva già un'idea in proposito e sembrava sapere esattamente che cosa
fare.»
«Ne ero certa» affermò la signora Summerson fissando Becky con
un'espressione lievemente divertita.
Rendendosi conto che sua madre la stava scrutando, Becky inarcò le
sopracciglia perplessa. «Che cosa hai da ridere, mamma?»
«Io? Niente.»
«Come niente?» le domandò lei sospettosa.
«Stavo solo pensando che Charles sembra avere conquistato la tua
fiducia» le spiegò con aria innocente.
«E perché,questo ti diverte?»
La signora Summerson abbracciò la figlia. «Scusami, non intendevo
prenderti in giro. Penso che abbiamo giudicato male Charles. Lo abbiamo
fatto entrambe.»
«Sì, hai ragione.» Becky le sorrise affettuosamente. «Ma ora credo di
aver chiarito quali erano i miei motivi. Lui non è un tipo vendicativo.»
«Non è vendicativo con te» la corresse la signora Summerson.
Becky ridacchiò. «Perché io sono la sola che ha avuto il coraggio di
sfidarlo. Ma sono sicura che avrebbe fatto lo stesso con te.»
«Ma certo! Sono sicura che avrebbe offerto anche a me di andare in
vacanza insieme a lui!»

5
Con grande gioia di Isabel Summerson, la sua figlia minore scelse di

Sophie Weston 40 1977 - Mai Dire "No"


tornare a casa per il secondo fine settimana di seguito. Chloe arrivò prima
di cena, bagnata e infreddolita e la signora Summerson dopo averla
salutata con affetto si ritirò in cucina, preoccupata di fare bella figura con
la figlia che era una cuoca professionista.
Le due sorelle rimasero così da sole davanti al fuoco.
«Allora, come stai?» le chiese Chloe scaldandosi le mani vicino alla
fiamma.
«Meglio, grazie.»
Chloe la osservò candidamente. «A dire la verità non hai un bell'aspetto»
affermò poi senza mezzi termini.
«Sei molto gentile» rispose Becky ironica.
«Voglio dire che sembri stanca» si corresse Chloe.
«Sono stanca. Sono stata a Londra.»
«Che cosa è successo?» si affrettò a domandare Chloe.
Becky fece finta di non capire. «Che cosa doveva succedere?»
«Non essere stupida» disse Chloe di rimando. «Voglio sapere di
Charles.»
Becky ridacchiò. «Ne ero certa.»
«Allora?»
«Allora niente» sospirò Becky.
«Vuoi dire che non ci sono nuovi sviluppi sulla vicenda della mamma?»
«Niente di cui tu debba preoccuparti.» La frase fu detta con gentilezza,
ma il tono non ammetteva repliche.
Ci fu un silenzio incredulo. «Ma tu sei mia sorella! Non posso non
preoccuparmi. Questo vuol dire che hai davvero intenzione di sposare
Charles?» le domandò Chloe in tono scandalizzato.
«Non mi va di parlare di questo argomento, comunque credo che lo
farò.»
«Lo credo anch'io» ribadì Chloe in tono fatalistico.
Senza farsi vedere dalla sorella, Becky incrociò le dita, pensando che
forse era un po' troppo tardi per fare gli scongiuri.
Ma non era solo Chloe a disapprovare quel matrimonio. Judith Mallory
era ben lungi dall'essere compiaciuta. Da quando il marito era stato
costretto a un riposo forzato in Svizzera, la donna aveva condotto un tipo
di vita ideale per lei, ignorando i consigli di Charles e comportandosi come
più le piaceva.
Judith aveva sposato un uomo abbastanza vecchio da poter essere suo

Sophie Weston 41 1977 - Mai Dire "No"


padre, che aveva un figlio di appena cinque anni più giovane di lei, e per
questo motivo gli abitanti di Almcote l'avevano sempre guardata con
diffidenza. Edward Mallory non era popolare, ma era pur sempre un uomo
facoltoso che dava lavoro a moltissima gente e il suo matrimonio non era
passato sotto silenzio.
Dal canto suo Judith si era sempre rifiutata di risiedere stabilmente ad
Almcote e passava la maggior parte dell'anno in giro per il mondo. Quando
il marito aveva avuto il primo attacco di angina, lei si trovava a Nassau ed
Edward aveva passato le vacanze estive da solo con Tessa a Manor House.
Le uniche visite che aveva ricevuto erano state quelle di Isabel
Summerson, che più tardi si era assunta lo spiacevole incarico di
rimproverare Judith. Era per questo motivo che la signora Mallory non era
affatto entusiasta di accogliere Becky Summerson nella famiglia.
Il fine settimana successivo all'annuncio del fidanzamento, Judith
convocò la figlia per catechizzarla sull'argomento e la descrizione che le
fece di Becky non fu affatto lusinghiera. Tessa la ricordava come una
giovane donna piuttosto seria e da tutti considerata molto intelligente ed
era curiosa di scoprire come mai suo fratello avesse deciso di sposarla.
«Perché è andata via da Almcote?» chiese alla madre. «E perché è
rimasta lontana per tanto tempo?»
«Questa è una domanda interessante» rispose Judith con aria maliziosa.
Tessa conosceva bene quel tono ed era combattuta tra il disgusto e una
comprensibile curiosità.
«Che cosa ha fatto di tanto terribile?» domandò con quell'aria
indifferente che faceva infuriare sua madre, forse perché era il suo stesso
modo di fare.
Judith si strinse nelle spalle e scrutò quella figlia così giovane ma che
sembrava avere già un'aria vissuta.
«Chi lo sa? Era fidanzata con l'amministratore della fattoria di Edith
Summerson. O almeno questo era quello che lui diceva di essere, dal
momento che non si occupava di nient'altro a eccezione di Becky. Sapeva
che sarebbe stata lei a ereditare tutte le proprietà della zia» commentò
malignamente.
«Povera Becky!» esclamò Tessa.
«Povera Becky un accidenti! Se lo è cercato lei. Lui era un tipo piuttosto
intraprendente e lei è caduta in pieno nella trappola. Poi però la loro storia
è finita piuttosto bruscamente.»

Sophie Weston 42 1977 - Mai Dire "No"


«Che cosa è successo?»
«Almcote è un posto tranquillo, dove non succede mai niente. Ma in
quel periodo si è verificata una serie di furti e il responsabile non è mai
stato trovato. Così la gente ha cominciato a sospettare dell'unica faccia
nuova in circolazione.»
«Vuoi dire che era stato a lui a compierli?» L'espressione inorridita di
Tessa male si accordava con la sua pretesa imperturbabilità.
«E chi lo sa?» Judith fece un sorriso sornione. «I furti sono cessati subito
dopo che lui se n'è andato.»
«Ma Becky lo sapeva?»
Il sorriso di Judith si trasformò in una smorfia compiaciuta. «Tesoro
mio, Becky è un avvocato. Io sospetto che quella noiosa e onesta creatura
abbia scoperto che il suo grande amore era un ladro e sia scappata via per
la vergogna. A ogni modo, Edith lo ha mandato via subito dopo la sua
partenza.»
Tessa lanciò uno sguardo interrogativo a sua madre. «Charles lo sa?»
«Che Becky ha una predilezione per i criminali? Suppongo di sì.
Durante quell'anno lui andava e veniva da Almcote. La notizia dev'essergli
arrivata all'orecchio e lui non è uno stupido.»
«E non gli importa?»
«Se gli importa che Becky era l'ombra di Tony Boyd? Non vedo perché
dovrebbe.»
Tessa alzò il capo. «Tony Boyd?» ripeté fissando la madre.
«Sì. Dopo essere andato via da qui ha sposato un'ereditiera molto più
facoltosa, Megan Shepherd.»
«Lo so» rispose Tessa brevemente.
«Come fai a saperlo? Non dirmi che anche tu hai a che fare con lui?»
Judith sospirò. «Ma come fai a farti coinvolgere da questi uomini terribili,
per l'amor del cielo? Potrebbe essere tuo padre.»
Tessa le lanciò uno sguardo pieno di rancore. «L'ho incontrato solo un
paio di volte» rispose calma. «Sua cognata viene a scuola con me.»
Judith la scrutò con un atteggiamento che diventava sempre più
indulgente. «La piccola Manna Shepherd è la sorella di Megan? Non sono
quei tuoi amici dai quali sei stata a Pasqua?»
Tessa annuì.
«È proprio divertente!» Judith si massaggiò il mento con fare
pensieroso. Potremmo invitarli alle nozze. Sarebbe un modo per

Sophie Weston 43 1977 - Mai Dire "No"


vivacizzare un po' l'ambiente.»
Tessa indietreggiò inorridita. «Mamma! Charles sarebbe furioso.»
«Io non credo che a lui importerebbe se invitassi l'ex fidanzato di
Becky» ribatté Judith con un sorrisino soddisfatto.
«Certo che gli importerebbe, anche se tu sembri convinta che non si
consumerà per la gelosia» puntualizzò Tessa. «Dopotutto, lui sposerà
Becky e una ragione ci deve pur essere.»
«Se vuoi sapere perché tuo fratello ha improvvisamente deciso di
sposarsi, dovresti guardare un po' più vicino a casa» replicò Judith stizzita.
Tessa osservò la madre con uno sguardo privo di espressione.
«Io sospetto che il motivo sia tu» continuò Judith con lentezza
esasperante.
«Io?» Tessa aveva raccolto i capelli sulla nuca e stava osservando
l'effetto nello specchio della toeletta della madre. A quelle parole girò su se
stessa lasciando che i capelli le ricadessero sulle spalle. «Io?» ripeté. «Ma
perché?»
Judith fece una risata soffocata. «Tu hai combinato parecchi danni,
tesoro e Charles non mi considera una buona madre. Con tuo padre
lontano, probabilmente tuo fratello ritiene che tu abbia bisogno di
qualcuno che abbia un'influenza positiva su di te. E non si può negare che
Rebecca Summerson non possa darti il buon esempio, come sua madre del
resto» terminò sarcastica.
Tessa sapeva che Judith detestava la signora Summerson e pensò che
quelle parole fossero dettate da un desiderio di vendetta. Tuttavia l'idea che
Charles avesse pensato di trovarle un tutore non le sembrava così
irragionevole, specialmente se considerava il suo atteggiamento.
«Non ci credo» disse incerta.
Judith si strinse nelle spalle. «Lo scoprirai presto» ribatté. «Sono
convinta che Charles abbia deciso di sposarsi solo per cercare di riportarti
sulla retta via e Becky sarà impaziente di redimerti.»
«Io non credo che Charles mi farebbe questo» la contraddisse Tessa. «Tu
giudichi tutti con il tuo metro di giudizio. Charles non sposerebbe mai
qualcuno solo per convenienza.»
Gli occhi di Judith fiammeggiarono. «Io non tollero che tu mi parli così,
Tessa.» La donna si alzò di scatto. «Voglio delle scuse!»
Ma Tessa continuò a fissarla senza parlare e Judith lentamente tornò a
sedersi.

Sophie Weston 44 1977 - Mai Dire "No"


«Non riesco a immaginare perché tu abbia sviluppato questa adorazione
per Charles. Non è un santo» disse con indolenza.
«Non ho mai pensato che lo fosse» obiettò Tessa, la cui ammirazione per
il fratellastro era di lunga durata, anche se fino a quel momento aveva
cercato di tenerla nascosta.
«Bene! Almeno ti risparmierai la delusione.»
Sul viso di Tessa comparve un'espressione che raggelò Judith.
«Io non credo di aver mai avuto molte illusioni, mamma.» Fece una
pausa. «Su nessuno» aggiunse poi prima di uscire e tornare nella sua
stanza.
Judith non trovò niente da dire.
Il sabato mattina sia Tessa Mallory che la sua futura cognata si alzarono
decise ad andare a fare una visita di cortesia, ma tra le due Tessa, mossa
dalla curiosità, fu la prima a mettere in atto il suo proposito.
Becky era seduta davanti alla finestra del soggiorno e stava scrutando il
cielo che quella mattina era miracolosamente azzurro, quando arrivò Tessa.
Lei accolse la visita della ragazza con enorme sollievo.
«Entra» la invitò con calore. «Posso offrirti una tazza di caffè, oppure
qualcosa da bere?»
La signora Summerson aggrottò la fronte in un eloquente segno di
disapprovazione, ma Becky salì rapidamente nella stima di Tessa. La
ragazza fu favorevolmente impressionata dalla cordiale accoglienza, ma le
sue esperienze con gli adulti le avevano insegnato a essere molto cauta,
perciò rispose freddamente all'offerta amichevole.
«Niente, grazie» rispose in tono piuttosto scostante. «Sono venuta solo
perché mia madre ha detto che dovevo farlo.»
La signora Summerson inarcò un sopracciglio, ma Becky che non era
preparata a quel tono aspro rimase sconcertata. Scrutò la ragazza con
attenzione e pensò che non aveva ereditato nulla dei lineamenti minuti e
delicati della madre. I tratti del viso squadrati e decisi assomigliavano a
quelli del padre. Becky osservò gli occhi truccati in modo sofisticato e il
suo abbigliamento volutamente provocatorio e cominciò a pentirsi di avere
accettato la proposta di Charles. Tessa sembrava petulante e al tempo
stesso dotata di una forte volontà e non sarebbe stato uno scherzo andare in
vacanza con lei.
«Sono sicura che tua madre avrà pensato che era una buona idea che noi
due ci conoscessimo» commentò Becky, senza curarsi di nascondere

Sophie Weston 45 1977 - Mai Dire "No"


l'ironia della sua voce.
Tessa le lanciò uno sguardo diffidente. «Non saprei» ribatté scontrosa.
Becky cercò un argomento che potesse suscitare il suo interesse, ma non
trovò niente di meglio che parlare della scuola. «Sei in vacanza?»
Tessa assunse un'espressione sprezzante. «No. Sono qui perché mia
madre mi ha telefonato dicendomi che mi voleva a casa. Ma avrei dovuto
esercitarmi con il tedesco. Fra tre settimane ho gli esami.»
«Quanto dureranno?» s'informò Becky.
«Una quindicina di giorni, ma poi dovrò rimanere a scuola fino alla fine
del trimestre. È una tale perdita di tempo! Io sono troppo vecchia per stare
a scuola» concluse Tessa con aria aggressiva.
Guardandola, Becky non poteva darle tutti i torti. «Poi però avrai tutta
l'estate per te e sarà divertente. Io ricordo che provavo sempre un senso di
libertà subito dopo aver finito gli esami.»
«Probabilmente perché tu eri davvero libera» commentò Tessa
seccamente.
Becky scoppiò a ridere. «Senza dubbio credevo di esserlo. Ho sempre
avuto molto rispetto per la libertà personale.»
Nel breve silenzio che seguì, da alcuni fugaci segnali Becky indovinò
che Tessa si stava ammorbidendo nei suoi confronti. Tuttavia la sensazione
scomparve non appena si sentì il rumore di un'auto che si fermava con una
brusca frenata davanti alla casa. Becky gettò uno sguardo indolente oltre la
finestra e rimase stupita nel vedere Charles che scendeva dalla macchina
con il volto rabbuiato.
Tessa scattò in piedi all'istante.
«Di sicuro è venuto per me» disse in tono rassegnato. «Sapevo che si
sarebbe arrabbiato quando fosse venuto a sapere che la mamma mi aveva
fatto interrompere la scuola. Glielo avevo detto, ma lei non mi ha voluto
ascoltare.»
Uscì senza scusarsi e senza neanche salutare.
La signora Summerson scambiò uno sguardo furtivo con la figlia. «Che
ragazza terribile» commentò. «Non puoi occuparti di lei, Becky. Sembra
una donna di trent'anni con tutto quel trucco sulla faccia.»
«Non essere esagerata, mamma» rispose Becky. «Il trucco si può sempre
togliere. Dubito che sia indelebile.»
«Pensaci bene, Becky. Tessa è troppo cresciuta e da quando frequenta
quella scuola è molto cambiata. Inoltre non ho alcun dubbio che sua madre

Sophie Weston 46 1977 - Mai Dire "No"


l'abbia incoraggiata a ribellarsi, e se Tessa se la prenderà con te credo che
passerai sei mesi terribili.»
Becky si morse un labbro. «Tutto quello che dici può essere vero»
ammise. «Ma io non posso dimenticare che sono in debito con Charles. È
lui si è comportato in modo molto cavalleresco con me.»
La signora Summerson non ebbe modo di replicare, perché in quel
momento la sagoma di Charles si stagliò sulla portafinestra che dava sul
giardino.
Becky si alzò e si diresse verso di lui tendendogli le mani in un gesto di
benvenuto. Era l'accoglienza più calorosa che gli avesse mai riservato e lui
la scrutò attentamente per alcuni istanti prima di stringere le mani tra le
sue.
«Charles! Pensavo che fossi venuto a riprendere Tessa.»
«Vuoi dire che Tessa pensava che fossi venuto a prendere lei. Non ho
mai visto qualcuno con la coscienza così sporca.»
«Non credo che la colpa fosse interamente sua se non era a scuola»
provò a dire Becky.
Lui le indirizzò uno sguardo ironico. «Ne sono perfettamente
consapevole. Dio solo sa che cosa abbia in mente Judith! Se Tessa non
supererà gli esami, la mia cara matrigna dovrà vedersela con me.»
«Forse non è portata per lo studio» azzardò Becky. «Molta gente non lo
è.»
Lui fece una risata aspra. «Tu sei troppo ingenua, Becky. Non è niente di
tutto questo. Tessa è intelligentissima, solo che è pigra e sua madre la
incoraggia. Qualche volta mi chiedo se Judith non lo faccia apposta, nella
speranza che fino a quando non avrà superato gli esami sua figlia non
tornerà a casa.»
Fece un sospiro impaziente e strinse le dita di Becky. In quel momento
lei si rese conto che lui le stava ancora tenendo le mani e si liberò dalla sua
stretta con un sussulto. Charles la guardò come se per un attimo avesse
dimenticato dove si trovavano e la lasciò andare con un sorriso appena
accennato. Ma la sua espressione tornò seria e Becky l'osservò
preoccupata.
«Non fare quella faccia.» Charles le spianò le rughe della fronte con le
dita. «Questo è un mio problema. Non c'è bisogno che ti preoccupi.»
«Ma io voglio fare qualcosa» protestò lei. «Tu hai chiesto il mio aiuto, e
poi noi siamo vecchi amici.»

Sophie Weston 47 1977 - Mai Dire "No"


Charles fece una smorfia ironica. «Davvero credi che siamo vecchi
amici?»
Becky assunse un'espressione maliziosa. «Solo quando sono d'umore
benevolo e mi sento indulgente.»
«E ti senti spesso indulgente, non è vero?» La sua espressione era un
misto tra esasperazione, ironia e qualcos'altro che lei non avrebbe saputo
decifrare ma che la fece sentire a disagio.
«Questo tuo atteggiamento è estremamente irritante» continuò lui. «Ti
rende quasi... inattaccabile.»
«Vorrei che lo dicessi a Tessa! A quanto pare lei mi ha trovato
facilmente attaccabile.»
«Sta vivendo un'età difficile e qualsiasi persona si metta sulla sua strada
diventa automaticamente un nemico, anche se lo fa per le migliori ragioni
del mondo.»
«Stai dicendo che Tessa è un piccolo mostro ostinato che farà diventare
un inferno la vita di Becky?» La signora Summerson fece sentire per la
prima volta la sua voce piena di rabbia repressa.
Con un gesto quasi di sfida, Charles si impossessò di nuovo della mano
di Becky ed entrò nella stanza.
«Non tutta la sua vita, ma solo i prossimi sei mesi» la corresse con
noncuranza.
La signora Summerson gli lanciò uno sguardo inorridito. «E tu non
muoverai un dito» lo accusò.
«Non posso certo mettermi a picchiare Tessa alla sua età» sembrava
divertito.
Isabel Summerson lo scrutò. «E hai sempre intenzione di portare quella
ragazza in vacanza insieme a Becky?»
«Esatto. È questo il motivo per cui sono venuto, oltre naturalmente per
ricondurre Tessa a scuola» disse guardando Becky con un sorriso.
«Dopo averla castigata a dovere» commentò Becky.
«Ho fatto di peggio. Le ho detto che se farà ancora un giochetto del
genere, non la porterò più con noi e questo si è rivelato un argomento
molto efficace, dal momento che desidera vedere l'isola da molto tempo.»
«Quale isola?» chiese Becky incuriosita.
Lui inarcò un sopracciglio. «Non mi dire che sei curiosa?» la prese in
giro.
Lei era confusa. «Certo che lo sono, se è lì che andremo in vacanza.

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Oppure hai deciso che non porterai più neanche me?» aggiunse colta da un
dubbio improvviso.
La signora Summerson trattenne il respiro.
«Lungi da me un'idea del genere» rispose Charles in tono allegro. «Il
pensiero di rimanere solo con Tessa per quindici giorni mi terrorizza.
Comunque ora non puoi più tirarti indietro. La mia segretaria ha fatto le
prenotazioni superando mille difficoltà. Se le chiedessi di cambiare
itinerario, credo che darebbe le dimissioni e Annabella è un elemento
troppo prezioso perché possa permettermi di perderla. Perciò partiremo il
ventidue di giugno.»
«Ma dove andremo?» domandò lei non riuscendo più a trattenere la
curiosità. «Voglio dire... che cosa devo portare con me? Dove ci
incontreremo? Quanto sarà lungo il viaggio? Charles, tu sei l'uomo più
esasperante che conosca! Non puoi andartene senza dirmi niente.»
«Invece sì» affermò lui. «Ricorda che devo ricondurre Tessa a scuola.
Per qualsiasi spiegazione telefona alla mia segretaria. Ti darà lei tutti i
dettagli. Scoprirai che è molto efficiente.»
«E devo fare tutto quello che mi dice?»
«Sì, a meno che tu non voglia allontanarla da me.» Si voltò a guardarla
dritto negli occhi. «In quel caso, sarei molto, molto contrariato» aggiunse
dolcemente.

6
Becky, avendo saputo che doveva dare di persona la notizia delle sue
dimissioni, tornò a Strasburgo la domenica successiva. Nel frattempo
aveva cercato senza successo di contattare Charles. La infastidiva essere
all'oscuro dei progetti che lui aveva fatto per le vacanze e per il resto del
fine settimana non aveva fatto che ripetersi quanto fosse perverso.
Comunque era un'impiegata coscienziosa e alle nove in punto del lunedì
mattina era seduta alla sua scrivania pronta a concentrarsi sul lavoro.
Aveva chiesto alla sua segretaria di prenotarle una chiamata personale con
Charles a Londra e si era imposta di non pensare più a lui fino a quando
non fosse riuscita a parlargli.
Dopo circa un'ora, quando i suoi propositi stavano cominciando a venir
meno, udì un lieve bussare alla porta ed emerse da dietro una montagna di

Sophie Weston 49 1977 - Mai Dire "No"


documenti che aveva ammucchiato sulla scrivania.
Un uomo dal viso cordiale si arrestò sulla soglia. «Santo cielo!»
esclamò. «Che cosa diavolo stai facendo? Vuoi costruirti un nido con la
cartaccia?»
Becky sorrise. «Sto cercando di mettere ordine tra le mie cose.»
«Perché?» Lui chiuse la porta e vi appoggiò le spalle. «Non te ne sei mai
preoccupata, prima.»
«Non è gentile da parte tua dirmi queste cose» ribatté lei. «Sono sempre
riuscita a trovare quello che cercavo.»
«Non lo metto in dubbio. Per questo non capisco che necessità hai di
fare ordine. In questo modo, quando cercherai qualcosa non la troverai
più» sottolineò lui non senza una punta di ragione.
«È vero, ma tu ci riuscirai senz'altro. Sei un uomo molto bene
organizzato.»
«Questo suona proprio come un brutto presagio» osservò lui serio.
«Vuoi smetterla di alzare tutta quella polvere, Becky? Esci da lì e dimmi
che cosa stai facendo.»
Lei fece quello che lui le aveva chiesto, non senza riluttanza.
«Sto mettendo in ordine l'ufficio» annunciò calma. «Pensavo che avessi
avuto la mia lettera, John. L'ho imbucata nello stesso giorno in cui ho
mandato le mie dimissioni. Probabilmente è rimasta bloccata in qualche
ufficio. Mi dispiace.»
John Townsend sembrò accusare il colpo. «Dimissioni?» ripeté piuttosto
stupidamente. «Vuoi dire che te ne vai?»
«Questa è la mia intenzione.» Becky liberò una sedia da un mucchio di
cartelle e vi si sedette. «Questi documenti sono pieni di polvere e di
sporcizia» commentò guardandosi le unghie nere.
Lui ignorò quell'osservazione. «Perché?»
Lei scrollò le spalle. «Per molte ragioni. Il mio contratto sta per scadere
e io ho pensato di andarmene prima che mi buttassero fuori.»
«Non dire stupidaggini» intervenne lui spazientito. «Il tuo lavoro è
eccellente e quest'anno avresti avuto una promozione. Io sto per essere
trasferito all'ufficio legale e di sicuro il mio posto sarebbe stato tuo. Che
cosa accadrà a questo dipartimento senza noi due?»
Becky sorrise. «Assumerà un aspetto del tutto nuovo» rispose
allegramente.
«Hai pensato seriamente a quello che stai facendo? In fondo si tratta

Sophie Weston 50 1977 - Mai Dire "No"


della tua carriera e tu stai rischiando di buttare tutto all'aria. Potresti
pentirtene amaramente.»
Becky rimase lievemente sconcertata da quel discorso. «A dire la verità
non avevo ragionato proprio in questi termini» fu costretta ad ammettere.
«Ma ci sono altre circostanze che mi hanno spinto a fare questo passo.»
«Di che tipo?»
«Si tratta di circostanze personali. La situazione che mi ha costretto a
tornare a casa ha avuto degli sviluppi imprevisti.» Becky guardò il suo
orologio. «In effetti sto aspettando che qualcuno mi chiami da un momento
all'altro per sistemare alcuni dettagli.»
Townsend strinse gli occhi. «E questo qualcuno è un uomo?»
Lei gli lanciò un'occhiata fugace. Il suo capo non era un uomo
possessivo, ma ogni volta che parlava di uno dei suoi amici cambiava
atteggiamento. Becky si chiese distrattamente se fosse geloso, ma scartò
subito l'idea.
«Potrebbe» rispose in tono leggero.
«E tu aspetti i suoi comodi per tornare a casa?»
«In questo caso non ho molta scelta» fu costretta ad ammettere. «Devo
vederlo e lui è molto occupato. Spero solo che trovi il tempo di
incontrarmi.»
«Da come ne parli, sembra il primo ministro.»
Lei scoppiò a ridere. «Non dubito che un giorno lo diventerà, ma per il
momento è un semplice procuratore.»
John Townsend la scrutò attentamente. «Sembra proprio il tuo tipo. Si
tratta di un vecchio amico?»
«Direi di sì, ma non è quel qualcuno che pensi tu.»
«E a chi starei pensando io, secondo te?»
Lei fece una smorfia divertita. «A qualcuno che ha a che fare con il mio
misterioso passato.»
L'espressione dell'uomo s'incupì. «Allora hai davvero un passato da
nascondere? Devo ammettere che me lo sono sempre chiesto. La tua vita è
talmente irreprensibile.»
Becky tornò immediatamente seria. «Non vale la pena di parlare del mio
passato. È troppo noioso» disse brusca.
«E questo misterioso procuratore?»
«Non si può certo dire che lui sia noioso, ma lo conosco da quando
avevo otto anni e non è più una novità per me.»

Sophie Weston 51 1977 - Mai Dire "No"


Townsend sembrò visibilmente sollevato. «Allora è una specie di figura
paterna» si azzardò a ipotizzare.
Becky sollevò le sopracciglia, sorpresa. «È... possibile» concordò
mentre un sorriso divertito le increspava le labbra.
«Sei proprio sicura di volertene andare?» le chiese lui in tono grave.
In quel momento squillò il telefono. Becky rimase un istante in silenzio
prima di rispondere.
«Sicurissima» affermò. «Questo lavoro per me ha rappresentato solo
un'occasione per scappare. Io sono fondamentalmente un animale
domestico ed è tempo che torni nella mia tana. Sono fuggita per troppo
tempo. Devo tornare e mettere a posto le cose.»
Lui alzò la mano in un gesto di resa. «Di sicuro tu sai che cosa è meglio
per te» disse con un tono che lasciava intendere tutto il contrario. «Ci
vediamo dopo.»
Lei annuì, poi prese la cornetta. «Rebecca Summerson» disse.
Era la sua segretaria. «Si tratta della sua chiamata a Londra, signorina
Summerson. Il signor Mallory è a Leeds. Vuole parlare con la signorina
Smart?»
«Sì. Grazie, Janet» rispose Becky.
Annabella Smart era efficiente proprio come Charles aveva annunciato.
Lei non ebbe bisogno di presentarsi né di fare domande. La signorina
Smart le illustrò con chiarezza e precisione non solo i programmi di
Charles, ma anche i suoi e quelli di Tessa.
«È il volo parte per Istanbul alle tre e mezzo del pomeriggio» concluse
l'efficiente segretaria. «Se non riuscirà a contattarla all'aeroporto, il signor
Mallory la incontrerà sull'aereo. Alla fine della settimana ha moltissimi
appuntamenti, ma ce la farà. Il suo posto e quello della signorina Mallory
sono stati prenotati.»
«Grazie» disse Becky annotando febbrilmente tutte le informazioni sulla
sua agenda.
«Da lì dovrete prendere un altro mezzo di trasporto, ma il signor
Mallory sarà con voi e penserà lui a tutto. Ho spedito il suo biglietto a...»
Probabilmente stava consultando alcuni appunti perché ci fu una pausa. «...
a Orchard House, Almcote. È giusto?»
«Grazie» ripeté Becky debolmente. Era tentata di chiederle dove si
sarebbero diretti dopo Istanbul dal momento che sicuramente la donna lo
sapeva, ma il suo orgoglio glielo impedì. Stava per salutare e mettere giù il

Sophie Weston 52 1977 - Mai Dire "No"


telefono, quando l'altra riprese a parlare.
«La seconda informazione che Charles, voglio dire il signor Mallory, mi
ha chiesto di riferirle, riguarda il problema della signora Summerson con
una delle società di suo padre. Credo che lei conosca i dettagli.»
«Sì, li conosco.»
«Lui mi ha chiesto di informarla che ha scritto alla signora Summerson,
spiegandole che è personale desiderio di suo padre che i termini del
prestito rimangano quelli che avevano stabilito al momento dell'accordo.
Naturalmente questo significa che non ci sarà nessuna restituzione futura
da parte della signora Summerson o dei suoi rappresentanti.»
«Ma questo è impossibile...» si lasciò sfuggire Becky involontariamente.
Ora cominciava a capire perché Charles non aveva voluto discutere il
problema con lei. Sapeva che lei non avrebbe mai accettato quelle
condizioni, né lo avrebbe fatto sua madre.
«Questo era il messaggio che dovevo riferirle» rispose la signorina
Smart in tono asciutto, come se Becky avesse messo in dubbio la sua
professionalità. «Se vuole discutere il problema personalmente con il
signor Mallory, posso chiedergli di chiamarla.»
«Non sarà necessario, grazie» rispose Becky riacquistando il proprio
autocontrollo. «Mi metterò in contatto personalmente con Charles, senza
procurarle ulteriori problemi.»
«Molto bene.» Forse si ingannava, ma le parve di avvertire un accenno
di derisione nel suo tono. «Allora non vuole lasciare alcun messaggio per
il signor Mallory?»
«No, grazie. Arrivederla.»
Ancora una volta fu prevenuta.
«Posso approfittare di questa opportunità per farle i migliori auguri per il
suo fidanzamento?» Il tono della donna era chiaramente di circostanza.
«Venerdì non ero in ufficio e non ho potuto farglieli di persona come il
resto del personale.»
«Grazie» rispose, lievemente imbarazzata. «Lei è molto gentile.»
«Di nulla. E spero che si goda la sua vacanza.» Poi riappese
bruscamente.
Becky posò la cornetta, stupita. L'efficienza di Annabella Smart era tale
da lasciare senza parole. Non c'era da meravigliarsi se Charles non voleva
lasciarla andar via. Tuttavia lei aveva la sensazione che la signorina Smart
fosse qualcosa di più di una semplice segretaria. Forse tra loro c'era una

Sophie Weston 53 1977 - Mai Dire "No"


relazione, si disse prendendosi il mento tra le mani. Allora perché non
affidava Tessa a lei?
Quei pensieri le procurarono un sottile e indecifrabile malessere e per
liberarsene decise di andare a prendere un caffè alla mensa.
Lì trovò la sua segretaria, Janet Hardy, e John Townsend seduti allo
stesso tavolo vicino alla finestra. Quel fatto sorprendente le fece inarcare le
sopracciglia con aria interrogativa. John non era il tipo d'uomo
inavvicinabile, ma nel dipartimento era abitudine mantenere una netta
distinzione dei ruoli.
In quell'occasione tuttavia era stata Janet a cercarlo. Una delle sue
occupazioni era quella di leggere i giornali inglesi per fare una rassegna
stampa completa. Quel giorno aveva cominciato a leggere il Times e aveva
visto l'annuncio del fidanzamento tra il signor Charles Edward Mallory di
Almcote, Wilshire e la signorina Rebecca Jane Summerson residente a
Strasburgo. Era rimasta piuttosto sorpresa, ma aveva ritenuto che fosse suo
preciso dovere comunicare la notizia al suo capo prima che lo venisse a
sapere da qualcun altro.
John le era stato grato, ma con grande stupore di Janet non era apparso
affatto sorpreso.
«Avevo pensato che si trattasse di una cosa del genere» disse rassegnato
piegando il giornale e gettandolo lontano da sé. In quel momento entrò
Becky.
La ragazza si avvicinò sorridendo al loro tavolo. «Non posso fermarmi»
disse. «Nel mio ufficio sembra che sia appena passato un ciclone.»
John Townsend scattò in piedi, lasciando il suo caffè sul tavolo. «Verrò
con te. Dobbiamo terminare la nostra conversazione di prima, se ricordi.»
Fece un cenno di saluto a Janet Hardy e poi uscì con lei.
«Mi hanno riferito che ti sei fidanzata, Becky» fu la prima cosa che disse
non appena furono entrati nel suo ufficio.
Lei si sedette rigidamente. «A quanto pare, Janet non ha perso tempo a
riferirti i pettegolezzi» disse alla fine con freddezza.
«Al contrario, le indiscrezioni sono state tutte mie.»
«Sono allibita.»
«Per l'amore del cielo, smettila di eludere il discorso con me, Becky!»
scattò lui.
«Non avevo intenzione di fare questo.»
Lui batté una mano sul tavolo perdendo la sua abituale compostezza.

Sophie Weston 54 1977 - Mai Dire "No"


«Sei la donna più esasperante che conosca...» Si fermò e cercò di
recuperare la calma. «Ascolta, mia cara, io voglio solo aiutarti.»
«A fare che cosa?»
«Qualsiasi cosa» rispose stancamente. «E va bene, non sono affari miei,
lo so. Non dirmi niente. Me ne vado.»
La voce di Becky lo fermò. «No, aspetta. Mi dispiace, John. Non
intendevo essere ingrata. Tu sei sempre molto gentile e io non merito le tue
attenzioni.»
Lui si voltò verso di lei. «Perché non vuoi che qualcuno si preoccupi per
te? Non si tratta solo di me, vero? Lo stesso discorso vale per qualsiasi
persona ti si avvicini. A volte ho immaginato che tu fossi stata già sposata
e avessi vissuto un'esperienza talmente terribile da farti fuggire dagli
uomini per sempre.»
«Non essere ridicolo!» esclamò Becky non sapendo se ridere o se essere
irritata. «Sono stata fidanzata. Ma è stato molto tempo fa, prima che
venissi in Francia.»
«E poi?»
«E poi il fidanzamento è finito. Ma tutta la situazione è stata talmente
spiacevole che non voglio più neanche pensarci.» Le sue parole avevano
un tono definitivo. «Sei soddisfatto?»
«Come potrei non esserlo?» replicò lui ironico, «È lui l'uomo che
sposerai? È quel... Mallory?»
«Santo cielo, no!» Becky sembrava a disagio. «Non si tratta affatto di
lui.»
«No?» John cominciò a perdere la pazienza. «Allora è l'uomo che stavi
chiamando questa mattina, vero?» La sua voce aveva un tono accusatorio.
«Avevi detto che si trattava di una questione familiare.»
«Infatti è così.» Becky si passò una mano sulla fronte. «Ascolta, John.
Mi rendo conto che avrei dovuto dirtelo e mi dispiace. Si tratta di una
questione privata e io non voglio parlarne, ma ho sbagliato a non dirlo a te.
Mi è semplicemente passato di mente. Questa è la mia sola scusa.»
«Sono sempre più incuriosito. Il mistero rimane.»
Lei sbuffò. «Quale mistero?»
«Il mistero di Becky Summerson. La ragazza che è scappata da casa
perché ha rotto un fidanzamento, la ragazza che torna a casa di corsa
quando rischia di essere di nuovo coinvolta con un altro uomo.»
Nella mente di Becky si accese un campanello d'allarme.

Sophie Weston 55 1977 - Mai Dire "No"


«John...»
Lui raddrizzò le spalle e cominciò a parlare lentamente. «Ti ho lasciato
capire che ero interessato a te un anno fa e non ho più affrontato
l'argomento perché tu, in un modo o nell'altro, me lo hai sempre impedito.
Ma io volevo farlo e lo voglio ancora. Va' a casa. Torna da tua sorella e da
quel tuo procuratore, se è questo che vuoi. Ma sappi che io sarò qui ogni
volta che avrai bisogno di me. Ricordatelo.»
«No» protestò lei con veemenza. «No, John, non posso permettere che
tu...»
Il telefono squillò e lei fece un gesto di stizza. «Accidenti» borbottò. «Ti
prego, John, non andartene» lo chiamò, ma lui uscì senza voltarsi.
Durante le ultime settimane che Becky passò a Strasburgo nessuno dei
due ritornò su quella conversazione.
Fuori dall'ufficio l'aiuto di John fu provvidenziale. Lui si occupò di
vendere la sua auto e di trovare un nuovo affittuario per il suo
appartamento. S'incaricò di spedire i numerosi pacchi in cui aveva
imballato le cose più pesanti e ingombranti e l'accompagnò a tutte le feste
di commiato che i colleghi organizzarono per lei. Becky gli era grata, ma
nello stesso tempo si sentiva in colpa perché approfittava del suo tempo.
L'unica cosa che la consolava era che una volta tornata in Inghilterra lui
l'avrebbe presto dimenticata.
Glielo disse una sera mentre lui la riaccompagnava a casa.
«Dimenticarti? Tu non hai molta considerazione di te, vero Becky?»
«Tu e io non abbiamo niente in comune, a parte il fatto che lavoriamo
insieme. Quando sarò lontana, il mio ricordo svanirà lentamente dai tuoi
pensieri.»
Lui si sporse per aprirle la portiera. «Buonanotte, Becky. Vivi la tua vita
e lascia che sia io a preoccuparmi della mia.» «Ma tu sei stato così
gentile...» «Lo faccio solo perché voglio farlo, non preoccuparti. A questo
proposito, alla fine della prossima settimana andrò a Londra. Pensavo che
se prendessimo lo stesso aereo potrei aiutarti con i bagagli» concluse
magnanimamente.
Becky rise. «È un'offerta che non posso rifiutare» commentò. «Grazie,
John. Sei davvero troppo premuroso con me.»
Lui fece una smorfia ironica. «Questi sono affari miei. Buonanotte, mia
cara.»
John Townsend mantenne fede alla sua promessa e fece il viaggio di

Sophie Weston 56 1977 - Mai Dire "No"


ritorno con lei.
All'arrivo a Londra, dopo aver sbrigato le formalità all'ufficio della
dogana, John l'accompagnò nell'atrio affollato dell'aeroporto e si offrì di
accompagnarla a prendere il treno.
«Vuoi un passaggio sul mio taxi fino a Londra, oppure c'è qualcuno ad
aspettarti?»
Becky scosse la testa in segno di diniego. «No, non c'è nessuno. Ma non
ho nessuna voglia di prendere il treno per Almcote con tutti questi bagagli,
perciò noleggerò una macchina.»
«Allora ti saluto.» John lasciò il carrello dei bagagli, esitò un momento,
poi fece un passo verso di lei e la strinse tra le braccia. Becky rimase
toccata da quel gesto.
«Arrivederci, John» lo salutò gentilmente quando lui la lasciò.
Lo vide allontanarsi tra la folla, mentre i suoi occhi si riempivano di
lacrime. In quel momento una mano con un fazzoletto candido comparve
come per incanto vicino al suo viso.
«Questo è per asciugarti le lacrime» le mormorò all'orecchio una voce
gentile.
Lei si voltò con il cuore che le batteva all'impazzata e si accorse che
Charles la stava scrutando.
«Che... che cosa stai facendo qui?» balbettò.
«Ti stavo cercando, ma senza successo» rispose Charles guardando
l'orologio. «Devo prendere il volo per Aberdeen tra mezz'ora e mi era
venuto in mente che potessi avere bisogno di una mano con i tuoi bagagli.
Ma a quanto pare Townsend ha avuto la mia stessa idea.»
Con sua grande irritazione, Becky si rese conto che stava arrossendo e
Charles la osservò pensieroso. «È stato molto gentile» disse lei.
Charles fece una smorfia sarcastica. «Sì? Probabilmente ha sentito di
doverti qualcosa. Il pensiero di perdere una collaboratrice preziosa come te
lo avrà fatto impazzire, soprattutto dal momento che è un inetto.»
«Non essere così caustico con lui!» esclamò Becky involontariamente.
«Forse non sono molto obiettivo nei suoi confronti» riconobbe Charles.
«Dovrei essergli grato per averti aiutato con tutti questi bagagli. Ti ho
portato queste» aggiunse porgendole un mazzo di chiavi. «L'auto è nel
parcheggio. Annabella ha scritto il numero del posto sul biglietto.» Prese il
tagliando dalla tasca e glielo porse. «È una Porsche verde scuro. Dovresti
trovarla abbastanza facilmente. Se mi ricordo bene, è parcheggiata al terzo

Sophie Weston 57 1977 - Mai Dire "No"


livello.»
«Grazie» disse Becky imbarazzata.
«Ho pensato che, dal momento che devi accompagnare mia sorella a
Londra e poi all'aeroporto, il minimo che avrei potuto fare era fornirti il
mezzo di trasporto» le spiegò lui con un sorriso affascinante. «Ecco che
arriva Annabella. Devono aver chiamato il nostro volo. Mi aveva detto che
mi avrebbe raggiunto al momento dell'imbarco.»
«Capisco.» Sentendosi piuttosto confusa, Becky rimase ferma dov'era
con le chiavi in mano, mentre una donna stupenda con i capelli corvini si
faceva strada tra la folla e si avvicinava a loro.
Becky spalancò gli occhi. Trattandosi della segretaria di Charles era
preparata a qualcosa di speciale, ma la signorina Smart lasciava senza
fiato. Charles fece le presentazioni.
Guardandola, Becky comprese che la donna trattava Charles con una
familiarità tale da lasciare intendere che i loro rapporti non erano solo di
lavoro. Non riuscì a capire il perché, ma quell'idea la infastidì. Il suo
istinto le diceva che Annabella Smart era il tipo di donna adatto a Charles.
Era intelligente, aveva un modo di fare freddo e distaccato e sapeva
valorizzare la sua bellezza vestendosi in modo elegante e impeccabile.
Becky fu costretta ad ammettere con riluttanza che quella donna era
riuscita a farle pesare i propri difetti, specialmente dopo uno stressante
viaggio in aereo.
Poco dopo la signorina Smart trascinò via Charles mormorandogli che
avevano solo venti minuti per imbarcarsi sul loro aeroplano.
«Sì, vengo» rispose Charles con un gesto di impazienza. Baciò Becky
lievemente su una guancia. «C'è qualcosa per te nell'auto» aggiunse, come
se se ne fosse ricordato solo in quel momento.
Annabella le sorrise, ma i suoi occhi rimasero freddi. «Spero che le
piaccia» disse in tono cordiale. «È un articolo molto di moda. Se preferisce
un altro colore, non ha che da dirmelo e glielo farò cambiare.»
Becky fu colta completamente alla sprovvista.
Charles lasciò vagare lo sguardo dall'una all'altra e sorrise divertito. «La
cara, efficiente Annabella» sottolineò.
Si trattava di uno stupendo scialle di seta sui toni del verde e dell'azzurro
polvere. Se non avesse saputo che a comprarlo era stata Annabella, Becky
ne sarebbe rimasta entusiasta. Comunque, il regalo suscitò un'enorme
impressione in Judith. La donna infatti si convinse che, se Charles le aveva

Sophie Weston 58 1977 - Mai Dire "No"


fatto un regalo così costoso, doveva essere seriamente intenzionato a
sposarla. Anche Tessa rimase colpita da quel gesto del fratello. Giunse alla
conclusione che sua madre si sbagliava sulle sue intenzioni e cominciò a
considerare l'offerta di amicizia di Becky con una disposizione d'animo più
favorevole. Così, quando due giorni dopo si incontrarono con Charles
all'aeroporto, tra lei e Becky si era stabilita una relazione amichevole.

7
Il viaggio fu piuttosto lungo. Arrivarono a tarda notte a Istanbul e subito
dopo salirono su un piccolo aereo da turismo con il quale sorvolarono il
mare Egeo nelle fresche ore del mattino. Alle otto atterrarono su quella che
doveva essere la loro destinazione.
Eccitata come una bambina, Tessa saltò fuori dal piccolo aereo prima
ancora che Charles e Becky avessero slacciato le loro cinture di sicurezza.
«Tessa vuol fare colazione» osservò Charles con aria tollerante, aiutando
Becky a scendere dall'aereo e poi dando una mano al pilota a scaricare i
bagagli.
Becky la seguì con lo sguardo fino a quando la vide scomparire di corsa
tra gli alberi d'olivo. «Anch'io» gli comunicò. «Dove siamo?»
«Siamo intrappolati su un'isola deserta» rispose lui con aria soddisfatta.
«Almeno fino a domenica prossima, quando Joans tornerà a prenderci.»
Chiuse il portello dell'aereo e agitò una mano verso il pilota in segno di
saluto. Poi la prese per mano e la fece allontanare dalla pista improvvisata.
Becky considerò la prospettiva di passare qualche giorno su un'isola
deserta e trovò l'idea molto allettante. «Perfetto» disse non appena l'aereo
fu decollato e poté far udire la sua voce. «Pianteremo una tenda o pensi
che valga la pena di costruire una capanna per un paio di settimane?»
Lui ridacchiò. «No, riflettendoci non ho nessuna voglia di fare una cosa
così faticosa come costruire un rifugio. Specialmente se laggiù tra gli
alberi c'è una casa in perfetto stato...»
Lei seguì la sua indicazione. Si trovavano su un altopiano al centro
dell'isola. Sui pendii che scendevano verso il mare erano piantati pini e
alberi d'olivo. Tra il verde delle chiome, nel punto che Charles le stava
indicando, Becky intravide una macchia bianca che doveva essere la casa.
«Allora, dopotutto, l'isola non è così deserta» disse lei con un certo

Sophie Weston 59 1977 - Mai Dire "No"


disappunto.
Lui scoppiò a ridere e prese una delle valigie. «C'è l'acqua corrente e
anche un generatore che qualche volta funziona. Una coppia di custodi
bada alla casa e un'altra famiglia si occupa di curare gli alberi d'olivo. Per
il resto, una mezza dozzina di capre e un paio di asini rappresentano tutta
la popolazione indigena.» Le tese la mano libera e la guidò verso un
sentiero accidentato. «Andiamo a conoscere i nostri ospiti. Di sicuro
avranno sentito l'aereo e probabilmente Tessa si starà già ingozzando di
pane e miele.»
Becky lo seguì, indecisa se ridere o protestare.
«E le valigie?» gli ricordò. «Non dovrei prenderne almeno una?»
«Più tardi verrò a prenderle con l'aiuto degli asini» la rassicurò lui. «Nel
frattempo saranno assolutamente al sicuro. Sull'isola non ci sono ladri e
sarà molto difficile che si metta a piovere.»
Lei considerò con un'occhiata l'azzurro limpido e luminoso del cielo.
«No, non credo. Fa piuttosto caldo.»
«Aspetta fino a mezzogiorno» la avvertì lui. «Allora sarà così caldo che
dovrai correre sulla sabbia fino all'acqua per non rischiare di bruciarti i
piedi.»
«L'idea suona allettante.» Lo tirò costringendolo a rallentare e a
fermarsi. «Aspetta un attimo, Charles. Voglio togliermi la giacca. Sto
bollendo!»
Lui obbedì e le lasciò il polso. «Lasciala sopra quel sasso» le consigliò.
«La prenderò insieme ai bagagli.»
Lei si liberò dell'indumento. «Davvero non ci sono ladri?»
Lui sorrise e la sua espressione sembrò quella di un ragazzino. «Non c'è
nessuno che possa essere tentato da abiti alla moda. Le cose sarebbero
molto diverse se si trattasse di panini con la marmellata.»
Becky si tolse la sciarpa dal collo e arrotolò le maniche della camicia di
seta fino ai gomiti. «È stupendo!» Stirò le braccia portandole sopra la testa
e guardò con aria soddisfatta il paesaggio che la circondava.
Charles la osservò con gli occhi socchiusi per proteggersi dal riverbero
del sole. «Sono contento.»
«Che mi piaccia questo posto?» Lei lo fissò stupita. «Ma a chi non
piacerebbe?»
«A quasi tutti quelli che conosco. Qui non c'è niente da fare.»
«Io non voglio fare niente. Ho deciso di seguire il tuo esempio e dormire

Sophie Weston 60 1977 - Mai Dire "No"


tutto il giorno sdraiata sulla sabbia.»
«Sarai una compagnia molto piacevole» commentò lui. «Hai intenzione
di rimanere tutto il giorno a ondeggiare le braccia al sole, oppure possiamo
dirigerci verso la casa e fare colazione?»
«Oh!» Lei sobbalzò con fare colpevole. «Mi dispiace. Non me n'ero resa
conto.» Si affrettò a colmare i pochi passi che la dividevano da lui e gli
fece scivolare una mano sotto il gomito. «È tutto così perfetto. Come hai
fatto a trovare questo posto?»
«Lo conoscevo già» rispose lui in tono evasivo, cambiando la mano con
cui teneva il bagaglio.
Imbarazzata, lei gli lasciò il braccio. «Mi dispiace. Ho dimenticato che
portavi questa valigia. Perché non l'hai lasciata con le altre? Che cosa c'è
di tanto prezioso che non può aspettare?»
«Una o due cose essenziali che pensavo potessero servirci
immediatamente.»
Becky era incuriosita. «E quali sarebbero queste cose essenziali?»
«Costumi da bagno, un respiratore e un pacco di caffè» disse con
noncuranza.
«Caffè?»
«Sono stato qui altre volte» le ripeté lui. «Forza, Becky.»
Lei lo seguì pensierosa. Le venne in mente che prima di allora Charles
non le era mai sembrato così giovane e libero da preoccupazioni. Anche da
ragazzo non era mai completamente rilassato. Probabilmente su quell'isola
aveva dei ricordi più felici che a Manor House, rifletté.
Usciti da un boschetto di pini, si trovarono davanti a un patio polveroso
dove una donna sorridente dai capelli neri li stava aspettando.
«Bentornato, signor Charles» lo salutò. «Abbiamo sentito l'aereo
atterrare e Stathis ha pompato l'acqua pensando che voleste fare una
doccia. La colazione è pronta.»
«Eccellente, Elena» disse lui. Posò a terra la valigia sollevando un
nugolo di polvere e baciò calorosamente la donna su entrambe le guance.
«Infatti voglio proprio fare una doccia. E immagino che anche Becky lo
desideri. Questa è Becky, Elena. Il piccolo tornado che senza dubbio avrai
già incontrato è invece la mia sorellina.»
Elena chinò lievemente il capo verso Becky. «Buongiorno, signorina
Becky. Il signor Charles ci ha scritto avvertendoci che sareste arrivati.» La
guardò con un'espressione lievemente ansiosa. «Spero che si troverà bene

Sophie Weston 61 1977 - Mai Dire "No"


qui.»
«Sicuro!» protestò Becky stupita, inarcando un sopracciglio verso
Charles con un gesto indagatore.
«In passato alcuni dei nostri ospiti hanno trovato la vita di qui un po'
troppo spartana» le spiegò lui e cominciò a rovistare nella valigia che si
era portato dietro. Alla fine tirò fuori un sacchetto di caffè con un gesto
trionfante. «Eccoci. Quando avrai preparato questo, Elena, amore mio,
sarò pronto per fare colazione. Se ti sbrighi, potrai fare la doccia per
prima» aggiunse rivolto a Becky. «In caso contrario darò libero sfogo ai
miei più bassi istinti e me ne approprierò.»
Elena li guardò stupita, ma Becky scoppiò a ridere. «Che cavalleria!
Non posso rifiutare un tale invito.»
Mentre entrava in casa, incontrò Tessa.
«Non è stupendo?» proruppe Tessa che sembrava avere lasciato a
Londra tutta l'ostilità che aveva mostrato nei suoi confronti. «Ho una
stanza nella torre, proprio sopra la cucina, e dalla finestra si vede la
terraferma. E abbiamo tutte le spiagge dell'isola a nostra disposizione.
Stathis dice che posso prendere gli asini e andare a caricare i bagagli.
Voglio esplorare tutta l'isola!»
A Becky l'idea sembrò divertente. «A cavallo di un asino?»
«Sì, se Stathis me lo permetterà» rispose Tessa allegramente. «Sei pronta
per fare colazione? Sono affamata!»
«Farò il più in fretta possibile» le promise Becky.
Ma quando lei e Charles scesero per colazione, la ragazza era già uscita
con Stathis per andare a prendere le valigie. Al suo ritorno Tessa bevve
una tazza di caffè, poi annunciò che aveva intenzione di fare il giro
dell'isola in groppa a un asino.
Becky fu sorpresa che Charles non avesse nulla da obiettare. Ma lui si
limitò ad alzare una mano in segno di saluto e a ricordarle di mettere un
cappello.
Lasciandola stupita ancora un volta, lui non perse tempo e subito dopo
colazione scappò alla spiaggia. Un sentiero di pietra a gradinate scendeva
dalla casa fino al mare e Charles si divertì a saltare da una lastra all'altra
mostrando un'agilità sorprendente. Elena lo seguì con uno sguardo pieno di
approvazione.
«Fa sempre così» spiegò a Becky sorridendo e confermando il sospetto
della ragazza che fosse un ospite abituale dell'isola.

Sophie Weston 62 1977 - Mai Dire "No"


«È un miracolo se non si rompe il collo» commentò Becky preoccupata.
«Quelle pietre sono terribilmente lisce e irregolari. Non si potrebbe fare
qualcosa per sistemarle?»
Elena le lanciò uno sguardo tra lo stupito e il divertito. «Quelle pietre
sono molto antiche. C'era un tempio sull'isola e qui vivevano solo i
sacerdoti. La gente aveva l'usanza di portare loro dei doni e li lasciava
all'esterno del tempio passando proprio su quel sentiero a gradinate. Con
l'arrivo dei Turchi l'isola venne abbandonata e il tempio cadde in rovina,
così oggi tutto quello che rimane sono quelle pietre e non credo che sarà
facile ottenere il permesso per sistemare i gradini.»
«Capisco» mormorò Becky sentendosi molto sciocca per aver fatto
quell'osservazione. Poi fu colpita da un pensiero improvviso. «Vuol dire
che questa casa è stata costruita nel luogo dove si trovava l'antico tempio?»
Elena scosse il capo. «Oh, no! Il tempio era situato sulla sommità della
collina e poteva essere visto da molte miglia di distanza. Era un punto di
riferimento per i marinai. La casa si trova più o meno a metà della
scalinata che portava fino alla cima.» Fece un gesto con la mano. «Da
lassù si gode un magnifico panorama, ma la strada per arrivarci è piuttosto
accidentata.»
«Ricordo» annuì Becky ripensando alla fatica che aveva fatto a scendere
quando erano arrivati. Poi lasciò vagare lo sguardo verso il mare.
Charles ora era una figura minuscola che subito dopo scomparve
tuffandosi in acqua e nuotando energicamente.
«Vuole fare un bagno, signorina Becky? Ho aperto la valigia che il
signor Charles ha portato con sé e vi ho trovato un telo da mare.»
Becky sorrise. «Grazie, Elena.» Si cambiò rapidamente e poi si diresse
verso la spiaggia, anche se con un'andatura più prudente di quella di
Charles.
Fece una breve nuotata e poi, dal momento che Charles non si vedeva, si
allungò sulla sabbia e si assopì. Un paio di volte si alzò quel tanto che
bastava per applicare una lozione protettiva sulla pelle non abituata al sole.
Una volta notò che Charles era disteso dietro di lei con gli occhi chiusi.
Sentendo che si muoveva, lui aprì un occhio e le sorrise. Troppo pigra per
parlare, lei ricambiò il sorriso e poi tornò a sonnecchiare.
Charles si rivelò una compagnia discreta e rilassante. Elena aveva
mandato suo figlio con un enorme cesto di cibo, ma Becky e Charles lo
diedero quasi tutto ai gabbiani. Stupiti per quel regalo inatteso, gli uccelli

Sophie Weston 63 1977 - Mai Dire "No"


si posarono sulle rocce del promontorio che si allungava verso il mare e
rimasero a osservarli sospettosi.
«Sono bellissimi» disse Becky con aria sognante. «Sono degli animali
predatori?»
«I gabbiani? Non direi. A ogni modo qui c'è sempre stata una colonia
particolarmente rapace.»
«Non sono rapaci» protestò lei. «Prendono solo il cibo che do loro.»
«Già. Ma tu gli hai dato tutto quello che avevi, non te ne sei accorta?»
affermò Charles e lei provò la strana sensazione che non si stesse riferendo
affatto ai gabbiani. «Comunque non si getteranno di sicuro in picchiata per
un cestino da picnic vuoto.»
«Probabilmente hai ragione» ammise lei. «Sei stato spesso qui?»
«Ci vengo da quando ero solo un ragazzo.»
«Davvero? Non lo sapevo.»
«Perché avresti dovuto?» rispose lui asciutto. «Tu non sai niente di me.»
«Sto cominciando a rendermene conto» fu costretta ad ammettere
Becky.
«Bene. Sia ringraziato il cielo!»
Lei non capì il motivo di quel tono risentito e lo fissò confusa.
«Quest'isola appartiene a tuo padre?» si limitò a chiedergli qualche minuto
dopo.
«Santo cielo, no! È del mio padrino e io ho sempre avuto il permesso di
venirci quando volevo.»
«È molto bello qui» commentò.
«Lo penso anch'io.» Lui si sedette a gambe incrociate e la guardò. «Ma
non ero certo che ti sarebbe piaciuto.»
Becky corrugò la fronte e si fece seria. «E perché non avrebbe dovuto
piacermi?»
«Non ho mai avuto difficoltà a capire quello che poteva interessare a una
donna, quello che le dava fastidio o che la lasciava indifferente. Ma con te
non mi è mai riuscito di indovinarlo.»
Lei era perplessa. «Ma perché, Charles? Voglio dire, io mi considero una
persona normale.»
«Devi ammettere che la tua normalità è stata sempre un po'...
particolare» ribatté lui ironico.
«Che cosa vuoi dire?»
Lui sospirò. «Quante ragazze finita l'università sarebbero tornate a casa

Sophie Weston 64 1977 - Mai Dire "No"


dalla madre, con l'intenzione di non lasciare più il nido?» controbatté lui.
«Quante ragazze a ventitré anni sarebbero state disposte a fare l'avvocato
di provincia per il resto della loro vita?»
«Forse non molte» ammise lei. «Ma questo non è un motivo per non
considerare normali le persone che amano la propria famiglia.»
«No, non lo è. Ma le persone che amano la propria casa normalmente
non scappano via per ripicca e non fanno di tutto per far perdere le loro
tracce.»
Becky si tirò su di scatto, come se lui l'avesse colpita. «Non si trattava
affatto di una ripicca» mormorò stringendo le labbra.
«No? Allora sei scappata per amore di Tony Boyd?» «Non capiresti.»
«Forse no, ma tu puoi aiutarmi a farlo.» «No!» La sua voce tremava di
panico. «No, non voglio.» Lui si strinse nelle spalle. «Come vuoi.»
Sconvolta, Becky si alzò e si allontanò da lui camminando sulla spiaggia
deserta. Charles non fece alcun tentativo di seguirla e dopo qualche minuto
tornò a tuffarsi in mare.
Becky continuò a camminare. Non si era aspettata che Charles
affrontasse l'argomento del suo precedente fidanzamento. Dopotutto, ormai
era passato molto tempo e tutti pensavano che ormai lei avesse dimenticato
quella storia. Nessuno poteva continuare ad amare un uomo che nel giro di
pochi mesi dopo la rottura del fidanzamento aveva sposato un'altra donna.
Si lasciò cadere su una roccia facendo scappare una famiglia di gabbiani,
ma lei quasi non se ne accorse. Erano stati due anni molto difficili. Nel
tentativo di dimenticare Tony, si era gettata con tutta se stessa nel lavoro
ed era stata più volte sul punto di crollare. Si era sentita spesso stanca,
umiliata e profondamente sola e quando finalmente era riuscita a
riacquistare un minimo di serenità, si era ripromessa di non innamorarsi
più. Aveva sempre preferito tenere per sé quelle idee, ma a quanto pareva
senza molto successo e ora sembrava che avrebbe dovuto spiegarle a
Charles.
Lui uscì dal mare proprio sotto di lei con i capelli grondanti. «Salve» la
salutò tranquillamente passandosi le mani sugli occhi per detergerli
dall'acqua. «Hai intenzione di esplorare tutta l'isola o stai facendo
semplicemente una passeggiata rilassante?»
Lei si guardò i piedi nudi. «Non sono attrezzata per andare in
esplorazione. Queste rocce sono piuttosto taglienti e avrei bisogno di un
paio di scarpe con le suole adatte. Hai pensato a portarle?»

Sophie Weston 65 1977 - Mai Dire "No"


Charles sembrò colto di sorpresa. «È una cosa a cui non ho pensato
minimamente, ma forse Annabella ha deciso di metterle in valigia di
propria iniziativa.»
«Annabella?»
«Sì, Annabella Smart. L'hai incontrata l'altro ieri in aeroporto. È stata lei
a fare le ultime spese per me ad Aberdeen.»
«Oh!» esclamò Becky sentendo offuscarsi inspiegabilmente il piacere di
trovarsi sull'isola. «Ma certo, è naturale.»
«Potrebbe aver comprato anche le scarpe» rifletté lui seguendo il corso
dei propri pensieri. «Lei conosce il posto e questa è una delle ragioni per
cui mi sono fatto aiutare da lei. Ma non ricordo se si sia avventurata su
quelle rocce.»
«È lei l'ospite che ha trovato che la vita sull'isola era troppo... spartana?»
gli chiese Becky, colpita da un'ispirazione improvvisa.
Charles alzò la testa di scatto. «Meriti un dieci e lode per l'intuizione.
Non oserei portarla qui mai più. Anche dopo che siamo tornati a Londra,
ha continuato a lamentarsi per settimane e io sono stato quasi sul punto di
perderla. Pensandoci bene, non può essere salita sulle rocce. Trovava già
abbastanza scosceso il viottolo per arrivare alla spiaggia.»
«Capisco» commentò Becky ricorrendo a tutto il suo autocontrollo per
mantenere la calma. «In questo caso, a meno che la tua segretaria non
abbia deciso che io avrei avuto più coraggio di lei e mi abbia comprato un
paio di scarpe adatte, nemmeno io mi avventurerò su quelle rocce. Non a
piedi nudi.»
Lui fece una smorfia divertita. «Il tuo desiderio di salire fin lassù mi
meraviglia. Non è una scalata per i timidi.»
Becky gli lanciò uno sguardo volutamente scrutatore. «Mi stai
insultando, Charles?»
«Ci sto provando con tutte le mie forze.»
La sincerità disarmante di quelle parole la fece scoppiare a ridere.
«Perché?»
«Perché sei molto più divertente quando ti arrabbi» le spiegò lui. «E poi
sono sicuro che non tenterai nessuna rappresaglia a stomaco vuoto.
Andiamo a vedere che cosa ha preparato Elena.»
Risalirono il fianco della collina in amichevole silenzio. Non appena
furono in vista della casa, scorsero Elena che stava apparecchiando nel
patio. Quando si avvicinarono di più videro che aveva preparato solo per

Sophie Weston 66 1977 - Mai Dire "No"


due. «Evidentemente Tessa non è ancora tornata» osservò Charles. «Di
sicuro starà dormendo da qualche parte sotto un olivo.» Sogghignò.
«Quelle selle d'asino sono dure da cavalcare.»
Becky lo guardò con disapprovazione. «In questo caso dovremo andare
a cercarla.»
Lui si strinse nelle spalle. «Sciocchezze! Non può succederle niente di
male. Vuol dire che quando tornerà metterà una pomata sulle parti
dolenti.»
Ma poi Elena disse che Tessa era tornata ed era andata subito a letto.
«Lo dicevo io che quelle selle sono micidiali» sospirò Charles.
«Vado a vedere come sta» si affrettò a dire Becky decidendo che Tessa
meritava maggiore comprensione di quanta fosse disposto a concederle
suo fratello.
«Vai» la invitò calorosamente Charles. «Ma non fare tardi per la cena.»
Tessa aveva la schiena a pezzi, ma non era così stanca da rinunciare a
raccontarle tutte le scoperte che aveva fatto durante il giorno. Così Becky
rimase da lei più tempo del previsto. Poi andò in bagno. Sentiva la
necessità di liberarsi della sabbia che aveva accumulato durante il giorno,
così fece una doccia e si cambiò.
Perciò quando tornò nel patio era passata più di un'ora ed era quasi
scuro. Charles ed Elena stavano litigando su una lampada a olio. Becky si
fermò stupita a osservarli sull'arco della porta. Charles era dell'opinione
che, dal momento che lei aveva impiegato molto tempo per cambiarsi,
avevano bisogno di luce per non mangiare in completa oscurità. Elena
invece non era affatto d'accordo.
«Se lei mette la lampada al centro della tavola, la luce attirerà gli insetti,
signor Charles, e la signorina verrà letteralmente mangiata dai moscerini»
insisteva la donna.
«Avrebbe dovuto pensarci prima, invece di passare un'eternità in bagno»
ribatté Charles dimostrandosi molto poco cavalleresco nei suoi confronti,
ma con perdonabile esagerazione.
«Hai ragione» intervenne Becky facendosi avanti. «Mi dispiace
moltissimo. Ho perso il conto del tempo. Sei tanto affamato?»
Lui alzò la testa e i suoi occhi sorridenti incontrarono quelli di lei.
«Terribilmente.»
«Allora sono ancora più spiacente. Se vuoi, per espiare mangerò sotto un
riflettore.»

Sophie Weston 67 1977 - Mai Dire "No"


«No. Elena ha ragione. Gli insetti ti farebbero a pezzi.»
Soddisfatta, Elena gli tolse di mano la lampada a olio e la riportò in casa
prima che potesse cambiare idea.
«Probabilmente sarebbe esplosa» commentò Charles filosoficamente.
«Ho la brutta abitudine di far spegnere lo stoppino acceso tuffandolo
dentro l'olio. Credo che nel mio albero genealogico ci sia un incendiario.»
«In questo caso sono più che felice che Elena l'abbia portata via.»
Lui ridacchiò. «Non sarebbe stato di buon auspicio iniziare il
matrimonio in questo modo.» Le porse un bicchiere di vino.
«Credo proprio di no» assentì lei tranquillamente accettandolo. «A ogni
modo non è ancora completamente buio.» Camminò fino ad arrivare in
fondo al patio. «Le stelle sono incredibili. Fino a ora non le avevo mai
viste così brillanti, a parte al planetario.» Sentì lo scroscio della sua risata e
si interruppe inarcando un sopracciglio con aria risentita. «Spiegami che
cosa c'è di tanto spiritoso.»
«Tu» rispose lui succinto. «Sei una continua delizia. Lo sai quante
ragazze sono state qui ad ammirare la luna e le stelle? Ma a nessuna di loro
è mai venuto in mente di paragonare questo cielo a quello del planetario.»
Becky ridacchiò. «Forse sono stata un po' troppo prosaica» ammise.
«Sarà anche un accostamento poco poetico, ma senza dubbio è molto
originale.» Charles si sedette con noncuranza sul muretto bianco che
delimitava il patio. «Non sei un tipo molto romantico, vero Becky?»
«No, non più di te» gli fece notare lei.
«Ma tu non mi conosci molto bene.» La sua voce era maliziosamente
divertita.
«Mi stai dicendo che sei romantico?» Becky era incredula.
Lui chinò il capo da un lato. «Dipende da quello che intendi per
romantico. Dal tuo punto di vista forse non lo sono. Però se io amassi
qualcuno non scapperei a nascondermi. Rimarrei e aspetterei. Se potessi,
farei qualcosa, ma se non potessi, aspetterei e basta.»
Lei indietreggiò quasi inconsapevolmente e strinse tra le mani il calice
che lui le aveva dato. «Ti stai riferendo a Tony, vero? Facciamola finita
con questa storia una volta per tutte. Che cosa vuoi sapere?»
«Niente che tu non voglia dirmi.» La sua voce era gentile.
«Io...» Becky si morse le labbra e si allontanò da lui.
«Se vuoi cogliere l'opportunità di liberarti dei fantasmi del tuo passato,
fallo» le disse lui osservando il suo profilo. «In caso contrario, dimentica

Sophie Weston 68 1977 - Mai Dire "No"


quello che ti ho detto. Dopotutto non sono affari miei.»
Ironicamente, ora che Charles non sembrava mostrare più un grande
interesse per la sua storia, era lei a volergliene parlare. «È stata tutta colpa
del mio dannato orgoglio» cominciò lentamente. «Suppongo che sia questo
il motivo per cui sono così suscettibile sull'argomento. Avevo scommesso
tutto su Tony.»
«Il tuo orgoglio?»
«Sì. Cerca di capirmi. Lui non piaceva a nessuno. La zia Edith diceva
che era un villano rifatto.»
«E così tu hai indetto una crociata in suo favore.» Charles sospirò. «Era
prevedibile.»
«Oh, no! Io ero innamorata di lui. Non mi era mai successo prima e non
potevo nasconderlo. Non avrei saputo nemmeno come fare.»
«E poi che cosa accadde?» la spronò lui. «Lui ti lasciò per la figlia degli
Shepherd?»
Becky si era lasciata trasportare dai ricordi tristi, ma subito tornò alla
realtà. «No. O almeno io neanche sapevo della sua esistenza. Si è trattato
di qualcosa di molto più sgradevole. Tony lavorava per la zia Edith e
sembrava un uomo onesto. Ma io ero così innamorata da non accorgermi
di alcuni dettagli.» «Quali dettagli?» le chiese lui. «Era un ladro» spiegò
Becky con disgusto. «Aveva alterato i libri contabili e a quanto sembra si
era appropriato di alcuni oggetti preziosi. La zia Edith, che non vedeva di
buon occhio il nostro legame, minacciò di denunciarlo se non avesse rotto
il fidanzamento.»
Becky chiuse gli occhi e posò con attenzione il calice sul muretto
davanti a lei. «Io le dissi che non avrei ceduto al suo ricatto» proseguì.
«Naturalmente ero sconvolta per quello che aveva fatto Tony, ma in un
certo senso potevo capire perché si era comportato così. Lui non possedeva
nulla e quel gesto doveva essere una specie di vendetta contro tutte le
persone ricche che lo circondavano. Ma io non lo avrei abbandonato.»
Alle sue spalle Charles fece un movimento brusco, subito represso non
appena lei si guardò attorno.
«Quando ami qualcuno, non ami solo la parte migliore di lui» continuò
Becky. «Non puoi prendere solo le buone qualità di una persona e gettare
quello che non ti piace.»
«Così la zia Edith ti persuase a lasciare Tony?»
Lei fece una risata aspra. «Lo fece lui stesso. Non voleva andare in

Sophie Weston 69 1977 - Mai Dire "No"


prigione, perciò cercò di farmi capire quanto una situazione del genere
sarebbe stata sgradevole per entrambi.»
«Così tu rompesti il fidanzamento e lui sposò Megan Shepherd.»
«Proprio così.»
«E tu hai sprecato due anni della tua vita per quell'essere.»
Lo sguardo di Becky si illuminò per un istante. «Non li ho sprecati. Ho
fatto una brillante carriera.»
«Lo spero per te.» Lui sospirò con impazienza. «Sei sempre stata così
impegnata a occuparti degli altri che non hai mai imparato a prenderti cura
di te stessa, mia cara Becky.»
«Non è vero!» protestò lei. «Forse due anni fa era così, ma da allora
sono cresciuta.»
«Davvero?» Il suo tono era ironico. «Facendoti carico dei problemi
finanziari di tua madre? Venendo in aiuto a Townsend ogni volta che
doveva presentare un rapporto? Decidendo di sposare me anche se non eri
pronta a farlo? Hai la più pallida idea di quanto sia pericoloso sposare un
uomo quando sei ancora innamorata di un altro? Io pensavo che fossi
legata a Townsend, ma mi sbagliavo. Tu sei ancora innamorata di Tony
Boyd.»
«No!» Becky respinse l'idea con forza. «No, non lo sono. Io non sono
innamorata di nessuno.»

8
Charles avrebbe voluto aggiungere qualcosa, ma in quel momento
comparve Elena con una zuppiera in mano e con uno sguardo li invitò a
sedersi ai loro posti.
Lui recuperò presto la padronanza di sé e chiacchierò amabilmente con
Elena mentre lei li serviva. Becky, al contrario, rimase quasi silenziosa,
anche se riuscì a fare i complimenti alla donna per la deliziosa zuppa di
pesce. Alla fine Elena portò un vassoio con due tazzine e un bricco di caffè
e poi diede loro la buonanotte.
«Spero che il caffè turco ti piaccia» disse Charles allegramente. «Io lo
trovo piuttosto forte. Per questo ne porto sempre una scorta con me quando
vengo qui.»
«Io... credo di sì. Non l'ho assaggiato molto spesso.»

Sophie Weston 70 1977 - Mai Dire "No"


Lui le versò una tazza di caffè e gliela porse.
«Grazie» si limitò a dire Becky.
Charles indietreggiò con la sedia fino ad appoggiarla al muro e la studiò
con attenzione. Becky si sottopose con calma a quell'occhiata indagatrice,
convinta che dalla sua espressione non sarebbe riuscito a indovinare nulla.
«Intendevo proprio quello che ho detto, poco fa.»
La voce di lui uscì inattesa dall'oscurità. «Non credevo che fossi ancora
così coinvolta con Boyd» aggiunse con voluta noncuranza.
«Ti ho detto di no» scattò lei. «E se anche fosse, non farebbe alcuna
differenza. Il nostro è un semplice accordo di convenienza e temporaneo.»
«È vero» ammise lui ironico.
«Hai dei ripensamenti?» lo prese in giro lei.
«È un po' troppo tardi per questo.» Era insolitamente serio. «O forse sei
tu che vuoi tirarti indietro?»
«Venir meno a un accordo?» Becky sentì tornare il buonumore e lo
stuzzicò piacevolmente. «Per chi mi hai preso, Charles?»
Inaspettatamente lui le diede una risposta precisa. «Per una pazza» disse
ad alta voce. Si alzò in piedi così bruscamente che la sua sedia cadde a
terra con fragore dietro di lui. «Una pazza cieca, ostinata e caparbia.»
«Forse» rispose Becky evitando di replicare sullo stesso tono. «Però
mantengo le mie promesse.»
«Sì,è vero, lo fai sempre.» La rassegnazione nella sua voce avrebbe
potuto essere comica, se Becky non avesse percepito in essa un accenno di
rabbia di cui non riusciva a comprendere l'origine. Senza una ragione
precisa rabbrividì.
«Hai freddo?» le chiese lui all'improvviso, rivelandole che non gli
sfuggiva niente.
«Non particolarmente.»
«C'è un po' di brezza. Hai qualcosa per coprirti?»
«Ho lasciato lo scialle in camera da letto.» Un incantevole accessorio di
seta a cui si sarebbe affezionata subito moltissimo se non fosse stato
comprato dall'onnipresente signorina Smart. «È sulla sedia.»
«Andrò a prenderlo io.»
Non appena Charles si fu allontanato, lei si avvicinò al parapetto e
rimase a fissare il mare. Il lieve venticello che durante la cena le aveva
rinfrescato le guance si era fatto più freddo. Stringendosi le braccia attorno
al corpo ascoltò il rumore dell'acqua che sbatteva contro le rocce sotto la

Sophie Weston 71 1977 - Mai Dire "No"


casa. Provava una sensazione di calma e di tranquillità. Nonostante
l'atmosfera piuttosto tesa, quel posto le piaceva moltissimo.
Assorta nei suoi pensieri, non sentì i passi dietro di lei fino a quando lui
non le sistemò lo scialle sulle spalle.
«Tu hai freddo.»
«Un po'» ammise lei, sorpresa per la sua preoccupazione. «Non c'è
problema. Non morirò per un po' di vento.»
Il respiro di Charles si fece affrettato e la sua mano si chiuse sul gomito
di lei tirandola indietro contro il suo petto.
«Grazie al cielo, no» disse. «Ma potrebbe succedere.»
Le posò le labbra su una tempia. Contro la sua volontà e obbedendo a un
impulso improvviso e inaspettato, la testa di Becky si rovesciò all'indietro.
Stai facendo una sciocchezza, le disse una vocina dentro di lei. Lui non è il
tuo amante e nemmeno un amico. È Charles. Lui cercherà di scoprire il
tuo punto debole e poi lo userà contro di te. Tremando si appoggiò al suo
petto, mentre il cuore le batteva all'impazzata. La bocca di lui si muoveva
sulla sua pelle morbida mormorando più volte il suo nome. Poi con
estrema gentilezza le scostò lo scialle e la spallina del vestito e le baciò la
spalla. Becky si infiammò.
Fu un gesto completamente inaspettato, l'esito più disastroso di quella
che aveva sempre pensato fosse un'impresa rischiosa. Ma per alcuni
lunghissimi secondi Becky non riuscì a pensare e si ritrovò senza difese
contro l'incantesimo di quella bocca.
Solo quando lo scialle si impigliò tra i suoi capelli cadendole dalle
spalle, Becky tornò alla realtà. Si strinse l'indumento attorno al corpo con
le dita tremanti e si tirò indietro. Il suo calore era confortevole e lei si
chiese se Annabella Smart non lo avesse comprato proprio in previsione di
una serata fresca come quella. Ripensando che il solo regalo che lui le
aveva fatto era stato scelto da Annabella, scoprì che per quella ragione le
risultava più facile odiare Charles.
«Becky...» cominciò lui.
«Non farlo!» La sua voce era a malapena riconoscibile. «Non so perché
lo hai fatto, Charles, ma ti prego di non rifarlo» mormorò tremando. «Non
posso sopportare questa... questa tua finzione.»
«Quale finzione?» mormorò lui attirandola di nuovo tra le sue braccia.
«Questa...» Non riusciva a credere che Charles, il suo avversario di tante
battaglie, sapesse essere così dolce. Il suo tocco era una sfida e insieme

Sophie Weston 72 1977 - Mai Dire "No"


una tortura deliziosa. «È solo un ripiego. Non può funzionare. Non capisci
che non può funzionare?»
Lui indietreggiò come se lei lo avesse colpito in pieno viso.
Becky si tirò lo scialle di Annabella sulle spalle.
«Non avevo pensato che si trattasse solo di un ripiego» osservò lui in
tono sarcastico. «Ma mi sembra che la stessa cosa sia successa a te.»
Lei avvampò. «Questo non è...»
«Forse non è gentile o cavalleresco da parte mia ricordartelo?»
«Entrambe le cose.»
«Sono d'accordo. Ma io non ho mai preteso di esserlo. Tu lo sapevi
benissimo quando hai acconsentito a venire. Lo sai da sempre.»
Becky chiamò a raccolta quello che le restava della sua dignità ferita.
«Non sapevo che ti saresti spinto così oltre solo per... per ottenere qualcosa
in cambio da me» disse calma.
Charles si passò una mano tra i capelli in disordine. «Tu vivi nel mondo
dei sogni, Becky» affermò con brutalità. «Devi svegliarti. Sei abbastanza
cresciuta da affrontare la realtà. Due anni fa hai commesso un grave errore,
ma ora è passato. Devi lasciarti quella brutta esperienza alle spalle.» La
afferrò per le braccia e la scosse piuttosto rudemente. «Boyd non ti
voleva.»
Becky cercò di sottrarsi a quella stretta, ma Charles non la lasciò andare.
«Lui non ti ha mai voluto e tu lo sai. È ora che tu ti renda conto che ci
sono altre persone che ti vogliono.»
«Come te?» gridò lei selvaggiamente.
«Precisamente.»
«Tra quante altre, Charles?»
«Sei impossibile!» La allontanò bruscamente da sé.
Ferita e spaventata, Becky provò il desiderio di offenderlo.
«Forse questo fidanzamento è un contratto, Charles. Ma non puoi
comprare con il denaro quello che ho dato a Tony» gridò scagliandogli
contro quelle parole come fossero macigni.
«Che cosa ti fa pensare che io lo voglia?» Era arrabbiato almeno quanto
lei, ma come sempre riuscì a mantenere il controllo. «Sei isterica. Va' a
mettere la testa sotto la doccia, così ti calmerai. Io vado a fare una
passeggiata e quando ti sarà passato il nervosismo forse potremo parlare
come due persone civili.»
Charles scomparve nell'oscurità.

Sophie Weston 73 1977 - Mai Dire "No"


Becky sentì che scendeva verso il mare. Nonostante la rabbia che
provava, ripensò alla pericolosità delle pietre lisce e sconnesse disposte
sulla gradinata e corse ansiosamente verso il parapetto per controllare la
sua discesa. Ma poi il rumore dei suoi passi svanì nel silenzio e lei pensò
che fosse arrivato sano e salvo alla spiaggia. Dopotutto, conosceva bene il
sentiero.
Ancora tremante per quello che era successo, Becky si mise a sedere sul
pavimento del patio.
Ma quasi immediatamente sentì un flebile grido, quasi inumano che le
fece drizzare i capelli sulla nuca. Il suo cuore smise di battere.
«Mio Dio!» mormorò. «Charles!» chiamò a gran voce.
Con il terribile sospetto che avesse messo un piede in fallo e fosse
caduto malamente, Becky lo seguì correndo senza riflettere. Rischiò di
scivolare più di una volta, ma tutto andò bene fino a quando non arrivò al
punto dove la gradinata descriveva una curva. Su quel gradino più
sconnesso degli altri, la sua caviglia si storse e lei incespicò, vacillò e
perse l'equilibrio. Batté la testa e cadde in modo scomposto lungo il
sentiero di pietre fino alla spiaggia. Ricordò solo che continuava a
chiamare Charles a voce alta.
Fu proprio sulla spiaggia che lui la trovò, imbrattata di sangue che le
usciva dalle ferite, ma nell'oscurità non riuscì a rendersi conto della loro
gravità. Temeva di muoverla, ma non poteva nemmeno lasciarla lì esposta
all'aria fredda della sera, perciò alla fine decise che la sola cosa da fare era
riportarla a casa.
Quando la sollevò, Becky cominciò a muovere la testa a scatti,
piangendo. Quel suono lo raggelò. Sapeva che se fosse stata cosciente non
si sarebbe mai lasciata andare in quel modo.
Facendo molta attenzione a non fare movimenti bruschi, Charles
cominciò a risalire lungo il fianco della collina, mentre la ragazza che
teneva tra le braccia faceva fatica a respirare, o così almeno gli sembrava.

9
Il mattino seguente, non appena fu possibile, Charles usò la radio a onde
corte per chiamare un dottore che arrivò sull'isola con un elicottero. Dopo
aver visitato Becky, il medico disse che le sue ferite erano delle semplici

Sophie Weston 74 1977 - Mai Dire "No"


escoriazioni. Ma l'uomo robusto e dal viso cordiale sembrava molto più
interessato all'isola che alla salute dell'eccentrica giovane signora straniera.
Su pressione di Charles, ammise che non era possibile escludere lesioni
più gravi senza fare una radiografia.
Ma era improbabile, aggiunse. Si era rotta un polso e lui provvide
immediatamente a ingessarlo, ma per il resto stava bene. Disse che le linee
di febbre erano senza dubbio dovute allo spavento e non al pericolo di
infezione, ma su insistenza di Charles le fece un'antitetanica. Alla fine se
ne tornò a terra con l'elicottero, dispiaciuto di lasciare quel posto
incantevole.
Dopo averlo accompagnato, Charles tornò da Becky. Lei si sentiva
accaldata e infelice e lui rimase a osservarla pensieroso per qualche
minuto.
«Come ti senti adesso?»
«Molto meglio» rispose lei garbatamente.
«No, non è vero» la contraddisse lui, calmo. «Vorrei essere sicuro che
quel vecchio pazzo sapeva quello che diceva. Come va la testa?»
«Sta protestando» ammise. «Non le è piaciuto affatto essere rimbalzata
qua e là come una palla.»
Charles sorrise. «E chi la può biasimare?» Poi tornò serio e si sedette sul
bordo del letto posandole una mano fresca sulla fronte. «Non sono sicuro
sul da farsi. Cerca di dormire. Se quando ti sveglierai non ti sentirai
meglio, torneremo a casa.»
«A casa?» Becky era stupita. «Pensavo che fossimo bloccati qui fino a
domenica prossima.»
«Quello è il trasporto regolare.» Fece un gesto noncurante. «Posso
noleggiare un aereo che ci riporti a Istanbul e poi da lì non avremo alcun
problema a prendere il primo volo per Londra.»
Lei lo guardò sgomenta. «Ma la spesa...» mormorò debolmente.
Lui fece un sorriso divertito. «Di sicuro non costerà più di una testa
nuova» le assicurò alzandosi. «Non preoccuparti. Vediamo come ti sentirai
dopo aver riposato.»
Ma più tardi la febbre era salita e lei si sentiva tutta dolorante, anche se
fece del suo meglio per nasconderlo. Elena era preoccupata e appoggiò
senza esitare l'improvvisa decisione di Charles di tornare in Inghilterra,
convinta che Becky sarebbe stata molto meglio a casa.
«Con la sua famiglia» aggiunse la donna chiedendosi perché a quelle

Sophie Weston 75 1977 - Mai Dire "No"


parole lui aveva stretto le labbra.
Non appena Charles comunicò la notizia alla signora Summerson, lei e
Chloe si precipitarono a Londra, all'ospedale in cui la figlia era stata
ricoverata. Becky era consapevole che il polso rotto era il risultato della
sua avventatezza, ma sua madre aveva tutta l'aria di pensare che la colpa di
quello che era accaduto fosse di Charles. Lui, invece di arrabbiarsi sembrò
trovare la cosa abbastanza divertente e non fece niente per difendersi dalle
velate accuse della signora Summerson.
Becky rimase in ospedale per dieci giorni. Charles andò spesso a
trovarla, anche se le sembrava che lo facesse più per dovere che per
affetto. Era sempre gentile, molto più di quanto lei meritasse, specialmente
dopo la discussione che aveva preceduto la sua caduta.
Non parlarono più di quell'episodio e lui non le diede l'opportunità di
spiegarsi o di scusarsi per le accuse terribili che gli aveva rivolto quella
sera. Sembrava considerare l'argomento definitivamente chiuso.
Quando uscì dall'ospedale, Becky si stabilì a casa di Charles, a Londra.
Lui le aveva ripetuto l'invito a occupare l'appartamentino all'ultimo
piano e lei l'aveva accettato, in previsione dei numerosi colloqui di lavoro
che avrebbe dovuto affrontare nelle settimane successive. Inoltre si sentiva
rimordere la coscienza per aver fatto interrompere le vacanze a Tessa e
decise che avrebbe cercato di farsi perdonare durante l'estate. Tessa aveva
preso la cosa con filosofia. In effetti in quel periodo era stranamente calma
e tranquilla e quel comportamento aveva suscitato i sospetti della signora
Summerson.
«Quella ragazza sta tramando qualcosa» aveva detto a Becky, un
pomeriggio che Tessa era andata a trovarla in ospedale.
«Credo che tu ti sbagli» aveva risposto Becky. «Ho chiesto a Charles se
può portare qualche amica a casa alla fine del trimestre... Lui non dovrà
preoccuparsi di niente. Posso pensare io a loro.»
«E lui che cosa ha risposto?»
Becky aveva aggrottato la fronte. «Mi è sembrato che l'idea lo divertisse.
Non mi ha dato una risposta chiara, ma non credo che avrà niente in
contrario.»
«Sono sicura di no» aveva commentato sua madre asciutta.
Così Becky andò a stare nella nuova casa dove, oltre a occuparsi di
imbianchini e idraulici, rispose a diverse inserzioni e passò buona parte del
tempo al telefono.

Sophie Weston 76 1977 - Mai Dire "No"


Charles partì quasi subito per l'Europa. Doveva andare in Olanda per un
consulto con uno studio legale di Amsterdam, le aveva detto. Era anche
preoccupato per suo padre e aveva intenzione di andare in Svizzera a
trovarlo. All'inizio Becky si era dimostrata interessata al suo viaggio, ma
quando aveva saputo che avrebbe portato con sé Annabella Smart, aveva
perso di colpo tutto l'interesse. A Charles non era sfuggita la sua reazione.
Sentendo il bisogno di fare dell'attività fisica, Becky decise di arredare
una delle stanze ridipinte di fresco situate al primo piano, in attesa
dell'arrivo di Tessa. Ma la stanza rischiò di ospitare un'altra persona.
Tornando a casa una sera, Becky scoprì che Judith Mallory era entrata con
la sua chiave e aveva preso possesso della camera.
«Salve, Judith» la salutò cordialmente. «Stai partendo per un nuovo
viaggio?»
«Sono appena tornata» la corresse lei. «Come stai, Becky? Sono felice
che tu stia meglio.» La scrutò attentamente. «Non ti è rimasta nessuna
cicatrice? Charles ha detto che quando ti ha trovato eri piena di sangue.»
Becky scoppiò a ridere. «Ho ancora qualche livido su un fianco, se ti
interessa. Ma quanto al resto erano tutte escoriazioni lievi.»
«Che fortuna!» Il suo tono era tutt'altro che sincero.
«Già.» convenne Becky. «Rimarrai a lungo, Judith? Ho visto le tue
valigie nell'ingresso.»
«Sì, a meno che voi non mi vogliate qui» disse la signora Mallory con
un tono carico di sottintesi.
«Ma certo che ti vogliamo» le assicurò Becky amabilmente. «Sarà
delizioso averti qui, anche se temo che troverai la casa un po' troppo
affollata.»
«Affollata?» ripeté Judith mostrando di non capire.
«Sì, a causa di Tessa. Non te lo ha detto? Verrà a casa per le vacanze e
Charles le ha dato il permesso di portare un'amica. Naturalmente staranno
nella stanza grande al primo piano. È l'unica che ha ancora due letti, ma
dobbiamo ancora finire di arredarla» disse Becky astutamente.
«Oh!» Judith sembrava imbarazzata. «Forse non ho scelto il momento
migliore per arrivare. Ma io pensavo che come moglie di Edward avessi la
priorità a casa sua.»
«A casa di Charles» la corresse Becky gentilmente.
«Forse di nome...»
«Non solo di nome, di fatto. Charles ha rilevato l'atto di proprietà ed è

Sophie Weston 77 1977 - Mai Dire "No"


lui a pagare i conti.»
«Sembra quasi che abbia acquisito i diritti anche su mia figlia» scattò
Judith abbandonando la sua maschera di finta cortesia.
«Non è affatto vero. Se non vuoi che lei venga a stare qui, non devi fare
altro che dirlo. Sono sicura che Charles capirà il tuo desiderio di averla a
casa con te.»
Nel breve silenzio che seguì Judith scrutò la sua avversaria.
«Accidenti a te!» sibilò alla fine in tono infuriato. «Questa è opera tua,
piccola intrigante.»
Becky inarcò un sopracciglio. «È stato Charles a decidere così.»
«Non senza il tuo aiuto» ribatté Judith velenosamente. «Scommetto che
è per questo motivo che ha deciso di sposarti.»
Quell'affermazione era talmente vicina alla verità che, nonostante i suoi
propositi di ignorare i maligni commenti della donna, Becky non riuscì a
impedirsi di rabbrividire. Judith se ne accorse e scoppiò a ridere.
«Dunque Charles non è molto bravo a nascondere le sue intenzioni. Ti
ha messo in guardia anche nei confronti di Tessa?»
«Mettermi in guardia? Certo che no, o almeno non più di quanto abbia
fatto io con lui nei confronti di Chloe. Fanno parte delle nostre famiglie.»
«Ne dubito.» Judith fece una risata sgradevole. «Non ti ha detto che la
mia poco giudiziosa figliola ha preso la brutta abitudine di andare in giro
con... persone poco raccomandabili e che ha portato ad Almcote Caradoc
Shepherd? Non dirmi che non lo sapevi.»
Becky corrugò la fronte perplessa. «Caradoc Shepherd è il fratello della
ragazza che va a scuola con Tessa? Non capisco perché sia una persona
poco raccomandabile.»
«Non essere sciocca» scattò Judith perdendo la pazienza. «Caradoc non
è un ragazzo, ha più di trent'anni. A ogni modo, non è lui l'elemento
peggiore della famiglia, ma suo cognato.»
Becky era sempre più perplessa e Judith cominciò a ridere.
«Tutto questo è proprio divertente! Charles non ti ha informato su chi
sono le persone che Tessa ha cominciato a frequentare.»
«Non credo che siano affari miei» rispose Becky mostrando
un'indifferenza che non provava affatto.
«Invece lo sono! Charles avrebbe dovuto dirtelo. Dev'essere stato per
questo motivo che ha deciso di sposarti spezzando il cuore di Annabella.
Devo dire che quando l'ho saputo sono rimasta sorpresa. Ma ora è tutto

Sophie Weston 78 1977 - Mai Dire "No"


chiaro. Tu e Tessa avete molto in comune. Dopotutto, tu conosci molto
bene il cognato di Caradoc. Nessuno meglio di te può informare Tessa su
Tony Boyd. Non sei d'accordo anche tu?»
Con un'aria pienamente soddisfatta passò a fianco di Becky, che era
rimasta immobile senza riuscire a parlare e si avviò verso l'ingresso.
«Non preoccuparti per me» continuò Judith in tono allegro. «Andrò in
albergo. Avrai già abbastanza da fare con Tessa e io non voglio
interferire.» Attraversò l'atrio e uscì.
Quelle parole rovinarono la soddisfazione che Becky aveva provato nel
portare a termine il primo degli impegni che aveva preso con Charles,
quello di far sloggiare Judith da quella casa.
Nondimeno quando lui tornò, una settimana più tardi, lei gli raccontò del
suo successo. Charles aveva l'aria stanca, ma quando sentì la notizia
scoppiò a ridere.
«Eccellente» commentò. «Credi che ci siamo liberati di lei per sempre?»
«Fino a quando c'è una possibilità che Tessa venga a stare qui, lei non ci
metterà piede di sicuro» rispose Becky tranquillamente. «A proposito, hai
avuto notizie da tua sorella?»
«Niente di niente. È offesa con me.»
«Perché?»
Charles si strinse nelle spalle. «Lo sa il cielo! Le ho solo detto che
questa estate non poteva andare a passare le vacanze a casa di una sua
amica. Se vuole stare a Londra, può sempre rimanere qui e ospitare chi
vuole, oppure può andare all'estero. Non mi importa.»
«Purché rimanga lontana da Caradoc Shepherd, vero?»
Lui le lanciò un'occhiata fugace. «Così lo hai saputo.»
«Avresti dovuto dirmelo» lo accusò lei risentita.
«Hai ragione, avrei dovuto farlo» si scusò Charles. «Se dipendesse da
me, non mi preoccuperei più di tanto. Tessa è una ragazza intelligente, che
si stancherebbe presto della compagnia degli Shepherd se non le fosse
stato proibito di frequentarli. Ma mio padre è molto protettivo nei
confronti di sua figlia e io non voglio dargli altri motivi di
preoccupazione.»
«Capisco» mormorò Becky.
«A proposito, ho una lettera per te da parte sua. Si è rammaricato perché
ancora non aveva potuto farti un regalo di fidanzamento.» La osservò
divertito aprire la busta e ignorare l'astuccio di velluto nero che lui le

Sophie Weston 79 1977 - Mai Dire "No"


aveva dato insieme alla lettera. Poi stirò le braccia. «Ti lascio con la tua
corrispondenza. Nel pomeriggio andrò a Edimburgo.»
Lei alzò la testa sorpresa. «Ma sei appena tornato!» esclamò.
Charles fece una smorfia. «Lo so, ma la visita in Svizzera è stata più
lunga del previsto. Mio padre è piuttosto a terra.»
«Mi dispiace. Pensi che potrei scrivergli?»
Charles le indirizzò uno sguardo penetrante. «Sono sicuro che sarebbe
contento. Sei una ragazza impareggiabile, tesoro mio.» Le diede
distrattamente un buffetto su una guancia. «Guarda il tuo regalo. Vado a
raccogliere le mie carte.»
Dopo che lui fu uscito, lei aprì il dono di Edward. Si trattava di un
prezioso filo di perle antiche.
Nella lettera Edward le scriveva che appartenevano alla madre di
Charles e che sperava che le sarebbero piaciute. Le diceva anche che un
matrimonio tra lei e suo figlio era sempre stato il suo sogno segreto.
All'ultimo paragrafo gli occhi di Becky cominciarono a offuscarsi.

So che hai sofferto molto, mia cara, scriveva Edward. Tua


madre mi ha raccontato quello che ti è accaduto e spero che non
ti dispiaccia se lo ha fatto. Io sono certo che ora ti lascerai alle
spalle tutto il dolore e l'amarezza e permetterai a Charles di farti
felice.

Il foglio le cadde dalle mani e Becky chinò la testa, abbandonandosi a un


pianto dirotto come non le succedeva da molto tempo. Passarono molti
minuti prima che riuscisse a calmarsi. Poi sentì Charles uscire dallo studio
e corse in cucina a sciacquarsi gli occhi. Erano rossi e gonfi e mentre si
soffiava il naso con un pezzo di carta strappato dal rotolo da cucina, sperò
ardentemente che lui non si accorgesse del suo stato.
Ma le sue speranze andarono deluse.
«Becky» la chiamò entrando in cucina. «Hai visto...?» Poi notò la sua
espressione e si interruppe. «Che cosa è successo?»
«Niente» rispose lei girandosi dall'altra parte e nascondendo il viso.
«Non ti senti bene?» La preoccupazione nella sua voce era evidente.
«No, sto benissimo. Se proprio lo vuoi sapere, tuo... tuo padre mi ha
mandato un filo di perle» terminò con voce rotta.
«E questo ti ha fatto piangere?»

Sophie Weston 80 1977 - Mai Dire "No"


«È stato molto gentile.» Si fermò a soffiarsi ancora il naso. «E mi ha
scritto una lettera molto affettuosa. Sembra che lui sia il solo a essere
veramente contento di questo fidanzamento.»
Charles le tolse il pezzo di carta dalle mani e lo gettò nel cestino,
dandole in cambio il suo fazzoletto immacolato.
«Mio padre stravede per te» le disse in tono piatto. «Da questo punto di
vista il nostro matrimonio è un'ottima cosa. Devi concedergli qualche
attenuante.»
Incapace di parlare, Becky annuì mentre le lacrime ricominciavano a
solcarle le guance. Lui le posò una mano sulla spalla e poi la lasciò sola.
Dopo che Charles fu uscito per prendere l'ultimo treno per Edimburgo,
Becky si sedette con l'intenzione di scrivere un biglietto di ringraziamento
a Edward, ma scoprì che non era affatto facile.
In quel momento squillò il telefono.
Era la direttrice del collegio di Tessa.
«È scappata insieme a Marina Shepherd» le comunicò la signora
Winterflood senza mezzi termini. «Tessa ha detto che non si sentiva bene e
che non sarebbe scesa a cena, ma evidentemente è uscita dalla finestra.
Marina aveva il permesso di andare al cinema con il fratello e non è
rientrata. Di sicuro erano d'accordo.»
«Santo cielo!» esclamò Becky sgomenta. «Che cosa posso fare? Il
fratello di Tessa è in viaggio per Edimburgo e non posso mettermi in
contatto con lui fino a domani mattina.»
«Lei ha tutta la mia comprensione» disse la donna. «Immagino che
Tessa sia andata dagli Shepherd. Quelle due sono molto legate.»
«Ha il loro indirizzo a Londra? Forse potrei mettermi in contatto con
Caradoc Shepherd.»
«Sì, ho quello della sorella maggiore.» La signora Winterflood sembrava
ansiosa di scaricare la responsabilità della fuga di Tessa su qualcun altro.
«Si tratta della signora Boyd. La conosce?»
Becky trattenne il respiro. «No... non personalmente.»
«Che cosa ha intenzione di fare, signorina Summerson? Pensa lei a
mettersi in contatto con la signora Boyd, oppure devo informare la
polizia?»
«No, no!» esclamò Becky inorridita. Chiuse gli occhi rendendosi conto
di non avere altra via d'uscita. «Ci penserò io. Può darmi l'indirizzo?»
Con il polso ancora ingessato, Becky decise di non prendere l'auto e così

Sophie Weston 81 1977 - Mai Dire "No"


impiegò più di un'ora prima di trovare l'appartamento.
Le venne ad aprire una cameriera. «Vorrei parlare con la signora Boyd,
per favore» disse Becky.
«La signora non è in casa. C'è solo il signor Boyd.»
Becky si morse un labbro. «Molto bene, allora. Posso parlare con il
signor Boyd?»
Si trattava proprio di Tony, anche se in quei due anni era cambiato. Era
ingrassato rispetto a come lo ricordava e sfoggiava una vistosa
abbronzatura. Ma la camicia di seta a fiori vivaci e il grosso smeraldo al
dito gli conferivano un'aria piuttosto volgare.
Quando la vide, l'uomo rimase di stucco.
«Becky!»
«Mi dispiace di arrivare in questo modo...» cominciò lei in tono
compassato, ma l'uomo la sommerse con la sua esuberanza costringendola
quasi a entrare.
«Non dire sciocchezze. Sono felice di vederti. Ho sempre saputo che ci
saremmo incontrati di nuovo, un giorno. Da dove sbuchi?»
«Dal passato» rispose lei seccamente.
«Ti offro qualcosa da bere. Lasciati guardare.» Era piuttosto
imbarazzato, notò Becky divertita. «Sei molto elegante» commentò lui
dopo averla osservata a lungo. «Di che cosa ti occupi ora?»
«Sto cercando la mia futura cognata» rispose lei senza mezzi termini.
«Vuoi dire che stai per sposarti?»
«Pensavi che sarei rimasta sola?»
«Sì» rispose lui.
Lei fece una smorfia divertita, trovando che la sua presunzione non
aveva limiti. Ora finalmente sì rendeva conto che era un uomo piuttosto
sciocco.
«Chi è il tuo futuro marito?»
«Charles Mallory» rispose Becky brevemente. «Sono qui perché sono
venuta a riprendere sua sorella.»
Lui fece un fischio di ammirazione. «Vedo che ti sei lanciata alla
conquista delle classi alte!»
«Dov'è Tessa?»
Lui si strinse nelle spalle. «Non chiederlo a me. Io non ho pazienza con
gli adolescenti. Forse sarà con Caradoc. Ma è possibile che lui non la porti
qui...»

Sophie Weston 82 1977 - Mai Dire "No"


Fu interrotto dal suono del campanello.
«Evidentemente mi sono sbagliato» fu costretto ad ammettere.
«Suppongo che ora mi troverò in mezzo a una noiosa discussione.»
Becky lo guardò, indecisa se essere divertita o arrabbiata. «Non ti
preoccupare, Tony» lo rassicurò. «Non ti disturberò più. Mi limiterò a
prendere Tessa e a scomparire dalla scena senza clamore.»
«Questo sarebbe un vero peccato» mormorò lui ignorando il trambusto
nell'ingresso. «Anche se crei scompiglio, tu sarai sempre una compagnia
piacevole.»
Per la prima volta nella sua vita Becky si lasciò trasportare dall'ira e alzò
le mani contro qualcuno. Gli stampò il palmo aperto in pieno viso con tutta
la forza del suo braccio, e quel gesto la riempì di una profonda
soddisfazione. Tony si portò una mano alla guancia e nei suoi occhi
comparve un'espressione incredula e allibita.
Caradoc e la sorella erano fermi sull'arco della porta e guardavano la
scena a bocca aperta. Dietro di loro Tessa Mallory sembrava scioccata.
Becky ignorò gli altri e si rivolse a lei. «Sono felice di vederti, Tessa. Sei
una continua seccatura e io non ho intenzione di perdere altro tempo con i
tuoi amici. Se vuoi rimanere qui, fallo pure.»
Alzò la testa e uscì dalla stanza spingendo rudemente Marina Shepherd
che le intralciava il passo. Poi si diresse fuori senza curarsi di controllare
se Tessa la stesse seguendo.

10
«Dove hai lasciato l'auto?» le chiese Tessa con un filo di voce non
appena furono uscite dall'appartamento.
«Non l'ho portata. Non mi sono fidata a guidare con il polso ingessato.»
«Oh, povera Becky!» All'improvviso e in modo del tutto inatteso Tessa
scoppiò a ridere.
Becky le lanciò un'occhiata di rimprovero.
«Che cosa c'è, adesso?»
«Stavo solo pensando a Tony» le confessò Tessa, «Quella era la mano
con cui lo hai colpito. Non mi meraviglio se è rimasto allibito. Quel gesso
deve essere pesante.»
«Santo cielo!» Anche Becky cominciò a ridere. «Spero di non avergli

Sophie Weston 83 1977 - Mai Dire "No"


procurato qualche danno irreparabile.»
«Probabilmente gli hai spappolato il cervello» disse Tessa. «Ma non
preoccuparti, nessuno lo noterà.»
Becky era allibita. «Pensavo fosse un tuo amico.»
«E anche tuo, credevo» rispose Tessa che in quel momento era molto
simile al fratello.
«Non più.» Becky aveva recuperato il buonumore.
«Lo stesso vale per me» annunciò Tessa. «Quella gente è talmente
noiosa. Passa tutto il tempo a parlare di soldi.»
Becky evitò di ricordarle che fino al giorno prima avrebbe voluto
passare le vacanze con loro. Probabilmente la sua scappatella serale con
Marina e Caradoc era servita ad aprirle gli occhi.
«Forse Charles picchierà Tony Boyd» disse Tessa speranzosa mentre
prendevano la metropolitana.
«Perché dovrebbe farlo?» non riuscì a impedirsi di chiederle Becky.
«Perché ti ha infastidito» rispose Tessa elettrizzata. «E io glielo dirò.»
«No, tu non lo farai» ribatté Becky sentendosi afferrare dal panico. «Non
dirai niente a Charles.»
«Perché no?»
«Perché lui non sa che sei scappata dal collegio. Questa notte è fuori. Se
lo sapesse andrebbe su tutte le furie. Domani mattina ti riaccompagnerò a
scuola e comprerò il silenzio della signora Winterflood. Dopotutto,
mancano solo dieci giorni alla fine del trimestre e poi potrai tornare a
casa.»
«No» si ribellò Tessa. «Non puoi costringermi.»
«È vero, ma posso tentare di farti ragionare. Io ti capisco, devi credermi.
Ma scappare non è mai la soluzione giusta. Se vuoi andare all'università e
prendere una laurea seria, non puoi permetterti di buttare tutto all'aria
proprio adesso.»
Tessa strinse le labbra e le lanciò un'occhiata diffidente. «Ci penserò»
disse alla fine. Poi si affrettò a cambiare argomento. «Sei stata stupenda
stasera» le disse guardandola con ammirazione.
«Dici? Io invece mi vergogno un po'» replicò Becky. «Ho fatto proprio
la figura della sciocca, non credi?» non poté trattenersi dall'aggiungere poi.
Si guardarono e scoppiarono a ridere e alla fine del viaggio erano tornate
a essere buone amiche.
Quando arrivarono davanti alla casa videro che era tutta illuminata.

Sophie Weston 84 1977 - Mai Dire "No"


«Hai dimenticato di spegnere le luci?» le chiese Tessa.
Becky scosse il capo. «No. E poi quelle del primo piano non le avevo
nemmeno accese.»
«Forse è tornato Charles.»
«Non vedo come avrebbe potuto. Doveva prendere il vagone letto. Forse
è tua madre. La direttrice deve avere telefonato anche a lei.»
«Credi?» Tessa era scettica. Sua madre non era solita dimostrare tanta
preoccupazione materna nei suoi confronti. «Non mi sento di vedere la
mamma, stasera» le confessò.
«Allora passeremo dalla porta posteriore e sgattaioleremo su per le
scale» decise Becky, decisa a darle il suo sostegno.
Gli occhi di Tessa luccicarono. «Davvero?»
«Naturalmente. Spero solo di aver portato la chiave con me.»
Una volta arrivate di sopra sane e salve, Becky le mostrò la stanza che
stava arredando per lei e si scusò che non fosse ancora pronta.
Tessa fu definitivamente conquistata dal fatto che un adulto le facesse
delle scuse e fissò deliziata la camicia da notte che Becky le aveva
prestato. «Sono felice che tu sposi Charles» decise strofinando la faccia
contro la seta.
«Se questo è un tentativo di ricattarmi perché non ti riporti in collegio
domani mattina, hai fallito miseramente» rispose Becky ridendo.
«Buonanotte.»
Si chiuse la porta alle spalle e scese di sotto a spegnere le luci. Le
sembrò molto strano che fossero tutte accese, visto che non c'era alcuna
traccia di Judith Mallory.
Seguendo un impulso improvviso, decise di ascoltare un po' di musica
prima di andare a letto, nella speranza che l'avrebbe aiutata a calmare i
pensieri che le frullavano in mente. A testa bassa aprì la porta del salotto
che era solo accostata, come se qualcuno fosse uscito senza curarsi di
richiuderla.
Ma si sbagliava. Le persone che erano entrate non avevano lasciato la
stanza. Erano ancora lì, l'una stretta tra le braccia dell'altra.
Becky si fermò di colpo e i suoi occhi si sgranarono per lo stupore.
Charles dava le spalle alla porta e teneva Annabella Smart tra le braccia.
La donna era in punta di piedi e le sue mani con le unghie perfettamente
curate erano tuffate tra i capelli di lui.
Era una scena troppo intima perché qualcuno potesse assistervi. Becky

Sophie Weston 85 1977 - Mai Dire "No"


indietreggiò, ma non abbastanza velocemente.
In qualche modo i due avevano captato la sua presenza. Annabella si
irrigidì. Charles, mentre con una mano cercava piuttosto distrattamente di
staccare le braccia di lei dal collo, alzò la testa e si voltò verso la porta.
Aveva i capelli arruffati e il respiro corto. Becky si sentì al colmo
dell'imbarazzo e avrebbe desiderato scomparire.
«Mi dispiace moltissimo» mormorò indietreggiando. «Non avrei
dovuto... Io non sapevo che c'era qualcuno qui. Pensavo che fossi partito,
Charles.»
Lui la fissò con uno sguardo privo di espressione. Lei si rese conto che
stava tremando e cercò qualcosa a cui appoggiarsi. La maniglia della porta
le venne in aiuto. Chiuse gli occhi per un istante e cercò di recuperare il
suo autocontrollo. «Mi dispiace» ripeté. «Perdonatemi.»
Uscì dal salotto e chiuse piano la porta dietro di sé. Poi non resistette e
fece le scale di corsa fino alla sua camera da letto.
Non le passò neanche per la mente che Charles potesse seguirla.
Dopotutto c'era Annabella da rassicurare e lei non era nella posizione di
lamentarsi per il suo comportamento. Ma l'improvvisa consapevolezza che
quello che aveva visto non l'aveva lasciata affatto indifferente la riempì di
sgomento.
Con un lamento soffocato si lasciò cadere sullo sgabello della toeletta.
Un sentimento misto di vergogna, rabbia e dolore cominciò a crescere
dentro di lei fino a esplodere in tutta la sua violenza. Becky appoggiò i
gomiti sul tavolo e si prese la testa tra le mani.
Non sentì la porta che si apriva e così Charles la colse in
quell'atteggiamento.
«Becky!» Per un momento la voce di lui risuonò venata di panico.
Lei non si voltò. Stava piangendo e non voleva che Charles si accorgesse
delle sue lacrime. Quando lui accese la lampada sulla toeletta accanto a lei,
Becky si ritrasse. Lui rimase a guardarla piuttosto confuso.
«Ti senti bene, Becky?» Il suo tono ora era più calmo.
Lei abbassò le braccia e si guardò le mani prima di nasconderle in
grembo. «Sì, grazie» rispose con voce piatta.
«Sei sicura?» Esitò un momento e poi le posò una mano sulla spalla
curva. «Sembri...»
Lei gli lanciò un'occhiata di sfida e storse la bocca in una smorfia
sarcastica. «Che cosa?» domandò in tono provocatorio.

Sophie Weston 86 1977 - Mai Dire "No"


«Piuttosto preoccupata» terminò lui. Le accarezzò gentilmente una
guancia con le dita. Le tracce delle lacrime erano piuttosto evidenti.
«Lo saresti anche tu se avessi avuto la giornata che ho avuto io» rispose
Becky con voce rotta.
Le lacrime ricominciarono a sgorgare senza che lei potesse far niente per
fermarle. In silenzio Charles le porse un fazzoletto.
«Grazie.» Becky si asciugò gli occhi e le guance, poi si soffiò il naso.
Quando alzò la testa si accorse che lui la stava guardando con una strana
espressione. Confusa, abbassò lo sguardo, ma lui s'inginocchiò davanti a
lei e le tolse il fazzoletto di mano.
«Qualche volta faccio fatica a ricordare che non sei più una bambina»
mormorò dolcemente.
Lei si sentì ferita da quell'osservazione. «Non ridere di me» lo ammonì
asciutta.
«Ridere di te?» le fece eco lui. «Non oserei mai.»
«Sì che lo faresti» ribatté Becky risentita. «Lo hai sempre fatto.»
«Allora non puoi aspettarti che smetta proprio ora.» Le sorrise
dolcemente. «Ti senti meglio?»
«Non ho niente che non si possa curare con ventiquattr'ore di sonno.
Sono solo stanca.»
Charles la scrutò con attenzione. «Sei sicura che sia tutto qui?»
Lei lo guardò di traverso. «Che altro dovrebbe esserci?»
«Perdonami se mi sono sbagliato, ma pensavo che qualcosa potesse
averti scioccato.»
Becky strinse le labbra. «Vuoi dire il vedere te e Annabella abbracciati?»
Lui evitò di risponderle direttamente. «Sei sbiancata» rifletté. «Sembravi
uno spettro.»
«Dev'essere stato sconcertante per te» lo commiserò lei in tono ironico.
«Molto più di questo» ammise Charles con riluttanza. «Mi sono
preoccupato.»
Stava per continuare, ma lei lo interruppe. «Allora ti devo delle scuse.
Non hai alcun bisogno di preoccuparti. Si è trattato di un caso sfortunato,
ma è stata colpa mia quanto tua. Non avevo alcun diritto di intromettermi.»
«No?»
«No. Mi dispiace per quello che è accaduto. Non avrei voluto metterti in
imbarazzo per tutto l'oro del mondo.»
Quelle scuse non sembrarono avere alcun effetto su Charles. Per un

Sophie Weston 87 1977 - Mai Dire "No"


istante sembrò sul punto di lasciarsi travolgere dalla rabbia. Poi si
allontanò da lei e si alzò.
«Come hai detto tu, la colpa è stata di entrambi. Pensavo che fossi a
letto. Di solito a quest'ora non sei mai alzata.»
«È vero» ammise lei.
Gli occhi di lui si fecero più penetranti. «Allora perché sei in piedi,
stasera? Mi stavi aspettando?»
Becky arrossì e fu il suo turno di alzarsi. «Io non volevo spiarti» replicò
con un sussulto.
Charles sospirò. «Non intendevo dire questo. Pensavo semplicemente
che volessi parlare con me per qualche motivo e mi avessi aspettato
alzata.» Le mise le mani sulle spalle e l'attirò verso di sé. «Perché
fraintendi tutto quello che ti dico, Becky, anche la cosa più innocente?»
«Non penso...» cominciò lei in tono sostenuto, ma lui non la lasciò
continuare.
«È proprio questo il problema. Se tu pensassi di meno e ascoltassi di più,
non ci sarebbero tanti malintesi tra di noi.»
«Non sentirti così compiaciuto» scattò Becky. «Questo pomeriggio
quando mi hai detto che saresti andato a Edimburgo sono stata ad ascoltarti
e guarda che cosa è successo. Non puoi fingere che sia colpa mia.»
«Non ne ho affatto l'intenzione.» Le afferrò le mani tremanti e le tenne
strette contro il suo petto. «Becky, mia piccola pazza, vuoi ascoltarmi?.
Oggi pomeriggio quando ti ho visto piangere mi sono preoccupato e non
sono riuscito a togliermi dalla testa il tuo viso devastato dalle lacrime. Così
quando sono arrivato alla stazione ho telefonato ad Annabella e le ho
chiesto di venire a controllare se stavi bene.»
«Che pensiero gentile!» esclamò Becky in tono ironico.
«Hai tutte le ragioni di essere arrabbiata» le concesse lui, facendo un
enorme forzo per tenere sotto controllo l'irritazione.
«Sono felice che lo pensi.»
«Non mi stai rendendo le cose più facili...»
«Perché dovrei farlo? TU non hai certo avuto tanti riguardi verso di me»
ribatté Becky con asprezza.
«Non essere infantile.»
«Non è infantile sperare che avresti evitato di gestire le tue faccende
private sotto il mio naso» sibilò lei a denti stretti.
«Invece lo è molto. Annabella Smart non è una mia faccenda privata.»

Sophie Weston 88 1977 - Mai Dire "No"


«Allora dovrebbe esserlo. Sarebbe molto spiacevole per me se una cosa
del genere diventasse di pubblico dominio.»
«Smettila, Becky. È vero che non mi sono comportato bene stasera, ma
ero preoccupato per te e...»
«Stai cercando di dirmi che eri tra le braccia di Annabella perché eri
preoccupato per me?» Becky non riusciva a credere alla sua sfrontatezza.
«Santo cielo! Non riesci almeno per un attimo a vedere più lontano del
tuo naso?»
«Vuoi dire che dovrei credere alla tua storia?»
«Sarebbe tanto difficile?»
«Sì» rispose Becky in tono piatto. Lo sgomento era scomparso per
lasciare il posto alla rabbia. «Io ho sempre preso le mie decisioni da sola e
ora vorresti che mi fidassi ciecamente di te e credessi a tutto quello che
dici?»
Charles sembrava divertito. «Sarebbe tanto impossibile?»
«Io non sono il tipo di donna disposta ad affermare che la terra è
quadrata solo perché lo dice un uomo.»
«E tu credi che io sia un tipo così?»
«Perché, non lo sei?»
Lui scosse mestamente la testa. «Tu non hai mai capito niente di me.
Devi starmi a sentire.»
Becky cominciò a tremare di rabbia. «Dopo quello che ho appena visto
di sotto, credi di avere ancora il diritto di dirmi quello che devo fare?
Lascia che ti chiarisca alcune cose. Noi abbiamo fatto un accordo, ma
questo non ti dà alcun diritto di interferire nella mia vita. Mi hai sentito?
Non hai alcun diritto.»
Charles fece una smorfia sardonica. «Ti stai sbagliando» ribatté con un
tono pericolosamente calmo.
Le sue mani si chiusero come una morsa sulle braccia di lei. Preoccupata
solo di fargli capire il suo punto di vista, Becky non si era accorta che
anche Charles aveva perso la calma. Il suo sguardo era torvo e la sua bocca
aveva una linea cattiva. Lei gettò indietro la testa e lo fissò incredula. Poi
cercò di liberarsi dalla sua stretta.
«No» protestò debolmente, spaventata dalla sua espressione implacabile.
Charles ignorò la sua protesta. Allarmata, Becky si chiese se l'avesse
udita. Lui la scosse più di una volta e poi si lasciò sopraffare
dall'impazienza e la strinse tra le braccia.

Sophie Weston 89 1977 - Mai Dire "No"


La baciò con un abbandono a cui lei non era affatto preparata. Mai
avrebbe sospettato che Charles, sempre perfettamente padrone di se stesso,
potesse lasciarsi andare e perdere il controllo. Anche quella memorabile
sera sull'isola, quando qualche malizioso demone lo aveva spinto a
baciarla, Becky aveva percepito in lui una sottile vena di ironia e in ogni
caso Charles aveva saputo tenere i suoi sentimenti fermamente sotto
controllo.
Ma ora quell'autocontrollo era stato completamente spazzato via e con
quello anche l'ultima possibilità di difesa che lei aveva nei suoi confronti.
All'inizio Becky lottò strenuamente per liberarsi dalla sua stretta e cercò
di non lasciarsi prendere dal panico. Era stata baciata altre volte e aveva
sempre saputo come comportarsi.
In altre circostanze si sarebbe limitata ad accettare il bacio senza
rispondere e poi si sarebbe sciolta dall'abbraccio con gentilezza, ma con
decisione. Era una tecnica che aveva dato sempre risultati soddisfacenti
con John Townsend. La volta precedente non aveva respinto Charles, ma
allora era stata colta di sorpresa ed era confusa. Adesso però non aveva
nessuna scusa. E mai prima di allora le era successo di sentirsi come una
scolaretta spaventata al primo bacio.
Invece scoprì di essere terrorizzata, anche se non avrebbe saputo
spiegare il perché. Sentì la testa che le girava e si aggrappò a lui come se
fosse il solo punto stabile di tutto l'universo. Le braccia di lui si strinsero
attorno al suo corpo e Becky si arrese con un inaspettato moto di gioia.
Quando finalmente si calmò, lui alzò la testa e la osservò pensieroso.
«Avremmo dovuto farlo già da molto tempo» mormorò in tono rauco,
ma che non aveva perso la sua inconfondibile vena sardonica.
Becky sentì un groppo chiuderle la gola.
Lui le sorrise. «Facciamo una tregua?»
Lei chiuse gli occhi e si allontanò da lui. «No» rispose con voce
malferma. Si sentì la gola secca. «No, no!»
«Non ho intenzione di litigare ancora con te, stasera» le disse Charles
mostrandosi paziente. «Sono troppo stanco. O ti calmi, oppure me ne
vado.»
«E allora fallo» ribatté Becky amaramente. «Vattene per sempre.» Si
allontanò da lui e si accorse che le tremavano le mani. «Forza, va'.
Annabella ti sta aspettando.»
Lui fece per avvicinarsi. «Annabella non significa nulla per me.»

Sophie Weston 90 1977 - Mai Dire "No"


«Questo è un tuo problema. Va' via!»
«Tu non mi dai neanche la minima possibilità, Becky» mormorò Charles
addolorato.
«Vattene» ripeté lei tenendosi le mani per impedire che tremassero. «Io
ti odio!»
Lo disse con estrema convinzione e, guardandolo, si accorse che lui le
credeva.
Charles fece un gesto rassegnato e atteggiò la bocca a una smorfia che
voleva assomigliare a un sorriso.
«Adesso lo vedo anch'io. È tutto chiaro.» La sua voce era piena di
amarezza. «Se è quello che vuoi, me ne andrò.» Si fermò sulla porta come
se sperasse di sentirle dire qualcosa, ma lei si limitò a fissarlo. «Allora
addio, Becky» si congedò Charles, risoluto.

11
Il primo istinto di Becky fu ancora una volta quello di fare le valigie e
scappare. Ma poi il buonsenso prevalse. Doveva pensare a Tessa. La
ragazza era appena arrivata e lei non poteva lasciarla da sola
semplicemente perché aveva avuto un piccolo disaccordo con Charles.
Ma non si trattava di un piccolo disaccordo, dovette ammettere Becky.
Era stata una lite che aveva avuto effetti devastanti.
In tutta quella confusione almeno una cosa le era ormai chiara. Charles
le era necessario e lei non avrebbe potuto concepire la vita senza di lui. Per
anni aveva continuato a confrontare gli uomini che aveva incontrato con la
sua immagine e tutti ne erano usciti perdenti. Anche la sua passione per un
uomo come Tony, solo e senza mezzi, era stata in realtà solo un gesto di
ribellione nei confronti dell'onnipotente Mallory. Charles poteva affrontare
chiunque e vincere. Tony Boyd aveva bisogno di qualcuno che prendesse
le sue difese.
Becky passò una notte insonne. Charles non poteva rinunciare a lei,
continuava a ripetersi ostinatamente. Ma il suo saluto le rimbombava nelle
orecchie e aveva un suono così definitivo che la terrorizzava.
Quando il mattino dopo raggiunse Tessa in cucina per la colazione,
aveva il viso profondamente segnato e gli occhi gonfi.
«Come faccio a tornare a scuola?» le chiese Tessa.

Sophie Weston 91 1977 - Mai Dire "No"


«Ti accompagnerò io» rispose Becky.
«E come farai con il tuo polso?»
«Ormai non mi fa più male. E in ogni caso puoi sempre guidare tu.»
Proprio in quel periodo Tessa stava prendendo la patente e acconsentì
entusiasta.
«Ma come farai a tornare indietro?» le chiese dubbiosa.
«Forse non tornerò.»
«Che cosa?»
«Lascia perdere» rispose lei. «Sbrigati, è tardi.»
Durante il viaggio verso il collegio, Becky dovette arrendersi al fatto che
il polso le faceva male e così fece guidare Tessa, che se la cavò piuttosto
bene anche con la potente auto di Charles.
Dopo aver fatto le sue scuse alla signora Winterflood, Becky riprese
l'auto e decise di imboccare una strada secondaria per poter andare più
piano e fermarsi se il polso le avesse fatto troppo male.
A un certo punto sentì che la macchina sbandava leggermente e si rese
conto di avere una gomma a terra. Accostò e scese a controllare, senza
rendersi conto di avere messo le ruote troppo vicine al ciglio della strada.
La ruota posteriore si sgonfiò sotto i suoi occhi e per completare il disastro
l'auto cominciò a scivolare lentamente nel fossato.
Becky imprecò. Non le restava altro da fare che camminare.
La strada che prima l'aveva attratta per l'assenza di traffico, ora le
sembrava solitaria e desolata. Non aveva notato nessuna abitazione sulla
via da cui era venuta, perciò decise di prendere l'altra direzione.
Fu una lunga camminata. Becky scoprì che l'estate era piacevole per chi
poteva crogiolarsi al sole, ma dopo cinque miglia il caldo era diventato
quasi insopportabile. Molto presto le scarpe cominciarono a farle male e
così decise di toglierle e camminare a piedi nudi. Quando finalmente
raggiunse il più vicino villaggio si sentiva esausta.
Chiamò il servizio guasti, ma la informarono che il carro attrezzi non
sarebbe stato disponibile prima di tre ore almeno. Scartando l'idea di
tornare dov'era l'auto e aspettare sotto il sole, Becky trovò un accogliente
riparo nell'unico bar del paese che a quell'ora era deserto.
Fu lì che Charles la trovò.
Stava mangiando tranquillamente un panino quando lui irruppe nel
locale.
Immediatamente lei si alzò in piedi cercando qualcosa da dire. Si era

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comportata in modo imperdonabile con lui. Aveva gridato come
un'ossessa, gli aveva nascosto la fuga della sorella da scuola e aveva fatto
finire la sua auto in un fossato.
«Che cosa accidenti credi di fare, in nome del cielo?» esordì lui. La sua
voce era poco più di un sibilo.
Becky arrossì e chinò la testa.
«Io... mi dispiace.»
«Ti dispiace?» Le si scagliò contro come una furia. «Te ne vai nel mezzo
della settimana senza nemmeno degnarti di farmi sapere dove hai
intenzione di andare e hai anche il coraggio di dirmi che ti dispiace?»
«Io... io pensavo che fossi in Scozia» balbettò lei sempre più confusa.
«Infatti dovevo essere là, dannazione!» Non lo aveva mai visto così
infuriato. «Così tu avresti potuto fare i bagagli e tagliare la corda come una
scolaretta. Per l'ultima volta, Becky, non puoi andare avanti così. Tu devi
crescere.»
Lei impallidì. «Non capisco che cosa vuoi dire.»
«Sì che lo sai e non voglio ripeterlo ancora. L'ultima volta sono rimasto
in disparte e ti ho lasciato fuggire perché pensavo che ti sentissi
profondamente offesa e volessi leccarti le ferite lontano da tutti. E guarda
quello che è successo! Per poco non hai sposato Townsend.»
«No, non l'ho fatto.»
«Non interrompermi. Tu sei la donna più pasticciona che io abbia mai
incontrato. Ora però ne ho abbastanza. Solo il cielo sa se ho mai voluto
dirti come dovevi vivere la tua vita, anche se è questo che pensi. Ma ora si
tratta anche della mia vita e questa volta non ti lascerò scappare da me
nuovamente» affermò Charles con determinazione avvicinandosi a lei.
«Io non stavo andandomene» protestò Becky stupita. «Stavo riportando
Tessa a scuola» ammise riluttante. «Tu non lo sai, perché non ho avuto il
tempo di dirtelo, ma ieri sera è scappata dal collegio. Io... sono andata a
riprenderla e stamattina l'ho riaccompagnata.»
Lui la scrutò attentamente. Come sempre quando era preso dall'ira i suoi
occhi mandavano scintille. Becky cominciò a tremare internamente, poi
alzò il mento e si sottopose a quell'esame spietato.
«Lo so» mormorò lui dolcemente. «Ho appena visto Tessa.»
«Oh! Ma come...?»
«Ci siamo incontrati stamattina a colazione prima che andassi in ufficio
a cercare qualcuno che si recasse a Edimburgo al posto mio.»

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Becky era sconcertata. «Non mi ha detto niente.»
«Forse non pensava che ti interessasse. Mi ha raccontato come l'hai
salvata... È rimasta molto impressionata.»
Becky ripensò alla scena a cui aveva assistito Tessa la sera precedente e
arrossì.
«Avrebbe dovuto dirmelo» borbottò. «Mentre la accompagnavo non ha
quasi aperto bocca.»
«È comprensibile. Lei pensava che avessi intenzione di suicidarti ed era
terrorizzata.»
Becky lo fissò incredula. «Non può essere!»
«Invece è vero. Questa mattina non le hai detto che forse non saresti
tornata a Londra?»
Ripensandoci, Becky dovette ammettere di avere pronunciato una frase
del genere, ma non intendeva affatto riferirsi al suicidio.
«Era preoccupata e per questo mi ha telefonato appena arrivata a scuola.
Non che fosse una sorpresa per me» disse scuro in volto. «Era dal giorno
che hai acconsentito a sposarmi che mi aspettavo di vederti scappare.»
«Ma... ma se volevi che io cambiassi idea, perché non me lo hai detto?»
balbettò sempre più confusa. «Perché hai permesso che le cose andassero
così avanti? Io non ti capisco, Charles.»
«No, neanche un po'» sottolineò lui dopo una pausa con una strana voce.
Becky chiuse gli occhi lasciandosi scivolare sulla sedia e appoggiò la
testa contro il rivestimento di legno del muro sentendosi sempre più
disperata. «Mi dispiace» sussurrò.
Charles si sedette accanto a lei. Si impossessò delle sue mani e con il
pollice cominciò a massaggiarle le nocche in una carezza ritmica. Aprendo
gli occhi Becky scoprì che lui aveva la testa piegata e stava osservando
assorto le loro mani allacciate.
«Io non ho detto che volevo che tu cambiassi idea» mormorò
distrattamente. «Ho detto che pensavo che lo avresti fatto. In realtà ero
sicuro che, non appena avessi scoperto che ero innamorato di te, saresti
scappata.»
Lei era sbalordita. Cercò di dire qualcosa ma non riuscì a trovare la
voce. Così si limitò a continuare a fissare in silenzio la sua testa china.
«Solo che tu non te n'eri nemmeno accorta, vero? Eri troppo occupata a
cercare di aiutare tua madre e a convincerti che l'amore era un sentimento
da adolescenti e non hai nemmeno avuto il tempo di renderti conto che

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quando si trattava di te io non ero affatto freddo e controllato come
pensavi.»
«Charles...» cominciò a dire lei con voce strozzata, ma lui sembrò udirla
appena.
«No, faresti meglio a lasciarmi finire, ora che ho cominciato. Avrei
dovuto farlo settimane fa, se non fossi stato atterrito all'idea di perderti.
Settimane!» Sorrise amaramente. «Avrei dovuto farlo due anni fa quando
hai lasciato Boyd.»
«No!» protestò lei.
«Mi starai a sentire, ho detto! Poi puoi scappare e fare finta che non sia
successo niente» disse Charles ironico. «La verità, Becky, è che io volevo
sposarti perché ti amo, ti amo da molto tempo, ma non ho mai avuto
l'occasione di dirtelo.» Sospirò. «Quando hai lanciato quella sfida,
all'inizio mi è sembrata un'opportunità mandata dal cielo. Sapevo che non
mi amavi, ma ho pensato che questa volta dovevo cogliere la possibilità
che mi si offriva.»
«Io non lo sapevo» mormorò Becky.
Il sorriso di Charles era una smorfia ironica. «Lo so. Non riuscivo a
crederci. Qualsiasi altra donna lo avrebbe capito anni fa, ma non tu. Tu
continuavi ad adorare il ricordo di Tony Boyd senza guardarti attorno.»
«Io... io ho sofferto molto» mormorò lei cercando di giustificarsi. «Non
riesci a capirlo?»
«E credi che io non abbia sofferto?» disse lui gentilmente. «Certo che ti
capisco.»
«Sono stata molto egoista.» La voce di Becky era venata di rimorso.
«Non direi. Forse sei stata un po' cieca.»
«Mi dispiace, Charles.» Si strofinò nervosamente le mani. «Non ho
scusanti. Se me ne fossi accorta, di sicuro non avrei accettato di sposarti.
Ho fatto una cosa molto stupida.»
«Comunque io ero deciso ad approfittare di quell'occasione e così ho
cercato di convincerti a ricambiare il mio amore. Ma quando tu mi hai
detto che per te si trattava solo di un ripiego, ho capito che amavi ancora
Tony e che non avrei avuto nessuna possibilità. E quando sei caduta
inciampando su quelle dannate pietre dopo la nostra discussione, mi sono
reso conto che era stata tutta colpa mia.»
Becky raddrizzò la schiena. «Sciocchezze» affermò con decisione.
Charles le sorrise gentilmente. «Non essere così magnanima con me,

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Becky. So di essermi comportato in modo imperdonabile. Se non ti avessi
fatto arrabbiare...»
«Non è stato per quello che sono caduta» lo interruppe lei. «Credevo di
averti sentito gridare e avevo paura che ti fossi fatto male cadendo, così
sono scesa a precipizio lungo il sentiero senza guardare dove mettevo i
piedi. Perciò è stata tutta colpa mia.»
Le dita di Charles si strinsero su quelle di lei. «Saresti potuta rimanere
uccisa.»
«Era molto improbabile. E anche se così fosse stato, non sarebbe stata
colpa tua. Mi sono comportata da stupida. Quando ho detto che si trattava
solo di un ripiego, non era a Tony che stavo pensando. Mi riferivo alla
signorina Smart.»
«Annabella?» Charles la fissò nel più assoluto stupore. «Ma perché?»
«Come sai, noi ci conosciamo da molto tempo, Charles» gli spiegò lei
pazientemente. «E durante tutti questi anni ti ho sempre visto in
compagnia di donne affascinanti e sicure di sé, proprio del tipo di
Annabella Smart. Inoltre tu sembravi avere un'alta considerazione di lei.
L'avevi portata nella tua isola e le avevi chiesto di comprarmi gli abiti. Io
non potevo neanche lontanamente immaginare che... che fossi innamorato
di me. Ma avevo tutte le ragioni per credere che non avessi cambiato le tue
abitudini.»
Lui la fissò affascinato. «La tua mente è ancora più tortuosa di quanto
immaginassi. Non ti ha neanche lontanamente sfiorato l'idea che io non
avrei mai sposato una donna come Annabella?»
«Questo non significava che non desiderassi farlo» puntualizzò Becky.
«Io pensavo che avessi bisogno di qualcuno per badare a Tessa e avessi
scelto me.»
Charles si prese la testa tra le mani con finta disperazione. «Hai davvero
creduto a quella sciocchezza?»
«Mi sembrava la spiegazione più ragionevole» si difese lei. «Non potevo
immaginare che mi amavi.»
Lui la scrutò attentamente. «Perché no?»
«Non me lo hai mai detto» gli confessò lei semplicemente.
«E avevi bisogno di sentirtelo dire?»
Becky si alzò e si avvicinò alla finestra. «Io... io non sono mai stata
capace di fidarmi del mio istinto» mormorò con un filo di voce. «L'ho fatto
una volta e si è rivelato un grosso errore. Se avessi sbagliato anche con te,

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non sarei riuscita a sopportarlo.»
«Tu sei pazza, Becky» affermò lui, calmo.
«Lo so, ma avevo paura.»
«Di me?»
«Di aprirti il mio cuore e poi scoprire che non mi amavi. E poi ero quasi
sicura che non era vero. Perché mai avresti dovuto amarmi?» mormorò lei.
Con sua grande indignazione Charles scoppiò a ridere. Le si avvicinò e
la prese tra le braccia. «Già, perché?»
Lei appoggiò la testa sulla spalla di lui. «Dopotutto, avevi Annabella.»
«Non mi importa niente di Annabella» mormorò lui baciandola su un
orecchio. «Ieri sera sono stato fatto oggetto delle sue attenzioni, ma ho
subito messo in chiaro che fino a quando ci saresti stata tu non avrei
cercato nessuna sostituta.»
«Davvero?» mormorò Becky mentre una nuova luce le illuminava lo
sguardo. Timidamente alzò una mano ad accarezzargli il viso.
«Oh, Becky» gemette Charles stringendola a sé con furia.
Lei alzò lo sguardo e notò che il suo viso era pallido e teso come se
stesse lottando per mantenere il controllo. La stava guardando come se da
lei dipendesse tutta la sua vita. Sorridendo, Becky si alzò in punta di piedi
e lo baciò.
Charles aumentò la stretta e continuò a baciarla fino a quando lei rimase
senza fiato.
Becky scostò leggermente il capo e lo guardò sorridendo. «Questo bacio
significa che, dopotutto, avrò un anello di fidanzamento?» chiese
casualmente seguendo con un dito il risvolto della sua giacca.
Lui inarcò un sopracciglio sorpreso. «Non ti seguo.»
Becky gli lanciò un'occhiata di traverso. «Sei impossibile!»
«Cerca di essere chiara per una volta, tesoro. Che cosa stai cercando di
dirmi?»
«Ti sto chiedendo di sposarmi» mormorò Becky con un filo di voce.
«Questo sì che è un bel colpo di scena!» esclamò Charles. Lei alzò una
mano, minacciosa, che lui si affrettò a catturare a mezz'aria. «Accetto» si
affrettò a rispondere.
Per un momento si guardarono negli occhi, poi lui le prese la mano e se
la portò al cuore. Lei abbassò lo sguardo.
«Grazie» rispose Becky dolcemente. Poi non disse più nulla per molto
tempo.

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FINE

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