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La realtà è sperimentale?

Il presente saggio si inserisce nel lungamente discusso dibattito accademico sull'affidabilità


dell'apprendimento esperienziale come fonte di conoscenza, al pari delle interpretazioni che
scaturiscono dal suo impiego. David Kolb, accreditato teorico educativo, si sofferma a definire
l'apprendimento esperienziale come un “naturalistic ongoing process of direct learning from life
experiences contrasted with the systematic learning of formal science and education” (ininterrotto
processo naturalistico di apprendimento diretto a partire da esperienze di vita in contrasto con
l'apprendimento sistematico della scienza formale e dell'educazione - 2015, p. XX).
Individuata l'investigazione scientifica del mondo accademico come controparte sul piano
conoscitivo, lo scritto si propone di esplorare brevemente le possibilità e i limiti di entrambi gli
approcci metodologici per suggerire il più indicato ai futuri studi.

In apertura della sua pietra miliare, Kolb (2015) afferma che ciò che maggiormente
contraddistingue l'uomo dagli altri esseri viventi è il suo processo di apprendimento, inteso in
“senso proattivo” (p. 1), in quanto volontà di dare forma all'ambiente a lui circostante attraverso
ricche interpretazioni, che sono in primo luogo rappresentazioni mentali.
Come infatti prosegue John Dewey (1925), le stesse costituenti cognitive nell'uomo lasciano spazio
alla dimensione individuale quanto al vissuto pregresso, da cui deriva un'esperienza filtrata da
“interpretations, classifications due to sophisticated thought” (interpretazioni, classificazioni
dovute al pensiero intellettualmente complesso) che si sovrappongono a “what seems to be fresh
naïve empirical material” (ciò che sembrerebbe essere nuovo materiale empirico - p. 40). Ne
consegue quindi che la materia sperimentale non può essere reputata libera da preconcetti nel
momento stesso in cui viene sottoposta al procedimento percettivo da parte di un essere umano.
Ulteriore supporto per questo punto ci viene fornito dalla divulgazione di Emilio Gattico della teoria
piagetiana. Nella definizione di astrazione empirica, fase congiunta e complementare alla presa di
coscienza nel processo cognitivo secondo Piaget, Gattico (2001) scrive che gli “strumenti
assimilativi” necessari alla conoscenza consistono in “preconcetti o schemi preconcettuali che sono
già presenti nel soggetto fin dai primi momenti di vita” (p. 302). Quanto sopracitato trova riscontro
anche in ambito neuroscientifico, il cui esponente Eric Kandel afferma che proprio “questa
distintiva modificazione dell’architettura del cervello, insieme al nostro corredo genetico”
costituiscono “la base biologica dell’espressione dell’individualità” (Di Diodoro, 2018).

Il quesito più grande diviene quindi come trasformare l'esperienza in apprendimento, e quindi in
affidabile conoscenza. La difficoltà di superare i pregiudizi percettivi richiede secondo Kolb (2015)
l'affiancamento imprescindibile della riflessione critica all'impetuosità del vissuto emotivo legato
all'esperienza. Gli studiosi di natura accademica, in quanto “presumably immune to the biases of
learning from ordinary experience” (presumibilmente immuni ai pregiudizi dell'apprendimento
derivato dall'esperienza ordinaria - 2015 , p. XX) risultano a suo avviso i soggetti più indicati per
formulare valide interpretazioni della realtà. A completamento del suo pensiero ci riferiamo a Mary
Parker Follett, che reputa la trasmissione del sapere “a process of cooperating experience” (un
processo di esperienza cooperante - 1924, p. 30) per cui, secondo la sociologa statunitense, una più
diffusa “scientific attitude of mind” (predisposizione mentale alla scienza - p. 30) può consentire un
proficuo confronto con gli esperti, i quali di certo necessitano di conoscere l'esperienza della
collettività per favorire la nascita di una società che la rispecchi profondamente (1924).

Il percorso accompagnato dai teorici ha individuato la maggiore inadempienza dell'apprendimento


esperienziale nei pregiudizi cognitivi alla base della nostra percezione. Ne è derivato che
l'investigazione accademica sia più idonea al conseguimento della ricerca, vista la distanza dalla
realtà ordinaria. Tuttavia, il contributo della Follett ha ribadito la necessità di un assiduo scambio tra
i due approcci affinché il sapere non si trasformi in astratta speculazione ma, al contrario, si integri
nel senso comune.
Bibliografia

Dewey, J. (1925) Experience and Nature. Chicago: Open Court Publishing Company.

Di Diodoro, D. (2018). Come l’esperienza rimodella la mente. Corriere.it [Online]. Available:


https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/17_dicembre_14/come-l-esperienza-rimodella-mente-
b4400128-e0b8-11e7-acec-8b1cf54b0d3e.shtml?refresh_ce-cp. [Accessed 12 October 2018].

Follett, P. M. (1924) Creative Experience. London: Longmans, Green & Co.

Gattico, E. (2001) Jean Piaget. Milano: Paravia Bruno Mondadori Editori.

Kolb, A. D. (2015) Experiential Learning: Experience as the Source of Learning and Development.
2nd Edition. Upper Saddle River: Pearson Education, Inc.