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in secondo piano, non che essi scompaiano, ma diventano più spontanei e

permettono invece di godere dei piccoli dettagli del paesaggio, addirittura


di scoprire scorciatoie ed angoli nascosti. Tutti gli elementi e i model-
li indicati in precedenza sono proprio i landmakers dell’improvvisazione.
Ecco che appare chiaro come l’improvvisazione si basi sempre su una
solida struttura, e che essa necessiti di una profonda assimilazione di tutti
questi componenti. Ma non si parla solamente di jazz! Spero che riportare
un’esperienza personale possa essere utile a comprendere meglio la gene-
si si un’improvvisazione. Preparando forse uno dei concerti più belli per
violoncello solo, il concerto n. 1 in do maggiore di Haydn, alla fine del
primo tempo, il moderato, è richiesta una cadenza. La cadenza è una va-
riazione virtuosistica svolta dal solista nella fase finale di un brano. Prima
del diciannovesimo secolo non veniva messa per iscritto perché si lasciava
tutto all’estro improvvisato dell’esecutore.34 Ora, in genere, è riportata in
piccolo, alla fine dello spartito, una cadenza spesso trascritta dallo stesso
compositore, che è ormai prassi eseguire senza lasciar spazio a fantasie. E
perché non provare a creare una cadenza propria? All’inizio si ha un vuoto
pneumatico, non si sa cosa fare, si prova ad ascoltare qualche esecuzione
famosa, molti eseguono quella scritta, altri, pochi, si discostano35… vengo-

34 Cfr. JEAN-JACQUES ROUSSEAU, Dictionnaire de musique, 1767, p. 68 prima


edizione consultabile online al link https://archive.org/stream/
dictionnairedem00rous#page/68/mode/2up
Definizione di cadenza: « L›autore lascia a libertà dell›esecutore, affinché vi faccia,
relativamente al carattere dell›aria, i passaggi più convenienti alla sua voce, al suo
istrumento ed al suo gusto. Questo punto coronato si chiama cadenza perché si fa
ordinariamente sulla prima nota di una cadenza finale, e si chiama anche arbitrio, a
cagione della libertà che vi si lascia all’esecutore di abbandonarsi alle sue idee e di
seguire il suo gusto. La musica francese, soprattutto la vocale, che è estremamente
servile, non lascia al cantante alcuna libertà in tal sorta, ed il cantante sarebbe
pertanto assai perplesso nell’usarne ». Traduzione tratta dalla «Grande Enciclopedia
della Musica Classica”, Curcio, Roma, 1972.
35 Riporto diverse esecuzione della cadenza del concerto n 1 di Haydn per violoncello:
quella classica eseguita magistralmente da Enrico Dindo al minuto 8:05 https://

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no ripetuti stilemi tipici del brano, come in questo caso le sestine ribattute
sulla corda vuota, si aggiunge, ecco un primo punto di riferimento, poi si
suona un gruppetto, un abbellimento, e si va così a tentativi… ogni volta
qualcosa di diverso, alcune volte per nulla soddisfacente, altre volte si sal-
vano le parti che piacciono di più e si cercano di riproporre variate nella
successiva esecuzione. Si esplora, ed esplorando il testo sembra più vivo, la
musica inizia a diventare propria. Nessun miracolo, ci si accorge di quanto
lavoro sia necessario per improvvisare sul serio. Sono piccoli tentativi, un
punto di partenza… insomma una base all’improvvisazione.

Al di là dei modelli

L’episodio appena narrato può essere utile perché ci apre una nuova
strada. Nella cadenza di Haydn non ci si deve limitare a riproporre la melodia
già esposta grazie allo studio nel corso del brano, bisogna scoprire e cercare
una svolgimento sulla traccia di una nuova originalità. L’ordito dell’improv-
visazione infatti da una parte è composto dalla trama della tradizione e della
memoria, dall’altra da quella dell’innovazione: l'ostinata ricerca di qualcosa di
nuovo. L’improvvisazione non consiste, infatti, soltanto nella combinazione
di modelli e di linee melodiche preconfezionate36 come si trattasse solo di un
magazzino a cui attingere le risorse. Se l’improvvisazione consistesse soltan-
to in un assembramento di frasi preconfezionate i risultati sarebbero cata-
strofici: non ci sarebbe alcuna continuità, la musica risulterebbe poco fluida,
farraginosa, come se chi improvvisa dovesse “consultare il catalogo delle
sue frasi fatte” per poi stabilire con una procedura dispendiosa quali fare.37

www.youtube.com/watch?v=72JClSO5fPM
e quella eseguita ed ideata da Mstislav Rostropovich, forse il più grande violoncellista
di sempre, al minuto 7:26 https://www.youtube.com/watch?v=eU5KdY_04kU
36 D. SPARTI, Suoni inauditi, cit., p. 133.
37 Ibidem.

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Una celebre frase di Miles Davis ci fa capire che c’è qualcosa che ci
fa superare questo stallo: “L’improvvisazione è andare al di là di ciò che
si sa”.38
È in questa componente va trovata l’originalità del jazz e dell’im-
provvisazione in generale.39 La tradizione, per quanto indispensabile, deve
essere solamente un trampolino di lancio per l’originalità vera e propria e
per la creatività.

L'improvvisazione: le forme

Una prassi antica

Nonostante si tenda a ricondurre l’improvvisazione in maniera ri-


duttiva solamente al jazz, essa ha una storia molto più antica e varia. For-
me di improvvisazione, infatti, si ritrovano forse da sempre nella musica
popolare, ma non solo: nonostante le composizioni scritte siano state
il modello dominante di produzione della musica per parecchi secoli,
l’improvvisazione è stata una pratica professionale per gli organisti nel
Cinquecento e oltre, il terreno di leggendarie sfide su molti strumenti
dei virtuosi tre il Sei e Settecento, anche il modo per brillare nei salotti
dell’Ottocento inoltrato.40 Nei tre secoli precedenti al nostro la maggior
parte dei musicisti più importanti poteva assumere facilmente i ruoli di
compositore, esecutore ed improvvisatore.41 Mozart, Beethoven, Liszt,

38 Riportato da P. DAMIANI nel saggio L’arte dell’improvvisazione, un sapere nel mentre si fa,
in G. L A FACE BIANCONI-A. SCALFARO, La musica tra conoscere e fare, ed. FrancoAngeli,
2011.
39 Vedi capitolo primo, p. 4.
40 E. FERRARI, op.cit., p. 126.
41 A. WILLS, L’organo, la storia e la pratica esecutiva, Franco Muzio editore, Padova, 1987,
p. 211.

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