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Conservatorio di Musica “Morlacchi” - PG

Prof. Mauro Carboni

Fondamenti di
PSICOLOGIA DELLA MUSICA - 2a

Teorie Acustiche e Psicofisica

Estratti da : Helga De La Motte-Haber - Cap. II – Cap. III


Insieme a integrazioni dalla letteratura internazionale.

Cap. II - Teorie Acustiche.

L'essere umano elabora le informazioni ambientali


principalmente tramite il canale visivo, ciò nonostante
l'udito è più accurato e preciso nel decodificare le
sollecitazioni sonore. L'orecchio è un organo più
sensibile dell'occhio, reagisce a cambiamenti di
pressione dell'aria che si trovano nell'ambito compreso
tra le 16 e le 20.000 vibrazioni al secondo (Hz), e per
essere stimolato in modo ottimale occorre solo un
centesimo dell'energia richiesta dall'occhio.
Cap. II - Teorie Acustiche.

Ad esempio la provenienza (direzione) di una fonte


sonora (alto, basso, dx, sx) viene discriminata ed
individuata attraverso la differenza di tempo e intensità
con cui l'onda sonora colpisce le due orecchie.
Questa funzione passa però in secondo piano rispetto a
quelle connesse alla comunicazione verbale e alla sua
decodifica e comprensione, nonché – ovviamente – in
relazione all'ascolto della musica.

Cap. II - Teorie Acustiche.

La struttura anatomica dell'orecchio è composta da tre


parti: orecchio esterno, medio e interno.
● Orecchio Esterno: padiglione auricolare, condotto
uditivo, membrana (timpano)
● Orecchio Medio: timpano, catena degli ossicini (martello,
incudine, staffa), seconda membrana (finestra ovale)
● Orecchio Interno: labirinto osseo, labirinto membranoso,
coclea,
Cap. II - Teorie Acustiche.

Quando la membrana timpanica viene colpita dalle


vibrazione dell'aria trasmette la sollecitazione vibratoria
ai tre ossicini che ne possono rafforzare la l'entità in
proporzione da 1 a 20. In particolare, il martello è
saldato con il timpano, la staffa invece lo è allo stesso
modo con la seconda membrana più interna, in mezzo
ovviamente sta l'incudine.
Cap. II - Teorie Acustiche.

Cap. II - Teorie Acustiche.


Orecchio medio: la membrana del timpano è una
membrana sensibile alle onde sonore che si infrangono su
essa. Le vibrazioni raccolte vengono trasmesse a tre
ossicini più piccoli del corpo umano: il martello,
direttamente a contatto con la membrana del timpano,
l'incudine e la staffa. Questa prende contatto col
labirinto.
I tre ossicini dell'udito sono contenuti in una cavità, la
cassa del timpano, che comunica all'esterno attraverso un
piccolo canale lungo 3-4 cm, la Tromba d'Eustachio che
sbocca nella faringe. L'orecchio collegato con la faringe
permette di mantenere in equilibrio la pressione dell'aria
al di là e al di qua del timpano.
Cap. II - Teorie Acustiche.
L'orecchio interno Consiste in una serie di cavità scavate
all’interno dell’osso temporale, dette labirinto osseo, contengono
al loro interno strutture membranose che ne ripetono la forma
(labirinto membranoso). Queste cavità sono riempite da fluidi che
sono : la Perilinfa, per composizione simile ai liquidi extra-cellulari,
posta tra il labirinto osseo e quello membranoso e l’Endolinfa, per
composizione simile ai liquidi intracellulari, che riempie il labirinto
membranoso. Le cavità (vestibolo, chiocciola e tre canali
semicircolari) compongono il labirinto osseo.
Il labirinto membranoso è formato dall’utricolo e dal sacculo
contenuti all’interno del vestibolo, dal condotto cocleare
all’interno della coclea e dai canali semicircolari membranosi
all’interno di quelli ossei. Il vestibolo è situato tra la coclea ed i
canali semicircolari e comunica con l’orecchio medio per mezzo
della finestra ovale.
Cap. II - Teorie Acustiche.
Cap. II - Teorie Acustiche.

L'orecchio interno (coclea) differentemente dal medio e


dall'esterno, è pieno di liquido. Si avvolge in forma di
spirale e viene detto chiocciola ed è suddiviso in tre
canali (scala tympani, scala vestibuli e ductus cochlearis),
rispettivamente separati dalla membrana di Reiβner e
dalla membrana basale.
All'apice della chiocciola i due canali esterni comunicano
tramite un piccolo orifizio (elicotrema) con la funzione di
stabilizzare la pressione, allo stesso modo della finestra
rotonda e della tromba d'Eustachio (verso la faringe).

Cap. II - Teorie Acustiche.


Cap. II - Teorie Acustiche.

Cap. II - Teorie Acustiche.


Cap. II - Teorie Acustiche.
L'altezza di un suono composto da diversi toni percepita
dall'orecchio umano dipende dalla modalità di
propagazione delle vibrazioni all'interno del fluido che
riempie la coclea, una componente dell'orecchio interno.
Uno studio sulla base di un nuovo modello biofisico,
smente l'ipotesi che la percezione sia dovuta a processi
cognitivi nella corteccia cerebrale.
Florian Gomez & Ruedi Stoop (2014). Mammalian pitch sensation
shaped by the cochlear fluid. Nature Physics, 10, 530–536 .
doi:10.1038/nphys2975

Cap. II - Teorie Acustiche.


Gli autori dello studio hanno verificato l'ipotesi secondo
cui i dati disponibili sull'altezza dei suoni composti
possano essere spiegati solo in termini fisici, tenendo
conto della propagazione delle vibrazioni nel liquido
all'interno della coclea. Per questo hanno costruito un
modello biofisico realistico della coclea e studiato la
propagazione delle onde nel liquido cocleare. I dati
forniti dal modello sono in buon accordo sia con i dati
sperimentali ottenuti sugli esseri umani sia con i test
fisiologici condotti in laboratorio su coclee di gatto.
Secondo i ricercatori la percezione dell'altezza di un
suono dipende da un processo di carattere fisico.
Cap. II - Teorie Acustiche.
La cosa si complica invece se un suono, come spesso
avviene in campo musicale, è formato da diversi toni. In
quel caso, non è facile definire quale sia l'altezza del
suono percepito dall'orecchio, anche se negli ultimi due
secoli molti scienziati, tra i quali anche grandi nomi
come Helmholtz e Ohm, hanno cercato di fornire una
trattazione fisico-matematica del problema. Gli
esperimenti di psicoacustica sono infatti in contrasto
con i risultati ottenuti per via matematica e questa
discrepanza viene attualmente attribuita a qualche tipo
di processo cognitivo, quindi non di tipo fisico, che
avverrebbe a livello della corteccia cerebrale.

Cap. II - Teorie Acustiche.


La cosa si complica invece se un suono, come spesso
avviene in campo musicale, è formato da diversi toni. In
quel caso, non è facile definire quale sia l'altezza del
suono percepito dall'orecchio, anche se negli ultimi due
secoli molti scienziati, tra i quali anche grandi nomi
come Helmholtz e Ohm, hanno cercato di fornire una
trattazione fisico-matematica del problema. Gli
esperimenti di psicoacustica sono infatti in contrasto
con i risultati ottenuti per via matematica e questa
discrepanza viene attualmente attribuita a qualche tipo
di processo cognitivo, quindi non di tipo fisico, che
avverrebbe a livello della corteccia cerebrale.
Cap. II - Teorie Acustiche.

Hermann von Helmholtz riteneva che il meccanismo di


discriminazione delle frequenze fosse di tipo
posizionale: suoni di differenti frequenza mettono in
moto regioni diverse della membrana basilare. In
particolare suoni di frequenza elevata mettono in
oscillazione le regioni della membrana basilare più
vicine alla finestra ovale; all'abbassarsi della frequenza
le regioni messe in moto sono sempre più lontane dalla
staffa della finestra ovale (e vicine all'elicotrema).

Cap. II - Teorie Acustiche.


Quando tali fibre venivano investite dall'onda di
pressione del liquido avente una determinata
frequenza, esse si comportavano come oscillatori
armonici forzati indipendenti ed entravano in risonanza
a determinate frequenze. Ricordando che la frequenza
di risonanza di un oscillatore armonico è data da:

cioè dipende dalla costante k (che misura l'elasticità) del


materiale e dalla massa dell'oscillatore, Helmholtz riteneva
che le variazioni morfologiche della membrana basilare
determinassero frequenze di risonanza diverse per le varie
regioni.
Cap. II - Teorie Acustiche.
Il modello di von Helmholtz è eccessivamente semplificato
anche se è sostanzialmente confermato, nella sua "concezione
posizionale", dalle osservazioni successive di von Békésy.
Questo fisico ungherese (premio Nobel nel 1961 per i suoi studi
di fisiologia dell'orecchio interno) riuscì ad osservare, con un
raffinato sistemi di elettrodi, il moto della membrana basilare.
Le sue osservazioni possono riassumersi dicendo:
che l'onda sonora genera nella membrana basilare un "onda
viaggiante" di forma complicata che si smorza più o meno
rapidamente;
l'inviluppo di tale onda viaggiante ha un massimo che cade in
regioni diverse della membrana basilare a seconda della
frequenza e nelle posizioni previste da Helmholtz;

Cap. II - Teorie Acustiche.


nel caso di suoni composti, l'orecchio è in grado di
compiere una sorta di analisi spettrale nel senso che è in
grado di discriminare le varie parziali facendo vibrare parti
diverse della membrana basilare;
la figura precedente, nella quale sono riportate le zone di
maggior deformazione della membrana in funzione della
frequenza, mostra che lo spazio riservato ad un'ottava,
cioè ad ogni raddoppio di frequenza è, grossomodo,
costante. All'aumentare della frequenza quindi, il rapporto
tra l'ampiezza della regione interessata e il "range" di
frequenza da percepire si riduce drasticamente. Ciò avrà
notevoli conseguenze sulla capacità del nostro orecchio, di
discriminare due suoni sovrapposti, ad elevata frequenza.
Cap. II - Teorie Acustiche.
Hesse (1972) ricollegandosi a teorie precedenti propone di
non partire dalla frequenza per la spiegazione della
percezione dell'altezza del suono, ma dalla struttura
periodico-temporale. La limpidezza di un suono dipende
dalla distanza temporale fra le creste della vibrazione, la
quale provoca nel nervo acustico una maggiore o minore
quantità di impulsi; l'impressione della sonorità (Tonigkeit)
si verifica attraverso un'interpretazione della periodicità
degli impulsi nervosi. Il volume del suono è invece posto in
relazione con la grandezza della superficie stimolata della
membrana basale, mentre l'asprezza di un suono sembra
fondarsi su impulsi nervosi aperiodici provocati dalle creste
secondarie di un'onda sonora.

Cap. III - Psicofisica.


La Psicofisica, punto di partenza della psicologia
sperimentale nel XIX secolo, mostra più di ogni altra
disciplina un rapporto diretto con la filosofia, in quanto
il problema che si pone è quello del rapporto fra ciò che
è materiale e ciò che è mentale.
Storicamente la psicofisica inizia analizzando il rapporto
fra stimolo e reazione, ora il suo ambito include le
indagini sul rapporto tra variabili fisiologiche e
psichiche, oltre ad analisi sulla reciproca dipendenza
dei processi psichici.
La caratteristica più importante è che nella psicofisica
le variabili “psichiche” vengono misurate.
Cap. III - Psicofisica.
In senso concettuale non esiste una sostanziale
relazione di identità tra stimoli e reazioni, semmai
può essere indicata una regolarità
(quantitativa/qualitativa) nel rapporto (valutazione
sperimentale e analisi matematica): ad esempio
frequenza ed altezza del suono NON sono sinonimi,
così come non lo sono intensità e volume del suono,
o spettro sonoro e timbro.
La dipendenza dei processi psichici dagli eventi fisici
non significa né implica che quelli possano essere
ridotti a questi ultimi.

Cap. III - Psicofisica.


Differenti strutture temporali delle frequenze
producono impressioni diverse dell'altezza del
suono. Non è chiaro se la sensazione di altezza e
profondità accompagni fin dall'origine la variazione
della struttura temporale delle vibrazioni.
Fisicamente le vibrazioni si distinguono per velocità
e forma, le variazioni della vibrazione sinusoidale
sono molteplici e ad esse è correlata l'esperienza del
timbro, infatti l'andamento di vibrazioni complesse
si può descrivere come somma e sottrazione di
vibrazioni semplici (analisi di Fourier).
Cap. III - Psicofisica.
L'affermazione secondo cui l'orecchio funzioni in
modo analogo è controversa, Wellek rimprovera a
Kurth una non chiara distinzione terminologica tra
Ton (percezione di una vibrazione sinusoidale) e Klang
(processi percettivi complessi di frequenze parziali
supplementari). In realtà la percezione di un suono
fondamentale avviene anche in assenza della
frequenza fondamentale e in presenza del solo
spettro degli armonici, infatti il timbro modifica
l'impressione dell'altezza e viceversa.

Cap. III - Psicofisica.


In sostanza la distinzione concettuale tra suono
sinusoidale e suono si fonda su qualità fisiche (e
percettive) ma acquista significato solo in relazione
ad esperienze psicologicamente differenti.
Ad esempio: sotto i 16 Hz viene percepita una
vibrazione senza una concomitante percezione di
altezza del suono; ed ancora tra i 16 e i 24 Hz singoli
eventi sonori non vengono differenziati ma si
fondono; anche nella percezione di eventi ritmici,
sotto il 1/20 di secondo l'orecchio tende alla fusione
e il ritmo diventa timbro.
Cap. III - Psicofisica.
La percezione di altezza del suono dipende dalla
durata dell'esecuzione: con 4 msec ha luogo la
sensazione di un klick, dopo i 15 msec appare una
sensazione di altezza del suono che viene
pienamente discriminata intorno ai 100 msec.
Tempi brevi di esecuzione possono essere
compensati da una maggiore intensità, in quanto gli
organi sensoriali hanno bisogno di un minimo di
energia per essere stimolati.

Cap. III - Psicofisica.


Altezza, suono, durata, timbro, intensità, non sono
univocamente riconducibili a variabili fisiche ma
comunque sono in rapporto con esse. Suoni gravi
sono “associati” all'impressione di un volume più
forte rispetto a suoni acuti, o possono sembrare più
diffusi ma un aumento dell'intensità equipara la loro
compattezza (densità) a quelli acuti (Stevens, 1934).
In definitiva, l'orecchio – a differenza di altri organi
sensoriali – è un analizzatore, anche se alcuni
fenomeni sembrano contraddire questa funzione
(ad es. il mascheramento dato dalla simultaneità di
due suoni).