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Capitolo 9

Come l’uomo si abituerà all’attributo del Regno (Malkhuth).

Innanzi tutto, il suo cuore non trarrà orgoglio da tutto ciò che possiede, ma si comporterà sempre

come un povero e si porrà davanti al suo Creatore come un indigente, elemosinando e supplicando1.

Per abituarsi a questo attributo, quando anche fosse ricco, penserà che nulla di quanto possiede sia

legato a lui, bensì che è abbandonato, che ha bisogno incessantemente della grazia del Creatore e

che non possiede null’altro che il pane che mangia. Umilierà il suo cuore 2 e si affliggerà,

soprattutto nel momento della preghiera 3: ciò è di un aiuto straordinario. Del contrario è detto: “il

tuo cuore si innalza e tu dimentichi” (Deut. 8:14), perché in questo si trova l’oblio esteriore 4.

Davide si conformava fortemente a questo attributo e dichiarava: “Io sono solo e povero” (Salmi

25:16). In effetti ogni membro della propria famiglia deve aiutarsi da sé: chi sono essi tutti per lui?

Anche sua moglie e i suoi figli cosa potranno fare per lui, quando sarà di fronte al giudizio del

1
La sefira Molkhut che è l’ultima della processione è soprannominata “povero”, “indigente” perché essa non ha nulla
di se, nulla di proprio, ma tutti gli influssi che sono in essa, provengono dalle sefirot superiori. Cfr. per esempio, Zohar I
168b (p.429 trad. Mopsik).

2
Più precisamente, lo si renderà docile.

3
Cfr. Zohar III 195°. La preghiera del povero ha la priorità su tutte le altre. Tema costante nella letteratura zoharica.

4
E’ l’oblio che non appartiene al dominio della santità, al contrario dell’oblio delle colpe e delle offese (di cui si è
parlato nel cap. I, mida n.8). Questo “oblio esteriore” designa il respingimento delle preghiere che le esteriorità
impediscono di farle passare, e ciò a causa dell’attitudine orgogliosa dell’uomo durante la preghiera.
Creatore e nell’istante della dipartita della sua anima? Essi non l’accompagneranno che fino alla

tomba: cosa saranno per lui nel momento del suo processo 5, dopo l’ingresso nella tomba e oltre 6?

E’ per questo motivo che si abbasserà e adatterà la propria persona al segreto di questo attributo.

Un secondo metodo è spiegato nel libro dello Zohar 7, ed è molto importante: che l’uomo esili se

stesso di luogo in luogo in nome del cielo ed in ciò si renderà simile ad un carro per la Shekhinah

esiliata. Egli evocherà in se stesso questa immagine8: “Eccomi esiliato, ma i miei bagagli sono con

me. Che ne è invece della Gloria dell’Eterno, poiché la Shekhinah è esiliata e i suoi bagagli 9 non

sono con Lei, mancandole a causa dell’esilio?” Perciò ridurrà il suo bagaglio il più possibile, come

è scritto: “Fatti un bagaglio da esiliato” (Ez. 12:3). Dunque umilierà il suo cuore nell’esilio e si

attaccherà alla Torà10: allora la Shekhinah sarà con lui. Infliggerà a se stesso delle separazioni: si

separerà dalla casa del suo riposo, come Rabbi Shimon e i suoi compagni, per consacrarsi alla

Torà11 . E tanto meglio sarà se i suoi piedi si affaticheranno12, andando di luogo in luogo, senza

5
Dinav: “dei suoi giudizi”, delle “sue pene”.

6
Cfr. Avot di rabbi Nathan, vers.B cap. 27, che commenta una massima di Hillel: “Se io non mi preoccupo di me, chi si
preoccuperà di me?” (Pirqé Avot I:14).

7
Cfr. Zohar II 198b e Tikkuné ha Zohar, introduzione, all’inizio.

8
O ancora: egli si immaginerà. Per l’espressione vedi cap.I, nota 1.

9
Kelim. Cioè senza dubbio, il Tempio e i diversi strumenti (kelim) del servizio divino.

10
Egli studierà la Torà lungo il cammino, durante i suoi esili volontari. Cfr. supra, cap. 5, nota 293 e seg.

11
Ciò che lo Zohar spesso descrive. Questa pratica era molto in voga a Safed e R. M. Cordovero fa il racconto di questi
esili volontari che egli intraprendeva con il suo maestro, R. Salomon Alcabets, nel suo libro: Sefer Ghirushim. Infatti i
cabalisti imitano qui la Shekina ripudiata dal Palazzo del Re (il Tempio). Così essi sono come una moglie ripudiata dal
suo sposo (da cui l’espressione “ghirushim”, che significa “ripudio”, “divorzio” della sposa). E’ da notare che invece di
ripudiale la loro moglie affinché la somiglianza sia perfetta, essi ripudiavano se stessi facendo di se stessi una moglie
ripudiata.

12
Lett. “si tagliano, si spezzano, si rompono”. Una espressione della letteratura talmudica.
cavallo né carro. A questo proposito è scritto: “La sua speranza è in YHVH suo D-o” (Salmo

146:5). Ora lo Zohar spiega la parola SHEVER ‫( שבר‬rompere) con il significato seguente: che egli

spezzi il proprio corpo per la Gloria dell’Altissimo13. Ancor più, tratta dall’attributo del Regno,

esiste un attributo di gran lunga più importante del Servizio nel suo insieme, e che consiste nel

temere D-o glorioso e terribile. Tuttavia il timore corre spesso il rischio di essere deteriorato 14 e di

lasciarsi penetrare dalle esteriorità15. In effetti, se io timore che si prova è quello delle sofferenze,

della morte o della Ghehenna, si tratta di timore per le esteriorità. Invece16, il timore essenziale

consiste nel temere D-o.

Per ottenere questo è necessario pensare a tre cose. La prima è che la grandezza del Formatore di

tutto è superiore a qualsiasi cosa esistente. Ossia, l’uomo teme il leone, il lupo, il bandito, il fuoco,

la frana, benché siano dei piccoli emissari: perché non temere il Gran Re? Lo spavento che Egli

ispira a causa della Sua grandezza deve leggersi sul suo volto, perché non si dica: “Come un uomo

insignificante può peccare nei confronti di un simile gran Signore? Se fosse stato un orso,

quest’ultimo l’avrebbe divorato. Ora, poiché il Santo, benedetto Egli sia, sopporta l’offesa, non avrà

timore per terrore che Egli ispira e la per la Sua grandezza?”

13
Cfr. Zohar II 198°. Per un cambio di vocalizzazione, il versetto si può leggere “La sua fatica (rottura, taglio) è per
YHVH suo Dio.”

14
Si può tradurre anche: “il timore è molto pericoloso, poiché può essere deteriorato…”. Vedere su questo soggetto
Zohar I 11b, che è ripreso qui da Cordovero.

15
Che sono le forze demoniache che assicurano l’esecuzione delle punizioni. Temere la punizione è temere queste
forze esteriori e non Colui che le governa.

16
Che sono le forze demoniache che assicurano l’esecuzione delle punizioni. Temere le punizioni è temere queste
forze esteriori e non Colui che le governa.
La seconda consiste nell’immaginare la Sua vigilanza permanente: il fatto che Egli lo osserva e lo

scruta. In effetti, il servitore teme senza sosta il suo padrone quando è davanti a lui. Ora, l’uomo è

sempre davanti al suo Creatore, il cui occhio è aperto su tutte le sue vie e, dunque, che egli temi e si

spaventi quando disobbedisce ai Suoi Comandamenti.

La terza, in quanto Egli è la radice di tutte le anime, che sono tutte radicate nelle Sue Sefirot e,

dunque, colui che pecca rovina il Suo Palazzo. Perché egli non dovrebbe temere, qualora il Palazzo

del Re sia insozzato dalle sue azioni malvagie?

Inoltre, che veda come il disgusto causato dai suoi atti respinga la Shekhinah in Alto e che temi di

causare questo grande male: separare il desiderio del Re dalla Regina17. Questa specie di paura è

quella che fa avanzare l’uomo dritto verso il perfezionamento (tikkun) di questo attributo e

attraverso la quale aderisce a quello. Per di più, l’uomo deve prendere su di lui l’impegno di essere

assai attento a che la Shekhinah rimanga attaccata a lui e non se ne distacchi. In effetti, finché

l’uomo non abbia preso moglie, è evidente che la Shekhinah non sarà con lui, poiché il principio

della Shekhinah per l’uomo viene dal femminile18. Ora, l’uomo si pone tra due femminili: la

femmina materiale quaggiù in basso, che prende da lui cibo, vesti e rapporti coniugali19, e la

Shekhinah che si tiene al di sopra di lui, per benedirlo20 per tutte quelle cose che donerà alla donna

17
Il Re essendo la sefira Tiferet e la Regina la sefira Malkhut (la Shekina).

18
Cfr. Zohar I 228b: “Tutte le femmine del mondo si tengono nel segreto della Shekina; chi ha una compagna, la
Shekina risiede presso di lui, chi non ne ha, essa non risiede con lui.” Questa idea è costante nello Zohar.

19
Tali sono le obbligazione dell’uomo verso sua moglie menzionati nell’Esodo 21:10.

20
Cioè per colmarlo di benedizioni.
della sua alleanza21, alla maniera di Tiferet, che si pone tra due femminilità: la Madre in Alto22, che

effonde su di lui tutto il necessario, e la Madre in Basso23, che riceve da lui cibo, vesti e rapporti

coniugali: Generosità (Chesed), Rigore (Din) e Misericordia (Rachanim)24. La Shekhinah non verrà

a lui se non si rende ad immagine dell’esistenza superiore25. Tuttavia, può accadere che l’uomo si

allontani dalla sua donna per una di queste tre ragioni: la prima perché è “nida” (mestruata); la

seconda perché si dedica alla Torà ed è isolato da lei per tutta la settimana26; la terza perché parte in

viaggio e si astiene dal peccato. Durante questi periodi la Shekhinah rimane unita a lui e non lo

lascia, affinché non sia abbandonato e separato, ma sempre un uomo completo sarà maschile e

femminile27. Quando la Shekhinah si unisce a lui, l’uomo deve vegliare affinché la Shekhinah non

si separi da lui quando parte in viaggio e quando lavora e vi guadagnerà28 a dire la preghiera del

cammino29 e ad accostarsi alla Torah. Grazie a ciò la Shekhinah, che è a guardia del cammino30, si

terrà costantemente presso di lui, qualora si astenga dal peccato e si occupi di Torah. Così, quando

21
Espressione presa da Malachia 2:14.

22
La sefira Binah.

23
La sefira Malkhut.

24
Sono i tre influssi che Tiferet effonde in Malkhut.

25
O ancora: se egli non somiglia alla realtà superiore, in particolare a Tiferet, che si tiene tra le due dimensioni
femminili.

26
Ma non durante gli Shabbat in cui gli studenti ritrovano la loro moglie (cfr. Talmud Ketuvot 62b). Cfr. anche uno
sviluppo su questo punto in Tefila leMoshé 10:13 (pag. 212b e seg.).

27
Talmud Yebamot 63a.

28
Espressione rabbinica cfr. Talmud Pessachim 50b.

29
Cfr. Berakhot 29b-30a.

30
Zohar I 166a.
la sua donna è mestruata, la Shekhinah rimarrà presso di lui, se egli vi si astiene31 come deve. In

seguito, la notte in cui torna pura32, la notte di Shabbath o al ritorno dal suo viaggio, tutti questi

saranno momenti in cui il rapporto coniugale è un comandamento. La Shekhinah allora si apre in

alto per ricevere le anime sante33 e dunque è necessario visitare così la propria donna, e in ciò la

Shekhinah sarà incessantemente con lui. Tutto ciò è spiegato nello Zohar, lezione Bereshit34 . La

visita alla sua donna deve compiersi precisamente nel tempo in cui la Shekhinah è nel suo luogo,

cioè quando essa è tra le due braccia35; al contrario, al tempo del disastro della comunità, quando la

Shekhinah non è tra le due braccia, ciò è proibito, come è spiegato nei Tikkunim, lezione Bereshit36.

Colui che vuole unirsi alla Figlia del Re, in modo tale che Essa mai si separi da lui, deve

innanzitutto adornarsi di ogni sorta di abbellimento e decoro. Questi sono i Tikkunim di tutti gli

attributi menzionati37. Dopo aver adornato la sua persona di tutti i Tikkunim, egli si porrà con

l’intenzione di riceverla su di lui, mentre si occupa di Torà e porta il giogo dei comandamenti,

secondo il segreto dell’intenzione relativo alla unificazione incessante. Subito essa si sposa a lui e

31
Le regole della separazione periodica.

32
Quando ella è di nuovo pura dopo l’immersione (mikve).

33
Che la sefira Tiferet (o le sefirot superiori?) effonde in essa.

34
Zohar I 49b-50a.

35
Che sono le sefirot Chesed e Ghevura.

36
Tikkunè ha-Zohar 69, pag.101b.

37
Menzionate nelle pagine di questo libro.
non si allontana38. Tutto ciò alla condizione che egli si purifichi e si santifichi. Quando sarà puro e

santo, che abbia l’intenzione di compiere per essa il comandamento di fornirle il cibo, le vesti e

rapporto coniugale, che sono le tre cose che l’uomo deve a sua moglie. La prima: aprire verso di

essa, attraverso tutti i suoi atti, un influsso proveniente da destra39, per essere il suo nutrimento. La

seconda: vestirla di Rigore (Ghevurà), affinché le esteriorità non la dominino. Che egli non abbia

traccia di tendenza al male, allorquando si occupa dei comandamenti, come far profittare il corpo,

sperare un sembiante di Gloria, o ciò che ne consegue, poiché allora se la tendenza al male è

presente nel compimento di questo comandamento ed ella40 fuggirà l’uomo poiché è “nuda”41.

Occorre dunque coprire la nudità e nasconderla sempre, affinché la tendenza al male non abbia

presa su di essa. In che modo? Che tutte le azioni dell’uomo siano per il nome del cielo senza parte

alcuna per la tendenza al male42. Così i Tefillim e gli Tzitzit43 sono delle grandi difese sotto questo

aspetto, impedendo alle esteriorità di imporsi ad essa44. Che siano una sua abitudine. Il terzo:

l’unirla a Tiferet nel momento della lettura dello Shema e fissando dei tempi per lo studio della

38
Questa Figlia del Re è la Shekina. La stessa cosa è detta da Cordovero a proposito dello studio della Torà secondo il
senso profondo. La Torà diviene allora la sposa dell’uomo. Cfr. le immagini forti dello Shiur Qoma p.163 e Tefila
léMoshé p.256a.

39
Da Chesed, la Generosità.

40
La Shekina.

41
Questa parola designa anche il sesso denudato.

42
Nel senso di un profitto personale interessato, egocentrico (cfr. cap. V).

43
Cfr. Esodo 13:9 e 16, Deut. 6:8 e 11:8. Per gli Tzitzit (frange) Num. 15:37-41.

44
Cfr. Zohar I 23b.
Torà. Quando l’uomo fisserà un momento per ogni cosa, lo faccia con l’intenzione che è questo il

rapporto coniugale con la Shekina45, la figlia del Re. Di ciò è fatto allusione nei Tikkunim46.

45
La parola ebraica che designa il rapporto coniugale è ONA che significa letteralmente “il tempo”, “il momento”.
Ossia è in questo momento che Tiferet si unisce alla Shekina (Malkhut).

46
Tikkuné ha Zohar tiq.6 p.18a.

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