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ITIS A.

ROSSI, VICENZA Laboratorio di Telecomunicazioni


Relazione di collaudo
Oggetto del collaudo: Bobina di Tesla

Obbiettivo:

Creazione di una bobina di tesla

Schematico:

Hardware necessario:

Filo rame smaltato 0.315mm, circa 550 metri


Trasformatore NST 5KV 25mA
Tubo in materiale plastico (pvc) con diametro esterno 110 mm
Lacca isolante V-66
27 Condensatori 47 nF 1600V
27 Resistenze 1-10Gohm
Cavo in rame isolato
Spark Gap

Norme di sicurezza:

È fondamentale disporre di una buona messa a terra.


Qualsiasi contatto con il primario può risultare letale, considerate le tensioni e le correnti in circolo,
talmente elevate da essere in grado di provocare arresto cardiaco. Assicurarsi di scaricare correttamente i
condensatori e mettere a terra il circuito prima di ogni contatto diretto.

È sconsigliato collegare la terra della bobina alla terra dell’edificio, è preferibile piuttosto usare un
dispersore di terra appositamente installato creato per la sperimentazione.
Progettazione:
Si è deciso di optare per un avvolgimento primario di diametro 110mm e altezza 500mm.
L’induttanza sarà di 54,11 mH.
Si sceglie come frequenza di risonanza ¼ della lunghezza d’onda, pari a 545m (lunghezza del filo
dell’avvolgimento primario), che risulta 137,36 KHz.

Dove:
c = Velocità della luce nel mezzo
λ = Lunghezza d’onda
Dalla formula per il calcolo della frequenza di risonanza esplicitiamo la capacità per calcolare il valore
teorico del condensatore toroidale da situare sopra la bobina (topload), risultante 16,82 pF

Considerati i materiali a disposizione, è possibile costruire un condensatori delle seguenti dimensioni:


diametro di sezione 150mm, diametro esterno 410mm. La capacità teorica risulta di 17.78 pF,
sufficientemente vicina a quella richiesta.

Dove:
D1 = diametro di sezione in mm
D2 = diametro esterno in mm
Si proceda calcolando la capacità teorica per il condensatore primario, risultante 15,92nF

Dove:
i = Corrente massima prelevabile dal trasformatore
F = Frequenza di ingresso
V = Tensione del trasformatore
Possiamo ottenere un condensatore simile con un array MMC (Multi Mini Capacitor), ovvero un banco di
condensatori di capacità inferiore, in configurazione serie parallelo.
In particolare sono necessari 27 condensatori da 47nF ad almeno 1600V, 3 banchi di 9 condensatori in serie
collegati in parallelo. La capacità reale sarà di 15,67 nF.
Esplicitando l’induttanza dalla formula della frequenza di risonanza è ora possibile calcolare l’induttanza
richiesta dalla bobina primaria, pari a 85,7 uH. Nella formula non è stata inserita la capacità teorica, ma la
capacità reale del banco di condensatori.
A questo punto si proceda nel calcolo del numero di spire della bobina primaria.

Dove:
L = Induttanza
R = Raggio della bobina (mm)
H = Altezza della bobina (mm)
È opportuno spaziare leggermente le spire per limitare le capacità parassite.
Nel nostro caso la bobina sarà di 13 -14 spire.

Realizzazione:

La prima difficoltà riscontrata è stata reperire uno spark gap adatto. Si è deciso per l’autocostruzione,
mediante stampa 3d. Sotto un rendering dello spark gap, formato da una staffa in PLA (stampata), due viti
M6, due dadi chiusi e 6 dadi. Muovendo le viti è semplice regolarne la distanza.

Si è deciso di posizionare lo spark gap parallelo al trasformatore NST per scongiurare il danneggiamento
dello stesso a causa di sovratensioni indotte dall’avvolgimento primario.

Per la realizzazione del banco di condensatori si è deciso di optare per capacitori al polipropilene. Essi
garantiscono un minore ESR rispetto al poliestere, e quindi maggiore corrente, fondamentale nella fase di
auto oscillazione del circuito mentre lo spark gap è in conduzione.

Delle resistenze di autoscarica di grande valore (10 Gohm) sono state montate in parallelo a ciascun
condensatore. Esse prendono il nome di “Bleeder Resistors” e servono per scaricare i condensatori mentre
il circuito è spento. Sono elementi di sicurezza fondamentali per ridurre il rischio di folgorazione a circuito
spento.
Il primario è stato avvolto manualmente su un tubo per tubature di scarico. È stato poi rivestito con uno
strato di lacca protettiva V66 ad alto valore dielettrico (dell’ordine di 40K/ mm).

Per il condensatore toroidale si è usato tubo in alluminio flessibile per caldaie. Si noti la presenza di una
bobina primaria piatta, disaccoppiata e male avvolta. Ciò è stato necessario nel primo test di accensione,
vista la scarsa quantità di tempo a nostra disposizione per la prova.
Nella seconda accensione si è sostituita la bobina una elicoidale, come calcolato nella sezione
progettazione. Gli archi voltaici sono stati circa dieci volte maggiori, generando tensione dell’ordine di
centinaia di migliaia di volt. Si noti che il design dello spark gap ha diversi problemi, in quanto l’ossidazione
dei dadi chiusi porta alla creazione, dopo alcuni secondi a regime, di un canale ionizzato preferenziale, che
diminuisce l’efficienza complessiva della bobina. L’utilizzo di uno spark gap rotativo risolverebbe il
problema.

L’uso di un trasformatore in grado di erogare solo 125VA di potenza ha limitato la dimensione degli archi, e
un grande condensatore toroidale all’estremità della bobina le ha impedito di sprigionare archi in aria senza
la vicinanza di un cavo di terra. Ciononostante gli archi sono comunque stati scenici e di impatto, ed il
campo elettrico generato è stato sufficiente ad accendere un tubo al neon.

Risultati in sintesi:

Le bobine di Tesla possono fornire grandi soddisfazioni durante il funzionamento, ma non bisogna mai
dimenticare le norme fondamentali di sicurezza.

Classe 5AIT, Allievo Brocca Francesco, numero registro 1, data di consegna 05/06/2018