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htm

Inizio

Dio perdoni chi ci ha cancellato ... io non posso ! La storia che vi racconto è incompleta, non posso
raccontarvi ciò che sta ancora accadendo. Posso solo narrare, per filo e per segno, le operazioni
della II° Centuria di Gladio detta "Lupi" e più dettagliatamente della IX° Decuria di cui facevo parte
e ... la vita di G.71 VO 155 M (G.stava per Gladiatore ed M per Marina Militare Italiana) . Ciò
perché io ero Lui ... prima di essere cancellato, con tutti noi!. Perdonate qualche errore di
grammatica, noi eravamo addestrati a combattere dietro le Linee nemiche e ad imparare presto ad
usare qualsiasi tipo di arma, anche e soprattutto quelle del nemico. Ma, del nostro addestramento,
non faceva parte lo scrivere !, non veniva considerata un arma e, ancor meno, un arma del nemico !.
Con la Nostra storia Vi dimostrerò, invece, che mai arma fu più subdola e mortale. Si sbagliavano
quanti ci addestrarono ... avrebbero dovuto insegnarci a scrivere o, perlomeno, garantirci scrittori
amici. Cosa che non si preoccuparono mai di fare. Io, ultimo (e forse unico) sopravvissuto di
Gladio, ho dovuto imparare a farlo e, credetemi, mai un compito mi fu più arduo, mai un impresa fu
più disperata, mai le forze più impari !. Ho dovuto anche imparare i Codici della Legge e dei Diritti
per i quali ci siamo battuti con Onore sui campi di battaglia di mezzo mondo ... e scoprire che
coloro per i quali ci siamo battuti non li conoscono, li umiliano violandoli sistematicamente e
vendendo la Patria al miglior offerente ! Ho imparato tutto questo. Ho dimostrato a me stesso,
facendo Onore a chi non c’è più, che per Noi nessuna impresa era ed è impossibile ... e del ritorno
chi se ne frega ! Solo ... se morirò anch’io ... cosa resterà di Noi ! ? Solo quello che "Loro" hanno
scritto ! ? Per questo ho imparato ad usare il Computer. Per questo ho imparato ad usare Internet.
Per questo, come potrete leggere, ho denunciato l’Italia, ai sensi degli Artt.13 e 25 della
Convenzione Europea per i Diritti e le Libertà fondamentali dell’Uomo di Strasburgo, per la
violazione dei miei Diritti e per tutti gli abusi commessi dai Pubblici Ufficiali di questa Italia che
non riconosco certo come mia Patria, ma come "Loro" Patria. Leggerete che questa mia ultima
missione dura ormai da anni, ... da quando fui cancellato. Cancellazione certo più comoda e
conveniente, ... piuttosto che pagare gli arretrati e le liquidazioni spettanti !. Tuttavia, non ebbi
motivi provati per denunciare il saccheggio delle Nostre spettanze. Ma, dice il proverbio : "il Lupo
perde il pelo, ma non il vizio !".

"Quei Lupi" ... non hanno perso il vizio del saccheggio ed hanno continuato con i miei beni di
famiglia. Ormai vittoriosi, non si sono preoccupati nemmeno di non lasciare tracce dei Loro delitti.
"Questo Lupo" ... non ha perso il vizio di battersi a morte contro i Tiranni ed i loro servi ... e così sia
! Ma se morirò prima di aver vinto ottenendo Giustizia, i traditori codardi ed assassini della Patria,
li avrai conosciuti anche Tu ! ! !. La somma che ti viene richiesta è un contributo alle spese.
Nessuno mi aiuta in questa guerra, gli Avvocati mi sono costati un occhio e ancora ne avrò bisogno
ed anche Internet ha i suoi costi ed io ...Non ho nessuna intenzione di arrendermi ! ! !

Inoltre, vorrei costruire un monumento funebre alla Nostra memoria e di tutti i caduti per la Libertà
e la Democrazia! Se ce la farò ... ad Alghero!

Del S.I.D, durante i corsi, ci fu detto che suo compito Istituzionale era :"Assolvere ai compiti
informativi (III° Centuria "Colombe") e di sicurezza per la difesa, sul piano Militare (I° Aquile e II°
Lupi), dell’Indipendenza e dell’integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione. Le
attività principali sono l’offensiva e la difensiva ..." (e non è ciò che abbiamo fatto ! ?). Nelle pagine
che seguono, leggerai che è proprio ciò che Noi abbiamo fatto : il nostro dovere verso la Nostra
Patria e ... ci è costato caro !.

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Della N.A.T.O "North Atlantic Treaty Organization", durante i corsi, ci fu detto che era stata
costituita allo scopo di assicurare, in conformità e a integrazione delle finalità e dei principi della
Carta delle Nazioni Unite, la sicurezza internazionale e il benessere dei rispettivi Paesi. In sostanza,
si mirava a fronteggiare, con l'aiuto Americano e attraverso una preordinata collaborazione
soprattutto militare, l'eventuale espansione della potenza Sovietica verso l'Europa Occidentale. Ci fu
anche detto che, la "Guerra fredda", per Noi, sarebbe stata calda, anzi caldissima! e negli anni che
seguirono ci fu dimostrato quanto erano veritiere queste parole. Nelle pagine che seguono, leggerai
che, anche in questo, sui campi di battaglia di mezzo mondo, Noi facemmo il nostro dovere verso la
Nostra Patria e ... ci è costato altrettanto caro!.

1) - Nel Maggio 1970 ...

Nel Maggio 1970, compiuti 16 anni, come tutti i primogeniti maschi della mia famiglia, mi arruolai
volontario nell’Esercito Italiano. Nell’Estate dello stesso anno, nella scuola Militare S.A.S di
Viterbo, nell’Aula Magna della Scuola, ci fu un concorso, ed io fui selezionato da Ufficiali del
S.I.D. (Servizio Informazioni Difesa) per i "Reparti Speciali". Non mi fu detto quali, ma accettai.
Mi si fece concludere il corso di addestramento in quella scuola. Trasferito, dopo il corso, alla
Cittadella Militare della Cechignola a Roma, caserma Trasmissioni, dove imparai ad usare i mezzi
di radio comunicazione dell’epoca, mi fu ordinato da un alto Ufficiale del S.I.D. di fare domanda di
proscioglimento dalla ferma volontaria, la quale, anche se non prevista dai regolamenti, sarebbe
stata accolta. Avrei dovuto presentare domanda di arruolamento volontario in Marina Militare, dove
si sarebbe completato il mio addestramento con l’apprendimento della qualifica di Macchinista
Navale. Non mi fu spiegato perchè, ma obbedii. Furono accettate, contemporaneamente, le mie
domande di proscioglimento dalla ferma volontaria nell’Esercito e quella con la quale chiedevo
l’arruolamento volontario a Maripers.

Nell’Estate 1971, dopo una visita all’Ammiragliato di La Spezia "dall’Ammiraglio Henke", fui
inviato alle scuole C.E.M.M. della Maddalena, in Sardegna, dove iniziai il corso da Motorista e
Macchinista Navale. Fui iscritto anche alle matricole della Gente di mare della Marina mercantile al
n.16200 CA. Durante quel Corso, periodicamente, venivo condotto in un campo Militare sui monti
intorno alla base di Poglina, vicino ad Alghero. Iniziava così un corso di addestramento parallelo ed
una doppia identità anche all’interno delle forze Armate Italiane. Insieme ad altri miei coetanei
frequentavo corsi di perfezionamento alle tecniche di guerriglia e sabotaggio in azioni da
commandos, ipoteticamente, condotte dietro le linee nemiche. La parte più dura, ma anche quella
che veniva definita "fondamentale" al superamento delle varie fasi del corso, consisteva nell’essere
lasciati nel territorio montuoso tutt’intorno al campo con l’unico possesso di un "Gladio", così
veniva chiamata la baionetta, più lunga e robusta di quelle in dotazione alle forze Armate Italiane.
Ci venivano date 24 ore di vantaggio, dopo di che venivamo cercati dai gruppi cinofili ed
elicotteristi che, "contemporaneamente", ignari, svolgevano addestramenti ed operazioni Anti-
sequestri. Non dovevamo essere ritrovati e/o segnalati, nè chiedere aiuto ... acqua e viveri ad
alcuno, nè rientrare al campo prima che fossero trascorsi dieci giorni. Dovevamo temprare il corpo
alla resistenza e ci immergevamo d’inverno nelle acque del mare sotto le scogliere. L’unico sistema
concesso per non gelare era la lotta tra noi ... e lottavamo per ore, anche dimostrando la nostra
abilità nel riuscire ad impedire che le onde, sempre molto forti in quelle scogliere, ci sfracellassero
sugli scogli. Non superare queste prove significava essere considerati "non idonei" e rientrare nei
rispettivi reparti. Ci era fatto divieto di identificarci tra noi in maniera diversa dal numero di
matricola e di fornire gli uni agli altri, notizie utili all’identificazione. Io ero G.71 VO 155 M (G.
stava per Gladiatore, 71 era l’anno del corso, M. per Marina Militare, VO stava per Volontario e
155 era il mio numero personale, ma, essendo il "cucciolo", cioè il più giovane dell'ultimo corso,
per tutti fui G.71). Superai quei corsi ed anche quello da Macchinista Navale. Fui inviato a La

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Spezia per il tirocinio sulle navi della Squadra (dovevo imparare a fare il macchinista navale e
lavorare in sala macchine). Lo feci ... e feci anche molti giorni di C.P.R. (cella di rigore) perchè la
Spezia era piena di belle ragazze ed io dimenticavo spesso (ogni volta che capitava l'occasione!) di
rientrare a bordo!

(Tre Donne: Tre Colombe?)

Nel mese di Novembre 1973, dovevo essere impiegato in una Missione all’Estero, la prima. Dovevo
presentarmi alla base di Aviano dove avrei avuto Ordini sulla destinazione e gli obiettivi della
Missione. Da indiscrezioni su ... radio G. (Gladio), seppi che dovevamo raggiungere una base nel
Sud della Sicilia in aereo. Da lì la II° Centuria avrebbe dovuto raggiungere, con mezzi navali, il
Golfo della Sirte fino al limite delle acque Internazionali, poi, con i gommoni, la spiaggia di
Bengasi ed una pista d’atterraggio con aeroporto militare e stazione radar, alle spalle della città (un
altro obiettivo era una pista d'atterraggio circa 5 Km. alle spalle di Sirte, ma era un obiettivo delle
Aquile e non ne sapevo di più). Saremmo stati aiutati dai ribelli Libici che stavano tentando di
rovesciare il regime del dittatore Libico ed instaurare una Democrazia. Una volta preso l’aeroporto,
saremmo stati raggiunti dalla I° Centuria ed avremmo dovuto convergere su Tripoli, più
precisamente, verso un campo nomadi dove, i ribelli, ci avrebbero guidato verso la tenda di
Muhammar Gheddafi. Il tutto nel massimo silenzio !. Pare che il numero 1 (il Generale, nostro
Comandante) volesse fare un improvvisata al Colonnello Gheddafi che, in quel periodo, si diceva
che avesse bisogno di una "pettinata !" (queste però erano spacconate ... o no !?). Era vero, però,
che in quegli anni, Gheddafi lanciava continue minacce di atti terroristici contro l’Italia ed era
opportuno che capisse, secondo il nostro Comando, che nessuno aveva intenzione di tollerare le sue
aggressioni. Ricevemmo un contrordine : l’aereo sul quale ci saremmo dovuti imbarcare era stato
"abbattuto". Così ci fu detto dal Generale Comandante, il numero 1, quello che dava gli ordini, (di
persona o al telefono, dopo avermi identificato recitando il mio numero di Matricola) a me come a
tutti i miei commilitoni. Ci disse che eravamo stati traditi, che dovevamo essere tutti morti su
quell’aereo e che solo un contrattempo dell’ultim’ora ci aveva salvati !. Infatti, il primo ordine ci
voleva imbarcati su quell’aereo a Napoli, e poi diretti ad Aviano, per imbarcare l’equipaggiamento
ed altro personale. Altri ancora, le Aquile, le avremmo imbarcate a Pisa sulla rotta verso la base in
Sicilia (forse Augusta). Sentii dire in quei giorni che la nostra Missione era necessaria per impedire
che il Regime filo Sovietico della Libia di Gheddafi, portasse a termine l'Unione con la Tunisia di
Alì Ben Bourghiba. Pare che questa Unione (disastrosa per il quadrante Sud della Difesa del
Mediterraneo) fosse preparata per i primi mesi del 1974 e che, la stessa, fosse organizzata e seguita
passo dopo passo dai migliori agenti del K.G.B. Sovietico che avevano anche già scelto l'ubicazione
di alcune nuove basi aeronavali sulle rive del Mediterraneo Libico-Tunisino.

In seguito a questa infausta vicenda mi fu detto che sarei stato "congedato" (previa la mia solita
richiesta) con il contingente di leva del I° ‘52, che si congedava a Dicembre del 1973. Obiettai che:
"se fossi stato di leva, essendo nato il 10 febbraio 1954, sarei stato del I° ‘54 che ancora non era
stato nemmeno "chiamato". Mi fu ordinato di attenermi alle disposizioni impartitemi e così feci. Fui
congedato con il I° contingente del 1952 il 14 Dicembre 1973 a La Spezia. Dovetti recarmi a Roma,
al Ministero della Difesa Ufficio X° al Primo piano. Lì, il Generale, "numero 1", mi presentò gli
altri componenti della II° Centuria di Gladio detta "Lupi": 70 ... 69 ... 68 ... etc. Conoscevo di vista
solo quelli della IX° e X° Decuria perché ci eravamo addestrati insieme. Ero inserito nella IX°
decuria. Le Centurie erano : la I° detta delle Aquile, perché era composta da Aviatori, Elicotteristi,
Paracadutisti e roba simile ; la II° detta dei Lupi, perché composta da uomini provenienti dalla
Marina e dall’Esercito; la III°, detta delle Colombe, perché composta anche da donne e non veniva
impiegata in operazioni di combattimento in prima linea o oltre le linee, ma per informazioni ed
assistenza logistica. Ci fu consegnata in quella occasione una piastrina d’acciaio (con i primi soldi
me la feci rifare di platino, ci tenevamo molto!) sulla quale era incisa la Matricola ed il gruppo

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sanguigno di ognuno e ci furono impartite le istruzioni: il numero di telefono era di una segreteria
telefonica e mediamente ogni settimana, se non impegnati in missioni, bisognava chiamare per
ricevere istruzioni. Solitamente un indirizzo dove presentarci "ovunque fosse!". Prima di partire per
le Missioni si salutava:

"AVE ITALIA MORITURI TE SALUTANT" (per questo venivamo chiamati Gladiatori). Questo
ci veniva insegnato fin dalle prime lezioni dei corsi sui monti di Poglina, per ribadire che, dalle
Missioni, il ritorno era un imprevisto e, Noi, lo avevamo accettato!. Ci fu insegnato che gli ordini
sbagliati non si eseguono e che sono sbagliati tutti gli ordini che violano le leggi di guerra e di pace,
i Diritti Umani ed il codice d’Onore di Gladio. Il Codice d’Onore di un Gladiatore vieta la resa, il
saccheggio, lo stupro ed ogni azione infamante di questo genere. Impone di combattere a morte la
Tirannia e chiunque la serva, ovunque e comunque. I Gladiatori hanno giurato fedeltà all’Occidente
Democratico ed all’Italia membro della NATO. Nessuno può violare o modificare questo
Giuramento. In nessun caso è permesso di farsi identificare per chiedere aiuto, nemmeno ai
Consolati ed Ambasciate Italiane all’Estero. Chi cade prigioniero durante una Missione, in nessun
caso deve rivelare la sua identità. Ogni Gladiatore è Ufficiale Comandante di se stesso. Durante le
operazioni si obbedisce a chi è stato designato per il comando. Caduto questo, assume il Comando il
più anziano. A Missione compiuta, se è necessario prendere decisioni dalle quali dipendono la vita e
il destino di ognuno, si indirà un Assemblea dei Gladiatori durante la quale, assunte tutte le
informazioni necessarie e disponibili, e sentito il parere di ognuno, si metterà ai voti per alzata di
mano. La Decisione, così assunta, avrà valenza di ordini sul campo come da Leggi di guerra. Detto
questo, il numero Uno ci diede appuntamento per il giorno dopo in Piazza Venezia, sulle scalinate
dell’Altare della Patria alle ore 09.00. Fummo tutti puntuali, c’era la IX e la X Decuria al completo :
venti Gladiatori ... tutti in borghese. Presumo tutti "congedati" come me, ma nessuno lo disse ed io
nemmeno. Ricordo che mi venne da ridere pensando al divieto di farsi identificare anche per ciò che
riguarda la provenienza : c’erano tre Italo- Eritrei, quattro Italo- Somali e, per quanto riguarda gli
Italiani "Italiani", bastava che aprissimo bocca per farci riconoscere. Dissi a G.70 : Infilaci almeno
un "ostregheta ciò" tra tutti quei "minchia e bedda matri !". Ridemmo tutti a crepapelle ... l’accento
e le espressioni dialettali erano un problema di tutti. Il numero Uno arrivò qualche minuto dopo di
noi, in abiti civili, salì le scale senza guardarci e lo seguimmo fino in cima. Tra le colonne si fermò.
Attese in silenzio che ci raggiungesse un altro, in Borghese anche lui, dimostrava circa 60 anni, non
aveva niente che lo identificasse, ma sembrava esattamente quello che era : un cappellano militare.
Lo dimostrò, infatti, iniziando a recitare il "Requiem aeternam" in Latino. Era la preghiera per le
anime dei morti, la conoscevo perché mio Padre, da bambini, era l’unica preghiera che ci faceva
recitare, ogni sera, prima di addormentarci. Per le anime dei morti - diceva il mio vecchio, ma non
la ricordavo più ! . Il numero Uno la stava recitando ed anche noi iniziammo a farlo. Per chi morirà
senza conforto - disse - ha avuto qui il suo funerale ... requiem stat in pax. Amen - dicemmo tutti in
coro. (Come mi insegnò il mio povero Babbo, ...però, non trascurai di toccare ferro agguantandomi
le palle). "E’ una sana abitudine !, io sono scampato così alla guerra d'Etiopia ed alla prigionia in
Kenia, sul Lago Vittoria" - diceva sempre il mio vecchio. Colpimmo il petto col pugno destro e
tendendo il braccio salutammo :Ave Italia Morituri te salutant. (...Sarà per questo che ci definivano
fascisti ?. Una bella sciocchezza, era il saluto Romano dei Gladiatori a Cesare, prima di iniziare i
combattimenti e la Repubblica Romana, a cui ci ispiravamo, era Democratica, non fascista!. Rituali,
forse sciocchi, ma sulle tradizioni si reggono tutti gli eserciti, anche i reparti piccoli come il nostro e
... noi ci credevamo grandi, grandissimi !). Alla fine il cappellano ci benedisse e ci salutammo tutti
stringendoci la mano. Mi fu detto in quell’occasione che, in assenza di ordini, dovevo svolgere la
mia attività di Macchinista Navale presso la Marina Mercantile e che, di volta in volta,
all’occorrenza, mi si sarebbe indicata qualche compagnia di Navigazione "Amica" e la nave diretta
verso il "teatro delle operazioni". Nella Primavera del 1974, la mia Centuria ricevette la prima
Missione. Nome in codice : Primavera dei Garofani.

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Primavera dei Garofani
"Primavera dei Garofani". La metà delle decurie raggiunsero Lisbona per garantire il successo della
"Primavera dei Garofani di Lisbona" che doveva rovesciare la Dittatura degli Oligarchi di Caetano
Marçelo, ostili alla Politica dell’Europa Occidentale e della Nato, oltre che avversari delle politiche
di Democratizzazione delle Colonie Africane(nel 1974, ci fu una grave crisi interna all'Alleanza
culminata con l'uscita della Grecia dopo l'attacco Turco a Cipro ed anche il Regime di Caetano,
viste le insistenze della Nato per l'attuazione di Riforme sulle politiche verso le colonie Africane,
minacciava di uscire dall'Alleanza). In caso di insuccesso dovevano proteggere la vita del Generale
de Spinola. La VI° VII° VIII° IX° e X° decuria furono inviate in Angola per la "Primavera dei
garofani di Luanda", Missione: Organizzare la resistenza ed addestrare alla Guerriglia volontari
Angolani in previsione della caduta dell’Impero coloniale Portoghese e delle mire espansionistiche
Sovietiche in Africa Occidentale. Truppe Cubane ed Istruttori Sovietici avevano tentato più volte di
prendere il potere in Africa Sud Occidentale.

(Volontaria Portuguesa:Rita )

Il numero Uno era certo che non si sarebbero fatti sfuggire l’occasione della smobilitazione
dell’esercito coloniale Portoghese per tentare di nuovo. Durante tutto quell’anno la Missione fu
eseguita con successo. Circa 2.000 Volontari Angolani (tra ragazzi e ragazze) formarono una
Colonna unitaria con l’appoggio sul territorio di forze politiche Democratiche e Liberal-Socialiste
Anti Sovietiche. Fummo inviati lì come Istruttori militari. Quel periodo è una storia troppo lunga ed
io non sono certo di saperla descrivere in maniera comprensibile e non noiosa. Infatti, si trattò per lo
più di insegnare ad operai, contadini, studenti ed intellettuali, ( in una parola : alla popolazione
civile), a non spararsi nei piedi ; a non farsi cadere addosso le bombe a mano ; a non abbattere (per
sbaglio) a fucilate il vicino, a non aver paura degli scoppi ! ? ... ed un minimo di Arti Marziali. Non
fu davvero un compito facile, ma il loro entusiasmo era contagioso. Avevano molta fede nella
possibilità di riuscire, finalmente, a mantenere Libera e Democratica la loro Patria, l’Angola.
Ricordo sempre la prima volta che vidi l'altopiano del Bihe in tutto il suo splendore. La volta
lussurreggiante della Jungla, fitta e verdissima, si estendeva sotto un cielo che iniziava a ribollire di
colori, mentre il sole annunciava un nuovo giorno. Uno strato pesante di nebbia grigia, come una
corona di cemento sospesa, cingeva le cime delle montagne che, di quando in quando,
interrompevano l'altipiano del Bihè. Presto il sole avrebbe cominciato a diffondere il suo calore in
tutto l'altopiano. L'umidità sarebbe diventata soffocante come una coperta calda e bagnata, avvolta
intorno alla testa. Eppure, in quei giorni felici, durante l'addestramento , tutto sembrava calmo,
tranquillo e straordinariamente bello. Niente lasciava presagire che, presto, molto presto, tutte
quelle armi sarebbero servite per la guerra più lunga e feroce che quella parte d'Africa ricordi.
Terminato l’addestramento misero ai voti il nome da assegnare alla loro formazione e la
chiamarono : "Colonna Libertad". (In Onore di non so chi, ... forse un Portoghese-Brasiliano.)

(Volontaria Portuguesa)

Lasciammo l’Angola nel Dicembre di quell’anno a bordo di un Mercantile che ci portò a Cape
Town in Sud Africa, prima di fare rotta per Genova (ero rientrato in Italia solo una volta, in aereo,
per una breve licenza di 20 giorni, nel mese di ottobre, perchè mia madre stava male). Ci
presentammo a Roma a fare rapporto (ed a ritirare gli stipendi arretrati, per la parte che non
accantonavano in Titoli di Stato ... "per gli eredi eventuali". Facemmo baldoria sapendo che anche
la parte "Portoghese" della missione era pienamente riuscita. L’Oligarca Caetano Marçelo era
riparato in Brasile e le truppe dei giovani Ufficiali dell’esercito Portoghese, con un garofano rosso
infilato nelle canne dei fucili (una trovata per non spaventare la popolazione civile e fargli capire
che era un colpo di stato per instaurare la Democrazia in Portogallo e non contro il popolo) erano

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entrate a Lisbona, esattamente il 25 Aprile del 1974. Era la nostra prima Missione ed avevamo tutti
paura di sbagliare.

L'"Isola sul Me-Kong Hau-Giang

Passai il Natale ed il capodanno 1974-75 con mia Madre e mio Padre. Fui libero fino a fine Gennaio
1975. Fui chiamato all’Ufficio X° a Roma . Là fummo informati che in Vietnam era in corso una
grande offensiva contro l’Armata Americana che stava già smobilitando e ritirandosi da Saigon in
seguito agli Accordi di pace. Secondo le informazioni raccolte dalla III° Centuria delle "Colombe",
alcune Divisioni Corazzate Viet-Kong, attraverso la Cambogia, al riparo dagli attacchi aerei
Americani, spostandosi di notte, si dirigevano verso una serie di ponti di barche, preparati da tempo
e nascosti tra le rive di diversi bracci del Mekong ; ed alcune Divisioni di fanteria, attraverso la
catena dell’Annam, sfruttando Ponti di corde sospesi tra le gole di quei monti, stavano marciando a
tappe forzate verso Saigon e la retroguardia Americana. Le Colombe avevano procurato mappe
molto precise degli obiettivi, ma non era possibile identificarli e colpirli dal cielo. Da ricognizioni
aeree Americane effettuate, infatti, non risultava niente, ed il comando Americano, sotto un pesante
attacco, giudicò inattendibili le informazioni delle Colombe. Loro, invece, erano sicure che i Viet-
kong, arrivando in Viet-nam dalla Cambogia e potendo utilizzare quei ponti di barche già pronti,
sarebbero piombati su Saigon con centinaia di Carri T-54 e centinaia di migliaia di uomini con i
quali fare strage della retroguardia U.S.A. Questo piano lo avevano chiamato :"offensiva del Tet" e
l’attacco in forze, su Saigon, contemporaneamente, da W-SW, Nord ed E-NE, sarebbe stato sferrato
il dieci febbraio 1975. Era l'ultimo giorno dell'anno della "Tigre di legno", poi, sarebbe iniziato
l'anno del Gatto di legno e, Vò Nguyèn Giap, era nato nell'anno del "Topo d'Acqua" il più astuto,
avventuroso e agile, di movimento e di pensiero, dei segni dell'Oroscopo Cinese, di cui Giap era
fanatico conoscitore!

(Annam: Aquile?)

...non avrebbe mai iniziato un offensiva nell'anno del Gatto! ...Ma gli Americani non conoscevano
l'Oroscopo Cinese!!!

Era stata scelta quella data personalmente dal Generale Vò Nguyèn Giap, membro del Vietminh e
Capo dell’Armata Viet-kong, anche perché portò fortuna ai Viet-Kong in tutte le precedenti
offensive iniziate in corrispondenza del capodanno Viet, a partire da Dien Bien Phu, contro i
Francesi, nel ’54, e ... nessuno è superstizioso quanto Loro ! Io la ricordo con precisione perché era
il mio compleanno, 10 Febbraio 1954, anno del Cavallo di Legno Yang. L’America si stava già
ritirando da Saigon, stava evacuando gli ultimi reparti ed i civili. L’attacco Viet-kong aveva solo
scopo dimostrativo. Volevano dare una lezione agli U.S.A e dimostrare tutta la Potenza del blocco
Comunista in Asia. Se fosse riuscito, per tutto l’Occidente Democratico sarebbe stato un colpo
mortale, forse la storia avrebbe avuto un altro finale. Questo almeno era ciò che pensava il numero
1.

Aveva informato il capo della C.I.A a Roma di quanto ci aveva detto, ma non era stato creduto e la
C.I.A si atteneva ai rapporti delle ricognizioni aeree che davano esito negativo. Il disinteresse
mostrato, verso le nostre informazioni, era tale che il numero uno pensava che "qualcuno"
desiderasse una strage di Marines, in trappola a Saigon, che avrebbe avuto nell’opinione pubblica
Americana, da sempre poco propensa all’intervento militare in Vietnam, gli stessi effetti che ebbe
l’attacco giapponese a Pearl Harbour. Nessuno aveva autorizzato la missione che ci proponeva e ce
lo disse. Ma avendo, Lui, la certezza assoluta, data dal materiale fotografico in nostro possesso, di

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quanto preparavano i Viet-Kong e preoccupato per l’effetto che, una simile disfatta, avrebbe avuto
in tutto l’Occidente Democratico, chiese volontari disposti a partire. Assicurò un viaggio comodo
stavolta, addirittura in aereo ... e nessuno potè dire di no! Questa missione fu chiamata in Onore al
Generale Giap : operazione Tet Arrivammo in Viet-nam dopo due scali, era la prima volta che
facevo un viaggio così lungo in aereo. Durante il volo ci furono mostrate Mappe e fotografie degli
obiettivi. Era incredibile quello che avevano escogitato e realizzato i genieri Viet-Kong : soprattutto
era impressionante il "dove" avevano costruito quei ponti sull’Annam che, fotografati dal basso,
parevano costruiti tra le nuvole. Senza considerare che erano "mobili", nel senso che, per non farli
identificare dalle ricognizioni aeree, erano costruiti in maniera da poterli far scendere lungo i
crepacci e renderli completamente invisibili, mimetizzandoli con muschi e cespugli vari, quando
non dovevano essere utilizzati. Che dire poi delle "Tane ?" Erano gallerie scavate sotto la Jungla,
con ingressi invisibili a chi non ci cade dentro ! ; di quelle avevamo le coordinate geografiche,
altrimenti non le avremmo potute trovare mai. Ci fu spiegato che quello che ci veniva mostrato era
tutto ciò che chiamavano : la Pista Ho-Chi-Minh. Ci fu detto che i Servizi Americani cercavano la
Pista Ho-Chi-Minh da anni senza successo, a parte qualche spezzone di galleria (Tana) che
credevano secondaria e che, invece, secondo le "Colombe", era parte di quella pista che permetteva
alle truppe Nord Vietnamite di spostarsi indisturbate in territorio Sud Vietnam entrando ed uscendo
dal territorio occupato dalle forze Americane ed attaccandoli dietro le loro linee per poi sparire nel
nulla ("giustiziando", spesso, chi accusavano di collaborazionismo !).

Il fattore che aveva impedito, agli Americani, di scoprire la "pista Ho-Chi-Minh" era, secondo i
nostri servizi, che loro ne cercavano una mentre, in realtà, ... erano quattro !. Due scendevano a Sud
attraverso la catena montuosa dell’Annam ed erano un obiettivo della I° Centuria Aquile. Due
scendevano in Cocincina sul filo del confine Cambogiano, lungo la riva settentrionale del Me-
Kong, nel territorio occupato dai Khmer rossi. Attraversavano il fiume sui ponti galleggianti che
erano il nostro obiettivo e poi si dividevano su ulteriori quattro direttrici di marcia, (uscendo in
superficie solo al coperto della jungla o della macchia), che si coprivano e fiancheggiavano a
vicenda per disorientare i Marines, che non capivano mai da dove arrivava l’attacco. Non era solo
ingegnoso ... era diabolico ! Chi si veniva a trovare lì in mezzo, non sapendo di che si trattava, non
aveva scampo ... era come un tiro al piccione ! e se lo avesse saputo, ma ci fosse finito dentro lo
stesso, non avrebbe avuto scampo comunque !

Sulle mappe era tutto chiaro. In certi punti le tane correvano in maniera parallela a distanza di circa
trecento metri l’una dall’altra e, sulle mappe, appariva il disegno con cui si coprono con listelli di
legno i ponti delle navi oppure, per capirci, quella posa di parquet’s (pavimento in legno) chiamato
a "tolda di nave". Non osservai con troppa attenzione la cartografia sulle tane, non erano un nostro
obiettivo, ma notai che, per permettere alla fanteria di spostarsi allo scoperto della Jungla, alcune
gallerie erano indicate sotto le dighe che separavano le acque delle risaie. Anzi, per l’esattezza, le
"tane" più lunghe erano vere e proprie gallerie costruite in bambù, rivestite di stuoie e ricoperte di
terra in maniera da apparire dighe tra le risaie. Come detto, con questo incredibile sistema, il
Generale Giap, era in grado di manovrare la sua fanteria, dalla Cambogia fin quasi a Saigon, senza
mai uscire, completamente, allo scoperto.

Un altra cosa che notai era che, sulla carta, sia le "Tane" che venivano dal Me-Kong che quelle che
venivano dall’Annam, dirigevano su Saigon e vi appariva il disegno di una tenaglia che stringeva la
città da Ovest e NW e Nord-NE. Pensai che questo Generale Giap era un grande stratega ,... lo
ammirammo tutti !. Il viaggio trascorse così. Negli intervalli ci passavano fotografie di trappole, di
cui la jungla era piena, escogitate da quei "buontemponi" Viet-Kong e che ... erano assolutamente
da evitare. Ricordo che, seduto in fondo, riuscii a farmi un caffè con la mia moka ed il fornelletto da
campo. Lo bevemmo insieme ad uno delle Aquile, non ricordo il suo numero ... ricordo la sua
faccia.( Non lo vidi più fino al 1996, (quindi aveva ottenuto anche lui "l’imprevisto" ritorno dal

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Viet-nam), ma solo per sapere che era morto in un incidente d’auto in spagna, nel ’77, come un
fesso ... o forse no ?. Lo vidi in televisione in una foto di venti anni fa, per questo lo riconobbi. Ma è
una storia incomprensibile, dove una certa Signora Donatella di Rosa diceva di averlo conosciuto
vivo, mentre tutti dicevano che era morto, che trafficava armi e cose di questo genere. Ormai, in
Italia, è meglio non stare a seguire tutte queste chiacchere perché è tutto immerso nella follia più
totale .

Mi addormentai nonostante gli scricchiolii ed il rumore insopportabile che faceva quell’aereo.


Pensai che avrebbero potuto prenderne uno un pò più recente. Era un cargo e stavamo sistemati tra
casse e pacchi di non so che, ma non era roba nostra. Alla fine arrivammo, era l’alba e non
atterrammo a Saigon, pare che tutte le piste fossero occupate per l’evacuazione di militari e civili e
che l’avanguardia (o gruppi di guerriglieri) Viet-kong stesse già combattendo in alcuni quartieri
della Città (sembrava che i guerriglieri Viet saltassero fuori dalle fogne e nessuno capiva come
facessero e da dove venissero !) . Atterrammo a Nord Ovest di Saigon in una specie di ex-pista
d’atterraggio. Ci dissero che eravamo tra Son-Nhut e Long-Xuyen a circa 65 Mls. (100 Km.) da
Saigon ed a 40 Mls. dal confine Cambogiano, (ed a 55 Mls. da Kien-Thanh, la costa più vicina, ...
già, non mi dispiaceva studiare una possibilità di "imprevisto ritorno"). Eravamo anche più vicini
agli obiettivi e ci andava meglio così. Sulle carte avevo visto che gli obiettivi delle Aquile erano
alcune croci segnate in rosso tra il confine Cambogiano e due città sui monti dell’Annam: Da Lat e
Di Linh. Mi sembrò di vedere anche una ferrovia, ma non ne sono certo. Scendemmo dall’Aereo
protestando per la mancanza di ragazze tra il comitato di ricevimento. Qualcuno si era convinto che,
prima di partire per il Me-Kong, avrebbe avuto il tempo di fare due salti in Discoteca, ... un pò di
luci rosse, come si vede nei film ! . Scaricando il nostro "nécessaire de voyage", (come lo chiamava
uno dei nostri, un Italo-Eritreo che, prima di arruolarsi in Italia, era stato nella Légion étrangèr, a
Djibouti, nella Somalia Francese) scherzavamo con le Aquile che proseguivano in aereo : "... i soliti
raccomandati - dicevamo - ... i signorini vanno sui monti in aereo a ... sssciare e noi, invece, sempre
nel fango o nella polvere, con la merda fino al collo !", ... ma era per ridere un pò. Secondo gli
ordini non dovevamo ingaggiare combattimento, solo distruggere quei ponti di barche (avevo
chiesto, durante il volo, cosa avremmo dovuto fare se i Viet-Kong avessero avuto da ridire e,
anziché rispondermi, risero tutti, ... ma la mia era una domanda seria !). Possibilmente gli obiettivi
dovevano saltare tutti, più o meno, nello stesso momento, per evitare di segnalare la nostra presenza
troppo presto a chi, sicuramente, quei ponti li proteggeva. Il nostro "nécessaire de voyage" erano
una ventina di Kg. di esplosivo e 100 metri di miccia detonante a testa (più l’innesco a lenta
combustione), cinque bombe a mano, fucile F.A.L - 7,62 lungo N.A.T.O., gladio, beretta cal.9,
munizioni quanto basta, toscanelli e fiammiferi (per l’innesco delle micce), gallette e, per contorno,
come al solito, ... secondo capacità e fantasia ! Ci separammo. La marcia per giungere sui nostri
obiettivi durò circa due giorni. Ci spostavamo stando al coperto e a parte Truppe Americane che,
sulla strada o su piste tra macchie e risaie, dirigevano su Saigon e qualche agglomerato di capanne
di risicoltori, non incontrammo "nessuno !". Le mappe erano davvero precise e le Colombe avevano
fatto proprio un buon lavoro. C’erano sentinelle, ma non furono un problema (se si escludono i
problemi di portafoglio perchè, fattili prigionieri, i Kong, per ingannare il tempo, ci sfidarono ad
ogni gioco d'azzardo possibile ed immaginabile e ci stavano ripulendo come gonzi!). Anche i
genieri Viet-Kong avevano fatto un buon lavoro, le barche usate erano solide, potevano reggere i
Giganteschi Carri sovietici che, ormai non avevamo dubbi, sarebbero dovuti passare da lì. Il ponte
era pronto sulla riva opposta alla nostra, era ancorato sotto gli alberi, ricoperto di vegetazione e
steso lungo la riva, impossibile vederlo se non da terra. Restammo letteralmente ammirati a
guardare quell’opera di ingegno, a raccontarlo non ci si crede. Non sapevamo nemmeno se era
giusto chiamarlo "ponte di barche". In realtà si sarebbe dovuto chiamare : "Isola galleggiante".
Infatti, era una vera e propria isola costruita su Sampan (barche Viet) con bambù e ricoperta di
vegetazione del tutto identica a quella sulla riva. Era invisibile fino a che non ci si arrivava di

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fronte. All’occorrenza, sarebbe bastato sganciare le cime d’ormeggio a monte e si sarebbe aperto da
solo unendo le due rive e portando l’intera Armata Viet-kong ,in arrivo, a 98 Km da Saigon.

Però, a dire il vero, guardando quella struttura, pensai che poteva essere usata proprio come "isola
galleggiante", cioè ...cosa impediva, in effetti, a chiunque si fosse imbarcato là sopra, di scivolare
con la corrente verso Sud, verso il mare: navigando di notte ed ormeggiandosi lungo la riva di
giorno. Alle ricognizioni aeree Americane, sarebbe sembrato un agglomerato di vegetazione
fluviale, come ce ne erano tante, anche vicine alle risaie della Cocincina! Sarebbero potuti sbarcare
fin oltre My Tho, 20 Mls circa a Sud di Saigon. Ce n'erano altre come questa ...e se fosse stato
proprio questo il piano di "Caesar" Giap? Spingerli tutti a Saigon attaccando Hue e poi prendere la
città da tutte le direzioni, tagliando Loro anche la via al mare! Non era lo stesso piano che aveva
realizzato con successo a Dien Bien Phu? Gli Americani ci stavano cadendo in pieno, proprio come
i Francesi nell'offensiva del Tet dell'Anno del Cavallo di legno. ... Ma che genere di servizi
informazioni avevano gli Americani?... Che importava? tanto sarebbero saltate tutte in aria! Via
radio le altre Decurie avevano già segnalato di essere sugli obiettivi: eravamo quasi pronti ad
innescare le mine!.

Era "quasi" un peccato distruggerlo !. Minammo il ponte in più punti, in maniera che non restasse
niente da poter riparare e ci mettemmo in contatto con gli altri per attendere che fossimo tutti pronti.
Avevamo esplosivo in eccesso, ma non era previsto che arrivassimo tutti sugli obiettivi. (Invece
avemmo fortuna e non incontrammo proprio nessuno a parte vedere, di quando in quando, in
lontananza, sulle strade tra le risaie, colonne di mezzi militari Americani e Sud Vietnamiti che
ripiegavano verso Saigon e, in celo, gli aerei Americani che non potevano vedere alcunchè.)

L’esplosivo che avevamo in dotazione (candelotti di dinamite) era antiquato anche per quel tempo :
una mistura preparata dai nostri artificieri a base di nitrato d’ammonio, nitroglicerina, dinitrololuolo
e molta farina vegetale come assorbente d’urto. Le Aquile ne avevano di più maneggevoli ancora
(...non perche erano raccomandati!, dovevano buttarsi sui monti con quella roba sulle spalle), erano
stati preparati miscelando la nitroglicerina rispettivamente con materiali assorbenti solidi come la
farina fossile o gelatinizzandola con nitrocellulosa e altri ingredienti e con opportuni agenti
stabilizzanti. Però il peso maggiore era della cassetta protettiva, metallica ed imbottita !. I nostri
specialisti si erano preoccupati di fornirci di materiale esplodente sufficientemente potente ma,
nello stesso tempo, di permetterci i movimenti e di ingaggiare combattimento, se necessario, senza
esplodere come bombe umane al primo urto. Inoltre, aveva il pregio di non avere meccanismi a
rischio di mal funzionamenti. Bastava il Toscanello acceso e sistemate le micce a dovere, o il
cavetto della dinamo per la scossa, non ci potevano essere brutte sorprese. Il ponte era in mano
nostra, dovevamo solo aspettare di essere tutti pronti. Ingannavamo il tempo pescando un pesce
insipido (come tutti i pesci di fiume). La stessa cosa che facevano le sentinelle Viet al nostro
arrivo!. Due volte capitò che, il Comando Viet-Kong, chiamò il posto di guardia, chiunque si
trovasse davanti alla radio in quel momento, aveva la consegna di miagolare qualcosa tappandosi il
naso e raschiare con un chiodo il barattolo metallico sistemato vicino alla radio e, poi, spegnere.
Sarebbe sembrato un guasto o una banale interferenza. Insomma, niente di preoccupante da meritare
un ispezione! Ora, le sentinelle Viet-Kong, stavano litigando furiosamente con i "vecchi" nella stiva
del Sampang di testa, ne avevano fatto una specie di bisca clandestina e ne approfittai per studiarmi
la mappa. Eravamo in una zona che non è possibile descrivere brevemente : il Mekong, entrando in
Vietnam, si divideva in due bracci, uno era segnato con il nome di "Tien-Giang" e l’altro "Hau-
Giang, ma, gli stessi, si dividono ancora in un insieme di nove rami e tutti con il loro nome
"diligentemente" segnato sulla mappa dalle Colombe che ci informavano anche che, l’insieme delle
bocche era chiamato Cuu-Long (in Italiano : I nove Dragoni). Il risultato di tanta precisione però, è
stato che non so dove accidenti ci trovavamo noi !. Secondo i miei calcoli eravamo più a Nord, in
territorio Cambogiano, sul braccio più settentrionale l’Hau-Giang e ... già in Cambogia, ma il

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cartografo non ero io e poi, che differenza faceva ?. Speriamo che il Dragone mi porti fortuna -
pensai, ricordandomi che mio Padre (secondo l’oroscopo Cinese) era del segno del Drago ...
cercando di convincermi che fosse "Buon segno !".

Passarono così alcuni dei giorni più lunghi della mia vita. Alla fine però fummo pronti e il ponte
saltò prendendo pure fuoco, doveva esserci anche un deposito di carburante sotterrato lì vicino (ben
nascosto dal momento che non l’avevamo visto!) o, più probabilmente, era sotto il paiolato di
Bambù, nella stiva dei Sampan. Forse c’erano bidoni di carburante per rifornire i mezzi che
sarebbero arrivati lì, attraverso il Laos e sicuramente a secco. Davvero ingegnosi, era quasi un
peccato aver rovinato una simile festa !. La quantità di esplosivo usata era tale che saltammo tutti
per aria per il rinculo dell’esplosione nonostante le precauzioni di rito :"1) Stare sdraiati e tenersi
sollevati da terra, soprattutto il ventre, facendo leva sui gomiti. 2) Portare le mani sul viso, indice e
medio a coprire gli occhi, i pollici a tappare le orecchie (per salvare i timpani), anulare a chiudere il
naso e tenere la bocca aperta per lo stesso motivo. 3) Chi ci tiene alle palle, dicevano gli istruttori,
farà bene a tenersi sollevato anche sulle punte dei piedi !". Avevamo fatto sempre tesoro di questi
consigli, si può morire per un esplosione ravvicinata e solo perché la depressione, provocata
dall’esplosione, distrugge gli organi interni ... esplodono !. Dopo l’esplosione, nonostante le
precauzioni, restammo tutti senza fiato, boccheggianti, ed io sperai che nessuno dei resti "dell’Isola"
che stavano ripiovendo giù scegliesse proprio il mio pezzettino di foresta per atterrare ... perché ero
rovesciato a pancia per aria, in cerca d’ossigeno, e non ero proprio certo di essermela cavata !...
Forse avremmo dovuto allontanarci ancora un pò ! ! !. Anche i prigionieri Viet-Kong
boccheggiavano, li avevamo legati, ma non per impedirgli di scappare ... La verità era che avevano
letteralmente ripulito i vecchi e ... Loro non sapevano perdere, i Viet nemmeno, quindi, per far
cessare l'"ammuina" ed avere finalmente un pò di silenzio, li legammo, sequestrammo: dadi, carte
"Americain", dame cinesi, carte da Black jack, chemin de fer, Napoletane e Genovesi, bastoncini
Shangai ed un mucchio di altri strumenti da biscazzieri! più, naturalmente, il maltolto ... l'"argeant".
Restituimmo Dollari e Lire ai nostri "poveri vecchi!" (... che figura però!) e Yuan, Rubli e
quant'altro d'Orientale ai "prigionieri". Ed è proprio questo che li rese furiosi, sembravano gatti
arrabbiati!. Ma che altro potevamo fare? se è vero che il rientro era un imprevisto, senza soldi era
puro azzardo! Li bendammo prima di andarcene ... i loro compagni li avrebbero raggiunti presto e,
visti i risultati del loro turno di guardia al ponte, avrebbero passato un brutto quarto d'ora davanti a
Giap o a chi per Lui del Vietminh e Noi, non volevamo che sapessero la direzione che avevamo
deciso di prendere.

Sentimmo le esplosioni delle Tane più vicine a noi, dovevano essere anche imbottite di munizioni o
non le avremmo potute sentire esplodere da quella distanza e sottoterra. Sulle mappe avevo visto
che le tane avevano in molti punti delle "camere", degli allargamenti, pensavo che fossero per gli
alloggiamenti, evidentemente erano, anche loro, depositi di munizioni. Noi della II° Lupi, eravamo
tutti lì :"sulla coda del Dragone", sparsi in un raggio di circa 30 miglia tutt’intorno, su ponti e tane
che saltavano una dietro l’altra. Ora veniva la parte più difficile:"l’imprevisto ritorno". Il sole era
appena tramontato, in quel punto della Jungla, Cambogiana, al confine col Vietnam, e la notte
scendeva rapidamente. Lassù, sulla volta lussurreggiante della Jungla, faceva pensare ad un mondo
senza conflitti. Nè rabbia, nè sofferenza. Nel labirinto fitto e aggrovigliato della boscaglia, nessuno
che lottasse per la sopravivenza. Solo 20 uomini, stanchi e tesi, che si apprestavano a trascorrere la
notte. Era come se la terra si fosse spopolata e la natura potesse decidere del proprio destino.
Improvvisamente, quel silenzio ovattato, irreale, venne rotto dal frastuono di dieci, cento
Kalashnikov, o erano mille? Vidi G-30, "Adamo", cadere accanto a me, dopo l'esplosione del suo
petto, colpito in pieno da una scarica. L'attimo successivo ero sdraiato a terra e scaricavo il mio
FAL in direzione dei lampi che intravvedevo proprio di fronte a noi. Furono attimi d'inferno.
Rotolavo e sparavo. Mi ritrovai dietro un grosso tronco, ne intravvedevo la sagoma scura. Era
quello dove, un attimo prima ma sembrava che fosse passato un secolo, avevo poggiato il mio zaino

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e preso la mia moka per preparare un buon caffè. Avevo tre bombe a mano e 2 razzi anticarro nello
zaino, di quelli che potevo lanciare innestandoli sul tromboncino lanciabombe. Avevo anche,
sempre pronte alla bisogna, nel taschino laterale, cartucce a salve per l'innesto dei razzi. Il tronco mi
offriva riparo sufficente per le manovre necessarie e procedetti febbrilmente. In un attimo fui pronto
a lanciare. Dovevo decidere dove e per questo dovevo osservare da dove arrivasse il maggior
volume di fuoco. Presumevo che lì ci fosse un riparo maggiore sul quale far esplodere i razzi.
Avrebbe avuto un effetto devastante: i razzi anticarro del FAL potevano forare 40 cm di corazza
d'acciaio, ma dovevano impattare su un ostacolo rigido. Uno dei grossi tronchi di quella Jungla
andava benissimo, ma era buio, il cielo si intravvedeva, tra il fogliame, ancora del colore violetto
che precede la notte, ma quaggiù non vedevo il mio naso. Non erano soldati del NVA (l'armata
regolare del Nord). Quelli non ci avrebbero attaccati al buiocol rischio di spararsi addosso tra loro e
senza poter vedere l'oboettivo. Ci avrebbero circondato in silenzio e avrebbero aspettato
pazientemente l'alba ...facendoci fuori tutti! Erano sicuramente ragazzini, ...Vietkong! I miei
commilitoni si erano sdraiati a ventaglio e rotolando rispondevano al fuoco. Strinsi il FAL sul
fianco destro e, con un passo in affondo a sinistra, lasciai il riparo facendo immediatamente fuoco.
La scia del razzo illuminò la scena e un boato ci mostrò il gruppo principale Vietkong saltare in
aria, poche decine di metri davanti a noi. Fu sufficente per darci il tempo di sganciarci. Fui superato
da G-47 "Alvaro": "...Via, Via, Via!" - urlava. Ma non scappava, si fermò poco oltre per coprirci la
ritirata e poi raggiungerci. ...Così si fa! Corremmo nel buio finchè avemmo fiato, inciampando e
rialzandoci e ricadendo ancora. Alla fine ci sentimmo al sicuro e ci predisponemmo per la notte.
L'indomani avremmo dovuto riprendere la marcia. Mi assopii senza ricordare nemmeno di aver
appoggiato la testa sullo zaino. L'indomani mattina, alle prime luci dell'alba, fummo tutti in piedi e
pronti a muovere. Nemmeno il tempo di un caffè, ma eravamo tutti consapevoli di essere cercati.
Eravamo noi, questa volta, la selvaggina della caccia. Gli anziani ci incitavano a correre, a far
presto, ma per andare dove ! ?. Senza più il peso degli esplosivi eravamo più agili, ci stavamo
allontanando verso Est-SE. Attraversavamo tratti di jungla molto fitta e procedere era faticoso, ma
anche più sicuro. A volte procedevamo tra canne di Bambù altissime e cercavamo di non uscire mai
allo scoperto.

(Me-Kong Hau-Giang '75)

Correvo con gli altri, procedendo in fila, a qualche metro l’uno dall’altro e tenendo sempre sotto tiro
alla mia sinistra. Correvo e pensavo che stavamo sbagliando, ripiegavamo su Saigon, non ci
saremmo mai arrivati. Ormai tra noi e gli Americani c’erano i Viet-Kong, tutti quelli che
aspettavano "l’Armata rossa" sulla pista Ho-Chi-Minh (che non c’era più) e che sapevano che non
era stata distrutta dai Phantom USA. Ero sicuro che non avevamo fatto la scelta giusta, che
dovevamo ripiegare andando a Nord passando il confine Cambogiano (se già non c’eravamo) e da lì
raggiungere Phnom Penh, ancora tenuta dalle truppe governative e filo Occidentali di Lon Nol.
Eravamo ad appena 100 Km da quella Città, ed era un percorso da fare al riparo della jungla, dicevo
io. "Saigon è a quasi 200 Km da qui, ed è un percorso coperto solo per un tratto, dopo di che ci
ritroveremo ad attraversare le risaie, a perdita d’occhio, che abbiamo visto venendo qui", insistevo a
dire. Ma, secondo le nostre Mappe, ci saremmo trovati in un "Santuario" Viet-Kong, che stava
proprio davanti a noi (erano basi militari Nord Vietnamite in territorio Cambogiano, lungo la linea
di confine col Sud Vietnam). Probabilmente era proprio lì che il Generale Giap stava concentrando
le sue truppe da traghettare sulla "nostra isola ... che non c’è più !" per l’invasione del Tet !. Ce
n’erano molti di questi "Santuari" e tutti lungo il confine ... in territorio neutrale, al sicuro ! ...
evidentemente il Generale Giap era un uomo molto, molto religioso ! ... "Senza contare che la
Cambogia è quasi del tutto in mano ai Khmer rossi di Pol Pot", ribattevano altri. "A Nord non si
passa, per passare ci dovremmo battere ... in 20 contro l’Armata Viet-Kong e, i vincitori ( ! ?), se la
dovranno vedere con l’armata Khmer di Pol Pot" . Chiusero la mia proposta ridendo ed io, che
restavo contrario ad andare a Saigon, li feci ridere ancora scattando sull’attenti alle parole di G.58

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salutando :AVE ...! come se avessi accettato il combattimento proposto, poi, ridendo anch’io, mi
sedetti intorno alla carta dicendo :"due sole armate contro venti di noi ! ? ... troppo facile ! Avete
ragione. Allora perché non andare ad Ovest ?, è tutta foresta, passeremo i due bracci del Me-Kong e
dirigeremo a Khien-Thanh, Golfo del Siam. Sono 100 Km di passeggiata da qui e se non è ancora
caduta è fatta : ci faremo rimpatriare dagli Americani. Altrimenti ci procureremo un imbarcazione e
lasceremo il Vietnam via mare, siamo la Marina ... o no ? !".Dissi questo perché ero davvero sicuro
che era l’unica via d’uscita per noi. Insistei : "Non capite che non si aspetteranno mai che abbiamo
preso quella direzione ?. Ci cercheranno tutti e ci cercheranno da qui a Saigon". Ma non ci fu verso
di fargli cambiare opinione ... votammo e, 19 a 1, andammo verso la rovina ... verso Saigon ! !.

Ce li trovammo addosso all’improvviso! Non so come ci intercettarono, eravamo stati molto


prudenti, forse è stato solo che erano dappertutto ... lo sapevo che avremmo dovuto andare verso
Ovest-SW verso il golfo del Siam e Kien-Thanh. Fu davvero dura, anche se le tane erano saltate, ci
attaccavano da tutte le parti e non finivano mai. Quelli tra noi che restavano feriti, come avevamo
deciso in Assemblea, si fermavano a proteggere la nostra ritirata. Non c’era alcuna possibilità di
trasportare i feriti e poi ... per portarli dove ? !. Meglio una morte onorevole, da Gladiatore, in
combattimento. Chi avrebbe potuto desiderare di meglio ?. Per noi era davvero il massimo e lo si
capiva con quell’ultimo saluto che "i Morituri" ci rivolgevano, consegnandoci le piastrine, prima di
essere abbandonati sulla pista : Ave Italia Morituri te salutant ! e furono molti i saluti che ricevetti
su quella pista in quei giorni : Ave 60 ... Ave 59 ... Ave 58 ... AVE ! ! ! (Si, forse, eravamo un po’
esaltati, ma quando ci salutavamo così ci sentivamo a Roma, tutti uniti su quell’altare di una Patria
che era solo nei nostri sogni di ragazzi, a casa, e poi ... che altro ci restava ! ?) Della IX° e X°
decuria riportai in Italia 19 Piastrine.

L’Armata Americana era lontana, forse aveva già ultimato l’evacuazione di Saigon e noi, "tanto per
cambiare", eravamo di nuovo "Stay-behind" (dietro le linee). Rimasto solo e, vista la situazione,
feci una nuova Assemblea. Questa volta avevo la maggioranza e cambiai direzione ... che diavolo ci
sarei andato a fare a Saigon , a marciare con i Viet-Kong in parata ? !. Non sapevo che stava
accadendo tutt’intorno a me, ma non tanto da non capire che i Kong (i rossi) avevano vinto. Anche
il Vietnam era caduto ... o era stato Liberato ! ?, mah ! ... "Ai posteri l’ardua sentenza" disse un
saggio. Io, adesso, avevo il solo dovere di tentare di essere tra quei posteri e, per riuscirci, tornai
indietro, verso il fiume. L'odore di marcio della jungla e la paura di essere catturato da un nemico
invisibile mi convinsero a valutare meglio quella realtà. Non dovevo avere fretta. Ce l'avrei fatta, lo
sentivo, ma non dovevo avere fretta. Avevo perso il conto dei giorni, forse erano gli ultimi e
preferivo ascoltare gli uccelli cantare al mattino ed alla sera. Mi ricordavano che un nuovo giorno
era nato, un altro era passato ... ed io ero ancora vivo !. Il silenzio era rassicurante e, quando la stai
per perdere, ogni attimo di vita lo assapori con gioia. Anche immerso in un lurido fiume, tormentato
da insetti e a rischio sanguisughe. Una strada che conduceva a Saigon era un fiume in piena di
Civili che fuggivano verso la direzione opposta. Dovevo prendere anch’io quella direzione, ma da
solo, non potevo certo passare per "civile Viet". Dopo essere stato immerso nel Me-Kong quasi due
giorni per sfuggire ai Viet-kong che ci cercavano, la mia carta era quasi inservibile, ma ricordavo
perfettamente quella che avevo visto sull’aereo e la città sul mare : Kien-Thanh, dovevo dirigermi
là. Scendere lungo il Me-Kong, pattugliato com’era dai barchini Viet-Kong, era troppo pericoloso e
poi, nessun civile fuggiasco lo faceva, significa che non era consigliabile. Inoltre, se i civili in fuga
non vanno a Saigon, ma se ne allontanano, questa era un ulteriore conferma che "l’imprevisto
ritorno", passava per Kien-Thanh !. Mi fu prezioso l’addestramento fatto sui monti intorno a
Poglina, lì era molto più difficile nascondersi. Non feci l’errore di aver fretta di lasciarmi il Vietnam
alle spalle. Forse è proprio questo che portò i miei commilitoni a volersi dirigere a Saigon ... la
fretta di rientrare, la speranza di arrivare in tempo per montare su un comodo aereo e ritrovarsi a
casa in poche ore. Io no, non avevo fretta e non ne avrei avuta !.

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Stavo immerso nel fiume, sotto una piccola zattera di rami e foglie dove stavano le mie armi, e
lentamente, molto lentamente, la pilotavo verso il centro del fiume, ma come se fosse la corrente a
farlo. Non c’era anima viva, ma la regola numero uno dell’addestramento era : muoviti come se
tutto il mondo tenesse i riflettori su di te. Ero talmente immobile che persino piccoli animaletti e dei
pesci, attirati dal calore del mio corpo, trovavano rifugio sotto la mia tuta mimetica. Regola numero
due : tutto quello che si muove sono "proteine" e quello che sta fermo sono "vitamine". Non
importa quanto ci avrei messo, ma sarei tornato dal Vietnam e : "si accettano scommesse" ! - gridai
col pensiero a me stesso, ma non scommise nessuno contro di me. Mi ci vollero solo una decina di
giorni per raggiungere il mare. Dalla carta potei calcolare che facevo una media di sei o sette Km al
giorno, ma non avevo fretta. A volte mi avvicinavo al limitare della selva per spiare una strada dove
colonne di civili, come un fiume in piena che non scemava mai da giorni, si allontanavano da
Saigon ! ! ! Anche loro, come me, non avevano fretta, ciò che contava era riuscire ... non in quanto
tempo !.

Interi villaggi di pescatori "emigravano" dal Vietnam ormai caduto. Raggiunta la costa, imparai a
spostarmi dentro le foreste di mangrovie. Non fu affatto facile, non c’è intrigo di rami e radici più
fitto, ma mi sentivo al sicuro là in mezzo e poi, l’acqua era salata, ero di nuovo in mare ... un buon
segno per me !.

(Kien-Thanh: Mangrovie)

Spostandomi così mi stavo allontanando da Kien-Thanh, ma, al mio arrivo nella periferia della
Città, avevo visto colonne di soldati Viet-Kong muoversi indisturbate sotto la bandiera rossa ed
avevo considerato che non era il caso di presentarmi al porto a cercare un imbarco. Stavano già
procedendo con i "rastrellamenti di collaborazionisti", li avevo visti caricare sui camion diverse
decine di persone, sicuramente colpevoli di non essere comunisti !. Raggiunsi il limitare di quella
formazione di mangrovie a Sud di Kien-Thanh in circa tre giorni (me l’ero presa comoda, ... non
sapevo dove andare !). Quel tratto di foresta si interrompeva su una spiaggetta nascosta tra gli
alberi. Lì c’erano alcune imbarcazioni da pesca che, chiaramente, si preparavano a salpare. La
presenza a bordo di donne, bambini ed animali mi diceva che erano profughi ... quindi non
comunisti e stavano scappando, ... proprio come me !. Uscii allo scoperto e, camminando
nell’acqua, li raggiunsi. Le donne ed i bambini che giocavano sulla spiaggia fuggivano, li spaventai,
... già dovevo essere impresentabile ! Erano gente pacifica ed io ero armato fino ai denti, mi
preparavo a vendere cara la pelle. Usai un linguaggio universale, andai verso quello che sembrava il
gruppo degli "anziani del villaggio" tenendo il Fucile alto sopra la testa. Mi fermai e dissi solo : I’m
friend, ... were are you going ?. Vous n’est pas un Américain ! - rispose il più anziano, in uno
stentato Francese. Ouì, Monsier, je ne suis pas un Américain, je suis un Italien - dissi io - ... en
transit pour l’Italie ! Aggiunsi, alla loro sorpresa, facendoli ridere. Ma questo non cambiava la mia
situazione. C’erano due Giunche Cinesi e tre Sampan ed, a colpo d’occhio, avrebbero affrontato il
mare navigando al limite della linea di galleggiamento.

(Giunche Cinesi e Sampan)

Indovinando i miei pensieri, qualcuno aveva impugnato vecchi fucili da caccia, ma non avevo
alcuna intenzione di fare la guerra a donne e bambini per ... "fuggire". Lo feci capire offrendo la
mia borraccia vuota al capo villaggio. La prese e me la riconsegnò, di li a poco, piena d’acqua ; una
donna, nel frattempo, mi aveva dato da bere acqua di cocco (era bello essere di nuovo in mare, ma
l’acqua del fiume la potevo bere, quella del mare no). Andai a sedermi all’ombra. Non so cosa avrei

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fatto, ma, di sicuro, non li avrei obbligati a portarmi con loro, avrei continuato verso Sud ... chissà !
e se no ... Ave !.

Assistei a tutti i preparativi, avevano imbarcato anche i cani, (ma perché li mangiavano). Tentavano
ormai da tempo di far partire i motori senza riuscirci, quando mi alzai per raggiungerli. Stando
nell’acqua spiegai loro come fare, ma era inutile. Il capo mi fece cenno di provarci io. Salii e riuscii
a far partire il motore ... era un vecchio motore Francese dell’epoca coloniale (forse un Berliet ! ?)
con avviamento a cartuccia esplosiva e manovella. Se non si dà un colpo deciso e preciso, al
momento giusto, non esplode ... che Dio lo benedica !. Se li erano procurati chissà dove per lasciare
il Vietnam. Per la pesca usavano le vele, ma per traversare il Golfo del Siam fino alla penisola di
Malacca gli anziani avevano "saggiamente" deciso di superare le bonacce (niente vento),
attrezzando di motore le due Giunche che avrebbero trainato i tre Sampan. Un bel convoglio di
incoscienti non c’era che dire. Mi trovai proprio a mio agio tra loro ! Sulla Giunca, ammassati come
topi, fu fatto posto anche a me (avevo trovato imbarco da macchinista !).

(Sampan)

Potei capire che erano tutti diretti nella penisola di Malacca dai loro Parenti. Seppi in seguito che
persino navi Italiane si trovavano in quelle acque per raccogliere i profughi, ma non fui così
fortunato. Impiegammo sette giorni a traversare il golfo della Thailandia e raggiungere la Penisola
di Malacca. Da lì, uno dei loro parenti mi aiutò a raggiungere la ferrovia del Sud Est Asiatico (era
stata fatta dagli Inglesi e congiungeva Bangkok con Singapore). Feci un lungo viaggio di circa 500
Kilometri (il treno impiegò quasi due giorni!) attraverso la foresta Malese fino a Singapore dove
potei darmi una ripulita in un buon Hotel. Vendetti le armi e l’equipaggiamento e, con quello che
avevo in tasca, trovai imbarco per l’Egitto e poi in Italia. A Roma feci rapporto al Generale,
consegnai le piastrine "superstiti" dei miei commilitoni caduti (non erano 19, ne avevo perse alcune
negli spostamenti e credo di ricordare che ne riportai in Italia 12) e seppi che anche altri erano
rientrati.

In Italia, Giornali e Telegiornali davano la notizia che Saigon non era ancora caduta o, più
precisamente, dicevano che stava cadendo in quei giorni. Potei vedere le immagini alla TV, quindi
era vero ... o no!?. Si vedevano sparatorie tra Marines e i Guerriglieri di Giap, strada per strada, a
Saigon. Gruppi di Guerriglieri stavano attaccando l'Ambasciata Americana ed i Marines resistevano
per dare tempo alla Marina di evacuare completamente la Città ... Il piano di Giap e del Vietminh!
Ma, potendo disporre delle sole avanguardie, quelle da sempre presenti intorno a Saigon e, con il
grosso dell'Armata impossibilitato ad attraversare il Me-Kong, nè a scendere dall'Annam, il grande
assalto a Saigon del 10 Febbraio 1975 e l'offensiva del Tet '75, il terribile piano che prevedeva il
massacro di tutte le forze Americane e Sud Vietnamite confluite su Saigon, non potè essere messo
in atto. Non avrei davvero voluto essere nei panni di quelle sentinelle (o dovrei dire: biscazzieri!?).
Tuttavia, dalle notizie che venivano diffuse, potei capire che "Caio Giap Cesare" (così lo
chiamammo dopo aver visto di cosa era capace, anche nelle progettazioni delle opere dei suoi
genieri ... proprio come il "nostro" Cesare) non si perse d'animo: le forze che dal Nord dovevano
attaccare Huè, come diversivo all'accerchiamento di Saigon, furono, sicuramente, rinforzate dalle
riserve dirette a Sud; quelle presenti nei "Santuari", frattanto, dovevano essere state impiegate in
una marcia forzata per risalire a Nord- Est e passare il confine nel tratto che costeggia l'Annam ed
attendere, fiduciosamente, la rotta dell'esercito Sud Vietnamita che, secondo Cesare Giap, non
sarebbe mancata ...oppure, erano una forza pronta ad essere impiegata per attaccare, "anche" alle
spalle, l'Armata degli Nguyèn del Sud!. Non aveva più scampo nessuno laggiù! Come i Galli del
"de Bello Gallico" e Pompeo, dopo che l'altro Cesare lanciò quei dadi!. "Alea Iacta Est, Caesar
Giap!" ... se avesse rallentato l'offensiva su Huè, per attendere di ripristinare la "via Ho-Chi-Minh",
sarebbe stato sconfitto: l'Armata Americana avrebbe lasciato, ai Sudisti, armi e mezzi a sufficienza

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per contrattaccare ed il suo momento sarebbe passato, ma non fece errori ... per questo vinse! Noi,
comunque, portammo a termine la nostra missione e non ci fu alcun massacro ...a parte il nostro! La
guerra del Vietnam stava finendo nell'unico modo possibile!

Fui lasciato libero solo pochi giorni, fino a fine Aprile ‘75. In Angola la "Colonna Libertad", che
avevamo addestrato l’anno prima, era impegnata in combattimenti con altre formazioni guerrigliere
che si contendevano l’Angola dopo l’abbandono del Portogallo. La Missione ricevuta voleva che
tentassimo di formare un fronte comune con tutte le forze Anti Comuniste presenti in Angola, il
nome in codice rimase: "Primavera dei Garofani di Luanda".

N.d.R.: Alcuni visitatori mi hanno scritto gradite lettere dicendomi che è incredibile quanto hanno
letto su The Real History of Gladio, in quanto nessun giornale Italiano ha mai riportato una sola
notizia di quanto hanno letto in questo sito. Devo dare atto che è così, ma, del resto, nella pagina "I
giornali Italiani" Noi stessi ci meravigliavamo delle menzogne che leggevamo sui giornali!. Viene
considerato incredibile soprattutto che i capi militari e politici del Nord Vietnam comunista e
"proletario" fossero, in realtà, Nobili feudatari della stirpe Imperiale degli Nguyèn, discendenti
dell'Imperatore "Già Long" (il Dragone di Giada, Imperatore di Hue ed unificatore del Vietnam).
Noi, invece, ci meravigliavamo che tali situazioni che erano in evidenza, sotto il naso di tutti,
passassero inosservate, come se fossero scontate. Era scontato che le "Rivoluzioni popolari", in
Cina come in Vietnam, e dovunque in Asia, in realtà, erano gestite da Mandarini, Principi e Duchi
feudali che gestivano il potere "Rivoluzionario" con durezza e ferocia degna dei "Loro" Avi ...però,
i Democratici, erano "Loro"!. Questa Nostra storia vera, giocoforza e per ovvii motivi, è un breve
riassunto. Vorrei però aggiungere, per chi dovesse ancora avere dubbi, che risulta noto che tutto il
mondo era a conoscenza del fatto che a negoziare gli accordi di pace a Parigi, (nel gennaio 1973,
poi perfezionati nel giugno '73, con il quale si volevano eliminare le continue violazioni ai trattati
precedenti), con Henry Kissinger, Segretario di Stato U.S.A., veniva inviato a rappresentare Hanoi
un signore di circa sessanta anni, membro del Politburo dal 1954 e poi segretario del Partito dei
Lavoratori del Vietnam (ex partito Comunista Indocinese), il quale rispondeva al nome di "Le Duc
Tho". Sapete che significa? Significa "il Duca di Tho"! (quale Tho? ...My-Tho, Can-Tho ...?), ma
nessun giornalista ha mai fatto alcun commento su questo ...come su tutto il resto! Io credo che tutto
ciò si commenti da solo, non vi sembra?.

Primavera dei Garofani di Luanda.


"Primavera dei Garofani di Luanda". Raggiungemmo Luanda, ancora una volta in aereo, via
Bruxelles Abidjan-Luanda, che le truppe Portoghesi non avevano ancora completato la partenza.
Vidi imbarcarsi gli ultimi reparti dell’Esercito coloniale Portoghese. Tentammo immediatamente,
grazie alla collaborazione dei capi della resistenza dei partiti Democratici, di contattare i capi del
F.N.L.A. (Fruente Naçional de Libertaçao de Angola) di Holden Roberto e la più potente U.N.I.T.A
(Uniao Naçional por a Indipendençia total de Angola) di Jonas Savimbi. I tentativi di creare una
forza militare unita e Democratica ci portarono, dopo alcune settimane di trattative con vari
emissari delle diverse formazioni, a redigere il seguente rapporto: Il F.N.L.A di Holden Roberto era
disposto ad unirsi a noi per la conquista del potere in Angola, ma era appoggiato da Mobuto Sese
Seko, Dittatore dello Zaire e Presidente del Partito Unico "Mouvement Populaire de la Revolution".
Mobuto aveva in odio l’U.N.I.T.A degli Ovimbundu che rivendicavano l’indipendenza del Katanga
da lui soggiogato con il Terrore, a detta degli Ovimbundu ribelli e, sicuramente, non lo avrebbe
liberato viste le ricchezze minerarie (anche in diamanti) che lui sfruttava. Il F.N.L.A. era però
disposto ad una alleanza con la Colonna Libertad per combattere contro il M.P.L.A. e l’U.N.I.T.A
per la conquista del potere. Erano però disponibili ad una alleanza temporanea con l’U.N.I.T.A per
resistere all’imminente invasione dell’Angola da parte di truppe Sovietico-Castriste. Lo stesso
impegno ottenemmo dagli emissari dell’U.N.I.T.A che, però, non credevano che un Armata

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Comunista stava per arrivare in Angola, chiamata dall’ M.P.L.A. di Agostinho Neto e Mario De
Andrade, per sconfiggere i "Terroristi ed i Mercenari delle Potenze Imperialiste ...!?" . Non fu facile
strappare questo impegno, l’U.N.I.T.A era una formazione guerrigliera composta esclusivamente da
Ovimbundu degli altipiani e teorizzavano il loro diritto a governare l’Angola in qualità di
discendenti puri dei Bantù che lo occuparono qualche secolo addietro (la razza eletta di quelle parti
insomma!). La Colonna Libertad era composta da "sanguemisti", in realtà eravamo il nemico per
loro! Riuscimmo comunque ad organizzare una specie di fronte comune anticomunista. Ma, fatto
questo, sperai che le informazioni raccolte dalle "Colombe" fossero sicure, cioè che effettivamente
una Armata Sovietico-Castrista stava arrivando a Luanda. Per una volta tifavo per "loro"!. (Degli
emissari contattati ricordo solo quello dell’UNITA, un certo ...Laurenço Da Silva, un ex professore
di scuola, perché, sul fiume Cuando, decise di restare con la Colonna Libertad, anziché andarsene
con l’UNITA : "sono i miei ragazzi !" - ci disse, riferendosi al fatto che molti dei volontari lo
conobbero come loro professore. Gli affidammo il Comando della Colonna.) Le cose si erano messe
male per Agostinho Neto, sia sul terreno Militare: le battaglie non si combattono con i burocrati di
Partito e gli imboscati ; sia su quello popolare : non era in grado di garantire che al mercato ci
fossero merci da acquistare e da mangiare. In poche settimane l’Angola finì nel caos. Neto usciva
spesso in Televisione, in uniforme come Castro, predicava che : "il Socialismo non è una merce che
si può comprare al mercato". -"Ma al mercato non c’è più nulla!" ormai commentavano tutti !.
Arrivarono in forze tra fine Maggio e primi di Giugno del ‘75. A bordo di navi Mercantili
Sovietiche. Per tutta una settimana a Luanda non si vedeva altro che sbarcare Carri armati T-54 (di
fabbricazione Sovietica) e soldati Cubani. Quasi tutti con la barba come il loro dittatore e,
all’aeroporto, atterravano stormi di MIG 21 (di fabbricazione Sovietica) pilotati da Cubani. Ma,
erano centinaia anche gli "Istruttori" militari biondi e ... non erano turisti Svedesi !. Iniziarono
subito a garantire il potere all’M.P.L.A. Arrestavano chiunque si opponesse o semplicemente
protestasse la violazione dei Diritti all’autodeterminazione del popolo d’Angola. Ci furono anche
molte fucilazioni e molti che correvano ad arruolarsi nella Colonna Libertad.

Affrontammo una prima battaglia a Salazar (nel retroterra di Luanda), la Colonna si comportò bene
ed avemmo la meglio. Questo entusiasmò i volontari della Colonna Libertad, del F.N.L.A. e
dell’U.N.I.T.A. che, per la prima volta, combatterono insieme. Avevamo insegnato ai volontari le
stesse cose che insegnarono a noi, anche se con meno tempo a disposizione ed anche loro si
comportavano con lealtà verso i commilitoni.

(Battaglia di Salazar '75)

Per noi, la regola, era sempre la stessa: "Chi veniva ferito e non poteva essere salvato, doveva
morire prima della cattura! Era qualcosa che sapevamo bene, visto che nessuna missione di
recupero sarebbe stata autorizzata, attraverso i canali normali e ne l'Italia ci avrebbe rivendicato.
Con i miei commilitoni avevamo parlato in qualche occasione di questa eventualità. Avevamo
pensato che non ci saremmo sicuramente arresi, ma nemmeno avremmo abbandonato uno di noi!
Avremmo combattuto uniti fino all'ultimo! Noi li lasciammo festeggiare, ma non eravamo affatto
entusiasti. Quella che avevamo sconfitto era solo l’avanguardia dell’Armata Sovietico-Castrista.
Erano ben Armati ed equipaggiati ; avevano Carri Armati T-54 ; quelli che ci avevano attaccati dal
cielo erano caccia bombardieri Mig 21 e Suchoy 22. Se c’erano loro, significava che Mosca
intendeva fare le cose in grande e avremmo conosciuto presto anche gli elicotteri armati Mi 24.
Inoltre i caduti Cubani ed i prigionieri catturati erano "Barbudos", e quella che avevamo di fronte
era la Divisione Corazzata "Ernesto Guevara (detto el Che)". Il Comandante era il Generale Manuel
Ochoa, uno dei Colonnelli di "Cuba Libre", non un burocrate, ma un combattente vero ! Insieme a
"Cienfuegos" spianarono la strada a Castro e Guevara nella guerra a Batista ed agli Americani. Noi
avevamo una Colonna di circa 2.000 volontari, idealisti che si battevano come leoni, anche le
donne. Ammirevoli, ma ci vuole altro!. Molto più numerosi erano i combattenti dell’UNITA,

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almeno 20.000, compreso il FLN, in quella occasione. Ma, eravamo convinti che l’alleanza non
sarebbe durata a lungo e, quindi, non ci facevamo affidamento. Io ero rimasto il solo, della vecchia
guardia che aveva addestrato i volontari della Colonna Libertad nel 1974, a ritornare in Angola. La
Decuria di cui facevo parte, la IX e le altre che parteciparono alla Operazione Primavera dei
Garofani di Luanda nel ‘74 non tornarono dal Vietnam : erano rimasti sulla "coda del Dragone !". In
questa operazione ero stato affiancato dalla III-IV e V Decuria della II Centuria e, vista la mia
esperienza precedente, avevo il Comando. Dopo breve tempo, una decina di giorni, la V Decuria fu
richiamata in Italia per un altra operazione (non so quale). Inoltre, avevamo vecchi fucili
dell’Esercito Portoghese, alcune pistole Star, nessun equipaggiamento, nessuna copertura aerea,
nessun mezzo anticarro, niente medicinali nè viveri e ... stavamo raccogliendo le armi e le
munizioni del nemico vinto. Sapevamo, e ne eravamo certi, che l’UNITA ed i Frontisti, non
sarebbero restati con noi a lungo. Appena si fossero resi conto che la partita era perduta si sarebbero
dileguati, non per viltà: si battevano con coraggio!, ma perchè la causa non era comune. Non gli
interessava niente della Democrazia, della Libertà, volevano cacciare gli stranieri dalla loro terra:
"Terra Bantù!", dopo i Portoghesi i Cubani, dopo i Cubani i sanguemisti; i non Bantù. Infatti, dopo
alcune azioni di Guerriglia, anche queste vittoriose e che ci permisero di riarmarci, finimmo per
separarci dopo la battaglia sul fiume Cuando. Ochoa, dopo tutte le ricognizioni e gli attacchi aerei,
sapeva tutto di noi, ci aveva spinto verso l’altopiano, allontanandoci dalle Città dove avremmo
potuto trovare aiuto e mettendoci alle spalle lo Zaire di Mobutu. Voleva una guerra lampo, sapeva
che se non riusciva ad annientarci completamente entro poche settimane si sarebbe arenato in Africa
con tutta la sua poderosa divisione corazzata.

Avevano già tentato altre volte guerre Africane e furono un disastro !. Anche "el Che" vi partecipò,
in persona e proprio quì, in Africa Sud Occidentale, sul confine tra l’Angola e l’ex Congo. In Africa
si vince subito ... o si muore, giorno dopo giorno, di caldo, di malaria, di sete, di diarrea, di qualche
"strana" infezione, di noia, di mosche tsè-tsè, di pulci o... assassinati di notte da qualcuno che vuole
le tue scarpe !. Per questo ci aveva buttato addosso tutto quello che aveva : per non morire. Noi lo
avevamo capito, avevamo capito che non era uno sciocco e avevamo capito che nessuno ci avrebbe
aiutato. Niente rinforzi e niente rifornimenti. Avevamo perduto l’Angola, ma era nostra la colpa ?!.
Ci attaccò in forze nella valle del Katanga, non era una buona posizione per lui, con tutti quei Carri
T-54 da manovrare, ma poteva permettersi anche qualche sbaglio, oltre ai mezzi corazzati, ai Mig
21 e, soprattutto, agli elicotteri, ... erano in ventimila "mas o meno"!. Dopo questi attacchi, il
commento più comune che si faceva era :"tropa graçia ... tropa graçia ! , muinto obligados ! !" - ... e
seguito da inchino. Riuscivamo a ridere anche del nostro massacro. Tuttavia eravamo rabbiosi ... si
infilavano tra la selva con i mezzi pesanti, finivano con i cingoli, da un lato, nei fossi mostrando la
pancia e, ... se solo avessimo avuto armi adatte : qualche mina magnetica, bazooka o almeno dei
F.A.L con Tromboncino lancia bombe-anticarro, qualcosa ... ma non avevamo niente di tutto questo
ed era inutile pensarci.

Combattemmo per tre giorni, senza sosta. La notte ci avvicinavamo alle loro posizioni e riuscivamo
ad attaccarli da dietro le loro linee, eravamo specialisti in questo e ... tanto valeva divertirci un pò!.
Riuscimmo a far saltare diversi carri, usavamo i loro stessi serbatoi per farli esplodere infilandoci
dentro l’unico esplosivo di cui potevamo disporre : le bombe a mano. A volte, invece, aprendo le
torrette, li allagavamo di fusti di carburante e gli davamo fuoco illuminando la notte, fino a che non
esplodevano le loro stesse munizioni. Ma, presto, tutto si avviò alla fine, come l’acqua, finita da un
pezzo. "La radio possiamo scordarcela, é ridotta come un colabrodo" - dissi, dopo aver provato a
sintonizzarla un ultima volta. Era stata colpita da proiettili vaganti. Vidi controllandola, che sulla
cassa si erano conficcati due proiettili. Eravamo tagliati fuori da ogni possibile comunicazione. Il
sangue continuava a colarmi giù per la gamba, la coscia mi pulsava. Era come se la baionetta
Cubana che mi si era conficcatalì, fino all'osso, durante l'ultimo scontro, continuasse ad esserci ed
una mano invisibile la rigirasse dopo averla arroventata sul fuoco. In Africa non si può scherzare

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con le infezioni. Dovevo cauterizzarla. Lo feci infilando nella ferita aperta alcune bacchette di
cordite e dandogli fuoco. Un dolore lanciante che nemmeno la maryjuana, l'unico anestetico di cui
potevamo disporre ...se così si può chiamare! riuscì a lenire. Ma, se non l'avessi fatto,
probabilmente ora non sarei quì a raccontarla. Comunque, la maryjuana aveva effettivamente
attenuato il dolore alla coscia, la ferita non sanguinava più e avevo smesso di zoppicare. La
cauterizzaione, per mia fortuna, era ben riuscita. Eravamo davvero ridotti male e, il Generale
Ochoa, da vero soldato, ci offrì la resa. Forse cercava di risparmiare i suoi e non sapeva come
eravamo ridotti ... che eravamo finiti !. Come Gladiatori non potevamo arrenderci, ne andava del
nostro Onore. Ma, vista la situazione senza speranza, accordammo il permesso di arrendersi ai
volontari Angolani. Nessuno volle farlo, nemmeno i feriti. Decidemmo di farla finita attaccando. Le
lingue avevano già preso a gonfiarsi e la morte per sete è una agonia che nessuno voleva vivere! La
radio diceva che ad Henrique de Carvalho (nel Nord-Est) un certo Capitano Denard della Legione
Straniera teneva la Città, ma, per noi, senza più benzina nè acqua ... era oltre l’infinito!. Decidemmo
di voler morire all’alba ... porta bene!. Attaccammo alla baionetta di corsa, non so quanto durò,
ricordo che arrivammo sotto i loro Carri senza sentir sparare un solo colpo e vedemmo i "Barbudos"
allineati sull’attenti che ci presentavano le armi.

(Valle del Katanga 1975)

Ci fermammo meravigliati, ci stavano rendendo l’onore delle Armi. Sul carro di testa c’era il
Generale Ochoa in persona, salutava militarmente questi straccioni mezzo morti che eravamo
ormai. Anche noi salutammo. Notai che indossava un paio di Ray-ban dorati, a lenti verdi : "...
questo non porta bene ad un generale di una Armata Comunista"- non potei fare a meno di pensare.
Con pochi ordini secchi i Barbudos si girarono e si allontanarono di corsa. Alcuni restarono, erano
medici e curarono i nostri feriti. Riconobbi alcuni che erano stati nostri prigionieri. Dopo le
battaglie, avemmo accanite discussioni con l’UNITA : "non potevamo fare prigionieri, quindi li
dovevamo uccidere !" (secondo loro). Noi non potevamo macchiare il nostro Onore commettendo
Crimini contro l’Umanità ed alle leggi di Guerra. Perciò li disarmavamo e li liberavamo con acqua e
viveri a sufficienza (...o quasi, secondo le nostre "scarse" possibilità) per raggiungere un centro
abitato. Ora ci restituivano tutto. Ci lasciarono vecchi camion e taniche di Gasolio. L’Angola era
ricco d’acqua e con quei mezzi potemmo lasciare il paese dirigendo a Sud verso Windhoeck e
Walvis Bay e da lì Città del Capo e l’Italia. Potei pagare i biglietti aerei di prima classe vendendo
un diamante da 1 carato che avevo trovato nel Katanga, era ancora incastonato nella roccia (un
biglietto aereo costava, all’epoca, circa 700 Rands Sud Africani, che valevano circa £.1000). Molti
miei commilitoni, anche questa volta, non ottennero l’imprevisto del ritorno. L’Africa non perdona
ferite disinfettate in ritardo, rimasero nel Katanga. Raggiunta Roma, mi presentai all’Ufficio X° e
feci il seguente Rapporto : La guerriglia continuava, ma aveva assunto i tratti di una guerra etnica e
nessuno di noi avrebbe potuto far niente per cambiarla. Il risultato di ottenere una Unione Anti-
Sovietica tra il Fronte Nazionale di Roberto Holden e l’Unita di Jonas Savimbi era stato ottenuto,
ma la Democrazia aveva perso comunque, dal momento che la resistenza restava in mano ai gruppi
etnici OviMbundu dell’etnia Bantù e la Colonna Libertad, abbandonata da tutti al suo destino, è
stata annientata nella valle del Katanga dalla Divisione corazzata "Ernesto Guevara" al Comando
del Generale Cubano Manuel Ochoa che ci rese, non richiesto, l’onore delle armi. Ciò in giorno
imprecisato del Luglio 1975 . Rendo noto che G.71, G.69 e G.61 sono gli unici superstiti della III e
IV Decuria impiegate nella operazione Primavera dei garofani di Luanda. Che 12 Gladiatori sono
caduti in battaglia nella valle del Katanga e che, per sottrarli a iene ed avvoltoi, sono stati sepolti tra
(circa) il 12° e 13° latitudine Sud e tra il 19° e 20° longitudine Est. Ave!... Gli altri, feriti in
battaglia, non sono sopravvissuti alle febbri, dovute alle ferite ormai infette, durante il
trasferimento, deciso in Assemblea, verso Windhoeck in Namibia. Sono stati sepolti lungo il fiume
Cubango, in zona da circa 15° lat. Sud e 16° Long. Est, fino alle vicinanze del Villaggio di Caiundo.
Ave!...

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Nello stesso luogo gli ultimi dei circa seicento volontari Angolani, comandati da Laurenço Da
Silva, (l’ex emissario dell’Unita poi unitosi alla Colonna) sopravvissuti alla battaglia del Katanga,
furono congedati e ci lasciarono diretti a Nord W, verso Luanda. Conclusi il mio rapporto, sempre
rigorosamente orale, ricordando quanti piccoli villaggi avevamo incontrato, con la popolazione
civile, donne e bambini, sgozzati o decapitati presumibilmente a causa di odi etnici scatenati dalla
guerra tribale che si era sostituita alla "Rivoluzione dei Garofani". Fummo lasciati liberi e, ritirati i
nostri stipendi arretrati, rimanemmo a Roma qualche giorno per rilassarci un pò e goderci la
condizione di sopravvissuti.

I Giornali Italiani...
I giornali Italiani non dicevano mai nulla delle nostre azioni,ma dell’Angola parlarono molto.

(La verità e la Stampa)

Scoprimmo così che l’O.N.U. visti i massacri di popolazioni civili inermi (vero !), aveva autorizzato
Cuba ad intervenire ... con una forza di pace ! ?. Che truppe Cubane con l’appoggio di "Istruttori
militari Sovietici" sarebbero presto sbarcate a Luanda chiamate dall’M.P.L.A e che, questo, era
"attualmente" all’attenzione del Consiglio (... ! ?). Noi non avevamo dubbi che i piloti degli
elicotteri da combattimento Mi-24 che mitragliavano i nostri fossero Russi e non Cubani con le
"mèche". Ma, a leggere il giornale sembrava che tutto dovesse ancora accadere ! In quel bar in via
Cavour, dove eravamo seduti a far colazione, era il mese di agosto '75 ! ! ! !. Ma non sono sbarcati a
Maggio ?- dissi sorpreso. Era un allucinazione !, tu sei un allucinazione, ... noi siamo un
allucinazione, ... loro sono un allucinazione ! - risposero gli altri ridendo. E questo feci anch’io ...
mettendo via il giornale. Sentii spesso di giovani che, ingannati dalla stampa, partecipavano a cortei
inneggiando ai Cubani e gridando lo slogan : M.P.L.A ... in Angola vincerà !, oppure Viet-Minh ...
Ho Chi Minh, ... Kmer Rossi ... Pol-Pot !. Capelloni in jeans ...come me, non somigliavano certo ai
militari Sovietici, né le loro idee a quelle dei Marxisti del M.P.L.A o di quelli che, per me,
risultavano essere dei criminali contro i Diritti Umani. Certo che se avessero saputo che la vittoria
dell’M.P.L.A c’era già stata e che, questo, aveva significato la sconfitta della Libertà in cui
credevano, avrebbero sicuramente gridato qualcos’altro !. Che potere immenso ha la stampa ! -
pensavo. Con i miei commilitoni parlavamo dell’offensiva del Tet e di quella prima parte del 1975,
davvero un anno caldo per noi !. Mezzo mondo stava cadendo per la Democrazia e diventava terra
di conquista per i Tiranni. La popolazione civile vi veniva perseguitata e tiranneggiata, perdeva ogni
diritto, veniva sfruttata in maniera bestiale : ... in nome della "rivoluzione proletaria", naturalmente
!

Da uomini che, però,appartenevano sempre a famiglie aristocratiche, le quali dominavano quei


popoli con pugno di ferro, da feudatari : con diritto di vita e di morte sui loro sudditi, prima di
perdere questi poteri a causa della colonizzazione che, certo, ha avuto i suoi torti, ma non era
peggiore dei poteri che rimuoveva.

Non era un mandarino Mao tze Tung ? ; non continuò a vivere da Mandarino ?... e, dopo la
"rivoluzione proletaria", con un potere che nessun Mandarino Cinese ha mai avuto!.

(L'uomo dei Cobra: L'incantatore di Serpenti)

Anzi, nella magnifica e millenaria storia Cinese nessun Imperatore dinastico ha mai avuto tanto
potere nelle sue mani né, credo, tanti morti sulla coscienza tra gli avversari perseguitati. Non era
forse un Patrizio Nguyèn ( Potente casato feudale che possedeva il Sud ed il Nord Vietnam prima
della Colonizzazione Francese) Nguyèn Ai Quoc, noto con il nome di battaglia di Ho Chi Minh, con

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cui tanti ragazzi della mia età scandivano slogan sulle strade d’Italia e d’Europa ?. Non era forse
vero che il Famoso Generale Giap, nome di battaglia del comandante dell’Armata Viet-Kong, era
lui stesso uno Nguyèn ed il suo vero nome era Vò Nguyèn?. Non era forse lui in persona ad
ordinare la esecuzione dei "collaborazionisti ?", ossia di chi non si sottometteva ai loro diktat ?. Non
è forse vero che lo stesso Van Thieu, Presidente filo Americano del Vietnam del Sud dal 1965, era
anche lui uno Nguyèn ? Avete mai sentito o avete mai letto sui giornali, della Lotta intestina tra
"Nguyèn del Sud Vietnam", esattamente tra Nguyèn Cao-Ky (Vice Presidente del Sud) e Nguyèn
Van-Thieu (Presidente) che, insieme, si "sbarazzarono" con un golpe, nel Novembre 1963, del
Governo di Ngò-Dinh-Diem ... (contemporaneamente a Dallas, in Texas, il povero J.F. Kennedy
veniva assassinato! ...davvero non vi dice niente questo?) e si auto nominarono uno Capo delle
forze aeree, l’altro delle forze armate e poi Presidente del Consiglio. Avete mai saputo della "notte
dei lunghi coltelli" del ’67, che portò all’uccisione di tutti gli Ufficiali Sud Vietnamiti fedeli a
Nguyèn Cao-Ky ad opera di quelli fedeli a Nguyèn Van Thieu ?. Naturalmente a Nguyèn Cao-Ky
non fu torto un capello (tra Aristocratici si deve saper perdere sportivamente), dopo il bagno di
sangue si accontentò della Vice Presidenza ! e di tutti quei morti che importa : per gli Nguyèn si
trattava solo di servi !. (Pensate che, alle successive elezioni Presidenziali del 1971, il Nguyèn Cao
Ky, ritirò la sua candidatura a causa delle "scorrettezze elettorali" del suo avversario il Nguyèn Van
Thieu ! !). Chissà se era stato detto, ai giovani Marines morti laggiù, che morivano per la
supremazia di un gruppo di feudatari Nguyèn sull’altro. Sono certo di no, come nessuno lo disse a
noi. Noi ci battevamo per la Democrazia, per la Libertà. Di alleanze con banditi, criminali contro i
Diritti Umani, a noi nessuno disse mai niente. A me, aprì gli occhi un vecchio capo villaggio del
Sud Vietnam, in navigazione nel golfo del Siam : Mi disse anche che le "vieux renard" (vecchie
volpi, un animale molto malefico in Indocina, si dice che la volpe riesca a trasformarsi in uomo
rubandogli i pensieri ma, priva di anima, riesce a fare solo il male... si dice di persone molto
malvagie), ingannavano gli Americani facendogli credere che gli aiuti finissero alla popolazione o
per la difesa dagli Nguyèn del Nord. Invece, le vieux renard si arricchivano sempre di più, e più
durava la guerra, più aumentava il loro potere e la loro ricchezza. In realtà, il potentissimo Esercito
che descrivevano agli Americani per giustificare quei costi, era degno di loro. Corrotto e crudele era
capace solo di fare la guerra ai contadini saccheggiando i villaggi e stuprando le donne !. E
maintenant ils ont en train de arriver le Nguyèn du Nord. .... non, mon amì "en transit pour l’Italie",
ce n’est pas plus possible la vie au Vietnam. Maintenant, ça suffit !. Que deviendrons-nous ?, bien,
quoi qu’il arrive, c’est finì ... voilà ! (Trad : ed ora stanno arrivando i Nguyen del Nord, no amico
mio "in transito per l’Italia", non è più possibile la vita nel Vietnam. E’ ora di finirla ! ...Che ne sarà
di noi ?, bien, sia quel che sia , è finita ... voilà !). Ricordo queste parole, perché le pronunciò con
tristezza, stando seduto vicino a me di lato al motore. Non si mostrava mai preoccupato davanti ai
suoi ... un vero capo !.

Pensavo a ciò che mi aveva detto sulla guerra Civile del Vietnam che proseguiva da secoli. Oggi
coinvolgeva anche le super potenze, rischiavamo una guerra mondiale e tutto per una faida tra
volponi !? Era la sua visione delle cose, quella di un capo villaggio di pescatori della Cocincina.
Ma, forse, alla fine, si trattava davvero di una faida tra Aristocratici Latifondisti che si
contendevano il potere dal XVII secolo. Gli Nguyèn del Sud che, sconfitti i Trinh (altra Dinastia
Patrizia Viet) del Nord, ora combattevano "tra loro" l’ultima battaglia. Già, l’ultima battaglia di una
storia secolare fatta di soprusi e prevaricazioni. Nessuno ha detto ai giovani ribelli d’Occidente di
quante volte il popolo del Vietnam si è ribellato ai Tiranni della Dinastia Nguyèn.

Una tra le più sanguinose fu quella che vide Nguyèn Ahn scampare al massacro dei suoi, ad opera
del popolo della Cocincina in rivolta : l’insurrezione dei Tay-Son, già nel XVIII sec., stava per
riuscire a liberare il popolo del Vietnam dai Tiranni Nguyèn. Grazie all’intercessione del vescovo di
Adran, l’ultimo sopravvissuto Nguyèn, (bis-nonno di tutti gli altri) riuscì ad avere l’aiuto dei
Francesi di Re Luigi XVI e riconquistò la Cocincina. Riunificò il Tonchino (Nord) con la Cocincina

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(Sud) e, proclamatosi Imperatore con il nome di Gia-Long, elesse la sua capitale a Hue, nell’Annam
(centro, una bellissima Città sul golfo del Tonchino). Huè fu la prima Città che l'Esercito degli
Nguyèn del Nord "Liberò", nell'Aprile '75, dopo aver sconfitto gli Americani e l'Esercito degli
Nguyèn del Sud, che difendevano fino allo stremo la capitale del "Nonno Nguyèn Anh, alias Gia-
Long". Lo stesso Impero Cinese lo riconobbe quale legittimo Sovrano e, da allora, quei territori da
lui riunificati furono chiamati Vietnam. La restaurazione feudale era fatta. La Storia del Vietnam
non può scostarsi dalla storia della famiglia Nguyèn, un pò come i Savoia con l’Italia. Quello che
dovrebbe far pensare è che i protagonisti di entrambe le parti : quella Nordista filo Sovietica e
quella Sudista filo Americana, si chiamassero tutti Nguyèn ! ! !.

E perché mai, in Occidente, nessuno ha mai raccontato ai giovani ribelli la vita e la storia di
Huynth-Phu-So, detto il "folle Bonzo"?. Mi raccontò il capo villaggio che fu ucciso a calci e pugni
(come Matteotti in Italia) dai "prodi Vietminh" del "rivoluzionario" Nguyèn Ai Quoc (noto Ho Chi
Minh ... il poeta guerrigliero ! ?). Vi dico io chi era Huynth-Phu-So, il folle Bonzo di Hoa-Hao ! :
era figlio di poveri contadini Vietnamiti sfruttati dall’Impero feudale dei Trinh prima e dei Nguyèn
poi, privi di ogni diritto e costretti a lavorare come bestie, per un pugno di riso, nelle terre dei
feudatari dell’Impero Dinastico Vietnamita dei Nguyèn. Si ammalò gravemente in giovane età e fu
curato e guarito da un Bonzo Buddista, una specie di eremita guaritore che divenne il suo Maestro
spirituale (non ne ricordo il nome, ma si rifaceva alla dottrina del Profeta Phat-Thay-Tay-An che, ai
primi dell’800, predicava ai contadini oppressi la caduta dell’Impero ad opera di forze del bene che
sarebbero venute da Occidente a liberarli dai feudatari corrotti e avidi dell’Imperatore). Come da
Profezia, i Francesi arrivarono qualche tempo dopo, ed i feudatari Trinh e Nguyèn persero tutto,
potere e latifondi. Anche se, poi, i Francesi, come sempre accade, non si comportarono molto
meglio con il povero popolo Viet. Huynth-Phu-So iniziò a predicare la Liberazione dalla Tirannia e
la caduta del crudele Impero Viet, andando tra i contadini sfruttati nelle campagne curandoli e
confortandoli nella loro disperazione parlando di speranza nell’avvento di un regno di pace e di
Giustizia. Insegnava un Buddismo riformato, delle origini, senza i fasti dei rituali religiosi dei
cortigiani e dei mercanti del Tempio (! ?) e, attraverso le tecniche apprese dal suo Maestro, guariva
gli ammalati dei poveri villaggi che visitava ... (non vi ricorda niente tutto questo?). Fu ucciso dai
Vietminh nel 1947, all’età di 28 anni : un "figlio dei fiori" in meno ! Aveva avuto il pessimo gusto
di nascere nel tempo sbagliato e nel luogo sbagliato. Non so se fu ucciso per ordine di Vò Nguyèn
alias Giap o di Nguyèn alias Ho Chi Minh, ma, "Loro", non fanno mai niente che non gli venga
ordinato dall’alto e, comunque, fu uno Nguyèn a dare l’ordine !. Ma perché nessun figlio dei fiori o
giovane ribelle occidentale ha mai saputo niente della storia di "Gesù Huynth-Phu-So" e del
movimento Hoa-Hao che predicava la liberazione e l’avvento del regno di pace e di Giustizia per
quelle povere genti oppresse dalla Tirannia?. Perché nessuno sa dei martiri del partito Social
Democratico Vietnamita "DAN-XA", fondato dai seguaci di So dopo la sua morte, perseguitati,
catturati ed uccisi dagli eroici Vietminh dei "liberatori" Nguyèn ?. A me la raccontò, durante la
navigazione verso Malacca, il vecchio capo del Villaggio ... aveva un nome lunghissimo e
impronunziabile per me, che lo chiamavo semplicemente Long (Dragone). Raccontava queste storie
la sera, al tramonto, passando di barca in barca, a rincuorare i suoi. Ebbe la pazienza di raccontarla
anche a me un pò in Francese ed un pò a gesti ed espressioni mute, con una mimica che era degna
dei migliori teatri, credetemi. Capii che lui era uno dei seguaci di quel Bonzo folle e, a giudicare da
dove eravamo e cosa stavamo facendo, devo dire che era più folle del Bonzo. Glielo dissi una sera
che eravamo fermi in una bonaccia per un guasto in "sala macchine". Quella sera erano tutti intorno
a me che, dopo aver quasi smontato il circuito di alimentazione del motore, riparai il guasto tirando
fuori dal serbatoio un grosso topo morto che aveva ostruito l’uscita della cannula di alimentazione.
Long rise molto, annuendo e traducendo ai suoi. Tra le risate generali mi indicò dicendo in Francese
: ouì je suis un fou, plus de le Bonze fou ... " Monsier Italien en transit pour l’Italie !". Seppi che mi
chiamavano così da quando ci incontrammo : Italien en transit pour l’Italie, e risi anch’io ... di me !.

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La loro antica saggezza popolare gli diceva che non erano liberatori quelli che arrivavano, ma gli
oppressori di prima, gli oppressori di sempre, che cambiano le insegne, le parole, gli abiti, ma sono
sempre loro, i restauratori, ... quelli che vivono alle spalle del popolo che lavora!. Non è forse vero
che erano tutti ricchi rampolli di nobili famiglie, viziati ed abituati a vivere alle spalle del prossimo,
tutti i principali capi comunisti di cui si abbia notizia ?. Non era un ricco Hidalgo Cubano Fidel
Castro Ruz?. Non è forse vero che, catturato durante l'unica azione di guerriglia a cui partecipò
personalmente, il 26 Luglio 1953, l'assalto alla caserma Moncada di Santiago de Cuba, fu
condannato a 15 anni di carcere e subito graziato, dal Dittatore Batista, per intercessione della sua
famiglia?; e che, la "Revolucion Cubana", in realtà, fu combattuta sulla Sierra da "Cienfuegos
Camillo" (precipitato con il suo aereo da turismo subito dopo la Vittoria del 1959) e da Ernesto
Guevara, detto el Che, il quale, dopo aver rinunciato ai suoi incarichi di Governo, "anche" ... per dei
dissensi avuti con Fidel Castro, partecipò alla guerriglia in Congo e in Bolivia. Catturato
dall’esercito di La Paz, (venduto in Bolivia, nel 1967, con una "soffiata" a ... chi ? ... da chi ? ... boh
! nemmeno il corpo si è mai ritrovato) venne ucciso ; e da Manuel Ochoa, eroe di Cuba Libre,
combattente con El Che nel Congo di Lumumba e Kabila, "Libertador" dell'Angola, Colonnello di
Castro. Ochoa sopravvisse agli incidenti che colpirono gli altri due Colonnelli della "Revolucion"
grazie al prestigio che si conquistò in Angola (del tutto meritato secondo me). Ma, nel 1989, anche
quest’ultimo eroico Colonnello della "Revolucion Cubana" ebbe un "incidente" : fu accusato di
spacciare droga, prontamente processato e condannato ed altrettanto prontamente impiccato, per
ordine di Castro Fidel !. Ma già, il Leader Maximo ha rinunciato a tutto per la "Revolucion"... ma a
tutto che ! ?. Ha rinunciato a dirigere Haciende e pollai di famiglia per prendersi tutta Cuba , popolo
compreso!. Chissà quanta sofferenza per cotanto sacrificio ! ! ! .

Avete mai letto sui giornali questa versione della Revolucion Cubana?: Subito dopo la fuga del
Dittatore Fulgencio Batista (Gennaio '59) e la caduta del suo Regime ad opera delle forze
Democratiche progressiste Cubane, fu eletto Presidente il Giudice Democratico Urrutia Lleò.
Pochissimi mesi dopo (credo quattro) Castro Fidel Ruz lo destituì ed insediò, in sua vece, il
Comunista filo-Sovietico Osvaldo Porticòs Torrado. Cienfuegos Camillo non fu d'accordo, ma ebbe
l'incidente aereo suddetto e... non potè farci nulla!. Fidel Castro Ruz, diventò così Primo Ministro,
mantenendo anche il titolo di "Leader Maximo della Revolucion". Suo fratello, Raùl Castro, entrò
al Governo e... non ne uscì più!. Anche Ernesto Guevara entrò al Governo, come Ministro
dell'Economia e, poi, come Ambasciatore, ma solo per un breve periodo ...si dimise, come detto, per
"contrasti col Leader Maximo", o meglio ... per contrasti con i nuovi padroni della "Revolucion
Cubana", quelli a cui i Fratelli Castro l'avevano venduta per restare al potere, per essere i "Leader
Maximi" in eterno! e... sparì in Bolivia nel '67! Ma, secondo il copione del "Modulo Kennedy", fu
la CIA a farlo fuori. Anche l'incidente aereo a Cienfuegos, il processo ad Ochoa, le migliaia di
morti ammazzati (quelli ufficialmente ammessi e quelli "incidentati") ... tutta opera della CIA e
delle potenze Imperialiste!!!

Persino l'ultima lettera scritta da Guevara a Castro (quando capì che era stato condannato a morte e
che non aveva scampo), nella quale si preoccupava che fossero risparmiati i figli e gli
raccomandava di dar loro un futuro, in nome di ciò che aveva fatto per la "Revolucion": "Recuerdo
quando te conoçio in casa de Antonia" ... Ed in cambio di quella lettera, che li scagionava tutti!, non
fu capita da nessun altro che Noi! Eppure ci sembrava tutto chiaro: el Che non accettava, come
Cienfuegos prima di lui, che la "Revolucion Cubana" fosse morta; non accettava i Diktat dei nuovi
padroni, quelli a cui i fratelli Castro avevano venduto tutto e tutti in cambio di protezione; voleva
proseguire, e addirittura esportare la Revolucion! Nessuno di "Loro" glielo poteva impedire
ufficialmente ..."erano tutti Rivoluzionari!!!" Per questo doveva morire e... morire da Eroe della
Revolucion, ucciso dal nemico della Revolucion. Questa è la sola cosa vera di tutta quella vicenda:
Guevara fu ucciso, effettivamente, dai nemici della Revolucion, tradito come la Revolucion e come
tutti i suoi leali sostenitori. Naturalmente, come sempre accade, il Tradimento della "Revolucion

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Cubana", non fu un Atto indolore e trovò molti oppositori tra i veri Rivoluzionari. Infatti, ne seguì
un bagno di sangue che Castro e la sua banda scatenarono per soffocare, con "Processi e fucilazioni
di massa!", ogni residua aspirazione di Libertà e Democrazia a Cuba. Non mancò nemmeno il solito
esodo di profughi via mare a testimoniare che la Democrazia, nella REVOLUCION CUBANA, ...
era MORTA!!!

Il Regime di Castro andò in crisi molte volte, ma c'era sempre pronto il solito"bagno di sangue" per
rimettere a posto le cose. L'ultima grave crisi ci fu nell''89, alla caduta del muro di Berlino.
Qualcuno a Cuba si illuse che anche il muro di Castro sarebbe potuto cadere e chiese le riforme, ma,
dopo il "Processo ai Generali coinvolti nel traffico di Droga del 1989 (!?)" (alla fine del quale ci fu,
come detto, l'impiccagione, tra gli altri, di Ochoa), il fratellino del Dittatore, che non conosceva
crisi dall'incidente occorso a Cienfuegos e dal "precedente" bagno di sangue del 1959, collocava i
suoi uomini "Fidelissimi" nei posti lasciati vacanti dagli impiccati e... tutti ripresero a vivere felici e
contenti ...anche il riconfermato Leader Maximo! Nemmeno Adolf Hitler fu così bieco da far
processare e condannare, per reati comuni ed infamanti, i Generali che attentarono alla sua vita, per
salvare la Germania dalla sua follia!

Vi chiedo: ma cosa ci può mai essere di eroico e romantico in una storia simile!? ...persecuzioni,
tradimenti, delazioni, assassinii, stragi, complotti, Crimini contro l'Umanità. Purtroppo, credo di
potervelo dire io: ...le menzogne della Stampa!!! già, ma perchè ha mentito la stampa e... perchè
continua a mentire?. Io l'ho capito, ma non voglio togliere, a coloro che sono pronti a capire, il
piacere di scoprirlo da soli!

Si riempivano la bocca di paroloni e coniavano slogan su slogan:"... EL PUEBLO UNIDO JAMAIS


SERA' VENCIDO! ... "; edificavano Repubbliche Democratiche Popolari dappertutto, ma in quelle
Repubbliche la Democrazia non sapevano nemmeno dove stesse di casa. Erano stati di polizia dove
si praticava sistematicamente la violazione dei Diritti Umani e dove un popolo di reietti doveva
essere sfruttato in maniera bestiale e finiva affamato, per mantenere una marea di inutili bighelloni
in pompa e ... naturalmente, carichi di medaglie ! ! !. All’epoca noi sapevamo soltanto che Pol Pot
era il nemico ... la storia più recente ha detto a tutti chi era il "Liberatore della Cambogia" e che
razza di pazzo criminale fosse !. Ma credete che può esserci qualche Tiranno che sia migliore ?. Se
per voi la gravità dei Crimini contro i Diritti Umani si misurano a numeri di morti ammazzati, allora
... non siete diversi da loro. Per noi, il solo fatto che erano Tiranni, era un crimine contro l’umanità,
il resto erano dettagli buoni per un Processo equo ed imparziale al quale anche loro avevano, ed
hanno, Diritto !. Ma, il Generale Ochoa, lo ebbe ?. Noi finivamo spesso a fare (tra noi) di questi
discorsi e a chiederci come mai, dei ragazzi che, come noi, vogliono la Libertà e la Democrazia poi,
invece, inneggiano a dei Tiranni !. Perché, indipendentemente da ogni considerazione sugli uomini
e sulla loro storia personale che, spesso, aveva delle motivazioni e giustificazioni profonde, restava
il fatto che tutti costoro, di sicuro, non erano dei Democratici e non concepivano che qualcuno
potesse avere il diritto di pensarla liberamente e diversamente da loro. (N.B. : E' notizia di questi
giorni, 16 Luglio 1997, che la rivista Americana "Forbes" (o simile) ha dichiarato che Fidel Ruz
Castro è uno dei 100 Uomini più ricchi del mondo (!?). Niente da ridire ovviamente per gli altri, una
ricchezza per un imprenditore è un chiaro segno dei suoi meriti e capacità!. Ma, quali meriti e
capacità ha dimostrato un Dittatore sanguinario come Castro?... lascio a Voi ogni ulteriore
commento. Ma, è accertato che il popolo Cubano è in miseria, come, del resto, tutti i popoli che si
lasciano governare da simili predoni!. Da parte mia mi spiego fin troppo bene, purtroppo, perchè
certe canaglie vengano accolte da "certe autorità" come dei galantuomini e non li si processi per i
loro crimini. Forse ... perchè pagano bene?! Davvero non importa a nessuno quanto sangue eroico
ed innocente è costata quella ricchezza? ... non proviene certo da una libera competizione sui
mercati!? ...no?).

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I Patrizi Nguyèn, che guidarono la lotta di liberazione dal colonialismo del Vietnam, erano idealisti
che avevano sofferto le persecuzioni della Tirannia, espropriati di ogni bene, il carcere e l’esilio, ...
ma, poi, essi stessi si trasformarono in Tiranni, negando ad altri quegli stessi Diritti che furono
negati a loro : il Diritto di poter esprimere liberamente la propria opinione, per esempio, e molti
altri.

Avete mai letto sui "Giornali Italiani" la vera storia delle stragi del 1980 e l'Affare Maltese? ...no
vero? ...lo immaginavo! fate click qui: "L'Affare Maltese"

E avete mai letto su di Noi, a parte le "minchiate", la vera storia della nostra "vecchia guardia di
Gladio"?. Alcuni dei reduci superstiti dell'ARMIR, abbandonati dalla solita Patria ingrata, sulle
steppe ghiacciate del Don, decimati dalla cavalleria Cosacca, traditi dai Tedeschi che ripiegavano a
Stalingrado senza concordare una ritirata comune e lasciandoli soli di fronte alle Divisioni di
Stalin!, sbandati dopo l'otto Settembre '43, furono arruolati dall'O.S.S. (l'OSS era il Servizio Segreto
Anglo-Americano durante la II° Guerra mondiale, precedente la CIA) per combattere dietro le linee
Tedesche (...Stay-Behind), oltre la linea Gotica, con il nome di "Divisione Osoppo". Furono loro a
studiare la struttura delle Centurie e delle Decurie così come le conobbi io: sconosciuti gli uni agli
altri e suddivisi sul territorio nemico, solo il numero uno (stando al riparo, nella Roma liberata) era
in grado di contattare tutti via radio. Attraverso tale criterio organizzativo nessuno dei Gladiatori,
fatto prigioniero, poteva tradire ...nemmeno sotto tortura, dal momento che non conosceva nessuno
se non per il numero!. Fu G.37, (uno della vecchia guardia "Osoppo") nel 1974, a Roma, a
presentarmi una sera Charles Bernard Moses. Era stato membro del Governo Militare provvisorio di
Roma durante l'occupazione Alleata e Ufficiale di collegamento dell'OSS con i Gladiatori, oltre la
cortina dell'epoca ...quella "Gotica". Dopo la guerra aprì una Galleria d'Arte, credo in Via Margutta,
e continuò ad essere il Nostro Ufficiale di collegamento. Con G.37 ricordavano, seduti davanti al
caminetto e con una bottiglia di Scotch whisky, quelle operazioni e quelle post-belliche, compiute
negli anni cinquanta, durante la Guerra Fredda, oltre la Cortina di ferro, in Polonia ed Ungheria e
nel '68 a Praga in Cecoslovacchia. Dopo un paio di Scotch finivano per sembrare due vecchie
comari! Diventammo molto amici con Charly: la sua casa in Via San Teodoro n.28 era accogliente
e sempre aperta per me. Charly era un bravo cuoco ed io ricambiavo spesso invitandolo al
Ristorante. Sceglieva Lui dove e sceglieva sempre una trattoria in Via Margutta. Quando rientravo
dalle operazioni passavo sempre da Lui a fare un bagno caldo e due chiacchere con un amico ... fino
a che non lo trovai più! forse morto anche Lui, di vecchiaia però, ...ma questa è un altra storia!

Io, che ormai credo di essere sopravvissuto per volontà di Dio, solo per vedere e capire, anche per
chi non c’è più ; che ho provato il carcere e la persecuzione (e ancora la sto provando) ; che ho
provato sulla mia pelle cosa significa subire gli abusi del potere, tipici delle Tirannidi ... riuscirò a
non perdere la mia fede Democratica! La Tirannia non vincerà con me, non riuscirà a trasformarmi
in uno di loro. Tutti costoro, forse, erano stati sinceri quando si ribellarono ai Tiranni che li
opprimevano, ma troppo deboli per farcela. Lungo il cammino si sono persi !. Considerazioni,
queste, che oggi come allora, finiscono sempre con le stesse conclusioni : hanno uffici di
propaganda incredibili, capaci di convincere l’agnello ad inneggiare al lupo gridandogli : scannami
... scannami !. Che potere immenso ha la stampa ... ma non sapevamo ancora quanto ! ! !.

Andai a casa, ma non feci quasi a tempo a poggiare le valige. Dovevo raggiungere Genova per
imbarcare sulla T/n Atria della società Garibaldi che avrei incontrato ad Aden nello Yemen del Sud,
tra il mar rosso ed il golfo Persico. Da lì, poi, sarebbe rientrata in Italia. Una missione facile, facile
... giusto ordini, denaro e passaporti, da consegnare a nostri agenti nello Yemen del Sud. E così la
chiamarono : Operazione Aden. Visto che, "per combinazione", l’aereo che mi avrebbe portato ad
Aden, faceva scalo a Beirut nel Libano, approfittavano per darmi ordini, denaro e documenti, anche

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per i nostri agenti a Beirut e quella consegna rientrava nell’operazione chiamata : Operazione Beirut
’75.

Operazione Beirut
Operazione Beirut ‘75. Ebbi l’indirizzo di una profumeria di Beirut e di un bazar di Aden dove
avrei trovato un Italo-Somalo che avrebbe preso in consegna quanto mi diedero : due buste da
lettera, gialle e chiuse. Il Somalo avrebbe dovuto dire nel nostro primo incontro, la terza cifra del
mio codice. A Beirut, invece, avrei incontrato una ragazza Libanese sui vent’anni : avrebbe
conosciuto la sesta cifra. Bene ! sono entrambi il numero 1, nessun pericolo di confondermi - dissi.
Pensavo che a Roma fossero davvero fuori di testa con questi numeri in codice. Dopo tutti i casini
che ci mandavano a sciropparci, pretendevano che ci ricordassimo ... "la quinta lettera ... la nona
cifra ... e l’animaccia loro ! A me facevano un pò ridere quando giocavano agli agenti segreti, ma
fingevo di dargli retta seriamente, ... per non offendere. Mi presentai a Genova, alla compagnia
Garibaldi, puntuale. C’erano parecchi altri marittimi, praticamente, tutto l’equipaggio della T/n
Atria doveva essere sostituito ad Aden. Ci diedero i biglietti ed i documenti di imbarco e
raggiungemmo l’aeroporto.

Arrivammo in un paio d’ore a Beirut, non ricordo se era il 14 o il 15 Agosto del 1975, ma era il
giorno in cui le autoblindo Musulmane occuparono l’aeroporto di Beirut, mentre i Cristiani
Maroniti occupavano il Porto. Lo so per certo perché la coincidenza del nostro volo per Aden ci
lasciava lì per una decina di ore. Il tempo sufficiente per recarmi alla profumeria dell’indirizzo e
ritrovarmi davanti alla più bella ragazza Araba che avessi mai visto ... una vera meraviglia ! non so
quanto tempo rimasi a guardarla.

(Beirut: Colombe?)

Mi chiedeva qualcosa in francese ma non so cosa. Risposi come un idiota : parlèz vous Francais ?.
Si mise a ridere e disse annuendo : un ? ... un ? ... un !. Non capivo che stava dicendo 1 : la terza o
"l’animaccia loro !" del mio codice. Da noi, nel Sud, detto in quel modo, sembra più una
interrogazione ... una specie di : "che vuoi ?". Mi ero già dimenticato anche dei documenti e del
volo per Aden. Volevo uscire con lei e glielo dissi. Non aveva niente in contrario, ma chiudeva il
negozio alle 13 e non poteva allontanarsi prima. Annuendo mi fece capire che aspettava la persona
alla quale consegnare i documenti e che era meglio che io andassi via. Mi impegnai a fare un giro lì
intorno fino alle 13, c’era un mercatino ed andai a visitarlo. Scoppiò un finimondo e giuro che non
ne sapevo niente. All’improvviso, alcuni gruppi di Arabi che stavano tra le bancarelle come me,
tirarono fuori dei Kalashnikov e presero a spararsi furiosamente. Non gli importava nulla della folla
terrorizzata che correva e mi spingeva in una via in discesa come un fiume in piena. Non potevo
fare altro che seguire la corrente, oltretutto la cosa degenerava, si sentivano anche delle esplosioni e
delle sirene. Mi ritrovai vicino ad un taxì e lo presi al volo :... all’aeroporto - dissi. Non era più il
caso di tornare alla profumeria. Ero senza documenti personali, li aveva il capogruppo
dell’equipaggio, e quelli che avevo, destinati ad Aden, sicuramente era meglio non mostrarli !.
Raggiunsi l’aeroporto, ci volle un bel pò . Il taxista trovava tutte le vie bloccate da autoblindo, era
pieno di soldati. Conosceva bene la città e lo dimostrò riuscendo ad aggirare, passando nei vicoli di
Beirut, tutti i posti di blocco. Mi lasciò davanti all’ingresso, era tardi e pieno di soldati, ed avevo
sinceramente paura di non fare in tempo a raggiungere i marittimi. Ero pratico di crisi ormai e,
quella, non era una cosa che sarebbe durata poco. Passai dalle sale merci, correndo a fianco ad un
carrello portabagagli ... andava nella direzione giusta, la sala di transito. Erano tutti lì, in attesa che
chiamassero il nostro volo, ma lo avrebbero chiamato ?. Avevo raggiunto la scala che mi avrebbe
portato dal piano bagagli al piano passeggeri. Imboccai la scala, mi trovai davanti ad un soldato
Libanese armato, era solo, disse : Passport !. Se mi fermavo a spiegare perchè non ce l’avevo
avrebbe chiamato i suoi superiori, per lo meno mi avrebbero perquisito e sarei stato finito !. Decisi

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in un attimo, dopo aver visto con la coda dell’occhio che eravamo soli, di atterrarlo con un calcio di
"Savate" allo stomaco ed una gomitata alla nuca. Mi cadde addosso e lo guidai verso un mucchio di
sacchi postali, vicini al sottoscala. Ce lo misi sdraiato e, per maggior sicurezza, lo colpii ancora alla
nuca con il calciolo del suo fucile. Non troppo forte ... non eravamo in guerra col Libano, ma
volevo essere sicuro che non si svegliasse mentre ero ancora lì. Salii le scale d’un fiato. Raggiunsi il
salone passeggeri, l’equipaggio dell’Atria era in fondo, vicino alle vetrate. Fui fermato da due
soldati, anche loro volevano il Passport. Dissi in Italiano : ma tutti da me lo volete il passaporto, ma
che vi sembro !?. Lo dissi ridendo, ma loro non ridevano. Mi puntarono le armi addosso, mi fecero
alzare le mani e stavano cominciando a perquisirmi quando arrivò l’Ufficiale che aveva i documenti
di viaggio di tutti. Mostrò il mio Libretto di navigazione e disse : "Crew member of Atria, Italian
ship. We are in transit for Aden".Smisero di perquisirmi e guardarono il Libretto. Non so se
avevano capito l’Inglese dell’Ufficiale Italiano, ma avevamo assunto tutti un aspetto così innocuo
che si rilassarono e si allontanarono. "Ma dov’eri finito ?" - disse l’Ufficiale - "Hanno già chiamato
il volo, stanno sgomberando l’aeroporto dai voli in transito, forse lo chiudono ... sta scoppiando una
guerra civile. Abbiamo telefonato in compagnia ce l’hanno detto loro,... non ti allontanare che è
pericoloso !". Sissignore. - risposi. Raggiunsi il gruppo e parlai con Angelo, era stato in Marina
Militare con me, sulla stessa nave. Lui era un congedato "vero" del contingente I° ’52. All’epoca mi
fece portare anche i tricolori da congedante. Come è strana la vita, chi si sarebbe mai immaginato di
ritrovarmelo tra l’equipaggio dell’Atria ?. L’altoparlante dell’aeroporto chiamò il volo per Jiddah
(Saudi Arabia) e Aden indicandoci il Gate. Ci dirigemmo verso l’uscita indicata. Dalle vetrate
vedevamo la pista e le autoblindo che ultimavano l’occupazione, ma il nostro volo era sicuro.
Appena usciti dalla sala e prima di salire sul bus che ci avrebbe portato all’aereo, fui fermato di
nuovo dai soldati, mi perquisirono in cerca di armi. La busta con i documenti però era in valigia, già
sull’aereo. Considerata la simpatia che riscuotevo tra i soldati Libanesi, alla fine, era più al sicuro lì.
Angelo rise di tutte queste "attenzioni". Hanno visto troppi film di guerra - disse ridendo, in fila
dietro di me. Finalmente a bordo - pensai, sedendomi in una comoda poltrona (anche se ci sto
sempre troppo stretto). Era un aereo della M.E.A. "Midle East Airlines, linee aeree Libanesi". Mi
dedicai ad ammirare la bella hostess che mi svolazzava davanti ed il pensiero tornò alla profumeria
ed a quella bella ragazza. Mi colpì, improvvisamente, il fatto che non gli chiesi nemmeno come si
chiamava ... ma già, mi avrebbe dato un nome falso ... ed io pure !. A dispetto di tutte le
dichiarazioni di certa stampa, in Libano, non si stava combattendo una guerra civile a "solo" sfondo
religioso. La Religione era un alibi usato da "Loro" per nascondere il tentativo di colonizzare un
altro pezzo di mediterraneo. Infatti, i Cristiani Maroniti, erano filo occidentali, per un sistema
democratico e del libero mercato "capitalista !" ; i Musulmani Libanesi, compresi i rifugiati
Palestinesi nel Libano meridionale, erano filo Sovietici, alleati dei Siriani di Assad. Il tutto, per noi,
rientrava nel piano di accerchiamento dell’Europa Occidentale in atto : nel ’75 erano infatti filo
Sovietici (anche se, alcuni, erano solo filo-Tiranno di turno!, erano comunque ostili alle Democrazie
occidentali.) i paesi mediterranei dell’Algeria, Tunisia, Jammairhiya-Libia, l’Egitto, la Siria ed i
Balcani. Secondo noi, era in pieno atto un attacco del Cremlino che, partito dall’offensiva del Tet
Vietnamita, proseguiva su tutti i teatri della guerra cosiddetta "fredda" che, però, per noi, fu davvero
rovente !. Per non dire dell’Angola e dello Zaire, perduti alla Democrazia con Mozambico, Somalia,
Etiopia, Sudan ed altri piccoli stati Africani come il Dahomey che, con un colpo di stato, erano
entrati nell’orbita Sovietica. Dormii fino ad Aden, non mi accorsi nemmeno di essere arrivato a
Jiddah. Arrivammo ad Aden alle prime luci dell’alba.

Operazione Aden
Operazione Aden : Già dall’aeroporto fece una pessima impressione a tutti. Un degrado, una
miseria come ne avevo viste poche anche nel terzo mondo. Ma già, questo non era solo terzo mondo
... era terzo mondo comunista. L’aeroporto era una specie di capannone, sporco e trascurato, con i
pavimenti in cemento e sconnesso in più punti. Subito fuori c’era una piazzola in terra battuta, con
qualche cespuglio circondato da capre, dove alcuni rottami di auto, chiaramente Inglesi ante-guerra

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e di colore ex-nero, pretendevano di essere taxi. Ma fatto sta che non c’era altro e la città non
sembrava dietro l’angolo. Riempimmo tre di quei cosi, eravamo diciannove. Ci portarono nell’unico
albergo decente della città, forse si chiamava Karlton, non ricordo, ma era di chiara costruzione
Inglese. Aden era stata una colonia di sua Maestà Britannica e quell’albergo era firmato Gran
Bretagna anche nelle sedie, anche perché, sicuramente, non erano state mai modificate né
manutenzionate ... come tutto il resto. La città era miserella e sporca, le strade in terra battuta. Le
case, del genere popolar-comunista del terzo mondo arabo, non ricordavano una mano di bianco
dall’epoca di Noè. Lungo le strade le solite stelle rosse appiccicate dovunque. Uno spettacolo
davvero desolante e deprimente. Bene ! - mi dissi - cerchiamo questo cacchio di Somalo e via di
qui, più veloci della luce !. L’albergo aveva l’aria condizionata per fortuna, perché l’aria era
davvero rovente.

Io affrontai l’aria bollente del primo pomeriggio per rintracciare il motivo del mio viaggio. Un
Eritreo dotato di "Taxì" e che parlava benissimo Italiano, mi portò nella città vecchia e nel
magazzino che cercavo. Non mi aspettavo certo una boutique, ma quel che vidi non me lo sarei
potuto immaginare ! Un ragazzo di circa 20 anni era seduto in terra, indossava una camicia ex-rossa
con ex-bermuda che un tempo, forse, erano stati kaki. Merci non ne vedevo ... a parte alcune
cassette di legno in un angolo in fondo al locale che aveva le pareti dipinte in un colore che doveva
essere stato rosa. Mi guardò sorpreso mentre dicevo in Italiano : Siete proprio ridotti male eh ?. Si
alzò di scatto. Era alto come me, ma era pelle e ossa. Le gambe sembrarono trampoli quando andò,
con due falcate, in fondo al locale, verso le cassette. Tornò con una maglietta piegata ed una penna.
Compra qualcosa - disse e sussurrò : ... sei "uno" ?. Come risposta lo toccai sulla spalla : dammi la
penna - dissi. Era una penna dorata a strisce nere, mi piaceva. - Quanto vuoi ?- aggiunsi. Gli diedi i
Dinari Yemeniti che mi chiese dicendo : ...si !. Hai con te i documenti ?- disse, guardandosi intorno.
Per tutta risposta alzai la maglietta che indossavo e la busta era infilata lì, sotto la cintura, umidiccia
di sudore per quel caldo infernale. Sembrò preso dal panico, non sapeva se fuggire o che fare.
Decise di afferrare la busta e, in un attimo, la vidi sparire sotto le cassette. Stai calmo - dissi - ho
controllato la strada, è tutto tranquillo, non c’è nessuno ed io sono un turista che ti ha comprato la
penna , OK ?. Sembrò calmarsi e aggiunsi : devi dirmi o darmi qualcosa ?. Fece di no col capo e
disse : tu non sai cosa hai rischiato, qui la polizia arriva all’improvviso, arresta tutti, perquisisce,
sequestra, tortura. Se ti trovava con i passaporti addosso ... Terminò la frase mordendosi il labbro ed
agitando le mani che sembravano zampe d’uccello. Ecco cosa mi ricordava, i fenicotteri rosa ... i
flamenços ! aveva anche la maglietta rosa, mi misi a ridere davanti alla sua espressione sempre più
sorpresa. Ora vai ti prego - disse - è troppo pericoloso che stai qui. Ciao - gli dissi. ... - Ciao Italiano
- Rispose lui. E non lo vidi più.

Raggiunsi il taxista Eritreo, mi aveva aspettato dietro la promessa di una mancia. Il dovere l’avevo
fatto. -Portami in discoteca - gli dissi. Ci volle un Pò’ per fargli capire che volevo andare in un
posto dove c’era musica. Lì non ce n’era. Però, lui conosceva un posto dove, più tardi, facevano la
danza del ventre, mi ci avrebbe portato. Mi riportò all’hotel, alle nove sarebbe venuto a
prendermi.Lo dissi ad Angelo, ma non era entusiasta del posto. La radio trasmetteva sempre la
stessa nenia oppure proclami in Arabo (per lui che conosceva a memoria i nomi di tutti i gruppi
Rock era assurdo). Per le strade non c’era anima viva e faceva un caldo da morire. In albergo
almeno c’era l’aria condizionata. Perciò io non mi muovo di qua fino a che non partiamo - disse.
Andai con il Taxista nel "Dancing". Un luogo più squallido non lo vidi mai più!. Eravamo nella
periferia di Aden, in una casa di blocchi di cemento senza nemmeno intonaci. Alcuni tavoloni in
cerchio, in una sala male illuminata, facevano da cornice ad una poveretta che, vestita con i veli
tipici delle danzatrici Arabe, ballava meritando, di certo, una cornice migliore. Mi sedetti ad un
tavolo ed ordinai una birra. Il divertimento consisteva nell’alzarsi per andare ad infilare una
banconota nel reggiseno o nella mutandina della ballerina. Si erano avvicinate al mio tavolo delle
ragazze, chiaramente si prostituivano. Una aveva un braccio e la faccia mezza bruciata e l’altra non

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era ridotta meglio. Comunque offrii loro da bere, poggiai gli occhiali sul tavolo, ed andai verso la
ballerina per provare "la peccaminosa ebbrezza" di mettergli una banconota nel reggiseno,
sfiorandole il seno (perché ... era tutto qui !). Lo feci tra l’approvazione generale e tornai al mio
tavolo. Gli occhiali erano spariti !. Chiesi alle due sedute lì chi li avesse presi, mi indicarono un
grassone lì vicino. Lo raggiunsi, mi rispose malamente e scoppiò una rissa, con tavoli che volavano
insieme a calci e pugni. In breve, arrivò la polizia Yemenita e ci ritrovammo tutti al posto di polizia.
Furono molto corretti, mi chiesero quanto valevano gli occhiali, si sorpresero molto ad un simile
valore (il costo normale di un paio di Ray-ban !) ed interrogarono tutti. Dopo ore seduti lì, come
sempre accade (in queste cose tutto il mondo è paese !), gli occhiali non si trovarono e mi
riaccompagnarono in hotel. Il giorno dopo andammo a fare due passi con Angelo, visitammo il
museo della rivoluzione. C’erano uniformi, armi e cimeli della lotta del popolo Yemenita contro
l’invasore Inglese. Fummo presto fuori, nelle strade. In lontananza si vedevano delle montagne,
Aden era circondata da montagne rocciose e pietraie che rendevano l’aria ancora più calda. Angelo
rideva del modo di camminare dei ragazzi che si tenevano per mano come "fidanzatini" mentre, le
poche donne che incontravamo, camminavano rasente ai muri guardando a terra ed indossavano
vestiti neri da palombaro. Proprio un bell’ambientino non c’è che dire.

Il giorno dopo, di sera, eravamo in camera, sentii della musica Araba provenire da fuori, mi
affacciai alla finestra e vidi, nel recinto sotto l’albergo, arredato di fiori e tappeti, un matrimonio
tradizionale. Bellissimi costumi e bellissimo corteo, con la sposa che procedeva in portantina dietro
ad un lenzuolo insanguinato (... forse esageratamente !) ed una Danzatrice che agitava sinuosamente
il ventre davanti agli ospiti ... tenuti a bada da un magnifico Leopardo (o era un Ghepardo ...boh?).
Guardavo estasiato questo spettacolo inatteso, pensando già di scendere ed invitarmi al matrimonio
(mi interessava, soprattutto, conoscere la ballerina, ma avrei fatto gli auguri anche agli sposi!)
quando, all’improvviso, tutto si interruppe, musica e danze, tutti urlarono e guardarono verso di me.
Chiusi la finestra e andai sotto la doccia. Dopo poco arrivò, di nuovo, la polizia. L’aveva chiamata
la direzione dell’albergo poiché i parenti degli sposi avevano tentato di sfondare la porta dell’hotel
per punire gli infedeli che avevano profanato il matrimonio Islamico ... guardandolo !. Li
convinsero a desistere, ma ci diffidarono ad aprire di nuovo le finestre. Si, proprio un
bell’ambientino. Non vedevamo l’ora che arrivasse la T/n Atria per levarci da lì. Ma quella
missione facile, facile, non era ancora finita.

(Danzatrice con Leopardo al Matrimonio Yemenita)

Una volta a bordo, la nave, invece di dirigere in Italia, dove avrei potuto godermi un periodo di
meritato riposo, fece rotta verso il golfo Persico e gli Emirati Arabi. Risalimmo il Tigri fino ad Al
Basrah. Arrivammo a Bandar el Mah-shahr e ad Abadan in Persia, ... una vera fornace !. Così
dovetti fare il Fuochista in una turbo nave, quindi, in mezzo a caldaie, tubi di vapore roventi e forni
accesi che parevano la bocca dell’inferno e, dulcis in fundo, ... nel posto più caldo del mondo !.

E , dopo un mese all’inferno, per rilassarci un pò, arrivò l’ordine di fare rotta verso la Nuova
Caledonia (Territori Francesi d’oltre mare) ... dopo l’India, dopo l’Indocina, dopo il Borneo, dopo
Timor, dopo l’Australia, nell’oceano Pacifico !. Non basta ancora, in mezzo all’oceano indiano, per
un avaria al desalinizzatore dell’acqua, dovemmo razionare l’acqua e questo, per un mese di
navigazione senza scalo. Fu così che quell’incredibile 1975 lo conclusi, smarrito, a vagare per le
isole del pacifico. Devo dirvi però che, in tutto quel periodo, non mi perdevo mai i Tramonti del
sole, resi mirabolanti di colori mai visti dai venti monsonici. Uno spettacolo che ci portava ogni
giorno a sederci a poppa, in silenzio, per attendere l'inizio della rappresentazione; cominciava di
colpo, il celo diventava violentemente rosso, poi viola, giallo, verde arancio e poi di nuovo rosso ...
incredibile ed indescrivibile, dovreste andare a vederlo ... dal canale di Singapore fino a Timor nel
periodo dei monsoni di Settembre (più o meno). Vagai così fino a che, ritrovato il senno, non riuscii

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a raggiungere Dubai, negli Emirati Arabi del Golfo, dove, ancora incredulo, potei prendere un aereo
che mi portò in Italia e, questa volta senza trucchi, poco prima di Natale del ’75, sbarcai a Roma
Fiumicino.

Il primo quotidiano Italiano che comprai dava la notizia che le truppe Cubane erano appena sbarcate
a Luanda, su mandato O.N.U., per "pacificare" il paese. Lo buttai via ... senza fare commenti.
Intanto quel 1975 si era concluso ed una grossa fetta di mondo era caduta per la Democrazia ed il
Diritto, un sacco di miei commilitoni erano andati e, ciò che mi appariva più incredibile, era il fatto
che tutto ciò accadeva tra il consenso generale ... almeno stando a ciò che leggevo, di quando in
quando, sui giornali o veniva urlato nei cortei di "protesta" che in quegli anni erano frequentissimi.
Mi sarebbe piaciuto poter dire qualcosa anch’io a quei "compagni" : Ma siete impazziti ! ?, ma lo
sapete che se prendessero il potere quei personaggi che idolatrate, per Voi ci sarebbe il campo di
concentramento e lunghi, lunghissimi anni di rieducazione ?. Ma lo sapete chi è davvero Pol-Pot,
cosa fanno i suoi Khmer-rossi alla popolazione inerme, soprattutto ai "capelloni ribelli" come Voi !
? - avrei detto. Noi almeno abbiamo provato ad impedire che quei banditi commettessero i loro
crimini ... e Voi ?. Ma noi non ce l’avevamo la possibilità di parola, il potere di esprimere opinioni
era della stampa, non ci apparteneva di sicuro.

Nel 1976 non ci furono ordini per me. Se si esclude un incarico idiota: durante il periodo di
carnevale '76, mi fu richiesto da uno "nuovo", che mai avevo veduto al comando, ma conosceva il
mio codice, di controllare se, in una agenzia cinematografica di Roma, effettivamente, si
svolgevano attività sovversive. Mettevano annunci sui giornali per cercare "nuovi talenti da avviare
alla professione di Attori-Attrici". Mi bastò rispondere e presentarmi in agenzia per sapere tutto
quel che c'era da sapere!. Nessuna attività sovversiva, si trattava di cinema d'avanguardia, facevano
cose poco comprensibili dal punto di vista artistico ... boh!, ma erano cacchi loro!. Conobbi alcune
aspiranti attrici, con le quali feci amicizia, ma non per carpire le informazioni che non c'erano.
L'agenzia era frequentata anche da attivisti "Gay", ma anche questi erano cacchi loro. Partecipai ad
un paio di provini cinematografici per un film ... o non so cosa: "I cavalieri del nulla", così lo
chiamava il regista, un tipo simpatico, sicuramente sinistrorso, ma sempre cacchi suoi erano!. Feci
quei provini, ma solo per concludere con scrupolo anche quella missione idiota!. Feci il rapporto
una decina di giorni dopo, alla stessa persona che me la ordinò e credo che, dal mio atteggiamento,
risultò evidente che non era il caso di affidarmi ancora incarichi da sbirro!.

Approfittai di quel periodo di calma per cercare un imbarco diretto negli Stati Uniti, volevo
conoscere l’America, non l’avevo mai vista se non al cinema. E avevo bisogno di ... Democrazia.

(New York)

Trovai un imbarco su un mercantile della Costa Armatori di Genova, si chiamava M/n Luisa C. Era
un vecchio cargo col ponte al centro che, nel dopoguerra, era stato usato anche per trasportare
emigranti Italiani in America (ammassati in quelle stive attrezzate alla bell’è meglio, povera gente
!). Speravo che avessero avuto fortuna tutti !. Arrivare a New York e passare sotto la Statua della
Libertà mi emozionò molto. Non scesi sottocoperta fino all’arrivo. Pensavo, guardandola, a quanti
Italiani e perseguitati di tutto il mondo erano riusciti a passarci davanti così, provando le stesse
emozioni ... ed a quanti, invece, non ce l’avevano fatta !. New York mi piacque molto, soprattutto le
ragazze. Ce n’erano di tutti i tipi e di tutti i colori, proprio come piaceva a me. C’era musica
bellissima dappertutto, un sacco di locali, di negozi, di luci, di colori. Mi trovai anche coinvolto in
una rissa in una discoteca della 42° Str. a Manhattan ... quante botte ragazzi !, finì tutto distrutto, ma
che mi venga un accidenti se so perché è scoppiata !. Per fortuna feci a tempo a scappare prima che
arrivasse la polizia, il mio permesso era per 28 giorni e c’ero da 4 mesi, ma l’America era così bella
!. Rientrai in Italia nella primavera del 1977. Naturalmente non trascurai mai gli ordini di tenermi in

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contatto con l’Ufficio X°. Restai in America fino a che non mi dissero di rientrare, visitai anche
Baltimora, Philadephia, Boston, Norfolk. Dovevo continuare a fare il Marittimo, ma dovevo restare
a disposizione a Genova, pronto ad imbarcare su una nave diretta sul teatro delle operazioni. A
Genova mi organizzai in lavori di comandata, sulle navi in porto, della stessa compagnia Costa
Armatori con la quale ero stato in America. Aveva delle bellissime navi da crociera ed io, in tutto
quel lusso, mi sentivo un pascià. Mi utilizzavano, nei brevi tragitti tra porti Italiani, per sostituire il
personale di Macchina che approfittava di quelle soste andando a casa ... per qualche giorno in
famiglia. Noi gente di mare le chiamiamo "corvè". Ho un buon ricordo di quel periodo, molto
tranquillo e tra brava gente. In più capitavano certe passeggere ... che erano proprio niente male !.

Operazione Stefano
(Crocefixio naturae)

Operazione Stefano. Ricevetti l’ordine di presentarmi all’Ammiragliato a La Spezia. In un Ufficio


fui ricevuto dal numero 1. Mi disse che non c’era il tempo di convocarmi a Roma, il giorno dopo
dovevo imbarcare a Genova sulla M/N Fernanda Emme, un mercantile diretto a Città del Capo in
Sud Africa. Mi spiegò che si trattava di portare in Italia un Leader della lotta all’apartheid
dell’African National Congress di Nelson Mandela. Non sapevo cos’era l’apartheid, non avevo mai
sentito nominare Nelson Mandela e sapevo poco e niente dell’African National Congress, ma ero
abituato a non fare domande ed ascoltai attentamente le istruzioni.

Si tratta di un movimento di liberazione della popolazione "nera" del Sud Africa -prese a dirmi il
numero 1- purtroppo è troppo legata all’URSS, l’Occidente non può aiutarla come vorrebbe. Eppure
il blocco e le sanzioni al Sud Africa lo vorrebbero gli Americani, non l’URSS. Ma, fatto sta, che è
così. Nostri agenti laggiù, approfittando di alcuni dissidi interni ai movimenti di liberazione
Africani, hanno contattato tempo addietro un giovane leader dell’A.N.C. Tra loro c’è chi è
insofferente al legame con l’URSS, vorrebbe creare un Movimento Democratico per
l’autocoscienza nera, indipendente da tutti. Questo è molto interessante per noi, ma anche per
"Loro" (diede un colpetto con la testa alle sue spalle, come faceva sempre quando voleva indicare il
K.G.B. il servizio segreto dell’URSS). Hanno identificato il ragazzo e lo hanno venduto alla polizia
Africaans ... lo vogliono tutti morto !. proseguì il Generale - Non è una missione facile, vogliamo
salvarlo, ma non sappiamo dov'è e, se lo cerchiamo attraverso i nostri agenti in Sud Africa, lo
troverà anche chi li pedina. Perciò devi andare tu. Perché sono il più bravo - dissi aprendo le
braccia. ... Perché sei un figlio di puttana e li fregherai tutti - disse lui ridendo e dandomi una pacca
sulla spalla, alzandosi dal divanetto e andando verso la scrivania. Mi fece cenno di raggiungerlo per
mostrarmi delle foto. Erano di un uomo di circa trent’anni che gridava alla folla, in un comizio,
circondato da altri. Altre lo ritraevano in un bar che leggeva il giornale, mentre saliva in un taxi,
mentre passeggiava, mentre si grattava ... di spalle, di dietro, di profilo, in camicia, in giacca e
cravatta, in jeans. Aveva una faccia simpatica, specie quando rideva. In certe foto aveva un pizzetto
non troppo folto, come cresce agli Africani, in altre foto no. Si chiama Steven, Stefano in Italiano -
disse il numero uno - Non deve morire !. Sissignore ... non morirà Signore - risposi altrettanto
seriamente. Avrai una cabina personale a bordo del Fernanda, con due cuccette, una è per lui. Come
portarlo a bordo sarà un problema tuo, dovrai consultarti con i nostri laggiù ...Nessun problema
signore - affermai io - nei porti, ed a bordo, non ci sarà alcun problema e, visto quel che mi ha detto
... (feci lo stesso cenno col capo che faceva lui per indicare il K.G.B), sarà meglio limitare ogni
contatto. Bravo ragazzo, è proprio quel che penso anch’io, infatti, - disse ridacchiando il Generale -
incontrerai solo una persona, ..."nera" e donna. Ha circa vent’anni, indosserà una giacca a disegni
bianchi e blù e ti aspetterà, alle ore 13.00, del primo giorno, dopo quello di arrivo del Fernanda a
Città del Capo, in Piazza ...(non ne ricordo il nome), esattamente sotto la scritta :"Santam Gebou"
che vedrai sulla parete di un palazzo. Scegli un nome di donna. Sandra - dissi (era scritto su uno dei
ritagli di giornale che vedevo sul tavolo). Bene, - disse lui - la avvicinerai chiamandola Sandra e lei

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si identificherà con la nona lettera del tuo codice. Questi sono i documenti di imbarco. Presentati a
Genova, all’agenzia indicata lì, domattina e non tardare, la nave è in partenza. Prendi con te le foto,
studiatele bene durante il viaggio ... avrai tempo ! disse ridendo. - Ma non devono arrivare in Sud
Africa - aggiunse seriamente. Sissignore, non ci arriveranno signore. Mi diede la mano e dopo,
facendo un passo indietro salutai : "Ave Italia morituri te salutant".

Mi accompagnò all’uscita dell’Ammiragliato, dandomi le ultime disposizioni : Appena sarai


rientrato in Europa, o da qualsiasi porto fuori dal Sud Africa, chiama l’Ufficio X° citando :
operazione Stefano. Verremo a prenderlo. Per chi non c’è abituato, passare due settimane chiuso
nella cabina di un vecchio mercantile non deve essere piacevole - disse salutandomi ancora. No,
non lo è Signore, ... nemmeno per chi ci è abituato, specie quando si finisce a girovagare per i sette
mari Signore ! - dissi io, acido, alludendo all’Atria. Lo guardai ridere mentre salivo sul taxi che,
evidentemente, aveva chiamato (... ma quando !?). Non lo avrei visto mai più. Ma, all’epoca, non lo
sapevo.

Imbarcai a Genova il 1 Giugno 1977. Fu un viaggio più lungo del previsto, il Fernanda Emme era
tenuta bene, ma era una vecchia carretta che solo un duro lavoro, da parte dell’equipaggio, riusciva
a far navigare ancora. Infatti, erano state talmente tante le soste in alto mare per avaria in macchina
(pistoni che fondevano, camice che bruciavano, testate che picchiavano), da farci credere di aver
preso un "autobus" per Cape Town, anziché una nave !. Eravamo sempre tutti lì intorno, noi
macchinisti, a dare di mazza sui bulloni ed a issare sui paranchi pistoni più grandi di noi. Col mare
lungo dell’Atlantico al traverso che ci costringeva a fare anche gli equilibristi. Senza contare la
difficoltà di impedire, contemporaneamente, il dondolio dei pezzi di ricambio, del peso di parecchie
tonnellate, che ci potevano schiacciare come pulci ... "Dulcis in fundo" : il caldo equatoriale !. Lo
sapevo, quando mi danno missioni "facili, facili", è il momento di disertare - pensavo in quelle
occasioni temendo di finire di nuovo smarrito chissà dove. Invece, anche se con molto ritardo : ...
"ci avranno dati per dispersi"- scherzava l’equipaggio, arrivammo a Città del Capo in una bella
giornata limpida di fine Giugno 1977. Vidi, per la prima volta, proprio davanti a noi, la montagna
piatta che sta alle spalle della Città. Il porto era pulito e pieno di aragostine, tutti si dedicarono a
pescarle ed a cena : spaghetti all’aragosta. Il giorno dopo mi recai all’appuntamento. Presi un taxi
che mi lasciò proprio sotto la scritta indicatami : "Santam Gebou" (non ho mai saputo che cos’era e
che significava). Sotto c’era una bella ragazza Africana, vestita con una gonna blù scuro e la giacca
come da istruzioni. Mi avvicinai e la chiamai :"Sandra ?". Annui dicendo : M ?. Si incamminò
facendomi cenno di seguirla. Entrò dentro dei giardini pubblici e si accomodò su una panchina.
Sedetti anch’io. Credevo che tutte queste precauzioni, alla fine, facessero apparire sospetto anche
quello che sospetto non è. Invece, capii dopo che, in Sud Africa, essere presi assieme, un bianco ed
una "nera", era punito con sei mesi di reclusione. Una vera barbarie. Non avrei creduto possibile
una cosa simile se non l’avessi vista con i miei occhi. Nei gabinetti pubblici c’era scritto :"for White
only". Nei locali per "neri" i bianchi non potevano entrare. Naturalmente me ne fregavo di tutti
questi divieti, erano violazioni dei Diritti Umani per me e, per sua fortuna, nessun poliziotto razzista
ebbe mai a importunarmi durante la mia sosta lì.

(Sandra)

Nei locali per "neri", dove andavo ogni volta che potevo, c’erano molti ragazzi bianchi. Si sentiva
dell’ottima musica e si stava in compagnie multietniche, come piaceva a me. All’ingresso, con
Sandra, agli sguardi sorpresi dicevo sempre : I’m not white, i’m discoloured in washing machine ! .
Finiva a ridere e mi facevano entrare a sentire un pò di James Brown, di Funky e di Disco-music
come si deve !. In quelli del "for White only" c’erano solo bianchi ed anche la musica "nera" non
poteva entrare, immaginatevi che pizza !. Scoprii anche che Nelson Mandela era un eroe per tutti gli
abrogazionisti delle leggi razziali e che era chiuso in carcere, condannato all’ergastolo, da una

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decina d’anni, perché non voleva cedere ai razzisti. Un vero Gladiatore - pensavo. Comunque, ero
in missione e non me l' ero scordato, Sandra mi accompagnava ovunque e, oltre ad aver saputo che
Stefano si trovava a Port Elisabeth, riuscii anche ad organizzare un incontro. La nave era diretta a
Durban, una città sulla costa orientale, nell’oceano Indiano. Da lì già sapevamo che il prossimo
scalo sarebbe stato East London e poi Port Elisabeth. Io dovevo seguire la nave, Sandra avrebbe
contattato Stefano, per lei sarebbe stato più semplice e, per lui, meno rischioso. Si sarebbe fatta viva
al mio arrivo a port Elisabeth.

Arrivammo a Durban (... senza avarie) e ci restammo alcuni giorni. Una bellissima città, visitai
l’acquario, una meraviglia unica per quei tempi. Un lungomare stile "America da cartolina". Ma,
una sera, divertendoci un pò in un parco giochi sul lungo mare, vidi dei bambini "neri" fuori,
aggrappati alla rete, che guardavano tristi, tristi l’autoscontro. Era "for White only!" . Me ne andai e
non ci misi più piede.

(Bambini al Luna Park di Durban, 1977)

Il Sud Africa era un paese che violava i Diritti Umani e, cosa ancora più grave, aveva ufficializzato
le violazioni con le leggi razziali. Proprio come fecero Hitler e Mussolini. Ma perché nessuno gli
dichiarava guerra ?.

A East London ci fermammo un giorno. Arrivammo a Port Elisabeth ai primi di Luglio. Sandra era
salita a bordo insieme a delle ragazze che si prostituivano, un buon modo di non destare sospetti,
ma dovetti fare quasi a pugni con un marinaio che le aveva messo gli occhi addosso (... l’aveva
vista prima lui !). In cabina mi riferì di aver incontrato Stefano Biko (così si chiamava) e di avergli
detto tutto. Ma lui non credeva affatto di essere in pericolo di vita. Lo avevano arrestato altre volte e
lo avevano dovuto rilasciare. Non gli dava motivi per trattenerlo, inoltre, in questo momento, non
poteva lasciare il Sud Africa, stavano organizzando delle manifestazioni e la sua presenza era
indispensabile. Ci restai di sasso. -" Lo vogliono uccidere ... glielo hai detto questo ?"- dissi. Yes,
certain. - disse Sandra - Comunque vuole parlare con te, mi ha dato un appuntamento. E’ per
stanotte, puoi sempre tentare di convincerlo tu. Si, ci proverò, la cuccetta è pronta, è tutto pronto,
manca solo lui - risposi.

Restammo in cabina fino all’ora dell’appuntamento. Uscimmo dal porto passando davanti alla
guardiola separatamente, ma il guardiano dormicchiava. Al ritorno, eventualmente Stefano si fosse
deciso, avrebbe russato come un orso. Attraversammo un ponte sotto una specie di cavalcavia ed
entrammo in un vicolo tra due palazzi. Uno era in costruzione. Incontrammo quello che credevo un
bambino di circa 10 anni, invece ne aveva trenta, era di una etnia che restava piccolina (mi disse
quale, ma non mi ricordo), era simpatico : ho 33 anni e due figli - mi disse ridendo. Era lì per noi, al
nostro arrivo, doveva andare ad avvertire Stefano. Sparì e, nell’attesa, guardai nella strada
illuminata. Era una via commerciale, piena di negozi e di vetrine illuminate. Vedevo alcuni
manichini in smoking e qualche gioielleria, oltre al fatto che era deserta. Il "bambino" ritornò
accompagnando due persone. Una la riconobbi subito, era l’uomo delle fotografie. Stemmo
nell’ombra del vicolo, avevano paura della polizia, ma così potei vedere solo gli occhi ed i denti
bianchissimi di chi mi parlava. Sandra mi aiutò a farmi capire al meglio, il mio Inglese non era
perfetto. Ma alla fine sono certo che capì che non scherzavo affatto. "So che i Russi, nonostante le
apparenze ufficiali di facciata, trafficano con il Sud Africa dell’apartheid, anche attraverso il
Mozambico, per questo vorrei allontanare il nostro movimento da loro. Ma non credo che
arriveranno ad uccidermi, non gli conviene" - disse. Risposi che le nostre informazioni erano sicure
e che, vivo e libero, in Europa o altrove, avrebbe potuto fare di più per la sua causa che non morto
qui. Sorrise dicendo : "I don’t know my friend". Mi diede la mano e mi disse di ringraziare chi mi
aveva mandato e per l’interesse mostrato alla loro causa, ma che non poteva lasciare il Sud Africa.

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"Vi chiedo di parlare di noi e di far conoscere le nostre condizioni di vita e la violazione sistematica
dei Diritti Umani qui in Sud Africa. - disse, aggiungendo - Come Nazione, potreste sollevare un
incidente all’O.N.U per l’ingiusta detenzione a cui viene costretto il nostro Leader Nelson
Mandela". Avevo capito che non serviva insistere, aveva scelto e già deciso. "Lo farò !. Per ciò che
ho visto, la vostra causa è anche la mia, questi sono dei veri Tiranni!"- dissi salutando a mia volta
anche il suo amico. Se ne andò passando dal vicolo buio, ma non abbastanza da nascondere che
aveva un fisico forte come il carattere ed il coraggio che mostrava. Passammo il resto della notte
con Sandra in una discoteca "segreta" dove ci aveva guidato il "bambino". L’indomani dovevo
ripartire, mi aspettava una nuova traversata di "tutto riposo", verso l’Europa. Nel viaggio di ritorno
andò tutto "quasi" bene (ma, il "quasi", è una storia troppo lunga !). Telefonai al numero 1 da "El
Aayoun" nel Sahara occidentale a fine Settembre. Riferii tutto in breve, la linea cadeva
continuamente. Mi disse poche parole : "Stefano è stato arrestato a Port Elisabeth (lui mi disse il 23
Luglio), da poco ho ricevuto notizia che è stato ucciso mentre tentava la fuga, ... questa è la
versione ufficiale !". "Non è stata colpa mia - dissi - non ha voluto salvarsi, non potevo
obbligarlo!". "Lo so!" - rispose. Ed è tutto quello che so dell’operazione Stefano. Riuscii a rientrare
in Italia, al fine, il 15 Dicembre 1977, ... una bella fortuna !. Fui libero fino al 6 Marzo 1978, dovetti
imbarcare sul "Jumbo EMME" diretto in Libano, a Beirut, ma la missione si chiamò: Operazione
Alexandria.

Operazione Alexandria
Operazione Alexandria. Portai di nuovo documenti riservati ai nostri agenti laggiù, ma poi dovevo
entrare a far parte dell’equipaggio di una nave traghetto di linea con Alexandria d’Egitto, per questo
quel nome. Cercai la profumeria del ’75, ma non c’era più ... nel senso che non c’era più il palazzo.

(Il terzo occhio della Medusa)

Anzi, non c’era più l’intero quartiere e stava per non esserci più nemmeno la Città, ridotta ad un
cumulo di rovine. Avevo sentito che si continuava a combattere dal ferragosto del ’75, ma non
credevo che fossero arrivati a questo punto. Io, in ogni caso, nonostante la tregua dichiarata, sentivo
raffiche di mitra di quando in quando. Il mio compito consisteva nel fare abbandonare la Città a
persone che venivano accompagnate a bordo e che era pericoloso portare all’aeroporto. Le sbarcavo
nel primo porto toccato dal traghetto, esterno al Libano : Tartus in Siria, Tarsus o Mersina in
Anatolia (Turchia), Damietta sul Nilo ed Alexandria in Egitto. Di tutta quella operazione, di noiosa
"routine" per me, ricordo solo il nostro contatto ad Alexandria che, una sera che lo aspettavo
davanti all’ingresso del porto, disse nel suo stentatissimo linguaggio : Andreotti Kaput , Andreotti
Kaput !- meravigliandosi molto che io non riuscissi a capire quel che voleva dire. Alla fine capii
quel che voleva dire: "il Governo Andreotti era caduto poche ore prima !". Al che risposi col
classico gesto universale che sta per :"chi se ne frega ? !". Doveva accompagnarmi da Mariouth, il
negoziante che riceveva i documenti riservati provenienti da Beirut e, nei vicoli della Città vecchia,
nel retro bottega di una fumeria dove il nostro contatto si ostinava a darmi appuntamento. Una volta
mi convinse anche a fumare il narghilè : un inserviente ci fece sedere tra i cuscini, arrivò un altro
con la pipa ad acqua, mise qualcosa che aveva puzza di vino, sembrava mosto (! ?) sulla pipa. Sopra
questo appoggiò un pezzo di hashish, (dopo averlo reso piatto masticandolo tra gli incisivi). Poi
prese della carbonella accesa e ce la mise sopra, passandomi la canna della pipa che dovevo
aspirare. Lo feci e sentii l’acqua gorgogliare ... sempre più forte, fino a che non mi sembro una
musica. Mi sentii proprio bene, ma, dopo un pò, cominciai ad avere "paranoia", guardavo tutti con
sospetto ... mi sembrava di essere in pericolo !, non ripetei quell’esperienza. In Africa provai la
marijuana, era un medicinale naturale: calmava i dolori delle ferite, calmava i morsi della fame,
faceva sentire di meno il caldo e faceva ridere !. Inoltre, masticata, sembrava di avere pranzato ...
forse conteneva vitamine buone, chissà ?.

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(Mariouth)

Comunque a me, di Andreotti o di qualsiasi altro governo, non me ne importava niente e, se non me
ne parlava lui, non ne avrei sospettato mai nemmeno l’esistenza!. Ma lui insistette a cercare di farmi
capire che la missione era saltata, pare a causa della caduta del governo Andreotti ... boh ! ?.

Continuai quei viaggi in attesa di ordini che non arrivarono. Mi ero deciso a sbarcare quando, un
ordine dell’Armatore, ci spedì tutti in Nigeria, Golfo di Guinea. E ti pareva che filasse tutto liscio !
... in Nigeria ... sul fiume Niger, in mezzo ai coccodrilli, a sbarcare furgoncini della Peugeot. Di
nuovo un caldo infernale, su navi senza aria condizionata (almeno in cabina, per riuscire a dormire).
Ero furioso, ma non potei farci niente. Riuscii a rimpatriare e sbarcare a La Spezia il 3 Ottobre
1978. E questo è tutto quello che so dell’operazione Alexandria.

Fui inviato in diverse occasioni in U.R.S.S. Con la mia qualifica di Marittimo potevo entrare in
qualsiasi paese, anche non riconosciuto dall’Italia, senza destare sospetti e controlli particolari.
Sarebbe solo noioso raccontare del finto sbarco a Vladivostok in Siberia, poco prima del disgelo ’79
(primavera), e della traversata dell’U.R.S.S. con la Transiberiana, di questo marittimo che aveva
perso la nave e doveva raggiungerla a Leningrado, sul Baltico. E così fu chiamata in codice quella
missione : Operazione Leningrado

Operazione Leningrado
Operazione Leningrado : (Il Disgelo)

Con la mia qualifica di Marittimo potevo entrare in qualsiasi paese, anche non riconosciuto
dall’Italia, senza destare sospetti e controlli particolari. Sarebbe solo noioso raccontare del finto
sbarco a Vladivostok in Siberia, poco prima del disgelo ’79 (primavera), e della traversata
dell’U.R.S.S. con la Transiberiana, di questo marittimo che aveva perso la nave e doveva
raggiungerla a Leningrado, sul Baltico. E così fu chiamata in codice quella missione : operazione
Leningrado. Una storia incredibile vero ?, ma proprio per questo fu creduta ... e poi, perché non
crederla ?. Non scendevo mai dal treno, ad ogni stazione saliva a bordo la polizia, mi perquisiva
accuratamente, mi controllava i documenti e gli mostravo la giustificazione del viaggio verso
Leningrado scritta in Russo (apparentemente) dalla stazione di polizia portuale di Vladivostok che
dichiarava in cirillico: "il qui presente marittimo, imbarcato sulla baleniera Norvegese T/n Tromsk
diretta a Leningrado, ubriacatosi in compagnia, ha perso la nave e deve raggiungerla in treno. Si
rilascia la presente dichiarazione perché il marittimo non parla Russo". Chiudevano tutti il foglio
commentando e ridendo in Russo.

Feci 9.000 Km di treno, quindici giorni, fino a Mosca, senza scendere a terra. Nelle stazioni di
Ussurijsk, Habarovka, Cita, Ulan-Ude (ad Ulan ricevetti carte provenienti da Ulan-Bator
"Mongolia"), Irkutsk, Novosibirsk, Omsk ed Ekaterinenburg venivano a bordo i nostri contatti, ed
appena soli trovavano il modo di pronunciare "in Italiano" chi la terza, chi la sesta, chi "l’animaccia
loro !", del mio codice.

(Lupi Siberiani '79)

Mi consegnavano mappe ed altri scritti in cirillico, sicuramente codici. Io le incollavo (rivoltate)


con vinavil, sulle pareti interne della cassetta di legno (a mò di vecchia tappezzeria) contenente
l’attrezzatura da marittimo di baleniera :"vecchia incerata, cappello para-acqua, stivali, ganci,
arpioni personali, ami, mutande e calze sporche, fornello a gas e ... la mia moka con caffè Italiano e
zucchero". Non so cosa riguardassero quelle mappe ma, sicuramente, postazioni militari. Vi
chiedete come mai non usammo i microfilm ?... roba che va bene per i film di 007 !. Quelli si che

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facevano la bella vita ! ...Grand-Hotels, caviale del Volga, Champagne. Ma chi gli dava ai Kulaki,
ed ai cacciatori di pellicce che venivano a bordo del treno e sembravano orsi polari, le micro camere
! ? e poi, non siete mai stati perquisiti fin dentro i tacchi delle scarpe se pensate così. I Russi non
scherzavano mai. La cassetta la svuotavano, smontavano perfino la mia moka, il fornello, frugavano
nel caffè, ma la "tappezzeria" mezza stracciata e sporca della cassetta ... non li ha mai insospettiti !.
So per certo che le mappe che mi consegnarono a Mosca, prima di riprendere il treno per
Leningrado, riguardavano un grande rifugio Atomico in costruzione sotto la Città. Qualcosa di
enorme, gallerie per chilometri, una vera città sotterranea .. ! ?. I nostri contatti a Mosca mi dissero
di informare il nostro comando che i Sovietici si stavano preparando ad un olocausto Nucleare. Ma,
vista la mancanza di tempo a nostra disposizione per spiegarmi bene tutto, mi confermarono che,
comunque, era tutto scritto nei fogli che mi consegnarono e che finirono incollati sul fondo e sui
fianchi della cassetta. I Moscoviti mi consegnarono anche dei negativi (erano meglio organizzati dei
Siberiani) e li misi con il resto, sotto le mappe. Finì tutto incollato dentro la cassetta, al sicuro. A
Mosca sparì tutta la documentazione Siberiana e partii in treno (...ancora ! ?) per Leningrado dove
imbarcai sul traghetto Finlandese che mi aspettava in banchina (non aspettava me, i nostri mezzi
erano scarsi !, aspettava i passeggeri per Turku in Finlandia). Prima, però, mi feci accompagnare in
Piazza Dzerdzinsky a Mosca, dove c'era la sede del K.G.B. "il nemico", per una soddisfazione
personale! Mi sorprese, restandomi impresso nella memoria, vedere che tutte le finestre di
quell'enorme Palazzo Imperiale Russo erano "vezzosamente" adornate ... con tendine ricamate!? -
...Cos'è uno scherzo?- pensai e dissi ai Russi, non sapendo se dovevo ridere. - Niet "scherzo"
Italiano, tutto là dentro è adornato di pizzi bianchi ricamati, poltrone dove si poggia la testa ed i
braccioli, anche le scrivanie davanti alle quali si interrogano i "sospetti" ... tutto è bianco e ricamato
... come per "funerale!"- mi dissero i Moscoviti. Mi venne un brivido di freddo ... eppure a Mosca
era già Primavera. - Andiamo, è molto pericoloso sostare quì. - conclusero i Russi ed io, senza
indugiare oltre, li seguii. A Leningrado, il Traghetto, Salpava la sera ed io, approfittai di un taxista
che parlava un pò di Italiano, per farmi un "giro turistico" della città ... davvero splendida, una
Venezia del Nord! Per pochi rubli mi portò tra ponti Imperiali sulla Neva, il fiume di Leningrado, e
le piazze più belle e maestose. Viali incredibili che lì chiamavano "prospettive". Non ricordo i nomi
di tutto ciò che vidi ... con troppa fretta purtroppo! Ma, non potrei mai dimenticare quelle
meraviglie ... vidi le cupole d'oro di Palazzo Puskin, la Prospettiva "non so cosa", la più bella di
Leningrado secondo il Taxista, l'Ermitage (solo l'esterno), il Palazzo dell'Ammiragliato, il Palazzo
d'inverno, della Cattedrale e della fortezza dei S.S Pietro e Paolo ... una vera meraviglia! Una Città
che, come Venezia, era sorta su centinaia di canali ed Isole, in una Laguna del Baltico. Andate a
visitarla Voi che potete, ora si chiama di nuovo San Pietroburgo e ne vale la pena!. Anche a me
piacerebbe, ma sono stato Loro nemico, forse, per me, non sarebbe prudente andarci. Anche se,
ormai, chi lo sa più chi è l'amico e chi il nemico?... ed io, ho ancora amici?! e... dove?. I miei
documenti (consegnatimi a Mosca) erano in regola : Ero un marittimo Italiano che doveva
imbarcare su una nave in arrivo a Leningrado e che aveva cambiato destinazione mentre ero già in
viaggio per raggiungerla (... il marittimo di Vladivostok ? che ne so !, io non ci sono mai stato a
Vladivostok ... Dov'è ? !). Da Turku raggiunsi Stoccolma e, via aereo, Roma.

Raggiunsi il Ministero in via XX Settembre, 8 una traversa di via Nazionale, poche centinaia di
metri a sinistra della stazione Termini. Consegnai la cassetta all’Ufficio X° e fui libero. Dall’arrivo
a Vladivostok, al rientro a Roma, era passato circa un mese, quasi tutto passato "oltre la Cortina di
ferro" come la chiamavamo allora. Forse fui l’unico Italiano a potersi vantare, (...solo tra noi, ed ora
... solo con me stesso!) e negli anni della guerra fredda, di aver navigato nel mare di Ohotska,
traversato lo stretto dei Tartari sul delta dell'Amur, le grandi foreste Siberiane, costeggiato il lago di
Bajkal, ammirato la luna di ghiaccio sulla steppa Siberiana e quei gelidi giorni senza notte, passato
gli Urali, Mosca, Leningrado e ... tutto questo, da Gladiatore del S.I.D, militare di Stay-Behind -
N.A.T.O-Italia, in missione operativa !. Almeno ... così sapevo io, che ancora ignoravo di essere
solo un "allucinazione !".

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A proposito, vi hanno mai detto i giornali che leggete che Stay-behind significa : stare dietro le
linee ?. Più "Stay Behind" di così ! ? ... vi pare ?. E questo è tutto quello che so dell’operazione
Leningrado.

(Okhotska)

Ragazzi ... che pena i Russi, in quel gelo, anche i soldati mi facevano pena. A volte, lungo la
ferrovia, si vedevano stazioni militari e stavano lì, in piedi ... come fantasmi semi sepolti dalla neve.
Dovunque vedevo ritratti del Dittatore di turno Leonid Ilic Breznev ... ovviamente coperto di
medaglie. Che guerre avesse mai combattuto mi è rimasto un mistero, visto che era entrato da
chierichetto nel partito Comunista Sovietico e che, quindi, come politico, difficilmente può aver
imbracciato qualcosa di diverso da penna e forchetta (se si esclude la sua partecipazione da politico
alla repressione della Cecoslovacchia nel ’68). Ma, le medaglie, sono un vezzo di tutti gli "eroici"
Dittatori, non solo di quelli Comunisti !. E che squallore le Città, quei viali deserti, a volte magnifici
ma, proprio per questo, più desolanti! che miseria ... una miseria incredibile, senza fine. Eppure era
una super potenza, aveva petrolio, metalli preziosi, andavano nello spazio, come spiegarsi questo
degrado ?. La gente, invece, era simpatica. Ogni tanto, nelle stazioni, saliva qualcuno che non era la
polizia o soldati, ... scherzavano con me, specie le ragazze ... a volte bellissime! Ridevamo assieme
di noi, solo guardandoci a vicenda.

(Colomba Siberiana)

Erano gente alla buona, cacciatori di pellicce o boscaioli, a volte con famiglia al seguito. Mi
offrivano sempre qualcosa da mangiare, cose semplici e buone. Capii perché si chiama insalata
Russa quel cibo freddo che c’è anche da noi . Tutto, dalle carni alle verdure, era conservato in
gelatina e salse buonissime. Ricordo una specie di "stufatino da viaggio" di miglio e semolino : lo
chiamavano Kasa, e polpettine di ricotta e panna acida. Lungo la ferrovia potevo comprare, nei
mercatini che si formavano sotto il treno in sosta, il "saslyk" : spiedini di montone cotti alla brace ;
il besbarmuk : pezzi di carne di montone con pasta scotta ed immersi in una salsa piccante a base di
cipolle (io ci aggiungevo dello yogurt acido... c’era da leccarsi i baffi !) e poi yogurt e panne acidule
di tutti i tipi ... la mia passione !. Ricordo anche una bevanda rinfrescante a base di cereali
fermentati, la chiamavano "kvas"... con una punta di yogurt mi portava a leccarmi anche le orecchie
! Poi, naturalmente, Vodka a fiumi, ma non mi ubriacai mai : il freddo era troppo e l’alcool fungeva
da riscaldamento interno. Là, anche la luna sembrava dire : ... ho freddo ! Ricambiavo offrendo il
caffè Italiano a tutti, che era gradito, ma preferivano il loro tè. Lo facevano alla maniera Uzbeka :
mettevano le foglie fresche in una teiera fino quasi a colmarla e poi ci mettevano l’acqua bollente
dentro, ripassandola più volte. Era buono perché era caldo, ma era troppo forte per me, mi legava la
bocca ... come il tè che facevano i Libici ... in un altro mondo ! Anche i miei contatti, quando mi
salutavano, dicevano qualcosa di incomprensibile e mi lasciavano pane e yogurt per il viaggio.
Scendevano lontani dalle stazioni. In alcuni tratti, spesso a causa della neve, a volte solo perché i
Macchinisti avevano bevuto troppa Vodka (...dicevano !), il convoglio procedeva così lentamente
che salire e scendere era agevole e tutti lo facevano quando non c’era neve troppo alta. Correvamo
appesi di fianco al treno come esquimesi dietro ai cani da slitta, ci sgranchivamo così le gambe e
riattivavamo la circolazione. Per due volte ci siamo "sgranchiti" spalando cumuli di neve
ammassata dalla tormenta sui binari e troppo alti per permettere al treno di passare, ... fortuna che
eravamo già nella stagione del disgelo, un pò ritardata quell’anno! Capii che anche sulla
Transiberiana c'erano treni moderni con sedili comodi e riscaldamento efficente, ma il convoglio sul
quale viaggiavo era vecchio, un residuato della "Rivoluzione e della penetrazione Siberiana", con
panche in legno ed un riscaldamento che sembrava non ci fosse... la mia solita fortuna ! ?. Il pane
che mi davano i contatti era integrale e senza sale, ma lo mangiavo volentieri, era buono lo stesso.

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Le prime vittime del regime comunista (inteso come dittatura) secondo me, erano loro ... poi i
soldati !. L’estate del 1979 la passai a casa, in vacanza al mare, sotto il nostro sole. Ne avevo
proprio bisogno !. Il 20 Settembre 1979 fui convocato a Roma e da lì inviato ad Istanbul, sullo
stretto dei Dardanelli, là imbarcai sulla M/n Mare Tranquillo diretta in Romania, a Costanza, sul
mar Nero. Di nuovo oltrecortina.

Operazione Costanza
Settembre 1979 : Operazione Costanza. Fui inviato a Batumi in Georgia ed a Costanza in Romania,
risalii il Danubio fino a Galati. Filo spinato e torrette a perdita d’occhio, per giorni e giorni, ... in
tutta la mia vita non vidi mai tanto filo spinato come in quei pochi giorni. Si trattava di portare fuori
dall’U.R.S.S. perseguitati politici, almeno così mi fu detto. Andavamo a prenderli, con i nostri
contatti, lungo il Danubio, sulla riva orientale ... il confine dell’URSS. Era là che correva tutto quel
filo spinato, sembrava davvero che l’intero popolo Russo fosse rinchiuso in un enorme campo di
concentramento. Era molto pericoloso, il Conducator manteneva il coprifuoco, come in tempo di
guerra. Dopo le nove di sera io, come straniero, non potevo più circolare per strada, dovevo
rientrare a bordo, per i Romeni credo che fosse spostato più in là ... le undici o mezzanotte.
Dovevamo uscire dalla città nel pomeriggio e raggiungere il confine nel punto conosciuto ai nostri
contatti in Romania. Fortuna che era tutto coperto di alberi che ci permettevano di stare al riparo
fino a che non faceva buio. A quel punto dovevamo attendere il segnale : tre lampeggi di una torcia
elettrica a cui dovevamo rispondere con lo stesso numero di lampi. Significava che la via era libera
ed andavamo verso il filo spinato. Le armi le trovavamo al nostro arrivo, nascoste tra gli alberi, e le
lasciavamo là al rientro. Erano AK 47 di fabbricazione Sovietica. Dovevamo attraversare il confine
Russo passando sotto il filo spinato ed era molto pericoloso, se ci intercettavano le pattuglie Russe
al di là, o quelle Romene al di qua, intendevamo vender cara la pelle, non certo farci prendere vivi !.
Passati al di là della Cortina di ferro "spinato" (scommetto che neanche questo avete mai letto sui
giornali : il perché la chiamavamo "cortina di ferro" ... non è così ?), ci guidavano i nostri contatti
Ucraini (anche l’Ucraina aveva i suoi "Gladiatori", ribelli che desideravano la Democrazia e la
Libertà !). La nave era ferma a Galati, sul Danubio, caricava il carbone (50.000 tonnellate di
carbone, avevamo tempo), prima dell’alba, però, dovevamo essere a bordo. Dovevamo prendere i
ricercati dalla polizia politica, a volte scienziati ... credo, lo capivo dall’aspetto, non dovevo
chiedere niente, non sapevo chi erano e loro non sapevano chi ero io, se qualcosa andava male ...
nessuno di noi era mai esistito !. Li trovavamo, "pronti a muovere", nei cascinali delle campagne tra
il confine e Kiliya, in Ucraina, li nascondevano i contadini in attesa di un passaggio a Occidente. La
mia Missione era quella di nasconderli a bordo e proteggerli fino allo sbarco, il più delle volte ad
Istanbul e Atene (pochi giorni di viaggio), dove qualcuno veniva a prenderli, recitava la Password e
tutto è sempre filato via liscio. Una volta, l’intera nave fu sottoposta ad ispezione di polizia. Ce la
vedemmo davvero brutta, in cabina avevo la coppia di profughi imbarcati a Costanza. Non ebbi il
tempo di nasconderli altrove che nell’armadietto. Nella mia cabina entrò un poliziotto ed iniziò la
perquisizione dalla scrivania. Vide i miei attrezzi da ginnastica : sbarra a molla, manubri, pinze,
pesi e ... si interessò a quelli, era uno sportivo ed iniziò a scherzare in Romeno. Capivo che diceva
di essere un lottatore e mi sfidava. Gli feci capire che sarebbe stato troppo facile per me, lo
guardavo e ridevo. In Romania sono molto tifosi per la lotta, si levò la giacca, voleva proprio
lottare. Tirai fuori due bottiglie di Whisky e tre stecche di Marlboro da sotto la cuccetta
(proibitissime in Romania). "Contrabbando !"- disse. Gli feci capire che ero disposto a lottare con
lui, visto che insisteva, ma, se perdeva, mi lasciava il Whisky e le sigarette e se ne andava, se
vinceva se le prendeva senza fare rapporto ai suoi. Accettò ed iniziammo a lottare. Era bravo,
conosceva la lotta Greco-Romana, ma non era allenato. Potevo batterlo facilmente, solo che avevo
deciso di farlo faticare un pò ... per poi farlo vincere e farlo andare via contento (dentro l’armadio si
respirava male !). Ma il Romeno non si accontentava di vincere, voleva farmi male, mi stava
torcendo il braccio ed è stato più forte di me rovesciarmi, afferrarlo al collo e buttarlo a terra
torcendoglielo. Batteva il palmo della mano a terra per dichiararsi sconfitto ... Sicuramente era un

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appassionato, conosceva questi segnali. Si alzò borbottando in Romeno, ma mi diede la mano ...
uno sportivo. Gli diedi una bottiglia e una stecca di sigarette, ma dovetti insistere molto per fargliela
prendere. Eppure da loro, al mercato nero, valevano quanto il suo stipendio di un mese. Era un
simpaticone e se ne andò ridendo e bofonchiando nella sua strana lingua ... con il contrabbando
sotto la giacca. I clandestini erano terrorizzati, ma li tranquillizzai e non ci furono più problemi fino
all’arrivo, sbarcarono sullo stretto dei Dardanelli. Vennero a prenderli sotto bordo con una lancia
non so chi, da non so dove !. La mia Missione era quella di nasconderli a bordo e proteggerli fino
allo sbarco, il più delle volte ad Istanbul e Atene (pochi giorni di viaggio), dove qualcuno veniva a
prenderli, recitava la Password e tutto è sempre filato via liscio. Fui anche fermato e perquisito, sia
dai Russi che dai Romeni del Conducator Ceausescu, ma recitavo bene la parte del Marinaio
ubriaco e tutto finiva a ridere. Quando andava male, tutt’al più, mi ritrovavo costretto a bere quel
loro brucia-budella che chiamano Vodka. L’equipaggio non si accorse mai di nulla, a parte un
Allievo Macchinista che scendeva a terra con me. Non me ne potei liberare nemmeno quella volta
che, a Costanza, in Romania, dovevo raggiungere il nostro contatto in una piazza centrale nei pressi
dei giardini pubblici. Era una bella biondina Romena e così non si insospettì del fatto che, pur
essendo appena arrivati, io fossi atteso!, poteva pensare che c’ero già stato.

(Una Colomba ...!?)

Venne con noi all’Hotel Internazionale, dove bevemmo vino Romeno e chiaccherammo tutta la sera
in attesa che, "qualcuno" ci informasse che la persona da imbarcare e far espatriare fosse pronta. Lo
fece un cameriere in smoking, versandoci dell’altro vino rosso ... veramente buono il vino Romeno
!. Andammo, quindi, in taxi a prenderli. Erano in una casetta in periferia, un agglomerato di case
popolari che più popolari non si può. Si trattava di marito e moglie, non so perché il comando era
interessato a farli fuggire dall’Est Europeo, non parlavano altro che Romeno e Russo ed in ogni
caso ... non era affar mio !. La biondina (non me ne ricordo il nome perché tanto era falso) parlava
benissimo Italiano, tanto che pensai che fosse una "Colomba". Cercai di interrogarla in merito ... tra
una risata e l’altra, ma si tradì come Romena, improvvisamente, con un accento non Italiano in una
frase che non fece in tempo a correggere. Riusciva a imitare un accento del Nord Italia, non saprei
quale ... io sono del Sud. Se l’Allievo Macchinista capì qualcosa, però, non mi fece mai domande, si
limitò a chiedermi di insegnargli qualche colpo di savate durante i turni di guardia in sala macchine,
dopo che mi scoprì allenarmi, in navigazione, dietro il locale depuratori ... e lo feci. In navigazione
la vita è noiosa ed il tempo non manca. Non so se, poi, abbia fatto pratica per imparare bene, sbarcai
a Venezia e non lo rividi più. Fui impiegato così fino a tutto il 1979. Andai anche in centro
America, in Guatemala, in Venezuela, a Panama, in Florida ... etc. ma solo perchè il mercantile
dove ero imbarcato riceveva l’ordine di andarci per carico merci. In Guatemala, a Puerto Bàrrios,
incontrai un gruppo di Legionari Francesi (ex) che avevo conosciuto in Africa ai tempi della
Primavera dei Garofani. Erano diretti a Ciudad de Guatemala ; erano stati arruolati come specialisti
della guerriglia, andavano in Nicaragua. Pagati molto bene, mi proposero di arruolarmi con loro.
C'era da simulare attacchi, da parte di guerriglieri filo Sovietici, per "Traire le lait a la Vache
Americain" (Trad.: mungere la vacca Americana). Spiegandosi meglio mi fecero capire che, in
realtà, i Guerriglieri filo-Sovietici sarebbero stati Loro ... avrebbero dovuto divertirsi un pò ad
attaccare qualche caserma dell'esercito e qualcos'altro di ecclatante, tanto per smuovere un pò le
acque. "La Guérilla, aux Antilles e là-bas (indicando l'interno), ronflé a la grande, il est notre devoir
de faire les choses comme il faut ... et tirer tous de son apathie!" (Trad.: La guerriglia nelle Antille e
laggiù, russa alla grande, è nostro dovere di fare le cose come si deve e risvegliare tutti dalla Loro
apatia!). Jean era picchiatello e disse tutto questo ridendo,... ma non era una "boutade" per ridere!
Non potei dirgli perché, ma gli dissi che non mi interessava fare il mercenario. Ora ero un
"Marinero mercante!". Risero facendomi l’occhietto, non sapevano perché, ma erano sicuri che
mentivo, che non ero quel che dicevo di essere ! (già, noi eravamo condannati a non essere mai quel
che dicevamo di essere). Passammo insieme un paio di giorni a fare "fiesta" mettendo a soqquadro

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Puerto Bàrrios. La periferia di Puerto Barrios era identica a tutte le periferie delle città in quella
parte di mondo, un unico sterminato Slum. In posti come quelli, la gente cerca di sopravvivere
come può. baracche per case, bambini mezzi nudi che corrono di quà e di là, cani che frugano tra i
rifiuti, odore di fogna a cielo aperto e dappertutto spazzatura che marcisce fino al muro verde e
improvviso di vegetazione: La Jungla che appena subito oltre la periferia dell'ultima barracca si
riappropria della sua terra. Il posto ideale per incontrare dei pazzi come loro. Erano completamente
svitati, ma anche dei veri amici! poi partimmo : Loro per il loro destino ed io per il mio e non li vidi
mai più.

Operazione Speranza
Membro HyperBanner Italia

Operazione Speranza. Nel 1980, andai in Nigeria ed Angola.L’Angola era ridotto male, era alla
fame ... della serie: "il Socialismo non è una mercanzia che si compra al mercato!" per citare una
delle frasi ad effetto care ad Agostinho Neto.

(Forse ...è solo un sogno!)

Ma già ... era anche Lui un poeta come Andreade e Senghor, grandi Uomini, ma l’economia e lo
sviluppo economico non si intendono di poesia !. Chiedevano gli aiuti alimentari ed io ero
imbarcato su quel mercantile, M/n Amanda della Medafrica Line, che doveva portare migliaia di
tonnellate di grano a Luanda. Davano la colpa all’Imperialismo Americano ed al Capitalismo
Occidentale, come sempre fanno i regimi Comunisti, per giustificare i disastri economici dovuti alla
loro incapacità ed alle loro idee strampalate. A Maggio 1980, si sarebbero dovuti imbarcare
sull’Amanda, come passeggeri, alcuni politici tra cui Emma Bonino del partito Radicale Italiano.
Avevano insistito per viaggiare con gli aiuti, per controllare meglio che arrivassero a destinazione
correttamente. Il nostro comando voleva essere certo che non accadessero incidenti, perciò, il 23
Gennaio 1980, fui inviato su quel mercantile e feci due viaggi nel Golfo di Guinea prima di quello
che a Maggio avrebbe portato gli aiuti alimentari. In occasione di quel viaggio, la nave si sarebbe
chiamata :"la nave della speranza". E questo fu il nome in codice di quella missione : operazione
speranza. Io però, nei pochi giorni che potevo stare a Luanda, non riuscii a rintracciare nessuno.
Sicuramente chi non era morto era in prigione, oppure alla macchia, o espatriato chissà dove. Dove
prendono il potere questi banditi è sempre così, un copione visto fin troppe volte. Rientrai in Italia e
feci rapporto sulla situazione in Angola. Andai a casa per qualche giorno di riposo, era il 20 Maggio
1980 circa. Avrei raggiunto la "nave della speranza", (dove già erano stati imbarcati gli aiuti
alimentari ed i passeggeri) in aereo, dopo una settimana di meritata licenza. Dopo pochi giorni,
rientrando a casa a piedi, fui fermato dalla Polizia. Un certo Brigadiere L'aiola mi portò in Questura
insieme a due ragazzi che mi avevano chiesto un informazione per uscire dalla Città poichè si erano
persi. Avevano pochi grammi di Marijuana con loro, ma pare che, durante la notte, (che passai in
una cella di sicurezza), in una chiesa abbandonata del loro paese, Tardara, (che mai avevo sentito
nominare!), furono rinvenuti diversi chili di droghe leggere tra Marijuana ed hashish. Costoro, dopo
un terzo grado dei Poliziotti ..."confessarono!?" di averli acquistati da me!. I poliziotti, specialmente
questo Brigadiere L'aiola, mi chiedevano di confessare a mia volta: tanto ormai non potevo fare
altro che tentare di avere le attenuanti confessando, dicevano. Naturalmente mi guardai bene dal
fare una cosa simile. All’alba, però, in cella di sicurezza, fecero entrare mio Padre che mi disse che
avevano perquisito casa nostra ed avevano trovato, dentro un armadietto chiuso a chiave ( ! ?), tre
chili di piante di marijuana con fiori, foglie, rami e semi. Dissero che la droga o era la mia o era la
sua, oppure di mia madre. Era lì per confessare che era sua. Naturalmente, a quel punto, confessai
che era mia. Inventai una storia credibile ed andai in carcere. Uscito dall’isolamento di sei mesi,
(nel quale ero stato tenuto per convincermi a confessare ... chi erano i miei complici ! ?), alcuni
compagni di prigionia mi diedero i vecchi articoli che parlavano del mio arresto. Seppi così che "i

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giornali" diedero la notizia del ritrovamento di circa un chilo di hashish in una chiesa diroccata di
un paese e che un altro quantitativo analogo di piante di marijuana era stato rinvenuto a casa dei
miei genitori (!?) ; che era esplosa una bomba nella stazione di Bologna e che fece molte vittime.
Dai giornali seppi anche che la perizia balistica diceva che era stato usato il Semtex, un esplosivo di
produzione Cecoslovacca (un altro modulo Kennedy ! ?); che poco prima era caduto un aereo civile
ad Ustica con altre vittime e che, contemporaneamente, un MIG-21 Libico era atterrato nella Sila, in
Calabria, ed il pilota sarebbe stato ritrovato morto a bordo (ma queste sono cose lette sulla nostra
stampa e "viste le mie esperienze con la stampa", chissà qual’era la verità !). Sentivo spesso in
televisione che era la "strategia della tensione" e che, in qualche modo, c’entrava Gladio (!?).
Nessuno teneva in considerazione le minacce del Dittatore Libico all’Italia che, in quel periodo,
offriva protezione Militare a Malta, la quale era nelle mire espansionistiche di Gheddafi (eravamo
pronti ad intervenire in seguito alle notizie di un imminente sbarco Libico a Malta ... alcuni di noi
erano già a La Valletta) e, soprattutto, era un ambita e magnifica base Navale nel Mediterraneo per
la flotta Sovietica del mar Nero! ; Nè si teneva in nessun conto l’ipotesi che l’aereo abbattuto ad
Ustica, il 27 Giugno 1980, poteva essere un macabro avvertimento all’Italia in risposta ai dichiarati
intenti di siglare quegli accordi di cooperazione con Malta ; Né fu rilevato che la Strage di Bologna
avvenne nello stesso giorno in cui veniva siglato quell’accordo tra Italia e Malta, "nonostante gli
avvertimenti ricevuti !" Se poi sia stato effettivamente siglato, vista la mia situazione, non lo potevo
sapere. Mi chiedevo il perché di tutto ciò che mi accadeva e che accadeva fuori di lì ma, allora, non
seppi darmi una risposta. Rinchiuso in quelle celle mi capitava spesso di pensare: Forse ... è solo un
sogno! Un anno dopo l'arresto, fui trasferito in una colonia penale. L'avevo chiesto io ... per non
morire d'inedia in una cella : avrei lavorato i campi ed il tempo sarebbe passato prima. Avrei avuto
anche un televisore in cella, insomma ... un lusso!. Sapevo guidare i Carri armati, perciò, fui messo
alla guida di un cingolato Catterpillar, un aratro da montagna che si pilotava con un sistema di
pedali-freno e leve-frizione ... esattamente come un Tank. Feci il trattorista, aravo i campi e, finita
l'aratura, zappavo, tagliavo la legna e facevo tutti i lavori agricoli di quella colonia penale ... il
tempo passava prima. Mia madre e mio padre venivano a trovarmi ogni quindici giorni ed erano
contenti, non ci eravamo più visti così spesso da quando mi arruolai. Anche lì, però, a volte, mi
svegliavo di soprassalto e mi chiedevo: Forse ... è solo un sogno! Ma, abituati gli occhi al buio,
vedevo la cella e i compagni di prigionia immersi in quello squallore con me: No, non è un sogno! -
pensavo - è tutto vero, sono in prigione e ... dovrò restarci ancora a lungo! mi prendeva sempre la
rabbia in queste occasioni, mi agitavo, imprecavo in silenzio, maledivo chi mi aveva fatto tutto
questo ... ma a che serviva?. Se è davvero tutto un sogno mi sveglierò prima o poi! ... e questo era
l'unico pensiero in grado di calmarmi.

Modulo Kennedy

Fu una sera, guardando il telegiornale, che assistetti all'attentato a Papa Woitila e poi, a tutto quello
che ne seguì. Quando gli inquirenti presero Alì Agcà e seguirono la pista Bulgara, credevo che
fossero in gamba: Dritti sull'obiettivo ... così si fa! - commentai in cella. Era un classico per "Loro",
astuti e potenti, ma assolutamente privi di estro, di fantasia. Ripetevano, come scimmiette
ammaestrate, sempre le stesse azioni. Il numero uno diceva che i grandi vecchi della Lubianka, (il
palazzo sede del K.G.B, andai a vederlo durante l'operazione Leningrado, ... una soddisfazione
personale!) se ne andavano, uno ad uno, lasciando dietro di Loro solo mezze tacche e ruffiani di
partito, capaci solo di ripetere a "carta carbone" sempre le stesse operazioni, gli stessi complotti
riusciti, ma studiati da altri ed in ben altri tempi: "Buon per noi!" - chiudeva sempre. Infatti, a me
sembrava di vedere in video quel "classico" che, durante i corsi, gli anziani ci insegnavano a
riconoscere chiamandolo "modulo Kennedy" e che era riuscito perfettamente in occasione
dell'assassinio del povero Presidente Americano, colpevole tra l'altro e soprattutto, per la Lubianka,
di riscuotere troppe simpatie nel mondo, ... estremamente dannose per la "Propaganda del
Politburo" e prima del "Presidium".

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Kennedy non riconobbe il Vietnam Comunista e la Cina di Mao e appoggiò, invece, Formosa, che
oggi si chiama Taiwan.

Kennedy sfidò il Comunismo nella sua politica terzo mondista: aiuti economici ai paesi poveri
dell'America Latina ; alleanza per il progresso e il G.A.T.T. che, risollevando l'economia di quei
paesi, dovevano creare i presupposti di nuovi rapporti di amicizia con quei popoli e: "prosciugare
l'acqua di miseria e degrado in cui nuotano i pesci rossi" - diceva il numero uno. Si impose
duramente per sollevare il problema razziale e la condizione degli Afro-Americani ed il pieno
rispetto delle leggi, contro la discriminazione razziale, degli Stati Uniti. Voleva sostenere la crescita
di sistemi Democratici e non i Dittatori delle Repubbliche delle banane di tutto il terzo
mondo.Inoltre, comprese che, sul piano militare, il Terrorismo comunista poteva essere combattuto
efficacemente solo con l'impiego di reparti speciali e creò i "Berretti Verdi" (imitando i Gladiatori
Italiani). Essi erano Istruttori militari super addestrati in grado di preparare al meglio truppe anti
terrorismo e decise di utilizzarli per la difesa del Vietnam del Sud dall'aggressione Comunista (non
voleva cadere in trappola inviando la US Army insomma!).

Durante il suo primo mandato ci fu lo sbarco Americano nella Baia dei porci, mirato a rovesciare il
regime Castrista e fallito nell'Aprile 1961. Certo, è una questione di opinioni, ma, se fosse riuscito,
il popolo Cubano non sarebbe passato dalla Dittatura di Fulgenzio Battista a quella di Fidel Castro,
con la miseria che ne seguì. Kennedy avrebbe instaurato un sistema Democratico che avrebbe
portato Libertà vera, progresso e benessere al popolo Cubano. Il suo progetto di riforme, quelle che
voleva attuare con il suo secondo mandato, fu per la politica interna, parzialmente realizzato da
Lindon Jhonson, poi, per la politica estera, da Reagan e portò alla caduta dell'URSS, ...solo
rimandata con quell'omicidio. Del resto, il buon programma politico dell'abile Presidente Clinton,
che tanto successo sta portando all'America in campo economico, è palesemente la prosecuzione
dello stesso progetto Kennedyano, di cui Clinton si è sempre dichiarato ammiratore.

Kennedy pilotò con polso fermo e in maniera magistrale la crisi del 1962 tra USA e URSS per i
missili Atomici Sovietici fatti installare da Kruscev a Cuba che, grazie a Castro, (ed al suo
tradimento della Revolucion Cubana del '59) era totalmente in mano al Cremlino. Sapete che il
blocco navale Americano è dovuto al fatto che il Dittatore Cubano stava trasformando l'isola
caraibica in una portaerei atomica, puntata dritta al cuore dell'Occidente Democratico?. Ci pensate
se fosse riuscito? ora sareste tutti ridotti come i poveri popoli dell'ex URSS ... altro che settimane
bianche, Discoteche e problemi di dieta ! ! !. Sapete che, in quegli anni, i Castristi, stavano
procedendo ad epurazioni e fucilazioni di massa dei dissidenti che non volevano vendere la
rivoluzione Cubana all'Imperialismo degli "amici" di Castro e che, la prima vittima di ciò (ma non
l'ultima) fu Cienfuegos Camillo ed un altra Ernesto Guevara detto el Che?. Un altra delle ragioni è
nella Nazionalizzazione dei beni di cittadini Americani, residenti a Cuba, che non sono stati risarciti
per l'esproprio subito. Ora, io non c'ero, come non c'eravate Voi, ma la Convenzione Internazionale
per i Diritti dell'Uomo non permette queste cose. Lo stesso articolo 1 che ho invocato io contro
l'Italia, impone agli Stati (tutti gli Stati del mondo) il rispetto e la tutela dei beni dei cittadini.

Anche gli Italiani subirono cose di questo genere da Gheddafi in Libia, e prima ancora dai Titini
Yugoslavi in Istria e Dalmazia. Mi chiedo : "E’ stato giusto che l'Italia se ne sia fregata?"; è giusto
che ci sia in Italia chi fa affari e tiene rapporti con un Regime che viola i diritti umani che, "di
quando in quando", fa strage di oppositori e che, "continuamente", minacciava di farci conoscere "il
significato della parola terrore!?" (sono parole sue, di Muhammar Gheddafi)". Non ve lo ricordate
più?. Io ci sono stato nella Libia di Gheddafi e vi posso dire che non è il Diavolo!. Il Popolo Arabo
della Libia, sta molto meglio e vive con un tenore di vita molto migliore, di qualsiasi altro popolo
Arabo della Regione ed io non sono un Tribunale equo ed imparziale che possa fare un processo al

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Leader Libico. Per me non è Democratico e questo è tutto. Per Lui, come per altri Dittatori, vale la
regola che, se ancora non avesse commesso crimini contro l'Umanità ... li commetterà. Lo impone il
ruolo di Dittatore, è inevitabile! Per altro, invece, mi è dispiaciuto sapere del bombardamento a
Tripoli e di tutti quei morti innocenti, ma anche su certi aerei, in una discoteca a Berlino, in una
Stazione e chissà dove altro ... c'erano morti innocenti. Certi atteggiamenti, se non altro, portano a
questo genere di cose e, comunque, quel bombardamento, produsse l'effetto di ridimensionare lo
strapotere di Gheddafi in Libia ed in tutto il mondo Arabo. Il Governo effettivo passò nelle mani di
un moderato, un altro Colonnello (sic!), Abdessalam Jalloud, "cognato" di Gheddafi (di più non si
poteva fare!). Il Governo Libico potrebbe preoccuparsi di investire meglio gli introiti del petrolio
per lo sviluppo del paese, la fertilizzazione del Sahara, le scuole ... il rispetto dei Diritti Umani. Non
sono i soli a violarli, sono in numerosa compagnia, io stesso accuso l'Italia di aver violato i miei, ma
se la Libia facesse un passo verso il Diritto, sarebbe un bene per tutti, anche e soprattutto per Loro.

Era troppo amato Kennedy, dai giovani e dai Liberal ! Considerato anche amico del "Papa Buono"
Giovanni XXIII°. Inoltre, era restio a cadere nella trappola Vietnam che doveva rendere così tanto
agli Nguyèn del Sud come del Nord ... "les vieux renard!"

(Lee H. Oswald)

Un avversario davvero pericoloso per l'URSS di Kruscev e, soprattutto, per il suo ufficio
propaganda e per le mire Latino-Americane di Cuba. Non poteva sopravvivere per un altro
mandato. Fu assassinato il 22 Novembre 1963 a Dallas in Texas. Il pesce-esca preparato da Loro era
pronto. un Loro agente, (Americano, ma indottrinato in URSS), con un passato ricostruito in
maniera da risultare sufficientemente ambiguo, ed abbastanza ingenuo da non capire il gioco al
quale stava giocando. Soprattutto non doveva capire che, comunque andasse, lui non sarebbe
sopravvissuto al Presidente. ...Era perfetto!

Kennedy aveva carisma, qualcosa che non si inventa, nè si può falsificare. Era l'unico ostacolo vero
al successo della propaganda Sovietica, la quale stava portando le masse giovanili Occidentali a
chiedere la Libertà ...inneggiando ai Tiranni! ! ! A Dallas, il 22 Novembre 1963, l’ostacolo era stato
eliminato ...non solo, ma i sospetti di un complotto cadevano sugli stessi Americani ! ! !
Contemporaneamente, in Vietnam, gli Nguyèn, su questo perfettamente d'accordo, deponevano e
assassinavano vilmente, con un Golpe, il Presidente Ngò Dinh Diem che, con l'appoggio di
Kennedy, stava trovando una soluzione pacifica alla vertenza Vietnamita. Sia Dhiem che Kennedy
erano Cattolici Liberali e, proprio per questo, considerati temibili avversari dei soliti folli piani di
conquista del mondo dei Tiranni di turno! ...davvero questo non vi dice niente?. Ed il fatto che
cinque anni dopo (poco prima dell'inizio della campagna propagandistica detta '68!?) fu eliminato il
pericolo, per "Loro", che un altro Cattolico Liberale Kennedyano venisse eletto e continuasse la
politica di Kennedy è stato assassinato (questa volta da un Arabo fanatico Shiran-Shiran ...un
Palestinese Giordano, se ricordo bene!), ...anche questo non vi dice niente?. Non trovate
significativo il fatto che l'unica sopravvissuta della famiglia Presidenziale legittimamente al potere
nel Vietnam del Sud, Cattolica Liberale anche Lei, la vedova signora Ngò, rifiutando sdegnata
l'Asilo Americano, dai quali si sentì tradita! trovò rifugio a Roma, presso la Santa Sede?E’
paradossalmente tipico, in chi complotta, riuscire a far ricadere su altri le proprie nefandezze : I Re
dei complotti, che di complotto in complotto si stavano eliminando anche tra di loro ad uno ad uno,
...non ne sapevano nulla!!!. Avete mai sentito parlare delle "purghe di Stalin?", ... non sono certo
morte con Lui !. Senza contare le deportazioni di massa e le stragi di oppositori che, di quando in
quando, venivano a nostra conoscenza : non sempre in U.R.S.S., a volte riuscivano ad eliminare
oppositori anche altrove ...se facevano "ombra" ai loro amici. Riguardo al centro America poi,
chiunque facesse ombra o potesse rappresentare un pericolo per Castro,"Fidelissimo" di Mosca, (ma
"non allineato"!?), ebbe "strani incidenti". Non era lo stesso con l'attentato al papa del 1981?.

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"Loro" vissero l'elezione di un papa dell'Est, d'oltre cortina, nell'Ottobre 1978, come un atto di
guerra, ma non potevano farci nulla. I fatti di Danzica poi, di quegli operai che scioperavano contro
il Regime Comunista e pregavano davanti ai cantieri navali con Solidarnosc e tutto ciò che accadde,
li convinse di essere in serio pericolo. Gli avvenimenti successivi dimostrarono che non si
sbagliavano. Cominciò con l'elezione di quel papa Polacco il declino del loro Impero : l'Impero del
male!.

Sapere che era stato arrestato l'attentatore e che i sospetti, per stessa ammissione di Agcà, cadevano
sui servizi segreti Bulgari, cioè di Zivkov, Dittatore Comunista della Bulgaria dal 1954 (non si
muoveva foglia nell'Est Europeo senza che Lui non voglia ...!) e, da sempre, di stretta osservanza
alla linea Sovietica, (soprattutto a quella dettata da Stalin), mi fece pensare che, gli inquirenti, erano
stati bravi, avevano colto nel segno. Ma, poi, tutto è finito nel guazzabuglio che sapete e il Processo
"stabilì" che organizzò tutto Alì Agcà, un pazzo squinternato, ... da solo (!?). E Voi ci credete?!

Non ho capito se fa il pazzo perché ha capito che era un pesce-esca perfetto, miracolosamente
sfuggito alla padella e che, questo, significava che non doveva sopravvivere alla sua vittima (come
da modulo Kennedy). Il cadavere di un Lupo grigio, (organizzazione terroristica di estrema destra
Turca), sul piazzale di San Pietro, sarebbe stata una sorta di firma utile, unitamente alle campagne
di certa stampa, a far ricadere i sospetti sui "gruppi eversivi di estrema destra" ... i soliti della
Stampa Italiana : P2, Gladio, Servizi Deviati, Massoneria, CIA etc.... Che interesse avrebbero
potuto mai avere le "destre" a spararsi nelle palle non lo si sarebbe capito, ma tutto si sarebbe risolto
con un altro degli insoluti "Misteri d’Italia !"... e vissero tutti felici e contenti ;

O fa il pazzo perché qualcosa andò storto ! Agca sbagliò il colpo, (forse non se la sentì o ...chissà) ;
forse chi era lì per uccidere lui ci ripensò o, più probabilmente, la folla impedì che Agca fosse
ucciso ;

Oppure, una volta capito che era stato usato come pesce-esca, e confessando, perciò, quel che
sapeva per punire chi lo voleva morto, non fu creduto e cerca, ancora adesso, facendosi credere
pazzo, di salvarsi la vita perché teme di essere ucciso ... se parla !.

Oppure, ancora ,convincendo tutti di essere pazzo, si accredita come innocuo : è pazzo adesso, era
pazzo anche prima e ciò che ha detto, o ha da dire un pazzo, non può nuocere a nessuno ! ;

Probabilmente è salvo, ma solo perché il potere che lo ha usato non c’è più... almeno
apparentemente ! Comunque, oggi, se ne fregano delle rivelazioni di Agca : non porterebbero ad
altro che a sospettare cariatidi inutili ed anche Zivkov è già stato arrestato (per chi sa quale dei suoi
delitti da Tiranno), dagli stessi Bulgari che ha Tiranneggiato per quasi mezzo secolo. A chi volete
che gliene freghi più, ormai ?. La partita con il papa, per salvare il Loro Impero, l’hanno persa !

Tanto per capire quanto ci tenesse a quell’Impero, soprattutto Todor Zivkov di Bulgaria, vi basti
sapere che fu l’unico "non Russo", dei vecchi membri del vecchio Presidium, (dopo i fatti noti con
il nome di "Primavera di Praga" e che diedero vita in tutto l’Occidente Democratico alla rivoluzione
Democratica e "Liberal" chiamata 68), ad invocare ed approvare calorosamente l’intervento
dell’Armata Rossa a Praga, in Cecoslovacchia, nell’Agosto 1968, ed i crimini che ne seguirono
contro la popolazione ribelle. Ricordate Ian Palach ?. La vecchia guardia di Gladio era lì a Praga in
quei giorni e ci raccontava di quel popolo ribellatosi in massa ai Tiranni ed abbandonato al suo
destino dal resto d'Europa e del mondo, ma... fu inevitabile, dicevano, per evitare un conflitto
Nucleare con l'URSS. Ammiravano molto i Cecoslovacchi, qualcuno si era anche fatto la fidanzata
... tra una bottiglia Molotov e l'altra e... dopo l'invasione dell'Armata Rossa e l'ordine di rientrare,
non ne seppe più nulla. In quegli anni nessuno, neanche per "Amore", poteva lasciare l'U.R.S.S.,

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figuratevi se avessero saputo che si trattava di relazioni con "Gladiatori Italiani!?". Zivkov ebbe
persino parole di Dura condanna contro Tito di Yugoslavia e Ceausescu, Conducator della
Romania, i quali erano, notoriamente, "troppo Liberal" per Zivkov , pensate un pò che elemento da
sbarco poteva essere !

Eppure, grazie al formidabile apparatcic della propaganda Sovietica, i giovani ribelli d’Occidente
continuavano a sfilare nei cortei, inneggiando ai Tiranni che distrussero la Primavera di Praga e
molte altre "Primavere di Libertà" che seguirono quella, nel mondo. Che razza di uffici di
propaganda aveva l’U.R.S.S ! : diabolici ed invincibili ;

In ogni caso, Agca, capì quale era il suo ruolo nel "modulo Kennedy" (comunque lo chiamassero i
Lupi grigi) e, visto anche il risultato avuto dalla sua confessione, il "picchiatello Lupo grigio", pur
essendo da solo, ed in mano "Loro", è riuscito a salvarsi giocandoli tutti !. Era questo il "modulo
Kennedy" ! Per Noi, lo stesso modulo, con le dovute modifiche, fu usato per Guevara in Bolivia e
Ochoa a Cuba e chissà quanti altri. La saggezza popolare Italiana abbrevia dicendo : Butta la pietra
e nasconde la mano ... ! "Loro" lo hanno perfezionato, reso più sofisticato e funzionale, ma, in
sostanza, è questo. Il fatto che nessuno accusò i Servizi Deviati Italiani ... P2, Gladio e/o la solita
CIA, mi diede la misura della decadenza dei complottardi. In altri tempi, sarebbero riusciti ad
organizzare una "purga" anche quì da noi! ... tutti sospettati di aver attentato alla vita del Pontefice
... !?.

Io, comunque, assistei a tutte queste azioni terroristiche da dietro le sbarre, condannato per spaccio
di marijuana (... !?), o al più, sui campi della Colonia a zappare patate, sotto stretta sorveglianza
degli agenti di custodia: un alibi davvero di ferro! - pensavo all'epoca, ridendo tra me e me. Durante
quei due anni di prigionia, avevo anche sentito che, il numero 1, era sospettato di trame eversive e
di essere un fascista ed un Piduista ! A me, il Giudice, fece sapere, attraverso il mio Avvocato (a
suo dire !), che al processo (che si tenne un anno dopo il mio arresto) avrebbe chiesto otto anni per
traffico Internazionale di stupefacenti ! ! ! Rimasi in prigione, per quasi due anni, da innocente e
non capii perchè mi fu fatto tutto questo. In prigione, quei ragazzi, mi dissero che avevano
confessato quelle assurdità in mio danno perchè i poliziotti li avevano "minacciati di picchiarli" se
non lo avessero fatto. Si trattava solo di deboli, ... non potevo certo prendermela con loro!. Appena
libero, era il Natale 1981 (fu un condono generale, emanato con Decreto del Presidente Pertini a
liberarmi, altrimenti ero stato condannato a tre anni !), mi presentai a rapporto all’Ufficio X°. Il
numero 1 non c’era, lo sostituiva "momentaneamente" uno sconosciuto al quale, comunque, riferii
l’accaduto e dove ero stato tutto quel tempo. Mi disse che ero stato fortunato, c’era chi era finito in
carcere accusato di stragi e di terrorismo e rischiava di avere l’ergastolo!. Comunque, fui lasciato
libero di godermi la ritrovata LIBERTA’ per qualche mese. Andai in America, a New Orleans ed a
Baton Rouge, sul Mississipi , con un mercantile, la M/n Maria Speranza della compagnia Fermar,
fino al 26 Luglio 1982. Al rientro, fui incaricato di imbarcare sul M/n Vento di ponente a La Spezia
per l’operazione Tripoli.

Operazione Tripoli
(Mu'ammar Qaddafi)
Imbarcai sul Vento il 16 Ottobre 1982 e salpammo immediatamente, alla volta di Tripoli, in Libia.
La missione, del tipo ... "facile, facile," consisteva nel portare (e ricevere) ordini e documenti - da e
per - la Libia, a volte a Tunisi, dove facevamo scalo a La Goulette. I nostri contatti venivano a
bordo a riceverli, o darli, negli scali Italiani di La Spezia e/o Cagliari, oppure nel porto di La
Valletta a Malta. Per non creare sospetti, con il loro andirivieni nel porto di Tripoli, i nostri contatti
avevano organizzato, insieme a me, un piccolo contrabbando di alcolici (severamente proibiti in
Libia). In questo modo, con qualche bottiglia di Scotch Whisky, ottenevamo il duplice scopo di
corrompere le guardie e, nello stesso tempo, di non essere sospettati di spionaggio, ma solo di

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contrabbando. Io, inoltre, ottenevo lo scopo di arrotondare qualcosa per sopperire agli scarsi mezzi
messi a disposizione dal comando : Taxi in Libia, spese locali, mance alle guardie portuali ... etc.
Proprio di quelle "facili, facili," peccato che, in Libia, c’erano poliziotti e soldati dappertutto e che,
se andava male, saremmo stati tutti fucilati !. Infatti, dei "contatti" a Tripoli, alcuni non li vidi più e,
chiedendo di loro, mi fu risposto in maniera eloquente passando la mano a mò di lama, sotto la gola,
dall’orecchio sinistro a quello destro !". Ciò che sapevo non era molto ... nell'eventualità che
qualcosa andasse storto! Comunque dovevo prendere contatto con giovani Ufficiali dell'esercito
Libico che, stanchi delle follie del Colonnello Gheddafi: "Il pazzo di Tripoli" lo chiamava
R.Reagan, avevano deciso di tentare di liberarsi di Lui e della sua banda!. Anche l'Occidente
Democratico aveva deciso di liberarsi di Lui e degli atti di terrorismo che continuamente
minacciava e, pare, finanziava.

-Tutto molto, ma molto bene! - pensavo nella mia cabina, in navigazione continua tra Tripoli e
Bengasi e La Valletta (Malta), La Goulette (Tunisi) e La Spezia e Cagliari in Italia. Ma allora
perchè non ci fecero portare a termine la missione del Novembre 1973 ... Chi e perchè ci fermò!?. -
mi chiedevo. Ma non seppi mai darmi una risposta.

I Giovani Ufficiali dell'esercito Libico volevano sapere se L'Occidente Democratico, l'Europa


Occidentale e, soprattutto, la vicina Italia, erano bendisposti verso la loro iniziativa. Come
avrebbero accolto la notizia che un colpo di Stato militare aveva destituito il Governo Libico di
Muhammar Gheddafi? I nostri contatti a Tripoli, mi fecero incontrare con alcuni di questi Ufficiali
in una sala da Te in centro a Tripoli. Erano 17, seduti in gruppi da quattro, in tavolini vicini, in
maniera da poter sentire tutti quel che dicevamo, ma senza insospettire il cameriere e la
onnipresente polizia Libica e... non solo Libica (!?). Lasciando da parte i convenevoli, (era molto
pericoloso essere lì ed insieme ad uno straniero, anche se "Marinerò mercante!), suggerì subito una
soluzione per il primo dei loro problemi: "come avrebbe reagito l'Occidente Democratico ad un
Golpe Militare in Libia?". Parlando al più alto in grado: un Colonnello dall'apparente età di 40 anni
(dal nome impronunziabile... "baffo grigio", lo chiamai in codice), ma, ben inteso anche dagli altri,
dissi: "Vista la simpatia e la stima profonda che il "pazzo di Tripoli" riscuote in tutto l'Occidente,
sarete di certo ben accolti. Semmai i dubbi sorgono sul fatto che non ci sono garanzie che non si
tratti semplicemente di una faida tra gruppi di potere... che Voi siate veramente Democratici.
Suggerisco di fare come i giovani Ufficiali dell'esercito Portoghese nel '74, una bella Primavera dei
Garofani di Tripoli". Mi guardarono straniti ... non sapevano cos'era!?.-"... Entrate in città con un
garofano infilato nella canna dei fucili a dimostrazione che si tratta di una rivoluzione Democratica
e non di un golpe militare." - dissi, stupito del fatto che, davvero, non avevano mai sentito parlare
della Primavera dei Garofani di Lisbona e di Luanda. Vollero sapere tutto e mi ritrovai a fare il
"Maestro" di storia. Ascoltavano a bocca aperta le storie che raccontavo: "... il generale Spinola, la
fuga dell'Oligarca Caetano Marçelo, l'entrata a Lisbona delle Truppe Ribelli con un Garofano rosso
infilato sulle canne dei fucili, la smobilitazione dell'esercito coloniale Portoghese in Africa, della
Colonna Libertad in Angola, dell'invasione Sovietico-Castrista, del Generale Cubano Manuel
Ochoa ..." Seppi che la censura Libica, non permetteva di sentire notizie non gradite al Regime e,
nel '74, la RAI TV Italiana non riusciva a riceverla nessuno. Seppi anche che, all'epoca, la maggior
parte dei presenti, aveva poco più di dieci anni. Alla fine della "lezione di storia", il Colonnello
Baffo grigio, voleva certezze su un eventuale appoggio Occidentale, perchè disse: il regime del
Pazzo, si regge sulla protezione Internazionale, ma anche interna, dell'URSS. Quì è pieno di spie
Sovietiche, entrano come "Istruttori militari" e meccanici per riparare i nostri mezzi aerei (Mig21) e
terrestri (carri T54), tutti di produzione Sovietica, ma, in realtà, fanno ben altro e, so per certo,
concluse Baffo grigio, che si tratta degli uomini migliori di cui dispone il KGB. Concludemmo
quella riunione che si era protratta troppo a lungo ...per un Te! e risposi che avrei riferito al
Comando e, per il prossimo incontro ci sarebbe stata una risposta più precisa. Uscimmo alla
chetichella, al porto ebbi problemi, era quasi mezzanotte ed il coprifuoco non permetteva ad uno

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straniero di far tardi fino a quell'ora: ma ero solo uno scemo che si era perso nei vicoli di Tripoli e
non capiva una parola, ... mi lasciarono passare senza avvertire la "polizia speciale".

In Italia ricevetti alla Spezia la visita dell'Ufficiale di collegamento (uno nuovo, che conosceva il
mio codice, ... erano quasi sempre "nuovi" ormai!) consegnai le carte di ritorno che mi avevano dato
i nostri contatti a Tripoli ed a La Valletta e riferii il messaggio di Baffo grigio. Avrei avuto risposte
certe nel prossimo scalo di Cagliari o di Palermo. Uscimmo dall'Ammiragliato dove ero stato
invitato per l'incontro e la consegna dei documenti: l'Ufficiale di collegamento non mi era piaciuto
... non sembrava uno dei nostri, era tutto acchitato, profumava come una puttana, aveva lo sguardo
sfuggente ... non mi guardava mai negli occhi e, quando lo salutai "stringendogli la mano", mi
sembrava di aver preso la "zampetta di un gatto". L'Ultima volta che ero stato lì, all'Ammiragliato,
c'era il Numero 1 ... che fine aveva fatto? ... non potevo chiederlo a quello lì, e nemmeno avrei
voluto!.

Rividi la mano morta (zampetta di gatto) dieci giorni dopo, a Palermo, eravamo diretti a Tunisi e da
lì a Bengasi e Tripoli. Mi diede due passaporti ed un carteggio, chiusi in un plico sigillato, da
consegnare al nostro contatto a Tripoli e mi disse che nessuna decisione era stata presa per "Baffo
grigio". "Comunichi di attendere risposta"- furono le sue ultime parole scendendo dal Traghetto (mi
raggiunse nella mia cabina per consegnarmi personalmente le carte).

A Tripoli, dieci giorni dopo, riferii il messaggio al nostro contatto ... lo stesso dell'altra volta, buon
segno! e gli consegnai il plico sigillato. Due ore dopo ritornò seduto al fianco del conducente del
camion che era salito sullo scivolo del Traghetto per caricare i container che trasportavamo sul
ponte. Si fermarono con la cabina di guida davanti all'oblò che dava nel locale macchine, gli passai
prontamente le casse di J.B & Jhonny Walker che fecero sparire sotto la cuccetta e proseguirono
verso il ponteggio di carico containers. Allo sbarco passarono davanti alla polizia portuale ed alla
"speciale" che non sospettò di nulla ed uscirono indisturbati dal porto con i documenti "riservati" e
dieci casse di Scotch-Whisky dirette a Tripoli-città.

Sbarcai "senza incidenti" a La Spezia, il 9 Marzo 1983. Nessuna decisione mi era stata comunicata
riguardante il Colonnello "Baffo grigio", ma non posso escludere che altri abbiano svolto
quell'incarico.

Durante la Telefonata dei primi d’Aprile 1983, mi fu ordinato di presentarmi in un Hotel in Rue du
Maroc a Tunisi. Lì, al più presto, sarei stato contattato da attivisti di "Akbar Maghreb" e questo fu il
nome in codice di quella missione : Operazione Akbar Maghreb.

Operazione Akbar Maghreb


La missione consisteva nel prendere contatti con un movimento patriottico Nord Africano che si
definiva Akbar Maghreb e che si prefiggeva di unificare il Nord Africa in una grande Unione
Democratica e federale del Maghreb, "Grande Maghreb" appunto. Ebbi l’indirizzo dell’Hotel in
Rue du Maroc a Tunisi e di un magazzino in Rue Sidi Mandri n. 8 a Tetouan ai piedi del Rif, in
Marocco. Là sarei stato avvicinato da esponenti del Movimento.

(Chez Younes)

Volevano tentare di rovesciare il Regime del Dittatore Alì Ben Bourghiba di Tunisia (filo sovietico,
anche se moderato, cioè "non allineato", ... come la Cuba di Castro, la Jugoslavia di Tito e la Libia
di Gheddafi, per esempio) e quello di Benjedid Chadli d’Algeria (anche Lui non allineato, come gli
altri!) e provocare la rivolta dei Berberi del Rif, in Marocco, per costringere il Re, Hassan II del
Marocco, alle aperture Democratiche di una Monarchia Costituzionale assumendo, così, anche la

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guida del Movimento Akbar Maghreb. In sintesi un obiettivo ambizioso, ma gli aderenti erano molti
e tanti di più avrebbero aderito in una seconda fase. A noi interessava la parte che riguardava il
rovesciamento dei Regimi filo Sovietici dei Dittatori d’Algeria e di Tunisia, continuando così a
spezzare l’accerchiamento Sovietico dell’U.E.O. Inoltre, Akbar Maghreb, avrebbe indebolito la
posizione, nel mondo Arabo, del Colonnello Gheddafi e degli altri Tiranni filo Sovietici o
Integralisti Islamici che finanziavano il terrorismo e la Tirannia nel mondo. Il Comando era anche
preoccupato dei Piani del Cremlino che, in appoggio a Muhammar Gheddafi e per farlo uscire
dall'isolamento Internazionale in cui era tenuto, stavano organizzando unioni Anti-Occidentali tra
paesi del Maghreb e la Libia. La prossima "Unione" in preparazione era di nuovo con la Tunisia di
Ben Bourghiba, prevista esattamente dieci anni dopo il primo tentativo ... nei primi mesi del 1984
(ancora una volta rovinammo la festa ai Sovietici, questa volta con la Guerra del pane Maghrebina).
Ero autorizzato a riferire, ad Akbar Maghreb, che avrebbero potuto avere, in una seconda fase,
appoggio Diplomatico Internazionale se avessero dimostrato di poter portare il Nord Africa verso le
riforme Democratiche.

Gli incontri avvennero più volte in quel 1983, fino allo scoppio della "Guerra del pane", nel
capodanno ‘83-84. Fu chiamata così perchè il pretesto per la rivolta popolare fu il raddoppio del
prezzo della farina. Per troppi avrebbe significato la fame ... in tutto il Maghreb!. Organizzandomi
per il viaggio, approfittai, per avere un aspetto il più innocuo possibile, di quanto, in quei giorni, mi
chiedeva un amico d’infanzia. "Sto per diventare cieco. Una malattia alla retina mi sta portando alla
cecità. Ma, prima di perdere la vista del tutto, mi piacerebbe vedere qualcosa di diverso, un pò di
mondo ! "- mi disse. Pensai che Franco aveva un aspetto da ragazzo tranquillo ... proprio quello che
faceva al caso mio. "Parto per il Nord Africa - gli dissi - una "vacanza" di qualche settimana.
Prenderò il Traghetto per Tunisi, poi in treno fino in Algeria e proseguirò con la visita del Marocco.
Perché non vieni con me ?." Si dimostrò entusiasta all’idea, ma aveva un problema : poco denaro !.

Anche considerando solo i biglietti A/R ciò che aveva non bastava., ... e poi c’erano gli hotel, il
vitto ... etc. Avrebbe proprio voluto farsi il viaggio e così dissi : Hai un guardaroba ben fornito se
ricordo bene !, non c’è qualcosa di vecchio, nel senso di fuori moda, ma in buono stato, di cui ti
potresti disfare ? Si -rispose Franco. Bene !, fammi vedere. A volte, trovandomi in difficoltà
all’estero, me la sono cavata vendendomi la roba. Qualcosa si può ricavare e, se mancherà ancora
qualcosa ci penserò io. Passammo qualche ora a riempire una valigia di abiti smessi e, fatto questo,
facemmo i biglietti per Tunisi ... la prima tappa dell’operazione Akbar Maghreb.

A Tunisi, venduta rapidamente la "mercanzia di Franco" (grazie all’interessamento dei miei contatti
che scherzarono sul fatto che, di sicuro, non eravamo Americani ... con le spese !), prendemmo il
treno per Algeri, dopo aver fatto visitare a Franco anche le rovine di Cartagine. La piccantissima
cucina Tunisina non era stata di suo gradimento : "ormai, sento il peperoncino anche nel
cappuccino!" fu il suo ultimo commento, lasciando Tunisi. In Algeria non ci fu permesso il transito.
La polizia ci perquisì a fondo e ispezionò anche il treno su cui eravamo. Trovarono persino una
moneta da 100 lire e la riconsegnarono a Franco : gli era caduta dietro i sedili ... ! ?. Non so come,
ma sapevano qualcosa ed era il caso di fare marcia indietro senza discutere troppo.

Rifacemmo il viaggio verso Tunisi. Feci presente la cosa al comando che mi disse di proseguire in
aereo verso Casablanca. Avrei avuto un altro appuntamento con gli emissari Algerini di Akbar
Maghreb, forse, ad Al Hoceima. Oppure, avrebbero mandato qualcun altro per l’Algeria. Franco fu
ben felice di poter riprendere il viaggio verso Casablanca. La città gli piacque molto, anche il nostro
agente a Casablanca gli riuscì simpatico, non facevano che ridere di tutto durante i trasferimenti. Ci
spostavamo in autobus, davamo meno nell’occhio. Raggiungemmo Rabat, Meknès, Fès e ci
fermammo qualche giorno ospiti di tribù Berbere sul Rif, nell’Atlante. Presi i contatti richiesti e, a
missione conclusa, rientrammo a Casablanca per qualche giorno di relax. Visitammo la città, la

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Casbah, la Nouvelle Medina, i ristoranti migliori e ... le luci rosse dei "cafè Americain" di cui la
Città era piena e dove si faceva la danza del ventre. Rientrammo verso l’Italia dopo circa venti
giorni. I soldi erano finiti e viaggiammo in treno : Casablanca-Tangeri, traghetto per Algesiras (in
Spagna) e treno per Madrid-Barcellona-Montpellier-Genova. Era il mese di Maggio 1983. E questo
è tutto ciò che so dell’operazione Akbar Maghreb.

Operazione Akbar Maghreb-Guerra del Pane


Tunisi era in fiamme nel capodanno ‘83-84, i ribelli di Akbar Maghreb si lanciavano sulle
autoblindo con bottiglie molotov, incendiavano i carri armati e non ripiegavano anche se falciati
con le mitragliatrici dagli elicotteri. Costò migliaia di morti quella rivolta, ma anche il potere a Ben
Bourghiba. Ero nell'Avenue Alì Ben Bourghiba, quando i ribelli di Akbar Maghreb saltavano sulle
autoblindo con le bottiglie molotov in pugno, ed ero ancora là quando, dopo la resa del Governo, i
ribelli saltavano sulle stesse autoblindo, con le bandiere rosse di Akbar Maghreb in pugno al posto
delle bottiglie incendiarie (Rosso era il colore scelto da A.M per l'Unione Federale degli Stati del
Maghreb, niente a che vedere con i Sovietici, era il rosso della bandiera Tunisina e Marocchina e
della mezza luna Algerina). Il Governo cercò di salvarsi incolpando dei massacri il Ministro degli
interni, ma di lì a poco fu costretto a dimettersi. In Algeria invece il F.I.S (Fronte Islamico di
Salvezza) dimostrò di essere più forte di A.M. ma questo fece fallire la Guerra del pane e non diede
la vittoria al F.I.S. La stessa cosa avvenne in Marocco, dove i Berberi del Rif si ribellarono ad un
aumento delle tasse doganali che, di fatto, li affamava e dopo alcuni scontri vittoriosi a Tetouan e
Chefchaouen, ottenuta dal Re Hassan II° l’abrogazione delle Nuove tasse, riposero le armi.

(Campo di addestramento Berberi e Tuareg di Akbar Maghreb ai piedi dell'Atlante: Tabelballah)

Nel frattempo, nel 1984, fallito, ancora una volta, il tentativo d'Unione con la Tunisia, la Lubianka,
riuscì a portare a termine l'Unione tra la Libia di Gheddafi ed il Regno del Marocco di Re Hassan
II°, ...ma non era ancora esecutiva!.

Fu per questo che mi venne ordinato di continuare a tenere i contatti con gli attivisti di Akbar
Maghreb anche dopo le battaglie di Tunisi ed Algeri e di organizzare la resistenza Democratica
anche addestrando, in tutto il Maghreb, gruppi di guerriglieri da impiegare "stay-behind" (dietro le
linee), nel caso che il Maghreb, effettivamente, fosse divenuto una colonia Sovietica ostile
all'Europa Occidentale. Tutta la storia di questo periodo si può riassumere in un pellegrinaggio tra
campi Beduin e Tuareg (nomadi del Sahara) e Tribu Berbere dell'Atlante, durante il quale,
accompagnato dai capi di A.M. insegnai le tecniche di guerriglia ed addestrai, così come potevo
...dati i scarsi mezzi, i Volontari Democratici della Federazione Maghrebina a non arrendersi alle
Dittature prossime venture!.

Io fui fatto prigioniero sul Rif, a Novembre ’85 (il 19-11-'95 ...credo)

(Forse ... è solo un sogno!)

e venni imprigionato nel Carcere di Tetouan con altri 700 Ribelli di Akbar Maghreb, ma anche del
F.I.S. Non rivelai la mia identità e fui accusato, come tutti gli altri, di aver violato le leggi doganali
del Regno. Fui visitato in Carcere dal Console d’Italia a Tangeri al quale, certo, non rivelai la mia
identità. Gli protestai le condizioni inumane in cui venivamo tenuti tutti e le violazioni delle
Convenzioni Internazionali sui Diritti dell’Uomo. In particolare la pratica di punizioni corporali e
torture praticate sui prigionieri: un cittadino Tedesco, di religione ebraica, "sospettato" di essere una
spia Israeliana, era stato portato quasi alla follia attraverso la sua chiusura, in isolamento, in una
cella speciale chiamata "cascio" (una cella dove era impossibile stare sdraiati e, periodicamente, si
veniva bagnati a secchiate d'acqua), ricordo che fu liberato grazie all'interessamento del Consolato

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di Germania, si chiamava Rainer P... ; un cittadino Spagnolo, di Barcellona, che insieme ad altri
pescatori di Malaga avevano sconfinato in acque Marocchine, fu prelevato dalla cella che
condividevamo insieme ad altri 12 prigionieri (... in una cella di cinque metri per quattro, dove
dormivamo per terra, con una vecchia coperta pidocchiosa per unico giaciglio), legato e frustato
sotto la pianta dei piedi, non potè camminare per settimane; un giovane ribelle Maghrebino venne
tenuto nel cascio così a lungo che perse l'uso delle gambe divenendo paralitico e ... non fu
rilasciato!; numerosi altri episodi di violazioni dei diritti umani feci presente al Console d'Italia che
venne a visitarmi in Carcere, ma non mi pare che fece nulla. Tra le altre, denunciai le violazioni
subite da me stesso, che venni tenuto per otto giorni in un "cascio", in riva al mare, senza mangiare
e con l'unico riparo al freddo di un vecchio tappeto nel quale mi avvolgevo la notte ...senza però
potermi sdraiare a causa della mancanza di spazio. Fu durante quel periodo che mi si incarnirono le
unghie dei piedi, ma non potei farci nulla : passerà - pensavo, come mi diceva il mio vecchio: Tutto
passa nella vita, passerà anche questa! La stessa cosa che dissi quando mi ritrovai aggredito dalle
cimici e tormentato dalla scabbia, era un problema comune a tutti lì dentro: "Ti danno gli anticorpi
Italiano!" - dicevano gli altri prigionieri - "senza i morsi delle cimici e delle pulci, chissà che altra
malattia da sporcizia potremmo buscarci quì dentro". Eravamo tenuti nei sotterranei di una vecchia
fortezza Spagnola dell'epoca coloniale. Due (a volte tre) giorni alla settimana, venivamo condotti
all'aperto per mezz'ora d'aria, eravamo talmente abituati al buio che tenere gli occhi aperti era
impossibile, lacrimavano abbagliati dalla luce e, certo, non potevo chiedere un paio di "Ray-ban" ad
una di quelle guardie. Erano letteralmente demoniache! Devo dire, però, che a me mi rispettarono
sempre. Anche quella volta che, non potendo davvero più camminare, chiesi ad uno di loro di
strapparmi le unghie incarnite. Lo fece rapidamente e bene, un colpo secco con le pinze e volarono
via entrambe le unghie dei pollici. Fecero male per un pò, ma dopo qualche giorno andò meglio e
pensammo alle altre ... un vero amico!. In quel carcere potei sopravvivere grazie all'aiuto dei
prigionieri di Akbar Maghreb e delle loro famiglie. Gente povera, ma generosa, riuscivano a portare
in carcere pane ed altre vivande e le dividevano con me e con quanti non avevano nessuno che
potesse provvedere. Il vitto che passava il carcere era da campo di concentramento delle SS. La
mattina, per colazione, un bicchiere di acqua calda ... per chi aveva il bicchiere! ed io non ero tra
questi: serviva a riscaldare lo stomaco e, dopo l'intirizzimento della notte, sembrava un caffè
espresso (... con un pò di fantasia!). A volte per pranzo ci portavano un pentolone d'acqua calda
dove poteva capitare di trovarci qualche legume e/o qualche pezzo d'ortaggio, altre volte la
"besara", una polenta fatta con la farina di fave, (quella era veramente buona ...quanto rara) e a volte
niente!. Ogni Lunedì e Giovedì venivamo incatenati gli uni agli altri e trascinati nei sotterranei del
Tribunale, portati davanti alla Corte che parlava in Arabo e poi riportati nei sotterranei della
Fortezza di Tetouan. Così è stata la routin di quei giorni per circa due mesi. Già, tutto diventa
routin, anche le cose peggiori! Erano diventate una "routin di vicinato" anche le visite reciproche
che una guardia ci permetteva con un cittadino della Federazione Elvetica, Philip B..., un
camionista arrestato, per non so più quale infrazione doganale, durante il transito in Marocco, e che
era precipitato di colpo in quell'inferno, facemmo amicizia, ma non potevamo stare nella stessa
cella ... io ero nella cella "especial", con i prigionieri politici, gente pericolosa! Philip ne ebbe per
poco, uscì il 6 Gennaio 1986, per tornare nella sua amata Svizzera. Ricordo con esatteza la data
della sua Liberazione perchè mi promise che avrebbe telefonato a mia moglie in Italia (ci era
vietato, a noi sospettati di appartenere ad Akbar Maghreb, di comunicare con chicchessia) e lo fece.
Una volta Libero, Philip, tornò alla fortezza e disse ad una guardia di riferirmi che non aveva
parlato con mia moglie, ma che qualcuno, in Italia, al numero che gli diedi, gli aveva detto che era
all'Ospedale e che, il giorno prima, era nato mio figlio. La guardia mi disse, attraverso le sbarre:
"Italiano tienes un Hijo macho, se lama Marco ... como Marco Polo". E, da quel momento, tutto la
fortezza-carcere di Tetouan, i prigionieri (non solo quelli di Akbar Maghreb) ed anche le guardie,
mi fecero gli auguri chiamando mio figlio Marco Polo per giorni e giorni. Ero molto popolare, tutti
sapevano chi ero, solo i Giudici non lo sapevano ... o si !?

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Il Tribunale del Marocco, riconoscendo la valenza politica delle azioni di Akbar Maghreb, anche se
non seppe mai con certezza se ne facevo parte e cosa ci facesse un "Marinero mercante en Transito
para l'Italia sulle montagne del Rif", ordinò la mia Liberazione dopo due mesi di Carcere, ma per
poter lasciare il Marocco dovevo pagare una multa di Dieci milioni di lire italiane. Non avevo
alcuna intenzione di pagarla. Ma, mia moglie, informata dal Console di quello che mi era capitato e
di dove ero, senza chiedere il mio permesso, pagò quella somma con un bonifico della nostra banca.
(Mia moglie non sapeva altro di me se non che ero un marittimo, ed in quella occasione sapeva che
ero stato arrestato perchè, sbarcato nel porto di Ceuta, - all’epoca porto franco Spagnolo sul lato
Marocchino dello stretto di Gibilterra - fui trovato in possesso di cinque orologi non dichiarati alla
dogana Marocchina, mentre ero diretto all’aeroporto di Tangeri per rientrare in Italia). Mia moglie
era incinta e le notizie che il consolato le dava la preoccuparono molto, per questo pagò ! Lasciai la
fortezza di Tetouan e gli amici che trovai anche lì: il piccolo Harmido, deforme perchè colpito dalla
poliomelite da piccolo, che si arrampicava meglio delle scimmie sulle sbarre del carcere fino a
raggiungere la luce del sole, in alto, dove stendeva, per tutti noi, il "bucato" che, nonostante tutto,
riuscivamo a fare; il giovane tedesco Fritz F... di Norinberga, arrestato perchè, dopo una vacanza in
Marocco, pensò bene di guadagnarci vendendosi l'auto, una Mercedes fiammante, ad un prezzo
doppio rispetto a quello pagato in Germania ... non facendo i conti con la durissima legge doganale
Marocchina che gli sequestrò l'auto, il denaro ricevuto e gli impose una multa che non poteva
pagare: duecento milioni di Dirham, mas o meno!; Abdel Crim, Abdel Hafid, Boulima, Hakim,
Ahmed e il vecchio Berbero del Rif, di cui non ricordo il nome che, fermato dalle guardie del Re
mentre cavalcava tranquillo sulle sue montagne, (aveva 82 anni!) fu trovato in possesso di una borsa
di "Kefe", il tabacco per la sua pipa! Gli fu detto che era droga, che si chiamava maryjuana e che
era proibita... fu arrestato perchè oppose resistenza al sequestro del tabacco "per la sua pipa!". E
tutti gli altri ... non li rividi mai più, nemmeno loro.

Rientrai in Italia il 4 febbraio 86, col volo Tangeri-Madrid-Roma, e mi presentai subito a fare
rapporto al Ministero della Difesa Ufficio X°. Però non lo trovai più. Credendo di avere sbagliato
(mi era capitato altre volte) uscii e rientrai più volte ... ma non avevo sbagliato ! "Via XX Settembre
,8 ... traversa di via Nazionale, ... è quì!" Chiesi ad un usciere, che mi sembrava di avere già visto lì
in passato, notizie sull’Ufficio X° e sul Generale (che non vedevo da nove anni!). Mi svillaneggiò
deridendomi in Romanesco e mi disse di provare a cercarlo in Sud Africa. Gli chiesi soddisfazione,
ma si rinchiuse in un Ufficio e chiamò i Carabinieri che mi "intimarono" di lasciare il Palazzo. Non
potendo fare altro andai via. Rientrai a casa, a conoscere mio figlio nato il 5 Gennaio 1986, mentre
ero in Carcere a Tetouan, sul Rif ... per ’Italia! Per fortuna mia moglie ... era mia moglie e si
ricordava di me ! . Conobbi mio figlio, era bellissimo !

Cancellazione
Dopo qualche settimana, guarito dalla scabbia, dai pidocchi, dalle cimici e, superati i postumi
dell’operazione alle unghie dei piedi (dopo che me le estirparono nel carcere di Tetouan, mi
ricrebbero incarnite, dovetti essere operato in Italia), il tutto dovuto alle dure condizioni del carcere
di Tetouan, volli capire cosa era accaduto. Tornai a Roma, al Ministero della Marina, Maripers,
Divisione 1 ed altri Uffici. Riuscii a farmi aiutare dicendo che si trattava di ricostruzione di carriera
a fini pensionistici, diedi i miei dati ed il numero di matricola. Alla fine di una accurata ricerca
risultavo congedato di Leva il 14/12/ 1973 con il grado Comune di I° classe !?. Ero un Ufficiale di
Gladio ... l'ultimo grado da me ricoperto è stato quello di Centurione che, per me, appartenente alla
Marina, equivaleva a Comandante di Vascello ... non risultava più niente!!!

CANCELLATO ! Cancellato tutto, cancellati tutti, come bestie da macello, carne da cannone!

(Crocefixio Gladiatorium)

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Non mi ero mai sentito così. Non sapevo più che fare. Ci pensò il Guardia Marina che mi aveva
aiutato a "ricostruire la mia carriera". Viste tutte le "menzogne" che gli avevo raccontato, aveva
chiamato i Carabinieri. Andai via prima che arrivassero ... che avrei potuto raccontare?. Tornai a
casa, tentai anche di rintracciare qualcuno ma chi? ... come?. Quelli che avevo conosciuto
personalmente li avevo anche visti morire e della mia Centuria, la II° Lupi, ero rimasto solo. Della
I° Centuria Aquile non avevo saputo più nulla dai tempi dell’offensiva del Tet in Vietnam. Era una
Centuria composta di Aviatori, elicotteristi, paracadutisti e simili. Sapevo, per averlo sentito dire su
quell’aereo, che avrebbero proseguito il volo verso la catena dell’Annam, si sarebbero dovuti
paracadutare a circa 100 Km a Nord Est di Saigon e sabotare strade e ponti, esattamente come noi.
Ma non ne seppi più nulla da allora. Anche la base di Poglina, ad Alghero, era stata chiusa, ma io,
poi, non ci sono nemmeno mai entrato. Pensai che, se ci fossi andato, avrebbero chiamato i
Carabinieri anche lì. Da allora sentii spesso parlare di Gladio come di una associazione a delinquere
con finalità di Terrorismo, composta di neo-fascisti. Io, invece, di fascisti tra i miei commilitoni non
ne ho mai conosciuti e mi chiedevo di chi parlassero tutti!. Ripresi a fare il mio lavoro di
"copertura", fortuna che avevo quello!. Del Denaro che mi veniva "investito in Titoli di Stato a
Lungo Termine", fin dal 1973/74, naturalmente, non ne seppi più nulla !

Quell'anno seppi anche di un bombardamento Americano su Tripoli, dovuto alle intimidazioni di


terrorismo che il Colonnello Libico continuava a fare (adesso ha smesso!) e che, un migliaio di
giovani Ufficiali Libici erano stati fucilati, per ordine di Gheddafi, perchè stavano organizzando un
colpo di stato contro il suo Regime. Sono cose che leggevo sulla stampa e già vi ho detto che
attendibilità gli do ormai! Tuttavia pensai lo stesso a "Baffo grigio" ed a tutti quei ragazzi a Tripoli
... mi augurai che non fossero notizie vere, ...anche perchè a nessuno sembrava importare un gran
che!

Mi occupai anche di una cooperativa edilizia. Volevamo farci una casa con mia moglie, ma in Italia,
se non ci si mette in cooperativa non si trova nemmeno un palmo di terra dove fare una baracca. Le
vigliaccate che ho subito dalle Autorità Italiane anche in merito a quella vicenda, sono oggetto di
ulteriore ricorso alla Commissione Europea per i Diritti dell’Uomo, Registrate al Ricorso
n.31230/96 Procedura III°, le potrete conoscere "prossimamente quì !" non appena la Commissione
toglierà il riserbo su quegli Atti. Ma vi posso anticipare che, sulla base di falsificazioni di prove,
ottenute attraverso fotomontaggi ed un numero incredibile, quanto evidente, di false Testimonianze,
fui condannato da simili "Loro" Autorità Giudiziarie Italiane a sei mesi di reclusione e spogliato di
ogni avere ! ! !. (Ciò anche in violazione di tutti i miei Diritti Processuali di cui all’Art.523/5 del
C.p.p. "violazioni a pena di nullità!"). Potete già da subito, però, farvene un idea leggendo la
memoria difensiva corredata dei documenti, che provavano l'uso di falsificazioni di fotocopie e di
false testimonianze da parte di chi mi accusò e derubò nel 1991, approfittando di quel
"provvidenziale arresto!" cliccando su: Memoria 5-11-94 per leggere i documenti citati dovrete
aspettare che io mi sia attrezzato di scanner, vedrete che razza di porcheria sono "certi Processi" in
Italia!. Ma circa la veridicità di quanto affermo, state tranquilli, io non mento ... non sono mica un
giornalista!!!

Quest'altro Processo vergognoso, mi ha visto condannato sulla base di falsità documentali e


testimoniali, come ho ampiamente dimostrato in Appello, dove il 10 Febbraio ’97 sono stato assolto
perché il fatto non sussiste ... DOPO SEI ANNI ! ! !. Non appena potrò disporre di uno scanner,
come detto, potrete leggere tutti quegli Atti in questo web, vi renderete così conto in che mani siete
tutti ! in che mani è l’Italia ! ! !. Dopo sei anni la corte d’Appello mi ha assolto : perché il fatto non
sussiste !. Ma il nostro denaro, sottrattoci dalla cooperativa edilizia con l’inganno ... non ci è stato
ancora restituito !. C'è stato un Ricorso in Cassazione, da parte della Cooperativa e della Procura
Generale, che aveva il solo scopo di permettere ai delinquenti di avere il tempo di correre da un
Notaio e spartirsi i miei beni prima che io chiedessi il sequestro ... esattamente ciò che hanno fatto

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grazie a simili complicità!. Una vergogna dietro l’altra, si comportano come una vera banda di
predoni. E, per quanto mi riguarda, ... lo sono!

Morte del Generale Manuel Ochoa "Silverado"


Nel 1989 lessi, sul Giornale, che il Generale Manuel Ochoa era stato arrestato a Cuba per ordine di
Fidel Castro ed accusato di trafficare Droga insieme al Generale Noriega, ex Presidente della
Repubblica di Panama, detto "Cara de Pina" (faccia d’ananas in Italiano) perché aveva la faccia
rimasta butterata dal vaiolo, che aveva avuto da ragazzo. Non credetti ad una sola parola di quello
che leggevo. Pensai che un idealista come lui faceva ombra al Leader Maximo e, in una Dittatura,
questo è inaccettabile. Inoltre, ricordai quello che diceva il numero uno, circa l’attenzione riservata
dalla Lubianka alle "ombre" di Castro ed al "vizietto da capitalista" di Ochoa di portare i Ray-ban .
Senza contare che i suoi "Barbudos" lo adoravano, e l’unico modo per eliminarlo era questo : la
Diffamazione e la Calunnia. In questo "Loro" sono maestri, potrebbero dare lezioni a Belzebù e,
Noi, ... non escludevamo che lo avessero fatto, aprendo dei corsi apposta per questo! Tentai di
essere ammesso al Processo per testimoniare, mi rivolsi alla loro Ambasciata. Senza nulla osta non
potevo andare all’Havana, rischiavo di restarci come un pollo!. Non mi risposero nemmeno. Capii
che era stato condannato a morte prima ancora che iniziasse il processo.

Seppi in seguito che chiese di morire da soldato, fucilato. Ma non gli fu concesso e fu impiccato
come un bandito. Forse Voi non capirete la gravità di questo, non siete militari, ma è stato un grave
affronto !. Il classico Modulo Kennedy non poteva essere messo in atto con lui: non c’erano guerre,
o progetti di guerriglia, dove inviare Ochoa "insieme ad una soffiata!" (come da Modulo Kennedy,
modificato per Guevara). Ripescarono il prontuario "purghe di Stalin" e ne fecero un’altra: un
classico da manuale anche questo. Aveva proprio ragione il numero uno : non hanno più fantasia ...
sono davvero in decadenza !

Ma Voi, ditemi, avete mai sentito di uno spacciatore di droga che, anziché rimettersi alla clemenza
della Corte, o tentare di avere la grazia, o qualsivoglia beneficio ... pensa, invece, al suo Onore di
soldato e chiede di essere fucilato, anziché impiccato ?.

Questo era Manuel Ochoa "Silverado", Colonnello di "Cuba Libre" con Cienfuegos e Guevara
Ernesto detto el Che. Generale Comandante della "Divisione corazzata Guevara" che, in Africa
Occidentale, nella valle del Katanga, ci rese l’Onore delle armi, risparmiandoci la vita e
rispettandoci certo di più di quanto non abbia mai fatto la nostra stessa Patria! Un Pusher da
impiccare secondo Castro ed i suoi "amici". In realtà, Lui ed altri, caduto il muro di Berlino, si
illusero che anche il Regime Castrista potesse cadere ... un'illusione che pagarono cara!

Credo che in quei momenti abbia riflettuto sul suo passato di combattente per un Regime per il
quale era anche disposto a morire, ma in battaglia, non impiccato come un bandito.

(La Giustizia e la Legge)

Io, comunque, saputo dell’avvenuta esecuzione, mi recai nella spiaggia di Poglina una sera, non
visto, come un ladro che si deve nascondere e, anche a nome di tutti coloro che c’erano e sono stati
cancellati, gli resi l’Onore delle Armi. Nemmeno Lui si era mai arreso, nemmeno Lui lo aveva
richiesto, ma anche Lui, a "Nostro" avviso, se lo era guadagnato sul campo!!!

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Sentivo di doverglielo a quel Generale Cubano a cui piacevano i Ray-ban ... mi ricordai che, laggiù
nel Katanga, pensai proprio che non avrebbe avuto vita facile, ...nè lunga, oltre cortina, con quei
"vizi da capitalista!".

Pochi mesi dopo seguii la stessa sorte di Ochoa, fui vigliaccamente accusato "di nuovo", da un
sedicente "collaboratore" (... collaboratore con chi? e perchè!?) di spaccio di pochi grammi di
hashish ed arrestato, processato e condannato, da una banda di farabutti travestiti da Pubblici
Ufficiali della Repubblica Italiana, tra i quali lo stesso sottuff. L'aiola che mi arrestò nel 1980.
Ancora una volta falsificando prove e testimonianze e impedendomi di provare che di questo si
trattava!

Io però, mi sono battuto per la Democrazia ed il Diritto, non mi si è potuto assassinare, ho potuto
rivolgermi alla protezione insita nel nostro codice leviatanico e tentare di ottenere Giustizia, anche
se troppo lentamente e dopo tutte le indicibili umiliazioni sofferte.

Diffamazione e Calunnia.

<< Io però, mi sono battuto per la Democrazia ed il Diritto, non mi si è potuto assassinare, ho
potuto rivolgermi alla protezione insita nel nostro codice leviatanico e tentare di ottenere Giustizia,
anche se troppo lentamente e dopo tutte le indicibili umiliazioni sofferte. >>

Il resto è storia recente e fa parte dei miei Ricorsi alla Commissione Europea per i Diritti Umani e
delle Denunce alle Istituzioni Nazionali, ai sensi degli art.13 e 25 della Convenzione Europea, per
gli abusi e le umiliazioni che sono stato costretto a subire da Gaglioffi ed impostori. Ma, scrivere
qui anche di questo, sarebbe troppo lungo, noioso e costoso.

Forse, anzi sicuramente, in seguito, se questa iniziativa vedrà il vostro favore, vi metterò in
condizione di poter entrare, attraverso Internet, fin dentro il ventre della bestia, pubblicando tutti gli
atti dei numerosi procedimenti giudiziari di condanna in primo grado e di assoluzione in Appello,
che costituiscono la persecuzione giudiziaria che ho denunciato alla Commissione Europea per i
Diritti Umani di Strasburgo.

Potrete assistere in maniera virtuale, in prima persona, alle simulazioni di reato ed alle calunnie,
organizzate contro un cittadino inerme, da una cosca di farabutti ed i loro complici "traditori"
insinuatisi nelle Istituzioni Repubblicane. Il tutto sarà provato dagli stessi atti pubblici da "Loro"
costruiti e falsificati. Ma, per fare questo, dovrò attrezzarmi di uno scanner e, soprattutto, imparare
ad usarlo!

Ve ne anticipo una per tutte : In data 2 Marzo 1991, alle ore 12:00, fui tratto in arresto in un bar
sotto casa mia, mentre prendevo un caffè, da solo. Un "sedicente collaboratore" (in realtà un noto
spacciatore locale e confidente), colto in flagrante possesso di hashish, disse alla polizia di averla
acquistata da me, poco prima del suo arresto, in una pineta vicina. Negai il tutto (non c’era pericolo,
questa volta, che incriminassero mia madre, appena defunta, e/o mio Padre che, alla notizia della
morte di mamma, fu colto da un ictus ed era in ospedale paralizzato, tra la vita e la morte) e,
nonostante i sopralluoghi effettuati evidenziassero l’inattendibilità delle accuse e l’impossibilità di
commettere quelle azioni, così come il "sedicente collaboratore" aveva raccontato, fui portato in
carcere. Il Commissario Malloni, il Brigadiere L'aiola ed altri tre agenti di polizia, avevano firmato
la relazione di Servizio, 2 Marzo 1991, con la quale "Davano Atto" di avermi visto, con la mia auto
e con Carta Vincenzo (il collaboratore) a bordo, recarmi nella pineta (indicata dal pentito) passando
da una strada che non era, in alcun modo, transitabile ... come risultò agli stessi agenti, con i
sopralluoghi !. Questo rese attendibili, per il Tribunale, le accuse del Delinquente calunniatore .

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Pochi giorni dopo, esattamente il 6 Marzo 1991, nella cella dove ero stato rinchiuso, potei leggere,
sui giornali locali, Nuova Sardegna e Unione Sarda che ero stato arrestato in una pineta ; in
flagranza di reato ; con la droga ancora in tasca : ...mentre la spacciavo al "confidente", il quale, a
quanto leggevo sui giornali, ... non appariva più essere stato colto in possesso di alcunchè ! ! ! La
droga (5 grammi di hashish) sarebbe stata addosso a me e sulla mia auto ! ? (ancora una volta la
stessa trappola ... sono davvero in decadenza!!!). Protestai vivamente e denunciai per diffamazione
a mezzo stampa i giornali e le TV locali, ma, a tutt’oggi, dopo sei anni, nulla è stato fatto, (alla
faccia dell’obbligatorietà dell’azione penale !). Eppure, che quelle notizie erano false, lo sapevano
bene anche i Magistrati che mi arrestarono e condannarono ! - ... Davvero un potere immenso
quello della stampa ! ! ! - ripensavo in carcere.

Nel Maggio 1994,esattamente il 16, presentai un Esposto sul comportamento di quei Giornali
all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, ma non mi risposero nemmeno. Lo presentai in copia per
conoscenza anche al Capo dello Stato, al Ministero di Grazia e Giustizia ed alla Commissione
Europea. Le "Autorità Nazionali" rinviarono a Giudizio me per Calunnia a Roma!?.

La Commissione Europea, dopo aver ottenuto l'Archiviazione di uno dei due Procedimenti per
Calunnia sul medesimo Esposto del 23 Luglio '93: perchè era una chiara violazione dei miei Diritti
fondamentali di cui agli Art. 25 e degli accordi di Londra del Maggio 1969, sta esaminando
attualmente la violazione dei miei Diritti fondamentali di cui all'Art.13 della Convenzione. Tutta
questa parte della vergogna (non certo la mia!) che vi racconto, la potete leggere sul Collegamento
ipertestuale che chiamo: Roma VI°

Non vedendoci chiaro nel Rinvio a Giudizio per Calunnia, chiesto dal P. M. della Procura di Roma,
Dr. Buchicchio, ed ottenuto il 17-11-94, dal G.I.P. di Roma Dr. Pazienti (in mia assenza, peraltro,
come leggerete, giustificata), ho inviato un documentato Esposto (l'ennesimo!) alla Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Perugia (competente ad indagare sull'operato della Magistratura
Romana), chiedendogli di voler aprire un indagine finalizzata a verificare quali fossero le reali
ragioni del rinvio a giudizio per calunnia del sottoscritto ... quando, con le stesse produzioni
documentali e testimoniali allegate all'Esposto inviato alle massime autorità nazionali ed Europee,
dimostravo che il calunniato ero io!. Calunniato da tutti coloro che, invece, la Procura di Roma, in
persona del Dr. Buchicchio, identificava come parti offese ... da me!?. Inoltre, chiedevo di sapere
che fine avessero fatto tutte le documentazioni probatorie allegate all'Esposto e delle quali non si
faceva menzione nel rinvio a giudizio suddetto, ipotizzandosi perciò il reato omissione di Atti
d'Ufficio e favoreggiamento nella simulazione dei reati e delle calunnie che avevo subito e
denunciato. Potrete capire meglio quest'altra vicenda leggendo il capitolo relativo nel collegamento
ipertestuale riguardante Perugia

Tutte le notizie riguardanti le mal'azioni dei Processi riguardanti il sedicente "Collaboratore" Carta
Vincenzo le potete apprendere meglio nell’allegato "Revisione" e, quando sarà possibile, in tutti gli
altri Ricorsi alle Autorità Europee. Non temo smentite in quanto si tratta di Atti Giudiziari dal
tenore indubbio. Anche se, nell’ombra, certe "Loro" autorità, mi hanno dimostrato di essere capaci
di tutto.

Fu Gesù Cristo a dire: "Chi fa il male teme la Luce e la sfugge ... perchè nella Luce si scoprono le
sue opere!" Povero Cristo, Lui doveva saperne qualcosa di certe canaglie che agiscono nell'ombra!

L'Ultima Missione.
In questi ultimi tempi poi, in televisione, vedo persone mai viste che "convegnano" su Gladio e
chiedono al Presidente Scalfaro la riabilitazione per i Gladiatori (!?). Chi mai l’avrebbe chiesta una

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cosa simile? ! Ancora insulti, ancora umiliazioni. Di che cosa dovremmo essere riabilitati Noi, di
esserci fatti usare come bestie da macello? ! .

Io mi batto da solo, contro tutti costoro, per riavere il mio Onore. Offeso dagli abusi del Potere di
certi mafiosi per i quali ci siamo battuti sui campi di battaglia di mezzo mondo, con l’unica
attenuante che non sapevamo chi fossero!.

Noi eravamo in buona fede! (... e siamo tutti morti! Nex Naturae)

Preciso che io non lascerò l’Italia senza prima aver portato a termine questa mia ultima missione.
Ne va del mio Onore, ed io ci tengo.

Ma per il mio futuro, spero più immediato, non vedo altra soluzione se non la richiesta di asilo
politico ad un paese ancora Democratico. Una volta dimostrata la persecuzione giudiziaria
attraverso le giuste Sentenze della Commissione Europea che ormai non dovrebbero tardare, potrò
usufruire di quanto è garantito dall’art. 14 della Convenzione di New York del 10 Dicembre 1948 e
cercare Asilo dalla persecuzione in un altro paese. Qui sono rimasto solo e non è più la mia Patria.

Senza nulla togliere ai meriti di quei Magistrati che coraggiosamente mi hanno assolto, a dispetto
del linciaggio a cui ero sottoposto dagli organi d’informazione e dai corrotti e dai calunniatori che
falsificarono prove e testimonianze per eliminarmi e derubarmi, affermo che ciò che ho vissuto e
subito non si può dimenticare. Inoltre ... tutta la banda di farabutti io l’ho denunciata, già nel 1991,
documentando le mie accuse. Sapete il seguito che hanno avuto in Italia ? ...Il mio rinvio a giudizio
per calunnia e per ben due volte sullo stesso Esposto, inviato alla Commissione Europea ed al
Presidente Italiano ai sensi dell’art.13 e 25 della Convenzione Europea ! Uno, come detto, è stato
Archiviato per Disposizioni della Commissione Europea il 18 Aprile 1996, perché ledeva i miei
Diritti fondamentali di denunciare abusi e corruttele ; per l’altro si terrà l’ultima udienza a Roma,
sesta sezione Penale, il 18 Giugno 1997(N.d.R. è stato rinviato su richiesta del P.M al 17 Novembre
'97 e, il 17 Novembre, ancora una volta senza darmi la possibilità di contestare in udienza e
personalmente le accuse, come fatto obbligo a pena di nullità dall'art. 523 -5 C.p.p. sono stato
condannato, come potrete leggere al capitolo "Romavies.htm", in maniera non meno vergognosa
delle altre!). Ciò nonostante le prove autentiche e le testimonianze a riprova che ho denunciato il
vero, altro che calunnie ! ... Potrei mai considerare, questa, ancora la mia Patria ? ! ... e Voi?!

Non cerco rifugio, nè protezione, solo una nuova Patria degna di questo nome. Per me è essenziale
vivere secondo gli ideali in cui credo e tra persone che li condividano. Ho infranto il Giuramento di
non rivelare mai la mia identità, ma sono rimasto solo e ho presunto che quel Giuramento, ora, non
ha più senso.

Inoltre, forse, quanto ho denunciato nei Ricorsi alla Commissione Europea per i Diritti e le Libertà
fondamentali dell’Uomo di Strasburgo, potrebbe essere utile ad ottenere a mia moglie e mio figlio
una nuova Patria in cui credere.

Oltre servire lo scopo che vi ho dichiarato, di non permettere che di noi resti solo quello che i
corrotti servi dei Tiranni hanno scritto e detto.

Buona fortuna a tutti. In fede Vostro : G.71 VO 155 M.

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N.B : Questa è una storia vera, ma i nomi dei protagonisti e di alcuni luoghi sono stati modificati in
osservanza degli obblighi alla riservatezza di cui all’art.33 della Convenzione Europea.
L’inosservanza di tali obblighi renderebbe irricevibili tutti i Ricorsi suddetti ! Quindi, ogni
riferimento a fatti e persone esistenti è da considerarsi omonimia puramente casuale. Le identità dei
protagonisti saranno rese note prossimamente qui, pubblicando interamente tutti gli Atti dei
Processi subiti, di condanna e di assoluzione, che provano la persecuzione denunciata nei Ricorsi
alla Commissione Europea per i Diritti Umani citati, di cui al presente elenco :

Ricorso n.31230/96 Procedura III°. 1) Ricorso riguardante la soc. cooperativa edilizia Turrimanna e
l’opera di saccheggio subita sui beni personali e familiari con perdita dell’alloggio già assegnato
grazie alle provate falsificazioni di Atti pubblici, nonché l'appropriazione delle mie quote per
£57.000.000 dal 1991: Violazione dell’art.6 Convenzione Europea e art.1 del protocollo addizionale
1. L'Italia dovrà giustificare il suo operato entro il 13 Giugno '97 ... vi farò sapere! .Oggi, 25 luglio
'97, Lo ha fatto ... dicendo che:" le violazioni ci sono state, ma le facciamo a tutti, non solo a Lui!"...
non ci credete? le leggerete, appena possibile, qui! ... anche io non volevo credere a quello che
leggevo, ma è tutto vero purtroppo!. Il 10 Febbraio 1997, come già detto, difeso dall'Avv. Concas
Pier Luigi del Foro di Cagliari, sono stato assolto anche di queste simulazioni perché il fatto non
sussiste! Il 2 Ottobre, il Giudice Istruttore della causa Civile Arconte-cooperativa Turrimanna,
attraverso la quale tento, dal 1991, di rientrare in possesso dei miei beni sottrattimi dai lestofanti
attraverso le calunnie e le simulazioni denunciate, mi ha concesso il sequestro di beni alla
cooperativa a garanzia delle restituzioni dovutemi spese e danni ...meglio tardi che mai!, ma nel
frattempo, i lestofanti, aiutati dai rinvii del Tribunale, si sono assegnati le case in proprietà ...anche
la mia! ed hanno prelevato ogni denaro dalla Banca!. -- Il 22 Ottobre '97 La Commissione Europea
dei Diritti Umani ha accolto i tre Ricorsi contrassegnati dal numero 31230/96 Procedura I° II° e III°
dandomi tempo fino al 12 Dicembre '97 per quantificare i danni materiali, morali e le spese
sostenute per far correggere l'errore e la violazione sia davanti alle Autorità giudiziarie Italiane che
sul piano Europeo, che ritengo equo richiedere in risarcimento. Sto procedendo in tal senso. Il 20
Maggio 1998, la Commissione Europea mi comunica di aver preso la definitiva decisione di fare
rapporto al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa sulla violazione dei miei Diritti
fondamentali sulle tre procedure suddette.

Ricorso n.31230/96 Procedura II° 2) Ricorso riguardante la condanna di primo grado del Processo 8
Marzo 1993, per le accuse di spaccio di hashish a C.V e di calunnia, fatti avvenuti nell’Agosto
1991, ed assoluzione in corte d’Appello in data 14 Novembre 1995, per non aver commesso il fatto
dal capo a ; e il fatto non sussiste dal capo b Violazione dell’art.6 della Convenzione Europea.
L'Italia è stata invitata a giustificare il suo operato entro il 13 Giugno 97... vi farò sapere! (La stessa
Risposta come sopra!). Sono stato difeso in Appello dall'Avv. Concas Pier Luigi. In data 11 Agosto
1997, ho presentato Istanza di risarcimento danni alla Corte d'Appello di Cagliari, come previsto
dalle nostre leggi all'Art. 542 e 427 C.p.p., chiedendogli che i Carabinieri ed il loro collaboratore
(collaboratore a fare che?!) Carta Vincenzo, fossero condannati al risarcimento dei danni causatimi
dalle loro simulazioni e calunnie ...non ho ancora avuto alcuna risposta. Tale Istanza l'ho allegata
anche agli Atti del Ricorso alle Autorità Europee, ...Vi farò sapere! (Idem come sopra!) - In data 28
Ottobre 1997, La Corte d'Appello di Cagliari, 2° Collegio penale, riunita in camera di consiglio e
composta dai magistrati: Presidente Dr. Pietro Corda; Consigliere Dr. Mario Biddau; Consigliere
Dr. Salvatore Fundoni ha Deliberato che la legge Italiana non prevede risarcimenti a chi è stato
Assolto in Appello dopo condanne di primo grado!? Ciò è falso, la Legge Italiana attualmente in
vigore dice esattamente ciò che potete leggere sul Codice penale e di Procedura penale agli articoli
succitati. Così Deliberando, la Corte d'Appello di Cagliari, mi nega un Diritto al risarcimento dei

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danni subiti ad opera di chi mi ha perseguitato noncurante di quanto disposto dalle Nostre Leggi e
dalle Convenzioni Internazionali!

Ricorso n.31230/96 Procedura I°. 3) Ricorso riguardante la Sentenza di assoluzione del 10 Maggio
1994 per non aver commesso il fatto : spaccio di hashish, a V.V. reati che secondo l’accusa avrei
commesso nel 1984 e fino al 1986 ! ?. Violazione dell’art.6 CEDU. Anche per questa procedura
l'Italia deve giustificare il suo operato entro il 13 Giugno '97... vi farò sapere! (La stessa risposta
come sopra, ... però, che vergogna!). Anche per questa ulteriore simulazione di reato sono stato
difeso dall'Avv. Concas Pier Luigi. (Idem come sopra!). Per questa Procedura di Assoluzione "per
non aver commesso il fatto" già in primo grado, la Legge Italiana, effettivamente, non prevede
alcuna forma di risarcimento se non c'è stata carcerazione preventiva e, anche in quel caso risarcisce
i danni in misura variante tra le "cinquanta e le settantacinquemila lire" per ogni giorno di
detenzione!?. Tanto vale la vita e l'onore di un cittadino Italiano per "Loro"; naturalmente questo
non vale per "Loro" che si risarciscono danni, stipendi ed indennità, milionari ...quando non
miliardari! ...Povera Italia!!!

Ricorso 22873/93 per l’arresto e la condanna per le accuse di C.V del 2 marzo 1991. Della vicenda
è in corso anche il processo di Revisione su mia Istanza, cosa che posso allegare perché si legga di
che altra vigliaccata si tratta. E’ all’attenzione della Cassazione Italiana. Violazione dell’art.6
CEDU . Puoi leggere tutta la vicenda al capitolo "Diffamazione e Calunnia" Le ultime notizie su
questa Procedura di Ricorso (del 21 Giugno 97) dicono che la Commissione Europea ha ritenuto
fare rapporto al Consiglio dei Ministri del Consiglio d'Europa, attendo di riceverlo, ma non potrò
Pubblicarlo fino a che la Corte Europea non lo avrà esaminato "a pena di inamissibilità!" ... ed io ci
tengo molto ad andare davanti alla Corte Europea come controparte dell'Italia ... beninteso di questa
Italia!. La Commissione Europea mi ha già fatto sapere che, in base al nuovo Protocollo n.9, mi
verrà riconosciuta pari dignità dell'Italia ed in quella sede ... parlerò, finalmente, anche a nome dei
miei commilitoni caduti e cancellati, sarò anche la Loro rabbia, la rabbia di chi c'era ed è stato
cancellato! In data 118 Febbraio 1998, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, in virtù
dell'art. 32 della Convenzione Europea, ha definitivamente dichiarato che, nel Ricorso 22873/93
Arconte contro Italia, l'Italia ha violato l'art. 6 della Convenzione Europea e proseguirà l'esame del
presente affare, conformemente all'art. 32 in vista dell'adozione della risoluzione finale.
Autorizzandone la pubblicazion, effettuata, l'8 maggio 1998, dall'Unione Sarda
http://www.unionesarda.it in cronaca di Oristano.

Ricorso PX 0262 , con il quale protesto per il mancato rispetto di parte dei miei beni, da parte delle
autorità giudiziarie Italiane, che hanno permesso con la loro inattività (recita la delibera della
Commissione Europea del 12 Aprile 1996) che i "voleurs" (ladri) sottraessero i miei beni.
Violazione dell’art.6 CEDU e dell’art.1 del protocollo addizionale.

Ricorso PX 0263, con il quale protesto il mancato rispetto di un altra parte dei miei beni dalle stesse
autorità. Violazione dell’art.6 e dell’art.1. Ricorso PK 1551, con il quale protesto sempre per il
mancato rispetto dei miei beni da parte delle stesse autorità. Il tutto, con il Ricorso PH 9888
dimostra il saccheggio dei miei beni di famiglia.

Ricorso n.34235/96. Ricorso chiuso da un accordo, vista l’inattività delle autorità giudiziarie
Italiane, per evitare che, in attesa di un intervento giudiziario, la mia famiglia finisse a vivere di
stenti. Tali Atti possono essere pubblicati da subito in quanto il riserbo di cui all’art.33 non c’è più.
Ma ho chiesto che la Corte di Giustizia Europea proceda contro l'Italia per la persecuzione
giudiziaria che Le ho denunciato, esaminando insieme tutte queste vessazioni elencate.

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Affaire Arconte c. Italie (86/1997/870/1082) - In data 19 Settembre 1997, la Corte Europea
(http://www.dhcour.coe.fr) mi informa di aver Registrato il mio Ricorso per la persecuzione
giudiziaria ingiusta a Lei lamentata conseguente a tutti i Ricorsi davanti alla Commissione Europea
succitati che, a loro volta, sono conseguenti a tutte le azioni giudiziarie subite dalle Autorità Italiane
che (recita la Decisione della Commissione Europea in data 12 Aprile 1996):" a causa della Loro
inattività hanno permesso ai voleur (ladri) di continuare a sottrarmi, indisturbati, i miei beni!!!". In
data 10 marzo 1998, la Commissione Europea mi da atto ufficialmente, con una sua raccomandata a
ricevuta di ritorno,che nei numerosi ricorsi che mi riguardano esiste una "persecuzione" di cui è
perfettamente informata, ma, essa, è compresa nelle precedenti pronunce a mio favore già adottate
dalla Commissione: "...Tuttavia, se richiedo una pronuncia specifica sul punto "persecuzione", dalla
Commissione, La invito a farcelo sapere ..." scrive il Segretariato il 10 marzo '98; naturalmente ho
richiesto un pronunciamento ufficiale sul punto persecuzione e la violazione dei Diritti garantiti
dall'articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e della Convenzione Europea
ed è stato accolto il Ricorso n. 40878/98 Arconte contro Italia, comprendente tutti quelli già accolti
e per cui l'Italia è stata già condannata.

Da tutti gli atti qui citati vi potrete rendere personalmente conto che fine ha fatto il Diritto e che
cosa si intende con : Impero del male ! ... così lo chiamava Ronald Reagan, Presidente U.S.A e che ,
l’Impero del male, ha esteso i suoi confini ben oltre la vecchia "cortina di ferro".

La Civiltà Democratica Occidentale si regge sul Diritto. Caduto questo ... tutto è perduto !

Ma, non fu colpa delle nostre armi, bensì della codardia e della corruzione di un intero popolo che
tollera tutto questo senza ribellarsi ... o forse è solo per ignoranza, il che è pure peggio !.

Antenati.
Atene: nasce la Democrazia.

Millenni orsono, i nostri antenati, Padri fondatori dell’Occidente Democratico, si ribellarono ai


Tiranni che vivevano nel lusso tassando ed affamando il popolo e li cacciarono dalla loro città :
Atene. Si diedero un governo scelto dal popolo e studiarono un codice di leggi che tutti dovevano
rispettare. Roma proseguì su questa via e perfezionò quei codici e quelle leggi, che chiamarono
Diritti. Il Diritto era, al fine, un sistema studiato per sconfiggere la miseria e portare l’Umanità fuori
dalla barbarie, a non vivere da bruti, ad evolvere ed a progredire. Iniziò così la storia dell’Occidente
Democratico che si fondava sul Diritto e sul Merito.
(Sogno di farfalle)

Ma era un sistema tanto forte agli attacchi esterni, quanto fragile al suo interno. Infatti, bastava che,
con la corruzione, il potere nella società Democratica finisse in mani "ingiuste" perché tutto
crollasse e finisse di nuovo in miseria ! nell’abbrutimento dei primordi ... nella barbarie !

Dicevano gli antichi : Chi lascia che l’ingiusto sieda nel posto che è del Giusto, merita di
sprofondare nell’abisso ...della Barbarie. Questo mi fece capire perché dove la società del Diritto
cadeva, arrivava la miseria, il degrado morale e sociale ... la barbarie, e paesi potenzialmente
ricchissimi in materie prime ... come l’Angola, finissero a distruggersi in odi razziali e guerre
etniche e, nel giro di pochi anni, a dipendere dagli aiuti alimentari ... sempre Occidentali ! per non
morire di fame.

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Ditemi, Voi che leggete, andò verso un futuro di "luminoso progresso", il popolo Cambogiano, con
il "Rivoluzionario Maoista" Pol Pot?: noi lo combattemmo e, fin da subito, lo definimmo un
Tiranno e un criminale contro i Diritti Umani!

(Le Meduse e l'Abisso)

Ditemi quanto "luminoso progresso" portò al popolo Vietnamita la rivoluzione dei Viet-Kong ... e
forse falso che, ridotto alla fame ... dopo venti anni di malgoverno, oggi chiede aiuto all'Occidente
Democratico ed agli stessi Stati Uniti d'America?!

Io spero che li avrà, lo merita. Ho conosciuto un popolo capace di grandi sacrifici per ottenere il
Diritto di essere rispettato, in quanto popolo, e veder riconosciuto il suo Diritto all'Indipendenza ed
all'autodeterminazione. Noi, però, combattemmo i nemici dei popoli, di tutti i popoli, anche di
quello Viet: i Tiranni, quei Tiranni capaci di ogni bassezza e di ogni travestimento, pur di ottenere
lo scopo di sfruttare i popoli e di vivere alle loro spalle. Noi abbiamo denunciato il tragico inganno,
ai danni del popolo Vietnamita, da parte dei suoi Tiranni di sempre e la vera storia della guerra del
Vietnam e della faida "Nguyèn", fin dal 1975. Anche per conto di Capo Long, da sempre in fuga
davanti ad uno Nguyèn in arrivo, ma senza mai perdere la fede e la speranza in un futuro di Libertà
e di Giustizia che solo la Democrazia può garantire. Auguro ai suoi discendenti che quel futuro sia
giunto ... se lo sono guadagnato! Ed al popolo Cubano, quanto "luminoso progresso" ha portato la
"Revolucion di Castro?". E' storia recente vedere come sono ridotti. Ma non poterono vederlo
quanti si sono battuti per quest'altro grande inganno: Cienfuegos, Guevara, Ochoa e chissà quanti
altri ignoti che capirono ... sono stati tutti uccisi, assassinati!!! Anche questo Noi lo avevamo detto
... forse è per questo che siamo stati cancellati?!

Ed i popoli del Medioriente, quelli ingannati dai Marxisti e quelli ingannati dagli Integralismi
Religiosi, quale "luminoso progresso" hanno conosciuto dopo le Rivoluzioni che hanno
combattuto?. Paesi ricchissimi in materie prime che mostrano un popolo denutrito che si trascina la
vita tra gli stenti. Quale luminoso progresso ha conosciuto l'Iran dello Scià di Persia con l'avvento
degli Ayatollah?. Noi dicemmo fin da subito dopo l'operazione Aden che il Regime Tirannico a cui
lo Scià costringeva il popolo Iraniano dal colpo di Stato del 1953 (organizzato dalla CIA), avrebbe
portato a conseguenze imprevedibili, ma quel rapporto era datato '75.

Quale progresso luminoso ha portato alla Corea del Nord la "Rivoluzione Proletaria"? Oggi sono
alla fame, mentre la Corea del Sud, stesso popolo e stessa cultura all'origine, è una potenza
economica.

E la Cina del "Mandarino proletario" Mao Tsè Tung che, di pensierino in pensierino, ha macellato
tutti coloro che non la pensavano come lui ... o forse, semplicemente, non capivano i suoi
pensierini, quanto luminoso progresso ha avuto?. Prima delle riforme volute da Deng Xiao Ping
(sopravvissuto al macellaio, anche se più volte portato nel macello) erano ridotti a vivere di chicchi
di riso. Ma la Cina di Formosa, con il nome di Taiwan, è una potenza economica come, del resto,
Hong Kong ... stesso popolo e stessa cultura! La Storia più recente ci ha fatto sapere che, ancora una
volta, sono stati minacciati di invasione dalla Repubblica popolare Cinese. Da sempre costretti a
vivere l'incubo di un invasione da parte dei "Democratici" proletari della Repubblica Popolare, sono
riusciti comunque a costruire, dalle rovine della guerra civile e dell'esodo a cui li costrinse il
"Grande Timoniere", una potenza economica ed industriale tecnologicamente avanzata. Da grande
ammiratore della millenaria civiltà Cinese, non dovrei capire come sia potuto accadere che la Cina
sia caduta dalla sua stessa civiltà. Ma, in realtà, lo capisco benissimo! I motivi sono sempre gli
stessi ... la corruzione, nessuno crede più nei valori creativi, tutti sono in vendita, anche i voti! ... e
giunge la fine.

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Come dicevano gli Antenati: chi lascia che l'ingiusto sieda nel posto che è del giusto ... merita tutto
quello che gli accadrà!. Io non smetto di sperare di poter vedere di nuovo, in questa vita, la grande
Cina in piedi e non solo come potenza militare. Chiederò al "Ching" se pensa che questo potrà
accadere ... Lui lo sa!

Ching ha risposto 37 "La Casata", un solo sei al secondo posto: "Ella non deve seguire il suo
capriccio. Deve provvedere all'interno per il Cibo. Perseveranza reca salute!"

...Auguri Grande Cina.

E che dire dei popoli dell'Europa dell'Est?. La nostra stessa cultura, Europei come noi, perchè sono
ridotti alla fame?; hanno un territorio molto più ricco in materie prime di noi; hanno giacimenti
enormi di Petrolio, Oro, Diamanti, distese sconfinate di terre coltivabili ... perchè sono in miseria,
perchè questo degrado?.

Nel rapporto successivo alla operazione Leningrado denunciavamo la repressione brutale da vera
Tirannia a cui erano sottomessi i popoli, nostri fratelli, dell'Eurasia. Nello stesso rapporto, i nostri
contatti d'oltre cortina, denunciavano che, i Tiranni, si preparavano all'Olocausto Nucleare
costruendo un rifugio Atomico sotto Mosca nel quale trovare riparo per se e per i loro familiari ed
accoliti, infischiandosene del popolo. Così come se ne infischiavano del fatto che il popolo viveva
di stenti, tra i ghiacci Siberiani, nelle fabbriche o nelle miniere, per mantenere "l'apparatcic" di uno
Stato sempre più enorme e sempre più inutile. ... Non vi ricorda niente questo?

Non credete che, alla fine, la verità sia semplicemente che non ci sono più di due sistemi di governo
possibili: quello Democratico di un popolo maturo che pretende il rispetto dei suoi Diritti e, primo
fra tutti, di non essere sfruttato oltre ogni limite per mantenere inutili bighelloni impadronitisi con
l'inganno dei pubblici poteri; e quello delle Dittature, non importa travestite da cosa, che questi
Diritti negano ad un popolo che non è maturo per pretenderli, capire e ribellarsi alla Tirannia. Cioè
la scelta di sempre: Occidente Democratico o Oriente Totalitario , Atene o Sparta ... Democrazia o
Dittatura!

Ma è una libera scelta, che si fa ogni giorno, ogni volta che si denuncia un abuso e non si tollerano
soprusi e privilegi ... ed anche ogni volta che, invece, si fa finta di non vedere ... di non sentire.

Così si poterono approvare Leggi criminali contro i Diritti dell'uomo, nell'indifferenza dei più; così
si poterono trasportare, su vagoni piombati, interi popoli diretti nei campi di sterminio;

Così si potè andare, casa per casa, a raccogliere i dissidenti da deportare in Siberia per le
"rieducazioni", o deportare interi popoli, da un territorio ad un altro, sulla base delle follie e dei
capricci del Tiranno di turno ... come dite?... storia vecchia!?... Pol Pot l'ho conosciuto anch'io e
l'annientamento del popolo Cambogiano è storia di non più di vent' anni orsono. Ma, è storia
vecchia la Cecenia?, ... la Bosnia? Sono storie vecchie le notizie di eccidi efferati da parte di
qualche Tiranno?.

Io ne sento molti anche in questi giorni. Ma, elencarli quì, non mi sembra occorra e sarebbe
retorica, visto che nulla posso, ormai, per impedirli. Posso, invece, combattere efficacemente la
Tirannia per non sentirmene complice e lo faccio, con tutte le armi che la Democrazia in cui credo
mi consente: non tellerando abusi e soprusi, facendo quanto mi è possibile per screditare i Tiranni o
aspiranti tali. Tentando così, di impedire che crescano e si rafforzino fino al punto di poter
ricommettere le efferatezze di sempre.

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Anche questo che stai leggendo è un modo di contrastarli!

Il primo dei Diritti fondamentali che ha caratterizzato la differenza tra l’Oriente Totalitario e
l’Occidente Democratico è il rispetto della proprietà privata, di quell’art.1 del protocollo
Addizionale della Convenzione Internazionale dei Diritti Umani che l’Italia ha più volte violato
contro di me, ... ma solo contro di me ? !.

Solo il pieno ripristino dei Diritti Democratici e delle Libertà fondamentali dell'Uomo può fermare
il degrado Economico, Sociale, Morale e Politico a cui state assistendo indifferenti e restituirci il
bene perduto!

(La cornucopia)

Dalle vicende che ho vissuto, e che solo in parte ho potuto riassumervi, posso dire che ho assistito
alla caduta del Diritto anche qui, in Italia e quel che è peggio, tra l'indifferenza generale.

Per quelle che sono state le mie esperienze nel mondo posso dire : "La storia si ripete, Roma è
caduta di nuovo, sarà di nuovo invasa dai barbari e, ancora una volta, a causa della sua corruzione
!". Ma, attenti Voi che pensate che non possa riaccadere, perchè sta già riaccadendo e, nonostante la
speranza che ancora, malgrado tutto, continuo a nutrire, forse, in realtà ... è già troppo tardi!

Nessuno prende lezioni dalla storia, ... queste cose hanno perduto la mia Patria.

"O mia Patria si bella e perduta ... !"

Io, però, non mi arrendo ne mi arrenderò mai !. Se tutto è davvero finito così, se non ci sarà ritorno
per Voi tutti da ... "oltre cortina", ancora una volta non sarà stata Nostra la colpa. Io ho fatto tutto il
mio dovere per la mia Patria, ... la Patria del Diritto !. Anche quello di non tollerare abusi e di
denunciarli, con fede e coraggio ... anche da solo contro tutti, come è sempre stato del resto ! ... Io
tornerò anche da quest' ultima Missione, l’ultima, ... la più difficile ! AVE... ! ! !

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