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LA PERPETUATIO IURISDICTIONIS

Tale problema ha a riguardo la questione dell’attribuzione della competenza e della giurisdizione: il momento
determinante ai fini della loro attribuzione ad un giudice (= ufficio giudiziario).

Art. 5 c.p.c.: giurisdizione e competenza si determinano con riferimento alla legge vigente e allo
stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda.
Restano irrilevanti:

- Successivi mutamenti della legge;


- Successivi mutamenti dello stato di fatto.

Questo è il principio della perpetuatio iurisdictionis!


Lo ius superveniens rileva solo nel caso in cui esso dia luogo alla immediata soppressione dell’ufficio
giudiziario presso il quale pende la causa. Parimenti rilevano norme di giurisdizione o competenza dichiarate
incostituzionali dal giudice delle leggi.

Dottrina distingue:

- Giudice adito correttamente al momento di Si applica l’art. 5 c.p.c.


proposizione della domanda

- Giudice divenuto competente/che ha giurisdizione NON si applica l’art. 5 c.p.c.


della causa a seguito del mutamento di diritto/di fatto

Tale distinzione, prevalente in dottrina, fa salve ovvie esigenze di natura processuale.

REGIME DELL’INCOMPETENZA

art. 38 c.p.c.: l’incompetenza si rileva d’ufficio o eccependola.


Eccezione d’incompetenza = si solleva a pena di decadenza nella comparsa di risposta depositata
nei termini di costituzione in giudizio (= entro 20gg precedenti alla data della udienza di comparizione fissata
nell’atto di citazione bzw. nel decreto di differimento dell’udienza emesso dal giudice istruttore).

Se si eccepisce competenza per territorio derogabile = indicazione in positivo del giudice competente. No
indicazione positiva? = eccezione come non proposta!

Rilievo d’ufficio = non ha ad oggetto la competenza per territorio derogabile, che è prerogativa del
convenuto. Entro la prima udienza di trattazione! Dopo il vizio è sanato ed irrilevante.
La questione di competenza è decisa secondo le norme dettate per la fase decisoria con provvedimento nella
forma dell’ordinanza o della sentenza (= competenza decisa unitamente al merito) che possa definire il
giudizio.

L’art. 38 c.p.c. non prevede un’autonoma istruttoria di competenza:

- Ciò che risulta dagli atti e assunzione di sommarie informazioni.


Dichiarativa = sentenza non definitiva del giudizio.

Pronuncia sulla competenza

Declinatoria = definisce il processo dinanzi al giudice adìto.

Si impugna con regolamento di competenza oppure con ricorso per Cassazione qualora la competenza sia
stata decisa unitamente al merito della causa.

Effetti della pronuncia:

- Riassunzione del procedimento dinanzi al giudice ad quem entro il termine stabilito dal giudice a
quo;
- Conservazione degli effetti della domanda originaria con la continuazione del giudizio;
- Incompetenza per materia e territorio inderogabile sono oggetto di regolamento di competenza
sollevato d’ufficio dal giudice ad quem davanti alla Corte di Cassazione;
- In tutti i casi di competenza che non sia competenza per materia o per territorio inderogabile il
giudice ad quem non può spogliarsi della causa! (Questione di tutela della parte e di economia
processuale).

La mancata riassunzione della causa da naturalmente luogo alla estinzione del procedimento.

REGIME DEL DIFETTO DI GIURISDIZIONE

Art. 37 c.p.c. = rapporto giudice ordinario – giudici speciali e giudice ordinario – pubblica
amministrazione. È rilavabile, anche d’ufficio, in qualsiasi stato e grado del processo.

Sezioni Unite = solo all’interno del primo grado. Senza censura espressa in merito il giudice della cognizione
si affida al giudicato implicito.

Art. 11, l. 218/1995: limiti della giurisdizione italiana. Rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado
del processo:

- Convenuto rimasto contumace;


- Azione reale relativa a beni immobili siti all’estero;
- Giurisdizione italiana esclusa in virtù di una norma internazionale.

Il convenuto costituito esclude rilevabilità d’ufficio. Egli la propone nel suo primo atto difensivo (anche se
costituitosi tardivamente) finanche in appello.
TRANSLATIO IUDICII GIUDICE ORDINARIO-GIUDICE SPECIALE

Art. 59, l. 69/2009: continuazione del processo a seguito di sentenza declinatoria della giurisdizione
del giudice ordinario presso altra giurisdizione italiana.

Qualunque giudice dichiari difetto di giurisdizione deve indicare il giudice nazionale munito di giurisdizione.
Se la domanda è riproposta a tale giudice entro 3 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza
declinatoria, il processo continua dinanzi a tale giudice:

- Sono fatti salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda;


- Sono ferme preclusioni e decadenza già intervenute prima dell’instaurazione del processo e
riguardanti la proposizione della stessa domanda;
- Il giudice la cui giurisdizione si afferma può investire d’ufficio le Sezioni Unite della questione.

Scaduto il termine il processo naturalmente si estingue.