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L’EVOLUZIONE DELLA TROMBA

L’origine della tromba è sempre stato un argomento molto dibattuto. Infatti gli storici, pur
mancando di fonti storiche e di conseguenza procedendo per intuizione, sono tuttavia concordi nel
ritenere nelle sue origini antichissime.

Canna, legno, avorio, argilla e cristallo, sono alcuni dei materiali con cui questo strumento è stato
costruito nel corso della storia dai vari popoli che si sono succeduti. Numerosi studiosi sostengono
che i popoli primitivi, nel rendere omaggio ai propri defunti, utilizzassero oggetti tubolari molto
larghi e rudimentali attraverso i quali si soffiasse per produrre i suoni rudimentali e tonanti sonorità.
Queste vennero chiamate trombe tubolari. Questi oggetti erano associati ai riti tribali, in special
modo a due dei momenti più importanti della vita adulta maschile.

Un’altra teoria sostiene che questi oggetti siano derivati dalla lavorazione di vari molluschi marini:
tre i principali che vengono utilizzati per ricavare i strumenti da suono. Ci riferiamo al triton, ossia
un buccino; la cassis (casco), con uno spesso peristoma, usata anche per fabbricare cammei; lo
strombus, con un corto apice aguzzo e anfratti circoli muniti di punte. Ancora oggi è il più familiare
alle popolazioni europee.

Alcune testimonianze ci spiegano come un semplice corno animale potesse diventare per gli antichi
uno strumento a tutti gli effetti: attraverso l’apertura del foro del pezzo d’avorio, infatti, si andava a
determinare l’intonazione di questi primi strumenti rudimentali.

Ma quale lo scopo del corno? In Africa, i corni sono adoperati in tante occasioni: vengono utilizzati
durante gli incantesimi degli stregoni, invitano alla danza, l’iniziazione, la caccia, il divertimento.

1. IL MEDIOEVO

Nei primi anni del Medioevo si distingue un numero molto consistente di denominazioni e forme
della tromba. Quest’ultima veniva particolarmente utilizzata in campo bellico: lo strumento trova il
suo massimo utilizzo durante le Crociate. La potenza di esso veniva sfruttata per terrorizzare le
popolazioni nemiche. Gli arabi furono tra i primi a scoprire questa caratteristica.

Sempre nel periodo del tardo Medioevo si conosce una tromba utilizzata in India
denominata Karna, generalmente di forma diritta o leggermente conica che poteva essere costruita
con differenti tecniche.

In Africa invece si utilizzava una tromba chiamata Kakaki da suonare insieme ai tamburi e alla
ciaramella.

Durante questa fase storica, i musicisti non erano considerati persone rispettabili: essi infatti non
possedevano una dimora stabile. Solo se assunti al servizio di un nobile potevano migliorare le loro
condizioni di vita.
In Italia, la tromba era usata soprattutto nelle cerimonie: quando il Papa veniva eletto, le dodici
trombe di San Pietro, quelle della città e dei diversi corpi militari, eseguivano fanfare durante
l’incoronazione; anche all’apertura dell’Anno Santo venivano eseguite musiche con le trombe.

A Venezia gli ottoni erano utilizzati per accompagnare e dialogare con i cori vocali.

Con lo sviluppo della musica strumentale, fine del 1500, la tromba comincia ad essere utilizzata
nelle nuove formazioni orchestrali.
In Italia, Claudio Monteverdi è tra i primi ad inserire questo strumento nelle proprie opere.
Nel 1607, infatti, scrive una toccata per cinque trombe che inserisce nell’Orfeo.

2. IL BAROCCO

L'età barocca è senza dubbio il periodo storico che maggiormente ha contribuito allo splendore
della tromba. In questo periodo infatti lo strumento viene inserito per la prima volta in orchestra.
Inoltre, i compositori cominciano a scrivere pagine che diventeranno capolavori di bellezza.

La tromba utilizzata nel periodo barocco era di forma piuttosto allungata, con una campana piccola
all'estremità: la cosiddetta tromba "naturale". Priva di meccanismi, la lunghezza del tubo costituiva
la tonalità dello strumento. Una volta scelta la tonalità (le più diffuse erano in Do e in Re, ma ne
esistevano anche in Mib, Fa ecc.) la tromba poteva produrre solo i suoni armonici della
fondamentale.
Nelle epoche precedenti, le trombe erano sprovviste di chiavi e pistoni: i suoni venivano emessi ed
articolati solo sfruttando la colonna d’aria e l’articolazione della lingua, nonché un uso sapiente
delle labbra.

La svolta ci fu tra la fine del XVIII e XVIX sec. quando furono fatti diversi tentativi per dare alla
tromba la possibilità di eseguire la scala cromatica.
Prima con la tromba a coulisse usata in Francia (ma già sperimentata nel medioevo) e poi nel 1801
con il tentativo di Weidinger che costruisce una tromba a chiavi, ispirandosi al corno a chiavi già in
uso dal 1770 (F. J. Haydn dedicò a questo tipo di tromba il famoso Concerto in Mib magg.).

In seguito con altri tentativi tra l’altro accompagnati sempre da profonde reticenze da parte dei
trombisti dell’epoca, che non amavano molto le novità. Il più importante che porterà poi alla tromba
moderna, è quello di Friedrich Bluhmel intorno al 1813 con l’introduzione dei pistoni.

Se a Monteverdi va riconosciuto il merito di aver aperto le porte dell'orchestra alla tromba, è invece
a Bach che va restituito il merito di aver portato al massimo sviluppo tecnico-esecutivo lo strumento
grazie alla complessità delle sue opere.
Nel 2° Concerto Brandeburghese la tromba naturale tagliata nella tonalità di Fa deve produrre una
performance di elevatissima difficoltà. All'epoca di Bach solo Gottfried Reiche poteva eseguire
spartiti tanto complessi, ora grazie allo sviluppo di moderne metodologie di studio l'esecuzione
delle opere di Bach è accessibile a chi si dedica con grande costanza allo studio dello strumento.

Tra i molti compositori che tra il 1600 e il 1700 dedicarono pagine importanti alla tromba vi fu
anche Giuseppe Torelli.

3. IL ROMANTICISMO

Dopo la tromba a chiavi del periodo classico i compositori del romanticismo necessitano di
trombe più agili nel produrre passaggi cromatici e sonorità più potenti.

Tra l'Ottocento e il primo Novecento si perfezionano strumenti capaci di deviare il flusso


dell'aria in canneggi aggiuntivi al principale grazie all'utilizzo di valvole. Aumentando e
diminuendo la lunghezza del canneggio in modo rapido si ottengono strumenti capaci di
produrre passaggi cromatici in tutte le tonalità mantenendo l'omogeneità del suono.

I due meccanismi principali individuati dai costruttori per raggiungere i loro obiettivi sono il
sistema a "cilindro rotante" e il sistema Périnet.
Il cosiddetto sistema a "cilindro rotante" si è diffuso principalmente in Germania e Austria. Ora
molti musicisti usano le trombe a cilindri per tutti repertori mentre le orchestre utilizzano questi
strumenti solo per l'esecuzione del repertorio sinfonico tedesco. Gli strumenti con sistema
Périnet invece hanno trovato una maggiore diffusione in Europa e nel resto del mondo. Le
trombe con sistema Périnet sono utilizzate per ogni tipo di repertorio, dal classico al jazz.

4. NOVECENTO ED EPOCA CONTEMPORANEA

Durante la seconda metà del Novecento la tromba acquisisce una ruolo prevalentemente
solistico. Compositori di ogni corrente gli dedicano concerti, sonatine, passi orchestrali.

Soprattutto a Parigi, nelle classi di celebri professori del Conservatorio Nazionale come Eugène
Foveau, Pierre Thibaud, Maurice André si sperimentano nuovo metodologie d'insegnamento
finalizzate all'esecuzione dei nuovi repertori.

Nella foto il celebre Maurice Andrè

I PRINCIPALI METODI DI STUDIO

Introduzione

Numerosi sono stati i metodi per lo studio della tromba. Ogni autore, nel corso degli
anni, ha cercato di dare il proprio contributo alla didattica dello strumento, tenendo
conto delle difficoltà che esso presenta. Ogni metodo nasce con l’obiettivo di
insegnare alle nuove generazioni quelli che sono gli aspetti tecnici e melodici dello
strumento.
Girolamo Fantini, tra i primi autori, è noto
principalmente per il suo metodo Modo per imparare
a sonare di tromba (1638). Il suo metodo è stato di
fondamentale importante per la successiva evoluzione
dello strumento. Per la prima volta, il trombettista di
Spoleto, compone vere e proprie musiche
espressamente dedicate allo strumento: balletti, danze
e sonate. Fantini così facendo, aprì la strada alla
grande e luminosa tradizione della tromba barocca,
che ebbe il suo culmine nel XVIII secolo.

Un altro autore assolutamente da


menzionare è Jean Baptiste Arban. E’
considerato un virtuosista dello strumento.
Ricordiamo “Il Carnevale di Venezia”, con
le sue numerose variazioni. Tuttavia Arban
non è stato soltanto un virtuoso della
cornetta, ma è stato anche un innovatore e
attento didatta.

La sua opera principale, ormai adottata in


tutti i Conservatori del mondo, è il celebre
testo Grande Méthode
Complète puor Trompette, Cornet, Bugle e
Saxhorn, organizzata in più volumi.

Un altro autore che merita di essere citato è senza dubbio Reginaldo Caffarelli.
Classe 1891- originario di Sutri - è conosciuto per aver dato un apporto significativo
nello studio del trasporto, tecnica di lettura particolarmente utilizzata in orchestra per
esigenze pratiche. Restano sue composizioni originali e varie trascrizioni per banda di
musica sinfonica e lirica e scritti teorici e didattici.

Ecco un elenco con i principali metodi per tromba, ancora oggi utilizzati:
GATTI “GRAN METODO TEORICO
PRATICO PROGRESSIVO” VOL. I–
II- III
GATTI “10 STUDI DI PERFEZIONAMENTO”

PERETTI “NUOVA SCUOLA DI


INSEGNAMENTO” VOL. I - II
C. KOPPRASCH “SIXTY STUDIES FOR TRUMPET”
Vol. I - II
THEO CHARLIER “36 ETUDIES TRASCENDANTES”
SOLOMON “12 ETUDEN”
CLARKE “TECHNICAL STUDIES”
VIZZUTTI “TRUMPET METHOD” Vol. 1 – 2 - 3

I CONCERTI PIU’ CONOSCIUTI

Tra i Concerti, le Sonate e i brani da camera per Tromba e Orchestra o Pianoforte, il


più celebre è il “Concerto per Tromba e Orchestra in Mib Maggiore” di F. J. Haydn.

Composto nel 1796 dopo il rientro a Vienna dal secondo soggiorno londinese, il
concerto fu pensato ad hoc per il trombettista di corte Anton Weidinger, l'ideatore
della tromba a chiavi. La comparsa della tromba di Weidinger interessò il pubblico e
catturò la fantasia di molti compositori, come Sussmayr, Kozeluch, Kauer,
Hummel. Dal punto di vista stilistico il Concerto haydniano affonda le proprie radici
in pieno Settecento, e pare voler concludere nel migliore dei modi la tradizione di
un'epoca che aveva prodotto, tra l'altro, il capolavoro del Concerto per due trombe di
Vivaldi. Nell'Introduzione viene subito esibito il primo tema in mi bemolle maggiore;
sulla fanfara orchestrale interviene a sorpresa il «solo» su di un'unica nota (mi
bemolle) e su figure arpeggiate.

Un altro concerto che deve essere assolutamente menzionato è quello di Hummel, in


Mi Maggiore, anche se oggi esegue quasi sempre in Mi bemolle maggiore per
comodità di diteggiatura.

Lo schema formale della composizione si rifà, in linea generale, a quello del concerto
classico per strumento solista ed orchestra: un Primo Movimento, Allegro con spirito,
con cadenza finale, nella tonalità d’impianto (Mi maggiore); un Secondo Movimento,
Andante, alla sottodominante con cambio di modo (La minore); infine, il Terzo
Movimento, in forma di Rondò, Allegro, nuovamente in Mi Maggiore.
Uno sguardo d’insieme lascia intendere che il Movimento ricalca la struttura
bitematica e tripartita tipica degli Allegro di Sonata.

Il concerto si apre con un’introduzione orchestrale piuttosto lunga, nella quale


vengono anticipati gli spunti tematici principali del solista, intercalati da figurazioni
ritmiche e melodiche che si riveleranno essere proprie dell’accompagnamento
orchestrale.

Segue un elenco degli altri concerti importanti, oltre a quelli già citati sopra:

A. Arutiunian Trumpet Concerto


P. Hindemith Sonate
H. Tomasì Trumpet Concerto
A. Honnegger Intrada pour Trumpet
W. Brandt Concertpiece
E. Porrino Preludio, Aria e Scherzo
E. Porrino Concertino
A. Vivaldi Concerto in Do per Tromba
A. Jolivet Concertino for Trumpet, Piano and
Orchestra

I SOLISTI DI TROMBA PIU’ FAMOSI


La tromba, quale strumento versatile, si adatta a tutti i generi musicali. Nel corso
della storia, numerosi sono stati i musicisti che si sono distinti nel campo solistico.
Tra i più importanti ricordiamo sicuramente: Maurice Andrè, Wynton Marsalis (che
rientra tra le eccezioni, essendosi cimentato in più generi), Sergei Nakariakov. Altri
invece si sono specializzati nel jazz. Annoveriamo personalità del calibro di Louis
Armstrong, Dizzy Gillespie, Doc Severinsen, che, con la loro musica, hanno segnato
un’epoca intera.
Maurice Andrè, musicista francese, è
riconosciuto come il più grande trombettista classico di ogni tempo. Fu indirizzato
allo studio della tromba dal padre. Alternava allo studio della tromba il lavoro in
miniera. Fu ammesso nel 1951 al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi, nella
classe di Raymond Sabarich. Ventenne, in qualità di solista entrò a far parte di
formazioni d'orchestra come l'Orchestra Lamoureux (1953-1960), l'Orchestre
Philharmonique de Radio France (1953-1963), e il Teatro nazionale dell'Opera-
Comique (1962-1967).

Diventato professore presso lo stesso Conservatorio di Parigi nel 1966, a 33 anni,


prendendo il posto proprio di Sabarich, vi rimase sino al 1978: in quegli anni
introdusse l'utilizzo della tromba piccola per l'esecuzione del repertorio barocco per
tromba fino a quel momento sconosciuto al grande pubblico.

È morto il 25 febbraio 2012 all'età di 78 anni a Bayonne (Paese Basco).

Un altro trombettista di fama


internazionale che ha aperto le porte a quello che oggi è il jazz nel mondo è Louis
Armstrong. L’artista è stato uno tra i più celebri musicisti del XX secolo.
Personalità tra le più grandi del jazz, fu per tutta la sua carriera un
simbolo. L’infanzia di Louis Armstrong non fu semplice: i suoi genitori divorziarono
prima della sua nascita e lui fu affidato alla nonna materna. Da giovanissimo è stato
trovato a sparare con una pistola appartenente a uno dei tanti compagni della madre e
per questo motivo fu trasferito in un riformatorio, nel quale restò per circa due anni.

Si formò nella natia New Orleans. Nel 1918 entrò nella band di Kid Ory. Nel 1919
suonò sui battelli del Mississipi con Fate Marable e nel 1922 fu chiamato a Chicago
da King Olivier come seconda cornetta della Creole Jazz Band, con la quale incise i
primi dischi nel 1923. Successivamente formò gli Hot Five, i cui dischi testimoniano
la rivoluzione operata da Armstrong sia sul piano ritmico, sia nell’affermazione - di
contro alla polifonia fino ad allora dominante - del solismo. Dagli ’30 in poi divenne
una vera e propria icona: prima accompagnato da grosse orchestre, poi coadiuvato da
piccoli complessi.

L’artista muore il 6 luglio nel 1971 nella sua casa a New York in seguito ad
un infarto.

La sua genialità melodica, la versatilità inesauribile lo hanno mantenuto sempre


modernissimo nella lunga carriera volta a interpretare e reinterpretare continuamente
la classicità. Due tournée in Europa (1932-34) e alcuni film ne sancirono la popolarità
mondiale. Nelle sue esecuzioni Armstrong intervenne spesso anche con il canto: la
sua voce curiosamente roca e "impastata" ma con una straordinaria vena ritmica lo
caratterizza forse come il più grande cantante di jazz.

Di seguito una citazione dell’artista. La frase racchiude in breve quella che è la sua
concezione della musica:

<<Quando suono, penso a quei momenti del passato e dentro di me nasce una
visione. Una città, una ragazza lontani nella memoria, un vecchio senza nome
incontrato in un posto che non ricordo. I suoni che escono dalla tromba di un uomo,
sono parte di lui>>.
All’elenco dei “mostri sacri” della
tromba si aggiunge il grande Wynton Marsalis, tra i musicisti viventi più eclettici di
sempre.

Marsalis è un portentoso modello di equilibrio tra scienza armonica, fantasia


melodica e audacia ritmica, potenza e precisione timbrica.

Artista virtuoso e acclamato, sia sul versante jazzistico che classico, Marsalis nasce a
New Orleans, il 18 ottobre 1961. Inizia lo studio della tromba all'età di dodici anni e
vive le sue prime esperienze da musicista nelle marching band locali, in gruppi jazz e
funk, e nelle orchestre giovanili classiche.

Si è fatto conoscere all'alba degli anni ’80 in quella palestra e fucina di talenti qual è
stato il gruppo di Art Blakey, i Jazz Messanger; poi collaborando con Herbie
Hancock.

Appena dopo ha cominciato una luminosissima carriera solista pubblicando alcuni


dischi. In seguito si è esibito e ha registrato anche con orchestre sinfoniche,
affrontando brillantemente il repertorio di musica classica.

A livello stilistico discende dalla scuola gillespiana, da Clifford Brown, Lee Morgan,
Freddie Hubbard (non dimenticando il pre-bopper Roy Eldrige), ovvero coloro che
hanno fatto soprattutto della netta velocità di pronuncia la loro tecnica prediletta.

Ha un fraseggio vertiginoso su tempi rapidissimi e non (talvolta raddoppiando e


triplicando tempi medi), staccati e glissati impressionanti, con un timbro pieno e
perfettamente controllato, suona ampissimi archi melodici.

I primi dischi sono di ottima fattura anche a livello compositivo ("Black Codes (From
the Underground)" dell’86 il suo capolavoro), riprendendo la lezione dell’ultimo
quintetto di Miles Davis (quello dei ’60 con Shorter ed Hancock): seppur più
macchinoso e schematico del suo modello, anche in questo caso ha offerto vari spunti
di originalità. L’ultimo colosso del Jazz.

Ecco una delle sue innumerevoli citazioni:

“Trova i migliori maestri, ascolta i pezzi più raffinati, e cerca di emularli. Apriti e sii
sincero con la musica”.

PASSI ORCHESTRALI
I passi d’orchestra, o soli, sono stati scritti nel corso della storia con
l’obiettivo di esaltare al meglio le caratteristiche tecnico-espressive di ogni
singolo strumento. In orchestra, generalmente vanno a sottolineare scene
particolari, da quelle più briose a quelle più tragiche. Dal golfo mistico
giungono suoni che si trasformano in emozioni per gli spettatori: tutto
diviene fantastico!
Dopo aver dato una breve definizione, passiamo ad analizzare alcuni dei
passi scritti per la tromba:

“Rigoletto” di Giuseppe Verdi – Preludio: Melodicamente il motivo è


vago, amorfo, con struttura irregolare di tre battute e contorni melodici
appena abbozzati. Il suo potenziale energetico è concentrato nel ritmo
doppiamente puntato di tromba e trombone, che in nove battute di
crescendo conduce all’esplosione di un fortissimo, dissolto poi in una
catena di figure singhiozzanti di violini e legni. Ricompare un breve
richiamo al motivo principale, modellato per due volte in schema di
cadenza; quindi una coda di sei battute, con i sordi rintocchi di un incisivo
“a solo” di timpani, conduce alla veemente cadenza finale.
“Don Pasquale” di Gaetano Donizetti – Scena I, Atto II: Tipica del Don Pasquale è
l'efficacia con la quale il lirismo e la malinconia si contrappongono al sorriso
malizioso o anche alla schietta risata. Quando, nel preludio del secondo atto, la
tromba introduce lo sconforto di Ernesto, il languore accorato della melodia cancella
all'istante la scintillante gaiezza del finale del primo atto. In questo, come nella
maggior parte dei soli, la tromba ha il compito di rendere maggiormente l’idea in
merito a ciò che accade in scena.

“Il Lago dei Cigni” di Tchaikovsky – Atto III: Oggi forse il balletto più famoso del
mondo. La trama, decisamente romantica, racconta la storia della principessa Odette
che un perfido sortilegio del malefico mago Rothbart, a cui la principessa ha negato il
suo amore, costringe a trascorrere le ore del giorno sotto le sembianze di un cigno
bianco. La maledizione potrà essere sconfitta soltanto da un giuramento d'amore.

Il principe Sigfrid si imbatte nottetempo di Odette, se ne innamora e promette di


salvarla.

Le scene, ambientate nel castello, narrano infatti la storia di un giovane principe in


preda ai dubbi dell’amore; le altre, che si svolgono in un ambiente magico e
misterioso, evocano la purezza e i dolori di figure innocenti dominate da un potere
malefico. Balletto che nella sua geniale semplicità, sorretto dalla grande musica di
Čajkovskij, seduce anche chi si accosta per la prima volta al mondo della danza.

Il solo della tromba al terzo atto si inserisce all’interno di un contesto magico tra
sogno e realtà. Musica e danza si fondono così in una scena che appare all’occhio
dello spettatore elegante.

“Petruska” di Stravinsky – Il solo della tromba in questo caso si innesta in una serie
di danze, molto colorite, basati su tremi tratti da varie raccolte di melodie popolari
russe. Petruska irrompe sulla scena, inseguito dal Moro che lo raggiunge e lo colpisce
a morte, fra l'orrore dei presenti ai quali il Ciarlatano spiega che si tratta solo di una
marionetta, mostrando la testa di legno e il corpo pieno di segatura.