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Tiziano Di Giulio, n. matr. 20031746 A.A.

: 2016-2017

SPETTROFOTOMETRIA AD ASSORBIMENTO ATOMICO CON FORNETTO DI


GRAFITE
Lo scopo dell’esercitazione è stato quello di valutare il contenuto in Piombo, in un campione di particolato
atmosferico attraverso la tecnica di spettrofotometria ad assorbimento atomico.

Generalmente nei campioni di particolato la sua concentrazione è in livelli di tracce. Una forte sorgente di
Pb fino agli anni 2000 era rappresentata dalle benzine perché si utilizzava il piombo tetraetile come
antidetonante. In seguito all’osservazione della sua tossicità e degli effetti sull’uomo, il Pb è stato eliminato
dalle benzine. Da allora si è osservato un deciso decremento. Esso però può derivare anche dall’usura degli
autoveicoli. Quando si pensa al traffico veicolare spesso si fa riferimento alle emissioni degli autoveicoli; va
considerata però anche l’usura dei freni, delle vernici, della carrozzeria, lo sfregare delle ruote sull’asfalto
che possono contribuire al rilascio di sostanze.

Questa tecnica ad atomizzazione elettrotermica è tra le tecniche di spettroscopia atomica quella che
presenta il limite di rivelabilità più basso e quindi si presta a determinare anche tracce ed ultratracce.

L’aspetto positivo di questo strumento è che necessita di un piccolo volume di campione (20uL) per fare
l’analisi. Ciò è importantissimo per le analisi in campo ambientale perché a volte il campione che si ha a
disposizione è veramente esiguo. In maniera automatizzata preleva lo standard (anche la diluizione è fatta in
maniera automatica impostando le concentrazioni che si vogliono ottenere)e in seguito anche l’iniezione nel
fornetto di grafite è automatica. Da una telecamera posta all’interno dello strumento è possibile seguire
l’iniezione.

Modalità operative
Analisi

E’ stato raccolto del particolato su filtri di quarzo. Di questi è stato analizzato 1/4. Per procedere alla
determinazione, si dissolve il campione insieme al filtro. Ciò viene fatto in un sistema di mineralizzazione a
microonde.

Il sistema a microonde è caratterizzato al suo interno da un rotore, su cui sono inseriti dei contenitori Vessel,
al cui interno sono presenti acidi. Siccome questi sono riscaldati ad alte T (si raggiungono i 200°C), bisogna
usare recipienti che a quelle condizioni, non siano attaccati dall’acido, in genere si usano quelli in teflon. Il
sistema però deve resistere alle alte pressioni e quindi il contenitore deve essere chiuso in modo che non ci
siano fuoriuscite di vapori altrimenti si perde il campione. Si lavora a T e P controllata. Sui contenitori sono
posti delle valvole in maniera tale che se si supera una certa pressione, la valvola lascia sfiatare il sistema. I
contenitori sono provvisti di una serie di “camicie”, cioè sono racchiusi in ulteriori contenitori che si
aggiungono nel caso in cui il primo contenitore dovesse rompersi. Il forno è collegato ad un sistema di
aspirazione cosicché tutti i fumi che dovessero sprigionarsi sono inviati direttamente al sistema di areazione
e quindi allontanati.

Il campione quindi viene dapprima addizionato di acidi forti (HCl, HNO3) e acqua ossigenata, per consentire
la dissoluzione o diretta o per ossidazione (per reazione con l’acido nitrico e l’acqua ossigenta) di tutto ciò
che del campione è presente nel filtro. Rimane solo del residuo rappresentato dal quarzo del filtro.

Per ottenere la mineralizzazione il sistema è scaldato a microonde, modificando la temperatura secondo un


programma temporale qui indicato:
Tiziano Di Giulio, n. matr. 20031746 A.A.: 2016-2017

Ultimata questa fase, i contenitori Vessel, saranno lasciati raffreddate e poi il loro contenuto sarà trasferito
in matracci tarati e portato a volume di 15 mL con acqua deionizzata.

Un’operazione simile è stata fatta su bianchi di campo, che sono filtri dello stesso lotto, portati in campo,
durante la fase di campionamento a correggere per tutti gli effetti diversi dall’interferenza del campione
stesso. Questo è particolarmente importante quando si fanno misure di concentrazioni così basse.
Qualunque alterazione che viene dalle fasi di campionamento e manipolazione può nuocere all’accuratezza
finale.

Si utilizza uno spettrofotometro ad assorbimento atomico con fornetto di grafite dotato di un correttore del
fondo ad effetto Zeeman. In assorbimento atomico la presenza nella fase di ionizzazione delle specie
molecolari, può nuocere, in quanto queste specie possono assorbire nell’intervallo di lunghezze d’onda
proprie della specie che si sta determinando e quindi modificare l’assorbanza in eccesso, producendo un
errore: si ottiene un’assorbanza più alta ma in realtà una parte del contributo viene da specie molecolari
che assorbono alla stessa banda passante per il monocromatore. Per eliminare questo effetto ci sono diversi
sistemi di correzione, quello più semplice è la lampada a Deuterio ma in questo caso si usa un sistema che
sfrutta il fatto che in conseguenza dell’applicazione di un campo magnetico la riga di assorbimento, si
“splitta” in una certa maniera ed è possibile utilizzare le righe non assorbite che derivano da questo splitting
per correggere l’effetto.

Lo strumento lavora secondo una rampa di temperatura, prima va a 110°C e inizia a eliminare il solvente che
è l’acqua. Poi va a 130° e vi rimane per un certo tempo (alcuni secondi) in maniera tale da allontanare
l’acqua legata. Successivamente la T è portata a 850° per la fase di pirolisi, cioè in questo momento si ha la
rottura della matrice. Nel giro di 3 secondi arriva alla temperatura di atomizzazione (1600°), il fornetto
diventa incandescente ed effettua la lettura. In seguito si porta a 2450° per eseguire il clean cioè si allontana
tutto ciò che potrebbe essere rimasto nella fornace.

La lampada a catodo cavo emette una luce che viene inviata verso un detector. Il campione viene atomizzato
e a quel punto degli atomi si valuta l’assorbimento.

Si determina il Pb, sfruttando il suo assorbimento a 283,3 nm.

Quello utilizzato è uno strumento estremamente preciso ma lento perché è una tecnica mono-elemento. Si
calibra un elemento e si fanno le analisi, in seguito si calibra un ulteriore elemento e si fanno altre misure.

Elaborazione dati

Si costruisce una retta di taratura basata su 3 standard con concentrazione espressa in ppb. In tutti i casi il
segnale analitico è rappresentato dall’area del picco di assorbimento che il sistema è in grado di registrare.

Qui di seguito sono riportati i segnali degli standard e del bianco. Si fanno 3 repliche per ognuno:

Area dei picchi


replica1 replica2 replica3 media
bianco 0,0002 0,0003 0,0009 0,000467
standard1 (50ppb) 0,1707 0,1641 0,1604 0,165067
standard2 (75 ppb) 0,2249 0,2195 0,2223 0,222233
standard3 (100 ppb) 0,2893 0,2904 0,287 0,2889
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Si sottrae l’area del bianco agli standard e si costruisce una retta di calibrazione che ha intercetta uguale a 0.
I dati usati per costruire la retta di calibrazione sono i seguenti:

concentrazione (ppb) area


bianco 0 0
s1 50 0,1646
s2 75 0,221767
s3 100 0,288433

Curva di calibrazione
0.35
0.3
f(x) = 0x
0.25
R² = 1
Area picchi

0.2
0.15
0.1
0.05
0
0 20 40 60 80 100 120
Concentrazione (ppb)

Si può determinare il limite di rivelabilità (LOD) con la curva di calibrazione. Conoscerlo è particolarmente
importante, perché può capitare che lo strumento non sia stato in grado di determinare la concentrazione
perché troppo bassa. In quei casi quando lo strumento non riesce a leggere le concentrazioni, si indica che
la concentrazione è inferiore al limite di rivelabilità dello strumento.

Lo strumento statistico che ci permette di capire che il segnale osservato è significativamente diverso dal
segnale di fondo è la deviazione standard del segnale del bianco o della matrice.

Il segnale è distinguibile dal fondo quando è superiore a 3 volte la deviazione standard. Per calcolare il LOD
si procede in questo modo: si calcola la media del bianco e la sua deviazione standard e quest’ultima si
moltiplica per 3. Quella ottenuta rappresenta la minima area che si può definire distinguibile dal fondo. Con
l’area posso calcolare la concentrazione, che è il LOD, attraverso la curva di calibrazione.

media dev.st 3*dev LOD (ppb)


bianco 0,000467 0,000379 0,001136 0,38

Il LOD per lo strumento è di 0,38 ppb.

Esiste anche un altro limite che è il limite di quantificazione e che equivale a 10 volte la deviazione standard.

Si valuta a questo punto, il contenuto in piombo nel bianco di campo e nel campione incognito.

Una volta ottenuto il segnale analitico per l’incognito, usando la retta di taratura si ottiene la
concentrazione. Inoltre per ottenere la concentrazione dell’analita nel particolato di partenza si deve tener
conto che:
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-il filtro è stato quartato;

-che è stato disciolto in una soluzione di volume di 15 mL;

-siccome la concentrazione è espressa in ug/m3, bisognerà dividere per il volume di aria che è stato
campionata.

I valori dei segnali per bianco di campo e incognito sono i seguenti:

Area picchi
r1 r2 r3 media
bianco di campo 0,0019 0,0026 0,0025 0,002333
campione incognito 0,0685 0,063 0,0677 0,0664

Usando la retta di calibrazione è possibile calcolare la concentrazione del Pb in entrambi:

Bianco Campione incognito


ppb area ppb area
0,78 0,002333 22,13 0,0664

Moltiplicando il valore della concentrazione riscontrata per 4, otterremo la concentrazione di analita


sull’intero filtro campionato:

μg μg
[ Pb ] =22 ,13 ∗4=88 , 52 per filtro
L L

Per ricavare i µg di questo analita, contenuti nella frazione solubilizzata in 15 mL di acqua deionizzata
basterà moltiplicare la concentrazione di analita deposta sul filtro per il volume di acqua utilizzata.

μg
[ Pb ] =88,52 ∗0,015 L=1,33 μg
L

I limiti di legge esprimono le concentrazioni di particolato facendo riferimento ad un volume d’aria.


Pertanto, nel nostro caso dividendo i µg di analita, sul volume di aria campionata dal nostro dispositivo (nel
caso specifico è stato di 54,77 m3) ricaveremo la concentrazione del piombo nel volume di aria considerato.

1,33 μg
[ Pb ] = 3
=0, 0242 μg / m3
54 ,77 m