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Agevolazioni Fiscali sull’Industria 4.

Facoltà di Economia
Corso di laurea triennale in Scienze Economiche
Cattedra: Scienze delle Finanze

Relatore: Laureando:
Prof.ssa Silvia Fedeli Mariana Cociorva, 1651901

Anno Accademico 2016/2017




Ringraziamenti:

Ai miei nonni
Frunza Leontie e Ecaterina

Ai miei genitori
Anghel Sergiu e Angela

Alla Prof.ssa
Silvia Fedeli

SOMMARIO

Ø Introduzione


Ø Capitolo 1 Piano Nazionale Industria 4.0 in Italia


Ø Capitolo 2 Risultati del Piano Industria 4.0. Le risposte delle imprese che
hanno avuto la possibilità di cogliere le opportunità messe a disposizione.


Ø Capitolo 3 I Competence Center e la Formazione del lavoro 4.0


Ø Conclusione

Ø Bibliografia/Sitografia

3



Ø Introduzione

La crisi finanziaria del 2007 aveva cominciato a colpire forte l’Italia, restringendosi la produzione
industriale in diverse aree del Paese, numerose aziende hanno ridotto la produzione e alcune di
loro addirittura hanno chiuso, a causa dei prezzi bassi e manodopera a basso costo. Lo stato non
riusciva ad intervenire sufficientemente per poter fermare questo processo di
disindustrializzazione.

Il concetto e il nome di “Industria 4.0” è stato usato per la prima volta in Germania nel 2011,
progetto attivato in un Piano Industria 4.0 nel 2013 che includeva una serie di misure in materia
di investimenti necessari su infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e sviluppo
con lo scopo di modernizzare il sistema produttivo tedesco e rendere la manifattura locale
competitiva a livello globale. Grazie ai risultati evidentemente positivi è diventato una fonte di
ispirazione per tutti gli altri Paesi, iniziando a prendere le stesse strade e perseguire simili
politiche del governo tedesco.
L’Italia ha presentato il Piano Nazionale Industria 4.0 2017-2020 il 21 settembre 2016, elaborato
dal Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Storia ed evoluzione tecnologica: L’industria 4.0 deriva dalla quarta rivoluzione industriale: alcuni
analisti tendono a descriverla come “processo che porterà alla produzione industriale del tutto
automatizzata e interconnessa”.
Finora abbiamo vissuto tre rivoluzioni industriali:
• La prima nel XVIII secolo : nascita della macchina a vapore e meccanizzazione della
produzione grazie allo sfruttamento della potenza di acqua e vapore.
• La seconda nel XIX secolo : scoperta di nuove fonti di energia, come il petrolio e
l’elettricità, ed in aggiunta utilizzo di nuovi sistemi di comunicazione e di trasporto.

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• La terza Nel XX secolo : sviluppo di sistemi complessi di comunicazioni e rete di internet,
In altri termini, rivoluzione dell’elettronica e dell’informatica: un’era destinata ad
incremento dei livelli di automazione.
• La quarta rivoluzione industriale è tuttora in corso e la stiamo vivendo adesso, una
rivoluzione digitale, che si basa su una connessione tra sistemi fisici e digitali, con l’utilizzo
di macchine intelligenti, interconnesse e collegate ad internet. Si tratta, dunque, di
rilevanti cambiamenti nei modi di produzione più efficienti volti alla crescita e allo
sviluppo dei Paesi. Il concetto di “ Industria 4.0 “ è quasi sinonimo con la quarta
rivoluzione industriale, rappresenta in sé un serie di cambiamenti tecnologici nella
produzione e continua a dare delle spinte ad altri paesi per promuovere politiche simili a
quelle tedesche con lo scopo di mantenere una competitività globale nell’industria. Si ha
lo scopo di prendere una serie di iniziative politiche dai rappresentati dei governi al fine
di promuovere e sostenere i programmi di ricerca e sviluppo.

L’industria 4.0 rappresenta una riorganizzazione dei processi produttivi e cambia sia il modo di
lavorare, sia la natura dell’organizzazione grazie a un forte impegno del Governo, incentivando
le imprese all’innovazione è la strategia migliore: si tratta di una manovra finanziaria che le spinge
a fare investimenti in ricerca e innovazione in grado di portare loro ad un alto valore tecnologico
e all’economia nel suo complesso.

Che cosa sta facendo l’Italia per questo?
Il governo italiano intende stanziare 13 miliardi di euro nel periodo 2017-2020, portando le
aziende italiane a digitalizzare i processi produttivi a condizione che quest’ultime usufruiscano
degli incentivi messi a disposizione in modo efficiente. 1


Aree italiane d’interesse:


Fonte: Sole24Ore, 22 settembre: “Industria 4.0, piano da 13 miliardi per sostenere investimenti privati”.
1

5



1. Rilancio degli investimenti industriali in R&S2
2. Potenziare il sistema produttivo delle PMI3 anche alle aziende più piccole
3. Favorire le imprese innovative: Startup e PMI innovative
4. Migliorare le infrastrutture di rete ed espandere conoscenze approfondite sull’industria
4.0

Il MISE 4afferma che i benefici attesi sono:
• Maggiore flessibilità
• Maggiore velocità (livelli più alti di quantità di produzione grazie alle tecnologie
innovative)
• Maggiore produttività (minor tempo impiegato e riduzione di eventuali errori)
• Migliore qualità (mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale)
• Maggiore competitività (del prodotto grazie allo sfruttamento delle funzionalità derivanti
dall’internet).

Il Primo Capitolo si tratterà del Piano Nazionale Industria 4.0 presentato dal Ministero dello
Sviluppo Economico nella legge di Stabilità 2017 in speciale il modello, le misure e gli incentivi
che sono messi in atto dal governo italiano. Il funzionamento delle misure e i requisiti specifici
per poter usufruirle.
Nel Secondo Capitolo analizzeremo i risultati 2017 del Piano, se hanno funzionato le misure del
governo, se le imprese hanno potuto usare gli incentivi e se sono sentite incoraggiate abbastanza.
Vedremo le spese sostenute dal governo e l’avvio della seconda fase del piano.
Nel Terzo Capitolo si tratterà della formazione del lavoro 4.0 e dei Competence Center. Le critiche
al modello italiano di Industria 4.0, se le misure sono state efficienti o meno; reazioni delle
imprese. Soluzioni proposte al miglioramento dell’accesso agli incentivi fiscali.


2
R&S: settore di Ricerca e Sviluppo
3
PMI: Micro, Piccole e Medie imprese
MISE: Ministero dello Sviluppo Economico
4

6



Ø CAPITOLO 1: Piano Nazionale Industria 4.0 in Italia

1.1 Piano Nazionale Industria 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico
L’Italia è considerato un grande Paese industrializzato. Le fabbriche basate sulla manifattura
rappresentano comunque un motore che guida e assicura la crescita e lo sviluppo economico del
Paese; esse sono operatori grazie ai quali si produce ricchezza ed occupazione: fanno crescere le
industrie e i servizi associati che contribuiscono tutti insieme ad una stabilità economica,
finanziaria e sociale del Paese. Si può far crescere l’industria italiana creando un ambiente
favorevole e dando opportunità alle imprese di espandersi. Occorre in primo luogo analizzare
come l’Italia intenda sviluppare L’industria 4.0, il Ministero per lo Sviluppo Economico ha
presentato il Piano Nazionale il 21 settembre 2016 con l’intenzione di far capire su quali fattori
esso si appoggi per guidare il sistema manifatturiero italiano e sostenerlo con le sfide future,
rendendolo più competitivo. Le aspettative sono ingenti: lo scopo del piano è di creare valore e
ricchezza, ossia di creare delle condizioni delle quali tutti beneficino. Si cerca di creare condizioni
per una collaborazione tra università ed imprese, con l’intento di finanziare i poli più potenti di
eccellenza universitaria per la ricerca e farle collaborare con le imprese in modo da sfruttarne il
potenziale innovativo offerto dalle nuove tecnologie.

Innanzitutto, al primo posto nell’agenda del governo è tornata la politica industriale. Con la Legge
di Bilancio 2017 si introduce una serie di incentivi che agevolano fiscalmente l’industria 4.0. Il
Piano Nazionale Industria 4.0 intende dare un’opportunità a tutte le imprese che sono pronte a
trarre vantaggi dagli incentivi offerti dal governo. Esiste una serie di misure che il governo intende
mettere in atto al fine di promuovere investimenti nell’innovazione e nella competitività. Una
vasta gamma di modalità a disposizione di ogni imprenditore; il beneficio di tali misure può essere
attivato senza complesse procedure di valutazione da parte della Pubblica Amministrazione e
indipendentemente dalle dimensioni, ubicazioni o settore di destinazione. Verranno stanziate
dal governo rilevanti risorse finanziarie nei prossimi anni a favore di tutte le imprese che vogliono
espandersi in termini di efficienza e la qualità, innovare i processi produttivi con metodi moderni,

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più veloci ed operativi. Il piano nazionale Industria 4.0 influenzerà ogni fase del ciclo di vita delle
imprese che vogliono ottimizzare la loro competitività attraverso incentivazione degli
investimenti, la digitalizzazione dei processi industriali, miglioramento della produttività dei
lavoratori e di certo anche perfezionamento di competenze nuove, prodotti nuovi, e processi
innovativi.
Secondo il Governo italiano i risultati saranno positivi in misura della reazione che avranno gli
imprenditori.

1.2 : Le misure prese dal governo Italiano. “Piano Calenda”
In un intervista di Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda a CLASS CNBC afferma che
“…lo scenario resta difficile ma l’Italia ha possibilità di crescita. Il progetto contiene significativi
stimoli fiscali a favore della ricerca e incentivi agli investimenti per migliorare la produttività.
L’Italia ha tutte le capacità di cogliere le opportunità di crescere e che adesso è il momento giusto
di costruire una politica economica davvero lunga e una Governance che abbia uno sguardo a
lungo termine. Ci vorrà impegno sempre ancora più forte di partecipare, nonostante le difficoltà,
non dobbiamo tirarci indietro. Il progetto contiene stimoli fiscali agli investimenti privati, in
particolare a quei beni che oggi sono cruciali per affrontare questa sfida. Ha anche una
componente molto importante sul piano della ricerca. Si tratta quindi di un piano sulla
competitività e sulla produttività delle aziende che è molto forte ”. Per Calenda, Industria 4.0 “ha
anche una componente molto importante sul tema dell’Università e della ricerca. Ci abbiamo
lavorato anche con altri ministri; è stato un lavoro corale e sarà un pezzo importante di questa
manovra”. Più in dettaglio, il ministro ha evidenziato che “il piano ha sostanzialmente tre
elementi fondamentali. Il primo elemento: è rappresentato dai fortissimi incentivi fiscali alla
ricerca, all’innovazione e agli investimenti. Il secondo: è che ci sarà una spinta molto forte a una
totale ricostruzione del fondo centrale di garanzia. Ha precisato – faremo un lavoro sul salario di
produttività che è un elemento fondamentale, il governo ha cominciato a farlo, io credo che quella
sia una strada per la produttività. Il terzo elemento decisivo: è quello degli standart, ne ho parlato
coi francesi e tedeschi”.

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Il governo italiano ha pianificato 9 incentivi da mettere in atto per dare un impulso all’industria
italiana, attraverso:
• IPER e SUPER AMMORTAMENTO – investire per crescere
• NUOVA SABATINI – credito all’innovazione
• FONDO di GARANZIA – ampliare le possibilità di credito
• CREDITO d’IMPOSTA R&S – premiare chi investe nel futuro
• STARTUP E PMI INNOVATIVE – accelerare l’innovazione
• PATENT BOX – dare valore ai beni immateriali.
• ACE (Aiuto alla Crescita Economica, “ Potenziare il Capitale in impresa” )
• IRES, IRI e Contabilità per cassa (“Liberare risorse”)
• Salario di Produttività (“Incrementare il salario per recuperare produttività”)
• PIR – Piano Individuale di Risparmio.
In seguito descriveremo ogni modalità in parte, in modo da capire come il governo vuole
aiutare e sostenere la crescita della produttività del Paese.

1) Iper e Super Ammortamento serve a supportare e incentivare le imprese che investono in
beni strumentali nuovi, in beni materiali e immateriali (software e sistemi IT) funzionali alla
trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. L’incentivo si applica ai beni
acquistati o acquisiti con il leasing finanziario, avvenuti entro il 31 dicembre 2017 e
consegnati entro il 30 luglio 2018. Con la Legge di Bilancio 2017 viene attuata la proroga del
Super Ammortamento che è stata introdotta inizialmente con la legge di stabilità 2016 e
viene introdotta la misura dell’Iper Ammortamento.



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IPER AMMORTAMENTO supervalutazione del SUPER AMMORTAMENTO supervalutazione del
250% del costo di acquisto di determinati beni 140% del costo di acquisto di determinati beni
Applicabile ai investimenti in beni materiali Applicabile ai investimenti in beni strumentali
strumentali nuovi, altri beni funzionali alla nuovi e sono stati inseriti anche investimenti in
trasformazione tecnologica e digitale beni immateriali acquistati solo da soggetti che
dell’Industria 4.0 – specificati nell’Allegato A beneficiano dell’iper ammortamento – elencati
della Legge di Bilancio 2017. nell’Allegato B della Legge di Bilancio 2017 (es:
software, piattaforme, sistemi di integrazione …)
funzionali alla trasformazione tecnologica
dell’industria 4.0.


• Deduzione dalla Base imponibile IRES • Deduzione dall’imponibile IRES di un
(ammortamento) una somma pari al ammontare pari al 140% del costo di
250% del costo di acquisto: cioè una acquisto: cioè una maggiorazione del 40%
maggiorazione del 150% sul costo di del costo di acquisto (relativa ai beni
acquisto ai soli fini delle imposte sui immateriali).
redditi.

• I soggetti che possono beneficiari sono: i • Possono beneficiare i soggetti titolari di
titolari di reddito d’impresa, non vanno reddito d’impresa (indipendentemente
considerati i soggetti titolari di reddito da dalla natura giuridica e settore
lavoro autonomo. economico) e ai soggetti titolari di reddito
di lavoro autonomo.


Possono quindi beneficiare della maggiorazione del 40% per acquisto dei beni immateriali
indicati nell’allegato B i soggetti che beneficiano della maggiorazione del 150% titolari di reddito
d’impresa. Quindi si ha un collegamento del bene immateriale con il “soggetto” che beneficia
dell’iper ammortamento, non necessariamente che il bene immateriale sia interconnesso con il
bene materiale agevolate dell’Iper ammortamento. Il collegamento tra Iper e Super
Ammortamento è soggettivo.

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Vediamo un esempio numerico che evidenzia gli effetti fiscali di un investimento effettuato da
un soggetto IRES in un bene agevolabile con il Super o Iper ammortamento che producono un
diverso risparmio d’imposta: 5

Ammortamento SuperAmmortamento IperAmmortamento
Ordinario (supervalutazione (supervalutazione
140%, maggiorazione 250%,maggiorazione
del 40%): beni del 150%): beni
immateriali inclusi nel materiali strumentali
Allegato B nuovi: inclusi nel
Allegato A
Importo deducibile ai fini IRES 100.000 140.000 250.000

(24% dell’importo deducibile ai fini 24.000 24.000 24.000
IRES)
Risparmio d’imposta per effetto del - 9.600 36.000
Super e IperAmmortamento (=24.000*0,4) (=24.000*1,5)
Costo netto dell’investimento (Importo deducibile-
76.000
Risparmio D’imposta)
(Importo deducibile originario – 64.000
risparmio d’imposta)
90.400
Maggior Risparmio fiscale per - (100.000- +0,36%
effetto di Iper/Super 90.400)/100.000=

Ammortamento sul costo netto +0,096%


dell’investimento

Attraverso il Super Ammortamento si ha un extra risparmio fiscale IRES del 0,096% del costo di
acquisto del bene, mentre nel caso dell’Iperammortamento si gode di un extra risparmio fiscale
IRES del 0,36%, calcolati in base all’applicazione dell’aliquota IRES del 24% (2017) alla
maggiorazione del costo di acquisto del bene del 40% con il SuperAmmortamento ovvero del
150% con l’IperAmmortamento.
Super ammortamento rappresenta una deduzione extracontabile del 40% per gli investimenti in
beni strumentali nuovi effettuati dai titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo che porta


5
Esempio numerico fatto in base al Circolare N.4/E del 30/3/17 con l’oggetto: Proroga, con modificazioni, della
disciplina del c.d. “super ammortamento” e introduzione del c.d. “iper ammortamento”.

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al 140% il valore della deduzione massima ammessa mediante la riduzione della base imponibile
su cui vengono calcolate le imposte. 6
Iper Ammortamento consente di fare una maggiorazione del costo di 150% sul acquisto dei beni
strumentali nuovi per trasformare l’impresa in funzione di Industria 4.0.
Questo beneficio è cumulabile con le altre misure di incentivazione (Nuova Sabatini, Credito
d’imposta per R&S, Patent Box, Incentivi ACE, Incentivi in startup e PMI innovative, Fondo
Garanzia).
I beneficiari sono: tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone,
società di capitali) con sede fiscale in Italia.

2) Credito d’imposta alla RICERCA e SVILUPPO (R&S): incentivo a favore di tutte le imprese che
investono in attività di R&S
Introdotto per la prima volta dalla Legge di Stabilità 2015, esso ha come scopo principale
stimolare la spesa privata in R&S. Attività agevolabili: ricerca fondamentale e industriale e
sviluppo sperimentale.
Con la Legge di Bilancio 2017 viene potenziato il credito d’imposta per R&S, allungando il periodo
temporale di un anno, fino al 31 dicembre 2020.
L’agevolazione consiste in un Credito d’Imposta che si ottiene in modo automatico: si intende -
un credito che le imprese vantano verso lo Stato e possono immettere il suddetto credito per
finanziare l’attività di R&S.
• Il periodo temporale si estende di un anno, diventano quindi agevolabili gli investimenti
in R&S effettuati dal 2015 al 2020, e quindi i periodi agevolati saranno 6 anni (prima 5
anni).
• viene stabilita una singola percentuale di agevolazione pari al 50% per tutte le spese
ammissibili (prima era prevista un’aliquota del 25% per le spese sostenute all’interno
corrispondente a strumenti e attrezzature di laboratorio e per l’acquisizione di competenze


6
Circolare 4/E, 30/07/2017 : Industria 4.0 – Articolo 1, commi da 8 a 13, della legge 11 dicembre 2016, n.232 –
Proroga, con modificazioni, della disciplina del c.d. “super ammortamento e introduzione del c.d.
“iperammortamento”

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tecniche e privative industriali; e un aliquota pari al 50% per le spese sostenute all’esterno cioè
relative ai costi per il personale altamente qualificato e per la ricerca affidata a terzi)
• Aumenta il limite massimo annuo del Credito d’imposta per la singola impresa da 5 a 20
milioni.
Modalità di Calcolo:
L’aliquota ordinaria del credito d’imposta del 50% si applica sulle spese sostenute per le attività di
R&S in incremento rispetto alla spesa media per le medesime realizzata nei tre periodi d’imposta
precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015. La spesa media riferibile ai periodi d’imposta

2012-2014, si prende come un dato fissato per tutta la durata dell’agevolazione. In altri
termini, sono agevolabili le spese in incremento nella misura del 50% ossia se superano la
media delle spese sostenute in R&S nei 3 periodi d’imposta anteriori, il credito d’imposta vale
per la differenza rispetto alla media di questo periodo.

Esempi numerici:7
a) Calcolo credito d’imposta prima delle modifiche legge di bilancio 2017
Supponendo che nel 2016 si realizzino investimenti agevolabili pari a 750.000 euro di cui 550.000,
facendo parte del primo gruppo di spese sostenute “all’esterno” agevolabili al 50% e altri 200.000
euro restanti per la spesa “all’interno” secondo gruppo agevolabile al 25%.
Nel 2012 sono stati effettuati spese di un ammontare totale di 700.000 euro di cui 600.000 euro
per le spese del primo gruppo e altri 100.000 euro per le spese del secondo gruppo.
Nel 2013 sono stati effettuati – 650.000 euro – di cui 500.000 del 1° gruppo e 150.000 del 2°
gruppo.
Nel 2014 – totale 600.000 – di cui 400.000 del 1° gruppo e altri 200.000 del 2° gruppo.

Si calcola Inizialmente la media di riferimento riguardante le spese dei 3 periodi d’imposta
precedenti, cioè (700.000 + 650.000 +600.000)/3 =650.000


7
Esempi elaborati in base: (Circolare N.13/ E Credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo - Novità introdotte
dalla Legge di bilancio 2017 , 27/04/2017)

13



• Media di riferimento per le spese del 1° gruppo =
(600.000+500.000+400.000)/3=500.000.
• Media di riferimento per le spese del 2° gruppo = (100+150+200)/3=150.000
Riportiamo i dati nelle tabelle sotto, nella prima (caso a) osservando come si calcola il credito
d’imposta prima delle modifiche della Legge di Bilancio 2017 e nella seconda dopo le
modifiche (caso b).
Totale: in euro Di cui per il 1° gruppo Di cui per il 2° gruppo
Investimenti realizzati 750.000 550.000 200.000
2016
Investimenti realizzati 700.000 600.000 100.000
2014
Investimenti realizzati 650.000 500.000 150.000
2013
Investimenti realizzati 600.000 400.000 200.000
2012
Media di riferimento 650.000 500.000 150.000
Spesa incrementale 100.000 50.000 50.000
agevolabile
CREDITO D’imposta 37.500 euro in totale 25.000 euro 12.500
utilizzabile dal 1/1/17

b) Calcolo del credito d’imposta dopo le modifiche della legge di bilancio 2017
Totale: in euro
Investimenti realizzati 2017 750.000

Investimenti 2014 700.000


Investimenti 2013 650.000
Investimenti 2012 600.000
Media di riferimento 650.000
Spesa incrementale 100.000
agevolabile

CREDITO D’imposta (100.000*0.5) = 50.000 euro


utilizzabile dal 1/1/17
Aliquota 50%

14



Il credito d’imposta si calcola sulle spese in eccedenza rispetto alla media delle spese sostenute
nei tre periodi precedenti, se non si è incrementata la spesa rispetto alla media dei tre anni
anteriori non si ha diritto al credito d’imposta.
Il beneficio Credito d’imposta per R&S è cumulabile con altre misure incluse nel Piano Nazionale
Industria 4.0.
Il Credito d’imposta può essere utilizzato anche in caso di copertura delle perdite e delle imposte
e contributi.
Si rivolge a: soggetti titolari di reddito d’impresa; imprese italiane o imprese residenti all’estero
con stabile organizzazione sul territorio italiano che svolgono attività di R&S.

3) Beni strumentali ‘’Nuova Sabatini 2017 o Nuova Sabatini Ter’’: Credito all’innovazione
Questa misura economica è stata istituita a favore delle piccole e medie imprese inizialmente
introdotta dall’articolo 2 del decreto legge n.69 del 21 giugno 2013, convertito dalla legge n.98
del 9 agosto 2013 e prorogata con la Legge di Bilancio 2017: nuova fase dell’agevolazione
conosciuta sotto il nome di “Sabatini Ter”, messa a disposizione dal MISE con lo scopo di
agevolare l’accesso al credito delle imprese. La nuova Sabatini Ter resta sostanzialmente
invariata rispetto alla disciplina originaria istituita nel 2013 dal “Decreto Fare”, si prevede lo
stesso contributo da parte del ministero a fronte del finanziamento destinato all’acquisto di
nuovi beni. I soggetti beneficiari non viene ampliato, quindi possono usare la misura le PMI. Ciò
che viene introdotto è una nuova categoria di investimenti e spese ammissibili, includendo tra i
beni agevolabili anche gli acquisti relativi alle “nuove tecnologie” che prima non erano incluse.

Comunque questo strumento lo hanno domandato tantissimi perché lo trovano conveniente ed
efficiente, però il problema è che le risorse non erano sufficienti a soddisfare tutte le richieste.
Perché infatti il mese di luglio 2016 le risorse per questa misura erano già finite. Con la Legge di
Bilancio 2017 è stato prorogato lo strumento e rifinanziato, introducendo una nuova categoria
di investimenti quelli relativi al modello dell’industria 4.0. Originariamente la misura offriva un

15



solo contributo in conto interessi pari al 2,75% per gli investimenti ordinari, dopo la proroga è
stato inserito un'altra categoria di investimenti agevolabili con un contributo pari al 3,757%.
La misura testé introdotta consiste nella concessione da parte delle banche e intermediari
finanziari di un finanziamento alle PMI per sostenere gli investimenti previsti dalla misura. Quindi
il MISE attribuisce un contributo a parziale copertura degli interessi pagati su finanziamenti o
leasing per investimenti da 20 mila a 2 milioni di euro.
Il motivo della grande domanda di tale servizio è dovuto a fattori di convenienza ed efficienza,
nonostante il problema di insufficienza dell’offerta di risorse difronte alla domanda delle stesse.
Perché a luglio 2016 le risorse per questa misura erano già finite.
La Legge di Bilancio 2017 ha prorogato tale strumento: rifinanziando questo progetto
complessivamente del 560 milioni (con una dotazione iniziale di 383,86 milioni: portando lo
stanziamento complessivo a 943,85 milioni)8: mettendo a disposizione 28 milioni di euro per
l’anno 2017, 84 milioni di euro per l’anno 2018, 112 milioni di euro per ciascuno degli anni dal
2019 al 2021, 84 milioni di euro per l’anno 2022 e 28 milioni per l’anno 2023. 9
Il governo introduce una nuova categoria di investimenti quelli relativi al modello dell’industria
4.0 a cui si attribuiscono contributi in conto interessi di una maggiorazione del 30% rispetto agli
investimenti ordinari. Questi sono calcolati in base ad un piano di ammortamento di 5 anni con
rate semestrali posticipate in dipendenza di 2 gruppi di beni.
Con un tasso del 2,75% annuo per investimenti ordinari (macchinari, impianti, beni strumentali
di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, investimenti hardware e software).
E con un tasso del 3,575% per gli investimenti in tecnologie digitali e altri che corrispondono al
modello Industria 4.0. Per questi investimenti è aumentata del 30% la misura massima prevista
per il contributo del MISE. Questo contributo è stato introdotto con la legge di bilancio e si
riferisce agli beni contenuti nell’allegato 6/A e 6/B del Circolare 15 febbraio 2017, n14036.


8
Dati: MEF.
Circolare n. 14036, 15 febbraio 2017.
9

16



Il finanziamento può essere assistito dalla garanzia del “Fondo di Garanzia per le PMI” fino ad un
massimo dell’80%.
I beneficiari sono: micro, piccole e medie imprese (PMI) con sede in Italia e iscritte al Registro
Imprese e che sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti (non sono in liquidazione). Sono
ammessi tutti i settori produttivi, ad eccezioni: attività finanziarie e assicurative oppure attività
connesse all’esportazione.

Esempio numerico: si suppone di fare un investimento in un macchinario per un ammontare pari
a 100.000 euro (tramite finanziamento o in leasing), il contributo consiste nell’applicazione del
2,75% agevolato per 5 anni, pagato semestralmente, quindi un totale di 30 rate, pertanto
l’ammontare complessivo di 7717,37 euro10 restituito in quote annuali.

4) Fondo di Garanzia a favore delle Micro, Piccole o Medie Imprese (PMI): che serve a sostenere
le imprese che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario perché non dispongono di
sufficienti garanzie. È una agevolazione da parte del MISE.
Con lo scopo di favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle PMI attraverso la concessione di una
garanzia pubblica fino all’80% del finanziamento, facilitando la possibilità di ottenere
finanziamenti senza garanzie aggiuntive e di poter affrontare esigenze di liquidità per fare
investimenti voluti. Oltre 99% delle imprese ha avuto accesso al finanziamento con la copertura
del Fondo. Il Fondo garantisce ad ogni impresa una somma massima di 2.5 milioni di Euro per
una o più operazioni, ed è concesso a titolo gratuito. 11



10

dove capitale iniziale è C=100.000, tasso d’interesse i=2,75 sarà rapportato a 2 perché il
pagamento è semestrale, è con n = 30 che rappresenta il numero di rate.
11
Fonte: MISE.

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5) Startup e micro, piccole e medie imprese (PMI) innovative:
Con la Legge di Stabilità 2017, legge 232/2016 hanno rafforzato ed esteso l’offerta di incentivi
per le Startup e PMI innovative previsti inizialmente dal “Decreto Crescita 2.0” – D.L 179/2012
(specifiche agevolazioni ed incentivi ai investitori del capitale sociale di Startup e PMI innovative).
Le Startup Innovative sono delle imprese appena costituite che possono prendere forma di
società di capitali12, che non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema di
negoziazione e devono avere per oggetto sociale attività destinata all’innovazione e alla
tecnologia, costituita da non oltre 5 anni.13 Per poter usufruire delle agevolazioni previste esse
devono rispettare alcune condizioni: registrarsi nella sezione speciale del Registro delle Imprese,
mantenimento dell’investimento per 3 anni, che la startup riceva investimenti in misura non oltre
15 milioni di euro complessivi.

Le Startup e PMI innovative possono quindi beneficiare di un regime fiscale e contributivo
vantaggioso per la nascita e lo sviluppo di queste. Le agevolazioni previste per esse si distinguono
in base alla natura del soggetto che intende investire i propri capitali in tale imprese: una
detrazione lorda IRPEF per le persone fisiche e una deduzione IRES dal reddito imponibile per le
persone giuridiche14, non opera però ai fini dell’IRAP15. In particolare tali incentivi fiscali si
applicano in via esclusiva ai conferimenti in denaro, sia in sede di costituzione sia in sede di
aumento del capitale sociale di una Startup già costituita: 16




12
Vi sono comprese quindi delle nuove forme di costituzione: sia SRL semplificata o a capitale ridotto, sia le SPA, le
SAPA, le società cooperative.
13
Art 25 del decreto legge n3/2015 convertito in legge n.33/2015.
14
Secondo la legge di Bilancio 2017 art. 1, commi 66-69, in tema: estensione e rafforzamento delle agevolazioni
per investimenti nelle startup e PMI innovative.
15
IRAP: imposta regionale sulle attività produttive.
16
Dati Invitalia che è l’agenzia nazionale per l’attuazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa: agisce sul
mandato del Governo per accrescere la competitività.

18



a) Per le persone fisiche:
• Detrazione lorda dall’IRPEF del 30% (fino al 2016: 19%) delle somme investite nel capitale
sociale in una o più Startup innovative.
• Termine minimo di mantenimento: 3 anni.
• Investimento massimo agevolabile a favore di ciascun investitore pari a 1 milione di euro
(fino al 2016: 500.000 euro) per ciascun periodo d’imposta.

b) Per le persone giuridiche:
• Deduzione IRES dal reddito imponibile pari al 30% (fino al 2016: 20%) del capitale investito
in una o più startup innovative.
• Limite massimo di investimento agevolabile per il periodo d’imposta pari a 1,8 milioni di
euro.
Esempio: 1.800.000 (Importo deducibile ai fini IRES) * 0,24 (risparmio d’imposta IRES) *
0,3(risparmio d’imposta per effetto dell’incentivo in capo all’investitore di Startup innovative) =
129.600 euro l’anno (risparmio d’imposta IRES Totale: massima).

Il limite massimo di investimento complessivo agevolabile è aumentato con la legge di bilancio
2017, con il Decreto MISE da 2,5 milioni a 15 milioni.

• Cessione Perdite 2017
Un altro incentivo consiste nell’acquisto da parte di società ‘sponsor’ delle perdite fiscali delle
Startup innovative, ossia acquisiscono partecipazioni con diritto di voto e diritto agli utili pari
almeno al 20% del capitale sociale delle Startup, e quindi assorbono le perdite conseguite da
queste ultime nei primi tre esercizi. Hanno dunque la possibilità di cedere, accanto ad una
remunerazione, le perdite per il loro intero ammontare conseguite nei primi 3 anni a società
quotate (c.d. società sponsor).17


17
Secondo la legge di Bilancio 2017 art. 1, commi 76-80, in tema: perdite fiscali di startup partecipate da società
quotate.

19



La perdita relativa ad un periodo d’imposta è utilizzabile dalla società sponsor in diminuzione del
reddito dello stesso periodo d’imposta, andando nella voce costi di produzione di essa.
La società sponsor deve remunerare le Startup del vantaggio fiscale ricevuto con un corrispettivo
calcolato in base all’applicazione dell’aliquota IRES sulle perdite trasferite relativo al periodo
d’imposta: corrispettivo per le perdite 2017 = perdite * 24% (risparmio d’imposta IRES). 18

Tali agevolazioni fiscali ad oggi sono pienamente operative e sono state rese permanenti a favore
dei investitori in startup innovative, previste dalla legge di bilancio 2017 e ora autorizzate dalla
Commissione EU, pubblicata il 18 settembre 2017 la relativa decisione.
Secondo i dati MISE: nei primi sei mesi del 2017 il numero di startup innovative iscritte nel
Registro delle Imprese sono 7394, rispetto a fine marzo erano iscritte 6880 aziende (sono in
aumento di 514 imprese) e rispetto a fine anno 2016 erano iscritte 6.745.

MISURE ATTIVABILI IN AUTOMATICO
6) Il decreto “Patent Box”19 introdotto per la prima volta con la legge di stabilità 2015 in cui è
previsto un insieme di agevolazioni per l’utilizzo di determinati beni, già adottate da altri paesi
europei: Inghilterra, Spagna, Belgio, Olanda.
Si introduce quindi un regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo
dei beni immateriali come: Software, brevetti industriali, marchi, disegni e modelli industriali e
know-how, ovvero una riduzione delle tasse sugli utili derivanti dall’utilizzo di suddetti beni.
Con la legge di Bilancio 2017, Decreto-legge n.50, aprile 2017, sono stati esclusi i marchi
d’impresa dal regime fiscale agevolato. L’esclusione dei marchi potrebbe disincentivare le
imprese ad avere interesse nell’utilizzo di tale misura. Secondo i dati Sole24Ore, pubblicazione
del 19 maggio 2017, nel 2015-2016 in cui i marchi erano oggetto del regime opzionale di Patent
Box, sono state registrate 2778 richieste di accesso al patent box per questi, circa 40% del totale,
e poco al di sotto del 20% per i brevetti e disegni e modelli.20


Dati: Assolombarda.
18


20
Sole24Ore, 19 maggio 2017.

20



Con questa misura lo Stato vuole sostenere la crescita dell’economia nazionale sia in termini di
Prodotto Interno Lordo che in termini di occupazione, perché questi beni sono un contributo
importante all’innovazione dei processi produttivi.

Dal 2017 si prevede tasse dimezzate IRES o IRPEF e IRAP sui redditi derivanti dall’uso detti
immobilizzazioni immateriali.
Per determinazione del beneficio:
* bisogna identificare il reddito agevolabile derivante dall’utilizzo diretto o indiretto del bene
immateriale: con l’utilizzo diretto si va ad individuare gli utili che derivano dall’utilizzo di tale
bene, con l’utilizzo indiretto individuando i redditi derivanti dalla concessione in uso a terzi del
bene.
* si va a calcolare il coefficiente c.d. nexus ratio21 che è il rapporto tra i Costi Diretti o Qualificati
sostenuti per lo sviluppo, il mantenimento e l’accrescimento del bene immateriale ed i Costi
Totali sostenuti per produrre tale bene.
*si effettua il prodotto tra il reddito agevolabile ed il nexus ratio per ottenere - la quota di reddito
agevolabile a cui si applicherà la percentuale di detassazione.
L’ammontare della percentuale è in funzione del periodo d’imposta di riferimento: la quota di
reddito agevolabile quindi, non concorrerà alla formazione del reddito totale d’impresa del 50%
riferibile al periodo d’imposta 2017, del 40% per il 2016 e del 30% per 2015.
Ovvero, avendo la percentuale a regime del 50%, per la determinare della tassazione ai fini IRES
del bene immateriale con aliquota pari alla metà di quella ordinaria, cioè pari al 12%.

Esempio numerico:
Supponiamo che un’azienda è titolare di un brevetto Y che utilizza direttamente e che ha deciso
di usare la misura patent box.
Utili dal brevetto: 400.000 euro ( - Costi diretti: 55.000 euro - Costi indiretti: 45.000 euro ) =
Risultato contabile: 300.000 euro

21



Beneficio fiscale patent box (IRES): 50%*300.000 = 150.000*24% = 36.000 euro

Possono esercitare l’opzione i soggetti titolari di reddito d’impresa. Deve essere esercitata nella
dichiarazione dei redditi relativa al primo periodo d’imposta , è valida per 5 periodi di imposta, è
irrevocabile e rinnovabile.

7) ACE (Aiuto alla Crescita Economica): con il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017 si
prevede l’incentivazione alla capitalizzazione delle imprese, aggiungendo delle novità rispetto a
quello disciplinato originariamente dall’articolo 1, D.L. 201/2011. Si tratta di un incentivo
attribuito alle imprese che si autofinanziano rispetto a quelle che si finanziano con capitale di
credito, tramite la possibilità di deduzione dal reddito netto una percentuale degli utili reinvestiti
o dei nuovi capitali investiti in azienda dai soci. La deduzione ACE consiste nella riduzione
dell’aliquota del rendimento nozionale 22 : nel 2016 l’aliquota ACE era del 4,75%, nel 2017 si passa
al 2,30%.
Si deve registrare a partire dal 2016 una variazione positiva del patrimonio netto rispetto
all’anno precedente, tramite accantonamento dell’utile dell’anno precedente a riserva,
conferimenti di denaro dai soci.
In base alla legge di bilancio 2017, “a partire dal periodo d’imposta 2016 identifica l’incremento
del capitale proprio, anche la differenza fra il patrimonio netto al 31/12/2015 e il patrimonio
netto al 31/12/2010 “


Esempio numerico:
• Patrimonio netto al 31/12/2010 = 30.000
• Patrimonio netto al 31/12/2015 = 50.000 ( di cui utili 3.000)
Differenza tra il Patrim.Netto al 31/12/2015 e il Patrim.Netto al 31/12/2010 = 20.000.


22
Rendimento nozionale: vantaggio fiscale ACE, che si comporta come una variazione in riduzione dall’imponibile;
si calcola all’incremento del capitale proprio una aliquota variabile.

22



Nel corso del anno 2016: si conferiscono 3.800 euro in denaro da parte dei soci e si effettuano
dei prelevamenti di 10.000 euro.
• Patrimonio netto al 31/12/2016 = 55.000 euro
Base imponibile ACE 2016: 20.000+3.000+3.800-10.000=16.800
=Rendimento nozionale: 16.800 * 4,75% =798 euro
(l’importo ammesso in deduzione al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio valutato
per il periodo di imposta in corso al 31/12/16 e tramite l’applicazione dell’aliquota del 4,75%)23

8) Salario di Produttività – è un bonus che prevede una detassazione del premio di produttività.
A partire dal 2017 è prevista la detassazione dei premi di produttività ai lavoratori e sarà
introdotta anche la detassazione totale per le misure di welfare aziendale. La tassazione sarà
sostitutiva del 10% fino ad un massimo di 4000 euro e non secondo gli scaglioni IRPEF sul reddito.
Il bonus spetta ai dipendenti che ricevono un premio di risultato aziendale, o premio di
produzione dalla propria azienda.

9) IRES e IRI24 – misure per ridurre pressione fiscale per le imprese che non distribuiscono gli utili
ma gli reinvestono nel futuro. Riduzione tassa IRES dal 27,5% al 24% (più vicino alla media UE).
Con l’IRI: gli imprenditori individuali e i soci di società di persone possono optare per un’aliquota
unica del 24% (regime attuale IRPEF con aliquote fino al 43%) sulla parte di reddito d’impresa che
resta in azienda, mentre per le somme per uso personale si continua a pagare l’IRPEF. L’opzione
vale 5 anni ed è rinnovabile.

Il piano Calenda è prevalentemente fiscale: prevede circa 13 miliardi di euro di incentivi fiscali
nel periodo di 4 anni successivi (2017-2020).


23
secondo le disposizioni previste dall’art. 1 del DL 201/201, come modificato dalla Legge di stabilità 2017 (art. 1, comma 550, L
232/2016).

IRI – imposta sul reddito d’impresa.
24

23



Il Governo offre generosi incentivi fiscali a chi intende far crescere la propria attività, ottenendo
dei risultati positivi a livello dell’intero paese. Quindi tutto dipende dall’iniziativa privata degli
imprenditori, il governo offre le opportunità e basterebbe farne uso, perché non dimentichiamo
che il 60% del PIL italiano è generato prevalentemente dalle attività di produzione.
Nonostante i punti di vantaggio indicati, il piano continua a risultare efficiente, soprattutto per
la riduzione dell’imposizione fiscale alle aziende, che fino ad ora hanno sofferto molto dal peso
fiscale.
Il sostegno agli investimenti in R&S è importante, perché Italia affronta il problema della scarsa
produttività del lavoro e scarsi investimenti in R&S. Una cosa negativa nel Piano: è che si sta
ignorando il lavoro, perché è evidente che si avranno dei effetti rilevanti sulle dinamiche
occupazionali. Comunque nel prossimo capitolo vedremo se dalle opportunità messe a
disposizione dal governo hanno potuto tranne vantaggi tutte o soltanto alcune a causa della mal
organizzazione.

1.3: Piani individuali di Risparmio (PIR)
Il governo ha introdotto una nuova forma di investimento con la legge di Bilancio 201725,
importanti agevolazioni fiscali per gli investitori delle PMI italiane. Gli investitori otterranno forti
incentivi fiscali: 1. esenzione dalla tassazione sugli utili, dividendi, interessi e cedole generati
dall’investimento e 2. non saranno soggetti a imposta di successione (è una tassa che grava sugli
eredi al patrimonio lasciato dal defunto oppure nel caso di donazione, infine gli eredi possono
usufruire dell’esenzione dalla tassa sui redditi generati dovranno riformare il PIR e detenerlo per
5 anni).
Il PIR rappresenta una possibilità alternativa di investimento per i risparmiatori: possibilità di
orientare il risparmio di persone fisiche (delle famiglie italiane) verso economia reale, indirizzare
le loro risorse verso investimenti produttivi di lungo termine, cioè verso strumenti finanziari di
imprese industriali, commerciali, italiane ed europee stabilite nel territorio nazionale.


25
Legge n. 232/ dicembre 2016.

24



I PIR possono assumere diverse forme giuridiche: Fondi Comuni d’Investimento26, SICAV27,
gestioni individuali di portafogli di investimento, contratti assicurativi, depositi amministrati.
Essi sono denominati come “contenitori fiscali” che possono contenere diversi tipi di strumenti
finanziari 28 o somme di denaro.

I vantaggi del PIR:
1. Per i risparmiatori che investono in PIR: esenzione 100% dalla tassazione dei redditi (da
capitale o redditi diversi di natura finanziaria derivanti da investimenti in PIR), tenendo
conto che generalmente le plusvalenze sono tassate al 26% o 12,5% nel caso di Titoli di
Stato. Esenzione per intero del patrimonio dall’imposta di successione. (Per ogni 1000
euro si possono risparmiare fino a 260 euro di tasse: “SGR”)
2. Sostegno a economia reale: possibilità di indirizzare i risparmi privati verso l’economia
reale del Paese avvantaggiando gli investimenti delle imprese italiane a medio-lungo
termine. In economia italiana c’è la difficolta di accedere al capitale di credito, soprattutto
per le imprese piccole. Secondo studi di Confindustria i finanziamenti alle imprese sono
diminuiti nel arco di periodo 2012-2016 di oltre 15%; i PIR, quindi, daranno nuove
opportunità di finanziarsi alle imprese piccole e medie.
3. Vantaggio di miglioramento dell’allocazione del portafoglio, tramite la diversificazione del
rischio in modo opportuno (riducendo il rischio di subire delle perdite a causa di perdita
di un singolo titolo), poiché detenere un investimento in cui gli utili sono detassati le
prospettive saranno positive e si gode di una maggiore convenienza e l’opportunità di
investire in un orizzonte temporale di oltre 5 anni.


26
Fondo comune di Investimento: istituto di intermediazione finanziaria: utilizza strumenti finanziari , detti quote
di fondi di investimento, raccoglie denaro dai risparmiatori e li affida la gestione dei propri risparmi a società di
gestione del risparmio (SGR).
27
SICAV: Società di investimento a capitale variabile è una SPA a capitale variabile che ha per oggetto esclusivo
l’investimento collettivo del patrimonio raccolto tramite l’offerta al pubblico di proprie azioni. Può essere
assimilata a un Fondo comune d’investimento, ma si differenzia da questo perché in quest’ultimo l’investitore è
titolare di una quota del fondo stesso amministrato da una Società di Gestione del Risparmio distinta (SGR),
mentre nella SICAV l’investitore assume la qualifica di socio.
Strumenti finanziari come per esempio: azioni, obbligazioni, quote di fondi comuni, contratti derivati.
28

25




I beneficiari dell’agevolazione: soltanto le persone fisiche residenti fiscalmente in Italia, ognuna
di esse può essere titolare di solo un Piano di Risparmio “nello stesso momento” e il regime
agevolativo è indipendente dall’età del sottoscrittore, il PIR può essere intestato anche ad un
minorenne. 29

30
Condizioni per beneficiare dell’esenzione fiscale:
a) Vincolo alle somme investite nel patrimonio del PIR: ogni persona può investire
massimo 150.000 euro su cui si otterrà l’esenzione, di cui il limite annuo di 30.000 euro.
b) Vincolo di detenzione degli strumenti finanziari detenuti nel PIR: almeno 5 anni;
se si disinveste prima del termine si perde il beneficio dell’esenzione fiscale e il PIR sarà
tassato come un investimento ordinario.
L’ottenimento del beneficio dell’esenzione, superati i 5 anni del PIR l’esenzione rimane valida
per sempre.
31
c) Vincoli alla composizione del patrimonio del PIR, i requisiti necessari affinché sia
qualificato come PIR:
• Vincolo di diversificazione del portafoglio PIR: almeno 70% del portafoglio del PIR deve
essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee avendo
stabile organizzazione in Italia (ad esclusione le imprese che svolgono attività
immobiliare). Di questo 70%, almeno 30% (cioè 21% del portafoglio PIR) deve essere
investito in titoli emessi da aziende non presenti nell’indice del FTSE MIS di Borsa italiana
o analoghi indici di mercati regolamentati. La restante parte del 30% può essere investito
in qualsiasi strumento finanziario.


29
Sole24ore, 5 ottobre 2017.
30
Legge di bilancio 2017, l. 11 dicembre 2016, n.232, articolo1, commi 100-114, Piani individuali di risparmio a
lungo termine – PIR.
31
L. 11 dicembre 2016, n.232, articolo1, comma 102, Piani individuali di risparmio a lungo termine – PIR.

26



• Vincolo di concentrazione: il patrimonio PIR non deve investire per oltre il 10% in
strumenti finanziari emessi dallo stesso emittente o società appartenenti al medesimo
gruppo, o in depositi e conti correnti

Composizione del portafoglio PIR:

Fonte SGR32:

Nei primi mesi del 2017: già 30 Società di gestione del risparmio hanno inserito fondi comuni
destinati ai PIR.

Secondo le stime di Equita33, nei primi sei mesi del 2017 attraverso i fondi PIR quasi 1 miliardo di
euro sono stati investiti nelle piccole e medie imprese. La raccolta netta complessiva per i fondi
PIR ha raggiunto un ammontare pari a 5,33 miliardi, di questi - 2,65 miliardi nei titoli di aziende
italiane e quasi un miliardo nelle società quotate in borsa di piccola e media capitalizzazione.
Grazie alla buona operatività registrata nei primi sei mesi, con una raccolta che ha superato i 5
miliardi di euro, il MEF ha pubblicato le linee guida per incentivare le famiglie a investire tramite
i PIR. Secondo le stime del MEF: le aspettative verso fine anno le raccolte nette per i fondi PIR
tendono a giungere a 10 miliardi di euro. I risultati mostrano che la misura è funzionante, ma si


SGR: Società di gestione del risparmio.
32
33
Equita è una società di intermediazione mobiliare nella forma SPA: una banca d’investimento con un modello di
business basata sulla tradizione finanziaria tradizionale.

27



potrebbe avere un rischio di bolla: perché grazie all’agevolazione fiscale a favore dei PIR le
banche forse stanno raccogliendo troppi soldi e i prezzi nei listini italiani rischiano di aumentare.
I possibili svantaggi del PIR possono essere: l’incentivo tende a investire in titoli non liquidi a
causa del vincolo di detenzione delle somme di almeno 5 anni e rischiosi (ma comunque rischi
attenuati grazie al vincolo della composizione del portafoglio detti sopra: vincoli di
concentrazione e vincoli di diversificazione). L’investimento nei PIR espone al rischio il sistema
Italia; e infine il beneficio fiscale potrebbe finire nelle mani delle banche e intermediare invece
che nelle mani dei risparmiatori perché pagheranno commissioni maggiori a quest’ultime.

1.4 Confronto fra i programmi dei Paesi principali dell’UE che intendono finanziare e
incentivare l’Industria 4.0

L’Italia insieme a Germania e Francia uniscono le forze tramite un accordo trilaterale di
cooperazione per promuovere la manifattura digitale, di rafforzare i processi di digitalizzazione
dei settori manifatturieri, tramite una elaborazione in comune di un programma.

Gli incentivi a confronto di alcuni paesi principali34, analisi fatta in modo trasversale per ciascuna
misura:
• Per le Startup e PMI innovative:
In Francia anche vengono impiegati incentivi a favore delle Startup e PMI innovative: taglio del
50% se gli utili non sono distribuiti da esse in un periodo superiore a un anno, del 65% se la
detenzione è superiore a 4 anni e dell’85% se superiore a 8 anni.35 Inoltre è previsto un regime
agevolato per le plusvalenze. In Spagna invece è concessa un’aliquota minore al 15%. In
Germania: esonero dall’imposta sui redditi per gli investimenti in capitale di rischio nelle società
residenti con attività relativa a R&S, esenzione del 40% degli interessi maturati se gli investimenti
superano 1 milione euro. La Gran Bretagna designa una serie di incentivi per investimenti nel


34
Alcuni dati riferiti a: “Analisi fatta dai membri della Scuola Europea di Alti Studi Tributari di Bologna”
35
Dati: Sole24Ore

28



capitale di Startup ad elevato rischio, con un esonero del 45% dell’investimento iniziale nonché
dell’investimento successivo e dopo 3 anni l’esenzione delle plusvalenze è per intero. Si è visto
invece che in Italia sono previste detrazioni fiscali al 30% per chi investe nelle PMI innovative. Fra
tutti quanti Germania sta molto più avanti, secondo una recente indagine le imprese che hanno
investito nella direzione industria 4.0 hanno un fatturato superiore ai 100mila euro.36

• Il Credito d’imposta per R&S:
L’Italia concede un credito d’imposta per le spese in R&S del 50% rispetto alla Francia del 30%
fino a 100 milioni di euro e dell’5% sull’eccesso. Germania non ha attivato alcun incentivo a
favore delle spese in R&S, neanche per i marchi e brevetti, neanche Superammortamenti perché
preferisce di più finanziare direttamente. Mentre in Spagna si ha un mix di incentivi come:
ammortamento libero dei costi delle immobilizzazioni immateriali; deduzione del 25% dei costi
sostenuti nel periodo d’imposta di riferimento, e 42% se i costi sostenuti eccedono la media dei
costi sostenuti nei 2 esercizi precedenti. La Gran Bretagna prevede una deduzione totale dei costi
di R&S nell’anno in cui vengono compiuti.

• L’incentivo “Super Ammortamento”:
Esso è messo in atto dall’Italia e dalla Francia, mentre in Germania non è previsto.
In Italia: i redditi derivanti da software coperti da copyright, brevetti, disegni e modelli ,
informazioni e segreti aziendali non concorrono a formare il reddito complessivo per il 50% del
loro ammontare. In Francia: è prevista una tassazione agevolata del 15% per brevetti, nazionali
ed europei, poi temporaneamente ci sono anche dei Superammortamenti del 140% per acquisti
di macchinari funzionali all’impresa 4.0.
In Spagna: la base imponibile è ridotta del 60% ai fini dell’imposta sulle società per imprese
titolari di brevetti, disegni e modelli, segreti aziendali e Knowhow, esistono però alcune
limitazioni. Londra applica un’aliquota ridotta del 10% sui redditi derivanti dai beni immateriali


36
Secondo dati: ISTAT.

29



appena indicati e un Superammortamento del 230% per l’acquisto di beni strumentali destinati
all’attività della R&S.
























30



Ø CAPITOLO 2: Risultati del Piano Industria 4.0. Le risposte delle imprese che hanno
avuto la possibilità di cogliere le opportunità messe a disposizione

2.1 AVVIO DELLA SECONDA FASE – Piano “IMPRESA 4.0”
Per un periodo eccessivamente lungo (quasi un decennio) dopo la crisi l’Italia non si è concentrata
molto sull’industria, ignorando le nuove tecnologie e le sue potenzialità e finalmente a settembre
2016 il governo ha agito con delle misure di sostegno avendo l’obiettivo di riorganizzare il sistema
industriale e manifatturiero e far crescere la produttività e la competitività del Paese sui mercati
globali, camminando verso un futuro più sostenibile. Comunque un po’ in ritardo rispetto a
Germania (che ha preso le iniziative nel 2011) e rispetto a Francia.
Dopo un anno dall’avvio del Piano Nazionale Industria 4.0, il Ministro dello Sviluppo Economico:
Carlo Calenda insieme al Ministro dell’Economia e delle Finanze: Pier Carlo Padoan, al Ministro
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e al Ministro del Lavoro e delle
Politiche Sociali Giuliano Poletti, hanno presentato alla Camera i risultati 2017 e le linee guida o
la fase seconda 2018 del Piano attinente ai obiettivi previsti per il periodo 2017-2020. Con la
seconda fase sono state estesi gli interventi innovativi capaci di coinvolgere il sistema produttivo
e dei servizi e la formazione dei lavoratori: lo scopo principale di accrescere il potenziale
economico e ottimizzare lo sfruttamento delle risorse e le capacità del sistema Paese.
Il piano nazionale Industria 4.0 entra nella seconda fase e cambia nome in “Impresa 4.0” che
saranno dei nuovi incentivi nel campo della digitalizzazione di servizi e turismo, nuovi fondi su
formazione, investimenti ed export.
I principali obiettivi del piano Impresa 4.0 si fonderanno su 3 pilastri37: (1) Tax credit del 50% per
la formazione dei dipendenti; (2) Proroga dell’Iper e Super ammortamento; (3) Rifinanziamento
del piano straordinario per il Made in Italy.
Tuttavia osserviamo le nuove misure e il proseguimento di quelle attualmente incluse nel Piano
con la Legge di Bilancio 2017 e i risultati ottenuti da esse nel corso del anno.


37
ItaliaOggi: ”Industria 4.0 su 3 pilastri”, 19/settembre/2017 pagina 30.

31



2.2 I RISULTATI E LE EVENTUALI MODIFICHE DELLE ATTUALI MISURE

2.2.a IL PRIMO PILASTRO DEL PIANO IMPRESA 4.0: PROROGA IPER E SUPER
AMMORTAMENTO (L’estensione dell’iper ammortamento a 250% e del super ammortamento
del 140% sarà di un anno)
Nei primi sei mesi del 2017 ( da gennaio a giugno) gli investimenti delle imprese in Macchinari,
apparecchiature elettriche ed elettroniche ed altre categorie sono cresciuti in totale del 9%38,
con investimenti fissi lordi raggiunti circa 80 miliardi di euro. Questo grazie
all’Iperammortamento, al Superammortamento e alla Nuova Sabatini per gli ordinativi interni.
Ad agosto comunque gli ordini di macchinari e impianti hanno raggiunto il picco rispetto al
201039. Al fine di continuare ad incoraggiare la modernizzazione degli investimenti in beni
strumentali il Governo, con la legge di Bilancio 2017 e nell’ambito del Piano Nazionale I.4.0 ha
deciso di prorogare e potenziare la disciplina relativa all’incremento della spesa per acquisti di
tali beni ai fini della deduzione delle quote dell’ammortamento e dei canoni di locazione
finanziaria. Nei primi otto mesi del 2017, le
aspettative sugli ordinativi sono ai massimi
livelli dal 2010 e secondo dati ISTAT a luglio
2017 gli ordinativi complessivi sono
cresciuti del 10,1% in un anno.

Secondo i dati: ISTAT, MEF40, Banca
d’Italia:


38
Fonte: MEF, ISTAT, Banca d’Italia
39
Secondo dati Istat.
40
MEF: Ministero dell’Economia e delle Finanze.

32



Investimenti Var% gen-giu
Fissi Lordi ORDINATIVI di beni strumentali 2017 vs 2016
80 miliardi (100%)
35% Macchinari ed altri apparecchi + 11,6%
10% Apparecchiature elettriche ed elettroniche + 10,7%
18% Riparazione, manutenzione ed installazione macchine n.a.
37% Restanti categorie + 6,1%
TOTALE + 9,0%

Tante imprese sono arrivate in ritardo a procedere ad acquisti di beni agevolabili con tale misura,
fino alle linee guida del MiSE e dell’Agenzia delle Entrate di marzo non si è mosso praticamente
nessuno. Gli acquisti di beni agevolabili con la misura Iperammortamento fino ad oggi si poteva
effettuare fino al 31 dicembre 2017 e l’installazione fino a luglio 2018. Le imprese temono di
ricevere i beni dopo gli ordini dopo che sia passato i tempi stabiliti per usufruire
dell’agevolazione, si rischia, quindi, di perdere l’opportunità d’incentivazione. Non è da
sottovalutare il grande numero di richieste, dimostrando che la misura ha funzionato, le più
piccole imprese si sono dimostrate più recettive delle altre, anticipando gli investimenti che
prima di questa misura intendeva di farli più avanti41; la misura ha piuttosto incrementato gli
investimenti di chi già li faceva. E la maggior parte degli ordinativi riguardano le imprese del Nord.
Prendendo questo risultato in considerazione, il governo con la seconda fase del Piano, si decide
di prorogare le misure Iper e Super Ammortamento, essendo uno dei pilastri del Piano Impresa
4.0. Queste due misure hanno funzionato bene e quindi si ritengono utili per continuare a
supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, in beni materiali e
immateriali (software e sistemi IT) sono funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei
processi produttivi. Oggi il diritto al incentivo fiscale matura quando l’ordine e il pagamento di
almeno il 20% di anticipo sono eseguiti entro il 31 dicembre 2017 e la consegna del bene avviene
entro il 31 luglio 2018. E si prevede la Proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2018 del termine
per ordini e consegne dei beni da agevolare. 42


41
Gruppo Meccatronica di “Anie Automazione”.
42
ItaliaOggi, 19 settembre, pagina 30.

33



2.2.b NUOVA SABATINI-TER
La misura beni strumentali Nuova Sabatini: agevolazione da parte del MISE avendo come
obiettivo di facilitare l’accesso al credito delle imprese, è istituita inizialmente con una
assegnazione di 383,86 milioni sostenendo gli investimenti per acquisto o in leasing o tramite
finanziamento: macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e
hardware.
Vista l'efficienza della misura nei ultimi 30 mesi, il governo ha stanziato altri 560 milioni nella
misura Nuova Sabatini (Totale = 943,86 milioni)43, prorogando il termine per la concessione dei
finanziamenti da parte delle banche e intermediari finanziari al 31 dicembre 2018.

Da gennaio 2017 l’utilizzo del fondo cresce in media più di 40 milioni al mese. Dello stanziamento
totale di 943,86 milioni sono rimasti circa 234 milioni di euro, che basteranno a soddisfare le
richieste per solo altri 5 mesi, fino
alla fine del febbraio 2018 – rischio.
Le risorse disponibili non
basteranno fino alla fine dell’anno
2018 come è previsto dalla legge di
bilancio 2017. Una possibile
soluzione è di aspettare la
decisione della prossima legge di
bilancio di stanziare nuovi fondi. Il
vantaggio che ricevono le imprese
da questa misura si dimostra
profittevole e poi avendo la
possibilità di cumularlo al
vantaggio ottenibile con la misura
Iper e Super ammortamento.


43
Secondo dati del MISE.

34




2.2.c BANDA ULTRALARGA
L’Italia si classifica tra gli ultimi posti in Europa per uso di internet e abbonamenti a banda
ultralarga: strumento indispensabile a far funzionare le nuove tecnologie a a maggior velocità e
flessibilità. Il piano di sostegno alla domanda dovrebbe favorire le imprese a crescere.
Per quanto riguarda il progetto Banda Ultra larga, il ministro ha promesso di stanziare per
infrastrutture e per incentivi al fine di raggiungere gli obiettivi di copertura al 2020 - altri 3,5
miliardi di euro: di cui 0,8 miliardi di euro su aree bianche44, 1,3 miliardi su aree grigie45 e 1,3
miliardi di euro per voucher alla domanda per le imprese e famiglie46. Il contributo una tantum
(straordinario: limitato ad una volta soltanto) per connessione a internet veloce dovrebbe essere
intorno a 10 mila euro per impresa e 150 euro per famiglie. Comunque ha detto Calenda: “Il ritmo
è troppo lento e se non riusciamo a mettere investimenti più significativi, non riusciremmo a
raggiungere gli obiettivi”. L’immissione aggiuntiva di capitali dovrebbe permettere di ottenere
entro 2020 una copertura a 100 Mpbs dell’85% dei numeri civici, oggi invece sono coperti
dell’11%.47


2.2.d PATENT BOX E CREDITO D’IMPOSTA PER R&S
Le imprese positivamente hanno reagito anche riguardo alla spesa in Ricerca e Sviluppo, grazie
al Credito d’imposta per R&S e al Patent Box su brevetti, e fra 24 mila imprese che spendono in
questa direzione, circa 11.300 hanno aumentato la spesa48, e di questi 11.300, per precisione
4500 imprese nel anno 2016 non avevano effettuato alcuna spesa nell’attività innovativa di R&S.


44
Le aree bianche: sono quelle in cui le infrastrutture per la banda larga sono inesistenti;
45
Le aree grigie: dove è presente un unico operatore di rete (con potere di mercato – monopolio), si vuole il
sostegno del governo per costruire una rete alternativa che influenzerà sulla dinamica del mercato, per esempio
un possibile effetto: la riduzione dei prezzi dei servizi offerti in questo campo.
46
Pronto per te un Voucher Digitalizzazione da 10.000 euro a favore di interventi di ristrutturazione informatica, di
digitalizzazione dei processi, di formazione e di acquisto di hardware, software e servizi di connettività e banda
larga.
47
Dato: MISE.
48
Sole24Ore.

35



Comunque 80% delle imprese che hanno aumentato la spesa quest’anno considerano gli
incentivi molto utili. Mentre le altre considerano di stanziare le somme dal 10% al 15% nelle
attività di ricerca, sviluppo e innovazione. 49
Secondo le indagini del Forum Meccatronica, il professore Gianbattista Gruosso del Politecnico
di Milano afferma che “…dall’analisi dei bilanci delle imprese intervistate fino a qualche anno fa
non avevano l’abitudine di indicare correttamente le spese di R&S nei documenti contabili…” , a
causa di questo spesso le spese maturate nei anni precedenti risultano pari a zero e la spesa
incrementale è potenzialmente tutta quella che ora viene indicata come R&S. Le imprese che
non hanno contabilizzato le spese di R&S nei anni precedenti, hanno usufruito di un beneficio
maggiore di quello effettivamente dovuto, e quindi le risorse destinate a questa misura sono
state distribuite non equamente alle imprese.

2.2.e IL FONDO DI GARANZIA
Il Fondo di Garanzia per le PMI ha funzionato anch’esso registrando nei primi 8 mesi 2017
(gennaio - agosto) un aumento di oltre 10,7% il capitale protetto – 7.4 miliardi di euro di garanzie
pubbliche, mentre il totale finanziato è aumentato del +8,9% (10,5 miliardi di euro nei primi 8
mesi), quindi il governo intende di sostenerlo ancora. 50
Secondo ”i dati MISE” con la pubblicazione del “12° Rapporto periodico” riguardante le possibilità
per le PMI di chiedere un prestito bancario con l’intervento del Fondo di Garanzia per le PMI: a
fronte di un totale importo dei finanziamenti autorizzati pari al 740 milioni, al 30 giugno 2017 si
è registrato che hanno ricevuto un prestito garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI circa 1432
le start-up innovative, per le quali sono state attribuite, nei ultimi 4 anni di operatività, circa 477
milioni di euro, questi distribuiti su 2.243 operazioni.


I dati diffusi dal MISE.
49
50
Secondo i dati: Istat e MEF.

36



Le startup innovative del Centro-Nord
maggiormente hanno chiesto di usufruire
di questa misura: la Lombardia sta al
primo posto per il numero di operazioni
(588), poi segue Emilia-Romagna, Veneto
e Piemonte.

Tabella: Distribuzione regionale delle
operazioni di finanziamento erogate
verso startup innovative: Fonte MISE.51



2.2.f CONTRATTI di SVILUPPO
Tra le misure che hanno funzionato, al 1° settembre 2017 è stato confermato il finanziamento di
102 Contratti di Sviluppo52, di cui 88 al Sud e 14 al Centro-Nord, che hanno beneficiato di
agevolazione concessa pari a 1,9 miliardi di euro di cui al Sud 1,7 miliardi euro e Centro Nord 0,2
miliardi euro. I posti di lavoro salvaguardati o creati pari oltre 53 mila addetti. Gli investimenti
previsti dai contratti sono pari a 3,6 miliardi di euro, in maggior parte nel settore alimentare del
21%, dell’automotrice del 17%, della meccanica 15%, Turismo 11%, Sanità 10%,
Telecomunicazioni 9%, Energia 6%, Legno e Carta 6%, Commercio 2%, Chimica 2%, Servizi alle
imprese 2%.53


2.2.g INVESTIMENTI IN CAPITALE DI RISCHIO O VENTURE CAPITAL ITALIANO

51
12° Rapporto periodico MISE, dati al 30 giugno 2017. “ Le imprese innovative e il Fondo di Garanzia per PMI.
52
I contratti di Sviluppo hanno lo scopo di realizzare programmi industriali, turistici e di tutela ambientale: investimenti
rilevanti. Secondo i dati numerici dell’Invitalia i contratti finanziati sono 102 (a fronte di 626 domande presentate), agevolazioni
concesse 1,848 miliardi di euro di cui 3581 miliardi di euro: investimenti già attivati.
53
Dati: MiSE, Istat

37



Tuttavia, il ministro Calenda ha ammesso che gli incentivi agli investimenti in capitale di rischio e
PMI innovative, i finanziamenti sono cresciuti soltanto del 2% rispetto a quello che puntava il
ministro, almeno del 4%.
Nel 2015 il volume totale degli investimenti in early stage era pari circa 130 milioni (contro 780
milioni di Germania e i 534 milioni di Spagna), l’obiettivo è di raggiungere circa 1 miliardo nel
2020 grazie agli incentivi differenti per le nuove imprese, comunque la crescita è positiva ma
sotto le attese. Per questo motivo si vuole sviluppare nuove misure sostitutive a quelle
precedenti per le Startup innovative, è stato inoltre autorizzato dalla Commissione europea il
potenziamento incentivi su investimenti in capitale delle Startup innovative.

Fabio Gallia, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Cassa Depositi e Prestiti (CDP)54,
conferma di aver stanziato un fondo di oltre 350 milioni in venture capital italiano o il capitale di
rischio (VC)55 a supporto degli investitori, avendo il compito, la CDP, di investire nei fallimenti di
mercato italiano attinente a quello del capitale di rischio: di cui 100 milioni per la Piattaforma
ITAtech; 100 milioni per il Programma AccelerateIT a sostegno della nascita e accelerazione di
nuove imprese; 75 milioni nel Fondo TechGrowth (a favore delle imprese che necessitano di
investimenti superiori in media a 5 milioni di euro per rafforzare la propria presenza sul mercato
nazionale e internazionale) e altri 75 milioni nei fondi di Venture Capital.56 L’intento di queste
misure è di dare supporto alle imprese al fine di renderle competitive a livello internazionale,
negli ultimi 3 anni indirizzando però il suo interesse nell’investimento in capitale di rischio nelle
prime fasi di crescita delle imprese. Il mercato dei venture capital in Italia si posiziona fra gli ultimi
posti in Europa, per questo motivo l’Amministratore delegato ha proposto di sostenere lo
sviluppo di un ecosistema italiano dell’innovazione e della tecnologia attraverso venture capital
per contenere il ritardo registrato nei ultimi anni rispetto ad altri paesi europei, intervenendo in
un settore strategico in cui si verifica una carenza rilevante di investimenti. Le misure agevolative


54
Cassa Depositi e Prestiti (CDP): istituzione finanziaria controllata per 83% dal MEF e per 17% da varie fondazioni
bancarie.
55
(VC) venture capital: capitale di rischio.
Dati: Cassa Depositi e Prestiti.
56

38



in atto a favore delle startup e pmi innovative a causa del loro ruolo fondamentale riscontrato
per lo sviluppo economico, si prevede di aiutare quelle che incontrano delle difficoltà a vedere il
proprio business a livello europeo.
Dottor Gallia, nel Piano Industriale Horizon 2020 ha indicato l’obiettivo di far diventare CDP il
primo operatore di Venture Capital in Italia.

Sono state definite delle azioni correttive con il supporto di Cassa Depositi e Prestiti:
* ITAtech, piattaforma di investimento promossa da CDP e (FEI) Fondo Europeo per gli
investimenti per stimolare e accelerare la commercializzazione e l’industrializzazione di proprietà
intellettuale ed invenzioni ad alto contenuto tecnologico, supporto garantito fino al 2020.57
L’attività svolta si articola in uno specifico sostegno allo sviluppo della ricerca col fine di
commercializzarne i risultati grazie a tale piattaforma, in un supporto che favoriranno
l’accelerazione delle più promettenti startup.
* AccelerateIT, programma di investimento a supporto di idee innovative e startup in fase di
accelerazione/incubazione, si tratta, dunque di un fondo dedicato al sostegno degli acceleratori
di impresa
* Fondo Italiano d’investimento (FII) 58: Tech Growth, nuovo fondo di investimento dedicato ad
investimenti in iniziative High Tech e innovative. Si tratta di un progetto avente come obiettivi
principali: favorire la crescita di nuovi operatori nel venture capital e creare strumenti di
investimento diretto nelle startup con particolare attenzione al trasferimento tecnologico alla
fase di accelerazione e late stage o imprese già esistenti.
* Fondo di Fondi di Venture Capital FoF VC: attualmente principale finanziatore di 4 fondi di
venture capital esistenti e di nuova costituzione: gestito da FII che ha raccolto fino ad oggi un
ammontare totale di 163 milioni di euro.


57
Itatech: promosso da Cassa dei depositi e Prestiti (CDP) e dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) a favore
delle PMI innovative.
58
FII : è una società per azioni di gestione del risparmio Italiana, incaricata a realizzare investimenti nel capitale di
rischio delle PMI allo scopo di sostenere la crescita e lo sviluppo del paese.

39



Le PMI e startup innovative incontrano nelle loro fasi iniziali ingente fabbisogno di finanziamenti
esterni a differenza delle PMI tradizionali, ciò è dovuto al fatto che queste utilizzano nuove
tecnologie e nuovi metodo di produzione e fornitura di beni e servizi che rendono più lungo il
raggiungimento di un flusso di cassa positivo ( Gualandri, Schwizer, 2008) e altrettanto
importante da non trascurare la difficoltà di queste all’accesso ai capitali, non essendo nel nostro
territorio un ampio numero di potenziali investitori. L’intervento delle strutture di
accelerazione/incubazione insieme ai fondi di venture capital saranno fondamentali per lo
sviluppo dell’economia italiana.

2.2.h Il SECONDO PILASTRO DEL PIANO IMPRESA 4.0: PIANO MADE IN ITALY
Un altro pilastro del Piano Impresa 4.0 è rappresentato dal “Piano Straordinario Made in Italy”,
ritenuto di fondamentale importanza per l’economia italiana. Il rifinanziamento del piano per il
Made in Italy sarà pari a 150 milioni di euro.
Il piano Made in Italy: l’obiettivo principale del governo si basa delle sull’internazionalizzazione
del sistema produttivo per far incrementare le quote italiane del commercio internazionale e di
essere più competitivi sul mercato globale che ha stanziato delle risorse elevati a partire dal 2015,
il livello di spesa annua è aumentata significativamente da 40-50 milioni al 200 milioni euro e
anche un aumento della capacità operativa di ICE59.
Nei primi 8 mesi del 2017 l’avanzo commerciale italiano è stato di 25,6 miliardi di euro e l’export
è cresciuto del +7,6% rispetto all’anno 2016 (nel periodo 2013 -2016 l’Italia ha mantenuto stabile
la quota di export globale stimata al 2,8%). 60 Per il 2017 si prevede di dotare il piano di un
ammontare totale delle risorse 200 milioni di euro (prima il limite massimo era di 50 milioni
annuo).


59
ICE: Istituto nazionale per il commercio estero che promuovere Made in Italy attraverso: attività promozionali
all’estero; potenziamento delle fiere italiane, migliorare la riconoscibilità dei marchi italiani, formazione e
consulenza alle PMI, incremento delle aziende e dei prodotti italiani nei principali canali commerciali e supporto
all’economia digitalizzata, attivazione strutture di attrazione investimenti esteri in Italia.
60
I risultati Piano nazionale Industria 4.0 : MiSE

40



Ø CAPITOLO 3: I Competence Center e l’ultimo pilastro del Piano Impresa 4.0:
Formazione del lavoro 4.0. Critiche alle agevolazioni fiscali del Piano Industria 4.0.

I risultati del Piano hanno dimostrato che alcuni incentivi hanno funzionato efficientemente,
alcuni di meno mentre altri non hanno funzionato affatto a causa della difficoltà di accesso a
quest’ultimi.
Con l’aiuto e il supporto dello Stato le imprese dotate di esperienze e conoscenze hanno reagito
positivamente alle misure sebbene in misura limitata perché hanno avuto il timore di tentare
oppure si sono sentite non abbastanza incoraggiate. Da Industria 4.0 si passa al piano Impresa
4.0 espandendo il l’area di interesse, da manifattura e servizi si concentra sulle competenze e il
lavoro. Il governo ha garantito importanti incentivi per dare una spinta agli investimenti delle
imprese e a innovare il sistema produttivo non ottenendo il risultato desiderato, ma comunque
risulta positivo: modernizzando l’industria non si deve ignorare anche la formazione e il lavoro,
essendo necessaria a far funzionare le nuove macchine; devono cambiare entrambe le parti
contemporaneamente per avere una maggior efficienza produttiva. Il governo intende, dunque,
offrire incentivi nella formazione del lavoro 4.0, ovvero nel capitale umano.
“Eurostat61”: evidenzia che l’Italia ha la quota più bassa di lavoratori con competenze elevate
informatiche, di circa 29%, contro 50% del Regno Unito e il 39% della Germania, e una media UE
del 37%.
Le imprese hanno bisogno di lavoratori competenti per gestire le nuove tecnologie attraverso
tutela e valorizzazione di questi, nuovi modelli di organizzazione del lavoro, ampliamento delle
diversità delle mansioni all’interno dell’Impresa 4.0. Le imprese italiane hanno un livello di
conoscenza non molto alto rispetto alle trasformazioni pretese dall’Industria 4.0. Le competenze
dei lavoratori in Italia si trovano in posizioni molto lontane dalla media comunitaria, tra gli ultimi
posti in Europa di coloro che hanno alti livelli di competenze digitale, ed il miglioramento di questi
richiede tempistiche non indifferenti.


61
EUROSTAT: Istituto Europeo di Statistica.

41



Lo scopo della nuova politica industriale è di agire sulla competitività e sull’innovazione delle
imprese; Il governo ha rafforzato le misure già esistenti prima ai fini di incentivare gli investimenti
privati in beni strumentali nuovi e in attività di R&S, contribuendo all’ottenimento di nuovi
prodotti; ha inoltre introdotto delle nuove misure a sostegno della formazione professionale
della forza lavoro e alla collaborazione delle università e imprese. Gli esiti si basano
principalmente sul ruolo degli interventi dell’attore pubblico.
La trasformazione in tema dell’industria 4.0 sarà diversa in base a fattori come: tipologia di
settore, dimensione delle imprese, tipologia dei mercati a cui si fa riferimento, collocazione
geografica, competenze lavorative necessarie etc.

3.1 I COMPETENCE CENTER
Ad un anno di distanza dalla presentazione del Piano Industria 4.0 è evidente il ritardo nella
creazione dei bandi per la costituzione dei Competence Center: centri che prevedono la
partecipazione di università e centri di ricerca di eccellenza e imprese private (Startup, PMI e
grandi imprese) sotto una forma di “partenariato pubblico-privato”62, costituiti tramite un atto
negoziale tra soggetti pubblici e privati con l’intenzione di incoraggiare e sostenere la ricerca
applicata, favorendo la sperimentazione e la produzione di nuove tecnologie e aumentando le
competenze dei lavoratori tramite la formazione 4.0 sviluppando insieme progetti da
sperimentare nelle imprese stesse.
Il ministro Calenda ha comunicato l’apertura di un apposito bando entro la fine del 201763,
posticipando l’avvio, in cui parteciperanno le università con i loro progetti. Nel disegno del piano
governativo, i Competence Center rappresentano “l’anello di congiunzione tra la ricerca
accademica e il mondo delle imprese.”
Tuttavia si tratta di una trasformazione profonda e impegnativa che richiede tempo: la Germania
ha iniziato nel 2011 e continua a promuovere l’Industria 4.0 con 35 centri di competenza
(chiamati testbeds).


62
Sole24Ore: 9/8/2017
63
Decreto ministeriale, art 1 comma 115 della legge di Bilancio 2017 del MEF e MiSE contenente i requisiti della
‘’gara’’.

42



“Il primo passo è di capire la modalità di selezione e finanziamento di questi centri” spiega
Fuggetta (professore ordinario di informatica presso il Politecnico di Milano). Aggiunge anche che
sarebbe più coerente un’associazione temporanea di imprese, non costituire soggetti nuovi
perché i tempi si prolungheranno ancora.

Lo scopo iniziale del bando era selezionare 4-5 poli di eccellenza che offriranno servizi e
assistenza alle imprese innovative, compito che spetta attualmente alla Corte dei Conti.

Ci sono due passaggi per l’apertura del bando e per la selezione dei Competence Center64:
- Accettazione da parte della Corte dei Conti alla pubblicazione del bando nella
Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale MEF –MiSE (già firmato dai ministri
P.C. Padoan e C. Calenda e inviato alla Corte il 13 settembre): contenenti i criteri di
selezione delle università italiane che ospiteranno i poli di eccellenza;
- Apertura del bando entro fine anno 2017, partecipazione dei soggetti interessati e
l’avvio dei progetti selezionati.
I fondi che si intendono stanziare ammontano a 20 milioni per quest’anno e 10 milioni di euro
per 2018.
I Centri di competenza saranno “pochi e selezionati” e agiranno sul territorio nazionale: essi si
dovranno concentrarsi maggiormente sulla formazione dei dipendenti delle imprese. “L’incentivo
alla formazione non sarà più considerato come una perdita della produttività.” (Giambattista
Gruosso, Politecnico di Milano).
A Torino sono in attesa del bando: hanno già cominciato a svolgere il processo di connessione
con le imprese e con le tecnologie con cui lavorare, facendo dei investimenti iniziali.
Tuttavia essendo i Competence Center in ritardo, si sono ad oggi costituiti 12 Digital Innovation
Hub: distretti tecnologici che supportano piccole e medie imprese nell’ adattarsi alle nuove
tecnologie dell’Industria 4.0. Essi concorreranno a rafforzare il rapporto tra le imprese e


64
ItaliaOggi: 28 settembre 2017, pagina 32

43



università e sono finanziati dal Piano Calenda con 270 milioni di euro di cui 170 milioni per i Digital
Hub e altri 100 milioni per i Competence Center.
La legge di Bilancio 2017 propone degli incentivi fiscali a favore , Confindustria65, nominato il
nuovo responsabile di questo progetto nazionale.

3.2 FORMAZIONE DEL LAVORO
È da notare che l’Italia ha ignorato per tanti anni le potenzialità e le nuove tecnologie, Il Piano
Industria 4.0 otterrà il successo sperato a condizione che si continuerà a rafforzare gli incentivi e
sostenere le imprese ed a camminare nella direzione di un futuro più sostenibile. L’intervento
dello Stato è fondamentale nel far vivere e sviluppare l’industria del paese, incoraggiando le
imprese e garantendole delle sicurezze necessarie a superare il timore ad investire.

Nel 2018, infatti, fu introdotto un Credito d’imposta a favore della Formazione 4.0 beneficiando
le imprese che investiranno nella formazione dei propri dipendenti a 2 condizioni:
- La spesa deve essere incrementale in attività formative legati all’industria 4.0 rispetto
alla spesa media realizzata nei anni precedenti;
- I corsi di formazione si devono concentrare su almeno una tecnologia Industria 4.0:
informatica, tecniche e tecnologie di produzione, vendita e marketing.
La fase lavoro 4.0 attiva un bonus sotto forma di Credito d’imposta per le spese di formazione
del personale aziendale nella misura del 50% fino a 20 milioni di euro. I beneficiari saranno le
imprese che hanno già investito in nuove tecnologie e hanno usufruito delle misure del Piano
Industria 4.0, inoltre potranno beneficiare anche le PMI anche se non hanno fatto investimenti
previsti dalla prima misura, ma vogliono formare i propri dipendenti in chiave 4.0.
Il bonus formazione dovrebbe costare allo stato intorno ai 2 miliardi di euro, con l’obiettivo di
raggiungere 300 mila nuovi posti di lavoro.
Con il Tax Credit Formazione: in elaborazione dai dicasteri MISE, MLPS, MIUR di introdurre un
incentivo nella forma di Credito d’imposta dell’50% per le spese incrementali nella formazione,

44



fino a 20 milioni di euro, per istruire i dipendenti delle imprese. Si rivolge alle imprese che
sostengono spese per la digitalizzazione dei processi di produzione.
Due tipologie di imprese che beneficeranno dell’incentivo:
- Quelle che hanno già investito nelle nuove tecnologie industriali e debbono fornire
competenze alle risorse umane per poter usare la nuova strumentazione;
- Quelle in attesa di digitalizzazione.
Quindi si faranno investimenti nella formazione dei propri dipendenti; Si andrà a favorire la
formazione per la creazione di competenze necessarie a sostenere l’Industria 4.0: si prevede
un’altra azione a favore dei dipendenti vedendo ridurre il cuneo fiscale 66


Tuttavia un sistema di sostegno alla formazione del lavoro potrebbe assicurare un bilancio
occupazionale positivo.



















66
Il cuneo fiscale, definizione Treccani, è la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’impresa, al lordo degli
contributi versati al fisco e agli enti di previdenza, e la retribuzione netta percepita dal lavoratore.

45




Conclusione

Il futuro dell’Industria 4.0 non è visto come un rischio per il Paese ma come una possibilità di
riconoscere e accrescere il potenziale effettivo dell’industria nazionale. Le imprese, soprattutto
quelle di piccola dimensione hanno un forte fabbisogno di supporto da parte dello Stato per poter
svolgere loro attività, superare i danni derivanti dalla mala gestione o del timore di investire di
più e assumere maggiori rischi. Lo Stato quindi assume un ruolo fondamentale per il sostegno
delle imprese, incentivandole con delle risorse, ma non basti, deve anche distribuirle con una
destinazione ben precisa, per ovviare il rischio di spreco e favorendo soltanto le imprese che non
ne potrebbero giovare. Se le attenzioni verranno orientate verso i giusti punti di interesse,
avvantaggiando quelli più deboli, si otterrà una maggiore utilità a livello del intero Paese.
Comunque, lo Stato deve anche introdurre delle regole per disciplinare in modo equo le imprese
ed evitare che esse usufruiscano degli aiuti per scopi egoistici, accrescendo il revenue e non
contribuendo allo sviluppo dell’economia nazionale. Bisogna che le imprese rispondano
corrispettivamente alle esigenze dello Stato, cooperando e prendere parte al piano nazionale.
L’economia reale crescerà di poco, se soltanto alcuni metteranno in atto comportamenti
adeguati e altri preferiranno di agire nell’interesse proprio, secondo il Dilemma del Prigioniero
suggerito da Albert Tucker come problema di teoria dei giochi, a cui si può riferire dimostrando
che la strategia migliore per massimizzare l’utilità di tutti e di cooperare a fare delle scelte giuste.
Il ruolo delle imprese italiane nello scenario economico attuale si configura come un attore di
sostanziale supporto all’innovazione e alla sopravvivenza dell’industria nazionale. Questo
aspetto è una motivazione per la quale l’attore pubblico deve intervenire con delle misure di
sostegno di natura fiscale, finanziaria e normativo. Le startup e le PMI innovative soprattutto
sono ritenute dei incubatori che parteciperanno allo sviluppo economico del paese attraverso le
loro proprietà intellettuali che devono essere spinte a diventare competitive non solo a livello
nazionale ma anche a livello internazionale. Abbiamo esaminato gli aspetti fiscali e normativi di
queste, e con gli ultimi aggiornamenti da parte del Ministero dello Sviluppo Economico in materie
di Industria 4.0, in particolar modo, si è esaminata la procedura di incentivazione alla ricerca

46



fornita dl credito d’imposta, in quanto uno dei maggiormente utilizzati da parte delle imprese ad
alto contenuto tecnologico. Le scelte da questo sono prese sempre al fine di rendere più agevole
possibile la strada alle startup, soprattutto dal punto di vista dei costi. Secondo la mia opinione
gli strumenti messi in atto dal MiSE, a favore delle tali operatori rappresentano un’agevolazione
importante nelle prime fasi di vita delle imprese, ma dall’altra parte richiedono grandissimi sforzi
sia da parte delle risorse interne a favore di queste. L’obiettivo infine, deve essere quello di dare
delle soluzioni più “intelligenti” per l’accesso alle numerose agevolazioni a disposizione.



















47




Bibliografia/Sitografia

• Ministero dello Sviluppo Economico: “Piano Nazionale Industria 4.0”, 21 settembre 2016.
http://www.mise.gov.it
• Sole24Ore, “Industria 4.0, piano da 13 miliardi per sostenere investimenti privati”, 22
settembre 2016. http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/09/22/17765/
• Ministero del Economia e delle Finanze: i dati statistici delle grandezze nazionale;
http://www.mef.gov.it
• Sole24Ore: “Industria 4.0, si riapre la partita degli incentivi”, 20 settembre 2017
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-09-19/industria-40-si-riapre-partita-
incentivi--214108.shtml?uuid=AE1P31VC&fromSearch
• Legge di Bilancio 2017, Legge 11 dicembre 2016, n.232, Volume I, Articolo 1, commi 1-
339.
• MISE: “Circolare 15 febbraio 2017, n.14036” – “Nuova Sabatini”.
• MISE: “Circolare 31 luglio 2017, n.95925” – “Integrazione alla circolare del 15 febbraio
2017, n.14036”.
• Agenzia delle Entrate: Circolare N.4/E del 30/03/2017 – “Iper e Super Ammortamento”
• Agenzia delle Entrate: Circolare N.13/E, Roma, 27/04/2017 – “Credito di imposta per
attività di ricerca e sviluppo”.
• Assolombarda, 6 luglio 2017, “Agevolazioni fiscali per gli investimenti in startup
innovative”
• Società di Gestione del Risparmio: “10 cose +1 da sapere sui PIR”, 2017
• ISTAT: Istituto Nazionale di Statistica, https://www.istat.it .
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• Sole24Ore: “Cinque mosse per dare slancio a Industria 4.0”, 16 settembre 2017
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• Sole24Ore: “ I PIR hanno già portato un miliardo di investimenti”, 16 settembre 2017
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• ItaliaOggi: “Industria 4.0, corsa per i Competence Center. In due step” , 28 settembre
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• It.wikipedia.org: Wikipedia, l’enciclopedia libera








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