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Ansia da palco e comprensione di sé stessi - cap.

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Sovente durante le lezioni o dopo i concerti mi si chiede consiglio sul come gestire la paura
dell'esibizione. Parto da un concetto fondamentale: un evento che ci crea turbamento, scompiglio
mentale, problematiche nuove non necessariamente è negativo, semplicemente è...nuovo, e ci darà la
possibilità di conoscere una nuova parte di noi stessi. Nel caso di un'esibizione dal vivo, esame, saggio,
concerto tutti noi vorremmo essere quelli che rendono al 100% come durante lo studio a casa, ma
sovente non è così, per svariate ragioni che proverò ad analizzare in modo molto sommario
Il mondo esterno
Non vorrei fare il “ una volta era meglio ecc ecc” ma sicuramente i condizionamenti e le influenze di
cui il mondo esterno investe l'esecutore sono oggi smisurate rispetto ad anni fa; la possibilità di
ascoltare tutto, di conoscere tutto, di godere o subire critiche sui media immediate, hanno una risposta
importante sul nostro ego, e ci spingono a ricercare la performance perfetta mascherando il fatto che
perfetti non siamo affatto. La maschera che mettiamo può essere di vario tipo, e può essere anche giusto
indossarla: se so che all'inizio della performance mi devo scaldare prima di raggiungere la tranquillità
emotiva aggiusterò il programma seguendo questa indicazione, fregandomene di criteri cronologici o
altri...se so che dal vivo rendo 80/100, il brano più difficile del programma sarà di difficoltà 70, se ho
paura di dimenticarmi qualche passaggio tengo la musica sul leggio, mi fa stare bene e mi da sicurezza,
fior di concertisti lo fanno, così la mia attenzione non sarà distratta dal buco nero in agguato...
Il pubblico
Amico o nemico?
E' una distinzione importante ma sovente è frutto solo della paura di deludere chi viene ad ascoltarci, e
così ci viene da pensare “chissà cosa penseranno se sbaglio quel passaggio...se ho un vuoto di
memoria...”
Io penso sempre che il concerto sia una festa, a cui ho invitato gli amici, a prescindere che io li conosca
o meno, e che se vengono ad ascoltarmi è perchè lo desiderano e vogliono farmi un regalo, non
sicuramente perchè vogliono deridermi aspettando l'errore (anche se capita, lo so...).
Se il pubblico vi incute timore, prima del concerto provate a passeggiare e scambiare due parole con gli
amici presenti, vi aiuterà a entrare più in confidenza e in sintonia, quasi fosse un preludio alla musica
che suonerete dopo.
Al contrario invece chiudetevi nel camerino o nella stanzetta, e cercate di isolarvi facendo qualche
lavoro di rilassamento mentale e muscolare...
Come? nel prossimo post

Ansia da palco e comprensione di sé stessi - cap.2


Prima di continuare con altre osservazioni vorrei sottolinare un aspetto che forse davo per scontato ma
che in realtà è bene sempre ricordare: ogni performance dev'essere realizzata con la preparazione
tecnica migliore possibile...se già è difficile suonare in pubblico non aggiungiamo difficoltà ulteriori con
ansie da passaggi irrisolti, non memorizzati correttamente, non curati interpretativamente, ogni “buco” a
casa, sul palco è pronto a diventare un cratere...quindi non sottovalutiamo mai l'aspetto dello studio
casalingo sperando di mascherarlo con l'espressione, la gestualità, l'interpretazione personale ecc.
Bene, ora qualche consiglio, cose che faccio io, vi parlo per conoscenza diretta del problema e delle
sue possibili soluzioni o alleggerimenti.
Rilassamento mentale: volendo uno va dallo psicologo o in centro zen, ma qualche suggerimento
pratico ve lo posso dare. Innanzitutto, tutti noi abbiamo dei bei ricordi legati allo strumento e a qualche
concerto/saggio/esame, venuto particolarmente bene: io mi dico sempre “se è andata bene quella volta
perchè dovrebbe andare male questa?” “ho suonato questo pezzo decine di volte in pubblico, perchè
dovrei sbagliarlo ora?”, insomma cerco di visualizzare i momenti in cui sono stato brillante e gioire di
quei momenti per cercare di averli con me salendo sul palco.
Prima di uscire in sala però qualche piccolo trucchetto
RESPIRAZIONE: non finirò mai di stupirmi di quanto sia importante e utile avere una bella respirazione
prima e durante un concerto. Inspirare profondamente, sentire l'aria che scende e ci regala ossigeno e
ci riempie di energia, troppo spesso ce ne dimentichiamo, almeno ora cerchiamo di ricordarcelo! Quindi
espirariamo svuotandoci, come a voler far fuori i pensieri negativi, pensiamolo...io faccio questa
respirazione profonda ad occhi chiusi una decina di volte poi passo a un esercizio bellissimo, da fare
anche a casa, prima di iniziare una seduta di studio...
CONTRAZIONE E RILASSAMENTO: tutta la nostra vita è giocata sul filo delle emozioni positive e
negative, sappiamo essere persone meravigliose e disponibili ma possiamo essere egoisti e
supponenti..tutto il nostro corpo è un delicato equilibrio tra queste tensioni, vediamo di sfruttarle a
nostro favore, almeno a livello muscolare (credo che se fisicamente sto bene, sono ben impostato,
senza tensioni muscolari sia molto più semplice lavorare sull'aspetto mentale della performance).
Io mi siedo, dorso appoggiato allo schienale e braccia distese lungo i fianghi, rilassate. Stringo i pugni
fortemente per tre secondi, rilasso per altri tre e ripeto 5 volte. Porto i polsi chiusi sul petto e premo, tre
secondi, poi li abbandono lungo il corpo, e ripeto l'esercizio 5 volte. Contraggo i muscoli delle braccia...li
rilasso...ecc...insomma cerco di lavorare su ogni parte del corpo, viso compreso, sempre con l'idea
della contrazione e del rilassamento. Questo porta sangue e quindi ossigeno a tutte le parti del corpo e
ne trarremo beneficio immediato, riscaldandoci e preparandoci “fisicamente” ad un lavoro, suonare, che
non è solo mentale,anzi!
Alla prossima puntata....

Ansia da palco e comprensione di sé stessi - cap.3


Per anni ho/abbiamo frequentato Conservatori, corsi, Master, specializzazioni...e mai uno che ci
dicesse qualcosa su come migliorare la nostra prestazione quando questa fosse minata da ansie e
disturbi simili, gli esempi vincenti non li vivono e quindi non fa figo dimostrarsi “deboli” di fronte al
pubblico, indossiamo la maschera del superuomo e spacchiamo...ma se la maschera si sfilaccia e
cade? Bene, già riconoscere che era una maschera è un buon primo passo, il secondo è accettare che
io non sono il più grande virtuoso del secolo e il terzo, quarto, quinto ecc lavoraci su, con umiltà ma
anche con serietà e professionalità.
Indispensabile ripetersi “Conosci te stesso” ma anche “Conosci il tuo nemico” (inteso come sta roba
che a casa non c'è ma che arriva non appena due persone ci guardano...)
A tal fine qualcuno mi chiedeva se ci sono dei libri che illustrano il problema in oggetto e offrono
qualche soluzione, pur sapendo che è cosa difficile perchè ogni caso è un mondo a parte.
Sono libri scritti con una motivazione forte, partono dal proprio vissuto per renderlo pubblico, e
condividere credo sia uno dei primi passi per risolvere questo tipo di problema.
Gino Stefani, Musica con coscienza (ed. Paoline 1989) Non è un libro sulla performance ma sul senso
di essere musicisti ed essere musica, un aiuto a trovare o ritrovare la propria natura musicale, la
propria identità artistica. Fare musica è un diritto di tutti forse addirittura un dovere, in un mondo dove le
“forze dominanti” tendono a nascondere le competenze comuni a favore di quelle iperspecialistiche:
questa almeno è l'idea di Stefani (che condivido), se l'espressione strumentale classica venissa pulita
dall'aurea accademica che l'avvolge e sovente l'allontana dal gusto della “gente” sicuramente anche
affronarne lo studio risulterebbe una cosa semplice e comune, come studiare storia, matematica,
scienze...e suonare in pubblico non sarebbe visto come un evento straordinario ma come un normale
anche se alternativo modo di “dire delle cose”...
Renate Kloppel, Training mentale per il musicista (ed. Curci 1996)
Non mi è affatto dispiaciuto leggere questo libro, ci sono consigli – alcuni derivati dalla tradizione e
dalle filosofie orientali- che conoscevo ma avevo difficoltà ad organizzare ed esprimere.
I suggerimenti partono dal momento dello studio, con capitoli dedicati ad ogni strumento,
all'allenamento mentale per incrementare il controllo dei movimenti, alla rappresentazione interiore del
suono il tutto finalizzato a migliorare se non a vincere l'ansia. Il training mentale da anni è parte
integrante dei programmi di allenamento degli sportivi, in particolare degli sport singoli, non è difficile
trovare momenti comuni e coincidenze tra le due tipologie di “performance”...
Madeline Bruser, L'arte di esercitarsi (ed. EDT 1997)
Momento dello studio in contrasto con quello dell'esecuzione? Ore di esercizio nella ripetizione di
passaggi tecnici e musicali? Ecco idee utili e interessanti su come trasformare l'esercizio strumentale in
un'arte e in un momento di felicità espressiva e di movimento. Anche qui si parla di tecniche di
rilassamento mentali e corporee, di percezione del suono e delle sensazioni che esso genera, del
controllo della propria energia ecc ma senza fumosità simil-zen-newage (non è indicata la statua del
Buddha con relativo incenso...), semplicemente esempi vissuti e raccontati sovente anche in forma di
domanda-risposta
Glenn Kurtz, Suite per chitarra sola (ed. EDT 2007)
Una specie di romanzo di formazione nel quale un chitarrista passa dal momento iniziale di studio, con
un promettente futuro concertisto, all'abbandono e al ritrovamento dell'amore per lo strumento, le
difficoltà di trovare ingaggi e il desiderio di suonare per la gente, facendo musica che comunichi e parli
al cuore...è la storia di una passione, una vera dichiarazione d'amore nei confronti della chitarra, che io
sappia l'unico libro di questo tipo mai pubblicato, divertente a volte, amaro, commovente, tutti ci
ritroviamo nelle situazioni descritte dall'autore e anche per questo è simpatico leggerlo.