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11.

LA DIVERSITÀ TRA MANCINI E DESTRIMANI

Notoriamente la maggior parte delle persone compie gli sforzi pesanti con
la mano destra. Queste persone, che sono la maggioranza(60%), sono destri-
mani, mentre la minoranza, cioè le persone che lavorano abilmente con la
mano sinistra, è mancina.
Ma la distinzione in destra e sinistra non è sempre del tutto chiara, anche
se in prevalenza c'è un lato preferenziale. Mio figlio per esempio lancia con
la destra, scrive con la sinistra, prende il martello con la sinistra, colpisce il
pallone con il piede destro e può giocare a tennis quasi altrettanto bene con
una mano come con l'altra. Eppure è mancino. Ci sono due validi test per
stabilire quale mano viene preferita.

Primo test:
si chiede al paziente di applaudire come se fosse a teatro. La mano che
sta sopra è quella dominante.
Secondo test:
si chiede alle pazienti di pensare a un bambino. La madre destrimane si
stringe sempre il bambino con la mano sinistra al fianco sinistro e gli
regge il sederino con la destra.
Una donna mancina si comporta esattamente al contrario.

Oltre al mancinismo sembra esistere anche un "allattamento dal lato sini-


stro" e un "udito dal lato sinistro", di cui parleremo ancora in seguito.
Il mancinismo ha un significato pratico molto determinante. A lungo mi
sono rotto il capo prima di riuscire a capire che nel cervello esisteva una dif-
ferenza fra destrismo e mancinismo. Ora ho compreso che esistono i com-
portamenti seguenti.

Si noti:
il mancino trasferisce il conflitto sul lato opposto del cervello rispetto al
destrimane. Da quel momento tutto si svolge analogamente a quanto
avviene per il destrimane, ma sul lato opposto.

Ciò in pratica significa:


una donna mancina non può patire un cancro del collo dell'utero a causa
di un conflitto sessuale, bensì solo in costellazione schizofrenica o a causa
di un conflitto di territorio (dopo l'età critica).
Analogamente un uomo mancino, per esempio, non può subire un infarto

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del cuore sinistro per un conflitto di territorio, bensì (nella fase PCL) un
infarto del cuore destro con embolia polmonare.
Questo mancinismo quindi ha così grande importanza pratica perché in
prima analisi sembra sconvolgere tutto, ma a un esame più attento è alta-
mente logico e coerente.
Il mancino in pratica è solo "polarizzato" in modo diverso dal livello psichi-
co al livello cerebrale. Per esempio se una donna mancina subisce un con-
flitto sessuale con ·FH nella zona periinsulare destra, in tal caso appunto
questa giovane donna può avere un infarto del cuore sinistro se il conflitto
ha una durata sufficiente. Perché in ogni caso è la zona destra periinsulare
a governare il cuore sinistro. Oppure ella può patire un adenocarcinoma
bronchiale per un conflitto di spavento improvviso.
Il mancinismo ci mostra in modo del tutto particolare che i conflitti biologi-
ci non hanno nulla a che vedere con la psicologia tradizionale, ma sono di
fatto determinati biologicamente. Perché non si deve affatto considerare
"puramente psicologico" il fatto che una giovane donna mancina, come si
può leggere nel capitolo sulle psicosi, a causa di un conflitto sessuale pati-
sca i sintomi organici di un conflitto di territorio mancino e quindi per forza
una depressione nella sfera psichica.
Biologicamente deve avere un qualche senso il fatto che circa il 40% delle
persone siano mancine e reagiscano "sul polo opposto" anche nei loro conflit-
ti. Ho riflettuto a lungo su quale potesse essere questo senso, arrivando alla
conclusione che i mancini rappresentano le "persone di riserva in caso di
catastrofe".
Ovviamente dapprima questa supposizione non sembra essere niente più che
una speculazione. Ma in natura nulla accade di insensato.
Immaginiamoci che in un gruppo di scimmie in uno spazio ecologico separa-
to, per esempio in un fondovalle inaccessibile, si verifichi una specie di "cata-
strofe conflittuale" che distrugge in un sol colpo tutte le scimmie maschio.
Le scimmie femmine "destrimani" quando entrano di nuovo in calore patisco-
no un conflitto del non essere possedute e, non essendoci in vista alcun
rimedio, ne possono morire. Sopravviverebbero solo le scimmie femmine
mancine che pure patiscono un conflitto sessuale ma, a causa del loro man-
cinismo, avrebbero i sintomi di un conflitto di territorio, che a livello psichi-
co si traduce in una depressione, localizzato periinsularmente a destra nel
cervello e che a livello organico causa un carcinoma ulcerante delle coro-
narie. Ma a causa dell'eccedenza ormonale femminile tali "conflitti rovescia-
ti" di solito hanno decorso più o meno abortivo, cioè non arrivano a un effet-
to pieno.

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Analogamente anche la depressione potrebbe essere considerata una spe-
cie di "fase di sopravvivenza a consumo minimo" durante la quale la fem-
mina animale, persino mancina, attende un momento migliore ed entra in
una specie di letargo psichico.
Fare delle scoperte significa solo ascoltare il battito della natura. Noi picco-
li apprendisti stregoni non abbiamo alcun diritto di chiamare "morbose",
solo perché non le comprendiamo, tutte le cose che in natura hanno funzio-
nato magnificamente per oltre cento milioni di anni. Chissà quanto spesso
forse nella lunga storia dell'umanità tali "donne di riserva" hanno permes-
so la sopravvivenza di un'intera stirpe o di un popolo.
Lo stesso potrebbe accadere per gli uomini mancini che, appunto nel caso
di un conflitto di territorio, non hanno alcun infarto cardiaco sinistro nella
fase PCL. Finora ne sappiamo ancora troppo poco!
Anche negli animali esistono il mancinismo e il destrismo; alcuni cani
danno sempre la zampa sinistra, la maggior parte però sempre la destra.
Alcuni gatti acchiappano il topo sempre con la zampa destra, altri con la
sinistra.
Il mancinismo si presenta per lo più contemporaneamente nelle zampe
anteriori come in quelle posteriori, cioè quelli mancini di "mano" lo sono
anche di "piede".
Inoltre esiste un destrismo per l'udito e per l'allattamento, così almeno si
presume.
Riguardo all'udito non posso ancora fare alcuna affermazione sicura, per-
ché non ho ancora sufficiente esperienza in questo campo. Ma riguardo
agli occhi (vedi anche la tabella alla fine del libro) posso dire qualcosa:
notoriamente le fibre del nervo ottico si incrociano parzialmente; perciò le
emiparti sinistre della retina ricevono tutti i raggi che arrivano da destra (e
cadono sulla metà sinistra della retina di entrambi gli occhi), le emiparti
destre ricevono tutti i raggi che arrivano da sinistra (e colpiscono la metà
destra della retina di entrambi gli occhi). Ma le fibre della fovea centrale
rientrano nella emiparte laterale della retina e quindi portano le immagini
prevalentemente sulla retina omolaterale.

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11.1 Mancinismo e destrismo - il test dell'applauso

linke Hand oben= Linkshander rechte Hand oben= Rechtshander


mano sinistra sopra: mancino mano destra sopra: destrimane

Il test dell'applauso è il metodo più semplice per accertare il destrismo o il man-


cinismo. Va eseguito prima di interpretare ogni TAC cerebrale. La mano che sta
sopra è quella che guida e definisce se una persona è mancina o no.

In particolare è importante quanto segue:

a. Tronco cerebrale:
- le porzioni profonde del ponte non sono appaiate nella funzione, bensì
nell'anatomia. Cioè la sequenza dei conflitti del tratto gastrointestinale
(bocca, esofago, alveoli, stomaco, fegato, pancreas, intestino tenue,
intestino crasso, retto, trigono vescicale e tromba ovarica) avviene nel
tronco cerebrale in senso antiorario partendo dalla localizzazione del
FH medio-dorsale a destro-laterale, a medio-ventrale, a sinistro-latera-
le e a medio-dorsale (vedi schema del tronco cerebrale, cap. 16).
- Ma già le zone di transizione tra tronco cerebrale e cervelletto mostrano
geminazione (per esempio, nucleo acustico). I nuclei acustici sono per-
tinenti all'orecchio medio nel conflitto biologico "non ho ricevuto il boc-
cone cioè l'informazione", ma non sono incrociati rispetto all'organo.
- Anche i relè situati nel mesoencefalo, compreso il vicino relè del paren-
chima renale posto nella sostanza bianca, sono appaiati ma non incro-
ciati dal cervello all'organo.

b. A partire dal cervelletto


si evidenzia il significato del destrismo e del mancinismo. Quindi ne de-
riva che per tutti i relè del cervelletto e dell'intero neoencefalo la corre-

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lazione dal cervello all'organo è incrociata. Ciò nonostante il funziona-
mento degli organi diretti dal cervelletto (cervello antico) e dal neoence-
falo continuano ad essere differenti sebbene per entrambi il mancinismo
e il destrismo funzionino nello stesso modo.
- Diversamente dalla corteccia cerebrale, nel cervelletto i conflitti colpisco-
no sempre rigorosamente rispettando la correlazione fra contenuto con-
flittuale e organo. Cioè i lati del cervelletto sono ogni volta legati al tema
del conflitto.
Un conflitto di preoccupazione madre/bambino in una donna destrima-
ne colpisce sempre a destra lateralmente nel cervelletto, coinvolgendo
le ghiandole mammarie del seno sinistro. Se la paziente patisce un altro
conflitto di preoccupazione madre/bambino a causa di un altro figlio o
un conflitto di preoccupazione figlia/madre per la propria madre, allora
questi due conflitti si manifestano nello stesso relè del cervelletto come
Focolai di Hamer. Anche se lei patisce due altri conflitti di attacco con-
tro il lato sinistro del ventre o del seno (mesotelioma peritoneale 119 e
pleurico 120 reagirà il lato destro del cervelletto che a quel punto eviden-
zierebbe cinque Focolai di Hamer attivi in configurazione a bersaglio,
mentre a sinistra non c'è alcun focolaio.
- Quando due conflitti hanno colpito due diversi emisferi del cervelletto
parliamo di "costellazione schizofrenica del cervelletto", da cui deriva
un forte disturbo dell'emotività in modo paranoico -vaneggiante e senza
che venga influenzata la capacità di pensare in modo logico-formale.
Per esempio: "Io sono come bruciato, mi sento del tutto vuoto, non ho
più alcun sentimento".

c. Sostanza bianca:
anche qui, nella zona della sostanza bianca, il contenuto conflittuale e il
riferimento all'organo sono sempre univoci, cioè legati al tema del con-
flitto.

d. Nel relè corticale del neoencefalo


il rapporto univoco del relè corticale con l'organo è possibile solo in
un'eccezione: il carcinoma ulceroso duttale dei dotti lattiferi che è
accoppiato al relè del cervelletto per le ghiandole mammarie rispet-
to al lato e al mancinismo o destrismo.

(119) peritoneo = membrana sierosa della cavità addominale.


(120) pleura = m embrana sierosa che riveste i polmoni.

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Qui infatti entra in gioco un fattore del tutto nuovo: nei conflitti cortica-
li diretti dal neoencefalo il rapporto del relè cerebrale con l'organo non
è più univoco come nel cervelletto; poiché gli organi sono solo in parte
doppi (come ad esempio gli occhi). il mancinismo o il destrismo e la
situazione conflittuale istantanea decidono quale relè n el cervello possa
ora diventare FH e quale organo sia interessato. Il rapporto del cervello
con l'organo resta tuttavia sempre univoco.
Cioè: se una donna mancina patisce un conflitto di identità, il FH insor-
ge sull'emisfero destro del neoencefalo (temporalmente) e a livello orga-
nico produce un'ulcera dello stomaco o del coledoco. Se però in seguito
patisce un altro conflitto di identità per un nuovo motivo, non può più
reagire corticalmente sull'emisfero destro del neoencefalo, bensì patisce
questo secondo conflitto di identità a sinistra temporalmente e a livello
organico si riscontrano delle ulcere del retto che nella fase PCL diventa-
no emorroidi se le ulcere erano situate in vicinanza dell'ano . Fintanto
che sono attivi entrambi i conflitti (a destra e a sinistra corticalmente). la
paziente è in costellazione schizofrenica.
Le domande riguardo a come viene avvertito un conflitto (se in modo
maschile o femminile) e dove esso si manifesti nel cervello dipendono
non solo dalla situazione ormonale effettiva (postmenopausa, gravidan-
za, pillola anticoncezionale, necrosi ovarica ecc.) ma anche dal manci-
nismo o dal destrismo della persona.
I conflitti inoltre si modificano, ovvero possono essere privati del loro
contenuto, se sono cambiate le premesse (costellazione conflittuale
attuale, situazione ormonale ecc.) . Possono allora passare da un emisfe-
ro all'altro e quindi invece di un'ulcera del retto si avrà un'ulcera dello
stomaco e viceversa.

Il rapporto fra il cervello e l'organo è però in ogni caso univoco, cioè quan-
do un conflitto ha attivato una certa area cerebrale allora viene colpito il
relativo organo ben determinato, purché il conflitto resti attivo e non "salti"
sull'altro emisfero in seguito alla modificata situazione conflittuale o ormo-
nale.
Importante è inoltre ricordare che naturalmente l'innervazione delle estre-
mità destre, ovvero di tutta la parte destra del corpo, avviene senza eccezio-
ne dal lato sinistro del cervelletto e del neoencefalo . Questo non si modifi-
ca mai dalla nascita sino alla morte.

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11.2 L'allattamento a sinistra e a destra

Si vuole qui solo brevemente attirare l'attenzione su un fenomeno che verrà


descritto meglio a proposito del conflitto di paura nella nuca.
Mi sono accorto che gli occhi non hanno la stessa funzione. Esempio: una
giovane contessa ventenne in Francia che era infermiera d'ospedale aveva
litigato con i medici accusandoli di essere disumani. Dalla parte dei medi-
ci c'era anche la capoinfermiera. Da allora l'infermiera venne vessata senza
tregua. Al momento del litigio, nel corso del quale era stata minacciata di
pesanti conseguenze, aveva patito una DHS con conflitto di paura nella
nuca e nei mesi seguenti, durante i quali aveva subito nuovi dispetti quoti-
dianamente, riusciva a vedere sempre di meno con l'occhio destro fino a
non vedere quasi più del tutto.
I.'.infermiera non diceva nulla perché era troppo orgogliosa per lamentarsi,
ma rimaneva zitta e iniziò a dimagrire fino a che diventò solo pelle e ossa.
Alla fine intervenne la sua famiglia a cui era stato riportato quanto accade-
va in ospedale. I.'.infermiera capo venne sostituita e l'incubo ebbe fine dopo
sei mesi. La cosa particolare di questo caso era che questa infermiera (man -
cina) non riusciva a ricordarsi la faccia delle persone. Vedeva qualche sco-
nosciuto arrivare in reparto e quando quello ritornava dopo cinque minuti
lei gli chiedeva di nuovo chi fosse.
Sembra dunque che una donna destrimane, che tiene il suo bambino sul
lato sinistro, noti la faccia del bambino con l'occhio destro, la cui fovea cen-
trale guarda verso sinistra. Inoltre pare che la fovea centrale destra in gene-
rale sia preposta, con la retina destra, a confrontare i visi e a ricordare una
faccia.
Io sono sicuro che nelle donne mancine, è tutto il contrario. E' certo sensa-
to che una madre, che regge il bambino a destra, come fa appunto la man-
cina, si imprima in mente il viso del bambino con l'occhio sinistro. Si può
anche ben immaginare ed è già stato in parte provato che i differenti com-
piti siano diversamente distribuiti su entrambe le porzioni della retina dei
due emisferi.
Per tutti questi processi biologici o leggi dobbiamo sempre tentare di trova-
re un'analogia fra l'uomo e l'animale , perché solo in tal caso si tratta dav-
vero di una legge biologica.
Un bambino cresce svelto, la maggior parte dei cuccioli ancora di più. La
madre ogni giorno deve di nuovo imparare la faccia attuale del suo picco-
lo. Se gli uomini vivessero ancora in grandi famiglie, anche per le madri
sarebbero importanti queste capacità arcaiche, che chiamiamo "istinto" nel

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caso degli animali. Un animale madre, per esempio nel gregge, ha bisogno
di queste capacità affinché il cucciolo possa sopravvivere. Gli esemplari che
non possiedono tali capacità si estinguono nel giro di poche generazioni.
Se per una specie animale contano gli occhi, per un'altra conta l'udito. Le
madri di alcune specie animali riescono a capire grazie a minime diversità
del pianto, del belato o del pigolio che si tratta del loro cucciolo. Mostratemi
una sola cagna che fra 50 cuccioli appena nati non sia in grado di trovare
il suo! Si potrebbe persino osare di enunciare una teoria che pure è molto
interessante:

1. Il destrimane è tale perché l'occhio sinistro che guarda verso destra (si
intende la fovea centrale !) garantisce l'orientamento della mano destra
e quindi può dirigere la mano destra. Provate a pensare a come vedete
un chiodo che state piantando nella parete: l'occhio destro non può
vedere niente perché la vista viene di continuo impedita dal martello.
l'.occhio sinistro (fovea centrale) orienta e dirige il movimento. Il tirato-
re destrimane prende la mira con la fovea centrale sinistra. Il tennista
non tira meglio di diritto perché il movimento è più facile, bensì perché
l'occhio sinistro può dirigere, mentre di rovescio deve praticamente col-
pire alla cieca!

2. Nei mancini tutti questi processi sono rovesciati. l'.occhio destro dirige il
movimento, l'occhio sinistro è preposto a ricordare la faccia del proprio
figlio, della madre e anche quella di tutti gli appartenenti alla propria
specie .

La madre destrimane "riconosce" il suo bambino con l'occhio destro che


guarda verso sinistra (fovea centrale). l'uomo destrimane misura il suo terri-
torio con l'occhio sinistro che guarda verso destra. Il destrimane riconosce
il viso dei suoi cari con l'occhio destro, ("Il vostro sorriso è il paradiso, indi-
menticabile!"). ma misura i suoi avversari con l'occhio sinistro. Cioè non ha
affatto bisogno di ricordarsi la loro faccia, ma solo di attendere il momento
giusto per poterli colpire.
Da destra nulla può succedere al lottatore; avendo "sott'occhio" quel lato,
il pericolo può solo arrivare da sinistra per cui egli cerca di coprire con lo
scu do il "lato cieco".
Ancora una particolarità: una dÒnna mancina, che si ammala di un conflit-
to sessuale femminile (vedi depressione primo caso). ma in quanto manci-
na mostra il relativo Focolaio di Hamer nella zona periinsulare destra, non

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perde mai la funzione delle ovaie. Cioè continua ad avere l'ovulazione e le
mestruazioni, mentre una destrimane non ha più l'ovulazione. Per questo
in passato per molte donne, spesso giovani, il conflitto durava dopo la DHS,
perché molte ragazze credevano veramente di essere incinte a causa dell'a-
menorrea 12 1.
Non voglio fare delle profezie, ma il mancinismo è molto più significativo per
la medicina futura di quanto abbiamo generalmente supposto sino ad ora.

Una madre destrimane regge il


l
Una madre mancina regge il suo
suo bambino in questo tipico bambino in modo esattamente
modo: con la mano sinistra si opposto a quello della madre de-
stringe la testina al petto e con la strimane. La madre mancina lo
destra sorregge il bambino. La guarda con l'occhio sinistro!
madre destrimane guarda il suo
bambino con l'occhio destro.

(121} amenorrea =assenza o interru zione del ciclo mestruale.

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Un destrimane pianta un chiodo
nella parete in questo modo:
l'oèchio sinistro si preoccupa
dell'orientamento n ecessario e
dirige . !;occhio destro è più o
meno dietro la testa del martello
e non può vedere il chiodo. In
una simile occupazione l'occhio
destro non è cieco, ma non è
neppure in fun zione!

11.3 Significato del mancinismo per la diagnostica clinica

Nella medicina sono interessanti tutti i nessi di natura fisiologica, ma in


particolare quelli, come qui, che hanno degli effetti p esanti sulla diagnosti-
ca e sulla terapia in ciascun singolo caso.
Il mancinismo non è assolutamente una stranezza insulsa della natura,
come si è sin qui ritenuto di solito, p erché rispetto ai conflitti avviene un'in-
terruzione funzionale degli ormoni.
Come ho spiegato nel capitolo sulle psicosi nel primo caso citato di depres-
sione, per un conflitto sessuale femminile una mancina può patire i sinto-
mi organici che una donna destrimane potrebbe avere solo dopo il climate-
rio 122 o nella senilità (con un conflitto di territorio).
Gli uomini mancini con un conflitto di territorio non possono affatto patire
un infarto del cuore sinistro n ella fase PCL, tranne quando sono vecchi e
hanno una reazione femminile, ma allora anche a livello psichico non pos-
sono più avere alcun conflitto di territorio, bensì un conflitto sessuale fem-
minile. Solo l'indirizzo dei conflitti, per così dire , ha polarità invertita.
Dal computer cervello a ll'organo in ogni caso tutto avviene sempre nello
stesso modo! Ne deduciamo ora che il mancinismo ha molto a che vedere
con la sessualità e con gli ormoni!

(122) Clima terio= m enopausa della donna; periodo che segna il termine della fertilità femmi-
nile.

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Sezione schematica attraverso il neoencefalo

Zona territoriale sinistra Zona territoriale destra


- carcinoma della laringe - carcinoma bronchiale
- carcinoma del collo dell'utero - ulcera delle arterie
- carcinoma rettale coronariche (con infarto)
- ulcera gastrica e ulcera delle
vie biliari e pancreatiche

uomo mancino uomo destrimane conflitto


conflitto di territorio di territorio (conflitto
(conflitto sessuale maschile) sessuale maschile)

donna destrimane donna mancina


(conflitto (conflitto
di frustrazione sessuale) di frustrazione sessuale)

© Dr. med. Mag. theol. Ryke Geerd Hamer

Fra destrimani e mancini è solo invertita la relazione fra livello psichico e


cervello . Dal livello del cervello al livello dell'organo per contro la correla -
zione è costantemente univoca.
Forse è più facilmente comprensibile al contrario : un can cro del collo
dell'utero ha sempre un Focolaio di H amer a sinistra periinsularmente, ma
solo nelle donne destrimani deriva da un conflitto sessuale .
Il mancinismo, come abbiamo sentito, è importante perché decide l'inci-
denza del conflitto a livello cerebrale . Stabilisce anche quale malattia i pa -
zienti possono patire per un certo conflitto. Il mancinismo, ad esempio,
decide anche in quale conflitto dobbiamo prevedere una depressione, nella
mancina per esempio con un conflitto sessuale (femminile), mentre nella
destrimane solo poco prima o poco dopo la menopausa, cioè nel cosiddetto
"pareggio ormonale".
Il maschio destrimane molto effeminato, quindi in pareggio ormonale, cade
in depression e quando è ancora in grado di avere un conflitto di territorio.
Per contro il maschio mancino effeminato cade in depressione quando non
è più maschile, cioè reagisce già in modo femminile appunto in pareggio
ormonale.

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Gli omosessuali molto femminili si comportano come delle donne, i partner
più maschili come degli uomini. Nei mancini omosessuali è di nuovo tutto
esattamente rovesciato a livello del cervello.
Si può invertire la reazione femminile o maschile anche mediante gli inibito-
ri degli ormoni sessuali. Lo stesso effetto, in questa direzione beninteso, ce
l'hanno pure i citostatici in modo facoltativo (non obbligatoriamente).
Quando un giorno la Nuova Medicina Germanica sarà diventata una delle
regole fondamentali di tutta la medicina e la biologia, si potrà misurare quale
spaventosa stupidaggine commette la medicina, oggi ufficiale, con la sua
manipolazione irragionevole a base di bloccanti ormonali sessuali.
Questa stupidaggine viene commessa nella medicina tradizionale soprattutto
per mancanza di concetti concreti. l'.effetto peggiore sta nel fatto che con ques-
ti blocchi di ormoni sessuali, fra i quali in caso sfortunato può già rientrare la
pillola anticoncezionale, il Focolaio di Hamer "salta" da un lato cerebrale a
quell'altro. Questa trasposizione del Focolaio di Hamer condizionata dagli
ormoni o, meglio, condizionata dal blocco degli ormoni, non solo non ha aiu-
tato numerosissimi pazienti, ma ha pure causato il cancro corrispondente
dell'emisfero cerebrale opposto. A causa del blocco degli ormoni, cioè, spesso
risulta un individuo che ora, condizionato ormonalmente, reagisce esattamen-
te in modo contrario rispetto al periodo precedente la "terapia" ormonale.
Ad esempio, una donna, che prima reagiva in modo molto femminile e quin-
di poteva patire un conflitto sessuale femminile con un carcinoma del collo
dell'utero, dopo il blocco degli ormoni indotto da farmaci prescritti dagli
apprendisti stregoni, improvvisamente reagisce in modo maschile e dal carci-
noma del collo dell'utero, che ora è fermo, passerà a un'ulcera delle arterie
coronariche.
Ma questo nel linguaggio della medicina classica viene subito chiamato
"metastasi", delle piccole cellule cancerogene maligne che non sono state di-
strutte dall'apprendista stregone, ma che, inosservate, astutamente e segreta-
mente, come ci si immagina che facciano questi "piccoli diavoli", sono arriva-
te attraverso il sangue nell'organo nuovo. Ma questi "diavoletti" continuano a
comportarsi così educatamente che causano sempre il medesimo tipo di pro-
liferazione cancerosa nello stesso punto. Pertanto non sono così diabolici come
si ritiene di solito!
Se a una giovane donna mancina, che ha un conflitto sessuale e, in quanto
mancina, una depressione e i segni corporei di un conflitto di paura nel terri-
torio, di territorio o di rancore nel territorio (con carcinoma bronchiale, angina
pectoris, ulcera del ventricolo), si danno dei bloccanti ormonali, immediata-
mente ella può patire per esempio un carcinoma del collo dell'utero.

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Credo che il problema della diversità degli emisferi ci terrà ancora a lungo
occupati. E' uno dei problemi fondamentali della diagnostica.
A mio parere è un grosso errore non interrogare un paziente a proposito del
suo destrismo o mancinismo, dato che ha grande importanza per correlare i
conflitti ai Focolai di Hamer e i tumori o le necrosi all'organo.

11.4 I due emisferi della corteccia cerebrale: zona del territo-


rio sinistra = femminile, zona del territorio destra = maschile

Esistono numerosissime speculazioni sulla diversità dei due emisferi del neo-
encefalo. Gli speculatori meno capiscono ciò di cui parlano, tanto più fanno
delle affermazioni azzardate. Non desidero far parte di tale gruppo.
Piuttosto vorrei a questo punto riferire quello che so. Abbiamo già visto che il
mancinismo e il destrismo sono importanti in quanto stabiliscono su quale
emisfero della corteccia cerebrale l'individuo accusa il suo primo conflitto
nella zona del territorio ecc.
Abbiamo anche sentito che il mancinismo e il destrimo decidono qual è il lato
madre/bambino o bambino/madre e qual è il lato del partner.

Non mi riferisco però a tutto ciò quando affermo quanto segue:


se un uomo destrimane che ha un conflitto di territorio attivo per anni (per
esempio come "lupo secondario") patisce un conflitto di perdita con una
soluzione, allora, se la cisti del testicolo è abbastanza grande (aumentata
produzione ormonale), "patirà" forzatamente una "soluzione biologica" del
suo conflitto di territorio, che con grande probabilità lo farà morire di infar-
to cardiaco sinistro. Il relativo focolaio si trova a destra cerebralmente.
Con relativa costellazione, dunque con conflitto di territorio attivo da anni
e conflitto di perdita risolto da poco e cisti del testicolo, cioè con un grande
afflusso di testosterone, al mancino nulla può succedere. Il suo FH del con-
flitto di territorio si trova a sinistra cerebralmente. E sebbene egli ormai
diventi molto più maschile, la soluzione biologica obbligata del conflitto di
territorio non può avvenire come accade forzatamente nel destrimane!
Essendo il lato femminile sinistro impedito a causa del conflitto, egli diven-
ta/ancor più maschile di un destrimane!
Per la donna destrimane con conflitto biologico sessuale solitario perma
nente da anni (dunque senza costellazione schizofrenica), dopo un con-
flitto di perdita risolto con cisti ovarica e dopo indurimento di questa

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cisti con forte aumento degli estrogeni, avviene una soluzione obbligata
del SBS a causa dell'elevata quantità di estrogeni. Il FH si trova a sini-
stra cerebralmente. Una simile paziente può facilmente morirne (infarto
cardiaco destro con embolia polmonare).
Però in un caso analogo di una donna mancina ciò non accade. Sebbene
ormai diventi molto più femminile, o proprio per questo, lei non risolve
il suo conflitto sessuale, che si situa a destra cerebralmente.

Sezione schematica attraverso il neoencefalo

Zona territoriale sinistra Zona territoriale destra

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© Dr. med. Mag. theol. Ryke Geerd Hamer

Possiamo dunque affermare che con un aumento degli estrogeni solo un


conflitto sessuale sull'emisfero sinistro viene portato alla soluzione biologi-
ca obbligata.

Un aumento del testosterone a causa di una cisti del testicolo indurita può
portare un conflitto di territorio alla soluzione biologica obbligata solo
sull'emisfero destro.

320
Con le dovute riserve si potrebbe quindi considerare l'emisfero sinistro più
femminile e l' emisfero destro più maschile.
Tutto ciò vale però solo per la zona del territorio, sia a sinistra sia a destra.

32 1
12. LA RECIDIVA CONFLITTUALE

La vera recidiva conflittuale, dunque il ripresentarsi del medesimo conflit-


to originario, fa parte delle cose che temo più di tutte. Ho visto troppe per-
sone morirne.
Anche senza Hamer non è un segreto che per esempio quasi nessun
paziente sopravvive al ripetersi di un infarto. Da quando però possiamo
vedere chiaramente sulla nostra TAC cerebrale quale fatica compia l'orga-
nismo per riparare il proprio computer- cervello, possiamo renderci conto di
quanto sia più difficile curare una ferita appena cicatrizzata o in via di cica-
trizzazione di nuovo lacerata. Guarisce con molta più difficoltà e molto più
lentamente della prima volta.
Se ci immaginiamo le cellule cerebrali come un enorme reticolato con
miliardi di maglie, allora dobbiamo anche figurarci quali differenti modifi-
che avvengono laddove un Focolaio di Hamer guarisce:

a) Si forma un edema intra e perifocale. Le sinapsi delle cellule cerebrali si


dilatano fortemente, ciò nonostante conservano la loro funzione . Al ter-
mine della fase di riparazione queste dilatazioni devono essere fatte
di nuovo retrocedere, sempre senza che la loro funzione venga dan-
neggiata.
b) Palesemente viene molto coinvolto l'isolamento delle cellule cerebrali
durante la fase di conflitto attivo della simpaticotonia permanente. l.'.or-
ganismo esegue la riparazione in modo sorprendentemente semplice e
sensato, nonché efficace, in quanto procura un isolamento aggiuntivo
con l'accumulo di cellule gliali nella rete delle cellule cerebrali. E' ciò
che i neurochirurghi chiamano erroneamente "tumori cerebrali". La
funzionalità della zona deve essere garantita anche durante questo pro-
cesso.
e) Non solo si deve garantire la funzionalità dell'organo relativo, ma il
Focolaio di Hamer praticamente toglie l'alimentazione "elettrica" al
tumore e gli procura i relativi batteri per la sua demolizione.

Se questi processi e funzioni, in cui la natura si è esercitata per milioni di


anni, vengono disturbati, facendo subentrare il cosiddetto "effetto a fisar-
monica" per il quale in breve tempo le sinapsi si dilatano e si restringono,
in aggiunta alla già normale crisi epilettica, allora viene il momento in cui
al cervello si chiede troppo ed esso non ce la fa più. Tutto il castello di carte

323
faticosamente costruito crolla di nuovo e i danni sono più gravi di prima se
avviene una recidiva conflittuale durante o subito dopo la fase di riparazio-
ne.
Per questi motivi una vera recidiva conflittuale è a parer mio persino più
pericolosa di un secondo cancro, naturalmente a seconda del punto in cui
nel cervello si trova il Focolaio di Hamer.
Si deve aggiungere ancora: il paziente nella cicatrice conflittuale psichica
ha pure il suo tallone di Achille psichico, il suo punto debole. E' attirato
quasi magicamente dal medesimo conflitto; ovvero cade sempre nella stes-
sa trappola, anche se lo sa. Ho riflettuto a lungo arrivando alla convinzione
che ciò è previsto dalla Natura. Infatti il programma del cervo, che ha perso
il suo territorio a causa del cervo giovane, in pratica prevede di dover fron-
teggiare ancora una volta l'invasore. Infatti solo questo può essere il senso
della simpaticotonia permanente, vale a dire che il cervo venga messo in
\
condizione di "difendere le sue possibilità" e di riprendersi ancora il pro-
prio territorio. Se nei boschi vagassero del cervi "vinti", ciò porterebbe sol-
tanto scompiglio nella gerarchia dei cervi. Per analogia dobbiamo immagi-
nare che sia così anche per gli uomini. Ho visto così tante recidive conflittua-
li con esito nefasto, insensate e del tutto non necessarie dal punto di vista logi-
co-razionale, che ho dovuto accettare ufficialmente questa visione.
Il momento più pericoloso per subire una recidiva conflittuale non è l'inizio
della fase PCL, come possiamo ben comprendere da quanto detto in prece-
denza, bensì la fine della fase di riparazione o persino l'inizio della fase di
normalizzazione. La recidiva lacera completamente la vecchia ferita su tutti
e tre i piani e causa ancora l'effetto "fisarmonica" a livello cerebrale. Spesso
il paziente arriva persino alla seconda fase di riparazione, ma il nuovo
edema insorge così violentemente dentro e intorno al Focolaio di Hamer
che il paziente in brevissimo tempo ne può morire, spesso in coincidenza
della crisi epilettica o epilettoide, che in questi casi può avvenire molto più
precocemente della prima volta.

Riporto un breve esempio:


una paziente destrimane dopo la menopausa aveva parecchi conflitti dei
quali qui non parlerò per semplificare. Aveva superato tutti i sintomi orga-
nici, uno dopo l'altro. Infine patì una DHS a causa di una pesante lite con
il marito, per la ben nota cattiva suocera che giorno dopo giorno la terroriz-
zava, secondo quanto dice la paziente. Dopo qualche tempo la suocera morì
e da lì a poco venne scoperto il carcinoma dei dotti biliari.

324
La paziente patì una nuova DHS perché si disse: "Il cancro mi viene a
prendere. E' solo una questione di tempo ... ". La paura la afferrò letteral-
mente alla nuca e quindi patì un conflitto di paura nella nuca.
I medici le rifiutarono ogni trattamento perché credevano che tutto il corpo
fosse pieno delle cosiddette "metastasi". Il conflitto di rancore con ulcera
dei dotti biliari si era un po' indebolito con la morte della suocera, ma ora il
marito, ritenendo la moglie responsabile della morte di sua madre, ne pren-
deva le parti e il conflitto si riattivava continuamente .
La paziente venne da me a chiedermi consiglio. Le dissi: "Lei può soprav-
vivere solo se si separa per un lungo periodo da suo marito tornando da sua
madre e restando del tutto al di fuori da questa complessa situazione con-
flittuale . In seguito non dovrà più avere alcuna paura".
La paziente seguì questo consiglio. Prima fu molto fiacca e stanca, ma dopo
circa 4 mesi poteva di nuovo lavorare e fare i lavori domestici per la madre.
Si sentiva del tutto bene. I figli quasi adulti erano rimasti con il padre, per-
ché per loro dalla nonna non c'era posto.
Un giorno, per la prima volta dopo 7 mesi, la paziente volle fare visita a sua
figlia nella propria casa, credendo che il marito non ci fosse. Ma quando si
trovò nella cucina il marito inatteso arrivò all'improvviso, non disse nulla,
ma continuò a girarle intorno in modo provocatorio e aggressivo. La pazien-
te patì una recidiva di DHS. Due giorni dopo mi chiamò, del tutto confusa.
Nel giro di qualche ora dopo la DHS era diventata itterica (gialla) in tutto
il corpo. Non poteva più mangiare, vomitava bile verde. In due giorni aveva
perso già 4 kg di peso. I medici volevano ora sottoporla subito a morfina,
perché era l'inizio della fine. La tranquillizzai dicendole di averla insisten-
temente avvisata; ma dato che la recidiva conflittuale era durata solo rela-
tivamente poco, ero sicuro che se ora fosse rimasta da sua madre senza
lasciarsi prendere dal panico, anche la faccenda sarebbe finita al più tardi
entro una settimana.
Fu proprio così. Dopo 10 giorni mi chiamò di nuovo per dirmi che l'ittero
era presto diminuito e che adesso stava abbastanza bene. Solo era fiacca e
stanca, ma aveva di nuovo appetito. Sapendo bene che cosa era accaduto
l'ultima volta, non provava più panico. Poi ha ripreso a darsi da fare nell'ap-
partamento. A questo punto i medici non riescono a capire perché non
abbia bisogno di morfina. Chiunque abbia i cinque tipi di cosiddette
"metastasi" non può più, secondo loro, guarire. Eppure si può!

Voglio però parlarvi anche di un caso che ha avuto esito mortale. Un


paziente patì una DHS quando sua moglie venne operata per un'occlusione

325
intestinale e dopo pochi giorni dovette subire un secondo intervento. Il mari-
to si infuriò molto perché pensò che il chirurgo avesse "pasticciato".
Probabilmente si era trattato di un ileo 123 paralitico e il chirurgo non aveva
potuto fare nulla. Ma il marito vide la cosa diversamente e considerò i chi-
rurghi dei cattivi praticanti. La sua collera durò per 6 settimane, fino a quan-
do la donna venne rilasciata dall'ospedale, e dopo altri 14 giorni l'uomo si era
calmato e il conflitto risolto. Gli venne diagnosticato un carcinoma del fega-
to, perché il suo ventre si era gonfiato per un inizio di ascite. (l'.ascite è la fase
PCL di un conflitto di attacco contro il ventre, per la moglie, preceduta da
mesotelioma peritoneale) .
Dopo alcuni errori della medicina classica, che non voglio qui descrivere,
l'ascite scomparve, il carcinoma al fegato aveva iniziato chiaramente a gua-
rire. l'.uomo era ancora fiacco e stanco, ma poteva di nuovo camminare, si
sentiva in certa misura meglio. Non mi preoccupo mai di redigere dei docu-
menti sugli sviluppi previsti, perché la vita troppo spesso ha delle irregolari-
tà e accadono le cose più improbabili che nessuno avrebbe mai ritenuto pos-
sibili. In questo caso ho fatto un'eccezione e ho scritto al paziente per la sua
cassa mutua che egli, in base alla mia esperienza, molto probabilmente
sarebbe guarito di questo cancro al fegato .
Accadde esattamente ciò che non sarebbe dovuto accadere e che non avreb-
be potuto accadere a giudizio d'uomo. Il ginecologo visitò la moglie del
paziente e affermò di aver scoperto un "tumore". Venne subito trasportata
all'ospedale ed operata. Il tutto si rivelò essere stato un errore, un falso allar-
me. Ma il paziente, appena guarito per metà, cadde istantaneamente nel
panico (di nuovo un "pasticcio"). Patì una recidiva conflittuale breve ma
molto forte, proprio nella vecchia cicatrice. Il povero uomo non sopravvisse
alla soluzione di questo conflitto. Purtroppo la moglie non aveva capito il si-
stema della Nuova Medicina Germanica e quando venni chiamato era trop-
po tardi.

(123) Ileo = disturbo del transito n ell'intestino a causa di paralisi o occlusione intestinale.

326
13. IL BINARIO CONFLITTUALE

Nella biologia vigono delle leggi che non riusciamo più a capire da quan-
do abbiamo preso l'abitudine di pensare "psicologicamente", ma che pos-
siamo ben afferrare qualora impariamo di nuovo a pensare biologicamente.
Rientra in questo modo biologico di pensare la comprensione del binario
conflittuale.
Oggi noi umani deformati dalla civilizzazione avvertiamo questo "pensiero
a binario" come qualcosa di "malato" e parliamo allora di allergie che si
devono combattere. Parliamo di raffreddore da fieno, asma, neurodermati-
te, psoriasi ecc. indicando con ciò indiscriminatamente differenti conflitti in
fasi del tutto diverse insieme con i loro sintomi fisici . Ci troviamo dunque
in una notevole confusione nella quale vorrei qui riportare un po ' d'ordine.
Oltre al binario DHS vero e proprio esistono anche dei "binari secondari".
Sono le circostanze concomitanti o momenti concomitanti di tipo essenzia-
le che nell'istante della DHS sono stati memorizzati dall'organismo come
importanti. Ad esempio può trattarsi di odori, determinati colori o rumori.
Per ogni DHS ci può essere un binario d'accompagnamento, ma possono
coesistere anche 5 o 6 binari d'accompagnamento. E' irrilevante attribuire
loro a posteriori un significato "di tipo psicologico" oppure no, perché sono
già programmati in noi.

13.1 Esempio: raffreddore da fieno

Quando il fieno appena rastrellato veniva ammucchiato per lasciarlo asciu-


gare ancora un po', senza che la rugiada lo inumidisse di nuovo, questi
mucchi cavi all'interno erano, soprattutto in campagna, la possibilità più
romantica, non costosa e quindi molto amata per il primo rapporto amoro-
so. Se accadeva però, e avveniva spesso, un incidente grosso o importante,
allora l'odore del fieno fresco ricordava sempre ai due amanti la catastrofe
allora verificatasi. Non si trattava però sempre per tutti e due di una cata-
strofe, neppure necessariamente di una DHS per entrambi, ma spesso solo
per uno dei due. Parliamo allora di raffreddore da fieno o di allergia al fieno.
Del resto per provocare il raffreddore da fieno, che è naturalmente già la
fase di riparazione, non occorre necessariamente il polline del fieno , bensì
se ad esempio vediamo in televisione un contadino che taglia il fieno, l'ef-
fetto è lo stesso.
La cosa particolare, che normalmente in natura dovrebbe aiutarci, è il fatto
che da ogni "recidiva conflittuale di binario principale" possiamo in modo

327
istantaneo passare a ogni singolo o persino a tutti i "binari secondari" e che
anche da un binario secondario possiamo passare a quello principale o
anche ad altri o a tutti i binari secondari.
Ovviamente tutti i binari secondari hanno anche un corrispondente aspet-
to conflittuale autonomo, un proprio Focolaio di Hamer nel cervello e una
relativa modificazione nell'organo.
Nell'esempio precedente del raffreddore da fieno la partner, se allora ha
patito una DHS, prima di ogni raffreddore da fieno per lo più subisce con-
temporaneamente anche una recidiva del conflitto sessuale con carcinoma
del collo dell'utero . Se va in vacanza, ignara, in una fattoria al momento
della raccolta del fieno, si stupisce che in coincidenza il ciclo mestruale si
fermi.
La recidiva conflittuale certo si risolve rapidamente, non appena ritorna a
casa e non vede più alcun mucchio di fieno . Resta però la minaccia di una
nuova catastrofe se per caso andasse dal ginecologo e questi accertasse un
inizio di carcinoma del collo dell'utero.
Per questo raccomando a tutti i miei allievi, di ricercare con particolare cura
la DHS con tutti i binari di accompagnamento, binari ottici, acustici, olfat-
tivi, tattili ecc.
Devono sempre tenere presente che tutti questi non sono dei disturbi, come
prima si consideravano le cosiddette allergie, ma dei veri e propri puntelli
mentali che servono per avvisare l'organismo di un tipo di catastrofe già
sperimentato in passato!
Non basta aver trovato i binari di accompagnamento o secondari, si deve
anche spiegarli con calma al paziente in modo che egli in futuro li accolga
sorridendo e non sia più preso dal panico, pur sapendo che l'effettivo con-
flitto non è ben risolto.
In un'epoca in cui esiste solo "medicina sintomatica" e ogni sintomo pale-
se è considerato una "malattia" che necessita di una terapia (!!), questo
lavoro spesso non è affatto facile. Per i pazienti che non possono o non
vogliono accettare la Nuova Medicina, è persino una fatica inutile.

13.2 Esempio: volo Senegal- Bruxelles

Una coppia vola dal Senegal verso Bruxelles. Durante il volo il marito
subisce un infarto cardiaco. Una catastrofe! E' pallidissimo, gli manca l'a-
ria, sta steso sul pavimento del corridoio dell'aereo. Sua moglie pensa ad
ogni momento: morirà! Ma non muore. Quando arrivano a Bruxelles viene
portato all'ospedale e guarisce.

328
Non solo il volo era stato un inferno per la donna, ma anche le tre settima-
ne seguenti. Dimagrisce, non può più dormire, ha sempre paura per la vita
di suo marito.
Dal punto di vista biologico ha patito un conflitto di preoccupazione-paura
della morte (per un'altra persona). Dopo queste tre terribili settimane infi-
ne si calma e si arriva alla conflittolisi. La paziente ha la fortuna di avere
riportato dall'Africa i micobatteri tubercolotici. Suda di notte per le tre set-
timane seguenti, soprattutto verso il mattino, bagnando persino cinque
camicie da notte, ha una leggera febbre notturna. Nel polmone ha un foco-
laio circolare (adenocarcinoma degli alveoli) che si caseifica grazie ai bat-
teri tubercolotici e viene espettorato lasciando una piccola caverna, un
cosiddetto enfisema polmonare parziale.
In seguito la paziente ha avuto più volte questi periodi di sudore, a volte più
lunghi, a volte più corti. All'inizio di un altro più lungo periodo di sudore si
trovò un adenocarcinoma del polmone, prima che i batteri acidoresistenti
(TBC) avessero il tempo di caseificare il "tumore" e di farlo espellere. Allora
la paziente venne dichiarata gravemente "ammalata di cancro al polmone".
"Profilatticamente" si voleva asportare un lobo polmonare, oltre a fare che-
mio, raggi e le solite cure. Ma quando si scoprirono anche sull'altro lato dei
focolai circolari, la paziente venne dichiarata incurabile e le fu pronostica-
ta una morte imminente.
Dato che la Nuova Medicina Germanica è in certa misura conosciuta in
Belgio, un medico disse alla paziente che, a parer suo, solo il dott. Hamer
poteva risolvere dei casi così difficili. E fu così che arrivò da me.
Infatti il caso non era facile da chiarire perché la paziente aveva un binario
un po' insolito. Una volta trovato quello, il resto fu soltanto routine. Quale
binario aveva?
Il conflitto di preoccupazione-paura della morte non era difficile da scopri-
re. La DHS era stata così drammatica che non si poteva in alcun modo non
vederla. Mi sembrava altamente probabile che il marito avesse avuto ripe-
tuti attacchi cardiaci (angina pectoris) o altre situazioni critiche, che di
nuovo avevano causato alla moglie (la paziente) la paura per la morte di lui.
Se questo fosse stato il caso, tutto avrebbe coinciso. Ma la moglie sostene-
va energicamente che il marito stava bene, non aveva mai più avuto alcun
attacco, era del tutto guarito e non aveva più preso l'aereo.
Allora mi venne il pensiero risolutivo: "Forse qualcuno della vostra famiglia
ha preso l'aereo?", "Si dottore, ma non è accaduto nulla. Ma ora che me lo
chiede, mi viene in mente che l'ultimo periodo di sudore l'ho avuto dopo
che mia figlia era ritornata da una vacanza di tre settimane da Tenerife.

329
Crede che potrebbe esserci un nesso? Tuttavia mi ricordo che per tutto il
tempo in cui è stata via con il marito e i figli, di notte non ho potuto dormi-
re, ho anche perso peso e ho continuato a pensare: "vorrei che fossero già
tornati a casa!".
Il resto fu di nuovo routine: fu possibile ricostruire esattamente che la
paziente ogni volta che un membro della famiglia (sorella o bambini) era in
viaggio con l'aereo, era presa da un attacco di panico, che lei non poteva
spiegarsi con una riflessione "ragionevole''. E sempre quando il famigliare
ritornava a casa, di notte aveva il suo periodo di sudore. Ora di nuovo era
iniziato un lungo periodo di sudore notturno con temperature subfebbrili e
tosse. Era stata fatta una radiografia e si era così scoperta la cosa.
La seconda rotaia del binario era ... l'aereo .
Come un binario ferroviario è composto da due rotaie sulle quali corre il
treno, la paziente con il drammatico infarto cardiaco del marito sul volo dal
Senegal a Bruxelles aveva patito due componenti conflittuali:

1. il conflitto di paura della morte per il marito a causa dell'infarto


2. il conflitto di paura dell'aereo, perché se ne restavano seduti lì dentro
impotenti.

Entrambe le componenti erano da allora legate fra loro in modo complesso


e con una sola delle due componenti scattava immediatamente il conflitto
di preoccupazione-paura della morte. Avremmo anche potuto dire: da allo-
ra era allergica agli infarti e agli attacchi cardiaci (che però fortunatamen-
te non erano accaduti) e agli aerei!
La terapia consistette nel rendere la paziente consapevole di questi nessi,
nell'eliminare le cause e altrimenti ... di non fare nulla, tranne per quanto
più possibile di non disturbare madre natura. In altre parole: la paziente
sudò ancora di notte per 3-4 settimane, poi i focolai polmonari non si vide-
ro più, ma solo delle piccole caverne. Oggi la paziente sta bene.

13.3 Esempio: addormentato al volante

Un uomo guidava alle tre di notte sull'autostrada fra Bruxelles e


Aquisgrana. Vicino a Luettich, poco prima del ponte Maas, si addormentò
al volante. Dopo circa un chilometro si svegliò spaventato dal fatto che il
motore faceva un altro rumore, perché il piede non spingeva il pedale
dell'acceleratore. Patì il conflitto: "Non posso credere alle mie orecchie".
Istantaneamente ebbe un tinnito nell'orecchio sinistro .

330
Da allora sentì regolarmente il tinnito per un po' di tempo,
1. quando si svegliava al mattino e
2. sempre quando guidava e il motore decelerava, dunque con
una determinata frequenza di rumore.

13.4 Esempio: il gatto travolto

Un guidatore sfortunatamente investì un gatto. Scese dalla macchina per


vedere se fosse ancora vivo e potesse soccorrerlo, ma era morto stecchito.
Pensò: "Santo cielo, povero gattino, come è potuto accadere!?". Subì un
enorme choc vedendo giacere il povero gatto morto.
Un anno dopo aveva un gatto che gli veniva incontro facendo le fusa; era
un gatto che sua moglie spontaneamente aveva preso in casa e a cui
entrambi si erano presto affezionati.
Alla sera si preoccupava di accarezzarlo. Tutto andava bene ... se il gatto tor-
nava a casa puntualmente. Ma se arrivava tardi, egli istantaneamente sof-
friva di una "allergia" per l'assenza del gatto. Perché ogni volta gli tornava
in mente l'immagine del gatto morto investito. Ogni volta era preso dal
panico: "Il nostro gatto non sarà forse da qualche parte sulla strada, come
quel povero gatto allora ... "
Quando il gatto tornava a casa, ogni volta aveva una "allergia cutanea"
molto acuta, cioè la pelle delle mani, delle braccia e della faccia era rossa e
gonfia, trattandosi in realtà di una guarigione della precedente piccola
ulcera della pelle.
Dal test risultò ovviamente un'allergia ai gatti!
Avevamo sin qui creduto che fossero tutte malattie che si dovevano trattare
con urgenza.
Questa visione è però del tutto unilaterale, perché sono i resti delle nostre
facoltà istintuali. Erano ogni volta dei segnali d'allarme, nel caso dell'asma
bronchiale o dell'asma laringea si tratta di due sirene d'allarme attive che
ci vogliono dire: attenzione, allora è accaduto qualcosa. Oppure: con que-
sta combinazione devi stare attento!

A questo proposito citiamo due brevi esempi.

13.5 Esempio: il boxer nel furgone

Eravamo entrati nel parco con il nostro furgone per andare a spasso con i
nostri due cani boxer (una coppia) . Dopo la passeggiata dovevano aspetta-

331
re ancora un momento in macchina fino a quando avessimo bevuto veloce-
mente una tazza di caffè . Dato che faceva caldo, avevamo lasciato il fine-
strino per metà aperto . I cani non erano mai saltati fuori dalla finestra. Ma
quella volta di certo passò un loro consimile particolarmente sfrontato che
abbaiava e andava subito cacciato via. Detto fatto, il maschio di quattro
anni salta con un potente balzo elegante dal finestrino semiaperto del fur-
gone. La femmina di sei anni vuole imitarlo, ma la vecchia signora non ries-
ce a farlo altrettanto elegantemente, essendo un po' grassoccia, e resta sospe-
sa, si capovolge e ricade sul suo sedere. Ne riporta una frattura al bacino
che la fa tribolare per tre mesi.
Da allora non è mai più risalita nel furgone, nemmeno incitata con i più
golosi bocconcini. Arrivava fino alla porta, ma poi si girava risolutamente:
"Mangerei volentieri la salsiccia, ma nel furgone non ci salgo più perché si
può caderne fuori ... "
Ciò che non capiterebbe mai a un cane, capita a noi uomini tutti i momenti.

13.6 Esempio: un tamponamento dietro l'altro

Una donna capo-spedizioni incorse in un tamponamento con la sua auto-


vettura. Un autobus arrivò addosso alla sua macchina da dietro. Poiché era
mancina con questo conflitto di spavento improvviso e il conflitto di paura
frontale (qui conflitto di impotenza: "Non ho potuto fare niente") patì i
corrispondenti Focolai di Hamer a destra frontalmente. Quando la faccen-
da alla fine venne conclusa, compreso il trauma dell'incidente e le pratiche
assicurative, non si trovò per fortuna, nonostante la tosse, il relativo carci-
noma bronchiale e le relative cisti degli archi branchiali, ma si trovarono i
loro due Focolai di Hamer nel cervello, che ovviamente vennero subito
dichiarati "tumori cerebrali" e asportati. Era il 1982. Qualche anno dopo
subì quasi esattamente lo stesso incidente, ma questa volta non si trattava
di un autobus. Tutto avvenne in modo identico come la prima volta. I medi-
ci della clinica neurochirurgica dissero che il tumore a destra frontalmente
era cresciuto e operarono di nuovo la paziente. Il tutto accadde ancora una
terza volta e , dopo che il conflitto si era risolto per la terza volta, venne ope-
rata nello stesso punto, perché il "tumore cerebrale" si era già riformato.

Nell'ultimo periodo aveva sperimentato parecchi "quasi tamponamenti", ai


quali nel frattempo era diventata allergica. In qualche caso l'aveva "scampa-
ta per un pelo". Ora deve essere operata per la quarta volta, oltre alla che-
mio e alle irradiazioni, perché questa volta si sono trovate delle cisti e delle

332
alterazioni polmonari che sono state dichiarate "metastasi" del "tumore
cerebrale". A quel punto per fortuna ha conosciuto la Nuova Medicina
Germanica. Ora la paziente logicamente non guida più la macchina.

Nella Nuova Medicina Germanica il binario significa che un paziente, sia


esso uomo o animale, che ha patito una volta un conflitto biologico, ricade
molto facilmente sul binario se si arriva a una recidiva. La recidiva può con-
sistere anche solo di una componente del conflitto (vedi :'allergia all'ae-
reo"). Già questo basta per scatenare una piena recidiva conflittuale.
Queste ricadute conflittuali sfuggono alla nostra comprensione intellettua-
le. Possiamo avvertirle solo intuitivamente ed evitarle. Ciò che noi uomini
facciamo bene solo dopo il terzo tentativo ("sbagliando s'impara"). l'anima-
le sa farlo bene già dopo la prima volta istintivamente!

Dobbiamo imparare a conoscere una dimensione del tutto nuova del pen-
siero, una specie di comprensione biologica intuitiva. I conflitti biologici ci
riportano nella dura realtà. Particolarmente l'animale, ma in sostanza
anche per noi uomini si tratta sempre di una questione di vita o di morte!

13.7 Esempio: allergia alle noci

Racconto volentieri il caso seguente, che una paziente mi ha spedito, per-


ché lo trovo molto originale e istruttivo e, con il suo espresso consenso, pub-
blico anche il nome e la fotografia.

Ottilie Sestak 16 giugno 1998

333
La mia allergia alle noci
Sono nata il 21 settembre 1941 alle 11.30 a Oberndorf am Neckar e sono destri-
mane.
Per tutto il tempo che riesco a ricordarmi del mio passato, ho sofferto di afte
in bocca. Solo chi ha avuto tali "bestiacce" sa quanto facciano male. Non di
rado erano due, tre o quattro, talvolta grandi come l'unghia del dito migno-
lo.
Quando ero bambina l'allora medico di famiglia di Oberndorf sosteneva che
si trattava di una carenza di vitamina B, ma le gocce prescritte non serviva-
no a nulla. In seguito, nel frattempo abitavamo a Radolfzell sul lago di
Costanza, mi si spiegò che la cosa aveva a che vedere con la pubertà. Il 5
agosto 1961 mi sono sposata e il 7 giugno 1972 mi sono separata. Dopo la
mia operazione del 1970, per un tumore della tromba ovarica destra, avevo
saputo dal prof. O. che non potevo più avere bambini, perché l'ovaio sinistro
è solo una formazione muscolosa (difetto di nascita?) e l'ovaio destro a causa
dell'operazione non è più funzionante; dato che il mio precedente marito
voleva avere dei "figli suoi", ci siamo separati.
Quando nel 1972 (dopo la separazione ci ho messo una pietra sopra e ho
ricominciato tutto da capo), mi trasferii a Waldbronn e ripresi in considera-
zione il problema delle afte, avevo già compiuto 31 anni.
Nella clinica dermatologica di Karlsruhe presi un appuntamento con il pro-
fessor ... (il nome l'ho scordato). Gli presentai il mio problema ed egli mi
chiese se poteva mostrarmi qualcosa. Assentii e mi mostrò due afte nella
mucosa della sua bocca . Mi prescrisse quindi una tintura blu che veniva
preparata in farmacia. Aveva lo stesso sapore del Malebrin ?? (o qualcosa di
simile) con cui in passato si facevano i gargarismi per curare il mal di gola.
Al professore dissi che non desideravo nulla da spennellare, ma qualcosa
che non mi facesse più venire le afte. Egli mi raccontò che nel caso delle afte
probabilmente si trattava di una malattia ereditaria e che dovevo conviver-
ci. Mi chiese inoltre se ci fosse qualcun altro in famiglia che ne soffrisse,
cosa che potei negare. Aveva colpito solo me.
Non ne ero però tanto sicura e quindi domandai a mia madre se conosces-
se o ricordasse qualcuno altro della famiglia che avesse sofferto di afte. Mi
diede una risposta negativa e con ciò la questione fu per me di nuovo accan-
tonata. La cosa buffa è che un paio di giorni dopo mia madre mi telefonò
(allora abitava a Waldbronn, solo due strade più in là) e mi chiese di passa-
re un momento da lei . Quando fui a casa sua, con mia grande sorpresa mi
mostrò un'afta che aveva in bocca. In quel momento quasi credetti alla
"malattia ereditaria".

334
I',11 agosto 1979 feci la conoscenza di Leo, il mio attuale compagno, che ha
sempre detto che per il mio problema di afte ci doveva pur essere una solu-
zione. Ma si è sbagliato di grosso.
Tutto ciò che ho provato dal gel a pomate e gocce, risciacqui con camomilla,
salvia, mirra, erbe svedesi e che altro so, è servito a nulla o quasi nulla.
Quando avevo tre o quattro di questi piccoli "diavoli bianchi", per lo più basta-
vano ancora degli antidolorifici, perché ero occupata tutto il giorno come
segretaria di direzione presso la Assicurazione sanitaria tedesca (DKV) a
Karlsruhe e naturamente dovevo anche parlare molto e telefonare tutto il
giorno .
Dal primo gennaio 1997 la DKV mi ha messo nel programma ampliato di
prepensionamento.
Dal 29.3 fino al 16.4.94 io e il mio compagno abbiamo fatto un viaggio in
Cina da Pechino fino a Hong Kong. Tornati a casa ho constatato che non
avevo afte. Quale miracolo, visto che ciò accadeva molto, molto di rado.
Improvvisamente ho pensato che la cosa avesse un legame con il cibo o con
il riso. Da quel momento ho scritto con grande precisione tutto ciò che man-
giavo. Ho distribuito ovunque i miei foglietti per non dimenticare nulla. In
qualche modo ho notato che avevo particolarmente male se avevo mangia-
to delle noci. Da quel momento ho smesso di mangiare noci. Tutti i miei
conoscenti e parenti mi preparavano solo dei dolci senza noci. Persino le
nocciole o le mandorle nella pasta dei dolci, i panini con il sesamo o i semi
di papavero e il pane di semi di girasole con l'andare del tempo sono stati
da me disdegnati. Non appena non facevo attenzione e "sgarravo", ero di
nuovo "colpita". Così ho rinunciato a tutto ciò che ha a che vedere con le
noci dicendomi che potevo vivere anche senza.
Per il primo maggio 1997 invitai da me Heinz B. con la sua famiglia.
Conosco Heinz sin da quando ero una bambina molto piccola perché anche
lui è nato a Oberndorf am Neckar il 18 marzo 1942. Sua madre allora abita-
va presso la zia Sofia, una sorella di mia nonna, e la sua famiglia.
Avevo preparato un "attentato" per Heinz. Volevo pregarlo che suonasse con
il suo trombone una marcia particolare, indossando l'uniforme della
Stadtkapelle di Oberndorl il 23 maggio per il novantesimo compleanno di
mia madre, perché volevamo aprire il programma di festeggiamento con due
maschere di carnevale tipiche della nostra terra. Naturalmente Heinz aveva
subito acconsentito e si era fatto imprestare un'uniforme perché non suona
più per la Kapelle . La gioia di nostra madre per la riuscita sorpresa fu enor-
me, perché il carnevale è sempre stato molto importante per lei.
Poco prima che Heinz arrivasse ci telefonammo ancora una volta ed egli mi

335
chiese se avevo già sentito parlare del dott. Hamer, che però non conoscevo.
Mi raccontò la storia della tragica morte di suo figlio Dirk. Mi disse inoltre
che sua sorella lavorava con il dott. Hamer ed egli aveva due libri che avreb-
be potuto portarmi, cosa che appunto fece.
Lessi i libri e feci le mie riflessioni. Non fu per me nulla di incomprensibile,
dato che avevo lavorato dal febbraio 1974 al settembre 1976 come capose-
gretaria nel reparto di neurologia della clinica di Reichenbach. Dopo la rifor-
ma comunale del 1972 dalle quattro località Reichenbach, Busenbach,
Etzenrot e Neurod nacque la nuova Waldbronn. La Albstrasse apparteneva
a Reichenbach. Avevo accettato quel lavoro perché in seguito volevo passa-
re all'amministrazione dei bagni termali che erano in costruzione.
La cosa andò in fumo perché poco dopo l'assunzione al bagno termale il pre-
visto gestore morì, a 42 anni, di un attacco cardiaco e l'amministrazione
venne presa dal Comune. Poiché le anamnesi e le storie delle malattie dei
pazienti e delle pazienti mi affaticavano molto psichicamente, il primo otto-
bre 1976 passai alla Assicurazione sanitaria tedesca. Prima di andare a
lavorare nella clinica non mi ero mai occupata di medicina, tranne che per
i miei guai personali.
Avevo cioè imparato il commercio all'ingrosso in un maglificio e, dopo il tiro-
cinio, dal maggio 1957 al giugno 1972 avevo lavorato da Schiesser a
Radolfzell, allora il più grande produttore europeo di biancheria intima.
Dal luglio all'ottobre 1972 lavorai a Monaco come segretaria di direzione
presso Hofele articoli da uomo sulla Rosenheimerplatz.
Dal 1.11. 72 fino al 31 .1. 74 fui segretaria del direttore tecnico presso Mann
Mobilia a Karlsruhe. Un'impresa nel frattempo con circa 20 mobilifici.
Passai poi alla clinica perché era nel nostro paese e non ero più costretta a
guidare fino a Karlsruhe.
Dopo che ebbi letto, su consiglio di Heinz, i due libri del dott. Hamer, mi but-
tai sulla tabella riassuntiva. Confesso che vi avevo dato già un'occhiata
prima, ma dovevo ripensare a ciò che Heinz aveva detto, cioè che avrei capi-
to il contesto solo se avessi letto i libri.
Allargai la tabella sul tavolo, mi inginocchiai sulla mia sedia e iniziai a "stu-
diare". Al tema delle allergie drizzai le orecchie. Improwisamente fui con-
vinta che la questione delle noci doveva derivare da "qualcosa del passato".
Ne parlai subito a Leo il quale convenne che poteva ben darsi.
Ma da dove e da cosa?
Continuai a riflettere e a lambiccarmi il cervello, senza risultato. Una notte
mi svegliai all'improwiso e lo seppi con precisione. Riuscii a malapena ad
aspettare che Leo si svegliasse, avrei voluto chiamarlo subito, ma non lo feci.

336
Non potevo più dormire e attesi con impazienza fino a quando aprì gli occhi.
Gli dissi subito di sapere da dove veniva la storia delle noci. Mi rispose molto
tranquillamente: facciamo prima colazione e poi mi racconti tutto.
Naturalmente non potevo aspettare così a lungo e ancora in camicia da
notte in cucina cominciai a parlare.

A Oberndorf abitavamo nella casa dei nonni presso una collina (con pen-
denza del 16%). Nel terreno sottostante c'era un noce che a me bambina
sembrava enorme e che spingeva un paio di rami dentro il nostro giardino.
Era "vietato" raccattare le noci perché era meglio non avere a che fare con
la proprietaria, una certa signora Fuoss. Era autunno, forse il 1946 o il 1947,
le noci erano mature e appena aperte. Mia sorella, che ha cinque anni più
di me, e io andammo di soppiatto verso l'albero. Guardammo se la Fuoss
fosse alla finestra o nostra madre o la nonna ci vedessero. Non si vedeva
nessuno. Allora strappammo le noci, togliemmo svelte i gusci verdi e li get-
tammo nel giardino della signora Fuoss, che subito aprì la finestra e gridò:
"Lasciate stare le mie noci altrimenti vengo io!" Nello stesso momento nostra
madre guardò giù dalla veranda . Capì tutto e gridò arrabbiata: "Regina,
Ottilie, tornate subito qui!" Di sopra stava aspettando già con il battipanni in
mano e ci battè di santa ragione. Continuava a dire che ci avrebbe fatto per-
dere l'abitudine di toccare le noci, avesse anche dovuto batterci a morte.
Per il resto non mi ricordo più della signora Fuoss, ma la sua voce rabbiosa
non me la scorderò più per tutta la vita. Non so se io abbia raccolto ancora
delle noci, ma non riesco proprio a immaginarmelo .
Nel gennaio 1951 ci trasferimmo a Radolfzell. ll divieto svanì nell'aria e
durante le vacanze, che ogni anno trascorrevo presso i miei nonni, le noci
non erano ancora mature.
A questo punto mi sembra importante riferire che mia sorella non ha mai
avuto alcun problema con le noci .

Dopo che gli ebbi raccontato la storia, il mio compagno disse che le percos-
se subite a causa delle noci potevano ben essere la ragione per cui non sop-
portavo nulla che avesse un guscio duro e un nocciolo.
Un paio di giorni dopo raccontai la cosa a mia madre e a mia sorella.
Entrambe si ricordavano bene di quell'awenimento.
Allora incominciai a riflettere su che cosa dovessi fare. Ma non avevo alcu-
na idea da dove incominciare e non era possibile chiedere a qualcuno. Dopo
circa due settimane comprai un sacchetto di noci e ne misi un paio in una
scodellina. Per tutto il pomeriggio guardai e riguardai le noci . Alla sera dissi

337
a Leo: "Ora mangio le noci, innanzitutto perché mia madre non mi picchie-
rà più e poi perché la "vecchia Fuoss" non vive più da tanto tempo; dunque
non può accadermi nulla." Con sentimenti molto misti aprii la prima noce e
ne mangiai le due metà. Mangiai ancora due o tre noci sempre pensando
che non poteva accadermi nulla.
Dopo circa dieci minuti notai all'improwiso che sul davanti la bocca mi pun-
geva e bruciava. Saltai su e corsi in bagno, abbassai un po' il labbro e mi
accorsi che si vedeva già una macchia rosso scuro. Guardai nello specchio
e dissi alla mia immagine: "Che fai? Non ti può assolutamente accadere
nulla!". Il mattino seguente la macchiolina era scomparsa . Mangiai un'al-
tra noce e aspettai, ma non accadde nulla.
Da allora mangio tutti i tipi di noci, sesamo, semi di papavero e tutti i tipi di
pane e panini con semi e noci.
Parenti e conoscenti sono stati con il tempo informati che posso di nuovo
mangiare noci e ho spiegato loro il perché.

Il nostro medico di famiglia, il Dott. H., non sapeva della mia allergia alle
noci, perché ci conosciamo solo dall'aprile 1995.
Il nostro precedente medico, dott. R., è morto il 25.3 .95 all'età di 63 anni per
un'embolia polmonare. Nell'autunno dello scorso anno avendo preso un
appuntamento con il dott. H. gli raccontai, tra le altre cose, tutta la storia. Mi
ascoltò molto attentamente, appoggiò la testa sul braccio e disse: "E' molto
interessante!", ma non disse nient'altro.

Avevo sofferto di afte per quasi cinquant'anni della mia vita a causa della
terribile battuta e della "minaccia di morte", per colpa delle maledette noci.
Se ripenso alle affermazioni dei medici a proposito della mancanza di vita-
mina B, della malattia ereditaria ecc. non mi resta altro che sorridere debol-
mente; ora sono in grado di dire: "Che stupidaggine!"

Ottilie Sestak

La terapeuta della paziente riferisce inoltre:


Ottilie ci ha raccontato ancora un piccolo avvenimento che ha scordato di
scrivere, ma che è molto interessante.
Ci ha raccontato cioè tutta la storia della sua vecchia madre, che per finire
anche lei, seppure una volta sola, aveva avuto un paio di afte in bocca. Era
stata così provata psicologicamente e aveva avuto dei sensi di colpa da farsi
venire le afte in sostituzione.

338
Freccia sinistra per il lato destro
della bocca: afte. Il FH è in soluzio-
ne. Freccia laterale destra per il lato
sinistro della bocca: afte,
FH pure in soluzione.
Freccia in alto a destra: conflitto
dell'udito, tinnito = voce della
madre nell'orecchio sinistro. Questo
binario non appare ancora risolto
nell'agosto 1998. Ma può anche
essere che il FH stia per gonfiarsi.
Non si può escludere con sicurezza
una soluzione.

Freccia sinistra. Relè della


mucosa della laringe. Il FH
sembra essere attivo in sospeso.
Freccia in alto a destra:
il FH nel relè bronchiale sembra pure
essere attivo in sospeso in quel
momento (17 agosto 1998).
Ciò significherebbe: il binario delle
afte si è certo completamente risolto,
ma il vecchio binario di spavento
improvviso sperimenta delle recidive,
possibilmente a causa della voce
della madre ancora in vita; inoltre la
paziente che si trova negli anni del
climaterio è chiaramente in "pareg-
gio ormonale", cioè a sinistra il FH è
ancora attivo e quello a destra è già attivo. Perciò è di nuovo in costellazione in
sospeso (corticale).
Frecce inferiore a destra e a sinistra: il violento conflitto di separazione brutale
(bastonate), che riguarda il periostio delle gambe e della schiena, è risolto. La
paziente racconta che dall'età di cinque anni ha sempre avuto gambe e piedi
freddi (tipico di una attività conflittuale del periostio).

339
Freccia destra: FH nel relè del fegato
in fase PCL.
Freccia sinistra: FH nel relè del
sigma (carcinoma del sigma) in fase
PCL. Questo FH comprende contem-
poraneamente anche il relè dell'a-
custico per l'orecchio medio sinistro;
relativo conflitto: non volere e non
potere liberarsi di un "boccone
dell'udito" (voce della madre). Sia il
carcinoma del fegato come pure il
carcinoma del sigma erano processi
violenti, per fortuna però interrotti
continuamente da fasi di soluzione.
Altrimenti di sicuro si sarebbe notato
qualcosa. Così la paziente con una
TBC del fegato in caseificazione e una TBC del sigma pure in caseificazione
(sudore notturno e temperatura subfebbrile da decenni!) ha potuto di continuo
demolire i relativi carcinomi. Per questo c'è il vistoso FH a destra e a sinistra!

Freccia destra: conflitto di separazione dalla


madre o dai figli desiderati, per metà in solu-
zione.
Freccia sinistra: FH per il conflitto di separa-
zione dal primo marito, per metà in soluzione.

A sinistra grande relè per l'ovaio destro (cisti


operata).
A destra piccolo relè per l'ovaio necrotizzato.
Ma anche questo sembra avere avuto appa-
rentemente una (piccola) soluzione nel 1989
grazie al nuovo matrimonio.

340
Questo caso sembra essere così lineare e chiaro e non vogliamo qui render-
lo confuso. Sarebbe un peccato, ma ci sono ancora parecchi strati che pos-
siamo vedere sulla TAC cerebrale, della quale il radiologo della paziente,
nonostante ripetute richieste, ha fatto preparare solo una cattiva copia car-
tacea. Però possiamo leggervi una grande quantità di cose.
Oltre al "binario afte" (mucosa della bocca), che si può localizzare come FH
in base allo schema dell'omuncolo un po' a destra e sinistra ben dentro il
lobo temporale laterale, c'era contemporaneamente anche un binario di
spavento improvviso, che riguardava la mucosa della laringe, nonché un
"binario di conflitto di separazione brutale", riguardante il periostio della
schiena, delle natiche e delle gambe (bastonate!). Si possono vedere le afte
e riconoscere gli altri binari solo dai sintomi.

Ancora due particolarità:


il conflitto di separazione brutale riguardò contemporaneamente
a) la madre, circa al 70%
b) la vicina, circa al 30%.
Questo conflitto non poteva modificarsi con il passare degli anni, dato che
la paziente pativa di recidive: la madre restava sempre la madre, la vicina
sempre la vicina. Perciò il FH era "debordante" sui due emisferi. l'.emisfero
destro per il lato corporeo sinistro, riguardante la madre; l'emisfero sinistro
per il lato corporeo destro, riguardante la vicina.
l'.altro conflitto, cioè quello di spavento improvviso, invece si modifica o può
modificarsi, precisamente con la menopausa.

Quanto segue è per gli "investigatori criminalistici" della Nuova Medicina:


l'intero conflitto biologico è iniziato quando la paziente aveva 5 anni, e la
storia delle afte è terminata a 56 anni, età che corrisponde anche (1997)
all'inizio dei disturbi della menopausa.
Nel 1970 si era separata da suo marito per desiderio di lui perché lei non
poteva avere figli. l'.ovaio destro nella donna mancina è pertinente al con-
flitto del perdere l'uomo amato, quello sinistro, "atrofico", era in realtà
"necrotico", cioè in attività conflittuale (conflitto di non poter avere bambi-
ni) . Dopo l'asportazione dell'ovaio destro il sinistro rimase attivo, perché le
venne detto che ora definitivamente non avrebbe potuto avere figli . Nel
1989 venne asportato, insieme con l'utero, anche l'ovaio sinistro necrotiz-
zato. La fase di riparazione del conflitto di perdita per il marito fu la cisti
dell'ovaio a destra. La paziente, allora solo ventiseienne, aveva sperato di
poter trovare un altro uomo, forse anche di avere dei figli con lui.

341
Con l'operazione l'ovaio sinistro era stato dichiarato "atrofico", anche se in
realtà si sarebbe dovuto dire "necrotico" (non poter avere figli).

Ora sappiamo in base alla nostra esperienza che dopo una operazione di
cisti ovarica i centri preposti (corteccia surrenale e ipofisi) possono realiz-
zare in sostituzione la produzione di estrogeni. Così accadde anche qui. La
paziente ebbe le mestruazioni ancora per 5 anni. Ma anche dopo non entrò
in menopausa, neppure quando nel 1989 (a 48 anni) dovette subire un'ope-
razione totale (estirpazione dell'utero con asportazione dell'ovaio sinistro
atrofizzato).
Ma, nel 1970, dopo l'operazione della cisti ovarica sul lato destro (la sinistra
era già atrofica, quasi assente) la paziente restò in menopausa per un perio-
do da 3 a 6 mesi. Sarebbe cioè durata fino a quando la cisti ovarica fosse
indurita e avesse prodotto estrogeno. Dobbiamo supporre che nel cervello
sia avvenuto il corrispondente programma speciale. Coerentemente la
paziente riferisce di aver avuto una forte tosse secca, poco dopo l'estirpa-
zione dell'ovaio, con febbre alta (in precedenza indicata come "bronchite
virale"), che la costrinse a letto per 10-14 giorni.
Dopo l'operazione ci fu la menopausa. Allora il conflitto di spavento
improvviso con il suo FH nel relè della laringe saltò sul lato cerebrale de-
stro maschile e lì causò un FH nel relè della mucosa bronchiale. Anche il
conflitto deve essersi a quel punto trasformato in conflitto di minaccia del
territorio. In questo periodo di cambiamento, subito dopo l'operazione,
dove c'erano un FH "ancora" in attività e un altro FH "già" in attività, la
paziente ebbe temporaneamente, come lei ben si ricorda, una cosiddetta
costellazione planante. Sognava sempre di essere un uccellino e di poter
volare in un posto dove non conosceva nessuno e dove nessuno sapeva che
lei non poteva più avere figli.

Vediamo che i binari secondari, se si trovano nel relè del territorio, possono
modificare la loro qualità durante il periodo di conflitto attivo, se cambia la
situazione ormonale.
In questo caso, in cui si arrivò a una "quasi soluzione" temporanea per il
lato cerebrale sinistro con tosse laringea, alcuni mesi più tardi ebbe luogo
un aumento degli estrogeni diretto cerebralmente, contenuto nel program-
ma speciale, che provocò di nuovo la sospensione temporanea della meno-
pausa. La ripresa del mestruo, che ha fatto arrivare la paziente al climate-
rio solo a 56 anni, sino ad oggi non è ancora una reale menopausa in senso
ormonale, sebbene la paziente non abbia più avuto le perdite dal 1975 e

342
abbia subito l'isterectomia totale nel 1989.
Ora il conflitto della mucosa laringea cerebralmente a sinistra è di nuovo
attivo da 29 anni. Poiché il FH è stato attivo nel relè della mucosa bronchia-
le solo per pochi mesi, lei non ha ricordi particolari delle "piccole tossi bron -
chiali" che sono seguite naturalmente.
Dalla fine del giugno '97 il conflitto afte-noci è risolto. Da allora la. pazien-
te può di nuovo mangiare le noci senza avere afte. E di nuovo la paziente
ha avuto una "tosse laringea virale ". Per 10 giorni è stata senza voce. Non
sappiamo se tutti i binari si sono risolti in modo definitivo, per ora possia-
mo presumere che sia così.
Quando la paziente fra poco entrerà in menopausa il conflitto di spavento
improvviso non potrà più saltare, perché non c'è più. Vediamo come sia
necessario calcolare bene, perché i binari, soprattutto se si sono formati
contemporaneamente con la stessa DHS, non si comportano per niente in
modo sincrono o costante rispetto a uno stesso contenuto. Alcuni binari si
possono risolvere, mentre gli altri restano ancora attivi.

Ma, dal punto di vista medico, la nostra storia non è ancora terminata. La
paziente aveva due altri binari, che per fortuna non furono mai diagnosti-
cati:
a) un binario di conflitto di morire di fame con adenocarcinoma del fegato e
b) un conflitto abietto e ripugnante con adenocarcinoma del sigma, tutto
sempre a causa delle noci. Non possiamo ricostruire esattamente se i due
conflitti, con costellazione schizofrenica del tronco cerebrale, confermati
apertamente dalla paziente fossero attivi sempre, per la maggior parte del
tempo o solo ogni tanto. Al momento di queste immagini, il 17 agosto 1998,
sono entrambi risolti. La paziente spesso e talvolta per un periodo prolun-
gato ha sudore notturno con temperature subfebbrili, segni tipici di una
fase di riparazione con caseificazione tubercolotica di tali adenocarcinomi.
Dal giugno '97 lei non ha più provato il senso di costernazione. Per fortu-
na, come detto, questi binari non furono mai diagnosticati. Prima della
Nuova Medicina, quando tali sintomi erano considerati "maligni", la dia-
gnosi sarebbe stata una condanna a morte per la paziente e le afte in bocca
sarebbero state delle "evidenti metastasi". Cosa orribile da immaginare.

Per alcuni di noi risulta difficile capire che una bambina di 5 anni con un
singolo conflitto biologico possa "tirarsi addosso" così tanti binari e mante-
nerli fino a oltre 50 anni d'età. Al momento ci riesce forse ancora più diffi-
cile capire che tutti questi binari hanno il loro bravo senso biologico: sono

343
dei puntelli della memoria biologicamente sensati per far ricordare la
"catastrofe delle noci", che questa sensibile paziente ha sperimentato da
bambina. Qui non c'entra per nulla il fatto che la sorella allora non abbia
evidentemente patito alcuna DHS.
Inoltre è interessante anche il fatto che pure la madre stava patendo un
conflitto (''.t\l genitore il carico di botte fa spesso più male che al figlio catti-
vo"), altrimenti non avrebbe potuto associarsi così spontaneamente alle afte
della figlia.

Forse ora capite, cari lettori, perché insisto affinché i miei allievi ricerchino
con massima precisione la DHS. La maggior parte dei binari viene defini-
ta con la DHS. Gli altri binari, che si aggiungono con una recidiva, sono per
lo più pochi.
Al tempo stesso però non si deve in alcun caso avviare una specie di "cac-
cia al binario" perché ciò renderebbe insicuro il paziente, se egli ancora
non conosce bene la Nuova Medicina Germanica e non sa che tutte le cose
sono dei puntelli per la memoria biologicamente sensati in totale assenza
di malignità. Neppure hanno a che fare con la psicologia, bensì sono pura
biologia, a livello sia psichico sia cerebrale sia organico. E, come si vede, si
può invecchiare in loro compagnia anche bene. l'.unica stupidaggine gros-
sa, che noi apprendisti stregoni abbiamo commesso, è stata l'estirpazione
dell'ovaio e dell'utero. Naturalmente avremmo potuto risolvere con la
paziente un tale "conflitto delle noci" già 40 o 50 anni prima, tra l'altro
avendo un ottimo spunto per un piccolo cosiddetto psicodramma, in cui si
ripropone tutto come nell'originale aggiungendo però un bel finale da
sovrapporre nel ricordo del paziente o della paziente al vecchio finale brutto ...

Signora Sestak, ancora molte grazie per il racconto vivo della sua espe-
rienza.

344
14. IL CONFLITTO IN SOSPESO O IL CONFLITTO
IN EQUILIBRIO CON L'ESEMPIO DI PSICOSI E DI
PARALISI MOTORIE O SENSORIALI

La Nuova M edicina Germanica prevede una serie di casi specifici e di spe-


ciali costellazioni, come il fatto che un cancro durante la gravidanza smet-
te di crescere a partire dalla decima settimana di gestazione, perché la
nuova vita ha la precedenza assoluta. Il conflitto però non viene automati-
camente risolto dalla gravidanza, ma solo momentaneamente rimandato,
"stornato". Se non viene risolto nella sua sostanza entro la fine della gravi-
danza, si ripresenta puntualmente con l'inizio delle doglie.
Spesso questa è la costellazione delle cosiddette psicosi di gravidanza, o
meglio psicosi della nascita. Qui vediamo il fenomeno per il quale il conflit-
to, con tutto quanto gli pertiene, resta in sospeso in una specie di equilibrio,
né procede né scompare, esattamente per la durata della gravidanza.
Qualcosa di simile accade con il conflitto in equilibrio. Ciò significa: il con-
flitto in equilibrio è un conflitto che è insorto con la DHS e in base al pro-
prio tipo ha un Focolaio di Hamer e a livello organico una correlativa alte-
razione. La sua attività è però molto ridotta, senza arrivare a risolversi. Un
tale conflitto da un lato è relativamente poco pericoloso, perché come can-
cro non è o non è quasi più attivo, in quanto non si crea alcuna massa con-
flittuale.
Un tipico esempio di un simile conflitto spesso in sospeso è il conflitto
motorio, che riguarda il centro motorio (gyrus praecentralis) della corteccia
cerebrale così che la paralisi perdura. La paralisi è "in sospeso ", cioè la
paralisi sussiste. Questo stato viene spesso chiamato sclerosi multipla. Un
tale conflitto in sospeso assume però un'altra dimensione o qualità se inter-
viene un altro conflitto con un Focolaio di Hamer sul lato opposto del neo-
encefalo a causa di un'altra DHS. In questo caso il paziente, per tutta la
durata dei due conflitti presenti contemporaneamente, diventa strano, biz-
zarro, schizofrenico. Infatti questa è la costellazione schizofrenica, in quan-
to il paziente ha un conflitto attivo su entrambi i lati di emisferi diversi, a
volte entrambi nella corteccia o entrambi nella sostanza bianca.
Il paziente è "diviso" nel vero senso della parola. Io credo che non si possa
ancora valutare a sufficienza il significato del conflitto in sospeso.
Le cosiddette "malattie mentali e psicopatiche" sono le malattie più rico-
rrenti, più frequenti dell'infarto cardiaco. La maggior parte di questi pove-
ri pazienti ricoverati in istituti si trovano in quei luoghi perché sono affetti

345
da un tale conflitto in sospeso, al quale di tanto in tanto si è aggiunto un
conflitto nuovo (sfortunatamente sulla parte opposta del neoencefalo) che
ha fatto "deragliare" il paziente. In base alle mie osservazioni, i pazienti
diventati drammaticamente strani senza eccezioni hanno patito un terzo
conflitto aggiuntivo o avevano una cosiddetta "costellazione biomaniacale"
(vedi capitolo sulle psicosi).
Ciò significa: i pazienti con due conflitti, di cui ognuno in diversi emisferi
del neoencefalo, diventano schizofrenici in modo non drammatico o non
più drammatico rispetto a un malato di cancro.
I pazienti, che diventano psicotici in modo drammatico, compiono delle
azioni drammatiche, si agitano o "si infuriano" di solito hanno patito, come
detto, un ulteriore conflitto. Anche riguardo a questi nessi o a queste diffe-
renze finora nessuno psichiatra ha saputo dare dei chiarimenti comprensi-
bili. E nessuno mai aveva indagato questo tipo di conflitti. Soprattutto lo
psichiatra tipico di oggi non riteneva importante, spesso considerandolo
vergognoso per sé, comunicare umanamente con questi "pazzi". Lo psico-
tico oggi viene trattato per il resto della sua vita come una "persona subnor-
male", come un essere con il quale non si può comunicare, se non a tratti.
Di conseguenza tutti gli psicotici vengono "sedati", come si dice con disin-
voltura in gergo medico.
Con questa tranquillizzazione (scene e grida non fanno comodo in clinica)
si fa esattamente la cosa peggiore che si potrebbe fare, in ogni caso per il
paziente è la peggiore: cioè si congelano i conflitti facendoli diventare "in
sospeso" così che il paziente praticamente resta schizofrenico in permanen-
za e non esce più dal suo conflitto, tanto più che a causa della sua esclusio-
ne sociale (perché una ospitalizzazione permanente non significa altro) si
crea un vuoto assoluto, umano e sociale, intorno a lui, al quale egli può
sfuggire solo se resta seduto nel suo angolino miserevole nell'istituto come
un reietto della società.
Se voi, cari lettori, nel capitolo della schizofrenia, ovvero delle psicosi, leg-
gete i casi riportati, potrete stabilire che molti dei pazienti lì descritti hanno
avuto un tale conflitto in sospeso prima che ne insorgesse un secondo che
ha fatto "impazzire" la persona. Sono consapevole che si sarebbe potuto
presentare i singoli casi altrettanto bene anche in un altro capitolo. Ma è
sufficiente che tu, caro lettore, capisca il sistema. Dopo di che tutto si spie-
ga senz'altro da sé.
Una percentuale altrettanto grande dei nostri "internati" sono pazienti con
qualche paralisi e le relative conseguenze. Le paralisi si verificano per lo
più a causa di un Focolaio di Hamer, per esempio per un conflitto motorio

346
nel giro precentrale, dove dopo la DHS il conflitto prima perdura, in segui-
to si indebolisce, ma non si risolve mai del tutto, perché nel frattempo la psi-
che del paziente non resta indifferente.
Anche nei bambini e negli animali che hanno subìto delle paralisi troviamo
quale logica DHS successiva un conflitto di svalutazione di sé. La DHS
insorge per lo più nel momento in cui il paziente avverte di essere paraliz-
zato. Può trattarsi di una "svalutazione di sé come sportivo" ma anche di un
conflitto di svalutazione di sé centrale. Seguono allora le osteolisi nelle ossa
che a loro volta inducono delle deformazioni scheletriche. Momentanea-
mente si arriva a delle rivalutazioni in cui il paziente può in certa misura
ricostruire la sua valutazione personale, su un piano inferiore o trasforma-
to, da cui risulta una ricalcificazione e quindi anche una cementazione arti-
colare "dell'essere storpio", cosa che a sua volta può avere delle nuove con-
seguenze di tipo psicologico.
Il voler correggere con gli interventi chirurgici le deformazioni ossee come
la scoliosi ecc., che sono il risultato di un lungo processo psico-cerebrale-orga-
nico, è una cosa molto problematica, per lo meno fintanto che non ci si è occu-
pati dell'evoluzione di questo processo, cioè della psiche del paziente.
Così i nostri "storpi" continuano a vagare con tormento in questi istituti. Un
evento che all'inizio poteva essere facilmente risolvibile arriva invece, dopo
varie recidive, a delle proporzioni catastrofiche. Se si considera di quale
tipo di medico queste povere persone avrebbero bisogno, non quadra il tipo
attuale di arroganti medici milionari che presuntuosamente con il naso
all'insù passano strascicando nella camera del malato, sempre circondati
dal seguito dei loro sudditi, chiamati assistenti, che annuiscono con aria
professionale e approvano ogni parola del sovrano.
In futuro la medicina diventerà difficile e meravigliosa. Dobbiamo ritrova-
re il livello umano che avevano i medici dei nostri antenati già migliaia di
anni fa e che è andato perso.

14.1 Esempio: le conseguenze della prima sigaretta

Il caso seguente è accaduto fatalmente, nella Francia meridionale, proprio


nel modo in cui cerco di raccontarlo.

Due ragazzini dodicenni se ne stavano seduti nella rimessa a fumare.


Naturalmente sapevano che il padre di uno di loro, nella cui fattoria si tro-
vavano, aveva rigorosamente proibito a suo figlio di fumare. Ma la proibi-
zione appunto dà uno stimolo particolare. Era il 1970, una storia da mone-

347
Ili di tutto il mondo. All'improvviso una sorella gridò attraverso la porta den-
tro la rimessa: "Che cosa fate lì, fumate? Lo dico al papà!" . Non voleva affat-
to dirlo al padre, era solo un bluff. Ma uno dei ragazzi fu preso dal panico:
"Oh Dio, fa la spia, ci prendiamo un sacco di botte!". "Senti, se fa la spia mi
impicco !"
Due giorni dopo il giovane si impiccò sopra la vasca da bagno e i genitori
vennero a sapere perché il ragazzo si era impiccato. Tutto il paese entrò in
agitazione, con tutti gli occhi puntati su Jean, il nostro paziente. Jean (destri-
mane) patì un terribile choc conflittuale, una DHS tripla: un conflitto di per-
dita (con conseguente carcinoma del testicolo destro), un conflitto di minac-
cia nel territorio (con conseguente carcinoma bronchiale del lobo superiore
del polmone sinistro), una svalutazione di sé (con conseguente osteolisi
delle vertebre cervicali e delle vertebre dorsali) nonché, presumibilmente
già allora, un conflitto di separazione brutale nel centro corticale postsen-
soriale.
Contemporaneamente da allora è affetto da una vitiligine 124 del tipo a fascia
al collo e a entrambe le articolazioni del polso. Il centro del relè del FH rela-
tivo si trova nel relè corticale sensoriale del neoencefalo. La vitiligine è
un'ulcera della parte inferiore dell'epitelio pavimentoso esterno. Il conflitto
è sempre un conflitto di separazione brutale ripugnante.
Dal giorno della DHS, quando il suo amico si era impiccato, il giovane Jean
rimase in simpaticotonia. Sognava ogni notte della morte del suo amico, in
sogno si vedeva che andava al cimitero, dimagriva, aveva sempre le mani
gelide. La cosa peggiore però fu la sua terribile depressione e l'essere "stra-
namente cambiato". Ma tutti attribuivano ciò al lutto per l'amico e lo trova-
vano comprensibile. Era depresso perché nell'età prepuberale (pareggio
ormonale!) era interessata la zona periinsulare destra, ed era "stranamente
cambiato·" date le circostanze di chiara costellazione schizofrenica multipla.
Dopo circa un anno l'intero conflitto si indebolì, senza risolversi. Diventò
solo in parte un conflitto in sospeso, perché la svalutazione di sé aveva subi-
to un forte crac e la conseguenza fu una scoliosi 125 della colonna vertebra-
le dorsale e una decalcificazione della colonna vertebrale cervicale,in par-
ticolare dell'atlante (prima vertebra cervicale) e della quarta fino alla sesta
vertebra cervicale, corrispondente a un conflitto di svalutazione di sé inte-
llettuale, che riguarda sempre una questione fondamentale, per esempio
"E' la giustizia divina verso di me? l.'.ho meritato?" ecc.

(124) Vitiligine= decolorazione dei pigmenti cutanei (macchie bianch e)


(1 25) Scoliosi= incurvamento della colonna vertebrale con torsione del singolo corpo vertebra-
l e e irrigidimento in questa porzione.

348
Quando tre anni dopo fece un intervento di sostegno della colonna verte-
brale cervicale, questo andò male e ne risultò una frattura della vertebra
cervicale, come dissero al paziente.
Il ragazzo si infuriò: tutto gli ricordava il collo nella corda del suo amico
morto, entrò istantaneamente in delirio, fissava sempre il soffitto, aveva un
sentimento di spersonalizzazione, si vedeva giacere, con tutto sotto di lui
che diventava acqua, perché il suo amico si era impiccato sopra la vasca da
bagno. Nelle visioni che aveva durante il delirio era sempre presente il
compagno impiccato.
Il paziente aveva patito un conflitto centrale motorio in aggiunta ai 5 con-
flitti in sospeso già presenti ed era perciò entrato immediatamente in deli-
rio, da allora ebbe una tetraplegia 126 , cioè una paralisi delle braccia e delle
gambe. Era uno storpio paralitico, una persona strana chiusa in sé, cosa che
la gente del suo ambiente attribuiva al suo triste destino. Segni di un altro
conflitto corticale sensoriale (conflitto di dolore ovvero di non voler essere
toccato) nel centro corticale sensoriale erano anche i noduli, distribuiti in
tutto il corpo, delle estremità delle guaine nervose, i cosiddetti noduli di
Recklinghausen.
A ciò si aggiungeva sempre la depressione vecchia e nuova.
Quando vidi il paziente per la prima volta nel maggio '86, il giovane era
quasi del tutto paralizzato. Poteva muovere solo pochissimo il braccio de-
stro, ma non poteva né afferrare né sollevare il braccio. Egli venne da me
solo come ultimo tentativo, perché nessun medico sapeva più che cosa fare
per lui. Le sue mani erano gelide. Stava seduto o piuttosto era sdraiato sulla
sedia a rotelle, dimagrito fin quasi a sembrare uno scheletro. Ci intratte-
nemmo alcune ore a parlare, cosa che sino ad allora nessun dottore aveva
fatto . Sarebbe stato da lungo tempo in un istituto per handicappati gravi se
la sua famiglia non si fosse occupata di lui in modo commovente. N el corso
del colloquio egli acquistò fiducia in me e si stupì che per la prima volta
qualcuno si interessasse a quanto egli sognava quasi tutte le notti, come mi
dichiarò: la faccenda del suicidio del suo amico 16 anni prima.
E il miracolo accadde!
Il giovanotto così sensibile, provato dalla sofferenza, per la prima volta dopo
16 anni raccontò tutta la pena che aveva nell'anima, piangendo sempre
interrotto da singhiozzi convulsi. Questa pena sgorgò, esplose fuori di lui.
Nel suo ambiente tutti conoscevano la penosa storia ed evitavano, per
riguardo alla sua sensibilità, di parlarne con lui. E così il circolo vizioso
diventava sempre più stretto.

(126} Tetraplegia = paralisi completa delle quattro estremità.

349
Ma adesso questo giovane che era rimasto sino a quel momento in grave
disperazione letargica di colpo si risvegliò come da un incubo. D'improv-
viso mi disse interrompendo il nostro discorso: "so e sento con tutta chia-
rezza che ora guarirò". Quando se ne andò, per la prima volta in 16 anni
aveva le mani non ancora calde, ma già non più gelide. La miccia era acce-
sa. In seguito vennero dei mesi fisicamente difficili per lui: ebbe le mani
caldissime, la testa bollente, forte rigonfiamento cerebrale e la poca mobili-
tà del braccio destro dapprima regredì. Ma di positivo ci fu che aveva molta
fame, finalmente poteva dormire senza incubi e si sentiva bene.
Con dosi quotidiane di 30 mg di cortisone riuscimmo a superare bene la
fase critica prolungata del gonfiore cerebrale, tanto più che lui poteva colla-
borare psichicamente con il morale equilibrato e psicosi terminate. Nel frat-
tempo riesce a muovere le braccia relativamente bene, le gambe in parte.
Ha ripreso 20 kg di peso e continua a ingrassare senza cortisone ora. Come
detto si sente "alla grande". In realtà dovranno trascorrere di sicuro ancora
sei mesi prima che possa tentare di muovere i primi passi. Ma il miracolo
non è sminuito per il fatto di richiedere un po' più di tempo. Anche psichi-
camente ora il paziente ha il morale molto alto, perché le sue psicosi
(depressione e schizofrenia) lo hanno lasciato, come se fosse sempre stato
l'uomo più normale del mondo. Ma è sempre fiacco e stanco e di certo reste-
rà così per un altro semestre, anche se ora non ha più bisogno di cortisone.
Gli onori per questo caso "miracoloso", ci tengo a dirlo, non mi spettano. Io
ho soltanto fornito il sistema. I suoi parenti e i miei amici in Francia, che si
sono impegnati con sacrificio per questo paziente così grato (e con onore!),
hanno creato insieme un capolavoro di accortezza e un clima di fiducia, in
cui questa misera piantina potesse crescere. E ciò è molto più laborioso di
quanto io possa qui descrivere e ponderare.
Solo se esistono queste premesse ottimali, si può compiere tale miracolo
secondo i piani della natura. Ho descritto il caso in modo così esauriente
perché esso sia per molti una consolazione e dia una speranza fondata. Ciò
che in questo giovane dopo 16 anni era ancora reversibile, lo è pure per
moltissimi altri pazienti. La convinzione diffusa che queste paralisi dopo un
certo tempo siano irreversibili è semplicemente un grande errore.

350
Le due immagini a destra
mostrano le TAC cerebrali
circa 2 settimane prima della
soluzione del conflitto.
Per questo non mostrano
alcun edema.
Sull'immagine a sinistra si
vede la freccia superiore che
indica il FH marcato nella
zona periinsulare destra,
corrispondente al conflitto di territorio e di minaccia nel territorio, inoltre corri-
spondentemente nell'immagine toracica inferiore sinistra l'atelectasia resi-
dua del carcinoma bronchiale del lobo superiore del polmone sinistro (freccia).

La freccia inferiore dell'immagine TAC in alto a


sinistra indica il rel è del testicolo destro. Questi
conflitti sono in sospeso da 16 anni. Le frecce
della TAC cerebrale in alto a destra eseguite
nello stesso giorno mostrano il conflitto centrale
(postsensoriale) prima della conflittolisi. La foto
che segue indica la vitiligine a fasce. Al momen-
to della foto (agosto '86) il paziente aveva già
ripreso 1O kg. Dopo la prima DHS quintupla il
paziente era "stranamente cambiato" perché si
trovava in costellazione schizofrenica.

Fra il 1970 e il 1974 i 5 conflitti erano "in sospeso".


Nel 1974 il paziente cadde istantaneamente nel delirio
quando, a causa della sfortunata operazione alla verte-
bra cervical e, patì un conflitto motorio centrale e un
' altro conflitto sensoriale.

351
La TAC cerebrale qui accanto è del 22. 7.86,
ma è stata realizzata con un "trucco", perché
i medici non vedevano alcuna ragione per
fare ancora un ulteriore controllo, dato che
nella prima TAC "non era venuto fuori
nulla". Perciò il paziente accusò "dolori ai
seni paranasali". Quindi venne eseguita una
TAC speciale cosi che ho solo immagini della
porzione basale e inferiore della testa. Si
vede tuttavia che l'intera regione periinsula-
re è coperta di edema (freccia) . Purtroppo per
molto tempo in seguito non vennero più fatte
delle TAC cerebrali cosi che si è dovuto sti-
mare a occhio la terapia a base di cortisone.

Nell'immagine a sinistra si vede chiaramente il FH esteso del conflitto di territo-


rio che sta guarendo dopo essere rimasto "in sospeso" per cosi tanti anni e si è
coperto di edema . La freccia indica il punto colpito ovvero il nucleo del Focolaio
di Hamer (subito dopo la soluzione) .
Nella foto destra ci sono i FH periinsulari del conflitto di territorio e di minaccia
nel territorio che arrivano in alto fino alla corteccia. Nel mezzo, circondato dal
cerchio, è visibile il conflitto centrale postsensoriale, con edema distinguibile,
anche se non è molto abbondante.

352
Le immagini seguenti
laterali del cranio mo-
strano il morsetto di so-
stegno inserito nel 1974.
Allora però si ruppe l'a-
pofisi spinale dell'epi-
strofeo 121. Prima dell'o-
perazione era stato detto
al paziente che si preve-
deva una frattura per
compressione dell'atlan-
te, cosa che avrebbe po-
tuto causare una parali-
si istantanea per rescissione midollare, ciò che rendeva l'intervento indispensa-
bile. La notizia che l'operazione era andata male aveva provocato due altri con-
flitti con conseguente delirio. Madre natura aveva avuto compassione: su
entrambe le immagini si vede la ricalcificazione della base cranica e della ver-
tebra cerebrale superiore, fra la calotta e l'epistrofeo è visibile una calcificazio-
ne ossea completa con indurimento delle articolazioni.

Il morsetto, che in origi-


ne era stato inserito solo
come palliativo, per evi-
tare la paralisi trasversa-
le minacciata, allora
stabilizzò il cranio.
Oggi sarebbe superfluo
perché tutto si è stabiliz-
zato grazie a uno spesso
callo.

(127) epistrofeo= seconda vertebra cervicale.

353
Ho aspettato ardentemente questa im-
magine di metà luglio '87. Avevo spe-
rato tanto che andasse così, per il
paziente e per i milioni di povere perso-
ne che soffrono della stessa malattia.
Ora c'è ed è magnifico!
Il giovanotto ha sempre detto: "Io so,
che il dott. Hamer ha ragione, ho nota-
to e lo sento tutti i giorni che va meglio.
Non importa quanto ci vorrà, ma ce la
farò!"
E ora lui ce l'ha fatta! Si può già muo-
vere nel suo letto, sentire le proprie arti-
colazioni, che prima non awertiva, può
di nuovo controllare ampiamente i
muscoli. Nella TAC vediamo ora la ragione vera, i conflitti centrali motori e sen-
soriali finalmente entrano in soluzione!!
Sapevamo tutti che doveva essere così, perché alla storiella della paralisi tras-
versale non ho mai creduto. Infatti si ha sempre una scusa pronta. I rapporti con
i conflitti erano troppo chiari!

Non vi corre un giusto brivido lungo la schiena se pensate, cari lettori, a


quali conseguenze mondiali ha ciò che è stato scoperto? Che dopo così tanti
anni si possa ancora risolvere un conflitto e che l'innervazione possa anco-
ra visibilmente funzionare! E' proprio un miracolo.
Tuttavia devo frenare un po' le vostre speranze. Non tutti i giovani hanno
un morale così sorprendente come questo ragazzo! E' una strada lunga. Di
fatto una persona così non ha più nulla da perdere. Ma il ripristino della
funzione cerebrale non è del tutto senza problemi. Insorgono iperestesie,
dolori di testa, febbre ecc.
In questi casi dovete sempre procedere come in un'indagine criminale,
informandovi con precisione quando si è manifestata quella data paralisi.
Non si può più liquidare semplicemente come paralisi trasversale o contu-
sione delle radici dei nervi tutto ciò che non si è in grado di spiegare.
E' anche possibile, in molti casi persino estremamente probabile, che i
bambini venuti al mondo con una paralisi abbiano patito una grave DHS
conflittuale in fase intrauterina, che ha colpito nel centro motorio.
Deve sempre trattarsi di un conflitto di paura "dell'essere braccato" o
"dell'essere prigioniero", che causa una paralisi della motricità. Ciò non ha

354
nulla a che vedere con l'intelligenza o con la riflessione consapevole.
Avviene quasi in modo semiautomatico in una frazione di secondo. Per un
certo tipo di DHS conflittuale, l'individuo, uomo o animale, reagisce con un
determinato tipo di "paralisi dell'essere immobilizzato", proprio perché
viene interessato il relativo centro cerebrale.
Naturalmente domanderete subito: sì, ma come si può uscire dal conflitto
effettivo dopo un periodo lungo? Di certo non con un colloquio conviviale,
bensì spesso solo dopo un faticoso lavoro di indagine minuziosa. Di solito
si sa già qualcosa, cioè si sa di quale tipo di conflitto si deve trattare.
Una madre può patire una DHS in gravidanza, ma, a parte i primi tre mesi,
nessuno dei conflitti susseguenti normalmente legati a quella DHS. Questo
fatto ha le sue ragioni biologiche. Molti conflitti si risolvono proprio grazie
alla gravidanza. Ma il nascituro può patire dei conflitti nel ventre della
mamma.
La seconda difficoltà che vedo sta nel fatto che ci sono sempre meno perso-
ne sagge. Per la maggior parte si tratta purtroppo di stolti e fra questi ce ne
sono moltissimi ancora più stolti che si credono intelligenti. Diventa diffici-
le trovare dei medici accorti e sensibili, che non siano solo preoccupati di
diventare milionari.

Si noti:
~oncoequivalente del Focolaio di Hamer nel centro motorio del giro precen-

trale è la paralisi, perché non c'è più alcun impulso motorio fintanto che per-
dura l'attività conflittuale. Il conflitto del centro motorio è il conflitto della
"paura dell'essere braccato, immobilizzato", cioè la paura di non poter scappa-
re o di non potersi sottrarre.
~oncoequivalente del Focolaio di Hamer nel centro sensoriale del giro postcen-

trale è la paresi sensoria, come spesso i noduli di Recklinghausen, una crescita


gliale delle estremità delle guaine nervose, perché il percorso delle fibre nervo-
se afferenfi12a verso il Focolaio di Hamer è bloccato.
Il conflitto del centro sensoriale è il conflitto di separazione, il conflitto della
perdita del contatto corporeo (per esempio madre, famiglia, branco ecc.), cosa
che in natura può essere mortale, in senso lato anche "paura dell'essere
abbandonati".

(128) fibre nervose afferenti = fibre che trasportano gli impulsi nervosi dall'organo periferico al
cervello.

355
15. IL CIRCOLO VIZIOSO

I pazienti, che prima si erano curati da me ed erano arrivati alla soluzione


del conflitto, erano quasi tutti votati alla morte se tornavano di nuovo ai trat-
tamenti della medicina tradizionale con interventi chirurgici radicali, irra-
diazioni e citostatici. Solo per caso ne guariva qualcuno che in sostanza non
aveva alcun processo cancerogeno attivo, ma solo un vecchio carcinoma
inattivo o incapsulato.
Se invece i pazienti restano in un ospedale simile a un sanatorio, senza
panico, con un piccolo reparto intensivo, fino a quando guariscono, allora
sopravvivono quasi tutti, persino circa il 95% o anche di più.
Fra questi due estremi c'è il circolo vizioso! Possiamo descriverlo come una
successione sempre più veloce di eventi con cause collegate su tutti e tre i
livelli di psiche, cervello e organi a partire dalla prima malattia, alla diagnosi
che la segue con lo choc da diagnosi, alla seconda malattia con altra diagnosi
e choc da prognosi. In mezzo ci possono essere sintomi di fase di soluzione che
però spesso vengono a loro volta mal interpretati dalla medicina scolastica get-
tando il paziente ancora più profondamente nel circolo vizioso.
Se le persone non riflettessero sulle loro malattie e non si lasciassero pren-
dere dal panico, solo relativamente pochi morirebbero della prima malattia
cancerogena vera, in pratica solo quelli il cui conflitto non si risolve o si
risolve troppo tardi.
In base ai miei calcoli sono circa il 10-20%, ma di questo 10-20% la mag-
gior parte potrebbe ancora sopravvivere se si risolvesse il loro conflitto con
l'aiuto di persone sagge e comprensive.
Quasi tutti i pazienti ammalati di cancro oggi muoiono di panico! Le cause
di questo panico del tutto inutile e persino criminoso sono i medici stessi!
Il panico iatrogeno, cioè causato dai medici mediante prognosi pessime e
simili, causa un nuovo choc conflittuale e un nuovo cancro, le cosiddette
"metastasi" (che però non esistono affatto).
Un caso accaduto in Austria risulta qui particolarmente istruttivo: da una
notizia diffusa da tutti i media austriaci il 7.10.99 si venne a sapere quanto
segue: la segretaria di un medico ginecologo durante 6 anni aveva "falsifi-
cato" la diagnosi istologica di "cancro maligno" dei prelievi fatti per un
totale di 140 pazienti dicendo loro che era "tutto a posto". Se si fosse comuni-
cata la diagnosi alle pazienti e si fosse avviata la (pseudo)terapia corrispon-
dente (operazione e chemio), nel frattempo sarebbero già morte 130-135
pazienti, in base alle statistiche ufficiali. Così invece nessuna delle pazien-
ti è morta.

357
Una sola deve di nuovo avere un prelievo positivo, per tutte le altre 139 c'è
una "guarigione spontanea inspiegabile'', che però secondo l'attuale stati-
stica ufficiale si verificherebbe solo una volta su 10.000. Ora ce ne sono 140
una dopo l'altra. Come si vede, tutto è imbroglio, menzogna e inganno.
Lo Stato stesso è truffatore!
Ad un certo punto avrebbe dovuto essere chiaro ad ogni medico che altri-
menti non c'è spiegazione per il fatto che negli animali troviamo un cancro
secondario solo estremamente di rado. Solo all'ultimo stadio di una forte
menomazione fisica anche l'animale può, ad esempio, patire una svaluta-
zione di sé con cancro osseo, se non può più correre o per debolezza non
può più difendersi.
Sappiamo anche che in tutti i pazienti ammalati di cancro, cosa che posso
dimostrare persino con la mia propria esperienza clinica, alla diagnosi della
malattia cancro solo 1'1 o 2% dei pazienti presenta dei focolai polmonari, e
anche questi per dei buoni motivi.
Due, tre settimane dopo però le immagini di controllo mostrano dei focolai
polmonari già nel 20-40% dei pazienti, segno della DHS di paura della
morte causata quasi regolarmente dalla (brutale) rivelazione della diagnosi.
Questa paura intellettuale della morte, che, come si vede negli animali, è
priva di ogni necessità plausibile e viene causata solo ed unicamente
dall'ignoranza di tali non-medici, appunto questo choc iatrogeno oggi è la
causa più frequente di morte nella malattia del cancro. A questo choc di
paura della morte causato dalla rivelazione della diagnosi si aggiungono
inoltre le numerosissime "torture" della prognosi. In seguito tutti questi
"non-medici" scuoteranno le spalle e diranno che si è trattato di un grande
equivoco.
Ciò non è vero. Miei poveri pazienti. Siete sempre sballottati di qui e di là.
Da una parte molti hanno capito la Nuova Medicina Germanica. Ma quan-
do il serissimo primario arriva con i suoi numerosi medici e assistenti, che
sono tutti d'accordo assentendo in tono grave con la testa, a ciò che il semi-
dio in camice bianco esterna come vera prognosi assolutamente sicura (per
il paziente quasi una condanna a morte). quale di questi poveri malati di
cancro feriti a morte ha ancora il coraggio, la forza morale e la grinta per
contraddire il professore così platealmente serio?
Il macchinario "del supplizio" si mette in moto, non esiste quasi alcuna via
di scampo da questo "programma" . Dopo pochi mesi si trovano quasi tutti
nella camera della morte. Se per caso qualcuno sfugge a questo ingranag-
gio della medicina ufficiale, di certo non scamperà all'assillo dei successivi
esami di controllo.

358
Il paziente si osserva di continuo, sospetta che ogni sua indisposizione sia
un nuovo cancro ovvero una "metastasi". Poco prima del regolare esame di
controllo "approfondito" il povero paziente è in tensione mortale tutto il
giorno. Poi il risultato: "Per il momento ancora nessuna metastasi accerta-
ta". "Grazie a Dio, pensa il paziente, ancora altri tre mesi di vita".
A ciò si aggiungono naturalmente un'infinità di paure sociali. La peggiore
di tutte è la domanda compassionevole degli altri "se in fondo vada ancora
abbastanza bene". Ovunque il paziente si sente considerato come un can-
didato alla morte, che non viene più ritenuto integro, perché presto morirà.
Capita che qualcuno non gli dia più la mano volentieri, perché ha il timore
segreto che possa essere contagioso. E anche quando il paziente ce la fa da
solo a spezzare il circolo vizioso e a ritrovare il coraggio e la stima di sé, alla
prossima occasione gli verrà messo sotto il naso dalla società "programma-
ta" e insensibile che lo circonda che egli è pur sempre un "malato di cancro" .
Su questo sfondo socialmente disumano e dal punto di vista medico non
corretto, il povero paziente, che conosce la Nuova Medicina Germanica e
l'ha addirittura capita, si trova nel dilemma totale: nessuno può di fatto for-
mulare argomenti precisi contro la Nuova Medicina Germanica di Hamer,
tuttavia viene maledetta in blocco.
Ancora peggiore però è il fatto che i diversi sintomi sono stati interpretati in
modo del tutto diverso. Per esempio la vagotonia nel sistema della Nuova
Medicina Germanica è sempre un segno ottimo di guarigione. Di fatto
all'occorrenza deve essere un po' frenata con dei medicamenti, se durante
la fase di riparazione vagotonica il Focolaio di Hamer nel cervello si gonfia
troppo, ma in linea di principio la fase di riparazione vagotonica è necessa-
ria e attesa fervidamente.
Tutto avviene al contrario per la medicina attualmente ancora dominante, per
il cui vocabolario dei sintomi le espressioni di simpaticotonia e vagotonia
sono solo dei concetti equivalenti a "disturbo vegetativo", dove ad esempio la
vagotonia è un "grave disturbo circolatorio" e rappresenta "l'inizio della fine".
Nonostante che il paziente, se non si tratta di fatto della riparazione del car-
cinoma osseo, che dà forti dolori a causa della dilatazione del periostio,
nonstante dunque che in tutti gli altri casi di vagotonia il paziente si senta
molto bene, abbia buon appetito, dorma bene, tutti i medici tradizionali, da
cui lui forse imprudentemente si fa visitare, profetizzano ormai la sua fine
imminente. E sebbene dobbiamo ammettere che la vagotonia è uno stadio
di convalescenza dopo le cosiddette malattie infettive (si pensi solo alle "cli-
noterapie" che durano mesi per la TBC). ogni medico tradizionale resta
propenso a dire: "Sì, ma nel cancro è tutto diverso".

359
C'è qualcosa di vero in ciò, perché la malattia cancerosa è in linea di prin-
cipio una malattia a due fasi: la fase di conflitto attivo, simpaticotonica, in
cui il paziente non ha appetito, non riesce a dormire e presumibilmente ha
dei disturbi di irrorazione sanguigna periferica, è sinora stata per i medici
tradizionali il cancro vero e proprio. E una fase di riparazione più lunga,
che pure appartiene al cancro, ma non è stata sin qui notata dai medici. E
se talvolta l'hanno vista perché presente in forma estrema, quello spesso
era davvero l'inizio della fine, perché probabilmente poco tempo dopo il
paziente è morto per edema cerebrale.
In conclusione: il paziente non può avanzare su due binari perché la prog-
nosi è sempre parte integrante della terapia.
Un paziente che abbia dei dolori nella fase di riparazione del carcinoma
osseo, nella medicina classica riceve subito della morfina, spesso persino
contro la sua espressa volontà. Con questo però gli viene tolta la volontà di
tenere duro, insieme con i dolori. La morte ora è solo una questione di gior-
ni o di settimane. Se però il paziente sa, come lo sanno i miei pazienti, che
questo dolore è fondamentalmente positivo e anche passeggero, dunque
prevedibile, e sa da dove e perché viene, allora egli mobilita delle forze
inaspettate e non avverte più il dolore come qualcosa di negativo, come
quando gli viene detto, come finora accade, che questi dolori si faranno
sempre più intensi e senz'altra speranza porteranno alla morte inevitabile.
Solo se il paziente viene curato da medici che conoscono i contenuti della
Nuova Medicina e sanno applicarli e se inoltre può guarire in un ospeda-
le, simile a un sanatorio, senza panico, dove ha la consapevolezza che lì si
conosce la sua malattia e si è in grado di valutare correttamente e fare trat-
tamenti adeguati, solo allora è fuori dal circolo vizioso. Sopravviverà più del
95% dei pazienti, mentre nel circolo vizioso se ne salvano al massimo 1 o 2%.

15.1 Esempio: "metastasi" persino nel dito mignolo!

Un uomo di 45 anni aveva superato 3 cancri (cancro ai reni, carcinoma


mediastinale 129 e adenocarcinoma polmonare). Si sentiva bene, in gran forma,
come lui stesso diceva, quindi ritornò a lavorare come autista di camion, lavo-
ro che faceva volentieri. Lavorò per 14 giorni, senza aver avuto il benché
minimo disturbo o che il lavoro gli pesasse in nessun modo. Dopo 2 settima-
ne arrivò nella ditta un inviato della cassa malattia e sostenne che il "malato
di cancro" doveva subito lasciare il lavoro ed essere mandato in pensione.

(129) M ediastino= zona mediana del petto, spazio fra le due cavità pleuriche (ovvero dei pol-
moni.

360
La cassa mutua non era pronta in caso di dubbio a continuare a pagare, per-
ché il fatto che un "paziente" potesse lavorare di nuovo non poteva certo
durare a lungo. Da un minuto all'altro il paziente venne tolto dalla cabina
di guida e dichiarato invalido! l.'.uomo patì una DHS di conflitto di territo-
rio che lo lasciò distrutto! Ma il paziente aveva saputo assorbire ancora una
volta questo tremendo colpo, come mi informò solo 8 settimane più tardi,
dopo che aveva già riguadagnato un chilo di peso.
Egli riuscì a superare di nuovo anche la fase di riparazione con un grande
edema intorno al Focolaio di Hamer nella zona periinsulare destra. Si sen-
tivà nuovamente bene e dato che non gli era più consentito lavorare inco-
minciò a sistemare la sua casa e a pulire la macchina. Con una spazzola
metallica volle ripulire un punto in cui la vernice si era staccata per poi
riverniciarlo, ma nel farlo si punse inavvertitamente con la spazzola il dito
mignolo della mano sinistra. La puntura arrivò fino all'osso. La ferita si
infiammò, si gonfiò trasformandosi in una osteomielite 130 localizzata sulla
punta della falange distale del mignolo sinistro.
Quando il paziente, che in quel periodo si sentiva del tutto sano, aveva
sempre appetito e dormiva bene, ignaro delle conseguenze si recò dal suo
medico di famiglia con il dito infiammato, questo medico, che era stato chi-
rurgo e aveva molta nostalgia del suo vecchio mestiere, gli fece una radiogra-
fia del mignolo e vi vide un piccolo difetto che aveva causato l'osteomielite.
Ma in un "malato di cancro" non esiste naturalmente nessuna osteomieli-
te, possono esistere solo e unicamente delle "metastasi"!
Il punto della ferita era ben visibile e situato subito dopo il focolaio dell'o-
steomielite.
Così il "medicinico" disse al paziente che già tremava dalla paura: "Può
trattarsi solo di una metastasi; lei è un "malato di cancro", ora le cellule
cancerogene sono già nel mignolo. Dobbiamo amputare subito. La avviso
che tutto quello che le ha detto il dott. Hamer erano ciance, se lei continua
così morirà di sicuro!".
Il paziente era completamente distrutto, in quell'istante patì una DHS di
paura della morte.
A malincuore si lasciò amputare tutto il dito, senza esame istologico, fino al
tessuto sano, come avviene di regola! Il povero uomo tornò a casa pallidis-
simo, tenendo la mano alzata senza dire una parola e solo dopo molto
tempo riuscì a spiegare: "Il dottore dice che le cellule del cancro ora sono
già nel dito mignolo e che tutto ciò che mi ha raccontato il dott. Hamer sono
frottole; per me non ci sono speranze."

(130) Osteomielite = infiammazione del midollo osseo.

361
Sei settimane dopo il paziente mi telefonò. A quel punto aveva già perso 10
chili di peso, i suoi polmoni praticamente intatti a un esame di controllo
risultarono pieni di adenocarcinomi polmonari.
Ben presto il paziente morì: era caduto nel circolo vizioso!

15.2 Esempio: circolo vizioso a causa del conflitto di paura


per il cuore con mesotelioma pericardico

Un maestro di tennis di 43 anni, mancino, proprietario di un campo da ten-


nis coperto, aveva patito un conflitto di territorio a causa di questo campo.
Il relativo Focolaio di Hamer si trova nel lobo temporale sinistro, la localiz-
zazione nell'organo corrisponde a un'ulcera dell'intima delle vene coronarie.
Dopo circa sei mesi il paziente risolse il suo conflitto. l'.infarto cardiaco de-
stro che necessariamente segue arrivò due mesi dopo: di mattina ebbe un
minuto di angina pectoris persistente, ma si ricordò che tutto l'anno prece-
dente aveva avvertito delle leggere fitte cardiache. Il forte attacco di angi-
na pectoris si indebolì un po' nel corso della giornata e scomparve alla fine
del secondo giorno.
Questo attacco di angina pectoris fu la DHS; egli pensò: "O, Dio, ora la
pompa si è rotta, questo è un infarto cardiaco, ora non puoi più dare lezio-
ni di tennis! "
Quindi accadde quanto segue: il paziente già da 6 settimane aveva la par-
ticolare sensazione di una grande stanchezza, che però non aveva voluto
prendere sul serio e l'aveva combattuta con il caffè. Naturalmente dopo l'at-
tacco di angina pectoris la stanchezza ritornò, ma egli la mise in relazione
al suo cuore!
Aveva avvertito il forte attacco di angina pectoris come una paura-aggres-
sione contro il cuore ("la pompa si è rotta") e ora questo conflitto venne
tenuto attivo a causa della stanchezza. Dunque il paziente aveva un conflit-
to di territorio risolto dopo la crisi epilettica (infarto cardiaco destro) e con -
temporaneamente un conflitto attivo di aggressione al cuore con un meso-
telioma pericardico.
Dopo alcuni mesi la stanchezza della fase di riparazione dovuta al conflitto
di territorio risolto era scomparsa e si risolse anche il conflitto di aggressio-
ne al cuore seguito dal consueto versamento pericardico nella fase PCL.
A causa del versamento pericardico le prestazioni del maestro di tennis
vennero limitate ancor più fortemente rispetto alla fase di riparazione del
conflitto di territorio.
Istantaneamente il paziente patì una recidiva di aggressione al cuore e di

362
conseguenza una riduzione del versamento pericardico, tuttavia non come
segno positivo di guarigione, ma come segno che il conflitto del pericardio
era di nuovo attivo.
Il versamento pericardico era da poco rientrato a causa della crescita del
nuovo mesotelioma che egli ritrovò le sue forze e in certa misura si tranquil-
lizzò. Di conseguenza però tornò anche il versamento pericardico come
segno appunto di questa tranquillità raggiunta, cioè come segno della solu-
zione della sua recidiva conflittuale.
E così, non conoscendo la Nuova Medicina Germanica, il paziente entrò
automaticamente nel circolo vizioso.
Alla seconda o terza ricaduta il versamento pericardico venne infine diagno-
sticato con l'aiuto di una TAC toracica.
A questa diagnosi il paziente patì un conflitto di paura della morte con con-
seguenti adenocarcinomi degli alveoli polmonari.
Ora si trovava in un doppio circolo vizioso: ogni volta che viene diagnosti-
cato un versamento pericardico il paziente è preso dalla paura (peri)cardia-
ca e dalla paura della morte. Se viene eseguita una agopunzione drenante
del pericardio, gli ritornano le forze e si tranquillizza per un certo periodo,
quindi il pericardio si riempie di nuovo. La ruota gira sempre più veloce.
Quando era stato scoperto l'adenocarcinoma polmonare, i cardiologi non si
erano più interessati a lui. Qualcuno allora gli disse che esisteva la Nuova
Medicina Germanica.
La Nuova Medicina Germanica può interrompere un simile circolo vizioso
doppio, però solo se il paziente è in grado di capire tutti i nessi.

15.3 Esempio: l'ascite o idropisia (fase di riparazione dopo


un mesotelioma del peritoneo)

La foto di questo caso non deve spaventare, ma


chiarire soprattutto due cose: da un lato mostra
quanto grossa può diventare un'ascite cronica a
causa di un circolo vizioso; dall'altro deve anche
dimostrare che nonostante un'enorme ascite si
può ancora avere una sorprendente qualità di
vita. Ciò per confortare i pazienti che si dispera-
no già per un'ascite molto più ridotta!

Molti pazienti affetti da ascite entrano in un


circolo vizioso cronico. Il conflitto che precede

363
l'ascite, più precisamente il conflitto del mesotelioma del peritoneo, è sem-
pre un "attacco contro il ventre".
Nell'animale normalmente viene scatenato da una pedata o da un colpo
contro il ventre. Ma anche in un animale può già essere tendenzialmente
un "conflitto per associazione", per esempio una colica intestinale che l'a-
nimale vive come un "attacco contro il ventre".
Per noi umani invece questi attacchi contro il ventre avvertiti per associa-
zione mentale costituiscono la regola. Nella maggior parte delle diagnosi
chirurgiche che comportano un intervento da eseguirsi sul ventre, il pa-
ziente esperimenta un attacco contro il ventre, cioè si immagina il chirurgo
che gli taglia la pancia.
Poiché quasi tutte le operazioni vengono eseguite abbastanza rapidamente
dopo la diagnosi, di solito il chirurgo non vede ancora il minuscolo "pezzet-
tino" di mesotelioma, cioè un piccolo tumore, che invece nota subito se l'in-
tervento viene posticipato di circa 4 settimane per qualsivoglia motivo.
Questi sono i casi in cui il chirurgo "apre e chiude" e nel suo rapporto ope-
ratorio si legge: l'intervento previsto sarebbe stato privo di senso perché
l'intero peritoneo è già "pieno di metastasi".
Un caso simile si è verificato per una paziente a cui era stato diagnosticato
un adenocarcinoma del fegato. A causa di diversi esami preliminari l'ope-
razione era stata ritardata di 4-6 settimane. Di conseguenza "si aprì e si
chiuse" perché non c'era più nulla da fare.
A questo punto la paziente venne a sapere della Nuova Medicina
Germanica e lesse un libro in cui si diceva che (per fortuna) l'ascite era una
conseguenza del fatto che aveva patito un conflitto di attacco contro il ven-
tre. Ciò nonostante entrò in un circolo vizioso. Per quasi due anni ebbe
un'ascite cronica, alla fine enorme, anche se però si sentiva bene, aveva
buon appetito, andava in bicicletta, a nuotare; ma l'ascite non voleva scom-
parire. Alla fine la paziente mi telefonò e mi chiese perché l'ascite non
diventasse più piccola. Si scoperse che regolarmente amici e parenti veni-
vano a controllare il suo ventre. Particolarmente aggravanti erano i com-
menti di un'infermiera che veniva due volte alla settimana per aiutare un
po' la paziente nei lavori domestici. Questa diceva sempre scetticamente di
non avere ancora mai visto nessuno che fosse sopravvissuto a un'ascite
simile e citava il caso di una certa signora Meier che prima si era sentita
bene per un lungo periodo e poi era morta.
In questo modo la paziente pativa di continuo una recidiva conflittuale di
attacco contro il ventre e il ventre si faceva sottile. Dato che si era sgonfia-
to, lei si calmava ed entrava rafforzata nella fase PCL. Quindi il ventre

364
"cresceva" come segno di questa guarigione o soluzione del conflitto. Lo
misurava inoltre quotidianamente con un nastro. Quando il ventre si era di
nuovo gonfiato ripativa il conflitto e quello si riduceva.
Quando le spiegai pazientemente la cosa, le cadde la benda dagli occhi:
"Dottore, questo non l'avevo capito! ''. Da quel momento, come le avevo
consigliato, cercò di ridere della sua pancia e di pensarci il meno possibile.
l'.incantesimo era rotto e molto lentamente l'ascite si ridusse progressiva-
mente!

15.4 Esempio: circolo vizioso nelle cisti degli archi branchiali

Uno dei circoli viziosi più frequenti è quello delle cisti degli archi branchia-
li dopo dei conflitti di paure frontali (spesso di paura del cancro). La paura
frontale è una paura di qualcosa che si presume ci arrivi addosso senza
poterlo evitare. Resta solo la fuga . Se anche il percorso all'indietro è sbarra-
to allora il paziente (uomo o animale) patisce in aggiunta una "paura nella
nuca" venendosi a trovare istantaneamente in costellazione schizofrenica
fronto-occipitale.
La paura frontale nell'uomo e nell'animale è una paura del tutto reale, una
paura di un pericolo effettivo, come l'aggressione di un uomo o di un ani-
male ecc. Solo in un secondo momento diventa, spesso nel caso delle per-
sone, la paura di qualcosa di immaginario, cosa che per il paziente non
sembra essere meno pericoloso di un animale selvatico che lo assale: per
esempio il medico ha detto a un paziente: "Sospettiamo un cancro" oppu-
re "Lei ha un cancro!". Dato che il cancro viene sempre considerato come
un evento ineluttabile, progressivo nonché "un caso fatale", sebbene non ci
sia in quel momento alcun pericolo reale, ma solo immaginario, questo
pericolo ritenuto inevitabile investe i pazienti che già solo a causa di una
simile diagnosi possono patire un corrispondente conflitto di paura frontale.
I pazienti ai quali la diagnosi viene spiegata secondo la Nuova Medicina
Germanica non patiscono quasi mai tale paura del cancro.
Con la paura frontale o la paura del cancro, sotto il profilo evolutivo, venia-
mo di nuovo in certa misura retrocessi al tempo arcaico in cui i nostri ante-
nati vivevano ancora nell'acqua. La massima catastrofe allora si verificava
quando si ritrovavano all'asciutto e le branchie si incollavano così che non
potevano più ricevere aria. N ei conflitti di paura frontale, e analogamente
nei conflitti di paura del cancro, patiamo proprio questa paura ancestrale,
che ci venga tolta l'aria. La gente dice "mi si è stretta la gola''.
Quando è colpito da un simile "conflitto da diagnosi del cancro" il paziente

365
naturalmente mostra all'istante tutti i segni dell'attività conflittuale: mani
gelide, mancanza di appetito, insonnia, pensiero ossessivo del conflitto ecc.
Al collo però sente solo un leggero pizzicore sotto la pelle.
Se dopo un certo periodo di pericolo presunto o effettivo il conflitto di paura,
ovvero il panico del cancro, si risolve, nella fase di riparazione si formano
delle cisti di liquido nei dotti degli archi branchiali nel collo. Infatti durante
la fase di conflitto attivo in questi antichi dotti ormai inutilizzati si erano for-
mate delle ulcere, cioè delle riduzioni di epitelio pavimentoso che riveste la
parte interna degli archi branchiali. Nella medicina tradizionale questi ven-
gono chiamati anche linfomi-non Hodgkin (cioè "linfomi" non-linfonodi)
perché sono erroneamente considerati dei linfonodi. Queste cisti di liquido
degli archi branchiali sono prodotte da forti rigonfiamenti della fase di ripa-
razione nei punti sin lì ulcerati dentro i dotti degli archi branchiali. Così il
liquido non può scorrere e forma dei pezzi di dotti rigonfi colmi di liquido
che possono anche sembrare delle sfere e si trovano sotto la pelle, precisa-
mente a entrambi i lati del collo davanti e dietro l'orecchio, da dove scendono
fino dentro all'ascella e davanti fino all'incavo della clavicola (circa un palmo).
All'interno possono inoltrarsi fino al diaframma e creare anche lì delle spes-
se cisti di liquido che poi regolarmente vengono mal interpretate come
"grappoli di linfonodi". Per le cisti degli archi branchiali ci sono diversi tipi-
ci sintomi clinici: durante la prima metà della riparazione, cioè prima della
crisi epilettoide, per lo più subito dopo la conflittolisi, i "pazienti ignari" pro-
vano il "panico delle metastasi". Pensano che le cisti, che risultano dure al
tatto, siano dei "nodi" compatti ("come delle palline di cuoio gonfiate"),
"nodi" , "linfonodi" o semplicemente una "crescita tumorale". A causa del
"panico da metastasi" provano di nuovo la paura del cancro, che fa passare
istantaneamente dalla fase di riparazione all'attività conflittuale in cui le
cisti regrediscono.
Lo stesso successo ritenuto favorevole si ottiene anche con la chemio o l'irra-
diazione delle cisti con raggi X o cobalto, solo con la differenza che median-
te la chemio o i raggi si causa non l'attività conflittuale, bensì solo l'arresto
del processo di guarigione ! In entrambi i casi il paziente entra immediata-
mente nel circolo vizioso. Nel caso di una recidiva conflittuale per un nuova
paura del cancro si verificano: interruzione della riparazione, regressione
delle cisti degli archi branchiali, ulteriore espansione dell'ulcera negli anti-
chi dotti degli archi branchiali.
Resta la "massa conflittuale", che per l'improvvisa interruzione della ripara-
zione non ha potuto guarire completamente né psichicamente né organica-
mente, cioè rimane una "guarigione residua", ancora da completare.

366
Contemporaneamente si forma una nuova massa conflittuale che pure
deve essere elaborata in seguito con la riparazione, a livello psichico, cere-
brale e anche organico.
Se si riesce ancora una volta a calmare il paziente, le cisti di liquido riforma-
tesi quale segno del nuovo processo di riparazione in corso diventano più
grandi di prima a causa della guarigione residua + guarigione del nuovo
panico.
Ovviamente anche la crisi epilettica o epilettoide che sopravviene per forza
sarà più forte della prima volta quando il paziente avrebbe potuto risolvere
fino alla fine la sua paura del cancro senza una nuova ricaduta.
Se ormai il paziente ha una recidiva di paura del cancro a fronte delle cisti
di liquido diventate ancor più grandi, ricomincia da capo tutto il gioco del
circolo vizioso .
Se il paziente non ha una recidiva di paura del cancro, cioè nessuna nuova
attività conflittuale, ad esempio perché conosce la Nuova Medicina
Germanica, e arriva a una giusta fase di riparazione, capita spesso che egli
abbia la sensazione che gli venga tolta l'aria in modo puramente meccani-
co, in particolar modo se intorno al collo (o nel mediastino) ci sono delle cisti
abbastanza grandi, che sono avvertite come "nodi''. Spesso ha questa sen-
sazione senza che ciò accada veramente. Ma molto di rado succede davve-
ro che la trachea sia compressa dall'esterno. Un vero pericolo di soffocamen-
to non si è di fatto mai verificato, perché le cisti tutt'al più possono schiac-
ciare di piatto la trachea (dura).
Nella crisi epilettoide però la sensazione soggettiva, vale a dire la paura
arcaica di soffocare, può essere travolgente e gettare il paziente in un nuovo
panico terribile. Tuttavia ciò per fortuna avviene solo in casi estremi in cui ci
sono delle cisti di liquido molto grosse. Calmare un simile paziente, ovvero
tirarlo fuori dal panico o, ancor meglio, non lasciarlo affatto cadere in ques-
to stato, conoscere la Nuova Medicina, è il compito più importante di ogni
"iatros"131. E' insensato sedare con i medicamenti un simile paziente e nor-
malmente ciò denota solo ignoranza, perché i sedativi possono essere mor-
tali per il periodo dopo la crisi epilettoide, quando il paziente entra nella
"seconda curva vagotonica". Questi sedativi chimici, di fatto un tipo di vele-
no, non possono mai sostituire le parole tranquillizzanti di una persona o del
medico. Solo quando i pazienti hanno superato anche questa "seconda fase
vagotonica", sono davvero guariti.

(131) iatros = medico, guaritore.

367
Nel caso di chemio e irradiazioni il medico ortodosso ottiene dapprima una
vittoria di Pirro, quando le cisti degli archi branchiali regrediscono. Ma la
ottiene a caro prezzo, cioè soltanto bloccando la riparazione e la crisi epilet-
toide che segue necessariamente la fase di riparazione, inoltre l'intero orga-
nismo viene danneggiato in modo terribile e spesso irreparabile. Non solo i
"medicinici" peggiori in passato hanno seriamente considerato la chemio
una "terapia", ma si diceva ai pazienti: "Prima che tu muoia di cancro, puoi
vivere ancora 3 o 4 settimane con le riserve del midollo osseo". Anche ciò
era ovviamente un'insensatezza! Nei pazienti, le cui cisti dei dotti degli
archi branchiali vengono "trattate" con la chemio, le cisti dapprima regre-
discono, ma come detto: il processo di riparazione viene solo stornato, non
terminato. Se si interrompe la chemio, ricomincia la riparazione e con lei tor-
nano le cisti. Così il paziente entra in un circolo vizioso permanente, gli
"esorcisti" si riempono le tasche. Quasi tutti i pazienti muoiono per questa
tortura insensata.

Il circolo vizioso delle cisti degli archi branchiali, che negli animali in prati-
ca non si verifica (fino alla difficoltà della mancanza d'aria passeggera nella
crisi epilettoide) occupa qui volutamente uno spazio così ampio, perché è
uno dei circoli viziosi immanenti più frequenti, e in gran parte iatrogeno.
Si tenga presente: n el momento del panico è difficile calmare un paziente
che è mentalmente alterato per via iatrogena. Per contro calmare un pazien-
te che già in precedenza aveva conosciuto e capito la Nuova Medicina
Germanica, non è un gioco da ragazzi, ma è un compito che si può assolve-
re bene , ed è persino un compito che dà gioia, al tempo stesso un'opera
sociale fra persone consapevoli!

368
16. IL SISTEMA ONTOGENETICO DEI PROGRAMMI
SPECIALI DEI TUMORI E DELLE MALATTIE
ONCOEQUIVALENTI. LA TERZA LEGGE
BIOLOGICA DELLA
NUOVA MEDICINA GERMANICA

Per anni sono stato confuso dalla presunta mancanza di sistematicità mor-
fologica e istologica di iperplasie, tumori, tumefazioni, carcinomi, sarcomi,
seminomi 132, mesoteliomi, melanomi o gliomi compreso ciò che la medici-
na tradizionale chiama metastasi.
Finalmente ora credo di avere trovato una suddivisione che probabilmente
si potrà usare ancora per decenni in forma più o meno modificata. Si tratta
della classificazione istologica in base alla storia evolutiva o all'embriolo-
gia 133!
Questi diversi tipi di tumore trovano come d'incanto una propria collocazio-
ne se li riordiniamo in base alla storia evolutiva ovvero secondo il criterio di
appartenenza dei diversi foglietti embrionali.
Se il cervello nell'uomo (e nell'animale) è davvero il computer, formatosi
nel corso di milioni di anni, dell'organismo umano, logicamente anche gli
organi corporei "corrispondenti" sotto il profilo evolutivo devono "coabita-
re" nel computer cervello.

Focolai di Hamer nel tronco cerebrale,


foglietto embrionale adenocarcinoma
interno (fase CA: proliferazione cellulare)
Focolai di Hamer nel cervelletto,
tumore compatto
(fase CA: proliferazione cellulare)

foglietto emb1ionale
medio

Focolai di Hamer nella sostanza bianca ,


J
carcinoma necrotizzante
(fase CA: diminuzione di tessuto)
Focolai di Hamer nella corteccia cerebrale,
foglietto embrionale
ulcera dell'epitelio pavimentoso
esterno
(fase CA: diminuzione di tessuto)

(1 32) seminoma = tumore del testicolo.


(1 33) embriologia =studio dello sviluppo dell'embrione.

369
Gli embriologi in genere suddividono lo sviluppo embrionale nei tre cosiddetti
foglietti embrionali, l'endoderma o foglietto embrionale interno, il m esoderma o
foglietto embrionale m edio e l'ectoderma o foglietto embrionale esterno.
I cosiddetti foglietti embrionali si sviluppano nell'embrione a partire dalle prime
formazioni cellulari nell'utero materno. Per la maggior parte i nostri organi pos-
sono esser e correlati a uno di questi foglietti embrionali. Possiamo dedurre dallo
schema che il "comportamento cancerogeno" dei foglietti embrionali differisce
in modo fondamentale. Endoderma ed ectoderma ovvero gli organi ad essi per-
tinenti nella fase CA e n ella fase PCL si comportano in maniera esattamente
opposta . Il m esoderma ovvero gli organi ad esso relativi si suddividono compor-
tandosi in parte come gli organi ectodermici e in parte come quelli endodermi-
ci. Questa era anche la ragione per cui la ricerca di una sostanza attiva contro il
cancro "maligno" non ha potuto sinora dare risultati positivi. Perché come
potrebbe mai essere che un qualsivoglia "farmaco" sia contemporaneamente
valido contro la proliferazione cellulare e contro la riduzione cellulare? (Senza
parlare di quanto sia irragionevole questo modo di pensare). Quindi già solo da
questo fatto possiamo capire l'assurdità della medicina attuale.

Il sistema ontogentico dei programmi speciali con senso


biologico della natura

'' SIMPATICOTONIA VAGOTONIA


' fase di coÌlflilto attivo fase di soluzione del conflitto
:'
: Riduzione cellulare dei tessutr Proliferazione cellulare per
: necrosi o ulcera. restituzione tessutale
: Alterazione sensata
(parzialmente, più di prima)
Aumento dei batteri
:' della funzione degli organi. (e dei virus, se esistono)
'
PAl.fOENCEFALO
Corteccia Proliferazione cellulare: tumore, e Riduzione del tumore tramite il lavoro
cerebrale+ proliferazione dei micobatteri. dei funghi o dei micobatteri = TBC
Sostanza bianca Aumento funzionale degli organi.

Eutonia = Normotonia Simpaticotonia permanente Vagotonia permanente


Ritmo normale giorno/notte fase attiva del programma speciale (SBS) (tranne la epi-crisi) = fase di soluzione del
simpaticotonia/vagotonia =Fase del conflitto attivo (Fase CA) conflitto relativo al programma SBS
=fase di riparazione e rinormalizzazione
= fase post-conflillolilica (fase PCL)

370
Nello schema precedente vediamo due livelli sopra la rappresentazione della
curva della bifasicità: due diversi gruppi, come mostrato pure nella tabella sinot-
tica "psiche-cervello-organo".
Il livello giallo corrisponde al gruppo del paleoencefalo e quello rosso al gruppo
del n eoencefalo, come si può vedere riassunto sul lato sinistro dello schema.
Se prendiamo la tabella sinottica, vediamo i livelli orizzontali di questo schema
rappresentati incolonnati.
N ella colonna sinistra, giallo, tronco cerebrale, foglietto embrionale interno.
Nella colonna centrale, arancione, foglietto embrionale m edio: in alto, tratteg-
giato di giallo, gli organi diretti dal cervelletto, in basso, gli organi diretti dalla
sostanza bianca (per esempio scheletro, linfonodi, ovaie, reni ecc.) . Nella colon-
na a destra, rosso, foglietto embrionale esterno, gli organi diretti dalla corteccia
cerebrale.
Se guardiamo ancora questo schema vediamo che il livello del paleoencefalo
nella fase di conflitto attivo (fase CA) causa la crescita del tumore per prolifera-
zione cellulare, nella fase di riparazione dopo la soluzione del conflitto (CL}, che
chiamiamo anche fase post-conflittolitica o più brevemente fas e PCL, il tumore
viene di nuovo demolito dai micobatteri (per esempio TBC) .
Nel livello rosso del neoencefalo la situazione è esattamente a rovescio: nella
fase CA l e cellule vengono ridotte (parliamo di necrosi o ulcer e) e n ella fas e PCL
queste n ecrosi o ulcere sono di nuovo colmate, ovvero cicatrizzate. Poiché sino-
ra nessuno n e sapeva nulla dato ch e non esisteva un sistema, l e restituzioni di
tessuto o il colmarsi delle necrosi e delle ulcere n ella fase PCL venivano per igno-
ranza pure chiamati cancro o sarcoma, perché anche lì ha luogo la proliferazio-
n e cellulare (mitosi) con grandi cellule e grandi nuclei, tuttavia sempre allo
scopo di r ealizzare la guarigione!
La soluzione dell'enigma stava nel fatto che ora possiamo far rientrare nelle no-
stre riflessioni l'appartenenza a un dato foglietto embrionale e la localizzazione
dei rel è specifici per ciascun organo. Ed ecco che ora troviamo un ordine magni-
fico per tutti i cancri e le malattie oncoequivalenti, che ogni volta erano solo una
fase, e troviamo pure i sintomi e i nessi delle fasi complementari!

Gli e mbriologi in generale suddividono lo sviluppo embrionale n ei tre


cosiddetti foglietti embrionali, l' endoderma o foglietto embrionale interno,
il mesod erma o foglietto embrionale medio e l'ectode rma o foglietto
embrionale esterno.
Per la maggior parte i nostri organi derivano solo da uno di questi foglietti
e mbrionali, come per esempio il tubo gastro -intestinale (esclusi il retto e i
2/3 superiori dell'esofago, la piccola curvatura dello stomaco, i dotti epatici,

371
biliari e pancreatici e le cellule di Langerhans del pancreas) deriva dall'en-
doderma, cioè dal foglietto embrionale interno.
Dato che l'intestino ha anche dei vasi sanguigni, che però appartengono al
foglietto embrionale medio, pure l'intestino ha delle "porzioni mesodermi-
che", come abbiamo visto. E dato che l'intestino ha un plesso nervoso, il
cosiddetto sistema vegetativo, naturalmente possiede anche delle porzioni
ectodermiche.
Ma quando si dice di un organo che, ad esempio, è di origine endodermica,
non si fa riferimento a queste porzioni mesodermiche (vasi) ed ectodermiche
(nervi), perché tutti gli organi possiedono simili porzioni.
Ci sono però anche degli organi che sono costituiti funzionalmente da più
porzioni di foglietti embrionali diversi. Fra questi in particolare c'è la zona
della testa e dei polmoni con la sfera cardiaca, stomaco, fegato, pancreas,
duodeno come pure la zona vescico-vagino-anale insieme con il bacinetto
renale. Alcuni di questi organi che si sono poi combinati funzionalmente,
che oggi siamo abituati a considerare come un organo unico, hanno ciascu-
no i propri centri di relè in punti spesso molto distanti nel cervello.
Esempio: l'utero consiste di fatto di due organi, un orifizio dell'utero e un
corpo dell'utero con le trombe' ovariche. Questi due organi diversi sono con-
cresciuti apparentemente in un organo solo, l"'utero" appunto, ma rispetto
alla loro mucosa si sono originati da foglietti embrionali diversi e hanno cias-
cuno il proprio relè in punti del tutto diversi nel cervello: collo e orifizio
dell'utero nella zona periinsulare sinistra, mucosa del corpo dell'utero nel
ponte del tronco cerebrale. Corrispondentemente anche le formazioni isto-
logiche sono del tutto differenti fra loro: il collo e l'orifizio dell'utero presen-
tano epitelio pavimentoso, il corpo dell'utero ha invece epitelio adenoideo
(epitelio a cellule cilindriche). A ciò si aggiunge ovviamente anche la musco-
latura mesodermica dell'utero, che ha il suo relè nel cervello medio (tronco
cerebrale). Per questo mi è stato così difficile, dapprima, riconoscere tutte
queste relazioni.
Per contro, alcuni organi che nel corpo si trovano molto distanti fra loro nel
neoencefalo si trovano in gran parte molto vicini; per esempio retto, vagina,
intima delle vene coronarie e laringe costituiti di epitelio pavimentoso,
hanno i loro relè a sinistra periinsularmente, così pure la mucosa intrabron-
chiale, l'intima delle arterie coronariche e la mucosa della vescica hanno i
loro relè a destra periinsularmente.
Se non avessi di continuo confrontato le regioni cerebrali, per esempio l'ho-
munculus, le formazioni istologiche, i risultati delle ricerche embriologiche
di altri testi e le mie TAC cerebrali con le anamnesi, ancor oggi mi arrovelle-

372
rei ancora il cervello, perché in quasi tutti i testi di embriologia ci sono degli
equivoci, persino degli errori talvolta, dato che nessuno aveva mai supposto
l'esistenza di queste precise correlazioni.
Ora ad esempio so che tutte le mucose di epitelio pavimentoso sono di ori-
gine ectodermica, dunque appartengono anche alla medesima area nel cer-
vello. Ci sono delle relazioni anche fra organi così diversi come la mucosa
della bocca, la mucosa bronchiale, la mucosa della laringe e la mucosa dei
dotti degli archi branchiali (cisti)134, l'intima delle arterie coronarie, l'intima
delle vene coronarie, la mucosa del retto, la mucosa del collo e dell'orifizio
dell'utero. Hanno tutti il loro relè a destra e sinistra periinsularmente, tutti
sono pertinenti a conflitti sessuali, di territorio o di demarcazione del territo-
rio.
La legge ferrea del cancro e la legge della bifasicità di tutte le cosiddette
malattie (ora chiamate programmi speciali, biologici e sensati), se si arriva
alla soluzione del conflitto, erano le premesse necessarie per poter trovare il
sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie oncoequivalenti. Ci mostra in
forma logicamente comprensibile il collegamento intimo dei nostri conflitti, il
relativo relè cerebrale e l'appartenenza organica sotto il profilo evolutivo.
In tal modo in un sol colpo tutta la nostra istopatologia 135 trova un ordine
completamente comprensibile, ovvio. I relé per conflitti uguali e organi isto-
logicamente uguali si trovano molto ravvicinati nel cervello.
Ma questo sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie oncoequivalen-
ti ci ha anche mostrato che mai avremmo potuto capire ad esempio le malat-
tie cancerose se non ne fossimo venuti a conoscenza; infatti per ignoranza
avevamo erroneamente correlato i tumori degli organi diretti dal paleoence-
falo che proliferano nella fase di conflitto attivo con i "tumori" degli organi
diretti dal neoencefalo, che hanno proliferazione cellulare solo nella fase di
riparazione.
Chi aveva creduto di aver scoperto qualche sistema per classificare le malat-
tie cancerose, poteva solo sbagliarsi, come vediamo ad esempio nel caso dei
cosiddetti marcatori tumorali (tumor markers)136, trattati in seguito, che non
sono specifici e spesso indicano il contrario di quanto supposto.

(134} Dotti degli archi branchiali = tessuto che si trova nella zona del collo, che nella fase
embrional e precoce si forma da due tasche branchiali.
(135} Istopatologia = studio delle alterazioni "patologiche" dentro e intorno alle cellule
(136} Marcatori tumorali = sono spesso delle sieroreazioni del sangue che mostrano una cres-
cita tumorale. Le molte centinaia di marcatori tumorali che nel frattempo esistono, si potrebbe-
ro usare per la diagnostica se si conoscesse bene la Nuova Medicina Germanica e non ci si
facesse prendere dal panico. Mentre ora i "marcatori tumorali" sono presentati ai pazienti come
"segni maligni" pur essendo in sé oltremodo innocui.

373
Ma poiché non conoscevamo la differenza fra le modificazioni degli organi
diretti dal paleoencefalo e quelle degli organi diretti dal neoencefalo, non
riuscivamo affatto a trovare dei punti in comune e quando credevamo di
averne trovati erano errati.
Il sistema ontogenetico dei tumori è compiuto e logico in sé. Naturalmente
alla fin fine deriva dalla Nuova Medicina Germanica e dalla scoperta dei
Focolai di Hamer nel cervello, come pure dalla seconda legge biologica (della
bifasicità). Ma questo sistema ontogenetico globale della medicina, in parti-
colare dei tumori, è paragonabile al significato del sistema periodico degli
elementi per le scienze naturali.
Infatti desc1ive in modo globale le relazioni all'interno di tutta la medicina!

16.1 La classificazione dei tumori

Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie oncoequivalenti afferma:

1. ai tre foglietti embrionali corrispondono dei tipi specifici di tessuti istolo-


gici che sono uguali o almeno simili fra di loro. Solo il foglietto embrio-
nale medio o mesoderma si suddivide a sua volta in un "mesoderma del
cervelletto" o antico e in un "mesoderma del neoencefalo" o recente. Il
"mesoderma del cervelletto" si comporta in modo analogo all'"endoder-
ma del tronco cerebrale", mentre il "mesoderma del neoencefalo" si
comporta in modo analogo all'"ectoderma del neoencefalo".
2. In caso di DHS che causa la formazione di un Focolaio di Hamer, le zone
organiche che sono in corrispondenza con questo FH presentano la
"reazione specifica del foglietto embrionale di appartenenza": gli orga-
ni endodermici diretti dal tronco cerebrale e quelli mesodermici diretti
dal cervelletto (ovvero tutti diretti dal paleoencefalo) nella fase di con-
flitto attivo (fase CA) reagiscono con proliferazione cellulare, gli organi
mesodermici diretti dalla sostanza bianca e quelli diretti dalla corteccia
cerebrale (tutti organi diretti dal neoencefalo), reagiscono con necrosi o
ulcere.
3. La fase di riparazione dopo la conflittolisi è molto diversa nei tre fogliet-
ti embrionali:
Foglietto embrionale interno:
arresto della crescita tumorale, incapsulamento o demolizione tramite
funghi o micobatteri, per esempio batteri tubercolotici (es. tubercolosi
polmonare).

374
Foglietto embrionale medio:
a) Mesoderma del cervelletto:
arresto della crescita, incapsulamento o demolizione p-eT opera di batte-
ri, micobatteri o funghi come nel caso del foglietto embrionale interno,
per esempio carcinoma mammario demolito tramite batteri o micobatte-
ri (es . TBC del petto).
b) Mesoderma della sostanza bianca:
restituzione con gonfiore e crescita eccessiva come sarcoma o nelle ossa
con accresciuto callo come osteosarcoma. La crescita eccessiva è in linea
di principio del tutto innocua e si ferma spontaneamente al termine della
normale fase di riparazione. I batteri contribuiscono alla ricostituzione
(per esempio osteosarcoma, cisti ovarica, cisti renale - nefroblastoma).

Foglietto embrionale esterno:


tendenza alla ricostituzione della necrosi ulcerante con restituzione o
cicatrizzazione con l'aiuto di virus (esempio epatite virale).

Già la LEGGE FERREA DEL CANCRO, come confermato da molti medici,


per la prima volta aveva introdotto un sistema chiaro nell'attuale incapaci-
tà di fare ordine nella realtà dei tumori. Molti interrogativi restavano però
ancora aperti.
Ora credo che mi sia riuscito di trovare un sistema globale che comprende
non solo i tumori, ma in linea di principio tutta la medicina. Infatti il distur-
bo del nostro equilibrio comportamentale dovuto ai conflitti biologici è solo
un caso particolare, una speciale modificazione di programma di una zona
cerebrale, appunto del Focolaio di Hamer, nella quale prima tutto funziona-
va in modo normale con sorprendente precisione. Ciò che affascina in
maniera straordinaria nell'alterazione del programma è appunto il fatto che
tramite la DHS l'intero organismo viene mobilitato, ma che questa altera-
zione di programma, che in passato ho considerato un errore di percorso,
non è affatto priva di sistematicità, ma ha palesemente il senso di sfruttare
le possibilità di sopravvivenza previste dalla natura nella lotta per l'esisten-
za usando davvero tutte le forze che sono disponibili. Questa alterazione di
programma fa parte di un evento sensato.

375
16.2 "Mesoderma del cervelletto" e "Ectoderma del neoen-
cefalo"

Ho sempre incontrato delle difficoltà quando, come in questo capitolo, sono


dovuto andare oltre le conoscenze degli embriologi.
Per questi ultimi certe questioni non sembrano avere particolare importan-
za e quindi non se ne sono occupati in modo specifico. La pelle è di origi-
ne ectodermica, ma naturalmente solo l'epidermide, intesa senza l'ipoder-
ma corio m, perché questo è di origine mesodermica. Esistono qui delle sot-
tili differenze nei cosiddetti strati cutanei.
Esiste cioè uno strato cutaneo inferiore (corion) di origine mesodermica,
che contiene le ghiandole (ghiandole sudoripare, ghiandole sebacee) e i
melanofori iJs. Poi c'è l'epidermide più esterna di epitelio pavimentoso che
è di origine ectodermica; essa contiene le terminazioni nervose tattili a sen-
sibilità superficiale e dal lato inferiore anche uno strato di melanofori.
La differenza sottile è quella per cui le prime cellule sono innervate dal cer-
velletto, le altre dal neoencefalo. Ciò a sua volta non determina solo la loro
funzione, ma anche la loro costituzione istologica, ovviamente anche la loro
diversa "reazione" o formazione tumorale.

16.3 Il mesoderma del cervelletto

Al tempo della nostra evoluzione quando i nostri primitivi "antenati" inizia-


rono a lasciare l'ambiente dell'acqua per quello della terra, al tempo in cui
il cervelletto si stava costituendo, l'individuo ebbe bisogno di una pelle che
non solo gli desse stabilità, ma anche lo potesse proteggere dalle radiazio-
ni solari eccessive impedendone il disseccamento. Chiamerò questo orga-
no pelle mesodermica del cervelletto.
Questa pelle del cervelletto non doveva sostenere alcun grande sforzo mec-
canico. l'.individuo poteva già muoversi in avanti strisciando in modo simi-
le a un verme. La pelle aveva una sensibilità non specifica, "protopatica",
cioè avvertiva temperature e pressioni estreme, era dunque già capace di
adattarsi e di reagire se le condizioni ambientali si modificavano in manie-
ra eccessiva. Questa pelle ha inglobato i melanofori, che con i loro pigmen-

(137) Corion = derma, porzione di tessuto connettivo della pelle.


(138) Melanofori = cellule che contengono pigmento cutaneo.

376
ti potevano schermare in particolare la luce ultravioletta del sole, inoltre
essa aveva la possibilità tramite le ghiandole sudoripare di stendere una
pellicola di liquido su se stessa in modo da produrre un raffreddamento per
evaporazione evitando bruciature.
l.'.individuo quindi era già abbastanza protetto dai pericoli che minacciava-
no la sua sfera vitale.
La funzione di allattamento dei mammiferi si sviluppò dopo la formazione
di questa pelle del cervelletto, il cui centro di relé si trova nel cervelletto
medio-posteriore e laterale, (in caso di conflitto abbiamo un conflitto di feri-
ta dell'incolumità corporea e in senso lato un conflitto di insudiciamento,
deturpazione).
Logicamente anche la mammella è stata collocata nell'ambito dermico. Di
conseguenza la ghiandola mammaria è un'invaginazione di questa pelle
mesodermica, dalla quale il lattante può succhiare il latte. N el cervelletto
tutti questi relè sono ordinatamente accostati.
I.:epitelio ghiandolare originario dei dotti lattiferi evidentemente non rien-
tra più nel tipo di ghiandola del tratto intestinale, né morfologicamente è
vicino a questo più dell'epitelio pavimentoso dello strato cutaneo esterno.
Entrambi sono molto diversi, proprio perché anche il loro punto di origine
nel cervello è molto diverso! La definizione migliore per l'epitelio ghiando-
lare dei dotti lattiferi e delle ghiandole sudoripare e sebacee sarebbe quin-
di "tessuto ghiandolare del cervelletto".
Alla pelle del cervelletto apparteneva anche la "pelle interna" del corpo, nel
ventre il peritoneo, nel petto la pleura e nella cavità mediastinica il pericardio.
Qui di nuovo distinguiamo il peritoneo parietale e il peritoneo viscerale,
nonché la pleura parietale e la pleura viscerale e il pericardio parietale e il
pericardio viscerale.
I relativi tumori si chiamano pertanto m esoteliomi.
Se si forma un tumore nel derma diretto dal cervelletto, tale crescita risulta
visibile! E questa pelle del cervelletto è responsabile anche dell'edema, in
questo caso dei cosiddetti travasi della fase di riparazione, del versamento
peritoneale o ascite, del versamento della pleura e del tanto temuto travaso
pericardico con tamponamento pericardico 139, che in linea di principio è
una cosa positiva, ma è una complicazione della fase di riparazione che
temo molto!

(139} Tamponamento pericardico = compressione del cuore a causa di un versamento pericardico

377
16.4 I:ectoderma del neoencefalo

Successivamente le funzioni che la pelle del cervelletto era capace di svol-


gere non sono più state sufficienti. Perciò nell' era moderna del cervello
madre natura ha creato una nuova potente struttura anche per la sfera della
pelle: ha semplicemente ricoperto tutto l'individuo con una seconda pelle,
quella del neoencefalo.
Questa pelle del neoencefalo, ovviamente di origine ectodermica, a diffe-
renza dalla pelle mesodermica del cervelletto, era una pelle di epitelio pavi-
mentoso resistente. Questa pelle di epitelio pavimentoso, che è correlata al
neoencefalo, è migrata lungo i segmenti corporei e ha ricoperto completa-
mente la preesistente pelle del cervelletto. Ha portato con sé la sensibilità
fine o superficiale del neoencefalo {corteccia sensoriale del giro postcentra-
le) e ha messo l'organismo in grado di ricevere tutte le informazioni neces-
sarie per adattare l'individuo a situazioni pericolose a cui occorreva reagi-
re rapidamente quale entità altamente organizzata nella lotta per la soprav-
vivenza.
La formazione dell'epitelio pavimentoso è il tipico segno morfologico della
pelle del neoencefalo o dell'epitelio del neoencefalo. Questo epitelio pavi-
mentoso del neoencefalo non si è però fermato ai limiti della vecchia pelle
del cervelletto, bensì per esempio ha ricoperto l'epitelio cilindrico endoder-
mico nella vescica e nel bacinetto renale o l'epitelio endodermico nella
bocca e nell'esofago superiore, nella piccola curvatura dello stomaco e dei
dotti biliari e pancreatici così pure l'epitelio mesodermico adenoideo del
cervelletto presente nei dotti lattiferi (intraduttale) . Così ora troviamo il tipi-
co epitelio pavimentoso del neoencefalo nella pelle superiore, nella muco-
sa della bocca e della cavità faringea e nasale, nei tessuti della laringe, dei
bronchi, dell'esofago, del pilo~o, del bulbo duodenale e del pancreas con
diramazioni alle cellule insulari del pancreas e all 'epitelio dei dotti biliari.
Contemporaneamente però troviamo questo epitelio pavimentoso anche
nella vescica, nel bacinetto renale, nella vagina, nell'orifizio e nel collo
dell'utero, nel retto e nei dotti lattiferi. Tutte le regioni rivestite con questo
tipo di epitelio pavimentoso sono molto sensibili e collegate alla corteccia
sensoriale. Tutte hanno dei tipici "conflitti del neoencefalo" (Focolai di
Hamer nel neoencefalo). Quando invece troviamo nel retto un tumore dello
strato inferiore endodermico che si spinge attraverso la mucosa ectodermi-
ca dell'epitelio pavimentoso, allora parliamo di "polipo" {adenocarcinoma).
Originariamente fa parte di queste formazioni di epitelio pavimentoso
anche il periostio 14 0 che in passato era costituito da epitelio pavimentoso e

378
nervi sensibili. Oggi l'epitelio pavimentoso non è più riscontrabile perché
non avrebbe più alcuna funzione , invece sono ancora presenti i nervi sen-
sibili, che fanno male se il periostio si dilata.
I dolori di dilatazione del periostio, che subentrano di regola quando si
forma l'edema nella fase di riparazione delle ossa, sono un buon segno e un
processo importante nella guarigione biologica delle ossa, perché questi
dolori costringono l'individuo a non muovere la parte scheletrica interessa-
ta che correrebbe il rischio di fratturarsi se sottoposta a eccessivo carico o
movimento.

16.5 Ulcera dello stomaco e del duodeno

Dopo avere interpellato personalmente alcuni corifei dell'embriologia ora


sono del tutto sicuro che sia la mucosa del retto (fino a 12 cm dall'ano) sia
la mucosa vaginale, comprese l'orifizio e il collo dell'utero, nonché la muco-
sa della vescica urinaria e il bacinetto renale, i due terzi superiori dell'epi-
telio dell'esofago con la piccola curvatura dello stomaco, le cellule di
Langerhans del pancreas e i dotti pancreatici e biliari del fegato come pure
le cellule dell'intima delle arterie e delle vene coronarie (molto sensibili!)
sono di origine ectodermica.
Tutte queste mucose presentano epitelio pavimentoso o epitelio piatto, tutte
sono "invaginate" dall'esterno, dunque sono di fatto mucose "immigrate"
("migrazione" dell'ectoderma del neoencefalo! !)
A questo proposito ho notato una relazione fondamentale, che adesso mi
appare chiara come il sole, ma che in passato mi ha fatto lambiccare il cer-
vello. Si tratta dell'ulcera dello stomaco e dell'ulcera del duodeno.
Come detto, a posteriori è chiaro a tutti che l'ulcera gastrica ha delle cause
psichiche, come pure quella duodenale. Per me ciò non rappresenta nulla
di straordinario, perché alla fin fine tutto viene diretto dal computer cerve-
llo. Ma l'ulcera dello stomaco e la cosiddetta "facies gastrica" nota a tutti i
medici, non sono affatto in sintonia con gli organi diretti dal tronco cerebra-
le della cavità addominale. E neppure lo è l'oncoequivalente delle cellule
di Langerhans (insuloma) né delle cellule insulari alfa e beta, nè tantome-
no un certo tipo di carcinoma epatico (carcinoma dei dotti biliari).
Tuttavia esistono dei carcinomi dello stomaco a forma di cavolfiore, persino
così grandi che possono riempire tutto lo stomaco. Come si può spiegare
questa contraddizione?

(140) Periostio= membrana fibrosa che costituisce il rivestimento delle ossa.

379
Innanzitutto vogliamo richiamare alla mente alcune cose che tutti sanno,
ma che nessuno è mai riuscito a spiegare:

1. una giovane donna femminile non è mai colpita da un'ulcera dello sto-
maco o del duodeno (tranne se è mancina).
2. E' molto raro che una giovane donna femminile possa avere un carcino-
ma dei dotti biliari. Non ne ho ancora vista una (mancine a parte).
3. Le ulcere gastriche sono situate sempre nello stesso posto: nel piloro o
nel bulbo duodenale e nella piccola curvatura dello stomaco, mai nel
fondo o nella grande curvatura.
4. I due terzi superiori dell'esofago sono coperti di epitelio pavimentoso, il
terzo inferiore da epitelio intestinale. Spesso però l'epitelio pavimento-
so arriva fino allo stomaco, dunque dietro il cosiddetto cardia 141.
5. Molto spesso carcinoma del retto e carcinoma dei dotti biliari si presen-
tano insieme.

Se si ricompongono tutte queste tessere di mosaico ne risulta con grande


probabilità che parte di questo epitelio pavimentoso, che nel corso dell'evo-
luzione è cresciuto dalla mucosa della bocca (ectoderma!) giù lungo l'eso-
fago, in realtà con le sue diramazioni, fibre nervose comprese, è arrivato
fino al duodeno, al pancreas (cellule di Langerhans) e al fegato .
Le fibre non sono andate oltre e questa è anche la ragione per cui nell'in-
testino tenue troviamo solo adenocarcinomi.
Dal punto di vista evolutivo l'intestino tenue si è "inserito" fra duodeno e
cieco, nel tronco cerebrale presenta un centro di relè relativamente più pic-
colo, non corrispondente alla sua grandezza e lunghezza e un contenuto
conflittuale di contrarietà indigesta. Sono sicuro che tutte le fibre nervose,
che rendono sensibili la piccola curvatura dello stomaco, la zona del pilo-
ro 142 e del bulbo dello stomaco e del duodeno, le papille e il dotto pancrea-
tico e il coleodotto, nonché i dotti epatici, tutte sono alimentate dal giro post-
centrale destro lateralmente in basso. Ne sono sicuro per i dotti pancreati-
ci, come pure per stomaco e fegato.
1.!innervazione delle cellule di Langerhans pancreatiche (sensoriale) deriva
dal mesoencefalo: relé a sinistra paramediano delle cellule insulari alfa per
l'insufficienza di glucagone (conflitto di paura con ribrezzo); relè a destra
paramediano delle cellule insulari beta per il diabete mellito (conflitto di
repulsione).

(141) Cardia = orifizio superiore dello stomaco che dà nell'esofago.


(142) Piloro = apertura inferiore dello stomaco.

380
Naturalmente dopo che mi ero imbattuto in questa traccia eccitante ho esa-
minato tutte le mie TAC cerebrali e ho effettivam ente trovato che, soprattut-
to negli infarti del cuore sinistro, avevo fatto un grande errore: molto spes-
so i pazienti avevano due Focolai di Hamer, uno tipico per l'ulcera dell'in-
tima delle coronarie o per il carcinoma intrabronchiale a destra periinsular-
mente, e un secondo FH che non avevo potuto inquadrare bene, ma che
presumevo dovesse essere in qualche modo correlato. Questo si trovava
però sempre nella parte latero-basale del giro postcentrale della corteccia
sensoriale destra.
Faceva parte della routine controllare nella cartella clinica se il paziente
aveva accusato anche dei disturbi allo stomaco (che io avevo mal interpre-
tato come "sintomo d'accompagnamento" dell'angina pectoris dell'ulcera
delle arterie coronariche). Giustamente, nella maggior parte dei casi notai
che il paziente aveva accusato "anche" dei pesanti disturbi allo stomaco,
coliche, vomito, feci catramose e simili, che venivano considerati da tutti i
medici come una "sindrome gastro-cardiale" imputabile ai dolori cardiaci.
Se ora consideriamo la realtà dell'ulcera vediamo che è una riduzione di
tessuto. Troviamo un processo analogo in tutti i carcinomi dell'epitelio pavi-
mentoso (mucosa della bocca, mucosa intrabronchiale, mucosa coronarica,
mucosa vaginale e dell'orifizio dell'utero, mucosa della vescica e del retto,
qui nella vescica e nel retto mescolata con polipi che appartengono all'epi-
telio intestinale endodermico e hanno tessuti adenocarcinomatosi!).
Non ci può essere alcun dubbio: l'ulcera gastrica e quella duodenale rien-
trano fra le ulcere dell'epitelio pavimentoso, sono di origine ectodermica,
hanno il loro centro di relè nel giro postcentrale laterale retroinsularmente
a destra, sono un disturbo tipicamente legato al comportamento maschile.

La cosa non è affatto così difficile da capire: nell'esofago inferiore, nella pic-
cola curvatura dello stomaco, nel piloro allo sbocco dello stomaco e nel
bulbo duodenale come pure nel dotto pancreatico, nel coledoco e nei dotti
epatici si sovrappongono due formazioni epiteliali: l' epitelio intestinale,
che evolutivamente deriva dall'endoderma, cioè il foglietto embrionale
interno, e appartiene al tratto gastro-intestinale e ha i suoi centri di relè nel
tronco cerebrale, nonché l'epitelio pavimentoso più recente, che appartie-
ne all'ectoderma, al foglietto embrionale esterno e ha il suo centro di relè
nel neoencefalo.
Ecco il perché dei dolori nell'ulcera dello stomaco o del duodeno e nella
colica biliare. Parimenti l'innervazione (migrata insieme) delle cellule di
Langerhans proviene dal mesoencefalo (le cellule di Langerhans sono

381
innervate direttamente e controllate dal mesoencefalo !) .
In passato molti autori di testi medici hanno creduto che l'acido cloridrico
dello stomaco causasse l'ulcera gastrica. Ma la grande curvatura dello sto-
maco, dove si trova la maggiore quantità di acido cloridrico, non ha mai
un'ulcera.
Inoltre l'iperacidità dello stomaco è già un segno di vagotonia, come si può
leggere in qualsiasi testo. Nessuno vuole neppure contestare che le ulcere
gastriche abbiano a che fare con dei conflitti. Ma al primo sguardo risulta
un po' difficile capire il fatto che nello stomaco insorgano due tipi diversi di
cancro, un "cancro ulcerante" e un "cancro a cavolfiore". Per l'ulcera ga-
strica è come per l'ulce ra della mucosa della bocca: delle cellule sono ulce-
rate, cioè eliminate così che il lume , vale a dire il diametro interno dell'or-
gano tubuliforme, è più grande e quindi può trasportare più sangue (vasi
coronarici), aria (bronchi) o cibo (duodeno o esofago) o su cco biliare (cole-
doco o dotti biliari intraepatici)143.
Ciò spiega la "riduzione di tessuto". Del resto l'esofago e lo stomaco hanno
il loro centro di relè e quindi il loro Focolaio di Hamer quasi nello stesso
posto. I contenuti conflittuali hanno in genere un rapporto con il territorio .

E riguardo ai carcinomi epatici? (Spesso si presentano in con comitanza con


l'ulcera gastrica).
Anche nel fegato abbiamo due tipi di tumori: quelli con riduzione di tessu-
to ch e si trovano nei dotti biliari dove arrivano le fibre nervose (sensorie) del
neoencefalo; e quelli che si trovano nel parenchima e producono grandi
adenocarcinomi al fegato nel parenchima epatico (se si tratta di uno solo si
parla di "adenocarcinoma epatico solitario"), talvolta persino dei noduli
gibbosi in prossimità della capsula epatica che spesso si avvertono bene al
tatto . Assomigliano n ell'aspetto al tumore intestinale . l.'.adenocarcinoma
epatico solitario può scomparire solo se nella fas e di riparazione viene
caseificato e demolito mediante la tubercolosi. Le caverne epatiche che re-
stano di solito collassano e si induriscono nella cosiddetta cirrosi epatica
solitaria (in linea di massima vale lo stesso processo di caseificazione per i
focolai alveolari polmonari che alla fine sono cavernizzati).

l.'.ulcera dello stomaco e del duodeno ha un'altra particolarità: dato che il


centro del relè si trova nella corteccia, dopo l'insorgenza dell'edema di con-
flittolisi essa causa un'epilessia gastrica!

(1 43} Intraepa tico =che si trova dentro il fegato.

382
Le coliche gastriche con crampi sono a mio avviso per la maggior parte dei
casi, una crisi epilettoide dopo la soluzione del conflitto. Poiché evidentemen-
te il "conflitto di stomaco diretto dal neoencefalo" è molto affine al conflitto di
territorio e sovente si presenta insieme con quello, spesso il quadro di un
infarto cardiaco è stato offuscato dal quadro clinico di una colica ga-strica.

In pochi casi drammatici si è parlato di "sindrome epato-gastro-cardiale" 144


o di "sindrome gastro-cardiale", a seconda di che cosa era coinvolto con-
temporaneamente.
Ciò va distinto dalle coliche intestinali nella fase di riparazione dopo una
paralisi intestinale muscolare (ileo paralitico). Conflitto: non poter spinge-
re avanti peristalticamente un boccone, cioè non poter digerire.
E' una cosa risaputa che in queste aree un carcinoma non si estende mai
all'organo visibilmente più vicino, non può superare il cosiddetto "confine
dell'organo". Mai vediamo un carcinoma del retto estendersi al sigma, un
carcinoma del collo dell'utero all'utero o un carcinoma ulcerante del baci-
netto renale estendersi ai tubuli collettori (endodermici) o da lì di nuovo al
parenchima glomerulare (mesodermico) dei reni o un carcinoma dell'eso-
fago superiore arrivare alla grande curvatura dello stomaco.
In queste stesse regioni cerebrali a destra periinsularmente si trovano però
anche i centri di relè per organi che parimenti hanno la mucosa di epitelio
pavimentoso, tuttavia al primo sguardo non sembrano aver nulla a che fare
con gli organi retto-vagino-vescicali: cavità orale, mucosa di esofago e
bronchi come pure la cosiddetta intima delle arterie coronarie. Organi che
a prima vista non hanno a che fare né fra di loro né con gli organi retto-
vagino-vescicali sessuali e di demarcazione del territorio.

Gli embriologi non hanno trovato sin qui contraddizioni, fino a quando non
erano ancora noti i tre livelli della Nuova Medicina Germanica. Ma da
quando dobbiamo trovare un'esatta correlazione, comprensibile sotto il pro-
filo evolutivo, fra conflitto biologico, localizzazione nel cervello e riferimen-
to nell'organo, impariamo anche a comprendere la correlazione esatta fra
localizzazione cerebrale e struttura istologica dal punto di vista evolutivo.
Ora impariamo a capire che le arterie degli archi branchiali occupano una
posizione particolare fra le arterie perché la loro intima vascolare consiste
di epitelio pavimentoso (molto sensibile!), che è correlato alla regione
periinsulare nel cervello, dunque al comportamento territoriale.

(14 4) Epato-gastro-cardiale = che interessa fegato, stomaco e cuore.

383
Ora capiamo anche perché in passato ci si è lasciati spesso indurre in erro-
re dal fatto che nel cervello le cellule gliali 14s in parte sono assai simili alle
cellule dell'epitelio pavimentoso corneoso, quando queste cellule gliali for-
mavano dei tessuti cicatriziali di glia (mesodermici). i cosiddetti "gliomi".
La pelle esterna (epidermide) è sì pure ectodermica, ma la pelle intera con-
siste evolutivamente di due pelli diverse, una più antica, la "pelle del cer-
velletto" mesodermica, l'odierna sottocute con ghiandole sudoripare e
sebaceee e percezione grossolana degli stimoli, e la "pelle del neoencefa-
lo" più recente (epidermide) di epitelio pavimentoso con sensibilità fine.
Sarà compito di altri ricercatori e interpreti chiarire i dettagli in modo
inconfutabile. Ma ciò non modificherà affatto il sistema stesso.
Gli organi diretti dal neoencefalo e dal paleoencefalo si comportano in
modo esattamente opposto fra loro rispetto alla proliferazione e alla riduzio-
ne cellulare durante la fase simpaticotonica e vagotonica.
Mentre gli organi diretti dal paleoencefalo causano proliferazione cellulare
nella fase di conflitto attivo, gli organi diretti dal neoencefalo causano ridu-
zione cellulare nella fase di conflitto attivo.
Nella fase di riparazione vagotonica avviene esattamente il contrario, cosa
che sinora non si sapeva, nessuno lo aveva mai sospettato.
Dato che ogni proliferazione cellulare era considerata tumorale, compresa
la proliferazione cellulare, ricostitutiva del tutto normale per il gruppo rosso
(neoencefalo) nella fase di riparazione, cioè il nuovo riempimento delle
necrosi dell'organo (per esempio callo - sarcoma dopo osteolisi ossea) pro-
prio come la moltiplicazione cellulare del gruppo giallo (paleoencefalo)
(per esempio cancro dell'intestino crasso) nella fase di conflitto attivo,
ovviamente nessuno scienziato onesto riusciva a trovare un senso o qual-
che caratteristica comune in tutta la faccenda.

I meno seri erano quelli che fingevano che ci fosse un tratto comune fra
questi due gruppi affatto contrari. A parte il fatto che entrambi i gruppi a un
certo punto mostrano divisione cellulare, sebbene in fase diversa e quindi
ovviamente per motivi del tutto differenti, queste due divisioni cellulari di
diverso tipo non avevano davvero niente in comune, ma erano di fatto asso-
lutamente opposte.
Ma di ciò non si era accorto nessuno,
1. perché nessuno si era interessato di psiche e conflitti, né tantomeno di
conflitti puramente biologici, in relazione al cancro. Si credeva piutto-
sto di potersi fidare di "fatti" istologici presunti (maligno-benigno).
(145) Cellule gliali = cellule di tessuto connettivo.

384
2. Perché nelle TAC del cervello si cercavano dogmaticamente solo tumori
cerebrali e metastasi, invece di individuare i relè nel computer del no-
stro cervello.
Non si voleva sapere assolutamente nulla dei Focolai di Hamer, perché
avrebbero certo "buttato all'aria l'intera medicina".
3. Perché non si era mai stretta la mano una volta con consapevolezza al
malato di cancro o di malattie oncoequivalenti.
Se lo si fosse fatto con il cuore, si sarebbe dovuto notare che il gruppo
giallo del paleoencefalo ha sempre proliferazione cellulare con mani
fredde, per contro il gruppo rosso del neoencefalo mostra sempre proli-
ferazione cellulare (di riparazione) con mani calde o tiepide. Sarebbe
stato davvero così semplice! .

Anche nella presunta "chemioterapia" citostatica non si sapevano distin-


guere le diverse appartenenze ai foglietti embrionali.
Prima o poi qualche oncologo avrebbe dovuto capire che con la chemio, al
limite, si poteva ottenere un effetto solo nella fase di riparazione, appunto
solo un arresto del processo di riparazione.
Nelle fasi di conflitto attivo invece la chemio-pseudoterapia, che agisce in
senso fortemente simpaticotonico, rafforza il progredire della proliferazione
cellulare cancerosa.
Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie oncoequivalenti non vale
solo per le malattie cancerogene, ma, come tutte le 5 leggi biologiche, pra-
ticamente per tutte le malattie che si conoscono.
Chiamiamo "malattie oncoequivalenti" le patologie che non mostrano
alcun tumore o necrosi da cancro nella fase di conflitto attivo (in realtà
dovremmo dire "programmi biologici speciali oncoequivalenti"), di cui si
tratterà nel capitolo seguente.

16.6 Le malattie oncoequivalenti (ora "programmi speciali


biologici e sensati oncoequivalenti")

Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie oncoequivalenti non si


limita, come detto, alle malattie cancerogene, ma è valido anche per i cosid-
detti "oncoequivalenti".
La cosa particolare delle malattie oncoequivalenti:
nel gruppo giallo del paleoencefalo tutte la malattie sono identiche al can-
cro e alla relativa fase di riparazione, se questa ha luogo. Il "se ha luogo"
significa che essa non si verifica obbligatoriamente, ma solo se avviene una

385
soluzione del conflitto, altrimenti la fase di conflitto attivo termina con
cachessia 146, inanizione e morte del paziente oppure il paziente trova un
modus vivendi in forma di un conflitto in sospeso. Anche la bifasicità delle
malattie dipende, per quel che riguarda la sua seconda fase o seconda
parte, dalla soluzione del conflitto.

Per gli organi del paleoencefalo non ci sono malattie oncoequivalenti, ma solo
cancri e, in caso positivo, la fase di riparazione dopo la soluzione del conflitto.

Neppure per gli organi mesodermici diretti dal neoencefalo (ossa, tessuti
connettivi, linfonodi ecc.) ci sono malattie oncoequivalenti, ma solo cancro
in forma di necrosi, osteolisi, lacune nei tessuti, in breve riduzioni cellula-
ri, come pure, nel caso positivo di una conflittolisi, c'è una fase di riparazio-
ne con ricostituzione del tessuto mancante.

Troviamo le malattie oncoequivalenti esclusivamente fra le malattie organi-


che ectodermiche dirette corticalmente, e anche lì solo per una porzione di
quegli organi. Ciò nonostante sono molto numerose.

La definizione dice:
le "malattie oncoequivalenti" (speciali programmi oncoequivalenti) o an-
che in breve "oncoequivalenti" sono malattie ectodermiche dirette cortical-
mente ovvero speciali programmi biologici sensati che seguono esattamen-
te le 5 leggi biologiche, ma invece di una riduzione di sostanza cellulare o
parenchimatosa 141 mostrano una sensata riduzione o blocco funzionale. Ne
fanno parte le paralisi motorie e sensoriali, il diabete, l'insufficienza di glu-
cagone, i disturbi della vista e dell'udito con i loro relativi conflitti e Focolai
di Hamer nel cervello nonché, nel caso in cui si arrivi a una soluzione del
conflitto, la fase di riparazione con i suoi sintomi e complicazioni (talvolta
anche letali).
Benché le cellule dell'organo non si riducano nel caso di malattie oncoequi-
valenti, appaiono però comunque in certa misura modificate, come pure
sono modificate le zone cerebrali pertinenti (Focolai di Hamer). (Per esem-
pio insulomi nel pancreas per diabete o insufficienza di glucagone).
Nonostante la loro alterazione, queste cellule anche dopo molti anni di atti-
vità conflittuale risultano in grado, ad avvenuta soluzione del conflitto, di
ricostituire in parte la loro funzionalità.

(146) Cachessia = deperimento.


(147) parenchimatoso = rela!ivo al tessuto specifico di un organo.

386
Riassunto:
con le 3 leggi biologiche possiamo capire le cause, la base di ogni evento
naturale nella medicina:
siamo in grado di comprendere che gli speciali programmi biologici sensa-
ti dei singoli foglietti embrionali sono di regola dei processi programmati
nel nostro cervello molti milioni di anni fa, per noi e per tutte le altre crea-
ture, e che avvengono da milioni di anni sempre nello stesso modo o in
modo analogo, ma per noi decorrono come speciali programmi biologici
sensati.
Possiamo comprendere che tutti i tessuti con uguale formazione istologica
anche nel cervello hanno i loro relé direttivi molto ravvicinati, proprio come
i relativi conflitti biologici sono psichicamente molto affini.
Ora siamo in grado di capire perché dei processi sensati vengono messi in
atto da madre natura con mezzi del tutto diversi, proprio perché esistono
foglietti embrionali differenti.
Riusciamo ora a capire perché non era mai stata appurata l'origine del can-
cro, dato che non si conoscevano questi nessi e soprattutto il meccanismo
di genesi evolutiva dei nostri programmi conflittuali biologici. Pertanto
nella nostra ignoranza avevamo sempre creduto che il cancro non fosse
comprensibile, ma fosse semplicemente "maligno", un evento selvaggio
con proliferazione incontrollata, che nessuno riusciva a spiegarsi. Nulla di
tutto ciò era vero!
Il cancro e le altre cosiddette "malattie", che ora intendiamo come parte di
un programma speciale, biologico e sensato (SBS), sono la cosa più logica
e chiaramente comprensibile che sia mai esistita. Esso segue le cinque
leggi naturali biologiche che sto per mostrare, fortunatamente scientifiche,
a fronte delle numerose ipotesi non dimostrate e indimostrabili chiamate
dagli ignoranti in modo altisonante "medicina classica" .

16.7 Perché non possono esistere le metastasi

Come avete letto, cari lettori, nel capitolo precedente, il cancro e ogni cosid-
detta malattia, cioè ogni programma speciale della natura, sono degli even-
ti che si manifestano secondo regole ben precise.
Con i tre livelli della psiche, del cervello e dell'organo la Nuova Medicina
si rende comprovabile e riproducibile; i 3 livelli costituiscono di fatto un si-
stema sovradeterminato : se conosco bene anche un solo livello (per esem-
pio il livello psichico dei conflitti biologici), sono in grado di dedurre e
determinare gli altri due livelli.

387
Riguardo alla rigorosa regolarità dei processi sui tre livelli considerati e
quindi alla riproducibilità della Nuova Medicina Germanica ci si può espri-
mere con una formula come segue: esistono 3 livelli (psiche, cervello, orga-
ni), che decorrono in modo sincrono, e ci sono 2 fasi di malattia (se il con-
flitto viene risolto), inoltre prima della fase di conflitto attivo simpaticotoni-
ca una fase di normalità e alla fine della fase di riparazione vagotonica di
conflitto risolto una fase di rinormalizzazione. Dunque non solo abbiamo 4
fasi per i tre livelli, ma in più 3 punti importanti (DHS, CL e crisi epilettoi-
de) presenti ogni volta per i 3 livelli, in totale 21 criteri che possiamo esa-
minare singolarmente secondo le 5 leggi biologiche naturali.
Ma poiché le 5 leggi biologiche contengono complessivamente per lo meno
6 criteri, compresi i criteri istologici, i criteri cerebral-topografici, organo-
topografici, microbici e di colorazione conflittuale, per ogni singolo caso si
ottengono, se si può fare un'indagine fitta su tutti i tre livelli, 126 fatti
dimostrabili e riproducibili.
E' altamente improbabile che un singolo caso possa presentare contempo-
raneamente questi 126 fatti riproducibili in modo del tutto casuale, perché
allora dovrebbe trattarsi di un caso qualunque trovato in milioni di casi pos-
sibili.
Se però il paziente ha già solo due malattie, che forse decorrono in parte
parallelamente o successivamente, allora i fatti riproducibili aumentano già
a 252. Ma l'improbabilità sale a valori astronomici!
Quale criterio estremamente importante si deve anche tenere conto del
fatto che la localizzazione dei Focolai di Hamer nel cervello è prestabilita.
Ciò significa che il relè, uno delle molte centinaia di relè possibili, è già
prestabilito. E questo relè (in caso di malattia, Focolaio di Hamer) deve
avere proprio la formazione che appartiene alla fase corrispondente. Una
simile probabilità anche solo per un singolo caso è già estremamente bassa.
Spesso i pazienti hanno più cancri o paralisi, diabete e simili e per ogni sin-
gola malattia si devono soddisfare tutti i criteri ... !
Inoltre in base al sistema ontogeneticamente condizionato dei tumori e
delle "malattie" oncoequivalenti si aggiunge ancora la corrispondenza filo-
genetica dell'insorgere di ogni cosiddetta malattia, per quanto riguarda la
formazione istologica, la localizzazione cerebrale e anche il particolare
senso biologico di ciascun programma speciale.

Nella Nuova Medicina non esistono cose illogiche, ma al contrario solo


cose estremamente sensate! Così con le sue acrobazie fideistiche la medi-
cina ufficiale parla, a dir poco in modo avventuroso, di cellule cancerogene

388
maligne impazzite, che crescono senza controllo e formano tumori secon-
dari, le presunte metastasi: rispetto al tema delle metastasi la dottrina uffi-
ciale afferma notoriamente che a partire da un tumore primario (sulle cui
cause effettive si specula, dal fumo all'alimentazione, agli agenti cancero-
geni, ai virus, a geni maligni ereditari) le cellule vengono trasferite ovvero
disseminate attraverso i vasi sanguigni o linfatici. La cellula "maligna" si
insedierebbe in un organo nuovo e vi formerebbe una "metastasi".

Sorgono alcune domande a cui, cari lettori, probabilmente voi stessi potete
rispondere.
Prima domanda: l'unico percorso nel corpo che porta alla periferia passa
attraverso le arterie. Si parla di "disseminazione ematogena", dunque di
trasporto nei vasi sanguigni, delle presunte metastasi. Però mai nessuno
scienziato ha avuto ancora la fortuna di trovare una cellula cancerogena nel
sangue arterioso, in migliaia di prove fatte.
Come spiega ciò la medicina tradizionale?
Seconda domanda: tutti i patologi ammettono che in linea di principio lo
stesso tipo di cancro si forma sempre nel medesimo punto del corpo. Per
esempio, i focolai tondi polmonari (nel conflitto di paura della morte) sono
sempre degli adenocarcinomi sotto l'aspetto istologico. Nessuno può distin-
guere un cosiddetto "carcinoma primario" da un "carcinoma secondario",
cioè da una "metastasi".
Se è così, allora tutte le cellule cancerogene, mai ritrovate nel sangue arte-
rioso, dovrebbero essere così astute da sapere fulmineamente in pochi
secondi dove sono arrivate e formare lì il carcinoma consueto per quell'u-
bicazione. Ad esempio un adenocarcinoma del fegato che cresce a forma di
cavolfiore produce dunque nelle ossa, all'improvviso, una "metastasi
ossea", cioè si formano dei buchi per arrivare a costituire infine nel polmo-
ne delle "metastasi" compatte di tipo adenocarcinomatoso! Dunque non
solo dobbiamo presumere una triplice metamorfosi, ma anche un triplice
cambiamento di appartenenza al relativo foglietto embrionale, per non par-
lare del "cambiamento strada facendo" nella correlazione delle cellule con
il relativo relè cerebrale! Per dirla in breve: un maiale genera un vitello e il
vitello una pecora! Come spiega ciò la medicina tradizionale?
Terza domanda: i neuroistopatologi sono concordi nel dire che le cellule
nervose cerebrali o i gangli nervosi possono moltiplicarsi tutt'al più fino ai
primi tre mesi di vita. Le cellule di glia, il cosiddetto tessuto connettivo cere-
brale, che non ha alcuna funzione nervosa, ma solo funzione nutritiva, di

389
sostegno e di cicatrizzazione, può proliferare analogamente al tessuto con-
nettivo del corpo quando forma delle cicatrici. Ora, se le cellule cerebrali
non possono più moltiplicarsi, che cosa sono allora i "tumori cerebrali"
ovvero le "metastasi cerebrali"?
I neuroistopatologi concordano sul fatto che per un cosiddetto "tumore
cerebrale" si può sempre accertare la sua derivazione istologica. Di conse-
guenza, nello stesso posto c'è sempre, in linea di massima, lo stesso tipo di
tessuto cerebrale, anche quando esso sia un po' modificato dalle condizio-
ni di una DHS con relativa fase CA. Ma sempre si riconosce esattamente a
che cosa appartiene. Ora sappiamo dal prof. Pfitzer (vedi capitolo 10) che le
cicatrici di glia ovvero i gliomi polimorfi mostrano sovente delle somiglian-
ze con determinati cancri organici, le cellule dunque sembrano spesso mor-
fologicamente simili.
I tumori cerebrali, nel senso vero della parola, non possono per definizione
esistere.
Per quanto riguarda le "metastasi cerebrali" , la medicina classica pretende
dogmaticamente che una cellula maligna di metastasi, proveniente dall'o-
vaio, passando lungo il percorso mai verificato dentro il sangue, si stabilisca
nel cervello e lì formi un piccolo ovaio! Piccole ovaia e testicoli nel cerve-
llo: può una cosa del genere aver davvero a che fare con la scienza?
Quarta domanda: se si separa un organo dal cervello (per esempio con un
campione prelevato dallo stomaco), non si può più indurvi un cancro anche
applicando centinaia di presunti "carcinogeni". Nemmeno se si applicano
localmente i "carcinogeni" in elevatissime concentrazioni.
Come si spiega questo fatto?
Quando si è voluto dimostrare di poter indurre il cancro nei ratti con la for-
maldeide, quest'ultima, di cui i ratti hanno un grande terrore, era stata
appunto spruzzata sul loro muso a una concentrazione altissima, ripetendo
quotidianamente per un anno intero. Cominciate a rendervi conto?
Quinta domanda: è universalmente noto che per cento pazienti per i quali
viene eseguita una radiografia nel giorno della diagnosi del cancro, circa il
98% delle immagini non mostra alcuna "metastasi polmonare".
Ma in quel giorno al paziente viene anche detta tutta la presunta "verità".
Per la maggior parte dei pazienti si tratta, come essi stessi dicono, di un
terribile choc, di una DHS. Alcuni si riprendono perché, ad esempio, hanno
delle persone care vicine.
Nel 30-40% dei casi con la medicina classica troviamo degli adenocarcino-
mi polmonari già a partire da tre a quattro settimane più tardi. Capite? La
medicina tradizionale come si spiega questo ricorrente fenomeno?

390
Negli animali non vediamo simili "metastasi polmonari".
Il primario di Klagenfurt in una conferenza a cui ero presente nel 1991
disse: "Il dott. Hamer dice che gli animali hanno la fortuna di non capire
quanto dicono i primari (qui si intende la prognosi) e per questo motivo non
hanno metastasi."
La mia risposta fu: "Professore, per la prima volta oggi lei mi ha citato cor-
rettamente. Sembra che lei stia per capire la Nuova Medicina Germanica".

391
17. IL SISTEMA DEI MICROBI CONDIZIONATO
ONTOGENETICAMENTE
LA QUARTA LEGGE BIOLOGICA DELLA
NUOVA MEDICINA GERMANICA

Correlazioni fra
CERVELLO - FOGLIETTO EMBRIONALE - MICROBI

ECTODERMA

MESODERMA

Funghi ,
ENDODERMA Micobatteri
© Dr. med. Mag. theol Ryke Geerd Hamer TBC

Nell'immagine a sinistra si vede un disegno schematico del cervello e a destra i


microbi corrispondenti, che alla soluzione del conflitto iniziano a lavorare su
comando del cervello.
I funghi e i micobatteri (giallo), i microbi più antichi del nostro organismo, ela-
borano solo i tumori diretti dal tronco cerebrale degli organi dell'endoderma
(foglietto embrionale interno), owero demoliscono quelli che prima avevano
causato proliferazione cellulare, per esempio i tumori intestinali, nonché i tumo-
ri diretti dal cervelletto degli organi del mesoderma-cervelletto (foglietto embrio-
nale medio), che pure avevano causato proliferazione cellulare, per esempio un
tumore nella mammella femminile, dunque riducono tutti i tumori che sono
diretti dal paleoencefalo.

I virus, in qualità di microbi più recenti (rosso) elaborano esclusivamente le ulce-


re dirette dalla corteccia cerebrale degli organi dell'ectoderma (foglietto embrio-
nale esterno), per esempio nell'ulcera della mucosa nasale.
Fra questi i batteri (arancione) elaborano in parte sia i tumori diretti dal cervelletto

393
degli organi del mesoderma (foglietto embrionale medio), dove demoliscono le
cellule, sia le necrosi dirette dalla sostanza bianca degli organi del mesoderma
(foglietto embrionale medio), dove i batteri contribuiscono a ridurre e a ricostrui-
re cellule, per esempio nelle ossa.

Il sistema ontogeneticamente condizionato dei microbi non è una teoria o


un'ipotesi, bensì è una scoperta empirica. Il principio era di fatto del tutto
semplice.
Dopo che avevo scoperto il sistema ontogenetico dei tumori e delle malat-
tie oncoequivalenti, il "sistema ontogeneticamente condizionato dei micro-
bi" doveva per forza cadermi nelle mani come un frutto maturo, a meno che
fossi del tutto cieco.
Infatti dopo avere capito che la biologia dell'uomo e dell'animale non è
affatto così insensata e priva di sistematica come si pensava, con il cancro
che cresce all'impazzata e con microbi che disturbano senza nessun senso
e nessuna finalità, ovviamente incominciai a cercare un sistema per tutta la
mia Nuova Medicina Germanica.
Obbligatoriamente dovevo imbattermi nelle seguenti leggi:

1. la suddivisione dei microbi in funghi e micobatteri - batteri - virus,


corrisponde alla loro età ontogenetica e filogenetica 14s:
funghi e micobatteri (TBC) sono i microbi più antichi o arcaici corris-
pondendo evolutivamente "all'antichità", al "modello del paleoencefalo".
I batteri sono i microbi "medioevali", pur appartenendo già al modello
del neoencefalo, più precisamente della sostanza bianca. Fanno anche
già parte "dell'età moderna".
I virus sono i microbi più recenti, una via di mezzo fra la materia viven-
te e quella inanimata. Appartengono al modello della corteccia cerebra-
le, dunque anche dal punto di vista evolutivo al "presente".

2. La suddivisione dei microbi dipende anche dall'appartenenza al fogliet-


to embrionale dell'ambito organico che essi "elaborano".
a) I funghi e i micobatteri (TBC) elaborano tutti gli organi diretti dal
paleoencefalo, cioè gli organi endodermici e quelli diretto dal cervellet-
to dell'antico mesoderma, solo con riduzione cellulare!

(148) filogenesi = storia dello sviluppo evolutivo delle specie .

394
b) I batteri sono attivi negli organi diretti dalla sostanza bianca del gio-
vane mesoderma, con riduzione e ricostituzione cellulare!
c) I virus sono attivi negli organi diretti dalla corteccia cellulare dell'ec-
toderma, solo con ricostituzione cellulare!
Tutti i microbi lavorano in modo sensato e sono biologicamente correla-
ti con l'organismo ospite, come detto, esclusivamente negli organi a cui
appartengono rispetto alla loro genesi, al foglietto embrionale e al cer-
vello. Per "cervello" si intende, nell'uomo e nell'animale, il cervello della
testa, mentre nelle piante è presente solo il cervello dell'organo che però
è sufficiente per tutte le funzioni.

3. Modo di lavorare e di riprodursi dei microbi:


tutti i microbi, senza eccezioni, "lavorano" esclusivamente nella fase di
riparazione post-conflittolitica, dall'inizio della conflittolisi fino al termine
della fase di riparazione; non sono attivi né prima né dopo. Sinora erano stati
considerati prima della fase di riparazione dei cosiddetti "germi apatoge-
ni" 149, mentre durante la fase di riparazione erano ritenuti dei "germi virulen-
ti" 150 e dopo la fase di riparazione di nuovo degli innocui germi "apatogeni".
a) I microbi pertinenti agli organi del foglietto embrionale interno, che
nei cefalofori 151 sono diretti dal tronco cerebrale, i funghi e nell'uomo
soprattutto i micobatteri (TBC e lebbra) e gli stessi micobatteri diretti dal
cervelletto relativi agli organi dell'antico foglietto embrionale medio,
vale a dire i micobatteri diretti dal paleoencefalo, si moltiplicano nel
modo seguente: i funghi e i micobatteri presenti soprattutto nell'uomo si
riproducono nella fase simpaticotonica di conflitto attivo, allo stesso
ritmo e con la stessa intensità delle nuove cellule tumorali, che si origi-
nano per mitosi, nello speciale programma biologico sensato dell'orga-
nismo ospite. Rimangono a disposizione in attesa di chiamata nell'orga-
nismo ospite per tutta la durata della fase di conflitto attivo (fase CA). In
questa fase simpaticotonica, di conflitto attivo, sono "inattivi", o come
abbiamo detto prima "apatogeni" o" non virulenti".
Nell'istante della conflittolisi sono presenti tutti i micobatteri acidoresi-
stenti (TBC) che occorrono per poter demolire e caseificare nella fase
PCL, rapidamente e senza problemi, il tumore cresciuto nella fase CA
del SBS.

(149) apatogeno =che non causa malattia.


(150) virulento = contagioso, tossico.
(151) cefalofori = organismo provvisti di capo.

395
Grazie alla diversa struttura genetica delle cellule tumorali destinate a
un uso singolo rispetto a quella delle cellule organiche autoctone, che
devono continuare a essere presenti, i micobatteri sanno riconoscere con
precisione quali devono distruggere e quali non devono invece attacca-
re (appunto le autoctone).
Su questa diversità genetica delle "cellule tumorali ad uso specifico
unico" i medici tradizionali hanno ideato una "malignità" genetica delle
cellule tumorali, cosa del tutto insensata!
b) I batteri pertinenti agli organi diretti dalla più recente sostanza cere-
brale del foglietto embrionale medio (mesoderma recente) possono lavo-
rare correggendo mediante demolizione (osteomielite) e "ricostituendo"
con ricalcificazione ossea.
La moltiplicazione dei batteri avviene, diversamente dai micobatteri che
lavorano per gli organi diretti dal paleoencefalo, non nella fase di con-
flitto attivo, bensì esclusivamente nella fase PCL, in vagotonia!
Mentre i micobatteri praticamente non si lasciano coltivare su substrato
agar, perché sono sollecitati alla moltiplicazione dal paleoencefalo nella
fase CA, i batteri si possono far crescere bene su substrati di agar in
incubatrice, seppure non credo altrettanto bene come nell'organismo. Le
penicilline, un prodotto metabolico dei funghi, sono efficaci solo contro
i batteri e da questi si difendono danneggiandoli o persino uccidendoli.
e) I virus, pertinenti agli organi più recenti diretti dalla corteccia cere-
brale del foglietto embrionale esterno (ectoderma) lavorano esclusiva-
mente nella fase PCL e solamente con ricostituzione cellulare!
La loro riproduzione ovvero moltiplicazione avviene nella fase PCL.
Anche questi praticamente non si possono coltivare, tranne che nelle
cosiddette culture vive, per esempio su uova di gallina fecondate, dove
in pratica si causa un conflitto agli embrioni dei pulcini rendendo possi-
bile osservare l'entusiasmante spettacolo di come si riproducono i virus
nella fase PCL. I virus ottimizzano il processo restitutivo delle alterazio-
ni ulcerose della pelle e delle mucose. La fase di riparazione avviene più
repentinamente, ma in senso biologico meglio rispetto a quanto acca-
drebbe in assenza di virus. Per una cosiddetta "malattia virale" più
correttamente si dovrebbe dire: se la fase di riparazione di un SBS è
avvenuta fortunatamente in presenza del virus corrispondente, riman-
gono i cosiddetti "anticorpi".
Anche questa espressione, nel caso dei virus, non è corretta. Si dovreb-
be dire "corpi che hanno memoria del virus". La realtà infatti è che il
virus alla seconda volta viene salutato gioiosamente dall'organismo co-

396
me "vecchio conoscente" e la fase PCL decorre senza problemi e meno
drammaticamente. Così dobbiamo imparare a guardare con una diversa
prospettiva in molti campi.

4. Il lavoro dei microbi in dettaglio:


tutti i microbi sono specializzati, non solo rispetto agli organi in cui sono
attivi, ma anche rispetto al tipo e al modo in cui lavorano.
a) Funghi e micobatteri (TBC) sono "ripulitori", cioè eliminano i tumori
diretti dal tronco cerebrale endodermici (adenocarcinomi) e i tumori
diretti dal cervelletto paleo-mesodermici (carcinomi adenoidei). Detto
più precisamente: essi caseificano i tumori degli organi diretti dal paleo-
encefalo a partire dall'inizio della conflittolisi, se questa si verifica.
Durante la normotonia e durante la fase simpaticotonica di conflitto atti-
vo nonché nella "normotonia ritrovata" (al termine della fase di ripara-
zione) sono "apatogeni", dunque "innocui". Sono pure apatogeni, inno-
cui, per tutti gli altri organi!
Abbiamo visto che i batteri tubercolotici proliferano già nella fase sim-
paticotonica, di conflitto attivo, esattamente allo stesso ritmo con cui si
forma la massa delle cellule tumorali, che devono essere nuovamente
demolite dai nostri bravi aiutanti dopo la conflittolisi. Questa è la chirur-
gia della natura insuperabilmente delicata ed efficace!
Ma, diversamente dai "modelli del neoencefalo" dove abbiamo conti-
nuamente dei conflitti in sospeso, che appunto a causa della loro perma-
nenza possono consentire dei programmi biologico-sociali, nei modelli
diretti dal paleoencefalo (tronco cerebrale, endoderma e cervelletto,
mesoderma antico) si presuppone addirittura una soluzione del conflit-
to e una successiva demolizione del tumore!
Non esiste un popolo primitivo, per il quale i micobatteri tubercolosi non
sarebbero endemicamente 1s2 ubiquitari 1.53, Ma nei popoli primitivi non
esiste neppure il caso per cui un carcinoma della tiroide non verrebbe
caseificato per mancanza di micobatteri tubercolosi e facendo quindi mori-
re il "paziente" miseramente nel tipico quadro del morbo di Basedow.
Lo stesso vale per i tumori del lobo anteriore dell'ipofisi.
Che cosa se ne farebbe l'organismo umano di questa enorme quantità
di micobatteri tubercolosi, originati per mitosi e prodotti provvidenzial-
mente, ovvero allo stesso ritmo del tumore, se questi non possono ese-

(152) endemismo = presenza costante di una malattia in un territorio circoscritto.


{153) ubiquitario = diffuso ovunque, presente dappertutto.

397
guire il lavoro di sgombero per loro previsto, per il quale si sono appun-
to moltiplicati?
Del resto ciò era chiaro: per gli organi non diretti dal paleoencefalo l'or-
ganismo non può utilizzare i batteri della tubercolosi: non si conosce né
una tubercolosi dell'epitelio pavimentoso né una tubercolosi ossea o per
esempio una tubercolosi cerebrale, sebbene la medicina tradizionale si
sia immaginata che i microbi "maligni" divorino praticamente tutto ciò
che riescono a prendere.
C'è sempre stata una serie di medici che hanno creduto di avere visto
in alcuni malati di cancro funghi e batteri dentro una goccia di sangue
fresco. Sono stati derisi, ma avevano ragione. Solo non potevano mai
comprovare le loro affermazioni con il primo caso seguente perché solo
i pazienti più vecchi mostravano una cosa del genere e solo quando ave-
vano un SBS diretto dal paleoencefalo con tumore.
Li erano già nella fase di conflitto attivo, con aumento della sedimenta-
zione del sangue; in passato erano di più, oggi sono sempre di meno,
perché noi apprendisti stregoni nella nostra ignoranza abbiamo tentato
di distruggere la tubercolosi, maledicendola pure come "maligna" dato
che non avevamo capito la sua funzione.
b) I batteri sono "operai che sgomberano e ricostruiscono" nel modello
diretto dalla sostanza bianca. Ad esempio possono al tempo stesso
demolire in un punto e ricostruire in quello accanto.
In passato i chirurghi hanno pensato che le fratture ossee dovessero resta -
re "prive di germi".
Oggi invece avvitano quanto più possibile chiodi e viti infilandoli
dall'esterno in modo che molti batteri giungano all'interno e possano
ottimizzare il processo di guarigione dell'osso! Dunque per lo meno si è
notato che ciò non reca danno. I batteri non soltanto lavorano a partire
dalla conflittolisi, ma si moltiplicano solo da quel momento.
Normalmente i batteri sono attivi solo se prima c'è stato un corrispon-
dente conflitto che si è risolto. Ma i batteri che funzionano secondo lo
schema mesodermico e il tessuto connettivo mesodermico (pure diretto
dalla sostanza bianca) guariscono tutte le ferite nel nostro organismo.
Anche lì ci sono sempre dei batteri. In passato ciò si chiamava "superin-
fezione".
e) I virus sono dei veri "ricostruttori", anch'essi iniziano il loro lavoro
alla conflittolisi quando incominciano a moltiplicarsi per mitosi. I virus
nello stato biologicamente inattivo sono come morti. Solo nell'organis-
mo, quando questo ha una fase PCL diretta dalla corteccia cerebrale, e

398
cioè una fase molto speciale (per esempio ulcera dei dotti epatici e pan-
creatici nella fase PCL = epatite, precisamente epatite virale A, Bo C ... )
le particelle proteiche in precedenza morte chiamate virus agiscono
come catalizzatori allo scopo di ottimizzare il processo di riparazione,
specialmente nell'ulcera dell'epitelio pavimentoso.
Non è ancora sicuro se i virus causino anche un rigonfiamento maggio-
re per accelerare la guarigione. Molte cose fornirebbero indicazioni in
tal senso.
Poiché numerosi organi di forma tubolare sono rivestiti di epitelio pavi-
mentoso (diretti dalla corteccia cerebrale), spesso ci sono delle compli-
cazioni quando questi organi tubolari, come bronchi, arterie o vene
coronarie, dotti epatici, dotti pancreatici o dotti degli archi branchiali (gli
antichi dotti branchiali del collo e del mediastino) si gonfiano e quindi
si occludono temporaneamente, cioè sono ostruiti.
Questa situazione "temporanea" può durare per mesi. In alcuni casi il
bronco può anche restare del tutto occluso. Dietro il blocco causato dal
rigonfiamento della mucosa si forma allora la cosiddetta atelettasia, un
ramo bronchiale vuoto d'aria che nella radiografia appare più denso,
cioè bianco rispetto alle altre porzioni polmonari colme d'aria. Questa
atelettasia polmonare viene erroneamente considerata dalla medicina
tradizionale come tumore bronchiale. Purtroppo, perché l'unica cosa qui
colpita sono le ulcere (riduzione di mucosa) del bronco, che appunto
guariscono, altrimenti il bronco non sarebbe "chiuso" e non si vedreb-
bero le atelettasie.
I dotti epatici, che pure sono rivestiti di epitelio pavimentoso e si modi-
ficano con ulcere nel conflitto di rancore nel territorio, in modo che il
flusso della bile venga migliorato grazie a un diametro interno maggio-
re (= senso biologico), si chiudono anch'essi a causa del gonfiore. Di
conseguenza la bile si accumula, non può più scorrere se molti dotti
biliari sono interessati contemporaneamente, e il paziente diventa gial-
lo: ittero, urina scura, feci di colore giallo chiaro per mancanza del colo-
re della bile.
Anche quando non sono presenti virus (epatite non A, non B, non C) si
tratta pur sempre di epatite, ma questa non guarisce "in modo regolare".
Quindi non sono i virus a causare l'epatite, come noi sagaci medici ave-
vamo creduto nella nostra visione ridotta, bensì il nostro organismo si
serve di loro, se sono presenti, allo scopo di ottimizzare il processo di
riparazione.

399
5. Il controllo dei microbi
Il controllo dei microbi, che sono nostri aiutanti e simbionti, avviene tra-
mite il cervello. I microbi non lavorano contro di noi, ma per noi, come
nostri fedeli collaboratori da milioni di anni nel corso della nostra storia
evolutiva.
Insieme con la programmazione dei nostri organi nei diversi relè cere-
brali del computer cervello sono stati inseriti nel programma anche i
nostri fedeli aiutanti specializzati, i microbi. Si può ben parlare qui di
"simbiosi". Ogni tipo di microbo ha la propria sfera di lavoro particola-
re. Ci sono microbi molto specializzati e altri in grado di attivarsi sosti-
tutivamente in più ambiti. Ma tutti restano entro i limiti del foglietto
embrionale. Naturalmente ci sono delle piccole sovrapposizioni, ma
sono sorprendentemente poche.
6. Processo di riparazione senza microbi
Se non sono presenti dei "microbi specializzati", la fase di riparazione
ovviamente avviene comunque, ma non in modo biologicamente ottimale!
Cioè per esempio: un conflitto di paura della morte con focolai polmo-
nari guarisce dopo la soluzione del conflitto con il Mycobacterium tuber-
colosis per caseificazione, espettorazione e cavernizzazione dei focolai,
per contro gli stessi adenocarcinomi senza micobatteri tubercolosi ven-
gono semplicemente incapsulati cicatrizzandosi, ma non vengono
demoliti. Dal punto di vista della funzionalità biologica però è chiara-
mente preferibile la formazione di caverne dopo la caseificazione e l'es-
pettorazione del tumore. Ciò dicasi analogamente anche per tutti gli
altri microbi.
Pure le ulcere dei dotti biliari intraepatici guariscono, dopo la soluzione
del conflitto, anche senza la presenza di virus (epatite non A, non B, non
C) . Ma in presenza del cosiddetto virus dell'epatite A o virus dell'epati-
te B. il decorso è più intenso e breve, offre biologicamente una maggio-
re probabilità di sopravvivenza che non senza virus. Dunque non sono i
virus a causare l'epatite, ma il nostro organismo si serve di loro, se sono
presenti, per migliorare il processo di riparazione.
7. Epidemie e pestilenze
Proprio come ci è stata instillata la paura del cancro, perché è "maligno" ,
così abbiamo sempre avuto paura anche dei "microbi maligni".
Ora nel caso delle pestilenze la paura non è del tutto immotivata. Ma ciò
non dipende affatto dai microbi, bensì dalla civilizzazione e anche qui,
di nuovo, dai numerosi errori della nostra cultura.

400
In sostanza ci sono due possibilità nel caso dei microbi: o i microbi sono
tutti endemici (per una certa regione), cioè ognuno li possiede, (nessu-
no può ricevere dei microbi "nuovi", perché già si hanno tutti quelli che
si possono avere in quella regione) oppure: con "l'igiene", l'isolamento
e le vaccinazioni si impedisce che le persone subiscano i microbi o le
loro conseguenze come tossine ecc ...
La cosiddetta civilizzazione persegue la seconda via.
Ci siamo resi conto che abbiamo decisamente bisogno dei nostri amici
microbi, perché senza di loro i programmi speciali biologici sensati non
possono avere un decorso completo, cosa che in molti casi può provoca-
re la morte. I microbi quindi sono una componente necessaria, irrinun-
ciabile per il funzionamento del nostro organismo nei nostri programmi
speciali (SBS). Sappiamo che i colibatteri del nostro intestino sono dei
simbionti, ma anche gli altri microbi in sostanza lo sono ! Ma lo vediamo
e capiamo solo quando in noi è in corso un tale programma SBS, o
appunto non può svolgersi nel modo giusto per carenza dei microbi
necessari.
In natura, negli animali o nei popoli primitivi, una cosa simile pratica-
mente non accade.
I programmi del nostro organismo, intendendosi i programmi biologici,
non avevano previsto la civilizzazione.
Ad esempio, riguardo al cosiddetto "pericolo di infezione", in particola-
re con i microbi esotici, possiamo dire: proprio come il nostro organis-
mo o il nostro cervello computer non ha un programma per le automo-
bili, gli aeroplani o i televisori e come il capriolo non ha alcun program-
ma per le pallottole che, sparate con il fucile a cannocchiale, arrivano a
due chilometri di distanza, così il nostro computer cervello non è prepa-
rato per uno spostamento di migliaia di chilometri compiuto in poche
ore, in zone a clima del tutto diverso e con altri microbi. Ciò che è del
tutto normale per gli abitanti dell'Africa centrale, perché sin dall'infan-
zia hanno vissuto lì e vi si sono abituati, non è affatto normale per noi
visitatori.
Un esempio è il morbillo per noi innocuo, di cui ci ammaliamo in genere
da bambini. In verità il virus del morbillo viene trasmesso, ma colpisce
solo quello o il bambino che ha fatto prima il corrispondente conflitto e
ora si trova proprio nella fase di riparazione. Nel caso del morbillo dun-
que un conflitto riguardante le cavità orali o paranasali (ad esempio
"questo mi puzza").

401
Quando il morbillo fu trasportato in America, morirono molte migliaia di
indiani adulti miseramente, ma nessun bambino. Ogni medico in
Europa sa che anche per noi una prima "infezione" di morbillo in un
adulto può avere esito mortale. Nei bambini invece è sempre innocua.
La stessa cosa accade a rovescio con il colera e la febbre gialla.
Diciamo allora che la popolazione dell'America centrale è completa-
mente "contaminata''. Se i microbi fossero pericolosi, come hanno fino-
ra sostenuto la nostra medicina igienista e i nostri batteriologi, allora
nessun pellegrino potrebbe fare un bagno nel Gange, gli abitanti dei
bassifondi non potrebbero sopravvivere. A questi ultimi manca il cibo,
ma solitamente non muoiono per i microbi.
Se si fa un cosiddetto "striscio orale" e vi si analizzano i batteri, si
trova che una "persona sana" ha quasi tutti i tipi di batteri che si mani-
festano su di noi. Questi vengono considerati "apatogeni", cioè innocui.
Nelle fasi PCL, che sinora abbiamo chiamato malattie infettive, troviamo
una varietà moltiplicata di questo stesso insieme. Subito diciamo che
questi (stessi) microbi sono ora "patogeni", dunque pericolosi per la
salute.

Dobbiamo ora chiarirci due questioni:


1. che cos 'è ciò che in passato abbiamo chiamato "malattia infettiva"?
2. che cos'è un'epidemia o una pestilenza, per le quali molte persone contem-
poraneamente mostrano gli stessi sintomi fisici di una cosiddetta "malattia
infettiva"?

Riguardo al punto 1): in linea di massima le cosiddette malattie infettive


non sono altro che la fase PCL di un programma speciale, biologico e sen-
sato (SBS) : vagotonia, febbre, stanchezza, fiacchezza, con sonno solo dopo
la mezzanotte verso le tre, nella tubercolosi diretta dal paleoencefalo con
sudore notturno.
Inoltre ogni cosiddetta "malattia infettiva" ha altre particolarità, come esan-
temi in morbillo, rosolia, varicella, scarlattina, gonfiori di pelle, mucose,
bronchi, difficoltà ad inghiottire a causa dell'esofago gonfio ecc ., anche tos-
sine pericolose come nella difterite, nel tetano ecc ..
Ma sempre è preceduta una fase di conflitto attivo, che non abbiamo nota-
to, che dunque non abbiamo avvertito come malattia. Ovviamente nemme-
no questa sotto l'aspetto biologico, analogamente alla fase PCL o fase di
riparazione, è una "malattia" in senso stretto .

402
Se si dicesse a uno sportivo, che una settimana prima ha patito un carcino-
ma bronchiale, vale a dire la fase di conflitto attivo di un'ulcera bronchiale
nel conflitto di paura nel territorio e quindi all'improvviso riesce a correre
notevolmente più veloce, che egli appunto è "malato", lui parlerebbe inve-
ce di aumento della sua prestazione ecc., ma certo non di malattia. Mentre
tutti capiscono, lui compreso, di non essere in forma in una fase PCL, per-
ché è "malato" e ha la febbre.
Nei nostri testi di medicina tradizionale riguardanti le cosiddette "malattie
infettive", abbiamo descritto una grande quantità di osservazioni empiriche
di sintomi e decorsi. Questi non erano in sé errati e sono utili come cono-
scenza anche per la Nuova Medicina. Ma ovviamente non avevamo capito
nulla del principio del programma SBS. Anche ora che lo conosciamo, i sin-
tomi (per esempio difterite, tetano) non sono in alcun modo innocui per noi.

Riguardo al punto 2): che cosa sono le epidemie e le pestilenze?


Nel decimo verso del primo canto dell'Iliade si racconta come il dio Apollo
invia la peste nell'accampamento dei Danai, perché il re Agamennone
aveva offeso il sacerdote di Apollo, Creso, che era giunto nell'accampamen-
to greco per liberare sua figlia rapita contro un pagamento in denaro.

Vers. 48 "le frecce sonavano sulle spalle dell'irato


(Iliade ) al suo muoversi; egli scendeva come la notte.
Si spostò dunque lontano dalle navi, lanciò una freccia,
e fu pauroso il ronzio dell'arco d'argento.
I muli colpiva in principio e i cani veloci,
ma poi mirando sugli uomini la freccia acuta
lanciava; e di continuo le pire dei morti ardevano, fitte."

Le pestilenze erano considerate delle punizioni di un dio che era stato dis-
prezzato. La peste arrivava, molti morivano, ma poi se ne andava di nuovo.
Ho scelto questo esempio perché è tipico di una situazione che allora era
relativamente frequente: l'assedio di una città. l'.Iliade come si sa narra del
decimo anno dell'assedio di Troia. La peste colpiva spesso gli assediati, ma
contemporaneamente non risparmiava neppure gli assedianti.
Come si concilia una simile pestilenza con le conoscenze della Nuova
Medicina Germanica?
Il bacillo della peste, che viene trasmesso agli uomini attraverso la pulce
dei ratti, deve chiaramente provenire da fuori, cioè non è endemico. In

403
questo caso particolare possiamo paragonare la situazione allq. prim& tras-
missione del virus del morbillo agli Indiani d'America. Le persone che non
morivano non si ammalavano più una seconda volta. Per contro dobbiamo
avere ben presente che una tale pestilenza non esiste nei popoli primitivi,
evidentemente perché lì non arriva gente straniera che si porta appresso i
microbi.
Ma che cosa ne è allora dei conflitti ovvero dei programmi speciali, biolo-
gici e ssnsati?
Gli assediati avevano dei conflitti uguali o simili se dovevano respingere i
ripetuti attacchi degli assedianti: se la città fosse stata presa c'era la prospetti-
va che tutta la popolazione finisse schiava, sempre che i difensori fossero
sopravvissuti.
Anche gli assedianti avevano dei conflitti uguali o simili se l'assedio si pro-
lungava invano per mesi o persino per anni. Migliaia di persone da una
parte e migliaia dall'altra avevano un conflitto analogo o identico, per
esempio se un nuovo attacco veniva respinto nel sangue: molti venivano
uccisi, ancor di più feriti, forse perfino mutilati o resi incapaci di combatte-
re, il cibo scarseggiava, il coraggio degli assediati cresceva, si doveva ogni
volta fare i conti con una breccia nel cordone d'assedio o con delle truppe
di liberazione venute a soccorrere gli assediati.
La microbofobia oggi ampiamente diffusa negli ambienti medici è una
caratteristica determinante della nostra attuale medicina sterile e senz'ani-
ma. Anche qussto sistema ontogeneticamente condizionato dei microbi, la
quarta lsgge biologica, modificherà completamente tutta la medicina!

404
18. LO STADIO AVANZATO E FINALE DELLA FASE
DI RIPARAZIONE DEL CANCRO OWERO DELLE
MALATTIE ONCOEQUIVALENTI

A. Lo stadio finale nel decorso biologicamente "normale"


1) Carcinoma diretto dal paleoencefalo, demolito per caseificazione
cavernosa da funghi o da micobatteri; spesso con calcificazioni.
2) Necrosi (dirette dalla sostanza bianca) o ulcere (dirette dalla cortec-
cia cerebrale) ricostituite con l'aiuto di batteri o virus nella fase di ripa-
razione mediante moltiplicazione cellulare.
La ricostituzione delle necrosi viene chiamata dalla medicina classica
"sarcoma".
La ricostituzione delle ulcere con forte rigonfiamento negli organi di
forma tubolare (bronchi, vasi coronari, dotti epatici e pancreatici, dotti
degli archi branchiali) causa normalmente delle occlusioni dei tubuli
ovvero ristagno o nei bronchi atelettasie perifericamente al punto di
occlusione.
3) Il "conflitto in sospeso" ridotto che prevede un adenocarcinoma
(diretto dal paleoencefalo) con scarse mitosi o un carcinoma (diretto dalla
sostanza bianca) che progredisce necroticamente solo in modo insignifi-
cante o un carcinoma (diretto dalla corteccia cerebrale) che progredisce in
senso ulceroso solo lentamente, per esempio neurodermatite.

B. Lo stadio finale nella fase di riparazione del cancro che non decorre in
modo biologico
1) Adenocarcinoma diretto dal paleoencefalo nel quale nonostante l'av-
venuta fase di riparazione, a causa dell'assenza di micobatteri (batteri
tubercolosi), non può avvenire alcuna demolizione per caseificazione-
necrotizzazione. Gli adenocarcinomi, senza fare ulteriori mitosi (prolife-
razione cellulare), restano fermi alla dimensione raggiunta. Continuano
a produrre latte (mammella), secrezioni (pancreas, fegato, parotide,
ecc.) o ormoni (tiroide o lobo anteriore dell'ipofisi).
2) Necrosi dirette dal neoencefalo, impedite nella guarigione (per esem-
pio protesi dell'anca dopo osteolisi del collo del femore o chemio nella
leucemia), che causano spesso una riparazione sarcomatosa parziale "in
sospeso", cioè che non termina mai, o le ulcere, che non possono guari-
re fino in fondo a causa di un continuo intervento iatrogeno.

405
18.1 A. Lo stadio finale del Programma speciale, biologico e
sensato di un cancro con decorso biologicamente "normale"

18.1.1. a) Il programma speciale, biologico e sensato del gruppo


diretto dal paleoencefalo (tronco cerebrale e cervelletto)

La nostra precedente conoscenza delle "malattie " cancerogene mi aveva


indotto, alla prima edizione di questo libro, a scrivere questo capitolo sullo
"Stadio avanzato e finale della fase di riparazione del cancro" che a seguito
dell'attuale visione dei "Programmi speciali, biologici e sensati della natura"
risulta ampiamente superato.
Fino a quando abbiamo considerato il cancro come malattia che può "guarire",
è stato di grande interesse parlare di "stadio finale della guarigione del cancro".
Ora però ciò è in certo modo vero solo per metà. Con la quinta legge biologica
e con la conoscenza del "senso biologico" di uno programma speciale biologi-
co tutto appare ancora più logico e in linea di massima più facile da capire.
La precedente cognizione medica tradizionale della "malattia canceroge-
na" in realtà, sotto l'aspetto organico -sintomatico, a prescindere dal fatto
che noi non conoscevamo la quinta legge biologica e il senso particolare dei
programmi biologici speciali, riguarda solo i processi di crescita tumorale
diretti dal paleoencefalo.
Insorge la "malattia cancro ", il tumore viene demolito spontaneamente per
necrosi caseosa e resta una caverna calcificata. Pur non sapendo neppure
ciò, la medicina classica credeva che senza la sua pseudoterapia con avve-
lenamento chimico, ustioni da raggi e operazioni mutilanti, il tumore sareb-
be progredito inarrestabilmente. In casi molto rari il tumore poteva arrestar-
si temporaneamente, per motivi inspiegabili, e allora essa parlava di
"remissioni spontanee" o dei cosiddetti "carcinomi quiescenti", che si veri-
ficavano solo una volta su decine di migliaia di casi.
Grazie alla quinta legge biologica ora sappiamo non solo che il cancro è un
Programma speciale, biologico e sensato della natura, ma anche che il
senso biologico va cercato nella fase di conflitto attivo, tranne che nel
"gruppo di lusso" mesodermico diretto dalla sostanza bianca.
Sia la crescita tumorale sia la funzione biologica di questo tumore sono
qualcosa di sensato, sebbene per lo più ci corra ancora un leggero brivido
lungo la schiena (perché non siamo in grado di mutare il nostro modo di
pensare così rapidamente) se qualcuno ci dice che abbiamo un cancro e di
fatto rinunceremmo volentieri a questo "tumore sensato" .

406
Naturalmente cambiare il proprio modo di pensare, cioè questa "incom-
prensione", non è un processo veloce, e neppure si tratta soltanto di capire
perché in realtà non è così facile liberarsi della paura emotiva.
Ci sono quindi dei pazienti che leggono tale capitolo tre-cinque volte non
solo per capire bene la questione ma anche per interiorizzarla. Allora il
panico è sconfitto. E se ci comportiamo con intelligenza, non ritorna più.
Caro lettore, cara lettrice, vorrei introdurti a questa riflessione calma e
oggettiva, priva di panico, del tuo cancro. Non proverai più paura nel
momento in cui continuando la lettura di questo capitolo appurerai che la
cosiddetta "fase di riparazione" (di fatto anch'essa una descrizione inesat-
ta) del tuo cancro oggi non può più decorrere nel modo biologicamente pre-
visto, perché i medici iperintellettuali hanno quasi sterminato per motivi di
"igiene" i batteri tubercolosi a noi così necessari. Inoltre non devi lasciarti
confondere quando senti che servirebbe a poco se all'inizio della cosiddet-
ta fase di riparazione tu inghiottissi rapidamente i batteri acidoresistenti
della tubercolosi, perché i batteri della TBC, contrariamente ai batteri "nor-
mali" come gli stafilococchi o gli streptococchi, si moltiplicano proprio
come il tumore stesso già nella fase di conflitto attivo e da quel momento in
poi restano a disposizione per sgomberare il tumore quando avviene la
soluzione del conflitto.
Con questa nuova comprensione, che tu ovviamente puoi verificare in
modo scientifico, avrai meno difficoltà in caso di un tumore cancerogeno,
per esempio alla mammella, che ti disturba meccanicamente o estetica-
mente, a trovare un chirurgo a cui chiedere di asportarlo, proprio come si
dice al parrucchiere di quanto deve accorciare i capelli. Sai sempre che non
ci sarebbe affatto necessità di asportarlo, per motivi di sopravvivenza, a
prescindere da eventuali problemi meccanici.
Un tale cancro non è una "malattia", pertanto nemmeno l'eliminazione
spontanea del cancro dopo la soluzione del conflitto è la "guarigione" di
una "non-malattia". La caseificazione e la calcificazione degli adenocarci-
nomi diretti dal paleoencefalo è un processo affatto normale con sudore
notturno e temperatura subfebbrile (37,5°), grande stanchezza e, quando il
tumore ha uno sbocco all 'esterno, anche con odore abbastanza sgradevole.
Del resto il processo di sgombero con cui madre natura elimina un simile
tumore è molto complicato. I vasi che vanno dall'organo al tumore devono
essere cioè occlusi accuratamente. Nel caso di un cancro alla mammella il
bambino beve del latte tubercoloso nella "fase di riparazione", senza che
ciò gli arrechi danno, anzi è persino un bene per il piccolo avere dei mico-
batteri tubercolosi che potrebbero essergli utili in seguito.

407
La convinzione di Robert Koch che i micobatteri tubercolosi fossino la causa
della tubercolosi era errata. Certo senza TBC non esiste tubercolosi, ma
questa non esiste neppure senza un precedente tumore diretto dal paleoen-
cefalo! E senza soluzione di conflitto troviamo sì i micobatteri presenti nel
sangue, nella forma di decorso biologico (con micobatteri della tubercolo-
si), ma questi clinicamente non causano ancora alcuna TBC! Proprio per
questo non si può coltivarli su substrato, perché per moltiplicarsi hanno
bisogno degli impulsi del nostro organismo. O ricevono tali impulsi dalla
cellula organica stessa che si deve demolire o possono raccogliere questi
impulsi come veri simbionti dal nostro cervello della testa.
Il residuo di un simile cancro diretto dal paleoencefalo, spontaneamente
caseificato e calcificato, è una cosiddetta caverna con accumulo di calcare.
N egli organi come fegato, pancreas o intestino la caverna implode e non è
più riconoscibile come spazio cavo. Diversamente avviene nel polmone con
l'adenocarcinoma caseificato e calcificato, che viene tenuto aperto con la
depressione sotto vuoto tra i due foglietti pleurici, analogamente a una sfera
cava. I..'.adenocarcinoma polmonare è stato eliminato dai relativi "spazzini
polmonari", cioè dai batteri tubercolosi. Ciò che rimane è la sunnominata
caverna.
Nella mammella femminile la caverna torna a riempirsi continuamente di
latte durante l'allattamento, facendo aumentare la dimensione del seno.
Quando il poppante ha bevuto la caverna crolla, cioè resta vuota e affloscia-
ta. Può tuttavia essere iivestita di accumuli calcarei che la rendono stabile
impedendole di afflosciarsi. Allora rimane sempre colma di latte.
Non si vuole qui spiegare due volte il meccanismo, ma si rimanda alla let-
tura del capitolo sulla quarta legge biologica.
Il computer cervello alla conflittolisi in pratica impartisce un "ordine gene-
rale", innesca la vagotonia, invita tutti i batteri e dà loro via libera per la
demolizione del tumore! Gli apprendisti stregoni che si considerano dei
medici veri credono, nella loro ignoranza, di dover combattere i batteri, così
come credono sempre di dover combattere il cancro a livello sintomatico
nell'organo. Entrambe le cose sono insensate. I batteri sono nostri simbion-
ti; fanno ciò che il nostro computer cervello indica loro di fare.

I batteri della tubercolosi sono unicamente competenti per lo sgombero dei


tumori diretti dal tronco cerebrale.

Non si riscontra mai una tubercolosi dell'epitelio pavimentoso, il quale


appartiene al foglietto embrionale esterno. Non esiste neppure in senso

408
stretto una tubercolosi dei tessuti connettivi e delle ossa, cioè dei derivati
del foglietto embrionale medio. Nei nostri testi impariamo sempre che i bat-
teri tubercolosi sono "bastoncini acidoresistenti". Nessuno ha mai riflettuto
sul perché sono resistenti agli acidi. Gli unici punti nel nostro corpo dove
esiste un ambiente acido è il tratto gastro-intestinale e gli alveoli dei pol-
moni che consentono lo scambio gassoso fra sangue e aria esterna (anidri-
de carbonica). Ma gli alveoli sono correlati al foglietto embrionale interno.
Derivano embriologicamente in qualità di "alveoli polmonari" dalla muco-
sa del tratto gastro-intestinale, proprio come le tonsille (TBC delle tonsille!),
il condotto uditivo interno con il rivestimento mastoideo (TBC dell'orecchio
medio!) o le "escrescenze adenoidee" della cavità faringeo-nasale, che pos-
sono tutti presentare una TBC.

In breve:
i batteri della TBC acidoresistenti (o micobatteri) sono specializzati per il
tratto gastro-intestinale dove ci sono sempre aria e gas, con tutte le forma-
zioni collegate, in particolare gli alveoli. Per contro non si rileva mai una
"TBC bronchiale", anche se ciò sarebbe ovvio a causa della loro contiguità.
Se in passato, quando ospitavamo ancora i nostri amici, i batteri della tuber-
colosi, come nostri simbionti sensati, si formava un carcinoma dell'intesti-
no crasso, e il conflitto era risolto, questi piccoli aiutanti, silenziosi, instan-
cabili e discreti demolivano di nuovo il carcinoma intestinale. Alla fine sulle
radiografie si vedeva solo un paio di linfonodi calcificati là dove c'era stato
il carcinoma intestinale.
La questione della cosiddetta infezione primaria, che dovrebbe secondo
quel che si dice rendere immuni dalla TBC per tutta la vita, è da lungo
tempo confutata. Tale infezione rivela soltanto la presenza dei batteri tuber-
colotici, che solitamente restano disponibili per tutta la vita. Al momento
non si sa affatto come scrivere i nostri libri di testo. Si è trattato solo di una
pia illusione. Abbiamo distrutto i nostri amici più vecchi in modo del tutto
insensato così come abbiamo inquinato i nostri boschi e i nostri mari, per
pura arrogante pretesa di civilizzazione!
E in passato non abbiamo trattato i nostri malati di TBC con clinoterapie e
tranquillità senza panico proprio come oggi dovremmo trattare i pazienti
che si sono ammalati di cancro nella fase PCL della riparazione? Non
comincia a sembrare ovvio anche a voi, cari lettori?

409
18.1.2 b) Lo "stadio finale" dei processi diretti dal neoencefalo
Vedrai, caro lettore, quanto è importante una nuova nomenclatura se si
modifica il modo di intendere i processi che finora sono stati chiamati tutti
"malattie".
Con i programmi speciali, biologici e sensati diretti dal paleoencefalo non
sappiamo già più come dovremmo interpretare l'espressione "malattia",
quando in effetti il tumore, che in particolare abbiamo sempre considerato
come una "malattia maligna", diventa un processo biologico molto sensato
con uno speciale senso biologico nella fase di conflitto attivo, e anche la
fase post-conflittolitica (fase PCL). da noi chiamata malattia TBC, diventa
un processo di sgombero biologico sensato.
Nei processi diretti dalla sostanza bianca (SBS), che hanno il loro senso bio-
logico al termine della fase PCL, la correlazione con il consueto "concetto
di malattia" risulta nosologicamente 1s 4 ancor più difficile o persino impos-
sibile, per lo meno nel senso tradizionale.
Se a un atleta, a cui occorrono 10,7 secondi per correre cento metri e a cui
invece dopo una DHS con un grande conflitto d'improvviso bastano solo
10,5 o persino 10.4 secondi, dite che è malato, vi darà del matto e sosterrà
che evidentemente non è mai stato più sano in vita sua, come secondo lui
dimostra questa elevata prestazione.
Oppure se date del malato a qualcuno che non ha una febbre alta, che è in
una fase PCL e ora può dormire anche di giorno, ha buon appetito e si sente
terribilmente bene, anche quello vi dirà che siete matti.
Nei tumori diretti dal paleoencefalo nella fase PCL viene demolito il tumo-
re non più necessario, ma che prima era sensato (senso biologico nella fase
di conflitto attivo!). mentre in un conflitto di perdita diretto dalla sostanza
bianca di una donna con necrosi ovarica in fase di conflitto attivo si forma
una cisti ovarica nella fase PCL che nel giro di 9 mesi si indurisce e produ-
ce estrogeno. Il senso biologico sta in questa fase PCL: il senso dell'eleva-
ta produzione di estrogeno sta nel fatto che la donna sembra molto più gio-
vane e ha una maggiore libido. Ha quindi una probabilità superiore di resta-
re di nuovo incinta!
Un processo uguale o analogo avviene nel rene con una cisti renale (detto
tumore di Wilms). che nella sua forma indurita viene anche chiamato nefro-
blastoma. La cisti renale contribuisce alla produzione di urina. Anche qui il
senso biologico sta nella fase PCL e più precisamente al termine di questa
fase PCL!
(154) Nosologico = che studia e classifica l e malattie.

410
Lo "stadio finale" di tali programmi speciali (SBS) dunque è proprio quello
per cui ci si può congratulare con il paziente. E nella misura in cui non rag-
giunge dimensioni eccessive che creano problemi meccanici richiedendo
l'eventuale asportazione chirurgica di una parte, non occorre alcun inter-
vento!
Le cose stanno di nuovo diversamente per i programmi speciali diretti dalla
corteccia cerebrale. Questi hanno il loro senso biologico nella fase di con-
flitto attivo e ricostituiscono l'ulcera nella fase PCL.
Nella pelle esterna, ad esempio, ciò crea pochi problemi, ma negli organi a
forma tubolare, come bronchi, arterie o vene coronarie, dotti epatici e pan-
creatici, esofago (2/3 superiori) o nei dotti degli archi branchiali nel collo o
nel mediastino, accade che questi organi tubolari non solo sono tempora-
neamente occlusi a causa del gonfiore all 'interno dei tubi, ma in seguito
restano perfino incollati, concresciuti, cioè chiu si. Si devono conoscere tali
"stadi finali". In linea di massima come sintomi sono innocui, cioè il
paziente può conviverci per cent'anni.

18.1.2.1 [;ulcera ricostituita mediante riparazione (per esempio


callo), chiamata "carcinoma" o "sarcoma" dalla medicina ufficiale

La capacità rigenerativa del tessuto del nostro organismo è diversa da orga-


no a organo, per motivi legati alla storia evolutiva e alla sua funzionalità.
Già abbiamo visto che le mucose hanno una grande capacità rigenerativa,
e altrettanto dicasi per la pelle. Anche il fegato nella persona giovane è in
grado di rigenerarsi. Nel tessuto connettivo e nelle ossa, quali tipici deriva-
ti del mesoderma, la capacità rigenerativa fa parte della loro funzione. Tutte
le cicatrici devono essere ricostituite dal tessuto connettivo, tutte le fratture
ossee sono ricalcificate e "incollate" dal callo. La rigenerazione è enorme!
Questo è anche il motivo per cui quasi tutti i tumori "coltivati" su substra-
to colturale di fatto sono costituiti solo da tessuto connettivo che cresce tran-
quillamente, quale unico tessuto che conserva le sue caratteristiche tipiche
per un certo tempo anche dopo che è stato separato dal cervello .
Il mesoderma si presenta come "tumore" due volte, una volta per esempio
nelle ossa, quando queste vengono osteolizzate, decalcificate, per cui
hanno un metabolismo più intenso e nessuna mitosi nella fase CA, perché
le cellule di callo vengono demolite. Dopo la conflittolisi di svalutazione di
sé però accade esattamente il contrario. Quest'ultimo fenomeno (gli istolo-
gi dicono di non riuscire a vedere altro che calcio) è stato sinora chiamato
sarcoma, ovvero osteosarcoma, perché era una escrescenza ossea. Noti

411
patologi mi hanno confermato di non essere affatto in grado di distinguere
istologicamente il tessuto calloso della normale frattura ossea dal tessuto
del cosiddetto osteosarcoma. !.'.effetto finale è lo stesso anche se la situazio-
ne iniziale era diversa.
Ma se l'osteosarcoma in sostanza non è altro che un "eccesso di tessuto
utile", come per il cheloide di cicatrizzazione, allora non esiste il sarcoma
secondo il significato attuale. Si tratta, come spesso accade nella cosiddet-
ta oncologia, di una visione fuorviante.

18.1.2.2 Il carcinoma cicatrizzato o calcificato

Là dove non esiste più una capacità rigenerativa temporaneamente o defi-


nitivamente, per esempio nel fegato di una persona anziana, il tessuto può
ritirarsi e incapsulare il tumore, può persino calcificarlo. Lo stesso accade
nel rivestimento delle piccole caverne quando i batteri tubercolotici hanno
eliminato il tumore. Non è il tumore stesso a calcificare, tranne che nel caso
del carcinoma mesodermico, bensì esso viene demolito e sostituito da tes-
suto connettivo ed eventualmente persino da tessuto connettivo con accu-
muli di calcio. Con determinate costellazioni, vediamo questo processo
nella cirrosi epatica. Dopo ferite, operazioni o anche rivestimenti di cisti
dopo lacerazione di un Focolaio di Hamer ci sono persino accumuli di cal-
cio e di tessuto connettivo nelle rispettive superfici cerebrali offese.
In sostanza però la cosa è del tutto normale ed è proprio ciò che l'organis-
mo fa quando deve riparare delle ferite.

18.1.3. e) Conflitto "ridotto", in sospeso

In questo caso non si può veramente parlare di "stadio tardivo o finale". Nel
"conflitto in sospeso" con conflitto ridotto non c'è alcuna riparazione o fase
PCL, che però è presente in caso di SBS con recidive frequenti o croniche.
Ma qui in effetti si può trovare di tutto a seconda che il conflitto abbia di
nuovo una ricaduta di attività conflittuale o di nuovo una soluzione.
Simili processi con recidive croniche, in particolare le relative soluzioni
ovviamente altrettanto frequenti, hanno dei sintomi più visibili all'esterno,
come per esempio nel conflitto con recidive croniche di svalutazione di
sé/inettitudine delle mani, le cui fasi di soluzione sono indicate come "reu-
matismo articolare cronico". La deformazione delle mani può essere di
nuovo considerata come "stadio tardivo o stadio finale". Qui però sussiste
un circolo vizioso, perché attraverso la deformazione delle mani il paziente

412
diventa ancor più maldestro per cui già si sa che verrà la prossima ricadu-
ta di conflitto attivo e prima o poi anche la relativa fase di soluzione.
Il "carcinoma quiescente", analogamente al "conflitto in sospeso", non è un
carcinoma inattivo, ma solo un carcinoma la cui crescita è sospesa per un
periodo più o meno lungo, dunque un cacinoma a ridotta velocità mitotica
o con necrosi. Occorre fare molta attenzione! l!evento conflittuale e cance-
rogeno può esacerbarsi in qualsiasi momento, cioè divampare nuovamen-
te, perché la fiamma non si estingue. Viene qui solo citato perché spesso resta
allo "stadio finale" se per tutta la vita il paziente non esce più da questo "con-
flitto in sospeso". In particolare lo si vede spesso nelle paresi spastiche e
paralitiche a causa di un conflitto centrale motorio nel giro precentrale. I
nostri centri di riabilitazione e ricoveri per handicappati sono pieni di casi
simili.

18.2. B. lo stadio finale nel cancro (o meglio SBS) con


decorso non biologico

In precedenza abbiamo già detto che in mancanza di batteri tubercolotici,


in realtà d'importanza vitale nel caso di un SBS diretto dal paleoencefalo,
il tumore in fase PCL non può più essere demolito, cioè rimane, cosa che
biologicamente non dovrebbe accadere.
Se in caso di cancro alla mammella in una madre che sta allattando, il bam-
bino riceve a lungo una quantità di latte superiore a quella prevista, la cosa
non è troppo grave.
Diverso è invece il caso di carcinoma della tiroide o dell'ipofisi, perché
questi continuano a produrre delle elevate quantità di ormoni che avrebbe-
ro dovuto essere temporanee e non continue! l!organismo del paziente
quindi continua a produrre gli ormoni anche se il conflitto è da lungo tempo
risolto.
Non si tratta solo del fatto che tutto il sistema endocrino si trova a soqqua-
dro, ma anche che al tempo stesso il paziente è "artificialmente malato".
Per esempio ha una tireotossicosi artificiale 155, che con una puntuale pre-
senza di micobatteri tubercolotici sarebbe durata solo per breve tempo,
appunto per il periodo di conflitto attivo, ma che in seguito è priva di ogni
senso!

(15 5) Tireotossicosi = ipertireosi ... Funzionamento eccessivo della tiroide.

413
Altri esempi
Come detto, quasi tutti i carcinomi sono inattivi se il conflitto è risolto, men-
tre sono da considerare "quiescenti" solo quelli che non continuano più a
crescere, cosa che avviene anche per tutti i carcinomi che dopo la conflitto-
lisi non hanno più un decorso biologicamente normale. Di fatto non rispet-
to più la mia suddivisione se ora discuto qui questo tipo di autoguarigione,
ma ciò nonostante essa è pertinente.
Mi riferisco cioè al tipo di autoguarigione obbligata quando la persona ha
eliminato artificialmente determinati tipi di batteri così che l'organismo, per
mancanza di "batteri specializzati", deve accettare la presenza e incapsulare
i tumori, che prima venivano eliminati biologicamente dagli appositi batteri.
In passato non esistevano vecchi adenocarcinomi polmonari inattivi, per-
ché la tubercolosi era praticamente endemica. Non era possibile protegger-
si dalla tubercolosi; non si sarebbe più dovuto viaggiare per strada, né cam-
minare sui marciapiedi, perché l'aria ovunque pullulava di batteri tuberco-
lotici. La tubercolosi polmonare però veniva solo a chi aveva avuto paura
della morte ed era povero! Infatti i poveri avevano costantemente paura
della morte e inoltre mancavano loro ;i mezzi per fare una dieta ricca di pro-
teine nella fase PCL.
Da quando noi persone civilizzate non abbiamo più "batteri specializzati",
i relitti dei nostri tumori rimangono, vengono quindi diagnosticati e spesso
mettono in moto il circolo vizioso del panico per opera dei nostri "medici-
nici superintelligenti" .
Anni fa, quando per la prima volta compresi le correlazioni del cancro, dissi
ai miei colleghi di allora: "Se conoscessimo il segreto dei tumori addormen-
tati o in remissione, potremmo capire la realtà del cancro". Risero di me
quando cercai negli archivi i tumori quiescenti, scuotendosi dalle risa per
la mia ingenua impresa.

Analogamente possiamo soffrire di "malattie artificiali" se si verificano


delle guarigioni normali in un programma speciale, come per esempio la
leucemia quale fase PCL dell'osteolisi ossea. Nella loro ignoranza i medici
attaccano con la chemio il sintomo innocuo dell'elevato numero di leuco-
blasti nel sangue. Cosa del tutto insensata! Non solo quasi tutti i loro
pazienti muoiono, ma con questa pseudoterapia si ostacola il processo bio-
logico naturale della fase PCL. Alla fine della fase PCL, se non avvengono
delle nuove recidive, le osteolisi non soltanto sarebbero colme di callo, ma
sarebbero più solide di prima! Tutto ciò viene impedito dalla chemio (vele-
no cellulare)!

414
In una frattura del collo del femore, che viene causata da un conflitto di
"non ce la faccio!" ovvero dalla osteolisi che ne deriva al collo del femore,
si "provvede" chirurgicamente con una protesi dell'anca. l'.intervento può
riuscire nei casi in cui si risolve il relativo conflitto, al quale il chirurgo certo
non è interessato. Ma se il conflitto continua e tutto l'acetabolo dell'osso
iliaco o la parte di femore rimasta diventano òsteolitici, cioè "molli", la pro-
tesi dell'anca traballa e il chirurgo è perplesso, non sa cos'altro si potrebbe
fare.

Altri esempi
Stafilococchi, i batteri dei nostri foruncoli :
la foruncolosi è la fase di riparazione dopo una svalutazione di sé con FH
nella sostanza bianca e che si manifesta nell'organo come necrosi del tes-
suto connettivo. Dopo la conflittolisi gli stafilococchi diligenti eliminano le
necrosi, processo che chiamiamo foruncolosi . Ovunque il tessuto connetti-
vo si riduce anaerobicamentel 72 si trovano i corrispondenti "operai specia-
lizzati" per questo tipo di "residuo della necrosi". Noi sciocchi uomini con
la penicillina impediamo loro di svolgere il loro intervento sensato e festeg-
giamo come atto d'avanguardia della medicina ciò che è solo stoltezza.
Infatti usiamo la penicillina praticamente come mezzo per decongestiona-
re il cervello.
Solo per questo diminuisce la febbre, non per il fatto che così (poiché agisce
anche citostaticamente) uccidiamo un gran numero dei nostri "piccoli
amici", cosa di cui noi apprendisti stregoni nella nostra ignoranza ci ralle-
griamo, proprio come un bambino irragionevole si rallegra se il cacciatore
uccide la "volpe cattiva" che ruba le povere ochette. In realtà l'uomo inter-
viene volutamente e senza criterio nell'equilibrio della natura, alla stregua
di un apprendista stregone che si accorge di quanto ha causato solo quan-
do forse è già troppo tardi.
Quale arroganza si nasconde in un'interpretazione così erronea della natu-
ra (occorre qui dirlo tranquillamente), il fatto di credere di dover corregge-
re e rattoppare da tutte le parti è solo colpa dell'infinita ignoranza dei
"medicinici" che si sentono degli dei, non importa se sono stati dei sempli-
ciotti così poveri di spirito da aver "dimenticato" di coinvolgere il cervello
nelle loro riflessioni, per non parlare della psiche.

(156} Anaerobico= ch e vive senza ossigeno.

415
19. LA LEGGE DELLA CONOSCENZA DI OGNI
COSIDDETTA "MALATTIA'' COME PARTE DI UNO
SPECIALE PROGRAMMA BIOLOGICO SENSATO
DELLA NATURA COMPRENSIBILE SOTTO IL PRO-
FILO EVOLUTIVO - LA QUINTA LEGGE BIOLOGICA
DELLA NUOVA MEDICINA (LA QUINTESSENZA)

Ovvero: il senso biologico di un programma speciale della natura

Questa quinta legge biologica ci porta alla vera "medicina originaria": essa
capovolge completamente l'attuale comprensione nosologica 1s1 della ma-
lattia. Infatti non esiste più la malattia intesa nel senso tradizionale. La no-
stra ignoranza non ci ha permesso di capire che tutte le cosiddette "malat-
tie" avevano un loro particolare senso biologico che non eravamo in grado
di riconoscere.
La quinta legge naturale è veramente la quintessenza delle precedenti
quattro leggi biologiche della Nuova Medicina Germanica. In futuro si
potrebbe ritenerla la legge naturale più significativa. Questa quintessenza
non solo riassume le precedenti leggi scientifiche, ma contemporaneamen-
te ci dischiude una nuova dimensione, costituendo l'anima stessa della
Nuova Medicina Germanica. Facciamo ancora un passo avanti: questa
quinta legge naturale in un sol colpo crea il legame fra ciò che eravamo in
grado di studiare scientificamente, in quanto si potevano esaminare i fatti,
e ciò che finora ci sembrava trascendentale, sovrannaturale, parapsicologi-
co o comprensibile solo con la religione o come sempre abbiamo chiamato
ciò che spesso riuscivamo sì a sentire e sperimentare ma che, rispetto alla
cosiddetta osservazione scientifica, ci sembrava non chiaro o persino astru-
so e insensato. Alla fine grazie alla quinta legge biologica ci appare ormai
comprensibile il legame con l'intero cosmo che ci circonda o nel quale
siamo immersi. Non c'è da meravigliarsi che gli Spagnoli, che hanno il
senso di tali dimensioni della conoscenza intuitiva, chiamino la Nuova
Medicina Germanica anche "la medicina sagrada" . Questa definizione è
nata nella primavera del 1995 in Andalusia. "La medicina sagrada" ci
schiude una nuova dimensione cosmica, per non dire divina!
Improvvisamente ogni elefante, ogni scarafaggio, ogni uccello e persino il
delfino sono tutti coinvolti nel nostro pensiero medico e nel nostro senti-

(157) Nosologia =studio delle malattie.

417
mento, come pure ogni microbo, pianticella o albero. Sì, non è assoluta-
mente più possibile un modo di pensare diverso da questo "pensiero cos-
mico" nell'ambito della natura viva. Mentre sinora avevamo avuto l'ardire
di considerare sciocca e imperfetta madre natura, ritenendo che produces-
se di continuo "guasti" ed "errori" (crescita cancerogena maligna, insensa-
ta, degenerata ecc.), ormai ci è caduta la benda dagli occhi sul fatto che solo
la nostra ignoranza, la nostra smisurata arroganza e presunzione erano e
sono l'unica cosa davvero sciocca nel nostro cosmo. Così "bendati" non
siamo stati in grado di capire più nulla e quindi abbiamo prodotto questa
medicina brutale insensata, priva d'anima e stolta.
Per la prima volta noi esseri umani in tutta modestia possiamo vedere e per-
sino capire che non solo l'intera natura è ordinata, cosa che in parte sape-
vamo già prima, ma anche che ogni singolo processo della natura è sensa-
to, persino rispetto al tutto, e i processi finora chiamati "malattie" non sono
dei disturbi privi di senso che devono essere riparati dagli apprendisti stre-
goni, bensì vediamo con nostra grande meraviglia che non si trattava affat-
to di eventi insensati, maligni e morbosi. Perché non dovremmo credere che
questo gioco complesso e sensato della natura, di tutto il cosmo vivente
abbia qualcosa di divino? Prima del "boom" delle grandi religioni il compi-
to del medico non è sempre stato una specie di sacerdozio, come possiamo
ben vedere per i sacerdoti del dio Asclepio? La medicina commerciale sen-
z'anima, eredità dell'Antico Testamento, orientata solamente al profitto, è
stato appunto un terribile e spietato errore.
Con grande ricchezza di dettagli l'intera biologia da ora in poi diventa
meravigliosamente chiara, trasparente e comprensibile e con lei anche la
biologia umana e quindi la medicina. Ho insegnato per parecchi anni come
docente di biologia umana nella Scuola superiore di pedagogia a
Heidelberg. Credo che questo insegnamento mi sia stato di grande aiuto
("docendo discimus") per scoprire questa quinta legge biologica.
Che cos'erano dunque le nostre cosiddette "malattie"? Ora i sintomi che
conoscevamo restano, ma solo quelli! Dobbiamo riordinarli e valutarli in
modo completamente nuovo, perché siamo approdati a una conoscenza del
tutto mutata.
Già quando consideriamo la seconda legge biologica (legge della bifasicità
di tutti gli speciali programmi biologici sensati con soluzione del conflitto),
per forza notiamo di avere creduto di conoscere molte più presunte "malat-
tie" rispetto alla quantità dei programmi speciali esistenti, poiché avevamo
considerato ciascuna delle due fasi come una malattia a sé!

418
Ci sentivamo "fiacchi e stanchi" nella fase di riparazione e quindi chiama-
vamo questa fase PCL "malattia". In realtà eravamo in via di guarigione
completa. Unicamente per il gruppo degli organi mesodermici diretti dalla
sostanza bianca (vedi tabella "psiche-cervello-organo") il senso biologico si
trova nella fase di riparazione: le cisti dei reni, delle ovaie, della milza e dei
linfonodi, come pure il gonfiore doloroso del periostio (pelle delle ossa) con
ricalcificazione dell'osso grazie all'accumulo di callo . A rigore però ci sono
anche dei processi scatenati da conflitti biologici che hanno un senso bio-
logico in entrambe le fasi, per esempio nel conflitto di ferita e di emorragia.
Nella storia evolutiva madre natura ogni volta si prende la libertà di com-
pletare o ottimizzare i propri meravigliosi programmi:

conflitto di ferita e di emorragia:


a) fase CA: trombopeniatss (ad eccezione della zona ferita), quindi nessu-
na coagulazione1s9 nei vasi sanguigni (contemporaneamente necrosi della
milza)
b) fase PCL: splenomegalia16o, quindi al successivo conflitto di ferita o di
emorragia una maggiore quantità di trombociti potrà entrare nella milza.
(Milza = punto di raccolta dei trombociti che nella fase CA possono tro-
varsi solo in corrispondenza della ferita, ma non nel circolo sanguigno) .

Nel caso precedente si tratta di programmi che si intrecciano e si compen-


sano mutualmente e che solo ora riusciamo a cogliere nel loro insieme.
Analogamente nell'anemia vediamo un sistema di programmi che si intrec-
ciano: il senso biologico del cancro delle ossa (osteolisi ossea) si trova molto
chiaramente nella fase PCL, cioè nella fase di riparazione, dove la porzio-
ne scheletrica viene maggiormente calcificata e quindi risulta più robusta
rispetto a prima. l'.anemia nella fase CA consente invece alla porzione
ossea, che nella fase CA presenta osteolisi e indebolimento, di non frattu-
rarsi grazie al fatto che l'organismo a causa di un'evidente stanchezza
("stanchezza da anemia" !) non può più fare movimenti eccessivi. Nella fase
PCL, in cui sta il senso biologico, viene raggiunta un'immobilità ancora
maggiore mediante il dolore causato dalla dilatazione del periostio. Inoltre,
per l'estrema stanchezza della vagotonia, l'organismo viene costretto alla
quasi completa inattività nella fase leucemica.

(158) Trombopenia = trombocitopenia ... numero ridotto di trombociti.


(159} Coagulazione = trasformazione di una sostanza liquida in materia gelatinosa.
(160} Splenomegalia =ingrossamento della milza.

419
Quando consideriamo il senso biologico di un programma speciale in rela -
zione ai suoi programmi di compensazione, notiamo sempre quanto infini-
tamente stolta sia stata nella maggior parte dei casi la nostra terapia che si
ritiene tanto intelligente. Spesso era solo pseudoterapia eseguita da igno-
ranti, da apprendisti stregoni che avevano giocherellato con qualche bot-
toncino senza sapere che cosa provocavano. Moltissimi pazienti morivano
iatrogenicamente per la terapia invece che per il programma speciale. In
futuro i nostri medici saranno più giudiziosi se conosceranno meglio gli
speciali programmi biologici sensati della riatura.

19.1 Il principio della malattia cancerogena

La legge della bifasicità di tutte le malattie dell'intera medicina capovolge


interamente la nostra presunta conoscenza attuale: se sinora conoscevamo
approssimativamente qualche centinaio di malattie, ora abbiamo scoperto,
a ben osservare, che in circa la metà di tali presupposte malattie il pazien-
te ha le mani fredde, le zone periferiche fredde e nell'altra metà all'incirca
il paziente ha le mani tiepide o calde e spesso la febbre . In realtà esisteva-
no, secondo una stima grossolana, solo 500 "abbinamenti": innanzitutto
(dopo la DHS) una fase fredda, simpaticotonica, di conflitto attivo e poi
(dopo la CL) una fase di ~iparazione calda, vagotonica, di conflitto risolto.
Questo schema della bifasicità è una legge biologica.
Tutte le malattie che conosciamo decorrono in questo modo a condizione
che si arrivi a una soluzione del conflitto. Se ora ci voltiamo indietro vedia-
mo che la medicina attuale non ha mai potuto capire correttamente nem-
meno una delle cosiddette malattie: nelle cosiddette "malattie fredde" si era
trascurata la successiva fase di riparazione o essa era stata mal interpreta-
ta come malattia a sé (per esempio "influenza"); nelle cosiddette "malattie
calde", che rappresentano sempre la seconda fase, cioè la fase di riparazio-
ne successiva a quella di conflitto attivo, era stata invece trascurata la pre-
cedente fase fredda o appunto essa era stata considerata erroneamente
come un'altra malattia.

420
19.2 L'attivazione di un programma speciale in seguito alla
DHS - L'inizio della fase simpaticotonica

Se una persona o un animale patisce una DHS, cioè un evento conflittuale


scioccante estremamente acuto, inaspettato, drammatico e vissuto con un
senso di isolamento, il suo subcoscio associa il contenuto conflittuale del
conflitto biologico scatenato dalla DHS a un ambito rappresentativo biolo-
gico, per esempio l'ambito del rapporto madre/bambino, l'ambito del terri-
torio o quello dell'acqua o della paura nella nuca o l'ambito della valutàzio-
ne di sé e altri ambiti simili. Anche qui il subconscio nell'istante della DHS
sa fare delle distinzioni precise: una svalutazione di sé nella sfera sessuale
("tu rammollito") non causa mai osteolisi della colonna vertebrale cervica-
le, bensì sempre osteolisi del bacino e quindi cancro del bacino. Un conflit-
to di svalutazione di sé nel rapporto madre/bambino ("tu, madre snaturata")
non causa mai osteolisi nel bacino, bensì sempre un cancro della testa
dell'omero a sinistra (nelle destrimani).
Ad ogni ambito rappresentativo biologico corrisponde un determinato cen-
tro di relè nel cervello, che in caso di malattia chiamiamo "Focolaio di
Hamer". Ogni ambito rappresentativo biologico dunque ha il suo "centro
di relè".
Nell'istante della DHS dal Focolaio di Hamer partono dei codici speciali
verso l'organo correlato a questo focolaio. Si può dunque dire che ogni
Focolaio di Hamer ha il "suo organo". Così l'evento a tre livelli, psiche-cer-
vello-organo, in realtà è un evento con decorso sincrono dal Focolaio di
Hamer all'organo che avviene in una frazione di secondo. Per la maggior
parte i pazienti sanno indicare con precisione il momento della DHS, per-
ché essa avviene sempre in modo drammatico. In genere i pazienti erano
"agghiacciati dalla paura", "incapaci di parlare", "come paralizzati", "pro-
fondamente spaventati" e così via. Nel cervello si può vedere la DHS sin
dal primo secondo, anche se a fatica e solo come marcatura, mediante una
TAC cerebrale, nell'organo la si ritrova sin dal primo istante come cancro!
Nell'istante della DHS tutto è già programmato o viene programmato:
corrispondentemente al contenuto del conflitto biologico nell'istante della
DHS viene "commutata" una particolare zona cerebrale, già prestabilita
(Focolaio di Hamer), come oggi possiamo facilmente accertare con la tomo-
grafia computerizzata. Nel medesimo momento iniziano anche nell'organo
le modificazioni pronosticabili (mediante osservazioni empiriche e riporta-
te con esattezza nella tabella psiche-cervello-organo); proliferazione cellu-

421
lare o diminuzione cellulare o blocco funzionale (nelle cosiddette malattie
oncoequivalenti).
Per questo ho parlato di "commutazione ", perché , come vedremo ancora in
un successivo capitolo, la DHS è "solo" il processo di commutazione a uno
speciale programma in modo che l'organismo possa affrontare la situazio-
ne imprevista.

19.3 La questione fondamentale

Per i medici della scuola tradizionale nell'evento cancerogeno non esiste


mai un sistema, perché l'assenza di sistematicità è stata elevata a dogma.
Se si potesse scardinare il dogma, diventerebbe palese che "negli ultimi
decenni non abbiamo commesso altro che insensatezze".
Di fatto l'idiozia più grande sono i cosiddetti "tumo1i cerebrali", che invece
non esistono affatto. Tutti coloro che parlano di "tumori cerebrali" prendo-
no un abbaglio che, come nella favola, dura fino a quando qualcuno alla
fine grida "Il re è nudo!".
Non c'è assolutamente nulla di vero nei cosiddetti "tumori cerebrali". Né
tanto meno esistono le cosiddette "metastasi cerebrali" , che sono solo delle
immagini provocate dall'ignoranza allucinatoria dell'insegnamento medico
tradizionale .
Tale convinzione è sempre preceduta dalla supposizione che il cancro sia
una crescita asistematica e incontrollata, senza senso e metodo di "cellule
cancerogene impazzite" , originatasi da una cellula cancerogena impazzita.
Rientra pure in questo dogma (cosa ch e non è mai stata provata n emmeno
una volta) il fatto che una parte delle cellule impazzite emigrino attraverso
il sangue arterioso ad altri organi e lì causino un nuovo cancro, una cosid-
detta "metastasi" o un tumore seconda1io. Se le cellule cancerogene potes-
sero allontanarsi verso altri organi, dovrebbero arrivarvi necessariamente
attraverso il sangue arterioso, perché il sistema venoso e le vie linfatiche
conducono solo al centro del corpo, cioè al cuore.

Sono state già eseguite migliaia di prove, addirittura sulle p ersone, per sta-
bilire se si possono scoprire delle cellule cancerogene nel sangue arterioso.
Non ci è ancora mai riuscito nessuno!
Non è stata ritrovata una sola cellula cancerogena, neppure esaminando
cellula dopo cellula. Tali indagini non hanno avuto alcun successo!
Il dogma delle cosiddette metastasi è fondato su questa prima menzogna
scientifica.

422
La seconda menzogna deriva dalla mendacità del primo dogma; poiché
secondo il dogma n. 1 tutti i carcinomi secondari dovrebbero essere delle
cosiddette metastasi del primo carcinoma, si arriva dogmaticamente ad
azzardare l'esistenza di metamorfosi della cellula cancerogena. Non sem-
bra avere alcuna importanza per esempio che i carcinomi dell'epitelio pavi-
mentoso del foglietto embrionale esterno possano causare adenocarcinomi
del foglietto embrionale interno e viceversa, oppure che gli adenocarcino-
mi del tratto intestinale debbano produrre osteolisi dell'osso e successiva-
mente delle cosiddette "metastasi di osteosarcoma" del foglietto embriona-
le medio o a rovescio che i sarcomi producano delle metastasi carcinoma-
tose, come dire che un cavallo può partorire un vitello. Ci troviamo di fron-
te a palesi incongruenze!
La seconda menzogna dogmatica è una evidente stupidaggine tanto quan-
to la prima. Occorre rendersi conto di che cosa ciò significhi veramente: si
dovrebbe aver osservat9 una cellula carcinomatosa, per esempio del fogliet-
to embrionale interno, dunque una cellula adenocarcinomatosa, ad esem-
pio nel suo corto viaggio (mai constatato!) nelle ossa dove approda, compie-
re in quel breve tempo una metamorfosi, così che ora improvvisamente
diventa un derivato del foglietto embrionale medio e può produrre un oste-
osarcoma e viceversa.
Ovviamente una simile cosa non è affatto riproducibile in provetta o su
substrato. Lì in pratica si possono coltivare solo o quasi solo dei cosiddetti
"sarcomi" di tessuto connettivo, che in sostanza sono delle crescite innocue
di tessuto connettivo. Secondo i testi di oncologia il 95% dei cosiddetti
tumori coltivabili su substrato sono dei "sarcomi". Probabilmente, tranne i
sarcomi e i cosiddetti carcinomi embrionali (che hanno ancora la spinta
della crescita embrionale), non si può affatto coltivare alcun vero carcino-
ma, il che corrisponderebbe a quanto dice la Nuova Medicina Germanica.
Per contro è coerente con il sistema ontogenetico dei tumori il fatto che le
cellule di tessuto connettivo del foglietto embrionale medio hanno una forte
capacità di proliferazione che in effetti è indispensabile per la guarigione
così che persino su substrato riescono ancora a compiere la mitosi, analo-
gamente a un'auto che a forte velocità viene messa in folle e procede anco-
ra per qualche centinaio di metri, solo grazie alla forza di inerzia anche se
il motore non spinge più le ruote.
Tutta la faccenda ci appare in totale chiarezza soltanto quando comprendia-
mo che lo stesso tipo di carcinoma cresce sempre nel medesimo punto del
corpo, e cioè senz'altro come speciale programma biologico della natura!
Da quando ho capito chiaramente questa cosa, riconosciuta anche da pro-

423
fessori di istologia e istopatologia, mi è caduto il velo dagli occhi e ho visto
che l'istopatologia nella maggior parte dei casi è diventata per i pazienti
"l'ultimo verdetto" pari a un raffinatissimo trucco da prestigiatore possibile
grazie alla sua arroganza e alle sue menzogne dogmatiche. Quale gioia per
gli istopatologi, che si sentono in segreto signori della vita e della morte dei
pazienti, se occasionalmente riescono a trovare una "metastasi" di un ade-
nocarcinoma polmonare ad esempio in un carcinoma dell'intestino crasso
che è di tipo istologicamente quasi uguale, cioè cellule cilindriche di ade-
nocarcinoma, come nel presunto tumore primario. Allora si parla subito di
una "vera metastasi", anche se in realtà il restante 90% delle "diagnosi di
metastasi" dovrebbe essere ritenuto assurdo. Ma per gli istologi va bene
così, anzi a volte apparentemente molto bene ... Sarebbe invece sensato sta-
bilire, ad esempio per le zone limitrofe (sigma-retto) a quale parte appartie-
ne il tumore, se non è possibile spiegare più facilmente la cosa mediante
una TAC cerebrale. Forse in certi casi sarebbe anche interessante chiarire
se il tumore è ancora in grado di compiere attività mitotica o se si tratta di
un vecchio carcinoma inattivo, qualora l'anamnesi non sia chiara e una
TAC cerebrale non dia informazioni sicure. Ma in sostanza nella maggior
parte dei casi è del tutto superfluo eseguire un'analisi istologica, se nello stes-
so punto dell'organo si riscontra sempre la medesima formazione tumorale.

Ora riguardo ai cosiddetti "tumori cerebrali" o "metastasi cerebrali" , che in


senso stretto non esistono, la terza menzogna dogmatica confuta che il cer-
vello possa essere il computer dell'organismo. Se secondo questo dogma il
cancro deriva da una cellula "degenerata" impazzita, allora queste forma-
zioni che i miei avversari hanno chiamato gli "strani Focolai di Hamer",
devono essere dei tumori primari o per lo meno delle "metastasi". Tutti gli
studenti imparano già nel primo semestre di medicina che le cellule cere-
brali dopo la nascita non si dividono più, dunque non possono più moltipli-
carsi. Può moltiplicarsi solo il cosiddetto "tessuto connettivo cerebrale", la
materia gliale, proprio come può moltiplicarsi il tessuto connettivo nel resto
dell'organismo per formare cicatrici, assicurare la nutrizione e sostenere il
tessuto.
Diciamo che il tessuto connettivo nel corpo e il tessuto gliale nel cervello
hanno soltanto funzione nutritiva, di sostegno e di cicatrizzazione. Dunque
non vedremo mai neanche una sola cellula cerebrale in mitosi, mai vedre-
mo una moltiplicazione di cellule cerebrali, sebbene tutti i "medicinici"
parlino di tumori cerebrali e persino di "metastasi cerebrali".

424
Che cosa avviene in realtà nel nostro cervello quando si forma un cosiddet-
to "tumore" o Focolaio di Hamer?
Tutta la faccenda è molto semplice ed è stata architettata in modo magistra-
le da madre natura, ma viene completamente travisata dai nostri "medici-
nici" ignoranti eppure tanto boriosi. Essi asportano le escrescenze cerebra -
li per lo più innocue e così facendo mutilano il paziente per la vita, sempre
che questi sopravviva, cosa rara a causa del panico e delle alterazioni di
personalità conseguenti.
In realtà la questione è così:
quando siamo colpiti da un forte choc conflittuale, da una DHS, che ci rag-
giunge mentre proviamo un senso di isolamento psichico, in quell'istante
nel cervello si forma un Focolaio di Hamer. Ad ogni particolare tipo di un
tale choc conflittuale, che possiamo anche chiamare choc conflittuale bio-
logico, nel nostro cervello corrisponde un'area ben determinata e contem-
poraneamente anche una precisa zona organica.
Dunque: nel caso di un conflitto sessuale femminile, in termini biologici di
un "conflitto del non essere posseduta", per esempio quando una donna
sorprende suo marito "in flagrante", in questo "istante dello choc", se la
donna percepisce questa situazione come conflitto sessuale e non come tra-
dimento o simili, nella zona cerebrale periinsulare sinistra (zona tempora-
le-parietale) si forma un Focolaio di Hamer, se si tratta di una destrimane.
Da quell'istante ha inizio il nuovo Programma Speciale, Biologico e
Sensato (SBS) del cervello. Questo programma speciale causa la formazio-
ne di ulcere al collo e all'orifizio dell'utero in modo che l'utero diventi anco-
ra più pronto al concepimento (tale sembra essere il senso biologico).
Queste erosioni del collo o dell'orifizio dell'utero nella medicina tradiziona-
le sono considerate "benigne", perché non hanno mitosi cellulare, ma al
contrario presentano riduzione cellulare.
A causa dell'ulcera il collo dell'utero si allarga quasi come se venisse sca-
vato. La paziente destrimane dopo la DHS non ha più l'ovulazione che però
ritorna subito con la CL (soluzione del conflitto = accoppiamento visto bio-
logicamente).
Ma per utilizzare l'ovulazione avvenuta il collo dell'utero si allarga all'in-
terno, in modo che lo sperma possa raggiungere più facilmente l'utero.
Dopo la soluzione del conflitto (= accoppiamento) le ulcere vengono col-
mate con nuove cellule, cioè guarite. Vediamo le mitosi della riparazione,
ma la medicina classica sostiene che purtroppo ora il male è diventato
"maligno" a causa delle mitosi.

425
Proprio come nell'istante dello choc conflittuale nell'organo crescono con-
temporan eamente migliaia di nuove cellule cosiddette cancerogene (orga-
ni diretti dal paleoencefalo) o scompaiono (riduzione cellulare negli organi
diretti dal neoencefalo), così nel nostro cervello al momento dello choc non
è solo una singola cellula a finire nel programma speciale, bensì milioni di
cellule cerebrali del Focolaio di Hamer si sintonizzano contemporaneamen-
te in un programma speciale facendo entrare l'organismo in simpaticotonia.
Se analizziamo il contenuto conflittuale che ci ha "colto in contropiede"
nell'istante dello choc, riusciamo bene a immaginare che possano esistere
migliaia o centinaia di migliaia di contenuti conflittuali simili o poco diver-
si, che causano sempre diverse formazioni di un Focolaio di Hamer in parte
nello stesso punto, in parte in un punto vicino del cervello.
Con il tempo dovremo imparare ad osservare e anche a distinguere i con-
flitti biologici con i loro speciali programmi biologici che causano una
malattia cancerogena o oncoequivalente. I.:anima dell'uomo e dell'animale
è infinitamente complessa e diversa in ciascun individuo, anche se per gli
ignoranti le persone, i cani. i topi o gli elefanti, ciascuna razza per sé, rispetto
alla loro anima non sembrano fare alcuna differenza.
Analogamente ciascun conflitto è sempre un po' diverso rispetto ad altri
conflitti che sembrano simili e sono stati vissuti da altri individui della stes-
sa razza con uguali costellazioni conflittuali. Si pensi solo a quale enorme
molteplicità di costellazioni esiste nel gioco degli scacchi del tutto primiti-
vo, rispetto alle possibilità di combinazione delle cellule cerebrali nell'uo-
mo e nell'animale! Infatti nel nostro cervello, nonché in quello di un minusco-
lo topo, invece delle 64 caselle ci sono molti miliardi di altre dimensioni,
oltre alle tre dimensioni dello spazio e ad altre dimensioni elettriche, per
non parlare di quelle che ancora non conosciamo.

426
20. LA TERAPIA DEL "PROGRAMMA SPECIALE
BIOLOGICO DEL CANCRO"

La terapia della cosiddetta "malattia cancerogena" secondo il sistema della


Nuova Medicina Germanica si differenzia in modo del tutto sostanziale
dalla terapia attuale puramente sintomatica, ovvero dalla pseudoterapia
della medicina classica. Quest'ultima e la cosiddetta medicina alternativa
(di fatto ormai diventata complementare alla medicina classica) alla fin fine
hanno in comune il fatto che, per la mancata comprensione delle cause e
delle correlazioni del cancro e di altre cosiddette "malattie", volevano e
vogliono sempre intervenire per "combattere" il cancro e le altre malattie
con le tecniche e i rimedi più svariati.
Si fanno trattamenti sintomatici, sia con "bisturi, raggi e chimica e morfi-
na" sia con il vischio che notoriamente è una specie di veleno. La bietola
rossa, le erbe o i germogli causano i danni minori, ma neppure essi posso-
no impedire l'insorgere di uno speciale programma biologico sensato dopo
una corrispondente DHS! E qualora potessero effettivamente frenare il
decorso di un programma speciale, biologico e sensato, ciò sarebbe ancora
più grave!
Si cerca sempre di annientare il presunto nemico cancro con uno zelo da
inquisizione medioevale. Infatti nel Medio Evo la Santa Inquisizione cer-
cava di estrarre il diavolo dall'eretico con lama, fuoco e veleno. Alla fine l'e-
retico moriva sempre, non importa se avesse confessato o no. O era colpe-
vole di avere avuto rapporti con il demonio come da lui confessato o, se era
così ostinato da non confessare, era davvero in rapporto con il demonio e si
doveva allora applicare la tortura più terribile. Analogamente oggi i pazienti
della medicina classica subiscono le torture peggiori dello pseudotrattamento
della chemio, se il cancro maligno è ribelle e non si vuol lasciare "eliminare".
Determinante è il fatto che le cellule cancerogene sono sempre considera-
te come avversari che si devono combattere. Per esempio si crede anche che
nel momento di insorgenza del cancro il "sistema immunitario" (immagi-
nato sempre come una specie di esercito di difesa del corpo) sia indebolito
così che le cellule cancerogene "maligne" sarebbero in grado di trovare un
"varco" per penetrare nel tessuto e diffondervisi. Anche certi procedimenti
della cosiddetta medicina alternativa non sono stati sinora affatto sgraditi ai
medici tradizionali, perché partono dalle medesime premesse e hanno lo
stesso scopo, cioè quello di distruggere il cancro nell'organo che conside-
rano un male assoluto. 1'.unico intralcio è Hamer che ritiene tutto ciò delle
sciocchezze madornali.

427
Qualche tempo fa un rappresentante piuttosto stimato dell'associazione dei
medici voleva che gli presentassi dei "successi''.
Gli mostrai una serie di radiografie sulle quali si vedeva bene una crescita
tumorale arrestata.
Gli dissi che c'erano già centinaia di pazienti sani nei quali però spesso si
poteva ancora vedere il cancro inattivo nell'organo; esso non dava più fasti-
dio, non aveva più attività mitotica ed era piuttosto un problema estetico.
Ciò non gli piacque affatto! Per lui il cancro era guarito solo quando era del
tutto scomparso: "Via, via, via! Come dopo un'operazione per asportare il
cancro fino al tessuto sano!". Egli si figurava la faccenda così: innanzitutto
si doveva operare il paziente, quindi curare con i raggi, poi trattare con
citostatici e quindi Hamer poteva rincuorare con il suo trattamento "onco-
psicologico" ciò che ancora restava dell'animo della persona. Per questo
tipo di lavoro ero sempre il benvenuto. Dissi che i pazienti che erano stati
da me in linea di massima non avevano bisogno né di chirurghi né di medi-
ci che li irradiassero o li avvelenassero. A prescindere dalle possibili com-
plicazioni di tipo organico, come emorragie, edemi cerebrali e simili e dalle
possibili complicazioni psichiche come nuovo panico a causa di esperienze
scioccanti o di medici stolti o di recidive conflittuali ecc., questi pazienti
erano da considerarsi guariti. Potevano benissimo vivere ancora per 30 o 40
anni, se l'ambiente intorno a loro non li avesse terrorizzati continuamente
dichiarandoli "malati di cancro" e costringendoli a rivolgersi all'ingranag-
gio della medicina classica che alla fine li avrebbe addormentati con la
morfina.
Lì le nostre strade si separavano ...
Io rifiuto la medicina senz'anima, orientata solo sul sintomo. Per me il trat-
tamento medico di una persona o di un animale malato è una specie di
intervento sacro.
Duemila anni fa i medici erano al tempo stesso sacerdoti, persone intelli-
genti ed esperte che si guadagnavano la fiducia dei loro simili. A parer mio
oggi ciò non esclude affatto un elevato grado di conoscenza e scientificità,
al contrario, dovrebbe comprenderle.
Ma da quando questa corporazione di medici-ingegneri senz'anima, pura-
mente intellettuali e interessati solo al sintomo, mira al successo e al dena-
ro in tutta freddezza, non riesco più a considerarla come una associazione
di veri medici. Pertanto non consentirò che tali ingegneri di una medicina
brutale in futuro possano sfruttare, seppure in modo un po' diverso, la
Nuova Medicina Germanica di Hamer.

428
I medici del futuro, i medici della Nuova Medicina Germanica devono
essere persone pratiche e sagge, con un sano buon senso, con le mani e il
cuore caldi, dei medici-sacerdoti come nei tempi passati che erano benevo-
li e incorruttibili, similmente ai "buoni" vecchi medici di famiglia, e non si
arricchivano approfittando del bisogno dei loro simili malati.
Gli attuali medici-milionari di successo, che occupano il loro posto grazie a
manipolazioni, che calcolano in denaro ogni piccolo intervento e ogni paro-
la gentile, ma che per giunta ad ogni congresso parlano di etica con spudo-
rata arroganza, questa specie di medici cinici, brutali e avidi deve definiti-
vamente appartenere al passato. Mi fanno ribrezzo.
Prego il lettore di scusare queste mie dure parole. Di certo esistono ancora
qui e là dei medici che solo per necessità fanno parte del sistema disgusto-
so della medicina attuale, ma saranno contenti di avere finalmente un'al-
ternativa con basi scientifiche grazie alla quale possono dare speranze fon-
date ai loro pazienti.
Voglio raccontare brevemente di un paziente che è morto semplicemente
perché l'interessato venne trattato come "malato di cancro " per il quale si
diceva che "non c'era comunque più nulla da fare". Vennero adottate delle
misure che il medico, un urologo, in circostanze analoghe non avrebbe mai
preso né per sé né per una persone "non malata di cancro ". Per tali pazien-
ti si dice "tanto non vale più la pena". Il paziente aveva una leucemia in
regressione con dolori ossei calmati. Il caso fu specialmente tragico per le
circostanze particolari: alcuni giorni prima della sua morte la famiglia portò
via il paziente dall'ospedale con una fuga addirittura drammatica, dopo che
il medico del reparto aveva confessato di aver somministrato, per ordine
superiore, un derivato della morfina contro il parere esplicito dei parenti e
contro il desiderio esplicito del paziente! Da quel momento non fu più pos-
sibile parlare al paziente. Non c'era stata alcuna necessità di farlo, perché
il paziente a quel punto praticamente non aveva già più alcun dolore.
La figlia, una biologa, aveva vegliato suo padre per tutta la notte. Quando
aveva lasciato la stanza per cinque minuti l'infermiera era subito arrivata e
voleva somministrare la morfina al padre, cosa che la figlia e il padre stes-
so, nel frattempo risvegliatosi dal suo viaggio nell'oppio, non avevano per-
messo.
Dopo poche ore lasciavano l'ospedale. Si voleva letteralmente addormenta-
re il paziente, contro la sua volontà!
Il paziente non aveva mai avuto difficoltà ad urinare, ma durante la degen-
za in ospedale gli era stato applicato "di routine" un catetere alla vescica,
in modo che l'infermiera di notte non avesse "fastidi". A causa del catetere

429
l'uretra si era un po' gonfiata e quindi il paziente a casa aveva avuto qual-
che difficoltà ad urinare, come avrebbe qualsiasi persona normale, durante
i primi giorni dopo la rimozione del catetere.
Il medico di famiglia applicò subito, senza necessità, un catetere soprapubico,
inoltre solo con vescica semipiena. Così facendo trapassò inavvertitamente
nella cavità addominale. Il paziente morì due giorni dopo di peritonite acuta.
Tutti facciamo degli errori professionali, anch'io. Ma qui non si tratta di
questo, bensì di cose che altrimenti non si sarebbero mai fatte in situazioni
paragonabili, ma che ci si permette di fare solo con "pazienti malati di can-
cro". Questo non è un caso isolato. Già solo io potrei citare centinaia di
pazienti a cui è stata somministrata morfina o un suo derivato dai medici
senza che avessero dolori e quindi che ci fosse la necessità di farlo, e con-
tro la loro espressa volontà, causandone così la morte. Il paziente che come
raccontato morì di peritonite, era già quasi di nuovo del tutto guarito. I suoi
cancri erano inattivi, l'ultimo (cancro osseo) in via di guarigione. Avrebbe
potuto vivere tranquillamente ancora 30 anni. Stava facendo grandi proget-
ti su che cosa avrebbe fatto in estate ...
La brutalità di ogni singolo caso trova le sue radici nel sistema. Pertanto, si
prega di capire, non ha alcun senso stigmatizzare o accusare dei singoli
medici particolarmente brutali, ma si deve eliminare il sistema brutale stes-
so! Se aveste visto morire centinaia di persone in questo modo brutale
come è successo a me, probabilmente scrivereste anche voi, se siete onesti,
in maniera priva di compromessi e "non diplomatica"!

20.1 Il medico della Nuova Medicina Germanica

Nella Nuova Medicina Germanica il paziente è il capo assoluto del proces-


so che riguarda il proprio organismo. Solo lui può sapere ciò che è vera-
mente buono e giusto per sé, solo lui può essere davvero responsabile di se
stesso. Il paziente non viene più "curato", ma si cura. Il rapporto
paziente/medico nella Nuova Medicina Germanica deve essere completa-
mente ridefinito e ripensato. Il paziente deve elaborare la terapia migliore
per lui con l'aiuto delle persone che sono medici anima e corpo e si preoc-
cupano Sinceramente dei loro pazienti.
Di certo non è esagerato dire che coloro che vogliono lavorare con la Nuova
Medicina Germanica, con tutta l'esperienza professionale ed estesa ai tre
livelli, devono innanzitutto essere persone sagge e benevole che sono in
grado di comprendere i pazienti sia in quanto esseri simili a loro sia come
esperti/esperte eccellenti.

430
Lavorare ai tre livelli della Nuova Medicina Germanica richiede un proce-
dimento "psico-criminalistico". Resta problematico se questa cosa in fin dei
conti si possa imparare.
Alcuni medici capiscono subito per via intuitiva, senza peraltro essere più
·stupidi dei loro colleghi più intellettuali. Questi ultimi normalmente hanno
maggiori problemi perché dal punto di vista umano non trovano alcuna
empatia con il paziente e non possiedono alcun carisma.
Non c'è nulla che renda più felici del lavorare in modo qualificato con i 3
livelli e le 5 leggi naturali della Nuova Medicina. Ciò spingerà quelli tra i
medici dotati di carisma e di umanità a impadronirsi della conoscenza glo-
bale necessaria, a cui non può arrivare uno specialista, che oggi viene
ancora considerato come sovrano della scienza medica. I medici del futuro
con il carisma del sano buon senso devono essere in grado di lavorare come
"medici criminalisti". Devono poter stare a fianco del paziente come un
buon amico o un'amica mettendo a disposizione del paziente "capo" le loro
particolari conoscenze specializzate. Infatti la terapia del futuro consiste
quanto meno possibile nella somministrazione di farmaci, bensì per lo più
nel fatto che il paziente impara a capire la causa del suo conflitto biologico
e della sua cosiddetta malattia e insieme con il suo medico trova la via
migliore per uscire da quel conflitto e non ricaderci più in seguito.
Questi "sacerdoti di Asclepio", a parer mio, dovrebbero essere persone
sagge e modeste, cordiali e contemporaneamente possedere una conoscen-
za globale ottima. So che questa immagine non corrisponde all'idea oggi
dominante di un medico "di successo".

La terapia della cosiddetta "malattia cancerogena", che ora sappiamo essere


uno dei programmi speciali, biologici e sensati a noi noti, andrebbe distinta
a tre livelli:

1. livello psichico:
terapia pratico-psichica con sano buon senso
2. livello cerebrale:
osservazione del decorso e terapia delle complicanze cerebrali
3. livello organico:
terapia delle complicanze negli organi.

431
20.2 Livello psichico: terapia pratico-psichica con sano buon
senso

In teoria possiamo suddividere la nostra terapia in tre livelli, come cerch e-


rò di fare, ma occorre restare sempre consapevoli del fatto che nel nostro
organismo tutto avviene contemporaneamente, dunque in modo sincrono.
In futuro la Nuova Medicina Germanica dovrà fare in modo che mai in nes-
sun caso i nostri pazienti vengano curati da specialisti: uno si preoccupa
dell'anima, l'altro del cervello e un terzo cura gli organi. Anche il "team-
work" oggi così apprezzato deve in ogni caso derivare dalla collaborazione
di medici con grande esperienza globale e mai altrimenti.

Normalmente il paziente si ammala di un conflitto "di cui egli non può par-
lare", del quale in ogni caso sinora non poteva parlare. Sia che ci sembri
giusto o necessario il fatto che egli non potesse parlarne, sia che siamo con-
vinti che forse avrebbe dovuto parlarne già da lungo tempo, la cosa è irri-
levante per lo speciale programma biologico sensato ora presente. l'.unica
cosa necessaria è che si cerchi di capire perché il paziente non poteva par-
larne in base alla sua struttura mentale, alla sua visione del mondo!
Mi ricordo di un'anziana signora, che si era ammalata di un carcinoma al
sigma perché il suo canarino, cui era molto affezionata, era morto. Per 12
anni era stato il suo migliore amico. La DHS avvenne quando lei lo trovò
morto nella sua gabbia. Era imbrattato di feci liquide. l'.anziana signora lo
sognò per dei mesi. Anche in sogno si faceva dei rimproveri di avere nutri-
to in modo sbagliato il suo "Hansi" e nel sogno lo rivedeva sempre insudi-
ciato nella gabbia. Dopo 4 mesi avvenne un'inaspettata soluzione del con-
flitto, perché la figlia le aveva regalato un "nuovo Hansi". Il cancro venne
notato solo a causa dell'emorragia intestinale tipica della fase di riparazio-
n e. La vecchia signora sopravvisse solo perché a causa della sua età i medi-
ci non ritennero opportuno fare alcuna terapia. Per una persona più giova-
ne di sicuro si sarebbero fatte degli interventi radicali e si sarebbe pratica-
ta una colostomia 161. Ciò avrebbe scatenato, come si osserva quasi sempre,
una svalutazione di sé, quindi si sarebbero riscontrate le relative cosiddet-
te "metastasi ossee" e poi la si sarebbe addormentata con la morfina ...
Oggi questo è il percorso consueto, purtroppo, ma un percorso che non
occorre affatto seguire. l'.anziana signora oggi, dopo cinque anni, sta di

(161) colostomia = apertura chirurgica praticata per via addominale a un segmento del colon,
ano artificiale

432
nuovo bene. Ho avvertito i suoi parenti, nel caso in cui il "nuovo Hansi"
dovesse passare a miglior vita, di non aspettare di nuovo quattro mesi per
regalarle un altro canarino.
Mi è capitato un caso analogo in Saarland: la moglie dell'amministratore di
un sanatorio era ammalata di un adenocarcinoma polmonare. La cosa fu
scoperta solo perché la paziente tossiva leggermente e il medico di famiglia
le fece fare una radiografia ai polmoni, nella quale si vide un cosiddetto
"adenocarcinoma solitario" del polmone. Tali focolai solitari del polmone
sono sempre degli adenocarcinomi alveolari, segno di un conflitto patito di
paura della morte per un'altra persona o per un animale.
Il marito di questa paziente di circa 57 anni mi chiese un consiglio. Visitai
e interrogai la paziente e scoprii che aveva patito una DHS circa 8 mesi
prima quando era stato addormentato il suo amatissimo gatto "Mohrle"
perché era ammalato. "Era il nostro bambino da 16 anni, gli era perfino per-
messo mangiare a tavola con noi", mi disse. Dal momento in cui il veteri-
nario le comunicò che bisognava addormentare il gatto, la donna era molto
dimagrita, di notte non riusciva più a dormire, continuava a pensare soltan-
to al suo "gattino", che venne appunto addormentato due settimane dopo.
Il conflitto durò per 4 mesi. Il marito non potendo più vedere come si tor-
mentava la moglie, un giorno portò a casa un gattino nuovo, molto simile
al precedente. Da allora la paziente cominciò a stare di nuovo bene.
Quando due mesi più tardi si scoprì nel polmone destro un adenocarcino-
ma solitario grande circa 5 cm, la paziente aveva già ripreso il suo peso, di
notte dormiva bene, il suo mondo era ridiventato quello di sempre. La
paziente sopportò bene anche la diagnosi, l'avvelenamento chimico e le
irradiazioni di cobalto. I medici si meravigliavano che il tumore non cres-
ceva e non diminuiva, bensì restava stabile. Dopo due mesi, quando la
paziente aveva superato tutto, lei e suo marito mi chiesero che cosa doves-
sero fare ora. Risposi di "curare bene il gatto". Naturalmente avrei potuto
evitare di dare quel consiglio perché il gattino nuovo era già diventato "il
bambino di casa". La paziente sta bene.
Questi due esempi vogliono mostrare come io immagino idealmente, pre-
messo che la cosa sia fattibile, una terapia pratica con un sano buon senso.
Non mi disturba affatto se i miei colleghi di una volta, superstimati, sorri-
dono divertiti per il fatto che parlo per due ore con un'anziana signora del
suo canarino morto e cerco di immedesimarmi nelle questioni un po' buf-
fonesche di una vecchia signora che non ha nulla al mondo di più vicino a
lei del suo canarino Hansi.

433
Naturalmente una tale signora non potrebbe pagare l'onorario di 2 milioni
di lire a un professore disposto ad ascoltare per due ore le sue pene per un
uccellino che avrebbe un valore di 10.000 lire al massimo se fosse ancora
vivo.
Neppure mi disturba quando psicologi stimatissimi dicono che si deve
innanzitutto chiarire la situazione psicologica di fondo, come e perché e
alla luce di quale esperienza traumatica si potrebbe esaminare il caso.
Tanto tutto questo non serve a nulla, perché così la DHS non viene afferra-
ta. E' sempre come nell'esempio del portiere di calcio che per lo più riesce
a controllare tutti i palloni fino a quando può fare i suoi calcoli, ma se ven-
gono deviati e lo "colgono in contropiede" egli è costretto a guardare impo-
tente, come se fosse paralizzato, il pallone che si infila nella porta forse pro-
prio accanto a lui. La DHS è sempre la serie di fattori concomitanti, la situa-
zione imprevista, che nessuno psicologo è in grado di valutare, né tanto
meno di spiegare.
A questo punto cito almeno molto brevemente ancora due casi che dovreb-
bero mostrare che non si ottiene nulla con la "psicoterapia" del singolo
paziente. Spesso si devono ripercorrere 1 o 2, talvolta 3 livelli e tentare una
terapia di tutto l'ambiente intorno, che però sovente non si riesce a fare .
Una paziente di 45 anni era ammalata, e lo sapeva, di carcinoma osseo
della colonna vertebrale cervicale e del bacino dopo che aveva avuto tempo
prima un carcinoma della mammella. Il reperto era: "Recidiva con metasta-
si generalizzate di un carcinoma mammario (stato dopo ablazione)". Alla
paziente fu detto che ora non c'era più nulla da fare e la si lasciò in attesa
di morire in una stanza di un piccolo ospedale. Lei era una naturopata.
Venni interpellato solo per un intervento complementare. Trovai, come
avevo supposto, che le cosiddette "metastasi generalizzate" derivavano da
due diverse svalutazioni di sé con propria DHS. La paziente era stata allie-
va per terapeuti naturali e aveva adottato due bambini. Per "gioco" si era
comprata un timbro professionale, che ovviamente non avrebbe dovuto
usare prima di avere sostenuto gli esami. Un giorno i suoi bambini trovaro-
no questo timbro e giocarono "al recapito della posta". Timbrarono centi-
naia di biglietti e li infilarono nelle buche da lettere di tutto il quartiere.
Quando la madre tornò a casa e venne a sapere del pasticcio, rimase come
paralizzata dallo spavento. Venne accusata di essere un'imbrogliona e le si
intimò di sostenere subito l'esame ! Passò all'attacco, dimagrì, studiò giorno
e notte, cosa che non le pesava dato che in ogni caso di notte non riusciva
a dormire . Era come ubriaca. Il marito si sentì trascurato, inveì e l'accusò di
essere una cattiva moglie. La donna ascoltava e non vedeva più nulla intor-

434
no a sé . Era solo ossessionata dal pensiero di superare l'esame per non pas-
sare da imbrogliona.
Aveva patito un cosiddetto "conflitto di svalutazione intellettuale" perché si
sentiva un'imbrogliona per il fatto di non avere ancora sostenuto l'esame.
Però nella fase di conflitto attivo patì una seconda svalutazione di sé in
campo sessuale perché durante quel periodo non aveva più alcun deside-
rio sessuale e suo marito gridava perché non valeva più nulla a letto. Tre
mesi dopo la DHS sostenne il suo esame.
Quando io la vidi per la prima volta si trovava, come detto, in una stanza
per malati terminali. Le vertebre cervicali dalla seconda alla quarta presen-
tavano osteolisi così estese che si prevedeva che da un momento all'altro si
sarebbero fratturate con la conseguenza di una paralisi trasversale. Le era
già stata data della morfina per risparmiarle questa esperienza, ma erano
state interrotte anche le visite dei parenti perché io avevo posto questa con-
dizione. Si trovava per metà in vagotonia e per metà in simpaticotonia.
Dopo averla visitata, interrogata e avere guardato le radiografie, lei volle
sapere se avesse ancora qualche speranza. Le dissi: "Se lei riesce a non
muovere la testa per 4 settimane, non ci sarà alcuna frattura. A quel punto
si sarà accumulato così tanto callo che le vertebre non potranno più spez-
zarsi. Infatti questo conflitto è visibilmente risolto in modo definitivo. Lei
non può certo morire di osteolisi del bacino, se non accetta di assumere la
morfina; però non so come potrà continuare il rapporto fra lei e suo marito
e da quello dipende la sua disponibilità sessuale".
La colonna vertebrale cervicale guarì davvero come previsto, con lo stupo-
re dei medici. Alla fine aveva più callo di quanto ne avesse prima. Era riusci-
ta a stare sdraiata per 4 settimane senza muovere la testa. Mentre la colon-
na vertebrale calcificava regolarmente, la ricalcificazione e l'osteolisi del
bacino progredivano e regredivano corrispondentemente alle ricadute con-
flittuali e alle fasi di soluzione del conflitto. Ora c'era una magnifica ripara-
zione che durava per 3 settimane, poi d'improvviso si vedevano nuove oste-
olisi. La paziente mi confessò: "Dottore, mio marito entra sempre nella mia
camera d'ospedale con una faccia da funerale, non mi ama e credo che non
desideri affatto che io guarisca. Allora gli dico: "Vai e lasciami i bambini,
non posso più sopportare la tua faccia!" I.'.uomo, esteriormente grande cri-
stiano, non era preoccupato di aiutare sua moglie. Dopo un diverbio parti-
colarmente sgradevole in ospedale si vide di nuovo il "risultato" due setti-
mane dopo: nuove osteolisi nel bacino. Quando la donna riacquistò speran-
za, con il callo tornò anche il dolore a causa della dilatazione del periostio.

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I medici erano già pronti con le siringhe di morfina sguainate davanti al suo
letto. Le somministrarono più volte la morfina senza che lo sapesse e con-
tro la sua espressa volontà. Consigliai la povera donna di farsi ricoverare in
un sanatorio e di separarsi interiormente da suo marito; solo così avrebbe
avuto una possibilità di spezzare il circolo vizioso. Ma la cassa mutua non
pagava, il marito non voleva "che si facessero tante storie", non provava più
alcun sentimento per lei.
Alla fine i medici le diedero la morfina di continuo senza più chiederle
nulla. La poveretta soffrì per due settimane poi morì. "Ora hai raggiunto il
felice traguardo", scrisse il marito nel suo annuncio di morte ...
Devo ora raccontarvi brevemente anche un altro caso che non è affatto
eccezionale, ma anzi particolarmente tipico. Una giovane donna patì due
conflitti di paura nella nuca, uno perché ricevette la notizia (DHS!) che
doveva pagare una rendita alla suocera per tutta la vita. Questa paura le
pesò sulla nuca per molti mesi. Patì il secondo conflitto di paura nella nuca
quando si volle operarla al cervello e la si costrinse a farsi asportare la metà
del cervelletto.
Adesso la donna sta quasi cieca a casa e aspetta pazientemente che il
Focolaio di Hamer nella retina si sgonfi permettendole di vedere di nuovo.
Ovviamente ci vorrà molto tempo. Il più grande ostacolo è la propria madre
che si irrita di dover aiutare la figlia e vuole che quella sia ricoverata in
ospedale per non avere "tanti fastidi a casa". Di tanto in tanto mi telefona
dal letto della figlia p e r dirmi: "Buon giorno, dottore. Sono la signora Z. Ha
presente? La madre della signora X. Ascolti dottore, crede veramente che
sia ancora possibile? Io mi accorgo che non se ne può più. E' così fiacca e
stanca, non riesce più ad uscire dal letto. Che pena! Devo stare a vedere
mia figlia che muore lentamente! Non sarebbe stato meglio se fosse morta
subito invece di dover soffrire a questo modo? No, credo che sarebbe meglio
ricoverarla all'ospedale invece di lasciarla qui ad aspettare la morte. Non ci
credo. . .. Dottore (più piano ma in modo che la figlia possa sentire benis-
simo), vedo che sta morendo. Lei stesso non crede che possa farcela".
E' superfluo ogni commento! Purtroppo devo raccontarvi questi esempi
estremi per mostrare quale sia la situazione in cui spesso deve avvenire una
guarigione! Anche in questo caso non c'entra la cassa mutua, né c'entrano
i medici. Questi scrivono solo delle laconiche istruzioni ospedaliere che per
la paziente sarebbero la morte sicura. A casa c'è la madre spietata che
vaneggia pensando che la figlia cattiva voglia soltanto farla arrabbiare,
rifiutandosi di andare in ospedale e di mettere fine a tutte quelle complica-
zioni a casa.

436
La madre potrebbe cioè tornare a fare la donna delle pulizie, mentre ora
tutto quel denaro è perso! Se il marito non mantenesse la calma in famiglia,
la paziente sarebbe morta da tempo!
Ma ora mi dite, come si dovrebbe chiamare un simile tipo di psicoterapia?
Posso immaginare che gli psichiatri e gli psicologi siano piuttosto delusi dal
mio sistema, perché non c'è tempo per analisi che durano mesi sul divano
di Freud. Non rimane tempo per grandiose speculazioni e giochi intellet-
tuali, il tempo passa inesorabilmente. Si deve capire qui e subito il conflit-
to e possibilmente risolverlo già ieri, perché ogni giorno rende le cose più
difficili anche rispetto alle possibili complicazioni nella successiva fase di
riparazione. Non abbiamo a che fare solo con il paziente stesso, ma deve
essere coinvolto anche il suo ambiente, altrimenti in pratica non si riesce ad
aiutarlo. Forse la maggior parte di voi non vorrà credere affatto all'una o
all'altra delle mie brevi storie di malati. Ma sono tutte vere. Molte sono per-
sino più terribili di quanto io abbia potuto descriverle per discrezione. Non
si tratta di far fare brutta figura a qualcuno, ma il senso è quello di poter
imparare da processi tipici le problematiche generali caratteristiche di
questo sistema.
Per esempio sappiamo dalle statistiche che con il cambiare dell'ambiente si
modificano il tipo e l'incidenza di diverse "malattie cancerogene''. Fino ad
oggi nelle grandi famiglie c'era spesso il cancro allo stomaco. Non si rius-
civa ad evitarlo perché i contrasti famigliari causano prevalentemente can-
cro allo stomaco. Tali problemi oggi, nella società ampiamente disgregata,
vengono semplicemente elusi. Il cancro allo stomaco di conseguenza è
molto più raro.
Il conflitto madre/bambino al tempo della famiglia grande era relativamen-
te raro. Le madri che avevano molti figli, per esempio potevano sopportare
meglio la morte di un figlio rispetto alle odierne madri con figlio unico.
Anche una diversa concezione dei metodi educativi ha un effetto "conflit-
tuale": le discussioni, che oggi avvengono correntemente fra madri di figli
unici e i loro "esemplari singoli" altamente nevrotici, in passato erano il non
consentito "rispondere", che veniva punito con un relativo ceffone, cosa
che risparmiava i nervi della madre ovvero dei genitori. Le perenni discus-
sioni e i risentimenti che non finiscono mai oggi spesso portano entrambi
quasi alla follia.
La frequenza del cancro alla mammella è notevolmente aumentata persino
nonostante il fatto che ci siano meno madri e molto meno bambini che in
passato. Veramente si devono però anche includere qui i conflitti fra part-
ner, cioè i cancri alla mammella nel "seno relativo al partner''.

437
Si potrebbe forse chiarire gran parte del fenomeno se lo si considerasse
separando le donne, ovvero le madri destrimani da quelle mancine, come
pure separando il conflitto madre/bambino da quello donna/partner.
Con l'emancipazione sessuale la frequenza dei carcinomi del collo dell'u-
tero è diminuita a una percentuale ridottissima. Chi ha sperimentato che
cos'erano gli enormi peccati del passato, i cosiddetti "errori di gioventù", in
questo campo è in grado di valutare la differenza rispetto a oggi. Una scap-
patella, e allora?
Ancor meglio possiamo vedere il cambiamento avvenuto nell'incidenza di
diversi tipi di cancro nei gruppi di immigrati in America, per esempio quel-
li provenienti dal Giappone. Non appena questi immigrati giapponesi esco-
no dal loro rigido sistema di famiglia e impresa, in cui per esempio erano
ricorrenti il cancro allo stomaco e il cancro al collo dell'utero, si modifica
anche la frequenza delle cosiddette "malattie cancerogene" per i vari tipi di
cancro.
In America raramente un immigrato si ammala di cancro allo stomaco o di
cancro al collo dell'utero, per contro molte donne hanno il cancro alla mam-
mella, dal quale invece in Giappone quasi nessuna era colpita.
Dunque la speranza che basti modificare le situazioni sociali o ambientali
per avere meno "malattie cancerogene" è illusoria. Cambia solo il tipo di
conflitti e quindi il tipo di programma speciale del cancro.
Tuttavia c'è un aspetto davvero importante che viene spesso taciuto.
Esistono moltissime situazioni che mostrano come in media la gente ricca
soffra solo una parte minuscola dei conflitti e delle malattie cancerogene
rispetto ai poveri.
Un ufficiale giudiziario, ad esempio, che è una catastrofe per i poveri, nor-
malmente non preoccupa affatto il ricco il quale considera solo come una
piccola faccenda seccante il dover staccare un assegno perché aveva
dimenticato di pagare un conto. I conflitti sono per lo più delle costrizioni
insuperabili alle quali il paziente non può sottrarsi. Con il denaro invece si
possono evitare non tutti ma buona parte di questi fastidi.
Infine, a questo punto ancora relativamente non capzioso, si solleva la gros-
sa questione su quale possa essere il percorso e quale siano il senso e lo
scopo della nostra terapia. Forse va bene così, visto che oggi si vive spesso
in un vuoto filosofico e religioso, dopo che le confessioni cristiane hanno
perso da noi il loro valore di normativa sociale essendo state smitizzate in
seguito alle scoperte scientifiche. Ciò non rappresenta una sfortuna. Sarebbe
sbagliato se rimpiangessimo ciò che si è rivelato essere inconsistente e
aspettassimo delle nuove norme antropologiche pensate da qualche scien-

438
ziato, politico o istituzione religiosa che non hanno nulla a che fare con il
codice del nostro cervello.

l.'.applicazione pratica della Nuova Medicina Germanica deve distinguere


fondamentalmente fra la terapia ottimale derivata dal sistema delle cinque
leggi biologiche e quella "fattibile" oggi condizionata da molte circostanze
sociali e mediche.

20.2.1 Anamnesi del conflitto - Individuazione della DHS

Prima di interrogare il paziente si deve eseguire il test dell'applauso per


scoprire se è destrimane o mancino. A tale scopo gli chiediamo di applau-
dire come farebbe a teatro. La mano che sta sopra e che batte su quella sot-
tostante è la mano dominante. Ciò è importante per riconoscere l'emisfero
del cervelletto o del neoencefalo su cui l'interessato lavora prevalentemen-
te e dove quindi necessariamente colpisce il suo primo conflitto (ad ecce-
zione dei conflitti inerenti il rapporto di bambino o di partner).
E' stato possibile accertare empiricamente questa correlazione, che è anche
facile da comprovare mediante una TAC cerebrale in caso di conflitto.

Dopo avere fatto al paziente delle domande sostanzialmente di carattere


anamnestico, riguardanti anche la sua sfera umana, il medico deve essere
in grado di registrare un'anamnesi conflittuale a partire dai disturbi accu-
sati dal paziente o dai reperti già presentati. Per un medico della Nuova
Medicina tutte le informazioni sia di tipo medico sia di tipo umano sono
assolutamente di grandissimo interesse. Nel tomogramma computerizzato
del cervello si trova sempre una serie di cicatrici cerebrali che non si
potrebbero spiegare senza queste informazioni. Il punto più importante
consiste nello scoprire la DHS, nell'appurarne il momento preciso e tutte le
relative circostanze presenti in quel momento. Possibilmente già per la
prima visita generale si dovrebbe disporre di una TAC cerebrale, cosa che
(se non si tratta di sintomi banali o leggeri) costituisce un esame accettabi-
le non invasivo. La TAC cerebrale è molto significativa per l'anamnesi con-
flittuale per il fatto che, in base a quella, si possono fare domande mirate
per scoprire i contenuti dei conflitti, la cui natura e contenuti sostanzial-
mente biologici risultano già dalle radiografie.
All'inizio per la valutazione è sufficiente disporre di una TAC cerebrale
negli strati standard (paralleli alla base del cranio) senza mezzo di contra-
sto, con dose di irradiazione minima.

439
Per la Nuova Medicina Germanica è inappropriato sostituire la TAC cere-
brale con un esame di risonanza magnetica (RM). Tale esame dura molto
più a lungo, è molto faticoso fisicamente e si sa ancora molto poco dei suoi
effetti sull'organismo . La RM ha inoltre lo svantaggio che non è possibile
leggervi le configurazioni a bersaglio presenti in fase attiva, con margini
nitidi nel cervello, poiché è tarata solo per le molecole d'acqua. In ogni caso
la risonanza magnetica è consigliata per la fase PCL e per particolari esami
specialistici, perché gli accumuli di glia e gli edemi si possono vedere molto
bene con quel metodo, cosa che però un esperto riesce a fare altrettanto
bene con una TAC.
La tecnica di indagine con risonanza magnetica ha lo svantaggio di mo-
strare le alterazioni organiche e cerebrali otticamente in modo troppo dram-
matico. Al paziente viene quindi trasmessa l'impressione che egli abbia per
esempio un enorme tumore cerebrale, che invece su una TAC senza liqui-
do di contrasto dello stesso paziente appare notevolmente meno grande.
Qui voglio parlare ancora di una serie di questioni pratiche.
A questo punto la terapia biologicamente ottimale deve di proposito lascia-
re spazio alle questioni pratiche che sono urgenti per il paziente. In futuro,
con la Nuova Medicina Germanica, ad un paziente con carcinoma intesti-
nale si darà il consiglio di inghiottire quanto prima possibile, cioè ancora
prima della conflittolisi, dei batteri della tubercolosi. Ma oggi ciò entrereb-
be in contrasto con le diverse leggi e prescrizioni. Pertanto non giova molto
dire al paziente la cosa migliore che egli potrebbe fare in teoria, dato che
questa via gli è preclusa nella pratica.

20.2.2 Previsione dell'evoluzione del conflitto a partire dalla DHS

Non si dovrebbero mai fare diagnosi e prognosi precipitose, fintanto che, ad


esempio, non si conosce la durata e l'intensità dell'attività conflittuale, dun-
que della massa conflittuale e fintanto che non si è chiarito se il conflitto o
i conflitti sono realmente risolvibili.
Alcuni conflitti in teoria sembrano facili da risolvere, ma non lo sono di fatto
perché il paziente è ostacolato da vari impedimenti. Per esempio non può
rinunciare al suo posto di lavoro, non può vendere la sua ditta, non può
separarsi, non può liberarsi della suocera ecc.
Se tutti questi punti di vista importanti per una potenziale risoluzione non
sono fattibili nella pratica, si deve cercare di trovare con il paziente e forse
anche con i parenti coinvolti nel conflitto, gli amici, il datore di lavoro, la
banca, le autorità ecc, una soluzione accettabile di secondo o terzo ordine

440
o anche solo una possibilità di soluzione di conflitto a livello mentale.
Solo allora si ha un punto di riferimento per una successiva prognosi. Per
la maggior parte dei conflitti si cercherà di arrivare a una soluzione insie-
me con il paziente. Abbiamo già fatto accenno alle eccezioni, nelle quali la
soluzione del conflitto deve essere espressamente evitata; altri casi saranno
in seguito affrontati dove questo problema si presenti.

Si noti:
la cosa importante è tranquillizzare il paziente e la maggior parte di loro
sopravvive ! I pazienti devono imparare a capire che ciò che era stato con-
siderato come "malattia", di fatto è un evento sensato, un Programma
Speciale, Biologico e Sensato della natura. Qualcosa di sensato, cioè in
linea di principio una cosa utile, che non occorre combattere, ma solo
capire. Dobbiamo cercare di impedire solo le eventuali complicanze. In
alcuni casi rari non occorre o non è consentito risolvere il conflitto.

20.3 Il livello cerebrale: osservazione del decorso e terapia


delle complicanze cerebrali

La Nuova Medicina Germanica non è una disciplina parziale, che per


esempio si potrebbe limitare alla conflittolisi e delegare le complicanze ad
altre discipline parziali, bensì è una medicina globale che deve considera-
re tutti i passaggi dell'evoluzione di un SBS anche a livello cerebrale.
Una precisa osservazione del decorso dei processi cerebrali durante le fasi
della "malattia cancerogena", ora chiamata Programma speciale, biologico
e sensato, è desiderabile, ma non costituisce una "conditio sine qua non"!
Poiché il decorso a livello cerebrale avviene in sincronia con quello a live-
llo psichico e organico, si può anche in certa misura dedurre tali processi,
se si è acquisita una certa esperienza nella lettura delle immagini delle TAC
cerebrali.
In linea di massima la TAC cerebrale, per lo meno riguardo agli emisferi del
neoencefalo, si può valutare bene, perché ogni spostamento di massa e
ogni processo che richiede spazio è riconoscibile dalla compressione o dallo
spostamento dei ventricoli o cisterne cerebrali.
Se ho potuto darvi solo poche regole solide riguardo ai metodi ottimali della
terapia psichica dei pazienti, in questo campo sono invece in grado di darvi
delle indicazioni precise:

441
1. Se il conflitto in corso nel paziente è ancora attivo, in questo stadio, pri-
ma della conflittolisi, si dovrebbe far eseguire una "TAC cerebrale"
iniziale.
a) I; esame iniziale è importante per valutare le cicatrici che ci sono nel cer
vello. Il paziente allora dovrà "solo" raccontarci i suoi conflitti, poiché
dove hanno "colpito" e quale conflitto biologico hanno scatenato in lui,
tutto ciò si può vedere sulla TAC.
b) La TAC iniziale è importante per il successivo confronto, perch é spesso
non c 'è ancora alcun edema, mentre le successive TAC possono già mo-
strare edema intra e perifocale.
c) La TAC iniziale è inoltre particolarmente importante per vedere se con la
terapia si è "colto" il conflitto giusto. Normalmente lo si sa persino senza
TAC. Ma ci sono dei casi dubbi critici, particolarmente nella DHS reci-
diva, per i quali è opportuno avere la TAC iniziale suddetta.
d) Per il paziente è importante sapere (dato che desidera vedere qualcosa e
qui glielo si può proprio mostrare) come avviene il decorso in modo che
si tranquillizzi. Quando il paziente nota che il medico è sicuro del fatto
suo e confida di saperci fare, egli si calma. E impedire il panico è un' as-
soluta necessità!

2. Se il conflitto in corso nel paziente non si è ancora risolto, è importante fare


una TAC cerebrale quanto prima possibile.
a) La crisi epilettica o epilettoide che occorre attendersi può creare qual
che complicanza che si dovrebbe poter valutare in anticipo. N egli infar-
ti cardiaci in base a questo metodo si può valutare l'infarto con uno scar-
to di circa 14 giorni se si sa quando è avvenuta la soluzione del conflit-
to e che cosa si vede nella TAC cerebrale.
b) Nel caso di pazienti per i quali non si è sicuri del momento della con-
flittolisi, che non è così puntuale come la DHS, l' edema cerebrale può
arrivare in un momento inaspettato.
c) In base alla TAC cerebrale si può decidere di eseguire un eventuale trat-
tamento medicamentoso nella fase PCL.

3. La TAC di controllo, oltre ai controlli del decorso psichico, ci fornisce


delucidazioni sull'evoluzione del programma speciale. Questo esame è
quasi più facile di quello dell'organo, perché gli edemi di riparazione
nell'organo, diversamente dal cervello, spesso presentano dei problemi
di valutazione .

442
a) Il paziente e il medico si tranquillizzano se possono verificare l'evoluzio-
ne del programma SBS, effettivamente nero su bianco.
Risulta particolarmente importante per il paziente riuscire a riconoscere
il punto di cambiamento verso la normalizzazione e constatare che
ormai non c'è più pericolo.
b) Lo stato edematoso del cervello ci dà una buona possibilità di valutazio
ne per il dosaggio del cortisone ecc. con il cui aiuto freniamo la forma-
zione di edema nel cervello e negli organi (con il vantaggio di un mino-
re rischio, ma con lo svantaggio di una durata maggiore della fase PCL
del programma SBS).
c) Spesso il paziente, soprattutto quello non costretto a letto, al successivo
colloquio nel frattempo ha già sviluppato un nuovo conflitto, del quale
non parla perché forse gli risulta troppo penoso. Ma è molto importante
sapere queste cose. Eventuali nuovi focolai in attività conflittuali sono
difficili da scoprire su un'immagine di risonanza magnetica, mentrè lo
vediamo molto meglio in una TAC cerebrale.

20.3.1 Orientamento della terapia: il codice del nostro cervello

Desidero qui prevenire la critica di fanatici religiosi che forse insinueranno


che io voglia dare delle regole all'umanità, in sostituzione alle leggi divine,
per quello che ogni singola dottrina di fede intende per "legge divina". Ciò
non è vero o lo è solo in parte. l'.uomo quale creatura di Dio ha il suo posto
dentro l'intero cosmo divino. Questo posto gli viene indicato mediante il
codice del suo cervello.
Ogni animale segue il codice del proprio cervello, che è presente in esso
proprio come nell'uomo. Nessun leone caccia più preda di quanta gliene
occorra per soddisfare la sua fame. l'.uomo per contro inventa le bombe ato-
miche, armi per la distruzione di massa, e nel frattempo è diventato capa-
ce, in teoria, di distruggere più volte l'intero pianeta. Dunque deve essere
accaduto qualcosa nel codice di certi uomini o popoli, si è distrutto qualco-
sa per cui hanno scelto questo modo di vivere paranoide-megalomane, del
tutto innaturale, che chiamano civilizzazione, ma che non è previsto nel
codice del nostro cervello, bensì rappresenta una devianza.
Non è più possibile nemmeno proseguire su un doppio binario, cioè da una
parte vivere assecondando la civilizzazione (o ciò che si ritiene essere tale),
dall'altra contemporaneamente anche in accordo con il codice bio-"logico".
Come si può curare un nonno che ha patito una DHS perché, in conformi-
tà alle norme della civilizzazione, lo si è mandato in un ricovero per anzia-

443
ni, cosa che però il codice del suo cervello non prevede affatto? La società
si aspetta che egli venga curato, che egli "si adatti", cioè reso idoneo all'ospi-
zio.
Dobbiamo dunque tentare di risolvere il suo conflitto a dispetto del suo co-
dice, cosa che è molto problematica, per non dire contro natura. Certamente
esistono ostacoli e costellazioni dove la soluzione del conflitto in base al
codice non è realizzabile. Ma ciò non ha nulla a che fare con il principio. Il
percorso verso una nuova consapevolezza di un comportamento conforme
al codice sarà un percorso lungo .
I grandi rivoluzionari e riformatori spesso partono dal concetto che tutti gli
uomini sono uguali, che occorra solo trovare a piacere un sistema ottimale
per poterli governare tutti in modo socialmente ideale. Ciò si è rivelato
falso! Nel codice del nostro cervello rientra anche la famiglia e l'ambiente
circostante. Non può aver alcun senso considerare l'uomo solo come singo-
lo individuo, perché ciò fa scaturire appunto i conflitti rispetto al nostro pro-
prio codice.
Senso e scopo di queste considerazioni sono che non chiediate più come si
deve fare concretamente la terapia della malattia cancerogena. Il medico
intelligente e carismatico avrà senz'altro capito che cosa intendo. I medici
ciechi senz'altro non CéJ-piranno mai. Chiedete a una madre come riesce a
curare i crucci del suo bambino, lei risponderà molto sconcertata di non
sapere. Ma sinora l~ è\sempre riuscito di dare conforto al bambino e di farlo
tornare allegro.
Se io volessi insensatamente fornirvi degli schemi pronti, i medici sempli-
ciotti e ciechi incontrerebbero solo nuove e diverse difficoltà, perché il
paziente non è sospeso n~l vuoto, ma pensa, sente e dentro di lui continua
il lavorio. Come già detto, 'non c'è neppure il tempo di organizzare lunghi
progetti di terapia. Uirfd~gine per scoprire il suo conflitto, di cui sinora non
ha potuto parlare qon nessuno, spesso costituisce già l'avvio del processo.
Ritorna il tempo àei veri medici, dei bravi conoscitori dell'uomo dotati di
grande talento, che in passato esistevano e nel frattempo nella cosiddetta
medicina moderna sono stati del tutto scavalcati dagli "ingegneri medici",
che fanno passare per oro colato le loro insensatezze.
Non di meno posso dare una ricetta pratica a chi si mette in cammino: non
gettare mai nel panico il paziente, perché potrebbe morirne! Con la Nuova
Medicina non c'è più motivo di avere una paura folle; egli può capire molto
bene che cosa accade e deve accadere. Quasi tutti i pazienti (95% e più)
possono sopravvivere alla loro malattia cancerogena se si impedisce il pani-
co. Molti dei pazienti patiranno di nuovo un altro conflitto e avranno un

444
altro cancro. Ciò è normale e così va infatti la vita. Questo susseguirsi di
conflitti non è necessariamente così tremendo se si ha un medico saggio
che appunto la considera del tutto normale.
Gli schemi fissi sono proibiti. Non sono adatti alle situazioni psichiche e
alle costellazioni di diverso tipo. Se per l'uno conta il suo canarino, per l'al-
tro forse conta il suo castello! Entrambi i conflitti o problemi hanno la mede-
sima importanza e lo stesso valore. Solo uno sciocco non lo capisce. Ma
dare ricette a uno sciocco, perché possa fare le cose in modo intelligente, è
una stupidaggine.
Se non posso stabilire delle regole precise riguardo a come si deve proce-
dere "psicoterapeuticamente" con un paziente, purtroppo non posso nem-
meno dare delle norme su come si devono trattare i parenti di questo
paziente o il suo capo o i suoi compagni di lavoro che pure sono "coinvol-
ti". Si rimanda all'abilità e alla grande sensibilità dei singoli medici. In
questo campo sperimenterete tutti abbastanza insuccessi, come capita a
me. E spesso, purtroppo, i parenti non sono affatto interessati a che lo zio,
il cognato o il padre continui a vivere, procrastinando così tutta la "questio-
ne dell'eredità". Agli avveduti non racconto nulla di nuovo. Ci sono dei
limiti alle possibilità di terapia!

20.4 Il livello organico: terapia delle complicanze organiche

Chi crede che io sia contro gli interventi chirurgici non mi ha capito. Io stes-
so ho inventato il cosiddetto "scalpello di Hamer" che taglia in modo venti
volte più netto dei normali scalpelli. Sono favorevole ad applicare in modo
sensato tutto ciò che possa essere di aiuto al paziente.

Sinora i chirurghi partivano da premesse errate riguardo, a cinque cose:

" ""
1. Non sapevano che il cancro nell'organo ha i:r:l1~ortanza solg
' relativa e può
essere arrestato automaticamente attraver~o Ù~arrìbi,amento del codi-
ce nel cervello. I residui di questo processo,__ che chiamavamo malattia
cancerogena, sono di importanza secondaria per l'organismo sotto l'aspet-
to biologico. In linea di massima non disturbano affatto il benessere
dell'organismo. I medici "sintomatici", fra i quali si devono far rientrare
in prima linea i chirurghi, non ne erano finora presumibilmente consa-
pevoli.
2. I medici "sintomatici" inoltre nori hanno mai saputo nulla dei rapporti
esistenti fra gli organi che hanno operato e il computer cervello. Senza

445
conoscere queste correlazioni hanno eseguito interventi a casaccio
senza pensarci somministrando narcotici. Con massima leggerezza i
neurochirurghi hanno sempre asportato i loro "tumori cerebrali" che in
realtà erano solo dei Focolai di Hamer guariti o in fase di riparazione,
relativamente innocui.
3. Certo i chirurghi non hanno ancora mai sentito parlare di psiche. "Ma,
signor Hamer, questo osso che cosa c'entra con la psiche?"
4. I chirurghi nemmeno sanno nulla dei processi vegetativi che si svolgo-
no in modo del tutto particolare nel contesto della malattia cancerogena.
Ma se ora ci basiamo su questa conoscenza, per un paziente che era
"malato" di cancro, che nel frattempo è arrivato alla soluzione del con-
flitto e si trova in profonda vagotonia, un'operazione chirurgica con nar-
cosi comporta dei rischi molto gravi. Il paziente ha un edema cerebrale,
una controindicazione assoluta per un intervento che non è di importan-
za vitale, soprattutto se il Focolaio di Hamer si trova nel tronco cerebra-
le.
5. Se però il paziente si trova ancora in fase di conflitto attivo, allora il can-
cro cresce ancora dopo l'operazione esattamente come prima. Quindi
anche in questa fase l'intervento è inutile e controindicato, perché l'in-
teressato di sicuro fa una ricaduta e prova un panico ancora peggiore
quando nota all'improvviso una recidiva nello stesso punto .

20.4.1 Il paziente, libero di decidere riguardo tutti gli interventi sul


suo corpo

I.:applicazione della Nuova Medicina prevede di considerare il paziente


come un partner al quale il medico può offrire il proprio aiuto. Sono convin-
to che in futuro la maggior parte dei pazienti rinuncerà all'aiuto di un chi-
rurgo, se ci sarà la possibilità di discutere se si debba asportare il suo inno-
cuo tumore oppure no. Un'operazione nella fase vagotonica di riparazione
compo1ta senz'altro un rischio enorme perché in tale fase c'è una partico-
lare predisposizione alle suppurazioni e alle emorragie. Il pericolo di com-
plicanze è estremamente forte . Se lo si fa comunque, il tumore va asporta-
to solo dopo la fine della fase di riparazione.
Per la maggior parte dei pazienti non esiste affatto la "necessità" di un'o-
perazione; sono convinto che pochissimi di loro, conoscendo queste nuove
condizioni, accetteranno di subire un intervento.
Qualsiasi persona ragionevole rifletterà lungamente prima di farsi asporta-
re un tumore innocuo a fronte di un rischio notevole.

446
Valuto che in futuro le asportazioni dei tumori si ridurranno al 10% rispetto
a quante ne vengono fatte ora. E tali operazioni saranno "innocue", non più
delle mutilazioni esagerate con escissione "fino al tessuto sano ", bensì solo
degli interventi per eliminare dei disturbi meccanici.
Di sicuro ci vorrà ancora del tempo prima che questo panico del cancro,
profondamente radicato nella nostra coscienza, e la sua caccia alle streghe,
lascino il posto a un modo tranquillo di considerare la malattia, ma ciò non
deve scoraggiare nessuno.
Per contro abbiamo bisogno di modesti interventi chirurgici per eliminare
le piccole complicanze: il drenaggio di un'ascite nella vena femorale, ad
esempio, un drenaggio pericardico nella pleura ecc. sono dei piccoli,
importanti interventi che risparmiano sofferenza al paziente e che diventa-
no sensati solo grazie alle nuove indicazioni. Se per esempio un'ascite non
viene più considerata, come si è fatto sinora, "l'inizio della fine", bensì un
segno molto benvenuto di guarigione, si affronta in modo del tutto diverso
ogni complicanza di questo sintomo a valenza positiva!

20.4.2 Alternative per un'asportazione naturale del cancro

Sono molto fiero che mi sia riuscito, in qualità di vecchio "criminalista


medico", di scoprire che i batteri sono nostri amici e aiutanti gratuiti, alta-
mente specializzati, i nostri "simbionti". Perché non dovremmo sfruttare il
loro aiuto?
l.;asportazione di un carcinoma dell'intestino crasso grazie agli innocui bat-
teri tubercolosi di tipo Bovinus è sicuramente molto meno pericolosa, per-
ché più naturale, di un intervento invasivo all'addome. Inoltre il paziente si
sente di gran lunga meglio. Si dovrebbe innanzitutto fare esperienza con
questa terapia biologica di tipo nuovo. In ogni caso la prescrizione per una
tale "operazione biologica" dipenderà molto dalla localizzazione del tumo-
re, oltre che dal fatto se si debba davvero operare (biologicamente o mecca-
nicamente). per esempio perché il tumore potrebbe causare un'occlusione
intestinale.
Dobbiamo prendere in sincera considerazione due difficoltà:

1. A causa dell'ignorante annientamento quasi totale della tubercolosi oggi


molte persone non hanno più la possibilità di distruggere tubercolotica-
mente, in modo biologico-naturale, un tumore intestinale. Spesso quin-
di siaino costretti ad operare tali pazienti.

447
2. Poiché i batteri della tubercolosi si moltiplicano nella fase simpaticotonica,
non basterebbe somministrare un paio di micobatteri tubercolotici ai
pazienti al momento della diagnosi. Soprattutto non se sono già nella
fase PCL in cui i micobatteri non possono più riprodursi.

Dovremo scrivere dei nuovi trattati contenenti indicazioni diverse, dato che
ora partiamo da una premessa completamente nuova!

20.4.3 Una parola sulle irradiazioni

La cosiddetta "terapia con le irradiazioni" ha il chiaro scopo di eliminare


bruciandoli i noduli o il tumore. Questa prescrizione puramente orientata
sul sintomo ora viene meno.
Tuttavia ci può occasionalmente essere un linfonodo che provoca un distur-
bo meccanico e si potrebbe eliminare chirurgicamente solo con una grossa
operazione oppure, più elegantemente, irradiarlo in modo da eliminare l'im-
pedimento meccanico (es. nel cosiddetto "Hodgkin"). Pertanto, pur distrug-
gendo tutti gli apparecchi a irradiazione di cobalto, si dovrebbe tenerne
comunque qualcuno per tali occasioni particolari.
Vedrete voi stessi, cari lettori, quando avrete capito a fondo il mio pensiero,
che esso ha una logica inconfutabile, come i miei stessi avversari devono
ammettere.
Naturalmente all'inizio è difficile buttare via tutto, chiudere due terzi dei
costosi ospedali in cui si eseguono operazioni mutilanti e dove i trattamen-
ti postoperatori fino all'estremo sono la norma. Molti pazienti hanno fortu-
natamente potuto sottrarsi a un simile orrore. Si deve cambiare. E' finito il
tempo degli idoli della medicina. ~
Annuncio una nuova era, l'era della Nuova Medicina Germanica!

20.4.4 Agoaspirazioni e biopsie

Secondo quanto noto alla Nuova Medicina Germanica, cioè che si riscon-
tra sempre la stessa formazione istologica nel medesimo punto dell'organo
anche nel caso di un cancro, diventano del tutto superflue le agoaspirazio-
ni e le biopsie per prelevare dei campioni di tessuto da esaminare.
In base alla nostra esperienza sappiamo che la TAC cerebrale, riguardo a
una formazione istologica, può dare un responso più sicuro di un agoaspi-
rato.

448
Nel caso dì un sarcoma osseo una biopsia è quasi sempre l'inizio dì una
catastrofe. Poiché il liquido calloso che si trova sotto pressione si fa strada
attraverso il periostio aperto (la sutura periostale sì lacera) entrando nel tes-
suto circostante dove causa un enorme sarcoma. Se non sì fosse fatta alcu-
na biopsia, il tessuto circostante sarebbe "solo" gonfio esteriormente perché
il liquido esce attraverso il periostio e non attraverso le cellule callose.
Avremmo allora un processo analogo a quello, ad esempio, dì un reumatis-
mo articolare acuto, che dopo un certo tempo regredisce dì nuovo sponta-
neamente.
Una agoaspirazione può avere delle conseguenze fatali laddove un cosid-
detto ascesso freddo, ad esempio un carcinoma delle ghiandole mammarie
nella fase PCL, viene aperto verso l'esterno con una punzione della mam-
mella. Sì verifica una secrezione tubercolotica dì odore cattivo dalla mam-
mella. Così come lo scorrere del liquido calloso in seguito alla biopsia pra-
ticata su un osso edematoso che sì trova in riparazione dì un' osteolisi viene
impedito solo momentaneamente dalla chemioterapia, diventando spesso
necessaria l'amputazione, anche nel caso della agoaspirazione della mam-
mella spesso si arriva rapidamente a dover amputare. In futuro con la
Nuova Medicina Germanica le agoaspirazioni e le biopsie saranno esegui-
te solo in casi eccezionali molto rari.

20.4.5 Un commento sugli interventi chirurgici

La maggior parte delle operazioni attualmente eseguite sono degli inter-


venti chirurgici dì cancro. Il chirurgo si basa sul giudizio dell'istologo che
dichiara se un processo è benigno o maligno. Nel frattempo abbiamo impa-
rato che tutte le necrosi dirette dalla sostanza bianca nella fase di riparazio-
ne causano dei tumori cosiddetti maligni (linfomi, osteosarcomi, cisti rena-
li, cisti ovariche), ma secondo la Nuova Medicina Germanica si tratta di
"tumori di riparazione", cioè di innocue proliferazioni cellulari che è lecito
operare solo se provocano degli impedimenti meccanici o sono psichica-
mente inaccettabili per il paziente.
Nei tumori diretti dal paleoencefalo abbiamo bisogno del chirurgo come del
cacciatore nel bosco, considerato che non ci sono più lupi a mantenere l'e-
quilibrio ecologico. A questo proposito occorre valutare bene, per esempio,
quanto è grande il tumore intestinale nel caso che si dovesse arrivare a una
soluzione del conflitto. Se il tumore è ancora relativamente piccolo, allora
si può presumere che, anche nel caso di assenza di TBC, non possono
esserci delle complicanze. Ma se il tumore è grande e può causare un'oc-

449
elusione intestinale ad ogni momento, si deve ponderare molto bene se
aspettare la fase di riparazione e sperare che una tubercolosi si inserisca al
più presto nel processo di guarigione.
Tuttavia si deve spiegare al paziente che ciò costituisce un rischio, come del
resto anche l'operazione. Il caso che di sicuro richiede un intervento chirur-
gico è quello in cui il paziente si trovi ancora in fase CA, perché in fase PCL
la narcosi è maggiormente rischiosa a causa della vagotonia. Va messo qui
in rilievo che il paziente stesso è il capo del processo e che dobbiamo spie-
gargli accuratamente i pro e i contro.
Nella Nuova Medicina Germanica esistono anche delle indicazioni chirur-
giche, anche di tipo negativo, per esempio, nella cisti ovarica o renale, che
decorrono un po' con il ritmo di una gravidanza e richiedono nove mesi per
indurirsi e svolgere la funzione loro affidata dall'organismo. In questi nove
mesi non si deve operare perché in tale periodo le cisti sono attaccate agli
altri organi addominali da cui si forniscono provvisoriamente di sangue in
mancanza di un proprio sistema sanguigno arterioso e venoso. Questo pro-
cesso biologico finora è stato erroneamente interpretato come "crescita
tumorale maligna infiltrante". Ci si forniva da sé la prova quando queste
"porzioni tumorali" infiltranti crescevano ancora per il resto dei nove mesi
e alla fine dovevano essere nuovamente operate, sembrando così partico-
larmente "maligne". Con questi interventi precoci dettati dall'ignoranza
della medicina tradizionale, si asportavano anche tutti gli organi "infiltrati"
così che l'addome alla fine era soltanto una "carcassa".
Non vogliamo qui parlare affatto dei conseguenti conflitti di questi poveri
pazienti. Ma se si aspetta il nono mese, allora nel caso di cisti piccole fino
a 12 cm probabilmente non occorre affatto operare, perché queste cisti svol-
gono la funzione di produrre ormoni ovvero escrezione di urina come pre-
visto dall'organismo.
Solo in casi estremi, in cui queste cisti causino forti problemi meccanici, è
indicato operare dopo circa nove mesi a indurimento avvenuto della cisti.
Un tale intervento, dal punto di vista tecnico, non è difficile perché nel frat-
tempo tutte le aderenze si sono sciolte e le cisti sono avvolte da una cap-
sula resistente.

20.4.6 Regole generali di comportamento

Anche qui dobbiamo distinguere fra fase di conflitto attivo (fase CA) e fase
post-conflittolitica, cioè fase di conflitto risolto.

450
a) Fase CA:
sono rigorosamente proibite le cure dimagranti {anche se riescono facil-
mente), perché possono avere esito mortale.
Molto pericolosi sono i turbamenti di qualsivoglia tipo, perché ogni
emozione può esasperarsi per motivi del tutto futili {a causa della sim-
paticotonia già presente) e in qualsiasi momento far saltare un'altra
"valvola di sicurezza" del paziente, cioè egli può patire una nuova DHS.
La soglia di sensibilità in questa fase è molto abbassata e il paziente può
ammalarsi di altre cose ancora con particolare facilità.
I calmanti di ogni genere offuscano solo il quadro e comportano il peri-
colo che il conflitto da attivo acuto diventi subacuto in sospeso.
Fondamentalmente il paziente, per poter risolvere il suo conflitto, ha
bisogno di condizioni che corrispondano al suo codice cerebrale. Poiché
la nostra odierna società non ne tiene conto, prima o poi bisognerà cam-
biarla. Sostanzialmente vale: il "sentirsi" è più importante del "vedersi"
in senso razionale. Alla fin fine i malati ritornano bambini (forma com-
portamentale regressiva). Il paziente esce dal suo conflitto di panico in
quanto si sente tranquillizzato, proprio come l'animale si libera dalla
paura non appena sente o fiuta la sua tana protettiva, il suo nido, sua
madre, il suo gregge o branco, i suoi simili!

b) Fase PCL:
si dovrebbe consigliare alle persone di imparare dalle altre creature.
Ogni animale che è in fase di riparazione se ne sta tranquillo, dorme
molto e aspetta calmo fino a quando gli ritornano le forze (normotonia).
Nessun animale in questa fase PCL si esporrebbe al sole senza necessi-
tà, perché ha un edema cerebrale e il suo comportamento codificato
istintivo gli dice che l'irradiazione solare diretta di questo edema può
essere solo negativa. Ho visto dei pazienti morirne! Si può sentire attra-
verso la pelle del capo il punto caldo del Focolaio di Hamer. Che scioc-
chezza mettersi al sole diretto con una testa così calda!
Degli impacchi freddi applicati sul punto caldo del Focolaio di Hamer
sono la cosa giusta da fare, soprattutto di notte, che è la fase vagotonica
del ritmo giornaliero. Di notte i miei pazienti soffrono di più durante la
fase PCL, precisamente verso le 3 o 4 del mattino, quando l'organismo
deve di nuovo tornare al ritmo giornaliero. Pertanto molti dei miei
pazienti prendono una tazza di caffè alla sera, ottenendo un buon suc-
cesso, per arrivare fino alle tre leggendo. In seguito sono in grado, con
"mezzo ritmo giornaliero" di dormire, non profondamente, ma bene.

451
Questo espediente però ha senso solo in caso di edema cerebrale molto
grave, perché nel 90% dei casi non occorre affatto e crea difficoltà nel
cambiamento di ritmo giorno/notte che pian piano si compie. Ma
dovrebbe farlo chi si tranquillizza al pensiero di potersi fare degli impac-
chi freddi durante il periodo notturno di forte vagotonia.

La primissima cosa che i pazienti devono imparare nella fase PCL è:

essere fiacchi e stanchi è bene, è un segno che stiamo guarendo, di norma-


lità, che sparisce da sé al termine della fase di riparazione!

La medicina classica la pensa in modo del tutto diverso: "la sonnolenza e


la stanchezza sono gravi disturbi circolatori, il cancro ha già del tutto fer-
mato la circolazione, è l'inizio della fine!"

La seconda cosa che il paziente deve imparare è:


dolori e gonfiori sono segni positivi della fase di riparazione.

Sono spesso fastidiosi, sgradevoli, spesso dolorosi, particolarmente se sono


dovuti ad ascite o versamento pleurico o dilatazione del periostio con gon-
fiore del midollo osseo, ma non sono motivo di panico e scompaiono dopo
un determinato tempo proprio come sono venuti. In nessun caso sono nega-
tivi, bensì un segno ardentemente atteso del processo di guarigione!
La medicina classica dice così: dolori e gonfiori sono il segno sicuro della
morte imminente di un "malato di cancro" . La cosa migliore è iniziare subi-
to ai primi dolori con la morfina, così il paziente non deve patire (e nel
reparto ci saranno meno fastidi). "Signor paziente XY, purtroppo ormai non
possiamo fare più nulla per lei, ma ovviamente non occorre che lei soffra,
abbiamo degli ottimi analgesici! Non è vero, infermiera? Non vogliamo
certo risparmiare, incominciamo già da oggi!"
Ora forse, cari lettori, capite anche perché non si può procedere "affianca-
ti" . E' oggettivamente del tutto falso ciò che dicono i medici tradizionali.
Sembra che sia giusto solo per il fatto che il paziente con la morfina muore
davvero, dando così di nuovo apparentemente ragione al modo stolto di
ragionare del grande primario.
Ma sia io sia voi moriremmo con la morfina in una o due settimane, con o
senza cancro!
La cosa peggiore della morfina e dei suoi derivati è il fatto che si tratta di
un veleno simpaticotonico che agisce a livello cellulare, modifica così for-

452
temente le oscillazioni cerebrali del nostro organismo che il paziente già
dopo una somministrazione non ha più né animo né volontà e come un
bambino ne vuole soltanto dell'altra. Praticamente tutti i cosiddetti "malati
di cancro" prima o poi ricevono la morfina, al più tardi quando diventano
agitati o hanno dolori, spesso persino contro la loro volontà e spesso senza
esserne a conoscenza.
Ma il paziente spesso non vuole saperne più nulla, dopo che con grande
stoltezza il primario, letteralmente padrone di vita e morte, come in passa-
to i grandi inquisitori, gli aveva annunciato l'ultima batosta diagnostica
"ormai per lei non c'è più nulla da fare" .
Le conseguenze della morfina sono che l'intero organismo viene immobi-
lizzato. Ben presto non si può più parlare al paziente, egli non mangia più,
l'intestino è fermo (paralisi intestinale), dopo pochi giorni è praticamente
morto di fame. Nessuno si è ancora mai preoccupato di spiegare ai pazien-
ti queste conseguenze!
Se ora riflettiamo che tutto ciò non deve essere così per forza, che queste
povere persone sono diventate vittime solo dell'ignoranza di medici e pro-
fessori che partono da premesse errate e si comportano come esseri supe-
riori, allora ci si rizzano tutti i capelli in testa, come è accaduto al giudice,
cui il neuroradiologo dell'Università di Tubinga ha detto dritto in faccia di
non essere affatto interessato a sapere se Hamer avesse ragione!
Solo il Creatore può togliere la vita alle sue creature, con la morte. Fino a
quando viviamo, abbiamo tutti, ogni uomo, ogni animale, ogni pianta, il
diritto fondamentale di ogni creatura alla speranza! Giocare a fare Dio e
voler togliere la speranza a un proprio simile, è il peggiore misfatto di cini-
ca presunzione e stupidità.
Hanno rubato l'ultima speranza per ignoranza e arroganza a tutti i loro
pazienti che hanno avuto fiducia in loro!

20.4. 7 Farmaci durante la terapia

I farmaci simboleggiano presumibilmente il progresso della medicina


moderna o di ciò che si ritiene essere tale. Molti pazienti spesso assumono
ogni giorno 10 o 20 diversi tipi di medicine per e contro ogni possibile cosa.
Un medico che non prescriva farmaci non è un vero medico. Quanto più
costosi sono i farmaci, tanto più efficaci si crede che siano.
Si tratta di un grande bluff! Come hanno sempre mostrato i sondaggi,
medici stessi fondamentalmente non prendono mai medicine.

453
La cosa più assurda in tutto ciò è il fatto che si è sempre creduto che i far-
maci agissero a livello locale. Il cervello non veniva mai preso in conside-
razione. Come se si potesse "menare per il naso" un computer come il no-
stro cervello! Come se il cervello non notasse ciò che gli apprendisti strego-
ni combinano con le loro infusioni, iniezioni e pastiglie.
In pratica nessun medicinale agisce direttamente sull'organo se si prescin-
de da reazioni locali dell'intestino con l'assunzione orale di un veleno o di
un farmaco. Tutti gli altri medicinali agiscono centralmente sull'organo cioè
passando attraverso il cervello. In caso negativo il loro "effetto" praticamen-
te è quello che l'avvelenamento del cervello, ovvero delle sue diverse parti,
provoca a livello organico.
Ad esempio: una volta, a un congresso di cardiologi, ho chiesto a un profes-
sore che descriveva l'azione sul cuore di un farmaco regolatore del ritmo
cardiaco se egli fosse sicuro che tale farmaco agisse davvero direttamente
sul cuore e non piuttosto sul cervello, cioè se il farmaco agisse anche su un
cuore trapiantato. Il professore non sapeva che dire e rispose che non si
erano ancora fatte delle ricerche e che il cuore trapiantato ovviamente pote-
va funzionare solo con un pacemaker!
Anche la digitale, la penicillina e gli antinfluenzali agiscono "solo" sul cer-
vello. Tranne gli ormoni, gli enzimi e le vitamine, in pratiça tutti i medici-
nali agiscono via cervello. Per esempio, sinora si era immaginato che la
digitale "saturasse" il cuore. Oggi sappiamo che agisce cerebralmente sul
relè cardiaco. E' d'importanza fondamentale dire che si può ricorrere ad
ogni farmaco con azione sintomatica per sostenere utilmente il processo di
riparazione. Dunque il medico della Nuova Medicina Germanica in linea
di principio non è avverso ai farmaci anche se ritiene che la maggior parte
dei processi siano già ottimizzati da madre natura.
Sappiamo che con una durata breve del conflitto e quindi con una massa
conflittuale ridotta, nella maggior parte dei casi non occorre una terapia a
base di medicinali di sostegno. Rimangono solo i casi che in natura avreb-
bero esito letale, di cui però dobbiamo occuparci in modo particolare solle-
citati da motivi di etica medica.
A questo punto diventano evidenti le fasi critiche di ogni processo di ripa-
razione, che però in determinati conflitti e programmi speciali richiedono
particolare attenzione. Queste sono per esempio le crisi epilettoidi (vedi a
questo proposito anche il corrispondente capitolo specifico) nell'infarto car-

(162) lisi = soluzione, disfacimento.


(163) Pneumonia= polmonite, infiammazione polmonare.

454
diaco sinistro e destro, la lisi162 pneumonica163, la crisi epatica ecc. Queste
crisi attualmente hanno ancora un'elevata percentuale di mortalità. Anche
in futuro perderemo ancora un certo numero di pazienti. Ma ora abbiamo
il vantaggio di sapere già in anticipo che cosa ci aspetta e quindi possiamo
prepararci per questo evento atteso.
Non ci serve a nulla avere ridotto la frequenza della polmonite grazie al
fatto che oggi chiamiamo la polmonite "carcinoma bronchiale", se poi i
pazienti muoiono appunto di carcinoma bronchiale. Abbiamo solo cambia-
to l'etichetta alla stessa malattia.
Però sapere con precisione quando dobbiamo attenderci la lisi pneumonica e
che cosa possiamo fare nel frattempo per influenzare positivamente questo
processo biologico in linea di principio necessario, per esempio con antibio-
tici e cortisoni, costituisce il punto di partenza del tutto nuovo, ma logico
della Nuova Medicina. Lo è anche quando si usano mezzi simili o uguali a
quelli della medicina classica, perché i presupposti sono del tutto diversi.
Esempio: se, nel caso di una polmonite si sa che il conflitto di paura nel
territorio è durato solo tre mesi, allora sappiamo che la lisi polmonare, cioè
la crisi epilettoide, in generale non avrà esito mortale, anche se non si
facesse alcun trattamento con farmaci. Il paziente è tranquillizzato dal fatto
che il medico irradia un gran senso di calma.
Ma se il conflitto è durato 9 mesi o di più, allora il medico della Nuova
Medicina Germanica sa che con la crisi epilettoide la vita del paziente
sarebbe in pericolo se non si intervenisse. Egli deve preparare se stesso e il
paziente per mobilitare tutte le forze di quest'ultimo e sfruttare tutte le pos-
sibilità medicamentose.
Nel caso della polmonite, per esempio si somministrano antibiotici, come si
è fatto sinora di solito, ma in aggiunta si somministra anche cortisone in
dose massiccia, cosa che sinora non è stata fatta e precisamente subito
prima della crisi epilettoide per superare il punto critico che si verifica sem-
pre dopo l'apice della crisi.
Il punto critico consiste nel fatto che dopo l'apice della crisi inizia di nuovo
una vagotonia che però questa volta deve condurre non dentro ma fuori
della profonda vagotonia.
1'.organismo ha previsto la crisi epilettoide per questa decisiva sterzata,
come già sappiamo. Nel 95% dei casi bastano i rimedi del nostro organis-
mo. Il restante 5% di casi particolarmente gravi sono quelli che in natura
morirebbero per insufficienza respiratoria o a causa del coma cerebrale
vagotonico (edema cerebrale) subito dopo una crisi epilettoide non suffi-
cientemente astringente.

455
Un altro esempio: rispetto alle cause della sindrome nefrotica 154 grazie alla
Nuova Medicina Germanica sappiamo con precisione di che cosa si tratta:
vale a dire, è la fase PCL di un carcinoma del tubo collettore renale con per-
dita proteica per secrezione della ferita nell'ambito del processo di caseifi-
cazione tubercolosa. Ora sappiamo anche esattamente che cosa dobbiamo
fare : se il paziente per qualche motivo non riesce a bilanciare la sua perdi-
ta proteica con l'assunzione di proteine per via orale, dobbiamo fare delle
infusioni di albumina 155 che suppliscono alla ipoalbuminemia fino a quan-
do il processo di riparazione è terminato.
Nel caso dell'ascite, che rappresenta la fase PCL di un mesotelioma perito-
neale, possiamo già preparare il paziente al fatto che l'ascite arriverà non
appena egli avrà risolto il suo conflitto (attacco contro l'addome) . Ora il
paziente può salutare l'ascite come un buon segno, come pure il sudore
notturno d'obbligo e le temperature febbrili, se per caso ha i batteri della
tubercolosi, cioè si prepara ad affrontare la sua ascite come una prova che
si può superare.

20.4. 7.1 I due gruppi di farmaci

Se prescindiamo dagli stupefacenti veri e propri, narcotici e tranquillanti,


restano due grandi gruppi di farmaci:
1. i simpaticotonici, che intensificano lo stress;
2. i parasimpaticotonici o vagotonici, che aiutano la fase di ripresa o di rilas-
samento.

Dato che la cosiddetta "malattia cancerogena" (cioè SBS), ammesso che si


arrivi a una soluzione del conflitto e quindi a una fase di riparazione, è un
processo con diverse fasi vegetative, lo stesso farmaco non può essere mai
"per il cancro" o "contro il cancro". Un medicinale può sia coadiuvare la
simpaticotonia e frenare la vagotonia sia agire a rovescio.
Un farmaco però non può funzionare contemporaneamente nelle due dire-
zioni, perché la simpaticotonia e la vagotonia sono diametralmente opposte.
Al primo gruppo dei simpaticotonici appartengono l'adrenalina e la nor-
adrenalina, il cortisone, il prednisolone, il dexametasone ed evidentemen-
te diverse sostanze come la caffeina, la teina, la penicillina e la digitale e
molte altre ancora. In linea di massima si possono utilizzare tutte quando si
vuole moderare l'effetto della vagotonia e ridurre così anche l'edema cere-

(164) Nefro- = prefisso avente il significato di renale.


(165) Albumina =proteina.

456
brale, che in generale è una cosa positiva ma, se eccessiva, costituisce una
complicanza.
Al secondo gruppo appartengono tutti i rimedi antispastici e calmanti, che
rafforzano la vagotonia o moderano la simpaticotonia.
La diversità fra simpaticotonici e vagotonici consiste nel fatto che essi agisco-
no su punti specifici del cervello e molto poco o quasi nulla su altri. Questo
fatto ha indotto i farmacologi a credere che i principi attivi agiscano diret-
tamente sull'organo.
Si può dimostrarlo collegando un organo provvisoriamente a un circolo
sanguigno esterno. Se ora si somministra il relativo rimedio nel sangue e
quindi nel cervello, l'organo staccato per quanto riguarda la circolazione
ma, rispetto ai nervi, collegato come prima al cervello, reagisce parimenti
come se fosse collegato alla circolazione sanguigna propria.
Sappiamo anche che nulla agisce sul cuore trapiantato perché i collega-
menti con il cervello sono interrotti!

20.4. 7.2 Una parola sulla penicillina

La penicillina è un citostatico simpaticotonico. l.!effetto che ha sui batteri è


insignificante e secondario rispetto all'effetto che ha sull'edema del tronco
cerebrale. Perciò la si può utilizzare nella fase PCL per far diminuire l'ede-
ma del tronco cerebrale, per contro è inferiore al cortisone nelle restanti
zone cerebrali (con l'eccezione della sostanza bianca, il cosiddetto "gruppo
di lusso").
Non va quindi sminuito il significato della scoperta della penicillina e degli
altri cosiddetti antibiotici. Ma tale scoperta avviene in un quadro di pre-
messe e idee errate.
Ci si era sempre immaginati che i prodotti della decomposizione batterica
agissero come tossine e causassero la febbre. Che bastasse distruggere i
piccoli batteri cattivi per eliminare anche le tossine.
Si trattava di un errore! Vero è che Fleming fortunatamente ha scoperto
"per sbaglio" una sostanza ottenuta dai funghi che riduce l'edema del tron-
co cerebrale.
Nell'effetto di ogni citostatico e antiedematico sono coinvolti anche i batte-
ri, i nostri dilìgenti amici, che vengono temporaneamente licenziati, perché
il loro lavoro è stato posposto a un momento successivo, con decorso meno
drammatico.
Come la penicillina e gli altri antibiotici, ogni citostatico agisce in senso
depressivo sull'ematopoiesi t 66 , ragione per cui nel trattamento "deprimen-

457
te", ritenuto necessario, della leucemia (fase di riparazione del cancro osseo)
esso ha un effetto così devastante.

20.4. 7.3 Dosaggio consigliato per il prednisolone

Circa il 5% fino al massimo 10% dei pazienti hanno eventualmente biso-


gno di farmaci nella fase di riparazione. Tuttavia si può prendere questa
decisione solo quando ci si è convinti osservando la TAC cerebrale che è
veramente necessario. Se non si è sicuri, durante le prime 8 settimane dopo
la conflittolisi si dovrebbe somministrare 4 mg di prednisolone 1E1 retard 16s
2 volte al giorno o circa 1/5 della dose di dexametasone t69 e precisamente
nella tarda mattinata e di sera 4 mg di prednisolone o 1 mg di dexameta-
sone. Non sono da prevedersi degli effetti collaterali con questo dosaggio
in questo periodo. Dopo 8 settimane si può tornare a somministrare 4 mg
per volta di prednisolone retard.
Nei pazienti che hanno un edema del tronco cerebrale o avevano più car-
cinomi, che si sono risolti tutti insieme o per i quali il conflitto era durato
molto a lungo, si dovrebbe dare 4 volte 4 mg di prednisolone retard o 4 volte
1 mg di dexametasone lungo l'arco del giorno, in caso di necessità 5 volte
4 mg, cioè in totale 20 mg al giorno, per esempio al mattino 1volta4 mg, a
metà giornata 2 volte 4 mg e alla sera di nuovo 2 volte 4 mg. I pazienti che
hanno bisogno di oltre 20 mg di idrocortisone andrebbero trattati possibil-
mente tenendoli sotto sontrollo clinico.
Oltre al trattamento di base con cortisone possono essere utili tutti i simpa-
ticotonici, compresa la penicillina e gli altri antibiotici, tutti i rimedi decon-
gestionanti come antistaminici e antiallergici, medicine contro il mal di
testa e l'emicrania e simili. Però si possono evitare molti farmaci se si rico-
rre e impacchi freddi, docce fredde o con tempo fresco a una passeggiata a
capo scoperto. Anche nuotare nell'acqua fredda va molto bene, la sauna
invece no. Un bagno nella sauna può facilmente causare un collasso cen-
trale, proprio come un colpo di sole. Il rimedio più facile è una tazza di caffè
più volte al giorno.
Tutte queste raccomandazioni valgono, ben inteso, solo per la fase vagoto-
nica dopo la soluzione del conflitto. La cosa si fa più difficile se interviene
un conflitto attivo del profugo (vedi capitolo "Sindromi") perché allora abbia-

(166) Ematopoiesi = produzione di sangue.


(167) Prednisolone = 1,2 deidrocortisone.
(168) Retard =ad assorbimento ritardato.
(169) Dexametasone = 9 alfa-fluor-16 alfa-metil-prednisolone.

458
mo una "innervazione mista" con edema estremamente esteso, nell'organo e
nel FH del cervello.

20.4. 7.4 Una parola sulla chemio-pseudoterapia citostatica

A mio parere si tratta di una pseudoterapia puramente sintomatica, stupida


e pericolosa, resa possibile dall'ignoranza delle leggi della Nuova
Medicina Germanica. La chemio-pseudoterapia in ogni caso ha apparente-
mente successo (a spese del midollo osseo) in quanto può eliminare i sinto-
mi della fase di riparazione degli organi diretti dal neoencefalo. Ciò si ottie-
ne con parecchi effetti fatali: uno è quello per cui si crede che la chemio
debba essere sempre proseguita per impedire il ritorno dei sintomi della
guarigione, cosa che naturalmente conduce a una consunzione del midollo
osseo e alla morte certa del paziente.
Il secondo grande pericolo è il fatto che ad ogni chemiotrattamento l'ede-
ma cerebrale si ritira provocando un pericoloso effetto a fisarmonica. Con
la pseudoterapia da chemio, come pure con quella delle irradiazioni, l'elasti-
cità delle sinapsi delle cellule cerebrali diminuisce radicalmente con con-
seguente riduzione della loro tolleranza nei confronti dell'edema cerebrale
nella fase di riparazione: si lacerano e possono causare al paziente la morte
cerebrale apoplettica per condizionamento citostatico.

20.4. 7.5 Raccomandazione in caso di recidiva conflittuale o nuova


DHS

Se ne deduce per logica conseguenza che in caso di una DHS recidiva, cioè
quando il paziente è di nuovo in simpaticotonia, il cortisone diventi subito
controindicato.
Non è possibile dire a un paziente "Torni a farsi vedere fra tre mesi", senza
avergli fatto comprendere esplicitamente il suo stato . Se egli continua a
prendere cortisone, l'intensità del conflitto aumenta. D'altra parte il
paziente non deve rinunciare in un colpo solo al cortisone, ma in questo
caso deve "venirne fuori" nel giro di qualche giorno . La cosa migliore
ovviamente è risolvere subito il nuovo conflitto in modo che possa continua-
re a prendere il farmaco come prima.
Sostanzialmente si deve spiegare a ogni paziente che queste medicine che
prende non costituiscono un "trattamento" del cancro, bensì solo un mezzo
per ridurre l'edema cerebrale e corporeo, dunque sono una misura preven-

459
tiva per evitare complicanze nell'autoriparazione del cervello e dell'organo
del corpo.

20.4. 7.6 Eliminazione al cortisone, eventualmente con l'aiuto di ACTH

Bisogna fare in modo quanto più possibile di non rinunciare al cortisone


improvvisamente. Ciò non è una novità, come sa ogni medico.
Si raccomanda di iniettare ACTH retard (ormone adrenocortico-tropo) alla
fine del trattamento. Questa misura è necessaria solo se il paziente aveva
ricevuto dosi elevate di cortisone. Con una DHS nuova o recidiva si deve
eliminarlo molto rapidamente se non è possibile risolvere presto il conflitto.

20.4. 7. 7 La crisi epilettoide - epilettica

Ogni paziente nella fase PCL attraversa una crisi epilettoide o epilettica più
o meno marcata. Anche queste crisi epilettoidi o epilettiche sono in linea di
massima dei processi biologici sensati. Volere intervenire terapeuticamen-
te in tale processo è in sé irragionevole, perché esso ha appunto una fun-
zione sensata. Può essere persino dannoso per il paziente tentare di inter-
venire in questi processi naturali in modo non biologico.
Ciò vale per circa il 95% dei casi.
Rimane un 5% che può morire in seguito a questa normale e biologica crisi
epilettoide o epilettica. Ma noi medici dobbiamo impegnarci anche per
quel tipo di pazienti, che per esempio hanno avuto un conflitto di territorio
per 1 anno o di più e sotto l'aspetto biologico non dovrebbero più risolvere
il loro conflitto e istintivamente appunto non lo fanno. Questi pazienti
infatti desiderano continuare a vivere come tutti.
La terapia con farmaci qui è molto difficile, perché in linea di principio dob-
biamo lavorare contro la natura. Si deve fare attenzione a due momenti:
1. il paziente muore, nei casi con evoluzione conflittuale grave, non nella
crisi epilettoide o epilettica, ma subito dopo in quanto cade in una pro-
fonda vagotonia. E' quanto si vuole impedire con la somministrazione di
cortisone {prednisolone o dexametasone).
2. Se diamo il cortisone normalmente in forma di iniezione già durante la
crisi epilettoide o epilettica allora ci muoviamo su di una cresta, sempre
che non lo somministriamo né troppo presto né troppo tardi.
Se si vuole essere sicuri, è bene prendere in considerazione l'intensificarsi
dei sintomi e fare delle iniezioni di cortisone verso la fine della crisi. Come
dose iniziale si inietta:

460
a) dopo la crisi epilettoide 100 mg di prednisolon o 20 mg di dexametasone
i.v.
b) verso la fine della crisi epilettoide solo 20-50 mg di prednisolone i.v., il
resto i.m., ovvero 4-8 o 10 mg di dexametasone i.v., il resto i.m.

Si deve sempre essere consapevoli che si tratta di un tentativo il cui succes-


so non è affatto sicuro, appunto perché si lavora contro la natura. Non
voglio neppure sostenere che si possa migliorare questo schema in condi-
zioni non cliniche. In base alla mia esperienza. attuale con questo metodo
si può salvare la vita ancora a circa la metà di coloro che sono "biologica -
mente candidati alla morte" .
Importante è il fatto che il livello del cortisone non scenda per un certo
periodo, cioè dopo 3-6 ore si fanno iniezioni di 20-25 mg di prednisolone o
4-5 mg di dexametasone o si somministra oralmente un preparato di pred-
nisolone retard, quando si è sicuri che esso viene assorbito.
Ancora più importante è sapere che l'infarto che interessa solo il miocardio,
cioè la crisi epilettica del miocardio senza coinvolgimento delle coronarie,
richiede delle dosi minori di cortisone, perché in quel caso non esiste il
pericolo di un arresto cardiaco, sebbene sinora avessimo immaginato che le
cose stessero diversamente. Pertanto, quanto più possibile, si dovrebbe
avere preparato in anticipo ECG, TAC cerebrale e TAC cardiaca nonché le
corrispondenti analisi di laboratorio (CPK ecc.)
Nella crisi epilettoide dei dotti epatici e biliari il cortisone non ha dato
buoni risultati, in base alla mia esperienza. Invece molti pazienti sono sin
qui morti inutilmente per choc ipoglicemico.
In questo caso si dovrebbe considerare molto attentamente il valore degli
zuccheri nel sangue. In sostanza intendo dire che tali casi difficili vanno
sottoposti a un trattamento con degenza in un reparto intensivo della
Nuova Medicina Germanica.
Negli attuali reparti intensivi di cardiologia muoiono moltissimi pazienti
perché non si conosce la realtà complessiva della malattia. Inoltre lì non è
conosciuto l'infarto cardiaco destro con embolia polmonare (fase CA: ulce-
ra delle vene coronarie e carcinoma del collo e dell'orifizio dell'utero) nel
conflitto sessuale della donna destrimane o nel conflitto di territorio dell'uo-
mo mancino.
Questa terapia, ne sono consapevole, può solo essere indicativa. Non ha la
pretesa di non poter essere migliorata più avanti. Anche per il cortisone o
ACTH non è ancora detta l'ultima parola.

461
Forse esistono dei simpaticotonici migliori privi degli effetti collaterali del
cortisone. Uno di tali effetti collaterali sembra essere il fatto che l'organis-
mo con oltre 20-25 mg di prednisolone (4-5 g di dexametasone) mette in
moto una produzione propria di cortisolo (= cortisone naturale). Perciò non
è consentito, ciò che ciascun medico ben sa, interrompere bruscamente il
cortisone, se è stato somministrato per oltre 8-10 giorni; ciò sarebbe un
errore mentre si deve ridurlo molto lentamente.

20.4. 7.8 Una parola sui dolori e sugli analgesici contenenti morfina

Finora, quando gli istologi facevano la diagnosi di "malignità" a un pazien-


te, il medico poteva dargli della morfina o un suo derivato al primo lieve
manifestarsi dei dolori, accettando sconsideratamente gli effetti collaterali
della morfina, come l'assuefazione, la soppressione del respiro, la paralisi
intestinale ecc.
Quindi la somministrazione di morfina è sempre una strada a senso unico,
in linea di massima un'uccisione a rate. La cosa tragica è che i pazienti
spesso hanno dolori solo quando sono già nella fase di riparazione e di
norma i dolori sono limitati a un certo periodo. Questo è il caso delle osteo-
lisi ossee nella fase PCL che causano una forte dilatazione del periostio, con
i dolori più terribili che si conoscano in medicina.
Con la Nuova Medicina Germanica possiamo distinguere esattamente a
quale fase della malattia appartenga il dolore, di che qualità sia, quanto a
lungo può durare. Non ho ancora mai incontrato un paziente che abbia
richiesto la morfina, anche quando gli veniva offerta, se per esempio si è in
grado di dirgli che questo dolore osseo dura circa 6-8 settimane, dopo di
che l'osso sarà guarito .
Il paziente si fa il suo programma mentale. Si prepara interiormente alla
fase dei dolori come per affrontare un lavoro difficile. Noi lo aiutiamo a di-
strarsi; la cosa non funziona solo in casi del tutto eccezionali. (Per esempio
può darsi che più punti delle ossa fossero decalcificati, ma i relativi conflit-
ti di svalutazione non si risolvono nello stesso momento, bensì uno dopo
l'altro. Allora si possono avere delle situazioni critiche .)
Come aiuto per distrarsi dal dolore penso al cabaret, al teatro comico, a film
divertenti, a canti corali, a nuotare, come pure ad applicazioni esterne anal-
gesiche, agopuntura, massaggi ecc .. Importante è sapere che la morfina
provoca subito delle gravi alterazioni mentali e cerebrali che distruggono il
morale del paziente così che egli da quel momento non può più superare
alcun dolore. Poiché il dolore è un fatto soggettivo, i pazienti quando dimi-

462
nuisce l'effetto della morfina avvertono dei dolori molto più intensi che se
non avessero preso affatto la morfina. Come si sa è quindi necessario
aumentare continuamente le dosi. Il paziente muore a causa della morfina,
cioè per paralisi intestinale, da ultimo per fame e per sete.

20.5 Riassunto

I punti fondamentali più importanti della terapia nella Nuova Medicina


Germanica vengono brevemente riassunti di seguito.
Primo punto: non consigliare mai qualcosa che non vorremmo per noi stes-
si! Se solo voi medici e terapeuti seguiste questa semplice regola! Per
decenni voi e la vostra famiglia non prendete nemmeno una pillola, ma
ai pazienti ne vengono prescritte in quantità enormi. Voi medici non
ricorrete mai né alla chemio né alla morfina ...
Secondo punto: la Nuova Medicina è una scienza naturale rigorosamente
logica e coerente, ma al tempo stesso la più umana e responsabile di
tutte le scienze, ugualmente comprensibile al paziente e al medico.
Si basa unicamente su cinque leggi biologiche, al contrario della medi-
cina tradizionale. Con la fiducia che il paziente "capo" dimostra al suo
medico o terapeuta confessandogli le sue paure, le sue preoccupazioni
e i suoi conflitti più nascosti, si crea una base comune profondamente
umana e gioiosa che si appoggia necessariamente su una palese since-
rità.
Il medico o il terapeuta si impegnerà con tutte le sue forze per meritar-
si la fiducia che gli viene offerta. Il medico inoltre viene così stimolato a
diventare un vero maestro del suo mestiere, in modo da potere dare al
suo "capo" le informazioni e i consigli migliori.
Terzo punto: per il 95% i pazienti sopravvivono se imparano a capire che le
cosiddette "malattie" non sono delle "devianze maligne" della natura,
ma Programmi Speciali, Biologici e Sensati dei quali si può comprende-
re, valutare e calcolare preventivamente il senso biologico, la durata e
l'evoluzione. In questo modo il panico scompare! Si può parlare tranquilla-
mente senza panico di questioni biologiche sensate!
Come i biostatistici110 americani hanno scoperto di recente, la medicina
classica non solo ha fallito nella terapia degli ultimi 25 anni, ma ha per-

(170) Biostatistica = biometria ... scienza della teoria e applicazione di metodi matematici in
biologia e medicina.

463
sino prodotto, nonostante una spesa di miliardi, un aumento della mor-
talità da cancro . Sullo sfondo di questa catastrofe è criminale continua-
re a privare il paziente della vera alternativa che la Nuova Medicina
Germanica costituisce.
Fonte: Bailar & Gornik, New England Journal of Medecine, maggio 1997.
Quarto punto: noi medici abbiamo sinora considerato i nostri pazienti come
degli "sciocchi" che non hanno alcuna conoscenza di medicina. Questo
atteggiamento si modificherà radicalmente. I pazienti non sono più stu-
pidi dei medici, bensì hanno soltanto imparato qualcosa di diverso . Ma
possono entrare nella logica della Nuova Medicina Germanica nello
spazio di tempo di un mattino. I dettagli non sono più un problema
nell'epoca del computer. Il paziente deve imparare a pensare e com-
prendere al di là di ogni tesi ovvero ipotesi ideologica.

20.6 I.:ospedale ideale

La sicurezza per un giovane mammifero è sua madre, per un bambino è la


sensazione del suo nido, dell'ambiente fidato che lo circonda. La sicurezza
per una persona malata deve essere una felice sensazione di benessere. I
nostri ospedali attuali sono istituti di tortura e di morte, dove non si parla
affatto di sentirsi bene.
Non deve essere così!
Con il denaro che oggi si paga per il ricovero di un giorno in un misero
ospedale distrettuale, il paziente potrebbe stare in un albergo di prima cate-
goria con due cameriere personali o anche in un sanatorio di lusso con
un'infermiera a propria disposizione.
Ai miei pazienti non occorre né l'una né l'altra cosa. Hanno bisogno di un
ambiente caldo e sicuro, in cui sentirsi "come a casa" nel vero senso della
parola. Ciò costituisce la base per una terapia psichica quando il paziente
deve restare sotto osservazione o ricevere dei trattamenti giornalìeri.
Affinché il paziente stia nella massima tranquillità occorre però anche che
in questo ospedale ideale ci sia un piccolo reparto di cure intensive per far
fronte alle complicanze impreviste o anche previste e prevedibili di tipo
organico e cerebrale. Un simile reparto intensivo deve anche essere attrez-
zato di un proprio apparecchio per la TAC in modo che i pazienti durante il
loro processo di guarigione non corrano il rischio di essere spaventati dalle
prognosi terrificanti dei medici esterni, venendo a mancare ì prelievi dì
sangue giornalieri che di solito sì eseguono per qualche insensato contro-
llo. Ciò nonostante ì pazienti dovranno poter usufruire dì un lìvello dìagno-

464
stico medico ottimale conforme a quello internazionale, cosa possibile
senza troppe difficoltà dal momento che questa folle caccia diabolica alle
"metastasi maligne" viene a mancare. Il paziente in vagotonia che si sente
bene, ha buon appetito, dorme bene, è sano tanto quanto lo sarebbe un
cane al suo fianco il quale pure mangia e dorme bene, abbaia e scodinzola
allegramente.
La cosa più importante sono le infermiere, le "sorelle dei malati"
(Krankenschwester), loro amiche che possiedono conoscenze mediche.
Certo non è sempre possibile creare una grande famiglia come quella che
eravamo sempre riusciti ad avere quando ho tentato, per tre mesi, di realiz-
zare il mio ideale di "Casa degli Amici di Dirk". l!ultima volta si è tentato
di punirmi per questo tacciandomi di offesa contro il regolamento in mate-
ria di professioni e mestieri.
Però nonostante tutte le difficoltà è estremamente necessario aprire dei
luoghi di cura dove il paziente si senta a casa sua come appunto nella "casa
degli amici di Dirk". Spesso i pazienti mi hanno detto che il periodo tras-
corso in queste case di cura è stato il più bello della loro vita. Le casse
malattia mi hanno sempre boicottato. Chi poteva pagare la retta "dell'alber-
go" la pagava; per quelli che non potevano pagare, le persone abbienti
facevano la colletta. Eravamo come una grande famiglia, senza panico .
Ognuno aiutava quando era di buon animo e si riposava quando era stan-
co. All'ora del pranzo arrivavano tutti insieme secondo le loro possibilità.
Chi poteva stare solo sdraiato si faceva portare con il letto accanto alla gran-
de tavola comune della colazione. In nessun albergo si rideva cosi tanto e
sinceramente come nella nostra "Casa degli Amici di Dirk".
Importante è inoltre il fatto che i pazienti potevano portare i loro parenti se
lo desideravano. Se era necessario perché si sentissero bene, ciò doveva
essere consentito. Tale tipo di parenti non disturba affatto, perché normal-
mente si tratta dei componenti più posìtivi della cerchia famigliare.
l!accortezza non è mai abbastanza quando sì deve sslezionare il "persona·
le", compresi ì medici. Dovremmo immaginarci se saremmo noi stessi dis -
posti a farci curare da questa infermiera, da quel medico o da quella donna
delle pulìzie nel caso in cui stessimo veramente male. Tuttavia se l'atmos-
fera nella casa è gradevole, possiamo spesso fare delle constatazioni sor-
prendenti: quasi ogni persona ha dei punti forti per qualche aspetto e
sovente attende solo l'occasione per poterli mettere a frutto. Tali persone
allora sviluppano delle capacità straordinarie che nessuno avrebbe mai so-
spettato.

46S
Mi ricordo di un comico professionista che era capace di far ridere fino alle
lacrime persino la gente più tetra. Una prima colazione senza di lui non era
una colazione. Una paziente cucinava delle minestre con grande entusias-
mo e la sua più grande gioia ern quando tutti apprezzavano la sua zuppa,
che aveva davvero un sapore squisito. Alla fine non c'era pranzo senza la
minestra di Genevieve. Ben presto tutti i pazienti entusiasti lavoravano alla
zuppa che veniva variata ogni giorno nel modo più delizioso. Da ultimo il
numero dei pazienti-cuochi interessati diventò così grande che dovemmo
formare un secondo gruppo che cucinasse per la sera, ma naturalmente
solo sotto la supervisione di Genevieve.
Un giorno vidi un industriale francese, che Genevieve aveva considerato
degno di poter fare acquisti con i propri soldi per la sua e nostra zuppa,
scomparire nella cucina con un enorme cesto colmo di ingredienti. Quando
più tardi sbirciai nella cucina notai che era stato persino ritenuto meritevo-
le della ricompensa di poter rimestare la zuppa. Invidiato da tutte le donne
per tale onore, nel suo grembiule da cucina stava rimestando trasognato
dentro l'enorme pentola della minestra.
Un paziente era autista di professione. La sua più grande gioia era riuscire
a portare qualcuno in macchina da qualche parte. E ogni sera i suoi pas-
seggeri lo elogiavano molto facendolo illuminare come un albero di Natale
e tutti ne erano contenti.
Non si tratta soltanto di tenere occupato il paziente, bensì occorre anche
motivarlo e far diventare di secondaria importanza la sua malattia. Sì era
stato malato davvero, ma ciò non era più così importante dato che era sen-
z'altro ritornato ad essere sano.
Ci sono due modi per tranquillizzare il paziente. Uno è quello grazie a cui
egli considera del tutto ovvio guarire nella "casa degli amici di Dirk", per-
ché anche tutti gli altri guariscono. Questi pazienti hanno fede, il che è una
cosa positiva. Per quelli più intelligenti fra i pazienti ciò non basta, voglio-
no capire il sistema! Questo pure è un fatto positivo, poiché è possibile capi-
re. Si consiglia pertanto, secondo la mia esperienza, di tenere dei regolari
"corsi di perfezionamento" per questo secondo tipo di pazienti. In brevissi-
mo tempo possono diventare degli abili specialisti anche per quanto riguar-
da le radiografie e le TAC. Ciò segretamente mi rallegrava sempre. Se arri-
vava un nuovo paziente, potevano a malapena aspettare che lo avessi visi-
tato e stabilito la direzione di marcia, nonché che la TAC e le radiografie
fossero pronte. Ma allora non si poteva più fermarli. Il paziente veniva tra-
volto da un'ondata di interesse. Doveva raccontare venti volte il suo conflit-
to, facendolo visibilmente volentieri e con un sollievo sempre più grande. Il

466
suo conflitto, di cui non aveva potuto parlare per un anno, nemmeno con la
moglie che amava, ora veniva raccontato a tutti con disinvoltura senza bal-
bettare come se fosse la cosa più ovvia del mondo. E persino se si trattava
di un vero problema di tipo tecnico, finanziario o altro, un'intera compagnia
di specialisti ed "esperti" fra i pazienti si riuniva e in un batter d'occhio era
risolto. Un paziente che aveva patito un conflitto a causa di un problema
finanziario e si era lambiccato il cervello per sei mesi, non poté fare a meno
di confidarsi con un "compagno-paziente" che era direttore di una grossa
banca. Questi fece una breve telefonata a uno "stimato collega", che siste-
mò la faccenda in dieci minuti. Così uno era stato aiutato a risolvere il suo
conflitto, l'altro per tre giorni fu il "grande re". Entrambi erano felici: per-
sone che un tempo erano state così vicine all'altro mondo, avvertono la loro
nuova vita su questa terra come un dono del cielo. Si comportano di nuovo
umanamente, alcuni diventano saggi.

20.7 Un esempio tratto dalla "documentazione di Celle"


(otto casi comprovanti e completi di tutti i particolari)

Come si procede sistematicamente nella Nuova Medicina Germanica

Caso del Prof. Dir. in pensione, H ... ., A. .. ., 70 anni, destrimane

Il paziente prima della soluzione


del conflitto

467
Il paziente dopo la soluzione
del conflitto (1993)

Schema sinottico del conflitto e dell'evoluzione della malattia

· ~····
B;. ,...~ •• - - , .. ·~
~ .
I' .
t
~
. . ·..
Conflitto del liquido inerente i reni dx e sx
Sostanza bianca con necrosi e relative cisti
(mesodenna)

DHS .............................................................. CL

Cervelletto
(mesoderma)

Conflitto del profugo inerente i tubuli


Tronco cerebrale collettori del rene sinistro
(endoderma)
DH.S ................................................................CL

1945.... '50.... '55.... 60.... 65.... 70 .... 75.... 80.... 85.... 90 .... 95....

468
1 già trattato dalla medicina ufficiale: No

2 già trattato dalla medicina ufficiale e abbandonato: -

seguito solo la Nuova Medicina Germanica con conoscenza


3 Si
preliminare prima dell'insorgere della malattia :

4 seguito solo la Nuova Medicina Germanica senza conoscenza


preliminare all'insorgere della malattia:
seguito la Nuova Medicina Germanica solo in un secondo
5
tempo durante la malattia:

conflitti biologici iniziali con manifestazione nell'organo: 2


1) conflitto esistenziale ovvero del profugo con carcinoma dei
tubuli collettori del rene sinistro(nella fase PCL tubercolosi
6 renale)
2) conflitto dell'acqua ovvero del liquido con necrosi del pa-
renchima renale del rene destro e sinistro, ipertoniat 7 t
(nella fase PCL cisti renali e normalizzazione della
pressione sanguigna)

7 numero di conflitti iatrogeni conseguenti con relativa manifesta- nessuno


zione a livello organico:

numero totale dei conflitti biologici con manifestazione a livello 2


8
organico:

9 condizione attuale del paziente: si sente


perfetta-
mente
bene

Diagnosi della medicina ufficiale:

- Ipernefroma del rene sinistro


- Cisti renale del rene sinistro
- Ciste renale della cavità del parenchima renale del rene destro
Ipertonia

(171) Ipertonia =ipertensione sanguigna.

469
Reperti e documentazione originale:
Urografia endovenosa del 2 .11. 92
TAC renale del 10.11.92
TAC cerebrale del 23.11.92
TAC cerebrale del 18.2.93
TAC renale del 19.2.93
TAC renale del 25 .5.93
TAC cerebrale del 26.5.93
TAC cerebrale del 15.3.94
TAC renale del 15.3.94
Sette pagine di rapporti medici ovvero documenti originali

Anamnesi personale:
il paziente, prof. H., appartiene alla generazione che ha vissuto la guerra.
A 18 anni e mezzo fu arruolato nella seconda guerra mondiale e spedito al
fronte orientale in Russia. Due giorni dopo la fine della guerra finì in un
campo di prigionia russo, fu deportato in Siberia dove conobbe diversi
lager.
Nel 1992 il prof. H. aveva sperimentato la terribile morte per cancro della
sua prima moglie e in seguito si era interessato alla Nuova Medicina
Germanica, ancora prima che gli venisse diagnosticato qualcosa.
Quando si dovette confrontare con la sua diagnosi di cancro e gli propose-
ro la terapia ben nota della medicina ufficiale, la sua risposta fu decisa: "No
grazie!"

Anamnesi clinica:
il paziente appartiene al caso insolito di coloro che per quasi 50 anni si por-
tano addosso 2 conflitti in sospeso.
Si può presumere che il paziente al tempo della prigionia fosse venuto a
contatto con i germi della tubercolosi.

Conflitti biologici:
Prima DHS
Il 10 maggio 1945 due giorni dopo la fine della guerra il paziente finì in un
campo di prigionia russo sul fronte orientale. A lui e ai suoi compagni
venne tolto tutto, perse il contatto con la sua truppa e fu trasportato in
Siberia. Il paziente quindi patì un conflitto del profugo ovvero esistenziale,
con a livello organico un carcinoma dei tubuli collettori del rene sinistro.

470
Aveva letteralmente solo il minimo per sopravvivere e c'erano solo voci orri-
bili su cosa l'aspettava .

Seconda DHS.
La realtà fu persino peggiore di quanto il paziente avesse immaginato.
Venne trasferito più volte in lager diversi dove i prigionieri morivano come
mosche.
In uno di questi campi dovettero sgobbare in una fabbrica di automobili. Il
paziente doveva lavorare come tornitore. Di notte dormivano sugli scaffali
di un vecchio silos per le patate. La temperatura esterna scendeva a meno
30-40 gradi. I prigionieri non avevano coperte per ripararsi, il fuoco con cui
si riscaldavano doveva essere spento di notte. Giacevano nei loro vestiti
senza coperte sui ripiani di legno e pativano un freddo terribile. La latrina
era a circa 500 metri su un pendio e si doveva passare nel freddo pungen-
te per arrivarci. A metà strada i russi avevano messo delle sentinelle imba-
cuccate che erano armate di manganelli e dovevano badare che nessuno
urinasse lungo il percorso verso la latrina. Se uno non riusciva a trattener-
si si prendeva una manganellata sulla testa. Spesso al mattino c'erano uno
o due morti congelati sul percorso.
In uno di questi avvenimenti il paziente patì un conflitto dell'acqua, uno dei
più tipici conflitti del liquido che una persona possa avere: un conflitto per
la propria urina. Il paziente poté ridurre il conflitto grazie al fatto che rius-
cì a procurarsi un barattolo di latta in cui urinare di notte che poi al matti-
no svuotava.
Il paziente patì un conflitto del liquido che colpì entrambi i reni e causò
necrosi del parenchima renale. La pressione sanguigna era sicuramente
aumentata a quell'epoca, ma ovviamente nel campo di prigionia non venne
mai misurata. Il paziente fu liberato grazie a un'amnistia concessa per tutti
gli austriaci il 12 .12.47.
Anche dopo la guerra, quando era di nuovo in Austria, continuò a sognare
di queste esperienze terribili fatte a diciannove anni, regolarmente circa 2
volte alla settimana e durante 4 7 anni.

Evoluzione della malattia:


I due conflitti attivi in sospeso con carcinoma dei tubuli collettori del rene
sinistro e necrosi del parenchima renale da entrambi i lati non vennero ris-
contrati a livello medico in questi 4 7 anni, benché il paziente avesse sempre
una pressione sanguigna elevata, che oscillava fra 170 e 260, e veniva "trat-
tato" con antiipertonici. Non si era pensato che ci fosse un rapporto con i reni.

471
Il paziente manteneva attivi i due conflitti con i sogni. Non fu in grado di
parlare con nessuno di queste esperienze fino a quando arrivò a Burgau.
Con la morte per cancro della sua prima moglie il paziente si era interessa-
to al tema della medicina alternativa e in seguito partecipò a due conferen-
ze a Graz sulla Nuova Medicina Germanica senza sapere ancora nulla
della propria malattia. Da quel momento aveva capito il sistema e si dice-
va: "se mi viene trovato qualcosa, so che cosa devo fare".
Il 2 novembre 1992 gli fu scoperto un carcinoma dei tubuli collettori nel
rene sinistro per mezzo di un'ecografia e di una successivo urografia con
mezzo di contrasto.
Il professore gli disse che aveva un tumore dei reni probabilmente mali-
gno, che doveva essere operato urgentemente, che c'era il pericolo di
metastasi. Il paziente sorrise annuendo. Il professore si irritò e disse che il
paziente non aveva capito bene il significato della diagnosi. Quindi gli
spiegò ancora il pericolo con molta insistenza e disse che non si doveva per-
dere tempo. Il paziente sorrise di nuovo, ringraziò e disse di volere sentire
un secondo parere. Il professore ribatté che poteva andare in qualunque cli-
nica universitaria, qualunque medico gli avrebbe detto la stessa cosa, in
nessun caso però doveva rivolgersi a un ciarlatano.
Il paziente sapeva bene a che cosa si riferisse il professore ...
Egli allora telefonò a Colonia e a Burgau e gli consigliammo di farsi fare
una TAC dei reni e del cervello. Gli dicemmo anche che doveva certo trat-
tarsi di un conflitto dell'acqua o del liquido e che doveva rifletterci sopra.
La diagnosi precisa si poteva però fare solo avendo a disposizione una TAC
dei reni.
Il 5.12.92 il paziente venne con le due TAC a Burgau. Nel frattempo aveva
già capito qualcosa, dato che il paziente aveva avuto solo un grave conflit-
to dell'acqua (= conflitto dell'urina) nella sua vita e aveva riflettuto inten-
samente su questo punto, perché questo "conflitto dell'urina" era uno dei
conflitti che sognava ogni due o tre notti.
Quando vedemmo le sue TAC a Burgau fummo un po' perplessi fino a
quando non riuscimmo a chiarire, interrogando il paziente, i due processi
citati, perché vedevamo nel rene sinistro sia un carcinoma dei tubi colletto-
ri sia una cisti renale recente ventralmente. Inoltre si vedeva una necrosi
del parenchima renale nel rene destro. Il resto fu routine : trovammo, in
concordanza con le . immagini della TAC cerebrale, che il carcinoma dei
tubuli collettori era ancora attivo. Il conflitto dell'acqua, che evidentemen-
te a causa della sua gravità aveva colpito contemporaneamente entrambi i
relè dei reni, era entrato in soluzione nel relè del rene sinistro, da qui la pre-

472
senza della cisti renale fresca del rene sinistro in posizione ventrale, men-
tre il relè per il rene destro mostrava ancora attività conflittuale e quindi
entrambe le necrosi nel rene destro non mostravano ancora alcuna forma-
zione di cisti.
Nella Nuova Medicina Germanica sappiamo che ci sono dei conflitti attivi
in sospeso che, come anche nel caso di questo paziente, possono durare per
4 7 anni senza causare tumori enormi, se l'intensità conflittuale viene molto
diminuita e rimane presente "solo" nei sogni.
La cosa affascinante della Nuova Medicina Germanica è che siamo in
grado di stabilire subito dalla TAC cerebrale non solo il tipo di conflitto
ovvero del contenuto conflittuale, ma anche di scoprire, per così dire trami-
te un'indagine criminalistica, o di capire quasi con certezza se i conflitti si
trovino nella fase CA o PCA.
Se, come in questo caso, riscontriamo una situazione così ben definita, pos-
siamo essere sicuri che si tratta proprio dei due conflitti sopra citati. In tal
modo per questo paziente potemmo subito individuare anche un conflitto
molto vecchio, che era per così dire presente solo nei sogni.
La seguente evoluzione confermò la nostra anamnesi:
il paziente ci chiese che cosa sarebbe successo ora. I medici presenti a
Burgau, fra cui un ufficiale sanitario, gli dissero che sarebbe accaduto
quanto segue, se lui fosse riuscito a parlare sempre meglio dei suoi conflit-
ti (per esempio con l'attuale moglie):

1. Riguardo al conflitto del profugo con carcinoma dei tubuli collettori, egli
con altissima probabilità avrebbe avuto sudore notturno, che è caratte-
ristico della tubercolosi renale, perché tutti i vecchi soldati al fronte ave-
vano immagazzinato i batteri tubercolotici. Ciò non era affatto una cosa
di cui spaventarsi, bensì era molto positiva perché il carcinoma dei tubu -
li collettori renali in tal modo sarebbe stato demolito per caseificazione,
se non completamente almeno in gran parte. Importante era il fatto che
non ci fosse bisogno di operare e che la funzione dei reni sarebbe stata
conservata e persino migliorata. Contro questa ipotesi non era neppure
il referto di laboratorio del 14.4.93 su una cultura Loewenstein negativa
e un test Ziehl-Neelsen (colorazione dei micobatteri) negativo dell'uri-
na. A quel punto, come sappiamo, l'importante periodo del sudore era
passato per il paziente. Purtroppo non avevamo avuto alcuna possibilità
di ottenere tali referti prima, durante il periodo di sudorazione.

473
2. Per quanto riguardava il conflitto dell'acqua (= dell'urina) la formazio-
ne della cisti nel rene sinistro era già in atto, nel rene destro sarebbe
iniziata con tutta probabilità entro breve tempo. Il paziente avrebbe
avuto un po' di febbre (la cosiddetta glomerulo-nefrite) e la pressione
sanguigna (260 I 120) si sarebbe ampiamente normalizzata sui valori
tipici dell'età e tutto ciò senza ricorrere a farmaci.
Avvenne esattamente così.
l'. evoluzione, come possiamo vedere in una videoregistrazione, venne
documentata in tutte le fasi dai radiologi, tra l'altro anche dal primario
di radiologia dell'università di Graz.
Dopo la TAC renale del 15.3.94 il primario del reparto radiologico
dell'ospedale Elisabethinnen-Spital (che aveva eseguito anche la TAC
renale del 10.11.92) si congratulò con il paziente per non essersi fatto
operare contro il parere pressante del professore di urologia.

Nota sulla terapia

Il paziente in seguito imparò a parlare sempre meglio e più scioltamente


delle sue terribili esperienze del tempo di guerra. La sua pressione san-
guigna ritornò ai valori normali per la sua età di 170/90. Per 3-4 mesi il
paziente di notte sudò moltissimo al punto che in certi periodi in una notte
doveva cambiare 8 pigiami e lenzuola.
La prova esemplare per il paziente, che questo conflitto fosse inerente ai
tubuli collettori, è la seguente: ogni volta che racconta a qualcuno i suoi
vecchi conflitti, che adesso non gli pesano quasi più, nella notte successiva
ha di nuovo immancabilmente dei sudori, sebbene non così forti come
durante la fase di riparazione durata 3-4 mesi.
Dato però che il paziente era già stato informato da noi riguardo a questi
sintomi, non solo non si spaventò ma avvertì quel sudare come la conferma
delle nostre previsioni.
Il paziente raccontò che i radiologi di Graz si erano meravigliati e si chie-
devano come il dottor Hamer avesse potuto sapere che il tumore si sarebbe
dissolto. Alla fine il paziente venne sottoposto ancora una volta a una visi-
ta completa dal nuovo primario della radiologia di Graz, che non aveva
voluto credere, pur dovendolo ora constatare, che il tumore era diventato
decisamente più piccolo.

Per la fase di riparazione ovvero per le sue possibili complicanze si solleva-


no alcuni interrogativi terapeutici.

474
In questo caso sono da attendersi delle complicanze che eventualmente
sono da trattare con dei farmaci?
Per la fase di riparazione tubercolotica del carcinoma dei tubuli collettori
renali no sono da prevedersi delle complicanze nemmeno nel punto cul-
minante di tale fase, la cui intensità si può però pronosticare in base alla
grandezza non eccessiva del carcinoma renale. Sebbene il paziente abbia
avuto il conflitto per lungo tempo, non ha accumulato una massa conflittua-
le molto grande, perché l'intensità del conflitto era stata ridotta.
La misura della massa conflittuale in questo tipo di tumori è la massa tumo-
rale, se si può essere sicuri che nel frattempo non si siano verificate delle
fasi di riparazione con caseificazioni tubercolotiche, cioè delle fasi di ridu-
zione tumorale. Qui era da escludersi dato che entrambi i conflitti erano
rimasti in sospeso per 4 7 anni in modo continuativo. La crisi epilettoide del
carcinoma dei tubuli collettori renali si verificò nel modo previsto . Il pazien-
te per 2-3 giorni deve aver avuto freddo ed essersi sentito centralizzato, ma
nel corso della fase di riparazione non gli è accaduto nulla di particolar-
mente insolito.
Il sintomo della forte sudorazione per i pazienti che lo sanno già prima e si
possono preparare psichicamente per questo evento risulta poco gravoso,
mentre in mancanza di preparazione spesso causa panico al medico curan-
te e al paziente.
Il nostro paziente aveva buon appetito, riprendeva peso e sapeva che tutti
questi sintomi erano tipici della fase di riparazione . Aveva una albuminu-
ria 192 , cioè perdeva molte proteine dal rene sinistro, aveva inoltre una nefro-
si 193 con formazione di edema particolarmente nella parte corticale, in
corrispondenza dei segmenti renali (T 12 - L 2).
Avevamo informato il paziente in precedenza anche riguardo alla perdita di
proteine nell'urina e gli avevamo consigliato di ingerire cibi molto proteici.
Ogni tipo di dieta povera di proteine è qui severamente vietata (per esem-
pio cure a base di succhi e simili).
Per la TBC renale non occorre somministrare alcun genere di farmaco di
"difesa". Infatti la convinzione corrente che si debba combattere la TBC
renale qui era fuori luogo.
Vediamo invece con gioia come la TBC renale demolisce per caseificazione
il tumore ormai diventato superfluo.
Al termine della fase di riparazione del paziente anche l'albuminuria scom-
parve spontaneamente, come era stato previsto .

(172) Albuminuri a = escrezione di albumina n ell' urina.


(173} Nefrosi = m alattia renale degen erativa.

475
Ostacolare questo sensato processo di guarigione sarebbe del tutto errato
sotto l'aspetto biologico e medico.
In passato abbiamo chiamato glomerulo-nefrite la fase di riparazione della
necrosi del parenchima renale in seguito a un conflitto del liquido (=
dell'urina) ovvero cisti renali, e in quanto tale l'abbiamo combattuta.
Con la Nuova Medicina Germanica sappiamo che alla fine di questa fase
di riparazione si forma una cisti renale che successivamente produce urina
integrando la funzione dei reni.
Per il fatto che il parenchima renale ridotto dalle necrosi ora viene nuova-
mente ricostituito, persino più di prima, per l'organismo diventa superflua
la necessità di una ipertonia.
La crisi epilettoide che in precedenza conoscevamo come lisi di una glome-
rulo-nefrite non risulta mai mortale quale complicanza del processo diretto
dal relè della sostanza bianca, in questo caso pure passata inosservata dal
paziente.
Diventa quindi inutile aggiungere che non si deve ostacolare con i farmaci
questo sensato processo biologico di riparazione, come ha fatto sinora la
medicina ufficiale.
La grandezza delle necrosi del parenchima renale anche in questo conflit-
to può servire da unità di misura per la massa conflittuale accumulata.
Sebbene il conflitto del liquido fosse durato per 47 anni, non aveva accu-
mulato una massa conflittuale grande, cosa che possiamo verificare a livello
cerebrale .
Con una massa conflittuale grande infatti il paziente sarebbe stato sottoposto
alla dialisi.
Se si arriva a un simile caso di pre-dialisi nella fase di riparazione, allora
spesso si forma un'enorme cisti renale che solo in casi estremi va operata
perché essa procura parenchima renale funzionante . In questo caso potem-
mo tranquillizzare in anticipo il paziente sul fatto che la sua prevista cisti
renale sarebbe rimasta relativamente piccola. Nel rene destro le capsule
non gonfiarono in modo visibile, fattore che normalmente prendiamo come
riferimento per le cisti renali vicine alle capsule .

476
KRANKENHAUS DEA ELISABETHINEN tnshtut !OrComputeuomog1aphie
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ABTEILUNG FOR RONTOENOIAGNOSTIK UNO 01. W. Kopp,01. P. tt:1.1ltl!g
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478
1) Urografia del 2.11.92
Nella figura in alto si vede l'im-
magine realizzata con mezzo di
contrasto di entrambi i reni.

2) La figura in alto mostra


un'immagine ingrandita del
rene sinistro.
Si vede un processo espansivo
che si spinge nel mezzo del
bacinetto renale sinistro com-
primendo il gruppo dei calici
renali superiore e inferiore. Il
gruppo intermedio non si rico-
nosce più. Il gruppo superiore
e inferiore espelle più o meno
normalmente. Il senso biolo-
gico di un simile carcinoma
dei tubuli collettori è di tipo
molto arcai co e si comprende
solo filogeneticamente .
Quando, nella storia evoluti-
va, i nostri antenati vivevano
ancora nell'acqua, accadeva
spesso che un individuo
andasse a finire sulla terra
asciutta dove sentiva minac-
ciata la sua esistenza. Era
molto importante che il suo organismo trattenesse l'acqua . Di conseguenza i tubu-
li collettori venivano bloccati per impedire un'eccessiva perdita di acqua durante
questa emergenza. Nel nostro caso la funzione renale viene nondimeno conserva-
ta, come si può vedere dalla escrezione indisturbata dei reni.

479
TAC addominale
(Rene) del 10.11.92
Nell'immagine sopra
si vede nella zona
del rene sinistro
un'area di colore
scuro che è spuntata
dal lobo parenchi-
matico ventrale del
rene e, come scrive
il radiologo, ventral-
mente "mostra dei
valori di densità
equivalenti all'acqua". (Vedi freccia in alto a sinistra). Qui si tratta molto eviden-
temente di una cisti renale recentissima che deve essersi formata fra il 2.11.92
(telefonata del paziente a Colonia) e la lastra del 10.11.92. La freccia in basso a
sinistra indica un tumore compatto che ha valori di densità superiori e corrispon-
de al carcinoma dei tubuli collettori renali. La freccia a destra indica una necrosi
del parenchima renale del rene destro che in passato veniva chiamata erronea-
mente anche cisti.

La freccia sinistra,
nella zona del lobo
parenchimatico ven-
trale del rene sini-
stro, indica la necrosi
del parenchima
renale ancora pre-
sente, dalla quale è
spuntata la cisti
renale. Immagini
così si vedono con
cisti fresche. Più
avanti dorsalmente
ci sono ancora due piccole necrosi del parenchima renale. Nel rene destro (vedi
freccia a destra) la necrosi è ripresa nella sua massima estensione.

480
TAC cerebrale del
23.11 .92
Nell'immagine in alto
si vede il FH nel relè
dei tubuli collettori nel
tronco cerebrale a
sinistra ventralmente
già con un edema
focale, ciò significa
che il paziente ha
appena iniziato a
risolvere il suo conflit-
to. Manca ancora l'edema perifocale, quando il conflitto è entrato completamente
in soluzior..e (freccia sinistra). Freccia destra: grande relè cicatrizzato del carcino-
ma dei tubuli collettori momentaneamente non attivo.

Immagine del medesimo giorno.


Si possono confrontare molto bene i
due relè del parenchima renale (omo-
lateralmer..te a sinistra per il rene sini-
stro e a destra per il rene destro) . Si
vede chiaramente che il relè sinistro è
già edemizzato in certa misura, mentre
il relè destro mostra ancora il FH nella
configurazione a bersaglio. Ciò corris-
ponde alla situazione che abbiamo già
visto nella TAC addominale del
10.11.92. Il rene sinistro mostrava già
una cisti nella porzione ventrale del
lobo parer..chimatico renale, mentre il
rene destro presentava ancora la forma
attiva della necrosi del parenchima
renale. Ma il rene sinistro mostrava
solo una soluzione parziale, perché si
vedevano anche due piccole necrosi parenchimatiche che evidentemente non
erano ancora nella fase PCL. Dal 10.11 al 23.11.92 la parziale soluzione del con-
flitto dell'acqua non era progredita. E' affascinante il grado di precisione con cui
si possono fare delle previsioni su eventi di ordine psichico e organico confrontan-
do la TAC addominale e la TAC cerebrale.

481
Immagine del 23.11.92
Per ragioni di completezza si deve qui però aggiungere che avendo l'opportuni-
tà di fare una TAC cerebrale si possono rilevare anche altri conflitti ovvero i loro
relè. Qui per esempio si vede il relè bronchiale in fase PCL, dunque con edema,
corrispondente a un conflitto risolto di paura nel territorio, che il paziente aveva
patito per la morte della moglie. Si vede ancora chiaramente la deformazione del
corno anteriore destro come segno del processo espansivo del FH rigonfio a
causa dell'edema in fase PCL. Sul lato organico un simile reperto corrisponde a
una tosse di lunga durata e a una cosiddetta infiammazione polmonare che a

482
sua volta era stata preceduta da un ' ulcera della mucosa bronchiale in fase di
conflitto attivo. Fortunatamente l'infiammazione polmonare venne diagnostica-
ta come forte influenza e il resto come bronchite cronica. Anche la passeggera
atelettasia bronchiale per fortuna non fu diagnosticata. Si vede da questo reper-
to quanto possa essere pericolosa la Nuova Medicina nelle mani di medici inesper-
ti che potrebbero essere indotti da tali malattie da lungo tempo superate a. fare
i ndagini, in base a sintomi residui, per esempio delle piccole atelettasie nel pol-
mone, per ottenere il loro risultato diagnostico "di conferma", cosa che però
potrebbe gettare il paziente n el panico. Per contro sappiamo che i medici esper-
ti di Nuova Medicina sanno dare il giusto valore di innocuità a tali referti.

TAC
addominale
del 19.2.93
Qui si veàe
chiaramente
la necrosi del
parenchima
del rene de-
stro alla "nas-
cita" della
cisti: rigonfia-
m ento della
capsula rena-
l e, densità
equivalente all'acqua, cioè cisti di recente formazione . Si tratta ora di vedere
se la capsula renale si piega consentendo la presenza di una cisti esofitica 174
oppure la cisti cresce endofiticamente m.
Questa immagine in coerenza con quelle del 10.11.92 rientra fra l e prove più
impressionanti della formazion e di una cosiddetta cisti renale da una necrosi
del parenchima renale, dove la cisti può "crescere" endofiticamente se rimane
piccola o esofiticamente se diventa grossa.

(174) Esofitico = ch e cresce verso l'esterno.


(175) Endofitico = ch e cresce verso l'interno.

483
La freccia in alto mostra
ancora una volta molto
chiaramente il "punto
di origine" della cisti
renale sinistra esofitica
sul lobo di parenchima
ventrale.
La freccia in basso
indica una piccola cisti
renale nuova che cresce
esofiticamente molto
vicino alla capsula, che
non avevamo potuto vedere come necrosi del parenchima renale in sezione nelle
immagini precedenti.

TAC addominale del 19.2.93:


l'immagine in alto mostra il rene
sinistro: si vede chiaramente sullo
strato più profondo (freccia) la necrosi
parenchimatica che ormai si sta già
riempendo di nuova "massa", da
cui si è formata la cisti ventrale.
La capsula renale qui è un po' estro-
flessa. Freccia destra: anche qui si
nota una leggera convessità della
capsula renale in corrispondenza alla formazione della cisti renale (freccia).

Stessa serie di sezioni,


sezione di poco superiore.
Cisti renale in avanzato indurimento.
Nel punto di origine della cisti si vede
una elevata escrezione del mezzo di
contrasto ( = con l'urina).

484
TAC cerebrale del
18.2.93
Il FH del relè dei tubuli
collettori ventralmente a
sinistra mostra già una
evidente regressione,
corrispondentemente
avviene la riparazione
dell'organo in forma di
TBC. Non sappiamo
precisamente perché in
questo caso la TBC è durata solo per tre mesi e perché è stato caseificato non
tutto il tumore ma solo una parte. Potrebbe esserci una relazione con il fatto
che il conilitto è durato a lungo, ma anche con le piccole recidive che il
paziente continua ad avere ogni tanto, quando si ricorda del suo conflitto e
allora suda di nuovo per una notte.

TAC cerebrale del 18.2.93


Dal confronto dei due relè renali
con la TAC del 10.11 .92, ora si
nota un ingrossamento del relè
renale destro (per il rene destro,
omolateralmente) rispetto al relè
sinistro. Cioè il rene sinistro ha già
superato il punto massimo della
sua fase di riparazione, il relè del
rene destro sta formando proprio
ora dell'edema. La fase di ripara-
zione nel rene in questo caso non
avviene in modo sincrono per
entrambi i reni. Lintero processo
di formazione dell'edema rimane
però entro certi limiti, sebbene il
conflitto del liquido sia rimasto
attivo in sospeso per 47 anni (ma
appunto in forma ridotta) e abbia
riguardato chiaramente entrambi i reni.

485
TAC addominale del 25.5.93
Immagine in alto: nella
zona dove prima c'era il
tumore compatto dei tubuli
collettori, ora si vede
(freccia) che la capsula si
è mantenuta e la necrosi
parenchi-matica si è già
molto indurita come cisti
endofitico . Il bacinetto
renale per questa ragione
si spinge un po' verso l'interno. La formazione cistica nel lobo parenchimatico
ventrale del rene sinistro continua a indurirsi senza modificare ulteriormente la
sua dimensione.

Medesima serie
di sezioni. strato
superiore. Vediamo
che la capsula del
rene destro (vedi
freccia) si è pure
mantenuta e la
necrosi parenchi-
matica è già molto
indurita come cisti
endofitico. Per
questa ragione, il
bacinetto renale è
leggermente compresso verso l'interno. La ciste in formazione sul lobo paren-
chimale ventrale del rene sinistro continua il suo processo di consolidamento
(indurimento) senza variare nella sua dimensione.

486
TAC cerebrale del
26.6.93
Il FH a sinistra
ventralmente nel
ponte per il carci-
noma dei tubuli
collettori del rene
sinistro è ampia-
mente cicatrizzato,
e con ciò il proces-
so di riparazione è
terminato .

Stessa data, medesima seri.e del


26.5.93
Nei due relè renali quello destro (per
il rene destro) è sempre decisamente
più grande del sinistro, cioè più ede-
matizzato, cosa che corrisponde alla
differente fase di riparazione in corso
nei due reni . Cioè il rene sinistro è
entrato prima in fase di riparazione e
quindi l'ha anche terminata prima.

487
TAC addominale
del 15.3.94
Immagine sopra:
vediamo tre frecce
in alto. Quella de-
stra indica la cisti
renale molto induri-
ta, non più modifi-
cata nella sua
dimensione e che
tra breve verrà coin-
volta nel processo di
produzione di urina.
La freccia in mezzo
indica il lobo parenchimatico ventrale; ora possiamo di nuovo riconoscere bene
i contorni di come erano originariamente il rene e la cisti r enale. La freccia in
basso mostra il carcinoma dei tubuli collettori che però non è più così turgido
come in passato.

Medesima serie di
strati della stessa
data: a questo livel-
lo di strato vediamo
molto bene che nel
frattempo la ne-
crosi centrale in
caseificazione ha
creato un passaggio
verso il bacinetto
renale. Non si deve
credere che il tumo-
r e continui ad esse-
r e caseificato, ma naturalmente non continuerà neppure a crescere. La funzio-
n e renale viene mantenuta.

488
TAC cerebrale del
14.3.94
Il FH nel relè dei
tubuli collettori per
il rene sinistro del
tutto cicatrizzato è
ancora riconoscibile
solo nei contorni.

Stessa data:
entrambi i relè renali si sono
cicatrizzati e raggrinziti .
Da questa alterazione cicatri-
ziale si può riconoscere solo a
fatica che lì è accaduto qual-
cosa in passato. !;indagine
minuziosa compiuta dalla
Nuova Medicina può diventare
difficile se non si dispone di
una serie così bella di TAC
come in questo caso in cui
abbiamo potuto seguire siste-
maticamente la crescita endo-
fitica della cisti nel rene destro.
Come residuo a destra rimane
solo un ripiegamento minimo
del tessuto parenchimatico
renale dentro la porzione ven-
trale del bacinetto renale de-
stro. Qualunque osservatore imparziale considererà però normale una cosa del
genere, in quanto spesso nella TAC vediamo delle modificazioni di tipo cicatri-
ziale che ln seguito non riusciamo più a documentare nella TAC dell'organo
perché la fase PCL si è conclusa senza essere arrivati, ad esempio, a una cisti
renale esofitica.

489
Osservazione finale

Il caso di questo paziente è affascinante per il fatto che ci dà la possibilità


di dimostrare l'intera gamma delle cosiddette malattie urologiche e nefro-
logiche 115 e ciò praticamente in "condizioni incontaminate". Il paziente
aveva
1. un carcinoma dei tubuli collettori,
2. una albuminuria con sindrome nefrotica,
3. una tubercolosi renale,
4. necrosi del parenchima renale,
5. un'ipertonia nefrogena,
6. una glomerulo-nefrite,
7. cisti renali indurite esofitiche ed endofitiche, che hanno ripristinato la
funzione dei reni,
8. normalizzazione come da noi ipotizzato dell'ipertonia a valori tipici
dell'età senza farmaci .
9. normalizzazione come da noi ipotizzato della sindrome nefrotica.

Tutti questi reperti che normalmente rappresentano un miscuglio urologi-


co-nefrologico di quasi tutte le malattie coinvolte, sono basati su due con-
flitti che sono durati per 4 7 anni. La cosa affascinante di questo caso non è
solo la diagnostica, ma anche il decorso, in quanto abbiamo a disposizione
una serie in sequenza di TAC addominali e cerebrali che ci consentono di
seguire il caso molto nei dettagli. In generale è difficile trovare dei pazien-
ti che, come questo, abbiano l'autorità di essere davvero il "capo" del pro-
cesso.
Nonostante condizioni ottimali, per la maggior parte dei pazienti sarebbe
stato difficile farlo (il nostro paziente conosceva la Nuova Medicina
Germanica già prima della diagnosi) perché un "paziente normale" si
sarebbe lasciato gettare nel panico.
Così abbiamo un caso stupefacente dove a causa di due conflitti sono col-
piti entrambi i reni e si può seguire un processo di riparazione in modo otti-
male.

{176) N efrologia = campo specifico della m edicina che si occupa della morfologia, della fun-
zione e delle malattie dei reni .

490
21. LA LEUCEMIA - LA FASE DI RIPARAZIONE
DOPO IL CANCRO DELLE OSSA

21.1 Introduzione

Alcuni lettori, a cui forse è stata fatta la diagnosi di leucemia, vogliono


sapere che cosa è la leucemia, altri credono di saperlo già, perché hanno
letto molto al riguardo (di medicina ufficiale).
La maggior parte dei pazienti, che già da un po' sono coinvolti in questa
questione, ha in comune il fatto di pensare solo "ai valori ematici". Se ad
esempio si chiede loro come va, spesso la risposta è: "Grazie, va bene, i miei
leucociti sono scesi a 50.000, così ha detto il mio medico".
La medicina ufficiale non sa che cosa sia la leucemia. Non ne conosce le
cause. Crede però che sia maligna e, se non trattata, che porti alla morte. Il
trattamento sintomatico della medicina ufficiale consiste nella chemio-
"terapia" . La mortalità è molto alta.
Solo la leucemia linfatica dei bambini, che in passato non veniva trattata
essendo innocua, dà qualche pseudo successo con (poca) chemio.
Il termine "leucemia" deriva dal greco antico e significa "sangue bianco",
volendosi intendere che nel sangue periferico si trovano relativamente più
globuli bianchi del normale. Inoltre non si tratta dei normali leucociti, ma
di forme immature, cosiddette "blasti".
Tutte le cellule sanguigne, anche i cosiddetti "eritrociti", sono prodotte nel
midollo osseo e precisamente per divisione delle cosiddette "cellule stami-
nali" del midollo osseo.
Sebbene i blasti, a differenza dalle loro cellule madri, le cellule originarie,
non possano più dividersi ed entro pochi giorni vengano metabolizzati dal
fegato ovvero vengano rielaborati in nuovi mattoni proteici, per i medici tra-
dizionali i leucoblasti sarebbero molto maligni. Si crede persino alle "meta-
stasi leucemiche" e agli "infiltrati leucemici".
Esistono diverse forme di leucemia.
La leucemia linfatica, la leucemia mieloide e la leucemia monocitica.
Oggi si sa che queste forme possono avvicendarsi fra di loro. Dal punto di
vista del decorso ci sono delle leucemie acute e croniche.
Secondo l'opinione della medicina ufficiale esistono anche delle cosiddet-
te "leucemie aleucemiche", espressione con cui si intendono quelle leuce-
mie che mostrano blasti nel midollo osseo, ma non nel sangue periferico.
Si crede che tutto ciò non abbia nulla a che fare con psiche e cervello.

491
Si ritiene che la leucemia sia una malattia del midollo osseo puramente sin-
tomatica.
Sotto questo aspetto, del tutto ipotetico, la terapia della medicine. ufficiale
verte a far diminuire il numero dei leucoblasti. Lo si ottiene "con successo"
mediante veleni cellulari a spese del midollo osseo. Se il midollo osseo
ovvero le cellule staminali si riprendono, viene subito applicato il successi-
vo giro di chemio nella supposizione di scacciare così i leucoblasti maligni
ovvero di distruggerli.
Il cosiddetto "trapianto di midollo" parte dalla congettura ipotetica che,
quando si è irradiato il midollo di tutto lo scheletro con una dose che ucci-
de l'organo, occorra solo iniettare delle nuove cellule staminali "compatibi-
li" nel circolo sanguigno, che allora (secondo l'ipotesi) troverebbero la stra-
da verso il midollo osseo distrutto, vi si insedierebbero e produrre':::ibero dei
leucociti ormai "normali".
Tuttavia non si è ancora mai potuto provare che anche solo un'unica cellu-
la staminale estranea sia attecchita nel midollo osseo o che i destinatari del
midollo osseo abbiano a quel punto il gruppo sanguigno (che comprende
150 sottogruppi ognuno con fattori specifici) del donatore. Eppure si conti-
nua a "credere" e a fare come se la cosa fosse esatta.
Se un paziente sopravvive a un tale "trapianto di midollo osseo", è solo per-
ché per qualche motivo non ha ricevuto la dose piena di irradiazioni che
uccidono l'organo.
Allora le cellule staminali proprie a un certo punto iniziano di nuovo a pro-
durre. Ciò viene venduto come successo terapeutico.
I fatti, ben noti, non vengono confutati.
Ma le conclusioni e le conseguenze terapeutiche a cui si è giunti sono tutte
sbagliate. Inoltre la medicina ufficiale non trova alcuna spiegazione riguar-
do alle cause della leucemia, e in linea di massima fa delle pseudoterapie
a casaccio.

Noi della Nuova Medicina Germanica abbiamo dimestichezza con la leu-


cemia perché:
a) sappiamo le sue cause e il suo decorso
b) ne riconosciamo il senso biologico e
c) sappiamo che la leucemia fa parte dello programma speciale, biologico e
sensato di certo più frequente che conosciamo.

Di seguito vogliamo esporre la visione dettagliata della Nuova Medicina


Germanica con cui possiamo persino comprendere gli errori compiuti sinora.

492
21.1.1 Come avviene l'ematopoiesi?

.---------.
eritropoiesi - - - - - - - - eritrociti

monocitopoiesi _ monociti

'---1 macariocitopoiesi - - - trombociti


~
-----~~ sistema linfatico .-=--------
l
~ celluleT
cellule B

Lo schema precedente intende mostrare che tutte le cellule sanguigne deri-


vano dalla medesima cellula staminale ("pluripotente"). Questa cellula sta-
minale si trova nel midollo osseo, il luogo dove si forma il sangue del no-
stro organismo. Chiamiamo ematopoiesi l'intero processo di formazione del
sangue.
Attualmente non c'è ancora piena concordanza su dove e da che cosa si for-
mino i linfociti. In. ogni caso i linfoblasti si originano nel midollo osseo. I lin-
fociti necessariamente si originano nel sistema linfatico, dunque milza e
linfonodi (alcuni erroneamente ritengono anche nel timo). ma derivano da
cellule staminali emigrate dal midollo osseo.
Non esiste concordanza nemmeno sull'origine evolutiva dell'ematopoiesi.
Dal secondo all'ottavo mese di gravidanza la formazione del sangue avve-
rrebbe prima anche nel fegato e poi nella milza, che in seguito vengono
definitivamente sostituiti nella loro funzione di produzione di sangue dal
midollo osseo. Ma si presume che nei periodi in cui il midollo osseo non
può produrre sangue, il fegato e la milza lo possano sostituire di nuovo in
tale funzione . E' quanto si è immaginato sinora.
Ritengo che ciò in alcuni punti non sia corretto. Nell'ematopoiesi, durante
la prima fase della gravidanza, vengono prodotti degli "eritrociti fetali",
cioè cellule del foglietto embrionale interno. Queste non sono identiche ai
successivi eritrociti mesodermici, la cui formazione è sempre stata compito
del foglietto embrionale medio, nel primo periodo di 3-4 settimane, come
avviene anche oggi. Milza e linfonodi sono organi del foglietto embrionale

493
medio. E' facile immaginare che potrebbero o possono formare delle cellu-
le staminali. Non posso invece immaginarmelo per timo e fegato, entrambi
organi del foglietto embrionale interno.
In teoria è possibile che delle cellule staminali mesodermiche emigrino in
un organo endodermico, dato che in ogni organo sono emigrati anche dei
vasi sanguigni di origine mesodermica, ma faccio fatica ad immaginarme-
lo per quanto riguarda la determinazione della funzione. E' anche impro-
babile che il fegato riprenda di nuovo la sua vecchia funzione fetale delle
prime 3 settimane del periodo embrionale. Se lo facesse avremmo degli eri-
trociti del tutto diversi (i cosiddetti "eritrociti fetali").
Comunque sia, si tratta di una discussione puramente accademica. E anche
la questione se tutte le cellule sanguigne si formino nel midollo osseo o i
linfociti nel tessuto linfatico è irrilevante per la nostra osservazione, poiché
il midollo osseo e i linfonodi si trovano in diretta vicinanza sia rispetto alla
localizzazione del Focolaio di Hamer nel cervello, sia alla localizzazione a
livello organico.
Tutte queste cellule sanguigne che derivano dalle cellule staminali posso-
no essere prodotte in numero eccessivo, dove sinora nessun esame ha tro-
vato, né c'è stato modo di sapere, che questo numero eccessivo sia di natu-
ra solo provvisoria e che la funzione di queste cellule prodotte in sovrappiù
sia per la maggior parte ridotta, esse sono dunque merce di scarto. Poiché,
come abbiamo già visto nei leucociti di normale natura morfologica nella
leucemia, l'organismo palesemente agisce sempre in base alla possibilità
che siano disponibili dei leucociti normali in numero sufficiente, non
importa quanti blasti in più siano altrimenti presenti.

Dunque troviamo:

una eritrocitemia con troppi eritrociti

una leucemia mieloide con troppi granulociti ovvero


mieloblasti
con troppi linfociti ovvero
una leucemia linfatica
linfoblasti

una trombocitosi con troppi trombociti (molto rara,


finora è stata considerata non
pericolosa)

494
Quindi nella leucemia, oltre alla moltiplicazione dei leucociti, esiste anche
la moltiplicazione degli eritrociti, l'eritrocitoemia, in breve detta anche eri-
tremia, che viene pure considerata patologica. In realtà essa rappresenta
solo la fase di riparazione eccedente del sangue rosso, se alla fine dell'ane-
mia si sono originate una eritremia e una leucemia grazie alla soluzione del
conflitto di svalutazione di sé.
Insieme, come di consueto almeno per breve tempo al termine di ogni pro-
cesso di riparazione, sono chiamate panpolicitemia, cosa che nella medici-
na ufficiale viene pure considerata patologica e perciò viene curata con
citostatici, in beata ignoranza del contesto globale delle cause.
Ho fatto questo excursus sulle attuali convinzioni della medicina ufficial-
mente do ~ta solo affinché possiate in qualche modo meglio valutare e clas-
sificare le diagnosi poste. In realtà dovete sapere ovviamente che sono
insensate in se stesse e lo diventano ancor di più nel loro significato di
prognosi, dato che non si conoscevano le cause. Chiaramente, se si osser-
va un fatto senza vederne il contesto causale, allora ogni eccesso o ogni
difetto appare patologico!
In verità non si può ancora ritenere normale una fase di riparazione, ma
non si può più neppure considerarla del tutto morbosa. In linea di massima
ogni processo di guarigione è un evento molto sensato e gradito. Si è sem-
pre tentato di distinguere una presunta malattia in modo puramente mor-
fologico in base a un eccesso o a una carenza di un qualche tipo supposto
di cellule; si è persino supposto che la malattia cambiasse all'interno della
stessa persona (passando da leucemia mieloide a leucemia dei linfoblasti o
viceversa) ritenendo che si dovesse "rinormalizzare" la situazione con la
forza.
Si pensava di dover intervenire invece di aspettare pazientemente fino a
che, dopo la lunga aridità del midollo osseo per la fase di conflitto attivo con
riduzione del midollo osseo, l'eccessiva produzione di cellule a scarsa effi-
cienza diminuisse nella fase di riparazione e il midollo osseo diligentemen-
te, proprio come prima, producesse solo cellule "normali".
Ma a tale proposito si sarebbe innanzitutto dovuto sapere che la leucemia
è una fase di riparazione positiva! E anche che cos'è una vagotonia di ripa-
razione e che cosa dicono le cinque leggi biologiche della Nuova Medicina
Germanica. Già da quasi due decenni invece esse vengono messe a tacere
e boicottate!

495
21.1.2 Che cosa è la leucemia per la Nuova Medicina Germanica?

Risposta: la leucemia è la seconda fase (fase di riparazione) di un program-


ma speciale, biologico e sensato del foglietto embrionale medio (mesoder-
ma) e precisamente del cosiddetto "gruppo di lusso" diretto dalla sostanza
bianca. "Gruppo di lusso" perché qui il senso biologico sta nella fine della
fase di riparazione invece che nella fase attiva, come per tutti gli altri grup-
pi.

21.1.3 Che cosa prevede l'intero programma speciale, biologico e


sensato?

Risposta: osteolisi (atrofia ossea) n ella fase di conflitto attivo e ricostituzio-


ne dell'osso (che diventa più forte e solido di prima) nella fase di riparazione.
Risultano modificati anche i valori del sangue e del siero, i cui relativi sin-
tomi avevamo sinora erroneamente interpretato come singole "malattie".

21.1.3.1 Quali sintomi vediamo nella fase di conflitto attivo?

Risposta:

1. Osteolisi = riduzione, decalcificazione ossea = atrofia delle ossa =


osteoporosi
2. Cerebralmente: FH nella sostanza bianca cerebrale in configurazione a
bersaglio
3. Psichicamente: conflitto di svalutazione di sé generalizzata (bambino o
anziano)
4. o specifica alterazione vegetativa: simpaticotonia, disturbi del sonno,
perdita di peso, estremità fredde, pensiero costantemente fissato sul
conflitto.
5. Riduzione fino al minimo della resistenza delle parti scheletriche
osteolizzate.
6. Panmielotisi 177 avanzata:
a) anemia
b) leucopenia
7. Progressiva riduzione dell'efficienza a causa dell'anemia.

(1 77) Panmielotisi =atrofia generale del midollo osseo, anemia aplastica .

496
21.1.3.2 Quali sintomi vediamo nella fase di conflitto risolto?

Risposta:

dopo la soluzione del conflitto (CL) l'organismo passa alla fase di riparazio-
ne vagotonica, in questo caso alla fase di ricostituzione dell'osso (ricalcifi-
cazione). Si manifestano uno dopo l'altro i seguenti sintomi:
1. Espansione vagotonica dei vasi sanguigni e linfatici. Il diametro dei vasi
sanguigni, che si erano ristretti nella precedente fase di simpaticotonia,
aumenta da 3 a 5 volte. Per il fattore pi greco x r2 (r = metà diametro) il
volume nei vasi aumenta. Poiché all'inizio della fase di riparazione il
numero di eritrociti e leucociti a disposizione non è ancora aumentato
rispetto a prima della conflittolisi. il volume deve essere ripristinato con
siero sanguigno. Perciò i valori di emoglobina, eritrociti e leucociti (com-
preso il valore dei trombociti) scendono proporzionalmente, anche se in
effetti il numero delle cellule sanguigne non è diminuito di una sola
cellula. Chiamiamo questo fenomeno la "pseudo-anemia meccanica",
che sembra molto drammatica, ma di fatto non lo è.
2. Dopo una/tre settimane si verifica un aumento dei leucociti, per lo più
blasti, cioè la cosiddetta leucemia.
3. Dopo altre 3-8 settimane (a seconda della durata della fase CA e quindi
anche dell'estensione delle osteolisi ossee in modo corrispondente alla
massa conflittuale) vediamo un aumento degli eritrociti, fino ad arrivare
alla eritremia.
Ciò si•;Jnifica una maggiore quantità di globuli rossi nel sangue periferi-
co nonostante l'espansione dei vasi, dunque proporzionalmente avrem-
mo troppe cellule sanguigne nel sistema vascolare se il diametro dei vasi
fosse normale.
4. Grande stanchezza, fiacchezza estrema, buon appetito. La stanchezza,
(spesso con un po' di febbre) è stata sinora considerata come segno di
una malattia separata (influenza ecc.).
5. I dolori ossei per la dilatazione del periostio ("rigonfiamento del perio-
stio") a causa dell'accumulo di callo.
6. Tendenza ad emorragie per i vasi dilatati e il sangue molto diluito.
7. Ricalcificazione della zona ossea osteolizzata (che diventa più solida di
prima).
8. Idem nel caso di reumatismo articolare acuto (osteolisi in vicinanza
delle giunture).

497
9. Idem in caso di cifosi 11a, cifoscoliosi.
10. Idem con spondilite anchilosante (Bechterew).
11. Idem con osteosarcoma.
12. Idem con frattura ossea con DHS.
Che cosa significa ciò? In tutti questi sintomi elencati la leucemia è sempre
il sintomo di accompagnamento del quadro ematologico periferico o per lo
meno del midollo osseo, se non si trovano i cosiddetti "blasti" nel quadro
sanguigno periferico e sempre solo nella fase di riparazione.
La leucemia, la fortuna della leucemia, è certo il sintomo più frequente
della medicina che si conosca. Il livello dei leucociti periferici (12.000 o
300.000) dipende da una reazione individuale e non ha alcun particolare
significato.

21.2 Le leucemia acuta e cronica

La leucemia rientra fra i programmi speciali, biologici e sensati del meso-


derma, del foglietto embrionale medio. Non è una malattia a sé, bensì il
processo di riparazione di una precedente fase di riduzione del midollo
osseo.
Anche dopo il danneggiamento del midollo osseo, per esempio a causa di
trattamenti radioattivi, si manifesta una leucemia nella fase di riparazione.
Si dovrà in seguito discutere brevemente questo fatto, qui parleremo essen-
zialmente della leucemia, che si riscontra nella fase di riparazione di un
programma speciale, biologico e sensato dopo un conflitto di svalutazione
di sé.
Nel frattempo ho studiato molte centinaia di leucemie nei miei pazienti e
ho trovato quanto segue.

21.2.1 La regola della leucemia

1. Ogni fase leucemica è preceduta da una fase leucopenica nella quale


sono presenti troppo pochi globuli bianchi.
2. In ogni fase leucemica il numero assoluto dei leucociti normali è sem-
pre nell'ambito della norma. Il maggior numero è dato soprattutto dai
cosiddetti blasti, che sono i leucociti non maturi.
3. La fase leucopenica prima di quella leucemica è equivalente alla fase di
conflitto attivo di un conflitto di svalutazione di sé e di un' osteolisi ossea

(178) Cifosi = incurvamen to convesso dorsalmente della colonna vertebrale.

498
nella sfera organica. Con la conflittolisi di questa svalutazione si rimet-
te in attività l'ematopoiesi dei leucociti e degli eritrociti fino a quel
momento scarsa: quella del sangue bianco, dei leucociti, procede molto
rapidamente, quella del sangue rosso, degli eritrociti e dei trombociti,
con un ritardo di 3-8 settimane. Chiamiamo questo fenomeno "ritardo
dell'eritropoiesi".
4. Il sintomo "leucemia" non si presenta esclusivamente solo come fase
PCL di un programma speciale, biologico e sensato dopo un conflitto di
svalutazione di sé. Dopo irradiazione del midollo osseo a seguito di un
bombardamento atomico o di incidenti atomici (Hiroshima, Nagasaki,
Cernobyl), pure vediamo il sintomo "leucemia" come segno di un tenta-
tivo di riparazione del midollo osseo. Non so se sia presente in tal caso
anche un edema cerebrale generalizzato. l'.anemia iniziale era la conse-
guenza diretta dell'esposizione alla radioattività.
5. La fase più pericolosa della leucemia è la fase iniziale. Con il dilatarsi
dei vasi l'anemia aumenta (solo proporzionalmente per effetto numerico
a causa di una maggiore diluizione con siero, non in modo assoluto),
diminuisce nettamente il numero dei globuli rossi, che già prima erano
scesi a valori bassi, per la "reale" anemia della ridotta produzione di glo-
buli rossi; ancora una volta, come detto, solo proporzionalmente, sebbe-
ne nessun globulo rosso scompaia dal sistema. Il paziente si sente estre-
mamente stanco, il medico curante di solito diffonde panico!

Si noti:
fino a 5g% di emoglobina, 1,5 milioni di eritrociti e 15% di ematocrito nes-
sun panico, tutto normale! Se i valori si trovano al di sotto, si deve consulta-
re un medico della Nuova Medicina Germanica, eventualmente restare a
riposo a letto. Se i valori scendono sotto 3g% di emoglobina, senza panico si
può considerare una trasfusione di sangue.

6. Il panico peggiore che viene causato al paziente, spesso dal medico, è il


"conflitto di ferita e di emorragia". Il paziente molto spesso per il pani-
co arrecato dal "cancro del sangue" vive a livello puramente mentale un
conflitto di emorragia o del sangue, cosa che il subconscio non riesce a
distinguere da un'emorragia reale. Solo per questo motivo i trombociti,
che per la diluizione normalmente si trovano fra 50.000 e 70.000, scen-
dono a valori più bassi. A causa di tale trombopenia (basso numero delle
piastrine) il paziente ha davvero più facilmente delle emorragie. Il pani-
co aumenta: "Lei ha bisogno di un'infusione di trombociti!"

499
Le trasfusioni di sangue, che il subconscio non riesce a distinguere dalle
emorragie, danno il via al circolo vizioso da cui molti non riescono più a
uscire.
7. La "fortuna della leucemia" consiste nel fatto che essa è già la fase di
riparazione, cioè a quel punto il conflitto è per forza risolto. Se il paziente
conosce le correlazioni o se si comporta in modo giudizioso e tranquillo
come un animale sicuro del suo istinto, allora nella maggior parte dei
casi non succede nulla. Conosco 500 casi di pazienti con la leucemia che
"hanno capito". Stanno tutti bene. Persino quando egli patisce una reci-
diva del conflitto e di conseguenza ha di nuovo una fase leucemica, non
cade più nel panico. Il tasso di mortalità non è superiore a quello delle
persone "normali".
8. Praticamente nessun medico si lascia trattare con la chemio, nemmeno
nel caso di leucemia. N essun medico si lascerebbe fare un cosiddetto
trapianto di midollo osseo, perché è del tutto folle. Purtroppo però molti
medici si lasciano spaventare . La leucemia linfatica nei bambini viene
considerata come l'unico "successo" dalla medicina ufficiale, perché
infatti essa richiede poca chemio. Ancora fino a 30 anni fa questi bam-
bini non venivano affatto trattati grazie alla "innocuità" di tale forma
leucemica. Gumivano di nuovo del tutto spontaneamente. Tale "gruppo
standardizzato" è un puro raggiro. Per "gruppi standardizzati" si inten-
dono dei casi scelti e raggruppati in base a diversi criteri, dunque per
esempio un gruppo costituito arbitrariamente secondo l' età o la rea-
zione alla chemio.

Non voglio nascondere che nel 1984, quando fu pubblicato il libretto


"Cancro, malattia dell'anima", credevo ancora che la leucemia fosse una
malattia virale. N el frattempo i miei casi mi hanno insegnato di meglio. La leu-
cemia è la seconda pmte di un programma speciale, biologico e sensato. Dato
che, come so di certo, ora vi bruciano sulle labbra molte domande, voglio qui
anticipare la discussione sui dogmi attuali della medicina ufficiale.

21.3 La leucemia secondo la medicina ufficiale

I dogmi della medicina ufficiale e di coloro che rivendicano il monopolio di


tale medicina sono molto contraddittori.
Si crede che le cellule del midollo osseo, che formano i globuli bianchi, le
cosiddette "cellule staminali", siano "degenerate", cioè producano dei glo-
buli bianchi selvaggiamente e senza metodo, e con i fenomeni concomitan-

500
ti e le cosiddette "metastasi leucemiche", che a loro volta possono produrre
dei cancri dell'organo di tipo consueto, mandino in rovina l'organismo.
Si crede che il tipo di leucemia possa cambiare, cioè che la leucemia mono-
citica o la linfatica e la mieloide possano trasformarsi l'una nell'altra. Si
crede pure che le cosiddette leucemie aleucemiche e le leucemie leucemi-
che possano avvicendarsi nel medesimo paziente. l.'.opinione della medici-
na ufficiale è che né la psiche né il cervello né le ossa siano coinvolti!
I medici tradizionali ammettono onestamente, quando si parla a quattr'oc-
chi, di non saperne nulla.
Un primario della clinica infantile di Colonia voleva far credere a un padre
che oggi si può salvare la vita a pazienti malati di leucemia fino al 90%
secondo le statistiche. Risposta del padre: "Ma dottore, vedo che qui in cli-
nica le cose stanno diversamente. Non vedo nemmeno il 10% di sopravvi-
venza, nella classe d'età di mio figlio (9 anni) nemmeno uno riesce a
sopravvivere". Il dottore: "Già, della stessa età naturalmente no".
Invece vengono sperimentati dei trattamenti chimici sempre nuovi, che
nessun medico vorrebbe mai provare sul proprio figlio. Ma a nessuno viene
mai in mente l'ovvia conseguenza che le diverse classi di età dei bambini
hanno, per esempio, anche delle differenze psichiche, appunto condiziona-
te dallo sviluppo. E' davvero così difficile tenere conto delle diversità che il
medico vede nei propri bambini ed applicarle anche ai propri piccoli
pazienti? Un lattante non è un bambino e un bambino non è appunto un
piccolo adulto.

Non appena, per beata ignoranza o per malvagità, si interviene nel proces-
so di guarigione con l'intossicazione chimica e le irradiazioni di cobalto,
danneggiando durevolmente il midollo osseo e le gonadi, si moltiplicano le
possibilità di conflitto e di complicazioni, perché il midollo osseo oltre alla
depressione dell'ematopoiesi causata dal conflitto deve far fronte anche a
gravissimi danni di intossicazione delle cellule staminali.
Voler guarire una persona malata debilitandola ancora di più, questa è
ignoranza cinica!

Particolarmente insidiosi per la "stima di sé" sono gli effetti prodotti dalla
castrazione radiologica o tossicologica dei pazienti.

Ci si immagini un cervo, (perdonatemi l'esempio cari lettori), che sia stato


castrato e ciò nonostante ora debba ricostruire la sua originaria stima di sé.
E' una cosa impossibile. Anche la difesa di quello che sinora è stato il suo

501
territorio è diventata impossibile. Se già prima, per qualche motivo, aveva
subito una svalutazione di sé, ora questo conflitto viene rafforzato, potenziato.
Nelle persone è la stessa cosa. Solo una medicina ignorante, che crede di
dover trattare sintomaticamente le malattie in base ai sintomi, può pratica-
re questa "diagnostica cellulare" primitiva e altisonante, senza tenere in
considerazione la psiche e il cervello del paziente.
Quando ero studente ci veniva ancora insegnato che i pazienti, ammalati di
leucemia, avevano sempre lo stesso tipo di cellule, quindi una leucemia lin-
foblastica, una leucemia mieloblastica, indifferenziata, promielocitica,
monoblastica ecc. Tutto ciò si è rivelato erroneo, come oggi si può leggere
in ogni testo. I tipi di cellule cambiano. Sul perché sia così posso anch'io fare
solo delle supposizioni. E precisamente ritengo che dipenda dalla costella-
zione del conflitto e dalla derivante localizzazione delle osteolisi.

Solo non si riesce a capire perché questa conoscenza, che oggi è patrimo-
nio comune, non abbia spinto da tempo gli ematologi 119 e gli oncologi a
cambiare idea. Poiché se una "cellula staminale impazzita" causasse la leu-
cemia, resta difficile da comprendere perché questa cellula staminale
debba produrre delle cellule figlie sempre diverse.
Questi cosiddetti dogmi della medicina ufficiale non sono affatto un siste-
ma, come i loro sostenitori vorrebbero credere, bensì un "non-sistema", il
"nuovo vestito del re", cui tutti credono e che nessuno ha visto, proprio come
per le cellule cancerogene che nuotano nel sangue, ma che nessuno ha mai
riscontrato e delle quali, ciò nonostante, tutti devono credere che possano pro-
durre le cosiddette "metastasi" e che quest'ultime, istologicamente, siano
sempre di natura del tutto diversa, persino come se derivassero da foglietti
embrionali affatto diversi: proprio un'insensatezza da togliere il fiato!

Sotto il profilo terapeutico non si è ancora riconosciuta statisticamente una


qualche superiorità di un farmaco rispetto a un altro. Quando ne esce uno
nuovo sul mercato, ci si buttano tutti sopra. I poveri pazienti vengono trat-
tati persino con iniezioni o infusioni intralombari di chemio. E naturalmen-
te nessun mezzo può aiutare, perché si curano solo i sintomi, invece di stu-
diare la causa e di trattare in modo conseguente. Infatti la causa è una sva-
lutazione psichica di sé. E appunto quando si è già in via di guarigione la
stima di sé viene annichilita di nuovo con la violenza di un fulmine dalla

(179) Ematologia = campo speci fico della medicina interna che si occupa di diagnostica,
terapia e ricerca delle malattie del sangue.

502
diagnosi annientante di "leucemia". Che generazione di medici abbiamo,
che nessuno di loro sia riuscito a capirlo?
E' umiliante che i cosiddetti colleghi di un tempo non conoscano bene la
diagnostica corporea.
In nessuna clinica universitaria in Germania per malati di leucemia viene
mai fatta una TAC cerebrale, per non parlare delle radiografie del sistema
scheletrico. Quando una volta ho richiesto all'università di Bonn una TAC
cerebrale, i medici hanno solo scosso il capo pensando perché mai volessi
fare un esame così insolito e inutile. A questo proposito nessun paziente
mostra un maggior numero di sintomi cerebrali del "malato" di leucemia
(conati di vomito, capogiri, dolori di capo, stordimento ecc.).
Inoltre è spaventoso che migliaia di specialisti non abbiano mai pensato
che il decorso patologico della leucemia non è quello di un malato, bensì
quello di un convalescente. Diverse innervazioni vegetative come la simpa-
ticotonia o la vagotonia non interessano appunto i medici "moderni".
Guardano dall'alto in basso, con totale disprezzo, gli stregoni della foresta
"arretrati" che non si sono mai occupati d'altro che appunto di questi aspet-
ti e di questioni psichiche.

21.3.1 Contro il caos dei dogmi della medicina ufficiale

1. Le cellule immature, i cosiddetti blasti, che vengono trasportate nel san-


gue, se fossero delle vere cellule cancerogene dovrebbero mostrare altre
mitosi. Ma, come è del tutto evidente, non lo fanno! Con ciò viene a
mancare il criterio sostenuto dogmaticamente dalla medicina ufficiale
riguardo a una cellula cancerogena, cioè che essa possa moltiplicarsi
per divisione cellulare.
2. In nessuna parte del corpo troviamo delle "metastasi di masse tumorali
di leucociti", che deriverebbero da leucociti migrati e avrebbero riacquista-
to la capacità di dividersi.
3. Ciò nonostante, delle vere masse tumorali, per esempio degli adenocar-
cinomi polmonari che appartengono al foglietto embrionale interno,
sono tranquillamente chiamate "metastasi leucemiche". Questo è del
tutto assurdo: perché come potrebbero dei blasti del foglietto embriona-
le medio, che, come ben si sa grazie a blasti marcati radioattivamente,
non fanno mai più una divisione nel corpo, come potrebbero produrre a
scelta, solo perché il dogma così vuole, il cancro del foglietto embriona-
le interno o esterno?! E' una convinzione davvero assurda: il topolino
che genera un elefante!

503
4. Nessuno ha visto morire una persona a causa dei blasti, anche quando
ne aveva molti. Perché i blasti scompaiono già dopo pochi giorni, meta-
bolizzati. In centinaia di pazienti che, secondo il mio consiglio, non si
sono lasciati trattare, i leucoblasti presenti in numero elevato nella fase
di riparazione, al termine di questa sono ritornati ai valori normali spon-
taneamente e senza il minimo problema o complicanze. In realtà il
paziente ha questi valori "normali" di leucociti "normali" durante tutta
la fase leucemica.
5. Anche se il sangue contiene ancora molti blasti, i restanti leucociti "nor-
mali" sono quasi sempre presenti in numero sufficiente in modo da esse-
re pronti per la vagocitosi (attività di m etabolismo e demolizione dei batteri) dei
batteri. Per quale motivo disturbano dunque i blasti? Non sono nient'al-
tro che merce in eccedenza difettosa innocua, del tutto innocua!
6. I fenomeni osservati dei blasti concordano con la Nuova Medicina Ger-
manica in quanto i leucoblasti, che nuotando nel sangue sono separati
dal cervello per quanto riguarda i nervi, non possono più mostrare una
tendenza alla mitosi.
7. Anche la storiella che i blasti "occluderebbero" i vasi sanguigni è del
tutto insensata, dato che i vasi sanguigni in questa fase sono dilatati al
massimo. I blasti non potrebbero occludere, anche solo approssimativa-
mente, un vaso sanguigno nemmeno in una situazione normale.
8. Se già le "prove negative" sono inconfutabili e si possono prolungare
quasi all'infinito, mi trovo pure nella felice condizione di mostrarvi delle
prove positive in quantità illimitata, perché ogni caso deve avere un
decorso come segue:
a) ogni paziente leucemico deve avere patito in precedenza un conflitto
di svalutazione di sé con DHS, con successiva fase di conflitto attivo e
simpaticotonia. Ogni paziente deve avere raggiunto la conflittolisi (CL)
altrimenti non avrebbe alcuna leucemia, dato che la fase leucemica è il
sintomo per eccellenza della fase di riparazione!
b) Ogni paziente deve avere un Focolaio di Hamer più o meno circoscritto
(generalizzato nei bambini) nella sostanza bianca del neoencefalo e pre-
cisamente nel punto che di volta in volta è pertinente alla porzione
scheletrica relativa al contenuto conflittuale. (Vedi schema nella tabella
"Psiche-cervello-organo" sotto "osteolisi"). In ogni paziente con leucemia
il Focolaio di Hamer nella sostanza bianca deve essere edemizzato come
segno della guarigione in corso della porzione scheletrica interessata.
c) Ogni paziente durante la fase di conflitto attivo (fase CA) mostra osteo-
lisi del sistema scheletrico o (nei casi meno gravi) del sistema linfatico con

504
concomitante depressione dell'ematopoiesi del sangue sia bianco sia rosso.
Se ha luogo la conflittolisi allora le osteolisi ricalcificano con forte rigon-
fiamento del tessuto osseo e forti dolori per la dilatazione del periostio.
Dopo la conflittolisi all'inizio della fase PCL avviene di nuovo l' emato-
poiesi con molta intensità. Dapprima si producono i leucociti (in parte
blasti) in quantità eccessiva e in massima parte non utilizzabili. Dopo il
consueto ritardo di 4-6 settimane dell'eritropoiesi si mette in moto in
maniera analoga la produzione degli eritrociti e dei trombociti, anche
qui dapprima con un gran numero di cellule di qualità inferiore, per
esempio eritrociti con ridotta capacità di assorbimento dell'ossigeno. Per
questo motivo ne risulta una "anemia ritardata" con contemporanea leuce-
mia fra la conflittolisi e la normalizzazione del sangue rosso. A questo pro-
posito occorre sapere che dal momento della conflittolisi vengono pro-
dotti più eritrociti, ma essi diventano numericamente importanti solo in
seguito {pseudoanemia meccanica).
d) Tutte le verifiche dei numeri di cellule presenti nel sangue periferico
nella fase leucemica sono eseguite in modo oggettivamente errato, per
il semplice motivo che i medici tradizionali non riconoscono affatto che
la fase vagotonica è una fase qualitativamente molto particolare. Non
prendono quindi nemmeno atto che nella fase vagotonica i vasi san-
guigni periferici abbiano un notevole aumento di volume rispetto alla
fase simpaticotonica o normotonica. I..'. ematocrito ad esempio è il quo-
ziente derivato dal rapp01to volume degli eritrociti/siero sanguigno tota-
le. Normalmente si ha il 45% di cellule sanguigne e il 55% di siero.
Questo rapporto però quadra solo se il volume dei vasi può essere con-
siderato in certa misura uguale o paragonabile rispetto a quello di altri
pazienti. Ma appunto così non è! Dovremmo mettere l' ematocrito in
relazione con il volume totale del sangue che si trova in circolazione, il
che è equivalente alla quantità assoluta degli eritrociti nel sangue peri-
ferico. Solo così è possibile fare un paragone.
Se per esempio un bambino "malato" di leucemia, ovvero un bambino
"convalescente", ha un numero di eritrociti di 2,5 milioni per mm3 (milli-
metro cubico), ma a causa dei vasi molto aperti ha un volume sanguig-
no doppio nella periferia, allora in realtà in senso assoluto nel suo siste-
ma vascolare egli ha tanti eritrociti quanti ne ha un bambino "normale",
però fi?J.ora è stato da noi considerato come "gravemente anemico".
La sua stanchezza dovuta alla vagotonia viene mal interpretata come
"stanchezza anemica" e gli vengono praticate delle trasfusioni sangui-
gne di cui di fatto non ha bisogno, se non d'obbligo per insensate "ragio-

505
ni dogmatiche"! Non occorre affatto che il paziente faccia delle presta-
zioni corporee di qualsivoglia tipo che è in grado di dare solo quando
non è in vagotonia, bensì deve riposarsi e aspettare la fine della fase di
riparazione e curarsi come farebbe ogni animale. I valori che si presu-
mono essere oggettivi sono in realtà un pio errore, perché non hanno
preso in considerazione il fattore più importante.

Ma ora naturalmente, cari lettori, arriva la valanga delle vostre domande,


di cui la prima è certo: sì, ma perché allora la gente con la leucemia muore?
Risposta: con le conoscenze della Nuova Medicina Germanica quasi nes-
suno muore di leucemia. Un numero enorme di pazienti muore per cause
iatrogene, per la presunta terapia, in verità una pseudoterapia, o per il non-
trattamento medico delle normali complicanze. In pratica nessun animale
muore di leucemia, se lo si lascia in pace.

Infatti la leucemia, devo sottolinearlo ancora una volta, in verità è il miglior


segno della riparazione di un precedente conflitto di svalutazione di sé.
E' insensato considerare un processo di guarigione in corso come una malattia.

21.4 I diversi stadi evolutivi della svalutazione di sé


Fase CA Svalutazione di sé Processo della sostanza bianca Panmielotisi

Fase PCL Ritorno della fidu- Edema della sostanza bianca Panematopoiesi
cia in se stessi come segno di riparazione con produzione
grazie alla solu- posticipata del
zione del conflitto sangue rosso

Vogliamo ora percorrere sistematicamente i diversi stadi evolutivi della sva-


lutazione di sé, dei relativi Focolai di Hamer nella sostanza bianca del neo-
encefalo e delle osteolisi ossee. Prima però devo menzionare a questo punto
una particolarità sostanziale, perché la leucemia a causa della sua grande
importanza nella prassi medica viene trattata come capitolo a sé anche se
dovrebbe di fatto essere discussa semplicemente nel contesto dell'evento
cancerogeno del foglietto embrionale medio.
Il foglietto embrionale medio o mesoderma è quello che in tutto il corpo
presiede alla cicatrizzazione in caso di ferite. Dunque anche nei tumori che
derivano dall'endoderma o dall'ectoderma la riparazione viene effettuata
mediante cicatrizzazione, incapsulamento ecc. dal tessuto connettivo del
mesoderma. In effetti solo il processo di guarigione effettivo viene compiu-

506
to dal relativo foglietto embrionale in collaborazione con i microbi e con la
formazione di edema pericarcinomatoso.
La capacità di "iperplasia di riparazione" o formazione di cheloidi è propria
di tutte le cellule mesodermiche. Per questo motivo tutta la "malattia can-
cerogena" avviene negli organi del foglietto embrionale medio in modo
nettamente diverso rispetto alle malattie cancerogene degli altri due
foglietti embrionali. Nelle ossa, per esempio, durante la fase di conflitto atti-
vo (fase CA) con l'osteolisi vengono demolite delle cellule ossee, mentre in
questa fase nel cancro del foglietto embrionale interno o medio antico si
nota una proliferazione cellulare per crescita delle cellule.
La cosa tipica nella fase di conflitto attivo nel carcinoma osseo è la necrosi,
mentre nella fase di riparazione (fase PCL) si assiste a una crescita sfrena-
ta, ma molto ben organizzata di cellule callose.
Per i patologi, sotto il profilo istologico, la differenza della formazione di
callo nella frattura ossea rispetto a quella nella ricalcificazione delle osteo-
lisi da cancro osseo (= sarcoma) non si può decidere solo in base al prepa -
rato istologico. Essi decidono questa questione, come mi ha brevemente
assicurato un professore di patologia, in base alle radiografie, p·e r cui in
pratica potrebbero risparmiarsi l'esame istologico. La crescita di cellule del
tessuto connettivo o di cellule ossee nel processo di riparazione è di fatto del
tutto normale. Ciò nonostante gli istologi parlano di "sarcoma", soprattutto
quando la crescita dell'utile tessuto connettivo è un po' troppo esuberante.
In verità, va detto ancora una volta chiaramente, anche questa stessa crescita
"utile" non è in linea di massima pericolosa, bensì, nella misura in cui non ci
crea dei problemi meccanici per ragioni puramente di spazio con schiaccia-
mento di nervi, arterie o simili, è una questione più cosmetico-estetica che non
deve perciò necessariamente compromettere il nostro sentirsi bene.
In sostanza è come una grande cicatrice, un cosiddetto cheloide cicatrizia-
le. Psichicamente molte persone sono disturbate da una tale crescita ecces-
siva sebbene innocua, gli animali non lo sono praticamente mai.
La leucemia è un tipo di crescita di cellule sanguigne simile al sarcoma,
solo con la differenza che le cellule sanguigne formatesi in eccesso e qua-
litativamente scadenti sono di nuovo scartate dall'organismo già dopo
pochi giorni. Durante la fase di conflitto attivo (fase CA) le cellule stamina-
li del midollo osseo avevano ridotto così a lungo l'ematopoiesi, durante la
simpaticotonia a seguito del programma speciale attivato nel cervello, che
alla fine hanno prodotto solo poche o persino più nessuna cellula sanguigna.
Ciò viene chiamato panmielotisi (atrofia del midollo osseo).
Con la conflittolisi l'evoluzione ha una nuova variazione: i freni vengono

507
tolti e con slancio potente il midollo osseo incomincia di nuovo a produrre.
Dapprima però (ciò vale per il sangue sia rosso sia bianco) si produce molta
"merce di scarto ", i blasti appunto, che sono le cellule più innocenti e inno-
cue che esistano! Chiunque affermi una cosa diversa mente, perché non è
in grado di citare neanche un unico danno che i blasti causerebbero. Con il
passare del tempo la qualità delle cellule sanguigne, che prima lasciava
alquanto a desiderare, migliora continuamente e dopo alcuni mesi il midol-
lo osseo ha di nuovo "in pugno" la eritropoiesi rno , premesso sempre che la
soluzione del conflitto perduri e che le possibili complicanze (anemia pas-
seggera, edema cerebrale, dolori delle ossa) restino sotto controllo. Se le
fasi di conflitto attivo e PCL si avvicendano di frequente e p er breve durata
come accade spesso nella realtà della vita quotidiana, gli ematologi parla-
no, ovviamente senza conoscere le cause, di "leucemia aleucemica", il che
significa: sono già presenti i primi segni di una leucopoiesi 1s1 in forma di
blasti, specialmente nel midollo osseo, ma il numero dei leucociti è dimi-
nuito globalmente. Finora nessun ematologo è riuscito a capire questa com-
binazione, comprensibilmente, perché senza tenere conto della situazione
conflittuale la questione è a malapena spiegabile. Le osteolisi delle ossa con
ricalcificazione dell'osso (che diventa più solido di prima) appartengono al
gruppo mesodermico diretto dalla sostanza bianca, il cosiddetto "gruppo di
lusso", perché il senso biologico ("più solido di prima") si trova al termine
della fase di riparazione.
Madre natura si è permessa un lusso simile solo in questo gruppo.
Si noti:
la leucemia è la seconda parte di uno programma speciale, biologico e sen-
sato, cioè il processo di riparazione! o anche la fase PCL dopo la soluzione
del conflitto:

Psichicamente lo stato dopo la soluzione del conflitto di


valutazione di sé

il Focolaio di Hamer nella sostanza bianca


Cerebralmente
presenta edema

riparazione dopo osteolisi ossea, carcinoma dei linfono-


Organicamente di, crescita del tessuto connettivo anche dopo ferite
(che infatti rappresentano anche una svalutazione di
sé di tipo localizzato).

(180) Eritropoiesi = formazion e dei globuli rossi.


{181) Leucopoiesi = forma zione dei globuli bianchi.

508
l'.osteosarcoma e il linfosarcoma sono un tipo di processo di riparazione
esuberante dopo una svalutazione di sé o una ferita. Il sarcoma del tessuto
connettivo corrisponde all'evoluzione leucemica senza alterazioni del qua-
dro ematologico.
Questo schema non è un modello mentale, bensì dimostrabile in modo con-
vincente in ogni singolo caso, quindi è una legge biologica. In parole sem-
plici significa che dal punto di vista evolutivo tutti i cosiddetti sarcomi
appartengono al foglietto embrionale medio diretto dalla sostanza bianca,
sono dunque una unità.

Psichicamente tutti i cosiddetti sarcomi del tessuto connettivo e delle


ossa sono dei processi di riparazione dopo la soluzio-
ne di un conflitto della stima di sé, le svalutazioni di
sé più forti avevano causato delle osteolisi, quelle
meno forti una necrosi dei linfonodi. Quelle molto
deboli avevano causato riduzioni vascolari e del tessu-
to connettivo.

Cerebralmente le zone corrispondenti si trovano tutte, senza eccezio-


ni, nella sostanza bianca, quanto più craniali 182 sono gli
organi, tanto più frontali risultano nel cervello (sostanza
bianca), quanto più caudali 133 gli organi, tanto più
occipitali esse sono nel cervello. (Testa e braccia
hanno la loro area corrispondente frontalmente, le
gambe occipitalmente).

Organicamente fra gli organi interessati rientrano tutti gli organi di


sostegno che appartengono al foglietto embrionale
medio. Tutti hanno anche i loro focolai corrispondenti
nella sostanza bianca. Tutti gli organi di sostegno rea-
giscono in modo facoltativo con un SBS e una localiz-
zazione organica dopo una svalutazione di sé nelle
ossa, nei linfonodi, nei vasi o nel tessuto connettivo.
La localizzazione dipende da quale associazione si è
verificata e dalla gravità del conflitto.

(182} Cranialm ente = verso la testa.


(183) Caudalmente = verso il basso (coda).

509
Anche la differenza fra leucemie acute e croniche si può comprendere solo
se si tiene conto ogni volta della speciale situazione conflittuale: le leuce-
mie acute derivano da un conflitto di svalutazione di sé drammatico acuto,
spesso un problema che si presenta una volta sola, che dura in fase conflit-
tuale per un certo tempo, mentre le leucemie croniche risultano da conflit-
ti che temporaneamente non hanno più motivo di essere, ma di tanto in
tanto insorgono di nuovo.
Rinuncio qui di proposito a discutere alla vecchia maniera dei diversi tipi
di leucemia come si fa di consueto nei testi medici, tanto più che questi
diversi tipi possono cambiare, come ho già detto.
Se un giorno saprò quale diversificazione psichica e cerebrale vada cerca-
ta o se ce ne sia in assoluto una, allora me ne occuperò volentieri.
Nel frattempo presumo solo che le leucemie acute e cronico-linfatiche,
strettamente apparentate con il sistema linfatico, spesso hanno come causa
una svalutazione di sé di intensità inferiore a quella che interessa le ossa.
Del resto la sostanza bianca è sinora l'unica zona che io abbia trovato in cui
le transizioni fra il conflitto di svalutazione di sé causato da DHS e una
diminuzione progressiva della stima di sé meno acuta non siano ben deli-
mitate.
Questo secondo tipo più mite di svalutazione di sé viene anche chiamato
decalcificazione o demineralizzazione.
Tale transizione del tipo di svalutazione risulta più evidente nell'adulto,
perché nella svalutazione di sé causata da DHS nella fase di riparazione la
zona della sostanza bianca edemizzata è circoscritta, mentre la deminera-
lizzazione leggera (= osteoporosi = forma infantile o senile della svaluta-
zione di sé) è più diffusa.
Essa è difficile da distinguere nel bambino o nel paziente giovanile, che
spesso reagiscono in modo generalizzato anche con svalutazione di sé cau-
sata da DHS, tuttavia allora la zona conflittuale non è circoscritta, ma gene-
ralizzata come tipico segno della sensibilità dei bambini. ("La mamma mi
ha picchiato, non mi vuole più bene").
Anche il paziente anziano può reagire "infantilmente" e patire una svalu-
tazione di sé più generalizzata, per esempio nel caso dell'osteoporosi seni-
le ("Non servo più a niente").

510
21.5 La frequentissima presenza della leucemia come sinto-
mo concomitante della riparazione di decalcificazioni del
collo del femore, dell'anca e della colonna vertebrale.
Osteosarcomi

Tre sono le forme di leucemia che ricorrono con particolare frequenza, per-
tanto le discuteremo qui. Naturalmente nella cosiddetta medicina ufficiale
esse sinora non sono state collegate con la leucemia.
Ma ciò non ha alcuna importanza per noi.
1. Frattura del collo del femore e ricostituzione delle necrosi della testa del
femore e dell'acetabolo 184, reumatismo articolare acuto.
2. Tutti i tipi di deformazione non traumatica della colonna vertebrale
(scoliosi, cifosi, spondiliti).
3. Osteosarcomi.

21.5.1 Frattura del collo del femore - Necrosi della testa del femore
- Reumatismo articolare acuto

Al primo sguardo questi tre sintomi molto frequenti non sembrano avere
nulla in comune. Eppure appartengono naturalmente allo stesso tipo di
programma speciale, biologico e sensato.
I primi due sintomi sono stati scoperti quasi solo nella seconda fase, quella
di riparazione, perché erano dei sintomi drammatici. La necrosi della testa
del femore veniva considerata parte del reumatismo acuto dell' articolazio-
ne dell'anca. Il collo del femore (conflitto: "non ce la faccio") normalmente
si spezza sempre nella fase di riparazione, quando il periostio (la "calza
dell'osso"), che è diventato un "sacco" per il rigonfiamento dell'osso a cau-
sa della pressione interna di riparazione, si espande e non offre più alcun
sostegno. Praticamente l'osso è privato dei suoi appoggi, "nuota" all'inter-
no del sacco periostale e può spezzarsi con particolare facilità per la più pic-
cola sciocchezza (per esempio : una piccola torsione del piede).
Oggi grazie a degli esami di routine, eseguiti con una TAC ovviamente, è
possibile riconoscere le osteolisi già nella fase di conflitto attivo, per esem-
pio nella testa o nel collo del femore, mentre in passato normalmente veni-

(184) Acetabolo= cavità sferoidale sulla faccia interna dell'osso iliaco che riceve la testa del
femore.

511
vano scoperte solo nella fase PCL, quando questi sintomi diventavano dei
dolori o una cosiddetta frattura patologica. Certo occasionalmente può
manifestarsi una leucemia (aleucemia o già leucemia o policitemia), quan-
do il paziente ha già superato lo stadio aleucemico o ha già una policitemia.

21 .5.1.1 Frattura del collo del femore

L'.osteolisi del collo del femore, la cosiddetta decalcificazione del collo del
femore, normalmente palesa dei sintomi solo quando quest'ultimo si "frat-
tura spontaneamente", il che significa che di fatto non ne è responsabile il
trauma spesso assai innocuo della frattura, bensì l'osteolisi dell'osso nella
zona del collo del femore.
Ma anche con un'osteolisi il collo del femore ha ancora un certo sostegno
grazie al periostio solido che si trova avvolto come una benda intorno al
collo del femore, perciò in questa fase di conflitto attivo in cui il periostio
aderisce saldamente e dà sostegno, si arriva abbastanza raramente a una
frattura del collo del femore, salvo che quest'ultimo sia già ampiamente
decalcificato. Il conflitto è sempre: "Non ce la faccio", ovviamente con la
diversità a seconda che sia il lato destro o sinistro.
Nelle donne destrimani avviene che: quando una donna crede di non farce-
la nei confronti della propria madre o di uno dei propri figli, viene interes-
sato il collo o la testa del femore sinistro. Se invece pensa di non farcela nei
confronti di un partner, allora è interessato il lato destro.
Nelle donne mancine è tutto al contrario.
Subito dopo la conflittolisi (CL), quando i pazienti sono convinti di "poter-
cela fare", all'interno dell'osteolisi si crea una forte pressione tissulare per
l'insorgere violento dell'edema di riparazione che gonfia il periostio.
A questo scopo occorre una notevole pressione, perché il periostio è molto
solido e resistente. Questa dilatazione del periostio ("sacco del periostio") è
dolorosissima.
Contemporaneamente l'osso osteolizzato, dunque decalcificato, perde il
sostegno che prima gli veniva fornito dal periostio.
Da quel momento il collo del femore osteolizzato praticamente nuota nel
mezzo di questo sacco del periostio.
Il minimo movimento maldestro, in genere un movimento rotatorio infelice
sulla toilette o per esempio un incespicare sulla scala a causa dei dolori,
può provocare una frattura .
Il periostio è una membrana semipermeabile attraverso la quale il liquido
tissutale cerca di passare sotto la spinta della pressione interna causando

512
gonfiore dei tessuti all'esterno del periostio. Questo evento viene spesso
erroneamente interpretato come trombosi all'inguine e nella zona del femo-
re, perché non si conosceva e non si voleva riconoscere il vero meccanismo.
Il senso e lo scopo della pressione interna molto intensa e dolorosa nel
"sacco del periostio" sono quelli di conservare la forma dell'osso fino al
concludersi della fase di riparazione, in modo che l'osso a guarigione com-
piuta, quando torna ad essere più solido di prima, mantenga o possa man-
tenere ancora all'incirca la sua vecchia forma.

21.5.1.2 Callo

Dalla conflittolisi in poi nel sacco del periostio si forma il callo (cellule
ossee) che non può passare attraverso la membrana semipermeabile, ma
resta nel sacco del periostio.
Non appena nel sacco del periostio è stata accumulata una quantità suffi-
ciente di callo, che nella radiografia o nella TAC appare con una crescente
colorazione bianca del sacco del periostio, quest'ultimo si ritira di nuovo e
ha inizio il consolidamento osseo (nella seconda metà della fase di ripara-
zione).
Poiché sia l'osso sia il midollo osseo del collo del femore sono gli organi
della formazione delle cellule sanguigne, la ricostituzione dell'osso del
femore è contemporaneamente accompagnata da una leucemia e in segui-
to da una policitemia.
La stessa cosa avviene nella ricalcificazione ovvero nella ricostruzione di
ogni osteolisi del sistema scheletrico, non importa in quale punto! La leu-
cemia è solo il sintomo concomitante della fase ricostitutiva dell'osso, che
possiamo vedere nel quadro ematologico o in quello del midollo osseo; nel
processo ricostitutivo dell'osso non sono interessate solo le cellule prossi-
mali alla zona del sacco del periostio, bensì tutto il midollo osseo. Quindi
tutto il sistema dell'ematopoiesi reagisce anche quando è colpito un punto
in particolare.
Pertanto ad ogni ricostruzione, lo stesso vale ovviamente per la fase di osteo-
lisi attiva con riduzione dell'ematopoiesi (= anemia e leucopenia). l'orga-
nismo non è interessato solo localmente, come si è sempre creduto sinora,
bensì lo è tutto il sistema scheletrico, l'intera emopoiesi, per non parlare del
cervello e persino della psiche!

513
I fase ca I

osteolisi nel
collo del
femore

Irinorrnalizzazione I 21.5.1.3 Necrosi della testa del


femore-Reumatismo articolare
(acuto) della testa del femore

Testa del femore e acetabolo non sono


ricoperti di periostio bensì di cartilagi-
ne. Questa cartilagine è estremamente
permeabile per il liquido tissulare detto
transudativo rns, cioè un liquido che non
contiene quasi alcuna proteina e può
attraversare solamente le membrane
semipermeabili come appunto il perio-
stio o la cartilagine delle articolazioni.
Al contrario un liquido tissulare essuda-
tivo è caratteristico ad esempio di un
versamento pleurico o peritoneale
appositamente prodotto dal mesotelio-
ma nella fase PCL (ascite) che contiene molte proteine. Il liquido tissulare
(edema di riparazione) che passa attraverso la cartilagine nella fase PCL

(185) 'TJ-ansudativo = versamento non infiammatorio nelle cavità e nei tessuti corporei.

514
causa i grandi versamenti delle giunture del cosiddetto reumatismo artico-
lare acuto, in questo caso un reumatismo dell'articolazione dell'anca. Nella
zona delle articolazioni ovviamente non c'è alcun sacco del periostio e
quindi di norma con questi gonfiori articolari del cosiddetto reumatismo
acuto non ci sono neppure dei dolori così forti.
Il relativo processo è la necrosi della testa del femore con anemia e leuco-
penia nella fase CA e ricalcificazione con reumatismo articolare acuto e leu-
cemia, in stadio tardivo policitemia, nella fase PCL. E' davvero così sempli-
ce! Sorprende a posteriori la leggerezza con cui gli ortopedici e i chirurghi
abbiano sempre manipolato e operato senza avere la benché minima idea
dei processi che sono effettivamente in atto.

21.5.1.4 Reumatismo articolare acuto

Il cosiddetto reumatismo articolare acuto, spesso noto come monoartrite


reumatica ad un'unica grande giuntura, in passato era una cosiddetta
malattia ovvero un sintomo molto frequente. Ogni medico sapeva che dura-
va per alcuni mesi. In genere i pazienti avevano una febbre moderata com-
presa fra 38° e 39°C. ~articolazione interessata era arrossata, calda, molto
rigonfia e dolorante ("rubor - calor - dolor- functio laesa") e la sua funzio-
nalità era molto limitata. Non si sapeva nulla riguardo alle cause, si sospet-
tava che le tossine degli streptococchi, le radici dei denti o i denti cariati
fossero dei "focolai tossici". Erano tutte soltanto delle ipotesi. Il trattamen-
to applicato però era decisamente corretto: il paziente doveva semplice-
mente stare a letto per 4-6 mesi, non poteva fare assolutamente nient'altro.
Era rigorosamente proibito fare delle agoaspirazioni nel ginocchio, nel
gomito, nella spalla o nelle anche così gonfi! Avevamo intere cliniche spe-
cializzate nella cura del reumatismo articolare acuto. Per quanto ne so, nes-
suno è mai morto . Se così non fosse dovrei saperlo, perché come medico di
vigilanza e medico termale nella clinica universitaria di Heidelberg, al
quale spettava anche la formazione dei bagnini medici, ero pure incaricato
di tenere i collegamenti con tali cliniche.
Ciò che ancora non sapevamo a quel tempo, prima dell'era della TAC, era
che:
a) ognuno di questi attacchi di reumatismo articolare acuto aveva una osteo-
lisi nell'osso vicino alla giuntura e,
b) ogni reumatismo articolare acuto rappresentava una ricalcificazione nella
fase di riparazione e,
c) il numero fortemente aumentato di leucociti riscontrati, che considera-

515
vamo un sintomo concomitante dell'infiammazione, ovviamente non era
altro che una leucemia.
d) Neppure sapevamo che si trattava qui della fase di riparazione dopo
risoluzione del conflitto di uno programma speciale, biologico e sensa-
to, per esempio riguardo al ginocchio di conflitto di svalutazione di sé
per non sportività.
e) Inoltre non potevamo ancora sapere che i medici sarebbero stati così
infinitamente sciocchi da incidere queste articolazioni fortemente
infiammate per fare una "biopsia investigativa", dopo che con l'aiuto
della nostra TAC era stato possibile scoprire l'osteolisi in prossimità
dell'articolazione, così che ormai il callo si riversava nel tessuto e si arri-
vava quasi sempre (nel caso di reumatismo acuto del ginocchio) ad
amputare la gamba a seguito della diagnosi di "osteosarcoma". Mortali-
tà: 98%. In passato non era mai morto neppure un paziente: si aveva un
tasso di sopravvivenza del 100%!

Una volta mi sono preso la briga di telefonare a tre cliniche universitarie


per chiedere dove fosse il reparto per il reumatismo articolare acuto o dove
andassero i pazienti con tale problema. Da tutte e tre le cliniche mi venne
comunicato che non esistevano più reparti simili. A quel tipo di pazienti
veniva fatta una biopsia, poi erano mandati al reparto oncologico e trattati
con la chemio a seguito della diagnosi di "osteosarcoma altamente maligno",
come mi spiegò uno zelante primario.
Ora, in ogni libro di oncologia si può leggere che l'osteosarcoma trattato
con chemio, interventi chirurgici e morfina ha una elevatissima mortalità.
So bene quello che dico quando affermo che nessun medico può essere così
infinitamente stolto da non avere notato da tempo che in passato nessuno
moriva di reumatismo articolare acuto e che oggi muoiono praticamente
tutti quelli che hanno esattamente gli stessi sintomi, ma una diagnosi ormai
modificata ("osteosarcoma")!

21.5.1.5 Lo sport agonistico e le decalcificazioni ossee (osteolisi =


cancro alle ossa), osteosarcomi e leucemia

Al primo sguardo lo sport agonistico non sembra avere alcun rapporto con
l'osteolisi, cioè con il cancro delle ossa, le ricalcificazioni e la leucemia. Ma
non è così. Secondo la Nuova Medicina Germanica queste cose non si pos-
sono affatto separare.
Lo sport agonistico, da quando si è trasformato nel cosiddetto professionis-

516
mo sportivo, richiede alte prestazioni a livello sia organico sia psichico.
Queste prestazioni elevate possono far entrare uno sportivo in simpaticoto-
nia. Normalmente basta già la simpaticotonia fisiologica a far migliorare le
prestazioni di una persona o di un animale. Ma nel caso di un conflitto bio-
logico con SBS questa prestazione può essere ulteriormente aumentata.
Con un SBS lo sportivo riesce a superare il proprio limite di prestazione.
Tutti si complimentano: "Quanto è bravo!" Se per esempio un ciclista pro-
fessionista ha ottenuto dei risultati notevoli grazie a questo mezzo e si con-
cede dopo il periodo delle corse un po' di riposo, allora entra in fase PCL e
ingrassa di 10 kg, tutti dicono: "Come va male ora!". I medici sportivi affer-
mano allora che è colpa dell'eccesso di peso.
La cosa è vera solo per metà, anzi in sostanza è sbagliata perché tutto si
basava su delle pure ipotesi che inoltre erano pertinenti solo al livello orga-
nico. Nessuno aveva capito veramente!
Ogni sportivo, oltre ai normali conflitti umani comuni anche alle altre per-
sone, ha dei conflitti biologici scatenati proprio dallo sport, per esempio
quando perde una partita decisiva per vincere un campionato.
Normalmente vive questa sconfitta come svalutazione di sé per non sporti-
vità, dove ciascun tipo di sport corrisponde a particolari zone scheletriche.
Chi fa atletica leggera o tennis di solito ha problemi nella zona del ginoc-
chio, chi gioca a palla a mano li ha nel gomito se nel momento decisivo non
è riuscito a buttare la palla nella porta.
Se invece è stato troppo lento, può anche risentirne nella zona del ginoc-
chio o ancora nella tiroide (conflitto del non essere stato abbastanza veloce
nel ragg:.ungere il boccone ovvero la palla). Il calciatore può avvertire la
svalutazione di sé nella zona del ginocchio o del piede, il giocatore di ping-
pong nelle articolazioni della mano, il giavellottista nell'articolazione della
spalla con la quale lancia il giavellotto.
Ora se il calciatore, a causa della sua sconfitta, viene tolto dalla squadra e
messo in riserva o confinato alla squadra di serie B, di norma patisce per di
più un conflitto di territorio.
Finora non sapevamo nulla di tutto ciò, credevamo che lo sportivo dovesse
essere sufficientemente motivato per fornire una buona prestazione, all'oc-
correnza con denaro o ... con il doping.
Se leggerete questo capitolo, cari lettori, vi cadrà il velo dagli occhi e sarete
in grado di vedere i vostri sportivi professionisti in modo del tutto diverso.
Il principio di base è del tutto semplice. Dobbiamo ricordarci della seconda
legge biologica, dunque dell'avvicendarsi dopo la DHS della simpaticotonia
e della vagotonia in seguito alla soluzione del conflitto con crisi epilettoide.

517
Uno sportivo, per esempio un tennista, viene a trovarsi in simpaticotonia per-
manente se patisce un conflitto biologico di tipo "svalutazione di sé per non
sportività", perché nel momento decisivo di un torneo (la partita finale) ha
avuto una giornata nera, forse perché aveva la testa completamente altrove.
La settimana dopo è così bravo ("la miglior forma della sua vita") che vince
le partite successive. Infatti dispone ormai dello stimolo della simpaticoto-
nia permanente per superare il proprio limite di prestazione. Potremmo
anche dire che ha un "doping naturale".
Se dopo altre 4-6 settimane ha la sensazione di avere ormai rimediato al
suo errore, arriva alla soluzione, cioè entra in vagotonia. A livello organico
nella fase simpaticotonica di conflitto attivo si era formata una osteolisi
nella zona del ginocchio o, se si tratta piuttosto dell'aver mancato la palla,
nel gomito del braccio che colpisce. Nella fase di soluzione l'articolazione
interessata si gonfia. Il tennista "si ammala".
Tutti sanno che un giocatore malato non può dare una prestazione piena.
Quindi egli si risparmia fino a quando è di nuovo "sano", cioè l'articolazio-
ne si è sgonfiata.
In futuro il giocatore ha lì il suo binario. In ogni partita finale in cui perde
· ritorna sul binario. Se la recidiva era durata solo una settimana o 14 giorni,
il gonfiore dell'articolazione non è forse così forte da potersi notare chiara-
mente.
Lo sportivo in vagotonia gioca, ma gioca male, non perché non è bravo, ma
appunto perché si trova in vagotonia, anche se non ha la febbre. Ogni ani-
male istintivamente se ne starebbe nel suo nido ad aspettare il momento in
cui può tornare a misurarsi con l'avversario.
Nel caso dello sportivo si blatera di rendimento, resistenza e simili.
Una situazione ancora peggiore per lo sportivo è ad esempio quella in cui,
dopo la DHS del conflitto di svalutazione di sé per non sportività, la stagio-
ne sportiva termina (campionati di ciclismo, tennis, calcio). Allora egli fino
alla stagione successiva si lambicca il cervello con il suo conflitto che forse
si risolverà solo al termine di tale stagione. Desidero qui esemplificarvi una
simile eventualità.
Un tennista diciassettenne aveva perso il campionato della gioventù contro
un concorrente più giovane e meno forte, su cui di solito aveva sempre
avuto di gran lunga la meglio.
Quella volta si era appunto trattato di una giornata nera. Patì un conflitto di
svalutazione di sé per non sportività con una osteolisi nella zona del ginoc-
chio sinistro (tibia e femore). Poiché dopo la partita persa la stagione finiva,
egli poté risolvere il suo conflitto solo un anno più tardi quando finalmente

518
diventò campione del Club dei giovani. Dal momento in cui aveva vinto il
campionato, cioè aveva risolto il suo conflitto, ebbe dei dolori nel ginocchio
sinistro.

Osteolisi della testa della tibia all'al- Nella fase PCL, cioè dopo la vittoria
tezza dell'articolazione, in passato del campionato della gioventù, si
anche nota come "sindrome di arrivò a una cosiddetta frattura spon-
Schlatter" (necrosi dell'apofisi della tanea della testa della tibia osteoliz-
tibia) . zata, prima ancora che potesse
avviarsi il vero processo di riparazio-
ne. Nel condilo 1a6 del femore vedia -
mo pure delle discrete osteolisi (pic-
cola freccia in alto a sinistra) con
gonfiore iniziale del ginocchio.

Naturalmente questi sportivi, a prescindere dagli altri possibili conflitti


aggiuntivi, hanno tutti un cosiddetto reumatismo articolare acuto con leu-
cemia, sebbene in forma mitigata, se il conflitto non è durato troppo a
lungo. I medici sportivi ovviamente non sapevano che le cose avvenivano
in questo modo e parlavano sempre delle cause legate al tipo di prestazio-

{186) Condilo = estremità ossea che forma articolazioni.

519
ne e di carico. Se lo sportivo non aveva la febbre, ma uno scarso rendimen-
to, ciò significava mancanza di allenamento!
Con l'aiuto della Nuova Medicina Germanica ora possiamo spiegare tutti
questi fenomeni in modo facile e convincente. Sappiamo anche valutare in
modo nuovo le "elevate prestazioni" di una volta sola che uno sportivo in
seguito di rado, raggiunge di nuovo o anche mai più. Un buon corridore dei
100 metri ben allenato, che patisca brevemente un conflitto biologico prima
della competizione, è ancora più in forma del normale, cioè corre i 100
metri con due decimi di secondo in meno rispetto al suo tempo m igliore.
Sappiamo anche che si è tentato di superare i limiti delle normali presta-
zioni per mezzo del doping ( = simpaticotonici), ma qui non prendiamo in
considerazione i metodi indiretti di doping come anabolici, testosteroni ecc.
Nemmeno vogliamo occuparci a questo punto delle oscillazioni periodiche
delle donne. Se volessimo spiegare a uno sportivo afflitto da continui dolo-
ri che in concomitanza ha sempre una piccola leucemia, lui ci darebbe del
matto.
Ora capite, cari lettori, perché ho detto che la leucemia è forse la "malattia"
più frequente, vale a dire la fase di riparazione di un programma SBS. Se i
medici tradizionali facessero delle diagnosi precise, avrebbero già da lungo
tempo avuto modo di decimare con la chemio tutto il mondo sportivo.
Invece nel caso delle altre povere "pecorelle" che vengono acchiappate e
alle quali viene diagnosticata la leucemia, il conflitto era durato un po' più
a lungo.
Ovviamente le osteolisi non sono necessariamente sempre vicino c.ll' artico-
lazione, ma, come nel caso illustrato nel sottocapitolo "Osteosarcoma" della
sportiva di snow-board, quando lei non si sentiva abbastanza sportiva e
contemporaneamente aveva la sensazione di "non farcela", l'osteolisi era
appunto localizzata fra il ginocchio e il collo del femore, come appare in
questo caso.

21.5.2 Le alterazioni scheletriche di origine non traumatica

Possiamo ora considerare le numerosissime alterazioni non traumatiche


dello scheletro, in particolare della colonna vertebrale (scoliosi, cifosi, lor-
dosi1s1, spondiliti, ecc.) come residui cicatrizzati di osteolisi scheletriche
nella fase di riparazione leucemica degli speciali programmi biologici sen-
sati, qui dei conflitti di svalutazione di sé, che si presentano una v-olta sola

(187) Lordosi = incurvamento convesso ventralm ente della colonna vertebrale a livello m edia-
no (contrario di cifosi)

520
o con delle recidive. Il gran numero di alterazioni ossee non traumatiche,
le cui cause in passato non sapevamo spiegare (rispettivamente essenziale,
cronica, idiopaticaiss, idiosincrasica1s9), che indicavamo con il nome di
malattia di Bechterew o come sindromi cervicale, lombare, lombaggine,
ecc., erano e sono in linea di massima sempre un'unica e medesima cosa:
ricalcificazioni dopo precedenti osteolisi.
Queste ricalcificazioni a loro volta si sono originate, senza eccezioni, come
programmi speciali, biologici e sensati dopo una DHS di un conflitto di sva-
lutazione di sé.
Ma la ricalcificazione poteva ogni volta avvenire solo con dilatazione del
periostio, quindi con dei dolori, nonché con la relativa leucemia obbligato-
riamente presente, spesso con recidive di conflitto attivo e anche fasi di
riparazione leucemiche recidive.
Poiché la svalutazione di sé nelle sue varie combinazioni e nei suoi conte-
nuti molto diversi (vedi schema scheletrico della tabella) è certo il conflitto
biologico più ricorrente che conosciamo e dato che in genere i conflitti di
svalutazione di sé prima o poi si risolvono lasciando ricalcificare di nuovo
l'osso neila fase di riparazione leucemica, se non altro ora, cari lettori, capi-
te perché è una sciocchezza assoluta considerare come un evento speciale
o persino particolarmente negativo le leucemie scoperte per caso. Infatti il
tasso di guarigione, se non ci si lascia curare con veleni chimici, anche per
gli animali arriva al 100%!
l'.elevato numero di leucociti nel sangue periferico (globalmente detti blasti)
sembra ò.ipendere dalle reazioni individuali.
Quanti più leucociti o leucoblasti sono presenti, tanto migliore è la reazio-
ne di riparazione del midollo osseo!
l'.osso viene ricalcificato allo stesso modo sia con 11.000 sia con 500.000
leucociti per mmJ .
In assenza di panico, soprattutto senza panico per il sangue, praticamente
nessun paziente muore e nessuno deve morire!

(188) Idiopatia = malattia senza causa apparente


(189) Idiosincrasia = eccessiva sensibilità nei confronti di particolari sostanze

521
21.5.2.1 Schema dell'insorgenza della scoliosi

SX dx SX dx

Icorpo vertebrale I

~ Idisco intervertebrale I

oppure

SX dx sx dx

Icorpo vertebrale I

Iosteolisi I

Le osteolisi del corpo vertebrale producono un ripiegamento della colonna


vertebrale. Con la successiva ricalcificazione (accompagnata da leucemia)
resta la scoliosi.
Nella spondilite si presenta lo stesso meccanismo, solo che in questo caso

522
le osteolisi si trovano ventralmente o dorsalmente nel corpo vertebrale.
Quindi a causa di frequenti recidive si arriva alla fine a
a) spondilite sulla parte anteriore (piegato in avanti = cifosi)
b) spondilite sulla parte posteriore (curvato all'indietro = iperlordosi)

21.5.3 Gli osteosarcomi

I cosiddetti osteosarcomi normalmente sono dei processi molto sensati di


sostegno biologico di un osso destabilizzato come vedremo di seguito.
Ciò è vero ad eccezione degli osteosarcomi iatrogeni causati dall'ignoran-
za medica, ad esempio per una biopsia fatta quando il periostio era dilata-
to al massimo. Non è affatto il caso di parlare di "malignità".
In natura la frattura aperta si presenta di frequente in corrispondenza di
una DHS, dato che la frattura di una gamba è spesso una questione di vita
e di morte. Il fatto che l'individuo si senta attaccato nella sua stima di sé nel
punto della frattura è del tutto logico. Se dunque il periostio si apre con la
frattura, anche quando, come nella definizione di frattura aperta, non si
presenta uno sbocco all'esterno, si verifica la necessità dell'osteosarcoma
che madre natura ha previsto in milioni di possibilità diverse.

21 .5.3.1 Senso biologico dell'osteosarcoma

Ciò che nella medicina tradizionale viene considerato un tumore maligno


privo di senso è in realtà un processo biologico molto sensato che dà all'uo-
mo o all'animale stesso un'altra vera possibilità, quando a causa di una feri-
ta del periostio nel punto interessato, il "meccanismo di sostegno del sacco
del periostio" non funziona più. La fuoriuscita del callo non viene avvertita
dalla natura ovvero dal nostro organismo come un "guasto", bensì è subito
utilizzata attivamente per la formazione di un manicotto stabilizzante. Il
callo dunque non scorre, come avevamo creduto in passato, "da qualche
parte", ma viene guidato dall'organismo a formare un manicotto circolare
che avvolge l'osso in modo che alla fine ne risulti una stabilizzazione circo-
lare dell'osso.
E' davvero così semplice. Attualmente il 90% e oltre dei nostri osteosarco-
mi hanno cause iatrogene.
Ciò accade per il fatto che i miei colleghi di un tempo eseguono obbligato-
riamente la biopsia per ogni osteolisi, che d'abitudine notiamo solo nella
fase di riparazione per via del gonfiore dovuto al liquido accumulato nei
tessuti. I medici tradizionali tagliano il periostio per arrivare fino al tessuto

523
osseo intorno all'osteolisi. Tale intervento diagnostico ritenuto necessario è
in realtà del tutto superfluo e insensato. Una radiografia e il reperto psichi-
co basterebbero per chiarire la situazione. Infatti il risultato è sempre ugua-
le: osteosarcoma.
Nella medicina sintom&tica ciò significa per la maggior parte dei casi:
amputazione e chemio, ma soprattutto panico infinito, perché la mortalità
nell'osteosarcoma arriva al 90%. Più precisamente e correttamente si
dovrebbe dire: la mortalità causata dal panico totale e da una pseudotera-
pia idiota è del 90%. Senza questa folle biopsia il tasso di sopravvivenza dei
pazienti con una osteolisi nella fase di riparazione e con una piccola leuce-
mia sarebbe quasi del 100%.

Ma persino dopo un intervento così inutile la Nuova Medicina Germanica


non lascia spazio al panico e si impegna a porre riparo all'abborracciatura
della medicina ufficiale.
Ciò è ancora possibile, come si è potuto brevemente dimostrare in modo
esemplare, agendo secondo le leggi della Nuova Medicina Germanica.
Infatti questi nodi di osteosarcoma senza sangue, quasi bianchi si possono
molto facilmente enucleare staccandoli dal tessuto, non essendo penetrati
per nulla o quasi nel tessuto circostante.
I medici tradizionali sono sempre riusciti a catturare con un trucco i pove-
ri pazienti e a gettarli nel panico: se nel caso di un osteosarcoma dopo la
biopsia in una zona che non si può amputare, ad esempio nel bacino, si fa
la chemio, un tale avvelenamento blocca notoriamente ogni processo di
riparazione.
Si è sempre ritenuto che si dovesse reprimere la crescita del tumore, dando
scacco ai "cattivi diavole~ti", e quindi si è fatto ricorso alla chemio. Dato che
con questa pseudoterapia tutti i processi di riparazione vengono impediti
per avvelenamento, ovviamente sono bloccati anche il processo di ricalcifi-
cazione biologicamente sensato e quello dell'osteosarcoma, ciò che stupi-
damente è stato appunto considerato come un buon effetto terapeutico.
In realtà si trattava del peggior errore. Il panico restava, il midollo osseo
veniva distrutto e il paziente aveva altissime probabilità di morire. Infatti
ogni volta che si interrompeva la chemio si rimetteva di nuovo in moto il
processo di riparazione. Allora i medici gridavano che le cellule canceroge-
ne erano ritornate e si doveva estirparle radicalmente con mezzi più poten-
ti . Un circolo vizioso iatrogeno che quasi sempre termina con la morte del
paziente.

524
Nella radiografia a sinistra e nella
TAC sotto vediamo che intorno alla
porzione osteolitica dell'osso si è
accumulato un manicotto di callo.
Dunque il callo non è defluito, come
si potrebbe pensare, nella direzione
di minore resistenza, ma si è distri-
buito in modo sensato e pianificato
intorno a tutto l'osso per dare stabili-
tà a quel settore. Era stata così aspor-
tata la porzione laterale di questo
tumore sensato. Si trattava di circa 3
kg di materiale grossolano poco irrorato di sangue. La porzione mediana venne
dapprima lasciata stare perché lì scorrono i grandi vasi. Questa parte mediana
si può facilmente eliminare con una successiva operazione che non presenta
problemi tecnici.

Nella TAC seguente eseguita il 18.11.98


della coscia sinistra ho del tutto eccezional-
mente fatto ruotare il lato sinistro verso
destra in modo da facilitare il
confronto con la radiografia precedente.

Precedente punto di incisione della


biopsia nella coscia sinistra dorso-
laterale (di lato). Il chirurgo ha voluto
prelevare un campione dall'osso con
una biopsia, ha tagliato il periostio e
ha tolto il materiale calloso gelatino-
so dal sacco del periostio aperto.

525
Nella sostanza bianca sul lato destro del
cervello vediamo (freccia) il FH per la
gamba destra nella tipica fase CA che si
alterna alla fase PCA. FH ventralmente
(tratteggiato): conflitto di perdita che
riguarda l'ovaio sinistro (rapporto
bambino/genitori).

Su entrambi i lobi polmonari si


vedono circa 20 adenocarcinomi
che arrivano fino a 2 112 cm di
ampiezza. Gli adenocarcinomi pol-
monari sono espression e di paura
della morte e normalmente cresco-
no molto rapidamente, in particola-
re in una raga zza di 19 anni che,
avendo studiato da infermiera, sa
che nella medicina ufficiale non
esiste alcuna terapia per combatte-
re questo male e quindi la morte è
da ritenersi imminente. Per questo
motivo si crea un circolo vizioso di
paura della morte che è molto diffi-
cile da spezzare. Fortunatamente
riunendo l e forze siamo riusciti a
fermare questa paura della morte e
la paziente in seguito ha avuto una temporanea tubercolosi polmonare con for-
tissimo sudore notturno, tosse e temperature subfebbrili. Là dove ora si vedono
gli adenocarcinomi attivi, più tardi si formano le caverne.

526
Come confronto: TAC
toracica del 12.10.98
della medesima paziente.

Così appare il relativo FH


durante la fase CA nel tronco
cerebrale (freccia dall'alto).
Diventa edematoso con la
TBC. Il focolaio dorsale poste-
riore (freccia sotto) è un
FH della pleura attivo come
espressione di un conflitto
per la cavità pleurica a causa
della presenza degli adeno-
carcinomi di cui la paziente
era a conoscenza.

Sul tavolo operatorio un


terzo dell'osteosarcoma
pesante 3 kg.

527
21.6 La terapia della leucemia

La terapia della leucemia può essere innanzitutto suddivisa in due grandi


gruppi:

1. terapia nella fase preleucemica (= mielotisica) di conflitto attivo o in altre


parole : terapia del cancro osseo nella fase di conflitto attivo (osteolisi),
cosa che rispetto all'ematopoiesi significa: anemia leucopenia = pan-
mielotisi (riduzione del midollo osseo o forte trombopenia).
2. Terapia della fase leucemica, postconflittolitica, della fase di riparazione
dopo soluzione del conflitto di svalutazione di sé, della fase di ricalcifi-
cazione dopo osteolisi, cosa che rispetto all'ematopoiesi significa:
a) Primo stadio: subito dopo la CL ancora anemia e leucopenia e trom-
bopenia.
b) Secondo stadio: ancora anemia ma già leucocitosi e ancora trombope-
nia. La maggior parte delle leucemie viene scoperta in questo stadio
perché i pazienti sono molto fiacchi e stanchi!
c) Terzo stadio: solitamente da 4 a 6 settimane dopo l'inizio della leuco-
citosi anche la produzione degli eritrociti e dei trombociti inizia ad
avere maggiore importanza, ma gran parte delle cellule sanguigne
sono ancora immature e pertanto hanno una funzionalità ridotta.
d) Quarto stadio: produzione eccedente di cellule sanguigne rosse e
bianche, la cosiddetta panpolicitemia vera.
e) Quinto stadio: normalizzazione dei rapporti fra le cellule sanguigne,
sia nel sangue periferico sia nel midollo osseo.

Questi sono i normali stadi evolutivi come si presentano sostanzialmente in


ogni DHS di conflitto di svalutazione di sé con successivo periodo di con-
flitto attivo nonché di fase post-conflittolitica, sempre che si arrivi a una solu-
zione del conflitto. Quest'ultima è la condizione indispensabile per una leu-
cemia! Questi stadi evolutivi in linea di massima sono uguali nell'uomo e
nell'animale. Sono il decorso biologico nel caso ottimale. Se si conosce tale
modo evolutivo biologico, la terapia della leucemia è relativamente facile e
ha grande successo! Ve ne renderete ben presto conto voi stessi! E' nondi-
meno insensato voler trattare solo la seconda parte del programma speciale,
biologico e sensato, cioè il processo di riparazione stesso, se la prima parte,
cioè quella di conflitto attivo, può ripresentarsi in qualsiasi momento. Per
esempio, la durata del conflitto e la sua intensità ci dicono anche una gran-
de quantità di cose sulla durata prevedibile degli stadi leucemici.

528
svalutazione di sé, fase ca,
simpaticotonia, osteolisi ossea

fase di riparazione
vagotonia

riduzione del midollo osseo tempo


panmi elotisi
anemia e leucopenia

ricostituzione delle osteolisi nell'osso:


ricalcificazione "osso più solido di prima",
"gruppo di lusso"

policitemia: globuli rossi (eritrocitemia) ,


globuli bianchi (leucemia)

Si possono ottenere informazioni uguali o analoghe dalle immagini del siste-


ma scheletrico nelle radiografie e nella TAC. Se, in quanto medici, abbiamo
la "fortuna" di riscontrare una leucemia, indicativa del fatto che la persona
ha già risolto il suo conflitto di svalutazione di sé, ci occorre soprattutto sape-
re con precisione : quando è avvenuta la DHS, quale è stato il contenuto con-
flittuale specifico? Quanto a lungo è durato tale conflitto e quanto intenso è
stato? Ci sono state delle fasi di intensità conflittuale ridotta? Ci sono già
state in precedenza fasi di soluzione del conflitto seguite poi da recidive?
Quando è avvenuta l'ultima soluzione del conflitto? Il conflitto è definitiva-
mente risolto? Quando è tornato l'appetito al paziente? Da quando ha ripre-
so a dormire? Da quando ha avuto di nuovo le mani calde? Da quando ha
sentito la pressione cerebrale (testa che scoppia)? A questo proposito si
devono raccogliere accuratamente i dati clinici per avere una panoramica
quanto più possibile completa. Il divieto massimo è necessariamente e a
buon diritto: "Niente panico! Quasi tutti sopravvivono se si interviene
correttamente!" Infatti il paziente leucemico è un re in quanto ha evidente-
mente già risolto il suo conflitto!!
Vogliamo pertanto occuparci delle singole fasi e dei singoli stadi scrupolosa-

529
mente, perché so bene come voi, cari lettori, siate impazienti di conoscere i
dettagli di ciò che deve verificarsi.

21.6.1 La terapia della fase preleucemica di conflitto attivo

Si noti!
Il presupposto di qualsivoglia terapia sensata della leucemia è innanzi-
tutto la ricostruzione retrospettiva dell'evento conflittuale, che è avvenu-
to prima della fase leucemica. E' indispensabile una sinopsi dell'origine
e dell'evoluzione di tutti i dati disponibili psichici, cerebrali e organici!

Non posso curare una leucemia se prima non mi sono informato bene sulla
fase precedente di conflitto attivo del programma SBS. Tale conoscenza mi
fornisce molti appigli. Innanzitutto i dati psichici: la cosa più importante è
sempre conoscere la DHS! Questa informazione già mi rende noti in linea
di massima la durata e il contenuto del conflitto. La seconda cosa più
importante è sapere come si è evoluto il conflitto, in particolare riguardo
alla sua intensità. Occorrono ovviamente anche le radiografie o le TAC
della parte scheletrica interessata. Quindi bisogna conoscere con precisio-
ne il momento della conflittolisi, che nel caso della leucemia è sempre già
avvenuta altrimenti il paziente non avrebbe appunto la leucemia.
Seguono i riferimenti cerebrali: se si può disporre delle TAC cerebrali
iniziali ciò costituisce un grande vantaggio. Esse consentono di escludere
se eventualmente sia esistito anche un altro conflitto oltre a quello di sva-
lutazione di sé, ad esempio un conflitto di territorio, un conflitto di paura
nella nuca ecc. , inoltre permettono di fare il confronto con le TAC cerebra-
li durante la fase leucemica.
Quindi vengono i reperti organici: è di grande aiuto sapere come è avvenu-
ta l'evoluzione dei valori sanguigni nella fase di conflitto attivo, eventual-
mente da quando è stata diagnosticata una anemia (dato spesso trascura-
to!), se si vedevano già delle osteolisi nelle radiografie dello scheletro,
quanto forti sono state la leucopenia e la trombopenia. Ogni medico
dovrebbe diventare come un investigatore criminalistico! Non solo vale la
pena di fare questo sforzo, ma può anche risultare molto interessante. La
cosa più importante però è l' aiuto che si dà al paziente creando realmente
una solida fiducia da parte sua. Presto anche il paziente nota che c'è un siste-
ma in tutta quella faccenda e collabora con entusiasmo perché ha la sensa-
zione di potere contribuire lui stesso alla terapia!
Abbiate sempre ben chiaro in mente che il paziente leucemico è avvantag-

530
giato rispetto a chi ha un cancro osseo ancora in fase di conflitto attivo.
Infatti il paziente leucemico ha già raggiunto la fase post-conflittolitica. E'
bene sottolineare in modo particolare i punti positivi perché ciò è molto co-
struttivo per il paziente. La vecchia idea che la leucemia sia una malattia
mortale, per cui le cellule dei blasti ritenute maligne vanno distrutte con
veleni e irradiazioni, (proprio come nel Medio Evo il demonio si combatte-
va con la spada, il veleno e il fuoco sotto tortura) tutte queste vecchie storie
dell'orrore si possono tranquillamente stigmatizzare come errori di stupidi-
tà e arroganza compiuti in passato e che ormai sono definitivamente supe-
rati.
Voi medici guardatevi dal prendere alla leggera questa prima parte del trat-
tamento della leucemia! Sarebbe un grande sbaglio che si ripercuote pro-
prio sul povero paziente che avete intenzione di aiutare. In un futuro non
troppo lontano i medici faranno a gara per stabilire chi debba curare un
caso così gratificante come appunto è quello di un paziente con la leuce-
mia!

21.6.2 Terapia della fase leucemica post-conflittuale (seconda parte


del programma SBS)

Terapia della fase di riparazione dopo la soluzione del conflitto di svaluta-


zione di sé, della fase di ricalcificazione dopo il cancro osseo.

21.6.2.1 Primo stadio

Subito dopo la CL c'è ancora pancitopenia (cioè anemia, leucopenia e trom-


bopenia). Questo primo stadio è pericoloso per chi non lo conosce, ma rap-
presenta un compito felice per un medico purosangue. Il paziente si trova
spesso in fortissima anemia o riduzione di tutti i valori ematici. N ella sim-
paticotonia permanente i vasi erano contratti e per qvesto volume vascola-
re ridotto erano appena sufficienti i pochi eritrociti e la scarsa emoglobina
disponibili.
Ora però, con la conflittolisi, l'organismo è passato alla vagotonia e i vasi si
sono dilatati. Tutti i pazienti sono fiacchi e stanchi durante questa fase post-
conflittolitica, anche quelli senza anemia. Ma quei pazienti che hanno per
di più una (grave) anemia sono così infinitamente fiacchi e stanchi da pote-
re soltanto restare sdraiati. A questo punto nessun medico può fare a meno
di accorgersi che il paziente è "malato", sebbene proprio ora egli sia sulla
strada della guarigione. l'.emoglobina e il numero degli eritrociti sono visi-

531
bilmente calati, in realtà però è diminuita solo la loro concentrazione, il san-
gue si è molto diluito perché a causa della dilatazione dei vasi il volume
vascolare si è quadruplicato o quintuplicato. Era quindi necessario colma-
re con il siero la mancanza di volume. Ecco perché non esiste alcun moti-
vo di spaventarsi! Il sangue non è diminuito, è solo più diluito. Con una
minore concentrazione di emoglobina il cuore dovrebbe battere più rapida-
mente per far circolare maggiori quantità di sangue allo scopo di ottenere
la medesima produzione di ossigeno. Ma ciò al cuore non sta bene, perché
nel frattempo è avvenuta la risoluzione del conflitto, la "battaglia è vinta".
l'.organismo con calma risolutezza commuta al ritmo di riposo per curare le
ferite di guerra!

In sintonia con la soluzione psichica del conflitto anche il computer cervello


ha fatto una commutazione. Lì pure inizia la riparazione con un' edema del
o dei Focolai di Hamer nella sostanza bianca. E non importa se i~ paziente
appare fiacco da morire e abbattuto, perché è esattamente con la conflitto-
lisi che nel midollo osseo incomincia la forte ripresa della produzione di
cellule ematiche.
Sinora i medici tradizionali hanno chiamato "aleucemia mieloblastica" o
"linfoblastica", in contrapposizione alla leucemia mieloblastica o linfoblasti-
ca, questo stadio in cui nel sangue periferico dominano ancora anemia e
leucopenia mentre nel midollo osseo si possono già riscontrare i primi mie-
loblasti (o linfoblasti) mediante un prelievo del midollo osseo. Si parla allo-
ra di una "leucemia aleucemica". In verità è "solo" il primo stadio della
riparazione o dell'attivazione dell'ematopoiesi.

21.6.2.1.1 Complicazioni del primo stadio di riparazione e terapia

Potrà forse sembrarvi esagerata, a qualcuno persino ridicola, la mia convin-


zione che una ricaduta del conflitto o un nuovo conflitto di panico con DHS
sia la complicanza peggiore. So di che cosa sto parlando e ho ra9ioni ben
fondate! Le armi potenti della nostra medicina intensiva sono oggi in grado
di controllare relativamente bene le complicanze a livello organico, e persi-
no cerebrale: oggi non se ne deve più morire necessariamente, almeno
nella maggior parte dei casi.
Tuttavia i medici restano perplessi di fronte alle complicanze psichiche! A
moltissimi risulta estremamente difficile immaginare che questi "inconfu-
tabili valori di laboratorio", ritenuti così sicuri, possano essere ridotti per
effetto psichico quasi sempre a propria discrezione e nello stesso modo pos-

532
sano di nuovo essere aumentati. Tutto il processo.di riparazione sussiste o cade
non solo e: seconda del coraggio e della fiducia a livello psichico, ma questo
livello psichico può rimanere stabile solo se il conflitto è risolto e non ne suben-
tra uno nuovo che rigetta il paziente nella simpaticotonia permanente.
Se sin qui un paziente di leucemia pativa una grave recidiva conflittuale di
svalutazione di sé (spesso a causa proprio della diagnosi annientante di
"leucemia"), il numero dei leucociti si abbassava sempre istantaneamente,
perché il paziente era di nuovo in simpaticotonia con rinnovata riduzione
dell'ematopoiesi del midollo osseo. I medici di solito giubilavano nella con-
vinzione di una cosiddetta remissione! 190 In realtà il paziente che già si tro-
vava in via di guarigione era stato fatto ammalare gravemente (= simpati-
cotonia) ancora una volta. Se il povero paziente, contro ogni aspettativa,
nonostante la tortura di veleni, bisturi e irradiazioni, ce la faceva a risolve-
re il suo conflitto di svalutazione (cioè a ricostruire la stima di sé), così che
ne risultava una nuova leucemia o egli diventava persino resistente (o reni-
tente) a tutti i tentativi di avvelenamento, restando semplicemente nella
fase di riparazione della leucemia, tutti i medici si lamentavano che a quel
punto non c'era più nulla da fare, che c'era stata una ricaduta o che non si
riusciva a eliminare la leucemia.
Allora si somministravano veleni sempre più aggressivi, fino a che il pa-
ziente alla fine collassava e come tutti gli altri moriva.
Il paziente in fase di riparazione leucemica è come una tenera piantina che
non può ancora essere esposta all'aria violenta della concorrenza per la
stima di sé . Ottimale p er lui sarebbe potersi ritirare in un sanatorio con un
piccolo reparto di cure intensive dove tutti i suoi desideri vengano soddis-
fatti. Gli si dovrebbe instillare una forte sensazione di stima di sé, allonta-
nando però da lui tutti gli altri problemi, soprattutto quello della "famiglia
ben intenzionata". In particolare , come un malato di TBC, egli deve avver-
tire la sua "clinoterapia di convalescenza" come un passaggio del tutto
positivo. "Fiacco e stanco va bene !" I dolori ossei sono un bene e segno sicu-
ro di gumigione! "Nessuna ragione di panico!", ci vuole solo il suo tempo.
Cerebralmente , se si osserva con molta attenzione, si può già vedere l'ini-
zio dell 'edema della sostanza bianca, spesso generalizzato nei bambini e
nelle persone giovani, ma di solito circoscritto n elle p ersone adulte, di
nuovo generalizzato in quelle molto anziane. Però in questo stadio solo di
rado sono da temere le complicanze cerebrali. Soltanto quando il conflitto
è durato a lungo, cioè di più di sei mesi, occorre tenere sotto controllo la

(190) Remissione= scomparsa dei sintomi manifesti.

533
pressione cerebrale. In questi casi si consiglia di somministrare del cortiso-
ne, quanto più tardi possibile ma non appena diventa necessario; negli
adulti si usa Prednisolone retard da 20 a 50 mg suddiviso tra il giorno e la
notte, osservando attentamente la normale "vagotonia notturna" dalle 9 di
sera fino alle 3 o alle 4 del mattino. Nei bambini se ne dà ovviamente di
meno a seconda del caso.
Per la leucemia si inizia con il cortisone il più tardi possibile perché quest'ul-
timo frena l'ematopoiesi, cosa non desiderabile. Lo si prende per contenere
entro certi limiti la pressione cerebrale. Solo nel 5-10% dei casi occorre il cor-
tisone! Invece di solito sono sufficienti delle borse del ghiaccio applicate sui
punti caldi della testa.
Organicamente le complicanze che si possono presentare sono l'anemia e
la trombopenia con la relativa tendenza alle emorragie nel primissimo
periodo dopo la conflittolisi. E' insensatezza gratuita pensare che la leuco-
penia in questo stadio rappresenti una "debolezza del sistema immunita-
rio". Tutte le suppurazioni e gli altri eventi batterici, che hanno luogo anche
in questa fase di riparazione PCL, sono espressamente voluti dall'organis-
mo e da esso tollerati. Anche con la leucopenia, fintanto che non si inter-
viene con dei citostatici, l'organismo dispone di sufficienti leucociti per
garantire una collaborazione senza difficoltà con i suoi amici e aiutanti, i
batteri! In questo stadio già con 2000 o solo 1000 leucociti per mm3 resta
"tutto a posto", non c'è motivo di panico. Ci si può rallegrare moltissimo
persino quando nel sangue periferico già circolano i primi blasti.
Chi ha creduto che i blasti intasassero tutto il midollo osseo, merita la palma
dello sciocco e dell'incapace di pensare, infatti questa convinzione è del
tutto errata! Ma il primo stadio è quello ancora precedente la presenza
abbondante di blasti nel sangue periferico. Per il momento occupiamoci
dell'anemia, della leucopenia e della trombopenia.
Citiamo la seguente complicanza che potrebbe verificarsi in tutti gli stadi
iniziali dopo la conflittolisi: con il dilatarsi dei vasi e la forte diluizione del
sangue, nonché la relativa trombopenia, si arriva facilmente a delle emorra-
gie, in particolare dal naso (per esempio quando si tolgono le croste dal
naso). Ciò non deve dare spazio al panico, invece si deve tenere ben umida
la mucosa nasale con pomate e oli.

21.6.2.1.2 Anemia

Senza dubbio l'anemia è presente poiché il midollo spinale è rimasto fino a


poco tempo prima in stato di riduzione dell'ematopoiesi. Il numero di eri-

534
trociti per mm3 diminuisce notevolmente dopo la conflittolisi, come abbia-
mo già visto sopra, ma appunto solo ora tutto il sistema vascolare è ben
colmo di liquido. Quanto più il sangue è diluito con il liquido, tanto più
diminuisce il numero di eritrociti per mm3. 1'.emoglobina di solito si abbas-
sa nella stessa misura, però solo proporzionalmente!
Ciò significa che in questa fase PCL vagotonica un'emoglobina di 6 g% per
2 milioni di eritrociti per mm3 corrisponde a circa 10-12 g% e 4 milioni di
eritrociti per mm3 dello stato vascolare simpaticotonico, cioè con vasi ri-
stretti e un conseguente 1idotto volume vascolare. Perciò niente panico!
Con 6 g% Hb il paziente nella fase PCL (fase di riparazione vagotonica)
vive benissimo!
Non sappiamo ancora con precisione se in un primo momento l'effettivo
numero di eritrociti del paziente (premesso che ci sia stata una soluzione
conflittuale definitiva) diminuisca ancora·o se questa apparente riduzione
dipenda solo dalle oscillazioni di volume del sangue. Ritengo possibile, in
base alla mia attuale esperienza, che ci sia ancora una certa "depressione
di scarico" dell'ematopoiesi, se il precedente conflitto era durato a lungo.
Ma nonostante tutto, dal momento della conflittolisi troviamo i segni di una
maggiore ematopoiesi anche del sangue rosso. Solo che qui ci vuole più
tempo per la messa in moto dell'ematopoiesi rossa rispetto alla produzione
dei globu~i bianchi. Ma poiché insieme con l'anemia compare quasi sem-
pre anche una trombopenia, ovviamente solo proporzionalmente, che può
causare delle emorragie molto sgradevoli, non si deve correre alcun rischio
e, quando l'emoglobina scende sotto 5 g% e con un ematocrito del 15% il
numero degli eritrociti scende sotto 1,5 milioni per mm3, si deve eseguire
una trasfusione di sangue, quanto più ridotta possibile! Il tempo lavora
senz'altro a favore del paziente. Pertanto è meglio che egli riceva soltanto
una dose di sangue conservato (450 ml) di eritrociti lavati piuttosto che fare
una trasfusione completa, come si faceva in passato con tutt'altra prognosi.
Ovviamente il paziente deve restare a letto!
La trombocitopenia o, in breve, la trombopenia è una possibile complican-
za da non sottovalutare. Soprattutto nei bambini ho sempre osservato che
ogni paura con panico può far precipitare temporaneamente il numero dei
trombociti. Questo valore si rialza altrettanto rapidamente quando il pani-
co è passato, ma in quel momento c'è tendenza alle emorragie e il pazien-
te si ritrova pure temporaneamente in simpaticotonia, non mangia, ha
conati di vomito ecc. Soprattutto temute sono le emorragie della cavità
nasale che fluiscono nel tratto gastro-intestinale. Come detto, il pericolo di
emorragie è dovuto alla forte diluizione del sangue.

535
In sostanza: un paziente che non subisce alcun avvelenamento con citosta-
tici e riceve una dose quanto più possibile ridotta degli interventi estrema-
mente brutali della medicina, e che viene invece tranquillizzato a livello
psichico in modo ottimale e senza panico, questi ha una grandissima pro-
babilità di sopravvivere, fino al 95% e oltre!

21.6.2.2 Secondo stadio: ancora anemia e trombopenia ma già pre-


senza di l eucocitosi owero leucemia

La maggior parte delle leucemie viene scoperta in questo stadio, perché i


pazienti sono molto fiacchi e stanchi (cosa che i medici tradizionali consi-
derano un segno patologico estremamente tutto negativo). La cosa è spes-
so addirittura grottesca, specialmente nei pazienti che non hanno avuto
un'attività conflittuale così lunga: è fiacco e stanco, può a malapena regger-
si in piedi per la spossatezza; però, non appena si ritrova in posizione oriz-
zontale, si sente magnificamente, dorme come un ghiro, ha appetito come
un boscaiolo. In questa situazione di benessere, in cui il paziente ha appe-
na risolto bene il suo conflitto di svalutazione di sé e ha intrapreso la rico-
struzione della consapevolezza del proprio valore, di solito arriva la dia-
gnosi di "leucemia" e subito dopo la prognosi presunta: "C'è solo la tale
percentuale di probabilità di sopravvivenza''. Segue, ripetitivamente, la tor-
tura di una trasfusione dopo l'altra, la testa diventa calva per l'aggressione
dei citostatici.
Tutto ciò in ambienti simili a laboratori, mezzi bui, rischiarati solo per il
minimo necessario con luci al neon, inoltre ci sono le continue chiacchiere
sui valori del quadro ematico e tutt'intorno i volti compassionevoli dei
parenti. E quando si considera che tutto ciò è un immenso imbroglio, ci si
sente ancora peggio!
E se un simile poveretto, già per metà "curato a morte", riesce ad arrivare
da voi, vi chiederete da dove debba incominciare la terapia: in nessun caso
dal quadro ematico, punto in cui i camici bianchi hanno smesso! N eppure
dalle ciance accademiche presuntuose sulle probabilità statistiche di
sopravvivenza e prognosi, che sono tutte frottole! No, qui una povera per-
sona torturata è un amico e un fratello per il quale si deve avere compas-
sione . E non si osi assumere il tono ipocrita del tipo: ''.Ah, signor Bianchi, va
comunque ancora discretamente bene!", dove invece non di rado in realtà
si pensa: "Speriamo per lui che sia presto finita!''. No, questo poverino tor-
nerà sano proprio come voi, se solo saprete curarlo nel modo giusto!

536
21.6.2.2.1 Complicanze psichiche

I pazienti in questo secondo stadio si trovano in una situazione più fortuna-


ta rispetto a quelli del primo stadio aleucemico della fase di riparazione .
Sono infatti felicemente arrivati alla fase della leucemia, alla "fortuna della
leucemia". Ciò va loro detto e ripetuto almeno 10 volte al giorno e con piena
gioia e fiducia, perché è davvero un segno ottimo il fatto che l'ematopoiesi
sia di nuovo ripresa in pieno. La cosa migliore da fare, all'arrivo di un
paziente con una forte leucemia, è di organizzare una piccola festa di ralle-
gramento nel reparto! Fatevi descrivere nel dettaglio come egli è riuscito a
ricostruire la stima di sé, lodatelo e complimentatevi come si deve. E se è
persino riuscito a superare le "terapie" dei vostri colleghi senza patire un
nuovo profondo choc alla stima di sé, allora è davvero un eroe e come tale
va trattato!
Dovete scendere dal vostro pulpito di presunzione dottorale. Oggi più che
mai, poiché dovete riconoscere di avere raccontato cose sbagliate ai vostri
pazienti per decenni. Questi pazienti non sono dei "casi", ma delle perso-
ne proprio come noi. E se voi medici non siete in grado di avere un giusto
rapporto con questi pazienti, allora non siete adatti per praticare la Nuova
Medicina Germanica.
Un professore di ginecologia vicino alla fabbrica di cordami di Amburgo
una volta mi chiese se si potesse curare il cancro con un trattamento psichi-
co. Risposi che con determinate premesse era del tutto possibile! Ma egli
rifiutò l'idea, perché allora con le sue pazienti, le quali avevano un conflit-
to sessuale e quindi in base al mio sistema un cancro del collo dell'utero,
avrebbe dovuto discutere dei loro volgari conflitti sessuali, dei loro protet-
tori ecc., cosa per lui inaccettabile.
Gli dissi che comunque umanamente non ce l'avrebbe fatta. Ma queste
erano persone proprio come lui e per queste piccole prostitute sicuramente
era per lo meno una pretesa uguale chiedere loro di intrattenersi con lui
sulle partite di golf, in linea di massima non vedevo alcuna differenza, a
parte l'arroganza.
Quando le 5 leggi naturali della Nuova Medicina Germanica si saranno
diffuse e saranno praticate dalle cliniche universitarie, e quando saranno
cessate le torture medioevali di avvelenamento, allora il paziente leucemi-
co in questo secondo stadio del processo di riparazione sarà un "caso faci-
le" per quanto riguarda la psiche. Infatti egli ha già risolto il suo conflitto
(altrimenti non avrebbe la leucemia) e psichicamente dovrebbe essere in
una fase positiva!

537
21.6.2.2.2 Complicanze cerebrali

In questo secondo stadio di riparazione si deve controllare il cervello che si


edemizza, come si può riconoscere dalla colorazione scura della sostanza
bianca e dalla compressione del ventricolo laterale. Ma ciò accade solo nel
caso di svalutazione di sé generalizzata, nei conflitti di svalutazione di sé
circoscritti (per esempio madre/bambino) di solito sono interessate solo
delle zone specifiche della sostanza bianca, analogamente alle osteolisi
delle particolari zone scheletriche . Nella TAC cerebrale si vedono allora
delle aree scure, circoscritte della sostanza bianca e a volte pure un ventri-
colo laterale parzialmente compresso . Somministrare la giusta dose di cor-
tisone o di altri simpaticotonici qui è un'arte: se ne prescriva il meno possi-
bile, ma tanto quanto occorre. Si può dare anche l'ormone adrenocortico-
tropo (ACTH), per esempio Synacten, ma non è facile dosarlo.
Sostanzialmente però non ci sono controindicazioni.
Dare qui un'indicazione di dosaggio creerebbe solo confusione, perché
ogni caso è diverso. Quanto più aumenta il numero dei leucociti. tanto più
forte deve essere stato il conflitto e anche il rigonfiamento del Focolaio di
Hamer nella sostanza bianca sarà maggiore. Ma per la medicina attuale
non è affatto un problema insolubile, perché con questo trattamento farma-
cologico puramente sintomatico essa si ritrova nel suo campo.
Il prednisolone viene dato dal mattino alle 11.00 fino alla sera alle 23.00
ogni 3-4 ore, somministrando ogni volta 5 mg. Ciò occorre però solo nel 5%
o al massimo nel 10% dei casi. Di norma basta applicare localmente una
borsa del ghiaccio e bere una tazzina di caffè.

21.6.2.2.3 Complicanze organiche

Innanzitutto la leucocitosi, ovvero la presenza abbondante di leucociti (che


consiste in genere solo di blasti), non presenta alcun tipo di problema né
quantitativamente né qualitativamente. Proprio i blasti già dopo pochi gior-
ni scompaiono dal sangue, vengono metabolizzati e sostituiti da blasti
nuovi. Inoltre non sono assolutamente più in grado di moltiplicarsi.
Dunque anche la definizione di "infiltrati leucemici" è da considerarsi un
grande bluff da ignoranti. Perché se i blasti non possono più dividersi,
ovviamente non possono neppure fare degli infiltrati (si intende "carcino-
matosi").
Del resto questi presunti infiltrati leucemici sarebbero spesso già stati tro-
vati nel cervello : quei Focolai di Hamer, dato che naturalmente non può

538
trattarsi di nient'altro, sono stati erroneamente ritenuti la conseguenza
della leucemia, mentre erano la conseguenza di quest'ultima e ovviamente
pure del processo di riparazione nell'organo (sarcoma) e nel computer cer-
vello (tessuto gliale)! Anche il fatto che la presenza abbondante di leuco-
blasti, come ho già detto una volta, occluderebbe il midollo osseo o i vasi
sanguigni molto dilatati è da considerarsi una fantasia medica; nessuno ha
mai potuto provarlo. I blasti non sono altro che innocuo materiale di scarto
che viene sempre metabolizzato entro pochi giorni fino a quando non si ha
di nuovo solo produzione di cellule normali. No, i blasti non ci creano pro-
blemi di alcun tipo poiché ci sono sempre comunque presenti da 5.000 a
10.000 leucociti normali, non importa quanti blasti ci siano nella circolazio-
ne periferica. Perciò in questo stadio i problemi derivano sempre dall'ane-
mia dei globuli rossi, degli eritrociti e dei trombociti. In questo ambito la
problematica non si è ancora modificata rispetto al primo stadio. Ma oggi-
giorno queste complicanze si possono controllare facilmente a livello clini-
co e non c'è motivo di cadere nel panico!
Dunque mentre la cosiddetta leucemia ha già lasciato dietro di sé la conflit-
tolisi, altrimenti non sarebbe appunto "leucotica" o leucemica, i conflitti
attivi di svalutazione di sé devono ancora arrivare alla conflittolisi.
Questo problema del non aver potuto risolvere il conflitto di svalutazione di
sé non esiste, perché appunto a causa della soluzione del conflitto la ridu-
zione del midollo osseo si è trasformata nella cosiddetta leucemia e nell'ec-
cessiva produzione di sangue della fase di riparazione. Nell'ipotesi o con la
premessa che la soluzione del conflitto resti costante, dunque che non si
abbia alcuna ricaduta (nemmeno a causa della diagnosi o di una prognosi
presumibilmente maligna), esistono sostanzialmente 3 tipi di complicanza.

21.6.2 .2.3.1 Possibilità di complicanza a): anemia e trombopenia

Il ritardo dell'eritropoiesi e della trombopoiesi nelle prime 6 settimane dopo


la conflittolisi:
il paziente rischia ancora di morire ovvero di dissanguarsi nella fase di ripa-
razione (fase PCL) di un'anemia o di una trombopenia. Normalmente nelle
condizioni cliniche di un ospedale questa complicanza non rappresenta alcun
problema. Attualmente è soltanto un problema di ignoranza. Ma per poter evi-
tare quanto più possibile ogni emorragia, il paziente dovrebbe restare a ripo-
so fino a quando i trombociti non siano di nuovo aumentati.

539
21.6.2.2.3.2 Possibilità di complicanza b): frattura ossea spontanea

Nel caso di conflitti di svalutazione di sé che sono durati a lungo, nel siste-
ma scheletrico possono essere insorte delle osteolisi così grandi da causare
delle fratture spontanee. Temo particolarmente quelle in cui viene lacerato
il periostio.
Si arriva allora al cosiddetto sarcoma, un'escrescenza ossea nel tessuto, che
in linea di principio è innocua, ma può causare notevoli problemi meccanici.
Con una diagnostica precisa e un 'adeguata conoscenza anticipata non
dovrebbe però insorgere alcun problema insuperabile. Anche qui il proble-
ma più grande è l'ignoranza dei medici.

21.6.2 .2.3.3. Possibilità di complicanza c): edema cerebrale nella


sostanza bianca del neoencefalo

N ella fase di riparazione, come in ogni malattia cancerogena, notiamo un


edema cerebrale nella zona del Focolaio di Hamer nella sostanza bianca e
precisamente in corrispondenza alle porzioni scheletriche che sono interes-
sate.
Questo edema può condurre temporaneamente a uno stato precomatoso o
persino comatoso del paziente (coma cerebrale). Tale situazione si verifica
più facilmente se al paziente , come oggi accade di norma, viene dato del
liquido in infusione (fleboclisi) durante tutto l'arco della giornata. Ma
anche queste complicanze di tipo temporaneo sono controllabili clinica-
mente con dei simpaticotonici e cortisone, penicillina ecc.
I.:ostacolo maggiore è sempre l'ignoranza dei medici.

21.6.2.3 Terzo stadio: inizio della diffusione degli eritrociti nella


periferia, circa 4-6 settimane dopo l'inizio dell'invasione dei leuco-
blasti.

Quando gli eritrociti iniziano a diffondersi in grande quantità è u~'l momen-


to di giubilo. Ora nel sangue per gli eritrociti avviene lo stesso procedimen-
to avvenuto per i leucociti 3-6 settimane prima. Gli eritrociti in numero
eccedente costituiscono materiale di scarto non maturo, che se sono rico-
nosciuti come tali vengono chiamati normoblasti, per cui i leucoblasti ven-
gono a trovarsi accanto agli eritroblasti o normoblasti. Per gli ematologi una
simile combinazione è un doppio segno maligno . Parlano allora di eritroleu-
cemia e profetizzano sempre la fine imminente. Ormai, per dis ~ruggere i

540
due mali, attaccano quei "farabutti" con i citostatici più aggressivi e vele-
nosi che esistano riuscendo quasi sempre ad avvelenare il paziente che si
trovava già nel terzo stadio della riparazione! In futuro non lasciatevi più
confondere quando si arriva a questo terribile punto; ciò che si faceva
prima era una grande stupidaggine. Fino a vent'anni fa eravamo ancora
ciechi a questo proposito. Voglio dichiarare nuovamente che fino a diciotto
anni fa ero ancora all'oscuro riguardo alla leucemia, ma dal 1986 le mie
conoscenze sono state pubblicate; vengono però messe a tacere come pure
tutta la Nuova Medicina Germanica.
Attenzione! Gran parte degli eritrociti non maturi, i cosiddetti eritroblasti,
sono materiale di scarto e funzionalmente quasi inutilizzabili per il traspor-
to dell'ossigeno. Perciò ora il sangue possiede molti leucoblasti rispetto al
valore normale dei leucociti, nonché molti eritrociti non maturi o eritroblasti
rispetto a un numero ancora ridotto di eritrociti a normale funzionalità! Lo
stesso dicasi per i trombociti. Ne risulta dunque una anemia ipercromica,
cioè il rapporto emoglobina/eritrociti è inferiore al normale. Tuttavia anche
questa definizione non è del tutto giusta, perché di fatto non si. possono
comprendere nel calcolo i globuli rossi non maturi.

21.6.2.3.1 A livello psichico

Con un corretto trattamento conforme alle 5 leggi naturali della Nuova


Medicina Germanica il paziente ora dovrebbe non avere più alcun proble-
ma psichico, se è stato curato intelligentemente anche durante i due prece-
denti stadi. Le cose ovviamente sono assai diverse qualora un paziente si
sottoponga a trattamento soltanto in questo stadio.
La situazione è ancora peggiore se sino a quel momento ha già subito l'av-
velenamento del midollo osseo a causa delle somministrazioni ripetute di
citostatici, per cui innanzitutto si devono curare le conseguenze della pseu-
doterapia! Ma come sempre, se il paziente ha raggiunto questo stadio
nonostante ogni tentativo di esorcizzare il "brutto male", non dovrebbe
accadergli più nulla di grave se si esegue un tratta:Tiento coscienzioso. Per
questo potete (e dovete!), del tutto a buon diritto, instillargli una dose illi-
mitata di coraggio.

21.6.2.3.2 A livello cerebrale

In questo terzo stadio della leucemia dovete preoccuparvi del livello cere-
brale, perché è il momento più pericoloso per gli ignari. Questo pericolo
sussiste in particolare per i bambini con svalutazione di sé generalizzata e

541
corrispondente edema della sostanza bianca generalizzato e ventricoli late-
rali compressi, nel terzo stadio del percorso di riparazione! Se avete qual-
che dubbio, fate preferibilmente una TAC cerebrale in più piuttosto che una
in meno. Anche qui vale come regola ottimale: usare quanto meno cortiso-
ne possibile e tanto quanto necessario. Ma in questo stadio potete allenta-
re un po' le redini. Vale la regola : non correre più alcun rischio perché con
l'esuberante diffusione di eritrociti e leucociti, sebbene ancora immaturi, il
cortisone non può più creare molto danno al midollo osseo. In questo sta-
dio dovete fare un lavoro accurato comportandovi da coscienziosi artigiani
del vostro mestiere. Non c'è alcun motivo di cadere nel panico, ma nemme-
no di sperimentare. Il paziente deve poter avere la sicurezza che voi siete
in grado di valutare e controllare pienamente la situazione!

21.6.2.3.3 A livello organico

Sotto il profilo organico in questo stadio si commette la maggior parte delle


stupidaggini. Ciò è ogg·i ancora molto comprensibile, dato che il paziente
attualmente viene di continuo trascinato di qui e di là e perseguitato dall'in-
quisizione della medicina tradizionale. Un pericolo particolare è quello dei
cosiddetti dolori ossei, che in realtà sono dei dolori di dilatazione del periostio,
ch e ha tipicamente una forte sensibilità. Quanto meglio preparate il vostro
paziente ad attendere i "dolori di guarigione delle ossa", tanto più facile gli
riuscirà di sopportarli, anzi li aspetterà e li desidererà addirittura. Quindi
evitate paura e panico. Un simile paziente ha bisogno solo di pochi antido-
lorifici. A questo stadio, quando i valori dei globuli sanguigni si alzano,
anche molti dei miei ex colleghi sono presi dal panico. Allora ricorrono fur-
tivamente a un testo tradizionale, in cui tutto è descritto in modo completa-
mente diverso. Il paziente si accorge subito se il medico è insicuro. Delle
sciocchezze ancora peg.;:riori si commettono però se i medici e i pazienti gri-
dano "urrà" troppo presto e diventano troppo audaci. Non bisogna fidarsi
degli eritrociti, anche se sono così numerosi. Controllate scrupolosamente i
trombociti. Inoltre il terzo stadio può prolungarsi per un certo tempo, a
seconda appunto della durata del conflitto. In questa fase pertanto molti
malati diventano impazienti, alla fine sono infastiditi. Questo infatti è il tipi-
co problema del quarto stadio.

542
21.6.2.4 Quarto stadio

Il quarto stadio in verità può essere lo stadio più bello, in cui il paziente
potrebbe sentirsi fuori dalla zona di pericolo. l.'. eritropoiesi inizia visibil-
mente a normalizzarsi. Infatti mentre i leucoblasti si diffondono prima e
scompaiono più lentamente rispetto agli eritroblasti, che si diffondono più
tardi, ma ritornano più rapidamente alla normalità, in questo stadio tutto
potrebbe andare per il meglio se si è compreso correttamente il processo di
riparazione. Anche i trombociti in questo stadio non rappresentano più un
pericolo e con ciò viene meno il rischio, in teoria sin qui possibile, di emo-
rragia interna ovvero di emorragia intestinale.

21.6.2.4.1 A livello psichico

Il paziente si sente ancora stanco, ma peraltro bene, spesso proprio in questo


stadio ha dei forti dolori ossei che sono causati dalla dilatazione del periostio
per le osteolisi che si sono in fase di riparazione ovvero in ricalcificazione.
Questi dolori ossei possono essere molto ostinati e richiedono una grande
capacità di assistenza psichica! Il paziente cioè, soprattutto se è di caratte-
re labile, può volersi arrendere e richiedere degli antidolorifici ch e a loro
volta hanno un effetto devastante sulla trombocitopoiesi.
Perciò è importante sapere che: il paziente non si immagina dei presunti
dolori ossei, i quali in realtà sono dei dolori di dilatazione del periostio, ma
li ha veramente. Tale dilatazione del periostio può pure essere accertata
molto bene con numerose TAC locali delle ossa. Ciò nonostante i dolori
diventano insopportabili solo quando il paziente cade nel panico. I miei
pazienti, che avevano capito tutte queste correlazioni, solo di rado hanno
richiesto degli antidolorifici ("Se so che è un buon segno di guarigione, lo
sopporto bene, al contrario talvolta sono delusa se non c'è il dolore, perché
ho paura di non stare guarendo", mi ha detto una mia paziente). Nessun
paziente, che abbia capito queste correlazioni, ha bisogno della morfina. Il
cortisone fa meno danni rispetto alla maggior parte degli antidolorifici che
spesso hanno effetto sedativo, vagotropico e quindi rinforzano l'edema
osseo e la dilatazione del periostio!
La morfina o i suoi derivati sono assolutamente controindicati, poiché allo
scadere del loro effetto il paziente ha dei dolori ancora più forti di prima, il
morale a terra e nessun appetito dato che tutto il tratto gastro-intestinale è
paralizzato.

543
Molto importante:
si faccia ben attenzione che non avvengano fratture, soprattutto nella zona
delle vertebre (pericolo di paresi trasversale). Se necessario il paziente deve
restare coricato fino a quando le vertebre siano calcificate e solide.

Si noti:
Non si esegua mai l'agoaspirazione di un periostio dilatato sopra un'osteo-
lisi ossea che si trova in fase di riparazione! Il pericolo della fuoriuscita
del callo nel periostio dilatato verso l'esterno (cosiddetto osteosarcoma)
è grande. Pungere o incidere un simile periostio dilatato è un puro erro-
re medico! Il callo si riversa nel tessuto e qui indurisce formando un
"osteomiosarcoma rr.

21.6.2.4 .2 A livello cerebrale

In questo quarto stadio, talvolta già anche nel terzo stadio, si verifica il
punto massimo dell'edema cerebrale locale nella sostanza bianca del neo-
encefalo. Il paziente può avere una crisi epilettoide che non si nota né per
i crampi né per l'affanno o cose simili, bensì solo per una forte riduzione
della circolazione periferica, i cosiddetti "giorni freddi". Il paziente impalli-
disce , produce sudore freddo sulla fronte, è inquieto. Solo se si ha la sensa-
zione che la crisi epilettoide non sia sufficiente, cioè che il paziente in
seguito potrebbe cadere in coma cerebrale a causa dell'edema locale, si
consiglia un'eventuale lenta infusione i.v. di 20-50 mg di prednisolone.
Responsabile di ciò è infatti l'edema cerebrale locale. Questa crisi epilettoi-
de arriva in ogni caso, ma spesso ha decorso non drammatico. Occorre sem-
pre verificare il tasso di glicemia e mantenerlo a un valore normale. In via
precauzionale si consiglia un'infusione iniziale intravenosa o per via orale
di glucosio.
In casi estremi (grande massa conflittuale) l'edema cerebrale può causare
uno stato comatoso o precomatoso del paziente (coma cerebrale). Questo
stato si genera più facilmente se, come oggi si fa di solito, al paziente viene
di continuo iniettato del liquido (fleboclisi). Quindi: attenzione alle flebocli-
si nello stadio dell'edema cerebrale! Potreste letteralmente affogare il cervello
del paziente! Inoltre si raccomanda di non lasciargli la testa in basso, ma di
fargliela tenere un po' più in alto del corpo in modo che l'edema cerebrale
abbia un deflusso. A questo scopo risulta molto utile un semplice mezzo: raf-
freddando con una borsa di ghiaccio avvolta in un panno bagnato il Focolaio
di Hamer, il cui calore si riesce ad avvertire attraverso la pelle del capo.

544
In linea di massima anche queste complicanze di tipo passeggero si controlla-
no bene con dei simpaticotonici, cortisone, penicillina ecc .. Di nuovo anche
qui l'ignoranza dei medici è l'ostacolo più grande.
La cosa più importante di tutto è che il paziente non cada nel panico. Infatti
io non ho ancora mai visto morire nessun paziente di una tale crisi epilet-
toide se non ci si lascia prendere dal panico!

21.6.2.4.3 A livello organico

Non si deve diminuire l'attenzione anche se in questo quarto stadio i valo-


ri sanguigni iniziano di nuovo a normalizzarsi molto gradualmente. Ciò
vale in particolare per i trombociti! Basta un solo choc di paura per il san-
gue, appunto un conflitto del sangue, per far momentaneamente precipita-
re i trombociti. Né serve a molto calcolare che aumenteranno di nuovo dopo
la scomparsa dello choc di paura, perché nel frattempo possono accadere
molte cose. Pertanto il paziente dovrebbe poter vivere in un ambiente pro-
tetto "senza panico" dove in genere non si verificano tali choc, anche se
spesso non sono del tutto evitabili, si dovrebbe di fatto persino staccare il
telefono .

Di nuovo è molto importante:


continuare a controllare le osteolisi che in questo stadio, p er la dilatazione
del periostio, sono private del loro sostegno a causa della "guaina del
periostio". Quest'ultima tuttavia ora incomincia a ritirarsi lentamente.
Quindi il pericolo di una frattura diventa sempre più ridotto. In particolare
vanno controllati vertebre e collo del femore .
Per precauzione è meglio che il paziente resti per 4-6 settimane a letto piut-
tosto che incorrere in qualche rischio.

21.6.2.5 Quinto stadio: ritorno alla normalizzazione

Questo stadio non dovrebbe presentare notevoli possibilità di complicanze.


Quindi non occorre parlarne qui in modo approfondito.
Pur avendo elencato tutte le eventuali complicanze che potrebbero mani-
festarsi n ei relativi stadi, ciò non significa in alcun modo ch e debbano per
forza accadere. Inoltre: se i medici sanno che cosa occorre controllare, spes-
so non c'è alcun problema. Il grande ostacolo sinora è stato il fatto di avere
giudicato tutto in modo errato. In questa valutazione era soprattutto sba-
gliato l'aver escluso l'anima.

545
21. 7 Il conflitto di emorragia o di ferita - Necrosi della
milza, trombocitopenia

Nel corso delle mie osservazioni dei casi di leucemia ho fatto una constata-
zione del tutto sorprendente: in particolare i bambini che erano stati porta-
ti in una clinica per ricevere una trasfusione di sangue mostravano il feno-
meno seguente: prima i trombociti erano, ad esempio, circa 100.000; una o
due ore dopo, a una nuova misurazione subito prima della trasfusione,
risultavano scesi quasi a zero. Lo stesso si notava anche quando i bambini
il giorno precedente avevano ricevuto una trasfusione di concentrato di
trombociti. Ho pregato tutti i colleghi che collaborano con me di osservare
a loro volta e così insieme abbiamo trovato la seguente regola:

quando un animale viene ferito e sanguina può patire uno choc da emorra-
gia e da ferita. Nel cervello è interessato la sostanza bianca temporale del
neoencefalo a destra, a livello organico la milza subisce una necrosi!
Dall'istante della DHS il numero dei trombociti nel sangue periferico scen-
de rapidamente a valori molto al di sotto del normale o persino a valori di
una cosiddetta trombopenia ovvero trombocitopenia (cioè pochi trombociti
nel sangue) . La situazione resta così fino a quando dura la fase di conflitto
attivo.
Se si arriva alla soluzione del conflitto il Focolaio di Hamer nella sostanza
bianca forma un edema a destra nella zona temporale occipitale, la milza si
gonfia tutta quanta o forma una cisti, a seconda che la necrosi si trovi più
all'interno o perifericamente, e il numero di trombociti nel sangue periferi-
co ritorna a valori normali!
Il senso di questo conflitto biologico è così comprensibile e semplice che
proprio per la sua ovvietà ci era difficile comprenderlo: se l'animale ad
esempio ha una ferita aperta, la fibrina 191 e i fattori di coagulazione del san-
gue attivati vengono spinti nelle vene aperte. I.:effetto dovrebbe di fatto
essere catastrofico: l'intero sistema venoso di conseguenza dovrebbe esse-
re pieno di trombosi.
Ogni animale con una grande lacerazione dovrebbe quindi morirne, ma
così non avviene. Il motivo per cui ciò non accade dipende probabilmente
in gran parte dal fatto che l'organismo, guidato dal cervello, prende i trom-
bociti dalla circolazione periferica e li concentra solo nel punto della ferita!
Finora avevamo sempre creduto che le funzioni del sangue che scorre fos-

(191) Fibrina = proteina filam entosa alla base della coagulazione del sangue.

546
sero più o meno come quelle che avvengono in provetta, cioè non dirette
dal cervello, ma ci sbagliavamo. Ora il subconscio non può distinguere fra
"ferita che sanguina" e "trasfusione sanguinante". Perciò soprattutto i bam-
bini patiscono un conflitto di emorragia o di ferita al pensiero di "ferite"
strazianti in occasione dell'applicazione del catetere per una trasfusione di
sangue. Ma anche gli adulti possono patire un simile "conflitto del sangue"
per la paura che nella trasfusione ci sia del sangue HIV positivo (AIDS). se
non sono informati che il virus dell'AIDS non esiste affatto (non è stato pos-
sibile isolarlo, non ne esiste alcuna fotografia!) e che anche a questo propo-
sito siamo di fronte a un grande inganno.

Il senso biologico della necrosi della milza con conseguente ingrossamen-


to della milza (splenomegalia) che avviene in fase PCL è molto semplice: in
caso di una recidiva la milza, se è più grande di prima, è in grado di assor-
bire meglio o più facilmente molti trombociti. Se la milza con un tale SBS
è diventata troppo grossa la si può asportare senza pericolo biologico
("splenectomia"192). Allora un vicino linfonodo funge da sostituto della
milza. Infatti anche la milza non è altro che un linfonodo particolarmente
grande.

21.8 Avvertenze preliminari per i casi di leucemia

I casi di leucemia qui riportati servono per mostrarvi per quanto possibile il
sincronismo dei tre livelli psiche, cervello, organo. Sono molto fiero di
potervi presentare così tanti esempi chiari. Se sapeste come è stato diffici-
le ottenere le necessarie TAC cerebrali e le radiografie dello scheletro!
Infatti gli ematologi e gli oncologi le ritengono assolutamente inutili! A
volte i pazienti dovevano fingere dei "dolori di testa" e rivolgersi a un medi-
co di famiglia per poter ottenere le radiografie o persino per farsele fare.
Perciò in alcuni casi non sono in grado di presentarvi tutti i tre livelli.
Parimenti alcuni casi erano così interessanti da descrivere che non ho sapu-
to rinunciarvi nonostante la loro incompletezza.
Poiché per motivi finanziari dovevo risparmiare sulle immagini, ho tentato
di inserire sempre delle figure quanto più possibile tipiche, sebbene deside-
rassi molto mostrare delle sequenze intere.
Che cosa è particolarmente importante sapere per ciascun caso e che cosa
si deve vedere nelle immagini?

(192) Splen ectomia = asportazione della milza.

547
21. 8.1 A livello psichico

Il paziente necessariamente ha avuto un conflitto di svalutazione di sé che


è per forza in soluzione al momento della leucemia. Non esiste affatto una
leucemia senza un conflitto di svalutazione di sé risolto! Considerando lo
stadio della leucemia si può stabilire con buona certezza il momento della
conflittolisi. E' importante scoprire la DHS e il particolare contenuto con-
flittuale.

21.8.2 A livello cerebrale

Tipico della leucemia non è solo il fatto che nella sostanza bianca del neo-
encefalo si veda un Focolaio di Hamer scuro, bensì esso deve essere visibi-
le in un punto ben determinato, corrispondentemente al contenuto conflit-
tuale! E ciò deve a sua volta concordare esattamente con la localizzazione
delle osteolisi nelle ossa!
Persino quando ci troviamo di fronte a un conflitto di svalutazione di sé
abbastanza generalizzato, spesso vediamo alcuni Focolai di Hamer molto
più scuri all'interno della sostanza bianca inscurito per l'edema diffuso. Di
fatto questi focolai alla fine confluiscono in un unico edema, ma in deter-
minati stadi si possono ancora distinguere bene.

21.8.3 A livello organico

Non può esserci leucemia che non sia preceduta in conflitto attivo da una
osteolisi ossea. I vari relè delle ossa dello scheletro sono disposti nella sostan-
za bianca secondo il disegno schematico dell'homunculus che giace in
posizione supina con la testa frontalmente e i piedi occipitalmente. Ho inse-
rito di nuovo la figura qui per evitarvi di dover sfogliare le pagine avanti e
indietro. La sostanza bianca destra corrisponde dunque alla metà sinistra
del sistema scheletrico e viceversa. Per ognuna delle osteolisi, se si fotogra-
fa con sufficiente precisione nella TAC cerebrale, deve essere visibile un
Focolaio di Hamer sul lato opposto della sostanza bianca e cioè proprio nel
punto cerebrale correlato all'osteolisi.

548
Correlazione sostanza bianca - organo
©Dr. med. Mag. theol. Ryke Geerd Hamer

3: HH (Focolaio di Hamer): centro (trofico) per la parte 1: HH (Focolaio di Hamer): centro (trofico) per la parte
striata del miocardio sinistro, un tempo tubo coronarico striata del miocardio destro, un tempo tubo coronarico
destro. In caso di conflitto: necrosi del miocardio del cuore sinistro.In caso di conflitto: necrosi del miocardio del
sinistro. Crisi epilettica: infarto del miocardio sinistro cuore destro. Crisi epilettica: infarto del miocardio destro
= crisi epilettica del miocardio sinistro. = crisi epilettica del miocardio destro.
denti (dentina) dx denti (dentina) sx
calotta, emiparte dx -~-- calotta, emiparte sx
braccio dx braccio sx
vertebre cervicali, emiparte dx - - - 1 - --1::-''W' '<:;?'-+- - \ - - - vertebre cervicali, emiparte sx
spalla dx - - 1 - ----t- -r-- - - ' l - - - spalla sx
r-+---\'-- vertebre dorsali, emiparte sx
corteccia surrenale sx
k!----+-- vertebre lombari, emiparte sx
vertebre lombari, emiparte dx milza, 2 cm più in basso
in posizione caudale
bacino, emiparte sx
ginocchio dx ,_,___ _ ginocchio sx

piede dx piede sx

4: HH: testicolo e ovaio destro; 2: HH: testicolo e ovaio sinistro;


incrociati dal cervello all'organo. incrociati dal cervello all'organo.
Parenchima renale sinistro (glomeruli), 2 cm più Parenchima renale destro (glomeruli), 2 cm più
in basso in p3sizione caudale (non incrociati dal in basso in posizione caudale (non incrociati dal
cervello all'o:gano). cervello all'organo).
Emisfero cerebrale sinistro Emisfero cerebrale destro
Emiparte destra dello scheletro Emiparte sinistra dello scheletro

Ovviamente anche il quadro ematico, vale a dire l'ematopoiesi, deve


decorrere in modo sincrono, sia per quanto riguarda la leucopenia e l'ane-
mia nel periodo di conflitto attivo (e ancora nel primo stadio dopo la CL), sia
per quanto riguarda la leucocitosi e l'eritroemia, ovvero l'eritroleucemia.
Tutto deve sempre avvenire in modo perfettamente sincrono e in considera-
zione dell'età del paziente, dell'intensità e della durata del conflitto.
Con gli esempi seguenti vorrei mostrarvi che la leucemia non è come la
roulette russa dove nessuno sa quello che accadrà, bensì è un evento molto
sensato e ben comprensibile.
Mi "crederete" quando capirete perché per il futuro possiamo sperare a
buon diritto che quasi tutti i pazienti possono guarire. In medicina non esiste
nulla che sia più regolare di così!

549
Psiche Cervello Organo Ematopoiesi
Tipo di Localizzazione Localizzazione Midollo osseo
svalutazione n ella sostanza dell'osteolisi nello
di sé bianca scheletro
Svalutazione di sé Sostanza bianca Osteolisi delle In tutti i conflitti
morale - frontale calotte e di svalutazione di
intellettuale vertebre cervicali sé: durar:.te la fase
di conflitto attivo:
Svalutazione di sé Nei dest1imani: riduzione
Osteolisi della
sostanza bianca dell'ematopoiesi;
nel rappo1to spalla a sinistra
frontale nella fase
madre/bambino Osteolisi della
("Sei una madre destra; nei post-conflittolitica
spalla a destra
mancini: sostanza (fase PCL):
cattiva"); lo
stesso anche bianca frontale leucemia.
nel rapporto sinistro
padre/bambino.

Svalutazione di sé sostanza bianca Osteolisi delle ossa In seguito


relativa alle frontale del braccio elitrocitemia e
capacità manuali trombocitemia.
e all'abilità

Svalutazione sostanza bianca Osteolisi delle


centrale della laterale vertebre lombari
proplia personalità. Osteolisi delle
vertebre toracali

Svalutazione di sé sostanza bianca Osteolisi del bacino


sotto il livello della temporale
cintola . occipitale

Svalutazione di sé nei destrimani: a Osteolisi della spal-


nel rapporto sinistra frontale; nei la destra; osteolisi
marito/moglie. mancini: a destra della spalla sinistra.
frontale
Svalutazione di sé sostanza bianca Osteolisi delle ossa
per non occipitale della gamba.
sportività.
Svalutazione di sé sostanza bianca Osteolisi del collo
del tipo: "Non ce occipitale del femore.
la faccio !".

Si noti:
- metà cerebrale destra per il lato sinistro dello scheletro
- metà cerebrale sinistra per il lato destro dello scheletro.

550
21.9 Esempi

21.9.1 Un grave incidente automobilistico e le sue conseguenze

Dirk B. di dieci anni, originario di Heidelberg, il 6.10.82 subisce un grave


incidente d'auto con frattura cranica, frattura del bacino. Viene trasportato
privo di sensi in una clinica. Quando, ancora sotto choc, esce dallo stato di
incoscienza accanto al suo letto c'è un medico che gli dice che poiché ha
una serie di fratture ossee deve stare disteso in modo che, così si sperava,
tutto potesse di nuovo riattaccarsi nel modo giusto.
Il medico non aveva voluto dire nulla di particolare con ciò, anzi forse
intendeva essere incoraggiante. Ma il ragazzo subì uno choc perché era "in
contropiede". Nei due mesi seguenti, in cui dormiva male, non aveva appe-
tito, dimagriva ed era in una specie di panico, egli si chiedeva giorno e
notte se le ossa si sarebbero riattaccate correttamente o se sarebbe rimasto
storpio. Quando all'inizio di dicembre il ragazzo tornò a casa e i suoi tenta-
tivi di camminare ebbero successo, tutto si rimise a posto. Ben presto fu
anche in grado di tornare a scuola. Dall'inizio di dicembre la svalutazione
di sé, la paura di rimanere storpio, aveva perso ogni fondamento e quindi il
conflitto era risolto.
Nel gennaio '83 il consulente di classe riportò che Dirk era sempre stanco,
non concentrato, le sue prestazioni non erano più come prima quando
questo ragazzo molto sensibile era un ottimo studente. Il giovane, come ora
sappiamo, si trovava nella fase vagotonica post-conflittolitica (fase PCL),
che è caratterizzata da prevalente vagotonia, benessere, stanchezza, edema
cerebrale locale e inoltre vari rigonfiamenti nell'osso con essudazione 193. In
questo stadio di riparazione la parte del sistema scheletrico interessata ora
aveva ripreso a pieno ritmo nel midollo osseo la produzione, che prima era
ridotta, sia di globuli rossi sia di globuli bianchi. Chiamiamo ciò leucemia
o più correttamente fase leucemica. Spesso la si nota solo per caso, perché
i pazienti si sentono bene seppure accusino una forte stanchezza causata
dalla vagotonia!

Nel nostro caso i sintomi dell'edema cerebrale locale non assunsero delle
proporzioni allarmanti, ma non passarono inosservati ai genitori, che dice-
vano: "Il ragazzo cammina in modo così strano." Poiché avevano paura che
ci fosse una relazione con le fratture ossee precedenti, si recarono dal medi-

(1 93) Essudazione =passaggio di liquido attraverso le pareti vascolari dei tessuti contigui.

551
co quando fra il maggio '83 e il settembre '83 i sintomi non erano regredi-
ti, ma piuttosto erano un po' aumentati. Alla fine di settembre venne accer-
tata una leucemia. Di conseguenza i genitori non sapendo che cos'altro fare
lo sottoposero a un trattamento nella clinica universitaria di Heidelberg con
chemio e irradiazioni al cervello, cosa che notoriamente è molto pericolosa
per le cellule cerebrali.
La DHS era avvenuta il 6 ottobre '82. Lo choc del gravissimo conflitto di
svalutazione era avvenuto a causa dell'osservazione fatta distrattamente
quando Dirk si era appena risvegliato dallo stato di incoscienza. Dirk:
"Avevo paura che tutte le ossa sarebbero cresciute a rovescio e sarei rima-
sto storpio."
Alla DHS seguì tipicamente una fase simpaticotonica con insonnia, dima-
gramento, pensieri ossessivi ecc .. In questa fase di conflitto attivo c'erano
riduzione del midollo osseo, anemia e leucopenia.
Dopo la conflittolisi, alla fine di novembre-inizio di dicembre, il corpo passò
alla fase vagotonica con benessere, sonno, buon appetito, però anche con
stanchezza e difficoltà di concentrazione. Nel cervello tutta la sostanza
bianca era gonfia ed edemizzata, nel midollo osseo iniziò una fase di ripa-
razione iperproduttiva con aumentata eritropoiesi e leucopoiesi. Prima
della rinormalizzazione spontanea di questa fase leucemica ancora in atto,
venne scoperta l'alterazione del quadro ematico a causa della sintomatica
della pressione cerebrale citata.
Alla .fine del 1983 Dirk ebbe una pseudo-normalizzazione dei valori san-
guigni. Si sarebbe senz'altro verificata una rinormalizzazione in modo
spontaneo e più veloce se il processo di riparazione non fosse stato di con-
tinuo interrotto e quindi ritardato dalla chemio e dalle irradiazioni del cer-
vello. I medici tradizionali parlano di una cosiddetta "remissione", cioè di
una normalizzazione dei valori sanguigni. Già la parola "remissione" ha
per loro il sapore solo del provvisorio, non del definitivo. Ciò si esprime nei
continui "controlli" ambulatoriali che vogliono solo accertare se la leucemia
è già ritornata.
Questa attesa del ritorno del "brutto male" coinvolge così tanto i genitori e
i pazienti che ogni controllo è seguito da un sospiro di sollievo: "Grazie a
Dio, non ancora!".
Nel giugno '84 Dirk si spezzò il braccio destro cadendo dalla bicicletta.
Avevo pensato che questo incidente avesse forse potuto scatenare nel
ragazzo uno choc per associazione con ricaduta conflittuale ripensando al
primo incidente, ma il ragazzo negò e solo ciò vale, quanto il paziente stes-
so afferma!

552
Ma un mese dopo, nel luglio '84, uno della settima classe, che per un ragaz-
zo della terza è già un "grande", si avvicina al compagno e gli chiede:
"Di' un po', che malattia hai?". Il ragazzo risponde: "Leucemia". E l'altro:
"Si, ma allora devi morire; è quello che ci ha detto la nostra insegnante di
biologia e lei lo sa di sicuro."
Per il giovane questa fu una nuova DHS, uno choc terribile. Dirk è comple-
tamente distrutto, continua a pensare alle gravi parole dette dal ragazzo
della settima classe, non riesce più a dormire bene né a mangiare, è cadu-
to nel panico del conflitto. In questo periodo i valori ematici dei leucociti
sono da n ormali a leucopenici. In verità il ragazzo racconta il fatto a sua
madre, ma lei non lo prende sul serio e lascia perdere. l'.ossessione rimane
per circa due mesi. Il giovane è in simpaticotonia.
Alla fine di settembre '84 Dirk arriva alla conclusione che il compagno non
aveva ragione perché lui non è morto e i valori del sangue sono a posto. Si
arriva a una soluzione del conflitto. Quattro settimane dopo ad un controllo
viene accertata una cosiddetta ricaduta di leucemia. A questo punto il
ragazzo si sentiva di nuovo bene, dormiva e aveva buon appetito, aveva
ripreso quasi tutto il peso perso di 8-10 kg, aveva le mani calde, ma era
anche fiacco e stanco, come è normale per la vagotonia.
Il giovane paziente venne nuovamente ricoverato nella clinica universita-
ria infantile di Heidelberg e sottoposto a un trattamento di chemio e irra-
diazioni di cobalto al cervello senza "successo". Ai genitori si diceva che
l'organismo del ragazzo era diventato "immune" ai citostatici, che ormai
non si poteva più fare alcuna terapia. Il 27 maggio lo mandarono a casa
congedandosi definitivamente da lui.
Non si prevedeva di riprenderlo ancora in clinica perché si calcolava che
sarebbe morto entro le prossime 2-4 settimane. Il ragazzo capì con precisio-
ne tutto ciò perché era, come detto, molto sensibile! La clinica gli prescris-
se degli oppiacei a causa dei dolori alle ossa che egli avvertiva soprattutto
nelle ossa dell'omero e del femore. Per mio intervento personale i colleghi
della clinica soddisfecero la mia richiesta e trasfusero al ragazzo da 7 g%
Hb a 11 g%.
Il 28 maggio '85 visitai Dirk B. per la prima volta: ora aveva 12 anni, era del
tutto apatico e a malapena in grado di parlare . Prendeva di continuo dosi
massicce di antidolorifici con Dolantin in aggiunta a Luminal. Da una set-
timana era visibilmente nel panico totale e con paura della morte perché
aveva capito che "non c'era più nulla da fare". Questo paniCo era stato sop-
presso con gli oppiacei. Prendeva il Luminal perché poco prima aveva
avuto un attacco epilettico, segno di un conflitto risolto (per lo meno tem-

553
poraneamente) del non poter fuggire. Mi sedetti dapprima al letto del mala-
to grave e tentai di parlare con lui, ma ciò era a stento possibile perché il
ragazzo era "assente" e nel panico. Allora feci ricorso all'ultimo mezzo pos-
sibile: lo guardai fermamente negli occhi con uno sguardo ipnotizzante e
gli disse lentamente e in modo persuasivo che per causa sua ero venuto
apposta da Roma e sapevo con precisione che fra due mesi avrebbe di
nuovo potuto correre all'aperto proprio come i suoi compagni e i suoi frate-
lli, soltanto doveva collaborare. Gli dissi anche che i medici locali non capi-
vano la sua malattia (ciò che corrispondeva alla verità), ma Roma era una città
molto più grande della cittadina universitaria di Heidelberg e poiché ero un
medico di Roma ne sapevo semplicemente di più.
Il ragazzo fu come fulminato. Guardava incredulo i suoi genitori che annui-
vano. Era difficile dire se avesse afferrato bene o si se fosse reso conto di ciò
che avevo detto. Ma dieci minuti dopo, quando eravamo già fuori dalla
stanza, "la miccia si accese".
Da quel momento fu come elettrizzato, all'improvviso poté di nuovo anda-
re fino al televisore, raccontò ai suoi fratelli che il medico di Roma aveva
detto che nel giro di 2 mesi sarebbe stato di nuovo sano e in grado di corre-
re fuo ri. Il fratello diciassettenne disse spontaneamente: "Non ci credo!",
perché i fratelli già si aspettavano la morte imminente del ragazzo.
Nonostante questo piccolo incidente, da quel momento il bamoino non
prese più alcun antidolorifico. Se aveva dei dolori leggeri nella parte supe-
riore delle braccia e delle gambe (per la dilatazione del periostio attraverso
l'edema osseo!) veniva lenito con il freddo e così pure se aveva dei dolori di
testa che erano sopportabili e si potevano far sparire presto raffreddandola
con una borsa del ghiaccio.
Il giorno dopo già chiedeva spontaneamente di mangiare, cosa che non
aveva più fatto da settimane o mesi a causa dei farmaci e del nuovo pani-
co. Poi il ragazzo migliorò. I leucociti al ritorno a casa dalla clinica erano
circa 100.000, di cui 91 % blasti. Contraddice qualsiasi esperienza medica
che un bambino, che ora è felicemente in vagotonia, gioca, dorme e man-
gia bene, ride e partecipa a ciò che ha intorno, debba morire solo perché dei
medici ad orientamento puramente intellettuale di una clinica universitaria
dicono che morirà presto, addirittura che morirà nelle prossime 2-4 settima-
ne! Il morale del ragazzo era così alto da fargli rifiutare di assumere degli
antidolorifici solo perché gli avevo detto che senza sarebbe guarito più rapi-
damente. Allora diceva: "Non ho bisogno di prenderli, non sto così male".
Il ragazzo sorprendentemente riuscì a far fronte anche alla riduzione
momentanea dei trombociti che nel giro di pochi giorni passarono da

554
150.000 a 14.000 a causa della somministrazione di un citostatico cosiddet-
to biologico (contro il mio espresso parere!), nonostante la forte emorragia
dal naso, solo perché gli avevo detto: "Dirk, è solo un piccolo incidente, ma
è sempre questione di due mesi, la guarigione continua ad andare avanti!"
Tuttavia il 18.6.85 Dirk muore in coma cerebrale. Il dott. A.F. della clinica
pediatrica di Landau riporta che il paziente era stato portato via in coma
cerebrale. Su indicazione della clinica universitaria di Heidelberg di propo-
sito non era stato somministrato il cortisone. Non si era fatto alcun tratta-
mento medico intensivo, perché nessuno credeva alla pressione cerebrale
nel senso della Nuova Medicina Germanica, bensì solo al "coma leucemi-
co". Che cosa intendesse con ciò, non sapeva dire con precisione. Egli cita-
va solo la clinica universitaria pediatrica di Heidelberg. Il giorno prima il
ragazzo era stato ricoverato a causa del suo crescente stordimento. I valori
del sangue misurati erano: Hb 12 go/o, eritrociti 4,2 milioni, trombociti
19.000, leucociti 140.000.
Quando sono venuto a sapere della morte di Dirk ho urlato dal dolore e
dalla rabbia.
E' incredibile che cosa sono capaci di fare questi "medicinici"!
In seguito ho chiesto ancora al primario della clinica pediatrica di Heidelberg,
in cui io stesso ho lavorato come medico un tempo, di presentare il caso di
Dirk di fronte a tutti i medici della clinica. Il professore mi fece sapere che
non c'era alcun interesse.
I pazienti come Dirk, che hanno dovuto subire non solo la chemio, ma
anche le irradiazioni del cervello, vanno controllati molto attentamente. Un
cervello irradiato non reagisce più con la stessa elasticità a un nuovo
edema. Allora si raffredda, si danno simpaticotonic:i, eventualmente cortiso-
ne, si devono fare delle TAC cerebrali di controllo per poter valutare la
dimensione dell'edema. Sostanzialmente: trattare le complicanze di una
irradiazione cerebrale significa tentare di riparare i danni della medicina
ufficiale.
Ciò di fatto non ha nulla a che fare con la Nuova :viedicina Germanica.
La cosa macabra però è: se il paziente sopravvive, entra nella statistica dei
casi di successo, se muore, perché i danni della "terapia" erano irreparabi-
li, "anche la Nuova Medicina Germanica non è stata in grado di aiutarlo".

555
TAC cerebrale di Dirk B. Le frecce
indicano un edema generalizzato
della sostanza bianca del neoencefalo,
riconoscibile nel forte annerimento.
Qui si tratta più di una svalutazione
generalizzata che riguarda tutta la
personalità, corrispondente a una più
diffusa demineralizzazione infantile
delle ossa.

Il ragazzo, dopo la soluzione del suo


conflitto con testa calda e profonda
vagotonia, venne trasportato in un
piccolo ospedale presso Heidelberg
a causa dell'edema cerebrale acuto; dopo un colloquio con la clinica uni-
versitaria di Heidelberg- i medici dell'ospedale si rifiutarono di dare il
necessario cortisone al ragazzo e di raffreddargli la testa. Egli morì com'e-
ra pertanto da aspettarsi per coma da edema cerebrale.

21.9.2 Svalutazione globale di sé per la morte della moglie

Nel caso seguente la moglie del paziente era morta nel novembre 1983. Per
lui era al tempo stesso una specie di madre (rapporto edipico) ed era di 8
anni più anziana. Il paziente perciò, oltre alla svalutazione di sé, aveva
patito anche un conflitto di territorio e un conflitto femminile nell'ambito
del territorio (di sentirsi solo nel territorio) e quindi era in costellazione
schizofrenica. Era come irrigidito, depresso e del tutto sconvolto. Intorno a
lui si diceva che dopo la morte della moglie era diventato "pazzo".
La soluzione del conflitto arrivò per il signor K. in modo del tutto singola-
re: dopo nove mesi di tormento, un giorno il suo capo gli disse: "Ho biso-
gno di lei, ho qui un lavoro che solo lei può fare!" Ciò lo risvegliò come da
un profondo, brutto sogno. Fece il lavoro che lui soltanto era in grado di
compiere.
Otto settimane dopo il paziente ebbe l'infarto cardiaco previsto, a cui
sopravvisse solo grazie a ripetute rianimazioni. La TAC cerebrale non aveva
suscitato l'interesse di nessuno dei cardiologi. Venne eseguita solo su mia
indicazione.
A questo punto il paziente era di nuovo del tutto "normale", aveva le mani
caldissime e riprendeva rapidamente peso. I cardiologi della clinica univer-

556
sitaria di Vienna avevano interpretato il caso in questo modo: a causa della
perdita di peso delle ultime 7 settimane era diventato "a rischio di infarto"
e infatti aveva avuto un infarto cardiaco. Secondo l'ECG si trattava di un
infarto del ventricolo destro, ma secondo la TAC cerebrale dovevano esser-
ci stati contemporaneamente un infarto cardiaco sinistro e uno destro! Un
miracolo che il paziente fosse sopravvissuto!

Paziente (52 anni), caso di infarto esami-


nato a Vienna. Il paziente alla morte della
moglie aveva patito un conflitto di svalu-
tazione di sé generalizzato, ma contempo-
raneamente anche un conflitto nell'ambi-
to del territorio maschile e femminile . Si
vede chiaramente la colorazione molto
scura di tutto la sostanza bianca.
All'interno di questa sostanza bianca si
notano però distintamente delle aree
particolarmente scure (Focolai di Hamer),
presenti nella sfera scheletrica globale
che evidenziano i singoli relè.

21.9.3 Leucemia linfoblastica acuta in seguito all'abbandono da


parte dell'amico

Questo caso è di fatto molto comune. Una giovane studentessa di medicina di


21 anni, già quasi alla conclusione del primo biennio di studi, viene lasciata
dal fidanzato. Era il novembre '84. Poco tempo prima, ancora nel tirocinio
della fisiologia, si era fatta il proprio quadro ematico: tutti i valori erano
nella norma. La ragazza si sentiva troppo grassoccia, ma era molto intelli-
gente e aperta. Tutta la consapevolezza del proprio valore si basava sul suo
amico, con il quale in seguito voleva formare una famiglia. Questo era il suo
più grande desiderio. Quando l'amico la lasciò (era stato il suo primo fidan-
zato) si sentì profondamente avvilita e distrutta nella sua stima personale.
Il conflitto fu molto intenso.
Dopo circa 2 mesi si arrivò a una riconciliazione. Da quel momento la
ragazza diventò così fiacca e stanca da non potere più studiare. Aveva perso
3 kg di peso nel periodo fra novembre '84 e gennaio '85. Ora aveva un

557
appetito persino eccessivo e ingrassò rapidamente anche più di prima.
Sfortunatamente quattro settimane dopo andò dal medico che le riscontrò
una leucocitosi con un valore pari a 80.000, di cui 75.000 linfoblasù e 5.000
normali leucociti.
Ciò che seguì fu una tragedia: alle università di Erlangen e di Essen si tentò
di reprimere i leucociti con i citostatici.
Qui accanto vediamo le osteolisi
dell'articolazione della spalla sinistra
(la paziente era mancina). Lì avverti-
va anche i dolori di dilatazione del
periostio. Di solito questa zona sche-
letrica (nei mancini) è interessata da
una svalutazione di sé nel rapporto
con il partner.

Ma il conflitto rimase risolto e ogni


volta che si interrompeva lo pseu-
dotrattamento con i citostatici il
numero dei leucociti aumentava di
nuovo rapidamente. Allora i medici
lamentavano una ricaduta! La paziente alla fine morì per cause iatrogene,
"terapizzata" a morte.

Osteolisi della prima vertebra lom-


bare, dove aveva appunto dei dolori
(conflitto di svalutazione della pro-
pria personalità centrale).

558
Nella TAC cerebrale vediamo una
sostanza bianca decisamente scuro.
Le frecce indicano due zone circoscrit-
te corrispondenti alle osteolisi delle
costole in riparazione.

La freccia frontalmente a destra mostra un


FH risolto per un conflitto di impotenza, un
conflitto del tipo "Si dovrebbe fare qualco-
sa, eppure nessuno fa nulla!", scatenato in
questa paziente mancina dalla diagnosi e
dalla prognosi dei medici, e manifestatosi
a livello organico con ulcera dei dotti degli
archi branchiali.

21.9.4 Svalutazione di sé nel rapporto con la sorella che le dice


"Sei un mostro!"

Questo caso tragico viene dalla clinica univer-


sitaria di Tubinga. Si tratta di un ragazzo di
nove anni.

Nelle immagini di TAC che seguono vediamo un


grande sarcoma dell'orbita, che si è formato
dopo un'operazione all'orbita .

559
Al momento di questa fotografia, nel settembre '86, si sarebbe potuto ope-
rare il ragazzo, perché non c'era affatto bisogno che egli morisse di questo
sarcoma che rappresentava solo una reazione di riparazione eccessiva. Ma
i professori oftalmologi a Tubinga rifiutarono l'intervento. Così il povero ragaz-
zo venne trattato con chemio e citostatici e addormentato con la morfina.
Queste immagini devono però mostrare anche qualcos'altro: quando si arri-
vò a questa grande protrusione del bulbo 194, alla pressione del globo ocula-
re causata dal sarcoma retrobulbare a destra, la sorellina di cinque anni
disse al fratello: "Sembri un mostro!". Da quel momento il ragazzo fu molto
taciturno , nei due mesi seguenti non disse praticamente una parola, dima-
griva e non dormiva quasi. Aveva patito un grave conflitto di svalutazione
con DHS, contemporaneamente a un forte rancore nel territorio. Inoltre per
quest'unica parola aveva patito 2 o persino 3 conflitti centrali frontali. Si vede
tutto sulle TAC cerebrali. Era per giunta in "costellazione schizofrenica".
Quando al valoroso ragazzino, che i professori a Lione, Ginevra e Zurigo si
erano rifiutati di operare, venne detto che a Tubinga c'erano dei medici che
operando potevano far tornare la sua faccia quasi uguale a prima, egli tra
le lacrime confessò la parola "mostro ", balbettando sempre soltanto quella
parola "mostro, mostro". Tentava ancora una volta di ricostruire la sua
immagine svalutata.

Rimasero però i due conflitti di svalutazione


di sé, a sinistra per l'orbita destra, i cui anelli
nelle immagini accanto praticamente non
mostrano ancora nessun edema (tutte le
lastre sono della stessa data) . La piccola
freccia a destra in alto indica un FH di paura
frontale recidivo che qui non è ancora ben
risolto. A entrambi i lati del collo il ragazzo
aveva delle cisti degli archi branchiali che
continuavano a tornare. Non posso mostrare
l'osteolisi della testa dell'omero sinistro e del
bacino sinistro perché non sono state fatte
delle radiografie.
Anche l'adenocarcinoma dei dotti biliari sicuramente presente (FH vedi freccia
a destra) non venne considerato, eppure i corrispondenti relè nella TAC cere-
brale sono chiaramente interessati.

(194) Protrusione del bulbo = sporgenza del globo oculare.

560
Allora pregai letteralmente in ginocchio i professori di tentare l'operazione
per queste ragioni psichiche, dato che non c'era nulla da perdere; inutil-
mente! Quando il ragazzino se ne andò da Tubinga consapevole di non
avere ottenuto l'aiuto del professore, egli era e rimaneva il mostro . Cadde
in totale letargo e nella sua patria, la Francia meridionale, venne addor-
mentato con morfina e farmaci.
Al momento di questa TAC sussisteva una leucocitosi di circa 12.000, l'ini-
zio di una leucemia nel caso di uno sviluppo positivo. Fino a quando i medi-
ci escludono la psiche dalle loro considerazioni e fanno solo dei trattamen-
ti sintomatici, questi casi brutali sono all'ordine del giorno. I professori inol-
tre dichiararono chiaro e tondo che tutte le alterazioni nel cervello, di qual-
sivoglia tipo, erano delle "metastasi cerebrali". Quando feci presente al pro-
fessore che nell'uomo dopo la nascita non esiste più alcuna crescita di
cellule dei nervi cerebrali, quelle che in ogni caso potrebbero crescere sono
delle innocue cellule di tessuto connettivo di riparazione, che si formereb-
bero anche in caso di ferita cerebrale, egli mi guardò a bocca aperta e disse:
"Che cosa dovrebbe essere allora?" Questo professore, quale decano della
facoltà di medicina, da 6 anni si occupa "d'ufficio" della Nuova Medicina
Germanica e non ha capito una sola parola, cioè non ha voluto capire!

I miei amici che erano venuti dalla Francia e io abbiamo soltanto potuto
piangere.

21.9.5 Svalutazione di sé a causa di un "colpo basso"

Radiografia del bacino:


i punti scuri dell'ischio e
dell'osso pubico rappresen-
tano delle osteolisi.

Accanto vediamo la radio-


grafia del bacino di un
uomo di 65 anni che si
rallegravà del suo pensio-
namento quando venne
colpito da una terribile
DHS di svalutazione di sé:
era membro del consiglio comunale e presidente del comitato per la prote-
zione dei monumenti storici. Un giorno il sindaco disse nel consiglio comu-

561
nale: "D'ora innanzi mi occuperò io stesso di fare il presidente''. Per il
paziente fu una totale svalutazione di sé. La soluzione per lui arrivò dopo
circa 4 mesi, solo poche settimane prima che il paese fosse pronto per il
concorso, quando il sindaco personalmente con molta umiltà e semplicità si
avvicinò al paziente e lo pregò che riprendesse lui tutto in mano perché
sarebbe stato meglio così.
Il paziente del resto aveva sempre considerato questa svalutazione di sé,
come lui stesso affermava, "un colpo basso", di conseguenza questo era
stato il contenuto conflittuale nell'istante della DHS.

Nella TAC cerebrale l e frecce indicano i relativi edemi nella sostanza bianca
del neoencefalo, dove possiamo notare i singoli FH per le osteolisi dell'ischio e
dell'osso pubico.

Il paziente ebbe una leucemia. Nel frattempo è guarito completamente.

21.9.6 Svalutazione di sé a causa del licenziamento della moglie


dalla stessa ditta e spostamento a un nuovo computer

Per ogni conflitto e anche nel conflitto di svalutazione di sé non importa quan-
to gli altri considerino importante la cosa per la quale il paziente si ammala.
Neppure conta quale valore il paziente attribuisce retrospettivamente quando
ormai è fuori pericolo. E' decisivo solo e unicamente ciò che il paziente ha
avvertito al momento della DHS, quando è stato travolto dallo choc dell'even-
to conflittuale che ha causato i corrispondenti focolai nel cervello.

562
Questo uomo trentacinquenne francese era un vicedirettore presso un'as-
sicurazione che lavorava molto con i computer. Egli era tra l'altro responsa-
bile della loro manutenzione.
La DHS colpì il paziente il 1 gennaio 1985. Sua moglie, che lavorava nella
medesima ditta e rappresentava il sostegno morale del paziente, venne
licenziata. Contemporaneamente al paziente fu comunicato che sarebbe
stata acquisita un'intera nuova generazione di computer prodotti da una
ditta del tutto diversa. Queste due notizie funeste colpirono il paziente
come un fulmine. Non solo egli si sentì privato dei suoi sostegni, ma anche
non si sentiva sicuro con i nuovi computer. Cadde nel panico totale. Patì un
conflitto di svalutazione globale che interessò tutta la sua personalità. Da
quel momento in poi inviò domande di impiego a numerose ditte. Non
aveva altro in mente che andarsene dal suo posto di lavoro. Poiché riceve-
va solo dei rifiuti si sentiva sempre più scadente. La cosa andò avanti per
quasi un anno; nel frattempo era molto dimagrito, era sempre teso e iperat-
tivo, tuttavia non depresso.
Conflittolisi (CL): il 7 novembre si presentò ancora una volta a una nuova
ditta, come aveva già fatto molto spesso quell'anno. Il 19.12.85 ebbe il
nuovo posto di lavoro, ma dovette prima sottoporsi a una visita medica che
venne eseguita 10 giorni più tardi e già si riscontrò una leucemia!
Nel periodo successivo il paziente ebbe dei dolori, forti ma sopportabili, alle
ossa in tutto il corpo, che erano però più intensi nelle costole . I leucociti,
alla visite. per l'assunzione il 2 gennaio '86, erano già a 30.000 e nei mesi
seguenti salirono a 170.000. Il 16 gennaio venne di nuovo licenziato dalla
nuova ditta, ma egli accettò la cosa perché ormai era visibilmente ammala-
to, sebbene in realtà si sentisse bene e fosse solo stanco. La ditta gli aveva
anche assicurato che sarebbe stato di nuovo assunto non appena fosse gua-
rito.
Il paziem:e fu dapprima trattato con antibiotici perché all'inizio il numero
dei leucociti aumentava solo lentamente. Ma poiché ciò non servì a nulla e
i leucociti. continuavano ad aumentare, gli venne infine fatta la diagnosi,
dopo una agoaspirazione del midollo osseo, di "leucemia mieloide cronica".
Fortunatamente riuscì in tempo a trovare la strada che porta ai miei amici
in Francia. Oggi sta bene, lavora di nuovo ed è sano senza aver dovuto
prendere alcun citostatico.

563
Purtroppo non possiedo la radiografia
delle ossa del torace. Sono sicuro che lì
si vedrebbero le osteolisi. Ma la TAC
cerebrale della fine di giugno '86 è
molto tipica di un cosiddetto edema
della sostanza bianca generalizzata,
come di fatto però accade più per la
leucemia di tipo infantile . Le frecce
mostrano in parte dei singoli focolai
che però si distinguono dal grande
edema della sostanza bianca solo ad
un ;osservazione molto attenta.

21.9.7 Svalutazione di sé perché il paziente credeva di essere diven-


tato "un rottame"

Il caso seguente con TAC cerebrali tipiche della leucemia riguarda un reli-
gioso d'alto rango italiano che era stato responsabile della formazione della
nuova generazione di sacerdoti e negli anni Sessanta, quando molti semi-
naristi rinunciarono al sacerdozio, aveva patito due conflitti:

1. un conflitto di rancore nel territorio (ulcera dei dotti biliari) con un con
flitto di paura nel territorio (ulcera bronchiale), entrambi a destra cere-
bralmente, perché i seminaristi abbandonavano a gruppi ed egli riusci-
va a malapena a controllare la collera e la paura del futuro;
2. un conflitto di impotenza, quando fu convocato in Vaticano e dovette
confrontarsi con la domanda: "Si dovrebbe fare qualcosa urgentemente
contro questo fenomeno, ma che cosa?" Ne patì due conflitti quasi simi-
li a livello organico per i dotti secretori della tiroide e contemporanea-
mente per l'intima della biforcazione della carotide 195 sinistra. Dal punto
di vista evolutivo, sia i dotti escretori della tiroide, sia l'intima della caro-
tide sono derivazioni embrionali degli archi branchiali, hanno lo stesso
contenuto conflittuale; sul piano organico si trovano alla distanza di

(195} Biforcazione della carotide = divisione dell'arteria carotide comune in arteria carotide
esterna e interna.

564
pochi centimetri e i loro relè sono situati nella medesima zona cerebra-
le. Alla biforcazione della carotide, lo ricordo a quelli fra voi che sono
medici, si trova il cosiddetto nodo senoatriale della carotide, una specie
di misuratore e regolatore automatico della pressione dell'organismo e,
come dicono i nostri testi, il più importante circuito di regolazione e sta-
bilizzazione della pressione arteriosa centrale.
A livello organico, nella fase PCL, egli soffrì di una cheratosi dell'epite-
lio pavimentoso nel lume di questa biforcazione dell'arteria carotide,
una cosiddetta stenosi t96.

Quando questo accertamento venne fatto nel 1984, perché il paziente aveva
dei disturbi della parola, egli cadde nel panico e patì un conflitto di svalu-
tazione di sé globale, perché ormai al paziente sembrava di essere diventa-
to "un rottame". I disturbi della parola erano probabilmente il risultato della
diminuita irrorazione sanguigna dell'emisfero posteriore del neoencefalo a
causa della stenosi della carotide.
Il paziente dimagrì rapidamente, non dormiva più e pensava di continuo di
essere un "rottame" e di non servire più a nulla. Di conseguenza ebbe delle
notevoli osteolisi nella colonna vertebrale e nel bacino corrispondentemen-
te a una svalutazione di sé ovvero a un conflitto centrale della personalità
del non poter sopportare qualcosa (vedi radiografia del bacino).
Nell'ottica della medicina tradizionale, a maggior ragione non ci sarebbe
stato più nulla da fare . Inoltre le immagini delle TAC cerebrali furono inter-
pretate come una "lesione cerebrale", in un momento in cui il paziente di
fatto aveva già da lungo tempo avuto la sua conflittolisi.

C'era ancora un'altra cosa che preoccupava il paziente: da molto tempo


aveva una pressione sanguigna alta (250/150). La pressione elevata fu con-
siderata responsabile della "calcificazione" nella biforcazione della caroti-
de. In realtà 20 anni prima aveva subito un terribile conflitto dell'acqua con
necrosi renale. Quella volta stava volando sul Mediterraneo con un picco-
lo aereo passeggeri. All'improvviso il velivolo finì in un forte temporale. Il
pilota volò molto basso, ciò nonostante il piccolo aereo continuava ad esse-
re spinto di qua e di là. Tutti i passeggeri avevano paura di cadere un istan-
te dopo nel Mediterraneo. Si misero i giubbotti di salvataggio. Durò per
circa tre ore. Il paziente dice: "Fu un inferno!". Da allora ebbe la pressione
alta e per mesi sognò di quella terribile esperienza.

(196) Stenosi = restringimento degli organi cavi o dei vasi.

565
Dopo la recente DHS di svalutazione causata dalla tremenda diagnosi della
medicina ufficiale, il paziente ebbe 5 mesi di attività conflittuale. Poi venne
ad affidarsi ai miei amici in Francia e, poiché è molto intelligente, compre-
se il sistema e capì che era stato tutto un falso allarme e che per un errore
aveva patito una svalutazione di sé.
In seguito passò attraverso tutti gli stadi e i sintomi della leucemia. La con-
flittolisi era avvenuta nel febbraio '86. Il paziente ebbe dei f01ii dolori nel
bacino e nella colonna vertebrale, i valori dei leucociti si aggiravano intorno
a 20.000 dopo la precedente anemia che era stata così forte da farlo oscillare
sempre su valori bassi fra 7 e 8 g% Hb. Per quattro mesi prese il cortisone.

La prima TAC cerebrale risale al


novembre '86 e mostra degli anneri-
menti di edema. I radiologi parlaro-
no di "lesione cerebrale", però il
paziente a quel punto poteva già
riderci sopra. Questa colorazione
scura della sostanza bianca è
tipica dello stadio leucemico.
~annerimento è causato dall'edema
ed è visibile nella zona de] relè del
bacino. Le trecce in basso indicano
due vecchi conflitti di perdita (relè
del testicolo), dove il FH a sinistra
cerebralmente è in soluzione recidi-
vante con edema intrafocale e peri-
focale. Freccia a destra in alto: in
questo caso è interessato non il relè bronchiale, bensì il relè della biforcazione
della carotide sinistra. Il paziente infatti era stato operato alla biforcazione della
carotide a causa della stenosi. Il contenuto conflittuale è un conflitto di impotenza.

566
Accanto vediamo il corrispettivo di
un conflitto di svalutazione genera-
lizzato nel cervello: al paziente era
stato detto di avere una stenosi della
carotide in aggravamento per calci-
ficazione delle arterie e che presto
non avrebbe più potuto pensare in
modo adeguato e sarebbe diventato
invalido. I suoi fratelli riuscirono a
risollevare il morale del paziente e
si arrivò alla soluzione del conflitto.
Come risultato vediamo il potente
edema di quasi tutta la sostanza
bianca. I relè della colonna vertebra-
le e del bacino sono particolarmente
colpiti.
TAC cerebrale del novembre 1986

Accanto vediamo una stenosi della


biforcazione della carotide sul lato
sinistro del collo.

Alla diramazione dell'arteria caro-


tide, dove si trova il cosiddetto
nodo sinoatriale della carotide,
l'intima dei vasi (strato interno alle
arterie), che embriologicamente
pure deriva dagli archi branchiali e
quindi è finemente innervata sen-
sorialmente dalla corteccia cere-
brale, può ulcerarsi per un conflitto
di impotenza. Ciò potrebbe portare
a un cosiddetto aneurisma 197 della
carotide. In questo caso non è
accaduto, perché qui si tratta pale-
semente di una cosiddetta soluzio-
ne in sospeso, cioè ogni volta che

(197) Aneurisma =anomala dilatazione di un vaso sanguigno .

567
arrivavano dei nuovi seminaristi aveva luogo una soluzione temporanea del
conflitto. Se i seminaristi se ne andavano, il paziente pativa una nuova rica-
duta. Conseguentemente qui abbiamo il contrario di un aneurisma, cioè
una stenosi a causa di un epitelio pavimentoso in cheratosi, simile a una
verruca, nel lume del vaso che si può ben riconoscere grazie all'assenza di
sangue arricchito del mezzo di contrasto in quel punto preciso nel cosiddet-
to angiogramma della carotide (rappresentazione con mezzo di contrasto
dell'arteria carotide) . Le arterie carotidi sono delle formazioni gemellari
pure derivate dagli stessi archi branchiali come i dotti secretori della tiroi-
de, che nel periodo evolutivo antico sfociavano nell'intestino (= esocrini) e
ora sboccano nel circolo sanguigno (= endocrini). Pertanto in entrambi i
casi il conflitto è praticamente lo stesso: "Si dovrebbe fare qualcosa, ma non
si può fare niente!''.

Radiografia del bacino dell'aprile


1986, il lato destro dell'immagine è
il lato sinistro del corpo e viceversa.
Mentre sul lato sinistro vediamo
solo un vecchio focolaio ricalcifica-
to nell'ischio, il lato destro del baci-
no è interessato da molte osteolisi.
Quella più in alto (osso sacro) era
già presente e si era di nuovo calci-
ficata, ma ora è nuovamente osteo-
lizzata. Le altre osteolisi indicate
con cerchi, frecce e tratteggi sono
recenti (svalutazione di sé nel rap-
porto con il partner). Possiamo
anche dire: questo gesuita di alto rango, che si era sempre ritenuto un buon
capo dei seminaristi, era stato colpito in modo profondo e inatteso dal ritiro in
gruppo dei seminaristi a Roma.

Nella TAC cerebrale della pagina accanto vediamo (freccia in alto a sinistra) il
FH relativo alla stenosi della carotide, che era da tempo in riparazione perma-
nente. Dal basso in mezzo si sovrappone un FH nel frattempo guarito più volte
di una svalutazione di sé nel rapporto con il partner. Al momento della TAC sem-
bra essere di nuovo attivo. A livello organico gli corrisponde una osteolisi della
spalla destra, di cui purtroppo non abbiamo una radiografia.
La grande freccia a destra indica il FH nel relè dei dotti biliari (rancore nel terri-

568
torio) per il quale è difficile stabili-
re se sia del tutto cicatrizzato o
abbia ancora una certa attività.
Potrebbe esser vera la seconda ipo-
tesi, perché il paziente in seguito
ebbe un'itterizia di media intensi-
tà. Di questo FH fa parte subito
sotto occipitalmente (freccia pic-
cola) un FH nel relè della mucosa
della vescica (conflitto del marcare
il territorio) che di certo è ancora
attivo.
La freccia occipitale destra mostra
un FH attivo nel relè renale
(acqua). Subito accanto a sinistra
medialmente c'è un secondo FH
pure attivo. Entrambi potrebbero TAC cerebrale del novembre 1986
essere responsabili della pressione sanguigna alta. Il reperto corrisponde a una
necrosi del rene destro insieme con un'altra necrosi per il parenchima renale
sinistro (FH: piccola freccia a sinistra occipitalmente). Purtroppo al paziente non
venne fatta una TAC addominale. Ma si può capire molto bene che in un caso
simile è biojogicamente necessaria proprio un'elevata pressione sanguigna, a
causa della perdita di parenchima renale dovuta alla necrosi di entrambi i reni.
Se ci immaginiamo la quantità di farmaci che di solito viene prescritta a un simi-
le paziente (riduttori della pressione sanguigna), si capisce la totale insensatez-
za della medicina attuale.

Dopo alcuni mesi (foto dell'aprile '87)


l'edema della sostanza bianca è di nuovo
ridotto, la presunta "lesione cerebrale" è
quasi scomparsa. Anche le osteolisi e
l'anemia sono di nuovo scomparse,
i leucociti sono rientrati nella norma.
Nella TAC cerebrale dell'aprile '87 si
vede nel complesso una riduzione
dell'edema nella sostanza bianca.

TAC dell'aprile 1987

569
Se questo prelato di 70 anni ha potuto superare una svalutazione di sé così
forte di tipo generalizzato, allora le persone più giovani potrebbero far fron-
te a ben di peggio. Anche questo prete provava dei forti dolori, ma aveva
intorno delle persone che lo hanno aiutato grazie alla conoscenza del siste-
ma della Nuova Medicina Germanica.

21.9.8 Il sostituto procuratore: svalutazione di sé padre/figlia

Il caso seguente riguarda un sostituto procuratore che era particolarmente


rigoroso. Alla prima DHS si arrivò in questo modo : il procuratore ebbe un
pesante alterco di lavoro con il suo superiore, il procuratore generale. Il
paziente saltò in piedi agitato, corse fuori dalla stanza e gridò: "Che cosa le
viene in mente, io comunico con lei solo per iscritto", cosa che di fatto fece
per 5 mesi fino al suo pensionamento, che rappresentò per lui la conflittolisi.
Il relativo reperto polmonare fu notato solo più tardi, per caso e contestual-
mente ad un altro avvenimento, quando nel gennaio '84 la sua figlia pre-
diletta doveva andare a votare. Il procuratore le disse: "Vota chiunque, ma
non i verdi!". Allora questa che era sempre stata una brava figlia si piantò
davanti al padre e ribattè: "Tu non mi hai mai parlato quando era il momen-
to, ora non ho più bisogno del tuo consiglio!" Il paziente dice: "Ciò mi ha
colpito profondamente, in tribunale nessuno mai si era preso una simile
libertà con me".
Patì una svalutazione nel rapporto padre/figlia. In una madre in tali casi
sarebbe sempre interessata la zona scheletrica della spalla sinistra, nei
padri possono essere colpite entrambe. Si arrivò a una riconciliazione (CL)
nell'aprile '84. Seguirono dei dolori alla spalla in entrambe le scapole, poi
diagnosticati istologicamente come cancro.

Nella TAC cerebrale del settembre '85 vediamo


il forte edema della sostanza bianca frontale-
laterale di entrambe le corna anteriori dei ventri-
coli laterali, che corrisponde all'ossatura della
spalla. Reperto aggiuntivo: la freccia a destra
indica un vecchio FH nel relè delle coronarie
corrispondente a un infarto cardiaco avvenuto in
passato e non riconosciuto.

I leucociti erano fra 12.000 e 15.000. Si era


"trascurata" la leucemia a fronte del presunto

570
violento carcinoma bronchiale che in verità, inattivo da molto tempo e i cui
residui andavano considerati come un'atelectasia bronchiale innocua, non
aveva mai fatto danni perché fortunatamente il procuratore aveva risolto il
suo conflitto di territorio 4-5 mesi dopo grazie al pensionamento. Il pazien-
te venne a chiedermi che cosa dovesse fare. Gli dissi: "Nulla, si rallegri che
i due conflitti si siano risolti. Se lei non interviene non le accadrà nulla."
Egli scosse la testa e disse: "Ne sarei contento, sarebbe bello."

Sulla TAC cerebrale del settembre '85 vediamo


(freccia a destra in alto) un grande FH, che non ha
più edema nella zona periinsulare destra, corrispon-
dente al citato conflitto di minaccia nel territorio a
causa dell'alterco con il procuratore generale.

Il consiglio di famiglia decise diversamente: un


rispettabile sostituto procuratore deve fare una
terapia anticancerogena sanzionata dallo stato.
Il suo amico, un intelligente collega pure in pen-
sione, era disperato. Doveva stare a guardare
come il suo amico veniva "curato " a morte con
chemio e irradiazioni senza potere fare nulla. Tra l'altro il cancro bronchia-
le inattivo, come avevo previsto, non si era mosso. Il paziente subì una tera-
pia mortale e morì di anemia da citostatici. Poco prima di morire confidò al
suo amico: "Credo che Hamer avesse ragione." Dopo la sua morte l'amico
disperato decise di lavorare in futuro per diffondere la Nuova Medicina.

Nella radiografia accanto del giugno '85 vedia-


mo la relativa atelectasia bronchiale che può
manifestarsi nella fase di riparazione dopo ulce-
ra intrabronchiale. Ai profani ciò sembra un
grande tumore polmonare. Ma in realtà tali
fenomeni in apparenza violenti sono solo atelec-
tasie che possono derivare da un'ulcera grande
1 cm nel bronco. Nella fase di riparazione questo
bronco gonfia all'interno (occlusione) . La porzio-
ne della zona polmonare, in questo caso del lobo
mediano, che si trova dietro questo bronco occlu-
so e ora non è più ventilata, resta atelectasica owero senz'aria. La medicina
classica considera la parte affatto o mal ventilata un "tumore", cosa del tutto

571
errata. Spesso l'atelectasia può restare per tutta la vita senza dare problemi.

21.9.9 Leucemia linfoblastica acuta a causa di una svalutazione di


sé per un "tre" in musica

Questo caso è così tragico


che si può solo piangere
quando lo si legge. I geni-
tori mi hanno autorizzato a
stampare una foto del loro
figlio, perché il caso si può
capire bene solo in tal
modo.
Questo giovane che allora
aveva 14 anni patì la sua
DHS all'inizio di febbraio
'84 e precisamente una
DHS doppia: 1) conflitto di
rancore con ulcera dei dotti biliari, probabilmente anche ulcera gastrica. 2)
Svalutazione intellettuale ("ingiustizia") con osteolisi nella colonna verte-
brale cervicale.
Il ragazzo, di gran lunga il migliore della classe in musica, appassionato
amante della musica e organista, che nell'ora di musica doveva scrivere
tutto sulla lavagna, perché era l'unico che sapesse usare correttamente le
note, prende un tre in musica per la cattiveria e l'infamia dell'insegnante!
Il ragazzo comprensibilmente si infuria e patisce una profonda sYalutazio-
ne di sé, dato che la sua autostima si basava in gran parte sul fatto che era
così dotato per la musica. Pensa continuamente a questa ingiustizia arrab-
biandosi giorno e notte, dimagrisce perché non ha più appetito, non può
più dormire, ha spesso dei conati di vomito. La conflittolisi arriva nell'apri-
le '84. Il giovane si dice: "Ora nella prossima pagella prenderai di nuovo il
tuo 1 e sarà tutto a posto!" Così diventa fiacco e stanco che può a malape-
na frequentare la scuola.
All'inizio di giugno '84 gli viene accertata una leucemia linfoblastica acuta
che viene trattata con citostatici. In luglio si verifica una vera recidiva di
DHS quando l'insegnante, nonostante la malattia nel frattempo nota, del
tutto ingiustamente e per pura cattiveria gli dà di nuovo un tre. Da quel
momento in poi accade ciò che la pseudoterapia con citostatici non era riusci-
ta a fare: il numero dei leucociti diminuisce rapidamente per la riduzione

572
del midollo osseo causata dal conflitto fino ad arrivare a una leucopenia. Il
ragazzo diminuisce presto di peso, ha sempre conati e vomito, non può più
dormire ed è costretto a pensare sempre e solo al 3 in musica. Aveva patito
esattamente lo stesso conflitto come recidiva: 1) un conflitto di rancore nel
territorio {ulcera dei dotti biliari e della mucosa gastrica), 2) un conflitto di
svalutazione di sé con osteolisi dello scheletro e inoltre 3) un conflitto di
paura nella nuca con peggioramento della vista.
Era proprio grottesco: in questa seconda fase di conflitto attivo, fra luglio e
il Natale del 1984, quando il ragazzo continuava a dimagrire, vomitava,
non dormiva e pensava sempre al tre preso in musica, egli doveva essere
"sano" secondo il parere dei medici, perché il quadro ematico mostrava una
leucopenia! Ciò accade appunto quando i medici decidono lo stato di
"malato e sano" solo in base a qualche sintomo insignificante, sebbene in
realtà in questo caso fosse esattamente il contrario.
Quando il ragazzo, come lui stesso racconta, in dicembre (a Natale) si era
detto: ''.Ah, l'insegnante può andare a quel paese", aveva smesso di arrab-
biarsi per il tre. Da quel momento gli era tornato l'appetito, aveva ripreso
peso e riusciva a dormire e, con grandi lamenti dei medici universitari il
numero dei leucociti era di nuovo salito a 103.000 quale buon segno della
riparazione del conflitto di svalutazione di sé e della ricalcificazione ossea!
Quando il ragazzo stava male, veniva considerato sano, ma ora che stava
davvero bene, ve:nne pronunciata per lui quasi la condanna a morte: reci-
diva di leucemia, nessuna speranza di sopravvivenza!
Da quel momento tutto ciò che accadde fu solo pura follia: si fece un trat-
tamento di chemio molto aggressiva (citostatici) con l'unico "successo" di
rovinare totalmente il midollo osseo. Si riuscì invero a procurargli un'ane-
mia ma, dato che era una persona giovane, i leucociti continuarono a sali-
re, sempre come nuovo segno della riparazione poiché il conflitto ora era
rimasto risolto. Si continuò a tentare di "scacciare il maligno" con citostati-
ci sempre più aggressivi. Il povero ragazzo alla fine morì per questa conti-
nua tortura di una morte benedetta, ma del tutto non necessaria: l'infermie-
ra di notte non vide che sanguinava dalla cavità nasale e il sangue finì nel
canale gastro-intestinale. Sebbene il suo compito fosse proprio quello di
controllare, l'infermiera aveva spento la luce. Quando al mattino lo guardò,
il poveretto avéva perso dall'ano ben 2 litri di sangue morendo sul colpo.
Gli era stato dato del "Carnivora" per massima stoltezza, cioè uno speciale
veleno inibitore della trombopoiesi. Ne era morto dissanguato.
Non so del resto se il ragazzo abbia patito una svalutazione di sé aggiunti-
va, riguardante la quinta vertebra lombare a destra, in luglio a causa della

573
DHS della recidiva conflittuale o per la seconda tremenda prognosi a fine
gennaio '85; presumo che si tratti di quest'ultima e anche il conflitto di
paura nella nuca potrebbe derivare da lì.
Entrambi devono essersi risolti fra gennaio e giugno '85, il mese in cui
venne eseguita la TAC cerebrale. Io ho visto il ragazzo solo per tre ore,
pochi giorni prima della sua morte e non conoscevo ancora la sua TAC cere-
brale.
Un conflitto di svalutazione di sé sulla base di un'ingiustizia, che io chiamo
conflitto di svalutazione "intellettuale", porta sempre all'osteolisi delle ver-
tebre cervicali o di singole vertebre cervicali, come posso dimostrare con
infiniti esempi. Conseguentemente il ragazzo ha sempre accusato anche
dei dolori alla nuca. Avrebbe però potuto avere, in aggiunta o in sostituzio-
ne, delle osteolisi della calotta cranica che sono collegate al medesimo con-
tenuto conflittuale.

Nella TAC cerebrale di questo sen-


sibile giovane vediamo (freccia a
destra in basso) il FH nel relè corti-
cale per l'ulcera dei dotti biliari e
per l'ulcera gastrica con forte
edema in soluzione. Frontalmente
vediamo il notevole edema per il
relè delle vertebre cervicali e la
calotta sui due lati, corrispondente
alla svalutazione di sé intellettuale
(2 frecce in alto a sinistra e a destra).
La freccia a destra in mezzo indica
il FH per l'adenocarcinoma bron-
chiale (minaccia nel territorio) che
è entrato in soluzione all'unisono
con il relè di rancore nel territorio.
Fortunatamente non vennero fatte
radiografie dei polmoni.

574
Le frecce in basso a destra indicano un conflitto
di paura nella nuca e un conflitto di paura del
predatore, corrispondente a un forte deteriora-
mento della vista dell'occhio sinistro. La freccia
destra indica il relè della retina (paura di qual-
cosa). La freccia sinistra indica il corpo vitreo,
dunque un predatore o un inseguitore. I conflitti
sono insorti contestualmente alle torture della
terapia.

Questo povero ragazzo, che nella foto vediamo con sua madre all'organo, è
morto per pura ignoranza! In futuro non dovrà mai più accadere così facil-
mente!! In questo caso ciascuno può vedere con precisione come nella tota-
le ignoranza le cose vengano completamente capovolte. Il sano viene con-
siderato malato e il malato sano!

21.9.1 O Svalutazione di sé con plasmocitoma a causa del fallimento


del negozio della figlia prediletta

1. Leucemia dopo svalutazione di sé quando la figlia si trasferì e fece


fallimento.
2. Adenocarcinoma epatico dopo conflitto di paura di morire di fame per la
figlia e in seguito anche per se stessa dopo la diagnosi di epatite.
3. Stato dopo parecchi conflitti di rancore nel territorio con epatite A e B
nella relativa fase di riparazione dopo ulcera dei dotti biliari.
4. Diabete mellito dopo conflitto di repulsione.
5. Carcinoma dell'ovaio a sinistra a causa del conflitto di perdita.

Questo caso di una signora di 66 anni della Francia meridionale darà adito
a molte domande. Si è trattato di uno dei casi più rari che mi sono capitati.
Quando vidi l'anziana signora per la prima volta nell'aprile '86, era gialla
come un canarino. Era appena stata rispedita a casa dall'ospedale perché
non si poteva più farle nessun trattamento. Sul tavolo c'erano le radiogra-

575
fie della sua calotta cranica che mostravano un osso cranico completamen-
te disseminato di osteolisi. Come potei sentire il cranio era così molle che si
sarebbe potuto facilmente lasciarvi un'impronta. Intorno a lei c'erano le su e
tre figlie. Era sera tardi, nella sua abitazione. La cosa sorprenden~ e era che
questa donna, che secondo il parere della medicina tradizionale, come indi-
cato nella lettera di dimissione dall'ospedale, aveva tutti i motivi di prepa-
rarsi a morire nei prossimi giorni, era vivace e allegra e mi disse: "Dottore,
tutti i medici dicono che morirò nei prossimi giorni o settimane, ma io mi
sento meglio che mai, ho buon appetito, dormo bene. Non capisco perché
dovrei morire!"
A quel punto fece il suo racconto , assistita dalle tre figlie: c'erano sempre
stati due punti deboli nella sua vita che l'avevano fatta reagire dolorosa-
mente. Uno era l'ingiustizia, che lei fanatica della giustizia non poteva sop-
portare.
Ogni volta che si commetteva un'ingiustizia poteva diventare verde dalla
rabbia.
Ovviamente nessuno ama l'ingiustizia, ma la maggior parte della gente si
rassegna presto, cosa che la paziente non poteva fare. La prima grande
ingiustizia era accaduta nel 1944 durante la guerra quando sua sorella era
stata fucilata dai combattenti della resistenza, si diceva per sbaglio. La
paziente, che allora aveva 24 anni, sapeva però che non era stato per sba-
glio e che sua sorella era del tutto innocente.
Questo episodio fu forse l'esperienza più pregnante della sua vita, perché
in seguito dovette continuare a vedere le persone che avevano sparato a sua
sorella. Era stata una grande ingiustizia.
Non sappiamo se già allora soffrisse di un mieloma multiplo, comunque la
cosa non fu approfondita.
N el 1972 la figlia maggiore della paziente, che aveva funzione di capofa-
miglia, si era trasferita molto lontano con i suoi figli.
Con questa figlia aveva un rapporto affettuosamente fraterno . Si identificava
con lei molto più di quanto una madre fa normalmente. E quando questa
figlia se ne andò visse la cosa come:
1. conflitto di perdita che addossava al genero,
2. conflitto di svalutazione di sé: "Perché non posso avere i miei nipotini
vicino, come accade per gli altri? Ora non ho più nulla."

576
Da allora la paziente visse e soffrì quasi esclusivamente per questa figlia,
che nel 197 4 si separò "dall'uomo cattivo" e 10 anni più tardi fece fallimen-
to con la sua boutique in Costa Azzurra dove perse tutto il patrimonio.
Di nuovo per la madre ciò fu una ricaduta di DHS con, a mio parere, con-
flitto di perdita ancora in sospeso. Dimagrì di 8 kg, si arrabbiò (conflitto di
rancore nel territorio con ulcera dei dotti epatici) e si sentì, in solidarietà
con la figlia, del tutto svalutata.
Questa era la situazione nell'estate '85 quando in ospedale si accertò il mie-
loma multiplo; l'adenocarcinoma epatico e il (vecchio) carcinoma all'ovaio
sinistro.
Si arrivò alla conflittolisi nel modo seguente: la figlia dopo poco tempo trovò
un buon impiego come direttrice di una grande boutique. E guarda un po', la
madre improvvisamente poté di nuovo mangiare, riprese peso, nonostante la
chemio nel frattempo praticatale, si sentiva però fiacca e stanca.
Quando in seguito la paziente ebbe un ittero, un normale segno di ripara-
zione dell'ulcera dei dotti epatici, un'ascite (quale segno di soluzione del
suo conflitto di paura per il ventre con mesotelioma peritoneale nella pre-
cedente fase CA) e non solo una leucemia, ma anche coerentemente una
panpolicitemia (nonostante la chemio!), i medici si dettero per vinti di fron-
te a tutti questi sintomi di guarigione spaventosamente insoliti e conside-
randola i::icurabile la rispedirono a casa. Dove la malata "incurabile" nel
frattempo sta bene.

Nella radiografia accanto


vediamo dei focolai di osteolisi
generalizzata della calotta.
Troviamo una cosa simile solo
con un conflitto di svalutazio-
ne di sé molto intenso di lunga
durata, che riguarda un con-
flitto essenziale come un'in-
giustizia.

577
TAC cerebrale del giugno '86: FH per il conflitto dell'opporre resis-
vediamo l'edema della sostanza tenza (freccia) che si trova nel dien-
bianca tipico della fase PCL con i cefalo ed è responsabile del diabe-.
Focolai di Hamer che si trovano in te. Il conflitto era dovuto al rifiuto di
soluzione. Le due frecce indicano i sottoporsi all'ultimo trattamento di
relè per le due metà della calotta e chemio. La paziente fece una vera e
le due metà della colonna vertebra- propria rivoluzione in clinica.
le cervicale. Il FH della colonna Anche questo FH è in soluzione.
vertebrale cervicale è posto un po'
più dorsalmente, il FH della calotta
più frontalmente . Nella TAC i relè
si distinguono solo con difficoltà.

La freccia a destra indica l'apice


centrale del FH che da anni ha spesso
una recidiva nel relè dei dotti epatici
(rancore nel territorio). La freccia in
basso indica il carcinoma dell'ovaio, da
anni rimasto "in sospeso", che al
momento della TAC è di nuovo
un po' in soluzione, riconoscibile
dall'edema intratocale.

578
La freccia in alto indica il relè del
fegato nel tronco cerebrale, quindi
come reperto aggiuntivo dobbiamo
partire da un conflitto di paura di
morire di fame nel frattempo acca-
duto (di fatto scatenato dalla dia-
gnosi di epatite) che però ora è in
soluzione. Un altro reperto dalla
TAC cerebrale: le due frecce in
basso indicano dei FH che dovreb-
bero corrispondere a versamenti
pleurici o peritoneali a destra e a
sinistra. Non sono più freschi, ma
mostrano ancora solo un po' di
edema residuo. Evidentemente la
paziente nel frattempo deve avere
avuto un versamento pleurico o
peritoneale da entrambi i lati che non è stato diagnosticato. Non conosco i
particolari conflitti di questi due carcinomi. Presumo solo che abbiano a che
fare con il fa11imento della figlia. Dopo la soluzione sono rapidamente regredi-
ti, anche perché erano durati per brevissimo tempo.

Questo caso mostra ancora qualcos'altro.

1. Molti cancri vengono scoperti solo quando guariscono perché è allora


che danno i disturbi maggiori. Naturalmente i medici considerano questi
sintomi di riparazione i sintomi effettivi del cancro. Le ricerche di labo-
ratorio di cui oggi la medicina dispone non sono certo da ricusare. In
questo caso si accertò una paraproteinemia, cioè uno spostamento
nell 'elettroforesi.
Un simile mieloma multiplo è un cancro osseo come tutti gli altri, solo
che i plasmociti del midollo osseo sono più fortemente interessati. Mi
sono ovviamente posto la domanda se forse questi speciali cancri ossei
rimandassero anche a dei particolari tipi di svalutazione. Con grande
riserva credo di poter dire di sì. Un motivo si evidenzia già dal fatto che
quasi tutti i mielomi multipli hanno delle osteolisi nella calotta, nella
colonna vertebrale cervicale o nelle costole. Ciò già indica che qui è
stato un "problema mentale" a causare questa speciale svalutazione di
sé. Come conflitto questi pazienti avevano sempre la perdita di una o più

579
persone del loro ambiente, ma spesso in un modo per cui il problema
non era la perdita improvvisa, essendo questa in genere prevedibile,
bensì la svalutazione di sé causata dalla perdita dell'ambiente che inco-
raggia la stima di sé . In questo caso in concomitanza troviamo un con-
flitto di perdita (conflitto in sospeso con carcinoma dell'ovaio), che peral-
tro può anche non esserci.
2. Questo caso mostra quanto siano perplessi i cosiddetti medici tradizio-
nali se un paziente è "tutto sottosopra" mostrando mieloma multiplo,
adenocarcinoma epatico, diabete, leucemia e panpolicitemia: niente più
quadra, in che cosa dovrebbe allora consistere la metastasi? Che il mie-
loma multiplo sia costituito di infiltrati leucemici? Si evidenzia tutta la
perplessità e l'insensatezza quando si tenta di riordinare le malattie in
base ai sintomi, invece che alla loro causa. E tale causa non può in alcun
modo essere la psiche e il cervello perché ... "altrimenti tutto ciò che
abbiamo fatto negli ultimi decenni sarebbe una follia".

Perché la paziente, in quanto madre, non ha reagito con la mammella


sinistra? Io credo che questa paziente si sia sentita più come una sorella. Si
può avvertire un figlio in parte o del tutto anche come partner. Capita
appunto e non così di rado.
Decisivo non è ciò che il paziente è, bensì ciò che egli sente nell'istante
della DHS. Occorre allora ascoltare molto attentamente, come un buon
investigatore. Ci possiamo quindi tranquillamente dimenticare di tutte le
relative statistiche insensate, che ad esempio gli psicologi ricavano da un
qualche questionario! A chi mai è venuto in mente che si potesse indagare
l'anima umana con simili mezzi inadeguati?

21.9.11 Osteocondrite deformante giovanile

Il caso del paziente che segue riguarda l'osteocondrite deformante giovani-


le (un tipo particolare di cancro osseo), leucemia da linfoblasti, carcinoma
intrabronchiale e adenocarcinoma dei dotti biliari nonché una costellazio-
ne schizofrenica di breve durata. Con questo esempio vedrete che già la
nomenclatura risulta del tutto sconvolta se tento di spiegare le sindromi
sinora riconosciute nel "linguaggio della medicina ufficiale" e le presunte
malattie in base alla Nuova Medicina Germanica.
Caro lettore, in questo caso devo premettere alcune considerazioni teoriche
affinché la situazione diventi comprensibile. Altrimenti sarebbe troppo dif-
ficile inserire tali spiegazioni nella progressiva descrizione del caso.

580
Poiché i medici tradizionali non hanno sinora voluto sapere nulla della
Nuova Medicina, non hanno potuto capire i processi che appunto si posso-
no comprendere solo con l'aiuto di questa. Poiché tu, caro lettore, non tro-
verai mai una cartella clinica in cui si sia pensato alla possibilità di una dif-
ferenza fra la simpaticotonia e la vagotonia, e tanto meno che questa pos-
sibilità sia stata presa in considerazione come base per una correzione dei
cosiddetti reperti oggettivi, ci si è costruiti un quadro del tutto buffonesco,
paranoide della funzione degli organismi biologici fra i quali rientra anche
l'Homo sapiens.
Ho già indicato nella definizione della leucemia che essa è solo la seconda
parte della malattia del cancro osseo. Questa a sua volta però è solo una dei
3 livelli (psiche - cervello - organo) di tutto il programma speciale, biologi-
co e sensato del cancro.
Ora dobbiamo esplorare la" giungla" delle malattie. Poiché così come sino-
ra esistevano delle presunte malattie che in realtà erano solo la seconda parte
(fase PCL) di una precedente fase di conflitto attivo, ovviamente esistono delle
presunte malattie che rappresentano solo la prima parte di una tale "malat-
tia", dato che sinora, a causa dell'ignoranza medica e della carente capaci-
tà di osservazione, di solito non si è mai apparentemente arrivati a una
seconda parte, cioè a una fase di riparazione. Anche alla leucemia in effet-
ti si arriva solo quando sfortunatamente in precedenza non è stato scoper-
to un cancro alle ossa. Se viene scoperto e al paziente viene gettata addos-
so la diagnosi o, ancor peggio, la presunta prognosi, il paziente di solito ha
un crollo e patisce il conseguente conflitto di svalutazione, perché ora
pensa di valere ancora di meno. Per tale motivo questi due quadri patologi-
ci non sono mai o quasi mai visti contemporaneamente. Ma se si scoprono
delle osteolisi ossee durante la fase leucemica allora si parla di "infiltrati
metastatici-leucemici". Ciò è tanto più sorprendente in quanto i leucoblas-
ti o linfoblasti non si possono più moltiplicare, non fanno nessuna divisio-
ne cellulare né mitosi.
Nessuno ha mai potuto spiegare come tali presunti "infiltrati leucemici" si
siano di fatto realizzati. Come il cancro osseo e la leucemia sono due fasi di
un'unica medesima malattia, così accade anche per una serie di diverse
sindromi che in realtà sono parte di un'unica malattia, come per esempio il
cancro osseo e i noduli di Schmorl o prolasso del nucleo polposo nella pare-
te vertebrale e la leucemia; il cancro osseo, il morbo di Scheuermann e la
leucemia; il cancro osseo, l'osteocondrite deformante giovanile e la leuce-
mia, se occasionalmente è stata raggiunta questa fase di riparazione; poi-
ché sinora non è stata praticamente mai raggiunta, l'osteocondrite defor-

581
mante giovanile, in sostanza solo un tipo particolare di cancro osseo, viene
considerata una malattia incurabile che porta di solito rapidamente alla
morte; tuttavia si conoscono anche dei processi che sono durati per anni.
1'.osteocondrite deformante giovanile, una cosiddetta immunoglobulinopa-
tia, in cui l'immunoglobulina G si moltiplica nell'im-muno-elettroforesi
(detta anche macroglobulinemia primaria) è come detto una particolare
forma del cancro osseo.
Non sono ancora in grado di stabilire con sicurezza se essa nasconda anche
uno speciale tipo di conflitto di svalutazione di sé o se sia un particolare
modo di reazione di una persona o di alcune persone o se sia una combina -
zione di due conflitti attivi contemporaneamente; per esserne sicuro dovrò
prima esaminare un grande numero di casi simili.
Questo paziente è un impiegato, molto coscienzioso, che voleva fare sem-
pre tutto nel modo giusto e quindi aveva già ripetutamente patito un con-
flitto di svalutazione di sé.
Era sempre stato colpito nella seconda vertebra lombare e questo disturbo
veniva chiamato lombaggine .
Si recava quindi sempre da un ortopedico che tentava di iniettare della
novocaina intorno alle radici del nervo nella convinzione che fossero com-
presse. In realtà però era la dilatazione della capsula del periostio a procu-
rare dei dolori al paziente, infatti i dolori si presentavano ogni volta che il
paziente si rilassava. Con alcuni di questi interventi di iniezione l'orto pecti-
co aveva, purtroppo, un particolare successo perché i dolori subito dopo si
erano attenuati. Aveva punto il periostio rigonfio o l'aveva praEcamente
inciso con le continue punture. Non fuoriusciva solo edema, ma anche tes-
suto osseo spugnoso dalle osteolisi. In seguito appena il conflitto si era di
nuovo provvisoriamente risolto, l'osso subito aveva iniziato la formazione di
callo, che ovviamente venne chiamata osteosarcoma.
Con questi precedenti, nell'autunno '85 egli patì la peggiore DHS recidiva
rispetto a tutte le precedenti: il suo caposezione era cambiato e il presiden-
te era stato trasferito! Il paziente lo venne a sapere il primo giorno dopo il ·
rientro dalle ferie.
Quel giorno tornò a casa completamente distrutto incapace di accettare:
"Ora non ho più un sostenitore!" Il presidente era sempre stato ben disposto
verso di lui, ne era entusiasta e lo considerava suo grande amico, il suo
unico e più sicuro sostegno. E proprio ora avrebbe dovuto avere una pro-
mozione, ma non se ne sarebbe più parlato visto che il presidente era anda-
to via.
Di conseguenza patì un conflitto di territorio femminile dell'essere abban-

582
donati in questo particolare rapporto di fiducia. Contemporaneamente patì
il suo vecchio conflitto di svalutazione di sé in forma molto più forte ed
allargata. Alla fine patì per giunta un conflitto di rancore perché ora non
venendo promosso ci sarebbero state delle conseguenze sul suo stipendio.
Ormai era in costellazione schizofrenica.
Lì si scatenarono i tormenti: non mangiava più correttamente, aveva acidi-
tà di stomaco e talvolta nausee, dimagriva ed era turbato. Effettivamente
venne spostato da un settore a un altro, cosa che aveva molto temuto e che
non era mai accaduta con il presidente di prima!
Fino a quel punto il paziente era ancora nella fase di conflitto attivo e pre-
cisamente con tutti i tre ambiti conflittuali. Il 12 maggio '86 però ci fu la
goccia d_e fece traboccare il vaso.
Seconda DHS
Il 12 maggio il paziente venne spostato in un nuovo reparto, quello dei giu-
risti, dopo che aveva appena iniziato ad abituarsi al precedente. Ma nel
campo dei giuristi non si sentiva all'altezza del compito richiestogli. Non
c'era nessuna possibilità di restare nel suo precedente territorio. Il pazien-
te patì un conflitto di territorio in aggiunta ai tre altri conflitti presenti. Con
il conflitto di territorio femminile e quello di rancore nel territorio era già
stato in costellazione schizofrenica nell'autunno '85. Ora però era del tutto
apatico, senza appetito, sudava sempre e aveva una tosse irritativa secca e
tre giorni dopo venne ricoverato in ospedale a causa di un "esaurimento
nervoso", come si dice con un eufemismo.
Fu diagnosticata l'osteocondrite deformante giovanile e poi una "pre-leuce-
mia''. Inoltre gli fu asportato un linfonodo grande come un fagiolo dall'in-
guine destro che i patologi però dapprima non si fidarono a classificare né
come benigno né come maligno. Così consigliarono una linfografia e quan-
do vi videro l'osteosarcoma iatrogeno con le calcificazioni multiple, ciò
venne considerato un grappolo calcificato di linfonodi di origine carcino-
matosa e si asportò per giunta anche il linfonodo dall'inguine: ora tutto era
"metastasi".
Stranamente l'adenocarcinoma nel lobo epatico sinistro di 2 x 2 cm di gran-
dezza venne erroneamente interpretato come emangioma 19s nel fegato.
Ciò nonostante i medici gli dissero che sarebbe morto ancora prima del
Natale '86.
Da quel momento subì un colpo dopo l'altro. Nel settembre '86 andò a lavo-
rare, perché non voleva aspettare la morte seduto a casa. I colleghi lo salu-

(198) Aneurisma= anomala dilatazione di un vaso sanguigno.

583
tarono con le parole: "E' di nuovo qui? Non l'aspettavamo più!" Da allora
gli fecero chiaramente capire che occupava il posto di lavoro solo per "ren-
dita", che di fatto non si poteva più affidargli un compito importante, per-
ché, per triste che fosse, si doveva fare i conti con il suo imminente (e defi-
nitivo) nuovo congedo. Così ebbe una ricaduta conflittuale dopo l'altra e il
suo stato peggiorò davvero.
A marzo venne da me e mi chiese in modo molto schietto se secondo me era
vero che sarebbe morto ben presto. Gli dissi apertamente di non avere anco-
ra nessuna particolare esperienza dell'osteocondrite deformante ç-iovanile,
ma supponevo senz'altro che anche la sua sintomatica seguisse le leggi
della Nuova Medicina.
Se fosse stato così avrei di certo potuto aiutarlo.
Cercammo e insieme scoprimmo il suo conflitto e la sua DHS, trovammo i
relativi focolai nel cervello, sia per il conflitto di territorio a destra fronto-
insularmente sia per il conflitto di svalutazione di sé nella sostanza bianca
destra. Infine naturalmente trovammo, a livello organico, anche il carcino-
ma intrabronchiale che finora non era stato affatto diagnosticato (per fortu-
na!) e l'osteolisi nella seconda vertebra lombare circondata da linfonodi
ingrossati.
Ora il quadro era completo come in un'indagine criminalistica ben fatta. Il
paziente, che è molto intelligente, capì subito: ''.L\h sì, naturalmente!
E'chiaro, in effetti non poteva essere stato altrimenti!" Da allora abbiamo
ancora superato insieme un paio di mesi critici. I.:anemia dava un po' di
preoccupazione. Abbiamo risolto il conflitto quando il paziente si è preso
due mesi di "ferie del tutto normali", al termine delle quali è tornato al suo
impiego e ha lasciato capire garbatamente di essere guarito, cosa che ha
suscitato nei colleghi solo un sogghigno e per il resto potevano andare a
quel paese ... Nel frattempo lui è di nuovo in piena forma, abbronzato, Hb
15 g%, eritrociti 5 milioni, trombociti 200.000, gioca al pallone come prima.
Poco tempo prima i medici dell'ospedale gli avevano detto, quando i leuco-
citi erano saliti per la prima volta a oltre 10.000, che in aggiunta all'osteo-
condrite deformante giovanile e alle metastasi nei linfonodi che aveva
anche una leucemia! Ora il dado era tratto, per lui non c'era assolutamen-
te più speranza.
Di recente il presidente lo aveva salutato così: "Per essere uno che doveva
essere morto già da tempo, lei ha un ottimo aspetto!"
Ma l'apparenza inganna ancora un po'. A livello cerebrale non è ancora
arrivato alla fine della guarigione e quindi ha ancora bisogno del cortisone.
A tal proposito ha un internista, che ha letto il libro di Hamer e gli fa le

584
ricette sottobanco per il cortisone, perché ufficialmente il dott. Hamer non
deve in nessun modo avere avuto ragione. Il cervello mostra ancora un forte
edema dei due emisferi, più precisamente dei due midolli. E' quanto aveva
notato anche il radiologo, che l'aveva considerato però una "variazione alla
norma", perché che cos'altro avrebbe mai potuto essere? ...
Nel frattempo anche i primi colleghi del paziente avevano letto questo libro
perché "non si sa mai che possa servire a qualcosa ... "
Di recente l'internista ha detto al paziente: "Ora dovrebbe andare di nuovo
alla clinica universitaria per fare una verifica della diagnosi, perché se il
dott. Hamer ha ragione allora la diagnosi era errata". Il paziente ha ris-
posto: "Oh no, i suoi colleghi cercherebbero di avere ragione. Avrebbero
ragione se morissi come avevano previsto.
Perché dovrei giocare con la mia vita e lasciarmi trascinare nell'arena fra le
belve? Mi sento in piena forma e sono più sano di tutti i miei colleghi d'uf-
ficio .
I suoi colleghi non daranno mai ragione al dott. Hamer, perché dovrebbero
ammettere che negli ultimi sei anni hanno fatto tutto a rovescio! No, piut-
tosto che dargli ragione mi lascerebbero morire". Il paziente dice che l'in-
ternista non ha ribattuto nulla, ma è diventato molto pensieroso. Da allora
non si è più parlato di simili iniziative pericolose come una verifica della
diagnosi.

Se ora commentiamo insieme le immagini, forse resterete un po' sorpresi.


Nelle TAC cerebrali seguenti notiamo innanzitutto il forte edema della sostan-
za bianca. I ventricoli laterali sono chiaramente compressi.

585
Nella sostanza bianca destra (freccia inferiore destra e nell'immagine accanto
freccia sinistra) vediamo il FH per l'osteolisi di entrambi i lati della seconda ver-
tebra lombare in soluzione. Era quanto ci aspettavamo.
Nella prima immagine vediamo a sinistra una cicatrice per il conflitto nell'am-
bito del territorio femminile dell'essere abbandonati.
Le frecce contrassegnate con "1 ", "2" e "3" nella seconda immagine a destra
indicano il relè bronchiale, coronarico e epatico-biliare. I relativi FH non sono
ancora risolti al momento della TAC.
Quella più in alto delle tre frecce a destra indica il FH per il conflitto di minac-
cia nel territorio, cui a livello organico corrisponde il carcinoma bronchiale, che
fortunatamente nel periodo della degenza ospedaliera del paziente non era
ancora diagnosticabile.
Nel rapporto medico si scrisse soltanto che il paziente aveva continuamente una
tosse irritativa secca. Il reperto nella radiografia polmonare seguente in basso a
destra (freccia) non va trascurato .
La freccia in mezzo a destra indica il FH pure pertinente al conflitto di territorio,
anche il riscontro organico non poteva ancora essere diagnosticato correttamen-
te {blocco cardiaco di branca destro incompleto nell'ECG) perché la DHS era
avvenuta poco tempo prima.
La freccia in basso mostra il FH per il rancore nel territorio.

In corrispondenza con il reper-


to della TAC cerebrale nella
sostanza bianza, sulle radio-
grafie seguenti (in alto marzo
'87, al centro e sotto giugno
'87) vediamo l'osteolisi del
corpo vertebrale in ricalcifica-
zione. Intorno a questa osteoli-
si vediamo i depositi di calcio,
che farebbero subito pensare a
dei linfonodi.

586
Se però guardiamo la
tensione della capsula
del periostio (freccia sotti-
le dell'immagine in alto),
sembra molto più proba-
bile che qui abbia avuto
luogo una lacerazione del
periostio nel margine
inferiore e l'edema con le
cellule spugnose che for-
mano callo sia fuoriuscito
e abbia causato questi
residui callosi
perilombali.
Una simile formazione
verrebbe chiamata sarco-
ma, più precisamente
osteosarcoma. Il fatto che
naturalmente in un simi-
le osteosarcoma siano
coinvolti anche i linfono-
di regionali è una logica
conseguenza.

Nell'ultima immagine l'osteolisi si riconosce solo a malapena.

587
Immagine d'insieme della
colonna vertebrale lombare
laterale e frontale in cui si
ritrovano ancora una volta i
reperti citati in precedenza.

21.9.12 Leucemia aleucemica, cosiddetta sindrome mielodisplasica


e carcinoma testicolare per conflitto di svalutazione di sé e conflitto
di perdita per la morte dello zio

Questo ragazzino raggiante con in


braccio il regalo del primo giorno di
scuola è un eroe, come pure suo padre.
I genitori hanno fatto proprio quello
che dovrebbero fare tutti in una situa-
zione simile: riflettere, valutare e tal-
volta dire : "No, grazie, non con mio
figlio!"
Leucemia aleucemica nel linguaggio
corrente significa che perifericamente
non si può ancora trovare un aumento
dei leucociti ovvero dei blasti, spesso vi
è persino una leucopenia insieme con
una anemia (eritrocitopenia). Per con-
tro con l'agoaspirazione del midollo

588
osseo si possono già trovare blasti in quantità aumentata. Una simile com-
binazione può anche essere chiamata leucemia aleucemica.
In realtà è ovviamente poco sensato considerare come una sindrome pro-
pria o persino una malattia a sé l'intervallo brevissimo fra la conflittolisi e l'au-
mento dei leucociti nel sangue periferico. Come ammesso talvolta questo
intervallo può durare più a lungo rispetto a quanto accade normalmente.
Non so dire esattamente da che cosa ciò dipenda. Presumo che vi siano
coinvolti due fattori:

1. l'intensità conflittuale e la durata del precedente conflitto di


svalutazione di sé e
2. la frequenza e l'intensità dei nuovi conflitti che possono, ma non
devono interrompere la fase di riparazione.

Dunque una leucemia aleucemica è solo la breve fase fra la conflittolisi e


l'aumemo dei blasti nel sangue periferico. Vi ricorderete che ho già citato il
fatto che l'ematopoiesi riprende esattamente con la conflittolisi. Da quel
momento il midollo osseo produce tutti i tipi di cellule sanguigne, in linea
di principio. In realtà la produzione di leucociti, la cosiddetta leucopoiesi,
si rimette in funzione più rapidamente dell'eritropoiesi insieme alla trom- ·
bocitopoiesi.
In questo primo stadio della fase PCL i leucociti nella periferia possono
diminuire ancora a causa della precedente riduzione del midollo osseo {leu-
copenia). fino a quando la produzione dei blasti (= materia di scarto!) assu-
me una tale dimensione per cui i blasti non possono più essere demoliti così
rapidamente dal fegato e si diffondono nel sangue periferico.
Poiché i medici tradizionali, non essendo affatto a conoscenza di conflitti e
conflittolisi, ovviamente neppure possono immaginarsi perché con la leuce-
mia aumenti la presenza di blasti nel midollo osseo, che lì sono fuori posto,
a tale fenomeno si è semplicemente dato il nome di "Sindrome mielodispla-
sica, preleucemica"! Ciò vuol dire: le cellule ematopoietiche nel midollo
osseo funzionano a malapena, primo stadio della leucemia.

DHS:
Lo zio, che per il ragazzo era tutto, come lui aveva sempre detto, mori il
15.2.86, improvvisamente per un attacco di asma. Per Markus non fu sol-
tanto una perdita incolmabile (carcinoma del testicolo sinistro) ma anche
un conflitto globale di svalutazione di sé. Senza lo zio si sentiva quasi del
tutto senza valore. Questa DHS ha completamente distrutto il sensibilissi-

589
mo bambino. Quando lo zio venne seppellito anche il ragazzino lo accom-
pagnò alla tomba e lì per la prima volta ebbe un'emorragia nasale. Il bam-
bino se ne stava silenzioso, mangiava poco, dormiva male e sognava sem-
pre il povero zio. Dopo due sogni di questo tipo il bambino ebbe di nuovo
sangue dal naso in maggio e in ottobre '86.
Il 27 agosto '86 fu diagnosticata una forte anemia con trombopenia (Hb 8,3
g% e trombociti 25.000). Si praticò una trasfusione e si diagnosticò una
"panmielopatia 199" dopo una agoaspirazione del midollo osseo.
In questo periodo il bambino era ancora in fase di conflitto attivo e aveva
sempre più bisogno, a distanze sempre più ravvicinate, di trasfusioni di
sangue. In gennaio i medici di una clinica universitaria tedesca, in cui il
ragazzino veniva curato, non sapendo più che cosa fare, consigliarono una
irradiazione totale del midollo osseo e un cosiddetto "trapianto" di midollo
osseo, una stupidaggine enorme, perché tutti sanno che non dà nessuna
possibilità reale.
Nessun professore sottoporrebbe a una cosa simile il proprio figlio. E anche
la scarsa percentuale di quelli che per un errore del radiologo sopravvivo-
no a una tale tortura restano per sempre castrati.
In questa situazione disperata i genitori mi chiamarono e mi chiesero un
parere. Consigliai loro di scoprire il conflitto che doveva aver fatto amma-
lare il bambino. Insieme riuscimmo a scoprirlo; se si sa dove si deve cerca-
re, si può capirlo subito con precisione. La madre naturalmente sapeva
quale fosse il brutto sogno ricorrente del bambino che dalla morte dello zio
non era più stato quello di prima. Mai nessun medico della clinica se ne era
ovviamente interessato. Contavano solo la quantità di cellule e una volta
dopo l'altra buttavano in testa ai genitori delle prognosi sempre peggiori.
Alcuni consigliarono persino di addormentare il bambino, come gesto di
misericordia, dato che non c 'era più speranza.
Scoprimmo che la morte dello zio doveva essere stata la DHS decisiva. Ora
che sapevano dov'era il punto debole, i genitori svilupparono delle meravi-
gliose capacità pedagogiche. In febbraio si tenne la messa per l'anniversa-
rio della morte dello zio e i genitori parlarono con il bambino dello zio.
D'improvviso il ghiaccio si ruppe. Per un anno il ragazzino si era tenuto
addosso il peso enorme di questo dolore; ora era come liberato grazie al
fatto di poter parlare con i genitori e in particolare con la madre del povero
zio. Chiese di poter partecipare alla messa funebre per lo zio, cosa che gli
venne consentita. Il giorno dopo la messa la madre mi telefonò giubilante:

(199} Panmielopatia =malattia globale del midollo osseo.

590
"Dottore . ora il bambino ha di nuovo le mani calde, mangia e per la prima
volta dorme di nuovo tranquillo ed è completamente cambiato".
Dissi che il bambino non era affatto guarito, ma che avrebbe avuto bisogno
di trasfusioni di sangue ancora per un certo tempo, ma sempre di meno e
le quantità di sangue occorrenti sarebbero state via via inferiori.
Fu proprio quanto accadde.
All'inizio il bambino aveva bisogno di 3 confezioni di sangue ogni 14 gior-
ni, ora solo di 2 confezioni ogni 8 settimane e forse poi ne avrebbe fatto del
tutto a meno.
Dapprima tutta la clinica pediatrica si infuriò. I medici accusarono soprat-
tutto il padre di essere irresponsabile e tentarono con ogni trucco di tratte-
nere il bambino nelle loro mani, allo scopo di fare un trapianto di midollo.
Nel frattempo sono ammutoliti non potendo credere ai loro occhi. Il bambi-
no è aumentato di 10 kg, è cresciuto di 12 cm, va di buonumore a scuola e
si azzuffa in modo disinvolto con tutti. Anche il più limitato fra i medici
intanto incomincia a capire che forse c'è proprio un sistema di fondo che
regola questo fatto e che potrebbe essere un sistema giusto. Alla fine i medi-
ci subissarono il padre di domande per sapere come mai fosse stato così
sicuro e avesse saputo meglio di loro, i medici, che il bambino avrebbe
recuperato peso e i suoi valori sanguigni sarebbero migliorati così che ora
non aveva quasi più bisogno di trasfusioni e soprattutto come avesse potu-
to sapere così precisamente di quanto sangue il ragazzo avesse bisogno,
pur avendogli loro sempre proposto una quantità di sangue doppia o tripla.
Alla fine il padre cedette, posò l'agenda sul tavolo e disse che, il segreto
era semplice, tutto stava nel conflitto che il bambino aveva patito un anno
prima. I medici ora non si meravigliano più: la prova data era troppo con-
vincente. Il pediatra si è comportato nel modo più intelligente di tutti, nel
frattempo ha letto questo libro. Dopo ogni controllo del sangue chiede:
"Che cosa ha detto il dott. Hamer?". Allora il padre risponde: "Dice che
tutto procede come previsto, aspetta la leucemia, ma secondo lui il peggio
è già passato!"
Per sette settimane tra l'altro il ragazzino ebbe un forte pizzicore al testico-
lo sinistro, che si era un po' gonfiato fra febbraio e giugno. Inoltre ora aveva
dolori alle ossa che però erano sopportabili. Sembra che, secondo la TAC, il
conflitto di svalutazione di sé generalizzata abbia costituito la grande
massa conflittuale, per contro il conflitto di perdita con il Focolaio di Hamer,
nella TAC, solo moderatamente ingrossato nel relè del testicolo a sinistra
occipitalmente (per il testicolo sinistro) è stato piuttosto il conflitto di
accompagnamento. I midolli nella TAC cerebrale sono così fortemente ede-

591
matosi (già il 20.8.87) che i ventricoli sono quasi del tutto compressi. Segno
che nel cervello "c'era bisogno di spazio" .

Voglio ancora raccontarvi il piccolo aneddoto seguente che vale la pena di


essere letto e verrà citato negli annali della storia medica come fatto rivolu-
zionario.
Il padre, nel frattempo diventato "specialista della leucemia", doveva por-
tare ancora una volta il bambino a fare una trasfusione perché nel frattem-
po il valore Hb era sceso a 5,2 g% (in 8 settimane da 9,6 a 5,2). Prima di anda-
re il padre mi chiamò per chiedermi quanti sacchetti di sangue occorressero a
suo figlio. Indicai 2 sacchetti ciascuno da 500 ccm, assolutamente non di più,
ma la cosa più importante era che si facesse tutto solo in modo ambulatoriale,
altrimenti il ragazzo sarebbe caduto nel panico e inoltre lo avrebbero trattenu-
to e lui non sarebbe più stato padrone della situazione. Ciò risultò molto chia-
ro al padre. Quindi chiamò la clinica universitaria e chiese gentilmente di pre-
parare 2 sacchetti di sangue per suo figlio . Per cominciare gli dissero che il
valore Hb non era 5,2 bensì 4,6%, si erano sbagliati.

TAC del 28 .2.87 con sostanza


bianca fortemente edematizzato.
La freccia indica il FH nel relé del
testicolo.

Al padre ciò sembrò subito strano,


perché il giorno prima la misura -
zione era stata fatta due volte (in
seguito si scusarono dicendo di
aver drammatizzato il valore a fin
di bene per fargli capire la. gravità
della situazione).
Si recò quindi con il suo bambino
alla clinica e disse chiaramente di
avere ordinato due sacchetti che
andavano, per favore, dati al pic-
colo; inoltre, al termine , voleva
portarlo di nuovo a casa. I medici credevano che stesse scherzando e dis-
sero che al ragazzo occorrevano almeno 4 sacchetti e che doveva essere

592
ricoverato perché doveva innanzitutto assumere dei farmaci e ormai, bisogna-
va rendersene conto, occorreva prepararsi definitivamente al trapianto del
midollo osseo.
Mentre facevano la trasfusione al figlio, portarono il padre nello studio del
medico e per tre ore cercarono di convincerlo a regola d'arte: con lusinghe,
minacce, prognosi pessime, parlarono continuamente di responsabilità e
del fatto che si doveva approfittare di quella possibilità per quanto piccola
(come da loro ammesso) rappresentata dal trapianto del midollo, perché ora
il ragazzo era di nuovo in grado di sopportare un trapianto.
Il padre fu inamovibile: "Quattro mesi fa volevate addormentare mio figlio
perché non c'era più niente da fare e ora che ha ripreso peso, mangia bene,
è vivace, ha sempre meno bisogno di trasfusioni di sangue, dimostrando
palesemente che avevate torto, ricominciate con questa vecchia storia? No,
io ho ordinato due sacchetti di sangue e dopo tornerò a casa con mio figlio,
ho le mie ragioni per farlo!"
La successiva mossa tattica dei medici fu quella di dare disposizioni perché
la trasfusione dei due sacchetti si protraesse fino a dopo la mezzanotte. Ma
il padre attese pazientemente al letto di suo figlio. Guardava i poveri bam-
bini intorno, come racconta, con la testa calva. Diventò sempre più sicuro
del fatto suo.
Alle tre del mattino la trasfusione fu finalmente terminata e si voleva subi-
to iniziare la seguente. Ma il padre si alzò e ordinò: "Per favore portate via
i tubi altrimenti lo faccio io". l'.infermiera gridò: "Ma non si può, così devo
buttare via i sacchetti!" Ma il padre non si lasciò in nessun modo impres-
sionare. "Faccia quel che vuole dei sacchetti, io ne ho ordinati solo due!"
Alla fine si arresero e il padre vittorioso con suo figlio, che era pieno di
ammirazione per lui, se ne andò a casa dove venne accolto dalla moglie
come un trionfatore.
Il giorno dopo i valori sanguigni (dopo due sacchetti) erano migliori rispet-
to all'ultima volta quando erano stati somministrati 4 sacchetti, perché l'e-
matopoiesi era già avviata!
La maggior parte dei padri, sarete d'accordo con me, in una situazione
simile avrebbe ceduto alla pressione dei medici.

593
21.9.13 Svalutazione di sé di uno scolaro perché era stato sorpreso
a marinare la scuola

Un dodicenne malato di leucemia della clinica universitaria pediatrica di


Colonia, su cui si doveva sperimentare un nuovo citostatico per fleboclisi,
patì un arresto respiratorio già 5 minuti dopo l'inizio della fleboclisi.
Il giovane ovviamente cade nel panico totale, guarda fisso la bottiglia della
flebo. Il medico di reparto intervenuto inietta una forte dose di cortisone e
stacca la fleboclisi.
Il ragazzo viene salvato, ma patisce innanzitutto una DHS con un conflitto
che ha a che fare con il liquido e di conseguenza comporta una necrosi
renale. In secondo luogo egli patisce un conflitto di perdita che riguarda il
testicolo destro.
Entrambi i relativi Focolai di Hamer sono quindi disposti uno accanto all'al-
tro, il focolaio per il conflitto di acqua è un po' più profondo, non è incro-
ciato, cioè il rene sinistro deve essere interessato da una necrosi.
Contemporaneamente si manifesta una ipertonia del circolo sanguigno.
In seguito il ragazzo riceve altre fleboclisi, ma ogni volta ritorna il panico
che possa verificarsi un drammatico arresto respiratorio. Solo quando final-
mente le fleboclisi finiscono può avere inizio la soluzione di questo conflit-
to dei reni.
Questo ragazzo ormai, come vediamo
nell'immagine, aveva contemporanea-
mente due edemi cerebrali vicini ed era
caduto in precoma cerebrale con forte
sonnolenza, dolori di capo ecc. a causa
di questo edema doppio . La leucemia
senza il conflitto renale e di perdita, che
erano di origine iatrogena cioè causati
dai medici, sarebbe stata una bagatella!

594
rimmagine accanto mostra l'edema
iniziale nel relè per il bacino destro (frec-
cia sinistra); ciò a livello organico signi-
fica l'inizio della leucemia . Linea tratteg-
giata in basso a sinistra: conflitto di
paura nella nuca davanti a un insegui-
tore (PCL) e a una cosa (attivo).
Contemporaneamente il FH si sovrappo-
ne al relè dell'acqua per il rene sinistro.
I relativi conflitti possono essere stati gli
stessi medici della clinica universitaria
di Colonia con le loro numerose manipo-
lazioni e fleboclisi (conflitto dell'acqua).

Nel caso di questo ragazzo vanno ricordati alcuni fatti memorabili: secon-
do il parere della clinica pediatrica universitaria di Colonia la leucemia di
questo ra'}azzo si sarebbe "trasformata" da leucemia linfoblastica in leuce-
mia mieloblastica in seguito alla ricaduta in fase leucemica.
Il giorno 11.9.86, il giorno precedente la sua morte, il ragazzo aveva parla-
to con il primario della clinica pediatrica di Colonia, il quale gli aveva volu-
to spiegare che bisognava prepararsi anche per l' eventualità della morte.

Prof.: "Sono già vecchio e so molte cose"


Ragazzo: "Lei però non sa tutto".
Prof.: "E ad esempio che cosa non so? "
Ragazzo: "Ora non posso dirglielo, ma lo glielo dirò il 6 dicembre".

Il ragazzo aveva fatto riferimento a una conferenza scientifica che si sareb-


be tenuta il 6.12.86, organizzata dalla cattedra di storia delle scienze natu-
rali, all'università di Bonn. La conferenza fu proibita dal rettore dell'univer-
sità di Bonn.
Il direttore della clinica pediatrica di Colonia inviò il suo medico primario
a casa dei genitori del ragazzo per consigliare loro di sospendere il cortiso-
ne. I genitori cedettero e il ragazzo morì di coma cerebrale !
I conflitti di svalutazione di sé di fatto non avevano avuto che scarsa impor-
tanza: la prima volta i compagni di classe avevano sorpreso il ragazzo alla
sera al cinema sebbene al mattino egli fosse stato assente da scuola. Per lui,

595
estremamente scrupoloso, ciò fu una catastrofe che lo tormentò pe::- un mese
(DHS 20.11.84, CL Natale '84).
Nel gennaio '85 era molto stanco e fu diagnosticata la leucemia linfoblastica.
Nel marzo '85 patì il conflitto del liquido centrale che interessò il rene sinistro
quando, come detto, si verificò un arresto respiratorio. Da allora il ragazzo
fu in "conflitto in sospeso" con corrispondente elevata pressione sanguigna.

Nel luglio 1986 ci fu una nuova piccola svalutazione di sé per non-sportivi-


tà in una corsa in bicicletta con il padre.
Di lì a poco fu diagnosticata la leucemia mieloblastica. Il conflitto era dura-
to solo 10 giorni.
Questa volta con la soluzione si risolse contemporaneamente anche il con-
flitto d'acqua.
La clinica pediatrica di Colonia interruppe questo processo di guarigione
con la brutale sospensione del cortisone, che causò la morte repentina del
ragazzo in conseguenza all'edema cerebrale. Io avevo insistentemente
messo in guardia i genitori a questo proposito.

21.9.14 Conflitto di svalutazione di sé con conflitto di terri.tori.o e


conflitto del marcare il terri.tori.o (femminile) per bocciatura definiti-
va all'esame di giurisprudenza.

Questo studente "si ammalò", cioè era nella fase riparatoria, di una leuce-
mia linfoblastica indifferenziata acuta. Abitava in una città universitaria
della Germania occidentale ed era l'eterno studente, mentre la moglie
aveva da tempo terminato gli studi ed era insegnante di liceo.
Il paziente ebbe la DHS quando ricevette l'invito dalle autorità a presentar-
si nei prossimi giorni per le prove scritte dell'esame di giurisprudenza. Patì
una DHS con 4 conflitti:

1. Conflitto di territorio:
si sentiva a un passo dal crollo totale: non c'era speranza che potesse sostene-
re l'esame, ma allora che sarebbe accaduto? Che cosa avrebbe potuto fare a
30 anni senza nulla di concluso? Cadde in un totale panico esistenziale.
Dice: "Quella fu la cosa peggiore, la mancanza di una via d'uscita, avere un
territorio e non poterlo conservare e non poter fare nulla".
La catastrofe lo travolgeva inesorabilmente come un treno in corsa ed egli
era incapace di muoversi. Il perché lo capiremo considerando il terzo con-
flitto!

596
2. Conflitto di svalutazione di sé
Il paziente aveva continuato a posticipare l'esame. Tutta la sua famiglia ora
si aspettava qualcosa da lui. Ma lui sapeva che non c'era possibilità di
superarlo. Però la stima di sé dipendeva in gran parte proprio dal fatto di
superare l'esame. Sua moglie aveva terminato gli studi e già teneva lezio-
ni come insegnante.
Questo era il punto doloroso. Subì in più zone della sostanza bianca dei
Focolai di Hamer e in più punti dello scheletro delle osteolisi, nella colon-
na vertebrale lombare, nel bacino e nelle anche. Ovunque anche in segui-
to ebbe dei dolori.

3. Conflitto di paura frontale


Il paziente patì un con Focolaio di Hamer frontalmente a destra: il pazien-
te non vedeva la catastrofe avvicinarsi di soppiatto alle sue spalle, ma la
vedeva srotolarsi davanti a sé, era preso dal panico, come in un incantesi-
mo, così dice. Pur vedendo la catastrofe avverarsi non poteva scappare, era
come paralizzato dalla paura. Dice di avere sopportato le pene dell'inferno
per la paura.

4. Conflitto di impotenza: sarebbe urgente fare qualcosa ma non si può


fare nulla! Era l'immagine del coniglio agghiacciato dallo spavento e dalla
paura che vede il serpente avvicinarsi, ma non può scappare via. Secondo
la definizione della costellazione schizofrenica questo paziente nei tre mesi
fra gennaio e aprile 1985 doveva essere stato in una costellazione schizo-
frenica. Mi ero però segnato solo che era del tutto cambiato e divorato dalla
paura, perciò lo chiamai di nuovo per sentire al tempo stesso come stava.
Mi spiegò con precisione: "Ero come paralizzato, nel panico per quanto
doveva inevitabilmente accadere eppure incapace di qualsiasi reazione.
Soffrivo le pene dell'inferno, ero in profonda depressione e contemporanea-
mente in tensione come se stessi per esplodere. Vedevo solo la catastrofe
venirmi addosso ed ero irrigidito dalla paura e dal panico. Non vedevo nes-
suna via di uscita e quindi fissavo solamente la catastrofe come il coniglio
che fissa il serpente, incapace di muovermi."
Quando nel febbraio '85 arrivò il secondo e ultimo invito ufficiale a presen-
tarsi per le prove scritte, altrimenti sarebbe stato considerato bocciato, il
panico diventò ancora più grande. Fu un autentico viaggio all'inferno quello
che il povero uomo dovette compiere.

597
Piccola CL:
Alla fine di marzo '85 il paziente non sopportava semplicemente più la pres-
sione e fece una cosa di cui tutte le persone intorno a lui dissero: "Pensiamo
che sia diventato del tutto pazzo, fa gli esami" . Persino sua moglie, come
egli dice, alle sue spalle si era battuta la fronte senza poter capire ciò che
lui faceva. Cioè si era recato a Ludwigshafen, quando per combinazione il
presidente Reagan vi si era trattenuto, e si era mescolato alla folla che lo
salutava. Subito ebbe dei dolori alle ossa perché era avvenuta istantanea-
mente una soluzione di conflitto di svalutazione. Ma dopo 10 giorni non
sapeva più che cosa fare a Ludwigshafen, perché il presidente Reagan era
ripartito da tempo . Così ritornò a casa e la rigidità lo sopraffece di nuovo
come prima.

Grande CL:
il 25 aprile dalla corte d'appello di Colonia arrivò la comunicazione coster-
nante che era stato considerato come bocciato poiché non si era presentato
alle prove scritte. Ciò che per altri sarebbe stata la catastrofe, per il pazien-
te fu la soluzione! Seguendo il detto che "una fine con spavento è meglio
di uno spavento senza fine, il paziente si risvegliò come da una rigidità pro-
fonda. Riuscì ad andare dai suoi genitori che caddero dalle nuvole, d'im-
provviso era di nuovo in grado di ridere, di dormire, di mangiare,. era fiac-
co e stanco ma felice di essere sfuggito ai tormenti dell'irrigidimento. Era arri-
vato alla soluzione e anche la depressione venne spazzata via in un sol colpo.

Infarto cardiaco:
forse non si sarebbe notato nulla della leucemia e di tutte le sue co::-iseguen-
ze iatrogene se il paziente circa 4 settimane dopo non avesse avuto un
collasso nella sauna e non fosse stato trasportato d'urgenza alla clinica uni-
versitaria con l'ambulanza. Lì venne accertato un infarto cardiaco, cosa che
deve avvenire, come ben si sa nella Nuova Medicina Germanica, nella crisi
epilettoide durante al fase di riparazione dopo un conflitto di territorio. I
medici della clinica però riscontrarono anche un'anemia che li sorprese e
una leucocitosi di 15.000 leucociti, diventati due giorni dopo 17.000.

Anche qui il paziente avrebbe avuto una buona possibilità di sgusciare ille-
so attraverso il meccanismo della medicina tradizionale, poiché la leucoci-
tosi si rinormalizzò presto a causa di una nuova attività conflittuale. Dopo
una settimana il numero dei leucociti rientrava già nella norma. 1'.anemia
perdurò ancora. Ma non a caso si trovava in una clinica universitaria, dove

598
venne eseguita una agoaspirazione del midollo osseo e allora non ci fu più
scampo ...

Decorso:
il decorso è stato così astutamente idiota ed è per il momento' terminato feli-
cemente che vale la pena di inserirlo negli annali della storia medica: quan-
do nel luglio '85 al paziente vennero diagnosticati dei cosiddetti linfonodi
alla gola (che in verità per la Nuova Medicina Germanica sono delle cisti
dei dotti degli archi branchiali) e, come voi stessi potete vedere nelle radio-
grafie, delle osteolisi nello scheletro, per i medici non c'era più nulla da
fare .Naturalmente secondo la medicina tradizionale erano solo "infiltrati
leucemico-metastatici ad altissimo livello di malignità", perciò naturalmen-
te anche l'infarto cardiaco poteva essersi verificato solo a causa di un "coa-
gulo da infiltrazione leucemica".
In questa situazione il padre del ragazzo venne da me a chiedermi se sape-
vo che ora nella clinica universitaria non si prevedeva più nessuna possibi-
lità per suo figlio. Insieme scoprimmo il conflitto, trovammo la correlazione
esatta fra i conflitti, i Focolai di Hamer nel cervello (dopo che per la prima
volta nella storia della clinica, su mia particolare richiesta, si fece eseguire
una TAC cerebrale per un malato di leucemia) e trovammo la correlazione
fra i focolai nel cervello e le malattie cancerogene nei relativi organi. Al
padre, un esperto di computer in pensione, risultò comprensibile. Gli dissi
che se si fosse fatta attenzione ai conflitti, al figlio non sarebbe accaduto
nulla di grave. I.:intera famiglia collaborò; e davvero il giovane rimase in
cosiddetta "remissione piena", ma di tanto in tanto si prendeva una "che-
mio leggera" ("dott. Hamer, per sicurezza volevo guarire con entrambi i
metodi contemporaneamente") per tranquillizare se stesso e gli scettici.
Nonostante la leggera chemio la riparazione riuscì a compiersi, non notata
appunto a causa della chemio, così che dopo tre anni di gioco folle alla fine
risultò una normalizzazione con ricalcificazione delle osteolisi e riduzione
delle cisti degli archi branchiali.
Ora devo raccontarvi la sconfortante ignoranza dei medici che nondimeno ha
un suo "non sistema" in Germania e ovunque, che macabramente si è svilup-
pato proprio nella clinica universitaria di Heidelberg dove io ho lavorato in
passato come assistente. Oggi il paziente è ancora vivo, come per miracolo.
Questo è il nuovo modo di procurarsi dei successi, facendo ai sani un trapian-
to di midollo osseo, secondo possibilità, quando il conflitto secondo il sistema
di Hamer è sotto controllo. E qualcuno, che ha più fortuna che senno, soprav-
vive persino a questo esorcismo dei diabolici blasti immaginari maligni!

599
Quando videro che il giovane era di nuovo completamente guarito, tutte le
osteolisi erano di nuovo calcificate, i diversi tumori dei linfonodi (in realtà
delle cisti degli archi branchiali) erano regredite, i medici tornarono ad
interessarsi al caso: "Leucemia con metastasi generalizzate in remissione
piena". Si trattava ovviamente di una cosiddetta remissione spontanea, in
ogni caso ottenuta grazie a un buon trattamento chemioterapico che nulla
aveva a che vedere con Hamer! E ora gli riempivano le orecchie dicendo:
"Se ora con grande probabilità ha una remissione piena, ha una possibilità
di sopravvivenza molto ridotta (circa del 20%). ma se si decidesse ad affron-
tare un trapianto di midollo osseo (dove per ottenere migliori risultati oggi
si prendono preferibilmente dei pazienti in remissione piena, vale a dire
sani) avrebbe una chance di sopravvivere molto più grande!" (Si intende
qui del 35%). Al paziente non viene detto che l'irradiazione del midollo
osseo, se eseguita correttamente, offre un margine di sopravvivenza dello
0% nel successivo trapianto di midollo osseo. Solo se il radiologo non dà
una dose piena di raggi c'è una minima speranza di superare un simile
intervento medico.
Si deve ora eseguire questo calcolo fuorviante a scopo di verifica: qui si
consiglia a 30 sani, solo perché hanno avuto un cancro osseo con leucemia
linfoblastica nella fase di riparazione, di sottoporsi a questa roulette russa,
nella quale muoiono due terzi dei pazienti, solo per la disonesta "promessa
statistica" che in caso di sopravvivenza si avrebbero in seguito delle possi-
bilità di sopravvivere migliori di prima. E un paziente che ha elaborato il
suo conflitto secondo Hamer in questo modo viene ancora usato come
esempio di successo della medicina uficiale contro di me!
Nel gennaio '86 questo paziente ha acconsentito a farsi eseguire tale "esor-
cismo profilattico". Dovrebbe ringraziare il suo angelo custode di avere fin
qui superato tutto e di stare bene.
Se si pensa che il paziente non deve la sua vita "all'attecchimento" della
parte trapiantata, in questo caso prelevata dal suo stesso corpo, bensì solo
all'errore del radiologo che non ha irradiato completamente il midollo
osseo, c'è da sentirsi male di fronte a tanta ignoranza arrogante con cui si
procede. Inoltre di solito il paziente a causa dell'irradiazione per il resto
della sua vita è un eunuco, cioè castrato!
A prescindere da ciò, tutto questo è polvere negli occhi, infatti se il pazien-
te patisce una nuova DHS altrettanto drammatica con conflitto di svaluta-
zione di sé, ovviamente ha di nuovo delle osteolisi cui segue, nei casi for-
tunati, di nuovo la leucemia!

600
Nella radiografia precedente possiamo riconoscere l e osteolisi del bacino.
Nell'immagin e (sezione) si vedono chiaramente le osteolisi scure che appunto
sono corresponsabili della fase di ripara zion e leucemica . In questo caso si può
già quasi parlare di un conflitto di svalutazione di sé molto gen eraliz zato e ciò
corrisponderebbe piuttosto a una r eazione infantile, conforme anche alla l euce-
mia linfoblastica che nei bambini è la forma leucemica predominante.

N ella foto accanto si riconoscono l e


osteolisi (frecce) nell'arco vertebrale
della colonna vertebrale lombare.
Questo è il livello organico della
leu cemia. Tali osteolisi ricalcificano
abbastanza rapidamente durante la
fas e di ripara zione leucemica se in
precedenza l e vertebre non si sono
congiunte per calcificazione. Perciò
ogni terapia di un pazi ente leu cemico
richi ede una scrupolosa osservazione,
soprattutto dello scheletro. In questo
caso l e osteolisi non sono pericolose,
non possono crollare. I corpi vertebrali,
in presenza di osteolisi molto grandi,
possono infatti crollare. Allora il
paziente deve restare sempre sdraiato
per alcuni m esi. In questo modo i corpi
vertebrali non possono agglomerarsi.

601
Il tratteggio a destra indica il
corno anteriore molto ristretto
del ventricolo laterale destro . Il
FH per la zona del territorio
(infarto cardiaco!) è in soluzio-
ne, è edemizzato ed esercita una
pressione. Non è soltanto ristret-
to, cioè compresso, ma anche
spostato a sinistra oltre la linea
mediana. Un quadro simile
indica un processo che ha
bisogno di spazio periinsular-
mente. In base alla mia espe-
rienza questo focolaio dovrebbe
corrispondere più che altro a
un'ulcera delle coronarie. Gli
corrisponde anche l'infarto car-
diaco sinistro.

A sinistra vediamo il grande foco-


laio frontale (freccia) che corrispon-
de a un conflitto di impotenza: non
si può fare nulla! La piccola frec-
cia a destra rappresenta la paura
di fronte alla catastrofe che ineso-
rabilmente si scatena sul paziente
che l'ha vista arrivare, perciò
"paura frontale" in contrapposizio-
ne a "paura nella nuca" che non
si vede, ma si attende alle spalle.
, Il FH frontale a sinistra con il FH
frontale a destra e il FH periinsu-
lare a destra insieme producono la
cosiddetta costellazione schizofre-
nica durante la fase di conflitto
attivo, qui coincidente con il pani-
co eccessivo di fronte alla catastro-
fe che si avvicina davanti a lui per travolgerlo.

602
La freccia sinistra indica il FH
per il conflitto di impotenza fran-
to-basale, la freccia in basso a
destra indica un FH ancora attivo
nella sostanza biancaa destra,
che sposta il terzo ventricolo verso
la metà e ha un edema di solu-
zione molto forte. Organicamente
ciò corri-sponde a una splenome-
galia, cioè a un ingrossamento
della milza che si presenta ogni
volta nelle fasi PCL dopo un con-
flitto di emorragia e di ferita . Si
vedono chiaramente dei singoli
anelli e il punto di impatto nel
centro. Piccola treccia a destra:
FH per le cisti dei dotti degli archi
branchiali ovvero conflitto di
paura frontale .

In questa immagine vediamo attra-


verso il FH della zona di territorio che
si trova in soluzione (stato dopo infar-
to cardiaco) una chiara compressione
del ventricolo laterale destro che
viene causata dal processo espansivo
del lato destro. Le due trecce sottili in
basso indicano l'edema nella sostan-
za bianca moderatamente aumentato
nel relè per il bacino, espressione
della riparazione ovvero della ricalci-
ficazione delle osteolisi nel bacino. Le
due frecce frontali indicano a sinistra
il FH con recidiva di attività conflit-
tuale per le cisti dei dotti degli archi
branchiali al collo (paura frontale) e a
sinistra frontalmente per i dotti escreto-
ri della tiroide (conflitto di impotenza).

603
Le tre grosse frecce indicano i FH del la .
sostanza bianca cui corrispondono le
osteolisi dello scheletro (colonna verte-
brale). La piccola freccia a destra indi-
ca il FH per le cisti dei dotti degli archi
branchiali (paura frontale) .

21.9.15 Conflitto di svalutazione di sé perché la moglie era stata


plagiata da un pranoterapeuta

Nella TAC cerebrale qui accanto, ese-


guita circa 5 settimane dopo l'inizio
della conflittolisi, si vede distintamen-
te la sostanza bianca inscurito quale
espressione del conflitto di svalutazio-
n e di sé che si trova in soluzione.
Questo edema non è però afiatto
arrivato al culmine, quando di solito
si forma il "cuscino d'acqua'' e il ven-
tricolo laterale è del tutto schiacciato,
cioè i ventricoli appaiono completa-
m ente compressi. La freccia a destra
in basso indica una vecchia cicatrice
cerebrale in attività permanente o di
nuovo attiva nel relè per il testicolo
sinistro.

604
Occorre citare innanzitutto due esperienze di questo paziente di 55 anni
affetto da una leucemia linfoblastica acuta con i linfoblasti a 30.000.
Quando il paziente aveva 16 anni i genitori lo portarono da una zia che sta-
va morendo di cancro in ospedale. Da allora egli ha sempre avuto paura del
cancro.

Prima DHS:
Quarant'anni fa, quando il paziente aveva 18 anni, era stato assalito da un
giovane davanti a un night-club. Si misero a lottare e l'aggressore andò a
finire sotto un'auto che passava di li morendo sotto gli occhi del paziente che
patì di conseguenza un conflitto di perdita. Fu arrestato e messo in custodia
preventiva.
Quando fu rilasciato dalla prigione il testicolo si era gonfiato momentanea-
mente, ma per la gioia della libertà ritrovata allora non vi aveva badato. Il
conflitto si era risolto in un tempo brevissimo.
Così il carcinoma del testicolo sinistro per fortuna non fu mai notato! In
seguito molto probabilmente ebbe una necrosi permanente del testicolo
sinistro.

Seconda DHS:
Quando il paziente aveva 54 anni sua moglie fu plagiata da un pranotera-
peuta. Ci fu uno scontro drammatico e il paziente subì un conflitto di sva-
lutazione di sé con conflitto di territorio. Da allora sua moglie, con la quale
già da 10 anni non aveva più nessun rapporto intimo perché lei non voleva
figli, andò tutti i giorni dal pranoterapeuta. l'.attività conflittuale iniziò nel
maggio '85.

Terza DHS:
Durante questo periodo di conflitto attivo morì il padre del paziente che era
sempre stato per lui il migliore compagno e amico. Il paziente disse di esse-
re stato "colpito nel midollo" (si noti la scelta della parola!). Si fece dei rim-
proveri amari per non averlo potuto aiutare, per non essere andato al fune-
rale perché era rimasto seduto lì in cupa depressione e del tutto fuori di sé.
In realtà si trovava in "costellazione semischizofrenica" poiché aveva pati-
to un conflitto di territorio a destra periinsularmente e a sinistra nella sos-
tanza bianca una grave svalutazione di sé con relativa successiva osteolisi
della seconda vertebra lombare. Inoltre sussisteva sempre il pesante conflit-
to di svalutazione con componenti sessuali. Il paziente dimagrì rapidamen-
te per i diversi conflitti attivi presenti contemporaneamente. Quando nel

605
dicembre '85 giaceva morente all'ospedale un prete andò da sua moglie e
la "esorcizzò" dal pranoterapeuta. Da allora ella si recò ogni giorno a trova-
re suo marito in ospedale e giurò che non sarebbe mai più andata dal pra-
noterapeuta.
Ciò fu per il paziente la soluzione del conflitto di svalutazione di sé (secon-
da DHS = pranoterapeuta). E dopo che il ghiaccio era stato rotto egli era
in grado di parlare anche della svalutazione di sé a causa della morte del
padre. Fu per lui come riemergere dal profondo del mare e disse di essere
stato "pazzo" fra agosto e dicembre '85. Ma da quel momento ebbe sempre
30.000 e più leucociti. Di conseguenza per i medici ora era ancora "più
morto" di prima quando si trovava in cachessia. Però con sua sorpresa ora
aveva un forte appetito, riprendeva peso ed era infinitamente stanco. Le
nostre TAC risalgono al febbraio '86, cioè due mesi dopo, e indicano una
sostanza bianca molto scura come segno dell'edema in soluzione.
Un giorno sua sorella si recò da lui con la faccia molto cupa (gennaio '86)
a riferirgli che i medici avevano detto che sarebbe morto. Non c'era più spe-
ranza per lui. Allora per breve tempo cadde nel panico da paura della morte
ma una settimana dopo riuscì ad arrivare dai miei amici della ASAC a
Chambéry che lo rimisero sulla strada giusta. Per sei mesi tutto andò bene con
30 mg di idrocortisone al giorno. Avevo consigliato di mantenere questo
dosaggio fino a quando una TAC cerebrale di controllo avesse dimostrato
che l'edema della sostanza bianca era di nuovo diminuito. Poi accadde
quanto segue: il medico di famiglia disse che bisognava interrompere con
il cortisone. Al paziente venne subito la febbre e poiché il medico di fami-
glia non sapeva più che cosa fare, lo mandò all'ospedale. In un attimo era
di nuovo il paziente malato di leucemia! Si disse che la febbre è sempre l'i-
nizio della fine prossima. Nel caso della leucemia nessuno pensa di sommi-
nistrare il cortisone, così gli diedero ciò che si dà di solito: una dose mas-
siccia di morfina. Il giorno dopo era morto!

606
Nell'immagine accanto si riconosce
di nuovo l'edema scuro della sostan-
za bianca. La freccia a destra indica
il FH del relè del conflitto di territo-
rio. E' in soluzione di media intensi-
tà. Il paziente al momento della TAC
aveva dei dolori di testa in seguito
alla riparazione ossea (cervicali o
calotta) (febbraio '86).

Accanto si vedono le osteolisi indicate dalle frec-


ce della seconda vertebra lombare che si erano ori-
ginate con la DHS per la morte del padre che lo
aveva colpito "nel midollo", come da lui riferito. Se
questo conflitto di svalutazione di sé fosse durato
più a lungo la seconda vertebra lombare
sul lato destro sarebbe collassata.

607
Nella TAC cerebrale vediamo il "punto
di impatto" a sinistra nella sostanza
bianca corrispondente al lato destro
della seconda vertebra. Non possiamo
sempre riconoscere così bene la corre-
lazione a causa delle difficoltà incon-
trate dai pazienti per procurarsi le TAC
cerebrali. Nel caso di questo paziente
fu concesso di farne una sola. ("Una
TAC cerebrale per la leucemia? Che
sciocchezza! Per gli infiltrati leucemici
o metastasi? Il radiologo non ha visto
assolutamente nulla!")

21.9.16 Carcinoma all'utero; svalutazione di sé generalizzata in


concomitanza con osteolisi ossee, leucemia, carcinoma vaginale

Per questo caso, avvenuto in


Francia, non possiedo nessuna
TAC cerebrale, in compenso ho
delle radiografie assai tipiche.
La paziente aveva una leucemia
mieloblastica con i leucociti a
68.000.

Frecce: osteolisi nella calotta cranica

608
Prima DHS:

il genero della paziente era stato arrestato per truffa nel commercio di ani-
mali. La donna patì una DHS con conflitto a sfondo semisessuale ripugnan-
te, perché in questa faccenda c'era di mezzo un uomo e precisamente suo
genero.
Contemporaneamente patì un Contemporaneamente patì un conflitto di
svalutazione di sé che di fatto aveva 3 aspetti.
1. Un primo aspetto moralistico-intellettuale del conflitto di svalutazione di
sé: si trattava di onestà, buona fede, truffa, falsità rispetto a tutta la fami-
glia che ora veniva coinvolta e trascinata nella vergogna. Questo aspet-
to conflittuale causò le osteolisi tra l'altro nella calotta cranica, probabil-
mente anche nella colonna vertebrale cervicale.

2. Un secondo aspetto della svalutazione di sé "centrale" era il fatto di sen-


tirsi personalmente ferita nella stima di sé. Vediamo che una serie di ver-
tebre lombari mostrano le cosiddette impressioni della parete intraverte-
brale, che vengono anche chiamate "noduli di Schmorl" perché sinora
si credeva che dei noduli di cartilagine si infiltrassero nella parete intra-
vertebrale e calcificassero di nuovo.
In realtà direttamente sotto la parete intravertebrale ci sono delle osteo-
lisi sulle quali la parete sprofonda perché manca il supporto osseo. Un
esempio tra molti altri di come i sintomi, che finora per mancanza di
conoscenza abbiamo classificato con il nome proprio del loro scopritore,
adesso sono facilmente spiegabili come sintomi parziali della grande
"malattia" del cancro ovvero come parte dei Programmi speciali, biolo-
gici e sensati (SBS).

3. Un terzo aspetto riguarda lo sfondo semisessuale ripugnante della vicen-


da. Un simile aspetto può solo essere associato nella zona del bacino. Le
osteolisi dell'osso sacro particolarmente evidenti in questa paziente
come pure le osteolisi dell'acetabolo e dell'arcata pubica mostrano a chi
ha esperienza che qui la persona è letteralmer_te al tracollo.
Le osteolisi furono riscontrate per la prima volta nel febbraio '86, per
contro il carcinoma del corpo dell'utero fu notato abbastanza presto
(dopo appena tre mesi), perché causò una mestruazione insignificante
mentre la paziente dimagriva e non riusciva a dormire. Qualcosa non
funzionava più in lei. Quando era in ospedale dopo l'intervento (il con-
flitto era ancora in piena attività!) accadde quanto segue.

609
Accanto ci sono i noduli di Schmorl o i
punti di impressione delle pareti intraver-
tebrali segnati con degli ane11i scuri . La
freccia nella seconda vertebra lombare
indica una osteolisi più grande che sta
pure per crollare e trasformarsi in un
nodulo di Schmorl.

Radiografia del bacino: osteolisi


nell'articolazione dell'anca e nella
sinfisi su entrambi i lati.

Seconda DHS:
l'.amico intimo della paziente, con
cui aveva una relazione extramatri-
moniale già da anni, la chiamò per-
ché voleva farle visita in ospedale.
Dapprima la paziente fu d'accordo
ed egli venne, ma ciò fu molto
penoso per lei e le causò un nuovo
conflitto, di tipo sessuale, perché
ora tutti volevano sapere chi fosse quell'uomo. Nei mesi seguenti aveva di
continuo paura che egli potesse venire di nuovo, sebbene lei gli avesse
scritto di non farlo più. In ottobre il medico scoprì un piccolo nodulo carci-
nomatoso vaginale quando questo conflitto era già risolto (CL agosto '86).

610
Alla soluzione del grande conflitto causato dalla prima DHS si arrivò solo
dopo la prima udienza nel gennaio '86. Da quel momento i leucociti
aumentarono e in febbraio erano già 68.000. La paziente fece fronte ad
alcuni mesi di dolori, ma venne trattata con le giuste dosi di cortisone e
sopravvisse.

21.9.11 Leucemia mieloide pseudo-cronica a causa di nuovi conflit-


ti di svalutazione di sé sempre diversi. Il padre spara al figlio.

Questo caso riguarda un parrucchiere di 35 anni che a causa della leuce-


mia è già andato in pensione. Per molti aspetti si tratta di un caso assurdo,
perché essere messi in pensione a causa di una fase di riparazione equiva-
le al fatto che un atleta venga escluso dalle Olimpiadi per una prestazione
sportiva eccezionale. Il termine diagnostico "cronico" della medicina tradi-
zionale fa pensare automaticamente a qualcosa che dura a lungo o che con-
tinua a ripresentarsi. Per questo paziente i conflitti di svalutazione tornava-
no di continuo, ma sempre diversi.
Quando era tredicenne aveva iniziato a fare l'apprendista nel negozio di
parrucchiere del padre. Lavorò lì per tredici anni, quindi si mise in proprio
abitando però sempre accanto al negozio del padre. Pare che il padre abbia
sempre vessato la madre e l'abbia tradita più volte. Nel 1975 la madre disse
al figlio : "Per favore prendimi con te, non voglio più tornare a casa". Da
allora la madre del paziente rimase presso di lui perché non riusciva più a
stare a casa sua.

Prima DHS:
Nel 1976 il paziente, a causa di una forte lite, patì la sua prima DHS con
conflitto di svalutazione di sé, conflitto di territorio e rancore nel territorio,
conflitto di paura nella nuca e conflitto della mucosa orale.
Il padre era venuto a riprendersi la moglie ed era scoppiata una lite violen-
ta. Il padre picchiò la madre, spinse il figlio (paziente) da parte e colpì
anche lui. Il figlio però lo afferrò per una scarpa e sollevò in alto il piede del
padre per tirarlo fuori. Il padre prese la pistola che aveva in tasca e sparò
della polvere per starnutire in faccia al figlio. Con questo la battaglia era
terminata, il padre era il vincitore sul campo, la madre e il figlio piangeva-
no. Fu necessario portare il paziente in clinica perché si temeva che potes-
se perdere l'occhio destro. Da allora il paziente aveva continuamente paura
nella nuca a causa del padre.

611
Seconda DHS:
Una disgrazia di rado viene da sola, si dice. Il paziente era da poco ritorna-
to a casa dall'ospedale quando sua moglie scoprì la relazione intima che il
marito da molti anni aveva con un'amica.
Andò tranquillamente da lui e gli disse: "So che hai un'amica. So tutto di
voi, ma non desidero separarmi, quindi dille addio!"
Il paziente fu come colpito dal fulmine, perché ora il suo inganno era diven-
tato palese. La vergogna non si poteva più nascondere. Per anni aveva rim-
proverato al padre il fatto di avere un'amante e anche molto apertamente.
Aveva sempre difeso sua madre ostentando un atteggiamento moralistico.
Ora tutti sapevano che proprio lui era stato peggiore di suo padre. Patì una
svalutazione sul piano intellettuale-morale, il cui FH si vede ancora bene a
destra frontalmente nella TAC cerebrale.
A livello organico ne risultò una larga osteolisi della calotta cranica, a sini-
stra più che a destra. Nelle settimane e nei mesi successivi si formò un
tumore della submucosa orale, il cui conflitto derivava dall'attacco con la
pistola a polvere per starnutire, perché il padre lo aveva colpito anche in
bocca. Il paziente si separò inoltre dalla sua amica, cosa che gli risultò molto
penosa.
Negli anni seguenti visse sempre fra alti e bassi. Una volta si riconciliò in
parte con il padre, poi ci fu di nuovo un litigio e il padre gli diede una dovu-
ta lezione dicendogli che era un ipocrita. In quel periodo era sempre stan-
co, riusciva a stento a reggersi sulle gambe. La leucemia, che di certo era
già presente allora, non fu notata.

Conflittolisi:
Nel marzo 1979 il paziente si riconciliò definitivamente con suo padre. In
aprile iniziò la costruzione della propria casa, dove si trasferì nel gennaio
'80. In agosto per 4 settimane ebbe del "marciume in bocca come una
mucca", così lui diceva. In realtà si trattava certo della caseificazione del
tumore della submucosa orale che si era lentamente ingrossato dopo il
colpo di pistola del padre. Nel gennaio 1980, subito dopo il trasloco nella
casa nuova, ebbe i primi ematomi alla tibia. In aprile fu scoperta la leuce-
mia mieloide cronica con un numero di leucociti pari a 216.000. Da allora
venne sottoposto di continuo alla chemio e gli fu asportata la milza. Al
paziente fu concessa l'invalidità. Poiché i leucociti aumentavano sempre,
dato che il paziente aveva risolto i suoi conflitti di svalutazione di sé, si
impiegarono dei citostatici sempre più aggressivi.
Per effetto dell'aggressiva "tortura della chemio" in pratica non ebbe più

612
trombociti, ma, a causa della vitalità dell'organismo, neppure con i mezzi
più violenti si riusciva a reprimere i leucociti e alla fine venne rimandato a
casa in quanto ritenuto incurabile. Fu la sua fortuna! Quando andò dai miei
amici in Francia, perché più nessun medico voleva occuparsi di lui, egli si
rese conto di quale percorso inutile e pericoloso aveva seguito a causa della
brutale medicina tradizionale.
Con un po' di cortisone e un po' di pazienza e soprattutto comprendendo il
sistema, cosa che riesce a restituire al paziente la calma grazie al fatto di
capire, oggi lui sta bene. Ho saputo che anche le osteolisi, insensatamente
dette "infiltrati leucemici" (di cui non possiedo nessuna immagine), nella
colonna vertebrale e nella calotta sono guarite, con meraviglia dei medici.
Ma la cosa è sorprendente solò per chi non conosce la Nuova Medicina!

Osteolisi della calotta: immagine late-


rale della calotta. Le frecce indicano le
osteolisi a diversa ampiezza dell'osso
cranico, in particolare a sinistra.

FH nella sostanza bianca a destra frontal-


mente per ·1a svalutazione di sé intellettuale
(freccia a destra in alto) e relè relativo alle
osteolisi della calotta. La freccia grande cen-
trale a destra indica il relè pertinente al con-
flitto di territorio (con il padre). Ultima frec-
cia in basso a destra: FH per il conflitto di
paura nella nuca a destra per le emiparti
destre delle retine. In mezzo a destra: le due
frecce piccole indicano il FH per l'ulcera
gastrica e dei dotti biliari (rancore nel territorio) e per la sottostante ulcera
della mucosa della vescica (conflitto di non poter marcare il territorio).
La freccia sinistra di nuovo indica il FH per il bacino destro nella sostanza
bianca oscura del neoencefalo.

613
Sostanza bianca molto scura come segno
dell'edema di riparazione dopo la soluzione
del conflitto di svalutazione di sé.

21.9.18 Paziente cinquantaduenne morto tragicamente per un erro-


re medico perché era stato catalogato come "malato di cancro".

Questo paziente di 52 anni non era "ancora" considerato un caso di leuce-


mia, sebbene avesse già una leucocitosi fra 15.000 e 19.000 e fosse in piena
fase di riparazione. Morì di peritonite acuta dopo che un urologo aveva
voluto praticargli un drenaggio della vescica attraverso la parete addomi-
nale con la vescica semipiena e così aveva perforato il peritoneo lasciando
inserito il catetere. La sua conclusione era stata: "Tanto per un malato di
cancro non è poi così importante!"
Il paziente era impiegato presso una grossa compagnia di assicurazioni e
ora era in attesa di diventare caposezione non appena si fosse ·liberato il
posto corrispondente.

Prima DHS:
Nell'aprile '86 il paziente patì una DHS con conflitto di territorio e conflit-
to di paura nel territorio quando era trapelata la notizia che in realtà non
sarebbe diventato caposezione. Per il paziente sarebbe stato il coronamen-
to della sua carriera. Sua moglie contava molto su questa promozione e
aveva già fatto anche tutti i suoi progetti finanziari. Così il paziente si portò
avanti il suo conflitto per mesi senza osare strappare la moglie ai suoi sogni
e dirle ciò che sapeva da tempo. In parte sperava ancora che si potesse veri-
ficare una nuova situazione e che quindi avrebbe deluso sua moglie inutil-
mente.

614
Quando nell'ottobre '86 il capo gli disse con una franchezza che non pote-
va essere più brutale: "Signor H ., della sua promozione a caposezione non
se ne fa nulla, abbiamo bisogno di gente giovane!", il paziente cinquanta-
duenne patì un'altra DHS con conflitto di svalutazione di sé. Nella sua ditta
dunque era già considerato quasi come un rottame. La stima di sé di quell'uo-
mo orgoglioso si spezzò letteralmente (nella sua prima vertebra lombare) .

Conflittolisi:
Il conflitto nell'ambito del territorio: quando in novembre il paziente andò in
vacanza con sua moglie, si fece coraggio e le confessò che non sarebbe stato
promosso. Sua moglie la prese meglio di quanto lui avesse temuto. Da allo-
ra questo conflitto di territorio fu risolto e gli era possibile parlarne. Ora tos-
siva di continuo come espressione della fase di riparazione del primo con-
flitto. (Conflitto di paura nel territorio con ulcera della mucosa bronchiale).
Invece non poteva parlare del secondo conflitto, quella della svalutazione di
sé che si portava addosso da ottobre.
Si arrivò però alla conflittolisi di questo conflitto di svalutazione alla fine di
febbraio. I medici che lo avevano visitato a causa della sua tosse persistente
accertarono un carcinoma bronchiale nel lobo medio e superiore destro. E,
che lo crediate oppure no, per questo paziente, come lui stesso mi ha rac-
contato, questa così terrificante diagnosi fu la soluzione del suo conflitto di
svalutazione; infatti adesso c'era un buon motivo per non essere promosso :
contro la malattia non si può fare nulla. Ovviamente questa era la vera ragio-
ne ...
E sebbene il povero paziente avesse accettato di sottoporsi all'intero rituale
di tortura psichica e tecnica con irradiazioni e "prognosi senza speranza",
riusciva sempre ad uscire da tale panico. Per esempio una volta il primario
di una. clinica per la cura dei polmoni gli disse nel giro di sei minuti: "Per lei
purtroppo non possiamo fare più nulla!" Detto ciò gli aprì la porta in modo
inequivocabile. Ciò nonostante i suoi conflitti restarono risolti. Alla fine arri-
vò persino a una leucemia con 19.000 leucociti, come fase di riparazione
della svalutazione di sé, cosa che i medici attribuirono a un'infezione. Era
fiacco e stanco, aveva appetito, ora aveva dolori (del periostio) alla prima
vertebra lombare.
Di fatto questo paziente avrebbe potuto diventare molto anziano, non aven-
do più nessun motivo fondato per morire, tanto più che aveva capito la
Nuova Medicina e da quando si era tranquillizzato anche i dolori alla prima
vertebra lombare erano sopportabili. Morì per un'inezia: in ospedale a tutti
i pazienti che non possono muoversi bene viene applicato un catetere della

615
vescica per non dare problemi all'infermiera di notte. Quindi anche a lui,
sebbene non avesse mai avuto nulla alla vescica; quando venne rimandato
a casa gli fu tolto anche il catetere, ma ormai il paziente sentiva dei dolori
nell'urinare a causa dell'irritazione provocata dal catetere. l.'.urologo consul-
tato per controllare lo stato della vescica lo sapeva, ma per lui il paziente era
solo un "malato di cancro senza speranza". Voleva risparmiarsi la fatica di
essere chiamato ripetutamente durante il week-end e poi ... "Tanto per un
simile paziente non è poi così importante ... "
Quando il paziente la mattina dopo venne ricoverato nel reparto chirurgico
dell'ospedale con una peritonite acuta, si ritenne di poterlo "aiutare" soltan-
to con una dose elevata di morfina che lo fece morire dopo breve tempo.

Un caso molto tragico che mostra chiaramente in quale misura la prognosi


già influenza la terapia. Solo pochi "attori funambolici" riescono a fare l'a-
crobazia di sopravvivere con la Nuova Medicina e la medicina tradizionale
contemporaneamente!

Nella prima TAC cerebrale a sinistra vedia-


mo il segno tipico dell'edema. Su entrambi
i lati c'è stato un conflitto di svalutazione di
sé abbastanza generalizzato sebbene non
molto marcato. Le due trecce inferiori a
sinistra e a destra indicano il punto della
prima vertebra lombare. Le tre trecce in alto
a destra indicano i Focolai di Hamer per i
conflitti di territorio e di paura nel territorio .

Nella radiografia vediamo l'osteolisi dell'arco ver-


tebrale della prima vertebra lombare (le due frecce
superiori) che però nella TAC seguente si può
vedere ancora meglio e più precisamente.

616
Particolarmente interessante in questa
TAC della prima vertebra lombare è il
fatto che qui si può dimostrare proprio
la causa dei dolori. [;arco vertebrale
fratturato insieme con l'apofisi spinale
dell'arco vertebrale ha la capsula
periostale tesa fino a scoppiare (a
causa dell'edema dell'osso nella fase
di riparazione, vedi freccia in basso a
destra).
Questo dunque è il meccanismo della
lombalgia che si manifesta sempre
soltanto nella fase di riparazione . In
questo caso si vede anche che è ancora molto grande il pericolo di una rottura
dovuta agli spigoli appuntiti dell'osso anche iniettando ad esempio della novo-
caina. In un simile caso il paziente ne ha un sollievo immediato perché l'ede-
ma si scarica, ma contemporaneamente anche il tessuto osseo dell'osteolisi che
ora nella fase di riparazione segue un altro programma, forma un potente
callo. Ciò produce il cosiddetto osteosarcoma perivertebrale in sé innocuo, ma
spesso con tessuti cicatriziali che crescono a dismisura per l'accumulo di callo.
Il paziente non ce l'ha, ma di rado si trovano delle immagini così istruttive con
cui si può vedere e spiegare altrettanto bene questo meccanismo.

[;immagine seguente mostra il carci-


noma bronchiale nel lobo destro e
superiore. Interessante è il fatto che
questo carcinoma non ha più avuto
nessuna modificazione dalla sua sco-
perta nel febbraio '87, 3 o 4 mesi dopo
il verificarsi della contlittolisi. Era una
cosa che i medici non potevano capire
e infine decisero che fosse dovuta alla
loro buona irradiazione di cobalto.

617
La piccola TAC cerebrale vuole solo mostrare un
reperto a margine: il paziente nel 1973 era stato
malato di ulcera gastrica per un periodo di tempo
prolungato.
Così nel cervello si vede una vecchia cicatrice: si
vede bene il segno del FH, ma non c'è più l'edema
e quindi neppure nessuno spostamento. Il terzo
ventricolo è solo leggermente spostato da destra
verso il centro e verso l'alto a causa di un FH nel
relè della milza (ingrossamento della milza = splenomegalia).

21.9.19 Un bacio e le sue conseguenze

E' possibile ammalarsi di cancro se si viene baciati a 16 anni? Oggi di certo


non accade così spesso, ma allora, nel 1957, quando la paziente destrima-
ne aveva 16 anni poteva ancora accadere facilmente. Era una figlia natura-
le, allevata dalla madre e dal fratello di lei che a sua volta si era separato
dalla sua amica per "fare da padre" a sua nipote. Riguardo alle questioni
sessuali la ragazza venne educata con estrema severità affinché non faces-
se "lo stesso errore commesso da sua madre".
Quando fu baciata da un amico ventenne la ragazza cadde nel panico tota-
le. Credeva veramente di essere rimasta incinta e tutti se ne sarebbero
accorti. Era quanto sua madre le aveva sempre detto . La giovane temeva in
modo particolare sua madre e diceva che era stato di gran lunga il conflit-
to più grave della sua vita, durato per quasi un anno. Forse anche oggi alcu-
ne ragazze crederebbero alla "storia del bambino" perché la paziente aveva
subito perso le mestruazioni. E lei aveva "sentito dire " che quando una non
aveva più il mestruo era perché aspettava un bambino. I più anziani fra i
miei lettori, che conoscono quel tempo, potranno capire bene questa storia.
Eppure questa paziente era una fra le persone più intelligenti che io abbia
mai conosciuto!
Dopo circa un anno la diciassettenne nel frattempo si era informata sulle
questioni sessuali. Fino a quel momento era dimagrita notevolmente. Poi il
conflitto si risolse. La mestruazione fu dapprima forte, poi il flusso si nor-
malizzò di nuovo lentamente. Il carcinoma al collo dell'utero, che doveva
essersi formato allora, non era ovviamente stato scoperto. Quale ragazza
diciassettenne a quel tempo andava dal ginecologo?
Nell'ottobre '84 lo zio ("padre putativo") si ammalò di cancro ai bronchi. La
paziente, che era molto legata allo zio e gli era sempre stata grata di avere

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rinunciato al proprio matrimonio per causa sua, patì un doppio conflitto
motorio per lo zio, come si può ancora vedere nella TAC cerebrale eseguita
un anno dopo.
Poiché il tremore dei muscoli delle gambe non migliorava (anche lo zio non
guariva), alla fine nel marzo '85 si sottopose a degli esami e allora si scoprì
il carcinoma del collo dell'utero inattivo e da lungo tempo cicatrizzato, che
se ne stava lì assopito da quasi 30 anni, e lo si considerò la causa del tre-
more muscolare! Fino a quel momento la paziente non aveva mai fatto una
visita ginecologica. Si era sposata molto tardi, nori pensava per niente di
avere bambini e con la sessualità era più o meno sul piede di guerra.

Con la conoscenza della Nuova Medicina questo caso non sarebbe stato
tale (ma il primario della clinica non aveva letto nessuno dei miei libri), per-
ché in realtà si trattava di una faccenda vecchia e risolta già da quasi tren-
t'anni! Ma questa valutazione errata fu l'inizio di una triste fine in seguito
alla diagnosi di "Carcinoma del collo dell'utero con metastasi"!
La cosa tragica nel presente caso fu che in quel momento non eravamo
ancora in grado di capire le correlazioni. Quando lo zio a metà aprile fu por-
tato in ospedale per la seconda volta dove morì il 24 maggio '85, ciò ebbe
forti ripercussioni sul conflitto motorio che si trovava ancora in attività.
La