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GLI U.S. FLEET SUBMARINES


NEL PACIFICO
Nel dicembre 1941, quando ebbero inizio le ostilità tra il Giappone e gli Stati Uniti, la Le operazioni delle
componente subacquea dell’U.S. Navy disponeva in totale di 111 sommergibili: una sessantina forze subacquee della
di costruzione o progettazione risalente agli anni della Grande Guerra (classi “O”, “R” ed “S”, Marina statunitense
in buona parte rimasti “in riserva” per lunghi anni), 49 battelli appartenenti alle classi realizza- contro il Giappone
te dal 1919 in avanti, comprese anche alcune unità sperimentali di grandi dimensioni nella seconda guerra
(Nautilus, Narwhal ecc.) e i primi modelli di Fleet Submarines. Un solo battello della moderna mondiale
classe “Gato” (l’USS Drum, SS-228) era entrato in servizio da pochi giorni, ma numerosi altri
- ordinati nel 1940 - erano in fase di consegna da parte dei cantieri di costruzione e la loro
entrata in servizio avrebbe dato inizio a una fase di ininterrotto potenziamento delle forze
subacquee dell’U.S.Navy, destinata a concludersi solo nell’imminenza della fine del conflitto. ERMINIO BAGNASCO
Sempre a dicembre del 1941, i sommergibili dislocati nell’area del Pacifico erano 51 (tra i
quali una dozzina di “S”, in parte ai lavori), suddivisi tra il Comando delle Forze Subacquee
del Pacifico (COMSUBPAC) a Pearl Harbor, e il Comando delle Forze Subacquee del Pacifico
Sud-occidentale (SUBSOWESTPAC) con sede prima a Cavite, nella Baia di Manila, nelle Parte 2ª
Filippine, e poi in Australia (Freemantle e Brisbane) (13).
La restante sessantina di sommergibili in servizio a quell’epoca, in buona parte battelli di
vecchia costruzione, era dislocata sulle due coste degli States e venne quasi subito destinata
prevalentemente all’addestramento. Alcuni degli “R” e degli “S” furono ceduti alla Gran Sopra il titolo.
Bretagna, altri delle classi più anziane passarono rapidamente in disarmo. Pochi dei nuovi L’USS Tinosa (SS-283) in
Fleet Submarines furono destinati ad operare in Atlantico a partire dall’autunno del 1942 e per manovra per affiancarsi al
gemello Spadefish al rientro dei
un breve periodo, mentre la quasi totalità raggiunse progressivamente, ad addestramento ulti- due battelli a Pearl Harbor da
mato, le varie aree del Pacifico dove fu intensamente e proficuamente impiegata sino agli ulti- una missione di guerra nell’estate
mi giorni di guerra. del 1945.
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L’ammiraglio Charles A.
Lockwood, comandante dei
sommergibili dell’area del
Pacifico centrale, riconoscibile
dietro la volata del pezzo da 127
mm, accolto a bordo dell’USS
Balao (SS-285) al rientro del
battello a Pearl Harbor da una
missione di guerra.

Note

(13) Il comando dei sommergibi-


li a Pearl Harbor, fu retto inizial-
mente dal contrammiraglio
Withers, sostituito poi dal pari-
grado English e, infine, dal gen-
naio 1943 al termine del conflit-
to, dal vice-ammiraglio Charles
A. Lockwood ai diretti ordini
Nel corso del conflitto molti dei battelli, soprattutto quelli meno recenti, furono sottoposti
dell’ammiraglio Nimitz. I battel- a lavori di ammodernamento che si svolsero, oltre che nell’arsenale di Pearl Harbor, in quelli
li operanti nelle aree del Pacifico del territorio metropolitano degli Stati Uniti. Per l’ordinaria manutenzione e per le riparazioni
sud-occidentale e di quello meri-
dionale (si veda la cartina in
o modifiche di minore entità i Fleet Submarines del Pacifico si servivano invece di una quindi-
questa pagina) erano inizialmen- cina di navi appoggio (14) dislocate nelle basi navali principali e secondarie dell’intera area.
te agli ordini del capitano di va- Si trattava di unità con dislocamenti compresi tra le 5.000 e le 9.000 tonnellate, realizzate con
scello Wilkes e, dal marzo 1943,
del contrammiraglio Christie, di-
lungimiranza dagli anni Venti in avanti e poi - in buona parte - nel corso del conflitto. Dotate
pendente dal comandante in ca-
po di quel settore, generale Mc
Artur.

(14) Le navi appoggio sommer-


gibili impiegate nel Pacifico tra
il 1941 e il 1945 furono: Holland
(AS-3), nave di bandiera del-
l’amm. Lockwood a Pearl Har-
bor; Beaver (AS-5); Canopus
(AS-9); Fulton, Sperry, Griffin,
Pelias, Bushnell (AS-11/15);
Orion, Proteus (AS-18/19);
Euryale, Aegir, Anthedon, Apollo
e Clytie (AS-22/26).

Suddivisione delle aree di


competenza dei vari comandi dei
sommergibili statunitensi nel
teatro del Pacifico (da T. Roscoe,
U.S. Submarine operations in
World War II, op. cit.).
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L’USS Thresher (SS-200) della


classe “T” in una foto del 1940. Si
notino le cospicue sovrastrutture,
simili a quelle dei battelli italiani
dell’epoca, che vennero
successivamente ridotte in altezza
e in volume.

di attrezzature sempre più aggiornate, risultarono del tutto efficaci per l’impegnativo servizio
al quale erano destinate, ossia mantenere a un buon livello di efficienza i grossi sommergibili
statunitensi, caratterizzati oltre che da un elevato, per l’epoca, livello di automazione, anche da
una considerevole standardizzazione costruttiva anche per quanto riguarda i sistemi e le appa-
recchiature di bordo.

* * *

La temporanea messa fuori combattimento, ad opera delle bombe e dei siluri nipponici, di
L’USS Grampus (SS-207),
gran parte delle corazzate statunitensi sorprese all’ormeggio a Pearl Harbor il 7 dicembre appartenente alla medesima
1941, privò all’improvviso le forze subacquee dell’US Navy nel Pacifico del compito primario classe del Tresher, in una
al quale erano destinati i Fleet Submarines: l’esplorazione e l’appoggio a favore delle proprie immagine probabilmente del
1940. I battelli, ambedue di
forze da battaglia nei confronti delle omologhe giapponesi. In altre parole, i bersagli prioritari costruzione Electric Boat,
dei battelli statunitensi non furono più le grandi navi da guerra avversarie bensì, indistinta- portano l’unica ancora uno a
mente, tutto il naviglio nipponico compreso, ovviamente, quello mercantile. dritta e l’altro a sinistra mentre,
in linea generale, i Fleet
Le estese conquiste territoriali attuate in Asia nei primi mesi del conflitto dalle forze giap- Submarines di costruzione
ponesi a discapito delle “storiche” zone di influenza delle grandi potenze occidentali, avevano Manitowoc ed Electric Boat la
assicurato all’Impero nipponico le importanti fonti di approvvigionamento energetiche e di portavano a sinistra.
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Dall’alto, in senso orario.

L’USS Sea Raven (SS-196) della


classe “S” nel 1940.

La camera di lancio avanti


dell’USS Corvina (SS-226).

L’USS Barb (SS-220) nel gennaio


1944, armato con un 102/50 a
prora.

La stazione radio dell’USS Haddo


(SS-255).
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La nave appoggio sommergibili


USS Proteus (AS-19) a Midway
nel 1944, con ormeggiati accanto
alcuni Fleet Submarines in fase di
raddobbo nell’intervallo tra due
missioni di guerra.

materie prime necessarie per le proprie industrie belliche ma, nello stesso tempo, le relative (15) Il 3 febbraio 1942 il Trout
linee di rifornimento marittime si erano estese a dismisura, rimanendo particolarmente espo- (della classe “T”) portò in salvo,
ste. L’U.S. Navy colse subito l’occasione, modificando alquanto la propria strategia soprattutto tra l’altro, più di 20 tonnellate
d’oro e d’argento in lingotti ap-
in tema d’impiego dei sommergibili. I Fleet Submarines, con la grande autonomia e il notevole partenenti al Tesoro delle Filip-
armamento silurante che li caratterizzavano, si rivelarono l’arma ideale per insidiare le corren- pine, il cui Presidente Quezon
ti di traffico avversarie le quali, per di più, erano assai poco e male difese, come meglio si venne a sua volta evacuato dallo
Swordfish (classe “Sargo”) da
vedrà più avanti. San Jose di Panay alcuni giorni
Peraltro, prima di avviare una coordinata e generalizzata offensiva contro i trasporti avver- dopo.
sari, i battelli statunitensi disponibili dovettero concentrarsi soprattutto nell’area delle
Filippine per tentare un’estrema difesa di quello strategico arcipelago che, tuttavia, andò com-
pletamente perduto entro il maggio del 1942 con la resa dell’ultimo baluardo costituito dall’i-
sola-fortezza di Corregidor, il cui assedio vide spesso coinvolti i sommergibili dell’U.S. Navy
sia per il trasporto di rifornimenti urgenti (munizioni, medicinali, ecc.), sia per lo sgombero di
feriti e di materiali preziosi (15).
Nel frattempo - utilizzando soprattutto le portaerei che, come è noto, non erano state affat-
to coinvolte nell’attacco giapponese a Pearl Harbor, e i loro velivoli - stava iniziando la con-
troffensiva statunitense che si sarebbe consolidata nella grande battaglia aeronavale di Da sinistra.
La falsatorre dell’USS Hardhead
Midway del giugno 1942. Nella di poco successiva, lunga e aspra campagna di Guadalcanal (SS-365) e quella dell’USS Flier
qualche successo venne raggiunto (ad esempio l’affondamento dell’incrociatore pesante Kako (SS-250).
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Da sinistra. da parte del vecchio S-44), ma - nel complesso - i primi risultati ottenuti dai sommergibili sta-
I “cappelli esterni” dei tubi
lanciasiluri di prora dell’USS
tunitensi nei confronti del naviglio da guerra giapponese furono complessivamente deludenti.
Grayling (SS-209) in posizione Uno dei motivi venne attribuito alle scarse possibilità di avvistamento dei bersagli nelle vaste
“aperta”. aree oceaniche da parte dei Fleet Submarines, che per la scoperta lontana operavano prevalen-
Il comandante di un Fleet temente su rilevamenti idrofonici. Solo l’imbarco, entro la fine del 1942, dei primi apparati
Submarine al periscopio radar su un numero crescente di battelli e una sempre più stretta collaborazione con la ricogni-
d’attacco in torretta, assistito zione aerea a vasto raggio, portarono a un netto miglioramento di questa situazione.
dagli operatori al “Torpedo Data
Computer” (TDC).
La lunga “crisi” dei siluri

Tuttavia, un’altra importante deficienza nell’impiego delle forze subacquee statunitensi


stava in quei mesi manifestandosi in tutta la sua gravità. Si trattava della conclamata ineffi-
cienza dei siluri del tipo Mark 14 ad aria riscaldata, all’epoca il tipo maggiormente diffuso a
bordo dei battelli americani. Nonostante le molte prove effettuate nell’anteguerra, purtroppo
solo l’elevato consumo di armi verificatosi con l’inizio dell’impiego bellico portò ad accertare
che una grossa percentuale di questi siluri, lanciata correttamente, raggiungeva il bersaglio ma
non esplodeva, evidentemente per il malfunzionamento di qualche componente dell’arma.
Da alcuni anni, i siluri Mark 14 erano provvisti di acciarini a doppio effetto, ad urto e ad
influenza magnetica; quest’ultima si attivava quando l’arma transitava sotto la massa ferrosa
del bersaglio. Dopo molte, nuove prove - che impegnarono i tecnici statunitensi per vari mesi -
fu accertato che un frequente cattivo funzionamento del regolatore d’immersione del siluro
portava l’arma a percorrere la propria corsa a una profondità maggiore di alcuni metri rispetto
a quella prevista; di conseguenza, al passaggio sotto la carena del bersaglio a eccessiva distan-
za, l’acciarino non si attivava e la carica non esplodeva. Sulla base di queste risultanze, e in
attesa dei necessari interventi tecnici, a giugno del 1943 l’ammiraglio Nimitz ordinò la disatti-
vazione della componente ad influenza degli acciarini su tutti i siluri, lasciando operativa solo
quella a contatto e riducendo opportunamente la quota di regolazione delle armi.
Le cose sembrarono migliorare, ma in breve emerse un altro grave difetto: la debolezza
strutturale del percussore dell’acciarino ad urto che, sovente, si spezzava all’impatto dell’arma
(16) Due battelli della classe con il bersaglio. È rimasto celebre l’episodio dell’USS Tinosa (SS-283), che il 24 luglio 1943
“Gato” particolarmente attivi - il
Tul libee e il Tang - andarono lanciò da breve distanza ben nove siluri contro una grossa e immobile petroliera giapponese
perduti nel 1944 per incidenti di senza che nessuno di questi esplodesse, sebbene da bordo del battello si fosse chiaramente
questo tipo nel corso di missioni
di guerra. Dal secondo dei due,
udito il rumore dell’urto delle armi contro la carena del bersaglio. Finalmente individuato
af fondato il 24 ottobre 1944 anche questo difetto (e sostituite le componenti interessate), verso l’autunno del 1943 i battelli
nello Stretto di Formosa, alcuni dell’U.S. Navy cominciarono ad avere in dotazione siluri convenzionali efficienti ai quali, a
membri dell’equipaggio riusciro-
no a salvarsi risalendo in superfi- breve, si sarebbero affiancati anche quelli a propulsione elettrica del tipo Mark 18, già ricorda-
cie attraverso la camera di ti nella prima parte di questo saggio. Permasero, invero, alcuni difetti nei guidasiluri girosco-
decompressione con l’impiego pici che in taluni casi - tuttavia non frequenti - portarono le armi a percorrere pericolose corse
degli autorespiratori.
circolari (16).
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1941-1945. NAVI DA GUERRA GIAPPONESI AFFONDATE DA SOMMERGIBILI STATUNITENSI (*)

Portaerei di squadra 4 unità: Shinano (Archerfish); Shokaku (Cavalla); Tahio (Albacore); Unryu (Redfish)
Portaerei di scorta 4 unità: Chuyo (Sailfish); Taiyo (Rasher); Shinyo (Spadefish); Unyo (Barb)
Incr. da battaglia 1 unità: Kongo (Sealion)
Incr. pesanti 3 unità: Kako (S-44); Atago (Darter); Maya (Dace)
Incr. leggeri 9 unità
Cacciatorpediniere 38 unità
Sommergibili 23 unità

Totale (comprese navi minori e ausiliarie): 201 unità per 540.192 tonnellate di dislocamento globale

(*) Per le navi principali, dopo il relativo nome è riportato, tra parentesi, quello del battello statunitense che ha effettuato l’affondamento.

Un po’ sorprendente appare, peraltro, un parallelo tra i siluri statunitensi e quelli tedeschi
della seconda guerra mondiale. Sia il Mark 14 dell’U.S. Navy sia il similare “G7a” della
Kriegsmarine si rivelarono sostanzialmente soggetti al medesimo difetto: la mancata attivazio-
ne dell’acciarino magnetico a causa dell’imperfetto funzionamento del regolatore di quota del-
l’arma. Inoltre, in ambedue i casi, questa grave anomalia si manifestò solo a guerra iniziata e
fu fortemente limitante per l’efficacia degli U-Boote nel 1939-1940 e per quella dei Fleet
Submarines dalla fine del 1941 sino ad oltre la metà del 1943. È comunque curioso che pro-
prio le due principali forze subacquee del conflitto, ambedue con alle spalle apparati industria-
li di prim’ordine, siano incorse in tali generalizzati inconvenienti che non si verificarono inve-
ce in altre Marine impegnate nel conflitto, quali ad esempio quelle britannica, giapponese, ita-
liana, sovietica e francese.

La tipologia delle missioni dei Fleet Submarines nel Pacifico

Trascorso il primo periodo delle ostilità, durante il quale i non molti sommergibili disponi-
bili furono soprattutto impegnati a tentare di opporsi al dilagare dell’offensiva giapponese,
l’entrata in servizio a ritmo serrato dei nuovi battelli delle classi “Gato/Balao” e l’ampio svi-
luppo strategico che la Marina statunitense intendeva dare alla guerra nel Pacifico portarono
gradatamente a una nuova, generale pianificazione delle operazioni subacquee, sia di carattere
prettamente offensivo e/o esplorativo sia di tipo speciale.
Tra le prime: la guerra al traffico nemico, con l’obiettivo di reciderne le vitali linee di
rifornimento, da considerarsi oramai il compito primario; la ricognizione strategica armata
intorno alle basi navali avversarie e nei pressi dei passaggi obbligati, quale contributo alla
distruzione del naviglio da guerra nemico; la posa di mine. Tra le seconde: le missioni di rico-
gnizione a favore della pianificazione delle grandi operazioni anfibie; il salvataggio degli equi-
paggi degli aerei nazionali e alleati caduti in mare; lo sbarco e il recupero di informatori/sabo-
tatori e il loro rifornimento.

La guerra al traffico

L’offensiva strategica condotta senza tregua dai sommergibili statunitensi contro l’attività
della Marina mercantile giapponese, dalla fine del 1942 al termine del conflitto, fu senz’altro il
maggiore e più importante dei risultati conseguiti da queste unità.

La portaerei giapponese Shinano,


qui alle prove nel 1944, nell’unica
foto conosciuta di questa unità
che era in origine una nave da
battaglia della classe”Yamato”.
Fu affondata dall’USS Archerfish
(SS-311) il 29 novembre 1944 al
largo delle coste metropolitane
giapponesi solo dieci giorni dopo
essere entrata in servizio. Con le
sue 59.000 tonnellate di
dislocamento è - ancora oggi - la
maggiore unità distrutta da un
sommergibile.
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La portaerei giapponese Shokaku


da 26.675 tonnellate, affondata il
19 giugno 1944 dall’USS Cavalla
(SS-244).

(17) I dati indicati si riferiscono


Una buona sintesi dei risultati della guerra al traffico - che per oltre il 54 % furono ottenuti
al solo naviglio di stazza supe- dai Fleet Submarines - è esposta dal comandante William P. Gruner nel suo già citato studio:
riore alle 500 tonnellate e com-
prendono anche le perdite inflitte La capacità di trasporto marittimo giapponese, che assommava a 6 milioni di tonnellate all’inizio del
da sommergibili (2%) e aerei
(12%) appartenenti a nazioni conflitto (dicembre 1941), già alla fine del 1943 si era ridotta a circa 5, che arrivarono a meno di 3 per la
alleate degli Stati Uniti. fine del 1944 nonostante un cospicuo programma di nuove costruzioni di navi mercantili. Al termine
della guerra, nell’agosto 1945, il Giappone disponeva di meno di 2 milioni di tonnellate, ma di queste
solo 312.000 tsl erano ancora in condizioni di trasportare un carico […]
Il tonnellaggio mercantile giapponese affondato nel corso dell’intero conflitto assommò a 8.897.000
tonnellate di stazza lorda (100%), di cui 4.861.300 (54,64%) distrutte dai sommergibili; 1.452.900
(16,33%) dall’aviazione imbarcata; 910.000 (10,23%) dall’USAAF; 383.200 (4,31%) dalle Forze aeree
dell’U.S. Navy di base a terra; 1.289.500 (14,49%) per altre cause (17).

La ragguardevole velocità in superficie - che superava anche quella dei pur molto efficaci
U-Boote - l’ampia autonomia, la notevole scorta di siluri, le ottime qualità nautiche e la buona
abitabilità rendevano i Fleet Submarines particolarmente idonei alle lunghe missioni nelle
acque dell’oceano Pacifico dove, tra l’altro, le distanze da coprire tra le basi e le zone di ope-
razioni erano sovente davvero notevoli: molto superiori, ad esempio, a quelle imposte ai bat-
telli tedeschi e italiani nell’Atlantico centro-settentrionale.
Generalmente i nuovi battelli delle classi “Gato/Balao” effettuavano un periodo di serrato
addestramento, della durata di circa 8-10 settimane, nelle basi metropolitane della costa occi-

L’incrociatore pesante giapponese


Atago, affondato dall’USS Darter
(SS-227) il 23 ottobre 1944.
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dentale o orientale più prossime ai cantieri di costruzione, per dislocarsi, poi, generalmente a Da sinistra.
La petroliera Nisshin Maru da
Pearl Harbor per iniziare la prima missione di guerra a circa quattro mesi dall’entrata in servi- 16.801 tsl affondata dell’USS
zio. Crevalle.
Durante il periodo di addestramento veniva posta particolare cura - utilizzando anche
Il piroscafo da carico Holland
appositi simulatori a terra - all’addestramento per l’impiego dei siluri da parte del team di Maru affondato dall’USS Trigger
plancia dei battelli, avvalendosi dell’impiego dei traguardi per il lancio in superficie (TBT = il 17 ottobre 1942.
Target Bearing Transmitter), dei periscopi, delle apparecchiature radar e della centrale di cal-
colo (TDC = Torpedo Data Computer). Notevole impegno fu dedicato anche alle procedure di
emergenza per l’abbandono di battelli colpiti o sinistrati utilizzando apposite vasche o torri per
l’allenamento alla risalita da elevate profondità, con l’uso di autorespiratori. Tale specifico
allenamento si rivelò utile per il salvataggio di parte degli equipaggi, in taluni casi, di sommer-
gibili danneggiati e bloccati sul fondo a qualche decina di metri di profondità. (18) Si trattò di un’esperienza
La durata delle missioni risultò piuttosto variabile in quanto assai diversificata era lun- che avvicinava i metodi di attac-
ghezza dei trasferimenti da effettuare a seconda delle aree di operazioni prescelte, ma la mag- co al naviglio mercantile convo-
gliato da parte dei Fleet
gior parte si concentrò tra i 42 e i 56 giorni; tuttavia, tre dei battelli (Blackfish, Guitarro e Submarines a quelli degli U-
Thresher) in altrettante occasioni rimasero in mare anche più di 80 giorni. Boote: una tattica resa possibile
Le accettabili condizioni di vita degli equipaggi, derivanti dagli spazi a disposizione e sia dalla velocità dei battelli sia
dal limitato numero di unità anti-
dalla loro efficace organizzazione oltre che da una sufficiente disponibilità di acqua dolce, som originariamente presenti. In
resero meno gravosa la permanenza a bordo nel corso di quelle lunghe missioni, pur rappre- un secondo tempo un altro van-
sentando sempre una somma di notevoli sacrifici, caratteristica delle lunghe e gravose opera- taggio fu rappresentato dall’azio-
ne contemporanea di diversi
zioni dei sommergibili in tutte le Marine. sommergibili: la cosiddetta tatti-
In genere, l’età media degli equipaggi dei Fleet Submarines, sottufficiali e ufficiali com- ca dei “Branchi di lupi” escogi-
presi, era piuttosto bassa; i comandanti dei battelli erano normalmente dei capitani di corvetta tata dall’ammiraglio Dönitz, su
cui si tornerà più avanti.
(Lieutenant Commander) o anche dei giovani capitani di fregata (Commander) con poco più di
una dozzina di anni di servizio, svolti tutti a bordo di sommergibili ad esclusione dell’iniziale
periodo di studi e di formazione all’Accademia navale di Annapolis, nel Maryland.
Dopo le esperienze delle prime missioni di attacco al traffico (a quel tempo costituito
soprattutto da unità isolate) e durante le quali il veloce impiego notturno in superficie si dimo-
strò sovente vantaggioso (18), venne deciso di ridurre - in occasione della prima sosta per
lavori - le dimensioni e i volumi delle falsetorri per diminuirne la visibilità notturna e per ren-
Da sinistra.
derle più funzionali. Allo stesso tempo, vennero incrementati il numero e il calibro delle armi Il piroscafo Atlantic Maru, vittima
automatiche, adottando mitragliere antiaerei da 20 e 40 mm. Inoltre, gli originari cannoni da dell’USS Picuda il 30 marzo 1944.
76 mm, giudicati di potenza insufficiente, cominciarono a essere sostituiti con pezzi da
La motonave Akashisan Maru da
102/50, anche se di costruzione non più recentissima, e poi con i più moderni pezzi da 127/25. 4.541 tsl affondata dall’USS
Dall’originaria configurazione che comprendeva un 76/50 e alcune mitragliere da 12,7 Sandlance.
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Il siluramento della nave da


trasporto Ryuyo Maru da 6.707
tsl, ripreso attraverso il
periscopio dell’USS Puffer il 1°
gennaio 1944.
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mm, in breve i Fleet Submarines passarono a varie combinazioni di cannoni e mitragliere,


come è rilevabile dalle foto scattate dalla fine del 1942 in avanti. Verso il termine del conflitto,
non furono pochi i battelli armati con 2 cannoni da 127/25 e due mitragliere da 40/56; combi-
nazione che rappresentava, tra le varie ottenibili, quella di maggior potenza e che, in particola-
re, fu sovente impiegata da quei battelli inviati ad operare in zone costiere dove era frequente
incontrare molti bersagli costituiti da giunche e altro piccolo naviglio da trasporto in legno, per
la cui distruzione era spesso sufficiente mettere a segno un solo colpo di medio calibro.
L’anno più significativo per l’attività di guerra al traffico mercantile dei sommergibili sta-
tunitensi fu senz’altro il 1944, quando il numero dei battelli disponibili raggiunse una consi-
stenza tale da consentire la saturazione della maggior parte dei passaggi obbligati delle varie
correnti del traffico stesso, dalle acque di Singapore a quelle del territorio metropolitano giap-
ponese. Basti pensare che nel corso di quell’anno, con il lancio di oltre 6.000 siluri, i Fleet
Submarine fecero registrare l’affondamento di 1,5 navi giapponesi al giorno.
Dopo l’esordio alla fine del 1943, il 1944 fu anche l’anno in cui si consolidò l’impiego a
“branchi” dei sommergibili statunitensi nel settore del Pacifico. Ispirandosi alle tattiche cosid-
dette dei “branchi di lupi” messe in atto dagli U-Boote in Atlantico, i Fleet Submarines comin- Il trofeo dei successi vantati
ciarono a essere riuniti in gruppi operativi di 3-4 o, massimo, 7 unità - mentre i “branchi” tede- dall’USS Haddo (SS-255), dipinto
schi ne contavano normalmente molti di più - per agire in modo coordinato contro i convogli sulla falsatorre del battello e
comprendente 24 navi mercantili
di navi mercantili giapponesi che riuscivano a intercettare. Agli ordini del più anziano dei e militari giapponesi dichiarate
comandanti dei battelli costituenti il “branco”, i Fleet Submarines manovravano quasi esclusi- affondate o danneggiate.
vamente in superficie e ad alta velocità - almeno nella fase iniziale dell’attacco - per portarsi al

I FLEET SUBMARINES DELL’U.S. NAVY - Classi e cantieri di costruzione (1941/1945)


Classe “Gato”

Electric Boat Co., Groton, Connecticut: Gato, Greenling, Grouper, Growler, Grunion Guardfish, Albacore, Amberjack, Barb, Blackfish, Bluefish,
Bonefish, Cod, Cero, Corvina, Darter (SS-212/227); Anger, Bashaw, Bluegill, Bream, Cavalla, Cobia, Croaker, Dace, Dorado, Flasher, Flier, Flounder,
Gabilan, Gunnel, Gurnard, Haddo, Hake, Harder, Hoe, Jack, Lapon, Mingo, Muskallunge, Paddle, Pargo (SS-240/264)
Portsmouth Naval Shipyard, Kittery, New Hampshire: Drum, Flyng Fish, Finback, Haddock, Halibut, Herring, Kingfish, Shad (SS-228/235);
Runner, Sawfish, Scamp, Scorpion, Snook, Steelhead (SS-275/280)
Mare Island Navy Yard, Vallejo, California: Silversides, Trigger, Wahoo, Whale (SS-236/239); Sunfish, Tunny, Tinosa, Tullibee (SS-281/284)
Manitowoc Shipbuilding Co., Manitowoc, Wisconsin: Peto, Pogy, Pompon, Pumper, Rasher, Raton, Ray, Redfin, Robalo, Rock (SS-265/274)
Cramp Shipyard, Philadelpia, Pennsylvania: Devilfish, Dragonet, Escolar, Hackleback, Lancetfish, Ling, Lionfish, Manta, Moray, Roncador, Sabalo,
Sablefish (SS-292/303)
Classe “Balao”
Portsmouth Naval Shipyard, Kittery, New Hampshire: Balao, Billfish, Bowfin, Cabilla, Capelin, Cisco, Crevalle (SS-285/291); Sand Lance, Picuda,
Pampanito, Parche, Bang, Pilotfish, Pintado, Pipefish, Piranha, Plaice, Pomfret, Sterlet, Queenfish. Razorback, Redfish, Ronquil, Scabbardfish,
Segundo, Sea Cat, Sea Devil, Sea Dog, Sea Fox, Atule, Spikefish, Sea Owl, Sea Poacher, Sea Robin, Sennet, Piper, Threadfin (SS-381/410)
Electric Boat Co., Groton, Connecticut: Apogon, Aspro, Batfish, Archerfish, Burrfish, Perch, Shark, Sealion, Barbel, Barbero, Baya, Becuna, Bergall,
Besugo, Blackfin,Caiman, Blenny, Blower, Blueback, Boarfish, Charr, Chub, Brill, Bugara, Bullhead, Bumper, Cabezon, Dentuda, Capitaine, Carbonero,
Carp, Catfish, Entemedor, Chivo, Chopper, Clamagore, Cobbler, Cochino, Corporal, Cubera, Cusk, Diodon, Dogfish, Greenfish, Halfbeak (SS-308/352)
Mare Island Navy Yard, Vallejo, California: Seahorse, Skate, Tang, Tilefish (SS-304/307); Spadefish, Trepang, Spot, Springer, Stickleback, Tiru (SS-
411/416)
Manitowoc Shipbuilding Co., Manitowoc, Wisconsin: Golet, Guivano, Guitarro, Hammerhead, Hardead, Hawkbill, Icefish, Jallao, Kete, Kraken,
Lagarto, Lamprey, Lizardfish, Loggerhead, Macabi, Mapiro, Menadhen, Mero (SS-361/378)
Battelli la cui costruzione fu annullata tra la metà del 1944 e il gennaio 1946: Dugong, Eel, Espada, Jawfish, Ono, Garlop, Garrupa, Goldring (SS-
353/360 - Electric Boat Co.); Needlefish, Nerka (SS-379/380 - Manitowoc Shipbuilding Co.)

Classe “Tench”
Portsmouth Naval Shipyard, Kittery, New Hampshire: Tench, Thornback, Tigromne, Tirante, Trutta, Toro, Torsk, Quillback (SS-417/424); Argonaut,
Runner, Conger, Cutlass, Diablo, Medregal, Requin, Irex, Sea Leopard, Odax, Sirago, Pomodon, Remora, Sarda, Spinax, Volador (SS-475/490)
Cramp Shipyard, Philadelpia, Pennsylvania: Trumpetfish, Tusk (SS-423/424)
Electric Boat Co., Groton, Connecticut: Corsair, Unicorn, Walrus (SS-435/437 – Unicorn e Walrus furono demoliti prima della consegna all’U.S.
Navy nel 1958)
Boston Navy Yard, Boston, Massachusetts: Amberjack, Grampus, Pickerel, Grenadier (SS-522/525)
Battelli la cui costruzione fu annullata tra la metà del 1944 e il gennaio 1946:
Turbot, Ulua, Unicorn, Vandace, Walrus, Whitefish, Whiting, Wolffish (SS-425/434 - Cramp Shipyard); Pompano, Grayling, Needlefish, Sculpin (SS-
491/494, Portsmouth Naval Shipyard); Wahoo (SS-516, Mare Island Navy Yard); Dorado, Comber, Sea Panther, Tiburon (SS-526/529, Boston Navy
Yard);
SS-438/474, 495/515, 517/521, 530/562 (unità a cui non era stato ancora assegnato un nome)
Fonte: P.H. Silverstone, U.S. Warships of World War II, Londra, Ian Allan, 1965 (rist. 1971)
61

Il comandante dell’USS Tang con lancio in posizione favorevole, saturando ove possibile la capacità di reazione delle quasi mai
un gruppo di 22 aviatori salvati in
mare dal suo battello nel corso di
numerose unità di scorta avversarie. I lanci riguardavano quasi sempre una salva di tre o quat-
una sola missione. tro armi, per aumentare le probabilità di colpire il bersaglio (19), e i buoni risultati ottenuti
Due foto dell’USS Harder in
premiarono questa tattica offensiva che rimase in uso sino alla fine del conflitto.
manovra nei pressi di un isolotto Tra i 263 sommergibili statunitensi che svolsero missioni di guerra nel corso dell’intero
del Pacifico per raggiungere conflitto, il battello che affondò il maggior numero di navi fu il Tautog (SS-199) della classe
l’equipaggio di un idrovolante
americano costretto ad un
“T” accreditato, sotto la guida di tre successivi comandanti, di 26 successi. Quello che distrus-
ammaraggio forzato. se il maggior tonnellaggio risultò il Flasher (SS-249) della classe “Gato”, che affondò 17 navi
62

L’USS Nautilus (SS-168), un


grosso battello degli anni Trenta,
con a bordo un reparto
dell’Esercito nel corso di
un’incursione in un’isola
dell’arcipelago delle Aleutine nel
maggio 1943.

mercantili per un totale di 89.687 tonnellate di stazza lorda e 4 navi da guerra per complessive (19) Nel corso dell’intero con-
10.544 tonnellate di dislocamento. flitto i sommergibili statunitensi
Queste cifre risultano inferiori a quelle dei risultati raggiunti durante la seconda guerra lanciarono un totale di 14.748 si-
luri con una media di 3,586 armi
mondiale da molti U-Boote, o da alcuni battelli italiani e, ancora una volta, forniscono la per singolo attacco.
misura delle differenti caratteristiche del traffico mercantile nel teatro del Pacifico se confron-
tato con quello dell’Atlantico.

Le difese antisom giapponesi

Le operazioni contro le linee di traffico giapponese da parte dei grossi sommergibili statu-
nitensi furono inizialmente favorite dalle insufficienti risorse organizzative messe in atto dalla
Marina nipponica per la loro difesa e dal limitato numero di unità sottili assegnate a questo
compito. Infatti, sino al 1943 inoltrato, il traffico mercantile giapponese non risultò completa-
mente convogliato e l’attacco ai trasporti che navigavano isolati, in piccoli gruppi senza scorta
o con difese comunque insufficienti, facilitò alquanto l’azione dei Fleet Submarines.
D’altra parte, va ricordato che lo sviluppo delle armi e delle tattiche antisommergibili era
stato piuttosto trascurato dai giapponesi negli anni precedenti il conflitto, cosa peraltro sor-
prendente per una Marina che nello stesso periodo aveva dato notevole impulso alle proprie
forze subacquee. Un atteggiamento forse giustificato solo dall’impostazione giapponese della Da sinistra.
L’affondamento del mercantile
guerra, che tendeva a disinteressarsi delle forme di difesa privilegiando al massimo quelle di Hittsu Maru fotografato al
attacco. periscopio dell’USS Wahoo il 21
Le armi e le apparecchiature per la scoperta a.s. erano rimaste pressoché allo stesso livello marzo 1943.
di sviluppo raggiunto dopo la Grande Guerra. Tra le seconde, abbastanza efficaci gli idrofoni, Un particolare dell’USS Crevalle
pur con tutte le limitazioni proprie di questa apparecchiatura acustica di tipo passivo; ancora in (SS-291) nel 1945.
63

I SOMMERGIBILI E LA CINEMATOGRAFIA U.S.A.

John Wayne al periscopio in una foto “di scena” del film Manifesto del film Torpedo Alley (Immersione rapida, 1952); si noti il battello
Operation Pacific del 1951 (Warner Bros.). nell’immagine, già modificato in base al programma “Guppy” del dopoguerra
(Allied Artists).

L’argomento “sommergibili e sommergibilisti” ha sempre affascinato attori e registi di ogni tempo e paese: basterà ricordare le due pellicole italia-
ne Uomini sul fondo (1941) e Alfa Tau (1942) che, sotto numerosi aspetti, anticipano tematiche e scelte artistiche del verismo neorealista e - in tempi più
recenti - U-boot 96 (Germania, 1981) e Caccia a Ottobre Rosso (U.S.A., 1990) i quali, con impostazioni diverse, hanno entrambi contribuito in misura
considerevole al successo di questo specifico (e spettacolare) “filone” cinematografico.
È tuttavia a Hollywood, tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, che i film di ambiente sommergibilistico hanno vissuto il loro “momento
d’oro”, grazie ad una serie di fattori concomitanti (dal clima politico favorevole, alla disponibilità dell’U.S. Navy, alla partecipazione di attori di grande
livello) che hanno consentito la produzione di opere ancora oggi conosciute e beneficiarie di ripetuti “passaggi” sui canali televisivi di maggiore impor-
tanza.
Il primo film del dopoguerra degno di nota è Operation Pacific (1951, titolo italiano Lo Squalo Tonante), interpretato da John Wayne e Ward Bond,
che ripercorre - romanzandole - le vicende dei sommergibili Angler e Growler nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale. Fecero poi seguito, tra
gli altri, Torpedo Alley (1952, titolo italiano Immersione rapida) interpretato da Mark Stevens e Run Silent, Run Deep (1958, distribuito in Italia con il
titolo di Mare Caldo), quest’ultimo valorizzato dalla presenza di due “mostri sacri” del calibro di Burt Lancaster e Clark Gable, nei panni - rispettiva-
mente - del “secondo” e del comandante di un battello divisi da una forte incompatibilità di carattere ma uniti, nel finale, nel combattimento contro un
sommergibile giapponese in cui Clark Gable perderà la vita.
Tra i migliori film di questo ambito, e giustamente il più famoso tra tutti, è il celeberrimo Operation Petticoat del 1959 (Operazione Sottoveste), i
cui protagonisti - Cary Grant e Tony Curtis - danno il meglio di sé interpretando, con ironia e professionalità, anche in questo caso il comandante e uno
degli ufficiali di un battello che, durante un esilarante ma tecnicamente preciso corso di eventi, recupera un gruppo di infermiere in fuga dalle Isole
Filippine occupate dai giapponesi. Le vicende dell’immaginario USS Sea Tiger sono note anche ai telespettatori meno appassionati del genere grazie
alla pitturazione rosa (!) applicata al battello, essendo indisponibili vernici più “tradizionali”, e a numerose “gags” che contribuiscono all’ottima riuscita
di una pellicola che, allo stesso tempo, esalta le qualità della commedia e del film di guerra, due tra le tematiche da sempre privilegiate dalla cinemato-
grafia d’oltreoceano.
La notorietà di Operazione Sottoveste è senz’altro meritata, e gli indubbi pregi di questo film ne hanno fatto un’autentica icona che ha portato, tra
l’altro, alla nascita di una vera e propria “leggenda metropolitana” nella Marina italiana in cui, ancora oggi, si favoleggia talvolta di uno strato di vernice
rosa comparso sullo scafo del Torricelli (ex Lizardfish, SS-312) durante un ciclo di lavori di carenaggio… In realtà, per le riprese di Operation Petticoat
l’U.S. Navy mise a disposizione il Balao (SS-285), mai trasferito in seguito ad una marina estera, ma questa specifica “mitologia” contribuisce a far
comprendere l’elevata qualità e l’impatto mediatico di un bel film che, a quasi sessant’anni dalla sua uscita, sa ancora oggi suscitare emozione e diverti-
mento negli spettatori.
M.B.

[Per un approfondimento sul tema si veda: H. Beigel, The Fleet’s in - Hollywood presents the U.S. Navy in World War II, Missoula, Pictorial Histories Publishing
Co., 1994]

Burt Lancaster e Clark Gable sul set Cary Grant (che impersona il capitano di fregata Sherman, La locandina originale del 1959
di Run Silent, Run Deep del 1958, comandante dell’USS Sea Tiger in Operation Petticoat) al di Operation Petticoat (Universal
proiettato nelle sale italiane con il periscopio del battello; al centro, l’attrice Joan O’Brien (Universal Pictures).
titolo di Mare caldo (United Artists). Pictures).
64

fase poco più che sperimentale rimasero invece gli ecogoniometri ad ultrasuoni. Per quanto (Cartina ripresa da A. Santoni,
op. cit.).
riguardava le armi, pochi progressi si erano registrati nelle prestazioni delle bombe da getto
(btg) e dei relativi lanciabombe.
In tema di armi a.s. anche durante il periodo bellico la Marina nipponica non fece registra-
re sensibili progressi; ad esempio non sviluppò con successo alcun modello di lanciabombe a
grande gittata per attaccare i battelli avversari mantenendoli sempre sotto controllo ecogonio-
metrico (come nel caso dei vari modelli di Hedgehog/“porcospini”, ecc.). Furono tuttavia
migliorate le prestazioni delle tradizionali bombe di profondità - da sganciare sulla presunta
verticale del sommergibile - le cui dotazioni a bordo delle siluranti vennero notevolmente
incrementate.
Dopo il 1943 le unità antisom giapponesi cominciarono a essere dotate di radar le cui pre-
stazioni, però, erano nettamente inferiori a quelle delle coeve apparecchiature statunitensi.
Anche gli apparati radar antisommergibili in dotazione ai velivoli, apparsi sugli aerei giappo-
nesi verso la fine del 1943, ebbero scarse prestazioni e limitata diffusione.
65

L’USS Balao al rientro da una


missione di guerra nel 1945. Si
noti, tra i sommergibilisti
americani, l’assenza delle vistose
barbe che di solito
caratterizzavano gli equipaggi dei
battelli europei.

L’organizzazione complessiva della difesa del traffico - pur migliorata nel proseguo del
conflitto, ma rimasta con responsabilità suddivise tra Marina ed Esercito - non fu mai all’altez-
za della situazione. Infine, le unità antisom, sebbene incrementate con la realizzazione di
numerosi cacciasommergibili con i programmi di guerra, risultarono sempre insufficienti
rispetto alle necessità.
Nel complesso, quindi, il livello delle misure messe in atto dai giapponesi per la difesa del
proprio traffico mercantile risultò di gran lunga inferiore e molto meno efficace di quello rag-
giunto dagli anglo-americani già alla fine del 1942. Una situazione che incise favorevolmente
sull’attività delle forze subacquee statunitensi, compensando in buona parte alcune delle pre-
stazioni meno brillanti dei Fleet Submarines.

Le missioni “speciali”

Un altro degli impieghi offensivi dei sommergibili statunitensi nel Pacifico fu rappresenta-
to dalla posa di sbarramenti minati nei passaggi obbligati o nelle vicinanze dei porti principali
dell’intero teatro. Le missioni di questo tipo iniziarono nell’ottobre del 1942, con la posa di
Un particolare dell’interno della uno sbarramento di 40 mine ormeggiate lungo la costa metropolitana giapponese da parte
torretta dell’USS Spot (SS-412): a dell’USS Whale (SS-239), e si conclusero nel maggio 1945 con un’analoga operazione svolta
sinistra la barra del timone
verticale e a destra un apparato dall’USS Bream (SS-243) al largo delle coste indocinesi. Si trattò, in totale, di 35 missioni
radar. tutte coronate da successo, con la posa di circa 1.400 armi ad ancoramento o da fondo.
L’impiego dei Fleet Submarines come posamine avrebbe probabilmente potuto essere ancora
più impegnativo ma, con l’avvicinarsi delle conquiste territoriali statunitensi ai nodi di traffico
su bassi fondali lungo le coste nemiche, l’accresciuta disponibilità di aeroporti consentì un
maggior impiego di velivoli per la posa di mine da fondo. Una metodologia, se pur abbastanza
manifesta, senz’altro meno costosa e decisamente più flessibile rispetto alle lente missioni
delle unità subacquee.
Più numerose (quasi una novantina) furono le missioni dei sommergibili dell’U.S. Navy
nei territori dell’intero teatro operativo occupati dai giapponesi destinate allo sbarco e al recu-
pero di informatori, al rifornimento e all’appoggio a bande organizzate di guerriglieri, al salva-
taggio di gruppi di civili, al trasporto e allo sbarco di nuclei di incursori e – addirittura – ad
alcuni bombardamenti di “puntiformi” obiettivi costieri.
Altre missioni di grande utilità e di notevole impegno affidate ai Fleet Submarines furono
quelle di ricognizione delle località designate per lo svolgimento di operazioni anfibie. Si trat-
tava di condurre, nel modo più occulto e preciso possibile, rilievi idrografici su bassi fondali,
misurazioni di altezze di maree e di direzione/velocità delle correnti, oltre all’esecuzione di
serie di foto al periscopio di vedute delle coste e delle relative installazioni. Tutti elementi
indispensabili ai pianificatori di quelle complesse operazioni che, sovente, vedevano l’impiego
66

32. Rientro negli Stati Uniti


dell’USS Gar (SS-206), un battello
della classe “T”, poco dopo il
termine delle ostilità.

Bibliografia

E. Bagnasco, I sommergibili del-


la seconda guerra mondiale,
Parma, Albertelli, 1973; Anna-
polis, MD, US Naval Institute,
1977

J. Campbell, Naval Weapons of


WW II, Londra, Conway Mari-
time Press, 2002.

D.C. Evans, M.R. Peattie, Kai-


gun, Annapolis, MD, Naval In-
stitute Press, 1997, rist. 2012

N. Friedman, U.S. Submarines


since 1945: an illustrated design
history, Annapolis, MD, Naval
Institute Press, 1994

Id., U.S. Submarines through


sottocosta di centinaia - quando non di migliaia - di mezzi da sbarco di ogni tipo e dimensione. 1945: an illustrated design hi-
Un ulteriore, significativo impiego dei sommergibili statunitensi nel Pacifico fu rappresen- story, Annapolis, MD, Naval
tato dal salvataggio degli equipaggi degli aerei nazionali e alleati abbattuti sul mare o costretti Institute Press, 1995
ad ammarare in seguito a danni subiti in combattimento o per altre cause. Dopo i primi salva- W.P. Gruner, U.S. Pacific Sub-
taggi effettuati nel corso di normali operazioni offensive, gli alti comandi statunitensi - che marines in World War II, HNSA,
attribuivano a questo tipo di attività grande importanza sotto il profilo psicologico per il perso- Internet
nale di volo - in occasione di operazioni aeree di particolare entità richiesero l’organizzazione C. Henry, Depth Charge!, Barns-
di missioni di alcuni Fleet Submarines specificatamente dedicate a questi compiti. ley, Pen & Sword Military, 2005
Gli aviatori salvati in mare dai sommergibili furono in totale 504 e il battello che ne recu-
R. Jordan, The World’s Merchant
però il maggior numero, 31, fu l’USS Tigrone (SS-419) della classe “Tench”, entrato in servi- Fleet 1939, Londra, Chatam
zio solo nell’ottobre del 1944. Pub., 1999, rist. 2006

S.E. Morison, In guerra su due


Le perdite oceani, Firenze, Sansoni, 1967

Come già anticipato, nel corso dell’intero conflitto l’U.S. Navy armò complessivamente T Roscoe, US Submarines Ope-
rations in WW II, Annapolis,
288 sommergibili (con 263 che svolsero - come detto - missioni di guerra), dei quali ne anda- MD, Naval Institute Press, 1949.
rono perduti in totale 52: quarantanove nel settore del Pacifico e tre in quello dell’Atlantico. Naval Institute Press, 1977
Di questi ultimi, due affondarono per incidenti nel corso di missioni addestrative o trasferi-
A. Santoni, Storia generale della
menti e uno per cause sconosciute. guerra in Asia e nel Pacifico
Nel teatro del Pacifico, di gran lunga il più importante per le forze subacquee statunitensi, (1937-1945), 3 voll., Pisa, Libr.
i battelli sicuramente perduti per azione nemica furono in totale 31, di cui: Lungarno, 1994
• 15 distrutti da navi di superficie e sommergibili; R.C. Stern, D. Greer, US SUBS
• 6 affondati da aerei; in action, Carrolton, Squadron
• 4 distrutti in collaborazione tra navi e aerei; Signal Pub., 1979
• 6 affondati per urto contro mine. T.F. Walkowiack, Fleet Submari-
Dei rimanenti, 10 andarono perduti per cause non accertate con sicurezza e 8 per incidenti nes of WW II, Missoula, Monta-
di varia natura. na, Pictorial History Pub., 1991
Pertanto, le complessive perdite americane rappresentarono quasi il 18% dei battelli in T. Windelberg, N. Polmar, Ship
servizio. Una percentuale abbastanza contenuta se paragonata, ad esempio, al 35% (75 battelli) Killer. A History of the American
della Royal Navy, al 57,8% (89 battelli) della Marina italiana e al 66,2% (766 battelli) della Torpedo, Annapolis, MD, Naval
Institute Press, 2010.
Kriegsmarine.
Pur se del tutto indicative, queste cifre dimostrano ulteriormente che il tipo di guerra
subacquea combattuta nel settore del Pacifico fu totalmente diverso, in tema di efficacia del “STORIA militare” e l’autore
contrasto antisom, da quello condotto nel medesimo periodo in Atlantico e nel Mediterraneo. ringraziano l’amico Mario Pio-
vano per la collaborazione for-
Tutto ciò, ovviamente, senza nulla togliere alle capacità e alla determinazione dei circa nita nel reperimento del materia-
30.000 sommergibilisti statunitensi i quali, pur dovendo conteggiare oltre 3.500 caduti, nell’a- le fotografico, in buona parte
spro confronto con il Giappone conseguirono un obiettivo strategico di prima grandezza, con proveniente dal fondo Elio Oc-
chini conservato alla Biblioteca
un rateo di 28,4 navi nemiche di tutti i tipi affondate per ogni proprio battello perduto che - di Angelo Mai di Bergamo, che il-
per sé - costituisce in questo particolare computo il risultato più elevato raggiunto da tutte le lustra questo articolo assieme a
Marine belligeranti del secondo conflitto mondiale. immagini di varie fonti ufficiali
statunitensi.
E. Bagnasco
USS Gato (SS-212), settembre 1942 (Measure 9, nero su tutte le superfici).
(Tavola di M. Brescia)

USS Grouper (SS-214), autunno 1944 (Measure 10, Ocean Gray sulle superfici verticali, nero su tutte le superfici orizzontali, sulla parte
visibile delle casse di immersione e sulla zona poppiera dello scafo).
(Tavola di M. Brescia)

USS Bowfin (SS-287), prima metà del 1945 (Measure 32/3SS, analoga alla Measure 10 ma con l’impiego del Light Gray sulle superfici
verticali della falsatorre e della porzione anteriore dello scafo).
(Tavola di M. Brescia)

Da sinistra.

L’ampio quadrato ufficiali dell’USS Cero (SS-225) nel 1943 (Naval


History and Heritage Command, 80-G-K-15541).

Ancorché ripresa con un obiettivo grandangolare, questa immagine


evidenzia le considerevoli dimensioni della mensa equipaggio di un
“Fleet Submarine” (USS Pamapanito, SS-383, attualmente
musealizzato a San Francisco).

La falsatorre dell’USS Pampanito (SS-383),


riportata all’aspetto del 1945.