Sei sulla pagina 1di 9

IV CONGRESSO

FPCGIL LIVORNO
12 e 13 ottobre 2018

RELAZIONE INTRODUTTIVA

SEGRETARIO GENERALE
GIOVANNI GOLINO

DAL CAPITALE DI MARX AD OGGI QUALCOSA È ANDATO STORTO


Quando la Classe Proletaria sceglie la destra per farsi rappresentare "Il male
che temi, diventa realtà in seguito a ciò che tu stesso fai (Goethe)".

Karl Marx nel suo fondamentale contributo alla Storia dell’Umanità ci consegna un principio, fra i molti, di
fondamentale importanza, in contrapposizione alla filosofia economica liberista: "il prezzo della forza lavoro
si calcola nel modo seguente: si prende il prezzo dei viveri, abiti, abitazione e di quanto altro occorre in un
anno al lavoratore per mantenere la sua forza di lavoro, sempre nel suo stato normale, si aggiunga a questa
prima somma, il prezzo di quanto occorre in un anno al lavoratore per procreare, allevare ed educare i suoi
figli".

Marx mette al centro l'uomo e la sua famiglia attorno ai quali deve essere garantito il salario e i diritti per
vivere e crescere dignitosamente e Liberi, in contrapposizione all’ispirazione liberista dove al centro viene
posto il mercato e il capitale, e dove l’essere umano è costretto ad una competizione serrata con i suoi
simili, che lo destinerà a progressiva rinuncia dei propri diritti e del proprio salario, pur di accedere al lavoro.
Dopo la caduta del muro di berlino del 1989, subiamo una costante aggressione alla ricchezza posseduta
dalla Classe lavoratrice e al sistema dei Diritti costruito sulla fondamenta gettate dalla Resistenza e dalle
lotte operaie. Già nel 1997, attraverso la Riforma Treu, si apre alla precarizzazione del Lavoro e per la prima
volta fa la sua entrata in scena il lavoro interinale. Questa degradazione normativa continua negli anni
successivi e a partire dal 2000 vengono introdotte tantissime nuove forme contrattuali (in una politica di
flessibilità in entrata) ad opera soprattutto delle seguenti riforme:

1. La Legge 368/01 che ha riformato il Contratto a Tempo Determinato (o a Termine);

2. La Riforma Biagi 276/03 che ha introdotto nuove forme contrattuali o rinnovate le vecchie:
2.1 Contratto di Somministrazione di Lavoro;
2.2 Contratto di Lavoro Accessorio (Voucher);
2.3 Contratto Part Time;
2.4 Contratto di Lavoro Intermittente (il classico lavoro a chiamata);
2.5 Contratto di Job sarin;
2.6 Contratto a Contenuto Formativo (l'Apprendistato);
2.7 Contratto di Collaborazione a Progetto (CO.CO.PRO.).

3. Nel 2015, il decreto attuativo del Jobs Act (decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81) ha riformato la
materia dei contratti di lavoro e stabilendo che essi possono essere (oltre ai CO.CO.CO.):
3.1 Contratto di Lavoro a Tempo Parziale;
3.2 Contratto di Lavoro a Tempo Determinato (o a Termine) eliminando la tutela
dell'opposizione della causale;
3.3 Contratto di Lavoro Intermittente;
3.4 Contratto di Somministrazione di Lavoro;
3.5 Contratto di Lavoro a Contenuto Formativo (Apprendistato);
3.6 È stato definitivamente superato il Contratto di Collaborazione a Progetto (CO.CO.PRO.).

La scelta di intraprendere una flessibilità in entrata con le forme contrattuali atipiche e precarie appena
elencate, è sempre stata accompagnata dall’ammissione di incompletezza delle riforme, perchè mancanti di
quei contrappesi tipici di un modello di flex security (flessibilità e sicurezza) in espansione all’interno
dell’UE. Lo stesso Legislatore ha sempre scelto di anticipare la precarizzazione del lavoro agli strumenti di
tutela e sostegno sociale, attraverso il potenziamento del Welfare. Nonostante non si sia proceduto a
costruire e finanziare questi strumentio, abbiamo addirittura assistito alla riforma Fornero del 2012 e al Jobs
Act che hanno sommato alla flessibilità in ingresso anche quella in uscita con lo svuotamento della
protezione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

L’analisi economica e sociale di queste riforme dimostra come a livello nazionale, o internazionale, non ci sia
una corrispondenza positiva tra la flessibilità e la produttività del lavoro e l’occupazione. Aumentano le
disuguaglianze e l’aggressione ai Diritti, consentendo il progressivo ingresso lavorativo di soggetti con ridotte
protezioni, e con forme contrattuali atipiche. E’ aumentata l’occupazione precaria come dimostrano i dati
italiani dal 2003 al 2007, ma non è certo aumentata l’occupazione stabile, ferma sostanzialmente da un
ventennio, intorno a 22 milioni di lavoratori, solo un terzo della popolazione. Sicuramente non è aumentata
la produttività del Sistema Italia, che nonostante la tanto desiderata flessibilità, da parte datoriale, ha
registrato la perdita di circa il 25% del Sistema Produttivo Nazionale, è evidente che l’analisi liberista che ha
affascinato i Parlamenti degli ultimi decenni ha fallito.

Sono mancate le manovre mirate al rilancio della domanda e dei consumi, proprio per questo la CGIL
continua a rivendicare investimenti e innovazione, come approfondiremo nel proseguo di questa relazione.
Considerando che sono proprio i giovani, i potenziali lavoratori col massimo della flessibilità sia in ingresso
che in uscita nel lavoro, come si spiega il tasso di disoccupazione giovanile superiore al 40%? Chiara
dimostrazione che non è la flessibilità ma sono gli investimenti a creare occupazione

Le politiche di austerità hanno ulteriormente peggiorato il quadro economico e sociale, riducendo


ulteriormente la domanda e la capacità di spesa di cittadini e famiglie, direttamente e indirettamente,
indebolendo il potere d’acquisto dei lavoratori, anche attraverso il salario indiretto, rappresentato dallo
Stato Sociale: spesa pubblica per i servizi, sanità, istruzione, ecc. . Il Blocco contrattuale in tutti i settori dei
servizi pubblici (composta sia da lavoratori pubblici che privati) è un ulteriore aggravio della spirale recessiva
in cui l’economia italiana è precipitata dal 2008 in poi.

Non solo, non sono mai arrivati i nuovi e aggiuntivi strumenti di Walfare promessi dalle Riforme Treu,
Sacconi, Fornero e Poletti, ma alla precarizzazione del modo del Lavoro si sono sommati i prodotti delle
politiche di austerità :
- taglio e riduzione del Diritto alla Pensione (Riforma Fornero-Sacconi);
- taglio degli ammortizzatori sociali;
- taglio alla Sanità Pubblica (ancora oggi è vigente la norma del 2011 che impone entro il 2020 il
taglio del costo del lavoro in Sanità pari al 1,4% del costo del lavoro registrato nel 2004);
- taglio alla spesa Sociale;
- taglio agli investimenti;
- blocco del Turn Over;
- blocco dei Contratti Nazionali di Lavoro.
La comprensione delle motivazioni che portano le classi lavoratrici e le classi più deboli a orientare il proprio
consenso verso destra, oggi partitico ma che domani potrebbe riscontrarsi anche nell’adesione sindacale, ha
sicuramente solide basi, ma non è sufficiente a spiegare la deriva razzista a cui assistiamo quotidianamente.

Proprio per questo si vuole proporre lo studio di una Università statutinitense delle dinamiche sociali di una
piccola cittadina della Germania degli anni 30 che vedeva un forte radicamento del Partito
SocialDemocratico, la SPD, e che poi ha scelto in modo massivo di votare il partito nazista di Hitler.

L'estremismo di massa, l'intolleranza, il desiderio disperato di un cambiamento radicale (tutti i fattori che
Rendono impossibile una stabile democrazia) sono difficili da suscitare. Quando nella comunità c'è sicurezza
gli, agitatori politici si ritrovano a declamare in sale quasi vuote, è necessaria una paura ossessiva
l'improvvisa coscienza di pericoli fino a quel momento non si sospettavano, per riempire le sale di
ascoltatori che vedono nell’agitatore colui che li salverà. (William Sheridan Allen)

Nella Germania pre-nazista le condizioni economiche erano simili a quelle attuali, è proprio come oggi nel
1930 si era all'interno di una grande crisi economico-finanziaria, che nasceva dagli Stati Uniti ma che
coinvolgeva l'intero pianeta. Il senso profondo di inquietudine e di insicurezza colpì anche la popolazione
tedesca nonostante le maggiori ripercussioni riguardassero esclusivamente gli operai delle Industrie, anche
tutto il resto della popolazione sprofondò nella paura e nell' insicurezza a causa della mancanza di risposte
chiare o concrete da parte della classe politica di allora, la popolazione che osservava i volti disperati degli
operai e che li vedeva inoccupati agli angoli della strada non poteva sfuggire alla paura, ed era naturale che
ogni singolo individuo si chiedesse quando finirà questa grande crisi economica? Quale futuro mi aspetta?
Sarò io il prossimo disoccupato?
Durante la grande depressione, come negli USA, anche nella lontana Germania l’immagine ricorrente erano
gli operai in fila per richiedere il sussidio disoccupazione, oppure fermi agli angoli delle strade in attesa di un
lavoro, davano chiarissima l'immagine della disperazione e che logicamente si trasformava in rabbia che
arrivava ad accendere aggressività e tafferugli fra gli operai stessi, queste immagini di assembramenti di
uomini rabbiosi oppure nulla facenti amplificavano ancora di più la paura collettiva, chiunque li osservasse
anche se non direttamente coinvolto della grande depressione non poteva che non averne significative
conseguenze, nella propria sfera intima. Anche nell’Italia di oggi, osserviamo questo fenomeno nelle nostre
strade e attraverso i grandi sistemi di comunicazione di massa, anche social, quotidianamente osserviamo e
subiamo le conseguenze della cronica crisi economica, di conseguenza ci è semplice comprendere gli stati
d’animo della Germania di allora, la paura di crollare nella povertà. Alla crescente disoccupazione va
associato un altro fenomeno le masse di uomini, donne e bambini stranieri che raggiungono l’Italia da altri
paesi per sfuggire a condizioni ancora peggiori di povertà se non a guerre e a persecuzioni. Nonostante ciò,
di fronte a questi Uomini e a queste Donne migranti assistiamo alla crescente paura, perché al timore della
disoccupazione e della povertà si somma quella di dover condividere la scarsa ricchezza disponibile e le
scarse opportunità con chi viene da altrove, e quindi reo di costituire una minaccia per una condizione di
vita già precaria, quante volte abbiamo ascoltato frasi del tipo "se non c'è lavoro per noi, come possiamo
accogliere qualcun'altro" ed è interessante rileggere le frasi che venivano dette negli anni 30 nella Germania
pre-nazista "c'erano tanti disoccupati e non facevano altro che bighellonare in giro per la maggior parte
erano soltanto pigri e non avevano voglia di lavorare".

Nelle fabbriche tedesche del 1930 si preferiva assumere i nazisti perché non erano iscritti ai sindacati e si
registravano tagli ai salari e peggioramenti delle condizioni di lavoro, accrescendo paure e inquietudine dei
lavoratori, ma ovviamente anche dopo il taglio dei salari i posti di lavoro restavano estremamente ambiti,
anche perché semplicemente un periodo di lavoro serviva a reintegrare i diritto dell'operaio al sussidio di
disoccupazione, esattamente come avviene con la NASPI di oggi. Il processo di degradazione sociale viene
accelerato quando si decide, nel novembre del 1930 di tagliare i sussidi di sostegno al reddito per
alleggerire il gravame per i bilanci dello Stato e delle Autonomie Locali, e anche in questo caso ritroviamo un
parallelo con i nostri giorni in cui le politiche di austerity che hanno portato al taglio degli ammortizzatori
sociali quindi esattamente come nella Germania del 1930 sì e scelto di scaricare le difficoltà di bilancio dello
Stato sui disoccupati .

Lo studio della Germania degli anni 30 ci aiuta a comprendere quali fenomeni furono la base per il successo
della rivoluzione nazista primo fra tutti una capacità capillare di raggiungere il singolo cittadino, di occupare
i luoghi di discussione, le piazze e quindi costruire un rapporto costante con la popolazione grazie alla
distribuzione capillare sul territorio, altro fattore di successo del Partito nazional Socialista della Germania
degli anni 30 è l’aver sfruttato il conflitto che si era aperto fra due classi: la classe media e la classe operaia
quest'ultima vittima della grande depressione e della crisi economica, questa insicurezza generava
all'interno della classe media grande inquietudine grande paura , questo timore si trasformava in conflitto
nella necessità di evitare ad ogni costo che le difficoltà degli operai contagiassero anche la classe media , in
questo contesto sociale in cui i penultimi ovvero La classe media si sentiva minacciata dagli ultimi, ovvero gli
operai, si creò una spaccatura profonda della società e su questa contrapposizione ha trovato terreno fertile
per la propria propaganda autoritaria, oggi dobbiamo contrastare ogni fenomeno simile, oggi i penultimi
sono gli italiani disoccupati, i precari, le famiglie in difficoltà contrapposti agli ultimi ovvero Uomini e Donne
costretti a fuggire dalle terre di origine a causa della povertà della guerra e della discriminazione. Così in un
Arena vediamo confrontarsi i penultimi contro gli ultimi in una guerra di sopravvivenza e quando c'è in gioco
la percezione della vita stessa della capacità di potersi sostenere e di poter dare da mangiare alla propria
famiglia si è disposti a lottare con ogni mezzo e quindi in questa Arena tra gli ultimi e i penultimi non
possiamo Non pensare che si possa arrivare o assistere ad atti di assoluta gravità Non a caso negli ultimi
mesi abbiamo assistito ad aggressioni fisiche nei confronti di migranti. in questo contesto non ci dovremmo
stupire se quei penultimi italiani lavoratori precari disoccupati vedessero in noi CGIL attori troppo lontani dai
loro bisogni.

La socialdemocrazia tedesca Non riuscì ad intercettare e a comprendere la voglia di cambiamento della


classe lavoratrice e senza la necessaria determinazione non riuscivo nemmeno a contrastare l'ascesa nazista
che invece intercettò la voglia di cambiamento.

Questa analisi ci spiega come la paura e la precarietà possa portare il lavoratore e il cittadino a farsi
rappresentare politicamente da chi non fa i suoi interessi, o a rinunciare alla rappresentanza sindacale.

La classe proletaria che oggi sceglie una formazione di destra, lo fa contro il suo interesse, perché sceglie chi
vuole abrogare le Leggi anti Caporalato, chi vuole regalare il condono agli evasori fiscali; chi vuole la Flat Tax
per i più ricchi, chi ha fatto la Legge Bossi-Fini che consente di sfruttare i lavoratori migranti, rendendo
inaccessibili agli altri quei lavoratori quelle opportunità occupazionali.

La nostra CGIL ha le sue proposte che noi tutti abbiamo il dovere di diffondere in ogni contesto sociale che
occupiamo. Grazie alla sua natura confederale, ha costantemente offerto la propria analisi e le proprie
proposte per sostenere i bisogni della collettività a partire dai più deboli.

Il nostro percorso congressuale ci offre degli obiettivi concreti da raggiungere nell'interesse comune divisi
per quattro macro aree la prima è l'uguaglianza proprio perché la CGIL ha compreso che l'incremento delle
disuguaglianze ha generato quella paura, quella solitudine e quel rancore che sono alla base della
spaccatura e della divisione all'interno delle classi lavoratrici del nostro paese.

Per raggiungere l'uguaglianza abbiamo bisogno di promuovere diritti e opportunità universali,


comprendendo che la prima sfida sta nell’unire i popoli d'Europa, non possiamo accettare che l'Unione
Europea si limiti ad aspetti economici, è necessario che si arrivi all'uguaglianza sociale e dei diritti di tutti i
cittadini europei, per noi l'elemento cardine deve essere il Parlamento quale unico organo elettivo e
attraverso questo chiedere che l'Europa faccia maggiori investimenti in infrastrutture per la creazione di
nuovi posti di lavoro, e finanziati attraverso un sistema di accesso alla Finanza comunitario come gli
EUROBOND . L'Europa non può essere quella del Fiscal Compact , l'Europa deve essere quella che consente
agli Stati membri di fare investimenti in infrastrutture senza che questi ricadono all'interno del deficit ,
dobbiamo chiedere che ci sia l'omogeneizzazione fiscale e dei diritti dei Lavoratori all'interno del nostro
continente, siamo consapevoli che per raggiungere questo obiettivo dobbiamo rafforzare la confederazione
Europea dei sindacati e dobbiamo essere pronti a cedervi sovranità, come allo stesso tempo dobbiamo
potenziare la confederazione sindacale internazionale.

L'uguaglianza va perseguita anche nel nostro paese attraverso una piena e buona occupazione che dia
attenzione alla parte più in difficoltà del paese: il meridione, i giovani, le donne e chi è afflitto da una
disabilità. La precarizzazione del Lavoro come abbiamo detto ha sottratto libertà ai lavoratori soprattutto
giovani perché sono costantemente costretti al ricatto della precarietà, chi ha voluto basare il sistema
competitivo del nostro paese sui bassi costi del lavoro ha fallito, il rilancio del nostro paese deve passare
attraverso il rilancio dei diritti che per la CGIL devono comprendere anche lavoratori autonomi e precari.

Abbiamo bisogno di un potenziamento del sistema pubblico di collocamento che garantisca uguaglianza
anche dell'accesso al lavoro e l'uguaglianza deve essere garantita anche di fronte ai periodi di inoccupazione
,attraverso un nuovo sistema universale degli ammortizzatori sociali, che copra anche i periodi di cessazione
attività.

Oltre agli strumenti messi in campo dai governi precedenti e attuali, la CGIL, a prescindere, ha avanzato la
sua proposta di reddito di garanzia e continuità fondata sulla attivazione di percorsi formativi e che sia di
sostegno anche per i giovani disoccupati e che copra i vuoti di lavoro e degli ammortizzatori sociali.

L'uguaglianza si realizza anche di fronte al sistema previdenziale dov'è la proposta della CGIL è di garantire
l'accesso a pensione a partire dai 62 anni senza penalizzazione, eliminando il sistema di calcolo
dell'anzianità contributiva e del diritto legato all'aspettativa di vita, che va cancellato, nel sistema
previdenziale dovranno essere aggiunti due elementi fondamentali, primo il riconoscimento del lavoro di
cura delle donne che dovrà essere coperto da contribuzione figurativa, e una pensione contributiva di
garanzia che vada a coprire i lavoratori soprattutto giovani che dovessero subire interruzioni temporanee
dell'attività lavorativa.

L'uguaglianza si realizza anche di fronte ai propri bisogni sanitari e sociali attraverso un sistema di welfare
che sia solidaristico e inclusiva dove i Lea, livelli essenziali di assistenza, e LEP siano realmente esigibili e
garantiti in ogni parte d'Italia e calibrati sui bisogni dei cittadini e non sul costo del servizio.

La CGIL riconosce ai servizi pubblici la natura imprescindibile di strumento di uguaglianza e quindi chiede
che si proceda immediatamente a nuove assunzioni all'interno del lavoro pubblico.

L'uguaglianza si realizza anche e soprattutto attraverso le politiche fiscali nelle quali chiediamo che vengano
cancellate le agevolazioni per il Welfare contrattuale in modo che questi abbiano esclusivamente una
funzione integrativa e non sostitutiva del sistema pubblico.

Un fisco giusto Ed equo deve perseguire la redistribuzione della ricchezza attraverso un sistema di
pressione fiscale assolutamente progressivo quindi non sistema con aliquota unica, vedi flat Tax, è
assolutamente ingiusto e inaccettabile, chi più ha più deve contribuire di più allo Stato Sociale, di
conseguenza è dovere di qualsiasi governo perseguire con la massima severità l'evasione e l'elusione fiscale.

Il secondo tema e lo sviluppo che rappresenta per le generazioni attuali e future lo strumento che dovrà
garantire la sostenibilità ambientale economica e sociale, quale strumento per creare lavoro dignitoso per i
lavoratori di oggi e di domani.

Lo sviluppo passa attraverso l'aumento degli investimenti pubblici soprattutto in infrastrutture e servizi quali
la sanità l'istruzione l'assistenza e la casa.
Elemento centrale e la sostenibilità ambientale e territoriale attraverso i quattro cardini: aria, acqua, terra,
sviluppo sostenibile, legato all'economia circolare che garantisca lo smaltimento dei rifiuti e sempre un
maggior riciclo. A tal proposito la posizione della CGIL deve essere chiara gli impianti di smaltimento e
trattamento rifiuti sono risorsa essenziali a garantire il rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini , d
dobbiamo operare affinché si scriva una norma che obblighi gli attori pubblici e privati a rendere
trasparente la filiera dei rifiuti sia urbani che speciali il diritto alla salute passa dalla tracciabilità di ogni
rifiuto che deve avere un impianto di trattamento e smaltimento finale con ricerca di soluzioni di prossimità.

Mettere in sicurezza gli edifici pubblici, limitare il consumo del suolo creare reti strategiche per l'acqua e per
le energie insieme a finanziamenti pubblici alla ricerca e alla università sono tutti elementi importanti per lo
sviluppo del paese.

I processi di innovazione e digitalizzazione Nell'era dell'Industria 4.0 ci devono portare alla contrattazione
dell'algoritmo e dell'Innovazione stesso il nostro ruolo sarà quello di anticipare e orientare gli effetti della
tecnologia in modo che ci sia il sindacato a tutelare i diritti di lavoratori e cittadini.

Il terzo tema diritti e cittadinanza costruisce un nuovo modello redistributivo dei tempi di vita e di lavoro un
concetto nuovo per governare il cambiamento e l'innovazione tecnologica fissare come obiettivo la
riduzione dei tempi di lavoro a parità di salario sostenuto dalla fiscalità generale consentirà di affiancare alla
redistribuzione della ricchezza la redistribuzione del lavoro Nell'era in cui digitalizzazione e meccanizzazione
rischiano di ridurre i posti di lavoro dobbiamo impegnarci per offrire un'occupazione a tutti i cittadini, per la
CGIL la fiscalità generale va impegnata a sostegno di questa misura piuttosto che del reddito garantito a
prescindere dalle politiche occupazionali.

La CGIL rivendica che venga Imposto un tetto alla differenza massima questionari dei manager e dei
lavoratori e al rivendicazione retributiva deve essere affiancata con la massima attenzione la rivendicazione
della sicurezza nei luoghi di lavoro valorizzando il ruolo di RLS e RLST.

L'obbligo scolastico sia portato a 18 anni e sia totalmente rivista l'alternanza scuola lavoro che può avere un
senso solo se vero momento formativo e comunque mai Lavoro gratuito

Lotta alla mafia, all'omofobia, la cancellazione della bossi-fini, lo ius-soli sono ineludibili elementi di
cittadinanza .

I 5 milioni di stranieri in Italia sono matrimonio irrinunciabile sia dal punto di vista sociale culturale
occupazionale produttivo previdenziale e fiscale dell'intero paese.

Il quarto e ultimo punto e solidarietà e democrazia, è necessaria una legge sulla rappresentanza sindacale
per superare il corporativismo e rafforzare la solidarietà collettiva e contrastare con forza la deriva dei
contratti pirata e dumping che sfruttando il vuoto normativo indeboliscono i lavoratori attraverso contratti
che da una parte offrono al datore di lavoro un abbassamento di diritti e Salario e dall'altra costringono i
lavoratori ad una competizione senza fine fra lavoratori a chi accetta la riduzione di diritti e salario.

L'attacco alla rappresentanza ai corpi intermedi ha solo ottenuto l'isolamento delle parti più deboli della
società creando i presupposti per la distruzione del sistema solidaristico universale.

Difendere la centralità del contratto collettivo nazionale di lavoro senza cedimenti alla contrattazione
territoriale o geografica e elemento centrale delle rivendicazioni della CGIL allo stesso tempo dobbiamo
continuare a lottare per estendere i diritti anche negli appalti attraverso una normativa che obbliga all'uso
del CCNL di maggior favore e applichi La clausola sociale integrale.

L'unità del mondo del lavoro e strategica insieme alla tua Maria alla sera partitica per una concreta ed
efficace azione sindacale.

Carissime Compagne e Carissimi Compagni, chiudo la relezione chiedendo a tutti noi il massimo sforzo
affinchè questa platea si senta la responsabilità della conduzione dell’attività sindacale nei prossimi 4 anni,
siamo la classe Dirigente della FP CGIL di Livorno, ci attendono queste importanti sfide e la necessità di
tutelare i Diritti dei lavoratori, nessuno si senta escluso da questa responsabilità, solo con l’impegno di tutti
possiamo affrontare anni così difficili, solo con l’impegno solidale e collettivo riusciremo a dimostrare che
sono l’Uguaglianza, la Solidarietà, i Diritti la soluzione ai bisogni della collettività, e mai lo saranno le
divisioni la solitudine, l’egoismo e il razzismo.

W la CGIL !