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3 Il Cricco

Di Teodoro
Itinerario
nell’arte
Dal Gotico Internazionale
al Manierismo
Terza edizione
Versione
gialla
Il Cricco Di Teodoro 3
Itinerario nell’arte
Dal Gotico Internazionale al Manierismo
Terza edizione
Versione gialla

L’arte è magia liberata dalla menzogna della vita. All’amico Umberto Tasca
Theodor W. Adorno, Minima moralia
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di ricerca e riflessione comune, del quale gli autori si assumono congiuntamente
la responsabilità scientifica e didattica. Relativamente alla stesura dei testi
di questo volume, fermo restando la continua discussione e le scambievoli
riletture, essa è stata curata come segue:

Giorgio Cricco: Capitoli 14 (14.2.1, 14.2.2, 14.7-14.12, Ciclo pittorico), 15 (Ciclo


pittorico), 18, 20 (ad eccezione di 20.1); Esploriamo l’opera 16, 18, 20; Itinerario
17 (e I. Baldriga); Itinerari nella città 14-20; Antologia 103-105, 112-116, 122-125,
127-130, 132, 140, 142-143, 160.

Francesco Paolo Di Teodoro: Capitoli 14 (14.1, 14.2, 14,3-14.6), 15 (ad eccezione


del Ciclo pittorico), 16, 17, 19, 20 (20.1); Esploriamo l’opera 14 (e F. Camerota),
15, 17, 19; Itinerari 15 (e I. Baldriga), 19, 24 (e I. Baldriga); Antologia 106-111,
117-121, 126, 131, 133-139, 141, 144-159; Legislazione 1.

Irene Baldriga: Itinerari 15 (e F.P. Di Teodoro), 16, 17 (e G. Cricco), 18, 20, 21, 22,
23, 24 (e F.P. Di Teodoro), 25.

Filippo Camerota: Esploriamo l’opera 14 (e F.P. Di Teodoro).

Realizzazione editoriale:
– Coordinamento editoriale: Isabella Araldi
– Coordinamento redazionale e redazione: Federica Lehmann
– Progetto grafico e impaginazione: Anna Huwyler
– Fotocomposizione: Belle Arti, Bologna
– Ricerca iconografica: Maria Giulia Pasi, con la collaborazione di Valeria Casali
– Revisione redazionale: Davide Piretti
– Fotolito: Image & Color, Bologna
– Disegni: Giuseppe Maserati
– Cartine: Elisabetta Fumagalli
– Correzione bozze e stesura indici analitici: EdiCom, Bologna
– Segreteria di redazione: Rossella Frezzato
– Ufficio iconografico: Claudia Patella

Copertina:
– Progetto grafico: Miguel Sal & C., Bologna
– Realizzazione: Roberto Marchetti
– Immagine di copertina: Leonardo, Dama con l’ermellino, ca 1489-1490
(particolare). Cracovia, Czartoryski Muzeum. © Scala
III

[CAPITOLO 14] [CAPITOLO 15]


ITINERARI MULTIMEDIALI
❚ 17 La Galleria degli Uffizi di Firenze ❚ 17 La Galleria degli Uffizi di Firenze
multimediale

❚ 21 Il Museo Nazionale del Bargello di Firenze ❚ 18 La National Gallery di Londra. I “primitivi” fiamminghi
❚ 19 L’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera
DVD

❚ 21 Il Museo Nazionale del Bargello di Firenze

OPERE ESEMPLARI
› Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi › Leon Battista Alberti, Tempio Malatestiano
› Filippo Brunelleschi, Cupola di Santa › Paolo Uccello, Battaglia di San Romano
Maria del Fiore › Piero della Francesca, Battesimo di Cristo
› Filippo Brunelleschi, Il sacrificio di Isacco › Sandro Botticelli, Nascita di Venere
› Lorenzo Ghiberti, Il sacrificio di Isacco
› Jacopo della Quercia, Monumento
funerario di Ilaria del Carretto
› Donatello, Il banchetto di Erode
› Masaccio, Trinità

Sommario

14 Il Rinascimento.
La stagione delle scoperte
15 Il Rinascimento.
La stagione delle esperienze
(parte prima)
14.1 Itinerario nella storia 731 15.1 Leon Battista Alberti
14.2 Il Gotico Internazionale 734 (1404-1472) 841
14.2.1 ❚ Gentile da Fabriano ESPLORIAMO L’OPERA
(ca 1370-1427) 742 Agostino di Duccio e le decorazioni dell’interno
14.2.2 ❚ Pisanello del Tempio Malatestiano 848
(ca 1395-ca1455) 745 15.2 Paolo Uccello
14.3 L’unicità del Duomo di Milano 750 (1397-1475) 859
14.4 Il Rinascimento 752 15.3 Filippo Lippi
14.4.1 ❚ La prospettiva 754 (ca 1406-1469) 866
14.4.2 ❚ Le proporzioni 760 15.4 Piero della Francesca
14.4.3 ❚ L’Antico 762 (ca 1413-1492) 872
14.5 Filippo Brunelleschi 15.5 Andrea del Verrocchio
(1377-1446) 764 (ca 1435-1488) 890
14.6 Michelozzo di Bartolomeo 15.6 Sandro Botticelli
(ca 1396-1472) 784 (1445-1510) 896
14.7 Lorenzo Ghiberti (1378-1455) 787 15.7 Filippino Lippi
14.8 Jacopo della Quercia (ca 1457/1458-1504) 906
(1371/1374-ca 1438) 796 15.8 L’architettura e l’urbanistica di Pienza,
14.9 Donatello (1386-1466) 800 Urbino e Ferrara 914
14.10 Masaccio (1401-1428) 812 CICLO PITTORICO
ESPLORIAMO L’OPERA La Cappella dei Magi a Firenze 922
“Dentro” la Trinità di Masaccio 826 ITINERARI 15, 17, 18, 19, 20, 21
14.11 Beato Angelico (ca 1400-1455) 828
14.12 I Della Robbia 832
ANTOLOGIA 118-128
CICLO PITTORICO
La Cappella Niccolina in Vaticano 836
ITINERARI 15, 17, 21

❚ La città quattrocentesca fra


ITINERARIO NELLA CITTÀ
Medioevo e Rinascimento. Gli esempi di Firenze e Roma
ANTOLOGIA 103-117

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IV

[CAPITOLO 16] [CAPITOLO 17]


ITINERARI MULTIMEDIALI
❚ 16 La Pinacoteca Nazionale di Bologna ❚ 16 La Pinacoteca Nazionale di Bologna
❚ 17 La Galleria degli Uffizi di Firenze ❚ 17 La Galleria degli Uffizi di Firenze
❚ 18 La National Gallery di Londra. I “primitivi” fiamminghi ❚ 21 Il Museo Nazionale del Bargello di Firenze
❚ 19 L’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera ❚ 24 Museo e Galleria Borghese di Roma
❚ 22 Le Gallerie dell’Accademia di Venezia
OPERE ESEMPLARI
› Antonello da Messina, San Gerolamo nello studio › Bramante, Tempietto di San Pietro in Montorio
› Andrea Mantegna, Camera degli sposi › Leonardo, Il Cenacolo
› Giovanni Bellini, Orazione nell’Orto › Leonardo, Monna Lisa (La Gioconda)
› Raffaello, Lo sposalizio della Vergine
› Raffaello, Scuola d’Atene
› Michelangelo, David
› Michelangelo, Giudizio Universale
› Michelangelo (e continuatori), Cupola della Basilica
di San Pietro
› ›

16 Il Rinascimento.
La stagione delle esperienze
17 Il Rinascimento.
La stagione delle certezze
(parte seconda) (parte prima)
16.1 Vincenzo Foppa 17.1 Itinerario nella storia 1003
(1427/1430-1515/1516) 929 17.2 Il Cinquecento 1005
16.2 Cosmè Tura, Francesco del Cossa, 17.3 Donato Bramante
Ercole de’ Roberti 935 (1444-1514) 1010
16.3 Antonello da Messina 17.4 Leonardo da Vinci
(ca 1430-1479) 944 (1452-1519) 1021
ESPLORIAMO L’OPERA 17.5 Raffaello Sanzio
I volti dell’Ecce Homo di Antonello 948 (1483-1520) 1039
16.4 Andrea Mantegna ESPLORIAMO L’OPERA
(ca 1431-1506) 950 La Pala Baglioni: forme e colori recuperati 1046
16.5 Giovanni Bellini 17.6 Michelangelo Buonarroti (1475-1564) 1062
(ca 1435-1516) 960 CICLO PITTORICO
16.6 Pietro Perugino Gli arazzi di Raffaello per la Cappella Sistina 1090
(1445/1450-1523) 968
ITINERARI 16, 17, 20, 21, 24, 25
16.7 Esperienze architettoniche
nel secondo Quattrocento 974
16.8 Uno sguardo alla pittura ITINERARIO NELLA CITTÀ ❚ Gli interventi urbanistici di Sisto V
al di là delle Alpi 988 ANTOLOGIA 133-141
CICLO PITTORICO
La Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto 998
ITINERARI 16, 17, 18, 19, 22, 23

ITINERARIO NELLA CITTÀ ❚ La città ideale


ANTOLOGIA 129-132

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V

[CAPITOLO 18] [CAPITOLO 19]

❚ 19 L’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera ❚ 21 Il Museo Nazionale del Bargello di Firenze


❚ 24 Museo e Galleria Borghese di Roma

› Giorgione, Pala di Castelfranco › Pontormo, Deposizione


› Tiziano, Venere di Urbino › Benvenuto Cellini, Perseo
› Correggio, Assunzione di Maria

18 Il Rinascimento.
La stagione delle certezze
19 Il Rinascimento.
Alla ricerca di nuove vie
(parte seconda) (parte prima)
18.1 L’esperienza veneziana 1097 19.1 Verso il Manierismo:
18.2 Giorgione da Castelfranco Andrea del Sarto (1486-1530) 1139
(1477/1478-1510) 1099 19.2 Verso il Manierismo:
18.3 Tiziano Vecellio Baldassarre Peruzzi (1481-1536) 1144
(1488/1490-1576) 1106 19.3 Il Manierismo 1147
18.4 Lorenzo Lotto 19.3.1 ❚ Qualche caso emblematico 1149
(ca 1480-1556/1557) 1116 ESPLORIAMO L’OPERA
18.5 Sebastiano del Piombo Girando attorno al Ratto della Sabina 1172
(ca 1485-1547) 1121 19.3.2 ❚ Giorgio Vasari
18.6 Il Correggio (1511-1574) 1175
(1489-1534) 1125 19.4 Arte e Controriforma 1180
ESPLORIAMO L’OPERA 19.5 La trattatistica architettonica
Volta e lunette della Badessa 1128 dopo Leon Battista Alberti 1184
CICLO SCULTOREO CICLO PITTORICO
I rilievi nella Cappella dell’Arca di Sant’Antonio Francesco Salviati nel Salone
a Padova 1134 dei Fasti Farnesiani in Palazzo Farnese a Roma 1190
ITINERARI 19, 25 ITINERARI 16, 17, 20, 21, 24, 25

ITINERARIO NELLA CITTÀ ❚ Venezia. Una renovatio continua ITINERARIO NELLA CITTÀ ❚ La Nuova Genova di Galeazzo Alessi
ANTOLOGIA 142, 143 ANTOLOGIA 144-158

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VI

[CAPITOLO 20]
ITINERARI MULTIMEDIALI
❚ 19 L’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera Itinerari
15. La Pinacoteca Nazionale
OPERE ESEMPLARI
di Siena. Quattrocento
› Andrea Palladio, Villa Almerico-Capra e primi del Cinquecento A68
(La Rotonda)
› Jacopo Tintoretto, Ultima Cena 16. La Pinacoteca Nazionale
› Paolo Veronese, Le nozze di Cana di Bologna. Quattrocento
e Cinquecento A72

17. La Galleria degli Uffizi


di Firenze. Quattrocento
e primo Cinquecento A76
› ›

18. La National Gallery

20
di Londra.
I “primitivi” fiamminghi A80
Il Rinascimento.
Alla ricerca di nuove vie 19. L’Alte Pinakothek
(parte seconda) di Monaco di Baviera.
20.1 Andrea Palladio Fiamminghi e Tedeschi A84
(1508-1580) 1197
20.2 Jacopo Tintoretto 20. La Pinacoteca Vaticana.
(1518-1594) 1206 Quattrocento
20.3 Il Veronese e Cinquecento A88
(1528-1588) 1214
ESPLORIAMO L’OPERA 21. Il Museo Nazionale
Villa Barbaro a Maser. del Bargello di Firenze.
Musica e architettura dipinte 1218 Quattrocento
e Cinquecento A94
20.4 La Maniera veneta 1224
22. Le Gallerie dell’Accademia
20.5 Uno sguardo alla pittura
di Venezia. Il Rinascimento
al di là delle Alpi 1227
veneziano A98
CICLO PITTORICO
La Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale
23. La National Gallery
a Venezia 1236
di Londra. Pittura
ITINERARI 19, 20 rinascimentale dell’Italia
del Nord A102
24. Museo e Galleria Borghese
ANTOLOGIA 159, 160
di Roma.
Il Cinquecento A108

25. Il Metropolitan di New York.


Il corpo umano nei disegni
italiani rinascimentali A112

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VII

Antologia
103. Giorgio Vasari Dalle Vite di Pisanello e Gentile 135. Leonardo Della scultura e della pittura
da Fabriano 136. Leonardo A Lodovico il Moro
104. Goro Dati Le bellezze della città di Firenze 137. Leonardo Ai fabbriceri del duomo di Milano
105. Leonardo Bruni Panegirico della città di Firenze 138. Raffaello (e Baldassar Castiglione) Dalla Lettera
106. Leon Battista Alberti Prologo al De pictura a Leone X
107. Piero della Francesca Prologo al De prospectiva 139. Michelangelo Lettera a messer Benedetto Varchi
pingendi 140. Michelangelo Lettera al padre
108. Antonio di Tuccio Manetti Dalla Vita di Filippo 141. Ascanio Condivi La Pietà di San Pietro
Brunelleschi 142. Marco Antonio Michiel Opere di Giorgione
109. Antonio di Tuccio Manetti Descrizione della conservate a Venezia
tavoletta prospettica del Battistero di San Giovanni 143. Giorgio Vasari Gli inizi di Tiziano
di Firenze 144. Giorgio Vasari Dalla Vita di Andrea del Sarto
110. Filippo Brunelleschi Istruzione data da Filippo 145. Giorgio Vasari Dalla Vita di Baldassarre Peruzzi
Brunelleschi nel 1420 per la costruzione della
146. Giorgio Vasari Dalla Vita di Jacopo Pontormo
cupola di Santa Maria del Fiore secondo il suo
modello 147. Giorgio Vasari Dalla Vita di Agnolo Bronzino
111. Antonio di Tuccio Manetti Errori dei continuatori 148. Giorgio Vasari Dalla Vita del Rosso Fiorentino
di Filippo Brunelleschi 149. Giorgio Vasari Dalla Vita di Giulio Romano
112. Lorenzo Ghiberti Autobiografia 150. Giorgio Vasari Dalla Vita di Benvenuto Cellini
113. Giorgio Vasari Il monumento di Ilaria del Carretto 151. Giorgio Vasari Al Duca Cosimo de’ Medici Lettera
di Jacopo della Quercia agli Accademici del Disegno
114. Giorgio Vasari Dalla Vita di Donatello 152. Bartolomeo Ammannati Lettera agli Accademici
115. Giorgio Vasari Dalla Vita di Masaccio del Disegno
116. Giorgio Vasari Dalla Vita del Beato Angelico 153. Carlo Borromeo La forma della chiesa
117. Giorgio Vasari La ceramica invetriata 154. Pellegrino Tibaldi Li edificii non si comenzano a
di Luca Della Robbia casso
118. Leon Battista Alberti Prologo al De re aedificatoria 155. Francesco di Giorgio Martini Le fortezze
119. Leon Battista Alberti Precetti agli scultori dal De 156. Claudio Tolomei Lettera al Conte Agostin
statua de’ Landi
120. Giorgio Vasari L’esasperazione prospettica 157. Sebastiano Serlio Dedicatoria a Francesco I
di Paolo Uccello 158. Jacopo Barozzi da Vignola Ai lettori
121. Giorgio Vasari La fanciullezza di Fra Filippo Lippi 159. Andrea Palladio Delle forme dei tempii
122. Giorgio Vasari Dalla Vita di Piero della Francesca et del decoro che in quelli si deve osservare
123. Luca Pacioli Dalla Divina Proportione 160. Paolo Veronese Processo di fronte
al Sacro Tribunale
124. Giorgio Vasari Dalla Vita di Andrea del Verrocchio
125. Giorgio Vasari Una burla di Botticelli
126. Giorgio Vasari Dalla Vita di Filippino Lippi
127.
128.
129.
Enea Silvio Piccolomini Il Palazzo di Pienza
Enea Silvio Piccolomini La cattedrale di Pienza
Giorgio Vasari Antonello da Messina
Legislazione
130.
131.
e la pittura a olio
Giorgio Vasari Andrea Mantegna a Mantova
Giorgio Vasari Dalla Vita di Giovanni Bellini
di tutela
132. Giorgio Vasari Gli esordi fiorentini del Perugino 1. Cum Almam Nostram Urbem
133. Giorgio Vasari Proemio della Terza Parte delle Vite Roma – 26 aprile 1462
134. Donato Bramante Dalla Bramanti Opinio super
domicilium seu templum magnum

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14
LE PRIME INTUIZIONI

Il Rinascimento.
La stagione
delle scoperte

Itinerario nella storia ❚ 14.1


Il Gotico Internazionale ❚ 14.2
14.2.1 ❚ Gentile da Fabriano
14.2.2 ❚ Pisanello
L’unicità del Duomo di Milano ❚ 14.3
Il Rinascimento ❚ 14.4
14.4.1 ❚ La prospettiva
14.4.2 ❚ Le proporzioni
14.4.3 ❚ L’Antico
Filippo Brunelleschi ❚ 14.5
Michelozzo di Bartolomeo ❚ 14.6
Lorenzo Ghiberti ❚ 14.7
Jacopo della Quercia ❚ 14.8
Donatello ❚ 14.9
Masaccio ❚ 14.10
Beato Angelico ❚ 14.11
I Della Robbia ❚ 14.12
■ La Cappella Niccolina in Vaticano
■ La città quattrocentesca fra Medioevo e
Rinascimento. Gli esempi di Firenze e Roma
1400

1418 1438-1439
Fine del Concilio
1366-1374 Grande scisma dei Greci
Francesco d’Occidente
Petrarca
Canzoniere

1386 1406-1408 1423 1425-1452


Inizio della Jacopo della Quercia Gentile da Fabriano Ghiberti, Porta del Paradiso
costruzione Monumento a Ilaria Adorazione dei Magi del Battistero di Firenze
del Duomo del Carretto 1433-1438
di Milano 1401 1420-1436 1424-1428 Pisanello
1395/1399 Concorso per la Porta Nord Brunelleschi, Cupola della Masaccio San Giorgio
Dittico Wilton del Battistero di Firenze cattedrale di Firenze Cappella Brancacci e la principessa
1369 1420
Tamerlano unifica Cina
la Transoxiana e pone Completamento
la capitale a Samarcanda della Città Proibita

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731

14.1 Itinerario nella storia

Nazioni, piccole patrie,


ceneri di Bisanzio

L e vicende italiane del Quattrocento si inquadrano in un


teatro internazionale che vede numerosi e radicali cam-
biamenti. Le grandi monarchie europee, infatti, iniziano un
lento ma progressivo percorso di stabilizzazione politica, an-
che se a prezzo di lotte lunghe e sanguinose [Fig. 14.1]. Il pa-
pato viene scosso dal forte vento dello scisma e, alla metà del
secolo, la conquista ottomana porrà tragicamente fine anche
al più che millenario impero romano d’Oriente.
La Guerra dei cent’anni, combattuta fra il 1337 e il 1453 tra
Francia e Inghilterra, ebbe come risultato l’abbandono del-
14.1 le terre francesi da parte degli Inglesi, il rafforzamento della
L’Europa alla metà
del Quattrocento. monarchia di Carlo VII di Valois ❚ (1422-1461) [Fig. 14.2, a]

REGNO DI PRINCIPATO
NORVEGIA REGNO DI DI MOSCA
SVEZIA
ORDINE
Mare TEUTONICO
del
REGNO DI
Nord DANIMARCA
REGNO
IRLANDA DI INGHILTERRA GRANDUCATO
DELLA LITUANIA
IMPERO REGNO
Londra DI POLONIA
GERMANICO

REGNO Kiev
Parigi DI BOEMIA

REGNO SVIZZERA REGNO DI


UNGHERIA MOLDAVIA
Oceano DI FRANCIA Milano REPUBBLICA
Atlantico SAVOIA DI VENEZIA CANATO DI
STATO CRIMEA
Pamplona Firenze DELLA VALACCHIA
REGNO CHIESA Mar
DI NAVARRA Siena
Roma
Nero
Aragona Napoli IMPERO OTTOMANO
REGNO DI
PORTOGALLO REGNO
DI SPAGNA REGNO DI
NAPOLI
Castiglia Mar Mediterraneo
REGNO
DI SICILIA


Valois succeduta all’ultimo discendente di-
La dinastia dei Valois, ramo secon- retto dei Capetingi, re Carlo IV il Bello
dario di quella dei Capetingi, era (1322-1328).
1450

1500

1442 1469 1492


Alfonso I 1453 1454 Matrimonio tra Isabella Morte di Lorenzo
d’Aragona Fine della Guerra Pace di Lodi di Castiglia e Ferdinando il Magnifico 1498
diventa re dei cent’anni 1455 d’Aragona 1481 Cacciata degli Esecuzione
di Napoli Caduta dell’impero Bibbia di Gutenberg: prima Inizio della Santa Arabi dalla Spagna pubblica
romano d’Oriente stampa a caratteri mobili Inquisizione in Spagna di Savonarola
1455-1485
1440 1444 1502-1509
Guerra delle due rose
Donatello Michelozzo Cappella
David Palazzo Medici di Enrico VII
a Londra
1455/1456
Donatello
Maddalena
1440-1469 1488 1492 1494
Mesoamerica Bartolomeu Dias Cristoforo Colombo Russia
Regno di Montezuma I doppia il Capo raggiunge Ivan III il Grande diventa
re degli Aztechi di Buona Speranza il Nuovo mondo signore di tutte le Russie

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732 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.2 a. Carlo VII di Valois e. Lorenzo de’ Medici


Ritratti di alcuni b. Enrico VII Tudor (detto «Il Magnifico»)
sovrani del c. Ferdinando d’Aragona f. Giovanni VIII Paleologo,
Quattrocento. e Isabella di Castiglia imperatore d’Oriente
d. Papa Sisto IV della g. Costantino XI Paleologo,
Rovere imperatore d’Oriente
h. Ivan III il Grande,
sovrano di Russia

[a] [b] [c] [d]

[e] [f] [g] [h]

e l’elaborazione, da parte dei Francesi, di un forte sentimento dal Paese, il che avvenne, per l’appunto, nel 1492 con la scon-
nazionale. fitta del Regno di Granada.
In tal modo l’Inghilterra, abituata da secoli a solidi rap- Quanto alla Chiesa, nel 1377 papa Gregorio XI (1370-
porti con l’Europa continentale, si trovò improvvisamente 1378) aveva riportato definitivamente la sede apostolica a
ridotta a rango di potenza insulare. Questa condizione raffor- Roma dopo i quasi 70 anni di cosiddetta cattività avignonese.
zò l’identità nazionale, soprattutto dopo la conclusione della Tale scelta non fu condivisa dal clero francese che negò l’ob-
Guerra delle due rose (1455-1485), cosiddetta per gli emblemi bedienza ai successivi papi “romani” ed elesse un antipapa,
dei Lancaster (rosa rossa) e degli York (rosa bianca), famiglie Clemente VII (1378-1394), antagonista di quello legittimo e
che, dalla fine della Guerra dei Cent’anni, si disputavano il che stabilì la propria sede ad Avignone. Ebbe così inizio il co-
diritto al trono d’Inghilterra. Le due fazioni giunsero infine al siddetto Grande scisma o Scisma d’Occidente. I papi scismatici
compromesso di incoronare re Enrico VII Tudor (1485-1509) furono riconosciuti dalla Francia, dal Regno angioino di Na-
[b], imparentato con l’una e con l’altra. poli e dal Regno d’Aragona.
Nel 1469 i due più importanti regni della penisola iberica, Lo scisma ebbe fine solo a conclusione del Concilio di Co-
quelli di Castiglia e d’Aragona, furono uniti dal matrimonio stanza (1414-1418) che elesse un nuovo, legittimo pontefice,
dei loro sovrani, Isabella e Ferdinando [c]. La fusione dei due Martino V Colonna (1417-1431). A lui e ai suoi successori –
Stati, inizialmente solo nominale, divenne di fatto tale nel in particolare Eugenio IV Condulmèr (1431-1447), Niccolò
1520. Le premesse della formazione del Regno di Spagna, V Parentucèlli (1447-1455), Pio II Piccolòmini (1458-1464),
quindi, si posero anch’esse nel XV secolo. Il sentimento di Paolo II Barbo (1464-1471), Sisto IV della Rovere (1471-
identità nazionale delle popolazioni spagnole, infine, si forti- 1484) [d] – si deve non solo la riorganizzazione dello Stato
ficò con gli sforzi bellici per cacciare definitivamente gli Arabi Pontificio, ma la rinascita stessa di Roma per la protezione da

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14.1 Itinerario nella storia 733

14.3
Assedio di Costantinopoli
del 1453. Miniatura.
Parigi, Bibliothèque
Nationale, Cod. Par.
Français 9087. Particolare.

essi accordata a umanisti e artisti, nonché per aver promosso


una notevole attività edilizia.
La situazione italiana, come si è già detto, aveva visto ini-
zialmente l’affermarsi di liberi Comuni e quindi quello delle
Signorie.
Queste ultime, ponendo fine alle continue lotte per la con-
quista del potere, procurarono alla popolazione una maggio-
re tranquillità e un relativo benessere annientando però, con
un governo tirannico, ogni forma di libertà. Dalle Signorie
si passò quindi ai Principati, nei quali il riconoscimento del
potere del Signore avveniva da parte del papa o dell’impe-
ratore.
Le lotte fra le varie Signorie italiane condussero all’elimi-
nazione di quelle militarmente più deboli e, alla fine, si arrivò
a degli Stati più o meno a base regionale che per quasi tutto il
Quattrocento e il Cinquecento continuarono a combattere fra
di loro, impedendo così la formazione di uno Stato unitario.
Nel 1454 la Pace di Lodi condusse a una politica di equili-
brio che durò fino alla morte di Lorenzo de’ Medici (1492) [e],
che di quella politica era stato il principale artefice. Gli Stati
italiani, infatti, evitarono per circa un quarantennio grosse
dispute, nella consapevolezza che la Francia e la Spagna ne
avrebbero comunque approfittato per estendere le loro aree
di influenza [› paragrafo 17.1].
Nel XV secolo i più importanti Stati italiani furono il Re-
gno di Napoli (dal 1442 conquistato dagli Aragonesi), lo Stato
Pontificio, la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Firenze
(che sin dal 1434 era ormai sottoposta alla famiglia dei Medi-
ci), il Ducato di Milano (tenuto dapprima dai Visconti, quin-
di dagli Sforza). Accanto a questi, altri piccoli Stati fecero da
cuscinetto o, in un qualche modo, furono loro subordinati. Giovanni VIII), muore tragicamente nella difesa della cit-
Fra essi la Repubblica di Genova, la Repubblica di Siena, la tà. Poco prima l’imperatrice aveva preso il velo. Nello stesso
Signoria dei Gonzàga a Mantova, quella degli Este a Ferrara. giorno il sultano entrò in Santa Sofia, fece prigionieri tutti
Anche all’interno dello Stato Pontificio, infine, si formaro- coloro che vi avevano cercato rifugio e chiamò i suoi alla pre-
no piccole entità autonome quali la Signoria dei Malatèsta a ghiera pomeridiana. La Megàle Ekklèsia («Grande Chiesa»),
Rimini e quella dei Monteféltro a Urbino, caratterizzate en- depredata dei suoi immensi tesori, svuotata delle venerate
trambe da una forte tendenza al mecenatismo. reliquie e delle sante icone fu immediatamente trasformata
Il Quattrocento, tuttavia, è segnato in modo particolar- in moschea e a Costantinopoli Mehmed II fissò la propria
mente doloroso e funesto dalla fine dell’impero romano capitale.
d’Oriente. L’insegna dell’aquila imperiale, precedentemente passata
Ridotto da tempo a pochi territori (la Macedonia, la Morèa da Roma a Costantinopoli, la «Nuova Roma» di Costantino
– corrispondente al Peloponneso – e gli immediati dintorni il Grande, fu assunta, infine, da Ivan III (1462-1505) [Fig. 14.2,
di Costantinopoli), nonostante gli accorati e inascoltati ap- h], granduca di Mosca e di tutta la Russia, dopo il suo matri-
pelli d’aiuto contro la minaccia turca rivolti all’Occidente cri- monio (1467) con Zoe (poi cambiato in Sofia), figlia di Tom-
stiano da parte degli imperatori della dinastia dei Paleòloghi maso Paleologo, fratello dell’ultimo imperatore, Costantino
– Manuele II (1391-1425), Giovanni VIII (1425-1448) [f] e XI. Ivan introdusse pertanto in Russia costumi bizantini,
Costantino XI (1449-1453) [g] – l’impero finisce con la ca- mentre si ritenne erede politico, religioso e culturale di Co-
duta della capitale nelle mani del sultano Mehmed II il 29 stantinopoli. Mosca divenne così la «Terza Roma» e Ivan IV,
maggio 1453 [Fig. 14.3]. detto «Il Terribile» (1533-1584) assunse, definitivamente, il
L’ultimo imperatore, Costantino XI (fratello minore di titolo di Zar (cioè di Cesare).

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734 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.2 Il Gotico Internazionale 14.4


Personaggio sotto un baldacchino,
14.5
San Michele combatte il dragone,
1373-1382. Lana, 4,28×2,41 m. 1373-1382. Lana, 1,71×2,50 m.
Quinto brano, scena 56.4 degli Terzo brano, scena 36.4 degli
Arazzi dell’Apocalisse. Angers, Arazzi dell’Apocalisse. Angers,
Musée du Chateau, Galerie de Musée du Chateau, Galerie de
L’arte delle corti d’Europa l’Apocalypse. l’Apocalypse.

14.6
La misurazione del Tempio, 1373-
1382. Lana. Terzo brano, scena
29.4 degli Arazzi dell’Apocalisse.
Angers, Musée du Chateau,
Galerie de l’Apocalypse.

14.7
Scuola Francese (?), Dittico Wilton,
ca 1395/1399. Tempera su tavola,
ogni scomparto 53×37 cm. Londra,
National Gallery.

C on l’espressione Gotico Internazionale – o anche Gotico


cortese (o delle corti) e, per quel che riguarda l’architet-
tura, Gotico flamboyant (fiammeggiante) – si è soliti indicare
tamento del gusto che, di fatto, ha significativi riflessi anche
sulla scultura, sull’architettura e, più in generale, sull’organiz-
zazione stessa del costume e della vita sociale.
quella fase relativamente tarda dell’arte gotica che va dagli In Italia il Gotico Internazionale ha, soprattutto in campo
ultimi decenni del XIV secolo alla metà del secolo successi- pittorico, una diffusione temporalmente più limitata che al-
vo, con propaggini che, in alcuni Paesi, arrivano addirittura a trove. Questo è dovuto, come meglio vedremo nei paragrafi
oltrepassare il XVI secolo. successivi, allo svilupparsi – a partire dal XV secolo – di nuo-
L’aggettivo «internazionale» assume un duplice significato. ve forme espressive che, ripartendo da Giotto, rinnegheranno
In primo luogo allude al fatto che questa esperienza artistica l’astratto decorativismo in nome di una ritrovata volontà di
non ha una radice unica, attribuibile a un solo Paese o a una realismo e concretezza.
ben individuabile tradizione, ma che deriva piuttosto dalla Due sono comunque i nomi dei massimi esponenti italiani
somma di più esperienze, a volte anche diversissime tra loro. del Gotico Internazionale: Gentile da Fabriano e il Pisanello.
In secondo luogo, poi, sta a sottolineare come la sua diffusio- Le loro pitture costituiscono l’ultima, raffinatissima testimo-
ne sia vasta e omogenea in tutt’Europa. nianza di un’epoca – il Medioevo – ormai sempre più incalza-
Essa nasce e si diffonde nei raffinati ambienti di corte, in- ta dai nuovi fervori del Rinascimento.
fluenzando ogni attività artistica e dà luogo alla prima forma
d’arte medioevale laica, cioè non necessariamente legata a La pittura
temi o committenza di carattere religioso. È la pittura l’arte che, più di ogni altra, mostra il nuovo gusto
Questo fenomeno artistico coinvolge soprattutto la pittura tardo-gotico. Ciò è comprensibile soprattutto se si considera
e le cosiddette «arti minori», ma determina un diffuso mu- l’estrema diffusione che avevano ormai raggiunto le minia-

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14.2 Il Gotico Internazionale 735

ture, grazie alle quali le raffinate elaborazioni dei vari artisti Giovanni) [Fig. 14.4], raffigurano scene del libro profetico
potevano fare in breve il giro delle corti d’Europa per essere dell’Apocalisse. In essi, realizzati a Parigi, nell’atelier di Robert
ammirate, discusse, collezionate e, spesso, anche copiate. Poisson su cartoni di Jean Bondol (o Baudolf) detto Hennequin
Nel complesso il Gotico Internazionale tende a portare alle de Bruges, il tema neotestamentario della fine del mondo vie-
estreme conseguenze l’uso decorativo della linea di contorno; ne trattato in maniera del tutto inattesa. Grazie ai colori pre-
anche il colore viene impiegato con analoghi intenti e quindi ziosi, alle figure delineate con nitidezza, al realismo dei parti-
finisce per non avere più alcun rapporto con i soggetti rappre- colari, infatti, l’Apocalisse non è descritta come un momento
sentati. Questo spiega le sgargianti campiture piatte e, soprat- di terrore e di tragedia, ma al pari di un racconto fantastico e
tutto, la profusione dei raffinatissimi fondi oro. come una sorta di incantamento.
Arazzi Gli Arazzi dell’Apocalisse di Angers (nel- Nel San Michele combatte il dragone [Fig. 14.5] (Apocalisse,
dell’Apocalisse l’antica provincia dell’Anjou), pur non 12, 7-9) gli angeli in volo e dalle ali colorate emergono dal cielo
rientrando ancora pienamente nel Gotico Internazionale, azzurro orlato ad anse bianche contrapposte, come in un rica-
sono già caratterizzati dal gusto per la linea, dal colore prezio- mo, stagliandosi contro uno sfondo fortemente ornamentale a
so e dal fatto di essere stati realizzati per una committenza griglia. Un cielo rosso fuoco, invece, fa da sfondo per l’angelo
laica. Non destinati alla chiesa, i 140 metri di arazzo (oggi non che consegna una canna all’Apostolo perché misuri con quella
ne restano che circa 100), il più vasto mai tessuto in Europa, il «Tempio d’Iddio, l’altare e quelli che vi si prostrano» (Apoca-
furono commissionati nel 1373 da Luigi I d’Anjou (1339- lisse, 11, 1-2) [Fig. 14.6]. Il Tempio è un edificio gotico a pianta
1384) – fratello del re di Francia Carlo V il Saggio (1364-1380) esagonale con tre lati chiusi e tre aperti (verso l’osservatore),
– e vennero conclusi nel 1382. Tessuti in modo tale che sia il separati da colonnine e con archi ogivali.
dritto sia il rovescio si mostrassero finiti, il recente restauro ha Dittico Wilton Due sono i dipinti più significativi e inau-
rivelato come il rovescio ha mantenuto i colori freschi degli gurali del Gotico Internazionale vero e proprio: il Dittico Wilton
originali, mentre le tinte del dritto hanno subito degli abbas- alla National Gallery di Londra, del 1395/1399 e quattro episo-
samenti di tono e una perdita di brillantezza. di della vita della Vergine eseguiti attorno al 1399 da Melchior
I sei grandi quadri formati da più episodi alternativamente Brœderlam e conservati al Musée des Beaux-Arts di Digione.
a fondo blu e rosso, introdotti da una grande edicola goti- Il primo [Fig. 14.7] mostra su due piccole tavole unite (si
ca con un personaggio barbuto seduto (verosimilmente San tratta, in effetti, di una pala d’altare portatile), da una parte

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736 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.8
Melchior Broederlam,
L’Annunciazione e la Visitazione;
La Presentazione al Tempio
e la Fuga in Egitto, ca 1399.
Tempera su tavola, ogni pannello
150,6×108 cm. Digione, Musée
des Beaux-Arts.
Sotto: particolare della
Presentazione al Tempio
e della Fuga in Egitto.

la Vergine con il Bambino circondati da undici angeli, dall’al-


tra, il re d’Inghilterra Riccardo II (1377-1399), inginocchiato,
presentato alla Vergine da tre santi: Giovanni Battista, Edoar-
do il Confessore ed Edmondo (gli ultimi due furono i primi
re d’Inghilterra elevati all’onore degli altari) che si susseguo-
no nella stessa sequenza in cui le cappelle loro dedicate sono
disposte nell’Abbazia di Westminster. L’insieme ha l’aspetto
di un’adorazione dei Magi in cui i re Edmondo, Edoardo e
Riccardo fungono, appunto, da Magi.
Gli angeli, che come la Vergine sono vestiti d’azzurro, in-
dossano il simbolo di Riccardo II, un cervo, come un gioiello
ornamentale; uno di essi regge il vessillo crociato del Cristo
risorto (lo stesso di San Giorgio, proprio della monarchia in-
glese) terminante con un globo in cui sono raffigurate le isole
britanniche. Mentre i santi e il re Riccardo si trovano in un
luogo brullo, la Vergine e gli angeli coronati di rose e dalle ali
d’uccello, poggiano su un tappeto erboso cosparso di fiori.
Le pose aggraziate, le vesti sontuose dei personaggi di si-
nistra e color del cielo di quelli di destra (con l’eccezione del
Bambino vestito d’oro), la tecnica della tempera d’uovo su
tavola e del graffito, i rinvii sia alla pittura senese sia alle mi- Vergine sull’asinello, che stringe amorevolmente a sé il picco-
niature francesi contemporanee hanno suggerito l’esecuzio- lo Gesù, e al rosso fiammante della veste di San Giuseppe che,
ne del dittico ora da parte di un pittore italiano, ora di un rivolto verso la roccia, beve l’acqua da una borraccia.
francese, ora di un inglese e ora di un nordico. Tutti indizi
che testimoniano, appunto, del carattere internazionale degli La miniatura
ingredienti della duplice, piccola composizione. In questo contesto generale non deve destar meraviglia come
Presentazione Anche le due tavole [Fig. 14.8] eseguite anche le arti minori abbiano ora conosciuto un periodo di
al Tempio e Fuga dal fiammingo Melchior Broederlam – grande diffusione e di splendida fioritura.
in Egitto
nativo di Ypres, nell’attuale Belgio e di La miniatura, in particolare, assume un ruolo di primissi-
cui si hanno notizie dal 1381 al 1410 – per la Certosa di mo piano. Essa non viene più utilizzata per illustrare esclu-
Champmol (vicino a Digione, in Borgogna) attorno al 1399, sivamente i testi sacri, come era avvenuto durante tutto il
a chiusura di un polittico scolpito e dorato, recano una dop- primo Medioevo, quando gli unici che la praticavano erano
pia divisione: a sinistra un episodio ambientato all’interno di i monaci. Quella del miniatore è ormai una professione alla
un’architettura, a destra uno che si svolge all’aperto. Nella ta- quale possono dedicarsi anche i laici i quali, pur non rinun-
vola con la Presentazione al Tempio e la Fuga in Egitto i due ciando ai già sperimentati temi della tradizione biblica, co-
episodi sono minuziosamente narrati, con un’estrema atten- minciano sempre più spesso a rappresentarne anche di nuovi,
zione per i particolari architettonici, di stampo senese e, an- in sintonia con quanto richiesto dal mutato gusto delle corti.
cor più, per l’ambiente naturalistico dove le rocce rinviano Ecco allora che iniziano a essere illustrati i grandi poemi ca-
anche alla pittura giottesca. Acque di sorgente che scorrono vallereschi e amorosi, i primi trattati scientifici e le carte da
leggere raccogliendosi in una vasca, piccoli arbusti, erbe e fio- gioco (taròcchi), il cui uso stava diffondendosi tra le attività
ri fanno da sfondo allo smagliante azzurro del manto della cortési ❚. Fra le più note, tra queste ultime, sono da annoverare

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14.2 Il Gotico Internazionale 737

14.9
Fratelli Limbourg e bottega,
Tavole miniate dalle Très Riches
Heures du Duc de Berry, 1412-
1415. Miniatura su pergamena,
ognuna 29×21 cm. Chantilly,
Musée Condé.

[b] [c]

[a] [d] [e]

quelle che il lombardo Bonifacio Bembo (ca 1420- notizie sino 14.9, a], al chiuso del suo castello, durante un banchetto. Dietro
al 1470) realizzò prima per i Visconti e poi per gli Sforza. una tavola splendidamente imbandita, al riparo dal fuoco di un
Très Riches Heures Furono tuttavia i fratelli fiamminghi grande camino, il Duca – si tratta di un vero e proprio ritratto –
du Duc de Berry Paul, Johan e Herman de Limbourg – è circondato da figurette sinuose e abbigliate con abiti preziosi,
nati a Nimega (ora nei Paesi Bassi) alla fine del XIV secolo e intente a parlare fra loro o a scaldarsi o a mescere vino.
scomparsi durante l’epidemia europea di peste del 1416 – che Le miniature sono a piena pagina, di altissima qualità e ap-
realizzarono le più significative miniature del Gotico Interna- paiono racchiuse entro forme svariate, dove architetture me-
zionale quando erano al servizio di Jean, duca di Berry (1340- mori di quelle proposte dalle pitture centro-italiane fanno bella
1416), fratello di Luigi I d’Anjou e del re Carlo V di Francia. mostra di sé. Gli sfondi di un azzurro sfolgorante trasformano
Le Très Riches Heures du Duc de Berry (Le ricchissime ore il cielo in damaschi preziosi [b] ed edifici nordici [d] punteg-
del Duca di Berry), manoscritto adesso conservato al Musée giano il paesaggio o riempiono completamente la scena, men-
Condé a Chantilly (Ms. 65), è un libro d’ore, cioè un libro di tre figurette slanciate, con gli abiti dai colori sgargianti, quasi
preghiere per laici, nel quale inni, salmi, letture da testi sacri e fiabeschi, animano il paesaggio naturale o sono così tante che
orazioni varie scandiscono i vari giorni dell’anno. Solitamen- il perimetro della miniatura non riesce a contenerle e per mo-
te sono illustrati con un calendario e con figure che narrano strarcele pare costretto ad aprirsi in piccoli lobi laterali.
episodi della vita della Vergine e di Cristo. L’Incoronazione della Vergine è un tripudio di azzurro e oro
Jean de Berry vi viene raffigurato nel Mese di Gennaio [Fig. [Fig. 14.10]. Entro una figura triloba, una moltitudine di santi

❚ e di beati (a destra e in basso) assiste all’evento. La Vergine è


Cortese si aggiunse quello attuale di «genti- inginocchiata, vestita di bianco e d’oro, coperta da un lungo
In questo caso significa «relativo alla le» o «garbato», proprio in relazione
vita di corte». Questo il primo signifi- all’eleganza e alla raffinatezza di quel
manto rosso, mentre con la testa chinata in avanti e le mani
cato dell’aggettivo al quale, in seguito, modo di vivere. giunte si accinge a essere incoronata da Cristo in trono. So-

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738 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.10
Fratelli Limbourg,
Incoronazione della
Vergine, 1412-1415.
Miniatura su pergamena,
29×21 cm. Dalle Très
Riches Heures du Duc de
Berry. Chantilly, Musée
Condé. La miniatura e
relativo schema.

stenuto da angeli in volo, coronato e con altre tre corone che 14.11 14.12
angeli dorati gli tengono sospese sopra il capo, Gesù, avvolto Fratelli Limbourg, La purificazione Taddeo Gaddi, Presentazione della
della Vergine, 1412-1415. Miniatura Vergine al Tempio, ca 1332-1338.
in un manto azzurro, appare in un gesto benedicente. Angeli su pergamena, 29×21 cm. Dalle Affresco. Firenze, Basilica di Santa
musicanti rendono ancor più dolce la scena, mentre, tra essi Très Riches Heures du Duc de Croce, Cappella Baroncelli.
Berry. Chantilly, Musée Condé. La
un loro compagno tiene fra le mani velate la corona destina- miniatura e relativo schema.
ta alla Regina del Cielo. L’azzurro della profondità dei cieli
(come nel San Giovanni a Patmos [Fig. 14.9, c]), l’oro versato a re e architetture e, come già in Taddeo Gaddi, sembra proprio
profusione, le curve sinuose e le ali falcate degli angeli trasfor- l’architettura il soggetto principale, riempiendo di sé l’intero
mano la scena in un arabesco luminoso e prezioso. spazio miniato. Il Tempio, dove la Vergine con il Bambino si
Densa di ricordi italiani è, infine, la Purificazione della Ver- appresta ad entrare, è preceduto da una complessa e alta sca-
gine [Fig. 14.11], che rinvia alla Presentazione della Vergine al linata e ha l’aspetto di una chiesa a tre navate con finestre ogi-
Tempio che Taddeo Gaddi aveva dipinto nella Cappella Ba- vali dall’arco poco acuto, articolata da pilastri che sostengono
roncelli in Santa Croce negli anni Trenta del Trecento [Fig. archi a pieno centro. La navata centrale, coperta da volte a
14.12], il che dimostra come i fratelli de Limbourg dovettero crociera, è contraffortata esternamente. All’italianità del tem-
viaggiare nella penisola italiana. pio fa da corona un insieme di edifici “alla francese” con tetti
In questo episodio i delicati colori pastello pervadono figu- aguzzi coperti d’ardesia e con altissimi camini.

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14.2 Il Gotico Internazionale 739

14.13 14.14
Verosimile aspetto Claus Sluter, Claus
originale della de Werve e bottega,
Crocifissione di Claus Pozzo di Mosè,
Sluter (rielab. da 1396-1405. Pietra
S. Nash, 2008). di Asnières, tracce
di policromia e
doratura originali.
Digione, Certosa di
Champmol. Vedute.

La scultura so l’esterno o, come accade con Mosè, dal volto fortemente


In scultura il Gotico Internazionale ha un riscontro apparen- caratterizzato e adorno di una lunga barba, si protendono in
temente più modesto. Le statue del periodo assumono per lo fuori e occupano lo spazio davanti a sé con i rotoli delle Sacre
più posture sinuose che danno ampio rilievo allo slancio delle Scritture.
figure, al ricco gioco dei panneggi e alla meticolosa rifinitura
dei particolari. L’architettura
Pozzo di Mosè Il fiammingo Claus Sluter (ca 1360- In architettura si tende a enfatizzare lo slancio delle volte a
1406) è lo scultore più significativo del Gotico Internazio- crociera e il significato strutturale degli archi rampanti e dei
nale. Nel 1395 Sluter eseguì per il duca di Borgogna, Filippo costoloni. Per fare ciò se ne costruiscono allora di sempre più
II l’Ardito (1342-1404) – amante delle arti, al pari dei fratelli alti e complessi, fino al punto da perdere di vista la loro reale
Luigi I d’Anjou, Jean de Berry e re Carlo V un’imponente funzione costruttiva a favore di un’astratta ed esagerata esi-
Crocifissione per la chiesa della Certosa di Champmol [Fig. genza decorativa.
14.13]. Di tale opera non resta che parte del basamento, nota Ecco allora spiegarsi il sempre più ardito svettare delle
come Pozzo di Mosè [Fig. 14.14]. Sulle facce poligonali di tale nuove cattedrali francesi, inglesi e tedesche. Tali edifici, in-
base, separati da esilissime colonnine sormontate da angeli fatti, si configurano come veri e propri intrichi di costoloni,
con le ali spiegate che sostengono la cornice di coronamento, archi rampanti, pinnacoli e trafori innalzati quasi a sfidare la
si alternano le figure di re David e di cinque profeti (Danie- forza di gravità. Non a caso, e assai appropriatamente, per le
le, Zaccaria, Isaia, Mosè e Geremia). Contrariamente a molta esperienze francesi posteriori agli anni Ottanta del XIV secolo
scultura dello stesso periodo, le statue di Sluter sono potenti, è stata coniata la definizione di Gotico flamboyant (cioè fiam-
solide, dai drappeggi gonfi e poco inclini all’allungamento meggiante, o fiammante). Con ciò si allude all’utilizzo, nei
gotico, mostrandosi pronte a staccarsi dal prisma contro il trafori decorativi, di elementi a doppia curva con cuspidi af-
quale sono addossate. Poste di tre quarti, esse si volgono ver- filate e somiglianti a vere e proprie lingue di fuoco [Fig. 14.15].

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740 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.15 14.16 14.17


Schema del rosone Riom, Sainte-Chapelle, Pianta della Sainte-
del transetto della ca 1395-1403. Veduta Chapelle di Riom.
Cattedrale di dell’esterno. 14.18
Beauvais, XVI secolo. Schema di una delle
vetrate della Sainte-
Chapelle di Riom.

Sainte-Chapelle Uno dei primi esempi di Gotico flam-


di Riom boyant è costituito dalla Sainte-Chapelle
di Riom [Figg. 14.16 e 14.17]. Edificata tra 1395 e 1403 per vo-
lontà del duca Jean de Berry, essa si compone di una sola aula
di quattro campate seguite da un’abside poligonale (tre lati di
un esagono). Esternamente è dotata di soli contrafforti ai
quali corrispondono internamente delle paraste senza capi-
tello formate dalle nervature che calano dalle volte archiacute.
Le grandi vetrate hanno ornamenti a doppia curvatura [Fig.
14.18].
Facciata della I lavori per la Cattedrale di Rouen
Cattedrale (Normandia), iniziata a costruire nel
di Rouen
1200, si protrassero sino agli inizi del
XVI secolo. Fu, però, in un breve spazio di tempo che la sua
14.19 14.20 facciata si dotò di preziosissimi elementi flamboyant [Figg.
Cattedrale di Rouen, Schema inerente alle parti in Gotico 14.19 e 14.20]. Nel 1370 era già in costruzione il grande rosone
Facciata Ovest. flamboyant della facciata Ovest della
Particolare. Cattedrale di Rouen. sul portale centrale, su progetto di Jean Périer, e prima del
1398 l’architetto Jean de Bayeux realizzò il primo pannello con
Jean de Bayeux
ante 1398
sculture e trafori a merletto tra la facciata e la torre di sinistra.
Jenson Salvart
Tra il 1406 e il 1421 Jenson Salvart costruì anche i due pannel-
1406-1421
li che sovrastano il portale laterale di sinistra, mentre il tardo
Jean Périer
in costr. nel 1370 intervento di Guillaume Pontifs dette vita, tra il 1487 e il 1507,
Guillame Pontifs alla torre di destra, totalmente in stile gotico rayonnant e detta
Tour de beurre
1487-1507 Tour de beurre (Torre di burro) per l’impressione che dà di
essere stata modellata con un elemento candido e morbido.
Come lingue di fuoco e intrecci di fili i pannelli affiancano
e sovrastano la facciata creando suggestivi effetti atmosferici,
stagliandosi contro le ornate pareti delle guglie retrostanti e
contro l’azzurro del cielo fra una guglia e l’altra: mai più l’ar-
chitettura gotica avrebbe creato una facciata di una delicatez-
za e di una leggerezza simili.

Cricco Di Teodoro ItInerarIo nell’arte 3 © Zanichelli 2011 Terza edizione - Versione gialla
14.2 Il Gotico Internazionale 741

14.21 14.22
Londra, Abbazia Londra, Abbazia
di Westminster, di Westminster,
Cappella di Enrico Cappella di
VII, 1502-1509. Enrico VII. Veduta
Veduta delle volte a dell’esterno.
ventaglio.

Cappella di Enrico Analogamente, già a partire dalla se-


VII a Londra conda metà del Trecento, in Inghilterra
si sviluppa il cosiddetto Perpendicular Style (o Gotico perpen-
dicolare), con riferimento, anche in questo caso, alla prepo-
tente volontà di raggiungere quote sempre maggiori, senza
alcun altro scopo che non fosse quello di sbalordire. Ciò è
reso possibile dall’utilizzo di una struttura basata sulla ripeti-
zione di pannelli rettangolari irrigiditi internamente da uno o
più archi a sesto acuto.
Tale soluzione consente anche l’apertura di vetrate mai
prima realizzate e la possibilità di sorreggere coperture di
complessità inaudita.
Ne è il massimo e più incredibile esempio, assai tardo e
già culturalmente lontano dalle motivazioni che avevano ori-
ginato il Perpendicular Style, in quanto risale addirittura ai
primi anni del Cinquecento, la Cappella di Enrico VII realiz-
zata oltre l’abside dell’abbazia londinese di Westminster [Figg.
14.21-14.24].
In essa sia le pareti interne sia quelle esterne sono percorse
da sottili e fitti montanti chiusi da archetti che ne ritmano le
superfici, mentre la volta è del tipo a ventaglio. Tale soluzione,
messa a punto fin dalla metà del XIV secolo, trova qui la sua
applicazione più spettacolare.
Si tratta, infatti, della prosecuzione – anche nella copertura
– del sistema a pannelli traforati, solo che in questo caso viene 14.23
Londra, Abbazia
applicato a dei coni rovesciati che terminano con un penden- di Westminster,
tif (pendente). Dai vertici del cono si espande un insieme di Cappella di Enrico
VII. Veduta delle
nervature a circonferenze concentriche attraversate da altre in pareti interne.
senso radiale originando, così, un incredibile intrico di raffi- 14.24
Pianta e sezione della
nati elementi che rendono quasi irriconoscibili gli spazi stessi Cappella di Enrico VII
delle campate. a Londra.

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742 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte › Dalle Vite di Pisanello e Gentile da Fabriano › Antologia 103 › Vasari

14.2.1 Gentile da Fabriano


(ca 1370-1427)

Lo splendore cortese
Gentile di Nicolò di Giovanni nasce a Fabriano (Ancona) in-
torno al 1370. La sua formazione artistica, per quel poco che
si può ricavare dalle scarne notizie biografiche in nostro pos-
sesso, avviene però in ambiente lombardo. Qui entra in con-
tatto con la cultura gotica internazionale della quale diventa,
in breve, uno dei più sensibili e qualificati esponenti.
La fama delle sue straordinarie capacità pittoriche si dif-
fonde così velocemente che tutte le principali corti d’Italia se
lo contendono a suon di denari e di privilegi. Egli ha dunque
modo di soggiornare a Milano, Venezia, Brescia, Firenze, Sie-
na, Foligno (Perugia), Orvieto e Roma. In ciascuna di queste
città lascia tracce profonde della propria raffinata personalità.
La grande popolarità dell’artista, del resto, ci è confermata
soprattutto dai molti seguaci che a lui continueranno a far
riferimento, anche a Quattrocento inoltrato, quando il rapido
diffondersi delle prime esperienze rinascimentali comincerà
a soppiantare – almeno in Italia – la grande tradizione del
Gotico Internazionale.
La morte lo coglie nel 1427 a Roma, mentre – ormai al culmi-
ne della sua maturità artistica – ha appena iniziato ad affrescare,
nella Basilica di San Giovanni in Laterano, quella che avrebbe
dovuto essere la sua opera più grandiosa e della quale, purtrop-
po, non ci è rimasto che qualche controverso frammento.
L’Astronomia Durante un breve ma intensissimo
soggiorno a Foligno (1411-1412) Gentile affresca alcune sale
di rappresentanza di Palazzo Trinci, la fastosa residenza dei
signori della città. Per la realizzazione dell’opera si avvale di
molti aiuti di provenienza settentrionale, fra i quali vi era for- 5
14.25
Gentile da Fabriano,
se anche il giovane allievo Pisanello [› paragrafo 14.2.2]. L’Astronomia,
Nel complesso ciclo di figure allegoriche della grande ca 1411/1412. Affresco.
Sala delle Arti Liberali, al secondo piano dell’edificio, spicca Foligno (Perugia), Palazzo
Trinci, Sala delle Arti
– fra le meglio conservate – la rappresentazione simbolica Liberali. Particolare.
4
dell’Astronomia [Fig. 14.25]. Essa è rappresentata da una dama 14.26
Schema della
biancovestita seduta all’interno di un trono in marmi colo- composizione volumetrica
rati di gusto squisitamente gotico, ornato di pinnacoli e di de L’Astronomia.
ghimberghe e culminante con un tiburio finestrato a pianta 3
6
poligonale. La struttura, che è allo stesso tempo un elemen-
to di arredo e un’architettura, è definita da Gentile con un
7
incastro di volumi geometrici elementari che, partendo dalla
2
predella cruciforme [Fig. 14.26, 1] e proseguendo con i seggi [2], 1. Predella
le spalliere [3] e le volticciole carenate a cassettoni di copertura 2. Seggi
3. Spalliere
[4], termina con il tiburio centrale [5], come in un piccolo ma 4. Volticciole carenate
preziosissimo e ben proporzionato tempietto. 1 5. Tiburio finestrato
6. L’Astronomia
Il personaggio dell’Astronomia [6], che tiene il segno con 7. Astrolabio
l’indice destro su un libro aperto, appoggiato su un cuscino a
sua volta appoggiato sulle ginocchia, presenta il volto perfet- L’uso di un disegno nitido e preciso, anche se al di fuori
tamente di profilo. Questo, stante la posizione del trono, si- delle regole della prospettiva, unitamente all’impiego di colo-
gnifica che, in realtà, la testa deve essere ruotata verso sinistra, ri vivaci e decisi, sullo sfondo di un cielo blu profondo, rendo-
in direzione dell’astrolabio [7], posto al lato della predella, a no l’allegoria una specie di narrazione incantata, liricamente
simboleggiare i pianeti e le loro orbite. sospesa tra realtà e fantasia.

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14.2 Il Gotico Internazionale 743

14.27
Gentile da Fabriano,
Adorazione dei Magi,
1423. Tempera e oro
su tavola, 173×228
cm; comprese
cornice e predella
303×282 cm.
Firenze, Galleria degli
Uffizi.

1
Adorazione La più importante e significativa testi- 2 3 14.28
dei Magi monianza pittorica di Gentile, vera e Schema identificativo dei
personaggi e delle scene
propria pietra miliare del Gotico Internazionale, è comunque dell’Adorazione dei Magi.
l’Adorazione dei Magi, oggi alla Galleria degli Uffizi [Fig. 14.27].
7
Si tratta di una tempera e oro su tavola commissionatagli da 7
Palla Strozzi, uno dei più ricchi mercanti fiorentini del tempo, 7
1. Cristo giudice
per la cappella di famiglia nella Chiesa di Santa Trìnita. 2. Angelo nunziante
Il dipinto, firmato e datato 1423, è incorniciato entro tre 3. Vergine annunziata
7 8 4. Natività
archi a tutto sesto sormontati da elaboratissime cuspidi in le-
5. Fuga in Egitto
gno dorato. 6. Presentazione
Al loro interno sono inseriti altrettanti medaglioni con, al al Tempio
7. Re Magi
centro, il Cristo giudice [Fig. 14.28, 1] e ai lati, di diametro lieve- 4 5 6
8. Cavallo in prospettiva
mente inferiore, l’Angelo nunziante (a sinistra) [2] e la Vergine
annunziata (a destra) [3]. In basso, sulla predella, sono infine La narrazione avviene secondo il gusto descrittivo e sfarzoso
raffigurate, da sinistra a destra, le scene della Natività [4], della tipico della pittura gotica di corte. I tre Magi, che ne costitui-
Fuga in Egitto [5] e della Presentazione al Tempio [6]. L’origina- scono il soggetto principale, sono rappresentati per ben quattro
le di quest’ultima, trafugato dalle truppe napoleoniche, è oggi volte [7], ma il racconto evangelico del loro lunghissimo e av-
conservato al Museo del Louvre. venturoso viaggio non pare che un semplice pretesto al quale

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744 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.29
Gentile da Fabriano,
Adorazione dei Magi.
Particolari.

Gentile ricorre per poter conseguire il vero scopo narrativo. tananza, infatti, non è frutto di una reale visione prospettica
Questo, infatti, consiste nel dipingere tutti i personaggi con una ma, più semplicemente, l’espediente per poter contenere nel
straordinaria minuzia di particolari, in modo che ogni figura, dipinto un numero ancora maggiore di personaggi.
ogni animale, ogni pianta, ogni architettura arrivi a costituire Gentile da Fabriano, da uomo colto e aggiornato qual era,
un’opera d’arte a sé stante, perfettamente autonoma rispetto deve necessariamente aver avvertito i nuovi fermenti rinasci-
all’intero dipinto. Alla visione d’insieme, infatti, egli sembra mentali che nei primi anni del Quattrocento potevano già
preferire la somma di tante viste parziali, nelle quali linee e co- cogliersi negli ambienti artistici e culturali fiorentini. Egli, da
lori, perso ogni intento di verosimiglianza, si trasformano in parte sua, ne comprende forse anche la straordinaria carica
elaboratissimi e fantasiosi elementi decorativi [Fig. 14.29]. innovativa ma non li accetta che marginalmente, come nel-
Significativi appaiono i sontuosi abiti dei Magi, in prezioso la rappresentazione prospettica del cavallo visto da dietro, al
broccato trapunto d’oro e gli stravaganti copricapo dei ca- limite destro della tavola [Fig. 14.28, 8]. Anche in esso, però, il
valieri e dei falconieri, adorni di sete e ricami variopinti. La naturalismo della posa è comunque mitigato dalla studiata
stessa meticolosa attenzione è riservata dall’artista anche alla geometria del collo, che ne risolve la figura in un susseguirsi
descrizione del paesaggio, tanto da dipingere gli alberi di me- di armoniose linee curve.
lograno e le siepi dello sfondo con la cura analitica del botani- La grandezza e l’importanza di Gentile vanno pertanto ri-
co. L’esotico corteo, nonostante il sinuoso snodarsi attraverso cercate in questa sua coerente adesione a quel Gotico Interna-
campi diligentemente coltivati, poderi, corsi d’acqua e chiare zionale del quale lui stesso ha probabilmente intuito la prossi-
città turrite, non riesce, di fatto, a darci alcun senso di effettiva ma fine ma di cui, nonostante questo, non ha comunque mai
profondità spaziale. La minor dimensione delle figure in lon- cessato di essere l’espressione più sincera e ispirata.

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14.2.2 Pisanello
(ca 1395-ca 1455)

L’ultima fuga dalla realtà


Antonio Pisano nasce a Pisa, anteriormente al 1395, prima
data in cui si hanno sue notizie certe. A seguito dell’improv-
visa morte del padre, la madre del piccolo Antonio fa ritorno
alla natia Verona dove il figlioletto riceve il soprannome di
Pisanello, con il quale continuerà a essere chiamato fino in
età adulta. La sua prima formazione è dunque veneta e, più
in generale, legata alla tradizione pittorica del Gotico Inter-
nazionale. Dal 1415 al 1422 Pisanello è a Venezia, prima come
allievo e poi come collaboratore del già affermato Gentile da
Fabriano. Alla morte del maestro egli è quindi l’unico che può [a]
degnamente succedergli nell’impegnativo ciclo di affreschi
romani di San Giovanni in Laterano. Come e, forse, anche
più di Gentile, Pisanello frequenta le maggiori corti italiane
del tempo (Verona, Milano, Pavia, Mantova, Ferrara, Rimi-
ni, Firenze, Roma, solo per citarne alcune) e nel 1448 il suo
febbrile girovagare artistico lo conduce anche a Napoli, dove
re Alfonso V d’Aragona gli riserva accoglienze e onori prin-
cipeschi. Napoli diviene così la sua nuova, ultima patria. Qui,
infatti, muore intorno al 1455.
I disegni La pittura del Pisanello è estremamente
colta. Ogni tavola e ogni affresco che egli realizza sono in-
fatti preceduti da decine di raffinatissimi disegni preparatori
nei quali l’artista studia con attenzione quasi scientifica ogni
singolo dettaglio. Non si tratta, dunque, dei consueti schizzi
di massima, secondo l’uso comune, ma di rappresentazioni
[b]
così accurate e realistiche da costituire esse stesse delle opere
d’arte già perfettamente concluse e definite. La maggior parte
14.30
di questi disegni, eseguiti di preferenza a matita e a inchiostro Pisanello, Disegni
acquerellati su carta bianca o pergamena, sono oggi conser- di animali, ca
1430-1433.
vati al museo parigino del Louvre e costituiscono una delle Punta metallica,
testimonianze più ricche e innovative di tutta la grafica del matita, penna
e acquerelli su
primo Quattrocento. Essi, a soggetto preferibilmente animale, pergamena o carta
sono ripresi dal vero e presentano uno studio dell’anatomia filigranata. Parigi,
improntato a un meticoloso realismo: da zoologo, prima an- Museo del Louvre,
Département des
cora che da pittore. Ecco allora che il mantello maculato di un Arts graphiques.
ghepardo dalla coda arcuata e dal collare rosso [Fig. 14.30, a],
il nobile aspetto perfettamente di profilo della testa di un le-
vriero con le orecchie basse e il muso appuntito [b], così come
diverse vedute da dietro, di profilo, di tre quarti di alcuni vo-
latili dalle piume variopinte diventano motivi ornamentali e
quasi araldici. Anche gli attenti studi per tre teste di cavallo
con il morso alla bocca e le narici dilatate [c] rivelano un in-
teresse non solo artistico, ma anche di indagine meticolosa,
tendente a carpire ogni segreto, ogni posa, ogni possibilità di
movimento e di espressione dal soggetto ritratto. Lo stesso
Vasari, del resto, ne rimase molto colpito, notando che gli
animali riescono al Pisanello «tanto propri1 e vivi, quanto è
possibile immaginarsi».

1. propri: veri, realistici. [c]

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746 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.31 14.32 14.33


Pisanello, San Giorgio Pisanello, San Giorgio Pisanello, San Giorgio
e la principessa, e la principessa. e la principessa.
1433-1438. Particolare di destra. Particolare delle
Affresco strappato e architetture gotiche.
ricollocato, 223×620
cm. Verona, Chiesa
di Santa Anastasia.
lettura guidata

Cricco Di Teodoro ItInerarIo nell’arte 3 © Zanichelli 2011 Terza edizione - Versione gialla
14.2 Il Gotico Internazionale 747

appresta a risalire a cavallo per andare a sconfiggere il leggenda-


rio drago ❚. E, sempre secondo il Vasari, «[…] non si può senza
infinita maraviglia1, anzi stupore, contemplare quest’opera fat-
ta con disegno, con grazia e con giudizio2 straordinario».
Il Santo, dalle bionde chiome ricciolute, appare splendida-
mente drappeggiato nei suoi preziosi abiti cavallereschi. Egli
tiene già un piede sulla staffa e con la mano sinistra si sta reg-
gendo alla sella prima di spiccare il balzo per salire in groppa
[a] La principessa è vestita con un [b] Il cavallo bianco di San Giorgio
abito dal lunghissimo strascico. è raffigurato in un’ardita visione al suo cavallo bianco, che l’artista ha raffigurato in un’ardita
prospettica da dietro. visione prospettica da dietro [b]. Anche gli altri animali in pri-
mo piano (cani, cavalli bardati, ariete) sono il frutto dei molti
studi dal vero di cui si è detto [c], mentre le fiabesche architet-
ture tardo-gotiche che appaiono all’orizzonte [d], contro un
cielo di un blu così intenso da parer quasi nero [e], perdono
qualsiasi intento realistico e si trasformano in un prezioso
traforo decorativo [Fig. 14.33]. La meticolosa e quasi ossessiva
ricerca del particolare, invece di rendere più vivace e realistica
la scena contribuisce, al contrario, a trasferirla in una dimen-
[c] Anche gli altri animali in primo [d] All’orizzonte appaiono
piano sono il frutto dei molti studi fiabesche architetture tardo- sione irreale e senza tempo e perfino la macabra presenza dei
dal vero. gotiche… due impiccati sullo sfondo sembra aver perso ogni dramma-
ticità, come se si trattasse di fantocci più che di uomini [f].
Medaglie e ritratti La regale eleganza del profilo della
principessa si ricollega direttamente all’attività di medaglista
(cioè realizzatore e incisore di medaglie) che Pisanello svolge
in parallelo a quella di pittore. Nelle decine di medaglie in
bronzo da lui realizzate tra il 1431 e il 1450, infatti, troviamo
una straordinaria galleria di personaggi potenti e famosi: dai
regnanti ai condottieri, dalle nobildonne ai letterati. In ogni
[e] contro un cielo di un blu così [f] Persino i due impiccati sullo
intenso da parer quasi nero. sfondo sembrano aver perso ogni medaglia, secondo la tradizione numismatica romana, la fac-
drammaticità. cia principale (detta rècto) contiene in bassorilievo il profilo,
il nome e le cariche onorifiche del committente, mentre la
faccia secondaria (chiamata vèrso) è solitamente decorata con
San Giorgio L’opera più celebre dell’artista è il San un bassorilievo di soggetto allegorico contornato dalla firma
e la principessa Giorgio e la principessa, affrescato fra il («Òpus Pisàni Pictòris», opera del pittore Pisano) e, talvolta,
1433 e il 1438 nella Chiesa di Santa Anastasia, a Verona [Fig. anche dalla data.
14.32]. L’affresco, strappato ❚ e ricollocato nella sede originaria, La mano di Pisanello risulta sempre inconfondibile, come
sopra l’arcone di accesso alla Cappella Pellegrini [Fig. 14.31], do- si vede dalla medaglia che ritrae il duca di Milano Filippo Ma-
veva far parte di un più complesso ciclo oggi andato sfortuna- ria Visconti [Fig. 14.34]. Il suo caratteristico profilo, con il collo
tamente perduto. Esso costituisce una delle espressioni più alte robusto, il naso aquilino, gli occhi infossati e un doppio men-
dell’arte di Pisanello e la porzione superstite ha per soggetto to molto pronunciato, infatti, ben tratteggia il carattere del
San Giorgio mentre, dopo aver reso omaggio alla principessa, personaggio, autoritario e risoluto. Uno studio preparatorio a
vestita con un abito dal lunghissimo strascico [Fig. 14.32, a], si matita nera su carta [Fig. 14.35], dai contorni lievi ma decisi, ci


Strappare l’affresco a una robusta tela e di strap- sco ricomposto su una superficie soli- (la principessa), una regione storica
Poiché l’affresco è dipinto direttamen- parlo dal muro assieme all’intonaco al- da che può essere un altro muro o, più dell’Asia Minore, a ovest dell’Armenia.
te sulla parete, quando questa si dete- lo stesso modo in cui, premendo del spesso, uno speciale supporto ligneo.
riora a causa del tempo o dell’umidità nastro adesivo sulla pagina di un gior- 1. maraviglia: meraviglia.
anche la pittura ne soffre. Si esegue al- nale e tirando bruscamente, lo scrit- Drago 2. giudizio: capacità, bravura.
lora il cosiddetto strappo (o distacco) to rimane attaccato al nastro adesivo. La narrazione va letta in senso allego-
dell’affresco. Si tratta di una comples- Grazie a speciali diluenti, la colla usata rico in quanto San Giorgio liberò dal
sa tecnica consistente nell’incollare per lo strappo viene poi sciolta e l’affre- paganesimo (il drago) la Cappadòcia

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748 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.34
Pisanello, Medaglia in
onore del duca di Milano
Filippo Maria Visconti,
ca 1440/1441. Bronzo,
diametro 10,2 cm.
Modena, Galleria Estense.

14.35
Pisanello, Ritratto
del duca di Milano
Filippo Maria Visconti,
ca 1440/1441.
Matita nera (e tracce
di matita rossa) su
carta, 29,1×19,8 cm.
Parigi, Museo del
Louvre, Département
des Arts graphiques.
14.36
Pisanello, Ritratti, ca
1430/1445. Punta
metallica, matita,
penna e acquerelli su
pergamena o carta
filigranata. Parigi,
Museo del Louvre,
Département des
Arts graphiques.

[a]

[b] [c] [d]

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14.2 Il Gotico Internazionale 749

14.37
Pisanello, Madonna con il
Bambino e i Santi Antonio Abate
e Giorgio, ca 1435/1441. Tempera
e oro su legno di pioppo, 46,5×29
cm. Londra, National Gallery.
Intero e particolare

fa meglio comprendere quanto Pisanello sappia indagare, ol-


tre che le caratteristiche fisiche, anche quelle psicologiche dei
personaggi che ritrae, riuscendo a trasferire nel freddo bronzo
il medesimo, morbido tratto dei suoi disegni.
Fra i moltissimi ritratti realizzati dell’artista spiccano per
nitidezza dei contorni, dolcezza delle ombreggiature, atten-
zione ai particolari e sensibilità interpretativa anche quelli
dell’imperatore Sigismondo del Lussemburgo, dallo sguardo
severo e pacato [Fig. 14.36, a], di re Alfonso V d’Aragona, volto
leggermente di tre quarti, con un ben riconoscibile taglio di
capelli a caschetto [b], del condottiero umbro Niccolò Piccini-
no, che calza un particolarissimo cappello floscio di panno [c]
e anche dell’anonima dama dalla complicata acconciatura [d],
non molto diversa dall’elegante principessa del San Giorgio.
Nei primi decenni del Quattrocento la vita di corte è ormai
incalzata dall’affermarsi della nuova borghesia mercantile.
Così Pisanello muore senza lasciare allievi e la sua arte con
lui. A questo punto l’esperienza del Gotico Internazionale, al-
meno per quel che riguarda l’Italia, può dirsi finita.
Madonna con Il tema sacro e quello profano di tipo ca-
il Bambino valleresco trovano il punto di espressio-
ne più alta nella Madonna con il Bambino e i Santi Antonio Aba-
te e Giorgio, una piccola tempera su tavola databile al 1435/1441,
oggi conservata alla National Gallery di Londra, l’unica firmata
dall’artista [Fig. 14.37]. La Vergine e il piccolo Gesù – interpre-
tando un passo dell’Apocalisse, in cui la Donna è «avvolta di
sole» (Apocalisse, 12, 1) – appaiono circonfusi d’oro al centro
della parte superiore del dipinto, come in una visione sfolgo-
rante di luce, i cui riflessi sembrano propagarsi nel cielo, secon-
do morbide onde azzurre e dorate, che richiamano gli sgar-
gianti colori delle miniature del tempo. A sinistra un accigliato
Sant’Antonio Abate, avvolto nel suo scuro saio da eremita e con
nelle mani un bastone e una campanella, sembra guardare con
sospetto l’elegante San Giorgio che lo fronteggia. Quest’ultimo,
accompagnato dal drago che aveva vinto salvando la principes-
sa, nelle vesti splendenti di un nobile cavaliere, indossa un’ar-
matura di maglia metallica con schinieri, cosciali, guanti, para-
gomiti e paraspalle di acciaio lucente (il colore dell’armatura è
stato rinfrescato nell’Ottocento). Gli speroni, l’elsa della spada
e le fibbie dell’armatura sono realizzate in oro zecchino, così
come lo scollo della veste e il bordo della manica sinistra, in
modo da dare risalto e dignità alla figura, che si staglia sullo
sfondo parendo quasi illuminarsi di luce propria. Conclude
l’abbigliamento un vistoso cappello piumato dalle tese sinuose,
che contrasta ancora di più con la sobrietà monacale di
Sant’Antonio, a simboleggiare, che – al di là dell’abito – ciascu-
no è chiamato da Dio con il medesimo amore. Anche in questo
caso Pisanello riesce a contemperare in modo mirabile l’esigen-
za espressiva e quella decorativa, nella sintesi più alta che il XV
secolo ha prodotto, prima dell’avvento del Rinascimento.

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750 14 Il Rinascimento. La stagione delle scoperte

14.3 L’unicità del Duomo


di Milano

Ars et scientia

U na riflessione a parte merita il Duomo di Milano [Fig.


14.38], la cui costruzione inizia a partire dal 1386 e si
protrae, quasi senza interruzione, fino al 1858, quando viene
finalmente ultimata la grandiosa facciata.
Si tratta senza dubbio della più importante architettura go-
tica italiana, alla cui eccezionale realizzazione partecipano, fra
accese polemiche, vari architetti italiani, campionesi ❚, france-
si e tedeschi. In realtà un’opera di tali dimensioni comportava
gravi problemi statici e di dimensionamento, offrendo facili
pretesti alle rivalità dei vari consulenti stranieri, che finiro-
no per delegittimarsi a vicenda. Il contrastante pensiero de-
gli architetti nordeuropei e italiani, inoltre, si può riassumere
nelle parole proferite dall’architetto francese Jean Mignot,
consultato dalla fabbriceria del Duomo circa nel 1399: «Ars
sine scientia nihil est» (La pratica senza la teoria non è nulla),
alla quale si rispose «Scientia sine ars nihil» (La teoria senza
la pratica è niente).
Un disegno dell’architetto bolognese Antonio di Vincenzo
(ca 1350-1401/1402), eseguito attorno al 1390, mostra la cat-
tedrale in uno stato intermedio dei lavori, prima che la for-
ma fosse quella definitiva [Fig. 14.39]. I bracci del transetto, ad
esempio, risultano qui di tre campate, mentre invece ne furo-
no realizzate due. Peraltro è possibile che l’architetto emiliano
avesse rilevato le dimensioni non dalla fabbrica reale, ma da
un modello esistente in cantiere. La rappresentazione è molto
schematica, quasi a fil di ferro, anche lì dove vorrebbe sem-
brare più definito, come per quel che concerne i capitelli e le
basi dei pilastri. Il disegno, in proiezione ortogonale, raffigura
sia la pianta sia la sezione trasversale, quest’ultima è costruita
sulla pianta di riferimento, servendosi, cioè, delle stesse di-
mensioni. Si tratta, allora, di un disegno in doppia proiezio-
ne ortogonale, cioè quello in cui la pianta e la sezione sono
tracciate nello stesso rapporto di scala. Tuttavia l’architetto il segno delle varie fasi realizzative e dei diversi indirizzi pro-
ha inteso anche suggerire un effetto tridimensionale degli ele- gettuali. Il risultato complessivo è quello di una costruzione
menti dell’alzato (ad esempio le basi e i capitelli a edicola dei estremamente eclèttica ❚, che poco o nulla ha a che fare, ad
pilastri che appaiono stondati) mischiando, allora, proiezioni esempio, con la semplicità della pianta talentiana di Santa
ortogonali e disegno approssimativamente prospettico. Maria del Fiore o delle altre grandi fabbriche toscane. I rife-
È nel 1391, con la convocazione dell’architetto e matema- rimenti tipologici, se mai, sono da ricercare nella tradizione
tico piacentino Gabriele Stornalòco (ma Scovalòca secondo del tardo-Gotico dell’Europa centro-settentrionale, alla quale
recenti ricerche), che la fabbrica inizia ad assumere una for- Milano era più vicina sia geograficamente sia culturalmente.
ma simile a quella definitiva, partendo da uno schema basa- La pianta [Fig. 14.42], a cinque ampie navate, è scompartita
to sulla combinazione di vari triangoli equilateri [Fig. 14.41]. da una selva di poderosi pilastri polistili ai quali corrispon-
L’organismo che ne risulta, pertanto, mostra necessariamente de, all’esterno, un complicatissimo gioco di archi rampanti,
guglie e contrafforti. Le pareti della grande abside poligonale
❚ sono praticamente sostituite da immense vetrate policrome,
Campionese Eclettico
Originario del Comune di Campione Dal greco eklèghein, scegliere. È riferi- secondo la tradizione transalpina [Fig. 14.40]. All’intersezione
d’Italia, oggi in provincia di Como, to a un artista la cui formazione e i cui
piccolo centro che nel Medioevo era interessi spaziano in molteplici settori
tra le navate e il corto transetto, infine, a opera di Gian Giaco-
famoso per l’abilità delle sue mae- del sapere. Per estensione indica una mo Dolcebuono e di Giovanni Antonio Amadeo, verrà costrui-
stranze ricercate in Italia e in Europa costruzione o un’opera d’arte realizza-
(soprattutto scalpellini, tagliatori di ta fondendo armoniosamente insieme
to, tra il 1490 e il 1500, un ardito tiburio culminante con una
pietra e architetti). stili e linguaggi diversi. guglia alta 108 metri, ultimata nel XVIII secolo [Fig. 14.43].

Cricco Di Teodoro ItInerarIo nell’arte 3 © Zanichelli 2011 Terza edizione - Versione gialla
14.3 L’unicità del Duomo di Milano 751

90
14.38 14.40 84
Milano, Duomo, dal 1386. Milano, Duomo. Particolare di un 80
Veduta dell’interno. rosone di una delle grandi finestre 70 70
14.39 absidali. 60
Antonio di Vincenzo, Copia di 14.41 56
50
progetto del Duomo di Milano, ca Schemi geometrici per la 42
1390. Disegno e inchiostro bruno realizzazione del Duomo di Milano 40
su carta. Bologna, Archivio della (rielab. da J.J. Ackerman, 1949). 30 28
Fabbrica di San Petronio, cartella 20
389, n. 1. 14
10

[a] [b]
96

80
76
64 64
52
48
40
32 28

16 14

[c] [d]

14.42
Pianta del Duomo di Milano.
14.43
Milano, Duomo. Veduta
meridionale dell’abside e del
tiburio.

Cricco Di Teodoro ItInerarIo nell’arte 3 © Zanichelli 2011 Terza edizione - Versione gialla

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