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Gli inquinanti atmosferici

1.1 Composizione dell’atmosfera

L’atmosfera `e sostanzialmente composta da azoto, ossigeno e gas nobili . Sebbene le concentrazioni dei gas siano pressoch´e costanti, l’atmosfera `e in realt`a un sistema dinamico in continua evoluzione grazie alle interazioni con la vegetazione, gli oceani, gli organismi viventi. I gas sono prodotti dalle attivit`a biologiche, dalle esalazioni vulcaniche, dalle attivit`a antropiche e dai pro cessi chimici che si innescano in atmosfera. Sono invece rimossi dall’atmosfera quando sono coinvolti in processi fisici e chimici e di deposizione. I gas pi`u rilevanti e la natura dei cicli che li interessano sono elencati nella tabella seguente

[1].

Gas

Simbolo

ppm

ciclo

Azoto Ossigeno Argo Biossido di carbonio Neon Elio Metano Cripto Idrogeno Xeno Ozono Ammoniaca Biossido di zolfo

N

O

2

2

Ar

CO 2

Ne

He

CH 4

Kr

H 2

Xe

O 3

NH 3

SO 2

780840

biologico e microbiologico

209460

biologico e microbiologico

9340

nessuno

355

antropogenico e biogenico

18

nessuno

5.2

fisico-chimico

1.72

biogenico e chimico

1.1

nessuno

0.58

biogenico e chimico

0.09

10 2 10 1

10 4 10 3

10 5 10 4

chimico biogenico e chimico antropogenico, biogenico e chimico

Tabella 1.1 I gas nell’atmosfera

L’aria viene definita contaminata quando contiene composti di origine naturale e/o antropica che, per le loro caratteristiche o per la quantit`a in cui sono presenti, possono essere in grado di produrre danni anche gravi agli esseri viventi, alla vegetazione e ai manufatti esposti alla sua azione. La condizione di inquinamento implica quindi una variazione significativa nelle concentrazioni dei componenti minori in atmosfera. Agli inquinanti di origine naturale, si aggiungono sostanze derivanti da attivit`a umane che, essendo concentrate in piccole aree, urbane e industriali, possono dar luogo a preoccupanti peggioramenti della qualit`a dell’aria, aggravati dal verificarsi di condizioni meteorologiche che favoriscono l’accumulo di inquinanti. La composizione chimica dell’atmosfera naturale `e determinata dai processi meteorologici e da un bilancio dinamico fra complicate sequenze di reazioni chimiche, fisiche e biologiche interconnesse le une con le altre: `e l’insieme di queste trasformazioni e dei fenomeni autodepurativi naturali dell’atmosfe- ra, unitamente alla distribuzione spaziale ed alla variazione temporale dei parametri meteorologici, che determinano la concentrazione degli inquinanti e conseguentemente la qualit`a locale dell’aria. Molte delle reazioni in atmosfera avvengono a temperatura ambiente o, se richiedono un’elevata energia di attivazione, vengono iniziate fotochimicamente. A causa della natura fortemente ossidante dell’atmosfera della Terra, le principali reazioni sono rappresentate dall’ossidazione di gas presenti in bassi stati di ossidazione. L’atmosfera tuttavia non `e in equilibrio chimico termodinamico, poich´e sono costantemente attivi molti processi che influenzano le concentrazioni dei componenti principali.

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Capitolo 1

Nelle passate ere geologiche la composizione dell’atmosfera era diversa dal l’attuale: a quest’ultima

si `e giunti attraverso numerosissimi processi di trasformazione e di scambio chimici, fisici e biologici che

avvengono tra l’atmosfera e le altre geosfere idrosfera, litosfera e biosfera. Nell’ultimo secolo, con lo sviluppo della civilt`a industriale, l’uomo ha accelerato enormemente, rispetto ai tempi geologici, questi processi e ne ha messo in atto di nuovi. La continua crescita delle emissioni `e in grado di interferire con il complesso sistema atmosferico, provocando cambiamenti nella capacit`a os sidante dell’atmosfera

e portando le concentrazioni di sostanze tossiche verso livelli inaccettabili, tali da risultare dannosi per

l’ambiente e la salute umana. L’interazione fra la biosfera e l’atmosfera, e in particolare l’impatto degli inquinanti emessi su quelli che sono i naturali processi di produzione e rimozione, pu`o poi portare a effetti di isteresi cos`ı che la richiesta riduzione delle emissioni per invertire il trend potrebbe essere molto pi`u gravosa di quanto non sia stato l’aumento iniziale di emissioni che ha lo ha innescato. Alcuni esempi di evidenze sperimentali attribuibili all’aumento delle emissioni sono:

Il

crescente numero di episodi con elevate concentrazioni di ozono e altri ossidanti fotochimici in aree

urbane e in quelle adiacenti;

l’apprezzabile crescita durante gli ultimi 100 anni dei valori di fondo dell’ozono troposferico in Europa

e

nell’emisfero nord;

la

persistente acidit`a (pH sempre pi`u bassi) delle piogge nonostante le riduzioni drastiche di contenuto

di

zolfo nei combustibili;

il

numero crescente di episodi di iperattivit`a algare nei mari europei.

In questi processi hanno un ruolo importante:

le

elevate concentrazioni di prodotti corrosivi e tossici, quali gli acidi minerali e organici i nitrati

organici, i perossidi organici ecc.;

l’eccessiva deposizione di nutrienti, dei quali un’apprezzabile frazione `e prodotta nei processi foto- ossidativi in atmosfera;

la

forte presenza di ossidi di azoto (NO, NO 2 ) e di prodotti quali l’acido nitrico (HNO 3 ) uniti alla

riduzione delle emissioni di sostanze a carattere alcalino;

la

presenza di specie ossidanti, come l’O 3 (che pu`o raggiungere concentrazioni elevate soprattutto di

giorno) e le specie radicaliche, cio`e composti chimici molto reattivi con almeno un elettrone spaiato.

Di

questi i pi`u importanti nelle ore diurne sono il radicale ossidrile OH·, il radicale idroperossile

HO

2 ·, i radicali alchile R·, alcossi RO ·, alchilperossido RO 2 · ed infine l’ossigeno atomico O·, mentre

di

notte riveste maggiore importanza il radicale nitrato NO 3 ;

composti organici volatili VOC: cio`e idrocarburi (alcani, alcheni, alchini, aromatici) e rispettivi derivati ossigenati, alogenati, solforati e azotati;

i

la

radiazione luminosa che d`a luogo a reazioni fotochimiche, principalmente di fotodissociazione,

relative sia ai composti inorganici che organici.

In tabella 1.2 `e mostrato un quadro d’insieme di alcuni tra i principali inquinanti atmosferici con le

loro rispettive fonti, quantit`a e tempi di permanenza in atmosfera.

1.2 Scale spaziali e temporali dei processi atmosferici

L’atmosfera pu`o essere paragonata a un reattore chimico nel quale i composti sono introdotti, rimossi ed evolvono su scale spaziali e temporali molto diverse. In figura 1.1 sono rappresentati i range di variabilit`a spaziale e temporale delle dinamiche atmosferiche.

Scale spaziali Si possono grossolanamente distinguere le seguenti categorie spaziali:

microscala riguarda i fenomeni che hanno una azione limitata a poche decine di metri;

scala urbana o locale interessa aree metropolitane e/o industriali con un raggio di 10-50km;

mesoscala o scala regionale `e caratteristica di fenomeni che interessano aree da alcune decine ad

la

la

la

alcune centinaia di chilometri;

Gli inquinanti atmosferici

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Gas

Principali fonti antropogeniche

Emissioni antropogeniche (10 6 ton/anno)

Tempo medio di perma- nenza in atmosfera

CO

uso di combustibili fossili, combustione di bio- masse uso di combustibili fossili, deforestazione

700/2 000

Mesi

CO

2

5,500

100 anni

CH

4

risaie, allevamenti, discariche, produzione di combustibili fossili uso di combustibili fossili, combustione di bio- masse Fertilizzanti azotati, deforestazione, combu-

300-400/550

10 anni

NO

x

20-30/30-50

Giorni

N 2 O

6/25

170 anni

stione di biomasse SO 2 uso di combustibili fossili, fonderie 100-130/ 150-200 Da giorni a settimane

CFC

Bombolette spray, refrigeranti, materiali e- spansi

1

Da 60 a 100 anni

Tabella 1.2 Origine, emissioni annue (in milioni di tonnellate) e tempi medi di residenza in atmosfera dei pi`u importanti gas presenti in traccia i n atmosfera [2]

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Capitolo 1

Scala urbana Scala regionale Scala sinottica Microscala o locale o mesoscala e globale Specie a
Scala urbana
Scala regionale
Scala sinottica
Microscala
o locale
o mesoscala
e globale
Specie a vita
lunga
Specie a vita
media
Specie a vita
breve
Scala temporale

Scala spaziale

Tempo di trasporto inter-emisferico

Tempo di trasporto intra-emisferico

Tempo

di rimescolamento

locale

Figura 1.1 Variabilit`a spaziale e temporale degli inquinanti in atmosfera [1]

scala sinottica descrive le dinamiche caratteristiche di scale che vanno dalle centinaia alle migliaia

la

di chilometri;

scala globale comprende scale oltre i 5000 km.

la

La

tabella 1.3 descrive pi`u in dettaglio la scala di diversi fenomeni chimici che si svolgono in atmosfera.

Processo

scala (km)

inquinamento urbano

1-100

inquinamento

regionale

10-1 000

deposizione e piogge acide inquinanti tossici assottigliamento dell’ozono stratosferico incremento dei gas serra interazioni aerosol-clima trasporto troposferico e processi di ossidazione interazione stratosfera-troposfera trasporto stratosferico e processi di ossidazione

100-2 000

0.1-100

1 000-40 000 1 000-40 000 100-40 000 1-40 000

0.1-100

1-40 000

Tabella 1.3 Gas in atmosfera e scale spaziali interessate.

Scale temporali Si definisce tempo di vita di una specie l’intervallo medio nel quale una molecola di quella specie rimane in atmosfera prima che sia rimossa attraverso pro cessi fisici e trasformazioni chimiche. Il tempo di vita pu`o variare da pochi centesimi di secondo per i radicali piu` attivi, a diversi anni per le specie pi`u stabili. Le molecole con vita media molto breve subiscono processi di trasporto a scala spaziale limitata, mentre le specie pi`u stabili sono convolte in fenomeni a scala globale.

Gli inquinanti atmosferici

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1.3 Inquinamento a scala urbana e regionale

La presenza di un’elevata densit`a di attivit`a antropiche ed emissive in un ambiente dalle caratteristiche dispersive atmosferiche non pronunciate, pu`o generare variazioni significative della qualit`a dell’aria in ambito locale. Tipici esempi di infrastrutture in cui sono rilevabili criticit`a ambientali sono le aree urbane, le reti stradali e i poli industriali. Le conseguenze di un’alterazione della qualit`a dell’aria sono possibili rischi per la salute, danni alla vegetazione e a ecosistemi.

1.3.1 Il monossido di carbonio

Il monossido di carbonio `e un composto inodore, incolore e insapore; `e gassoso a temperature superiori

a 192 C ; non `e apprezzabilmente solubile in acqua, ed ha un peso pari al 96,5% del peso dell’aria. La formazione di ossidi di carbonio pu`o avvenire secondo i seguenti processi:

Combustione incompleta di carbonio o di composti contenenti carb onio Le reazioni coin- volte nella combustione del carbonio sono essenzialmente le seguenti:

2C + O 2 2CO 2CO + O 2 2CO 2

La prima reazione `e molto pi`u veloce (circa 10 volte) della seconda. Si avr`a quindi CO presente o come prodotto intermedio, o come prodotto finale, qualora l’O2 non sia sufficiente o sufficientemente miscelato con il combustibile.

Reazione a elevata temperatura tra CO 2 e composti contenenti carbonio Negli altoforni viene prodotto, secondo la reazione

CO 2 + C 2CO

il CO necessario come agente riducente dei minerali contenenti ossido di ferro per la produzione della ghisa. Parte del CO cos`ı prodotto pu`o sfuggire nell’atmosfera e agire da inquinante.

Dissociazione ad elevate temperature di CO 2 in CO e O Nelle combustioni ad alte tempera- ture l’equilibrio:

(1.1)

si sposta a destra; ad esempio a 1745 C l’1% della CO 2 prodotta dalla combustione si dissocia in CO e O, mentre a 1 940 C se ne dissocia il 5%. Se i fumi vengono poi bruscamente raffreddati, l’equilibrio non riesce a spostarsi verso sinistra tanto rapidamente, cos`ı la CO 2 rimane dissociata.

CO 2 CO + O

Sorgenti Le emissioni nazionali di CO per il 1994 sono state stimate in 9 230 910 tonnellate [3]. La distribuzione percentuale calcolata per sorgenti `e riportata in tabella 1.4.

Settore emissivo

CO

Trasporto su strada Trattamento dei rifiuti Altre forme di trasporto Processi di produzione

63%

17%

7%

5%

Combustione nell’industria manufatturiera 4%

Impianti di combustione non industriale

3%

Altri processi

1%

Tabella 1.4 Emissioni italiane di CO stimate per il 1994

La sorgente pi`u importante `e costituita dai mezzi di trasporto; fra questi gli autoveicoli a benzina sono risultati essere i maggiori inquinanti. Le emissioni di monossido di carbonio dai motori, dipendono da:

il rapporto aria-combustibile: pi`u `e ricca la miscela, pi`u CO viene emesso; si spiega cos`ı perch´e il motore diesel, che utilizza miscele molto povere, ha emissioni di CO molto rido tte;

temperatura dell’acqua di raffreddamento del motore;

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Capitolo 1

caratteristiche tecniche della camera di combustione;

stato di usura del motore;

condizione di marcia: al diminuire della velocit`a di marcia le emissioni di CO aumentano raggiun- gendo valori massimi col motore al minimo.

Le emissioni industriali di CO sono dovute essenzialmente ai processi di produzione della ghisa e dell’acciaio. Tali processi consistono nell’arrichimento dei minerali in impianti di sinterizzazione (che ne migliora le propriet`a chimiche e fisiche), nella produzione della ghisa in altoforno e nell’attivit`a di fonderia. L’emissione di CO nelle raffinerie di petrolio `e dovuta in gran parte al processo di rigenera- zione dei catalizzatori usati nei processi di trasformazione del petrolio. Tra i processi impiegati (cracking, reforming, isomerizzazione, alchilazione e polimerizzazione), il primo `e quello che necessita una pi`u fre- quente riattivazione del catalizzatore, costituendo cos`ı la maggior fonte di emissione di CO. Le industrie del legno e della carta producono soprattutto inquinamento idrico, per`o emettono anche CO durante la

distillazione per il recupero sia di prodotti chimici pregiati che di energia calorifica dal liquido nero che si forma nel processo di trattamento del legno. Altre emissioni di CO vengono da forni usati per rigenerare

la calce dal carbonato di calcio. Si hanno poi le emissioni di CO dovute alla combustione in impianti

fissi con l’impiego di carbone, olio combustibile, legno, mentre la combustione di gas naturale produce emissioni di CO in quantitativi pressoch`e trascurabili.

Per un bilancio pi`u corretto bisognerebbe considerare anche le emissioni dovute a processi geofisici e biologici come attivit`a vulcaniche, emissioni naturali di gas, scariche elettriche nel corso di temporali, metabolismo delle meduse nei mari, germinazione di semi e sviluppo di piante, produzione di metano, ma tali quantitativi sono del tutto trascurabili nell’aria sovrastante le zone urbane, rispetto all’apporto

di CO delle attivit`a umane.

Rimozioni naturali Le emissioni complessive di CO e il lungo tempo di persistenza nell’aria sarebbero sufficienti a raddoppiare ogni 4-5 anni la concentrazione nell’ambiente atmosferico mondiale. Ma poich´e

ci`o non si verifica si `e ipotizzata la capacit`a di alcuni microorganismi, comunemente presenti nel suolo, di rimuovere molto rapidamente l’ossido di carbonio presente nell’atmosfera; pare che tale tipo di rimozione sia preponderante rispetto all’adsorbimento da parte delle piante e all’ossidazione che subisce il CO nell’atmosfera in presenza di ossigeno. Una grossolana stima ha portato a dire che il suolo degli Stati Uniti avrebbe la capacit`a di eliminare dall’atmosfera per adsorbimento del terreno, grazie alla presenza

di quei microrganismi, pi`u di cinque volte la quantit`a di CO emessa dagli USA. In realt`a invece la

concentrazione di CO nell’atmosfera continua ad aumentare. Infatti bisogna considerare che il CO viene soprattutto prodotto dai motori delle autovetture in zone urbane, dove il terreno `e asfaltato e quindi inadatto all’adsorbimento di CO.

Si pu`o quindi concludere che l’inquinamento di ossidi di carbonio `e un inquinamento tipicamente

urbano ; la sua concentrazione nell’aria `e determinata soprattutto dal grado di emissione del gas nell’at- mosfera da parte delle autovetture, dal grado di rimozione del terreno, che nella citt`a `e molto basso,

e, come per ogni inquinante atmosferico, dal grado di dispersione nell’atmosfera. La concentrazione di

ossido di carbonio segue con risposta quasi immediata gli incrementi del traffico orario.

Effetti dell’ossido di carbonio Effetti sulle piante e sui materiali La presenza di CO in atmosfera porta alla diminuizione della capacit`a

dei batteri di fissare l’azoto nelle radici delle piante. Perch´e il CO possa danneggiare le piante, deve per`o raggiungere concentrazioni superiori ai 100 ppm per lunghi periodi (mesi), ma le condizioni attuali sono ben lontane da questi livelli. Non si sono riscontrati particolari effetti no civi del CO sui materiali.

`

Effetti sugli uomini E ben noto che inalazioni d’aria ad alta concentrazione di CO (superiore a 100 ppm) possono portare alla morte, ma l’inquinante non raggiunge nell’atmosfera concentrazioni cos`ı elevate. L’effetto tossico del CO sul corpo consiste nella riduzione della capacit`a del sangue di trasportare ossigeno. Infatti avviene una reazione tra l’ossido di carbonio e l’emoglobina (Hb) che porta alla formazione del composto COHb (carbossiemoglobina ) in luogo della formazione di O 2 Hb (ossiemoglobina ) che ha il compito di trasportare ossigeno dai polmoni alle cellule del corpo. Gli effetti conseguenti alla formazione della COHb sono essenzialmente due:

riduzione del trasporto d’ossigeno;

spostamento a sinistra della curva di dissociazione dell’emoglobina nel sangue; ci`o significa che, a parit`a di concentrazione di ossigeno, l’O 2 Hb risulta meno dissociabile in presenza di COHb.

Gli effetti sull’uomo sono proporzionali alla percentuale di emoglobina legata sotto forma di COHb (vedi tabella 1.5). A sua volta il tasso di COHb nel sangue `e direttamente legato alla concentrazione di CO nell’aria. Per una data concentrazione costante di CO nell’aria, il tasso di COHb nel sangue raggiunger`a

Gli inquinanti atmosferici

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un valore di equilibrio dopo 4-12 ore (vedi tabella 1.6). Il valore di equilibrio pu`o essere approssimato dalla seguente relazione:

%COHb nel sangue = 0. 16 · [concentrazione di CO nell aria in ppm] + 0. 5 (1.2)

Il termine costante 0.5 `e la stima della normale percentuale di fondo di COHb nel sangue dei non

fumatori, essa aumenta con l’aumentare del numero di sigarette abitualmente fumate in un giorno, fino

a

quintuplicarsi nei forti fumatori (2 o pi`u pacchetti al giorno con aspirazione). Il tempo necessario

al

raggiungimento dell’equilibrio `e funzione dell’attivit`a fisica. Variazioni positive di CO nell’atmosfera

portano ad incrementi di COHb nel sangue, mentre variazioni negative a decrementi; ne segue che gli

effetti da inalazione di CO in quantit`a non eccessive sono reversibili.

COHb (%)

Effetti riscontrati

meno di 1.0

nessun effetto apparente

da 1.0 a 2.0 da 2.0 a 5.0

segni di effetto sul comportamento effetti sul sistema nervoso centrale; menomazione nella di- scriminazione degli intervalli di tempo, acutezza visiva, lu- cidit`a e altre funzioni psicomotorie

da 5.0 a 10.0 da 10.0 a 80.0

mutamenti nella funziona cardiaca e polmonare emicrania, affaticamento, sonnolenza, coma, difetti respira- tori, morte

Tabella 1.5 Effetti della concentrazione di COHb nel sangue

CO nell’aria (ppm) COHb nel sangue

10

2.1

20

3.7

30

5.3

50

8.5

70

11.7

Tabella 1.6 Valori di equilibrio COHb nel sangue - CO nell’aria

1.3.2 Gli ossidi di azoto

In termini di inquinamento atmosferico gli ossidi di azoto (sotto forma gassosa) che destano pi`u preoc- cupazione sono l’NO e l’NO 2 . Tali prodotti giungono dalla reazione di due gas (N 2 e O 2 ) comunemente presenti nell’aria nelle percentuali di circa 80% e 20% rispettivamente. I due gas reagiscono per`o solo ad elevate temperature (pi`u di 1210 C) formando monossido di azoto, il quale ossidandosi a sua volta forma biossido di azoto secondo le seguenti reazioni:

N 2 O 2 2NO 2NO + 2O 2 2NO 2

Ne consegue che le combustioni, superando facilmente i 1210 C, hanno come reazioni collaterali le due riportate sopra. La quantit`a di NO prodotta dipende dai seguenti fattori:

temperatura di combustione,

tempo di permanenza a tale temperatura dei gas in combustione,

quantit`a di ossigeno libero contenuto nella fiamma.

Nella tabella 1.7 viene indicata la dipendenza della formazione di NO dalla temperatura e il tempo occorrente per formare 500 ppm di NO a quella temperatura. Tali valori sono stati rilevati in laboratorio utilizzando un miscuglio di gas contenente per il 75% N 2 e per il 3% O 2 , considerando che l’ossigeno nell’aria reagisce per la maggior parte con le sostanze sottoposte

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Capitolo 1

Temperatura [ C]

NO [ppm] Tempo [s]

27

1.1 ·10 10

-

527

0.77

-

1 316

550

1 370

1 538

1 380

162

1 760

2 600

1.10

1 980

4 150

0.117

Tabella 1.7 Dipendenza della formazione di NO dalla temperatura. La terza colonn a indica il tempo per la formazione di 500 ppm di NO

alla combustione. Diminuendo l’eccesso d’aria e quindi di ossigeno, nella miscela di combustibile di un motore di un’automobile si assiste ad una minor emissione di NO x , ma purtroppo ad un conseguente incremento di CO. Durante il raffreddamento dei fumi, qualora avvenga lentamente, `e possibile che l’NO si dissoci nuovamente in N 2 e O 2 ; ma in genere nei processi di combustione il raffreddamento `e molto veloce, cos`ı che parte dell’NO prodotto rimane nel miscuglio a temperature pi`u basse. La produzione di NO 2 invece, aumentando col diminuire della temperatura, avviene prevalentemente durante il raffreddamento. Essa inoltre `e direttamente proporzionale:

alla concentrazione di O 2 ,

al quadrato della concentrazione di NO.

Cos`ı, poich´e durante il raffreddamento la concentrazione di O 2 aumenta mentre quella di NO diminuisce, l’effetto globale porta ad una limitata produzione di NO 2 , stimata essere pari al 10% dell’NO presente nei fumi. Altri quantitativi di NO si convertono in NO 2 una volta giunti in atmosfera per il verificarsi del ciclo fotolitico degli ossidi di azoto.

Ciclo fotolitico Tale fenomeno `e una conseguenza diretta della interazione tra luce solare e NO 2 . Le fasi del ciclo sono:

NO 2 assorbe energia dal sole sotto forma di luce ultravioletta;

l’energia assorbita scinde le molecole di NO 2 in molecole di NO e atomi di ossigeno O; l’ossigeno atomico prodotto `e molto reattivo;

gli atomi di ossigeno atomico reagiscono con l’ossigeno atmosferico (O 2 ) per produrre ozono (O 3 ), un inquinante secondario;

l’ozono reagisce con l’NO per dare NO 2 e O 2 e il ciclo si chiude.

Se il ciclo avvenisse effettivamente cos`ı, l’NO 2 si convertirebbe in NO per convertirsi nuovamente in NO 2

senza modifiche nelle concentrazioni dei due composti a regime. Ma gli idrocarburi presenti nell’atmosfera

interferiscono nel ciclo permettendo che l’NO si converta pi`u rapidamente in NO 2 di quanto l’NO 2 venga dissociato in NO e O, con un conseguente accumulo di NO 2 e di ozono.

Sorgenti La fonte principale di NO x `e l’azione batterica che ne produce un quantitativo di un ordine superiore a quello di origine antropico. Quest’ultimo per`o ha la caratteristica di essere presente in alte concentrazioni in aree limitate. Infatti si `e riscontrato che nelle citt`a la concentrazione di NO x `e 10 100 volte maggiore che nelle aree extraurbane dove agisce soprattutto l’azione batterica. Le emissioni di NO 2 stimate per l’Italia nel 1994 sono pari a 2 157 334 tonnellate. La distribuzione percentuale calcolata per tipologia di sorgenti `e riportata in tabella 1.8. La maggior fonte di inquinamento da NO x sono quindi i trasporti. In particolare i motori diesel producono pi`u ossidi di azoto dei motori a benzina, poich´e utilizzano miscele molto povere in termini

di rapporto aria-combustibile. Molto elevata `e anche l’emissione dovuta a combustione in impianti fissi,

specialmente impianti termoelettrici. I processi industriali che non contemplano combustioni, come le fabbriche di acido nitrico, producono quantit`a relativamente piccole di NO x , che influiscono per`o signifi- cativamente sull’ambiente in quanto sono altamente concentrate e localizzate.

Rimozioni naturali Il tempo di permanenza medio degli ossidi di azoto in atmosfera `e molto breve:

circa tre giorni per l’NO 2 e circa quattro per l’NO. Questo fa pensare che possano intervenire meccanismi

di rimozione naturali, che eliminino gli ossidi di azoto dall’atmosfera trasformandoli in acido nitrico

(HNO 3 ), il quale poi precipita sotto forma di nitrati o con la pioggia o con la polvere. Tuttora per`o

Gli inquinanti atmosferici

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Settore emissivo

NO 2

Trasporto su strada

49%

Combustione per la produzione di energia e industrie di trasformazione 21%

Altre forme di trasporto

14%

Combustione nell’industria manufatturiera

11%

Impianti di combustione non industriale

3%

Trattamento dei rifiuti

1%

Processi di produzione

1%

Tabella 1.8 Emissioni italiane di NO 2 stimate per il 1994

non sono ben chiari i processi che permettono una trasformazione cos`ı veloce degli ossidi di azoto. Si

`e ipotizzato per questo l’intervento dell’ozono nelle reazioni, come possibile causa di accelerazione della trasformazione.

Effetti degli ossidi di azoto Effetti sulle piante La maggior parte dei dati disponibili si riferisce oggi ad esperimenti controllati in laboratorio. Da essi si rileva che piante di cotone e di fagiolo sottop oste a fumigazione con NO 2 (1 ppm) per 48 ore mostrano macchie sulle foglie per leggera necrosi; se invece sono s ottoposte a fumigazione con NO (10 ppm), diminuiscono la velocit`a di fotosintesi (misurata in base all’assorbimento di CO 2 ). Effetti sugli uomini L’NO 2 pare essere circa quattro volte pi`u tossico dell’NO, ma entrambi rappresen- tano potenziali pericoli per la salute umana in quanto l’NO `e in grado di ossidarsi facilmente in NO 2 una volta nell’atmosfera. Sono stati svolti numerosi esperimenti su animali per indagare gli effetti acuti di tossicit`a da NO e NO 2 e si `e osservato che:

l’NO, in concentrazione di 2500 ppm per 12 minuti, ha portato le cavie a convulsioni e paralisi del sistema nervoso centrale;

l’NO 2 , in concentrazioni di 100 ppm, ha interferito sulle vie di respirazione portando ad edemi polmonari e a conseguente morte.

Per le piccole dosi si sa che concentrazioni tra 1 e 3 ppm permettono all’olfatto di accusare la presenza dell’NO 2 per il suo odore pungente, mentre concentrazioni di 13 ppm di NO 2 portano ad irritazioni delle mucose degli occhi e del naso. Non ci sono per`o dati a sufficienza per conoscere gli effetti sull’ uomo delle concentrazioni oggi presenti nell’atmosfera. Si pu`o per`o supporre che il maggior pericolo derivante dalla loro presenza risieda nel loro coinvolgimento nella formazione di ossidanti fotochimici, i pi`u pericolosi componenti dello smog (vedi paragrafo 4). Effetti sui materiali Gli effetti degli ossidi di azoto sui materiali sono dovuti essenzialmente alla loro acidificazione una volta giunti nell’atmosfera (formazione di acido nitrico), che ha portato a casi di sbiadimento di tessuti colorati, perdita di resistenza delle fibre tessili, e corrosione di leghe al nichel e ottone.

1.3.3 Gli ossidi di zolfo

Dalla combustione dei diversi materiali contenenti zolfo vengono prodotti particolari tipi di ossidi di questo elemento: l’anidride solforosa o biossido di zolfo (SO 2 ) e l’anidride solforica (SO 3 ). Lo zolfo pu`o inoltre essere immesso in atmosfera come H 2 S, H 2 SO 3 e H 2 SO 4 (oltre a diversi altri solfati). I due composti SO 2 ed SO 3 (indicati con il termine generale di SO x ) sono i principali imputati dell’inquinamento atmosferico da ossidi da zolfo e presentano queste caratteristiche: assenza di colore, odore pungente, il fatto che l’SO 2 non brucia nell’aria ed elevata reattivit`a dell’SO 3 . Il meccanismo semplificato della formazione degli SO x

`e rappresentato dai due equilibri:

S + O 2 SO 2

(1.3)

2SO 2 + O 2 2SO 3

(1.4)

La quantit`a di SO 3 generalmente prodotta `e sempre molto modesta, anche al variare della velocit`a della reazione 1.4. Infatti alle elevate temperature tale velocit`a `e alta, l’equilibrio viene raggiunto rapidamente

e quindi la concentrazione di SO 3 nella miscela risultante `e bassa; viceversa alle basse temperature la

reazione `e pi`u lenta e la quantit`a prodotta nella miscela in equilibrio maggiore; in realt`a la reazione `e cos`ı lenta che le condizioni di equilibrio non vengono mai raggiunte, per cui la concentrazione di SO 3 tende comunque a rimanere bassa. Inoltre l’SO 3 gassosa pu`o essere presente nell’aria solo se la concentrazione

10

Capitolo 1

di vapore `e bassa. In caso contrario infatti accade che l’SO 3 , combinandosi con il vapore d’acqua, porta

alla formazione di goccioline di acido solforico, secondo la seguente reazione:

(1.5)

SO 3 + H 2 O H 2 SO 4

`

E

questo il motivo per cui normalmente in atmosfera `e pi`u facile trovare H 2 SO 4 che SO 3 . La quantit`a di

acido solforico non `e dovuta unicamente alla produzione primaria di SO 3 ; infatti una volta in atmosfera l’SO 2 `e parzialmente convertita in SO 3 e quindi in H 2 SO 4 da processi fotolitici e catalitici. Questa conversione `e influenzata da numerosi fattori, fra i quali l’umidit`a dell’aria, l’intensit`a, la durata e la

distribuzione spettrale della luce solare, la presenza in maggiori o minori quantit`a di materie catalizzatrici,

`

assorbenti e alcaline. E questo il motivo per cui, alla luce del giorno e a bassa umidit`a, sono molto importanti per l’ossidazione le reazioni fotochimiche che coinvolgono SO 2 , NO 2 e idrocarburi (dato l’effetto

catalitico degli ossidi di azoto sull’ossidazione dell’SO 2 ). Di notte invece, in condizioni di umidit`a, nebbia

o pioggia, l’SO 2 viene assorbita dalle goccioline di acqua alcalina presenti in atmosfera e reagisce con

essa con conseguente formazione, a velocit`a apprezzabili, di solfati come il solf ato di calcio e di ammonio.

L’aerosol o mistura che cos`ı si forma `e frequentemente associata a scarsa visibil it`a.

Fonti di inquinamento da SO x Lo zolfo presente globalmente in atmosfera proviene per circa due terzi da fonti naturali (tipicamente i vulcani) e per la restante parte dall’attivit`a dell’uomo. Le emissioni nazionali di SO 2 per il 1994 sono state stimate in 3 671 901 tonnellate [3]. La distribuzione percentuale calcolata per sorgenti `e riportata in tabella 1.9.

Settore emissivo

SO 2

Natura

61%

Combustione per la produzione di energia e industrie di trasformazione 20%

Combustione nell’industria manufatturiera

11%

Processi di produzione

3%

Trasporto su strada

2%

Impianti di combustione non industriale

2%

Altre forme di trasporto

1%

Tabella 1.9 Emissioni italiane di SO 2 stimate per il 1994

I maggiori imputati dell’inquinamento da SO x di produzione antropica sono gli impianti di combus- tione fissi; una parte infatti proviene dalla combustione di carbone e la restante dall’uso di olii combustibili (lo zolfo `e infatti presente come impurit`a nei combustibili fossili, carbone e petrolio, data la sua resis- tenza al processo di fossilizzazione dei materiali originari). Il traffico non `e dunque la fonte principale dell’inquinamento da SO x e anzi vi contribuisce in piccola parte. Per quanto riguarda la distribuzione delle emissioni dovute a fonte fissa, il primo posto `e occupato dalle centrali elettriche, seguite dagli im- pianti industriali, fra i quali i pi`u importanti sono le fonderie, le raffinerie di petrolio, gli impianti di acido solforico e gli impianti per la conversione del carbon fossile in coke. Il contributo delle fonderie

`e poi doppio, essendo molti dei metalli utili (rame, zinco, piombo, mercurio, ecc.) presenti in natura

sotto forma di solfuri nei minerali. L’SO 2 `e infatti un sottoprodotto abituale nelle normali operazioni metallurgiche dato che, essendo lo zolfo un’impurit`a non desiderata nei metalli, `e piu` facile ed economico eliminarlo dai minerali piuttosto che dal metallo finito. Per questo la maggior parte dei minerali di zolfo viene concentrata e quindi arrostita in presenza di aria con conseguente passaggio di SO 2 in atmosfera in una certa quantit`a.

Effetti degli ossidi di zolfo Sulle piante La gravit`a dei danni arrecati alle piante dipende dalle concentrazioni di SO 2 e dalla durata

di esposizione. Per brevi esposizioni ad alte concentrazioni si sono rilevati danni acuti, caratterizzati da

zone di necrosi delle foglie, le quali scoloriscono e si seccano assumendo una tinta avorio-marrone. Questa fenomenologia `e in relazione alla capacit`a delle piante di trasformare l’SO 2 assorbita in H 2 SO 4 e solfati, che si depositano sulle regioni apicali o ai margini delle foglie; questi si aggiungono a quelli assorbiti dalle radici per cui, a concentrazioni sufficientemente alte, si manifestano sintomi cronici con caduta di foglie. A causa di esposizioni prolungate, ma a concentrazioni pi`u basse, si hanno invece danni cronici, caratterizzati da graduale ingiallimento delle foglie, dovuto ad un blocco nel meccanismo di formazione della clorofilla. Un’altra causa di formazione di macchie sulle foglie `e la presenza di vapori di acido solforico, che si posano sulle foglie gi`a bagnate da bruma o da rugiada. L’SO 2 sembra inoltre interferire negativamente anche sullo sviluppo e produttivit`a delle piante. Si pu`o notare infine che, a seconda della specie, la reattivit`a delle piante varia grandemente e che in alcune aree urbane si raggiungono

Gli inquinanti atmosferici

11

concentrazioni di SO 2 abbastanza alte da provocare danneggiamento alle piante pi`u sensibili per durate

di esposizione di circa 8-10 ore.

Sull’uomo I primi segnali della presenza di SO 2 (gas colorato e pungente) sono avvertiti ad una concen- trazione di circa 0.3 ppm, oltre la quale l’odore comincia a raggiungere il limite di tollerabilit`a. L’SO 2 `e molto solubile nei passaggi nasali, per cui i suoi effetti irritanti sono per lo pi`u ristretti al tratto superiore dell’apparato respiratorio. Una concentrazione di 1.6 ppm per qualche minuto pu`o gi`a produrre bronco- costrizione. Gli effetti irritanti riguardano quindi le vie respiratorie (aumento di resistenza al passaggio dell’aria durante la respirazione), gli occhi ed in una certa misura anche il sistema nervoso. I danni mag- giori all’apparato respiratorio sembrano comunque derivare dalla combinazione con i particolati sospesi nell’aria, che possono raggiungere il tratto pi`u profondo, vale a dire i p olmoni. I soggetti pi`u esposti a questi effetti nocivi sono gli anziani e coloro che gi`a soffrono di malattie croniche alle vie respiratorie, mentre non vi sono prove di una relazione diretta fra esposizione continua a SO 2 (alle concentrazioni normali presenti nell’aria ambiente) e malattie respiratorie in persone sane. Inoltre sono rari i casi preoc- cupanti di esposizione SO 2 in quanto il gas `e cos`ı irritante che gi`a a concentrazioni basse funziona esso stesso da allarme. Sui materiali I materiali che sono maggiormente danneggiati dall’SO 2 sono le vernici, i metalli e i materiali da costruzione. Per le vernici si ha che il loro tempo di essiccamento ed indurimento aumenta dopo esposizione ad SO 2 , per cui alcune pellicole di vernici diventano pi`u molli ed altre pi`u fragili se essiccate in presenza di SO 2 , fatto questo che influisce sulla loro durata. Nei metalli invece la velocit`a

di

corrosione viene accelerata notevolmente in ambienti inquinati da SO 2 , quali sono le zone industriali

e

quelle con emissioni dovute all’uso di combustibile per il riscaldamento. Conferma di questo `e che la

velocit`a di corrosione si presenta pi`u alta in autunno e inverno, quando appunto gli inquinanti sotto forma

di

particelle e di anidride solforosa sono pi`u concentrati. I metalli pi`u attaccati sono il ferro, l’acciaio

e

lo zinco. Ma i danni maggiori causati dagli SO x sono quelli dovuti all’acido solforico prodotto dalla

reazione dell’SO 3 con il vapor d’acqua atmosferico. I materiali da costruzione (e specialmente quelli contenenti carbonati come il calcare, il marmo, l’ardesia da tetto e la malta) vengono attaccati dalle alte concentrazioni di acido solforico con conseguente conversione dei carbonati in solfati. Poich`e questi sono solubili in acqua e quindi asportabili dalla pioggia ne consegue una diminuzione della resistenza meccanica del materiale. La reazione che avviene `e la seguente:

(1.6)

Sulla superficie dei muri si formano poi macchie di solfato di calcio due volte pi`u voluminose di quelle del carbonato del materiale dal quale esso era stato formato, per cui tale materiale appare alterato. Anche alcune fibre tessili, quali le fibre vegetali, perdono resistenza, mentre il cuoio, avendo una forte affinit`a per l’SO 2 , si altera e si disintegra. La carta infine assorbe SO 2 , si ossida a H 2 SO 4 e si scolorisce, diventando rigida e fragile.

CaCO 3 + H 2 SO 4 CaSO 4 + CO 2

+ H 2 O

1.3.4 Il particolato

Con la terminologia aerosol atmosferici si intende l’insieme delle particelle la cui dimensione pu`o variare

da pochi a˙ ngstr o¨m a qualche centinaia di micron (µm). L’insieme complessivo delle particelle presenti in

atmosfera prende il nome di PTS (Particolato Totale Sospeso). Particelle di diametro inferiore a 2.5 µm (generalmente indicate con la sigla PM2.5) sono dette particolato fine (fine particles ), quelle di dimensione superiore genericamente polveri (coarse particles ). Si definisce inoltre la classe PM10 che rappresenta la porzione di particolato con diametro inferiore ai 10 µm e sulla quale si `e concentrata l’attenzione sia in

termini scientifici che legislativi.

Il particolato fine pu`o essere ulteriormente diviso in due classi granulometriche [1]:

La classe di particelle con diametro compreso tra 0.005 e 0.1 µm `e la pi`u numerosa, ma al tempo stesso contribuisce sulla massa totale solo per una piccola frazione. Le particelle sono prodotte per condensazione di vapori prodotti durante la combustione, dalla aggregazione di specie in atmosfera;

le particelle con diametro compreso tra 0.1 e 2.5 µm sono in genere prodotte per coagulazione di particelle a diametro minore e per condensazione di vapori.

Gli aerosol sono generati, trasformati e rimossi da diversi meccanismi chimico-fisici, caratterizzati da quattro principali proprieta delle particelle:

la composizione chimica,

la dimensione delle particelle,

la pressione di saturazione,

12

Capitolo 1

la tensione superficiale.

I fenomeni che interessano le particelle fino a modificarne granulometria e caratteristiche chimico- fisiche sono schematizzati in figura 1.2.

Vapore Conversione chimica di gas in vapori a bassa volatilità Condensazione Vapore a bassa Particelle
Vapore
Conversione chimica
di gas in vapori
a bassa volatilità
Condensazione
Vapore
a bassa
Particelle
volatilità
primarie
Nucleazione
Coagulazione
omogenea
Polveri trasportate
Accrescimento
dal vento
Catene
del nucleo
+
per condensazione
Emissioni
+
e
Aerosol marini
n
Gocce
+
o
Vulcani
+
i
Particelle di
origine vegetale
z
Coagulazione
a
l
Dilava-
Sedi-
mento
mentazione
u
g
Diametro delle particelle, µm
Particolato fine
Particolato
a
o
C

Figura 1.2 Principali sorgenti, processi di trasformazione e rimozione delgli aer osol. Figura tratta da [4]

Per nucleazione si intende il processo di formazione di particelle allo stato solido a partire da specie gassose (reazioni chimiche). Il processo di condensazione comporta il passaggio di specie dalla fase gas allo stato condensato (solido o liquido). Con il termine coagulazione si indica il fenomeno per cui due particelle allo stato condensato si urtano originando una nuova particella.

Fonti di inquinamento da particolati Occorre innanzi tutto osservare che i particolati presenti in atmosfera provengono in buona parte anche da processi naturali, quali le eruzioni vulcaniche e l’azione del vento sulla polvere e sul terreno, processi che solo raramente provocano inquinamento da particolati (a meno di fenomeni di concentrazione locale elevata). La causa principale `e infatti da ricercarsi nelle attivit`a dell’uomo, tipicamente l’industria delle costruzioni (particelle di polvere), le fonderie (ceneri volatili) e i processi di combustione incompleta (fumi). Per quanto riguarda gli impianti fissi, il maggior contributo `e fornito dalle centrali termoelettriche, mentre, tra i processi industriali, quelli metallurgici occupano il primo posto nella emissione di polveri inquinanti, seguiti dalle industrie di lavorazione delle pietre e del cemento; emissioni di rilievo sono dovute all’industria della lavorazione e stoccaggio del grano. Il traffico urbano contribuisce all’inquinamento dell’aria da particolati sia a causa della combustione, sia attraverso la lenta polverizzazione della gomma dei pneumatici e dell’asfalto. Il diametro delle particelle in sospensione `e indicativamente correlato alla fonte di provenienza [5] come indicato in taballa 1.10. Da ultimo `e importante notare che, sempre in relazione alle dimensioni delle particelle, sono stati effettuati studi sui tempi di permanenza nell’aria e sul meccanismo di rimozione dei particolati da parte delle piogge. Questo meccanismo, noto con il termine washout , `e efficace per le particelle di dimensioni non

Gli inquinanti atmosferici

13

Diametro

Provenienza

> 10 µm processi meccanici (es. erosione del vento, macina- zione e diffusione), polverizzazione di materiali da parte di veicoli e pedoni; tra 1µm e 10 µm provenienza da particolari tipi di terreno, da polveri e prodotti di combustione di determinate industrie e da sali marini in determinate localit`a;

tra 0.1µm e 1 µm

< 0.1 µm particelle non sempre identificabili chimicamente,

originate apparentemente quasi del tutto da processi di combustione.

combustione ed aerosol fotochimici;

Tabella 1.10 Dimensioni ed emissioni di particolato.

inferiori a circa 2µm. Le goccioline cos`ı formatesi cadendo inglobano anche altre particelle, ingrandendosi man mano che scendono ai livelli pi`u bassi.

Effetti dei particolati

Effetti sulle piante Le ricerche finora effettuate riguardano solo effetti da polveri specifiche. E stato ad esempio possibile rilevare che le polveri di forni per cemento, mescolandosi con nebbia leggera o pioggia, formano una spessa crosta sulla superficie superiore delle foglie che pu`o essere r imossa solo con forza, non essendo sufficiente il lavaggio con acqua [5]. Tale incrostazione, facendo da scudo alla luce solare, interferisce con la fotosintesi e sconvolge il processo di scambio della CO 2 con l’atmosfera, oltre a inibire lo sviluppo della pianta. Inoltre il danneggiamento della foglia per abrasione meccanica rende le piante pi`u suscettibili agli attacchi da parte di insetti. Non ultimo `e da rilevare il danno indiretto arrecato agli animali che usano le piante come alimento, poich´e i particolati depositatisi sulle piante possono contenere componenti chimici dannosi.

Sull’uomo Il sistema maggiormente attaccato dagli inquinanti particolati `e l’apparato respiratorio e il fattore di maggior rilievo per lo studio degli effetti `e probabilmente la dimensione delle particelle, in quanto da essa dipende l’estensione della penetrazione nelle vie respiratorie. Prima di raggiungere i

polmoni, i particolati devono oltrepassare delle barriere naturali, predisposte dall’apparato respiratorio. Tali barriere sono innanzi tutto costituite dai peli delle narici, i quali agiscono da filtro per le particelle pi`u grosse; quelle pi`u piccole sono invece fermate dalle mucose (a cui le particelle a deriscono) che rivestono l’apparato respiratorio. In alcune parti si hanno inoltre dei minuti peli (ciglia) che durante la respirazione ondeggiano avanti e indietro fra le mucose convogliando le particelle verso la gola, dove vengono inghiottite [5]. Alcuni particolati sono efficacemente bloccati dalle dimensioni e dalla forma dei canali attraverso

i quali passa l’aria. Si pu`o ritenere che le particelle con diametro superiore a 5 µm siano fermate e

depositate nel naso e nella gola; le particelle di diametro compreso fra 0.5 e 5.0 µm sfuggono all’azione delle ciglia e giungono a depositarsi nei bronchioli. Anche queste vengono per la maggior parte rimosse nello spazio di circa due ore. Il pericolo `e invece rappresentato dall’insieme di particelle che raggiungono gli alveoli, dai quali vengono eliminate in modo meno rapido e completo, dando luogo ad un possibile assorbimento nel sangue con conseguente intossicazione. Il materiale che permane nei polmoni pu`o:

`

avere un’intrinseca tossicit`a, a causa delle sue caratteristiche fisiche o chim iche,

interferire con l’eliminazione di altri materiali pi`u pericolosi,

causare fenomeni di assorbimento o adsorbimento sulle particelle, per cui possono essere convogliate molecole di gas irritanti nei polmoni (ad esempio il carbone sotto forma di fuliggine pu`o incorporare per adsorbimento molte molecole di gas sulla sua superficie).

Come sopra accennato si hanno diversi particolati tossici i cui effetti sulla salute s ono tuttora og- getto di studio. Ad eccezione dell’aerosol di acido solforico, `e difficile trovare nell’atmosfera particolati intrinsecamente tossici ad alte concentrazioni. L’interesse `e volto quindi a individuare e caratterizzare particelle tossiche, quali ad esempio alcuni metalli presenti nell’aria in tracce ed in continuo aumento a

causa delle attivit`a umane (tab. 1.11). Esempi interessanti di particolati aerostrasportati sono il berillio

e l’amianto , aggiunti all’elenco degli ”inquinanti atmosferici pericolosi” nel 1971 dalla Agenzia di Prote- zione dell’Ambiente statunitense (EPA) come richiamo ad un maggior controllo delle emissioni. Infatti anche una leggera sovraesposizione a tali elementi pu`o costituire un pericolo per la salute.

Il berillio ed i suoi composti (quelli solubili come il BeSO 4 ed il BeCl 2 ) provocano infiammazione acuta dei

polmoni. I composti insolubili ed il berillio metallico provocano invece la ”berilliosi”, malattia polmonare

cronica che consiste in un abbassamento della resistenza alle malattie polmonari come la pleuremia e

14

Capitolo 1

Elemento

Fonti

Nichel Nafta, oli residui, carbone, fumo di tabacco, sostanze chi- miche e catalizzatori, acciaio e leghe non ferrose Berillio Carbone, industria elettrica nucleare Boro Carbone, agenti pulenti, medicinali, manifattura del vetro, altre industrie Germanio Carbone Arsenico Carbone, petrolio, detersivi, insetticidi, ganghe Selenio Carbone, zolfo Ittrio Carbone, petrolio Mercurio Carbone, batterie elettriche, altre industrie Vanadio Petrolio (Venezuela, Iran), prodotti chimici e catalizzatori, acciaio e leghe non ferrose Cadmio Carbone, estrazione zinco, condotte d’acqua e tubi, fumi di tabacco Antimonio Industria Piombo Gas di scarico autoveicoli (a benzina super)

Tabella 1.11 Metalli potenzialmente pericolosi per la salute anche in tracce

l’edema polmonare. Per quanto riguarda l’amianto, si pu`o dire che questo elemento, un silicato minerale fibroso, pu`o permanere a lungo nell’atmosfera provocando gravi inconvenienti ai polmoni. Le fibre infatti, essendo molto fragili, si suddividono facilmente in sottili fibrille (100 000 di esse peserebbero un grammo)

che possono cos`ı essere aerotrasportate senza difficolt`a e costituire un peri colo per gli abitanti di luoghi ubicati presso fonti di polveri di amianto. Queste possibili fonti sono legate alle pratiche di costruzioni

di edifici per quel che riguarda l’uso di materiale antincendio a base di amianto; costituiscono quindi un

potenziale pericolo anche per gli individui che vivono e lavorano in ambienti nei quali sono presenti tali materiali. I danni maggiori finora riscontrati sono subiti dagli addetti ai lavori, i quali risultano i pi`u esposti al rischio di cancro al polmone.

Sui materiali I danni sui materiali sono legati soprattutto alla composizione chimica e allo stato fisico dell’inquinante. Un primo tipo di danno indiretto `e causato dall’annerimento dei materiali, dovuto alla sedimentazione dei particolati; la pulitura necessaria indebolisce il materiale (sempre che ancor prima

le particelle non siano anche di per s`e corrosive o veicolino sostanze corrosive adsorbite o absorbite).

Gli edifici (case, monumenti, strutture, ecc.) vengono sporcati e danneggiati da particelle solitamente catramose, collose ed acide, le quali aderiscono alle superfici fungendo da serbatoi di acidi per la corrosione

(fatto questo che si verifica soprattutto in citt`a, dove vengono usate grandi quantit`a di carbone ed olii a base di zolfo). Anche le superfici con verniciature fresche o gi`a asciutte subiscono l’attacco dei particolati; ne sono un esempio le condizioni delle auto parcheggiate nei pressi di impianti industriali o in aree urbane fortemente inquinate. In aria asciutta e pulita i metalli resistono bene alla corrosione che per`o aumenta in velocit`a all’aumentare dell’umidit`a. Poich`e i particolati fungono da nuclei di condensazione per le goccioline d’acqua nelle quali si dissolvono molti dei gas assorbiti dai particolati stessi, si ha che

la corrosione risulta accelerata (specie in presenza di composti contenenti zolfo). Questo fatto spiega

perch`e diversi esperimenti hanno evidenziato che le velocit`a di corrosione dei metalli pi`u elevate si hanno

nell’atmosfera di zone urbane e industriali.

1.3.5 L’ozono troposferico e i composti organici volatili

L’atmosfera pu`o essere considerata come un ambiente ossidante dinamico, nel quale composti ridotti dell’azoto, dello zolfo e del carbonio (NO, NO 2 , SO 2 , VOC) vengono trasformati, attraverso lunghe catene di reazione, in prodotti ossidati come CO 2 , HNO 3 e H 2 SO 4 . All’interno di questa camera di reazione svolgono un ruolo importante:

gli ossidi di azoto (principalmente NO e NO 2 ) che si formano dalla reazione tra l’ossigeno e l’azoto presenti nell’aria a causa delle alte temperature che si raggiungono nei processi di combustione;

gli ossidanti: in particolare l’ozono , che pu`o raggiungere elevati livelli di concentrazione, soprattutto di giorno, e le specie radicaliche, composti chimici molto reattivi, con almeno un elettrone spaiato.

i composti organici volatili : alcani, alcheni, alchini, aromatici e i rispettivi derivati ossigenati, alo- genati, solforati e azotati; il termine composti organici volatili (Volatile Organic Compounds, VOC)

Gli inquinanti atmosferici

15

indica l’insieme degli organici atmosferici allo stato gassoso, esclusi CO e CO 2 . I VOC antropo- genici e biogenici in atmosfera sono diverse centinaia, vengono quindi spesso trattati per famiglie caratterizzate da simili propriet`a chimico-fisiche.

Un ruolo fondamentale svolgono le reazioni fotochimiche, generalmente di fotodissociazione, sia nella

chimica inorganica (per esempio la dissociazione dell’NO 2 e dell’NO 3 ), che in quella organica (per esempio

la dissociazione della formaldeide, HCHO). In particolari condizioni emissive e meteorologiche (intense

emissioni VOC e NO x , forte irraggiamento e scarsa circolazione), il complesso di trasformazioni descritto pu`o produrre alte concentrazioni di inquinanti secondari e di ozono in particolare. Tale fenomeno prende il nome di inquinamento fotochimico, o smog fotochimico, e pu`o essere definito come il complesso delle trasformazioni degli ossidi di azoto e dell’ozono, in presenza di composti organici in grado di modificare il naturale equilibrio tra O 3 e NO x , facendo aumentare la concentrazione di ozono e contribuendo alla formazione di sostanze, come ad esempio i PAN (Perossi-Acetil-Nitrati), nocive alla salute dell’uomo e degli ecosistemi. L’inquinamento secondario, generalmente trae origine in contesti fortemente antropizzati (ad esempio le grandi aree urbane) dove `e facile riscontrare forti emissioni di composti organici e dell’azoto. Condizioni tipiche di sviluppo del fenomeno sono le situazioni estive anticicloniche caratterizzate da

stagnazione e forte irraggiamento. In queste situazioni i meccanismi sopra descritti possono portare in poco tempo allo sviluppo di forti concentrazioni di inquinanti. Tali composti, inoltre, a causa del loro carattere secondario possono dar luogo ad alte concentrazioni e fenomeni di accumulo anche a notevoli distanze (fino a centinaia di chilometri) dalle zone di emissioni (ad esempio in aree rurali e remote). Per tale motivo l’inquinamento secondario viene considerato anche un fenomeno di mesoscala (o addirittura transfrontaliero).

Fonti di inquinamento da VOC Le emissioni nazionali di composti organici, escluso il metano, per il 1994 sono state stimate in 2 784 801 tonnellate [3]. La distribuzione percentuale calcolata per sorgenti `e riportata in tabella 1.12.

Settore emissivo

NMVOC

Trasporto su strada

39%

Uso di solventi

20%

Agricoltura e foreste

20%

Altre forme di trasporto

8%

Estrazione e distribuzione di combustibili fossili e energia geotermica

5%

Trattamento dei rifiuti

4%

Processi di produzione

4%

Impianti di combustione non industriale

1%

Tabella 1.12 Emissioni italiane di composti organici volatili non metanici stimate per il 1994

La presenza di composti organici nell’aria `e dovuta in parte a processi di origine naturale (processi biologici di decomposizione di materia organica sulla superficie terrestre, fotolisi delle piante, attivit`a geotermica, processi in atto in giacimenti di carbone, gas naturale e petrolio e a processi spontanei di combustione). Per quanto riguarda invece le emissioni dovute alle attivit`a dell’uomo, la fonte principale

di inquinamento sono i mezzi di trasporto, fra i quali i veicoli a benzina hanno il peso pi`u rilevante. I

due meccanismi principali tramite i quali le auto immettono idrocarburi nell’aria sono l’evaporazione della benzina (complessa miscela di idrocarburi semplici con aggiunta di additivi non idrocarburici quali il piombo, molto volatile nell’aria) e le emissioni di carburante incombusto nei gas di scarico. Se non `e

presente un sistema di controllo degli scarichi, si `e stimato che per l’automobile il 60% degli idrocarburi proviene dai gas di scarico, il 20% sfugge dal carter, il 10% da evaporazione nel carburatore e un altro 10%

da evaporazione dal serbatoio del carburante. La seconda importante fonte d’inquinamento `e costituita

dai processi industriali nelle fasi di produzione, lavorazione, immagazzinamento, trasporto e utilizzo di vernici e solventi.

Effetti degli idrocarburi e degli ossidanti fotochimici Effetti sulle piante Tali effetti sono stati fra i primi ad essere rilevati e, mentre dall’inizio era stato individuato solo l’ozono come causa principale, attualmente si sta scoprendo anche l’importanza dei PAN [6]. Per quanto riguarda l’ozono, il suo effetto nocivo `e rilevabile da macchie bianche o piccoli punti (necrosi di gruppi di cellule) sulla superficie superiore delle foglie e dall’apparizione di bruciature alle estremit`a dei germogli; si noti che le piante pi`u ricche di zuccheri sono le pi`u resistenti all’ozono.

16

Capitolo 1

La famiglia dei PAN, in particolare il perossiacetilnitrato, causa invece sulla superficie inferiore delle foglie (specie le pi`u giovani) una colorazione traslucida e bronzea. In alcuni casi il tessuto della foglia muore. Generalmente i PAN non danneggiano le piante se esse non sono state esposte in precedenza alla luce e i livelli di danneggiamento possono essere molto diversi a seconda delle ore di esposizione e della concentrazione (ad esempio per 5 ore con 0.01 ppm vengono danneggiate le piante pi`u sensibili). Fra

gli idrocarburi, infine, l’etilene (C 2 H 4 ) sembra essere il solo a provocare effetti negativi (inibizione dello

sviluppo, cambiamento del colore delle foglie, morte dei fiori) per concentrazioni ambiente di circa 1 ppm. Altri idrocarburi, quali l’acetilene e il propilene, hanno invece dato effetti tossici solo per concentrazioni

da 60 a 500 volte pi`u alte di quelle dell’etilene.

Effetti sull’uomo Fino ad ora non sono stati rilevati particolari effetti diretti nocivi degli idrocarburi sull’uomo. Da ricerche effettuate con idrocarburi aciclici ed aliciclici non si sono registrati effetti per livelli inferiori a 500 ppm. Gli idrocarburi aromatici (ad esempio il benzene) costituiscono invece una

minaccia pi`u seria a causa dei loro vapori che sono molto pi`u irritanti per le mucose e la cui inalazione pu`o essere dannosa per l’apparato respiratorio (effetti rilevabili per concentrazioni superiori a 25 ppm). A proposito del metano e dell’acetilene, si pu`o dire che sono degli asfissianti, mentre certi composti organici derivati degli idrocarburi (quali i fenoli inalati o assorbiti dalla pelle) possono provocare disturbi digestivi, eccessiva salivazione, disordini del sistema nervoso ed eruzioni cutanee [1]. Si `e inoltre riscontrata una relazione fra idrocarburi policiclici (IPA) quali il benzopirene e incidenza del cancro ai p olmoni. Per quanto riguarda invece gli ossidanti fotochimici, poich`e vengono inalati con l’aria che si respira, il loro effetto si osserva sui normali processi respiratori (oltre ad una certa irritazione degli occhi caratteristica dell’esposizione a questi composti). L’ozono, caratterizzato dall’assenza di co lore e dall’odore pungente, comporta una casistica molto complessa di effetti: la sua presenza `e riconosciuta ad una concentrazione

di circa 0.02 o 0.05 ppm, oltre la quale comincia l’irritazione al naso e alla gola; ad un valore di 0.1

ppm si manifesta secchezza delle fauci e un’esposizione da 1 a 3 ppm per un periodo di 2 ore produce estremo affaticamento e mancanza di coordinazione in soggetti sensibili. Al limite un’esposizione a 9 ppm in uguali periodi di tempo ha causato edema polmonare nella maggior parte dei soggetti. Per le concentrazioni di ozono presenti nell’atmosfera resta comunque un ampio margine di salvaguardia per la salute dell’uomo. Da ultimo, i PAN non dovrebbero presentare alcun riconosciuto p ericolo per la salute alle concentrazioni rilevate nell’ambiente atmosferico; sono stati comunque messi in relazione soprattutto con le irritazioni degli occhi e dell’apparato respiratorio per concentrazioni di circa 0.5 ppm.

Effetti sui materiali L’ossidante di maggior interesse nelle ricerche in questo settore `e l’ozo no; la gomma

e

le fibre tessili sono materiali soggetti ad alterazione chimica per esposi zioni a quantit`a molto piccole

di

ozono. Gli effetti prodotti sono di due tipi: il primo `e dovuto alla rottura della catena degli atomi

di

carbonio (per cui il materiale diventa pi`u fluido e perde resistenza alla tensione), mentre il secondo

causa una minore elasticit`a ed una maggiore fragilit`a per la formazione di nuovi legami fra catene di

carbonio parallele. Per quel che riguarda la gomma, si `e rilevato che l’attacco dell’ozono dipende dallo stato di tensione a cui essa si trova. Ad esempio per uno sforzo di appena il 2 o 3% rispetto al carico

di rottura e per una concentrazione di 0.010.02 ppm si ha formazione di screpolature. I danni sono

rilevanti nella fabbricazione dei pneumatici dato il continuo stato di tensione (trazione e flessione) a cui

si trovano sottoposti. Proprio per impedire l’attacco dell’ozono, con conseguente fessurazione, si usano

particolari additivi antiozonanti (peraltro costosi e sempre meno efficaci al passare del tempo). L’attacco dell’ozono riguarda anche le fibre tessili, in relazione a fattori come luce e umidit`a, che sembrano elementi necessari perch`e abbia luogo un’apprezzabile alterazione della resistenza delle fibre. Gli effetti dannosi sono risentiti in modo via via pi`u intenso, nell’ordine, da cotone, acetato, nailon, poliestere.

1.3.6 Riferimenti normativi

Per quanto riguarda gli inquinanti che concorrono a definire la qualit`a dell’aria a livello locale i principali riferimenti normativi sono costituiti da direttive europee e conseguenti recepimenti a livello nazionale.

La normativa individua nel corso degli anni una serie di composti inquinanti e su questi stabilisce degli

standard di qualit`a , generalmente sotto forma di soglie di superamento o livelli massimi, relativamente sia al lungo periodo che ad episodi critici in alcuni casi distinti per popolazione umana ed ecosistemi. In particolare vengono introdotte le seguenti definizioni:

Valori limite di qualit`a dell’aria: limiti massimi di accettabilit`a delle concentrazioni e limiti massimi

di esposizione relativi ad inquinanti nell’ambiente esterno (DPR 203 del 24/5/88).

Valori guida di qualit`a dell’aria: limiti delle concentrazioni e limiti di esposizione relativi ad inqui- namenti nell’ambiente esterno destinati alla prevenzione a lungo termine in materia di salute e protezione dell’ambiente e a costituire parametri di riferimento per l’istituzione di zone specifiche di protezione ambientale per le quali `e necessaria una particolare tutela della qualit`a dell’aria (DPR 203 del 24/5/88).

Gli inquinanti atmosferici

17

Obiettivi di qualit`a: individuano il valore medio annuale di riferimento da raggiungere e rispettare

a partire da una determinata data (DM del 25/11/94). Questi standard, cos`ı come i livelli di

protezione per la salute e per gli ecosistemi, vengono generalmente definiti attraverso indicatori di

e quindi individuano le condizioni medie

di non pericolosit`a dei diversi composti inquinanti che possono essere presenti in atmosfera. Come

evidenziato nelle definizioni stesse, alcuni di questi standard non rappresentano vincoli immediati da rispettare, quanto condizioni di riferimento a cui tendere.

Stato di attenzione: una situazione di inquinamento atmosferico che, se persistente, determina il ris- chio che si raggiunga lo stato di allarme (DM 15-04-94).

Stato di allarme: una situazione di inquinamento atmosferico suscettibile di determinare una condi- zione di rischio ambientale e sanitario (DM 15-04-94).

Livelli di attenzione e di allarme: le concentrazioni di inquinanti atmosferici che determinano lo sta-

to di attenzione e lo stato di allarme (DM 15-04-94). I livelli di attenzione e di allarme fanno

riferimento ad indicatori di breve periodo (medie orarie o giornaliere) e vengono utilizzati per iden- tificare situazioni critiche di carattere episodico. I documenti forniscono, inoltre, le linee di indirizzo relativamente alle tecniche di monitoraggio, archiviazione e scambio delle informazioni misurate.

Per una migliore comprensione del significato degli standard proposti dalla normativa, di seguito vengono

richiamate brevemente le definizioni dei principali indici statistici utilizzati. Gli indici statistici vengono solitamente calcolati su un campione di misure effettuate da una o pi`u stazioni lungo una certo intervallo

temporale: 1 giorno, 1 anno, 1 semestre,

alcuni casi). Le misure dovrebbero essere sempre analizzate in modo da eliminare eventuali valori di picco anomali e valori troppo prossimi alla soglia strumentale. Infine occorrerebbe sempre verificare la numerosit`a del campione (generalmente, i campioni dovrebbero contenere almeno il 70-80 % di dati validi). Considerando un generico campione di N misure x 1 ,x 2 , N e M classi contigue c 1 , c 2 , M di valori, si definisce la funzione discreta distribuzione di frequenza come:

Le misure hanno quasi sempre passo orario (biorario in

lungo periodo (medie annuali, esposizioni accumulate,

)

x

c

f i = N i

N

dove N i rappresenta il numero di misure che cadono nella classe i-esima (i=1,M); mentre si definisce distribuzione di frequenza cumulata la funzione:

(1.7)

fc i = N c i

N

(1.8)

dove Nc i rappresenta il numero di misure il cui valore `e inferiore all’estremo superiore della classe i-esima (i = 1,M). Nelle figure 1.3 e 1.4, a titolo di esempio, sono rappresentate la distribuzione in frequenza e la distribuzione di frequenza cumulata di un campione di misure orarie di ozono. La normativa poi utilizza, nella definizione degli standard, alcuni indici statistici tra cui:

la media o media aritmetica, calcolata come:

M a =

N

i=1 x i

N

(1.9)

Il percentile x-esimo che `e definito come il valore misurato che non viene superato con frequenza pari a x% o, in altri termini, il valore misurato con frequenza cumulata pari a x%. Ad esempio la

mediana o 50 percentile, rappresenta il valore misurato che non viene superato con frequenza pari

al 50%. Analogamente il 95 ed il 98 percentile. In figura 1.4 `e riportata la posizione del 50 e del

95 percentile del campione.

In tabella 1.13 `e riportato l’elenco delle normative in vigore. Nelle tabelle dalla 1.14 alla 1.24 `e poi

riportato l’elenco degli indicatori di qualit`a dell’aria proposti dalle normative stesse. La notazione (*) indica standard di qualit`a proposti in ambito europeo, ma non ancora recepiti dalla normativa nazionale

o la cui entrata in vigore `e differita nel tempo.

18

Capitolo 1

18 Capitolo 1 Figura 1.3 Distribuzione in frequenza di un campione di misure di ozono Figura

Figura 1.3 Distribuzione in frequenza di un campione di misure di ozono

Distribuzione in frequenza di un campione di misure di ozono Figura 1.4 Frequenza cumulata di un

Figura 1.4 Frequenza cumulata di un campione di misure di ozono

Gli inquinanti atmosferici

19

Nome

Anno

Riferimento

Contenuto

Direttiva

1992 -

UE

Linee guida per il monitoraggio

quadro 92/72

1996

dell’ambiente atmosferico e il mi- glioramento della Q.A.

sulla

Q.A.

(direttiva “ozono”) - Di- rettiva 96/62

 

Direttiva

1999

UE

Valori limite per la protezione della salute umana e degli ecosi- stemi per concentrazioni di SO 2 , NO x , PM10 e piombo

1999/30

Nuova diretti-

in via di definizione

UE

Valori limite per la protezione della salute umana e degli ecosi- stemi per concentrazioni di ozo- no, CO e benzene

va

DCPM

1983

Italia

Valori limite per le concentrazio-

28/3/83

ni

di ozono, VOC, CO, F, Pb

DPR 203/88

1988

Italia

Valori limite e guida per concen- trazioni di NO 2 , SO 2 e PTS

DM 25/11/94

1994

Italia

Soglie di attenzione e allarme per NO 2 , SO 2 , PTS, CO. Obiettivi

di

qualit`a per PM10, Benzene e

IPA

DM 16/5/96

1996

Italia

Sistema di sorveglianza per ozo- no. Definizione delle soglie di at- tenzione e allarme e dei livelli di protezione della salute e della ve- getazione per ozono.

Tabella 1.13 Normativa della qualit`a dell’aria in Italia e nella Comunit`a Eur opea

20

Capitolo 1

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Valore limite

80

mediana

DPR 203/88

Distribuzione annuale delle medie giornaliere (1 aprile - 31 marzo)

250

98 percentile

130

mediana

Semestre freddo (1 ottobre - 31 mar- zo)

Valore guida

40-60

media aritmeti-

DPR 203/1988

Distribuzione annuale delle medie giornaliere (1 aprile - 31 marzo)

ca

100-150

valore

medio

 

giornaliero

Livello di protezione per per la salute (*)

350

media oraria

Dir. CEE 99/30

Da non superare pi`u di 24 volte all’an- no. Attualmente con margine di tol- leranza di 150 [µg/m 3 ] Da non superare pi`u di 3 volte all’an- no

125

media giornalie-

 

ra

Livelli di protezione degli ecosistemi (*)

20

media annuale e invernale

Dir CEE 99/30

 

Soglia di attenzione

125

media giornalie-

DM 25.11.94

Episodi acuti di esposizione della po- polazione

ra

Soglia di allarme

250

media giornalie-

 

ra

Tabella 1.14 Indicatori per le concentrazioni di SO 2 in Italia e nella Comunit`a Europea

Gli inquinanti atmosferici

21

 

Indicatore

 

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Valore limite

 

200

98 percentile

DPR 203/1988

Distribuzione annuale delle medie orarie

Valore guida

50

mediana

 

135

98 percentile

Livello di protezione per la salute(*)

200

media oraria

Dir. CEE 99/30

Da non superare pi`u di 18 volte all’an- no. Attualmente con margine di tol- leranza del 50 %

40

media annuale

Livelli

di

prote-

30

media annuale

 

zione degli ecosistemi (NO x )(*)

Soglia di attenzione

200

media oraria

DM 25.11.94

Episodi acuti di esposizione della po- polazione

Soglia di allarme

 

400

media oraria

Tabella 1.15 Indicatori per le concentrazioni di NO 2 in Italia e nella Comunit`a Europea

 
 

Indicatore

 

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Valore limite

 

40,000

media oraria media su 8 ore

DPCM 28.3.83

 
 

10,000

Livello di protezione per la salute(*)

10,000

media su 8 ore

In discussione

Con margine di tolleranza all’entrata in vigore di 6000 [µg/m 3 ]

Soglia di attenzione

15,000

media oraria

DM 25.11.94

Episodi acuti di esposizione della po- polazione

Soglia di allarme

 

30,000

media oraria

Tabella 1.16 Indicatori per le concentrazioni di CO in Italia e nella Comunit`a Eu ropea

22

Capitolo 1

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Valore limite

200

media su 3 ore

DPCM 28.3.83

Da adottarsi a cura delle Autorit`a competenti solo in aree e periodi cor- rispondenti a superamenti di ozono

Tabella 1.17 Indicatori per le concentrazioni di idrocarburi non metanici in Italia e nella Comunit`a Europea

 

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Valore limite

150

media aritmeti- ca

DPR 203/1988

Calcolato sulla distribuzione annuale delle medie giornaliere

300

95 percentile

Soglia di attenzione

150

media giornalie-

DM 25.11.94

Episodi acuti di esposizione della po- polazione

ra

Soglia di allarme

300

media giornalie-

 

ra

Tabella 1.18 Indicatori per le concentrazioni di PTS in Italia e nella Comunit`a E uropea

 
 

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Obiettivo di qualit`a

40

media annuale

DM 25.11.94

Calcolata come media mobile della media giornaliera

Livello di protezione per la salute(*)

50

media su 24 ore

Dir CEE 99/30

Da non superare pi`u di 35 volte all’an- no e successivamente non pi`u di 7

da 40 a 20

media annuale

Tabella 1.19 Indicatori per le concentrazioni di PM10 in Italia e nella Comunit`a E uropea

Gli inquinanti atmosferici

23

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Obiettivo di qualit`a

10

media annuale

DM 25.11.94

Calcolata come media mobile della media giornaliera

Livello di protezione per la salute(*)

5

media annuale

In discussione

Con margine di tolleranza all’entrata in vigore di 5 [µg/m 3 ]

Tabella 1.20 Indicatori per le concentrazioni di benzene in Italia e nella Comunit´a Europea

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Obiettivo di qualit`a

0.001

media annuale

DM 25.11.94

Calcolata come media mobile della media giornaliera

Tabella 1.21 Indicatori per le concentrazioni di IPA (Benzo(α )Pirene) in Italia e nella Comunit`a Europea

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif.Legisl.

Note

Valore Limite

2

media annuale

DPCM 28.3.83

 

Livello di protezione per la salute(*)

0.5

media annuale

Dir CEE 99/30

Con margine di tolleranza all’entrata in vigore di 0.5 [µg/m 3 ]

Tabella 1.22 Indicatori per le concentrazioni di piombo in Italia e nella Comunit`a Europea

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

Rif. Legisl.

Note

Valore Limite

20

media giornalie-

DPCM 28.3.83

 

ra

10

media mensile

Tabella 1.23 Indicatori per le concentrazioni di fluoro in Italia e nella Comunit`a Europea

24

Capitolo 1

Indicatore

Limite [ µg/m 3 ]

Indice

 

Rif. legisl.

Note

Valore Limite

200

media oraria

 

DPCM

da non superare pi`u di una volta al

 

28.3.1983

mese

Livello di protezione per la salute Livelli di protezione della vegetazione

110

media mobile sulle 8 ore

DM 16.5.96

Calcolata ogni ora oppure per gli in- tervalli 0-8, 8-16, 12-20, 16-24

200

media oraria

 

65

media giornalie-

 

ra

Soglia di attenzione

180

media oraria

 

DM 16.5.96

Episodi acuti di esposizione della po- polazione

Soglia di allarme

360

media oraria

Obiettivo di salvaguar- dia della popolazione (*) Obiettivo di protezione della vegetazione (*)

120

media mobile sulle 8 ore

in discussione

Fino al 2010 ammesso un numero massimo di 20 giorni di superamen- to Fino al 2010 il valore `e 17 000 [µg/m 3 · h] (mediato su 5 anni)

6 000 [µg/m 3 · h]

AOT40 da mag- gio a luglio

in discussione

Soglia di attenzione (*) Soglia di allarme (*)

180

media oraria

 

in discussione

 

240

media oraria

in discussione

Obiettivo di salvaguar- dia della popolazione

0

AOT60

da

EMEP

Usato come surrogato dell’obiettivo di salvaguardia della popolazione

aprile

a

set-

 

tembre

 

Obiettivo di protezione della vegetazione

20 000 [µg/m 3 · h]

AOT40

da

Salvaguardia delle foreste

aprile

a

set-

 

tembre

Tabella 1.24 Principali indicatori di inquinamento secondario da ozono in vigore in Italia ed in discussione nella Comunit`a Europea. L’AOT40 `e definit o come Accumulate exposure Over a Threshold of 40 ppb e rappresenta l’integrale nel tempo della differenza fra le concentrazioni orarie di ozono e la soglia di 40 ppb, calcolato per le sole concentrazioni superiori a 40 ppb. Generalmente si calcola solo sulle ore di luce. Analogamente si definisce l’AOT60.

Bibliografia

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