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12 SECOLO D’ITALIA

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DOMENICA 10 OTTOBRE 2010
STORIA
IN MUSICA

Seguendo le note e le parole della sua famosissima canzone


Eugenio Bennato in un libro racconta chi erano davvero quegli uomini

BRIGANTI
SE MORE...

B ◆ Domenico Naso
asta una canzone, o un libro, ad aprire una di-
scussione pacata e finalmente obiettiva sul bri-
gantaggio meridionale della seconda metà
dell’Ottocento e della nascita dell’ancora attua-
lissima questione meridionale? Forse no. Ma al-
meno Brigante se more, ultimo libro di Eugenio
Bennato, apre uno squarcio su una pagina in-
nominabile della storia di casa nostra. E pensa-
re che tutto nasce da una canzone, un brano
scritto per la colonna sonora de L’eredità della
le di fine anni Settanta. Ma soprattuttoo attra-
verso un viaggio nel Sud profondo: «Dopo aver
girato vallate, colline e biblioteche sulla traccia
di villanelle e canti a distesa – scrive Bennato
nel suo libro – e dopo aver incontrato i fantasti-
ci maestri di una tradizione ancora viva, dopo
aver ascoltato le strepitose invenzioni delle vo-
ci e delle tammorre e delle chitarre battenti, do-
po aver esplorato i riti della magia musicale del-
la civiltà contadina, mi inoltravo in un Sud an-
cora una volta inesplorato e misterioso, mi ad-
dentravo nella sua storia nascosta e dimentica-
Priora, sceneggiato del 1979 diretto da Anton ta, nel fragore di una lotta che aveva dimostra-
Giulio Majano. E tutto parte per reazione al- to la dignità di una etnia, il suo individualismo,
l’accusa, nei confronti dello stesso Bennato e di che si manifestava nell’insofferenza alla sopraf-
Carlo D’Angiò, autori del pezzo, di aver sempli- fazione e vibrava dei ricordi di un grande e ine-
cemente saccheggiato il repertorio tradizionale guagliabile passato, in quelle terre che avevano
della canzone “brigantesca” di fine Ottocento, espresso grandi idee e grandi uomini, da Archi-
spacciando un canto tradizionale per un inedito mede a Pitagora, a Tommaso Campanella a
di fine anni Settanta. Giordano Bruno a Filangieri a Gian Battista Vi-
Ma Bennato prende solo spunto da questa Un ritratto in chiaroscuro co, e che subivano adesso l’onta di un esercito
vecchia querelle, per poi allargare gli orizzonti colonizzatore».
su un panorama molto più vasto, storicamente
di personaggi sempre in bilico Altro che paleonoglobalismo “de sinistra”,
importante per capire il Mezzogiorno di oggi at- tra crimine e ideali, dunque. Il brigantaggio di fine Ottocento era un
traverso gli eventi tumultuosi di quel Risorgi- violenza e purezza d’animo. inno libertario e individualista, ideale ma non
mento italiano che fu progenitore meritorio del- ideologico, convinto ma non fanatico. Era il ten-
In un Sud che non si sentiva tativo, forse sbagliato, forse no, di preservare le
l’Unità d’Italia ma anche causa di ribellioni, ri-
volte e resistenze troppo spesso ignorate. parte integrante del nuovo stato radici millenarie di milioni di persone, che ri-
Brigante se more, dunque, approfondisce la schiavano di venire estirpate dalla calata sa-
storia di tre banditi di fine Ottocento: Ninco bauda. Ben prima dell’antirisorgimentalismo
Nanco, Carmine Crocco e Michelina De Cesa- quell’inno, e la celebrazione del 150° dell’Unità strumentale della Lega Nord, il Sud si era ribel-
re. È un ritratto in chiaroscuro di personaggi d’Italia dovrà fare i conti con le masse di giova- lato a quella che veniva considerata un’annes-
sempre in bilico tra crimine e ideali, violenza e ni e di intellettuali che non ci stanno più a subi- sione. Una ribellione fatta di grotte, boschi, lu-
purezza d’animo. Perché fare un’affrettata re passivamente la retorica risorgimentale». Le pare e bande armate. Di sangue e di canzoni.
equazione tra il brigantaggio di allora e la cri- premesse, dunque, sono piuttosto bellicose. Non E in Brigante se more non c’è traccia di rea-
minalità di oggi è, oltre che storicamente in- si tratta però, si badi bene, di un revanchismo zione filoborbonica. I meridionali le bandiere
concepibile, anche offensivo nei confronti di leghista in salsa meridionale. È una questione non le amano e non difendono a prescindere
chi combatteva per una causa, giusta o sba- di cultura, innanzitutto, di identità meridionale cause altrui. Da sempre. Il testo del brano inizia
gliata che fosse, più ideale che materiale. Non e di recupero delle radici. E poi è questione di così, con il salto da musicisti e cantastorie a bri-
era la mafia che voleva il potere, non erano co- interazione tra arte e immaginario, tra canzone ganti e ribelli: «Ammo pusato chitarre e tambu-
sche che dividevano il bottino e spaventavano e creazione di un fenomeno di massa che va ol- re / pecché sta musica s’adda cagna’ / simmo
la gente onesta. Era un movimento per nulla tre il solito mondo delle canzonette, che diventa brigante e facimmo paura / e cu a scuppetta vu-
marginale in un Meridione che non riusciva autoconsapevolezza, studio storico e sociologi- limmo canta’. / E mo cantammo sta nova can-
ancora a sentirsi parte di uno Stato unitario. E co delle proprie radici, ritorno a un ribellismo zone / tutta la gente se l’adda ‘mpara’ / nun ce
chissà se ancora oggi quel sentimento di fondo che non è fine a se stesso, che prima che essere ne fotte d’o Rre Burbone / ma a terra è a nostra
non sia ancora presente. violento è anelito libertario e antisistema. e nun s’adda tucca’».
Bennato mischia musica e storia, meridiona- Così Eugenio Bennato ripercorre la nascita Eccolo il passaggio chiave, che spiega il ca-
lismo e politica, e parte da lì, da quel brano di- della sua canzone, accompagna il lettore attra- rattere meridionale molto meglio di qualsiasi te-
ventano un simbolo: «Un coro di centinaia di verso un viaggio ragionato tra impegno, musi- sto universitario professoreggiante. Il rapporto
migliaia di voci ha cantato in questi trent’anni ca popolare e sperimentazioni nell’Italia diffici- tra il meridionale e la terra è tutto, è viscere e
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DOMENICA 10 OTTOBRE 2010
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IN MUSICA

sangue, è sudore e fatica, è sofferenza e pover- lì prende le mosse. Con il passare dei decenni giani di un Meridione che non voleva sparire.
tà, è polvere e afa. Ecco perché quei meridio- l’idealismo individualista del brigante si è tra- Erano individui, soprattutto, che al “noi” po-
nali che si ribellarono ai piemontesi non vole- sformato nella furia animale del boss, ma le stunitario preferivano un più pragmatico “io”.
vano saperne di Italia unita. Lavoravano per radici del fenomeno affondano esattamente lì, Bennato traccia, tra ricerca storiografica e testo
sé, se ne fottevano dei Borboni, sopravviveva- in quel periodo. di Brigante se more, un ritratto caratteristico di
no tra mille difficoltà. Avevano mangiato pane Oggi si parla di mafia collusa con la politica, quel tipo di brigante: «Alla luce di tante cose che
e acqua per anni e ora quel Sud incasinato e di cosche che cambiano alleanze pur di avere sono state pubblicate e tante letture che ho fat-
problematico non volevano regalarlo a Vitto- dalla loro parte il potente di turno. All’epoca, sia to sull’argomento, devo dire che quella mia in-
rio Emanuele, nossignore. La politica non c’en- ben chiaro, era tutta un’altra storia. In questo tuizione sulla spavalderia assoluta e dissacran-
trava nulla, tanto meno una sorta di prototer- senso è fondamentale la testimonianza diretta te, sprezzante di ogni autorità, irridente del ne-
rorismo d’antan. Era difesa di sé, delle proprie di uno dei più grandi briganti, quel Carmine mico e della morte, corrisponde al carattere e al-
radici e del proprio bagaglio culturale. Che ne Crocco di cui Bennato ripercorre e analizza le l’ideologia che si può storicamente attribuire a
sapevano Cavour e il re savoiardo del Sud? gesta. «Molti si illusero – scriveva Crocco – di quella vicenda e a quei personaggi, a quella
Nemmeno l’avevano vista, questa parte d’Ita- poterci usare per le rivoluzioni, le loro rivolu- guerra e a quei guerriglieri». Guerra. Guerri-
lia che ora volevano annettere. E alla lotta non zioni, ma la libertà non è cambiare padrone, non glieri. Non briganti. Né terroristi. Bennato rico-
c’è fine, non negoziata, almeno: «Ommo se na- è parola vana e astratta. È dire senza timore: “è nosce, in un certo modo, il ruolo di “resistenti”
sce brigante se more / ma fino all’ultimo avim- mio” e sentire forte il “mio”, e sentire forte il a quegli uomini e a quelle donne che affollavano
ma spara’ / e si murimmo menate nu fiore/ e possesso di qualcosa a cominciare dall’anima, è i boschi e le montagne del Sud Italia postunita-
na bestemmia pe sta libertà». rio. Guerra, dunque, civile per
Il brano di Bennato è, dunque, una summa po- giunta. Tra italiani (anche se né i
stuma di una tradizione musicale che all’epoca Un spavalderia assoluta briganti né i soldati piemontesi si
era vastissima e che forse si è un po’ perduta sentivano tali) che non volevano es-
con la vittoria piemontese e l’affermarsi della e dissacrante, sprezzante serlo. Che non erano ancora pronti.
retorica risorgimentale. Basterebbe, per capire di ogni autorità, irridente O forse non lo sarebbero mai stati.
di che si parla, scorrere semplicemente una bre- del nemico e della morte, E oggi, invece? Siamo nazione?
ve lista di canti del brigantaggio: La leva, Pic- Formalmente sì. Ma qualcuno ha
ciotti di Rivera, Il Sessanta, Vittorio Emanuele
un individualismo mai parlato seriamente e senza re-
assassino, I tiranni non cambiano mai, Sangue e un puro libertarismo torica del brigantaggio meridiona-
per sangue, Siamo trattati peggio dei cani, Vitto- le? Qualcuno ha mai spiegato alla
rio vattene!, La fimmina di lu brigante. Titolo Lega Nord che l’Unità l’hanno vo-
che parlano da soli, che sono un manifesto di
una generazione violata. In Vittorio, vattene!, ad
vivere di ciò che si ama, vento forte e impetuo-
so, che in ogni generazione rinasce. Così è stato
luta più loro a Settentrione che gli
altri a Meridione? Qualcuno ha
SCENEGGIATO
esempio, i napoletani sembrano leghisti e si ri- e così sempre sarà». E Crocco del fenomeno era spiegato ai ragazzi delle scuole co- I L BRANO FU SCRITTO
volgono così al primo re d’Italia: «Vittorio, vat- massimo esperto ovviamente, visto che nel giro s’è successo negli anni successivi al PER LA COLONNA SONORA
tenne ca sì nu mariuolo / chello ch’he’ fatto a di pochi anni, da umile bracciante divenne co- 1860 sui monti e per i boschi di mez-
Napule nu’ sta buono / Napule he’ spugliato e mandante di un esercito di oltre duemila uomi- zo paese, invece di relegare un fe- “L’DE EREDITÀ
Turino tu vieste / Vittorio, fa priesto, vattenne
da cca’». In La leva, invece, il riferimento alla
ni, guadagnandosi così l’appellativo di "Genera-
le dei Briganti". La consistenza del suo esercito
nomeno così complesso in un para-
grafetto di un libro di testo?
P ”
DELLA RIORA ANDATO
“meglio gioventù” perduta è eloquente: «Vitto- fece della Basilicata il cuore della rivolta anti- Tutte domande che necessitano IN ’70
ONDA ALLA FINE DEI
rio ‘Mmanueli, e chi facisti? / La mugghi giu- sabauda. In circa quattro anni di latitanza, di una risposta che quasi certa-
ventù ti l’afferrasti / Ti la purtasti a Napuli e a Crocco fu uno dei più temuti e ricercati fuori- mente non verrà. Risposta che mol-
Turino/ Vittorio ‘Mmanueli è malandrino». legge del periodo post-unitario e su di lui pen- ti chiedono, beninteso, non per
Sangue per sangue, invece, è meno rassegnata deva una taglia di 20.000 lire, che all’epoca era- mettere in discussione scioccamente l’indivisi-
e più battagliera: «Lu popolu si java rivutannu no soldoni. E come tutti gli eroi popolari, per al- bilità del nostro paese, bensì solo per far giusti-
/ ma si rivutirà tuttu lu regnu: / aspetammo ’stu cuni è un santo, per altri un diavolo. zia a livello storiografico e culturale, per recu-
juornu e (cui sa quanno?) / vinnitta si farà san- Lungi dal voler santificare un fenomeno che perare usanze e radici secolari di un Sud Italia
gu ppi sangu!». nonostante tutto fu più o meno violento, è inne- già spogliato di tutto e affamato di tradizione per
Un’altra canzone in siciliano, dunque, e non gabile che i briganti ottocenteschi non erano ritrovare se stesso. Eugenio Bennato, da musi-
è certo un caso. Il fenomeno mafioso di oggi, “mariuoli” comuni, né feroci assassini senza ar- cista e da meridionale, c’ha provato con succes-
pur così diverso dal brigantaggio di allora, da te né parte. Erano capipopolo, resistenti, parti- so con un libro che farà discutere. Finalmente.