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DOMENICA 10 OTTOBRE 2010 SECOLO D’ITALIA 3

[ UNA RISATA
VI SEPPELLIRÀ ]

INDIANI METROPOLITANI,
STRANISSIMA ATTUALITÀ
DI “QUEL” SETTANTASETTE
Un movimento giovanile ◆ Federica Colonna ghi e la leggerezza femminea e be- potere di trasformare una gene- co: il nome indica già un modo di
at si trasformano a partire da razione e di incupirla, renderla pensare, è un inno all’oscenità, al-
che voleva rompere quel momento in qualcosa di di- meno curiosa, meno capace d’iro- la blasfemia. Il gruppetto, all’ini-

I
n principio fu il Piper. I ragaz-
con le vecchie ideologie zi cresciuti nella Roma anni verso, in elementi di una cultura nia e, soprattutto, di autoironia. zio poche persone, si presenta con
cinquanta, indossando il dogmatica e retorica. Le capiglia- Una spinta vitale s’è persa per la faccia dipinta, bianca, come
e con gli opposti estremismi grembiule nero alle scuole ele- ture fluenti, modello Beatles, di- sempre? Così pare all’inizio del quella dei mimi, e si inventa uno
in nome di una leggerezza mentari e diventati adulti insoffe- ventano più irsute, le barbe ispi- nuovo decennio, la leggerezza slogan destinato a imprimersi nel
renti ai capelli ben pettinati e alle de, le risate si trasformano in be- sembra dileguarsi nel linguaggio racconto giornalistico dell’epoca
diventata strumento politico stemmie, i colori flou lasciano il minaccioso dei volantini e delle e nell’immaginario italiano: «Sia-
regole di mamma, trovano qui un
angolo di cultura beat e con essa i posto al verde militare. Il famoso manifestazioni di piazza, negli mo sioux, apache, moicani, siamo
colori, i suoni e l’audacia allegra scontri tra fazioni, nel piombo de- indiani metropolitani». Nascono
di un mondo lontano per geogra- gli anni a venire. I ragazzi in fuga per gioco, gli indiani metropoli-
fia ma vicinissimo per desideri e da un dogma, quello della fami- tani, forse perché riconoscono al
aspirazioni. È il primo vagito di Pablo Echaurren: glia, delle regole benpensanti, gioco, alla boutade, alla creativi-
una controcultura italiana tutta «Noi non volevamo dell’Italietta da “commedia dei te- tà dissacrante un ruolo e un va-
ottimista, spensierata e dai colori un mondo a due colori, lefoni bianchi”, si ritrovano cata- lore politico prioritario, capace
accesi che vede la luce negli anni pultati dentro a un altro dogma, davvero di rompere ogni sche-
Sessanta per poi inabissarsi quasi destra e sinistra. quello della milizia d’apparte- matismo, di travolgere e rendere
con violenza sotto i colpi di una Volevamo la realtà nenza, spesso incapaci di pren- ridicolo qualunque dogma, qual-
rivolta generazionale tutta ideo- con i colori del prisma» derne le distanze, di rendersene siasi quieta e silente appartenen-
logica, rigida, militare quasi, ini- conto, di dimostrarsi davvero li- za. Per gli indiani metropolitani
ziata nel Sessantotto. C’è uno beri perché liberati dall’esaspe- il vero strumento di confronto e
spartiacque, infatti, tra il clima li- razione di se stessi. «Ci si deve ve- battaglia politica è la leggerezza:
bertario degli ottimisti anni Ses- motto dei Fab four «non prendere stire così, bisogna ascoltare que- tutta un’altra musica, quindi, ri-
santa e quello cupo e iper-politi- il peso del mondo sulle tue spal- sta musica e non altra, leggere so- spetto al “dissotterriamo l’ascia
cizzato dei settanta, e la cerniera le», un vero inno alla leggerezza, lo questi libri», ricorda Pablo di guerra”, a Potere Operaio. Sta-
tra le due epoche è da rintracciar- lascia il posto al libro rosso di Echaurren, uno dei più noti e volta si tratta davvero della fan-
si proprio nell’anno ricordato Mao Tse-Tung e alla rivendica- creativi protagonisti di quegli an- tasia al potere. La contestazione
spesso come il momento dell’en- zione violenta e rabbiosa. ni. A un certo punto, però, acca- degli indiani durante il comizio
tusiasmo giovane, del “potere alla L’ideologizzazione della cultu- de qualcosa. Nel clima violento alla Sapienza di Luciano Lama,
fantasia”, della libertà. Non è sta- ra giovanile, con la calata del da scontro perenne, in mezzo al- segretario del Cgil, descrive chia-
to esattamente così: i capelli lun- pensiero marxista-leninista, ha il le minacce, tra le polveri delle ramente l’aspetto dissacrante del
P38, è come se il fiume carsico movimento.
della controcultura riemergesse È interessante leggere le crona-
di nuovo, accompagnato dal fra- che dell’epoca, e notare come l’ap-
gore di una rumorosa risata. proccio degli indiani si inserisca
Proprio quella che «vi seppelli- in un mondo cupo e spaventato, a
rà». Qualcuno sente il bisogno di dimostrare che l’esigenza dissa-
sostituire il bastone e la mano ar- cratoria, allegra e benefica, emer-
mata con lo scherzo e l’ironia, il ge sempre nelle epoche di conflit-
pugno con la battuta salace e irri- to e violenza. «Alle 10 del mattino
verente. Qualcuno sente l’esigen- Lama ha iniziato il suo comizio
za irrefrenabile di giocare di nuo- mentre crescevano le proteste, gli
vo, di fuggire dalle regole della slogan si facevano più violenti –
militanza. Qualcuno decide che la scrive Carlo Rivolta, sulle pagine
vera libertà è abbandonare ogni di Repubblica del 17 gennaio 1977
ideologia. Si tratta di Gandalf il – Dal carroccio degli “indiani” a
Viola, Maurizio Fanale, Pablo questo punto sono partiti dei pal-
Echaurren. Durante l’occupazio- loncini: pieni di acqua colorata e
Pablo Echaurren ne della facoltà di lettere, nel 1977, vernice. Nel servizio d’ordine del
è un pittore un gruppetto di ragazzi decide di Pci c’è stato un attimo di sbanda-
e autore di fumetti rompere la noia delle assemblee mento. Qualcuno deve aver pen-
mettendo in scena una rappre- sato che si trattasse di qualcosa di
sentazione chiamata Palc-osceni- ➔