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Lettera aperta all’assessora alle pari opportunità del Comune di Udine

Durante il Consiglio Comunale dello scorso mercoledìì 26 settembre, alcuni consiglieri


comunali hanno presentato un’interrogazione sul tema della decisione del Comune di Udine di
uscire dalla Rete delle Pubbliche Amministrazioni per il contrasto delle discriminazioni in
ragione dell’orientamento sessuale e dell’identitaì di genere (nota con l’acronimo RE.A.DY.).
EÈ possibile vedere la registrazione sul canale YouTube https://www.youtube.com/watch?
v=ukcOGEzEnuk&t=4190s, dal minuto 49:57 al minuto 58:55.
L’assessora alle pari opportunitaì , dott.ssa Elisa Asia Battaglia, risponde all’interrogazione
sostenendo che “il Comune di Udine riconosce e accetta tutte le forme di unione previste dalla
Legge, cionondimeno ritiene di fornire particolare attenzione e aiuto alle famiglie
eterosessuali e in particolare alle famiglie con i figli”. La stessa spiega, poi, a sostegno di
questa ammissione che “la valorizzazione di una realtaì particolare non significa volontaì di
discriminazione delle altre, che in effetti godono di tutti i diritti previsti dalla legge”.
Prendiamo nota, la famiglia eterosessuale sarebbe una “realtaì particolare”.
L’assessora Battaglia ricorda che le linee programmatiche dell’attuale amministrazione
Comunale prevedono la “valorizzazione della famiglia naturale intesa come unione di
due persone di sesso diverso”. Chiarisce pertanto il significato che questa amministrazione
daì alla parola naturale.
Dimentica peroì , l’assessora, che anche per il diritto di famiglia la nozione naturale
contrapposta storicamente a legittima in materia di filiazione eì stata abolita con
un’importante riforma del 2012.
Dimentica anche che il concetto di naturale associato a famiglia, nella nostra Costituzione
all’art. 29, aveva il preciso intento di voler riferirsi alla famiglia come formazione pre-
giuridica.
Con il termine naturale si voleva scongiurare il pericolo di interventi statuali sulla definizione
di famiglia, come quelli che durante il regime fascista avevano portato al divieto di matrimonio
di cittadini italiani di razza ariana con persone appartenenti ad altra razza, alla
subordinazione del matrimonio di cittadini italiani con persone di nazionalitaì straniera al
preventivo consenso del Ministero per l'Interno, al divieto per gli ebrei di sposarsi in terra
italiana, all’obbligo d’improntare l'istruzione e l’educazione familiare al sentimento nazionale
fascista: tutte norme dirette a salvaguardare uno specifico concetto di famiglia imposto dallo
Stato. Proprio ricordando gli abusi perpetrati dal regime, i/le Costituenti intesero marcare il
confine tra autonomia familiare e sovranitaì statale, circoscrivendo i poteri del futuro
legislatore in ordine alla sua regolamentazione.
Solo ed esclusivamente in questo senso tutte le cittadine e i cittadini del Comune di Udine e
italiani possono riconoscersi nel concetto di famiglia naturale di ispirazione costituzionale,
privo di qualsivoglia discriminazione verso ogni formazione sociale fondata sull’amore e sul
rispetto.
Per l’attuale amministrazione di Udine, peroì , naturale associato a famiglia avrebbe invece il
preciso intento di ricordarci che sono portatrici di interesse, di diritti e di conseguenti doveri
(anche sotto il profilo fiscale, immaginiamo) solo le unioni uomo/donna che si concretizzano
in rapporti sessuali fecondativi e che portino a compimento il risultato della fecondazione.
Una nozione di naturale che scavalca ogni ordine giuridico, persino quello della fictio iuris
della paternitaì del marito propria del piuì tradizionale diritto di famiglia.
L’anacronistico e sospetto richiamo alla natura (sessuale, biologica, genitale?) che questa
amministrazione comunale daì alla famiglia, alle unioni e ai figli, produce l’effetto paradossale
di escludere dal novero di “famiglie” la maggioranza di quelle tuttora iscritte come tali
all’anagrafe cittadina e conseguentemente contribuenti delle tasse comunali.
La dott.ssa Battaglia, attraverso la risposta data in Consiglio, ha violato il principale compito
chele spetta nella sua qualitaì di assessora alle pari opportunitaì . Tale Ufficio dovrebbe infatti
garantire l’effettivitaì del principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, che al
comma 2 prescrive: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione
politica, economica e sociale del Paese”.
Le azioni positive che stanno a fondamento del concetto di “pari opportunitaì ” prevedono che
vengano svolte attivitaì di sostegno per assicurare che vi sia paritaì di accesso ai servizi e ai
diritti per tutte le cittadine e tutti i cittadini senza alcuna distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Il presupposto del
principio di eguaglianza eì che esistano soggettivitaì messe in condizioni di vulnerabilitaì o di
inferioritaì rispetto ad altre, e tale condizione eì data dal sistema economico e di potere che
forma la societaì .
Riteniamo contrario alle norme istitutive dell’assessorato alle pari opportunitaì un uso dello
stesso in funzione di sostegno alle famiglie formate da uomini e donne eterosessuali che –
presumiamo – daranno prova del loro orientamento sessuale con figli naturali nati dall’unione
carnale dell’uomo e della donna possibilmente entro il matrimonio.
EÈ la stessa assessora, nel rispondere all’interrogazione, che ci ricorda che la protezione di
situazioni particolari non eì a detrimento delle altre. Tuttavia, per assurdo, in questo momento
storico, le situazioni “particolari” non sarebbero – a suo avviso - le condizioni di vulnerabilitaì
incarnate dalle soggettivitaì indebolite dai sistemi di forza (le donne, gli stranieri, gli
omosessuali, i/le transessuali, i rom, i disabili, gli anziani, i bambini, i detenuti, etc..) ma
sarebbero rappresentate dai soggetti tradizionalmente forti (uomini, bianchi, abili, di classe
media, sposati con figli).
Se l’assessora Battaglia e l’amministrazione udinese intendono dare maggiore attenzione a
queste persone non lo dovrebbero fare con gli strumenti a garanzia delle politiche
antidiscriminatorie.
Tra le cittadine udinesi, ci sono donne che vivono in coppia e con figli e che non si riconoscono
nella definizione di “eterosessuali”, ci sono coppie non eterosessuali senza figli, ci sono coppie
di donne con figli nati da precedenti rapporti eterosessuali, donne che non hanno un marito e
che crescono bambini, donne anziane senza figli, donne che vivono con altre donne in regime
di piena solidarietaì , donne costrette a portare un nome che non le rappresenta percheé
declinato al maschile (anche per queste l’assessora ha chiesto di togliere quanto giaì in
precedenza garantito dall’amministrazione, percheé ?).
Moltissime donne si sono sentite vulnerate dalle parole di una persona investita di un ruolo
che dovrebbe garantire i loro diritti e promuovere azioni per superare tutte le disparitaì a cui
sono sottoposte quotidianamente.
Con questo manifestiamo la nostra sfiducia nei confronti dell’assessora alle pari opportunitaì e
chiediamo alla Giunta del Comune di Udine di chiarire le modalitaì con le quali vorraì investire
le risorse dell’assessorato alle Pari Opportunitaì in assenza di qualsivoglia volontaì politica di
sviluppo di politiche antidiscriminatorie, come dimostrano le scelte di uscire da una rete di
buone pratiche amministrative antidiscriminatorie per orientamento sessuale e identitaì di
genere e di annullare la possibilitaì di usare l’identitaì alias all’interno dell’ente comunale e
come dimostra la manifesta volontaì di dare maggiore sostegno le famiglie eterosessuali e con
figli.

Patrizia Fiore
Angela Cattaneo
Fabiola Gardin
Marianna Toffanin
Lucia D’Odorico
Ester Del Terra
Michela Guardascione
Antonella Lestani
Alessia Cozzi
Antonella Fiore
Simonetta Olivo
Cinzia Del Torre
Sara Rosso
Roberta Spizzamiglio
Maddalena Bosio
Serena Alfarè
Francesca Pagnutti
Magda Gregorat
Angela Lovat
Caterina Maieron
Martina Lauria
Lucia Modotti
Anna Dazzan
Valentina Degano
Ivana Bonelli
Annalisa Comuzzi
Daniela Sclauzero
Paola Leoni
Monica Missio
Adima Tosolini
Irma Fratini
Magda Gregorat
Cristina Burelli
Kirsten Maria Duesberg
Amanda Iob
Giuliana Matellon
Anna Gottardo
Almut Kraemer
Dania Zanchetta
Franca Gallo
Giada Venier
Annalisa Mansutti
Micol Sperandio
Florinda Ciardi
Elisa Copetti
Anna Paola Peratoner
Chiara Dazzan
Barbara Dall’Armi
Francesca Casaccia
Antonella Rieppi
Catia Fabro
Giulia Spanghero
Martina Nonino
Marta Matteazzi
Victoria Barbiani
Lucia Linda
Antonella Nonino
Dania Rizzardi
Manuela Adotti
Chiara Marcuzzi
Mariarosa Loffreda
Anna Toscano
Solune Moreau
Barbara Bernardis
Rosanna Boratto
Federica Vincenti
Laura Calò
Anna Nasuti
Clara Orso
Maria Pia Tamburlini
Daniela Rosa
Anna Colombi
Cecilia Cappelli
Mariangela Biasutti
Gianna Malisani
Angela Bertoni