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Milano 21 gennaio 2018

Alla gentile Attenzione di Adriano Panzironi


Devo confessarLe che alla fine non sono riuscito ad evitare di scriverLe
questa lettera, pur consapevole che Le darà un ulteriore pretesto per
aumentare la sua visibilità mediatica e quindi in qualche modo Le farà anche
piacere. Le dichiaro fin dall’inizio il mio conflitto d’interessi sono un medico
“scienziato”, quello che lei definirebbe un esponente della medicina “ufficiale”,
che io invece definisco della medicina basata sul metodo scientifico, lo stesso
metodo che le permette per esempio di poter trasmettere la trasmissione “Il
cerca salute”, e che ha aumentato l’aspettativa di vita delle persone in Italia
agli attuali 83 aa (6 anni in più anche rispetto agli anni ’90). Ho letto il suo
libro “Vivere 120 anni” (ebbene si confesso anche questa debolezza…),
catturato da quello slogan “Le verità che nessuno vuole raccontarti”, slogan
che per chi fa ricerca è come il miele per le api. Purtroppo Le confesso che
non ho trovato niente d’innovativo. Credo che non ci sia niente di più
“tradizionale” di dire che la dieta e lo stile di vita siano due fattori essenziali
per la salute. Giusto così per suggerimento le consiglio di dare un’occhiata a
uno degli ultimi documenti del World Health Organization
(http://www.who.int/dietphysicalactivity/en/), ma non rimanga deluso nello
scoprire di essere perfettamente in linea con la medicina che Lei definisce
“ufficiale” e sono confidente che non abbia un ego così smisurato da ritenere
che il WHO abbia preso spunto dal suo libro nello stilare le linee guida. Ma
non Le sto scrivendo per entrare nel merito dei suoi consigli dietetici o degli
integratori che va proponendo e vendendo, perché anche in questo caso non
ne voglia il suo ego, ma non si distingue dalla palude d’imbonitori che nel
nostro paese, ma anche nel resto del mondo, propongono le più disparate
soluzioni tutte con un'unica caratteristica, cioè quella di non avere nessuna
prova scientifica di efficacia. In una situazione dove perfino l’urinoterapia e la
colon idroterapia rivendicano un’azione benefica, figuri se mi meraviglio della
rivendicazione di curcuma, chiodi di garofano, cannella, origano, zenzero e
pepe nero. Il motivo per cui Le sto scrivendo è legato alla Sua recente
trasmissione sul diabete di tipo 1. Ho notato con piacere che ha letto un po’ di
letteratura scientifica a riguardo riuscendo nel non facile intento di presentare
le evidenze della medicina ufficiale come giustificazione per intraprendere
percorsi terapeutici alternativi, diciamo una contraddizione in termini. Se Lei
ha avuto il piacere di leggere la letteratura scientifica riguarda il diabete di
tipo 1 le devo confessare che quella letteratura ho avuto l’onore in parte di
scriverla (sa anche il mio ego vuole la sua parte). E mi duole dirlo ma,
purtroppo, non l’ha capita. E allora mi permetta di assumere il mio ruolo di
professore buono. Sa quando uno studente si presenta a un esame e va
proprio male, non perché non ha studiato ma perché non ha capito, mi
dispiace mandarlo via in malo modo e di solito quello che faccio fisso un paio
di ore di discussione con lui per rivedere le cose che non ha capito. Siccome
Lei non è uno studente di medicina, dobbiamo fare una cosa più semplice
che le sarà sicuramente di aiuto. Le suggerisco le risposte corrette alle
domande.
1) Si può fare prevenzione sul diabete di tipo 1? Risposta corretta: La storia
dei tentativi di prevenire il diabete di tipo 1 dura ormai da oltre 30 anni, dai
tempi in cui la disponibilità dell’allora nuovo farmaco immunosoppressore
ciclosporina ne stimolò l’impiego anche nel diabete di tipo 1.
Successivamente gli studi clinici d’intervento sono stati numerosissimi e
molto diversi tra loro, con risultati certamente utili per l’avanzamento delle
conoscenze sulla storia naturale e la patogenesi del diabete di tipo 1, ma
complessivamente deludenti sul piano dei risultati: infatti, a oggi, non vi è un
solo trattamento che si sia dimostrato efficace, duraturo e sicuro.
2) Perché non si fanno analisi specifiche su questi anticorpi? Risposta
corretta: Perché non c’è un trattamento che si sia dimostrato efficace, e
quindi si fa solo all’interno di alcune coorti di pazienti a rischio aumentato
come ad esempio i parenti di primo grado di pazienti con il diabete di tipo 1,
in genere su richiesta o all’interno di studi internazionali di screening per la
conoscenza della storia naturale della malattia come TrialNet. Negli ultimi
anni si sta discutendo in relazione all’aumento dei casi se sia possibile
immaginare uno screening su tutta la popolazione, potendo permettere di
prevenire almeno in parte alcune complicanze acute all’esordio della malattia
come la chetoacidosi, ma per ora non c’è una concordanza di vedute che sia
utile e sostenibile economicamente.
3) Se scoprissimo la presenza di questi anticorpi nel nostro sangue,
potremmo fare qualcosa per la prevenzione o almeno per ridurne il loro
livello? Risposta corretta: gli auto anticorpi che si misurano nel sangue non
sono la causa del diabete ma un marcatore che ci dice che il sistema
immunitario ha iniziato a riconoscere le cellule che producono l’insulina nel
pancreas. La causa che produce quest’attivazione è ancora sconosciuta e
sicuramente legata a più fattori. Sicuramente c’è una componente genetica
(ci sono almeno 40 geni di suscettibilità conosciuti) e una ambientale. Tra le
ambientali più di un’ipotesi è sotto studio tra cui un ruolo di alcuni virus,
l’alterazione della maturazione del sistema immunitario dovuto alla minore
stimolazione perché aumentata l’igiene, la presenza di alterazioni
dell’immunità del nostro intestino e della composizione dei suoi batteri.
Proprio sulla possibilità che l’intestino giochi un ruolo si sono fatti interventi di
tipo alimentare volti a prevenire il diabete di tipo 1 come per esempio l’utilizzo
di latte idrolizzato, di acidi omega tre e la sottrazione del glutine dalla dieta.
Purtroppo senza successo.
4) Cosa dovremmo fare per bloccare il sistema immunitario e bloccare la
patologia? Risposta corretta: al momento non esiste un modo che abbia
dimostrato nell’uomo di prevenire la progressione della malattia in modo
efficace e duraturo. E’ però possibile partecipare a studi che stanno
studiando nuovi approcci e la speranza per tutti è che nel prossimo futuro si
abbia qualche arma in più.
5) Le risposte alle domande 5 e 6 richiederebbero molto tempo. L’ipotesi
virale è molto complessa e non dimostrata. I rotavirus non sono i virus più
sospettati per un eventuale coinvolgimento e ci sono evidenze anche in
direzione esattamente inversa cioè che un’infezione virale possa proteggere
dallo sviluppo. Cioè siamo nel campo delle teorie….
6) Barriera intestinale che cosa è che la altera? Risposta corretta: se si ha la
celiachia sicuramente tutto quello che contiene glutine come pane pasta
etc.… se non si ha la celiachia pane e pasta non alterano la barriera
intestinale. Siccome si è pensato in passato, partendo dal fatto che esiste
un’associazione tra celiachia e diabete di tipo 1, che il glutine giocasse un
ruolo anche del diabete di tipo 1 si è sperimentata la dieta priva di glutine
nella prevenzione, senza risultati.
7) Quindi potremmo fare prevenzione evitando che si distruggono le cellule
del pancreas cambiando alimentazione? Risposta corretta: no al momento
no. In relazione ai casi di remissione spontanea, come parte della
progressione naturale di questa malattia alcuni pazienti riprendono
transitoriamente l'attività delle cellule beta. Questo periodo viene spesso
definito come il "periodo della luna di miele". Durante questo periodo, i
pazienti manifestano un miglioramento del controllo glicemico con un uso
ridotto o assente di insulina o farmaci antidiabetici. I tassi d’incidenza della
remissione e la durata della remissione sono estremamente variabili. La
remissione spontanea completa è un fenomeno raro ma possibile, rispetto
alla remissione parziale spontanea. La remissione completa è tuttavia più
comune nella popolazione sopra i 15 aa rispetto alla popolazione pediatrica.
Come tentativo di aumentare i tassi di remissione e la funzione delle cellule
beta nei pazienti con DM1 appena diagnosticato, sono in corso numerosi
studi d’intervento. Attualmente non esiste un singolo agente promettente che
sia universalmente raccomandato per migliorare i tassi di remissione.
8) E’ possibile ripopolare le cellule beta dopo anni….? Risposta corretta: ci
sono studi che stanno sperimentando questa possibilità, ma al momento no.
9) Lei vuole contestare l’eccessiva utilizzazione dell’insulina nei malati di
diabete di tipo 1? Risposta corretta: no. L’insulina è l’unico farmaco che può
mantenere in vita le persone che hanno il diabete di tipo 1. In passato quando
ancora non si aveva a disposizione l’insulina si provava a contrastare la
malattia togliendo gli zuccheri dall’alimentazione purtroppo senza successo.
Questo perché da ignoranti non si era capito che in realtà il paziente
diabetico a livello delle cellule non ha un eccesso di zuccheri ma un difetto.
Cioè il paziente diabetico ha tanto zucchero nel sangue perché manca chi lo
trasporta alle cellule, cioè l’insulina. Per cui le cellule hanno poco zucchero
che è fondamentale per fare energia. In assenza devono utilizzare vie
alternative per produrre energia come le proteine e i grassi. Questo produce
la perdita repentina di peso e di massa muscolare e la produzione di alcuni
prodotti di scarto detti corpi chetonici. Questa situazione, denominata
chetoacidosi, se non corretta porta alla morte. Per questo motivo il paziente
diabetico di tipo 1 deve mangiare i carboidrati come chiunque ma deve
imparare a somministrare in modo adeguato e proporzionale l’insulina che
non produce il suo pancreas. Questa è la cosa più complicata non deve
prenderne poca perché se no il glucosio non esce dal sangue, non deve
eccedere altrimenti lo zucchero esce troppo e per compensare mangia troppo
accumulando grasso o se succede in modo acuto può morire perché lo
zucchero non arriva più al cervello.
Questo punto ho notato essere particolarmente ostico sia per Lei sia per la
persona che la intervistava. Le suggerisco a questo riguardo per completare
le sue “competenze” la visione di questo
filmatohttps://www.youtube.com/watch?v=cwZWm8oNjBc . Dura solo 3 minuti
e 35, molto meno di quello che è durato lo “speciale” che ha dedicato al
diabete di tipo 1, ma sicuramente più informativo. Il filmato è prodotto da
Diabetes UK ed è dedicato alla spiegazione della malattia ai bambini. Quindi
dovrebbe essere abbastanza utile e comprensibile per colmare le sue
conoscenze nel campo del diabete di tipo 1, almeno i basilari.
Mi fermo qui per almeno due motivi. Il primo è che questa lettera è troppo
lunga e siccome mi sto annoiando io a scriverla sicuramente si starà
annoiando Lei a leggerla, oltretutto visto che dovrà ristudiare da capo il
diabete di tipo 1 forse è meglio che non perda troppo tempo. Secondo perché
poi nello speciale sono coinvolte delle testimonianze di pazienti che per
rispetto non commento.
Quindi credo che sia giunto il momento di salutarLa. Mi riservo di darle
qualche consiglio. In considerazione del suo interesse nel campo della
medicina le consiglio di iscriversi a una delle tante università italiane, ce ne
sono delle ottime, o se preferisce anche all’estero. Non deve
necessariamente acquisire una laurea in medicina, a meno che non voglia
avere l’ambizione di curare delle persone. Le basterebbe il primo triennio
quello in cui non si affronta ancora la clinica ma le basi biologiche delle
malattie. Le permetterebbe di acquisire alcune basi di biochimica e
fisiopatologia di cui evidentemente manca. Nel frattempo, se vuole accettare
un mio consiglio, eviti di dare indicazioni terapeutiche di qualsivoglia natura.
Sa, c’è sempre qualcuno che potrebbe prenderla sul serio mettendo a serio
rischio la propria salute. S’immagini…. C’è gente che sta costruendo una
nuova arca di Noè perché pensa che arriverà un secondo diluvio universale,
c’è gente che sta costruendo un razzo per andare nello spazio e dimostrate
che la terra è piatta, potrebbe anche esserci gente che crede che il giornalista
Adriano Panzironi abbia scoperto la terapia del diabete di tipo 1.
Augurandomi di incontrarla in occasione del suo centoventesimo compleanno
Lorenzo Piemonti
Innsbruck, 22 gennaio
Alla gentile attenzione di Adriano Panzironi (seconda puntata)
Mi ritrovo mio malgrado a scriverLe nuovamente nel giro di pochi giorni dalla
mia precedente lettera.
Sono rimasto molto colpito dall’annuncio di “Cinque mesi per rinascere”.
Riporto testualmente dalla sua trasmissione: “….Cinque mesi per rinascere è
un reality che coinvolge 10 persone per 23 settimane che saranno tenute in
una struttura protetta e dovranno seguire l’alimentazione life 120
l’integrazione e l’attività fisica per 23 settimane e riusciremo a dimostrare
durante questo reality con una serie di SPERIMENTAZIONI SCIENTIFICHE
e esami come queste persone potranno risolvere le loro patologie
migliorando lo stato metabolico….”
Colpito… ! Non dal reality Le confesso. Si è vero che 23 settimane in un
ambiente protetto (NB: protetto da cosa?) seguendo l’alimentazione Life120 e
l’integrazione con curcuma, chiodi di garofano, cannella, origano, zenzero e
pepe nero può essere difficile, ma ci sono ci sono già esempi di reality
estremi più affascinanti.
Mi colpisce un altro punto: sperimentazioni scientifiche. Mi colpisce perché
avendone iniziate e essendo coinvolto in più di una, ne conosco molto bene il
valore e la difficoltà oltre che la loro regolamentazione. Ma capisco subito che
è uno scherzo… e penso tra me e me, ma che burlone questo Panzironi che
mi aveva quasi fatto credere che voleva fare una sperimentazione scientifica
e invece semplicemente ha trovato un'altra bella trovata pubblicitaria per i
suoi prodotti.
Poi però continuo ad ascoltare e capisco che Lei è veramente convinto di star
facendo una sperimentazione scientifica o come lo definisce un “esperimento
scientifico a cielo aperto”. Ora capisco che essendo stato impegnato a
cercare di capire il diabete di tipo 1 abbia trascurato lo studio della
sperimentazione scientifica nell’uomo ma dobbiamo cercare di capire i
fondamentali. Iniziamo a specificare che la sperimentazione scientifica a cielo
aperto non esiste. Così come non esiste la sperimentazione scientifica
“cinque mesi per rinascere”, perché per tutti gli studi interventistici esiste un
database mondiale che chiunque può consultare in cui gli studi vengono
registrati e il Suo non risulta. Ma al di là delle cose sostanziali che includono
tra l’altro che esista un protocollo, una approvazione da un comitato etico, un
responsabile scientifico, un sistema di tracciabilità dei dati, un obiettivo
primario, criteri di inclusione ed esclusione, etc… il problema è che in questo
studio “a cielo aperto” non si capisce cosa si compara a cosa. Le faccio un
esempio: se voglio dimostrare che capsule contenenti curcuma, chiodi di
garofano, cannella, origano, zenzero e pepe nero hanno dei benefici sulla
salute o proprietà terapeutiche devo decidere quale parametro mi misura
questo beneficio. Quindi devo preparare capsule vuote di controllo dette
placebo e capsule con le spezie dentro, poi dividere la popolazione di studio
in due gruppi su base casuale e senza dire ne al paziente ne al medico se la
capsula è il placebo o quella attiva la somministro. Misuro il parametro di
beneficio prima e dopo il trattamento. A quel punto avendo tutti i dati in modo
che non siano più manipolabili si apre il codice che dice chi ha preso il
principio attivo e chi ha preso il placebo. Si chiama studio randomizzato in
doppio cieco controllato verso placebo. Lo stesso principio vale anche per
interventi sulla dieta e sulla attività fisica fatti gli adeguati adattamenti.
Diciamo per esempio si prendono due gruppi uno trattato con una dieta
bilanciata ed una attività fisica secondo gli standard considerati ideali al
momento attuale, e l'altro con la dieta e attività fisica Life120/Panzironi.
credevo fosse banale ma evidentemente non è così
Allora mi trovo per l’ennesima volta a darle due consigli, così amichevoli,
prima che qualcuno la prenda sul serio e finisca per farsi del male.
Il primo è banale. Se non si sanno le cose perché non le si studiano o non le
si capiscono, le si possono almeno copiare. A questo proposito le segnalo
questo link di una sperimentazione scientifica sulla dieta mediterranea, quella
che rappresenta il suo “nemico” simbolico. Non stia a guardare che ha
dimostrato di prevenire le malattie cardiovascolari, potrebbe non piacerLe
questo, ma almeno si faccia una idea sulla
metodologia http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1200303
Il secondo è più paternalistico. Stia attento a definire sperimentazione
scientifica quello che fa. Perché come le ho detto la sperimentazione
scientifica ha delle regole e delle leggi che la regolano. Il mancato rispetto di
queste regole ha rilevanza legale ed deontologica che potrebbe creare
qualche problema sia a Lei che ai colleghi medici che con tanta simpatia la
seguono nella sua sperimentazione a cielo aperto. Sarei veramente
dispiaciuto di leggere nel prossimo futuro sue notizie all’interno delle pagine
di cronaca giudiziaria dei giornali.
Cordialmente
Lorenzo Piemonti
Milano 27 gennaio 2018
Alla gentile attenzione di Adriano Panzironi (terza puntata)
Gentilissimo
Le scrivo brevemente perché purtroppo in questi giorni non ho avuto
possibilità di dedicarLe molto tempo. Sono sicuro che rimarrà male nel non
ricevere la solita attenzione, ma Le prometto che, impegni permettendo, Le
scriverò ancora. Oggi voglio darLe una mano. Mi sembra di capire seguendo
la Sua trasmissione che Lei stia velatamente consigliando l’utilizzo di
un’integratore denominato Orac Spice: 8 compresse al giorno di un barattolo
di 240 compresse, che quindi serve per 30 giorni. Il costo non è poco…49,9
EU e, devo ammeterlo, è stato molto generoso da parte sua concedere uno
sconto di 10 EU e quindi permetterne l’acquisto a 39,9 EU sul sito. Però il
prezzo rimane comunque non nella possibilità di molti, anche perché con le
spese di spedizione di 9,9 EU si arriva comunque a 49,8 EU.
Al fine di non escludere qualcuno dalla possibilità di godere dei benefici di
questo Suo integratore per una limitata disponibilità economica mi permetterà
di suggerire un modo semplice per acquisire gli stessi principi ad un costo più
basso. Infatti, per fortuna, curcuma, chiodi di garofano, cannella, origano,
zenzero e pepe nero possono essere acquistati. Mi sono così adoperato per
valutare il costo utilizzando dei fornitori disponibili nel web. Ho una buona
notizia!!! Con 0,13 EU al giorno, cioè 4 EU al mese è possibile coprire il
fabbisogno. Allego una tabella riassuntiva esplicativa
A questo punto nasce una domanda spontanea: perché si dovrebbe
continuare a pagare 49,8 Eu quando si potrebbe assumere la stessa cosa
pagando 4EU? Ora qualcuno potrebbe lamentare che non essendoci prove di
efficacia che garantiscono risultati, anche spendere 4 EU è uno sbaglio, ma
che ci volete fare anche l’effetto placebo ha un costo … Comunque capisco
che la differenza di prezzo sia giustificato dallo straordinario investimento
pubblicitario….e si sa la pubblicità è l’anima del commercio.
La saluto sperando di aver aiutato chi non può permettersi un luxury placebo.
Come sempre mi permetta un paio di consigli. Primo consiglio: ho visto che
nella pubblicità si è fatto prendere un po’ la mano e si parla di efficacia e
prevenzione contro malattie neoplastiche, neurodegenerative etc…stia più
basso, punti su sintomatologie più aspecifiche come malessere, stanchezza,
difficoltà a digerire, etc… si sa che lì l’effetto placebo ha un certo ruolo
“terapeutico” e magari riesce a portare a casa di più e lasci perdere
aspirazioni su tumori, malattie autoimmuni, infiammatorie e
neurodegenerative, quelle sono cosa seria e richiedono rispetto. Secondo
consiglio: non metta i costi che finiscono sempre con .9 perché è brutto,
ricorda le televendite o le campagne di promozione dei supermercati…non
vorrà mica che le persone pensino si tratti di uno dei tanti prodotti di bassa
qualità che si cerca di rifilare con la strategia del prezzo al limite della decina
superiore…
Cordialmente
Lorenzo Piemonti
PS
Le devo confessare che ho ricevuto qualche lamentela perché sono troppo
gentile nei suoi confronti. Pensi che invece io pensavo di essere stato un po’
cattivello…Vah beh, vedremo cosa si può fare per il futuro in modo di
accontentare la sensibilità di tutti.

Milano, 9 febbraio 2018 (notte)


Alla gentile Attenzione di Adriano Panzironi (quarta puntata, mio malgrado, e
spero ultima)
Gentilissimo Sig. Panzironi
Ho controllato nell’anagrafe dei professionisti italiani iscritti agli ordini dei
medici trovando dodici colleghi con il cognome Piemonte, però nessuno di
nome Lorenzo. Quindi, peccando di un eccesso di zelo e presunzione,
interpreto l’incipit di una sua lettera come rivolta a me, presupponendo la
presenza di un errore di distrazione causato forse da un basso livello del suo
glucosio plasmatico.
Le confesso che il venerdì sera, in genere, dedico il mio tempo ad attività
ludiche, stile partita a calcetto con amici, un film di fantascienza o partita a
Zombicide con i miei figli. Non mi sarà difficile quindi ritagliare un po’ di tempo
nel risponderle.
Devo dire che è riuscito a mettere in discussione una mia convinzione
profonda. Ho sempre creduto nella statistica per cui diciamo che davanti a
una scelta binaria, stile vero o falso, mi aspetto che se uno sa la risposta
giusta ha il 100% di possibilità di azzeccarla, se uno non la sa e tira a caso,
ha comunque il 50% di probabilità di azzeccare la risposta giusta. Mi è quindi
inspiegabile come sia possibile non azzeccare nove affermazioni su nove,
perché almeno per la legge del caso mi sarei aspettato un 4 vs 5 o, al limite,
3 vs 6. Ad ogni modo non è mia intenzione rispondere analiticamente a ogni
punto, perché lo trovo noioso e francamente inutile. Però voglio provare con
la strategia dello shock, cioè darle delle informazioni, poche ma che possano
riattivare in lei l’emisfero cerebrale sinistro, quello deputato al pensiero
analitico e logico che evidentemente è in uno stato d’ipoglicemia selettiva.
1) Non ci crederà mai, ma la medicina (ufficiale come la chiama Lei,
scientifica come la chiamo io) classifica la prevenzione del diabete di tipo 1 in
primaria, secondaria e terziaria. La primaria è diretta a soggetti che non
hanno segni di autoimmunità o alterato metabolismo, ma semplicemente una
predispozione (che per il tipo 1 è genetica). Siccome in questa popolazione
non si ha nessuna certezza di sviluppare il diabete di tipo 1, qualsiasi
intervento deve essere in primis privo di rischi, soprattutto perché rivolto a
bambini anche molto piccoli. Di conseguenza sono stati fatti studi per valutare
la comparsa degli autoanticorpi in questi soggetti, tutti studi di prevenzione
primaria basati sulla modificazione della dieta, con l’intenzione di
interrompere un presunto evento ambientale scatenante l’autoimmunità.
Incredibile ma vero, chi l’avrebbe mai detto che a cavallo della fine degli anni
‘80 e l’inizio degli anni ’90, mentre Lei investiva la sua crescita professionale
come corrispondente speciale per il TEMPO al torneo di tennis “lo scolapasta
d’oro” organizzato dal compianto Ugo Tognazzi (lui sì un raffinato comico), in
più di un gruppo di ricerca nel mondo si progettava di capire come modificare
la dieta per prevenire la comparsa dell’autoimmunità nel diabete di tipo 1. Lei
ci è arrivato qualche decennio dopo ma meglio tardi che mai.
Sfortunatamente allora come ora un fattore di rischio specifico
inequivocabilmente associato alla comparsa dell’autoimmunità non c’era e di
conseguenza si è provato con un certo numero d’ipotesi tra cui l’introduzione
del latte vaccino (Studio TRIGR), l’insulina presente nel latte vaccino (studio
FINDIA), il glutine (studio BABYDIET), omega 3 (studio NIP), Vitamina D
(diversi studi tra cui PREVEFIN e DAISY), per ricordare quelli più rilevanti in
termini di numero. Al momento nessuna evidenza consistente di prevenzione
è emersa, ma la comunità scientifica mondiale lavora a nuove ipotesi. Sono a
dirle che però Life 120 non rientra tra le ipotesi più gettonate, al momento. Ce
ne faremo una ragione. Sa, sono studi complicati che coinvolgono centinaia o
migliaia di soggetti e durano anni…
2) Non ci crederà mai ma pensi che lo screening e la ricerca degli
autoanticorpi nei famigliari dei pazienti con diabete di tipo 1 si fa. Ancora più
incredibile chiunque può partecipare e a costo zero per il paziente. Si chiama
Trialnet è finanziato da NIH e se è interessato a mandare qualcuno alla
nostra attenzione lo può fare semplicemente guardando la procedura in
questo sito http://dri.hsr.it/trialnet/
3) Adesso sono un po’ in crisi perché non so se può reggere a questa notizia.
Passiamo al diabete di tipo 2. So che ha un’atavica paura dei carboidrati
insulinici, come li chiama Lei, che credo come il vaso di pandora
rappresentano nel suo immaginario l’origine di tutti i mali. Ma devo dirle un
segreto: non solo i carboidrati fanno secernere l’insulina…anche le proteine
per esempio attraverso alcuni aminoacidi insulinogenici. Per cui, anche se
non si alza la glicemia, ugualmente la carne, il pesce e i formaggi presentano
un indice insulinico superiore a quello della pasta, poiché anche l'introduzione
di proteine o aminoacidi richiede l'intervento dell'Insulina per gestire tali
nutrienti. Non me la sento di andare oltre e spiegarle che la conoscenza
dell’immunologia è divenuta molto più complessa e il paradigma Th1/Th2 è
un po’ vecchio e ora è integrato da molte altre popolazioni tra cui le Treg e
non so per esempio le cellule alfa che possono addirittura trasformarsi in
cellule beta etc…
A questo punto però non posso esimermi da darle un dolore. Caro Panzironi,
c’è chi osa di più, 120 anni sono troppo pochi, si può fare di più. La
concorrenza spinge e grazie alla medicina matabolomica abbiamo un nuovo
limite…ebbene sì 150 anni. Mi sa che se non rilancia con un 160 anni mi
perde il mercato…ci pensi può farcela magari aumentando un po’ la dose di
chiodi di garofano o la curcuma… s’inventi qualcosa insomma…
Siccome è stato così gentile di essere stato breve nella sua risposta (non l’ho
presa come una scortesia, anzi…) chiudo anch’io qui permettendomi come
sempre un paio di consigli. Non si preoccupi per la mia presunta predilezione
per la dieta mediterranea; non ci crederà ma seguo con molta attenzione la
letteratura, quella vera intendo, che sta studiando le possibili virtù di altri
regimi alimentari. Si deve concentrare piuttosto a spiegare la funzione dei
suoi integratori poiché come riportato su tutti i prodotti, seppur in fondo e in
piccolo “…LIFE 120 è uno stile di vita e l'integrazione non può essere
considerata curativa.”
Secondo, sa… lei può fare molti soldi e avere una certa popolarità, io posso
anche giocare una partita in meno a Zombicide il venerdì sera, ma in mezzo
ci sono molte persone che le malattie che la medicina secondo Panzironi
definisce come curabili o prevenibili, a secondo del caso, le vive in prima
persona. Nessuno ha il diritto di giocare sulle loro speranze e sulla loro
fragilità.
Lorenzo Piemonti
PS
Mi stavo dimenticando una cosa. Lo stato al mondo con la più alta incidenza
di diabete di tipo 1 è la Finlandia, la cui popolazione è famosa per seguire
una stretta dieta mediterranea…tutto il resto è noia.