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La figura di Ganesha e il rito di iniziazione. Lo smembramento e l’integrazione.

– Turiya, il Blog che osserva 9/17/18, 10:59 PM

TURIYA E' IL BLOG DI


BEATRICE POLIDORI (UDAI NATH)
VISIONAIRE.ORG

La figura di Ganesha e il rito di iniziazione. Lo smembramen-


to e l’integrazione.
Posted on September 16, 2016 by Beatrice Polidori (Udai Nath) Home
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Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è colui che viene adorato per primo. I suoi nomi sono invocati
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all’inizio di ogni opera per assicurarsi la riuscita, e prima di incominciare qualsiasi tipo di culto.
Ganesha è immagine del primo “Shabda” (AUM) o vibrazione che si manifestò al principio dell’Universo.
Perciò è associato al “principio”, come il “Signore dell’Inizio.”

Ganesha o Ganapati è un Dio molto popolare in India come il distruttore degli ostacoli. La gente lo invoca
chiedendo siddhi, successo nelle imprese, e buddhi, intelligenza. Egli è invocato prima di incominciare ogni SEMINARI E SATSANG 2018 CON
impresa. E’ anche il patrono di istruzione, conoscenza e saggezza, letteratura e arti.

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La storia della nascita di Ganesha è riportata dallo Shiva Purana. La Dea Parvati si stava accingendo a fare un bag- UDAI NATH
no al fiume, e aveva modellato la figura di un ragazzo dalla sporcizia prelevata dal proprio corpo: quando l’immag-
Ciclo di Seminari dedicato alla Dea Madre
ine prese vita, chiese al giovane di fare la guardia mentre lei faceva il bagno. Nel frattempo Shiva ritornava da Par-
vati, e trovava con lei un giovane sconosciuto, che gli impediva di passare. Infuriato, Shiva mozzò la testa del
ragazzo, e Parvati ne fu profondamente addolorata. Per rimediare, Shiva mandò allora i suoi demoni (Gana) a
prendere la testa di chiunque fosse sorpreso a dormire con il capo rivolto a nord. I Gana trovarono un elefante ad-
dormentato e riportarono dunque la sua testa. Shiva pose il capo mastodontico dell’elefante sul corpo del ragazzo
e lo fece così rivivere. Shiva nominò il ragazzo Ganapati, comandante dell’esercito dei demoni, e gli concesse la
prerogativa che chiunque avrebbe dovuto adorarlo prima di iniziare qualsiasi impresa.

Tra le figure che abitano il mondo archetipo, il novizio, l’iniziato, il principiante, addentrandosi nel percorso spiri-
tuale, indossa una maschera e si avventura nel labirinto o nel percorso della conoscenza. Il cappuccio, la tonsura,
una esclusione del volto umano precedono il momento dell’incontro con la presenza divina, al suo inizio. Il can-
didato si spoglia della propria identità di nascita e si offre ignoto all’ignoto, straniero in territorio sconosciuto,
alla ricerca del Supremo. Così si incomincia la grande impresa della conoscenza sacra.

Una maschera rappresentava Dioniso durante i Misteri. Veniva appesa a un palo, decorato con un mantello e rami
di edera. Indicava perciò la presenza e l’assenza, il limite: che oltre la rappresentazione fittizia della maschera vi è
solo il senza-forma, l’asse stesso del cosmo, immobile e silenzioso. La maschera manifestava l’ambiguità di Dion-
iso, la sua onnipotente presenza e la sua radicale assenza, rivelando la specificità di Dioniso, il “dio dell’alterità”.
La maschera è un volto e nasconde il vero volto, è figura di persona e rinuncia alla persona, nasconde e manifesta.
Paradosso che, per i seguaci del culto dionisiaco, era proprio lo sguardo della maschera, lo sguardo di Dioniso, ca-
pace di indurre la trance, o l’entusiasmo, la possessione divina. Guardare i grandi occhi cavi e spalancati della
maschera del dio era la chiave per perdersi nel suo enigma.
Scarica il programma in PDF

SEMINARI E SATSANG 2018 CON UDAI


NATH
aggiornamento date Aprile Maggio Giugno

Scrive Walter Otto: “Dioniso è il dio che sopraggiunge, enigmatico nello sguardo che sconvolge. Suo simbolo è la
maschera, che presso tutti i popoli sta a significare l’immediata presenza di uno spirito misterioso. Egli stesso è
venerato come maschera. Il suo sguardo toglie il respiro, confonde, annienta equilibrio e misura. L’uomo è colpito

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da follia: può essere la follia beatificante, che rapisce in ineffabili stati di trance, che libera dal peso della terra,
che danza e che canta; e può essere la follia oscura, dilacerante, apportatrice di morte.” Nella teofania della
maschera Dioniso manifestava l’essenza insita nel concetto stesso di divinità, quella di essere Altro dall’uomo.
Egli, per antonomasia, egli era il “dio-altro”, il “dio straniero” venuto da un altrove immaginario, non geografico.
Era presente, al tempo stesso, sia fuori sia dentro le città. Con l’alterità del suo sguardo l’adepto stabiliva una re-
lazione asimmetrica, mutando il proprio stato di coscienza: usciva da se stesso (èkstasis), annullando temporanea-
mente la propria individualità (aphànisis: “sparizione”, “invisibilità”), e, mediante l’estesìa, introiettava il dio in
uno stato entusiastico di possessione.[*]

Un altro giovane dio e Figlio, nato dalla Vergine, dal Medio Oriente giungerà a conquistare tutto l’Occidente. La
sua vicenda assumerà il titolo di Persona e Volto forse più di ogni altro, e si ritroverà appeso al Legno, asse del SEMINARI E SATSANG 2018 CON UDAI
mondo, durante la sua rappresentazione sacra della morte e della rinascita. Per l’Occidente, questo figlio della NATH
Vergine, diventerà l’unico Dio. scarica il programma in PDF

Anche Ganesha nasce dalla sola Madre, è figlio della Natura soltanto, e con la Madre trascorre una prima infanzia
sulla riva di un fiume. E’ un bambino come ogni altro, un semplice e bellissimo figlio della polvere e del sudore di
madre natura. Proprio così dice il mito, letteralmente: Ganesha nasce dal sudore e dalla polvere sulla pelle di Par-
vati, quindi è prodotto della materia di scarto, la materia primordiale, la sozzura con cui l’iniziato deve produrre
l’oro filosofale. Finché per l’incontro fortuito con Shiva la sua testa umana cade, mozzata da un impeto d’ira del Articoli in evidenza
dio. Le suppliche della Madre convincono Shiva a restituirgli salva la vita, ma la sua testa è ormai perduta, e deve
essere sostituita in fretta con quella di un elefante. Ecco apparire il fanciullo divino dalla testa elefantina. Adesso La contemplazione. Diwali 2017.

che la sua vita è stata spezzata e restituita dalla grazia di Shiva, egli è figlio non più della Natura, ma del Mahade- I filosofi come Eraclito e Gaudapada
va, ed è diventato un dio egli stesso. paragonarono la condizione umana
al sogno, quell’illusione, pesante come una
Con lo smembramento della testa, Shiva compie un’azione iniziatica, cuore dei riti di passaggio, del motivo del schiavitù in catene, in cui la coscienza è
“fanciullo divino”, in cui un fanciullo prodigioso è trasformato in dio: trasforma la semplice creatura, concepita imprigionata nel proprio mondo interno, in
solo dalla materia di scarto della natura, in una personificazione divina. A subire lo stesso destino nella mitologia un mondo di fantasmi, di regole e di
greca è Dioniso, ancora neonato, ancora creatura ibrida tra il divino padre Zeus e la madre umana Semele; o relazioni che la mente interpreta come reali,
quando ancora prima, nel mito cretese, Dioniso era l’oscura figura del serpente Zagreus, che viveva nascosto in senza mai riuscire a percepire il proprio vero
una grotta. La dea Hera, gelosa del figlio di Zeus, concepito nel tradimento (sozzura/degradazione), inviò i Titani, Sè, la sua […]
con i volti sbiancati di cenere, per ucciderlo e farlo a pezzi. Una dea pietosa – Atena, Rea o Demetra – ne salvò il Beatrice Polidori (Udai Nath)
cuore ancora palpitante in un cofanetto, mentre le ossa e il cranio furono sepolte a Delfi. Zeus inghiottì il cuore di
Pontormo, Deposizione: il corpo
Dioniso, che era stato preservato dall’amore della Dea compassionevole, e rigenerò Zagrèus, che prese il nome di
Iacco (Iakchos) o Bacco; oppure, secondo un altra versione, il cuore intatto fu dato a Semele affinché generasse un alchemico.

secondo Dioniso. Da questo evento, a Dioniso fu attribuito il titolo di “nato due volte”. Questo attributo è, ed è Il 24 maggio 1494 nasceva Jacopo
sempre stato, quello che contraddistingue l’iniziato, il “nato due volte”, rinato una seconda volta nella/per la grazia Carucci conosciuto come Jacopo da
divina. Bacco non era solo il nome personale del dio, che meglio è detto appunto Dioniso, ma indicava altresì Pontormo, o il Pontormo. Malinconico,
colui che è nato due volte, che è stato iniziato secondo i misteri di Dioniso. Celebre la frase di Platone: “molti agi- temperamento lunatico, saturnino, lo
tano il tirso, ma pochi sono i Bacchi”, cioè i veri iniziati. La stessa radice etimologica lega, secondo Alain definisce il Vasari, “un uomo fantastico e
Danielou, i termini Bacco e Bhakta, la forma mistica di devozione che infine cancella ogni dualità tra l’uomo e il solitario”. Se Marsilio Ficino aveva definito
divino. Saturno il pianeta la cui disposizione alla
nascita reca la malinconia creatrice, questo
Allo smembramento rituale si sottopongono anche i monaci tibetani nel rituale del Chod (letteralmente: “taglio”), modello è incarnato da Pontormo
le cui origini sono probabilmente pre-buddhiste e sciamaniche. Il candidato viene portato dal maestro in un luogo (“Raramente caratteri e destini comuni,
isolato, tra le montagne, e abbandonato, talvolta legato a un palo sacrificale o a una roccia. Alexandra David Neel, Beatrice Polidori (Udai Nath)
definisce il Chod “una specie di mistero macabro rappresentato da un solo attore: l’officiante”. Preceduto da diver-
LA FIGURA DI GANESHA E
si gradi di purificazione, il rituale raggiunge il suo scopo quando il novizio, prostrato e isolato da tutto, deve af-
IL RITO DI INIZIAZIONE.
frontare i demoni, da lui stesso invocati mediante canti e suoni appropriati, e invitarli a divorare il suo stesso cor-
po. LO SMEMBRAMENTO E

Durante la pratica, l’anima del praticante è visualizzata al centro del cuore, custodita da una divinità, solitamente L’INTEGRAZIONE.

femminile, mentre il corpo fisico è osservato come morto. In questo stato meditativo, l’iniziato separa la consapev- Ganesha è il Dio dalla testa di elefante. Egli è
olezza di sé dal corpo, mentre la coscienza viene custodita dalla divinità femminile. La divinità recide il cranio e colui che viene adorato per primo. I suoi
quindi riduce il corpo in pezzi, mettendo la carne, il sangue, e le ossa dentro il cranio, in cui si ciberanno gli es- nomi sono invocati all’inizio di ogni opera
seri immateriali, chiamati a partecipare del rito. per assicurarsi la riuscita, e prima di
incominciare qualsiasi tipo di culto. Ganesha

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Il rituale ha lo scopo dichiarato di portare l’iniziato a sperimentare un radicale distacco dall’identificazione con il è immagine del primo “Shabda” (AUM) o
corpo e con le istanze psichiche, e permettergli di realizzare un profondo stato di non dualità e compassione vibrazione che si manifestò al principio
universale. dell’Universo. Perciò è associato […]
Beatrice Polidori (Udai Nath)
L’immagine mentale della Dakini Nera, custode della coscienza/cuore dell’officiante, che sovrasta il cadavere del
Nag Panchami, la festa dedicata
corpo fisico, richiama l’immagine di Kali, la tagliatrice di teste, che troneggia sul corpo di Shiva, apparentemente
morto. La dea che recide, che istruisce il rito (come Hera nel mito dionisiaco) e la Dea che protegge, sono infine ai serpenti. La vita primordiale e

due momenti della stessa funzione: madre-matrigna e custode-maestra, tabernacolo del cuore sacro dell’iniziato – il demone benevolo degli antichi.

o Maria tabernacolo di Dio, diranno i cattolici, preposta alla conservazione del corpo e sangue del Figlio, che i de- Nag Panchami è il giorno in cui gli hindu di
voti sono chiamati a dividere (smembrare) e mangiare. India e Nepal celebrano i cobra, offrendo
loro latte e rituali, al fine di garantirsi la
Se quindi nella pratica comune, la figura di Ganesha presiede l’inizio di tutto, se si trova sulla porta delle case e buona sorte e protezione dagli attacchi dei
degli esercizi commerciali, se è invocato all’inizio di ogni rituale devozionale, come prima immagine a cui rendere serpenti e da ogni sorta di pericoli. Nel
omaggio, il luogo di Ganesha è proprio situato sulla soglia, poiché egli E’ la soglia. Come la sillaba Aum, è il prin- giorno di Nag Panchami, in India e Nepal i
cipio di ogni cosa, l’inizio del cammino sacro, indicando la postura mentale e spirituale con cui l’impresa che serpenti si avvicinano ai luoghi […]
desideriamo compiere avrà successo: il sacrificio di sé, l’abbandono di ogni attaccamento e di ogni egoismo, e un Beatrice Polidori (Udai Nath)
saldo e cruciale affidamento della propria salvezza e continuità cosciente alla Madre divina, che custodirà il cuore
Il fiume, la stella, il solstizio.
del suo figlio/devoto, fino al compimento della trasformazione. Ogni opera e ogni impresa sono quindi benedette
da Ganesha in quanto altrettante prove iniziatiche e occasioni di evoluzione e trasformazione spirituale, cui osta- Avanti al Solstizio d’Estate, che

coli saranno altrettanti mezzi di elevazione, e saranno efficacemente superati. Benedette da questo simbolo, le dicevano gli antichi è la porta degli

opere porteranno conoscenza e ricchezza, rappresentate dalla particolare cura che Ganesha riserva all’apprendi- uomini, della incarnazione terrena, c’è una

mento, attività di ogni novizio, e ai molti doni che ne riceve, i dolciumi che sempre accompagnano la gioviale lenta avanzata del cielo e della terra verso un

figura elefantina. punto culminante, epifanico, dove si


accordano terra e cielo, formando una sola
realtà che è allegoria e dato vivente, matrice
di questo discendere nella materia viva.
Attorno al […]
Beatrice Polidori (Udai Nath)

La violenza e l’anima

In tutto il dibattito a proposito di


un “problema culturale”, alla base
dei fatti di crescente violenza diffusa, si sente
sempre auspicare un rafforzamento dei
metodi di controllo che a questo problema
culturale hanno contribuito
sistematicamente: istituzioni, scuola,
psicologia. A volte con dolo, a volte per
inadeguatezza. Se qualcuno proponesse di
cambiare il paradigma, come […]
Beatrice Polidori (Udai Nath)

Karma e Jnana, premesse alla


Isavasya Upanishad. Con
introduzione dal commento di
Adi Shankaracharya.

La religione Vedica fonda la stessa esistenza


del cosmo nel sacrificio compiuto da
Prajapati all’origine e, da quello, nel rituale
che ogni capofamiglia eredita e deve svolgere
incessantemente, nei riti stabiliti per ogni
giorno, all’alba mezzodì e tramonto, e in
Ganesha diviene così signore e comandante dei demoni, dei desideri che muovono l’uomo comune e che lo sotto- quelli indicati poi per i passaggi del sole, per
pongono alle prove della vita. Al termine delle celebrazioni per Ganesha incomincia il periodo autunnale di cele- le lunazioni, per le eclissi e […]
brazione dei defunti, secondo il calendario Hindu, detto Pritu Paksha. Durante i quattordici giorni della luna Beatrice Polidori (Udai Nath)

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La figura di Ganesha e il rito di iniziazione. Lo smembramento e l’integrazione. – Turiya, il Blog che osserva 9/17/18, 10:59 PM

calante, si ricordano gli antenati invocando per loro l’elevazione ai mondi celesti e offrendo elemosina e cibo ai Parmenide filosofo e guaritore
poveri o ai templi che ne ridistribuiranno, perché è si ritiene di offrirli così alle anime dei trapassati. Sembra sacro. Il viaggio ultraterreno dello
quindi di riprendere nei fatti quello che l’immagine sacra aveva riassunto: il devoto è chiamato a smembrare una
iatromante e l’origine sciamanica
parte dei propri beni materiali – il nutrimento del corpo – in favore dei demoni che, in senso lato, abitano il
della filosofia.
mondo ancestrale. Le anime e le istanze da cui ereditiamo un debito karmico che muove, nel bene e nel male, i
I. I ritrovamenti di Velia. Nel 1958 le
nostri progetti di vita, i successi e gli insuccessi, chiedono di dividere con noi il cibo, che si plachi la loro fame.
spedizioni archeologiche di Pellegrino
Nel corso della vita, grazie al nostro lavoro e alla cura dei legami famigliari, presenti e passati, al nutrimento che
Claudio Sestieri e Mario Napoli nei territori
dividiamo con essi, diventiamo consapevoli delle componenti ereditarie, e delle lunghe catene karmiche che ci
italiani, dove un tempo sorgeva Velia, misero
legano a questo mondo, e grazie alla compassione, infine, liberati.
in luce qualcosa di sconvolgente per il
Al termine di Pritu Paksha, che si conclude con la Luna Nuova (Amavasya), incomincia il periodo di Navaratri, le
pensiero filosofico contemporaneo. I
nove notti dedicate al culto della Madre divina. Come nella favola dell’Asino d’oro di Apuleio, al termine delle sue
ritrovamenti erano semplici iscrizioni che
fatiche l’iniziato può vedere direttamente la grande Dea e intonare le Sue lodi, risanato e in piena coscienza. Nella
testimoniavano la presenza a Velia di un
fiaba di Apuleio, Lucio perde finalmente la testa di asino, che gli era stata imposta da un incantesimo all’inizio
forte culto per Apollo Oulis. Diffuso […]
della vicenda iniziatica, per ritrovare la sua forma umana: lo smembramento rituale è concluso, l’unità dell’iniziato
Beatrice Polidori (Udai Nath)
è ritrovata. Finisce qui la vicenda dell’Eroe, nell’unità dell’essere, liberato dai demoni e dall’ignoranza, in ado-
razione dalla Madre universale.

Se il Navaratri primaverile finisce con la nascita di Rama (Ram Navami), simmetricamente inverso, quello autun-
nale è preceduto dalla nascita del figlio/iniziato Ganesha, per terminare con la celebrazione di Durga, la vittoriosa,
l’inaccessibile, colei che mette fine alle sofferenze. Dopo lo smembramento, l’integrazione, dopo la separazione e
discriminazione, la compassione e l’integrazione nell’unità non duale. Articoli Recenti

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Approfondimenti: dei Mahavakya. (1)


June 11, 2018
[*] LO SGUARDO DI DIONISO E L’ENTHOUSIASMÒS DIONISIACO di Filippo Sciacca:
http://linguaggidipsiche.it/onewebmedia/Sguardo%20di%20Dioniso%20e%20enthousiasm%C3%B2s%20dionisiaco.pd Meditazioni con i Tarocchi. La
f Papessa, La Giustizia, La Luna.
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MASCHERA E DAIMON di Giuseppe Lampis:
http://www.atopon.it/maschera-e-daimon/

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Ciclo di Seminari dedicato alla Dea


Madre.

5 Sep 2018
← Nag Panchami, la festa dedicata ai serpenti. La vita Atharva Veda XII, 1. Inno alla Terra. →
SEMINARI AUTUNNO 2018 CON
primordiale e il demone benevolo degli antichi.
UDAI NATH

CICLO DEDICATO ALLA MADRE


DIVINA
Leave a Reply LA DEA MADRE
MITO MISTERI E DEVOZIONE IN INDIA
14 Ottobre 2018
Your email address will not be published. Required fields are marked *
La Shakti è l’energia formante del cosmo, la
sua intelligenza creatrice, l’amore che tutto
Comment
permea, il potere divino dormiente in
ciascuno di noi. Lei è l’inizio e la fine, la
nascita, la morte e la liberazione. La grande
illusione e la grande sapienza. La schiavitù e
la liberazione. Questo mistero è
rappresentato dalle figure delle Dee, care alla
devozione popolare, agli Yogi e ai grandi
mistici. E’ cantato nei poemi ermetici dei
sapienti, come il Sundarya Lahari. E’
sperimentato attraverso i pellegrinaggi nei

Name * suoi santuari e con il canto delle formule


sacre. Il Seminario definirà il quadro di
questi temi, approfonditi negli appuntamenti
successivi.
Email *
SRI VIDYA
YANTRA, MANTRA, TANTRA
18 Novembre 2018
Website
Sri Vidya è un culto di origine molto antica
devoto alla contemplazione del mistero
divino della Madre nello Sri Chakra (o Sri

Post Comment Yantra). La Dea è visualizzata nel Bindu, il


punto all’apice dello Sri Chakra. Siede su un
trono sostenuto dai cinque grandi Dei,
Brahma, Vishnu, Rudra, Isa e Sadasiva.
Il Mantra Panchadasakshari è la rivelazione
della Madre in forma di suono, lo Yantra è la
sua rivelazione visiva e geometrica. È il
macrocosmo e il microcosmo, origine

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dell’alfabeto e del linguaggio articolato,


metafisica del suono e mistero creativo della
ghirlanda delle lettere. Questo è il Tantra
della potenza creatrice e della liberazione.

I NOMI MISTICI
DELLA MADRE DIVINA
16 Dicembre 2018

Tra le varie devozioni della Dea, il Lalita


Sahasranama, o i mille nomi di Lalita, è
considerato il più santo. È un grande inno
che esalta la Divina Madre in mille
espressioni di energia e di profondità
filosofica, di meditazione e di riflessione. I
Mille Nomi riepilogano e riordinano tutte le
visioni della Madre che sono contenute nei
Purana e negli altri testi sacri. Ognuno dei
Mille nomi costituisce un Mantra, e la
recitazione dell’intera sequenza è la pratica
suprema della devozione alla Madre, capace
di conferire i più alti benefici. L’ascolto e il
commento tradizionale dei Nomi permette
di cogliere la propria visione interiore e
completarla con gli aspetti filosofici e pratici
della Sadhana. […]

DOMENICA 24 GIUGNO. Seminario con


Udai Nath: IL COSMO E IL CORPO
YOGICO NELLA TRADIZIONE NATH.

20 Jun 2018

[Dedicato in particolare agli


studenti che hanno frequentato
almeno uno dei seminari del 2018,
questo incontro conclusivo vuole portare alla
dimensione dell’intuizione e dell’esperienza
diretta e, in qualche misura, alla […]

20 maggio 2018. Seminario con Udai Nath:


La via filosofale del Vedanta.

4 May 2018

Nella tradizione indiana, la via


della Conoscenza spirituale pura
(Jnana) è esposta dalla dottrina del
Vedanta. Istruendo a un profondo
discernimento dell’io dalle illusioni create
dal mondo, si medita […]

Seminari e Satsang con Udai Nath.


Immagini della sala con il tempietto.

7 Apr 2018

Alcune immagini della sala in cui si


svolgono i Seminari e i Satsang a

Pesaro.

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Aggiornamento calendario Seminari con


Udai Nath. Seminari di Aprile, Maggio e
Giugno 2018.

3 Apr 2018

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