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RICERCATORI SVEDESI RIDISEGNANO LA STRUTTURA CRISTALLINA DEL NUCLEO TERRESTRE

NOVITA’ DAL CENTRO DELLA TERRA


ECCO LE NUOVE FRONTIERE DI STUDIO DEL CENTRO DELLA NOSTRA TERRA

di Valerio Vivaldi

Chi avrebbe mai pensato che si potesse studiare dalla superficie il nucleo stesso della
Terra, posto a migliaia di chilometri di profondità?
In realtà ciò si è dimostrato possibile utilizzando sofisticate metodologie di indagine
indiretta, che non si basano quindi su osservazioni dirette ma che studiano le
conseguenze causate da un determinato fenomeno naturale al vettore utilizzato come
riferimento.
Il nucleo terrestre viene studiato in ambito geologico mediante le indagini geofisiche,
ovvero studiando il comportamento delle onde elastiche prodotte dai terremoti oppure
riproducendo artificialmente quello che si verifica in natura durante il manifestarsi di
fenomeni sismici. L’utilizzo delle onde elastiche consente di definire a qualsiasi
profondità le caratteristiche fisiche del mezzo che esse percorrono. Infatti, come per il
suono, esse variano la loro velocità di propagazione a seconda della densità del
materiale che stanno attraversando.
E’ così stato possibile definire il nucleo terrestre in due parti ben distinte: un nucleo
esterno liquido ed uno più interno solido di 1200 kilometri di raggio. Al di sopra del
nucleo si trova il mantello inferiore, il mantello superiore ed infine vi è la crosta.

L’interazione tra il nucleo interno solido, che ruota nel fluido esterno, e lo stesso
nucleo esterno, è la causa del manifestarsi del campo magnetico terrestre: il nucleo
funziona come se fosse un enorme solenoide. Da qui l’ipotesi che la composizione
chimica del nucleo sia di matrice metallica con grandi concentrazioni di ferro e
nichel.

Uno studio approfondito del nucleo mediante la sismica ha evidenziato come le onde
elastiche attraversino più velocemente il mezzo fisico se parallele all’asse di
rotazione terrestre, perdendo invece fino al 12% della velocità con direzione parallela
all’equatore. Questa scoperta è stata possibile grazie alla ricerca di un’equipe di
scienziati svedesi dell’Uppsala University e KTH, iniziata nel 2003, di cui ne è stata
pubblicata la conferma nell’edizione telematica di Science del 09 Febbraio 2008.

Questa nuova scoperta va però in netto contrasto con i modelli tradizionali, secondo i
quali le onde elastiche si propagherebbero nel ferro, sottoposto alle elevate
temperature e pressioni tipiche del nucleo, con velocità omogenee, a prescindere dalla
loro direzione rispetto all’asse di rotazione terrestre.
A confermare la tesi, esperimenti condotti dal team in laboratorio con campioni di
ferro posti alle condizioni di temperatura e pressioni del nucleo hanno quindi
dimostrato una forte discrepanza di velocità delle onde sonore lungo differenti
direzioni di movimento all’interno del mezzo.
Dallo studio preliminare del comportamento di milioni di atomi del campione in
interazione tra loro è stato elaborato un modello informatico, che ha gettato le basi
interpretative di ciò che in realtà accade in natura: “abbiamo scoperto che l’unica
struttura del ferro compatibile con ciò che si è osservato sperimentalmente è la
struttura cristallina cubica a corpo centrato” sostiene il professor Boerje Johansson
dell’ Uppsala University.

Tale struttura è ben nota nel campo della mineralogia che si occupa delle strutture
cristalline dei componenti minerali delle rocce ed è caratterizzata da uno schema
cubico, dove otto atomi occupano rispettivamente gli otto gli angoli del cubo ed un
solo atomo si posiziona al centro del cubo stesso: questa particolare configurazione
delle particelle consente una moltitudine di simmetrie cristalline.
Nella fattispecie del nucleo terrestre è stato supposto che la diagonale maggiore del
cubo cristallografico sia diretta parallelamente all’asse di rotazione terrestre.

Per questi studi gli scienziati svedesi si sono avvalsi, oltre che dei più potenti e
sofisticati supercalcolatori posti in parallelo attualmente disponibili, che hanno
elaborato i complessi calcoli di modellizzazione, anche delle teorie del premio Nobel
Walter Kohn.

La comprensione sempre più approfondita della struttura più interna del nostro
pianeta ci consentirà di capirne meglio il suo stesso passato, presente e futuro, come
sostiene la ricercatrice Natalia Skorodumova, del Dipartimento di Fisica e Scienze
dei Materiali di Stoccolma.
Un’applicazione molto interessante di questa ricerca è strettamente legata allo studio
del campo magnetico terrestre e più in particolare della sua evoluzione nel tempo, al
fine di poter creare dei modelli previsionali di evoluzione e di eventuale inversione.
Un’altra non meno importante considerazione è che questi studi portino a
comprendere i fattori che determinano il raffreddamento interno della Terra, dal
momento che la maggior parte dell’energia che mantiene alte le temperature interne
deriva dai decadimenti radioattivi di elementi pesanti che avvengono principalmente
nel nucleo.
La traccia è segnata, ora rimane solo da continuare la speculazione scientifica al fine
di risolvere i numerosi enigmi che ancora riguardano l’interno del pianeta su cui tutti
noi viviamo.