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Titolo originale: !ntroduction to Anafog and Digitai Communications, second ed.

All Rights Reserved. This translation published under license.

Copyright© 2007 John Wiley & Sons, lnc.

Copyright per l'edizione italiana© 2007 C.E.A. Casa Editrice Ambrosiana

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento


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~editore, per quanto di propria spettanza, considera rare !e opere fuori del proprlo catalogo editoriale.
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concorrenziale all'opera. Non possono considerarsi rare le opere di cui esiste, nel catalogo
dell'editore, una successiva edizione, le opere presenti in cataloghi di altri editori o le opere antologiche.

Traduzione: Gennaro Boggia, Cataldo Guaragnella, Piero Guccione (cap. da 1 a 5)


Gabriella Saddemi (cap. da 6 a 11 e appendici)
Revisione: Ciro Cafforio (cap. da 1 a 5), Emilio Matricciani (cap. da 6 a 11 e appendici)
Realizzazione editoriale: Epitesto, Milano
Impaginazione: BaMa, Vaprio d'Adda (Ml)

Copertina: Luca Ronca

Prima edizione: luglio 2007

Ristampa
4 3 2 o 2007 2008 2009 2010 2011

~ .
Realizzare un libro è un'operazione complessa, che richiede numerosi controlli:
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suggerisce che è praticamente impossibile pubblicare un libro privo di errori.
Saremo quindi grati ai lettori che vorranno segnalarceli.
Per segnalazioni o suggerimenti relativi a questo libro rivolgersi a:
C.E.A. Casa Editrice Ambrosiana
via Gargano 21, 20139 Milano
fax 02 52202260
e-mail: redazione@ceaedizioni.it

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Stampato da La Fenice Grafica


via Roma 71 , Borghetto Lodigiano (LO)
per conto della C.E.A. Casa Editrice Ambrosiana,
via Gargano 21, 20139 Milano
Ai pionieri delle telecomunicazioni del XX secolo che,
grazie alle loro teorie matematiche e ai loro geniali dispositivi,
hanno cambiato il nostro pianeta in un villaggio globale
Un corso introduttivo sulle comunicazioni analogiche e digitali è fondamentale nel curri-
culum triennale in ingegneria elettronica. Il corso è normalmente inserito tra i corsi base.
Tipicamente, si assume che lo studente abbia conoscenze di analisi matematica, elettro-
nica, segnali e sistemi e, possibilmente, di teoria della probabilità.
Avendo ben presente la natura introduttiva del corso, un testo consigliato deve
essere facile da leggere, accurato, e contenere un'abbondanza di esempi significativi,
problemi ed esercizi con il computer. Questi contenuti del libro sono necessari per faci-
litare l'apprendin::iento dei fondamenti dei sistemi di telecomunicazione a un livello
introduttivo, ma in modo efficace. Il libro è stato scritto con tutti questi obiettivi ben
chiari in mente.
Data la natura matematica della teoria delle telecomunicazioni, è piuttosto facile per
il lettore perdere di vista il lato pratico dei sistemi di comunicazione. Attraverso tutto il libro
abbiamo fatto ogni sforzo per non cadere in questa trappola. L'abbiamo fatto muovendoci
attraverso la trattazione del soggetto in modo ordinato, sempre tentando di mantenere la
trattazione matematica a un livello facile da capire ed evidenziando la rilevanza pratica
della teoria ogni qualvolta sia appropriato.

[ Struttura. logica del testo


Per facilitare e rafforzare l'apprendimento, la struttura e il formato del libro sono stati
scelti in modo da ottenere i seguenti risultati:
"' motivare a leggere il libro e ad apprendere da tale lettura;
.. enfatizzare i concetti base da un punto di vista "sistemistico" facendo questo in modo siste-
matico;
0 dovunque appropriato, inserire esempi ed esperimenti su computer in ogni capitolo, per
illustrare applicazioni della teoria pertinente;
0 fornire problemi svolti a valle della discussione di concetti fondamentali per aiutare il let-
tore a sottoporre a verifica e a padroneggiare i concetti in discussione;
'" fornire ulteriori problemi in fondo a ogni capitolo, alcuni di natura avanzata, per esten-
dere la teoria esposta nel testo.

~~ Organizzazione del testo


1. Motivazione Prima di essere coinvolti in profondità nello studio delle comunicazioni ana-
logiche e digitali, è imperativo che il lettore sia motivato a usare il testo e ad apprendere suo
tramite. A tale fine, il Capitolo 1 inizia con una carrellata storica sui sistemi di telecomu-
nicazione e le loro importanti applicazioni.
2. Teoria della modulazione Le comunicazioni digitali hanno soppiantato le comunicazioni
analogiche come metodo dominante di trasmissione. Anche se, in effetti, queste due forme
di comunicazione funzionano in modi diversi, la teoria della modulazione è alla base di
entrambe. Inoltre, è più facile capire questo importante soggetto trattando i suoi concetti
fondamentali applicati alla trasmissione analogica ed estendendoli poi alla trasmissione
digitale. Ancora, la modulazione d'ampiezza è più semplice da presentare della modula-
zione angolare. Altro punto molto significativo è il fatto che per capire la teoria della modu-
lazione è importante che la teoria di Fourier sia padroneggiata in precedenza. Con questi
punti ben presenti, i Capitoli dal 2 al 7 sono organizzati nel seguente modo:

<l> il Capitolo 2 è dedicato a rivedere la rappresentazione di Fourier di segnali e sistemi;

VII
VIH Prefazione ISBN 978-88-408-1387-5

" i Capitoli 3 e 4 sono dedicati alle comunicazioni analogiche, con il Capitolo 3 che copre
la modulazione d'ampiezza e il Capitolo 4 che tratta della modulazione angolare;

"' il Capitolo 5 sulla modulazione a impulsi copre i concetti relativi alla transizione da comu-
nicazioni analogiche a comunicazioni digitali;

'" i Capitoli 6 e 7 sono dedicati alle comunicazioni digitali, con il Capitolo 6 che copre la tra-
smissione di dati in banda base e il Capitolo 7 che copre la trasmissione dati passa banda.

3. Teoria della probabilità e rivelazione di segnali Come l'analisi di Fourier è fondamentale per
la teoria della modulazione, così la teoria della probabilità è fondamentale per la rivela-
zione dei segnali e per valutare le prestazioni di un ricevitore in presenza di rumore addi-
tivo. Poiché la teoria della probabilità non è critica per la comprensione della modulazione,
abbiamo intenzionalmente ritardato la rassegna di teoria della probabilità, segnali casuali
e rumore fino al Capitolo 8. Quindi, con una buona comprensione della teoria della modu-
lazione applicata alle comunicazioni analogiche e digitali e avendo a disposizione i concetti
rilevanti di teoria della probabilità e i modelli probabilistici, il terreno è pronto per rivisi-
tare i ricevitori per comunicazioni analogiche e digitali, come di seguito riassunto:
" il Capitolo 9 discute il rumore nelle trasmissioni analogiche;
1; il Capitolo 10 discute il rumore nelle trasmissioni digitali. Poiché le trasmissioni analogi-
che e digitali operano con modalità differenti, è naturale osservare alcune differenze fon-
damentali nel trattare gli effetti del rumore in questi due capitoli.

4. Rumore Lo studio introduttivo delle comunicazioni analogiche e digitali è completato nel


Capitolo 11. Questo capitolo illustra il ruolo nei sistemi di telecomunicazione di modula-
zione e rumore secondo quattro punti:
"' per prime vengono descritte le sorgenti fisiche di rumore, sostanzialmente termico e impul-
sivo;
"' come secondo punto, vengono introdotte le metriche di cifra di rumore e di temperatura
di rumore;

" al terzo punto si spiega come la propagazione interviene a determinare l'intensità del
segnale nelle telecomunicazioni via satellite o nelle comunicazioni terrestri via radio;

"' infine, mostriamo come i calcoli di intensità di segnale e di rumore possono essere com-
binati per fornire una stima del rapporto segnale/rumore, la fondamentale figura di merito
per i sistemi di comunicazione.

5. Esempi a tema Per illustrare importanti applicazioni pratiche della teoria delle comunica-
zioni, esempi a tema sono inseriti ovunque si ritenga appropriato. Gli esempi sono tratti sia
dal mondo delle comunicazioni analogiche, sia da quello delle comunicazioni digitali.
6. Appendici Per fornire materiale di supporto al testo, alla fine del libro sono incluse otto
appendici, che coprono i seguenti argomenti, presentati nell'ordine:
"' rapporti di potenze e decibel;

" serie di Fourier;

., funzioni di Besse!;

"' la funzione Q e la sua relazione con la funzione errore;

., diseguaglianza di Schwarz;

"' tavole matematiche;


1• procedure Matlab per esperimenti su computer relativi a problemi nei Capitoli 7-10;

., risposte agli esercizi.


Prefaz.ione

7. · Annotazioni. Inserite in tutto il libro, vengono fornite per stimolare il lettore interessato ad
approfondire argomenti avanzati mediante riferimenti bibliografici selezionati.
8. Materiale ausiliario Il libro è sostanzialmente autosufficiente. Un glossario dei simboli e
una bibliografia sono forniti alla fine del testo. Come aiuto al docente del corso che utilizzi
il testo, un dettagliato Manuale delle soluzioni per tutti i problemi, quelli all'interno del
testo e quelli inseriti alla fine dei capitoli, sarà reso disponibile attraverso l'editore John
Wiley and Sons.

Il testo può essere usato per un corso introduttivo sulle comunicazioni analogiche e digi-
tali in modi differenti, in funzione del background degli studenti e degli interessi didattici
e delle responsabilità dei professori interessati. Qui di seguito si presentano due possibili
modelli di come questo possa essere fatto.

MODELLO m CORSO A: UN UN!CO CORSO DA DUE SEMESTRI

(A.1) Il primo semestre del corso sulla teoria della modulazione consiste dei Capitoli da 2 a 7
incluso.
(A.2) Il secondo semestre sul rumore nei sistemi di comunicazione consiste dei Capitoli da 8 a
11 incluso.

MODELLO DI CORSO B: DUE CORSI SEMESTRAU, UNO SULLA TRASMISSIONE


ANALOGICA E L'ALTRO SULLA TRASMISSIONE DIGHALE
(B.1) Il primo corso sulle comunicazioni analogiche comincia dal materiale di rassegna del
Capitolo 2 sull'analisi di Fourier, seguito dal Capitolo 3 sulla modulazione analogica e dal
Capitolo 4 sulla modulazione d'angolo; quindi procede con una rassegna delle parti di
rilievo del Capitolo 8 sul rumore e finisce con il Capitolo 9 sul rumore nelle comunica-
zioni analogiche.
(B.2) Il secondo corso sulle comunicazioni digitali inizia con il Capitolo 5 sulla modulazione a
impulsi, continua con il Capitolo 6 sulla trasmissione dati in banda base e il Capitolo 7
sulle tecniche di modulazione digitale, per proseguire con una rassegna degli aspetti più
rilevanti della teoria della probabilità nel Capitolo 8 e finire con il Capitolo 10 sul rumore
nelle comunicazioni digitali.

Simon Haykin
Ancaster, Ontario, Canada

Michael Moher
Ottawa, Ontario, Canada
I Cap itolo l Introduzione 1
1.1 Inquadramento storico
1.2 Applicazioni 4
1.3 Risorse principali e requisiti operativi 13
1.4 Teorie alla base dei sistemi di comunicazione 14
1. 5 Osservazioni conclusive 16

I Capitolo 2 Rappresentazione di Fourier di segnali e sistemi 19


2.1 La trasformata di Fourier 20
2.2 Proprietà della trasformata di Fourier 26
2.3 La relazione inversa fra tempo e frequenza 39
2.4 La funzione delta di Dirac 42
2. 5 Trasformate di Fourier di segnali periodici 49
2.6 La trasmissione di segnali attraverso sistemi lineari.
Rivisitazione della convoluzione 52
2. 7 Filtri ideali passa basso 59
2.8 Correlazione e densità spettrale: segnali a energia finita 69
2.9 Densità spettrale di potenza 77
2.10 Calcolo numerico della trasformata di Fourier 79
2.11 Esempio a tema: doppino intrecciato per telefonia 87
2.12 Sommario e discussione 89

Problemi aggiuntivi 90
Problemi avanzati 95

~ Capitolo 3 Modulazione d 'am p iezza 99


3.1 Modulazione d'ampiezza 100
3.2 Pregi, limiti e varianti della modulazione d'ampiezza 111
3.3 Modulazione in doppia banda laterale e portante soppressa 112
3.4 Ricevitore di Costas 118
3.5 Multiplazione con portanti in quadratura 120
3.6 Modulazione in banda laterale unica 121
3.7 Modulazione in banda vestigiale 128

XIII
Indice ISBN 978-88-408-1387-5

3.8 Rappresentazione passa basso di onde modulate e di filtri


passa banda 134
3.9 Esempi a tema 139
3.10 Sommario e discussione 144

Problemi aggiuntivi 145

Problemi avanzati 14 7

149
4.1 Definizioni base 150
4.2 Proprietà delle onde modulate angolarmente 151
4.3 Relazioni tra onde PM e FM 156
4.4 Modulazione di frequenza a banda stretta 15 7
4.5 Modulazione di frequenza a banda larga 161
4.6 Banda occupata da portanti modulate FM 167
4 .7 Generazione di onde FM 169
4.8 Demodulazione di segnali FM 171
4.9 Esempio a tema: multiplazione stereo nel broadcast FM 179
4.10 Sommario e discussione 181

Problemi aggiuntivi 182

Problemi avanzati 184

® Capitolo 5 Modula~ione inipulsivag passaggio dalle


tliJ comunicazioni analogiche a quelle digitali 187
5.1 Campionamento 188
5.2 Modulazione impulsiva d'ampiezza 195
5.3 Modulazione impulsiva di posizione 199
5.4 Completamento della transizione da analogico a digitale 200
5.5 Processo di quantizzazione 202
5.6 Modulazione impulsiva codificata 203
5. 7 Modulazione delta 208
5.8 Modulazione impulsiva a codifica differenziale 213
5.9 Codici di linea 216
5 .1 O Esempi a tema 21 7
5 .11 Sommario e discussione 221
Indice XV

Prbblemi aggiuntivi 223

Problemi avanzati 225

229
6.1 Trasmissione numerica in banda base 230
6.2 Il problema dell'interferenza intersimbolica 231
6.3 Il canale di Nyquist 233
6.4 Lo spettro dell'impulso a coseno rialzato 235
6.5 Trasmissione multilivello in banda base 242
6.6 Il diagramma a occhio 243
6.7 Esperimento al calcolatore: i diagrammi a occhio per i sistemi binari
e quaternari 24 7
6.8 Esempio a tema: l'equalizzazione 249
6.9 Sommario e discussione 253

Problemi aggiuntivi 254


Problemi avanzati 256

ii: Capitolo 7 Tecniche di modulazione n umerica in canali


[~ passa banda 259
7 .1 Alcuni preliminari 2 59
7 .2 Modulazione numerica binaria d'ampiezza
(Binary Amplitude-Shift Keying) 262
7. 3 Modulazione numerica di fase (Phase-Shift Keying) 266
7.4 Modulazione numerica di frequenza (Frequency-Shift Keying) 278
7.5 Sommario dei tre schemi binari di segnalazione 286
7 .6 Schemi di modulazione numerica non coerente 288
7. 7 Schemi di modulazione numerica M-aria 292
7.8 Corrispondenza tra le forme d'onda modulate
e le costellazioni di punti nello spazio dei segnali 296
7.9 Esempi a tema 299
7. l O Sommario e discussione 305
Problemi aggiuntivi 306
Problemi avanzati 308
Esperimenti al calcolatore 309
Indice fSBN 978-88-408-1387-5

m Capitolo 8 Segnali casuali e rumore 311


8.1 Probabilità e variabili casuali 312
8.2 Valori attesi 323
8.3 Trasformazione di variabili casuali 326
8.4 Variabili casuali gaussiane 328
8.5 Il teorema del limite centrale 331
8.6 Processi casuali 332
8.7 Correlazione di processi casuali 335
8.8 Spettro dei segnali casuali 340
8.9 Processi gaussiani 343
8.10 Rumore bianco 345
8.11 Rumore a banda stretta 348
8.12 Sommario e discussione 353

Problemi aggiuntivi 354

Problemi avanzati 3 57

Esperimenti al calcolatore 3 59

~ Capitolo 9 n rumore nella comunicazione analogica 361


9.1 Il rumore nei sistemi di comunicazione 362
9.2 Rapporto segnale-rumore (Signal-To-Noise Ratio) 363
9.3 Schemi dei ricevitori passa banda 366
9.4 Il rumore nei ricevitori lin.eari con demodulazione coerente 367
9.5 Il rumore nei ricevitori AM con demodulazione a inviluppo 370
9.6 Il rumore nei ricevitori SSB 374
9.7 Demodulazione di frequenza (FM) 377
9.8 Enfasi e deenfasi nella modulazione FM 384
9.9 Sommario e discussione 387

Problemi aggiuntivi 388

Problemi avanzati 389

Esperimenti al calcolatore 3 90
Indice

~ Capitolo 10 Il rumore nella comunicazione numerica 391


IO. I Probabilità d'errore 392
l 0.2 Rivelazione di un singolo impulso in presenza di rumore 394
10.3 Rivelazione ottimale di una PAM binaria in presenza di rumore 396
10.4 Demodulazione ottimale della BPSK 402
10.5 Demodulazione della QPSK e della QAM in presenza di rumore 405
10.6 Demodulazione ottimale della FSK binaria 411
1O.7 Demodulazione differenziale in presenza di rumore 413
I 0.8 Sommario delle prestazioni dei metodi di codifica numerica 415
l O. 9 Rivelazione e correzione degli errori 419
10. 10 Sommario e discussione 430

Problemi aggiuntivi 431


Problemi avanzati 432
Esperimenti al calcolatore 433

I Capitolo 11 Calcoli di sistema e di rumore 435


11.1 Rumore elettrico 436
11.2 Fattore di rumore 440
11.3 Temperatura equivalente di rumore 441
11.4 Connessione in cascata di circuiti a due porte 443
11. 5 Dimensionamento di un collegarnen to in spazio libero 444
11.6 Radio mobile terrestre 449
11.7 Sommario e discussione 454

Problemi aggiuntivi 455


Problemi avanzati 4 56

APPENDICE l RAPPORTO DI POTENZE E DECIBEL 457

APPENDICE 2 SERIE m FoURIER 458


A2. l La trasformata di Fourier 462
XVIU: Indice rSBN 978-88-408-1387-5

APPENDICE 3 F UNZIONI DI BESSEL 465


A3 . l Soluzione delle serie dell'equazione di Bessel 465
A3.2 Proprietà della funzione di Besse! 466

APPENDICE 4 LA FUNZIONE Q E XL SUO LEGAME


CON LA FUNZIONE ERRORE 468
A4. l La funzione Q 468
A4.2 Legame tra la funzione Q e la funzione errore complementare 469

APPlENm CE 5 D ISUGUAGLIANZA DI ScHWARZ 4 71

APPENDICE 6 TABELLE MATEMATICHE 4 73

APPENDICE 7 ComCE MATLAB PER GU ESPERIMENn AL CALCOLATORE


DEI PROBLEMI DEI CAPITOLI 7- 10 478

APPENDICE § SOLUZIONI DEGU ESERCIZI 4 86

BIBLIOGRAFIA 495

INDICE ANALHICO 4 99
INTRODUZIONE

Per comprendere una scienza è necessario conoscere la sua storia


-Auguste Comte (1798-1857)

[ l?l inquadramento storico


Con questa citazione di August Comte in mente, iniziamo questo studio introduttivo dei
sistemi di comunicazione con dei cenni alla storia di questa disciplina, che tocca la nostra
vita quotidiana in Un modo o nell'altro. 1 Ogni sottosezione focalizza l'attenzione su qual-
che evento importante e collegato con l'evoluzione storica delle comunicazioni.

Telegrafo
Il telegrafo fu perfezionato da Samuel Morse, un pittore. Nel 1844, con le parole « What
hath God wrought» («Che cosa Dio ha creato ») trasmesse dal telegrafo elettrico di Morse
tra Washington, D.C., e Baltimore, Maryland, si diede l'avvio a un metodo completamente
rivoluzionario per comunicare a lunga distanza in tempo reale. Il telegrafo, in linea di prin-
cipio adatto a una trasmissione manuale, è stato il precursore delle comunicazioni digitali.
Nello specifico, il codice Morse è un codice a lunghezza variabile che usa un alfabeto di quat-
tro simboli: un punto, una linea, uno spazio tra lettere e uno spazio tra parole; sequenze
corte rappresentano lettere frequenti, mentre sequenze lunghe rappresentano lettere poco
frequenti.

Radio
Nel 1864, James Clerk Maxwell formulò la teoria elettromagnetica della luce e predisse l'e-
sistenza di onde radio; l'insieme di equazioni alla base di tale teoria prende il suo nome.
l?esistenza delle onde radio fu confermata sperimentalmente da Heinrich Hertz nelÌ887.
Nel 1894, Oliver Lodge fece la dimostrazione di una comunicazione senza fili su una
distanza relativamente breve (150 yard). Successivamente, il 12 dicembre del 1901,
Guglielmo Marconi ricevette un segnale radio a Signa! Hill, Terranova; il segnale radio era
stato generato in Cornovaglia, Inghilterra, a 1700 miglia di distanza dall'altra parte del-
!' Atlantico. Con ciò fu aperta la strada a un enorme ampliamento della portata delle comu-
nicazioni. Nel 1906, Regina! Fessenden, un accademico autodidatta, fece storia conducendo
la prima trasmissione radiofonica.
Nel 1918, Edwin H. Armstrong inventò il ricevitore radio supereterodina; ancor oggi,
quasi tutti i ricevitori radio sono di questo tipo. Nel 1933, Armstrong dimostrò un altro
concetto rivoluzionario, cioè uno schema di modulazione che chiamò modulazione di fre-
quenza (FM dall'inglese Frequency Modulation). L'articolo di Armstrong sulla radio FM
fu pubblicato nel 1936.

1 Questo quadro storico è un adattamento di quanto riportato nel libro di Haykin (2001) .

i
CAPIT OLO 1 ':'l I NTRODUZIONE ISBN 978-88-408-1387-5

Telefono
Nel 1875, il telefono fu inventato da Alexander Graham Bell, insegnante per sordomuti.
Questo strumento rese realtà concreta la trasmissione in tempo reale della voce mediante
codifica elettrica e riproduzione del suono. La prima versione del telefono era semplice e
poco funzionale, consentiva di parlare solo su brevi distanze. Dopo solo pochi anni dal-
l'avvio del servizio telefonico, si sviluppò l'interesse verso la sua automatizzazione. In par-
ticolare, nel 1897, A. B. Strowger, un impresario di pompe funebri di Kansas City nel
Missouri, ideò il commutatore automatico passo-passo che porta il suo nome. Tra tutti i
commutatori elettromeccanici sviluppati nel corso degli anni, il commutatore di Strowger
è stato il più popolare e il più largamente usato.

Velettronica
Nel 1904, John Ambrose Fleming inventò il diodo a vuoto, che aprì la strada all'invenzione
del triodo da parte di Lee de Forest nel 1906. La scoperta del triodo permise lo sviluppo
nel 1913 della telefonia transcontinentale e segnò l'inizio delle comunicazioni vocali senza
fili. Effettivamente, fino all'invenzione e al perfezionamento del transistor, il triodo fu il com-
ponente principale nel progetto degli amplificatori elettronici.
Il transistor fu inventato nel 1948 da Walter H. Brattain, John Bardeen, e William
Shockley presso i Laboratori Beli. Il primo circuito integrato (IC, dall'inglese Integrateci Cir-
cuit) in silicio fu prodotto da Robert Noyce nel 1958. Queste innovazioni, che costitui-
scono delle pietre miliari nel campo dei dispositivi allo stato solido e dei circuiti integrati,
hanno portato allo sviluppo dei circuiti VLSI (very-large-scale integrated) e dei micropro-
cessori: con essi la natura dell'elaborazione dei segnali e l'industria delle telecomunicazioni
sono cambiate per sempre.

Televisione
La dimostrazione del primo sistema televisivo completamente elettronico avvenne ad opera
di Philo T. Farnsworth nel 1928, seguito da Vladimir K. Zworykin nel 1929. È dal 1939
che la BBC (British Broadcasting Corporation) trasmette segnale televisivo a scopo com-
merciale.

Le comunicazioni digitali
Nel 1928, Harry Nyquist pubblicò un articolo, divenuto un classico, sulla teoria della tra-
smissione di segnali nella telegrafia. In particolare, Nyquist definì dei criteri per la corretta
ricezione di segnali telegrafici trasmessi su canali dispersivi in assenza & ·rumore. Gran
parte del lavoro pionieristico di Nyquist fu applicato più tardi alla trasmissione di segnali
digitali su canali dispersivi.
Nel 1937, Alex Reeves inventò la modulazione a codice di impulsi (PCM, dall'in-
glese Pulse-Code Modulation) per la codifica digitale del segnale vocale. La tecnica fu svi-
luppata durante la seconda guerra mondiale per permettere la crittografia dei segnali vocali;
in effetti, alla fine della guerra fu usato sul campo da parte dell'esercito degli Stati Uniti un
sistema completo a 24 canali. Comunque, per lo sfruttamento commerciale della tecnica
PCM si dovette attendere la scoperta del transistor e il successivo sviluppo di circuiti a
larga scala di integrazione.
L'invenzione del transistor nel 1948 stimolò l'applicazione dell'elettronica alla com-
mutazione e alle comunicazioni digitali. La motivazione fu la necessità di migliorare l'af-
fidabilità, di aumentare la capacità e di ridurre i costi. La prima chiamata attraverso un
sistema a programma memorizzato fu effettuata nel marzo del 1958 presso i Bell Labora-
tories e il primo servizio telefonico commerciale con commutazione digitale fu avviato a
Morris nell'Illinois nel giugno del 1960. Il primo sistema portante T-1 fu installato dai
Laboratori Beli nel 1962.
l .1 1.nquadrmn ento storico 3

Nel 1943, D. O. North ideò il filtro adattato per la rivelazione ottima di un segnale noto
in presenza di rumore additivo bianco. Un risultato simile fu ottenuto indipendentemente nel
1946 da J. H. Van Vleck and D. Middleton, che coniarono il termine filtro adattato.
Nel 1948, Claude Shannon pose le basi teoriche delle comunicazioni digitali in un
articolo dal titolo «Una teoria matematica della comunicazione ». L'articolo di Shannon
fu subito accolto con entusiasmo. Fu forse questa risposta che incoraggiò Shannon a modi-
ficare il titolo del suo articolo in «La teoria matematica delle comunicazioni» quando fu
ristampato un anno dopo in un libro che aveva come coautore Warren Weaver. Val la
pena di notare che prima della pubblicazione del classico articolo di Shannon del 1948,
si credeva che, aumentando il tasso di trasmissione di informazione su un canale, si aumen-
tasse la probabilità di errore. La comunità scientifica che si occupava di teoria delle comu-
nicazioni fu colta di sorpresa quando Shannon dimostrò che questo risultato non era vero,
sempre che il tasso di trasmissione fosse al di sotto della capacità del canale.

Reti di cmwputer
Nel periodo che va dal 1943 al 1946, presso la Moore School of Electrical Engeneering del-
l'Università della Pennsylvania, sotto la direzione tecnica di J. Presper Eckert Jr. e John W. Mau-
chly, fu costruito il primo computer digitale elettronico, chiamato EN1AC. I contributi di
John von Neumann, che risalgono alla prima bozza di un rapporto scritto nel 1945, furono
tra i primi e più fondamentali contributi alla teoria, al progetto e all'applicazione dei com-
puter digitali. Computer e terminali iniziarono a comunicare tra loro su lunghe distanze a par-
tire dai primi Anni Cinquanta. I primi collegamenti usavano canali vocali di qualità telefonica
e operavano a basse velocità (da 300 a 1200 bis). Diversi fattori hanno contribuito ad aumen-
tare enormemente la velocità di trasmissione dei dati: degni di nota sono l'idea dell' equaliz-
zazione adattativa, di cui è stato pioniere Robert Lucky nel 1965, e le tecniche efficienti di
modulazione, che hanno avuto come pioniere G. Ungerboeck nel 1982. Un'altra idea ampia-
mente usata nelle comunicazioni tra computer è quella della richiesta automatica di ritra-
smissione (ARQ, dall'inglese Automatic Repeat-Request). La tecnica ARQ fu originariamente
ideata da H. C. A. van Duuren durante la seconda guerra mondiale e pubblicata nel 1946.
Fu usata per migliorare la trasmissione telex via radio-telefonia su lunghe distanze.
Dal 1950 al 1970 furono realizzati diversi studi sulle reti di computer. Il più signifi-
cativo in termini di impatto sulle comunicazioni tra computer fu quello che portò alla rete
ARPANET (Advanced Research Projects Agency Network), che fu posta per la prima volta
in servizio nel 1971. Lo sviluppo di ARPANET fu sostenuto dall' Advanced Research Projects
Agency del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America. Il pionieristico lavoro sulla
commutazione di pacchetto fu effettuato su ARPANET. Nel 1985 ARPANET fu ribattez-
zata Internet. La svolta decisiva nell'evoluzione di Internet si ebbe nel 1990 quan_do Tim
Berners-Lee propose un'interfaccia software ipermediale a Internet, che egli chiamò' World
Wide Web. Nello spazio di solo all'incirca due anni, il Web passò dall'inesistenza alla popo-
larità mondiale, culminata nella sua commercializzazione nel 1994. Possiamo tentare di spie-
gare la crescita esplosiva di Internet con le seguenti motivazioni:
!:e· Prima della nascita del Web, gli ingredienti per la sua creazione c'erano tutti. In par-
ticolare, grazie alla tecnologia VLSI, i persona! computer (PC) erano già presenti nelle
case di tutto il mondo ed erano sempre più equipaggiati con modem per l'intercon-
nettività con il resto del mondo.
,,.. Per circa due decenni, Internet era cresciuta costantemente (sebbene all'interno di
una ristretta comunità di utenti), raggiungendo una soglia critica per quel che riguarda
la posta elettronica e il trasferimento di file.
<,, Erano stati adottati degli standard per la descrizione di documenti e il loro trasferi-
mento, il linguaggio HTML (HyperText Markup Language) e il protocollo di trasfe-
rimento dell'ipertesto HTTP (HyperText Transfer Protocol).
Quindi, era già disponibile tutto quello che serviva per la creazione del Web tranne due ingre-
dienti fondamentali: una semplice interfaccia utente e un geniale concetto del servizio .

. --- - ~- - ---
ISBN 978-88-408-1387-5

Le comunicazioni satellitari
Nel 1955, John R. Pierce propose l'uso di satelliti per le comunicazioni. Questa proposta
fu anticipata, comunque, da un articolo precedente di Arthur C. Clark pubblicato nel 1945,
che proponeva, anch'esso, l'idea di usare un satellite orbitante attorno alla terra come
punto intermedio di ritrasmissione nella comunicazione tra due stazioni a terra. Nel 1957,
l'Unione Sovietica lanciò lo Sputnik I, che trasmise segnali di telemetria per 21 giorni. A
questo fece seguito, da parte degli Stati Uniti nel 1958, il lancio dell'Explorer I, che trasmise
segnali di telemetria per circa cinque mesi. Un notevole passo avanti sperimentale nella
tecnologia delle comunicazioni satellitari fu compiuto con il lancio del Telstar I da Cape
Canaveral il 10 luglio 1962. Il satellite Telstar fu costruito dai Beli Laboratories, che ave-
vano acquisito una considerevole conoscenza grazie ai lavori pionieristici di Pierce. Il satel-
lite fu in grado di ritrasmettere i programmi TV attraverso l'Atlantico; questo fu reso
possibile solo attraverso l'uso di ricevitori maser e antenne di grandi dimensioni.

L'uso di tecniche visuali (ad es. segnali di fumo e segnali con il fuoco) per la trasmissione
dell'informazione risale alla preistoria. Nessun passo avanti significativo, tuttavia, fu fatto
nelle comunicazioni ottiche fino al 1966, quando K. C. Kao e A. Hockam degli Standard
Telephone Laboratories, nel Regno Unito, proposero l'uso di una fibra di vetro rivestita
come guida d'onda dielettrica. Il laser (un acronimo per light amplification by stimulated
emission of radiation, cioè amplificazione della luce per mezzo di emissione stimolata di
radiazione) era stato inventato nel 1959 e sviluppato nel 1960. Kao e Hockam fecero notare
che (1) l'attenuazione in una fibra ottica è dovuta alle impurità presenti nel vetro e che (2)
l'attenuazione intrinseca, dovuta alla dispersione di Rayleigh, è molto bassa. In effetti, essi
predissero che si sarebbe potuta ottenere un'attenuazione di 20 dB/km. Questa eccezio-
nale predizione, fatta al tempo in cui la perdita di potenza in una fibra di vetro era di circa
1000 dB/km, sarebbe stata dimostrata più tardi. Oggigiorno, si possono ottenere perdite
di trasmissione fino a 0,1 dB/km.
Gli spettacolari progressi nei campi della microelettronica, dei computer digitali e dei
· sistemi ottici, di cui siamo stati testimoni fino ad oggi e che continueranno a esserci nel
futuro, sono tutti responsabili dei sensazionali cambiamenti nel cainpo delle telecomuni-
cazioni. Molti di questi cambiamenti sono già in atto e molti altri ce ne saranno in futuro.

L'inquadramento storico della Sezione 1.1 prende in considerazione molte deJle applicazioni
dei sistemi di comunicazione, alcune delle quali sono esemplificate dal telegrafo che è
apparso e poi scomparso, mentre altre, come .Internet, sono di origine recente. Nel seguito,
concentreremo l'attenzione sulla trasmissione radio, sulle reti di comunicazione esemplifi-
cate dal telefono e su Internet, che rappresentano i principali sistemi con cui comunichiamo
in una delle due modalità base qui riassunte, o in entrambe.
i'-- Diffusione (in inglese broadcast), che implica l'uso di un solo trasmettitore a elevata
potenza e numerosi ricevitori il cui costo di realizzazione è relativamente basso. In que-
sta categoria di sistemi di comunicazione, i segnali che trasportano l'informazione
viaggiano in un'unica direzione: dal trasmettitore a ogni ricevitore presente nella zona
di copertura.
:, .. Comunicazioni punto-punto, nelle quali il processo di comunicazione ha luogo tra-
mite un collegamento tra un singolo trasmettitore e un singolo ricevitore. In questa
seconda categoria di sistemi di comunicazione c'è generalmente un flusso bidirezio-
nale di segnali che trasportano informazione, cosa che, in effetti, richiede l'uso di un
trasmettitore e di un ricevitore (cioè di un ricetrasmettitore) a ogni estremità del col-
legamento.
l .2 Applicazioni 5

Sistema di comunicazione
r--------------------------~-
1

Segnale I
che trasporta messaggio I
l'informazione I
I
(messaggio)
: Segnale trasmesso s.egnale :
1 ncevuto I
~----------------------------!
FWURA 1.1 Elementi di un sistema di comunicazione.

Lo schema a blocchi di figura 1.1 evidenzia i componenti base di un sistema di comunica-


zione. Il trasmettitore in una qualche posizione dello spazio converte il messaggio prodotto
da una sorgente di informazione in una forma adatta per la trasmissione sul canale. Il
canale, a sua volta, trasporta il segnale fino al ricevitore che si trova in un'altra posizione
dello spazio. Nel corso della trasmissione sul canale, però, il segnale è distorto a causa
delle imperfezioni del canale stesso. Inoltre, il rumore e i segnali interferenti (originati da
altre sorgenti) si sommano al segnale in uscita dal canale, con il risultato che il segnale
ricevuto è una versione corrotta del segnale trasmesso. Il ricevitore ha il compito di elabo-
rare il segnale ricevuto così da produrre una stima del messaggio originale per il destina-
tario dell'informazione. Noi qui parliamo di «stima» a causa di un inevitabile scostamento,
per quanto piccolo, tra l'uscita del ricevitore e l'ingresso del trasmettitore, scostamento
imputabile alle imperfezioni del canale, al rumore e all'interferenza.

Parlando in generale, la radio racchiude in sé la possibilità di comunicazioni sia broadcast


che punto-punto, a seconda di come è usata ..
Le trasmissioni radio AM e radio FM sono entrambe molto familiari per tutti noi. (AM
sta per modulazione di ampiezza, FM per modulazione di frequenza). Sono entrambe rea-
lizzate in forma integrata all'interno di una singola unità e possiamo trovarle in ogni casa
e installate in ogni auto. Attraverso la radio ascoltiamo notizie su eventi locali, nazionali,
internazionali, radiocronache, musica, previsioni meteorologiche, trasmesse da stazioni
radio operanti nelle nostre vicinanze. Tradizionalmente, la radio AM e la radio FM sono
state realizzate usando elettronica analogica. Comunque, grazie ai continui miglioramenti
e alla convenienza economica dell'elettronica digitale, la radio digitale (sia AM che FM) è
ormai di uso comune.
La radio trasmette la voce per mezzo di segnali elettrici. Anche la televisione, che fun-
ziona usando principi similari di elettromagnetismo e di teoria delle comunicazioni, trasmette
le immagini usando segnali elettrici. Un segnale vocale è in modo naturale definibile come
una funzione monodimensionale del tempo, che quindi si presta facilmente a operazioni di
elaborazione dei segnali. Un'immagi~e in movimento, d'altro canto, è una funzione bidi-
mensionale che evolve col tempo e, perciò, richiede un'attenzione particolare. Nello speci-
fico, ogni immagine in un particolare istante di tempo è vista come un quadro suddiviso
in piccoli quadrati chiamati elementi dell'immagine o pixel (dall'inglese picture element);
maggiore è il numero di pixel usati per rappresentare l'immagine, migliore sarà la sua riso-
luzione. Scandendo i pixel in ordine sequenziale, l'informazione contenuta nell'immagine
è convertita in un segnale elettrico, la cui ampiezza è proporzionale al livello di luminosità
dei singoli pixel. Il segnale elettrico generato a valle della scansione è il segnale video che
viene trasmesso. La generazione del segnale video è il risultato di un ben definito processo
di mappatura noto al ricevitore. Quindi, dato il segnale video, il ricevitore è in grado di rico-
struire l'immagine originale. Come la radio digitale, anche la televisione beneficia degli
straordinari progressi dell'elettronica digitale. Questi progressi, associati all'applicazione
delle tecniche avanzate di elaborazione numerica dei segnali e alla domanda dei consuma-
6 CAPiTO LO 1 ~"- ll\'TRODl!ZIONE ISBN 978-88-408-1 387-5

Stazione trasmittente
a terra

--- --- Tratta in salita


- - - __ ~plink)
---
-------.....
--------------

--
---- - ~ ---
Tratta in discesa
~
Satellite
Stazione riCevente (downlink) · (in orbita geostazionaria)
a terra

FIGURA 1.2 Sistema di comunicazione satellitare.

tori, hanno motivato lo sviluppo della televisione ad alta definizione (HDTV, dall'inglese
High-Definition TV), che fornisce un significativo miglioramento della qualità delle imma-
gini ricostruite all'uscita del ricevitore.
Torniamo, adesso, a parlare di comunicazioni punto-punto. La radio ha anche influen-
zato la nostra vita quotidiana in modo molto significativo attraverso due strade: le comu-
nicazioni satellitari e le comunicazioni wireless (alla lettera, senza filo). Le comunicazioni
satellitari, costruite attorno a un satellite in orbita geostazionaria, si affidano per le tratte
in salita (uplink) e le tratte in discesa (downlink) alla propagazione radio in visibilità. La
tratta in salita collega il terminale a terra a un trasponditore (cioè un sistema elettronico)
a bordo del satellite, mentre la tratta in discesa connette il trasponditore a un altro termi-
nale a terra. Perciò, un segnale che trasporta informazione è trasmesso dal terminale a terra
al satellite lungo la tratta in salita, amplificato nel trasponditore, e ritrasmesso dal satellite
lungo la tratta in discesa all'altro terminale a terra, come illustrato in figura 1.2. In questo
modo, un sistema di comunicazione satellitare fornisce una caratteristica unica: la coper-
tura globale.
In senso lato, le comunicazioni wireless operano in un modo simile a quelle satelli-
tari, nel senso che anch'esse coinvolgono una tratta in discesa e una in salita. La tratta in
discesa è responsabile della trasmissione radio da una stazione base ai suoi utenti mobili.
La tratta in salita è responsabile della trasmissione radio dagli utenti mobili alla loro sta-
zione base. A differenza delle comunicazioni satellitari, il funzionamento delle comunica-
zioni wireless è dominato dal fenomeno dei cammini multipli, causato dalle riflessioni del
segnale trasmesso prodotte da oggetti (ad es., edifici, alberi ecc.) che si trovano lungo il cam-
mino di propagazione. Questo fenomeno tende a degradare le prestazioni del ricevitore, il
che rende il progetto del ricevitore un compito impegnativo. In ogni caso;'1e comunica-
;;doni wireless presentano una loro caratteristica unica: la mobilità. Inoltre, mediante l'uso
del concetto di cella, un sistema di comunicazioni wireless è capace di riutilizzaare lo spet-
tro radio su un'ampia area quante più volte possibile. All'interno di uria cella, le risorse di
comunicazione disponibili possono essere condivise dagli utenti mobili che operano al suo
interno.

P,,;:, REn DI COMUNICAZIONE

Il computer fu inizialmente concepito come una macchina isolata per effettuare elaborazioni
numeriche. Però, data la naturale capacità di un computer di svolgere funzioni logiche, ci
si rese subito conto che era perfettamente adatto al progetto di reti di comunicazione. Come
illustrato in figura 1.3, una rete di comunicazione consiste nell'interconnessione di un certo
numero di router costituiti da processori intelligenti (ad es. microprocessori). Il primo obiet-
tivo di questi processori è instradare la voce o i dati attraverso la rete, donde il nome di «rou-
ter» (che in italiano si può tradurre con instradatore). Ogni router ha uno o più host ad esso
collegati; la parola host si riferisce a dispositivi che comunicano tra loro. Lo scopo della
l .2 A p-plicazioni '7

/ -(
Confine
della sottorete

"~ / FIGURA :i. .3


comunicazione.
Rete di
Host

rete è di provvedere alla distribuzione o allo scambio di voce, video, o dati tra i suoi host,
cosa resa possibile attraverso l'uso della commutazione digitale. Ci sono due modalità prin-
cipali di commutazione: quella di circuito e quella di pacchetto.
Nella commutazione di circuito, percorsi di comunicazione dedicati vengono instau-
rati per la trasmissione dei messaggi tra due o più terminali, chiamati stazioni. Il percorso
di comunicazione o circuito è formato da una sequenza di collegamenti (link) tra sorgente
e destinazione. Per esempio, i link possono essere costituiti da intervalli elementari temporali
(come nei sistemi di multiplazione a divisione di tempo), per cui un canale comune è dispo-
nibile per più utenti. La cosa importante da notare è che, una volta attivato, il circuito non
viene interrotto per l'intera durata della trasmissione. La commutazione di circuito è soli-
tamente controllata da un meccanismo di controllo centralizzato di tipo gerarchico, che ha
conoscenza dell'intera organizzazione della rete. Per stabilire una connessione con la com-
mutazione di circuito, si determina un percorso disponibile lungo la rete telefonica e lo si
dedica all'uso esclusivo dei due utenti che vogliono comunicare. In particolare, la richiesta
di chiamata si propaga lungo tutto il percorso verso la destinazione e a tale segnale viene
dato riscontro prima che la comunicazione possa iniziare. Quindi, la rete è effettivamente
trasparente agli utenti, nel senso che durante l'intera durata della comunicazione le risorse
allocate al circuito sono essenzialmente «possedute » dai due utenti. Questo stato di cose
perdura fino a quando non si rilascia il circuito.
La commutazione di circuito è perfettamente adatta alle reti telefoniche, dove la tra-
smissione della voce costituisce la maggior parte del traffico. Diciamo questo pèrché la
voce dà origine a traffico continuo e le conversazioni vocali tendono ad avere durate lun-
ghe (circa 2 minuti in media), se confrontate con il tempo richiesto per attivare il circuito
(all'incirca da 0,1 a 0,5 secondi).
Nella commutazione di pacchetto, 2 d'altro canto, la condivisione delle risorse di rete
è fatta su richiesta. Perciò la commutazione di pacchetto ha il vantaggio rispetto a quella
di circuito che un collegamento tende a essere usato più efficientemente quando ha del traf-
fico da smaltire. A differenza della voce, i dati tendono a presentarsi in forma discontinua.
Il principio di funzionamento di una rete con commutazione di pacchetto è lo store
and forward (letteralmente immagazzina e inoltra). Nello specifico, in una rete a commu-
tazione di pacchetto, ogni messaggio più lungo di una preassegnata dimensione è suddiviso,

2 La commutazione di pacchett~ fu inventata da P. Baran nel 1964, per rispondere a un'esigenza di difesa nazio-
nale degli Stari Uniti. I.: esigenza originaria era quella di costruire una rete distribuita con diversi livelli di connessioni
ridondami che fosse robusta, nel senso che la rete potesse resistere alla distruzione di molti nodi a causa di un
attacco concertato, con i nodi ancora attivi capaci di mantenere un 'intercomunicazione per il trasporto di mes-
saggi di informazione e di controllo. Si veda Baran (1990).
CAPITOLO l ''' INTRODUZIONE ISBN 978-88-408-1387-5

prima della trasmissione, in segmenti che non eccedano tale dimensione. I segmenti così
costituiti sono chiamati pacchetti. Dopo il trasporto dei pacchetti attraverso i diversi seg-
menti della rete, a destinazione raggiunta il messaggio originale è riassemblato pacchetto
per pacchetto. La rete può quindi essere vista come un insieme di risorse (cioè la banda del
canale, le memorie tampone o buffer, i processori di commutazione), dinamicamente con-
divise da host in competizione tra loro, che desiderano comunicare. Questa condivisione
dinamica delle risorse di rete è in contrasto diretto con la modalità di funzionamento delle
reti a commutazione di circuito, dove le risorse sono dedicate a coppie di host per l'intero
periodo in cui sono in comunicazione.

i{: RETI DATI

Una rete di comunicazione in cui gli host sono tutti costituiti da computer e terminali è
comunemente detta rete dati. Il progetto di una tale rete procede in modo ordinato, guar-
dando alla stessa in termini di architettura a livelli, considerata come una gerarchia di livelli
inseriti l'uno nell'altro. Un livello si riferisce a un processo o a un dispositivo, all'interno
di un computer, progettato per svolgere una specifica funzione. Ovviamente, il progettista
di un livello avrà familiarità con i dettagli operativi interni e il funzionamento di quel
livello. Al livello di sistema, però, un utente vede il livello in questione semplicemente come
una «scatola nera», descritta in termini di ingressi, uscite e della relazione funzionale che
li lega. Nell'architettura a livelli, ogni livello considera il livello inferiore come una o più
scatole nere con una qualche assegnata specifica funzionale che sarà usata dal livello supe-
riore. In questo modo, il problema molto complesso della comunicazione nelle reti dati è
risolto con un insieme trattabile di ben definite funzioni interdipendenti. È stato questo
modo di ragionare che ha portato allo sviluppo del modello di riferimento per l'intercon-
nessione di sistemi aperti (OSI, dall' inglese Open Systems Interconnection). 3 Il termine
«aperto » si riferisce alla capacità di due sistemi qualsiasi di interconnettersi, a condizione
che essi siano conformi al modello di riferimento e agli standard ad esso associati.
Nel modello di riferimento OSI, le comunicazioni e le funzioni relative alla connes-
sione sono organizzate in una serie di livelli con ben definite interfacce. Ogni livello è
costruito sul livello sottostante. In particolare, ogni livello svolge un relativo sottoinsieme
di funzioni primitive e fa affidamento sul livello sottostante per svolgere ulteriori funzioni
primitive. Inoltre, ogni livello offre determinati servizi al livello superiore e maschera a
questo livello i dettagli implementativi di tali servizi. Tra ogni coppia di livelli c'è un'in-
terfacccia, che definisce i servizi offerti dal livello inferiore a quello superiore.
Come illustrato in figura 1.4, il modello OSI è costituito da sette livelli. La figura
include anche una descrizione delle funzioni svolte dai singoli livelli del modello. Il livello
k del sistema A, ad esempio, comunica con il livello k di un qualche altrèr sistema B, in
accordo con un insieme di regole e convenzioni, che complessivamente costituiscono il pro-
tocollo del livello k, dove k = 1, 2, ... , 7. (Il termine «protocollo » è stato preso in prestito
dal linguaggio comune, in cui descrive il comportamento sociale convenzionale tra gli esseri
umani ). Le entità comprese nei livelli corrispondenti di due sistemi diversi sono dette pro-
cessi paritetici. In altre parole, la comunicazione tra il sistema A e il sistema B è realizzata
m ediante la comunicazione per mezzo di un protocollo tra processi paritetici sui due sistemi.
La connessione fisica tra processi paritetici è presente solo al livello 1, cioè il livello fisico.
I livelli rimanenti, dal 2 al 7, sono in comunicazione virtuale con i loro pari remoti. Ognuno
di questi ultimi sei livelli scambia dati e informazioni di controllo con i suoi livelli vicini
(quello superiore e quello inferiore) attraverso le interfacce interstrato. In figura 1.4, la

3 Il modello di riferimento OSI è stato sviluppato nel 1997 da un sottocomitato dell'Organizzazione Internazio-
nale per la Standardizzazione (ISO, dall'inglese lntemational Standards Organization). Per una discussione sui prin-
cipi presi in considerazione per giungere ai sette strati originari del modello OSI e per una descrizione degli strati
stessi, si veda Tannenbaum (1996).
1.2 Applicazfoni 9

Strato Utente finale X Utente finale Y

Funzione
Protocollo del livello 7 Fornitura dell 'accesso all'ambiente
7
OSI agli utenti finali.

Protocollo del livello 6 Trasfonnazione dei dati in ingresso per fornire ì servizi
6 scelti dal livello dell' applicazione; un esempio
è la crittografia per fornire sicurezza.

Protocollo del livello 5 Fornitura della struttura dì controllo della


5 comunicazione tra due utenti che cooperano e
della gestione ordinata del dialogo tra di essi.

Protocollo del li vello 4 Controllo end-to-end (cioè da sorgente a destinazione)


4
dei messaggi scambiati tra gli utenti.

Instradamento dei pacchetti attraverso la. rete e controllo


di flusso progettato per garantire buone prestazioni
sul percorso utilizzato per la comunicazione e
individuato dalla procedura di instradamento stessa.

2 Controllo dell 'errore per il trasferimento affidabile


dell'informazione attraverso il canale.

Trasmissione sul canale fisico dei bit grezzi costituenti


i dati; questo livello si occupa dei requisiti meccanici,
elettrici, funzionali e procedurali per l'accesso al canale.

Collegamento fisico Collegamento fisico

Sistema A Nodo di sottorete Sistema B

faGUM L4 Modello OSI; l'acronimo DL al centro della figura sta per Data Link.

comunicazione fisica è rappresentata con linee continue, mentre le comunicazioni virtuali


sono rappresentate con linee tratteggiate.

La discussione sulle reti dati appena riportata porta a Internet. Nel paradigma di Internet,
la tecnologia di rete sottostante è disaccoppiata dalle applicazioni usate dall'utente, per
mezzo di una definizione astratta di servizio di rete. In termini più specifici, possiamo fare
le seguenti affermazioni.
~;,. Le applicazioni funzionano indipendentemente dalla tecnologia impiegata per costruire
la rete.
f>· Per lo stesso motivo, la tecnologia di rete può evolversi senza influenzare le applica-
z10m.
L'applicazione Internet rappresenta ta in figura 1.5 ha tre blocchi funzionali: host, sot-
toreti e router. Gli host costituiscono ì nodi della rete dove vengono generati o ai quali
vengono consegnati i dati. l router costituiscono i nodi intermedi usati per attraversare
i confini delle sottoreti. Tutti gli host all'interno di una sottorete scambiano dati diret-
tamente; si vedano, per esempio, le sottoreti 1 e 3 in figura 1.5. In termini elementari,

4
Per un'affascinante descrizione di Internet, della sua evoluzione storica a partire da ARPANET e degli standard
internazionali, si veda Abbate (2000). Per una trattazione di facile lettura di Internet, si veda Special Issue, IEEE
Communications Magazine (2002); gli articoli riportati in questa rivista sono scritti da autori che sono stati pio-
nieri nello sviluppo di Internet.
CAPITOLO 1 r::: INTRODUZIONE ISBN 978-88-408-1387-5

Fu:;uHA L5 Una rete formata da


Host Host sottoreti interconnesse .

le operazioni interne a una sottorete sono organizzate in due modi differenti (Tanen-
baum, 1996):
1. In modalità connessa, in cui le connessioni sono chiamate circuiti virtuali, in analo-
gia con l'instaurazione dei circuiti fisici in un sistema telefonico.
2. In modalità non connessa, in cui i pacchetti indipendenti sono chiamati datagrammi,
in analogia con i telegrammi.
Come le altre reti dati, Internet prevede un insieme stratificato di protocolli. In particolare,
lo scambio di dati tra host e router è compiuto usando il protocollo Internet (IP, dall'in-
glese Internet Protocol), come illustrato in figura 1.6. II protocollo IP è un protocollo uni-
versale definito nel livello di rete (cioè il livello 3 del modello di riferimento OSI). È semplice
e definisce un piano di indirizzamento con una capacità intrinseca di trasportare i dati
sotto forma di pacchetti da un nodo all'altro. Nell'attraversamento dei confini di una sot-
torete, i router decidono come dovrebbero essere instradati i pacchetti indirizzati a una
specifica destinazione. Ciò è fatto sulla base di tabelle di instradamento, create usando
protocolli specifici per lo scambio di informazioni pertinenti con gli altri router. Il risultato
netto dell'uso dell'insieme stratificato di protocolli è la fornitura di un servizio di tipo best-
effort (al meglio che si può). Cioè Internet si offre di trasferire ogni pacchetto di dati, ma
non ci sono garanzie sul tempo di transito dei pacchetti o sul fatto che siano consegnati al
destinatario desiderato.
Internet si è evoluta fino a diventare un sistema su scala mondiale, mettendo i
computer al centro di un mezzo di comunicazione che sta cambiando in maniera

AP: Protocollo di applicazione UDP: Protocollo datagrammi d' utente


TCP: Protocollo di controllo di trasmissione IP: Protocollo internet

lFEGU RA i.6 Illustrazione dell'architettura di rete di Internet.


l .2 Applicazioni H

profonda la nostra vita quotidiana a casa e sul posto di lavoro. Possiamo inviare un mes-
saggio di posta elettronica (e-mail) da un host in Nord America a un altro host in Austra-
lia dall'altra parte del mondo, il messaggio arriva a destinazione in pochi secondi.
Questo è ancora più degno di nota, in quanto è molto probabile che i pacchetti costi-
tuenti il messaggio possano aver percorso strade completamente diverse nel loro tran-
sito attraverso la rete.
Un'altra applicazione che dimostra la notevole potenza di Internet è la naviga-
zione attraverso il Web. Per esempio, possiamo usare un motore di ricerca per identifi-
care i riferimenti relativi a un particolare argomento di interesse. Un problema che
richiedeva ore e qualche volta giorni di ricerca su libri e riviste in biblioteca ora impe-
gna pochi secondi!
Per usare appieno la potenza di calcolo di Internet partendo da un host situato in un
sito remoto, ci serve un modem (cioè, un modulatore-demodulatore) a larga banda che
fornisca un collegamento veloce tra quel dato host e la sua sottorete. Quando parliamo di
«veloce», intendiamo operante a velocità dell'ordine dei megabit per secondo o più alte. Un
sistema che soddisfa tali requisiti è la cosiddetta linea di utente digitale (DSL, dall'inglese
Digitai Subscriber Line). Ciò che rende la DSL particolarmente interessante è il fatto che
può operare su un canale lineare a larga banda con una risposta in frequenza arbitraria.
Un tale canale è esemplificato dall'ordinario canale telefonico che usa il doppino intrecciato
per la trasmissione del segnale. Una coppia intrecciata è costituita da due conduttori in
rame, ognuno dei quali è rivestito da una guaina in polivinildoruro (PVC). Le coppie intrec-
ciate sono in genere riunite in cavi, ognuno costituito da più coppie intrecciate affiancate
l'una all'altra. Dal punto di vista della trasmissione del segnale, la DSL soddisfa il requi-
sito stringente appena descritto, estendendo al campo ingegneristico il ben noto principio
del divide et impera. Nello specifico, il canale a larga banda disponibile è approssimato da
un insieme di canali a banda stretta, ognuno dei quali può quindi essere gestito in modo
relativamente semplice.
È il caso di fare un'ultima osservazione. Tipicamente, l'accesso a Internet è effettuato
usando host costituiti da terminali (cioè server). L'accesso viene esteso mediante l'uso di
dispositivi portatili che fungono da host e che comunicano con le sottoreti di Internet
mediante collegamenti radio. Quindi, se aggiungiamo alla potenza di comunicazione di
Internet la mobilità, con l'impiego di comunicazioni senza filo, abbiamo un nuovo mezzo
di comunicazione con smisurate possibilità pratiche.

:::;:; INTEGRAZIONE TRA INTERNET E TELEFONIA

Una delle importanti sfide che l'industria delle telecomunicazioni sta fronteggiando è la
trasmissione della voce con il protocollo IP (VoIP, dall'inglese Voice over IP), che rendètebbe
possibile integrare i servizi telefonici con le applicazioni basate su Internet, che sono in
rapida crescita. La sfida è tanto più impegnativa in quanto IP è progettato per permettere
lo scambio di dati tra host e router, il che rende difficile supportare la qualità del servizio
richiesta da VoIP. La qualità del servizio (QoS, dall'inglese Quality of Service) è misurata
in termini di due parametri:
~,. La percentuale di pacchetti persi, (Packet loss ratio), definita come il rapporto tra il
numero di pacchetti persi nel trasporto lungo la rete e il numero totale di pacchetti
immessi in rete.
1?· Il ritardo della connessione, definito come il tempo necessario a un pacchetto di una
particolare connessione tra due host per attraversare la rete.
Test soggettivi effettuati su VoIP mostrano che per fornire un servizio telefonico di qualità
accettabile, la percentuale di pacchetti persi deve essere inferiore all'uno per cento e che il
ritardo accumulato in un percorso unidirezionale può raggiungere i 160 ms senza degra-
dare significativamente la qualità. Si stanno realizzando reti VoIP accuratamente proget-
tate e gestite, che soddisfano questi requisiti. Rimane una sfida il problema del controllo
CAPITOLO l ;;: INTRODUZIONE ISBN.978-88-408-1387-5

dell'eco iniziale. 5 L'eco iniziale fa riferimento all'eco di cui si soffre all'inizio di una chia-
mata in corrispondenza della prima parola o coppia di parole pronunciate dall ' utente.
L'eco si genera a causa di un disadattamento di impedenza in qualche punto della rete, in
corrispondenza del quale il segnale incidente è riflesso verso la sorgente.
Guardando al futuro, possiamo fare le seguenti osservazioni sulla telefonia internet:
1. VoIP sostituirà i centralini privati (PBX, dall'inglese Private Branch Exchange) e le altre
unità di commutazione presenti negli uffici; i PBX sono unità remote di commutazione
con propri controlli indipendenti. 6
2. VoIP attualmente sta anche avendo successo per chiamate su distanze più lunghe, ma
questo è essenzialmente dovuto all'eccesso di capacità ora disponibile sulle reti di tra-
sporto su lunga distanza. Se crescesse il carico su queste reti, i ritardi aumenterebbero
e un servizio in tempo reale quale VoIP ne risulterebbe degradato. Di conseguenza,
se i fornitori del servizio per tratte lunghe continueranno ad aumentare la capacità,
in modo tale che il carico sia sempre basso e la risposta sia rapida, e assicureranno,
quindi, la qualità del servizio, la telefonia VoIP potrebbe prevalere e avere diffusione
molto ampia.

::; M.ElliiORIZZAZIONE DEI DA'H

Quando si considerano le applicazioni importanti dei principi delle comunicazioni


digitali, viene naturale pensare ai sistemi di comunicazione di tipo broadcast e punto-
punto. Tuttavia, esattamente gli stessi principi sono applicati anche nella memorizza-
zione digitale dei segnali audio e video, come ad esempio nei lettori di compact disc
(CD) e di digitai versatile disc (D VD). I DVD sono un miglioramento dei CD, nel senso
che la loro capacità di memorizzazione (dell'ordine delle decine di gigabyte) è di qual-
che ordine di grandezza maggiore di quella dei CD e possono trasferire i dati a velo-
cità molto più alta.
Nella memorizzazione dei segnali audio e video le tecniche digitali sono preferite a
quelle analogiche per le seguenti convincenti ragioni:
{i) La qualità di un segnale audio/video digitalizzato, misurata in termini di risposta in
frequenza , linearità e rumore, è determinata dal processo di conversione analogico-
digitale (DAC, Digital-to-Analog Conversion), la cui parametrizzazione è sotto il con-
trollo del progettista.
(ii) Una volta che il segnale audio/video è stato digitalizzato, possiamo far uso di ben
note e potenti tecniche di codifica per la compressione dei dati per ridurne la banda,
e della codifica per il controllo dell'errore per fornire protezione confro la possibilità
di commettere errori durante la memorizzazione.
(iii) Per la maggior parte delle applicazioni pratiche, i segnali audio e video memorizzati
digitalmente non si degradano nel tempo.
(iv) I continui miglioramenti nella fabbricazione dei circuiti integrati usati per realizzare
i CD e i DVD assicurano un continuo aumento del rapporto prestazioni/prezzo di que-
sti dispositivi di memorizzazione digitale.
Con l'aiuto delle potenti tecniche di codifica inglobate nel loro progetto, i DVD possono
contenere ore di contenuti audiovisivi ad alta qualità, fatto che li rende adatti anche per le
applicazioni multimediali interattive.

5
I valori limite sulle misure di QoS qui riportati sono stati presi dall' articolo di rassegna di James, Chen e Gar-
rison (2004), pubblicato in un numero speciale di IEEE Communicarions Magazine dedicato a voce, Vo!P e qua-
lità del servizio .
6 Si parla di PBX in MacDonald (1990).
L3 Risorse principali e requisiti operativi B

193 Risorse principali


e requisiti operativi
I sistemi di comunicazione descritti nella Sezione 1.2 coprono molti campi differenti. Tut-
tavia, a loro modo, i sistemi sono stati progettati per fornire un uso efficiente di due prin-
cipali risorse di comunicazione:
,,.. La potenza trasmessa, definita come la potenza media del segnale trasmesso.
:·.· La banda del canale, definita come la larghezza della banda passante del canale.
A seconda di quale di queste due risorse sia considerata il fattore limitante, possiamo clas-
sificare i canali di comunicazione come segue:
(i) Canali limitati in potenza, in cui la potenza di trasmissione è preziosa. Esempi di tali
canali includono i seguenti:
f;- Canali wireless, nei quali si desidera mantenere bassa la potenza in trasmissione,
così da prolungare la durata delle batterie.
,... Canali satellitari, in cui la potenza disponibile per il transponder a bordo del satel-
lite è limitata, fatto che, a sua volta, richiede che sia mantenuta a un livello basso
la potenza di trasmissione del. collegamento verso terra.
f ·· Collegamenti spaziali, in cui la potenza disponibile a bordo di una sonda che
esplora lo spazio profondo è estremamente limitata, il che di nuovo richiede che
la potenza media del segnale inviato dalla sonda alla stazione a terra sia mantenuta
quanto più bassa possibile.
(ii) Canali limitati in banda, in cui è la banda del canale a essere preziosa. Esempi di que-
sta seconda categoria di canali di comunicazione includono i seguenti:
~·:· Canali telefonici, in cui, in un contesto di multi-utenza, il requisito è quello di
minimizzare la banda di frequenze allocata alla trasmissione di ogni segnale vocale,
assicurandosi nel contempo che la qualità del servizio fornito a ogni utente sia
preservata.
~-· Canali televisivi, in cui la larghezza di banda disponibile è limitata dagli enti nor-
mativi e la qualità del segnale ricevuto è assicurata usando una potenza di tra-
smissione sufficientemente alta.
Un altro importante aspetto da tenere presente è l'inevitabile presenza del rumore all'ingresso
del ricevitore di un sistema di comunicazione. In generale, in un sistema di comunicazione,
con il termine rumore ci si riferisce a segnali indesiderati che tendono a degradare la qua-
lità del segnale ricevuto. Le sorgenti del rumore possono essere interne o esterne al sistema.
Un esempio di rumore interno è l'onnipresente rumore di canale prodotto dall'agitazione
termica degli elettroni nell'amplificatore di ingresso del ricevitore. Esempi di rumore esterno
includono il rumore atmosferico e l'interferenza dovuta a segnali trasmessi che fanno rife-
rimento ad altri utenti.
Un modo per tener conto quantitativamente degli effetti benefici della potenza tra-
smessa in confronto all'effetto degradante del rumore (cioè, per stabilire la qualità del
segnale ricevuto) è ragionare in termini di rapporto segnale-rumore (SNR, dall'inglese
signal-to-noise ratio), che è un parametro adimensionale. In particolare, l'SNR all'ingresso
del ricevitore si può definire formalmente come il rapporto tra la potenza media del segnale
ricevuto (cioè l'uscita del canale) e la potenza media del rumore misurato in ingresso al rice-
vitore. Per consuetudine l'SNR si esprime in decibel (dB), definito come 10 volte il loga-
ritmo (in base 10) del rapporto delle potenze.7 Per esempio, rapporti segnale-rumore dì
10, 100 e 1000 corrispondono, rispettivamente, a 10, 20 e 30 dB.

7
Per una discussione sul decibel, si veda l'Appendice 1.

- - -- - - - - - - - - - -- - -- -- -- - - -- - - -- - - --- - - - - - - - - - -- - -- - - - - ··· - -- · -- -
14 CAPITOLO l "' INTRODUZWNE ISBN 978-88-408-1387-5

Alla luce di questa discussione, è ora chiaro che, per quel che riguarda la valutazione
delle prestazioni, ci sono solo due parametri di progetto del sistema: il rapporto segnale-
rumore e la larghezza di banda del canale. Più concretamente:

Il progetto di un sistema di comunicazione si riduce a un compromesso tra rapporto


segnale-rumore e larghezza di banda del canale.

Quindi, possiamo migliorare le prestazioni del sistema seguendo una tra due strategie alter-
native, in funzione dei vincoli del sistema:
1. Il rapporto segnale-rumore è aumentato per far fronte alla limitazione imposta sulla
larghezza di banda del canale.
2. La larghezza di banda del canale è aumentata per far fronte alla limitazione imposta
sul rapporto segnale-rumore.
Di questi due possibili approcci progettuali, di solito risulta che la strategia 1 è di più
semplice implementazione della strategia 2, perché l'aumento del rapporto segnale-rumore
può essere ottenuto semplicemente aumentando la potenza trasmessa. D'altro canto, per
sfruttare larghezze di banda maggiori, bisogna aumentare la banda del segnale trasmesso
e la cosa, a sua volta, richiede un aumento della complessità sia del trasmettitore, sia del
ricevitore.

r< l ~4 Teorie alla base


il
;:::
dei sistemi di comunicazione
Lo studio dei sistemi di comunicazione è impegnativo non solo in termini tecnici, ma anche
in termini teorici. In questa sezione metteremo in evidenza quattro teorie, ognuna delle
quali è essenziale per comprendere uno specifico aspetto dei sistemi di comunicazione. 8

(:;:i TEORIA DELLA MODULAZIONE

La modulazione è un'operazione di elaborazione del segnale che è fondamentale per la tra-


smissione di un segnale che trasporta informazione su un canale di comunicazione, sia nel-
l'ambito delle comunicazioni digitali che in quelle analogiche. Quest'operazione è ottenuta
cambiando alcuni parametri di un'onda portante in accordo con il segnale modulante (mes-
saggio). La portante può assumere una tra due forme base, in funzione dell'applicazione
di interesse:
~- Portante sinusoidale, la cui ampiezza, fase o frequenza può essere il parametro che
viene modificato dal segnale modulante.
ç,.• Sequenza periodica di impulsi, la cui ampiezza, durata o posizione può essere il para-
metro scelto per essere modificato dal segnale modulante.
A prescindere dal particolare approccio usato per eseguire il processo di modulazione, i pro-
blemi da affrontare nell'ambito della teoria della modulazione sono:
!'·· Descrizione nel dominio del tempo del segnale modulato.
, ,. Descrizione nel dominio delle frequenze del segnale modulato.
,,,. Rivelazione dell'originario segnale modulante e valutazione dell'effetto del rumore sul
ricevitore.

8Un'ulteriore teoria, detta Teoria dell'Informazione, è basilare per lo studio dei sistemi di comunicazione. Non
abbiamo qui incluso questa teoria a ca usa della sua natura molto matematica e quindi avanzata, che la rende inap-
propriata per un libro introduttivo.
1.4 Teot'Ìe alla base dei sistemi ili com'§,znicazione

La trasformata di Fourier è un'operazione matematica lineare, che trasforma la descrizione


di un segnale nel dominio del tempo in una descrizione nel dominio delle frequenze senza
perdita di informazione, cioè con il segnale originale che può essere ricostruito esattamente
partendo dalla sua descrizione nel dominio delle frequenze. Però, affinché un segnale sia
trasformabile secondo Fourier, devono essere soddisfatte certe condizioni. Fortunatamente,
queste condizioni sono soddisfatte dal tipo di segnali che si incontrano nello studio dei
sistemi di comunicazione.
L'analisi di Fourier fornisce le basi matematiche per affrontare i seguenti problemi:
Descrizione nel dominio delle frequenze di un segnale modulato, compresa la sua lar-
ghezza di banda in trasmissione.
f· Trasmissione di un segnale attraverso un sistema lineare rappresentato da un canale
di comunicazione o da un filtro (selettivo in frequenza).
! Valutazione della correlazione (cioè somiglianza) tra una coppia di segnali.
Queste metodologie assumono un'importanza ancora maggiore grazie a un algoritmo noto
come trasformata veloce di Fourier, che fornisce un metodo efficiente per il calcolo della
trasformata di Fourier.

:::: TEORIA DELLA BJVELAZWNE

Dato un segnale ricevuto, disturbato da rumore additivo introdotto dal canale, uno dei
problemi che il ricevitore deve affrontare è come rivelare il segnale modulante origi-
nale in modo affidabile. Il problema della rivelazione del segnale è complicato da due
cose:
:-- La presenza del rumore.
Fattori come l'incognito ritardo di fase indotto nell'onda portante dalla propaga-
zione del segnale modulato lungo il canale di trasmissione.
Occuparsi di queste problematiche nell'ambito delle comunicazioni analogiche è radical-
mente diverso dall'occuparsene nell'ambito delle comunicazioni digitali: Nelle comunica-
zioni analogiche, l'approccio tipico si focalizza sul rapporto segnale·rumore in uscita e
relativi calcoli. Nelle comunicazioni digitali, d'altra parte, il problema della rivelazione del
segnale è visto come un test di ipotesi. Ad esempio, nel caso specifico della trasmissione di
dati binari, supposta la trasmissione del simbolo binario 1, qual è la probabilità che il sim-
bolo sia correttamente rivelato e come questa probabilità risente di un cambiamento dèl rap-
porto segnale-rumore in ingresso al ricevitore?
Perciò, nel trattare la teoria della rivelazione, nelle comunicazioni analogiche affron-
tiamo i seguenti problemi:
:-- La figura di merito per valutare le prestazioni di una specifica strategia di modula-
zione in presenza di rumore.
Il fenomeno della soglia che si presenta quando il rapporto segnale-rumore scende al
di sotto di un valore critico.
Il confronto fra prestazioni di strategie di modulazione diverse.
Nelle comunicazioni digitali, d'altra parte, guardiamo a:
Probabilità d'errore media sui simboli all'uscita del ricevitore.
Gestione di fattori incontrollabili.
Confronto tra schemi di modulazione digitale diversi.
16 CAPITOLO 1 :;:; INTRODUZIONE ISBN 978-88-408-1387-5

f:::; TEORIA DELLA PROBAlìUU'.fÀ E PROCESSI ALEATORI

Dalla breve discussione appena svolta sul ruolo della teoria della rivelazione nello studio
dei sistemi di comunicazione, risulta chiaro che abbiamo bisogno di acquisire conoscenze
sui seguenti temi:
<-. La teoria della probabilità, per descrivere in termini matematici il comportamento di
eventi con occorrenza casuale.
t·:- La caratterizzazione statistica dei segnali casuali e del rumore.
A differenza di un segnale deterministico, un segnale casuale è un segnale a proposito del
quale vi è incertezza prima che esso si presenti. A causa dell'incertezza, un segnale casuale
può essere visto come appartenente a un insieme, o a un gruppo, al cui interno ogni segnale
ha una differente forma d'onda rispetto a quella degli altri. Inoltre, ogni segnale all'interno
dell'insieme ha una certa probabilità di occorrenza. L'insieme dei segnali è detto processo
aleatorio o processo stocastico. Esempi di processi aleatori sono:
1- Il rumore elettrico generato nell'amplificatore d'ingresso di un ricevitore televisivo o
radiofonico.
Il segnale vocale prodotto da un parlatore maschile o femminile.
:,.. Il segnale video trasmesso dall'antenna di una stazione di radiodiffusione televisiva.
Nel trattare la teoria delle probabilità, i segnali casuali e il rumore, affrontiamo i seguenti
problemi:
, , I concetti base della teoria delle probabilità e i modelli probabilistici.
La descrizione statistica di un processo aleatorio in termini di medie sia di insieme che
temporali.
k:· Lo studio matematico e l'elaborazione di segnali casuali.

In questo capitolo abbiamo accennato alla storia e indicato le principali applicazioni delle
telecomunicazioni, poi abbiamo delineato le teorie di base dei sistemi di comunicazione. In
più, a supporto del nostro punto di vista secondo il quale lo studio di questa disciplina è
sia molto impegnativo sia realmente emozionante, abbiamo presentato i seguenti aspetti:
(i) I sistemi di comunicazione comprendono numerose applicazioni molto differenziate
tra loro: radio, televisione, comunicazioni wireless, comunicazioni satellitari, comu-
nicazioni spaziali, telefonia, reti dati, Internet, e non poche altre.
(ii) Le comunicazioni digitali sono diventate la forma principale di comunicazione. Molta
parte del progresso di cui siamo stati testimoni nello sviluppo di sistemi di comuni-
cazione digitali può essere fatta risalire ad alcune tecnologie e teorie che lo hanno
reso possibile, come qui riassunto:
v· Concetti matematici astratti, che sono molto rilevanti per una profonda com-
prensione dell'elaborazione dei segnali che trasportano informazione e della loro
trasmissione sui mezzi fisici.
Algoritmi di elaborazione numerica dei segnali per una stima efficiente degli spet-
tri, della correlazione dei segnali e per il loro filtraggio.
,,. Sviluppo del software e nuove architetture di progetto dei microprocessori.
r Spettacolari passi avanti nella fisica dei dispositivi allo stato solido e nella costru-
zione di circuiti integrati VLSI (Very Large Scale Integrateci).
(iii) Lo studio dei sistemi di comunicazione è una disciplina dinamica, che si evolve con-
tinuamente traendo vantaggio dalle innovazioni tecnologiche in altre discipline e
rispondendo alle nuove esigenze della società.
l. 5 Osservazioni conclusive 17

{iv) Ultimo punto, ma non meno importante: i sistemi di comunicazione influenzano la


nostra vita quotidiana sia in casa sia sul posto di lavoro e le nostre vite sarebbero molto
più povere senza l'ampia disponibilità di dispositivi di comunicazione che ormai
diamo per scontati.
Il resto del libro, diviso in dieci capitoli, fornisce una trattazione introduttiva di entrambe
le tipologie, analogica e digitale, dei sistemi di telecomunicazione. Il libro dovrebbe met-
tere il lettore in grado di approfondire la sua conoscenza di una materia che, si può dire,
ha una portata quasi illimitata. Questo è particolarmente vero, vista la tendenza in atto verso
l'unificazione delle reti su cavo e wireless, per supportare la trasmissione integrata di voce,
video e dati.
RAPPRESENTAZIONE
DI FOURIER
DI SEGNALI E SISTEMI

In termini matematici un segnale è normalmente descritto come una funzione del tempo,
che è anche il modo con cui osserviamo il segnale quando la sua forma d'onda è visualiz-
zata su un oscilloscopio. Però, come evidenziato nel Capitolo 1, dal punto di vista di un
sistema di comunicazioni è importante anche conoscere il contenuto in frequenza del
segnale in questione. Lo strumento matematico che mette in relazione la descrizione del
segnale nel dominio della frequenza con la sua descrizione nel dominio del tempo è la tra-
sformata di Fourier. Sono di fatto disponibili numerose versioni della trasformata di Fou-
rier. In questo capitolo, limitiamo la discussione principalmente a due specifiche versioni:
~ La trasformata di Fourier continua, detta anche semplicemente trasformata di Fourier
(FT}, che lavora con funzioni continue in entrambi i domini del tempo e della fre-
quenza.
1><- La trasformata di Fourier discreta, detta anche DFT, che lavora con dati discreti in
entrambi i domini del tempo e della frequenza.
Molto del materiale presentato in questo capitolo si concentra sulla trasformata di Fourier,
poiché lo scopo principale del capitolo è di determinare il contenuto in frequenza di un
segnale tempo-continuo o di valutare cosa succede a tale contenuto in frequenza quando il
segnale passa attraverso un sistema lineare tempo invariante (LTI). Per contro, la trasfor-
mata discreta di Fourier, discussa verso la fine del capitolo, interviene quando vi è l'esi-
genza di valutare con un computer il contenuto in frequenza di un segnale o di stimare
cosa succede al segnale quando è processato da un dispositivo numerico, come accad.~ nelle
comunicazioni digitali.
L'ampio materiale presentato in questo capitolo insegna le seguenti lezioni:
~ Lezione 1: La trasformata di Fourier di un segnale specifica le ampiezze complesse delle
componenti che costituiscono la descrizione nel dominio della frequenza, o contenuto spet-
trale, del segnale. La trasformata inversa ricostruisce univocamente il segnale, data la sua
descrizione nel dominio della frequenza.
~ Lezione 2: La trasformata di Fourier è dotata di numerose importanti proprietà che, indi-
vidualmente e collettivamente, forniscono un'inestimabile capacità di capire a fondo le
relazioni tra un segnale definito nel dominio del tempo e la sua descrizione nel dominio
della frequenza.
W- Lezione 3: Un segnale può essere strettamente limitato solo nel dominio del tempo o nel
dominio della frequenza, ma non in entrambi.

19
20 CAPITOLO 2 f:': RAPPRESEND\ZIONE m FOURIER m SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

~Lezione 4: La larghezza di banda è un parametro importante nella descrizione del conte-


nuto spettrale di un segnale e della risposta in frequenza di un filtro lineare tempo-inva-
riante.

~ Lezione 5: Un algoritmo molto usato, chiamato trasformata veloce di Fourier (Fast Fou-
rier Transform, FFT}, fornisce un potente strumento per il calcolo della trasformata
discreta di Fourier; è lo strumento matematico per calcoli numerici che implichino la tra-
sformata di Fourier.

Sia g(t) un segnale non periodico e deterministico, espresso.come una qualche funzione del
tempo t. Per definizione, la trasformata di Fourier del segnale è data dall'integrale

G(f) = f_~ g(t) exp(-j27Tft) dt (2.1)

Dove j = v'=i, e la variabile f denota la frequenza; la funzione esponenziale exp(-j2rcft)


viene chiamata nocciolo della trasformata di Fourier. Data la trasformata di Fourier G(f),
il segnale originario g(t) si ricostruisce esattamente usando la formula della trasformata
inversa di Fourier:

g(t) = f_~ G(f) expU27Tft) df (2.2)

dove l'esponenziale exp{i27tft) è il nocciolo della formula che definisce la trasformata inversa
di Fourier. I due noccioli delle trasformazioni (2.1) e (2.2) sono quindi uno il complesso
coniugato dell'altro.
Si noti altresì che nelle equazioni (2.1) e (2.2) abbiamo usato una lettera minuscola per
denotare la funzione del tempo e una lettera maiuscola per denotare la corrispondente fun-
zione della frequenza. Si dice che le funzioni g(t) e G(fJ costituiscono una coppia trasfonnata-
antitrasformata di Fourier. Nell'Appendice 2 deriviamo le definizioni della trasformata di
Fourier e della sua inversa, partendo dalla serie di Fourier di una forma d'onda periodica.
Ci riferiamo all'eq. (2.1) come all'equazione di analisi. Dato il comportamento nel
dominio del tempo di un sistema, siamo in grado di analizzare il comportamento dello
stesso sistema nel dominio delle frequenze. Il principale vantaggio del trasformare il com-
portamento nel dominio del tempo in quello nel dominio della frequenza è che la scom-
posizione in sinusoidi di durata infinita rappresenta il comportamento come la
sovrapposizione di risposte di stato stazionario. Per sistemi il cui comportamento nel domi-
nio del tempo è descritto da equazioni differenziali lineari, le diverse soluzioni stazionarie
sono normalmente semplici da capire teoricamente, così come in termini sperimentali.

1
Joseph Fourier studiò la trasmissione del calore agli inizi del XIX secolo. A quel tempo la comprensione della
trasmissione del calore era un problema di importanza pratica e scientifica e richiedeva la soluzione di un'equa-
zione differenziale alle derivate parziali, nota come equazione del calore. Fourier sviluppò una tecnica di soluzione
delle equazioni differenziali alle derivate parziali basata sull'assunzione che la soluzione fosse la somma pesata
di sinusoidi in relazione armonica tra loro con coefficienti incogniti, che adesso chiamiamo serie di Fourier. Il primo
lavoro di Fourier sulla conduzione del calore fu sottomesso come articolo ali' Accademia delle Scienze di Parigi
nel 1807 e rifiutato dopo la revisione di Lagrange, Laplace e Legendre. Fourier persistette nello sviluppo delle sue
idee malgrado fosse criticato dai suoi contemporanei per la sua mancanza di rigore. Alla fine, nel 1822, pubblicò
un libro ·contenente la maggior parte del suo lavoro, Theorie analytique de la chaleur, che oggi è considerato
come uno dei classici della matematica.
2. 1 La trasformata di Fourier 21

Equazione d'analisi:

G(f) = J~g(t) exp(-i27rft}dt

FIGURA 2.1 Schematizzazione


Equazione di sintesi: dell'interazione tra le equazioni
g(t) =J~G(f) exp(j27rft)df di sintesi e quelle di analisi
della trasformata di Fourier.

Al contrario, ci riferiamo all'eq. (2.2) come all'equazione di sintesi. Data la sovrap-


posizione di risposte stazionarie nel dominio delle frequenze, possiamo ricostruire l'origi-
nario comportamento nel dominio del tempo senza alcuna perdita di informazione. Le
equazioni di analisi e di sintesi, lavorando fianco a fianco come rappresentato in figura 2.1,
arricchiscono la descrizione di segnali e sistemi, consentendo di osservarne la rappresen-
tazione in due domini interattivi: il dominio del tempo e il dominio della frequenza .
Perché esista la trasformata di Fourier di un segnale g(t) è sufficiente, ma non neces-
sario, che soddisfi le condizioni note complessivamente come condizioni di Dirichlet:
1. La funzione g(t) è a un sol valore, con un numero finito di massimi e minimi in ogni
intervallo di tempo finito.
2. La funzione g(t) ha un numero finito di discontinuità in ogni intervallo di tempo finito.
3. La funzione g(t) è assolutamente integrabile, cioè,

L~ lg(t)I dt < 00

Quando una funzione del tempo g(t) descrive accuratamente e precisamente un segnale fisi-
camente realizzabile (per esempio un segnale vocale o un segnale video), possiamo tran-
quillamente ignorare la questione riguardante l'esistenza della trasformata di Fourier di g(t).
In altre parole, la fisica realizzabilità è condizione sufficiente per l'esistenza della trasformata
di Fourier. Per la realizzabilità fisica di un segnale g(t), l'energia del segnale, definita
come J_~ lg(t)l 2 dt deve soddisfare la condizione

Tale segnale si dice segnale a energia finita. Quindi, quello che stiamo dicendo è che tutti
i segnali a energia finita sono trasformabili secondo Fourier.

~'1 NOTAZIONI

Le formule della trasformata di Fourier e della trasformata inversa di Fourier presentate nelle
eq. (2.1) e (2.2) sono scritte in termini di due variabili: tempo t misurato in secondi (s) e
frequenza f misurata in hertz (Hz). La frequenza f è legata dalla relazione
w = 21Tf
alla frequenza angolare co che è misurata in radianti al secondo (racl/s). Possiamo semplificare
le espressioni degli esponenti negli integrandi nelle eq. (2.1) e (2.2) usando ro invece di f. Tut-
tavia, l'uso di f è preferito a quello di co per due motivi. Per prima cosa, l'uso della frequenza
22 CAPITOLO 2 r* RAPPRESENTAZIONE m fOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

si traduce nella simmetria matematica delle eq. (2.1) e (2.2) in modo che si passa dall'una all'al-
tra in modo automatico. Il secondo motivo è che il contenuto spettrale dei segnali (per esem-
pio segnali voce e video) nelle comunicazioni è usualmente espresso in hertz.
Una conveniente notazione abbreviata per le relazioni di trasformazione delle eq. (2.1)
e (2.2) consiste nello scrivere
G(f) = F[g(t)] (2.3)
e

g(t) = r 1[G(f)] (2.4)


dove F e F 1 rappresentano operatori lineari. Un'altra conveniente rappresentazione abbre-
viata per la coppia trasformata-antitrasformata di Fourier, rappresentata da g(t) e G(f) è
g(t) ~ G(f) (2.5)
Le notazioni abbreviate descritte nelle eq. da (2.3) a (2.5) sono usate nel testo quando rite-
nuto opportuno.

t:=". SP.ETIRO CONUNUO

Usando la trasformata di Fo urier, un segnale impulsivo g(t) di energia finita è espresso come
una somma continua di funzioni esponenziali con frequenze nell' intervallo da -oo a oo. L'am-
piezza di una componente di frequenza f è proporzionale a G(f) dove G(f) è la trasformata
di Fourier di g(t). Specificatamente, a ogni frequenza fla funzione esponenziale exp(j2nft) è
pesata per il fattore G(f)df, che rappresenta il contributo di G(f) in un intervallo infinitesimo
df centrato attorno alla frequenza f. Possiamo così esprimere la funzione g (t) in termini di
somma continua di tali componenti infinitesime, come mostrato dall'integrale

g(t ) = J_~ G(f) exp(j2Trft) df


Riformulando quanto detto precedentemente, la trasformata di Fourier fornisce uno
strumento per risolvere un dato segnale g(t) nelle sue componenti esponenziali complesse
che occupano l'intero intervallo delle frequenze da da --oo a oo, In particolare, la trasformata
di Fourier G(f) del segnale ne definisce la rappresentazione nel dominio della frequenza, nel
senso che specifica le ampiezze complesse delle varie componenti frequenziali del segnale.
Possiamo eqµivalentemente definire un segnale in termini della sua rappresentazione nel
dominio del tempo, specificando la funzione g(t) a ogni istante di tempo t. Il segnale è uni-
vocamente definito da una qualsiasi delle due rappresentazioni. _
In generale, la trasformata di Fourier G(f) è una funzione complessa della frequenza
f, così che la possiamo esprimere nella forma
G(f) = \G(f)\ exp[je(f)] (2.6)

dove IG(f)I è chiamato_lQ_spgttro contin110 d'ampiezzqdi g(t) e 8(() è chiamato lo spettro


continuo di fase di g(t). Qui illospettro d ·~-i rfferlsce
co;ne~ uno spettro continuo poiché
tanto l'ampiezza che la fase di G(f! sono univocamente definite per tutte le frequenze.
Nel caso particolare di una funzione g(t) a valori reali, abbiamo
G( - f) = G*(f)
dove l' asterisco denota la complessa coniugazione. Ne consegue quindi che, se g(t) è una
funzione reale del tempo t, allora
IG( -f)I = IG(f)I
e
e( - !) = -e(f)
2. 1 La tr~sfonnata di Fourier 23

Di conseguenza, sullo spettro di un segnale a valori reali possiamo fare le seguenti affer-
mazioni:
1. Lo ~z~.t!!:9 ,__d'au:l.B.~~z3:_ del segnale è una funzione E9- della frequenza; cioé lo spet-
tro. d'-amp!èiia-~ simmetrico rispetto all'origine f =O
2. Lo sr>.s:ttro di fase del segnale è una funzione disp_c;_.d..della frequenza; cioè lo spettro
di fas°';èantìsimmetrico rispetto all'origine f =o
Queste due affermazioni si riassumono affermando che lo spettro di un segnale a valori reali
esibisce una simmetria coniugata. ··· · _...

ESEMPIO 2.1 Impulso rettangolare


. Si cpn$ideri una fonzione rettangolare ojmpi1lso rettangolare di dw;ata T earnpiezza A., come
•.·. •n:to$#;itp figµia i,:t(àl,
cistàfuhlairrnofai!()hf ·.·... ..Pei)letiilire ·.·.·.·.· ·..·.·...~iJzioiJ,~
·.·. ·.·.· ·.·..··. . . ·.·qµesra ·.· ·.· .· .·.· .··.· .W?Ìt~IJla#çanÌep.te
. .. ·..·.·.·.· ·.· ·.·. . ..·...· .·..iA·.·..UJJ.~
.... ~o~ili;,t
. ...· .·.·. ·çpm9Aa~
.· .. ·.· . .....·.
1 .1
. . _-2:St==>5
(2,.7)

(a)
.. ·.. -- ... .
·. F-~ttiRA. 2~i · (a) iriii;h1sri rètt~ng61~té (b)S~èttfo J·~fu.Bièzia. ·. ·
24 CAPITOLO 2 1i;; RAPPRESEND\ZIONE DI FOfJRIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408- 1387-5

Questo esempio mostra che la relazione tra le descrizioni nel dominio del tempo e nel
dominio della frequenza è una relazione inversa. Cioè, una funzione stretta nel tempo ha
una descrizione significativa su un ampio intervallo di frequenze e viceversa. Avremo da dire
altro sulla relazione inversa tra tempo e frequenza nella Sezione 2.3.
Si noti anche che in questo esempio la trasformata di Fourier G(f) è' una funzione
reale e simmetrica della frequenza. Questa è una diretta conseguenza del fatto che l'im-
pulso rettangolare g(t) mostrato in figura 2.2(a) è una funzione simmetrica del tempo t.
2.1 La trasformata di Fourier 25
26 CAPUOLO 2 '" RAPPRESENTAZIONE DI FoURIER m SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

possiamo
lo stesso
spettro dì fase dell'altro.

~ Ese;dzio 2.1 Valutare la trasformata di Fourier dell'onda sinusoidale smorzata


g(t) = exp(-t)sin(2nfct)u(t), dove u(t) è la funzione gradino unitario. <41

Esercizio 2,2 Determinare la trasformata inversa di Fourier della funzione della fre-
!'Ji.>
quenza G(f) definita dagli spettri d'ampiezza e di fase mostrati in figura 2.5. ~

È utile approfondire le relazioni tra una funzione del tempo g(t) e la sua trasformata di Fou-
rier G(fJ e anche gli effetti che alcune operazioni su g(t) hanno sulla trasformata G(fJ. Ciò
può essere ottenuto esaminando alcune proprietà della trasformata di Fourier. In questa
sezione descriviamo quattordici proprietà dimostrandole una per una. Queste proprietà
sono riassunte nella tabella A8 .1 dell'Appendice 8 alla fine del libro.

PROPIUETÀ l Linearità (Sovrapposizione degli effetti) Sia g1(t)


..-----:. G2(fJ. Per qualunque coppia di costanti c1 e _c2 abbiamo
c1g1(t) + c2gi(t) ~ c1G1(f) _+ c2G2(f) _ (2.14)

La dimostrazione di questa proprietà discende s~IJ:lpJicement-e dallalinearità_çfegli integrali


che definiscono G(f) e g(t). -------
- La Proprietà 1 ci permette di trovare la trasformata di Fourier G(fJ di una funzione
g(t) che sia combinazione lineare di due altre funzioni gi (t) e gz(t), le cui trasformate di Fou-
rier G1(fJ e G2(fJ siano note, come illustrato nel seguente esempio.

(2.15)
2.2 Proprietà della traeformata di Fourier 27

. 1 · .· 1
G(f) =a+ j21Ff + a .- j21Tf
2a
ai+ (27Tf)2
Abbiamo così la seguente coppia di trasformate di Fourier per l'impulso esponenziale doppio
di figura 2.6(a):

(2.fo)

Si noti che, a causa della simmetria nel dominio temporale, come in figura 4.6(a}, lo spettro è
reale e sirnrriètrico; questa è ima proprietà gene:ràfe dit:tli èòppié di trasformat~ di Fourièr'.
Un'altra interessante combinazione è la différema tia un impulso esporiénzia!e decresi::erite
troncato e un impulso esponenziale crescente troncato, come mostr;a~o in figura 2.6(b). ln que-
sto caso abbiamo · ·

FIGURA 2.6 (a) Impulso esponenziale doppio (a simmetria pari). (b) Un altro impulso
esponeniiale doppio (a$tmmiiìti:ià.dispa;fi). •· · ·· · · ··
28 CAI'ITOLO 2 ''" RAl>PRESEND\ZiONE m FOURJER m SEGNALI E S>STEM< ISBN 978-88-408-1387-5

------------1 -1,0

FIGURA 2. 7 Funzìone segno.

Possiamo formulareuna notazione compatta per questo segnale composito usando la funzione
segno, che vàle + 1 per tempi positivi e -1 per tempi negativi, come mostrato da
+1, t >o
sgn(t) = ·O, t=O (2.18)

PROPRMETÀ 2 Cambiamento di §cala Sia g(t) ~ G(f}. La proprietà di cambia-


mento di scala o proprietà di similarità afferma che

g(at) ~ l~I a(~) (2.20)

dove il fattore di cambiamento di scala, vale a dire, a, è un numero reale.


2.2 Proprietà della trasformata di Fourier 29

Per dimostrare questa proprietà, notiamo che

F[g(at) J = J~ g(at) exp( - j21Tft) dt


Poniamo 'I"= at. Si possono avere due casi, a seconda che il fattore di scala a sia positivo o
negativo. Se a> O otteniamo f

F[g(at)] .. [ . _j !)-r ]dr


=a1 J~-~ g('r) exp -;h\a

=~a(~)
D'altra parte, se a< O, i limiti di integrazione sono scambiati, così che abbiamo il fattore mol-
tiplicativo -(1/a) o, equivalentemente, 1/lal. Questo completa la dimostrazione dell'eq. (2.20).
Si noti che i fattori di scala a e lla, utilizzati nelle funzioni del tempo e della fre-
quenza nell'eq. (2.20) sono uno il reciproco dell'altro. In particolare, la funzione g(at) rap-
presenta g(t) compressa nel tempo del fattore a, mentre la funzione G(fla) rappresenta G(f)
espansa in frequenza dello stesso fattore a, assumendo che O < a < 1. Quindi, la regola del
cambiamento di scala afferma che la compressione di una funzione g(t) nel dominio del
tempo è equivalente all'espansione per lo stesso fattore della sua trasformata di Fourier
G(f) nel dominio della frequenza, o viceversa.
Nel caso speciale in cui a= -1, la regola del cambiamento di scala dell'eq. (220) si
riduce alla proprietà di riflessione, che afferma che, se g(t) ~ G(f), allora
g(-t) ~ G(-f) (2.21)
Con riferimento alla figura 2.4, osserviamo che l'impulso esponenziale crescente mostrato
nella parte (b) della figura è la funzione riflessa, rispetto all'asse verticale, dell'impulso
esponenziale decrescente mostrato nella parte (a). Applicando, quindi, la regola della rifles-
sione all'eq. (2.12), che si riferisce all'impulso esponenziale decrescente, vediamo facil-
mente che la trasformata di Fourier dell'impulso esponenziale crescente è 1/(a - j21Cf), che
è esattamente quanto ottenuto nell'eq. (2.13).

PROPRIETÀ 3 Regola della coniugazione Sia g(t) ~ G{f). Per una funzione del
tempo a valori complessi g(t) abbiamo
g*(t) ~ G*(-f) (2.22)
dove l'asterisco denota l'operazione di complessa coniugazione.

Dimostriamo questa proprietà. Sappiamo dalla trasformazione inversa di Fourier che

g(t) = L~ G(f) expU27Tft) df


Prendendo il complesso coniugato di ambo i membri si ottiene

g*(t) = L~ G*(f) exp(-j27rft) df


Adesso, sostituendo f con - f, si ha
g*(t) = - L-~ G*(-f) expU21Tft) df

= L~G*(-f)expU21Tft)df
30 CAPITOLO 2 :::: RAPPRESENil\ZJ:ONE DI FOUR!ER DI SEGNAU E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

Cioè, g * (t) è la trasformata di Fourier inversa di G ''(-f), che è il risultato atteso.

Come corollario alla regola della coniugazione dell'eq. (2.22), possiamo affermare che,
se g(t) ~ G(f) allora
g*( -t) ~ G*(f) (2.23)
Questo risultato consegue direttamente dall'eq. (2.22) applicando la regola della rifles-
sione descritta nell'eq. (2.21 ).

PROPi!UETA 4 ilmalità Se g(t) ~ G(f) allora


G(t) ~ g(-f) (2.24)

Questa proprietà consegue dalla relazione che definisce la trasformata inversa di Fourier
dell'eq. (2.21), prima sostituendo t con -t, quindi scrivendola nella forma

g(-t) = J_~ G(f) exp(-j21Tft) df


Infine, scambiando t con f (cioè sostituendo t con (nel primo membro dell'equazione e f
con t nel secondo membro), otteniamo

g(- f) = J_~ G(t) exp(- j21Tft) dt


che è la forma espansa di quella parte dell'eq. (2.24) che si riferisce al passaggio dal domi-
nio del tempo al dominio della frequenza.

(a) (b)

(aJiiripUlso sihc g(t) .. \b)TfasfoÌ'Illata dl Fourier G(f).


2.2 Proprietà della trasformata di Fourier 31

PROPRIETÀ 5 Traslazione nel tem po Se g(t) ~ G(f), allora


g(t - to) ~ G(f) exp(-j27Tfto) (2.26)
dove to · è una costante reale che rappresenta una traslazione temporale.

Per dimostrare questa proprietà, prendiamo la trasformata di Fourier di g(t - to) e poi
poniamo r =t - to o, equivalentemente, t = r + t0• Otteniamo quindi

F[ g(t - t0 ) ] = exp(-j2nft0 ) L~g(T)exp(-j2riT) d-r


= exp(-j2rrft0)G(f)
La proprietà dì traslazione temporale afferma che, se una funzione g(t) è traslata lungo
l'asse del tempo dì una quantità to, l'effetto è equivalente a moltiplicare la sua trasformata
di Fourier G(f) per il fattore exp(-j27efto). Ciò significa che l'ampiezza di G(f) non è influen-
zata dalla traslazione temporale, ma la sua fase viene cambiata del fattore lineare - 27ift0 ,
che varia linearmente con la frequenza f.

PROPRIETÀ 6 T~asfazfo:ne in tre•que nza Se g(t) ~ G{f) allora


exp(j2rifc t)g(t) ~ G(f - f c) (2.27)
dove fc è una costante reale che rappresenta una frequenza.

Questa proprietà consegue dal fatto che

F[ exp(j27Tfct)g(t)] = J_~ g(t ) exp[ - j27Tt(f - fc)] dt

= G(f - fc)
Cioè, la moltiplicazione di una funzione g{t) per il fattore exp(j2nfct) è equivalente a tra-
slare la sua trasformata di Fourier G(f) lungo l'asse della frequenza di una quantità fc· Que- .
sta proprietà è un caso speciale del teorema della modulazione discusso più··avanti nella
Proprietà 11; fondamentalmente, una traslazione del range di frequenze in un segnale è
realizzata usando l'operazione di modulazione. Si noti la dualità tra le operazioni di tra-
slazione nel tempo e di traslazione in frequenza descritte nelle eq. (2.26) e (2.27).
32 CAPITOLO 2 ':': RAPPRESENTAZIONE m Fm.JlliER DI SEGNAI.~ E SISTEM! fSBN 978-88-408-1387-5

i . . . - - - - - T -------->"!
(a)

IG(f)I

PROPRXETÀ 7 Area :imU:esa da g(t) Se g(t) ~ G(f), allora

J_~ g(t) dt = G(O) (2.31)

Cioè, l'area sottesa da una funzione g(t) è uguale al valore che la sua trasformata di Fou-
rier G(f) assume in f = O.
33

Questo risultato si ottiene semplicemente ponendo f =O nell'eq. (2.1) che definisce la tra-
sformata di Fourier della funzione g(t).

ili>- Eseirdzio 2.3 Si supponga la funzione g( t) a valori reali e con una trasformata di Fourier a valori
complessi G(f). Si spieghi come possa essere soddisfatta la regola dell'eq .. · (2.3\) d<f.t'à,lè~
, egnale. <

I
\)_...--.-..._ >Y
• ' / !Q fr)···<' /
F°ROPR1.ETÀ 8 Àlr'Z:a sottesa d~ G(f) Se g(t) ~ G(f) allora/Or' .f~;? '0 \
., . o o~
g(O) = f~ G(f) df \:·; \
\, . -
~ ~ 1 '.
1
b
·I::· . (2.32)
-~ 'Z_:;;i 1110,;,;'.?
'•.. '·
Cioè, il valore di una funzione g(t) in t = O è uguale all'area sottesa dafra..siléi trasformata
di Fourier G(f).

Il risultato si ottiene semplicemente ponendo t =O nell'eq. (2.2 ) che definisce la trasformata


inversa di Fourier di G (f) .

~ Esei:dzio 2.4 Continuando l'Esercizio 2.3, si spieghi come la regola dell'eq. (2.32) possa
essere soddisfatta dal segnale descritto precedentemente. 41

PROPRIETÀ 9 Differenziazione nel do:mimo del tempo Sia g(t) ~ G{f} e si assuma
che la derivata prima di g(t) rispetto al tempo t sia trasformabile secondo Fourià. Si ha

:tg(t) ~ j27rfG(f) (2.33)

Cioè, la differenziazione di una funzion e g(t) ha l'effetto di moltiplicare la sua trasformata


di Fourier G(fJ per il fattore puramente immaginario j27r{.

Questo risultato si può facilmente ottenere in due passaggi. Nel primo passaggio effet-
tuiamo la derivazione di entrambi i membri dell'eq. (2.2), che definisce la trasformata
inversa di Fourier di G(f). Nel secondo passaggio scambiamo le operazioni di integrazione
e differenziazione.
Possiamo generalizzare l'eq. (2.33) per derivate di ordine maggiore della funzione del
tempo g(t) nel modo seguente:
dn
dtng(t) ~ (j2TrftG(f) (2.34)

che include l'eq. (2.33) come un caso speciale. L'equazione (2.34) assume che la trasformata
di Fourier della derivata di ordine più elevato di g(t) esista.

o,eq~ivalentem~~te,
.· ·.-:···.· · ·.
. . ·........... (2:·}5) ·
34 CAPITOLO :2 "=' RAP?R.ESE~ONE m FouruER DI SEGNAJ..l E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

·Supponiamo e>ra di imporre la seguente coµdizione aì primi membri di entrambe le eq. (L33)
•e(2.35h · · ·· · · ·
d ..
dtg(t) = -21Ttg(t) (2.36)

..· Corrispondentemente, ne consegue che~ àncheisecondi membri di queste due equazioni devono
(dopo aver cancellato il fattore comune j) soddisfare la condizione
d
df G(f) = -21TfG(f) (2.37)

Le equazioni (2.36) e (2.37) mostrano che il segnale impulsivo g(t) e la sua trasformata di Fou-
rier G(f) hanno esattamente la stessa forma matematica. In altre parole, ammesso che il segnale
imp1J;lsiwg(t) soddisfi l'equazione differenziale (2.36), allora G(f) = g(f) dove g(f) è ottenuta
dà g(i) inediantèscistiruzioiie ·di t con f. ·Risolvendo l'eq. (2.36) per g(t) abbiamo
g(t) = exp(-7Tt2) (2.38)
L'impulso definito dall'eq. (2.38) è chiamato impulso Gaussiano, a causa della sua somiglianza
con la funzione densità di probabilità Gaussiana della teoria delle probabilità (vedi cap. 8). Una
sua rappresentazione grafica è mostrata in figura 2.10. Applicando l'eq. (2.31), troviamo che
l'areàsottesa dà qUesta ftlnzione gaussiana è unitaria, coI!lemostraro da

J_~ exp(-m2)dt = 1 (2.39)

g..(t) l .
. .
11,0

PROPRIETÀ l O Integrazione nel dominio del te mpo Sia g(t) G(fj. Allora, pur-
ché G(O) =O, abbiamo
t 1
f -~ g(r) dr ~
121Tf G(f)
(2.41)

Cioè, l'integrazione di una funzione del tempo g(t) ha l'effetto di dividere la sua trasformata
di Fourier per il fattore j21tf, sempre che G(O) sia zero.

Questa proprietà si verifica esprimendo g(t) come

g(t) = :t [f~ g(r) dT]


2.2 Propri.età della trasformata di Fou ri.er 35
e applicando la proprietà della differenziazione nel dominio del tempo della trasformata di
Fourier per ottenere

da cui l'eq. (2.41) segue immediatamente.


È immediato generalizzare l'eq. (2.41) a integrazioni multiple, sebbene la notazione
diventi alquanto pesante.
L'equazione (2.41) assume che G(O), cioè l'area sottesa da g(t), sia zero. Il caso più
generale in cui G(O) 1= O è rimandato alla Sezione 2.4.

ESEMPIO 2. 7 Impulso triangolare


Considerìamo l 'ìmpulso rettangolare dop.p io •gt (t) mostrato ìn ••figura 2.1 l(a) •• lntegrando
rispetto al tempo questo impulso, otteniamo l'impulso triangolare g1(t). mostrato in figura
2.ll(b). Notiamo che l'impulso rettangolare doppio g1(t) consistedi due impulsi rettangolari:
uno di ampiezza A, definito nell'intervallo -T.~ t~ O e l'altro di ampiezza - A definito nel-
l'intervallo O::; t::; T. Applicando la proprietà di traslazìone del tempo della trasformata di Fou-
rier all'eq. (2.10), troviamo che le trasformate di Fourier di queste due funzioni rettangolari sono
uguali rispettivamente a AT sinc(fI')exp(j1CfT) e -AT sinc(fT)exp(-jnff). Di con$eguenza, invo-
cando la proprietà di linearità della trasformata di. Fourier, troviam9 che la trasformata dì
Fourier G 1(fJ dell'impulso rettangolare doppio g1(t) di figura 2.ll(a) è data da

troviamo
data da

gz(t)
36 CAPITOLO 2 f:: RAf>PRESEND\ZIONE DI FOURIER DI SEGNAU E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

ESEMPfO 2.8 Parti reale e immaginaria di una funzione del tempo

PROPRIETÀ H Teorema della modulazione Sia gi(t) ~ Gi(f} e gz(t) ~ Gz(f}. Allora

g1(t)g2(t) ~ L~ G1(À)G2(f - À) dÀ (2.49)

Per provare questa proprietà, indichiamo dapprima la trasformata di Fourier del prodotto
g 1 (t)g2 (t) con Gu(f), così che possiamo scrivere

g1(t)gz(t) ~ Gdf)
dove

./
2.2 Proprietà della trasformata di Fourier 37

A g2(t) sostituiamo la trasformata inversa di Fourier

gz(t) = J_~ G2(f') exp(j211f't) df'


nell'integrale che definisce Gn(f) per ottenere

Gu(f) = J_~f_~&(t)G2 (f')exp[-j211(f-f')t]df'dt


Definiamo À = f- f'. Quindi, eliminando la variabile f' e scambiando l'ordine di integra-
zione, otteniamo (dopo alcuni passaggi),

Gu(f) = r r
-oo
Gz(f - A)[
-oo
g1(t) exp(-j2rrAt) dt] dA

assumendo chef sia fissato. L'integrale interno (all'interno delle parentesi quadre) è facil-
mente riconoscibile come G 1(À), possiamo perciò scrivere

Giz(f) = J_~ G1(A)Gz(/ - A) dA

che è il risultato desiderato. Questo integrale è noto come l'integrale di convoluzione


espresso nel dominio della frequenza e la funzione G12(fl è detta convoluzione di G 1(fJ e
G2(fJ. Possiamo concludere che la moltiplicazione di due segnali nel dominio del tempo si
trasforma nel dominio della frequenza nella convoluzione delle rispettive trasformate di Fou-
rier. Questa proprietà è nota anche come teorema della modulazione. Avremo qualcosa in
più da dire sulle implicazioni pratiche di questa proprietà nei capitoli successivi.
In una discussione sulla convoluzione, è spesso utilizzata la seguente notazione abbreviata:
Gn(f) = G1(f)*G2(f)
Di conseguenza, possiamo riformulare l'eq. (2.49) nella seguente forma simbolica:
(2.50)
dove il simbolo * denota la convoluzione. Si noti che la convoluzione è commutativa; cioè,
G1(f)*G2(!) = G2(/)*G1(!)
che consegue direttamente dall'eq. (2.50).

PROPRIJETÀ 12 Teorema della cm1voluzione Sia gi(t) ~ Gi(f) e gz(t) ~ Gz(f}.


Allora
J_~ &(r)g2(t - r) dr ~ G 1(/)G2(f) (2.51)

L'equazione (2.51) segue direttamente dalla combinazione della Proprietà 4 (dualità) e della
Proprietà 11 (modulazione). Possiamo così affermare che la convoluzione di due segnali nel
dominio del tempo si trasforma nella moltiplicazione delle loro trasformate di Fourier nel
dominio della frequenza. Questa proprietà è nota come teorema della convoluzione. Il suo
uso permette di scambiare un'operazione di convoluzione nel dominio del tempo con una
moltiplicazione di due trasformate di Fourier, operazione che è normalmente più semplice.
Diremo qualcosa in più sulla convoluzione più avanti in questo capitolo, quando sarà
discussa l'operazione di filtraggio.
Usando la notazione abbreviata per la convoluzione, possiamo riscrivere l'eq. (2.51)
nella semplice forma
(2.52)

Notiamo che le Proprietà 11e12, descritte rispettivamente dalle eq. (2.49) e (2.51), sono
una la duale dell'altra.
38 CAPITOLO 2 "=' RAPPRESEN'Il\ZIONE DI fOURIER DI SEGNAU E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

~ Esercizio 2.5 Si sviluppino i passaggi dettagliati che mostrano che il teorema della modu-
lazione e quello della convoluzione sono effettivamente uno il duale dell'altro. ~

P'ROPR!ETÀ l3 Teorema della correlazione Sia gi(t) ~ G 1{f) e g2 (t) ~ G2(f}.


Assumendo che gi(t) e g2 (t) siano complesse,

f_~ 81(t)g!(t - r) dt ~ G (f)Gf(f)


1 (2.53)

dove Gi (f) è la complessa coniugata di G2 (f) e i- è la variabile temporale usata nel definire
la trasformata inversa di Fourier del prodotto G 1(f)Gi(f).

Per dimostrare l'eq. (2.53), cominciamo riformulando l'integrale di convoluzione con il


ruolo delle variabili temporali te i- scambiato, nel qual caso possiamo semplicemente riscri-
vere l'eq. (2.51) come

(2.54)

Come già osservato nell'enunciato della Proprietà 13, la trasformata inversa di Fourier del
prodotto G 1(f) G2(f) ha -rcome sua variabile temporale; cioè, exp(j2;rf'r) è il suo nocciolo.
Utilizzando la formula dell'eq. (2.54), l'eq. (2.53) consegue direttamente, mediante com-
binazione della regola della riflessione (caso speciale della proprietà del cambiamento di
scala) e della regola della coniugazione.
L'integrale al primo membro dell'eq. (2.53) definisce una misura della similarità che
può esistere tra una coppia di segnali a valori complessi. Questa misura è chiamata corre-
lazione; su di essa diremo di più successivamente in questo capitolo.

~ Ese:rcizic 2.6 Sviluppare dettagliatamente i passaggi richiesti per derivare l'eq. (2.53), par-
tendo dall'eq. (2.51). ~

Js>- Esercizio 2 . 7 Provare le seguenti proprietà dell'operazione di convoluzione:


(a) Proprietà commutativa: g1(t)* g2(t) = g2(t)* g1(t)
(b) Proprietà associativa: g1(t)*[gz(t)* g3 (t)] = [g1(t)* gi(t) ]* g3(t)
(c) Proprietà distributiva: g1(t)*[g2(t) + g3(t)] = g1(t)*gz(t) + g1(t)*g3(t)

PROPRIETÀ 14 Teorema dell'energia di Rayleigh Sia g(t) ~ G(f) Àllora

I~ lg(t)i2 dt = f_~ \G(f )12 df (2.55)

Per dimostrare l'eq. (2,55), poniamo g 1 (t) = g2 (t) = g(t) nell'eq. (2.53), nel qual caso il
teorema della correlazione si riduce a

f_~ g(t)g*(t - r) dt ~ G(f)G*(f) = IG(f)\ 2

In forma espansa possiamo scrivere

r -~
g(t)g*(t - r) dt = r
-~
IG(f )12 exp(j27rfr) df (2.56)

Infine, ponendo -r =O nell'eq. (2.56) e osservando che g(t) g· (t) = lg(t)l 2 otteniamo il risul-
tato voluto.
2.3 La relazione inversa tra te1npo e frequenza 39

L'equazione (2.55), nota come teorema dell'energia di Rayleigh, afferma che l'ener-
gia totale di un segnale trasformabile secondo Fourier è uguale all'area complessiva sottesa
dal modulo quadro dello spettro di quel segnale. Spesso la determinazione dell'energia
risulta più semplice se si invoca il teorema dell'energia di Rayleigh, come illustrato nel
seguente esempio.

ESEMPIO 2.9 Implils() àUlpo siric (contin.t1azione)


CcmsiderÌamo nuovamente Pimpul~o di tipoA sinc(2Wt). L'energia di questa funzione è uguale a

E = A
2
L~ sinc (2Wt) dt
2

L'integrale a secondom.embrodi questaequazioneè piutt?stodifficile da calcolare. Però pos-


siarno.~mare dail'~s~mpio 2.4 c~e)a tr~sformata di fouriei;d~H'irnpulso di tip() sinc è uguale
a (A/2W)reci:(f/2W). Quindi,applicando il t~()rema dell'e;ergia di Raylelgh al problema in
questfonè, possiai:rib facilment:é ottene~e ilfisu(tato cercato: .· · ·

.A )
E = ( ZW
2
f-~~ rect. I f )
\lW df

=c~Y -w df
Az
r
=-
· (2.57)
· 2w ·

Questo esempio illustra chiaramente l'utilità del teorema dell'energia di Rayleigh.


~ Esercizio 2.8 Con riferimento all'impulso di tipo sinc dimostrare che
L~ sinc (t) dt =
2
1.

I
,., 2$3 La relazione inversCJ
tra tempo e frequenza.
Le proprietà della trasformata di Fourier discusse nella Sezione 2.2 mostrano che le descri-
zioni nel dominio del tempo e nel dominio della frequenza di un segnale sono collegate l'una
all'altra da una relazione inversa. In particolare, possiamo fare due importanti affermazioni:
1. Se la descrizione del segnale nel dominio del tempo cambia, la descrizione nel domi-
nio della frequenza cambia in modo inverso, e viceversa. Questa relazione inversa
impedisce di specificare arbitrariamente un segnale in entrambi i domini. In altre
parole, possiamo fissare in modo arbitrario una funzione del tempo o uno spettro, ma
non possiamo fissare arbitrariamente entrambi.
2. Se un segnale è strettamente limitato in frequenza, la sua descrizione nel dominio del
tempo si estenderà indefinitamente, anche se la sua ampiezza assume progressiva-
mente valori sempre più piccoli. Diciamo che un segnale è strettamente limitato in fre-
quenza o di banda strettamente limitata, se la sua trasformata di Fourier è esattamente
nulla al di fuori di una banda finita di frequenze. L'impulso di tipo sinc è un esempio
di segnale strettamente limitato in banda, come illustrato in figura 2.8. Questa figura
mostra altresì che l'impulso di tipo sinc è solo asintoticamente limitato nel tempo. In
modo inverso, se un segnale è strettamente limitato nel tempo (cioè il segnale è esat-
tamente nullo fuori da un intervallo temporale finito), lo spettro di quel segnale è di
estensione infinita, sebbene il suo spettro d'ampiezza possa assumere progressiva-
mente valori sempre più piccoli. Questo comportamento è esemplificato sia dall'im-
40 CAPITOLO 2 l';l RAPPRESEND\ZIONE DI FOURIER DI SEGNALl E SISTEMI ISBN 978-88-408-1 387-5

pulso rettangolare {descritto in fig. 2.2) sia dall'impulso triangolare {descritto in


fig. 2.ll{b)). Di conseguenza, possiamo affermare che un segnate non può essere
strettamente limitato in entrambi i domini del tempo e della frequenza.

~?::: LARGH EZZA. DI BANDA

.,.... !/ .~
La larghezza di banda di un segnale fornisce una misura dell'~ensione delc_?_1ltenuto spet-
trçflqignt{jEf!:~~1!() Ae.l §,.?:g12.ale _m;)fo_fre:qJ4.?-11Zf!: ppsi#pe_, Quandoìlsegnale--è strettamen-ré·a
banda limitata, la larghezza di banda del segnale è ben definita. Per esempio, l'impulso di
tipo sinc descritto in figura 2.8(a ) ha una larghezza di banda uguale a W. Quando, invece,
il segnale non è strettamente limitato in banda, come è di solito, si ha difficoltà nel definire
la banda del segnale. La difficoltà sorge perché il significato del termine "significativo"
attaccato a contenuto spettrale del segnale è matematicamente impreciso. Di conseguenza,
non esiste una definizione di larghezza di banda che sia universalmente accettata.
Cionondimeno vi sono alcune definizioni di larghezza di banda comunemente utiliz-
zate. In questa sezione consideriamo tre di queste definizioni; la formulazione di ciascuna
definizione dipende dal fatto che il segnale sia passa basso o passa banda. Un segnale si dice
passa basso, se la sua parte spettrale significativa è centrata attorno all'origine f =O. Un
segnale si dice passa banda, se il suo contenuto spettrale significativo è centrato attorno a
± fc dove fc è una frequenza costante.
Quando lo spettro di un segnale è simmetrico con un lobo principale delimitato da
ben definiti zeri {cioè frequenze alle quali lo spettro ha valore nullo), possiamo utilizzare
il lobo principale come base per definire la larghezza di banda del segnale. La logica di
questo modo di procedere sta nel fatto che il lobo principale contiene la porzione signifi-
cativa dell'energia del segnale. Se il segnale è passa basso, la larghezza di banda è definita
come metà della larghezza totale del lobo principale, giacché solo metà di questo lobo giace
nella regione delle frequenze positive. Per esempio, un impulso rettangolare di durata T
secondi ha uno spettro con un lobo principale di larghezza totale (2/T) hertz centrato nel-
l'origine, come mostrato in figura 2.2(b). Di conseguenza _!?9~~iJl,1llO definire la larghezza di
banda di qye._sta__f@Zio_~e_r~tEai:igo}oc_ome (l[T) hertz. se:-d'altra parte, il segnale è passa
banda con lobo principale centrato attorno a± fc dove fc è grande, la larghezza di banda
è definita come la larghezza del lobo principale per frequenze positive. Questa definizione
di larghezza di banda è chiamata ~IJ-p._ef:_rJ.-.,f!:<J;.g,§tSLa Z.fi!Jl.· Per esempio, un impulso RF di
durata T secondi e frequenza fc ha uno spettro con lobi principali larghi {2/T) hertz cen-
trati attorno a± fc come mostrato irt figura 2.9(b). Possiamo quindi affermare che la lar-
ghezza di banda da zero a zero di questo impulso RF vale (2/T) hertz. $._µll_aJia_§_~_Aelle
d.clill~loni Qr~.s.en!!'-!~Ji.P .9.~k-PH!~i<l_1!1:g __~!!~r~<l1:~..c~s1.a..~!<lslazio11e AeHg _~pettro _dl--u~·- _
segnale .p as.s1:1.9assoa un valor~ di frequenza sufficientemente grande ha f effetto di .rad- '
· d()ppiare lc1 larghezza di banda del segnale. Questa traslazione in frequenza è ottenuta c,on
~n'operazione di.modulazione, che sarà discussa in dettaglio n,el Capitolo 3. -;--- ·,-~/- -"'-' · 4 -
Un'altra definizione popolare di larghezza di banda è la banda a 3-dB. Specificata- ·
mente, se il segnale è passa basso, la banda a 3-dB è definita come la distanza tra la fre-
quenza zero, dove lo spettro d'ampiezza ha il suo valore massimo, e la frequenza positiva
alla quale lo spettro d'ampiezza è sceso a 1/ "1/2 del suo valore massimo. Per esempio, gli
impulsi esponenziali decrescente e crescente, definiti in figura 2.4 hanno una banda a 3-dB
di (a/2n) hertz. Se, d'altra parte, il segnale è passa banda, centrato a ± fc la larghezza di
banda a 3-dB è definita come la distanza (lungo l'asse delle frequenze positive) tra le due
frequenze alle quali lo spettro d'ampiezza del segnale cala a 1/ "1/2 del valore di picco in fc·
La larghezza di banda a 3-dB ha il vantaggio di poter essere letta direttamente da un gra-
fico dello spettro d'ampiezza. Ha, tuttavia, lo svantaggio di poter essere fuorviante, se lo
spettro d'ampiezza ha code che decrescono lentamente.
Un'ulteriore misura per la larghezza di banda di un segnale è la banda quadratica media
(rms dall'inglese root mean square), definita come la radice quadrata del momento del
secondo ordine, valutato intorno a un punto adeguatamente scelto, di una forma oppor-
2,3 La relazione inversa tra tempo e fre quenza 41

tunamente normalizzata del quadrato dello spettro d'ampiezza del segnale. Assumiamo
che il segnale sia passa basso, così che il momento del secondo ordine possa essere riferito
all'origine. Come forma normalizzata del quadrato dello spettro d'ampiezza usiamo la fun-
zione non negativa IG(f )12/r IG(f)l 2 df, nella quale il denominatore applica la norma-
lizzazione in modo che l'integ~-;_le sull'intero asse delle frequenze di questo rapporto abbia
valore unitario. Possiamo così definire formalmente la banda rms di un segnale passa basso
g(t) con trasformata di Fourier G(f) nel modo seguente:

([!'IG(f)l' d/)
12

Wrms = /
(2.58)
L~ IG(f) l
2
df

Una caratteristica attraente della larghezza di banda rms è che essa si presta più facilmente
a una valutazione matematica delle altre due definizioni di larghezza di banda, sebbene
possa non essere semplice da misurare in laboratorio.

V PRODOrro TEMPO-BA!"-lDA

Per una qualsiasi famiglia di segnali che differiscono tra loro per un fattore di scala temporale,
il prodotto tra la durata del segnale e la sua banda è sempre costante, come mostrato da
(durata) X (banda) = costante
Tale prodotto è chiamato prodotto tempo-banda o prodotto larghezza di banda-durata
temporale. La costanza del prodotto tempo-banda è un'altra manifestazione della rela-
zione inversa che esiste tra le descrizioni nel dominio del tempo e nel dominio della frequenza
di un segnale. In particolare, se la durata di un segnale è ridotta mediante compressione della
scala temporale di un fattore, diciamo a, la scala delle frequenze dello spettro del segnale
e, quindi, la sua estensione in banda è espansa dello stesso fattore a, in virtù della Pro-
prietà 2 (cambiamento di scala), e il prodotto tempo-banda del segnale, quindi, si mantiene
costante. Per esempio, un impulso rettangolare di durata T secondi ha una larghezza di
banda (definita sulla base della parte a frequenze positive del lobo principale) pari a (1/T)
hertz, ciò che rende unitario il prodotto tempo-banda di tale funzione. La cosa importante
da notare qui è che, qualunque definizione si usi per l'estensione in banda di un segnale, il
prodotto tempo-banda rimane costante all'interno di certe classi di segnali impulsivi. La
scelta della definizione di larghezza di banda cambia soltanto il valore della costante..
Per essere più specifici, si consideri la larghezza di banda rms, definita nell'eq. (2.58 ).
La corrispondente definizione della durata rms del segnale è

(2.59)

dove sì è assunto che il segnale g(t) è centrato nell'origine. Si può dimostrare che usando
le definizioni rms delle eq. (2.58) e (2.59), il prodotto tempo-banda ha la seguente forma:

(2.60)

dove la costante vale (1/4n}. Si può anche mostrare che la funzione gaussiana soddisfa que-
sta condizione con il segno di uguaglianza. Per i dettagli sui calcoli, il lettore faccia riferi-
mento al Problema 2.51.
42 CAPITOLO 2 :;.; RAPPRESENTAZIONE DI FouruER DI SEGNAI.I E S ISTEMI ISBN 978-88-408 - 1387-5

!~ 2.4 La funzione delta di Dirac


A rigore, la teoria della trasformata di Fourier, descritta nelle Sezioni 2.2 e 2.3, è applica-
bile solo alle funzioni del tempo che soddisfano le condizioni di Dirichlet. Tali funzioni
includono i segnali a energia finita, cioè i segnali per i quali la condizione

L~ lg(t)l2 dt < 00

è soddisfatta. Tuttavia, sarebbe desiderabile estendere la teoria in due modi:


1. Combinare la teoria della serie di Fourier e della trasformata di Fourier in una strut-
tura unificata, così che la serie di Fourier possa essere trattata come caso particolare
della trasformata di Fourier. (Una rivisitazione della serie di Fourier è presentata nel-
!' Appendice 2.)
2. Espandere l'applicabilità della trasformata di Fourier in modo da includere segnali a
potenza finita, cioè segnali per i quali la condizione
.
f~ ZT
1 f T ig(t)i 2 dt < 00

-T

è verificata.
Risulta che entrambi questi obiettivi sono raggiunti mediante un "uso appropriato" della
funzione delta di Dirac o impulso unitario.
La funzione delta di Dirac, indicata con o(t), per definizione, ha valore di ampiezza
zero dappertutto eccetto che per t = O dove ha ampiezza infinita, così che l'area sottesa
abbia valore unitario. Più in dettaglio, essa soddisfa la seguente coppia di relazioni
o(t) =O, (2.61)
e
J_~ o(t) dt = 1 (2.62)

Un'implicazione di questa coppia dì relazioni è che la funzione delta o(t) deve essere una
funzione pari del tempo t.
Affinché la funzione delta abbia significato, tuttavia, essa deve apparire come fat-
tore netl'integrando di un integrale rispetto al tempo e quindi, formalmente, solo quando
l'altro fattore nell'integrando è una funzione continua del tempo. Sia g(t) una tale fun-
zione, e sì consideri il prodotto di g(t) e della versione traslata nel tempo della funzione
delta o(t - t 0 ). Alla luce delle due equazioni (2.61) e (2.62) che definiscono la funzione
delta, possiamo esprimere l'integrale rispetto al tempo t del prodotto g(t)o(t- t 0 ) come
segue:

f_~ g(t)o(t - t0) dt = g(to) (2.63 )

L'operazione indicata a primo membro di questa equazione estrae il valore g(to) della fun-
zione g(t) al tempo t = t 0 con --oo < t < oo. Di conseguenza, all'eq. (2.63) ci si riferisce come
alla proprietà di estrazione della funzione delta. Questa proprietà è talvolta utilizzata come
equazione di definizione della funzione delta; in effetti essa incorpora le eq. (2.61) e (2.62)
in una sola relazione.
Osservando che la funzione delta o(t) è una funzione pari dì t, possiamo riscrivere
l'eq. (2.63) in un modo che enfatizzi la sua somiglianza con l'integrale di convoluzione, come
mostrato da

f_~ g(T)fJ(t - T) dT = g(t) (2.64)


2.4 La fan z.iane delta di Dirac 43

g(t) l
G((l I
I I.O

- -- - ----'--- - - -- f
o o
(a) (b)

F~GURA 2.12 (a) La funzione delta di Dirac o(t). (b) Spettro di o(t).

o, utilizzando la notazione per la convoluzione:


g(t)*8(t) = g(t)
In altre parole, la convoluzione di una qualunque funzione g(t) con la funzione delta lascia
inalterata la funzione stessa. Ci riferiamo a questo risultato come alla proprietà di repli-
cazione della funzione delta.
Per definizione, la trasformata di Fourier della funzione delta è data da

lF[ 8(t) J = J_~ 8(t) exp(-j27Tft) dt


Usando la proprietà di estrazione della funzione delta e notando che exp(- j27r{t) è uguale
a 1 in t = O, otteniamo
F[8(t)] = 1
Otteniamo così la seguente coppia di trasformate di Fourier per la funzione delta di Dirac:
(2.65)
Questa relazione afferma che lo spettro della funzione delta 8(t) si estende uniformemente
su tutto l'intervallo delle frequenze, come mostrato in figura 2.12.
È importante comprendere che la coppia di trasformate di Fourier dell'eq. (2.65) esi-
ste solo in senso limitato. Il punto è che nessuna funzione, intesa in senso ordinario, ha le
due proprietà delle eq. (2.61) e (2.62) o l'equivalente proprietà di estrazione dell'eq. (2.63 ).
Tuttavia possiamo immaginare una sequenza di funzioni che abbiano progressivamente
picchi sempre più alti e sempre più stretti in t = O, con l'area sotto la curva che rimane di
valore unitario, mentre il valore della funzione tende a zero in ogni punto, tranne che in
t = Odove tende a infinito. Cioè, possiamo vedere la funzione delta come il limite cùl tende
un impulso di area unitaria quando la sua durata tende a zero. È ininfluente quale sia la
forma dell'impulso utilizzato.
A rigore, la funzione delta di Dirac appartiene a una classe speciale di funzioni note
come funzioni generalizzate o dist1·ibuzioni. Infatti, in qualche caso è necessario prestare
particolare attenzione nell'usarla. Cionondimeno, un aspetto positivo della funzione delta
di Dirac sta proprio nel fatto che un trattamento piuttosto intuitivo della funzione secondo
le linee descritte fin qui produce spesso risultati corretti.

ESEMPIO 2.1 O La funzione delta come forma limit~ dell'impulso gaussiano


Consideriamo un impulso gaussiano di area unita~ia, defitlito5o!Ile

.g(t) = '--'
1 exp trt'f)·.
. ··(·· .·c..c-
.·. ··-
2
· · (2.66)
T r

dove -r è un parametro variabile. La funzione gaussiana g(t) ha due utili proprietà: (1) le sue
derivate sono tutte continue, e (2) essa si smorza molto più rapidamente di qualsiasi poténza
44 CAPITOLO 2 i>· RAPPRESE:N"D\ZIONE DI FOURIEB. DI SEGNALl E SISTEMI ISB'.'I 978-88-408- 1387-5

:: ::: ': <::::.:;::::-:>:>. : <<:::: : ··:.··:;:.-::·: :: .> .. ·.-: -.::·.::· : ·.. . ' : :,. ...

di t; Laf.tinziq!Jè. delta o(t) si ottièfl..e effettuando il limite r ~ O. L'ì.inpulso gaussiano dìventa


.a)lbJa in#nitaU\~nfo#rètti;> in c:lur;ita e infinitamei).iegt;inde in arri.piezzà, anche se_la sua area
.rìmàne dì valore finito e pari all'unità. La figura 2.13(a) illustra la sequenza di tali impulsi, men-
tre il parametro r è reso sempre più piccolo.
_ L'iJ:nJ?Ulso. gaussiano g (t) qui definito è lo stesso dell'impulso gaussiano unitario
exp(- nr)dei.'ivato nell'Esempio 2.6, tranne per il fatto che ora esso è scalato nel tempo per il
fattc;>re re
foilatoìn ampiezza per ilfattore 11-r. Applicando quindi le proprietà di linearità e
cambia:ment() di scala della trasformata di Fourier alla coppia di trasformate dell'eq. (2.40), tro-
vfarnò dre la t~asformata di Fourier· dell'impulso gaussiano g (t) definito nell'eq. (2.66) è
anch'essa>una gaussiana, come mostrato da
G(f) = exp(-rrr2/ 2
)

La figµt<i~)3 (b)illustra gli effetti della variazione del parametro sullo spettro dell'impulso gaus-
sfano ;i(t). l?oJi.foi:ioCosì-r::: Otroviamo, come atteso, che la trasformata di Fourier della fun-
zìo~e delta è patì uno. . ' . a
g (t ) !
4.0 i

.fiGVRA 2.13 (a) Impulsi


gaussiani di differente
-J,O
durata.
(b) (b) C~rrispondenti spettri.
45

APPUCAZWN~ DELLA FUNZIONE DELTA

1. Segnale in continua (dc).


Applicando la proprietà di dualità alla coppia di trasformate di Fourier dell'eq. (2.65) e
notando che la funzione delta è una funzione pari, otteniamo

1 ~ ò(f) (2.67)
L'equazione (2.67) afferma che un segnale in continua (dc) viene trasformato nel dominio
della frequenza in una funzione delta piazzata alla frequenza zero, come mostrato in
figura 2.14. Ovviamente il risultato è di per sé intuitivo.
Invocando la definizione di trasformata di Fourier, possiamo facilmente dedurre dal-
l'eq. (2.67) l'utile relazione

f_~ exp(-j27Tft) dt = ò(f)


Osservando che la funzione O{F) è a valori reali, possiamo semplificare questa relazione nel
seguente modo:
J_~ cos(27Tft) dt = 8(!) (2.68)

che fornisce un 'ulteriore definizione per la funzione delta, sebbene nel dominio della fre-
quenza.

2. Funzione esponenziale complessa.


Ancora, applicando la proprietà di traslazione in frequenza all'eq. (2.67), otteniamo la
coppia di trasformate di Fourier

(2.69)
per una funzione esponenziale complessa di frequenza fc· L'equazione (2.69) afferma che
la funzione esponenziale complessa exp(- j27rfct) sì trasforma nel dominio della frequenza
in una funzione delta o(f f fcl posta [centrata] in f =f,.

3. Funzioni sinusoidali.
Consideriamo ora il problema di calcolare la trasformata di Fourier della funzione coseno
cos(2;ef,t). Dapprima usiamo la formu la di Eulero per scrivere

cos(21Tfct) = ~[exp(j27Tfct) + exp(-j27Tfct) ] (2.70)

Quindi, utilizzando l'eq. (2.69), troviamo che la funzione coseno cos(27efct) è rappr~entata
dalla coppia di trasformate di Fourier

(2.71 )

g(t) G(f)

1,0

·····-~·-· - - -· · ··-Jo. .... . . .- . .........-- t o


(a) (b)

:f!GURA 2, 14 (a) Segnale in continua. (b) Spettro.


46 CAPITOLO 2 :,; RAPPRESEN'JAZIONE DI FouruER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408- i 387-5

G(f) I
g<tl I

l
1,0

1 o

I~
Tc
(a) (b)

FIGURA 2.15 (a) Funzione coseno. (b) Spettro.

g(t) I
ìG(fl I

-Ww-· _,,I~ -d-


fc
-(, I 1
I 0
1 I,

(a) (b)

FIGURA 2.i6 (a) Funzione seno. (b) Spettro.

In altre parole, lo spettro di una funzione coseno cos(2rc(,t) consiste di una coppia di fun-
zioni delta alle frequenze f = ± (0 ciascuna delle quali è pesata dal fattore 1/2, come mostrato
in figura 2.15.
In modo simile possiamo dimostrare che la funzione seno sin(2rc(,t) è rappresentata
dalla coppia di trasformate di Fourier

sin(21Tfct) ~ ;j [8(f - fc) - o(f + fc)] (2.72)

che è illustrata in figura 2.16.

~ . Ese:rdzio 2.9 Si determini la trasformata di Fourier dei segnali sinusoidali al quadrato:


2
(i) g(t) = cos (27rfct)
{ii) g(t) = sin 2(27r Jet) qj

4. Funzione segno.
La funzione segno sgn(t) è uguale a+ 1 per tempi positivi e -1 per tempi negativi, come mostrato
dalla curva a tratto continuo in figura 2.1 7(a). La funzione segno era stata definita precedente-
mente nell'eq. (2.18); tale definizione è qui ripresa per maggior chiarezza di esposizione:

+1, t>O
sgn(t) = O, t=O
{
-1, t<O
La funzione segno non soddisfa le condizioni di Dirichelet e quindi, a rigore, non possiede
una trasformata di Fourier. Tuttavia, possiamo definire la trasformata di Fourier per la
2.4 La funz.wne delta di Dirac 47

g(t) I
+l ,O r--------

--------'! -1,0

(a)

IG!f!I

FIGURA 2.1 7 (a ) Funzione segno


(curva continua) e impulso
esponenziale doppio (curva
------------!---------~ f tratteggiata).
o (b) Spettri d'ampiezza della funzione
segno (curva continua)
(b) e dell'impulso (curva tratteggiata).

funzione segno, considerandola come la forma limite di un impulso esponenziale doppio


a simmetria dispari
exp(-at), t > O
g(t) = O, t =O (2.73)
{
-exp(at), t < O
al tendere del parametro a a zero. Il segnale g(t) mostrato come curva tratteggiata in
figura 2.17(a), soddisfa le condizioni di Dirichelet. La sua trasformata di Fourier è stata
determinata nell'Esempio 2.3; il risultato è dato da (vedi eq. (2.19)):
-j4-rrf
G(J) = a1 + (2-rrf)2
Lo spettro d'ampiezza IG(f)I è mostrato come curva tratteggiata in figura 2.17(b). Al ten-
dere di a a zero, abbiamo

F[sgn(t)] = lim -
4j-rrf
a->O al + (2-rr/)2
1
j-rrf
Cioè

sgn(t) ~ _1/ (2.74)


j'Tr

Lo spettro d'ampiezza della funzione segno è mostrato come curva continua in


figura 2.17(b). In essa si vede che, per valori piccoli di a, l'approssimazione è molto buona
48 CAPITOLO 2 i':l RAPPRESEN'Iì\ZJ:ONE DI FOUIUER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

eccetto che vicino all'origine dell'asse delle frequenze. Nell'origine, lo spettro della funzione
approssimante g(t) è zero per a> O, mentre lo spettro della funzione segno va a infinito.
5. Funzione gradino unitario.
La funzione vadino unitario u(t) è uguale a +1 per tempi positivi e a zero per tempi nega-
tivi. Precedentemente definita nell'eq. (2.11), è qui riportata per comodità:

{
~' t >o
u(t) = 2, t =O

o, t <o
La forma d'onda della funzione gradino unitario è mostrata in figura 2.18(a). Da questa
definizione e da quella della funzione segno, o dalle forme d'onda delle figure 2. l 7(a) e
2.18(a), osserviamo che la funzione gradino unitario e la funzione segno sono legate tra loro
1
u(t) = 2[sgn((t) + 1)] (2.75)

Quindi, utilizzando la proprietà di linearità della trasformata di Fourier, e la coppia di tra-


sformate di Fourier delle eq. (2.67) e (2. 75), troviamo che la funzione gradino unitario è
rappresentata dalla seguente coppia di trasformate di Fouder
1 1
u(t) ~ jlTrf + 28(!) (2.76)

Questo significa che lo spettro della funzione gradino unitario contiene una funzione delta
pesata per il fattore 1/2 e posta a frequenza zero, come indicato in figura2.18(b).
6. Integrazione nel dominio del tempo (Rivisitazione).
La relazione nell'eq. (2.41) descrive l'effetto di un'integrazione sulla trasformata di Fourier
di un segnale g(t), assumendo che G(O) sia zero. Consideriamo adesso il caso più generale,
dove tale assunzione è rimossa.
Sia
(2.77)

Il segnale integrato y(t) può essere visto come la convoluzione del segnale originario g(t) e
della funzione gradino unitario u(t) come mostrato da
y(t) = J_~ g(T)u(t - T) dT

con la funzione gradino unitario traslata u(t- 't) definita come

u(t - T) = ·{t :: :
O, T > t

g(t) IGCfll I

1,0f------
1
2

o o
(a) (b)

fIGURA 2.18 (a) Funzione gradino unitario. (b) Spettro d'ampiezza.


2.5 Traeformate di Fourier di segnali periodici 49

Osservando che la convoluzione nel dominio del tempo viene trasformata nella moltipli-
cazione nel dominio della frequenza, in accordo con la Proprietà 12., e 11tilizza.itd9li,i. cop-
pia di trasformate di Fourier dell'eq. (2.76) per la funzione gradino unìtatfo#f#)Ìtrgviat:no
che la trasformata di Fourier di y(t) è · · · ·· · · ·. · // •·

Y(f) = G(f)[j2~f + ~8(!)] (2.78)

dove G(fl è la trasformata di Fourier di g(t). In base alla proprietà di estrazione della fun-
zione delta formulata nel dominio della frequenza, abbiamo
G(f)8(f) = G(O)S(f)
Quindi possiamo riscrivere l'eq. (2..78) nella forma equivalente:

Y(f) = j2 ~f G(f) + ~G(0)8(f)


In generale, l'effetto di un'integrazione del segnale g(t) è descritto dalla coppia di trasfor-
mate di Fourier
1 1
I
l

-= g(T) dT ~ j21Tf G(f) + :zG(0)8(f) (2.79)

Questo è il risultato desiderato, che include l'eq. (2.41) come caso particolare (cioè, G(O) =O).

~ Esercizio 2 .10 Si consideri la funzione

g(c) = a(r + D- a(r - ~)


che consiste nella differenza tra due funzioni delta poste in t = ±~. L'integrazione di g(t)
rispetto al tempo t porta alla funzione rettangolo unitario rect(t).
Utilizzando l'eq. (2.79), mostrare che
rect(t) ~ sinc(f)
che è una forma particolare dell'eq. (2.10).

~Ì 2,.5 Trasformate di Fourier


i di segnali periodici
È ben noto che, utilizzando la serie di Fourier, un segnale periodico può essere rapPresen-
tato come somma di esponenziali complessi. (L'Appendice 2 presenta una rassegna delle
serie di Fourier.) In un certo senso, la trasformata di Fourier può essere definita per espo-
nenziali complessi, come dimostrato nelle eq. (2.69), (2.71), e (2.72). Sembra, quindi, ragio-
nevole rappresentare un segnale periodico in termini di trasformata di Fourier, sempre che
questa trasformata possa includere funzioni delta.
Consideriamo, allora, un segnale periodico gy (t)dove il pedice T 0 indica il periodo
0
del segnale. Sappiamo che può essere rappresentato in termini di serie di Fourier di espo-
nenziali complessi come (vedi app. 2)
00

gy0 (t) = 2:
n=-oo
Cn exp(j21Tnfot) (2.80)

Dove Cn è il coefficiente complesso di Fourier, definito come


l 1-To/2
Cn = T, gy0 (t) exp(-j2rrnfot) dt (2.81)
O -To/2
e fo è la frequenza fondamentale definita come il reciproco del periodo To cioè,
50 CAPITOLO 2 fi RAl'PRESEN'Iì\ZIONE DI FOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

1
fo=- (2.82)
To
Sia g(t) una funzione impulsiva, uguale a gy0 (t) in un periodo e zero altrove; cioè,

To
--:;;;t:;;;-
To
g( t) = { gyo(t), 2 2
(2.83)
o, altrove
Il segnale periodico gy0 (t) può ora essere definito in termini della funzione g(t) come la
somma infinita
00

gyo(t) = L g(t -
m=-oo
mTo) (2.84)

Basandoci su questa rappresentazione, possiamo vedere g(t) come una funzione genera-
trice, nel senso che genera il segnale periodico gyo5_t) • Essendo impulsiva e a energia finita,
la funzione g(t) è trasformabile secondo Fourier. Ui conseguenza, alla luce delle eq. (2.82)
e (2.83), possiamo riscrivere la formula del coefficiente complesso di Fourier cn come
segue:

cn = fo J_~ g(t) exp(- }27rnf0 t) dt


= foG(nfo) (2.85)
Dove G(nfo) è la trasformata di Fourier g(t) valutata alla frequenza f = nf0 • Possiamo per-
ciò riscrivere la formula dell'eq. (2.80) per la ricostruzione del segnale periodìco gy (t)
0
come

gro(t) = fo ~ G(nfo) exp(j2TTnfot) (2.86)


n =-oo

Quindi, eliminando gy (t) tra le eq. (2.84) e (2.86), possiamo scrivere


0
~ ~

2:
m=-oo
g(t - mT0 ) = fo
n=
2:
-co
G(nf0 ) expU27Tnf0t) (2.87)

che definisce una forma della formula della somma di Poisson.


Infine, utilizzando l'eq. (2.69), che definisce la trasformata di Fourier di una funzione
esponenziale complessa, nell'eq. (2.87), deduciamo la coppia di trasformate di Fourier:
~

2: g(t - mT0 ) ~ fo L; G(nfo)8(f - nfo) (2.88)


m=-oo n=--

per il segnale periodico gy0 (t), la cui frequenza fondamentale è fo = l!To. L'equazione (2.88)
afferma semplicemente che la trasformata di Fourier di un segnale periodico è costituita da
funzioni delta, poste a multipli interi della frequenza fondamentale fo inclusa l'origine, e
che ogni funzione delta è pesata per un fattore uguale al corrispondente valore di G(nf0 ).
In effetti, questa relazione fornisce un metodo per rappresentare il contenuto in frequenza
di un segnale periodico gy0 (t).
È interessante osservare che una funzione impulsiva, cioè di durata limitata nel tempo,
costituente un periodo del segnale periodico gy (t) ha uno spettro continuo definito da
0
G(f). D'altra parte, il segnale periodico ha uno spettro discreto. In altre parole, si può rias-
sumere la trasformazione contenuta nell'eq. (2.88) come segue:

La periodicità nel dominio del tempo ha l'effetto di cambiare lo spettro di un segnale


limitato nel tempo in uno spettro discreto definito a multipli interi della frequenza
fondamentale e viceversa.
2.6 La trasmissione di segnali attraverso sistem i lineari 51

ESEMPIO 2.11 Funzfone dì campioArunen,to ideale

~n~~~:~~J~t!.·::tog:::::ftft#::f:;e;• Jbk~nk~'t&::ffiirici~;e{;§(a). 5b~~Jfi:~~tnj~··


sta forma d'onda con ·
00

oy0 (t) = 2:
m=:.~·co
ll(t- m'Iò) (2.89)

Osserviamo che la funzione generatrice g(t) per la funzione dì campionamento ideale To con-
siste semplicemente nella funzione delta o(t). Abbiamo quindi G(fJ = 1 e
G(nfo) = 1 per ogni n
Così l'uso dell'eq. (2.88) produce il nuovo risultato

~ .o(t ...., nffo)


m==·.. .:._gQ
. fo i
n.=-=
o(f flfo)

L'equazione (2.90) afferma che la trasformata di fourier di un treno periodico di funzioni


delta, spaziate tra loro. dì T 0 secondi, consiste in un altro insieme di funzioni delta pesate per
il fattore fo = ; e uniformemente spaziate tra loro di fo Hz lungo l'asse della frequenza, come
0
=
in figura 2.19( b ). Nel caso particolare in cui To 1 un treno perìodko di funzioni delta è,
come la funzione Gaussiana unitaria, la trasfonnata di Fourier dìse stesso.
Applicando la trasformata inversa di fourìer al secondo membro dell'eq. (2.90), otte-
niamo la relazione
.. ~

2; lJ(t - riiTo) ==td 2: exp(j21r"'nfot) (2;91)


nr=- co ·n-=·-ao .

D'altro canto, applicando la


niamo la relazione duale:

(b)

FIGURA ~.19 (a)P~ttine df impulsi/ (b}Spettro;

dove abbiamo utilizzato la relazione de!l'eq. (2.82) riscritta nella forma To = 1/ fo. Le equazioni
(2.91) e (2.92) sono una la duale dell'altra, nel sens(l eh.e ne!l'eq. (2.91) k funzioni delta so1,10
presenti nel dominio del tempo me!ltre rtell'eq. (2.92) nel doirunfo del1i frequenta:
CAPITOLO 2 '''; RAPPRESEND\ZIONE Dl'. FOUR!ER DI SIEGNALJ E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

1
~ Esercizio 2.11 Utilizzando la formula di Eulero cosx == z-[exp(jx) + exp(-jx)], si
riformulino le eq. (2.91) e (2.92) in termini di funzioni cosinusoidali. <>:§

La tras-missione di segnali attraverso


sistemi lineari. Rivisitazione
della con11oluzione
Avendo disponibile la teoria della trasformata di Fourier presentata nelle sezioni prece-
denti, siamo ora pronti a rivolgere la nostra attenzione allo studio di una speciale classe di
sistemi, noti come sistemi lineari. Il termine sistema si riferisce a un qualunque dispositivo
o fenomeno fisico che produca un segnale in uscita come risposta a un segnale in ingresso.
È consuetudine riferirsi al segnale in ingresso come alla eccitazione e al segnale in uscita come
alla risposta. In un sistema lineare vale il principio di sovrapposizione degli effetti; cioè, la
risposta di un sistema lineare a eccitazioni applicate simultaneamente è uguale alla somma
delle risposte del sistema, quando ciascuna eccitazione è applicata individualmente. Esempi
importanti di sistemi lineari includono i filtri e i canali di trasmissione, quando operano nella
loro regione lineare. Per filtro si intende un dispositivo selettivo in frequenza, utilizzato
per limitare lo spettro di un segnale ad alcune bande di frequenza. Per canale si intende un
mezzo fisico che connetta trasmettitore e ricevitorè di un sistema di comunicazione. Vogliano
ora valutare gli effetti della trasmissione di segnali attraverso filtri e canali di trasmissione
lineari. Questa valutazione può essere fatta in due modi, a seconda della descrizione adot-
tata per il filtro o canale. Possiamo, cioè, usare il dominio del tempo o quello della frequenza,
come descritto in seguito.

i$i RISPOSTA NEL TEMPO

Nel dominio del tempo un sistema lineare è descritto in termini della sua risposta all'im-
pulso, che è definita come la risposta del sistema (con condizioni iniziali nulle) a un impulso
unitario, o funzione delta, o(t), applicata all'ingresso del sistema. Se il sistema è tempo
invariante, questa proprietà implica che un impulso unitario traslato nel tempo applicato
all'ingresso del sistema, produce una risposta all'impulso all'uscita traslata esattamente
della stessa quantità. In altre parole, la forma della risposta all'impulso di un sistema lineare
tempo-invariante è la stessa qualunque sia la posizione temporale dell'impulso applicato
al sistema. Perciò, assumendo che l'impulso unitario o funzione delta sia applicato all'istante
t =O, possiamo indicare la risposta all'impulso di un sistema lineare tempo-invariante con
h(t). Questo sistema sia soggetto a un'eccitazione arbitraria x(t) come in figura 2.20(a).
Per determinare la risposta y(t) del sistema, cominciamo approssimando x(t) con una fun-
zione a gradini composta da rettangoli stretti, ciascuno di durata Lir come indicato in
figura 2.20(b). Chiaramente, l'approssimazione diventa via via migliore al diminuire di Lir.
Al tendere di Lira zero, ogni impulso tende a una funzione delta pesata per un fattore
uguale all'altezza del rettangolo per Lir. Consideriamo un tipico impulso piazzato in t = r,
mostrato tratteggiato in figura 2.20(b). Questo impulso ha area uguale a x(r)~r. Per defi-
nizione, la risposta di un sistema all'impulso unitario o funzione delta 8(t), applicato all'i-
stante t = O, è h(t). Segue quindi che la risposta del sistema alla funzione delta, pesata per
il fattore x( r)~r e applicata in t = 'i deve essere x( r)h(t-r)Lir. Per trovare la risposta y(t) a
un qualche istante t, applichiamo il principio di sovrapposizione degli effetti. Quindi, som-
mando le varie risposte infinitesimali dovute ai vari impulsi in ingresso, otteniamo, al limite,
quando Li r tende a zero,
y(t) = f_~ X(T)h(t - 7) dT (2.93)

Questa relazione è chiamata l'integrale di convoluzione.


2.6 La trasmissione di segnali attraverso sistemi lin eari 53

(a)

x(t)~

Approssimazion<

o T
FIGURA 2,20 (a) Sistema
lineare con ingresso x(t)
->-j l:!:.r 1-<- e uscita y(t).
(b) Approssimazione a gradini
(b) dell'ingresso x(t).

Nell'eq. (2.93), sono coinvolte tre differenti variabili temporali: tempo di eccitazione
r, tempo di risposta t, e tempo della memoria del sistema (t- r). Questa relazione è la base
dell'analisi nel dominio del tempo di sistemi lineari tempo-invarianti. Essa afferma che il
valore attuale della risposta di un sistema lineare tempo-invariante è un integrale pesato della
storia passata del segnale in ingresso, con la funzione di pesatura rappresentata dalla rispo-
sta all'impulso del sistema. La risposta all'impulso agisce quindi come una funzione di
memoria per il sistema.
Neil'eq. (2.93), l'eccitazione x(t) è convoluta con la risposta all'impulso h(t) per pro-
durre la risposta. Poiché la convoluzione è commutativa, si può anche scrivere

y(t) = J_~ h(r)x(t - T) dT (2.94)

dove h(t) è convoluto con x(t).

. ·.. ::·

Con queste due assunzioni, possiamo esprimere


all'ingresso x{t) come

{2;95}

Siano l'ingresso x(t), la risposta all'impulso h(t) e l'uscita y(t) campionati uniformemente a un
tasso di (1/llr) campioni per secondo, così che sj poss~ p 0r:re
t = n !1r
54 CAPITOLO 2 z' RAPPRESENTAZIONE DI FOURIER m SlEGNALl E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

dove k e n sono interi e LH' è il periodo Assumendo che ll:r sia sufficiente-
mente piccolo, così che il prodotto h(r)x(t - r) rimanga sostanzialmente costante nell'inter-
vallo kf:i.r-s, r5'(k + l)tlrpettutti ivalori di k e r, possiamo approssimare l'eq. (2.9 5) mediante
una somma di convoluzione come mostrato da
N-1
y(n liT) = 2: h(k AT)x(n AT - k ClT) AT
k=O

dove NAr= Tr. Definiamo il peso


= O, 1, ... , N ,- 1 (2.96)

N-1
y(n AT) = :2:; wkx(n AT - k AT) (2.97)
k=O

""'~'"·'v'·'" (2.97) può essere realizzata utilizzando la struttura mostrata in figura 2.21,
co1ns1ste in un insieme di elementi di ritardo (ognuno dei quali produce un ritardo di
un insieme dì moltiplicatori connessi alle prese intermedie della linea di ritardo,
di pesi applicati ai moltiplicatori e un sommatore per sommare

i'''l CAU§AJL.ITÀ E §'fABHl.UÀ

Un sistema è detto causale se non risponde prima che l'eccitazione sia applicata. Affinché
un sistema lineare tempo-invariante sia causale è chiaro che la sua risposta all'impulso h(t)
deve essere nulla per tempi negativi, come affermato nell'Esempio 2.12. In altre parole,
possiamo formalmente affermare che condizione necessaria e sufficiente affinché un sistema
lineare tempo-invariante sia causale è
h(t) = O, t <o (2.98)
2.6 La trasmissione di segnali attraverso sistend lineari 55

Chiaramente, affinché un sistema che opera in tempo reale sia fisicamente realizzabile,
deve essere causale. Vi sono tuttavia molte applicazioni in cui il segnale da elaborare è
disponibile soltanto in forma memorizzata; in queste situazioni il sistema può essere non
causale eppure fisicamente realizzabile.
Si dice che il sistema è stabile se il segnale in uscita è di ampiezza limitata per tutti i segnali
di ingresso di ampiezza limitata. Ci riferiamo a questa condizione come al criterio di stabi-
lità bounded input-bounded output (BIBO), che è molto adatto all'analisi dei sistemi lineari
tempo-invarianti. Sia il segnale d'ingresso x(t) di ampiezza limitata, come indicato in
lx(t)I < M per ogni t
dove M è un numero reale positivo e di valore finito. Prendendo i valori assoluti di entrambi
i membri dell'eq. (2.94), abbiamo

iy(t)I = If_~ h(r)x(t - r) drl (2.99)

Successivamente osserviamo che il valore assoluto di un integrale è limitato superiormente


dall'integrale del valore assoluto della funzione integranda, come mostrato in

If_~ h(r)x(t - r) dr I :;; L~ lh(r)x(t - r)I dr

= M J_~ lh(r) Jdr

Utilizzando tale disuguaglianza nell'eq. (2.99) si ottiene l'importante risultato

ly(t)I s M J_~ lh(r)J dr


Ne consegue quindi che, affinché un sistema lineare tempo-invariante sia stabile, la sua
risposta all'impulso deve essere assolutamente integrabile. Cioè, la condizione necessaria
e sufficiente per la stabilità BIBO di un sistema lineare tempo-invariante è descritta da

L~ !h(t)I dt < 00 (2.100)

dove h(t) è la risposta all'impulso del sistema.

,,,,, R ISPOSTA IN FREQUENZA

Consideriamo ora un sistema lineare tempo-invariante con risposta all'impulso h(t), ali-
mentato in ingresso da un esponenziale complesso di ampiezza unitaria e frequenza f, cioè
x(t) = expU27Tft) (2.101)
Usando le eq. (2.101) nella (2.94), la risposta del sistema è ottenuta come

y(t) = J_~ h(r) exp[j27Tf(t - r)] dr

= exp(j27Tft) J_~ h(r) exp(-j27Tfr) dr (2.102)

Definiamo funzione di trasferimento o risposta in frequenza del sistema la trasformata di


Fourier della sua risposta all'impulso, come mostrato nella

H(f) = L~ h(t) exp( - j27Tft ) dt (2.103)


\ ,
\/
/\

56 CAPITOLO 2 i:i' RAPPRESENTAZIONE DI FOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

I termini funzione di trasferimento e risposta in frequenza sono interscambiabili tra loro.


L'integrale nella seconda riga dell'eq. (2.102) è lo stesso di quello nell'eq. (2.103), tranne
per il fatto che r è usato al posto di t. Possiamo, quindi, riscrivere l'eq. (2.102) nella
forma
y(t) = H(f) exp(j21Tft) (2.104)
L'equazione (2.104) afferma che la risposta di un sistema lineare tempo-invariante a un
esponenziale complesso di ftfquenza F è lo stesso esponenziale complesso, moltiplicato per
un coefficiente costante /fl(flf
L'equazione (2.103) è una definizione della funzione di trasferimento H(f). Una defi-
nizione alternativa di funzione di trasferimento può essere dedotta dividendo l'eq. (2.104)
per la (2.101) per ottenere
J~(f)
f
= y(t)
x(t)
l x (t)=exp(j211ft) ,,
(2.105)
·.,.......,,_., ___ - -- - -~::e-"'< -···-·' .,....... .. ·----- ----··-·----· "-·-··

Consideriamo ora un segnale arbitrario x(t) applicato al sistema. Il segnale può essere
espresso in termini della sua trasformata inversa di Fourier come

x(t) = f_~ X(f) exp(j21Tft) df (2.106 )

In modo equivalente, possiamo esprimere x(t) sotto forma di limite


00

x(t) = lim 2: X(f) exp(j21Tft) 11( (2.107)


/!-,;2, k = -oo
Cioè, il segnale d'ingresso x(t) può essere visto come sovrapposizione di esponenziali com-
plessi di ampiezza infinitesima. Poiché il sistema è lineare, la risposta a questa sovrapposi-
zione di esponenziali complessi in ingresso è data da
00

y(t) = lim 2: H(f)X(f) exp(j21Tft) 11{


,"'!-;2, k = - oo

= f_~ H(f)X(f) exp(j21Tft) df (2.108)

La trasformata di Fourier del segnale d'uscita y(t) è quindi facilmente ottenuta mediante
la
Y(f) = H(f)X(f) (2.109)
Secondo l'eq. (2.109), un sistema lineare tempo-invariante può quindi essere descritto abba-
stanza semplicemente nel dominio della frequenza notando che la trasformata di Fourier
dell'uscita è uguale al prodotto della risposta in frequenza del sistema e della trasformata
di Fourier dell'ingresso.
Naturalmente, avremmo pòtuto dedurre il risultato dell'eq. (2.109) direttamente,
osservando due fatti:
1. La risposta di un sistema lineare tempo-invariante con risposta all'impulso h(t) a un
ingresso arbitrario x{t) si può ottenere mediante convoluzione di x{t) con h{t) in
accordo con l'eq. (2.93).
2. La convoluzione di una coppia di funzioni del tempo è trasformata nella moltiplica-
zione delle loro trasformate di Fourier.
La derivazione alternativa ottenuta nell'eq. (2.109) viene proposta soprattutto per com-
prendere come mai la rappresentazione mediante Fourier di una funzione del tempo come
sovrapposizione di esponenziali complessi risulti così utile per l'analisi del comportamento
dei sistemi lineari tempo-invarianti.
2.6 La trasm-issione di segnali attraverso siste?ni lineari 57

La risposta in frequenza H(f) è una proprietà caratteristica del sistema lineare tempo-
invariante. Essa è, in generale, una quantità complessa, così che si può esprimere nella
forma
H(f) = IH(f) I exp[j,B(f)] (2.110)
Dove IH(f)I è detta risposta in ampiezza, e f3(f) fase o risposta di fase. Nel caso particolare
di un sistema lineare con risposta all'impulso a valori reali h(t), la risposta in frequenza H(f)
esibisce una simmetria coniugata, che vuol dire che
IH(f)I = IH(-f)I
e
.B(f) = - /3( - f)
Cioè, la risposta in ampiezza IH(f)I di un sistema lineare con risposta all'impulso reale è una
funzione pari della frequenza, mentre la fase {3(() è una funzione dispari della frequenza.
In alcune applicazioni è preferibile lavorare con il logaritmo di H(f) espresso in forma
polare, piuttosto che con H(f). Definiamo il logaritmo naturale
ln H(f) = cx(f) + jf3(f) (2.111)
dove
cx(f) = lnlH(f)I (2.112)

La funzione a(f) è una definizione del guadagno del sistema. Esso è misurato in neper,
mentre la fase /3(f) è misurata in radianti. L'equazione (2.111) indica che il guadagno a(f)
e la fase f3(f) sono rispettivamente la parte reale e la parte immaginaria del logaritmo natu-
rale della risposta in frequenza. Il guadagno può anche essere espresso in decibel (dB)
usando la definizione
cx'(f) = 20 log10IH(f)I (2.113)
Le due funzioni guadagno a(() e a'(f) sono legatè dalla relazione
cx' (f) = 8.69cx(f) (2.114)

Cioè, 1 neper è uguale a 8,69 dB.


Dalla discussione presentata nella Sezione 2.3, notiamo che la larghezza di banda
di un sistema è specificata dalla costanza della sua risposta in ampiezza. La larghezza
di banda di un sistema passa basso è così definita come la frequenza alla quale la rispo-
sta in ampiezza IH(f)I è 1/ Vl volte il suo valore alla frequenza zero o, equivalente-
mente, la frequenza alla quale il guadagno a'(f) cala di 3 dB sotto il valore a frequenza
zero, come illustrato in figura 2.22(a). Corrispondentemente, la larghezza di banda di
un sistema passa banda è definita come l'intervallo di frequenze alle quali la risposta in
ampiezza IH(f)I rimane entro 1/ Vl volte il suo valore alla frequenza a centro banda,
come illustrato in figura 2.22(b).

i:;: CmTERm m PALJEY~WrnNER

Condizione necessaria e sufficiente affinché una funzione a(f) possa essere il guadagno di
un filtro causale, è la convergenza dell'integrale.

f oo (

-oo
icx(f)I
1 + f2
)df < oo (2.115)

Questa condizione è nota come il criterio di Paley-Wiener. Esso afferma che, ammesso che
il guadagno a(f) soddisfi la condizione dell'eq. (2.115), è possibile associare al guadagno
un'adeguata fase f3(f) tale che il filtro risultante abbia risposta all'impulso causale, cioè di
valore nullo per i tempi negativi. In altre parole, il criterio di Paley-Wiener è l'equivalente
58 CAPITOLO 2 ,:,:, RAPPRESEì'1il\ZIONE m fOURIER m SBGNALì E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

IH<fll I
I jH(O)I

jH(O)j
I~

----------::::s
:::---------~0--------B-=------
I
(a)

IHCf)l I
I

IH(fcll

--i~--
l
I
I
;
'
I
I
I I

t o f fc+B ---t
-fc (b) fc

FIGURA 2.22 Illustrazione della definizione di larghezza di banda di un sistema.


(a) Sistema passa basso. (b) Sistema passa banda.

nel dominio della frequenza della condizione di causalità. Un sistema con una caratteristica
di guadagno realizzabile può avere attenuazione infinita [cioè, a(f) = - per un insieme 00 ]

finito di frequenze, ma non può avere attenuazione infinita in una banda di frequenze;
altrimenti il criterio di Paley-Wiener sarebbe violato.

~ Es<erdzfo 2. U Si discutano i due seguenti punti, citando esempi per le risposte:


(a) È possibile che un sistema lineare tempo-invariante sia causale ma instabile?
(b) È possibile per un tale sistema essere non-causale ma stabile? ~

~ Esercizio 2. B La risposta all'impulso di un sistema lineare sia definita dalla funzione


Gaussiana
h(t) = exp(-;: 2)

dove r è un parametro regolabile che definisce la durata dell'impulso. Si determini la risposta


in frequenza del sistema. ~

il>- lEseirdzfo 2.14 Un filtro con linea di ritardo con prese intermedie abbia N pesi, con N
dispari. Esso è simmetrico rispetto alla presa centrale; i pesi soddisfano, quindi, la condizione
O:sn:sN-1
2. 7 Filtri ideali passa basso 59

(a) Trovare la risposta in ampiezza del filtro.


(b) Mostrare che questo filtro ha una risposta di fase lineare. Qual è l'implicazione di questa
proprietà?
(c) Qual è il ritardo introdotto dal filtro? 4fll

Come accennato precedentemente, un filtro è un sistema selettivo in frequenza, utilizzato


per limitare lo spettro di un segnale ad alcune e specificate bande di frequenza. La sua
risposta in frequenza è caratterizzata da una banda passante e una banda arrestata. Le fre-
quenze all'interno della banda passante sono fatte passare con piccola o nessuna distorsione,
mentre quelle nella banda arrestata sono rigettate. Il filtro può essere di tipo passa basso,
passa alto, passa banda, o arresta banda, a seconda che lasci passare rispettivamente le
frequenze basse, alte, intermedie o tutte tranne le intermedie. Abbiamo già incontrato
esempi di sistemi passa basso e passa banda in figura 2.22.
I filtri, in un modo o nell'altro, rappresentano un importante blocco funzionale nella
costruzione dei sistemi di comunicazione. In questo libro avremo a che fare con l'uso di fil-
tri passa alto, passa basso e passa banda.
In questa sezione studiamo la risposta nel tempo del filtro ideale passa basso, che
lascia passare, senza distorsione alcuna, tutte le frequenze all'interno della banda passante
e rigetta, completamente, tutte le frequenze nella banda arrestata, come illustrato in
figura 2.23. Come indicato in questa figura, la risposta in frequenza di un filtro ideale
passa basso soddisfa due condizioni necessarie:
1. La risposta in ampiezza del filtro è costante all'interno della banda passante - B :5 f :5 B.
(La costante in figura 2.23 è posta uguale a uno per convenienza di rappresenta-
zione.)

jHCf)I

1,0

(a)
-B o B

arg[H(f)]

FIGURA 2.23 Risposta in frequenza


(b) di un filtro ideale passa basso.
(a) Risposta in ampiezza.
(b) Risposta in fase; fuori dalla banda
-B :$ f :$ B, e a risposta di fase
assume forma arbitraria
(non mostrata in figura).
60 CAPITOLO 2 E'.l RAf>PRESEND\ZIONE DI FOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

2. La risposta di fase varia linearmente con la frequenza all'interno della banda pas-
sante del filtro. (Fuori dalla banda passante, la risposta di fase può assumere valori
arbitrari.)
In termini matematici, la funzione di trasferimento di un filtro ideale passa basso è quindi
definita da
H(f) = {exp( -j27Tft0 ), -B::;; f :s B
(2.116)
O, lf l > B

Il parametro B definisce la banda del filtro. Il filtro ideale passa basso è, ovviamente, non
causale dato che viola il criterio di Paley-Wiener. Questa osservazione può essere anche
confermata esaminando la risposta all'impulso h(t). Così, valutando la trasformata inversa
di Fourier della funzione di trasferimento dell'eq. (2.116), otteniamo

h(t) = r
-B
exp[J27rf(t - to)] df (2.117)

dove l'intervallo di integrazione è stato limitato alla sola banda di frequenze al cui interno
H(f) non è nulla. L'equazione (2.117) è facilmente integrabile e produce

sin[21T B(t - t0 )]
h(t) = (
1T t - t 0
)

= 2B sinc[2B(t - t0 )] (2.118)

La risposta all'impulso ha un picco di ampiezza centrato all'istante to come mostrato in


figura 2.24 per t 0 = l!B. La durata del lobo principale della risposta all'impulso è 1/B e
il tempo per salire dallo zero posto all'inizio del lobo prinCipale sino al valore di picco
vale 1/2B. Vediamo dalla figura 2_24 che, per qualunque valore finito t 0 c'è una qualche
risposta del filtro prima dell'istante t = O al quale l'impulso unitario è applicato all'in-
gresso; questa osservazione conferma che il filtro passa basso ideale è non causale.
Notiamo, tuttavia, che possiamo sempre rendere il ritardo to grande abbastanza affin-
ché la condizione
lsinc[2B(t - to)J! << 1, pert < O
sia soddisfatta. Così facendo, siamo ingrado di costruire un filtro causale che approssima un
filtro ideale passa basso, con approssimazione sempre migliore al crescere del ritardo to.

h(t)

FmURE 2.24 Risposta all'impulso di un filtro ideale passa basso.


2. 7 Filtri ideali passa basso 61

z;: RISPOSTA AU}UW.PULSO m: FILTRI IDEALI PASSA BASSO

Consideriamo un impulso rettangolare x(t) di ampiezza unitaria e durata T, applicato a un


filtro passa basso ideale di banda B. Il problema è determinare la risposta y(t) del filtro.
La risposta all'impulso h(t) del filtro è definita dall'eq. (2.118). Il ritardo ~o non ha
ovviamente effetti sulla forma della risposta del filtro y(t). Senza perdere in generalità, pos-
siamo quindi semplificare l'esposizione ponendo t 0 = O, nel qual caso la risposta all'im-
pulso dell'eq. (2.118) si riduce a
h(t) = 2B sinc(2Bt) (2.119)

Con ingresso x(t) = 1 per -(T/2)::::; t:::; (T/2) la risposta del filtro è data dall'integrale di con-
voluzione
y(t) = L~ x(r)h(t - r) dr

= 2B f-T/2
2
1 sinc[2B(t - r)] dr

2
T/ (sin[27rB(t - r)])
= 2B dr (2.120)
J-T/Z 27TB(t - r)
Definiamo una nuova variabile adimensionale
À = 27TB(t - r)
Cambiando la variabile di integrazione da "i a Il, possiamo riscrivere l'eq. (2.120) come

y(t) =;
1 l2rrB(t+T/2)(sin
-À-
À) dÀ

= ~[ f
27T B(t - T/2)

"'B(t+T/2) (si: À) dA _ rrrB(t-T/2)( si: À) dA]


= 2_{Si[27rB(t + T/2)] - Si[27rB(t - T/2)]} (2.121)
7T

Nell'eq. (2.121) abbiamo introdotto una nuova espressione chiamata seno integrale, che è
definito come
Si(u) = (usin x dx (2.122)
JO X

Sfortunatamente, il seno integrale Si(u) non può essere valutato in forma chius; in ter-
mini di funzioni elementari. Tuttavia può essere integrato sotto forma di serie di potenze,
che permettono di ottenere il grafico in figura 2.25. Su questa figura possiamo fare tre
osservazioni:
1. Il seno integrale Si(u) è una funzione oscillante della variabile u, con simmetria dispari
attorno all'origine u = O.
2. Esso ha massimi e minimi ai multipli di n:.
3. Esso tende al valore limite n:/2 per valori positivi grandi di u.
In figura 2.25, vediamo che il seno integrale Si(u) oscilla a una frequenza di l/2n:. Corri-
spondentemente, la risposta del filtro y(t) oscillerà anch'essa a una frequenza uguale alla
frequenza di taglio (cioè, alla banda passante) B del filtro passa basso, come mostrato in
figura 2.26. Il valore massimo di Si(u) si ha in Umax = n: ed è uguale a

1.8519 = (1.179) X ( ; )
62 CAPITOLO 2 f?. RAl'PlUlSEND\ZIONE m FOIJRIER DI SEGNALI E SISTEMI fSBN 978-88-408-1387 -5

I
-81T -61T -41T -21T o 21T 41T 61T
u
FIGURA 2.25 Il seno integrale Si(u).

9%
1,0
:-r
I
I
I
I

o T
2
Tempo t

FIGURA 2.26 Risposta del filtro ideale passa basso a un impulso rettangolare.

Iil di sovraelongazione
TABELLA 2. l Freq,,,ienza di oscillazione percentuale
per prodotto tempo-banda variabile
e

BT Frequenza di oscillazione Percentuale di sovraelongazione


5 5 Hz 9,11
10 10 Hz 8,98
20 20Hz 8,99
100 100 Hz 9,63
2 .7 Filtri ideali passa basso 63

Possiamo dimostrare che la risposta al filtro y(t) ha massimi e minimi in


T 1
lmax = ± 2 ± 2B
con
y(tmax) = _.!_[Si(7T) - Si(7T - 21TBT)]
1T
= _.!_
1T
[Si(7T) + Si(27TBT - 1T) ]

dove, nella seconda riga, abbiamo utilizzato la proprietà di simmetria dispari del seno inte-
grale. Sia
Si(21TBT - 1T) = ± 8.) %(1
dove 6. è il valore assoluto della deviazione nel valore Si(2nBT - n), espresso come frazione
del valore finale +7r/2. Quindi, riconoscendo che
Si(7T) = (1.179)(7T/2)
possiamo ridefinire y(tmax) come
1
y(tmaJ = Z(l.179 + 1 ± Ò.)
1
= 1.09 ± -6. (2.123)
2
Per un prodotto tempo-banda BT >> 1 la deviazione frazionaria~ ha un valore molto pic-
colo, nel qual caso possiamo dedurre due importanti osservazioni dall'eq. (2.123):
1. La sovraelongazione della risposta del filtro vale percentualmente circa il 9%.
2. La sovraelongazione è praticamente indipendente dalla larghezza di banda B del filtro.
Il fenomeno alla base di queste due osservazioni è noto come fenomeno di Gibbs. La
figura 2.26 mostra la natura oscillatoria della risposta del filtro e la sovraelongazione del
9% che caratterizza la risposta, avendo assunto BT >> 1.
La figura 2.27 mostra la risposta del filtro per quattro differenti prodotti tempo-
banda: BT = 5, 1O, 20, e 100, assumendo che la durata dell'impulso T sia di 1 secondo. La
tabella 2.1 mostra le corrispondenti frequenze di oscillazione e la percentuale di sovra-
leongazione per questi prodotti tempo-banda, confermando le osservazioni 1 e 2.
La figura 2.28 mostra la risposta del filtro a ingressi a onda quadra periodica con quat-
tro differenti frequenze: fo =0,1; 0,25; 0,5 e 1 Hz, e con la larghezza di banda del filtro passa
basso fissata a B = lHz. Dalla figura 2.28 possiamo ricavare le seguenti osservazioni:
~-

!'r Per fo = O, lHz, corrispondente a un prodotto tempo-banda BT = 5, il filtro distorce


alquanto l'onda quadra in ingresso, ma la forma dell'ingresso è ancora evidente nel-
l'uscita dal filtro. A differenza dell'ingresso, l'uscita dal filtro ha tempi di salita e di
discesa non nulli e inversamente proporzionali alla banda del filtro. Ancora, l'uscita
esibisce oscillazioni (in inglese ringing) sia sul fronte di salita, sia sul fronte di discesa.
"" All'aumentare della frequenza fondamentale fo dell'onda quadra in ingresso, il filtro
passa basso taglia sempre più componenti in alta frequenza dell'ingresso. Perciò, quando
fo = 0,25Hz, che corrisponde a BT = 2, solo la componente a frequenza fondamentale
e quella di prima armonica passano attraverso il filtro; i tempi di salita e di discesa del
segnale in uscita sono ora confrontabili con la durata dell'impulso T. Quando
fo = 0,5Hz, corrispondente a BT = 1, solo la componente alla frequenza fondamentale
è preservata dal filtro, con il risultato che l'uscita è essenzialmente sinusoidale.
I'·· Quando la frequenza fondamentale dell'onda quadra in ingresso è aumentata ulte-
riormente al valore di fo =1Hz, che corrisponde a un prodotto tempo-banda BT =0,5,
la componente continua diventa dominante nell'uscita e la forma dell'onda quadra
in ingresso è completamente distrutta dal filtro.
64 CAPITOLO 2 f.:! RAPPRESENIAZIONE DI FOORIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

1.2 ·- -- - - -

101
0,8
I
I
0,6

~
0,4

0,2

-0,2 I
I I I I I
I
I
-1 ,0 -0,8 -0,6 -0,4 -0,2 o 0,2 0,4 0,6 0,8 !,O
Tempo t (s)
(a)

1,2

1,0

0,8

0,6
.:-
?.'.
0,4

0,2

-0,2
-1 ,0 - 0,8 - 0,6 -0,4 -0,2 o 0,2 0,4 0,6 0,8 I.O
Tempo t (s)
(b)

F iGVRA 2.27 Risposta di un filtro ideale passa basso a un impulso rettangolare di durata
T = ls e prodotto tempo-banda (Bn
variabile. (a) BT = 5. (b) BT = 10.
2. 7 Filtri ideali passa basso 65

1,2

1,0

0,8

0,6-
~
;;::
0,4

0,2

-0,2-+-~~~~~~~~~~,~--ll~~~~-~~~~~~~--1

-1,0 -0,8 -0,6 -0,4 -0,2 o 0,2 0,4 0,6 0,8 1,0
Tempo t (s)

(e)

1,2

I I
1,0 -

0,8 -

0,6 -

~
0,4 -

0,2 -

o
1· ~

-0,2 I I I I I I I I I I
-1,0 -0,8 -0,6 -0,4 -0,2 o 0,2 0,4 0,6 0,8 1,0
Tempo t (s)
(d)

FIGURA 2.27 (continua) (e) BT = 20. (d) BT = 100.


66 CAPITOLO 2 <':' RAPPRESENL\ZIONE DI fOURIER DJ SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

1,0

l
-l ,0

-10 -8 -6 -4 -2 o 2 4 6 8 lO
Tempo t (s)
(a)

-10 -8 -6 -4 -2 o 2 4 6 8 10
Tempo t (s)
(b)

FIGURA 2.28 Risposta di un filtro ideale passa basso a un'onda quadra di differenti
frequenze f0 . (a) fo = 0,1 Hz. (b) fo = 0,25 Hz.
2 .7 Filtri ideali passa basso 67

r- -r I I I i I I I

In n ;
~ • ~
~
~ fl ~

!,O
~ -

I
I

I !
-

- -
~ o

~
-

-1 ,0 -

\ \ \ ~ ~ \ \ ~ ~ \
-1
- 10
l
-8
I
-6
I
-4
'
-2 o
l
2
I
4
I
6
I
8 !O
Tempo t (s)

r---
(e)

1.0

- 1,0

-10 -8 -6 -4 -2 o 2 4 6 8 10
Tempo t (s)

(d)

f IGURA 2.28 (co ntinua ) (e) fo = 0,5 Hz.(d) fo = 1 Hz.


68 CAPITOLO 2 ':': RAPPRESENTAZIONE OI Fouru:ER Oi SEGNALI E S!STEMI ISBN 978-88-408-1387-5

Da questi risultati possiamo dedurre una conclusione importante: Quando usiamo un fil-
tro passa basso ideale, dobbiamo usare un prodotto tempo-banda BT 2': 1 per assicurarci
che la forma d'onda all'ingresso del filtro sia riconoscibile nell'uscita risultante. Un valore
di BT maggiore dell'unità tende a ridurre i tempi di salita e di discesa della risposta del fil-
tro a forme d'onda rettangolari.

W APPROSSIMAZIONI m Hl:TRI IDEALI PASSA BASSO

Un filtro può essere caratterizzato specificando la sua risposta all'impulso h(t) o, equivalen-
temente, la sua funzione di trasferimento H(f) . Tuttavia, l'applicazione di un filtro coinvolge
normalmente la suddivisione dei segnali sulla base dei loro spettri (cioè dei loro contenuti in
frequenza). Ciò, a sua volta, implica che il progetto di filtri è normalmente effettuato nel
dominio della frequenza. Ci sono due passaggi fondamentali nel progetto di un filtro:
1. Vapprossimazione di una richiesta risposta in frequenza (cioè, risposta in ampiezza,
risposta in fase, o entrambe) mediante una funzione di trasferimento realizzabile.
2. La realizzazione della funzione di trasferimento approssimante mediante un disposi-
tivo fisico.
Affinché una funzione di trasferimento approssimante H(f) sia fisicamente realizzabile, deve
rappresentare un sistema stabile. La stabilità è qui definita sulla base del criterio di ingresso
limitato-uscita limitata, descritto nell'eq. (2.100) che coinvolge la risposta all'impulso h(t). Per
specificare la corrispondente condizione di stabilità in termini di funzione di trasferimento, l'ape
proccio tradizionale è di sostituire j27rf con s e riformulare la funzione di trasferimento come fun-
zione di s. La nuova variabile s può avere una parte reale, oltre che una parte immaginaria. Di
conseguenza, ci riferiamo a s come alla frequenza complessa. Indichiamo con H'(s) la funzione
di trasferimento del sistema, definita nel modo appena descritto. Normalmente, la funzione di
trasferimento H'(s) è una funzione razionale, che può essere espressa in forma fattorizzata
H' (s) = H (f)!j2rrf=s
= K (s - Z1)(s - Z2} · ·(s - Zm)
(s - P1)(s - P2)· · ·(s - Pn )
dove K è un fattore di scala; zi, z2 , .•. , Zin sono detti gli zeri della funzione di trasferimento,
e pi, P2, ... , Pn sono detti i suoi poli. Per una funzione di trasferimento passa basso, il numero
di zeri, m, è minore del numero dei poli, n. Se il sistema è causale, la condizione di stabilità
ingresso limitato-uscita limitata è soddisfatta imponendo che tutti i poli della funzione di tra-
sferimento H'(s) stiano all'interno del semipiano sinistro del piano s; vale a dire,
Re([Pi]) < O, per ogni i
Notiamo che la condizione di stabilità coinvolge solo i poli della funzione di trasferimento
H'(s ); gli zeri possono stare dappertutto nel piano s. Si possono distinguere due tipi di
sistemi, in dipendenza della posizione degli m zeri nel piano s:
=:·· Sistemi a fase minima, caratterizzati dal una funzione di trasferimento i cui poli e
zeri sono tutti costretti a giacere nel semipiano sinistro del piano s.
i· Sistemi a fase non minima, alle cui funzioni di trasferimento è permesso di avere zeri
sull'asse immaginario, nonché nel semipiano destro del piano s.
I sistemi a fase minima si caratterizzano per la proprietà che la risposta di fase di questa classe
di sistemi lineari tempo-invarianti è legata in modo univoco alla risposta in guadagno.
Nel caso dei filtri passa basso, dove il requisito principale è l'approssimazione della
risposta in ampiezza ideale mostrata in figura 2.23, possiamo menzionare due note fami-
glie di filtri: i filtri di Butterworth e i filtri di Chebyshev, che hanno entrambe tutti i loro
zeri in s = =. In un filtro di Butterworth, i poli della funzione di trasferimento H'(s) giac-
ciono su una circonferenza con l'origine come centro e 2;rB come raggio, dove B è la banda
2.8 Correlazione e densità spettrale: segnali a energia finita 69

a 3-dB del filtro. In un filtro di Chebyshev, d'altro canto, i poli giacciono su un'ellisse. In
entrambi i casi, chiaramente, essi sono confinati nel semipiano sinistro del piano s.
Andando ora al problema delta realizzabilità fisica del filtro, osserviamo che ci sono
due opzioni possibili per effettuare questa realizzazione, una analogica e una digitale:
e·- Filtri analogici, costruiti utilizzando (a) induttori e condensatori, o (b) condensatori,
resistori e amplificatori operazionali. Il vantaggio dei filtri analogici è la semplicità
implementativa.
Filtri digitali, per usare i quali i segnali sono campionati nel tempo e la loro ampiezza
è quantizzata. Questi filtri sono costruiti utilizzando hardware digitale; donde il nome.
Un'altra importante caratteristica dei filtri digitali è la loro programmabilità, che per-
mette un alto grado di flessibilità nel progetto. In effetti la complessità e flessibiltà sono
oggetto di compromesso.

!~ 2~8 Correlaz.ione e densità spettrale~


i segnali a. energia fin ita
In questa sezione proseguiamo nella caratterizzazione di segnali e sistemi considerando la
classe dei segnali a energia finita e, quindi, focalizzando l'attenzione sulla nozione di ener-
gia (la caratterizzazione di segnali e sistemi è completata nella Sezione 2.9, dove si consi-
dera l'altra classe di segnali, quella dei segnali di potenza finita). In particolare, introduciamo
un nuovo parametro chiamato densità spettrale, definito come il quadrato dello spettro di
ampiezza del segnale di interesse. Si vedrà che la densità spettrale è la trasformata di Fou-
rier della funzione di autocorrelazione originariamente introdotta nella Proprietà 13 nella
Sezione 2.2.

:;;; FUNZIONE DI AUTOCORRElAZIONE

Consideriamo un segnale a energia finita x(t) che, per generalità, si assume a valori com-
plessi. Riprendendo il materiale presentato come teorema della correlazione (Proprietà 13)
nella Sezione 2.2, definiamo formalmente la funzione di autocorrelazione del segnale a
energia finita x(t) per un ritardo r come

Rh·) = f_~ x(t)x*(t - T) dT (2.124)

Secondo questa formula, la funzione di autocorrelazione Rx( r) fornisce una misura di._simi-
larità tra il segnale x(t) e una sua replica ritardata x(t- -r). Come tale, può essere misurata
utilizzando lo schema mostrato in figura 2.29. Il ritardo temporale rgioca il ruolo di varia-
bile di scansione o di ricerca. Notiamo che Rx(-r)è complessa se x(t) è complesso.

J
*'.'(:-~:-~ ..::±''
x (t )

.•.•. . ·. ·. ri.· 1; r·~u;;,;··•.• .· .•..: ;.; > rn;,:,1 · / ·.


"' ~·"''
t~~dfaBlié --+-:.·:'."·.· '.·• .·~.~•:'•J.1J':1·.L...
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•.•.•• ~
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,.·.•_
..·s ':·•a.; ••. ••• •. ·. ·.•. . •
·. ·.·.•
·s·.
,.

F~GUM 2.29 Schema per la misura della funzione di autocorrelazione


Rx(r) di un segnale ad energia x(t) per un ritardo T.
70 CAPITOLO 2 r,:o RAPPRESENTAZIONE DI FOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-8 8-408- 1387-5

Dall'eq. (2.124) ricaviamo facilmente che il valore della funzione di autocorrelazione


per r = O è uguale all'energia del segnale x(t); cioè,
Rx(O) = J_~ lx(t)l 2
dt

:::". DENSITÀ SPE'ITRALE Di ENERGIA

Il teorema dell'energia di Rayleigh, discusso all'interno della Proprietà 14 nella Sezione 2.2,
è importante, poiché non solo fornisce un utile metodo per la valutazione dell'energia di
un segnale impulsivo, ma mette anche in evidenza come il quadrato dello spettro di ampiezza
sia la distribuzione d'energia del segnale misurata nel dominio della frequenza. È alla luce
di questo teorema che formalmente definiamo la densità spettrale di energia o spettro della
densità di energia dì un segnale a energia finita x(t) come

i/Jx(f) = IX(j)l2 (2.125)

dove IX(f)I è lo spettro di ampiezza di x(t). Chiaramente, la densità spettrale di energia


lflx(fl è una quantità reale non negativa per tutte le f, anche se il segnale x(t) è complesso.

!'::: RELAZiONl m WrnNER-KHITCHINE PER SEGNAL~ A ENERGIA FINTfA

Con riferimento al teorema della correlazione descritto nell'eq. (2.53), sia g 1 (t) =g 2 (t) =x(t)
dove x(t) è un segnale a energia finita e, quindi, trasformabile secondo Fourier. Sotto que-
sta condizione, il primo membro risultante nell'eq. (2.53) definisce la funzione di autocor-
relazione Rx(r). Corrispondentemente, nel dominio della frequenza, abbiamo G 1(f) = G2(fl = X(f),
nel qual caso il secondo membro dell'eq. (2.53) definisce la densità spettrale di energia
lflx(fl. Su queste basi, possiamo quindi affermare che dato un segnale a energia finita x(t),
la funzione di autocorrelazione Rx( r) e la densità spettrale di energia lflx(fl formano una cop-
pia di trasformate di Fourier. Nello specifico, abbiamo la coppia dì relazioni:

i/I xCf) = f_~ R x( T) exp( - j21T' fr) dr (2.126)

Rx(r ) = J_~ l/lx(f) exp(j21T'fT) df (2.127)

Notiamo, tuttavia, che la trasformazione di Fourier nell'eq. (2.126) è fatta rispetto al ritardo
variabile r. La coppia di equazioni (2.126) e (2.127) costituisce le equazioni di Wiener-
Khitchine per i segnali a energia finita.
Dalle eq. (2.126) e (2.127) possiamo dedurre facilmente le seguenti due proprietà:

1. Ponendo f =O nell'eq. (2.126), otteniamo


J_~ Rx(r ) dT = Wx(O)
che afferma che l'area totale sotto la curva della funzione di autocorrelazione com-
plessa di un segnale complesso a energia finita è uguale al valore reale della densità
spettrale di energid a frequenza zero.
2. Ponendo r =O nell'eq. (2.127), otteniamo
2.8 Correlazione e densità spettrale: segnali a energia finita 71

che afferma che l'area totale sotto la curva della funzione reale densità spettrale di ener-
gia, di un segnale a energia finita, è uguale all'energia totale del segnale. Questo
secondo risultato è soltanto un altro modo di enunciare il teorema dell'energia di
Rayleigh.

ESEMPIO 2.13 Funzione di autocorrelazione dell'impulso di tipo sinc


Dall'Esempio 2.4, la trasformata di Fourier dell'impulso di tipo sinc
x(t) = A sinc(2Wt)
è data da

X(f) = 2~ rec{ 2~)


Poiché la funzione rettangolo non cambia anche se se ne fa il quadrato, la densità spettrale di
energia di x(t) è

Calcolando la trasformata inversa di Fourier di lffx(f\ troviamo che la funzione dì autocorre-


lazione dell'impulso di tipo sinc è data da
A2
R.h) = ZW sinc(2Wr) (2.128)

che ha un andamento simile, se rappresentata in: funzione del rìtardo r, a quello dello stesso
impulso di tipo sinc.

Questo esempio ci insegna che talvolta è più facile usare una procedura indiretta, basata
sulla densità spettrale di energia, per determinare la funzione di autocorrelazione di un
segnale di energia finita, piuttosto che usare direttamente la formula della funzione di auto-
correlazione.

i'''' EFFETIO DI UN FILTRAGGIO SULLA DENSITÀ SPETIRALE DI ENERGIA


Supponiamo ora che il segnale a energia finita .X(t) passi attraverso un sistema lineare tempo
invariante con funzione di trasferimento H(f), dando luogo al segnale d'uscita y(t), come
illustrato in figura 2.20(a). In accordo con l'eq. (2.109), la trasformata di Fourier dell'u-
scita y(t) è legata alla trasformata di Fourier dell'ingresso nel modo seguente:
Y(f) = H(f)X(f)
Prendendo il modulo quadro dì entrambi i membri di questa equazione, otteniamo facilmente
(2.129)
dove, per definizione, lJ!x(f) = IX(f)l 2 e lf/y(f) = IY(f)l 2 . L'equazione (2.129) afferma che,
quando un segnale di energia finita è fatto passare attraverso un filtro lineare tempo-inva-
riante, la densità spettrale di energia dell'uscita corrispondente è uguale alla densità spet-
trale di energia dell'ingresso moltiplicata per il modulo quadro della funzione dì
trasferimento del filtro. La semplicità di questa affermazione enfatizza l'importanza della
densità spettrale di energia come parametro per caratterizzare la distribuzione dell'energia
di un segnale, trasformabile secondo Fourier, nel dominio della frequenza.
Inoltre, sulla base delle equazioni di Wiener-Khintchine (2.126) e (2.127) e della rela-
zione dell'eq. (2.129), possiamo descrivere un metodo indiretto per la valutazione dell'ef-
fetto di un filtraggio lineare tempo-invariante sulla funzione di autocorrelazione di un
segnale di energia finita:
72 CAPITOLO 2 f' RAPPRESENTAZIONE DI FoURIER DI SEGNALI E SISTEMf ISBN 978-88-408-1 387-5

1. Determiniamo le trasformate di Fourier di x(t) e h(t), ottenendo rispettivamente X(f)


e H(fl.
2. Usiamo l'eq. (2.129) per determinare la densità spettrale di energia l/fy(f) dell'uscita
y(t).
3. Determiniamo Ry( r), applicando la trasformata inversa di Fourier a l/fy(fJ ottenuta al
punto 2.

ESEMPIO 2.14 Energia della versione filtrata passa basso di un impulso rettangolare
Un impulso rettangolare dì ampiezza unitaria e durata unitaria viene fatto passare attraverso
un filtro passa basso ideale di banda B, come indicato in figura 2.30(a) . La parte (h) della
figura mostra la forma d'onda della funzione rettangolo. La risposta in ampiezza del filtro è
definita da (vedi fig. 2.30(c))
-B:sf:s.B
jH(f)j = {1,
o, altrimenti

-
Ingresso Uscita
x(t) y(t)
___.,..

(a)

x(t) !
'
11.0

1 O
l
- - - -.......l....... - - - -
I
-2 2
(b)

IH<f)I !
li.o
j

-B
__1___ o B
f F IGURA 2.30 (a) Filtraggio ideale
passa basso. (b) Ingresso del filtro.
(e) (e) Risposta in ampiezza d~I filtro .

L'impulso rettangolare, che costituisce l'ingresso al filtro, ha energia unitaria. Vogliamo valu-
tare l'effetto di variazioni della banda B sull'energia del segnale all'uscita del filtro.
Partiamo con la coppia di trasformate di Fourier:
rect(t) ~ sìnc(f)
che rappresenta la versione normalizzata della coppia di trasformate di Fourier nell'eq. (2.10).
Quindi, con l'ingresso al filtro dato da
x(t) = rect(r)
la sua trasformata di Fourier è uguale a
X(f) = sinc(f)
La densità spettrale di energia dell'ingresso al filtro è, perciò, pari a
1/1,(f) = IX(f )l2
= sinc2(f ) (2.130)
2.8 Correlazione e densità spettrale: segnali a energia finita

Il grafico di questa densità spettrale di energia normalizzata è rappresentato in figura 2.31.

0,8

~
0,6
~
N
()

·o;;"'
0,4

0,2

.......... -.,..~----·----·----------"='··"'·-·-,...I-~--"'--""----:':".--~. -:"...'...


.":'.'...
.":'.~...""..'""·-.....;
1,0 2,0 3,0
Frequenza normalizzata f
FmURA 2.3 i Densità spettrale di energia dell'ingresso x(t);del filtro;
in figura è mostrata solo la parte per frequenze positive.

Per valutare la densità spettrale di energia lf/y(f) dell'uscita del filtro y(t), usiamo l'eq. (2.129),
ottenendo

ifJy(f) = /H(f)/2i/lx(f)
={ifix(f), -BsfsB
(2.131)
O, altrimenti
L'energia dell'uscita dal filtro è quindi

E.v =[ i/ly(f) df

= r ifJx(f) df

=2 r -B

i/lx(f)df

=2 ro
o

sinc2(f) df (2.132)

Poiché l'ingresso del filtro ha energia unitaria, possiamo anche vedere il risultato presentato nel-
l'eq. (2.132) come il rapporto tra l'energia all'uscìta dal filtro e quella all'ingresso dello stesso
filtro nel caso generale di un impulso rettangolare di ampiezza e durata arbitrarie, processato
da un filtro passa basso ideale di banda B. Di conseguenza, possiamo scrivere in generale
Energia in uscita dal filtro
P = Energia in ingresso del filtro

=2 ro
SinC
2
(f) df

Secondo la figura 2.30(b), l'impulso rettangolare applicato all'ingresso del filtro ha durata uni-
(2.133)

taria; quindi la variabile f nell'eq. (2.133) rappresenta una frequenza normalizzata. L'equazione
(2.133) è diagrammata in figura 2.32. Questa figura mostra che oltre il 90 percento dell'energia
totale di un impulso rettangolare è contenuta al1'interno del lobo principale del suo spettro.
74 CAPITOLO 2 ,; RAPPRESENTAZIONE 01 fOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1 387-5

1,0 ~1------. . . . . . . ·-··-----~ -. ·--7-··-····---·-·-~------··r·-·-·--~-~-----~- ·-· ·~--·n ·-· -··-~1


~ -- --- -- - - --- -----
0,8 --j
l

~
-~ ~ l
03 6h 0,6 ··l
" .s !

:~ :~rii
e "
lll
04 ·1!
'

0,2 -4 --1

! I !
o o' --..·-----:-------------·-r··-----.
I
.---------·--·-----·-··········r··--------·--·--------------------1I
1,0 2.0 3,0
Banda normalizzata del filtro passa basso

FIGURA 2.32 Rapporto tra energia in uscita ed energia in ingresso in


funzione della banda normalizzata.

11
;; INTER PRETAZIONE DEU.A DENSITÀ S?FfTRALE DI ENERGIA

L'equazione (2.129) è importante, poiché non solo mette in relazione la densità spettrale
di energia dell'uscita di un sistema lineare tempo-invariante con la densità spettrale di ener-
gia dell'ingresso, ma fornisce anche una base per l'interpretazione fisica del concetto stesso
di densità spettrale di energia. Per essere specifici, si consideri la situazione mostrata in
figura 2.33(a), dove un segnale a energia finita x(t) è fatto passare attraverso un filtro a
banda stretta seguito da un misuratore di energia. La figura 2.33(b) mostra la risposta in
ampiezza idealizzata del filtro. Cioè, il filtro è un filtro passa banda, la cui risposta in
ampiezza è definita dalla
!::.f A.f
IH(f) I = { l,
fc - -
2
~ lfl ~ fc +-
2
(2.134)
o, altrimenti
Assumiamo che la banda del filtro ~f sia piccola abbastanza affinché lo spettro d' ampiezza
del segnale di ingresso x(t) sia sostanzialmente piatto nell'intervallo di frequenze coperto
dalla banda passante del filtro. Possiamo quindi esprimere lo spettro d'ampiezza dell'u-
scita dal filtro mediante la formula approssimata
IY(f)I = IH(f)l IX(f)I

= { IX(fc)I, fc - ~{ 5 lfl $ fc + ~{
(2.135)
O, altrimenti
Corrispondentemente, la densità spettrale di energia l/fy(fJ dell'uscita del filtro y(t) è appros-
simativamente legata alla densità spettrale di energia lf!x(fJ dell'ingresso del filtro x(t) nel
modo seguente:

fc - !::,.( :S lfj :S fc + !::.{


t/ly(f) = { i/lx(fc), 2 2 (2.136 )
O, altrimenti
2.8 Correlazione e densità spettrale: segnali a energia fiwita 75

(a)

IH(f)I

(b)

(e)

FIGURA 2.33 (a) Schema a blocchi del sistema di misurazione della


densità spettrale di energia. (b) Risposta in ampiezza idealizzata del filtro.
(e) Densità spettrale di energia dell'uscita del filtro.

Questa relazione è illustrata in figura 2.33(c), la quale mostra che solo le componenti in
frequenza del segnale x(t) che giacciono internamente alla stretta banda passante del filtro
passa banda ideale raggiungono l'uscita. Dal teorema dell'energia di Rayleigh, l'èhergia
dell'uscita del filtro y(t) è data da

Ey = L~ t/ly(f) df
= 2 r
o
iPy(f) df

Alla luce dell'eq. (2.136), possiamo approssimare Ey come


Ey = 2tjJ x(fc) 6.f (2.137)
Il fattore moltiplicativo 2 tiene conto dei contributi delle componenti a frequenze negative,
oltre che di quelli delle componenti a frequenze positive. Possiamo riscrivere l'eq. (2.137) nella
forma

(2.138)
2 'il RAPPRESEND\Zl.ONE DI FOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-J 387-5

L'equazione (2.138)afferma che la densità spettrale di energia a una frequenza fc del segnale
all'ingresso del filtro è uguale all'energia del segnale all'uscita del filtro divisa per 2/J.f dove/:,.(
è la banda del filtro centrata in fc· Possiamo interpretare quindi la densità spettrale di energia
a una qualsiasi frequenza f di un segnale a energia finita come l'energia per unità di banda, cui
danno contributo le componenti spettrali del segnale in un intorno della frequenza f
La situazione mostrata nello schema a blocchi di figura 2.33(a) fornisce così le basi per
la misurazione della densità spettrale di energia di un segnale a energia finita. Neilo specifico,
un diagramma della densità spettrale di energia in funzione della frequenza si può ottenere
usando un filtro passa banda variabile per scandire la banda di frequenze di interesse e deter-
minando l'energia all'uscita del filtro dopo averlo sintonizzato su ogni banda intermedia.
Notiamo, però, che, affinché la formula dell'eq. (2.138) sia valida e quindi Io schema di
figura 2.33(a) dia risultati validi, la banda !J.f deve rimanere costante al variare di fc·

.,;,i CORRE!AZIONE MUTUA DI SEGNALI A ENERGIA FINITA

La funzione di autocorrelazione fornisce una misura della similarità tra un segnale e una
replica ritardata nel tempo. In modo del tutto simile, possiamo utilizzare la funzione di
correlazione mutua come una misura della similarità tra un segnale e la versione ritardata
nel tempo di un secondo segnale. Siano x(t) e y(t) una coppia di segnali complessi a ener-
gia finita. La funzione di correlazione mutua di questa coppia di segnali è definita come

Rxy(r) = f_~ x(t)y*(t - r) dt

Osserviamo che se i due segnali x(t) e y(t) sono in qualche modo simili, la funzione di
correlazione mutua R xy( 'Z") avrà valore finito su un certo intervallo di 'Z" fornendo così una
misura quantitativa della similarità, o coerenza, tra loro. I segnali a energia finita x(t) e
y(t) si dicono ortogonali sull'intero asse temporale se Rxy(O) è zero, cioè, se

J_~ x(t)y*(t) dt = O (2.140)

L'equazione (2.139) definisce un possibile valore per la funzione di correlazione mutua per
uno specificato valore della variabile ritardo -r. Possiamo definire una seconda funzione di
correlazione mutua per i segnali a energia finita x(t) e y(t) come

Ryx(r) = J_~y(t)x*(t - r) dt (2.141)

Dalle definizioni di funzioni di correlazione mutua Rxy( 'Z") e Ryx( 'Z") appena date, otteniamo
la relazione fondamentale
(2.142)
L'equazione (2.142) indica che, al contrario dalla convoluzione, la correlazione non è in
generale commutativa; cioè, Ryx('Z") ;t:. Rxy('Z") .
Per caratterizzare il comportamento della correlazione mutua di segnali a energia
finita nel dominio della frequenza, introduciamo la nozione di densità spettrale mutua.
Nello specifico, data una coppia di segnali complessi a energia finita x(t) e y(t), definiamo
le loro densità spettrali mutue, indicate con 1/fxy(f) e l/fyx(fl, come le rispettive trasformate
di Fourier delle funzioni di correlazione mutua Rxy( 'Z") e Ryx (-r), come indicato dalla

r/Jxy(f) = f_~ Rxy(T) exp(-j21TfT) dT (2.143)


e
(2.144)
2. 9 Densità spettrale di potenza 77

In accordo con il teorema della correlazione (cioè, Proprietà 13 della Sezione 2.2), abbiamo
quindi
iflxy(f) = X(f)Y*(f) (2.145)
e
rjJ yx(f) = Y(f)X*(f) (2.146)
Da questa coppia di relazioni, possiamo subito individuare due proprietà della densità spet-
trale mutua.
1. A differenza della densità spettrale di energia, la densità spettrale mutua è in generale
una funzione complessa.
2. rfixy(f) = if!;x(f) da cui segue che, in generale, l/fyx (fl F- l/fxy (f).

~ Esercizio 2.15 Si derivi la relazione dell'eq. (2.142) tra le due funzioni di correlazione
mutua Rxy( 't') e Ryx( •) <Il!!

~ Esercizio 2.16 Si consideri l'impulso esponenziale decrescente


exp(-at), t >O
g(t) = {
1, t =o
O, t < O
Determinare la densità spettrale di energia dell'impulso g(t)

~ Esercizio 2.17 Ripetere l'Esercizio 2.16 per l' impulso esponenziale doppio
exp(-at), t >O
g(t ) = { 1, t =o
exp(at), t <O

W
<
2 ~ 9 Densità spettrale di potenza
In questa sezione allarghiamo l'importante nozione di densità spettrale per includere la
classe dei segnali di potenza finita. La potenza media di un segnale x(t) è definita come

P = lim -T f
1 T lx(t)1 2 dt (2.147)
T~oo2
-T
Il segnale x(t) si dice segnale di potenza finita se è verificata la condizione
p < 00
Esempi di segnali di potenza finita includono segnali periodici e il rumore. In questa sezione
prendiamo in considerazione i segnali periodici (il rumore è trattato nel Capitolo 8).
Per sviluppare la nozione di distribuzione di potenza nel dominio delle frequenze,
abbiamo bisogno di conoscere la trasformata di Fourier del segnale x(t). Tuttavia, questo
può porre un serio problema, dato che i segnali di potenza hanno energia infinita e quindi
non sono trasformabili secondo Fourier. Per aggirare il problema, consideriamo una ver-
sione troncata del segnale x(t). In particolare, definiamo

xr(t) = x(t) rec{ 2~)


x(t), -T ~ t ~ T
{ O, (2.148)
= altrimenti
Finché la durata Tè finita , il segnale troncato xT(t) ha energia finita; quindi XT(t) è tra-
sformabile secondo Fourier. XT(f) rappresenti la trasformata di Fourier di XT(t) cioè,
78 CAPITOLO 2 ,:,: RAPPRESENTAZIONE m FOURIER m SEGNALl E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

Xr(t) ~ Xr(f)
Utilizzando il segnale troncato xy(t) possiamo riscrivere l'eq. (2.147) per la potenza media
P in termini di xy(t) come

P = }~002~1: lxr(t)l 2
dt (2.149)

Poiché Xy(t) ha energia finita, possiamo utilizzare il teorema dell'energia di Rayleigh per
esprimere l'energia di xy(t) in funzione della sua trasformata di Fourier Xy(f) come

J_~ lxr(t)l 2
dt = J_~ 1Xr(f)l 2
df

dove IXy(f)I è lo spettro d'ampiezza di xy(t). Di conseguenza, possiamo riscrivere


l'eq. (2.149) nella forma equivalente

P = }J~ 2~ J_~ IXr(f)l 2


df (2.150)

All'aumentare della durata T, l'energia di xy(t) aumenta. Corrispondentemente, la den-


sità spettrale di energia 1Xy(f)l 2 aumenta con T. Quindi al tendere di T a infinito, anche
1Xy(f)l 2 tende a infinito. Tuttavia, affinché la potenza media P sia finita, deve tendere
a infinito con la stessa velocità di T. Questa condizione assicura la convergenza del-
l'integrale al secondo membro dell'eq. (2.150) al tendere di T a infinito. La convergenza,
d'altro canto, ci permette di scambiare l'ordine con cui le operazioni di limite e di inte-
grazione sono effettuate nell'eq. (2.150). Possiamo quindi riscrivere questa equazione
come

P = f_~ (+~ 2~ IXr(f)l )dt


2
(2.151)

Indichiamo la funzione integranda nell'eq. (2.151) come

(2.152)

La funzione della frequenza Sx(fl è chiamata densità spettrale di potenza o spettro di potenza
del segnale a potenza limitata x(t), e la quantità (1Xy(f)l 2 /2TI) è chiamata periodogramma
del segnale.
Dall'eq. (2. 152), possiamo subito vedere che la densità spettrale di potenza è una
quantità reale non negativa a tutte le frequenze. Inoltre, dall'eq. (2.152) possiamo facilmente
dedurre che

P = f_~ Sx(f) df (2.153)

L'equazione (2.153) afferma che: l'area totale sotto la curva della densità spettrale di potenza
di un segnale di potenza finita è uguale alla potenza media di quel segnale. La densità spet-
trale di potenza di un segnale di potenza finita, quindi, gioca un ruolo simile alla densità
spettrale di energia per i segnali a energia finita.

~ Esel!'chio 2.18 In senso implicito, l'eq. (2.153) esprime il teorema di Parseval della
potenza, che afferma che per un segnale periodico x(t) abbiamo

T
1 IT/2
-T/2
2
lx(t)f dt =
=
n~= IX(nfo)f
2

dove Tè Il periodo del segnale, fo è la frequenza fondamentale, e X(nf0 ) è la trasformata di


Fourier di x(t) valutata alla frequenza nf0 . Si dimostri questo teorema. 4
2.10 Calcolo numerico della trasformata di Fourier 79

dove g(t) è un segnale di potem;afinita di bandaBherti;. Ci riferiamo a x(t) come a un"'onda


modulata" nel •.sen.so che l'att1piez~a della/'.p9rta1'te'\sin11soid.~le di ft~quenz~ fc è .v.ariata
linearmente .con il se*nale g(t). (J,Jargornento d~ll<tJ1lodulazioneè trattato.in dettaglionelgapl"
colo 3.) Vogliamo trovare la densità spetti;àle di potefrzadix(t) in funzione diquella dig(t), sup-
ponendo che la frequenza fc sia J,t,iaggiqr~ della .hanc!.aB~. ·
Indichiamo con gT( t) la versione troncata di g(t) definita·ìn modo simile a q~anto c!escritto
nell'eq. (2.148). Corrispondentemente, si può esprimere la versìone troncata di x(t) come
(2.155)
J,loiché

segue, dalla proprietà .di traslaziçine in frequenza (cioè dalla Proprietà 6) della trasformata di
Fourier, che · · . .

(2,157)

Ì~ 2.10 Calcolo numerico


!1
~~
della trasformata di Fourier
Il materiale presentato in questo capitolo testimonia chiaramente l'importanza della tra-
sformata di Fourier come strumento teorico per la rappresentazione di segnali determini-
stici e sistemi lineari tempo-invarianti. L'importanza della trasformata di Fourier è
ulteriormente aumentata dal fatto che esiste una classe di algoritmi chiamati algoritmi di
trasformata di Fourier veloce (nel seguito chiamati con il loro nome inglese: Fast Fourier
Transform) per il calcolo numerico della trasformata di Fourier in modo molto efficiente.
L'algoritmo di Fast Fourier Transform è esso stesso derivato dalla trasformata discreta
di Fourier (in inglese Discrete Fourier Transform) nella quale, come il nome stesso sugge-
risce, sia il tempo sia la frequenza sono rappresentati in forma discreta. La trasformata
discreta di Fourier fornisce un'approssimazione della trasformata di Fourier. Per rappre-
sentare in modo appropriato il contenuto informativo del segnale originario, dobbiamo
porre particolare attenzione nell'effettuare le operazioni di campionamento richieste dalla
definizione della trasformata discreta di Fourier. Una trattazione dettagliata del processo
di campionamento sarà presentata nel Capitolo 5. Per ora sia sufficiente sapere che, dato
un segnale a banda limitata, la frequenza di campionamento dovrebbe essere più grande
80 CAPITOLO 2 ;,:, RAPPRESENTAZIONE DI Fm.JRIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

di almeno due volte della frequenza della più alta componente spettrale del segnale in
ingresso. Inoltre, se i campioni sono uniformemente spaziati di T 5 secondi, lo spettro del
segnale diventa periodico, ripetendosi ogni fs = l/T5 Hz. Indichiamo con N il numero di cam-
pioni in frequenza contenuti nell'intervallo fs. La risoluzione in frequenza dei calcoli nume-
rici della trasformata di Fourier è quindi definita come

Jlf = fs = _1_ = I_ (2.160)


N NT, T
dove T = NT5 è la durata totale del segnale.
Consideriamo, allora, una sequenza finita di dati {go, g1, . .. , gN- l}. Per brevità, ci
riferiremo a questa sequenza come gn dove il pedice è l'indice temporale n =O, 1, .. ., N -1.
Una tale sequenza può rappresentare il risultato del campionamento di un segnale analo-
gico g(t) negli istanti t = O, T,, .. ., (N - 1 )T5 , dove T5 è l'intervallo di campionamento. L' or-
dine della sequenza di dati definisce l'istante di campionamento, così che go, g1, _.. , gN - 1
indica i campioni di g(t), presi rispettivamente negli istanti O, T 5 , .. ., (N - 1)T5 • Perciò
abbiamo
gn = g(nT,) (2.161)
Definiamo formalmente la trasformata discreta di Fourier (DFT) della sequenza gn come

Gk =
1

~ gn exp( - j2; kn), k = 0,1, ... ,N -1 (2.162)

La sequenza {Go, G1, ... , GN-1} è chiamata la sequenza trasformata. Per brevità, ci rife-
riamo a questa nuova sequenza come Gk> in cui il pedice rappresenta l'indice di frequenza
k = O, 1, .. ., N - 1. Corrispondentemente, definiamo la trasformata discreta inversa di
Fourier (IDFT) di Gk come

1 N-1 (j2TT )
gn = N k~ Gkexp Nkn , n = O, 1, ... , N - 1 (2.163 )

La DFT e la IDFT formano una coppia di trasformate. Specificatamente, data la sequenza


di dati gm possiamo usare la DFT per calcolare la sequenza trasformata Gk e data la
sequenza trasformata Gk> possiamo usare la IDFT per riottenere la sequenza originale dei
dati gn. Una caratteristica distintiva della DFT è che, a causa delle somme finite delle
eq. (2.162) e (2.163), non si pone alcun problema di convergenza.
Nel discutere la DFT (e gli algoritmi per il suo calcolo), le parole "campione." e
"punto" sono usate in modo interscambiabile per riferirsi a un valore della sequenza. È inol-
tre pratica comune riferirsi a una sequenza di lunghezza N come a una sequenià di N punti,
e riferirsi alla DFT di una sequenza di dati di lunghezza N come a una DFT di N punti.

~::;; INTERPRETAZIONI DELIA DFT E DELLA IDFT


Possiamo visualizzare il processo di calcolo della DFT, descritto nell'eq. (2.162), come un
insieme di N operazioni di eterodinaggio complesso e di media, come mostrato in
figura 2.34(a); nella figura l'operazione di eterodinaggio si riferisce alla moltiplicazione
della sequenza di dati gn con un esponenziale complesso. Diciamo che l'eterodinaggio è
complesso, poiché i campioni della sequenza di dati sono moltiplicati per sequenze espo-
nenziali complesse. Ci sono un totale di N sequenze esponenziali complesse da conside-
rare, in corrispondenza di ogni indice di frequenza k =O, 1, .. ., N -1. I loro periodi sono
stati scelti in modo che ogni sequenza esponenziale complessa abbia esattamente un
numero intero di cicli nell'intervallo totale da O a N - 1. La risposta a frequenza zero, cor-
rispondente all'indice k = O, è la sola eccezione.
Per l'interpretazione del processo di calcolo della IDFT, descritto nell'eq. (2.163 ),
possiamo utilizzare lo schema mostrato in figura 2.34(b). Qui abbiamo un insieme di N
2 . 10 Calcolo numerico della trasform ata di Fou rier 81

Sequenza trasformata G k

Sequenza
di dati
g,,--=i
N

(a)

Sequenza
trasformata

Sequenza originaria
dei dati
,:·: -~· ,).(, _ __,.,..gn

(b)

FIGURA 2.34 Interpretazione (a) della DFT come analizzatore della


sequenza di dati g,,, e (b) della IDFT come sintetizzatore dei g11 •

generatori di segnale complesso, ognuno dei quali produce una sequenza esponenziale com-
plessa
exp( j27T
Nkn ) = cos(27T
Nkn ) + j sin(27T
Nkn )

= { cos(~ kn), sin(~ kn)}, k=O, l, .. . , N-1 (2.164)

Perciò, in realtà, ciascun generatore di segnale complesso è costituito da una coppia di


generatori che emettono una sequenza sinusoidale e una cosinusoidale di k cicli per inter-
vallo di osservazione. L'uscita di ogni generatore di segnale complesso è pesata per il coef-
ficiente di Fourier complesso Gk. Per ogni indice temporale n, l'uscita è formata dalla
somma pesata delle uscite dei generatori complessi.
82 CAPITOLO 2 f::: RAPPRESENTAZIONE DI FOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

È il caso di notare che, benché la DFT e la IDFT siano simili nelle loro formulazioni
matematiche, descritte nelle eq. (2.162) e (2.163 ), le loro interpretazioni, come indicato nelle
figure 2.34(a) e 2.34(b), sono sostanzialmente diverse.
Inoltre, la somma di segnali periodici in relazione armonica tra loro, come nelle
figure 2.34(a} e 2.34(b), suggerisce che le sequenze Gk e gn devono essere entrambe perio-
diche. Ancora, i processori mostrati nelle figure 2.34(a) e 2.34(b) devono essere lineari,
cosa che suggerisce che la DFT e la IDFT siano entrambe operazioni lineari. Questa
importante proprietà discende altrettanto ovviamente delle equazioni (2.162) e (2.163),
che le definiscono.

'" ALcoruTr\.u m FAST Foum:ER TRANSFORM


Nella trasformata discreta di Fourier (DFT), sia l'ingresso che l'uscita consistono di sequenze
di numeri definite come punti equispaziati rispettivamente nel tempo e in frequenza. Que-
sta caratteristica rende la DFT ideale per la valutazione numerica diretta su un calcolatore.
Inoltre, il calcolo può essere implementato il più efficientemente possibile, utilizzando una
classe di algoritmi, chiamati algoritmi di Fast Fourier Transform (FFT). 2 Per algoritmo si
intende una "ricetta" che può essere scritta nella forma di un programma per computer.
Gli algoritmi di FFT sono computazionalmente efficienti, poiché usano un numero
di operazioni aritmetiche estremamente ridotto rispetto al calcolo brutale della DFT. Fon-
damentalmente, un algoritmo di FFT consegue l'efficienza computazionale seguendo una
strategia di tipo divide et impera, in base alla quale l'originale calcolo della DFT viene
decomposto successivamente nel calcolo di DFT più piccole. In questa sezione descri-
viamo una versione di un popolare algoritmo di FFT, il cui sviluppo è basato su una tale
strategia.
Per procedere nello sviluppo, riscriviamo per prima cosa l'eq. (2.162), definendo la
DFT di gn nella forma semplificata
N-1
Gk = 2: gnWnk, k = O, 1, ... , N - 1 (2.165)
n =O

dove il nuovo coefficiente W è definito come

j27T)
W = exp ( -N (2.166)

Da questa definizione notiamo che

WN = exp(-j27T) = 1
wN/z = exp( -j7T) = -1
W(k+/N) (n+ mN) = wkn, per m, I = o, +1 +2 , ...
_ , _

Cioè, wkn è periodico di periodo N. La periodicità di wkn è la chiave di volta nello sviluppo
degli algoritmi di FFT.
Sia N, il numero di punti nella sequenza di dati, una potenza di due, come indicato
da

dove L è un intero. Poiché N è un intero pari, N/2 è un intero, perciò possiamo dividere la
sequenza di dati nella prim<.1 metà e nella seconda metà di punti. Possiamo allora riscrivere
l'eq. (2. 165) nella forma equivalente

2L'algoritmo di trasformata veloce di Fourier (FFf) ha una storia lunga. La sua moderna scoperta (o riscoperta ,
per essere più prec isi) è amibuita a Coole y e Tuckey nel 1965; per dettagli si veda l'articolo di Cooley (1992).
2.10 Calcolo numerico della trasformata di Fourier 83
(N/2)-1 N-1
Gk = 2: gnW"k + 2: gnW"k
11=0 n=N/2
(N/2)-1 (N/2)-1
""
L,; gnW"k + "L,; gn+N/2Wk(n+N/2)
n=O n=O
(N/ 2)-1
2: (gn + gn+N;2WkN/2)Wk", k = O, 1, ... , N - 1 (2.167)
n=O

Notiamo che nella seconda riga dell'eq. (2.167), abbiamo cambiato l'indice della seconda
sommatoria, in modo che l'intervallo di somma sia lo stesso per entrambe. Poiché wN!2 = -1
abbiamo che
wkN/2 = (-W
Per la valutazione dell'eq. (2.167), procediamo considerando due casi, uno corrispondente
a valori pari di k e l'altro corrispondente a valori dispari di k. Nel caso di k pari, sia k = 2!
dove l =O, 1, ... , (N/2). Quindi definiamo
(2.168)

Allora, per k pari poniamo l'eq. (2.167) nella nuova forma


(N/2)- 1
21 N
Gzt = L
n=O
Xn(W ) ", l = O, 1, ... , 2 - 1 (2.169)

Dalla definizione di W data nell'eq. (2.166), vediamo facilmente che

j47T)
W2 = exp( -N
j27T)
= exp( - N / 2

A questo punto, nella somma al secondo membro dell'eq. (2.169) riconosciamo la DFT di
N/2 punti della sequenza Xn·
Consideriamo ora il caso rimanente di k dispari e poniamo
N
k = 21 + 1, l = O, 1, .. ., Z - 1

Riconoscendo che per k dispari wkNli = -1 possiamo definire


(2.170)

Allora, per il caso di k dispari, possiamo porre l'eq. (2.167) nella forma corrispondente
(N/2)- 1
G 21+1 -- ""
..C..,
yn w (21+1)n
n=O
(N/2)-1
N
= L [y11W"](W 2/" , l = O, 1, ... , Z - 1 (2.171)
n=O

Nella somma al secondo membro dell'eq. (2.171) riconosciamo la DFT di N/2 punti della
sequenza modificata Yn W". Il coefficiente moltiplicativo è chiamato fattore di rotazione di
fase (in inglese twiddle factor).
Le equazioni (2.169) e (2.171) mostrano che i campioni di posizione pari e dispari della
sequenza trasformata Gk possono essere ottenuti dalle DFT di N/2 punti delle sequenze Xn
84 CAPITOW 2 ~~ RAPPRESENL\ZIONE DI fOURIBR DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408- 1387-5

e Yn W1 rispettivamente. Le sequenze Xn e Yn sono a loro volta legate alla sequenza origi-


nale gn dalle eq. (2.168) e (2.170), rispettivamente. In questo modo il problema del calcolo
di una DFT di N punti si riduce al calcolo di due DFT di N/2 punti. Questa procedura viene
ripetuta una seconda volta, in modo che una DFT di N/2 punti è decomposta in due DFT
di N/4 punti. La scomposizione (o, più precisamente, la procedura di divide et impera)
viene ripetuta in questo modo, finché (dopo L = log2 N passi) raggiungiamo il caso banale
di una DFT di un solo punto.
La figura 2.35 illustra i calcoli necessari per applicare le formule delle eq. (2.169) e
(2.171) a una sequenza dati di 8 punti; cioè, N =8. Nella costruzione delle parti a sinistra
della figura, abbiamo usato la notazione dei grafi di flusso. Un grafo di flusso è costituito
di interconnessioni di nodi e rami. La direzione di trasmissione del segnale lungo un ramo
è indicata da una freccia. Un ramo moltiplica la variabile corrispondente a un nodo (al
quale è connesso) per la transmittanza del ramo. Un nodo somma le uscite di tutti i rami
che su di lui convergono. La convenzione usata per le trasmittanze di ramo in figura 2.35
è la seguente. Quando sul ramo non è indicato alcun coefficiente, la trasmittanza di quel
ramo è assunta unitaria. Per gli altri rami, la trasmittanza di ramo è indicata con -1 o una
potenza intera di W, scritti accanto alla freccia del ramo.
Così, in figura 2.35(a), il calcolo di una DFT su 8 punti si riduce al calcolo di due DFT
su 4 punti. La procedura usata per la DFT di 8 punti viene imitata per semplificare il cal-
colo della DFT di 4 punti. Ciò è illustrato in figura 2.35(b), dove il calcolo di una DFT di
4 punti si riduce a quello di due DFT di 2 punti. Infine, il calcolo della DFT di 2 punti è
mostrato in figura 2.35(c).
Mettendo insieme le idee descritte in figura 2.35, otteniamo il grafo di flusso completo
di figura 2.36 per il calcolo di una DFT su 8 punti. Una struttura ripetitiva, chiamata far-
falla, si può riconoscere nell'algoritmo FFT di figura 2.36; una farfalla ha due ingressi e due
uscite. Esempi di farfalle (per i tre stadi dell'algoritmo) sono illustrati dalle linee in neretto
della figura 2.36.
Nel caso generale di N =2L ['algoritmo richiede L = log 2 N stadi di calcolo. Ogni sta-
dio richiede N/2 farfalle. Ogni farfalla richiede una moltiplicazione complessa e due somme
complesse (per essere precisi, una somma e una sottrazione). Di conseguenza, la struttura
FFT appena descritta richiede (N/ 2) log 2 N moltiplicazioni complesse e N log 2 N somme
complesse. (In realtà, il numero di moltiplicazioni riportato è pessimistico, perché pos-
siamo omettere tutti i twiddle factors w° = 1, WN/2 = -1, WN/4 = -j e w3Nl4 =j). Questa
complessità computazionale è significativamente più piccola di quella delle N 2 moltiplica-
zioni complesse e N(N - 1) somme complesse richieste dall'implementazione diretta della
DFT. Il risparmio di calcoli reso possibile dall'algoritmo FFT diventa più sostanzioso all'au-
mentare della lunghezza N dei dati.
Possiamo stabilire due altre importanti caratteristiche dell'algoritmo di FFT, esami-
nando attentamente il grafo di flusso mostrato in figura 2.36:
1. A ogni stadio dell'algoritmo, il nuovo insieme di N numeri complessi risultanti dal cal-
colo, può essere memorizzato nelle stesse locazioni di memoria usate per memoriz-
zare l'insieme precedente. Questo tipo di calcolo è detto calcolo sul posto.
2. I campioni della sequenza trasformata sono memorizzati secondo una numerazione
a bit invertiti. Per illustrare il significato di quest'ultima terminologia, consideriamo
la tabella 2.2 costruita per il caso di N =8. Alla sinistra della tabella, indichiamo gli
otto possibili valori dell' indice di frequenza k (nel loro ordine naturale) e la loro rap-
presentazione binaria a 3 bit. Alla destra del1a tabella mostriamo le corrispondenti rap-
presentazioni binarie a bit invertiti e i relativi valori dell'indice. Osserviamo che gli
indici a bit invertiti nella colonna più a destra della tabella 2.2 appaiono nello stesso
ordine degli indici all'uscita dell'algoritmo di FFT in figura 2.36.
2.10 Calcolo numerico della trasformata di Fourier 85

Sequenza di dati Sequenza trasfonnata

Coefficienti per
frequenze pari

Coefficienti per
frequenze dispari

(a)

Sequenza di dati Sequenza trasfonnata

Go
Coefficienti per
frequenze pari

G2 I
G1
Coefficienti per
frequenze dispari

G3 I
(b )

Sequenza di dati Sequenza trasformata

::>:<:,____: :
-1
(e)

FIGURA 235 (a) Riduzione di una DFT di 8 punti in due DFT di 4 punti. (b) Riduzione
di una DFT di 4 punti in 2 DFT di 2 punti. (e) Caso banale di una DFT di 2 punti..
86 CAPITOLO 2 \:; RAPPRESENTAZIONE m fOURIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1 38 7-5

Sequenza di dati Sequenza trasformata


Go

w1 w6 -1
Primo stadio Secondo stadio Terzo stadio

FIGURA 2.36 Algoritmo FIT con decimazione in frequenza.

::::
~~i TABELLA 2.2 Illustrazione dell'ordinamento a bit invertiti.
•;-;i

Indice di Rappresentazione Rappresentazione binaria Indice dell'ordinam_ento


frequenza, k binaria con bit invertiti a bit invertiti
o 000 000 o
1 001 100 4
2 010 010 2
3 011 110 6
4 100 001 1
5 101 101 5
6 110 011 3
7 111 111 7
... ---. - ·--·---
...

L'algoritmo di FFT illustrato in figura 2 .36 è noto come algoritmo di decimazione in fre-
quenza, perché la sequenza di campioni trasformati (nelle frequenze) è divisa successiva-
mente in sequenze più piccole. In un altro popolare algoritmo di FFT, noto come algoritmo
di decimazione nel tempo, è la sequenza dei dati (nel tempo) a essere suddivisa successiva-
mente in sottosequenze più corte. Entrambi gli algoritmi hanno la stessa complessità com -
2.11 Esempio a tema: doppino intrecciato per telefonia 87

F IGURA 2.37 Uso dell'algoritmo FFT per il calcolo della IDFT.

putazionale. Essi differiscono per due aspetti. Primo, per la decimazione in frequenza, l'in-
gresso è in ordine naturale mentre l'uscita è in ordine binario invertito. L'opposto si veri-
fica per la decimazione nel tempo. Secondo, la farfalla per la decimazione nel tempo è
leggermente diversa da quella per la decimazione in frequenza. Il lettore è invitato a svi-
luppare i dettagli dell'algoritmo di decimazione nel tempo usando la strategia del divide et
impera che ha portato a sviluppare l'àlgoritmo descritto in figura 2.36 {vedi Problema 2.50).

f:;:: CALCOLO DELLA IDFT


La IDFT della sequenza trasformata Gk è definita dall'eq. (2.163). Possiamo riscrivere que-
sta equazione in funzione del parametro complesso W come
1 N- l
g,, = N 2:
Gkw- kn,
k:O
n = O, 1, ... , N - 1 (2.172)

Prendendo il complesso coniugato dell'eq. (2.172), moltiplicando per N, e riconoscendo


dalla definizione dell'eq. (2.166) che w* = w- 1, otteniamo
N-1
N g~ = ~ Gf Wk", O, 1, ... , N - 1 (2.173)
k=O
Al secondo membro dell'eq. (2.173) si riconosce la DFT su N punti del complesso coniu-
gato della sequenza G'k. Di conseguenza, l'eq. (2.173) suggerisce che possiamo calcolare
la sequenza desiderata gn usando lo schema mostrato in figura 2.37, basato su un algoritmo
FFT a N punti. Così, lo stesso algoritmo FFT può essere usato sostanzialmente per gestire
il calcolo sia della IDFT sia della DFT.

~[ 2 .11 Esempio a tema:


~=-

!~i doppino intrecciato per telefonia


Il mezzo di trasmissione fondamentale per la connessione delle abitazioni alle centrali telefo-
niche di commutazione è il doppino intrecciato. Una coppia intrecciata consiste comune-
mente in una coppia di fili di rame con rivestimento in polietilene. Se il conduttore Ìh rame
ha un diametro di 0,4 mm, la dimensione del cavo è indicata come #26 secondo lo stan-
dard American Wire Gauge, o sempicemente 26 AWG. Una coppia intrecciata è un esem-
pio di linea di trasmissione.
Una linea di trasmissione consiste di due conduttori, ciascuno dei quali ha intrinse-
camente la sua resistenza e la sua induttanza. Poiché i due conduttori sono spesso in pros-
simità tra loro, c'è anche un effetto capacitivo tra i due, nonché una potenziale conducibilità
attraverso il materiale utilizzato per isolare i due fili. Una linea di trasmissione così costruita
è spesso schematizzata mediante il circuito a parametri concentrati mostrato in figura 2.38.
Sebbene le impedenze siano mostrate come elementi discreti in figura 2.38, è più corretto
considerarle distribuite lungo tutta la lunghezza della linea di trasmissione.
In funzione dei valori degli elementi circuitali presenti in figura 2.38, è chiaro che la
linea di trasmissione avrà effetti distorcenti sul segnale trasmesso. Inoltre, poiché l'impe-
denza totale aumenta con la lunghezza della linea, altrettanto cambierà la risposta in fre-
quenza della linea di trasmissione.
In figura 2.39, mostriamo la risposta tipica di un doppino telefonico con lunghezze
da 2 a 8 km. Ci sono diverse osservazioni da fare su questa figura:
88 CAPITOLO 2 !'li RAPP RESE ND\ZIONE DI Fou RIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

R L

G Uscita
FIGURA 2.38 Modello circuitale
a parametri concentrati
R L di una linea di trasmissione.

o I

-51
-10
éii'
~
-15
"'
N
N
"'
·o.
~ -20
.s
~
o -25
~
i:2
-30

-35

-40
10 100 1000 10000
Frequenza (Hz)

FIGURA 2 .39 Tipica risposta in frequenza di una linea di trasmissione costituita da un


doppino intrecciato di diametro 26 AWG di differenti lunghezze con (600 !1 + 2 µ,F)
come impedenze di sorgente e di carico.

~... I cavi a coppie intrecciate vanno direttamente dalla centrale telefonica alle abitazioni
con una coppia dedicata a ciascuna linea telefonica. Conseguentemente le linee di
trasmissione possono essere notevolmente lunghe.
y... I risultati in figura 2.39 assumono un cavo continuo. Nella pratica vi sono parecchie
giunzioni, cavi con diametro differente lungo diverse parti del percorso, e così via. Que-
ste discontinuità-nel mezzo di trasmissione condizionano ulteriormente la risposta in
frequenza del cavo.
~- Osserviamo che, per un cavo lungo 2 km, la risposta in frequenza è abbastanza piatta
nella banda del segnale vocale per comunicazioni telefoniche, che va da 300 a 3400
Hz. Però, per il cavo lungo 8 km, la risposta in frequenza comincia a decrescere
appena al di sopra di 1 kHz.
1>· La risposta in frequenza crolla alla frequenza zero, poiché vi è una connessione capa-
citiva al carico e alla sorgente. Questa connessione capacitiva è messa in atto per per-
mettere alla potenza in continua di essere trasportata lungo il cavo per alimentare
l'apparecchio telefonico remoto.
L'analisi della risposta in frequenza di cavi più lunghi indica che essi possono essere miglio-
rati mediante l'aggiunta di opportuni carichi reattivi. Per questa ragione sentiamo spesso
parlare di linee caricate che includono induttori concentrati a intervalli regolari (tipica-
2. 12 Smnmario e d-istnissio-ne 89

mente 66 milli-henry (mH) approssimativamente ogni due chilometri). Il caricamento


migliora la risposta in frequenza del circuito nell'intervallo corrispondente al segnale vocale,
senza richiedere potenza aggiuntiva. Lo svantaggio delle linee caricate, tuttavia, è costi-
tuito dalle loro degradate prestazioni in alta frequenza. Servizi come le DSL (Digitai Sub-
scriber Line) (discusse più avanti nel Capitolo 7), che si basano sulla risposta in alta
frequenza del doppino intrecciato, non funzionano bene su linee caricate.
In molto di quello che segue, nella parte restante del libro, assumeremo usualmente
che il mezzo trasmissivo non influisca sulla trasmissione, tranne che con l'aggiunta di
rumore al segnale. In pratica, il mezzo può influire sul segnale in una varietà di modi, come
illustrato nell'esempio a tema appena discusso.

~ 2~ 12 Sommario e discussione

In questo capitolo abbiamo descritto la trasformata di Fourier come strumento fonda-


mentale per mettere in relazione le descrizioni nel dominio del tempo e nel dominio della
frequenza di segnali deterministici. Il segnale di interesse può essere un segnale a energia
finita o un segnale di potenza finita. La trasformata di Fourier include la serie esponenziale
di Fourier come caso speciale, ammesso che si consenta l'uso della funzione delta di Dirac.
Esiste una relazione inversa tra la descrizione del segnale nel dominio del tempo e
quella nel dominio della frequenza. Tutte le volte che un'operazione è effettuata sulla forma
d'onda del segnale nel dominio del tempo, una corrispondente modificazione è applicata
allo spettro del segnale nel dominio della frequenza. Una conseguenza importante di que-
sta relazione inversa è il fatto che il prodotto tempo-banda di un segnale a energia finita è
costante; le definizioni di durata del segnale e di larghezza di banda influiscono unicamente
sul valore di questa costante.
Un'importante tipologia di elaborazione di segnali, spesso incontrata all'interno di
sistemi di telecomunicazione, è il filtraggio lineare. Questa operazione comporta la con-
voluzione del segnale in ingresso con la risposta all'impulso del filtro o, equivalentemente,
la moltiplicazione della trasformata di Fourier del segnale in ingresso con la funzione di tra-
sferimento (cioè la trasformata di Fourier della risposta all'impulso) del filtro. Notiamo,
però, che il materiale sul filtraggio lineare presentato in questo capitolo assume il filtro
tempo-invariante (cioè, la forma della risposta all'impulso del filtro è invariante rispetto all'i-
stante temporale in cui l'impulso unitario o funzione delta è applicato al filtro).
Un altro importante tipo di elaborazione di segnali incontrato nei sistemi di comu-
nicazione è la correlazione. Questa operazione può fornire una misura della similarità tra
un segnale e una sua versione ritardata, nel qual caso parliamo di funzione di autocorre-
lazione. Quando la misura di similarità coinvolge una coppia di segnali diversi tra loro, però,
parliamo di funzione di correlazione mutua. La trasformata di Fourier della funzione di
autocorrelazione è chiamata densità spettrale. La trasformata di Fourier della funzione di
correlazione mutua è chiamata densità spettrale mutua. Le discussioni sulla correlazione e
la densità spettrale presentate nel capitolo sono state limitate a segnali a energia finita o di
potenza finita esemplificati, rispettivamente, da segnali a durata limitata e da segnali perio-
dici; il trattamento del rumore (un altro esempio di segnale di potenza finita) è rimandato
al Capitolo 8.
La parte finale del capitolo ha riguardato la trasformata discreta di Fourier e il suo
calcolo numerico. Fondamentalmente, la trasformata discreta di Fourier è ottenuta dalla
trasformata di Fourier standard mediante campionamento uniforme sia del segnale in
ingresso, sia dello spettro in uscita. L'algoritmo di trasformata veloce di Fourier (FFT) for-
nisce un metodo pratico per un'efficiente implementazione della trasformata discreta di
Fourier su un computer digitale. Ciò rende l'algoritmo di trasformata veloce di Fourier un
potente strumento di calcolo per l'analisi spettrale e il filtraggio lineare.
90 CAPITOLO 2 ~=: RAPPRESEND\ZIONE DI FOURIER m SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1 387-5

W.i
r..;
PROBLEMI AGGIUNTIVI

2.19 (a) Si trovi la. trasformata di Fourier dell'impulso a mezzo coseno mostrato in figura 2.40(a).
(b) Si applichi la proprietà di traslazione nel tempo al risultato ottenuto nella parte (a), per
valutare lo spettro dell'impulso a mezzo seno mostrato in figura 2.40(b ).
(c) Qual è lo spettro dell'impulso a mezzo seno avente durata pari ad aT?
(d) Qual è lo spettro dell'impulso a mezzo seno negativo mostrato in figura 2.40(c)?
(e) Si trovi lo spettro dell'impulso a singolo seno mostrato in figura 2.40(d).

g(t) IA g(t ) I

_(ti
A '··

o T

(a) (b)

g(t) I

-T I
u~1>--~A-f-
(e) (d) FIGURA 2.40

2.20 Qualunque funzione g(t) può essere scomposta in modo non ambiguo in una parte pari e una
parte dispari, come mostrato dalla
g(t) = ge(t) + go(t)
La parte pari è definita come
1
g.(t) = 2[g(t) + g(-t)]

e la parte dispari come


1
g0 (t) = l[g(t) - g(-t)]

(a) Si valutino la parte pari e la parte dispari dell'impulso rettangolare definito da

g(t ) = A rec{t- D
(b) Quali sono le trasformate di Fourier di queste due parti dell'impulso?
2.21 La seguente espressione può essere vista come una rappresentazione approssimata di un impulso
con tempo di salita finito:
lfr+T
g(t) =-:;:- i-T
(
exp - :~
2) du
Dove si assume che T >> -r. Si determini la trasformata di Fourier di g(t). Cosa succede a que-
sta trasformata quando si fa tendere a zero?
2.22 La trasformata di Fourier di un segnale g(t) sia denotata come G(f). Si dimostrino le seguenti
proprietà della trasformata di Fourier:
(a) Se il segnale reale g(t) è una funzione pari del tempo t, la trasformata di Fourier G(f) è pura-
Problemi aggiuntivi 91

mente reale. Se il segnale reale g(t) è una funzione dispari del tempo t, la trasformata di
Fourier G(f) è puramente immaginaria .
(b) tng(t) ~ (;71' J G(nl(f), dove G(n)(f) èla derivata n-ma di G(f) rispetto a f.

(c) J_~t"g(t) dt = (i.71' )" G(nl(O)


(d) f_~ g (t)gi(t) dt = f_~ G,(f )G:[(f) df
1

2.23 La trasfo rmata di Fourier G(f) di un segna le g(t) è limitata dalle tre seguenti ineguaglianze:

(a) IG(f)[ s f_~ [g(t)I dt


(b) lf2'11'/G(f) [ :5 f_~ l d~~t) I dt
2 = 'd2g(t)'
(c) [(j2rif) G(f) I ::=;
J ---:i(2 dt
- =

Si assuma che le deri va te prima e seconda di g(t) esistono.


Si costruiscano questi tre limiti per l'impulso triangolare mostrato in figura 2.41 e si con-
frontino i risultati con lo spettro d'ampiezza ottenuto per quest'impulso.

FIGURA 2.41

2.24 Si consideri la convoluzione di due segnali g 1(t) e g 2 (t). Dimostrare che

(a) :t [g1(t)*g2(t) ] = [:tg 1(t) ]*gz(t)

(b) f= [gi(r)*gz{T)] dT = [ f= gi('T) dT ]*gz(t)

2.25 Un segnale x(t) di energia finita è applicato a un dispositivo quadratore la cui uscita è definita dalla
2
y(t) = X (t)

Lo spettro di x(t) è limitato all'intervallo di frequenze -W $ f $ W. Si mostri, quindi, che lo spettro


di y( t) è limitato a -2 W :o; f :o; 2 W. Suggerimento: Esprimere y(t) come x(t) moltiplicato per se-stesso.
2.26 Si valuti la trasformata di Fourier della funzione delta considerandola il limite di (a) un impulso
rettangolare di area unitaria e (b) un impulso sinc di area unitaria.
2.27 La trasformata di Fourier G(f) di un segnale g(t) è definita come
1, f >o
G (f) = ~· f = O
{
o, f <o
Si determini il segnale g(t).
2.28 Si consideri la funzione impulsiva g(t) costituita di un piccolo numero di segmenti rettilinei. Si
supponga che questa funzione venga differenziata due volte rispetto al tempo t in modo da
generare una sequenza di funzioni delta pesate, come mostrato in
d 2g(t)
-;Jt2 = ~ k/3(t - t;)

dove i k; sono collegati alle pendenze dei segmenti rettilinei.


92 CAPITOLO 2 <:'.' RAPPRESENTAZIONE DI FOURlER DI SEGNAU E SISTEMI ISBN 978-88-408-1 38 7-5

(a) Dati i valori dei k; e dei t;, dimostrare che la trasformata di Fourier di g(t) è data da
1 .
G(f) = - 1T2f 2 ~ k;exp(-;21Tft;)
4

(b) Usando questa procedura, si dimostri che la trasformata di Fourier dell'impulso trapezoi-
dale mostrato in figura 2.42 è data da

G(f) = t )
1T 212 lb - la
sin[?Tf(tb - l0 )] sin[?Tf(tb + t0 ) ]

g(t)

I
I
----~· ----·--~ -·------·--------L---·~--
-th -t. o t4 tb FIGURA 2.42

2.29 Un impulso rettangolare di ampiezza A e durata 2ta può essere visto come il caso limite del-
l'impulso rettangolare mostrato in figura 2.42 al tendere di t& a ta.
(a) Partendo dal risultato dato nella parte (b) del Problema 2.28, si dimostri che al tendere di
tb a ta, il risultato tende alla funzione sinc.
(b) Si riconcili il risultato derivato nella parte (a) con la coppia di trasformate dell'eq. (2.10).
2.30 Siano x(t) e y(t) l'ingresso e l'uscita di un filtro lineare tempo-invariante. Usando il teorema
dell'energia di Rayleigh, si mostri che, se il filtro è stabile e il segnale in ingresso x(t) ha ener-
gia finita, anche il segnale di uscita y(t) ha energia finita. Cioè, se

r~ jx(t)j 2
dt < 00

Allora

r~ jy(t) j2 dt < =
2.31 (a) Si determini la totale risposta in ampiezza della cascata mostrata in figura 2.43, consistente
di N stadi identici, ognuno con una costante di tempo RC pari a -r0•
(b) Si mostri che, al tendere di N all'infinito, la risposta in ampiezza della cascata tende alla fun-
zione Gaussiana dove per ogni valore di N, la costante di tempo ro è scelta in modo tale che
la condizione
2
'T
2
---
T
0 - 41T2N
sia soddisfatta.

-
R R R

-1~1tt•t•-
FIGURA 2,43

2.32 Si supponga che, per un dato segnale x(t), sia richiesto il valore del suo integrale in un intervallo
T, come mostrato da

y(l) = f
r-T
x(r) dr
Problemi aggiuntivi 93

(a) Si dimostri che y(t) può essere ottenuto facendo passare il segnale x(t) attraverso un filtro
con funzione di trasferimento data da ·
H (f) = T sinc(f T) exp( - frr f T)
(b) Un'adeguata approssimazione di questa funzione di trasferimento è ottenuta usando un fil-
tro passa basso con larghezza di banda pari a 1/T, ampiezza della risposta in banda passante
pari a T, e ritardo T/2. Assumendo che questo filtro passa basso sia ideale, si determini l'u-
scita del filtro al tempo t = T generata da una funzione gradino unitario applicata al filtro
in t = Oe si confronti il risultato con la corrispondente uscita dell'integratore ideale. Si noti
che Si(;r) = 1,85 e Si(=)= !d2.
2.33 Dimostrare che i due differenti impulsi definiti nelle parti (a) e (b) della figura 2.44 hanno la stessa
densità spettrale di energia:
4A2T 2 cos 2( 7TTf)
'l'g(f) = 7T2(4T2f2 - 1)2
g(t) g(t)

A
A

(a) (b)

FIGURA 2.44
2.34 Si determinino e si disegnino le funzioni di autocorrelazione dei seguenti impulsi esponenziali:
(a) g(t) = exp(-at)u(t)
(b) g(t) = exp(-a!ti)
(c) g(t) = exp(-at)u(t) - exp(at)u(-t )
dove u(t) è la funzione gradino unitario e u(-t) la sua versione ribaltata nel tempo.
2.35 Si determini e si disegni la funzione di autocorrelazione dell'impulso Gaussiano definito da
2
g(t) = _!_exp(- 1T; )
to to
2.36 La trasformata di Fourier di un segnale sia definita da sinc 2 (f). Dimostrare che la funzione di
autocorrelazione di questo segnale ha forma triangolare.
2.37 Trovare due differenti segnali impulsivi che abbiano esattamente la stessa funzione di autocor-
relazione.
2.38 Si consideri un segnale sinusoidale g(t) definito come
g(t) = A 0 + A 1 cos(27Tf1t + 81) + A 2 cos(27Tf2 t + 82 )
(a) Si determini la funzione di autocorrelazione Rg( 't") di questo segnale.
(b) Qual è il valore di Rg( O)?
(c) Si è persa qualche informazione su g(t) se se ne conosce la funzione di autocorrelazione? Spie-
gare.
2.39 Si determini la funzione di aurocorrelazione dell'impulso rettangolare triplo mostrato in
figura 2.45.

3T 3T
-2 2

-A FIGURA 2.45
94 CAPITOLO 2 ,:,: RAPPRESEl\'TAZIONE DI FOURJER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408- l 387-5

2.40 Sia G(f) la trasformata di Fourier di un segnale reale a energia finita g(t) e Rg( r) rappresenti la
sua funzione di autocorrelazione. Dimostrare che

2.41 Si determinini la funzione di correlazione mutua R12(r) dell'impulso rettangolare g 1(t) e del tri-
plo impulso rettangolare g1(t) mostrati in figura 2.46, e la si disegni. Cos'è R21(r)? Questi due
segnali sono ortogonali tra loro? Perché?

1,0

________IL_______ _ -3 -I 3
-3 o 3 o
-I .O
i
FIGURA 2 .46

2.42 Si considerino due segnali a energia finita gi(t) e g2 (t). Questi due segnali siano ritardati di t 1 e
t 2 secondi, rispettivamente. Si dimostri che i ritardi temporali si sommano nell'effettuare la con-
voluzione della coppia di segnali ritardati, mentre si sottraggono nella loro correlazione mutua.
2.43 (a) Un segnale a energia finita x(t), la sua trasformata di Fourier X(f), la funzione di autocorrela-
zione R x( r) e la densità spettrale di energia 'lfx(fl sono tutti collegati tra loro, direttamente o indi-
rettamente. Si costruisca un grafo di flusso che rappresenti tutte le loro possibili relazioni.
(b) Se è data la descrizione nel dominio della frequenza X(f), la funzione di autocorrelazione
Rx( r) può essere calcolata a partire da X(f). Si delineino due modi in cui questo calcolo può
essere effettuato.
2.44 Si trovi la funzione di autocorrelazione di un segnale di potenza finita g(t) la cui densità spet-
trale di potenza è rappresentata in figura 2.47. Qual è il valore di questa funzione di autocor-
relazione nell'origine?

~- I
ì
~~--L__
l____.~_
FIGURA 2.47
-2 -I O 2

2.45 Si consideri l'onda quadra g(t) mostrata in figura 2.48. Si trovi la densità spettrale di potenza,
la potenza media e la funzione di autocorrelazione di quest'onda quadra. L'onda ha una potenza
in continua? Si giustifichi la risposta.

g(t)
I
l,O I

~~JE~=:r-s--·-·-1-3
···-··D
.---······- 3 5
---- t (secondi)
7

FIGURA 2.48
Problemi avanzati 95

2.46 Si considerino due segnali periodici, gpl (t) e gp2(t), che hanno le seguenti rappresentazioni in serie
complesse di Fourier:
gp1(t) = n ~~ expCZ~nt)
C1,n

e
~
gp2(t) = "~~ Cz,n exp
(j27rnt)
-r;-
I due segnali hanno uno stesso periodo pari a T 0 .
Usando la seguente definizione di correlazione mutua per una coppia di segnali periodici,

Rn(r) = T,
1 JT ,J2 gP (t)gMt - T) dt
1
O - T11/2

si dimostri che l'assegnata coppia di segnali periodici soddisfa la coppia di trasfo rmate

Rdr) ~ n~-~
i C1 . nctn a(f - !!_)
To

2.47 Un segnale periodico gp(t) di periodo T 0 è rappresentato dalla serie complessa di Fourier
~

gp(t) = L: cn exp(j27rnt/ T0 )
n=-cc

dove i Cn sono i coefficienti complessi di Fourier. La funzione di autocorrelazione di gp(t) è defi-


nita da
Rg,(r) = T:
1 T"/2 f
gp(t)g'};(t - r)dt
O -T0/2

(a) Si consideri l'onda sinusoidale


gp(t) = A cos(27Tfct + e)
Si determini la funzione di autocorrelazione Rg (r)e se ne disegni l'andamento.
p
(b) Si dimostri che Rg (O) = A 2!2.
p
2.48 Si ripetano le parti (a) e (b) del Problema 2.47 per l'onda quadra:

A, - To ::s t ::s To
gp(t) = 4 4
{
O, per la parte rimanente del periodo To
2.49 Si determini la densità spettrale di potenza (a) dell'onda sinusoidale del Problema 2.47, e (b) del-
l'onda quadra del Problema 2.48.
2.50 Seguendo una procedura simile a quella descritta nella Sezione 2.10, che ha portato al grafo di
flusso di figura 2.36 per l'algoritmo di FFT a 8 punti, basato sulla decimazione in frequenza:
(a) Si sviluppi il corrispondente grafo di flusso per l'algoritmo di FFT a 8 punti basato sulla deci-
mazione nel tempo.
(b) Si confronti il grafo di flusso ottenuto nella parte (a) con quello descritto in figura 2.36, met-
tendo in evidenza le somiglianze e le differenze tra questi due metodi di base utilizzati per
ricavare l'algoritmo della FFT.

2.51 (a) La banda quadratica media (rms) di un segnale passa basso g(t) di energia finita è definita come
~ ]1/2
Wrms = -~2IG(f)/2 df
lff_~ IG(f) \ df
2
96 CAPITOLO 2 1;,: RAPPRESENIAZIONE m Fm.ìRIER DI SEGNALI E SISTEMI ISBN 978-88-408-1387-5

dove IG(f)l 2 è la densità spettrale di energia del segnale. Correspondentemente, la durata qua-
dratica media (rms) del segnale è definita come

Trms =
=
. -:12[g(t)[2 dt
11/2
[I
J_~ [g(t)f 2 dt
Usando queste definizioni, mostrare che

Si assuma che lg(t)I-+ O più velocemente di 1/V)t[ quando ltl- oo.


(b) Si consideri un impulso gaussiano definito come

g(t) = exp(-m 2)

Si mostri che, per questo segnale, può valere l'uguaglianza

Suggerimento: Si usi la disuguaglianza di Schwarz (vedi Appendice 5).

in cui si pone

e
dg(t)
g1(t) = dt
2.52 La trasformata di Hilbert di un segnale trasformabile secondo Fourier g(t) è definita come

,
g(t) = -
1 J= --dT
g(r)
1T -= t - T

Corrispondentemente, la trasformata inversa di Hilbert è definita come

g(t) = --
1 J= -g(T)- dr
1T -= t - T

Usando queste due formule, si derivi il seguente insieme di coppie di trasformate di Hilbert:

g(t) g(t)

sin t 1 - cos t
t
rect(t) -~lnl(i - ~)/(r +~)I
1
ò(t)
1Tt
t
1 +t 2
1 + t2
.Prohle-mi avanzati 97

2.53 Si valuti la trasformata inversa di Fourier della funzione monolatera delle frequenze

~xp(-f), f >O
G(f) =
{ 2'
o,
f =O
f <o
Quindi, si m ostri che g(t) è complessa, e che la sua parte reale e la sua parte immaginaria costi-
tuiscono una coppia di trasformate di Hilbert.
2.54 Un trasformatore di Hilbert può essere visto come un dispositivo la cui funzione di trasferi-
mento gode delle seguenti proprietà:
(a) La risposta in ampiezza è unitaria per tutte le frequenze positive e negative.
(b) La risposta di fase è +90° per frequenze negative e -90° per frequenze positive.
Partendo dalla definizione di trasforma ta di Hilbert data nel Problema 2.52, mostrare la vali-
dità della descrizione nel dominio della frequenza contenuta nelle parti (a) e (b).
(e) La trasformata di Hilbert è fisicamente realizzabile? Giustificare la risposta.
MODULAZIONE D'AMPIEZZA

La modulazione è definita come il processo mediante il quale alcune caratteristiche di


un'onda portante vengono variate in funzione di un segnale che rappresenta l'informa-
zione da trasmettere. La portante è necessaria per facilitare il trasporto del segnale modu-
lato dal trasmettitore al ricevitore attraverso un canale passa banda. Un tipo di portante
usato comunemente è un'onda sinusoidale, la cui sorgente è fisicamente indipendente dalla
sorgente del segnale modulante. Quando il segnale modulante è di tipo analogico, par-
liamo di modulazione a onda continua, un termine che sottolinea la continuità dell'onda
modulata come funzione del tempo.
Nel contesto delle comunicazioni, una motivazione primaria per l'uso della modula-
zione è di facilitare la trasmissione del segnale che costituisce l'informazione su un canale
trasmissivo (ad esempio canale radio) con una caratteristica passa banda prefissata. Nella
modulazione a onda continua, questo è reso possibile mediante la variazione dell'ampiezza
o dell'angolo di una portante sinusoidale. Su questa base, possiamo classificare la modula-
zione a onda continua in due grandi famiglie: la modulazione d'ampiezza e la modulazione
d'angolo. Queste due famiglie di modulazione si distinguono per le caratteristiche spettrali
e, quindi, i benefici pratici molto diversi che offrono. La classificazione viene fatta in base
al fatto che, in un caso l'ampiezza o, nell'altro caso, la fase o la frequenza (e quindi l'an-
golo) della portante sinusoidale, vengano fatte variare in accordo con il segnale di informa-
zione. In questo capitolo affrontiamo lo studio della famiglia di modulazioni d'ampiezza; nel
capitolo successivo ci occuperemo della modulazione angolare.
Nel Capitolo 1 abbiamo identificato la complessità del sistema e le due risorse di
comunicazione primarie, specificatamente la potenza trasmessa e la banda del canale,
come gli elementi centrali coinvolti nel progetto di un sistema di comunicazione. Con que-
sti concetti bene in mente, in questo capitolo studieremo quattro strategie di modulazione
lineare che costituiscono la famiglia della modulazione d'ampiezza:
modulazione d'ampiezza (AM, dall'inglese Amplitude Modulation)
.. doppia banda laterale a portante soppressa (DSB-SC, da Double Side Band-Suppres-
sed Carrier);
banda laterale singola (SSB, da Single Side Band);
' banda vestigiale o banda laterale parzialmente soppressa (VSB, da Vestigia! Side Band).

Questi quattro tipi di modulazione differiscono per le loro caratteristiche spettrali. Il loro
studio ci insegnerà le seguenti lezioni:
~Lezione 1: L'analisi di Fourier fornisce un potente strumento matematico per comprendere
sia da un punto di vista matematico sia da un punto di vista fisico le caratteristiche spet-
trali delle tecniche di modulazione lineare.
~ Lezione 2: L'implementazione dì comunicazioni analogiche è significativamente semplifi-
cata dall'uso della AM, a spese di potenza trasmessa e di larghezza di banda.

99
100 CAPITOLO 3 '''' MODULAZIONE D'Ai'VIPIEZZA ISB N 978-88-408-1387-5

~Lezione 3: Un uso migliore della potenza trasmessa e della banda del canale può essere
ottenuto mediante ben definite modifiche al contenuto spettrale di un'onda modulata
d'ampiezza al costo di un aumento nella complessità del sistema.
In breve, possiamo formulare la regola:
Nel progetto di un sistema di comunicazioni non esistono scappatoie: per ogni guadagno
ottenuto, c'è un prezzo da pagare.

W 3o l Modulazione d'ampiezza

Si consideri una portante sinusoidale c(t) definita come


c(t) = Ac cos(21Tfct) (3.1)
dove Ac è l'ampiezza della portante e fc è la frequenza della portante. Il segnale di infor-
mazione o messaggio è indicato con m(t); i termini "segnale d'informazione'', "messag-
gio" e "segnale modulante" saranno usati in modo interscambiabile in tutto il testo. Per
semplificare l'esposizione senza alterare il risultato ottenuto e le conclusioni raggiunte,
abbiamo assunto che la fase della portante nell'eq. (3.1) sia zero. La modulazione d'am-
piezza1 (AM) è definita formalmente come un processo in cui l'ampiezza della portante è
fatta variare attorno al suo valor medio, proporzionalmente al segnale modulante. Un'onda
modulata d'ampiezza (AM) può, dunque, essere descritta come funzione del tempo nel
modo seguente:
(3.2)
dove ka è una costante chiamata sensitività d'ampiezza del modulatore responsabile della
generazione del segnale s(t). Tipicamente, l'ampiezza della portante Ace il segnale modulante
m(t) sono misurati in volt, nel qual caso la sensitività d'ampiezza ka è misurata in volt-1 .
Notiamo che, se il segnale modulante m(t) è assente, la portante sinusoidale rimane intatta.
La figura 3.l(a) mostra un segnale modulante m (t) e le figure 3.l(b) e 3.l(c) mostrano
le corrispondenti onde AM s(t) per due valori di sensitività d'ampiezza ka e un'ampiezza
della portante A c = l volt.
Nella modulazione d'ampiezza, l'informazione contenuta nel segnale modulante m(t)
risiede esclusivamente nell'inviluppo, che è definito come l'ampiezza della portante modu-
lata s(t), cioè, Acll + kam(t)I. Da questa espressione osserviamo che l'inviluppo di s(t) ha
essenzialmente la stessa forma del messaggio m(t) se sono rispettate due condizioni:
1. L'ampiezza di kam(t) è sempre inferiore all'unità, cioè
per ogni t (3.3)
Questa condizione è illustrata in figura 3.l(b); essa assicura che la funzione 1 + kam{t)
sia sempre positiva, nel qual caso possiamo esprimere l'inviluppo dell'onda AM s(t)
dell'equazione (3.2) semplicemente come A c[l + kam(t)]. Quando la sensitività d'am-
piezza ka del modulatore è scelta sufficientèmente grande da rendere lkam(t)I > 1 per
qualche t, la portante modulata diviene sovramodulata, con il risultato che la fase della
portante viene invertita ogni volta che il fattore passa per lo zero. La portante modu-
lata in questi casi presenta una distorsione dell'inviluppo, come evidenziato in
figura 3.l(c). È quindi evidente come, evitando la sovramodulazione, sia possibile
garantire una relazione biunivoca tra il segnale modulante e l'inviluppo dell'onda

1 In tutto il testo il termine "modulazione d'ampiezza" , o in breve AM, è usato per indicare quella particolare forma
di modulazione nella quale sono presenti l'onda portante ed entrambe le bande laterali.
3. 1 Modidazione d'ampiezza 101

m(t)

(a)

s(t)

+I
--
o
-I

-- (b)

s( t) ·

- ' ' -, I
I
+I

o
-I
/
...... /
,,,. ......
/
,/

(e)

FIGURA 3.1 Illustrazione del processo di modulazione d'ampiezza. (a) Segnale modulante m(t).
(b) OndaAM per lkam(t) <li per tutti i t. (e) OndaAM per lkam(t)I > 1 per qualche t.

AM in ogni istante di tempo. Il massimo del valore assoluto di kam(t) moltiplicato per
100 è indicato come la percent uale di modulazione. ·
2. La frequenza della portante è molto più grande della massima frequenza W nello
spettro del segnale modulante m(t), cioè
fc » W (3.4)
Chiamiamo W la banda del segnale modulante. Se la condizione dell'eq. (3.4) non è sod-
disfatta, un inviluppo non può essere visualizzato (e quindi rivelato) correttamente.

------ - -- - ---·- - -- - - - -- --- --


102 CAPITOLO 3 ;;:; MODlJLAZIONE o'AMPIEZZA lSRN 978-88-408-1387-5

Sempre che le condizioni delle equazioni (3.3) e (3.4) siano soddisfatte, la demodulazione
dell'onda AM si può ottenere usando un rivelatore a inviluppo, che è definito come un
dispositivo la cui uscita segue l'inviluppo dell'onda AM applicata al suo ingresso. La rive-
lazione a inviluppo sarà discussa in seguito.
Il successivo argomento di discussione è la descrizione dell' AM nel dominio delle fre-
quenze. Sia m(t) :;:=::::::: M(f), in cui la trasformata di Fourier M(f) viene detta spettro del
segnale modulante. Dall'eq. (3.2) ricaviamo che la trasformata di Fourier o spettro del-
l'onda AM s(t) è
A kA
S(f) = -f [o(f - le)+ o(f +!e)]+ T[M(f - fc) + M(f + fc)J (3.5)

in cui abbiamo fatto uso delle relazioni:


1
cos(21Tfct) = z-[exp(j27TfJ) + exp(-j27Tfct)]
exp(j27TfJ) ~ o(f - !e)
e
m(t) exp(j21Tfct) ~ M(f - fc)
Seguendo la terminologia introdotta nel Capitolo 2, la 8(f) nell'eq. (3.5) indica la funzione
delta di Dirac nel dominio della frequenza.
Supponiamo che il segnale modulante m(t) abbia una banda limitata all'intervallo
w -W:;;; f:;;; W, come in figura 3.2(a). La forma dello spettro mostrata nella figura è intesa a
solo scopo illustrativo. Dall'eq. (3.5) vediamo che lo spettro S(f) dell'onda AM è come
mostrato in figura 3.2(b) nel caso in cui fc > W. Questo spettro è composto da una coppia
di funzioni delta pesate dal fattore A/2 e centrate alle frequenze± fc e da due repliche dello
spettro del segnale modulante, traslate ìn frequenza di ± fc e scalate in ampiezza di kaAJ2
Dallo spettro di figura 3.2(b) possiamo ricavare tre importati osservazioni:
1. Come risultato del processo di modulazione, lo spettro del segnale modulante nelle
frequenze negative comprese tra -W e O diventa completamente visibile a frequenze

M(f)

M(O)

f
-W o w
(a)

S(f)
I

~e o(f-(J I
~e o(f-fc)
I~ kaAcM(O)
r-
I
---

I
!
-fc- W -fc -fc+ W o fc- w fc fc+ W
(b)

F~GURA 3.2 (a) Spettro del segnale modulante m(t). (b) Spettro dell'onda s(t).
/
)i ' :

103

positive (e, quindi, misurabili), sempre che la frequenza della portante soddisfi la con-
dizione fc > W; in ciò si evidenzia l'importanza del concetto di frequenze '.'~~E)éltive " ,
enfatizzato nel Capitolo 2. ~·'""".ii!Z'<~'"""- • , -- " ..
2. Per frequenze positive, la porzione dello spettro di un'onda AM che giace oltre la fre-
quenza della portante fc è detta banda laterale superiore, mentre la porzione sim-
metrica dello spettro al disotto di fc è detta banda laterale inferiore. La condizione fc > W
assicura che le bande laterali non si sovrappongano. Inoltre, con banda laterale supe-
riore, banda laterale inferiore e portante tutte presenti nello spettro di figura 3.2(b),
la portante modulata viene definita di tipo AM, in accordo con la nota 1.
3. Per frequenze positive, la frequenza più alta nello spettro dell'onda AM è pari a fc + W
e la frequenza più bassa è pari a fc - W. La differenza tra queste due frequenze defi-
nisce la banda di trasmissione By dell'onda AM, che è esattamente il doppio della
banda W del segnale modulante, cioè
By =2W (3.6)

ESEMPIO 3.1 Modulazione a tono singolo


Si consideri un segnale modulante m(t) che consista di un singolo tono o di una sola compo-
nente sinusoidale, cioè,
m {t) =A 111 cos{llifmt)
dove Am è l'ampiezza della componente sinusoidale modulante e fm la sua frequenza (fig. 3.3(a)).
L:onda portante sinusoidale abbia ampiezza Ace frequenza fc (fig. 3.3(b)). La corrispondente
onda AM è quindi data da
s(t) = A c[l + µ cos(2'1Tfmt)] cos(2'1Tfcf) (3 .7) _
dove
µ = kaAm
La costante adimensionale µ è detta fattore di m odulazio71§1, o percentuale di modulazione se
espressa numericamente come percentiiate:·per- -evlfare-ra distorsione dell'inviluppo dovuta a
sovramodulazione, il fattore di modulazione deve risultare inferiore all'unità, come spiegato
precedentemente.
La figura 3.3(c) mostra un grafico di s(t) perµ inferiore all'unità. Siano A max e Amin rispet-
tivamente i valori massimo e minimo dell'inviluppo dell'onda modulata. Dall'eq. (3.7) otteniamo
Àmax A c(l + µ )
--=
Amin Ac(l - µ)
Riordinando i termini dell'equazione, possiamo esprimere il fattore di modulaZiorte cortle
Amax - Amin
µ, =
Amax + A min

Esprimendo il prodotto dei due coseni nell'eq. (3.7) come la somma di due segnali sinusoidali,
uno di frequenza f, + f me l'altro di frequenza f, - fm otteniamo
1 1
s(t) = A ccos(27Tfct) + 2µ.A ccos[h(fc + fm)t] + 2µ.A ccos[2'1T(fc - fm)t]

La trasformata di Fourier di s(t) è perciò

S(f) = ~Ac[8(f - fc) + 8(/ + fc)]


1
+4µ.A c[8(f - fc - fm) + o(f + fc + fm)]
1
+ 4µ.A c[o(f - fc + fm) + 8(! + fc - f,n) ]

Lo spettro di un'onda AM, quindi, consiste, nel caso particolare di modulazione sinusoidale,
di funzioni delta in± (0 fc ± fm e - fc ± fm, come mostrato in figura 3.3(c).
104 CAPITOLO 3 . ~l MODUI.AZIONE n' AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

t onlo
-fc
t
f,

t -f,t t o
--! 2fm j-+-

.,.-----+- Tempo -Frequenza

FIGURA 3.3 Illustrazione delle caratteristiche nel dominio del tempo (sulla sinistra) e nel
dominio della frequenza (sulla destra) della modulazione d'ampiezza prodotta da un tono
singolo: (a) onda modulante. (b) onda portante. (e) onda AM.

In pratica, l'onda AM s(t ) è una forma d'onda di tensione o di corrente. In entrambi i casi,
la potenza media fornita a un resistore di 1 ohm da s(t) è costituita da tre componenti {con
riferimento all'Esempio 3.1):
1 2
Potenza della portante = 2A,
1 2A 2
Potenza della frequenza laterale superiore = -11.
,.,.. e
8
1 2 2
Potenza della frequenza laterale inferiore = g.U Ac

Per una resistenza di carico R diversa da 1 ohm, come in pratica avviene di solito, le espres-
sioni per le potenze della portante, della banda laterale superiore e della banda laterale infe-
riore vanno semplicemente scalate del fattore 1/R o R, in dipendenza dal fatto che l'onda
modulata s{t) sia rispettivamente una tensione o una corrente. In ogni caso, il rapporto tra la
potenza totale delle bande laterali e la potenza totale dell'onda modulata è uguale a µ 2/(2 + µ 2 ),
che dipende solo dal fattore di modulazioneµ. Seµ= 1, cioè, si usa una modulazione al 100%,
la potenza complessiva nelle due frequenze laterali dell'onda AM risultante è solo un terzo
della potenza totale dell'onda modulata.
La figura 3.4 mostra la percentuale della potenza totale nelle due frequenze laterali
e nella portante in funzione della percentuale di modulazione. Notiamo che, quando la
percentuale di modulazione è inferiore al 20%, la potenza in una frequenza laterale è infe-
riore all'1 % della potenza totale dell'onda AM.

I.~' ESPERIMENTO AL COMPUTER: AM


Nell'esperimento per l' AM, studieremo la modulazione sinusoidale basata sui seguenti
parametri:
Ampiezza della portante Ac = 1
Frequenza della portante fc = 0,4 Hz
Frequenza della sinusoide modulante fm = 0,05 Hz

- ---··---·- - - -·
3.1 i"1odulazìone d'ampiezza 105

100

~g .i
"'"' 80
~ "s
:g ~
60
Portante
- .,
"l:l
Ol N
g~ 40
"2 c.
o Bande laterali
~
20
FIGURA 3.4 Variazioni con la percentuale
di modulazione della potenza nella portante
o 20 40 60 e della totale potenza nelle bande laterali
Percentuale di modulazione nella modulazione d'ampiezza.

Vogliamo visualizzare e analizzare 10 cicli completi dell'onda modulata, corrispondenti a


una durata complessiva di 200 secondi. Per eseguire l'esperimento su un calcolatore, la
portante modulata è campionata a una frequenza di fs = 10 Hz, ottenendo un totale di
200 x fs = 2000 campioni. La banda di frequenze sulla quale sarà possibile valutare l'onda
modulata è -5 Hz :;; f:;; 5 Hz. Poiché la separazione tra la frequenza della portante e una
qualunque delle frequenze laterali è pari alla frequenza della sinusoide modulante
fm = 0,05 Hz, vorremmo avere una risoluzione in frequenza di fr = 0,005 Hz. Per ottenere
questa risoluzione in frequenza, è raccomandabile che il numero di campioni in frequenza
soddisfi la condizione:

Scegliamo quindi M = 2000. Per approssimare la trasformata di Fourier dell'onda modu-


lata, usiamo una FFT su 2000 punti; l'algoritmo FFf è stato descritto nel Capitolo 2.
Il solo parametro variabile in tutto l'esperimento sull'AM è il fattore di modulazione
. µ, rispetto al quale investigheremo tre differenti situazioni:
µ = 0,5, corrispondente a sottomodulazione,
µ = 1,0, corrispondente al 100 % di modulazione,
µ =2,0, corrispondente a sovramodulazione.
I risultati delle analisi sono mostrati nelle figure 3.5, 3.6, 3.7, i cui dettagli sono d~~critti
qui di seguito. -
1. Fattore di modulazioneµ = 0,5
La figura 3.5(al visualizza 10 cicli dell'onda AM, corrispondenti aµ= 0,5. Si vede chia-
ramente che l'inviluppo dell'onda modulata segue fedelmente l'onda modulante sinu-
soidale. Ciò significa che possiamo usare un rivelatore a inviluppo per la
demodulazione.
La figura 3.5(b) visualizza il modulo (ampiezza) dello spettro dell'onda modu-
lata. La figura 3.5(c) è un ingrandimento in cui è evidenziata la struttura fine dello
spettro dell'onda modulata intorno alla frequenza della portante. Le due figure evi-
denziano chiaramente in accordo con la teoria della modulazione d'ampiezza, le rela-
zioni esatte tra le due frequenze laterali e la portante, qui riassunte:
t'' La frequenza laterale inferiore, la portante e la frequenza laterale superiore sono
rispettivamente posizionate a (fc - fml = ± 0,35 Hz, fc = ± 0,4 Hz e (fc + fml = ±
0,45 Hz.
~-· L'ampiezza di entrambe le frequenze laterali è (µ/2 ) = 0,25 volte l'ampiezza della
portante.
CAPITOLO 3 i;, MODUlAZJONE D 'AMPIEZZA ISBN 978 -88-408-1 387 -5

Dominio del tempo

I ____L .. _l_. __ I ____


I
20 40 60 80 100 120 140 160 180
Tempo (s)
(a)

Do min io della frequenza


'.::[ , - ----r·---.,-· I -~,--~---~--~.i

:;r: ,___
-4,0
i _______ _j_ ______
-3,0 - 2,0
~, _J_J__--~!~1.
-l ,O O l ,O
I

2,0
________ _L_j

3,0 4,0
Frequenza (Hz)
(b)

Dominio della frequenza


0,81

o'[ j_'
0.4 1

':l~-J..J.l...----1.J.l....J
0,4
Frequenza (Hz)
(e)

FIGURA 3.5 Modulazione d'ampiezza con 50% di modulazione: (a) onda AM, (b) spettro
d'ampiezza dell'onda AM e (e) spettro d'ampiezza espanso intorno alla frequenza della
portante.

2. Fattore di modulazioneµ= 1,0


La figura 3.6 (a) mostra 10 cicli dell'onda modulata con gli stessi parametri di
figura 3.S(a), tranne che per il fatto cheµ= 1,0. Questa nuova figura mostra che la
portante modulata è ora prossima alla sovramodulazìone.
Lo spettro d'ampiezza dell'onda modulata è mostrato in figura 3.6(b), e una
sua versione ingrandita (attorno alla freque nza della portante ) è mostrata in
figura 3.6(c). Ancora una volta, vediamo che la struttura base dello spettro d'am-
piezza dell'onda modulata è in perfetto accordo con la teoria della modulazione d'am-
piezza.
3. Fattore di modulazioneµ = 2,0
La figura 3.7(a) mostra l'effetto della sovramodulazione conseguente all'uso di un
fattore dì modulazioneµ= 2,0. Qui vediamo che non esiste una chiara corrispondenza
tra l'inviluppo dell'onda sovramodulata e il segnale sinusoidale modulante. Come
atteso, il risultato implica che l'uso di un demodulatore a inviluppo non produce
risultati corretti perµ= 2,0.
3.l IYlodulazione d 'ampiezza 107

Dominio del tempo


2'

~
N

"
·a
E
o
<t:
-1

- 2 .....______;__........ _J. ____________L ____ t_ _______..J_____ J ____ _l ____ __L ____ ...c'- - - - '
O 20 40 60 80 lOO 120 140 160 180
Tempo (s)
(a )

Dominio della frequenza

::: ~-- -~ - --- . . ~

:T~- ____ èll_L____L__~__J


-4,0 - 3,0
L_ ___

- 2,0 -1,0 O I.O 2,0 3,0 4,0


Frequenza (Hz)
(h)

o 8 ,------
.I
I
-i--;-J
Dominio della frequenza

0,6

~
0,4 -
l
~ ~
0,2
-1
o 0,35 0,4 0,45
Frequenza (Hz)
(e)

F IGURA 3.6 Modulazione d'ampiezza con 100% di modulazione: (a) ondaAl\1, (b) spettro
d'ampiezza dell'onda AJ\11 e (e) spettro d'ampiezza espanso intorno alla frequenza
della portante.

Nonostante tutto, il contenuto spettrale della portante sovramodulata ripor-


tato nelle figure 3.7(b) e 3.7(c) segue esattamente ciò che la teoria della modulazione
di ampiezza predice .

._ Eserdzfo 3.1 Nel caso di modulazione al 100%, è possibile che l'inviluppo di un'onda
AM si annulli in alcuni istanti di tempo t? Giustificare la risposta. ~

lii> Esel'dzio 3.2 N el caso particolare di AM con segnale modulante sinusoidale, l' indice di
modulazione sia pari al 20 %. Calcolare la potenza media (a ) della portante e (b) di ciascuna fre-
quenza latera le. <Il!!

~- Eserdzfo 3.3 N ell'AM, la sovrapposizione spettrale avviene se la banda laterale inferiore


alle frequenze positive si sovrappone alla sua immagine a frequenze negative. Quale condizione
deve soddisfare l'onda modulata per evitare la sovrapposizione spettrale? Si assuma che il segnale
modul ante m(t) sia di tipo passa basso con banda W. <!f.!
W8 CAPITOLO 3 E; MoolJL!\ZIONE D 1Ai"1PIEZZA ISB N 978-88-408-138 7-5

Dominio del tempo

2
"'
N
N
" o
·a.
E
<
-2

Tempo (s)
(a )

Dominio della frequenza

~:: r~--r-
0.4l
0,2

O _,;,O -3,0 -2,0 -1,0 o 1,0 2,0 3,0


4,0
Frequenza (Hz)
(b)

Dominio della frequenza


0,8 ~--~1---~1 ----
1 -~

0,6 -

0,4 - -

0,2 - -
O'----_u.'..__ __,~1..__ __...u.....~----
0,35 0,4 0,45
Frequenza (Hz)
(e)

FIGURE 3. 7 Modulazione d'ampiezza con 200% di modulazione : (a) Onda AM,


(b) spettro d'ampiezza dell'onda AM e (c) spettro d'ampiezza espanso intorno alla
frequenza della portante.

!lii> Esercizio 3.4 Un modulatore quadratico per generare una portante modulata AM si avvale
dell'uso di un dispositivo non lineare (ad esempio un diodo); la figura 3.8 rappresenta la forma più
semplice di un tale modulatore. Ignorando termini di ordine superiore, la caratteristica ingresso-uscita
della combinazione diodo-resistenza di carico sia rappresentata dalla relazione quadratica:

v 2(t) = ai v 1(t) + a1vi(t)

Diodo
(dispositivo non lineare)

Segnale modulante
m(t)

Onda portante
I Carico v2(t)

A, cos(27rfctl

L-.....L..------'
_J F!GlJRA3.8
un diodo.
Circuito non lineare che utilizza
3.l Modula:::ione d 1mnpie=a 109

!Il CUl
v 1(t) = A, cos(27Tf,t) + m(t)
è il segnale in ingresso, v2(t) è il segnale d'uscita prelevato ai capi della resistenza di carico, e a1
e a1 sono delle costanti.
(a) Determinare il contenuto spettrale del segnale di uscita v2 (t).
(b) Per estrarre la desiderata onda AM da vz(t) abbiamo bisogno di un filtro passa banda
(non mostrato in fig. 3.8). Determinare le frequenze di taglio del filtro richiesto, assu-
mendo che il segnale modulante sia limitato nella banda -W S f S W. .
(e) Per evitare distorsione spettrale per la presenza di indesiderati prodotti di modulazione in
vz(t), la condizione W < fc < 3 W deve essere soddisfatta; verificare questa affermazione.
-~

!::'i RIVELAZIONE A INVILUPPO

Il modulatore quadratico introdotto nell'Esercizio 3.4 è la testimonianza della semplicità


di realizzazione di un trasmettitore AM. La semplicità implementativa del!' AM risulta ulte-
riormente rafforzata quando consideriamo la demodulazione di un'onda AM, operazione
inversa della modulazione. In particolare, la demodulazione di un'onda AM può essere
ottenuta per mezzo di un semplice eppure molto efficace circuito chiamato rivelatore a
inviluppo 2 , purché siano soddisfatte due condizioni pratiche:

1. L'onda AM sia a banda stretta, ovvero la frequenza della portante sia grande se con-
frontata con la banda del segnale modulante.
2. La percentuale di modulazione nell'onda AM sia inferiore al 100%.

Un rivelatore a inviluppo del tipo serie è illustrato in figura 3.9(a), e consiste in un diodo
e una cella resistenza-capacità (RC). Il funzionamento di questo rivelatore a inviluppo è il
seguente. In una semionda positiva del segnale in ingresso, il diodo è polarizzato diretta-
mente e il condensatore C si carica rapidamente ~~-~.L~wA!s Quando il
segnale scende al disotto di questo valore, il diodo diventa polarizzato inversamente e il con-
densatore C si scarica lentamente attraverso la resistenza di carico R1. Il processo di sca-
rica continua fino alla successiva semionda positiva. Quando il segnale in ingresso diventa
più grande della tensione ai capi del condensatore, il diodo riprende a condurre e il pro-
cesso si ripete . .Noi assumiamo che il diodo sia ideale, presentando resistenza rral flusso di
corrente nella regione di polarizzazione diretta e resistenza infinita nella regione di pola-
rizzazione inversa. Assumiamo inoltre che l'onda AM applicata al rivelatore a inviluppo sia
fornita da una sorgente di tensione con impedenza interna Rs. La costante di tellll?o di
carica (rr + R 5 )C deve essere piccola rispetto al periodo della portante llfc, cioè,

1
(rf + Rs)C « fc

il!-.!!lod9_sh~)J.çp11,densat?r.~- ç s_i, c:a_~i~)}L~.<!pid<l@~!lJe e quindi riesca a seguire la tensione


applicata fino al picc'o"positìvo quando il diodo è in conduzione. D'altro canto, la costante
di tempo di scarica R1C deve essere sufficientemente lunga, in modo da assicurare che il con-
densatore si scarichi lentamente sulla resistenza di carico R1 tra i picchi positivi dell'onda

2 Nella prefazione abbiamo evidenziato che l'approccio adottato in questo testo è di tipo sistemistico. Nel descri-
vere in dettaglio il rivelatore a inviluppo stiamo chiaramente facendo un'eccezione. Il motivo sta nella constata-
zione del fatto che il rivelatore a inviluppo, in virtù della sua semplicità, è usato in quasi tutti i r icevitori AM
commerciali. In effetti, la semplicità costruttiva di trasmettitori e ricevitori AM è un fattore economico così forre
che, nonostante il dilagante dominio delle comunicazioni digitali, la modulazione d'ampiezza continuerà a tro-
vare usi pratici in una forma o in un'altra.
HO CAPITOLO 3 ~;: i\10DUI.AZIONE D 1AMPIEZZA ISB N 978-88-408-1387-5

f
f

e R1
ì
Uscita
I
I
I
~.

1
OndaAM
s(t)

(a)

1.5

1,0

0,5

"'
N
N
.!l
o. o.o
s
<e
-0,5

-l,O

0,01 0,02
Tempo (s)
(b)

l ,2

1,0

~
·a o,s [-
~
0,6 -
i
0,4 ~-·
I
0,2 f-.
!
!
o.ol --·-·-----····-····--·-···-----··-·J......·------···-···-----·-··- ---·-·-···-
0 0,01 0,02
Tempo (s)
( e)

F IGURA 3.9 Rivelatore a inviluppo. (a) Schema circuitale. (b) OndaAM in ingresso.
(e) Uscita dal demodulatore a inviluppo.
3.2 Pregi, limiti e varianti della m-0dulazione d'ampiezza lll

portante, ma non così lunga che la tensione sul condensatore non sia in grado di scaricarsi
alla massima velocità di variazione del segnale modulante, cioè,
1 1
7<< R1C <<-
!e W
dove W è la banda del segnale modulante. Il risultato è che la tensione ai capi del conden-
satore, ovvero l'uscita del rivelatore, è quasi la stessa dell'inviluppo dell'onda AM, come
dimostrato nel seguito.

1"' ESPERIMENTO AL COMPUTER: RIVELAZIONE


A INVILUPPO PER MODULAZIONE AM SINUSOIDALE

Consideriamo l'onda AM modulata sinusoidalmente illustrata in figura 3.9(b), assumendo una


modulazione del 50%. Il segnale in uscita dal rivelatore a inviluppo è mostrato in figura 3.9(c).
Quest'ultima forma d'onda è stata calcolata supponendo che il diodo sia ideale e presenti una
resistenza costante in polarizzazione diretta e una resistenza infinita in polarizzazione inversa.
I valori numerici usati nel calcolo di figura 3.9(c) sono riportati qui di seguito:
Resistenza della sorgente Rs = 7 5 .Q
Resistenza diretta r f = 25 O
Resistenza di carico R1 = 10 kn
Capacità C = 0,01 µF
Banda del segnale modulante W = 1 kHz
Frequenza della portante fc = 20 kHz
Notiamo che il segnale in uscita dal rivelatore a inviluppo comprende una ondulazione
residua (ripple) in alta frequenza; questa ondulazione residua può essere rimossa mediante
l'uso di un filtro passa basso (non mostrato in figura 3.9 (a))

~ 3 2 Pregi, limiti e varianti


I " della modulazione d'ampiezza
La modulazione d'ampiezza rappresenta la più vecchia tecnica di modulazione. Come già
evidenziato nella Sezione 3.1, il suo principale vantaggio è la semplicità con cui è generata
e demodulata. La conseguenza è che un sistema di modulazione d'ampiezza è relativamente
poco costoso da realizzare.
Comunque, dal Capitolo 1 ricordiamo che potenza trasm~sa e l.<:i-i:sh!.~~ di baqga
sono le due risorse primarie nel progetto di sistemi di comunicazioni e dovrebbero-essere
usate efficientemente. In questo contesto, troviamo che la modulazione d'ampiezza definita
nell'eq. (3.2) soffre di due grosse limitazioni pratiche:
1. La modulazione d'ampiezza è dispendiosa in termini di potenza trasmessa. L'onda por-
tante c(t) è completamente indipendente dal segnale modulante m(t). La trasmissione
della portante, perciò, rappresenta uno spreco di potenza, vale a dire che nella modu-
lazione d'ampiezza solo una frazione della totale potenza trasmessa è usata per la
trasmissione del messaggio m(t).
2. La modulazione d'ampiezza è dispendiosa in termini di banda di canale. Le bande late-
rali superiore e inferiore di un'onda AM sono univocamente legate l'una all'altra in
virtù della simmetria dello spettro attorno alla frequenza della portante e quindi, date
ampiezza e fase dello spettro di una delle due bande laterali, è possibile determinare
completamente l'altra. Questo significa che, per quanto concerne la trasmissione del-
l'informazione, è necessaria una sola delle due bande laterali e il canale trasmissivo
deve, quindi, fornire soltanto una banda pari a quella del segnale modulante. Alla luce
di questa osservazione, la modulazione d'ampiezza spreca banda di canale, poiché
richiede una banda di trasmissione doppia di quella del segnale modulante.
ll2 CAPITOLO 3 ::=; MODULAZIONE D1AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

Per superare queste due limitazioni dell'AM, dobbiamo effettuare alcuni cambiamenti che
producono un aumento di complessità del processo di modulazione d'ampiezza. In effetti,
cerchiamo una soluzione di compromesso tra complessità del sistema e uso più efficiente
delle risorse. Partendo dalla modulazione d'ampiezza, possiamo distinguere tre varianti:
1. Modulazione in doppia banda laterale e portante soppressa (DSB-SC, dall'inglese
Double Side Band,Suppressed Carrier), in cui l'onda trasmessa ~ · cosrìtuita solo dalle
bande laterali superiore e inferiore. Il risparmio di potenza trasmessa è ottenuto
mediante la soppressione dell'onda portante, ma la banda di canale richiesta è la
stessa del caso precedente (cioè, due volte la banda del segnale modulante).
2. Modulazione a banda laterale unica (SSB, dall'inglese Single Side Band), in cui
l'onda modulata è costituita solo dalla banda laterale superiore o da quella inferiore.
La funzione essenziale della modulazione SSB è quindi quella di traslare lo spettro
del segnale modulante (con o senza ribaltamento} a una nuova posizione nel domi-
nio delle frequenze. La modulazione in banda laterale unica è particolarmente
adatta alla trasmissione del segnale vocale in virtù dell'assenza di componenti spet-
trali tra zero e poche centinaia di hertz. L'SSB è la forma migliore di modulazione
a onda continua, poiché richiede la minima potenza trasmessa e la minima lar-
ghezza di banda; i suoi principali svantaggi sono l'aumentata complessità e la limi-
tata applicabilità.
3. Modulazione in banda vestigiale o banda laterale parzialmente soppressa {VSB, dal-
l'inglese Vestigia! Side 'Band), in cui una banda laterale è trasmessa quasi completa-
mente e solo una traccia, o vestigio, dell'altra banda è mantenuta. La banda di canale
richiesta è quindi leggermente più grande della banda del segnale modulante, di una
quantità pari alla larghezza della banda vestigiale. Questa forma di modulazione si
adatta berte alla trasmissione di segnali a banda larga che contengano componenti
significative di segnale a frequenze molto basse, come il segnale televisivo. Nella dif-
fusione televisiva commerciale una portante di ampiezza ragguardevole è trasmessa
insieme all'onda modulata, cosa che rende possibile nel ricevitore la demodulazione
del segnale mediante rivelazione a inviluppo con conseguente semplificazione del pro-
getto del ricevitore.
Nella Sezione 3.3 discutiamo la modulazione DSB-SC, nelle sezioni successive le forme di
modulazione SSB e VSB.

W 3~3 Modulazione i-rt doppia banda laterale


~ e portante soppressa

6$! TEORIA

Fondamentalmente, la modulazione in doppia banda laterale e portante soppressa (DSB-


SC) consiste nel prodotto tra il segnale modulante m(t) e la portante sinusoidale c(t) come
mostrato nell'equazione
s(t) = c(t)m(t)
= A ccos(2nfct)m(t) (3.8)
Di conseguenza, il dispositivo usato per generare l'onda modulata in DSB-SC viene detto
modulatore a prodotto. Dall'eq. (3.8) notiamo anche che, a differenza della modulazione
d'ampiezza, con la modulazione DSB-SC l'onda modulata si azzera ogni volta che il segnale
modulante m(t) è nullo.
Ancora più degno di nota, però, è il fatto che la portante modulata s(t) subisca un'in-
versione di fase ogni volta che il segnale modulante m(t) passa per lo zero, come indicato
in figura 3.10(b) per il segnale modulante m (t) riportato nella parte (a) della stessa figura.
L'inviluppo di una portante modulata DSB-SC è, perciò, diverso dal segnale modulante e
3.3 Modulazione in doppia banda laterale e portante soppressa H3

m(t)

'I
I
O,
I
'
Ii (a)

s(t)

o~ -

I /
FIGURA 3.10 (a) Segnale modulante
i m(t). (b) Onda modulata in DSB-SC
(b) s(t).

M(f)

21\.~-r
-W o
(a)
w

S(f)

l .!.AcM(O)

--J-;J\-----4!_-----~-------_----i--~------_- - --+<---/\--+-!
---+-!

-fc o fc

1--2w-·~ (b)
1--2w---j
F~mmA 3.1 l (a) Spettro del segnale modulante m(t). (b) Spettro dell'onda modulata
DSB-SC s(t).
H4 CAPJTOLO 3 fZ MODULAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

questo vuol dire che la semplice demodulazione con un rivelatore a inviluppo non è una
scelta percorribile per la modulazione DSB-SC.
Dall'eq. (3.8), la trasformata di Fourier di s(t) si ottiene come
1
S(f) = 2Ac[M(f - fc) + M(f + fc)J (3.9)

dove m(t) ~ M(f). Nel caso in cui il segnale modulante m(t) sia limitato alla banda
-W S: f ~ W, come in figura 3.ll(a), troviamo che lo spettro S( f) dell'onda DSB-SC s(t) è
come illustrato in figura 3.ll(b). Tranne per un fattore di scala, il processo di modula-
zione semplicemente trasla lo spettro del segnale modulante di fc verso destra e di - fc verso
sinistra. Naturalmente, la banda di trasmissione richiesta dal sistema DSB-SC è la stessa della
modulazione d'ampiezza, vale a dire, 2 W.
In breve, per quanto riguarda l'occupazione di banda, la DSB-SC non offre alcun
vantaggio rispetto ali' AM. Il suo unico vantaggio sta nel risparmiare potenza trasmessa, che
è abbastanza importante quando la potenza ·disponibile in trasmissione è molto costosa.

EsEMPIÒ 3.2 Spettto di DSBcSC con modulante sinusoidale


Consideriamo la modulazione DSB-SC con una sinusoide di ampiezza Am e frequenza fn,, che
agisce su'ut).à portante di ampi~zza A, e frequenza /,. Lo spettro del segnale modulante è
. •. . ' 1 ' 1 '
M(j ) = 2A 111 S(f - fm) + 2Ama(f + fm)

.·.·•·• InvqqandqJ'çq,JJ;9), lb spettro tiàslato tAc:M (f.-fc) definisce le diiefrequenze laterali nelle
·•· friquéfoài p~$rtiv~: · >.•. . ··•··.·· ·• · .· .· · . · · .• ·•· ·•.· · · ··· · · ·· · · · ·
i · · · . .• . · ···'
41cr1,m8(f i - (fc + fm)); 1
4AcAmS(f -(fc ~fm))
< ) <<
·L' altfr> ~petfr()
/ i
tra~fai:o dell'eq.
<<> < > ... . r ·•. .
(3 .9), .vale a dire 2 AcM (f
< .· •· .. > > ·..... / ·.• . ·.•. . <
+ fc), ·definisce le restanti di.re fre-
.querize•J<\ti!tali '1t'llle•frequenze11égativé;

>> ( ~~cAm8(f+(fc-f,;;));• ~AcAm8(f+· (fc +fm))


c~es()~ql~• imf114~~1ii 4ell~prin1C•• duefreqµ~~e· laterali, speculari•rispetto· all'origine.e in.ordine
.••.
·•inverso.. i

lii- Esercizio 3.5 Per la modulazione DSB-SC con segnale sinusoidale considerata nell'E-
sempio 3.2, qual è la potenza media della frequenza laterale inferiore o superiore~ espressa
come percentuale della totale potenza media dell'onda modulata DSB-SC? <lii

iZl RIVELAZIONE COERENTE

Poiché l'inviluppo della portante modulata DSB-SC s(t) è diverso dal segnale modulante m{t),
dobbiamo trovare qualche altro mezzo per recuperare m(t) da s(t). A questo scopo, osserviamo
che cos2 (2tifct) contiene un termine costante, come dimostrato dall'uguaglianza trigonometrica
1 1
2
cos (8) = 2 + 2 cos(28)
Alla luce di questa relazione, riscritta per fJ = 2tifct, vediamo dall'eq. (3.8) che il recupero
del segnale modulante m(t) può essere ottenuto dapprima moltiplicando s(t) con un'onda
sinusoidale generata localmente e poi filtrando passa basso il prodotto. Si assume che il
segnale dell'oscillatore locale sia esattamente coerente o sincronizzato, sia in frequenza che
in fase, con l'onda portante c(t) usata nel modulatore a prodotto per generare s(t). Questo
metodo di demodulazione è noto come rivelazione coerente o demodulazione sincrona.
3.3 Modulazrone in doppia banda laterale e portante soppressa ll 5

Onda ·. ··::: :: :,,: / •. Segnale


.Modiifofore. v(t) Filtro FIGURA 3.12 Schema a
mo dulatas(t) - .:,:/::•:::::::•:•·•·······•• -
,,a prq(fotm• :passa basso - demodulato
blocchi del rivelatore

w l~; <~(2rr{"' :; · coerente, nell'ipotesi che


l'oscillatore locale sia
sfasato di <P rispetto
OMUfofote alla portante sinusoidale
.•· •fI@liN.•.··· generata dall'oscillatore
nel trasmettitore.

È istruttivo derivare la rivelazione coerente come caso particolare del più generale pro-
cesso di demodulazione che usi un segnale dall'oscillatore locale, che sia della stessa fre-
quenza, ma con un'arbitrar0_ d~E~!!~.~..ç!_i ,f::t?.e.~1 misurata rispetto all'onda portante c{t).
Perciò, indica~(2nfct +</>)il segnale dell'oscillatore locale e usando l'eq. (3.8)
per l'onda DSB-SC troviamo che l'uscita dal modulatore a prodotto in figura 3.12 è
v(t) = A~cos(27r/J + <f>)s(t)
= AcA~ cos(211f ct) cos(21Tfct + <P)m(t)
1 1
= 2AcA~cos(41Tfct + <f>)m(t) + 2AcA'ccos(cf>)m(t) (3.10)

dove abbiamo usato l'identità trigonometrica


1 . 1
cos(8 1) cos(82) = 2 cos(81 + 82) + 2 cos(8i - 82 )

in cui, per l'applicazione in esame, abbiamo 81 = 211fct efl,-=·-2iifct ~ </J.


Il primo termine nell'eq. (3.10) rappresenta un nuovo segnale modulato DSB-SC con
frequenza di portante 2(0 mentre il secondo termine è proporzionale al segnale moclulante
m(t). Questo è ulteriormente evidenziato dallo spettro V(f) mostrato in figura 3: f3, in cui
si assume che il segnale modulante m(t) sia limitato alla banda -W:::; f s; W. È chiaro,
quindi, che il primo termine nell'eq. (3.10) è.rimosso dal filtro passa basso in figura 3.12,
sempre che la frequenza di taglio di questo filtro sia maggiore di W ma minore di 2fc - W.
Questa condizione è soddisfatta se si sceglie fc > W. All'uscita del filtro otteniamo, quindi,
un segnale dato da
(3.11)

Il segnale demodulato v0 (t) è perciò proporzionale a m(t) quando l'errore di fase </J è
costante. L'ampiezza di questo segnale demodulato è_i:n:assima q'::_a.r:ido ljJ = O ed è minima

-2fc

~f-2W--j

F!CURA 3.1 3 Illustrazione dello spettro (cioè v(f)) dell'uscita v(t) dal modulatore a prodotto
nel rivelatore coerente di figura 3.12, prodotta in risposta all'onda modulata DSB-SC
all 'ingresso del rivelatore.
116 CAP!TOLO 3 ''X MODULAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

(zero) quando </> = ±n:/2. Il segnale demodulato di ampiezza nulla, che si verifica per <jJ
= ±n:/2 rappresenta l'effetto di zero in quadratura, che è una proprietà intrinseca della
rivelazione coerente. Dunque l'errore di fase !f> nell'oscillazione locale fa si che il segnale
all'uscita del rivelatore sia attenuato di un fattore pari a cos!f>. Finché l'errore di fase
!/>è costante, l'uscita del rivelatore fornisce una versione non distorta del segnale modu-
lante m(t). In pratica, però, normalmente troviamo che l'errore di fase !f> varia casual-
mente con il tempo, per disturbi casuali introdotti dal mezzo trasmissivo. Come
risultato, all' uscita del rivelatore anche il fattore moltiplicativo cos<jJ varierebbe casual-
mente nel tempo, che è ovviamente un effetto indesiderabile. Nel ricevitore bisogna,
perciò, prendere opportune misure per mantenere l'oscillatore locale in sincronismo,
sia in frequenza che in fase, con l'onda portante che nel trasmettitore è stata usata per
generare il segnare modulato in DSB-SC. La complessità del sistema risultante è il
prezzo da pagare per la soppressione dell'onda portante al fine di risparmiare potenza
in trasmissione.

~ Esell"cizio 3.6 I..: onda modulata sinusoidalmenre in DSB-SC dell'Esempio 3.2 è applicata
a un modulatore a prodotto che usa una sinusoide generata localmente di ampiezza unitaria e
che è sincrona con la portante modulata.
(a) Determinare l'uscita del modulatore a prodotto, indicata con v(t).
(b) Identificare in v(t) i due termini sinusoidali che sono prodotti dall'onda modulata DSB-
SC nelle frequenze positive e i due rimanenti termini sinusoidali prodotti dall'onda modu-
lata DSB-SC nelle frequenze negative. ~

~ Es.ercizfo 3. 7 Il rivelatore coerente per la demodulazione della DSB-SC non riesce a operare
soddisfacentemente se il modulatore genera sovrapposizione spettrale. Spiegarne il motivo. ~

@ ESPERIMENTO AL COMPUTER! DSB-SC


Per lo studio sperimentale della modulazione DSB-SC, seguiamo lo stesso schema descritto
nella Sezione 3.1, tranne per i cambiamenti dovuti all'uso della DSB-SC al posto del!' AM.
I risultati dell'esperimento sono riassunti in due punti:
1. La figura 3.14(a) mostra 10 cicli dell' onda modulata DSB-SC prodotta dal segnale
modulante sinusoidale di frequenza 0,05 Hz. Come nelle aspettative, l'inviluppo della
portante modulata non mostra alcuna relazione evidente con l'onda modulante sinu-
soidale. Di conseguenza, dobbiamo usare la rivelazione coerente per la demodula-
zione, cosa che è discussa nel punto 2.
La figura 3.14(b) mostra lo spettro d'ampiezza dell ' onda modulata. Una vista
ingrandita dello spettro intorno alla frequenza della portante, pari a 0,4 Hz, è in
figura 3.14(c)_ Queste due figure mostrano chiaramente che la portante è effetti-
vamente soppressa e che le frequenze laterali superiore e inferiore sono poste esat-
tamente dove dovrebbero essere, ossia in± 0,45 e± 0,35 Hz rispettivamente-
2. Per effettuare la rivelazione coerente, procediamo in due stadi: (i) moltiplichiamo
l'onda modulata DSB-SC per una replica esatta della portante e (ii) passiamo il
prodotto attraverso un filtro passa basso, come già descritto in questa sezione a
proposito della rivelazione coerente. Con due stadi operativi coinvolti nel processo
di rivelazi one coerente, i risultati di questa parte dell'esperimento sono presentati
nel modo seguente:
(i) La figura 3.15(a) mostra le forme d'onda all'uscita del modulatore a prodotto nel
rivelatore coerente. Lo spettro d'ampiezza di questa forma d'onda è mostrato in
figura 3.15(b), in cui si vede chiaramente che la forma d'onda consiste delle
seguenti componenti:
:·· Una componente di frequenza 0,05 Hz, che rappresenta il segnale modulante
sinusoidale.
3.3 Modiilaz.ione in doppia banda laterale e portante SOPf1ressa H7

Dominio del tempo

"' 0,5
:::J
·5. o
E I

<i: -0,51 I

-1 t.:________j______,~1~-~------'----'----'------'----1.----'-----'
o 20 ® ~ w 100 120 140 160 180
Tempo (s)
(a)

Dominio della frequenza


OA r-r-----.,--·--.....,-- ----·--1---T--1------i------i------ì-!
! I J

0,3 r

1 -
I

0,21- "

tj_~-- ____i_JL_o _j
0
: _ L _ _ J ____ _J ___
-4,0 -3,0 -2,0 -1,0 1,0 2,0 3,0 4,0
Frequenza (Hz)
(b)

Dominio della frequenza


o,4 ---r--
0.3 ~

::l_LLJ_ 0,35 0,4 0,45


Frequenza (Hz)
(e)

FIGURA 3.14 Modulazione DSB-SC: (a) onda modulata DSB-SC, (b) spettro d'ampi~zza
dell'onda modulata e (e) spettro allargato intorno alla frequenza della portante.

:. Una nuova onda modulata DSB-SC con frequenza della portante raddop-
piata e pari a 0,8 Hz; in realtà, le due frequenze laterali di quest'onda
modulata sono poste a 0,75 e a 0,85 Hz, esattamente dove dovrebbero
essere.
(ii) La figura 3.15(c) mostra la forma dell'onda complessivamente all'uscita del
rivelatore coerente, onda che si ottiene passando l'uscita del moltiplicatore a
prodotto attraverso il filtro passa basso. Tranne che per gli effetti del transito-
rio del filtro, che si manifestano all'inizio del processo. di rivelazione, la forma
d'onda è riconoscibile come la desiderata sinusoide modulante alla frequenza
di 0,05 Hz. Questo risultato è ulteriormente confermato nello spettro d'am-
piezza mostrato in figura 3.15(d); il piedistallo su cui giace la riga spettrale a
0,05 Hz è dovuto agli effetti di transitorio appena descritti.
118 CAPITOLO 3 ::,; MODULAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

o:: ~-r-i--1-r-1.
0,5
0,25 ·1
0,2
o
0,15
I
- 0,5 ~ -j 0,1

-1
Ir· _j 0,05

o o
20 40 60 80 100 120 140 160 180 200 o 1.0
Tempo (s) Frequenza (Hz)
(a) (b)

0,25 1 i ~; --,

0.2
Ir
0.15n

I
0,1

::;r
-O 8 ______..........._ __,___~_ _..____~_ _,1_ _ _.___ _L __ __L__
0,05

or:::::::::::=-~~_J_~~--i
-1
.o 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200 o 0,5
Tempo (s) Frequenza (Hz)
(e) (d)

FIGURA 3.15 Rivelazione coerente di un'onda modulata in DSB-SC: (a) forma d'onda del
segnale all'uscita del modulatore a prodotto, (b) spettro d'ampiezza del segnale del punto (a); (e)
forma d'onda all'uscita del filtro passa basso e (d) spettro d'ampiezza del segnale del punto (e).

La rivelazione coerente di una portante modulata DSB-SC richiede che la portante gene-
rata localmente al ricevitore sia sincrona in frequenza e fase con l'oscillazione responsabile
di aver generato la portante nel trasmettitore. Questo è un requisito piuttosto stringente,
tanto più che la portante è soppressa nel segnale DSB-SC trasmesso. Un modo per soddi-
sfare questo requisito è usare il ricevitore di Costas illustrato in figura 3 .16. Questo rice-
vitore consiste di due ricevitori coerenti pilotati dallo stesso segnale di ingresso, cioè l'onda
DSB-SC ricevuta Ac cos(ln fct)m(t), ma con due oscillazioni locali che sono tra loro in qua-
dratura di fase. La frequenza dell'oscillatore locale è regolata in modo da essere identica
alla frequenza della portante fc; si suppone che essa sia nota a priori. Questa ipotesi è ragio-
nevole poiché il progettista del sistema ha accesso alle specifiche di dettaglio sia del tra-
smettitore che del ricevitore. Il rivelatore nel ramo superiore è indicato come il rivelatore
coerente in fase o canale I e il rivelatore nel ramo inferiore è indicato come il rivelatore coe-
rente in quadratura o canale Q. Questi due rivelatori sono accoppiati per forma re un
sistema con reazione negativa progettato in modo tale da mantenere l'oscillatore locale in
sincronismo con l'onda portante.
3.4 Ricevitore di Costas 119

Per comprendere il funzionamento del ricevitore, supponiamo che il segnale dell'o-


scillatore locale abbia la stessa fase della portante Ac cos(2n fct) usata per generare l'onda
DSB-SC ricevuta. In queste ipotesi, troviamo che l'uscita dal canale I contiene il desiderato
segnale modulante m(t), mentre l'uscita dal canale Q è zero, per l'effetto di zero in qua-
dratura che si verifica su questo canale. Supponiamo adesso che la fase dell'oscilla,tore
locakd~rivi dal suo valorecorretto di un piccolo angolo di l/J radi~~ti. baila <li~cu;si~n'é
sulÌ;;~iveÌazìohe coè~ente. deÙ~ Sezione 3.3 sappiamo che l'uscita dal canale I è proporzio-
nale a cosl/J e cosl/J "' 1 per l/J piccolo; quindi, per il canale I la situazione rimane pressoché
invariata finché ~ è piccolo. Adesso, tuttavia, all' uscita del canale Q ci sarà un segnale,
seppur piccolo, che risulterà proporzionale a sinl/J"' l/J per piccolo l/J. Questa uscita del canale
Q avrà la stessa polarità dell'uscita dal canale I nel caso di variazioni dell'angolo l/J in un
verso e polarità opposta per variazioni di l/J di segno opposto. Perciò, combinando le uscite
dai canali I e Q in un discriminatore di fas e (che consiste in un moltiplicatore seguito da
una unità di media temporale), si genera un segnale di controllo in continua che risulta
proporzionale alla variazione di fase di l/J. Mediante la retroazione negativa che agisce nel-
l'anello del ricevitore di Costas, il segnale di controllo tende a correggere automaticamente
l'errore di fase locale nell'oscillatore controllato in tensione .

._ Esercizio 3.8 Come appena ricordato, il discriminatore di fase nel ricevitore di Costas di
figura 3;16 consiste in un moltiplicatore seguito da una unità di media temporale. Con riferi-
mento a questa figu ra, risolvere i seguenti punti:
(a) Assumendo che l'errore di fase l/J sia piccolo rispetto a un radiante, mostrare che l'uscita
g(t) dal moltiplicatore è approssimativamente 1/4 <{>m 2 (t ).
(h) Inoltre, passando g (t) attraverso l'unità di media temporale definita da

1
ZT
f
T
g(t )dt
-T
dove l'intervallo di media 2Tè lungo abbastanza confrontato con il reciproco della banda
di g(t), mostrare che l'uscita dal discriminatore di fase è proporzionale all'errore di fase
<f! moltiplicato per la componente in continua di m2 (t ). L'ampiezza di questo segnale (che
agisce da segnale di controllo applicato all'oscillatore controllato in tensione di figura
3.16) avrà perciò sempre lo stesso segno algebrico dell'errore di fase </!,come dovrebbe
essere. -<Cii

Canale I

·r
,..... .
Modu~~~.re -
2.1,+., ..........
:F.lrttQ\

Osi:llfai~~ill !i:nn® Uat6:


· ìn ten&lone
.
,.. l
2

..-
l
A c cos<,b m(t)
J

·i::i1forhil!natore
'
: dì fa.~e
.
Segnale

'="·"'·ro

Onda DSB -SC


Ac cos(27Tfct) m(t)
sMl&iié i
. , , / ~~·;11r . ·
! sin (27T{,t + <,b)

' - - - - + '• i1~~t~i -\i #.M~~tj~~~· ______.


~ A, sin<P m (t)
Canale Q

f'[ Gll RA 3 .16 Ricevitore di Costas per la demodulazione di onde modulate in DSB-SC.
120 CAPITOLO 3 >.': MoDUl.AZlONE o' AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

1~ 3. 5 Multiplazione con portanti


t in quadratura
L'effetto di zero in quadratura del ricevitore coerente può anche essere sfruttato nella costru-
zione del cosiddetto sistema di multiplazione con due portanti in quadratura o modulazione
d'ampiezza in quadratura (QAM, dall'inglese quadrature amplitude modulation). Questo
schema permette a due portanti modulate DSB-SC (risultanti dall'applicazione di due segnali
modulanti fisicamente indipendenti) di occupare la stessa banda di canale. Eppure con-
sente di separare i due segnali modulanti all'uscita del ricevitore. Il multiplatore con por-
tanti in quadratura è, perciò, un sistema in grado di economizzare banda.
Uno schema a blocchi di questo sistema è illustrato in figura 3.17. La parte trasmit-
tente del sistema, mostrata in figura 3.17(a), richiede l'uso di due distinti modulatori a
prodotto, alimentati con due onde portanti della stessa frequenza, ma con fasi diverse di
-90 gradi. Il segnale trasmesso s(t) consiste nella somma delle uscite di questi due modu-
latori a prodotto, come mostrato da
s(t) = A cm1(t) cos(21ifct) + A cm2(t) sin(21TfJ) (3.12)
in cui m 1 (t) e m 2(t) denotano i due differenti segnali modulanti applicati in ingresso ai
modulatori a prodotto. Il segnale multiplato s{t) occupa una banda di canale pari a 2 W cen-

(a)

Segnale
multiplo _ _,,__~
s(t)

(b)

FIGURA 3. 17 Sistema di multiplazione con portanti in quadratura: (a) trasmetti tore, (b) ricevitore.
3.6 Modulazione in banda laterale unica 121

trata alla frequenza della portante fc, dove W è la banda del segnale modulante, che si
assume la stessa sia per m1(t) sia per m2(t). In base all'eq. (3.12), possiamo vedere Acmi(t)
come la componente in fase del segnale multiplo passa banda s(t) e - Acm 2 (t) come la sua
componente in quadratura.
La parte ricevente del sistema è mostrata in figura 3. l 7(b). Nello specifico, il segnale
multiplo s{t) è applicato simultaneamente a due diversi rivelatori coerenti alimentati da
due oscillazioni locali della stessa frequenza, che differiscono in fase di -90 gradi. I.:uscita
i
dal rivelatore superiore è~ AcA~m 1 ( t), mentre l'uscita dal rivelatore inferiore è AcA~m 2 ( t).
Affinché il sistema possa operare in modo soddisfacente, è importante mantenere le cor-
rette relazioni di fase e di frequenza tra l'oscillatore usato per generare le portanti nel tra-
smettitore e il corrispondente oscillatore locale usato nel ricevitore.
Per mantenere questa sincronia, possiam o usare un ricevitore di Costas descritto nella
Sezione 3.4. Un altro metodo comunemente usato è quello di inviare un tono pilota fuori
della banda passante del segnale modulato. In quest'ultimo metodo, il tono pilota consi-
ste in un tono sinusoidale di bassa potenza, le cui frequenza e fase siano in relazione con
l'onda portante c(t) = Ac cos(2n fct). Al ricevitore, il tono pilota viene estratto mediante un
opportuno circuito accordato e quindi traslato alla corretta frequenza per essere usato nel
rivelatore coerente.
~ Eserdzio 3.9 Verificare che le uscite dal ricevitore di figura 3.17(b) siano come riportato
in figura, assumendo un perfetto sincronismo tra il ricevitore e il trasmettitore. ~

~:l 3,.6 !Viodulazione in banda laterale unica


Nel sopprimere la portante, la modulazione DSB-SC si occupa di uno dei principali limiti
dell'AM, che attiene allo spreco della potenza trasmessa. Per affrontare l'altro limite prin-
cipale dell' AM che ha a che fare con la banda di canale, abbiamo bisogno di sopprimere
una delle due bande laterali della portante modulata DSB-SC. Questa variante della modu-
lazione DSB-SC è esattamente quanto viene fatto nella modulazione in banda laterale unica
(SSB, dall'inglese Single Side-Band). In effetti, la modulazione SSB usa esclusivamente la
banda laterale inferiore o quella superiore per trasmettere il segnale modulante attraverso
un canale di comunicazione. A seconda di quale delle due bande laterali sia effettivamente
trasmessa, parliamo di modulazione in banda laterale inferiore o in banda laterale superiore.

@ TEORIA

Una derivazione rigorosa della teoria della modulazione SSB che valga per un segnale modu-
lante arbitrario è piuttosto pesante e, pertanto, esula dagli obiettivi di questo libro. Per
semplificare la trattazione, useremo un approccio differente da quello usato nella Sezione 3.1
sull'AM e nella Sezione 3.3 sulla DSB-SC. Nel dettaglio, cominciamo lo studio della modu-
lazione SSB considerando dapprima il caso semplice di un segnale modulante sinusoidale
e poi generalizziamo i risultati a un segnale arbitrario in una procedura passo passo.
Per procedere, quindi, consideriamo un modulatore DSB-SC con un'onda modulante
sinusoidale
m(t) = Am cos(2n fmt)
Con la portante c(t) = Ac cos(2n fct ), la risultante onda modulata DSB-SC è definita da
SDss(t) = c(t)m(t)
= A cAm cos(27Tfct) cos(27Tfmt)

(3.13)

che è caratterizzata da due frequenze laterali, una in fc + fm e l'altra in fc - fw Supponiamo


di voler generare un'onda modulata in SSB sinusoidalmente che conserva la frequenza late-
122 CAPITOLO 3 <;; M om.JLAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

rale superiore in fc + fm· Sopprimendo il secondo termine nell'eq. (3.13), possiamo espri-
mere l'onda modulata in banda laterale superiore come

(3.14)

Il termine coseno nell'eq. (3.14) comprende la somma di due angoli, vale a dire, 2n fct e
2n fmt. Perciò, espandendo il termine coseno nell'eq. (3.14) usando una ben nota identità
trigonometrica, otteniamo

(3.15)

Se, d'altro canto, dovessimo conservare la frequenza laterale inferiore in fc - fm nella por-
tante modulata DSB-SC di eq. (3.13), avremmo un'onda modulata in banda laterale infe-
riore definita da

SLSsB(t) = ~A,Am cos(27Tfct) cos(27rfmt) + ~AcAm sin(27Tfct) sin(27Tfmt) (3.16)

Esaminando le equazioni (3.15 ) e (3.16), notiamo come esse differiscano tra loro solo in
un aspetto: il segno - nell'eq. (3.15 ) è sostituito dal segno+ nell'eq. (3.16 ). Pertanto è pos-
sibile combinare queste due equazioni e definire un'onda modulata sinusoidalmente in SSB
come segue:

Ssse(t) = ~AcAm cos(27Tf,t) cos(271"fmt) =f ~AcAm sin(27Tfct) sin(27Tfmt) (3.17)

in cui il segno + si applica nel caso di SSB con banda laterale inferiore e il segno - nel caso
di SSB con banda laterale superiore.
Avendo come obiettivo la generalizzazione dell'eq. (3.17), ora procediamo in due
stadi. Nella fase 1, consideriamo un segnale modulante periodico; nella fase 2, lo conside-
riamo non periodico. Consideriamo, quindi, un segnale modulante periodico definito dalla
serie di Fourier
(3.18)
n

che consiste in una combinazione di onde sinusoidali con frequenze in relazione armonica
tra loro. Osservando che la portante c(t) è comune a tutte le componenti sinusoidali di
m(t), possiamo immediatamente ricavare dall'eq. (3.17) l'espressione

SssB(t) = _l A, cos(27Tfct)
2
2: an cos(27rfnt) =f .!_2 A c sin(27Tfct) 2,: an sin(27Tfnt)
n n
(3.19)

come la formula corrispondente per l'onda modulata SSB.


Consideriamo adesso un altro segnale periodico definito dalla serie di Fourier

(3.20)
n

che ha forma simile a quella dall'eq. (3.18) dalla quale differisce solo per il fatto che
il termine coseno cos (2nfnt) è sostituito dal termine seno sin(2nfnt). Quindi, alla luce
delle definizioni nelle equazioni (3.19) e (3.20 ), possiamo riformulare l'onda modulata
SSB dell'eq. (3.17) come
Ac Ac
+ lm(t) sin(2'1Tfct)
A

SssB(t) = lm(t) cos(27Tfct) (3.21)

Confrontando l'eq. (3.20) con l'eq. (3.18), osserviamo che il segnale periodico m(t) può
essere derivato dal segnale periodico modulante m(t) semplicemente ruotando la fase di
ciascun termine coseno nell'eq. (3.18) di -90°.
3.6 Modulazione in banda laterale unica 123

In termini sia tecnici che pratici, l'osservazione che abbiamo appena fatto è molto
importante per due ragioni:
1. Sappiamo dall'analisi di Fourier che in condizioni opportune, la rappresentazione in
serie di Fourier di un segnale periodico converge alla trasformata di Fourier di un
segnale non periodico (vedi l'Appendice 2 per i dettagli).
2. Il segnale m(t) è la trasformata di Hilbert del segnale m(t). Fondamentalmente, un
trasformatore di Hilbert è un sistema la cui funzione di trasferimento è definita da
H(f) = -j sgn(f) (3.22)
dove sgn(f} è la funzione segno; per la definizione di funzione segno si veda la
Sezione 2.4. In altre parole, il trasformatore di Hilbert è uno sfasatore a larga banda
la cui risposta in frequenza è caratterizzata da due parti nel modo seguente (vedi Pro-
blema 2.52):
~,. Il modulo della funzione di trasferimento è unitario a tutte le frequenze, positive
e negative.
f» La fase della funzione di trasferimento è +90° per frequenze negative e -90° per fre-
quenze positive.
Avendo a disposizione le nozioni analitiche sviluppate nei punti 1 e 2, possiamo finalmente
generalizzare l'eq. (3.21) come la formula valida per un'onda modulata in banda laterale
unica da un segnale modulante qualsiasi, indipendentemente dal fatto che sia o meno perio-
dico. In dettaglio, dato un segnale modulante m(t) trasformabile secondo Fourier e con tra-
sformata di Hilbert indicata con m(t), l'onda modulata SSB prodotta da m(t) è definita da
Ac Ac A

s(t) = lm(t) cos(21Tfct) 'f lm(t) sin(21Tfct) (3.23)

dove Ac cos(27rfct) è la portante, Ac sin{2n fct) è la sua versione sfasata di -90°; i segni + e - si
applicano alla modulazione rispettivamente in banda laterale inferiore e banda laterale supe-
riore. Nell'eq. (3.23) abbiamo omesso l'uso di SSB come pedice per s(t), dando per scontato
che questa equazione si riferisca alla modulazione SSB nella sua forma più generale.

~ Esercizio 3.10 Usando le equazioni (3.22) e (3.23), mostrare che per frequenze positive
gli spettri dei due tipi di onde modulate SSB sono definiti nel modo seguente:
(a) Per la banda laterale superiore,
A,
S(f) = TM(f - /,), per f 2:: f,
{ J 3.24)
O, per O < f ~ f,
(b) Per la banda laterale inferiore,
O, per f > f, (3.25)
S(f) = { ~e M(f - f,), per O< f ~ f,

~ Esercizio 3.1 l Mostrare che, se il segnale modulante m(t) è passa basso, la trasformata
di Hilbert m(t) è anch'essa passa basso con esattamente la stessa banda di m(t). -4

Le due formule spettrali definite nelle parti (a) e (b) dell'Esercizio 3.10 sono intuitivamente
soddisfacenti. In particolare, sono entrambe in perfetto accordo rispettivamente con i dise-
gni mostrati nelle parti (h) e (e) di figura 3.18. La figura 3.18(b) descrive un'onda modu-
lata SSB che ha conservato la banda laterale superiore, mentre la figura 3.18(c) descrive
l'altro tipo di modulazione SSB, quella che ha mantenuto la banda laterale inferiore. Da un
punto di vista pratico, l'unico punto che distingue un tipo di modulazione SSB dall'altro è
la collocazione della banda occupata.
124 CAPITOLO 3 :;, MODULAZIONE D 1Ai'1PIEZZA JSBN 978-88-408-1387-5

IMCfll

Ali\
-fb
f

Buco
di energia

(a)

IS<fll

______ __j__lA_f o
(b)

15(()1

1.1"'--
l\_...,.....,._
!- f

FIGURA 3.18 (a) Spettro di un segnale modulante m(t) con un buco di energia centrato intorno a
frequenza zero. Spettri corrispondenti di onde modulate in SSB usando (b) la banda laterale superiore e
(e) la banda laterale inferiore. In (b) e (e) è visualizzata solo la parte di spettro a frequenze positive.

i?:: MODULATORI P ER SSB


Alla luce della teoria sviluppata in questa sezione, possiamo sviluppare due metodi per la
generazione di onde modulate SSB, come descritto nel seguito.
Metodo di discriminazione in frequenza
Un metodo diretto per la generazione di segnali SSB, chiamato metodo di discriminazione
in frequenza, è schematizzato in figura 3.19; questo discriminatore deriva direttamente

SogMl~~~d""'" ,l--~.; ~"~~s~':C~~'"

A, cos(211f,t)
onda portante

f!GURA 3 . l 9 Schema a discriminazione di frequenza per la


generazione di un'onda modulata SSB.
3.6 Modulazione in banda laterale unfoa 125

dalle equazioni (3.24) e (3.25) presentate nell'Esercizio 3.10. Il modulatore SSB di


figura 3.19 è costituito da due componenti: modulatore a prodotto seguito da filtro passa
banda. Il modulatore a prodotto produce un'onda modulata DSB-SC con una banda late-
rale superiore e una inferiore. Il filtro passa banda è progettato per lasciar passare una di
queste due bande laterali, in funzione del fatto che si voglia modulazione con SSB superiore
o SSB inferiore. Affinché il progetto del filtro sia praticamente realizzabile, ci deve essere
una certa separazione tra le due bande laterali, che sia larga abbastanza per contenere la
banda di transizione del filtro passa banda. Questa separazione è pari a 2fa, dove fa è la fre-
quenza più bassa nello spettro del segnale modulante, come mostrato in figura 3.18. Que-
sto vincolo limita l'applicabilità della modulazione SSB ai segnali vocali, per i quali
fa"" 100 Hz, ma la esclude per segnali video e segnali numerici il cui contenuto spettrale si
estende fin quasi a frequenza zero.

Metodo di discriminazione in fase


Il secondo metodo per la generazione di segnali SSB, chiamato metodo di discrimina-
zione in fase, è rappresentato in figura 3.20; la sua implementazione discende dalla
descrizione nel dominio del tempo di onde modulate SSB definita nell'eq. (3.23 ). Que-
sto secondo modulatore SSB è costituito da due rami in parallelo, uno chiamato il
canale in fase e l'altro chiamato il canale in quadratura. Ciascun canale prevede l'uso
di un modulatore a prodotto. Le portanti sinusoidali applicate ai due modulatori a
prodotto sono in quadratura di fase, che può essere ottenuta usando semplicemente uno
sfasatore di -90°, come mostrato in figura 3.20. Il blocco funzionale di figura 3.20
che richiede attenzione speciale è lo sfasatore a larga banda, che è progettato per pro-
durre la trasformata di Hilbert m(t) come risposta al segnale modulante m(t) appli-
cato al suo ingresso. Il ruolo del ramo in quadratura che comprende lo sfasatore a
banda larga è solo quello· di interferire con il ramo in fase, in modo da eliminare la
potenza in una delle due bande laterali, a seconda che si richieda la banda laterale
superiore o quella inferiore.
I due modulatori delle figure 3.19 e 3.20 sono chiaramente molto diversi in strut-
tura. In termini di difficoltà di progetto, il filtro passa banda nel discriminatore in fre-
quenza di figura 3.19 si evidenzia come il sistema che richiede attenzione speciale. Dall'altro
lato, nel discriminatore in fase di figura 3.20, è lo sfasatore a larga banda a richiedere
attenzione speciale.

Segnale modulante Onda modulata


m(t) --~--..,..,••?:iirn:'~'.:ZZ ·-----9--·•L ·--........;... in SSB s(t)
:;:

FIGURA 3.20 Metodo a discriminazione di fase per la generazione di un'onda modulata in SSB.
il
Nota: Il segno + al nodo sommatore si riferisce alla trasmissione della banda laterale inferiore e
segno - alla trasmissione della banda laterale superiore.
126 CAPITOLO 3 ~ MODULAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

~ RIVELAZIONE COERENTE DELL1SSB

La demodulazione della DSB-SC è complicata dalla soppressione della portante nel segnale
trasmesso. Per ovviare alla mancanza della portante nel segnale ricevuto, il ricevitore ricorre
all'uso della demodulazione coerente, che richiede la sincronizzazione di un oscillatore
locale nel ricevitore con l'oscillatore responsabile della generazione della portante nel tra-
smettitore. La richiesta sincronizzazione deve essere sia di fase sia di frequenza. Sebbene la
portante sia soppressa, l'informazione su fase e frequenza della portante è ancora presente
nelle bande laterali della portante modulata e viene usata dal ricevitore coerente. La demo-
dulazione del segnale SSB è, invece, ulteriormente complicata dall'ulteriore soppressione
della banda laterale superiore o di quella inferiore. In effetti, le due bande laterali condi-
vidono un'importante proprietà: sono una l'immagine dell'altra rispetto alla portante.
Ancora una volta, la rivelazione coerente viene in soccorso della demodulazione SSB.
Il rivelatore coerente di figura 3.12 si applica ugualmente bene alla demodulazione
sia della DSB-SC, sia della SSB; la sola differenza tra queste due applicazioni consiste nel
come è definita l'onda modulante.

~ Esercizio 3.12 Perché il filtro passa basso di figura 3.12 (nell'ipotesi di perfetta sincro-
nia) possa sopprimere l'onda SSB indesiderata, deve essere soddisfatta la seguente condizione
fc> W, f,= frequenza della portante e W = banda del segnale modulante
Giustificare questa condizione.

ili>- Esercizio 3.13 Partendo dall'eq. (3.23) per un'onda modulata in SSB, mostrare che l'uscita
prodotta dal rivelatore coerente di figura 3.12 in risposta a quest'onda modulata è definita da

In figura 3 .12 assumere che l'errore di fase sia l/J =O.

iìi1 TRASLAZIONE IN FREQUENZA

L'operazione base effettuata nella modulazione SSB è di fatto una forma di traslazione in
frequenza, che è il motivo per cui la modulazione SSB è talvolta indicata come cambia-
mento di frequenza, miscelazione, o eterodinaggio.
L'idea di modulazione in banda laterale unica è stata presentata fino a questo punto
solo nel contesto della trasmissione di un segnale modulante. Questa idea può essere gene-
ralizzata per inglobare anche la traslazione di frequenza nel modo seguente. Supponiamo
di avere un'onda modulata s 1(t), il cui spettro sia centrato su una frequenza portante fi, e
ci sia la richiesta di traslarla verso l'alto o verso il basso in frequenza, in modo che la fre-
quenza della portante sia variata da f1 a un nuovo valore h Questa richiesta è soddisfatta
usando un miscelatore (in inglese mixer). Come indicato in figura 3.21, il miscelatore è un
blocco funzionale che consiste in un modulatore a prodotto seguito da un filtro passa
banda, proprio come in un modulatore SSB convenzionale, ma con un'importante differenza:
il filtro passa banda è ora facile da progettare, come spiegato nel seguito.

~-r
Onda modulata s 1(t) s'(t) :)~Mi* { Onda modulata s2 (t)
con frequenza della portante ( 1 ·)~JW~~ ~~M~ ,----;o-con frequenza di portante ( 2

A1 cos (27rf1t)

FIGURA 3.2 1 Schema a blocchi di un miscelatore.


3.6 Modulazione in banda laterale unica 127

Nello specifico, per spiegare il funzionamento del miscelatore, consideriamo la situa-


zione spettrale rappresentata in figura 3.22(a), dove, a scopo illustrativo, si assume che
l'ingresso al miscelatore s 1 (t) sia un'onda con frequenza portante ( 1 e banda 2W. La
figura 3.2l(b) mostra lo spettro s'(t) del segnale risultante s'(t) prodotto all'uscita del modu-
latore a prodotto di figura 3.21.
Il segnale s'(t) può essere visto come la somma di due componenti: una componente
rappresentata dallo spettro ombreggiato in figura 3.22(b) e l'altra componente rappresen-
tata dallo spettro non ombreggiato nella stessa figura. A seconda che la frequenza por-
tante in ingresso ( 1 debba essere traslata verso l'alto o verso il basso, possiamo ora
identificare due diverse situazioni:
(i) Conversione in salita (up-conversion). In questa forma di conversione, la frequenza
della portante traslata, indicata con (2, è maggiore della frequenza della portante in
ingresso fi. La richiesta frequenza dell'oscillatore locale f1 è perciò definita da
ti= f1 + ft
Risolvendo rispetto a (1 abbiamo, quindi,
f1=fz-f1
In questa situazione, la parte non ombreggiata dello spettro in figura 3.22(b) definisce il
segnale convertito in alto s2(t) e la parte ombreggiata di questo spettro definisce il segnale
immagine associato con s2(t), che viene rimosso dal filtro passa banda in figura 3.21. Per
ovvi motivi, il miscelatore in questo caso è detto convertitore di frequenza in salita.
(ii) Conversione in discesa. In questa seconda forma di miscelazione, la frequenza della
portante traslata f2 è più piccola della frequenza (1 della portante in ingresso, come
indicato da
fz=fi-ft

(a)

S'(fl

-fi -ft +f1 o


1--2w-...j 1--2w--j
(b)

FIGURA 3.22 (a) Spettro del segnale modulato s1(t) all'ingresso del miscelatore.
(b) Spettro del corrispondente segnale s'(t) all'uscita del modulatore a prodotto nel miscelatore.
128 CAPITOLO 3 ~' MmmLAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

La frequenza dell'oscillatore locale richiesta è, perciò,


ft = f1 - f2
La situazione che otteniamo in questo caso è l'inverso di quella relativa alla conver-
sione in salita. In particolare, la parte ombreggiata dello spettro in figura 3.22(b)
definisce il segnale convertito in basso s2 (t), mentre la parte di spettro non ombreg-
giata definisce l'associato segnale immagine. Di conseguenza, questo secondo misce-
latore è indicato con il nome di convertitore di frequenza in discesa. Si noti che, in
questo caso, la frequenza portante traslata {2 deve essere più grande di W (cioè, metà
della banda del segnale modulato in ingresso s 1 (t)) per evitare la sovrapposizione
delle bande laterali.
Lo scopo del filtro passa banda nel misce.latore di figura 3.21 è ora chiaro: lasciar passare
il segnale Sz(t) ed eliminare l'associato segnale immagine. Questo obiettivo è raggiunto alli-
neando la frequenza di centro banda del filtro con la frequenza portante traslata f2 e asse-
gnando al filtro una banda passante uguale alla banda del segnale modulato in ingresso s 1(t).
Indipendentemente dal fatto che si tratti di conversione in salita o in discesa, la banda di
transizione del filtro può estendersi a coprire l'intervallo da f1 - f1 + W a {1 + fi - W; cioè,
la larghezza consentita della banda di transizione è 2(fi- W), che, in effetti, implica che la
frequenza dell'oscillazione locale fi sia maggiore di W. Inoltre, per evitare la sovrapposi-
zione spettrale nella conversione in discesa, è necessario richiedere anche che {1 - ft - W sia
maggiore di zero; ossia, fi > fi - W.
È importante notare che la miscelazione è un'operazione lineare. Di conseguenza, la
relazione originariamente esistente tra bande laterali dell'onda modulata e portante all'in-
gresso del miscelatore è interamente preservata all'uscita dello stesso.

~ 3 ~ 7 lModulaz.ione in banda vestigiale


f:''' MOTIVAZIONE

La modulazione in banda laterale unica funziona in modo soddisfacente per un segnale


modulante (ad esempio il segnale vocale) con un buco spettrale di energia intorno alla fre-
quenza zero. Tuttavia per la trasmissione spettralmente efficiente di segnali a larga banda
si deve guardare a un nuovo metodo di modulazione per due ragioni:
1. Tipicamente, lo spettro dei segnali a larga banda (esemplificati dai segnali video tele-
visivi o dai dati da computer) contiene significative componenti di bassa frequenza,
cosa che rende impraticabile l'adozione della modulazione SSB.
2. Le caratteristiche spettrali dei dati a larga banda ben si adattano all'uso della DSB-
SC. La DSB-SC, però, richiede una banda di trasmissione pari al doppio della banda
del segnale modulante, ciò che contrasta con il requisito di efficienza spettrale.
Per superare queste due limitazioni pratiche, ci serve un tipo di modulazione di compro-
messo che, per le sue caratteristiche spettrali, sia qualcosa di intermedio tra SSB e DSB-SC.
La modulazione in banda vestigiale, che è l'ultimo schema di modulazione da considerare
in questa sezione, è questa soluzione di compromesso.
La modulazione in banda vestigiale (VSB, dall'inglese Vestigia! Side Band) si distin-
gue dalla modulazione SSB in due aspetti pratici:
1. Invece di rimuovere completamente una banda laterale, una traccia o vestigio di quella
banda laterale viene trasmessa; da qui il nome di " banda vestigiale".
2. Invece di trasmettere l'altra banda laterale così com'è, questa seconda banda viene tra~
smessa quasi per intero.
La banda di trasmissione di una portante modulata VSB, di conseguenza, è definita da
By=fv+ W
3. 7 Modulazione in banda vestigiale 129

dove fv è la banda vestigiale e W è la banda del segnale modulante. Tipicamente, fv è pari


al 25% di W; ciò significa che la larghezza di banda Br della VSB è compresa tra la banda,
W, della SSB e quella, 2 W, della DSB-SC.

~':' FILTRO SAGOMATORE PER IA BA!"\IDA LATERALE

Per produrre la modulazione VSB, possiamo usare il modulatore descritto in figura 3.23 ,
che consiste in un modulatore a prodotto seguito da un filtro passa banda. Per la modula-
zione VSB, il filtro passa banda viene chiamato fil;.Y.Q,§.,q[Lom~tore di banda late.raie. Assu-
mendo che la banda parzialmente trasmessa d~lla VSB--sia Ti:ì""5an da 'l1'(e[~lè ..inferiore
dell'onda modulata DSB-SC, lo spettro VSB all'uscita del modulatore è sagomato nel modo
visualizzato in figura 3.24(a). La sagomatura dello spettro è fissata dalla funzione di tra-
sferimento del filtro, che è indicata con I;!Jf)· Il solo vincolo che la sagomatura della banda
laterale effettuata da H(f) deve rispettare è che il vestigio di banda laterale trasmesso deve
compensare la porz~<.msu,1i .§P,ettromancante dell'~ltr:<t Plinda laterale. Questo vincolo garan-
tisce èh;la'nvefazione coerente .dèlf'onda modùlata in VSB recupéri una replica del segnale
modulante, a meno di un fattore di scala.
Imponendo questo vincolo al processo di demodulazione della VSB, risulta che il fil-
tro sagomatore della banda laterale deve soddisfare le seguenti condizioni:

H(f + fc) + H(f-fc) = 1 per-Wsfs W (3.26)

dove fc è la frequenza della portante. Il termine H(f + fc) è la porzione a frequenze posi-
tive della funzione di trasferimento passa banda H(f), traslata a sinistra di fc e H(f- fc)
è la porzione a frequenze negative di H(f), traslata a destra di fc· Una dimostrazione del-
l'eq. (3.26) relativa a un segnale modulante arbitrario, ma trasformabile secondo Fou-
rier, è presentata più avanti in questa sezione quando si parla della rivelazione coerente
della VSB.
Due proprietà del filtro sagomatore di banda laterale discendono dall'eq. (3 .26):
1. La funzione di trasferimento del filtro sagomatore presenta simmetria dispari attorno
alla frequenza fc della portante. Per spiegare questa proprietà, esprimiamo dapprima
H(f) come differenza di due funzioni traslate in frequenza, nel modo seguente:

per fc - fv < lfl < fc + W (3.27)

Il primo termine u(f - fc) rappresenta la versione traslata in frequenza della fun-
zione gradino unitario u(f) rappresentata in figura 3.24(b). Cioè,

u(f) = {1, per f > O ...


(3.28)
O, per f <O
Il secondo termine Hv( f - fcl rappresenta la versione traslata in frequenza di una
nuova funzione di trasferimento passa basso Hv(f) che, come mostrato in
figura 3.24(c), è completamente determinata dalla banda laterale parzialmente sop-

,, ,,, , ...... ... . .

moJ~1;~~!em(t)- i~g,.1~~e·· ~· ·~~~~r~ll~~i~·· -O~~~~~ds~~~ta


.,..,.~,,-, -::,··.-;,.,:"·"c_•'~:-;- -·-·~

Ondacosportante
Ac (2Trf,t )

FlGURA 3.23 Modulatore VSB che usa la discriminazione in frequenza.


BO C APITOLO 3 0 l.\'IODUIAZIONE D 1AMPIEZZA ISB N 978-88-408- 1387-5

H(fl

1,0
1\
0,5 - - - -- - - - - - - - I \
I \

o
(a )

u(f)

l,O 1---------
o
(b)

0,5
f
- fv o fv
-0,5

o
(e)

FIGURA 3.24 (a) Risposta in ampiezza del filtro sagomatore di banda laterale; solo
la parte relativa alle frequenze positive è mostrata, la parte tra tteggiata della risposta
in ampiezza è arbitraria. (b) Funzione a scalino definita nel dominio della frequenza.
(e) Funzione di trasferimento passa basso Hv(fl.

pressa dell'onda modulata s(t). La relazione definita nell'eq. (3.27) segue facilmente
dalle tre parti dell'esempio in figura 3.24. Il punto importante da notare nella parte
(e) della figura è che Hv(fJ soddisfa la proprietà di simmetria dispari attorno alla fre-
quenza zero, come mostrato da
(3.29)
È quindi in questo senso che va inteso l'enunciato della Proprietà 1.
2. La funzione di trasferimento Hv(fi deve soddisfare la condizione dell'eq. (3.26) solo
nell'intervallo di frequenze -W ~ f ~ W, dove W è la banda del segnale modulante.
L'implicazione pratica di questa seconda proprietà è che, nel caso di VSB rappresen-
tato in figura 3.24(a), la funzione di trasferimento del filtro sagomatore di banda
laterale può essere qualsiasi per I~ > fc + W; è per questo motivo che la porzione di
spettro che giace al di sopra di fc + W è riportata a tratteggio in figura 3.24(a).
3. 7 Modulazione in banda vestigiale 131

ESEMPIO 3.3 VSB sinusoidale


Consideriamo l'esempio semplice dì modulazione
m(t) = Am cos(27rfmt)
e dall'onda portante
c(t) = Ac cos(211'fct)
La frequenza laterale superiore in fc + fm, così come la sua immagine ìn -(fc + fml, siano attenuate
di un fattore k. Per soddisfare la condizione dell'eq. (3.26), la frequenza laterale inferiore in fc - fm
e la sua immagine in -(fc - (,,,) devono essere attenuate del fattore 1 - k. Lo spettro VSB è quindi

1
S(f) = 4kAcAm[ò(J - (fc + fm)) + ò(J + (fc + /,.))]

1
+4(1 - k)AcAm[B(f- (fc-f,.)) + 8(J + Uc -

Corrispondentemente, l'onda modulata sinusoidalmente in VSB è definita da

1
s(t) = 4kAcAm[exp(j2Tr(fc + fm)t) + exp(-j2Tr(fc + f.n)t)]

1 .
+4<1 - k)AcAm[exp(j2Tr(fc - fm)t) +

1 1
= ZkAcAm cos(2Tr(fc f n)t)+Z(l
1

Usando ben note identità trigonometriche per espandere i


cos(2n(f, - f,,,)t) possiamo riformulare
modulate sinusoidalmente inDSB-SC.

Per riassumere, in base al valore nell'intervallo (0,1) assegnato al fattore di attenuazione k


nell'eq. (3.31), possiamo identificare tutte le differenti forme di onde modulate linearmente
da segnale sinusoidale studiate nelle Sezioni 3.3, 3.6 e 3.7 nel modo seguente:

1. k = 1/2, per cui s(t) si riduce alla DSB-SC


2. k = O, per cui s(t) si riduce alla SSB inferiore
k = 1, per cui s(t) si riduce alla SSB superiore
3. O < k < 112, per cui la versione attenuata della frequenza laterale superiore definisce
la banda vestigiale di s(t)
112 < k < 1, per cui la versione attenuata della frequenza laterale inferiore definisce
la banda vestigiale di s(t)

\:::· RWELA1lONE COERENTE DELLA VSB


Per un recupero completo del segnale modulante m(t) dall'onda modulata VSB s(t) a
meno di una qualche scalatura in ampiezza, possiamo usare il rivelatore coerente mostrato
in figura 3.12. Come con le demodulazioni DSB-SC ed SSB studiate in precedenza, la
demodulazione della VSB consiste nella moltiplicazione di s(t) con una sinusoide gene-
132 CAPITOLO 3 ;::; MODULAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

rata localmente e nel successivo filtraggio passa basso del risultante segnale prodotto
v(t). Si assume che la sinusoide locale nel rivelatore coerente di figura 3.12 sia in p erfett o
sincronismo con la portante dell'onda modulata in VSB da demodulare. Ponendo la fase
</>nella sinusoide locale di figura 3.12 uguale a zero, possiamo esprimere la trasformata
del segnale prodotto
v(t) = A~s(t) cos(2nf,t)
come segue

V(f) = ~Aasu - ! e) + su+ fc)J (3.32 )

dove
s(t) ~ S(f)
Quindi esprimiamo la trasformata di Fourier dell'onda modulata in VSB s(t) come
1
S(f) = 2Ac[M(f - fc) + M(f + fc)]H(f) (3.33)

in accordo con la rappresentazione del modulatore VSB in figura 3.23; M(f) è lo spettro del
segnale modulante e H (f) è la funzione di trasferimento del filtro sagomatore di banda late-
rale. Spostando lo spettro VSB S( f) a destra di fc si ottiene

S(f - / ,) = ~A,[ M(f - 2f,) + M(f) ]H(f - f ,) (3.34)

e spostandolo a sinistra di f, si ottiene


S(f + f,) = ~A,[ M(f) + M(f + 2/,)]H(f + fc) (3.35 )

Sostituendo le equazioni (3.34) e (3.35) nell'eq. (3.32) e ricombinando i termini, otteniamo

V(f) = ~A,A~M(f)[H(f - f ,) + H(f + /,)]


1
+ 4A , Aa M(f - 2f,)H(f - /,) + M(f + 2f,)H(f + f , )]

che, alla luce delle condizioni imposte su H( f) nell'eq. (3.26), si riduce a

1
V(f) = 4A , A~M(f)
1
+4A, AaM(f - 2f,)H(f - fc) + M(f + 2f,)H(f + /,)] (3.36 )

Il primo termine al secondo membro dell'eq. (3.36) è una versione scalata dello spettro
del segnale modulante M(f). Il secondo termine dell'eq. (3.36) è la trasformata di Fou-
rier di componenti di alta frequenza, che rappresentano una nuova onda modulata VSB,
ma con frequenza di portante pari a 2f,. Purché il filtro passa basso nel rivelatore coe-
rente di figura 3.12 abbia una frequenza di taglio appena più grande della banda del
segnale modulante, le componenti di alta frequenza di v(t) sono rimosse dal filtro passa-
basso. Il segnale demodulato risultante è una versione scalata del desiderato segnale
modulante m(t ).

[!» Eserd:d.o 3.14 Verificare l'affermazione che le componenti di alta frequenza nell'eq.
(3.36) rappresentano un'onda modulata VSB con frequenza di portante 2fc· 4
3.7 Modulazione in banda vestigiale B3

ESEMPIO 3 .4 Rivelazione coerente diVSB con modulante sinusoidale


Ricordiamo dall'eq. (3.31) dell'Esempio 3.3,. che il segnale mod1llato sinusoidaJme11te in VSB
è definito da
1
s(t) = 2AcAm cos(21Tfmt) cos(21Tfct)

+ ~ AcAm(l - 2k) sin(27Tfct) sin(21Tfmt)

Moltiplicando s(t) per A~ tos(21Tfct) in accordo con l'ipotesi di perfetta coerenza del rivelatore
si ottiene il segnale prodotto
v(t) = A~s(t) cos(21Tfct)
1
= 2AcA~Am cos(21Tfmt) cos2(27Tfct)
1
+ 2AcA~Am(l - 2k) sin(21Tfn,t) sin(21Tfct) cos(21Tfct)

Quindi, usando le identità trigonometriche

possiamo ridefinire v(t) come

v(t) = ·~ AA~Am cos(2nfmt)


+ ~ AcA~Am[cos(27Tf,nt) cos(47Tfct) + (l- 2kf sin(2nfint)sin(411"/g)1 {3.37)

Il primo termine al secondo membro deI!'eq. (3.37) è una versione scalata del segnale modu-
lante A,,, cos(2n: f,,,t). Ilsecondo termine deH'equazione è una nuova onda modularasinusoi-
dalmente in VSB con urn~ frequenza di portante 2{1;, che rappresentale C:()J:llP()nenti di itlta
frequenza di v(t). Questo secondo termine viene.rimossodal filtro passa bassoneltivel<it()r~
di figura 3.12, sempre che la. frequenza di taglio qel filtro sia appena più grande deUa fre-
quenza del segnale modulante fm· ·

ESEM.PIQ 3.5 Rivelazione ainviluppo dì VS.B più. portante


La.·rivelazione coerente • d.elfa • Vs~ .• richiedeil•sincmnismo • del • ricevitore • con.il • trasmettitore,
cosa .che· aumenta.la.·complessità .del s.iste111a •..• Per.semplificate •.il·processo.di•demodulazion~,
possiamo di proposito aggiungere la portante al segnale VSB (scalato di un fattore ka) prima
della trasmissione e poi usare la rivelazione a inviluppo nel ricevitore.3Assurnendo modu-

3 Un'altra procedura usata per demodulare un'onda modulata in VSB consiste nell'aggiungere un tono pilota
all'onda modulata al trasmettitore. Il tono pilota dovrebbe essere una versione traslata in frequenza della portante
usata nella generazione dell'onda modulata, ma dovrebbe essere fuori dalla banda di frequenze da questa occu-
pate. Al ricevitore il tono pilota è estratto mediante un filtro passa banda e traslato (verso l'alto o verso il basso)
per produrre una replica della portante originaria. Con questa replica della portante disponibile al ricevitore, si
può usare la rivelazione coerente per ricostruire il segnale modulante originale.
Una procedura simile può essere usata per demodulare coerentemente onde modulate in SSB.
134 CAPITOLO 3 ;:;:; MODULAZIONE D1AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1 387- 5

·•.· lazlort~ sìI1r;soi4ale~ iLsegn~Ie/'VSB-pi ù-portan te" è definito (vedi I' eq, (3 .31) dell 'Esem-
.piò 3.3} çqme ·
· :· .; /<:> :::<.:":<<:-.:.:- .:-- :<}: ·.- < :- :
.l\rss ~c(t) = Ac cos(27Tfct) + k.s(t), ka =fattore di sensitività d'ampiezza
ka
== Ac cos(27Tfct) + l AcAm cos(27Tfmt) cos(27Tfct)

k
+ " A cA m(l - 2k) sin(2?Tfmt) sin(27Tfct)
2

= A{ 1+ ~A,,, cos(21Tl,,,t) Jcos(27Tfct)


k
+; A cA m(l - 2k) sin(27Tfmt) sin(27Tfct)
:_._: ·;· :-· . . : ··: .. _ .::._ .

.. L'fovilt1p{lo di svsB+e( t ) è, perciò,

a(t) =={A~[ 1+ ·~ Am cos(27Tf,,,t ) +A{~ Am(l - T 2k) sin(27Tlmt) ]2} 112

J{ + [~Am(l-2k)sin(27Tf,,,t)l }
2 112

ka
= Ac[ 1 + -z-Am cos(27Tfmt) 1 k (3.38)
1 + ; Amcos(27rfmt)

L'equazioné (3 ..38fmostrad1e Ja distorsion.e nella rivelazione a inviluppo effettuata sull'invi-


luppo .a(t) è causata dalla componente in quadratura del segnale modulato sinusoidalmente in
VSB. Questa distorsione può essere ridotta usando una combinazione di due metodi:

r~ 11 fattore di sensitività d'ampiezza ka è ridotto, cosa che ha. l'effetto di ridurre la per-
centuale di modulazione.
~,, La larghezza della banda vestigiale è ridotta, cosa che ha l'effetto di ridurre il fattore
(1 - 2k)~ . .. . . . . . . . .

Erltranibiqµesti metodi sono intuitivamente soddisfacenti alla luce di ciò che vediamo all'in-
terno delle parentesi quadre nelt'eq. (3.38).

I 308 Rappresentaz·ione passa basso


~ di onde -modulate e di filtri passa banda
Dalla discussione sulle differenti strategie di modulazione presentate in questo capitolo,
vediamo che un'onda modulata che usa un segnale sinusoidale come portante è in effetti
un segnale passa banda centrato sulla frequen za della portante. Proprio in virtù di questo
fatta, la portante si imprime nella struttura dell'onda modulata. In senso esplicito, questo
avviene quando la portante è contenuta come una componente distinta nel segnale tra-
smesso. Quando l'onda portante è soppressa, essa rende nota la sua presenza al ricevitore
in senso implicito posizionando le bande laterali dello spettro attorno alla frequenza della
portante, in una forma o nell'altra, a seconda del tipo di modulazione usata.
Tipicamente, la frequenza della portante è grande rispetto alla banda del segnale
modulante, cosa che rende l'ipotesi di elaborare un'onda modulata in un calcolatore elet-
tronico di difficile realizzazione. Dalla teoria sulla modulazione presentata in questo capi-
tolo, però, sappiamo che tutta l'informazione contenuta nel segnale trasmesso risiede
completamente nelle bande laterali dell 'onda modulata. Pertanto, se l'obiettivo è quello di
elaborare una portante modulata mediante l'uso di un computer, la procedura efficiente con-
siste nell'eseguire l'ela borazione sulla versione in banda base dell'onda modulata, piutto-
3.8 Rappresentazione passa basso di onde nrodulate e di filtri passa banda 135

sto che direttamente sulla stessa portante modulata. Il termine "banda l:Jg.5e" è usato per
designare la banda di frequen~e che rappresentano il segnale originale così come generato
dalla sorgente di informazione.

I'\ RAPPRESENTAZIONE !N BANDA BASE m PORTANTI MODULATE

Consideriamo quindi una generica onda modulata linearmente, che è definita come
(3.39)
Sia
c(t) = cos(27Tfct)
l'onda portante di frequenza fc e
c(t) = sin(27Tfct)
la versione in quadratura di fase della portante. Per semplificare le cose, senza perdere in
generalità, abbiamo posto l'ampiezza della portante pari all'unità. Esprimiamo ora l'onda
modulata nella forma compatta
s(t) = st(t)c(t) - sQ(t)c(t) (3.40)
Il termine sr(t) è indicato come la componente in fase dell'onda modulata s(t), così chiamato
perché è moltiplicato per la portante c(t). Per la stessa ragione, il termine sQ(t) è indicato
come la componente in quadratura di fase o semplicemente la componente in quadratura
di s(t), così chiamato perché è moltiplicato per la portante in quadratura é(t). Le portanti
c(t) e è(t) sono ortogonali tra loro.
L'equazione (3.39) o (3.40) è indicata come la rappresentazion(?_çq119v,içq _di ond_(?
modulate linearmente. La cosa più importante è che questa rappre~entazione comp~é~de
tutti i membri della f~miglia delle modulazioni d'ampiezza discussi in questo capitolo, come
indicato nella tabella 3 .1.
Da questa tabella appare chiaramente che il contenuto informativo del segnale modu-
lante m(t) e il modo in cui la strategia di modulazione è implementata sono interamente
descritte dalla componente in fase SJ( t) nel!' AM e nella DSB-SC, o nella combinazione della
componente in fase sr(t) e della componente in quadratura sQ(t) nella SSB e nella VSB.
Inoltre, l'ortogonalità reciproca di sr(t) e sg(t) ci induce a introdurre un nuovo segnale
chiamato l'inviluppo complesso dell'onda modulata, che è formalmente definito da
s(t) = sI{r) + jsQ(t) (3.41)
Questa definizione è motivata dal modo in cui trattiamo i numeri complessi. In ogni caso,
la cosa importante da osservare nell'eq. (3.41) è il fatto che l'inviluppo complesso '·rende
conto pienamente del contenuto informativo sia di sr(t) sia di_sQ(t). Notiamo, però, che l'in-
viluppo complesso è un segnale fittizio, il cui uso è esclusivamente inteso a semplificare le
operazioni di elaborazione del segnale su segnali passa banda, esemplificati da onde modu-
late basate su portanti sinusoidali.
In un modo corrispondente all'eq. (3.41), possiamo definire l'onda portante complessa

c(t) = c(t) + jc(t)

= cos(27Tfct) + j sin(27Tfct)
= exp(j27Tfct) (3.42)

Di conseguenza, l'onda modulata è definita da

s(t) = Re[s(t)c(t)]
= R.e[s(t) exp(j27T/J)] (3.43)
136 CAPITOLO 3 :!; MODULAZIONE D1AMPIEZZA ISBN 978-88-408 -13 87-5

'''' TABELIA 3.l Diverse forme di modulazione lineare come casi particolari
111.,_ ______ de_ll'equazione (3.39), assumendo ampiezza unitaria per la portante.
Componente Componente
in fase in quadratura
Tipo di modulazione s1(t) sQ(t) Commenti
AM 1 + k m(t)
0
o k a = sensitività
di ampiezza
m(t) = segnale modulante
DSB-SC m(t) o
SSB:
~m(t)
1
(a) Banda laterale 2m(t) m(r) = Trasformata di Hilbert
superiore trasmessa di m(t) (vedi parte (i) della nota 4) 4

1
(b) Banda laterale -zm(t) _.!. m(t)
2
inferiore trasmessa

VSB:
1 1
(a) Vestigio di banda laterale -zm(t) 2m'(t) m'(t) = risposta del filtro con
inferiore trasmesso funzione di trasferimento HQ(f)
al segnale modulante m(t).

HQ(f) è definita dalla formula


(vedi parte (ii) della nota 4)
1
(b) Vestigio di banda laterale 2m(t) _.!_m'(t) HQ(f) = -j[H(f + fc) - H(f - !e)]
2
superiore trasmesso dove H(f) è la funzione di
trasferimento del filtro sagomatore
di banda laterale VSB.

4 Due commenti aggiuntivi alla tabella 3.1 sono opportuni:

(i) Nella modulazione SSB la trasformata di Hilbert

m(t) = -
11
m(r)
- -dr
- T
71"
00

- oo t
definisce la componente in quadratura dell'onda modulata s(t); cioè,
sg(t) = m(t)
Nel dominio della frequenza la trasformata di Hilbert è descrirta da
M(f) = -; sgn(f)M(f)

Dove 1, per f >O


sgn(f) - O, per f ~ O
{
-1, perf<O

è la funzione segno.
(ii) Nella modulazione VSB la componente in quadratura SQ(t) =in'(t) è Ottenuta facendo passare il segnale modu-
lante m(t) artraverso un filtro lineare tempo-invariante la cui funzione di trasferimento è indicata con HQ(f).
HQ(f) è definita da
HQ(f) = -j[H(f + fJ - H(f-,. f,)]
dove H(f) è la funzione di trasferimento del filt ro di sagomatura della banda laterale VSB. Al limite, quand o
la banda vestigia le fv rende a zero, abbiamo
J,i!lli HQ(f ) = - j sgn(f)
e la VSB si riduce alla SSB, esatramenre come ci si aspetta che sia.
3.8 R appresentazùme passa basso di onde modulate e di filtri passa b anda 1 37

dove Re[· J estrae la parte reale della quantità complessa racchiusa nelle parentesi quadre.
Adesso possiamo verificare il vantaggio pratico dell'inviluppo complesso s(t) rispetto
all'onda modulata a valori reali s(t):

1. La frequenza più alta di una componente di s(t) può essere pari a fc + W, dove fc è la
frequenza della portante e W è la banda del segnale modulante.
2. D'altro canto, la frequenza più alta di una componente di s(t) è considerevolmente
più piccola, essendo limitata dalla banda W del segnale modulante.

Eppure, usando l'eq. (3.43) per rappresentare l'onda modulata s (t ), niente va perso.
Data un'arbitraria onda modulata s(t) possiamo ricavare la componente in fase sr(t)
e la componente in quadratura sQ(t) usando lo schema mostrato in figura 3.25(a). Viceversa,
data la coppia di componente in fase s1(t) e componente in quadratura sQ(t) possiamo gene-
rare l'onda modulata s(t) usando lo schema complementare mostrato in figura 3.25(b). Per
ovvi motivi, questi due schemi sono rispettivamente chiamati l'analizzatore e il sintetizza-
tore di onde modulate.

~ Eser cizi@ 3.15 La derivazione del sintetizzatore mostrato in figura 3.25(b) discende
direttamente dall'eq. (3.39). La derivazione dell'analizzatore mostrato in figura 3.25(a), però,
richiede considerazioni più dettagliate. Posto che fc > W e considerate le identità trigonome-
triche:
1
cos 2 (27Tfct) = 2[1 + cos(47Tfct)],

sin 2(27Tfctl = ~[1 - cos(47T/J)],

e
sin(27Tfct) cos(27Tfct) = ~sin(47Tfct),
mostrare che l'analizzatore di figura 3.25(a) produce sr(t) e sQ(t) come sue uscite.

"· /

s(t)
+
··~·. -s(t)

os_Q_Ct_>_ _ _ _ _ x-----
(a) (b)

FIGU RA 3.2 5 (a) Schema per l'ottenimento delle componenti in fas e e in quadratura di un
segnale modulato linearmente (o passa banda). (b) Schema per la ricostru zione del segnale
modulato dalle sue componenti in fase e in quadratura.
138 CAPITOLO 3 :<': MODULAZIONE D'Al'1PIEZZA ISBN 978-88-408-138 7-5

@ .RAPPRESENTAZIONE IN BANDA BASE DI FILTRI PASSA BANDA

La rappresentazione di un segnale passa banda (esemplificato da un'onda modulata} svi-


luppata in questa sezione, invoglia a sviluppare la rappresentazione corrispondente per fil-
tri passa banda, inclusi i canali di comunicazione passa banda.
A questo scopo consideriamo un filtro lineare passa banda, il cui comportamento ingresso-
uscita sia descritto dalla funzione di trasferimento H(f), limitata alle frequenze entro± B dalla
frequenza di centro banda fc; in effetti, 2B definisce la larghezza di banda del filtro. Supponiamo
che un'onda modulata s(t) sia applicata a questo filtro, producendo l'uscita y(t), come indicato
in figura 3.26(a). Assumiamo che la banda di trasmissione dell'onda modulata sia 2W, cen-
trata su una frequenza di portante fc· In altre parole, lo spettro dell'onda modulata e la rispo-
sta in frequenza del filtro passa banda sono allineate, con B::; W. (Il motivo per ignorare il caso
B > W è che in una tale situazione l'onda modulata s(t) passa attraverso il filtro senza subire
il minimo cambiamento, caso, quindi, di nessuna rilevanza pratica). Ovviamente, possiamo
determinare il segnale d'uscita y(t) valutando la trasformata di Fourier inversa del prodotto
H(f)S(f). Una procedura più semplice, tuttavia, consiste nell'usare una trasformazione da passa
banda a passa basso (cioè, banda-base) 5 , che elimina la frequenza della portante fc dall'ana-
lisi. Nello specifico, questa trasformazione è definita da
H(f - fc) = 2H(f), per f >O (3.44)
La nuova funzione della frequenza H(f) è la funzione di trasferimento del filtro passa basso
complesso, che risulta dalla trasformazione definita nell'eq. (3.44 ). Il fattore dì scala 2 in
questa equazione è necessario per garantire che la trasformazione produca il risultato esatto
quando valutiamo l'uscita y(t).
Secondo l'eq. (3.44), possiamo determinare H(f) procedendo nel modo seguente:
1. Data la funzione di trasferimento H(f) di un filtro passa banda, che è definita sia per
frequenze positive, sia per frequenze negative, manteniamo la parte di H(f) che cor-
risponde alle frequenze positive; questa parte sia indicata da H+(fl.
2. Spostiamo H+(fl a sinistra sull'asse delle frequenze di una quantità pari a e scaliamola
del fattore 2. Il risultato così ottenuto definisce il desiderato.
Avendo determinato il filtro passa basso complesso caratterizzato da H(f) possiamo ora
passare allo stadio successivo dell'elaborazione di segnale complessa. Specificatamente, inviamo
a questo filtro l'inviluppo complesso s(t) dell'onda modulata s(t); il segnale s(t) è derivato
da s(t) in accordo con l'eq. (3.41). Quindi, applicando s(t) a H(f) come indicato in
figura 3.26(b), determiniamo l'inviluppo complesso y(t) del segnale d'uscita y(t). Infine,
l'uscita effettiva y(t) è determinata mediante la formula
y(t) = R.e[)ì(t) exp(j21Tfct)] (3.45)
che è una semplice riscrittura dell'eq. (3.43).

. fliltl'o
(a ) Onda modulata _ _.....,_ p~i@~àti~a _ _.,._ Segnale
s(t) .•: /fff(fY d ' uscita y(t)

H(f-fc) = 2H((l, f >O

Blltfu a~shk~$O Inviluppo complesso


(b) Inviluppo _ __,,,._ ::·.:..:·: <:P.>;::::.}"':.:· > - scalato del segnale
complesso s(t) p:i.111plessoH:(f) in uscita 2ji(t)

FlGURA 3 .26 Trasformazione da filtro passa banda a sistema passa basso complesso: (a )
Configurazione passa banda con segnali reali e (b ) corrispondente configurazione passa
basso con segnali complessi.

5 Per una derivazio~e della trasformazione definita dall'equazione (3.44) si veda Haykin (2000), p. 731.
3.9 Esempi a tema 139

lii> Esercizio 3.16 Partendo con il sistema passa basso complesso illustrato in figura 3.26(b),
mostrare che il segnale y(t), ottenuto con l'eq. (3.45), è identico all'effettiva uscita y(t) in figura
3.26(a). -<il

~j 3 ~ 9 Esempi a tetna
In questa sezione descriviamo tre esempi a tema, che si basano sulla teoria della modula-
zione a onda continua descritta nelle sezioni precedenti del capitolo. Le presentazioni pri-
vilegiano una Visione intuitiva degli aspetti operativi dei sistemi di trasmissione analogici,
piuttosto che equazioni matematiche o dettagli di progetto.

~ RICEVITORE SUPERETERODINA

In un sistema di radiodiffusione, indipendentemente dal fatto che si basi sulla modulazione


d'ampiezza o sulla modulazione di frequenza, il ricevitore non ha solo il compito di demo-
dulare il segnale modulato al suo ingresso, ma gli viene richiesto di effettuare anche altre
funzioni di sistema:
>· Sintonizzazione della frequenza di portante, il cui scopo è quello di selezionare il
segnale desiderato (ad esempio una stazione radio o TV).
,,. Filtraggio, che è richiesto per separare il segnale desiderato da altri segnali modulati
che possano essere captati contemporaneamente.
''" Amplificazione, che ha lo scopo di compensare le perdite di potenza che il segnale subi-
sce durante la trasmissione.
Il ricevitore supereterodina è un tipo particolare di ricevitore che soddisfa tutte le tre
funzioni, in particolare le prime due, in un modo elegante e pratico. In particolare, esso
supera la difficoltà di dover costruire un filtro sintonizzabile e altamente selettivo in fre-
quenza. Infatti, praticamente tutti i ricevitori radio e TV attualmente in uso sono del
tipo supereterodina.
Fondamentalmente, il ricevitore consiste in una sezione a radio frequenza (RF), un
miscelatore e oscillatore locale, una sezione a frequenza intermedia (IF), un demodulatore
e un amplificatore di potenza. I valori tipici dei parametri frequenziali di un ricevitore AM
commerciale sono elencati in tabella 3.2. (Per completezza, la tabella include anche i cor-
rispondenti valori di frequenze dei ricevitori commerciali FM; la teoria della modulazione
di frequenza (FM) è trattata nel Capitolo 4.) La figura 3.27 mostra lo schema a blocchi di
un ricevitore supereterodina per modulazione d'ampiezza, che usa un demodulatore a invi-
luppo per la demodulazione.

Antenna

Altoparlante

,, Sintonia IJJ~,;
,,_____________
comune _~ Oscillatore
locale

FIGURA 3.27 Elementi base di un ricevitore radio AM del tipo supereterodina.


140 CAPITOLO 3 "' MoouLAZmNE o'AM.PIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

f~ TABELLA 3 .2 Tipici valori di frequenza di ricevitori radioAM ed FM.


AM Radio FM Radio
Intervallo di frequenza RF 0,535-1 1605 MHz 88-108 MHz
Frequenza di centro banda della sezione IF 0,455 MHz 10,7 MHz
Banda IF 10 kHz 200 kHz

L'onda modulata d'ampiezza in ingresso è captata dall'antenna ricevente e amplifi-


cata nella sezione RF, che è accordata alla frequenza della portante dell'onda in ingresso.
L'uso combinato del miscelatore e dell'oscillatore locale (di frequenza variabile) dà luogo
a un'operazione di eterodinaggio, per mezzo della quale il segnale in ingresso è convertito
a una predeterminata frequenza intermedia di valore fisso, generalmente più basso della fre-
quenza della portante in ingresso. Questa traslazione in frequenza è ottenuta senza alterare
la relazione tra bande laterali e portante. Il risultato dell'eterodinaggio è quello di produrre
una portante a frequenza intermedia definita da
fIF = fRF - fw (3.46)
dove ho è la frequenza dell'oscillatore locale e fRF è la frequenza di portante del segnale
RF in ingresso. Ci riferiamo a fIF come alla frequenza intermedia (IF, dall'inglese interme-
dia te frequency), perché il segnale non è né all'originaria frequenza di ingresso, né alla fre-
quenza finale in banda base. La combinazione miscelatore-oscillatore locale è talvolta
indicata come primo rivelatore, nel qual caso il demodulatore vero e proprio (rivelatore a
inviluppo in fig. 3.27) è chiamato secondo rivelatore.
La sezione IF consiste in uno o più stadi di amplificazione selettiva, con una banda
passante adeguata al particolare tipo di segnale che il ricevitore deve trattare. Questa
sezione provvede alla gran parte dell'amplificazione e della' selettività nel ricevitore. L'u-
scita della sezione IF è applicata a un demodulatore, il cui scopo è quello di ricuperare
il segnale in banda base. Se si usa la rivelazione coerente, nel ricevitore deve essere pre-
sente una sorgente di segnale coerente. L'operazione finale nel ricevitore è quella del-
l'amplificazione di potenza del ricostruito segnale modulante.
In un ricevitore supereterodina, il miscelatore darà luogo a un'uscita a frequenza
intermedia quando la frequenza del segnale in ingresso è più grande o più piccola della
frequenza dell'oscillatore locale di una quantità pari alla frequenza intermedia. Vale a
dire, ci sono due frequenze in ingresso, cioè, lfLo ± frFI che daranno luogo à.' una fre-
quenza frF all'uscita del miscelatore. Ciò introduce la possibilità della simultanea rice-
zione di due segnali a una distanza in frequenza pari a due volte la frequenza intermedia.
Per esempio, un ricevitore sintonizzato a 1 MHz e con una frequenza intermedia di
0,455 MHz è soggetto a una interferenza immagine a 1,910 MHz. In effetti, un qual-
siasi ricevitore con questo valore di IF, quando è sintonizzato su una qualunque sta-
zione, è soggetto a un'interferenza immagine a una frequenza di 0,910 MHz più alta
di quella della stazione desiderata. Poiché la funzione del miscelatore è quella di pro-
durre la differenza tra le due frequenze applicate, esso è incapace di distinguere il
segnale desiderato dalla sua immagine, nel senso che produce un'uscita a IF sia con
l'uno che con l'altra. L'unica cura praticabile per la soppressione dell'interferenza
immagine è l'impiego di stadi altamente selettivi nella sezione RF (cioè, tra l'antenna
e il miscelatore) in modo da favorire il segnale desiderato e discriminare il segnale
immagine o indesiderato. L'efficacia della soppressione dei segnali immagine indesi-
derati aumenta all'aumentare del numero di stadi selettivi nella sezione a radio fre-
quenza e all'aumentare del rapporto tra frequenza intermedia e frequenza del segnale
in ingresso.
3. 9 Esempi a tema 141

La modulazione in banda vestigiale, discussa nella Sezione 3.7, gioca un ruolo chiave nella
televisione commerciale. I dettagli esatti del formato di modulazione usato nella trasmis-
sione del segnale video che caratterizza un sistema TV sono influenzati da due fattori:
1. Il segnale video ha una banda larga e un significativo contenuto alle basse frequenze,
cosa che suggerisce l'uso della modulazione in banda vestigiale.
2. La circuiteria usata per la demodulazione nel ricevitore dovrebbe essere semplice e
quindi poco costosa. Ciò suggerisce l'uso della rivelazione a inviluppo, che richiede
l'aggiunta di una portante all'onda modulata in VSB.
Con riferimento al punto 1, però, dovrebbe essere sottolineato che, nonostante vi sia effet-
tivamente un desiderio base di conservare banda, nella diffusione commerciale TV il segnale
trasmesso non è modulato esattamente in VSB. Il motivo è che al trasmettitore i livellì dì
potenza sono elevati, con il risultato che sarebbe costoso controllare rigorosamente il fil-
traggio delle bande laterali. Un filtro VSB è inserito, invece, in ogni ricevitore, dove i livelli
di potenza sono bassi. Le prestazioni complessive sono le stesse della modulazione in banda
vestigiale convenzionale, tranne che per un certo spreco di potenza e di banda. Queste
osservazioni sono illustrate in figura 3.28. In particolare, la figura 3.28(a) mostra lo spet-
tro idealizzato di un segnale TV trasmesso. Vengono trasmesse la banda laterale superiore,
il 25% della banda laterale inferiore e la portante video. La risposta in frequenza del fil-
tro VSB usato -nel ricevitore per effettuare la richiesta sagomatura spettrale è mostrata in
figura 3.28(b).
La banda dì canale usata per la diffusione TV nel Nord America è 6 MHz, come indi-
cato in figura 3.28(b). Questa banda di canale accoglie non solo le richieste di banda del
segnale video modulato in VSB, ma contiene anche il segnale audio che modula una sua por-
tante. I valori riportati sull'asse delle frequenze nelle figure 3.28(a) e 3.28(b) si riferiscono
a uno specifico canale TV. In base a questa figura, la frequenza della portante video è a
55,25 MHz e la frequenza della portante audio è a 59,75 MHz. Notiamo, tuttavia, che il
contenuto informativo del segnale TV è allocato in uno spettro in banda base che si estende
da 1,25 MHz sotto la portante video a 4,5 MHz sopra di essa.
Con riferimento al punto 2 l'uso della rivelazione a inviluppo (applicata a un'onda
modulata in VSB più la portante) produce una distorsione di forma d'onda nel segnale
video ottenuto all'uscita del rivelatore. Come discusso nell'Esempio 3.5, la distorsione della
forma d'onda è prodotta dalla componente in quadratura dell'onda modulata in VSB.
Come osservato in quell'esempio, possiamo ridurre l'entità delle distorsione di forma d'onda
riducendo la percentuale di modulazione e minimizzando la larghezza della banda vestigiale.

@' MULTIPLAZIONE A DMSIONE Di lFR.EQUENZA

Un'altra importante operazione di elaborazione dei segnali usata nelle comunicazioni ana-
logiche è la multiplazione, per mezzo della quale un certo numero di segnali indipendenti
può essere combinato in un segnale composito adatto ad essere trasmesso su un solo canale
di trasmissione. Le frequenze vocali trasmesse nei sistemi telefonici, per esempio, si esten-
dono da 300 a 3400 Hz. Per trasmettere più segnali di questo tipo su uno stesso canale (ad
esempio un cavo), i segnali devono essere tenuti separati in modo che non interferiscano
tra loro e possano perciò essere separati al terminale ricevente. Ciò è ottenuto separando

* In Italia lo standard in vigore prevede una banda di canale di 7 MHz. Lo spettro si estende da 1,25 MHz sotto
la portante fino a 5,5 MHz sopra di essa. La sottoportante audio è posta 5,5 MHz sopra la frequenza di portante.
Si ricorda che lo standard americano contempla 30 quadri al secondo di 525 righe ognuno, mentre lo standard
in vigore in Italia adotta 25 quadri di 625 righe ognuno. In entrambi gli standard ogni quadro è diviso in due campi
(righe pari e righe dispari) [N.d.C.].
142 CAPITOLO 3 t<' MODULAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

__J 1,25
- , MHz i+--- 4,5 MHz _ ___,_, f-<-- 0,25 MHz
0,75 __J
MHz -~1
----~~~~~~~~--

1
f(MHz)
0'---;t--~--~~----~----'-'---
54
t
Portante
56 58
r
Portante
video audio
(a)

Portante Portante
audio
"'
'iii I
I
~ 1,0
;.:i I

§e"
I
I
I

!
~ I
I
0,5 I
I
I
I
I
I
f(MHz)
0'---~l--_._ _ __,___,__ _ _ _..___ ___,'-'---
54 56 58 60
Banda di canale
6MHz

(b)

FIGURA 3.28 (a) Spettro d'ampiezza idealizzato di un segnale TV trasmesso. (b) Risposta
d'ampiezza di un filtro sagomatore VSB nel ricevitore. NdT: i valori si riferiscono allo standard in
vigore nel Nord America.

i segnali o in frequenza o nel tempo. Alla tecnica di separare i segnali in frequenza ci si rife-
risce come alla multiplazione a divisione di frequenza (FDM, dall'inglese Frequency Divi-
sion Multiplexing), mentre alla tecnica di separare i segnali nel tempo ci si riferisce come
alla multiplazione a divisione di tempo (TDM, dall'inglese Time Division Multiplexing). In
questa sottosezione discutiamo l'FDM; la discussione della TDM è rinviata al Capitolo 5.
Lo schema a blocchi di un sistema FDM è mostrato in figura 3.29. I segnali recanti
l'informazione si assumono di tipo passa basso, ma i loro spettri non hanno necessariàmente
valori non nulli fino a frequenza zero. Subito dopo l'ingresso di ogni segnale, abbiamo
indicato un filtro passa basso, progettato per rimuovere componenti di alta frequenza che
non contribuiscono significativamente alla rappresentazione del segnale, ma sono in grado
di disturbare altri segnali che condividono lo stesso canale di trasmissione. Questi filtri
passa basso possono essere omessi solo se i segnali in ingresso sono già sufficientemente limi-
tati in banda di per sé. I segnali filtrati sono applicati a modulatori, che ne spostano gli spet-
tri in modo da occupare intervalli di frequenza mutuamente esclusivi. Le necessarie frequenze
di portante richieste per effettuare queste traslazioni in frequenza sono ottenute da un gene-
3. 9 .Esempi a tema 143

Segnali Filtri Modulatori Filtri Filtri Demodulatori Filtri Segnali


in ingresso passa basso passa banda passa banda passa basso d'uscita

- - ~é

2
- . cirlaM
comune

MQP---+- BP N

Gerier~tore
I..
ò~~~nifuif
di portanti . dip~i-ta!ltj<
,.._-----Trasmettitore _ _ _ _ _..., r+------ Ricevitore _ _ _ _ __..,

FIGURA 3.29 Schema a blocchi di un sistema di multiplazione a divisione di frequenza (FDM ).

ratore di portanti. Per la modulazione possiamo usare uno qualunque dei metodi descritti
nelle sezioni precedenti di questo capitolo. Nella telefonia, però, il metodo di modulazione
più largamente usato nella multiplazione a divisione di frequenza è la modulazione in banda
laterale unica che, nel caso di segnali vocali, richiede una larghezza di banda approssima-
tivamente uguale a quella del segnale vocale originale. In pratica, a ogni ingresso vocale è
normalmente assegnata una banda di 4 kHz. I filtri passa banda a valle dei modulatori
sono usati per limitare la banda di ogni onda modulata al suo prescritto intervallo di fre-
quenze. Le uscite dai filtri passa banda sono quindi combinate insieme per formare l'ingresso
al canale comune. Al terminale ricevente, un banco di filtri passa banda, con gli ingressi con-
nessi in parallelo, è usato per separare i segnali d'informazione sulla base delle frequenze
occupate. Infine, i segnali originali sono ottenuti mediante singoli demodulatori. Notiamo
che il sistema FDM mostrato in figura 3.29 funziona -in una sola direzione. Per fornire una
trasmissione bidirezionale, come per esempio in telefonia, dobbiamo interamente dupli-
care le apparecchiature di multiplazione, con i componenti collegati in ordine inverso e
con i segnali che si propagano da destra a sinistra.

ESEMPIO 3.6 Stadi di modulazione in un sistema FDM a 60 canali

L'implementazione pratica di un sistema FDM nonnalmente coinvolge molti stadi di modula-


zione e demodulazione, come illustrato in figura 3.30, Il primo<stadio di multiplazione com-
bina 12 canali vocali in un gruppo base, che è formato facendo in modo che l'n-esimo ingresso
moduli una portante di frequenza fc = 60 + 4n kHz, dove n = 1, 2, ... , 12. Le bande laterali infe-
riori sono quindi selezionate mediante filtraggio passa banda e combinate a formare un gruppo
di 12 bande laterali inferiori (una per ogni ingresso vocale). Perciò il gruppo base occupa la
banda di frequenze 60-108 kHz. Il passo successivo nella gerarchia FDM implica la combi-
nazione di cinque gruppi base in un supergruppo. Questo si ottiene usando l'n-esimo gruppo
per modulare una portante di frequenza(" = 372 + 48n kHz, dove n = 1, 2, ... , 5. Anche qui
mediante filtraggio si selezionano le bande laterali inferiori e le si combinano a formare un
144 CAPITOLO 3 f:'· MODfJIAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408- 1387-5

Frequenze di portante (in kHz) Frequenze di portante (in kHz)


degli ingressi audio degli ingressi audi
\108 108 kHz
\ 552 kHz
612
504
104 564 4
456
100 516
408
96 468 : .: 2·:.
360
92 420
312
88
84
80
76
1
Supergruppo di 5 gruppi
72
68
64
4kHz 60

t
Banda
o
1
Gruppo base
di 12 ingressi audio
audio

FIGURA 3.30 Illustrazione della modulazione in più passi in un sistema FDM.

supergruppo che occupa la banda 312-552 kHz. Un supergruppo, perciò, è progettato per
contenere 60 ingressi vocali indipendenti. La ragione per formare il supergruppo in questo
modo è che filtri economici con le richieste caratteristiche sono disponibili solo su un limitato
intervallo di frequenze. In un modo simile, i supergruppi sono combinati in gruppi principali,
e i grnppi principali sono combinati in gruppi molto grandi.

~ 3,, 1 O Sommario e discussione


In questo capitolo abbiamo studiato la famiglia delle modulazioni d'ampiezza, in cui la
portante è un'onda sinusoidale la cui ampiezza è variata in accordo con il segnale modu-
lante. Il formato di questa famiglia di modulazioni analogiche è tipizzato, ad esempio, dal-
l'onda modulata
s(t) = Acm(t) cos(21Tfct) (3.47)
dove m(t) è il segnale modulante e Ac cos(2rrfct) è la portante. La famiglia delle modula-
zioni di ampiezza comprende quattro tipi di modulazioni a onda continua, a seconda del
contenuto spettrale dell'onda modulata. I quattro tipi di modulazione e i loro vantaggi
pratici sono qui riassunti:
1. Modulazione d'ampiezza (AM), in cui le bande laterali superiore e inferiore sono tra-
smesse interamente, insieme all'onda portante. La generazione di un'onda AM può
essere ottenuta semplicemente usando un dispositivo non lineare (ad esempio un
diodo), ad esempio in un modulatore a legge quadratica. Allo stesso modo, la demo-
dulazione dell'onda AM è ottenuta ugualmente in modo semplice al ricevitore usando,
ad esempio, un rivelatore a inviluppo. È per questi due motivi, generazione semplice
e rivelazione semplice, che la modulazione d'ampiezza è comunemente usata nella
Problemi aggiuntivi 145

radiodiffusione commerciale AM, che implica un solo trasmettitore potente e nume-


rosi ricevitori che siano relativamente poco costosi.
2. Modulazione in doppia banda laterale con portante soppressa (DSB-SC), definita dal-
l'eq. (3.4 7), in cui solo le bande laterali superiore e inferiore sono trasmesse. La soppres-
sione dell'onda portante significa che la modulazione DSB-SC richiede in trasmissione
meno potenza del!' AM per trasmettere lo stesso segnale. Questo vantaggio della modu-
lazione DSB-SC sull' AM è, però, ottenuto a spese di una maggiore complessità del rice-
vitore. La modulazione DSB-SC è perciò adatta per comunicazioni punto a punto che
richiedono un trasmettitore e un ricevitore. In questo tipo di comunicazione analogica, la
potenza trasmessa è costosa e l'uso di un ricevitore complesso è, perciò, giustificabile.
3. Modulazione in banda laterale unica (SSB), in cui solo la banda laterale superiore o
quella inferiore è trasmessa. È ottima nel senso che richiede la minima potenza tra-
smessa e la minima banda di canale per convogliare un segnale da un punto a un
altro. L'implementazione del trasmettitore SSB, però, pone diversi vincoli sul conte-
nuto spettrale del segnale modulante. Nello specifico, essa richiede la presenza di un
buco spettrale in bassa frequenza intorno alla frequenza zero come avviene, per esem-
pio, con i segnali vocali per applicazioni telefoniche.
4. Modulazione in banda vestigiale, in cui "quasi" un'intera banda laterale e un "vesti-
gio" dell'altra sono trasmesse in una prescritta modalità complementare. La modu-
lazione VSB richiede una banda di canale intermedia tra quelle richieste dai sistemi
SSB e DSB-SC, con il risparmio in banda che può essere significativo se si trattano
segnali modulanti con banda larga, come nel caso di segnali televisivi e di dati nume-
rici ad alta velocità.
Un ultimo commento è d'obbligo. Sebbene lo sviluppo della famiglia delle modulazioni
d'ampiezza sia stato motivato dalla sua diretta rilevanza per le comunicazioni analogiche,
molti aspetti di questo ramo della teoria della modulazione sono ugualmente applicabili alle
comunicazioni digitali. Se, per esempio, il segnale modulante nell'eq. (3.47) per l'onda
modulata viene limitato ad assumere i livelli -1 o + 1, rappresentativi rispettivamente di un
valore binario "O" e "1", siamo in presenza di una forma elementare di modulazione nume-
rica, nota come modulazione binaria a salti di fase (BPSK, dall'inglese Binary Phase Shift
Keying), che sarà ulteriormente discussa nel Capitolo 7.

3.17 In tutto il capitolo abbiamo considerato


c(t) = Ac cos(21Tfct)
come onda portante sinusoidale. Supponiamo ora di scegliere
c(t) = Ac sin(27rfct)
come onda portante sinusoidale. Per essere coerenti, supponiamo di definire anche
m(t) = Ac sin(21Tfmt)

(a) Valutare lo spettro della nuova definizione di AM:

dove ka è la sensitività in ampiezza.


(b) Confrontare il risultato ottenuto al punto (a) con quello studiato nell'Esempio 3.1.
(c) Quali cambiamenti la nuova formulazione del problema apporta alla formulazione della teo-
ria della modulazione illustrata nell'Esempio 3.1?
3.18. Si consideri il segnale modulante
m(t) = 20 cos(21Tt) volt
146 CAPITOLO 3 ;-:' MODUi.AZIONE D'AMPIEZZA IS BN 978-88-408-1387-5

e l'onda portante
c(t) = 50 cos(l007rt) volt

(a) Disegnare (in scala) l'onda AM risultante per una modulazione del 75%.
(b) Determinare la potenza sviluppata su un carico di 100 ohm da quest'onda AM.
3.19. Usando il segnale modulante
t
m(t) = - -
1+ {2

determinare e abbozzare in un disegno l'onda modulata con una modulazione d'ampiezza, la


cui percentuale di modulazione assuma i seguenti valori:
(a) 50%
(b) 100%
(c) 125 %
3.20 Si supponga un dispositivo non lineare, per il quale la corrente d'uscita i0 e la tensione d'ingresso
v; siano legate da

dove a1 e a3 sono costanti. Spiegare in che modo un tale dispositivo possa essere usato per otte-
nere la modulazione d'ampiezza. Potrebbe un tale dispositivo essere usato anche per la demo-
dulazione? Giustificare la risposta.
3.21 Si consideri l'onda modulata in DSB-SC, ottenuta usando l'onda modulante sinusoidale
m(t) = A 111 cos(27rfn/)
e l'onda portante
c(t) = A c cos(27Tfct + </>)
L'angolo di fase </>, che rappresenta la differenza di fase tra c(t) e m(t) al tempo t = O, è varia-
bile. Abbozzare in un disegno quest'onda modulata per i seguenti valori di </>:
(a) </>=O
(b) = 45°
</>

(e) </>= 90°


(d) </> = 135°
Commentare i risultati ottenuti.
3.22 Dato il dispositivo non lineare descritto nel Problema 3.20, spiegare come possa essere usato
per la realizzazione di un modulatore a prodotto.
3.23 Considerare un segnale modulante m(t} con lo spettro mostrato in figura 3.31. La banda del
segnale modulante sia W = 1 kHz. Questo segnale è applicato a un modulatore a prodotto
insieme a un'onda portante A, cos(27r{,t) per produrre l'onda modulata in DSB-SC, s(t). Que-
st'onda modulata è poi applicata a un demodulatore coerente. Assumendo sincronismo per-
fetto tra le onde portanti nel modulatore e nel rivelatore, determinare lo spettro dell'uscita dal
rivelatore quando: (a) la frequenza della portante f, =1,25 kHz e (b) la frequenza della portante
f, = 0,75 kHz. Qual è la più bassa frequenza di portante per la quale ciascuna componente del-
l'onda modulata s(t) è univocamente determinata da m( t) ?

-W o w FIGURA 3.3 1
Problemi avanzati 147

3.24 Considerare un'onda composita ottenuta aggiungendo una portante non coerente Ac cos(27rfct
+ l/J) a un'onda DSB-SC cos(2rcfct)m(t). Quest'onda composita è applicata a un rivelatore a invi-
luppo ideale. Trovare la risultante uscita dal rivelatore per
(a) </>=O
(b) lfJ t= O e I m(t)I « AJ2
3.25 Un'onda DSB-SC sia demodulata applicandola a un rivelatore coerente.
(a) Valutare l'effetto di un errore di frequenza M nell'oscillazione locale del rivelatore, misu-
rato rispetto alla frequenza di portante dell'onda modulata DSB-SC in ingresso.
(b) Nel caso di segnale modulante sinusoidale, mostrare che, a causa di questo errore di fre-
quenza, l'onda demodulata presenta dei battimenti alla frequenza errore. Illustrare la rispo-
sta mediante un disegno di quest'onda demodulata. (Un battimento si riferisce a un segnale
la cui frequenza è la differenza tra le frequenze di due segnali in ingresso).
3.26 Si consideri un impulso di ampiezza A e durata T. Questo impulso sia applicato a un modula-
tore SSB e produca l'onda modulata s(t). Si determini l'inviluppo di s(t) e si mostri che questo
inviluppo presenta dei picchi all'inizio e alla fine dell'impulso.
3.27 (a) Si consideri un segnale modulante m(t) contenente componenti di frequenze 100, 200 e
400 Hz. Questo segnale sia applicato a un modulatore SSB, insieme a una portante di
100 kHz, mantenendo la sola banda laterale superiore. Nel rivelatore coerente usato per recu-
perare m(t) l'oscillatore locale fornisca un'onda sinusoidale con frequenza 100,02 kHz. Si
determinino le frequenze delle componenti all'uscita del rivelatore.
(b) Si ripeta l'analisi assumendo che sia la sola banda laterale inferiore ad essere trasmessa.
3.28 In tutto il capitolo, abbiamo espresso una portante sinusoidale nella forma
c(t) = Ac cos(21rfct)
dove Ac è l'ampiezza della portante e fc la sua frequenza. Nel Capitolo 7 che tratta delle tecni-
che di modulazione numerica passa banda, troviamo più conveniente esprimere la portante
nella forma
c(t) = Ji cos(27rfct)

dove Tb è l'intervallo di tempo allocato alla trasmissione del simbolo 1 o del simbolo O. Determinare
il valore Ac dell'ampiezza della portante affinché l'energia per simbolo in c(t) sia uguale all'unità.

~~ PROBLEMI AVANZATI
i)

3.29 Per un diodo a giunzione p-n, la corrente i attraverso il diodo e la tensione vai suoi capi sono
legate dalla relazione

dove Io è la corrente di saturazione inversa e Vy è la tensione termica definita da


_ kT
VT -
e
dove k è la costante di Boltzmann in joule per grado Kelvin, Tè la temperatura assoluta in
gradi Kelvin ed e è la carica di un elettrone. A temperatura ambiente, Vy = 0,026 volt.
(a) Espandere i in una serie di potenze div conservando i termini fino a v3.
(b) Sia

v = 0.01 cos(2nfmt) + 0.01 cos(27rfct) volt


dove fm = 1 kHz e fc = 100 kHz. Determinare lo spettro della corrente i risultante nel diodo.
(c) Specificare il filtro passa banda necessario per estrarre dalla corrente nel diodo un'onda
AM con frequenza di portante fc·
(d) Qual è la percentuale di modulazione di quest'onda AM?
148 CAPITOLO 3 i'J MODULAZIONE D'AMPIEZZA ISBN 978-88-408-1387-5

3.30 Si consideri il sistema di multiplazione con portanti in quadratura dì figura 3.17. Il segnale mul-
tiplo s(t) prodotto all'uscita del trasmettitore nella parte (a) di questa figura è applicato a un
canale trasmissivo con funzione di trasferimento H(f). L'uscita da questo canale è, a sua volta,
applicata all'ingresso del ricevitore nella parte (b) di figura 3.17. Dimostrare che la condizione
H(fc + f) = H*(fc - f), per O s f s W
è necessaria per il recupero dei segnali modulanti m 1 (t) e m2(t) all'uscita del ricevitore; fc è la
frequenza della portante, W è la banda del segnale modulante. L'asterisco in H'(fc- f) indica la
complessa coniugazione.
Suggerimento: Valutare gli spettri delle due uscite dal ricevitore.
3.31 (a) Sia Su(t) un'onda SSB ottenuta trasmettendo la sola banda laterale superiore e sia su(t) la
sua trasformata di Hilbert. Dimostrare che

m(t) = ~ [su(t) cos(27rfct) + su(t) sin(27rfct)]


e

e
m(t) = ~ [su(t) cos(27rfct) - Su(t) sin(27rfct)]
e

dove m(t) è il segnale modulante, m(t) è la sua trasformata di Hilbert, fc la frequenza della
portante e Ac è l'ampiezza della portante.
(b) Dimostrare che le equazioni corrispondenti in termini dell'onda SSB s1(t) ottenuta trasmet-
tendo la sola banda laterale inferiore sono

m(t) = ~ [s1(t) cos(27rfct) + s1(t) sin(27rfct)]


e

e
m(t) = ~ [s1(t) cos(27rfct) - s1(t) sin(27rfct)]
e

(e) Usando i risultati dei punti (a) e (b), si traccino gli schemi a blocchi di un ricevitore per
demodulare un'onda SSB.
Nota: La trasformata di Hilbert è definita nel Problema 2.52; si veda anche la nota 4 di questo
capitolo.
3.32 In questo problema continuiamo la discussione sulla modulazione VSB per il caso in cui si tra-
smetta un vestigio della banda laterale inferiore; la figura 3.24 rappresenta la risposta in fre-
quenza H(fJ del filtro sagomatore di banda laterale usato per generare una tale onda mQ_,dulata.
In particolare, esaminare la rappresentazione complessa di questo filtro, indicat<l,COn H(f).
Siano Hr(fJ e HQ(fJ rispettivamente le componenti in fase e in quadratura dì H(f).
Dimostrare che nell'intervallo -W $ f $ W abbiamo
(a) Hr(fJ rappresenta un filtro passa tutto; cioè, la risposta in frequenza del filtro è costante
come indicato da
H(fJ = 1, per - W::;; f::;; W
dove W è la banda del segnale modulante.
(b) HQ(f! rappresenta un filtro passa basso con una risposta in frequenza a simmetria dispari,
descritto dalle seguenti tre relazioni
1. HQ(-fi =-HQ(fJ, -W$fS W
2. HQ(O) =O
3. HQ(fJ = 1 per -fv S, f S, W
dove fv è la larghezza della banda vestigiale.
MODULAZIONE ANGOLARE

Nel capitolo precedente abbiamo esaminato gli effetti di lente variazioni, in accordo con il
segnale che porta l'informazione, nell'ampiezza di un'onda portante sinusoidale della
quale si mantiene costante la frequenza. C'è un altro modo di modulare un'onda portante
sinusoidale, vale a dire la modulazione angolare, nella quale la fase dell'onda portante
viene variata in accordo con il segnale che porta l'informazione. In questa seconda famiglia
di tecniche di modulazione l'ampiezza dell'onda portante è mantenuta costante.
Un'importante caratteristica della modulazione angolare è che essa può fornire una
migliore discriminazione nei confronti del rumore e delle interferenze della modulazione
d'ampiezza. Come sarà mostrato nel Capitolo 9, però, questo miglioramento nelle presta-
zioni è ottenuto a spese di un aumento della banda di trasmissione; vale a dire, la modula-
zione angolare ci fornisce un metodo pratico di scambiare banda di canale con prestazioni
migliorate nei confronti del rumore. Un tale compromesso non è realizzabile con la modu-
lazione d'ampiezza. D'altra parte, il miglioramento nelle prestazioni nei confronti del
rumore della modulazione angolare è ottenuto a costo di un aumento nella complessità del
sistema sia nel trasmettitore, sia nel ricevitore.
Il materiale presentato in questo capitolo sulla modulazione angolare ci insegnerà tre
lezioni:
~ Lezione 1: La modulazione angolare è un processo non lineare, cosa che testimonia della
sua natura sofisticata. Nel contesto delle modulazioni analogiche, questa particolarità
della modulazione angolare ha due implicazioni:
,,, In termini analitici, l'analisi spettrale della modulazione angolare è complicata.
t" In termini pratici, l'implementazione della modulazione angolare è impegnativa.

Entrambe queste affermazioni sono fatte avendo la modulazione d'ampiezza come riferi-
mento.
~Lezione 2: Mentre la banda di trasmissione di un'onda modulata d'ampiezza (in una qua-
lunque delle sue varianti) è di estensione limitata, la banda di trasmissione di un'onda
modulata angolarmente assume larghezza infinita, almeno in teoria.

~Lezione 3: Poiché l'ampiezza dell'onda portante è mantenuta costante, ci aspettiamo intui-


tivamente che il rumore additivo abbia un effetto minore sulle prestazioni della modula-
zione angolare di quanto non accada con la modulazione d'ampiezza.
150 CAPITOLO 4 E;: MODULAZIONE ANGOlARE ISBN 978-88-408-1387-5

Sia 8i(t) l'angolo all'istante t di una portante sinusoidale modulata; si assume che esso sia
funzione del segnale d'informazione o messaggio. Rappresentiamo la risultante onda modu-
lata angolarmente come
(4.1)
dove Ac è l'ampiezza della portante. Un'oscillazione completa si ha ogni volta che la fase
8;(t) cambia di 2rr radianti. Se e;(t) aumenta monotonamente col tempo, la frequenza media
in hertz, su un piccolo intervallo da t a t + M è data da
e,(t + lit) - e;(t)
fo.,(t) = 2Tr lit
Facendo tendere a zero l'intervallo di tempo M si arriva alla seguente definizione della fre-
quenza istantanea del segnale modulato angolarmente s(t):
f;(t) = lim ft:.t(t)
M->O

=
. [et(t +
hm
M) - ei(t)J
òt-> O 2Tr lit
1 d8;(t )
(4.2)
27T' dt
dove, nell'ultima riga, abbiamo invocato la definizione di derivata dell'angolo e;(t) rispetto
al tempo t.
Perciò, in accordo con l'eq. (4.1), possiamo interpretare il segnale modulato ango-
larmente s(t ) CQ.I_TI.f! _ l,l,I,l: _':'..~..t.Ec::>.re.r.c::>.tante di li:!:ig4~g~_Ac~dgse fW}. La velocità angolare di
tale f~~q.~~ è de;(t)/dt, misu;~ta ;;;·r~dTa;·ti al secondo. Nel caso semplice di una portante
non modulata, la fase O;(t) è
per m(t) =O

e il fasore corrispondente ruota con una velocità angolare costante pari a 27if, radianti al
secondo. La costante <Pc definisce la fase della portante non modulata nell'istante t = O.
C'è un infinito numero di modi in cui la fase può essere fatta variare in funzione del
segnale modulante. Noi, però, considereremo solo i due metodi usati comunemente, la
modulazione di fase e la modulazione di frequenza, qui di seguito definite:
1. Modulazione di fase (PM da Phase Modulation) è quella forma di modulazione ango-
lare in cui l'angolo istantaneo 8i(t) viene fatto variare proporzionalmente al segnale
modulante m(t) come indicato dalla
(4.3)
Il termine 27ifct rappresenta la fase della portante non modulata con la costante <Pc
posta uguale a zero per semplicità di notazione; la costante.kp rappresenta il fattore
di sensibilità di fase del modulatore, espresso in radianti per volt nell'ipotesi che m(t) ;
sia una forma d'onda di tensione. L'onda modulata di fase è corrispondentemente
descritta nel dominio del tempo da
s(t ) = A c cos[27Tfct + kpm(t)J
2. Modulazione di frequenza (FM da Frequency Modulation) è quella forma di modu-
lazione angolare in cui la frequen za istantanea f;(t) viene fatta variare proporzional-
mente al segnale modulante m(t) come indicato nella
(4.5)
4.2 Proprietà delle onde modulate angolarmente 151

@, TABELLA 4. 1 Sommario delle definizioni base nella modulazione d'angolo.


~-:'. ~~~~~~~~

Modulazione di fase Modulazione di frequenza Commenti

Fase
istantanea O;(t)
2nfçt + kµm (t) 2nfct + 2nkr r
o
m(r) dr
A c: ampiezza della portante
fc: frequenza della portante
m(t): segnale modulante
k P: fattore di sensitività
di fase
k/ fattore di sensitività
di frequenza

kp d
Frequenza f.e + - - m(t)
2n dt f, + kr m(t)
istanta

Onda
modulata s(t)
Ac cos[ 2nfJ + 2nkr r()
m(r) dr ]

Il termine costante fc rappresenta la frequenza della portante non modulata; la costante


kr rappresenta il fattore di sensibilità in frequenza del modulatore, espresso in hertz
per volt nell'ipotesi che m(t) sia una forma d'onda di tensione. Integrando l'eq. (4.5)
rispetto al tempo e moltiplicando il risultato per 2n, otteniamo

8;(t) = 2'lT f f;( T) dT

r
o

= 27Tfct + 27Tkf m(T) dT (4.6)


o
dove il secondo termine rappresenta l'aumento o la diminuzione di fase istantanea 8;(t)
dovuta al segnale modulante m(t). L'onda modulata di frequenza è perciò

s(t) = A, cos[ 21ffct + 21Tk1 r


o
m(r) dr] (4.7)

La tabella 4.1 riassume le definizioni base coinvolte nella generazione di onde modulate
angolarmente. Queste definizioni si applicano a tutti i tipi di messaggi, siano essi di tipo
analogico o digitale.

E 4~2 Proprietà delle onde modulate


I! angolarmente
Le onde modulate angolarmente sono caratterizzate da alcune importanti proprietà, che con-
seguono dalle definizioni base riassunte nella tabella 4.1. In effetti, sono queste proprietà
che pongono le onde modulate angolarmente in una famiglia a parte e le distinguono dalla
famiglia delle onde modulate d'ampiezza, come illustrato dalle forme d'onda mostrate in
figura 4.1 nel caso di modulazione sinusoidale. Le figure 4.l (a) e 4.l(b) rappresentano,
rispettivamente, portante e segnale modulante sinusoidali. Le figure 4.l(c), 4.l(d) e 4.l(e)
mostrano, rispettivamente, le corrispondenti onde modulate d'ampiezza (AM), di fase (PM)
e di frequenza (FM).
152 CAPITOLO 4 "' MomJLAZIONE ANGOLARE ISBN 978-88-408-1387-5

onnoAAOOAAAonnnoono~
vVVVVVUUVVVVVVVVVVVV (a)

L"\ ~
(b)

(e)

(d)

(e) -time

FIGURA 4. l Illustrazione di onde AM, PM ed FM prodotte da un tono singolo.


(a) Onda portante. (b) Segnale modulante sinusoidale. (e) Portante modulata
d'ampiezza. (d) Portante modulata di fase. (e) Portante modulata di frequenza. ·
4.2 Proprietà delle onde modulate angolarmente 153

PROPRIETÀ l Costanza della potenza trasmessa Da entrambe le equazioni (4.4) e


(4.7) vediamo facilmente che l'ampiezza di onde PM e FM è mantenuta a un valore costante
uguale all'ampiezza Ac della portante per tutto il tempo t, indipendentemente dai fattori di
sensibilità kp e kr- Questa proprietà è ben evidenziata dall'onda PM di figura 4.1 (d) e dal-
l'onda FM di figura 4.l(e). Di conseguenza, la potenza media trasmessa di onde modulate
angolarmente è una costante, come mostrato da
1 ?
Pav = 2A~ (4.8)

dove si è assunto che la resistenza di carico sia 1 ohm.

PROPRIETÀ 2 Non-linearità del pA""ocesso di modulazione Un'altra proprietà carat-


teristica della modulazione angolare è il suo carattere non lineare. Diciamo questo perché
sia onde PM, sia onde FM violano il principio di sovrapposizione degli effetti. Supponiamo,
per esempio, che il segnale modulante m(t) sia costituito da due diverse componenti m 1 (t)
e m1(t), come mostrato da

s(t), si(t) e s2(t) indichino le onde PM prodotte rispettivamente da m{t), mi(t) e m 2 {t) in
accordo con l'eq. (4.4). Alla luce di questa equazione, possiamo esprimere queste onde PM
come segue:
s(t) = A, cos[27Tfct + kp(m 1(t) + m 2(t))]

s1(t) =A, cos[27Tfct + kpm 1(t)]


e
s2(t) = Ac cos[21T[J + kPm 2(t)]
Da queste espressioni, nonostante il fatto che m(t} = mi(t) + m 2 (t), vediamo facilmente che
il principio di sovrapposizione degli effetti è violato perché
s(t) * s1(t) + sit)
~ Esercizio 4.1 Usando l'eq. (4.7), mostrare che anche le onde FM violano il principio di
sovrapposizione degli effetti. <llll

Il fatto che il processo di modulazione angolare è non-lineare complica l'analisi SRettrale


e l'analisi in presenza di rumore di onde PM e FM, rispetto alla modulazione d'ampiezz'a. Per
lo stesso motivo, il processo di modulazione angolare ha benefici pratici suoi particolari. Per
esempio, la modulazione di frequenza offre in presenza di rumore prestazioni migliori rispetto
alla modulazione d'ampiezza, cosa che è attribuibile al carattere non-lineare della modulazione
di frequenza.

PROPRIETÀ 3 Irregolarità degli attraversamenti per lo zero Una conseguenza del


consentire alla fase istantanea 8dt) di diventare dipendente dal segnale modulante m(t)
J;
come nell'eq. (4.3), o dal suo integrale m( T) dr, come nell'eq. (4.6), è che, in generale,
gli attraversamenti dello zero di un'onda PM o FM non hanno più una perfetta regolarità
nella loro spaziatura lungo l'asse del tempo. Gli attraversamenti dello zero sono definiti
come quegli istanti di tempo in cui una forma d'onda cambia la sua ampiezza da un valore
o
positivo a uno negativo viceversa. In un certo senso, l'irregolarità degli attraversamenti
dello zero nelle onde modulate angolarmente è attribuibile anch'essa al carattere non-
lineare del processo di modulazione. Per illustrare questa proprietà, possiamo confrontare
l'onda PM di figura 4.l(d) e l'onda FM di figura 4.l(e) con la figura 4.l(c) per la corri-
spondente onda AM.
154 CAPITOLO 4 ~,,, MODULAZlONE ANGOIARE ISBN 97 8-88-4 08-1387-5

Possiamo però citare due casi particolari nei quali la regolarità negli attraversamenti
dello zero è conservata nella modulazione angolare:
1. Il segnale modulante m(t) aumenta o diminuisce linearmente con il tempo t, nel
qual caso la frequenza istantanea fi(t) dell'onda PM passa da quella della portante
non modulata fc a una nuova frequenza costante, il cui valore dipende dalla pen-
denza di m(t)
2. Il segnale modulante m(t) è mantenuto a un valore costante, positivo o negativo,
nel qual caso la frequenza istantanea f;(t) dell'onda FM passa dal valore della
portante non modulata fc a un nuovo valore costante funzione del valore costante
di m(t)
In ogni caso, è importante notare che nella modulazione angolare if,c9ntenuto informativo
del messaggio m(t) risiede negli attraversamenti dello.zero dell'onda modulata. Questa
dfférmazione è valida purché la frequenza della portante sia grande rispetto alla frequ enza
più alta dello spettro del segnale m(t).

PROPl.UETÀ 4 Difficoltà nel visualizzare la forma d'o nda del segnale modu -
fante Nell'AM vediamo la forma d'onda del segnale modulante come inviluppo del-
l'onda modulata, sempre che, naturalmente, l'indice di modulazione sia inferiore al
100%, come mostrato in figura 4.1 (c) nel caso di modulazione sinusoidale. Non è così
nella modulazione angolare, come evidenziato dalle corrispondenti form e d'onda delle
figure 4.l(d) e 4.l(e}, rispettivamente per PM e FM. In generale, la difficoltà nel visua-
lizzare la forma d'onda modulante in onde modulate angolarmente è anche attribuita al
loro carattere non-lineare.

PROPRIETA 5 Compromesso t-ra banda di trasmissione e prestazioni in pre-


senza di l'umore Un importante vantaggio della modulazione angolare sulla modu-
lazione d'ampiezza è l'ottenimenf_Q çl(p!J!_stazLonL111igji9.riii.:z pr~5g_11;u1,_.cf.iziar1Qr_e. Questo
vantaggio è attribuitoai7iii~·-che la tras;;.;,issione di un seg;;ale, ottenuta modulando
l'angolo di un'onda portante sinusoidale, è.iJt~!J O}ensibile alla presenza di rumore addi-
tivo della trasmissione mediante modulazione dell'ampiezza della portante. Il migliora-
mento- --delle--presfaiìi5rìTTn: présenza di rumore è, però, ottenuto a spese di un
corrispondente CJ!tmento nella banda richiesta per la trasmissione mediante modulazione
angolare. In altre- parolé, l'uso della modulazione angolare offre la possibilità di scam-
biare un aumento della banda in trasmissione con un miglioramento nelle prestazioni in
presenza di rumore. Un tale compromesso non è possibile con la modulazione d'am-
piezza, poiché la banda richiesta in trasmissione da un'onda modulata in ampiez~a è fis-
sata a un valore compreso tra la banda W e 2 W del messaggio, in funzione del tipo di
modulazione adottato. L'effetto del rumore sulla modulazione angolare è discusso nel
Capitolo 9.

ESEMPIO 4.1 Attraversamenti dello zero

Si consideri un'onda modulante m(t), che aumenta linearmente con il tempo t, a partire da
t = O come indicato da

m(t)
=
O, t <O
{at,
t :::: O

dove a è la pendenza (fig. 4.2 (a)) . In quanto segue, studiamo gli attraversamenti dello zero
delle onde PM e FM prodotte da m(t) per il seguente set di parametri:
1
fc = 4Hz
a = 1 volt/ s
.
4.2 Proprietà delle onde modulate angolarmente 155

m(<) I~",.,,

Ò ------~~ tempo t

(a)

Onda modulata di fase sp(t)

(b)

Onda modulata di frequenza sr(t)

- tempot

(e)

FIGl.IRA 4.2 Apartire dal tempo t =O, lafiguramostra(a)il segnalemodulante in(t)


che aumerita linearmente, (b) l;oridamodwafa di fase e(c)Tòndà modi.ilata.di frequenza: ·

l. Modulazione di fase: fattor.e di sensibilita di fa.sekp <:. rt/2 radianti/volt. Appficando l'eq:
(4.4) all'm(t} dato, si ottiene l'onda PM ·· · ·

s(t) = {~: ~~:~i:1it kpat), !t~


che è rappresentata in figi.ira •4.2(b} pèr A, volt .·.
Sia t,, l'istante di tempo in cui l'onda PMpassa per lo zero; questo accade ògnLyolta
che l'angolo dell'onda PM è un inultiplodispari di W2. Perciò si può sèrivere . ·...·· .·

n =O, l, 2, ...
. '

che è un'equazione lineare in tn. Risolvendo questa equazione rispetto a t,,, otteniamo la
formula lineare
1
2+n
tn =.·· ·.··.·····.
... .•. ..k·.p
2f, +-a
1T

Sostituendo i valori assegnati per a, f, e kp in questa formula, otteniamo


1
tn = 2 + n, n =O, 1, 2, ...

dove tn è misurato in secondi.


156 C APITOLO 4 M ODUIAZIONE ANGOLARE ISBN 978-88-408-1387-5

2. Modulazione di frequenza: fattore di sensibilità in frequenza kr = 1 Hz/volt. Applicando


l'eq. (4.7) si ottiene l'onda FM

s(t) = {A, cos(27rf,t),+


A,
cos(27rf,t 7Tk1at
2
), t ;;:::: O
t < O

che è rappresentata in figura 4.2(c).


Utilizzando la definizione di attraversamento dello zero, possiamo scrivere

n =O, 1, 2, . ..

che è un'equazione quadratica in tn. La radice positiva di questa equazione, cioè

t,. = a~r(-r, + ~ f~ + akrG + n)). n= o, 1, 2,. ..

definisce la formula risolutiva per t,,. Sostituendo i valori assegnati per a, fc e kr in que-
sta formula quadratica, otteniamo

t.n = ..!.(-1
4 + v'9 + t6n) ' n =O, 1, 2, ...

dove tn è ancora misurato in secondi.


Confrontando i risultati per gli attraversamenti dello zero ottenuti per onde PM e FM, possiamo
fare le seguenti osservazioni, una volta che il segnale modulante con andamento lineare con il
tempo comincia ad agire sull'onda portante sinusoidale:
1. Per la PM, la regolarità degli attraversamenti dello zero è mantenuta; la frequenza istanta-
nea cambia d<il valore fc = 1/4 Hz in assenza di modulazione al nuovo valore costante di
1
f, + kp(a/ 27r) = 2Hz.

2. Per la FM, gli attraversamenti dello zero assumono un andamento irregolare; come c'era
da aspettarsi, la frequenza istantanea aumenta linearmente col tempo t.

Le forme d'onda delle portanti modulate angolarmente di figura 4.2 dovrebbero essere
confrontate con le corrispondenti di figura 4.1. Mentre nel caso di modulazione sinusoi-
dale rappresentato in figura 4.1 è difficile riscontrare differenze tra PM e FM, non è così
nel caso di figura 4.2 . In altre parole, a seconda della forma d'onda modulante, è possibile
-~
per PM e FM esibire forme d'onda totalmente differenti.

w 4~3 Relazioni tra onde


$t.·: PMeFM

Esaminando le definizioni delle equazioni (4.4) e (4.7), vediamo che un'onda FM può
essere vista come un'onda PM prodotta dal segnale modulante m( 'T ) d'T invece che da J;
m (t ). Questo significa che un'onda FM può essere generata dapprima integrando rispetto
al tempo il segnale modulante m(t) e poi usando il segnale così ottenuto come ingresso a
un modulatore di fase, come mostrato in figura 4.3(a).
Al contrario, un'onda PM può essere vista come un'onda FM prodotta dal segnate
modulante dm (t)ldt. Perciò, un'onda PM può essere generata dapprima differenziando m(t)
rispetto al tempo te poi usando il segnale risultante come ingresso a un modulatore di fre-
quenza, come mostrato in figura 4.3(b).
4.4 Modula~done di freq uenza a banda stretta 157

(a)

(b)

F lGURA 4.3 Illustrazione della relazione esistente tra modulazione di frequenza e


modulazione di fase. (a) Schema di principio per la generazione di un'onda FM utilizzando
un modul atore di fase . (h) Schema di principio per la generazione di un 'onda PM usando un
modulatore di frequenza.

Ne consegue, perciò, che la modulazione di fase e la modulazione di frequenza sono


legate in modo univoco l'una all'altra. Questa relazione, d'altro canto, significa che pos-
siamo dedurre le proprietà della modulazione di fase da quelle della modulazione di fre-
quenza e viceversa. Per questo motivo, in questo capitolo focalizzeremo molta parte della
discussione sulla modulazione di frequenza.

fio. Eserdzio 4 .2 Lo schema mostrato in figura 4.3 (a) fornisce le basi per la generazione indi-
retta di un'onda FM. Il modulatore di fase è definito dall'eq. (4.4 ). Mostrare che, se l'onda FM
risultante deve avere esattamente la forma definita nell'eq. (4 .7), il fattore di sensibilità di fase kp
del modulatore di fase è legato al fattore di sensitività di frequenza krnell'eq. (4.7) dalla formula
kP = 21rk1T
dove Tè l'intervallo sul quale è effettuata l'integrazione in figura 4.3(a). Giustificare la dimen-
sionalità di questa espressione. <rii!

"_r,;.',· 4~4 Modulazione di-frequenza


"
~~:
a banda stretta
Nella Sezione 4.2 abbiamo sottolineato il fatto che un'onda FM è una funzione non lineare
del segnale modulante. Questa proprietà rende l'analisi spettrale di un'onda FM un com-
pito molto più difficile che per la corrispondente onda modulata AM.
Come possiamo allora affrontare l'analisi spettrale di un'onda FM? Noi proponiamo
di fornire una risposta empirica a questa importante domanda procedendo nel seguente modo:
... Consideriamo dapprima il caso semplice della modulazione con un tono singolo che
produca un'onda FM a banda stretta.
t- Consideriamo successivamente il caso più generale, sempre utilizzando la modulazione
0..

con singolo tono sinusoidale, ma questa volta con l'onda FM a larga banda.
Potremmo, ovviamente, fare un passo avanti e considerare il caso più elaborato di un'onda
FM multitono. Tuttavia noi proponiamo di non fare così, poiché il nostro immediato obiet-
tivo è di stabilire una relazione empirica tra la banda di trasmissione di un 'onda FM e la
158 CAPffO LO 4 ,,,. MODULAZIONE ANGOLARE ISBN 978 -8 8-408-1387-5

banda del segnale. Come vedremo successivamente, l'analisi spettrale a due passi descritta
prima, ci fornisce un quadro sufficientemente approfondito da proporre un'utile soluzione
al problema.
Consideriamo quindi un'onda modulante sinusoidale definita come
m(t) = Am cos(27Tfmt) (4.9)
La frequenza istantanea dell'onda FM risultante è
f;(t) = f c + k1A m cos(27Tfmt)
= f c + 6.f cos(27Tfmt) (4.10)
dove
(4.11)
La quantità,1( è detta devia_zione di frequenza e rappresenta la massima_differenza tra
frequèiiza Istantanea deil'·o-nda FM e-frequenza della portante fC' Ùnà- tàratteristica fon-
damentale della modulazione di frequenza sinusoidale è che la deviazione di frequenza t:.f
è proporzionale all'ampiezza del segnale modulante e indipendente dalla frequenza modu-
lante.
Usando l'eq. (4.10) nella prima riga dell'eq. (4.6), l'angolo lW) dell'onda FM è otte-
nuto come
tif
8;(t) = 2nfct + -f, sin(27Tfmt) (4.12)
m

Il rapporto tra la deviazione in frequenza ,tj,f e la frequenza del segnale modulante f m è


comunemente detto indice di modulazione dell'onda FM. Denotiamo questo nuovo para-
metro con f3 e così possiamo scrivere
tif
f3 =- (4.13)
fm
·"•
e
O;(t) = 27Tfct + f3 sin(21Tf,nt) (4.14)
Dall'eq. (4.14) notiamo che, in termini fisici, il parametro /3 rappresenta la deviazione di
fase dell'onda FM, cioè la massima differenza tra l'angolo B;(t) e l'angolo 27r{çt della por-
tante non modulata. Perciò, f3 è misurata in radianti.
L'onda FM è data da
(4.15)
Affinché l'onda FM s(t) dell'eq. (4.15) sia a banda stretta, l'indice di modulazione f3
deve essere piccolo rispetto a 1 radiante. Per procedere oltre, usiamo l'identità trigono-
metrica
cos(A + B) = cos A cos B - sin A sin B

per espandere l'eq. (4.15) come


s(t) = Ac cos(2'1Tfct) cos[/3 sin(27T/mt)] - A c sin(27T/J) sin[/3 sin(27Tfmt) J (4.16)
Quindi, a condizione che l'indice di modulazione /3 sia piccolo rispetto a 1 radiante, pos-
siamo usare le seguenti due approssimazioni per tutti gli istanti di tempo t:
cos[/3 sin(27Tfmt)] = 1
e
sin[/3 sin(27Tfmt) ] = f3 sin(Zr.fmt)
4.4 M odu lazione di frequenza a banda stretta 159

dulatore di fase
a banda stretta
r-----------------------I
1
Segnale >
·. •
. I

J
..·• .·• . .·· · < · · · .
modulante ~ lntegratore ~ ~o~ul.atore
a prot:_d
1
.otto f,
Ac sin(2 , t)
Jl: :
I: --!--.

I
Onda FM
a banda stretta

: Sfasa~r~ di J Onda portante


: -90° 1 Accos(2 fJ)
I I
I ..
I

FIGURA 4.4 Schema a blocchi di un metodo indiretto per generare un 'onda FM a banda stretta.

Conseguentemente, l'eq. (4.16 ) si semplifica in


s(t) ~ Ac cos(27rfct) - f3A c sin(21TfJ) sin(21Tf,nt) (4.17)
L'equazione (4.17) definisce la forma approssimata di un'onda FM a banda stretta prodotta
dall'onda modulante sinusoidale Amcos(21C{,nt). Da questa rappresentazione approssimata,
deduciamo lo schema a blocchi del modulatore mostrato in figura 4.4. Questo modulatore
contempla l'invio su due rami della portante Accos(27rfct). Un cammino è diretto; l'altro con-
tiene una rete sfasatrice di -90 gradi e un modulatore a prodotto, alla cui uscita è presente
un'onda modulata DSB-SC. La differenza tra questi due segnali produce un'onda FM a
b.a nda stretta, anche se con qualche distorsione in ampiezza, come la successiva discus-
sione evidenzierà.
Idealmente un'onda FM ha inviluppo costante e, nel caso di un segnale modulante
sinusoidale di frequenza fm, l'angolo ei(t) è anch'esso sinusoidale con la stessa frequenza.
Tuttavia l'onda modulata prodotta dal modulatore a banda stretta di figura 4.4 differisce
da questa condizione ideale in due aspetti fondamentali:
1. L'inviluppo contiene una modulazione d'ampiezza residua che varia con il tempo.
2. L'angolo e;(t) contiene una qistorsi()ne qrmonica sotto forma di terza armonica e
armoniche superiori della freq-;-;;;~7~7;;;--- ....".... ----- ·

._ Esercizio 4.3 La rappresentazione cartesiana di segnali passa banda discussa nella Sezione
3.8 è ideale per schemi di modulazione lineare, esemplificati dalla famiglia delle modulazioni
d'ampiezza. D'altra parte, la rappresentazione polare
s(t) = a(t) cos [27Tfct + <;b(t)]
si adatta bene a schemi di modulazione non lineari, esemplificati dalla famiglia delle modula-
zioni d'angolo. a(t) in questa nuova rappresentazione è l'inviluppo di s(t) e 4J(t) è la sua fase.
Partendo dalla rappresentazione (vedi l'eq. (3.39))
s(t) = s 1 (t) cos(27Tfct) - sQ(t) sin(27Tfct)

dove s1(t) è la componente in fase e sQ(t) la componente in quadratura, possiamo scrivere


2 2 .!.
a (t) = [s1(t) + sQ(t ) ]2
e

~(t) = tan-{:~t~J
Mostrare che la rappresentazione polare di s(t) in termini di a(t) e l/J(t) è esattamente equiva-
lente alla sua rapp resentazione cartesiana in termini di sr(t) e sQ(t). ~
160 CAPITOLO 4 1:,; MODULAZIONE A."IGOl..ARE ISBN 978-88-408-1387-5

> Esercizio 4.4 Si consideri l'onda FM a banda stretta approssimativamente definita dal-
l'eq. (4.17). Proseguendo l'Esercizio 4.3, effettuare i calcoli seguenti:
(a) Determinare l'inviluppo di quest'onda modulata. Qual è il rapporto tra i valori massimo
e minimo di questo inviluppo?
(b) Determinare la potenza media dell'onda FM a banda stretta, espressa come percentuale
della potenza media della portante non modulata.
(e) Espandendo l'argomento O(t) = 27rfct + ~(t) dell'onda FM a banda stretta s(t) sotto forma
di una serie di potenze, e limitando l'indice di modulazione f3 a un valore massimo di 0.3
radianti, mostrare che

Qual è il valore della distorsione armonica per f3 = 0,3 radianti?


Suggerimento: Per piccoli valori dix, vale la seguente approssimazione in serie di potenze

In questa approssimazione i termini con x 5 e quelli con potenze più alte sono ignorati, cosa
giustificabile quando x è piccolo rispetto all' unità. ~

Il punto importante da notare nell'Esercizio 4.4 è che limitando l'indice di modulazione a


f3 : : ;
0,3 radianti, gli effetti della residua modulazione d'ampiezza e distorsione armonica
sono mantenuti a livelli trascurabili. Siamo quindi incoraggiati a procedere oltre nell'uso
dell'eq. (4.17), sempre che [3 :5 0,3 radianti. In particolare, possiamo espandere ulte-
riormente l'onda modulata in tre componenti spettrali:

(4.18)

Questa espressione è alquanto simile a quella che definisce un'onda AM, che è qui ripresa
dall'Esempio 3.1 del Capitolo 3:

1
sAM(t) = Ac cos(27Tfct) + 2µ,A,{cos[27r(/c + fm)t] + cos[27r(/c - fm)t]} (4.19)

doveµ è l'indice di modulazione del segnale AM. Confrontando le equazioni (4.18) e (4.19)
e trascurando le rispettive costanti, notiamo che, nel caso di modulazione sinusoidale, la
differenza sostanziale tra un'onda AM e un onda FM a banda stretta è che il segno della
banda laterale inferiore nella FM a banda stretta è cambiato. Ciononostante, un'onda FM
a banda stretta richiede essenzialmente la stessa banda di trasmissione (cioè 2fm, per modu-
lazione sinusoidale) di un'onda AM.

f:;:~; INTERPRETAZIONE FASOmALE

Possiamo rappresentare l'onda FM a banda stretta con un diagramma fasoriale, come


mostrato in figura 4.5(a), dove abbiamo usato il fasore della portante come riferimento.
Notiamo che la risultante dei fasori delle due frequenze laterali è sempre ad angolo retto
rispetto al fasore della portante. L'effetto di questa geometria è di produrre un fasore risul-
tante che rappresenta l'onda FM a banda stretta approssimativamente della stessa ampiezza
del fasore della portante, ma con fase diversa.
Il diagramma fasoriale per l'onda FM dovrebbe essere posto a confronto con quello
di figura 4.S(b), che rappresenta la corrispondente onda AM. In quest'ultimo caso notiamo
che il fasore risultante che rappresenta l'onda AM ha ampiezza differente da quella del
fasore della portante, ma è sempre in fase con esso.
4.5 Modulazione di fre quenza a banda larga 16 1

Somma dei fasori rappresentanti


le frequenze laterali

' ' ', fm


' ')
Frequenza
laterale superiore

(a)

Portante Somma dei fasori


rappresentanti
Frequenza le frequenze laterali
laterale inferiore FIGURA 4. 5 Confronto tra fasorì d i
onde modulate FM a banda stretta e AM
(b)
da un segnale sinusoidale. (a) Onda FM
a banda stretta. (b) Onda AM.

Nonostante il fatto che l'onda FM a banda stretta dell'eq. (4.18 ) e l'onda AM del-
l'eq. (4.19) abbiano entrambe tre componenti sinusoidali, le due parti di figura 4.5 illustrano
chiaramente le principali differenze tra queste due onde modulate; le differenze sono da attri-
buire alle modalità con cui queste due onde sono generate.

Vogliamo ora determinare lo spettro di un'onda FM modulata da un singolo tono e defi-


nita dalla formula esatta dell'eq. (4.15) per un valore arbitrario dell'indice di modulazione
{3. In generale, una tale onda FM prodotta da un segnale modulante sinusoidale è una fun-
zione periodica del tempo t solo quando la frequenza della portante fc è un multiplo intero
della frequenza modulante fm·

~ Esercizio 4.5 A rigore, l'onda FM dell'eq. (4.15) prodotta da un segnale modulantè sinu-
soidale è una funzione non periodica del tempo t. Dimostrare questa proprietà della modula-
zione di frequenza. --C

Alla luce di questo esercizio, come si può semplificare l'analisi spettrale dell'onda FM a
banda larga definita nell'eq. (4.15)? La risposta sta nell'uso della rappresentazione complessa
in banda base di un segnale modulato (e quindi passa banda), che è stata discussa nella
Sezione 3.8. Nello specifico, assumiamo che la frequenza della portante fc sia grande abba-
stanza (confrontata con la larghezza di banda dell'onda FM) da giustificare la riscrittura
dell'eq. (4.15) nella forma
s(t) = Re[Ac exp(j211fct + jf3 sin(2'1Tfmt))]
= Re[s(t) exp(j2'1Tfct) ] (4.20)
dove l'operatore Re[] estrae la parte reale della quantità complessa contenuta nelle paren-
tesi quadre. Il nuovo termine
s(t) = A c exp[jf3 sin(211fmt)] (4.21)
162 CAPITOLO 4 ;,:, M.ODUi:.AZIONE ANGOIARE ISB N 97 8-8 8-408-1387-5

introdotto nell'eq. (4.21) è l' inviluppo complesso dell'onda FM s(t). La cosa importante da
notare nell'eq_ (4.21) è che, a differenza dell'originale onda FM s(t), l'inviluppo complesso
s(t)è una funzione periodica del tempo con frequenza fondamentale uguale alla frequenza
modulante fm· In dettaglio, sostituendo il tempo t nell'eq. (4.21) con t + klfm per un intero
k, abbiamo
s(t) = A c exp[j,B sin(2'1Tfm(t + k j f m))]
= Ac exp[J,B sin(2'1Tfmt + 2k'TT)]
= Ac exp[j,B sin(2'1Tfml) ]

che conferma che fm è la frequenza fondamentale di s(t). Possiamo quindi espandere s (t)
sotto forma di serie complessa di Fourier nel modo seguente:

s(t) = 2:-
n= -oo
cn exp(j21T'nfmt) (4.22)

dove il coefficiente complesso di Fourier


1/(2fm)
Cn = fm j .
-1/ (2fm)
s(t) exp( -j2'1Tnfm t) dt

1/(2 fm)
= fmAc j-1 /( 2fm)
exp[i,B sin(2'1Tfm t ) - j2'1Tnfmt ] dt (4.23)

Definiamo la nuova variabile:


(4.24 )
Possiamo allora ridefinire il coefficiente complesso di Fourier Cn nell'eq. (4.23 ) nella nuova
forma
Cn =
A
;
f'lr exp[j(,B sin x - nx) ] dx (4.25)
2 -r.

L'integrale al secondo membro dell'eq. (4.25), a meno dell'ampiezza della portante Ac, è
chiamato funzione di Besse/ di ordine n del primo tipo e di argomento f3. Questa funzione
è comunemente indicata con il simbolo f n(/3), così che possiamo scrivere

fn(,8) =
2~ r -7r
exp[j({3 sin X

Conseguentemente possiamo riscrivere l'eq. (4.25) nella forma compatta:


- nx)J dx (4.26)

Cn = A c Jn(/3) · (4.27)
Sostituendo l'eq. (4.27) nella (4.22) otteniamo, in termini della funzione di Besselfn(f3), la
seguente espansione per l'inviluppo complesso di un'onda FM:
~

s(t) = A c 2: l n(f3 ) exp(j2'1Tnfmt) (4.28)

Successivamente, sostituendo l'eq. (4.28) nella (4.20 ), otteniamo

s(t) = Re[ A\~- ln(,B) exp[j2'1T(fc + nfm)t l J (4.29)

L'ampiezza della portante Ac è costante e può quindi essere portata fuori dell'operatore
parte reale Re[.]. Inoltre possiamo scambiare l'ordine di sommatoria ed estrazione della parte
reale, dato che sono entrambe operatori lineari. Conseguentemente possiamo riscrivere
l'eq. (4.29) nella forma semplificata
00

s(t) = Ac ~ J,.(,B ) cos[21T(fc + nfm)t ] (4.30 )


n;: -°"
4.5 Modulazione di frequenza a banda la rga 163

L'equazione (4.30) è la forma desiderata dell'espansione in serie di Fourier della portante


FM modulata da un tono singolo per un indice di modulazione arbitrario [3.
Lo spettro discreto di s(t) è ottenuto prendendo le trasformate di Fourier di ambo i
membri dell'eq. (4.30), perciò

(4.31)

dove s(t) :;::::: S(f) e cos(21ff;t) :;::::: 21 [ò(f - f;) + ò(f + f;) J per un'arbitraria(;. L'equazione
(4.31) mostra che lo spettro di s(t) consiste in un numero infinito di funzioni delta equi-
spaziate alle frequenze f =fc ± nfm per n = O, +1, +2, ...

':':; PROPRIETÀ m: UN~ONDA FM MODULATA DA UN TONO SINGOLO CON INDICE


m MODULAZIONE ARBITRARIO f3
In figura 4.6, sono tracciate le funzioni di Besse! fn(/3) al variare dell'indice di modulazione
f3 per diversi valori interi positivi di n. Possiamo investigare ulteriormente il comporta-
mento della funzione di Bessel/n(/3) facendo uso delle seguenti proprietà (vedi l'Appendice
3 per maggiori dettagli):
1. Per differenti valori interi (positivi e negativi) di n, abbiamo
fn(/3) = f-n(/3), per n pari (4.32)

e
fn(/3) = -J-n(/3), per n dispari (4.33)

I
1,0 l

0,81
I

0,6~
0,4 ~
f n(f3)
0,2

I
-0,21-
-04 t
,I

FIGURA 4 . 6 Grafici della funzione di Besse! per primo tipo, ],,(/3), al variare dell'ordine n.
164 CAPITOLO 4 ;,:; MOl>lllAZIONE ANGOLARE ISBN 978-88-408-1387-5

2. Per piccoli valori dell'indice di modulazione abbiamo

Jo(/3) = 1,
/3
Ji(/3) = 2' (4.34)

fn(/3) = O,
3. L'uguaglianza

2:
n= -oo
J~((3) = 1 (4.35)

vale esattamente per f3 arbitrario.


Usando quindi le equazioni dalla (4.31) alla (4.35) e le curve di figura 4.6, possiamo fare
le seguenti osservazioni:
1. Lo spettro di un'onda FM contiene la portante e nelle bande laterali un insiemeinfi-
nito di righe spettrali disposte simmetricamente su entrambi i lati della portante, a
distanza di fm' 2fm, 3fm, ... da essa. Da questo punto di vista il risultato è ben lontano
dal quadro che prevale nell' AM, poiché in quest'ultimo caso un segnale modulante
sinusoidale dà luogo a una sola coppia di frequenze laterali.
2. Nel caso particolare di f3 piccolo rispetto all'unità, solo i coefficienti di Besse! J0 ((3)
e Ji(/3) possiedono valori significativi così che l'onda FM è effettivamente compo-
sta da una portante e da una singola coppia di frequenze laterali a fc :t fm· Que-
sta situazione corrisponde al caso speciale di FM a banda stretta che è stato
considerato nella Sezione 4.4.
3. L'ampiezza della componente alla frequenza della portante varia con f3 proporzio-
nalmente a Jo(/3). Cioè, al contrario dell'onda AM, l'ampiezza della portante di
un'onda FM dipende dall'indice di modulazione [3. La spiegazione fisica di questa
proprietà è che l'inviluppo di un'onda FM è costante, così che la potenza media di tale
segnale presente ai capi di un resistore di 1 ohm è sempre costante, come nell'eq.
(4.8), qui riprodotta per comodità:

Quando la portante è modulata per generare un'onda FM, della potenza può finire
nelle bande laterali solo a spese della potenza originaria della portante, rendendo così
l'ampiezza della componente alla frequenza della portante dipendente da f3. Notiamo
che la potenza media di un'onda FM può essere anche determinata dall'eq. (4.30),
come mostrato da

(4.36)

Sostituendo l'eq. (4.35) nella (4.36), l'espressione per la potenza media Pav si riduce
all'eq. (4.8), così come dovrebbe essere.

·~1
4.5 Modulazione di.frequenza a banda larga 165

.· ... ·. :-.: :.:.·' ·.: : .· .·· .. : :, -_ - :_' ·.. -:·_· .. . ' ._ ': -_' ·. _: .:·' .-: '.

E $EM:PI04:.2 . Spettri,) FM per ampiezze e frequenze variahilì clell'orida rnodul~nte sinusoidale


'' ,' ' ' ' '

. Inquest()esempìO v~gli~oinvèstigiìi:e il rriodoincui le variazfoni di ampièzza ~frequenz~ del-


l'onda modulante sinusoidale influenzano lo spettro di un'onda FM. Consideriamo innanzitutto
il caso in cui la frequenza dell'onda modulante è fissata, ma la sua ampiezza varia, produ-
cendo una corrispondente variazione nella deviazione di.frequenza !Jf. Così, mantenendo la fre-
quenza di modulazione/m fissata, troviamo che lo spettro di ampiezza della risultante onda FM
è cOme quello mostrato in figura 4. 7 per {3 = 1, 2 e 5. Irt questo diagramma abbiamo nor-
malizzato lo spettro rispetto all'ampiezza della portante non modulata.

I.O

/3 =1,0

-bari-
(a)

1.0

ua11u..,lLd solO la parte di spettro


(e) relativa alle frequenze positive.

Consideriamo ora il caso in b~i /;~!TipìezzadÙP~nd~ modulÙ1t~è fissata;cioè >la devia-


zione di frequenza è mantenuta costante e la frequenza cli modulazione fm varia. In questo
seccmdo caso, troviamo che lo spettro d'ampiezza dedJ'onda risultante FM è come quello
166 CAPHOLO 4 ,,,, MODULAZIONE ANGOLARE [SBN 978-88-408-1387-5

mostrato in figura 4.8 per f3 = 1, 2 e 5. Osserviamo ora che, quando L!if è fissata e f3 è
aumentata, abbiamo un numero crescente di linee spettraliche si affollano nell'intervallo di fre-
quenza fissato fc ~ L!if < I f I < f, + ,1f. Cioè, quando f3 tende a infinito, la larghezza di banda di
un'onda FM tende al valore limite di 21if, tale constatazione è importante da tenere a mente.

1,0

{3 = 1,0

I-+-- 2t. f ---->-!


(a)

1,0

{3 = 2,0

f-+-- 2Af --->-j


(b)

1,0

f3 =5,0

(e)

FIGURA 4 . 8 Spettri d'ampiezza discreti di un'onda FM, normalizzati rispetto all'ampiezza


della portante non modulata, nel caso di modulazione sinusoidale di frequenza variabile e
ampiezza fissa. È visualizzata solo la parte di spettro relativa alle frequenze positive.
167

i: LA REGOLA DI CARSON

In teoria, una portante modulata FM contiene un numero infinito di frequenze laterali,


così che la banda richiesta per la trasmis.sione di tale portante modulata è di estensione
infinita. In pratica, però, troviamo che la portante modulata FM è in effetti limitata a un
numero finito di componenti significative nelle bande laterali, compatibile con un asse-
gnato livello di distorsione. Possiamo quindi partire da questa idea per specificare una
banda effettivamente necessaria per la trasmissione della portante modulata FM. Consi-
deriamo dapprima il caso di una portante FM modulata da un singolo tono sinusoidale di
frequenza fm· In una tale onda FM, l'ampiezza delle frequenze laterali che distano dalla fre-
quenza della portante fc più della deviazione di frequenza LJ.f decresce rapidamente a zero,
cosicché la banda eccede sempre la totale deviazione di frequenza, ma nonostante tutto è
limitata. In dettaglio, possiamo identificare due casi limite:
1. Per valori grandi dell'indice di modulazione [3 la larghezza di banda si avvicina, ed è
solo marginalmente più ampia, della totale escursione in frequenza 2,1(, come illustrato
in figura 4.8(c).
2. Per piccoli valori dell'indice di modulazione lo spettro dell'onda FM è effettivamente
limitato alla frequenza della portante fc e a una coppia di frequenze laterali in fc ± fm
cosicché la larghezza di banda si approssima bene con il valore 2fm come mostrato
nella Sezione 4.4. '
Alla luce di questi due scenari limite, possiamo definire una regola approssimata per la lar-
ghezza di banda di trasmissione di una portante modulata FM da un singolo tono sinu-
soidale di frequenza fm' come

Br = 2iif + 2fm = 26.f( 1 + ~) (4.37)

Questa semplice relazione empirica è nota con il nome di regola di Carson.

r:'' CURVA UNIVERSALE PER LA BANDA DI TRASMI SSIONE IN FM


La regola di Carson è semplice da utilizzare, ma, sfortunatamente, non sempre fornisce
buone stime della banda richiesta dai sistemi di comunicazione che usino la modulazione
di frequenza a banda larga. Per una valutazione più accurata della larghezza di banda FM,
possiamo usare una definizione basata sulla presenza nelle frequenze laterali di compo-
nenti significative le cui ampiezze siano tutte superiori a un prefissato valore. Una scelta con-
veniente per questo valore è 1'1 % dell'ampiezza della portante non modulata. Possiamo
quindi definire la larghezza di banda di una portante modulata FM come la distanza tra la
coppia di frequenze al di là delle quali nessun'altra componente nelle bande laterali è mag-
giore dell'l % dell'ampiezza della portante non modulata. Cioè, definiamo banda di tra-
smissione la quantità 2nmaxfm, in cui fm è la frequenza modulante e nrnax il valore più grande
dell'intero n che soddisfi la condizione IJn(,8)1 > 0,01. Il valore di nrnax varia con l'indice di
modulazione e può essere determinato immediatamente dai valori tabulati della funzione
di Bessel f n(f3). La tabella 4.2 mostra il numero totale di componenti significative (com-
prendendo sia la banda laterale superiore che quella inferiore) per diversi valori di f3 cal-
colati con la soglia all'l % . La banda di trasmissione ET calcolata usando questa procedura
può essere presentata in forma di curva universale ricorrendo alla normalizzazione rispetto
alla deviazione di frequenza 11( e tracciandola in funzione di [3. Questa curva è riportata in
figura 4.9, dove è tracciata come la curva che interpola al meglio i punti corrispondenti ai
valori nella tabella 4.2. In figura 4.9 notiamo che all'aumentare dell'indice di modula-
168 CAPITOLO 4 I':' MODULAZIONE ANGOLARE ISBN 978-88-408-1387-5

40

20
"--
~
f-,
l:q
10
'""
N
N
~
8

E o
""'
'O

al""

I --~-·-'-'--''-----J..----'---<--L-l.-1-'-'--..J..-'-.1...-'--'--'--'-'-'-...l-.l.---'---'---..L.-'--'-
O, I 0,2 0,4 0,6 0,8 1,0 2 4 6 8 10 20 40
Indice di modulazione, f3

FIGURA 4-.9 Curva universale per valutare la banda ali' l % di un'onda FM.

zione [3, la banda occupata dalle bande laterali significative cala tendendo al valore dell'ef-
fettiva deviazione di frequenza della portante. Questo indica che i piccoli valori di indice
di modulazione f3 sono relativamente più stravaganti per quanto concerne la banda di tra-
smissione dei valori di f3 maggiori.

:::::: PORTANTI MODULATE DA SEGNALI AR.BìTRAIU

Consideriamo adesso il caso più generale di un segnale modulante arbitrario m(t) con W che
rappresenta la frequenza più alta di una sua componente spettrale; cioè, W denoti la banda
del segnale modulante. Adesso abbiamo un problema più difficile da trattare. Un modo per
affrontarlo consiste nel valutare la larghezza di banda della portante modulata nel caso
peggiore. Innanzi tutto determiniamo il cosiddetto rapporto dì deviazione D, definito come
il rapporto tra la deviazione di frequenza !J.f che corrisponde alla massima possibile ampiezza
del segnale modulante m(t) e la massima frequenza del segnale modulante W. Queste con-

lf: TABEUA 4.2 Numero di frequenze laterali significative di un segnale FM


a banda larga al variare dell'indice di modulazione.
!ili
Indice di modulazione fJ Numero di frequenze laterali significative 2nmax

0,1 2
0,3 4
0,5 4
1,0 6
2,0 8
5,0 16
10,0 28
20,0 50
30,0 70
4. 7 Generaz.itme di muie FM 169

dizioni rappresentano i casi possibili estremi. Possiamo dunque formalmente scrivere

Àf
D=- (4.38)
W
Il rapporto di deviazione D gioca, per portanti modulate da segnali generici, lo stesso ruolo
dell'indice di modulazione f3 per portanti modulate da segnali sinusoidali. Quindi, sosti-
tuendo f3 con De fm con W, possiamo generalizzare l'eq. (4.37) come segue:
BT = 2(Af + W) (4.39)
Da qui in avanti indicheremo l'eq. (4.39) come la regola di Carson generalizzata per la
determinazione della banda occupata da una portante modulata FM. In modo simile, pos-
siamo generalizzare la curva universale di figura 4.9 per ottenere un valore di larghezza di
banda del segnale FM. Da un punto di vista pratico, la regola di Carson in qualche modo
sottostima la banda richiesta da un sistema FM mentre, corrispondentemente, la curva uni-
versale di figura 4.9 porta a risultati conservativi. Così la scelta di una larghezza di banda
di trasmissione compresa entro i limiti forniti da queste due regole empiriche rappresenta
una scelta accettabile per la maggior parte dei casi.

ESEMPIO 4.3 Diffusione FM commerciale


Nel Nord America, il massimo valore di deviazione di frequenza ti( è fissato a 75 kHz per la
radiodiffusione FM commerciale. Se assumiamo la frequenza della modulante W = 15 kHz,
che tipicamente rappresenta la "massima" frequenza audio di interesse nella modulazione FM,
troviamo che il valore corrispondente del rapporto di deviazione è (usando l'eq. (4.38))

D = 75 =5
15
Usando i valori J.f = 75 kHz e W = 15 kHz nella regola di Carson generalizzata del~
l'eq. (4.39), troviamo che il valore approssùnato della larghezza di banda délla portanté rnodu-
lata FM è pari a
Br = 2(75 + 15) = 180 kHz
D'altro canto, l'uso della çurva universale di figura 4.9 dà una banda di trasmissione del segnale
.FMpari a
Br = 3.2 6.f = 3.2 X 75 = 240 kHz

In questo esempio, la regola di Carson sottostima la larghezza di banda di trasmissione


del 25% rispetto al risultato ottenuto utilizzando la curva universale di figura 4.9.

~ 4. 7 Generazione di onde FM
Secondo l'eq. (4.5), la frequenza istantanea fi(t) di una portante modulata FM varia linear-
mente con il segnale modulante m(t). Per il progetto di un modulatore di frequenza, quindi,
abbiamo bisogno di un dispositivo in grado di produrre un segnale in uscita la cui frequenza
istantanea sia linearmente proporzionale alle variazioni d'ampiezza di un segnale d'ingresso.
Ci sono due metodi base per generare portanti modulate di frequenza, uno diretto e
uno indiretto.

i''' METODO DIREITO


Il metodo diretto usa un oscillatore sinusoidale, con uno degli elementi reattivi (ad esem-
pio l'elemento capacitivo) nel circuito risonante dell'oscillatore che risulti direttamente
controllabile dal segnale modulante. Almeno in termini concettuali, il metodo diretto è di
170 CAPIT OLO 4 >:' M ODULAZIO NE ANGOlARE ISB N 978-88-408-1387-5

Modulatore di frequenza a banda stretta


r--- ---- --- - -- -- --- --~

;::~,:
m(t)
~re
1
+ 'i~i~*i~llii~ _
I

.· ·.• . · .. . ·•·•·•····· ..• a


~~~~~~W~~
baÌid~ sttetta
.. ;

__l_,.._
I
M'?~t~g1i#~fg~
di frequ enza
--.-- a oncta FM
banda larga

,;______________ t
-r~ ----
!

o~dnM6N
eoriifoll~tci
· aij~irrfo

F!GURA 4.10 Schema a blocchi di un metodo indiretto per generare un'onda FM a banda larga.

realizzazione immediata. Inoltre esso è capace di fornire grandi deviazioni di frequenza. Però
una seria limitazione del metodo diretto è la tendenza della portante a subire derive in fre-
quenza, cosa che solitamente è inaccettabile per applicazioni di radiodiffusione commer-
ciale. Per superare questa limitazione, si richiede la stabilizzazione di frequenza del
modulatore FM, che viene realizzata mediante un anello di retroazione esterno all'oscilla-
tore; si veda il Problema 4.15 per la descrizione di una tale procedura. Sebbene l'oscilla-
tore possa essere semplice da realizzare, l'uso della stabilizzazione di frequenza aggiunge
complessità al progetto del sistema di modulazione di frequenza.

i'2 M ETODO INDIRETIO: MODULATORE m ARMSTRONG

Nel metodo indiretto, d'altro canto, il segnale modulante è inizialmente usato per produrre
una portante FM a banda stretta, seguita da moltiplicazione di frequenza per aumentare
la deviazione di frequenza al livello desiderato. In questo secondo metodo, il problema
della stabilità in frequenza dell'oscillatore è alleviato mediante il ricorso a un oscillatore
molto stabile (ad esempio oscillatore a quarzo) nella generazione della FM a banda stretta;
questo schema di modulazione è chiamato modulatore a banda larga di Armstrong, come
riconoscimento al suo inventore.
Uno schema a blocchi semplificato di questo modulatore FM indiretto è mostrato in
figura 4.10. Il segnale modulante m(t) è dapprima integrato e quindi usato per modulare
la fase di un'oscillazione sinusoidale generata da un oscillatore a quarzo; l'uso di un riso-
natore al quarzo dà la richiesta stabilità in frequenza. Per minimizzare la distorsione intrin-
secamente introdotta dal modulatore di fase, la massima deviazione di fase o indice di
modulazione f3 è resa volutamente piccola, producendo quindi una modulazion~. di fre-
quenza a banda stretta; per implementare il modulatore di fase a banda stretta, possiamo
usare il sistema descritto in figura 4.4. La portante modulata FM a banda stretta è quindi
moltiplicata in frequenza per mezzo di un moltiplicatore di frequenza, al fine di produrre
la desiderata portante FM a banda larga.
Un moltiplicatore di frequen za consiste in un dispositivo non lineare senza memoria
seguito da un filtro passa banda, come mostrato in figura 4.11. La richiesta che il disposi-
tivo non lineare sia senza memoria implica che esso non contenga elementi in grado di
immagazzinare energia. La relazione ingresso uscita di un dispositivo di questo tipo può
essere espressa nella sua forma generale corne
(4.40)

F IGliRA 4 . i l Schema a blocchi di un moltiplicatore di frequenza.


4.8 Der.iodulazfone di segnali FM 171

in cui ai, ai, ... , an sono coefficienti determinati dal punto di lavoro del dispositivo, e n è
il più alto grado di non linearità. In altre parole, il dispositivo non lineare senza memoria
è un dispositivo che genera potenze fino alla n-esima del segnale.
L'ingresso è un'onda FM definita come

s(t) = A c cos[ 2nfct + 27rk1 r


o
m(T) dT] (4.41)

dove la frequenza istantanea è


f;(t) = f c + kf m(t) (4.42)
Supponiamo che (1) la frequenza di centro banda del filtro passa banda in figura 4.11 sia
posta uguale a nf0 dove fc è la frequenza della portante non modulata dell'onda FM in
ingresso s(t ) e (2 ) il filtro passa banda sia progettato per avere una banda pari a n volte la
banda della portante modulata s(t). Nel Problema 4.24 che tratta degli effetti non lineari
nei sistemi FM, ci occupiamo dei contributi spettrali dei termini non lineari del secondo e
del terzo ordine all'interno della relazione ingresso-uscita dell'eq. (4.40). Per il momento
basti dire che a valle del filtraggio passa banda dell'uscita v(t) dal dispositivo non lineare
avremo una nuova onda FM

s'(t) = Ac cos[ 27rf~t + 27rk'f r


o
m(T) dT] (4.43)

la cui frequenza istantanea è


f /(t ) = nfc + nkf m(t) (4.44)
Confrontando quindi l'eq. (4.44) con la (4.42), vediamo che il sottosistema non lineare di
figura 4.11 si comporta come un moltiplicatore di frequenza con f'c = nf, e k { = nkr. Il rap-
porto di moltiplicazione n è determinato dalla più alta potenza n nella relazione ingresso-
uscita dell'eq. (4.40), che caratterizza il dispositivo non lineare senza memoria.

il 4.8 Demodulazione di segnali FM


La demodulazione di frequenza è il processo per mezzo del quale è possibile recupe-
rare il segnale modulante da una portante modulata FM. In altre parole, la demodu-
lazione di frequenza è l'operazione inversa della modulazione di frequenza. Poiché il
modulatore è costituito da un sistema che produce un segnale sinusoidale d'uscita la
cui frequenza istantanea varia proporzionalmente all'ampiezza del segnale modul_ante,
per la demodulazione di frequenza ci serve un sistema con un'uscita la cui ampiezza
risenta in modo lineare delle variazioni di frequenza istantanea dell'onda FM applicata
all'ingresso.
Nel seguito descriviamo due sistemi per la demodulazione di frequenza. Un sistema,
chiamato discriminatore di frequenza, si basa sulla rivelazione di pendenza seguita da
demodulazione a inviluppo. L'altro sistema, chiamato anello ad aggancio di fase, esegue la
demodulazione di frequenza in modo indiretto.

,. DISCRIMI NATORE m FREQUENZA

Ricordiamo che il segnale FM è dato da

s(t) = A , cos( 2'TrfJ + 27rkf


o
r
m(T) dT)

che è l'eq. (4.41), qui riprodotta per comodità di presentazione. Il problema da affrontare
è: come recuperiamo il segnale modulante m(t) dalla portante modulata s(t)? Possiamo
172 CAPITOLO 4 '' MODULAZIONE ANGOIARE ISBN 978-88-408-1387-5

giustificare la formulazione di un ricevitore in grado di effettuare tale recupero notando che,


se deriviamo rispetto al tempo l'eq. (4.44) otteniamo

d:~) = -21TAc[fc + kr m(t) ] sin(21T/J + 21Tkf


o
m(r)dr) f (4.45)

Osservando l'eq. (4.45), notiamo che la derivata è un segnale passa banda con una modu-
lazione d'ampiezza definita dal fattore [fc + kf'l(t)]. Conseguentemente, se fc è abbastanza
grande, in modo che la portante non risulti sovramodulata, possiamo recuperare il segnale
modulante m(t) con un rivelatore a inviluppo, in un modo simile a quanto descritto nel
Capitolo 3 per segnali AM. Questa idea è alla base del discriminatore di frequenza, che è
sostanzialmente un demodulatore composto da un derivatore seguito da un rivelatore di
inviluppo.
Ci sono, però, dei dettagli pratici legati all'implementazione del discriminatore nel
modo appena descritto, con particolare riguardo al derivatore. Nel Capitolo 2, abbiamo
mostrato che la derivazione corrisponde a una funzione di trasferimento con andamento
rettilineo nel dominio delle frequenze; cioè
d
- ~ j21Tf (4.46 )
dt
dove, al solito, :;;:::!: denota una relazione di corrispondenza ottenuta mediante trasformata
di Fourier. Nella pratica, è difficile costruire un circuito che abbia una funzione di trasfe-
rimento equivalente a quella al secondo membro dell'eq. (4.46) a tutte le frequenze. Pos-
siamo, invece, costruire un circuito che approssimi questa funzione di trasferimento nella
banda del segnale, in particolare, per fc - (By/2) :::; If I:::; fc + (By/2), dove By è la banda di
trasmissione del segnale FM in ingresso s(t). Una tipica funzione di trasferimento che sod-
disfa queste richieste è

Hi(f) = {j21T[f - (fc - By/2) ], fc - (By/2) :5 lfl s fc + (By/2)


(4.47 )
O, altrove
La funzione di trasferimento di questo cosiddetto circuito a pendenza è illustrata in
figura 4.12 per le frequenze positive. Un circuito a pendenza della pratica avrebbe un gua-
dagno non unitario legato alla pendenza di valore; per semplicità, però, assumiamo che tale
guadagno sia unitario, senza perdere in generalità. Non è, peraltro, necessario che il circuito
abbia risposta nulla al di fuori della banda di trasmissione, purché sia preceduto da un
opportuno filtro passa banda centrato alla frequenza fc e con banda passante By.
La cosa più semplice è procedere con una rappresentazione complessa equivalente in
banda base della elaborazione effettuata dal discriminatore. Nel dettaglio, in base alla teo-

H,(f)I
~
I
j1TBT ' - - - -- - - - - - - - - -- - - - -
I

FmuRA 4 . 1;?, Risposta in freque nza di un circuito a pendenza ideale.


4.8 Demodulazion e di segnali FM 173

ria di questa rappresentazione sviluppata nel Capitolo 3, troviamo che l'inviluppo complesso
del segnale FM s(t) è ( f1 )

s(t) = Acexp j2-rrkt L m(r)dr (4.48)


o
la cui applicabilità richiede che la frequenza f, sia grande rispetto a By. Similmente, pos-
siamo esprimere il filtro complesso in banda base (cioè, il circuito a pendenza ) corrispon-
dente all'eq. (4.48) come

H1(f) = {j2-rr[f+ (By/ 2)], -B:/2 $,_f,5, By/2


O, altnment1 (4 .4 9 )
Sia s1(t) l'inviluppo complesso della risposta del circuito a pendenza al segnale s(t). In
accordo con la trasformazione passa banda passa basso descritta nel Capitolo 3, possiamo
esprimere la trasformata di Fourier di 1 (t) come s
51 (f) = ±H1 (f)S(f)
1 1
= { j7r(r + ±By)s<n, - l By $, fs l By
(4.50)
o, altrove

dove S(f) è la trasformata di Fourier di s(t). n motivo per introdurre il fattore moltipli-
cativo 1/2 nella prima riga dell'eq. (4.50) è stato delineato nel Capitolo 3. Per determinare
s1(t), che è l'antitrasformata di S1(f), invochiamo due proprietà della trasformata di Fou-
rier, descritte qui di seguito (vedi Capitolo 2):
1. La moltiplicazione della trasformata di Fourier S(f) per j27rf equivale a derivare la tra-
sformata inversa di Fourier s( t) in accordo con la Proprietà 9 descritta nell'eq. (2.33 ):
d ~
d/(t) ~ j27rf S(f)
2. L'applicazione della proprietà di linearità (cioè l'eq. (2.14)) alla parte non nulla di S1(f)

s1(t) = ~ :r s(t) + ~i'ITBTs(r) (4.51)

Sostituendo l'eq. (4.48) nella (4.51), otteniamo

s (t) = ~j'ITAcB{l + (:;)m(t)]exp(j27rkt


1 f m(T)dT) (4.52)

Infine, l'effettiva risposta del circuito a pendenza alla portante modulata FM, s(t), è data da 1
s1 (t) = Re[s1 (t) exp(j2-rrfJ)]
= ±'ITA,B{ 1 + (:k:)m(t) J cos( 27rf,t + 21rkf lot m(T) dT + ~) (4.53)

Il successivo blocco funzionale da considerare è ìl rivelatore di inviluppo, che è alimentato


da si(t). Dall'eq. (4.53) , vediamo che s1(t) è un'onda modulata ibrida, in quanto modulata
sia in ampiezza che in frequenza dal messaggio m(t). Purché riusciamo a controllare l'en-
tità della modulazione d'ampiezza, cioè se

(2kr)
By \m(t)\max < 1, per ogni t

1
Si noti che la prima riga dell'equazione (4.53 ) a pagina 177 è una ripetizione dell'equazione (3.43) del Capitolo 3,
che riguarda la relazione tra segnale modulato s(t) e la sua rappresentazione complessa s( t).
174 CAPITOLO 4 ''' MODlJLAZIONE ANGOIARE lSBN 978-88-408- I 387-5

il rivelatore a inviluppo recupera il segnale modulante m(t) a meno di una polarizzazione.


Più in dettaglio, in condizioni ideali, l'uscita dal rivelatore a inviluppo è data da

V1(t) = ~1TAcB{l + (~;)m(t)J (4.54)

La polarizzazione di v1(t) è definita dal termine costante nell'eq. (4.54), cioè nAcBr/2.
Per rimuovere la polarizzazione possiamo usare un secondo circuito a pendenza,
seguito dal suo rivelatore a inviluppo. Questa volta, però, progettiamo il circuito a pendenza
in modo da avere una pendenza negativa. Su questa base, dall'eq. (4.54) deduciamo che
l'uscita da questa seconda configurazione è data da

Vz(t) = ~1TAcB{l -(~;)m(t)J (4.55)

Di conseguenza, sottraendo l'eq. (4.55) dall'eq. (4.54), otteniamo un'uscita complessiva


che risulta priva di polarizzazione, come mostrato da

v(t) = v 1(t) - v 2(t)


= cm(t) (4.56)
dove e è una costante.
Alla luce delle equazioni da (4.54) a (4.56), possiamo costruire lo schema a blocchi
di figura 4.13 per il discriminatore ideale di frequenza, che è composto da:
,. Il ramo superiore della figura che si riferisce all'equazione (4.54)
Il ramo inferiore della figura che si riferisce all'equazione (4.55)
i Il nodo somma che rende conto dell'eq. (4.56).
Questo particolare sistema di rivelazione è chiamato discriminatore di frequenza bilan-
ciato, in cui il termine "bilanciato" si riferisce al fatto che i due circuiti a pendenza del
sistema sono in relazione tra loro come descritto nelle equazioni (4.54) e (4.55).
Da un punto di vista pratico, la realizzazione del discriminatore di frequenza bilan-
ciato2 di figura 4.13 presenta la maggiore difficoltà nel costruire due circuiti di pendenza
in modo da soddisfare i vincoli di progetto delle equazioni (4.54) e (4.55).

OndaFM Segnale
a banda larga s(t) ---+- modulante m(t)
(a meno di un fattore

J di scala)

FWURA 4.13 Schema a blocchi di un discriminatore di frequenza bilanciato.

2 Una realizzazione pratica di un discriminatore di frequenza bilanciato può essere trovata in Haykin (1994 ), pp.
178-180. Tale schema utilizza una coppia di circuiti RLC altamente risonanti. I due filtri sono progettati per pre-
sentare un alto valore del fattore di qualità Q. Il fattore di qualità di un circuito risonante è una misura di quanto
ripida sia la risposta in frequenza; essa è formalmente definita come 2ir voi re il rapporto tra la massima energia
immagazzinata nel filtro divisa per l'energia dissipata nel filtro, entrambe misurate su un solo ciclo. Per l'appli-
cazione in esame, un filtro è sintonizzato a una frequenza al di sopra della frequenza della portante non modu-
lata, fn mentre r altro filtro è sintonizzato a una frequenza inferiore a fc· Rendendo il fattore Q alto, la linearità
dell'andamento in frequenza dei moduli delle funzioni di trasferimento nell'intorno della frequenza della por-
tante è determinata dalla separazione delle due frequenze di risonanza.
4.8 Demodulazione di segnali FM 175

rn ANELLO AD AGGANCIO m FASE


I.: anello ad aggancio di fase (PLL, dall'inglese Phase Locked Loop) è un sistema retroazio-
nato il cui funzionamento è strettamente legato alla modulazione di frequenza. È comu-
nemente usato per la sincronizzazione della portante e nella demodulazione di frequenza
indiretta. Quest'ultima applicazione è di interesse in questo paragrafo.
Fondamentalmente, l'anello ad aggancio di fase consiste di tre componenti princi-
pali:
i;.. Oscillatore controllato in tensione (VCO, dall'inglese Voltage Controlled Oscillator),
che esegue la modulazione di frequenza di una portante ad opera del segnale di con-
trollo.
,,.. Moltiplicatore, che moltiplica l'onda FM in ingresso con il segnale all'uscita dell'o ..
scillatore controllato in tensione.
,,. Filtro d'anello di tipo passa basso, la cui funzione è quella di eliminare le compo-
nenti di alta frequenza presenti nel segnale all'uscita del moltiplicatore e quella di
sagomare la complessiva risposta in frequenza del sistema.
Come mostrato nello schema a blocchi di figura 4.14, questi tre componenti sono collegati
tra loro in modo da realizzare un sistema reazionato ad anello chiuso.
Per dimostrare il funzionamento dell'anello ad aggancio di fase come demodulatore
di frequenza, assumiamo che il VCO sia stato regolato in modo che a segnale di controllo
(cioè ingresso) nullo siano soddisfatte due condizioni:
1. La frequenza del VCO sia esattamente uguale alla frequenza della portante non modu-
lata fc dell'onda FM in ingresso s(t).
2. L'uscita del VCO risulti sfasata di 90 gradi rispetto alla portante non modulata.
Supponiamo, quindi, che l'onda FM in ingresso sia definita da
(4.57)
dove Ac è l'ampiezza della portante. Per definizione, l'angolo </>1 (t) è legato al segnale modu-
lante m(t) dall'integrale

cfi1(t)
o
= 27f'kf
m(T) dT r (4.58)

dove k1 è il fattore di sensibilità in frequenza del modulatore di frequenza responsabile


della generazione del segnale s(t). Corrispondentemente, in accordo con i punti (1) e (2) pre-
cedenti, definiamo l'onda FM prodotta dal VCO come
r(t) = Av cos[27rfct + cfi2(t)] (4.59)
dove Av è l'ampiezza. La fase <f>2 (t) è legata al segnale di controllo v(t) del VCO dall'inte-
grale

</>2(t) = 27f'kv r
o
V( T) dT (4.60)

dove kv è il fattore di sensibilità in frequenza del VCO.

On~(~)F~. AY.·.· ' .•:• e(t) !.··. F.·iJ~~· ·;. .r v(t)


\l!ijhì)Jl6\

),,, i i
FrGURA 4.14 Schema a blocchi di un anello ad aggancio di fase.
176 CAPITOLO 4 ''' MODULAZIONE ANGOLARE ISBN 978-88-408-1387-5

La funzione dell"anello di retroazione che agisce attorno al VCO è quella di regolare


l'angolo </J2(t) in modo che uguagli <P1(t), ponendo in questo modo le basi per la demodu-
lazione di frequenza. Per approfondire il concetto e capire come questo possa avvenire,
dobbiamo sviluppare un modello per l'anello ad aggancio di fase.
A questo fine, notiamo innanzi tutto che il prodotto tra l'onda FM in ingresso s(t) e
l'onda FM generata localmente r(t}produce due componenti (a meno di un fattore di scala .
pari a 1/2):
1. Una componente di alta frequenza, che è definita dal termine a frequenza doppia,
cioè,

dove km è il guadagno del moltiplicatore.


2. Una componente di bassa frequenza, che è definita dal termine a frequenza diffe-
renza, cioè

~ Esercizio 4.6 Usando una ben nota identità trigonometrica relativa al prodotto tra il
seno di un angolo e il coseno di un altro angolo, dimostrare i due risultati appena descritti nei
punti 1e2. ~

Poiché il filtro d'anello è progettato in modo da reiettare i termini di alta frequenza nel
segnale in uscita dal moltiplicàtore, possiamo scartare il termine a frequenza doppia. Così
facendo, possiamo ridurre il segnale applicato al filtro d'anello a
e(t) = kmA cAv sin[ cPe(t)] (4.61)
dove <f!e(t) è l'errore di fase definito come
</>.(!) = 4>1(t) - </>2(t)

= </> 1(t) - 2Trkv f'v(r)dT (4.62)


o
Quando l'errore di fase <f!e(t) è zero, l'anello ad aggancio di fase si dice agganciato. Si dice
prossimo all'aggancio quando l'errore dì fase <f!e(t) è piccolo rispetto a 1 radiante, condi-
zione in cui è possibile usare l'approssimazione
sin[ cf;.(t)] = <f>.(t)
Questa approssimazione è accurata entro il 4%, purché </>e(t) sia minore di 0,5 radianti. Cor-
rispondentemente, possiamo approssimare il segnale errore dell'eq. (4.61) come

(4.63)

in cui il nuovo parametro


(4.64)

è detto guadagno d'anello del PLL.


Il segnale errore e(t) agisce sul filtro d'anello per produrre l'uscita complessiva v(t).
Indichiamo con h(t} la risposta all'impulso del filtro d'anello. Possiamo dunque mettere in
relazione v(t) con e(t) attraverso l'integrale di convoluzione

v(t) = J~ e(T)h(t - T) dT (4.65)


4.8 Deniodulazone di segnali FM 177

Le equazioni (4.62), (4. 63), (4.65) e (4.60), in quest'ordine, costituiscono un modello rea-
zionato linearizzato dell'anello ad aggancio di fase. Il modello è schematizzato in
figura 4.lS (a) con la fase <fJ1(t ) dell'onda FM in ingresso s(t ) come ingresso e con l'uscita
del filtro d'anello v(t) come uscita di tutto l'anello ad aggancio di fase.

Dalla teoria della retroazione lineare, ricordiamo il segu ente importante teorema: 3
A tutte le frequenze alle quali la funzione di trasferimento ad anello aperto di
un sistema retroazionato lineare ha ampiezza molto maggiore di 1, la funzione
di trasferimento ad anello chiuso è effettivamente determinata dall'inverso della
funzione di trasferimento del ramo di retroazione.

Detto in altro modo, la funzione di trasferimento ad anello chiuso di un sistema reazionato


diventa essenzialmente indipendente dal cammino diretto.
Dal modello reazionato linearizzato di figura 4.15(a), ricaviamo tre osservazioni di
interesse per il nostro problema:
1. Il ramo in retroazione è costituito esclusivamente dall'integratore con fattore di scala
descritto nell'eq. (4.60), che rappresenta il contributo del VCO al modello. Corri-
spondentemente, l'inverso di questo ramo in retroazione è descritto nel dominio del
tempo mediante un derivatore scalato:
- _1 (d<P2(t))
v(t) - 2Trkv dt (4.66)

(a)

(b)

FIGURA 4.15 (a) Modello linearizzato dell'anello ad aggancio di fase. (b) Forma approssi-
mata del modello , valida se si assume che il guadagno d 'anello Ko sià grande rispetto all'u-
nità.

3 Si consideri l'esempio classico di un amplificatore con retroazione negativa, composto da due sottosistemi: un
amplificatore di guadagno µ nel ramo diretto e una rete di retroazione di guadagno {3. Il guadagno in anello
chiuso dell 'a mplificatore è defini ro da
A =-µ,-
1 + µ,{3

Il prodottoµ f3 nel denominatore è il guadagno in anello aperto dell'amplificatore. Quando µ f3 » 1, la formula


di A si può approssimare con il reciproco del termine f3
1
A= -
{3
178 CAPITOLO 4 >;; MODULAZIONE ANGOLARE ISBN 978-88-408-1387-5

2. Il comportamento ad anello chiuso nel dominio del tempo dell'anello ad aggancio di


fase è descritto dall'uscita globale v(t) prodotta in risposta alla fase l/Ji (t) dell'onda FM
in ingresso s(t).
3. L'ampiezza della funzione di trasferimento ad anello aperto del PLL è controllata dal
parametro Ko dell'eq. (4.64).
Assumendo che il parametro guadagno d'anello K 0 sia grande rispetto all'unità, l'applica-
zione del teorema sui sistemi lineari retroazionati al modello di figura 4.15(a) ci insegna che
la funzione di trasferimento ad anello chiuso (ovvero, il comportamento nel dominio del
tempo ad anello chiuso) del PLL è effettivamente determinata dall'inverso della funzione
di trasferimento (ovvero, del comportamento del dominio del tempo) del ramo in retroa-
zione. Pertanto, alla luce del teorema riportato a pagina 180 e dell'eq. (4.66), possiamo met-
tere in relazione l'uscita complessiva v(t) con la fase in ingresso (/l1 (t) mediante la formula
approssimata

v(t) = _l_(d</>
21Tkv
1

dt
(t)) (4.67)

Far assumere a Ko valori grandi ha l'effetto di rendere l'errore di fase l/>e(t) sempre più pic-
colo. Se questa condizione è verificata, abbiamo </>i (t) "" l/J2(t) in accordo con la prima riga
dell'eq. (4.62). Questa condizione di uguaglianza approssimata giustifica la sostituzione di
<f>2(t) con <jJ1 (t) nell'eq. (4.67).
Alla luce della relazione approssimata descritta nell'eq. (4.67), possiamo semplifi-
care il modello retroazionato linearizzato di figura 4.15(a) nel modo mostrato nella parte
(b) della stessa figura. Quindi, sostituendo l'equazione (4.58) nella (4.67), otteniamo

(4.68)

L'equazione (4.68) afferma che quando il sistema opera nelle condizioni di aggancio o di
quasi aggancio e il guadagno d'anello K 0 è grande rispetto all'unità, si ottiene la demodu-
lazione di frequenza dell'onda FM in ingresso s(t); cioè, l'originario segnale modulante m(t)
viene ricostruito da s(t) a meno del fattore di scala (krfkvl·
Una caratteristica importante dell'anello ad aggancio di fase, funzionante come demo-
dulatore di frequenza, è che la banda dell'onda FM in ingresso s(t) può essere molto più
larga di quella del filtro d'anello caratterizzato dalla funzione di trasferimento H(f), cioè
dalla trasformata di Fourier della risposta all'impulso del filtro. La funzione di trasferi-
mento del filtro d'anello può, e quindi dovrebbe, essere limitata alla larghezza di banda del
segnale in banda base (cioè la banda originalmente occupata dal segnale modulante).
Quindi, il segnale di controllo del VCO, vale a dire v(t), ha la larghezza di banda del segnale
modulante (o messaggio) m(t) mentre l'uscita del VCO r(t) è un'onda modulata FM a
banda larga la cui frequenza istantanea insegue le variazioni della frequenza istantanea
dell'onda FM in ingresso s(t) dovute a m(t)_ Stiamo qui semplicemente riaffermando che
la larghezza di banda di un'onda FM con grande deviazione è molto maggiore della banda
del segnale modulante che l'ha generata.
La complessità dell'anello ad aggancio di fase è determinata dalla funzione di trasfe-
rimento H(f) del filtro d'anello. La forma più semplice di anello ad aggancio di fase è otte-
nibile ponendo H(f) = 1 cioè, eliminando il filtro d'anello, nel qual caso l'anello ad aggancio
di fase è indicato come un anello ad aggancio di fase del primo ordine. Per anelli di ordine
superiore, la funzione di trasferimento H(f) diventa più complessa.
Una delle principali limitazioni del PLL del primo ordine è che il guadagno d'anello
controlla sia la banda dell'anello, sia l'intervallo di frequenze sul quale l'aggancio dell'a-
nello è mantenuto. I; intervallo di frequenze di hold-in si riferisce all'intervallo di frequenze
4.9 Esempio a tema: multiplazione stereo nel broadcast FM 179

per cui l'anello rimane agganciato all'onda FM in ingresso. È per questa ragione che, a
dispetto della sua semplicità, l'anello ad aggancio di fase del primo ordine viene utilizzato
raramente in pratica. Piuttosto, la procedura raccomandata è quella di ricorrere a un PLL
del secondo ordine, la cui realizzazione è ottenibile mediante l'utilizzo di un filtro di anello
del primo ordine; si veda il Problema 4.25.

~ Eseircizfo 4. 7 Usando il modello linearizzato di figura 4.15(a) , mostrare che il modello


è approssimativamente governato dall'equazione integro-differenziale.

d<f>e(t) J~ d</J1 (t)


-d- + 27rKo <Pe(T)h(t - r) dr= - -
t -~ . dt
Ricavare, quindi, nel dominio delle fre quenze i seguenti due risultati approssimati:
1
(a) <Pe(f)= 1 + L(f)<P1(f)

(b) V(f) = jf L(f) <I>i(f)


k 11 1 + L (f)
dove

L(f) = K 0 ~~)
rappresenta la funzione di trasferimento ad anello aperto. Infine, si mostri che quando L(f) è
grande rispetto all'unità per tutte le frequenze all'interno della banda del segnale modulante, la
versione nel dominio del tempo delJa formula relativa alla parte (b) si riduce alla formula appros-
simata dell'eq. (4.68). ~

La multiplazione stereo è una forma di multiplazione a divisione di frequenza (FDM), pro-


gettata per trasmettere due segnali diversi su una stessa portante. È largamente utilizzata
nella radiodiffusione FM per inviare due differenti elementi di un programma (ad esempio,
due diverse sezioni di un'orchestra, un cantante e un accompagnamento musicale), in modo
da poter fornire una dimensione spaziale alla percezione da parte di un ascoltatore alter-
minale ricevente.
Le specifiche degli standard per la trasmissione FM stereo sono state influenzate da
due fattori:
1. La trasmissione doveva avvenire all'interno del canale allocato per la diffusione FM.
2. Doveva essere compatibile con i ricevitori radio monofonici.
Il primo requisito fissa i parametri frequenziali ammissibili, inclusa la deviazione di fre-
quenza. Il secondo requisito vincola il modo in cui è configurato il segnale trasmesso.
La figura 4.16(a ) mostra lo schema a blocchi di un sistema di multiplazione usato in
un trasmettitore FM stereo. Siano m1(t) e m,(t) i due segnali prelevati dai microfoni sini-
stro e destro al terminale trasmittente del sistema. Essi sono applicati a una semplice matrice
di pesatura che genera il segnale somma, m1(t) + mr(t) e il segnale differenza, m1(t) - m,(t).
Il segnale somma è lasciato inalterato in banda base; esso è disponibile per la ricezione
monofonica. Il segnale differenza e una sotto-portante a 38 kHz (ottenuta per duplica-
zione di frequenza dal segnale generato da un oscillatore a quarzo a 19 kHz) sono appli-
cati a un modulatore a prodotto, producendo così un'onda modulata DSB-SC. In aggiunta
al segnale somma e all'onda modulata DSB-SC, il segnale multiplato m(t) include anche un
tono pilota a 19 kHz per fornire un riferimento per la rivelazione coerente del segnale dif-
180 CAPITOLO 4 ''' MODUIAZIONE ANGOLARE ISBN 978 -88-408-138 7-5

Matrice di codifica
m1(t) 1-- -+---

m,(t)

L "- --
------~ ·· s~m(t)
.lr.
L Pùplicatore
difrequenza .
---fl
X4-K

cos (27rf,t)
f,= 19kHz
(a)

Matrice di codifica
+
·· ·' '"'""···.•. ______________,,,,_ r ~ 2m/(t)

Rivelatore coerente
-- - · ····- p - -- -- ·- - -- .__ -- - - ·-~

~•111' L_} __ _\~~~ :


m(t) +

m ,C<) -m,(<)

Put)lfoai&i~ .
#t~m~P~~##

~lt! _J
(b)

FIGURA 4.16 (a) Multiplatore in un trasmettitore FM stereo. (b) Demultiplatore


in un ricevitore FM stereo (LPF =filtro passa basso, BPF =filtro passa banda).

ferenza al ricevitore stereo. Dunque, in accordo con la figura 4.16(a), il segnale multiplato
è descritto da
m(t) = [mi(t) + mr(t)] + [m 1 - m,(t) ] cos(41Tfct) + K cos(21Tfct) (4.69)
dove fc = 19 kHz e K è l'ampiezza del tono pilota. Il segnale multiplo m(t) va quindi a
modulare di frequenza la portante principale per produrre il segnale trasmesso, ma questa
modulazione di frequenza non è mostrata in figura 4.16(a ). Al tono pilota è assegnato tra
1'8 e il 10% della deviazione di frequenza dì pìcco; l'ampiezza K nell'eq. (4.69) è scelta in
modo da soddisfare questo requisito.
Al ricevitore stereo, prima di tutto viene recuperato il segnale multiplo m(t) mediante
demodulazione di frequenza dell'onda FM in ingresso. Quindi m(t) è applicato al sistema
di demultiplazion e mostrato in figura 4.16(b). Le singole componenti del segnale multi-
plo vengono separate mediante l'uso di tre filtri opportuni. Il tono pilota (estratto per
mezzo di un filtro passa banda stretto centrato a 19. kHz) è duplicato in frequenza per
produrre la richiesta sottoportante a 38 kHz. La disponibilità di questa sottoportante con-
sente la rivelazione coerente dell'onda modulata DSB-SC, (si veda la parte di figura 4.16(b)
all'interno del rettangolo tratteggiato). Il segnale differenza m1(t) - mr(t) è ricavato in
questo modo. Il filtro passa basso nel ramo superiore di figura 4.16(b) è progettato in
modo da lasciar passare il segnale somma, m1(t) + mr(t). Infine, la semplice matrice di
4.10 Sommario e discussione 181

decodifica ricostruisce i segnali originali sinistro m1(t) e destro mr(t) a meno del fattore
di scala 2, e li invia ai rispettivi altoparlanti. In questo modo si è ottenuta la ricezione
FM stereofonica.

Nel Capitolo 3 abbiamo studiato i principi fondanti della prima famiglia di recniche di
modulazione in onda continua (CW, dall'inglese continuous wave), basata sulla modula-
zione di ampiezza e le sue varianti. In questo capitolo abbiamo completato lo studio dei prin-
cipi di modulazione in onda continua basati sulla modulazione angolare.
Fondamentalmente, vi sono due tipi di modulazione angolare:
>· La modulazione di fase (PM, Phase Modulation), in cui è la fase istantanea della por-
tante sinusoidale che viene variata proporzionalmente all'ampiezza del segnale modu-
lante.
'' La modulazione di frequenza (FM, Frequency Modulation ), in cui è la frequenza
istantanea della portante sinusoidale che viene variata proporzionalmente all'am-
piezza del segnale modulante.
Questi due metodi di modulazione sono strettamente collegati tra loro, poiché, se abbiamo
uno dei due, possiamo derivarne l'altro. Per questa ragione abbiamo concentrato molta
parte della discussione sulla modulazione di frequenza.

r
La modulazione di frequenza (FM) è esemplificata dall'equazione

s(t) = A c cos( 27Tfct + 27Tkt m(r) dr) (4.70)


o
dove m(t) è il segnale modulante, Accos(l'!rfctJ è l'onda portante sinusoidale e kr è la sen-
sibilità in frequenza del modulatore. L'equazione (4. 70) è una replica dell'eq. (4. 7), qui
riprodotta per comodità.
A differenza della modulazione d'ampiezza, dall'eq. (4.70) vediamo che l'FM è una
tecnica di modulazione non lineare. Pertanto, l'analisi spettrale dell'FM è più difficile di
quella dell'AM. Ciononostante, studiando la modulazione di frequenza prodotta da un
singolo tono, siamo stati in grado di approfondire la conoscenza delle proprietà spettrali
dell'FM. In particolare, abbiamo derivato una regola empirica:, conosciuta come regola di
Carson generalizzata, per una valutazione approssimata della larghezza di banda in tra-
smissione By dell'FM. Secondo questa regola, By è controllata da un singolo parametro:
l'indice di modulazione f3 per modulazione FM sinusoidale o il rapporto di deviazione D
per modulazione FM non-sinusoidale.
Nell'FM, l'ampiezza della portante e, quindi, la potenza media trasmessa è tenuta
.costante. In questo risiede il principale vantaggio dell'FM sull'AM nel contrastare gli effetti
del rumore o dell'interferenza in ricezione, un problema che sarà affrontato nel Capitolo 9,
dopo che avremo familiarizzato con la teoria della probabilità e dei processi stocastici nel
Capitolo 8. Questo vantaggio diventa ancor più pronunciato al crescere dell'indice di modu-
lazione (o del rapporto di deviazione), cosa che peraltro produce un corrispondente allar-
gamento della banda in trasmissione. Così, la modulazione di frequenza fornisce un sistema
pratico per un compromesso tra banda occupata e migliorate prestazioni del sistema nei con-
fronti del rumore, cosa che non è fattibile con la modulazione d'ampiezza.
È opportuno un ultimo commento. Proprio come per la modulazione di ampiezza, lo
sviluppo della famiglia delle modulazioni angolari è stato motivato dalla sua notevole rile-
vanza per le comunicazioni analogiche, ma molti aspetti di questa branca della teoria della
modulazione sono ugualmente applicabili alle comunicazioni digitali. Per esempio, se il
segnale modulante nell'eq. (4.70) è limitato ad assumere i livelli +1 e -1 rappresentanti
rispettivamente i simboli binari O e 1, siamo in presenza della forma base di una tecnica di
modulazione digitale nota come codifica binaria a salti di frequenza (BFSK, dall'inglese
Binary Frequency Shift Keying), discussa nel Capitolo 7.
182 CAPITOLO 4 <;; MODULAZIONE ANGOIARE ISB N 978-88-408-1387-5

Jll PROBLEilU AGGIUNTM

4.8 Si traccino gli andamenti delle onde PM e FM prodotte dal segnale a dente di sega, mostrato in
figura 4.17, usato come segnale modulante.

m(t) I

Al ~ /: /:
~--------L
o T
· - -------~
2T
0
____3TjL_________..
0 0
t

FIGURA 4.17

4.9 In un radar con modulazione di frequenza, la frequenza istantanea della portante trasmessa è
fatta variare come in figura 4.18. Un tale segnale è generato mediante modulazione di frequenza
ad opera di un segnale periodico triangolare. La frequenza istantanea dell'eco ricevuta è mostrata
tratteggiata in figura 4.18, in cui rè il ritardo dovuto alla propagazione tra trasmettitore e ber-
saglio e ritorno. Il segnale trasmesso e l'eco ricevuta sono applicati a un mixer, e solo la com-
ponente a frequenza differenza è conservata. Assumendo che far<< 1 per tutti i r, determinare
il numero di cicli al secondo del battimento all'uscita del mixer, in funzione della deviazione di
picco ,1f della frequenza della portante, del ritardo re della frequenza di ripetizione fo del segnale
trasmesso. (Per battimento (in inglese beat) si intende un segnale la cui frequenza sia pari alla
differenza tra le frequenze dei due segnali in ingresso. )

f;(t) Segnale
trasmesso
f, + t:.f ~
f, 1------'--~---''-- -\..-J.~--"'----'--"----

F IGURA 4. 18

4. 10 Si consideri un segmento lungo Llt di un'onda FM s(t) = A,cos[8(t)] tale che 8(t) soddisfi la
condizione
8(t + ~t) - 8(t) = 1T

Si mostri quindi che, se Lit è sufficientemente piccolo, la frequenza istantanea dell'onda FM


all'interno di questo intervallo è data approssimativamente da
1
f; = 2!it
4.11 Il segnale modulante sinusoidale

sia applicato a un modulatore di fase con sensibilità di fase kp. La portante non modulata abbia
frequ enza fc e ampiezza Ac- Si determini lo spettro della portante modulata di fase risultante,
assumendo che la massima deviazione di fase f3 = Amkp non superi 0,3 radianti.
4.12 Un'onda portante sia modu la ta di frequenza da un segnale sinusoidale di frequenza f m e
ampiezza Am.
Problemi aggiuntivi 183

(a) Si determini il valore dell'indice di modulazione per il quale la componente alla frequenza
della portante dell'onda FM si riduce a zero. Per questo calcolo si utilizzino i valori difo(f3)
dati in Appendice 3.
(b) In un esperimento condotto con f m = 1 kHz e con Am crescente (partendo da zero volt) si
trova che la componente alla frequenza della portante dell'onda FM si riduce a zero la prima
volta quando Am = 2 volt. Qual è la sensibilità in frequenza del modulatore? Qual è il
valore di Am per cui la componente alla frequenza della portante si azzera la seconda volta?
4.13 Una portante con frequenza di 100 MHz sia modulata in frequenza da un segnale sinusoi-
dale di ampiezza 20 V e frequenza 100 kHz. La sensibilità in frequenza del modulatore sia
25 kHiN.
(a) Si determini la larghezza di banda approssimata dell'onda FM usando la regola di Carson.
(b) Si determini la larghezza di banda ottenuta trasmettendo solo le frequenze laterali la cui
ampiezza sia superiore all'l % dell'ampiezza della portante non modulata. Per questo cal-
colo si usi la curva universale di figura 4.9.
(c) Si ripetano i calcoli, assumendo che l'ampiezza della sinusoide modulante sia raddoppiata.
(d) Si ripetano i calcoli, assumendo che a raddoppiare sia la frequenza della modulante.
4.14 Si consideri un'onda PM a banda larga, prodotta dal segnale modulante sinusoidale Amcos(27efmt)
utilizzando un modulatore con sensibilità di fase pari a kp radianti per volt.
(a) Si mostri che, se la massima deviazione di fase dell'onda PM è grande rispetto a un radiante,
la larghezza di banda del segnale trasmesso varia linearmente con la frequenza del segnale
modulante fm·
(b) Si confronti questa caratteristica della modulazione PM a banda larga con quella di una
modulazione FM a banda larga.
4.15 La figura 4.19 mostra lo schema a blocchi di un sistema retroazionato per la stabilizzazione della
frequenza della portante in un modulatore FM a banda larga. L'oscillatore controllato in ten-
sione mostrato in figura costituisce il modulatore di frequenza. Usando le idee di miscelazione
(ossia traslazione in frequenza) (descritta nel Capitolo 3) e di discriminazione di frequenza
(descritta in questo capitolo), si discuta come il sistema retroazionato di figura 4.19 sia capace
di utilizzare la stabilità in frequenza dell'oscillatore a quarzo per stabilizzare l'oscillatore con-
trollato in tensione.

Segnale
modulante
----------------+- Onda FM stabilizzata
in frequenza

F IG URA 4.19

4.16 Si consideri lo schema di demodulazione di frequenza illustrato in figura 4.20, nel quale l'onda
FM in ingresso è fatta passare attraverso una linea di ritardo che produce una rotazione di fase
di -;r/2 radianti alla frequenza della portante fc· L'uscita dalla linea di ritardo viene sottratta a
s(t) e il risultante segnale composito è inviato a un rivelatore a inviluppo. Questo demodulatore
trova applicazione nella demodulazione FM alle microonde. Assumendo che
s(t) = Ac cos[27Tf,t + /3 sin(27T/,t)]

FIGURA 4.20
184 CAPITOLO 4 f:l MODULAZIONE ANGOLARE ISBN 978-88-408-1387-5

si analizzi il funzionamento di questo demodulatore quando l'indice di modulazione f3 è minore


di uno e il ritardo T prodotto dalla linea di ritardo è sufficientemente piccolo da giustificare le
approssimazioni:

4.17 Si consideri la seguente coppia di segnali modulanti:

1. m 1 t -() _ {aO, t + a
1 0, t ~O
t =O

dove ao, a1, bo, bt, b2 siano parametri costanti.


II segnale 1 sia applicato a un modulatore di frequenza, mentre il segnale 2 sia applicato
a un modulatore di fase. Si determinino le condizioni per le quali le uscite da questi due modu-
latori angolari risultano esattamente uguali.
4.18 In questo problema, lavoriamo sulle specifiche di un ricevitore FM supereterodina elencate riella
tabella 3.2. In particolare, date tali specifiche:
(a) Si determini l'intervallo di frequenze che l'oscillatore locale del ricevitore deve fornire, in
modo da consentire la ricezione di portanti di frequenze comprese nell'intervallo 88-
108 MHz.
(b) Si determini inoltre il corrispondente intervallo di frequenze immagini.

!§' PROBLEMI AVANZATI

4.19 La frequenza istantanea di un segnale sinusoidale sia fc + N per ltl < T/2 e fc per ltl > T/2. Si deter-
mini lo spettro di questa onda modulata in frequenza. Suggerimento: Si divida l'intervallo di inte-
resse in tre regioni non sovrapposte:
(i) - co < t < -T/2
(ii) -T /2 :5 t :5 T /2
(iii) T/ 2 < t < cc

4.20 La figura 4.21 mostra lo schema a blocchi di un analizzatore di spettro in tempo reale che
lavora sul principio della modulazione di frequenza. Il segnale dato g(t) e un segnale modulato
in frequenza s(t) sono applicati a un moltiplicatore e l'uscita g(t)s(t) è inviata a un filtro con rispo-
sta all'impulso h(t). s(t) e h(t) siano due portanti le cui frequenze istantanee variano linearmente
con il tempo con variazioni di segno opposto, come mostrato da
s(t) = cos(27Tfct + 7Tkt 2 )
e
h(t) = cos(27Tfct - 7Tkt 2 )
dove k è una costante. Si mostri che l'inviluppo del segnale all'uscita del filtro è proporzionale
allo spettro d'ampiezza del segnale in ingresso, con il prodotto kt che gioca il ruolo della fre-
quenza f. Suggerimento: Si usi la notazione complessa descritta nella Sezione 3.8 per la tra-
smissione passa banda.

g(tl -1 ••••••< <m11ir9:· H·•·•


~f~ffR~m~~~~~~~1:~? - uscita
s(t)
Problemi avanzuti 185

4.21 Si consideri la portante modulata

in cui a(t) sia un inviluppo lentamente variabile nel tempo, f, la frequenza della portante, kr il
parametro di sensibilità di modulazione dì frequenza e m(t) un segnale modulante. La portante
modulata sia elaborata mediante un limitatore passa banda, che consiste in un hard limiter
(comparatore) seguito da un filtro passa banda. La funzione del limitatore passa banda è quella
di rimuovere le fluttuazioni di ampiezza dovute ad a(t). Specificare le caratteristiche del filtro
passa banda in modo da produrre la portante modulata FM

s2(t) =A cos [ 2'TTfct + 2'TTkr fo


m(T) dT]

dove A è un'ampiezza costante.


4.22 L'analisi della distorsionè indotta su un'onda FM inviata su un canale di comunicazione lineare
riveste un importante interesse pratico. In questo problema, esploriamo questo tema nel caso par-
ticolare di portante modulata FM a larga banda prodotta da un segnale modulante sinusoidale. Sia
H(f) la funzione di trasferimento del canale. Partendo con l'eq. (4.15), si eseguano le seguenti ope-
razioni:
(a) Si ricavi un'espressione per il segnale modulato prodotto all'uscita del canale.
(b) Usando l'espressione ottenuta al punto (a), si discuta la distorsione indotta dal canale.
4.23 Nella Sezione 4.1 abbiamo evidenziato che la fase istantanea O;(t) in una portante modulata
angolarmente può essere variata in fun zione di un segnale·modulante m(t) in un numero infi-
nito di modi. La trattazione presentata in questo capitolo si è soffermata sulla modulazione di
fase e di frequenza come due importanti candidati. Scopo di questo problema è quello di esa-
minare altri metodi per produrre portami modulate angolarmente.
(a) Portare avanti l'esame considerando derivate e integrali del segnale modulante m(t) come
possibili risposte per il sistema di modulazione.
(b) Ci sarebbero benefici pratici con questi nuovi metodi di modulazione angolare? Giustificate
la risposta.
4.24 In questo problema, esaminiamo in che modo l'uso della FM possa superare il problema della
distorsione non lineare. Si consideri un canale senza memoria caratterizzato dalla relazione
ingresso-uscita non lineare:

in cui v;(t) è l'ingresso e v0 (t) è l' uscita; ai, a1 e a3 sono coefficienti costanti. L'ingresso sia costi-
tuito dal segnale modulato in frequenza

V;(t) = Accos(2'1Tfct f
+ 2'TTk1 m(T)dT)
o
La banda del segnale modulante sia W e la deviazione di frequenza del segnale FM sia !Jf.
(a) Calcolare l'uscita v0 (t).
(b) Usando la regola di Carson generalizzata, mostrare che, se la frequen za della portante sod-
disfa la condizione
fc > 3 A.f + 2W
l'effetto della distorsione non lineare può essere rimosso con un filtraggio passa banda.
(e) Specificare la frequenza di centro banda e la banda del filtro al punto (b).
4.25 Si consideri un anello ad aggancio di fase del secondo ordine che usi un filtro d'anello con fun-
zione di trasferimento
a
H(f) = 1 + jf ,....,•

in cui a è un parametro del filtro.


186 CAPITOLO 4 1:-0 MODULAZIONE Ai"IGOLAR.E ISBN 978-88-408-1387-5

(a) Usando questo filtro d'anello nella seguente formula (vedi il punto a dell'Esercizio 4. 7)
1
<'Pe(f) = 1 + L(f) <'P1(f)

si mostri che la trasformata di Fourier dell'errore di fase è esprimibile come


2
<I> Cf ) _ (
e - 1
U f I f n)
+ 2ç(j f / fn) + (j f / f n) 2
)cp (f )
1

dove fn è la frequenza naturale dell'anello e


ç = VK;/4:i
è il suo fattore di smorzamento.
(b) Si giustifichi l'affermazione che, scegliendo opportunamente i parametri fn e ç, è possibile,
per questo anello ad aggancio di fase, superare le limitazioni dell'anello del primo ordine.
MODULAZIONE IMPULSWA:
PASSAGGIO DALLE COMUNICAZIONI
ANALOGICHE A QUELLE DIGITALI

Nella modulazione a onda continua (CW, dall'inglese Continuous-Wave modulation),


che abbiamo studiato nei Capitoli 3 e 4, qualche parametro dì una portante sinusoidale
è variato con continuità in accordo con il segnale modulante. Ciò è in contrasto diretto
con la modulazione impulsiva, che studieremo nel presente capitolo. Nella modulazione
impulsiva, qualche parametro di un treno di impulsi è variato in accordo con il segnale
modulante. In questo contesto possiamo distinguere due famiglie di modulazioni di
impulsi, la modulazione analogica di impulsi e la modulazione digitale di impulsi, in
funzione della m'odalìtà con cui la modulazione è realizzata. Nella modulazione analo-
gica di impulsi, un treno di impulsi periodico è usato come onda portante e alcune
caratteristiche proprie di ogni impulso (ad esempio l'ampiezza, la durata o la posizione)
sono variate in modo continuo, in accordo con il valore del corrispondente campione
del segnale modulante. Perciò, nella modulazione analogica di impulsi, l'informazione è
sostanzialmente trasmessa in modo analogico, anche se la trasmissione è effettuata in
istanti di tempo discreti. Nella modulazione digitale di impulsi, d'altra parte, il segnale
modulante è rappresentato in una forma che è discreta sia nel tempo sia in ampiezza,
permettendo con ciò la sua trasmissione in forma digitale come sequenza di impulsi
codificati. In parole semplici, la modulazione digitale di impulsi non ha una contro-
parte a onda continua.
L'uso di impulsi codificati per la trasmissione di segnali analogici rappresenta un
ingrediente base nell'applicazione delle comunicazioni numeriche. Nel nostro studio dei
principi dei sistemi dì comunicazione, perciò, questo capitolo può essere visto come il pas-
saggio dalle comunicazioni analogiche a quelle digitali.
Inizieremo il capitolo descrivendo il campionamento, che è basilare per tutti i sistemi
di modulazione impulsiva. Proseguiremo con una discussione sulla modulazione d'am-
piezza di impulsi, che è la più semplice forma di modulazione impulsiva analogica. Passe-
remo, quindi, a descrivere il processo di quantizzazione, il cui uso distingue la
modulazione digitale di impulsi dalla modulazione analogica di impulsi. In particolare,
descriveremo tre forme di modulazione digitale di impulsi ampiamente usate, cioè la
modulazione a impulsi codificata, la modulazione delta e la modulazione a impulsi con
codifica differenziale.
Il materiale presentato in questo capitolo sulla modulazione impulsiva ci insegna le
seguenti due lezioni:
~ Lezione 1: Considerato un segnale rigorosamente a banda limitata, il teorema del campio-
namento indica le condizioni perché una versione uniformemente campionata del segnale
possa preservarne il contenuto informativo.

187
188 CAPITOLO 5 <l! MODUIAZIONE IMPULSIVA ISB N 978-88-408-1387-5

~Lezione 2: I sistemi di modulazione analogica di impulsi fanno affidamento sul campiona-


mento per conservare una rappresentazione continua dell'ampiezza del segnale modulante.
I sistemi di modulazione digitale di impulsi invece usano non solo il campionamento, ma
anche la quantizzazione, che è irreversibile. La quantizzazione fornisce una rappresenta-
zione del segnale discreta sia nel tempo che in ampiezza. Così facendo, la modulazione
digitale di impulsi permette di sfruttare tutta la potenza delle tecniche di elaborazione
numerica del segnale.

La maggior parte del materiale sulla rappresentazione dei segnali considerato fin ora è
stato dedicato ai segnali e ai sistemi continui sia nel tempo sia in frequenza. In diversi punti
nel Capitolo 2, comunque, abbiamo considerato la rappresentazione di segnali periodici.
In particolare, ricordiamo che la trasformata di Fourier di un segnale periodico con periodo
To consiste in una sequenza infinita di funzioni delta che si susseguono a multipli interi della
frequenza fondamentale fo == 1/To. Possiamo perciò affermare che rendere periodico un
segnale nel dominio del tempo ha come effetto il campionamento dello spettro del segnale
nel dominio delle frequenze. Possiamo fare un ulteriore passo in avanti richiamando la
proprietà di dualità della trasformata di Fourier e affermare che campionare un segnale nel
dominio del tempo ha come effetto la periodicizzazione dello spettro del segnale nel domi-
nio delle frequenze. Quest'ultimo risultato è l'argomento di questa sezione.
In genere, ma non esclusi'vamente, il campionamento è descritto nel dominio del
tempo. Di per sé, è un'operazione basilare per l'elaborazione numerica dei segnali e le
comunicazioni digitali. Attraverso il campionamento, un segnale analogico è convertito in
una corrispondente sequenza di campioni che sono di solito spaziati uniformemente nel
tempo. Chiaramente, affinché una tale procedura abbia un'utilità pratica, è necessario sce-
gliere adeguatamente la frequenza di campionamento, in modo tale che la sequenza di cam-
pioni definisca univocamente il segnale analogico originale. Questa è l'essenza del teorema
del campionamento che verrà dimostrato nel seguito.

~'. CAMPIONAMENTO ISTANTANEO E CONSEGUENZE NEL DOMINIO


DELLE FREQUENZE

Consideriamo un generico sègnale g(t) a energia firiita, definito per tutti gli istanti di tempo
t. Una parte del segnale g(t) è mostrata in figura 5. l(a). Supponiamo di campionare il
segnale g(t) istantaneamente e a frequenza ,costante, una volta ogni T 5 secondi. Conse-
guentemente, otteniamo una sequenza infinita di campioni spaziati l'uno dall'altro T 5
secondi e indicata con {g(nT5 )), dove n può assumere qualunque valore intero, sia positivo
che negativo. Chiamiamo T5 periodo o intervallo di campionamento e il suo reciproco
fs = 1/T5 frequenza di campionamento. Questa f_()rma ideale di campionamento è chiamata
campionamento istantaneo.
Sia g 8 {t) il segnale ottenuto pesando ogni singolo elemento di una sequenza periodica
di funzioni delta di Dirac spaziate di T 5 secondi con la sequenza di numeri {g(nT5 )}, come
mostrato da (vedi fig. 5.l(b))
00
~ g(nT5 )o(t - nT5 ) (5.1)
n=-oo

Definiamo g 0 {t) come segnale (ideale) campionato istantaneamente. Il termine o(t - nT5 )
rappresenta una funzione delta posizionata nell'istante di tempo t == nT5 • Dalla definizione
di funzione delta riportata nella Sezione 2.4, ricordiamo che tale funzione idealizzata ha area
unitaria. Pertanto possiamo vedere il fattore moltiplicativo g(nT5 ) nell'eq. (5.1) come una
"massa" assegnata alla funzione delta 15( t - nT5 ). Una funzione delta pesata in questo modo
5.1 Campionamento 189

g(t) .

(a)

T
~1-u+---/
s
L,_
1~
\
\ I

I ,/
(b)

FIGURA 5. l Illustrazione del processo di campionamento. (a)Forma d'onda analogica


g(t). (b) Rappresentazione con campioni istantanei di g(t).

è approssimata bene da un impulso rettangolare di durata Me ampiezza g(nT5 )/M; quanto


più rendiamo piccolo M tanto migliore è l'approssimazione che otteniamo.
II segnale campionato istantane~mente g 0 (t) ha un'espressione matematica simile a
quella della trasformata di Fourier di un segnale periodico. Questo è facilmente verifica-
bile confrontando l'eq. (5 .1) per g 0 (t), con la trasformata di Fourier di un segnale perio-
dico data dal secondo membro dell'eq. (2.88). Questa corrispondenza suggerisce che
possiamo determinare la trasformata di Fourier del segnale campionato gò(t) richiamando
la proprietà di dualità delle trasformate di Fourier, la cui essenza è racchiusa nell'eq. (2.24).
Infatti, applicando questa proprietà alla trasformata di Fourier dell'eq. (2.88 ) e alla colle-
gata eq. (2.87), possiamo ottenere la tabella 5.1. Gli elementi elencati nella tabella . descri-
vono la relazione di dualità tra il campionamento nel dominio del tempo e la sua
controparte, il campionamento del dominio delle frequenze.

~ Ese rdzfo 5. 1
(a) Usando il materiale presentato nella Sezione 2.5, giustificare le relazioni matematiche
elencate in fondo alla colonna di sinistra della tabella 5.1, relative al campionamento
ideale nel dominio delle frequenze.
(b) Applicando la proprietà di dualità della trasformata di Fourier al risultato ottenuto al
punto (a), giustificare le relazioni matematiche riportate in fondo alla colonna di destra
della tabella, relative al campionamento ideale nel dominio del tempo. ~

Il motivo alla base della stesura della tabella 5.1 è quello di stabilire la base matematica neces-
saria alla formulazione del teorema del campionamento nel dominio del tempo. Per questo,
riscriviamo la relazione riportata in fondo alla colonna di destra della tabella nella: forma
00 00 00

2: g(nT )o(t -
5 nT5 ) ~ fs 2, G(f - mfs ) = L g(nT
n =-oo
5) exp(-j21TnTsf) = G0 (f) (5.2)
n =-oo m=-oo

- - - - -- -·-- - - - - - -·- - - - -· - - - - - --·--- ·


190 CAPITOLO 5 ;::; MODUl.AZIONE IMPULSWA ISBN 978-88-408-1387-5

Relazioni di dualità tra campionamento nel tempo


e in frequenza.
Campionamento ideale nel dominio Campionamento ideale nel dominio del tempo
delle frequenze (spettro discreto); (funzione tempo-discreta);
si veda il Capitolo 2 si veda questo capitolo
Periodo fondamentale To = l/fo Frequenza di campionamento fs = 1/T5
Funzione delta 8(f - mfo), Funzione delta 8(t - nTs)
dove m = O, ±1, ±2, ... dove n =O, ±1, ±2, ...
Periodicità nel dominio del tempo Periodicità nel dominio delle frequenze
Funzione limitata nel tempo Spettro limitato in banda
CO 00 00
To 2: g(t - mTo) = 2: G(nfo)eihnfot 2: g(nT5 )8(t - nT5 )
m=-oo n=-oo n:;;;-oo

00 00 CO

2: G(nfo)8(f - nfo) 2:; g(nT5 )e-i21TnT/ = fs 2: G(f - mfs)


n= -oo n= -oo m=-oo

dove G(f) è la trasformata di Fourier del segnale originale g(t) e fs = l/T5 è la frequenza
di campionamento. In pratica, l'eq. (5.2) dice che il campionamento uniforme di un segnale
tempo-continuo a energia finita produce uno spettro periodico con una frequenza di ripe-
tizione pari alla frequenza di campionamento.

~ TEOREMA DEL CAMPIONAMENTO

Le relazioni dell'eq. (5.2) si applicano a ogni segnale g(t) tempo-continuo a energia finita.
Supponiamo, comunque, che il segnale g(t) sia rigorosamente a banda limitata, senza com-
ponenti di frequenze maggiori di W hertz. Cioè, la trasformata di Fourier G(f) del segnale
g(t) abbia la proprietà che G(f) è nulla per I f I ;?: W, come illustrato in figura 5.2(a); la
forma dello spettro mostrato in questa figura ha solo scopo illustrativo. Supponiamo inol-
tre di scegliere il periodo di campionamento T 5 = 1/2 W, che è, come vedremo, il massimo
valore permesso. Allora il corrispondente spettro Gs (f) del segnale campionato g 8 (t) è
quello riportato in figura 5.2(b). Ponendo T 5 = 1/2W nell'eq. (5.2) e usando G5(f) per
denotare la trasformata di Fourier di g5(t) possiamo scrivere
00

Ga(f) = n];oo g ( n )
2W exp
( j'TT'nf)
-W (5.3)

L'equazione (5.3) definisce la trasformata di Fourier G5(f) della sequenza {g(n/2W) }~= _ 00 ,
ottenuta dal campionamento uniforme di un segnale continuo g(t) alla particolàre frequenza
di campionamento (l/T5 ) = fs = 2W. La formula, ottenuta usando il periodo di campiona-
mento T 5 = 112 W, mostrata nell' eq. (5 .3 ), è chiamata la trasformata di Fourier tempo-discreta 1
della sequenza {g(nT5 )}~=-oo· .

1 Nella formula di Fourier dell'eq. (5.3), il tempo tè discretizzato implicitamente. Se facciamo un ulteriore passo
in avanti e discretizziamo anche la frequenza f scegliendo f = k X 2 W, otteniamo la trasformata di Fourier
discreta, che è periodica sia nel tempo che in frequenza; in modo esplicito
N-1
Gk = 2: gn exp(-j27Tnk),
n~o
k = O, 1,. . , N - 1
dove
gn = g( 2~) = g(nTs)
e
Gk = G~(2k W) = c1{ ;,)

Il parametro N è il numero di campioni in ogni periodo, sia nel dominio del tempo che in quello delle frequenze.
La trasformata discreta di Fourier è stata discussa nel Capitolo 2.
5.1 Campionamento 191

-2(, -f, -W w f, 2fs


(b)

H(f)
FIGURA 5.2 (a) Spettro del segnale g(t)
strettamente limitato in banda. (b) Spettro
l/(2W)
della versione campionata istantaneamente
di g(t) ottenuta con periodo di campionamento
4 = 1/ 2 W. (e) Risposta in frequenza del filtro
f passa basso ideale volto a recuperare il segnale
-W O w
originale g( t) dalla sua versione campionata
(e) uniformemente.

I> Esercizio 5.2 Mostrare che, se il periodo di campionamento T 5 tende a zero, la formula
per la trasformata di Fourier tempo-discreta G 0 ((), data dal!'eq. (5 .3 ), tende alla formula della
trasformata di Fourier G(f}. ~

Tornando all'eq. (5.2), supponiamo di isolare nella somma il termine corrispondente a


m = O e quindi scrivere
00

G13(f) = fsG(f) + fs L G(f -


m=-oo
mfs)
m7'0

Da questa espressione troviamo che, per un segnale rigorosamente limitato in banda, con
le condizioni
1. G( f) = O per I f I :2: W
2. fs= 2W
la sommatoria è vincolata ad essere nulla. Pertanto, risolvendo l'espressione semplificata
per G( f ), otteniamo
1
G(f) = lWGs(f), -W<f<W (5.4)

Eliminare Ga( f) tra l'eq. (5.3) e l'eq. (5.4) porta a

G(f) = 2~ n~oo g(2~) exp( _ Ì7T;/), -W<f<W (5.5)

Quindi, se i valori dei campioni g(n/2 W) di un segnale g(t) sono definiti per tutti gli istanti
di tempo, la trasformata di Fourier G(fl del segnale g(t) è univocamente determinata, a
meno del fattore di scala 1/2 W, dalla trasformata di Fourier tempo-discreta definita nel-
l'eq. (5.3) per lo spettro Ga(fJ, limitata all'intervallo -W ~ f s W. Poiché g(t) è legato a
G(fJ per mezzo della trasformata inversa di Fourier, ne consegue che il segnale g(t) è esso
192 CAPITOLO 5 <':' MODUIAZIONE IMPULSIVA ISBN 978-88-408-1387-5

stesso definito univocamente dai valori dei campioni g(n/2 W) per -oo < n < oo. In altre
parole, la sequenza {g(n/2 W)} ha tutta l'informazione contenuta in g(t).
Si consideri successivamente il problema di ricostruire il segnale g(t) a partire dalla
sequenza dei campioni (g(n/2 W)}. Sostituendo l'eq. (5.5) nella formula della trasformata

1:
inversa di Fourier che definisce g(t) in funzione di G(f), otteniamo

g(t) = G(f) exp(j21Tft) df

= 1: 2 ~ n~o/( 2~) exp( _ jTT;/) exp(j21Tft) df


Possiamo scambiare l'ordine della sommatoria e dell'integrale, poiché sono entrambe
operazioni lineari. Pertanto, possiamo procedere e ridefinire il segnale desiderato g(t)
come

(5.6)

~ Esercizio 5.3 Dimostrare che

lj\17 [· j n )]
2W -w exp J27Tt\t - 2W df =
sin(27TWt - n7T)
(27TWt - n7T)
= sinc(2Wt - n)

Alla luce dell'Esercizio 5.3, la formula dell'eq. (5.6) si riduce a

g(t) = n~oo g( 2~) sinc(2Wt - n), -oo < t <e.o (5.7)

L'equazione (5.7) è la formula di interpolazione per la ricostruzione del segnale originale


g(t) a partire dalla sequenza dei campioni (g(n/2W)}, con la funzione sinc(2Wt) che gioca
il ruolo di una funzione interpolante. Ogni campione è moltiplicato per µna versione ritar-
data della funzione interpolante e tutte le forme d'onda risultanti sono sommate per otte-
nere g(t).

Il>- Esercizio 5.4 Questo problema ha l'obiettivo di identificare un filtro lineare che soddi-
sfi la formula di interpolazione dell'eq. (5.7), anche se non realizzabile fisicamente. L'equa-
zione (5.7) è basata sulla premessa che il segnale g(t) sia rigorosamente limitato alla banda di
frequenze -W ::; f ~ W. Tenendo a mente questa specifica, si consideri un filtro ideale passa
basso la cui risposta in frequenza H(f) sia come quella riportata in figura 5.2(c). La risposta all'im-
pulso di questo filtro è definita da (vedi l'eq. (2.25))
h(t) = sinc(2Wt), -oo < t< 00

Si supponga che il corrispondente segnale campionato istantaneamente g 0 (t) definito nell'eq.


(5.1) sia applicato a questo filtro passa basso ideale. Con queste premesse, usare l'integrale di
convoluzione per dimostrare che l'us~ita risultante del filtro è definita esattamente dalla formula
di interpolazione data dall'eq. (5.7). ~

Alla luce dell'Esercizio 5 .4, possiamo ora formalmente dire che il filtro di sintesi o filtro di
ricostruzione in grado di ricostruire il segnale originale rigorosamente a banda limitata g(t)
a partire dalla sua versione campionata istantaneamente g 0 (t) in accordo con l'eq. (5.7),
è il filtro passa basso ideale la cui risposta in frequenza è limitata esattamente alla stessa
banda del segnale g(t), cioè -W ::; f ~ W. Questo filtro di ricostruzione è non-causale e,
quindi, non è realizzabile fisicamente. Più avanti in questa sezione, descriveremo come,
rilassando le specifiche del segnale g(t) si può garantire la realizzabilità fisica del filtro di
ricostruzione.
5.1 Campionamento i93

La trasformata di Fourier tempo-discreta data dall'eq. (5.5) definisce lo spettro del


segnale G(f) in termini dei valori dei campioni spaziati uniformemente g(n/2W) per
-= < n < 00 • La formula di interpolazione dell'eq. (5.7) definisce il segnale g(t) in termini
di questi stessi valori dei campioni. Sulla base di queste due formule, possiamo ora enun-
ciare il teorema del campionamento per segnali rigorosamente a banda limitata e a ener-
gia finita, in due parti equivalenti:
1. Analisi. Un segnale limit?t.oin banda a energia finita che non .ha componenti a fre-
quenze maggiori di W hertz è completamente descritto specificando i valori assunti
dallo stesso segnale in istanti di tempo distanti 1/2 W secondi.
2. Sintesi. Un segnale limitato in banda a energia finita che non ha componenti a fre-
quenze maggiori di W hertz può essere ricostruito completamente a partire dalla
conoscenza dei suoi campioni presi a una frequenza di 2 W campioni per secondo.
La frequenza di campionamento di 2 W campioni per secondo per un segnale con larghezza
di banda di W hertz è chiamata frequenza di campionamento di Nyquist; il suo reciproco
1/2 W (misurato in secondi ) è chiamato intervallo di Nyquist. La parte .del teorema del cam-
pionamento relativa all'analisi si applica al trasmettitore. La parte del teorema relativa alla
sintesi, d'altra parte, si applica al ricevitore. Si noti anche che la frequenza di campiona-
mento di Nyquist è la minima frequenza di campionamento ammissibile.

~ Esercizio 5 .5 Specificare la frequ enza di campionamento e l'intervallo di Nyquist per


ciascuno dei seguenti segnali:
(a) g(t) sinc(200t}
(b) g(t) sinc 2 (200t)
(c} g(t) = sinc(200t) + sinc 2 (200t) <Oli!

,,. Esercizio 5.6 Si consideri il campionamento uniforme dell'onda sinusoidale


g(t)=cos (nt)
Determinare la trasformata di Fourier della forma d'onda campionata per ciascuno dei seguenti
periodi di campionamento:
(a) T 5 0,25 s
{h) T5 = 1 s
(c) T 5 1,5 s

!Ilo- E sercizio 5.7 Si consideri un segnale tempo-continuo definito da


sin( 1Tt )
g(t) = - -
7Tt

Il segnale g(t) è campionato uniformemente per produrre la sequenza infinita {g(nTs) } ~= -oo·
Determinare la condizione che deve soddisfare il periodo di campionamento T 5, affinché il
segnale g(t) sia univocamente ricostruito a partire dalla sequenza {g(nT5 )}. ~

\:ii IL FENOMENO DELL1EQUIVOCAZIONE (ALIAS)

La derivazione del teorema del campionamento, come descritto finora, si basa sull'as-
sunzione che il segnale sia rigorosamente limitato in banda. In pratica, però, nessun
segnale fisico che trasporta informazioni è rigorosamente limitato in banda, con il
risultato che ci si imbatte sempre in un certo grado di sot~.()cainpip!la.rn~,I.lto . .Di con-
seguenza, il campionamento produce equil)ocazione (in inglèse .si usa aliasing, dal ter-
mine latino alias). li termine alias si rifcrisce arferioineno per cui una componente ad
alta frequenza nello spettro del segnale sembra assumere l'identità di una frequenza più
bass~ nello spettro della versione campionata dello stesso segnale, come illustrato in
194 CAPITOLO 5 ~'' M ODUIAZIONE IMPULSIVA ISBN 9 78-88-408-1387-5

G(f)

o f
(a)

G5(f)

\ I \ I \
V V \
/\ /\
' ::::..._,
\

o
/
/
' ,,
f,
/
/
'' 2(,

(b)

FIGURA 5.3 (a ) Spettro del segnale . (b ) Spettro di una versione sottocampionata


del segnale , che mostra il fenomeno dell'alias.

figura 5.3. Lo spettro con alias, mostrato in figura 5.3 (b) con la linea continua, si rife-
risce a una versione " sottocampionata " del segnale rappresentato dallo spettro di
figura 5.3 (a) .
Per combattere gli effetti dell'alias nella pratica, possiamo adottare due misure correttive:
1. P.ri,rna .di campionare, un filtro passa basso anti-alias è usato per attenuare quelle
componenti ad alta frequenza del segnale modulante che non sono essenziali per
l'informazione trasportata dal segnale.
2. Il segnale filtrato è campionato a una frequenza leggermente più alta della frequenza
di campionamento di Nyquist.
L'uso di una frequenza di campionamento più alta di quella di Nyquist produce anche
l'effetto positivo di rendere più semplice il progetto del filtro di sintesi usato per ricostruire
il segnale originale a partire dalla sua versione campionata. Consideriamo l'esempio di
un segnale, filtrato con un filtro anti-alias (passa basso ), il cui spettro ris ultante è ripor-
tato in figura 5.4(a ). Lo spettro corrispondente al segnale campionato istantaneamente
è mostrato in figura 5.4(b), assumendo una frequenza di campionamento più alta di
quella di Nyquist. Con riferimento all'immagine riportata in figura 5.4(b), vediamo ora
facilmente che il progetto di un filtro di ricostruzione fisicamente realizzabile per il recu-
pero del segnale originale dalla sua versione campionata uniformemente può essere otte-
nuto come segue (fig. 5 .4(c) ):
,,. Il filtro di ricostruzione è di tipo passa basso con una banda passante che si estende
da -W a W, determinata essa stessa dal filtro anti-alias.
ç,. Il filtro ha una banda di transizione non nulla che si estende (per le frequenze posi-
tive) da W a fc W, dove fsè la frequenza di campionamento.
La banda di transizione non nulla del filtro ne assicura la fisica realizzabilità; essa è
segnata con tratto discontinuo, per enfatizzare l'arbitrarietà con cui può essere effetti-
vamente realizzata.
5.2 IYlodnlazione impulsiva d 1a:mpie=a 195

f
(a)

-f, +\V -W o w
(b)

Ampiezza

I \
I \
\
I \
I \
I \
I \
·-~--~---- f
-(, + W -W o W f,-W
(e)

FIGURA 5.4 (a) Spettro di un segnale d'informazione passato attraverso un filtro anti-alias.
(b) Spettro della versione a campionamento istantaneo del segnale, assumendo una frequenza
di campionamento più grande di quella di Nyquist. (e) Andamento idealizzato della risposta di
ampiezza del filtro di ricostruzione.

~ 5.2 Modulaz;io-ne impulsiva. iVampiezza


Ora che abbiamo compreso l'essenza del campionamento, siamo pronti per definire for-
malmente la modulazione impulsiva d'ampiezza, che è la più semplice e basilare foqn.a di
modulazione impulsiva. Nella modulazione impulsiva d'ampiezza (PAM, dall'inglese Pulse-
Amplitude Modulation), le ampiezze di impulsi equispaziati sono variate proporzional-
mente ai corrispondenti valori dei campioni del segnale modulante continuo; gli impulsi
possono essere di forma rettangolare o avere qualche altra forma appropriata. La modu-
lazione impulsiva d'ampiezza, così come è stata qui definita, è alquanto simile al campio-
namento naturale, in cui il segnale modulante è moltiplicato per un treno periodico di
impulsi rettangolari. Nel campionamento naturale, p_erò, la parte superiore di ogni rettan-
golo modulato può variare con il segnale modulante;mentre nella PAM è piatta. (Il cam-
pionamento naturale è esaminato più avanti nel Problema 5.26.)
La forma d'onda di un segnale PAM è illustrata in figura 5.5. La curva tratteggiata
in questa figura rappresenta la forma d'onda del segnale modulante m(t) e la sequenza
degli impulsi rettangolari modulati di ampiezza, mostrata con la linea continua, rappre-
senta il corrispondente segnale PAM s(t). La generazione del segnale PAM comporta due
operazioni:
1. Un campionamento istantaneo del segnale m(t) ogni Ts secondi, dove la frequenza di
campionamento fs = l/T5 è scelta in accordo con il teorema del campionamento.
196 CAPITOLO 5 ::::' MODU!AZIONE lMPULSWA ISBN 978-88-408-1387-5

2. Un prolungamento della durata di ogni campione, in modo tale che occupi un inter-
vallo di tempo finito pari a T.
Nella tecnologia dei circuiti digitali, ci si riferisce a queste due operazioni congiuntamente
con il termine "campionamento e mantenimento" (in inglese, sample and hold). Un motivo
importante per prolungare intenzionalmente la durata di ogni campione è quella di evitare
l'uso di un'eccessiva larghezza di banda del canale, poiché la larghezza di banda è inver-
samente proporzionale alla durata degli impulsi. Bisogna, però, prestare attenzione a quanto
rendiamo lunga la durata del campione T, come dimostra l'analisi seguente.

Sia s(t) la sequenza di impulsi a sommità piatta, generata come descritto in figura 5.5. Pos-
siamo, quindi, esprimere il segnale PAM come
00

s(t) = 22
n=-oo
m(n'fs)h(t - n'fs) (5.8)

dove T 5 è il periodo di campionamento e m(nT5 ) è il valore del campione di m(t) ottenuto


nell'istante t = mT5 • h(t) è un impulso rettangolare standard di ampiezza unitaria e durata
T, definito come segue (fig. 5.6(a)):

h(t) ~ coci(' ~ f) ~{i, ~: ~,: ~ T (5.9)

O, altrimenti
Per definizione, la versione del segnale m(t) campionato istantaneamente è data da (vedi l'eq .
. (5.1))
00

me(t) = 22
n=-oo
m(n'fs)8(t - n'fs) (5.10)

dove /5(t - nT5 ) è una funzione delta traslata nel tempo. Per modificare m 0(t), così da fargli assu-

1:
mere la stessa forma del segnale PAM s(t), convolviamo m 0 (t) con l'impulso h(t), ottenendo

ma(t) * h(t) = m13(7)h(t - 7) d7

1: n~oo m(n'fs)8(7 - n'fs)h(t - 7) d7

(5.11)

s(t)

m(t)
v"

F1GUHA 55 Campionamento e mantenimento di un segnale.


5.2 Modulazione impulsiva d'ampieua 197

dove, nell'ultima riga, abbiamo scambiato l'ordine tra sommatoria e integrale, entrambe
operazioni lineari. Usando la proprietà di traslazione della funzione delta, cioè

1 : 8(r - nT5 )h(t- r) dr= h(t- nT5 )

troviamo che I' eq. (5 .11) si riduce a


00

2: m(n"Fs)h(t -
n =-co
nYs) (5.12)

I termini delle sommatorie nelle equazioni (5.8) e (5.12) sono identici. Ne consegue, quindi,
che il segnale PAM s(t) è matematicamente equivalente alla convoluzione di m 8 (t), la versione
con campionamento istantaneo del segnale m(t), dell'impulso h(t), come mostrato da
s(t ) = m 13 (t) * h(t) (5.13 )
Calcolando la trasformata di Fourier di entrambi i membri dell'eq. (5.13) e ricordando che
la convoluzione di due funzioni si trasforma nel prodotto delle loro rispettive trasformate
di Fourier, otteniamo
S(f) = M13(f)H(f) (5.14 )
dove S(f) = F[s{t)J, Mò(fJ = F[m5(t)] e H(f) = F[h(t)]. Dall'eq. (5.2) abbiamo che la tra-
sformata di Fourier M 0 (f) è legata allo spettro del messaggio originale m(t) come segue:
00

Ak(f) = fs L M(f - kfs) (5.15)


k =-oo
dove fs = 1/T5 è la frequenza di campionamento. Quindi, sostituendo l'eq. (5.15) nella
(5 .14), si ottiene
00

S(f) = fs 2: M(f -
k= - oo
kfs)H(f) (5.16)

.. Esercizio 5.8 Partendo dall'eq. (5.9), dimostrare che la trasformata di Fourìer dell'im-
pulso rettangolare h(t) è data da
H(f) = T sinc (fT) exp ( -j1TfT) (5.17)
Cosa accade a H(f )/T quando la durata T dell'impulso tende a zero? 4ll
Dato un segnale PAM s(t), la cui trasformata di Fourier S(f) è definita dall'eq. (5.16), come
recuperiamo il segnale originale m(t)? Come primo passo di questo recupero, possiamo far pas-
sare il segnale s(t) attraverso un filtro passa basso con risposta in frequenza definita in
figura 5.2(c); qui si è assunto che il segnale modulante m(t) abbia una larghezza di-banda
limitata W e che la frequenza di campionamento fs sia maggiore della frequenza di campio-
namento di Nyquist 2 W. Quindi dall'eq. (5. 16) otteniamo che lo spettro dell'uscita dal filtro
è uguale a M(f)H(f). Quest'uscita è equivalente a quella che si ottiene facendo passare il segnale
m (t) attraverso un altro filtro passa basso con funzione di trasferimento H(f). Il passo successivo
nella ricostruzione del segnale m(t) richiede l'uso dell'equalizzazione, come discusso nel seguito.

ti> EfFE'ITO APERTURA E SUA EQUALIZZAZIONE

La figura 5.6(b) mostra i grafici del modulo e della fase della trasformata dì Fourier H(f)
in funzion e della frequenza f. Da questa figura possiamo vedere che, usando campioni rap-
presentati da impulsi a sommità piatta per generare un segnale PAM, introduciamo una
distorsione in ampiezza oltre che un ritardo pari a T/2. Questo effetto è abbastanza simile
alla variazione con la frequenza nella trasmissione di segnali televisivi che è causata dalla
dimensione finita dell'apertura di scansione. Per questa ragione, la distorsione causata dal-
l'uso della modulazione imp~lsiva d'ampiezza (basata su campionamento e mantenimento)
per trasmettere segnali d'informazione analogici è detta effetto apertura.
19 8 CAPITOLO 5 ;::: MODlJIAZIONE I MPULSWA ISBN 978-88-408-1387-5

h(t) I

O T
(a)

IH(f}I !

(b)

FIGURA 5.6 (a) Impulso rettangol are h(t). (b) Spettro H(n, defin ito in termini
del suo modulo e della sua fase.

Questa distorsione può essere corretta connettendo un equalizzatore in cascata al fil-


tro di ricostruzione passa basso, come mostrato in figura 5. 7. L'equalizzatore ha l'effetto
di ridurre le perdite in banda del filtro di ricostruzione man mano che la frequenza aumenta,
in modo tale da compensare l'effetto apertura. Idealmente, la risposta in ampiezza dell'e-
qualizzatore è data da
1 1
IH(f)I Tsinc(fT) sin( 7rfT)

Nella pratica l'entità dell'equalizzazione necessaria è solitamente piccola. Infatti, per un duty
cycle (T/T5 ):::; 0,1, la distorsione d'ampiezza è minore dello 0,5 %, nel qual caso la neces-
sità di equalizzare può essere del tutto trascurata.
La trasmissione di un segnale PAM impone vincoli piuttosto stringenti sulle risposte
in ampiezza e fase del canale, a causa della durata relativamente breve degli impulsi tra-
smessi. Inoltre, si può dimostrare che le prestazioni in termini di rumore di un sistema
PAM non possono mai essere migliori di quelle ottenibili con la trasmissione diretta del
segnale. Di conseguenza, troviamo che per trasmissione su lunghe distanze, la modulazione

Segnale PAM .F iltro di Segnale modulante


s(t ) - jjç()~ti:l.itlc\W - - - Equalizz!l,t~re ___,,_ m(t)

FlGUM 5. 7 Ricostruzione del segnale modulante m(t) dal segnale PAM s(t).
5.3 Modulm.:itme i-mpulsiva di posizione 199

PAM dovrebbe essere usata solo come un modo di elaborare il messaggio ai fini di una
multiplazione a divisione dì tempo. Il concetto della multiplazione a divisione di tempo è
discusso più avanti in questo capitolo.

Nella modulazione impulsiva d'ampiezza, il parametro variabile è l'ampiezza dell'impulso.


La durata dell'impulso è il successivo parametro plausibile disponibile per la modulazione.
Nella modulazione impulsiva di durata (PDM, dall'inglese Pulse-Duration Modulation), i
campioni del segnale modulante sono usati per variare la durata dei singoli impulsi. Que-
sta forma di modulazione è spesso chiamata anche modulazione della larghezza degli
impulsi o modulazione della lunghezza degli impulsi. Il segnale modulante può modificare
l'istante di occorrenza del fronte di salita, del fronte di discesa o di entrambi i fronti del-
l'impulso. In figura 5.8(c) il fronte di discesa di ogni impulso è modificato in accordo con
il segnale modulante, assunto sinusoidale come mostrato in figura 5.8(a). La portante costi-
tuita da impulsi periodici è mostrata in figura 5.8(b).
La PDM è dispendiosa in termini di potenza, dato che gli impulsi lunghi consumano
una considerevole quantità di potenza per tutta la loro durata senza trasportare informa-
zione aggiuntiva. Se questa potenza inutilizzata è sottratta alla PDM, in modo tale che
essenzialmente siano preservate solo le transizioni nel tempo, otteniamo una tipologia di

(a)

(b)

(e)

_JLJLJ ~ ~j•·•·w
· ···••jlLJLJt ·•• rL
(d) Tempo ---~
ITT

FIGURA 5.8 Illustrazione delle due divers e forme di m odulazione temporale degli impulsi
ne l caso di segn a le modula nte sinusoidale. (a) Onda modulante. (b) Portante impulsiva.
(e) Onda PDM. (d) Onda PPM.
200 CAPITOLO 5 f;': MODlllAZIONE IMPULSIVA fS BN 978-88-4 08-1387-5

modulazione imp~lsiva più efficiente, nota come modulazione impulsiva di posizione (PPM,
dall'inglese Pulse-Position Modulation). Nella PPM, la posizione di un impulso, rispetto al
suo istante di occorrenza se non ci fosse modulazione, è modificata in accordo con il segnale
modulante, come illustrato in figura 5.8(d) nel caso di modulazione sinusoidale.
Sia T 5 il periodo di campionamento. Usando il campione m(nT5 ) di un segnale m(t)
per modulare la posizione dell'n-esimo impulso, otteniamo il segnale PPM
00

s(t) = 2,: g(t - nT, - kpm(nT,)) (5.18)


n= - oo

dove kp è il fattore di sensitività del modulatore di posizione degli impulsi (in secondi per
volt) e g(t) rappresenta un impulso standard. Chiaramente, i diversi impulsi che costitui-
scono il segnale PPM s(t) devono essere rigorosamente non sovrapposti; una condizione suf-
ficiente affinché tale requisito sia soddisfatto è che si abbia
g(t) =o, ltl > (T5 /2) - kp/m(t)lmax (5.19)
che, a sua volta, richiede che
(5.20)
Quanto più kplm(t)lmax è vicino a metà del periodo di campionamento T 5 , tanto più l'im-
pulso standard g(t) deve essere stretto per assicurare che i singoli impulsi del segnale PPM
s(t) non interferiscano l'uno con l'altro, e tanto più ampia sarà la larghezza di banda occu-
pata dal segnale PPM. Assumendo che l'eq (5.19) sia soddisfatta, e che non vi sia interfe-
renza tra impulsi adiacenti del segnale PPM s(t), i campioni del segnale m(nT5 ) possono
essere ricostruiti perfettamente. 2 Inoltre, se il segnale modulante m(t) è strettamente limi-
tato in banda, dal teorema del campionamento consegue che il messaggio originale m(t) può
essere ricostruito a partire dal segnale PPM senza distorsione.

~l 5 ~4 Completamento della transizione


li~ da analogico a digitale
A questo punto del testo, è istruttivo guardare alle tecniche di modulazione che abbiamo
studiato fin ora, per trasmettere segnali d'informazione analogici (cioè segnali vocali e
video) su un canale di comunicazione, e a quelle che non abbiamo ancora considerato. Le
tecniche studiate fino a questo punto sono le modulazioni a onda continua e le modulazioni
impulsive analogiche. Sebbene queste due famiglie di tecniche di modulazione siano effet-
tivamente diverse, esse condividono caratteristiche e limiti simili.
Prima di tutto, è naturale pensare alla modulazione impulsiva d'ampiezza come alla
controparte della modulazione d'ampiezza studiata nel Capitolo 3. Quale modulazione
impulsiva abbiamo come controparte della modulazione di frequenza studiata nel Capi-
tolo 4? Nella modulazione di frequenza, gli attraversamenti dello zero dell'onda modulata
variano nel tempo in accordo con il segnale modulante. Nella modulazione impulsiva di
posizione, le posizioni degli impulsi trasmessi variano nel tempo in accordo col segnale
modulante. In modo non rigoroso, possiamo quindi pensare alla modulazione impulsiva
di posizione come alla controparte della modulazione di frequenza.
Una conclusione intuitiva cui si giunge a partire da questa vaga analogia tra tipi di
modulazioni impulsive analogiche e tipi di modulazioni a onda continua, è che queste due
famiglie di tecniche di modulazione offrono prestazioni simili quando sono usate per la
trasmissione di segnali analogici su canali di comunicazione. Quando parliamo di presta-
zioni, pensiamo alla larghezza di banda richiesta in trasmissione e al comportamento rispetto
al rumore del ricevitore. La caratteristica funzionale che distingue le due famiglie è che le
tecniche di modulazione a onda continua operano nel tempo continuo, mentre le tecniche
di modulazione impulsiva analogica operano nel tempo discreto.

2 La generazione e la rivelazione delle onde PPM sono discusse in Haykin (1994), pp. 365-369.
5.4 Completamento della transizione da analogico a digitale 201

Nell'andare dalla modulazione a onda continua alla modulazione impulsiva analo-


gica, ci siamo spostati nell'ambito dell'elaborazione di segnali a tempo discreto. Perché
non fare un ulteriore passo in avanti e inglobare anche la discretizzazione in ampiezza? In
effetti, questo è esattamente ciò che si fa nella modulazione impulsiva numerica (digitale).
Nel far questo, otteniamo una nuova famiglia di tecniche di modulazione per la trasmis-
sione di segnali analogici su canali di comunicazione. Tra i vantaggi offerti dalle tecniche
di modulazione digitale di impulsi vi sono i seguenti:
1. Prestazioni. In un sistema di comunicazione analogico, usando una tecnica di modu-
lazione a onda continua o di modulazione impulsiva analogica, gli effetti della distor-
sione del segnale e del rumore del canale (che si presentano lungo il percorso di
trasmissione) sono cumulativi. Queste sorgenti di disturbo tendono quindi a diven-
tare progressivamente più forti, arrivando ad annullare la capacità del sistema di
comunicazione di offrire un livello accettabile di prestazioni da sorgente a destinazione.
Sfortunatamente, .l'uso di ripetitori nella forma di amplificatori, posizionati in diversi
punti lungo il percorso di trasmissione, offre poco aiuto, perché il segnale e il rumore
sono amplificati allo stesso modo. In netto contrasto, la modulazione impulsiva nume-
rica consente l'uso di ripetitori rigenerativi, che, posizionati lungo il percorso di tra-
smissione a distanze sufficientemente brevi, possono praticamente eliminare gli effetti
deleteri del rumore di canale e della distorsione del segnale.
2. Robustezza. A differenza di un sistema di comunicazione analogico, un sistema di
comunicazione numerico può essere progettato per resistere agli effetti del rumore del
canale e alla distorsione del segnale, a condizione che il rumore e la distorsione siano
mantenuti al di sotto di determinati limiti.
3. Affidabilità. I sistemi di comunicazione numerici possono essere resi altamente affi-
dabili sfruttando efficaci tecniche di codifica per il controllo dell'errore, in modo tale
che la stima del segnale ricevuto dall'utente sia quasi indistinguibile rispetto al segnale
trasmesso dalla sorgente d'informazione all'altro capo del sistema. (La codifica per
il controllo dell'errore è discussa nel Capitolo 10.)
4. Sicurezza. Per lo stesso motivo i sistemi di comunicazione numerici possono essere resi
altamente sicuri usando efficaci algoritmi di crittografia che basano la loro imple-
mentazione sull'elaborazione digitale.
5. Efficienza. I sistemi di comunicazione numerici sono intrinsecamente più efficienti
dei sistemi di comunicazione analogici per quel che riguarda il compromesso tra lar-
ghezza di banda di trasmissione e rapporto segnale-rumore.
6. Integrazione di sistema. L'uso delle comunicazioni numeriche rende possibile.J'inte-
grazione di segnali analogici digitalizzati (cioè segnali vocali e video) con i dati nume-
rici provenienti dai computer, cosa non possibile con le comunicazioni analogiche.
Questa impressionante lista di vantaggi ha reso l'uso di tecniche di modulazione impulsiva
numerica la scelta quasi obbligata per la trasmissione di segnali vocali e video su canali di
comurncaz1one.
I vantaggi nell'uso della modulazione impulsiva numerica, però, sono ottenuti al costo
di una maggiore complessità del sistema. Sfruttando, tuttavia., la potenza di calcolo dei
processori per l'elaborazione numerica dei segnali in modalità hardware e/o software e la
flessibilità che questi processori offrono, i sistemi di comunicazione numerici possono essere
progettati in modo vantaggioso in termini di costi, grazie ai continui progressi dei circuiti
integrati in silicio su scala di integrazione molto larga (VLSI, Very Large Scale Integrateci).
Ora che abbiamo identificato la famiglia delle modulazioni impulsive numeriche come
la scelta di riferimento per le comunicazioni, il nostro prossimo obiettivo in questo capi-
tolo è quello di descrivere tre membri di questa famiglia, vale a dire, la modulazione impul-
siva codificata, la modulazione delta e la modulazione impulsiva a codifica differenziale.
Lo studio della modulazione impulsiva codificata occupa le Sezioni 5.5 e 5.6, seguito dallo
202 CAPITOLO 5 :':': MODUIAZIONE IMPULSIVA ISBN 978-88-408-1387-5

studio delle altre due rispettivamente nelle Sezioni 5. 7 e 5.8. La modulazione impulsiva
codificata è il riferimento rispetto al quale generalmente sono confrontate la modulazione
delta e la modulazione impulsiva a codifica differenziale.

Un segnale continuo, come il segnale vocale, assume valori in un intervallo continuo di ampiezze,
di conseguenza i suoi campioni hanno valori in un intervallo continuo di ampiezze. In altre
parole, all'interno dell'intervallo finito di ampiezze del segnale, abbiamo un numero infinito
di livelli di ampiezza. Nella realtà, però, non è necessario trasmettere le ampiezze esatte dei cam-
pioni. Diciamo questo perché i sensi dell'uomo (l'orecchio o l'occhio) in quanto destinatari ultimi
può rilevare solo un numero finito di differenze di intensità. Questo significa che il segnale
continuo originale può essere approssimato da un segnale costituito da ampiezze discrete,
scelte sulla base di un criterio di errore minimo, all'interno di un insieme disponibile. I: esistenza
di un numero finito di livelli discreti di ampiezza è una condizione basilare nella modulazione
impulsiva numerica. Chiaramente, se assegniamo livelli discreti di ampiezza sufficientemente
vicini, possiamo rendere il segnale approssimato indistinguibile dal segnale continuo originale
per tutti gli scopi pratici. Si noti inoltre che la quantizzazione è irreversibile.
La quantizzazione dell'ampiezza è definita come il processo di trasformazione del-
l'ampiezza m(nT5 ) del campione dì un segnale in banda base m(t) al tempo t = nT5 , in
un'ampiezza discreta v(nT5 ) presa da un insieme finito di livelli possibili. Noi limitiamo
l'attenzione a un processo di quantizzazione che è senza memoria e istantaneo, il che signi-
fica che la trasformazione al tempo t = nT5 non è influenzata da campioni precedenti o
successivi del segnale. Questa forma di quantizzazione, sebbene non ottimale, è comune-
mente usata nella pratica per la sua semplicità.
Quando abbiamo a che fare con un quantizzatore senza memoria, possiamo sempli-
ficare la notazione eliminando l'indice temporale. Vale a dire, usiamo il simbolo m al posto
del campione m(nT5 ), come indicato in figura 5.9(a). Quindi, come mostrato in figura 5.9(b),
l'ampiezza m del segnale è definita dall'indice k se essa si trova all'interno dell'intervallo
k = 1, 2, ... , L (5.21)
dove L è il numero totale di livelli di ampiezza usati nel quantizzatore, termine che si rife-
risce al sottosistema che effettua il processo di quantizzazione. Le ampiezze, mb k = 1,2,. ..,L,
sono chiamate livelli di decisione o soglie di decisione. All'uscita del quantizzatore, l'indice
k è trasformato in un'ampiezza Vk che rappresenta tutte le ampiezze che ricadono nell'in-
tervallo Ik. Le ampiezze Vb k == 1, 2, .. ., L sono dette livelli di rappresentazione o livelli di
ricostruzione e l'intervallo tra due livelli di rappresentazione adiacenti è detto quanto o
passo. Perciò, l'uscita v del quantizzatore è pari a Vb se il campione del segnale in ingresso
m appartiene all'intervallo h· La mappatura
V== g(m) (5.22)
è la caratteristica del quantizzatore. Questa caratteristica è descritta da una funzione a scalini.
I quantizzatori possono essere di tipo uniforme o non uniforme. In un quantizzatore
uniforme, i livelli di rappresentazione sono spaziati uniformemente; diversamente, il quan-
tizzatore è non uniforme. I quantizzatori considerati in questa sezione sono del tipo
uniforme; i quantizzatori non uniformi sono presi in considerazione nella Sezione 5.6. La

Ik
Campione ~
Campione --~- ~-·-··~-~-·--~---~--e---~~~-~-
continuo- - discreto m k-1 mk vk mk+I mk+2
m V
(a) (b)

FIGURA 5.9 Descrizione di un quantizzatore senza memoria.


5.6 Modulazione impulsiva codificata 203

Livello di Livello di
uscita uscita

l
4

-4

(a) (b)

FIGURA 5.10 Due tipi di quantizzazione: (a) midtread e (b) midrise.

caratteristica del quantizzatore può anche essere di tipo con origine a metà gradino (mid-
tread ) o con origine a metà salita (midrise ). La figura 5.10(a) mostra la caratteristica
ingresso-uscita di un quantizzatore uniforme del tipo midtread, che è così chiamato perchè
l'origine si trova al centro di un gradino del grafico di tipo a scalinata. La figura 5.10(b)
mostra la corrispondente caratteristica ingresso-uscita di un quantizzatore uniforme del
tipo midrise, in cui l'origine si trova al centro di un tratto in salita del grafico di tipo a sca-
linata. Notiamo che entrambe le tipologie di quantizzatori uniformi midtread e midrise, illu-
strati in figura 5.10, sono simmetriche intorno all'origine.

W 506 Modula%ione impulsiva codificata


Con i processi di campionamento e quantizzazione a nostra disposizione, siamo ora pronti
per descrivere la modulazione codificata a impulsi, che è la forma più basilare di modula-
zione impulsiva numerica. Nella modulazione impulsiva codificata (PCM, dall'inglese Pulse
Code Modulation) un segnale è rappresentato da una sequenza di impulsi codificati, otte-
nuta rappresentando il segnale in forma discreta sia nel tempo che in ampiezza.
Le operazioni base realizzate nel trasmettitore di un sistema PCM sono campiona-
mento, quantizzazione e codifica, come mostrato in figura 5.1 l(a ); il filtro passa basso che
precede il campionatore è inserito soltanto per prevenire l'alias del segnale di ingresso. Le
operazioni di quantizzazione e codifica sono generalmente realizzate in uno stesso circuito,
che è chiamato convertitore analogico-digitale.
Le operazioni base nel ricevitore sono rigenerazione dei segnali deteriorati, decodi-
fica e ricostruzione della sequenza di campioni quantizzati, come mostrato in figura 5.ll(c).
La rigenerazione è presente, quando necessario, anche in punti intermedi lungo il cammino
di trasmissione, come indicato in figura 5.ll(b). Quando è usata la multiplazione a divi-
sione di tempo (discussa più avanti nel capitolo), diventa necessario sincronizzare il rice-
vitore con il trasmettitore affinché l'intero sistema possa funzionare in modo soddisfacente.
Nel seguito descriviamo le operazioni di campionamento, quantizzazione e codifica, che
sono fondamentali in un sistema PCM.

~~? OPERAZIONI NEL TRASMETIITORE

(i) Campionamento
Il segnale in ingresso (in banda base) è campionato con un treno di impulsi rettango-
lari, sufficientemente stretti per approssimare al meglio il campionamento istantaneo.
Per assicurare la ricostruzione perfetta del segnale al ricevitore, la frequenza di cam-
pionamento deve essere più grande del doppio della più alta frequenza W di una com-

- - - -· · -- -- -
204 CAPITOLO 5 I~'. MODl.JI.AZIONE IMPULSIVA ISBN 978-88-408-1387-5

Sequenza
di dati
PCM

(a)

DatiPCM
formattati per
la trasmissione

(b)

Uscita
del
canale
(e)

FIGURA 5.1 l Elementi di base di un sistema PCM: (a) trasmettitore, (b) cammino di trasmissione
che connette il trasmettitore al ricevitore e (e) ricevitore.

ponente del segnale, in accordo con il teorema del campionamento. Nella pratica, un
filtro anti-alias (passa basso) è usato prima del campionatore per eliminare le frequenze
più grandi di W prima del campionamento, come mostrato in figura 5.1 l(a). L'appli-
cazione del campionamento, quindi, consente di ridurre il segnale con variazioni con-
tinue (di una durata finita) a un numero limitato di valori discreti per secondo.
(ii) Quantizzazione non uniforme
La versione campionata del segnale di partenza viene quindi quantizzata, fornendo con
ciò una nuova rappresentazione del segnale che è discretizzata sia nel tempo sia in ampiezza.
Il processo di quantizzazione. può seguire una legge uniforme come descritto nella
Sezione 5.5. In determinate applicazioni, però, è preferibile usare una distanza variabile
tra i livelli di rappresentazione. Per esempio, la dinamica di tensione coperta dal segnale
vocale, dai picchi del parlato ad alta voce ai deboli passaggi del parlato a bassa voce, è nel-
l'ordine di 1000 a 1. Usando un quantizzatore non uniforme con la proprietà che il passo
di quantizzazione cresce man mano che aumenta la distanza dall'origine della caratteri-
stica ingresso-uscita, i quanti esterni ampi del quantizzatore possono gestire le possibili
escursioni del segnale vocale nell'intervallo di valori più ampi che sono relativamente poco
frequenti. In altre parole, i passaggi a bassa intensità sonora, che necessitano di più pro-
tezione, sono favoriti a spese di quelli a volume più alto. In questo modo, si ottiene una
precisione percentuale quasi uniforme per la maggior parte della dinamica d'ampiezza
del segnale in ingresso, con il risultato che sono necessari meno passi di quantizzazione di
quanti sarebbero necessari se si usasse un quantizzatore uniforme.
L'uso di un quantizzatore non uniforme è equivalente a far passare il segnale
attraverso un compressore e quindi ad applicare al segnale compresso una quantiz-
zazione uniforme. Una particolare legge di compressione usata nella pratica è la cosid-
detta legge·µ 3, definita da
log( 1 + .ulml)
lvi log( 1 + µ,)
(5.23)

3 La legge-µ (µ-law) usata per la compressione del segnale è descritta in Smìth (1957); questa legge di compressione è
usata negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone. In Europa, per la compressione del segnale si usa la legge-A; questa
seconda legge di compressione è descritta in Cattermole (1969, pp. 133-140). Per una discussione sulle leggiµ e A, si
veda anche l'articolo di Kaneko (1970).
5.6 Modulazi-One impulsiva codificata 205

dove il logaritmo è quello naturale; m e v sono rispettivamente le tensioni norma-


lizzate in ingresso e in uscita eµ è una costante positiva. Per comodità di rappre-
sentazione, l'ingresso del quantizzatore e la sua uscita sono entrambi normalizzati
in modo da occupare un intervallo adimensionale di valori da zero a uno, come
mostrato in figura 5.12(a); in tale figura abbiamo riportato la legge-µ al variare di
µ. Tipici valori diµ sono quelli prossimi a 255. Il caso di quantizzazione uniforme
corrisponde aµ= O. Per un dato valore diµ, il reciproco della pendenza della curva
di compressione, che definisce il passo di quantizzazione, è dato dalla derivata di
Imi rispetto a lvi; cioè,

dlml
-=
log(l + µ) · II
(l+µm) (5.24)
dlvi µ
Vediamo quindi che la legge-µ non è né strettamente lineare né strettamente logarit-
mica, ma è approssimativamente lineare per bassi valori dell'ingresso corrispondenti
a 11-lml << 1, e approssimativamente logaritmica per alti valori dell'ingresso corri-
spondenti a µ Imi >> 1.
Un'altra legge di compressione usata nella pratica è la cosiddetta legge-A, defi-
nita da
( Alm i 1
O 5 Imi 5 -

l
1 + log A' A
(5.25)
lvi = 1 + log(Almi) 1
-----'---, - ::5 Imi ::5 1
1 + log A A
il cui andamento è riportato in figura 5.1 2(b). Valori tipici di A usati nella pratica
sono prossimi a 100. ll caso di quantizzazione uniforme corrisponde ad A= 1. Il reci-
proco della pendenza di questa seconda curva di compressione è dato dalla derivata
di lmlrispetto a lvi, come mostrato da

1 + log A 1
O :5 Imi ::5 -
d lml { A A
(5.26)
dlvi = (l 1
+ log A)lml, A ::5 Imi ::5 1

1,0 ~---·

0,8

o
_L_
0.2 0 .4 0,6
Ingresso normalizzato.
__

Imi
L_j ____,_________~~
0,8 1,0 o 0,2 0,4 0,6 0,8
Ingresso normalizzato, Imi
1,0

(a) (b)

FIGURA 5. J.2 Leggi di compressione; (a) legge-µ; (b) legge-A.


206 CAPITOLO 5 f.'~ MODUI.AZIONE IMPULSIVA ISBN 978-88-408-1387-5

Dalla prima riga dell'eq. (5.26) possiamo dedurre che i passi di quantizzazione nella
zona lineare centrale, che hanno l'effetto dominante sui piccoli segnali, sono ridotti
di un fattore A/(l+logA). In pratica questo corrisponde tipicamente a circa 25 dB
rispetto alla quantizzazione uniforme.

~ Esercizio 5.9 Usando rispettivamente le equazioni (5.23) e (5.25) si derivino le pendenze


delle caratteristiche date dalle equazioni (5.24) e (5.26). ~

(iii) Codifica
Nel combinare i processi di campionamento e quantizzazione, la descrizione di
un segnale continuo (in banda base) viene limitata a un insieme discreto di valori,
ma non nella forma più adeguata per la trasmissione su un cavo o via radio. Per
sfruttare i vantaggi di campionamento e quantizzazione, allo scopo di rendere il
segnale trasmesso più robusto nei confronti del rumore, delle interferenze e di
altri disturbi del canale, abbiamo bisogno di usare un processo di codifica per tra-
sformare l'insieme discreto di valori in un segnale di forma più appropriata. Ogni
schema per rappresentare questo insieme discreto di valori come un particolare
ordinamento di eventi discreti è detto codice. Il singolo evento discreto di un
codice è chiamato elemento del codice o simbolo. Per esempio, la presenza o l'as-
senza di un impulso è un simbolo. Una particolare disposizione dì simboli usati
in un codice per rappresentare un singolo valore dell'insieme discreto è detta
parola del codice o carattere.
In un codice binario, ogni simbolo può assumere uno tra due distinti valori,
come un impulso negativo o un impulso positivo. I due simboli del codice binario sono
usualmente denotati con Oe 1. In pratica, un codice binario è preferito rispetto ad altri
codici (ad esempio il codice ternario) per due ragioni:
1. Il massimo vantaggio rispetto agli effetti del rumore in un mezzo dì trasmissione
è ottenuto usando un codice binario, perché un simbolo binario resiste a un livello
di rumore relativamente alto.
2. È semplice generare e rigenerare il codice binario.
Si supponga che, in un codice binario, ogni parola del codice sia costituita da R bit:
bit è un acronimo che sta per binary digit (in italiano cifra binaria). Quindi R rap-
presenta il numero di bit per campione. Usando un tale codice, perciò, rappresen-
tiamo un totale 2N di numeri distinti. Per esempio, un campione quantizzato con 256
livelli può essere rappresentato da una parola di codice di 8 bit.
Ci sono diversi modi per stabilire una corrispondenza uno a uno tra livelli
di rappresentazione e parole del codice. Un metodo pratico è quello di esprimere
il numero ordinale relativo al livello di rappresentazione come un numero bina-
rio. Nel sistema di numerazione binario, ogni cifra ha un valore posizionale che
è potenza di 2, come illustrato in tabella 5.2 nel caso di quattro bit per campione
(cioè, R = 4).

~>.: RIGENERAZIONE LUNGO IL CAMMINO DI TRASMISSIONE

La caratteristica più importante dì un sistema PCM consiste nella capacità di controllo


degli effetti della distorsione e del rumore prodotti dalla trasmissione di un segnale
PCM su un canale. Questa capacità è ottenuta ricostruendo il segnale PCM per mezzo
di una catena di ripetitori rigenerativi posti sufficientemente vicini l'uno all'altro lungo
il percorso di trasmissione. Come illustrato in figura 5.13, un ripetitore rigenerativo
realizza tre funzioni base: equalizzazione, temporizzazione e decisione. L'equalizza-
tore sagoma l'impulso ricevuto in modo tale da compensare gli effetti delle distorsioni
di ampiezza e fase prodotte dalle caratteristiche trasmissive del canale. La circuiteria
di temporizzazione fornisce un treno periodico di impulsi, derivato dagli impulsi rice-
5.6 ModulazÌQ:l&e in ipulsiva codificata 207

(':' TABELlA 5 .2 Sistema di numerazione binario per R = 4


Numero ordinale Numero del livello
del livello espresso come Numero
dì rappresentazione somma di potenze di 2 binario
o 0000
1 20 0001
2 21 0010
3 z1 + 20 0011
4 22 0100
5 22 + 20 0101
6 22 + 21 0110
7 22 + 21 + 20 0111
8 23 1000
9 z3 + 20 1001
10 z3 + 21 1010
11 23 + 21 + 2° 1011
12 z 3 + 22 1100
13 23 + z2 + zO 1101
14 ' z 3 +22 + 21 1110
15 z 3 + z2 + z1 + zo 1111

vuti; ciò è ai fini di un nuovo campionamento degli impulsi equalizzati negli istanti di
tempo in cui il rapporto segnale-rumore è massimo. Il campione così estratto è con-
frontato con una predeterminata soglia nel decisore. In ogni intervallo di bit si effet-
tua quindi una decisione sul fatto che sia stato ricevuto un 1 oppure uno O, sulla base
del superamento o meno della soglia. Se si supera la soglia, si trasmette al successivo
ripetitore, senza rumore aggiunto, un nuovo impulso che rappresenti il simbolo 1.
Altrimenti, si trasmette un altro nuovo impulso che rappresenti il simbolo O. In que-
sto modo, si eliminano distorsione e rumore accumulati nell a tratta tra due ripetitori,
purché il disturbo non sia così ampio da causare un errore nel processo di decisione.
Idealmente, a parte il ritardo, il segnale rigenerato è esattamente lo stesso del segnale
trasmesso originariamente. In pratica, però, il segnale rigenerato si discosta dal segnale
origina le per due ragioni principali:

1. L'inevitabile presenza di rumore di canale e di interferenza fa sì che il ripetitore ogni


tanto prenda una decisione errata, introducendo perciò errori sui bit all'interno del
segnale rigenerato.
2. Se la spaziatura tra gli impulsi ricevuti si discosta dal suo valore assegnato, si intro-
duce un errore casuale (jitter) nella posizione degli impulsi rigenerati, causando di
conseguenza distorsione.

Onda PCM
dis torta
-- Amplificarore-
equaljzzatore e: dt
~r ~ ,;,ffi~~
OndaPCM

temporizzazione

FIGU RA :;;,, i 3 Sche ma a blocchi di un ripeti tore rigenerativo,


208 CAPITOLO 5 f;'; MODUl.AZIONE IMPUISIVA ISBN 978-88-408-1387-5

t::; OPERAZIONI NEL RICEVITORE


(i) Decodifica ed espansione
La prima operazione nel ricevitore è quella di rigenerare (cioè, risagomare e ripulire)
per l'ultima volta gli impulsi ricevuti. Questi impulsi ripuliti sono raggruppati in
parole di codice e decodificati (cioè sottoposti a mappatura inversa) in un segnale
PAM quantizzato. Il processo di decodifica riguarda la generazione di un impulso, la
cui ampiezza risulta dalla somma di tutti gli impulsi nella parola del codice; ogni
impulso è pesato con il suo valore posizionale (2°, 21, 2 2 , 2 3 , ... , 2R-l) all'interno del
codice, dove R è il numero di bit per campione.
La sequenza di campioni decodificati rappresenta una stima della sequenza di
campioni compressi prodotti dal quantizzatore in trasmissione. Usiamo il termine
"stima" per sottolineare il fatto che non c'è modo per il ricevitore di compensare
l'approssimazione introdotta dal quantizzatore nel segnale trasmesso. Inoltre, tra le
sorgenti di rumore, sono da includere gli errori sui bit e i jitter prodotti lungo il per-
corso di trasmissione. Per riportare la sequenza dei campioni decodificati ai loro livelli
relativi corretti, dobbiamo, naturalmente, usare in ricezione un sottosistema con una
caratteristica complementare a quella del compressore, usato in trasmissione. Un tale
sottosistema è chiamato espansore. Idealmente; le leggi di compressione e di espan-
sione sono esattamente l'una l'inversa dell'altra, in modo che, salvo per l'effetto della
quantizzazione, l'uscita dall'espansore sia uguale all'ingresso che ci sarebbe al com-
pressore, se questi due dispositivi fossero collegati direttamente. La combinazione di
un compressore e di un espansore è chiamata compander.
(ii) Ricostruzione
L'operazione finale nel ricevitore è la ricostruzione del segnale originale. Questa ope-
razione è realizzata facendo passare l'uscita dell'espansore attraverso un filtro passa-
basso di ricostruzione la cui frequenza di taglio è pari alla larghezza di banda del
segnale originale. La ricostruzione del segnale di partenza è da intendersi come stima,
piuttosto che come ricostruzione esatta.

C'è da fare un'ultima osservazione. Il termine "modulazione" nella modulazione impulsiva


codificata è un termine improprio. In realtà, la modulazione impulsiva codificata è una
strategia di codifica della sorgente, per mezzo della quale un segnale analogico emesso da
una sorgente è convertito in forma numerica. La trasmissione dei dati digitali così prodotti
è un altro argomento, la cui trattazione è rimandata al Capitolo 6.

f'~~·' 5~7
.,.. Mo~,,_ .. irs,.,...:one
Uw~S..q.IQ<,&i~ .:6 -'.s.,,,,
ue'i-"rv&1-

Dalla discussione presentata nella Sezione 5 .6, è evidente che il progetto di un sistema di
modulazione impulsiva codificata richiede numerose operazioni, il che tende a rendere la
sua realizzazione pratica piuttosto costosa. Per semplificare il progetto del sistema, possiamo
usare un'altra tecnica di modulazione impulsiva numerica nota come modulazione delta,
che è esaminata in questa sezione.

k CONSIDERAZIONI m BASE
Nella modulazione delta (DM, dall'inglese Delta Modulation), un segnale in ingresso è
sovracampionato (cioè campionato a una frequenza molto più alta della frequenza di cam-
pionamento di Nyquist) per aumentare di proposito la correlazione tra campioni adiacenti
del segnale. L'aumento della correlazione è realizzato per consentire l'uso di una semplice
strategia di quantizzazione nel costruire il segnale codificato.
Nella sua struttura di base, la DM fornisce un'approssimazione a scalini della ver-
sione sovracampionata del segnale. Diversamente dalla PCM, la differenza tra il segnale in
ingresso e la sua approssimazione è quantizzata in due soli livelli, cioè ± il, corrispondenti
5. 7 Modulazione delta . 209

a differenze positive e negative. Quindi, se in un qualunque istante di campionamento,


l'approssimazione è al di sotto del segnale in ingresso, essa è incrementata di !'l. Se, d'altra
parte, l'approssimazione è al di sopra del segnale, viene ridotta di !'l. Purché il segnale non
cambi troppo rapidamente da un campione al successivo, troviamo che l'approssimazione
a scalini rimane entro ± !'-,. dal segnale in ingresso.
Denotiamo con m(t) il segnale in ingresso e con mq(t) la sua approssimazione sca- a
lini. Il principio di base della modulazione delta può allora essere formalizzato col seguente
insieme di tre relazioni tempo-discrete:
e(nT5 )= m(nT5 ) - mq(nT5- T 5 ) (5.27)
eq(nT5 )= tJ. sgn[e(nT5 ) ] (5.28)
m q (nT5 )= mq(nT5- T 5 ) +eq(nT5 ) (5.29)
dove T 5 è il periodo di campionamento; e(nT5 ) è un segnale errore che rappresenta la dif-
ferenza tra il valore del campione attuale m(nT5 ) del segnale in ingresso e la sua ultima
approssimazione, cioè m(nT5 ) - mq(nT5 - T 5 ); eq(nT5 ) è la versione quantizzata di e(nT5 ) e
sgn[.] è la funzione segno, che assume valori +1 o -1. L'uscita del quantizzatore eq(nTs) è
alla fine codificata per produrre i desiderati dati DM.
La figura 5.14(a) illustra il modo in cui la scalinata segue approssimativamente le
variazioni del segnale in ingresso m(t), in acc9rdo con le equazioni da (5.27) a (5.29), e la
figura 5.14(b) mostra la sequenza binaria corrispondente all'uscita del modulatore delta.
È evidente che in un sistema di modulazione delta, il tasso di trasmissione dell 'informazione
è semplicemente uguale alla frequenza di campionamento fs = l!T5 •

Approssimazione
a scalinata
mq(t)

Ts

(a)

Sequenza
binaria all' uscita
del modu latore: IO! l l !O!OOOOOOOOOl l Il l lOIOO!OIOl I I lOlOOOOOOQl 10111
(b)

'f[GtJRA ~. 1 4Illustrazione delle modulazione delta. (a ) Forma d'onda analogica m(t) e sua
approssimazione a scalini mq(t ). (b) Sequenza binaria all'uscita del modulatore.
210 CAPITOLO 5 <':' MoDUIAZIONE I MPULSIVA ISBN 978-88-408-1387-5

f.::; DETIAGLI DEL SISTEMA

Il principale pregio della modulazione delta è la sua semplicità. Può essere realizzata appli-
cando una versione campionata del segnale in ingresso a un trasmettitore costituito da
comparatore, quantizzatore e accumulatore, interconnessi come mostrato in figura 5 .15(a).
I dettagli del trasmettitore vengono fuori direttamente dalle equazioni da (5.27) a (5.29).
Il comparatore calcola la differenza tra i suoi due ingressi. Il quantizzatore è costituito da
un circuito a soglia (in inglese hard limiter) con una caratteristica ingresso-uscita che è una
versione scalata della funzione segno. L'accumulatore opera sull'uscita del quantizzatore,
in modo da produrre un'approssimazione del segnale in ingresso.
L'equazione (5.29) è un'equazione alle differenze di ordine uno; l'ordine si riferisce
al fatto che il campione attuale mq(nT5 ) è confrontato solo con il campione precedente
mq(nT5 - T 5 ) dal quale differisce di una quantità pari all'errore di quantizzazione eq(nT5 ) .
Assumendo che il processo di accumulazione inizi al tempo zero, la soluzione di questa
equazione porta al risultato approssimato
mq (nT5 ) = mq(nT5- T 5 ) + eq(nT5 )
= mq(nT5- 2Ts) + eq(nT5- T 5 ) + eq(nT5 )

n
~ eq(iT5 ) (5.30)
i= 1

dove eq(nT5 ) è esso stesso legato al campione del messaggio m(nT5 ) dalle equazioni (5.27)
e (5.28).
All'istante di campionamento nT5 , perciò, l'accumulatore incrementa l'approssima-
zione di una quantità pari a ~ in direzione positiva o negativa, a seconda del segno alge-
brico del segnale errore e(nT5 ). Se il segnale in ingresso m(nT5 ) è più grande
dell'approssimazione più recente mq(nT5 - T 5 ), si applica all'approssimazione un incre-
mento positivo+~. Se, d'altra parte, il segnale in ingresso è più piccolo, all'approssimazione
si applica un decremento -Ll. In questo modo, l'accumulatore fa del suo meglio per inse-
guire i campioni in ingresso un passo (di ampiezza+~ o-~) alla volta.

Comparatore
Ingresso + e(nT) : · ·.: :· · e (nT) :· • ·•· · : s d'1
camp(ioTna)to ~ I> ~ Q~ariiJ.tatorn~q
' Co1ffiC:~tore - ~~~t~~
m n 5 - ... ... - · · .· . · ..

mq(nT,-T,)
r-- ------------- -1
+ I

Jr
I

l
I I
i
I I
I I
I[ __________________ _ mq(nT,) I

Trasmettitore
(a)

r---------------
., • . .· :
Sequ.enza di ----- hecodifìcat<:Ìfe ........_.. ·r
~DDM
I +
I
I
1 •. .Filtro .·. .
... . .,basso
passa .··· ----- Segnale
ricostruito

! [
l T,
___ __ _________
I[ _
~""' .
I
I

Ricevitore
(b)

:fiGllRA 5.:1. 5 Sistema DM: (a) trasmettitore e (b) ricevitore.


5.7 Modulazione delta 211

. Nel ricevitore mostrato in figura 5.15(b), l'approssimazione a scalini mq(t) è rico-


struita facendo passare la sequenza di impulsi negativi e positivi, prodotta all'uscita del
decodificatore, attraverso un accumulatore in maniera simile a quella usata nel trasmetti-
tore. Il rumore di quantizzazione fuori band~ presente alle alte frequenze della forma d'onda
a scalini mq(t) è eliminato facendo passare mq(t) attraverso un filtro, come in figura 5.15(b).
Il filtro è del tipo passa basso, con una banda pari a quella del segnale originale.

,,,, Emmm DI QUAlV'HZZAZmNE

La modulazione delta è soggetta a due tipi di errore di quantizzazione: (1) distorsione per
sovraccarico di pendenza e (2) rumore granulare. Discutiamo dapprima le cause della
distorsione per sovraccarico di pendenza e successivamente quelle del rumore granulare.
Osserviamo che l'eq. (5.29) è l'equivalente numerico dell'integrazione nel senso che
rappresenta l'accumulo di incrementi positivi e negativi di ampiezza i'l. Inoltre, indicando
l'errore di quantizzazione con q(nTs), come indicato da
mq(nT5 ) = m(nT5 ) + q(nT5 ) (5.31)
osserviamo dall'eq. (5.27) che l'ingresso al quantizzatore è
e(nTs) = m(nT5 ) - m(nT5-Ts) -q(nT,-Ts) (5.32)
Quindi, a parte l'errore di quantizzazione ritardato q(nT5 - Ts), l'ingresso al quantizzatore
è una differenza prima all'indietro del segnale in ingresso, che può essere vista come una
approssimazione numerica della derivata del segnale in ingresso o, equivalentemente, come
l'inverso del processo di integrazione numerica. Se ora consideriamo la massima pendenza
del segnale originale m(t), è chiaro che, affinché la sequenza dei campioni quantizzati
(mq(nT5 )) cresca con la stessa rapidità della sequenza dei campioni in ingresso {m(nT5 )) in
una regione di massima pendenza di m(t), deve essere verificata la condizione

6. 2: max I dm(t) I (5.33)


I; dt
Altrimenti troviamo che l'ampiezza del passo i'l è troppo piccola perché l'approssimazione
a scalini mq(t) possa seguire un tratto ripido del segnale originale m(t), con il risultato che
mq(t) rimane indietro rispetto a m(t), come illustrato in figura 5.16. Questa condizione è
chiamata sovraccarico di pendenza. Corrispondentemente, l'errore di quantizzazione risul-
tante è detto distorsione (rumore) per sovraccarico di pendenza. Notiamo che, poiché la mas-
sima pendenza dell'approssimazione a gradini mq(t) è fissata dall'ampiezza del passo i'l,
incrementi e decrementi di mq(t) tendono a esibire tratti rettilinei, come mostrato nella
parte a sinistra di figura 5.16. Per questa ragione, un modulatore delta che usi urf-valore
fisso per l'ampiezza del passo 6 è spesso chiamato modulatore delta lineare (a tratti).
In contrasto con la distorsione per sovraccarico di pendenza, il rumore granulare si
presenta quando l'ampiezza del passo i'l è troppo grande rispetto all'andamento locale
della pendenza del segnale originale m(t). Questa seconda situazione fa sì che l'approssi-

Distorsione da
sovraccarico di pendenza
Rumore granulare

I
Approsimazione ~
a gradini ---F"~ ---~
mq(t)

FXGURA 5.16 Illustrazione degli errori di quantizzazione, dovuti a


sovraccarico di pendenza e rumore granulare, nella modulazione delta.
212 CAPITOLO 5 l!lt MODlJIAZIONE lMPUISIVA ISBN 978-88-408-1387-5

mazione a scalini mq(t) vada su e giù in presenza di un segmento relativamente piatto di


m(t), come illustrato nella parte finale di figura 5 .16. Il rumore granulare nella modula-
zione delta può essere visto come l'analogo del rumore di quantizzazione della modula-
zione impulsiva codificata.

~ Esercizio 5.10 Il meglio che un sistema DM lineare può fare è fornire un compromesso tra
distorsione per sovraccarico di pendenza e rumore granulare. Giustificare questa affermazione. ~

Da questa discussione vediamo che c'è l'esigenza di avere un'ampiezza grande del passo per
adattarsi a una dinamica ampia, mentre è richiesta un'ampiezza piccola del passo per la rap-
presentazione accurata di segnali di livello relativamente basso. È pertanto chiaro che, se
vogliamo scegliere un'ampiezza ottimale del passo in modo da minimizzare la potenza
media 4 dell'errore di quantizzazione in un modulatore delta, abbiamo bisogno di rendere
il sistema DM adattativo. Questo requisito, a sua volta, equivale a dire che l'ampiezza del
passo deve variare in accordo con il segnale in ingresso.

li:'t MODULAZIONE DELTA-SIGMA

Come accennato precedentemente, l'ingresso al quantizzatore nella forma convenzionale


di modulazione delta può essere visto come un'approssimazione della derivata del segnale
in ingresso. Questo comportamento è causa di un inconveniente nella modulazione delta,
perché i disturbi di trasmissione, quali il rumore, danno origine a un errore che si accumula
nel segnale demodulato. Questo svantaggio può essere superato integrando il segnale prima
della modulazione delta. L'uso dell'integrazione ha anche altri effetti benefici:
*-. Il contenuto di bassa frequenza del segnale in ingresso è pre-enfatizzato.
v· La correlazione tra campioni adiacenti all'ingresso del modulatore delta è aumen-
tata; ciò tende a migliorare le prestazioni complessive del sistema, riducendo la potenza
media del segnale errore all'ingresso del quantizzatore.
~- Il progetto del ricevitore risulta semplificato.
Un sistema di modulazione delta che incorpori l'integrazione al suo ingresso è detto modu-
lazione delta-sigma (D-l:M, Delta-Sigma Modulation). Per essere più precisi, però, dovrebbe
essere chiamata modulazione sigma-delta, perché l'integrazione è di fatto effettuata prima
della modulazione delta. Ciononostante, la prima terminologia è quella comunemente usata
nella letteratura.
La figura 5.17(a) mostra lo schema a blocchi di un sistema di modulazione delta-
sigma. In questo schema, il segnale m(t) è definito nella sua forma tempo-continua, il che
significa che il modulatore di impulsi ora è costituito da un circuito a soglia sèguito da un
moltiplicatore; quest'ultimo componente è alimentato anche da un generatore di impulsi
esterno (clock) per produrre un segnale codificato a 1 bit. L'uso dell'integrazione all'in-
gresso del trasmettitore chiaramente richiede un'enfasi inversa del segnale, cioè una deri-
vazione, al ricevitore. La necessità di questa derivazione è, comunque, eliminata per la sua
cancellazione ad opera dell'integrazione eseguita nel ricevitore DM convenzionale. Perciò,
il ricevitore di un sistema di modulazione delta-sigma consiste semplicemente in un filtro
passa-basso, come mostrato in figura 5.17(a).
Inoltre, notiamo che l'integrazione è fondamentalmente un'operazione lineare. Di
conseguenza, possiamo semplificare il progetto del trasmettitore combinando i due inte-
gratori 1 e 2 di figura 5.17(a) in un singolo integratore posizionato dopo il comparatore,
come mostrato in figura 5.l 7(b). Quest'ultimo modo di implementare la modulazione
delta-sigma non solo è più semplice di quello di figura 5.17(a), ma fornisce anche un'in-

4
In termini statistici, la potenza media di un processo casuale (quale ad esempio l'errore di quantizzazione) è pari
al suo valore quadratico medio; questo argomento è discusso nel capitolo 8.
5.8 Modular.ione impulsiva a codifica.dif.ferenz.iale 213

Se g na le
Stima del
m(t) --i segnale

I I
L- - - - - - - - - - - - - ' - 1
Integratore 2

1·: ~1!~1:;+4-----'
Trasmettitore Ricevitore

(a)

.~~#Mi~
Modulatore di impulsi im1®f:&M:
Integratore :- - ~:d~i~:r- - - - -:
Comparatore

IL _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ II .

Trasmettitore Ricevitore

(b)

FIGURA 5. 1 7 Due versioni equivalenti di un sistema di modulazione delta-sigma: il sistema


mostrato nella parte (b) della figura è una versione semplificata del sistema nella parte (a).

terpretazione interessante della modulazione delta-sigma quale versione "smussata" di una


modulazione impulsiva codificata a 1 bit. In questo contesto il termine smussata fa riferi-
mento al fatto che l'uscita del comparatore è integrata prima della quantizzazione e il ter-
mine modulazione impulsiva codificata a 1 bit se~plicemente ribadisce il fatto che il
quantizzatore consiste di un circuito a soglia con due soli livelli di rappresentazion~.

~ 5 ~ 8 Modulazione impulsiva
li>
~ a codifica differenziale
Per giustificare un'ulteriore forma di modulazione impulsiva numerica, osserviamo che, quando
un segnale vocale o video è campionato a una frequenza superiore a quella di Nyquist, il
segnale campionato risultante mostra un elevato grado di correlazione tra campioni adiacenti.
Il significato di questa alta correlazione è che, in media, il segnale non varia rapidamente pas-
sando da un campione al successivo, con il risultato che la differenza tra·due campioni adia-
centi ha una potenza media mediamente minore della potenza media del segnale stesso. Quando
questi campioni altamente correlati sono codificati con un sistema standard PCM, il segnale
codificato risultante contiene informazione ridondante. Per ridondanza si intende il fatto che,
come risultato del processo di codifica, sono generati simboli non strettamente necessari per
la trasmissione dell'informazione. Eliminando questa correlazione prima della codifica otte-
niamo un segnale codificato più efficiente, se confrontato con il PCM.
214 CAPITOLO 5 ':'' MODlJIAZIONE IMPULSIVA ISB N 978 -88-408-1387-5

ingresso
campionato
m(nT,)

(a)

Sequenza di dati DPCM

__;_ l;
[
::T
. .•.·• .·•·•· ·.
.: Fìlttodi
predizio!le
. .•. l>&~sèl
HliJ.tr····q····l'·a·s· · · ·s· a.•(. - - Segnale ricosruito

(b)

FIGURA 5 .1 8 Sistema DPCM: (a) trasmettitore e (b) ricevitore.

Ora, se conosciamo una parte sufficiente di un segnale ridondante, possiamo dedurne


il resto o, almeno, farne la stima più probabile. In particolare, se di un segnale conosciamo
l'andamento passato fino a un certo istante di tempo, è possibile effettuare una qualche
deduzione sui suoi valori futuri; tale processo è comunemente chiamato predizione. Sup-
poniamo, quindi, che un segnale m(t) sia campionato a una frequenza fs = l/T5 per produrre
una sequenza di campioni correlati distanti l'uno dall'altro Ts secondi; questa sequenza sia
rappresentata con {m(nT5 )). Il fatto che sia possibile predire i valori futuri del segnale m(t)
fornisce la giustificazione dello schema di quantizzazione differenziale mostrato m
figura 5.18(a). In questo schema, il segnale in ingresso al quantizzatore è definito da
e(nT,) = m(nT,) - m(nT,) (5.34)

che è la differenza tra il campione in ingresso m(nT5 ) e una sua predizione, indicata con m(nT,).
Questo valore predetto è ottenuto usando un filtro di predizione, il cui ingresso, come vedremo,
è costituito da una versione quantizzata di m(nT5 ). Il segnale differenza e(nT5 ) è chiamato
errore di predizione, poiché indica di quanto il filtro di predizione fallisce nel predire esatta-
mente il segnale in ingresso. Un approccio semplice, ma efficace, per implementare il filtro di
predizione consiste nell'usare un filtro con linea di ritardo a prese intermedie (tapped-delay-
line) o filtro tempo-discreto, col ritardo base posto uguale al periodo di campionamento. Lo
schema a blocchi di questo filtro è mostrato in figura 5.19; in base ad esso la predizione m( nT,)

'""~:.!:~!""" • ~~· :~'T T,: •


- x
:·y
-x
2T,) ..

- x -x
T
'."'"::~ ?~· w~·r- pT,)

t .· ···<· >·)\ + .somÌri.dt~.r'e > t··. ·· t

FIGURA 5. 'i. 9 Filtro con linea di ritardo a prese intermedie usato come filtro di predizione.
5.8 Mod'tilazione impulsiva a codifica differenziale 215

è modellata con una combinazione lineare dei valori di p campioni passati della versione quan-
tizzata di m(nT5 ), dove p è l' l'ordine della predizione.
Codificando l'uscita del quantizzatore in figura 5.18(a), otteniamo una variante del PCM
nota come modulazione impulsiva a codifica differenziale (DPCM, dall'inglese Differential
Pulse-Code Modulation). È questo segnale codificato che viene usato per la trasmissione.
L'uscita dal quantizzatore può essere espressa come
(5.35)
dove q(nT5 ) è l'errore di quantizzazione. In base alla figura 5.18(a), l'uscita dal quantizza-
tore eq(nT5 ) è sommata al valore predetto per produrre l'ingresso del filtro di predizione
mq(n'fs) = m(n'fs) + eq(n'fs) (5.36)
Sostituendo l'eq. (5.35) nella (5.36), otteniamo
mq(n'fs) = m(n'fs) + e(n'fs) + q(n'fs) (5.37)
Dall'eq. (5.34), però, osserviamo che il termine somma m(n'fs) + e(n'fs) è uguale al segnale
campionato m(nT5 ). Quindi, possiamo riscrivere l'eq. (5.37) come
mq(nT5 ) = m(nT5 ) + q(nT5 ) (5.38)
che rappresenta una versione quantizzata del campione del segnale m(nT5 ). Cioè, indipen-
dentemente dalle proprietà del filtro di predizione, il segnale quantizzato mq(nT5 ) all'ingresso
del filtro di predizione differisce dal campione del segnale m(nT5 ) dell'errore di quantizza-
zione q(nT5 ). Di conseguenza, se la predizione è buona, la potenza media dell'errore di pre-
dizione e(nT5 ) sarà più piccola della potenza media di m(nT5 ), cosicché un quantizzatore
con un dato numero di livelli può essere regolato in modo da produrre un errore di quan-
tizzazione con una potenza media più piccola di quella che si potrebbe ottenere se m(nT5 )
fosse quantizzato direttamente usando la PCM.
Il ricevitore per ricostruire la versione quantizzata del segnale è mostrato in
figura 5.18(b). Esso consiste in un decodificatore per ricostruire il segnale errore quantizzato.
La versione quantizzata dell'ingresso originale è ricostruita a partire dall'uscita del decodifi-
catore, usando lo stesso filtro di predizione presente nel trasmettitore di figura 5 .18 (a). In
assenza di rumore del canale, troviamo che il segnale codificato all'ingresso del ricevitore è
identico al segnale codificato all'uscita del trasmettitore. Di conseguenza, la corrispondente
uscita del ricevitore è uguale a mq(nT5 ), che differisce dall'ingresso originale m(nT5 ) solo per
l'errore di quantizzazione q(nT5 ), in cui si incorre come risultato della quantizzazione del-
l'errore di predizione e(nT5 ). Infine, una stima del segnale originale m(t) è ottenuta facendo
passare la sequenza mq(nT5 ) attraverso un filtro passa basso di ricostruzione.
Dall'analisi precedente osserviamo, dunque, che, in un ambiente senza rumore, i fil-
tri di predizione nel trasmettitore e nel ricevitore operano sulla stessa sequenza dj cam-
pioni, {mq(nT5 )}. Proprio con questo obiettivo in mente, nel trasmettitore è stato aggiunto
al quantizzatore un collegamento in retroazione, come mostrato in figura 5.18(a).
La modulazione impulsiva a codifica differenziale include la modulazione delta come caso
particolare. In dettaglio, confrontando il sistema DPCM di figura 5.18 con il sistema DM di
figura 5.15, vediamo che sono sostanzialmente simili, tranne che per due importanti differenze:
v· L'uso di un quantizzatore a un bit (due livelli) nel sistema DM.
'""" La sostituzione del filtro di predizione del sistema DPCM con un singolo elemento di
ritardo (cioè una predizione di ordine zero).
In altre parole, la DM è la versione a 1 bit della DPCM. Notiamo, comunque, che a diffe-
renza di un sistema PCM, i trasmettitori sia della DPCM sia della DM fanno uso di retroazione.
Per quel che riguarda il rumore, possiamo infine fare le seguenti affermazioni:
1. La DPCM, come la DM, è soggetta alla distorsione per sovraccarico di pendenza
ogniqualvolta il segnale in ingresso cambia troppo rapidamente rispetto alla capacità
del filtro di predizione di seguirlo.
2. Come la PCM, la DPCM soffre del rumore di quantizzazione.
216 CAPITOLO 5 ~ MODUIAZIONE IMPlJLSWA ISBN 978 -88-408-1387-5

~ Esercizio 5.1 l Giustificare le due affermazioni fatte sulle sorgenti di rumore in un sistema
DPCM. <"i@

I 5. 9 Codici di linea
In realtà, PCM, DM e DPCM rappresentano differenti strategie per la codifica di sorgente, per
mezzo delle quali un segnale analogico è convertito in forma digitale. Tutte e tre, però, condi-
vidono una caratteristica comune: una volta che sia stata prodotta una sequenza binaria di 1 e
O, è necessario un codice di linea per la rappresentazione elettrica della sequenza. Ci sono diversi
codici di linea che possono essere usati per questa rappresentazione, come qui riassunto:
1. Segnalazione tutto o niente (on-off), in cui il simbolo 1 è rappresentato trasmettendo
un impulso di ampiezza costante per la durata del simbolo e il simbolo O è rappre-
sentato con l'assenza dell'impulso, come in figura 5.20(a).

Dati binari
o o o o

01
o e
(a)

LR F
'F (b)

ol
OD o o
(e)

Il Cl
01 LJ LJ

0 rn Il n11ULJ
(d)

LJU L

(e)

~..____._---- -Tempo
Bit di riferimento
(f)

FIGURA 5.20 Codici di linea. (a ) Segnalazione on-off. (b) Segnalazione non ritorno a zero.
(e) Segnalazione con ritorno a zero. (d) Segnalazione bipolare con ritorno a zero. (e) Codifica a
salto di fase o codifica Manchester. (() Codifica differenziale.
5.1 O Esempi a tema 217

2. Segnalazione non ritorno a zero (NRZ), in cui i simboli 1 e O sono rappresentati da


impulsi di ampiezze uguali, ma positivi e negativi, come illustrato in figura 5.20(b).
3. Segnalazione ritorno a zero (RZ), in cui il simbolo 1 è rappresentato con impulsi ret-
tangolari positivi di larghezza pari a metà della durata del simbolo e il simbolo O è
rappresentato non trasmettendo impulsi, come illustrato in figura 5.20(c).
4. Segnalazione bipolare ritorno a zero (BRZ), che utilizza tre livelli di ampiezza come indi-
cato in figura 5.20(d). In particolare, sono usati alternativamente impulsi positivi e nega-
tivi di uguale ampiezza per il simbolo 1