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APPROFONDIMENTO: LA

DISCALCULIA
COS’È LA DISCALCULIA
• La discalculia è una condizione caratterizzata da marcata
difficoltà negli apprendimenti matematici in presenza
di normale intelligenza, tipica esperienza scolastica e istruzione, in
assenza di alterazioni neurosensoriali che possano giustificare tale
difficoltà.

• L’incidenza nella popolazione generale è stimata tra lo 0,5% e l’1%


(da non confondere col 20% che ha difficoltà di calcolo!).

• La discalculia, nelle teorie contemporanee, è essenziamente ritenuta


un disturbo della memoria di lavoro
PROFILI DISCALCULICI
• Primo tipo: debolezza nella strutturazione cognitiva
delle componenti numeriche (cioè negli aspetti basilari,
quali subitizing, meccanismi di quantificazione, seriazione,
comparazione, strategie di calcolo mentale, ecc.);

• Secondo tipo: compromissioni a livello procedurale e


di calcolo (lettura, scrittura e incolonnamento dei
numeri, recupero dei fatti numerici e degli algoritmi del
calcolo scritto).
TRATTARE LA DISCALCULIA
• Ci sono alcuni trattamenti che si sono dimostrati efficaci (anche se
tra questi difficilmente si riesce a stabilire una gerarchia di validità).

• Un approccio usato e per il quale è stata documentato una certa


efficacia è detto “drill and practice”. Si tratta di tecnica per un
percorso di recupero automatico di informazioni matematiche,
tramite la quale si tenta di aggirare il tipico percorso di recupero
dalla memoria a lungo termine , attraverso abbinamenti corretti
che si verificano con il conteggio e le strategie di decomposizione
(Baroody, 1995; Baroody et al., 1983).
TRATTARE LA DISCALCULIA
• Un altro metodo consiste nell’istruzione alle strategie di
conteggio di studenti “tipici” all’inizio dell’apprendimento dell’abilità
di combinare numeri. In questo modo i bambini diventano sempre più
consapevoli delle modalità e da queste possono far derivare e
dipendere efficienti strategie di conteggio, addizione e sottrazione
(Fuchs et al., 2010b).

• Un’altra tecnica di intervento è pensata per costruire la comprensione


della relazione parte-tutto e per insegnare le strategie di
decomposizione che normalmente gli studenti scoprono e usano
come strategie di conteggio supplementari.
EMOZIONI
Psicologia Generale - Percorso FIT
Università di Roma “Tor Vergata”
A.A. 2017/2018 - Mattia Della Rocca, PhD
COSA SONO LE EMOZIONI
• Sono processi (reazioni) di breve durata a fronte di uno stimolo – endogeno o
esogeno – che provocano cambiamenti su tre livelli concomitanti:

• Fisiologico: modificazioni fisiche e fisiologiche riguardanti la respirazione, la


pressione arteriosa, il battito cardiaco, la circolazione, le secrezioni, la digestione,
eccetera;

• Comportamentale: espressioni facciali, postura, tono della voce e reazioni


(es. attacco, immobilizzazione o fuga);

• Cognitivo: si attribuisce un significato personale allo stimolo e alle sensazioni


fisiologiche, così da decidere un comportamento immediato o futuro.
TEORIA PERIFERICA

(JAMES-LANGE)
• Secondo la teoria periferica delle emozioni, l’evento
emotigeno scatenerebbe una serie di reazioni viscerali e
neurovegetative di natura adattativa, che sono percepite come
epifenomeno dal soggetto scatenando l’esperienza emotiva.

• La teoria di James capovolge l'impostazione della psicologia


del senso comune secondo la quale noi piangiamo perché
siamo tristi: al contrario, secondo la teoria periferica, siamo
tristi perché piangiamo.
TEORIA CENTRALE

(CANNON-BARD)
• Secondo il fisiologo Cannon (1927), i centri di attivazione, di controllo e di
regolazione dei processi emotivi non si trovano in sedi periferiche, ma sono
localizzati centralmente (precisamente nella regione “profonda” del talamo).

• Secondo Papez (1937), che aggiornò la teoria, questi centri sono collocati in un
circuito composto da ipotalamo, talamo anteriore, giro cingolato e ippocampo
(circuito di Papez)

• Nel 1949, MacLean integra il circuito di Papez con altre regioni: amigdala,
nuclei del setto, porzioni della corteccia fronto-orbitaria e una
parte dei dei gangli della base e denomina l'insieme di queste strutture
neuroanatomiche con il termine di sistema limbico, un centro
“antico” (evolutivamente parlando) del sistema nervoso.
EMOZIONI E LATERALIZZAZIONE EMISFERICA

Il nostro emisfero destro


è specializzato nell’analisi
e nella produzione delle
emozioni (a causa della
sua specializzazione nei
movimenti non sequenziali)
TEORIA COGNITIVO-ATTIVAZIONALE
O “TEORIA DEI DUE FATTORI”
(SCHACHTER-SINGER)
• Secondo Schachter (1962), le emozioni vanno inquadrate nella psicologia
cognitiva, in quanto l’emozione è la risultante di due componenti distinte:

• 1)Una componente di attivazione fisiologica dell’organismo detta arousal


(eccitazione);

• 2)Una componente cognitiva di percezione dello stato di attivazione fisiologica e


della sua spiegazione in funzione di un evento emotigeno.

• In questo processo particolare attenzione è dedicata all’attribuzione causale che


stabilisce una connessione fra queste due componenti, in modo da attribuire
(cioè spiegare) la propria attivazione corporea a un evento emotigeno.
LE TRE TEORIE CLASSICHE A CONFRONTO
TEORIA DELL’APPRAISAL
• Secondo la teoria dell’appraisal di Frijda (1988), le
emozioni dipendono dal modo con cui gli individui valutano e
interpretano gli stimoli, determinando un vero e proprio
“plusvalore cognitivo”.

• Si tratta di un vero e proprio capovolgimento del senso


comune, secondo cui le emozioni sarebbero da contrapporre
ai processi razionali e da interpretare come passioni di breve
durata sentite e provate internamente dall'individuo, che
sorgono e si svolgono in modo automatico e involontario
TEORIA DELL’APPRAISAL
• Per la teoria dell’appraisal, le emozioni sorgono in risposta a situazioni
che sono valutate come importanti per il soggetto: eventi che
soddisfano scopi, ambizioni e desideri, attiveranno emozioni positive; al
contrario, eventi itenuti dannosi o minacciosi, condurranno a emozioni
negative

• La teoria dell’appraisal è supportata dal significato situazionale


della risposta emotiva: infatti, due individui che abbiano una
differente valutazione della stessa identica situazione risponderanno
con emozioni differenti, sulla base di fattori disposizionali, aspetti
educativi e culturali, esperienze pregresse specifiche.
TEORIA DEL MARCATORE
SOMATICO (DAMASIO, 1994)
• Secondo il neurologo portoghese Antonio Damasio, ogni decisione richiede una
valutazione dei costi e benefici delle diverse opzioni, che a mano a mano prendono
corpo nella memoria di lavoro. Aver incontrato una stessa o simile situazione nel
passato implica che emergano le stesse componenti emotive allora suscitate da
conseguenze positive o negative.

• Ne consegue che il tono emotivo di una decisione ci informa delle sue possibili
conseguenze, che affiorano dalle memorie emotive di esperienze pregresse.

• Questo meccanismo è stato chiamato da Damasio marcatore somatico: i


meccanismi fisiologici scatenati da un’emozione grazie all’attivazione del sistema
nervoso autonomo (il sudore, l’accelerazione cardiaca, la contrazione muscolare, le
contrazioni gastrointestinali) sono quindi marcatori che illuminano le nostre decisioni
“razionali”.
TEORIE PSICO-
EVOLUZIONISTICHE
• Secondo le teorie psico-evoluzionistiche delle emozioni, la selezione naturale avrebbe
forgiato le emozioni sulla base dei vantaggi adattivi che esse conferiscono in un
particolare contesto ambientale.

• Questa tesi è legata al pensiero di Charles Darwin, il quale in The expression of the
emotions in man and animals (1872) sostiene che alcuni stimoli sarebbero in grado di
attivare il sistema nervoso e indurre espressioni facciali e modifiche somatiche
stereotipate che accomunano i diversi membri di una stessa specie o specie
apparentate.

• Secondo Darwin, le modifiche dell’espressione facciale e della fisiologia dell’organismo


avrebbero una specifica funzione fisiologica, e inoltre, l’espressione facciale delle
emozioni consentirebbe di comunicare agli altri membri della specie situazioni a rischio,
benessere, minaccia o empatia.
IL MODELLO DI PLUTCHIK
ASPETTO ASPETTO EMOTIVO-
EVENTO COMPORTAMENTO
COGNITIVO AFFETTIVO

MINACCIA Pericolo Paura Fuggire

OSTACOLO Nemico Collera Combattere

COMPAGNO Amico Accettazione Grooming/gioco

COMPAGNO
Possesso Gioia Accoppiamento
SESSUALE

PERDITA
Separazione Tristezza Lutto
COMPAGNO

OGGETTO
Veleno Disgusto Nausea
RIPUGNANTE

NUOVO AMBIENTE
Cosa c’è?/Cos’è? Sorpresa Allerta
OD OGGETTO
L’ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI:
LA TEORIA UNIVERSALISTA DI EKMAN
• Secondo Ekman, l’espressione delle emozioni sono universali sia sul piano della
produzione che del riconoscimento:

• L’ipotesi di Ekman si articola in tre punti:

• a) l’universalità dei movimenti facciali (tutti gli esseri umani presentano le


medesime configurazioni di movimenti facciali)

• b) l’espressività dei movimenti facciali (specifiche configurazioni facciali sono la


manifestazione delle stesse emozioni in tutti gli esseri umani)

• c) l’universalità del processo di attribuzione (ovunque osservatori appartenenti


a diverse culture attribuiscono il medesimo valore emotivo a date configurazioni facciali)
LE EMOZIONI PRIMARIE O
UNIVERSALI
• Rabbia

• Paura

• Sorpresa

• Disgusto

• Tristezza

• Felicità

• Disprezzo (aggiunta negli anni Novanta)


RABBIA
PAURA
SORPRESA
DISGUSTO
TRISTEZZA
FELICITÀ
DISPREZZO