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ETICA ED

ESTETICA
DEGLI AVANZI

A. Anzani
17/09/2018

Immagine di R. Pane
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Abitare, così come respirare,
interagire con le persone, produrre cultura,
è una delle forme in cui si sviluppa
il nostro modo di essere nel mondo.

I luoghi fisici sono lo scenario


entro cui si manifestano
le relazioni umane più significative.

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Da un punto di vista antropologico, i luoghi che hanno memoria
possiedono la qualità di farci sentire in intimità con loro.
MEMORIA

I luoghi hanno ricordi. La memoria non è


nella nostra testa, è inscritta nel mondo.
Il restauro è un recupero della memoria, la
cura di un’amnesia.

Nella nostra epoca si assiste a un


disorientamento della psiche: perdita della
memoria dovuta agli eccessi del costruire,
dello sviluppo, degli spostamenti. La
continua distruzione di palazzi come si fa
per ristrutturarli equivale a una lobotomia,
una perdita di ricordi e di immagini.
(J. Hillman)
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La memoria è un’esperienza complessa

• rammentare (mente) memoria mentale

• ricordare (cordis, cuore) memoria emozionale

• rimembrare (remember) memoria inscritta nelle membra

(Marchino, 2011)
Il corpo, luogo della memoria individuale, può essere sede di piacere
ma anche di blocchi e di sofferenza.
Allo stesso modo la città, luogo della memoria collettiva,
può essere sede di attrazione utopica ma anche di spaesamento.

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IDENTITA’

Ci sono luoghi che hanno


significati per intere
comunità, che veicolano
frammenti di qualcosa che
dà senso all'oggi e diventa
identitario.
E
C
IDENTITÀ
O
L'identità è il sentire
L
di essere continuo
nel tempo e
separato da (ma
O
connesso con) gli
altri.

G
I
A
IDENTITÀ

L’utilizzo dello spazio in cui viviamo è


un processo in divenire, che si
sviluppa nel fluire del tempo.

Non solo nel “nostro” tempo, ma


anche nel tempo degli altri, anche
con “altri” del passato, il cui tempo e
la cui memoria sicuramente giocano
un ruolo rilevante nella nostra
percezione e riconoscimento
identitario di un luogo.
IDENTITA’
La storia è anche violenza, e spesso lo spazio della grande
città ne riceve in pieno i colpi e porta il segno delle ferite.

Questa vulnerabilità e questa memoria somigliano a quelle del


corpo umano, e sono indubbiamente esse che ci fanno sentire
la città così vicina, così emozionante.

Le nostra identità sono messe in gioco quando la «forma della


città» cambia, e non abbiamo difficoltà a immaginare ciò che i
suoi più brutali sconvolgimenti hanno potuto rappresentare per
coloro che ne sono stati vittime insieme ad essa.
(Rovine e macerie, Marc Augè)
VIETNAM MEMORIAL
WASHINGTON

Un muro che affonda nella


terra, non eroico ma tragico.

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Ground Zero di New York
Il vuoto come icona della
distruzione
(E. Morezzi) 14
DOME DI HIROSHIMA

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Il centro antico di Varsavia

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LA RICOSTRUZIONE
DEL PONTE DI
MOSTAR

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La vivibilità dello spazio
si fonda non solo su aspetti razionali e funzionali,
ma anche su valori e significati
che permettono alle persone
di sentire un legame di appartenenza con i luoghi
e di riconoscerli,
includendoli nelle proprie mappe interiori.
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La cultura del progetto
si trova di fronte alla sfida formidabile
di intervenire in contesti esistenti,
caratterizzati da stratificazioni storiche significative.
La pratica del riuso, inizialmente adottata per preservare dalla demolizione
edifici storicamente rilevanti, si presenta oggi non solo come un’alternativa
sostenibile nell’attuale società consumistica, ma anche come
un’occasione per valorizzare le potenzialità di edifici esistenti, ancora in
grado di raccontarci delle storie.
Questo approccio va incontro anche alla
necessità, imprescindibile nelle città post-
industriali, di ridefinire un nuovo equilibrio tra
uso del territorio e benessere psico-fisico,
mettendo un freno al consumo di suolo, di
energia, di patrimonio edificato e naturale.
Per intervenire sugli
edifici esistenti
occorre saper
applicare una
dimensione
«progettuale» della
memoria e nel
contempo proporre
modelli innovativi,
come richiede la
nostra natura
biologica fortemente
connessa con il nostro
incessante processo
evolutivo.
Il progetto: passato e futuro

Non si deve pensare che, nel mondo


dell’architettura come in quello degli affetti, il
passato «causi» il presente secondo una logica
lineare e meccanicistica.

Il «peso» del passato deve trovare equilibrio


nell’attrazione che il futuro continuamente esercita
su di noi.

Per valorizzare la tensione tra passato e futuro è


necessario qualificare lo spazio delle decisioni
condivise nel presente.

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Il progetto sull’esistente
dovrebbe cogliere
la forza rivoluzionaria del passato (P. Pasolini)

ascoltando ciò che il costruito è in grado di trasmettere,


specialmente in termini di potenzialità latenti
da sviluppare in modo innovativo e sostenibile.
Progettare nel costruito: in equilibrio fra passato e futuro

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Progettare con l’esistente richiede di considerare
ciò che la storia ufficiale dell’architettura
ha spesso trascurato o rimosso,
esplorando le possibilità, la realtà negata,
il non convenzionale, le fratture, le ferite, le pie(a)ghe.

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La frattura è il varco che introduce il senso della storia
tramite un punto vulnerabile, permette di vedere ciò che è
accaduto rendendosi conto delle sue conseguenze, per far
emergere ciò che può ancora accadere.

Nelle anomalie, si rivela la genesi del nuovo.

Non si tratta di rincorrere le persistenze, né di un ritorno


nostalgico all’origine, quanto di scoprire l’inatteso, ciò che
si apre alla trasformazione e al cambiamento.

Non si tratta di leggere l’architettura nel suo svolgimento


cronologico, ma di ricavare ciò che dalle rotture permane.
(C.Truppi)
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La seconda vita degli spazi

Sprecare è male non solo per una questione di denaro. Il fatto è


che anche gli spazi hanno un'anima, ed è quella che gli abbiamo
dato noi che li abbiamo abitati.

È per questo che dare nuova vita agli spazi ha un significato etico.

Le cose fanno parte delle persone che le hanno avute, e niente di


quello che passa sulla terra è senza senso. Con gli spazi si
costruiscono ponti come con le parole.
Il cambiamento, e le seconde e terze e quarte vite, sono una delle
poche cose di cui nella vita possiamo stare certi.

(F. Sgaggio, 2015)


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ZONE DI CONFINE

Nelle zone di confine si


integrano interessi e
mondi artificiosamente
ritenuti separati.

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TRANSDISCIPLINARITA’

Trovandosi di fronte alla


sfida di confrontarsi con
spazi urbani abbandonati,
spesso più caratterizzati da
memorie storiche che da
significati attuali, il design
viene chiamato a dialogare
con altre discipline che si
interessano del rapporto fra
l’uomo e i suoi ambienti.
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IL RESTAURO

Il restauro costituisce uno degli aspetti del fare


architettura, è la modalità di intervento sul costruito che
più di ogni altra spinge a porsi criticamente nei confronti
del passato.

Il progetto di restauro viene oggi considerato un


intervento utile a conservare e soprattutto ad attualizzare
l’opera architettonica affinché essa sia trasmessa al
futuro e risponda alle necessità contemporanee.

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RESTAURO, IMPOSSIBILE DISCIPLINA
ANTINOMIE

(R. Masiero, 2005)

materia/ forma, forma/contenuto, natura/artificio,


natura/cultura, natura/storia, nuovo/antico,
tradizione/progresso, creazione/ripetizione,
autenticità/inautenticità, vero/falso,
comprensione/precomprensione,
produzione/riproduzione, libertà/necessità
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La nave di Teseo sul vaso François
BELLEZZA

L'esperienza estetica dovrebbe


costituire non un’eccezione ma un
normale attributo della nostra
esistenza quotidiana.
La fruizione estetica dei valori
ambientali deve costituire il
fondamento del «diritto alla città».
(R. Pane)

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BELLEZZA e IDENTITA’
«Di fatto le architetture antiche si presentano ai nostri occhi come la somma degli
infiniti interventi di generazioni di committenti, abitanti, architetti; si tratta di
architetture figlie di molti autori, spesso sconosciuti. Tutto ciò ha generato in
questi edifici un grande valore, una rara bellezza difficilmente catalogabile e
dettata spesso dal caso o dalla contingenza: il nostro fine ultimo è quello di
conservare e restituire tale ricchezza, non solo in termini di patrimonio
documentario ma anche in termini di combinazione estetica.» Massimo Carmassi
Per contro le nuove architetture aspirano a una certa continuità con la storia, non
tanto in termini stilistici, quanto per la filosofia costruttiva e la sintassi compositiva,
dominate da una aspirazione alla lunga durata e dalla disponibilità a consentire la
trasformazione dell'uso delle opere nel tempo, senza che queste perdano la loro
identità.

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BELLEZZA
BELLEZZA
(…) proprio in questo modo sono costruite le vite
umane. Sono costruite come una composizione
musicale. L'uomo, spinto dal senso della bellezza,
trasforma un avvenimento casuale (...) in un motivo
che va poi a inscrivere nella composizione della sua
vita. Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo
traspone, come fa il compositore con i temi della sua
sonata. (...) L'uomo senza saperlo compone la
propria vita secondo le leggi della bellezza persino
nei momenti di più profondo smarrimento.
Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere
affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze (...),
ma si può a ragione rimproverare all'uomo di essere
cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni
giorno, e di privare così la propria vita della sua
dimensione di bellezza."
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L'insostenibile leggerezza dell'essere, M. Kundera, 1984
I valori psicologici

«non vogliamo conservare dimensioni e


immagini del passato poiché le troviamo
belle, o magari interessanti e curiose, ma
perché esse fanno parte della nostra
memoria e quindi del nostro prezioso
patrimonio psicologico».
«negli spazi del passato noi ci sentiamo
come dilatati ed espansi nelle forme che ci
circondano, (…) perché esse sono come
un’estensione del nostro corpo».

(R. Pane)
LA CITTÀ INVISIBILE

L'inconscio non si tocca con


le mani, non si lascia
plasmare in forme definite, e
tuttavia promuove e abita
ogni costruzione,
quella che ciascuno di noi
sogna, ricorda, desidera,
immagina.

(M. Pignatelli).
L’ANIMA DEI LUOGHI
2004

Hillman sostiene che i luoghi


hanno un'anima, sono
popolati di divinità diverse,
assumono i pensieri e le
tradizioni degli uomini che li
abitano da secoli o millenni.
L'anima dei luoghi respira
insieme all'anima del mondo
e alla nostra anima.

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L’intima qualità di un luogo è dovuta sia alla percezione del clima e
della geografia, sia all’IMMAGINAZIONE:
per questo è necessario stare a lungo in un luogo, perché
l’immaginazione possa rispondere.
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Immaginazione, narrazione, pensiero onirico e produzione
artistica sono radicati nello stesso terreno, sono diverse
manifestazioni di CREATIVITÀ

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