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Il neo-istituzionalismo sociologico e organizzativo

e il dilemma “make or buy”

Stefano Neri, Università degli Studi di Milano


Corso di Sociologia dell’Organizzazione
2009-2010
La scelta tra “make or buy”
Come spiegare le scelte di integrazione
verticale/ricorso al mercato praticate dalle
organizzazioni?
Come spiegare i fenomeni di esternalizzazione
riscontrati nelle imprese e nella pubblica
amministrazione?
Nella prima parte del corso è stata illustrata la
teoria dei costi di transazione, che fornisce una
possibile spiegazione.
Il neo-istituzionalismo sociologico e organizzativo
consente di avanzare un’altra possibile
spiegazione.
Caratteri generali
dell’istituzionalismo organizzativo (1)

• Attenzione al rapporto organizzazione-


ambiente. L’ambiente (sociale e culturale) è
fatto di istituzioni che condizionano l’azione
individuale e collettiva
• Istituzioni = comportamenti individuali o
pratiche sociali, dotate di un certo grado di
stabilità o ripetitività, percepite come
“strutture relativamente stabili” (Bonazzi, p.
97), socialmente accettate, legittime, valide in
sé e per sé.
Caratteri generali
dell’istituzionalismo organizzativo (2)

• Istituzioni come regole o come


organizzazioni (ambiguità)

• Le istituzioni sono create dagli uomini, ma


poi li condizionano nei loro comportamenti,
nel loro modo di pensare e di interpretare
la realtà
Autori di riferimento

• “Vecchio” istituzionalismo: Philip Selznick


(1948, 1949, 1957)

• Neo-istituzionalismo: Meyer-Rowan
(1977), Powell-DiMaggio (1977, 1991)
Il neo-istituzionalismo sociologico
e organizzativo (1)

Problema oggetto di indagine:


“per quale ragione organizzazioni dello
stesso tipo (ospedali, scuole, giornali,
imprese) sono così simili tra loro?”
(Bonazzi, pag. 110)
Il neo-istituzionalismo sociologico
e organizzativo (2)

Nella realtà si osservano infatti processi di


isomorfismo istituzionale o organizzativo=
assunzione della stessa forma, struttura
organizzativa da parte delle organizzazioni di
uno stesso tipo, settore produttivo o contesto
sociale, culturale (stessa ripartizione degli
uffici, stesse procedure, stesse scelte
organizzative).
Powell e DiMaggio (1977,1991)

Campo organizzativo
“un insieme di organizzazioni che,
considerate complessivamente,
costituiscono un’area riconosciuta di vita
istituzionale: fornitori-chiave,
consumatori di risorse e prodotti,
agenzie di controllo e altre
organizzazioni che producono prodotti o
servizi simili” (Powell, DiMaggio, 1991)
Significato del concetto
di campo organizzativo
1) L’ambiente è fatto di una molteplicità di
organizzazioni, di vario tipo, che si influenzano e
condizionano reciprocamente
2) La ricerca su un processo di cambiamento non
può limitarsi ad esaminare i processi decisionali
all’interno di una specifica organizzazione, ma
deve estendersi al ruolo svolto da tutti gli attori
interessati a quel processo
Quindi: studio non della singola organizzazione,
ma del campo organizzativo
Significato del concetto
di campo organizzativo
3) Non c’è la distinzione, tipica del vecchio
istituzionalismo, tra organizzazioni che
subiscono le pressioni e altre che le
esercitano.
Tutti coloro che fanno parte di un campo
organizzativo sono oggetto e soggetto
delle pressioni che attraversano il campo
Tipi di isomorfismo
1) Isomorfismo coercitivo

L’organizzazione è sottoposta a pressioni


esterne che la obbligano a conformarsi,
come leggi, regolamenti o clausole
contrattuali con imprese più potenti

Esempi:
obblighi derivanti dalla legge 626 sulla
sicurezza, creazione degli uffici per le
Relazioni con il Pubblico (URP), “protocolli
di produzione” per le aziende componenti di
una filiera produttiva
2) Isomorfismo mimetico

Al fine di fronteggiare una situazione di


incertezza l’organizzazione adotta le stesse
soluzioni che hanno già adottato altre
organizzazioni “di successo” (secondo
processi imitativi, seguendo la “moda”).
Esempi: commissionare rapporti di studio,
costituire uffici interni (ad es. “ufficio controllo
di gestione”), acquisire certificazioni di
qualità, senza la prova che tutto ciò porterà
un reale beneficio in termini di efficacia o
efficienza all’organizzazione, ma per
mostrare all’ambiente che “si fanno le cose
giuste”
3) Isomorfismo normativo (a)

I responsabili dell’organizzazione sono


professionisti che condividono con i loro
colleghi posti al vertice di altre organizzazioni
• le stesse modalità di affrontare i problemi
• gli stessi valori deontologici e professionali;

Usano
• le stesse tecniche di gestione
• gli stessi metodi di programmazione o di
controllo
• le stesse procedure e programmi di azione
3) Isomorfismo normativo (b)

Tecniche, procedure, valori:


• che hanno appreso e interiorizzato
all’interno delle stesse scuole,
università, corsi di formazione e
aggiornamento
• diffuse e confermate nella loro validità
da associazioni professionali, riviste
specializzate, nonché dalle stesse
scuole o università
3) Isomorfismo normativo (c)

Esempi:
• metodi di contabilità, di controllo di gestione,
di selezione e gestione del personale diffusi
da prestigiose scuole di management e
direzione aziendale
• protocolli diagnostico-terapeutici messi a
punto e diffusi da prestigiose facoltà di
Medicina, difesi dall’Ordine dei medici
3) Isomorfismo normativo (d)

Tali metodi o protocolli, così come i valori o le


visioni del mondo sottostanti vengono
considerati superiori rispetto a quelli vecchi.
La loro diffusione e radicamento è favorita da
processi di selezione del personale che porta
ad assumere persone con la stessa
formazione, le stesse esperienze
professionali, che leggono le stesse riviste
specializzate e sono iscritte agli stessi ordini e
associazioni professionali
Problema

Come spiegare i fenomeni di


esternalizzazione (outsourcing), cioè
l’affidamento all’esterno della
produzione di beni e servizi (ricorso al
mercato) fino a quel momento prodotti
internamente, nelle imprese e nella
Pubblica amministrazione?
Esempi

• Servizi “alberghieri” o “ausiliari” come mense, pulizie,


lavanderie, manutenzione, servizi informatici, in
organizzazioni pubbliche (es. ospedali, enti locali) o in
aziende private

• All’interno degli enti locali, servizi come quelli di


manutenzione del verde pubblico, o l’assistenza
domiciliare

• Nelle aziende, fasi del processo produttivo che fino


agli anni settanta-ottanta si svolgevano con personale
e risorse proprie
Due spiegazioni alternative (1)

1) Secondo la teoria dei costi di transazione si


esternalizzano le produzioni di beni e servizi:
9 per le quali ci sono condizioni di “grandi numeri”,
c’è un basso grado di incertezza/complessità
delle transazioni coinvolte, l’opportunismo può
essere limitato o prevenuto (Williamson, I lettura
del testo)
9 con bassa specificità delle risorse investite e
bassa o elevata frequenza/durata delle
transazioni (Williamson, II lettura del testo)
Due spiegazioni alternative (2a)

2) Nell’ottica del neoistituzionalismo sociologico e


organizzativo si esternalizza perché:
9 ci obbligano le leggi (caso del Competitive
Compulsory Tendering o CCT in Gran Bretagna)
= isomorfismo coercitivo
9 lo fanno le organizzazioni di successo, è “alla
moda” = isomorfismo mimetico
9 la scelta deriva dalle concezioni dominanti nelle
scuole di management, nei circuiti dove si
incontrano e si confrontano gli alti dirigenti =
isomorfismo normativo
Due spiegazioni alternative (2b)

L’esternalizzazione o il mantenimento della


produzione interna non sono determinate
da considerazioni di costo, da una
valutazione di efficienza o di efficacia, ma
dalla volontà di fare le cose nel modo
giusto, corretto, appropriato in un
determinato ambiente o contesto sociale,
indipendentemente dal fatto che la
soluzione prescelta sia quella più efficace
o efficiente