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Palermo

Foto di Bernhard J. Scheuvens

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Palermo

Foto di Bernhard J. Scheuvens


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Palermo

Palermo
Mongerbino, mentre, verso l’interno, sale fino a Monrea-
le, dal cui belvedere, sospesi nello spazio, si entra dentro
la Conca d’Oro, se ne fa parte. I monti la incoronano, i
Nel corso del suo celebre ”Viaggio in Italia“, Goethe giardini la vestono di verde, il mare l’accarezza, il cielo la
scrisse: ricopre con il suo velo azzurro e viene al cuore il lontano
canto del poeta arabo Jhr Zaffir:
“Italien ohne Sizilien macht gar kein Bild in der Seele: hier ist erst
der Schlüssel zu allem“ Posa un fianco sul mare come su un divano di seta.
(L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nell’animo: qui, solo Il sole le splende sul capo, aureola d’oro, frutti belli e saporiti.
qui, è la chiave di tutto). D’inverno gli alberi hanno il fuoco nelle foglie e l’acqua nelle radici.
Palermo, la favorita di Dio!
Il viaggio siciliano ha inizio con la sbarco a Palermo il 2 E Dio qui si fermò nel giorno della creazione! Dio clemente,
aprile 1787: la descrizione del Monte Pellegrino, definito abbi pietà, nei giorni dello sdegno e della giustizia,
il più bello di tutti i promontori del mondo, e di tutta la di Palermo che alzò cinquecento moschee a lodare la tua magnificenza!
conca di Palermo colpisce per il profondo coinvolgimen-
to emotivo dello scrittore tedesco. A Palermo Goethe ha Palermo è la città della grande ricchezza d’arte di quattro
modo di trascorrere la Pasqua e di ammirare le bellezze momenti storici: l’architettura arabo-normanna, l’arte del
di una città per lui magica; è colpito dai colori e dai pro- basso medioevo e del Rinascimento, l’arte barocca del se-
fumi della Villa Giulia e dall’austerità quasi primitiva del colo XVII, l’arte decorativa del secolo XVIII.
Santuario di Santa Rosalia. In Sicilia, Goethe lavorò al Posta al centro del Mediterraneo, culla delle più antiche
progetto del dramma Nausicaa (rimasto incompiuto), sot- civiltà, la città è da sempre crocevia di culture fra Oriente
to l’influsso di colori e luci che gli parvero proprio quelli e Occidente. Luogo strategico di transito, scalo privile-
della giovane figlia di Alcinoo. Sotto la suggestione di un giato di traffici mercantili, approdo di popoli di razze, lin-
panorama che lascerà una profonda traccia nel suo animo, gue e religioni diverse, Palermo ha affascinato visitatori
lo scrittore tedesco, anni dopo ricorderà l’amata Sicilia in e stranieri per la sua felicissima posizione e la bellezza
una delle poesie più belle mai scritte: dei luoghi. Anche per questo, innumerevoli sono state, nei
secoli, le dominazioni subite.
“Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn?” Poche città, come Palermo, hanno conservato tante testi-
(Conosci la terra ove fioriscono i limoni?) monianze della cultura dei conquistatori: dai Romani ai
Bizantini, dagli Arabi ai Normanni, dagli Svevi ai Fran-
in cui trapela un incontenibile senso di nostalgia per la cesi, dagli Spagnoli agli Austriaci, tutti hanno lasciato
terra che, a giudizio del genio tedesco, era davvero la l’inconfondibile traccia della loro permanenza; e quasi
chiave di tutto. sempre si tratta di testimonianze di straordinario valo-
Leggenda vuole che il più antico nome di Palermo sia sta- re, perché la confluenza di forme e stili, dal Nord Euro-
to Tsits (o Ziz), che significa “splendida”, “fiore”; e ve- pa all’Africa, dal Medioevo al Barocco, ha spesso dato
ramente la città si mostra come un fiore gaio e odoroso, vita ad originalissime creazioni artistiche, architettoniche
in una ridente spiaggia davanti al mare azzurro. Palermo e decorative.Ed è questa l’altra particolarità di Palermo:
oggi conta quasi 700.000 abitanti. La città - capoluogo che, nonostante la commistione di culture, la città ha con-
della Regione Sicilia e della provincia omonima - è il cen- servato la sua identità. Un’identità di città capitale che in
tro principale dell’isola e fu sempre celebrata per la posi- ogni tempo ha saputo coniugare il meglio delle altre genti
zione pittoresca, sul margine della famosa Conca d’Oro, con la propria vocazione di libertà.
in mezzo ad una corona di monti magnifici. La città si Vagare per le vie di Palermo è come assistere ad una gi-
estende, infatti, lungo il pendio della fertile zona agrico- gantesca parata di testimonianze appartenenti a civiltà di-
la coltivata ad agrumi, tra il Monte Pellegrino e il Capo sparate, ma intimamente fuse, che evocano i secoli nei

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Mappa
Castelli mura e forti Civica Galleria d’Arte Moderna Restivo.31
La Zisa.......................................................1 Musei ed Esposizioni...............................32
Museo Archeologico Regionale...............33
Chiese da visitare Museo d’Arte e Archeologia....................34
Cappella Palatina.......................................2 Museo Diocesano.....................................35
Casa Professa (Chiesa del Gesù)................3 Orto Botanico...........................................36
Chiesa del SS. Salvatore............................4
Chiesa della Magione.................................5 Palazzi
Chiesa della Martorana..............................6 La Cuba....................................................37
Chiesa di San Cataldo................................7 Palazzina Cinese......................................38
Chiesa di San Domenico............................8 Palazzo Aiutamicristo..............................39
Chiesa di San Francesco d’Assisi..............9 Palazzo Arcivescovile..............................40
Chiesa di San Giovanni degli Eremiti......10 Palazzo Asmundo.....................................41
Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.......11 Palazzo Chiaramonte-Steri.......................42
Chiesa di San Giuseppe dei Teatini..........12 Palazzo Mirto...........................................43
Chiesa di Santa Cita.................................13 Palazzo Pretorio.......................................44
Chiesa di Santa Cristina la Vetere............14 Palazzo Sclafani.......................................45
Chiesa di Santa Maria della Catena.........15 Villa Bonanno..........................................46
Chiesa di Santa Maria della Pietà............16 Villa Giulia...............................................47
Chiesa di Santa Maria dello Spasimo......17 Villa Malfitano.........................................48
Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa............18
Chiesa di Sant’Agostino..........................19 Piazze
Chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella..........20 Quattro Canti............................................49
Chiesa di Santo Spirito (o dei Vespri)......21
Complesso di Santa Maria degli Angeli...22 Ponti
Duomo di Monreale.................................23 Ponte dell’Ammiraglio.............................50
La Cattedrale di Palermo.........................24
Santuario di Santa Rosalia.......................25 Porte
Porta Felice..............................................51
Fontane Porta Nuova.............................................52
Fontana Pretoria.......................................26 Teatri
Teatro Massimo........................................53
Gallerie Teatro Politeama......................................54
Galleria d’Arte Moderna e Contemp.......27 Tombe
Galleria Regionale della Sicilia...............28 Catacombe dei Cappuccini......................55
Varie
Giardini e parchi Loggia dell’Incoronazione.......................56
Parco della Favorita.................................29 Mercato della Vucciria.............................57
Parco d’Orleans........................................30 Mercato di Ballarò...................................58
Oratorio di San Lorenzo...........................59
Musei Oratorio di Santa Cita..............................60

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Palermo

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quali sorsero le vicende storiche alle quali sono legate; dezza. In città si costruiscono moschee, palazzi e giardini;
ammirare tanti capolavori è come perdersi in qualcosa di si rinnova l’assetto urbanistico, che rimane immutato per
eterno e di immutabile, proprio come vi si perde la gente molti secoli. Palermo è all’apogeo: cantata dai poeti, è
che intorno ad essi vive, si muove e ne perpetua ricordi, chiamata Tsits (o Ziz), “splendida” “fiore”, e attraversa un
tradizioni e leggende. periodo di splendore e di ricchezza.
Palermo ha un clima dolcissimo: splende di colori lungo La potenza politico-militare degli Arabi è distrutta dall’ar-
una riviera che rivaleggia per bellezza con le più celebrate rivo dei Normanni, giovane popolo della Francia setten-
del Mediterraneo, e siede in mezzo a boschetti d’agrumi, a trionale: nel 1072, il Gran Conte Ruggero d’Altavilla e
ville e giardini d’incomparabile fascino. La città trasmette Roberto il Guiscardo assediano e conquistano Palermo: in
al visitatore una profonda, indimenticabile impressione. pochi anni, conquistano tutta la Sicilia, instaurandovi un
regime feudale: nel 1130 Ruggero II è incoronato re di Si-
cilia. I Normanni coltivano le arti e i commerci e manten-
Storia di Palermo gono buoni rapporti con i vinti: ecco allora che si servono
Nulla sappiamo degli antichi popoli che abitarono la zona d’architetti e maestranze arabe e bizantine, per costruire
(Lotofagi, Pelasgi, Sicani). La storia di Palermo comincia palazzi e chiese, e per decorare gli edifici in modo stupen-
fra l’VIII ed il VII secolo a.C., quando la zona fu coloniz- do: in questo periodo nascono grandi capolavori d’arte,
zata dai Fenici. Greco è il nome Panormos, che significa tra cui la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale, il
“tutto porto” e che fa sicuro riferimento alla vicinanza e Castello della Zisa, la Cuba.
all’importanza del mare. Il primo nucleo della città - la Rimasta senza eredi al trono, la dinastia normanna è spaz-
cosiddetta Paleopoli - sorge su una piccola penisola for- zata via dal germanico Sacro Romano Impero. Il nuovo
mata dai due fiumi, che in seguito furono chiamati Papi- imperatore è Federico II di Svevia, che cresce alla colta e
reto e Kemonia. La Paleopoli - fortificata nel IV secolo raffinata corte palermitana: artista nell’animo e mecenate,
- diventa ben presto sede di attivi commerci: nel periodo egli si circonda degli uomini più dotti e degli artisti più
delle guerre puniche, essa è uno dei maggiori obiettivi importanti della sua epoca, e fonda la Scuola poetica sici-
strategici. liana, da cui muove i primi passi la nascente lingua italia-
Conquistata dai Romani nel 254 a.C., la città si mantie- na. Le scienze, specialmente la matematica, la medicina,
ne florida, grazie ai suoi traffici e alla vitalità del porto. la storia naturale, ricevono impulso dal principe illumina-
Roma l’aggrega come colonia augusta e le dà per stemma to. L’agricoltura progredisce, particolarmente la coltura
l’aquila romana, con la corona regale. Naturalmente, la del cotone, dell’indaco ecc.; viene introdotta la palma da
caduta di Roma coinvolge anche le coloniae. Palermo è sac- dattero. Federico II restaura l’impero, lotta contro il papa-
cheggiata dai Vandali e occupata dagli Ostrogoti. Nel 535 to, contrasta i riottosi nobili siciliani; ma alla sua morte,
essa è conquistata dai bizantini di Belisario. Per tre secoli, avvenuta nel 1250, Palermo e tutta l’isola perdono il ruolo
Palermo fa parte dell’Impero d’Oriente: è un periodo di egemone che avevano nel Mediterraneo.
relativa tranquillità, in cui il Cristianesimo si espande in Chiamato in Sicilia dal papa, il francese Carlo d’Angiò
misura notevole. instaura un regime caratterizzato da violenze e soprusi, e
Nell’831 l’espansione araba investe la Sicilia e Palermo sposta la capitale a Napoli. Gli Angioini nulla fanno per
viene assediata e conquistata. Sotto gli Arabi, la città di- Palermo e il loro malgoverno finisce quando - nel 1282
venta un crocevia del mondo, crogiolo di razze e di lin- - il popolo insorge, dando inizio alla guerra dei Vespri
gue. Nel 948 tutta I’Isola è elevata a dignità di emirato e Siciliani, che durerà vent’anni. I Vespri sono ricordati da
Palermo, che contava più di 300.000 abitanti, viene pa- Dante con i seguenti terribili versi:
ragonata a Cordova ed al Cairo. E’ divisa in cinque aree
popolose, con sobborghi, mercati, industrie, commerci, Se la mala signoria, che sempre accora
campagne floride. La cultura araba era predominante e li popoli suggetti, non avesse
quindi Palermo diventa un centro culturale di prima gran- mosso Palermo a gridar: mora, mora.

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Palermo
In questo periodo, le grandi famiglie feudali siciliane sol-
lecitano l’appoggio dei potenti monarchi d’Aragona, ma
nel frattempo combattono fra loro. Regna l’anarchia, si ri-

Foto di Urban
ducono drasticamente le correnti di traffico, specie verso
i mercati del Mediterraneo. Palermo, in mano ai Chiara-
monte, subisce una profonda involuzione sociale ed eco-
nomica.
Nel 1415 arrivano in Sicilia gli Spagnoli, e per tre seco-
li, l’isola potrà avere un po’ di pace. Palermo, sede del
viceré, cambia volto: vengono ampliate e rafforzate le
mura, ampliato il porto, migliorate le condizioni igienico-
sanitarie. Le famiglie nobili edificano magnifici palazzi;
gli ordini religiosi si arricchiscono e costruiscono nuove
chiese, nuovi oratori e conventi. Accorrono architetti ed
artisti: la città si trasforma in un immenso cantiere ba-
rocco. Nonostante ciò, il popolo è in miseria, ridotto a
vivere in catapecchie, decimato dalle pestilenze e dalla
malnutrizione. Le rivolte popolari – fra cui quella celebre
del 1647, capitanata da Giuseppe Alessi – vengono tutte
soffocate nel sangue.
Segue, col trattato di Utrecht, il breve dominio di Vitto-
rio Amedeo di Savoia (1713-1718), che viene a Palermo
a prendere possesso dello Stato; poi l’Isola passa agli
Asburgo (1718-1734) e infine è dominata dai Borbone,
come Stato autonomo del Regno di Napoli. Quando Fer-
dinando IV fugge da Napoli davanti alle armi vittoriose
della Repubblica Francese (1799), si rifugia in Palermo,
che così divenne sede della corte. Sotto Ferdinando IV,
il viceré Caracciolo riesce a sopprimere il Tribunale del
Sant’Uffizio, e a riformare il fisco e l’istruzione. Nel
1812, viene accordata alla Sicilia una riforma costituzio-
nale, ma due anni dopo la Corte napoletana costituisce la
Sicilia provincia del regno e vi nomina un luogotenente.
È lotta aperta, e questa volta Palermo compatta dà vita
alle rivolte popolari. I moti rivoluzionari del 1820 e del
1848 trovano pronti i palermitani, ma la liberazione è di
breve durata e deve attendere il 27 maggio 1860, quando
Garibaldi entra in città alla testa dei Mille. La città qua e
là incendiata e colpita dal cannone, lotta eroicamente e
costringe i Borboni alla capitolazione il 6 giugno. Il 21
ottobre Palermo vota l’annessione al Regno d’Italia sotto
Vittorio Emanuele II.

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1. La Zisa residenza di Don Giovanni di Sandoval: fu realizzato lo
Il Castello della Zisa (dall’arabo “magnifico”, “splendi- stemma dei due leoni all’ingresso, si modificarono molti
do”) fu costruito in piena dominazione normanna, ed è ambienti e le finestre sui prospetti. Col la morte dei San-
una delle più significative testimonianze dell’arte arabo- doval nel 1808, divennero proprietari i Notarbatolo, prin-
normanna in Sicilia. La costruzione, voluta da Guglielmo cipi di Sciara, che utilizzarono la Zisa fino al 1950 quando
Ι d’Altavilla, fu progettata da architetti arabi e terminata la Regione Sicilia espropriò il castello. Negli anni ‘80 il
nel 1175, sotto il regno di Guglielmo II. In epoca norman- castello, restaurato, fu restituito alla pubblica fruizione.
na, il castello fu usato come residenza estiva. Le sale della Zisa ospitano un piccolo museo che espone
Osservando l’edificio, si nota subito lo stile architettonico significativi manufatti di matrice artistica islamica, pro-
di origine araba a cui i sovrani normanni si ispiravano tan- venienti da vari paesi del Mediterraneo. Tra questi sono
tissimo. In effetti, i Normanni, subentrati agli Arabi nella di particolare rilevanza le eleganti musciarabia, paraventi
dominazione dell’Isola, furono fortemente attratti dalla lignei a grata (composti da centinaia di rocchetti incastrati
cultura dei loro predecessori. I sovrani vollero residenze fra di loro) e utensili di uso comune o di arredo (cande-
ricche e fastose come quelle degli emiri ed organizzarono lieri, ciotole, bacini, mortai) realizzati prevalentemente in
la vita di corte sul modello di quella araba, adottandone ottone, con decorazioni incise e spesso impreziosite da
anche il cerimoniale ed i costumi. Fu così che la Zisa, agemine (fili e lamine sottili) d’oro e d’argento.
come tutte le altre residenze reali, venne realizzata alla
maniera “araba” da maestranze di estrazione musulma-
na, tenendo a modello i palazzi dell’Africa settentrionale 2. Cappella Palatina
e dell’Egitto, a conferma dei forti legami che la Sicilia La Cappella Palatina si trova nel sontuoso Palazzo dei
continuò ad avere, in quel periodo, con il mondo culturale Normanni, che oggi ospita il parlamento siciliano. La
islamico del Mediterraneo. Cappella è sicuramente il luogo più celebre della città
La Zisa delle origini era inserita nel grande parco reale di di Palermo. I lavori di costruzione iniziarono nel 1130 -
caccia del Genoardo (paradiso in terra), che si estendeva anno in cui fu Ruggero II fu incoronato re di Sicilia - e
ad occidente della città. Tutti gli edifici reali ricadenti in terminarono nel 1143. La Cappella è importante perché
esso (oltre alla Zisa, il palazzo dell’Uscibene e i padiglio- rappresenta la sintesi culturale e politica operata dai Nor-
ni della Cuba e della Cuba soprana) erano circondati da manni. Infatti, essa fonde in modo mirabile le espressioni
splendidi giardini, irrigati ed abbelliti da fontane e grandi architettoniche più rilevanti per la Sicilia: l’europea, la
vasche, utilizzate anche come peschiere. siciliana, la bizantina, l’araba.
La costruzione è a pianta quadrangolare, sul cui prospet- La Cappella si presenta sotto forma di basilica a tre navate
to principale si aprono finestre bifore e tre vani ricchi di sorrette da colonne di granito con capitelli corinzi ricca-
fregi, decorazioni, stucchi e soffitti a stalattiti. All’interno mente decorati. L’elegante mosaico bizantino presente al
del castello sono bellissime camere decorate in stile ara- suo interno - che si ritroverà nella chiesa della Martorana
bo, la più famosa delle quali è sicuramente la sala centrale e nel Duomo di Monreale - è stato definito come uno dei
che presenta un elegante mosaico e una fontana al cen- più belli e meglio conservati di tutta Italia. E’ ormai certo
tro. Sulla volta dell’arco di ingresso sono dipinti alcuni che i mosaici sono stati eseguiti in due momenti succes-
diavoli che hanno alimentato una misteriosa leggenda: si sivi: si ritiene che i più antichi risalgano agli anni intorno
dice che siano i custodi di un incantesimo che nascon- al 1240, mentre quelli della navata centrale dovrebbero
de il tesoro dell’imperatore; durante la festa dell’Annun- risalire agli anni 1260-1270.
ziata essi si muovono, storcono la coda e non è possibile I mosaici della navata centrale riportano scene dell’antico
contarli con esattezza. Col passare dei secoli, la struttura testamento; quelli del presbiterio ricordano episodi della
subì varie modifiche; nel Trecento fu realizzata la mer- vita di Cristo, e quelli delle navate laterali episodi della
latura, distruggendo parte dell’iscrizione in lingua araba vita di San Pietro e San Paolo. Splendidi sono i mosaici
che coronava l’edificio. Nel Seicento, il castello divenne più antichi, nella cupola che sovrasta il coro: rappresen-

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Palermo
tano il Cristo Pantocratore (onnipotente), circondato da secolo, l’edificio divenne completamente barocco quando
angeli ed arcangeli, e i quattro Evangelisti che paiono as- - negli ultimi anni del Seicento - vi pose mano l’architetto
sorti in meditazione. Paolo Amato. La particolare planimetria, una delle poche
del genere realizzate a Palermo, si presenta come un otta-
gono irregolare inscritto in un’ellisse; con cappelle qua-
3. Casa Professa (Chiesa del Gesù) drate ed altari incassati lungo le diagonali, ed una grande
I Gesuiti giunsero in Sicilia nel 1549 e pochi anni dopo, cupola ellittica. Le pareti interne sono decorate con mar-
nel 1564, fondarono la Chiesa del Gesù, con forti sovven- mi policromi ed affreschi del Settecento, attribuiti a Fi-
zioni del governo spagnolo. Si ritiene che il progetto sia lippo Tancredi e a Vito d’Anna. Di quest’ultimo restano,
di Giovanni Tristani. L’edificio, che sorge nella piazza di sulla cupola, frammenti del grande affresco raffigurante
Casa Professa, è stato più volte ampliato e modificato, già la Gloria di S. Basilio (1763).
prima della fine del Cinquecento, ma ha sostanzialmente La chiesa è stata danneggiata dai bombardamenti del
mantenuto la struttura iniziale, almeno fino alla seconda 1943. Ora è utilizzata in prevalenza come auditorium.
guerra mondiale. Con i bombardamenti del 1943, la chie-
sa subì gravi danni: nel dopoguerra essa fu parzialmente
ricostruita e con gli ultimi restauri ha ripreso il suo aspetto 5. Chiesa della Magione
originario. Si trova di fronte alla piazza omonima ed è denominata
La facciata è semplice e si articola su due ordini di lesene: anche Chiesa della Santissima Trinità. Con la contigua
sulla parte bassa risalta il rosso delle membrature. Sopra abbazia dei Cistercensi, la chiesa fu fondata nel 1191 da
il portale di mezzo, custodita in una nicchia, sta una pre- Matteo Ajello, cancelliere del regno normanno. Nel 1197
gevole scultura del Settecento, che rappresenta la Madonna - sotto l’imperatore Arrigo VI - fu ceduta all’ordine dei
della Grotta. L’interno - a croce latina e a tre navate - rap- Cavalieri Teutonici, e divenne la sede del “Mansio”, os-
presenta un esempio prezioso dell’arte barocca in Sicilia: sia del precettore dell’ordine: da qui il nome di Magione.
è particolarmente ricco e sfolgorante per gli stucchi e le La chiesa fu sottratta ai Cavalieri nel 1492 e, trasformata
sculture del Gagini, del Benzoni e del Vitaliano, per gli in commenda, fu retta dai cosiddetti abati commendatari.
affreschi di Filippo Randazzo, e per le tele di Pietro No- Nel 1787 Ferdinando II di Borbone aggregava la basilica
velli. Stupendi e suggestivi gli intarsi ottenuti con marmi della Magione, con tutti i suoi beni, all’Ordine Costanti-
colorati. La sacrestia conserva notevoli armadi del Sei- niano di San Giorgio. Questo passaggio accelerò il pro-
cento, finemente intagliati. Dal sontuoso cortile barocco, cesso di ammodernamento della basilica, che era stato
si accede alla biblioteca comunale. avviato già dal 1741. Nei primi anni dell’Ottocento, la
Magione fu sottoposta ad un restauro radicale: l’edificio
medievale fu trasformato in neoclassico.
4. Chiesa del SS. Salvatore All’esterno la chiesa presenta una ricca varietà di moti-
La bella chiesa del Santissimo Salvatore si trova sul Cor- vi decorativi; particolarmente elegante è il gioco di archi
so Vittorio Emanuele ed è di origine normanna, essendo ciechi intrecciati delle absidi. L’entrata è preceduta da un
sorta nell’XI secolo. Originariamente era il luogo di culto portale barocco e da un viale affiancato da due giardini.
del convento delle Suore Basiliane. La sua fama è legata La facciata è formata da tre portali a sesto acuto, di cui
alla leggenda, secondo cui Costanza d’Altavilla, futura quello centrale è l‘ingresso alla chiesa, corrispondenti al
madre dell’imperatore Federico II, ne sarebbe stata per livello superiore da tre monofore. L’interno è a pianta ba-
qualche tempo la badessa. E’ inoltre antica tradizione che silicale a tre navate con un ampio spazio per gli officianti.
il monastero sia legato a Santa Rosalia, patrona e protet- Ciò è dovuto al fatto che trattandosi di una chiesa abba-
trice della città. ziale, la liturgia era presieduta dall’intera comunità dei
L’aspetto attuale della chiesa è assai diverso da quello monaci e dunque il “coro” doveva essere opportunamen-
della costruzione originaria. Già rimaneggiato nel XVI te dimensionato su quella comunità. Dominano le linee

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semplici e nude, con archi ogivali sostenuti da colonne e zioni musive di periodo bizantino, le più antiche di tutta
da una copertura lignea priva dei suoi dipinti, perduti in la Sicilia e di grande importanza, per la loro connessione
un crollo del 1943. con quelle riguardanti Dafne, nell’Attica.
A fianco della chiesa è presente, anche se molto danneg- Come si è detto, l’interno è a pianta quadrata. Nel centro
giato dai bombardamenti, il chiostro cistercense, dove è si ergono quattro colonne su cui poggiano altrettanti ar-
possibile vedere i resti di una torre araba. Al centro del chi acuti che sostengono una cupola semisferica. Le pa-
chiostro, la vera del pozzo deriva dalla riutilizzazione di reti sono decorate con preziosi mosaici che rappresentano
materiale del XIV secolo, proveniente da una tomba, con l’Assunzione, gli Evangelisti, gli Arcangeli, gli Apostoli,
iscrizioni in lingua ebraica. molti santi greci ecc. Stupendo è il mosaico della cappella
Da una porta che si trova a sinistra della facciata, si ac- di San Benedetto, che rappresenta Giorgio Antiocheno,
cede alla cappella detta di “Santa Cecilia”, interessante il fondatore, e la Vergine in piedi nell’atto di presentare
per le opere d’arte che conserva (un grande affresco del- una scrittura greca al Divin Figlio, che dall’alto benedi-
la Crocifissione, un frammento di affresco duecentesco e ce. Tutt’intorno alla cupola gira un’iscrizione cristiana in
la Sinopia in ocra rossa della Crocifissione stessa). Dopo caratteri arabi. Un’altra iscrizione araba si trova sotto il
la Sinopia, si può ammirare una bellissima bifora: sulla coro, a destra, guardando l’abside maggiore.
colonnina centrale c’è un’iscrizione in lingua araba, che
significa “Allah è misericordioso”.
7. Chiesa di San Cataldo
La Chiesa di S. Cataldo si erge in Piazza Bellini, nei pres-
6. Chiesa della Martorana (Santa Maria dell’Ammiraglio) si della Martorana. E’ documentato che la Chiesa appar-
Nel 1143 Giorgio Antiocheno, grande ammiraglio di Si- teneva a Majone di Bari, ammiraglio del re normanno
cilia sotto Ruggero II, iniziò la costruzione della chiesa di Guglielmo I: l’edificio contiene, infatti, una lapide che
Santa Maria dell’Ammiraglio. La chiesa è d’origine Gre- ricorda la figlia del ministro. La data di costruzione è in-
co-ortodossa; durante il periodo Normanno, fu convertita certa, ma si può stimare intorno al 1154. Nel 1182, re Gu-
in chiesa cattolica, divenendo poi parte della Diocesi cat- glielmo II donò la chiesa ai frati benedettini di Monreale,
tolica Bizantina di Piana degli Albanesi. La chiesa è ora che vi restarono fino al 1787.
chiamata “la Martorana” perché - nel 1435 - fu ceduta da L’edificio, notevolmente ristrutturato da G. Patricolo nel
Alfonso V d’Aragona al vicino convento della Martorana, 1882-1885, ci è pervenuto nella sua architettura origi-
fondato da Goffredo Martorana e dalla moglie Luisa. naria, rigorosamente normanna: arcate cieche, elegante
L’edificio subì via via modifiche, anche sostanziali, so- merlatura e cupolette rosse - nella caratteristica forma
prattutto per le diverse esigenze liturgiche legate al pas- emisferica - con finestrelle, impostate su un unico tam-
saggio dal rito greco a quello latino. Ad esempio, nel 1588 buro rettangolare in stile arabo. L’essenzialità esterna si
la pianta a croce greca fu trasformata in pianta a croce riflette su quella interna, che presenta una pianta a tre na-
latina, con tre navate. Alla fine del Seicento, un’abside vate e pareti nude, che mai furono adornate da mosaici.
quadrangolare sostituì l’originaria abside centrale semi- Le colonne che reggono le arcate mostrano capitelli che
circolare. Sul finire dell’Ottocento, i restauri interni del provengono da edifici più antichi. Molto interessanti sono
Patricolo coprirono molti interessanti interventi barocchi. il pavimento a mosaico e l’altar maggiore, su cui sono in-
Le caratteristiche dell’elegante architettura Arabo-Nor- cisi una croce, un agnello e i simboli dei quattro evange-
manna originaria sono ancora presenti, in particolare, in listi. La chiesa è sede dell’ordine dei Cavalieri del Santo
uno dei più famosi mosaici, quello in cui viene rappresen- Sepolcro di Gerusalemme.
tata l’incoronazione di Ruggero II da parte di Cristo, e nei
mosaici della parte superiore delle pareti e della cupola,
con la rappresentazione del Cristo Pantocratore (Onnipo- 8. Chiesa di San Domenico
tente). Qui i mosaici sono interamente rivestiti di decora- L’attuale chiesa di San Domenico sorge nelle vicinanze

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Palermo
della Vuccirìa ed è considerata una delle maggiori espres-
sioni del barocco siciliano. Costruita sui resti di una chie-
setta del Quattrocento, fu ingrandita intorno al 1640, su

Foto di Bernhard J. Scheuvens


progetto di Andrea Cirrincione.La facciata, del 1726, si
inserisce armoniosamente nella struttura di Piazza San
Domenico. Il grandioso interno è a croce latina, con tre
navate divise da archi a tutto sesto. Vi sono custoditi se-
polcri e cenotafi di palermitani illustri: quello di Fran-
cesco Crispi si trova nella Cripta. Nelle cappelle interne
sono conservate opere preziose, tra cui due pale d’altare
rinascimentali dei pittori lombardi Vincenzo da Pavia, au-
tore della Madonna del Rosario, e G. Giacomo Fondelli, cui
si deve la Crocifissione tra San Domenico e la Maddalena. L’edi-
ficio ospita alcune sculture quattrocentesche appartenenti
alla precedente chiesa, fra le quali spicca il rilievo con
l’immagine della Trinità de1 1477.
A sinistra della chiesa sorge l’ex convento dei domenica-
ni con il chiostro trecentesco, costituito da arcate ogivali
posate su esili colonnine binate. Nell’edificio hanno sede
il Museo del Risorgimento e la Società Siciliana di Storia
Patria.

9. Chiesa di San Francesco d’Assisi


La Chiesa di San Francesco d’Assisi è inserita in un com-
plesso conventuale sorto, per singolare contrasto, in un
ricco quartiere di mercanti ed artigiani. Costruito fra il
1255 e il 1277 sui resti di una chiesa distrutta nel 1240 da
Federico II, l’edificio è stata più volte modificato. Grave-
mente danneggiata dai bombardamenti dell’ultima guer-
ra, la chiesa è stata restaurata e si presenta oggi con lo
splendore che aveva nel Duecento.
La facciata fu restaurata a fine Ottocento da Giuseppe
Patricolo: è di gusto tardo-romanico ed è impreziosita da
un bel portale gotico-fiorito, sormontato da un ricco ro-
sone. L’interno è a tre navate, con ampie arcate gotiche e
copertura a capriate. Nella navata centrale spiccano dieci
statue allegoriche di Giacomo Serpotta (1723), che rap-
presentano le virtù francescane. Spiccano tra le altre la
tenera Mansuetudine con l’agnello, la potente Giustizia
con la scimitarra sguainata, la severa Modestia che disto-
glie lo sguardo dallo specchio, e la Teologia, che - con
lo svolazzo improvviso della veste - è la più berniniano
di tutte. Nella navata di destra, si ammira una magnifica

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arca rinascimentale e alcune cappelle laterali. Nelle absidi il campanile.
si trovano la sontuosa Cappella dell’Immacolata, tutta a Nel suo insieme, l’edificio presenta i caratteri di un’archi-
tarsie di marmi policromi, il pregevole Coro ligneo e la tettura di transizione tra la Contea ed il Regno. L’esterno
Cappella di San Francesco. Un vero gioiello è il portale è semplice e privo di decorazioni, salvo quelli alle fine-
della Cappella Mastrantonio, opera di Francesco Laurana. stre che sembrano intarsiate. L’ingresso è preceduto da un
Di gran pregio è anche il Tesoro, ricco di tele e di statue piccolo porticato, che consiste di una sola colonna, su cui
lignee del Cinquecento La Chiesa conserva poi un note- si regge il campanile: quest’ultimo si fregia di una cupola
vole affresco del Novelli, trasportato su tela, San Francesco rossa sullo stile di quelle - più note - di San Giovanni
e due Santi, e opere del Gagini. degli Eremiti. L’interno ha forma basilicale tripartita da
pilastri con copertura lignea e presbiterio cupolato: esso
si presenta spoglio e ben illuminato dalle finestre laterali,
10. Chiesa di San Giovanni degli Eremiti monofore, leggermente ogivali come anche gli archi in-
La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti sorge nei pressi terni. Vi si può ammirare un bel crocifisso ligneo dipinto,
di Palazzo Reale, e fu eretta nel 1142, per volere di Rug- che risale al Quattrocento.
gero II. Essa costituisce un notevole esempio di architet-
tura arabo-normanna della città di Palermo. L’annesso
monastero aveva notevoli privilegi: vi risiedeva l’abate 12. Chiesa di San Giuseppe dei Teatini
confessore del re e - nel suo cimitero - dovevano essere Nonostante il suo esterno sia chiaramente tardo-rinasci-
sepolti i membri della famiglia reale. mentale, la Chiesa di S. Giuseppe dei Teatini è uno de-
La Chiesa fu costruita sui resti di precedenti costruzioni: gli esempi più significativi del primo barocco in Sicilia.
un tempio di Mercurio, un monastero gregoriano del VI Fu costruita nel 1612, su progetto di Giacomo Bosio, ma
secolo, una moschea araba. L’interno mostra una pianta a fu consacrata soltanto nel 1677.La facciata è fra le più
croce commissa. Sulla navata e sul transetto si innalzano belle della Sicilia: originale è anche il campanile, la cui
cinque cupole emisferiche di color rosso. Questa struttura parte terminale, di forma ottagonale, è ornata da colonne
è tipica dell’architettura fatimita, cioè araba, e contiene a torciglioni. I lati dell’edificio sono decorati con vasi a
un ricco simbolismo: in effetti, il cubo rappresenta la ter- fiamma, mentre la bella cupola - opera di Giuseppe Ma-
ra (il profano), mentre la semisfera rappresenta il cielo riani da Pistoia - All’interno, grandi colonne di altezza va-
(il sacro). Del complesso duecentesco rimangono oggi la riabile sorgono maestose, facendo da cornice a bellissimi
chiesa, sconsacrata, pochi ruderi del monastero e il chio- affreschi nella navata centrale dipinti dal Tancredi e dal
stro quadrato. Velasquez e un bellissimo crocefisso di Fra’ Umile da Pe-
tralia. Di gran pregio sono le opere del Marabutti, di Pie-
tro Novelli e gli affreschi del Borremans, nonché l’altare
11. Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi dedicato a San Gaetano, con quattro colonne in marmo
La chiesetta è forse la più antica testimonianza dell’arte rosso, e l’altare centrale in pietre dure decorato in bronzo.
normanna a Palermo. Tradizione vuole che essa sia stata La cripta sottostante ospita i resti di una chiesa preceden-
fondata nel 1071, quando i Normanni cingevano d’asse- te, quella della Madonna della Provvidenza.
dio la città. Dopo aver conquistato il castello “Yahia” -
di cui restano solo tracce nel pavimento della chiesa - i
Normanni avrebbero edificato la chiesa stessa, dedican- 13. Chiesa di Santa Cita
dola a San Giovanni a conquista avvenuta. In ogni caso, La chiesa attuale - dedicata a Santa Cita, ma intitolata a
la chiesa ebbe una vita movimentata: dapprima ospitò un S. Mamiliano - fu fondata fra il 1583 ed il 1603 - da un
ospedale militare, poi un lebbrosario; nel periodo barocco gruppo di Pisani residenti a Palermo. Progettata da Giu-
fu ricoperta di stucchi, tanto da perdere l’aspetto origina- seppe Giacalone, essa è stata costruita sui resti di una pre-
rio. All’inizio del Novecento fu recuperata e fu costruito cedente chiesetta del XV secolo, a sua volta costruita su

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Palermo
una preesistente chiesa del XIV. La facciata fu ultimata formano la volta centrale e le piccole volte angolari a cro-
nel 1781. Purtroppo, le due navate laterali sono state com- ciera, mentre le volte laterali sono a botte. Sul pavimento,
pletamente distrutte dai bombardamenti, ma il transetto e le numerose lapidi tombali testimoniano l’uso antico di
parte dell’abside sono rimasti intatti. Dopo la guerra, il seppellire nelle chiese i nobili defunti.
tempio fu ricostruito ad unica navata e riaperto al culto
nel 1952.
L’interno conserva numerose opere, fra cui il grande arco 15. Chiesa di Santa Maria della Catena
marmoreo della preesistente chiesa quattrocentesca, si- La chiesa sorge sulla piccola piazza della Doganella, so-
tuato dietro l’altar maggiore e realizzato da Antonello Ga- pra un’alta gradinata. Costruita nei primi anni del Cinque-
gini. Del Gagini è anche il sarcofago. Opera di Antonio cento - forse su progetto di Matteo Carnelivari - la Chie-
Scirotta (1526) è invece l’arco marmoreo della lunetta, sa di Santa Maria della Catena è considerata un superbo
che mostra busti di re, patriarchi e le figure della sibilla esempio di stile gotico-catalano, con qualche influsso ri-
Cumana e dell’imperatore Ottaviano. Stupenda la Cap- nascimentale. La chiesa deve il suo nome alla lunga cate-
pella del Rosario, capolavoro della decorazione a marmi na che - fissata alla sua parete esterna - chiudeva l’accesso
mischi, realizzato alla fine del Seicento e decorato poco all’antico porto di Palermo.
dopo dal Vitaliano. Bellissima è anche la cripta della Cap- All’esterno si nota ancora il rivestimento originario in
pella Lanza - scoperta di recente - che contiene la scultu- conci squadrati, e le primitive finestre con trafori nelle
ra della Pietà, attribuita a Giorgio da Milano. La chiesa lunette laterali. L’edificio è preceduto da un portico con
faceva parte di un ampio convento di cui resta solo il bel tre archi ribassati, sotto il quale stanno tre portali, con
chiostro, ancora visitabile. bassorilievi del Gagini. L’interno è a tre navate, con tre
absidi. La navata centrale si caratterizza per le sue volte
a costoloni, mentre le navate laterali hanno volte a botte.
14. Chiesa di Santa Cristina la Vetere Numerose sono le decorazioni, soprattutto del Settecento:
Presso la Loggia dell’Incoronazione, si trova la chiesa di notevoli gli affreschi di Olivio Sozzi e due sarcofagi, uno
S. Cristina la Vetere, una delle più antiche di Palermo. antico ed uno del Cinquecento.
L’edificio fu costruito intorno al 1171, per volere dell’Ar-
civescovo Gualtiero Offamilio, che la assegnò ai cister-
censi. Dopo l’espropriazione da parte dell’imperatore Er- 16. Chiesa di Santa Maria della Pietà
rico, la chiesa fu unita alla Cattedrale. Nel 1569, tre anni Eretta nell’antico quartiere arabo della Kalsa, nei pressi
dopo la fondazione della compagnia della SS. Trinità, i di Palazzo Patella, la chiesa della Pietà è ritenuta un no-
Rossi - così chiamati per il colore dell’abito - vi si stabi- tevole esempio del primo barocco palermitano. L’edificio
lirono. Appartenuta poi al monastero delle Olivetane, è fu costruito tra il 1678 ed il 1684, su disegno di Giacomo
oggi parte del complesso del Seminario. Amato.
L’edificio costruito in tufo, è a pianta centrica, di forma Sul prospetto di Via Torremuzza la chiesa mostra faccia
quadrata a croce greca: nel complesso, ha una forma di che si estende in altezza con due ordini di colonne, di for-
un grande cubo. Oggi parte della chiesa è inglobata da te risalto plastico. L’interno è a navata unica e contiene
costruzioni adiacenti: solo una delle aperture ad arco acu- pregevoli affreschi di Antonio Grano e del Borremans,
to e doppia ghiera, che sorgevano sui quattro lati della che risalgono al Settecento. Stupenda e variegata è la de-
Chiesa, è rimasta nella sua forma originaria. L’unico in- corazione in stucco, dovuta a Giacomo Serpotta: è una
gresso oggi fruibile è sul lato meridionale dell’edificio e profusione di angeli e di composizioni floreali che vanno
fu ristrutturato nel 1500, assieme alla facciata. All’inter- ad incorniciare e ad impreziosire gli affreschi. In Santa
no, si evidenziano quattro pilastri - simmetrici e posti in Maria della Pietà sono poi conservate le statue della pa-
corrispondenza dei quattro angoli della chiesa - sui quali trona di Palermo, Santa Rosalia, e dell’Immacolata, che
poggiano grandi archi a sesto acuto, che intersecandosi tutti gli anni è portata in processione.

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17. Chiesa di Santa Maria dello Spasimo ta nei primi anni del Trecento, per la munificenza di due
La costruzione della chiesa fu voluta dai padri Oliveta- nobili famiglie palermitane: i Chiaramonte e gli Sclafani.
ni, che iniziarono i lavori nel 1506. Si sa per certo che Oltre ad un ricco rosone, la facciata presenta un bel por-
l’altare - opera del Gagini - fu ultimato prima del 1519 tale gotico con timpano, decorato con motivi geometrici e
e che sopra di esso stava la bella tela di Raffaello inti- floreali a due colori. Il portale laterale, che si affaccia su
tolata “Andata al Calvario” o “Spasimo di Sicilia”. Ne Via Sant’Agostino, è opera del Gagini.
uscì una costruzione caratterizzata da una commistione di L’interno fu rifatto nel 1671, a navata unica, in stile ba-
stili, che vanno dal tardo-gotico al gotico-settentrionale rocco. Si caratterizza per una ricchissima decorazione a
al gotico-fiorito, allo pseudo-arabo. Per l’edificazione del stucco ed è considerato il capolavoro della maturità ar-
vicino bastione dello Spasimo, l’edificio fu abbandonato tistica di Giacomo Serpotta, che vi pose mano dal 1711
nel 1573, quando gli Olivetani si trasferirono nella chiesa al 1728. Gli stucchi serpottiani si distendono sulle pare-
normanna di Santo Spirito. Nel 1661 il quadro di Raffael- ti dell’unica navata sotto forma di putti, angeli, statue e
lo fu donato a Filippo V, re di Spagna ed oggi si trova al nimbi. Dietro ad uno degli angeli, il Serpotta ha apposto
Museo del Prado. la sua firma e la data 1711. Ai lati delle cappelle mediane
Abbandonata dai frati, la chiesa fu sconsacrata. Fu poi ac- di Sant’Agostino (a destra) e di santa Monica (a sinistra)
quistata dal Senato cittadino ed utilizzata dapprima come sono inserisce altrettante coppie di statue allegoriche di
magazzino, poi - nel 1624 - come lazzaretto e infine anco- virtù poste su nimbi, come ad indicare la loro immate-
ra come magazzino. Dopo un ampio restauro, il comples- rialità. Ben più concreti sono i santi e i beati dell’ordi-
so è stato riaperto al pubblico nel 1995. Ora viene utiliz- ne agostiniano che sembrano sfilare verso il presbiterio,
zato per mostre, concerti, spettacoli teatrali e convegni. come in elegante corteo. Le monache mostrano sguardi
alteri e sognanti, con pose languide e morbide. Le ma-
niche delle vesti si allungano a dismisura e tutto sembra
18. Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa scivolare via con volute morbide e naturali. Al culmine
Cuore dell’antico quartiere arabo, popolare e tormenta- della sfilata stanno, ai lati del presbiterio, Sant’Agostino
to, Piazza Kalsa si apre fra la tardo-cinquecentesca Porta e Santa Monica.
dei Greci, il prospetto della chiesa di Santa Teresa e l’ex Notevoli sono anche l’organo e la cantoria del Settecento,
convento seicentesco delle Carmelitane Scalze, oggi sede nonché il Chiostro cinquecentesco, che conserva alcuni
dell’Istituto delle Artigianelle. capitelli forse risalenti al precedente chiostro del Trecen-
La chiesa di Santa Teresa alla Kalsa incombe sulla piaz- to.
za, ed è uno dei più begli esempi del barocco palermita-
no. Progettata nel 1706 da Giacomo Amato su modelli
romani, ha un imponente prospetto a due ordini, segna- 20. Chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella
to da colonne e lesene, con statue di santi nelle edico- La Chiesa di S. Ignazio all’Olivella è considerata uno dei
le. L’ingresso, secondo uno stile tipico nelle chiese dei più sontuosi monumenti barocchi della città. L’edificio fu
monasteri di clausura, presenta un grande coro sostenuto costruito - tra il 1598 ed il 1622, su progetto di Antonino
da poderose colonne. L’interno, a navata unica, è decora- Muttone - nel luogo che la tradizione indica come la villa
to dagli stucchi di Giuseppe e Procopio Serpotta. L’altar ove visse S. Rosalia. In ogni caso, la chiesa fu completata
maggiore - già appartenente alla scomparsa Chiesa delle solo nel 1732, quando fu aggiunta la cupola.
Raccomandate - ospita la Maternità della Madonna proclamata La facciata - grandiosa e barocca - è incorniciata da due
ad Efeso, opera di Gasparo Serenari. campanili. L’interno è a croce latina, con tre navate, cap-
pelle laterali e un bel pavimento di marmi a vari colo-
ri. Stupenda la decorazione ad intarsi policromi di pietre
19. Chiesa di Sant’Agostino dure che orna la prima cappella sul lato destro. Fra le ope-
Legata al vicino convento agostiniano, la chiesa fu eret- re d’arte conservate a S. Ignazio, spicca la tela Trionfo

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Palermo
della Morte, dipinta da Sebastiano Conca, ma vi sono an-
che notevoli dipinti di Pietro Novelli e Filippo Paladino,
nonché alcune statue di Ignazio Marabitti.

Foto di Bernhard J. Scheuvens


Dal transetto di destra si accede al bellissimo Oratorio,
opera di Venanzio Marvuglia, che contiene i cosiddetti
“stucchi della gloria” del Marabitti.

21. Chiesa di Santo Spirito (o dei Vespri)


La chiesa di S. Spirito si trova all’interno del cimitero di
Sant’Orsola. Tradizione vuole che sia stata costruita ver-
so il 1173, durante il regno di Guglielmo II e per volontà
dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio (lo stesso che fece
costruire la Cattedrale palermitana). Essa è nota anche col
nome di Chiesa dei Vespri, perché sul suo sagrato ebbe
inizio la grande insurrezione del 1282 - contro gli Angio-
ini - che prese il nome di “Vespri Siciliani”.
L’edificio è assai armonioso e rappresenta una commistio-
ne degli stili arabo-normanno e gotico. L’architettura del-
la chiesa è improntata alla semplicità delle prime chiese
cistercensi. La facciata è incompleta, comunque l’ester-
no è percorso da una serie d’archi ogivali intarsiati, che
s’intrecciano nella parte absidale. La pianta è basilicale
a tre navate, divise da archi ogivali che posano su pilastri
cilindrici. L’interno è nudo ed austero, anche perché, alla
fine dell’Ottocento, si è cercato di ridare alla chiesa il suo
aspetto originario, eliminando le pesanti decorazioni ba-
rocche.

22. Complesso di Santa Maria degli Angeli (La Gancia)


Il complesso di Santa Maria degli Angeli, più conosciu-
to col nome “La Gancia” (ossia ricovero per forestieri) è
costituito dal Convento e dalla Chiesa. Esso propone due
prospetti visibili; quello principale di cui è leggibile l’im-
pronta dell’architettura quattrocentesca e quello laterale,
prospiciente Via Alloro, molto manomesso da successivi
interventi e restauri.
L’origine del convento risale al 1430. Nel tempo, esso fu
sede del ministro provinciale e fu abitato da frati di santa
vita. Con la soppressione del 1866 il convento fu adibito
ad archivio di stato; i frati ripresero, in seguito, le attività
come cappellani della cinquecentesca chiesa e di aposto-
lato dal 1882, costruendo alcune stanze sulle cappelle del

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lato destro della chiesa. Dal 1999 il convento è stato di ad antichi edilizi pagani. Tutte le pareti delle tre navate,
nuovo adibito a curia provinciale e punto di riferimento l’abside, e gli archi, sono ricoperti di grandi lastre di mar-
per tutti i frati della Provincia. mo e stupendi mosaici di stile moresco. Sul lato destro
La chiesa fu costruita sui resti di un tempio preesistente. I stanno i mausolei con le spoglie di Guglielmo il Buono e
lavori iniziarono nel 1490 e si conclusero intorno al 1500, di Guglielmo II il Malo. Sul lato sinistro, sta invece l’in-
non senza qualche difficoltà. La facciata presenta portali gresso della cripta che custodisce il ricchissimo tesoro di
ad archi ogivali di stile tardo-gotico. L’interno è a cro- Guglielmo II; di questo tesoro fa parte anche una spina
ce greca, con una grande navata centrale e varie cappelle della corona di Cristo, conservata in un reliquario d’oro
laterali. Vi si conserva un notevole patrimonio artistico, e d’argento.
comprendente opere del Serpotta, del Gagini e del Novel- Il soffitto alto e bello, ha una travatura ricca d’oro a vari
li, oltre ad un magnifico organo del Seicento. Stupenda è colori, e fu restaurato nel 1811, dopo un incendio che ave-
anche la cappella di proprietà della famiglia reale spagno- va distrutto parte del tetto. Notevoli le cappelle riccamen-
la, dedicata alla Madonna di Guadalupe. te decorate. Il Duomo contiene la preziosa urna in cui si
Fra il transetto e Via Alloro, fu scavato un foro, poi chia- conservano le viscere di San Luigi re di Francia, il cui
mato “Buca della Salvezza”. Nel 1860 - attraverso questo cadavere in viaggio dall’Africa, rimase a Monreale per
foro - due patrioti mazziniani che si erano rifugiati nella qualche tempo.
cripta, riuscirono a sfuggire alla cattura da parte delle mi- Al secondo piano del palazzo, è da vedere la Sala di re
lizie borboniche. Ruggero - ricca di mosaici - nonché quella del duca di
Montalto, il Salone d’Ercole e le antiche prigioni.
Il Chiostro del Duomo si trova nell’attiguo monastero. È
23. Duomo di Monreale una costruzione prettamente medievale formata da un va-
Adagiata sulle suggestive pendici del monte Caputo, nei sto portico che cinge un gran piano. Il portico è sostenuto
pressi di Palermo, Monreale è conosciuta in tutto il mon- da archi piegati ad angolo ottuso che poggiano su due-
do per il suo duomo normanno, costruito tra il 1172 ed il cento colonne geminate, tutte di vario disegno e ricche di
1186, per volere del re Guglielmo II. Il duomo - intitolato mosaici. Eleganti e bizzarre le sculture dei capitelli, lavo-
a Santa Maria la Nuova - è la più bella chiesa normanna rate con delicatezza e levità: vi sono rappresentate figure
di tutta la Sicilia, uno dei più mirabili monumenti archi- dell’ Antico e del Nuovo Testamento, animali simbolici e
tettonici del Medioevo. L’architettura appartiene a quello fatti storici, fra i quali, re Guglielmo che offre il tempio
stile che in Sicilia si trova composto di greco, arabo e a Dio. Purtroppo, gran parte delle colonne e dei capitelli
normanno. furono rovinati dalle soldatesche di passaggio. Fra le cose
L’esterno, quantunque modificato, nella parte posteriore pregevoli del monastero è da ricordare un quadro rappre-
conserva intatta l’impronta normanna ed è ornato a vari sentante San Benedetto e che è ritenuto come la tela più
disegni formanti una serie d’archi di pietre bianche e nere pregevole di Pietro Novelli, detto il Monrealese.
con cerchi al di sotto, assai ben combinati e disposti. Da
nord si vede un portico arcuato forse voluto da Alessandro
Farnese, arcivescovo di Palermo nel 1569. Un altro por- 24. La Cattedrale di Palermo
tico barocco sta innanzi al prospetto fiancheggiato da due Procedendo lungo l’asse del Cassero - l’attuale Corso Vit-
torri terminanti in piramidi. Le due porte di bronzo sono torio Emanuele - con le spalle al mare, s’incontra il piano-
opera preziosa, poiché dimostrano i primordi dell’arte: ro su cui sorge la Cattedrale. Il pianoro, già area cimite-
sono del 1186 e ne fu autore il celebre Bonanno da Pisa. riale, presenta un colonnato di marmo realizzato in parte
La chiesa è a croce latina e divisa in due piani. All’inter- dallo scultore Vincenzo Gagini (1574-75). Tra il 1655 e il
no, è lunga 78 metri e larga da un massimo di 33 ad un 1673 furono realizzate delle statue che ancora oggi orna-
minimo di 23. Gli archi delle navate a sesto acuto posano no la recinzione. Ma la storia della Cattedrale è ben più
su colonne, i cui capitelli mostrano di essere appartenuti antica. Nel IV secolo, dopo l’emanazione dell’editto di

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Palermo
Costantino, i Palermitani, nel luogo in cui aveva celebrato d’Aragona, moglie di Federico II; uno stupendo breviario
il santo vescovo Mamiliano e in cui molti fedeli avevano miniato del Quattrocento; un bel calice quattrocentesco,
trovato il martirio, costruiscono la loro prima Cattedrale. con il sigillo della Maestranza degli Orafi di Palermo; un
Questa chiesa fu distrutta dai Vandali e di essa nulla ci è reliquiario della Croce del Cinquecento. Di notevole in-
pervenuto. Nel 604 è consacrato alla Vergine Maria un teresse sono anche i paramenti ecclesiastici riccamente
nuovo grande tempio, di cui è rimasta, probabilmente, la decorati e vari strumenti liturgici d’argento. Infine, vi si
Cripta, a pianta basilicale di forma quadrata. Nell’anno possono ammirare le tombe di Enrico VI, Federico II e di
831 gli Arabi conquistano Palermo e trasformano la Cat- Costanza d’Aragona, alcuni passi del Corano incisi in una
tedrale del seicento in una grande moschea detta “Gami”. colonna, e la settecentesca urna d’argento che conserva le
Nel 1072 i Normanni, presa Palermo, restituiscono la mo- reliquie di S. Rosalia, protettrice di Palermo.
schea al culto cristiano. Verso il 1185, all’epoca dell’Arci-
vescovo Gualtiero Offamilio, fu completata la demolizio-
ne della vecchia moschea e la realizzazione della basilica 25. Santuario di Santa Rosalia
attuale, che in epoche successive fu arricchita con nume- Rosalia visse nel XII secolo: era figlia del duca Sinibaldo
rose decorazioni. di Quisquina delle Rose e nipote - per parte di madre - di
La cattedrale, mirabile esempio di sovrapposizione di re Ruggero d’Altavilla. Per non essere costretta ad un ma-
stili, è sicuramente tra le architetture più rappresentati- trimonio non voluto, ma sicuramente anche per vocazio-
ve della città di Palermo. L’edificio attuale è il risultato ne, fuggì dal suo castello e visse da eremita, da ultimo sul
di una serie di interventi che, in epoche differenti, hanno monte Pellegrino, dove morì verso il 1170.
contribuito ad arricchirlo e a renderlo unico ed irripetibi- Nel 1624 Palermo fu colpita dalla peste, ma - secondo la
le. I campanili presenti sulle quattro torri sono del XIV tradizione - il morbo cessò miracolosamente quando furo-
secolo, mentre il portale principale, quello laterale e la no ritrovate e portate in processione le spoglie attribuite a
sacrestia risalgono al secolo successivo; Nella seconda S. Rosalia. La devozione alla santa, già viva in preceden-
metà del Quattrocento, furono realizzati il portico medie- za, si accrebbe enormemente e S. Rosalia fu scelta come
vale ed il nuovo Palazzo Arcivescovile. Tra il 1781 e il patrona della città. Nel 1625, sul luogo del ritrovamento
1801, l’intervento dell’architetto Ferdinando Fuga, modi- fu innalzato il santuario, a 430 metri di altitudine.
ficò fortemente l’impianto, realizzando l’attuale transetto L’imponente complesso è formato dal convento e dalla
e modificandone sia la cupola che i pilastri, stravolgendo grotta del ritrovamento. Il santuario non presenta un par-
irrimediabilmente i canoni linguistici della struttura origi- ticolare stile architettonico, ma è reso unico dalla singo-
nale. Ancora oggi, comunque, nonostante tale intervento, lare posizione e dall’atmosfera di fede che vi regna. La
la cattedrale di Palermo presenta come stile predominante facciata secentesca si appoggia alla roccia. Sul lato sini-
quello fatimita, orientaleggiante, che la rende unica tra le stro, entro un’edicola, è posta una statua marmorea della
architetture dell’occidente cristiano. Santa, che risale al Settecento. La chiesa è stata ricavata
L’interno è riccamente decorato con splendidi affreschi e dalla grotta, profonda circa 25 metri e larga 10, ove furo-
mosaici del XII e XIII secolo e presenta diverse scultu- no probabilmente ritrovate le reliquie. All’interno della
re del Gagini e del Villareille; contiene inoltre la famosa grotta si conserva una bella statua della santa, scolpita da
Assunzione del Velasquez che accompagna altri dipinti di Gregorio Tedeschi nel 1625. Il manto che la riveste - pri-
autori sconosciuti. Nella cripta sono conservate le tombe, ma d’argento e poi dorato - risale al 1748 e fu donato da
ben 21, degli arcivescovi di Palermo e il famoso Tabula- Carlo III di Borbone.
rium, un archivio storico di importanti documenti in Latino,
Greco, e Arabo. Nella cripta si trova anche il cosiddetto
Tesoro della Cattedrale. Il tesoro comprende varie opere
d’arte che vanno dall’epoca normanna all’Ottocento: in 26. Fontana Pretoria
particolare, la famosa corona dell’imperatrice Costanza La più bella delle fontane di Palermo è la Fontana Preto-

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ria, che sorge nella piazza omonima. Su commissione di opere di P. Rizzo, e di altri artisti, quali l’Accardi, il Gre-
Don Pietro di Toledo, la fontana è stata ideata e realizzata co, il Sanfilippo e il Basaldella.
a Firenze - fra il 1552 e il 1555 - dagli scultori Francesco Nel giardino di Villa Cattolica si può vedere la stupenda
Camilliani e Michelangelo Naccherino, forse con la col- tomba-scultura di Guttuso, realizzata dall’amico Giaco-
laborazione di fra Angelo da Montorsoli, per il giardino mo Manzù. L’opera si presenta come una grande urna az-
di Luigi di Toledo, ma fu poi venduta al Senato Palermi- zurra, con colombe in volo.
tano. Fra il 1574 e il 1584 Camillo, figlio di Francesco
Camilliani, giunto a Palermo provvide alla sistemazione,
al montaggio e al completamento dei pezzi della fontana 28. Galleria Regionale della Sicilia - Palazzo Abatellis
giunti da Firenze, per adattarla alla Piazza Pretoria, con La Galleria è nata subito dopo la fine della seconda guerra
interventi integrativi, cui parteciparono, oltre al Nacche- mondiale, per accogliere le sezioni medievale e moder-
rino, scultori locali, marmorari e maestri d’acqua. na del Museo Archeologico. Essa è ospitata nel Palazzo
Nella parte centrale, la Fontana è del tipo a “candelabra”, Abatellis, detto anche Palazzo Patella, costruito intorno al
secondo la tradizione rinascimentale fiorentina, con pian- 1495, su progetto di Matteo Carnelivari. Il palazzo rap-
ta ellittica con tre tazze che si susseguono in modo de- presenta uno dei migliori esempi d’arte gotico-catalana
gradante in altezza attorno ad uno stelo, culminante con e rinascimentale in Sicilia, si sviluppa su due livelli e
la figura di Bacco; alla base è stata aggiunta una vasca circonda uno bel cortile che s’intravede appena varcato
grande. il maestoso portale. Di recente, Palazzo Abatellis è sta-
Al livello inferiore sono quattro vasche ovali con quat- to restaurato - in modo splendido - dall’architetto Carlo
tro figure adagiate, personificazioni di fiumi (l’Oreto, il Scarpa.
Papireto, il Gabriele e il Maredolce), addossate al bor- Nella Galleria - realizzata grazie all’attività di raccolta di
do esterno della grande peschiera, all’interno della quale Antonino Salinas, archeologo e appassionato d’arte, tra la
versano acqua le teste di sei animali che fuoriescono da fine del XIX e gli inizi del XX secolo - sono esposte opere
nicchie; la peschiera è divisa in quattro settori separati pittoriche che spaziano dall’XI al XVII secolo. Il nucleo
da gradinate,che conducono al circuito superiore, e da più consistente delle collezioni della Galleria si è formato
balaustre su cui spiccano quattro figure di divinità. Una nel corso dell’Ottocento, prima con cospicue donazioni
balaustra di marmo recinta il tutto, interrotta da quattro da parte di privati e, più tardi, con la legge di soppressione
aperture inquadrate da due Erme ciascuna. delle corporazioni religiose. Opere principali sono:

• il Busto di Eleonora d’Aragona, di Francesco Laurana 1430-


27. Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Renato Guttuso 1502). E’ una scultura in marmo di cm 50, perfetta espres-
Dal 1973, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea sione di bellezza femminile.
è ospitata al piano nobile di Villa Cattolica a Bagheria, • L’Annunziata, di Antonello da Messina. Antonello è fa-
poco lontano da Palermo. La villa - grandiosa e barocca moso, tra l’altro, per aver introdotto in Italia la pittura ad
- fu costruita da F. Bonanno, principe di Cattolica , nella olio di derivazione fiamminga, conosciuta probabilmente
prima metà del Settecento. durante i suoi viaggi. Assai abile nel rappresentare la luce
La Galleria è importante perché conserva la più completa che giunge sulla scena da più punti, e nella costruzione
raccolta di opere di Renato Guttuso, grande pittore del dei giochi di colore, Antonello conferiva pienezza e vo-
Novecento, nato appunto a Bagheria. Ma vi sono esposte lume alle sue tele, anche grazie ad un uso sapiente della
anche opere di altri artisti - contemporanei di Guttuso - prospettiva.
che ebbero diretti contatti artistici con lui e che rappresen- • Il Trionfo della Morte. Risale al XV secolo e rappresenta la
tano varie correnti artistiche del tempo. In sintesi, nella medievale concezione della morte che spaventa i giovani,
prima sala si ammirano alcuni dipinti del pittore siciliano scaglia frecce mortali contro prelati e vescovi, ma rispar-
O. Tomaselli, mentre nelle sale successive sono esposte mia i poveri e i malati che implorano pietà.

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Palermo
Di estremo interesse sono anche gli intagli lignei di arte
araba, le ceramiche ispano-moresche del XIII-XVI seco-
lo, i frammenti lignei e marmorei, le sculture del Cagini,

Foto di Dedda71
gli affreschi, i dipinti di Palma il Giovane, di Veneziano e
di Giovanni di Nicola; di J. Gossaert, detto il “Mabuse”,
si può ammirare il Trittico di Malvaglia assieme ad altre
opere di J. Provost.

29. Parco della Favorita


Situato ai piedi del monte Pellegrino, è il grande parco
creato nel 1799 da Ferdinando III di Borbone, quando
la Rivoluzione Partenopea - spinta dalle truppe napole-
oniche - lo cacciò da Napoli (ove regnava col nome di
Ferdinando IV). Sembra che il sovrano volesse riprodurre
le bellezze della reggia di Portici. Comunque non si fece
scrupolo di espropriare tutta una serie di terreni, per re-
alizzare il suo progetto: un parco di circa 400 ettari che
fu chiamato la Reale Tenuta della Favorita. La Favorita
fu nello stesso tempo un parco ove godere il fresco nelle
afose giornate estive, un luogo per esperimenti agricoli
con grandi coltivazioni di agrumi, olivi, frassini, noci e
sommacco, e una riserva di caccia. Ferdinando era un ap-
passionato cacciatore e - tra i sentieri del parco - cacciava
fagiani, pernici, beccacce e i conigli che popolavano la
fitta boscaglia di leccio e lentisco.
Il Parco, cui si accede da Piazza Leoni, si estende dal-
le falde del Monte Pellegrino alla contrada Pallavicino.
Due lunghi viali, intitolati ad Ercole e Diana, attraversano
parallelamente il parco; destinati originariamente al pas-
seggio, sono oggi delle arterie di comunicazione molto
frequentate, perché collegano la città con la nota località
balneare di Mondello. Il Viale d’Ercole termina con una
fontana ottocentesca in stile neoclassico, con al centro
una statua del mitico eroe recentemente restaurata. I due
viali sono intersecati perpendicolarmente dal viale Pomo-
na, dedicato alla dea della frutta e dei giardini.
Nel Parco Ferdinando fece costruire, su progetto del Mar-
vuglia, anche una residenza: la curiosa Palazzina Cinese
di stile orientaleggiante. La costruzione adiacente, nello
stesso stile, oggi ospita il Museo Etnografico G. Pitrè . Il
Parco ospita inoltre Villa Niscemi, stupenda residenza ric-
ca di antichi arredi ed opere d’arte, l’ippodromo del trotto,
lo stadio ed altre strutture sportive.Attualmente il Parco

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della Favorita fa parte della Riserva Naturale Orientata co, romantico, realistico – rappresentano in modo abba-
Regionale “Monte Pellegrino”, estesa su 1020 ettari, isti- stanza compiuto lo sviluppo delle arti figurative in Sicilia,
tuita nel 1995 per il mantenimento delle tradizionali atti- tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento: si tratta
vità agro-silvo-pastorali. di 216 opere selezionate - 178 dipinti e 38 sculture - alcu-
ne già di proprietà della città, altre acquistate o lasciate in
dono dagli artisti in occasione dell’Esposizione Naziona-
30. Parco d’Orleans le di Palermo del 1891. Buona parte delle opere proven-
Adiacente a Piazza Indipendenza, il Parco d’Orléans fa gono dalle Biennali veneziane e dalle rassegne romane.
parte dell’omonima villa, che ospita la sede della Presi- L’arte ottocentesca è rappresentata da opere di grandi pa-
denza della Regione Sicilia. Il parco fu costruito verso esisti palermitani: la Veduta della casina Belmonte dell’Acqua-
la metà dell’Ottocento e fu per lungo tempo utilizzato santa di F. Zerilli del 1832; la Croce di Santa Maria di Gesù di
come luogo di sperimentazione agraria. Recentemente è G.B. Carini; la Via Stabile al mare di T. Riolo. Di Giuseppe
stato trasformato in un interessante parco ornitologico, Patania si può seguire la maturazione artistica dal gusto
popolato da molte specie di uccelli, esotiche e dell’area neoclassico della Danea e la pioggia d’oro allo psicologismo
mediterranea. È l’unico parco ornitologico d’Italia e uno romantico del Prete infermo. Opere di S. Lo Forte, di A.
dei pochi esistenti in Europa. Oltre alle numerose specie D’Antoni, P. Vetri, L. Lo Jacono completano il quadro
di pappagalli esotici rari, come Ara e Conuri, è possibile dell’espressione pittorica del periodo.
osservare cicogne, fenicotteri, pellicani rosa e uccelli au- La scultura del primo Ottocento è ben rappresentata dal
toctoni oggi estinti in Sicilia, come l’avvoltoio Capovac- maggiore esponente del neoclassicismo siciliano, Valerio
caio, il Pollo Sultano, il Francolino, il Gufo e il Cavalie- Villareale, con una rigogliosa Baccante. Per quanto riguar-
re d’Italia. Queste specie, fanno parte di un progetto che da il movimento verista-realista, si evidenziano Filippo
permetterà di reinserire nei luoghi più idonei della Sicilia Palazzi con l’opera Veduta di Palermo, Francesco Lojacono
i piccoli che nasceranno da queste coppie al fine di crea- con l’opera Raccolta delle olive e Antonino Leto. Nel 1918
re nuovi nuclei di riproduzione in libertà. Unica è anche la Galleria si arricchì di una preziosa raccolta, donata
la ricca collezione di colombi utile a spiegare ai bambini dall’erudito Edoardo Alfano, comprendente dodici dipinti
la teoria della selezione della specie di Darwin. Infatti, e numerosi disegni. Tra le opere di gusto romantico, spic-
è proprio partendo dal colombo grigio ancestrale (quello cano le opere del Civiletti e del Rutelli; di quest’ultimo
che tutti noi conosciamo e vediamo nelle piazze d’Italia) risaltano le opere denominate Gli Irosi, ispirate all’Inferno
che Darwin cominciò a elaborare la sua teoria. di Dante. All’asta della VII Biennale di Venezia, la Gal-
Sono presenti anche dei “Bambi”, simpatici cerbiatti che leria palermitana acquista opere di artisti all’epoca tra i
si avvicinano ai visitatori e che mangiano le foglie di lat- più famosi: il celebre Autunno di Lojacono, Alla Toeletta
tuga che questi portano. Sia pure scherzosamente, è stato di Innocenti, Ottobre d’oro di Ciardi, Il Peccato di Franz Von
detto che il Parco è “riservato ai genitori accompagnati Stuck e Amore e Parche di Tito. In seguito a diverse do-
dai bambini”... E’ in fase progettuale la trasformazione di nazioni, la Galleria si arricchì di altre opere: L’Angelo del
Villa d’Orléans in un grande parco urbano, secondo sol- Moore di De Lisi, Dame aux gants del Boldini, Rose e spine di
tanto a quello della “Favorita”. Ugo, la Sepoltura Garibaldina di Liardo, il Paesaggio nostalgico
di De Francisco ed altre opere di Bevilacqua, Camarda,
Lazzaro, Romano, Cuffaro ed altri.
31. Civica Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo
Fu inaugurata a Palermo nel maggio del 1910 presso il
Ridotto del Teatro Politeama. Dopo quasi cento anni, ha
trovato nuova sede in pieno centro storico: l’ex-Convento 32. Musei ed Esposizioni
di Sant’Anna alla Misericordia, restaurato appositamente. MUSEO D’ARTE ISLAMICA
Le opere esposte – dipinti e sculture dal gusto neoclassi- Piazza Guglielmo il Buono

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Palermo
Le sale della Zisa ospitano un piccolo museo che espone MUSEO DI MINERALOGIA
significativi manufatti di matrice artistica islamica, pro- Via Archirafi, 36
venienti da vari paesi del Mediterraneo. Tra questi sono Raccolta di campioni di minerali provenienti dal territo-
di particolare rilevanza le eleganti musciarabia, paraventi rio, appartenenti alla serie gessoso-solfifera siciliana.
lignei a grata (composti da centinaia di rocchetti incastrati
fra di loro) e utensili di uso comune o di arredo (cande- MUSEO DI ZOOLOGIA
lieri, ciotole, bacini, mortai) realizzati prevalentemente in Via Archirafi, 18
ottone, con decorazioni incise e spesso impreziosite da Raccolta collezioni di vertebrati e invertebrati terrestri e
agemine (fili e lamine sottili) d’oro e d’argento. marini, oltre a una raccolta di pesci imbalsamati.

MUSEO DEL COSTUME “RAFFAELE PIRAINO” MUSEO DIOCESANO


Via dell’Università, 54 Palazzo Arcivescovile
Il Museo espone la collezione composta da più di tremi- Splendida raccolta d’arte sacra, dal XII al XX secolo,
la pezzi. Sono esposti esempi di abbigliamento ecclesia- proveniente soprattutto dalla Cattedrale: marmi, dipinti,
stico, per bambini, militare e da gala, si trovano anche sculture anche lignee, arredi e oreficerie.
costumi tradizionali dei paesi mediterranei e corredi per
le nozze. La collezione raccoglie materiale databile tra il MUSEO ENOLOGICO
Settecento e la prima metà del Novecento. Via Maqueda
Nei saloni del palazzo dei Principi di Ramacca, si trova
MUSEO DEL GIOCATTOLO una mostra permanente di vini siciliani. Il percorso mu-
Via Consolare, 105 seale, illustrato con audiovisivi e accompagnato dalla de-
Bagheria gustazione, permette di conoscere meglio i vini prodotti
I giocattoli sono esposti in vetrine illuminate e, oltrepas- nell’Isola: bianchi, rossi, moscati, passiti, vini da medita-
sata la soglia, sembra di fare un viaggio al ritroso nel tem- zione e vini Marsala. Notevole anche la sezione dedicata
po in una atmosfera ovattata ed irreale. agli antichi attrezzi della civiltà contadina.

MUSEO DEL MARE MUSEO ETNOGRAFICO “GIUSEPPE PITRÈ”


Via C. Colombo, 142 Via Duca degli Abruzzi,1
Ospitato nell’arsenale borbonico (1630), conserva oggetti Fondato nel 1909 da Giuseppe Pitrè, conserva una ricca
d’epoca legati alla cultura del mare e modelli di imbarca- raccolta etnografica sulla Sicilia. Suddiviso in varie se-
zioni storiche. zioni, vi si trovano arredi della casa contadina, manufatti
e strumenti artigianali, oggetti della vita quotidiana, testi-
MUSEO DEL RISORGIMENTO “V. E. ORLANDO” monianze della pratica religiosa e magica, costumi, stru-
Piazza San Domenico, 1 menti musicali e carretti siciliani. Interessante la sezione
Nel museo sono conservati quadri, medaglie, sculture e dedicata alle pitture su vetro databili alla fine del XVIII
cimeli con oggetto la storia risorgimentale e l’impresa dei secolo e un presepe trapanese del Settecento, composto
Mille. da circa 600 figurine.

MUSEO DELLA SPECOLA MUSEO GEOLOGICO “G. G. GEMMELLARO”


Piazza del Parlamento, 1 Corso Tukory, 131
Il Museo della Specola comprende una ricca collezione Raccolta di reperti dal paleozoico all’era quaternaria:
di strumenti astronomici, cui si affiancano orologi, stru- invertebrati e resti di mammiferi, collezioni di marmi e
menti meteorologici e topografici, apparati di fisica e di rocce.
geomagnetismo.

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MUSEO INTERNAZIONALE DELLE MARIO- Belle Arti per la Sicilia, dall’Università di Palermo e dal
NETTE “ANTONIO PASQUALINO” Museo stesso (la Collezione del Console inglese Robert
Via Butera, 1 Fagan, la Collezione Casuccini che rappresenta la più bel-
Fondato nel 1975 dall’Associazione per la conservazione la raccolta di antichità chiusine al di fuori della Toscana,
delle tradizioni popolari, il Museo si è costantemente ispi- la Collezione Astuto di Fargione e il Medagliere di Fran-
rato ai principi della moderna museografia e all’attività cesco Gandolfo di Termini Imerese).
teatrale, diventando così uno dei migliori esempi di ricer- Nel Museo confluirono anche opere preziose provenienti
ca museografica sul teatro. Il Museo ospita una collezione da vari edifici cittadini e, subito dopo l’abolizione del-
di 3500 pezzi provenienti da tutto il mondo; l’annessa bi- le corporazioni religiose (1866-67), delle collezioni an-
blioteca Giuseppe Leggio possiede circa 3000 volumi sul tiquarie di proprietà ecclesiastica (come, ad esempio, la
teatro di figura e sulle tradizioni popolari. collezione del Museo dei Padri Gesuiti di Palermo). Ad
Antonino Salinas, direttore dal 1873 al 1914, si devono il
PALAZZO ASMUNDO primo riordinamento del Museo e l’acquisizione di beni
Via Pietro Novelli, 3 di vario genere (bibliografico, artistico, storico, archeolo-
Nei saloni ricchi di affreschi del palazzo, sono esposte gico, naturalistico, antiquario).
pregevoli collezioni di maioliche, porcellane ed armi. Attraverso l’esposizione di collezioni e di reperti di diver-
Presenti alcune portantine e carrozze. sa provenienza, il Museo illustra le fasi dell’arte e della
civiltà della Sicilia occidentale, dalla preistoria al medio-
PALAZZO ZIINO evo. Si possono trovare, inoltre, reperti provenienti dalla
Via Dante Sicilia orientale (Tindari, Randazzo, Taormina ecc.).
Palazzo Ziino è un bel palazzo di fine Ottocento, recen-
temente ristrutturato. Ospita una bella collezione perma-
nente di gessi, un tempo appartenuta alla Galleria d’Arte 34. Museo d’Arte e Archeologia (Ignazio Mormino)
Moderna. Il museo ha sede presso la raffinata Villa Zito, costruzione
neoclassica eretta ai primi del Settecento e rimasta dimora
storica dei Principi di Carini fino a metà Ottocento. Cedu-
33. Museo Archeologico Regionale (Antonino Salinas) ta a Francesco Zito, la villa - negli anni ’20 - fu acquistata
Il Museo Archeologico Regionale di Palermo - intitolato dal Banco di Sicilia.
ad Antonino Salinas - è uno dei più importanti musei ar- Dopo la seconda guerra mondiale, il Banco cominciò
cheologici dell’area mediterranea. Dal 1866, esso è ospi- a sostenere concretamente l’archeologia siciliana. In
tato in un edificio che in passato faceva parte del com- quest’ottica, chiese ed ottenne di avere in temporaneo de-
plesso della Chiesa di S. Ignazio all’Olivella, costruito nel posito alcuni pezzi archeologici. Il Ministero della Pub-
1598 e che comprendeva l’Oratorio di San Filippo Neri. blica Istruzione assegnò al Banco ben 320 pezzi, prove-
Dopo un bombardamento dell’ultima Guerra Mondiale, nienti quasi tutti da necropoli siciliane e, specialmente, da
le opere medievali e moderne contenute al suo interno Selinunte. Questi pezzi - raffiguranti usi e costumi della
sono state trasferite alla Galleria Regionale della Sicilia, gente siciliana - furono esposti in apposite vetrine, in lo-
presso il Palazzo Abatellis, per consentire la ricostruzione cali che il Banco destinò subito a Museo aperto al pub-
dell’edificio e la definitiva destinazione a Museo Arche- blico: furono la prima dotazione del Museo, intitolato ad
ologico. Ignazio Mormino. Il patrimonio del Museo continuò ad
Circa le opere presenti, il nucleo più antico è costituito accrescersi, per quantità e qualità, attraverso varie acqui-
dalle collezioni provenienti dal Museo dell’Università. A sizioni. In sintesi, il Museo contiene:
queste collezioni, nel corso degli anni, si sono aggiunti re-
perti provenienti da scoperte archeologiche, da donazioni • La collezione archeologica, indubbiamente la più im-
e da acquisti effettuati dalla Commissione di Antichità e portante, che comprende i reperti degli scavi effettuati a

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Palermo
Selinunte, Imera, Solunto e a Terravecchia di Cuti;
• La collezione di ceramiche, che rappresenta una cospi-
cua documentazione di maioliche siciliane, riconducibili

Foto di Bernhard J. Scheuvens


principalmente ai secoli XVI, XVII e XVIII.
• Una collezione numismatica comprendente una raccolta
di monete, un gruppo di medaglie riguardanti la Sicilia e
una biblioteca numismatica, che, tra l’altro, include tutti
i libri che il Re Vittorio Emanuele III conservò con cura,
essendo un appassionato collezionista.
• Un settore dedicato alla Filatelia, che presenta antiche
stampe risalenti al Regno delle Due Sicilie, carte geogra-
fiche, antichi francobolli e piante di città siciliane dal Sei-
cento all’Ottocento.

All’interno del museo non mancano due strumenti basi-


lari per il corretto funzionamento di una moderna strut-
tura museale: una Fototeca e una Biblioteca. Quest’ulti-
ma contiene rarità preziose, uno schedario che racchiude
un’ingente quantità di voci relative ad opere stampate in
Italia e all’estero, dei repertori bibliografici del Narbone e
del Mira, i dizionari del Traina e del Mortillaro e quant’al-
tro di pari valore è stato pubblicato in Italia e all’estero nel
campo dell’Archeologia e della Storia dell’Arte.

35. Museo Diocesano


Ospitato in alcune sale del Palazzo Arcivescovile, il Mu-
seo fu fondato nel 1927, dal Cardinale Lualdi. Dopo la
guerra, fu riorganizzato: in particolare, furono recuperate
le preesistenti opere d’arte, specialmente le sculture della
Cattedrale, e raccolti molti dipinti salvati da altre chiese
bombardate e distrutte. Il Museo, nella nuova versione, fu
inaugurato nel 1952, ma già negli anni ’80 subì un nuovo
restauro. Le pregevoli collezioni, comprese tra il XII e il
XIX secolo, mostrano una molteplicità di stili, artisti e
materiali che testimoniano la ricca produzione artistica di
Palermo città e i notevoli rapporti culturali tra la Sicilia e
il continente.

• Opere antiche sono: la Madonna della Luce, mosaico d’età


normanna, la Madonna della Perla e la Madonna detta la Spersa,
tavole d’epoca normanno-sveva, le opere d’importazione
pisana, come il Ruolo dei confrati defunti di Antonio Venezia-
no e il Trittico di Gera da Pisa.

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• Il Quattrocento è presente con dipinti di pittori locali 1789 e termine nel 1795. L’Orto fu subito completato con
come il Maestro delle Incoronazioni, Tommaso de Vi- una serie di edifici, in stile neoclassico, che ospitano aule
gilia, Pietro Ruzzolone, Antonello Crescenzio, Riccardo e laboratori di ricerca. Questi edifici si articolano in una
Quartararo e di scultori immigrati come Domenico Ca- costruzione centrale (Gymnasium) e due corpi laterali
gini e Francesco Laurana. Numerose sono poi le sculture (Tepidarium e Calidarium), realizzati su progetto di Lèon
provenienti dalla smembrata tribuna marmorea della Cat- Dufourny. Oggi il Ginnasio ospita un erbario, con una
tedrale di Palermo di Antonelllo Cagini e Aiuti. consistente raccolta di piante essiccate - originarie della
• Sono presenti varie opere del pittore napoletano del pri- Sicilia e del bacino mediterraneo - e una ricca biblioteca
mo Cinquecento Mario di Laurito, tra cui le tele smem- con oltre 26000 volumi.
brate del soffitto dipinto del 1536 della distrutta chiesa Il giardino ha un’estensione di 10 ettari e un patrimonio
dell’Annunziata. vegetale di circa 12000 specie, molte delle quali sono ori-
• Dipinti più recenti, comprendenti anche opere d’artisti ginarie di zone in cui il clima è abbastanza simile a quel-
immigrati, sono quelli di Vincenzo da Pavia e Simone lo della costa siciliana. Nella parte più antica dell’orto le
Wobrech. Il Manierismo locale è rappresentato dalle tele piante sono disposte secondo la classificazione di Linneo,
del pittore Giuseppe Salerno, soprannominato lo Zoppo nella parte più moderna la sistemazione segue l’ordina-
di Gangi insieme a Gaspare Bazzano. Vi sono poi le opere mento di Engler. Varie serre ospitano molte piante esoti-
di scuola genovese come quelle di Bernardo Castello del che, particolarmente sensibili alle variazioni climatiche:
1619. Tra i dipinti seicenteschi presenti, si evidenziano una di queste, il “Giardino d’Inverno”, fu donata dalla
quelli di Pietro Novelli e della scuola che veicola la cul- regina Maria Carolina. Nelle vicinanze di questa serra si
tura caravaggesca nella Sicilia occidentale. Molti sono i trova l’”Aquarium”, una vasca composta da tre ampi ba-
frammenti di decorazioni policrome a marmi mischi pro- cini concentrici di diverse profondità, in cui prosperano
venienti da chiese barocche della città, realizzati da abili numerose piante acquatiche.
maestranze locali. Interessante è il fercolo processionale In tutto l’area dell’orto è possibile ammirare stupendi
ligneo dorato e il dipinto di Sant’Agata del 1680, realiz- esemplari di piante esotiche come le dracene, le araucarie,
zato su disegno dell’architetto palermitano Paolo Amato. le palme, le piante carnivore e, naturalmente, i monumen-
L’opera plastica di Giacomo Serpotta è rappresentata dal- tali ficus magnolioides. Tra le curiosità botaniche vanno
le due teste in stucco già appartenenti alle sculture allego- ricordate l’albero del sapone, l’albero bottiglia, il caffè,
riche della Clemenza e della Fede. la canna da zucchero, la manioca, la papaia, il banano ed
• Il Settecento si segnala con le tele del messinese Filippo altre piante da frutto tropicali.
Tancredi, di Mariano Rossi da Sciacca e del palermitano
Vito d’Anna.
• Le collezioni del Museo, passando attraverso l’Ottocen- 37. La Cuba
to con dipinti di Giuseppe Velasco e sculture lignee dei La Cuba è l’ultimo monumento creato dai Normanni a
Bagnasco, comprendono anche opere di artisti contem- Palermo. Essa è, con la Zisa, l’edificio che più rappresen-
poranei. ta l’architettura fatimita, ossia araba, in Sicilia.
Sulle origini del nome regna molta incertezza: l’ipote-
si più probabile è che Cuba significhi “casa quadrata”.
L’edificio fu costruito da Guglielmo II nel 1180: per la
36. Orto Botanico costruzione, il re si avvalse di architetti arabi. Prossimo al
L’Orto Botanico è sede del Dipartimento di Scienze Bo- palazzo reale, il posto in cui sorse la Cuba era un grande
taniche dell’Università di Palermo: è tra i più vasti ed parco chiamato Genoardo, ossia “paradiso in terra”, per-
importanti d’Europa. Creato per la coltivazione di piante ché ricco di acque e di magnifici giardini. La costruzione
officinali, esso sorge nelle vicinanze di Villa Giulia . La era ad un solo piano, diviso in tre parti, priva di appar-
sua costruzione, voluta da Ferdinando IV, ebbe inizio nel tamenti privati. Era circondata da un laghetto quadrato,

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Palermo
oggi scomparso. In definitiva, la Cuba era un grande pa- 38. Palazzina Cinese
diglione dove il re soggiornava nelle ore diurne, assisteva Nel dicembre del 1798, in fuga da Napoli (ove regnava
a feste e cerimonie, riposava e si rinfrescava durante le col nome di Ferdinando IV), Ferdinando III di Borbone e
giornate più afose. la moglie Maria Carolina sbarcarono a Palermo, ben ac-
Dall’esterno, l’edificio si presenta in forma rettangolare, colti dalla nobiltà cittadina. Il re, amante della caccia, vol-
lungo 31,15 metri e largo 16,80. Al centro di ogni lato le subito acquistare dei terreni, per costruirvi una riserva
sporgono quattro corpi a forma di torre. Il corpo più spor- venatoria: con l’uso dell’esproprio, riuscì a realizzare un
gente costituiva l’unico accesso al palazzo dalla terrafer- bel parco di 400 ettari, che fu chiamato la Reale Tenuta
ma. I muri esterni sono ornati con arcate ogivali. Nella della Favorita . In una delle proprietà acquisite, c’era una
parte inferiore si aprono alcune finestre separate da pi- fantasiosa casina, di forme vagamente cinesi: il re decise
lastrini in muratura. I muri spessi e le poche finestre si di ingrandirla e di abbellirla, per farne la sua residenza,
pensa siano dovuti ad esigenze climatiche, offrendo mag- e affidò l’incarico all’architetto G. Venanzio Marvuglia.
giore resistenza al calore del sole. Inoltre, si ritiene che la Il risultato, rispettoso delle linee originarie della costru-
maggior superficie di finestre aperte fosse sul lato nord- zione, è una palazzina orientaleggiante, in cui si nota la
orientale, perché meglio disposta a ricevere i venti freschi tendenza neoclassica del progettista.
provenienti dal mare, temperati ed anche umidificati dalle L’edificio si articola su tre piani e un seminterrato. La
acque del bacino circostante. facciata mostra un portico centrale con sei colonne a se-
L’interno della Cuba era divisa in tre ambienti allineati micerchio, sovrastato da una terrazza. La parte centrale
e comunicanti tra loro. Al centro dell’ambiente interno dell’edificio culmina con una costruzione ottagonale ed
si vede un impluvio a forma di stella a otto punte, che una copertura a pagoda, chiamata Specola o Stanza dei
serviva come bacino di raccolta delle acque piovane. La Venti. Le ali laterali, più basse, hanno due terrazzi con
sala centrale era abbellita da muqarnas (stalattiti delle quali strane travature traforate. Il carattere curioso della Palaz-
ne rimane solo una); vi erano quattro colonne e le stanze zina si riscontra anche nei suoi colori: ocra, verde e rosso.
laterali erano adibite a luoghi di servizio e come corpo di L’interno mostra il tipico arredamento e mobilio dell’epo-
guardia. Nella sala, ubicata sul lato nord, si trova un’iscri- ca, ed una raccolta di stampe e sete cinesi ed inglesi. Mol-
zione araba, datata 1180, che viene così tradotta: “ … nome to orientali sono i campanellini sopra le cancellate, che
di Dio clemente e misericordioso. Bada qui, fermati e mira! Vedrai oscillano al vento, mandando il caratteristico suono.
l’egregia stanza dell’egregio tra i re di tutta la terra Guglielmo II.
Non v’ha castello che sia degno di lui. ...Sia lode perenne a Dio! Lo
mantenga ricolmo e gli dia benefici per tutta la vita” . 39. Palazzo Aiutamicristo (Palazzo Ajutamicristo)
Dopo i Normanni, lo splendore della Cuba e del suo parco Su progetto di Matteo Carnelivari - il maggior architetto
si spense. Il “paradiso della terra” fu devastato; gli An- del tempo - lo splendido palazzo fu fatto edificare, intorno
gioini infierirono sugli alberi e le vigne, che erano stati al 1490, da Guglielmo Aiutamicristo barone di Misilmeri
coltivati con tanta cura. La Cuba cadde nell’oblio. Solo e di Calatafimi. Lo stile è gotico-catalano, con evidenti
il Boccaccio, nel suo Decamerone, vi ambientò una delle influssi rinascimentali. Notevoli sono il portale d’ingres-
sue più belle novelle, la sesta novella della quinta giorna- so e il duplice loggiato che prospetta sul cortile interno.
ta. Il progetto iniziale prevedeva una struttura grandiosa, che
Durante la peste del 1575-1576, la Cuba fu trasformata però fu realizzata solo in parte. L’impegno si dimostrò ec-
in lazzaretto. Successivamente, il governo borbonico vi cessivo, anche per il barone, banchiere di origine pisana,
insediò la cavalleria. Nel 1860 tutta l’area militare e la che pur disponeva di larghi mezzi. In ogni modo, ne uscì
Cuba divennero proprietà dello Stato Italiano. Di recente un palazzo di grande pregio architettonico, che - superba-
la Cuba è stata ceduta alla Regione Siciliana, che, dopo un mente arredato all’interno - non tardò a richiamare ospiti
valido restauro, ha restituito all’edificio il suo legittimo illustri.
splendore. Nei primi anni del Cinquecento vi albergò la regina Gio-

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vanna, moglie del re Don Ferrante di Napoli; nel 1535 Preziosi sono gli scuri veneziani, le malte, le porte baroc-
vi fu ricevuto l’imperatore Carlo V, che preferì Palazzo che. Stupendi gli affreschi con allegorie di G. Martorana,
Aiutamicristo al palazzo reale, ritenuto non consono alla pittore siciliano del ’700; l’alcova settecentesca con putti,
imperiale magnificenza; nel 1544 vi prese alloggio Muley tralci e tortore che intrecciano un nido d’amore; le colle-
Hassan, re di Tunisi, poco prima di essere accecato dal zioni di quadri e le cassapanche maritali del XVI e XVII
figlio Ajaja; nel 1576 vi fu accolto Don Giovanni d’Au- secolo esposte in permanenza. Le ceramiche siciliane, le
stria, fratello del re Filippo II, vincitore della battaglia di porcellane napoletane e francesi, i rotoli, i vasi, i ventagli,
Lepanto. i ricami, le armi bianche e da fuoco che arricchiscono vol-
Nel 1588 Margherita Aiutamicristo concesse in affitto il ta per volta le esposizioni, ripropongono alla memoria la
palazzo a Francesco Moncada, primo principe di Pater- “Palerrno felicissima”, menzionata da riviste e libri anti-
nò, che presto chiederà, ed otterrà, di tramutare l’affitto chi e moderni e tanto osannata dai viaggiatori cosmopoliti
in proprietà. di allora.
A fine Ottocento, le meraviglie del Palazzo vengono de-
scritte nel libro “La Sicilia”, pubblicato a Milano. Ne è
40. Palazzo Arcivescovile autore il francese Gastone Vuiller, che così descrive il Pa-
Il superbo Palazzo Arcivescovile sorge sul lato occiden- lazzo, con toni romantici: “… Sulle pareti tinte di un ver-
tale di Piazza della Repubblica, di fronte al Duomo. Edi- de pallido, delle volute leggere s’intrecciano capricciosa-
ficato intorno al 1460 per volere del potente arcivescovo mente e vanno a svolgersi sul soffitto in una cupola ornata
Simone da Bologna (lo stesso arcivescovo che fece siste- di pitture aeree. Le porte hanno ornamenti d’oro opaco e
mare la Piazza della Cattedrale), l’edificio ha subito via d’oro lucido. La bellezza decorativa di questa sala che era
via rifacimenti, modifiche e ristrutturazioni sostanziali, un’alcova con tende fittissime ermeticamente chiuse, mi
specie nel XVIII secolo. Soltanto sulla facciata principale sorprende. Questo evidentemente è un antico palazzo. La
son rimaste tracce dell’originaria struttura: poca cosa, la sua bellezza un po’ appassita alla luce viva, conserva tutto
trifora di stile gotico-catalano ed il portale ad arco ribas- il suo splendore nella semi oscurità. Apro la finestra e mi
sato. L’interno del palazzo conserva varie opere d’arte, tra avanzo sul balcone che gira su tutto il piano e rimango
cui ciò che resta degli affreschi di Guglielmo Borremans abbagliato …”.
(pittore fiammingo dell’inizio Settecento) e gli affreschi
di Pietro Martorana. Dal 1927, il palazzo è sede del Mu-
seo Diocesano , cui si accede dal secondo cortile a sini- 42. Palazzo Chiaramonte-Steri
stra. Nel 1306 Manfredi Chiaramonte il Vecchio acquistava
dal Convento di Santa Maria di Ustica e di S. Onofrio,
il terreno su cui sorge l’edificio. Non è noto quando e da
41. Palazzo Asmundo chi fu iniziata la costruzione del Palazzo, ma poiché il
La costruzione di Palazzo Asmundo, voluta da un certo Chiaramonte era Gran Giustiziere Capitano di Palermo
dottor Baliano, ebbe inizio nel 1615 e si concluse solo ed Ammiraglio del Regno, è probabile che ad iniziare i
nel 1767. In un primo tempo, il Palazzo appartenne alla lavori sia stato lui, intorno al 1307.
famiglia Joppolo, dei principi di S. Elia, poi al Presidente Il Palazzo è chiamato anche Steri (da “hosterium”, pa-
di Giustizia Giuseppe Asmundo, marchese di Sessa. II pa- lazzo fortificato), ed è il primo esempio del nuovo stile
lazzo accolse ospiti illustri, tra cui: Maria Cristina, figlia architettonico che si affacciava in Sicilia all’inizio del
di Ferdinando III, profuga da Napoli. Una lapide, posta Trecento: lo stile, detto appunto “chiaramontiano”, che si
sulla facciata principale testimonia che qui nacquero, ri- caratterizzava per la facciata elegante e raffinata, corona-
spettivamente nel 1821 e nel 1822, Anna Turrisi Colonna ta da feritoie ed adornata da splendide finestre con archi
e la sorella Giuseppina, pittrice e critica d’arte la prima, ogivali a sesto acuto.
poetessa la seconda. Il Palazzo ha una storia segnata da avvenimenti cruenti

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Palermo
e terribili. L’ultimo dei Chiaramonte, Andrea, nel 1396
fu decapitato davanti al suo palazzo. Poi lo Steri passò
al regio demanio. Sotto il re Martino fu sede della Corte;

Foto di Bernhard J. Scheuvens


quindi, intorno al 1400, vi si stabilirono i siniscalchi e
i tribunali. Nel 1601, dopo che nel 1598 la Regia Ma-
gna Curia fu trasferita al Palazzo dei Normanni, lo Steri
divenne sede del Tribunale della Santa Inquisizione. In
quel tempo fu costruito il Carcere dei Penitenziati e nello
stesso Steri ebbero sede le spaventose prigioni dei Filip-
pini. Il Tribunale fu chiuso nel 1782 dal Viceré Caraccio-
lo, il quale diede poi alle fiamme l’archivio segreto e gli
strumenti di tortura. Per qualche anno lo Steri fu sede del
Rifugio dei Poveri di S. Dionisio e successivamente del-
la Regia Impresa del Lotto. Dal 1800 al 1958 il Palazzo
ospitò nei piani superiori gli Uffici Giudiziari e, al piano-
terra, gli uffici della Dogana. All’interno - al primo piano
- si trova la Sala Magna o dei Baroni, con uno splendido
soffitto ligneo, considerato una vera e propria “enciclo-
pedia medievale”: conta trentadue storie, per lo più bibli-
che, mitologiche o cavalleresche, dipinte a tempera nel
1380 dai pittori Darenu da Palermo, Simone da Corleone
e Cecco da Naro. In una delle sale è esposta “La Vuccirìa”
di Renato Guttuso. Il celebre quadro, dipinto nel 1974, è
un’opera in cui lo spirito del celebre mercato palermitano,
con il suo colore, le sue suggestioni, il suo stordimento
fatto di odori e di voci, viene evocato nell’espressionismo
vitale di una figurazione esuberante e magniloquente.
Oggi il Palazzo Chiaramonte-Steri è sede del Rettorato
dell’Università di Palermo. Solo una minima parte degli
ambienti è aperta al pubblico.

43. Palazzo Mirto


Palazzo Mirto si trova in Via Merlo, in prossimità della
Kalsa. Fu costruito nel Seicento ed è stato per secoli la di-
mora palermitana dell’antica e nobile famiglia dei Filan-
geri. Nel 1982, l’ultima erede della famiglia, la nobildon-
na Maria Concetta Lanza Filangeri, donò il palazzo alla
Regione Sicilia, a condizione che fosse mantenuto nella
sua integrità e aperto alla pubblica fruizione. L’edificio è
il risultato di numerose modifiche e trasformazioni che si
sono via via succedute. Del primitivo palazzo secentesco
è rimasto poco perché - nel 1793 - l’edificio venne radi-
calmente trasformato: fu risistemato tutto il primo piano

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e realizzato il prospetto sulla Via Lungarini ed il portale golare, con cortile centrale. La facciata principale presen-
sulla Via Merlo. ta tre ordini di otto finestre ed una fila di nove balconi nel
Altri lavori si ebbero dopo il 1876, quando fu rifatta la fac- piano nobile. Sulla parte alta svetta una statua di Santa
ciata sulla Via Merlo e quella sul cortile. Sempre nell’Ot- Rosalia, patrona della città, e si allineano gli scudi con le
tocento una ristrutturazione degli ambienti del secondo insegne della città e del Viceré di Castro, opera di Carlo
piano portò alla creazione di un grande appartamento per d’Aprile (1661). Dall’alto dei quattro angoli dell’edificio
la vita privata della famiglia, che da quel momento uti- vigilano altrettante aquile in cemento, stuccate, mentre sul
lizzerà il primo piano solamente per la rappresentanza. portale spicca un’aquila marmorea di stile neoclassico. Il
Per la sua completezza e per la ricchezza dei suoi arredi, sopra porta in ferro battuto è opera di Damiani Almeyda.
Palazzo Mirto costituisce un’eccezionale attrattiva sia dal L’interno è ricco di notevoli opere d’arte: l’atrio mostra
punto di vista artistico e culturale sia dal punto di vista un portale barocco con colonne a spira, stupendi affreschi
storico, in quanto testimonianza della vita e degli usi di cinquecenteschi e bellissime statue; il maestoso scalone,
una nobile e ricca famiglia palermitana. costruito nell’Ottocento, dà accesso alla Sala delle Lapidi,
Il Museo di Palazzo Mirto. Palazzo Mirto è museo di così detta per le numerose iscrizioni marmoree collocate
se stesso: al primo piano, il percorso di visita si snoda alle pareti; nelle altre sale - tra cui è notevole quella inti-
attraverso la sequenza degli ambienti di rappresentanza tolata a Garibaldi - si trovano quadri e sculture di artisti
sontuosamente arredati, con pareti impreziosite da rive- del XIX secolo, in gran parte siciliani.
stimenti in pannelli serici, da arazzi, da tendaggi e da di-
pinti murali e su tela. In questi saloni sono presenti mobi-
li, quadri, sculture ed importanti collezioni di quasi tutti i 45. Palazzo Sclafani
settori di arte applicata: porcellane, maioliche, ceramiche Costruito da Matteo Sclafani nel 1330, il Palazzo prospet-
siciliane, orologi, ventagli, vetri, armi, pezzi da presepe e ta su Piazza San Giovanni Decollato ed è considerato un
bronzetti. Al secondo piano, si trovano gli appartamenti raro esempio di architettura civile tardo-normanna. Sem-
della famiglia, anch’essi riccamente arredati. Molto in- bra che la costruzione del Palazzo sia stata originata da
teressanti sono anche le cucine e soprattutto le scuderie, una scommessa: lo Sclafani voleva costruire una dimo-
complete di finimenti e livree, dove sono attualmente ra signorile che superasse in bellezza quello del cognato
conservate le carrozze della collezione Martorana. Manfredi Chiaramonte, ossia Palazzo Chiaramonte-Spe-
ri. Nel Quattrocento l’edificio fu occupato dagli Spagnoli
e divenne un ospedale. Nell’Ottocento fu trasformato in
44. Palazzo Pretorio caserma. Attualmente è sede del Comando Militare della
Chiamato anche Palazzo Senatorio o Palazzo delle Aqui- Regione.
le, fu eretto nel 1300, sotto Federico II d’Aragona, e fin In questa serie di passaggi e di cambiamenti di destinazio-
dall’origine fu sede del primo cittadino della città, ossia ne, l’edificio originario fu modificato e in gran parte can-
del Pretore: ancor oggi vi risiede il Comune di Palermo cellato. Ciò che resta lascia intuire che Palazzo Sclafani
e vi si riunisce il Consiglio Comunale. Verso la fine del fosse un palazzo imponente, ingentilito da eleganti intarsi
Quattrocento, fu completamente ristrutturato, per iniziati- sulla pietra, dalle leggiadre bifore del piano superiore, da-
va del pretore Pietro Speciale, ma fu rimaneggiato anche gli archi decorati da inserti di pietra pomice. Sul portone
in seguito. E’ stato osservato che i rifacimenti del Cinque d’ingresso si trova un’edicola sormontata da un’aquila,
e del Seicento hanno trasformato Palazzo Pretorio in una opera di Bonaiuto da Pisa.
vera e propria “enciclopedia di stili architettonici”. Infine, Nella corte interna un ignoto artista dipinse un notevole
nel 1875, l’architetto Giuseppe Damiani Almeyda ritoccò affresco - con chiare influenze fiamminghe e spagnole -
l’edificio secondo il gusto neoclassico dell’epoca e ne ri- raffigurante il Trionfo della Morte. Questo affresco è oggi
vestì l’esterno con un finto bugnato color ocra. conservato alla Galleria Regionale della Sicilia, a Palazzo
Palazzo Pretorio si presenta come una costruzione rettan- Abatellis. Recentemente, è stato scoperto nel cortile l’an-

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Palermo
golo di un peristilio di una domus romana: si conservano 48. Villa Malfitano
parte delle colonne e gli ambienti affacciati sul portico. Realizzato nell’Ottocento dalla famiglia Whitaker, il
complesso di Villa Malfitano si trova in Via Dante, nel
cuore di Palermo. Il magnifico parco si estende su circa
46. Villa Bonanno otto ettari e costituisce un vero e proprio orto botanico,
Realizzata nel 1905, dal sindaco Bonanno che le diede il ricco di molte specie di piante, anche tropicali. Molto in-
nome, Villa Bonanno è un magnifico giardino pubblico teressanti sono la serra - il cosiddetto Giardino d’Inverno
sempre aperto, che si trova in Piazza della Vittoria, dietro - e il laghetto dei papiri.
il Palazzo dei Normanni. Nel giardino - piantato a palme- La palazzina ottocentesca che vi insiste è di stile neoclas-
to - sono visibili statue e busti di illustri personaggi paler- sico: essa mantiene intatto il suo prezioso arredo (quadri,
mitani. Sempre nel giardino, sono stati rinvenuti resti di mobili, vasellame, avori, argenterie e una preziosa colle-
case patrizie romane, con mosaici: notevoli sono i mosai- zione di coralli trapanesi del Seicento e del Settecento) ed
ci delle stagioni e di Orfeo, ora conservati presso il Mu- è un raro esempio di conservazione di un bene culturale e
seo Archeologico Nazionale. Adiacente alla villa sorge la ambientale a Palermo. Di particolare interesse è la colle-
fontana col monumento a Filippo V, opera ottocentesca di zione di arazzi fiamminghi dei XVI secolo che raccontano
Nunzio Morello. Sembra che la fontana sia stata proget- la storia del viaggio di Enea da Troia alle rive del Tevere,
tata nel 1661 da Carlo d’Aprile, con la partecipazione dei la coppia di elefantini in smalto cloisonné provenienti dal
Serpotta. palazzo imperiale di Pechino, il clavicembalo settecen-
tesco recentemente restaurato anche nella parte pittorica,
una slitta russa tardo-settecentesca e collezioni di porcel-
47. Villa Giulia lane, ventagli e quadri dell’Ottocento siciliano. La palaz-
Villa Giulia (detta anche Villa Flora) è un parco stupendo, zina è sede della Fondazione Whitaker.
fra i più belli d’Italia, che sorge sulla pianura di Sant’Era-
smo, nei pressi dell’Orto Botanico. Il parco fu disegnato
da Nicolò Palma nel 1778 e dedicato alla moglie del vi- 49. Quattro Canti (Piazza Vigliena, Ottagono del Sole, Teatro del Sole)
ceré spagnolo, Donna Giulia d’Avalos Guevara: fu quindi La Piazza dei Quattro Canti - denominata Piazza Viglie-
ampliato nel 1866, e divenne il primo parco pubblico di na - si trova all’incrocio dei due principali assi viari di
Palermo. Palermo: Corso Vittorio Emanuele e Via Maqueda. Venne
La Villa è fornita di due ingressi: uno dal lato del mare, di compiuta nei primi anni del Seicento, per volere del vice-
fronte al Foro Italico, uno da Via Lincoln, a pochi passi ré spagnolo marchese di Villena, su disegno dell’architet-
dall’Orto Botanico, e si caratterizza come giardino all’ita- to Giulio Lasso. Dopo il 1617, direttore dei lavori fu l’in-
liana a pianta quadrata e a schema geometrico con raggi gegnere Mariano Smiriglio, che cambiò profondamente
concentrici, al cui interno, oltre a distese di verde inegua- l’assetto decorativo previsto inizialmente. Nel corso del
gliabili, stanno vasche con pesciolini, bimbi che giocano tempo, la piazza ha avuto diversi nomi: Teatro del Sole,
divertiti e persone che si godono pace e relax in mezzo a perché in ogni stagione due dei quattro cantoni sono sem-
due arterie fra le più trafficate e caotiche della città (Via pre illuminati dal sole; Ottangolo, per la sua particolare
Lincoln ed il Foro Italico). conformazione geometrica; Occhio della Città, o Teatro
All’interno della Villa si trovano opere d’arte di inesti- della Città; perché ospitava le più importanti manifesta-
mabile valore e incredibile bellezza, tra i quali busti di zioni cittadine. Ancor oggi, la piazza è uno dei punti più
personaggi illustri di Palermo, il Genio di Palermo con frequentati della città.
la sua splendida fontana annessa (opera settecentesca di La piazza rappresenta il punto d’arrivo di una vera rivo-
Ignazio Marabitti) e la meravigliosa fontana posta nel luzione urbanistica. Prima di essa, la costruzione di un
piazzale centrale, circondata da quattro esedre neoclassi- edificio condizionava la sistemazione urbanistica; dopo
che a nicchione. di essa, sono le strade e le piazze che determinano l’evo-

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luzione della città. mare. La prima pietra fu posta nel 1582 dal Viceré Mar-
La piazza è di stile architettonico corretto e le quattro fac- cantonio Colonna, che la chiamò col nome della moglie
ciate uniformi sono adorne di fregi e di intagli assai pre- Donna Felice Orsini. Alla partenza del Colonna (1584),
gevoli e di dodici statue, disposte su tre ordini: le statue i lavori furono interrotti: ripresi nel 1602, si conclusero
del primo ordine, che simboleggiano le quattro stagioni, nel 1637. I bombardamenti del 1943 distrussero una del-
si trovano ciascuna su di una fontana posta fra due colon- le torri, che però fu ricostruita abbastanza fedelmente.La
ne di marmo; quelle del secondo ordine, sono le statue dei Porta testimonia gli influssi stilistici dei diversi periodi in
sovrani spagnoli Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo cui fu costruita e dei diversi artisti che vi han posto mano
IV, sono poste in nicchie fra due colonne scannellate; in- (M. Smiriglio, P. Novelli e V. Tedeschi): la parte interna
fine, quelle del terzo ordine sono le statue delle quattro è classica e lineare, mentre quella esterna è sontuosa e
sante vergini palermitane: Santa Cristina, Santa Ninfa, barocca. Porta Felice è decorata di sculture aggiunte in
Sant’Oliva e Sant’Agata. Queste ultime statue sono sor- epoca successiva. I simboli dell’opera sono costituiti da
montate da grandi aquile marmoree con le armi regie sul due grosse aquile, con lo stemma dei re spagnoli, e più in
petto e due scudi ai lati, uno del viceré e l’altro del Co- alto, tra le volute, dagli stemmi cittadini e viceregi.
mune. I bastioni erano ornati da due statue che rappresentavano
S. Cristina e Santa Ninfa. Quest’ultima statua è andata
distrutta. Accanto ai due bastioni stanno il Loggiato San
50. Ponte dell’Ammiraglio Bartolomeo, struttura oggi dedicata a mostre ed eventi
Il ponte dell’Ammiraglio venne costruito sul fiume Oreto culturali, e la cosiddetta “passeggiata delle cattive” (nel
nel 1113 da Giuseppe di Antiochia, grande ammiraglio del senso di captivae, prigioniere), largo passetto costruito
re Ruggiero II. L’opera testimonia la grande professiona- sulle mura di cinta che permetteva alle donne di passeg-
lità posseduta dai tecnici arabi e normanni, coniugata con giare senza unirsi ai maschi, che stavano al di sotto.
l’antica esperienza bizantina nella costruzione dei ponti:
è uno dei pochi monumenti dell’architettura normanna ed
è anche il più antico ponte di pietra che sia stato costruito 52. Porta Nuova
dopo la caduta dell’impero romano. Il Ponte ha undici ar- Fu eretta nel 1583, al posto di una porta preesistente (la
chi, estremamente acuti, staticamente idonei a sopportare cosiddetta “Porta del Sole”). Porta Nuova fu deliberata
grandi sollecitazioni. Si nota anche l’accorgimento adot- dal Senato cittadino, per celebrare il rientro dell’impe-
tato per alleggerire - con l’apertura di un arco minore - la ratore Carlo V, dopo la vittoria di Tunisi contro i Mori
spalla tra due archi maggiori, ciò consente, oltre ad un (1535).
risparmio di materiali, un alleggerimento della pressione L’opera - che ricorda gli antichi archi trionfali di Roma -
del fiume sulle strutture. Sotto il ponte non passano più si presenta come una massiccia costruzione tardo-manie-
le acque dell’Oreto, il cui corso è stato deviato. L’antico rista, con un gran fornice sovrastato da una leggera loggia
letto del fiume palermitano ha anch’esso la sua pagina di rinascimentale. La costruzione termina con una copertura
storia; sulle sue acque, il console romano Metello scon- a cuspide ricoperta di maiolica. Sul tetto a spioventi spic-
fisse i cartaginesi. e - molti anni dopo - nel 1038, Giorgio ca l’aquila imperiale. L’esterno della Porta è decorato con
Maniace debellò le orde devastatrici dei Saraceni. Nella quattro grandi statue di mori prigionieri, due delle qua-
campagna vicina al ponte, il 27 maggio 1860 Giuseppe li con le braccia mozzate. Oltre la porta, si apre l’antico
Garibaldi, prima di entrare in Palermo, sostenne un fieris- Cassero, ora Corso Vittorio Emanuele: il lungo rettilineo
simo attacco delle truppe borboniche. è coronato, all’estremità opposta, da Porta Felice.

51. Porta Felice 53. Teatro Massimo


E’ la porta cittadina che chiude il Cassaro dal lato del Commissionato per celebrare l’unità d’Italia e situato

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Palermo
in Piazza Verdi, il Teatro Massimo “Vittorio Emanue- Da novembre a maggio il Politeama propone una ricca
le” è considerato fra i più belli d’Europa, secondo solo stagione di concerti e balletti. Alcune sale del Teatro ospi-
all’Opéra di Parigi. La costruzione del teatro, su progetto tano la Civica Galleria d’Arte Moderna.
di G.B. Filippo Basile, iniziò nel 1875 e durò ventidue
anni: per la costruzione stessa fu necessario demolire le
mura del Monastero delle Stimmate, ed altri edifici, tra 55. Catacombe dei Cappuccini
cui una chiesa, un monastero ed una porta. Dal 1891 i La chiesa di Santa Maria della Pace - conosciuta come
lavori continuarono sotto la guida di Ernesto Basile, figlio Chiesa dei Cappuccini - è stata eretta dai frati omonimi
del progettista: oltre alla definizione del teatro, si provvi- verso la metà del Cinquecento, forse su un complesso
de a sistemare l’illuminazione della piazza, a rifare il Pa- preesistente. Fu completamente ristrutturata nel 1618 e
lazzo Francavilla e a realizzare i due bei chioschi Ribaudo restaurata anche nel 1934. L’annesso convento fu creato
e Vicari. Il teatro fu finalmente inaugurato il 16 maggio nel 1621 ed è famoso perché ospita - nei sotterranei - un
1897, con l’opera Falstaff di Giuseppe Verdi. cimitero particolare, chiamato “Le Catacombe” di Paler-
L’edificio è di stile neoclassico. Sulla grandiosa scalinata mo, e formato da una serie di gallerie scavate nel tufo.
esterna si possono ammirare due notevoli gruppi in bron- Le catacombe si estendono per circa 300 metri quadrati
zo - La Lirica del Rutelli e La Tragedia del Civiletti - e due e custodiscono più di 8.000 scheletri e corpi mummifi-
leoni. La grande sala è sormontata da una bella cupola ad cati, sepolti tra il 1559 e il 1881. Inizialmente, i frati ve-
emisfero. nivano sepolti in una specie di cisterna scavata nel tufo
L’attività lirica continuò fino al 1974, quando il Massi- sotto il lato meridionale della chiesa, ma già alla fine del
mo fu chiuso perché non rispondente alle nuove norme di Cinquecento questa cisterna si era rivelata insufficiente.
sicurezza: venne riaperto solo nel 1997 e da allora ospi- Si cominciò quindi a scavare le gallerie, dietro l’altare
ta la stagione ufficiale, con opere, balletti e concerti. Sul maggiore della chiesa. Un cartello ricorda che il primo
frontone del Teatro un’epigrafe dice che l’arte rinnova i “ospite” delle “Catacombe” fu un religioso di Gubbio,
popoli e ne rivela la vita. Queste parole si sono rivelate Fra Silvestro, morto il 16 ottobre 1599.
profetiche: la riapertura del Massimo, infatti, ha coinciso Nel traslare i corpi dei defunti dalla cisterna alle gallerie, i
con la rinascita culturale della città. Cappuccini si accorsero che - evidentemente per la natura
dell’ambiente - si era verificato un notevole processo di
mummificazione naturale. Dopo questa scoperta, le gal-
54. Teatro Politeama lerie cominciarono ad ospitare salme, non solo dei Padri
L’imponente Teatro Politeama Garibaldi sorge in Piazza Cappuccini, ma anche di non religiosi. L’usanza cessò nel
Ruggero Settimo. Fu edificato in stile neoclassico dall’ar- 1881.
chitetto Giuseppe Damiani Almeyda. I lavori iniziarono Le “Catacombe” hanno avuto una serie di visitatori illu-
nel 1867 e terminarono nel 1891; tuttavia, l’inaugurazio- stri, tra cui Ippolito Pindemonte, che le descrisse nei suoi
ne ebbe luogo nel 1874 - quando il teatro era ancora in- “Cimiteri”, Guy de Maupassant e Giacomo Leopardi, che
completo - con l’opera I Capuleti e i Montecchi di Bellini. vi dedicò alcuni versi nei suoi “Paralipomeni della Batra-
Del Teatro Massimo il Politeama condivide lo stile ed il comiomachia”. Superfluo aggiungere che l’esposizione
periodo di costruzione, ma i due teatri hanno avuto - fin delle salme può destare una certa ammirazione, ma può
dall’inizio - una diversa destinazione. In effetti, “Politea- anche essere motivo di turbamento per chi fosse partico-
ma” significa teatro in cui si danno rappresentazioni di va- larmente impressionabile.
rio genere. L’edificio è semicircolare e presenta due ordini
di colonnati, uno ionico ed uno dorico. La facciata, ricca-
mente decorata, ricorda lo stile di Pompei ed è dominata 56. Loggia dell’Incoronazione
dalla Quadriga di Apollo, gruppo bronzeo realizzato dal Prima che l’Arcivescovo Gualtiero Offamilio riedificas-
Rutelli. Il tetto è coperto da una grande cupola in ferro. se la Cattedrale di Palermo (nel 1185), la Loggia era una

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cappella unita al Duomo da un portico. Ora essa sorge Palermo, vivace e colorito come quello della Vuccirìa: ne
a nord della cattedrale, presso la cappella di Santa Ma- scrive già, nei suoi appunti, un viaggiatore arabo del X
ria Incoronata. Gli storici affermano che la Loggia era il secolo. Le origini del nome di questo mercato sono in-
luogo ove venivano incoronati i re di Sicilia, che da qui certe: sembrano prevalere le ipotesi che Ballarò derivi da
si mostravano al popolo plaudente. A cavallo fra il Cin- “Balhara”, antico villaggio presso Monreale, da cui giun-
quecento ed il Seicento la struttura fu modificata, in parti- sero a Palermo i primi mercanti arabi, o da “Vallaraya”,
colare con l’aggiunta della balaustra. Da allora, la Loggia nome di un re indiano della regione del Deccan, da cui
cambiò “funzione”, divenendo luogo d’incontro preferito provenivano diverse spezie. Nelle vicinanze della piazza
della nobiltà palermitana. nacque - nel 1743 - Giuseppe Balsamo, più noto come
Conte di Cagliostro, personaggio famoso in Europa per
le sue arti di negromante, che fondò la massoneria di rito
57. Mercato della Vucciria egizio. Ancor oggi la figura di Cagliostro resta affascinan-
Nell’antico quartiere della Loggia - fra Via Roma, la Cala, te e a Ballarò si possono trovare indicazioni per visitare il
il Cassaro e Piazza San Domenico - si trova il caratteristi- luogo natale del “Conte”.
co mercato della Vuccirìa, il più noto di Palermo. La Vuc-
cirìa è un mondo a sé, un concentrato di colori, di odori, di
sapori, di voci antiche: se n’accorse anche il pittore sici- 59. Oratorio di San Lorenzo
liano Renato Guttuso (1912-1987), che della Vuccirìa ha Nel 1569-1570, l’Oratorio fu edificato dalla Compagnia
lasciato un quadro stupendo. Sorto fra il X e l’XI secolo, di San Francesco - presso la chiesa di San Francesco
con l’interramento del porto antico, questo mercato offre d’Assisi - sui resti di un’antica chiesetta dedicata a San
di tutto, ma specialmente generi alimentari. Sembra infat- Lorenzo. Il semplice edificio serviva per seppellire i mor-
ti che il suo nome derivi - in epoca angioina - da una stor- ti del circostante quartiere della Kalsa. Pochi anni dopo,
piatura del termine “boucherie”, che in francese indica il nel 1609, l’altar maggiore fu impreziosito da una tela del
mercato della carne, ma qualcuno sostiene che il nome Caravaggio, la famosissima Natività (che fu purtroppo tra-
rifletta la confusione che vivacizza ogni mercato, e che fugata nel 1969). Alla fine del XVII secolo i Francescani
nel dialetto palermitano chi chiama appunto “vuccirìa”. decidevano di riconfigurare la semplice aula, affidando il
In ogni caso, nel Cinquecento, il mercato viene chiamato progetto architettonico a Giacomo Amato e quello scul-
“bocceria della foglia”, chiaro segno che vi si commer- toreo a Giacomo Serpotta. La ricca decorazione dell’in-
cia anche frutta e verdura. Il nome attuale sarà adottato terno fu eseguita dal Serpotta fra il 1699 ed il 1706, ed è
nel Settecento. Nel 1783 il Viceré Caracciolo riordinò il considerata il suo capolavoro. Gli stucchi, di straordinaria
mercato: fu eretta una serie di portici, oggi scomparsi, e bellezza ed eleganza, comprendono alcuni rilievi, statue
creata una loggia quadrata con una bella fontana di mar- ed un’esuberante composizione di putti. Lo splendido ci-
mo. Verso la fine dell’Ottocento, il mercato si estese fino clo narrativo racconta nei preziosi bassorIlievi prospettici
a Piazza Garraffello. scene della vita di San Francesco sulla parete destra e, su
Inoltrarsi nei vicoli di questo mercato, ricercare il “genius quella opposta, scene della vita di San Lorenzo. La pla-
loci”, gustare il cicaleccio e il richiamo dei venditori, fin- sticità e la tridimensionalità delle opere sono stupende ed
gere di contrattare sul prezzo, è un’esperienza irripetibile: impressionanti.
è un ultimo tuffo in un mondo che - dopo secoli di vita -
va lentamente scomparendo.
60. Oratorio di Santa Cita (Oratorio del Rosario in Santa Cita)
Fu realizzato nel Seicento dalla Compagnia del Rosario
58. Mercato di Ballarò in Santa Cita, di fianco alla chiesa omonima. L’Oratorio
Sorge nella piazza omonima, nel quartiere Albergheria, - orientato ad esaltare l’intervento della Madonna nella
ed è probabilmente il più antico mercato alimentare di lotta fra cristiani ed infedeli - è il capolavoro di Giacomo

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Palermo
Serpotta, massimo decoratore barocco dell’epoca, che vi
lavorò dal 1685 al 1690 circa. Incaricato di decorare in
stucco il vasto ambiente, il Serpotta vi inserisce i quindici
Misteri del Rosario, la raffigurazione della Battaglia di
Lepanto e numerose statue allegoriche di Virtù. La sua
freschezza nella composizione e l’eccezionale inventiva
si notano particolarmente nei putti che animano la stu-
penda controfacciata. Lungi dal restare semplici figure
marginali, essi diventano presenze vive della sacra rap-
presentazione: sembrano interpretare giocosamente gli
episodi evangelici dei Misteri, sdrammatizzandoli con un
richiamo al sorriso. Anche la Battaglia di Lepanto, ormai
vinta, viene descritta “guardando in avanti”: la scena sem-
bra indicare che - dopo la conquista - la cristianità deve
rinascere e ricostruire. Insomma, dagli stucchi serpottiani
sprizza la luce e la speranza. L’altare è delimitato da raffi-
nate cantorie ornate di angeli, ed arricchito da una tela di
Carlo Maratta, “Madonna col Rosario”.
Nel 1717 Serpotta tornò a decorare il presbiterio con le
due statue di Giuditta e Ester, frutto del suo nuovo stile
maturo appena mostrato nel vicino oratorio del Rosario in
San Domenico. Il recente restauro ha rivelato la presen-
za di interessantissimi disegni autografi del Serpotta sulle
pareti dell’oratorio.

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