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Discorso generale

SLIDE1: L’argomento che presenteremo oggi è il bitume. L’utilizzo di questa sostanza è


noto sin dall’antichità, con le prime tracce risalenti a 180000 anni fa, in Siria. All’epoca si
utilizzavano bitumi totalmente naturali, mentre con il tempo la sostanza ha subito
numerose modifiche per ottemperare alle sempre più esigenti richieste per quanto
riguarda i parametri li qualità, consistenza e durabilità del materiale. Dal 20° secolo il
bitume è stato prevalentemente adoperato nella realizzazione di pavimentazioni stradali.

SLIDE2: Sono state proposte molte definizioni del bitume, alcune delle quali opposte e
scorrette. La definizione più adeguata a questo termine è basata sulla descrizione delle
sue proprietà, infatti il bitume è definito come “materiale virtualmente volatile, adesivo,
impermeabile, derivante dal petrolio grezzo o presente in asfalti naturali, in quanto è
completamente o parzialmente solubile in toluene, estremamente viscoso o quasi solido a
temperatura ambiente.

SLIDE3: Il bitume viene essenzialmente ottenuto dalla distillazione del petrolio grezzo.
Non tutte le varietà di petrolio si prestano a tale processo. Come regola generale, più
pesante è il petrolio, migliore è la resa del bitume. Tipicamente il processo di distillazione
consiste in una prima separazione dei componenti più leggeri attraverso una distillazione
atmosferica a 350°C. Successivamente il residuo viene ulteriolmente raffinato a
temperature di circa 425°C e pressioni di 0.1-0.01 bar. Il bitume è un residuo del petrolio
ottenuto sottovuoto a T=500°C.
Un’altra tecnica utilizzata per ottenere bitume dal petrolio è la “air-blowing”, che produce
bitumi più soffici.
gr gr
SLIDE4: La densità del bitume a T
! amb oscilla tra 1.01 ! e 1.04 ! e dipende dal
cm 3 cm 3
petrolio originario. In generale, più pesante è il petrolio, più denso è il bitume. La
temperatura di transizione vetrosa è circa -20°C. Precisamente il range varia tra -40°C e
5°C. Da un punto di vista termodinamico, il bitume è un liquido estremamente viscoso a
T
! amb. Gli alcani naturalmente presenti all'interno del bitume possono portare alla
formazione di cristalli di cera, a temperature che variano in un range tra -20°C e 90°C. Tale
cristallizzazione porta alla formazione di cristalli per circa il 5%wt, influenzando le proprietà
reologiche. Di particolare interesse sono le cere ad elevata temperatura di fusione, le quali
vengono utilizzate come additivi per aumentare la viscosità del bitume ad alte
temperature. La complessità della chimica del bitume consta nella presenza di numerosi
elementi, tra cui C,H,O,S,N,V,Ni,Mn. Solitamente il rapporto molare H/C è circa 1,5 ed è
un valore intermedio tra aromatici saturi e alcani saturi.

SLIDE5: “SARA fraction” è un meccanismo di frazionamento del bitume in quattro


componenti. Globalmente il bitume è costituito da una matrice di maltene, all’interno della
quale sono presenti asfalteni. La matrice di maltese è costituita da tre componenti: alcani
saturi, resine e aromatici.
Gli arcani saturi costituiscono il 5-15 wt.% del maltene. Gli aromatici costituiscono il 30-45
wt.% del maltene. Le resine costituiscono il 30-45 wt.% del maltene, hanno un ruolo
cruciale nella stabilizzazione del bitume in quanto utilizzati come stabilizzatori per gli
asfalteni.
Gli asfalteni costituiscono il 20 wt.% in peso sul bitume totale e rappresentano la frazione
maggiormente studiata in virtù delle loro proprietà viscose. Sono definiti come la parte

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insolubile del bitume in n-eptano, ma solubile in toluene. Sono responsabili del colore nero
del bitume. Presentano una struttura molecolare planare legati tra loro attraverso legami
pi-pi, simili a quelli della grafite. Posti in un solvente tendono ad aggregarsi, portando alla
formazione di strutture chiamate “micelle”. La dimensione delle micelle dipende dalla
natura del solvente, dal contenuto di asfaltene e dalla temperatura. Questo processo di
aggregazione persiste all’interno del bitume e forma le basi della struttura colloidale.
Seppur SARA fraction rappresenti il metodo di separazione più utilizzato, esistono altri
metodi, ad esempio “Ion exchange chromatography”, il quale suddivide il bitume in cinque
componenti.

SLIDE6: Alcune delle molecole presenti nel bitume si comportano da surfattanti, che
influenzano significativamente le proprietà interfacciali del bitume. Il comportamento delle
resine come surfattanti stabilizza gli asfalteni.
Il comportamento all’interfaccia di bitumi in soluzione benzilica è simile a quella degli
alfalteni in benzene. Attraverso diversi studi si è evidenziato che i surfattanti più efficienti
fanno parte degli asfalteni. Ciò è in accordo con la dinamica molto lenta della
stabilizzazione osservata all’interfaccia di emulsioni acqua-bitume. I surfattanti asfaltenici
si dividono in acidi, i quali mostrano una forte attività interfacciale, abbassando la tensione
interfacciale fino a valori prossimi allo zero per pH fortemente basici, e in cationici, i quali
mostrano una bassa attività interfacciale, abbassando lievemente la tensione interfacciale.
E’ stato inoltre osservato che la stabilità dell’emulsione acqua-bitume aumentava
estraendo la componente idrosolubile.

SLIDE7: Nei primi decenni del ‘900 ha preso corpo tra gli esperti la definizione di bitume
come struttura colloidale. Il “modello colloidale” fu in seguito approfondito, fino a generare
una distinzione in due categorie di bitume in base alle sue caratteristiche reologiche: gel e
sol.
I bitumi di tipo sol esibivano un comportamento newtoniano, mentre i bitumi di tipo gel
esibivano un comportamento non newtoniano. Tra questi due estremi la maggior parte dei
bitumi esibiva un comportamento intermedio. Il comportamento non Newtoniano può
essere descritto attraverso la riduzione dell’elasticità associata alla non linearità delle
proprietà viscoelastiche.
In termini strutturali, nei bitumi di tipo sol le micelle di asfalteni sono completamente
disperse nella matrice di maltese e non interagiscono fra di loro; nei bitumi di tipo gel vi è
interazione tra micelle e matrice; la struttura di tipo sol-gel consiste in una coesistenza di
micelle di tipo sol con una struttura di tipo gel.
Incoerentemente alla descrizione delle strutture di tipo gel, nei grafici modulo vs
temperatura e frequenza il bitume non presenta né lo yield stress né un plateau. In base a
tali esperimenti alcuni studiosi avevano definito il bitume come un fluido omogeneo.
L’assenza di un plateau e dello yield stress, la dipendenza lineare della viscosità dal
tempo avevano fatto escludere completamente il modello colloidale. Tutto ciò era
ovviamente errato in quanto non poteva sostenere un’analisi scientifica.
Tale descrizione strutturale evolverà in una definizione più completa.

SLIDE8: Abbiamo detto che il bitume è descritto come una dispersione colloidale di micelle
di asfalteni nel maltene. Nella prima figura è mostrata una molecola di bitume (di
dimensione di 3-4 nm), che si aggrega formando micelle più grandi, fino al raggiungimento
di una dimensione critica, per cui gli aggregati vengono detti supermicelle, che porta alla
precipitazione delle micelle stesse.

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Nella seconda immagine viene evidenziato il ruolo delle resine. Abbiamo detto infatti che le
resine fungono da stabilizzanti: queste creano uno shell intorno ad un core di asfaltene,
creando uno strato di solvatazione che aiuta a mantenere le micelle in sospensione.
Le figure in fondo sono state ottenute attraverso due microscopi: la prima mostra,
attraverso la Atomic Force Mycroscopy (AFM) , che il gel bitume può assumere una
configurazione ad ape di dimensioni intorno ai 22 nm; la seconda mostra, attraverso lo
Scanning Electron Mycroscopy, che il gel bitume è costituito da aggregati di micelle
asfalteniche di dimensioni circa di 100nm. Inoltre è possibile notare che mentre nella
struttura ad ape gli agglomerati di micelle sono distanti tra di loro, nell'altro caso gli
aggregati sono uniti fra loro. per cui la moderna immagine della struttura colloidale
differisce sostanzialmente da quella precedente (sol-gel) per la quantità di asfalteni
solvatati, cioè la frazione di volume della fase solida dispersa.

SLIDE9:L'invecchiamento chimico è dato dalla somma delle reazioni di ossidazione e di


polimerizzazione e porta ad un indurimento del materiale e di conseguenza ad una sua
rottura. Ci sono due tipologie di invecchiamento:
• a breve termine: che avviene per tempi brevi ad alte temperature, tipicamente di
160°C. Questo processo porta al raddoppio della viscosità, nonostante l'entità
dell'indurimento dipende dal tipo di bitume;
• a lungo termine: avviene per tempi più lunghi perché la vita della pavimentazione
può durare molti decenni. Dipende quindi dal clima, dalla posizione del bitume nella
pavimentazione, sul suo spessore e sulla sua densità.

SLIDE10: In termini chimici, l'invecchiamento porta ad una diminuzione del contenuto di


aromatici e conseguentemente ad un aumento delle resine, insieme ad un aumento degli
asfalteni. Inoltre il rapporto H/C, N/C e S/C diminuiscono, mentre O/C aumenta.
Guardando solo l'ossidazione, la cinetica dell'invecchiamento è inizialmente lineare e poi
tende a diminuire al procedere della reazione. Proprio per tale andamento, l'ossidazione
del bitume può essere vista come una reazione autocatalitica. Analizzando la figura B gli
asfalteni si aggregano fortemente a basse temperature (60°C) e l'ossigeno, non potendo
diffondere tra gli aggregati, abbassa la velocità di reazione dell'ossidazione. Ad alte
temperature (130°C) le molecole sono disperse e l'ossigeno può permeare facilmente, ciò
comporta una velocità di ossidazione maggiore. L'invecchiamento quindi porta ad un
valore di viscosità che è 4-5 volte quello iniziale e ad un aumento del contenuto di asfalteni
del 1-4% in peso. Inoltre, quando il bitume è ormai invecchiato, è possibile effettuare un
processo di ringiovanimento, grazie al quale si possono recuperare le proprietà iniziali del
bitume invecchiato. Tale processo consiste nell'aggiungere un olio viscoso: l'idea è quella
di diluire la concentrazione di asfalteni aggiungendo del nuovo maltene.

SLIDE11: Le proprietà reologiche del bitume sono state sottoposte ad ampi studi in quanto
è possibile modificare la qualità del bitume in base agli utilizzi prefissati. Difatti il modello
colloidale è basato su osservazioni reologiche. Sono stati effettuati due tipi di test.
Il primo viene chiamato “needle penetration test”, consiste nel misurare la profondità
(espressa in decimi di millimetro) a cui uno standard l'ago penetra dopo 5 s di tempo di
caricamento e con un carico di 100 g. Per penetrazioni inferiori a 30 1/10 mm, il bitume è
generalmente considerato duro. Al contrario, valori di penetrazione superiori a 100 1/10
mm corrispondono a bitumi morbidi.

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Fu presto riconosciuto che il test di penetrazione era troppo complicato da essere
interpretato in termini razionali e che solo potevano essere trovate solo correlazioni tra
penetrazione e proprietà intrinseche come la viscosità.
Una relazione è quella mostrata.
Il secondo viene chiamato “ring and ball softening temperature” consiste nella
preparazione di un film bituminoso di 8 mm di spessore all'interno di un anello di metallo
(diametro medio vicino a 16 mm). Il film bituminoso viene posto all'interno di un
bagnomaria ad una temperatura iniziale di 5 ° C e una sfera d'acciaio di circa 3,5 g
(diametro di 9,5 mm) viene posta sul bitume. La temperatura viene quindi aumentata a
una velocità di 5 ° C / min. La temperatura di rammollimento è definita come la
temperatura alla quale la sfera d'acciaio deforma il film di bitume in misura tale da entrare
in contatto con il fondo del recipiente 25 mm sotto. In queste condizioni, i valori tipici per
bitume per pavimentazione variano tra 35 e 65 ° C. Un bitume duro ha generalmente una
temperatura di rammollimento vicina a 60 ° C, mentre un grado più morbido avrà in genere
una temperatura di rammollimento intorno a 40 ° C.
Anche in questo caso fu riconosciuto che la temperatura di rammollimento era difficile da
interpretare in termini razionali.
Attraverso questi due metodi è stato definito un indice di penetrazione il quale ci fornisce
un range di valori per la classificazione dei bitumi. Bitumi i quali hanno lo stesso valore di
PI presentano curve master simili. Un ulteriore metodo per la misurazione e la
classificazione dei bitumi è il grado di performance del bitume, ampiamente utilizzato in
America.

SLIDE12: Van der Poel descrisse le proprietà viscoelastiche del bitume combinando
misure in creep statiche e dinamiche a diverse temperature.
Nel diagramma è stato riportato il modulo complesso di shear e l’angolo di fase rispetto
alla frequenza per diverse temperature. A basse temperature (in genere inferiori a -20 °
C), il modulo di shear raggiunge un valore costante di ordine 1 GPa indipendente dalla
temperatura e dalla frequenza corrispondente allo stato vetroso. In parallelo, l'angolo di
fase diminuisce fino a 0 ° . A temperature elevate (tipicamente al di sopra della sua
temperatura di rammollimento, cioè superiore a 60 ° C), il bitume è un liquido viscoso
Newtoniano caratterizzato da una viscosità dipendente dalla temperatura correlata al
modulo complesso dalla legge in figura dove ω è la frequenza di test in rad / s. In questa
regione, l'angolo di fase aumenta fino a 90 °. Tra questi due comportamenti asintotici, la
risposta meccanica di un bitume è intermedia tra quella di un solido elastico e un liquido
viscoso e si dice che sia viscoelastico. In tutti i casi, il bitume a temperatura ambiente è un
liquido viscoelastico altamente viscoso.

SLIDE13: Il principio di sovrapposizione tempo-temperatura (TTSP) afferma che l'effetto


di aumentare il tempo di caricamento (o di diminuire la frequenza) sulle proprietà
meccaniche di un materiale è equivalente a quello di innalzare la temperatura. Una
ragione fisica a ciò è che la temperatura non influisce sulla struttura. Pertanto, la
temperatura altera solo la dinamica browniana delle molecole e dei segmenti molecolari,
modificando quindi solo il valore assoluto dei tempi di rilassamento e non la funzione di
rilassamento generale. Il fatto che ciò sia valido per il bitume è ancora molto dibattuto.
Tale figura illustra la non applicabilità di TTSP per bitume. Il bitume considerato è uno non
ceroso.E’ stato testato prima e dopo l'invecchiamento. La procedura di invecchiamento
consisteva sia in RTFOT che in PAV. In figura A Le curve master sono state tracciate da
dati grezzi a varie temperature e frequenze al fine di ottenere la migliore sovrapposizione
possibile delle curve G 'e G “. Appaiono abbastanza decenti. In figura B è mostrato che se
gli stessi dati vengono considerati in termini di angolo di fase, allora la sovrapposizione
nella a basse frequenze per il bitume invecchiato non sembra così buona. In figura C è
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mostrato che se l'angolo di fase viene tracciato rispetto alla norma del modulo complesso,
la scarsa sovrapposizione è abbastanza evidente per il bitume invecchiato. La non
applicabilità del TTSP al bitume è limitata alle alte temperature (diciamo al di sopra della
temperatura ambiente), perché a temperature più basse, la transizione vetrosa rallenta i
cambiamenti della struttura e non si osservano più evoluzioni nella scala temporale in cui
vengono eseguiti i test reologici. Tuttavia, TTSP potrebbe non essere applicato se si
dovesse utilizzare un tempo di conservazione più lungo. Se considerassimo particolari tipi
di bitumi e utilizzeremmo procedure sperimentali tali da non arrivare a strutture di
equilibrio, tale principio sarebbe verificato anche per il bitume. Da ciò si deduce che la
velocità di raffreddamento influisce sui dati. Quindi, il modo più adatto per testare le
proprietà reologiche del bitume è attraverso misurazioni a temperatura costante dopo che
è trascorso un certo periodo di equilibrio termico, tipicamente 20 minuti.

SLIDE14: I primi tentativi di modellare il comportamento viscoelastico del bitume furono


basati su una struttura tale che: l'elasticità derivava sia dalla struttura del gel che dalla
deformazione elastica delle micelle, mentre la componente viscosa era associata al fluido
intermicellare. Sono stati proposti diversi modelli matematici per descrivere la dipendenza
del bitume dalla temperatura e dalla frequenza. La maggior parte dei modelli si basa su un
numero molto limitato di parametri, almeno tre, tra cui la viscosità a zero-shear e / o il
modulo vetroso, insieme a un parametro che descrive la forma della curva master. La
maggior parte di questi modelli sono basati su tale definizione di indice reologico. Valori
tipici di tale indice sono 1.24 1.93 per bitumi normali, 1.35 2.21 per bitumi invecchiati. La
maggior parte dei modelli proposti descrive il modulo complesso in funzione della
frequenza. Il modello più pratico da utilizzare è quello di C-A grazie ad un numero molto
limitato di parametri.

SLIDE15: Gli effetti di non linearità sono stati osservati, specialmente quando si studia il
bitume con stress costanti o esperimenti di velocità di deformazione. Attraverso diversi
esperimenti sono state attribuite al bitume proprietà plastiche, ovvero la capacità di essere
modellato. Poiché non si è mai verificata la presenza di yield stress, tale proprietà viene
definita come shear-thinning. E’ stato introdotto un grado di flusso complesso , definito
come l'esponente di una legge di potenza per lo stress rispetto a velocità di taglio. Valori
compresi tra 0,4 e 1 sono stati trovati per vari bitumi a 5, 25 e 50 ° C, il grado di flusso
complesso che diminuisce con la temperatura. Gaskins riconobbe che il flusso non
newtoniano si osserva dopo un altopiano newtoniano. Un modello matematico proposto è
questo, dove ηγ è la viscosità dipendente dalla shear rate, η 0 è la viscosità a zero-
shear, n , un esponente vicino a 0,5 e τ , la costante di tempo dei materiali. E’ stato
dimostrato che è possibile ottenere una curva master unica di viscosità rispetto a shear
rate per diversi bitumi utilizzando una variabile ridotta: la viscosità divisa per il suo valore a
zero-shear e la shear rate moltiplicata per la viscosità zero-shear.

SLIDE16: La dipendenza dalla temperatura della viscosità del bitume ad alta temperatura
(tipicamente superiore alla temperatura di rammollimento di Ring & Ball) è generalmente
descritta dalla celebre equazione di Walther, dove ν è la viscosità cinematica in mm 2 / s e
T la temperatura assoluta. Quando la temperatura scende sotto i 100 ° C, è più comune
usare una legge Arrhenius o una legge WLF. Di particolare interesse è che la maggior
parte degli autori ha mostrato che era necessario separare due regioni di temperatura. Il
passaggio da uno all'altro si verifica di solito a una temperatura prossima alla temperatura
ambiente. L'esistenza di due regioni di diversa dipendenza dalla temperatura per bitume
potrebbe essere una conseguenza dell'esistenza di un altro meccanismo di rilassamento
rispetto alla transizione vetrosa nel bitume. In altre parole, le due regioni di dipendenza
dalla temperatura evidenziate dalla maggior parte degli autori illustrano la bimodalità della
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viscoelasticità del bitume. Da un punto di vista fisico, la regione di bassa temperatura
sarebbe quindi essenzialmente governata dal rilassamento della fase di maltene (cioè la
loro transizione vetrosa). Tuttavia, a temperature più elevate, il α -Relax entra in gioco,
modificando la dipendenza dalla temperatura che si avrebbe con solo maltenes.

SLIDE17: L’equazione in figura mostra la relazione tra viscosità e frazione volumetrica di


maltene e frazione volumetrica effettiva di solido. Da essa si evince il ruolo fondamentale
dell’asfaltene nel definire la viscosità del bitume. Come mostrato in figura, l’equazione in
questione ha validità per tutti i tipi di bitumi, con vari gradi di miscelazione tra maltene e
asfaltetne. In questo grafico la frazione volumetrica effettiva solida è stata valutata per
precipitazione con n-eptano. Per il bitume la dipendenza della viscosità dalla massa
molare è minore, di gran lunga meno importante di quella dalla massa di asfaltene. Quindi
i parametri dominanti per la viscosità del bitume sono la quantità di asfaltene, la costante
di solvatazione e la viscosità del maltene. La dipendeza dalla temperatura è espressa in
termini di energia di attivazione, come mostra la relazione proposta. Essa implica che,
anche se viscosità del maltene e costante di solvatazione presentano un comportamento
alla Arrhenius, la viscosità del bitume non seguirà detto tipo di comportamento. Come
conseguenza, bitumi a basso contenuto di asfalteni hanno dipendenza dalla temperatura
molto simile a quella dei rispettivi malteni. La viscosità Newtoniana caratterizza i bitumi ad
alte temperature, mentre a temperature inferiori si presenta un comportamento di tipo
viscoelastico.

SLIDE18: per un piccolo abbassamento di temperatura si entra nella regione di ALFA-


rilassamento del butume, in cui il carattere viscoelastico è predominante. Questo
comportamento è associato ai moti browniani delle micelle di asfaltene, e il rispettivo
tempo di rilassamento è, come si evince dalla formula, proporzionale al cubo della
dimensione delle micelle e alla viscosità. Abbiamo tre diversi parametri per cui si ha il
passaggio tra comportamento newtoniano a flusso viscoelastico: tempo critico TAU ALFA,
velocità di shear critica 1/TAU ALFA o stress critico, espresso dall’equazione in figura,
dove (a0)3 è la dimensione delle micelle, k la costante di Boltzman. Se la temperatura
continua a decrescere si entra nel regime di BETA-rilassamento, il carattere elastico
diventa predominante, e si osserva una transizione ad un regime di comportamento
vetroso. Gli asfalteni continuano ad avere influenza sulla funzione di rilassamento, e
maggiore è la concentrazione, minore è la velocità di rilassamento.

SLIDE19: L’esistenza di due diversi processi di rilassamento spiega la presenza di


numerose decadi di tempi di rilassamento. Esprimendo la viscosità newtoniana come un
tempo di rilassamento vetroso terminale, ottengo il tempo di BETA rilassamento, e
operando una sostituzione ricavo una relazione tra i due tempi di rilassamento.
Sperimentalmente si è verificate che il tempo ALFA è circa 6 decadi più alto del tempo
BETA. L’origine degli effetti elastici caratteristici del regime di BETA restano poco chiari,
ma si può ricercare una ragione di ciò nella deformazione che subiscono le micelle di
asfaltene.

SLIDE20: É stato osservato che i polimeri modificano le proprietà reologiche del bitume.
Alcuni dei polimeri che vengono aggiunti sono polipropilene, polietilene, gomme naturali o
sintetiche. Possono essere aggiunti con un processo a umido, nel quale vengono aggiunti
direttamente alla miscela bituminosa e si mescolano con gli aggregati; o a secco, nel
quale vengono aggiunti alla miscela e il bitume si lega con gli aggregati. L'aggiunta di
polimeri comporta un aumento dell'alta temperatura di pavimentazione (per ogni 1% di
polimero aggiunto, la temperatura aumenta di 2°C). Inoltre l'aggiunta dei polimeri migliora
la rigidità del bitume, migliora la resistenza alla deformazione permanente, fornisce una
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più alta resistenza alla propagazione della rottura, una migliore resistenza all'acqua e una
maggiore durabilità.

SLIDE21: Nella figura numero 1 la fase è ricca di asfalteni. Gli asfalteni e i polimeri non si
mescolano: da una parte c'è il polimero che ingloba gli aromatici contenuti nel maltene, e
dall'altra parte restano gli asfalteni.
Immettendo più del 6 % in peso di polimeri avviene un'inversione di fase (come si nota
dalla figura due che è una fase di transizione), per arrivare alla figura 3 dove gli asfalteni
sono dispersi in una matrice polimerica.

SLIDE22: Sciogliendo i polimeri nel bitume, si stabiliscono delle forze tra i tratti della
catena polimerica e il solvente. In particolare, si ha un aumento della distanza testa-coda,
che sarà più o meno marcato a seconda della:
• natura del polimero;
• natura del solvente;
• temperatura.
I polimeri si sciolgono con facilità nel solvente, per cui il gomitolo statistico rappresentativo
del polimero assume un ingombro maggiore che ha come conseguenza l'aumento della
densità degli asfalteni nella matrice di maltene, aumentando la durezza del bitume. Ciò
influenza alcune delle proprietà principali del bitume come la temperatura di transizione
vetrosa, la temperatura di fusione nel caso di polimeri semi-cristallini, la temperatura di
alimentazione e limita il modulo di shear nello stato vetroso e nel plateau gommoso.

SLIDE23: Si analizzi la reologia delle proprietà dei polimeri di bulk. La temperatura di


fusione può essere considerata costante fornendo una non cristallizzazione tra i polimeri e
il solvente. La temperatura di transizione vetrosa dipende dalla quantità di solvente. La
temperatura di flusso newtoniano è altamente influenzata dalla presenza del solvente per i
polimeri. Diminuisce considerevolmente per piccole quantità di solvente perché lubrifica lo
sfregamento all'interno delle catene. In ogni caso non influenza di molto la reologia dei
PMB perché influisce solo sul comportamento terminale ad alte temperature quando il
materiale è quasi newtoniano. Il plateau gommoso G della soluzione polimerica è una
funzione che diminuisce in funzione della frazione volumetrica del polimero attraverso la
relaxione mostrata, dove G0 è il plateau gommoso del polimero di bulk

SLIDE24: Il modulo complesso del PMB può essere calcolato attraverso i moduli dei suoi
componenti. Il primo grafico mostra le curve di G’ e G’’ rispetto alla temperatura per un
bitume ricco in matrice della fase asfaltene
e per un bitume ricco in matrice della fase polimerica. E’ interessante notare come angoli
di fase minimi sono riscontrati per valori di G’ e G’’ piccoli. Per PMBs con una fase
polimerica continua tale riscontro è una conseguenza dell’elasticità della gomma. Un
parametro fondamentale è la frazione volumetrica di polimeri. Il rigonfiamento dei polimeri
nella matrice di maltene fornisce tre importanti contributi:
• governa il processo di distillazione fisica;
• controlla le proprietà del PRP;
• rafforza il contributo delle particelle di polimero sulla teologia del PMB.

SLIDE25: Uno studioso della tecnologia dei bitumi sintetici declamò tale affermazione “… il
colore nero risultante dalla pavimentazione è antiestetico e molte persone si lamentano”.
Le agenzie hanno iniziato a promuovere l’uso dei colori nei materiali di pavimentazione è

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una strada per aumentare la sicurezza. Infatti molte piste ciclabili presentano un dolore
diverso dal manto stradale in modo da differenziarsi. Inoltre i colori chiari delle
pavimentazioni stradali riduce la temperatura di 10°C aumentando la durabilità.

SLIDE26: In conclusione possiamo dire che il bitume è una miscela complessa di


idrocarburi per lo più la cui struttura è ben descritta dal modello colloidale: particelle solide
(gli asfalteni) con un raggio di pochi nanometri dispersi in una matrice liquida oleosa (i
maltenes). Il parametro più importante che descrive la struttura di un bitume è quindi la
temperatura di transizione vetrosa dei suoi malti e il suo contenuto di frazione solida (o
contenuto di asfalteni efficace), proporzionale al suo contenuto di asfalteni.
Questa struttura genera due principali transizioni meccaniche: riducendo la temperatura
dallo stato liquido newtoniano, gli effetti viscoelastici iniziano a comparire al congelamento
del moto browniano delle micelle dell'asfhalten. Ridurre più la temperatura genererebbe
una transizione allo stato vetroso elastico come conseguenza della vetrificazione dei
malten. L'accoppiamento tra i due fenomeni è mostrato per generare la grande
distribuzione osservata dei tempi di rilassamento. Effetti dovuti alla modificazione del
bitume, gli effetti relativi all’invecchiamento , alla cristallizzazione e gli effetti dovuti
all’emulsionificazione del bitume devono essere maggiormente studiati . Anche se sta
emergendo un quadro più preciso della struttura del bitume, molti punti rimangono poco
chiari. Infine, se il modello colloidale sembra concordare abbastanza bene con le proprietà
reologiche del bitume, le sue conseguenze sulla frattura e le proprietà interfacciali devono
essere studiate.