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Introduzione

Affrontare una prova scritta


a risposta aperta

Scrivere non è una competenza naturale e spontanea, ma il risultato di un lungo


percorso formativo. L’apprendimento della scrittura è parallelo a quello della lettura;
essa inizialmente corrisponde a un atto grafico, saper produrre segni e riconoscer-
li, per poi evolvere progressivamente verso l’acquisizione della capacità di elaborare
concettualmente testi a scopo comunicativo.
Per scrivere bene occorre padroneggiare l’argomento sul quale si deve scrivere,
ma è anche necessario conoscere la struttura della lingua italiana (morfologia e
sintassi), aver chiaro il destinatario al quale ci si rivolge, la nozione di testo e di tipo-
logie testuali corrispondenti agli scopi della scrittura, nonché la conoscenza delle
caratteristiche dei diversi modelli testuali.
Nel processo di scrittura tutte le varietà linguistiche obbediscono a regole rigorose.

Norme generali di scrittura


>> le norme grammaticali e morfosintattiche devono essere perfettamente conosciute e ap-
plicate;
>> il lessico impiegato non deve comprendere parole o espressioni colloquiali né abbreviazio-
ni come prof o tele che sono di registro popolare/medio, a volte peggiorativi; nel registro
standard e in quello colto si userà professore e televisione che hanno il vantaggio di essere
“neutri” senza indicare l’opinione e la provenienza di chi scrive;
>> evitare le interiezioni, ossia quelle parti invariabili del discorso, parole o locuzioni, utilizza-
te per esprimere un’emozione particolare di chi scrive (stupore, indignazione, volontà di
attirare l’attenzione ecc.: Uffa! Ahimè! Mah! Bene! Peccato!); a meno che non ci sia l’intenzio-
ne di scrivere in modo informale, è bene sostituire l’interiezione con un’intera frase dove
il sentimento sarà descritto ricorrendo a nomi, verbi o aggettivi;
>> anche le onomatopee vanno evitate; cioè quelle parole che imitano un suono: ad esempio,
il suono bzz, che richiama il ronzio di un insetto che vola, serve anche a indicare quel ru-
more; in italiano colto bisogna evitare le onomatopee: perciò si scriverà c’è un insetto che mi
ronza intorno piuttosto che c’è un insetto che fa bzz!;
>> tranne che nei testi scientifici, bisogna evitare le abbreviazioni che spesso generano confu-
sione: ad esempio, p.p. può voler dire participio passato, participio presente, proposizione
principale o proposizione participiale; in ogni caso le abbreviazioni, anche se ben cono-
sciute, appaiono poco eleganti (m per metri, min per minuti ecc.);
>> i numeri vanno scritti per esteso (si scrivono in cifre solo i numeri molto lunghi, superiori
a un milione); perciò si scriverà due ore e mezza invece di 2 h 30; trenta chili (in linguaggio
elevato: trenta chilogrammi) invece di 30 kg;
segue

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>> si può ammettere l’uso della sigla se essa è ampiamente conosciuta e sostituisce un ap-
pellativo veramente troppo lungo (per esempio l’Organizzazione delle Nazioni Unite diviene
l’ONU);
>> alcune sigle sono l’abbreviazione di parole straniere e dove possibile è bene tradurle, ad
esempio USA, cioè United States of America, dovrebbe diventare Stati Uniti d’America;
>> è infine bene ricordare che i termini stranieri acquisiti da tempo e stabilmente in italiano
non vanno messi in forma plurale: si dirà per esempio step, non steps; file non files.

Comunicare è senza dubbio un’arte. Scrivere in modo efficace richiede metodo


ed esercizio; ciò è vero a maggior ragione quando ci si prepara ad affrontare un con-
corso. In sede d’esame, infatti, oltre alle normali difficoltà di scrittura, si è sottoposti
alla pressione del tempo, all’ansia legata all’importanza del risultato e ad altri fattori
di stress che di certo non facilitano la concentrazione.
In questi casi è ancora più importante applicare un metodo acquisito per lavorare
in modo più spedito, risparmiando tempo prezioso, e ridurre l’impatto di emotività
e ansia, mantenendo una elevata concentrazione sulla prestazione.
La conoscenza di tecniche di base e di qualche semplice regola facilita note-
volmente la padronanza della lingua e consente una scrittura efficace e comuni-
cativa.

Come giungere a un’espressione scorrevole


Le prime regole da osservare consistono nell’evitare le forme pesanti o scorrette, nell’evitare le trappole
nell’uso di una lingua particolarmente ricca e sottile, infine nel mettersi al posto del lettore ponendosi
costantemente le seguenti domande:
> Io mi comprendo, ma sono chiaro agli occhi della persona che mi deve leggere?
> La presentazione mette in evidenza le idee direttrici?
> Le parole che uso sono ben selezionate?
> Le mie figure di stile sono forse eccessive?
> Il ritmo delle mie frasi è gradevole?
> Le concatenazioni e le articolazioni interne sono percepibili?

Per affrontare al meglio il concorso alle abilità di scrittura occorrerà affiancare la


capacità di sintesi dal momento che il tempo a disposizione per completare la prova
è davvero molto limitato.
Il metodo che proponiamo di seguire prevede la scomposizione del lavoro nelle
seguenti tre fasi precedute da un’attenta analisi della traccia d’esame:
1. la fase di pre-scrittura: racchiude tutte le operazioni preliminari alla stesura del
testo;
2. la fase di scrittura: vale a dire la stesura vera e propria del testo;
3. la fase di post-scrittura: comprende le operazioni successive alla scrittura, cioè la
revisione del testo per renderlo fruibile.

1.  L’analisi della traccia


L’elemento di partenza è la corretta interpretazione della traccia di ogni quesito. Il
titolo ha alcune parole chiave che permettono di poter identificare chiaramente la

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richiesta del quesito e nel contempo di poter spaziare intorno all’argomento analiz-
zandolo da prospettive differenti.
Si consideri che la Commissione esaminatrice non valuterà solo la stretta attinen-
za tra il titolo e la composizione dell’elaborato ma anche le capacità argomentative
relative alle tematiche contenute dalla traccia. Si sottolinea inoltre che la centralità
della traccia non è relativa all’argomento da trattare ma a come analizzarlo.

2.  La fase di pre-scrittura


2.1  Raccogliere le idee e organizzarle
La fase ideativa procede secondo modalità diverse, per collegamenti logici o ponen-
dosi domande o anche aggiungendo informazioni; le idee, una volta rielaborate, da-
ranno vita alla scaletta.
Per far sì che il processo d’ideazione (che è un processo altamente creativo) abbia
luogo, è necessario mettersi in una condizione favorevole e di massima concentra-
zione.

In questa fase è importante adottare degli accorgimenti per trasformare il flusso,


spesso caotico, dei propri pensieri in una scaletta ordinata dalla quale far partire la
stesura del testo.
Per tale motivo, un’ulteriore tappa nel processo d’ideazione consiste nel rappre-
sentare in forma grafica le informazioni e i concetti principali individuati durante
la lettura analitica.
L’operazione di schematizzazione presenta indubbi vantaggi perché:
>> organizza concetti e informazioni, evidenziando raccordi e legami;
>> permette di cogliere rapidamente le relazioni tra concetti: legami spazio-temporali
(dove/quando; prima/dopo) o di causa/effetto (perché/a causa di quale fenomeno)

Tuttavia, non tutti gli schemi sono efficaci; per non sbagliare è importante seguire
alcuni accorgimenti:
>> costruire schemi non particolarmente complicati che permettano un’immediata
visualizzazione;
>> rappresentare il concetto-chiave al centro, collocando alla periferia i concetti di
supporto;
>> collegare i concetti, utilizzando frecce e linee che illustrino il percorso logico da
seguire.
Usando le frecce in modo corretto si possono realizzare tipi di schemi diversi, il
cui uso risulta efficace se è conforme alla struttura logica del brano da rappresen-
tare.

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Le frecce possono essere utilizzate nel modo seguente.

Biforcazione

Ramificazione

Biunivocità

Percorso numerato

Lo schema più semplice è il cosiddetto schema-elenco, che consiste nel trascrivere


sotto forma di lista i punti chiave individuati per poi organizzarli secondo un criterio
logico. Tale schema, nella sua versione più complessa prende il nome di diagramma
di flusso nel quale, una volta individuati i nuclei associativi, le idee vengono disposte
secondo una successione logica.

Nella fase ideativa è molto importante, da un’idea iniziale, far scaturire altre
informazioni collegate. Non sempre è facile, perché numerosi fattori (ansia, man-
canza di concentrazione ecc.) possono rallentare o bloccare il processo creativo.
Esistono, però, degli accorgimenti che facilitano la raccolta delle idee a partire da
un’idea iniziale e che possono essere schematizzati come segue:
>> per definizione. Si spiega il significato di un termine, di un fenomeno, di una teoria
ecc.
Ad esempio: Il Manierismo è una corrente artistica italiana del XVI secolo, che si riferisce
in particolare a tutti i fenomeni artistici dal 1520 circa fino all’avvento dell’arte della Contro-
riforma e al Barocco;
>> per contiguità cronologica. Si riportano fatti o fenomeni che si sono verificati prima
o dopo un evento.
Ad esempio: Tra gli avvenimenti cruciali della Seconda Guerra Persiana si annovera la
battaglia di Salamina nel 480 a.C. e l’anno successivo la battaglia di Platea e la battaglia di
Micale;
>> per contiguità geografica. Si fa riferimento ad ambienti vicini o simili, o a eventi che
hanno avuto luogo nelle vicinanze di ciò di cui si sta parlando.
Ad esempio: Per quanto il Romanticismo sia un movimento culturale di origini tedesche,
esso si sviluppa anche in Inghilterra, a seguito del declino dell’Illuminismo;

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>> per analogia o contrario. Presenta un’idea analoga o contraria a quella di partenza.
Ad esempio: L’Art Nouveau francese è analoga al Modernismo in Spagna; Lo stile medio
dell’ Orlando furioso di Ariosto si contrappone allo stile sublime di Tasso nella Gerusalem-
me liberata;
>> per esemplificazione. Si portano esempi di spiegazione di un fenomeno.
Ad esempio: Un esempio della scomparsa del concetto di Impero Universale, ereditato dal
Medioevo, è l’affiorare di quello di Stato nazionale, basato su un popolo e su una cultura. Su
questo concetto si iniziava ad aprire una nuova epoca storica in Francia e in Inghilterra;
>> per generalizzazione. Si specifica la categoria generale di cui un dato fenomeno
può essere considerato esempio.
Ad esempio: Il vassallaggio e il beneficio sono i due cardini sui quali si fonda l’ordine
feudale;
>> per articolazione interna. Si riportano le suddivisioni interne di un dato fenomeno.
Ad esempio: L’Illuminismo come movimento interessò vari ambiti culturali e filosofici: la
critica della ragione, la diffusione del sapere, la conoscenza, la religione e la morale.

La raccolta delle idee può essere fatta anche confrontando un evento con vicende
personali (facendo attenzione a non scadere nella banalità o nell’eccesso di retorica),
oppure si può arricchire l’informazione di partenza fornendo dati documentari e/o
citazioni. È importante che le idee, una volta raccolte, vengano collegate secondo criteri
logici illustrati di seguito:
>> criterio causa-effetto. Bisogna individuare la causa o l’effetto, reale o presunto, di un
fenomeno, chiedendosi quali fattori abbiano causato/determinato quel fenomeno;
come si possono correlare tali fattori tra loro; se la persistenza del fenomeno dipende
dalle stesse cause/effetti. Per tale criterio di ordinamento è preferibile usare un dia-
gramma di flusso;
>> criterio della narrazione. Si tratta di raccontare una vicenda suddividendola in se-
quenze narrative. Il modello grafico consigliato per questo criterio di ordinamento
è lo schema ad albero;
>> criterio del confronto-contrasto. Bisogna chiedersi quali sono gli elementi messi a
confronto, individuando i punti di somiglianza e quelli di differenza. Una tabella
può essere lo schema grafico più adatto a questo criterio di ordinamento.

2.2  La scaletta
La fase di pre-scrittura si conclude con un’operazione indispensabile: la stesura della
scaletta. Redigere uno schema dettagliato, al fine di organizzare le idee e le informa-
zioni in possesso, è un passaggio importante per il buon espletamento di un elabora-
to.
Affidarsi a una scrittura istintiva o al flusso caotico dei propri pensieri non è la
strategia ottimale per realizzare una composizione coerente e coesa. Quando si
inizia lo sviluppo dell’elaborato è necessario, perciò, oltre ad avere individuato gli
argomenti da trattare, aver già organizzato le sequenze testuali e i legami tra le varie
parti dell’elaborato. La scaletta, infatti, è una lista di punti – ed eventuali sottopunti
– disposti in ordine verticale che corrispondono agli argomenti principali dei para-
grafi nei quali si articolerà il testo da redigere.

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Prima di compilare la lista è fondamentale:


>> rileggere tutti gli appunti presi nella fase di ideazione;
>> evidenziare il tema ristretto ricavato da un tema generale più ampio;
>> sottolineare tutti gli argomenti secondari correlati al tema principale;
>> stabilire una gerarchia definitiva tra le varie idee secondo un criterio scelto che può
essere cronologico, di causa-effetto.

Completata questa fase d revisione delle idee si può procedere alla compilazione del-
la lista nel modo seguente:
>> riscrivere l’elenco degli argomenti disponendoli in una lista verticale;
>> contrassegnare ogni punto della scaletta con numeri o lettere;
>> attribuire un titolo a ogni punto della scaletta;
>> suddividere ogni punto in sottopunti che indichino l’ulteriore articolazione dei
singoli argomenti.

Da quanto detto si evince che, indipendentemente dallo schema grafico utilizzato,


la scaletta è una preliminare stesura della materia da esporre in modo gerarchico,
nella quale gli argomenti da trattare sono disposti secondo un’organizzazione logica
e selettiva.
Spesso in un primo sviluppo dello schema, si tralasciano o sopravvalutano
elementi peculiari della trattazione. Pertanto, la lista deve lasciare un margine
di flessibilità, poiché è probabile che durante l’elaborazione del compito taluni
punti indicati nello schema appaiano superflui o addirittura non attinenti alla
linea concettuale intrapresa nella stesura della prova mentre, al contrario, nuovi
argomenti possono inserirsi nell’ambito della trattazione. In questo caso, è impor-
tante correggere e rileggere la scaletta per verificare la coerenza logica nella suc-
cessione degli argomenti; qualora si dovesse decidere di spostare qualche punto
è necessario verificare che tale modifica non alteri la successione logica dei punti
della lista. Affinché questa operazione risulti facile e rapida bisogna essere in gra-
do di organizzare una sequenza ordinata e ben definita di argomenti da trattare
valutando nel contempo anche quanto spazio linguistico dare a ognuno di essi.
In poche parole, si deve evitare che nella stesura definitiva dell’elaborato possa-
no essere presenti elementi contradditori tra loro oppure ripetizioni di concetti,
rimarcando tematiche secondarie e lasciando poco spazio agli argomenti primari.

Nell’esempio che segue è presentato un modello di scaletta organizzata secondo


una struttura gerarchica.

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Esempio
>  Introduzione
>  Argomento X
 1. .....................................................
  a). ...............................................
  b). ...............................................
 2. .....................................................
  a). ...............................................
  b). ...............................................
>  Argomento Y
 1. .....................................................
  a). ...............................................
  b). ...............................................
 2. .....................................................
  a). ...............................................
  b). ...............................................
 3. .....................................................
>  Conclusione
Esempio su tema didattico

Traccia per un elaborato sulla valutazione nella scuola primaria


> Titolo: Illustri il candidato come realizzare una valutazione del processo formativo, in grado di consentire
a tutti gli alunni di raggiungere gli obiettivi didattici previsti.
>  Schema di svolgimento
1. Premessa: chiarire il significato della locuzione “valutazione del processo formativo” alla luce dei
nuovi strumenti di valutazione della scuola primaria.
2. Finalità pedagogiche e didattiche della valutazione formativa:
2.1 Orientare il processo di apprendimento degli alunni.
2.2 Controllare l’efficacia dei metodi e dei contenuti.
2.3 Programmare interventi didattici differenziati.
3. Modalità della valutazione formativa:
3.1 Vari tipi di prove strutturate e semi-strutturate.
3.2 Colloqui.
3.3 Tecniche proiettive; uso della LIM ecc.
3.4 Molteplici forme di espressione (scritta, grafico-pittorica,manipolativa ecc.).
4. Criteri per ridurre le ambiguità nella misurazione:
4.1 Accertare che gli strumenti impiegati siano adatti a verificare ciò che si vuole valutare.
4.2 Verificare che la misurazione sia identica per tutti i soggetti.
4.3 Assicurarsi che lo strumento di valutazione sia in grado di informare sull’effettivo processo di
apprendimento.
5. Conclusioni:
5.1 Oggetto della valutazione non è l’alunno in quanto persona, ma i risultati dell’apprendimento in
relazione agli obiettivi programmati.
5.2 Valutare l’efficacia della programmazione didattica.
5.3 Definire la valutazione formativa in funzione della promozione dello sviluppo del discente.

È importante prestare attenzione particolare al tipo di titolo, poiché tipologie di titoli


diversi comportano una diversa libertà nello svolgimento. Per essere sicuri di aver com-
preso chiaramente le richieste della traccia bisogna innanzitutto esaminare le parole
presenti nel titolo per capire in quale accezione sono usate; successivamente, se il titolo
è breve, è utile riformularne il contenuto in forma interrogativa; se, invece, il titolo

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è lungo o particolarmente complesso lo si può smontare dividendolo in frasi brevi e


comprensibili; tra le parole è fondamentale individuare quelle più significative, cioè
le parole chiave. Un utile accorgimento per capire bene le richieste del titolo consiste
nell’osservare i verbi di comando (raccontare, esporre, analizzare, valutare, esprimere le pro-
prie opinioni ecc.): in tal modo sarà evidente quale tipologia testuale è prevista (narrati-
vo, espositivo, argomentativo ecc.). I titoli possono essere raggruppati in due tipologie
fondamentali:
>> tipologie di titoli che offrono una maggiore libertà nell’affrontare l’argomento
proposto (titolo argomento, titolo stimolo, titolo domanda), questo tipo di titoli
suggerisce l’argomento della trattazione, lasciando notevole libertà nell’affronta-
re il tema; l’inconveniente è che spesso una maggiore libertà nello svolgimento si
tramuta in una maggiore difficoltà nel focalizzare il tema da trattare;
>> tipologie di titoli che offrono una minore libertà nell’affrontare l’argomento pro-
posto (titolo scaletta, titolo guida, titolo citazione), sono i titoli più diffusi e offrono
precise indicazioni in merito agli aspetti da sviluppare dell’argomento proposto;
svolgere questo tipo di elaborato è, in genere, più semplice.

3.  La fase di scrittura


La fase di pre-scrittura è essenzialmente una fase ideativa nella quale lo scrivente
indica chiaramente i vincoli di ampiezza cui è soggetto il testo, lo scopo che si è
prefisso di raggiungere con il proprio elaborato (dimostrare qualcosa, persuadere di
qualcosa, informare su qualcosa), il destinatario al quale è indirizzato, l’argomento
circoscritto da sviluppare. Dopo aver compiuto queste operazioni, si può procedere
alla stesura vera e propria dell’elaborato. In primo luogo è necessario trasformare gli
appunti raccolti e le mappe in un testo corretto; per ottenere ciò chi scrive deve sce-
gliere accuratamente il registro linguistico e il registro stilistico da adottare.

3.1  Scelta del registro linguistico


Per la scelta della forma linguistica da utilizzare nella produzione scritta è bene ricor-
dare che è definito registro linguistico il livello espressivo impiegato per comunicare,
cioè l’insieme delle scelte lessicali, morfologiche e sintattiche da adoperare nel testo.
Il registro linguistico è condizionato dai seguenti fattori:
>> la tipologia testuale;
>> l’obiettivo da raggiungere;
>> il contesto (testuale, storico e sociale);
>> il ruolo e la funzione dell’emittente;
>> il destinatario.
Padroneggiare la propria lingua significa essere in grado di parlare o scrivere
differenziando l’uso del linguaggio in base alla situazione in cui ci si trova o della
persona a cui ci si rivolge.
Poiché possono essere numerose le situazioni comunicative nelle quali si effet-
tuano delle scelte linguistiche, è facile immaginare che le varietà di registri sono
numerosissime. Infatti, si passa da registri correlati al modo confidenziale, a registri
di ambito divulgativo fino a un sistema di totale formalismo. In generale, i linguisti

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identificano tre registri fondamentali che comprendono tutte le possibili varianti:


standard, informale e formale scientifico (o letterario).
Il registro formale, quello che si addice a un contesto concorsuale, è caratterizza-
to da una scelta linguistica accurata, uso di termini ricercati e linguaggio specialisti-
co, selezionato in base al contesto.
Si predilige una struttura ipotattica del pensiero con periodi complessi e con
numerose subordinate. Se la prova è di tipo critico-analitico e richiede, quindi,
considerazioni personali, questo registro non può essere utilizzato per l’intera ste-
sura dell’elaborato; se la prova, scientifica o umanistica, è di natura tecnica, allora è
possibile utilizzarlo come riferimento.
È importante, comunque, dosare opportunamente la mescolanza tra gli stili: essa,
in realtà, non viene mai consigliata da un punto di vista accademico, ma nella prati-
ca viene effettuata spesso. Va ricordato inoltre che, se lo scritto è stato elaborato in
maniera formale, anche le proprie considerazioni devono mantenere un certo tono
di formalità, pur non risultando artefatte. In genere, la parte argomentativa dell’e-
laborato deve trasmettere al lettore un minimo di “emotività” e “partecipazione al
problema”. Troppo formalismo non è opportuno in un contesto nel quale il candi-
dato deve sostenere la validità delle proprie opinioni.

Esempio
Tolkien, da filologo conoscitore di antiche lingue e antiche epopee, ha trasfuso nella sua opera il senso
profondo di esse, l’afflato, il respiro, colpendo quindi le corde più intime dell’animo del lettore [...] L’Altra
Realtà proposta da Tolkien si oppone totalmente a quella in cui viviamo, ma in senso positivo e propositivo.
La Terra di Mezzo in cui si svolgono le avventure degli hobbit, la lotta della Compagnia dell’Anello contro
l’Oscuro Signore Sauron, è un mondo in cui vigono “valori” che questa nostra società ha dimenticato o
ripudiato, ma che evidentemente (considerato il successo delle sue opere) i lettori nel loro intimo desiderano
ancora. Si entra nella lettura di questa immensa saga [...] quasi come una vacanza dello spirito, per respirare
aria pura, per prendere una boccata di ossigeno, e ritornare poi ritemprati alla vita di ogni giorno.
[G. De Turris, Tolkien, il Signore della Terra di Mezzo]

Il brano è tratto da un saggio di argomento letterario nel quale il registro formale


alto è riconoscibile soprattutto nelle scelte lessicali di uso non comune (ha trasfuso,
l’afflato, vigono); l’utilizzo accurato della punteggiatura e dei nessi sintattici rivelano
un controllo preciso della forma, pur senza ricorrere all’estrema complessità del
periodo ipotattico.

3.2  Scelta del registro stilistico


Un altro fattore che influisce sulla buona riuscita di un testo scritto è la scelta di un
registro stilistico appropriato. Per registro stilistico s’intende l’insieme delle modalità
espressive con cui viene formulato il proprio pensiero. Le scelte sintattiche e morfo-
logiche operate da chi scrive creano una forma di scrittura personale; per tale motivo
un elaborato mostra, in base alle scelte stilistiche dell’autore, sfumature diverse, ap-
parendo polemico, oggettivo, personale, retorico, solenne, brillante, comunicativo e
così via.

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Per costruire un proprio registro stilistico è utile analizzare le scelte sintattiche e


lessicali da effettuare in base al contesto di riferimento. Ciò con lo scopo di realiz-
zare un elaborato personale e oggettivo allo stesso tempo, evitando forme stilistiche
mutevoli all’interno della tipologia testuale e della prova da svolgere.

Per quanto riguarda la sintassi, è possibile sia l’utilizzo di periodi semplici e


forme lineari sia di periodi ipotattici ad articolazione complessa. Si consiglia ovvia-
mente uno stile intermedio che prediliga la comunicatività, evitando il ricorso a
forme tipiche del parlato. Anche le scelte lessicali sono di rilevante importanza: si
può prediligere un lessico denotativo oppure una scelta di parole di tipo connotati-
vo, optando per un linguaggio metaforico ed evocativo. Il vocabolario, in base alla
tipologia testuale proposta, può variare da quello standard alle forme “auliche”, cioè
da parole di uso comune a un lessico ricercato. Si tenga conto che l’elaborato deve
essere facilmente comprensibile, quindi non è utile ricorrere frequentemente a un
lessico connotativo insistendo sulla complessità della propria argomentazione che, se
non gestita adeguatamente, rischia di apparire contorta.
Di seguito, sono schematizzati alcuni consigli operativi riferiti alle scelte di stile
in ambito lessicale, sintattico e retorico:
>> adottare uno stile personale, scelto con consapevolezza in base al proprio carattere
e alle proprie scelte culturali ed estetiche;
>> adattare il proprio stile alla situazione comunicativa (modello di scrittura, circo-
stanze, ecc.);
>> adottare un registro stilistico omogeneo e costante nel testo, optando per una sin-
tassi e un lessico appropriati in base a quanto esposto sopra;
>> utilizzare, per conferire maggiore efficacia al discorso, alcune figure retoriche sele-
zionate in base alle caratteristiche del testo.
Per quanto riguarda la sintassi è possibile scegliere tra varie tipologie di azione:
>> uso di una sintassi complessa con prevalenza di ipotassi (subordinazione);
>> uso di una sintassi semplice e lineare con prevalenza di paratassi (coordinazione
per polisindeto o per asindeto, costrutti lineari);
>> alternanza tra strutture sintattiche complesse e periodare articolato e frasi più con-
centrate e incisive;
>> ricorso a costrutti e forme grammaticali tratte dall’uso parlato, con anacoluti, ellis-
si, frasi nominali, discorso diretto, ecc.;
>> ricorso a esclamazioni e interrogative retoriche.
Il lessico può essere scelto in base alle seguenti caratteristiche:
>> semplice e sobrio, con prevalenza di sostantivi e verbi;
>> denotativo, referenziale, realistico;
>> connotativo, simbolico, evocativo;
>> letterario, con parole ed espressioni auliche.
Saper gestire il lessico significa innanzitutto effettuare delle scelte consapevoli,
che puntino all’efficacia comunicativa, alla leggibilità e alla chiarezza di un testo,
adattandosi alla situazione comunicativa e, in particolare, al destinatario.

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4.  La prima stesura


Per comprendere in che modo debba essere strutturato un testo può essere utile esa-
minare come organizzava la sua orazione Cicerone, il grande retore latino. Egli così
definiva l’ordine del discorso:
>> exordium: nei paragrafi iniziali indicava il messaggio principale e i criteri seguiti
nella successiva esposizione;
>> narratio e argumentatio: consistevano nella descrizione dei fatti e nelle argomentazio-
ni a favore del messaggio;
>> peroratio: si trattava della parte finale che sinteticamente riproponeva gli argomenti
più importanti e, soprattutto, ribadiva il messaggio.
Ancora oggi, il modello tradizionale di struttura del testo prevede la suddivisione
in tre parti principali: introduzione, corpo centrale, conclusione.

Nella prima stesura di un elaborato è necessario concentrarsi soprattutto sui suoi


aspetti semantici e strutturali: gli elementi da considerare con particolare attenzione
sono innanzitutto la completezza, la non contraddittorietà, l’organicità del contenu-
to e la sua organizzazione in unità comunicative ben definite.
Ciò non significa che l’aspetto linguistico e stilistico, cioè la forma nel suo com-
plesso, debbano essere trascurati, ma è un invito a rinviare le questioni linguistiche,
grammaticali, ortografiche alla fase di post-scrittura, specificamente dedicata alla
revisione del testo. È molto importante procedere nella stesura in maniera ordinata,
perché, in caso contrario, sarebbe estremamente difficile rendere logico un testo
discontinuo e disomogeneo.
La prima stesura deve procedere, possibilmente, per sezioni, seguendo l’ordine
della scaletta, a partire dal corpo del testo. In testi molto estesi mantenere la linea-
rità nella stesura è piuttosto complesso; in una prova scritta vincolata, ad esempio la
trattazione sintetica di un argomento, il rispetto di un ordine sequenziale è molto più
semplice data la concisione prevista da tale modello di scrittura; in quest’ultimo caso
il lavoro di armonizzazione delle parti procede quasi contestualmente alla stesura.
L’articolazione del pensiero e, in genere, del discorso, per essere comprensibile,
dovrebbe mirare a essere essenziale nella forma; tuttavia, in molti casi, la stesura
delle proprie idee, essendo rapida, presenta una serie di imprecisioni. Fine ultimo
di un testo scritto, invece, è quello di rispecchiare la linearità del pensiero organiz-
zando il discorso in maniera coerente. Per garantirsi un elaborato efficace sul piano
stilistico è importante evitare frasi troppo lunghe con frequente ricorso alla costru-
zione inversa e ciò può avvenire solo se si è stati in grado di riordinare il flusso di
pensieri in modo semplice e adeguato; così si eviteranno incongruenze tra le parti
o problemi di comprensione derivanti dall’uso improprio della punteggiatura e dei
connettivi testuali.
Per realizzare una scrittura organica le sezioni che costituiscono il corpo del testo
devono essere concluse prima dell’introduzione. In ultimo, si procede alla stesura
della conclusione, nella quale, spesso, vengono ripresi elementi dell’introduzione,
che, perciò, ne rappresenta il presupposto.

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4.1  Stesura del corpo centrale del testo


Il corpo centrale è la parte più estesa e più importante del testo scritto, perché ne
sviluppa l’argomento, sia quello scelto da chi scrive sia quello assegnato dalla traccia.
Nella stesura del corpo centrale bisogna curare attentamente l’articolazione del di-
scorso sviluppando i punti della scaletta e rispettando l’equilibrio delle parti.
I punti della scaletta devono essere trasformati in altrettanti paragrafi, vale a dire
porzioni di testo comprese tra due a capo. In linea generale, ogni paragrafo sviluppa
un singolo concetto, perciò è caratterizzato da unitarietà di significato e di struttura
morfosintattica.
Secondo l’importanza del concetto espresso, il paragrafo può essere costituito da
uno o più periodi che devono trattare il medesimo argomento: nel redigere un para-
grafo è fondamentale, perciò, mantenere al suo interno la coerenza sul piano logico.
In linea generale, l’estensione di un paragrafo non dovrebbe superare le dieci-quin-
dici righe, facendo in modo che le singole frasi che lo compongono non superino le
quattro-cinque righe. È utile, inoltre, segnalare il passaggio da un paragrafo all’altro
andando a capo: ciò può essere fatto graficamente con un piccolo rientro del testo.
In tal modo chi legge comprenderà che si sta cambiando argomento. Un’operazione
indispensabile è quella di sottolineare il rapporto che esiste tra un paragrafo e l’altro,
garantendo la coesione e la coerenza del testo; a tale scopo bisogna utilizzare i con-
nettivi appropriati.
Nella struttura di un paragrafo bisogna innanzi tutto esprimere un’idea centra-
le: essa si riassume in una frase detta frase chiave o focus che rappresenta il nucleo
informativo/argomentativo del paragrafo; a supporto della frase chiave vengono
elaborate più frasi in cui si forniscono informazioni/argomenti/dati; inoltre, è
sempre presente una frase di transizione che conduce il lettore al paragrafo successivo
e nell’ultimo paragrafo dirige alla conclusione del testo. Se oltre all’argomento prin-
cipale (topic) sono introdotti anche argomenti secondari è preferibile non attribuire
eccessiva importanza a questi ultimi.
Una delle caratteristiche fondamentali del paragrafo è la coesione, cioè l’unità inter-
na, ottenuta mediante il giusto collegamento tra le parti che lo compongono. Tale
collegamento riguarda sia il piano del significato (coesione semantica) sia il piano
grammaticale.

La coesione semantica dei paragrafi


In base alle tipologie testuali il contenuto di un paragrafo può essere strutturato
nel modo seguente:
>> nei testi descrittivi (ad esempio nella parte descrittiva di un testo scientifico) uno o
più paragrafi devono essere dedicati alla descrizione di oggetti, persone, ambienti,
ecc.;
>> in testi informativi e descrittivi gli elementi connessi all’argomento centrale pos-
sono essere elencati in serie, uno dopo l’altro (procedimento per enumerazione),
oppure possono essere classificati, raggruppandoli in base a caratteristiche simili;
>> in testi narrativi (o in parti narrative di un altro tipo di testo) una vicenda può esse-
re raccontata procedendo in ordine cronologico, o all’interno di un solo paragrafo
o in più paragrafi corrispondenti alle varie sequenze narrative;

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>> in testi argomentativi (come un saggio, un tema, un articolo di opinione) i singoli


paragrafi devono sviluppare le singole argomentazioni, a sostegno della tesi di par-
tenza, o confutare eventuali obiezioni.
Il paragrafo va organizzato in base all’argomento, o topic. Esso può essere struttu-
rato in diversi modi con le seguenti caratteristiche:
>> mediante definizione dell’argomento trattato. Per esempio, se il topic è un fenomeno
scientifico o un concetto filosofico, è bene darne una definizione nel paragrafo ini-
ziale;
>> attraverso esempi a sostegno della propria affermazione, come accade in un testo argo-
mentativo o in un paragrafo destinato a un’argomentazione;
>> sviluppando un confronto tra situazioni, idee, personaggi, allo scopo di evidenziare
le differenze o le somiglianze, oppure per discutere i vantaggi e gli svantaggi di una
determinata situazione, ecc.;
>> mediante procedimento causa-effetto (per esempio in un testo di argomento sto-
rico o scientifico): consiste nel presentare un evento, un fenomeno, cercando di
spiegarne i motivi che lo hanno determinato e gli effetti che ha provocato.
La coesione grammaticale dei paragrafi
La coesione semantica rende il paragrafo esaustivo sotto il profilo concettuale;
tuttavia, perché esso sia veramente completo, deve presentare anche la coesione
grammaticale, cioè l’applicazione delle regole di morfologia, sintassi e lessico che
garantisce i giusti legami tra le parti.
Gli elementi della coesione grammaticale sono i seguenti:
>> l’accordo grammaticale: per accordo, o concordanza, grammaticale s’intende il
meccanismo mediante il quale le parole si collegano tra loro in unità dette sintagmi
(sintagma nominale e sintagma verbale). In particolare bisogna prestare attenzione
alla concordanza del genere e del numero delle parole, e del numero e del genere
tra soggetto e predicato. È molto importante cercare di mantenere costanti i tempi
verbali (senza sbalzi cronologici, a meno che non siano voluti) e verificare la con-
cordanza di tempi e modi tra la proposizione principale e la subordinata;
>> i coesivi: in testi di una certa lunghezza con un contenuto unitario sono presenti al-
cuni meccanismi di tipo linguistico, detti “coesivi”, che servono a garantire il colle-
gamento e il richiamo tra le parti. Alcuni elementi coesivi sono detti anche richiami
anaforici: si tratta della ripresa di una parola o di un concetto, già espressi nel testo
e che vengono collegati per mezzo di un termine che li richiami. L’elemento già
nominato si chiama antecedente.

Sono richiami anaforici:


• la ripetizione, o anafora vera e propria, che consiste nella ripresa di una parola o di
un concetto, precedentemente espressi, per mezzo di un termine che lo richiami;
• i sostituenti lessicali: si tratta di un meccanismo di sostituzione di parole, ovvero pa-
role che si usano al posto di altre parole; tra i sostituenti più usati si annoverano
i sinonimi, gli iperonimi e gli iponimi, le perifrasi e i pronomi;
• gli incapsulatori: sono quelle parole generiche (fatto, evento, dati, circostanza, ecc.)
capaci di richiamare tutto ciò che è stato detto in una porzione di testo;

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• l’ellissi: consiste nel non riprendere affatto un elemento già nominato garanten-
do comunque la comprensione del testo.
>> i connettivi: sono tutte quelle parole o espressioni che hanno la funzione di col-
legare, appunto connettere. I connettivi svolgono una doppia funzione, logica e
linguistica e sono:
• le preposizioni;
• le congiunzioni;
• gli avverbi;
• le locuzioni avverbiali.

Proponiamo ora un brano che chiarisce il meccanismo della coesione grammaticale:


Il naturalista Alexander von Humboldt dedicò gran parte della sua vita all’osservazione della natura,
viaggiando intorno al mondo.
Nato a Berlino nel 1769 da una ricca famiglia borghese, (*) s’interessò dapprima a discipline come la fi sica,
la matematica e la tecnologia. Ma ben presto sorse in lui la passione per le scienze naturali e i viaggi in
paesi lontani. Nel 1789 Humboldt pubblicò il suo primo volume di geologia. In seguito (*) si dedicò a studi di
anatomia, tecnica di raccolta e conservazione di reperti botanici e zoologici, di misurazione topografi ca. Un
primo importante viaggio che il naturalista compì lo portò per sei anni nei paesi dell’America latina, dove lo
scienziato rischiò più volte la vita. (*) Raccolse un’enorme quantità di materiali di studio che (*) riportò in
Europa: specie di piante allora sconosciute, dati climatici, geologici, zoologici. Nei primi anni dell’Ottocento
lo studioso pubblicò una colossale opera che conteneva i risultati di queste sue osservazioni. Nel 1829 (*)
ripartì per un altro straordinario viaggio, questa volta nelle regioni dell’Asia centrale, attraverso la Russia
fino ai confini con la Cina e al mar Caspio. In sei mesi, il ricercatore e i suoi accompagnatori percorsero, in
carrozza e a piedi, circa 15.000 chilometri.
L’opera più importante di questo grande naturalista dell’Ottocento fu Kosmos, scritta negli ultimi anni della
sua lunga vita. Alexander von Humboldt morì nel 1859, all’età di novant’anni.

Osservando il brano proposto possiamo riscontrare:


>> l’uso dell’ellissi evidenziata dall’asterisco (si sottintende il soggetto senza compro-
mettere la comprensione del testo);
>> la sostituzione mediante pronomi (in lui, lo, suo, sue, suoi, sua);
>> la sostituzione mediante sinonimi, parole che oltre ad avere significato simile ap-
partengono allo stesso campo semantico (naturalista, scienziato, studioso, ricercatore).
La coerenza dei paragrafi
Nella scrittura è importante sviluppare una competenza testuale tale da riuscire
a individuare immediatamente se il testo scritto possiede tutte le proprietà che lo
rende “testo”, cioè un tessuto ben organizzato. I paragrafi che compongono un testo
sono in relazione con gli altri, in particolare ciascuno con quello che lo precede e
quello che lo segue, realizzando quella che viene definita coerenza.
Essa può realizzarsi per continuità di significato (coerenza semantica) e mediante
i criteri logici che legano i paragrafi disposti in successione (coerenza logica).

Le caratteristiche di un testo coerente sono:


>> unitarietà dell’argomento e completezza di informazioni. Questo punto si riferisce al fatto
che il testo deve sviluppare un unico argomento, che può essere analizzato da più

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punti di vista e deve essere anche completo, cioè deve contenere tutte le informa-
zioni affinché il destinatario possa interpretarlo correttamente;
>> disposizione logica e ordinata dei punti della trattazione. Il testo deve presentare una
logica interna: i contenuti devono essere organizzati in capoversi che si susseguono
secondo un ordine preciso (di tempo, causa-effetto, spaziale, somiglianza-opposi-
zione, spiegazione, conclusione);

Vediamo un esempio in cui l’autore nella descrizione si serve di un ordine spaziale: dall’esterno
all’interno:
Dall’esterno sembrava un edificio abbastanza grande, ma, varcato il portone, si entrava in un cortile vasto e
silenzioso, chiuso da un muretto che lo separava da un giardino […]
[S. Mrozek, La siesta, in L’elefante]

Un altro esempio mostra come la coerenza logica, ovvero la concatenazione tra i paragrafi , è
garantita da connettivi testuali come infatti (spiegazione) e quindi (conclusione):
Per Castiglione […] il cortigiano è il consigliere del principe e, attraverso l’educazione raffi nata e l’arte
della “discrezione” […], può consigliarlo e persuaderlo per il bene comune. Infatti, in uno stato monarchico
in cui l’autorità del sovrano non è controllata o contenuta da alcun organo istituzionale, soltanto la
presenza discreta ma incisiva del perfetto cortigiano, con la sua lealtà verso il principe e con il suo saggio
consiglio, può garantire che la monarchia non degeneri in forme tiranniche. Il cortigiano deve quindi sapersi
guadagnare a tal punto la “benivolenzia” e l’animo di quel principe a cui serve, che possa dirgli e sempre la
verità d’ogni cosa che ad esso convenga sapere, senza timor o periculo di dispiacergli;

>> uniformità di stile e di registro, vale a dire coerenza semantica e coerenza stilistica. Nel terzo
punto si afferma che in un testo devono essere presenti accordo e armonia tra i signi-
ficati delle parole, cioè coerenza semantica, e accordo e armonia di stile e di registro
espressivo, cioè coerenza stilistica.

4.2. L’introduzione
Dopo aver completato il corpo del testo, è possibile procedere alla stesura dell’intro-
duzione.
Essa deve essere scritta con cura particolare perché costituisce per il lettore il primo
approccio al testo. Il paragrafo dell’introduzione serve, infatti, a presentare e inquadra-
re l’argomento dello scritto e a cercare di attirare l’interesse del lettore. Rileggendo il
primo paragrafo del corpo del testo, se esso dovesse apparire troppo prevedibile, lo si
può riesaminare allo scopo di migliorarlo e farlo precedere da un nuovo paragrafo che
funga da introduzione con caratteristiche che catturino l’attenzione del lettore.

In base alla tipologia del testo, è possibile distinguere diversi tipi di introduzione:
>> sintesi/inquadramento: è anticipato l’argomento della trattazione dandone una
sintetica informazione preventiva; nel caso di testo argomentativo anticipa la tesi o
le principali argomentazioni. Qualora venga fornita una traccia, è possibile riformu-
larla utilizzando parole diverse anticipandone l’interpretazione;

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>> fatti/aneddoti: si comincia facendo riferimento a un fatto storico, a una vicenda


personale oppure utilizzando delle informazioni curiose o imprevedibili (aneddo-
ti);
>> frasi brevi: è costituita da brevi affermazioni a effetto, poche parole, spesso senza
verbo (frasi nominali), spesso seguite da una ripresa che ne spiega il significato. È
un’introduzione tipica dello stile giornalistico e favorisce una lettura scorrevole;
>> citazioni: in esordio si può citare una massima, una frase d’autore, un proverbio,
un breve brano letterario, o anche canzoni e titoli di film per dare autorevolezza
alla propria esposizione ed attirare l’attenzione del lettore;
>> domande: l’argomento centrale della traccia viene riproposto servendosi di uno o
più interrogativi; essi hanno lo scopo di coinvolgere il lettore in una sorta di collo-
quio;
>> analogia: consiste nel confronto tra il tema dello scritto e un’altra situazione, fa-
cendo riferimento a un contesto, con il quale esistano delle somiglianze. Anche in
questo caso il confronto proposto serve ad attirare l’attenzione del lettore;
>> in medias res: si può anche entrare direttamente in argomento evitando l’introdu-
zione. L’incipit in medias res è frequente soprattutto nel romanzo moderno e con-
temporaneo: non fa riferimento al perché o al prima di un evento, ma attira il
lettore al centro dell’azione narrata. Come afferma Calvino: “Ogni volta l’inizio è quel
momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore è l’allontanare da sé la
molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che
ha deciso di raccontare”.

4.3  La conclusione
Il paragrafo di conclusione serve a riassumere il contenuto e gli scopi del testo. È una
sorta di “saluto” tra chi scrive e chi legge; oltre al riassunto degli argomenti trattati,
ha il fine di ribadire la tesi del testo o di intrattenere il lettore con una scrittura pia-
cevole, talvolta con giochi linguistici, che lascino al lettore un’impressione finale che
può essere positiva, ma anche deludente. Nel redigere una conclusione è importante
verificare che essa sia coerente con quanto esposto precedentemente.
Come l’introduzione, anche la conclusione ha caratteristiche legate alla tipologia
del testo, che possono essere classificate come segue:
>> sintesi: consiste nel riassumere brevemente tutti i passaggi principali dello svolgi-
mento del testo e riformulare la tesi argomentata, riaffermando la validità delle
conclusioni alle quali si è giunti;
>> aneddoto: per confermare quanto esposto nel testo è possibile riferire una vicen-
da personale, un fatto storico, un aneddoto contenente qualcosa d’inaspettato o
un’immagine a effetto che colpisca la fantasia del lettore;
>> frasi brevi: rappresenta una sorta di ripensamento o un breve approfondimento che
segue il periodo di conclusione vera e propria del testo;
>> citazioni: si serve delle parole di un personaggio famoso o di un piccolo testo lette-
rario, in linea con il tema trattato, per terminare lo scritto in modo originale e dare
autorevolezza a quanto esposto;
>> domanda: qualora si volesse lasciare aperta la discussione, si può ricorrere alla for-
ma interrogativa per sottolineare al lettore la problematicità della questione af-

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frontata o per prospettare ipotesi o possibili scenari futuri o ancora per esprimere
timori;
>> analogia: consiste nell’instaurare un confronto tra il tema trattato e una situazione
che presenta con esso delle somiglianze;
>> nessuna conclusione: è possibile fare a meno della conclusione se si ritiene che la
trattazione sia sta svolta in maniera sufficientemente chiara.

5.  La fase di post-scrittura


L’ultima fase del lavoro di scrittura consiste nella revisione del testo. Essa prevede
una rilettura attenta per correggere e modificare quanto è stato scritto. La messa a
punto del testo deve riguardare sia il contenuto sia l’organizzazione, sia la correttezza
formale. Questa precisazione è d’obbligo poiché, soprattutto nella prassi scolastica,
gli elaborati o non sono riletti o sono riletti in gran fretta. Si ritiene, infatti, che la
maggior parte del tempo a disposizione debba essere dedicata alla fase di scrittura
vera e propria. Invece i professionisti della scrittura trovano inaccettabile tale modo
di procedere. Un buon lavoro scaturisce sempre da un progetto curato, da un’attenta
esecuzione e da un controllo minuzioso; nonostante le correzioni meticolose è molto
difficile produrre un testo privo di errori, perciò un testo non revisionato risulta im-
presentabile.
Prima di procedere alla revisione (se possibile) è consigliabile lasciar passare qualche
minuto o più, per favorire un atteggiamento più distaccato e oggettivo rispetto a ciò che
si è scritto. Soprattutto è importante porsi dal punto di vista del destinatario e verificare
che siano state rispettate le sue aspettative.

5.1  Attività di autoverifica


I principali interventi da realizzare possono essere sintetizzati come segue:
>> argomento e informazioni;
>> struttura interna;
>> struttura sintattica;
>> correttezza grammaticale, punteggiatura;
>> registro linguistico e lessico;
>> esposizione;
>> leggibilità del testo.
Per verificare ognuno di questi punti ci si può aiutare con delle domande di auto-
verifica.

Argomento e informazioni
Affinché il testo risulti aderente all’argomento e le informazioni complete, bisogna
controllare che nello svolgimento siano stati trattati tutti i punti della scaletta.

Autoverifica
Sono stati trattati tutti i punti chiave della traccia?
Bisogna individuare i punti nei quali è necessario inserire delle integrazioni ed eliminare le
considerazioni inutili o superflue.

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Sono state fornite informazioni precise su fatti persone, luoghi, circostanze?


Se si ritiene di non essere stati esaurienti, è consigliabile esplicitare rapporti di causa-effetto di un
evento, oppure soffermarsi sulle caratteristiche di un personaggio, sul tempo di una vicenda, fornire
dati ed esempi, ecc.

Struttura interna
Per sistemare la struttura interna del testo è necessario:
>> analizzare la lunghezza di introduzione, corpo del testo, conclusione;
>> verificare che il focus o informazione chiave di ogni capoverso sia espresso in ma-
niera chiara e puntuale;
>> verificare che la transizione da un paragrafo all’altro sia logica e giustificata.

Autoverifica
C’è equilibrio tra le varie parti del testo?
Bisogna verificare se c’è equilibrio tra:
• introduzione, corpo del testo, conclusione;
• nel corpo del testo, se c’è corrispondenza tra il numero dei paragrafi e i singoli argomenti; qualora
fosse necessario, si possono aggiungere o eliminare paragrafi.
Sono state espresse idee non pertinenti all’argomento proposto?
In questo caso bisogna verificare la coesione e la coerenza del testo.
I paragrafi si succedono rispettando la connessione logica?
Anche questa domanda è direttamente riferita a coerenza e coesione.

Bisogna perciò rileggere i paragrafi, sottolineare i connettivi di collegamento e verifi-


carne l’uso appropriato; soprattutto è necessario prestare attenzione a creare collegamen-
ti corretti e passaggi logici tra un paragrafo e l’altro evitando che il testo risulti “slegato”.
È anche importante verificare la necessità di spostare o eliminare blocchi di testo che
risultano poco coerenti.

Struttura sintattica
Questo punto prevede la correzione dei singoli periodi.

Autoverifica
Sono stati strutturati periodi troppo lunghi o troppo brevi?
La struttura sintattica di un periodo dipende dal gusto personale. Si può perciò prediligere una struttura
paratattica a una ipotattica, esplicita piuttosto che implicita; ad ogni modo, è bene ricordare che
l’alternanza di struttura rende il discorso più mosso e la lettura più accattivante.

Correttezza grammaticale, punteggiatura


Si tratta di verificare che non ci siano errori sintattici, di ortografia e di punteggiatura.

Autoverifica
Sono stati commessi errori di sintassi?
In questo caso bisogna verificare soprattutto che ci sia il soggetto (correttamente sottinteso
o comprensibile); che non sia avvenuto un cambiamento di soggetto all’interno della stessa
proposizione; che ci sia la concordanza tra soggetto e verbo; che sia rispettato l’uso dei modi e dei

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tempi, soprattutto gli ausiliari dei tempi composti; che i pronomi siano usati in modo corretto e
collegati al nome a cui si riferiscono; che il periodo non sia sospeso.
È stata usata correttamente l’ortografia?
Durante l’esercitazione è importante controllare sul dizionario l’esatta grafia delle parole che non si
conoscono. È bene fare attenzione alla consonanti doppie, alle parole composte e ai loro plurali, alla
divisione in sillabe, all’uso della lettera “h”, all’uso delle maiuscole, all’apostrofo, all’accento.
I paragrafi sono stati scanditi correttamente con la punteggiatura?
Per verificare la correttezza della punteggiatura può essere utile una lettura espressiva, anche
silenziosa, muovendo appena le labbra.

Registro linguistico e lessico


Bisogna verificare che non ci siano errori sul piano dell’efficacia comunicativa.

Autoverifica
Il registro linguistico scelto è appropriato al testo?
Bisogna verificare qual è il destinatario e qual è la tipologia testuale.
Il lessico adoperato è appropriato alla tipologia testuale?
Per non commettere errori di lessico bisogna verificare sul dizionario l’esatto significato di tutte le
parole; evitare le ripetizioni sostituendole con sinonimi; evitare l’uso di parole troppo generiche,
cercando di sostituirle con sinonimi dal significato più specifico.

Esposizione
Affinché l’elaborato risulti efficace e originale bisogna verificare che il testo appaia
come il risultato di una riflessione personale, ricontrollando la trattazione dell’argo-
mento.

Autoverifica
Le idee inserite erano sufficienti?
Il testo può essere ampliato inserendo altre informazioni o presentando ragionamenti secondo punti
di vista diversi.
Sono stati fatti discorsi troppo generici?
Per scongiurare il pericolo di un’eccessiva genericità è importante riferire fatti o esempi specifici e
attendibili.
I concetti sono stati ripetuti?
Bisogna verificare di aver espresso la propria opinione sull’argomento e individuare il paragrafo in cui
può essere opportuno sostenerla.
Sono state portate ragioni adeguate a sostegno della tesi?
In questo caso bisogna verificare quanti argomenti sono stati introdotti a sostegno della propria tesi;
quest’ultima può essere rafforzata aggiungendo dati, pareri autorevoli, fatti.

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