Sei sulla pagina 1di 15

IL CONTRIBUTO ITALIANO

ALLA STORIA DEL PENSIERO


OTTAVA APPENDICE
IL CONTRIBUTO ITALIANO
ALLA STORIA DEL PENSIERO
OTTAVA APPENDICE

MMXII
©
PROPRIETÀ ARTISTICA E LETTERARIA RISERVATA
ISTITUTO DELLA ENCICLOPEDIA ITALIANA
FONDATA DA GIOVANNI TRECCANI S.p.A.

2012

ISBN 978-88-12-00089-0

© André-Eugène-Louis Chochon, by SIAE, 2012

Stampa
ABRAMO PRINTING S.p.A.
Catanzaro
Printed in Italy
ISTITUTO DELLA
ENCICLOPEDIA ITALIANA
FONDATA DA GIOVANNI TRECCANI

PRESIDENTE
GIULIANO AMATO

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
LUIGI ABETE, FRANCO ROSARIO BRESCIA, PIERLUIGI CIOCCA, MARCELLO DE CECCO,
FERRUCCIO FERRANTI, PAOLO GARIMBERTI, FABRIZIO GIANNI, LUIGI GUIDOBONO
CAVALCHINI GAROFOLI, MARIO ROMANO NEGRI, GIOVANNI PUGLISI, GIANFRANCO
RAGONESI, GIUSEPPE VACCA

AMMINISTRATORE DELEGATO
FRANCESCO TATÒ

COMITATO D’ONORE
FRANCESCO PAOLO CASAVOLA, CARLO AZEGLIO CIAMPI, GIOVANNI CONSO, RITA
LEVI-MONTALCINI

CONSIGLIO SCIENTIFICO
ENRICO ALLEVA, GIROLAMO ARNALDI, LINA BOLZONI, GEMMA CALAMANDREI,
LUCIANO CANFORA, MICHELE CILIBERTO, JUAN CARLOS DE MARTIN, EMMA
FATTORINI, DOMENICO FISICHELLA, EMMA GIAMMATTEI, PAOLO GUERRIERI,
ELISABETH KIEVEN, GIORGIO PARISI, GIANFRANCO PASQUINO, LUCA SERIANNI,
SALVATORE SETTIS, PIERGIORGIO STRATA, GIANNI TONIOLO, GIOVANNA ZINCONE

COLLEGIO SINDACALE
GIANFRANCO GRAZIADEI, Presidente; MARIO PERRONE, GIANCARLO MUCI
MAURO OREFICE, Delegato della Corte dei Conti
IL CONTRIBUTO ITALIANO
ALLA STORIA DEL PENSIERO
DIRITTO

Direttori scientifici
PAOLO CAPPELLINI, PIETRO COSTA, MAURIZIO FIORAVANTI,
BERNARDO SORDI

Coordinatore di produzione
Monica Trecca

Redazione
Federigo Bambi, Massimiliano Gregorio, Marco Sabbioneti, Alberto Spinosa
(redattori disciplinari)
Riccardo Martelli, Daniela Angelucci, Lulli Bertini, Cecilia Causin,
Sara Esposito; Marzia G. Lea Pacella

Impaginazione
Marina Milano

Segretaria di redazione
Angela Damiani
ATTIVITÀ TECNICO- ARTISTICHE E DI PRODUZIONE

Art Director
Gerardo Casale

Progetto grafico
Giuseppe De Gregori

Iconografia
Marina Paradisi; Fabrizia Dal Falco

Grafica-Impaginazione
Giuseppe De Gregori (controllo)

Produzione industriale
Gerardo Casale; Laura Ajello, Antonella Baldini, Graziella Campus

Segreteria
Carla Proietti Checchi, Aurora Corvesi

DIREZIONE EDITORIALE

Pianificazione editoriale e budget


Maria Sanguigni; Mirella Ajello, Alessia Pagnano, Cecilia Rucci

Controllo qualità
Rosalba Lanza; Simonetta Paoluzzi

Segreteria
Alessandra Sacchetti, Maria Stella Tumiatti

Direttore editoriale
MASSIMO BRAY

Ha contribuito con un servizio editoriale Ervin editing srl


IL CONTRIBUTO ITALIANO
ALLA STORIA DEL PENSIERO

Diritto
Giovanni Cazzetta

Il lavoro

Libertà di lavorare e progresso ratori salariati «venduti con tutta l’azienda» come per-
tinenza della miniera o della salina, Adam Smith
L’età contemporanea si apre all’insegna di grandi annota che essi rivelano le ultime «vestigie di schia-
speranze, di un «radioso ottimismo» che spinge a cre- vitù»: la libertà di contratto – aggiunge – potrebbe
dere a un miglioramento della vita materiale e a «una impedire questa forma di semischiavitù ma
rigenerazione morale», come se «si fosse oramai aperta
il gusto del comando e dell’autorità, […] il piacere che
la strada ad un generale progresso etico e politico» (R. si ricava dall’avere persone a cui ordinare di lavorare
Vivarelli, I caratteri dell’età contemporanea, 2005, pp. piuttosto che essere obbligati a persuaderle a contrat-
52-53 e 55). Ad annunciare migliori condizioni di vita tare, impediranno sempre che ciò avvenga (Lezioni di
e a promettere felicità ci sono due rivoluzioni, una Glasgow, a cura di E. Pesciarelli, 1989, pp. 235-37).
politica l’altra economica. La speranza offerta ‘a tut-
ti’ è soprattutto il lavoro libero. ‘Persuasione al contratto’ non è soltanto esercizio
L’editto di Turgot del 1776 parla a «tutti gli uomi- della ragione e della propensione naturale degli uomini
ni», anche al «semplice operaio», ai «semplici artigiani a convertire gli altri al proprio punto di vista, ma è
che non hanno altro bene che le loro braccia» e la loro anche segno di progresso e sogno di superamento
«laboriosità», che egli aveva descritto nelle Réflexions anche morale delle catene e delle soggezioni imposte.
sur la formation et la distribution des richesses del 1766; Edmund Burke in termini più prosaici rinvia al
tutti hanno la «risorsa del lavoro», «la prima, la più contratto come al semplice mezzo di mediazione delle
sacra, la più imprescrittibile di tutte le libertà», a tutti disuguaglianze e di conservazione delle gerarchie: il
spetta «il diritto di lavorare», «diritto inalienabile del- contratto di lavoro crea una catena di subordinazione
l’umanità». La fine delle corporazioni dovrà attendere («an attempt to break this chain of subordination in
però la rivoluzione politica per essere proclamata defi- any part is equally absurd»); la libertà si consuma tutta
nitivamente. Le leggi d’Allarde (2-17 marzo 1791) e nell’instante del consenso che genera «a new order of
Le Chapelier (14-17 giugno 1791) annunciarono con things», un rapporto ‘chiuso’ di soggezione volonta-
enfasi il libero esercizio delle professioni e l’‘annien- ria, protetto da intrusioni provenienti dall’esterno (E.
tamento’ del passato corporativo. Burke, Thoughts and details on scarcity, 1800; cfr. Costa
L’altra rivoluzione, quella industriale, non si annun- 1974, pp. 231 e 274). Contratto e stato di servitù qui
ciò con solenni dichiarazioni. I cambiamenti tecno- si confondono e il futuro assomiglia molto al passato.
logici che portarono «a una rottura col passato quale Le pagine di Smith e la spregiudicata analisi di
non si era avuta dall’invenzione della ruota in poi», a Burke fanno emergere dilemmi ben presenti anche
una radicale trasformazione del ruolo dell’imprendi- nelle ‘dichiarazioni’ francesi e complicano la sugge-
tore e del lavoratore (una trasformazione in questo stiva e riduttiva rappresentazione di Henry Sumner
caso «ancor più radicale» perché egli metteva in gioco Maine (Ancient law, 1861) di un’evoluzione dallo
«non solo il suo ruolo lavorativo, ma la sua stessa vita») ‘status al contratto’, da condizioni di soggezione a li-
si realizzarono attraverso un lungo processo (Landes bere scelte del soggetto. Entro una società liberale
1969; trad. it. 1978, p. 57). ancora caratterizzata da prassi e mentalità di antico
Chi annuncia con maggior lucidità il nuovo mondo regime, da un’uguaglianza proiettata esclusivamente
è consapevole della difficoltà di coniugare libertà e sul momento del perfezionamento del contratto indi-
organizzazione del lavoro: persuadere tutti al libero viduale, la libertà di lavorare divenne presto un sim-
contratto è operazione necessaria ma non semplice, bolo ambiguo che fondeva ‘nel progresso’ vecchie e
forse impossibile. Considerando la condizione di lavo- nuove forme di soggezione.

422
IL LAVORO

Libertà di lavorare tratto) fu pressoché vanificato da ‘norme di polizia’.


e antico regime dei lavori Basti pensare alla disciplina del libretto di lavoro – isti-
tuita nel 1803, prevedeva l’inserimento di commenti da
Sia se presentata come ‘naturale’ approdo alla parte del datore di lavoro sulla condotta del lavoratore
società libera, sia se considerata come artificiale impo- e, se trattenuto, condannava alla disoccupazione (J.P.
sizione di uno «schema distruttivo» (K. Polanyi, The Le Crom, La liberté du travail en droit français, «Diritto
great transformation, 1944; trad. it. 1974, p. 210), la romano attuale», 2006, 15, pp. 142 e segg.) – e alla «inco-
libertà di contratto spinge verso una concettualizza- sciente perversione di concetti» che spingeva i «legisla-
zione del lavoro in termini di opposizione netta al pas- tori della libertà» a colpire con sanzioni le coalizioni
sato. Quasi conseguente è poi la condanna nei con- operaie e lo sciopero (E. Redenti, Massimario della giu-
fronti di ogni limite apposto al libero contratto di risprudenza dei probiviri, 1906, p. 7): il codice penale
lavoro, come fosse sempre espressione di un ritorno del 1810 non si limitò a confermare il divieto di coali-
ai regressivi vincoli di ‘status’ (cfr. O. Kahn-Freund, zione posto dalla legge Le Chapelier e inasprì le san-
A note on status and contract in British labour law, «The zioni nei confronti delle coalizioni operaie. Il «délit de
modern law review», 1967, pp. 635 e segg.). coalition» fu abrogato in Francia nel 1864; vent’anni
In Inghilterra una lunga convivenza tra ‘libertà di dopo fu riconosciuta ai sindacati la possibilità di costi-
contratto’ e forme di ‘status’ fu conservata per quasi tuirsi liberamente al fine di tutelare interessi economici.
tutto l’Ottocento. Tutele penali, interpretazioni esten- La situazione non muta osservando la penisola ita-
sive di servant (tali spesso da comprendere anche i labou- liana. L’art. 15 della Dichiarazione dei diritti e dei
rers e gli artificiers) posero in stretto contatto nuova doveri della costituzione dell’anno III
libertà e antiche soggezioni. L’abrogazione nel 1875
Tout homme peut engager son temps et ses services; mais
(Employers and workman act) dei Masters and servants il ne peut se vendre ni être vendu; sa personne n’est pas
acts fece venire meno le sanzioni penali conseguenti une propriété aliénable («Ogni uomo può impegnare
all’inadempimento contrattuale e introdusse un’inno- il suo tempo e i suoi servizi; ma non può vendersi né
vazione linguistica (workman in luogo di servant) che essere venduto: la sua persona non è una proprietà
ebbe anche una ‘portata sostanziale’ nel profilare una alienabile»)
nuova idea di libertà contrattuale tra soggetti uguali
(Veneziani 2006, p. 158; R.J. Steinfeld, Coercion, con- fu tradotto nelle cosiddette costituzioni giacobine del
tract and free labor in the nineteenth century, 2001). La 1796-99 e poi assunto a guida per la lettura del codice
vicenda continentale, pur caratterizzata dalle solenni civile francese recepito nella penisola. Sulla scia del
‘dichiarazioni’ rivoluzionarie, è solo apparentemente modello francese la libertà di lavorare, opposta alla
più lineare. Anche qui la libertà di lavorare si confrontò schiavitù e al passato corporativo, fu ‘sostenuta’ con
con una lunga permanenza dell’antico regime dei lavori. sanzioni penali nei confronti di «ogni concerto di ope-
La speranza concessa ‘a tutti’ dalla rivoluzione fu raj» diretto a «far cessare», «interdire», «sospendere» e
racchiusa nel codice civile francese del 1804 in pochi «impedire» il lavoro. Il codice penale sardo del 1839
articoli: l’assoluto rispetto della volontà delle parti fu (art. 399) introdusse il riferimento alla «ragionevole
interrotto solo per respingere il passato (vietando di causa»; occorrerà attendere il codice penale Zanardel-
obbligare la propria opera all’altrui servizio a tempo li (1889) per giungere a un regime di tolleranza.
indeterminato: art. 1780 del Code civil poi riproposto Non c’erano però solo le norme. La libertà giocata
nell’art. 1628 del codice civile italiano del 1865) e per contro le corporazioni non infranse pratiche e men-
premiare, in palese contrasto con il principio di ugua- talità. Della corporazione che incarnava «i valori delle
glianza formale, l’affidabilità sociale e morale del datore popolazioni artigiano-contadine: rispetto dell’auto-
di lavoro, art. 1781: rità, disciplina, solidarietà del gruppo» restò il riferi-
mento all’«ideal-tipo di produttore ereditato dall’an-
le maître est cru sur son affirmation, pour la quotité des
gages, pour le paiement du salaire de l’année échue et tico regime della povertà laboriosa» anche se, «per
pour les acomptes donnés pou l’année courante («Si pre- contadini non più del tutto contadini ed artigiani non
sta fede al padrone sopra la sua giurata asserzione, più del tutto artigiani», progressivamente scomparve
per la qualità delle mercedi, per il pagamento del sala- il mestiere e si affermò sempre più una disciplina che
rio dell’annata scaduta e per le somministrazioni fatte assunse a modello «le istituzioni totali e segreganti»
in conto dell’anno corrente»); (Romagnoli 1995, pp. 32 e 40).

l’articolo – che fu abrogato in Francia nel 1868 – fu


riprodotto nel codice civile sardo del 1837 ma non nel Diritto di vivere, diritto di lavorare,
codice civile italiano del 1865. diritto al lavoro
Quanto era dato cogliere dalla libertà di lavorare
(divieto di impegnarsi a tempo indeterminato; divieto Presto la ‘libertà di lavorare’ venne piegata con-
di lavoro coattivo; diritto per il lavoratore – corrispet- tro un nuovo nemico, avvertito come più temibile del
tivo alla libertà di licenziamento – di svincolarsi dal con- passato corporativo: l’organizzazione del lavoro dei

423
GIOVANNI CAZZETTA

socialisti, la pretesa di sottoporre a vincoli artificiali All’altrui servizio: «auguriamo padroni


lo spontaneo e progressivo moto della società affidato umani»
a libere relazioni (cfr., per es., Ch. Dunoyer, De la
liberté du travail, 1° vol., 1845, pp. XII-XIII). Libertà di lavorare e antico regime dei lavori convi-
Le critiche socialiste ai «mostruosi risultati» del lais- vono nelle pagine dei primi commentatori del codice
sez-faire e a una libertà di lavorare che non si era tra- civile del Regno d’Italia del 1865. La preoccupazione
dotta in lavoro, che non aveva garantito a tutti il «diritto di fondo è illustrare un diritto nazionale finalmente
di vivere», si coagularono nella richiesta del «diritto al comune a tutti gli italiani negando eccezioni e privilegi,
lavoro» come realizzazione effettiva per tutti della pro- mostrando l’affermarsi della civilizzazione. La forma
messa di libertà e uguaglianza. Nel dibattito del 1848 del contratto di locazione d’opere posta ad accomunare
chi contrasta il nuovo diritto capovolge però l’argo- il lavoro prestato «all’altrui servizio» offre però certezze
mento degli avversari: il lavoro garantito a tutti è nega- fragili; l’interpretazione del diritto positivo – accompa-
zione del diritto di tutti, rappresenta un privilegio. Il gnata com’è da una variegata precettistica morale – fa
diritto al lavoro esorbita dal «concetto di diritto» per così emergere convinzioni e pregiudizi diffusi nella cul-
l’assenza di libertà (per la rottura del nesso tra libertà tura giuridica e nella società. Giova seguire per un
e responsabilità) e di uguaglianza. Afferma Adolphe momento da vicino il discorso dei nostri giuristi.
Thiers nel discorso all’Assemblea nazionale del 13 set- Com’è possibile – si chiede Emidio Pacifici Maz-
tembre 1848, che ebbe vasta diffusione in Italia: zoni (1834-1880) – ricomprendere nel lavoro all’altrui
servizio «le produzioni della mente e del cuore»? Il giu-
un diritto è di tutti; quando è un diritto di una sola
classe, non è un diritto; un diritto che si accorda a reconsulto, il medico, il chirurgo, il maestro di musica,
questo e si rifiuta a quell’altro non è un diritto (trad. il poeta, il pittore, stipulano un «contratto sui generis,
it. Sulla proprietà e sul lavoro, 1849; sul dibattito fran- innominato» e non una locazione d’opere. L’isolamento
cese cfr. Costa 2000, pp. 279 e segg.). dei lavori rispettabili nasce dall’imbarazzo. Non è pos-
sibile accomunarli a quell’universo di persone la cui
Nel Dizionario della economia politica e del commer- libertà si coniuga con il ‘servizio’: i domestici che
cio di Gerolamo Boccardo (2° vol., 1858, pp. 28 e segg.) «subordinati alla volontà del padrone prestano l’opera
la voce Diritto al lavoro è tutta indirizzata a distinguere loro nella casa di lui e ne fanno parte»; i servitori sala-
la «formula messa in campo dalla teoria socialista» dal riati agricoli «che coabitano e convivono» con il padrone;
diritto/libertà di lavorare inteso come superamento gli operai «che non sono né alloggiati né nutriti nella
della schiavitù e dei vincoli dell’assetto corporativo. Il casa di colui pel quale lavorano». Certo, si tratta di sog-
diritto al lavoro dei socialisti (cfr. in partic. V. Consi- getti liberi, le loro opere «sono una proprietà» che libe-
derant, Théorie du droit de propriété et du droit au tra- ramente prestano ad altri; è però il lavorare per altri
vail, 1848) riproduce le esperienze fallimentari del pas- che «ha in sé qualche cosa di servile», tant’è che l’ob-
sato (le leggi inglesi di assistenza ai poveri e i ‘soccorsi bligazione «nel dubbio deve essere esclusa per il favore
pubblici’ della Rivoluzione francese) e le aggrava met- che merita la libertà in genere». Quel ‘qualche cosa di
tendo in campo ‘come diritto’ l’assurda pretesa di otte- servile’ è conferma di gerarchie sociali e familiari: la
nere sempre «il lavoro e il pane». In tal modo – conti- moglie è libera di lavorare senza l’autorizzazione del
nua Boccardo – lo Stato si frappone fra «il capo-fabbrica» marito (il codice non prevedeva in questo caso l’auto-
e «l’operaio» sino a diventare «l’unico agricoltore, l’unico rizzazione maritale) ma restano fermi i suoi «doveri
fabbricante, l’unico mercatore», giungendo così «inevi- verso il marito» che ha diritto alla fedeltà e «anche al
tabilmente al comunismo». Sullo sfondo sono ben pre- buon nome della moglie». Si sconsiglia pertanto il
senti le certezze diffuse nella cultura giuridica: la rife- lavoro della ballerina («sono generalmente in brutta
ribilità a tutti della libertà di lavorare diviene privilegio fama») e il lavoro domestico in casa di un «celibatario».
se accordato alla sola parte della società che non è stata Solo l’estremo bisogno consente deroghe (E. Pacifici
in grado di tradurre la sua libertà di lavorare in lavoro; Mazzoni, Il Codice civile italiano commentato, 4, Trat-
l’obbligo di dare lavoro a tutti, oltre a contrastare il tato delle locazioni, 1869, pp. 391 e segg., 342-44).
naturale progresso dell’economia, distrugge il diritto. L’omaggio alla libertà ha toni solenni nella consi-
Con toni più o meno pacati la convinzione è poi derazione del divieto di obbligarsi per tutta la vita
costantemente riproposta. Il diritto al lavoro – scrive («costituisce una specie di schiavitù contraria alla libertà
Fedele Lampertico (Il lavoro, 1875, pp. 283-384) – «è e alla dignità dell’uomo»), ma diviene confuso e pater-
un’illusione», «è un sogno, è un assurdo». E tale ancora nalistico nella trattazione degli obblighi delle parti. I
si presenta nelle pagine di Isidoro Modica (Il contratto «servigi» da prestare sono infatti quelli fissati nel con-
di lavoro nella scienza del diritto civile e nella legisla- tratto e non è possibile chiederne di diversi, ma – si
zione, 1897, pp. 422-23) che – pur, come vedremo, aggiunge – «la regola deve essere intesa con modera-
influenzato da Anton Menger – non esita a escludere, zione e applicata con temperamento», nel «reciproco
richiamando ancora Boccardo, il diritto al lavoro dalla interesse» delle parti, per conservare «rapporti bene-
sfera del vero diritto. Contro «la triste piaga della disoc- voli» (p. 349). La benevolenza è raccomandata nel
cupazione» è opportuna però la «carità privata». rispetto dell’inflessibilità del diritto positivo. In man-

424
IL LAVORO

canza di esatto adempimento resta fermo, per es., il strettamente contrattuali sono «ubbidienza, rispetto,
diritto di ciascuna delle parti di domandare lo scio- fedeltà», «conveniente trattamento, riguardi speciali»,
glimento del contratto e il risarcimento del danno. La «diritto di correzione e di vigilanza». Libertà e ugua-
spiegazione della norma – tutta rivolta al domestico e glianza hanno carattere giuridico «di fronte al con-
all’operaio – merita di essere riportata per esteso: tratto» ma non è possibile «apprezzare colla stessa
misura» il rapporto che riproduce uno «stato di dipen-
Né per sottrarsi all’adempimento delle sue obbliga-
zioni o al risarcimento de’ danni basterebbe al dome- denza» (di «soggezione», di «diminuzione della libertà»)
stico o all’operaio di addurre che esistono motivi one- «attestato dai fatti» e solo per questo insito nella «natura
sti pei quali deve essere dispensato da ulteriore di questo contratto» (p. L). La condizione degli ope-
servizio, come il bisogno di assistenza che abbiano i rai è presentata «sempre più libera di quella dei dome-
suoi genitori o i suoi figli […]. Duranton ha insegnato stici» ma contiene anch’essa «una certa limitazione della
in contrario che questi ed altri simili motivi danno personale libertà»; una limitazione che, se contenuta
diritto allo scioglimento del contratto, ma questa sua «entro giusti confini», non può essere vietata dalla legge
dottrina, se può commentarsi come delicato senti- «a meno di abolire addirittura il contratto stesso» (p.
mento del cuore e omaggio estremo alla libertà del- 83). I giusti confini appaiono dettati ancora, però, dal-
l’uomo, non può ugualmente seguirsi in diritto posi- l’antico regime dei lavori, da una ricostruzione ricca
tivo, il quale non ha riconosciuto in verun luogo che di richiami alla dottrina e alla giurisprudenza di antico
essi siano causa sufficiente [per] sciogliere un vincolo regime (ci sono – scrive riprendendo un lessico tutto
giuridico volontariamente formato. Noi auguriamo medievale – servigi «che si prestano più al fondo che
ai domestici e agli operai che si trovassero in tale con- alla persona», p. 195), alle gerarchie familiari (signifi-
dizione padroni umani (p. 352). cativa, anche in questo caso, è l’interpretazione della
‘libertà di lavorare’ della moglie), alla dipendenza legata
Il giovane Marco Vita Levi qualche anno dopo pre- non al contratto ma alle ‘ragioni del cuore’.
senta la prima ampia trattazione in tema di locazione
di opere ponendo in primo piano la mancanza di «guida»
da parte del codice. L’«alto silenzio» osservato dal legi- Diritto comune e leggi sociali;
slatore in tema di locatio operarum («contratto oscuro diritto individuale e diritto sociale
e mutilato») trascura – scrive – l’importanza sociale del
lavoro, limitandosi a disegnare con «attraente sempli- A metà degli anni Ottanta la discussione parlamen-
cità» una materia poi in parte regolata razionalmente tare sul progetto di Domenico Berti per l’inversione
«con leggi di polizia». La scelta «razionale» del doppio dell’onere della prova nei casi di infortunio sul lavoro
binario (laconismo del codice e leggi di polizia) appare offre uno spaccato delle opposte convinzioni che divi-
migliorabile. Probabilmente ignaro dell’abrogazione dono la cultura giuridica. Lo scontro è tra quanti
del Master and servant act del 1867, Vita Levi lo invoca sostengono le ragioni del legislatore, la possibilità di
come modello (richiama «la speciale giurisdizione di fissare – anche contro il codice – norme specifiche per
polizia dei giudici di pace che possono condannare a il lavoro e quanti si oppongono a ‘una mistura’ tra ele-
multe e alla prigione i servi od i padroni») assieme ai mento giuridico e sociale nel diritto privato, presen-
conseils de prud’hommes francesi. In un momento carat- tando ogni deviazione dalle norme di diritto comune
terizzato da scioperi, da contrasti tra coalizioni, da come alterazione dell’uguaglianza, come assurda espo-
«lotte tra capitale e lavoro» è indispensabile, del resto, sizione dei principi ‘immutabili’ del codice ai venti
poter giungere a «buone e provvide decisioni» (M. Vita della politica e all’arbitrio della maggioranza.
Levi, Della locazione di opere e più specialmente degli Mantenere ferme le distinzioni significa allonta-
appalti, 1° vol., 1876, pp. XXII e segg.). nare dal diritto comune una socialità invadente, pronta
La realtà sociale conflittuale si affaccia, però, solo a riassorbire il cittadino nello Stato, a sopprimere la
per un attimo; la ricostruzione dell’istituto è infatti libertà individuale. Gian Pietro Chironi assume come
ancora specchio di una società di antico regime. La fondamentale criterio-guida nella sua lettura degli
distinzione tra locatio operis e locatio operarum è data, infortuni la distinzione netta tra ‘questione giuridi-
per es., esclusivamente dal riferimento al «risultato» o ca’ e ‘questione sociale’; Vittorio Polacco offre la for-
alla «durata» mentre è considerata irrilevante la pre- mula per tenere lontana dal codice la temuta inva-
senza di «una certa qual dipendenza del locatore delle denza della socialità:
opere dal conduttore di esse» (p. XII). La classifica-
resti il Codice nella sua essenza qual è, e i pochi prov-
zione nasconde la difficoltà di legare il libero contratto vedimenti di legislazione sociale, per avventura neces-
a una dipendenza che è rappresentata come espres- sari, vi si accolgano intorno, sotto forme di leggi sin-
sione di ‘vincoli speciali’, di pratiche sociali iscritte gole, quasi pianeti attorno al Sole (La funzione sociale
nella ‘natura delle cose’. Le opere domestiche, in par- dell’odierna legislazione civile, 1885, p. 24).
ticolare, contengono «un rapporto personale speciale»,
un rapporto in cui «si insinua una qualche cosa che A metà degli anni Ottanta le distinzioni sono
non è un rapporto strettamente contrattuale». Non comunque difficili da mantenere entro una società

425
GIOVANNI CAZZETTA

divisa e in cui sempre più forte si leva la richiesta – forme di integrazione dei soggetti entro una società
anche da parte dei giuristi – di un «provvido inter- pacificata dall’iniziativa riformatrice statale. Entro que-
vento di una potenza ugualmente amica, autorevole sto quadro la distinzione tra ‘elemento individuale’ e
ed imparziale» in grado di far «cessare le cause e gli ‘sociale’ gioca un ruolo fondamentale più che per respin-
effetti di una lotta per tutti certamente disastrosa» (E. gere in modo assoluto l’intervento dello Stato, per
Cimbali, La Nuova Fase del diritto civile nei rapporti negare l’ingresso del ‘socialismo’ nel codice, l’assog-
economici e sociali, 1885, pp. 55 e 56). gettamento senza limiti del diritto ‘uguale’ degli indi-
Emergono nuove consapevolezze riguardo al lavoro vidui a doveri sociali incompatibili con la ‘privata uti-
industriale. Nel 1887 Guido Fusinato (1860-1914) lità’, incarnata dalla proprietà e dalla libertà contrattuale
denunzia l’impossibilita di giungere a una soluzione (così, per es., contrastando le tesi di Otto von Gierke;
del conflitto sociale conservando il «dispregio» e il C. Nani, Il socialismo nel codice civile, 1892, pp. 35-36).
«silenzio» del legislatore riguardo al contratto di lavoro, Attraversata da contrastanti tensioni è anche
ignorando l’impossibilità «di fatto» dell’operaio «di far l’istanza di riforma del contratto di lavoro. La ricerca
uso di quel libero volere che è condizione essenziale di un nesso tra nuova realtà economica e diritto è al
per la validità del contratto». Il nuovo mondo esige centro dell’attenzione di Luigi Tartufari (1864-1931).
nuove forme di tutela, nuove forme di responsabilità: Imprigionata dagli interessati silenzi del codice e dalla
occorre – conclude Fusinato – immettere nel contratto «vana» esaltazione della liberta contrattuale (vana per-
«un contenuto obbligatorio […] indipendente dalla ché «il salariato di oggi ben poco differisce dallo schiavo
volontà delle parti» ed è necessario ridisegnare la dell’antichità»), la ricostruzione del giurista ha però
responsabilità civile considerando gli infortuni sul armi spuntate: l’interpretazione estensiva delle regole
lavoro come «accessorio inevitabile» del lavoro in fab- della locazione di cose alla locatio operarum appare
brica (Gli infortuni sul lavoro e il diritto civile, 1887, ripugnante e assurda (come dimenticare infatti che «la
in Id., Scritti giuridici, 2° vol., 1921, pp. 67 e segg.). prestazione oggetto del contratto [è] strettamente con-
È ancora però il timore di uno sconvolgimento del nessa alla persona che ne è il subbietto»); pericoloso
codice a essere prevalente: la nuova realtà – afferma è anche il riferimento agli usi che «rappresenta[no] il
un coro crescente di voci – non deve spingere ad «alte- diritto e la volontà di coloro cui l’attuale ordinamento
razioni nelle ordinarie norme giuridiche», alla crea- economico assicura nel contratto la posizione preva-
zione di ‘privilegi’. Movendo da tale convinzione, si lente». L’adeguamento del diritto alla società indu-
mira a disegnare una disciplina separata, speciale, pub- striale richiede dunque riforme: occorre codificare
blicistica. Il lungo dibattito parlamentare che portò nuove disposizioni generali del contratto e porre in
alla legge del 1898 sugli infortuni, pur assumendo leggi speciali tutto quanto attiene a «una manifesta
come punto di riferimento la ricostruzione del ‘rischio disuguaglianza della posizione reciproca dei contra-
professionale’ di Fusinato, si caratterizzò soprattutto enti» (Del contratto di lavoro nell’odierno movimento
per la preoccupazione di tener distinta l’essenza della sociale e legislativo, 1893, pp. 11, 36, 39). La propo-
questione giuridica dalla questione sociale, i severi sta, sia pure entro un quadro di rinnovate sensibilità
principi del diritto dai criteri larghi e flessibili della (Grossi 2000, pp. 57 e segg.), non abbandona del tutto
pubblica utilità (Cazzetta 1991, pp. 409 e segg.). le divisioni, quasi a non voler turbare le disposizioni
Le distinzioni appaiono più che mai necessarie di generali del contratto con il riferimento alla manife-
fronte all’accrescersi di richieste di legislazione sociale. sta disuguaglianza delle parti.
In una scienza giuridica attraversata sin dall’inizio Chi insiste ancora negli stessi anni sull’estensione
degli anni Ottanta dal diffondersi di aperture all’evo- alla locazione d’opere dei principi della locazione di cose
luzionismo, alla sociologia e al socialismo, la legge tenta, almeno in prima battuta, una via più impervia
sociale è presentata sempre più come lo strumento che si sforza di fare a meno dell’intervento legislativo:
essenziale per «incorporare» nel codice civile solida- l’obbligo per il datore di lavoro di «custodire», «difen-
rietà (A. Tortori, Individualismo e socialismo nella dere» «sorvegliare» e «restituire in buono stato» la per-
riforma del diritto privato, «La scienza del diritto pri- sona del lavoratore ha il vantaggio di offrire uno schema
vato», 1895, 3, pp. 575 e segg.), per scorgere «un nuovo per affrontare senza l’intervento della legge anche la
mondo che sorge e debella un mondo vecchio che tra- questione degli infortuni (P. Jannaccone, Il contratto
monta» (F. Perrone, Lo spirito sociologico nel diritto di lavoro, «Archivio giuridico», 1894, 53, pp. 143 e segg.).
commerciale, «La scienza del diritto privato», 1895, 3, La soluzione appare però debole e si è così costretti a
p. 72; cfr. anche G. Vadalà Papale, Diritto privato e far ritorno al tema della riforma: riforma complessiva
codice privato-sociale, «La scienza del diritto privato», dell’«assoluto individualismo» codicistico inidoneo a
1893, 1, pp. 23 e segg.), per giungere a un ‘codice del «governare la vita odierna, in cui l’interesse sociale deve
lavoro’ (G. Salvioli, I difetti sociali del codice civile in sovrapporsi all’individuale, e l’azione singola cedere
relazione alle classi non abbienti ed operaie, 1890). all’associata» (P. Jannaccone, Contratto di lavoro, in
Il dato unificante delle variegate prospettive inno- Enciclopedia giuridica italiana, 3° vol., 1898, p. 1030).
vatrici (difficili da raccogliere entro l’unificante eti- Negli ultimi anni del secolo gli obiettivi della ri-
chetta di ‘socialismo giuridico’) è la necessità di nuove forma sono chiari – occorre eliminare «l’antagonismo

426
IL LAVORO

tra il diritto e la realtà» (C. Betocchi, Il contratto di diritto «naturale, indipendente e autonomo» che stava
lavoro nell’economia e nel diritto, 1897, p. 24), spostare nascendo dal sindacato operaio.
finalmente l’attenzione dal «servigio» al «lavoro», alla Per ragioni molto diverse, le diffidenze nei con-
«figura dell’operaio, sconosciuta fin oggi» (Vadalà fronti della riforma erano forti nella civilistica ‘uffi-
Papale, in Atti del IV congresso giuridico nazionale, 2° ciale’, sempre più protesa verso una ‘purificazione’
vol., 1897, pp. 30 e segg.) – meno i suoi contenuti. La scientifica del suo strumentario tecnico, sempre più
diffusione delle pagine di Anton Menger (Il diritto attraversata da umori antilegislativi e da diffidenze
civile e il proletariato, 1894) aiuta a scrivere puntuali nei confronti della «moda funesta» di richiedere tutto
atti di accusa nei confronti dell’ordine individuali- allo Stato. L’importante monografia Il contratto di
stico e a valorizzare il ruolo interventista dello Stato; lavoro nel diritto positivo italiano (1901) di Lodovico
ci si guarda bene, però, dall’accogliere i diritti di con- Barassi si inserisce in questo nuovo clima, caratteriz-
tenuto ‘economico’ come il diritto al pieno prodotto zandosi per il polemico distacco dagli scritti ‘giuri-
del lavoro e il diritto al lavoro. L’obiettivo della riforma dico-sociologici’ e il rifiuto della ‘codificazione del
è soprattutto la ricerca di una nuova ‘armonia’. contratto di lavoro’. Barassi esaspera le distinzioni tra
Le pagine di Modica ben riassumono consapevo- diritto comune e leggi sociali, tra parte immutabile
lezze e incertezze di fine secolo. Priva di esitazioni è del diritto e parte transeunte, circolanti negli scritti
la ricognizione della situazione del presente generata antecedenti. La sua posizione è chiara: il dilemma
dalle promesse tradite dalla Rivoluzione francese e posto dalla relazione libertà/subordinazione va risolto
dall’altra «pacifica, ma non meno grande, rivoluzione» entro il diritto comune, senza contaminare i veri prin-
quella industriale: la società è caratterizzata dall’ac- cipi giuridici con norme ‘pubblicistiche’, ‘transito-
crescersi delle disuguaglianze, dalla spietata lotta per rie’, ‘sociali’. Chiamato agli inizi del secolo a far parte
gli interessi posta in essere dalle coalizioni delle «due della Commissione legislativa per la riforma del con-
figure tipiche della società moderna», l’imprenditore tratto di lavoro, aveva dunque ben poco da offrire:
e l’operaio. Non meno sicura è l’indicazione del rime- nella prima edizione della sua opera si negava, del
dio: la pacificazione della società si realizza «col diritto»; resto, qualsiasi rilevanza alla norma inderogabile
la «saggia legislazione» deve unire la società, «ristabi- (richiesta con forza – come abbiamo visto – in tutti gli
lire l’armonia» e affermare «vero progresso» (Il con- scritti di fine secolo) e non si dedicava alcuna atten-
tratto di lavoro nella scienza del diritto civile e nella zione al cruciale tema della contrattazione collettiva.
legislazione, cit., pp. 12 e segg., 443). La disattenzione – in parte colmata nella seconda edi-
Per delimitare la «sconfinata libertà» di contratto, zione (1915-1917) – riguardava gli aspetti più rile-
per «impedire che la disuguaglianza di fatto produca vanti del diritto del lavoro in formazione; un partico-
la disuguaglianza di diritto», per far sì che la fabbrica lare questo talora trascurato da chi lo pone come
non sia più «un piccolo regno dispotico, dove il padrone l’indiscusso ‘padre’ della disciplina.
esercita il suo potere sovrano sugli operai», si chie- Entro le categorie ‘ufficiali’ della scienza giuridica
dono «norme assolute, obbligatorie da cui le parti non era difficile da contenere soprattutto la dimensione
possano prescindere». Nello stesso tempo, però, si collettiva del lavoro. Non a caso l’attenzione dei giu-
teme che l’intervento statale risulti dannoso per l’in- risti al fenomeno arrivò tardi, sollecitata da istanze
dustria e per gli stessi operai, posti «in balia di un altro che nascevano ‘dal basso’, dal vivo della nuova realtà
padrone non meno prepotente e tiranno, per quanto esplorata da giudici ‘senza toga’ (Romagnoli 1995, pp.
largo verso di loro di cure affettuose e di favori non 89 e segg.). Istituiti dopo un lungo iter parlamentare
richiesti: la legge». La proposta di riforma torna così nel 1893, i probiviri erano stati ideati per creare ‘una
a far emergere la separazione tra diritto comune e leggi tenda di pace’ nei conflitti industriali. Pur essendo
speciali, tra diritto individuale e diritto sociale: nel chiamati a pronunciarsi secondo equità limitatamente
codice civile – conclude Modica – dovranno confluire alle controversie individuali, essi riuscirono però a
solo «veri» principi giuridici «per loro natura fermi e svolgere un’azione significativa anche in tema di scio-
costanti», mentre le «norme morali», le disposizioni pero e di contrattazione collettiva. Enrico Redenti
minuziose e mutevoli dovranno essere lasciate al domi- (1883-1963), pur diffidente nei confronti di un rin-
nio delle «leggi speciali» (pp. 128 e segg., 170, 433). vio al ‘diritto dell’avvenire’, pur invitando al rispetto
del diritto vigente, si accostò con sensibilità allo stu-
dio delle sentenze dei probiviri ricercando nessi tra
Nella crisi dello Stato liberale dati empirici e ricostruzione dogmatica (Caprioli 1992).
Lo studio di Redenti era stato promosso dall’Ufficio
L’illusoria fiducia nella possibilità di ottenere del lavoro, diretto da Giovanni Montemartini (1867-
‘diritto sociale’ dallo Stato borghese fu oggetto di 1913), che con inchieste e ricerche statistiche realizzò
sprezzante ironia da parte di chi, come il giovane agli inizi del secolo una vera e propria ‘scoperta del
Sergio Panunzio (Il socialismo giuridico. Esposizione lavoro’ (cfr. Passaniti 2008, pp. 96 e segg.). Nello
critica, 1906, pp. 31 e segg.) influenzato da Georges stesso ambito si formò anche il principale studio di
Sorel, diffidava di interventi «artificiali», esterni al Giuseppe Messina in tema di contrattazione collet-

427
GIOVANNI CAZZETTA

tiva, una ricerca caratterizzata dalla convinzione – rara collettiva del lavoro diventerà seria e quieta come la
tra i giuristi dell’Italia giolittiana – della necessità di contrattazione di borsa», come l’evoluta lotta degli
accompagnare l’intervento protettivo della legge con individui-proprietari (F. Carnelutti, Le nuove forme
strumenti giuridici atti a dar forza, e non a demoniz- di intervento dello Stato nei conflitti collettivi di lavoro,
zare, i ‘deboli coalizzati’. «Rivista di diritto pubblico», 1911, 1, pp. 407 e segg.;
Lo scritto di un economista, Antonio Boggiano cfr. P. Costa, Lo Stato immaginario. Metafore e para-
(1873-1965), allievo di Giuseppe Toniolo, può essere digmi nella cultura giuridica italiana fra Ottocento e
utile per mettere a fuoco ‘dall’esterno’ le contrastanti Novecento, 1986, pp. 382-85).
tensioni presenti nella scienza giuridica all’inizio del Nella «disciplina giuridica dei rapporti collettivi di
Novecento. Boggiano ricerca – sulla scia dell’enciclica lavoro» della legge del 3 aprile del 1926 Carnelutti non
Rerum novarum di Leone XIII (1891) e delle pagine fu il solo a intravvedere la piena affermazione del
di Toniolo – una via intermedia tra «collettivisti e indi- ‘regno del diritto’, l’approdo all’armonia, a un’evo-
vidualisti», tra «socialisti e conservatori». La legisla- luta forma di persuasione al contratto.
zione sociale (intesa nella duplice veste di ‘limitazione
dell’azione dell’individuo’ e di ‘azione positiva dello
Stato’) è presentata come lo strumento idoneo a offrire Opere
una rigenerazione della legalità, contrastando sia l’in-
dividualismo, sia «il diritto di classe». L’immagine E. Pacifici Mazzoni, Il Codice civile italiano commentato, 4,
comtiana dell’individuo che nasce carico di obblighi Trattato delle locazioni, Firenze 1869.
verso la società e la lezione di Léon-Victor-Auguste M. Vita Levi, Della locazione di opere e più specialmente degli
appalti, 1° vol., Della locazione delle opere, Torino 1876.
Bourgeois (Solidarité, 1896) sul «debito» nei confronti E. Cimbali, La Nuova Fase del diritto civile nei rapporti
della società sono ampiamente riprese. Distaccandosi economici e sociali, Torino-Roma-Napoli 1885.
però dalla «nuova dottrina della solidarietà», Boggiano G. Fusinato, Gli infortuni sul lavoro e il diritto civile (1887),
ricerca una «perfetta coincidenza», «armonia», tra i sin- in Id., Scritti giuridici, 2° vol., Torino 1921.
goli e «gli enti» («organismi vivi di per sé, aventi scopi L. Tartufari, Del contratto di lavoro nell’odierno movimento
propri, funzioni particolari»), e tra gli enti e lo Stato. sociale e legislativo, Macerata 1893.
La catena di solidarietà che unisce individui e gruppi P. Jannaccone, Il contratto di lavoro, «Archivio giuridico»,
1894, 53, pp. 111 e segg.
culmina nello Stato rigenerato: I. Modica, Il contratto di lavoro nella scienza del diritto civile
lo Stato, diciamo, perché è l’organo legittimo di rap- e nella legislazione, Palermo 1897.
presentanza degli interessi sociali, dei diritti collet- Atti del IV congresso giuridico nazionale, 2° vol., Napoli 1897
tivi, lo Stato non l’insieme indecomposto, la massa (in partic. G. Vadalà Papale, La costruzione giuridica
amorfa degli individui (L’azione dello Stato nel con- del contratto di lavoro, pp. 9-91; C. Betocchi, La
costruzione giuridica del contratto di lavoro, pp. 93-216).
flitto fra interessi collettivi e individuali, 1904, pp. 121 P. Jannaccone, Contratto di lavoro, in Enciclopedia giuridica
e segg., 130, 138). italiana, 3° vol., Milano 1898, ad vocem.
E. Redenti, Massimario della giurisprudenza dei probiviri,
Nella crisi della ‘troppo semplice’ dicotomia otto- Roma 1906.
centesca tra individui e Stato (Grossi 2000, pp. 119 e F. Carnelutti, Le nuove forme di intervento dello Stato nei
segg.), il problema cruciale diviene il raccordo tra l’au- conflitti collettivi di lavoro, «Rivista di diritto pubblico»,
tonomia dei gruppi e l’autorità dello Stato. L’analisi 1911, 1, pp. 406 e segg.
della nuova realtà genera ora lucide diagnosi sulla crisi F. Carnelutti, Infortuni sul lavoro. Studi, Roma 1913.
dello Stato moderno, ora sempre più pressanti richie-
ste di ‘imposizione di armonia’.
Direttamente coinvolto, come presidente di un Bibliografia
collegio, nell’esperienza dei probiviri, particolarmente
attento a considerare la legislazione sociale come D.S. Landes, The unbound Prometheus, Cambridge 1969 (trad.
fecondo terreno di trasformazione del diritto comune, it. Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo
industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri,
Francesco Carnelutti (1879-1965) racchiude nei suoi Torino 1978).
scritti giuslavoristici le opposte tensioni del periodo: P. Costa, Il progetto giuridico. Ricerche sulla giurisprudenza
se ferma è la critica nei confronti delle miopie rico- del liberalismo classico, Milano 1974.
struttive della ‘civilistica borghese’ e la valorizzazione U. Romagnoli, Lavoratori e sindacati tra vecchio e nuovo diritto,
nel diritto comune di costruzioni attente alla dimen- Bologna 1974.
sione sociale del lavoro (Infortuni sul lavoro. Studi, L. Gaeta, Infortuni sul lavoro e responsabilità civile. Alle origini
1913), altrettanto decisa è la richiesta di ‘nuove forme del diritto del lavoro, Napoli 1986.
P. Grossi, «La scienza del diritto privato». Una rivista-progetto
di intervento dello Stato nei conflitti collettivi’. Occor- nella Firenze di fine secolo 1893-1896, Milano 1988.
rono forme nuove per superare una conflittualità col- G.C. Jocteau, L’armonia perturbata. Classi dirigenti e percezione
lettiva che si manifesta con modalità ‘primitive’ di degli scioperi nell’Italia liberale, Roma-Bari 1988.
lotta (lo sciopero), per far evolvere i conflitti collet- G. Cazzetta, Responsabilità aquiliana e frammentazione del
tivi verso una «guerra lecita». Così «la contrattazione diritto comune civilistico. 1865-1914, Milano 1991.

428
IL LAVORO

S. Caprioli, Redenti giurista empirico, introduzione a E. P. Passaniti, Storia del diritto del lavoro, 1, La questione del
Redenti, Massimario della giurisprudenza dei probiviri contratto di lavoro nell’Italia liberale, 1865-1920, Milano
(1906), Torino 1992. 2006.
L. Castelvetri, Il diritto del lavoro delle origini, Milano 1994. B. Veneziani, L’evoluzione del contratto di lavoro in Europa
U. Romagnoli, Il lavoro in Italia. Un giurista racconta, Bologna dalla rivoluzione industriale al 1945, in Percorsi di diritto
1995. del lavoro, a cura di D. Garofalo, M. Ricci, Bari 2006,
P. Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa, 2° vol., pp. 147 e segg.
L’età delle rivoluzioni, 1789-1848, Roma-Bari 2000. G. Cazzetta, Scienza giuridica e trasformazioni sociali. Diritto
P. Grossi, Scienza giuridica italiana. Un profilo storico. 1860- e lavoro in Italia tra Otto e Novecento, Milano 2007.
1950, Milano 2000. P. Passaniti, Filippo Turati giuslavorista. Il socialismo nelle
P. Marchetti, L’essere collettivo. L’emersione della nozione di origini del diritto del lavoro, Manduria-Bari-Roma 2008.
collettivo nella scienza giuridica italiana tra contratto di U. Romagnoli, Giuristi del lavoro. Percorsi italiani di politica
lavoro e Stato sindacale, Milano 2006. del diritto, Roma 2009.

429