Sei sulla pagina 1di 43

MANUALE DI STUDI SULLA TRADUZIONE – JEREMY MUNDAY

CAPITOLO 1 - QUESTIONI FONDAMENTALI NEGLI STUDI SULLA TRADUZIONE


Concetti chiave
- la pratica della traduzione è affermata da molto tempo ma la disciplina degli studi sulla
traduzione è nuova
- nei circoli accademici, in passato la traduzione è stata relegata solamente a un’attività mirata
all’apprendimento linguistico
- si è verificata una continua spaccatura fra la pratica e la teoria della traduzione
- lo studio della traduzione (di solito letteraria) è iniziato attraverso la letteratura comparata, i
“laboratori” di traduzione e l’analisi contrastiva
- The name and nature of translation studies di James S. Holmes è considerato lo statuto di
una nuova disciplina, in quanto ne propose sia la denominazione che la struttura
- Inizialmente il campo della ricerca in branche interconnesse di studi sulla traduzione teorici,
descrittivi ed applicati
- Gli studi sulla traduzione si sono ampliati enormemente e sono ora considerati una
interdisciplina

1.1 Il concetto di traduzione


A causa della rapida crescita di quest’area si è dovuto fare un’ampia selezione del materiale,
per questo motivo il libro si concentra sulla traduzione scritta che su quella orale
(interpretazione o interpretariato).
Traduzione ha più significati in quanto si può riferire:
- all’argomento generale
- al prodotto (il testo tradotto)
-al processo (l’atto di produrre, cioè tradurre)

Processo traduttivo fra due diverse lingue scritte prevede la modificazione di un testo originale
(testo di partenza = TP) scritto nella lingua verbale originale (la lingua di partenza = LP) per
arrivare ad un testo scritto (testo d’arrivo = TA) in una diversa lingua verbale (lingua d’arrivo =
LA) -> Traduzione “interlinguistica”

Le categorie di traduzione descritte dallo strutturalista Roman Jakobson nel saggio Linguistic
aspects of translation, 1959:
1. Intralinguistica: detta anche riformulazione; l’interpretazione dei segni linguistici per mezzo
di altri segni della stessa lingua -> riformulazione, riassunto, riscrittura di un’espressione
2. Interlinguistica; o traduzione propriamente detta; l’interpretazione di segni linguistici per
mezzo di un’altra lingua -> quando per es. Il testo viene trasformato in musica, film, quadro
3. Intersemiotica; o trasmutazione; l’interpretazione di segni linguistici per mezzo di sistemi di
segni non linguistici -> traduzione tra due diverse lingue verbali.
La nozione stessa della traduzione propriamente detta è stata messo in discussione
recentemente, così come la stabilità del testo di partenza e il testo d’arrivo. La questione
odierna degli studi sulla traduzione: che cos’è la traduzione propriamente detta e in cosa si
differenzia dall’adattamento o dalla versione. Esistono varie teorie sulla traduzione: da Sandra
Halverson, 1999, che considera la traduzione come una classificazione prototipica, ad Anthony
Pym, 2004, che trova discontinuità in certe nuove modalità come la traduzione-localizzazione,
a Maria Tymoczko, che esamina i termini che le altre culture usano per indicare la traduzione,
fenomeno indicativo di un orientamento concettuale dove l’obiettivo della stretta fedeltà
lessicale ad un originale potrebbe non essere condiviso: in india esistono rupantar=cambio di
forma, anuvad=seguire; in arabo tajama=biografia; in Cina fan yi=rivoltare.

1.2 Cosa sono gli studi sulla traduzione?


Nel corso della storia le traduzioni hanno avuto funzioni cruciali nel fornire accesso a testi
importanti per scopi legati agli studi e alla religione.
Lo studio della traduzione come materia accademica ha inizio solamente negli ultimi 60 anni.
Nel mondo anglofono questa disciplina è nota con il nome di translation studies grazie allo
statunitense James S.Holmes.
Le opere che avviano allo studio di questa odierna disciplina sono:
- intervento di James S.Holmes, 1972 (diffuso nel 1988), in cui descrive la disciplina nascente
come interesse verso l’insieme dei problemi raggruppati attorno al fenomeno del tradurre e
della traduzione
- Translation studies: an integrated approach di Mary Snell-Hornby, 1988, dove accenna alla
richiesta che gli studi della traduzione vengano visti come una disciplina indipendente,
avanzata da diverse direzioni. Nella prefazione della 2° ed. 1995, parla di stupefacente sviluppo
degli studi sulla tradizione come disciplina indipendente e del prolifico dibattito internazionale
sull’argomento.
- The routledge encyclopedia of translation di Mona Baker, 1998 in cui accenna alla nuova
disciplina come forse LA disciplina degli anni novanta.
Gli studi sulla traduzione hanno acquisito maggior rilievo grazie a:
- la proliferazione di insegnamenti specializzati di traduzione e interpretazione a livello di corsi
di laurea e post laurea.
- moltiplicarsi di convegni, libri e riviste sulla traduzione in diverse lingue (v.p.30; rivista
internazionale di tecnica della traduzione): Babel, Meta, TTR, Target, The translator, Across
languages and cultures, Translation and Literature, Perspectives, Rivista internazionale di
tecnica della traduzione, translation studies, Hermeneus, Livius, Sendebar, The journal of
specialized translation, New voices, Translation Studies Bibliography, Translation studies
abstracts, The linguist, In other words
- associazioni internazionali: Federazione internazionale degli traduttori, 1953, francese,
Canadian association for translation studies, European society for translation studies,
European association for studies in screen translation

1.3 breve storia della disciplina


- Cicerone e Orazio trattano la tecnica della traduzione nel 1° sec. a.C.
- l’approccio alla traduzione della Septuaginta dal greco al latino di San Girolamo 4° sec. a.C.
influenzerà le successive traduzioni delle Sacre Scritture
- nell’Europa occidentale la traduzione della Bibbia sarà campo di battaglia delle ideologie
contrastanti, soprattutto durante la Riforma del 16° sec.
- in Cina il dibattito sulla pratica della traduzione inizia con la traduzione dei sutra buddisti nel
1° sec.
- la pratica della traduzione si afferma come disciplina accademica solo nella seconda metà del
20° sec.
- Prima di allora (fine 18° - fine anni ‘60) la traduzione è usata come strumento di apprendimento
delle lingue moderne con il nome di metodo grammatico-traduttivo. Dapprincipio si applicava a
greco e latino, per estendersi alle lingue moderne. Era incentrato sull’apprendimento
mnemonico delle regole e delle strutture grammaticali della lingua straniera. Tali regole
venivano messe in pratica tramite la traduzione di frasi scollegate fra loro e costruite
artificialmente, illustranti la struttura e l’oggetto di studio. Si andava avanti con questo metodo
finché non si acquisivano abilità linguistiche necessarie per leggere l’originale.
Fu progressivamente screditato negli anni ‘60 con l’ascesa del metodo diretto o approccio
comunicativo che sfruttava la capacità naturale di apprendere la lingua e riproduceva delle
condizioni “autentiche” di apprendimento linguistico.
Questo potrebbe spiegare perché la traduzione fosse considerata una disciplina di livello
inferiore dagli accademici.
- In USA la traduzione, soprattutto letteraria, fu promossa nelle università negli anni 60’ tramite
i laboratori di traduzione, basati sui laboratori di lettura di Richards e sull’approccio della critica
pratica e pensati per l’introduzione di nuove traduzioni nella cultura d’arrivo e per un dibattito
sul processo traduttivo e sulla comprensione del testo.
Parallelamente esisteva anche il laboratorio di lettura comparata, dove questa veniva
paragonata a livello transnazionale e transculturale attraverso la lettura di letteratura in
traduzione.
- La traduzione diventa oggetto di ricerca nell’analisi contrastiva, ovvero lo studio di due lingue
a confronto il cui scopo è individuare le loro differenze specifiche e generali, dove la gran parte
dei dati è fornita da traduzioni ed esempi tradotti. Si sviluppò come area sistematica di ricerca
dagli anni ‘30, a ribalta negli anni ‘60-’70; ha esercitato notevole influenza su altri studi, come
ad es. quelli di Vinay e Darbelnet, 1958. Tuttavia, essa non incorpora fattori socioculturali e
pragmatici, nè il ruolo di traduzione come atto comunicativo.
- L’approccio alla traduzione più sistematico e orientato verso la linguistica, più scientifico,
comincia ad emergere negli anni ‘50-’60 e inizia a delineare la ricerca accademica in materia
di traduzione. Tra gli esempi troviamo: Vinay e Darbelnet per inglese e francese, 1958;
Malblanc per francese e tedesco, 1963; Mounin, 1963; Nida incorpora alcuni elementi della
grammatica generativa di Chomsky come base teorica per i suoi libri, usati come manuali pratici
per i traduttori della Bibbia.
“Scienza” fu usata da Nida nel titolo del suo libro “Towards a science of translating”, 1964;
l’equivalente tedesco da Wolfang Wilss nel corso del suo insegnamento e della ricerca; da
Koller; dalla Scuola di Lipsia.

1.4. La “mappa” di Holmes/ Toury


Il saggio The name and nature of translation studies, in realtà una forma ampliata dell’intervento
dell’autore nella Third international congress of applied linguistics a Copenhagen, 1972, di
James Holmes, 1988 è fondamentale per lo sviluppo della traduzione come disciplina a sè
stante. Gentzler lo definisce lo statuto fondante del campo di studi e Snell-Hornby concorda.

Holmes nel suo intervento pone accento sul limite della ricerca sugli studi della traduzione dato
dal fatto che essa si distribuisca su discipline più vecchie e sottolinea la necessità di istituire
dei canali di comunicazione che si muovano attraverso le discipline tradizionali per raggiungere
tutti gli studiosi che lavorano su questo campo.
Dunque propone un impianto generale che descriva tutti gli ambiti affrontati dagli studi sulla
traduzione e che più tardi verrà illustrato nella mappa da Toury (è lui che tratteggia e collega le
limitazioni alla sezione descrittiva). Holmes stesso dice che queste suddivisioni sono artificiali
e che le aree si influenzano tra di loro. Il merito dell’impianto è tuttavia quello di chiarire e
ripartire le varie aree degli studi sulla traduzione spesso confuse in passato, come afferma
Toury.
Questa mappa è ancora usata come punto di partenza per gli studi sulla traduzione, nonostante
i successivi dibattiti teorici abbiano cercato di riscriverne alcune parti e la ricerca attuale abbia
modificato il pov.

Gli studi sulla traduzione sono:


1. Puri
Gli obiettivi della “ricerca pura” sono:
1. Descrittivi - teoria descrittiva della traduzione => descrizione dei fenomeni traduttivi
Hanno tre possibili studi descrittivi orientati verso l’analisi di:
1. Il prodotto => analisi delle traduzioni esistenti:
- Gli studi sulla piccola scala: l’analisi descrittiva di un’unica copia TP-TA; anlisi
comparata di diverse versioni dello stesso TP in una o più LA.
- Gli studi sulla scala più vasta hanno come oggetto di studio quelli della piccola,
esaminandoli però su un determinato periodo di tempo, lingua o tipologia di testo/
discorso. Possono essere diacronici o sincronici.
Questo tipo di studi potrebbe delineare una storia generale delle traduzioni nella sua
massima potenza espressiva.
2. La funzione => analisi delle traduzioni nella situazione socioculturale ricevente, cioè
analisi delle traduzioni orientate verso gli studi culturali; è uno studio di contesti: quali libri
sono stati tradotti, quando e dove, quale influenza hanno esercitato.
3. Il processo => si occupano della psicologia di traduzione, ovvero del tentativo di
scoprire cosa accade nella mente di un traduttore. È uno studio dal punto di vista cognitivo
riguardante i think-aloud protocols (nei quali si registrano le verbalizzazioni dei traduttori
relativi ai processi traduttivi mentre esso avviene).
2. Teorici - teoria della traduzione => costituzione di principi mirati a prevedere tali fenomeni
Si suddividono in:
1. Generali => pubblicazioni che descrivono di ogni tipo di traduzione e cercando di
trarre generalizzazioni rilevanti per la traduzione nel suo insieme.
2. Parziali => sono i risultati degli studi descrittivi che servono per sviluppare:
- una teoria generale della traduzione
- parziali teorie della traduzione prodotte in base agli studi delimitati:
1. Dal mezzo => queste teorie sono suddivise a seconda della traduzione
automatica o umana
2. Dall’area => sono teorie limitate a specifiche lingue o gruppi di lingue e/o culture.
Holmes dice che le teorie delimitate dalla lingua sono strettamente collegate alle
ricerche sulla linguistica contrastiva e stilistica.
3. Dal grado => teorie limitate a un livello specifico, solitamente lessicale o di frase.
Già ai tempi di Holmes c’era la tendenza verso l’analisi dei livelli testuali.
4. Dalla tipologia testuale => si occupano di tipologie e generi testuali precisi, ad
es. Trad. Lett.; commerciale e tecnica.
5. Dal periodo temporale => teorie limitate in base a specifici periodi di tempo (es.
Storia della traduzione)
6. Dal problema => teorie riguardanti problemi specifici, ad es. L’equivalenza
(questione chiave degli anni ‘60-’70) o l’esistenza di universali nella lingua tradotta.
Nota che Holmes stesso dice che si possono avere più limitazioni insieme
2. Applicati
1. formazione del traduttore => metodi didattici, tecniche
di valutazione, preparazione dei programmi dei corsi
2. Sussidi alla traduzione => dizionari, grammatiche e risorse informatiche
3. Critica della traduzione => valutazione delle traduzioni, compresi i voti alle traduzioni
studentesche e la revisione di Traduzioni pubblicate.

La sezione moderna degli “applicati” che incorpora i progressi tecnologici risulta così:

Un’area menzionata da Holmes è la politica della traduzione dove uno studioso di traduzione
è impegnato nella consulenza relativa al posto occupato dalla traduzione nella società,
compresa l’eventualità che essa fosse inclusa nell’insegnamento e apprendimento delle lingue.

1.5 Sviluppi dagli anni settanta


Il picco degli studi sulla traduzione a partire dagli anni settanta vede alla ribalta diverse aree
della mappa di Holmes:
- L’analisi contrastiva viene relegata ai margini
- La scienza della traduzione orientata verso la linguistica è in primo piano in Germania,
nonostante la messa in discussione e la rivisione del concetto di equivalenza cui si
accompagna (Pym). Qui nascono teorie incentrate sulle tipologie testuali (Reis) e sulla finalità
testuale (Skopostheorie di Reiss e Vermeer).
- alla fine degli anni ‘70 e negli ‘80 nasce un approccio descrittivo originato dalla letteratura
comparata e dal formalismo russo. A Tel Aviv Itamar Even-Zohar e Gideon Toury portano avanti
l’idea del polisistema letterario in cui diverse letterature e generi, opere originali e tradotte,
competono per il predominio. Ci sono diversi teorici del polisistema che lavorano in diversi paesi,
José Lambert e André Lefevere in Belgio mentre Sussan Bassnett e Theo Hermans in Regno
Unito. Un volume fondamentale è la raccolta dei saggi curata da Hermans 1985, The
manipulation of literature: studies in literary translation, al quale deve il nome la Manipulation
school. Questo approccio mantiene la sua autorevolezza per gran parte degli anni ‘90.
- nei primi anni ‘90 soprattutto in Australia e nel Regno Unito si sente l’influenza hallidayana
legata all’analisi del discorso e alla grammatica sistemico-funzionale, la quale vede il linguaggio
come atto comunicativo nel contesto socio-culturale. Questa viene applicata alla traduzione
nelle pubblicazioni di Bell 1991, Baker 1992, Hatim 1990 e Mason 1997.
- Gli anni ‘90 vedono l’inserimento di nuove scuole e concetti:
La ricerca di su traduzione e genere di Sherry Simon in Canada; la scuola cannibalista di Else
Vieira; la teoria postcoloniale della traduzione delle studiose bengalesi Tejaswini Niranjana e
Gayatri Spivak; l’analisi sugli studi culturali negli USA di Lawrence Venuti.
- Le tendenze di cui sopra proseguono nel primo decennio del nuovo millennio, con l’interesse
speciale nei confronti di traduzione, globalizzazione e resistenza, Cronin 2003 e Baker 2006;
sociologia e storiografia della traduzione, Inghilleri 2005, Wolf e Fukari 2007; nonché nelle
nuove tecnologie che hanno dato vita alla traduzione audiovisiva, alla localizzazione e all’uso
dei corpora per lo studio della traduzione.
- la caratteristica più recente della ricerca sulla disciplina della traduzione è la sua
interdisciplinarietà. Molti studiosi negli anni ‘90 vedono il futuro della disciplina della traduzione
nella interdisciplinarietà, come Snell-Hornby, 1994, Translation studies: an interdiscipline, o
nella ricerca di teorici come Niranjana, Hatim e Mason, Harvey e Tymoczko.
Loro si riferiscono alla definizione del ruolo di una interdisciplina nella società accademica dato
da Willard McCarty, Humanities computing as interdiscipline, 1999.
Costruendo la gerarchia delle discipline come ordine sistemico, lui ritiene che le discipline
“convenzionali” intrattengono un rapporto “primario” o “secondario” con una nuova
interdisciplina, quindi la nuova disciplina degli studi sulla traduzione avrebbe un rapporto
primario con la linguistica (semantica, pragmatica, ling. Applicata e contrastiva, cognitiva), le
lingue moderne e gli studi linguistici, la letteratura comparata, gli studi culturali (tra cui studi di
genere e quelli postcoloniali), la filosofia del linguaggio e del significato (l’ermeneutica e
decostruzionismo), e in tempi recenti la sociologia e la storia. Il rapporto fra studi sulla
traduzione e altre discipline è mobile (dalla linguistica contrastiva agli studi culturali, alle aree
d’informatica e media).
Tra i rapporti di tipo secondario si ha ad es. La formazione dei traduttori nei campi da cui
traggono testi di traduzione come giurisprudenza, medicina, o la formazione nelle aree delle
scienze di informazione allo scopo di affrontare le questioni legate alla traduzione assistita.
L’interdisciplinarietà sfida dunque il modo di pensare convenzionale e crea nuovi collegamenti
fra diversi tipi di conoscenza e tecnologie.
Alcuni studiosi vedono nell’interdisciplinarietà una minaccia, come ad es. Daniel Gile, che
sostiene che le collaborazioni con altre discipline sono sbilanciate in quanto queste risultano
essere più potenti in materia di prestigio, potere e mezzi economici; inoltre lnterdisciplinarietà
aumenta la gamma dei paradigmi e può indebolire la posizione della ricerca sulla traduzione in
quanto disciplina autonoma.
- Negli ultimi anni vi è stato il continuo emergere di nuove prospettive, ciascuna delle quali mira
a stabilire un nuovo paradigma negli studi sulla traduzione. Ciò ha provocato un dibattito
riguardante l’effettiva natura di un “terreno comune” in questa area di studi potenzialmente
frammentata. New tendencies in translation studies, Aijmer e Alvstad 2005, propone un
tentativo di riunire e valutare le metodologie di ricerca. La traduzione si è allontanata
dall’approccio prescrittivo a beneficio dello studio di come la traduzione effettivamente si
presenta. Quindi la scelta della teoria e della metodologia diventa essenziale e dipende dagli
obiettivi della ricerca e dei ricercatori.
La metodologia si è evoluta diventando più sofisticata e allo stesso tempo molteplicitamente
divergente, mentre gli studi sulla traduzione si sono spostati dallo studio del lessico a quello
del testo, contesto culturale, funzionamento ecc.
L’oggetto dello studio si è evoluto passando dalla traduzione come disciplina connessa alla
didattica e apprendimento allo studio di fenomeni che si verificano all’interno e intorno alla
traduzione e ora ai traduttori.
Recenti sviluppi hanno visto la crescente specializzazione e la continua importazione di teorie
e modelli da altre discipline.

CAPITOLO 2 - LA TEORIA DELLA TRADUZIONE PRIMA DEL XX SEC.

Concetti chiave
- il dibattito sulla traduzione “parola per parola” (“letterale”) in opposizione a “senso per senso”
(“libera”), il binomio discusso da san Girolamo nella sua traduzione della Bibbia in latino
- la controversia sulla traduzione della Bibbia rimane al centro della teoria della traduzione
occidentale per oltre un millennio
- i primi teorici erano traduttori che presentavano una giustificazione al proprio approccio nella
prefazione della traduzione, spesso non avendo accesso/ prestando attenzione alle prefazioni
degli altri traduttori
- l’importanza della traduzione dei testi sacri in Cina e Europa
- la vitalizzazione del volgare: Lutero e la Bibbia in tedesco
- nozioni chiave di “fedeltà”, “spirito”, “verità”
- l’influenza di Dryden e la triade metafrasi, parafrasi e imitazione, che segnò l’inizio di una
definizione più sistematica e precisa di traduzione
- i tentativi di Dolet e Tytler verso un approccio prescrittivo più sistematico
- Schleiermacher: un linguaggio a parte per la traduzione e il rispetto per l’elemento “altro”
- la vaghezza dei termini usati per la descrizione della traduzione

2.0 Introduzione
Il fulcro principale di questo capitolo è il tema ricorrente e centrale della traduzione “parola per
parola” e “senso per senso” che hanno dominato gran parte della teoria della traduzione, quella
che Newmark chiama “la fase prelinguistica della traduzione”.

2.1 Parola per parola o senso per senso?


Fino alla seconda metà del 20° sec. Si è rimasti fissi sulla, come la definisce Steiner, sterile
diatriba sulla triade composta da traduzione letterale, libera e fedele.
- la distinzione fra parola per parola e senso per senso risale a Cicerone, 1° sec. a.C., e San
Girolamo, fine 4° sec.
- Cicerone, De optimo genere oratorum, 46 a.C.; introduce qui il suo approccio alla traduzione
delineata nelle traduzioni degli oratori attici Eschine e Demostene, dicendo che li ha tradotti da
oratore (tendendo di riprodurre le emozioni), non da interprete (intende traduttore letterale,
parola per parola), rendendo i loro discorsi con il lessico appropriato alla sua lingua, non
rendendo parola per parola ma mantenendo il carattere e l’efficacia delle parole stesse.
In antica Roma il greco si traduceva parola per parola in latino, con quindi il suo l’equivalente
grammaticale più vicino, poiché i romani leggevano il testo tradotto con a fronte il testo di
partenza.
La denigrazione della traduzione parola per parola di Cicerone allo scopo di produrre un testo
esteticamente piacevole e creativo nella LA ebbe grande influenza nei secoli successivi.
- San Girolamo, il più celebre di tutti i traduttori, cita Cicerone per giustificare la propria revisione
della traduzione della Bibbia in latino commissionata da Damaso, vescovo di Roma. In questa
opera divenuta nota come la Vulgata, lui coregge le precedenti traduzioni del Nuovo
Testamento mentre per il Vecchio Testamento riprende l’ebraico, decisone giudicata
controversa da coloro che credevano nell’ispirazione divina della Septuaginta greca.
Nella lettera indirizzata al suo amico senatore Pammachio, “De optimo genere interpretandi”
395 d.C, delinea la sua strategia traduttiva dichiarando che nelle sue traduzioni dal greco in
latino, ad eccezione delle Sacre Scritture dove anche l’ordine di parole richiude il mistero
(alterazione del significato e della sintassi della bibbia era un’eresia.. è un prevenire il suo?),
mira a riprodurre integralmente il senso dell’originale, non a rendere parola per parola.
Questa dichiarazione di San Gerolamo è stata interpretata come parola per parola = traduzione
letterale, senso per senso = traduzione libera. È diventata l’espressione più chiara della polarità
fra i due approcci alla traduzione. Lui disprezza parola per parola in quanto TA diventa assurdo
e non rispecchia il contenuto e il senso del TP; senso per senso invece permetteva al
senso/contenuto di essere tradotto. Per illustrare il concetto per cui LA prende il sopravvento
sul significato TP si serve della metafora militare in cui il testo originale viene scortato nella LA
come farebbe un conquistatore con un prigioniero.
Qui si può già sorgere la diatriba sulla traduzione letterale - libera/ forma - contenuto.
- Negli anni recenti l’occidente si è interessato agli scritti sulla traduzione provenienti dalla Cina
e da altri contesti e questo interesse ha evidenziato importanti punti teorici.
Eva Hung, osservando la trasmissione di sutra 1°-8° sec. d.C. nota la problematizzazione dei
concetti quali testo originale e lingua di partenza in quanto, prima dell’affermazione del
sanscritto, in Asia probabilmente esistevano 5 o 6 LP, quindi altrettanti TP, che ovviamente
venivano anche recitati oralmente. Inoltre in molti casi, la versione in sanscritto è andata persa
quindi non c’è modo di confrontare i TP. In più, la prima bozza della traduzione veniva fornita
dalla persona bilingue che recitava il testo che veniva trascritto da degli assistenti prima della
revisione e spesso nel TA venivano incluse le considerazioni del maestro.
Invece, per quanto riguarda la polarità parola per parola o senso per senso, lo stesso tipo di
considerazione di Cicerone e Girolamo sembra essersi verificato anche nella storia della
traduzione cinese dei sutra buddisti dal sanscritto. Oltre alle considerazioni di carattere estetico
e stilistico come sopra, si muovono i primi passi verso la distinzione tra le tipologie testuali,
trattando in modo diverso i TP non letterari dai TA letterari. Inoltre, qui si pone anche la
questione della traslitterazione che mette in chiaro il problema delle traduzione di elementi e
nomi stranieri in una lingua non fonetica (cinese).
Hung e Pollard:
=> le traduzioni della prima fase, periodo dei tre regni, 148-265, erano parola per parola,
aderenti alla sintassi della LP e con largo uso della translitterazione, poiché si riteneva che le
sacre parole degli illuminati non dovevano essere modificate; erano praticamente
incomprensibili a coloro che non possedevano basi teologiche.
=> le traduzioni della seconda fase, dinastia Jin e quelle Nord e Sud, mutano verso yiyi, tradotto
circa traduzione libera; la sintassi viene sciolta a seconda dell’uso nella LA e le bozze affinate
per conferire una qualità letteraria superiore.
=> le traduzioni della terza fase, Dinastie Sui, Tang e Song del Nord, Xuan Zang pone accento
alla riproduzione/ mantenimento dello stile del TP ed elabora delle regole per la traslitterazione.
Le scelte traduttive venivano esposte nelle prefazioni alle traduzioni tra le quai intercorreva il
dibattito tra una versione libera, raffinata e abbreviata adattata al gusto del pubblico o una
traduzione letterale, fedele, ripetitiva e quindi illegibile.
- per quanto riguarda invece il mondo arabo, anche qui si verifica la polarità tra traduzione
letterale e libera. Si creò il grande centro di traduzione a Baghdad e nel 750-1250 (età abbaside)
ci fu un’intensa attività traduttiva in arabo del materiale scientifico e filosofico greco, spesso
tramite il siriano. Vennero adottati due metodi traduttivi, descritti così da Baker:
1° => trad. Altamente letterale dove ad ogni parola greca corrispondeva una araba, e se non si
verificava la corrispondenza si prendeva in prestito la parola greca; si rivelò fallimentare e
presto sostituito col secondo.
2° => traduz. Senso per senso nella quale si creavano TA scorrevoli e trasmettitori del
significato del TP senza distorcere LA.
- sia in cinese che in arabo la terminologia delle descrizioni dei metodi traduttivi è fortemente
influenzata dal discorso sulla traduzione europeo. Non è sbagliato anche se ci sono altri modi
per considerare la questione, ad es. Salama-Carr, con una prospettiva cronologica, nota come
queste strategie traduttive abbiano formato il sistema di pensiero alla base della cultura arabo-
islamica a livello sia concettuale che terminologico con l’aumento progressivo cronologico di
neologismi o di traslitterazioni e le conseguenti e relative note educative ed esplicative. Dimitri
Gutas, dalla prospettiva storica, spiega il mutamento dello stile traduttivo in base ai fattori sociali,
politici e ideologici. Sostiene che la richiesta di lavorare su una tale profusione di testi abbia
portato i traduttori alla sempre maggiore professionalizzazione e approfondita conoscenza del
greco. Le divergenze di stile le spiega non in base all’evoluzione ma perché vari gruppi di
traduttori lavorano in maniera indipendente su diversi insiemi di testi, ciascuno con le finalità
diverse.
2.2 Martin Lutero
In occidente le questioni della polarità tra tard. Letterale e libera per un millennio dopo san
Girolamo erano legate alla traduzione della Bibbia, testi religiosi e filosofici.
Non tutti si limitano a tali vincoli: l’umanista Leonardo Bruni, nelle sue traduzioni delle opere
filosofiche degli autori classici, sottolinea il mantenimento dello stile dell’autore, ritendendo che
questo fosse l’unico modo giusto di tradurre. Per mantenere i requisiti stilistici, il traduttore
doveva essere erudito e possedere un’eccellente conoscenza della lingua originale e notevole
abilità letteraria nella propria.
Per quanto riguardava la Bibbia, la chiesa cattolica romana mirava a proteggere il significato
“corretto” e ufficiale delle scritture, per cui la traduzione giudicata lontana dall’interpretazione
riconosciuta era bollata come eretica, censurata o bandita. I traduttori potevano anche essere
bruciati sul rogo, es. Teologo e traduttore William Tyndale (la cui trad. inglese della Bibbia fu
da base per la succ. Bibbia di re Giacomo; rapito, processato e giustiziato nei Paesi Bassi,
1536) e l’umanista Etlenne Dolet (condannato dai teologi della Sorbona per aver aggiunto nella
trad. L’espressione rien de tout dei dialoghi platonici, riguardante la vita dopo la morte; accusato
di blasfemia perchè non crede nell’immortalità, giustiziato 1546).
- Il progresso negli studi e nella conoscenza delle lingue bibliche e dei classici, simboleggiato
dall’edizione in greco del Nuovo Testamento da parte di Erasmo da Rotterdam, 1516, la nascita
delle nuove tecnologie nella stampa, il clima della Riforma, portano alla rivoluzione nella
traduzione dominante della Bibbia. La traduzione non letterale e riconosciuta era usata come
arma contro la chiesa. L’es. Più lampante è la traduzione del Nuovo, 1522, e Vecchio
Testamento, 1534, di Lutero nella varietà del tedesco centro-orientale, il quale grazie alla
diffusione delle traduzioni, si afferma come varietà standard. In Sendbrief von Dolmetschen,
1530, Lutero si difende dalla critica secondo cui lui avrebbe alterato le sacre scritture nella
traduzione delle parole di Paolo nella Lettera ai Romani introducendo la parola “soltanto” che
non si trovava nella frase latina corrispondente:
Arbitramus nomine iustificari ex fide absque operibus.
Wir halten, dass der Mensh gerecht werde ohne des Gesetzes Werk, allein durch den Glauben.
L’accusa era che l’atto di fede fosse sufficiente per una vita retta, ommettendo le opere della
legge (religiosa). Lui replica che la sua traduzione era in un tedesco puro e chiaro, in cui allein
sarebbe usato per enfasi.
Anche Lutero rifuta la traduzione parola per parola, che non sarebbe in grado di comunicare lo
stesso significato del TP.
Nonostante lui faccia progressi nella posizione di Gerolamo, la sua inclusione del linguaggio
della gente comune all’interno della Bibbia e le sue osservazioni in termini relativi alla lingua e
al lettore del TA furono di fondamentale importanza.
“ .. si deve guardare la loro (madre in casa, ragazzi nella strada, popolano al mercato) bocca
per sapere come parlano e quindi tradurre in modo conforme.”

2.3 Fedeltà, spirito e verità


Flora Amos, nel suo Early Theories of Translation, 1920/1973, vede la storia della traduzione
“assolutamente non come un resoconto di una progressione ordinata e facilmente distinguibile”.
La teoria era un insieme vasto di commenti e prefazioni di traduttori che spesso non erano a
conoscenza di ciò che è stato scritto in precedenza. Per questa discontinuità nella critica,
sostiene Flora, i traduttori hanno conquistato lentamente il potere di esprimere a parole, in
modo chiaro e univoco, i propri obiettivi e metodi.
I primi traduttori spesso differivano nei significati che davano a
“fedeltà”, ”accuratezza”, ”traduzione”, concetti esplorati da Louis Kelly in The true interpreter,
1979, dove esamina la storia della traduzione partendo dagli insegnamenti degli scrittori
dell’antichità e tracciando la storia di questi 3 termini “ingarbugliati”:
*fedeltà (o fidus interpres, traduttore fedele)
- Orazio lo accantona in quanto traduz. Parola per parola
- appena nel 17° sec. Si inizia a pensare alla fedeltà come aderenza al significato non alla
parola.
Kelly, 1979, osserva lo stesso fenomeno per i significati delle parole spiritus e veritas:
Per spiritus individua due significati: energia creativa o ispirazione propria della letteratura.
Sant’Agostino la usa solo per intendere lo Spirito Santo. Per lui spiritus e veritas (= contenuto)
sono interconnessi.
San Girolamo la usa sia come accezione latina vera e propria che come accezione del latino
ecclesiastico. Per lui veritas significa il testo ebraico originale al quale era tornato per la Vulgata.
Kelly osserva che la corrispondenza tra verità e contenuto si crea non prima del 12° sec.
Nella traduzone dei testi sacri, con Dio come parola chiave, si osserva l’interconnessione tra la
fedeltà (sia alle parole che al senso), spirito (l’energia delle parole e lo Spirito Santo) e la verità
(contenuto).

2.4 Tentativi verso una teoria della traduzione sistematica: Dryden, Dolet e Tytler
Secondo Amos, l’Inghilterra del 17° con Denham, Cowley e Dryden compie un passo avanti
nella traduzione, avvalendosi di “affermazioni intenzionali e ragionate, inequivocabili nel loro
scopo e significato”.
In generale, gli autori che scrivono di traduzione in quell’epoca tendono ad affermare i propri
principi in modo prescrittivo, i quali regolano l’esecuzione di una traduzione efficace.
- Uno dei primi è stato il francese Etlenne Dolet, nel suo manoscritto How to translate well from
one language into another, 1640. Lui ndividua 5 principi in cui in sostanza afferma che una
traduzione debba riprodurre il senso, evitando parola per parola, spiegando anche elementi
non chiari, quindi anche evitando forme insolite e di origine latina (il suo scopo è anche quello
di rafforzare le strutture e l’indipendenza del nuovo volgare francese).

La traduzione verso inglese all’epoca era quasi esclusivamente limitata alle trasposizioni in
versi dei classici greci e latini, alcune delle quali estremamente libere.
- Cowley nella prefazione alle Odi pindariche, 1640, attacca la poesia “convertita in prosa parola
per parola nella lingua francese o italiana”. Lui vuole evitare di perdere la bellezza in traduzione
attraverso l’uso del “nostro ingegno o intelletto” allo scopo di crearne nuova e nel fare ciò
ammette di aver “preso, tolto e aggiunto a piacimento”. L’idea (latina) del traduttore non era
quella di sorpassare l’originale. Cowley sostiene che questo metodo sia l’unico che permette
allo spirito del TP di essere riprodotto al meglio.
- Dryden, poeta e traduttore, ha un approccio simile; nella prefazione alla propria traduzione
delle Epistole di Ovidio, 1680 delinea le tre categorie di traduzione/ processi traduttivi, che in
epoche successive avranno un enorme impatto sulla teoria e pratica della traduzione:
1. metafrasi => parola per parola; riga per riga; corrispondente alla trad. Lett. Lui critica Ben
Johnson per essere un “imitatore verbale”.
“E’ come danzare sulla fune con le gambe legate.”
2. Parafrasi o trad. Libera => il traduttore segue rigidamente non tanto le parole ma il senso
dell’autore; corrisp. Più o meno alla traduz. Fedele o senso per senso. È il suo prediletto.
3. Imitazione => in cui si abbandonano sia le parole che il senso; corrisp. Alla trad. Molto libera
di Cowley; circa adattamento. Rifiuta anche questo metodo che “permette al traduttore di
essere più visibile ma fa il più grande torto alla memoria e alla reputazione dei defunti”.
Nella traduzione dell’Eneide di Virgilio, 1697, cambia la sua posizione interponendosi tra traduz.
Letterale e la parafrasi, cioè tenersi il più vicino possibile all’autore senza perdere tutte le grazie,
le più eminenti delle quali consistono nelle sue parole. Lui considera la traduzione incentrata
dal pov del traduttore: “scrivere come se l’autore originale avesse saputo la lingua d’arrivo”.
- Alexsander Fraser Tytler, Essay on the principles of Translation, 1790, è forse il primo studio
sistematico della traduzione in inglese. Lui definisce una “buona traduzione” in termini incentrati
sul lettora della LA: la traduzione dell’opera originale è buona quando il lettore della traduzione
percepisce il valore dell’opera allo stesso modo in cui la percepisce il lettore nella lingua
originale. Lui propone 3 leggi o regole generali:
1. la traduz. Deve fornire una riproduzione completa delle idee dell’opera originale (come
direbbe Dolet “fedele trasfusione del senso e del significato dell’autore”) -> fedeltà al contenuto
2. Lo stile e il modo di scrivere devono avere lo stesso carattere dell’originale -> fedeltà alla
forma
3. La traduz. Deve possedere tutta la naturalezza dell’originale, come l’artista che produce una
copia di un dipinto. L’imitazione pedissequa deve essere evitata poiché perde naturalezza. Il
traduttore deve adottare l’anima stessa del suo autore.
In qualche modo i primi due principi sono in qualche modo antitetici o divergenti. Tytler cmq fa
la sua classificazione in ordine gerarchico, che acquista maggiore importanza nella teoria della
traduzione più moderna, in termini di dibattito sulla perdita e guadagno, in qualche modo
presagito da Tytler quando suggerisce che l’ordine deve essere criterio per il sacrifico di un
elemento.

2.5 Schleiermacher e la valorizzazione dell’elemento “altro”


Nel 17° sec. L’attenzione era focalizzata sull’imitazione;
nel 18° sec. Sul dovere di ricreare di spirito di TP per il lettore dell’epoca.
All’inizio dei 19° Goethe, Humboldt, Novalis e Schlegel trattano le questioni della traducibilità/
intraducibilità e la natura mitica della traduzione
Freidrick Shleiermacher, riconosciuto come fondatore della moderna teologia protestante e
della moderna ermeneutica, scrive il trattato Sui diversi metodi del tradurre, 1813, in cui espone
il suo approccio romantico basato non sulla verità assoluta bensì sul sentimento e la
comprensione interiori dell’individuo.
Lui distingue due diversi tipi di traduttore che lavorano su due diversi tipi di testo:
- Dolmetscher, traduttore dei testi commerciali
- Ubersetzer, traduttore dei testi eruditi e artistici
Si concentra sul secondo tipo che vede operare a livello più creativo e si interroga su come
avvicinare lo scrittore del TP al lettore del TA, poiché il significato del TP è espresso in una
lingua legata alla cultura di partenza e alla quale LA non corrisponderà mai interamente.
Al di là della traduzione parola per parola, senso per senso, letterale, fedele, libera Individua
quindi due percorsi disponibili per il “vero” traduttore:
1. lascia il più possibile in pace lo scrittore e gli muove incontro il lettore -> S. predilige questa.
Ciò implica non scrivere come avrebbe fatto l’autore se avesse scritto in tedesco, bensì dare al
lettore, attraverso la traduzione, l’impressione che egli, come tedesco, riceverebbe dalla lettura
in lingua originale.
Quindi l’autore deve assumere un metodo traduttivo alienante, invece di naturalizzante,
orientandosi per mezzo della lingua e del contenuto del TP. Il traduttore deve valorizzare l’altro
e trasferirlo nella LA.
Le conseguenze sono:
- se il traduttore deve trasmettere la medesima impressione che ha ricevuto dal testo al lettore
TA, questa pressione sarà influenzata anche dal livello di istruzione e comprensione del lettore,
diversa da quella del traduttore.
(non capisco il senso: perché il traduttore adegua la sua impressione al posto della
comunicazione dell’impressione a livello del lettore TA?)
- potrebbe essere necessario un linguaggio specifico della traduzione, per es. Compensando
con una parola creativa laddove il traduttore avrebbe dovuto accontentarsi di un’impressione
tritta che non avrebbe potuto trasmettere il senso dell’altro.
2. lascia il più possibile in pace il lettore e gli muove incontro lo scrittore.
L’influenza di Schleiermacher è stata enorme: Kittel e Polerman affermano che le teorie
moderne della traduzione, almeno nell’area tedesca sono delle reazioni alle ipotesi di S. Inoltre,
la sua riflessione sulle tipologie testuali riemergono nella tipologia testuale di Reiss. I poli
“alienante” e “naturalizzzante” vengono ripresi da Venuti con le terminologie “estraniamento” e
“addomesticamento”. Dunque, l’idea di un “linguaggio della traduzione” viene sviluppato da
Walter Benjamin e la descrizione dell’ermeneutica della traduzione viene ripresa nel “moto
ermeneutico” di George Steiner.

2.6 La teoria della traduzione in Gran Bretagna nei secoli 19° e l’inizio del 20°
.. il fulcro è lo status del TP e la forma della LA e la diatriba tra Francis Newman e Matthew
Arnold riguardante la traduzione di Omero.
Newman sottolinea l’estraneità dell’opera attraverso una traduzione volutamente arcaicizzante,
che egli tuttavia considera destinata al grande pubblico.
Matthew Arnold, nella sua lezione “On traslating Homer”, vi si oppone, diventando fautore di un
metodo traduttivo trasparente e uscendo vincente nella diatriba. Lui raccomanda ai lettori di
affidarsi agli studiosi, gli unici qualificati per paragonare l’effetto di TA a quello di TP.
Un tale atteggiamento elitario porta sia ad una devalorizzazione della traduzione (TA non
raggiungerà mai la grandezza del TP) sia alla sua marginalizzazione (le traduzioni devono
essere prodotte per un’elité selezionata).
Tale atteggiamento persiste ancora in GB: agli studenti si consiglia di leggere l’opera originale;
poca letteratura di largo consumo viene tradotta in inglese, come pochi film.

2.7 Verso una teoria della traduzione contemporanea


Geroge Steiner, classificando idiosincraticamente la prima storia della traduzione stilla, una
lista di 14 autori (tra cui San Girolamo, Lutero, Dryden, Schleiermacher, Ezra Pound e Walter
Benjamin) che fino ad allora hanno contribuito con le loro teorie teoriche (George sostiene siano
esigue) alla storia della traduzione. Lui sostiene che una gran parte della teoria della traduzione
gira attorno a termini non definiti di lettera o spirito, teoria o senso. La presunzione che tale
dicotomia abbia un significato analizzabile è una debolezza epistemologica.
Alcuni teorici moderni individuano il problema nella soggettività dei criteri di giudizio e nella
normattività dei giudizi stessi. Nel tentativo di porvi rimedio nella seconda metà del XX sec. la
teoria della traduzione tentò di ridefinire i concetti di letterale e libera in termini funzionali, di
descrivere il significato in termini scientifici e di creare tassonomie sistematiche dei fenomeni
traduttivi.

CASES STUDY
lo scopo è quello di comprendere quanto delle idee e delle terminologie della prima teoria sulla
traduzione abbiano mantenuto la loro autorevolezza nei tempi successivi. Il primo case study
riguarda i criteri di valutazione dei TA. Il secondo invece riguarda la prefazione del traduttore,
in particolare di Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”.
Discussione dei cases study: nella maggior parte dei commenti citati nei cases la tendenza è
quella di privilegiare un TA naturale, che si legga come se fosse scritto originariamente nella
LA, scegliendo e seguendo lo stile “naturale”, quasi “colloquiale” di Lutero.
La nuova traduzione di Proust della Penguin e i criteri dello IoL suggeriscono un nuovo
significato di letterale, che ora equivale a rimanere molto vicino all’originale. Si preferisce
ancora la traduzione creativa e idiomatica. Tuttavia, questi testi analizzati sono stati scritti
principalmente per un pubblico generico o per un traduttore in erba. La teoria della traduzione
della seconda metà del 20° sec. Procede alla sistematizzazione degli elementi del processo
traduttivo.

LETTURE DI APPROFONDIMENTO

CAPITOLO 3 - EQUIVALENZA ED EFFETTO EQUIVALENTE


Concetti chiave:
- analisi di importanti questioni traduttive sollevate dalla linguistica negli anni ’50 e ‘60
- il problema dell’equivalenza di significato, trattata da Jakobson, 1959, e rimasta al centro degli
studi sulla traduzione per decenni
- l’adattamento di Nida del modello della grammatica trasformazionale e i metodi scientifici per
l’analisi del significato in modo sistematico nelle sue opere sulla traduzione della Bibbia
- i concetti di Nida di equivalenza formale e dinamica e il principio dell’effetto equivalente:
attenzione sul ricevente; questo effetto equivalente è lo scopo della traduzione
- il merito di Nida è aver allontanato la teoria della traduzione dallo stagnante dibattito
riguardante traduzione letterale o libera
- Newmark e la traduzione semantica comunicativa
- Sviluppo della Ubersetzungwissenshaft nelle due Germanie degli anni ‘70 e ‘80
- critiche teoriche dellìequivalenza e del tertium comparationis

3.0 Introduzione
Dopo secoli di diatriba traduzione letterale o libera, i teorici degli anni ‘50 e ‘60 iniziano a tentare
analisi sistematiche della traduzione. Il nuovo dibattito si incentra sulle questioni linguistiche
relative al significato e all’equivalenza, trattata in un saggio da Jakobson, 1959. Nei 20 anni
successivi ci si occupa di definire la natura dell’equivalenza:
- Eugene Nida => equivalenza formale e dinamica e il principio dell’effetto equivalente
- Peter Newmark => traduzione semantica e comunicativa
- Werner Koller => concetti di Korrespondenz e Äquivalenz

3.1 Roman Jakobson: la natura del significato linguistico e dell’equivalenza


Dopo il saggio, Aspetti linguistici sulla traduzione, 1959, in cui lo strutturalista Roman Jakobson
descrive tre tipi di traduzione, v. cap. 1., procede col analizzare le questioni chiave della
traduzione interlinguistica, significato linguistico ed equivalenza.
Jakob segue la relazione determinata di Saussure tra il significante (il segno orale e scritto,
cheese) e il significato (il concetto significato, alimento ottenuto con la fermentazione del latte
cagliato). il significato e il significante formano il segno lingustico, che è arbitrario o immotivato,
Saussure, 1916.
Jakobson sottolinea che è possibile capire il significato di una parola anche senza la sua
espressione empirica (senza quini sperimentare o vedere il concetto): es. Ambrosia o nettare.
Poi considera il problema di equivalenza di significato tra parole in diverse lingue e sottolinea
che non c’è equivalenza assoluta tra le unità codificate: cheese in inglese non corrisponde al
syr russo perchè l’unità di codice russa non comprende il concetto di cottage cheese.
L’equivalente sarebbe tvarok. Per lui la traduzione interlinguistica corrisponde nel sostituire “in
una lingua dei messaggni non ad unità distinte, ma ad interi messaggi dell’altra lingua. La
traduzione implica due messaggi equivalenti in due codici diversi.”
Perché il messaggio sia equivalente nella LP e LA, le unità di codice dovranno essere diverse
poiché appartengono a due diversi sistemi di segni (lingue) i quali suddividono la realtà in modo
diverso. Il problema di significato ed equivalenza si concentra sulle differenze nella struttura e
nella terminologia delle lingue, piuttosto che sull’incapacità di una lingua di rendere il
messaggio scritto in un’altra lingua. Il russo può comunque esprimere il significato pieno di
cheese (tutte le sue accezioni), anche se lo scompone in due concetti separati (unità codificate).
Jakobson sostiene che le differenze di lingue si concentrano in ciò che devono essprimere non
in ciò che possono esprimere, quindi nelle forme grammaticali e lessicali obbligatorie. Le
differenze dunque si verificano:
- a livello di genere: es. House neutro; casa femm.
- a livello di aspetto: verbi russi di modo perfettivo o imperfettivo
- a livello di campi semantici: geschwister (fratelli e sorelle) spiegato in inglese con brothers e
sisters.
La differenza tra to be scomposto in spagnolo in ser e estar e che in russo non ha il tempo
presente può essere resa interlinguisticamente.
Per Jakobson solo la poesia è intraducibile in quanto la sua forma esprime il senso, la fonologia
è legata profondamente alla semantica, e quindi richiede una trasposizione creatrice.

3.2. Nida e la scienza del tradurre


Le questioni di significato, equivalenza e traducibilità vennero affrontate con un approccio
scientifico dall’americano Eugene Nida. Questo si sviluppò a partire dagli anni ‘40 grazie alla
sua traduzione e organizzazione della prima sulla Bibbia e si delineò nella teoria in due opere
principali: Tooward a science of Translating, 1964 e The theory and practise of translation, Nida
e Taber, 1969. Nida tenta di includere nella traduzione le recenti teorie nel campo della
linguistica. Lui prende in prestito i concetti e terminologia sia dalla semantica e dalla pragmatica
che dal lavoro di Noam Chomsky sulla struttura sintattica, che fu la base della teoria della
grammatica generativo-trasformazionale.

3.2.1 la natura del significato: sviluppi nella semantica e nella pragmatica


Nida descrive approcci scientfici al significato portati avanti dai teorici nel campo della
semantica e pragmatica, tra cui cruciale per la sua teoria l’allontanamento dall’idea secondo
cui una parola ortografica abbia un significato fisso e si avvicina ad una definizione funzionale
di significato, quando una parola acquisisce significato attraverso il suo contesto e può produrre
reazioni variabili a seconda della cultura.
(es. Non so se sia giusta la mia ipotesi ma sarebbe come se maglietta avesse il significato fisso
di indumento estivo a maniche corte, e il significato funzionale del tipo che qui in italia abbiamo
la maglietta con le maniche a metà braccio e in francia la canottiera, per dire?)
Il significato viene scomposto in:
- significato linguistico (prende a prestito elementi dal modello Chomskyano)
- significato referenziale (denotativo)
- significato emotivo (conotativo)
Per determinare il significato referenziale ed emotivo si utilizzano le tecniche di analisi della
struttura delle parole e di differenziazione di parole simili in campi semantici affini. Queste
comprendono:
- la strutturazione gerarchica, che differenzia serie di parole a seconda del loro livello (iperonimi
e iponimi)
- analisi componenziale, che inividua e discrimina caratteristiche specifiche di una serie di
parole affini => es. Tracciare i termini di parentela a seconda del sesso, generazione,
discendenza (diretto/laterale)
- analisi della struttura semantica, dove Nida separa visivamente i diversi significati di spirito
(demoni, angeli, dei, fantasma, ethos, alcol) a seconda delle loro caratteristiche (umano-non
umano; buono-cattivo). Lo scopo è far prendere coscienza che un termine complesso come
spirit o bachelor è variabile e condizionato dal suo contesto e che il suo valore emotivo e
connotativo varia a seconda della cultura d’arrivo.
Le associazioni legate alla parola sono il suo valore conotativo, appartenteni alla pragmatica o
alla lingua dell’uso.
Nida sottolinea l’importanza del contesto quando si ha a che fare con significati metaforici e
con modi di dire culturalmente complessi, dove il senso differisce dalla somma dei suoi singoli
elementi.
In generale, le tecniche di analisi della struttura semantica vengono proposte da mezzo per
chiarire ambiguità e delucidare differenze culturali.

3.2.2 l’influenza di Chomsky


Il modello generativo-trasformazionale di Chomsky analizza le frasi in una serie di livelli
collegati tra loro e governati dalle regole.
- le regole strutturali generano una struttura profonda o sottostante
- trasformata dalle regole trasformazionali che collegano una struttura sottostante ad un’altra
per produrre
- una struttura superficiale finale, essa stessa soggetta a regole fonologiche e morfemiche.
Queste relazioni strutturali le considera come la caratteristica universale del linguaggio umano.
La struttura più basilare è la frase nucleare, che richiede un livello minimo di trasformazione.
Nida nota che il modello fornisce una tecnica per decodificare il TP e una procedura per
codificare il TA, benché il modello si inverta quando si analizza il TP, ottendendo così il sistema
di traduzione in 3 fasi:
1. la struttura superficiale del TP si scompone negli elementi base della struttura profonda;
2. Gli elementi base della struttura profonda si trasferiscono nel processo produttivo
3. Gli elementi base si ristrutturano semanticamente e stilisticamente nella struttura superficiale
del TA.

A (lingua di partenza) B (lingua ricevente)


↓ ↑
(analisi) ristrutturazione
↓ ↑
X ________________________(trasferimento)_____________________→Y
Il sistema di traduzione in 3 fasi di Nida (da Nida e Taber, 1969)
Le frasi nucleari, che per Chomsky sono le strutture più basilari per il suo modello, per Nida e
Taber rappresentano gli elementi strutturali di base a partire dai quali la lingua costruisce le
sue elaborate strutture superficiali.
Queste si ottengono dalla struttura superficiale del TP attraverso un processo riduttivo di
trasformazione a ritroso, la quale prevede un’analisi che si serve di 4 tipi di categorie funzionali
della grammatica generativo-trasformazionale:
1. azioni o eventi (spesso ma non sempre svolte dai verbi)
2. Oggetti (spesso ma non sempre svolte dai sostantivi)
3. Astratti (quantità e qualità, compresi gli aggettivi)
4. Relazionali (compresi genere, preposizioni e congiunzioni)
Kernel è un termine chiave in questo modello: Nida e Taber affermano che tutte le lingue
possiedono fra le 6 e le 12 strutture kernel di base e che concordano molto più a livello di kernel
che a livello di strutture più elaborate.
È al livello delle frasi nucleari che il messaggio viene trasferito nella lingua ricevente prima di
essere trasformato nella struttura superficiale in 3 fasi (Nida assegna come es. Il verso di
Giovanni 1:6; TP. greco):
1. literal transfer (became/happened man, sent from God, name to-him John)
2. Minimal transfer (There came/ was a man, name from God, Whose name was John)
3. Literary transfer (- There came a man, sent from God, Whose name was John (più formale
e arcaico); - A man, Named John, Was sent BY God: queste due traduzioni sono riconducibili
al tipo di equivalente ed effetto che si voleva raggiungere)

3.2.3 Equivalenza formale e dinamica e il principio dell’effetto equivalente


I termini relativi alla traduzione letterale, libera e fedele vengono scartati da Nida in favore ai
tipi di equivalenza:
1. Equivalenza/ corrispondenza formale => focalizza l’attenzione sul messaggio stesso, sia
nella forma che nel contenuto.
Il messaggio nella LA deve avvicinarsi il più possibile agli elementi di LP. È orientata quindi
verso la struttura del TP, fortemente influente per determinare la correttezza e l’accurateza.
Sono tipiche le traduzioni-glossa, approssimative alla struttura del TP, accompagnate alle note
accademiche che permettono allo studente di accede alla lingua e cultura di partenza.
2. Equivalenza dinamica => è basata sul “principio dell’effetto equivalente”, secondo il quale la
relazione tra il ricevente e il messaggio del TP deve essere la stessa di quella del TA.
Lo scopo è ricercare l’equivalente naturale più vicino al messaggio della LP e Il messaggio
deve essere adattato alle neccessità linguistiche e alle aspettative culturali del ricevente e deve
tendere alla totale naturalezza dell’espressione. È un approccio orientato quindi verso il
ricevente e considera gli adattamenti di grammatica, lessico e riferimenti culturali come
essenziali allo scopo di ottenere naturalezza. TA non deve avere interferenze del TP e
l’estraneità dell’ambientazione del TP viene minimizzata in modo che verrebbe criticato dagli
attuali teorici di traduzione, orientati verso gli studi culturali.
Il successo della traduzione per Nida dipende dal raggiungimento di una reazione equivalente,
che corrisponde ad uno dei 4 requisiti base della traduzione:
1. che abbia senso
2. Che trasmetta lo spirito e la maniera dell’originale
3. Che abbia una forma di espressione naturale e scorrevole
4. Che produca una reazione simile
Per Nida, la corrispondenza di significato deve avere la priorità sulla corrispondenza di stile nel
conflitto tradizionale fra contenuto e forma.
(si avvicina ai principi di traduzione di Tytler)

3.2.4 L’importanza dell’opera di Nida consiste


- nell’aver indicato la strada da seguire per alontanarsi dalla traduzione parola per parola
- nell’introduzione nella teoria della traduzione di un orientamento verso il ricevente
- nell’aver indicato come scopo della traduzione l’effetto equivalente
Tuttavia i concetti di effetto equivalente ed equivalenza sono stati pesantemente criticati da
allora per una serie di ragioni.
Ad ogni modo, il merito di Nida è stato quello di creare una procedura analitica sistematica per
traduttori che lavorano con varie tipologie testuali ed introdurre nel quadro traduttivo i riceventi
del TA e le loro aspettative culturali.

3.3 Newmark: traduzione semantica e comunicativa


Le sue opere Approaches to translation, 1981, ed A textbook of translation, 1988, raccolgono
esempi pratici di teorie linguistiche di significato associate alle loro appliazioni pratiche.
Newmark si allontana dalla teoria di Nida orientata verso il ricevente, ritendendo illusorio il
successo dell’effetto equivalente e che il divario tra l’importanza accordata al LP o alla LA
resterà per sempre il problema dominante nella teoria della traduzione.
Lui suggerisce di sostituire i termini precedenti parlando di:
- traduzione semantica => mira a rendere l’esatto significato contestuale dell’originale, con tutta
la fedeltà consentita dalle strutture semantiche e sintattiche dell’originale; differisce dalla
traduzione letterale (estrema in parola per parola, vicina al lessico e alla sintassi del TP) in
quanto rispetta il contesto, interpreta e addirittura spiega le metafore per esempio; ricorda
l’equivalenza formale di Nida;
- traduzione comunicativa => mira a riprodurre sui lettori un effetto il più possibile vicino a quello
prodotto sui letori dell’originale; ricorda l’equivalenza dinamica di Nida nell’effetto.
Tuttavia Newmark si distacca dall’intero principio dell’effetto equivalente in quanto l’effetto è
assente se il testo non rientra nel tempo e nello spazio nella LA (traduttore moderno di Omero
non potrà mai aspettarsi di produrre lo stesso effetto sui suoi lettori del TA che il testo originale
aveva prodotto su chi l’ascoltava nell’antica Grecia). Inoltre si chiede se ai lettori del TA bisogna
servire tutto su un piatto d’argento, spiegando loro ogni dettaglio.

Paragone tra la traduzione semantica e comunicativa di Newmark


parametro Trad. semantica Trad. comunicativa
Focus sul trasmittente o Focalizzata sul Soggettiva; incentrata
destinatario trasmittente; aiuta il sul lettore TA
lettore TA soltanto per
mezzo di connotazioni
se esse sono punto
cruciale del messaggio
Cultura Focalizzata sulla cultura Trasferisce elementi
LP stranieri nella cultura LA

Tempo e origine La traduzione deve Effimero e radicato nel


essere rifatta per ogni suo contesto coevo
generazione

Rapporto con TP Sempre inferiore; perdita Può essere “migliore”


di significato con aggiunta di forza e
chiarezza, nonostante la
perdita del contenuto
semantico

Uso della forma LP Le variazioni dalla La lealtà alle norme LA


norma nel TP devono ha la priorità su quella
essere riprodotte nel TA; delle LP
lealtà del qul’autore del
TP

Forma della LA Complessa, dettagliata; Semplice, scorrevole,


tendenza ad ipertradurre più diretta e
convenzionale;
tendenza a ipotradurre

Appropriatezza Per la leteratura seria, Per la grande


biografia, dichiarazioni maggioranza dei testi
politiche non letterari, tecnici e
informativi (romanzi
popolari, pubblicità)
Criterio di valutazione Accuratezza della Accuratezza nella
riproduzione del trasmissione del
significato TP messaggio del TP nel TA

NOTA BENE: Newmark considera la traduzione letterale l’unico metodo di traduzione valido,
ammesso che sia assicurato l’effetto equvalente, sia nella traduzione semantica che in quella
comunicativa.
Questo può essere riportato anche a quanto affermano gli altri teorici (Levy, 1967; Toury, 1955)
in merito al lavoro del traduttore: stando ai limiti del tempo, il traduttore deve ottimizzare le
energie focalizzandosi sui problemi di particolare difficoltà guadagnando su quelle parti del
testo che producono una traduzione soddisfacente tramite la traduzione letterale. Se però la
traduzione semantica risulta anormale o non garantisce l’effetto equivalente nella LA, la
traduzione comuncativa deve prendere il sopravvento. Newmark fornisce il seguente esempio:
Bissiger Hund - Beware the dog - non semanticamente dog that bites or bad dog

3.3.1 Discussione di Newmark


I termini di Newmark hanno ricevuto molta meno attenzione da parte dei critici e teorici di quelli
di Nida, forse perché nonostante le critiche mosse a quest’ultimo, solleva alcune delle stesse
questioni sollevate da Nida soprattutto a proposito dell’importanza del lettore nel TA.
Newmark è stato criticato per il suo forte prescrittivismo e per il linguaggio giudicato della fase
prelinguistica (traduzioni scorrevoli o goffe; traduzione vista come arte (semantica) o come
abilità (comunicativa)).
Nonostante ciò, l’opera di Newmark fornisce numerosi esempi e quindi suggerimenti e consigli
per il traduttore in formazione e molte delle questioni affrontate sono rilevanti per la pratica della
traduzione.
Nei tempi recenti, 2009, ha sottolineato i principi estetici della scrittura e la funzione etica e di
ricerca della verità svolta dalla traduzione.

3.4. Koller: Korrespondenz e Äquivalenz


L’avviamento di Nida verso una scienza della traduzione è stata particolarmente determinante
in Germania, dove il termine per la traduzione è “scienza della traduzione -
Űbersetzungwissenshaft”.
Gli studiosi più eminenti degli anni ‘70 e ‘80 furono Wolfram Wilss e Otto Kade e Albrecht
Neubert della Scuola di Lipsia.
Svolse importanti ricerche sull’equivalenza anche Werner Koller, Einführung in die
Ubersetzungwissenshaften, 1979; Research into the science of Translation, dove esamina il
concetto di equivalenza e ad esso connesso quello di corrispondenza.

Differenziazione tra equivalenza e corrispondenza


Campo Linguistica Scienza della
contrastiva traduzione
Area di ricerca Fenomeni e Fenomeni
condizioni della dell’equivalenz:
corrispondenza: descrivono la
descrivono le gerarchia di
strutture e le frasi ennunciati e testi
corrispondenti in nella LP ed LA
LP e LA secondo i criteri
dell’equivalenza
Conoscenza Langue Parole
Competenza Nella lingua traduttiva
straniera

- Corrispondenza: ricade nel campo della linguistica contrastiva che paragona due sistemi
linguistici, descrivendone le somiglianze e le differenze in termini contrastivi; i suoi parametri
sono quelli della langue di Saussure e gli esempi forniti dall’individuazione dei falsi amici e dei
segnali di interferenza lessicale, morfologica e sintattica. Per la conoscenza della
corrispondenza è nindicativa la competenza nella lingua straniera.
- Equivalenza: termini equivalenti all’interno di specifiche copie e contesti fra TP e TA. Il
parametro è quello della parole. Per la conoscenza della equvalenza è indicativa la competenza
traduttiva.

La domanda ancora aperta è che cosa esattamente deve essere equivalente. Koller cerca di
rispondere invididuando 5 tipi di equivalenza:
1. denotativa => contenuto extralinguistico (chiamata da altri teorici invariabilità di contenuto)
2. Connotativa => scelte lessicali, soprattutto fra i quasi sinonimi (chiamata da altri teorici
equivalenza stilistica)
3. Testo-normativa => relativa alle tipologie testuali: diversi tipi di testo si comportano in modi
diversi (strettamente legato al lavoro di Katharina Reiss)
4. Pragmatica o comunicativa => orientata verso il ricevente (corrispondente all’equivalenza
dinamica di Nida)
5. Formale => forma e estetica del testo, tra cui giochi di parole e caratteristiche stilistiche
individuali del TP. (chiamata da altri teorici equivalenza espressiva, da non confondersi con il
termine usato da Nida)

I diversi tipi di equivalenza si individuano in base ai punti centrali della loro ricerca:
Tipo di equivalenza Si consegue tramite Punto cardinale della
ricerca
Denotativa Analisi delle Lessico
corrispondenze e della
loro interazione con fattori
testuali
Connotativa È definita da Koller uno Formalità (poetico,
dei maggiori problemi slang..), utilizzo sociale,
della traduzione, in origine geografica, effetto
pratica spesso solo stilistico, gamma
approssimativa. La teoria (generale, tecnico..),
deve individuare le valutazione, emozione
dimensioni connotative in
diverse lingue
Testo-normativa Descrizione e I diversi usi del testo in
correlazione di modelli fra diverse situazioni
lingue per mezzo comunicative
dell’analisi funzionale del
testo
Pragmatica La traduzione del testo Analisi delle situazioni
per un pubblico comunicative valide per
particolare, tralasciando diversi gruppi di riceventi
tutti gli altri requisiti delle in diverse coppie di lingue
altre equvalenze e testi
Formale Un’analogia di forma nella Analisi del potenziale di
LA, sfruttando le equivalenza nella rima, la
possibilità della LA e metafora e altre forme
creandone addirittura stilistiche
nuove

Koller sostiene che questo possa aiutare il traduttore e definire il ruolo della teoria della
traduzione: traducendo un testo, il traduttore deve fare un analisi del testo traduttivamente
rilevante, stabilire una gerarchia di valori da perservare, ricavando da questa una gerarchia di
requisiti di equivalenza. La teoria della traduzione ha il compito di sviluppare una metodologia
e un appartato concettuale per questo tipo di analisi testuale, sistematizzare tali analisi in
termini di tipologie di caratteristiche testuali traduttivamente rilevanti.
Domanda aperta rimane come ordinare gerarchicamente le equivalenze a seconda della
situazione comunicativa. Koller propone un elenco per un analisi testuale traduttivamente
rilevante:
- funzione linguistica
- caratteristiche del contenuto
- caratteristiche linguistico- stilistiche
- caratteristiche estetico-formali
- caratteristiche pragmatiche

3.5 Successivi sviluppi nell’equivalenza


- Chesterman, 1989: “l’equivalenza è ovviamente un concetto centrale nella teoria della
traduzione”
- Bassnett, 2002, dedica una sezione ai problemi di equivalenza nel capitolo intitolato
“Questioni centrali” degli studi sulla traduzione
- Mona Baker, In other words, 1992, organizza i capitoli intorno a diversi tipi di equvalenza, con
la clausola che questa è influenzata da una varietà di fattori linguistici e culturali ed è perciò
sempre relativa.
Critiche:
- Kenny, sulla circolarità delle definizioni di equivalenza: “l’equivalenza dovrebbe definire la
traduzione che a sua volta definisce l’equivalenza”
- Bassnett: “una volta che il traduttore si allontana dalla stretta equivalenza linguistica, sorgono
problemi nel determinare l’esatta natura del livello di equivalenza al quale si ispira”
Il punto di discussione più importante nel paragone fra TP e TA è il cosidetto tertium
comparationis, un termine invariabile contro il quale due segmenti di un testo possono essere
misurati per valutarne la variazione. Il problema consiste nella soggettività del termine
invariabile ed è stato affrontato da vari studiosi:
- capitolo 4: tentativo di produrre un modello completo di analisi dello spostamento traduttivo
- capitolo 7: Toury respinge una definizione prescrittiva dell’equivalenza; dando per scontato
che TA sia equivalente al suo TP, cerca di individuare le relazioni che intercorrono fra di loro.
Un vasto numero di pubblicazioni mostrano un orientamento pratico e portano avanti il dibattito
sull’equivalenza. Anche i corsi di formazione per traduttori hanno questo approccio: i traduttori
in erba sono corretti in modo prescrittivo secondo una nozione di equivalenza fatta propria dal
docente.

CASE STUDY
1. primo verso della genesi
- king James version, 1611
- new english bible
- new american bible
La breve analisi mostra che la traduzione varierà a seconda sia dell’interpretazione dell’autore
(cosa si intende con in principio?) sia al livello di adattamento del messaggio alle neccessità
del pubblico.
Tutte le traduzioni ricercano un’equivalenza dinamica intesa come creazione di una reazione
nel pubblico analoga a quella del testo originale, ma la naturalezza dell’espressione si altera
inevitabilmente nel corso del tempo.
Chiaramente quella di KJV è considerata una forma cannonizzata, formale e arcaica oggi =>
equivalenza formale
I mezzi invece con cui TA cercano di raggiungere l’equivalenza nell’inglese e americano
moderno sono di diversi tipi e operano considerevoli adattamenti per i riceventi => equivalenza
dinamica:
- NEB chiarisce i collegamenti, inserisce now, spiega surface, watery deep e spirit of god
- NAB mantiene focus sulla landa desolata (formless vasteland, mighty wind), conserva le 3
ripetizioni letterali di and.

2. articolo 1 del Trattato di Maastricht


Gli adattamenti sono minimi a livello sistemico. Nonostante le strutture formali siano molto
vicine, seguono la scelta dell’equivalente naturale più vicino: la terminologia è legale e la
sintassi naturale. Il fine dell’effetto equivalente risulta cruciale in quanto per funzionare
correttamente, il testo deve rispettare la stessa idea in ogni lingua e produrre la stessa reazione,
poiché interpretazioni diverse farebbero confusione a livello legale.

Conclusione: il modello di Nida permette un’analisi più dettagliata del significato di quanto non
sia possibile con le teorie precedenti e considera il tipo di effetto che i testi potrebbero avere
sui loro riceventi. Tuttavia non è ancora possibile misurare l’effetto scientificamente e definire
la natura del ricevente. Ad ogni modo, considerato che le opere di Nida si rivolgono ai traduttori
in formazione, il suo modello può risultare utile per l’analisi di un TP ancora da tradurre (per la
comprensione del TA e l’effetto equivalente sul pubblico), non invece per l’analisi dei testi già
tradotti.

CAPITOLO 4 – LO STUDIO DEL PRODOTTO E DEL PROCESSO TRADUTTIVO


Concetti chiave
- anni ’50 e ’60: tentativi di creazione delle tassonomie di piccoli piccoli cambiamenti linguistici,
detti spostamenti, in coppie TP-TA
- gli spostamenti traduttivi sono piccoli cambiamenti linguistici nella traduzione del TP al TA
- Vinay e Darbelnet, 1958: tassonomia classica dei cambiamenti linguistici in traduzione; di
grande influenza tuttora oggi; rimane purtroppo un modello linguistico statico; inoltre, i problemi
relativi alla confusione sui confini delle categorie e il conteggio automatico degli spostamenti si
sono continuati a ripercuotere nei tentativi successivi
- Catford, 1965: usa il termine translation shift (spostamento traduttivo) nel suo approccio
linguistico alla traduzione: applica alla traduzione approccio sistematico della linguistica
contrastiva
- le teorie degli studiosi cechi Levy, Popovič e Miko, anni ‘60 e ‘70, i quali adottano parametri
del linguaggio stilistici ed estetici
- i problemi della soggettività dell’elemento invariabile usato per paragonare TP e TA
- I modelli cognitivi dei teorici cognitivisti tentano di analizzare e spiegare il processo traduttivo
tramite l’osservazione, a partire dalla scuola di Parigi per proseguire con Gutt (teoria della
pertinenza) e Bell
- tali metodi di ricerca hanno impiegato sempre più spesso i progressi tecnologici (think-aloud
protocols, registrazione delle digitazioni e sistemi eye-tracking), benché le procedure
metodologiche non siano ancora state standardizzate

4.0 Introduzione
Si elencheranno modelli più conosciuti e rappresentativi di tassonomie elaborati nel tentativo
di categorizzare il processo traduttivo a partire dagli anni ‘50:
- la tassonomia di Viny e Darbelnet, Stylistique comparée du francais et de l’anglais, 1958
( dopo la prima pubblicazione per anni il volume è difficile da reperire in francese; disponibile
in edizione inglese riveduta e corretta, pubblicata per la prima volta nel 1995)
- spostamento traduttivo di Catford, 1965, (applica alla traduzione l’approccio sistematico della
linguistica contrastiva)
Il problema è che i loro modelli linguistici rimangono statici.
La confusione dei confini delle categorie e il conteggio automatico degli spostamenti hanno
continuato a ripercuotersi su tentativi successivi.

4. Il modello di Viny e Darbelnet


Viny e Darbelnet eseguirono un’analisi stilistica comparativa di francese e inglese, esaminando
i testi in entrambe le lingue, osservando le differenze e individuando diverse diverse strategie
e procedure traduttive.
Individuano due strategie traduttive generali che rievocano la divisone tra traduzione letterale
(1) e libera (2):
1. traduzione diretta
2. Traduzione obliqua
Comprendono 7 procedure in toto, di cui le prime 3 ricadono sotto la traduzione diretta:
1. Prestito => la parola LP è trasferita direttamente nella LA o per riempire un vuoto semantico
nella LA (datcha, glasnost, perestroika) o per aggiungere colore locale (armagnac, bastide)
2. Calco => l’espressione o struttura LP viene trasferita in una traduzione letterale. I due
osservano che spesso sia prestiti che calchi vengono completamente integrati nella LA, benché
talvolta con alcuni cambiamenti semantici che possono trasformarli in falsi amici
3. Traduzione letterale => trad. Parola per parola. I due dicono che sia la più comune fra lingue
della stessa famiglia e cultura e la prescrivono come buona traduzione. La letteralità deve
essere sacrificata solo a causa di neccessità strutturali e metalinguistiche e dopo essersi
assicurati che il significato si conservi pienamente. La traduzione letterale tuttavia può risultare
“inacettabile” se dà un significato diverso o non ce l’ha, se è impossibile per ragioni strutturali,
non possiede un espressione corrispondente all’interno dell’esperienza metalinguistica della
LA (tipo wanderlust).
Quando la traduzione letterale non è possibile, si usa la strategia della traduzione obliqua,
comprensiva delle seguenti procedure:
4. Trasposizione => sostituzione di una parte del discorso con un’altra senza cambiare il senso.
La definiscono come forse il cambiamento strutturale più comune impiegato dai traduttori. Può
essere:
- obbligatoria => Dès son lever (lett. Upon her rising) -> as soon as she got up
- opzionale => as soon as she got up -> dès qu’elle s’est levèe o dès son lever
Ne elencano almeno 10 categorie: verbo-sostantivo; avverbio-verbo ecc.
5. Modulazione => cambia l’aspetto semantico e il pov della LP. È giustificata quando una
traduzione letteralmente trasposta risulta grammaticalmente corretta ma inadatta, non
idiomatica o goffa. È importante in quanto si pone quale “pietra di paragone per un buon
traduttore”, mentre “la trasposizione mostra semplicemente una padronanza molto buona della
lingua d’arrivo”. Può essere:
- obbligatoria => the time where -> le moment où (nel momento in cui)
- opzionale, benché collegata alle strutture preferite nelle due lingue =>
It’s not difficult to show -> il est facile de démonstrer.
Al livello del messaggio invece è suddivisa secondo le seguenti linee: astratto pe concreto;
causa-effetto; parte-tutto; ribaltamento dei termini; attivo-passivo; spazio-tempo (nota mia:
comprende anche modi di dire?)
6. Equivalenza => quando le due lingue descrivono la stessa situazione con mezzi stilistici o
strutturali diversi, particolarmente utile nella traduzione di modi di dire e provverbi. L’uso stretto
dell’equivalenza in questo modo non deve essere confuso con l’uso di equivalenza più teorico,
come discusso nel cap. 3.
7. Adattamento => implica un cambiamento del riferimento culturale quando una situazione
nella cultura di partenza non esiste nella cultura d’arrivo. I due suggeriscono per es. Che la
connotazione culturale di un riferimento al gioco del cricket in un testo inglese potrebbe tradursi
al meglio in francese con un riferimento al Tour de France. La loro soluzione potrebbe
funzionare per alcuni usi metaforici ristretti ma non avrebbe senso in espressioni come that
isn’t cricket.

Queste 7 categorie tradutive operano su 3 livelli, riflettenti i principali elementi strutturali:


Il lessico
1. Le strutture sintattiche
2. Il messaggio (nel senso di enunciato o contesto metalinguistico)
Più tardi si aggiungono due ulteriori termini che guardano oltre il livello lessicale:
3. Ordine delle parole e struttura tematica (riferito a tema-rema?)
4. Connettori (marcatori del discorso, deissi, la punteggiatura)
Un ulteriore parametro preso in considerazione è quello relativo a servitù e opzione:
- servitù => trasposizioni e modulazioni obbligatorie dovute ad una differenza tra i due sistemi
lingustici
- opzione => (campo della stilistica) cambiamenti non obbligatori dovuti allo stile e alle
preferenze individuali del traduttore.
È quest’ultimo di cui dovrebbe occuparsi maggiormente il traduttore, cui compito è quello di
“fare una scelta tra le opzioni disponibili per esprimere le sfumature del messaggio”.
I 5 passaggi che il traduttore può seguire:
1. individuare le unità traduttive
2. Analizzare il testo LP, valutandone il contenuto descrittivo, affettivo e intelleturale delle unità
traduttive
3. Ricostruire il contesto metalinguistico del messaggio
4. Valutare gli effetti stilistici
5. Produrre e revisionare TA
Definizione dell’unità traduttiva=> l’insieme di unità lessicologica e l’unità del pensiero; il
segmento più piccolo dell’enunciato i cui segni sono collegati in modo tale da non dover essere
tradotti singolarmente.
Per facilitare l’analisi nella traduzione obliqua, i due suggeriscono di numerare le unità traduttive
sia nel TP che nel TA. Le unità aventi lo stesso numero possono essere paragonate per
scoprire la procedura traduttiva applicata.

4.2 Catford e gli spostamenti traduttivi


Anche se Viny e Darbelnet non usano la parola shift per descrivere lo spostamento traduttivo,
è a questo che si riferiscono.
Il termine sembra che derivi da Catford, A linguistic theory of translation, 1965, dove il teorico
segue il modello linguistico di Firth e Halliday, in cui si analizza il linguaggio in quanto
comunicazione, operante funzionalmente nel contesto e su una serie di livelli diversi (fonologico,
grafico, grammaticale, lessicale..) e gradi (proposizione, frase, parola, morfema..).
Catford fa un’importante distinzione tra corrispondenza formale e quella testuale, sviluppata
successivamente da Koller.
- corrispondente formale => qualunque categoria di LA (unità, classe, elemento strutturale) che
occupa, nell’economia della LA, il più da vicino possibile lo stesso posto occupato da una data
categoria LP nell’economia della LP; è un concetto più generale in quanto interessa una copia
di lingue;
- equivalente testuale => qualunque testo o la sua porzione nella LA che si osservi essere in
un’occasione particolare l’equivalente di un dato testo o porzione di testo nella LP; è più
particolare in quanto interessa una determinata copia TP-TA.
Quando i due concetti divergono, si verifica uno spostamento traduttivo, che è pertanto un
allontanamento dalla corrispondenza formale nel passaggio dalla LP alla LA, come osserva
Catford.
Ci sono 2 tipi di spostamento:
- di livello => fenomeno espresso dalla grammatica in una lingua e dal lessico in un’altra (es.
L’aspetto di verbo russo tradotto da un verbo lessicale in inglese: igrat’ = to play; sigrat’ = to
finish playing)
- di categoria => si dividono in:
1. Spostamenti strutturali => spostamento più comune consistente in uno spostamento nella
struttura grammaticale (i like jazz = mi piace il jazz o ancora a mi me gusta el jazz)
2. Spostamenti di classe => spostamenti da una parte del discorso all’altra (medical student =
studenti di medicina)
3. Spostamenti di unità o grado => dove l’equivalente traduttivo nella LA si trova a un grado
diverso rispetto alla LP. Con grado si riferisce alle unità linguistiche gerarchiche di frase,
proposizione, gruppo, parola e morfema.
4. Spostamenti intra-sistemici => quando i sistemi di LP e LA sono approssimativamente
corrispondenti ma la traduzione implica la selezione di un termine non corrispondente nel
sistema TA (in inglese e francese numero e articolo che non sempre corrispondono: advice = i
consigli)
La principale critica al volume di Catford è che i suoi esempi sono quasi del tutto idealizzati
(inventati e non tratti da traduzioni reali) e decontestualizzati, in quanto non prende mai in
considerazione testi interi nè si sposta al di là del livello della frase. In più è stato
particolarmente criticato per il suo immobile radicamento nella linguistica contrastiva.
20 anni dopo, Henry lo definisce di storico interesse accademico e sottolinea l’utilità del capitolo
conclusivo della sua opera sui limiti della traducibilità. Di particolare interesse è l’affermazione
in cui Catford afferma che l’equivalenza traduttiva dipende da caratteristiche comunicative quali
funzione, pertinenza, situazione e cultura, piuttosto che soltanto da criteri linguistici formali.
Tuttavia, decidere cosa sia funzionalmente rilevante dipende dai pov.

4.3. Il contributo della Scuola Ceca sugli spostamenti traduttivi


Cecoslovacchia, anni ‘60 e ‘70: introducono un aspetto letterario, quello della funzione
espressiva o lo stile di un testo.
- L’opera di Jiri Levy, Uměnì překladu, 1963, si inserisce nella tradizione della linguistica
strutturale della Scuola di Praga: lui si occupa da vicino della struttura superficiale del TP e TA,
dedicando particolare attenzione alla traduzione poetica.
Per lui la traduzione letteraria è uno sforzo sia riproduttivo che creativo con lo scopo di ottenere
un effetto estetico equivalente.
Anche Levy offre una descrizione delle caratteristiche dei testi nei quali potrebbe rendersi
neccessario raggiungere l’equivalenza e la loro importanza dipende dal tipo di testo: significato
denotativo (testo tecnico), connotazione, arrangiamento stilistico, sintassi, ripetizioni di suoni,
lunghezza vocalica e articolazione (nel doppiaggio).
Invece nel saggio Translation as a decision process, 1967, Levy mette in relazione il graduale
spostmento semantico delle scelte linguistiche dei traduttori con la teoria dei giochi.
Per lui il lavoro traduttivo è pragmatico: il traduttore, posto di fronte ad una scelta, applica
intuitivamente la strategia minimax, cioè opta per una soluzione che promette il massimo
dell’effetto con il minimo sforzo.

Altri due saggi degli studiosi sugli spostamenti traduttivi si trovano nel volume The nature of
translation: Essays on the theory and Practice of Litterary Translation, Holmes, 1970.
- Erantišek Miko si concentra su ciò che lui chiama spostamenti di pressione, cioè stile nella
traduzione. Sostiene che il mantenimento espressivo o lo stile del TP sia lo scopo principale, e
forse unico, del traduttore. Suggerisce un’analisi dello stile secondo categorie quali operatività,
inconicità, soggettività, affettazione, prominenza e contrasto.
- Anton Popovič sottolinea l’importanza del concetto di spostamento di espressione,
sostenendo che un’analisi degli spostamenti di espressione, applicata a tutti i livelli del testo,
mette in luce il sistema generale della traduzione, con i suoi elementi dominanti e subordinanti.
È uno sviluppo importante in quanto l’analisi degli spostamenti può essere visto come un modo
per influenzare il sistema di norme che regolano il processo traduttivo.
Popovič mette in relazione gli spostamenti con la traduzione letterale e libera, li vede nascere
dalla tensione fra il testo originale e l’ideale traduttivo e li considera come il risultato
dell’impegno consapevole del traduttore mirato a riprodurre fedelmente la totalità estetica
dell’originale.
In Dictionary for the analysis ol literary translation, Popovic definisce delle terminologie:
- adeguatezza della traduzione è definita come il sinonimo sia di fedeltà dell’originale sia di
equivalenza stilistica in traduzione
- l’equivalenza stilistica è a sua volta definita come equivalenza funzionale di elementi sia
nell’originale che nella traduzione che mirano a un’identità espressiva con una parte invariabile
di significato identico.
Tuttavia ne Miko ne Popovic applicano in dettaglio queste idee all’analisi di testi tradotti.

4.4 Il processo cognitivo della traduzione (modelli del processo produttivo) => un approccio
diverso alla spiegazione delle procedure cognitive si sviluppa a partire dalla Scuola di Parigi
degli anni ‘60 per proseguire con Gutt e Bell. Tali metodi di ricerca hanno impiegato con sempre
maggiore frequenza i progressi tecnologici (think-aloud protocols, registrazione delle digitazioni
e eye-tracking), benché le procedure metodologiche non siano ancora state standardizzate.
L’analisi degli spostamenti traduttivi è un mezzo per descrivere il fenomeno dell traduzione, ciò
che costituisce il prodotto della traduzione, tramite un’analisi e una classificazione dei
cambiamenti che si possono osservare paragonando coppie di TP e TA.
Tuttavia, ci sono altri modelli che scelgono un approccio diverso, basato sull’analisi e/o la
spiegazione dei processi cognitivi e sull’elaborazione cognitiva dei traduttori stessi.
- Pertanto, la teoria del senso, portata avanti da Danica Seleskovitch e Marianne Lederer negli
anni ‘60 e applicata principalmente allo studio dell’interpretazione di conferenza, spiega la
traduzione come un processo in 3 fasi:
1. Lettura e comprensione => per mezzo della competenza linguistica e della conoscenza del
mondo per cogliere il senso del TP. La componente linguistica deve essere compresa sia
esplicitamente che implicitamente, nel senso di recupare l’intenzione autoriale. Secondo
Lederer, la conoscenza del mondo è soggettiva, per questo motivo i traduttori non si sentono
ugualmente vicini a tutti i testi.
2. Deverbalizzazione => fase intermedia essenziale che fa si che il traduttore eviti la
transcodificazione e i calchi. Spiega i processi cognitivi dell’interprete, dove il trasferimento
avviene apparentemente attraverso il senso e non le parole. Questo processo è meno evidente
nella traduzione ma cmq avviene.
3. Ri-espressioone => fase in cui si costituisce e si forma il TA sulla base della comprensione
deverbalizzata del senso.
4. (aggiunta da Jean Delisle, 1982) Verifica => fase in cui il traduttore ritorna su TA
effettuandone una valutazione

Può essere simile a quello di Nida, solo che invece di porre l’accento su una rappresentazione
strutturale della semantica, la teoria del senso risalta il verificarsi dell’elaborazione cognitiva
deverbalizzata.
La deverbalizzazione è sottosviluppata per le sue potenzialità a causa dei problemi insiti
nell’osservazione del processo. Se la deverbalizzazione avviene in uno stato non verbale della
mente come può accedervi il ricercatore, se non ricostruendone la forma per mezzo dell’output
verbalizzato a seguito della fase di ri-espressione?

- La teoria della pertinenza (Sperber e Wilson 1986/95) invece, con il contributo importante di
Ernst- August Gutt (1991/2000), postula la traduzione come esempio di comunicazione basata
su un modello causa-effetto di inferenza (deduzione intesa a provare o sottolineare una
conseguenza logica) e interpretazione. Ogni comunicazione successiva (perché successiva?)
è presentata come dipendente dalla capacità del comunicatore di garantire che il suo intento
informativo venga colto dal ricevente. Questo intento si raggiunge facendo si che ogni stimolo
(parola, gesto) sia ottimalmente pertinente fino al punto in cui il ricevente può aspettarsi di
ricavare effetti contestuali adeguati senza impiegare uno sforzo inutile (Gutt) => il comunicatore
fornisce all’ascoltatore degli indizi comunicativi che fanno inferenza. I traduttori, nel far fronte a
questa situazione, hanno diverse responsabilità: decidere il modo in cui trasmettere l’intento
informativo, descrittivamente o interpretativamente; il livello di somiglianza con il TP ecc.
Queste decisioni si basano sulla valutazione del traduttore dell’ambiente cognitivo del ricevente.
Per la buona riuscita della comunicazione il traduttore e il ricevente devono condividere i
presupposti della somiglianza che viene ricercata e le intenzioni del traduttore devono
combaciare con le aspettative del ricevente.

- Roger Bell, per elaborare il proprio modello del processo traduttivo, attinge a concetti linguistici
quali:
- l’analisi della struttura semantica [cap 3]
- categorie dell’analisi del discorso (transitività, modalità, coesione) [cap 6]
- elaborazione psicolinguistica.
Postula un processo che comprende analisi e sintesi, ciascuna delle quali avviene in 3 aree
(sintassi, semantica, pragmatica).
Analisi => L’analisi del segmento del TP (sintassi) viene convertita in una rappresentazione
semantica completamente priva di linguaggio (corrispondente alla deverbalizzazione di cui
sopra) scomposta nelle categorie linguistiche funzionali e pragmatiche di struttura e contenuto
proposizionale, struttura tematica, caratteristiche del registro, forza illocutiva e atto linguistico.
La sintesi => copre il fine, la struttura tematica, lo stile e la forza illocutiva prima di raggiungere
la sintesi sintattica.
La sintesi sintattica avviene così: il processore sintattico della LA accetta l’imput dallo stadio
semantico, cerca elementi lessicali nel suo FSL (frequent lexis store) e verifica nel FSS
(frequent structure store) la presenza di una tipologia proposizionale adatta che rappresenterà
la proposizone. Se FFS non possiede strutture proposizionali adeguate per comunicare quel
particolare significato, la proposizione viene passata attraverso il parser (facente ora da
sintetizzatore sintatico) e infine, attivando il sistema di scrittura, si mette la proposizione sotto
forma di simboli che costituiscono il TA.
Questo modello è ipotetico in quanto non corroborato con delle prove empiriche e i testi
esplicativi sono decontestualizzati.
Altri teorici hanno cercato di ottendere dati sperimentali per spiegare i processi decisionali
tramite i think alloud protocols, nel quale al traduttore viene chiesto di verbalizzare i propri
processi mentali.

CASE STUDY
Applicazione del modello di Vinay e Darbelnet: si è diviso il TP in unità traduttive, allneandole
con i segmenti del TA (inglese-francese) per vedere quante traduzioni dirette si avranno sulle
unità traduttive.
1 problema => i confini della segmentazione (segmento = l’unità più piccola che può essere
tradotta a sé stante)

DISCUSSIONE
Di 29 segmenti, 13 sono traduzioni dirette. Sono assenti procedure culturali quali equivalenza
e adattamento. La maggior parte delle procedure di traduzione obliqua sono interessate al
livello lessicale o sintattico. Le cifre possono essere solo approssimative poiché persiste il
problema di individuare l’unità traduttive e i confini tra le categorie sono vaghi.
Il problema principale è che, benché i due teorici pretendano di descrivere il processo traduttivo,
il modello è in realtà incentrato sul prodotto della traduzione. Non si considerano gli altri livelli
del discorso ne gli effetti che i cambiamenti possono avere sul lettore.

CAPITOLO 5 - TEORIE FUNZIONALI DELLA TRADUZIONE


Concetti chiave
- le teorie funzionali sviluppatesi in Germania degli anni ‘70 e ‘80 segnano un allontanamento
da statiche tipologie linguistiche => la traduzione non è più un fenomeno linguistico statico ma
un atto di comunicazione interculturale.
- Reiss sottolinea l’equivalenza a livello testuale, mettendo il relazione le funzioni linguistiche
con le tipologie testuali e la strategia traduttiva
- l’approccio integrato di Snell- Hornby alla tipologia testuale in traduzione
- la teoria di Holz - Mänttäri dell’azione traduttiva (translatorial action) => skopostheorie è parte
del suo modello d’azione traduttiva, in cui lui pone la traduzione commerciale professionale
all’interno di un contesto socioculturale usando il gergo della finanza e della gestione d’impresa.
Nella traduzione, vista come transazione comunicativa tra partecipanti, il TP viene detronizzato
e la traduzione viene giudicata non in base all’equivalenza di significato ma in base alla sua
adeguatezza all’obiettivo funzionale della situazione del TA delineato in commissione.
- lo Skopostheorie della strategia traduttiva di Vermeer dipendente dallo scopo del TA viene
ampliata in Reiss e Vermeer => la strategia traduttiva viene decisa dallo scopo della traduzione
e dalla funzione del TA nella cultura d’arrivo.
- il modello di Nord, concepito per traduttori in formazione, conserva il contesto funzionale
incorporando un modello di analisi testuale che dedica maggiore attenzione al TP.
5.0 introduzione
Negli anni ‘70 e ‘80 ci si allontana dalle statiche tipologie linguistiche degli spostamenti traduttivi
e in Germania nasce e prolifera un approccio funzionalista e comunicativo all’analisi della
traduzione:
- primi contributi di Katharina Reiss alla tipologia testuale e l’approccio integrato di Mary Snell-
Hornby
- la teoria dell’azione traduttiva di Justa Holz-Mänttäri
- la Skopostheorie di Hans J. Vermeer incentrata sullo scopo del TA
- il modello di analisi testuale più dettagliato sviluppato da Christiane Nord, che ha proseguito
la tradizione funzionalista degli anni ‘90.

5.1 tipologia testuale


Anni ‘70, Katharina Reiss parte dal concetto di equivalenza, ma prende in considerazione il
testo (non la parola, frase, segmentazione) come livello sul quale la si deve ricercare.
Il suo approccio funzionale mira alla sistematizzazione della valutazione delle traduzioni,
prendendo in prestito da Büchler la categorizzazione in 3 parti delle funzioni linguistiche.
Lei mette in relazione queste 3 funzioni con le loro corrispondenti dimensioni linguistiche e con
le tipologie testuali o le situazioni comunicative dove vengono utilizzate.

Tabella 5.1 caratteristiche funzionali delle tipologie testuali e collegamenti ai metodi traduttivi

Tipologia testuale Informativa Espressiva Operativa


Funzione Logica Estetica Dialogica
linguistica Informa sui oggetti Esprime Tenta di attrarre il
e fatti l’atteggiamento ricevente
del mitente
Dimensione Logica Estetica Dialogica
linguistica
Fulcro del testo Contenuto Forma Funzione
appellativa
Il TA deve Trasmettere Trasmettere Ottentere
trasmettere Il contenuto La forma estetica La reazione
referenziale desiderata
Metodo traduttivo Prosa semplice Identificativo: adattiva
assumere il pov
dell’autore TP

Le caratteristiche principali di ciascuna tipologia testuale riassunte da Riess


Per trasmettere le seguenti informazioni:
1. semplice comunicazione di fatti => la dimensione linguistica usata è di tipo logico o
referenziale; il contenuto/ argomento è il fulcro principale; la tipologia testuale è informativa
2. Composizione creativa => la dimensione usata è quella estetica del linguaggio; l’autore/
mittente e la forma del messaggio sono i fulcri principali; la tipologia testuale è espressiva
3. Produrre reazioni comportamentali => la (dimensione)/ forma usata è quella dialogica; il
fulcro è appellativo (lo scopo è convincere/ persuadere il lettore/ricevente del testo ad agire in
una determinata maniera) ; la tipologia testuale è operativa
4. Testi audiomediali (film, spot) => visivi e parlati che integrano le tre funzioni con la musica;
non rappresentata nella tabella

Le tipologie e le varietà testuali di Riess (rappresentate da Chesterman, 1989)

Informativa => lavoro documentario, reportage, lezione, manuale d’istruzioni, depliant turistico,
discroso ufficiale, satira
Espressiva => biografia, rappresentazione teatrale, poesia (basata sulla forma)
Operativa => sermonre, discroso elettorale, annuncio pubblicitario
Tuttavia tra questi poli ci sono degli ibridi: Biografia (tra informativa ed espressiva = fornisce
info sull’argomento e adempie parzialmente alla funzione espressiva di un testo letterario);
Sermone (offre informazioni mentre assolve anche la funzione operativa tendando di
persuadere gli ascoltatori a seguire un certo modello comportamentale)
Tuttavia la trasmissione della funzione predominante del TP è il fattore determinante secondo
il quale il TA viene giudicato.

Reiss suggerisce dei metodi traduttivi specifici a seconda della tipologia testuale:
1. TA del testo informativo deve trasmettere il contenuto referenziale o concettuale del TP; la
traduzione deve essere in prosa semplice e deve usare l’esplicitazione quando richiesto.
2. TA del testo espressivo deve trasmettere il la forma estetica e artistica del TP; la traduzione
deve usare il metodo identificativo (assumere pov dell’autore TP).
3. TA del testo operativo deve produrre la reazione desiderata nel ricevente TA; la traduzione
deve usare il metodo adattivo per creare nel ricevente TA un effetto equivalente.
4. I testi audiomediali richiedono il metodo integrativo (integrare parole con musica e immagini)

Reiss elenca delle direttive intralinguistiche ed extralinguistiche con cui valutare l’adeguatezza
del TA:
1. criteri intralinguistici => caratteristiche semantiche, lessicali, grammaticali e stilistiche
2. Criteri extralinguistici => sitazuione, argomento, tempo, luogo, ricevente, mittente e
implicazioni affettive (umorismo, ironia, emozione ecc.)
La loro importanza varia a seconda della tipologia testuale. Es. La traduzione di un testo
incentrato sul contenuto deve avere come scopo di conservare l’equivalenza semantica. È più
importante che una metafora venga mantenuta nella traduzione di un testo espressivo che in
un testo informativo.
Ci sono occasioni in cui la funzione del TA può essere diversa da quella di TP: i viaggi di Gulliver,
scritto come romanzo satirico allo scopo di attaccare il governo dell’epoca (operativo) oggi è
letto come narrativa di intrattenimeno (testo espressivo).

5.1.1 Discussione dell’approccio basato sulla tipologia testuale


Il contributo di Reiss è importante perché porta la teoria della traduzione al di là delle
considerazioni relative ai livelli linguistici inferiori verso l’esame dello scopo comunicativo della
traduzione.
Critiche riassunte da Fawcett, 1997:
- esistenza di sole 3 funzioni linguistiche
Nord, pur lavorando all’interno della stessa tradizione funzionalista, sente forse implicitamente
tale critica quando aggiunge una 4° funzione fatica, tratta dalla tipologia di Roman Jakobson,
riferita al tipo di linguaggio che stabilisce/ mantiente il contatto fra le parti coinvolte nel processo
comunicativo (signore e signori).
- dubbi su come i metodi suggeriti debbano essere applicati nel caso di un testo specifico. Es.
La traduzione dei testi commerciali verso inglese richiede più della semplice attenzione nei
confronti del valore informativo del TP, poiché tale metodo potrebbe risultare in un TA inglese
nel quale viene meno la funzione espressiva del linguaggio, in quanto i testi di finanza in inglese
contengono un vasto numero di metafore semplici e complesse.
- si si può davvero operare una distinzione fra le tipologie testuali, considerando la coesistenza
della diverse funzioni per una varietà di scopi.
Es. Un resoconto aziendale di fine anno, classificato da Reiss come testo fortemente
informativo, può anche avere una funzione espressiva. E potrebbe avere diverse funzioni nella
cultura di partenza: testo informativo per i responsabili e testo operativo per convincere gli
azionisti e gli analisti di mercato dell’efficenza della gestione della società.
- nella scelta del metodo traduttivo entrano in gioco molti altri fattori oltre la tipologia testuale,
come ad es. Il ruolo e lo scopo del traduttore stesso; le pressioni socio-culturali.

5.1.2 L’approccio integrato di Mary Snell-Hornby


Nel volume Translation studies: an integrated approach, 1988/1995, Mary Snell-Hornby cerca
di inserire una vasta gamma di diversi concetti linguistici e letterari in un approccio traduttivo
integrato di ampia portata allo scopo di riunire diverse aree della traduzione e di gettare un
ponte tra la traduzione commerciale e quella artistica, descritta da Schleiermacher, 1813.
Formatasi principalmente sugli approcci teorici tedeschi, vi prende in prestito l’idea dei prototipi
per la categorizzazione delle tipologie testuali. A seconda della tipologia, integra le aree di
studio relative a storia culturale, studi letterali, area studies e, per la traduzione legale,
economica, medica e scientifica, lo studio delle relative discipline specializzate (v. schema)
Lo schema deve essere letto orizzontalmente come un continuum, integrato da un modello
stratificato che procede dal più generale A al più particolare F.
Il livello A integra la traduzione letteraria, generalista e specializzata in un unico continuum.
Il livello B indica tipologie testuali prototipiche di base.
Il livello C mostra discipline non linguistiche legate alla traduzione, compresa la conoscenza
dell’ambiente socioculturale.
Il livello D si occupa del processo traduttivo, incluse la comprensione del TP, l’enfasi sul TA e
la funzione comunicativa del TA.
Il livello E copre aree di linguistica pertinenti alla traduzione
Il livello F tratta degli aspetti fonologici, cioè alliterazione, il ritmo e l’oralità della traduzione per
il doppiaggio.
Ovviamente, è infattibile non trovare delle incongruenze in una struttura analitica così
dettagliata che tenta di incorporare le tipologie traduttive:
Es. Tutti i testi giornalistici possono essere raggruppati insieme come “traduzione generalista”?
la traduzione filmica deve essere trattata come traduzione letteraria?
Es. La storia della cultura potrebbe essere pertinente alla traduzione tanto di un testo medico
quanto di quello letterario
Es. L’oralità non deve essere limitata alle opere letterarie: le traduzioni dei telegiornali al BBC
World service sono spesso fatte per essere lette in onda.

Tuttavia, l’eliminazione di rigide divisioni tra diverse tipologie di linguaggio deve essere accolta
a braccia aperte!
Allo stesso tempo, il continuum prototipico di tutti i tipi di linguaggio non è detto che sia più utile
e porti risultati più efficienti per l’analisi delle traduzioni o per la formazione del traduttore.

5.2. Azione traduttiva


Il modello dell’azione traduttiva di Holz-Mänttäri riprende dei concetti della teoria della
comunicazione e teoria dell’azione allo scopo principale di fornire un modello e delle linee guida
applicabili ad una vasta gamma di situazioni traduttive professionali.
L’azione traduttiva considera la traduzione come un’interazione umana mirata allo scopo e al
risultato, che si concentra sul processo della traduzione in quanto composti dei trasmissione
del messaggio che a loro volta implicano una trasposizione culturale.
“non si tratta di tradurre parole, frasi o testi, ma di guidare la desiderata cooperazione attraverso
barriere culturali, permettendo così una comunicazione orientata in modo funzionale, 1984”

La traduzione interlinguistica è un’azione traduttiva da un TP ed è un processo comunicativo


che implica una serie di ruoli e partecipanti:
1. l’iniziatore => socieà/ individuo che neccessita traduzione
2. Il comittente => l’individuo che contatta il traduttore
3. Il produttore del TP => individuo all’interno della società che scrive il TP
4. Il produttore del TA => traduttore/ agenzia/ reparto di traduzione
5. L’utilizzatore del TA => la persona che fruisce del TA
6. Il ricevente del TA => il destinatario finale del TA

Ognuno di questi partecipanti ha i suoi specifici scopi primari e secondari.


L’azione traduttiva si concentra molto sulla produzione di un TA che sia funzionalmente
comunicativo per il ricevente (es. La forma e il genere del TA devono essere guidati da ciò che
è funzionalmente adatto nella cultura d’arrivo).
Ciò che è funzionalmente adatto viene determinato dal traduttore, l’esperto cui compito figura
nell’assicurarsi che la trasposizione interculturale avvenga in modo soddisfacente.
Nelle operazioni traduttive del testo (termine dell’autore per la produzione del TA), il TP viene
analizzato unicamente per il suo profilo di costruzione e funzione (pp. 139-48).
Le caratteristiche sono descritte secondo la suddivisione tradizionale forma e contenuto:
1. il contenuto, strutturato dalla tettonica, è suddiviso in
- informazioni fattuali
- strategia comunicativa complessiva
2. la forma, strutturata dalla trama, è suddivisa in
- terminologia
- elementi coesivi

Le neccessità del ricevente costituiscono i fattori determinanti per il TA; es. Un termine tecnico
potrebbe richiedere dei chiarimenti per un utilizzatore non tecnico del TA. Allo scopo di
mantenere la coesione per il lettore del TA, lo stesso termine dovrà essere tradotto nello stesso
modo.

5.2.1 Discussione del modello dell’azione traduttiva


Il valore del contributo di Holz-Mänttäri consiste nell’aver inserito la traduzione (professionale,
non letteraria!) all’interno del suo contesto socioculturale, dove trova anche posto l’iterazione
tra il traduttore e l’istituzione iniziatrice.
Le critiche:
- la complessità del gergo di linguaggio (come i composti di trasmissione del messaggio) che
non aiuta il traduttore nella spiegazione delle situazioni traduttive pratiche.
- lo scopo di fornire linee guida per la trasposizione culturale viene deluso dal mancato tentativo
di prendere in considerazione più nel dettaglio la differenza culturale o i tipi di termini proposti
dai modelli a orientamente culturale discussi nei capitoli 9 e 10.
- Nord esprime disaccordo con l’indifferenza di Holz-Mänttäri nei confronti del TP, sottolineando
che sebbene la funzionalità sia il criterio più importante per una traduzione, non permette al
traduttore la licenza assoluta. Deve esserci un rapporto fra il TP e il TA e la natura di tale
rapporto è determinata dallo scopo, secondo il principio della funzionalità e lealtà, alla base del
modello di Nord.

5.3 Skopostheorie
Hans J. Vermeer negli anni ‘70, (Groundwork for a general theory of translation scritto da Reiss
e Vermeer, 1984), introduce il termine skopos (da gr. Fine o scopo) nella teoria della traduzione
come termine tecnico indicante il fine di una traduzione e dell’azione del tradurre.
(benché sia apparsa prima dell’azione introduttiva di Holz-Mänttäri, potrebbe essere vista come
parte della stessa teoria, poiché parla di un’azione traduttiva basata sul TP che deve essere
negoziata ed eseguita, avente un fine e un risultato).
Questa teoria si concentra soprattutto sul fine della traduzione, che determina i metodi e le
strategie traduttive da adottare per produrre un risultato funzionalmente adeguato, cioè il TA,
chiamato da Vermeer translatum.
Quindi il traduttore deve conoscere il perché della traduzione di un TP e la funzione del TA.

Reiss e Vermeer aspirano a formulare una teoria della traduzione generale per tutti i testi: nella
prima parte della loro opera (teoria generale) si espone la spiegazione della Skopostheorie,
mentre nella seconda (teorie speciali) il modello funzionale delle tipologie testuali di Reiss si
adatta alla teoria generale.
Le regole basilari della teoria sono:
1. un translatum (TA) è determinato dal suo skopos.
2. Un TA è un’offerta di informazioni in una cultura e lingua d’arrivo riguardante un’offerta di
info in una cultura e lingua di partenza (questa regola mette in relazione il TP con il TA con la
loro funzione nei loro rispettivi contesti socio-culturali).
3. Un TA non dà inizio a un’offerta di informazioni in maniera chiaramente reversibile (cioè la
funzione del testo nella cultura d’arrivo non è neccessariamente la stessa che aveva nella
cultura di partenza).
4. Un TA deve essere coerente al suo interno (regola della coerenza intratestuale).
5. Un TA deve essere coerente con il TP (regola della fedeltà intertestuale).
6. Le 5 regole sono applicate in ordine gerarchico.
La regola della coerenza => il TA deve essere interpretabile come coerente con la situazione
del ricevente del TA, cioè deve essere tradotto in maniera coerente alle circostanze e
conoscenze del ricevente TA.
La regola della fedeltà => deve esserci coerenza tra translatum e TP.
Secondo la gerarchia, la coerenza intratestuale è più importante della coerenza intertestuale,
di cui è ancora più importante lo skopos.
Tale minimizzazione dello status del TP ha creato notevoli polemiche.

Il vantaggio della Skopostheorie è che offre la possibilità di tradurre lo stesso testo in modi
diversi a seconda del fine del TA e della consegna data al traduttore => lo skopos deve essere
dichiarato dal comittente e l’incarico deve comprendere l’obiettivo e le condizioni secondo le
quali deve essere raggiunto il primo; entrambi devono essere negoziati fra il committente e il
traduttore.
“Lo skopos afferma che si deve tradurre, in modo consapevole e coerente, in conformità con
un principio che rispetta il TA”.
La natura del TA è determinata dal suo skopos o incarico e l’adeguatezza prende il sopravvento
sull’equivalenza come misura dell’azione traduttiva.
L’equivalenza si riduce a costanza funzionale tra il TP e il TA, nei casi in cui la funzione sia
condivisa. La costanza funzionale completa è vista come un’eccezione.

5.3.1 Discussone della Skopostheorie


Critiche
1. Nord e Schaffner, 1998 prendono in esame alcune delle critiche di altri studiosi
- la teoria posta come generale è valida solo per i testi non letterari, considerati come privi di
uno scopo specificio e/o molto più complessi stilisticamente
- le due teorie di Reiss e Vermeer non possono essere accorpate in quanto prendono in esame
fenomeni funzionali diversi
- la skopostheorie non dedica abbastanza attenzione alla natura linguistica del TP né alla
riproduzione delle micro-caratteristiche nel TA. Anche se lo skopos viene rispettato
adeguatamente, potrebbe essere inadeguato a livello stilistico o semantico => questa critica è
affrontata da un altro teorico funzionalista, Christiane Nord, con il suo modello di analisi testuale
orientata alla traduzione.
Altre critiche:
- gergo sviluppato non offre un contributo allo sviluppo della teoria della traduzione
- questioni e differenze culturali devono giocare un ruolo fondamentale nella decisione relativa
al modo in cui lo skopos deve essere raggiunto

5.4 Analisi testuale orientata alla traduzione


Christiane Nord, in Analisi del testo e traduzione, 1988, presenta un modello funzionalista più
dettagliato che integra elementi di analisi testuale e analizza l’organizzazione testuale a livello
frastico o superiore.
Distingue due tipologie base di prodotto e processo traduttivo:
1. traduzione documentale => serve come documento di una comunicazione di una cultura di
partenza fra l’autore e il ricevente del TP (es. Traduzione letteraria, dove il TA permette al
ricevente l’accesso alle idee del TP ma dove il lettore è consapevole si tratti di una traduzione;
altri es. Traduzione parola per parola e letterale e la trad. Esotizzante, dove alcuni lessemi del
TP sono mantenuti nel TA per conservare il colore locale)
2. Traduzione strumentale => serve come strumento indipendente di trasmissione di un
messaggio in una nuova azione comunicativa nella cultura d’arrivo ed è pensata per soddisfare
il propro scopo comunicativo senza che il ricevente sia consapevole di leggere/ ascoltare un
testo che, in forma diversa, è stato precedentemente usato in una differente situazione
comunicativa => i riceventi del TA leggono un testo come se fosse un TP scritto nella propria
lingua. La funzione può essere la stessa sia per il TP che per il TA (function-preserving
translation: es. Un manuale informatico) oppure diversa (Gulliver’s travels di Swift oppure la
trad. Di Omero per il pubblico moderno).
Lo scopo della sua opera è fornire agli studenti un modello di analisi del TP applicabile a tutte
le tipologie testuali e situazioni traduttive.
Il modello si basa su un concetto funzionale e permete la comprensione della funzione delle
caratteristiche del TP e la scelta di strategie traduttive appropriate al fine ultimo della traduzione.
Condivide dunque molte delle premesse dei precenti funzionalisti ma considera molto di più le
caratteristiche del TP, come fattori extratestuali e caratteristiche intratestuali.

Nel libro del 1997, Translating as a purposeful activity, elabora una sintesi più flessibile di
questo modello, evidenziando 3 aspetti degli approcci funzionalisti particolarmente utili nella
formazione del traduttore:
1. l’importanza dell’incarico traduttivo => prima dell’analisi testuale, si devono paragonare i
profili del TP e TA per trovare dei punti in cui i due testi presentano delle differenze.
L’incarico traduttivo deve fornire per entrambi i testi le funzioni testuali; i destinatari (mittente e
ricevente); il momento e il luogo della ricezione del testo; il mezzo (orale o scritto); la
motivazione => permettono al traduttore di stabilire le priorità tra le informazioni da inserire
2. Il ruolo dell’analisi del TP => si analizza il TP per decidere le priorità funzionali della strategia
traduttiva. Nord elenca dei fattori intratestuali da considerare: l’argomento; il contenuto
(compresi connotazione e coesione); composizione (macro e micro struttura); elementi non
verbali (illustrazione, corsivo); lessico (dialetto, registro, terminologia specifica); struttura della
frase; caratteristiche soprasegmentali (accenti, il ritmo, la punteggiatura).
Nord sostiene che non importa quale modello linguistico-testuale si usi, è importante che esso
comprensa un’analisi pragmatica delle situazioni comunicative e che lo stesso modello venga
usato sia per il TP che per incarico traduttivo. Tuttavia, è chiaro che la forma d’analisi è cruciale
per determinare a quali caratteristiche venga data precedenza nella traduzione.
3. La gerarchia funzionale dei problemi traduttivi => da tenere in considerazione durante lo
svolgimento della traduzione:
- stabilire la funzione desiderata della traduzione (documentale o strumentale)
- dopo l’analisi della commissione della traduzione di cui al rigo superiore, stabilire elementi
funzionali da adattare alla situazione dei riceventi del TA
- determinare la tipologia traduttiva che determina lo stile traduttivo (orientato verso la cultura
di LP o LA)
- affrontare i problemi del testo a un livello linguistico inferiore

Questo approccio sintentizzato riunisce i punti di forza delle varie teorie funzionaliste e
dell’azione:
- l’analisi della commissione della traduzione porta avanti il contributo di Holz- Manttari relativo
ai partecipanti all’interno dell’azione traduttiva
- le funzioni testuali desiderate proseguono lo skopos di vermeer e reiss senza concedergli il
predominio assoluto
- l’analisi del TP, influenzata dal lavoro di Reiss, dedica la dovuta attenzione alla funzione
comunicativa e alle caratteristiche della tipologia e del linguaggio del TP, senza la rigidità di
altre tassonomie

CASE STUDY => tratto da un reale incarico di traduzione di un libro di ricette per i bambini. È
stato affrontato con l’analisi del modello Nord e dall’analisi risulta che non tutti i fenomeni sono
facilmente categorizzabili in quanto qui è la differenza di cultura ed esperienza fra TP e TA a
richiedere maggiore attenzione => es. I piatti che in alcune culture non esistono o gli utensili:
potato masher.