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BREVE PANORAMICA

SULLE TOE PIU’ IMPORTANTI

(in particolare la teoria olografica)

Francesco Di Noto, Michele Nardelli,

Pierfrancesco Roggero

Abstract

In this paper we show a short view about very

important TOE, especially holography one,

Riassunto

In questo breve lavoro divulgativo e propedeutico

mostriamo una breve panoramica delle TOE o

aspiranti TOE più importanti, con relativi indizi

(da cercare nei esempio cunicoli spaziotemporali o

1
nella radiazione cosmica di fondo) , e qualche

eventuale elemento comune per eventuali futuri

approfondimenti al fine di poter individuare la

migliore, con le maggiori possibilità di essere

quella vera. Infine, una nostra congettura basata

sulla rottura della simmetria iniziale delle forze

unificate e delle dieci dimensioni iniziali in due

universi con quattro e sei dimensioni: quest’ultimo

si sarebbe comportato come un buco nero di

quattro dimensioni spaziali e avrebbe generato il

nostro universo olografico alla base della TOE

basata sul principio olografico.

°°°°°°°°°°°

2
Di TOE , Teorie del Tutto che possano unificare

una volta per tutte la gravità e la fisica quantistica,

se ne conoscono già alcune.

Qui ne consideriamo solo le più note, al fine di

evidenziare elementi comini e non comuni, allo

scopo di trarne qualche buona indicazione lume

per trovare nuovi indizi e nuove idee per poter

prevedere in qualche modo quale possa essere

la migliore e che potrebbe alla fine emergere come

quella definitiva.

Nella tabella seguente mostriamo in prima

colonna le TOE principali, , e in prima riga gli

elementi principali comuni e non comuni. Sotto

3
metteremo il numero di Riferimento finale per

eventuali approfondimenti e documentazione.

Ciò allo scopo di scoprire eventuali connessioni

tra i vari elementi, utili a migliorare la conoscenza

e lo studio di alcuni aspetti fisici o matematici

interessanti per possibili progressi teorici nello

studio delle TOE ed eventualmente utili alla

identificazione di quella che potrebbe essere alla

fine la migliore tra tutte le candidate, e che

porrebbe finalmente e sperabilmente risultare

anche quella definitiva.

4
TABELLA 1
simmetria Fibonacci Cunicoli Radiazione Entang.
TOE↓ ** Spaziotemp. cosmica di
Elementi (8) (topolog. fondo
simili alle
principali stringhe)

E8 si Si Si? (vedi
(Garrett Lisi) E8 in tutti i Rif.)
(1) gruppi Entangl.
eccezionali Come
di Lie conseguen-
(8) za delle
teorie di
stringa
Gravità si*
quanristica a
loop
(Carlo Rovelli)

(2)

Super gravità si**


(vari autori)
Per es. N=8

(3)
Superstringhe E8 x E8 Si
Es. stringhe Entangl.
eterotiche Come
(vari autori) conseguen-
za delle
(4) teorie di
stringa
Gribbin si
(indizi nei (10)
cunicoli e nei
buchi neri)
5
(5)
Frank Close si
( indizi nella
radiazione
cosmica di
fondo
(6)
si
Entanglement+
informazioni
(teoria
olografica)
(7)
Entanglement+ si
informazioni+
Fibonacci
(Di Noto –
Nardelli
Roggero)
(7)

* trattandosi di gravità, dovranno tener conto

delle implicazioni su minuscoli wormholes

(cunicoli spaziotemporali connessi o noa buchi

neri) topologicamente equivalenti alle stringhe e

forse anche macrocosmici, tipo anelli di Kerr.

connessi ai buchi neri, ecc.

6
SPIN

** ( accenno anche agli spin come elemento

unificante aritmetico: 1/2, 1, 3/2, 2 ...

Da Rif. 5, voce “Spin”, pag.. 673:

“... Come nel caso di altre proprietà delle entità


quantistiche, lo spin è quantizzato ed è quindi presente
sempre in multipli di una unità fondamentale di spin,
che è equivale a metà della costante di Planck (v.)
divisa per 2π, ovvero 1/ ħ. Per comodità, la porzione
relativa a ħ è considerata come implicita, cosicchè i
fisici parlano di particelle con spin ½, spin 1, spin 3/2,
eccetera... ”.

Poiché esiste anche lo spin 2 dei gravitoni (che

sono bosoni, come i fotoni che hanno spin 1,

osserviamo che l’aritmetica è la stessa anche per i

fermioni (spin semi interi) e i bosoni , come fotoni

e gravitoni, con spin interi. E quindi pensiamo che


7
lo spin potrebbe essere un elemento unificatore in

una futura TOE. Connettendo sotto questo aspetto

fermioni, fotoni e gravitoni ( specialmente se i

gravitoni verrebbero nel frattempo scoperti in

natura o in laboratorio, essendo questo un

problema non ancora risolto, pur essendo essi

previsti dalla teoria delle superstringhe).

Osservazioni

Osserviamo che gli ingredienti principali delle

TOE sembrano essere la simmetria dei gruppi

eccezionali di Lie, in particolare E8 ed E8*E8,

l’entanglement e le informazioni, i cunicoli

spaziotemporali proposti da John Gribbin e la

8
radiazione cosmica di fondo proposta da Frank

Close (vedi i brani riportati nei relativi

Riferimenti finali). Noi aggiungiamo la sezione

aurea e i numeri di Fibonacci alla TOE basata su

entanglement più informazioni (Rif. 7) poiché sono

presenti in molti fenomeni quantistici (per esempio

nei livelli energetici degli atomi, insieme ai numeri

di partizione), ma anche macrocosmici, come le

orbite dei pianeti (legge astronomica di di Bose)

ecc., vedi Rif. 8 e 9).

Dello spin abbiamo già parlato, con il ben noto

problema che il gravitone non è stato ancora

scoperto sperimentalmente, ma l’aritmetica (valori

alternati seminteri e interi) e riguarda quindi


9
particelle elementari e gravità, quindi fisica

quantistica e gravità, le due teorie che una

qualsiasi TOE efficiente potrebbe e dovrebbe

unificare in futuro (argomento di questo lavoro

propedeutico (elenco dei più importanti elementi

fisici, per es. forze , e matematici per es.

simmetrie, numeri di Fibonacci, spin, e quindi

come principi unificatori nella TOE finale e

definitiva),

Di ognuno di essi ne parliamo nei riferimenti finali

ed eventuali brani riportati.

Conclusioni

Possiamo ora brevemente e provvisoriamente

10
concludere che il nostro elenco qui proposto

potrebbe essere non ancora completo (ne

mancherebbe ancora qualcuno), o parzialmente

errato (qualche elemento qui indicato potrebbe

non essere significativo e quindi non sarà tra quelli

finali e definitivi), ma questo si vedrà meglio in

seguito con ulteriori progressi teorici da parte dei

fisici e matematici specialisti delle TOE.

Seguiranno eventuali aggiornamenti.

Infine, uno schema minimo di base degli elementi

sopra elencati più importanti e gli eventuali

passaggi e connessioni (indicati con le freccette)

che in futuro li potrebbero portare in cima e

quindi ben considerati nella TOE definitiva (in


11
rosso gli elementi unificatori principali elencati):

TOE
↑ ↑
GRAVITA’ ← → FISICA QUANT.
↑ ↑ ↑
(Relatività) Supertringhe
↑ (Supersimmetria SUSY)
(E6, E8, E8xE8, So(32)

Spazio→ entangl.+ informazioni ← particelle e forze
(cunicoli s.t.,buchi neri ← (stringhe , no gravità)
radiaz.cosmica di fondo)
↑ ↑
spin seminteri (fermioni)
spin interi (bosoni)
1 per fotoni
2 per gravitoni

Dimensioni

(Compattificate 2F o no) ↑

Num. di Fibonacci F ← Num. di Fibonacci


nel macrocosmo nel microcossmo
12
(fiori, pianeti, ecc.) (numeri “magici”, quantici, ecc.)

A tutti i fisici e matematici interessati alle TOE e

che volessero sviluppare ulteriormente questo

nostro schema ancora semplice e provvisorio che

qui proponiamo, il nostro augurio di buon lavoro.

La nostra preferenza va alla TOE basata

sull’universo olografico , che sembra a tuttora

la migliore come accennato nel seguente brano

tratto dal Rif.10 (10- Volume “ Dove il tempo si

ferma: La nuova teoria sui buchi neri “– Stephen W.

Hawking Rizzoli Editore) , pag 80, nella postfazione

“Un secolo di buchi neri”, di Marco Cattaneo:

“... A quarant’anni dalla sua prima formulazione,


13
il paradosso della prima formulazione dei buchi

neri non è stato ancora definitivamente risolto.

Una delle più brillanti è la teoria proposta da Juan

Maldacena alla fine degli anni Novanta. Proprio

studiando gli enigmi dell’entropia e sulla perdita di

informazione dei buchi neri, Maldacena ha

proposto la teoria dell’universo olografico, secondo

la quale la tridimensionalità dello spaziotempo che

percepiamo sarebbe simile a un ologramma

proiettato dalla superficie di una sfera. A oggi, la

teoria di Maldacena è quanto di più vicino

abbiamo a una teoria che unifichi le due grandi

rivoluzioni del Novecento in fisica, la relatività

14
generale e la fisica quantistica.. E grazie ad essa

sarebbe possibile le leggi quantistiche anche alla

gravità, senza alcuna perdita di informazione.“

Un accenno interessante si trova in Rif. 6b,

insieme a quello riguardante la radiazione cosmica

di fondo.

Ce ne siamo occupati di recenti nel Rif. 7,

accennando al principio olografico nella gravità

quantistica, e sul quale potremmo ritornare in

futuro con nuovi appunti di approfondimento

Un buon articolo sull’ipotesi olografica è

“Grovigli nello spazio- tempo” di Clara

Moskowitz sulla rivista “LE SCIENZE” Marzo

15
2017 (Rif. 19), e anche nel Rif.18, ai quali

rimandiamo per una migliore documentazione

sulla possibile e promettente teoria olografica

unificatrice tra gravità e fisica quantistica e

relativo universo olografico.

Riferimenti per ogni elemento coinvolto nella teoria


del Tutto

IN GENERALE

(in rosso e in grassetto i termini che concernono

le Teorie del Tutto)

a - Teoria del Tutto , parzialmente da


Wikipedia

16
Teoria del tutto
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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La teoria del tutto, conosciuta anche come TOE (acronimo dell'inglese theory of everything), è
una ipotetica teoria fisica che sarebbe in grado di spiegare interamente e di riunire in un unico
quadro tutti i fenomeni fisici conosciuti.

Inizialmente il termine fu usato con connotazione ironica per riferirsi alle varie teorie
supergeneralizzate. Per esempio un bisnonno di Ijon Tichy, personaggio di una serie di storie di
fantascienza di Stanisław Lem degli anni sessanta, era al lavoro sulla "Teoria Generale del Tutto".
Il fisico John Ellis afferma[1] di aver introdotto il termine nella letteratura tecnica in un articolo della
rivista Nature nel 1986.[2] Nel tempo il termine si affermò nelle popolarizzazioni della fisica
quantistica per descrivere una teoria che avrebbe unificato tutte le Interazioni fondamentali della
natura, nota anche come teoria del campo unificato.

Ci sono state molte "teorie del tutto" proposte dai fisici teorici nell'ultimo secolo, ma nessuna è stata
confermata sperimentalmente. Il problema principale nel produrre una tale teoria è che le due teorie
fisiche fondamentali accettate della fisica moderna, la meccanica quantistica e la relatività
generale, sono attualmente inconciliabili.

....

Teorie proposte[modifica | modifica wikitesto]

Ad oggi la cosiddetta Teoria del tutto non è ancora stata raggiunta nonostante le numerose teorie
fisiche della fisica moderna proposte e validate nel secondo dopoguerra, fermandosi all'unificazione
di tre interazioni fondamentali con la GUT, proprio per la difficoltà di conciliare la meccanica
quantistica del mondo microscopico e relatività generale del mondo macroscopico, con alcune
teorie fisiche che dovrebbero unificare, secondo i proponenti, queste ultime due teorie:

 teoria delle stringhe


o teoria delle superstringhe
o teoria M
o Mondo-brana
o Teoria della grande unificazione
 cosmologia ciclica conforme
 cosmologia e gravità quantistica

17
b - Superstinghe

Teoria delle superstringhe


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Teoria delle stringhe
 Teoria delle stringhe
o Stringa
o Stringa bosonica
 Teoria delle superstringhe
o Stringa tipo I
o Stringa tipo II
o Stringa eterotica
 Teoria M
o Supergravità
o Dp-brane
o Teoria del mondo-brana e
modello ecpirotico

Dualità
T-dualità · S-dualità · U-dualità

Fisica
Glossario Fisico
Calendario degli eventi
Portale e Progetto Fisica

La teoria delle superstringhe è un tentativo di teoria del tutto, ovvero di descrivere tutte le
particelle e le forze fondamentali della natura in un'unica teoria che considera queste entità come
"vibrazioni" di sottilissime stringhe (o corde) supersimmetriche.

Nel linguaggio comune il termine è sinonimo di teoria delle stringhe.

c- supergravità

Supergravità
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Una teoria della supergravità è una teoria di campo che combina la supersimmetria con la
relatività generale.
18
Come ogni teoria di campo della gravità, una teoria della supergravità contiene un campo di spin 2
il cui quanto è il gravitone. La supersimmetria richiede che il campo del gravitone abbia un
superpartner con spin 3/2 e un quanto detto gravitino. Il numero dei campi del gravitino è uguale al
numero delle supersimmetrie. Si pensa che le teorie della supergravità siano le uniche teorie
coerenti dei campi interagenti privi di massa con spin 3/2.

...
Gravifotone e graviscalare[modifica | modifica wikitesto]
Attraverso le forze di deriva delle masse si dimostra l'esistenza del gravitone come l'entità
energetica che interagisce con la materia alla medesima velocità del fotone e il cui campo di forza
vettoriale ha comportamenti elettromagnetici. La nuova particella, che sarebbe quantisticamente un
bosone vettore di gauge con spin 2, dimostra un campo d'azione infinito come la luce e segue le
dinamiche fisiche del campo di forza newtoniano relativizzato in c come prevede la relatività
generale. Il gravifotone e il graviscalare sono campi che compaiono, tra gli altri, nelle teorie di
supergravità accoppiata a certi campi vettoriali (simili al fotone) in 4 dimensioni con 4 generatori di
supersimmetria. Questi al momento sono il risultato della richiesta che la teoria sia
supersimmetrica, in quanto ancora non sono stati rivelati partner supersimmetrici delle particelle
elementari note.

d - Gravità a loop ,parzialmente da Wikipedia

Gravità quantistica a loop


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La gravità quantistica a loop (LQG, dal termine inglese Loop Quantum Gravity), conosciuta
anche coi termini di gravità a loop, geometria quantistica e relatività generale canonica
quantistica, è una teoria fisica di gravità quantistica, ovvero una teoria quantistica dello spazio-
tempo che cerca di unificare la meccanica quantistica e la relatività generale.

...

Princìpi fondamentali[modifica | modifica wikitesto]


Secondo questa teoria l'universo sarebbe costituito da anelli (in inglese loop) di dimensioni
infinitesime, di 10−35 metri, ossia dieci miliardesimi di miliardesimi di miliardesimi di nanometri.
Questi anelli estremamente piccoli possono contenere una certa quantità di energia, che non può
mai diventare infinita come in una singolarità gravitazionale, che viene esclusa dalla teoria.

19
Fa parte di una famiglia di teorie chiamata gravità canonica quantistica ed è stata sviluppata in
parallelo con la quantizzazione a loop, una struttura rigorosa della quantizzazione non perturbativa
della teoria di gauge a diffeomorfismo invariante. In parole più semplici è una teoria quantistica
della gravità nella quale lo spazio reale in cui accadono i fenomeni fisici, o eventi, è quantizzato
(vedi anche più avanti al secondo paragrafo).

Essa conserva gli aspetti fondamentali della relatività generale, come ad esempio l'invarianza per
trasformazioni di coordinate, e allo stesso tempo utilizza la quantizzazione dello spazio e del tempo
alla scala di Planck, caratteristica della meccanica quantistica; in questo senso combina le due
teorie. Tuttavia non è una ipotetica teoria del tutto, in quanto non affronta il problema di dare una
descrizione unificata di tutte le forze fondamentali, ma descrive unicamente le proprietà
quantistiche dello spaziotempo, e quindi della gravità.

I critici della LQG fanno spesso riferimento al fatto che non predice l'esistenza di ulteriori
dimensioni dello spazio tempo, né la supersimmetria. La risposta dei suoi autori è che allo stato
attuale, nonostante ripetute ricerche sperimentali, non vi è alcuna evidenza di altre dimensioni né di
particelle supersimmetriche, che devono essere considerate solo ipotesi speculative.

I maggiori successi della gravità quantistica a loop sono:

1. è una quantizzazione non perturbativa della geometria a 3 dimensioni, con operatori


quantizzati di area e di volume;
2. include il calcolo dell'entropia dei buchi neri;
3. è basata su un formalismo matematico rigoroso.

La teoria ammette anche una formulazione covariante, chiamata a "schiuma di spin" (spinfoam).

e - Multiverso
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riferimento.

Rappresentazione artistica di un multiverso.

In fisica moderna il multiverso è un'ipotesi che postula l'esistenza di universi coesistenti fuori del
nostro spaziotempo, spesso denominati dimensioni parallele; è la possibile conseguenza di alcune
teorie scientifiche, specialmente la teoria delle stringhe e quella delle bolle ("inflazione caotica").

20
Il termine fu coniato nel 1895 dallo scrittore e psicologo americano William James.[1] Il concetto di
universi paralleli fu ripreso dallo scrittore di fantascienza statunitense Murray Leinster nel 1934, e
in seguito da molti altri, come Jorge Luis Borges, divenendo un classico della fantascienza.

Dal punto di vista filosofico, l'ipotesi è antica, seppur posta come pluralità dei mondi simili alla
Terra già dagli atomisti greci, e ha trovato vigore nella scoperta della grandezza effettiva
dell'universo, contenente miliardi di galassie, a partire dalla rivoluzione copernicana in poi. Un
precursore dell'idea moderna di multiverso fu il filosofo rinascimentale Giordano Bruno.[2][3][4]

Dal punto di vista scientifico il concetto di multiverso fu proposto in modo rigoroso per la prima
volta da Hugh Everett III nel 1957 nell'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica.
L'ipotesi è fonte di disaccordo nella comunità dei fisici che la collocano nella scienza di confine.
Alcuni affermano che la teoria deve essere oggetto di appropriati studi scientifici per poter essere
validata.[5] Tra i sostenitori di almeno uno dei modelli del multiverso ci sono Stephen Hawking,[6]
Steven Weinberg,[7] Brian Greene, Michio Kaku, Neil Turok, Lee Smolin, Max Tegmark, Andrej
Linde e Alex Vilenkin. Tra coloro che non accettano l'ipotesi così com'è formulata, o che la
criticano, ci sono David Gross,[8] Paul Steinhardt (che ha affermato la possibilità di due mondi-
brana che collidono, ma non di infiniti universi, dato che è stato uno dei fondatori della teoria delle
stringhe)[9], Roger Penrose (che ne propone una sua versione molto differente da quella "classica") e
Paul Davies, per i quali la questione è più filosofica che scientifica, quindi dannosa per la fisica
teorica in quanto semplicemente pseudoscienza,[9] essendo una speculazione teorica non confermata
da dati o evidenze sperimentali, ed essendo le teorie stesse da cui deriva non confermate
sperimentalmente.

f- Radiazione cosmica di fondo

Radiazione cosmica di fondo


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Mappa della radiazione cosmica di fondo, dopo la rimozione dei contributi dovuti a sorgenti locali e
dell'anisotropia di dipolo.

In cosmologia la radiazione cosmica di fondo, detta anche radiazione di fondo, abbreviata in


CMBR (dall'inglese Cosmic Microwave Background Radiation), è la radiazione elettromagnetica
che permea l'universo, considerata come prova del modello del Big Bang[1].
21
Nonostante lo spazio tra stelle e galassie appaia nero con un telescopio ottico tradizionale, tramite
un radiotelescopio è possibile rilevare una debole radiazione isotropa che non è associata ad alcuna
stella, galassia o altro corpo celeste e che ha intensità maggiore nella regione delle microonde dello
spettro elettromagnetico.

La CMBR venne scoperta nel 1964 dagli astronomi statunitensi Arno Penzias e Robert Woodrow
Wilson[2] al termine di uno studio avviato nel 1940, che li portò a conseguire il Premio Nobel per la
fisica nel 1978.

f - Teoria olografica basata sul principio olografico

Principio olografico
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In fisica, il principio olografico è una congettura riguardante la gravità quantistica, proposta da


Gerardus 't Hooft[1] e sviluppata da Leonard Susskind,[2] secondo cui l'intera informazione
contenuta in un volume di spazio può essere rappresentata da una teoria che si situa sul bordo
dell'area esaminata.

Indice
[nascondi]

 1 Descrizione
 2 Definizione
 3 Significato
 4 Derivazione delle leggi della gravitazione
 5 Nella cultura di massa
 6 Note
 7 Bibliografia
o 7.1 Articoli di divulgazione popolare

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]


Il principio olografico prende spunto da calcoli effettuati sulla termodinamica dei buchi neri, che
implicano che l'entropia (o informazione) massima contenibile in una regione è proporzionale alla
superficie che racchiude la regione, non al suo volume come ci si aspetterebbe (ovvero al quadrato
del raggio piuttosto che al cubo).
22
Nel 1972, lo scienziato e astronomo Jacob Bekenstein si domandò cosa accade a un oggetto con
entropia, ad esempio un gas caldo, quando varca l'orizzonte degli eventi di un buco nero: se essa
scomparisse ciò comporterebbe una violazione del secondo principio della termodinamica, in
quanto il contenuto aleatorio del gas (l'entropia) sparirebbe una volta assorbito dal buco nero. La
seconda legge può essere salvaguardata solo se si considerino i buchi neri come oggetti aleatori, con
una enorme entropia il cui incremento compensi abbondantemente l'entropia del gas risucchiato.

Nel 1981 il fisico e cosmologo Stephen Hawking mise in luce un ulteriore paradosso: il paradosso
dell'informazione del buco nero dovuto all'evaporazione quantistica dei buchi neri, fenomeno
previsto dalla termodinamica dei buchi neri e da lui calcolato per altra via, ma con risultato identico,
stimando gli effetti della fluttuazione quantistica in corrispondenza all'orizzonte degli eventi
(radiazione di Hawking). In seguito all'evaporazione quantistica, con conseguente dissolvimento del
buco nero, l'informazione passata oltre l'orizzonte degli eventi, il punto di non ritorno, svanirebbe,
violando il principio di conservazione dell'informazione (ovvero il primo principio della
termodinamica).

Nel 1993 il fisico teorico Leonard Susskind teorizzò una soluzione del paradosso basata sul
principio di complementarità (concetto mutuato dalla meccanica quantistica): il gas in caduta
varcherebbe "o" non varcherebbe l'orizzonte, a seconda del punto di vista. Per un osservatore che
seguisse il gas in caduta, l'attraversamento dell'orizzonte avverrebbe senza particolari fenomeni di
soglia, in conformità al primo postulato della relatività ristretta e al principio di equivalenza dovuti
ad Albert Einstein, mentre da un punto di vista esterno un osservatore "vedrebbe" le stringhe,
ovvero i componenti elementari del gas, allargare le spire fino ad abbracciare la superficie
dell'orizzonte degli eventi, sopra il quale si manterrebbe tutta l'informazione senza oltrepassarlo e
senza alcuna perdita per l'esterno, nemmeno per successiva evaporazione. Fenomeni estremi
avverrebbero nella singolarità, indescrivibili internamente, ma tali fenomeni sarebbero
complementari all'evaporazione, descrivibile esternamente all'orizzonte, dove l'informazione si
disporrebbe tutta in superficie come su un ologramma.

Il principio olografico risolve dunque il paradosso informativo nel contesto della teoria delle
stringhe.

Nel caso del buco nero, la teoria olografica comporta che il contenuto informativo caduto nel buco
nero sia interamente conservato in corrispondenza dell'orizzonte degli eventi nella misura calcolata
di un'area di Planck per ogni bit d'informazione aggiunto (fotone in entrata di lunghezza d'onda pari
al diametro dell'orizzonte).

Il gas in caduta nel buco nero allora varca "o" non varca l'orizzonte degli eventi? La soluzione è
insita nella seguente domanda: quanto è grande una stringa (l'atomo, l'indivisibile)? Ebbene la
risposta dipende dal punto di vista: l'atomo ha dimensioni infinitesime, e però cadendo in un buco
nero ne avvolge l'orizzonte degli eventi come una guaina elastica stirata anche milioni di chilometri.

Se tale soluzione suona strana, ciò è niente rispetto a quel che viene di conseguenza, sempre
secondo Susskind: il principio olografico serve non solo a descrivere condizioni estreme, ma anche
per descrivere la realtà fisica comunemente percepita in relazione all'orizzonte degli eventi cosmico,
ovvero il confine sferico rispetto a un punto di vista al centro, dove l'espansione del cosmo tende
alla velocità della luce. Come per il buco nero, un osservatore situato sulla soglia dell'orizzonte
cosmologico, ma ancora in contatto causale col centro, "vedrebbe" le stringhe, ovvero i componenti
elementari della materia sensibile situata al centro dipanarsi e avvolgersi sulla superficie
dell'orizzonte. Secondo il principio olografico, eventi percepiti internamente all'orizzonte come
tridimensionali (a bassa frequenza e bassa energia, cosiddetti infrarossi) sono componenti a bassa
23
frequenza di eventi estremi (ad alta frequenza ed alta energia, cosiddetti ultravioletti) che
avvengono sulla superficie sferica bidimensionale dell'orizzonte cosmologico. Una soluzione
matematica del principio olografico è stata ricavata per il caso particolare di uno spazio tempo a
curvatura negativa: lo spazio anti de Sitter, ovvero a costante cosmologica negativa, opposta a
quella misurata astronomicamente per il nostro universo, a curvatura positiva, cioè uno spazio di de
Sitter, caratterizzato da una pressione di vuoto (definita impropriamente energia oscura) dunque
instabile, asimmetrico e in espansione inflativa esponenziale (73,2 chilometri al secondo per ogni
3,26 milioni di anni luce), e dunque con un orizzonte degli eventi cosmologico.

....

Significato[modifica | modifica wikitesto]


Il principio olografico è quindi la misura di radiazione reattiva della massa attratta dalla gravità di
un buco nero.
Ogni massa attratta esercita una reazione che ne determina il peso. Nel caso di attrazione su masse
stellari da parte di buchi neri, la reazione all'attrazione in senso inverso nella riduzione di materia
provoca un aumento dell'antimateria nella parte terminale dell'orizzonte degli eventi.

In base a questa teoria nello spettro olografico delle onde e delle particelle di antimateria emesse dal
buco nero, i vari livelli olografici rendono conoscibile la massa attratta e la creazione di reazioni
anch'esse proporzionali alla massa attratta moltiplicate per le masse solari del buco nero.

Lo spettro olografico identifica la reazione della massa all'attrazione in rilascio di elettroni dalle
masse interne verso le esterne. Può inoltre essere di aiuto nella misurazione delle masse prossime al
collasso gravitazionale per principio di equilibrio di esistenza e relativa gravitazione di due o più
buchi neri. Tale concetto è alla base della teoria per la quale due o più buchi neri possono coesistere
nello stesso spazio-tempo simultaneamente a più livelli olografici di manifestazione gravitazionale
inversa sempre per il principio olografico di trascinamento e rilascio di materia a livello olografico
neutronico ed elettronico di gravitazione.[senza fonte]

Per ulteriori informazioni si rimanda alle voci

complete di Wikipedia

24
SIMMETRIA

1 - Studi ed osservazioni sul Gruppo di Lie E8


Gruppo ”B. Riemann”*
Michele Nardelli, Francesco Di Noto
*Gruppo amatoriale per la ricerca matematica sui
numeri primi, sulle loro congetture e sulle loro
connessioni con le teorie di stringa.
Iniziamo questo articolo citando, parzialmente ed in
italiano, un’intervista rilasciata al fisico teorico
Garrett Lisi
CATEGORIA: High Energy Physics [indietro]
TOPIC: Un eccezionale semplice FAQ
[Aggiornamento]
Iscritto A. Garrett Lisi ha scritto il 20 novembre
2007 alle 04:29 GMT
Un nuovo articolo, "Una Teoria del Tutto eccezionale
semplice" , ha attirato un grande interesse, sia della
comunità scientifica che del pubblico in generale.
Iscritto A. Garrett Lisi ha scritto il 20 novembre, 2007
@ 4:40 GMT
...
“ La geometria differenziale è lo studio delle varietà
lisce, di solito in molte dimensioni. La geometria
differenziale è una sorta di “fulcro” o “perno
centrale”dove molta matematica si riunisce.
25
Ora, c'è una varietà in particolare - la più grande
varietà del gruppo eccezionale di Lie semplice, E8 -
che è la più bella. Il “sistema di radici” nella foto che
ho inserito descrive le 248 simmetrie di E8. …”

Dal quale riportiamo solo il brano di cui sopra,

riguardante la super simmetria. Per il resto si

rimanda all’originale.

CUNICOLI SPAZIOTEMPORALI

5- John Gribbin, “ Q come quanto –

Dizionario enciclopedico di fisica quantistica”.

Macroedizioni, 2005

dal quale (nella parte finale della voce Buco

nero”, pag.92) riportiamo:

26
“ I fisici sono stuzzicati dall’idea che i cunicoli

spaziotemporali possano esistere in natura, anche

se soltanto a livello della lunghezza si Planck (v.).

rendendo così “schiumosa”la struttura dello

spaziotempo, la cui trama sarebbe tarlata, per così

dire, dai cunicoli spaziotemporali. Se così fosse, le

implicazioni sarebbero varie e sorprendenti. .Per

esempio, questi minuscoli (in effetti ultra-

microscopici) cunicoli spaziotemporali potrebbero

collegare regioni distanti dell’universo,

permettendo un certo scambio di informazioni e

assicurando così che le leggi della fisica siano

identiche sulla terra come in un lontano quasar. .

nel 1995, sulla base di nuovi calcoli, si è ipotizzato


27
che tali minuscoli spaziotemporali possano essere

topologicamente equivalenti alle stringhe (v.),

evocate dalle teorie delle superstringhe per

spiegare la natura della materia a scala

infinitesimale (molto, molto oltre i protoni e i

neutroni). Se tale teoria dovesse trovare conferma,

i buchi neri potrebbero rappresentare l’anello

mancante richiesto per completare la tanto

sospirata “ teoria del tutto”.

Ulteriori letture: In the search of the Edge of Time,

di John Gribbin; Black Holes and Time Warps, di

Kip Thorne.”

Con l’occasione, vogliamo accennare anche ai

28
possibili wormhole intergalattici, connessi ai

buchi neri tramite gli anelli di Kerr che si

formerebbero nei buchi neri rotanti, e ci

potrebbe essere qualche relazione topologica /

matematica tra minuscoli cunicoli e grossi

cunicoli spaziotemporali) , riportando anche

qui da Rif. 5 il seguente brano sintetico sui

buchi neri rotanti (voce “Buco nero”, pag. 89:

“...Secondo gli studi teorici, un buco nero è

definito da tre sole proprietà: massa, carica

elettrica e rotazione (o momento angolare). Un

buco nero privo di carica elettrica e di

rotazione è descritto da Schwarzscild alle


29
equazioni di Einstein; n buco nero dotato di

carica elettrica ma non di rotazione è descritto

dalla soluzione di Reissner – Nordström,

mentre un buco nero dotato di carica elettrica

e rotante è definito dalla soluzione di Kerr –

Newmann. Un buco non può avere altre

proprietà, e ciò viene scherzosamente

riassunto dal motto “ un buco nero non ha

peli”...”

Da Rif.10 pag. 56 -57, riportiamo un

interessante brano sul teletrasporto galattico,

o anche da questo universo ad un altro :

30
“... Che cosa ci dice tutto questo in relazione

alla domanda se è possibile cadere in un buco

nero per poi uscire in un altro universo?

L’esistenza di storie alternative con e senza

buchi neri indica che ciò potrebbe essere

possibile. Il buco in questione dovrebbe essere

grande e, nel caso fosse rotante,, potrebbe

contenere un passaggio per un altro universo.

Non si potrebbe però ritornare nel nostro

universo.. Così, pur essendo n appassionato di

voli spaziali, non ho intenzione di provare di

persona.

31
DS: se un buco nero è rotante, al suo cuore
potrebbe non esserci una singolarità intesa nel
senso di un posto con densità infinita, ma una
singolarità in forma di anello. E questo ci porta
a riflettere sulla possibilità che qualcosa non si
limiti semplicemente a cadere in un buco nero,
ma venga di fatto ad attraversarlo. Ciò
significherebbe lasciare l’universo per come lo
conosciamo. E Stephen W. Hauking conclude
con una ipotesi provocante: che, cioè, dall’altra
parte potrebbe esserci qualcosa.”

Perfettamente d’accordo con Hawking, e

quindi con l’ipotesi del buco nero rotante con

anello di Kerr al suo interno che eliminerebbe

la fastidiosa densità infinita, e inoltre

potrebbe anche essere un portale verso un

altro universo ; una possibilità ancora sospesa

a metà strada tra fantascienza e scienza, come


32
spesso è successo in passato.

Conclusioni

Possiamo concludere, provvisoriamente, che

tutte le informazioni reperibili nei Riferimenti

possano essere utili, insieme ad altre raccolte

successivamente da noi o altri ricercatori, per

poter elaborare una prima bozza di una

possibile Teoria del Tutto che concili la fisica

quantistica (stringhe, o superstringhe alla base

delle tre forze , particelle, ecc. delle GUT

(Teorie di grande unificazione) e la gravità

quantistica, possibilmente anche grazie alla

33
proposta teorica di Gribbin citata all’inizio e

basata sulla somiglianza topologica tra i

minuscoli cunicoli spaziotemporali e le

particolari stringhe studiate dalla teoria delle

superstringhe, e che possa magari (nostra

modesta proposta aggiuntiva) dirci qualcosa

di più sui grossi cunicoli galattici connessi ai

buchi neri rotanti e relativi anelli di Kerr, per

gettare le basi teoriche/sperimentali per un

possibile futuro teletrasporto galattico ( con

astronavi, sonde esplorative ecc. vedi anche Rif.

19), più o meno analogo al già esistente e noto

teletrasporto quantistico, usato per la


34
crittografia quantistica (teletrasporto di

informazioni riservate con la massima

sicurezza , essendo impossibile intercettarlo .

Vedi, in Rif. 5, la voce “Crittografia

quantistica”, pag. 153, e la voce ”

Teletrasporto quantistico”, pag.701.

WORMHOLE

WORMHOLES, UNIVERSO E STRINGHE


Ing. Pier Francesco Roggero, Dott. Michele Nardelli,
Francesco Di Noto
Abstract
In this paper we show an interesting theory about the
space-time concerning the wormhole

Dal quale riportiamo un brano riguardante


35
l’universo olografico, argomento di questo lavoro:
.

9. UNIVERSO OLOGRAFICO, BUCHI NERI E


STRINGHE
(Contributo di Michele Nardelli) Riguardo alla tesi di
un Universo inteso come una sorta di ologramma è
utile soffermarci sugli studi condotti da alcuni teorici
di stringa sui buchi neri. Essendo la teoria delle
stringhe una buona candidata a teoria del tutto, quello
che viene descritto per i buchi neri può essere
benissimo usato per una maggiore comprensione
dell’Universo olografico. Questo tenendo presente
anche che l’opposto di ogni buco nero (praticamente
un “buco bianco”) può benissimo rappresentare il
“seme” di un nuovo Universo nell’ambito di una
teoria che concerne un Multiverso Ciclico. Secondo la
proposta del fisico teorico G. ‘t Hooft: lo spettro di
particelle non finisce alla massa di Planck. Continua
con masse indefinitamente grandi che prendono la
forma di buchi neri. I buchi neri,come accade per le
particelle ordinarie, possono assumere solo valori
discreti di massa. Questi valori permessi diventano
tuttavia talmente densi e fitti, al di sopra della massa
di Planck, da costituire praticamente una banda
36
sfumata. Secondo la congettura di ‘t Hooft, molto
probabilmente lo spettro delle eccitazioni di stringa
sfuma in quello dei buchi neri più o meno in
corrispondenza della massa di Planck, ma senza una
separazione netta.
....”

Pier Francesco Roggero, Michele Nardelli, Francesco


Di Noto - Scribd
https://www.scribd.com/.../Pier-Francesco-Roggero-
Michele-Nardelli-Francesco-Di-N...

RADIAZIONE COSMICA DI FONDO

6a - Recensione del libro di Frank Close “Teorie

del tutto” sulla rivista “ Le scienze”di Aprile

2018- dal quale riportiamo la parte finale, pag. 94 :

“... Close conduce con sapienza il lettore lungo i


percorsi della fisica, dall’universo di Newton e
Laplace, all’opera di unificazione
37
dell’elettromagnetismo i Maxwell. Alla
termodinamica e alla scoperta della freccia del tempo,
fino ai due pilastri della fisica novecentesca che si
sono rivelati straordinariamente precisi nello spiegare
come vanno le cose nel mondo subatomico e
nell’oceano sterminato di galassie che popolano
l’universo in espansione.: Teoria quantistica dei campi
e relatività generale non sembrano affatto intenzionate
a sposarsi felicemente in una versione armoniosa di
tutto ciò che esiste.
Nel libro, breve ma capace di dare una visione
completa dello stato dell’arte della fisica del XXI
secolo, si passano in rassegna le due teorie che si sono
candidate a fornire un quadro unitario dell’universo,
superstringhe e gravità quantistica a loop, e le
questioni che danno filo da torcere a fisici e
cosmologi: natura dei buchi neri, costante
cosmologica ed energia oscura,e la nuova fisica
subatomica di cui scorgiamo le prime luci dopo la
scoperta del bosone di Higgs. Per Close un indizio da
seguire per sperare di fondare una teoria del tutto è
nelle fluttuazioni della radiazione cosmica di fondo
rilevate in anni recenti, che sarebbero una sorta di
codice a barre della natura, come lo furono gli spettri
atomici alla fine dell’Ottocento che poi permetteranno
di scoprire la struttura dell’atomo.

38
Leggendo la concisa ma minuziosa analisi di Close,
sembra legittimo sospettare che una teoria del tutto
continuerà a sfuggirci per lungo tempo, magari
regalandoci di tanto in tanto l’illusione di averla
conquistata. << Sono commosso e preso da un’estasi
inesprimibile davanti allo spettacolo divino
dell’armonia celeste >>, scrisse Johannes Kepler,
convinto di aver trovato la spiegazione per la struttura
del sistema solare basata sui cinque poliedri
regolari:Non aveva previsto di essersi sbagliato”.
Marco Motta

Nostro commento:

Kepler si è sbagliato, ma noi speriamo di no, o, per

lo meno, di sbagliarci di meno...

Altra recensione del libro:

VISUALIZZA COPERTINA

Frank Close

Teorie del tutto


Acquista online
All’alba del secolo scorso, esattamente allo scoccare del 1900, Lord
Kelvin proclamò che ormai non c’era più niente di nuovo da scoprire nel
campo della fisica. «Non rimangono altro che misurazioni sempre più
precise» affermò. Di lì a pochi anni – come sappiamo – Albert Einstein

39
avrebbe ribaltato le conoscenze e l’immagine del mondo fino allora date
per certe con la teoria della relatività e aprì una sorprendente nuova
fruttuosa stagione nella comprensione delle leggi che regolano l’universo.
Ancora nel 1980 Stephen Hawking ipotizzò che la fine della fisica teorica
fosse vicina, e che in cambio sarebbe presto comparsa una teoria del tutto
che avrebbe finalmente trionfato nella definitiva comprensione della natura.
E si sbagliava, ovviamente.
Ma cos’è una teoria del tutto? Frank Close è chiaro: «Una teoria che si
basa sugli studi in ogni campo rilevante del sapere attuale – fisica,
astronomia, matematica – per cercare di spiegare tutto ciò che sappiamo a
oggi dell’universo».
È così che in questo breve e compatto libro inizia il viaggio attraverso le
più note teorie del tutto: dall’universo – meccanismo perfetto – di Isaac
Newton, al Sistema del mondo di Pierre-Simon de Laplace,
dall’unificazione delle leggi dell’elettricità e del magnetismo, ad opera di
James Clerk Maxwell – che fece baluginare la quasi-fine dell’indagine sul
mondo –, fino alla spiegazione meccanica alla base della termodinamica
che sembrò, davvero, permetterci di spiegare ogni cosa – il calore, la luce,
la materia. E ancora le più recenti strade battute dai fisici: dalle
superstringhe (rese popolari da Brian Greene) alla quantum loop gravity
(resa popolare da Carlo Rovelli), e il Multiverso (di Max Tegmark), la
materia oscura e molte altre strane cose. Ogni volta che ci sembra di averlo
compreso, il tutto si sposta, scarta di lato, spalanca alla vista intere regioni
inesplorate di cui non si sospettava neppure l’esistenza.
Il tutto è lì, sembra di toccarlo, ma sfugge sempre un po’ più oltre, mentre
noi, nell’inseguirlo, avanziamo di un altro passo.”

Link

Teorie del tutto - Bollati Boringhieri


www.bollatiboringhieri.it/libri/frank-close-teorie-del-
tutto-9788833929323/

40
6b: “Il buco nero al principio del tempo” di

Niayesh Atshordi, Rober B Mann, Razieh

Pourhasan, su LE SCIENZE Dicembre 2014, e nel

quale si accenna anche all’universo olografico, e

poi alla radiazione cosmica di fondo:

“ ... Che aspetto avrebbe un buco nero

quadridimensionale? Avrebbe anchìesso un

orizzonte degli eventi, una superficie da cui nulla

torna indietro, compresa la luce. Ma invece di

essere una superficie bidimensionale, come nei

buchi neri abituali,, un buco nero

quadridimensionale genererebbe un orizzonte degli

eventi con tre dimensioni spaziali. Anzi, grazie a un

modello che descrive la morte per collaso di una


41
stella quadridimensionale abbiamo scoperto, in

numerose circostanze, che il materiale espulso dal

collasso stellare può formare una 3-brana in lenta

espansione che circonda questo orizzonte degli

eventi tridimensionale. Questa 3-brana è il nostro

universo: si tratta di una specie di ologramma del

collasso di una stella quadridimensionale che

diventa un buco nero. In questo modo, la

singolarità cosmica del big bang rimane nascosta ai

nostri occhi, racchiusa per sempre dietro ad un

orizzonte degli eventi tridimensionale ...”

...Cos’ il nostro modello di big bang olografico non

solo risolve i principali rompicapi dell’uniformità e

della quasi piattezza della cosmologia standard


42
senza fare ricorso all’inflazione, ma annulla anche

gli effetti nocivi della singolarità iniziale. L’idea

può apparire folle, ma ci sono vari odi per metterla

alla prova: Uno consiste nello studio della

radiazione cosmica di fondo a microonde, o CMB

(come suggerisce Frank Close nel suo recente libro

“Teorie del Tutto”, già citato, N.d.A.A.) da comsic

microwavebackground : fuori della nostra 3-brana

dovrebbe esserci una quantità di materia

aggiuntiva del bulk quadridimensionale, attratta

dall’effetto gravitazionale del buco nero. E’

possibile mostrare che le fluttuazioni termiche di

questa materia extra creano fluttuazioni sulla 3-

brana che a loro volta distorcono la in modo


43
piccolo ma misurabile. I nostri calcoli differiscono

di circa il 4 per cento dai dati più recenti del

telescopio spaziale Planck dell ‘Agenzia spaziale

europea. Ma questa differenza può essere dovuta

ad effetti secondari non ancora inseriti

correttamente nel modello

...Ovviamente nel momento stesso in cui il big bang

olografico risolve un problema gigantesco.

L’origine del nostro universo, solleva una nuova

serie di domande, la cui principale è: da dove viene

l’universo genitore del nostro universo?...”

Nostra osservazione e possibile proposta di

soluzione a questo altro problema.

44
Secondo noi, potrebbe essere l’universo deca

dimensionale al momento del big bang, che,

insieme alla simmetria E8 x E8, si è scisso in due

tronconi, uno di quattro dimensioni (tre spaziale e

una temporale) e uno di sei dimensioni (quattro

spaziali e due temporali), l’E8 duplicato, e quindi

probabilmente il buco nero o secondo troncone

quadridimensionale ( secondo Mikio Kaku nel suo

libro “Iperspazio” Macroedizioni”, mentre

Gribbin lo considera molto simile al nostro

universo e lo chiama “universo ombra” invisibile

poiché non interagente ,salvo solo la gravità,

condivisa ma non le altre forze, col nostro, ma

questa è una ipotesi ancora molto labile) avrebbe


45
dato origina al nostro universo olografico

identificabile nella 3-brana ( nella quale ci sono

buchi neri normali tridimensionali con orizzonte

degli eventi come ologrammi bidimensionali); da

qui è ora venuta l’idea del nostro intero universo

come orizzonte degli eventi e relativo ologramma

tridimensionale; e quindi dell’universo olografico e

relativa Teoria del Tutto , con ottima probabilità

di essere quella finale e definitiva; e che eliminerà

o integrerà in qualche modo le due attuali

migliori candidate TOE basate sulle superstringhe

o sulla supergravità.

46
NUMERI DI FIBONACCI

7- APPUNTI SU UNA POSSIBILE


NUOVA TEORIA DEL TUTTO (TOE)
(Possibile coinvolgimento finale dei numeri di
Fibonacci, peraltro già connessi con l’entanglement
su larga scala e come possibile conseguenza
matematica delle teorie di stringa)
Francesco Di Noto, Michele Nardelli, Pierfrancesco
Roggero
Abstract
In this paper we will show some connections
between Fibonacci numbers and quantum
entanglement in a possible new quantum gravity
theory based on AdS/CFT (Space-Time as final
product of entanglement (Ref. 1)
Riassunto
In questo lavoro , insieme divulgativo e di ricerca,
mostriamo una possibile connessione tra i numeri
di Fibonacci e una nuova possibile teoria di gravità
quantistica (basata sull’effetto entanglement e l’
AdS/CFT) con la nuova ipotesi dello spazio e del
tempo emersi dall’entanglement quantistico di
minuscoli frammenti di informazioni”
47
link

APPUNTI SU UNA POSSIBILE NUOVA TEORIA


DEL TUTTO (TOE)
xoom.virgilio.it/.../nardelli/nota%20aggiuntiva%20su
%20possibile%20teoria%20del%...

Vedere anche i relativi riferimenti.

CUNICOLI SPAZIOTEMPORALI

8- RIEPILOGO DEI NOSTRI LAVORI SU

TEORIA DELLE STRINGHE, BUCHI NERI ,

WORMHHOLE ECC. AGGIORNATO AL 2018

Francesco Di Noto, Michele Nardelli, Pierfrancesco

Roggero

Abstract

In this paper we show a list of our more important


48
papers about strings, black holes and wormholes

Riassunto

In questo lavoro riepilogativo finale mostriamo i

nostri lavori principali su argomenti di fisica, in

particolare sulle stringhe, sui buchi neri e sui

portali dimensionali (wormholes) aggiornati al

2018 , così come abbiamo fatto di recente per la

Teoria dei numeri.

°°°°°°°°°°°°°

In questo lavoro riepilogativo/ divulgativo

elenchiamo ( comprensivi di Abstract, e Riassunto,

e link) i nostri principali lavori su argomenti fisici

come stringhe, buchi neri e wormholes, con

49
qualche accenno alle nostre proposte di TOE,

per i lettori eventualmente interessati a questi

argomenti e alle nostre proposte.

Link

EFFETTO ENTANGLEMENT

(E geometria dello spazio, quindi gravità)

9 - L’ EFFETTO ENTANGLEMENT
(dalle particelle alle TOE via Fibonacci, (con
accenno al teletrasporto macroscopico)
Ing. Pier Franz Roggero, Dott. Michele Nardelli,
P.A.
Francesco Di Noto
Abstract
In this paper we show a possible contribute of
quantum effect know as entanglement , to TOE

50
(Theory Of Everything) with some connection with
teleportation.
Riassunto
In questo lavoro seguiremo la presenza dell’effetto
quantistico noto come entanglement (già
considerato una conseguenza delle teorie di
stringa), dal microcosmo quantistico (dove è
stato scoperto ma bollato da Einstein come il
famoso “effetto fantasma a distanza”). Rif. 1
(Wikipedia) all’universo intero, passando dalla
biologia quantistica (Rif.2) e altri fenomeni
naturali Rif. 3 ai computer quantistici ecc. , dal
teletrasporto quantistico di particelle a possibile
teletrasporto di oggetti macroscopici ( anche
questo possibile conseguenza delle teorie di stringa,
con un eventuale principio simile all’entanglement.
Rif. 4 e 12). Ma anche coinvolto nello spazio tempo
cosmico, come si accenna in LE SCIENZE di
questo mese (gennaio 2016), pag.98, “Nel prossimo
numero” che brevemente riportiamo:
“Enranglement e geometria dello spazio”
Di Jan Martin Maldacena
Cento anni dopo la formulazione della teoria della
relatività di Einstein,i fisici cercano ancora una
descrizione quantistica dello spazio e del tempo. Un
contributo alla soluzione potrebbe forse arrivare dal

51
fenomeno dell’entanglemet quantistico – che pure
dette tanto da pensare al grande fisico tedesco – che
potrebbe spiegare la continuità spazio – temporale .”
(Rif.5)
Un altro elemento di continuità eventualmente
unificatrice microcosmo – macrocosmo è la serie di
Fibonacci (vedi Rif. 6 parte finale, Rif.2 e Rif.3)

Sul link _________________________________

INFORMAZIONI

(buchi neri)

10- Volume “ Dove il tempo si ferma: La nuova teoria


sui buchi neri “– Stephen W. Hawking
Rizzoli Editore

SIMMETRIA

(gruppi di Lie)

11 - DAI NUMERI COMPLESSI ALLA REALTA’


FISICA
52
(in particolare gli ottonioni)
Gruppo “B. Riemann”
Michele Nardelli, Francesco Di Noto
*Gruppo amatoriale per la ricerca matematica sui numeri primi, sulle loro congetture e sulle
loro connessioni con le teorie di stringa.
Abstract
In this paper we show some connections between Complex
numbers an physical reality.
Riassunto
In questo lavoro divulgativo mostreremo l’importanza dei
numeri complessi nello studio della realtà fisica, analogamente
a quanto detto in Rif. 1 per quanto riguarda i numeri
primi”

Dal quale riportiamo, per quanto riguarda i

numeri di Fibonacci, e i gruppi di Lie per le

simmetrie e la TOE:

“…Fin qui il Prof. Battiston. Ma il Prof. Ian Stewart,


insegnante di matematica alla Warwich University, e
apprezzato divulgatore, è di tutt’altro avviso, che espone
nel suo recente libro “L’eleganza della verità” (Einaudi), a
pag. 295, parlando anche dello stesso gruppo di simmetria
a cui si riferisce anche il prof. Battiston:
“Per molto tempo gli ottonioni rimasero un’innocua curiosità, perchè
contrariamente ai quaternioni non avevano alcuna interpretazione geometrica o
applicazione ad altre scienze: Anche all’interno della matematica caddero nell’oblio.
Fino a quando un giorno si è scoperto che sono all’origine delle più bizzarre
53
strutture algebriche in circolazione: i cinque gruppi eccezionali di Lie classificati da
Killing, G2, F4, E6, E7 ed E8.. Inoltre, il più grande di questi oggetti, E8 ,
salta fuori non una ma due volte nel gruppo di simmetria alla base della teoria delle
stringhe in dieci dimensioni, che ha molte proprietà utili ed inconsuete ed è una delle
candidate più autorevoli al ruolo di teoria del Tutto.
Se come Dirac pensiamo che l’universo affonda le radici nella matematica,
potremmo azzardarci ad affermare che una Teoria del Tutto plausibile esiste perché
esiste E8, che a sua volta esiste perché esistono gli ottonioni. Dal punto di vista
filosofico, si apre una stuzzicante possibilità: la struttura di base dell’Universo in cui
abitiamo e che sappiamo essere speciale in molti modi, è individuata in modo
particolare nella sua relazione con una sola struttura matematica, cioè gli ottonioni.
<< Bellezza e verità, verità bellezza >> (concetto richiamato anche dal prof.
Battiston, n.d.A.A.). I pitagorici e i platonici avrebbero gradito molto questo
possibile ruolo centrale di una struttura matematica nel sistema del mondo. Gli
ottonioni hanno una bellezza conturbante e surreale, che Dirac avrebbe presa come
forte indizio del fatto che la teoria delle stringhe a dieci dimensioni fosse vera. O, se
per un caso sfortunato si fosse rilevata falsa, del fatto che fosse comunque più
interessante della verità, qualunque essa fosse.
Ma abbiamo imparato a nostre spese che ci sono teorie eleganti e non
necessariamente vere; dunque, prima del verdetto finale sulle superstringhe ,
dobbiamo ricordarci di essere nel campo delle pure speculazioni. Qualunque
risulterà essere il suo ruolo in fisica, la cassa in cui sono racchiusi gli ottonioni si è
rivelata un vero tesoro per i matematici.
E poi ancora, a pag. 305:
Se non ci fossero stati gli ottonioni, la storia dei gruppi di Lie sarebbe stata
più semplice, come Killing sperava all’inizio della sua impresa, ma molto meno
interessante. A noi mortali non è data scelta, visto che ottonioni e compagnia sono lì
e ci restano. Addirittura, forse da loro dipende in qualche misterioso modo
l’esistenza stessa dell’universo…
La nuova candidata di moda, la M-teoria, prevede uno spazio tempo a undici
dimensioni. Per far si che corrispondano alle quattro da noi percepite,dobbiamo
prendere le rimanenti sette ed arrotolarle strettamente. E come si fa dal punto di
vista tecnico questa operazione? Grazie a G2, il gruppo di Lie eccezionale, cioè il
gruppodi simmetria degli ottonioni. Ancora loro: Non più curioso relitto dell’era
vittoriana,ma poderoso indizio verso una probabile Teoria del Tutto: verso un mondo
ottonionico.”
Quindi, sarebbe consigliabile una maggiore prudenza nel
“liquidare” la teoria delle stringhe come poco adatta per
fare da base per la TOE. Le previsioni verificabili?
Potrebbero arrivare in seguito, basta aspettare ancora un
po’ (vedi Nota 1).
54
Gli ottonioni sono particolari numeri complessi. I
numeri complessi più semplici sono legati alle teorie di
stringa dalla funzione zeta di Riemann…
…Ma oltre che con i numeri complessi e i numeri primi. le
teorie delle stringhe hanno, com’è noto, relazioni
matematiche anche con i gruppi di Lie, che a loro volta
sono anch’essi connessi con i numeri primi: i fattori del
loro ordine (numero di elementi) sono anche numeri primi
di Chen, detti anche numeri primi supersingolari (e sono in
tutto quindici) nel caso del cosiddetto gruppo mostro, o
“Monster Group”. Gli stessi gruppi di Lie, essendo anche
gruppi di simmetria, sono anche gruppi di permutazioni di
n elementi, e quindi sono connessi ai numeri fattoriali n!, e
contemporaneamente anche ai numeri di Fibonacci, con la
relazione da noi recentemente scoperta
L = k · n! + k’ · F (1)
dove L è l’ordine di un qualsiasi gruppo di Lie, ed F un
numero di Fibonacci.
Per esempio, per G2 = 14, ed altri gruppi,
14 = 3! + 1 x 8 = 6 + 8
52 = 6 x 3! + 2 x 8 = 6 x 6 + 16 = 36 + 16
ma anche 52 – 24 = 28 = 2 x 14 (gruppo G2)
dove 24 = 4!
133 = 5! + 1 x 13 = 120 + 13
248 = 2 x 5! + 1 x 8 = 2 x 120 + 8 = 240 + 8
ma anche 248-144=104=2 x 52 gruppo di Lie F4.
e così via. I numeri di Fibonacci sono peraltro anche
legati ai numeri D di dimensioni coinvolte nelle teorie di
stringa, con la relazione D = 2F, infatti D = 2, 4, 6, 10,
16, 26 sono esattamente il doppio di F = 1, 2, 3, 5, 8, 13
55
che sono numeri di Fibonacci…
Semplici coincidenze?
Concludendo, i gruppi di Lie sono connessi:
a) ai numeri complessi tramite gli ottonioni,
b) ai numeri primi tramite i numeri primi di Chen e quindi
anche supersingolari,
c) ai numeri fattoriali tramite le permutazioni,
d) ai numeri di Fibonacci tramite la nostra relazione sopra
accennata…”

sul link

DAI NUMERI COMPLESSI ALLA REALTA


FISICA. (in particolare gli ...
docplayer.it/252309-Dai-numeri-complessi-alla-
realta-fisica-in-particolare-gli-ottonio

NUMERI DI FIBONACCI

(microcosmo, elementi più


stabili e livelli energetici)

12 - Nuove connessioni aritmetiche tra i “numeri


magici” degli elementi chimici più stabili, i livelli
energetici nei gas nobili ed i numeri di Fibonacci
56
Francesco Di Noto, Michele Nardelli
Abstract
In this paper we will show some numeric connections
between magic numbers and Fibonacci’s numbers
Riassunto
In questo lavoro mostriamo nuove connessioni
numeriche tra numeri magici della stabilità nucleare e
i numeri di Fibonacci, con accenno anche ai livelli
energetici dei gas nobili, anch’essi connessi ai numeri
di Fibonacci

Dal quale riportiamo:


In un nostro lavoro precedente “La serie di Fibonacci nella Tavola periodica”
(Rif.1) abbiamo parlato dei cosiddetti “numeri magici”, relativi agli elementi
chimici più stabili, sottolineando come essi siano collegati in più modi alla serie di
Fibonacci:
a) essi stessi sono molto vicini a numeri di Fibonacci:
Numeri magici Numeri di Fibonacci
2 2
8 8
20 = 21 – 1= 21
28 27,5 come media (21+34)/2
50 = 55 – 5 55
82 = 89 – 7 7 ~ 8 89
b) sono connessi alla serie di Fibonacci tramite i numeri primi naturali, poichè
sono molto prossimi ai numeri primi 2, 7,19,29,47,79, che sono numeri primi
naturali,
cioè di forma 6f+1, (con f = numeri di Fibonacci) anziché di forma 6k +1
come tutti gli altri; infatti:
2= 6*0 + 2
7= 6*1 + 1
19= 6*3 + 1
29= 6*5 - 1
47= 6*8 - 1
57
79= 6*13+1
Con 0, 1, 3, 5, 8, 13 numeri di Fibonacci (manca però il 2)
c) di recente abbiamo però scoperto un'altra connessione, tramite le loro
differenze consecutive, vicinissime a numeri di Fibonacci:
2 differenze consecutive Num. di Fibonacci vicini
88–2=6=5+1
20 20 – 2= 18 = 17 +1 =21 – 3 (*)
20 – 8 = 12 = 13 – 1 = 8 + 5 – 1
28 28 - 20 = 8
50 50 – 28 = 22 = 21 + 1
82 82 – 50 = 32 = 34 - 2
(*) 17 come media aritmetica di (13+21)/2 = 17
Possiamo quindi ipotizzare che la stabilità nucleare di alcuni atomi è legata ai
loro numeri magici, con differenze d successive molto vicine a numeri di
Fibonacci o ad una loro media nel caso di d = 17;; quindi con una sequenza
progressiva di: 5, 17 ,8, 21 , e 34 , e 5, 13 ,8, 21 , e 34 con differenze successive
tra questi ultimi numeri di :
17 - 5 = 12 = 13 -1 13 – 5 = 8
8 – 17 = -9 = - 13 +4 8 – 13 = -5 5+17 = 22 =21 +1 ; 12 + 9 =21
21 - 8 = 13
34 - 21 = 13
In definitiva, quindi la stabilità nucleare degli elementi chimici Deuterio, Ossigeno,
Calcio, Nichel, Stronzio, Piombo sembra proprio, per quanto sopra, legata
particolarmente ai numeri di Fibonacci 8, 13 e 21

NUMERI DI FIBONACCI

(microcosmo, livelli energetici))

58
13. I NUMERI DI PARTIZIONE

(Numero di cifre c ≈√n - 1 , connessioni con la

successione di Fibonacci e fenomeni fisici, ecc.)

Francesco Di Noto, Michele Nardelli,

Pierfrancesco Roggero

Abstract

In this paper we show some news about numbers’

partitions.

Riassunto

In questo lavoro ritorniamo sulle partizioni dei

numeri (Rif. 1, 2, 3 e 4), per dimostrare la

possibile stima semplice ma molto approssimata

del numero di cifre di p(n) , con la semplice


59
formula iniziale c ≈√n -1 , almeno fino ad

n =256, poi basta forse togliere -1 , e quindi

basterebbe solo c ≈√n (cosa eventualmente da

controllare in seguito con ulteriori potenze di 3,

ancora non disponibili sul web) , e le

connessioni con i numeri di Fibonacci e con

fenomeni fisici ( per esempio i livelli energetici

degli atomi, vedi Rif. 10) .

Per tutti gli altri aspetti matematici e relativi

calcoli (per es. con il triangolo di Bell) e fisici, ,

rimandiamo anche ai Riferimenti 5, 6, 7, 8 e 11

(quest’ultimo riguarda i numeri pentagonali, e loro

connessione con i numeri di partizione, poiché

60
alcuni numeri pentagonali sono anche numeri

di partizione).

Brani:
“Le partizioni hanno applicazioni in quasi tutte le
scienze naturali; per esempio, in fisica statistica si
presenta il problema di ripartire un certo numero
di quanti di energia tra particelle, o di particelle
tra livelli energetici possibili. “
...
(L’evidenza in rosso è nostra per evidenziare la loro utilità in
fisica: la nostra relazione tra i numeri di Fibonacci e i livelli
energetici è esposta in Rif. 10, e ricordiamo che i livelli
energetici degli atomi, espressi da numeri reali e mai
immaginari, sono connessi anche, oltre che con le partizioni
dei numeri, anche con la funzione zeta di Riemann, tramite la
stretta somiglianza tra la spaziatura dei livelli energetiche la
spaziatura degli zeri di zeta: Marcus du Sautoy scrive, nel suo
libro “L’enigma dei numeri primi” Rizzoli, pag. 260, a
proposito delle partizioni:
“ ... sono numeri che spuntano nel mondo fisico quasi con la
stessa frequenza dei numeri di Fibonacci. Per esempio, dedurre
la densità dei livelli energetici in certi sistemi quantistici si

61
riduce a comprendere il modo in cui cresce il numero delle
partizioni” (N.d.A.A.)”

NUMERI DI FIBONACCI
(effetto Hall quantistico, cariche frazionarie ,masse
dei quark, numeri quantici, stabilità nucleare)
Gruppo “B. Riemann”*

14 – La serie di Fibonacci nel microcosmo


(effetto Hall quantistico, cariche frazionarie ,masse
dei quark, numeri quantici, stabilità nucleare)
Gruppo “B. Riemann”*
Francesco Di Noto, Michele Nardelli
*Gruppo amatoriale per la ricerca matematica sui
numeri primi, sulle loro congetture e sulle loro
connessioni con le teorie di stringa.
Abstract
In this paper we show some connections between
some sub-atomic phenomena and the aurea section.
Riassunto
In questo lavoro mostriamo le connessioni tra alcuni
fenomeni sub-atomici (effetto hall quantistico e
cariche frazionarie, masse dei quark, numeri quantici,

62
stabilità nucleare e atomici (stabilità nucleare)) e la
sezione aurea ed i numeri di Fibonacci.
Link
La serie di Fibonacci nel microcosmo. (effetto Hall
quantistico ...
docplayer.it/56379637-La-serie-di-fibonacci-nel-
microcosmo-effetto-hall-quantistico-...

EFFETTO ENTANGLEMENT

(macrocosmo, effetto entanglement su larga scala)

15 a - L’EFFETTO ENTANGLEMENT SU
LARGA SCALA
(dalle stringhe al mondo quantistico e poi anche al
mondo sensibile)
Gruppo “B. Riemann”*
Francesco Di Noto, Michele Nardelli
*Gruppo amatoriale per la ricerca matematica sui
numeri primi, sulle loro congetture e sulle loro
connessioni con le teorie di stringa.
Abstract

63
In this paper we show some phenomena connected
with the quantum effect “entanglement”, as
strange metals.
Riassunto
In questo lavoro riepilogativo mostriamo come
l’effetto quantistico entanglement, gia dimostrato
come conseguenza della teoria delle stringhe, non
si limita al solo mondo quantistico, ma spesso si
estende nel nostro mondo sensibile e in alcuni
fenomeni osservabili con sensi e/o strumenti, come
la fotosintesi clorofilliana, l’orientamento degli
uccelli, i metalli strani, ecc.
La stessa cosa potrebbe verificarsi anche per altri
effetti quantistici come conseguenze della teoria di
stringa, per es. effetto tunnel, effetto fotoelettrico,
ecc.”

dal quale riportiamo:

“L'editoriale di Marco Cattaneo


Era il 29 dicembre 1959 quando Richard Feynman
tenne al California Institute of Technology la sua
celebre lezione intitolata There’s Plenty of Room at
the Bottom, «c’è un sacco di spazio laggiù in
fondo», in cui profetizzava l’avvento delle
nanotecnologie, di un’epoca in cui si sarebbe
64
potuto manipolare la materia su scala atomica.
«Quando andiamo a studiare il mondo davvero
piccolo, diciamo circuiti di sette atomi, accade una
quantità di nuovi fenomeni – disse davanti a una
platea probabilmente impreparata a una visione
così rivoluzionaria – che rappresentano
opportunità completamente nuove in termini di
progettazione. Gli atomi, a piccola scala, si
comportano come null’altro che conosciamo a
grande scala, perché essi soddisfano le leggi della
meccanica quantistica».
Oggi le nanotecnologie sono una realtà che ha già
invaso i mercati con migliaia di brevetti
applicazioni commerciali. Ma il comportamento
quantistico dei materiali ci sta riservando sorprese
che nemmeno il genio visionario di Feynman
avrebbe potuto prevedere. Partiamo
dall’entanglement, il singolare fenomeno di
«accoppiamento» tra particelle che ha permesso,
tra gli altri, i primi esperimenti di teletrasporto
quantistico. O, se volete, di quella «inquietante
azione a distanza» che Albert Einstein aveva
illustrato e pesantemente criticato con Podolski e
Rosen nel paradosso EPR.
Normalmente si pensa all’entanglement come a un
fenomeno che coinvolge una coppia di particelle,
diciamo due elettroni, in modo che quando
65
misuriamo lo spin di uno dei due istantaneamente
l’altro assume spin opposto. Ma ci sono materiali –
racconta Subir Sachdev in Strane stringhe, a p. 50
– in cui gli elettroni entangled non sono due, ma
miliardi di miliardi.
I fisici li chiamano «metalli strani», proprio perché
esibiscono questo sorprendente comportamento
quantistico a scala macroscopica.
Scoperta pochi anni fa, questa singolare fase della
materia è ancora in larga parte misteriosa, ma una
cosa è certa: in vicinanza di un punto critico
quantistico, spiega Sachdev, «gli elettroni non
hanno più un comportamento indipendente, e
neppure a coppie, ma acquisiscono un
comportamento complessivo» che i teorici non sono
in grado di descrivere.
O almeno non lo erano, fino a quando in loro
soccorso non è arrivata la potente matematica
sviluppata per la teoria delle stringhe. Che oggi
sembra permettere di compiere qualche progresso
nella descrizione dei metalli strani e di altri stati
della materia, come per esempio la transizione da
un superfluido a un isolante.
È presto per immaginare che cosa ne potrà
derivare, ma almeno un paio di cose sono certe. La
prima è che ancora una volta gli strumenti teorici
messi a punto per risolvere un problema si rivelano
66
utili per inquadrarne altri. La seconda, e più
importante, è che c’è ancora un sacco di cose da
scoprire, laggiù in fondo nel bizzarro regno dove
dominano i fenomeni quantistici “.

Le evidenze in rosso sono nostre.

15c -
01 marzo 2017
Grovigli nello spazio-tempo
È possibile che lo spazio-tempo sia formato da
minuscoli elementi fondamentali di informazione? Se
così fosse, questi componenti potrebbero essere tenuti
insieme dall’entanglement quantistico, in cui due
particelle mantengono un collegamento istantaneo
anche separate da una grande distanza. Gli scienziati
perseguono questa idea con un programma di ricerca
chiamato «It from Qubit», che mette insieme
informatici quantistici e fisici che studiano la relatività
generale e la teoria delle stringhe. L’obiettivo è
trovare una teoria quantistica della gravità che possa

67
fondere le teorie incompatibili della meccanica
quantistica e della relatività generale
di Clara Moskowitz
link

Grovigli nello spazio-tempo - Le Scienze


www.lescienze.it/archivio/articoli/2017/03/.../grovigli
_nello_spazio-tempo-3442216/

15 d.
APPUNTI SU UNA POSSIBILE NUOVA TEORIA
DEL TUTTO (TOE)
(Possibile coinvolgimento finale dei numeri di
Fibonacci, peraltro già connessi con l’entanglement
su larga scala e come possibile conseguenza
matematica delle teorie di stringa)
Francesco Di Noto, Michele Nardelli, Pierfrancesco
Roggero
Abstract
In this paper we will show some connections
between Fibonacci numbers and quantum
entanglement in a possible new quantum gravity
theory based on AdS/CFT (Space-Time as final
product of entanglement (Ref. 1)

68
Riassunto
In questo lavoro , insieme divulgativo e di ricerca,
mostriamo una possibile connessione tra i numeri
di Fibonacci e una nuova possibile teoria di gravità
quantistica (basata sull’effetto entanglement e
l’AdS/CFT) con la nuova ipotesi dello spazio e del
tempo emersi dall’entanglement quantistico di
minuscoli frammenti di informazioni

NUMERI DI FIBONACCI
(dimensioni spaziali, quindi gravità)

Fibonacci, dimensions, strings : new interesting


connections
Versione italiana:

17 - FIBONACCI, DIMENSIONI, STRINGHE:


NUOVE INTERESSANTI CONNESSIONI
Francesco Di Noto e Michele Nardelli1,2
1Dipartimento di Scienze della Terra

69
Università degli Studi di Napoli Federico II, Largo S.
Marcellino, 10
80138 Napoli, Italy
2 Dipartimento di Matematica ed Applicazioni “R.
Caccioppoli”
Università degli Studi di Napoli “Federico II” – Polo
delle Scienze e delle Tecnologie
Monte S. Angelo, Via Cintia (Fuorigrotta), 80126
Napoli, Italy
Riassunto
In questo lavoro si mostrano semplici ma interessanti
connessioni tra i numeri F di Fibonacci F = ,2,3,5,8,13
e i numeri D corrispondenti alle dimensioni spazio
-temporali coinvolte nelle teorie di stringa, con
D = 2F, formula che potrebbe essere la condizione
limitante (o una delle condizioni limitanti) circa i
modi di vibrazioni delle stringhe, le quali possono
vibrare solo con certi numeri D, come 10 e 26 per le
stringhe eterotiche, e non con altri. Inoltre potrebbe
esistere una connessione tra le simmetrie dei gruppi
algebrici di Lie, importanti nel Modello Standard, e i
numeri D = 2F.
Se così fosse veramente, l’intero nostro universo
visibile poggerebbe, dal punto di vista matematico,
quasi interamente sui numeri di Fibonacci, oltre che
sui numeri primi, i numeri primi naturali, ed anche sui

70
numeri di partizioni p(n),coinvolti nelle teorie sulla
gravitazione ma anche nelle teorie di stringa, e i
numeri p-adici, coinvolti nelle teorie di stringa. Ci
sarebbe quindi un solido ponte tra la fisica teorica e
alcuni settori della teoria dei numeri (numeri di
Fibonacci con la formula D =2F, numeri primi
sottoforma di numeri primi naturali, di forma 6F + 1,
numeri p –adici, e infine i numeri di partizione; tutti
numeri con curve logaritmiche, molto diffuse in
parecchi fenomeni naturali.
Sul sito eprints.bice.rm.cnr.it/640/1/Nardinot02.pdf
dal quale riportiamo, da pag. 2 e 3:
“9. Proviamo ad esaminare la ricompattazione in
termini di una completa stringa eterotica, dotata di due
vibrazioni diverse: una nel contesto di uno spazio
– tempo a 26 dimensioni e l’altra nel comune spazio –
tempo a 10 dimensioni.
Giacchè 26 – 10 ci dà 16, possiamo ipotizzare che 16
delle 26 dimensioni si siano ripiegate, vale a dire
“ricompattate” in una qualche varietà, consegnandoci
quindi una teoria decadimensionale. Chiunque si
trovasse a passeggiare lungo una qualsiasi di queste
sedici dimensioni si ritroverebbe nello stesso posto”.
Ma il mondo decadimensionale poi si scinde, a sua
volta, in un mondo a 4 dimensioni (tre spaziali ed una
temporale, il mondo in cui viviamo) e in un gruppo di
6 dimensioni compattate. Pag. 303:
71
“ … Il Big Bang, come vedremo, si è probabilmente
originato dal collasso di un universo
decadimensionale ( da 10 = 26 -16, vedi brano
precedente, N.d.A.A.), che si è spaccato in due
universi, uno dotato di quattro dimensioni, e uno
dotato di sei dimensioni (ecco due numeri più piccoli,
4 e 6, ai quali accennavamo prima, N.d.A.A.).
Di conseguenza possiamo considerare la storia del Big
bang come la storia dello smembramento dello spazio
decadimensionale e quindi di tutte le simmetrie
unificate che gli appartenevano (e da qui la relazione
con i gruppi algebrici di simmetria, o gruppi di Lie,
vedi Rif. 2, N.d.A.A.)
Si tratta quindi del tema di questa nostra esplorazione,
anche se alla rovescia.
Ora possiamo capire perchè ricostruire le dinamiche
del Big Bang sia estremamente difficoltoso non c’è
proprio da meravigliarsene! In effetti, procedendo a
ritroso nel tempo, stiamo contemporaneamente
ricomponendo i cocci dell’universo decadimensionale
“.
Ora, abbiamo già i numeri (oltre al 42 non più usato),
in ordine decrescente: 26, 16, 10, 6, 4
Manca però ancora il 2, che ritroviamo nel brano
seguente, pag. 276:
“…Giacchè 4 -2 =2, i quattro campi originari di
Maxwell vengono ridotti a due.
72
Analogamente, una stringa relativistica vibra in 26
dimensioni. Tuttavia, allorché spezziamo la simmetria
della stringa, possiamo rimuovere due di queste
modalità vibratorie, lasciando le altre 24, che sono
proprio quelle che compaiono nella funzione di
Ramanujan”
(Vedi Rif. 3- On some mathematical connections …
Ramanujan’s modular function…”)

Link eprints.bice.rm.cnr.it/640/1/Nardinot02.pdf

18 - Onde gravitazionali e sezione aurea ,

connessione con I buchi neri

Le onde gravitazionali e la matematica dell’Universo

Le onde gravitazionali e la matematica dell’Universo

Michele Nardelli

Di ieri è la notizia che la scienza ha finalmente la prova sperimentale


dell’esistenza delle onde gravitazionali emesse da masse considerevoli che
permeano l’Universo.
In questo caso, si tratta di due buchi neri che hanno le masse pari,
rispettivamente a 36 ed a 29 masse solari.
Ma vediamo la notizia riportata in parte del riassunto del lavoro presentato
sulla prestigiosa rivista “Physical Review Letters” l’11/02/2006.
“Il 14 Settembre 2015 i due rivelatori del Laser Interferometer
Gravitational-Wave Observatory hanno simultaneamente osservato un
segnale transitorio di onda gravitazionale. Il segnale si trascina verso l’alto
73
in una frequenza da 35 a 250 Hz con un picco di deformazione di onda
gravitazionale di 1 * 10^-21. Corrisponde la forma d'onda prevista dalla
relatività generale per l’avvicendamento e la fusione di una coppia di buchi
neri e l'anello basso del conseguente buco nero singolo. Nel riferimento di
origine le masse dei buchi neri iniziali sono di 36 e 29 masse solari, e la
massa del buco nero finale è di 62 masse solari con la differenza di 3 masse
solari moltiplicate la velocità della luce al quadrato (Mc2) radiate in onde
gravitazionali. Anche lo spin del buco nero finale è af = 0,67. Queste
osservazioni dimostrano l’esistenza di sistemi binari di masse stellari di
tipo buco nero ed è la prima diretta rilevazione delle onde gravitazionali e
la prima osservazione di una fusione di buchi neri binari”.
È interessante osservare la matematica dei valori di tali rilevazioni.
Anzitutto le masse dei due buchi neri: 36 e 29. Notiamo che 36 = 34 + 2 e
29 = 21 + 8, dove 2, 8, 21 e 34 sono numeri di Fibonacci. Anche la loro
somma totale 65 = 55 + 8 + 2, tutti numeri di Fibonacci. Il valore risultato
62 = 55 + 5 + 2 anche questi numeri di Fibonacci ed anche la differenza dei
due valori 65 – 62 = 3 è un numero di Fibonacci.
Il segnale della frequenza dell’onda gravitazionale si trascina da 35 a 250
Hz. Il numero 35 = 34 + 1, mentre 250 = 233 + 13 + 3 + 1, anche questi
numeri di Fibonacci. Anche la media del minimo e del massimo delle
frequenze è una differenza tra numeri di Fibonacci. Infatti abbiamo: (250 +
35)/2 = 285/2 = 142,5 dove 142 = 144 – 2 anch’essi numeri di Fibonacci.
Infine lo spin del buco nero finale 0,67. Se prendiamo il numero senza
considerare il decimale, quindi 67, avremo che 67 = 55 + 8 + 3 + 1, che sono
numeri di Fibonacci.
Ma prendiamo il numero per come è stato ricavato: 0,67.
Ricordiamo che la misura di una circonferenza è data da C = 2πr e che il
diametro da D =2r. Ora se come valori della circonferenza abbiamo 2,106
e 2,172 e ci vogliamo calcolare il diametro, avremo: D = 2,106 / π =
0,67070; D = 2,172 / π = 0,6917. Valori, questi, che sono vicinissimi al
valore dello spin del buco nero finale. È infine interessante osservare che i
due valori della circonferenza 2,106 e 2,172 sono dati dalle seguenti
somme: 0,688 + 0,800 + 0,618 = 2,106 e 0,688 + 0,866 + 0,618 = 2,172.
Notiamo come 0,688 e 0,866 siano i numeri fissi del pentagono e
dell’esagono regolare e come 0,618 sia il valore della sezione aurea: (√5 – 1)
/ 2.
Anche nel caso delle onde gravitazionali troviamo, quindi, π, la sezione
aurea φ, ed i numeri di Fibonacci connessi al rapporto aureo Φ = (√5 + 1) /
2 = 1,618.
74
Questi “numeri” li abbiamo trovati nei più disparati fenomeni naturali. Non
ci meraviglia, quindi, che anche nel fenomeno delle onde gravitazionali
emesse da una coppia di buchi neri vi sia la stupenda e sublime armonia di
π e φ,

sul link

Michele Nardelli: Le onde gravitazionali e la


matematica dell'Universo
michelenardelli.blogspot.com/2016/02/le-onde-
gravitazionali-e-la-matematica.html

19 – “Una gravità emergente” di Amedeo Balbi, su

LE SCIENZE di febbraio 2017, dal quale

riportiamo un brano relativo alla teoria olografica:

“...Qualche anno fa Verlinde ha suggerito che la

gravità possa essere una forza << entropica >>,

ovvero una manifestazione dell’entropia (la

grandezza che misura il grado di disordine di un

75
sistema) di un gran numero di unità

microscopiche di informazione. La teoria non

specifica quale sia la natura di questi << bit>> di

spazio-tempo, ma le analogie tra gravità e

termodinamica sono sufficientemente intriganti da

aver motivato un certo interesse per la proposta.

L’interesse è aumentato negli ultimi mesi,perché a

novembre scorso Verlinde ha caricato online arXiv

Un nuovo studio di 51 pagine che illustra alcune

conseguenze del suo del suo scenario di gravità

emergente su una delle grandi questioniiirisolte

della fisica contemporanea, quella della materia

oscura( il titolo dello studio è Emergent gravity and

the dark Universe). Secondo Verlinde, quello che la


76
maggior arte dei fisici ha finora interpretato come

il segno dell’esistenza di misteriose particelle

elementari debolmente interagenti potrebbe essere

semplicemente un effetto su grande scala della

natura emergente della gravità. In particolare, i

risultati di Verlinde riproducono correttamente le

Previsioni di quello che, fino ad oggi, è stato il

principale scenario alternativo ai modelli di

materia oscura, ovvero la cosiddetta MOND, la

modifica della gravità proposta dal fisico Mordehai

Milgrom all’inizio degli anni ottanta.

Milgrom aveva mostrato come le osservazioni

anomale delle curve di rotazione galattica (uno dei

principali indizi a favore dell’esistenza della


77
materia oscura) potessero essere spiegate

introducendo una deviazione dal comportamento

newtoniano della forza di gravitò sulle distanze

cosmiche. Fino ad oggi non c’erano ragioni

fondamentali per giustificare la modifica suggerita

da Milgrom: ma ora essa sembra scaturire in

modo naturale nello scenario proposto da Verlinde.

I dubbi restano, ed è presto per dire se sia la pista

giusta, ma certo vale la pena tenere d’occhio gli

sviluppi futuri della questione”

(Vedi anche Rif. 19)

19 - “Grovigli nello spazio- tempo” di Clara

Moskowitz sulla rivista “LE SCIENZE” Marzo

2017.
78
20 - L’informazione che cade nei buchi neri è
persa?
Michele Nardelli

Anche qui si parla di 4 dimensioni spaziali

connesse all’universo olografico. Riportiamo, da

pag. 8, il brano più interessante (in rosso gli

elementi che interessano maggiormente la teoria

olografica):

79
Lo spazio AdS (Anti de Sitter) è curvo e la curvatura è negativa. La famosa incisione
di Escher Limite del cerchio IV (vedi immagine in alto) è una “mappa” di uno spazio
a curvatura negativa che mostra esattamente come apparirebbe una fetta
bidimensionale di uno spazio AdS. Come si può notare, le figure si alternano senza
fine, sfumando in un bordo frattale infinito (anche qui, quindi, è presente il numero
aureo ). Ora aggiungiamo il tempo e mettiamo tutto insieme in una figura che
rappresenta uno spazio anti de Sitter. Mettiamo il tempo lungo l’asse verticale.
Ciascuna sezione orizzontale rappresenta lo spazio ordinario ad un particolare istante.
L’Ads si può quindi pensare come un’infinita sequenza di sottili fettine di spazio che,
impilate una sull’altra, formano un continuo spaziotemporale di forma cilindrica.
Immaginiamo adesso di zoomare su una regione prossima al bordo della figura in alto
e di farne un ingrandimento tale da far apparire il bordo quasi rettilineo. Se
semplifichiamo l’immagine sostituendo le figure scure con quadrati, l’immagine
diventa una specie di reticolo fatto di quadrati sempre più piccoli man mano che ci si
avvicina al bordo frattale infinito. Possiamo immaginare l’AdS come un “muro”
infinito di mattoni quadrati: scendendo lungo il muro, ad ogni nuovo strato la
larghezza dei mattoni raddoppia.
Nel 1997, il teorico delle stringhe Maldacena sostenne che due mondi matematici che
80
sembrano del tutto diversi sono in realtà esattamente uguali. Uno ha quattro
dimensioni spaziali ed una temporale (4 + 1), mentre l’altro è (3 + 1)-dimensionale,
come il mondo a cui siamo abituati. Maldacena affermò che la QCD (cromodinamica
quantistica, una teoria dei campi) piatta è “duale” ad un universo anti de Sitter (3 +
1)-dimensionale. Inoltre, in questo mondo tridimensionale materia ed energia
esercitano forze gravitazionali: in altre parole, un mondo a (2 + 1) dimensioni che
include la QCD ma non la gravità è equivalente ad un universo a (3 + 1) dimensioni
con gravità. Come può essere? Tutto sta nella distorsione dello spazio anti de Sitter,
che fa sembrare gli oggetti vicini al bordo più piccoli di quelli nelle regioni più
interne dello spazio. Le descrizioni duali di Maldacena erano una realizzazione del
principio olografico: tutto ciò che accade all’interno dello spazio anti de Sitter “è un
ologramma, un’immagine della realtà codificata su una lontana superficie
bidimensionale”. Un mondo tridimensionale con gravità è equivalente ad un
ologramma quantistico situato sul bordo dello spazio stesso. Il fisico teorico Edward
Witten collegò la scoperta di Maldacena al principio olografico scrivendo il suo
articolo “spazi anti de Sitter ed olografia”.
Lo spazio anti de Sitter è come una “lattina di minestrone”. Le sezioni orizzontali
della lattina rappresentano lo spazio, mentre l’asse verticale rappresenta il tempo.
L’etichetta all’esterno della lattina è il bordo, mentre l’interno rappresenta lo
spaziotempo
vero e proprio. Lo spazio AdS puro è una lattina vuota, che può essere resa più
interessante riempiendola di “minestrone” – ossia materia ed energia. Witten spiegò
che, ammassando abbastanza materia ed energia nella lattina, è possibile creare un
buco nero. L’esistenza di un buco nero nel “minestrone” deve avere un equivalente
sull’ologramma al bordo, ma che cosa? Nella sua “teoria di bordo” Witten sostiene
che il buco nero nel “minestrone” è equivalente ad un “fluido caldo” di particelle
elementari – essenzialmente gluoni. Ora, la teoria dei campi è un caso particolare di
meccanica quantistica, ed in meccanica quantistica l’informazione non viene mai
distrutta. I teorici delle stringhe capirono immediatamente che Maldacena e Witten
avevano dimostrato senza ombra di dubbio che non è possibile far sparire
informazione dietro l’orizzonte di un buco nero.
Maldacena aveva scoperto che due diverse teorie matematiche sono in realtà la stessa
– sono teorie “duali”. Una è la teoria delle stringhe, con tanto di gravitoni e buchi
neri, seppure in uno spazio anti de Sitter (4 + 1)-dimensionale. Tutto ciò che accade
nello spazio AdS è completamente descrivibile per mezzo di una teoria che ha una
dimensione spaziale in meno. Dato che Maldacena è partito da quattro dimensioni
spaziali, la teoria olografica duale ne ha soltanto tre. Il duale olografico è
matematicamente molto simile alla cromodinamica quantistica (QCD), la teoria dei
quark, degli adroni e dei nuclei.
Quindi:
Gravità quantistica in AdS QCD.
L’interesse maggiore del risultato di Maldacena era il fatto che confermasse il
principio olografico e gettasse luce sul funzionamento della gravità quantistica.

81
Riprendiamo in considerazione l’AdS, visto da un punto molto vicino al bordo:
chiameremo questo bordo UV-brana. La UV-brana è quindi una superficie vicina al
bordo. (Ritorniamo nuovamente all’immagine dell’AdS come un “muro” infinito di
mattoni quadrati: scendendo lungo il muro, ad ogni nuovo strato la larghezza dei
mattoni raddoppia. Ricordiamo, inoltre, che il bordo è un “bordo frattale infinito”).
Immaginiamo di allontanarci dalla UV-brana e dirigerci verso l’interno dove i
quadrati si allargano e gli orologi rallentano indefinitamente. Gli oggetti che in
prossimità della UV-brana sono piccoli e veloci diventano grandi e lenti quando ci
addentriamo nello spazio AdS. Ma l’AdS non è la cosa più adatta per descrivere la
QCD. Chiamiamo questo spazio anti de Sitter modificato Q-spazio. Come l’AdS, il
Q-spazio ha una UV-brana dove le cose rimpiccioliscono ed accelerano ma,
diversamente dall’AdS, possiede anche un secondo bordo, chiamato IR-brana. La
IRbrana
è una specie di barriera impenetrabile dove i quadrati raggiungono la loro
estensione massima. Immaginiamo di mettere una stringa quantistica in un Q-spazio,
dapprima in prossimità della UV-brana. Essa apparirà minuscola – forse con diametro
paragonabile alla lunghezza di Planck – e rapidamente vibrante. Ma se la stessa
particella (stringa) viene spostata verso la IR-brana sembrerà ingrandirsi, come se
fosse proiettata su uno schermo che si allontana. Ora prendiamo in considerazione le
vibrazioni. Queste costituiscono una sorta di “orologio” che, accelererà avvicinandosi
all’UV-brana, e rallenterà quando si muove verso la IR-brana. Una stringa in
vicinanza della IR-brana non solo apparirà come un’enorme gigantografia della
propria versione miniaturizzata UV, ma oscillerà anche molto più lentamente di
quest’ultima. Se le particelle ultrapiccole (alla scala di Planck) della teoria delle
stringhe “vivono” in prossimità della UV-brana e le loro versioni ingigantite – gli
adroni (particelle strettamente parenti del nucleo atomico: protoni, neutroni, mesoni e
glueball. Gli adroni sono costituiti da quark e gluoni) – vivono nei pressi della
IRbrana, quanto distano esattamente le une dalle altre? Secondo la figura prima
riportata, per andare dagli oggetti planckiani agli adroni bisogna scendere di circa 66
quadrati. Ma ricordando che ogni “gradino” è alto il doppio del precedente,
raddoppiare 66 volte corrisponde grosso modo ad un’espansione di un fattore 1020.
Il punto di vista più eccitante, è che le stringhe nucleari e quelle fondamentali sono
davvero gli stessi oggetti, visti attraverso una “lente” che ne distorce l’immagine e ne
rallenta il moto. Secondo questo modo di vedere, quando una particella (o stringa) si
trova in vicinanza della UV-brana appare piccola, energetica e rapidamente
oscillante: ha l’aspetto di una stringa fondamentale, si comporta come una stringa
fondamentale, dunque deve essere una stringa fondamentale. Una stringa chiusa
situata in prossimità della UV-brana, ad esempio, sarebbe un gravitone. (Notiamo
che una stringa chiusa ha grosso modo una forma “circolare”, quindi in essa è
insito che per la semplice relazione arccos0,2879è connesso con il numero
aureo. Inoltre le vibrazioni emettono “frequenze” in ottimo accordo con gli
esponenti del numero aureo). Ma la stessa stringa, se si avvicina alla IR-brana,
rallenta e si espande. Da tutti i punti di vista si comporta come una glueball (adrone

82
costitutito solo da gluoni). In questa interpretazione il gravitone e la glueball sono
esattamente lo stesso oggetto, situato in punti diversi del fascio di brane. (Quindi, un
bosone – il gravitone – ed un fermione – la glueball – sono in corrispondenza
biunivoca, cioè dall’uno si ottiene l’altro e viceversa, secondo la relazione
fondamentale del modello Palumbo-Nardelli (P-N) ...
...
Ricordando che in meccanica quantistica l’informazione non
viene mai distrutta, non vi è più alcun dubbio che non è possibile far sparire
informazione dietro l’orizzonte di un buco nero. Il buco nero, quindi, evapora in una
varietà di particelle, ma l’informazione “si conserva” pur se in un'altra forma. La
viscosità e l’evaporazione sono solo due delle tante proprietà che il brodo di quark ha
in comune con l’orizzonte degli eventi.
La gravità trova il suo pieno compimento nei buchi neri. I buchi neri non sono
semplicemente stelle molto dense: sono piuttosto giganteschi serbatoi di
informazione, in cui i bit sono fittamente stipati. È di questo che si occupa in ultima
analisi la gravità quantistica: informazione ed entropia fittamente stipate

Sul link

L informazione che cade nei buchi neri è persa?


Michele Nardelli ...
docplayer.it/45780508-L-informazione-che-cade-nei-
buchi-neri-e-persa-michele-nard...

20 - The mathematical theory of black holes.


Mathematical connections with some sectors of
String Theory and Number Theory
Michele Nardelli1,2
1Dipartimento di Scienze della Terra
Università degli Studi di Napoli Federico II, Largo S.
Marcellino, 10
80138 Napoli, Italy
83
2 Dipartimento di Matematica ed Applicazioni “R.
Caccioppoli”
Università degli Studi di Napoli “Federico II” – Polo
delle Scienze e delle Tecnologie
Monte S. Angelo, Via Cintia (Fuorigrotta), 80126
Napoli, Italy
Abstract
In this paper we have described in the Section 1, some
equations concerning the stellar evolution
and their stability. In the Section 2, we have described
some equations concerning the perturbations
of Schwarschild black-hole, the Reissner-Nordstrom
solution and the Schwarzschild geometry in
D = d + 1 dimensions. Furthermore, in these
sections, we have showed the mathematical
connections with some sectors of Number Theory,
principally with the Ramanujan’s modular
equations and the aurea ratio (or golden ratio)

Sul link
[PDF]1 The mathematical theory of black holes.
Mathematical connections ...
empslocal.ex.ac.uk/~mwatkins/zeta/nardelli2010c.pdf

21 - Buchi neri e informazioni: tra Scienza e Filosofia

84
Michele Nardelli, Antonio Nardelli, Francesco Di
Noto, Pierfrancesco Roggero
Buchi neri e buchi bianchi
Nella relatività generale, si definisce buco nero una
regione dello spaziotempo con un campo
gravitazionale così intenso che nulla al suo interno
può sfuggire all'esterno, nemmeno la luce. La velocità
di fuga di un buco nero è superiore alla velocità della
luce, e poiché la velocità della luce è un limite
insuperabile, nessuna particella di materia o nessun
tipo di energia può allontanarsi da quella regione. Il
paradosso dell'informazione del buco nero (traduzione
dell'inglese black hole information paradox) risulta
dalla combinazione della meccanica quantistica e
relatività generale.
Implica che l'informazione fisica potrebbe "sparire" in
un buco nero, permettendo a molti stati fisici di
evolvere nello stesso identico stato. Questo è un
argomento controverso poiché esso viola la dottrina
comunemente accettata secondo la quale
l'informazione totale riguardo a un sistema fisico in un
punto temporale determinerebbe il suo stato in ogni
altro tempo

85
dal quale riportiamo il brano che si riferisce alla
sezione aurea, che noi proponiamo come elemento
unificatore di una futura teoria del tutto:

“Analizziamo la parte numerica delle equazioni (4.6),


(4.8), (4.11) e (4.13). Per la (4.6), notiamo come 5/8 =
0,625 sia vicinissimo al valore della sezione aurea
(√5-1)/2 = 0,61803398…Per la (4.8) abbiamo che:
5/8(8π/3)2 = 43,8649; √√√43,8649 =1,6042 valore
vicinissimo al rapporto aureo (√5+1)/2
=1,61803398…
Se l’informazione non è perduta, significa che anche
l’universo non finisce ma ritorna alla sua fase
informale cioè ad una condizione di alta simmetria
dove l’entropia, che misura il disordine, è minima,
quasi impercettibile (non perfetta ma molto vicina alla
perfezione). Anche la filosofia aristotelica, ci descrive
che all’interno delle “cose” ci sono “componenti
immutabili ed eterne”, cioè le idee. Per Platone, che
già considerava l’esistenza delle idee, esse risultavano
presenti in un altro mondo che lui definì “Iperuranio”.
Quindi, ricapitolando, mentre Platone considera le
idee al di fuori della nostra realtà, Aristotele, compie
un passo in avanti, considerandole, immanenti
nella realtà sensibile, quindi facenti parte della nostra
realtà. Le realtà sono assimilabili a quello che oggi
definiamo Universo.”
86
Per il resto rimandiamo all’originale.

Sul link

Michele Nardelli, Antonio Nardelli, Di Noto


Francesco, Pierfrancesco ...
https://www.scribd.com/.../Michele-Nardelli-Antonio-
Nardelli-Di-Noto-Francesco-Pier...

CONNECTION BETWEEN FIBONACCI


NUMBERS AND MOONSHINE GROUP
Ing. Pier Franz Roggero, Dott. Michele Nardelli, P.A.
Francesco
Di Noto
Abstract
In this paper we show a possible connection
between Fibonacci
numbers and a Fourier expansion

dal quale riportiamo:

87
“…But now we see Fibonacci connections
1 = r1
196884 = r1 + r2
21493760 = r1 + r2 + r3
864299970 = 2r1 + 2r2 + r3 + r4
20245856256 = 3r1 + 3r2 + r3 + 2r4 + r5
333202640600 = 5r1 + 5r2 + 2r3 + 3r4 + 2r5 + r7
Now we can write first column also in this way:
0r1 ...
1r1...
1r1...
2r1...
3r1...
5r1...
We can see, with a good evidence, that numbers in
red are Fibonacci numbers. This could be
important for the Fourier expansion and its
applications in string theory, symmetries and so
on. We have find Fibonacci numbers in some
natural phenomena connected with gravity (Ref.1),
strings Ref.2) and other ( Ref. 3 and Ref. 4)
Conclusion
We can conclude that Fibonacci numbers are
present in quantum world and in macroscopic
world (human level, planets level and cosmic level),
and this could be useful for a possible future
Theory Of Everything (TOE).”
88
sul link

Connection Fibonacci Moonshine | Metric Geometry |


Group Theory
https://www.scribd.com/.../Connection-Fibonacci-
Moonshine

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Caltanissetta 1.6.2018

89