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GEMMA DI VERGY
Tragedia lirica in due atti

Trascrizione del libretto a stampa


per la prima rappresentazione dell’opera

Milano, Luigi di Giacomo Pirola, 1834

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PERSONAGGI ATTORI

CONTE DI VERGY Sig.r CARTAGENOVA ORAZIO

GEMMA, sua moglie ripudiata Sig.a RONZI DE BEGNIS GIUSEPPINA

IDA DI GREVILLE, novella moglie


del Conte Sig.a BAYLLOU FELICITA

TAMAS, giovine arabo Sig.r REINA DOMENICO

ROLANDO, scudiero del Conte Sig.r SPIAGGI DOMENICO

GUIDO, affezionato del Conte Sig.r MARINI IGNAZIO

CORI E COMPARSE
Cavalieri - Arcieri - Damigelle - Soldati

L’epoca è nel 1428 circa, regnando Carlo VII


L’azione è nel Berry nel castello di Vergy

POESIA DEL SIG. GIOVANNI EMANUELE BIDERA


MUSICA NUOVA DEL MAESTRO SIG. GAETANO DONIZETTI

Il virgolato si ommette

Le scene tanto dell’opera che dei balli


sono d’invenzione ed esecuzione
dei signori CAVALLOTTI BALDASSARE e MENOZZI DOMENICO

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Atto I

ATTO PRIMO GUIDO


Gemma?

SCENA I ROLANDO
Sala gotica con logge, da cui si scopre il Gemma non ha più marito.
ponte levatoio del castello, ed in lontanan-
za un tempio ad esso castello attiguo. TUTTI
Coro di arcieri. Tamas seduto sopra una Oh sventura!
pelle di tigre; poi Guido.
ROLANDO Dando i fogli a Guido.
GUIDO Del prence il voler
Qual guerriero su bruno destriero tu le annunzia.
varcò il ponte, che cupo suonò?
GUIDO
CORO Penoso dover!!
Fu Rolando, ci disse un arciero, Questo sacro augusto stemma
che dal sacro Avignone tornò. di chi schiude al ciel le porte,
pianto a tutti, e reca a Gemma
GUIDO duolo eterno e forse morte.
Da uno scritto, da un detto or Ah! Chi mai per tal sciagura
[dipende chi non piange di dolor.
della misera Gemma il destin. Ripudiata in queste mura
lungi andrà dal suo signor.
CORO Nella stanza, che romita
Egli vien, già le scale egli ascende. al dolor dischiude il cielo,
languirà questa avvilita
GUIDO come un fior che non ha stelo:
Forse il nembo a scoppiare è vicin. mai dell’odio la tempesta,
mai s’accolga nel suo cor;
SCENA II ché tremenda, ché funesta
Rolando, e detti. è l’offesa dell’amor.

ROLANDO CORO
Guido! Qua, Rolando; e narra a noi
l’alte imprese degli eroi:
GUIDO de’ francesi e degli inglesi
Ebben? le battaglie ed il valor.

ROLANDO ROLANDO
Il messaggio ho compito. Vidi cose, che ridire
la mia lingua a voi non basta:

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Atto I

de’ francesi fremon l’ire; TAMAS S’alza furioso.


ma non brando, ma non asta Pregate voi? Perché?
frena il torbido brittanno, Perché Gemma soffra lieta
d’ogni danno apportator. l’onta infame di un ripudio?
Solo d’Orleans la donzella E a qual nume, a qual profeta
argin pone al suo furor. può innalzar sua prece il cor?
Lo potreste, allorché il grido
CORO di vendetta accolto fosse;
Qual prodigio! Una donzella se del vil che la percosse
argin pone al suo furor? s’eternasse il disonor.
Narra, narra, e dì com’ella
pervenisse a tanto onor! ROLANDO Caccia un pugnale.
Frena, ah! Frena il vile accento,
ROLANDO o sei spento, traditor.
Ella è senno, è brando, è duce,
per cittadi e per castella: TAMAS
strage e morte all’anglo adduce: Su mi svena; a che t’arresti?
è cometa che flagella A quel mal che tu mi festi
coll’infausto suo splendor. morte è un bene, che gli affanni
Dei francesi ell’è la stella, di molt’anni troncar può.
scudo immenso, e difensor. Mi toglieste a un sole ardente,
ai deserti, alle foreste,
CORO perché fossi ognor languente
Viva d’Orleans la donzella, qui fra nembi e fra tempeste:
nostra speme e nostro amor! mi toglieste e core e mente,
patria, nume e libertà.
GUIDO (Ma di fiamma onnipossente
Una preghiera unanime ardo in core, e niuno il sa.)
per Gemma...
CORO
CORO La bestemmia del furente
Ah! Sì, preghiamo. non ascolti il cielo irato!
Guai! Se il folgore possente
ROLANDO A Tamas. su quel capo ei scaglierà.
T’alza infedel.
TAMAS
TAMAS Verrà dì che il saraceno
Che vuoi? vendicato appien sarà.
(Ma l’amor che m’arde in seno
ROLANDO nessun uom distruggerà.)
Non dei pregar con noi!

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Atto I

CORO GEMMA Con simulazione.


Morte, morte al saraceno: Comprendo appieno.
farlo salvo è crudeltà. Riponete quel ferro.

ROLANDO ROLANDO Gettandolo ai piedi di


Lascia, Guido, ch’io possa Tamas.
vendicare l’oltraggio a cui discese. Infedele, lo prendi.
Lo affila tu; m’intendi?
TAMAS
Indietro, sciagurati! TAMAS
A me la cura
ROLANDO lasciane pur.
Una parola
se aggiungi... GEMMA
L’assenza del mio sposo
TAMAS troppo audaci vi fe’. Pace una volta;
Indietro, o ch’io... pace almeno fra voi! Guido, ah! Non
[sai
ROLANDO quanto terrore io provo
Vile! di guerra al nome. Ahi! Così crudi
[accenti
GUIDO mi fan (tanto in me ponno!)
T’arresta. Lo punisca Iddio. tremar nell’ombre, e trabalzar nel
[sonno.
SCENA III Una voce al cor d’intorno
Gemma, e detti. All’arrivo di Gemma da più dì mi grida guerra!
tutti si arrestano col capo basso:Tamas colle Fuggi, o Gemma, dal soggiorno
braccia conserte all’orientale in attitudine dove pace un dì regnò.
del massimo rispetto. Gemma guarda tutti Questo grido il cor mi serra,
con dignità. tal che piangere non so.

GEMMA CORO Fra sé.


Nuove contese?.. Come augel nella foresta
S’accorge del pugnale di Rolando. presagisce la tempesta,
Oh cielo! con quel grido all’infelice
Un ferro sguaïnato! la sciagura favellò.

ROLANDO GEMMA
Al saraceno “Questa voce somigliante
d’appuntarlo imponea. “a sconvolta onda mugghiante
“ahi! Dal sonno spaventata
“da più notti mi destò.

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Atto I

“Me deserta e sfortunata, GUIDO


“che pensarmi, oh ciel! Non so. No: ma tu più non hai... non hai marito.

CORO GEMMA
I tuoi mali al cor presago Oh che favelli tu? Chi il santo nodo
la sventura palesò. infrangere potrebbe altri che morte?
Il ciel ci avvinse.
TAMAS
Nessun sogno a te predisse GUIDO Presentandole l’atto del divorzio.
ch’oggi torna il tuo signor? E vi disciolse il cielo.

GEMMA GEMMA
Riede il Conte? Un ripudio! Che lessi! Avvampo e
[gelo.
CORO Ripudiata? Me infelice!
Ecco Rolando Ripudiarmi? E in che son rea?
di tal nuova apportator. Qual mai colpa mi si addice?
Quale oltraggio a lui facea?
GEMMA Dimmi, o Guido, ch’io deliro,
Egli riede? Oh lieto istante! o ch’io spiro di dolor.
Il mio sposo io rivedrò?
Al mio sen l’eroe, l’amante, GUIDO
il mio bene abbraccerò. Ei non t’odia; è sol tua colpa
Parlerà de’ suoi trofei, solo il talamo infecondo:
io d’amor gli parlerò. il destino, ah! Sol ne incolpa,
Cogli amplessi i pianti miei, che a ciò trasse il mio signor.
la mia gioia io mescerò. Brama il Conte dare al mondo
Ite: festeggi ognuno di sua stirpe un successor.
del mio sposo l’arrivo.
Tutti partono: Guido resta in fondo. GEMMA
Perché, Guido, tu resti E di me che sarà mai?
simile ad uom che in mente avvolga
[un tristo, GUIDO
terribile pensier? Parla. Fosti al chiostro destinata.

GUIDO GEMMA
E lo deggio. Ah! Che Gemma disperata
in quel chiostro morirà.
GEMMA
Il devi. Ah Guido! Di’: forse in GUIDO
[battaglia No, che al cielo, al ciel sacrata,
fu il consorte ferito? giorni lieti in Dio vivrà.

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Atto I

GEMMA GUIDO
Dio pietoso! Ah! Tu ben sai Giunge.
quanto amai lo sconoscente?
Fu il pensier della mia mente, GEMMA
fu il sospiro del mio cor. A lui...

GUIDO GUIDO
Di te piango: e qual v’ha cuore Non t’è permesso.
che non pianga a un’innocente?
Volgi al cielo il cor, la mente, GEMMA Supplice.
là v’è un Dio consolator. Impedirmi un solo amplesso?

GEMMA GUIDO
Ed il Conte, il mio consorte? Dei fuggirlo...

GUIDO GEMMA
Dei scordarlo. Ah! Crudeltà.
Perché il Conte scacciami? Perché?
GEMMA Ripudiarmi, avvilirmi così!
E lo potrò? Oh d’amore crudele mercè!
Obliar l’immenso amore? Ogni bene per Gemma sparì.
Se l’ingrato ti chiede di me
GUIDO di’ all’ingrato che Gemma morì.
Pur lo dei.
GUIDO
GEMMA Dio, quel core che tutto perdé,
Chi cangia un core? tu consola, tu calma in tal dì:
chi pietade richiese da te,
GUIDO mai deluso da te non partì.
Dio. Partono.

GEMMA SCENA IV
Me’l cangi, e ubbidirò! Tamas con pugnale insanguinato.

GUIDO TAMAS Volgendosi alla mano che stringe


D’altra il Conte... il pugnale.
Dritto al segno vibrasti. Io l’ho ferito
GEMMA Con furore. là dov’ei mi colpì. Nel mio furore
D’altra? Ah no! infino all’elsa io glielo immersi in core.
Si sente musica militare che annunzia Pianta il pugnale sulla tavola.
l’arrivo del Conte. Gemma! Che sola sei
luce degli occhi miei,

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Atto I

a te serbò la sorte CORO


l’onta del tuo signor, e a me la morte. “Noi venimmo a te d’incontro
Si odono suoni che annunziano l’arrivo “Guido sol saperlo può.
del Conte.
Giunge, o Gemma, il tiranno. SCENA VII
Fuggi, vien meco unita; Guido, e detti.
usciam, tu del castello, ed io di vita.
Parte. CONTE
Guido! Io tremo! Questo sangue?
SCENA V Dimmi? Gemma è morta?
Coro d’arcieri.
GUIDO Freddamente.
Lode al forte guerriero, ed onore No.
del re Carlo all’invitto campione:
delle cento castella al signore, TUTTI Con gioia.
che l’orgoglio britanno punì. No.
Venne un turbo dal freddo
[Albïone, CONTE
ch’eclissava di Francia la stella; Ah! La vita già fuggita
ma il signor delle cento castella nel mio seno ritornò.
scese in campo, e quel turbo sparì.
CORO
SCENA VI Ah! La vita già fuggita
Conte, e detti. nel suo seno ritornò.

CONTE CONTE
Qui un pugnale! Chi ’l confisse Di chi è dunque?
a segnal di ria vendetta?
A mio danno la reietta GUIDO Con dolore.
forse, ah! Forse il consacrò. Di Rolando.
Prendendolo.
Sangue! Ah! Gemma si trafisse? CONTE
Spaventato. Chi l’uccise? Come? Quando?
Guido! Anch’ei m’abbandonò.
Cade su una sedia. GUIDO
Ah! Nel cuor mi suona un grido, Tamas, disse, e poi spirò.
che mi accusa, che mi dice,
cadde estinta l’infelice, CONTE
e il consorte la svenò. Ch’ei non fugga: del castello
“Al mio duol soccorri, o Guido, custodite sien le porte:
“Guido, anch’ei mi abbandonò! l’assassin fra le ritorte

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Atto I

trascinate al suo signor. la prima sposa, e la novella moglie?


A mie nozze inaugurate Sdegnato.
quali auspici di terror. Così il cenno eseguisti?

CORO GUIDO
Sul reo capo pende morte, Solo quest’oggi giunse
ei fia sacro al tuo furor. fra noi Rolando.
Strascinato fra ritorte
fia lo schiavo traditor. CONTE
Ah! Fa’ che tosto parta
CONTE questa donna infelice e perigliosa;
Un fatal presentimento l’altra attendo fra poco...
in quel sangue io veggo scritto:
del rimorso lo spavento GUIDO
agghiacciar il sen mi fa. Un’altra sposa?
Io di Gemma ho il cor trafitto, Perdona, e di’: dal punitor rimorso
e rea pena il ciel me’n dà. chi assolver ti potrà?

CORO CONTE
Grave, estremo fu il delitto, Mille ragioni,
pena estrema il vil ne avrà. e l’infecondo nodo,
Arcieri partono. necessità d’un successor, l’espresso
voler del re.
CONTE
Abbia tomba Rolando. O mio fedele, GUIDO
prode scudiero mio! Parlami, Guido, Vi aggiungi, e sta, se il puoi,
la misera che fe’? dal non fremerne in core,
altra ragion più forte.
GUIDO
Che far potea CONTE
la sventurata? E quale?

CONTE GUIDO
Narrami, piangea Amore.
in lasciar queste mura?
CONTE
GUIDO Oh va! Fa’ ch’ella parta, e che non
Ella qui stassi ancor. [sappia
del suo schiavo fedel qual sia la sorte.
CONTE Spaventato.
In queste soglie GUIDO
Ti ricorda, signor, nel giudicarlo,

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Atto I

ch’egli orfano, straniero, Alla mortal contesa, onde uccidesti


senza difesa è qui. il mio prode scudier, qual fu cagione?

CONTE TAMAS
Son cavaliero. L’odio, che per dieci anni
Partono. m’arse sepolto in seno:
odio sai tu che sia
SCENA VIII d’un arabo nel cor? Inferno è l’odio.
Sala di giustizia. Che dissipato è a stento
Coro d’arcieri, Tamas, e Guido. col sangue vil dell’inimico spento.

CORO I CONTE
Assassino, che il ferro immergesti Onde di tanta rabbia in te sorgente?
in quel cor, che giammai non tradì:
morir devi, gl’istanti son questi TAMAS
che t’avanzan dell’ultimo dì. Ei mi ferì, mi tolse
e padre, e libertà.
CORO II
Il supplizio all’infame s’appresti, CONTE
che da vile quel prode ferì. Né volger d’anni
così atroce pensiero
TAMAS cancellò dalla mente?
Sciagurati! Cessate.
TAMAS
GUIDO Arabo io son, e l’ebbi ognor presente.
Silenzio, “La vista di quel crudo
ecco giunge il signor di Vergy. “fu supplizio per me. A quell’aspetto
“mi tornava al pensiero
SCENA IX “la libertà rapita,
Il Conte e detti, “il padre, e la ferita,
indi damigelle, e Gemma. “il luogo dov’io nacqui,
“il deserto, le selve, e pur mi tacqui.
CONTE Del suo, del viver mio l’ora suprema
“È questo, su cui siedo, oggi segnò il destin. Osò l’audace
“degli avi miei l’ereditato seggio. provocar l’ira mia. Trafitto ei giace.
“A noi die’ Carlo Magno
“di suprema giustizia immune il dritto. CONTE
“Ora di gran delitto Ne’ barbari tuoi modi
“giudicare dobbiamo.” Il reo s’avanzi. il tuo stesso furor mi fa pietade.
Infido saraceno! Lascia queste contrade,
torna ne’ tuoi deserti. Ecco dell’oro.

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Atto I

Gli getta una borsa. TAMAS


Parti. Libertà mi diede e vita
nell’Arabia un Dio possente.
TAMAS Tu mi uccidi, e pria rapita
Partir non posso. mi hai, fellon, la libertà.
La bestemmia del morente
CONTE Sorpreso. il tuo nome infamerà.
Questi luoghi lasciar che tu detesti
perché non vuoi? CONTE
Sia quel reo sospeso al laccio.
TAMAS
Vuole il destin ch’io resti. TAMAS
Assassini! A questo braccio...
CONTE Prende un ferro da un arciero.
Che mai qui ti trattiene?
TUTTI
TAMAS Morte.
Il mio destino.
TAMAS Per uccidersi.
CONTE Io libero morrò.
Favella.
DAMIGELLE Escendo da una porta.
TAMAS Grazia!
È mio secreto!
CORO
CONTE Morte!
Io l’indovino.
A novella vendetta hai tu serbato DAMIGELLE
il pugnal che s’offerse a’ sguardi miei. Grazia!
Un altro uccider brami.
TAMAS
TAMAS No.
E quel tu sei.
GEMMA
CONTE S’alza con impeto. Vivi.
Tigre uscito dal deserto,
d’uman sangue sitibondo, CONTE e ARCIERI
tu morrai, ché più non merti Gemma!
né clemenza, né pietà. TAMAS
Agli arcieri. Ah! Sì: vivrò.
Strascinate il furibondo (Un suo sguardo, ed un suo detto
dove morte e infamia avrà. questo braccio disarmò:

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Atto I

fuggì l’ira dal mio petto, GEMMA


e l’amor vi ritornò.) Se un dì mi amasti,
se, crudele, or non mi sprezzi,
GEMMA deh! Mi ascolta.
(Ciel, da te sia benedetto
quanto a dirgli imprenderò: CONTE
tu riaccendi nel mio petto E che dir vuoi?
quell’amor che mi giurò.)
GEMMA
CONTE Che una Gemma oggi tu sprezzi,
(Ah! Di Gemma il mesto aspetto ch’è maggior de’ stati tuoi.
sostener com’io potrò!
Cento affetti in un affetto CONTE
qui la sorte combinò.) Fu destin.

GUIDO e CORI GEMMA


Dio di pace, in questo tetto, Hai tu deciso?
dove amore un dì regnò, Dunque è ver?
fa che torni quell’affetto
che discordia allontanò. CONTE
Da te diviso
GEMMA mi ha fatal necessità.
Mio signor, non più mio sposo:
se la morte a me giurasti, TAMAS
una vittima ti basti, (Cor di smalto.)
due svenarne è crudeltà.
Salva Tamas. TUTTI
Oh crudeltà!
CONTE
Ei vivrà. GEMMA
E l’anello coniugale,
TAMAS e l’altare, e il sì fatale;
(Per me prega l’infelice, e quel nume che invocasti,
non per lei.) tutto, di’: tutto scordasti?
Tutto?..
CONTE A Tamas.
Va’, ti perdono. CONTE
A Gemma. Tutto omai finì.
Benché vita ei più non merti,
salvo ei sia, giacché il bramasti: GEMMA
di sua vita a te fo dono, Conte: ah! No, non dir così.
e un addio... Per partire. Si getta piangendo ai piedi del Conte.

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Atto I

TAMAS GUIDO
(Sconoscenza!) Ma qual suon?

CORI e GUIDO CONTE Per partire.


(Infausto dì!) Ah! La mia sposa.
Il Conte la rialza.
TUTTI
GEMMA La sua sposa!.. Oh tristo evento,
Di’ ch’io vada in Palestina che la gioia dissipò.
scalza il piede a sciorre un voto;
non v’è lido sì remoto GEMMA
dove Gemma non andrà. Fui tradita... ah, disleale!
Ah! Non far ch’io maledica D’ogni dritto insultatore.
questo sol, per mia sventura, Vil spergiuro, il mio furore
che feconda la natura oggi apprendi a paventar.
e che sterile mi fa. Nel mio cor dal tuo sprezzato,
la vendetta ha sede e regno:
TAMAS dalle furie del mio sdegno
(Non si scuote, non si piega, nessun Dio ti può salvar.
come scoglio in mar ei sta.)
CONTE
GUIDO e ARCIERI Me non cangia, o sciagurata,
Per la misera, che prega, vano sdegno, e vil lamento:
non ha senso né pietà. io disprezzo, e non pavento
il tuo vano minacciar.
CONTE Vanne alfin, né sia destata
(Mai non parve agli occhi miei l’ira, ond’io già colmo ho il petto:
così bella ed innocente: un tuo sguardo, un moto, un detto
io calpesto, sconoscente, la potrebbe suscitar.
l’innocenza e la beltà.)
Basta, o Gemma... ah! Ch’io non TAMAS
[posso... (Una furia ho nella mente,
un demonio che mi grida,
GEMMA Gridando con gioia, e baciando- ch’io l’atterri, e l’empio uccida,
gli la mano. tanto oltraggio a vendicar.
Parla... dimmi... ah! Sei commosso? Oh infelice! I tuoi bei giorni
Una lacrima amorosa fur consunti, fur distrutti:
sulla mano mi piombò. avvilita e in odio a tutti
solo a me ti puoi fidar.)
TUTTI
Quella lagrima pietosa
scese, e Gemma trionfò. Suoni lontani.

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Atto II

GUIDO e CORI ATTO SECONDO


Dall’abisso uscì la fiamma:
fu discordia, che l’accese:
qui scoppiò di rie contese SCENA I
nuovo inferno a suscitar. Sala, come all’atto primo, scena prima.
Coro di cavalieri, e di damigelle
FINE DELL’ATTO PRIMO. che ricevono Ida.

DAMIGELLE
Come luna, che al tramonto
lascia il cielo in notte oscura,
Gemma usciva, e queste mura
lasciò al pianto ed al dolor.
Ma tu giungi, e al par del sole
ne discacci ogni squallor.

CAVALIERI
Come sol, che selve e monti
al suo nascer tutto abbella,
giungi tu, del sol più bella,
qui discaccia ogni squallor.

IDA
Mi suonan pianto così mesti accenti.
Cessate, deh! Cessate, e la mia gioia
per voi non si confonda
dell’espulsa infeconda
col misero destino. Assai per essa
il cor mi palpitò.

CORO
Vergy s’appressa.

SCENA II
Il Conte seguito da cavalieri, e detti.

CONTE
Ida, diletta sposa! Oh! Dammi ancora
che al sen ti stringa, e che da te pur
[oda
siccome all’amor mio l’amor risponda
che a me ti strinse.

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Atto II

IDA d’accorrenti al castello, e stimai quindi


Immensamente io t’amo, non esporre al periglio
“sin da quel dì che a’ sguardi miei del dileggio comun quella infelice;
[t’offerse e se di Gemma ancor parlar qui lice...
“quel Dio che a te mi lega, e il
[nostro nodo CONTE
“benedirà. Ti vidi ne’ tornei, Che chiedi? Parla...
“in Arles nelle feste, e da quel giorno
“cosa di ciel mi sei...” t’amo, sì t’amo GUIDO
quanto un cor mai lo possa. Il pegno di tua fede
per me ti rende, e lagrimando disse:
CONTE L’abbraccia con affezione. torna al mio sposo: ah! Torna
Alcun riposo questo anello nuzial, digli che lieto
dal cammin lungo or prendi; e voi, non egli andrà del suo novello Imene;
[fedeli, che il suon delle mie pene
Alle damigelle. come stridor di folgore
voi la scorgete in più tranquilla stanza. dovunque il seguirà; ch’io l’amo ancora
In breve io ti raggiungo. come un tempo l’amai; che ancor
[l’adoro;
IDA ma che...
Ah! Sì; t’affretta:
di pace ha d’uopo, e da te il cor CONTE
[l’aspetta. Deh! Taci... o qui d’affanno
Parte colle damigelle scortata dal Conte [io moro.
sino sul limitare. Ecco il pegno ch’io le porsi!..
Pegno, o Dio! D’eterna fede!
CONTE Io la infransi... oh! Ria mercede
Congiunti, cavalier, qui senza fasto al suo fido intenso amor!
all’imeneo novello Quanti sveglia in me rimorsi
testimoni vi chiesi. Ogni splendore questo muto accusator.
fora insulto al dolore Deh! Per sempre a me tu cela,
della reietta. dolce amico, il triste anello:
luce infausta vien da quello
SCENA III al mio sguardo ed al mio cor.
Guido, e detti. Qual di face che altrui svela
d’una tomba lo squallor.
CONTE
Oh, Guido! Ancor qui sei? CAVALIERI
Né t’affrettasti?.. Ti renda Iddio propizio
padre di cara prole;
GUIDO e in quella prole ai posteri
Ingombre eran le vie il genitor vivrà.

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Atto II

CONTE SCENA V
Questa soave immagine Gemma vestita in lutto,
calma i miei spirti, e parmi esce con precauzione non veduta da Ida.
veder sereno splendere
il tempo che verrà. GEMMA
Se il ciel consente arridermi, (La mia rivale!)
se padre udrò chiamarmi,
un giorno di letizia IDA
il viver mio sarà. (Incerta io son!)

GUIDO GEMMA
Gemma infelice! Un raggio (Parla fra sé! Che dice!)
per te vibrava il sole;
ma di più dense tenebre IDA
s’è ricoperto già. (Ida, sarai felice?)
Partono tutti.
GEMMA
SCENA IV (Quanto è misera Gemma.)
Camera terrena che mette
in un delizioso giardino. IDA
Ida, e damigelle. (Gli è ver che il Conte m’ama!..)

CORO GEMMA
Vieni, o bella, e ti ristora (Ei l’ama? Oh gelosia!)
nell’idea de’ tuoi piacer.
Sien più belli dell’aurora IDA
i novelli tuoi pensier. (Ma un’altra amava un dì.)

IDA GEMMA Sospirando.


A voi grata pur son, dilette amiche. Purtroppo! Oh Dio!
Sola io chieggo restar: ite per poco.
Il coro parte. IDA
Dolce l’aura qui spira, ameno è il loco: Chi è mai? Ah! Che vegg’io?
Siede.
qui del lungo cammino GEMMA
riposo avrò! Quale del mio destino Io fui di Gemma ancella.
qual la meta sarà?
IDACon sorpresa.
Di Gemma?

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Atto II

GEMMA Me tu ignori, o seduttrice?


(In Arles... mi ricordo è quella!) Questo è il guardo che rendea
te beata, me infelice,
IDA Con contegno. e il mio sposo un traditor.
Tra le altre te non vidi.
IDA Con rabbia.
GEMMA Quale affronto?
Qui mi rattenne il pianto.
GEMMA
IDA A te dovuto.
Questo lugubre ammanto, oggi
[contrasta IDACon voce alta.
collo splendor della mia corte. Io punirti...

GEMMA GEMMA Con pugnale.


È questa Taci.
convenevole vesta al nero stato
del dolente mio core. IDA
Aiuto!
IDA Conte!
Io mal vi reggo:
se ami la tua signora, GEMMA
va’, la raggiungi. Taci.

GEMMA Con mistero. IDA


Non è tempo ancora. Ah!

IDA Turbatissima. GEMMA


Qual mai sospetto, o cielo! Taci! O ch’io...
Uscir da queste soglie
a te chi vieta? SCENA VI
Conte, e dette.
GEMMA
Di Vergy la moglie. CONTECon terrore.
Ida per fuggire, Gemma la raggiunge, l’af- Gemma!!!
ferra per un braccio, la trascina innanzi con
tutta la rabbia, e dice sotto voce: GEMMA Con fermezza.
Non fuggir, che invano il tenti, Indietro!
rea cagion de’ mali miei,
d’Arles tu più non rammenti CONTE
quelle feste, e quei tornei? Ferma!!!

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Atto II

IDA disarmi almen quel pianto


Oh Dio! cotanta crudeltà.
Il Conte preso dall’ira, snuda la spada
per avventarsi a Gemma. IDA
Morte dagli occhi spira...
GEMMA se non m’aita il cielo,
Se ti avanzi io qui la uccido. nel sangue mio quell’ira
la cruda spegnerà.
CONTE
Questo ferro... GEMMA
Odi me, iniquo.
GEMMA
Un passo, un grido CONTE
è a lei morte. Io taccio.

CONTE GEMMA
Ah no!!! L’indissolubil laccio
sciolto dal ciel dicesti,
IDA Piangendo. tu libertà mi desti,
Pietà! e torno a libertà.

CONTE Commosso. CONTE


Ecco io cedo al tuo comando; Libera sei.
parla, imponi.
GEMMA
GEMMA (Spergiuro!)
A terra il brando. Altrui la mano e il core
darò.
CONTE Gettando la spada.
Questo braccio inerme è già. CONTE
Sì.
GEMMA
È dessa in mio potere, GEMMA
e in questa mano è morte: (Traditore!)
alla ragion del forte Al mio fratel tu scrivi
ciascuno obbedirà. che venga, e mi riprenda.

CONTE CONTE
Ti ubbidirò, crudele! Sì, scrivo...
Placa lo sdegno intanto:
Indicando Ida.

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Atto II

GEMMA SCENA VII


(O gelosia!) Tamas, e detti.Tamas, senza essere veduto,
Mallevador chi fia disarma Gemma, Ida abbraccia il Conte.
di tue promesse?
GEMMA
CONTE Quella man che disarmasti
Onore. ti die’ vita, o schiavo ingrato,
la tua destra, o sciagurato,
GEMMA la vendetta or mi rapì.
Mallevador migliore Nel piacer de’ vostri amplessi,
nelle mie mani or sta. vi percuota un Dio sdegnato:
Sien chiuse queste porte, come il ciel d’averti amato
e su costei stia morte mi percosse e mi punì.
garante del tuo giuro.
Or esci. TAMAS
Nel rimorso dell’infido
IDA forse lieta un dì sarai,
Ah no... nella pena esulterai
di quel vil che ti tradì.
CONTE Fuggi, fuggi! Omai t’invola,
Tu... vuoi? vieni; usciam da queste porte:
qui, ove regna infamia e morte,
IDA fin di luce è muto il dì.
Morir su gli occhi tuoi,
ch’io possa almen. CONTE
Oh qual gioia! A queste braccia
CONTE ti ritorna un Dio pietoso,
Me uccidi sì, quel Dio, che del tuo sposo
ma lei risparmia!! Lei!!! vide il pianto, e il prego udì.
Or ti calma, or t’assicura,
GEMMA che son tuo, che mia sarai:
Tanto tu l’ami? vieni all’ara, è tempo omai
di punir la rea così.
CONTE
Ah, Ida! IDA
Ah! Se mio, se tua son io,
GEMMA ogni affanno è già svanito:
La morte dell’infida, ci congiunga il sacro rito
la morte tua sarà. come amor nostr’alme unì.
Partono per lati opposti.

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Atto II

SCENA VIII TAMAS


Sala gotica con finestra in mezzo da aprir- Che Gemma m’abborrisca, io, no,
si. È notte. La scena è rischiarata da una [non merto.
lampada posta in mezzo della stanza.
Cavalieri, damigelle, il Conte ed Ida GEMMA
che scendono al tempio. Mal genio del deserto,
puoi chieder da me?
DAMIGELLE
D’Ida è pari la beltà TAMAS Con mistero.
dell’aprile al più bel dì. Gemma, fuggïamo.

CAVALIERI GEMMA
Cavalier Francia non ha Fuggir! Dov’è quell’empio?
che s’agguagli al gran Vergy.
TAMAS
TUTTI A giurar nuova fede ei mosse al
Se l’imene annoderà [tempio.
quei due cor, che amore unì,
il valore e la beltà GEMMA
fian congiunti oggi così. Al tempio!!! Ah no, tu menti.
Partono tutti.
TAMAS
SCENA IX Gl’inni al tuo Dio non senti?
Gemma sola, esce sospettosa e si ferma Trascinandola al verone.
sul limitare della porta. T’appressa e mira...

GEMMA GEMMA
Tutto tace d’intorno, e sol rischiara Tamas, tu mentisci.
dalla notturna face un debil raggio
queste negre pareti. TAMAS
Per me che divenisti Mira! Dischiuso è il tempio,
castello di Vergy? Ma vien lo schiavo [impallidisci.
che tradir mi poté.
GEMMA Guardando colpita.
SCENA X Non è ver, non è quel tempio
Tamas, e detta. schiuso a rito nuzïale:
non può a Dio, non può quel-
TAMAS [l’empio
Gemma. nuovo giuro profferir.
Ogni sposa al sì fatale
GEMMA Per partire. ei vedrebbe inorridir.
(Si eviti.)

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Atto II

TAMAS GEMMA Disperata.


Che più speri? II nodo è infranto: Qual consiglio!!
ardon già novelle tede:
non d’affanno, non di pianto, TAMAS
tempo è questo di fuggir. Un solo.
Se a te stessa non dai fede
è delirio il tuo martir. GEMMA
E quale?
GEMMA
Ah! Voliamo a rovesciare TAMAS
quell’altare. Questo istante è a te fatale
Per avviarsi. l’ora è questa...
Come in atto di ferire.
TAMAS Trattenendola.
Quegli amori GEMMA Inorridita.
han per tempio l’universo: Di fuggir?
are ardenti son quei cori... Sì, fuggiam...
chi li spegne? Chi li atterra?
TAMAS
GEMMA Doman.
Cielo e inferno or mi fan guerra.
Che farai, tu Gemma, intanto? GEMMA
Domani?
TAMAS Oh! Doman io sarò morta!
Ora è questa non di pianto Gelosia mi strazia a brani,
questa è l’ora... tu m’adduci, tu mi scorta.
Morte son qui le dimore...
GEMMA Disperatissima. tu non sai che cosa è amore?
Di morir.
Me tu svena, e poi mi lascia TAMAS
corpo esangue in queste soglie; Io? Deh! Taci...
vegga l’empio, e la rea moglie,
quanto amor s’accolse in me. GEMMA
Ah! Mai geloso
TAMAS Amoroso. tu non fosti?
Io svenarti? A fuoco lento
arder pria la man vorrei: TAMAS
cento vite avessi e cento, Io? Taci... in petto
mille morti affronterei: ho l’inferno.
questo cor tu non conosci,
se la morte chiedi a me.

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Atto II

GEMMA tronca la rea favella,


Ah! Sii pietoso: la bestemmia sul labbro, o ciel,
se non parto, se qui resto [suggella.
disperata morirò. Suono di campane. Gemma resta immobi-
le, s’incrocia le braccia rassegnata in atto di
TAMAS adorazione.
Taci, parto: lo schiavo fedele Ecco tutto è finito.
le tue furie già sente nel seno. Egli più mio non è. Cielo! Ove sono!
Un ignoto destino crudele Rientrando in sé.
già governa la mente ed il cor. Tamas! Ah! Sono queste
Le mie vene tutt’arde un veleno, le pareti funeste
tutto avvampo di un nuovo furor. dell’odiato castello, oppur le mura
son del chiostro vicino? Io
GEMMA [vaneggiai...
Va’, ti attendo: seguirti s’io nieghi una calma succede al furor mio...
tu per forza mi strappa, mi traggi: non è più di Vergy, Gemma è di Dio.
pianti, smanie, comandi, né prieghi S’inginocchia.
a pietà non ti muovano allor. Un altare, ed una benda
Tu m’invola del crudo agli fian mia cura insino a morte:
[oltraggi, vivi, o Conte, e lieto renda
e, se resto, tu svenami ancor. te di prole la consorte:
Tamas parte. vivi, oh vivi! E più di Gemma
non ti turbi rio pensier.
SCENA XI O giusto Dio, che sento?
Gemma sola. Suono di pianto a me trasporta il
[vento.
Eccomi sola alfine. “Il Conte!!! O ciel... ritratto
Invan richiamo nel fatal periglio “la mia prece infernale!
le potenze dell’alma a mio consiglio.
Dunque partir dovrò? Ma già cessâro SCENA XII
i cantici divini: ora si geme Guido, Ida, cavalieri, dame, arcieri con
sommessa prece, e noi preghiamo fiaccole, e detta.
[insieme.
Da quel tempio fuggite GUIDO
angioli, tutti voi! Terra, spalanca Oh rio misfatto!
le voragini tue; quest’empi inghiotti
e l’intero castello, e me con essi. GEMMA
Ciel, se tu non parteggi Vergy? Vergy? Gran Dio!
con chi mi spegne, la mia prece
[ascolta. GUIDO
Ahi! Che mai dissi! Ah! Stolta: Gemma!!!

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Atto II

IDA TUTTI
Il consorte. Amore?

GEMMA GEMMA
Che avvenne al Conte? Oh infame!

GUIDO ARCIERI
Morte. Morte.

GEMMA TAMAS
M’inghiotti, o terra! Come? Deciso è il mio destino
ti vendicai, morrò.
GUIDO Si svena.
Ei da Tamas ferito...
TUTTI
GEMMA Ahi! Quale orrore! Il cielo
Ah! Traditor... dov’è? così si vendicò.

SCENA ULTIMA GEMMA


Coro d’arcieri che vogliono arrestare Chi mi accusa, chi mi sgrida
Tamas. Coro di damigelle. moglie infame, parricida,
non è ver, sono innocente,
TAMAS Svincolandosi da tutti, getta a l’adorai, l’adoro ancor.
terra il pugnale innanzi a Gemma. Di quel sangue, ah! Non son rea,
Spento è il marito. io fuggir, morir volea.
Ma di me fu più possente
GEMMA il destin persecutor.
Ah vile! Ah scellerato! Deh! Mi salva, o ciel clemente,
Chi ti sedusse? disperato è il mio dolor.

TAMAS CORO
Il tuo, Al castel della sciagura
il mio furor. nieghi il sole il suo splendor.
Ah! Ricopra queste mura
GEMMA notte eterna, eterno orror.
Spietato!
FINE.
TAMAS
Altro poter più forte...
amor per Gemma.

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Bottega francese, Cofanetto con storia della Castellana di Vergi


XIV secolo, avorio intagliato e argento, Castello Sforzesco, Milano, particolare

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