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Rivista di storia della filosofia, n° 4 1949, Franco Angeli

STUDI E RICERCHE

IL CONCETTO GRECO DI TEMPO NELLE PAROLE


AION, CHROKOS, KAIROS. ENIAUTOS.

« ... Noi troviamo il tell1)Jo (ZQovoç) variamente distinto in Aion ,


Chronos, Kaiws e Eniautos ». Questa affermazione di Licto (De t/wllsi-
bus, p. 41) porta immediatamente alla rappresentazione greca di tempo.
Aion, Chronos, Kairos ed Eniautos sono quattro nozioni linguisticamente
precisate. nelle quali il rensiero greco considera il concetto moderno di
«tempo ». Secondo l'uso linguistico greco nell'età di Lido, sembra, con-
forme alla sua già citata affermazione. che Chronos sia stata la parola
atta a compendiare per il concetto «tempo» le sue quattro nozioni.
Queste quattro nozioni devono essere ora comprese con la massima
-.sattezza possibile nel loro significato, allo scopo di chiarire, partendo da
c~~e, il concetto greco di tempo. Si dimostrerà che nella parola Aion si
l'appr cnta un pensiero indeuropeo nella sua forma linguistica. Mediante
l,l Il:l rlOlltrapposizione a Chronos, Kaims ecl Eniautos si illullline'il il
('ill1('I'1 I" di I 'I nI1() Vt:l.:ifìcamente greco.

La parola u.ì(;.v s('1I1lna ;l\"re ,-oprallullo du' iO"niflcali Il, si pos-


sono rendere rispettivamente con «vita» e « lenlpo ». È 'lalo più volte
indagato quali di questi due significati convenga originariamcnl alla pa-
ro!a Aion (cfr. LACT'-EIT. Aioll, Dissertation, Kanigsberg. '19r6). u 'sIa
impostazione elel problema presuppone che il concttto clelia parota \ion
abbia percorso un'evoluzione gTacluale da uno di qllesti significati e dalle
sue accezioni all'altro.
Anzitutto ci asteniamo dalla traduzione della parola Aion e quindi
anche da quell' impostazione del problema, e cerchiamo di comprendere
il senso della parola dalla letteratura greca.
In Omero (Il., XII, 27) si dice di un morto: « Aioll lo abbandonò ».
E Sarpedone supplica Ettore di non lasciare che egli diventi preda dei
Danai, ma di portarlo a Ilio, «allora Aion mi abbandoni », cioè, allora
iu potrò morire (l/., V, 685). Sul fondamento di questi versi omerici sia
anzitutto precisato che l'uomo muore, quando Aion lo abbandona.
l\:fa non solo Aion abbandona il morente, ma anche i morenti abban-
donano Aion. Così dice Arc.hia (Ald. Pal., IX, II r) dei Traci: «glorifi-
cano ... come felici coloro che abbandonano Aion ». Po;chè qui ciò è detto
82 ~TU/)I ~ j~IL .;~ 'Il.'

in oppo. izione alle p rson dcgne li compa.~~ione he ~llllO VUlutc alla luc
del g' om ,n . egue ch coloro i quali ahband nano Aion 'onu i morenli.
iamo ora costretti o giustificati. ~ul fondal11 'nt(1 li i \'ér-j qui citati.
a t'acIurre in modo univoco «. \ion» ((\11 <J: vita»? 'i dà la ri5po ta con
la de iderabile chiarezza un frammento di Esiodo (1(11 R.z3). nei quale
Tire ia supplica Zeus, che gli ha conc . so «un arande :\ion della vita 1>
(~wxQòv .... at(7n'(t fHol.O), di dargli un più breve ijcHi VI( Aion della vita.
Qui ion è chiaramente distinto da «vita ». ma è po_to in i5tretto rap-
porto con s~a. Ainn in questo passo va l rado to. quanto al ~n,) senso. con
«durata»: Tiresia chiede ulla più !lTt:\·c durala della vita. ~ vi po-siam
qui tradurre Aion anche con «tempo ». Tire ia chiede un pi'l bre\'e
« te n. O per la ua vita» = periodo clelia vita.
Tale possibilità di sc mbio fra «durala» c «t(:l11l1o» come -igni-
11cat di Aioll. permette. soprattutto in qucst ver-o. di ricon c re Aion
comc il tCI1l!'o Ùl rapp.orlo COli [a. sila durala.
Aion. neJl"eguale ianificato o:cillante fra «. tempo ». «vita ». «elu-
rata ». appare in un verso di Eschilo (Ag.} 554 segg.) in cui l'araldo chieele:
«chi. al . infuori degli cJèi è privo di . \'entura per tutto il tempo che si
tende attraverso _\ iOIl ?» (uitavru TÒV <h' uI6),,0; 'l.QO\, v). Qui Aiol1.
ID riferil1iento agr uomini va inteso come' «vita ».

Il l1l~de imo significattò di ~ jOIl» come 'f. durata dc la \ il;1 ~


liGi ricr'nosciarnc.J ip /I., J X, .j 16: .{ l'Aion non mi sar;i lUI1g'o ('::1:'
iSljQÒ") . " rt.. J " -1,8: (: di }.r("'c lurata \1'1\' 'vll,j,IÌLoç) era er lui
:\ion (= la ,.-ita)~. I) Ci anclo il coro c:lJlta (AES Il., Sept.. 2'19
.;~g.): <mai durante il I1Ù' .\iol1 f!I"'VYJLT'n.;rT,,·rt) po:; il uesta
romm ifà (di dt·i) ahbandonan' la noslr' 1;llà .

- oi distinguiamo: ,·ita. telllpo. durata: queste parole. che J'intel-


letto si affatica a c1istin['Uere c me cOllcetti . ..;enza potedi finora chiara-
mente determinare - infatti dove vi potrebbe essere una definizione uni-
voca di «vita ». «tempo ». «durata»? - queste parole. per quanto i
riferi ce al loro signifì ato. nel p n icro greco lingui ticamente formato
si trovano trette l'una accanto all'altra. COI11 racchiuse da una comune
radice. Ai n. hronos. Bios s no originariamente permutabili. e presso
poeti come Ol11ero. Esiodo, Eschilo. la cui lingua prorompe ancora dal-
l'originario pen~iero greco, linguisticamente fonnato. queste parole si tro-
vano ora in un senso, ora in un alt 1'0. Pres o questi poeti - poirl1.è sono
poeti e non filosofi - Aion non compare mai iII senso astratto come «du-
rata», ma come «A ion della vita» o come «Aion del tempo», o come
« vila» o emplicemente come «tempo ». Ma si dimostrerà che il signi-
ficato proprio di questa parola inclcuropea Aion è la durala libera da ogni
rapporto col tcmpo o con la vita. l'assolula durata, l'eternità. Anche questo
pen icro «astratto» della durata viene' espresso dal linguaggio creatore
nella parola Aion. Esso, perciò. appartiel c al dominio della presente
ricc ca.
IL eONe _rro ORI: -o 1)1 ., E:>1I'\i X3

Aion come durata nOIl può avere nè inizio lIè conclusione. Infatti
inizio c conclll ione spezzerehhe -o appunto la durata o alla fine o al prin-
lil io. essa cesserebbe eli es"ere durata, di durc.re. C .,ì ad .\il'n appartiene
a pr prietà della indeterminat zza. Per lIna durata" 1lla limiti, l'Ile non
cPll1incia e non ce~sa. la lillgut tede~ca ha la parola E-ù·ir;kcil. Q,lC:L<l pa-
rola - per anticipare questo ne_so etiJ1l(}lo~co. al quall' si ril(lrllcr:'t ali 'ora
- è etimologicamente affine con la parola ion,« L'eternità del!' \ion »
- una tautologia - dai presocratici viene determinata pc' iOIl. Jl1nliantc
l'aggi mta eli attributi come U:!HQO;. infi litI o (((i:T.ao.;. imlicibilJl1cnl'
(grande)_ Aion pertanto appare in rapporfo stretto con la rappn'scnl< zione
presocratica di un principio di tutte le co 'c e ien(l\neni. pri\'(1 eli inizio e
sottratto, al divenire c perile, cioè derr(LQX~, Teoil'asto l'iicrisct' la dutlrina
di Anas~il1landro dicendo cile r alTI rt è la cau -a. il principio. l'origine di
oglli divenire e perire- c degli infinitamente nunlerO, i .« co, mai» che da
quella :i sccv l'ano e che quc 'lo divenire e perire si compie «da un Aion
infinito U'; (hEfQoll (,(ì.l~IVOç)) (Ps, rlut. Strolll,. :q D. T:? A TO Diels-
Knwz), Ammesso che (lui probabilmente non si ha il testo originario di
Ana. sill1alldro. ma un'e-pressione coniata dalla tradizione. in analogia con
il uo principio primordiale, rò (JJIElPIlV, trasmesso dalla tradizione, que-
sto dubbio ..i ne a cadere nel fL r6 di Empedocle giunto fino a noi, Qui
1\ ion è strettamente collegato con au;rcroç e considerato come lo spazio
:thhraccialllc i due princìpi ol-iginari di Empedocle, Amore e Odio. con
I.. nli nW";Ct ,1an7a scparazion. penetl-azione e allontanarsi viene cau-
.tI .. Inllll il di\'( nir~' l,il pe-rirc: «in verità come essi [l'Amore e la D-i-
.I(ord/(/ I plilll:1 (\11011'1. 1'1I~ì ancora ~aran\l(l; n', mai, Cl' 'do, d'amheclue
"acuo sa!.ì 11 Illnllll I \iolll inlinilrl) lrad. Bignon ,),
iJl l"ll! ;t!iLI(J':; FrrM Y.ltÌ j'.'1T1T~T{(I, O'l'?\f JIOT', OlO),
fOl'TIlIV ((~l(PO'rfQ(I)\' x('\'('(;'(il:'TIU èi(iJIFtO; uì.o)\,_
Qui ]' infinita estensione di .r\iOll è concepita come eterna durata di
uno spazio infinito. che non diventa mai vuoto delle origini. sottralt· a
ogni principio e fine e relative a tutti i fenomeni nel loro divenire c nel lor
perire: cosi Eraclito vede Aion come una divina figura di bimbo. ella
sua ricerca del logos del mondo. a Eraclito il confuso contrasto degli avve-
nimenti e clei destini appare come le pietruzze di un tavoliere-, che ven-
gono mosse avanti e indietro. Quindi egli vede Aioll come un fanciullesco
dominatore. che con queste pietruzze conduce il suo giuoco fanciullesco:
«Aion è un fanciullo che fanciullescamente giuoca, col muovere le pie-
truzze. Di un fancinllo il regno! » (fr. 52), Sarebbe un' impresa disperata
voler spiegare uni\ ocal1lente il significato di Aion in quest' immagine mi-
lica di Eraclito. Qui si accordano tutti i significati di Aion finora inter-
pretati. ciascuno nel suo senso indipendente da ogni rapporto: la vita. il
tempo. r t 'ma durata, come potenza del de:;tino - tutto questo potrebbe
venir qui illlpiegato. e tuttavia, cia C11110 di per è non esprimerebbe il
sen 'o co,.:mico di Eraclito, il qual rappresenta la potenza del destino
STU I E RICERCHI:
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apparentemente contusa, opposta al logos, come Alali e contro questo


proclama il suo non amabilmente superbo grido: «di un fanciullo il re-
gno! ».
Quanto lontano dalla vita de! singolo e dalla dur~ta della sua ..-ita è
in questo modo di rappresentazione deIl'flntico pensatore greco, ('Aion,
l'eterna durata, che mediante la sua propria durata eonica racchiude i
princìpi primordiali, privi cii origine e cii fine. e compie il suo giuoCi)
eterno con le vite dei singoli e la loro durata circoscritta, che hanno tratto
origine dall'eterna durata della vita, e precisamente dall'Aion. Così anche
Platone associa l'Aioll, come la durata priva di principio e di fine, all'es-
sere privo di principio e di fine, come la forma temporale che gli corri-
sponde. Proprio come Pannenide afferma, a proposito di questo essere,
che non ha nessutl passato e nessun futuro. nla sta nel '\'G\', nell'« ora »,
Platone, neUo stesso modo, asserisce, intorno all' Essere eterno, alI' (ÌtòLOv
ov. che non gli appartiene alcun «era» e alcun «sarà», ma esclusiva-
mente un «è» (Tim.. , 56 E-58 A). Dunque ]' Aion. considerato come
forma temporale dell'essere, è parimenti privo di principio e privo di fine,
una durata conica nell'eoni co « ora». Infatti passato e fuluro ontradi-
cono, come similmente principio e fine, al concetto di Aioll conI durala
svincolato da ogni rapporto, eccettuato quello con l'Essere.
Si pone la questione, se il significato deU'Aion, come assoluta durata,
quindi come eternità. appaia effettivamente per la prima volta presso i
presocratici, o se questo significato già fin dalle origini sia stato inserito
nella lingua greca creatrice eli pensiero. La prima interpretazione si trova
costretta ad ammettere che· al significato considerato come originario di
Aion qnale «vita », «tempo della vita» siano stati gradualmente aggiunti
per cosÌ dire ampliamenti a un estremo e- all'altro, e cÌle così. in una ma-
niera che si reputa razionale e lampante, attraverso le fasi di sviluppo
A.ion = vita -4 lunga vita -+ lungo spazio di tempo ----ò- epoca ----ò- periodo
storico, si sia finalmente e definitivamente pervenuti al si.gnificato di Aion
come un tempo infinitamente lungo = Eternità, sigl1ificato questo che,
per la prima volta è venuto alla luce presso i Presocratici.
Qui non è il caso di cliscutere a fondo questa spiegazione meccanica
di un processo spirituale. La concezione che nella parola ,-\ion. oltre alla
durata riferita alla vita umana e al tempo della vita individuale, è com-
preso anche il significato dell'assoluta durata. dell'eternità e precisamente
fin; dall' origiuc, trova la sua con ferma nell'aV\:erhio greco (ì.ft = sernpre,
perpetuamente. che nella formula omeric<, B·wl Ct.l.È\' M-vrc; = «gli dèi
che sempre esistono» (Il.. 1. 290 et alibi) esprime in· modo univoco il
concetto della durata infinita attribuita a1l'essere divino. Questo avverbio
è, come si dimostrerà ora brevemente, strettamente unito linguisticamente
e perciò anche semasiologicamente. col sostantivo Aion.
La parola greca per il concetto an'erbiale «sempre», che Omero
nella formula citata usa secondo la sua forma alÉI'. nel greco appare iII
quattordici varianti dialettali (Ahrens, Dial. àor.). Di queste bast r<ì. r~I,l
IL COt\CEfTO GRECO I TE IPQ 85

citare: nIEe JEt, ULÉç, àÉ (così in Pinel .. P., IX, 88), di ecc. Di mE! e a
noi pervenuta la forma al FEl documentata <".pigraficamente (I C, I, I),
ave il suono v poi scomparso, ma qui sempre presente, è aLlcora conser-
vato cOll1r diga1l1l11a CF) fra le due sillabe nid. Questo avverbio cu - F - EL
è la forma contratta eli un antico dativo Iocativo *at-F-f(a)L, il cui nomi-
nativo è il sostantivo * ff.b - F - (l)'V ,poi, quando cadde il F: alco".
Riepiloghiamo:
I) Dalla forma epigrafica ùell'avv. al- F' - Et col digamma, e dal suo
sicuro significato «sempre», « perpetuamente», risulta che il sosto aì.u)v
che linguisticamente appartiene a questo avverbio aL - F - EL. del pari e in
origine possiede il signifi.cato di « sempre» sostantivato, cioè di «durata »,
2) La forma, originaria di nlo)". anche se non più documentata nei
documenti greci. era '~fuF())v.
Il Fili at!"",,' che neIl'ut;o lingni tico greco venne presto eliminato,
fu conservato dalla lingua latina nella parola ae-v-um, che corrisponde
tanto sotto l'aspetto lingui tico. quanto semasiologicamente alla radice del
greco *atFwv. F. del pari ritroviamo la medesima radice e il medesimo
significato e, come nel latino, la conservazione del suono "l', nell'avv. go-
tico «aiw» = sempre, e nel sostantivo gotico che gli appartiene «ewido»
= eternità. Quindi per la spiegazione della parola greca ateo v non dob-
hiamo riferirei esclusivamente alla sua presenza nei documenti greci. Aion
è. Cc ,me fu mest;o in rilievo sopra, una parola ciel grande dominio lingui-
. tico ·nflcllrolwo. La conn ssione etimologica si può dimostrare e si esten-
(il- dal \'('di'o :111 r:l.\'('r"l) l'm'(',li o. il greco, l'itala-latino, il gotico e nelle
altre Jil1~lI('. indl'lIrllp('(·. r.l' dirrcrenti forme, che questa parola ha prese
in CjU('slC lingll' .... i la~l'i;n,' l lllllt' ricondurre alla l'ad. *a.:"Il. Faremo (,ra
un COnfr01ll0 ~Ollllllarill.,.,u iOlldalllcllto cii A. Ernout e .A. l\!Ieillet, Dict.
ét)l1/IOI. dc la fal/[JlIe lafillc. s, ZI. aCIIII.': e Boisaoc[. Di t: é/)'l1Iof. dC' la. la,ngllc
qrecque. L'interpretazione di alcuni passi dcI Rigveda, in cui appal'e la
parola ayn corrispondente ad Aion. può servire di confronto c come cri-
terio per il significato della parola Aion dedotto dai documenti greci.
Secondo :Meillet la parola i. e. per «durata» (in generale: «lunga
durata )>, «durata senza limiti») presenta la forITIa, * ayu, * yu.
Vedico: iiY't~ (masch.)
ayuft (neutro)
Avestico: iiyu (neutro) = durata. Dal dat. )'avoi (tardo avestico: ya've)
è derivato l'astraUo ym;aetat: = perpe/ltitas; dal dato yavi il
persiano recente: ya."l,ed = eterno.
Greco: avv. Ctl~.'\' (Hom.) è antico lomlivo dativale. Così: m(F)H =
loe. di CtL(F)tùV, uL(F)H = loe. < *Cd(F)E<H. Lesbico: eH <
* al", Tessa!.: UIV. Beotico e arcadico: Ctl.
Latino: aefl-1lS (masch.) l Tutt due le forme sono documentate in
aeumH (n l1tro) età antica,
Le forme latine derivale:
aelas ed aeleYJlu1Jl. si spiegano da una forma av 'erbiale * GÙwi,
che ~i deduce sul iondal1lcnt di f riTte eolico-arcadi ·he.
Gotico: ain ISo vv.: aic.,. (p. es.: « ni ... aiw = oh hon:). Tutte il' lingu
germanicbe possiedono forme avvel-biali da questo tipo gotico:
ai-z,', donde si deriva l'astratto ant. ted. c·",idi = eternità. In
partlcolare è da far cenno ancora dell' inglese for a.}'c = « per
sempre (etemo) ».
Citerò ora alcuni pa i dal Rigvcda, nei ljuali appare la parol2. ayuh
corrispondente. etimologicamente, al gl'eco u.i (;)1' e confronterò il conte-
lluto semasiologico delle due parole (1).
R. v., 44. 86: «Prolungamento di Praskanvasya (nome rli un uomo)
ayur ji-z'asc ». Poichè «ji'Z'ase» è il dativo hnale c!ella parola «vita ». la
traduzione le:terale Suona così: «prolungamento clell'a,ru. di Pr.. per la
vita» o «prolungamento della durata di Pr., in modo che viva ». Analo-
gamente all'esiodeo aLit)"(L (ilOta ;,opra citato. qui ayu è mat,) a,;:iOllll;t-
mente. ma strettamente connesso con «vita». E. pcr vero. nell'es. vedico
il concetto di ayu come durata nel dal. finale «per vivere» sta ancor più
autonomo che nel nesso dato da un genitil'o di specificazione l'Hol.o (= della
vita). Il medesimo rapporto cli à)'u col dativo finale di vita = ji~'(/sC i
trova in 89, 2: «gli dèi po ono p alul gare il nostro ayu, accio chè n i
viviamo ». E 638. 18: « per. la di cendenza facciate cl)'lI, p'ù ungo l'l'l'cii';
essa viva ». Inoltre 8++. 6: « renda egli lungo per \'(1 i (/~'lt. a'xillccilè I i-
viate» = ay1t jivase. Quando (37. 5) i prega: «regalatcci un complelo
àyu ji~'asc ». il concetto di ;:-tyu com clurat;t l'iene sentito in modo ancor
più autonomo mediante la determinazione «completa (durata) ». In 1,5. :2 [
ji'uase.è usato senza il legame con ii}'lt, e anche qui noi riconosciamo una
separazione dei due concetti «durata» (à..vu) e vita. D'altra parte in quc ti
esempi le d~e pal"Ole. nel medesimo modo. COIllC proprio spesso in greco,
sono così sto etlal1lente e coercntcmen e unite fra di loro. che tanto ii. 'u,
come u.ìw·1' pos ono venir senz'altro cç>mpre i nel senso di « l'ita>> . cllza
essere uniti con j-i~mse e rispettil'amellte con ilOLO. Ma an ile poi. quando
à.yu è usato senza jivase, è compreso. i.mplicitamente o esplicitamente come
preghiera. un ayu nel significato di una I!ila di lunga durata. lunga esi-
stenza. Sempre di nuovo si presenta ques a pl-eahiera di un lungo iiYI/, di
un prolungamento di a)I1/., quindi della durata della vita. ·Come c.~empi in
proposito si pos ono citare: 116. 25 «vedendo e raggiungendo un lungo
ii}'u possa io arrivare alla vecchiaia come alla mia propria casa ». oppure,
a conferma: ·r 16. lO «voi avete p 'olungato aVtl (la vita, resistenza. la
durata della vita) clell'abbandonato ».

(J) lo de\'o la p05 ibilità di questo confr I1to aìia c0rte-;a del libero d?ct:n"':
dotto Alfred Bloch. il quale mi ha tradotto e interpr tato questi e molti altri a."
dei canti vedici. nei quali appare la parola ìi}.u. Colgo \"occasio:Je d' rinnovargli I.l
mia gratitudine.
7

N egli esempi qui addotti Clj!1/. nel vcc!ico, nello stes o 1110<10 com (UI')\'
nel greco. obiettiva ling-uistlcamente l'aspetto del telllpo come durata, e
precisamente come durata della vita. E poichè l'uomo vive soLamente
tinchè dura. o, poichè egLi dura solo finchè vive. così si rapL re~ellta anche
nella lingua questo·tretto legame tra vita e durat<l., e tanto aSII. quanlo
!t.ì,l;\\' fondono questi concetti in /fII.' espl'essione, sia medial1lc un legame
formale strettissimo costituito dal datil"O o genitivo delle parole «durala»
e «\'ita ». sia eh la parola «durata» (ayu. Aion) 'i presenti eom(' ~ino­
nimo di «vita ». E poichè «vita ». che noi. anche con le nO.'tre llIoderne
conoscenze filosofiche e scientifiche non possiamo delìnire univocal11t::nte,
i rappresenta all'uomo come .for::ra. vitale, cosi iiJ'I~ comprende anch . qu -
sto significato. 1n tale _enso in R. V., [J I, 53, 16. a un ..acerc!(Jtc, dnr ) la
sua sconfitta e la sua umiliazione in una ciisputa, viene conferito, mediante
la conces 'ione di ulla rinnovata eloquenza. un l/avil/w ii'j'll, e qui noi ben
traclucialll() (I.yn in modo del tutto adeguato con «fol'za vitale- ». N. v.,
I I I, I. si parla [ll'rlìnn del1'([yu dell'acqlta. ((Hindi pr lprio clelia forza \'i-
tale deU'acqua. In questo caso ayn è completam.cnte staccato dalla vita
umana. La dmata appare qui, in certo modo, come forza,
La durata. COllle «. durata in sè ». per lo meno secondo qltanto noi
conosciamo. non sembra che nel vedico sia pervenuta a un' irmncdiata
e-pre siune univoca. Inoltre non ci è noto Ull av\'o veclico il quale, come
itLh. comprenda in sè il concetto della durata iJlimìtata, J\fa l'Avesta IXJS-
:icr1c l1n tale avverbio e, quindi. il concetto deUa durata eterna, assoluta,
dll l' ,'ol11prt':a in ùyu, per quanto sia usato soprattutto come <i. durata
ddl;l ·ila . I;, \ \·~·~ta da qLlc~t() avv. creò il con 'ctto ast ratto jawaeta-t
= 1·'·ll'lIlit;·1. I.a parola ci."u dim0stra 11c1I'A\'l'~ta il uo "icrnificato come
durala m'II'\'~l'rl'~ lon': lung [/.\'H della vita e ddIa tenebra» ( asra,
3r. 20 .
* ~: *
La concezione della «durata iII ~è» c!le come durata delenninaLa
può 'ignificare «vita », «tempo della vita ». «età della "ila ». «forza
della \'ita ». ma anche durata di un ampio periodo di tempo -entito cOllle
unità: «generazione », «epoca », «secolo », e la cui unitaria espressione
linguistica :-i lascia ricO! durre in tutte le lingue i. e. alla forma iiyu.: que-
sta concezione. ucl pen-iero i. e. deve essere stata cii un'enorme efficacia.
Infatti l'intera pienezza dei significati specifici, cbe possiede la corrispon-
dente parola greca I,i(:)". e che in parte potemmo dimostrare anche nel
vedico e neIl'a\!esta, noi lì troviamo in perfetta corrispondenza nel latino
aet/us, 1\on c'è biso<rno <Ii larne prove dettacrliatc mediante esempi tratti
da documenti latini. So (l <li ('Ìi-l (arò Ull breve cenno: mentre in greco la
parola Aioll. oltre al COlk'c:lto fondamentale cii durata comprende in sè
tlltte k ::,uc accezioni. il latinc> ha 1'0 n nata. accanto al corrispondente ael!tls
un'altra Jarola. at"Ùa . contratta pui in aelas ch" s condo :VI 'iUet (op,
cit,) deriva da un a'iv. mwi. Da aelas fu poi formato aeteruus.
88 STUDI f. RICtRCHF.

In queste parole si E:sprimono, oltre al tempo come durata, come du-


rata in sè, come durata illimitata, proprio come in Aion, i concetti: «"i-
ta », «età», «generazIone», «secolo», «età cosmica». Questa perfetta
corrispondenza del contenuto semasiologico cosi complesso di Aio/l. e aeu:us,
cile derivano tutti e due dalla medesima radice i. e. costituisce un'ulte-
riore prova che tutti questi significati e sfumature di gnificati sono com-
presi. fin dalle origini. nella parola U)'lt, e che un po' alla volta, in una
evoluzione storicamente documentabile, hanno sviluppato un significato
dalI 'altro, mediante l'ampliamento del concetto « durata della vita». onde
alla fine si sarebb~ pervenuti all'eternità. Infatti sarebbe assurdo ammet-
tere, che questa graduale evoluzione eli significato abbia percorso in greco
la medesima via che in latino e che nel corso elei tempi abbia condotto
nelle due lingue alle meclesime sfumature di significato. Inoltre non è da
ammettere una cosciente trasposizione letteraria di tutti i signifIcati let-
teraricli u.h~)\' in latino. Ma poichè già in (i}'lI. oltre al significato fonda-
mentale di « durata» sono compresi tutti questi sig-nificati specifici. poi-
chè il pensiero linguistico i. e. lo ha eS[lresso fin dalle origini in questa
parola, ne segue che questi significati si manife tana in tutte le parlate di
tale dominio linguistico. Quello che l'originario pensiero linguistico rac-
chiude come in un germe, si svìlllppa.
Se Omero, nella sua maniera miti ca cii l·appresentazionc. definisc 0-1 i
dèi come nìh f,0VTlò;, coloro che sempre esistono. e se Platone nel pensiero
concettuale intuisce l'&tòw" ('iv. l'es~ere etemo. ne se.gue che il concetto
e la forma linguistica di questo pensiero dell'eternità è stato preparato e
obbiettivato in una preistoria 11101to remota c non più determinabile dal
linguaggio creatore che offre al pensiero la sua forma. Il poeta, il filosofo
trovarono il patrimonio di pensiero formato dal ingllaggio e un primèvo
pensiero linguistico è)n loro operante.

***
AUa concezione del tempo COI11(' durata. chI si è creata la propria.
forma espressiva nella parola Aion, il pensiero greco contrappone la con·
cezione del tempo come Chronos.
Intorno al rapporto eli Aion COn Chronos. Ilatone ha eletto l'essen-
ziale e mediante la loro contrapposizione ha caratterizzato secondo la loro
essenza queste nozioni del tE."lnpo. In quel mito cosmico del Timeo, nel
qual Platone attribuisce l'Aion. come forma del tempo, all' Essere, che
in questa forma temporale si rivela come r Essere eterno, duraturo, Chro-
nos è il tempo che- Ilumericamente procede elal passato al futuro. che creato
egli stesso e forse un giorno destinato a perire. è attribuito, come forma
temporale al diVEnire e perire. Questa. nella solenne lingua del mito co-
smico, è creata dal cii vino demiurgo. il creatore del nostl'O mancia, seconclo
l'imitazione migliore possibile dell'Ai-',l, contemporaneamente alle st 11(',
il cui moto si compie «cronicamente» in questo tempo che procecle !lUII1I'
IL CONCETTO Q!~ECO ')1 Tt:~ P() 89

ricamellte. I\Jentre l'Aion come forma temporale dell' Essere, non ha nes-
sun passato e nessun futuro, ma posa nell' immobile « ora», Chronos pro-
cede secondo un continuo processo Ilumerico dal passato al futuro. Ogni
« ora ». iII cui egli sembra giunto. tosto. in virtù del :iUO procedere oltre.
diventa pas ·ato. i\'el divenire e pe-rire. la cui forma temporale è Clno-
nos, non c'è alcun «ora ».
Essere eonico e diyenire cronico si comportano nel piano creatore
del demiurgo divino, come modello e imitazione.
Diversamente che in que:ita clottr'na dell' Essere. secondo la CJuale
Platone concepisce il nostro universo e la sua forma temporale «cronica»
come imitazione possibilmente transeunte dell' Essere eonico che eterno
dura, si rappresenta per Aristotele la durata deJl'tll1i\'erso (Uranos) e del
Chronos. e il suo rapporto con l'eterna durata, l'A.ion. Per chiarire que-
sta concezione aristotelica. ~i possono citare e interpretare e) le segu mi
proposizioni del SlIO scritto Jl:f{lì 01\)((l'oD (279 a. 22-26): 'l.uì yùp mvTO
'r' ouvo~w (Aion) ,'td(l)ç Ecpih:yxrm :wQÙ. "C(Ò" &Q;(C1.[<')'\" lÒ y<.ì.p "CO,o; "CÒ j"fE-
QlÉXO V "tò" n'i; É:xaoTou ~<j)l'iç 'l.(H)VOV, OV IJ:q8f.v E~(J) 'l.u.rù ((J~IJI''') uLù)'V
€XclaTOV .dxì.11HH· ;turò. rò" C1.1nÒV )'<S'i'OV xuì TÒ tOU ::w:v"[(J; O-lIQ(I.I·O"Ù
"Cfi.o; 'l.uì. "cò rò" ,;rana ;(Qo,'ov iWì. nì-v à:rELQla,' JtfQlÉX0-V rD.o; (tLL'l"
fOTtV lÌ:rrò rov ùd clva~ dhllPÒ}ç nì" è."tÙJ"l'~l[aV, aih:hT!.T.O; y.aì l'h,io;:
« d anche questa parola (Aion) fu formulata dagli antichi in un signin-
C:lto divino. J n fatti il compimento ("CO.o;), che comprende il tempo (Chro-
""... dl'lIa vila di og-ni singolo. ali' infuori del quale (tempo), conforme a
nalllr;I, Ilnlla cc;isl" vi I chiamato Aion di ogni singolo. Secondo il me-
desim, 1,,·( I I arola, si~l1i(ì 'al . anche il compimento d 11' illl l'O
cielo (= lIniv('r...o (' il C1l1l1pilll('1I10. eh' mpr nd l'int r lcmpo ( hro-
nos) e ]' infinità. è J\iun c1lt' ha ri 'cvul" la ua d 'nol11in<lziOI1 dali' ,. c -
sere sempre ", un illUl10rlale un divino .
In queste due proposizioni, co truite e formate in corri pond IIza fra
di 10m, che appaiono solenni mediante la loro struttura monumentale e
mediante la parola scelta {t Eta';. che appare al principio e alla fine, Ari-
stotele usa il concetto «Aion» come durata nel suo duplice significato:
neila prima proposizione vale la durata del tempo di vita cronico, !.imitato
conforme a natura. di ogni singolo essere. '}h nella seconda proposizione
Aion sta.. « nel 1110do con cui gli antichi formularono la parola. secondo un
significato cl ivino», vale a dire come eterna durata, come eternità, poichè
ha tratto il nome suo dal!'« essere sempre». Aristotele qui segue un'eti-
mologia glottologicamente inesatta, ma esatta (ZTllfLOç) quanto al senso,
in quanto egli deriva la parola Aion non da CH - F - LÙV. ma da eh,; iiv
«sempre esistente ». Così Aion non è divenuto, nè pe-rituro. È immor-
tale. divino. Appunto noi dobbiamo tradurre: (111 il11ll1O ·tale e un divino.

(2) Sono d bitrice di un particolare ringraziamento, per la seguente interpreta-


zione di queste proposizioni, a una e egèsi epistolare del proi. \V. Szilasi.
90 STUOI t~ RIceRCHe

In (lU ,te due proposizioni. co"truite in completa corrispollclcnz<t fra


ùi loro. Aristotele pone in rapporto di iùentità col termine aris::otel'co
Telos l'Aion. tanto come durata ciel tempo cronico della vita ciel sillgolo
essere. quanto come eterna du 'ata del cielo. deH' intero Chronos e cIel-
l'intìnità. Telos nella terminologia aristotelica significa la perfetta e at-
tuata realizzazione di ciù che un singolo può diventare conforue alla
propria natura. nell'alllbito della intera durata « cronica» della propria
vita. Questo Telo;;. che co"i comprende (rcEQIÉy'OV) l'intero tempo « cro-
nico» clelia vita di un . ingoIo. (lui vien chiamato « Aion ». All' infuor'
di questo « completo compimento ». che è unitamente « tempo clelia vita »,
« Aion », COI1 forme a natura (Y,ltrù. (fll(Jl y'l 110n esiste nulla. Ali' infuori
del compimento e della durata della vita J'es:ìere vivente non ha vita. Così,
per citare un esempio usato in un altro passo da ,-\ristotele, il costruire
raggiunge e termina il suo compimento, il Telos delle sue singole come
delIe sue intere opere. come del uo piano di costruzione, quando l'ultima
pietra è stata insel;la nella costruzione. Così ha compiuto il suo Telos,
che Aristotele in altre opere definisce 1'l!ilteleclzia. di ogni singolo.
).Iella seconda proposizionE' analogamente costruita sotto l'aspetto for-
male. niente viene formulato intorno al singolo individuo e al tempo «cro-
nico» della sua vita, e niente intorno all'Airlll l'i ferentesi a questo tempo
cronico clelia vita. Ma con un' intensificazione potente clei concetti in luogo
dell'esistenza ciel singolo appare l'esistenza elel sistema celeste; i luog-o
ciel tempo cronico clella vita appare r intero Chronos. alJzi l'infinità. An-
che questi sono racchiusi dalla loro compiuta realizzazione. dal loro Telo:>,
al di fuori del quale nulIa esiste. 1\la questo Telos . Aion;· .-\jon in senso
divino (lh:i.l,)ç): sempre esistente, eterna durata. All' infuori di questo
Telos eonico non esiste un altro universo, \In altro Chronos. un'a tra in-
finità O,
Con queste (lu<: proposizioni è formulalo 'iò che ,\ristote1e ha espo-
sto al!' inizio di qucsto capitello del suo :;topi Oll(HiVOl' 1, TX): che la volta
celeste non solo è unicJ.. l11a ch<: è illlpossibile. che n' possano sorgere
sempre più e che. ·jCCOlllC. in quanto eterna. è il1lpcrilm'a. non ha avuto
un'origine FL(" tÌ,t<'.t.oç, 'LCr,e}UQfo;, <ì.yf\'i]tO;.
Il cielo sen,ibile c Chrono. il tempo «cronico ». appartengono. di
conseguenza secondo Aristotele in e-plicito contra. lO con la concezione
platonica. non al dominiLl dci divenire e perire ma ral'[iresent no la 111ro
compiuta realizzazif)!1c neIL\ion. nell'etel"1it<Ì..

K.'\IRO·

All' idea conica dci tempo come durala e a l'id « cronica» del tem-
po. come forma ordinatrice .d],;:\( adere che procede, ò<econdo l'ordine

(3) L'i..-nmagine ti -II'Aion. che comprende l'intero mondo lanto urarùo che ter-
resh'e e possiede llatUl'a (l'vina, è diventato più tardi oggetto di speculazione fil",p
fica. Seguirne lo 51'iiuppo concettuale, non rientra nel compito della mla ricl:rC<I.
;:

numerico dal passato al futuro, si avvicin come terza la concezione del


tempo quale Kairos. Pelo ,\iOl1 c Chronos la lingua latina offre i t rmini
corrispondenti quanto al senso: a.cmllll e Icul/'us. l'Ila per Kairos essa non
ha creato nessuna parola di eguale signillcato. Ciò significa.: lIel dominio
lillguistico fatillo il conatto dci telllpo come l'':'airos in origiilc lIon è stato
formulato.· La. parola l":'airos è la !orllio:::ioilC fingl,vistica dì 11110 cOl/(c:::ione
s/,ecifi·co1llentc greca del tem,bo.
Kairos è l'attimo geniale. cioè fecondamente creatore, nel quale una
pienezza di EsseI-e. che altrimenti si svolge in uno sviluppo «cronico»
ciel tempo, brilla e giunge al suo punto culminante. «Il Kairos occupa
;:;empre il [lunto wlminante di CJualsiasi cosa» (Pl'(D.. P-"t1l .. J'\. /8). E~s.
può balenare entro l'Aion e proprio entro ciascuno dei molteplici signi-
ficati di Ajon. Se Aion è concepito COme il tempo della vita di un sinl:;o o
uomo. Kairos entn> questa vita è l'attimo della decisione "erso un'azione
fortunata. ver o un' impresa produttiva di questa 'vita: «il Kairo:<, che
p~r gli uomini è il maestro orùinatore cii ogni grande opera» ('::'OP1L, El.,
75 s gg.). Se A..ion corrisponde a una generazione o epoca. Kairos costi-
tuisce il punto culminante della sua speciJìca impresa. «Kairos rivela la
ualità del tempo... ma il Cbronos la quantità» o
[lf" ìWigÒç i'lqì.OL ;-(OLl.-
Tl]W Z90V01) ... Xgrl~'O; BÈ :roCionlw (Aml1lon .. p. /9).
Se Aion rappresenta la rimata ete 'na dell'essere divino, Kairos è,
entro questo /uon. il brillare di un' idea. divina, la rivelazione di una di-
vinità: seconclo il moria di \-eclere umano: l'apparizione dell'essere rlivino
in una flg-ura divina, l'originc eli un mito. « Tutto ciò chc è bello è con-
111"'(' ,'PII l'':liro'i:t ( 'rir.ia. 88 B. ;, Uieb-I"': ranz). eTtO. Kairo' inviato
da dio 1.1 Il''l'l i III pt'r1illo (1:t 1111 tnn'HP l'~all~lll la turge.c nt 'piga,
quandu [U '.10 \'11I11Cl Ila I., fortuna <1'im'()lllrar<' il .110 '-airos (liuL
Hecub .. 592).
l.a lingua greca oltr\' .1 "'Iiro' Ila crealo anc.he altre espres-
sioni il r l'attimo ,-calizzatlJrc, decisi o, p'r il fiorire di una l'ifa. di
ull·vione. Cosi lj,wToç., ta cosa più bella, la cosa scelta, il fior della
natura di ng-ni sing'olo e della sua fOI'i.~a vitale. E ùXld, è il punto
culminante, l'apogeo della vita e dell'azione, ma anche dell'attimo
decisivo. poiché tutto sta, per la decisione, sul taglio del rasoio: F;tl
Sl'!!oi} l<lr<lTl.H ù.x>ojç: «in iatti tutto davvero sta ~tll taglio rli 1m ra-
soio: ignominioso stermin'o degli Ach~i o anche vita» CHo~I., fl.,
~ , Ii 3 :;egg.)

Il balenare di Kairos è eonico, vale a dire si compie nell'eterno ({ ora»


cIeli' Essere. Perciò ì'uomo concepiscc Kairos .010 in una brevissima se-
zione di Chronos che procede senza arrestarsi: «il Kairos, assegnato
all'uomo, è solo una breve misura» (Pr)J"D., Pyth., IV. 286). :'l'1ediaote la
coincidenza del ternpo eunico clell'essere e del tempo «cronico» dell'acca-
dere. orge la «~imholica » maniera dci tempo propria del n ito (4). nel fjllale

. (4) Cfr. PA L PHILIPPSO::-l, Dic Zcitart dcs Mythos, UllLerslIchul1gCil iiber dm


gnah. ,llytlzos, Zilrich. 19-14. pp. -13 scgg. (Trad. il., Torino, Einaudi, 19-19)-
92 STUDI t: lVCt:RCtil:

all'uomo viene concesso]' incontro col divino. Perciò ai greci anche Kai-
ros si rivela come figura divi na. oInfatti l'uomo.. che esperimenta il proprio
Kairos, lo sente come una potenza divina che penetra nella sua vita. Ione
di Chio aveva cantato un inno al dio Kairos, il pill giovane figlio di Zeus,
che si presentava agli ocr ili dei greci come un adolescente nel suo deli-
cato e grazioso fiorire (PALS., V, q. 9). All'entrata dello Stadio di Olim-
pia 'i trovava, oltre all'altare di Hermes Enagonios, quello di Kairos
(PAUS., [Oc. ciI.). poichè egli doveva apparire a cbi lottava per una folgo-
rante e felice decisione e concedergli il favore. E per il vestibolo di un
tempio a Sicione, Lisippo, il grande artista di Sicione, aveva creato la
statua bronzea del dio. Sono pervenute a noi numerose descrizioni di que-
sta famosa opera, trasportata poi a Costantinopoli (5). Le riproduzioni
rappresentano Kairos come un bello e delicato fanciullo; egli si affretta
sulla punta dei suoi alati piedi. I riccioli gli fluttuano davanti sulle tem-
pie, affinchè chi lo incontra possa dar di piglio a esse: la sua nuca è for-
nita solo scarsamente di capelli: inEatti da colui, che egli ha rapida-
mente incontrato. egli «eli tutti domatore» (POSIDIPPO, Antlwl. PIan.) 4,
275). non può venir afferrato alle spalle, p r quanto '10 si cl '·idcri. Ndl'
mani egli tiene un rasoio. « poichè io sono più affilato cii Ogìli ta~liente »,
forse anche moveva una bilancia. che gli arti ti posteriori gli mi,;ero in
mano. E veramente, secondo la concezione greca. Kairos non ·embra as-
econdare un rracollo verso l'alto o il bas o, ma - anche questo è caratte-
ri tico - il bre,re attimo. in cui la bilancia è in equilibrio, è l'attimo di
Kairos. Ciò risulta chiaramente dal ne so in cui è posto, tanto in Esiodo
(Erga, 694), quanto in Teognide (401) il proverbi aIe 'l.CH.Qò; ò' bi 3tà.alv
apwTOç = il Kairos è pe,- ogni cosa il meglio ». In Esiodo precede «si
deve conservare la misura»; in Teognic1e «non affannarti con troppa
veemenza ». Se concludiamo. come si deve. da questi due versi. che Kairos
- per lo meno per questi due poeti arcaici - è quel felice attimo. nel
quale le cose e le Eorze dell'uomo si mantengono in un equilibrio in. ta-
bile. nel quale il giogo della bilancia sta orizzontale. allora risulterà qui
llna di fferenza caratteristica di fronte al conoetto latino di 1Il011l1J'IItU11l,
lU1 termine questo che in parecchi punti è affine a Kairos, rna che tuttavia
nell'essenziale se ne distingue. }domeHlwll. che deriva dal vel-bo 7'l-1O·<-'eo
= metto in movimento (dr. ERNOUT-}"rnLLET . .-:tf'. ril .. s. ·ZI.), è il piccolo
peso, che dà il tracollo alla hilancia -- anch<: «la circostanza» in sen u
spirituale - e d'altro canto il breve spazio òi tempo. In tedesco questi
due significati sono accolti come « da.,-» 11101l/elll e «del'» M olnenit. Se
si unisco:lO i valori semasio·logici elel lat. mmllentwlI e del lat. occasio, si
perviene in mancanza d'altro Cl Ulla ragionevole nozione dell'effettivo signi-
ficato di Kairos. che ai Greci si rivela t11ediante la parola e \' immagine
degli dèi in lIna di"inamente alata bellezza. 11 termine «rhythlTIus» le

(5) Raccolte ;n Baumei,ter, De>:kmiilcr d..s /dass. Altertilllls, Bd. II. s. v. Ivi
SI trovano iproduzioni delle raffigurazi ni con ervate di Kairos.
TL CO~lCtTTO Gl.(tCO ili TE~lPO
93

lingue europee lo hanno deri\'ato dal g;-cco. ::VIa Kairos 110n potè n,ai
familiarizzarsi ad alcun altro vocabolario nella sua forma ling-uistica greca.
Solo un popolo così geniale e ricco di spiritualità come il greco, la cui forza
creatrice eruppe durante l'intera durata della olla e~istellza storica in
lIn' immensa abbondanza di creazioni, nel cui Aion un Kairos si unisce a
un altro in un' ininterrotta successione, poteva vedere come incontro con
una figura divina questa continua prontezza dello spirito verso l'opera
creativa, verso la comprensione del punto culminante di ogni singola osa.
.Alla prontezza geniale e creatrice dello spirito greco viene inconlro
un essere divino e il linguaggio gli dà un nome (tl).

El\IAVTOS.

Chronos con UIì rettilineo molo in avanti procede dal passato al fu-
turo e con esso l'accadere che si compie nel divenire c perire. 1]n ripie-
gamento, un tornare indietl'O non è possibile: «far sì che l'accaduto non
sia accaduto questo non potrebbe neppure Chronos, il padre di tutte le
cose» (PI@., 01., n, J9)· -;\{a esiste per i Greci anche un'altra nozione
del tempo. Vale a dire un tempo che non procede rettilineo, ma si muove
circolarmente, si ritrova al suo punto di partenza, e si compie i n sempre
rinnovati circoli. di periodo in periodo, cii circolo in circolo. La misura
di qll st tempo è E/riaatos. Chiarisce il suo intimo sigì1ificato dai suoi
,,\,ill'li eh rit('\l'I\;lno quasi come una formula: =t:fQl:;rfi.6~lfVOç, 1tf(HHì-f.6-
!ll l'II 11101 ( 1Il'~i (in cr 'hi o) tutt' intorno ). In senso eguale Euripide
parla elc-I ci,'I" .kll' 1':lli:lIIlo~ r.. [645) C Platol1e dei g-iri (1t€(lIOI\OL)
cl ~Ii 1':lIi:nli f li (1'1111 .. I i \ ,
Diver';1111l'nlc: app:lI'l' \'ac;td'1" il· pr c de in Chrono dal dive-
nire al perire. dalla na.:cila alla morte, dall'accadere nel ciclo li Eniau-
tos, nel tempo circolare. «Come le foglie nel bosco, cosi sono le stirpi
degli uomini. Le foglie il vento a terra disperde e altre poi fa sbocciare
di nuovo il germogliante bosco. quando ancora a vila ritorna la prillla-
vera» (HO)[., n, VI, 146 segg.).
In questi tempi che girano con l'accadere che si !·ipete. in questi Eniau-
toi. può comparire un anno (tto.;) che è caricato da UI1 particolare acca-
d"re: «ma quando l'anno (ho;) si avvicinò. fra i tempi circolari (:,(f~'t-

. (,» Solo dopo aver finito questa ricerca venni a conoscenza del saggio di F.
PFlSTIR, KU1ros Itlld SYlIlmetrie (\Vurzburger Festgabe fur li. Bulle, \Vurzburger
Studien zur Altertum,;wi,s.. [938, pp. 131 ~('gg. \. P fi,ter c·)nsidera ccme I1n 5i;.:ni-
ficato essenziale della [Xlrola soprattutto ,(, la giusta misura» (p. 135) e pone più
volte Kairos in rapporto con il concetto di simmetria. La sua conclusiva definiz'one
di Kairos è di questo tenore: cl: noi possiamo... stabilire come significato fondamen-
tale della parola 'l.(uQòç in ciò che significa lo spazio di tempo Iimitato. determinato,
il luogo determinato. quindi anche il giusto luogo nello spazio o nel tempo, e poichè
l'essenziale in un determinato spazio è il suo preciso limite ed estensione, ne segù-e
che Kairos significa anche questa limitazione, la giusta misCIra fissata» (p. 138),
94 STUDI r: ~!CERC!lI'

;;:ìcO~lbul" f"I,<l'l'T1l"'), allora gli clèi Il iserCl per lui. che ritornasse a ca a.
a Itaca... » (Ho~-r.. Od.. I. 16 segg.).
Qt e~ta cUl1trapposizione di hoç (' di f.\'lltl'tO; si trova in modo simile
nelle Ra.llc di "\r' ·tofal1~: nella gioinsa festa dionisiaca «saltella il ginoc-
chio dei vecchi: essi scuotono di dosso gli affanni ei lunghi tempi circo-
lari degli antichi anni» (vs. 3-.+:; :òegg.). E Platone parla delle Herai f.Tl7)\'
XUL È'I.'lfl.1JH7)V (L,ogg.. X. 9CJG C). Ìll a anche quando - come è spes.o il
caso - s\'l.m~T6ç V:L r adotto con «anno». si trova l1Cl nesso formale.
che spesso sta nel g(:nitivo a,;soluto (~fl?I.l1]..o!Jh'{ù\' (I: ~fQLrfÌ>.ì.oW'I'I'JV
f"w'I!'tI71\'). il ]'egolare procedere c ritornare degli eventi in questi anni
circolari. Così i g-lovani ateniesi rallegrano la loro dèa con sacrifici di tori
e di ag11e11i ~fQLnìJ.o~LÉ\!(IIV €v Lenltù',,, . cioè. sempre di nuovo, di anl10 in
anno (I-Io'.L. Il.. II. 550 segg.).
La rotazione dei tl'lllpi. fvlU'Ut I71\'. che ritornano sempre alloro punto
di p2rtenza. trova la . ua divina e\'idenza. regola! rice di tutta la vita uma-
na. nella sempre ripetentesi succe"sinlle delle stagioni, delle Borai. II loro
apparire e sCOInparire. che si comp' in una rigorosa successione, e i la-
vori della campagna. che ogni stagione di volta in volta richiede, se l'uomo
vuole sostentare la propria vira: l'aratura (?iQOTO;). la sen in agi alle (aJto-
Q'I\TC');) e la piantagiollc HP'tUÌ>.tu). la mietitura. la trebfJiatura, la vendem-
mia - tutte queste oper<1zioni <1evono ssere colle ate a s 'o-ni fissi. ch
reg'o)armelll"C ritornano. Così la rotazione degli I~niaul( i nei più antichi
tempi greci si determina soprattutto secondo la rotazione:- delle stagioni.
l\.la le stagioni degli ElIèni in principio sono state determinate secondo
l'apparente sorgere e tramontare delle stelle /Ìsse (I). Per loro mezzo ven-
guno J: e~si in rilievo dtterminati momenti temporali nella rotazione del
resto così regolare cii questo Illodo di tempo. Le due o-ralldi stagioni, che
'i distinguono così nettamente l'una daJraltra. inverno ecl state, si deter-
mina per Esiodo secondo le Pleiadi: il loro tramonto illelica 1'inizio del-
l'inverno, l'aratura e la cnunagione e per r tà di \':siodo (?) è calcolato
per il 5 o 7 o 15 di novembre. Il loru -orgere cl ·termina l'inizio dell'estate.
Questo è. dunque. un Eniautos delle Pleiadi.

Per i'eptoca ,leI a I-cbbiatura Esiodo indica il prinlO sorgere di


Orione (9 luglio?); per la vendemmia il sorgere di Arturo. Tanto
Omero quanto Esiodu conoscevano tre stagioni: primavera. estate,
invefuo; allzi l'estate. per III zzo cii Opora. in cui sorgeva Sirio, era
diviso in due parti. cii rnodo che. quando Opora fu interpretata come
una stagione antonoma. l'anno già in que t'età arcaica era diviso in
quattro stag-iolli.

L'Eniallto,; ,'olare (llÌ-Luxòç f,\llfWH.]ç) diventò decisivo quando più


tardo non più il non più esclusivamente .i collegavano le stagioni. e con

(7) Cfr., per quant segue, A. BORI!. Ueber di.e vic-,jiihr'igen SOtmel/krcise d,"!'
AI'l'tI, vor::;'iigliich de-II Eudo.risch-en, 1863.
IL CONCI.: I 'l'O URf.CO ili TE 11'0 9S

I ,c la rotazione cii Enia ItO , ((II sorgere e tramontare delle stelle fi:i~e,
!Ila CUll r ingr sso dci sole in determinati segni dello zodia n. Si 111(' 'co-
la \'a la determinazione secundo le fasi delle stelle con la determinazione
rIlJliorJnc ai solstizi e agli equinozi e cioè soprattutto con l'equinozio di
primavera. Se ci si atteneva ai sol:tizi e agli equinozi e ai periodi inter-
medi ira gli stessi. risultavano per r Eniautos solare quaUrn staj:{ioni.

Secondo la determinazione precedente il numerQ clelle sta,!.(inlli


sonuna\'a a due (inverno ed estate) o a tre (invenw, 1lI'illl<lHr:\ l'cl
c<tate) o a quattro (inverno. primavera, estate, autulll1(l. tardo autull-
110 = metopora). :\nzi. mediante la tripartizione clcll'in\'erl10 l'!\u-
tore degli scritti ippocratici dc tIùJefa e de acre. IOfis cl aqllis [l<'r-
\'tIUle a sette stagioni.

Plat Ile. c!Je LOnsid ora come compi t iondamentaIe della sciellza a,;t ro-
n mica la dilllo.-trazione. per chiarire i muvimenti dei pianeti da regolari
mot i circolari. defi nisce la lU11O'lJezza dell'anno olare: «'Cniautos si COlll-
pie. quaudo il sole ha compiuto il -no proprio ciclo» (Tim .. 39 C). )l'elle
I.rggi (767 C) Platone fa incomincian.: l'anno nuovo (\'fo; È~'llJ.UTÒ; ) col
"'iorno del novilunio dopo il solstizio cI·e·tate: questo era l'inizio dell'anno
attico. Deve essere stato TaJete il primo a trovare le Horai dell' Eniautos
solare e a dividere in 365 giorni la lunghezza di un tale giro solare (T1\.-
I.E'I'E, I l A. 27. Diels-Kranz). e Platone ed Eudosso. secondo Strabone
(\ \ Il. &il). elevono essere, tati primieramente istruiti da 'acerdoti egizi
1111,' p:III i (h,l gi(lrl () c (klla notte. che devono v nir aggiunte ai 365
1'111'"1. l'' I (1III1pi,·r., 1':lI11HJ <:. l or ). la cui durata era rima. ta uno allora

i 'l1l ,I I .I . " 1·:II("lIi.


()III Il''11 l' il ca,(, di al'prnjnndire i periezi lIlalllcnti del alcn !ario
( .Id sistcma dell'alllll' I.i"cstile, cliC l'ro('('d vano gTadualillcllt<' col pro-
grl'''so clélla scienza ast ronomica. Sono condizionati soprattutto elal com-
pito) di lllettere d'accorcio l'originario anno lunare. l'anno dellctelle fis. e
e l'anno olare. e appartengono alla storia clelia scienza a tronomica greca.
l er altro appartiene al dominio della presente ricerca la precisazione, che
per questa via all' Eniautos delle Pleiadi e a quello solare si aggiunsero
anche i «grandi Eniautoi». Sono desiO'nati come /-lÉyaç Ènu1!Tò;. come
c(tl\tOç è\'w.urò; e come anno cosmico (Crc., S01nn.. Sci!,., 7 e Commento
l\lac ·oL. IO-'J l). Sono periodi. dopo il cui decorso il sole e le stelle fisse.
ma anche il sole. i pianeti e le stelle fisse. che seconclo la speculazione
greca -i muovono. vengono a trovarsi <:li nuovo nella medesima posizione
reciproca come all' inizio del ciclo. O. per esprimere ciò con e-pression.i
grech : tà. aCiTQu. nì\' ù.ltOxaretIJTU(H" rrolflTfil xu.ì ZU.flet:1EQ ÈVLll'UTOÙ n-
"O; J.lfYti~:11ç tò" ù"az'uxi" Iif.l(}\! ~.u~l~ci"EL (DIOD.. XIr. 36).
Li durata di Cjuesti grandi Eniautoi fu supposta molto diversa sem-
pre di nuo\'O corretta. CO" essa i modificava - per rilevare 010 alcuni
dati - fra H) Eniautoi solari (l'anno di Metone). 59 (Enopide) e 76 (Kal··
Jippos). Eraclito poi suppnse un gr.mde anno di 1800 anni solari (22 A,
96 STU l E RIC~RCH:c

13. Diels-Kranz). clle forse fu chiamata l'anno cii ZetL',. Noi conos lamo
ancora un altro grande Eniautos, apparentemente molto antico. Com-
prende un ciclo di otto anni ("). È r« eter 10» (àUlLO;) Eniautos. durante
il quale Cadlllo fu servo di Ares come e;piazion0 di un <L'Sassinio. «Allora.
l' Eniautos era di otto anni» (ApOLLDD.. III, 4-. 2). Il Frazer ri::::orda.
in proposito, che spesso i lavori servili che. a espiazione di un assassinio
dovevano essere compiuti da un dio o ::la un eroe, duravano un Eniautos
di otto anni. Così i lavori servili che Eracles dovette compiere per Euri-
stoo di cui aveva uccisi i figli. continuarono per otto anni e un mese
(ApoLLoD., II, S, I I). Apollo fu ervo eli Admeto, cOHic espiazione della.
sua uccisione dei Ciclopi, secondo ApoIlo<loro (III, IO. 4) solo Wl Eniau-
tos, \\la secondo Servio (\TERG .. Arn., VH, 761) que.to Eniautos ~ra di
nove anni (f.VVf('(TllQLç). Secondo il ca.lcolo greco una tale f"VEutl1Ql.;
comprendeva otto anni: «Octaeteris hcta. quae tunc enneateris vocii::-.~,
quia primus eius annus nono quoque allllO redibat» (Cn.;soRI'Jcs, De dù:
Ha/aH. 18. 4). Un tale periodo eli otto anni era chiamato da Censori no (op.
cit.. 18. 5) un grande anno. A questo proposito si pone il problema più.
volte dibattllto se i giuochi pitici a Delfi. che originarian~ente erano cele-
brati ogni otto anni e, poi. ogni quattro. siano stati in origine soprattutto
l'adempimento di un'espiazione per l'Licei ion' d I s rp nte Pitone, ad
opera eli Apollo.
Comunque sia. in ogni caso sembra che Fniaulos comprendente otto
anni abbia avuto un grande significato nelle rappresentazioni mitologiche
dei Greci. Se ciò sia in rapporto con la mistica dei numeri. 'lui :-i cl ve
porre. del pari. solo come problema.
N el medesimo modo come la parola «Aion» esprime il -concetto di
durata, ma non solo il concetto della ::Iurata assoluta prima di principio
e di fine, ma anche della re1aèiva durata di ulla vita, di un anno. di un
lungo lasso di tempo. Eniautos designa il concetto del tempo circolare
che ritorna in se ste so, sia che questa rivoluzione si compia in un anno
delle Pleiadi, in un anno solare-lunare o in un grande Eniautos. Il con-
cetto assoluto o le sue- modificazioni ~ono ciel pari comprese nella nomen-
cJatura linguistica.

NeUe quattro parole: Aion, Cbronos, Kairos ed Eniautos la lingua


greca ha creato le forme nelle quali i! pensiero greco intnrno al concetto
tempo si compie. l'h queste parole non rappresentano soltanto le forme
del pensiero popolare e ftlosoncò interno al concetto tempo. ma anche,
contemporaneamente, quattro categorit elel senso greco clelia vita. Jnfatti
un completamente diverso selLO della '{ita pulsa negli uomini, se vive nel
dominio del tempo dell' Essere eonico o r: I domin° o del tempo di un

(8) Cfr., per quanto segue, le annotazioni di Frazer ad Apollodoro. Il. ,i. I l C
nota 2 ad Apollodoro, III, 4, 2 (ed. Loeb).
IL CO~CETTO GRECO DI TEt'iPO 97

accadere che procede 111 ezioni IlUillericamente determinate che divide


la vita in ogni istante in un passato che va continuamente crescendo e in
un futuro che diminuisce; se egli si sente inserito nella rivoluzione del-
l'Eniautos determinato dalle stelle °
se egli esperimenta r improvviso,
misterioso e paradisiaco brillare del geniale Kairos. Per il modo di sentire
del greco· Aion e 01ronos, le Horai di Eniautos e Kairos non erano pa-
role e concetti, ma potenze divine, determinatrici del mondo e della vita,
che egli riconosceva in figure divine. Il fatto che essi potevano penetrare
o operare nella sua coscienza, lo deve alla sua lingua creatrice, che offriva
al pensiero le corrispondenti formazioni verbali.
Bi/sUea.
PAULA PUILIPPSON

SPOGLIO DELLE RIVISTE


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So-rfre's Tltcory of Iile After Ego; N. xislence de Dieu. - La rivista ha inol-
ABBAG1\A.'W. Oll./Ii//e 01 a Philosoph'Y trc pubblicato nel 1948 quattro fasci-
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ilitrospcctioH: K 1rR.\E, PhCIIOllll" per gli studi di storia della filosofia.