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Dal mistero di Atlantide a quello della Piramidi

La storia di Atlantide è ancora avvolta nel mistero. Molte sono le terre e i mari presi
in considerazione come possibile sede del regno perfetto descritto da Platone:
Svezia, Isole Istorie, Mare del Nord, la Catena dell'Atlante, Ande, Mediterraneo.

La voce più antica e non priva di


autorevolezza, quella di Platone, pone
Atlantide nell'Atlantico; racconta
infatti:
"Gli dei, un giorno remoto, si divisero
la terra, regione per regione. E un dio
ebbe in sorte una regione e un altro
un'altra, e provvidero a renderle
belle. Poseidone. ebbe in sorte l'isola
dell'Atlantide, e in un luogo dell'isola
pose ad abitare i figli che aveva avuto
da donna mortale. Quel luogo si
trovava non lontano dal mare, quasi
nel mezzo dell'isola, ed era circondato
da una pianura molto amena,
ricchissima di prodotti..."
L'intuizione formulata da Platone è,
tuttavia, contraddetta dalle risultanze
di più recenti interpretazioni
suffragate da ipotesi e studi eseguiti
con tecniche più moderne di ricerca e
di verifica.
La tesi che sembra essere più
attendibile, sulla passata esistenza e
sulla collocazione di Atlantide,
secondo le indagini più recenti, può
riassumersi in poche parole: "l'Antartide è il continente perduto di Atlantide".
Da quando, infatti, nel 1882 il membro del Congresso Ignatius Donnelly pubblicò
"Atlantis: The Antediluvian World", sono stati scritti più di mille libri su questo
argomento.
In particolare, nel libro dei "Flem-Ath", oltre ad addurre nuove prove inerenti le più
moderne teorie sulla posizione di Atlantide, si racconta come nel 1953 Albert
Einstein si entusiasmò per le ricerche di Charles H. Hapgood, professore di scienza
presso il Keene State College del New Hampshire, che nel suo libro "Earth's Shifting
Crust" spiega il grande "mistero delle ere glaciali" e la natura di alcune catastrofi
come inondazioni, terremoti, ecc. che segnano la storia del nostro pianeta.
Hapgood ipotizzò che le calotte polari ghiacciate sbilanciassero la terra, ma che la
sporgenza dell'equatore bilanciasse questo effetto con la forza centrifuga; ma
quando James Campbell eseguì il calcolo delle forze in opposizione, riscontrò che
l'effetto di stabilizzazione dell'equatore era migliaia di volte più grande di quello
destabilizzante delle calotte polari; ma affermò anche che le calotte ghiacciate
avrebbero potuto ugualmente destabilizzare la crosta terrestre se essa fosse stata
uno strato galleggiante.
Esistono dati verificabili secondo cui, una volta, la Baia di Hudson era al Polo Nord;
lo studio sul magnetismo delle rocce inglesi ha dimostrato che, molto tempo fa, le
isole Britanniche si trovavano più di 2.000 miglia a sud dell'attuale posizione; ed
ancora, che un tempo l'India e l'Africa erano ricoperte da uno strato ghiacciato
mentre la Siberia non lo era; pertanto potrebbe darsi, che "l'era glaciale" non abbia
mai interessato l'intera terra, ma solo alcune parti e cioè quelle che si spostarono
verso le regioni polari.
Hapgood si imbatté in un altro affascinante "mistero": una mappa antica, risalente
al 1513, nella quale si tracciava l'Antartide tre secoli prima che venisse scoperta.
Questa mappa, così come altre note con il nome di "portolani" (che significa da
porto a porto), era usata dai navigatori del Medioevo. La mappa del 1513, firmata
dal capitano di mare turco Piri Reis, scoperta accidentalmente nel 1929 da studiosi
che lavoravano negli archivi dell'impero ottomano del museo di Topkapi di Istanbul,
mostrava l'Antartide come era prima che venisse coperta dai ghiacci. I sondaggi
eseguiti dal 1958 al 1978 hanno dimostrato che le antiche carte nautiche fornivano
effettivamente annotazioni accurate.
Nel 1511, Piri Reis si assunse il formidabile compito di preparare una carta del
mondo, utilizzando una ventina di fonti, comprendente tutte le scoperte spagnole e
portoghesi; inoltre Piri Reis usò carte che, almeno a quanto si diceva, risalivano al
IV secolo a.C., l'epoca di Alessandro Magno.
Dopo lo scalpore suscitato in occasione della scoperta, la carta di Piri Reis fu
praticamente ignorata finché Charles Hapgood non assegnò ai suoi studenti il
compito di studiarla in ogni particolare, per confermare la teoria secondo la quale la
crosta terrestre può scivolare sullo strato sottostante, il mantello, provocando
improvvisi spostamenti di intere regioni o continenti con radicali e a volte
catastrofici mutamenti del clima.
Mentre stava lavorando su questa teoria dello spostamento crostale, Hapgood
venne a conoscenza di un'asserzione, a proposito della carta di Piri Reis, fatta da un
cartografo della Marina statunitense, il capitano Arlington H Mallory, specialista
anche in cartografia antica, il quale sosteneva che la mappa mostrava la linea
costiera del continente antartico e la raffigurava libera dalla calotta polare e dai
ghiacciai costieri.
L'idea di Mallory era a dir poco strana in quanto l'Antartide fu scoperta solo nel
1820, trecentosette anni dopo la redazione della mappa in questione. Come poteva,
dunque, Piri Reis conoscere questo continente?
Hapgood mise i suoi studenti al lavoro e uno di loro evidenziò come la carta
mostrasse le Ande lungo la parte occidentale dell'America meridionale, con una
figurina che poteva far pensare a un lama, animale che si trova solo sulle Ande. Ma
anche in questo caso i tempi non corrispondevano, infatti. Magellano doppiò la
punta meridionale del Sud America solo nel 1520, sette anni dopo la compilazione
della carta di Piri Reis, mentre Pizarro fece il primo avvistamento delle Ande solo
nel 1527, quattordici anni dopo.
Così Hapgood ipotizzò che Piri Reis avesse attinto, probabilmente, ad una delle
carte che si diceva risalissero ai tempi di Alessandro Magno e che mostrasse le
Ande. Da qui la convinzione che qualcuno dovesse essere a conoscenza
dell'esistenza delle Americhe almeno 1.800 anni prima di Colombo. La carta
rappresentava il Sudamerica e l'Antartide come se i due continenti si toccassero.
Oggi in realtà i loro punti più vicini distano oltre 1.100 chilometri.
Nella Biblioteca del Congresso di Washington, nel 1959, Hapgood rinvenne un'altra
antica carta disegnata dal matematico e cartografo francese Oronteus Finaeus nel
1531, dove veniva raffigurata una massa continentale straordinariamente simile
all'Antartide; non solo, ma cosa altrettanto importante, nella carta di Oronteus
Finaeus era riportato il profilo di una catena montuosa costiera che oggi si trova
sotto la calotta di ghiaccio del continente. Anche questa, dunque, era un'Antartide
libera dai ghiacci, solcata da fiumi e ricca di insenature dove ora si estendono i
ghiacci della calotta polare.
Hapgood giunse alla conclusione che Oronteus Finaeus e Piri Reis avessero avuto a
disposizione antiche carte in cui l'Antartide era stato disegnato prima che fosse
coperto dai ghiacci e che gli antichi marinai autori delle carte dovevano essere
espertissimi navigatori.
Sulla carta di Piri Reis è disegnata una ragnatela di segni, noti come linee
lossodromiche, che attraversa tutto l'Atlantico. Hapgood, lavorando con un
matematico del prestigioso Massachusetts Institute of Technology, dimostò che
quelle linee lossodromiche indicavano effettivamente la latitudine e la longitudine
avendo come punto di origine e riferimento il Cairo.
Di questa famosissima mappa si sono serviti alcuni scrittori come von Daniken e
Pauwels per dimostrare lo sbarco sulla terra, migliaia di anni prima, di "antichi
astronauti", ipotizzando che questi potessero essere addirittura gli artefici delle
Grandi Piramidi e delle statue dell'Isola di Pasqua, inutile sottolineare, come queste
teorie fossero state derise e giudicate a dir poco stravaganti.
Anche Hancock trovò una carta disegnata nel 1937 da Philipe Bauche che traccia il
globo partendo dal riferimento del Polo Sud. I "Flem-Ath" sostengono che
l'Antartide è la sede di una civiltà scomparsa e precisamente quel continente
perduto di cui parla Platone, l'Atlantide.
Nel libro "Impronte degli dei", Graham Hancock avanza l'ipotesi che l'Atlantide
possa essere soltanto la punta di un iceberg; secondo lui esistono validissime prove
che una civiltà molto avanzata sia esistita molto tempo prima di quelle che noi
riteniamo essere le prime nel Medio Oriente, alla fine del Neolitico. L'impero Inca e
il Machu Picchu, le misteriose linee che vediamo sull'altopiano di Nazca nel Perù, le
rovine di Tiahuanaco in Bolivia, i grandi centri cerimoniali Maya, la Grande Sfinge,
le Piramidi di Giza e tanti altri antichi monumenti hanno dato ad Hancock la
convinzione che un tempo sia esistita una civiltà di altissimo livello, tecnicamente
progredita, che navigò in gran parte del globo prima di essere improvvisamente
spazzata via da un cataclisma.
Un altro scrittore, Immanuel Velikovskv ipotizzò la teoria secondo la quale alcune
calamità naturali erano state provocate da un'enorme cometa che, staccatasi da
Giove e avvicinatasi alla terra, causò eruzioni vulcaniche e ondate di marea, prima
di arrestarsi formando il pianeta Venere.
Tuttavia, quando si indaga nei misteri del passato, sia la teoria di Hapgood, che
quella di Hancock meritano di essere tenute in considerazione e di essere
attentamente prese in esame.
Molto meno nota fu la teoria di Schwaller de Lubicz, eccezionale egittologo, teosofo
ed esoterista della cerchia di Funcanelli, secondo il quale l'antica civiltà egizia
venne fondata dai sopravvissuti di Atlantide. Tale teoria si sostiene principalmente
sui due seguenti punti ormai accertati:
1 - L'Antartide era rappresentata su una mappa e abitata molto prima di 6.000 anni
fa.
2 - Nello stesso periodo esisteva una progredita civiltà marittima, che già
conosceva la Cina, la Russia e l'America meridionale.
Lubicz sostenne che la civiltà di Atlantide avesse raggiunto livelli tecnologici
inimmaginabili e che gli egiziani non potevano aver acquisito delle conoscenze così
avanzate e sofisticate in un periodo tanto breve (tra il 3200 e il 2500 a.C.) da
consentire loro di realizzare opere tanto imponenti.
Negli Stati Uniti, un esperto egittologo J Antony West, appassionato studioso di
civiltà perdute, sostiene l'esattezza dell'interpretazione di Lubicz secondo la quale la
Sfinge e la Grande Piramide di Giza fossero il prodotto di una civiltà molto
antecedente a quella egiziana.
Questo è dimostrabile dalle evidenti tracce di erosione che implicano forzatamente
una vita di almeno 5.000/10.000 anni più lunga di quella indicata dall'archeologia;
per verificare ciò West, nel 1990, organizzò una spedizione scientifica sul posto e
sulla base di accurate indagini ipotizzò che l'erosione del colosso, non era dovuta
alla sabbia portata dal vento ma all'azione delle acque prima che l'Egitto diventasse
un luogo desertico.
Normalmente si fa risalire la Sfinge (scavata direttamente nella roccia) e i due
arcaici templi ad essa connessi al 2500 circa a.C. e la loro paternità è attribuita al
Faraone Chefren in base ad una lapide recante il suo nome rinvenuta sul posto.
Sia West, sia Colin Wilson che Graham Hancock, che hanno divulgato nel mondo
queste scoperte e queste argomentazioni, ritengono, come Hapgood e molti altri,
che sia ormai innegabile l'esistenza di una civiltà mondiale da alcuni identificata con
Atlantide, presente almeno 10.000 anni a.C.
Dopo il Diluvio, dovuto allo spostamento dei poli, al conseguente scioglimento dei
ghiacci e forse ad altre cause concomitanti, questa civiltà sarebbe scomparsa
lasciando, tuttavia, alcuni nuclei di vita (affidati ad alcune ristrettissime cerchie
sacerdotali) dispersi per il mondo.
Queste colonie provenienti da Atlantide, divenuta preda dei ghiacci al Polo Sud o
più tradizionalmente sommersa dalle acque dell'Atlantico, riuscirono a sopravvivere
alla generale barbarie in cui caddero.
Altri ricercatori stanno adducendo ulteriori prove che tendono a spiegare e a far
luce sul complesso mistero delle antiche civiltà scomparse e sulle opere
mastodontiche che hanno lasciato alla loro spalle e che per la particolarità delle
forme e delle tecniche costruttive sembrano racchiudere "un mistero nel mistero".
Robert Bouval per risolvere il mistero dell'allineamento delle Piramidi di Giza
cominciò a studiarne la disposizione e notò che la Piramide di Micerino era
disallineata rispetto alle altre e, osservando le stelle, notò che le tre stelle della
fascia della costellazione di Orione, considerata sacra dagli Egizi, erano disposte
nella stessa maniera. Notò anche che i "pozzi di aerazione" della Grande Piramide
erano puntati verso Orione.
Ma qui si apre un altro affascinante capitolo del mistero delle Piramidi che andrebbe
trattato a parte, sia per la sua complessità, sia per il flusso sempre continuo di
nuove notizie che si aggiunge per far luce sul mistero della natura delle Piramidi,
della loro datazione, delle tecniche di costruzione, della loro dislocazione ecc.
Comunque, nel considerare la Grande Piramide come se fosse un "orologio
stellare", Bauval cita Platone e la terra di Atlantide; ed è strano che uno studioso
scientifico come lui abbia citato "l'evento di Atlantide" se non avesse creduto che in
qualche modo il Mito e la Storia siano in rapporto tra loro. È possibile dunque che
Atlantide sia connessa alla Civiltà Egizia ed all'edificazione delle piramidi?
Io personalmente credo che finché l'uomo continuerà a porsi delle domande e a
cercare delle risposte la sua vita sarà in continuo "divenire" e nessuna religione,
regola o "ceppo di schiavitù" potrà mai imbrigliare la curiosità e la sete del sapere;
la "scienza del mistero" sarà per il genere umano anelito alla vita.

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