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L'ultimo viaggio

Se all’inizio del mio viaggio mi fossi prefissato il punto dove sono ora come meta,
probabilmente non l’avrei mai raggiunto. Ma mai avrei creduto di trovare proprio
lei, qui, ad attendermi, ferma a questo incrocio, in attesa del mio arrivo: la più
subdola delle creature. La malattia, che mi ha preso ed ingannato. Mi ha condotto
per mano nella città di carne. Dove si spezzano i rami secchi degli alberi, le folte
chiome dei giovani si ingrigiscono e i succosi frutti del pesco avvizziscono a terra,
dove mietono i bachi. Dove tutto era freddo e informe e tutta la bellezza che ho
amato era perduta, lontana, non le appartenevo. Ho calpestato le foglie cadute, ho
dovuto combattere contro il mio stesso corpo. Finché un giorno ho deciso che avrei
cessato di lottare. Non ne avevo più la forza. Che avrei percorso questa strada fin
dove lei mi conduceva. Mi sono affidato, l’ho lasciata fare, ho smesso di odiare. Ho
cominciato a farle spazio, sempre di più e a poco a poco ad ascoltare, tutto ciò che
lei voleva dire. All’ombra, in silenzio, nel buio, nel fuoco, nel battito di ogni
momento ho imparato ad amare tutto ciò che nasce e è destinato a morire. A
percepire che c’è un mistero che abita ogni cosa, sotto la vita che scorre in
superficie. Immenso, inattingibile. Mi circonda un castello di creta, è magnifico, in
espansione ma costruito su un precipizio ed in procinto di cadere. Senza questo
oceano nero non avrei mai amato e posseduto niente. Sarei rimasto come chi dal
porto rimane ad osservare le navi partire col loro carico fumante, come chi spia chi
invidia chi teme. La malattia mi ha stretto tra le sue braccia di madre matrigna, mi
ha offerto una seconda gestazione perché fossi nuovo ed assaggiassi in silenzio con
lei il mistero di cui sono parte. Non mi è occorso alcuno sforzo. Sono rimasto fermo.
Le strade che avevo percorso, le mille angosce di questi anni, tutto mi pareva
lontano e inutile. Ho mentito spesso, a troppe persone. Sopravvivere mi è costato
incessante fatica. Ho avuto paura, dal primo all’ultimo istante. Paura di perdere o
non avere. Ma quest’ultimo viaggio l’ho compiuto da solo, fino alle sorgenti più
recondite di ciò che sono. Delle montagne, della natura che mi respira addosso. Ho
benedetto questo viaggio, ho benedetto la mia storia. Ho fatto pace con l’angoscia
che avevo dentro, con la malattia e la finitudine. Ecco come la più terribile delle
sventure per gli uomini mi aveva salvato, guarito e riconsegnato alla vita. Sarò per
sempre grato a questa saggia fedele compagna.