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Fate questo in memoria di me!

di P. C ARLO S ERRI

Pubblicato in: Squilla dei fratini di S.Antonio, 4(2010), 8-10.

La Chiesa, nei molteplici ministeri che svolge, e nei diversi carismi che la arricchiscono, potrebbe apparire, a uno sguardo superficiale, impegnata su troppi fronti. La preghiera, la predicazione della fede, la ricerca culturale e il servizio della carità minacciano di diventare una mole dispersiva di “opere da compiere”. Spesso i cristiani più impegnati si chiedono quale sia il cuore della vita della Chiesa, il valore che conferisce unità e armonia a tante diverse dimensioni. In realtà la Chiesa non ha mai perso il senso dell’orientamento, ed è restata ben fondata sulla roccia che sostiene la sua opera. Al centro della missione ecclesiale c’è sempre la persona di Gesù, che i credenti incontrano e ricevono in maniera incomparabile nel mistero dell’Eucaristia. È questo il cuore della vita cristiana. Da questo centro propulsivo nascono le diverse espressioni

di verità e d’amore che qualificano la missione dei credenti.

Per questo la Chiesa, sin dalle sue origini, si è mantenuta fedele alla celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, di quel sacrificio d’amore che dà senso e valore a tutto. Non si tratta di un ritualismo formale, ma della celebrazione di

un’alleanza che trasmette agli uomini la vita divina. Per capirlo appieno dobbiamo comprendere il senso teologico della Tradizione ecclesiale”. Con questa espressione non vogliamo indicare la

semplice trasmissione di usanze devote o consuetudini liturgiche. La tradizione,

in senso teologico, è fonte di rivelazione e di vita per la Chiesa.

Attraverso la tradizione la Chiesa trasmette incessantemente, nella storia, tutto quella che essa è, e tutto quello che essa ha, per grazia di Dio. È

trasmissione di una vita, e quindi di una fede. È una grazia che incessantemente

si attua nella celebrazione dei sacramenti, all’interno una storia di carità e di

santità. Attraverso le sue opere, la Chiesa introduce gli uomini di tutte le generazioni nel suo rapporto con Dio, li accoglie nella sua famiglia, facendoli partecipi di tutti i beni che essa riceve da Dio. Non si tratta di una trasmissione puramente umana. La Chiesa ha ricevuto da Gesù la verità, la rivelazione del Padre. Sotto la guida dello Spirito Santo la vive continuamente nella storia, senza interruzione. In tal modo ogni generazione si trova a contatto con il mistero vivo di Gesù. Non ricominciamo

da zero, ad ogni generazione, ma continuiamo a vivere in continuità con i cristiani che ci hanno preceduto. Gli apostoli, per esempio, hanno ascoltato il vangelo da Gesù e quindi l’hanno predicato e infine l’hanno scritto. I quattro vangeli che abbiamo sono frutto della tradizione viva della Chiesa e dell’azione dello Spirito Santo, che ha illuminato gli evangelisti. E così Gesù è sempre presente nella Chiesa per mezzo del suo vangelo. Questo mistero umano e divino si compie in modo perfetto ed esemplare nell’Eucaristia. San Paolo ci riferisce la tradizione della Chiesa, scrivendo alla Chiesa di Corinto:

Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di meQuesto calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me»(1Cor 11). San Paolo non si presenta come l’autore di una dottrina o il dispensatore di autorità personale. Egli afferma di trasmettere una verità e una prassi liturgica che egli stesso ha prima ricevuto. Noi uomini possiamo trasmettere il bene e il male, la santità e il peccato. Nell’Eucaristia si attua la santa tradizione, che trasmette agli uomini la vita di Cristo, offerta in sacrificio di salvezza. Il corpo di Gesù è offerto “per noi”. Questa intenzione esprime il senso del sacrificio, che non è una morte subita, ma un dono amorosamente compiuto, proprio nella notte in cui Egli veniva tradito. Nell’Eucaristia Gesù stipula la nuova ed eterna alleanza, nel suo sangue. Nuova ed eterna. Non come le vecchie alleanze di Abramo o di Mosè, basate sulla fragile fedeltà umana. Essa si fonda sul sacrificio di Cristo, che nella sua perfetta obbedienza al Padre redime ogni peccato e ci trasmette la sua vita filiale.

Giova ricordare che non parliamo di Corpo e sangue in senso simbolico, ma reale. Sappiamo infatti che la presenza di Gesù nella storia si compie in tanti modi: nella Parola, nella comunità, nei poveri. Non affermiamo che la presenza del Signore nell’Eucaristia è reale per suggerire che le sue altre maniere di presenza nel mondo siano immaginarie. Vogliamo intendere che nell’Eucaristia c’è la presenza reale per antonomasia, ossia per eccellenza, perché in essa il Signore è presente sostanzialmente, nella sua pienezza umana e divina. La Chiesa, nella sua celebrazione, ci trasmette tutto il mistero ineffabile della vita divina!

Allora il comando del Signore: “Fate questo in memoria di me!” assume per la Chiesa una valenza di vita. La celebrazione dell’Eucaristia contiene tutto il bene dei credenti, e li spinge a offrire se stessi, come Gesù, per la vita del mondo.