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PAESE :Italia AUTORE :Di Nicola Petricca

PAGINE :23
SUPERFICIE :83 %

9 settembre 2018 - Edizione Pesaro

l’ambiente di formazione e le va-


di NICOLA PETRICCA riazioni climatiche. Il fenomeno
che abbiamo studiatonell’area de-
– URBINO –
finita Noctis Labyrinthus (Labirin-
to della notte) è la prova di un
L’UNIVERSITÀ di Urbino alla
cambiamento climatico avvenuto
conquista di Marte. Una recente
in un periodo recente, credo
ricerca del Dispea(Dipartimento
nell’ordine dei 20 milioni di anni.
di Scienze Pure e Applicate) ha
Sono sempre più convinto che
portato a un’importante scoperta
Marte un tempo fosseun ambien-
sulpianeta rosso: «Abbiamo indi-
te molto simile alla Terra, con la-
viduato delle formazioni carsi-
ghi e oceani, che ospitasse forme
che. Questoprova che in passato
di vita e che rappresenti ciò che il
ci fosse acquaallo stato liquido
nostro pianeta diventerà in un
sullasuasuperficie», spiega Davi-
lontano futuro».
de Baioni, docente di telerileva-
Come siete arrivati alla con-
mento e geomorfometria che ha
clusione che si tratta di feno-
curato lo studio.
Qual è la connessione tra le meni carsici?
due cose? «Per esclusione.Unadepressione
«Il carsismo è un processo di ero- può essere prodotta da processi
sione chimica che l’acquaesercita anche molto diversi tra loro e,
sualcuni tipi di rocce. Come sulla non potendo operare di persona,
Terra,così anche suMarte puòav- questoera l’unico modo che ave-
venire solo se si trova in forma li- vamo per capire qualefosseinter-
quida, non di ghiaccio o vapore, venuto in questocaso.Grazie alla
perciò ledoline e le altre formazio- nostra esperienza sul campo ab-
ni carsiche che abbiamo indivi- biamo studiatole immagini invia-
duatodanno la certezza che fosse te dalla sonda MROdell’Agenzia
presente acquasulpianetain qual- Spaziale Europea (ESA), restrin-
che epocapassata». gendo il campo fino concludere
Perché è così importante il chesi trattassedi formazioni carsi-
carsismo? che».
«Perché è la chiave per capire Lavostra ricercaè stata inseri-
l’ambiente di formazione e le va- tanel volume “MarteDinami-
co”, uscito ad agosto, che rac-

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netaria per la vostra facoltà?


coglie studi sul pianeta ed è «Siamo unodei pochissimi atenei
l’unica di un ateneo italiano a italiani ad aver inserito nel pro-
essere presente. Come avete gramma questo studio. Studio
fatto a comparire in questo che si è poi allargato perché abbia-
importante libro? mo cominciato ad analizzare an-
«In passatoavevamo già pubblica- che una luna di Saturno, Titano,
to ricerche suriviste di rilievo in- quindi è unageologia anche di sa-
ternazionale. Gli editori, che co- telliti,non solo di pianeti. Dueno-
noscevano queste pubblicazioni, stre ricerche sono state classifica-
cihanno contattato perché voleva- te come PRIN, progetti di ricerca
no dedicare un capitolo ai nostri di interesse nazionale, e finanzia-
studi proprio per la loro particola- te dallo Stato. Negli anni, il cre-
rità di individuare formazioni le- scenteinteresse verso i nostri stu-
gate alla presenza di acqualiqui- di ci ha portato a collaborare con
da». diverse università estere, soprat-
tutto in Spagna, Slovenia e Cana-
Quando avete cominciato a
studiare geologia e morfolo- da».
gia di Marte? Che progetti cisono perilfutu-
ro?
«Nel2005, grazie a un’intuizione «A marzo, assiemead altri atenei
del professor ForeseCarlo Wezel. italiani, abbiamo chiesto il finan-
ziamento statale per uno studio
Mentrestavo preparando la mia
comparato tra alcunearee marzia-
tesi sullaneotettonica nelle Mar-
ne e i laghi vulcanici presenti in
che mi chiamò dicendomi “lei da Centrafrica. Si tratta di una zona
lunedì si occuperàanche di Mar- con condizioni estreme simili a
te”. All’inizio ero molto scettico, quelle che potevano esserci su
ma fu la mia fortuna. Wezelmi Martein passatoe in cui si svilup-
spedì subito a un convegno pano certe forme di vita dette bat-
dell’ESA a Noordwijk, in Olanda, teri estremofili. A novembre, du-
in cui venivano presentate le pri- rante unconvegno internazionale
me immagini ad alta risoluzione in Tunisia, presenteremo una ri-
di Marte.Lì capii anche perché cerca sulleforme carsiche presen-
gli studi procedevano a rilento». ti in un cratere nella zona equato-
riale di Marte».
Qual era il problema? © RIPRODUZIONERISERVATA

«Non erano affidati a geologi. A


Noordwijk incontrai geochimici C’È
e geofisici, ma di persone con
DA SAPERE
esperienza diretta sul campo ce
n’erano davvero poche. Nonc’era-
no studiosi in grado di notare le Leforme carsiche
similitudini tra Martee la Terra. fotografate su Marte si
Alla NASA stessa era sfuggito il sono create per erosione
fenomeno del Noctis Labyrinthus, chimica, e questa avviene
nonostante ce l’avessero sotto gli solo se l’acqua è in forma
occhi, mentre noi l’abbiamo indi-
liquida e non ghiacciata
viduato.E quandofacciamo nota-
re a questeagenzie delle cose che
loro non hanno visto è sempre
unasoddisfazione». L’unico studio italiano
Che ruolo ha la geologia pla- pubblicato nel nuovo libro
netaria per la vostra facoltà? “Dynamic Mars”

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pubblicato da Elsevier, è
dell’Università degli studi
di Urbino

Per Baioni «Marte un


tempo era molto simile
alla Terra», un luogo
con laghi e oceani e che
«ospitò la vita». E noi?
«In futuro saremo così»

PROGETTIDI INTERESSENAZIONALE
LO STATOHA PUNTATOL’ATTENZIONESU DUE
RICERCHEE LE FINANZIA.NUOVECOLLABORAZIONI
CONUNIVERSITÀIN EUROPAE CANADA

RICERCA
Davide
Baioni, 50
anni, mostra
la zona di
Marteche
studia da
molti anni

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