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Dott. Ing. Paolo Pasquini

La pratica delle strutture


Consigli ai principianti
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ai magnifici Professori dell'Università di Firenze per il


biennio e dell'Università di Bologna per il triennio di
Ingegneria, 1957-1963, con reverente gratitudine.
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PIANO DELL'OPERA

Prefazione

CAP. 1-I rischi del cantiere.


Il pericolo è il nostro mestiere.
Le trappole in cantiere: dove guardare per non farsi
male.
CAP.2-Le travi e i carichi.
Di che stiamo parlando
Definizione di struttura.
Definizione di trave
Le travi tozze e quelle goffe.

CAP.3-Sollecitazioni, tensioni e deformazioni.


Che fa una trave quando.
Le comode invenzioni matematiche: sollecitazioni,
tensioni.
Le deformazioni.
La legge di Capitan Hook
Ma quanto si deforma questa trave!

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CAP.4-L'analisi dei carichi.

Chi sbaglia l'analisi dei carichi si piglia la trave


addosso.
I “ carichi” che non ti aspetti.
Guai a prenderlo di punta...
Il micidiale carico di punta, ovvero l'instabilità dove
meno te la aspetti.
Ma, perdinci , quando è davvero di punta?
Trappoloni del carico di punta.
Il metodo omega era un buon metodo, o non serve
più?
E il terremoto?
Due travi fanno un telaio
Tra trave e pilastro non c'è nessuna differenza.
Le “travi” intelaiate.

CAP.5-Dimensionamento delle travate.

Non si progetta, diavolo, si verifica!


Regolette per inventarsi i telai.
Non dimentichiamo l'armonia.

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Quando ci costringono alle stupidate.


Facciamo l'elenco, dal semplice al complesso...
Progettare inj zona sismica.

CAP.6-Le strutture per tipologia.

Le strutture in muratura.
Le strutture reticolari.
Dalla capriata alla stazione spaziale.
Gira gira...
I cosiddetti effetti secondari, che possono anche
diventare primari .
Ma perché le coperture reticolari vengono sempre di
sotto?
Grandi, grandi, sempre più grandi.
Le tensostrutture
Dio benedica il cavo.
La tensostruttura ti frega dove meno te lo aspetti.
Lastre, cupole e serbatoi.
Alla larga battello!
Un bagno di umiltà: non ci si capisce mmm...niente.

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La muratura.
La nobile muratura di mattoni sodi. Ci si fanno grandi
cose, come insegnano i Romani!

CAP.7-I materiali
Quelli semplici:
il legno.
L'acciaio.
L'alluminio.
Il cotto.
La pietra.
Quelli composti:
quella stupidaggine del calcestruzzo armato ad
armatura lenta.
Il cemento armato precompresso.
Compositi al carbonio.
Compositi al legno, travi lamellari.

CAP.8- I terreni di fondazione

Guardare, pestare, annusare.


La famiglia argillosa.
La famiglia sabbiosa.

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La famiglia rocciosa.
Quel cavolo delle famiglie di mezzo. L'utilità del buon
geologo.
La stabilità dei versanti. “Signa” : segnali e domandare
ai contadini.

Cap.9- Le fondazioni

Fondare che?
Fondazioni continue.
Fondazioni generali, che dico, plateali...
Fondazioni profonde.
Sottostrutture ovvero strutture secondarie portate e
ausiliarie.
Controsoffitti: killer in agguato.
La seconda orditura di copertura.
I controventi.
Dove il diavolo può metterci lo zampino.
Le saldature.
I calcestruzzi che vengono da lontano.
I tempi di disarmo.
Eh, ma io credevo...

CAP.10-Un interessante settore di lavoro: l'uso delle

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fibre di carbonio .
L'Italia intera vi sarà grata....

CAP 10-Il collaudo.

Ma che bel vivere, guarda che amore, il collaudatore...

Dove, cosa, come guardare.


Badate a cosa scrivete.
Le prove di carico.
Dimettersi? E perché no?

Appendice 1-Una moderna truffa strutturale.


Ma, signora mia, ha visto queste crepe?

Appendice 2-I quaini, dindi, valsenti, dané, sghei,


palanche. Insomma, il cliente...

Indice

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Prefazione

Avviso importante.

Questo NON è un corso di teoria delle strutture!


Probabilmente non è neppure un corso. Vogliamo
chiamarlo un racconto di tutto quello che ho imparato
esercitando la nobile arte dell'ingegneria strutturale
nei quarantacinque anni 1965-2010? Ho deciso di
chiudere la mia attività professionale nell'anno 2010,
ma mi sembra un grande spreco tenermi da
pensionato le cose che ho imparato. E che sono,
sorprendentemente, moltissime.

Ho cominciato appena laureato nel 1966 e il primo


progetto furono le strutture in acciaio ( due profilati
infilati nel muro...) per tenere su un bagnetto in
aggetto da un edificio in muratura esistente. Ho avuto
la fortuna di progettare strutture non solo per gli
edifici di tre o quattro bravi architetti ma anche
per edifici progettati da me. E poi di seguire e dirigere
i lavori. Ho sempre calcolato tutto ( piccoli o grandi
che fossero problemi e strutture ) da solo. Non ho
avuto in studio aiuti ingegneri. Non ho avuto
neanche maestri o tirocinii dopo l'Università. Ho
avuto fortuna ( con immediati scongiuri... ) e un po' di
merito.
E sopratutto una grande scuola, che era e mi auguro

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che sia ancora la Facoltà di Ingegneria dell'Università


di Bologna, a Porta Saragozza. E un grande libro di
testo, la “Scienza delle costruzioni” dell'Ing. Belluzzi,
noto come, brevemente “ il Belluzzi”.
Ho studiato e faticato con un professore vero
luminare della Scienza delle Costruzioni che è stato il
Prof. Zanaboni, soprannominato Zanna Bianca e il suo
assistente Ing. Piazza. All'Ing. Piazza gli studenti
avevano dedicata un'osteria:
Osteria della farfalla
Se gli stronzi stanno a galla
Non è il Piazza certamente
Che si compra il salvagente..
Degli esercizi molto molto difficili si diceva: ..azz..ma
è piazzesco!
Perché Zanaboni e Piazza, bocciavano, oh se
bocciavano! A me due volte, per uscirmene poi con un
modesto 24.
Il secondo formidabile maestro è stato il Prof. Piero
Pozzati, persona squisita e grande scienziato.
Il testo che regge tutto è la “ Scienza delle
Costruzioni” di Odone Belluzzi. (-Odone Belluzzi.
Scienza delle costruzioni. Zanichelli. ) Sono quattro
volumi e costano in media 8o euro l'uno. Compratene
almeno il primo e secondo volume, ma meglio tutti, e
se vi nasce qualche dubbio, cercate lì la soluzione. C'è
sicuramente...
Mi sono misurato anche con ristrutturazioni di edifici
esistenti. Ho impiegato l'acciaio e il legno oltre che il
cemento armato, e ultimamente anche i materiali

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compositi. Insomma, ne ho fatte di tutti i colori, e


allora o impari o schianti...Non essendo schiantato e
non avendo avuto nemmeno una causa coi clienti, che
per di più mi hanno anche sempre pagato, ne deduco
che ho imparato!
Dopo l'esibizione del ( modesto ) medagliere,
proseguiamo ancora con qualche ricordo.
Nel 1966 i calcoli si facevano col regolo calcolatore; le
somme, a mano, e se capitava qualche rara radice
cubica o qualche espressione particolarmente
complessa, con le tavole dei logaritmi. Qualcuno dei
giovani tecnici di oggi sa ancora cosa è un regolo
calcolatore e un manuale dei logaritmi?
Così mi sono sciroppato tutta la rivoluzione dei
computer, dal principio alla fine. Il principio per me,
che insegnavo anche Topografia ai geometri, fu la
Olivetti 101. Consentiva ben 101 passi di programma.
Poi fu il formidabile programma AMV Mastersap
( AMV srl Via San Lorenzo 106 34077 Ronchi dei
Legionari Gorizia Italy ) nelle diverse versioni, l'ultima
delle quali tentava di farmi anche il caffè. AMV, con il
caro Ing. Migliorini ancora sulla breccia, è ancora
acquisibile.
Insomma, ne ho viste tante, sempre divertendomi. E,
pensate, mi pagavano anche!
Però, la mia prima struttura in cemento armato mi
costò una nottata da tregenda, in cui finii per vomitare
la cena. Avevo paura, accidenti! Ma alle sette del
giorno dopo la consegnai all'Architetto, calcolata,
disegnata, con tutti i suoi “ ferri” a posto.

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Si trattava di “armare” i telai di un edificiotto a Sesto


Fiorentino, e è sempre lì, che io sappia.
Ho adoperato scientemente un linguaggio più vicino a
quello dei cantieri che a quello accademico. Chiedo
scusa ma non mi pento. Progettare strutture è un
godìo! Se vi annoiate, c'è qualcosa che non va.
Il libro è rivolto a giovani ingegneri e architetti ( ma
anche geometri ) ai primi anni di professione o di
impiego e anche agli studenti della nobile arte del
calcolo e della direzione lavori.
Da non adoperarsi assolutamente agli esami! Dove
vale la regola: a domanda risponde....come vuole il
Professore!

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CAP. 1-I rischi del cantiere.

Il pericolo è il nostro mestiere.

Dire che un cantiere edile è un posto pericoloso può


sembrare una banalità, considerando i continui
incidenti anche mortali. Invece occorre ricordarlo,
cominciando a parlare di sicurezza, perché quello che
è evidente fuori dal cantiere viene immediatamente
dimenticato dentro il cantiere.
Chi opera in cantiere dimentica i problemi della
sicurezza, durante il lavoro quotidiano. Non esiste la
consapevolezza di operare in condizioni di pericolo.
Se succede qualche incidente viene chiamato una
"disgrazia". Ma, per esempio, a nessun membro di un
equipaggio di una barca a vela verrebbe in mente di
dire che, per disgrazia, un uomo è finito in mare. Chi
cade in mare ha commesso qualche sciocchezza o ha
sbagliato qualche manovra, oppure si è rotto qualcosa.
Una barca a vela assomiglia molto, per l'isolamento, la
presenza di un equipaggio e di uno skipper, per
l'imprevidibilità delle condizioni e per l'impegno
anche fisico che richiede, a un cantiere edile. Ma chi va
per mare a vela è cosciente di mettersi in una
condizione di pericolo. Muratori, capomastri e anche i
tecnici invece, quando sono in cantiere,non ci pensano
mai.
Di qui la prima regola:
Non dimenticate mai che un cantiere edile è un ambiente

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pericoloso, pieno di insidie e di rischi. Fate di questa


convinzione una seconda natura.

Il secondo errore psicologico che si commette è di


credere che i cantieri grandi siano più pericolosi di
quelli piccoli. Un piccolo cantiere con quattro addetti,
magari non tanto qualificati e con un capocantiere di
poca esperienza riserva sorprese anche mortali quanto
un grande cantiere con gru, macchinari, trenta piani e
duecento operatori.
Di qui la seconda regola:
Grandi o piccoli, i cantieri sono tutti pericolosi.

Per concludere questa puntata due parole sul


capocantiere.
Il capocantiere è quello che nelle antiche navi a vela
era il nostromo. Figura fondamentale, di solito di
grande esperienza professionale, ben pagato perché
può fare la fortuna di un'Impresa, ne sa sicuramente
molto più di voi. Identificatelo e tenetevelo caro. Vi
guiderà nei primi passi, vi insegnerà i trucchi del
mestiere e alla fine dei lavori, se non è uno stronzo, lo
ricorderete con riconoscenza. Il ( raro ) capocantiere
stronzo ( cioè servo dell'Impresa invece che a servizio
del lavoro, arrogante, sempre scontento di tutto e
sopratutto di voi ) va tenuto al suo posto a legnate. Un
buon direttore dei lavori deve farsi valere, se
necessario, anche al suo primo incarico. Ricordate che
un direttore in cantiere è capitano dopo Dio....proprio
come nelle barche a vela. Paga questo privilegio con la
responsabilità; qualunque cosa succeda in cantiere

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cercheranno prima di tutto voi. E c'è anche l'istituto


delle dimissioni dall'incarico. Un tecnico dignitoso
non solo troverà sempre un altro lavoro, ma avrà
buone possibilità di arrivare alla pensione senza guai.
I quaquaraquà in ingegneria applicata alle costruzioni
fanno di solito una malinconica brutta fine.
Il prossimo capitoletto parlerà delle trappole in
cantiere. Prima che ci finiate dentro....

Le trappole in cantiere: dove guardare per non farsi


male.

Un cantiere edile, perfino il più piccolo, è un posto


dove sono in gioco forze sempre più grandi degli
uomini che vi lavorano. Per di più ci avvengono
contemporaneamente operazioni molto diverse,
spostamenti, tiri verso l'alto, movimentazione di
materiali e si adoperano macchine sempre
potenzialmente pericolose. Dunque non snobbate le
poche provvidenze di difesa che possono essere
impiegate.
Se ci entrate coi mocassini e pestate un chiodo
da carpenteria lungo un palmo, ben ritto sulla solita
tavoletta lasciata a giro, finirete all'ospedale e resterete
fuori gioco per giorni.
Mettetevi le scarpe da lavoro, o almeno sdcarpe con suole
molto robuste.
Se non indossate il casco qualunque stupido martello
che cada dal piano di sopra vi sfonderà il cranio, con

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le scuse del carpentiere a cui è sfuggito di mano.


Mettetevi il casco e pretendete dagli operai le stesse
provvidenze.
Muovetevi lentamente, guardate sempre in giro e
sopratutto attenti alle trappole.

In cantiere definirei trappola qualunque cosa che


sembri quello che non è.
Due assicelle orizzontali inchiodate a tre assicelle
verticali intorno alla tromba dell'ascensore sembrano
un parapetto. Ma chi ci finisce velocemente contro è
morto.
Pretendete che i parapetti reggano le azioni orizzontali
di norma e incazzatevi con chi ha costruito il
parapetto trappola.
L'unica volta in cui ho corso il rischio di finire in
carrozzella fu scendendo una scaletta di fortuna,
costruita sul posto per superare un dislivello di mezzo
piano. Scendevo di schiena, ma i pioli erano a distanze
diverse uno dall'altro per cui mancai il piolo e mi
trovai a volare all'indietro. Il salto era piccolo e mi
ripresi senza cadere rovinosamente sulla schiena. La
paura non me la sono più scordata.

Adoperate scale e ponteggi sicuri.


Quando si controllano le armature prima dei getti si
cammina sulle "pignatte". La distesa di pignatte ben
ordinate è invitante ma pericolosa. Non si chiamano
pignatte per nulla. E' argilla cotta proprio come le

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pentole per i fagioli. Sono fatte per tenere la soletta del


solaio e originare i travetti, non per reggere settanta
chili di direttore dei lavori. Ce ne sono poi di così mal
fabbricate da sbriciolarsi allo sguardo. C'è da
rimetterci i gioielli, perché ci sprofondate con una
gamba sola fino all'inguine. E' successo.
Tranne che nel caso di pignatte collaboranti
all'estradosso con la soletta, che hanno l'estradosso
rafforzato, camminate con accortezza sulle nervature,
mai nel mezzo della pignatta. O, meglio , fatevi
stendere tavoloni per camminarci sopra .
Attenti ai tiri verso l'alto di tutto ma sopratutto dei solai
in laterizio a pannelli. Dovrebbero arrivare in cantiere
ben maturati e coi ganci di sollevamento a presa certa.
Ma arrivano anche poco maturi e se molla un gancio
o entrambi il pannello ricade su chi sta sotto.
Controllate le forniture da sollevare o ordinate che siano
controllate.
Tiri verso l'alto di pancali o fasci di tondini sono
pericolosi. Naturalmente anche il secchione del
calcestruzzo da gettare è pericoloso, ma almeno bel
collegato alla fune di tiro...Beh, un ingegnere amico
mio se l'è visto piombare accanto. Guardate anche in
alto.

Attenti a venerabili solai o coperture in legno; spesso sono


pronti a crollare. Ancora di più attenti alle volte in
laterizio, così romantiche e fascinose, ma che hanno
l'orribile vizio di crollare senza un solo segno di
carente stabilità. Un momento ci sono, quello seguente

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sono un mucchio sfarinato di vecchi laterizi.


Attenti agli antichi muri fuori piombo, che sono lì da
secoli perché nessuno per secoli è andato a stuzzicarli.
Ora invece voi li stuzzicate e quelli ribaltano
improvvisamente e tutti di un pezzo.

La sicurezza in cantiere dovrebbe essere una cultura


della sicurezza. E dovrebbero appartenere a questa
cultura tutti gli operai e tutti i tecnici che lavorano in
un posto così pericoloso.
Alla sicurezza dovrebbe inchinarsi la fretta di
produrre, i maggiori costi per le migliori provvidenze
e attrezzature, la smania di finire la lavorazione e
anche una certa sicumera che è propria di muratori,
manovali, carpentieri e tecnici dell'edilizia, me
compreso.
Poi purtroppo in cantiere si continuerà a morire, ma
che sia solo per fatalità, quella a cui tutti sottostiamo.

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CAP.2-Le travi e i carichi.

Di cosa stiamo parlando.

Prima di entrare nel merito mi preme chiarire alcuni


termini che, per svariati motivi, tra cui il principale è
che nessuno insegna la fisica elementare perché è
troppo elementare, sono fonte di errori.
Campo gravitazionale: un corpo di grande massa, per
esempio il pianeta Terra, determina una curvatura
nello spazio-tempo per cui ogni altra massa vicina
tende a caderci sopra e questo lo dice Einstein.
Newton schematizzò la cosa dicendo che le masse “ si
attraggono” ma non è vero; nessuno attrae nessuno..le
“forze” non esistono. Però è semplice lavorare dentro
il campo gravitazionale terrestre, dicendo che la Terra
“attrae” una bottiglia d'acqua da un litro con una “
forza” di un chilo. A noi interessa il “ chilogrammo
forza” che chiamiamo volgarmente “peso” della
bottiglia d'acqua ( trascurando la tara...)
Verticale: la direzione verticale, come la sua sorella
orizzontale, non ha niente a che fare con la geometri e
tutto con la fisica. Non è una retta, è una traiettoria. E'
la traiettoria che una massa compie nel campo
gravitazionale terrestre ed è una curva. Ma...per un
breve percorso la tangente alla curva la rappresenta
più che bene. E' quello che fa il filo a piombo :

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materializza la tangente alla traiettoria gravitazionale


e coll'avvertimento di prima materializza la verticale.
Per noi conta anche la sorella della direzione verticale:
la direzione orizzontale. Qui sì interviene la geometria.
Il legame tra le due è geometrico, sono una
perpendicolare (termine geometrico: formante un
angolo di 90 gradi ) all'altra. Ci interessa perché se un
muro “ fuori piombo” è sgradevole lo è di più un
pavimento inclinato non orizzontale. E vi assicuro che i
piedi se ne accorgono subito!

Definizione di struttura.

Diceva Sant'Agostino che lui sapeva benissimo cos'era


il tempo, fino a quando qualcuno non glielo chiedeva.
Con la definizione di struttura succede la stessa cosa;
pare di saperlo, ma definirla non è tanto semplice.
Proverei con questa: struttura è ogni organismo che
cerca di mantenere la propria forma contro azioni
che intendono modificarla.
La definizione mi piace perché è molto generale: un
albero è una struttura, una carrozza ferroviaria è una
struttura, un aereo è una struttura.
Parlerei anzi di organismo strutturale. Insisto, perché
se non si capisce che abbiamo a che fare con
organismi strutturali, poi tendiamo a fissarci su una
particolare parte dell'organismo e non capiamo più
come funziona tutto l'insieme.

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La vera capacità di uno strutturalista è capire come


funziona l'organismo strutturale, perché,
contrariamente alle notizie false diffuse a volte nelle
scuole e perfino nelle università, le strutture non si
progettano, si verificano.
Voglio dire che prima ci si inventa una struttura e
dopo si capisce se sa fare il suo mestiere.
Dunque il progetto di una struttura è pura invenzione.
Il risultato finale è sempre la somma di una pura
invenzione più una verifica che va a buon fine.

Nella definizione ho adoperato il termine azioni per


segnalare che avremo a che fare non solo con il peso,
ma anche con variazioni di temperatura, vento, azioni
sismiche e perfino pressioni non compensate.
Noi ci interesseremo solo di organismi strutturali
finalizzati alle costruzioni. Per fortuna, le nostre
strutture appoggiano sempre in terra; questa fortunata
condizione ci impegnerà però a studiare anche le
caratteristiche e i comportamenti dei terreni di
fondazione. E questa può essere anche una sfortunata
condizione, fonte di grandissimi guai se presa con
leggerezza.

Definizione di trave.

Un organismo strutturale è composto di parti, che noi


chiameremo travi. Anche i pilastri e gli archi , le funi,
le parti di una struttura reticolare e via così, sono
travi.

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Ora ci interessiamo di travi ad asse rettilineo e


orizzontali.
Dividiamo subito queste travi in tre categorie: quelle
snelle, quelle normali e quelle tozze.
Una trave snella ha una luce grande rispetto alle
dimensioni della sua sezione. Vi può fregare in due
modi:
1-cedendo troppo sotto l'azione dei carichi verticali.
2-svirgolando tragicamente per una azione di
compressione ( lungo il suo asse ) anche piccola e di
cui voi non vi siete resi conto.

Chiarisco i termini:
cedere troppo. L'abbassamento in mezzeria di una
trave è normato e deve non superare una frazione
della luce della trave. Ma in pratica chi comanda non è
la norma ma gli effetti che un cedimento elevato può
determinare sui manufatti che la trave sostiene e in
particolare sui tramezzi e sui pavimenti. Ogni cavillo
o fessura capillare sui tramezzi o sui rivestimenti o sui
pavimenti vi sarà imputato. Oggi ( ai miei tempi non
era così ) il cliente viaggia coll'avvocato sotto il
braccio. Dunque: rimanere rigorosamente nella norma e
valutare bene cosa porta quella trave.

svirgolare: perdere di colpo l'andamento rettilineo


deformandosi moltissimo. Questo termine riassume
uno degli incubi del progettista delle strutture, la
instabilità per carico di punta. L'argomento sarà
trattato quando parleremo di quelle travi a asse

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verticale che chiamiamo pilastri. Ma non è


ovviamente limitato ai pilastri. Si trascura nelle travi
orizzontali sia perché le azioni di compressione lungo
l'asse sono generalmente molto piccole e dunque
trascurabili, sia perché le travi orizzontali sono
impedite dallo svirgolare dai diversi collegamenti,
solai, altre travi ecc. Verificate che si presentino queste
condizioni rassicuranti.
Il rischio cresce via via che da una trave orizzontale si
passa a travi sub verticali. ( Un esempio? Le travi delle
scale...)
Avrete tanto più a che fare con travi tendenzialmente
snelle quanto migliore è il materiale che
adoperate. Travi in acciaio e travi in legno lamellare,
per esempio. Verificate sempre le frecce!
Ultima avvertenza: non snobbate strutture secondarie
come i travetti nei solai o nelle coperture in legno. La
figura di merda di una sfilata di travetti di legno
sottodimensionati che fanno una bella pancia verso il
basso è spiacevole quanto la maestosa trave di colmo
che si flette verso il basso, senza rompersi, ma
sfottendovi di qui all'eternità.

Le travi goffe e quelle tozze.


Il contrario di una trave snella non è una trave tozza
ma una trave goffa.
La trave goffa, e anche la struttura goffa, viene

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realizzata da un progettista strutturale fifone. Se


appartenete a questa categoria, cambiate mestiere e
chiamate un ingegnere.
Lo strutturalista fifone non ha fiducia in sé stesso e nei
calcoli che fa. Di conseguenza aumenterà qualsiasi
dimensionamento anche se verificato. Se il calcolo gli
dice di adoperare una trave in legno della sezione di
16/25 ne adopererà una di 20/30. Se deve mettere sei
ferri del diciotto ne metterà otto del venti. Se basta
una IPE 16 metterà un HEB 18.
Il sovradimensionamento non lo tranquillizzerà. Nelle
strutture ordinarie di cui ci interessiamo i coefficienti
di sicurezza sono sufficienti per far dormire
abbastanza tranquillo il progettista. Nei materiali
ordinari, calcestruzzo e acciaio il coefficiente di
sicurezza è pari a 3. Vuol dire che per rompere quella
trave le sollecitazioni e le conseguenti tensioni devono
triplicare. Per materiali più infidi ( come il legno
naturale o la ghisa ) il coefficiente può crescere fino a
6. Non è poco. Però rimane bene in testa in ogni lavoro
una specifica preoccupazione su uno o più specifici
elementi strutturali. E' un prezzo da pagare per fare
belle strutture.
Del resto ogni progettista può stabilire lui il
coefficiente di sicurezza giusto per quel progetto,
abbassando le tensioni di lavoro dei materiali.
L'Impresa è cialtrona? I calcestruzzi in botte arrivano
da molto lontano? Il legno è fresco e pieno di nodi? I
tondini di acciaio sono coreani?
State, come dicevamo a Bologna Saragozza, "dalla

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parte dei bottoni" .Tenetevi cauti, ma


consapevolmente.

Le travi tozze sono travi in cui la luce è pari a tre o


quattro volte l'altezza della sezione. Una trave in
cemento armato con una sezione di 18/40cm è snella
se copre una luce di 6metri, normale per luci di 4 metri
e tozza per una luce di 1.60 m.
Il perché ci porta nel mondo matematico con cui
abbiamo razionalizzato un fenomeno per niente
semplice che è il comportamento di una trave sotto
carico.

Guai a prenderlo di punta...

Il fottutissimo carico di punta, ovvero l'instabilità dove


meno te lo aspetti.

Per “instabilità” si intende il trapasso immediato e


esplosivo da una situazione di assetto equilibrato ad
una configurazione completamente diversa.
Sapete che l'equilibrio può essere stabile, instabile o
indifferente. Se l'equilibrio è stabile ogni azione che
voglia turbarlo verrà contrastata e il sistema tenderà a
tornare nella situazione iniziale. Se l'equilibrio è
instabile ogni azione che voglia turbarlo verrà
assecondata dal sistema, che abbandonerà di colpo la
sua configurazione iniziale per assumerne una del
tutto diversa. Se l'equilibrio è indifferente...non ci

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interessa.
Una struttura parrebbe garantire un equilibrio
comunque stabile e invece no. Il no nasce dalla
costatazione che, se comprimete un'asta secondo il suo
asse , invece di schiacciarsi ordinatamente lungo il sua
asse, l'asta si incurva di colpo. Non mi dite che è “
intuitivo”. Non è intuitivo per niente e infatti nessuno
sa perché lo fa. Alla fine abbiamo tirato in ballo
inavvertibili difetti nella applicazione lineare del
carico e nella linearità dell'asse. Mah!
Nelle nostre strutture ci sono infinite aste compresse; i
pilastri, ovviamente, ma anche le travi inclinate, le
aste compresse delle strutture reticolari, le travi
orizzontali impedite nell'allungamento per effetto
delle dilatazioni termiche, i ferri compressi delle
armature in tondino del calcestruzzo, gli archi. Tutta
questa genìa è pronta a diventare instabile per carico
di punta, lasciandovi a bocca aperta -cazz...non ci avevo
pensato!
Il più bello spavento della mia vita professionale di
strutturalista me lo presi un giorno dell'Ascensione di
un anno che era probabilmente il 1975. Avevo
progettato le strutture per un bel capannone
industriale a Sesto Fiorentino, impiegando due
eleganti lunghe campate in c.a., con pilastri 30/30 alti
6 metri, 6 metri anche di interasse tra i pilastri, travate
con le selle che dovevano portare le Silberkhul ( allora
novità assoluta ) di 16 metri di luce.
Gettate e disarmate le pilastrate, mi telefona
allarmatissimo il committente gridando “ Ingegnere,
venga subito, qui balla tutto! “ Corro in cantiere e

28
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trovo il Signor Vais Martini appollaiato sulla travata


che mi fa “ venga su a sentire...” Mi arrampico e il
Vais ( poi siamo diventati amici, capita...) batte un
pugno lateralmente sulla travata...che sento
ondeggiare come una serpe, come una corda, come il
diavolo che se la porti. Mi si accapponò la pelle.
Pensai “ ho sbagliato il calcolo dei pilastri, sono
troppo snelli, entreranno in carico di punta...”
Passai la giornata a rifare e rifare i conti...che avevo
già fatto. Alla fine decisi che i conti andavano bene.
Avevo ragione e le Silberkhul trovarono le loro sedi
senza che i pilastri facessero una grinza...ma accidenti
che paura!
Poi tra pilastro e pilastro fu tamponato; beh, dice ,
tanta paura per nulla, bastava puntellare e
tamponare...Eh, no! Perché no? Rispondere!

Ma , diamine, quando è davvero di punta?

C'è il magico numeretto λ , “ landa”. Imparare a


calcolarvelo e ad adoperarlo. E ricordatevi che il
momento di inerzia è quello minimo!

I trappoloni del carico di punta.

Sono quei casi in cui il carico di punta c'è, ma voi non


ve ne accorgete che a patatrac avvenuto. Per esempio
quando vi fidate di un'asta compressa perché avete in
mente il suo momento di inerzia massimo. Ma ci sono
aste in acciaio che hanno ottimi strepitosi J in una
direzione...ma fanno vomitare nell'altra. Esempio: le

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travi a T molto espanse o le ardite travi tubolari


rettangolari alte alte fini fini forti forti con acciaioni
tremendi...che si inflettono come giunchi nella
seconda direzione.
E vi raccomando i tondini compressi del c.a.
Le staffe servono sì per il taglio ma anche per il carico
di punta. Ci torniamo nel capitolo cemento armato.
Insomma, occhi aperti tutte le volte che c'è
compressione.

Il metodo omega va ancora bene, o non serve più?

Il metodo Ω è semplice semplice. Serve, serve.


Naturalmente i moderni strumenti di calcolo
programmato non si fanno certo fregare dal carico di
punta... basta che l'asta compressa sia tra quelle che
calcolano.

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CAP.3-Tensioni e deformazioni.
Che fa una trave quando.
Il comportamento di una trave sotto carico.
Comincio il discorso che è piuttosto lungo.
Intanto, cos'è o chi è che tenta di romperci le travi? I
carichi! direte voi. Sbagliato. Una trave può rompersi
anche per il peso proprio. Dobbiamo pertanto capire
bene cos'è il peso.
Non imputatemi scarsa fiducia nella vostra
conoscenza di una definizione così banale. Ve ne ho
parlato prima? Meglio così, repetita iuvant... ripetere
giova!
Il campo gravitazionale.
Torno, chiarisco e insisto sul campo gravitazionale.
Noi e le nostre travi viviamo in un campo che è il
campo gravitazionale del pianeta Terra.
Ogni massa viene attratta verso il centro della Terra
in una traiettoria verticale. Se non è vincolata a
qualcosa comincia a viaggiare verso il basso con una
accelerazione costante pari a 9,81 m/ sec^2. E' una
bella accelerazione, come capì Newton quando gli
cadde una mela sulla testa. Se la mela è vincolata dal
picciolo, proverà a lanciarsi giù esercitando sul
picciolo una forza. Questa forza, disse Newton, è
uguale al prodotto della sua ( della mela ) massa per
l'accelerazione del campo gravitazionale, appunto
F=mg.

31
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Naturalmente non è vero nulla, come disse Einstein


qualche anno dopo. Però è una utile schematizzazione
e ci consente di capire:
1-ogni "corpo" è prima di tutto una "massa".
2-se è immerso in un campo gravitazionale ogni
"massa" origina un "peso", cioè una forza che tira la
massa verso il basso lungo una direzione che
chiamiamo verticale. Faccio notare che "alto" , "basso",
"direzione verticale" sono termini fisici e non
geometrici, che hanno senso se ragioniamo dentro un
campo gravitazionale.
Insomma, chi ci rompe le travi è il campo
gravitazionale, la cui azione noi schematiziamo in
forze verticali o pesi.

Fino a qualche anno fa il peso era misurato in


chilogrammi. 1 chilogrammo è il peso di un cubo
d'acqua di 10x10x10 centimetri di lato. Semplice, no?
Se prendete in mano una bottiglia di acqua da un litro
sentite subito con buona approssimazione ( a meno
che la bottiglia non sia da spumante...) quanto pesa un
chilogrammo massa, nel nostro campo gravitazionale.
Siccome si capiva tutto subito hanno* cambiato l'unità
di misura introducendo, il diavolo se li porti, il
newton!
Il fottuto newton è il peso di un chilogrammo massa
( il solito cubetto d'acqua ) sotto l'azione di una
accelerazione di 1m/sec^2.
Questa è una definizione che funziona anche sulla
Luna, senza dover riportare tutto all'accelerazione di
gravità g della terra. E va bene. Ma siccome per molti

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anni a venire continueremo a calcolare sulla Terra è


utile capire che il newton è circa...un etto! Cioè circa
la decima parte del vecchio chilogrammo, e questo
perché 9,80 è quasi 10.
Vi chiederete perché mi sono arrabbiato al
cambiamento e la stia facendo così lunga. La
spiegazione è semplice: il modo più probabile per
tirarsi in capo una trave è sbagliare l'analisi dei
carichi. E il newton aiuta...

Le comode invenzioni matematiche: sollecitazioni,


tensioni.

Torniamo a bomba alla nostra trave. Ne mandiamo


due in orbita, in assenza di gravità. Trattasi di una
trave in legno di 4 m. della sezione 30/18 e di un
profilato in acciaio HEA 180. Eccole lì, nella stazione
orbitale, con la loro geometria intatta, belle dritte .
Le stesse travi le incastriamo in due muri in mattoni
pieni a due teste distanti circa 3,50 m, sulla Terra. Qua
giù sono soggette al campo gravitazionale terrestre e
dunque al loro proprio peso. E che fanno le due travi?
Si deformano!
Eccola la paroletta che nei testi di scienza delle
costruzioni compare per un momento per poi
scomparire. Deformazione.
Ora cominciamo a caricare le travi con ballini
( sacchi...) di cemento da 25kg , uno sopra l'altro. La
deformazione cresce vistosamente e è sopratutto la
HEA che soffre di più. La sua mezzeria si abbassa
molto e l'abbassamento si vede ad occhio. E' chiaro

33
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che l'abbassamento in mezzeria ( freccia ) determina


che le fibre inferiori si tendono e quelle superiori si
comprimono. Le sezioni della trave, tranne quella di
mezzeria, ruotano, se nessuno glielo impedisce.
C'è un momento che le fibre inferiori si strappano e la
trave si rompe. Capiterà molto prima alla trave in
legno. L'HEA continuerà a deformarsi moltissimo e
probabilmente prima di rompersi si sfilerà dai muri.

La legge di Capitan Hook.

Questo fenomeno è di difficile maneggiamento


matematico e pratico. Fenomeno chiarissimo, ma
cazzuto da analizzare. Così un certo Robert Hook
( 1635-1703 )si inventò la tensione proprio come un
certo Isaac Newton ( 1643-1727 ) si inventò la forza di
gravità.
Non esistono né l'una né l'altra, come dimostrò per la
forza di gravità un certo Albert Einstein ( 1879-1955 ).
Non esistono forzette maligne indicate col simbolo
sigma e chiamate tensioni che alla fine rompono la
trave. Però sono di inarrivabile comodità.
Queste forzette , se ci fossero, sarebbero sempre più
grandi al crescere della deformazione, cioè sarebbero
proporzionali alla deformazioni:
sigma= E*deformazione.
E questa è la legge di Hook, il fondamento di tutta la
scienza delle costruzioni. Cosa sia E diventa chiaro se
consideriamo il diverso comportamento della trave in
legno e del profilato in acciaio. Le travi si deformano
più o meno a seconda del materiale di cui sono fatte. Il

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simbolo E dipende dal materiale e lo


contraddistingue.
Vediamo cosa c'è dentro la legge di Hook e dunque
dentro la schematizzazione di trave che abbiamo fatto.
Intanto la trave deve essere elastica per potersi
deformare abbastanza prima di rompersi. Se
incastriamo nei nostri muri una trave di cristallo
( sentire Calatrava a Venezia, lui sì che se ne
intende....) geometricamente uguale a quella di legno,
la scintillante meraviglia non si deforma
significatamente. Caricata in modo crescente si rompe
di colpo. Perché non è elastica, è anelastica.
Disgraziatamente la stessa cosa farebbe una trave di
argilla ben cotta. Scrivo disgraziatamente perché il
cristallo nelle strutture si adopera molto poco, invece
l'argilla ben cotta si adopera continuamente e si
chiama laterizio.
Mattoni pieni, alleggeriti e forati,, pignatte, tegole e
coppi sono tutti in laterizio. I materiali anelastici ci
fottono con grande rapidità, senza avvertire.
Abbiatene rispetto, imparate a conoscerli e a temerli.
Torniamo alla trave infilata nel muro che si è inflessa;
le sue fibre inferiori si sono tese e quelle superiori si
sono compresse a causa della deformazione. A causa
della deformazione! Le travi non si inflettono perché
sono sollecitate, sono sollecitate perché si inflettono!
Per descrivere questa conseguenza dell'inflessione-
tese le superiori e compresse le inferiori- è stato
inventato il Momento Flettente. Non esistono
momenti flettenti in natura!

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Ma quanto si deformano queste travi!

Vediamo ora che succede alla trave nel punto in cui è


infilata nel muro. A causa dell'accorciamento delle
fibre superiori e dell'allungamento di quelle inferiori
le sezioni della trave, tranne quella di mezzeria,
ruotano. Ruotano, o almeno ci provano, anche le
sezioni dei due pezzi di trave infilate nel muro.
Il muro resiste! Prova a impedire alle sezioni di
ruotare, le vincola . Il muro è un vincolo.
Naturalmente il muro deve anche impedire alla trave
di cadere in terra, tutta insieme.
Dunque il muro impedisce la traslazione lungo l'asse
Y e prova a impedire la rotazioni delle sezioni estreme
della trave.
Capite bene che è stato introdotto un elemento
strutturale importante almeno quanto la trave: il
vincolo. Ce lo studiamo un po' più avanti ma ora devo
ricordare una cosa di meccanica razionale, prima che
vi succeda qualche incidente ...strutturale.
Quanti sono i modi un cui un corpo può muoversi
nello spazio? Questi modi si chiamano gradi di
libertà.
Ricordando che lo spazio dove lavoriamo noi è per
fortuna solo tridimensionale un corpo può muoversi:
1-lungo l'asse X verso destra o verso sinistra.
2-lungo l'asse Y in avanti o indietro
3-lungo l'asse Z in su o in giù.

Ruotare:
4-intorno all'asse X.

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5-intorno all'asse Y.
6-intorno all'asse Z
Dunque un corpo nello spazio tridimensionale ha sei
gradi di libertà e noi lavoriamo in uno spazio
tridimensionale.
Non scordatevi mai che la vostra trave può fottervi
deformandosi verso l'alto oltre che verso il basso, ma
anche in avanti e indietro, o anche ruotando.
E state sicuri. Potendo, vi fotterà.
Ricordo un episodietto a Prato, dove armavo le facili
strutture di un fabbricato di civile abitazione a più
piani coi balconi ovviamente in aggetto. Il carpentiere
snobbò i lunghi ferri superiore delle mensole che
servivano ad ammarrarsi al solaio e le tagliò alla trave
di bordo. E quando lo scemo disarmò, la trave ruotò e
ruotò e i balconi misero il naso verso il basso come
tuffatori...
Torniamo alla deformazione della nostra trave infilata
in un largo muro. Se è murata molto ma molto bene le
sezioni estreme non riusciranno a ruotare liberamente
come gli piacerebbe. Questo però implica che per un
certo tratto le fibre superiori non sono più compresse e
quelle inferiori tese. Succede il contrario, si tendono le
fibre superiori per l'opposizione del muro alla
rotazione delle sezioni estreme. E' come se il muro ,
dopo che le sezioni estreme hanno ruotato
liberamente, le costringesse a ruotare al
contrario...tendendogli le fibre superiori. La cosa è
stata schematizzata intelligentemente introducendo i
momenti flettenti negativi.
Naturalmente il muro è la schematizzazione dei

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vincoli. Il vincolo è colui che impedisce di. Concetto


importatissimo.

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CAP.4-L'analisi dei carichi.

La definizione dei carichi.

Mi preme raccomandare :
-siate accurati e pignoli nell'analisi. E' inutile
adoperare raffinatissimi programmi di calcolo e
sbagliare l'analisi dei carichi, che, per quanto ne so, i
raffinatissimi programmi di calcolo ancora non
fanno....o sì? In realtà tentano di farla. Escludete, se
potete permettervelo, questa funzione! Ricordate che
un programma di calcolo senza un cervello umano
dietro è fondamentalmente un velocissimo cretino. E'
vero che i programmi ben fatti abbondano in
salvaguardie. Studiate bene il programma per capire
quanto vi ci potete affidare.
-non fidatevi delle analisi pre-tabellate tipo: “peso
del pavimento di cotto in opera newt/mq 600 “.
Le analisi dei carichi “ a opera finita” vanno benissimo
per tranquilli calcoli quasi-di-massima o di
predimensionamento. Non vanno per niente bene per
calcolazioni serie, perché non è vero niente che un
pavimento pesa un tot, come direbbe Pozzetto, una
volta per tutte. Pesa quanto gli pare a seconda di come
lo fanno. E naturalmente un buon strutturalista deve
sapere come lo fanno.
-controllate le analisi dei carichi annusandole.
Torneremo sul concetto di annusare nella
progettazione delle strutture.

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Chi sbaglia l'analisi dei carichi rischia di prendersi


la trave addosso.
Naturalmente, se la sbaglia di molto. Però è facile
sbagliare di molto le analisi dei carichi. C'è il terribile
errore “di fattore 10” , che punisce i superficiali e i
distratti. E si sbaglia non solo nei valori numerici, ma
anche nelle caratteristiche dei carichi.
Facciamo qualche esercizio:

-quanto pesa una soletta di calcestruzzo alta 5 cm. su


un solaio?
-e 20 cm. di acqua?
-e una pavimentazione in marmo di 3 cm. di altezza?-
Quanto pesa una libreria?
-e un'automobile? Una legnaia? Una folla danzante?
Come vedete, per risponderealle prime tre domande
serve conoscere i pesi specifici di due materiali semplici
( acqua e marmo ) e di un materiale composto ( il
calcestruzzo ). Questi valori sono tabellati. Trovatevi
una tabella ben fatta e tenetela a portata di mano.
Anche gli altri carichi sono tabellati, ma anche
calcolabili. Consiglio due manuali: l'indomito
Colombo, che ai miei tempi stava in mano e oggi è di
tre volumi e costa 204 euro ( Hoepli ) e l'incredibile
Neufert, ancora edito, dove saprete anche quanto
misura ( larghezza, lunghezza, altezza ) una gallina.
Un altro trabocchetto sono le disposizioni dei carichi.
Per esempio, le tabelle dei carichi dicono ( o dicevano,
sob! )“ Tramezzi: 60kg/mq “ . Ma è una trappola.
Tramezzi come? Tramezzi dove? Tramezzi quanti? Per il
solaio a cui affidate la vostra reputazione fa una bella

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differenza avere un tramezzo di 8 cm. in forati leggeri


o in gasbeton, oppure di 8 cm ma di poroton o forati
pesanti antisismici, oppure quattro tramezzi perché
stiamo parlando del solaio dei bagni, dove non solo ci
sono più tramezzi ravvicinati, ma la struttura si
beccherà anche la vasca da bagno 1,80x0,60x0,50 piena
d'acqua . E quanto pesa, la vasca? Fatevi il conto!
Qualcuno obbietterà che la faccio troppo lunga, perché
poi c'è il coefficiente di sicurezza...
Errore madornale! Nessun calcolatore riuscirebbe a far
crollare una struttura semplice, come si capisce la
prima volta che si prova a demolire un solaio. Ma una
cattiva analisi dei carichi basta a far fessurare i
rivestimenti del bagno o il pavimento del soggiorno,
oppure a impedire l'apertura comoda di una porta o
di una finestra. E allora sono cavoli amarissimi, perché
il danneggiato vi fa scrivere dall'avvocato...
Diceva un proverbio che girava nella facoltà di
Ingegneria a porta Saragozza in Bologna, beati i dottori
che nascondono gli errori sotto terra... I nostri sventolano
sul pennone.
Nel magnifico libro cinese I Ching, un classico taoista ,
alla fine dei versetti di ogni esagramma c'è un
fondamentale “ commento per decidere”.
Qui io adotto un
Commento da ricordare.

“Il bravo strutturalista perde tanto tempo nell'analisi dei


carichi, non la delega allo stupido computer, se la cova bene
bene calmo calmo fino all'illuminazione...”

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I carichi che non ti aspetti.

Li elenco, che si fa prima. Qui “carico” sta ovviamente


per “ agente che può provocare deformazioni”. Ecco il
sorprendente elenco:

1-Vento.
2-Neve

3-Variazioni di temperatura.

4-Coazioni, cioè gli impedimenti al tentativo della


struttura di deformarsi.
5-Cedimenti.
6-Variazioni di pressione.

I primi due vi avranno fatto esclamare “ eh, sticazzi!”


Sono sicuro che il terzo ha provocato diversi “ ma
come sarebbe?”
Del quarto non si conosce nemmeno il termine.
Al quinto non ci pensa nessuno.
Il sesto provoca sghignazzi, “ e che è, un pallone
aerostatico! “

Per mia e vostra fortuna gli effetti di questi agenti


sono quasi sempre trascurabili e i primi due normati.
Il “ quasi” nasconde disastri, crolli improvvisi, carriere
e talvolta anche vite, stroncate. Perché ricordate che
una sola cosa ci lega ai medici: anche i nostri errori o
trascuratezze possono ammazzare...

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Vediamo gli agenti uno per uno:

Neve:

i carichi per neve sono normati e la norma è sbagliata.


Gli esquimesi hanno venti parole per “ neve” ; noi un
paio o tre. Le norme una sola.
Vi ho parlato della pazienza delle strutture? Ce ne
hanno tanta. Perdonano e perdonano. Ma alla fine si
rompono i coglioni anche loro.
Di neve ce ne sono molti tipi. C'è la bella neve
natalizia che dicono le norme. Poi c'è la neve carogna
che s'attacca e s'attacca e cresce e cresce di
spessore...Se non vai in copertura a spalarla non la
smette di accumularsi. Poi c'è la neve che si imbeve
d'acqua e diventa di colpo un carico e-n-o-r-m-e.
Perché nostro sorella acqua, così umile et operosa e
casta, pesa la madonna. Venti centimetri d'acqua
saturano la portata utile di un solaio di civile
abitazione...Indovinate cosa succede quando un metro
e mezzo di neve sulla copertura comincia a imbeversi
d'acqua...

Buttate via le norme e capite dove cavolo state


costruendo. Chiedete in giro: quanto e come nevica,
quanto ci sta ecc.ecc.
Tenetevi larghi sul carico e scrivete in relazione di
calcolo che garantite la copertura fino ad una altezza
di neve asciutta di cm....

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Il vento.

Cliente peggiore della neve. Anche questo agente è


normato, in modo a dir poco ridicolo ( sto parlando
delle norme che conoscevo io, 1985 e dintorni ) e anche
confuso.
Però, in prima battuta attenetevi alle norme.
Ovviamente fatelo per costruzioni che risentono del
vento: capannoni, tralicci, coperture metalliche
leggere, ponteggi. Poi analizzatela voi la situazione.
Tenete conto delle pressioni ma anche delle
depressioni sottovento. Dice: che palle! Sì, ma preferite
un bel titolo sul giornale, con causa civile o penale
allegata? E poi, perdio, fatevi pagare!

Variazioni di temperatura.

Le variazioni di temperatura provocano deformazioni


e spostamenti e dunque sono potenzialmente
pericolose. Naturalmente ci sono materiali che si
deformano pochissimo per effetto della variazione di
temperatura, per esempio il legno, in cui conta molto
di più la perdita di umidità, o il vetro. Il calcestruzzo
ha un coefficiente di dilatazione termica incerto ( tutto è
incerto nel calcestruzzo...) di poco inferiore a quello
del ferro. L'alluminio? Il doppio...
Conclusione? Vedersi i coefficienti di dilatazione
termica e stare in campana.
Wikipedia mette le variazioni di temperatura e i
cedimenti tra le coazioni. Ha ragione; ma nella pratica

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pagina n.45 440252_LAVORATO.pdf

di coazioni ce ne sono di quelle che mai Wikipedia


supporrebbe...

Cedimenti dei vincoli.

Ahi, ahi, ahi! Se cedono i vincoli suona a morto. Però


ci si trova anche la più limpida dimostrazione che non
esistono forze, ma deformazioni. Per i segnali, gli
effetti e i rimedi per i cedimenti rimando ad apposito
capitolo. Qui accenno solo ad un procedimento che
consente di studiarsi una struttura i cui vincoli
cedono: applicate una forza unitaria nel punto e
nella direzione del cedimento e calcolatevi la struttura.
Buon divertimento!

Coazioni.

Coazione significa “ azione che costringe con la forza”.


Nelle strutture occorre modificare in “coazione: azione
che impedisce con la forza uno spostamento che la struttura
amerebbe fare”

Per esempio, impedire ad una struttura di dilatarsi


nelle variazioni termiche è una coazione. O anche
opporsi ad uno spostamento che la struttura vorrebbe
fare, per esempio , un abbassamento in mezzeria di
una trave appoggiata.
Dovete ricordare che la struttura gode quando può
liberamente distendersi, disponendosi elasticamente
nella “giusta” posizione, equilibrata e congruente.
Se ne è impedita, soffre.

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pagina n.46 440252_LAVORATO.pdf

Anche un cedimento della fondazione di un pilastro


può essere letto come una coazione: la violenza di
costringere la struttura in una “ disposizione”
innaturale e imprevista. Insomma, è uno stupro
strutturale, e la violentata in qualche modo ve lo fa
pagare...
Per chiarire i rischi affatto teorici racconterò la storia
di Puntellatore Accazzo. Questo Accazzo, mediocre
tecnico, si trovò a dover triplicare il carico su una
onesta trave in calcestruzzo armato di sei metri, e
armata con scrupolo dall'Ing. Precisini. Accazzo
ordinò che la trave fosse puntellata fortemente in
mezzeria “ echecà, esclamò Accazzo, ora non casca di
sicuro, gli ho dimezzato la luce!”
Ma Precisini in mezzeria aveva armato di sopra,
all'estradosso, con solo due reggistaffa del dieci,
quelli che d'altronde servivano. Caricando su una
metà la puntellata trave, orrendamente ridotta a trave
continua su tre appoggi, si ebbero tensioni
insostenibili sui reggistaffa che mollarono mandando
ad pisces l'Accazzo. Si instaurò una cerniera plastica e
la trave su tre appoggi si trasformò in due travi
appoggiate, che...
Proseguire per esercizio!

Variazioni di pressione.

Questa ve la scrivo perché mai si penserebbe ad un


trappolone come questo. Qui si intende solo la
variazione di pressione tra interno ed esterno di
grandi capannoni con copertura leggera.

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pagina n.47 440252_LAVORATO.pdf

La pressione interna può scardinare la copertura


quando si verifichi un differenziale di pressione con
l'esterno. La cosa parrebbe impossibile se non si
facesse il calcoletto di che carico si determini per un
differenziale di pressione di 0,1Nw. tra interno ed
esterno. Significa 1000 nw/mq, cioè 100kg/mq per
tutta la superficie del capannone. Se avete messo
pilastri ogni 6 metri e il capannone è largo 16 m su un
pilastro si ha una forza dal basso verso l'alto di
16x6x100/2=4800kg!
O l'avete considerata, o la copertura volerà verso l'alto
quando meno ve lo aspettate. E' successo!

E il terremoto?

I terremoti sono una formidabile complicazione nei


calcoli strutturali, e una sfida reale e minacciosa allo
strutturalista.
Un terremoto produce accelerazioni che si sommano
vettorialmente a quella gravitazionale; è come se per
alcuni lunghissimi minuti si instaurasse un campo di
forze orizzontali, quando quelle accelerazioni si
applicano alle nostre masse.
Ricordate! Il terremoto non genera forze, ma
accelerazioni. Le forze si originano quando quelle
fottute accelerazioni si sposano con le vostre masse.
Naturalmente la direzione del campo accelerato è
quella che pare a Madre Natura. Noi le schematiziamo
con due componenti X e Y che saranno quelle delle
nostre travi. La conseguenza, che ai miei tempi era
molto seria, è che i nodi delle strutture intelaiate non

47
pagina n.48 440252_LAVORATO.pdf

stanno più fermi e la struttura si deforma anche nella


direzione orizzontale. Addio metodo di Cross gentile,
convergente rapidamente. Mi toccò studiarmi bene e
sciropparmi il metodo di Kani, consolandomi col fatto
che il calcolo era pagato con la tabella “f” , più cara
della ordinaria “g” delle zone non sismiche.
Poi, come meravigliosi e incredibili aiuti,
cominciarono a presentarsi i programmi
computerizzati di calcolo.
Io fin dall'inizio scelsi il Mastersap della appena
fondata AMV, studio di software di Ronchi dei
Legionari , Gorizia. Pestifero programma! Caro
arrabbiato, per niente amichevole ma che finezza! Che
intelligenza! Quale odio per le semplificazioni a
vanvera!
AMV è sempre sulla breccia; dopo quanto?
Trent'anni?
Ma riprendiamo il discorso sui terremoti. Fino ai
primi anni Ottanta l'Italia era divisa in zone sismiche
di prima categoria ( per esempio, Messina ) e zone di
seconda categoria ( per esempio, il Mugello in cui m'è
capitato di lavorare ) . C'erano norme comprensibili da
applicare e si progettava in zona sismica con buona
lena e coscienza tranquilla. Le strutture era
ordinariamente in cemento armato. Quelle in acciaio,
per le costruzioni civili ordinarie, erano considerate
poco più di una curiosità, nonostante gli sforzi di
Italsider di promuoverne l'impiego. Poi, nel 1982,
qualche testa di crapa ministeriale, di quelle che non
avendo mai progettato si dedicano a fare norme,
estesero la sismicità a posti che i terremoti non li

48
pagina n.49 440252_LAVORATO.pdf

conoscono proprio, secondo il principio davvero


scientifico del “ non si sa mai” . O forse secondo il
riprovevole intento del “tanto pagano loro, e si
guadagna noi.” Ultimamente è stata dichiarata
sismica, ma pudicamente come terza zona, perfino
l'Isola d'Elba.
Oggi a voi vi toccherà di rendere antisismiche
strutture che il terremoto ( quello serio, non le
vibrazioni che ogni tanto si avvertono, tra gli strilli dei
cacasotto di informazione ) non lo sentiranno mai. Ma
avete potenti strumenti di calcolo. Attaccate l'asino
dove vuole il padrone. E fatevi pagare!
Però in aree davvero sismiche, e cioè quelle note e
vere, il terremoto arriverà. E siccome costruiamo per i
secoli, attenetevi alle cose che vi dico, se vi pare.
Magari servirà...

1-Le costruzioni antisismiche vere sono quelle


scatolari. Il materiale più antisismico che ci sia è il
legno. Ma dovendo fare cose grosse...

2-Costruite in acciaio. Eh, sì.

3-Il peggior materiale per costruire in zona sismica, il


più traditore, il più mistificatore e mistificabile ( e
mistificato ) è il calcestruzzo. Di cui parleremo a
lungo...

4-Mettete a pappa gli architetti che credono che le


strutture stiano su coi palloncini, senza diventare voi
dei paurosi che rendono tutto il progetto goffo per le

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vostre goffe strutture.

5-Ricordate che NON conosciamo la vera direzione


del terremoto. Questo vuol dire che il terremoto vi
può fregare per effetto di momenti torcenti di intere
parti del fabbricato. Il vostro programma di calcolo ne
tiene conto? E comunque, giuntare, giuntare, giuntare.
Giunti larghi per evitare martellamenti.

6-I terremoti hanno anche effetti sussultori, che io


però non ho mai messo in conto. Però in fondazione
non fate gli eleganti ; ci dicevano a Saragozza: mo in
fondasione ci vuol ben della massa! E parlatene col
geologo, quello bravo. Comunque sulle fondazioni ci
torneremo.

7-Girate alla larga da trovate di calcolo. Ne ho


conosciuta una davvero intrigante; la struttura ha
degli elementi di grande rigidità e possanza a cui
viene affidata tutta la salvaguardia sismica, per
esempio le torri ascensori e i vani scala. Così si
possono evitare pilastri ipertrofici, che rompono i
coglioni agli architetti, ma anche alla funzionalità
dell'edificio. Uno schema che va anche bene, purché
ora e sempre la struttura forte occupi il baricentro di
tutte le altre masse.
Altrimenti il terremoto produce dei momenti torcenti
che faranno strage dei vostri pilastrini del
kaiser...Naturalmente i moderni sistemi di calcolo
tengono conto della geometria della struttura e questa
soluzione, cum grano salis , rimane valida.

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8-E la muratura? La muratura origina costruzioni di


sicuro più sicure di quelle in cemento armato, se lo
strutturalista non pretende di farci cose ardite. Non
che non ci si possano fare, ma non oltre quello che ci
hanno fatto i Romani. Chi vuole progettare in
muratura si studi le costruzioni romane!

9-Non siate così stupidi da mettere in funzione masse


alte. State leggeri, sempre più leggeri via via che salite.
Proponete all'architetto contropareti e tramezzature in
cartongesso, invece che nell'orrido forato.

10- Il terremoto cimenta anche balconi, mensole,


camini, cornicioni, torrette ecc.ecc. Progettate anche le
strutture secondarie, prontissime a rompere teste e
stroncare vite.
E buon calcolo!

Veniamo ad un altro argomento. Mi ha sempre


lasciato di stucco l'assoluta insipienza delle norme
antisismiche che sono tutte rivolte ad impedire il
collasso della struttura. Invece i terremoti ordinari e
frequenti sollecitano abbastanza poco le strutture ma
rompono tutto il resto. Sbriciolano le tamponature a
cassetta, deformano le aperture così che non si
chiudono porte e finestre, fessurano rivestimenti e
fanno saltare pavimenti da 300 euro al metro quadro.
E terrorizzano gli abitanti. Il risultato è che una buona
struttura antisismica ti salva la vita, ma poi spenderai
di meno a demolire tutto e rifare piuttosto che

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rappezzare uno ad uno tutti i guasti del terremoto. Il


rapporto dell'italiano, ma sopratutto dell'italiana, con
cavilli e fessurazioni è patologico. Su questa paura si
innestano strepitose truffe, come racconterò più
avanti. Per chiarire il punto, che è professionalmente
rilevante, racconterò un fattarello che m'è capitato. A
metà degli anni ottanta progettavo case per vere
cooperative edificatrici ( che sono, ahimè,
scomparse ) . Comprese le strutture. Io e il mio geniale
geometra ( che vinse poi un concorso all'ENEL, e lì è
rimasto...) , annoiati dalla ripetitività del calcolo,
esagerammo in arditezza disegnando una trave di
bordo di 7.40 m alta 22 cm. Curai di caricarla solo con
la tamponatura ma la signorina se n' ebbe a male e
esagerò con la freccia. Due anni dopo ( ah, il fluage del
calcestruzzo! ) mi convocò il presidente della
cooperativa e mi mostrò le fessure sulla tamponatura.
La signora di quell'appartamento mi raccontò con gli
occhi sbarrati “ Ingegnere, giuro! Ho visto la parete
aprirsi e ho guardato fuori in giardino! Poi s'è
richiusa...”
Ecco, abbiamo a che fare con fenomeni alluncinatorii
di questo calibro. Io sono ancora chiamato, dopo
vent'anni, da proprietari preoccupati di cavilli e
setolature nelle murature. Di solito provo a
rassicurarli dicendogli di richiamarmi quando nella
fessura ci passa una mano....ma non sempre ci riesco.
Per tornare ai terremoti, gli effetti del terremoto sulle
opere portate sono tali che i proprietari affrontano
spese altissime per ristabilire la funzionalità ma anche
per eliminare ogni segno. A quando l'abbandono

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delle stupide tamponature e tramezzature “


antisismiche “? Dei rivestimenti costosissimi incollati
a pareti ballerine? Ai pavimenti di grandissime
mattonelle di fragile klinker?
La risposta è : mai. Il procedimento per costruire
edifici di civile abitazione secondo il protocollo
corrente ( struttura in cemento armato, tamponature e
tramezzature in forati, intonaci, pavimenti e
rivestimenti incollati , di gran pregio e costo e con
sotto tutti gli impianti ) massimizza gli utili di
impresa, consente l'utilizzazione di mano d'opera non
qualificata, fornisce un buon manufatto...se non siete
in zona sismica. Occorrerebbe dichiarare sismiche solo
le zone che lo sono davvero, e proibire in quelle
l'impiego del cemento armato.
Il perché sarà chiaro leggendo la sezione sul cemento
armato.

Immaginiamo ora di avere una trave in acciaio, un


HEA, saldata a due travi ad asse verticale che
chiamiamo “pilastri”. I pilastri sono travi esattamente
come le altre ? La risposta è sì, ma ora mi interessa
indagare un'altra cosa.
Cosa succede caricando la trave HEA? Si deformerà
proprio come la trave in legno, ma le saldature
tenteranno di impedire la rotazione delle sezioni
estreme, che a loro volta proveranno a deformare il
pilastro.
Il vincolo non è né capace di impedire perfettamente
la rotazione né la lascia perfettamente libera. Questo
vincolo si chiama semincastro e questa parola

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racchiude tutta la bellezza della scienza delle


costruzioni. In natura non esistono vincoli di
appoggio perfetto, che permettono la totalmente libera
rotazione delle sezioni estreme della trave, e
nemmeno vincoli di incastro perfetto, che la
impediscono totalmente.
Sono tutti semincastri! Certo, alcuni si avvicineranno
all'appoggio perfetto ( per le travate di ponte si
realizzano vincoli veramente molto prossimi
all'appoggio perfetto ) e altri all'incastro perfetto
( saldando ad esempio una trave molto snella ad un
pilastro molto molto grosso ) . Poi, per quasi tutto il
resto vai col semincastro! Il numero 8 al denominatore
della formula di calcolo del Momento in mezzeria
indica che reputate di avere a che fare con un
appoggio perfetto: le sezioni estreme girano
liberamente. Il numero 24 al contrario dice che
reputate che l'incastro sia perfetto. Il valore in
mezzeria della trave del Momento sarà determinato,
in caso di semincastro, da un numeretto al
denominatore del tutto inventato che va da 9 a 23. Di
solito 12 ( semincastro doc ) o 14 ( più incastrata del
semincastro doc ) o 10. Mi pare che il gioco sia chiaro.
E' così che si dimensionano “ a naso “ le strutture: Il
caso del vincolo di semincastro chiarisce come
affrontare l'incognita del vero comportamento della
struttura: per approssimazioni, per ipotesi
semplificative, a buonsenso capendo bene quanto ci si
scosta dal vero. Il procedimento funziona sempre: se
avete carichi distribuiti e concentrati di varia natura,
sconosciuti momenti torcenti, deviazione della trave

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dall'orizzontale, influenze di altre strutture. Naso e


buon senso e qualche conticino di conferma.

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CAP.5-Il dimensionamento delle travate.

Le travi non si progettano, diamine, si verificano!

Ho scritto e insisto che le strutture non si progettano,


si verificano e quel poco che abbiamo detto lo
conferma. E allora come si fa? Ci si inventa a una
struttura e poi si verifica e se non l'abbiamo azzeccata
si modifica e poi si riverifica, ecc.ecc.? Sì. Ai miei
tempi iniziali era proprio così. Non avendo
mostruosità capaci di risolvere un sistema di trenta
equazioni in trenta incognite eravamo costretti all'uso
dei meravigliosi sistemi iterativi. Che bello, perdio!
Ipotizzavi il tuo telaio con tutti i suoi pilastri e travi
già dimensionati con “ dimensionamenti di massima”
di cui ho dato un cenno nel capitolo precedente e poi
cominciavi a bloccare tutti i nodi intorno ad uno,
ripartivi sulle aste la sollecitazione secondo le inerzie,
te le scrivevi e passavi al nodo dopo...Vi interessa?
Andatevi a vedere il metodo di Cross (anche:
http://www.carminelima.eu ) e il metodo di Kani ( Calcolo
dei telai multipli G.Kani. Pirola 1964 , si trova usato ) che
consentiva anche di introdurre carichi orizzontali .
Pura poesia, quando piano piano tra le infinite
strutture congruenti ( cioè con aste collegate senza
fratture ) finivi per beccare finalmente quella anche
equilibrata, che era una sola.
Certo, ci volevano giorni e giorni di lavoro. Poi
arrivarono i primi programmi di calcolo ( uno dei
primi in assoluto è stato quello del Prof. Capurso della

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facoltà di Ingegneria di Bologna che girava sul


Commodore che mi comprai ) che diventarono
sempre più potenti. L'ultimo Mastersap che ho
conociuto io aveva anche un procedimento di analisi
dei carichi, ma poi verificava e calcolava la struttura
tridimensionale ( ! ) a telai , avvertiva dei
sottodimensionamenti, ne disegnava le armature,
faceva la relazione di calcolo e il computo dei
materiali.
E il tutto bevendosi i dati dall'architettura dove erano
segnati travi e pilastri.
Però, la struttura non la progettava e non la progetta..
Così, serve ancora, seguendo alcuni accorgimenti, quel
procedimento che va sotto il leggiadro nome di “
dimensionamento di massima”.

Inventarsi i telai e il dimensionamento di massima.

Il dimensionamento di massima utilizza alcune


formule e procedimenti semplificati. Semplificati
significa che vengono trascurate tutta una serie di
elementi che invece nel calcolo definitivo si tengono
bene in conto.
Abbiamo visti che , con la definizione che abbiamo
dato di struttura, anche una bicicletta è
indubitabilmente una struttura, al punto che se la
bicicletta è strutturalmente sbagliata è certa una bella
musata.
Dunque preciso che , nel parlare del dimensionamento
di massima, ho in mente una struttura intelaiata
bidimensionale, cioè costituita da travi e pilastri

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connessi tra loro. Un gran numero di fabbricati sono


sorretti da strutture intelaiate.
Nella professione non è lo strutturalista che impone la
struttura, ma l'architetto.
L'architetto, con poche eccezioni, attiene più all'artista
che al tecnico. Mi ricordo che un amico carissimo,
architetto bravo, mi chiese se poteva coprire Piazza
Indipendenza a Firenze con quattro pilastri soli. Certo
che sì, gli dissi, tutto si fa, ma non saranno pilastri di
poco conto.
Il Signor Architetto vi passa i disegni architettonici ;
tocca a voi cominciare piazzando i pilastri. Vi
accorgerete che gli architetti se ne strafottono
generalmente delle strutture. Trovare le linee
verticali su cui disporre i pilastri è la prima e più
importante operazione progettuale.
L'architettura impone generalmente anche le
dimensioni delle sezioni delle travi. Di seguito
ragioniamo come se la struttura fosse in cemento
armato; gli architetti, ma anche i clienti, odiano le travi
ricalate. Dobbiamo stare preferibilmente nello
spessore del solaio. Possono ricalare solo le travi di
bordo. E' facile vedere quali sono le luci massime ( che
non fanno troppa freccia! ) che ci possiamo consentire.

Se vi trovate veramente nei guai potete ricorre a travi


superarmate semiprefabbricate che si chiamano travi
REP, inventate e brevettate nel 1967 da un geniale
Ingegnere. Sono travi in acciaio che si completano col
getto di calcestruzzo, formando una trave definibile
come una trave mista acciaio-calcestruzzo. Arrivano

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precalcolate per voi e con una “monta”


( deformazione verso l'alto ) che consente di caricarle
col getto senza puntelli, anzi vietati. Belle!
Ma in generale se ne deve fare a meno, perché sono
belle ma care, anche se il rappresentante cercherà di
convincervi che a conti fatti...
A conti fatti niente costerà di meno della trave con
l'armatura tradizionale assemblata a terra da ossessi
agitatissimi ( i “ ferraioli”) e completata in opera .
Magari armata con acciaio piegato in officina...ma ne
parleremo parlando del cemento armato.
La struttura in acciaio consente ben altre libertà. Io ne
ho adoperate pochissime, perché negli edifici di
abitazione non si usavano, e non si usavano
fondamentalmente perché c'erano, come ci sono,
dozzine di Imprese che sanno fare il cemento armato,
ma molte meno che fanno carpenteria metallica. C'è,
strepitosamente, anche un problema di precisione
nella costruzione. Il cemento armato consente di
rimediare scarti di qualche centimetro, la struttura
metallica no. Non è un caso se le strutture metalliche
si quotano in millimetri e quelli in cemento armato in
centimetri.
Lavorassi oggi cercherei di convincere il cliente ad
usarle. Bello l'acciaio. Sei o sette volte * più resistente
del cemento armato, saldabile ma anche imbulonabile,
che regge senza scomporsi pilastri su travi ( situazione
che fa inorridire le travi in c.a. ), può avere sequenze
di travi a sezioni diverse ecc.ecc.
Ne parlerò più avanti.
Nell'inventarvi i telai tenete conto di alcune regolette,

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che dovrete far convivere con le richieste


dell'Architetto. Oppure, se l'architetto siete voi, con le
vostre voglie.

Regolette per inventarsi i telai.

1-abbiate riguardo per i pilastri. Sono quelli che


soffrono di più. I pilastri di bordo, che non sono
controbilanciati dall'altra trave, tendono ad avere forti
momenti flettenti, che non sono cose da pilastri. I
momenti flettenti nei pilastri suggerirebbero armature
dissimmetriche. No, armate simmetricamente con
l'armatura più alta perché è sempre possibile pescare
il carpentiere che l'armatura ve la gira e addio
funzionamento o il cliente che ci attacca chissà cosa...
2-fate pure travi lunghe, ma meno cariche possibile.
Una trave lunga con solaio a destra e a sinistra, o con
forti carichi concentrati ( muri ecc. ) rischia di patire
assai e finire per essere disarmonica. Sterzate i carichi,
cioè di due solai contigui datene uno alle travi
secondo X e uno alle travi secondo Y.
3-state attenti al taglio. Le azioni taglianti vi fregano
prima e meglio di quelle flettenti...
4-badate anche alle strutture secondarie, come solai,
travi portate ecc. Altrimenti finisce che le travi
principali vanno benissimo ma vi fregano quelle
secondarie.
5-non vi fidate del calcolo degli altri. Verificate,
magari a naso o a campione!
6-state attenti alle inversioni di momento. Una trave
molto lunga e carica vi mette in crisi quella successiva

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corta. Mettere in crisi , cioè disarmonizzare...


7-State attenti alla continuità, che sia solo supposta,
ma perché non ben realizzata in cantiere. E qui viene
il concetto di disarmonizzazione del punto
precedente: il calcolo vi dà una trave nello spessore
del solaio larga 80 cm, e quella successiva larga 40 cm.
Disarmonia! Ahi ahi ahi, un rischio!

Curate di più i pilastri delle travi.

Parrebbe un controsenso perché le sollecitazioni su un


pilastro sono più chiare di quella di una trave. E
questo è generalmente vero, ma un cattivo
dimensionamento di un pilastro o una sua cattiva
esecuzione danno guai infinitamente maggiori di una
trave. Si interviene a rimediare con grandissima
difficoltà. Ricordo un collega direttore dei lavori ( io
ero il calcolatore ) che si accorse di una cattiva
esecuzione del calcestruzzo di una intera pilastrata di
un edificio multipiano. Voleva demolire tutto! Lo
convinsi a rinforzare i pilastri con una cerchiatura. La
cerchiatura aumenta moltissimo la capacità di
resistenza del pilastro-vedere sul Belluzzi dove c'è il
conto. Io cerchiai con lamierino d'acciaio. Oggi, più
facilmente ed efficacemente, si può cerchiare con fibre
di carbonio. L'amichevole pilastro vi può rovinare!

Non dimentichiamo l'armonia.

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Ebbene sì, i vostri telai devono essere armonici. Le


vostre strutture devono essere armoniche.
Non è un concetto che si può ridurre a numeri. Ma è il
concetto che distingue una struttura riuscita da una
abortita. Intendiamoci, staranno su tutte e due ma
una struttura elegante, congruente e piacevole costerà
meno e darà meno noia di una mal studiata, brutta e
disarmonica. La struttura armonica non ha
membrature esagerate in dimensioni o in armatura.
Non passa bruscamente da uno stato all'altro. Non
contiene elementi in sofferenza per le tensioni
eccessive né elementi paraculi che bighellonano senza
costrutto.
Una struttura ed elegante si riconosce a vista.
Inseguite quella, ci vuole occhio, lavoro e pazienza.

Progettare in zona sismica.

Cioè, oggi, praticamente ovunque e dunque è


opportuna questo piccolo ampliamento dopo quello
che ho già scritto. Hanno passato un poco sismica
anche l'Elba. Io parlo di zone davvero sismiche, anche
senza raggiungere il I grado di Messina e altrove.
Deve interessare e preoccupare anche il grado II, come
hanno dimostrato i terremoti in Umbria e in Emilia-
Romagna.
Non si facciano mai discorsi, a nessun livello, “ ma che
vuoi che succeda...”
Succede e del resto, con gli ausili di calcolo, le azioni
sismiche non incarogniscono tanto i calcoli. A tempo
mio, sì, c'era l'enorme differenza di trascurare le azioni

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orizzontali, che costringevano a adoperare il metodo


di Kani nella versione più incasinata.
Dunque, in zona sismica tenete conto del sisma anche
oltre certe schematizzazioni semplificatorie, come
quella che il terremoto viene lungo X e lungo Y. No,
viene come vuole, per cui la forma dell'edificio conta
moltissimo.
Ricordatevi dei momenti torcenti sull'insieme
strutturale.
Ricordatevi che il terremoto non si contrasta facendo
strutture più forti ma piuttosto in grado di dissipare
l'energia sismica senza subire grossi danni e ci sono
dispositivi dissipatori moderni e da studiare, per
vedere se potessero essere impiegati anche in edifici
ordinari e correnti.
Comunque, come dicevo,in zona sismica di I grado
meglio di tutti si comportano le scatole...E' difficile
romperle!

Quando ci costringono alle stranezze.

Succede. Alle volte è una vera fortuna, perché le “


stranezze” sono in realtà pregevoli opere d'ingegno, o
magari vere opere d'arte. Allora è un onore
progettarne la struttura. Mi viene in mente la Chiesa
dell'Autostrada di Michelucci, sulla A1 a Firenze
Nord.
Altre volte sono solo ghiribizzi architettonici. Nell'uno
e nell'altro caso è un impegno assolutamente fuori
dell'ordinario.
Uscendo dai sentieri battuti, anche i computer

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smettono di essere affidabili. Occorre essere bravi a


schematizzare, leggendo, nella forma che insegue
l'architettura, la struttura che ci deve “giacere” dentro.
Di solito è possibile sezionare la complessità in
elementi più semplici...ma poi si deve capire bene
come gli elementi semplici interagiscono. Oppure,
talvolta, struttura e architettura coincidono.
Non ho consigli. Elenco solo le strutture possibili, dal
semplice al complesso.

Facciamo l'elenco, dal semplice al complesso.

1-Strutture intelaiate con membrature a sezione intera.


2-Strutture intelaiate con membrature a cassone.
3-Strutture reticolari bidimensionali.
4- Strutture reticolari tridimensionali.
5-Strutture tipo Wirendell.
6-Tensostrutture.
7-Lastre piane.
8- Lastre curve aperte.
9- Cupole.
Non ho citato particolarità delle membrature ( per
esempio, la precompressione ) perché sono, per
l'appunto, particolarità.
Magari ne parliamo più avanti.

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CAP.6-Tipologia delle strutture e


prefabbricazione .

Le strutture in muratura.

Non le ho mai progettate e pertanto ne so niente di


più di quello che si trova nei brillantissimi manuali. Vi
capitasse, ricordatevi che le strutture non resistono a
trazione nemmeno quel poco a cui resiste la pietra. Per
questo sono state inventati gli archi, le volte e le
cupole. La Cupola del Brunelleschi è in muratura, con
qualche aiutino in acciaio . Brunelleschi, prima di un
grande architetto e ingegnere, era un uomo
coraggiosissimo. Diavolo, mi spavento io! Inteneritevi
pure guardando le buche pontaie della Torre del
Mangia; mattoni e ponti a misura d'uomo, ma la Torre
no, è a misura di giganti!
Vi potete trovare alle prese con strutture in muratura
in qualche ristrutturazione o radicale trasformazione.
Obbligatevi a capire prima come funziona l'organismo
strutturale che avete davanti e non è una cosa affatto
facile. Chiedete spudoratamente saggi e accertamenti
minacciando le dimissioni. Non ascoltate nessun
muratore facilone che vi dirà “ ma no, caro architetto ( o
ingegnere o geometra ) cosa vuole che succeda a tagliare !”
O a sovraccaricare, scorticare, raddoppiare,
bucherellare, sfondare. Gli organismi strutturali in
muratura hanno molta meno pazienza delle altre
strutture, sopratutto coi cialtroni. Protestano
nell'unico modo che conoscono: crollano.

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Però metterci le mani è una emozione unica. Vi


portano in tempi passati che mi paiono, non so perché,
molto più autocoscienti di quelli di ora. E la fatica era
sempre compensata dalla bella opera. E' quasi
impossibile vedere roba brutta in muratura.
In aiuto del progettista di strutture sono arrivati
recentemente i programmi di verifica delle strutture in
muratura. Ai miei tempi se ne favoleggiava , con la
muratura schematizzata in parti piccole chiamate
brick.
Ora AMV le propone di listino.... Che meraviglia, che
giganteschi passi in avanti della tecnica di calcolo!

Le strutture reticolari.

Quello che mi affascina nelle strutture reticolari è che


ti danno l'impressione di poterci fare TUTTO. Io ho
calcolato sopratutto cemento armato, che ad un certo
punto non ce la fa più, si intozzisce, battaglia col peso
proprio... e perde. Allora provi col cemento armato
precompresso, che ti dà migliori chances...finché
diventa sempre di più pre...complesso! E lasci perdere.
Invece le reticolari in acciaio, ma anche le capriate in
legno, si espandono nell'aria senza limiti, superano
luci immense, eleganti, essenziali...
Sì, ci puoi fare...

Dalla capriata alla stazione spaziale.

Il calcolo delle strutture reticolari, se non è fatto col


computer, è difficile. Ricordo ardui metodi grafici, di

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quando i benedetti programmi non avevano ancora


cominciato a calcolare tutto. Superato questo scoglio,
la struttura reticolare è quella giusta per moltissime
cose, dalle grandi coperture alla...stazione spaziale.
La magnifica struttura ha solo aste tese o compresse:
meraviglia! I fottuti momenti flettenti e torcenti sono
scomparsi...o no?
Certo. Le ordinarie strutture reticolari, dalla
composizione più diversa ( vedersele su Wiki:
Warren, Howe, Monhier ... ) e anche la nobile capriata,
sono strutture bidimensionali, per cui tra l'una e
l'altra ci sarà sempre qualcosa- strutture secondarie,
arcarecci. Attraentissime quelle che reticolari non
sono, come la trave Vierendel, dove però puoi abitarci
dentro, se capite cosa dico.
Affascinanti quelle spaziali, che degli arcarecci fanno a
meno perché si ampliano come un cristallo... Ma,
attenzione!

Gli effetti secondari, che possono anche diventare primari.

Le strutture secondarie campano su alcune ipotesi.


Non funzionano le ipotesi? Rischia di non funzionare
più la reticolare....con danni gravi assai.
L'ipotesi principale è che nei nodi non ci sia attrito-i
nodi devono funzionare come cerniere perfette.
Condizione manifestamente infondata, visto che non
solo saldiamo insieme le aste, su un “ fazzoletto” che
cerniera davvero non è ma abbiamo comunque unioni
non incernierate ( salvo cose grosse assai...) .E allora?
E allora scatta quella paroletta, anzi, gerundietto, che

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nella scienza e nell'ingegneria è frequentemente ma


pudicamente usato: trascurando. State molto ma
molto attenti a cosa state trascurando.
Chiedete ai vostri programmi di calcolo che o non
trascurino niente o vi dicano cosa stanno trascurando.
Gli effetti secondari ci mettono poco a diventare
mortali...

La seconda cosa da badare con attenzione è quanto la


fottuta struttura secondaria o arcareccio maltratti sul
punto la struttura principale. E quanto possono
variare i carichi che trasmette? Trasmette magari
momenti flettenti o torcenti che la magnifica asta,
adatta solo a sforzi di trazione o di compressione, non
riuscirà ad assorbire?

La terza cosa sono ovviamente, parlando di strutture


in acciaio, le dilatazioni termiche. Che non sono “
impedibili”...vanno ( come le donne ...) assecondate.

Ma perché le strutture reticolari vengono spesso di sotto?

Una prima risposta è contenuta nelle avvertenza


precedenti, ma ce n'è una seconda ancora più
importante: le strutture reticolari non hanno nessuna
riserva di resistenza, che invece altri tipi di strutture
hanno in abbondanza, come sa bene chi ha provato a
demolire un solaio, che continuerà a stare su con
l'ultimo tondino.
Le strutture reticolari no. Voi sbagliate l'analisi dei
carichi superando gli ordinari coefficienti di sicurezza

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( che col carico di punta sono particolarmente


problematici ) e la struttura viene di sotto.
Neve, vento. State attenti alle tabelle dei carichi che
vanno bene dovunque; aggiornatele sul posto,
chiedete in giro, non abbiate paura a imporvi nella
prudenza. Non lo sappiamo a priori quanto può
nevicare o che vento può fischiare. Lo dobbiamo
scoprire sul posto. Ricordate che gli strutturalisti non
possono sbagliare: se ne accorgono tutti!

Grandi, grandi sempre più grandi.

La magnificenza di comportamento delle reticolari ha


spinto i progettisti, sopratutto gli architetti, ha
pensarne di sempre più grandi. Hurrà, naturalmente,
non mettiamo limiti. Ma ricordiamoci che le grandi,
grandi strutture moltiplicano con legge cubica tutte le
cose e i rischi che ho ricordato. Le grandi coperture, le
ardite pensiline, le magnifica travate Vierendel da un
lato all'altro del fiume sono pronte a farvi fare la
figura dello stronzo. A voi, o strutturalisti, perché
l'architetto, lui è un creativo...

Ma come le dimensiono le aste?

Le strutture reticolari piane sono isostatiche. Voi


rompete la struttura in un'asta e sostituiteci la forza, di
trazione o di compressione, necessaria per tenere in
equilibrio tutta la trave a sinistra dello sbrego
( compresa la reazione all'appoggio ). E voilà.
Calcolare una capriatina voleva dire spappolarsi le

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palle con ore e ore di questo giochetto. Voi


adoperatelo solo per il dimensionamento di massima
se il programma non fa tutto da sé , quando avete dato
geometria e profilati. Per una dimensionatina di
massima la darei. Se no vi trovate con mostri
reticolari...
E se sono tridimensionali? A occhio...e poi lasciate fare
al programma di calcolo.
Un'altra cosa da ricordarsi progettando reticolari è che
poi vanno montate. Non si montano da sé. Ci
vogliono gli omini che con le chiavi inglesi le montano
o sparano chiodi o rivettano.
Accertatevi che siano montabili!
( da dove viene questa nota? Dall'esperienza...)

Le tensostrutture.

Non sono certo le strutture più frequenti che capitino


nella pratica professionale. Però sono strutture
magnifiche, sopratutto perché consentono cose fattibili
solo con esse. Del resto, pensate ai ponti strallati o a
certe coperture a vela, di immense dimensioni.

Dio benedica il cavo!

Perché il cavo , tirante, trefolo in trazione non ti frega


mai, lui. E solo teso, il materiale lo conosciamo bene,
la sezione o le sezioni se sono cavi composti, anche.
Impossibile sbagliare, se uno non sbaglia le divisioni.

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Non è un caso se le più grandi strutture, i ponti


strallati, sono tensostrutture. E se fate mente locale
trovate tensostrutture grandi medie o piccole usate
ovunque, ovviamente per le coperture.
Ma, ma, ma....
La tensostruttura ti frega dove non te lo aspetti.
Perché si crede, erroneamente, che il cuore della
tensostruttura sia il cavo. Invece no; sono gli
ancoraggi e il sistema di ancoraggio. Quando ancorate
la tensostruttura l'angelica forma ridiventa pedestre
come la più sfigate delle coperture usuali. Dunque,
occhio agli ancoraggi, alle fondazioni degli ancoraggi,
ai dispositivi di ancoraggio che lo sciocco delega, tanto
che saranno mai. Invece sono, eccome! E ci trovate
dentro tutti i problemi della scienza delle costruzioni.
E tutti i guai che sottovalutare il problema si porta
dietro.

Non ha effetti secondari se non la dilatazione termica,


quando si siano correttamente calcolati e realizzati i
punti di ammarro ( che sono le “ fondazioni aeree”
della struttura puramente tesa )
Vi potete sbizzarrire voi e anche l'architetto.
Naturalmente va ricordato che anche la tensostruttura
finisce per agganciarsi al terreno. Tra cavo e terreno
c'è un elemento strutturale interconnesso. Non sarà
solo teso e andrà studiato con accortezza altrimenti la
vela si affloscia...
In linea generale sarà possibile evitare che
intervengano momenti, ma non pressoflessioni...
Insomma, studiatela TUTTA la tensostruttura!

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Perché la tensostruttura, onesta onesta, ti frega dove


meno te lo aspetti!

Lastre, cupole e serbatoi.

Alla larga battello!

Detto elbano che invita il battello a girare alla larga


dagli scogli. E lastre, cupole e serbatoi li cito solo per
dovere di completezza. Eviterei, nella pratica
professionale corrente, di cimentarmi in cose così
anche perché ne capita una ogni cinque anni. Servono
specialisti e anche programmi specialistici di calcolo.
Comunque, vediamoli per cenni.

Lastre

Può capitare una lastra, che è una struttura piana a


funzionamento bidirezionale ( altrimenti è un banale
solaio ) .
Intanto, se un lato è significativamente più lungo
dell'altro si trascura a favore della sicurezza l'apporto
dei lati corti e arrivederci. Non è elegante ma
insomma...
Se il lati sono comparabili trascurare diventa un furto.
E certe volte serve proprio l'apporto delle fibre nella
seconda direzione.
Per un dimensionamento di estrema massima si può
adoperare il procedimento di assegnare alle fibre
secondo X e secondo Y una percentuale di carico

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proporzionale inverso alle rispettive luci. Quelle più


corte si beccano più carico. O dividere la lastra in un
reticolo e poi , per tentativi, calcolare gli abbassamenti
in mezzeria e imporre la congruenza, cioè
l'uguaglianza degli abbassamenti. Però intervengono
anche i momenti torcenti di sostegno e qui l'affare si
ingrossa...
Vediamo comunque meglio, perché le lastre fanno
comodo per levarsi d'impaccio in certe situazioni in
cui gli ordinari solai non ce la fanno; per esempio in
presenza di grandi sovraccarichi come capita con
biblioteche, autorimesse per mezzi pesanti, depositi.
Credo che si sia capito che una lastra lavora sulle due
direzioni ( e questo presuppone la stessa “ qualità” in
una direzione e nell'altra, ad esempio cemento
armato per entrambe ) e dunque una striscia “ aiuta”
l'altra. Naturalmente operano insieme, ma pensare che
ci sia una striscia principale e una secondaria aiuta a
vedere il funzionamento.
E' facile capire che se una striscia ha una luce molto
maggiore dell'altra, cioè il rapporto a/b ( con a la
principale e b la secondaria ) è molto piccolo, l'aiuto di
b sarà molto basso, fino a diventare trascurabile e
avremo un solaio ordinario fatto di strisce a. Se è così
non conviene la lastra e conviene ricorrere ad un
solaio ordinario che è molto più leggero di una lastra.
Una qualche non trascurabile influenza ce l'hanno
anche i vincoli di bordo lastra, che sono i soliti:
incastro perfetto, appoggio perfetto e tutte le
sfumature tra le due situazioni.
Nel Santarella , mitico manualetto del c.a., trovate

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lastre in c.a già calcolate e in diverse condizioni di


vincolo.
Un impiego quasi automatico della lastra avviene
quando il solaio da realizzare è molto irregolare, con
una varietà di luci.
La lastra aiuta!
Calcolo e verifica partono dal principio che le due
strisce che considerate devono alla fine essere
congruenti, cioè abbassarsi nella stessa misura. Questa
imposizione nelle deformazioni determina le
sollecitazioni sulla struttura. Tenete d'occhio anche gli
effetti torcenti.

Tralicci piani.

Una struttura piana a funzionamento bidimensionale


è molto interessante anche per graticci piuttosto che
per lastre piene.
Un graticcio, per esempio in legno o in acciaio, è una
struttura molto interessante, se i travetti non hanno
luci troppo diverse.
Bello il traliccio cinquecentesco in cui un travetto si
appoggia ad un altro.
Divertitevi a calcolarlo.... e poi fate travetti di buona
sezione rispetto alla luce e molto, molto ben collegati.
Ma chi l'ha detto che non si possono dimensionare le
strutture, quelle di funzionamento chiaro, a occhio?
Basta avercelo, l'occhio!

Serbatoi, ma a spanne.

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Qualche volta capita di progettare serbatoi, di solito


cilindrici. Avranno una lastra per base, un coperchio
senza problemi e una parete che è una struttura a
doppia curvatura, ma semplice. Potete cavarvela per
un primo dimensionamento, per poi affidare tutto al
computer, trascurando la collaborazione tra le
curvature, e cioè o dimensionando la parete come se
fosse una mensola a cui la cerchiatura dà una bella
mano, o dimensionando la cerchiatura come se non ci
fosse nessun effetto di mensola. Non è che si sbagli di
molto e se non avete il programma andate così. Poi
affinate i dimensionamenti. Sto pensando
evidentemente al calcestruzzo armato. L'acciaio
semplifica MOLTO la vita. E' difficile sbagliare se non
si è troppo tirchi sugli spessori... e in quel caso al
massimo si imbozza, cioè fa delle antiestetiche
pancette locali. Ma non si rompe di sicuro!

Cupole, vele a doppia curvatura e non semplici.

Avete presente l'auditorim di Melburne o la Chiesa


sull'autostrada di Michelucci? Beh, quelle!
Oggi aiutano i computer. Non vedo grandi
applicazioni pratiche di queste strutture a doppia
curvatura che servono più che altro a fare belle figure
architettoniche. E' comunque molto raro trovarsele tra
i piedi nella pratica ordinaria. Mai vi capitasse: un
buon programma di calcolo, con un dimensionamento
iniziale tutto basato sulla possibilità di dividere la

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cupola o vela in strisce collaboranti. Il resto


inventatelo!

Le strutture prefabbricate.

Nel 1965, quando cominciai questo mestiere, nessuno


parlava di strutture prefabbricate a livello di
professione spicciola. I prefabbricati esistevano già,
ma non avevano nessuna significativa diffusione e
riguardavano piccoli edifici. Si faceva tutto in cantiere
e se qualcosa si pre-fabbricava, cioè si fabbricava per
poi assemblarlo o montarlo, la realizzazione avveniva
a piè d'opera, e cioè in cantiere.
Poi comparvero i travetti prefabbricati in laterizio per
la realizzazione di solai. Sorpresa e sconcerto, perché
fino ad allora i solai si costruivano accostando le
pignatte su sterminati tavolati, e poi armando i travetti
e gettando.
Naturalmente si considerò ben presto che si potevano
anche prefabbricare pannelli di solaio, con intradosso
in soletta in calcestruzzo invece che in cotto. Ma
allora, perché le travi no? E i pilastri? Partì una
smodata ricerca di strutture prefabbricabili e ne
uscirono di tutti i tipi, non sempre con un provato
vantaggio su strutture realizzate in cantiere. Dove la
prefabbricazione si è affermata è nelle coperture di
edifici industriali, con l'impiego di calcestruzzo
armato precompresso, come i copponi SilberKhul

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che è l'ingegnere tedesco che ne detiene il brevetto.


In Italia comparvero agli inizi degli anni 70 e sono
membrature in calcestruzzo armato precompresso a
doppia curvatura, prefabbricati, che garantiscono una
fantastica luce nel capannone. Oppure le belle
coperture della Baraclit, di grande intelligenza. E
anche l'appunto i semilavorati come i pannelli di
solaio, con gioia delle foreste d'abete infine usate per
scopi più nobili....
Oggi è obbligatorio vedere cosa offre la
prefabbricazione. Tenetevi informati; di solito un buon
prefabbricato è migliore e più affidabile ( anche meno
costoso? Mah....) del corrispondente eseguito in
cantiere.
L'impiego di membrature strutturali prefabbricate
come travi semilavorate o pilastri pone
immediatamente il problema dei collegamenti di
assemblaggio. Attenzione! E' inutile che il
prefabbricatore certifichi che i suoi pilastri sono
adamantini, se poi vengono immorsati in plinti o travi
di fondazione di cacca...
Organismo strutturale! Organismo strutturale! E'
inutile avere grandi muscoli e un cuore malato!
Un'altra difficoltà che vedo è come una membratura
prefabbricata si relazioni con il vostro programma di
calcolo. Qualche fornitore di prefabbricati aggira il
problema calcolando lui le strutture e questo è
sempre vero per gli elementi di solaio. Attenzione!
Riguardate i calcoli. Siete sempre voi il Direttore dei
lavori!

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CAP.7-I materiali.

I materiali li dividiamo in due gruppi: quelli semplici,


( che poi tanto semplici non sono ) e quelli composti.
I materiali semplici con cui ho avuto a che fare sono il
legno, l'acciaio, l'alluminio, la pietra, il cotto.
Quelli composti sono il calcestruzzo, i compositi in
legno, i compositi al carbonio.

Vediamo i materiali semplici

Il Legno.

Magnifico, adorabile, delizioso legno. Morbido,


profumato, di insospettabili capacità, lavorabile con
poca forza e strumenti semplici. Se lo conosci, anche
affidabile.
Ci si fa tutto: travi, travetti, solai, pareti. Edifici
scatolari antisismici, leggeri, che galleggiano sul
terremoto piuttosto che tentare di resistergli.
I dimensionamenti devono tenere conto che i valori
delle tensioni ammissibili tabellati tengono già conto
di un fattore di sicurezza 6. Se non vi fidate, vedetevi
le tensioni a rottura e applicate voi il coefficiente che
vi convince, anche in funzione del legno che avete
sottomano. Perché, sia gloria alla fantasia della
Natura, ci sono molti tipi di legno, ma anche legni
dello stesso tipo sono sempre diversi. C'è larice e
rovere, ma ogni rovere è cosa a sé.

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Signori architetti, non dimensionate le travi “ a


occhio” , con la regola “...mi pare che basti un 27x20 ma
per essere tranquilli mettiamoci un 35x25...”
Brutti quei solai e quei tetti coi travoni su luci corte...
Ricordatevi che il legno brucia se non è
adeguatamente trattato.
Non spaventatevi delle fessurazioni longitudinali, a
meno non siano enormi e passanti; il legno segna,
flette, ritira, si gonfia...E' cosa viva!
Il legno prima di mollare si deforma in un modo tale (
se non è marcio. Fate la prova: martellateci un chiodo)
da avvertire anche il più tonto dei tecnici.

L'acciaio.

L'acciaio è il più studiato e certificato materiale


esistente. E' artificiale e dunque certificabile da chi lo
fa. Può essere prodotto con caratteristiche diverse per i
diversi usi.
Cominciate con lo studiarvi i diversi tipi di acciaio per
le costruzioni, le tensioni di rottura e quelle
ammissibili. Non è vero che un tipo vale l'altro; hanno
ciascuno un campo di applicazione. Capite bene il
fenomeno dello snervamento. Al crescere della
sollecitazione l'elemento in acciaio si deforma
lentamente, punta i piedi, non vuol cedere...ma poi
molla, si allunga molto anche per piccolissimi aumenti
della sollecitazione e poi si rompe.
Non riuscirete MAI a rompere una trave in acciaio.
Però, se sbagliate i conti, ne determinerete delle

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deformazioni così grandi da cancellare la sua utilità e


pertanto si fessureranno pareti, pavimenti e
rivestimenti, svirgoleranno pilastri fino al collasso e
accartocciamento, le porte e le finestre non si
apriranno più...
E sarà solo e unicamente colpa vostra. L'acciaio non
tradisce.
Dal drammatico quadro qui sopra se ne deduce che la
cosa da tener d'occhio nelle strutture in acciaio non
sono le tensioni ma le deformazioni. Ai miei tempi
cosa seccantissima perché i procedimenti di calcolo
delle deformazioni sono molto più complessi di quelli
che portano alle sollecitazioni. Ma oggi ci sono gli
elaboratori, i calcolatori.
Uno degli impieghi maggiori dell'acciaio nelle
costruzioni è la produzione di barre per armare il
calcestruzzo; i così detti tondini. Ci tornerò sopra
quando parlerò del calcestruzzo armato ma già qui
voglio dire di adoperare acciai di produzione
nazionale e certificati, perché gira un po' di tutto di in
certa qualità. Attenzione! Se una struttura in c.a.
molla, daranno la colpa a voi! Non potrete accampare
scuse del tipo “ ma io credevo che...”
Studiate con cura le tabelle dei profilati in acciaio. Per
le sezioni più correnti sono indicati i momenti di
inerzia e i pesi propri; sono tabellazioni fornite da chi
vi vende l'acciaio. Vi copaiono anche profili chiusi a
tubo, a sezione circolare ma anche quadrata. Studiate
quale è il profilo più adatto per il problema da
risolvere, senza sbatterci un grosso profilo. Se dopo
aver calcolato mezza giornata “sentite” che ci vuole un

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profilo più grosso, cambiate mestiere.


Naturalmente le sezioni giuste per lavorare a trazione
non sono le stesse che lavorano bene a compressione.
Ricordatevelo quando dimensionate le strutture
reticolari, senza mettere le aste tutte uguali. Le più
grosse, per fare prima.
Farsi pagare bene, sì, ma guadagnarsi la pagnotta! E se
non vogliono pagarvi quello che chiedete cambiate
cliente, non è degno di voi. Meglio passare i
pomeriggi in santa pace che lavorare per tre euro e
fare figure di merda..Perché in cantiere se ne
accorgono tutti che avete abborracciato i calcoli.

L'alluminio.

Lavorare con l'alluminio per un ingegnere civile,


architetto o geometra è cosa rara. A me è capitato
pochissime volte e pertanto ne so poco. E' leggero, si
salda male e è meglio rivettare che saldare. Non è un
campione di resistenza.
Però, quel peso così basso, che tentazione...
Costa al kg. quanto l'acciaio ma naturalmente ce ne
vuole molto di più a parità di sollecitazioni...

Il cotto.

L'argilla cotta, che invenzione! Il mattone. Ci hanno


costruito immense mura e città, ponti stupendi e
stupefacenti volte. Guardatevi intorno.
Però, però, però...La muratura non resiste ovviamente
a trazione per cui o funziona a compressione pura e

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semplice, in pilastri e murature verticali, o dovete


adoperare “ il concio” nella geometria della volta o
dell'arco, che funzionano a compressione, sì , finché
possono e poi vengono di sotto senza una fessura,
senza un avviso. Di schianto.
Ho visto volte appena appena segnate, archi con
modestissimi segni di malessere. Ma capaci di tornare
il giorno dopo e trovare una montagna di calcinacci.
Portate rispetto al mattone, all'arco in conci e alla
volta, sopratutto alla volta. Che è permalosa, se la
prende appena modificate qualcosa, una buchetta, una
manomissione che a voi pare di poco conto e quella,
sbrammm!
Mi chiamarono per un crollo notturno di una volta
ottocentesca micidialmente costruita con pianelle
basse, di discreta luce e poi ben caricata dalla caldana
a pareggiare. E infine sollecitata da una bella libreria
ma all'intradosso tutta decorata a festoni di gesso.
Una mina innescata che quella notte, per fortuna
senza vittime, venne giù.
Nemico del cotto è ovviamente il terremoto.
Non insisto, si capisce da sé.

La pietra.

Potrei ripetere pari pari quello che ho scritto per il


cotto, con una differenza: che il cotto è sempre
pressappoco uguale e capace delle medesime
prestazioni. La pietra no. La pietra, come il legno, è un
inimitabile ( anche se ci hanno provato...) prodotto
naturale e esistono infinite “ pietre”.

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Belle! Adoperatele, studiatevele. Considerate che


alcune , come l'alberese, sono eterne anche all'esterno
ma altre, come la pietra serena, possono sgranarsi ai
primi geli. Ma anche no, perché di pietra serena ce ne
sono molti tipi.
Appassionante universo!

E ora vediamo I materiali composti

Quella ….trovata del calcestruzzo armato.

Io ho dimensionato e calcolato sopratutto strutture di


cemento armato ma non grandi strutture. Anzi, il
corso di “grandi strutture” , che poi erano i ponti, non
l'ho neanche seguito. Sono, a scusante, un ingegnere
idraulico e ho visto più dighe che ponti. Ho progettato
strutture intelaiate multipiano, strutture particolari
quali quelle degli stadi, qualche serbatoi, lastre,
dighette, gallerie. Ogni struttura ha sempre avuto un
elemento, una membratura, un'asta, una trave che mi
preoccuparono per mesi. Tendevo a
sottodimensionare perché odio le strutture goffe. Una
volta un impresario, che capitò mentre stavamo per
gettare le travi nello spessore del solaio di copertura,
mi intimò di allargarle, perché lui aveva paura. Mi
rifiutai. La copertura è sempre lì.
Dunque, i pregi del cemento armato: uno solo, lo
sanno fare tutti. La verità degli anni Sessanta, che sta
cambiando con molta lentezza, era che c'erano venti
imprese in grado di armare e gettare passabilmente
una trave in cemento armato. E una sola che sapesse

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di carpenteria metallica, tagliare, saldare, imbullonare,


rivettare e sopratutto che costruisse con la precisione
del millimetro e non con quella del centimetro. E
allora sotto col c.a. , materiale povero con
quell'impasto di sabbia ghiaia acqua e legante che
avevano inventato i romani ( il betumiun ) e quel po' di
ferruccio nella parte tesa, che aveva inventato invece
un giardiniere parigino, Joseph Monier, per armare la
parte tesa dei vasi da fiori...
Però con la sua plasticità e la pazienza dei ferraioli a
realizzare le armature e degli ingegneri a concepirle e
dimensionarle consentiva di fare tutto, poveramente,
brutalmente. E così fu ed è stato.
Ma resta un materiale di merda. Intanto, pesa, oh se
pesa! Poi è del tutto insicuro, perché se del tondino ti
puoi fidare abbastanza, non sai mai cosa il cantiere
getta in cassaforma. Sono stati fatti accuratissimi studi
per giudicare la tipologia dell'impasto...in laboratorio.
In cantiere il progettista è in mano al capocantiere
proprio come il direttore dei lavori. Ve lo auguro, il
capocantiere e i suoi, onesto e capace.
Perché se è un cialtrone aggiungerà acqua a gogò
appena si accorgerà che un getto più denso non
penetra fra le armature o adopererà inerti come
vengono, anche grossi, perché le pezzature piccole
sono finite. Perché la sabbia sarà piena di terra, il
cemento in sacchi avrà tirato l'umido ecc.ecc.
Sorridete perché pensate a moderne centraline di
betonaggio, raffinatissime, in cantiere; non cambia
nulla. Allora calcestruzzo preconfezionato, che è
garantito...quando parte dall'impianto. Perché se

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l'autista trova un intoppo comincia a scaricare acqua


nell'impasto da un gigantesco serbatoio che ha proprio
sul capo. Che avete chiesto? Rck350? Col c....!
Una nota: ai miei tempi le resistenze erano tre o
quattro, si esprimevano in kg/cmq, rompendo un
cubo. Oggi si esprimono in newton/mmq, sono 18! Si
rompono sia cubetti sia cilindri. Ma sopratutto,
sfere....le nostre!
Altri difetti del c.a sono il ritiro e il fluage. Potete
vedervi la letteratura specifica. Per quanto mi
riguarda significa ricevere due anni dopo il collaudo
della struttura una telefonatina all'ora di cena: ma che
è sicuro d'avere fatto bene i conti? Perché qui si sta
spaccando TUTTO! Ci sono crepe da non credersi! E'
tutto lesionato! Venga a vedere! E di come salvare le
penne parleremo più avanti.

Abbiamo visto qualche trappola legata al calcestruzzo.


Parlo ora delle notevoli trappole legate al “ tondino”.
Quando cominciò l'alluvione dei tondini coreani,
cinesi e di ogni dove, presi a scrivere sulle specifiche
tecniche di progetto “ tondino da acciaieria
nazionale”. Ora non so neanche se in Italia si fa ancora
tondino, ma comunque sia ricordate che a quel filo ci
siete appesi voi per le palle. Chiedete, esigete,
controllate i certificati e la provenienza. Diranno che
siete dei rompicoglioni? Sì, ma col culo coperto!
Le squadre di carpentieri e ferraioli italiane, ma ora
immagino anche albanesi o rumene, sono
generalmente affidabili, sopratutto se c'è un buon
caposquadra d'esperienza. Ma non vi fidate. Dedicate

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un po' del vostro prezioso tempo per piombare in


cantiere e controllare cosa stanno combinando. Non
state a guardarli lavorare, diventano di colpo
diligentissimi. Arrivate all'improvviso, chiedete i
disegni delle armature ( generalmente stropicciati,
sporchi di ruggine e morchia, tenuti sotto qualcosa ) e
fatevi spiegare dal capo COSA stanno piegando.
Piegando per modo di dire; i ferri piegati vengono
usati sempre meno perché oggi è la mano d'opera che
costa e non il materiale; esattamente il contrario di
cinquant'anni fa.
Però si deve ancora armare contro il taglio...
Le tendenze di giudizio anche dei ferraioli migliori
sono le seguenti:
1- Gli ingegneri sono notoriamente delle teste di ...rapa ,
paurosi e armano sempre troppo.
2-Vorrei vedere il ...rapone che ci ha messo quattordici ferri
del 18, a farci passare il calcestruzzo. Io ne leverei cinque o
sei, oppure li mettiamo nel mezzo della trave. Sempre ferro
è!
3-Ma dove si sono mai viste tante staffe così?
4-Ma che allunghi la staffa! Basta un pezzetto di presa,
tanto è ferro costolato, mica liscio.
5-Che ha detto di fare? Gli UNCINI ai ferri di ripresa dei
pilastri, se no chi ci casca sopra si infila? Ma che vada a
cag.....! Ma noi si deve produrre! Gli uncini!
6-Perché i ferri non possono troncarsi a fine trave? Che mi
significa questa squadra?
7-S' ha furia, s' ha furia!

Il punto 7 è fonte di grandissimi guai. Nei cantieri ne

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ammazza tanti proprio la fretta di finire e consegnare.


E' una vergogna e il direttore dei lavori è del tutto
impotente. Può dimettersi, naturalmente.
Succede anche che in cantiere i ferri si montano,
perché arrivano già pronti secondo i disegni, in fasci.
Ci sono ditte specializzate e ormai numerose che lo
forniscono.
Il problema sono i cartellini. Se i fasci di ferri escono
dall'officina di sagomatura e poi vengono sbattuti a
destra e a manca, quando arrivano in cantiere hanno
perso i cartellini e nessuno può collegare un fascio di
ferri ad un disegno. Verranno montati a caso,
integrati, rappezzati.
Mi auguro che la tecnica dei cartellini abbia fatto passi
avanti...
Riepilogo le trappole del cemento armato:

1-Calcestruzzo realizzato male:


1.1-perché le dosi dei componenti non sono quelle
giuste neanche in betoniera.
1-2-perché la composizione dell'impasto viene alterata
prima del getto, per vari motivi tra cui il trasporto dai
cantieri di betonaggio.
1-3-perché vengono impiegati componenti del getto
non corretti: ghiaia e sabbia sporche e terrose, cemento
di caratteristiche inferiori a quelle richieste nel
progetto, acqua di forte salinità o comunque
inquinata.
1-4 -perché le dimensioni degli inerti, ghiaia e sabbia,
non sono quelle giuste.
1-5-perché il calcestruzzo viene vibrato troppo,con la

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conseguenza di separare la frazione liquida da quella


solida.
1-6-perché il capocantiere è una testa di ca.
1-7-perché l'impresario è un ladro o un camorrista.

2-Difetti dell'acciaio:
2-1-Ha resistenza inferiore quella indicata sui
certificati.
2-2-Ha discontinuità di resistenza lungo le barre.
2-3-Non ha la duttilità ( capacità di subire
allungamenti senza snervarsi subito: importante! )
dichiarata nei certificati.
Adoperate acciai nazionali, se ne fanno ancora!

Cemento armato precompresso.

Bel miglioramento rispetto al cemento armato ad


armatura lenta. Qui l'armatura viene stirata in modo
che, provando a rilasciarsi, comprima il calcestruzzo.
Ma lo comprime al contrario di come la trave lavorerà;
comprime le fibre inferiori e tende le superiori.
Quando i carichi cominciano ad agire, prima devono
rimangiarsi la precompressione e poi cominciare a far
lavorare il calcestruzzo come deve.
Ci sono travetti precompressi per solaio, travi
precompresse prefabbricate e enormi strutture
precompresse in cui i cavi viaggiano in tubi propri
senza imparentarsi col calcestruzzo e azionano testate
in acciaio.
Tra le molte proprietà positive il calcestruzzo ne ha
due che sottolineo:

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-se rimane anche poca precompressione nelle fibre


inferiori l'acciaio non può essere più raggiunto da
elementi aggressivi, fumi, vapori acidi e cavoli vari.
-se c'è qualcosa che non va nella qualità del
calcestruzzo ce ne accorgiamo immediatamente nella
fase di precompressione. Per esempio se il
calcestruzzo è fatto male, collassa alla
precompressione.

Materiali composti con fibre di carbonio.

Le fibre di carbonio sono fibre che hanno una enorme


resistenza alla trazione e nessuna resistenza alla
compressione. Essendo fibre hanno bisogno di un
supporto che le tenga in forma, che realizzi il
manufatto che vogliamo ( automobile, barca a vela,
travata ).
Nelle costruzioni le ho adoperate per rinforzare travi
in legno i in calcestruzzo, applicandole dove e come
conveniva, e naturalmente bisogna sapere dove e
come. Funzionano benissimo nella cerchiatura esterna
dei pilastri, invece di adoperare le goffe protesi in
acciaio.
Occorre ricordare sempre che lo scopo di rinforzare
una struttura si ottiene solo se il substrato su cui opera
la fibra è capace di reggere le tensioni che gli trasmette
la fibra. Meglio vanno le cose per rinforzi ad anello.
L'argomento è di enorme importanza per il
miglioramento di strutture tradizionali in muratura in
zone sismiche.
Tecnologia e protocolli non sono ancora diffusi ma lo

89
pagina n.90 440252_LAVORATO.pdf

saranno presto. Segnalo in questo campo l'impegno di


AMV, la softerhouse di Ronchi dei Legionari di cui ho
già parlato, che ha un programma di verifica delle
murature ( MasterMuri ) che è un modulo integrativo
di Mastersap.
Mastersap è un programma per modellazione e
analisi delle strutture sia in acciaio che i cemento
armato.
Ne scrivo volentieri perché, subito dopo dei piccoli
programmi di verifica del Prof. Capurso, che
corredavano il Commodore che mi ero comprato, mi
imbattei nel AMV Mastersap del 1980. Programma
fottutissimo e pochissimo friendly , dove non si
facevano sconti alla teoria, e pochissimi sconti anche ai
prezzi. Ma che potenza, che intelligenza! Girava sul
primo computer Windos, il 257, che costava l'ira di
Dio ma a servizio di Mastersap macinava strutture su
strutture. Poi , aggiornamento dopo aggiornamento,
sono arrivato all'edizione che ti pesava anche l'acciaio
delle armature.
Oggi AMV Mastersap è ancora all'avanguardia del
software per ingegneria civile....ma io sono in
pensione.

Compositi di legno, compensati, multistrati e travi


lamellari.

Ho già scritto di quanto ami il legno come materiale


da costruzione, anche perché non ci si possono
costruire grattacieli e altre barbarie del genere.
Il legno però ha un difetto: la sua resistenza è

90
pagina n.91 440252_LAVORATO.pdf

monodirezionale, nel senso delle fibre. Ancora: sotto


carico le fibre tese tendono a distaccarsi una dall'altra
e si formano quelle fessurazioni lungo l'asse della
trave, di sicuro brutte a vedersi e , se troppo profonde,
anche pericolose.
Nel Belluzzi c'è un bel paragrafino dove si confronta
il comportamento di tre tavole sovrapposte e slegate e
tre tavole soprapposte ma collegate con pernetti
verticali. Vedetevelo, capirete tutto sul legno ma anche
sui compositi del legno. Incrociando le fibre si elimina
la monodirezionalità della resistenza; incollando più
lamelle di legno si ottengono travi molto più resistenti
di quelle naturali, ma altrettanto leggere.
Bello, bello il multistrato di legno e le travi lamellari!

91
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CAP.8-I terreni di fondazione

Quando cominciai a lavorare il “geologo” era un


laureato che si interessava di sinclinali e anticlinali. I
problemi di fondazione e dei terreno di fondazione,
per lo meno sugli ordinari lavori, erano esclusiva
pertinenza dell'ingegnere.
I tempi cambiano, i tempi evolvono, ma attenzione
alla insostenibile leggerezza del geologo, oggi
presenza obbligatoria nella progettazione.
Perché, insieme a seri professionisti pronti ad una vera
collaborazione ci sono anche geologi che rifilano venti
pagine di informazioni sul pianeta Terra e una pagina
sul vostro terreno di fondazione, dove comparirà la
fatale formuletta “...e si ritiene pertanto che il terreno di
fondazione possa avere una portanza utile di ... kg/cmq...”
Al posto dei puntini c'è un numeretto, che
determinerà le dimensioni e la sicurezza della parte
più difficile e maligna di una costruzione, che sono
per l'appunto le fondazioni.
Non vi fidate. Seguite con cura gli scavi di fondazione,
guardatevi le terre, la regimazione delle acque, la
stabilità dei versanti. Annusate, pestate, valutate.
Ricordo ancora con gran gusto un fattarello che mi
capitò come componente della commissione di un
paese dell'Appennino , che non nominerò. Doveva
nascere in montagna e a mezza costa un grande
ampliamento di una modesta stazione di
imbottigliamento di un'acqua minerale, onore e vanto
del posto. Tutta la commissione edilizia fece una

92
pagina n.93 440252_LAVORATO.pdf

ispezione sul cantiere appena cominciato, e mentre si


discuteva di impatto paesaggistico io mi guardavo
quei morbidi mammelloni, questi prati in pendenza
che si concludevano con una rotonda e più ripida
pendice. Presi da parte uno dei promotori dell'opera e
gli dissi: “non è che state costruendo su una testa di
frana, vero? “
“ma no, ma no, che dice...Abbiamo tre geologi...”

Tre mesi dopo il grande capannone in costruzione


scivolò due metri verso valle, e tranciò il cavo
telefonico transappenninico tra l'Italia di sopra e
l'Italia di sotto, causando uno spaventoso casino. Le
risate!

La famiglia argillosa.

Si riconosce bene, rossiccia, grigiastra o nera, untuosa,


traditrice, dura come il sasso asciutta e pura cacca una
volta bagnata.
Ahi, ahi, ahi. L'argilla, proprio per la diversa portanza
che ha se è asciutta o bagnata, può combinare scherzi
non da poco. Racconto un altro fattarello. Mi chiama
mia madre, che abitava in una casina di 75 mq a un
piano, il piano terra, con un solaio di soffitta e il tetto.
Costruita nei primi anni Cinquanta, ha un vespaio
sotto il solaio del piano terra e belle fondazioni
continue gettati non armate, ma larghe.
Mamma mi mostra una bella crepa del muro di
facciata che va da mezza porta di ingresso fino a terra.
Ci poteva passare un fiammifero svedese, niente di “

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pagina n.94 440252_LAVORATO.pdf

capillare”.
“Ci vorrebbe un ingegnere”, mi fa mamma che
evidentemente mi vedeva ancora piccino. Guardo qui
e lì e mi accorgo che un pluviale di scarico delle acqua
del tetto se ne va sottoterra poco a sinistra della crepa.
Era successo che il pluviale perdeva e scaricava in
fondazione l'acqua del tetto. Ammollamento delle
argille e fessurazione. Sistemato il pluviale,
l'asciugarsi delle argille ha fatto sparire la fessura, che
non è più riapparsa.
Obbligate architetti e committenti a NON buttare
acqua in fondazione, sopratutto se il terreno è
argilloso e la fondazione non è una palificata ben
immorsata in argille sovraconsolidate o terreni di
buona portanza. E' vero che il palo regge anche per
attrito laterale, come sapete bene ( alcuni tipi di palo )
ma è bene che i pali non galleggino dentro potenze di
argille infradiciabili, se no quei pali finiscono per
essere più una disgrazia che un guadagno.

La famiglia sabbiosa.

Già molto meglio. Attenzione a fenomeni di riflusso


della sabbia ai lati della fondazione. Insomma, in
fondazione state larghi.
A Saragozza ( Facoltà di ingegneria di Bologna,
presso porta Saragozza, e per estensione.... ) ci
dicevano:
“in fondassione ci vuol bén della massa! “
( Ci insegnavano anche, nell'indirizzo idraulico, le due
leggi fondamentali dell'idraulica:

94
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“ L'acqua va alla bassa “ e “L'acqua non ha ossa” )


L'ho già detto? Beh, repetita iuvant!

La famiglia rocciosa.

Ma dove? Mai trovata!

Quel cavolo delle famiglie di mezzo.

Non crederete di trovare terreni di razza pura, vero?


C'è in giro tutto un bastardume che confonde le idee e
di qui viene l'utilità di un buon geologo, da prendere
amichevolmente sotto braccio e portare in cantiere a
vedere scavi, a fare prove penetrometriche e magari
carotaggi.
Presa confidenza, potrebbe presumere di dirvi come
fare muri di sostegno, fondazioni speciali e opere
ingegneristiche varie.
Fate finta di ascoltarlo ed evitate. I geologi di strutture
non capiscono NIENTE!

La stabilità dei versanti.

Segna, segnali, e domandare ai contadini.

Compito del geologo: giocarsi la reputazione su


questo problema. Ma se lavorate a mezza costa
guardate bene l'aspetto generale della pendice.
Potreste intravedere una paleofrana da una forma del
terreno o da un albero cresciuto storto. E chiedete ai
contadini, che sono lì da decenni: ma qui ce n'è di

95
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frane?

I tipi di fondazione.

Fondare che?

Intanto: per fondare che? E' ovvio che un serbatoio


non avrà le stesse fondazioni di una casa in linea.
Il “ fondare dove” lo abbiamo visto sopra. Il “fondare
cosa” dètta i tipi di fondazione che riassumo, perché le
conoscete bene, magari segnalando qualche trappola
non sempre evidenziata.

Fondazioni su pali.

Se avete a che fare con grandi carichi concentrati non


c'è che la soluzione delle fondazioni su pali nelle
diverse tipologie, trivellati e incamiciati, trivellati con
l'uso di bentonite, infissi e micropali. La fondazione su
pali ha tanti di quei vantaggi che a un certo punto
della carriera avevo pensato di adoperare solo quella.
E' rapida, pulita, lascia il terreno di cantiere libero...eh,
gran fondazione. Naturalmente si adopera come detto
per terreni molto cattivi e in questo caso può
corredare anche fondazioni nastriformi.

Le fondazioni continue o a travi rovesce

Collegano i pilatri in elevazione. Cercate di chiudere


sempre un perimetro con le travi continue in modo

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che la conformazione ad anello stabilizzi la pilastrata.


Naturalmente a pilastrate più cariche
corrisponderanno larghezze di trave più grande. Ma
non esagerate con questa regola, adottatela solo
quando ne vale davvero la pena perché gran bene fa
alla trave la continuità delle armature.
Ricordatevi che le travi rovesce lavorano anche a
flessione, Non fate travi troppo snelle che , se si
deformano troppo anche in regime elastico e di
sicurezza, potrebbero lesionare particolari
architettonici o di arredo come i fottuti pavimentoni
60x60 in klinker fragilissimo o rivestimenti da 300
euro al mq, firmati....

Platee di fondazione.

Importanti per terreni particolarmente cattivi e


quando non sia possibile o antieconomica la soluzione
su pali.
Devono essere correttamente dimensionate per non
risultare di spessore eccessivo per il peso proprio che
si portano dietro ma nemmeno troppo sottili perché
possono deformarsi tragicamente e perfino rischiare di
consentire il punzonamento dalle strutture in
elevazione. Questa storia del punzonamento non va
dimenticata. Ogni volta che avete un forte ( forte, eh...)
carico concentrato su una soletta comparativamente
sottile di calcestruzzo armato, verificate il
punzonamento.
Per i solai in laterizio armato il calcolo al
punzonamento è obbligatorio e normato.

97
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CAP. 9-Sottostrutture ovvero strutture


secondarie portate e ausiliare.

Controsoffitti: killer in agguato. Sì, proprio così. C'è


un motivo semplice: perché i controsoffitti non hanno
né padre né madre. Il primo architetto che passa
decide di montarne uno, quasi fosse un particolare
d'arredo. Ma è un arredo che può cascarti in capo e
ammazzarti.
Spesso sono montati dopo la fine dei lavori e
diventano responsabilità della ditta che li posa e del
collaudatore, poverino, se non è abbastanza sveglio da
accorgersene.
Poi ci sono controsoffitti in laterizio armato che
definiscono l'ambiente, ne diminuiscono il volume per
risparmiare volume scaldato e costruiti con la
struttura. Allora vanno calcolati e normati; dai
documenti di progetto deve risultare
chiarissimamente i carichi di esercizio e la tipologia.
Potrebbe succedere cosa successe in una fabbrica
vicino a Pontedera, quando fui chiamato per valutare
lo stato di un controsoffitto in laterizio armato che
chiudeva una volta di forte luce, anche questa in
laterizio armato. Mi infilai nel sottotetto e vidi i ferri a
compressione dei travetti sbuzzati dal getto, usciti
fuori per compressione e in evidente stato di pena.
Avvisai la proprietà che secondo me il controsoffitto
sarebbe venuto giù in pochi giorni. Non mi credettero,
ero il solo contro tre o quattro pareri rassicuranti.
Crollò tutto, per fortuna di notte e senza vittime, ma

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seppellendo centinaia di milioni di macchinari.


Un'altra volta esplorai come perito del tribunale un
elegante controsoffitto di doghe in acciaio colorato
leggerissime, sostenuto da vezzosi tiranti agganciati
alla copertura. Nell'intercapedine la ditta degli
impianti aveva lasciato l'ira di Dio di cose, tubi, lastre,
ritagli e cavoli vari. I tiranti si rifiutarono di sorreggere
la cialtronaggine e finì con una serie di teste rotte,
danni, causa e tribunale.
Altra struttura secondaria è quella, come la seconda
orditura di copertura, che si tende a sottovalutare
interessandosi accanitamente solo delle travi
principali in legno . Il legno, oh onesto materiale!, non
crolla di colpo ma si deforma, avverte , s'impancia e il
fesso calcolatore può rimediare perché non è bello
vivere sotto travetti nuovi incurvati per cui tutti
chiedono: ”ma cascano?”.
Infine parlo di controventi, che strutture secondarie
non sono di sicuro e anzi nelle strutture metalliche
sono importanti come i pilastri, ma che si tende a
dimenticare, sottostimandone l'importanza o anche
ritenendoli del tutto inutile. Errore!
Ne ho fatto anche io uno, in un fabbricato costruito
prima che Firenze fosse definita come zona sismica.
Mi piacevano le strutture sottili e così tenni su un
edificio in linea di 36 metri con una sequenza di setti,
larghi 25 cm, ogni sei metri.
Magnifica trovata, perché definivano i vani scala e bla
e bla. Ma non tenevano conto di azioni orizzontali
normali ai setti di origine sismica; non era
contemplato dalle norme. ( lo fu dal 1982 ). Ebbene in

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caso di terremoto molto serio ( ma dubito ne vengano


a Firenze ), potrebbero accasciarsi come le tessere del
domino...
Ebbene , la prima provvidenza da fare sarebbe di
montare controventi in acciaio normali ai setti ( e
simmetrici rispetto all'asse longitudinale del
fabbricato ) in modo da farli lavorare assieme.
Ricordatevi dei controventi! Sopratutto se avete pareti
alte e zampette sottili; non ci sono solo terremoti! C'è
anche il vento, che quando si incavola...

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Cap. 10. Dove in diavolo ci può mettere lo zampino.

Ho cercato di segnalarvi le trappole via via che


scrivevo. Ne aggiungo qualche altra , qua e là.

Le mensole in cemento armato.

Il fattarello dei balconi ruotanti dimostra la difficoltà


che ha il personale operativo a capire come funziona
una mensola in cemento armato. Leggessero e
attuassero i disegni, anche senza capire, non ci sarebbe
niente di male,: a ognuno il suo mestiere. Però basta
girare il disegno che la mensola presenta una
armatura del tutto sbagliata. Succede, succede.
Succede con balconi, gronde, nasi delle travi. Io alla
fine ho adottato la semplificazione affatto onerosa
oggi ( dove conta la manodopera e non il materiale )
di armare le mensole a staffe simmetriche si in zona
tesa che compressa, dove è possibile. Dormo meglio.

Le saldature.

Non sto a chiacchierare sull'importanza delle


saldature , che è ovvia . Meno ovvio è fidarsi del
saldatore. Chi è? Che esperienza ha?
Andate a vedervi i cordoni di saldatura. Sono
irregolari, fini e grossi a caso? Lo stesso cordone ha
spessori diversi? Ci sono scorie, cricche , frizzi e lazzi?
Rifare! E per strutture importanti ovviamente:
radiografie.

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I calcestruzzi che vengono da lontano.

E' difficile avere una centralina di betonaggio in


cantiere che potete controllare ad libitum. Sempre più
spesso i calcestruzzi vengono da lontane stazioni di
produzione. Vedete intanto quanto sono serie.
Chiedete ogni tanto, per terrorizzarli, i certificati dei
coni di Abrams e di rottura dei provini. Ma sopratutto
badate a che fa lo sciagurato alla guida della betoniera
di trasporto. Sul capo ha un enorme deposito d'acqua
che apre ogni volta che teme che il calcestruzzo si
indurisca troppo. Se il getto fa schifo, ve ne
accorgerete a opera finita, dai cubetti ( fare cubetti!
Veri cubetti! Ci si gioca il culetto! ) ed è tardi.

I tempi di disarmo.

M'ha sempre alluncinato l'accelerazione dei tempi di


costruzione nei cantieri moderni. Quando cominciai la
danza era un placido valzer. Oggi siamo al ballo rock.
E ne va di mezzo non solo la sicurezze del cantiere e
l'accuratezza delle operazioni ma tutte quelle necessità
che possono assorbire tempo senza restituire
produzione. L'esempio classico sono i tempi di
disarmo, che non sono solo quelli di eliminazione dei
sostegni alla struttura, ma anche quelli di disarmo di
spondine e pannelli. Nel secondo caso si rischia solo la
malorazione dei getti; nel primo rischiano
deformazioni inaccettabili, snervamento degli acciai e
persino crolli.

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Ci proveranno. Tenete duro!

Eh, ma io credevo...

In cantiere la manfrina non funziona. Sei il direttore


dei lavori? Allora rispondi di TUTTO. Non cercare di
riparti dietro il “ ma io credevo...” perché aggiungi al
danno la figura ( di merda...)

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pagina n.104 440252_LAVORATO.pdf

CAP.11-Un vasto campo di intervento.

Metto la cosa in fondo, perché, a differenza di quasi


tutto il resto, non è frutto di esperienza ma una
riflessione sul futuro. Il campo è quello, a cui ho
accennato, degli interventi su fabbricati esistenti per
migliorarne la risposta al sisma, ma anche quegli
interventi che dopo un terremoto deono rerstituire alle
strutture compromesse la propria funzionalità. Sto
pensando alla muratura, e in Italia abbiamo murature
di ogni tipo, da quelle romane a quelle medievali,
rinascimentali, barocche , ottocentesche e moderne,
magari in tufo. Le considerazioni però funzionano
anche per le strutture in cemento armato e anche di
queste ne abbiamo di ogni tipo, da quelle ben eseguite
ma sbagliate nel progetto a quelle benissimo
progettate ma realizzate dalla mafia o dalla
n'drangheta, o semplicemente da un impresario
disonesto.
Restano fuori le strutture in acciaio e le poche
completamente in legno.
Intervenire su una muratura esistente in zona davvero
sismica è un grosso problema. Ne sono un esempio le
così dette “cerchiature”. La cerchiatura è un
rafforzamento, in acciaio o in calcestruzzo, dei bordi
di una apertura in una muratura per compensare
l'indebolimento del sodo murario alle azioni sismiche
orizzontali. Normata, diversa per i vari tipi di
muratura, la cerchiatura si risolve nella messa in
opera di grandi profilati di acciaio o di forti elementi

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pagina n.105 440252_LAVORATO.pdf

in c.a. I conti tornano, ma solo se l'imparentamento


della cerchiatura con la muratura è accuraton e molto
buono, altrimenti il terremoto stacca la cerchiatura
dalla muratura e ne cancella l'efficacia.
Imparentare l'acciaio con la muratura è impossibile. Le
poche zancature sono totalmente inefficaci. Eppure
viene fatto, così la norma è rispettata ma l'efficacia
strutturale no. Servirebbero placcature di
collegamento. Peggio il calcestruzzo armato, che
presenta sezioni enormi, costringendo a demolizioni
altrettanto imponenti e richiede comunque placcature
di collegamento. Un'altra provvidenza adottata è la
realizzazione di un cordolo in c.a. sulle murature, al
momento di modificare o sostituire la copertura . Una
provvidenza che distribuisce meglio le azioni sismiche
su tutte le murature ( cordolate tutte le murature e
non solo quelle di perimetro ) ma non migliora affatto
la capacità delle murature.
Un miglioramento vero si avrebbe cerchiando le
murature, determinandone pertanto in alcune zone
una resistenza alla trazione, che per natura non
possiedono. E costituendo una capacità di resistenza
ale azioni taglianti, analoga a quella che esplicano nel
cemento armato i ferri piegati.
L'unico materiale che consente queste azioni, per la
sua inarrivabile capacità di resistenza alla trazione e
per la possibilità di imparentarsi in forma continua
alle murature, sono le fibre di carbonio.
Cercate on line INTERBAU. Rivolgetevi ai venditori
della SICA. Studiate il programma di verifica delle
murature di AMV. E partite sulle enormi praterie che

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pagina n.106 440252_LAVORATO.pdf

questo settore di lavoro spalanca ai giovani dotati di


conoscenza, voglia e iniziativa.
Tutta l'Italia aspetta!

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pagina n.107 440252_LAVORATO.pdf

CAP.12-Il collaudo

Ma che bel vivere, guarda che amore,


il collaudatore, il collaudatore....

Collaudare è fonte di guadagno e conoscenza, dunque


una importante attività. Si può collaudare solo dopo
dieci anni di attività professionale e parrebbe dunque
he questo capitoletto non dovrebbe figurare in un
libro per principianti. Ma chi comincia a collaudare è
un principiante. Dunque consentite questi paterni
consigli...
Collaudare è anche l'assunzione di responsabilità, vita
natural durante, dell'integrità e rispondenza ai fini di
progetto per l'opera. Fine pena, mai. Dunque
attenzione a cosa fate. Ora, è vero che si entra nella
lista dei collaudatori solo dopo dieci anni di
professione. Un ingegnere che lavora da dieci anni
non ha bisogno di questo libro, ha già imparato da sé.
Ma un architetto, che per l'aberrante normativa
italiana può progettare e collaudare? E un ingegnere
meccanico, idem come sopra? O un ingegnere che ha
passato i dieci anni a far girare un computer ma non
ha mai visto un cantiere?
Dunque, a loro dedico questi brevi ma succosi
suggerimenti.

Dove, cosa, come guardare.

La prima cosa da fare è studiarsi il progetto, il

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pagina n.108 440252_LAVORATO.pdf

progettista e la ditta. Progetto curato e ordinato?


Progettista di esperienza? Ditta seria, ben pagata e
esperta? La visita di collaudo può semplificarsi.
Altrimenti guardare ovunque, tutto, con attenzione e
occhio critico. Nel cemento armato, controllare i
cubetti, cercare di capire se sono veri o falsi, cioè fatti
alla centrale di betonaggio prima del viaggio;
verificare la cura e i tempi di disarmo ( che dovranno
essere esplicitamente menzionati in relazione );
controllate nel progetto i carichi di esercizio che
devono essere completi ( L'analisi dei carichi è
accurata, completa e sensata? ) e chiaramente elencati
e distinti e portatevene un estratto in cantiere durante
la visita ( perché ordinariamente sono seminati lungo
tutto il fascicolo dei calcoli ) Date una occhiata
approfondita agli algoritmi di calcolo e al Programma
di calcolo automatizzato di calcolo. In relazione ce ne
deve essere una descrizione e se non c'è convocate il
progettista e fatevelo spiegare. Ce ne sono di pessimi.
Di programmi, ma anche di progettisti....
Infine: in cantiere. Passate una mano su travi e pilastri:
se spolverano sotto con lo sclerometro. Ci sono dubbi?
Pare cacca? Chiedere l'effettuazione di carotaggi e
rottura dei medesimi. Guardate l'uniformità dei getti
sopratutto dei pilastri; se alcuni sono magnifici per
pelle e colore e altri bianchicci e pulverolenti, allarme!
Interrogate il capo cantiere, fatevi dire che terreno di
fondazione ha trovato, se c'erano vie d'acqua, se ci
sono stati incidenti o inconvenienti. Badate a pilastri
troppo sottili, a travate non armoniche, a linee di getto
sub orizzontali , segno di getto squaquarone. Badate a

108
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rattoppi nei calcestruzzi, giunture strane, demolizioni


e riprese.
Controllate i laterizi dei solai; sono giallastri,
picchiettati di scuro, incrinati? Allarme! Ma, direte,
sono solo casseforme...non entrano in struttura. Sì, ma
se un fondo di pignatta si stacca e rompe il capo a
qualcuno, cercheranno anche voi...

Le prove di carico.

Ai miei tempi si facevo trasportando ballini , cioè


sacchi, di cemento su una zona di solaio fino a farne
una enorme catasta e che batticuore vedere il
flessimetro girare..
Oggi si chiama una ditta specializzata, arriva con
gommoni, tre o quattro strumenti e caricano con
acqua. Poi vi dicono di tutto di più. Bello, bello.
Tutti ( impresa e committenza )si metteranno a
pigolare per NON fare le prove di carico. La cosa è
nella discrezionalità del Collaudatore. Non infierite
su piccoli lavori ben fatti e magari rinunciateci, ma
siate irremovibili in ogni altro caso. Siete responsabili
e naturalmente c'è anche l'istituto delle dimissioni,
perché no?

Badate a cosa scrivete.

Il collaudo è una cosa estremamente seria. Viene


depositato a quello che una volta si chiamava il Genio
Civile e oggi è un Ufficio regionale e lì rimane. Il

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collaudatore rimane responsabile delle cose che ha


scritto fin che campa.
Dunque attenzione a cosa scrivete. Studiate bene il
progetto strutturale, non abbiate dubbio di segnalare
carenze, oscurità, ambiguità. Decidete se quello che
resta è comprensibile, rispetta la normativa e
risponde a quanto è stato realizzato. Non contano le
vostre personali opinioni ma solo la rispondenza alla
normativa, la corrispondenza tra progetto ed
esecuzione e l'assenza di errori evidenti. Dovete
ipotizare che le calcolazioni siano corrette; non potete
mettervi a rifare i conti. Ma prendetene la distanza con
frasi del tipo “ per quanto si vede dai calcoli presentati ,
nei quali non si entra nel merito, ipotizzando corrette le
uscite di calcolo...” Ricordate sempre la formula , nel
certificato di collaudo “ l'opera è collaudabile nelle ipotesi
e per i carichi previsti dal Progettista “ che vi mette al
riparo da un uso sconsiderato delle strutture. Se avete
qualche dubbio ma ritenete l'opera collaudabile
esplicitatelo nella relazione di collaudo.
Non esitate a dichiarare non collaudabile l'opera o a
dimettervi dall'incarico.

In Tribunale contano le carte. Non dimenticatelo mai e


valutate i rischi che correte prima di stabilire
l'opportunità e il costo del vostro lavoro.

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Appendice 1-

Una moderna truffa...strutturale.

Ma, signora mia, ha visto quante crepe?

Ne scrivo perché la disonestà professionale mi fa


infuriare e non saprei come chiamare diversamente
questi episodi, che ho vissuto personalmente e più di
uno.
Lo schema generale è che un tecnico chiamato per
tutt'altra mansione, arredamento, riscaldamento,
fornitura di nuovi apparecchi igienici, si mette a girare
col naso all'insù per il quartiere fino alla fatidica
affermazione : ” ma, signora mia, ha visto queste crepe? “
Ora, sfido chiunque a trovarmi una, dico una sola
costruzione in muratura o in cemento armato, anche
da poco collaudata, che non abbia crepe. Le
fessurazione capillari, le segnature delle murature, i
cavilli a 45 gradi sulle travi alte in c.a. sono
connaturate con costruzioni che hanno sempre
condizione elastica in alcune parti ma molto più rigida
in altre, oppure che scontano piccole differenze di
portanza dei terreni di fondazione o di qualità delle
travi.
Le fessurazioni, sopratutto se sottolineate, vengono
vissute dagli incolpevoli abitanti dell'abitazione o del
fabbricato come una minaccia diretta alla propria vita.
Ma non cascherà mica tutto?
Io sono stato chiamato dai condomini di un edificio di

111
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civile abitazione di cui ero stato progettista e


strutturalista venticinque anni prima per una visita al
fabbricato, per via di certe cavillature. Figuriamoci in
costruzioni in muratura che hanno duecento anni. Il
tecnico dubitoso e segnalatore, facendo finta di fare un
favore e gratis, rinforza la paura ma rassicura che
chiamerà lui un Ingegnere che darà consigli e
soluzioni, in modo da evitare le gravi conseguente. L'
Ingegnere, generalmente lontano dalla professione o
in pensione, si presenta con aria preoccupata, spiega
forbitamente che è necessario un accurato rilievo del
fabbricato, per la modesta spesa di...
Poi si tratterà naturalmente di stendere una accurata
relazione e mettere a punto un progetto di
consolidamento, al costo non eccessivo di....
Per i lavori conosce lui una Impresa di assoluta
fiducia, che rimetterà preventivo.
Questo scherzetto può costare decine di migliaia di
euro ed è malamente contrastabile perché la paura,
sopratutto quando non ha fondamento, si discute
male.
Naturalmente sono di solito ordinarissime
fessurazioni che esistono da sempre e si riformeranno
pari pari dopo l'intervento.
Per chiarire la parte psicologica della situazione ho già
raccontato il fattarello della costruzione intelaiata in
c.a. di Pontassieve.
Ci torno sopra. Lì, lo confesso, mi scappò una trave di
bordo un poco troppo lunga ( odio le strutture tozze )
e con quel cavolo di fluages del calcestruzzo la parete
esterna fessurò abbastanza. Fui chiamato e dissi che

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pericoli di crollo non ce n'era; non era bello a vedersi


ma si poteva con tre lire risolvere tutto piantando un
pilastrino di acciaio a metà trave ( che era 7,40
metri...).
Una signora si avvicinò e mi disse: “ guardi ,
ingegnere, faccia qualcosa perché lo sa che m'è
capitato? La parete si è aperta, ho visto il giardino
fuori e poi s'è richiusa! ”
Eh? Alluncinazione da paura !

P.S.: giustifico, perché è importante, come è possibile


mettere un pilastro di supporto nel mezzo di una
trave in c.a. Da un punto di vista teorico naturalmente
non si può fare perché non c'è sufficiente armatura di
mezzeria nella zona compressa che col pilastro
diventa tesa....a calcoli fatti precisi. Ma io adopero
sempre una doppia armatura bella tosta. Il motivo è
semplice: oggi occorre risparmiare sulla mano d'opera
e non sull'acciaio ( come una volta ). Cadono in disuso
i lunghi ferri piegati , difficili da realizzare, da
trasportare e da montare, a favore di doppia armatura
e una bella staffatura ( integrata al taglio da bilance a
45 o 30 gradi )
E una armatura così serve anche contro qualche
sbadatezza....

Contro la truffa alla povera signora o al condominio,


per paura indotta, consiglio la più feroce repressione e
impegno. Poi, naturalmente, dei propri quattrini
ognuno fa cosa vuole...

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Appendice 2-I clienti.

Argomento difficile e che è cambiato molto da quando


ho cominciato a lavorare io. Nel 1965 l'ingegnere era “
il Signor Ingegnere”. Anche se giovanissimo ( io
avevo, oh meraviglia, 28 anni...) era circondato da
un'aura di rispetto. Era “ colui che sapeva e risolveva i
problemi”. Niente di strano che dopo averli risolti
volesse essere pagato. All'epoca esistevano le Tariffe
professionali e a quelle ci si rifaceva. Eravamo, a
Firenze, quattro gatti, ci si conosceva tutti e nessuno
avrebbe accettato di essere pagato meno delle Tariffe,
che infatti erano dei minimi, pena il disonore e la
definizione immediata di bischero. Che ci fosse lavoro
a profusione lo dimostra il fatto che io, senza
nessunissima introduzione nel campo né conoscenze,
appena laureato potessi affittare una stanzina in Via
dei Servi, comprarmi a rate un tecnigrafo Meli ( marca
italiana, ce n'era di meglio tedeschi ma troppo cari ), il
Belluzzi e il Santarella ( mitico manuale del cemento
armato ) e cominciare a lavorare e guadagnare.
Altri tempi, le ultimi propaggini del diciannovesimo
secolo. Il clima cambiò rapidamente e vent'anni dopo
scomparve.
Restò il problema di farsi pagare e quello è sempre
attuale. E' quasi scomparsa anche la figura del mastro
di bottega come ero io, che facevo tutto ma con il
fondamentale aiuto del “ geometra”, che potevano
essere anche due e magari un architetto. Studi così

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esistono ancora ma in forma associata, con più


professionisti intelligentemente associati per darsi
competenze integrate, vincere l'aspra concorrenza,
massimizzare i guadagni e minimizzare le spese. E qui
mi fermo o scrivo un altro libro “ Lo studio
professionale nell'era dei media “.
Dunque è ad un professionista singolo o ad una
piccola associazione professionale che è dedicato
questo capitolo, dunque ancora ad una bottega
artigiana.

L'istituto dell'acconto.

All'incarico, sempre scritto anche su un A4, ma scritto,


perché verba volant, scripta manent, ( e in Tribunale
contano solo gli scripta....) è obbligatorio chiedere e
ottenere l'acconto. O rinunciare al cliente. Questa
affermazione fa inorridire il professionista giovane e
agli inizi che immediatamente pensa “rinunciare?
Orrore! E se non ne trovo altri? “
Ragionamento totalmente sbagliato, rovinoso e
irresponsabile. Ecco perché:
1-le nostri lavori durano molto molto tempo, non
siamo dentisti. Senza acconto facciamo da banca al
cliente che non se ne renderà conto.
2-qualsiasi controversia nasca in corso di
progettazione ( succede, succede....) ci troverà con il
culo alla finestra. La scomoda posizione induce a
mollare, col risultato di sporgersi ancora di più.
3-l'acconto diventa una saggiatura del cliente perché
lui non conosce voi ma nemmeno voi conoscete lui;

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non fidatevi nemmeno dei parenti e amici, anzi, a


maggior ragione.
4- per lavorare più tranquilli.
L'acconto deve essere piccolo ma non insignificante,
diciamo il 20%.
Se il cliente ve lo rifiuta salutatelo garbatamente e
mandatelo a quel paese; avete evitato una trappola,
che scatterà intorno ad altro piede.
Certo, ci vuole autostima ma se non vi stimate voi
figuratevi gli altri. Allora meglio un lavoro da
sottoposto, diventano problemi del sovrapposto e c'è
del bello anche nella vita tranquilla.
5-perché è giusto.
Le tariffe professionali sono sparite alla fine degli anni
settanta perfino per i lavori per le Amministrazioni e
mi fanno ridere quelle che le ritirano in ballo. Ammiro
molto gli avvocati statunitensi che si fanno pagare a
ore e lo dicono prima. Da noi non usa; fate preventivi
sensati fondati sullo stesso principio: ore x mia tariffa
oraria+spese.
Se scappano tutti siete troppo cari.

Nel corso del lavoro.

Non consegnate nulla senza che che ci sia allegata una


notula. Commisurata, anche piccola, ma presente.
Tenete conto che il cliente riterrà che vi facciate pagare
comunque troppo quei “ disegnini”. Inventate, se siete
timidi, una figura inesistente : la contabilità, il
commercialista , dominediosantissimo, ma fatevi pagare!
Al compimento dell'opera lasciate un 10% o 20% a

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garanzia del vostro lavoro, ( di cui risponderete verso


l'universo mondo ) e che riscuoterete a collaudo. Se
avanzate molti soldi alla fine del lavoro o li perdete o
dovrete fare causa per averli, il che, in Italia, è lo
stesso.
Insomma, adoperato il saggio detto beduino:
volere cammello? Vedere quattrino!

Dignitas

Qui sento un coro lamentoso di “ eh magari ma


figuriamoci, ma via, ma dove crede d'essere questo...”
Il coro è sbagliato. Dimostra che non credete in voi
stessi e allora cambiate mestiere, che siete avviati
all'ignominia di lavorare per tre palanche, disprezzati
e presi per il culo dal cliente.
Buon pro.
Aggiungo che se tutti in ogni categoria, geometri,
architetti, ingegneri, geologi e periti facessero così, la
cosa sarebbe considerata normale come pagare il
dentista o il cardiologo. Organizzate sindacati e
abolite gli Ordini!

Conclusioni.

Bene, basta così. Avrete notato che non ci sono calcoli


o formule, perché per quelli e queste ci sono i l libri
dedicati.
Il libro è quello che potrei raccontarvi a voce; quattro
chiacchiere ma dentro queste quattro chiacchiere...una
vita!

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Indice

CAP.1-I rischi del cantiere.

CAP.2-Le travi.

CAP.3-Tensioni e deformazioni.

CAP.4-Analisi dei carichi.

CAP.5-Dimensionamento delle travate.

CAP.6-Tipologia delle strutture e prefabbricazione.

CAP.7-I materiali.

CAP.8-I terreni di fondazione.

CAP.9-Sottostrutture, ovvero strutture secondarie


portate e ausiliare.

CAP.10-Dove il diavolo può mettere la coda.

CAP.11-Un importante futuribile campo di lavoro


professionale.

CAP.12-Il collaudo.

Appendice 1. Una moderna truffa...strutturale.

Appendice 2. Il cliente.

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Paolo Pasquini (1937 ) , toscano, si laurea in Ingegneria


civile a Bologna nel 1965.
Inizia nel medesimo anno la libera professione e
l'insegnamento a Firenze, dove vive
Cessa l'attività nel 2010.

paolosenior27@gmail.com

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