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Volume Studi Neoclassici I 2012_Layout 1 12/10/12 15.

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STUDI
N EO C LA S S I C I
R I V I S TA I N T E R NA Z I O NA L E

i · 2012

PISA · ROMA
FABR IZIO S E R R A EDITO R E
MMXII
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S OM M A R I O
COMMITTENTI E COLLEZIONISTI DI CANOVA · 3
Atti dell’Ottava Settimana Internazionale di Studi
Bassano del Grappa - Possagno - Padova
24-27 ottobre 2006
A cura di Fernando Mazzocca e Giuliana Ericani

Introduzione (Fernando Mazzocca, Giuliana Ericani) 011


Philippe Bordes, Napoléon en Mars pacificateur par Antonio Canova: le contexte de sa réception française 13
Fernando Mazzocca, Joséphine de Beauharnais ammiratrice e collezionista di Canova 19
Anna Maria Rao, Lettere, arti e politica tra gli esuli italiani in Francia 27
Alessandra Imbellone, Luciano Bonaparte committente di scultura 35
Gianni Venturi, La poetica montiana nel dibattito sulle arti tra Francia e Italia 55
Antonio Musiari, Il gusto e la committenza di Maria Luigia D’Asburgo 61
Alessandro Morandotti, Eugenio di Beauharnais, Canova e Andrea Appiani 71
Ornella Scognamiglio, Gioacchino e Carolina Murat: acquisti e committenze tra l’Italia e la Francia 81
Anna Villari, «Une amitié si vraie et si pure». Madame Juliette Récamier musa romantica di Canova 97
Claudio Chiancone, Antonio Pochini, fortune e sfortune di un canoviano in Francia 107
Stefano Grandesso, Lord Bristol mecenate delle arti e della scultura moderna 117
Francesco Leone, John Campbell committente di Canova 127
John Kenworthy-Browne, Canova and the Bachelor Duke 147
Jonathan Marsden, Canova and George IV, prince regent and king 157
David Bindman, Thomas Hope as collector of Canova 171
Nicholas Penny, Lord Londonderry and his Canovas 175
Giovanna Capitelli, Il monumento a George Washington a Raleigh, North Carolina. Modalità di una committenza
d’oltreoceano 181

Abbreviazioni archivistiche 191

Referenze fotografiche 193


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LO R D B R IS TOL M EC E NAT E D E L L E A RT I
E D E LL A S C U LT U RA M OD E RNA
Stefano Grandesso

F redrick Augustus Hervey, quarto conte di Bristol e ve-


scovo anglicano di Derry (Suffolk, Inghilterra, 1730 – Alba-
no, 1803), nel corso degli ultimi due decenni del Settecento si
l’Inghilterra sembra che solo la spedizione contenente i cami-
ni scolpiti raggiungesse la residenza di Ickworth dove si trova-
no tuttora messi in opera.
meritò una fama leggendaria di patrono delle arti e a Roma in- Recentemente Martin Greenwood ha ritrovato nell’Archi-
terpretò la figura emblematica del collezionista straniero, vio di Stato di Roma l’inventario dei beni romani di Lord Bri-
interessato sia all’antico che alle produzioni artistiche contem- stol steso alla sua morte. Il corposo documento, che integra in
poranee. Considerato un personaggio assolutamente origina- molte parti le informazioni contenute nel catalogo d’asta, si ri-
le, fu celebre ai suoi tempi per la bizzarra personalità e la con- vela un eccezionale ritrovamento poiché descrive anche più in
dotta di vita ritenuta non irreprensibile per un ecclesiastico, generale i beni del collezionista, compresa la biblioteca, la loro
ma soprattutto per il prestigio delle sue raccolte artistiche, per disposizione e dislocazione tra residenza e magazzini. Attual-
la prolungata protezione accordata ad alcuni tra i primari arti- mente ancora in fase di studio, sarà oggetto di pubblicazione
sti e infine per il serrato programma architettonico che avviò da parte dello stesso Greenwood insieme a chi scrive.
con la costruzione di due residenze in Irlanda e una in Inghil- Un’altra parte della collezione, già depositata a Livorno e
terra. Ovunque in Europa la sua presenza e le sue vicende fu- ricca di primitivi italiani, era stata spedita nel 1798 a Napoli per
rono registrate dalla memorialistica e dai carteggi dei contem- sottrarla all’avanzata delle armate francesi, ma anch’essa non
poranei. Ma la sua figura ebbe anche un’ininterrotta fortuna raggiunse i palazzi britannici del proprietario. Alcuni dei di-
postuma, incarnando in qualche modo il prototipo dell’eccen- pinti dei primitivi furono messi all’asta da Christie’s nel 1801,
trico, del viaggiatore instancabile, del mecenate e del collezio- ma la vicenda non è ancora stata chiarita.
nista inglese settecentesco, come testimoniano le tre biografie Le opere d’arte conservate nella villa di Downhill in Irlan-
novecentesche e, a partire dallo studio di Brinsley Ford del da, dove si trovavano le collezioni raccolte prima dell’ultimo e
1974, anche un certo numero di ricerche specialistiche rivolte definitivo soggiorno in Italia, tra cui importanti dipinti antichi
alla sua promozione in campo artistico e architettonico o ad attribuiti a maestri come Raffaello, Tiziano, Rembrandt, peri-
alcuni aspetti delle sue collezioni. rono in un rovinoso incendio nel 1851. È stata segnalata l’esi-
Questa fortuna si trova in stridente contrasto con la sorte stenza di un inventario della villa che non è ancora stato pub-
delle sue raccolte, allestite solo in parte dal proprietario nei blicato. Il complesso delle opere conservate nelle residenze
luoghi di destinazione previsti e mai riunite. Il loro destino fu inglesi, invece, fu in parte depauperato nel corso di alcuni in-
immediatamente compromesso dopo la sua scomparsa, quan- canti all’asta che si sono protratti fino ad anni recenti. Comun-
do ne iniziò la drammatica dispersione fino, nel caso di molte que il palazzo di Ickworth nel Suffolk, dal 1956 di proprietà del
opere, alla perdita definitiva. National Trust, conserva ancora alcune delle opere commis-
Nel 1798 la raccolta romana fu confiscata dai francesi occu- sionate o acquistate da Lord Bristol, insieme ad altre accumu-
panti insieme a tutti i beni artistici appartenenti a stranieri. Re- late dai suoi discendenti.
stituitagli temporaneamente con la prima restaurazione del Queste complesse vicende hanno ostacolato naturalmente
governo pontificio di Pio VII, fu nuovamente requisita nel 1801 la ricostruzione del mecenatismo e del collezionismo di que-
su imposizione di Gioacchino Murat e, dopo la sua morte av- sto rilevante patrono delle arti, essendo solo in minima parte
venuta nel 1803, destinata alla vendita pubblica presso il con- riconosciute e identificate le opere a lui appartenute. Un con-
vento di Sant’Isidoro a Roma. Gli inutili tentativi di rientrarne tributo alla conoscenza di queste raccolte, soprattutto per ciò
in possesso erano costati a Lord Bristol il pagamento, ma in- che riguarda la scultura, può venire dallo spoglio sistematico
fruttuoso, al Direttorio di un riscatto e nove mesi di carcere a dei periodici artistici romani, che fino ad ora non sono stati
Milano per spionaggio. Il catalogo a stampa della vendita edito consultati a questo scopo, ma che invece ne conservano ampie
nel 1804 e recentemente ripubblicato da Nicola Figgis testimo- tracce, tramandando autori, soggetti e talvolta anche articola-
nia almeno la consistenza e la natura di questo insieme di ope- te descrizioni delle opere che lui commissionò nel corso dei
re, in gran parte oggi irrintracciate e che Lord Bristol descri- suoi soggiorni nella città pontificia.
veva allora composto di «large mosaik pavements, sumptous Lord Bristol non riuscì ad assicurarsi la proprietà di opere in
chimney pieces for my new house, & pictures, statues, busts marmo di Canova, ma intrattenne un assiduo rapporto con
& marbles without end, first rate Titians & Raphaels, dear l’artista e in ogni caso contribuì a orientare il gusto e a modi-
Guidos, and three old Caraccis». Più tardi restituiti ed ereditati ficare dunque, attraverso l’apporto delle sue committenze, an-
dal cugino, il reverendo Henry Hervey Bruce, questi pezzi ete- che l’ambiente artistico in cui lo scultore veneto si trovò ad
rogenei furono dispersi nel 1806 per ripagare i debiti contratti operare e perciò sembra appropriato ricordare la sua figura in
negli ultimi tempi da Lord Bristol con il banchiere Giovanni questa sede.
Torlonia, che si fece anche rifondere parzialmente con oggetti I contemporanei ci hanno lasciato di lui un ritratto proble-
d’arte, come colonne e materiali di scavo di cui sapeva ricono- matico, quello di una personalità contraddittoria, creativa,
scere la provenienza ancora qualche decennio più tardi il pit- brillante e generosa, quanto volubile, intemperante ed esibi-
tore Frederich Leighton. Il figlio di Hervey, quinto Lord Bri- zionista, capace di dare scandalo per la libertà, talvolta la tri-
stol, riuscì comunque ad assicurarsi parte della raccolta, cioè vialità, nel parlare o per il capriccio delle argomentazioni: ateo
marmi, colonne, capitelli, ma di diversi bastimenti partiti per o fervente religioso a seconda dell’interlocutore, ma anche

Stefano Grandesso, Piazza Dante 12, 00185 Roma, stefanograndesso@tiscali.it


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che per lui si pose l’obiettivo di emulare la tradizione del pae-
saggio classico seicentesco, eseguendo vedute ideali e reali, il-
lustrative dei siti italiani memorabili per densità storica, lette-
raria e naturalistica. Ma penso anche alle ardue opere storiche
di esordio di Vincenzo Camuccini, che con La morte di Cesare
e la Morte di Virginia affermò il primato morale dell’antichità e
quello formale del disegno, o di Benvenuti che cedette a Lord
Bristol la prima versione della Giuditta che mostra al popolo la te-
sta di Oloferne oggi a Napoli: opere-manifesto che condiziona-
rono la vicenda e la fortuna successiva di due artisti che si ap-
prestavano a divenire i capiscuola a Roma e Firenze della
pittura neoclassica.
Di fatto Lord Bristol contribuì con i suoi ordini all’afferma-
zione sempre maggiore dello stile ‘riformato’, secondo una
più diretta ispirazione all’antico, alla verità ideale della natura,
o ai grandi maestri del classicismo del Cinquecento e del Sei-
cento, stile che di lì a poco sarebbe stato teorizzato come fon-
dativo del moderno ‘risorgimento delle belle arti’ in supera-
mento del barocco. Uno stile riformato che costituiva
consapevolmente l’obiettivo della promozione artistica e teo-
rica svolta anche dal citato foglio periodico romano delle «Me-
morie per le belle arti», redatto da Giovanni Gherardo De Ros-
si e Onofrio Boni, dove non a caso si trova ampia pubblicità
data alle commissioni distribuite da Lord Bristol.
In linea con queste testimonianze sono la petizione in suo
favore, dopo la confisca della sua collezione, firmata da 343 ar-
tisti di ogni nazionalità residenti in Roma e indirizzata alle au-
torità occupanti francesi e la circostanza che i suoi funerali si
dissero seguiti da 800 artisti, come quelli di un vero benefatto-
Fig. 1. Pompeo Batoni, Frederick Hervey, vescovo di Derry, re delle arti moderne in generale.
poi IV Earl of Bristol, 1778. Un rapido ritratto di una personalità e di una vicenda com-
plessa come quella di Lord Bristol può essere illustrato dai di-
pinti ai quali egli stesso volle affidare la propria immagine, ese-
nobilmente animato da ideali illuministi nella rivendicazione, guiti dai più rinomati ritrattisti al servizio dei viaggiatori del
in sede politica e legislativa, dei diritti naturali e inalienabili Grand Tour.
dell’uomo. L’ammirazione che seppe suscitare in molti fu pari In quello commissionato a Pompeo Batoni nel 1778 (Fig. 1,
solo al biasimo dei numerosi detrattori. collezione privata) si incontra una rappresentazione anomala
Nelle relazioni con gli artisti fu non sempre liberale: mer- nel catalogo del pittore rispetto all’iconografia dedicata ai
cantile nelle contrattazioni, facile alla disaffezione, privo di viaggiatori aristocratici stranieri e prossima piuttosto alla più
scrupoli fino al punto di ritirare improvvisamente commissio- rigida tipologia inglese del ritratto ecclesiastico. Lord Bristol è
ni di opere già in avanzato stato di esecuzione o terminate. rappresentato nelle vesti del suo ufficio religioso come il bene-
Nello stesso tempo la sua presenza costante sul mercato arti- fattore della diocesi di Derry. La cattedrale della città irlandese
stico, anche nei momenti più drammatici delle vicende rivolu- è mostrata sullo sfondo insieme alla guglia ottagonale che lo
zionarie e delle guerre europee, quando gli arrivi dei collezio- stesso Bristol aveva fatto costruire, provvedendo evidente-
nisti stranieri a Roma diminuirono, consentì fondamentali mente Batoni dei relativi disegni. Nel 1766, quando suo fratello
risorse per gli artisti di ogni classe e grado. Secondo antiche maggiore George era divenuto Lord Lieutenant d’Irlanda,
consuetudini principesche non si limitò a commissionare ope- Fredrick Hervey era stato nominato vescovo di Cloyne e l’an-
re impegnative ai principali artisti del suo tempo, ma impiegò no seguente di Derry, la più ricca diocesi dell’isola, dotata di
per ogni genere di lavoro anche i comprimari, senza alcuna di- una rendita di 20000 sterline annue. Questi proventi dovevano
stinzione circa la loro nazionalità. Periodici romani come le raddoppiare, quando, con la scomparsa del fratello Augustus
«Memorie per le Belle Arti» o più tardi le «Memorie Enciclo- nel 1779, il vescovo gli succedeva come quarto Earl of Bristol,
pediche Romane» evidenziano il suo ruolo di protagonista as- ottenendo le risorse economiche necessarie per soddisfare cre-
soluto tra i committenti del tempo, destinatario di una parte scenti ambizioni collezionistiche. A questo titolo si aggiunse
significativa sul totale delle opere descritte. anche quello militare di colonnello, curiosamente legato a
Un dato del suo mecenatismo, legato anche a certa pruden- quello di un vescovo conte, cioè colonnello dei Volunteers, mi-
za nello spendere per una singola opera, era la capacità di sco- lizie formate dai patrioti irlandesi, soprattutto presbiteriani, in
prire giovani artisti di talento e di avviarli, attraverso mirate difesa della minacciata invasione francese durante la Guerra
commissioni, all’esecuzione di opere dimostrative per l’eleva- d’indipendenza americana. L’Act of Toleration che Bristol esi-
tezza del soggetto morale e per la ricerca stilistica. Attraverso bisce nel ritratto di Batoni allude al suo sostegno al movimen-
l’esecuzione di lavori di forte ambizione figurativa alcuni gio- to patriottico irlandese e soprattutto alle sue iniziative in favo-
vani orientarono di fatto la propria carriera alla ‘maniera gran- re dei diritti civili e politici negati alla maggioranza cattolica e
de’ della pittura di storia e della scultura eroica, di fatto contri- in minor misura ai protestanti presbiteriani: ovvero il dialogo
buendo a un diverso destino non solo delle arti in Roma, ma tentato con il pontefice romano alla ricerca di soluzioni e il
in qualche caso in Europa. Penso non solo dunque a John Flax- progetto di riforma legislativa proposto senza successo alla
man che su sua richiesta tentò per primo, in un gruppo e nelle Camera dei Lords del parlamento irlandese, iniziative tra l’al-
grandi dimensioni, il genere eroico e sublime, o a Jacob More, tro che gli alienarono il favore reale.
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Nel ritratto eseguito da Elisabeth Vigée Le Brun a Napoli
nel 1790 (Fig. 2, Ickworth, The National Trust), lo sfondo con
il Vesuvio, dove, secondo le memorie della pittrice, Lord Bri-
stol si recava ogni giorno, evocava l’interesse per la geologia
che aveva costituito il primo stimolo dei suoi viaggi in tut-
t’Europa, secondo vasti itinerari ancora oggi testimoniati dal
numero di alberghi che portano il suo nome, e in particolare
la passione per la vulcanologia. Nel 1766 aveva assistito a
un’eruzione del vulcano e volle che il rischio scampato in
quell’occasione, di essere cioè colpito da un masso in prossi-
mità della bocca del cratere, fosse ricordato in pittura, affidan-
done l’incarico a Joseph Wright of Derby. Questa commis-
sione gli procurò per prima la cattiva fama di patrono
inaffidabile, quando, per avervi trovato difetti forse allo scopo
di diminuire il prezzo del quadro, lo lasciò non finito nelle
mani dell’artista.
Un altro ritratto anonimo eseguito in miniatura a Napoli
(Ickworth, The National Trust) richiama la sua attività di co-
struttore, illustrando il progetto di una delle tre residenze che
concepì come case museo dove ospitare le sue crescenti rac-
colte artistiche. La prima, quella di Downhill nella contea di
Derry, costituiva la trasformazione a partire dal 1776 di una co-
struzione preesistente, edificata sulla costa settentrionale a ri-
dosso di una scoscesa scogliera che poteva evocare sentimenti
legati alla nuova categoria estetica del sublime. Un padiglione
della villa, il Mussenden Temple, che sopravvisse all’incendio
ottocentesco ed era stato dedicato alla memoria di una cugina
molto amata dal vescovo-conte, fu edificato sul modello del
tempio di Vesta a Tivoli e come quello affacciato sull’orrido. Il Fig. 2. Elisabeth Vigée Le Brun, Lord Bristol sullo sfondo del Vesuvio,
successivo palazzo di Ballyscullion, illustrato dal progetto che 1790, Ickworth House, Suffolk, The National Trust.
il personaggio mostra nella miniatura, era stato avviato nel
1787 e, per la sua collocazione in un più sereno contesto cam-
pestre, era piuttosto legato alla categoria del pittoresco. Il pro- l’adesione al metodo illuminista della classificazione per scuo-
getto dell’edificio, con una sorta di pantheon centrale e due ali le che aveva allora condotto l’abate Luigi Lanzi a rivoluzionare
laterali, era stato concepito in funzione di un preciso program- la tradizione biografica vasariana, nella sua Storia pittorica della
ma espositivo, che avrebbe consentito di illustrare il progresso Italia, e al conseguente riallestimento della galleria degli auto-
della pittura dal suo risorgimento medievale agli esiti attuali, ritratti degli Uffizi, organizzata non più come quadreria, ma
nel confronto tra due delle maggiori scuole pittoriche, quella come pinacoteca divisa per scuole pittoriche. L’interesse per i
tedesca e l’italiana. Questo progetto era ripreso nell’edificio primitivi – la collezione depositata a Livorno conteneva anche
successivo, il palazzo di Ickworth, eretto a partire dal 1795 nelle opere attribuite a Cimabue, Giotto, Guido da Siena, Marco da
terre di famiglia del Suffolk in Inghilterra, dove si sarebbero Siena, «and all that old pedantry of painting which served to
confrontate in una galleria le tradizioni tedesca, da Dürer ad show the progress of the art from its resurrection» – lo collo-
Angelica Kauffmann, e italiana, da Guido da Siena e Cimabue cava inoltre sul versante più avanzato del gusto, condiviso a
a Batoni, ciascuna divisa da pilastri nelle relative scuole, vene- Roma da artisti suoi compatrioti come Flaxman, dallo storico
ziana per il colore, bolognese per la composizione, fiorentina Jean Baptiste Séroux d’Agincourt, impegnato allora nella lun-
per il disegno, romana per i sentimenti e napoletana per la ga preparazione della continuazione, per il medioevo, del-
stravaganza. L’allestimento doveva avere precise finalità didat- l’opera storica di Winckelmann, o collezionisti come il cardi-
tiche, essendo stato ideato in favore di quegli studenti che non nale veliterno Stefano Borgia. L’edificio fu progettato
potevano affrontare il viaggio in Italia. Il piano rivelava la sua dall’architetto Francis Sandys, forte di un soggiorno di studio
disponibilità all’eclettismo pittorico teorizzato da Anton Ra- a Roma, sulla base di disegni realizzati dal romano Mario
phael Mengs per conseguire l’eccellenza artistica, ma anche Asprucci (Fig. 3, New York, Cooper-Hewitt Museum), come

Fig. 3. Mario Asprucci, Progetto per Ickworth, 1794-1795 circa, New York, Cooper-Hevitt Museum.
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storia delle sue acquisizioni. Durante il primo viaggio euro-
peo tra le tappe italiane si trattenne a preferenza a Napoli, do-
ve incontrò l’antico compagno di scuola William Hamilton,
ministro residente inglese e celebre collezionista di vasi attici,
con il quale condivideva la passione per la geologia. Ormai di-
venuto vescovo di Derry e nuovamente in Italia tra il 1770 e il
1772, si occupò di promuovere presso il papa la causa delle leg-
gi penali contro i cattolici irlandesi e i suoi progetti in favore di
una maggiore tolleranza religiosa.
Al terzo viaggio, tra il novembre del 1777 e l’aprile del 1779,
risalivano i primi acquisti di opere d’arte classica e di antichi
maestri e le prime commissioni di lavori contemporanei, solo
in parte ricordati dalle fonti. L’acquisizione principale fu quella
degli affreschi staccati da una villa romana scavata nella pro-
prietà della Villa Peretti Negroni sull’Esquilino, ottenuti dal
pittore storico e mercante d’arte irlandese Henry Tresham e
immediatamente celebri grazie alle stampe di traduzione pub-
blicate da Camillo Buti, su disegno di Mengs, reperti purtroppo
perduti e fatti riprodurre dai discendenti di Lord Bristol a Ick-
worth nella Sala Pompeiana. Oltre a occuparsi di antichità
Lord Bristol prese a frequentare i circoli culturali, come quello
raccolto intorno al Cardinale de Bernis, ambasciatore francese,
di cui divenne intrinseco, e gli studi artistici. Nella primavera
del 1779 ammirò in quello di Thomas Banks, il fondatore di uno
stile classicista per il rilievo, il modello appena terminato di una
statua a tutto tondo, il Cupido che cattura la farfalla posatasi sulla
sua ala, opera che aveva suscitato grande approvazione in Ro-
ma, ordinandone la versione in marmo (Fig. 6). Ma già nel no-
Fig. 4. Angelica Kauffmann, Ritratto di Lord Bristol con il busto di vembre successivo, con grande scandalo e con la motivazione
Mecenate, 1790, già a Downhill, County Londonderry, frivola che fosse improprio per un vescovo possedere una figu-
Irlanda del Nord. ra nuda nella sua dimora, Lord Bristol rifiutava di ritirare l’ope-
ra quasi terminata, insieme a due busti, non identificati, e un
rilievo probabilmente da riconoscere nel capolavoro dell’arti-
ampliamento e perfezionamento delle idee concepite dal ve- sta, il celebre Teti e le sue ninfe che consolano Achille per la perdita
scovo per il mai terminato, e poco dopo smantellato, edificio di Patroclo (1777-1806, Londra, Victoria & Albert Museum), di
di Ballyscullion. Ma la sua costruzione non fu seguita diretta- genere epico e sublime. La delusione induceva Banks a partire
mente dal proprietario, che si trovava allora sul continente, e da Roma l’anno seguente e più tardi a cercare fortuna in Russia,
fu terminata solo successivamente dai suoi discendenti. dove sperava di succedere a Falconet come scultore di corte e
Tornando ancora alla serie dei ritratti, di ritorno da Napoli dove riuscì a vendere il Cupido a Caterina II. In Russia l’opera
nel 1790 Lord Bristol concedeva delle sedute di posa ad Ange- andò distrutta durante l’invasione tedesca ed è testimoniata
lica Kauffmann (Fig. 4), che aveva ritratto la figlia a Napoli già unicamente da una fotografia pubblicata nel recente catalogo
nel 1785. La pittrice lo rappresentò in attitudine meditativa, im- della mostra londinese dedicata allo scultore inglese.
pegnato nella concezione di questi progetti grandiosi e assisti- L’opera era stata ultimata con una lieve tinteggiatura a caffè
to dall’immagine di Mecenate, patrono antico delle lettere e per spegnere il biancore eccessivo del marmo, rendendolo più
delle arti che evidentemente egli si proponeva di emulare. ricettivo dei trapassi di luce e le ombra, tecnica che anticipava
Contemporaneamente l’irlandese Hugh Douglas Hamil- le patinature usate successivamente da Canova. Il Cupido fu
ton, protagonista della ritrattistica britannica alla fine del seco- successivamente illustrato da Flaxman che in una delle prolu-
lo e allora a Roma per apprendere la tecnica della pittura a olio sioni alla Royal Academy ne ammirava il significato filosofico
e misurarsi con i soggetti storici, lo collocava in un vasto pa- legato al potere dell’Amore divino e naturale sull’anima, la
stello sullo sfondo di Roma vista da Villa Malta (Ickworth, The bellezza classica e la linea di contorno a spirale, che amplifica-
National Trust). L’opera evoca dunque la città prima detestata va il ritmo curvilineo dell’Apollo Sauroctono.
e poi divenuta la costante meta dei suoi viaggi fino a rappre- Quell’anno faceva realizzare il citato ritratto di Batoni e
sentare una sorta di patria di adozione nell’ultimo, tormentato quello della moglie da Johann Heinrich Tischbein (Kassel,
periodo della sua vita, poiché «Rome contains everythig that Staatliche Museen), effigiata l’anno seguente anche da Anton
can amuse, interest or instruct the mind». von Maron (opera venduta a New York, Sotheby’s, 1991). Con-
Lo stesso artista lo ritraeva anche in compagnia della nipote temporaneamente posò per Christopher Hewetson, lo sculto-
Lady Caroline Chricton in una vasta composizione a olio tra re irlandese che sembrava avviato a dominare la scena artistica
il 1790 e il 1793 (Fig. 5, Dublino, National Gallery of Ireland), romana prima dell’arrivo di Canova, che ne scolpì il ritratto in
ambientata nel giardino all’inglese di Villa Borghese che pro- almeno due versioni (Londra, National Portrait Gallery). Visi-
prio l’amato pittore di paesi Jacob More aveva progettato. La tò assiduamente lo studio di Thomas Jones, dal quale acquista-
composizione era aperta verso il tempio di Esculapio di va una Veduta del lago di Albano (Yale Center for British Art,
Asprucci, come detto poi impiegato per Ickworth, e contene- Paul Mellon Collection), primo di ben cinque paesi realizzati
va, secondo questa volta la voga del ritratto da Grand Tour, per lui. Incontrò l’artista anche a Napoli, dove si recò in com-
una delle celebri antichità romane, l’Ara Borghese. pagna di John Soane, al quale aveva commissionato disegni per
Se la serie dei ritratti consente di accennare alla sua vicenda la sala da pranzo di Downhill poi non utilizzati. Durante que-
e ai suoi interessi, la cronaca dei viaggi in Italia restituisce la sto soggiorno commissionò severi quadri storici a Tresham
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Fig. 5. Hugh Douglas Hamilton, Lord Bristol con la nipote Caroline Chricton a Villa Borghese, 1790-1793, Dublino, National Gallery of Ireland.

(Bruto condanna a morte i figli; la Morte di Giulio Cesare) e James Firenze e Siena acquistò soprattutto dipinti di primitivi, in Ro-
Durno, il Compianto sul cadavere di Ettore, seguito da altri due ma sono documentati gli ordini di due statue a Falcioni, dal
soggetti omerici e due scene di soggetto shakespeariano. Co- soggetto non identificato, un busto di Adriano a Raggi, calchi
nobbe in quel momento More, definito da Reynolds come dall’antico a Filippo Albacini, inoltre copie di Old Masters e al-
«the best painter of air since Claude», al quale commissionò il tri dieci paesaggi a More, divenuto in seguito uno dei suoi
ciclo dei Quattro elementi, significati allegoricamente da altret- agenti artistici insieme a Robert Fagan, Alexander Day e Pie-
tante vedute italiane. La serie è dispersa e del pittore scozzese tro Camuccini.
è conservato a Ickworth solo un Paesaggio classico con Cicerone, Nel quinto viaggio, nel 1789, conobbe come si è detto la Vi-
la sua villa e gli amici, siglato nel 1780. Anche Jacob Philipp Hac- gée Lebrun, alla quale chiese anche la replica dell’Autoritratto
kert lavorava allora per lui eseguendo due grandi Capricci an- degli Uffizi, tuttora a Ickworth dove si conserva anche il grup-
cora visibili nella residenza inglese. po marmoreo della Furia di Atamante, commissionato l’anno
Il quarto viaggio in Italia ebbe luogo tra il 1786 e il 1788. A seguente a Flaxman (Fig. 7).
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tici modelli antichi composti da più figure a tutto tondo come
il Laocoonte, canonico per l’anatomia e l’espressione, e il Toro
Farnese.
La commissione si doveva a Canova, che aveva suggerito a
Lord Bristol di accordare la sua protezione a Flaxman. L’opera
fu eseguita a stretto contatto con l’artista veneto, nello studio
del quale l’inglese aveva probabilmente realizzato il modello
in creta, sollecitando a sua volta l’amico al confronto con il ge-
nere eroico nella dimensione ‘terribile’ del più tardo Ercole e Li-
ca, iniziato nel 1795.
Forse in quel 1790, e non dopo il ritorno di Canova dal viag-
gio a Possagno due anni più tardi, quando Lord Bristol era as-
sente, va collocato cronologicamente un episodio narrato da
Antonio D’Este che doveva condizionare i futuri rapporti tra
i due.
Il vescovo conte, durante un pranzo al quale aveva invitato
l’artista, confidò in inglese ad alcuni commensali che Canova,
dotato di grande talento, era per questo assai caro e lui non
l’avrebbe mai impiegato. L’artista, che conosceva la lingua ma-
dre del suo ospite, si alzò in piedi promettendogli: «Ella non
vuole opere da me, perché ne domando troppo; il l’assicuro,
che finché vivrò, lei da me non avrà un dito in marmo fatto
dalle mie mani». Un tentativo di conciliazione promosso da
Gavin Hamilton fallì e l’artista si mantenne fermo nel suo pro-
posito, nonostante, secondo D’Este, Bristol continuasse a fre-
quentarne lo studio aspirando al possesso di qualche sua ope-
ra, di tanto in tanto segnando il proprio nome su marmi e
modelli in gesso.
In realtà le lettere scritte dal mecenate a Canova, di cui ha
dato notizia Hugh Honour e conservate a Bassano del Grappa
(Museo Biblioteca Archivio), suggeriscono che i fatti successivi
si siano svolti in termini, almeno in parte, diversi. Una lettera
senza data accompagnava un pagamento del «beau buste de la
Fig. 6. Thomas Banks, Cupido che cattura la farfalla posatasi sulla sua Non Belle Veuve», ma non è chiaro di che opera si trattasse. In
ala, 1779, già a San Pietroburgo, Pavlovsk Palace, opera perduta. un’altra, datata 12 maggio 1792, Bristol riportava la generale ap-
provazione della statua di papa Rezzonico, «che per mezzo di
Canova è più vivo nel Sepolcro, che né fu mai nel Palazzo».
Visitando il suo studio Bristol inizialmente gli aveva richie- Dieci giorni dopo Bristol scriveva: «so bene che lei mi prepara
sto di eseguire in marmo un rilievo che per soggetto preludeva un Capo d’Opera in quel marmo con cui lei Ride, ed Io per
alla terribile scena descritta nel Toro Farnese, cioè Anfione e Zeto spingere non il suo genio, ma la sua Industria, io li mando un
che salvano la madre Antiope dalla furia di Dirce e Lico. Al rifiuto Capo d’Opera del Burino Inglese». Da questa lettera sembra vi
di Flaxman, che intendeva rientrare in patria se non giungeva fossero degli accordi, o così sembrava pensarla almeno chi scri-
una commissione in grado di stabilire definitivamente la sua veva, ma anche in questo caso è arduo scioglierne i contenuti.
fama di scultore, gli domandò allora di eseguire per lui que- Da due lettere più tarde, del 25 e del 29 marzo 1794, sembra
st’opera dimostrativa, in proporzioni maggiori del vero, a par- che le trattative proseguissero. Bristol manifestava da Torino
tire da un bozzetto che rappresentava in quattro figure la Furia la gioia nell’apprendere che Canova gli riservava un proprio la-
di Atamante che scaglia uno dei figli. Nonostante l’entusiasmo voro. Hamilton gli aveva riportato trattarsi di un Marte in ripo-
dell’artista, grato alla generosità del mecenate che gli garanti- so. Dunque il lavoro in creta di una statua eroica su questo sog-
va ancora tre anni di soggiorno a Roma e che descriveva allora getto, tenuto a lungo segreto e allo stato di abbozzo e virato
come colui che per liberalità aveva risollevato l’esangue stato successivamente nella realizzazione, forse, del Napoleone come
delle arti nella città pontificia, il compenso pattuito di 600 ghi- Marte pacificatore, sarebbe stato pensato a un certo punto per
nee doveva rivelarsi ben inferiore alle effettive spese incontrate questo mecenate. Bristol era però perplesso di fronte a questa
nei tre anni di lavorazione del gruppo. possibilità e proponeva in alternativa altri soggetti. A suo pa-
Nell’altro di Aurora che visita Cefalo sul monte Ida (Port Sun- rere Canova doveva eseguire qualche opera che per soggetto
light, Lady Lever Art Gallery) allora condotto a termine per ed esecuzione si potesse paragonare all’antico e dunque ad
Thomas Hope, committente più tardi del Giasone di Bertel esempio un Apollo. Quello del Belvedere, criticato da più parti
Thorvaldsen e di una Venere canoviana, Flaxman aveva trattato e secondo lui manchevole in particolare nella gamba destra,
a contrasto il mosso panneggio femminile, ispirato da una Ni- era un modello che poteva essere superato impiegando un ca-
ke antica, e il nudo maschile, che rimandava al modello di ana- rattere più marcato: nell’attitudine, ad esempio, di tendere le
tomia giovanile idealizzata dell’Apollo del Belvedere, e quindi ve- braccia verso Dafne, oppure rappresentato mentre compiange
rificato, in termini simili ai gruppi canoviani di Amore e Psiche Giacinto. Bristol riteneva l’emulazione lo stimolo necessario
e di Venere e Adone, il soggetto sentimentale e grazioso della per l’eccellenza e consigliava all’artista: «Metterete un Apollo
congiunzione tra due amanti attraverso delicate sottolineatu- di fronte a voi che dovrete superare: vedrete che sono un pro-
re psicologiche. Nel nuovo lavoro di Atamante si cimentava in- feta, e se non sorpasserete l’Apollo, almeno supererete voi
vece con il genere più elevato della statuaria, quello eroico, stesso». Va notato in proposito che, com’è noto, il Perseo di Ca-
compiendo un primo tentativo moderno di emulare dramma- nova nasceva proprio come la prova di emulazione dell’eccel-
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Fig. 7. John Flaxman, La furia di Atamante, 1790-1794, Ickworth House, Suffolk.

lenza dell’Apollo, un calco del quale veniva esposto nello studio del tuo primo volo. Tu che hai fatto il viaggio di Dedalo, e non
dell’artista a paragone dell’opera finita. quello di Icaro. In caso che si fanno gessi di queste nuove sta-
Simili considerazioni valevano anche per la «detestable» Ve- tue, ti supplico di consegnarne a M. Pye».
nere Medici, dall’attitudine «d’une Coquette, ou d’une Putain». L’inventario appena ritrovato testimonia comunque solo
Consigliava all’artista di realizzare una Venere che esce dal bagno un’opera di Canova nelle raccolte romane di Hervey alla sua
priva di questi difetti. Anche in questo caso si nota che proprio morte, cioè un «bassorilievo di gesso rappresentante un ballo
in questa chiave iconografica Canova avrebbe più tardi risolto antico Alt. palmi sei lar. palmi dodici in due pezzi» che si può
il confronto con il modello conservato a Firenze. identificare con la Danza dei figli di Alcinoo del 1790-92 eseguita
Nella seconda lettera del 1794 Bristol rispondeva a una di come noto solo in gesso dall’artista che ne ricavò più versioni
Canova, scritta il 31 ottobre dell’anno precedente ma solo allo- per farne dono, insieme agli altri bassorilievi di soggetto ome-
ra ricevuta, dove si faceva riferimento a due statue per lui e al rico, virgiliano e platonico, ad amici e mecenati.
relativo impegno economico che avrebbero comportato. Il In altre lettere Bristol interrogava Canova sulla sua offerta
conte dichiarava senza giri di parole di non poter giungere a al pontefice di una statua di Marte, verosimilmente antica, la
soddisfare la richiesta dell’artista: «O caro Praxitele, caro in cui vendita era motivata probabilmente dalle difficoltà econo-
ogni senso, ma non è vero, non è vero che le sue opere non miche incontrate dopo la confisca della sua collezione, oppure
possono essere care, il perfetto non è mai caro, sarà la mia bor- gli raccomandava artisti come il già ricordato Francis Sandys,
sa che è povera». Sentenziava poi con arguzia: «Non conviene i pittori Pietro Saja e Jacques Berger, savoiardo da lui sostenuto
ad altro che Alessandro di comprare le opere di Praxitele. Par- attraverso l’elargizione di una pensione, e lo scultore Valerio
menione non ci arriva». Essendo costretto ad accontentarsi dei Villareale, definito «il di lei emulo». Infine Bristol commentava
gessi richiedeva quello di Dedalo: «Vorrei esser il possessore in modo curioso la statua «Royale» di Canova, verosimilmente
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strangola l’Idra, William Pitt il giovane, primo ministro inglese,
tra i suoi rivali Charles James Fox e Lord North. Mentre si ac-
cinse a realizzare per lui un’opera in marmo sul soggetto gra-
zioso di Venere e Cupido, non è noto se in rilievo o a tutto tondo.
Ma Lord Bristol partì improvvisamente senza lasciare alcuna
disposizione di pagamento al suo banchiere in Roma in favore
suo e di altri artisti. Un anno dopo Deare, che andava termi-
nando il lavoro senza aver ricevuto anticipi, poteva ritenere
che l’opera sarebbe rimasta nelle sue mani. Non è noto se Lord
Bristol abbia più tardi ritirato la scultura, né se essa si possa
identificare con un gruppo venduto nel 1805 e appartenuto alla
collezione di Edward Poore, oppure con un rilievo ricordato
nell’inventario dello studio dell’artista dopo la sua morte e ac-
quistato da Robert Fagan, un’opera anch’essa non rintracciata
e che in qualche modo poteva essere in rapporto almeno te-
matico con un rilievo noto dell’artista, la Venere giacente sul mo-
stro marino eseguito in due versioni tra il 1787 e il 1790.
Riguardo alla citata allegoria politica, che secondo Lady
Webster era un assai «pueril conceit», tanto che nessun artista
inglese aveva accettato di eseguirlo, essa fu invece effettiva-
mente realizzata da Giovanni Pierantoni, detto lo «Sposino»,
Fig. 8. Giovanni Pierantoni, William Pitt il giovane come Ercole scultore ritrattista di Pio VI e sovrintendente ai restauri in
fanciullo che strangola i serpenti con le teste di Lord Fox e Mr North, già Vaticano, tanto che la stessa commentatrice poteva osservar-
Londra, Sotheby’s.
ne il risultato cinque anni più tardi sentenziando trattarsi di
un «lasting monument of Lord Bristol’s bad taste». L’artista
il Ferdinando di Borbone come Minerva e dunque intorno al 1801, aveva realizzato l’opera come un restauro dall’antico, la copia
alla quale proponeva delle bizzarre modifiche nel ‘carattere’, cioè della scultura classica sulla quale erano stati successiva-
che trovava indistinto non essendo né di oratore né marziale. mente applicati i volti tratti da caricature (già Londra, Sothe-
Con una lancia nella destra, un cinghiale morto ai suoi piedi, by’s, Fig. 8).
come quello dipinto da Hackert per il sovrano, e la compagnia Nel 1792 Bristol aveva lasciato definitivamente l’Inghilterra,
di un cane fedele, la statua avrebbe per lui avuto il beneficio di due anni dopo raggiungeva Roma dove si adoperava per i
un tratto storico e caratteristico. progetti di Ickworth, inizialmente affidati anche a Charles
Indipendentemente dall’effetto che poterono avere su Ca- Tatham. Nel 1796, secondo la testimonianza dello scultore
nova, queste lettere testimoniano alcuni aspetti del mecenati- William Theed, Bristol era stato l’unico ad aver dato commis-
smo di Lord Bristol. Da un lato confermano la sua oculatezza sioni ad artisti, a tutti coloro che riuscivano a far parte della sua
nella spesa per una singola opera, essendo probabilmente più cerchia, come Pye, Durno, Hamilton, Nevays, Hewetson e nu-
attento ad accrescere numericamente la sua collezione che a merosi italiani. Hewetson fu incaricato di una colossale statua
elevarne la qualità assoluta. E comunque va sottolineato che, di William Pitt, ma le vicende politiche, con l’avanzata dei fran-
dopo l’Atamante, egli considerava Flaxman superiore a Cano- cesi in Italia, sconsigliarono l’artista dal volersi dedicare alla
va. Poi documentano il rapporto franco con gli artisti e il ten- rappresentazione del nemico di Bonaparte. Altri paesaggi
tativo di condizionarne le scelte, intervenendo personalmente furono commissionati all’austriaco Michael Wutky, a Philip
negli aspetti creativi legati all’iconografia e allo stile. Ciò pote- Reinagle, a Nicolas-Didier Boguet e Simon Denis, mentre nel
va corrispondere a un preciso disegno culturale, che se per le 1796 Camuccini terminava il cartone della prima versione, poi
scuole del passato era orientato alla restituzione per classi del- distrutta, per la Morte di Cesare, terminato solo intorno al 1815.
le diverse scuole artistiche e dei loro progressi, per le arti pre- Lasciata Roma nel 1796 per la Germania e soggiornando poi
senti aveva chiaro l’obiettivo dell’emulazione e del supera- a Venezia nei due anni seguenti Lord Bristol cercò di mettere
mento dell’antico. al riparo la propria collezione dall’avanzata francese, come
Prima di lasciare Roma nel 1790 Bristol aveva commissiona- detto depositata in diversi magazzini tra Roma e Livorno. Nel
to un Milone crotoniate a François Xavier Fabre, che introdusse 1798 il generale Berthier, che aveva occupato Roma, confiscò
successivamente presso Vittorio Alfieri e la contessa d’Albany la sua proprietà e l’anno dopo, durante il tentativo di raggiun-
a Firenze e al quale richiese più tardi anche un Giudizio di Sa- gere la città pontificia, il vescovo fu arrestato in Emilia e incar-
lomone, e alcune opere a John Deare, giovane e promettente cerato a Milano. Ma nel 1801 fece finalmente ritorno nella città
scultore di Liverpool da cinque anni a Roma, dove avrebbe pontificia, ricominciando a promuovere le arti e riuscendo a
soggiornato fino alla morte prematura nel 1798. Secondo alcu- effettuare spedizioni in Inghilterra come quella ricordata dal
ne testimonianze gli artisti britannici si dividevano allora nella Bertolotti per il 1802, composta da dipinti di Berger, il Diluvio,
città pontificia in due partiti, ciascuno sostenuto dai propri Benvenuti, una Sibilla, Friedrick Rehberg, il Caino, una Venere
mecenati e tra loro contrapposti nelle commissioni artistiche, da Veronese di Camuccini e la Morte di Ettore di Hummel. e pur
nel commercio di antichità e nelle dispute culturali. Quello ca- nella drammaticità dei tempi, costretto a indebitarsi per la dif-
peggiato da Deare era ritenuto di un’identità più filo italiana, ficoltà di approvvigionarsi di fondi dall’Inghilterra, proseguì
ma pur essendo maggiormente legato all’altro partito, che gli acquisti – tra loro la Morte di Virginia di Camuccini (il car-
contava Hamilton, Durno, Hewetson e Flaxman, Bristol si ri- tone era eseguito intorno al 1800) e la prima redazione della
volse anche a lui. L’artista non accettò di eseguire un Ercole fu- Giuditta di Benvenuti – fino alla morte, a 73 anni, nel 1803.
rioso, che evidentemente avrebbe potuto costituire, per sog- L’elenco degli oggetti posti in vendita fornisce ulteriori in-
getto eroico e mole, un pendant dell’opera di Flaxman. Allo formazioni su quella che avrebbe dovuto costituire la base del-
stesso modo non volle eseguire una bizzarra allegoria politica le sue collezioni di Ickworth. Il catalogo del 1804 descriveva
rappresentante, nell’iconografia antica dell’Ercole fanciullo che ben 534 pezzi, ai quali venivano aggiunte alcune decine di ope-
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Fig. 9. Francesco Massimiliano Laboureur, Giacinto, Fig. 10. Valerio Villareale, Perseo, 1808, già Londra,
Nantes, Musée des Beaux Arts. mercato antiquario.

re ordinate ma non ancora compiute, di cui si prevedeva la (Enea con lo scudo), Anastasi (Ulisse), Matuev (Veduta di Subiaco),
vendita una volta terminate. Tra loro erano circa 200 opere dei oltre a copie da Correggio, Giorgione, Leonardo e Barocci.
maestri antichi, dal Quattrocento al Seicento, distinte nelle I dati relativi a questa raccolta di pittura permettono alcune
classi della pittura di figura, che annoverava 150 dipinti, della considerazioni: il primato delle pitture moderne su quelle an-
veduta e dei paesi. Tra i 50 quadri moderni di figura, tra i quali tiche, dunque la prevalenza del mecenate sul collezionista; la
numerose copie, i dipinti degli autori più rappresentativi ap- presenza di numerose copie, che a scopo didattico avrebbero
partenevano a Benvenuti (Predicazione di S. Giovanni), Saja (S. colmato le lacune della collezione, infine la predilezione per la
Francesco Saverio, La morte di Ettore), Pistrucci (La morte di Mar- moralità degli exempla virtutis storici, preferiti ai soggetti ero-
cantonio), Berger (La Benedizione di Giacobbe, Il Diluvio universa- tico-mitologici.
le, La Carità), Rehberg (Sabino con la moglie e i figli, Caino, Omero Quanto alle sculture, la raccolta comprendeva sei statue an-
con la Musa, Didone agli Elisi), Fabris (Ulisse con Filottete), Stern tiche restaurate dai principali restauratori romani: Pacetti (che
(Sibilla), Head (Iride), Landi (Venere e Amore e Ritratto della can- per lui aveva scolpito anche la statua del fratello, in abito di
tante Pellegrini). C’erano poi 30 trenta vedute italiane di Ma- parlamentare, inviata in Irlanda per il suo sepolcro, come ri-
tuev, Boguet, Carlo Labruzzi, Koch, Wutcky, Campovecchio, corda Guattani nel terzo tomo delle «Memorie»), Laboureur e
Rosa Mezzera, e infine paesi (Hackert, Matuev, Mezzera, Wal- Cavaceppi, numerosi busti classici, e camini istoriati. Le statue
lis, Fidanza, Partini), per un totale di 50 circa. Tra le opere non moderne erano di Francesco Massimiliano Laboureur, allora
completate erano inseriti in catalogo dipinti di Camuccini (La impegnato nella statua togata all’antica del Primo Console e che
morte di Giulio Cesare, Venere e Amore), Benvenuti (Ettore e Pari- a Lord Bristol consegnò il Giacinto oggi a Nantes (Fig. 9), il
de), Saja (Virginia, La morte di Germanico, Priamo e Achille), Head gruppo citato di Pierantoni e un rilievo di Castore e Polluce di
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Domenico Cardelli che al giovane Thorvaldsen, a Roma dal seo che trafigge la Medusa, un Aiace che rapisce Cassandra, rimasti
’97, sembrò incarnare l’alternativa a Canova: un’opera nell’Ot- incompiuti dopo la morte di Bristol, e ancora un gruppo di Pa-
tocento ricordata presso don Marino Torlonia. Ventotto busti ne e Siringa, terminato per un altro committente, inglese e
si dovevano a Pierantoni, Cavaceppi, Acquisti, Pulini, Festa, quello di Teseo e Arianna citato dal Guattani nel 1806 sulle «Me-
mentre un Marco Agrippa era attribuito a Michelangelo. Copie morie enciclopediche romane». Nelle intenzioni di Bristol i 4
dall’antico spettavano poi a Cavaceppi, Grandi, Passani, Le- gruppi, due di soggetto eroico e due graziosi si sarebbero sce-
dus, De Rossi, Rinaldini. nograficamente confrontati.
Le sculture non finite si attendevano da Villareale, Il Perseo Si rimanda alla futura pubblicazione del citato inventario
e il Satiro, Festa, un Amorino in riposo, e Pietro Finelli, fratello per ulteriori approfondimenti su queste raccolte e il loro desti-
del più celebre e giovane Carlo, cioè la corsa di Atalanta. Tutti no, intanto sembra utile rievocare il ruolo svolto più tardi, nel-
questi lavori sono oggi ignoti. Di Villareale, lo scultore sicilia- la Roma della Restaurazione, dalla figlia di Lord Bristol, cioè
no di formazione romana protagonista della decorazione in Elisabeth duchessa di Devonshire, nei campi dell’antiquaria, di
stucco delle sale dell’Appartamento Nuovo della Reggia di Ca- colte iniziative editoriali, del mecenatismo artistico, in conti-
serta, rinnovate da Murat, è noto un Paride prossimo a queste nuità dunque con quella tradizione elevata della protezione e
date perché firmato nel 1808 e passato sul mercato antiquario della promozione artistica che il padre aveva ampiamente, pur
inglese (Fig. 10). A questi lavori altre fonti aggiungono un Per- se non sempre esemplarmente, stabilito.1

1 Sulle vicende, i viaggi e il collezionismo di Lord Bristol rimangono fon- a complete catalogue of his works with an introductory text, ed. and prepared by
damentali i due volumi, basati sulle testimonianze dei carteggi, di W. S. Chil- E. P. Bowron, Oxford, Phaidon, 1985; Viaggio in Italia di una donna artista. I
de-Pemberton, The Earl Bishop. The Life of Frederick Hervey, Bishop of Derry, “Souvenirs” di Elisabeth Vigée Le Brun, a cura di F. Mazzocca, note critiche di A.
Earl of Bristol, London, Hurst and Blackett, 1924; si vedano inoltre: M. King- Villari, Milano, Electa, 2004; Hugh Douglas Hamilton (1740-1808): a life in pictures,
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12; inoltre le guide di Ickworth House: Ickworth, s.l., The National Trust, 1984; sculptor in Rome, «The Sculpture Journal», 4 (2000), pp. 85-126; M. R. Sforza,
Ickworth, s.l., The National Trust, 1998. Per l’ambiente artistico romano e la Gli ultimi anni della Roma di Pio VI: lo Sposino, “Scultore del Papa”, e i nobili in-
scultura tra i due secoli mi permetto di rinviare a S. Grandesso, La scultura glesi, «Neoclassico», 2004, 26, pp. 28-45; L. Fornasari, Pietro Benvenuti, Firen-
in Italia dal tardo Settecento al primato di Canova e Thorvaldsen, in L’Ottocento in ze, Edifr, 2004; A. Bertolotti, Esportazioni di oggetti di belle arti da Roma nei
Italia. Le arti sorelle. Il Neoclassicismo 1789-1815, a cura di C. Sisi, Milano, Electa, secoli xvi, xvii, xviii e xix , in Archivio storico, artistico, archeologico e letterario
2005, pp. 133- 161, con bibliografia. Per riferimenti alle opere e agli artisti citati della città e provincia di Roma, [Roma/Spoleto], [Tipografia Salviucci], i-iv,
nell’articolo si vedano: D. Irwin, John Flaxman. 1755-1826 Sculptor illustrator de- 1875-1880; D. Malignaggi, Valerio Villareale, catalogo a cura di D. Favatella,
signer, London, Studio Vista, 1979; Vincenzo Camuccini (1771-1844). Bozzetti e di- [Palermo], [Luxograph], 1976. Infine i periodici citati sono: «Memorie per le
segni dallo studio dell’artista, catalogo della mostra (Roma, Galleria Nazionale Belle Arti», 4 voll., 1785-1788; G. A. Guattani, «Memorie Enciclopediche Ro-
d’Arte Moderna) a cura di G. Piantoni, Roma, De Luca, 1978; Pompeo Batoni: mane sulle Antichità, Belle Arti, ec.», 6 voll., Roma 1806-1819.