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2 PUBBLICAZIONE SCOUT PER EDUCATORI

2014
Pronti a servire
I.R.
S O M M A R I O

Pronti a servire
1. Questo numero Redazione pag. 1

2. Editoriale: dimensioni spirituali (e non solo) del Davide Brasca pag. 3

servizio
3. Non vi chiamo più servi, ma amici Franco La Ferla pag. 9

4. La rivoluzione del servizio Gian Maria Zanoni pag. 11

5. Lo stile del servizio Giuseppe Grampa pag. 15

6. Avventura destinazione uomo Roberto Cociacich pag. 18

7. Servizio in clan fuoco Luca Salmoirago pag. 21

8. Servire sulla strada Davide Magatti pag. 25

9. Il tempo per il servizio Mavì Gatti pag. 27

10. Dall'intervento alla politica Anna Cremonesi e Anna Scavuzzo pag. 30

11. Servizio sempre? Andrea Biondi pag. 35

12. Fare il capo essendo se stessi Maurizio Crippa pag. 39

13. Ho avuto una vita felicissima Piero Gavinelli pag. 43

14. Capi adulti Federica Fasciolo pag. 45

15. Il servizio come progetto di vita Gege Ferrario pag. 47

16. Servizio: libertà e dipendenza Stefano Pirovano pag. 49

17. Esperienze di servizio in C/F Saula Sironi pag. 50

18. Servizio, volontariato, terzo settore, no profit


a. Una provocazione: equivoci da evitare, Ale Alacevich pag. 52

sindromi da prevenire
b. Chiarire gli equivoci, proporre le soluzioni Roberto d’Alessio pag. 55
Q U E S T O N U M E R O

Q uesto numero nasce dalla necessità di


una riflessione sul tema del servizio, il
quale deve necessariamente essere lo
sbocco concreto nella vita quotidiana
di ciascuno di noi e delle nostre co-
munità dopo gli impegni presi con la
Route nazionale. Nessun documento
può per noi essere un elenco di buo-
ne intenzioni: deve invece orientarci alla seria pratica di
una vita di servizio.
Apriamo il quaderno offrendo ai lettori una testimonian-
convinzione della sua utilità per lo scautismo italiano come stru-
mento di “Formazione capi”.
Sono sicuro che la Redazione continuerà su questa strada preziosa
e difficile scegliendo un nuovo Direttore che non manca certamente
fra gli attuali Redattori. A me sembra rilevante che sia una per-
sona di profonde convinzioni e capace, nei momenti difficili, di di-
stinguere i valori più importanti da quelli passeggeri. È fonda-
mentale che la Redazione resti unita anche nelle diversità di opi-
nioni che è una nostra ricchezza.
Credo che la Redazione debba anche preoccuparsi del futuro pun-
tando ad un rinnovamento delle persone possibilmente con l’in-
za di servizio. È la lettera che Giancarlo Lombardi ha scrit- serimento di risorse più giovani.
to lo scorso giugno alla redazione. Ecco il testo: Se Voi siete d’accordo io continuerei a far parte della Redazione
come semplice redattore.
Carissimi amici, Vi ringrazio per l’amicizia e la stima che mi avete dimostrato in
è con comprensibile fatica che mi accingo a scrivere questa lettera questi anni e anche in questi ultimi mesi di difficoltà. Li ho sen-
dopo averci molto pensato. titi come una vera ricchezza nella mia vita.
Tutti siete al corrente delle mie condizioni di salute e della spe- Con tanta sincera amicizia e affetto.
ranza che nutrivo per una ripresa più completa e più rapida. Que-
sta prospettiva si sta allontanando e mi obbliga a delle scelte im- Giancarlo
pegnative e, per me, dolorose. Non penso che sia giusto mantene- Milano, 27 giugno 2014
re delle responsabilità se non si è in grado di onorarle.
Questo vale anche per la Direzione di R-S Servire che è fra gli Tutti voi troverete nel messaggio di Giancarlo i riferimenti
impegni che mi sono più cari anche per la fedeltà nel tempo ini- ideali all’autentico spirito di servizio, svolto con convin-
ziata con Andrea Ghetti-Baden e Vittorio Ghetti. zione, impegno, competenza, disponibilità, umiltà. Gian-
Ho dato alla rivista quanto ero in grado di dare nella profonda carlo lascia il ruolo di Direttore, che viene assunto per de-

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Q U E S T O N U M E R O

cisione unanime da Andrea Biondi, ma resta nella redazio- Così l’articolo di Mavì Gatti, che riflette sul ruolo della
ne. Tutti noi, redattori e lettori, gli siamo grati per lo stile donna nella società e le possibilità di avere tempo da de-
col quale ha svolto questo impegnativo e appassionante dicare agli altri: ciò chiede di avere “occhi e orecchie sem-
servizio. pre aperti”, per cogliere le occasioni di autentico servizio.
Ci auguriamo che i lettori trovino nelle parole di Gian- Anna Cremonesi e Anna Scavuzzo affrontano il nodo del
carlo e nei contenuti di questo quaderno le motivazioni rapporto fra politica e servizio. Andrea Biondi invita a ser-
per una vita al servizio del prossimo. vire per lasciare il mondo migliore, Maurizio Crippa trat-
ta del rapporto fra vita personale e scelte di servizio, Pie-
ro Gavinelli sottolinea la relazione fra servizio e felicità, Fe-
derica Fasciolo scrive del servizio del capo adulto e Gege
Ferrario della gratuità del servizio; infine Stefano Pirova-
La prima parte del quaderno vuole dare i fondamenti teo- no affronta i rischi del servizio totalizzante. Sono tutti ar-
rici (spirituali, politici, economici -perché no?-, personali, ticoli che in parte si sovrappongono l’un l’altro, proprio
etici, metodologici) della scelta del servizio. Li trovate ne- perché legati alle esperienze di vita, ma con un unico filo
gli articoli di Davide Brasca, Franco La Ferla, Gian Maria conduttore: servire il prossimo è l’essenza della proposta
Zanoni, Giuseppe Grampa, Roberto Cociancich. scout per il dopo partenza.
Poi si entra nel vivo della proposta scout con l’articolo di L’articolo di Saula Sironi, a partire dall’esperienza di servi-
Luca Salmoirago: i capi clan/fuoco devono avere ben chia- zio di clan/fuoco, ci avverte della necessità di cogliere le
ro l’obiettivo educativo della propria azione: far crescere domande, a volte urgenti, che le nuove povertà e solitudi-
adulti che hanno imparato a vivere nel sevizio del prossi- ni ci pongono.
mo. Davide Magatti ci ricorda l’importanza della route nel Il numero si chiude con gli interventi di Ale Alacevich e
metodo rover come scuola di servizio. Roberto d’Alessio, che a partire da una vivace discussione
Seguono gli interventi di carattere esperienziale: ciascuno tenuta in redazione, chiariscono i rapporti fra servizio e
degli autori mette in luce ciò che ha imparato negli anni volontariato e fanno il punto sull’impatto sociale delle at-
dello scautismo e come vive da adulto il proprio servizio. tività no profit e del terzo settore.

Il numero è disponibile sul sito www.rs-servire.org


Lì potete trovare altri articoli, testi di canzoni, rimandi a libri, film ecc. che toccano
l’argomento monografico del quaderno. E potete lasciare il vostro commento.

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EDITORIALE

crescente forza che si manifesta a livello


fisico e psicologico suscita nel ragazzo
timore e anche paura. Che cosa mi sta
succedendo? Perché mi accade questo?
Voglio sì diventare grande, ma in modo
diverso da come ciò mi sta accadendo;

Dimensioni spirituali perché non posso fermare quest’onda?


Come posso gestire quello che sta acca-
dendo in me? La società, i genitori, l’e-

(e non solo) del servizio ducazione hanno il compito di rassere-


nare questo vissuto rassicurando il ra-
gazzo circa la bellezza e la brevità de
cambiamento che sta vivendo.
Lo sforzo delle nostra riflessione è quello di indagare Il secondo. Subito l’esperienza della for-
za si mostra come ambigua: occorre da
l’esperienza del servizio come esperienza costitutiva del
sempre e subito scegliere se fare della
roverismo/scoltismo da quattro punti di vista: la dinamica forza un uso ‘costruttivo’ o ‘distruttivo’.
Il dilemma è forte: la mia forza mi ser-
psicologico-biologica, la contestualizzazione sociale, la ve per alleggerire lo zaino di un com-
processualità pedagogica e la dimensione etico-spirituale. pagno di strada o per farmi burla di chi
fa più fatica di me? E più radicalmente:
La dimensione psicologico-bio- portante: egli scopre che ha la forza fi- io o gli altri? Qui l’educazione non può
logica del servizio sica, intellettuale, psicologica per occu- sciogliere il dilemma che rimane in ca-
Come è noto l’età dell’adolescenza è pare un posto vero e reale nel mon- rico a ciascuno, ma può testimoniare la
contrassegnata da uno sviluppo biologi- do...e il mondo dovrà fare i conti con bellezza, la grandezza, e il valore di una
co, psicologico e intellettuale rapido e lui! La scoperta della propria forza – vita vissuta facendo della forza una
globale; esso è talmente ricco e com- oserei dire del proprio ‘potere’ – avvie- energia per il bene e per gli altri.
plesso che si configura come un tempo ne in due direzioni, una ‘distruttiva’ fat- Al punto dove siamo arrivati della no-
unico nella vita dell’uomo circa la defi- ta di vandalismo, violenza, autodistru- stra riflessione si può a ragione dire che
nizione della propria identità. Molte al- zione..., e una ‘costruttiva’, fatta di aiu- il fondamento ‘umano’ della dedizione
tre cose accadranno dopo; tuttavia in to agli altri, lavoro, collaborazione... agli altri, della generosità nel bene, del
quei pochi anni accade qualcosa di es- Due vissuti molto profondi segnano il ‘servizio’ risiede in una esperienza tut-
senziale circa la propria persona. È pro- processo di autocoscienza della propria ta fisica e psicologica – quella del pren-
prio nel dinamico e caotico tempo del- forza e del proprio potere; il primo è la dere coscienza della propria forza - che
l’adolescenza che la persona per la pri- ‘paura’ e il secondo è il ‘dilemma’. la natura e il suo Creatore fa compiere
ma volta fa una esperienza molto im- Il primo. L’esperienza non cercata di una ad ogni ‘figlio dell’uomo’.

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EDITORIALE

La contestualizzazione sociale vanile’ a cui è riservato nell’immagi- La processualità pedagogica


dell’esperienza della forza nario collettivo il compito di occupa- dello scautismo
La direzione ‘distruttiva’ dell’autoco- re quel tempo della vita in cui i gio- La proposta scout circa il modo con il
scienza giovanile della propria forza ha vani sono ‘socialmente inutili’. quale dare direzione all’autocoscienza
esempi sociali molto drammatici nel- Oggi il vento sembra cambiare e la della propria forza che un ragazzo spe-
la storia del secolo XX°: dalla hitler- percezione dell’urgenza di ‘avere un rimenta a partire dai 14-15 anni si
jugend ai ‘bambini’ soldato. lavoro per vivere’ è molto alta e pone chiama ‘servizio’: ‘la tua forza, i tuoi ta-
Soffermiamoci sulla direzione ‘co- sfide nuove alle persone, alla società, lenti, i tuoi doni, le tue capacità ti pro-
struttiva’ dell’autocoscienza giovanile all’educazione. Anche l’educazione poniamo di metterle a servizio degli al-
della propria forza. Senza pretese di scout e il roverismo-scoltismo in par- tri: dei tuoi vicini concreti e dell’inte-
esaustività e precisione sociologica ci ticolare sono chiamati a raccogliere la ra società’.
sembra di notare nello sviluppo della sfida. Precisiamo la questione: come La processualità pedagogica che lo scau-
società italiana alcuni passaggi signifi- può lo scautismo educare un giovane tismo cattolico italiano, sulle orme di
cativi. Nel primo dopoguerra appena a fare della propria forza un dono-ser- B.-P., ha elaborato a tale riguardo è as-
il ragazzo diventava ‘grandicello’ (cioè vizio agli altri nel tempo in cui l’ur- sai semplice e si articola in tre passaggi:
‘forte’) entrava in una dinamica di aiu- genza del vivere (lavoro e stringente • Il servizio di capo squadriglia (e di
to (dinamica costruttiva) reale alla preparazione ad esso) ritorna forte? Il vice) come servizio all’interno di un
propria famiglia: le ragazze nei ‘lavori lavoro – e con esso la vita di coppia - gruppo verticale di ragazzi dove si è
da donna’; i ragazzi nel mondo del la- sono dimensioni che si oppongono al chiamati ad assumersi l’onere (e l’o-
voro ‘da uomini’. Poi l’aiuto alla fa- servizio-volontariato? Se e come il nore) della cura tecnica, fisica e, per-
miglia ha lasciato il posto al preparar- servizio può esprimere un senso del sino almeno in parte, spirituale dei
si ad ‘aiutare meglio’ la propria fami- vivere e una prassi concreta di vita per propri squadriglieri.
glia di domani (studio superiore e poi i giovani nel tempo in cui il volonta- • Il servizio ad intra (nella comunità) e
universitario) senza rinunciare del riato diventa dimensione della ‘terza ad extra (nel territorio) in noviziato.
tutto a sostenere quella di oggi (stu- età? Forse il servizio-volontariato de- Gli aspetti di avanzamento sono che
dio e lavoro). Infine è venuto il tem- ve sciogliersi in ‘occasione estempora- l’aiuto ad intra è reciproco non è do-
po di cui della forza costruttiva dei nea’ di esperienza di aiuto ad altri vuto in ragione di un ‘ruolo’, ma in
giovani la società decide di fare a me- quando ciò è possibile in relazione al forza di una fraternità e che l’aiuto
no: ai ragazzi sotto i 16 anni è impe- momento breve che si sta vivendo’? ad extra si apre ad altri, a chi a biso-
dito il lavoro, lo studio diventa un Un utile riferimento potrebbe essere gno, senza previ legami di cono-
parcheggio senza sbocco, il diverti- riguardare come i clan proponevano scenza e/o amicizia. Questo mo-
mento, lo sport e i corsi di qual si vo- l’esperienza del servizio nel tempo in mento ad extra è proposto come
glia abilità sono indicati come il luo- cui gli RS mettevano su casa a 24 an- esperienza di comunità o di piccolo
go in cui ‘sfogare’ la propria forza. A ni e si cominciavano a lavorare a 18 gruppo (coppia, pattuglia) ed ha va-
parziale discolpa o come ironica ag- anni. Non per copiare s’intende, ma lore di ‘iniziazione’.
gravante è sorto il ‘volontariato gio- per fare tesoro dell’esperienza. • Il servizio come dimensione perso-

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EDITORIALE

nale che si esprime nella comunità deve domandare se la richiesta di vive- La dimensione etico-spirituale
di clan, verso chi ha bisogno sul ter- re ‘esperienze comunitarie di servizio’ del servizio
ritorio, in ogni dimensione della non corrisponda ad una incomprensio- Se per spinta naturale il ragazzo è po-
propria vita (famiglia, amicizia, lavo- ne del percorso pedagogico RS che sto nella condizione di vivere dentro di
ro, studio). Il tratto specifico è pro- vuole il servizio nella proposta del clan sé il crescere della forza nelle sue di-
prio il carattere rigorosamente per- come dimensione ‘essenzialmente’ per- mensioni fisiche, psicologiche e intel-
sonale. sonale e quotidiana e solo ‘occasional- lettuali e se normalmente senza ecces-
mente’ di gruppo e nella forma di sivo sforzo può aderire a proposte di
Questa processualità cronologica do- ‘campo’. Ognuno può certamente ap- aiuto agli altri il percorso che da que-
vrebbe condurre il giovane e la giova- pellarsi agli avverbi (occasionalmente, sta iniziale scoperta conduce alla intima
ne ad una comprensione della vita co- essenzialmente), ma resta il fatto di una convinzione che il senso del vivere è
me ‘essere per altri’ in una dimensione diffusa ‘comunitarizzazione’ del servizio essere-per-gli-altri non procede auto-
personale e concreta che rifugge da in clan, che in pratica è una riduzione maticamente, ma esige un rigoroso
chiacchiere e discorsi, e si incarna in del clan a noviziato. Ci si deve anche percorso interiore.
gesti concreti con fedeltà e coraggio. domandare se questo slittamento non In altre parole: il ‘servizio’ non rimane
A riguardo di questo semplice percor- sia un tributo che il roverismo-scolti- un bel passatempo di gioventù e può
so di ‘progressione personale’ si devono smo paga alla pervasività sociale del ‘vo- diventare una prospettiva di vita solo
fare due osservazioni. lontariato giovanile’ come momento attraverso una dedizione pratica tenace
La prima si riferisce alla tendenza mol- tipico della gioventù impegnata - laica (etica) e la cura personale delle riso-
to diffusa nei clan di sostituire la route e cristiana - per vivere parte del perio- nanze interiori (spiritualità) di tale
(quella cosa in cui si cammina per 8-10 do estivo. esperienza.
giorni dall’alba al tramonto spostando- La seconda riflessione muove dall’os- Senza pretese proviamo a delineare al-
si ogni giorno) con esperienze, talvolta servazione di una sempre più diffusa ri- cuni dei percorsi di risonanza interio-
anche lunghe, di servizio comunitario duzione del ‘servizio’ ad ‘attività di ser- re dell’esperienza del servizio.
estivo chiamate ‘campi di servizio’. A vizio’. Il servizio sembra essere sempre Il primo passo è assai diffuso e si sinte-
dire il vero più che di una tendenza meno recepito e vissuto come dimen- tizza nella frase spesso sentita pronun-
minoritaria mi pare di poter dire che – sione totale della persona e sempre più ciare dai rover e delle scolte:‘pensavo di
con tutte le varianti del ‘metà e metà’ - pensato e sperimentato come un tem- dare e invece ho ricevuto’, oppure: ‘ho
si tratta ormai di un orientamento po della settimana, determinato e pre- dato, ma ho anche ricevuto...non pen-
molto consistente del roverismo-scolti- ciso, in cui si ‘fa’ qualcosa per gli altri. savo’; oppure ancora: ‘ho dato, ma ho
smo cattolico italiano. Seguendo questo andamento si perde il ricevuto molto di più’. Ci sono anche
Della riduzione della strada a simboli- senso profondo del servizio secondo lo RS che non la pronunciano mai! Sono
smo e della pigrizia come motivo na- spirito RS. Quello che doveva essere il quelli che ‘fanno servizio’ restando con
scosto che fa temere la route ho già senso della vita - essere-per-gli-altri - il cuore altrove!
parlato in altre occasioni. Nel contesto diventa un’attività tra le altre, magari Chi la pronuncia ha già fatto un passo
della nostra riflessione sul servizio ci si ‘nobile’, ma separata da tutto il resto. importante, cioè ha scoperto il nesso

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EDITORIALE

profondo e misterioso fra il dare e il ri- ne che è lui a scegliersi i poveri, secon- esperienze che non sanno del ‘riceve-
cevere. Una trappola, però, lo aspetta do le sue esigenze, i suoi tempi, le sue re’; esse sono un ‘dare’ motivato da ra-
dopo il primo passo. capacità presunte o vere,... Non do- gioni esterne al dare stesso. Per esem-
Si potrebbe chiamare la trappola della vremmo invece insegnargli ad aprire ge- pio: sei capo squadriglia, devi fare que-
presunzione. Ragionamento è più o nerosamente il cuore e concretamente la sto per il tuo squadrigliere; aiutarsi è
meno il seguente: “ecco ho capito che vita ai poveri che il Signore vorrà man- ‘stile’ scout’; gli scout sono fratelli l’un
se dai, ricevi; dunque il ricevere è il cri- darci? Non dovremmo dire loro che più l’altro. Si tratta appunto di motivazioni
terio del ‘dare’. Ne deriva che è logico grande del protagonismo, del diritto al- ‘esterne’ al dare stesso. Appena si pro-
cercare esperienze in cui il ricevere è as- la scelta, del ‘decidere insieme’ c’è l’a- cede nel cammino e si cresce psicolo-
sicurato o almeno ‘ragionevolmente more che scioglie in un attimo - come gicamente si scopre il nesso ‘dare-rice-
possibile’. A determinare poi cosa sia il il sole la brina - ogni ragione e ogni vere’ di cui abbiamo parlato.
‘ragionevolmente possibile’ non posso egoismo? Procedendo con attenzione si aprono
che essere io, perché io solo mi conosco Si dice ‘il servizio deve essere compati- spazi per nuovi apprendimenti spiritua-
‘fino in fondo’. Di solito scelgo le espe- bile con la vita’; e sulla base di questo si li. Ne indico alcuni che mi sembrano
rienze ‘nuove’ perché statisticamente ga- invitano i giovani a cercare un servizio importanti
rantiscono maggiormente la possibilità armonizzabile con la scuola, la coppia, la • Il nesso ‘dare-ricevere’ si realizza a
di ricevere cose nuove”. L’esito del ra- ‘maturità’, gli esami, gli amici, ...le feste, patto che il dare sia fatto ‘senza por-
gionamento è come quei sentieri che al le vacanze... Non dovremmo invece in- si il problema del ricevere’. La pre-
bivio sembrano dividersi, ma che poco segnare loro che non esistono ‘poveri su ghiera della guida che recita ‘dare
oltre si ricongiungono! Il bivio è l’alter- misura’ e che i poveri sono propria- senza darsi pensiero delle ferite’
nativa circa l’uso della propria forza fra mente coloro che disturbano la nostra esprime con straordinaria efficacia il
dimensione egoistica e dimensione al- ‘pigrizia di marmotte borghesi’? Non rifiuto di ogni logica utilitaristica nel
truistica; il ricongiungimento è il mo- dovremmo accompagnarli ad accettare il servizio.
mento in cui – consapevolmente o in- limite del proprio servizio che non rie- • Il nesso dare-ricevere si realizza sul
consapevolmente – metto in pratica un sce a ‘risolvere’ il problema? Non do- piano dell’essere e si potrebbe sinte-
uso della mia forza così raffinato da tra- vremmo fargli capire che ‘stare vicino’ tizzare nell’espressione ‘dando se
sformare persino le povertà altrui in con tutto quello che si ha (racconto del- stessi (dandosi) si riceve l’altro dal-
vantaggio per me. l’obolo della vedova), vale più che risol- l’altro’. Nel servizio non si realizza
Sulla base di questo tipo di argomenta- vere problemi (scelti ad hoc per essere uno scambio di cose, ma l’incontro
zione ‘istintiva’ cresce ogni sorta di svuo- risolti) con gli avanzi (che spesso sono di aiuto fra persone. Si tratta di uno
tamento spirituale dell’esperienza del scarti)? scambio di amicizia, di relazioni, di
servizio. cuori dove il dare e ricevere finisco-
Si dice ‘il servizio deve essere scelto dal Per non cadere in trappola e procede- no per diventare indistinguibili. Qui
ragazzo’ (che poi sarebbe un uomo) per- re nel cammino occorre fare molta at- si apre uno squarcio per compren-
ché lui deve essere protagonista...ecc...’. tenzione. dere l’enigmatica frase di Paolo: Ge-
E così si finisce per far credere al giova- Le prime esperienze del ‘dare’ sono sù da ricco che era si fece povero per

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EDITORIALE

arricchirci con la sua povertà. come strumento di elevazione reli- cioè restando sempre accanto ad un
• La comune fratellanza del ‘dare-ri- giosa, personale e intima, dimenti- povero concreto – si evita un altro
cevere’ scoperta a partire dal ‘dare’ fa cando tutta la concretezza dell’“ave- rischio, quello di diventare ‘profes-
porre una domanda: ‘non sarà forse vo fame e mi avete dato da mangia- sionisti della solidarietà’ che sempre
che all’origine del mio dare c’è sta- re, avevo sete e mi avete dato da be- predicano ‘per altri’ la necessità e il
to un ricevere e che il mio dare è già re, ero malato e..., ero prigioniero e dovere della giustizia e dell’aiuto dei
una risposta ad un donarsi di qual- ...” di cui il vangelo ci parla. deboli dimenticando di praticarlo
cuno che mi ha preceduto?’. La do- • Il rischio dello spiritualismo indivi- essi stessi. Il vangelo li chiama ‘ipo-
manda è retorica pur restando vera dualista si combatte restando sempre criti’.
e profonda e la risposta è si! È spiri- a contatto reale e concreto con i po- • Sempre lì, vicino ai poveri, nasce nel
tualmente di grande valore interio- veri: dal servire si parte, nel servire si cuore un’altra e ancor più dramma-
re ripercorre la storia personale dei resta, al servire si torna. tica domanda. Essa prende forma
‘servizi’ ricevuti da altri e scoprirli • Restando ostinatamente nel servizio quando la povertà umana sulla qua-
innumerevoli. si è condotti a porsi un’altra do- le ci si curva non è frutto di ingiu-
• Nella molteplicità dei servizi rice- manda: questo fratello, che è un do- stizia, ma di un male senza ragione:
vuti piano piano, allenando lo spiri- no misterioso dall’Alto, perché ha la bambina di un anno con un tu-
to e ben guidati, si giunge a ritrova- fame, perché a sete, perché è prigio- more all’occhio, il ragazzo dal cor-
re una ‘trama’ di doni dietro la qua- niero, perché è analfabeta, perché...? po sfigurato, il giovane dalla psiche
le è possibile (e persino facile) ‘in- Perché lui e non io? E gli occhi si sconvolta, l’uomo che non riesce a
travedere’ un Dio; e poi riconoscer- aprono sull’immenso mondo del- dare forma alla vita, il vecchio che
lo nell’uomo di Nazareth che dopo l’ingiustizia che gli uomini si procu- non ha trovato di meglio che im-
la cena e prima della croce lavò i rano l’un con l’altro. Allora si grida piccarsi. La domanda è asciutta e re-
piedi ai suoi discepoli. Gesto immo- perché il cuore è straziato; si prote- sta in gola: PERCHÉ? E subito ne
tivato, immeritato, impensato che sta, si sensibilizza, si chiede giustizia, conseguono pensieri duri: ma allora
ora sappiamo essere Grazia. si marcia, si digiuna, si vota... Si gri- che ne è del Dio buono? Dio dove
• Accade così che il cuore e la mente da come l’antico profeta Amos di sei? Ma allora che senso ha il mio
cominciano a comprendere i legami cui parla la Scrittura: ”perché avete dare e il mio servizio? E la doman-
di umanità e di apertura all’Assolu- venduto il povero per un paio di da è retorica perché la risposta ap-
to che sono iscritti nel gesto del ‘ser- sandali...io sprofonderò sotto di voi pare chiara: un senso non c’è! Un
vire’ e del ‘dare’. Qui si nasconde un il suolo” (cfr. Am 2,6-16). E mentre Dio non c’è! Il servizio quando è
secondo rischio che può bloccare il si lotta contro l’ingiustizia che gene- vero porta in faccia al male e pone
percorso interiore di autocompren- ra miseria e povertà si resta lì a fian- con forza sovrumana le altre due ra-
sione di se stessi come ‘essere per da- co del povero concreto che atten- dicali questioni: c’è veramente un
re’ (fino a ‘dare anche l’essere’). Si dendo il ‘grande cambiamento’ vive Dio? Chi è l’uomo? In quei mo-
tratta del rischio dello spiritualismo vicino a me e attende da me un ge- menti c’è solo da sperare di trovarsi
individualista che utilizza il povero sto di fraternità. E così facendo – accanto qualcuno che è già passato

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EDITORIALE

da quel dolore e conosce il pertugio Il servizio e la preghiera l’ora della debolezza. Allora comincia
dell’amore oltre il male. Forse in C’è un tempo della vita in cui l’auto- il servizio della preghiera e dell’offer-
egual misura può essere utile il ri- coscienza della propria forza, speri- ta della vita per amore.
torno alla memoria dei giorni di mentata nella prima gioventù e dive-
route; i momenti in cui la meta era nuta ‘servizio’ attraverso un rigoroso Ho un amico che ha iniziato tanti anni fa
lontana, le forze al limite e a capo percorso spirituale, lascia il campo al- un servizio; ad un certo punto per gli stra-
chino, passo dopo passo si è andati l’esperienza opposta. Le forze vengo- ni casi della vita mi sono trovato coinvolto
avanti, non si è venuti meno, si è no meno e si è chiamati all’autoco- nel ‘suo’ servizio. Un giorni mi ha detto:
rimasti fedeli: fe- scienza della debolezza. L’uomo del Davide, non ce la faccio più vai avanti tu.
deli nel poco e servizio sa però che c’è qualcosa Non ho detto niente. Non c’era niente da
fedeli nel molto. che vale di più dell’azione, è la dire. È venuto per lui il tempo del servizio
preghiera. Carlo Carretto tanti della preghiera e dell’offerta d’amore. Lui
anni fa ci raccontava che la sera lo sa e lo so anch’io. Sento già in me e at-
dei vespri di S. Carlo del 1954 una torno a me i frutti della sua preghiera. Ave-
voce gli aveva detto: “lascia tutto e va ragione Paolo: quando siamo deboli è al-
vieni con me nel deserto. lora che siamo forti.
Non voglio più la
tua azione, vo- P. Davide Brasca
glio la tua pre-
ghiera, il tuo
amore”.
Quello che è
valso per lui
in una voca-
zione particolare,
vale per tutti gli
uomini quando
viene

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P RO N T I A S E RV I R E

dio di Marta narrato da Luca (Lc 10,


38-42), dove il suo affannarsi e agitar-
si, nel servire appunto, viene contrap-
posto alla parte migliore scelta da Ma-
ria, l’ascolto della parola di Dio per

Non vi chiamo più servi, amore.


Un terzo esempio che fa riflettere è la
lavanda dei piedi (Gv 13, 1-17). Da una

ma amici prima lettura, questo episodio sembre-


rebbe soprattutto un invito a servire;
oppure anche una metafora della ne-
cessità di purificarsi dalla testa ai piedi,
“Amatevi gli uni gli altri”: nessun invito al servizio è più come fraintende Pietro. Invece è un in-
vito pressante all’imitazione di Cristo
chiaro di quello evangelico; non pone limiti, non pone regole, “Vi ho dato un esempio, infatti, perché
anche voi facciate come io ho fatto a
non fa distinguo, non accetta scuse. voi”; e non parla certo di mettersi a la-
vare i piedi al mondo intero.
La Parola di Dio contenuta nel Nuo- Mi avevano raccontato che, a Genova, Che cosa Gesù intenda è espresso be-
vo Testamento fa molta luce sul tema alcune famiglie benestanti avevano ne in Gv 15, 9-17 “Come il Padre ha
del servizio. Ho consultato la Chiave l’abitudine, in alcune occasioni del- amato me, così anch’io ho amato voi.
Biblica, Torino, Claudiana, 1987 tro- l’anno, di ospitare a pranzo delle per- Rimanete nel mio amore. [...] Questo
vando, solo per i Vangeli, ben 54 cita- sone povere, servendole a tavola; e che è il mio comandamento: che vi amia-
zioni. Il numero è leggermente ridu- non pesava affatto il servirle, ma certo te gli uni gli altri, come io vi ho ama-
cibile tenuto conto di alcune ripeti- non sarebbero arrivate a sedersi per ti. [...] Non vi chiamo più servi, per-
zioni nei quattro testi, ma resta alto; e, pranzare con loro. Non giudico que- ché il servo non sa quello che fa il suo
vista la mia povertà in campo esegeti- sta debolezza proprio io, che mai ho padrone; ma vi ho chiamati amici, per-
co, ero deciso a rinunciare a scrivere accolto il costante invito del mio Ve- ché tutto ciò che ho udito dal Padre
sul tema che mi era stato affidato. Poi scovo di invitare a Natale qualcuno in l’ho fatto conoscere a voi. [...] Questo
mi sono rifugiato in una speranza: che casa mia. Cito il fatto come chiari- vi comando: amatevi gli uni gli altri”.
i lettori leggessero il testo nella consa- mento della distanza, difficilmente si- E a fugare i dubbi di noi, che siamo di
pevolezza che si tratta di uno scritto mulabile, che ci può essere fra il servi- dura cervice e continuiamo a cinci-
limitato a pochi pensieri su “essere zio e l’amore, da vivere invece legati schiare su che cosa si debba intendere
servi, essere amici, amarsi l’un l’altro”; insieme. per amore vero, ci sono ancora le pa-
e che si basa su poche citazioni evan- Un altro esempio, ancora più radicale role di Gesù ricordate da Mt 25, 34-
geliche fra le molte possibili. e che viene da Gesù stesso, è l’episo- 46: “Allora il re dirà a quelli che stan-

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P RO N T I A S E RV I R E

no alla sua destra: Venite, benedetti del quando mai ti abbiamo veduto affa- e di amore.
Padre mio, ricevete in eredità il regno mato e ti abbiamo dato da mangiare, È bene farlo intendiamoci, perché vi-
preparato per voi fin dalla fondazione assetato e ti abbiamo dato da bere? ec- viamo una fede fatta anche di mistero
del mondo. Perché io ho avuto fame cetera”, va detto, da un lato, che si trat- e fondata sulla ragione. Ma certo non
e mi avete dato da mangiare, ho avu- ta di un espediente letterario dell’e- possiamo far troppo aspettare sulla so-
to sete e mi avete dato da bere; ero fo- vangelista di ribadire le cose in una glia di casa nostra l’invitato, dovendo
restiero e mi avete ospitato, nudo e mi cultura caratterizzata dalla tradizione ancora decidere se servirlo soltanto o
avete vestito, malato e mi avete visita- orale; e, dall’altro, dalla previsione (!) sederci a tavola con lui.
to, carcerato e siete venuti a trovarmi”. della nostra inesauribile capacità di di-
Sul fatto che poi Gesù debba spiegare squisire oggi su servizio e amore, ri- Franco La Ferla
ai giusti che lo interrogano “Signore, mandando a domani i gesti di servizio

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P RO N T I A S E RV I R E

Ma il servizio ha in sé, strutturalmente,


una portata trasformatrice, cioè
rivoluzionaria. E come tutte le forze
veramente trasformatrici parte da un
rovesciamento teorico, da un ribal-

La rivoluzione del servizio tamento culturale. Ben se ne resero


conto gli apostoli, che sognavano il
successo, l’affermazione personale, il
potere sociale e si ritrovarono figli di
Dio, membra del corpo di Cristo,
Solo lo spirito di servizio, guardando al prossimo e non al consacrati al servizio e in cammino
profitto, a tutti e non a pochissimi, può sperare di scorgere e verso il martirio.
L’autentica comprensione del servizio,
realizzare il vero bene comune. in una riflessione laica, deve inevita-
bilmente partire dagli aspetti fonda-
Una prospettiva radicale di quelle domande che fanno perdere mentali della condizione umana. Assai
Il servizio è lo strumento per cambia- tempo: astratti filosofemi, vuote discus- più incisivo sarebbe il percorso, se si
re veramente il mondo? La domanda sioni, cavilli e sofismi. Perché indagare adottasse la prospettiva dell’uomo di
può apparire superflua e un tantino e denunciare la logica dominante nella fede, come si fa in altra parte del qua-
noiosa. Certo, ripassare le motivazioni società, una logica che appare chiara, derno. Ma oggi la formazione religio-
religiose e formative che portano al naturale e immodificabile? Ciò che im- sa non è così diffusa e consolidata da
servizio non fa mai male. Certo, discu- porta è organizzare e riorganizzare, poter costituire una premessa valida
tere come, quando, con chi e con qua- rendere efficiente, apportare quelle mi- per tutti.
le cammino di formazione arrivare al gliorie che ricostruiscono, consolidano
servizio è un esercizio arricchente e e conservano l’esistente. Trovato un se- Un sistema in crisi
forse indispensabile, ma porre in di- reno compromesso tra gli splendori Le caratteristiche strutturali della con-
scussione il servizio in quanto tale, ve- che si predicano e le grettezze che si vi- dizione umana sono state messe a fuo-
rificare il suo impatto sociale ed esi- vono, perché frantumarlo? Perché non co con efficacia dalla saggezza antica e
stenziale, considerare il legame che far tesoro della saggezza dei conserva- la modernità ha dovuto via via con-
c’è, o non c’è, tra il servizio e la vita, tori; non già dei conservatori emotivi, frontarsi con quelle intuizioni.
tutta la vita, quella quotidiana, quella che amano il passato, i ricordi, i rim- Tra le narrazioni degli inizi che ci sono
adulta, quella lavorativa, quella sociale e pianti, i volti noti e gli slogan consoli- state tramandate, un ruolo di primo
quella culturale è un esercizio che può dati, ma dei conservatori lucidi e spre- piano deve essere attribuito al mito di
essere liquidato in fretta con l’accusa di giudicati, che sanno molto bene che Prometeo.
estremismo e di provocazione.. Ci si “Se vogliamo che tutto rimanga come Agli inizi Prometeo vide che “le altre
preoccupa di ripetere che questa è una è, bisogna che tutto cambi”? specie animali erano ben provviste di

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P RO N T I A S E RV I R E

tutto, mentre l’uomo era nudo, scalzo, La scienza ha reso pubblici e verifica- A. Smith, nel fondare l’economia clas-
scoperto e inerme.” (321c)1 . Le proba- bili i suoi risultati. La tecnica ha ra- sica, aveva affermato che non dalla be-
bilità che la razza umana riuscisse a so- zionalizzato i sistemi produttivi, sud- nevolenza (dallo spirito di servizio)
pravvivere erano nulle, infatti il nu- diviso e uniformato i processi, mecca- del macellaio, del birraio, del for-
mero degli uomini andava sempre più nizzato e robotizzato il lavoro. E la so- naio...si aspettava la propria cena, ma
diminuendo. Contro il volere di Zeus cietà? La società ha inventato il moto- dalla considerazione del loro interesse.
Prometeo portò all’uomo il fuoco, re e la giustificazione di questo gigan- Aveva puntato in basso, con molto
cioè la tecnica, ma i risultati furono tesco sviluppo. realismo e non poca spregiudicatezza.
deludenti: gli uomini non riuscivano a Si doveva dare un senso e una direzio- Tra la benevolenza (il servizio) e l’inte-
far fronte comune contro le fiere e si ne alle immense potenzialità che la resse aveva scelto l’interesse, aveva no-
ammazzavano tra loro Allora Zeus produttività sociale possedeva. Bisogna- bilitato l’egoismo, inserendolo nel va-
diede agli uomini il rispetto e la giusti- va che tutti fossero d’accordo e s’impe- sto filone della costruzione personale
zia, cioè la politica, cioè l’arte di tro- gnassero strenuamente nella stessa dire- e dell’affermazione dell’individuo.
vare un accordo. I risultati furono ben zione.Venne escogitato l’interesse per- L’individuo si emancipava dai poteri
più significativi, ma non risolsero sonale, “ognuno doveva essere libero di assoluti, ma contemporaneamente e
completamente i problemi. Non sem- perseguire il proprio interesse”, e si inevitabilmente si andava opponendo
brava che il rispetto e la giustizia fosse- divinizzò il profitto, ...e quando dirige al resto dell’umanità. E, per non offri-
ro dati a tutti. Soltanto i migliori ave- quella industria in modo tale che il suo pro- re il fianco alle accuse di sconfinata
vano le doti per guidare il popolo. Ma dotto possa avere il massimo valore, egli mi- meschinità e assoluta grettezza, aveva
chi erano i migliori? Chi effettiva- ra soltanto al guadagno proprio2 . affermato che l’interesse personale,
mente possedeva rispetto e giustizia? Il La macchina prese a girare vorticosa- magicamente, senza che l’imprendito-
cammino verso la democrazia auten- mente e si ottennero risultati strepitosi. re se ne desse pensiero, sarebbe diven-
tica e verso la giustizia sociale si pro- Certo, le cose non andarono così lisce tato benessere sociale, bene comune,
spettava lungo e incerto...e noi oggi lo come le abbiamo raccontate. Ci volle- grazie a una mano invisibile, che avreb-
sappiamo per esperienza. ro molte lotte, molta educazione, mol- be compiuto il miracolo. Si comple-
Ma proprio questa millenaria espe- ta sofferenza, molta ideologia, molto tava così il processo, durato alcuni se-
rienza ci pone nelle condizioni di ve- potere, perché la società funzionasse coli, di “sdoganamento” del denaro,
dere meglio i problemi e di avere una secondo la volontà della classe domi- che da sterco del diavolo diventava
consapevolezza maggiore. nante. Non fu solo l’etica protestante concime e guida della terra.
Scienza, tecnica e società hanno rag- a fondare e sorreggere lo spirito del ca-
giunto i loro inimmaginabili risultati pitalismo,3 ma alla fine lo spirito del Un salto di qualità
grazie alla divisione del lavoro e al capitalismo trionfò e la moltiplicazio- Cosa c’è di male in tutto questo? I ri-
coordinamento. La divisione del la- ne del numerario, cioè l’accumulo, di- sultati sono strabilianti e stanno sotto
voro ha moltiplicato le forze, il coor- venne la ragione ultima e il criterio di gli occhi di tutti. Certo i difetti ci so-
dinamento ha permesso che la divi- fondo per valutare qualsiasi dinamica no, ma, per dirla con Machiavelli, an-
sione del lavoro funzionasse. sociale. zi con Cosimo il Vecchio, “non si go-

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P RO N T I A S E RV I R E

vernano i popoli con i paternostri“. questi mezzi di sviluppo, sono le fi- nimo di lavoro, anzi di divisione del
Ma, purtroppo o per fortuna (in realtà nalità capitalistiche, che via via hanno lavoro e di fatica. Che cosa, dunque, ha
noi crediamo inevitabilmente), nelle mostrato la loro natura strumentale e impedito il pieno funzionamento di
economie “mature” la macchina della manipolatoria. La divisione del lavoro questi mezzi, così fondamentali per
produzione capitalistica si sta incep- non è un dono di Zeus tra i mille pos- una più giusta organizzazione sociale?
pando, gli aggiustamenti che vengono sibili. La divisione del lavoro è il vero L’idea che, per convincere un gruppo
di volta in volta escogitati non riesco- e specifico modo di valorizzare la na- di uomini a collaborare, mettendo a
no più a nascondere le carenze di co- tura umana. È nella divisione del lavo- disposizione le forze e le competenze
struzione. La macchina ha corso mol- ro che l’uomo scopre la logica e l’ef- di ciascuno, con l’intento di realizzare
to, ma la sensazione è che sia vicina al ficacia del vero servire e perfino del- il bene di tutti, fosse necessario un fi-
capolinea. Si tratta quindi di fare “un l’essere servito. Il coordinamento ne diverso dal bene comune, dal ser-
salto di qualità”, salvando il buono e, non è un pio desiderio, coltivato da vizio, ma fosse necessario il profitto,
possibilmente, valorizzandolo. anime belle, ma è un’esigenza imposta che imponesse a tutti la propria logi-
Questo salto di qualità non è sempli- dall’originaria fragilità umana e, al ca. Non diversamente si ritenne che il
ce. Non c’è nessuna ragione perché tempo stesso, è il mezzo più significa- coordinamento dovesse nascere dal-
questo cammino sia più agevole di tivo per valorizzare le potenzialità di l’utilità personale e non dallo spiri-
quello percorso dallo spirito del capita- ciascuno e per realizzare l’autentica to di servizio.
lismo. Se lo spirito del capitalismo usò uguaglianza4 . Che cos’è il vero servi- Ancora una volta bisogna ricordare
molte lotte, molta educazione, molta zio, se non la messa in opera delle di- che “bene comune” è espressione es-
sofferenza, molta ideologia, molto po- verse potenzialità umane, nel ricono- senziale, ma pericolosamente vuota.
tere, per imporsi, perché mai l’affer- scimento della dignità di tutti? Ciò Con estrema facilità può essere riem-
mazione dello spirito di servizio do- che veramente serve, è necessario pita da contenuti subordinati al profit-
vrebbe avvenire senza battaglie (cultu- ed è proprio da questa autentica ne- to e ideologicamente spacciati come
rali e non) e senza fatica? Ciò che pos- cessità, che il vero servire, cioè il vero di pubblica utilità. Solo lo spirito di ser-
siamo sperare è che la forza positiva essere utile, mostra l’imprescindibile vizio, guardando al prossimo e non al
della nuova finalità richieda minor logica della gratuità e della disponibi- profitto, a tutti e non a pochissimi, può
sofferenza, più riflessione, minor ideo- lità. Che cosa ripete con ostinazione lo sperare di scorgere e realizzare il vero
logia e un potere più autenticamente spirito del capitalismo? Che “non esisto- bene comune. Il passaggio dal profitto
democratico. no pasti gratis”. Si tratta di una delle al bene comune e dall’interesse perso-
Il buono da salvare e valorizzare, di- più emblematiche manifestazioni del- nale allo spirito di servizio non è,
ciamolo subito, sono la divisione del la forza ideologica di un sistema di quindi, un passaggio dettato da esi-
lavoro e il coordinamento, cioè i pensiero. Perché sopra la chiara verità genze morali. Tali esigenze, pur nobi-
mezzi della socialità umana. Gli aspet- che ogni prodotto umano è frutto di lissime, esulano da queste riflessioni. Il
ti che erano e sono fuorvianti nello lavoro e di fatica viene stesa la subdo- passaggio dal profitto al bene comune
spirito del capitalismo, quelli che hanno la idea che per qualsiasi cosa serva il e dall’interesse personale allo spirito di
limitato e limitano le potenzialità di denaro. Come se il denaro fosse sino- servizio è imposto solo da una consi-

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P RO N T I A S E RV I R E

derazione strutturale, dalla ricerca di prendere A. Smith, sono un problema Su questa strada muove i suoi passi il
un’efficacia maggiore. Profitto e inte- della “mano invisibile” e l’interesse in- cosiddetto terzo settore, il mondo del
resse personale, infatti, sono miopi dividuale non deve prenderli in con- no profit. Ma è un cammino che va
per natura e devono esserlo, se non siderazione, se vuol mantenere tutta la sempre guidato dallo spirito di servizio.
vogliono autodistruggersi. Il primo è sua forza. Il passaggio alla lungimi-
un dato rigorosamente quantitativo. ranza, alla sensibilità e all’efficacia Gian Maria Zanoni
C’è profitto se, e solo se, il passaggio dello spirito di servizio è, quindi, una
denaro-merce(investimento)-denaro è necessità, una scelta obbligata, imposta
tale da far sì che la seconda quantità di dalla complessità e dalla globalizzazio-
1
denaro sia maggiore della prima. Que- ne del mondo contemporaneo. In que- PLATONE, Tutte le opere, Protagora,
sta è la realtà del profitto, ogni altra sta prospettiva la considerazione del Newton, Roma 1997, p.275
2
considerazione, o è funzionale a que- prossimo come potenziale acquirente o A.SMITH, Saggio Sulla natura e le cause
sta logica quantitativa, o è fuorviante, come potenziale concorrente e la con- della ricchezza delle nazioni, trad. di M.
indebita, controproducente. Un di- siderazione del mondo come magazzi- Albanese, UTET, Torino, 1958
3
scorso simile vale per l’interesse per- no di approvvigionamento o come ter- M. WEBER, L’etica protestante e lo spiri-
sonale. O l’interesse subordina qualsia- reno di scambio devono essere abban- to del capitalismo, Sansoni, Firenze 1977
4
si altra considerazione al vantaggio del donate, non per un nobile sentimento, Cfr. il nostro articolo, Governo delle leg-
singolo, oppure non è più interesse ma perché sono parziali e quindi false gi, governo degli uomini, «SERVIRE»,
personale. Gli altri interessi, per ri- e quindi controproducenti. n.1, 2012, p.28

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P RO N T I A S E RV I R E

teo attribuisce questa richiesta dei pri-


mi posti non a Giacomo e Giovanni
direttamente ma, per interposta perso-
na, alla loro madre che, come ogni
mamma, è preoccupata di garantire

Lo stile del servizio una buona sistemazione ai suoi figli. E,


particolare non trascurabile, la richie-
sta di questi posti privilegiati è prece-
duta dall’annuncio da parte di Gesù
In Gesù servire non è solo atteggiamento di umile della sua imminente passione. Anche
il racconto di Marco (9,33-35) è pre-
disponibilità ma è radicale decisione di dare tutto se stesso ceduto dall’annuncio della imminen-
te passione (30-32). Duro contrasto,
per noi. È lo stesso stile che viene chiesto anche a noi. reso ancor più urtante da Luca che
colloca questa discussione sui primi
“E Giacomo e Giovanni, figli di Ze- me riscatto per molti” (Marco 10,35- posti nel contesto dell’ultima cena:
bedeo, si avvicinano a Lui e gli dico- 45). È importante che questa pagina Gesù ha appena dato nei modesti se-
no: Maestro, noi vogliamo che tu ci sia stata conservata nei Vangeli. Infatti gni del pane e del vino se stesso, anti-
faccia ciò che ti chiediamo. Ma Egli i due apostoli, i fratelli Giacomo e cipando il dono della sua vita che si
disse loro: Che cosa volete che io vi Giovanni, non ci fanno una gran bel- compirà sulla croce e subito dopo i
faccia? Ed essi gli dissero: Dacci che la figura, anzi. Eppure il redattore del discepoli discutono chi tra loro debba
uno di noi sieda alla tua destra e l’al- vangelo non ha censurato questo epi- essere il primo, il più grande. Difficile
tro alla tua sinistra nella tua gloria...E sodio che svela un lato meschino dei immaginare più stridente contrasto tra
quando i dieci udirono ciò incomin- due apostoli, il loro desiderio di assi- la logica del dono di sé propria di Ge-
ciarono a indignarsi con Giacomo e curarsi i primi posti, noi diremmo una sù e quella dei discepoli preoccupati di
Giovanni. E Gesù li chiamò a sé e dis- posizione di potere nel futuro Regno spartirsi i primi posti. Che tale discus-
se loro: Voi sapete che coloro che che erano sicuri Gesù avrebbe realiz- sione ritorni tre volte nei vangeli è
sembrano governare i popoli li oppri- zato. Mi sembra un segno dell’affida- segno che la spartizione del potere nel
mono e i loro grandi usano la violen- bilità degli scritti evangelici: non han- futuro Regno doveva esser preoccu-
za contro di loro. Ma non è così tra no omesso quanto certamente non pazione dominante nella cerchia dei
voi. Ma chi tra voi vuole diventare il tornava a favore di due tra i discepoli dodici apostoli. Infine questa discus-
più grande, diventi vostro servo. E chi del Signore. Anzi questa scena, con sione attesta quanto le aspettative dei
tra voi vuole essere il primo, diventi lo qualche variante, è ripetutamente re- discepoli fossero lontane dalle inten-
schiavo di tutti. Infatti il Figlio del- gistrata nei Vangeli, segno che la spar- zioni di Gesù: possiamo dire che fino
l’uomo non è venuto per essere servi- tizione del potere era una preoccupa- alla fine, quando Gesù si separerà de-
to ma per servire e dare la sua vita co- zione dominante tra i discepoli. Mat- finitivamente da loro, i discepoli aspet-

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P RO N T I A S E RV I R E

tano la realizzazione sulla terra di quel infatti l’ultima sera con i suoi discepo- più diversi si cingono il grembiule e
Regno nel quale essi avranno i posti li Gesù darà un segno eloquente: il se- lavano i piedi mettendosi in ginocchio
più prestigiosi. Si aspettano un potere gno del grembiule e del lavare i pie- davanti ai loro fratelli e ai loro piedi
che potranno spartirsi e infatti l’ultima di. Un segno che prima d’essere per spesso poco presentabili, questi lo sap-
domanda che rivolgono a Gesù è: “Si- tutti noi discepoli del Signore un ap- piano o meno, agiscono come Dio
gnore è questo il tempo in cui ricosti- pello al servizio umile e fraterno è stu- agisce, sono suoi fedeli imitatori.
tuirai il regno di Israele?” (At 1,6). Ma penda, paradossale rivelazione del vol- Quanta retorica si fa a proposito del
della pagina di Marco non dobbiamo to di Dio. Grazie a questo gesto noi servizio: si dice che chi ha il potere,
solo sottolineare l’atteggiamento dei conosciamo Dio non con gli abiti son- quello politico in particolare, è al ser-
discepoli così lontano da quello di Ge- tuosi del potere ma con il grembiule vizio della gente, ma purtroppo quan-
sù: ma soprattutto cogliere la fisiono- per lavare i piedi. Ricordiamo la do- te volte vediamo che l’esercizio del
mia di Gesù che qui si presenta come manda del vecchio catechismo: Chi è potere è al servizio dei propri perso-
“colui che è venuto non a farsi servi- Dio? Dio è l’essere perfettissimo crea- nali interessi. Non voglio alimentare il
re ma per servire e dare la propria vi- tore e Signore... Dimentichiamo que- già troppo diffuso qualunquismo: ma
ta”. Con questa parola Gesù non offre sta risposta e diciamo invece: Dio è co- l’evangelo del servizio impone a
solo il grande messaggio morale del lui che si mette in ginocchio per lava- chiunque eserciti qualche forma di
servizio ma più profondamente svela il re i piedi. Non una immagine farao- autorità e di potere, nella chiesa come
senso della sua intera esistenza: in lui nica ma quella di chi è venuto non nella società, di farlo come servizio.
servire non è solo atteggiamento di per esser servito ma per servire e dare Pia illusione?
umile disponibilità ma è radicale deci- la sua vita per...Benedetti, allora, tutti
sione di dare tutto se stesso per noi. E gli uomini e le donne che nei modi Giuseppe Grampa

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P RO N T I A S E RV I R E

no scalato le vette dell’Himalaya, del-


la Cordigliera, delle Montagne Roc-
ciose. Eppure gli abissi dell’anima
umana sono più profondi dei mari, i
pensieri della mente più scuri della

Avventura notte e le vette dello spirito più alte


delle Grandi Cime. Mi domando:
quali segreti andiamo cercando? Do-

destinazione uomo po aver fatto sette volte il giro della


Terra quale verità ci rimane nascosta?
Dove sta il tesoro del campo?
Ben poco ci servirà l’avere esplorato
Il vero viaggio, la vera avventura andando per boschi, per monti e pia-
hanno questo nome: servizio. nure se il nostro viaggio non ci porta
ad incontrare l’uomo. Quella è la pri-
Sul grande tavolo della biblioteca stan- punto di partenza e quello d’arrivo. In ma meta. Solo nell’incontro, nella sco-
no disordinate le mappe che ho feb- apparenza tutto quel che c’è da sape- perta, nella condivisione con gli altri
brilmente consultato. Il mio cuore in- re: i tempi, le distanze, lo stato dei luo- uomini, nel riconoscimento delle no-
voca l’avventura. Qui sta la bussola, ghi, l’altitudine, la pendenza del sen- stra diversità e, al tempo stesso, della ir-
più in là giace il goniometro. Cerco il tiero. In pratica: tutto quel che riguar- rimediabile somiglianza con chi ci ap-
Nord, la direzione. Un antico lunario da il come. Eppure quegli strumenti, pare straniero, sta il segreto del viag-
mi dice la posizione delle stelle. L’a- per quanto abilmente li si possa usare, gio, il motivo autentico del nostro par-
tlante mi racconta di fiumi e monta- per quanto profondamente li si possa tire, la destinazione ultima del nostro
gne, di strade che inesorabilmente scrutare, sono incapaci di svelare le cammino.
conducono alle città. Osservo le linee informazioni più importanti sul viag-
di livello, i segni topografici che allu- gio che intendo intraprendere. Essi so- Certo, noi incontriamo uomini tutti i
dono a boschi, a dirupi, sorgenti d’ac- no incapaci di svelare l’essenziale del- giorni, li sfioriamo, parliamo con loro,
qua, ferrovie. Conosco bene queste la mia avventura, la sua vera destina- negoziamo e contrattiamo. Possiamo
carte: chiudendo gli occhi posso raffi- zione, in altre parole il suo perché. anche minacciarli, blandirli, sedurli,
gurarmi i paesaggi che esse descrivo- La scienza cartografica consente nuo- comperarli ma è molto probabile che
no in modo così preciso che non sa- ve scoperte geografiche. Ma il vero essi rimangano, per quanto stretto pos-
ranno una sorpresa per me quando ve- mistero rimane l’uomo. Speciali bati- sa essere il laccio col quale li vogliamo
drò direttamente quei luoghi. Le map- scafi ci consentono di scendere negli stringere a noi, remote solitudini del
pe, gli atlanti, le bussole e oggi anche abissi marini sino al fondo della Fossa tutto inaccessibili. Il mistero dell’uo-
il GPS, possono descrivere anticipata- delle Marianne, il punto più profondo mo non si svela nella sua sezione ana-
mente il viaggio, il suo percorso, il suo del Pianeta Terra. Grandi alpinisti han- tomica, nello studio minuzioso delle

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P RO N T I A S E RV I R E

sue cellule, nell’osservazione dei suoi Servire gli altri significa innanzitutto non possiamo fare a meno di ricono-
movimenti nella stanza. Un guardiano accoglierli, far comprendere loro che scere che il servizio è una esperienza
potrà spiare per anni il prigioniero sono ospiti preziosi, così come sono, individuale e collettiva di liberazione.
nella sua cella di quattro metri per ricchi o poveri, mendicanti o sapien- Liberando gli altri dalla gabbia, eva-
quattro senza riuscire ad avvicinarlo di ti. Significa rendersi intimamente di- diamo dalla nostra stessa prigione. Sol-
un solo centimetro. Non basta essere sponibile ad aprire quella porta di ca- levando il peso che li schiaccia, solle-
vicini per essere meno stranieri. Non sa che è la più remota e spesso la più viamo il fardello interiore che ci umi-
basta possedere per conoscere. Non chiusa: la porta del cuore. Difficile se lia, battendoci per la loro dignità con-
basta viaggiare per apprendere. Non non impossibile raggiungere l’animo tribuiamo a creare un mondo più bel-
basta incamminarsi verso la città degli altrui se non si accetta di mettersi a lo e più giusto per noi e per i nostri
uomini per raggiungerla. propria volta in gioco, di lasciarsi rag- figli. Certo, può sembrare un parados-
Ma tu, caro lettore, che condividi con giungere anche in quelle regioni del- so affermare che servire ci renda più
me il gusto, la voglia, il bisogno di una l’anima che nascondiamo con cura, liberi ma questo è ciò che avviene
vita che abbia il sapore di una avven- siano esse un giardino oppure un de- nella realtà delle cose per quanto tale
tura autentica, il desiderio di un viag- serto. realtà possa apparire irrazionale e con-
gio che non sia fine a se stesso, il bi- L’avventura del servizio richiede una traddittoria. Ovviamente irrazionale
sogno profondo di dare ai giorni che bussola e alcuni punti cardinali: capa- per chi si lascia orientare dai modelli
scorrono un senso compiuto, tu che cità di ascolto, umiltà, il coraggio del- edonistici e consumistici che caratte-
come me sai che non esiste la felicità la curiosità e delle cose nuove, non rizzano molte delle nostre relazioni
da soli, che l’isola del tesoro non si giudicare. Muoversi su questi sentieri personali e sociali. I modelli di società
trova nel mare, che non c’è acqua che non è facile né agevole. Ancora una che affermano i diritti e cancellano i
disseti se non è condivisa, tu lo sai. Tu volta scopriamo che per quanto gli al- doveri. I modelli di sviluppo in cui
sai come. Tu sai che per raggiungere tri possano sembrarci difficili il vero inevitabilmente gli altri diventano
gli uomini non c’è che servirli. Il ve- ostacolo è in noi. Eppure questo ci strumenti per il raggiungimento della
ro viaggio, la vera avventura hanno guida: la convinzione che l’uomo non nostra felicità individuale e non dei fi-
questo nome: servizio. Tu sai che sarà è fatto per stare da solo: nella lotta, nel ni a cui tendere. I modelli culturali di
un viaggio lungo, faticoso, scomodo. conflitto, nella riconciliazione, nel una città fatta di monitor e di specchi
Meglio viaggiare leggeri, lasciando a perdono smarrisce e ritrova se stesso. che riflettono migliaia di volte la no-
casa tutto ciò che ci zavorra: le nostre Possiamo quindi declinare la parola stra stessa immagine, le cattedrali del-
certezze pronte a trasformarsi in pre- servizio nei suoi aspetti sociali, politi- l’individualismo nelle quali celebria-
giudizi, i nostri desideri di possedere ci, culturali, sottolinearne le radici e le mo la religione delle nostre solitudini.
che ci fanno sentire sicuri per ciò che differenze con il volontariato, il no Eppure non c’è nessuno che sia più
abbiamo anziché ciò che siamo, il no- profit: sono tutte riflessioni utili e ne- prossimo agli altri quanto due piccole
stro senso di superiorità che ci impe- cessarie. Se però andiamo all’essenza suore nel loro convento di clausura
disce di apprezzare la semplice bellez- della questione, al significato che tale sulla cima del monte. Nessuno che ti
za degli altri. esperienza assume per ciascuno di noi possa accogliere ed ascoltare quanto

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P RO N T I A S E RV I R E

un bambino nel cuore di una pre- vamo di insegnare, impariamo. Pensa- sguardi degli uomini, stringo le loro
ghiera. Ecco un ulteriore paradosso: vamo di andare incontro, veniamo mani, ascolto le loro parole. Qui ini-
pensavamo di essere noi ad accogliere abitati. zia per davvero la mia avventura, den-
gli altri (i poveri, i malati, i derelitti, gli Esco al sole, mi incammino per il sen- tro di me sento la voglia di cantare, di
anziani, i malati) e scopriamo nel ser- tiero. Ho chiuso la porta della biblio- andare più lontano.
vizio che siamo noi ad essere accolti. teca dietro di me, ho lasciato sul tavo-
Pensavamo di dare, riceviamo. Pensa- lo le mappe e le carte. Incontro gli Roberto Cociancich

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P RO N T I A S E RV I R E

come opportunità per essere ancora di


più come Lui.
Il “dono” richiamato da queste parole
offre una chiave di lettura preziosa. Se
il “servizio” è dono di sé similmente a

Servizio in clan fuoco Gesù, al centro non ci sono io ma chi


riceve il dono. Se il fondamento del
servire è Gesù che si offre e ci lascia
come unico comandamento quello di
I capi clan/fuoco devono porre al centro della propria amare il prossimo allo stesso modo in
cui lui ha amato noi, il servizio è ri-
azione l’educazione al servizio e da come i giovani, usciti nunciare un po’ a se stessi per essere
per gli altri.
dallo scautismo con la partenza, si pongono nei confronti Non è quindi la mia necessità di “da-
del prossimo, si può giudicare la bontà del percorso scout. re”, il tema centrale, quanto il bisogno
della persona che mi trovo di fronte.
Che io non ”scelgo”. Il “servizio” non
Cosa emergerebbe oggi da un indagi- 2. quali sono le caratteristiche: si sceglie, in un certo senso è il servi-
ne dal titolo “come vivono i rover e le 3. quale rotta immaginare per il futuro. zio che sceglie me.
scolte la scelta di servizio a 5 anni dal- Sulla prima domanda, spulciando il re- Ora è più facile dire delle caratteristi-
la Partenza?” oppure, titolo alternativo golamento metodologico, trattengo che pratiche del servizio: la compe-
e ancora più interessante “come vivo- alcune parole: “donare se stessi ad imi- tenza, la continuità, la gratuità sono
no il Servizio i capi dopo 5 anni dal tazione di Cristo” e penso a quanto si- modi per tradurne il fondamento ope-
termine del proprio servizio in asso- gnificato e quanta storia abbiamo rativamente e in prospettiva educativa.
ciazione?”. Possiamo solo immaginar- queste sette parole. L’imitazione di Ma se educare è relazione, nella rela-
ne i risultati, ognuno mettendoci del Cristo mi richiama alla mente S. Fran- zione tra un capo-educatore e un rover
proprio nel definire cosa sia servizio cesco. Non quello da “musical” un po’ o una scolta, le ragioni del servizio del-
“da grandi” (non scrivo “da adulti” romantico e hippy, ma l’uomo che ha l’educatore, il suo radicamento nella
ché ci si dovrebbe mettere d’accordo fatto della sua vita un esercizio fatico- vocazione educativa, non sono un ac-
su cosa significhi). so di totale dedizione alla somiglian- cessorio, costituiscono per quel ragaz-
Sarebbe altrettanto interessante ri- za a Gesù: nelle relazioni umane, nel zo, per quella ragazza la testimonianza
spondere alla domanda “quale espe- rigoroso stile di vita personale (la pa- incarnata e credibile del servire. Le
rienza di servizio vivono in concreto rola “essenziale” qui è appropriata), nel esperienze di servizio concreto che vi-
i nostri rover e scolte”, tenendo im- silenzio cercato, nel cammino percor- vo da solo con la mia comunità, sono
plicite, tra le tante, tre questioni: so a piedi coi suoi discepoli, così co- modi per provare direttamente in pri-
1. quale ne è il fondamento; me nel vivere la malattia e la morte ma persona quello che il mio capo

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clan, la mia capo fuoco già tutti i gior- semblee: si fa e basta. Perché serve. E tentamente considerate dalle comu-
ni testimoniano di fronte a me. si fa bene e fino in fondo. nità capi e portate avanti solo se alla fi-
Alcune parole per vivere il servizio in Senza pretese di onnipotenza nel ne riportano nella vita quotidiana del-
una comunità di clan/fuoco, con qual- risolvere ogni problema del mondo, le scolte, dei rover e della comunità dei
che spunto per immaginare il futuro: ma non ritirandosi quando la realtà cambiamenti veri, reali e concreti. E
ci interpella e noi siamo gli unici non si limitano a belle esperienze.
Farsi carico: pur nella consapevolez- che possono giocarsi sul piano del- “Route di servizio”, “Campo di ser-
za che il servizio nella proposta del la relazione, se non dell’assistenza. vizio di sette giorni in Africa”, sono
clan/fuoco è in un contesto educati- Insieme alle comunità capi se ser- esperienze che i nostri clan/fuoco vi-
vo, serve imparare a far proprie situa- ve, e alle “reti “ informali di geni- vono ma corrispondono al fondamen-
zioni di bisogno o necessità che in- tori e amici che possono attivarsi to del “servire” scout? O rischiano di
contriamo nella nostra strada di tutti i per mettere in contatto con chi è assimilare la proposta scout a quella di
giorni. Se c’è nel mio condominio professionalmente competente per viaggi vacanza oggi comunemente of-
qualcuno che ha bisogno di una ma- supportare sul piano dell’assistenza ferti dal mercato del turismo solidale?
no perché è solo, malato o è in diffi- (ad esempio Caritas, servizi sociali).
coltà, è mia responsabilità farmene ca- Senza timori, con fiducia nella Prov- Territorio: il legame col territorio in
rico, personalmente o con la mia co- videnza ma audacia nel servire. cui la comunità di clan/fuoco vive è
munità di clan/fuoco. Tanto più se Ricordandosi sempre che se sto adem- fondamentale perché il servizio sia
le situazioni di fragilità riguardano piendo a un mio dovere non sto fa- vissuto non come esperienza occasio-
quelli che sono più vicini a noi. cendo “servizio”: andare a trovare mia nale. Perché consente di creare rela-
Oggi, più che forse in passato, so- nonna, fare bene il mio lavoro, studiare zioni con le persone nel corso degli
no le stesse famiglie dei nostri ra- da medico, farmi il letto la mattina, an- anni, di tessere rapporti con altre
gazzi e dei nostri capi a subire le dare a votare, aver cura dei miei figli realtà, permette di esercitare la dote
conseguenze delle incertezze eco- ecc. ecc., rientrano nei miei doveri di degli scout che vedono-giudicano-
nomiche e lavorative, della carenza figlio, marito, studente, padre. agiscono. Se le occasioni sono troppo
delle tradizionali reti di protezio- scelte e selezionate rischiano di diven-
ne. Bisogni che nascono dalle si- Concretezza: nell’immaginare atti- tare artificiali.
tuazioni di fragilità, anche tempo- vità della comunità di clan/fuoco si L’educazione al servizio inizia da cuc-
ranea, solitudine, fatica, malattia. Si- riescono a creare cose fantastiche ed è cioli. Iniziare a vivere occasioni di ser-
tuazioni che la vita, in particolare bene. Le idee più incredibili vengono vizio dal noviziato, dove per altro è
nelle grandi città, e lo stato delle fuori quando ci si mette in cerchio per proposto in comunità e dosato in ma-
relazioni personali nel momento progettare l’anno che inizia. Ma alcu- niera graduale, talvolta con dosaggi
che viviamo, rendono facilmente ne esperienze che si vivono aggiun- omeopatici, non è educativamente
ostacoli insormontabili. gendo la parola “servizio” forse an- sensato. Con le attenzioni e i modi
drebbero ricollocate nella toponoma- che un capo sa scovare nel suo reper-
Farsi carico, senza tanti discorsi o as- stica della branca o almeno essere at- torio, è bene che a partire dai cuccioli

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del branco si impari a mettere se stes- cui dormire, la tana, l’attenzione concretamente e fisicamente percor-
si un po’ meno al centro del mondo verso i “fratellini”, la cura per le so passo dopo passo, insegna forse
per poi assumere mano a mano re- cose che ci sono affidate, per poi l’aspetto più complesso del servizio,
sponsabilità vere, concrete e reali di at- crescere e apprendere che l’atten- educativamente parlando: essere noi
tenzione verso chi abbiamo intorno a zione a chi ci sta vicino necessita an- stessi ad avere bisogno, avere sete,
noi nella vita di tutti i giorni. Il me- che l’acquisizione di competenze, la avere fame, essere provati nel corpo.
todo educativo dello scautismo ha capacità di assumersi responsabilità Essere “l’uomo che scendeva da
in se questa gradualità: attraverso in prima persona, l’attenzione ad Gerusalemme a Gerico”, piuttosto
la condivisione di esperienze e be- aver cura di sé e la faticosa scoper- che il samaritano.
ni con modalità apparentemente ta dell’altro. L’esperienza della stra-
banali: i panini, il gioco, il luogo in da, quella vera, vissuta nel cammino, Luca Salmoirago

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ed autentico il mio farmi carico della


fatica dell’altro.
La route è anche perfetta letizia. L’ar-
monia della vita di comunità favorisce
il generarsi di uno spirito di fratellan-

Servire sulla strada za. Eppure la gioia della vita insieme


può sfumare verso una convivenza
svagata e danzante ma insieme dere-
sponsabilizzata, libera da ogni impe-
Ancora una volta vogliamo sottolineare come la strada sia gno, alla ricerca di pura euforia. Servi-
re la comunità significa vivere in pie-
maestra di vita e scelta irrinunciabile in una proposta di nezza la condivisione, comporta co-
stante presenza e prontezza di fronte
autentico roverismo scoltismo. alle richieste dichiarate come a quelle
silenti del gruppo e di ognuno.
La Strada è un tracciato che ci guida ciano il loro passo con il nostro. Que-
Quella della presenza responsabile è
attraverso la terra degli uomini: sulla sta disposizione allo sguardo è la pri-
una via stretta, non scontata e molto
strada viene abbandonato l’uomo spo- ma forma di attitudine all’ascolto; chi
spesso nascosta, ma è di là che si in-
gliato dai briganti e di lì passeranno il cammina e non sa fermarsi si impegna
contra, per grazia, la bellezza di essere
levita ed il samaritano. Mettersi in in un viaggio di tono minore. La rou-
gli uni per gli altri figli e fratelli.
strada significa, per come lo abbiamo te, così come una vita orientata al ser-
vissuto da rover e scolte, andare in- vizio, è un progetto che chiede la
Andate per le strade:
contro, avvicinarsi, rendere se stessi più prontezza e la competenza necessarie
servizio lungo la strada
prossimi ad altri. al cambio di percorso, la disponibilità
La route lasci una traccia sul mondo.
Ci sono molte ragioni per cui ogni al non preventivato.
Detto che l’essenza della route e del-
giorno ci è chiesto o scegliamo di par-
l’intera vita RS è sulla strada, sulla stra-
tire. Molto spesso si affronta il cammi- Amatevi gli uni gli altri:
da la comunità esprime la propria vo-
no senza la certezza o l’attesa di un ab- servizio in comunità
cazione al servizio, quella dell’impe-
braccio da portare o una mano da La route est souvent austère. La route è
gno sottoscritto da ogni ragazzo sulla
stringere, senza l’apertura ad un rac- un tempo che ci mette alla prova
carta di clan.
conto o ad un volto da scoprire: ep- mentre stiamo insieme. L’esperienza
Il clan incontra altre comunità lungo
pure ogni passo è in realtà un movi- della condivisione della fatica e della
il proprio cammino, si dispone all’in-
mento di avvicinamento a qualcuno. sfida porta ad un reciproco scambio
contro, cercato o inatteso che sia, met-
Vivere la strada è per prima cosa esse- della condizione di bisogno. Accettare
te a disposizione le proprie compe-
re capaci di uno sguardo sensitive ver- il supporto e l’aiuto di cui ho neces-
tenze ed il proprio tempo, ogni rover
so gli uomini e le donne che incro- sità è un esercizio che rende più puro
ed ogni scolta aprono con generosità

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il proprio cuore ed offrono il lavoro partenza. Si ritorna a casa per proce- È essenziale vivere in continuità il
delle proprie braccia. dere con passo nuovo, una route si- tempo della route e la vita che verrà.
La route si muove verso chi attende il gnificativa è una tappa di conversione Ogni buona route incide un segno,
nostro aiuto e le nostre forze; la strada sul cammino della propria vita. consegna al ragazzo un indirizzo pre-
è il nostro posto nel mondo, il servi- Nel momento del donarsi e del riceve- ciso per il futuro: sempre in partenza,
zio è la dote che portiamo in dono. re in dono si attraversa un’esperienza pronto a servire.
che è insieme di felicità e di crescita. Si
Partenza riparte verso un orizzonte che rischia- Davide Magatti
La route si apre e si chiude con un ra e porta luce sui prossimi passi.

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suno di noi aveva tempo libero, ma


abbiamo pensato che valesse la pena
trovarlo. Da allora abbiamo fondato
un’associazione, stretto alleanze con
alcune realtà del quartiere, con la Zo-

Il tempo per il servizio na, abbiamo cercato di attrarre chi


avesse idee e voglia di fare, più che
tempo. Non siamo molti più che all’i-
nizio, ma ogni tanto qualcuno arriva e
Capo, moglie, mamma, lavoratrice: il difficile esercizio per mette a disposizione quel che può e
vuole dare: le latte di vernice per ridi-
mantenere l’equilibrio fra idealità e realtà, tra desiderio di pingere i muri della scuola, qualche
ora per un laboratorio di cinema con
servire e vita quotidiana. i bambini, le proprie competenze pro-
fessionali per questo o quel progetto.
Quando penso al servizio, penso in- mentre uno aveva tutto da chiedere e Non è nulla di grandioso, solo la pro-
nanzitutto alle esperienze educative l’altro voleva provare a “dare senza va che per mettersi a disposizione non
che ho avuto la fortuna di vivere in contare”. Ma sforzarsi di non contare serve avere tempo libero, serve la vo-
Associazione, ai bambini, ragazzi e ra- è cosa difficile, perché ogni energia lontà di liberarlo per contribuire a un
gazze che ho incontrato sulla mia stra- dedicata al servizio è sottratta a qual- bene comune che non si costruisce da
da e tante volte reincontrato anni do- cosa. E questo non succede solo in solo, mai.
po: uomini e donne adulti, che spesso qualche occasione, per qualche anno,
a loro volta si prendono cura di altri con qualche particolare tipo di servi- Superare ostacoli e
bambini e ragazzi, come capi o come zio, succede sempre. Quando, da cogliere le opportunità
genitori. E vedi che in mezzo è passa- mamma, ho rimesso piede in una Certo non si può nascondere che, per
ta una vita, e però ognuno di loro ri- scuola dell’obbligo ho assistito a una chi vive oggi le prime, importanti
corda quel fatto, quella frase, quella riunione di un gruppo di genitori che esperienze di servizio, i tempi sono
particolare sera del campo, e ti parla voleva darsi da fare per la scuola. Era- cambiati. Non in quel senso un po’ va-
del suo lavoro, di sua madre, del figlio no una quindicina (su un plesso sco- go e nostalgico che in genere tradisce
appena arrivato come se non ti vedes- lastico di 900 bambini). Ci hanno il disagio e l’età di chi lo afferma, ma
se da ieri, e capisci che c’è qualcosa di chiesto se qualcuno di noi, nuovi ar- in senso stretto. Una formazione uni-
tuo nel loro essere grandi e c’è molto rivati, avesse del tempo libero da de- versitaria maggiormente orientata alla
di loro nell’adulto che sei diventato. dicare alle molte necessità cui, pur- frequenza obbligatoria rispetto al pas-
Questo scambio, questa piccola osmo- troppo, la scuola pubblica non è più sato, la necessità di presentarsi al mon-
si non è avvenuta per segreta alchimia: capace di far fronte con le sole proprie do del lavoro con una conoscenza se-
è avvenuta perché ci si è incontrati forze. Ci siamo fatti avanti in 5. Nes- ria di almeno una lingua straniera e

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con il maggior grado possibile di spe- voro. Sa che un equilibrio perfetto in che non si può perdere. E quando poi
cializzazione, la forte precarizzazione, questo mare non esiste: si vira e si si arriva all’età in cui figli e lavoro
la richiesta/imposizione della massima stramba, anno dopo anno, giorno do- sembrano già occupare il 99% delle
flessibilità, sono tutti elementi che in- po giorno, cercando di usare la massi- energie, mettere a disposizione gratui-
cidono fortemente sulla gestione del ma delicatezza perché l’equipaggio, tamente le proprie scarse energie resi-
tempo, in particolar modo per chi è tutto, ne risenta il meno possibile. due sembra un’impresa per folli. Ma
tra i venti e i trent’anni. Che poi è Quel che a volte non sa, o forse per non è così. Forse proprio la fatica di li-
proprio l’età in cui si sperimenta il scelta o necessità dimentica, è che a berare spazi di gratuità può farci ritro-
servizio, lo si fa proprio e ci si impe- sbilanciarsi troppo da una parte, prima vare il senso vero del servizio: non
gna, con la Partenza, a renderlo parte o poi finirà per ribaltarsi. Quando ac- qualcosa da fare quando c’è tempo, ma
integrante della propria vita. Ma una cade, a sua spese lo impara, e a volte ri- una dimensione della vita talmente
vita frammentata fa più fatica ad ac- parte. In genere è allora che capisce importante che per essa vale e varrà
cogliere qualsiasi richiesta, figuriamo- che questa scomoda coincidenza di sempre la pena, a qualsiasi età, liberare
ci a integrarla. Eppure, ce lo ricorda la tempi, che la costringe a dosare più tempo, testa e cuore. Ancora una vol-
forcola della Partenza: la via più stret- energie di quelle che crede di avere, è ta, è questione di pesi. Rinunciare al-
ta non solo non è impossibile, è quel- la sua forza. Proprio quell’equilibrio l’Erasmus a Barcellona per restare a fa-
la che va scelta. E non è solo per chi è difficile e precario, infatti, le consente re servizio in branco equivale forse a
giovane oggi che i tempi sono cam- di sperimentare che la vita non ha una quella strambata che fa finire in acqua.
biati: a volte per trovare una strada val sola direzione, un solo verso, una sola Ma partire per Barcellona dimenti-
la pena guardarsi intorno, e capire se dimensione e che ognuna di esse, se cando tutto il resto, come se ci si po-
qualcuno ha già percorsa una simile, vissuta in profondità - e quindi con tesse prendere un’aspettativa dalla vita
perché si può imparare anche dalle gran dispendio di tempo e forze! - ar- che ci stiamo costruendo, equivale a
esperienze altrui. Parlando di donne e ricchisce le altre. una virata dall’esito altrettanto falli-
lavoro, ad esempio, nel bel libro “Una mentare. Per continuare a navigare,
madre lo sa” Concita de Gregorio Ecco, mi pare che anche per il servi- senza perdere il timone di se stessi, ser-
scrive: “I figli arrivano a un certo pun- zio sia così. È vero, i suoi tempi coin- ve capire che servizio è molto più del
to, poi - al netto della medicina - non cidono con molto altro, forse con tut- ruolo di aiuto o capo nella tale unità.
arrivano più. Le soddisfazioni di lavo- to ciò che di importante c’è nella vi- Allora ci si accorge che anche a Bar-
ro in genere anche. Purtroppo, è lo ta: la propria formazione, il lavoro, il cellona si può dedicare gratuitamente
stesso lasso di tempo”. tempo per costruire le relazioni più una parte del proprio tempo agli altri,
Qualsiasi donna, giovane e meno gio- importanti, per innamorarsi, per met- per farli più felici. Anche a Barcellona
vane, sa che è così. Sa di essere una ter su famiglia. A volte sembra, allora, ci sono bambini che vogliono gioca-
barca che, per andare avanti, dovrà in- che per il servizio non ci sia spazio. re, anche lì esistono i poveri, i tossici,
clinarsi da una delle due parti: potrà Perché ci sono troppe lezioni da se- i disabili, e gente che si occupa di lo-
scegliere di piegarsi a babordo, dalla guire, perché c’è l’Erasmus, perché c’è ro. E servono sempre braccia, teste e
parte dei figli, o a tribordo, verso il la- quell’esperienza di lavoro all’estero cuori che si facciano avanti. Il mondo

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non si ferma perché noi ci spostiamo ser certi che il mondo non si fermerà ci chiederà se abbiamo del tempo li-
di qualche chilometro, se mai ci mo- nemmeno quando avremo alcuni o bero da dedicare a questo o a quell’al-
stra qualcosa in più, qualche ricchezza molti anni in più di quelli che aveva- tro. Se ci sembrerà importante, potre-
che ignoravamo, qualche bisogno e mo quando abbiamo iniziato la bella mo rispondere con un sorriso: “Tem-
qualche ferita che non avevamo mai avventura del servizio. Ci capiterà al- po libero? Non mi pare. Eccomi”.
considerato prima. Se poi vogliamo lora sul luogo di lavoro, in parrocchia,
guardare un po’ più in là, possiamo es- nella scuola dei nostri figli: qualcuno Mavì Gatti

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I due interventi che seguono tracciano il percorso che conduce alla scelta di svolgere l’attività politica
in modo professionale, ma con lo stesso spirito di servizio col quale si è cresciuti in clan/fuoco.

Dall’intervento alla politica


I veri vicini non sono quelli che pensano “che ne sarà di me, se mi fermo?” ma coloro che
pensano “che ne sarà di lui, se non mi fermo?”.
Martin Luther King
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Ge- gono a Gerusalemme con le loro mer- vanti all’uomo, che vede e non si cura,
rico Lc. 10, 29-37 canzie, ed anche da pellegrini che an- forse per paura.
Il luogo dove si svolge il racconto è un davano verso la città santa. Che cosa fa la differenza tra loro ed il
tratto bellissimo nel deserto di Giuda Ancora oggi la zona non è delle più si- samaritano2 ? Non la fa per Gesù lo stu-
tra Gerusalemme e Gerico: dal punto cure: arida ed inospitale, è facile imbat- dio dei libri religiosi o il culto del tem-
più alto della regione, dove è stata edi- tersi nei beduini o in animali pericolo- pio, o la definizione della realtà che è
ficata la città santa e dove si trova il si come serpenti e scorpioni, entrambe sotto gli occhi, anche dei nostri oggi. Il
tempio, punto dell’incontro più intimo categorie di abitanti poco amichevoli. testo dice “lo vide, e girò dall’altra par-
di Dio con l’uomo, a quello più basso Nel racconto c’è un uomo senza nome te” riferito al sacerdote ed al levita; “lo
di tutta la terra, la depressione del Mar e senza storia, in cammino sulla strada vide e ne ebbe compassione”3 detto del
Morto dove più è difficile la vita. e probabilmente si tratta di un pelle- samaritano: c’è uno scarto, un salto nel-
Questo deserto è lo spazio in cui il po- grino di ritorno dal tempio o di un uo- l’espressione verbale perché avere con-
polo ha potuto scoprire la sua vera mo lontano dalla fede. Rappresenta un passione ha in sé un aspetto emoziona-
identità, nell’incontro più profondo e qualsiasi uomo spogliato, percosso, le del profondo dell’essere, di senti-
decisivo, che fa nascere la consapevo- umiliato ai bordi della vita, emarginato menti di vicinanza e compartecipazio-
lezza di quello che si è a partire da co- ai margini della società, anche della no- ne, di commozione dell’intera persona,
me l’Altro guarda e considera. stra odierna. di unione nel bene e nel male, di rela-
Un tratto di strada percorso abitual- Sono descritti di seguito un sacerdote zione significante.
mente, ai tempi di Gesù, da sacerdoti e ed un levita, appartenenti quasi sicura- Una dimensione che non è un istinto
leviti1 che dopo l’esercizio nel tempio mente al medesimo popolo della vitti- ma una conquista che sta al cuore di
tornavano a Gerico, importante città ma, che passano oltre, nel segno di una tutta la storia della salvezza. Questo sa-
sacerdotale, o da commercianti che sal- religiosità vuota, che non si ferma da- maritano, emblema del lontano eretico

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e dello straniero nemico, riesce a fare fare il bene dove serve e quando serve. della cittadinanza aperta” e “la forma
ciò che gli altri non sono stati in gra- E serve sempre. buona del rapporto sociale si realizza
do: sa di cosa c’è bisogno, e ama, ma Sono da rimarcare alcuni atteggiamen- nel rendersi utili o più precisamente
con una serie di azioni assolutamente ti: la testimonianza di ascolto verso l’al- come rendersi utili per il bene comu-
concrete che avvicinano, rendono pros- tro, di attenzione ai bisogni, ai com- ne”5, operando una matura ed autenti-
simi e curano: lo vide; si mosse a pietà; portamenti, a chi è diverso e lontano, ca capacità di agire con consapevolez-
si curvò su di lui; gli fasciò le ferite; gli straniero culturalmente e fisicamente; za e fiducia nella possibilità di cambia-
versò olio e vino; lo caricò sul suo giu- l’aspetto di assoluta gratuità, di iniziati- mento.
mento; lo portò nell’albergo; si prese va individuale di chi si fa prossimo, in Quando il servizio diviene un’espe-
cura di lui; pagò per lui; al ritorno pagò pieno disinteresse e senz’altro fine che rienza penetrante nei ritmi di vita e nei
il di più. Potrebbe essere un nuovo de- il bene dell’uomo, lasciandosi interpel- pensieri, una modalità normale di vita,
calogo, perché l’uomo sia promosso a lare dai bisogni altrui. Senza improvvi- di impegno quotidiano, non sporadico
uomo, perché la terra sia abitata da sarsi, ma preparati a rispondere alle ne- o festivo, non si accontenta di essere so-
“prossimi”. cessità reali ed alle richieste di inter- lidale, di prodigarsi per migliorare la si-
Il racconto non è una storia esemplare vento che vengono dal proprio am- tuazione contingente, ma si preoccupa
ma una parabola sul Regno di Dio, che biente di vita, con spirito di responsa- che tale condizione non si presenti più.
è già fra noi se avviene una trasforma- bilità personale e comunitaria. Ciò si- Il servizio non può avere come fine
zione della totalità della vita e della per- gnifica anche imparare a gestirsi, nei soltanto la solidarietà, ma anche il cer-
sona, cambiando lo sguardo ed il cuo- tempi e nelle possibilità personali per care di approfondire, comprendere per
re per una nuova convivenza umana, una traduzione concreta. rimuovere le cause a favore di un pro-
dove ciascuno abbia o ritrovi una di- C’è una caratteristica di impegno co- gresso della realtà circostante, di pro-
gnità, in cui la prospettiva è quella del stante e quotidiano di condivisione at- mozione della partecipazione, di libertà
ferito caduto nella cunetta della strada, traverso il calarsi nelle situazioni e ca- e di solidarietà.
cioè della vittima che ha bisogno di pendo il punto di vista di chi ha biso- Il servizio assume “il tratto fondamen-
aiuto. gno, con profondo rispetto a favore di tale della socialità e del civismo, ciò che
È la sofferenza di qualsiasi essere uma- chi è in condizioni di precarietà e sof- definisce la qualità il tipo di relazione
no caduto per strada a doverci insegna- ferenza. tra le persone”6 , in cui i rapporti sono
re come agire attraverso un servizio Il far qualcosa per gli altri, rendersi uti- definiti con i tratti della reciprocità e
concreto reso a chi più è in difficoltà. li e procurare la felicità agli altri è il del dono e fondato su un’etica della re-
La prospettiva di approccio al servizio senso del servizio per lo scautismo. Nel sponsabilità personale e sociale. Impe-
è diversa da quanto siamo abituati a pensiero e nelle parole di B.-P. è la for- gnativa ma fondamentale e fondante, è
raccontarci tra noi scout: non è tanto ma migliore del rapporto sociale. la responsabilità di un servizio che in-
una scelta effettuata in base alle mie “Ogni scout deve prepararsi a divenire segni il modo non solo di essere e sta-
prerogative personali e caratteriali, o al un buon cittadino per il suo paese e per re nel mondo e nella società, ma di
tempo che posso dedicarvi; bensì una il mondo”4 : “l’uomo è un essere socia- cambiarla al meglio, ovvero di gover-
risposta ad una necessità: il servizio è le che si realizza come tale nella forma narla.

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Questa prassi si chiama politica; ma la custodi del servizio al Tempio di Geru- prender parte alla ricostruzione del
politica oggi è più organizzazione del- salemme. Esclusivamente i discendenti Tempio, a causa della loro origine im-
l’apparato e fatica a concepire la pros- di Aronne, i Sacerdoti (Kohamin), po- pura e della loro osservanza poco rigo-
simità ed attuare percorsi di promozio- tevano occuparsi concretamente dei sa- rosa della religione ebraica.
3
ne umana. crifici, mentre i Leviti avevano il solo Nei Vangeli viene sempre usato un ver-
compito di cantare, suonare e di assi- bo assai espressivo, splanchnizomai, che
Anna Cremonesi stere al culto. significa letteralmente “tremano le vi-
2
I samaritani erano una popolazione de- scere”.
4
rivante dall’unione fra i colonizzatori Baden-Powell R., Scautismo per ragazzi,
1
Membri della tribù israelitica di Levi, al- assiri e le donne israelite che non era- Fiordaliso, Roma, 2006
5
la quale appartennero Mosè, Aronne e no state deportate in Assiria dopo la di- AAVV, Idee e pensieri sull’educazione. Una
Miriam, depositaria della missione sa- struzione del regno del Nord (721 rilettura di Baden-Powell, Fiordaliso, Ro-
cerdotale. Sono i discendenti di Levi, a.C.). Al ritorno dall’esilio di Babilonia ma, 2007, pag. 177
6
terzo figlio di Giacobbe; divennero una (537 a.C.) i giudei li esclusero dal “po- Ibidem, pag. 78.
casta sacra nell’antico Israele in quanto polo eletto” e non permisero loro di

Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio
dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente e urgente domanda
della vita è: “Che cosa fate voi per gli altri?”
Martin Luther King
Abbiamo fin qui ragionato di una guardarne gli aspetti politici che ne buire molto alla prosperità del genere uma-
scelta di servizio vissuta con consape- conseguono o lo rendono necessario. no e alla pace del mondo. In tali attività,
volezza politica e di una scelta politi- L’esemplarità della nostra condotta, sia che agiscano come singoli che come as-
ca vissuta come la forma più alta del- delle nostre scelte, delle nostre azioni, sociati, siano esemplari1 .
la carità, per dirla con Paolo IV, pri- è per noi tratto distintivo, che qualifi-
mariamente perché approfondire la ca ciò che siamo, che ci permette di Parimenti importante è prender co-
relazione fra servizio e politica è an- dare una forma alla nostra identità di scienza di ciò che mettiamo a fonda-
che obiettivo educativo: nel percorso cristiani impegnati in politica. mento dell’attività politica, che per un
di maturazione di ciascuno è impor- cristiano - e per uno scout – affonda
tante individuare ciò che trasforma un I cristiani, che hanno parte attiva nello svi- le sue radici nell’invito a essere pietre
atto di carità – nobile, alto, vitale – in luppo economico - sociale e propugnano vive della nostra società, lievito e sale;
un’azione politica. O, perlomeno, tra- giustizia e carità, siano convinti di contri- in ambito politico in senso stretto tal-

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volta essa si scontra, o perlomeno si L’interdipendenza fra pensiero e azio- dei nostri clan/fuochi: possiamo di-
incontra, con scelte politiche altrui ne ha bisogno di essere un altro dei stinguere coloro che si dilungano in
che hanno diversa origine e matrice, a tratti fondamentali – a nostro giudizio un mero parlare di politica senza esse-
cui si ha il dovere di portare rispetto e – del nostro spendersi per il bene co- re in grado di lasciare una traccia, un
da considerarsi nel merito di ciò che mune, fuor di retorica, reggendo an- segno e di costruire un cambiamento,
propongono. Ci si trova talvolta a col- che alla prova dei fatti. In questa ri- da quanti hanno la capacità di pensa-
laborare con persone provenienti da flessione si innesta il tema della re- re e agire, di ragionare, discernere e
contesti diversi, eppure impegnate in- sponsabilità e della capacità di decide- prendere posizione, assumendosi la re-
sieme a noi per un obiettivo comune. re: l’azione politica non può – a no- sponsabilità – e l’onere - di tradurre in
stro avviso – configurarsi come de- azioni le proprie parole.
Amministrare, legiferare, governare, nuncia e opposizione, ma deve mo- Ai ragazzi – e non solo a loro! - serve
impegnarsi per fare il bene, non solo strare la capacità di scegliere e di at- intuire e forse anche affrontare questa
evocarlo. Perseguire il bene comune tuare un percorso, costruendo consen- possibile contraddizione che svilisce la
comporta competenza, tenacia e capa- so intorno alla proposta, assumendosi scelta politica laddove ne faccia soltanto
cità di concretizzare ciò che ci sta a la responsabilità di guidare la costru- argomento di speculazione filosofica.
cuore. Resistendo alle lusinghe dei fa- zione di una mediazione significativa
cili consensi e uscendo dall’equivoco che non snaturi il progetto, correndo E da ultimo, vorrei proporre una ri-
che confonde un buon politico con il rischio di commettere qualche erro- flessione sul concetto di potere, che
un buon oratore. La dimensione del re. “A che serve avere le mani pulite se può richiamare un’idea di controllo, di
servizio richiede anche una capacità di le si tiene in tasca”, diceva don Lo- possesso, quanto un’idea di possibilità:
azione che non può prescindere dal- renzo Milani, non certo riferendosi a è un tema che ci mette di fronte una
l’azione politica: tanto la politica tangenti e mazzette, quanto piuttosto parola inusuale nei nostri contesti
quanto il servizio, laddove vissuti con stigmatizzando i saccenti professionisti educativi, ma che è alla base di ogni
serietà, non si accontentano di belle della chiacchiera – anche politica – riflessione seria e onesta sulla politica
parole. E questi presupposti di compe- che non sbagliano mai, perché non nelle sue diverse manifestazioni.
tenza, tenacia e concretezza devono mai fanno alcunché. E hanno le mani Avere ed esercitare potere con re-
valere nel servizio, anche in quello pulite, non si immischiano con gli af- sponsabilità, essere capaci di resistere
educativo. fari degli uomini, non provano a ri- alle lusinghe e alle tentazioni, saper te-
solvere un problema e si limitano a fi- nere a bada il proprio ego di fronte al
Affrontare il rapporto tra politica e losofeggiare di come si dovrebbe fare. rischio del desiderio di onnipotenza o
servizio aiuta anche a mettere in crisi Di certo non sbaglieranno, ma tanto per lo meno di fronte all’ingordigia
la ridondante retorica di una politica l’ignavia quanto il velleitarismo che che il potere alimenta.
fatta di slogan: parole evocative di non arriva mai a realizzare nulla sono
un’idealità che si arena per l’incapacità una iattura per il decisore politico. Sarebbe ipocrita pensare che la di-
di tradurre l’afflato ideale in una pras- mensione del servizio non sia toccata
si che porti attuazione e concretezza. Guardiamo alla dimensione politica da questi rischi.

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È sufficiente aver imboccato un an- Da insegnante mi accorgo che l’asim- pongono la questione del potere e
ziano, aiutato una persona disabile o metria fra insegnante e allievo, come della sua gestione.
anche affrontato un percorso educati- quella fra chi fa un servizio e chi lo ri- Senso di responsabilità e capacità di af-
vo in una delle nostre unità per ren- ceve, come quella fra decisore politico frontare ambizione e narcisismo sono
dersi conto che la tentazione di ante- ed elettore (che in campagna elettora- aspetti indispensabili del nostro agire
porre sé all’altro è sempre in agguato le ribalta i rapporti di forza) può esse- tanto in un contesto politico quanto
e il potere che si può esercitare sul- re mal interpretata, al punto da ferire in un contesto di servizio.
l’altro è tutt’altro che ininfluente. Ci si e umiliare l’altro in modo brutale, al
sente potenti, si ha in mano il cuore e punto da farci ubriacare e perdere il Anna Scavuzzo
la vita di un’altra persona, si prova la senso della misura nelle cose che fac-
vertigine di contare qualcosa e di po- ciamo o diciamo.
1
ter giudicare o almeno influenzare la Costituzione Gaudium et Spes, n. 73,
vita di un’altra persona. Tanto la politica quanto il servizio ci 1965

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sare che si potesse contribuire a co-


struire un mondo migliore. Leggeva-
mo Don Milani che come ha scritto
Ernesto Balducci “ha scelto la via della
rottura per aggredire il mondo degli altri e
far nascere nella coscienza di tutti noi, pre-

Servizio sempre? lati, preti, professori, comunisti, radicali e


giornalisti, il piccolo amaro germoglio della
vergogna”. Ma anche Paulo Freire: le
sue pagine della “Pedagogia degli op-
Tre parole chiave per ripensare alle proprie scelte di pressi” sono state attentamente sotto-
lineate e nonostante siano ingiallite
servizio: gratuità, responsabilità, cambiamento, per nel tempo, sono ancora piene di
straordinarie verità che forse ci fareb-
concludere che vale la pena di servire per continuare a bero guardare con occhi diversi la pre-
sognare un mondo migliore. senza sempre crescente di extra-co-
munitari tra noi.

Buona azione. Servizio extra-associa- Ricordo i viaggi settimanali alla Co- Capo scout. Un’esperienza che segna
tivo. Capo scout. Sono le esperienze masina, quartiere di case minime del- in modo determinante non solo per il
che hanno declinato la mia formazio- la periferia di Milano: servizio extra- valore della relazione di cui ci sente
ne al “servizio”. associativo. Il clan gestiva un dopo- investiti, ma perché proprio nella di-
Non ho mai amato molto la BA. Mi scuola. Erano gli anni in cui tale atti- namica di chi “è più grande ma non
sembrava descrivesse impegni che i vità era molto diffusa nel mondo scout troppo” ci declina la grande opportu-
miei genitori consideravano semplice- (e non solo) come impegno concreto nità di sentirsi provocati dalle doman-
mente “fare il proprio dovere”. Negli nel sociale. Era un impegno limitato de, inquietudini di chi ci viene affida-
anni mi sembra di aver rivalutato que- (un pomeriggio alla settimana vissuto to. Nell’esperienza del “gioco” tra
sta aspetto concreto di “allenamento a a coppie) in cui ci si misurava con ruolo di adulto e bambino/ragazzo si
fare il bene”. Nella nostra vita siamo realtà di relazioni, familiari e sociali rende possibile quell’incontro magico
molto attenti, specie in alcune attività molto diverse da quelle da cui si pro- di dialogo, attenzione, disponibilità
(penso al fitness), in cui troviamo nor- veniva. Ci siamo interrogati più volte che sono scuola di relazione e cresci-
male essere attenti e puntuali nelle at- se in realtà ciò rappresentasse un bene ta. L’esperienza dell’educazione è cer-
tività che sono anche ripetitive. “Alle- più per noi, novizi o rover, che per i tamente molto di più.
narsi” a fare buone azioni, di piccole o bambini che ci venivano affidati. Era- È esercizio/educazione alla responsa-
grandi attenzioni nei confronti del vamo consapevoli dei nostri limiti ma bilità verso qualcuno che ci viene af-
nostro prossimo: FA BENE! vivevamo anche l’entusiasmo di pen- fidato con fiducia, scommessa come

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scuola di libertà, di senso critico, di ca- no comprare”, M.J. Sandel (Professo- DIO”. Che grande lezione di libertà
pacità di scelta. I valori, la Legge sono re di Filosofia politica e Teoria del go- interiore!
i riferimenti di contesto che vivono verno all’Harvard University), analiz-
nel dialogo il difficile equilibrio tra za tutti gli aspetti del nostro vivere co- RESPONSABILITÀ
testimonianza e coerenza ed il profon- mune che sono o possono diventare La parola richiama nel suo significato
do rispetto dell’autonomia e delle oggetti di interessi economici. Lo fa il promettere, l’impegnarsi. Hans Jonas
scelte. per discutere e contestare la seguente è stato un grande filosofo del ‘900.
Sono frammenti di un tempo ahimè tesi: l’intera condotta umana può esse- Muore a New York nel 1993. Nella
lontano che ricordo con grande gioia, re compresa attraverso l’immagine di sua opera maggiore “Il principio di re-
come di un tesoro di emozioni ed un mercato? Proprio in questa pro- sponsabilità – Un’etica per la civiltà
esperienze che mi piace custodire. Ma spettiva, l’autore riferisce che molti tecnologica”, muovendo dal contesto
in che cosa sento oggi risuonare quel- economisti si sono dati un progetto di un mondo in cui la tecnologia e lo
le esperienze in un contesto professio- più ambizioso rispetto alla visione che sviluppo (“il fare dell’uomo”) evoca-
nale, di impegno civile e di relazioni l’economia sia semplicemente “lo stu- no in modo ambivalente grandi tra-
vissute da adulto? dio dell’allocazione dei beni materiali” (G. guardi, ma anche preoccupanti scena-
Vorrei sgombrare il campo da ogni Becker in “L’approccio economico del ri di distruzione, approfondisce i fon-
equivoco e pretesa che sia lo scauti- comportamento umano”). Se l’econo- damenti del tema della responsabilità,
smo l’unica scuola al servizio e all’im- mia diventa scienza del comporta- sintetizzando in modo categorico:
pegno. Ciò che siamo è il frutto di mento umano, ciò significa che “in tut- “Agisci in modo che le conseguenze della
tante esperienze, relazioni ed incontri te le sfere della vita il comportamento uma- tua azione siano compatibili con la so-
che hanno segnato in modo significa- no può essere spiegato assumendo che le pravvivenza della vita umana sulla terra”.
tivo la nostra vita e sono stati vissuti in persone decidono cosa fare soppesando i co- La responsabilità individuale nella
contesti diversi. Con questa consape- sti e i benefici delle opzioni che hanno di coerenza dei comportamenti verso il
volezza vorrei però indicare almeno fronte e scegliendo ciò che credono dia loro prossimo diventa paradigma non solo
tre parole, che ritrovo ancora segnate il massimo benessere o la massima utilità”. della qualità delle relazioni ma anche
dalla ricchezza del servizio vissuto co- Non siamo forse permeati da questa garanzia nei confronti del mondo e
me scout. logica? Ed è proprio rispetto a questo del suo futuro. “...le antiche norme del-
contesto che sono grato allo scautismo l’etica del “prossimo”- le norme di giusti-
GRATUITÀ per avermi “allenato” al senso del gra- zia, misericordia, onestà ecc. - continuano
“Gratuità: la parola più scandalosa per tuito: la relazione, il tempo, le energie ad essere valide, nella loro intrinseca im-
questi tempi dominati dagli interessi, dove possono essere donate anche gratuita- mediatezza, per la sfera più prossima, quo-
tutto è in vendita e troppi sono all’asta” mente. L’atto in sé potrà farti stare me- tidiana dell’interazione umana. Ma questa
(M. Travaglio). Parole dure che certa- glio ma non è il “fitness spirituale” la sfera è oscurata dal crescere dell’agire collet-
mente descrivono bene il contesto in motivazione principale! Papa France- tivo...(che) impone all’etica una nuova di-
cui viviamo. In un recente saggio dal sco in una recente omelia ha parlato di mensione della responsabilità, mai prima
titolo “Quello che i soldi non posso- “GRATUITA’ di perdere tempo per immaginata”. Credo che lo scautismo

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sia un’ottima scuola alla responsabilità CAMBIAMENTO glia che si è perso nell’esperienza del-
a cui ci si “allena” progressivamente “O Dio, dammi la serenità di accettare le la lotta violenta. Non l’ho più ritrova-
misurandosi con impegni adeguati al- cose che non posso cambiare; il coraggio di to. Oggi sento con determinazione
le diverse età. Il servizio di capo aiuta cambiare le cose che posso cambiare; la sag- che l’impegno professionale non pro-
a confrontarsi con responsabilità con- gezza per distinguere le une dalle altre”. durrà immediatamente cambiamenti
crete e non solo negli aspetti che pos- Ho ritrovato le fonti di questa pre- radicali, ma certamente è l’orizzonte
sono risultare più immediati (ad esem- ghiera che il mio AE mi aveva scritto entro cui sono chiamato a vivere fino
pio dell’organizzazione) ma anche in come saluto per la Partenza. È scritta in fondo proprio il desiderio (come
quelli più profondi che richiamano la da R. Niebuhr, un teologo protestan- allora) di sentirsi protagonisti e non at-
coerenza individuale, l’assunzione di te statunitense, deceduto nel 1971. Fa tori di un cambiamento che riguarda
impegni, nella maturazione progressiva sempre piacere ritrovare frammenti non solo il contesto del mio Paese ma
della tua coscienza a cui rispondi pri- della tua storia personale. In quella più in generale il sentirsi parte di una
ma ancora che a norme definite. Agire preghiera di saluto c’era l’invito a non storia in cui oggi come ieri non si è
in modo responsabile è forse più di sentirsi mai tranquilli rispetto a quan- soli!
ogni altro riferimento etico, ciò di cui to di ingiusto ci sembra di percepire
oggi abbiamo bisogno. Scriveva il nel mondo, nelle relazioni che vivia- Servizio sempre? Sì: come possibilità
Card. Martini nel “Viaggio nel voca- mo. Non c’era forse bisogno di di ritrovare ogni giorno nella gratuità
bolario dell’etica”:“Dobbiamo imparare a ricordarlo in un tempo (anni ’70) in possibile, nel giocarsi in prima perso-
vedere i nostri atti con gli occhi degli altri - cui si viveva l’urgenza di un cambia- na la responsabilità delle tue scelte, la
vicini, lontani, presenti e futuri - e sapere in- mento radicale di valori, comporta- voglia e il desiderio di continuare a
fine che alla radice di tutta la storia biblica menti, e di rottura rispetto ad un pas- SOGNARE un mondo migliore.
c’è un patto di alleanza, l’alleanza di Noè, sato. In quel desiderio legittimo di
la quale insegna che gli uomini e le donne cambiamento, mancava proprio la Andrea Biondi
della terra tutti insieme portano con Dio la consapevolezza degli obiettivi possibi-
responsabilità del creato”. li. Ho avuto un compagno di squadri-

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cambiamento radicale con grande


passione e curiosità, seppure senza mi-
litare nel movimento studentesco,
un’esperienza che mi ha dato una
consapevolezza sociale e un’attenzio-

Fare il capo ne agli altri che non mi hanno più ab-


bandonato.
Dopo la pausa del militare, ho fatto

essendo se stessi l’Incaricato regionale di branca R/S e


il capo clan. Nel frattempo mi ero lau-
reato e avevo cominciato a lavorare
svolgendo dapprima la funzione di as-
Una delle condizioni necessarie per svolgere il servizio di sistente e poco dopo di capo del per-
Capo nello scautismo è la ricomposizione degli “universi sonale di un’azienda di 1.200 dipen-
denti, in un periodo ancora molto dif-
separati” del vissuto quotidiano di giovane adulto: lo studio, ficile e incerto. Del periodo di Incari-
cato regionale mi ricordo le difficoltà
il lavoro, l’impegno sociale, la famiglia. ad esercitare quel servizio con i Clan
praticamente distrutti da almeno un
L’esperienza personale stavo attraversando. Era il 1968 e l’u- triennio di “autogestione”, che aveva
Ho iniziato il servizio educativo come niversità il luogo più interessante per lasciato nei giovani rover e scolte ri-
Akela a 19 anni, quando ero una ma- un giovane nonostante le contraddi- masti una certa riluttanza ad accettare
tricola universitaria. La giovane età e zioni e i limiti della cosiddetta “con- ancora ruoli direttivi, limitando di fat-
l’entusiasmo del servizio si sono subi- testazione”. Mi sentivo proiettato den- to la leadership dei nuovi giovani ca-
to confrontate con la diversa realtà di tro un flusso di idee e di cambiamen- pi che, nel frattempo, le comunità ca-
universitario: pendolarismo quotidia- ti che avevano i segni dell’epocalità, pi erano riusciti a rimettere alla guida
no, giornate intense e tanti esami da soprattutto se confrontati con il pe- delle unità della branca RS. Erano i
fare; in più, tutto l’anno, il sabato mat- riodo precedente, molto statico e assai tempi in cui nei clan e noviziati i ra-
tina due ore di lezione. Solo andando diverso. Insomma, ho dovuto trovare gazzi cercavano soprattutto di “stare
in macchina riuscivo a tornare appena subito una sintesi positiva tra il Libro bene insieme” e accettavano con poca
in tempo per cominciare la riunione della Giungla e la “contestazione glo- disponibilità le proposte dei giovani
del branco. Non so se sia stato questo bale”, se non con i lupetti almeno con capi, soprattutto quando li costringe-
sdoppiamento immediato della vita gli altri vecchi lupi, poco più giovani vano ad esprimersi direttamente sulle
quotidiana ad aiutarmi ad affrontare di me. Con lo stesso sentimento due proposte di crescita personale. Nelle
ed equilibrare con molto realismo an- anni dopo ho iniziato a fare il Maestro assemblee regionali di branca avevo un
che il momento politico e sociale che dei novizi e ho vissuto una fase di piccolo ma deciso gruppo di capi che

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P RO N T I A S E RV I R E

contestava in m odo aperto e plateale rio, di darsi da fare, di perseguire una sa che spesso non si ha o, meglio, non si
il mio ruolo professionale e, di conse- vita piena di felicità. Nelle tre fasi che ha ancora o in tutta la sua pienezza. In
guenza, reputava antieducativo il mio ho vissuto come capo mi pare di aver altri termini cosa ci chiedono i ragazzi,
approccio piuttosto “organizzativo” e sempre potuto offrire ai ragazzi un cos’hanno bisogno da noi per essere
direttivo di ricostruzione della branca modello di vita di normale giovane- aiutati nel loro cammino di crescita, per
in Lombardia, uno sforzo durato tre adulto che seppure non molto distan- ricevere un servizio davvero educativo?
anni e coronato dalla prima Route re- te da loro era tuttavia distinta e, per Penso che ci chiedano in sostanza di
gionale di oltre 200 rover e scolte do- quanto possibile equilibrata, in modo essere una persona autentica per esse-
po la nascita dell’Agesci. Di fronte al- tale che fossero percepiti anche gli al- re un capo credibile. Come persona,
le difficoltà e alle contestazioni non ho tri “universi” della nostra vita indivi- dobbiamo loro un impegno serio os-
mai cercato la benevolenza di chi la duale e di coppia e non soltanto la no- sia il servizio come scelta e non come
pensava diversamente da me e non ho stra presenza come capi. ripiego, una vita impostata: quindi stu-
quindi adattato le mie proposte alla li- di compiuti o in fase di compimento
nea di minor resistenza ed ho ottenu- Fare servizio oggi e qualche esperienza al di fuori dello
to tuttavia rispetto e considerazione. È sicuro che quarant’anni fa era più scautismo. Dobbiamo trasmettere la
Dopo un’altra pausa, sono tornato a facile diventare adulto e ciò avveniva proiezione verso il futuro che metta in
fare il capo clan, stavolta con mia mo- in fretta, la sequenza virtuosa verso la luce, pur senza nascondere o sminuire
glie Livia, a 35 anni, con un ruolo pro- pienezza di vita era lineare solo inter- le difficoltà e i limiti della società di
fessionale importante e con un impe- rotta dal militare; oggi è più difficile oggi, la possibilità di definire degli
gno politico crescente, insomma in perché i tempi si sono allungati mol- obiettivi a cui tendere e la consapevo-
una fase di sviluppo solido di nume- tissimo: si studia di più, si fa fatica a tro- lezza di doversi impegnare seriamente
rose dimensioni della mia vita. Il di- vare lavoro, ci si sposa più tardi e tutte per raggiungerli. Altrettanto impor-
stacco dal vissuto dei ragazzi era au- le esperienze giovanili sono inevitabil- tante e incisivo è riuscire a trasmette-
mentato molto e il nostro modo di es- mente meno influenti e decisive. Para- re il nostro cammino di autoeducazio-
sere capi doveva adeguarsi alla realtà dossalmente ci sarebbe più tempo per ne ancorato ad alcune certezze e ad al-
se volevamo riuscire a non essere i se- scoprire altri “universi” oltre a quello cuni valori riconoscibili nel nostro vis-
condi genitori/insegnanti dei rover e del servizio, invece l’osservazione di fat- suto quotidiano, non soltanto annun-
delle scolte: abbiamo scelto il rappor- ti ci dice che il servizio si allunga, non ciati o richiamati. Dobbiamo essere cu-
to interpersonale stretto e profondo, come Capo ma come “capo a disposi- riosi per trasmettere la voglia di cono-
dedicando loro non solo il tempo del- zione” nella comunità capi, e l’orizzon- scere e per aprire gli orizzonti ma an-
le attività ma soprattutto il nostro te si restringe anziché ampliarsi. Ciò che per migliorare le relazioni con gli
tempo libero. Allora, una pizza insieme che si offre come persona nel servizio altri. Una persona autentica, per quan-
o un caffè a casa nostra, oppure una educativo rischia quindi di essere più to giovane sia, e’ un capo credibile per-
chiacchierata in giardino, sono stati gli povero e più prevedibile, non diverso ché i suoi “universi” sono ricomposti e
strumenti attraverso i quali abbiamo dal vissuto dei ragazzi stessi. La doman- assicurano la coerenza tra ciò che è (o
proposto ai ragazzi di prendersi sul se- da è quindi come si possa dare qualco- sta diventando) e ciò che fa.

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Ai ragazzi perciò non dobbiamo far la mente ad aspetti cruciali della vita. testo è poco favorevole e l’esperienza
mancare la capacità di esercitare la lea- La testimonianza della propria fede, autoeducativa meno attraente. È l’at-
dership di capo, che si esprime soprat- l’esperienza del lavoro, la vita familia- teggiamento che fa la differenza per-
tutto nella ricerca continua del rap- re, la comprensione della società in ché non si può chiedere a un venti-
porto interpersonale: il miglior servi- tutte relazioni di convivenza, la consa- cinque-trentenne di dare già quello
zio educativo è quello io-tu, il grup- pevolezza e i limiti alla felicità impo- che ancora non ha, ma si può chie-
po è strumentale e al servizio di que- sti dal dolore e dalla malattia, l’arte e dergli di comunicare il suo impegno,
sto rapporto, tanto importante per i il senso del bello: tutte quelle dimen- il suo orientamento, le sue convinzio-
ragazzi ma altrettanto per i capi. Nel sioni nuove che un giovane che cre- ni: in questo modo gli sarà sicuramen-
rapporto interpersonale non si recita, sce difficilmente trova in casa o a te possibile aiutare i ragazzi che gli so-
non si finge, si è ciò che si è davvero. scuola nelle forme e nella misura che no affidati, ad avere voglia di trovare la
Non bisogna far mancare inoltre la lo attraggono e lo convincono a pro- loro strada e a percorrerla con impe-
progettualità e la creatività: soprattut- vare, con il grande vantaggio di essere gno ed entusiasmo, così si può andare
to ai clan e ai noviziati vanno propo- con altri a scoprire qualcosa di diver- anche molto lontano.
ste attività ed esperienze indimentica- so e significativo. Tutto questo si può
bili perché capaci di aprire il cuore e fare oggi? Direi di sì anche se il con- Maurizio Crippa

Quelli che ...il servizio


Quelli che ... piego, non è giusto, così non lo vizio extra altrimenti trattano i ra-
– prima si devono mettere a posto le vuol fare nessuno ... gazzi come scolari ...
caselle dei Capi unità, solo dopo si – ci vorrebbero ancora le route di – gli aiuti non studiano e non si con-
assegnano i servizi associativi ed formazione ai due servizi, così i ro- frontano, così quando diventano
extra ai rover e le scolte .... ver e le scolte potrebbero scegliere capi ripetono, in peggio, sempre gli
– il servizio non è un episodio, è per con cognizione di causa ... stessi schemi ...
sempre ... – il servizio è un’esperienza da fare sul – a una riunione di Clan si partecipa
– il servizio è un mezzo, non un fi- campo, altro che routes d’orienta- sempre, casomai si salta quella di
ne: basta agli aiuti a vita ... mento: tanta teoria e poca pratica ... Direzione ...
– il Clan è un male necessario per fa- – la comunità capi è l’invenzione più – senza riunioni di Direzione le atti-
re servizio ... straordinaria dello scautismo italia- vità sono improvvisate ....
– prima è meglio fare un servizio ex- no ... – una volta fatti i quadri, ...la strada è
tra poi quello associativo ... – la comunità capi è l’INPS dello tutta in discesa ...
– prima il servizio associativo poi scautismo italiano ... – strada, comunità e servizio: solo
l’extra ... – agli studenti di scienza dell’educa- quest’ultimo non è cambiato nel
– l’extra è sempre considerato un ri- zione si dovrebbe far fare solo ser- tempo: tutto e il contrario di tutto!

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non può essere disattesa, pena l’essere


solo una buona cosa e non un segno
di speranza.

Se il servizio è l’elemento chiave e di

Io ho avuto una prospettiva (Del mio meglio, per esse-


re pronto a servire) dell’educazione
con il metodo scout (tutto questo

vita felicissima... quaderno, sotto diverse angolazioni,


cerca di raccontarlo) allora, come nel-
la durata dell’anno scout, non ci pos-
sono essere pause o sospensioni.
Procurare la felicità, proposta chiave dell’educazione scout.
Servire richiama ad una ordinarietà
dell’essere disponibile che non può
Ho sempre avuto scarsa sopportazio- Interna, perché i nostri ragazzi, parti- che essere a tempo e solo se si è abi-
ne per le cosiddette “feste di chiusura colarmente rover e scolte, devono sen- tuati – la formazione alle buone abi-
dell’anno scout” che taluni Gruppi tire una tensione continua che sostie- tudini è un tratto imprescindibile del-
tengono verso la metà/fine di giugno ne il loro impegno e questa non può lo scautismo – da un allenamento co-
con partecipazione di ragazzi, genito- prescindere dal concretizzarsi in una stante e fecondo, il servizio diventa
ri, ex capi e amici. continuità nel tempo, continuità che uno stato mentale, uno stile e non so-
Perché chiusura? L’anno scout non permette e obbliga a programmare la lo un’attività, il passo fondamentale
dura forse dal 1° ottobre a 30 settem- proprie vita nella prospettiva dell’esse- per andare verso gli altri cercando di
bre? I passaggi, agli inizi di ottobre, re pronti. renderli felici e quindi per vivere e
non sono forse il solo momento di morire felici, sapendo di aver sempli-
chiusura e di apertura dell’esperienza Esterna, perché le famiglie devono cemente adempiuto alla chiamata ad
di un anno di avventure condivise in percepire che la nostra non è una essere uomini.
una prospettiva di futuro? “agenzia educativa” (pessimo temine
Sono convinto che il ragionare in ter- che si è diffuso in associazione mu- Piero Gavinelli
mini di “sospensione” del servizio tuato da ambiti vicini al nostro mon-
educativo, porti ad uno svilimento do ma comunque diversi), ma una
della proposta complessiva che faccia- “proposta educativa” che riteniamo
mo, ad una banalizzazione del senso possa incidere sulle persone perché
del nostro servire e questo sia ad una possano “procurare di lasciare il mon-
lettura interna che esterna allo scauti- do un po’ migliore di come l’hanno
smo. trovato”, frase forse abusata ma che

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P RO N T I A S E RV I R E

Cari Scout, sidero che ciascuno di voi abbia una vita altrettanto felice.

se avete visto il film di Peter Pan vi ricorderete che il capo Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo mera-
dei pirati ripeteva ad ogni occasione il suo ultimo discorso, viglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non di-
per paura di non avere il tempo di farlo quando fosse giun- pende dalle ricchezze né dal successo nella carriera, né dal
to per lui il momento di morire davvero. Succede press’a po- cedere alle nostre voglie.
co lo stesso anche a me, e per quanto non sia ancora in pun-
to di morte quel momento verrà, un giorno o l’altro; così de- Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e
sidero mandarvi un ultimo saluto, prima che ci separiamo robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e go-
per sempre. dere la vita pienamente una volta fatti uomini.

Ricordate che sono le ultime parole Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e me-
che udrete da me: meditatele. ravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità.
Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il
Io ho trascorso una vi- profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al
ta felicissima e de- lato brutto.

Ma il vero modo di essere felici è quello di


procurare la felicità agli altri. Procurate di la-
sciare questo mondo un po’ migliore di quan-
to l’avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire,
potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il
vostro tempo, ma di avere fatto del vostro meglio. “Siate pre-
parati” così, a vivere felici e a morire felici: mantenete la vo-
stra promessa di scout, anche quando non sarete più ragaz-
zi, e Dio vi aiuti in questo.

Il vostro amico Baden-Powell

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P RO N T I A S E RV I R E

Anche oggi, quando guardo indietro


il tratto di strada percorso, non posso
che ringraziare il buon Dio di aver-
mi fatto partecipe e animatrice del
Grande gioco scout! Quante espe-

Capi adulti rienze che altri non hanno ricevuto,


sono state invece per me terreno pre-
zioso su cui intessere la trama della
mia vita!

L’esperienza del servizio di capo forma persone adulte, Porto così nel cuore e negli occhi i
volti dei rover e delle scolte del clan
solide, fedeli alle proprie vocazioni. Brescia 1° che salgono al Col Ferret
durante la route estiva, leggo la loro
fatica al rientro dall’hike di Pasqua in
Sono stata capo clan a ridosso degli l’Agesci, vista con sospetto da molti, Val Codera, ricordo il loro raccogli-
anni ‘70, quando l’onda lunga delle accolta con favore da altri, in partico- mento durante la fiaccolata nella ge-
contestazioni giovanili del ‘68 ancora lare da chi cercava di guardare al futu- lida serata di Lourdes, o la loro alle-
lasciava strascichi polemici nelle unità ro con un rinnovato impegno...Na- gria lavando le pentole lungo il cor-
scout, spesso fortemente lacerate da scevano le prime comunità capi, desti- so di un ruscello, ripenso all’atmosfe-
tensioni interne, abbandoni repentini nate a divenire nel tempo punti di ri- ra di un cerchio per l’ultimo canto di
di responsabilità da parte di capi e As- ferimento progettuale: timidi bagliori bivacco prima della partenza ...
sistenti, rigida contrapposizione di di luce per chi, come me, muoveva i Ripercorro nei momenti forti delle
ruoli tra componenti dell’ASCI e del- primi passi nel suo servizio scout. esperienze vissute, l’importanza che
l’AGI. Nella mia responsabilità educativa ho l’assunzione di responsabilità come
Anni problematici, dunque, in cui le attraversato dunque periodi difficili, di capo ha dipanato nel mio divenire,
proposte educative a volte parevano solitudine e di concreto smarrimento. occasione per godere del dono della
scivolare di mano per perdersi in rivo- Mai mi sono pentita di aver accettato vita, arricchire la mia fede e rendere
li inefficaci di proteste e incompren- la sfida di un servizio associativo che il mondo “un po’ migliore”...
sioni, anni in cui la proposta di fede si è rivelato, negli anni, uno dei capi-
era considerata marginale, la vita nella saldi che hanno dato significato alla È stata una continua tensione alla di-
natura sostituita dalle inchieste sulla mia vita, che l’hanno resa feconda di mensione del gratuito, alla ricerca
condizione operaia nelle fabbriche, la amicizie e di incontri, che hanno de- senza eccezioni, all‘ottimismo che
divisa un fastidioso e ingombrante far- clinato in differenti sfaccettature le sempre incoraggia a donare. L’educa-
dello da lasciarsi alle spalle. scelte professionali e familiari nella zione del carattere e l’abilità manua-
Si profilava all’orizzonte la nascita del- unicità della mia esistenza. le, l’esperienza della vita rude al cam-

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P RO N T I A S E RV I R E

po, l’utilizzo delle tecniche non ripe- più deboli, dei più fragili, dei soffe- ste: grandi giochi divertenti ed emo-
tute macchinalmente ma impiegate renti. E non da sola, ma in una fecon- zionanti, lanci di imprese e di attività
con competenza, sono state poi moti- da, anche se talora difficile, condivi- che colpiscono l’immaginazione e la
vo di progressiva crescita. La strada vis- sione con gli operatori che vivono fantasia, momenti di intensa parteci-
suta è diventata allora servizio anche con me la quotidianità. pazione a veglie, cerimonie cariche di
nella quotidianità: lo studio, il lavoro, L’aver incontrato poi in ambito scout significato. Ma l’essere capi deve con-
la famiglia, sono state occasioni di in- la persona che ho sposato, mi ha con- temporaneamente stimolare i ragazzi a
vito e annuncio indicandomi su quali sentito di continuare a credere in una gustare il bello accettando la fatica, fa-
sentieri era segnato il mio cammino. rinnovata partenza verso una meta co- cendo provare loro quella intensa sen-
L’essere pronti infatti è da sempre l’in- mune, in un cammino ininterrotto per sazione di gioia che segue ad attività
vito che lo scautismo propone: l’ho il quale vale la pena di essere ben ben preparate, curate nei dettagli, nel-
imparato nelle cacce di Akela e nelle equipaggiati ma non troppo appesan- la consapevolezza che questo cammi-
imprese di Squadriglia. L’ho speri- titi. Se talora ci attardiamo a ripartire, no ha lasciato tutti un po’ migliori di
mentato nelle route e nell‘hike, per ci pensano oggi le nostre figlie a ri- prima.
realizzare nelle piccole esperienze del- cordarci che è importante guardare
la vita quotidiana i grandi progetti di avanti verso nuove frontiere, che non In questo percorso non mancheranno
fedeltà alla propria vocazione. Questa possiamo accontentarci del nostro or- momenti difficili, sbandamenti parzia-
mentalità così radicata nello scauti- dinato orticello ma dobbiamo spin- li e perdite di rotta: anche gli insuc-
smo, secondo cui la vita è una chia- gerci verso quelle terre lontane che, cessi e le frustrazioni educative, sono
mata cui rispondere con un progetto come capi scout, abbiamo saputo momenti provvidenziali che ci fanno
di cui si è protagonisti, è tutt’altro che esplorare per primi. rivedere le motivazioni profonde del
diffusa nella cultura attuale. nostro agire.
Una vita allora non inquadrata in un
Avere scelto la professione di medico ideale irrigidito in un complesso di A noi capi è chiesto di essere persone
in ospedale, ha significato allora per formule, ma spesa in una tensione ri- di qualità, capaci di portare uno stile
me, poter realizzare una modalità di creata per gli altri, per fare sempre del nel mondo, non di incarnarlo solo in
coniugazione dell’attività intellettuale proprio meglio... brevi periodi durante le attività, ma di
e manuale che avevo sperimentato nel Questa è la bellezza del servizio scout viverlo sempre. Così saremo persone
mio ruolo di capo clan, seppure in una che mi porto dentro, consapevole che di “successo”, un successo che non è
realtà e in un orizzonte diversi. È sta- ogni capo deve saper offrire pietanze costituito dalla ricchezza, dalla poten-
ta la sintesi di quella magnifica intui- adeguate ai propri ragazzi. Per pren- za, o da una brillante carriera perso-
zione di B.-P. dell’interdipendenza fra dere il pesce, diceva B.-P., ci vuole una nale, ma dall’essere felici in modo
pensiero e azione che mi ha così per- buona esca, per attirare i bambini e i profondamente attivo.
messo concretamente di mettere a di- giovani verso lo scautismo, bisogna in-
sposizione i miei talenti a favore dei nanzitutto rispondere alle loro richie- Federica Fasciolo

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P RO N T I A S E RV I R E

progressivo verso il vero senso del ser-


vizio, tanto da renderlo essenziale ful-
cro di tutta la nostra scelta di vita.Tut-
to ruota intorno a questo progetto
che, se e quando viene applicato in

Il servizio come pieno, dà forza e felicità.

Il servizio è, a mio avviso, sostenuto da

progetto di vita due pilastri portanti, che danno pie-


nezza e un significato compiuto allo
spirito e al senso del Servizio: “Tutto
ci è stato donato” e “Noi siamo dei
La dimensione della gratuità nel servizio: “gratuitamente poveri servitori”.
avete ricevuto, gratuitamente date”. Tutto è dono
Nell’economia del servizio, mi è capi-
La parola “servire”, mi riporta imme- to rispondere con un sì, un “eccomi”, tato spesso di sentirmi gratificato per
diatamente ad associarla ad una “chia- senza tentennamenti ed esitazioni. quanto riuscivo a fare, con la convin-
mata” che mi viene rivolta per affidar- Tutto questo è molto bello e signifi- zione che quello che facevo e realiz-
mi una missione, un compito, un ser- cativo e ci dà la misura di quanto im- zavo era tutto merito mio.
vizio. Questo prima o poi capita a tut- portante debba essere, l’attenzione e A volte ci sentiamo importanti o peg-
ti e non solo nello scautismo. Pensia- la disponibilità d’aiuto per il nostro gio abbiamo una falsa convinzione di
mo in famiglia, come figlio, come spo- prossimo, tanto più che se ci viene essere indispensabili, che c’è assoluta-
so, come genitore. Nella società, sul la- chiesto, è perché viene riposta in noi, mente bisogno di noi, che il nostro
voro, nella chiesa locale... una certa fiducia. servizio è insostituibile e tutto ruota
Di fronte a queste chiamate, che oso Sarebbe bello poter sempre risponde- intorno a noi. Molto celatamente non
dire sono quasi quotidiane, dalle più re ad una domanda d’aiuto con un sì. ci accorgiamo che il servizio che stia-
piccole alle più determinanti, anche in Ma purtroppo non è così, non deve mo facendo, sia pure con tanto impe-
termini di scelta di vita, la nostra ri- essere così, perché la consapevolezza gno ed amore, nasconde un nostro de-
sposta deve essere sempre indirizzata dei propri limiti, delle proprie capa- siderio di potere o di gratificazione
alla massima disponibilità orientata dal cità, del proprio tempo, devono farci personale, di autoaffermazione, di
discernimento. Lo scautismo, in que- fare delle scelte precise ed equilibrate, plauso e riconoscimento da parte di
sto senso, ci ha educato da quando anche se il primo impulso, resta quel- chi ci circonda.
eravamo in “branco” o “cerchio”, che lo di un’adesione tout court. Non è così, il nostro merito sta nell’a-
di fronte ad una richiesta di aiuto, Così, la maturazione, l’esperienza, la ver risposto e accolto la chiamata di
avremmo sempre e comunque dovu- riflessione, ci fanno fare un cammino servizio, con disponibilità ed umiltà.

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P RO N T I A S E RV I R E

Tutto quello che siamo ed abbiamo figli per realizzare attraverso di essi le essere molto utili, di dare senza rice-
ricevuto è dono gratuito e noi non aspirazioni personali mancate. Tutto vere, in realtà è tanto quello che rice-
siamo che “collaboratori “ indispensa- questo avviene perché non teniamo viamo in termini di crescita persona-
bili, per portare a compimento l’azio- conto che quanto abbiamo è un dono le, tanto più se il nostro operato non
ne creatrice di Dio. “Gratuitamente che abbiamo ricevuto e che dobbia- sembra venir riconosciuto ed apprez-
avete ricevuto, gratuitamente date”. mo custodire e farlo fruttificare. Il no- zato. Senza fare bilanci affrettati, più ci
Anche il servizio che assumiamo e che stro merito sta nell’accoglierlo con dedichiamo con amore ed entusiasmo,
ci costa sacrifici, rinunce e fatiche ma amore e riconoscenza. coscienti dei nostri limiti e incapacità,
anche soddisfazioni, sorrisi e nuove tanto più ricaveremo nuovi frutti e
conoscenze, sono doni grandi che ar- Servitori poveri impareremo il vero e disinteressato
ricchiscono il nostro rapporto con gli L’altra condizione, a mio avviso, inso- senso del servizio.
altri, ci fanno uscire dal nostro ovile stituibile è la consapevolezza dei pro- “Solo allora saremo felici: facendo la
protetto e sicuro, dandoci una visione pri limiti e delle proprie carenze. Il felicità degli altri”.
della vita più umana e libera. servizio che facciamo o andremo a fa- Quando poi avremo terminato quel
Questo vale per tutti i servizi, da quel- re, sarà sicuramente un contributo determinato impegno di servizio che
li istituzionalizzati a quelli nell’ambito d’aiuto, una lodevole disponibilità nel- avevamo assunto, ringraziamo dell’op-
scout, per arrivare a quelli vissuti al- la collaborazione di idee, di tempo e di portunità che abbiamo avuto modo di
l’interno della propria famiglia dove si adesione ai progetti ma, deve svolger- svolgere, senza aspettarci “medagliette
vive più facilmente un rapporto d’a- si con la massima umiltà e consapevo- ricordo”, ringraziamenti o quant’altro.
more più viscerale ed intimo tra ma- lezza che tutto quello che metteremo Siamo stati “servi inutili” e per questo
rito e moglie, genitori e figli. È pro- a disposizione è molto meno di quan- tanto abbiamo ricevuto.
prio in quest’ultimo ambito che i ge- to riceveremo.
nitori corrono il rischio di plasmare i Anche se apparentemente ci sembra di Gege Ferrario

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P RO N T I A S E RV I R E

re in guardia verso dimensioni totaliz-


zanti delle attività di servizio che tra-
sformano il gesto gratuito in una atti-
vità appagante per sé.

Servizio: libertà Se la propria attività professionale o la-


vorativa viene vissuta come frustrante
e opprimente ci può essere la tenta-

e dipendenza zione di cercare spazi differenti, al di


fuori di essa così da sentirsi realizzato
e soddisfatto. Allo stesso modo se le
proprie relazioni personali come fi-
Una avvertenza: il servizio integra ma non sostituisce la glio, coniuge o genitore sono fonte di
tensione o vengono vissute come li-
vita. Se diventa valore assoluto porta alla dipendenza. mitanti, una via di fuga dalle proprie
responsabilità può essere la dedizione
Strada comunità e servizio, inutile sot- pri doveri verso la propria famiglia e totale e auto-giustificante del servizio
tolinearlo, sono i tre fondamenti della la società, mette a disposizione gratui- volontario. Ma è chiaro che queste si-
vita di clan. Non c’è il primato del- ta il proprio tempo a vantaggio di chi tuazioni, pur se sostenute da grande
l’uno sull’altro: ciascuno dei tre capi- si trova in condizione di necessità. generosità e impegno, tradiscono l’es-
saldi concorre con pari dignità e rilie- I due paragrafi introduttivi sono ne- senza del servizio volontario e gratui-
vo alla vita delle comunità r-s. La pro- cessari per sostenere due principi: 1. Il to. La tradiscono perché il servizio
posta del servizio ha un duplice sco- servizio è uno stile che caratterizza la non è più atto di decisione volontaria,
po: educare rover e scolte a uno stile vita di ciascuno 2. La vita di ciascuno ma è una condizione assunta per usci-
personale e rispondere efficacemente non può essere esclusivamente dedica- re da condizioni negative e non è più
attraverso il gesto gratuito ai bisogni di ta ad attività di servizio. Le due affer- gratuito perché si è remunerati dal ri-
altre persone, siano i più giovani che mazioni potrebbero sembrare con- scatto dalle frustrazioni.
partecipano alle attività scout - il ser- traddittorie, ma coglierne la differen-
vizio associativo - o chiunque si trovi ze evita di cadere in situazioni che po- In sostanza il servizio deve essere de-
in uno stato di necessità - il servizio trebbero essere definite come “patolo- terminato dalla purezza delle inten-
extra-associativo. gie” del servizio. zioni. Infatti se la felicità sta nel fare la
felicità degli altri, la nostra felicità è un
Una vecchia definizione di attività di L’intero quaderno è dedicato al soste- effetto collaterale, secondario, della fe-
volontariato, non so se ancora in uso gno dell’importanza del servizio, che licità portata agli altri attraverso il ser-
e se citata precisamente, affermava che nessuno mette in dubbio. In questo vizio. Ma non possiamo accettare che
il volontario è colui che, esauriti i pro- articolo si cerca brevemente di mette- ci sia un ambito - il servizio - dove

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P RO N T I A S E RV I R E

possiamo fare la felicità degli altri e al-


tri ambiti - la famiglia, il lavoro - do-
ve la felicità degli altri non sia perse-
guita o contemplata.

Il servizio è la strada maestra e non la


via di fuga o la camera di compensa-
zione dei sensi di colpa. È una scelta
Esperienze di servizio in C/F
libera e volontaria e non può essere
una dipendenza. In questo quaderno La proposta del servizio in C/F deve essere attenta
l’intervento di Maurizio Crippa è di-
rimente a questo proposito: non ci e aperta alle nuove fragilità sociali.
può essere schizofrenia fra la propria
vocazione al servizio e le scelte della La Caritas italiana, nel suo ultimo rap- Da questo quadro emerge che le vec-
vita quotidiana. Pur muovendoci in porto, ha fotografato un cambiamento chie e le nuove marginalità stanno
ambiti diversi e con diverse responsa- rispetto alla povertà del nostro paese, creando fragilità e vulnerabilità rispet-
bilità - al lavoro, in famiglia, nel servi- mettendo in luce come siano aumenta- to all’equilibrio e alla sostenibilità dei
zio volontario – ciò che conta è lo te le persone che osano entrare in un progetti di vita.
spirito del servizio. centro di ascolto o suonare il campanel- Questi ostacoli, se nel tempo, diventa-
lo di un ufficio parrocchiale, per chie- no sempre più forti, innalzano il livel-
Lo spirito di servizio è uno stile che si dere aiuto. Le richieste fanno emergere lo di esclusione sociale e perdita di fi-
acquisisce e al quale ci si educa nel sempre questioni di natura economica, ducia nel proprio progetto.
proprio percorso scout; esso è fonda- dalla domanda di beni e servizi materia- Che cosa possiamo fare noi, oltre al
to su quelle qualità - gioiosità, dispo- li, alla necessità di aiuti per l’abitazione, welfare, per arginare queste nuove e
nibilità, sobrietà, generosità, condivi- dal pagamento della rata del mutuo o vecchie povertà?
sione, spirito d’iniziativa eccetera - della locazione alla mancanza di denaro Possiamo cercare di restituire speranza
che abbiamo imparato nella nostra vi- per pagare i trasporti scolastici dei figli. e protagonismo, attraverso azioni di
ta di lupetto, coccinella, esploratore, Ci sono poi anche le mamme e i papà prossimità, di accompagnamento, di
guida, rover o scolta. Ed è uno stile rimasti soli per la rottura delle reti fami- mutuo aiuto.
che deve caratterizzare ogni azione liari, affaticati tra necessità economiche Possiamo renderci disponibili nelle no-
della nostra vita quotidiana. e ruolo genitoriale e gli anziani con stre città nelle nostre comunità di ap-
pensioni medio basse con reti prossi- partenenza a occuparci delle nuove
Stefano Pirovano mali precarie. Sono definiti i nuovi emergenze, a essere uomini e donne ge-
poveri, un esercito ancora nascosto, nerose nell’emergenza.
che va a incrementare le fila dei pove- Da tanti anni il clan gemellato della mia
ri classicamente intesi. città, oltre a servizi impegnativi con

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P RO N T I A S E RV I R E

realtà che si occupano di disagio mino- Da ultimo su richiesta del cappellano del di intervenire con politiche sociali e
rile, collabora con l’amministrazione carcere, per un anno, una volta al mese, risorse economiche adeguate.
pubblica e altri enti del volontariato e il clan ha animato la messa all’interno • Associare un volto, un amico, un ri-
del terzo settore per far fronte all’emer- della struttura penitenziaria. cordo, un’emozione, a un’esperienza
genza sociale. Esperienze di servizio molto forti e im- concreta attiva una maggior capacità
La prima esperienza è stata l’assistenza pegnative che hanno portato il clan a di discernimento rispetto ad accetta-
all’asilo notturno. Un servizio che ha vi- confrontarsi sulle proprie potenzialità e re le proposte di chi parla o fa la vo-
sto impegnata una pattuglia di tre ragaz- criticità sia come singoli sia come co- ce grossa, in modo stereotipato, su
zi, una volta alla settimana nella fascia se- munità. questi temi.
rale della giornata. Il compito affidato L’entrare in sintonia con queste realtà ha • Per alcuni questo servizio è stato let-
dalla struttura era di aiutare gli ospiti, provocato inizialmente paura e ansia e un to come l’esperienza del farsi prossi-
nella ricerca di un posto lavorativo, ac- alto vissuto emozionale, portando i rover mo, dell’amore che crea uguaglianza
compagnandoli nella stesura del proprio a ritenere inizialmente inutile il proprio che abbatte i muri e le distanze, l’oc-
curriculum vitae, e nell’invio via email. servizio per la difficoltà a creare una rela- casione per fare vere esperienze di vi-
Da questo servizio sono nati altri due zione con queste persone che sono diffi- ta che aprono alla fede, all’incontro
progetti, tornei di calcetto tra i ragazzi e denti e che turnano molto all’interno con Gesù e all’interrogarsi sul miste-
gli ospiti della comunità e l’iniziativa, la della struttura ospitante. Ancor più diffi- ro di Dio.
“Merenda di Natale”: il pomeriggio del cile è stato il coinvolgimento delle scolte Non tutti i servizi sono andati a buon
25 dicembre, il clan organizza una festa dovuto soprattutto a una vicinanza con fine, alcuni si sono interrotti come quel-
per tutti i senza tetto, in un luogo sim- un’utenza adulta e maschile. lo del carcere in cui il poco coinvolgi-
bolo della città, portando così nel cuore Importante è stato avere anche un’al- mento del clan ha portato a riflettere
del centro cittadino, chi di solito è esclu- leanza educativa con le famiglie, che sulla propria difficoltà a vivere la parte-
so cercando di sensibilizzare la città su guardano con un po’ di timore all’in- cipazione comunitaria eucaristica e
questo tema. contro dei propri figli con queste realtà quindi l’incapacità a vivere un’espe-
Da circa due anni, inoltre, su proposta sociali per rassicurarle sulla fattibilità del- rienza di preghiera con gli ultimi.
dell’amministrazione comunale in colla- l’esperienza. Lavorare in tutti questi contesti è mol-
borazione con Croce Rossa e prote- Molte sono state le potenzialità espresse: to complesso, occorrono impegno,
zione civile, la comunità di clan parteci- • Relazionarsi con l’altro è il modo stabilità e continuità per capirne il
pa al piano “emergenza freddo”. Una più genuino per costruire la propria senso, altrimenti il rischio è quello di
volta a settimana, a turno, i rover e le identità lasciandosi mettere alla cercare solo emozioni intense a disca-
scolte si prendono cura delle persone prova e in discussione dall’altro che pito di vere relazioni, di investimento
senza fissa dimora, dall’aiuto nell’igiene incontro. sulla persona per generare o rigenera-
personale, alla distribuzione degli indu- • Scoprire che esistono luoghi da presi- re speranza.
menti e della cena, all’animazione della diare per non abbandonare gli “ultimi”.
serata anche solo facendo due chiac- • Conoscere una realtà scomoda por- Saula Sironi (con il contributo di
chiere. ta alla consapevolezza della necessità Giacomo Sala capo clan Monza I)

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P RO N T I A S E RV I R E

Servizio, volontariato, terzo settore, no profit


In chiusura due articoli che allargano il tema del quaderno:
Ale Alacevich lancia una provocazione sul tema del volontariato retribuito e
Roberto d’Alessio nell’articolo a seguire individua i nodi e propone risposte.

nella propria vita di tutti i giorni e nei


propri impegni extra-lavorativi.
Il “volontariato” - retribuito o gratuito -
, nella sua accezione più comune, è:
a) “attività volontaria svolta a favore di
Una provocazione: equivoci da persone che presentano gravi necessità
o, anche, a tutela della natura, degli
animali o del patrimonio artistico e

evitare, sindromi da prevenire culturale; b) servizio militare prestato


in qualità di volontario; c) [in passa-
to] attività volontaria prestata in modo
In molte associazioni, e più in genera- per le prime, e suggerire qualche inter- gratuito o semigratuito, per acquisire la
le in larga parte del mondo del no vento curativo, per le seconde. pratica in una professione o in un la-
profit, si riscontrano spesso confusioni voro, specialmente nell’ambito ospe-
di ruoli, di compiti e di stili di impe- Alcuni equivoci da evitare: daliero o universitario” 1 .
gno che meritano un po’ di chiarezza, non confondere “volontariato” Il “servizio” invece, secondo la defini-
per valorizzarne i diversi “talenti”, e “servizio” zione di B.-P. – che come noto lo in-
così come si riscontrano, spesso, alcu- Ma soprattutto non confondere atti- serisce nei “quattro punti” della sua
ne pericolose “sindromi” che suggeri- vità e ruoli svolti come “professioni- proposta educativa - è “la subordina-
scono interventi curativi – o meglio sti” – cioè retribuiti o anche a titolo gra- zione del proprio io all’impegno vo-
ancora preventivi – per evitare che de- tuito - ancorché nel mondo del vo- lontario di aiutare gli altri, senza il pen-
generino, a tutto vantaggio della effi- lontariato o più in generale nel terzo siero di essere ricambiato o ricompensato”2 ;
cacia delle attività di servizio svolte settore, e attività e ruoli svolti come la totale gratuità del servizio e la scelta
dalle associazioni stesse. “servizio”, cioè a titolo totalmente gra- del servizio come stile di vita sono ri-
Questa breve provocazione vuole trac- tuito, magari nelle stesse realtà e ancor badite anche dal Patto associativo del-
ciare una prima linea di chiarimento, di più vissuti come “stile personale”, l’Agesci, quando definisce i capi come

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P RO N T I A S E RV I R E

“donne e uomini impegnati volonta- “nel sociale” e contemporaneamente prevenire, in particolare nel mondo
riamente e gratuitamente nel servizio nel servizio scout, ma, trattandosi di del no profit, è la “sindrome del Re
educativo...”3 e dal Regolamento me- momenti diversi, suggeriscono di non Mida” (che trasformava in oro tutto
todologico, quando dice che “il servi- confonderli e di precisare bene, quan- ciò che toccava). Dalle mie esperienze
zio è impegno gratuito e continuativo, do si sta agendo, quale è “il cappello” di collaborazione in diverse realtà no
con cui il rover e la scolta entrano in che di volta in volta caratterizza il no- profit la definirei così: “poiché stiamo
relazione con il mondo che li circon- stro operare. E ciò proprio per valoriz- operando a fin di bene, tutto quello che
da e imparano a donare se stessi ad zare “i talenti” di cui ciascuno dei due facciamo è buono e giusto”. Purtrop-
imitazione di Cristo”4 . momenti è portatore, e per evitare di ca- po non è vero ed al contrario, in mol-
Due concetti sostanzialmente diversi, dere nel “corto circuito” fra “professio- ti casi, si tratta di una grave presunzio-
dunque, anche se contigui; due scelte nisti del volontariato” – che meglio sa- ne e di una inevitabile fonte di guai,
diverse, la cui diversità è data dalla pos- rebbe qualificare come “professionisti, o non solo di tipo amministrativo e fisca-
sibilità di essere retribuiti (e perciò con- operatori del no-profit/del terzo setto- le, ma anche e soprattutto “etico”.
figurarsi, come scelta, nell’ambito delle re”- e persone che hanno scelto il ser- Come definire infatti comportamenti
scelte “di professione”), ovvero dall’ope- vizio volontario e gratuito come pro- che rasentano la illegalità come alcu-
rare in via del tutto gratuita, e quindi co- prio stile di vita. ne – diffusissime - prassi di “rimborsi
me stile ed impegno da praticare in tut- Quanto sopra si ricollega ad un secon- spese forfettari” per servizi svolti da
to il corso della propria vita. È un di- do equivoco da evitare: la confusione fra “volontari”, che nei fatti rappresenta-
stinguo importante: si tratta di momenti “professionismo” e “professionalità”. no delle vere e proprie, ancorché non
diversi che, se confusi, possono solo ge- Anche il servizio, per essere svolto be- dichiarate, retribuzioni e, spesso, del la-
nerare malintesi e false gerarchie valo- ne, richiede professionalità, cioè com- voro sottopagato? Come definire il
riali e che - come tutte le confusioni petenza, oltre che impegno, e richiede comportamento di certe cooperative
- non aiutano a crescere, come orga- formazione, oltre che disponibilità. Il che, pur sostenendo di voler operare
nizzazioni, e soprattutto non aiutano a guaio è che alcuni professionisti si ri- nel mercato – e perciò secondo le re-
fare scuola di discernimento, cioè in ul- velano, nei fatti, molto poco “professio- gole di una sana “produttività econo-
tima analisi a svolgere bene il proprio nali”. E questo accade anche nel mon- mica”- nei fatti rasentano la bancarot-
ruolo educativo. do del terzo settore nel quale, forse a ta - quando non anche il falso in bi-
Sono momenti “di pari dignità”? Non causa della sua minore competitività – lancio - per le proprie scelte poco
direi, perché una scelta di vita è sempre e talora delle scarse risorse disponibili - manageriali e del tutto avulse dal mer-
più ampia, e perciò più importante di , si tende a sottovalutare l’importanza cato stesso?
una scelta che riguarda pur sempre un della formazione degli operatori, dei Non ho dubbi nel pensare che l’anti-
solo ambito, per quanto significativo, del- “professionisti” appunto, affinché di- doto, da adottare al più presto (nel ca-
la propria vita. vengano realmente “professionali”. so - del tutto teorico si intende! - in
Possono coesistere, nella stessa persona? cui si possano ritrovare questi com-
Certo che si, come provano molti capi Alcune sindromi da prevenire portamenti anche nel mondo a noi vi-
e capo impegnati professionalmente La prima e più urgente sindrome da cino), è quello della “riemersione”

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P RO N T I A S E RV I R E

dalla opacità della gestione e del pie- definizione che è stata data da Papa E tutto ciò nell’ottica di valorizzare i
no ritorno alla legalità ed al rispetto di Francesco, nella sua “Evangelii Gau- diversi talenti presenti in ciascuna or-
chiari principi di sana ed economica dium”, circa la “tentazione del funzio- ganizzazione e, come nella lettera di
gestione: l’adozione e il rispetto delle nalismo manageriale”, quando stig- San Paolo 6 , con l’obiettivo di non vo-
regole – dalle normative e leggi del matizza comportamenti “il cui princi- ler confondere le diverse membra e i
paese ai “regolamenti interni” ed alle pale beneficiario non è il Popolo di diversi carismi fra loro.
norme economiche più elementari - Dio ma piuttosto la Chiesa come or-
è l’unica via di uscita per ripristinare ganizzazione”5 . Mutatis mutandis, Ale Alacevich
uno stile di comportamento in cui, pensando al rischio che, in una asso-
per dirla con terminologia Agesci, ciazione educativa, si può correre nel-
“l’economia” (nel senso più ampio del l’avere capi sistematicamente più de-
termine”) sia davvero “al servizio del- dicati alle strutture che alle persone,
1
l’educazione”. potremmo decidere che – per evita- Definizione tratta da I Grandi Diziona-
La seconda sindrome, anch’essa molto re di cadere in questa sindrome e con- ri Garzanti.
2
pericolosa, è “la sindrome del qua- temporaneamente per valorizzare tan- Da Il concetto scout di servizio, B.-P. Tac-
dro”, o meglio (cioè peggio) “la sin- ti capi e capo che non vengono mai cuino, Fiordaliso editore, Roma, 2009
3
drome del quadro perenne”, del qua- coinvolti nei servizi di quadro - sia Agesci, Patto associativo, paragrafo su
dro “permanente”, rappresentata dal- sufficiente sollevare il problema della “l’Associazione”.
4
l’affermarsi di numerosi “professionisti opportunità di frequenti avvicenda- Agesci, Regolamento Metodologico, art. 20
del servizio” che – secondo le defini- menti ovvero, se proprio necessario, (Educazione al servizio) e Regolamento
zioni di cui più sopra - sono una ne- introdurre dei veri e propri tetti al nu- di branca R/S, art. 12 (Servizio).
5
gazione del concetto di servizio stes- mero di anni di servizio di quadro che Evangelii Gaudium, 95.
6
so. Aiuta, in questo caso, la autorevole ognuno può svolgere. San Paolo, 1 Lettera ai Corinzi, 12.

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P RO N T I A S E RV I R E

i valori e i significati che a queste pa-


role vogliamo attribuire.
Ci proponiamo pertanto una veloce
rassegna di dati, orientamenti e signi-
ficati di un universo in movimento

Chiarire gli equivoci, che raggruppa quattro macro aree te-


matiche collegate tra loro. Le parole
chiave delle 4 aree sono le seguenti:

proporre soluzioni 1. Servizio (vocazione e identità per-


sonale);
2. Volontariato (volontariato organiz-
zato; importanza sociale ed econo-
Premessa e indice farne costante manutenzione cercan- mica del volontariato);
Le parole mutano significato nel tem- do di mettere sotto osservazione i fat- 3. Organizzazioni no profit (lavoro
po sia per un uso distorto o smodato ti e i dati, le tendenze e gli orienta- sociale, Welfare e sue evoluzioni);
sia perché il contesto che cambia le menti, le credenze e le mode, corre- 4. Mercato, Stato, Società civile (in
propone con accezioni diverse da lando tra loro queste categorie e so- particolare il così detto Terzo set-
quelle originarie; importante pertanto prattutto mettendole in relazione con tore/no profit).

livello personale livello sociale livello istituzionale

ONP (organizzazioni no
profit), Associazioni e MERCATO
gruppi di volontariato, Contratti
Fondazioni, Coop. So- profitto
Volontariato ciali, OMI (organizza-
Realizzazione organizzato zioni a movente ideale),
Imprese sociali
SOCIETÀ
SERVIZIO VOLONTARIATO CIVILE
No profit
Identità Importanza Welfare State: verso
un welfare della re-
socioeconomica
sponsabilità e ri-gene-
del volontariato STATO e sue
rativo
articolazioni

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P RO N T I A S E RV I R E

1. Per noi scout la dimensione del servizio è chiamata ad esercitarsi in questa di- (necessità, obbligo, imposizione, ma cre-
è costitutiva della identità personale; è mensione e gli altri possono richia- do che ognuno ne possa aver conosciu-
essenziale alla persona nella antropolo- marci, con le parole e i fatti, ad una vi- te): è chiaro che in queste situazioni si
gia cristiana: la vocazione alla solida- ta meglio orientata; l’esperienza ci di- usa impropriamente il termine volonta-
rietà, all’aiuto, alla relazione buona con ce che la coerenza di vita tra la di- rio; il fatto di essere atto che non aspet-
l’altro riguarda perciò tutti. mensione del servizio e quella dei ta di essere remunerato è essenziale al-
doveri di status (il lavoro, la fami- la azione volontaria.
Cosa intendiamo per servizio? Una glia...), è un dato fondamentale per la
attività che risponde prima di tutto ai piena realizzazione di sé. Cosa è l’azione volontaria? È una
bisogni di altri (chi è l’altro? Il mio azione liberamente scelta, spontanea
prossimo, colui che nella vita incon- Come principale dimensione relazio- ma in tendenza stabile e organizzata,
tro) e che volontariamente svolgiamo nale il servizio non ci costruisce solo di aiuto ad altre persone con i quali
con continuità. come persone ma contribuisce a non si hanno obblighi giuridici (i
Non c’è dunque tempo/lavoro che creare una società più giusta e più contratti) o morali (i doveri del pro-
possa chiamarsi estraneo da questa at- umana; nella antropologia scout del- prio “status”), meglio se orientata al
tività, che invece va insegnata e prati- l’Agesci c’è una visione dell’uomo, ma cambiamento, che una persona svol-
cata, in forma diverse, dalla più tenera anche di società cioè di rapporti tra gli ge; quante sono le persone che fanno
età: è dunque un dovere morale libe- uomini; la dimensione del servizio azioni volontarie? Occasionalmente
ramente scelto. non solo mette in relazione ma segna- tante, stabilmente poche; le statistiche
la più in generale l’importanza di do- ci dicono che il 10 % - solo il 10% -
Pur essendo per noi un obbligo sap- nare: negli scambi tra persone (e nella fanno azione stabile; nel 90% ci sono
piamo che si può vivere senza servire società, tra organizzazioni) non esiste anche quelle persone che vorrebbero
l’altro ma solo se stessi; questa è una solo lo scambio segnato dai contratti, ma non possono, ma la maggioranza
tentazione sempre in agguato. C’è so- ma anche lo scambio della amicizia e non ritiene di doverlo fare.
lo un caso (di coscienza) che può at- del dono: ambedue utili se consape-
tenuare non la nostra volontà ma la volmente praticati. Quando la azione volontaria si orga-
possibilità di servire: e sono i doveri di nizza e si stabilizza, si professionalizza,
“status” cioè del provvedere all’essen- 2. Abbiamo detto che il servizio è attività diventa organizzazione di volontaria-
ziale per vivere, alla cura di coloro che “volontariamente scelta”: il servizio ri- to; il fenomeno delle organizzazioni di
mi sono affidati come madre, figlio, la- chiama dunque il fenomeno del volon- volontariato è tipico delle società ric-
voratore, studente, marito... tariato; anche il volontariato prima di che che hanno risolto cioè i problemi
Chi è giudice della nostra pratica e del essere gratuito (non remunerato) è per di sopravvivenza (bisogni primari)
nostro orientamento al servizio? La “voluntas”, dunque non per imposizio- della maggior parte della gente; c’è
nostra coscienza formata dal confron- ne, non per obbligo contrattuale, non per perciò una buona parte della popola-
to con gli altri, dagli esempi virtuosi, necessità: potrei fare casi di uso della zione che ha un surplus di risorse
dalla pratica costante. La nostra libertà parola volontariato in queste situazioni (tempo, denaro, competenze) e una

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minoranza di essa decide di mettere za, del lavoro retribuito farà piazza trettanto forti (potere, visibilità...) e
queste risorse a disposizione di tutti e pulita di questa dimensione; il ser- ci sono modi di operare in campo
non solo di consumarle in proprio per vizio imparato con gli scout fa par- economico che non considerano
sé e per la propria famiglia. In Italia te della dimensione personale: non centrali gli interessi economici.
il fenomeno è divenuto imponente andrebbe utilizzato per fini perso- • Il volontariato andrebbe ricompen-
nel dopoguerra. nali (politici, professionali, familia- sato dallo Stato con servizi (sedi, ad
ri...): nella mia esperienza scout esempio) e rimborsi spese, non cer-
Diventato visibile e riconoscibile, ecco non ho visto quasi nessuno farlo. to con corrispettivi per le presta-
interviene la Legge: non ho mai visto • Il volontariato organizzato si ispira e zioni che i volontari svolgono.
leggi che creano fatti, ma piuttosto nasce dalla dimensione di servizio
che li riconoscono e li orientano; dun- ma è cosa diversa da esso; le due di- 3. Organizzazioni no-profit, lavoro e so-
que lo Stato pensa che non tutto ciò mensioni però si possono alimenta- cietà: la sociologia sta lavorando a pie-
che i cittadini fanno sia utile e da va- re reciprocamente e fruttuosamente: no ritmo nel mondo occidentale per de-
lorizzare, ma qualcosa sì. Così è nel no- nella idea scout sono fondamentali scrivere un fenomeno tipico degli ulti-
stro caso: la legge riconosce la funzio- per la piena realizzazione di sé. mi tempi: il crescere dal volontariato or-
ne sociale (per la società) delle orga- • Le motivazioni e i valori sono im- ganizzato, delle ONP (organizzazioni
nizzazioni di volontariato e dunque portanti per mantenere la rotta: no profit) - o delle OMI (organizza-
cerca di controllarne la attività e di aiu- vanno perciò manutenuti (ridefi- zioni a movente ideale) – o delle Im-
tarle. Quando la legge interviene tut- niti, precisati, ricapiti...) nel cam- prese sociali.
ti dicono: “che bello, ci hanno ricono- biamento costante della società e
sciuto!”, ma non è sempre solo cosi: delle condizioni di vita. Cosa sono le ONP? Sono organizza-
la legge può essere fatta male; i soldi • La dicotomia che spesso si vuole zioni private (e non di diritto pubbli-
messi a disposizione possono favorire vedere tra competenza volontaria e co) che producono, in forma ricono-
truffatori; le radici motivazionali pos- competenza professionale è fasul- sciuta e trasparente, controllabile ed
sono annacquarsi. Tutto questo è acca- la: tutto deve essere fatto bene sia esigibile, beni comuni e che hanno,
duto e accade ma ciò non toglie la po- esso fatto gratuitamente o in mo- sempre per legge, forti vincoli nor-
sitività di un riconoscimento pubblico do retribuito. Il gratuito riguarda mativi: non possono distribuire utili ai
della grande funzione sociale che svol- solo il modo di trasferire (e non proprietari (ad es. soci o sovventori);
gono i volontari organizzati. vendere) le proprie competenze: devono organizzarsi con caratteristi-
lavorare gratis non giustifica lavora- che specifiche (organi democratici,
Problemi veri e falsi sui punti 1 e 2 re male. partecipazione...); devono dimostrare
• Le diverse età della vita prevedono • Il mito del non retribuito: non es- un forte legame col contesto sociale
servizi diversi che vanno proposti sere pagati non è la sola e certa mi- (trasparenza dei conti economici, ren-
fino a diventare una abitudine vir- sura dell’altruismo e della solida- dicontazione pubblica dei risultati so-
tuosa; senza questa prassi il risuc- rietà; anche perché ci sono interes- ciali...); insomma oltre quello che la
chio dell’egoismo, della maggioran- si personali diversi dai soldi ma al- Legge prevede per tutti.

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P RO N T I A S E RV I R E

Queste due grandi caratteristiche (pro- esistono tanti esempi di beni e servizi occorre passare da una molto radicata
duzione di Beni e Servizi di pubblica che possono essere gestiti comunitaria- idea individualistica dei diritti perso-
utilità e non distribuzione degli utili mente in alternativa alla gestione stata- nali a una idea collettiva degli stessi!
economici agli azionisti), le fanno or- listica o privatistica: dalle foreste all’ac-
ganizzazioni “terze” cioè, di mezzo tra qua, ai musei, alla ricerca... 4. Si apre a questo punto la dimensione
lo Stato/Ente pubblico (che ha il man- politico istituzionale. C’è chi dice:
dato istituzionale di perseguire il Bene Certamente la esperienza di trenta “Non ci bastava far funzionare e con-
comune) e il Mercato dove operano anni di lavoro nelle politiche sociali trollare meglio lo Stato con la sua ar-
tutte le imprese e organizzazioni eco- dà una idea privilegiata di cosa di ticolazione (gli Enti locali) e le Impre-
nomiche private (che producono e buono e di male è stato fatto: è la evo- se tradizionali che producono ricchezza
vendono prodotti e servizi). Il terzo luzione del cosi detto Welfare State. I privata (ai proprietari) e pubblica (at-
settore è anche chiamato privato-socia- bisogni dei cittadini sono progressiva- traverso la occupazione)? Che bisogno
le distinguendolo dal pubblico e dal mente aumentati in aree presidiate al- c’era del così detto Terzo settore?
privato di mercato. l’inizio dalla sola azione volontaria
(sostenuta da gruppi di cittadini o da Basta guardare i fatti: lo Stato arriva a
Questo stare in mezzo (Terzo Settore) Enti dedicati, ad esempio gli ordini fare cose con lentezze, rigidità, costi
tra Stato (Primo settore) e Mercato religiosi...); così attività che erano eccessivi: il modello di una economia
(Secondo settore) esige una legisla- “fuori” sono entrate nel mercato de- solo pubblica non è oggi condiviso da
zione particolarmente attenta e in gli scambi economici (scuole, ospeda- nessuno; in Italia la economia pubbli-
gran parte ancora in costruzione: in- li, lavori di cura ...). Per qualche tem- ca è ben oltre il 50% del PIL (Prodot-
fatti una ONP è una organizzazione po si è creduto che quasi tutti questi to Interno Lordo) italiano; però, ri-
privata cui vengono affidati compiti di nuovi bisogni potessero trovare rispo- spetto alla media europea, è fatto in
rilevanza pubblica. In altri termini: io sta nel circuito statale (in sintesi: ”più gran parte di trasferimenti monetari
Stato riconosco la tua funzione nei tasse e più servizi”); il limite di questo (pensioni) che creano disuguaglianze e
riguardi di tutta la società e nello stes- orientamento è pensare che la mano non di servizi che possono creare
so tempo accetto che ciò sia fatto nel pubblica possa risolvere tutti i pro- uguaglianza. Queste “ nuove” orga-
mercato degli scambi economici: non blemi della esistenza di ognuno (“dal- nizzazioni (le ONP) hanno fatto oc-
facile, delicato e molto innovativo. la culla alla bara”); ci siamo accorti cupazione e dunque sono diventate
Nascendo dal volontariato, gran parte che non è cosi sia perché le risorse attrattive realizzando dal 2001 al 2011
della attività di queste organizzazioni si non ci sono sia perché la delega allo un trend di + 40% di occupati (mol-
è storicamente rivolta al cosi detto Stato deresponsabilizza la Società; da to più delle Imprese tradizionali e del-
“lavoro sociale” cioè ai servizi socio-as- qui i nuovi concetti di Welfare mix lo Stato); d’altra parte il Mercato tra-
sistenziali, in particolare verso le per- /Welfare society. L’auspicio oggi è per dizionale non produce beni e servizi a
sone che vivono in situazioni di grave un Welfare di comunità (o se prefe- bassa redditività perché la remunera-
disagio, ma non ci si deve limitare a riamo in un “active welfare state”), zione del capitale investito è troppo
questo: nella storia e ancora più oggi centrato sulla corresponsabilità; ma bassa o assente e dunque tendenzial-

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mente non si rivolge dove non c’è una La convergenza di questi tre livelli atteggiamenti e i comportamenti;
forte domanda (risorse) privata spen- presuppone una visione alta della rimando gli esempi alla esperienza
dibile. convivenza civile e della idea di svi- di ognuno.
Perciò una delle più grosse novità cul- luppo; è un modello nuovo di econo- • Tutti i lavori sono dunque uguali?
turali nella quarta rivoluzione indu- mia che deve nascere. Oggi per met- Certo il lavoro dovrebbe essere
striale (elettronica e mercati globali) tersi su questa strada occorre ad esem- realizzazione di sé; non basta dun-
in cui stiamo vivendo in Occidente è pio una riforma legislativa del Terzo que che sia lecito e legittimo: do-
proprio che la “funzione pubblica” Settore (vedi le Linee guida proposte vrebbe essere soddisfacente per chi
non è solo dell’Ente Pubblico ma può dal Governo e frutto di un gruppo di lo svolge e anche utile agli altri uo-
essere svolta da Organizzazioni priva- lavoro interparlamentare molto quali- mini: è difficile dire questo in una
te. Potremmo anche dire che nella ficato); risorse private da parte del epoca di disoccupazione giovanile
“Società del Benessere” che è alla ri- Mercato socialmente responsabile e oltre al 30% ma quante sciocchez-
cerca di senso e significati, gli econo- non speculativo; volontà delle Orga- ze in questi anni sull’obbligo che
misti hanno finalmente capito che la nizzazioni del Terzo settore di non vi- allo studio segua un lavoro ade-
ricchezza di un Paese non è più un vere di rendita o, peggio, nella retori- guato (a cosa?) o sul lavoro manua-
indicatore di successo se non mantie- ca del “proprio“ valore, ma conti- le. Personalmente ho imparato ad
ne i suoi legami con la vita civile e la nuando ad essere attori in prima per- apprezzare le soddisfazioni morali
sfera morale; la ricchezza monetaria sona del cambiamento. e il clima di fiducia reciproca che
anche in termini di stipendi non sod- può dare una organizzazione no
disfa i più avveduti e attenti: contin- Problemi veri e falsi sui punti 3 e 4 profit gestita bene.
gentare la propria retribuzione per ri- • Tra un lavoratore del settore pub- • Permane l’equivoco volontariato -
distribuirla, destinare risorse alla inclu- blico, di quello privato e del priva- lavoro sociale: lavorare in modo re-
sione sono oggi comportamenti pro- to/sociale che differenza c’è? In tribuito in favore dei soggetti de-
fetici in campo economico e sociale. realtà, fuori dai luoghi comuni, nes- boli non può e non deve dare di
Se pensiamo inoltre allo storia dello suna: possono essere bravi tutti e tre per sé nessuna patente di bontà o
sviluppo italiano ci accorgiamo che le ma ognuno può avere le sue pato- altruismo; certo il lavoro nei servi-
più grandi fasi di sviluppo socio-eco- logie specifiche (veri e propri dé- zi alla persona richiede sensibilità e
nomico-culturale si sono realizzate moni) da cui consapevolmente fug- umanità oltre a professionalità tec-
quando tre livelli “istituzionali“ (uso gire; se l’apporto della singola per- nica, ma questo vale per tutti i la-
provocatoriamente questa parola che sona al suo lavoro (responsabilità vori che si realizzano in contesti
nel linguaggio tradizionale si limita al- personale) è fondamentale (dap- collettivi e, secondo la nostra vi-
le istituzioni elettive): l’Ente Pubblico pertutto si possono fare solo i pro- sione, va cercata in ogni lavoro.
nelle sue articolazioni, la Società ci- pri interessi individuali ovvero per- • Poiché molte attività sociali (edu-
vile organizzata, il Mercato delle im- seguire quelli collettivi) tuttavia la cative, assistenziali, di cura) vengo-
prese, hanno trovato modalità comu- cultura organizzativa di un ambien- no svolte da volontari (o addirittu-
ni e sinergiche di lavoro. te può influenzare bene o male gli ra dalle famiglie) l’opinione pub-

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blica chiama spesso volontariato e piccola minoranza nel mondo im- con un approccio rivoluzionario, cioè
volontari tutti coloro che operano prenditoriale. sostenendo che la logica mercantile va
in questo settore senza riuscire di- finalizzata al bene comune ponendo
stinguere le organizzazioni di vo- Conclusioni: la grande sfida dunque la questione che lotta a ini-
lontari da quelle che operano con Nel tempo del recupero della respon- quità e esclusione si possa fare senza ri-
struttura di impresa; questo non sabilità comune (e la dimensione di nunciare a produrre valore economico;
vuol dire però che una ONP non servizio ne è il segno più inequivoca- questa è la sfida.
possa usare lavoro volontario in bile) occorre cercare ognuno il valore La legislazione, come spesso capita in
modo trasparente e legale: anzi della coerenza (meglio dire coerenza Italia (ma non solo), non aiuta perché
questo significa che la sua reputa- che conciliazione) nella propria vita il legislatore è lento e confuso; questo
zione è alta e i suoi conti traspa- tra le dimensioni e i contesti diversi. può facilitare i comportamenti oppor-
renti. Un modello economico (capitalista) tunistici da parte delle imprese tradi-
• Che differenza c’è tra una impresa sembra esaurito: gli ultimi Papi hanno zionali che si camuffano da enti no
che devolve parte degli utili in posto con forza il tema del cambia- profit; da parte degli enti locali che
beneficenza e una impresa social- mento (Benedetto XVI nella “Caritas cercano volontari da pagare sotto co-
mente responsabili e una impresa in veritate” e Francesco nella recentis- sto; da parte del Terzo Settore che può
sociale? Sono tre filosofie diverse sima “Evangellii Gaudium”; hanno approfittarne sul piano fiscale. Nono-
(con molte variabili intermedie) e parlato contro le distorsioni non più stante ciò l’economia civile e la im-
complementari che cercano di tollerabili della economia cioè contro presa sociali rappresentano una chan-
produrre capitale sociale e ric- l’iniquità (non si può tollerare che si ce fondamentale per vincere la sfida.
chezza collettiva; di fatto questo getti il cibo quando c’è gente che
tipo di imprese sono ancora una muore di fame) e contro la esclusione Roberto d’Alessio

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CARTOLINA DI SOTTOSCRIZIONE
P E R L’ A B B O N A M E N T O 2 0 1 4
Mi abbono per il 2014 ai quaderni di R-S Servire

Nome ...................................... Cognome ........................................................

Indirizzo ...........................................................................................................

CAP ...................... Città .......................................................... Prov .............

ho versato l’importo di sul ccp. 54849005 intestato a Agesci, piazza Pasquale Paoli 18, 00186 Roma, indicando la causale

firma ................................................................
abbonamento annuo 20 abbonamento biennale 35 sostenitore 60 estero 25

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Condirettore: Gege Ferrario
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Roberto Cociancich, Anna Cremonesi, Maurizio Crippa, Direttore responsabile: Sergio Gatti
Roberto D’Alessio, Federica Fasciolo, Laura Galimberti, Sito web: www.rs-servire.org
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Franco La Ferla, Giancarlo Lombardi, Davide Magatti, Stampa: Mediagraf spa - viale della Navigazione Interna, 89
Agostino Migone, Luca Salmoirago, Anna Scavuzzo, Saula - Noventa Padovana (PD)
Fondata da Andrea
e Vittorio Ghetti Sironi, Gian Maria Zanoni. Tiratura 32.000 copie. Finito di stampare nell’ottobre 2014
La comunità non ha bisogno di
personalità brillanti, ma di fedeli
servitori di Gesù e dei fratelli

La vera autorità è consapevole che ogni immediatezza proprio nel


campo dell’autorità è un male, che essa può affermarsi solo nel servizio
di colui che, unico, ha autorità. La vera autorità sa di essere legata, nel
senso più stretto, alla Parola di Gesù: «Uno solo è il vostro maestro, e
voi siete tutti fratelli» (Mt 23, 8). La comunità non ha bisogno di
personalità brillanti, ma di fedeli servitori di Gesù e dei fratelli. E real-
mente essa non manca delle prime, ma di questi ultimi. La comunità
concederà la sua fiducia solo ai semplici servitori della Parola di Gesù,
perché sa che da questi sarà guidata non in base a sapienza ed orgoglio,
ma secondo la Parola del buon Pastore.
La questione spirituale della fiducia, strettamente connessa con quella
dell’autorità, si decide in base alla fedeltà con cui uno serve Gesù
Cristo, e mai in base alle qualità eccezionali di cui dispone. Autorità
nella cura d’anime può averla solo il servitore di Gesù, che non cerca la
sua propria autorità, ma che pone se stesso sotto l’autorità della Parola
ed è un fratello tra fratelli.

D. Bonhoeffer, La vita comune, Queriniana, Brescia, 2012


I.R.