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Atlante digitale del '900 letterario

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Novecento, di Alessandro Baricco Virginian che il pianista cresce, vive, conosce


Max, si innamora, alimenta la sua leggenda,
Novecento, monologo teatrale pubblicato suona la sua musica. Da questa nave
da Feltrinelli nel 1994, venne definito dallo Novecento non scenderà mai; dopo essere
stesso autore, Alessandro Baricco, un punto cresciuto tra le cabine dei passeggeri, la sala
di congiunzione tra «una vera messa in scena da ballo e la terza classe, unico posto in cui si
e un racconto da leggere ad alta voce». senta veramente libero di suonare la sua
L'opera, che tratta della singolare storia di musica, una musica che neanche lui sembra
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, in grado di classificare e che lo stesso Jelly
pianista nato e vissuto a bordo della nave Roll, autoproclamatosi inventore del jazz,
Virginian, fu composta in vista di uno salito sul Virginian per sfidare il suo
spettacolo teatrale, la cui regia venne curata leggendario pianista, ammetterà essere
da Gabriele Vacis e la cui interpretazione fu superiore a qualunque altra, concluderà la
affidata a Eugenio Allegri, messo in scena ad sua esistenza sul transatlantico, non senza
Asti nel luglio dello stesso anno di aver salutato un'ultima volta l'amico
pubblicazione. trombettista.
L'opera affianca al protagonista principale un L'opera affronta numerosi temi tra cui
solo altro personaggio di rilevanza per la l'immensità della vita, il rapporto con la
narrazione: Max Tooney, un trombettista musica, la felicità. La paura dell'oceano che
che, all'età di ventisette anni, si imbarca a attanaglia i viaggiatori viene affrontata da
bordo del Virginian e stringe un profondo Novecento attraverso la musica, eppure quel
rapporto di amicizia con Novecento. È proprio terrore dell'immensità, che i viaggiatori
lui il narratore di quella che fu definita dal avvertono nell'infinita distesa d'acqua, il
regista Giuseppe Tornatore, autore della pianista la prova verso la vita. Novecento
trasposizione cinematografica del 1998, la infatti avverte il desiderio di scendere dalla
"leggenda del pianista sull'oceano”. Sono nave, un desiderio violento ed improvviso
presenti tuttavia all'interno del breve che il suo amico Max paragona alla caduta di
monologo, appena 64 pagine nell'edizione un quadro, il desiderio di vedere il mare, ma
originale, elementi naturali (l'oceano) ed non dalla nave, bensì dalla terraferma.
oggetti (il pianoforte), che si inseriscono nella
narrazione come veri e propri personaggi e «A me m'ha sempre colpito questa
che affiancano i due protagonisti nel breve faccenda dei quadri. Stanno su per
racconto della straordinaria vicenda di un anni, poi senza che accada nulla, ma
pianista che, abbandonato in fasce su di un nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì
transatlantico, viene allevato da un attaccati al chiodo, nessuno gli fa
macchinista a bordo della nave fino all'età di niente, ma loro a un certo punto,
otto anni, quando il padre adottivo morirà a fran, cadono giù, come sassi. Nel
causa di una ferita ed il piccolo Novecento silenzio più assoluto, con tutto
suonerà per la prima volta il pianoforte, che immobile intorno, non una mosca che
lo accompagnerà sino alla fine della sua vita. vola, e loro, fran. Non c'è una
È sul Virginian che si snoda la vicenda, è sul

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ragione. Perché proprio in confronti del mondo e della vita è forse
quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è perfettamente esplicata nella figura del
che succede a un chiodo per farlo passeggero che parla al pianista del mare
decidere che non ne può più? C'ha come se lui, che sul mare ci è vissuto, in
un'anima, anche lui, poveretto? fondo non l'avesse mai visto davvero.
Prende delle decisioni? Ne ha discusso
a lungo col quadro, erano incerti sul «[...] vedi il mare. Non l'aveva mai
da farsi, ne parlavano tutte le sere, visto prima, lui. Ne era rimasto
da anni, poi hanno deciso una data, fulminato. L'aveva salvato, a voler
un'ora, un minuto, un istante, è credere a quello che diceva. Diceva:
quello, fran. O lo sapevano già "È come un urlo gigantesco che grida
dall'inizio, i due, era già tutto e grida, e quello che grida è: 'Banda
combinato, guarda io mollo tutto fra di cornuti, la vita è una cosa
sette anni, per me va bene, okay immensa, lo volete capire o no?
allora intesi per il 13 maggio, okay, Immensa'".»
verso le sei, facciamo sei meno un
quarto, d'accordo, allora buona notte,
'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, È nel monologo finale che Novecento
sei meno un quarto: fran. Non si finalmente spiegherà il perché della sua
capisce. È una di quelle cose che è paura verso il mondo, nel saluto rassegnato,
meglio che non ci pensi, se no ci esci commovente e ciò nonostante
matto. Quando cade un quadro. incredibilmente ottimista verso il suo unico e
Quando ti svegli, un mattino, e non la più grande amico, oltre al pianoforte.
ami più. Quando apri il giornale e
leggi è scoppiata la guerra. Quando «Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti
vedi un treno e pensi io devo iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che
andarmene da qui. Quando ti guardi sono 88, su questo nessuno può
allo specchio e ti accorgi che sei fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei
vecchio. Quando, in mezzo infinito, e dentro quei tasti, infinita è
all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo la musica che puoi suonare. Loro
dal piatto e mi disse: "A New York, fra sono 88, tu sei infinito. Questo a me
tre giorni, io scenderò da questa piace. Questo lo si può vivere. Ma se
nave". Ci rimasi secco. Fran.» tu, ma se io salgo su quella scaletta,
e davanti a me si srotola una tastiera
di milioni di tasti, milioni e miliardi di
Tuttavia Novecento non riuscirà a realizzare tasti, che non finiscono mai, e questa
questo suo desiderio, trovando a bordo della è la verità, che non finiscono mai e
nave quella che, secondo Max, forse era la quella tastiera è infinita... Se quella
felicità. Novecento dunque, pellegrino di un tastiera è infinita, allora su quella
mondo che non ha mai visto, lettore di tastiera non c'è musica che puoi
persone più che di libri, che i libri si sa, «a suonare. Tu sei seduto sul seggiolino
leggerli sono bravi tutti», ci dice il narratore, sbagliato: quello è il pianoforte su cui
è l'emblema di un uomo perso di fronte suona Dio. Cristo, ma le vedevi le
all'immensità della vita. Questa sensazione di strade? Anche solo le strade. Ce n'è a
paura ed al contempo estrema meraviglia nei migliaia, come fate voi laggiù a

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sceglierne una, a scegliere una profonda e, soprattutto, è una dimostrazione
donna, una casa, una terra che sia la del potere del racconto, perché, così sostiene
vostra, un paesaggio da guardare, un il trombettista Max, «Non sei fregato
modo di morire. Tutto quel mondo, veramente finché hai da parte una buona
quel mondo addosso che nemmeno storia, e qualcuno a cui raccontarla».
sai dove finisce e quanto ce n'è. Non
avete mai paura, voi, di finire in mille FONTI
pezzi solo a pensarla, quell'enormità,
Link all'opera completa:
solo a pensarla?»
http://www.scribd.com/doc/241411055/Nove
Questo breve monologo è in fin dei conti un cento-Alessandro-Baricco-pdf#scribd
inno alla grandezza dell'uomo, alla sua
fragilità nei confronti di una vita che non sarà CONTRIBUTO
mai in grado di affrontare completamente,
ma è anche un resoconto di una vita Martina Straffi, IV D (L.C. Virgilio, Roma)
nonostante tutto felice e di un'amicizia

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