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Basilio di Cesarea

I MARTIRI
panegirici per
Giulitta, Gordio,
40 soldati di Sebaste, Marnante
Introduzione, traduzione e note
a cura di M ario G irardi

Città Nuova
Copertina di Gyórgy Szokoly. Restyling di Rossana Quarta

© 1999, Città Nuova Editrice, via degli Scipioni 265 - 00192 Roma

Con approvazione ecclesiastica

ISBN 88-311-3147-8

Finito di stampare nel mese di febbraio 1999


dalla tipografia Città Nuova della P.A.M.O.M.
Largo Cristina di Svezia, 17
00165 Roma - tel. 06-5813475/82
INTRODUZIONE

L a t r a d iz io n e m a r t ir ia l e
NELLA FAMIGLIA DI BASILIO (3 3 0 - 3 7 8 ) 1

Essa principia sin dai tempi di Gregorio il Taumaturgo


(sec. Ili): la sua eredità spirituale e dottrinale era pervenuta a
Basilio per il tramite della nonna paterna Macrina senior, che
ne era stata attenta e devota discepola 2. Ornante la persecu­
zione di Decio (249-251) Gregorio aveva consigliato ai suoi fe ­
deli, dandone lui stesso l’esempio, di fuggire sui monti; ma al
suo ritorno «istituì dappertutto presso la popolazione, in ag­
giunta a l culto divino, alcuni festeggiamenti in onore dei mar­
tiri che avevano combattuto per la fede: e così i corpi dei mar­
tiri erano portati chi in un luogo chi in un altro, e i cristiani,
riunendosi ogni anno nel giorno anniversario, trovavano mo­
tivo di gioia celebrando la festa in onore dei martiri» 3.

1 Rinvio per le notizie essenziali sulla vita e gli scritti di Basilio alla Introdu­
zione premessa da G. Azzali Bernardelli alla sua traduzione del trattato Lo Spirito
santo, Roma 1993, in questa medesima collana (CTP 106).
2 Ci. Basilio, Lettere 204,2.6; 207, 4; 210, 1.3; 223, 3: ed. Y. Courtonne, Pa­
ris 1957-1966, t. 2, 173.178.187.190.191-192; 3, 12.
3 Gregorio di Nissa, fratello minore di Basilio e fonte di tale notizia, sem­
bra dire che il Taumaturgo abbia provveduto a dignitose depositiones delle reli­
quie in martyria di nuova costruzione o in edifici di culto preesistenti ed a ciò
adattati: Vita di Gregorio Taumaturgo·. G N O 10/1, 52-53; trad. L. Leone, Roma
1988 (CTP 73).
6 Introduzione

Comportamento responsabile seguito anche da Macrina


senior e il marito, nonni paterni di Basilio, i quali, subita la
confisca dei beni per la loro professione cristiana durante la
persecuzione di Massimino Daia ( f 313), per sette anni trova­
rono rifugio nelle foreste del Ponto, dove possedevano estese
proprietà avite 4. Gregorio di Nazianzo (ca. 330-390) li defi­
nirà «martiri viventi... (perché) convinti e preparati a subire
volentieri tutte le prove per le quali Cristo suole incoronare gli
imitatori della lotta che egli sostenne per noi» 5. Invece «era
stato ucciso per aver provocato l’ira dell’imperatore» il nonno
materno di Basilio, un alto funzionario 6.
Della pietà martiriale di Emmelia, figlia, dunque, di un
“martire” e madre di Basilio, si sa attraverso la testimonianza
del figlio Gregorio di Nissa (335/340 - dopo 394) che provvi­
de a far traslare nella proprietà avita fra Annisa e Ibora nel
Ponto reliquie dei 40 soldati di Sebaste, inaugurandone nella
regione, oltre che in famiglia, il culto con una solenne celebra­
zione, cui prese parte lo stesso Gregorio 7. Che afferma, con
qualche esagerazione, la presenza di « innumerevoli altari» in
Cappadocia nella seconda metà del IV secolo 8: si può credere
che i martyria veri e propri fossero in numero proporzional­
mente elevato.

4 Gregorio di Nazianzo, Discorso funebre in lode di Basilio 5: SCh 384, 124-


126; Gregorio di Nissa, Vita di Macrina 2 e 20: SCh 178, 142-144; trad. E. Marot­
ta, Roma 1989 (CTP 77).
3 Discorso funebre in lode di Basilio 5: SCh 384, 126.
6 Gregorio di Nissa tace sulle cause di tale «ira» così come non rivela il no­
me del “martire” né quello dell’imperatore (forse Licinio): Vita di Macrina 20:
SCh 178, 206.
7 Gregorio di Nissa, Panegirico per i 40 martiri 3: G N O 10/1, 166-167.
8 Lettere 2 ,9 : G N O 8/2, 16.
Introduzione 7

I l c u l t o p e r l e r e l iq u ie

Un aspetto notevole della pietà basiliana è pertanto quel­


lo del culto per i resti mortali dei campioni della fede. La re­
stituzione a Basilio dell’omelia sul salmo 115 permette di co­
gliere alle radici di questa pietà un’ampia e articolata probatio
scritturistica, librata tra Antico e Nuovo Testamento, con
spunti esegetici, certo, non ignoti alla tradizione. In particola­
re egli ricorda che «allorché la morte avveniva sotto la legge
giudaica i cadaveri erano dichiarati abominevoli (cf. Lv 11, 11);
(ora invece) allorquando c’è la morte per Cristo, preziose sono
considerate le reliquie dei suoi santi. Prima d’ora era coman­
dato a sacerdoti e nazarei: Non contaminatevi con alcun ca­
davere (cf. Lv 21, 1.11; 11, 43; Nm 19, 11-16; Ag 2, 13), e: Se
qualcuno toccherà un morto sarà impuro fino al tramonto e
Laverà i suoi vestiti (Lv 11, 39.40). Ora, al contrario, chi toc­
ca le ossa del martire riceve una certa qual partecipazione alla
sua santità dalla grazia che risiede nel corpo. Ecco perché pre­
ziosa dinanzi al Signore è la morte dei suoi santi (Sai 115,
6)» 9. Inequazione scritturistica fra morte preziosa per Cristo e
reliquie preziose del martire appare un tentativo, comprensi­
bile e riuscito, di giustificare e avallare scritturisticamente una
pietà e una devozione largamente diffuse e radicate nelle co­
munità ecclesiali 10.

9 PG 30, 112BC.
10 Già nel II secolo la Chiesa di Smirne dichiarava le ossa del vescovo e mar­
tire Policarpo «più preziose di rare gemme e più pure dell’oro fino», e decideva
di celebrare l’anniversario della morte sulla sua tomba: Martirio di Policarpo 18,2-
3: ed. A.P. Orbàn in Atti e Passioni dei martiri, Vicenza 1987 (Scrittori greci e la­
tini, Fondazione Valla), p. 26. Peraltro, Gregorio di Nissa riferisce della consue­
tudine dei fedeli di cercare con vivo desiderio il contatto fisico con le reliquie: si
consideravano fortunati quelli che riuscivano a cogliere per sé anche solo la pol­
vere che ricopriva il sarcofago nella «convinzione che toccare il martire permet­
tesse di ricevere da lui santità e benedizione»: Panegirico per il martire Teodoro·.
8 Introduzione

Ciò spiega gli intendimenti e le personali ricerche di reli­


quie martiriali da parte di Basilio per assicurarle alla sua Chie­
sa e diffonderle presso altre Chiese, quale «palladio» di patro­
cinio e prestigio per l’intera regione. In una lettera del
373/374 chiede a Giulio Sorano dux della Sàzia minor, oriun­
do di Cappadocia e suo parente, di «inviare in patria reliquie
di martiri dal momento che - hai scritto - la persecuzione di
laggiù fa ancora oggi martiri per il Signore» n. Scatenata in
Dacia dai Visigoti transdanubiani di Atanarico d a l369/370 al­
la Pasqua del 3 72 12, la persecuzione aveva fatto vittime fra gli
ortodossi ma anche fra ariani e audiani 1}, secondo la testimo­
nianza di Socrate 14, Sozomeno 15 ed Epifanio 16. Ma già all’in­
domani della sua elezione episcopale (370) Basilio prometteva
di inviare reliquie, «se ne troverà», al collega Arcadio, che ave­
va costruito una nuova chiesa e mandava a dire al metropolita
di Cesarea che avrebbe voluto deporre sotto l’altare reliquie
dei martiri, secondo un uso che trovava legittimazione in Ap
6, 9 e doveva essersi consolidato a quest’epoca 17.
Basilio non giunge ad affermare, come farà Giovanni Cri­
sostomo, che i « cercatori di reliquie» possano essere ritenuti

G N O 10/1, 63. E Gregorio di Nazianzo preciserà: «I corpi dei martiri hanno lo


stesso potere delle loro anime sante, sia che vengano toccati sia che vengano ve­
nerati; perfino le sole gocce del loro sangue ed il più piccolo segno del loro sacri­
ficio sono in grado di compiere i medesimi (prodigi) dell’(intero) corpo», quali la
cacciata dei demoni, la guarigione dalle malattie, le apparizioni e le predizioni: Di­
scorso I contro Giuliano 69: SCh 309, 178.
11 Lettere 155: Courtonne 2, 81.
12 Girolamo, Cronaca a. 369: GCS 47, 245.
13 Monaci rigoristi, così denominati da Audio, diacono di Edessa esiliato
come eretico in Scizia sotto Costantino e Costanzo: professavano su Dio la teoria
antropomorfita. A loro si deve la evangelizzazione di una parte consistente dei
Goti: cf. T. Orlandi, Audiani·. DPAC 1, 442-443.
14 Storia ecclesiastica 4, 33: P G 67, 553A.
15 Storia ecclesiastica 6, 37: G C S 50, 294-297.
16 Panarion 70, 14, 5: GCS 37, 247.
17 Lettere 49: Courtonne 1, 130.
Introduzione 9

essi stessi «martiri viventi» in virtù di questa pia e rischiosa ri­


cerca 18, ma è convinto che la memoria perenne del martire nel
culto cristiano sia partecipata e condivisa in qualche modo an­
che da chi si sia adoperato, attraverso la inventio e la solenne
depositio di nuove reliquie, alla nascita e diffusione della ve­
nerazione popolare per nuovi martiri con la conseguente ere­
zione di chiese e santuari sempre più splendidi in loro onore.
Una pratica, derivante dal culto per le reliquie, era il sep­
pellimento dei fedeli defunti presso le memoriae dei martiri
(tumulatio ad sanctos) al fine di poter risorgere gloriosamen­
te con essi: inizialmente solo pochi privilegiati della cerchia fa ­
miliare del vescovo e degli ecclesiastici o della aristocrazia lo­
cale potevano aspirarvi 19. Gregorio di Nazianzo attesta più
volte che i suoi genitori Gregorio e Nonna, il fratello Cesario,
la sorella Gorgonia, Livia, moglie dello zio materno Amfilo-
chio, e un nipote suo omonimo ricevettero sepoltura presso
corpi di m artiri 20. Gregorio di Nissa provvederà a seppellire i
genitori (Basilio senior e Emmelia) e la sorella Macrina iunior
«presso le reliquie dei (40) soldati (di Sebaste)» nel santuario
fatto erigere in loro onore, come si è detto, dalla medesima
Emmelia fra Ibora e Annisa nel Ponto 21. Però di tale consue­
tudine, consolidata nella regione e nella cerchia di familiari e
amici, Basilio non parla mai esplicitamente.

18 Panegirico per i martiri Gioventtno e Massimino 3: P G 50, 576.


19 Sull’argomento cf. Y. Duval, Auprès des saints corps et àme. Linhumation
«ad sanctos» dans la chrétienté d’Orient et d’Occident du IIIe au Vlle siècle, Paris
1988.
20 Antologia Palatina 8: ed. P. Waltz, Paris 1944, t. VI, pp. 33-
34.45.55.62.68. 76.102.118.152.165; Discorso funebre sul fratello Cesario 15: ed. F.
Boulenger, Paris 1908, p. 32.
21 Panegirico p eri 40 martiri3: G N O 10/1,166-167; Vita di Macrina 13; 34-
35: SCh 178,186.252-254.
10 Introduzione

S a n t u a r i a t t r ib u it i a B a s il io

Nella citata lettera al vescovo Arcadio Basilio aveva


espresso vivo apprezzamento al collega che aveva edificato una
nuova chiesa e chiesto reliquie di martiri da deporre sotto l’alta­
re: ciò, egli sottolinea con esplicita menzione di Sai 25, 8 (Ho
amato il decoro della casa del Signore,), è «preoccupazione che
si addice a un cristiano... amante del nome di Cristo», a mag­
gior ragione a un vescovo22. Gregorio di Nissa, lo si è notato più
sopra, parla, seppur con qualche esagerazione, dello stragrande
numero di santuari e altari nella regione cappadoce23. Pertanto
non è fuor di luogo pensare, come è già stato fatto, che possano
essere attribuite a Basilio, con maggiore o minore fondamento,
le erezioni in Cesarea e negli immediati dintorni dei santuari
per Gordio 24, Saba 25 e i 40 soldati di Sebaste2b. Anche il Nis-
seno e il Nazianzeno non erano da meno in questo zelo e inte­
resse per la edilizia sacra in onore di santi, martiri e non 27.

22 Lettere 49: Courtonne 1, 130; cf. Lettere 94: ivi 205.


23 Lettere 2, 9: G N O 8/2, 16.
24 La notizia è data, seppure con qualche anacronismo («sotto il grande
Teodosio»), da una passio armena del V sec.: ed. e trad. di M. van Esbroeck in
Analecta Bollandiana 94, 1976, 386.
25 L’attribuzione potrebbe esser fatta risalire alla passio s. Sabae Gothi (§ 8
dell’ed. H. Delehaye, in Analecta Bollandiana 31, 1912, 221), documento coevo
della traslazione delle spoglie del martire Saba a Cesarea, espressamente richiesta
da Basilio: Lettere 155; 164; 165: Courtonne 2, 80-81.97-101.
26 Ma questa è ipotesi, non suffragata, del solo J. Bernardi, La prédication
des Pères Cappadociens. Le prédicateur et son auditoire, Montpellier 1968, p. 303.
A meno che si voglia esibire e interpretare in tal senso una tarda notizia del Sy-
naxarium Alexandrinum·. CSCO 47, 269 (testo); 78, 499 (trad. lat.).
27 Gregorio di Nissa, Lettere 20,8; 25: G N O 8/2,70.79-83; Gregorio di N a­
zianzo, Discorso funebre sul padre Gregorio 39: P G 35, 1037AC. Da sopralluogo
esplorativo di inizio secolo il Bemardakis credette di aver rintracciato sul terreno,
al seguito di tradizioni orali e antiche consuetudini, i resti o la ubicazione di alcu­
ni edifici di culto di Cesarea, fra gli altri quelli per i martiri Mercurio, Eupsichio,
i 40 soldati di Sebaste, Marnante, Giulitta e Gordio: Notes sur la topographie de
Cesaree de Cappadoce: «Échos d’Órient», 11 (1908), pp. 22-27.
Introduzione 11

I PANEGIRICI

Sono solo quattro le omelìe autentiche di Basilio in ono­


re dei martiri fra quelle che la tradizione manoscritta ha resti­
tuito in lingua greca sulla sua predicazione morale e d’occasio­
ne (Homiliae diversae o morales), rispettivamente Giulitta
(V), Gordio (XVIII), 40 martiri di Sebaste (XIX), Marnante
(XXIII). Restano inediti un discorso in onore dell’apostolo
Tommaso 28 e uno per il protomartire Stefano 29, trasmessi in
versione armena 30.
Solo una edizione critica potrà rispondere al quesito della
autenticità, difficile da affermare nel totale silenzio delle altre
tradizioni, greca inclusa 31. A d ogni modo Γomiletica basiliana
sui martiri dovette essere in origine più copiosa se il Synaxa-
rium Alexandrinum menziona al 15 Mshir una omelia di Ba­
silio per la consacrazione di una chiesa in onore dei 40 marti­
ri di Sebaste, originariamente in copto e andata irrimediabil­
mente perduta 32.
Pronunciati durante l’episcopato (370-378), i panegirici
basiliani sono all’origine di quegli innumerevoli scritti edifi­
canti (vitae, passiones, etc.) di età tardoantica e altomedievale,

28 Gerusalemme, San Giacomo degli Armeni, ms. 406 (a. 1319), ff. 180rss.
29 Cf. CPG 2, 2981.
30 Cf. I.W. Driessen, Les recueils manuscrits arméniens de saint Basile :
«L e Muséon», 66 (1953), pp. 69.82; G. Uluhogian, Repertorio dei manoscritti
della versione armena di S. Basilio di Cesarea, in P.J. Fedwick (a cura di), Basii
o f Caesarea: christian, humanist, ascetic, Toronto 1981, pp. 581-584.588; pas­
sim.
31 Sono spuri l’omelia Su Barlaam (PG 31,484-489: cf. CPG 2, 2861), quel­
la Su tutti i martiri, medita (BH G 1191m - C PG 2, 2941), e i Miracula Mercurii,
pervenuti in versione copta (CPG 2, 2969; ed. T. Orlandi, Milano 1976).
32 CSCO 47, 269 (testo); 78, 499 (trad. lat.); cf. G. Graf, Geschichte der
christlichen arabischen Literatur, Città del Vaticano 1947, voi. II (Studi e Testi
133), pp. 414-427.
12 Introduzione

nella cui compositio occupano molto, talora esclusivo, spazio la


inventio e la dispositio dei loci biblici. Essi sono i testimonia
che l’agiografo richiama alla sua memoria per documentare
(probare,) alla comunità quella legittimazione ecclesiale di san­
tità (e di eroismo) che il martire ha già sancito con il sacrificio
della vita, ma che i devoti chiedono di rievocare e celebrare qua­
le “somiglianza” del campione di fede al Cristo sofferente fino
alla morte, attraverso la narratio delle gesta del martire duran­
te la memoria liturgica in occasione dell’anniversario della
morte fdies natalisj o della depositio, o ancora della translatio
reliquiarum nel santuario eretto in suo onore. A tale scopo l’a­
giografo opera su fatti e parole di Cristo oppure su figure esem­
plari (exempla) dell’Antico e del Nuovo Testamento, oramai
consacrate dalla esegesi e tradizione patristica come anticipa­
zioni (typoi,) o prolungamenti della passione di Cristo.

D i Giulitta, ricca vedova dell’aristocrazia terriera di Ce­


sarea, Basilio è il solo fra gli scrittori antichi a parlare: costan­
temente assediata da un uomo rapace, che a poco a poco la spo­
gliò di tutti i beni, e costretta a difendere in tribunale il poco
che le restava, fu dal suo avversario accusata di essere cristia­
na; ai sensi dell’editto dioclezianeo del febbraio 303, ciò pri­
vava del diritto di intentare un’azione legale e sostenere un’ac­
cusa in giudizio, bloccando di fatto la prosecuzione del proces­
so se Giulitta non avesse abiurato in favore degli dèi dell’im­
pero. La deliberata e ferma rinuncia alla difesa dei beni terre­
ni pur di acquisire quelli celesti ed eterni avrà come epilogo la
condanna a l rogo, probabilmente nel 304. Il discorso, pronun­
ciato verso il 3 72 33 nello «splendido» martyrium della santa
nell’anniversario del dies natalis è solo in parte minima - i

33 Cf. Bernardi, op. dt., p. 80.


34 30/31 luglio per i sinassari bizantini, 30 luglio per il martirologio romano.
Introduzione 13

primi 2 paragrafi - un panegirico: Basilio ha premura di com­


pletare la esegesi di l T s 5, 16-18, iniziata il giorno prima con
l’omelia (IV) Sul rendimento di grazie e interrotta per limiti
di tempo.

Anche su Gordio Basilio tesse l’encomio più antico a noi


pervenuto, compiuto modello di genere assieme a quello per i
40 soldati di Sebaste. Fu pronunciato il 3 gennaio 35 dinanzi ad
un uditorio che annoverava ancora, per espressa menzione del­
l’oratore, testimoni del sacrificio. Nato a Cesarea, Gordio si di­
stinse ben presto nell’esercito per qualità fisiche e morali che
gli permisero di avanzare nella carriera fino a l grado di centu­
rione. Scatenata la persecuzione da un editto imperiale, forse
di Licinio (308-324), si rifugiò sui monti a meditare sulla Scrit­
tura e approfondire la vocazione cristiana. Rafforzato nella fe ­
de decise di tornare in città e autodenunciarsi approfittando di
una gara equestre che richiamava in teatro una folla straboc­
chevole di ogni ceto. Trascinato al cospetto del governatore
professò la sua fede e rifiutò illusorie promesse di salvezza e
beni terreni. Condannato alla pena capitale vi si avviò pro­
nunciando un discorso di commiato per rincuorare i deboli e
rifiutare energicamente ogni suggerimento di amici all’abiura.

A l ceto militare appartenevano pure i 40 soldati di stan­


za a Melitene nell’Armenia minor fra i ranghi della celebre
Legio X II Fulminata 36. Oriundi in gran parte dell’Armenia e

35 Dtes natalis del martire ugualmente per i smassari e il martirologio ro­


mano. Oscillazioni fra il 2 e il 4 gennaio, o ancora il 2 marzo, si registrano nel Bre-
viarium (o Martyrologium) Syriacum e nel Martyrologium Hieronymianum.
36 Di stanza a Melitene fin dal tempo di Vespasiano, essa avrebbe in gran
parte abbracciato il cristianesimo e sarebbe diventata celebre, nella opinione dei
cristiani, per avere con preghiere ottenuto miracolosamente la pioggia durante
una campagna in Dacia (173-174), per cui l’intera legione fu salvata dalla sete e
14 Introduzione

già circondati dalla fam a per le loro gesta militari, confessaro­


no apertamente la loro fede cristiana a l tempo della persecu­
zione (di Licinio?). Irremovibili per tutta la durata del proces­
so, furono infine condannati alla esposizione dei corpi nudi al
gelo notturno di una regione notoriamente molto fredda in in­
verno, fino a che fosse sopraggiunta la morte per assideramen­
to. Il "discorso di commiato” è rivolto a se stessi al fine di evi­
tare cedimenti di fronte a un supplizio inusitato quanto atro­
ce. Tuttavia uno solo disertò, ma il suo precipitarsi a l bagno
caldo, lì apparecchiato a bella posta dal persecutore, non gli val­
se affatto la vita perché morì stroncato dal repentino e im­
provvido contatto delle carni gelide con la elevata temperatu­
ra dell’acqua. Prese il suo posto il carnefice di guardia, “illu­
minato” da una visione celeste a professarsi cristiano. A ll’alba
i corpi ancora palpitanti furono dati alle fiamme e i resti car­
bonizzati in gran parte gettati nel fiume. Il 9 marzo ne è ricor­
dato il dies natalis tanto in Oriente che in Occidente.

Un oscuro pastore della campagna di Cesarea era M a­


rnante (o Marnasi di cui si ignorava finanche il genere di sup­
plizio: l’intero encomio basiliano altro non è che una amplifi-
catio dell’epiteto pastore con exempla e probationes attinti al­
la Storia Sacra e all’esegesi scritturistica (Gv 10, 14; 1, 1) in
funzione di polemica dottrinale contro ariani e anomei. Uni­
versalmente venerato come potente taumaturgo (cui persino i
fratelli Gallo e Giuliano, futuro imperatore apostata, avevano
eretto nel 343 circa una basilica a Macellum, nel suburbio a
nord-est di Cesarea), da Basilio fu celebrato con questo discor-

dalla disfatta: cf. ad es. Tertulliano, Apologetico 5, 6: C CL 1, 96; A Scapula 4, 6:


C CL 2, 1131; Eusebio, Storia ecclesiastica 5, 5, 1-7: G C S 9/1, 434-436. Sul mira­
colo si sofferma anche Gregorio di Nissa, Panegirico p e ri 40 martiri2\ G N O 10/1,
146-147.
Introduzione 15

so il 1 ° settembre di un anno compreso fra il 370 e il 373 37/ ma


la data liturgica più comune è quella del 2 settembre, cui già
Gregorio di Nazianzo aggiungeva quella della prima domenica
di Pasqua o in albis 38. L'assenza di coordinate cronologiche e
documentarie ha fatto escludere persecuzioni più vicine nel tem­
po a favore, presumibilmente, di quella di Aureliano ( f 275).

S t r u t t u r a d e i p a n e g ir ic i

Tripartito secondo la divisione classica del discorso in


proemio, narrazione, epilogo 39, anche il panegirico basiliano
segue la definitiva articolazione che ne aveva dato per la ma­
nualistica scolastica il retore Menandro di Laodicea alla fine
del III secolo con il trattato Sui discorsi epidittici o celebrati­
vi 40. G li adattamenti basiliani di tale modello sono ravvisabi­
li compiutamente nei panegirici per Gordio e 40 martiri, che
divengono a loro volta paradigmi della successiva eloquenza
cristiana sui martiri e sui santi in genere 41.
Nel proemio l’oratore fa seguire alla enunciazione del-
/'argumentum/propositum (per Basilio, una polemica affer­
mazione della «legge cristiana della verità» che esalta solo per­

37 Secondo l’ipotesi avanzata da M.S. Troiano, LOmelia XXIII in Maman-


tem Martyrem di Basilio di Cesarea: VetChr24 (1987), 147-148.157.
38 O Nuova Domenica, secondo la terminologia dei greci. Risale al 383 (for­
se 16 aprile: cf. Bernardi, op. cit., pp. 85.251) il discorso 44, così denominato, che
Gregorio pronunciò per il martire Marnante: PG 36, 608-621.
39 Cf. L. Calboli Montefusco, Exordium narratio epilogus. Studi sulla teoria
retorica greca e romana delle parti del discorso, Bologna 1988.
40 Ed. L. Spengel, Rhetores graeci, Lipsiae 1856, voi. Ili, pp. 331-446, in
particolare pp. 368-377 (logos basiltkos).
41 Cf. H. Delehaye, Les Passions des martyrs et les genres littéraires, Bruxel­
les 19662, pp. 133-169; G.J.M. Bartelink, Adoption et rejet des topiques profanes
chez les panégyristes et biograpbes chrétiens de langue grecque: «Siculorum Gym-
nasium», 39 (1986), pp. 25-40.
16 Introduzione

sone e fatti reali) una dichiarazione (excusatio,) di fondamen­


tale incapacità (tapinosi) a trattare la grandezza del soggetto;
l’oratore ugualmente vi si cimenta (agón) per perseguire uno
scopo moralmente utile (òpheleiaj agli ascoltatori presenti
(imitatici/aemulatio del martire), senza venir mai meno, nelle
forme e nei contenuti, a l rispetto che si conviene (preponi al­
la altissima dignità del soggetto.
Il programmatico (e poco più che conclamato) rifiuto de­
gli orpelli stilistici (schemi e figure) e (della maggior parte) dei
luoghi comuni (topoi) della retorica (esaltazione per amplifi-
cationem verborum di luogo di nascita e stirpe di appartenen­
za, famiglia, circostanze e segni premonitori di nascita prodi­
giosa, educazione e infanzia, qualità fisiche, professione e ge­
sta) introduce la parte centrale e corposa della narratio. Il to-
pos geografico (e familiare) appare in 40 martiri superato dal
ripudio del radicamento terreno (all’origine del contemptus
mundi,) e dall’affermazione che «città dei martiri è la città di
Dio (Eh 12, 22), il cui architetto e costruttore è Dio (Eh 11,
10), la celeste Gerusalemme che è libera ed è madre di P ao­
lo (G al 4, 26) e di quanti gli somigliano»; i 40 soldati erano
certo «diversi l’uno dall’altro per parentela fisica ma unica per
tutti era la parentela spirituale. Infatti loro padre comune era
Dio e tutti divennero tra loro fratelli non per generazione ter­
rena da un padre e da una madre, ma per l’adozione dello Spi­
rito (cf. Rm 8, 15-16), tra loro congiunti nella concordia che
deriva dall’amore». Se le qualità fisiche dei martiri militari so­
no appena accennate in abbinamento alle più importanti e de­
cisive qualità morali, la vicenda della vedova Giulitta mostra
al contrario che la «debolezza» del suo sesso «ingannò» il dia­
volo e ne ebbe splendida vittoria. Peraltro un esercizio caro al­
la Seconda Sofistica, la expositio di synkriseis/comparationes
con le gesta più famose degli antichi, trovava nell’oratoria cri­
stiana a tutti i livelli un fecondo terreno di adattamento nel co­
Introduzione 17

pioso repertorio di exempla attinti all’Antico e al Nuovo Te­


stamento. Più che soffermarci su un elenco, lungo quanto
scontato, cui si accennerà oltre, conviene richiamare l’atten­
zione su un altro topos della narratio, ripreso da Basilio: la
fortuna postuma di Giulitta, infatti, tramuta l’acqua del sot­
tosuolo della sua depositio da salmastra e sgradevole in effica­
ce strumento terapeutico e «materno nutrimento» per tutti gli
abitanti, malati e non; e le reliquie dei 40 soldati, diffuse or­
mai in ogni luogo, «serbano sotto il loro patrocinio la nostra
regione... perché non si rinchiusero in un solo luogo... Oh,
prodigio! Non diminuiscono di numero, neppure aumentano.
Se tu li dividi in cento parti, non oltrepassano il loro numero;
se in uno li raccogli, anche così rimangono in 4 0 .... è questo
un beneficio... un dono che mai si esaurisce...».
Ma l’apporto originale di Basilio, che costituirà paradigma
per analoghe composizioni successive, al di là della ripresa for­
male del modello scolastico profano e dell’abile quanto mode­
rata utilizzazione di schemi e figure nella elocutio A1, è nella
rinnovata struttura della narratio, che soprattutto in Gordio e
40 martiri si snoda in: tratti biografici, editto di persecuzione
e disorientamento dei fedeli, fuga e preparazione spirituale al
martirio, autodenuncia e pubblica professione di fede, interro­
gatorio processuale (minacce e blandizie del «giudice d’ingiu­
stizia») e torture (inflessibilità e irrisio del martire), condanna
capitale, preghiera fiduciosa in Dio, discorso di commiato ai
presenti o di esortazione a se stessi (con fitto tessuto biblico di
citazioni o di exempla, sfocianti in sententiae parenetiche),
esecuzione affrontata con gioia impaziente, segni e prodigi du­
rante Γesecuzione a divina conferma della “perfezione” del

42 Raccolti e analizzati in particolare da W. Hengsberg, De ornatu rhetorico,


quem Basilius Magnus in diversis homiliarum generibus adhibuit, Bonn 1957.
18 Introduzione

martire e “preannuncio” alla comunità del suo potere interces-


sorio e taumaturgico sulla tomba.
L'epilogo non è ricapitolazione o riassunto per summa
capita, bensì parenesi che ripropone ai presenti la necessità
della imitatio della fede e della virtù dei martiri, chiamati a
soccorrere il popolo cristiano con affettuosi epiteti e invoca­
zioni “litaniche”, prima che il panegirico si concluda con l’u­
suale dossologia trinitaria, più spesso cristologica.

B ib b ia e r e t o r ic a

I panegirici basiliani, per schematizzare, si collocano a


mezza strada fra gli antichi atti autentici e le passiones alto­
medievali: dei primi conservano la sostanziale veridicità stori­
ca, delle seconde anticipano i temi laudativi e l’amplificazione
retorico-scritturistica fino ad essere recepiti quali modelli di ge­
nere. Le note indagini del Delehaye e altri si erano appuntate
principalmente sulla struttura formale del panegirico indivi­
duando nella innovativa rielaborazione cristiana dei topoi del­
la scuola di retorica il tratto caratteristico di questa letteratura
fiorita per celebrare il trionfo del cristianesimo sulle persecu­
zioni e sull’ostilità della società pagana: nessuna attenzione
particolare era stata prestata alla ipostasi scritturistica. Un sag­
gio preliminare in tal senso ha posto in luce strutture formali
e orientamenti scritturistici che abbisognavano di ulteriori in­
dagini allargate all’intera produzione di Basilio a l fine di co­
gliere anzitutto le radici bibliche (e la destinazione liturgica)
per una comprensione meno episodica del ruolo trainante del­
la pietà martiriale43. Basilio opera un recupero, forse non am­

43 M. Girardi, Bibbia e agiografia nell’omiletica sui martiri di Basilio di Ce-


Introduzione 19

pio ma essenziale e incisivo, delle matrici bibliche della «testi­


monianza» cristiana in un tempo in cui l'apoteosi dei martiri,
di anno in anno più solenne, rischiava di occultare o rendere
poco trasparenti le origini più vere del loro sacrificio. L'«enco­
mio secondo la legge cristiana della verità» ha il suo filo con­
duttore nella "esemplarità” della Scrittura e delle grandi figu­
re vetero e neotestamentarie della catechesi, ma soprattutto
nella testimonianza sacrificale di Cristo, cui anche i martiri lo­
dati da Basilio variamente si ispirano.

Il l e s s ic o d e l l a « t e s t im o n ia n z a » c r ist ia n a

Una notevole e non insospettata ricchezza del lessico “te­


stimoniale” interessa tutta la vasta gamma (dottrinale, esegeti­
ca, ascetica, morale, d’occasione) dell’opera basiliana: 9 lemmi
nominali e ben 11 verbali danno vita a sfumature e significati
contestuali nuovi, fra cui evidentemente spiccano per l’alto, e
quasi uguale, numero di attestazioni il sostantivo martys e il
verbo martyreìn, seguiti dai sostantivi martyria e martyrion.

1. «In cielo il testimone fedele»; Archetipo ed exempla biblici

A l senso generico di testimone oculare e/o fededegno di


fatti, verità e opinioni, e a quello tecnico-legale di teste in pro­
cedure giudiziarie Basilio presta non poche volte attenzione,
soprattutto nelle lettere. Il significato biblico contempla gli
angeli quali fedeli testimoni di verità, cioè testimoni oculari

sarea·. VetChr 25, 1988 (= Sapientia et eloquentia. Studi per il 70° genediaco di A.
Quacquarelli), pp. 451-486.
20 Introduzione

delle azioni degli uomini su cui vigilano in vita e che assiste­


ranno in giudizio dinanzi a Dio per produrre la loro testimo­
nianza «fedele e verace»44. Ma testimone per antonomasia, se­
condo la Scrittura, è Dio (Ger 36, 23; 49, 5; M I 3, 5; Rm 1, 9;
2 Cor 1, 23; FU 1, 8), «testimone fedele nei cieli» (Sai 88, 38;
Gb 16, 19) 45 che «conosce le cose nascoste» (Mt 6, 4.6; 10,
26) 46. Nell'elenco dei martyres eccellenti di estrazione scrittu-
ristica Basilio inserisce pure Giuseppe, « testimone domestico
della purezza di M aria»41, e Stefano, «primizia dei martiri» 48.

2. Dio «testimonia» nella Scrittura e nei santi

Un gruppo consistente di testi articola il testimoniare di


Dio (e della Scrittura) attraverso l’azione e la fede di figure
centrali dell’Antico e Nuovo Testamento, prolungamento, nel
tempo e nella historia salutis, dell'agire e parlare di Dio, per
antonomasia testimone fedele e verace per sempre, garante, ol­
tre che dispensatore, di verità che salva perché Egli stesso pro­
tagonista di fatti che convertono e salvano. “Teatro” privile­
giato di tali fatti è la Scrittura, recepita quale ambito storico
archetipale del testimoniare di Dio, cui le testimonianze sin­
gole e comunitarie nella Chiesa devono perfettamente aderire
se vogliono conservare e far “crescere” la valenza della Scrittu­
ra quale verità testimoniata da Dio agli uomini, autorevole e

44 Lo Spirito santo 13, 29: SCh 17bis, 350.


« Lettere 51; 89, 1; 131, 1; 266, 2: Courtonne 1, 133.193; 2, 45; 3, 135; Re­
gole brevi 282: P G 31, 1281A.
46 Lettere 226, 1: Courtonne 3, 24.
47 La generazione di Cristo 3: ed. L. Gambero, Uomelia sulla generazione di
Cristo di Basilio di Cesarea. Il posto della Vergine Maria : «Marian Library Studies»,
13-14 (1981-82), p. 184.
45 Lo Spirito santo 19, 50: SCh 17bis, 422.
Introduzione 21

normativa per la vita del credente. L'autenticità e la garanzia


della testimonianza di Dio sono prodotte a favore del Figlio
(Gv 8, 18) 49 e dello Spirito 50 ma anche di fedeli servitori, co­
me M osè (Es 33, 11-12; D t 9, 9), Elia (1 Re 19, 8), Daniele
(Dn 10, 3), i 3 giovani di Babilonia (Dn 1, 8ss.), Giovanni
Battista (Mt 3, 4; Le 1, 15) 31, Pietro (Mt 16, 17-19) 32. Anche
/"attestare di Cristo è nella sua medesima Parola evangelica,
riproposta da Basilio sotto forma di solenni e indiscutibili di­
chiarazioni di principio 33, che «testimoniano» a vantaggio dei
credenti nella misura in cui la vita di fede è partecipe e quasi
immedesimata a tale Parola 54. Tradizionale è il ruolo “testi­
moniale” assegnato alla Scrittura: essa è teste garante della ve­
rità del cristianesimo in tutte le sue manifestazioni, riscontro
e termine di confronto quotidiano dell’azione e dei pensieri del
credente, attento a non fare o dire alcunché che non sia con­
validato dalla testimonianza della Scrittura 53 o che in essa non
trovi piena conferma 36.

3. Scrittura, tradizione e Chiesa: unità e autorità di una te­


stimonianza

Le « testimonianze della Scrittura» sono invocate da Basi­


lio (non come gli avversari «contro l’intenzione dello Spiri­

49 Contro sabelliani, ariani e anomei 2: P G 31, 604AB.


30 Contro Eunomio 3, 4: SCh 305, 158-160.
31 II giudizio di Dio 5; Regole ampie 16, 2: P G 31, 664A.957C-960A.
32 II giudizio di Dio 7 : PG 31, 672A.
33 Regole ampie 5, 1 :P G 3 1 ,9 2 0 D ; Regole brevi 190: P G 3 1 , 1209B; Rego­
le morali 3, 1: PG 31, 705B; Lo Spirito santo 22, 53; 24, 56: SCh 17bis, 442.452;
Esamerone 2, 7: SCh 26bis, 174.
34 Regole brevi 154; 204: P G 31, 1184A.1217B.
33 Regole brevi 269: P G 31, 1268C.
36 Esamerone 5, 8: SCh 26bis, 316; Regole brevi 81: P G 31, 1140B.
22 Introduzione

to») 57 per offrire ancoraggio e «solide prove» all’insegnamen­


to ascetico 58 all’ortodossia 59, alle raccomandazioni morali 60
e, naturalmente, all’esegesi biblica 61. Sulla natura divina del­
la terza ipostasi trinitaria « testimonianze» a completamento di
quelle di estrazione scritturistica sono prodotte dalla ininter­
rotta tradizione dottrinale e liturgica dei Padri, citati per nome
a testimoniare, qualcuno col proprio sangue, in favore dello
Spirito santo. La lista annovera scritti e convinzioni - c’è an­
che una «tradizione non scritta» 62 - di illustri scrittori eccle­
siastici, fonti, altrettanto autorevoli che la Scrittura, della lex
orandi e della lex credendi: Ireneo, Clemente e Dionigi di
Roma, Dionigi di Alessandria, Eusebio di Cesarea, Origene,
Giulio Africano, l’anonimo «padre» dell’inno phós hilaron,
Atenogene (il suo «inno d’addio», prima di essere consumato
dal fuoco, manifesta bene «il pensiero dei martiri sullo Spiri­
to»), Gregorio il Taumaturgo, Firmiliano di Cesarea, Mele-
zio ("del Ponto o di Antiochia?) e, fra i contemporanei, «uno
della M esopotamia» (Efrem Siro?), «noi Cappadoci» e V«in­
tero Occidente... dall’llliria fino ai confini dell’ecumene» 63.
La « testimonianza» dell’ecumene cristiana su dogma e litur­
gia, lungi dall’essere un coacervo indistinto, nasce dall’acuta
coscienza del ruolo testimoniale della Chiesa intera, che co­
stantemente si abbevera alle fonti scritturistiche e da esse rice­

57 Contro Eunomio 2,3.5: SCh 305,18; cf. Lettere 261,2: Courtonne 3, 117.
58 II battesimo 2, 8: ed. U. Neri, Basilio di Cesarea. Il battesimo, Brescia
1976, p. 382; La fede 6: P G 31, 692A; Regole brevi 1; 85: PG 31, 1080C.1144A;
Regole morali 26, 1: PG 31, 744C; Lettere 22, 1: Courtonne 1, 52.
55 Lo Spirito santo 5, 11; 6, 15; 7, 16: SCh 17bis, 282.292.294.300; Lettere
159, 2; 236, 1: Courtonne 2, 87; 3, 48.
60 Linvidia 3: PG 31, 376C.
61 Esamerone 4, 5: SCh 26bis, 264.
62 Lo Spirito santo 10, 25; 27, 65-68: SCh 17bis, 334.478-490.
63 Lo Spirito santo 29, 71-74: SCh 17bis, 500-514; cf. 29, 75: ivi 514.
Introduzione 23

ve forza e autorevolezza per attestare quotidianamente nella


dottrina e nella celebrazione il Cristo e la sua salvezza.

4. «Testimoniare la verità della Parola fino alla morte»: im­


pegno per tutti

C'è un brano, significativamente inserito nella regula 70


sui doveri e la figura morale del predicatore cristiano, che pre­
senta la Parola non come soggetto bensì come oggetto e fine
della testimonianza: «Bisogna invitare tutti a obbedire al van­
gelo (Rm 10, 16; 2 Ts 1, 8), annunciare la Parola con tutta
franchezza (Me 8, 32; A t 4, 29.31) e rendere testimonianza al­
la verità (Gv 18, 37) anche se alcuni tentano di impedirlo (1 Ts
2, 16) in tutte le maniere, giungendo fino ad uccidere (At
22, 4)» M. L’articolazione linguistica e l'indicativo contesto
scritturistico indirizzano verso l’approdo martiriale il « testi­
moniare la verità della Parola con tutta franchezza sotto i col­
p i della persecuzione e della morte»: un esito che, se riguarda
specificamente i predicatori del messaggio cristiano (e i capi
delle Chiese), è ugualmente pertinente all’intero popolo di Dio
poiché le Regole morali sono opera “ascetica” palesemente de­
stinata dal suo autore a tutti i credenti che vogliono vivere coe­
rentemente e sino in fondo la “scelta” del vangelo 65.

M Regole morali 70, 13: P G 31, 825D-828A. L’osservanza di ogni precetto


del Signore «fino alla morte» costituisce capitolo conclusivo del trattato su II bat­
tesimo (2, 13: Neri 424-428). Sul medesimo imperativo cf. Regole brevi 116; 119;
152; 172; 176; 206; 303: P G 31, 1161AB.1161D-1164A.1181C.1196BC.1200B.
1220A.1297C; Regole ampie 25, 2: P G 31, 985BC; Regole morali 62; 64; 70, 19:
PG 31, 796CD.801C-804A.832B; Lettere 46, 1: Courtonne 1, 117.
65 Cf. J. Gribomont, Les Rèeles Morales de saint Basile et le Nouveau Testa-
ment, in Saint Basile. Évangile et Eglise. Mélanges, t. I, pp. 147-156; M. Girardi,
Adelphotès basiliana e schola benedettina. Due scelte monastiche complementari?·.
«Nicolaus», 9 (1981), pp. 3-56, spec. pp. 6-12 («Il Vangelo, unica “regola” per tut-
24 Introduzione

5. Morire per la fede cristiana

Il verbo martyreìn con il significato “tecnico” di essere


messo a morte per la fede cristiana, subire il martirio, si tro­
va ad apertura della omelia espressamente dedicata alla cele­
brazione dei santi 40 martiri di Sebaste, là dove è rivolto un
invito a «lodare sinceramente colui che ha subito il marti­
rio» 66. Una seconda attestazione emerge da un contesto se­
manticamente articolato di una lettera indirizzata «ai monaci
vessati dagli ariani»: «In tempo ritenuto di pace - esordisce
Basilio - vi siete guadagnati la beatitudine riservata a coloro
che sono perseguitati per il nome di Cristo (cf. M t 5, 11; 1 Pt
4, 14)... Anche i vostri padri furono perseguitati, ma dagli ido­
latri. .. Invece i persecutori di oggi. .. mettono avanti il nome
di Cristo... e i più non ritengono come martirio la morte da
noi subita per la verità. Per questo sono convinto che il giusto
Giudice ci riservi una ricompensa (cf. 2 Tm 4, 8) maggiore che
per quelli che allora subirono il martirio» 67. E lo stadio con­
cettuale intermedio fra il martirio cruento e il martirio della
volontà (vedi oltre), ovvero è coscienza di una continuità del­
la sofferta testimonianza per il nome di Cristo attraverso tutte
le età della Chiesa, seppure in modi diversi; coscienza resa più
acuta dalle dolorose e personali vicende di Basilio durante la
crisi ariana.

ti i cristiani»); A. Persie, Basilio monaco e vescovo: una sola chiamata per tutti i cri­
stiani, in AA.VV., Per foramen acus. Il cristianesimo antico di fronte alla pericope
evangelica del “giovane ricco”, Milano 1986, pp. 160-207, spec. pp. 165ss.
66 PG 31, 508B.
67 Lettere 257, 1: Courtonne 3, 99.
Introduzione 25

« P e r s e c u z i o n e » a r ia n a e n u o v i m a r t ir i

Immagini come l’incendio e la tempesta sul mare, la furia


del combattimento navale e la nera notte, infine la guerra raf­
figurano spesso agli occhi di Basilio l’accanimento della conte­
sa dottrinale scaturita dalle concezioni trinitarie di Ario ( f
336), e quindi la drammaticità della situazione in cui vennero
a trovarsi niceni e neoniceni con l’ascesa a l trono degli impe­
ratori filoariani Costanzo II (337-361) e Valente (364-378) 6S.
Chiese profanate, vescovi esiliati, preti abbandonati su una na­
ve al largo e poi bruciati o uccisi con percosse, torture, spolia­
zioni, stupri, violenze fisiche e morali di ogni specie e a tutti i
livelli della comunità configuravano forme inedite di «perse­
cuzione» e nuovi perseguitati e uccisi, di cui ben presto le co­
munità di appartenenza, non solo ortodosse, reclameranno la
elevazione al rango di « martiri» 69. Operazione poco agevole
perché sotto il segno di un equivoco di base, ma oltremodo ne­
cessaria e urgente per infondere vigore alla lotta in difesa del­
la ortodossia e una certa qual “gratificazione” giustificativa per
questi “nuovi eroi” del cristianesimo: non era la persecuzione
degli idolatri contro i cristiani bensì una «guerra intestina» fra
appartenenti allo stesso credo che, per ironia della storia, sca­
tenava più di quella i furori e le violenze delle fazioni quanto
più ciascuna rivendicava per sé ortodossia e fedeltà alla tradi­
zione 70.

68 Sulle origini della controversia ariana cf. M. Simonetti, La crisi ariana nel
IVsecolo, Roma 1975, pp. 25-41; per l’età di Basilio, pp. 401-434.
69 "Atti” esemplificativi di questi nuovi “martiri” sono presentati da H. Le-
clercq, Les martyrs, Tours 19212, t. Ili, pp. 278-298; si veda anche Gregorio Na-
zianzeno, Discorso funebre per Basilio 30; 46: SCh 384, 192-194.222-224.
70 La efferatezza di tale «guerra» indusse lo storico Ammiano Marcellino
(22, 5) a porre sulla bocca dell’imperatore Giuliano l’Apostata lo sprezzante giu­
dizio per cui «non vi sono belve tanto feroci contro gli uomini quanto la maggior
parte dei cristiani fra di loro».
26 Introduzione

AU’indomani della morte di Atanasio di Alessandria


(373) in una lettera agli abitanti di quella città Basilio scrive­
va: «Abbiamo riflettuto sull’astuzia di questa guerra diabolica.
Quando (il diavolo) vide che le persecuzioni dei pagani molti­
plicavano la Chiesa (cf. A t 9, 31) e la facevano fiorire (cf. Sai
91, 14) ancor più, cambiò tattica: non ci fa più guerra aperta­
mente ma ci tende insidie nascoste, celando i suoi intenti sot­
to il nome che (i nostri nemici) portano dappertutto affinché
noi soffriamo gli stessi patimenti dei padri ma non apparia­
mo subirli per Cristo (cf. At 5, 41; 1 Pt 4, 13) per il fatto che
1 nostri persecutori hanno il nome di cristiani» 71. Dopo tale
preambolo il cuore della lettera è autentica esortazione al mar­
tirio in veste epistolare secondo la più antica tradizione del ge­
nere: «Tuttavia - prosegue Basilio - se questa prova è tempo­
ranea, sopportatela, valorosi atleti di Cristo (cf. 1 Tm 6, 12;
2 Tm 4, 7)... Vi attendono, o fratelli, le corone dei martiri;
sono pronte schiere di confessori a tendervi le mani e acco­
gliervi nel loro numero. Ricordate i santi antichi:... alcuni su­
birono scherni e flagelli, altri furono segati, altri ancora uccisi
di spada (Eb 11, 36-37)... Beato colui che è stato ritenuto de­
gno di soffrire per Cristo!» 72. Una lettera analoga di qualche
anno dopo esprime «a monaci vessati dagli ariani» la convin­
zione che «il giusto Giudice ci riserva una ricompensa (cf. 2
Tm 4, 8) maggiore di quella che ebbero coloro che allora subi­
rono il martirio: quelli ottennero un riconoscimento (palese)
anche da parte degli uomini... Voi invece, pur avendo meriti
uguali, non conseguite onori presso il popolo. Pertanto è natu­
rale che la ricompensa per le fatiche sopportate per la fede sia
tanto più abbondante nella vita futura» 73. E comprensibile il

71 Lettere 139, 1: Courtonne 2, 57.


12 Ivi 58-59.
73 Lettere 257, 1: Courtonne 3, 99; cf. 243, 2; 256; 265, 2: ivi 69.96.129.
Introduzione 27

ripetuto rammarico, quasi disappunto, di Basilio di fronte alla


durezza della pena sopportata dai difensori della ortodossia,
perseguitati sì ma misconosciuti come “martiri” 74.

Il « m a r t ir io d e l l a v o l o n t à »

A l di là di questa contrapposizione “eroica” all'arianesi­


mo l’imitazione del martire, più volte raccomandata all’assem­
blea, passava attraverso il «martirio della volontà»: «Loda con
sincerità colui che ha subito il martirio affinché tu possa di­
ventare martire nella volontà e possa essere ritenuto degno
della medesima ricompensa senza persecuzione, senza fuoco,
senza flagelli» 75. E ad una madre, straziata dal dolore per la
morte del figlio, Basilio suggerisce, nel ricordo della biblica
madre dei Maccabei (2 Mac 7) e dell’insegnamento paolino (cf.
2 Tm 4, 8; 2 Ts 1, 4; 2 Cor 6, 4): «T i è offerta l’occasione di ri­
cevere la parte dei martiri grazie alla pazienza» 76.
L’ampliamento concettuale attinge il suo punto di arrivo
dal significato testimoniale a quello martiriale fino al « marti­
rio della volontà», che configura in periodo di pace per la Chie­
sa una nuova forma di partecipazione alle gesta e ai meriti (se
non anche agli onori) del martire propriamente detto, sia at­
traverso la coerente difesa dell’ortodossia, sia attraverso la
«imitazione» delle virtù e della «pazienza» del martire nella
vita quotidiana.

14 Lettere 164, 1-2: Courtonne 2, 98-99.


75 40 martiri 1: PG 31, 508B.
76 Lettere 6, 2: Courtonne 1, 20.
28 Introduzione

I l c u l t o d e i m a r t ir i
PER LA SANTITÀ e L’UNITÀ DELLE CHIESE

II martirio è « battesimo di sangue che consente ai marti­


ri di non aver bisogno per la salvezza dei simboli dell'acqua»
poiché «realmente e non per imitazione essi si sottopongono
alla morte per Cristo nella lotta per la fede». La definizione
conclude nel trattato sullo Spirito santo la esposizione, bibli­
camente strutturata e dottrinalmente articolata, sul battesimo
di Cristo, diverso da quello di Mosè e di Giovanni Battista,
non intendendo peraltro svilire il più comune battesimo di ac­
qua 77. Ciò permette di considerare nella giusta luce un’altra
affermazione, ad apertura del medesimo trattato: se anche le
più piccole particelle della lingua e del testo biblico hanno im­
portanza per la fede, osserva Basilio, nessuna meraviglia se
«qualcuno dei martiri di Cristo anche per un solo cenno della
testa (ovvero il sì a Cristo e alla morte per la fede in lui) fu
giudicato di aver compiuto il massimo della pietà» 78.
Non è nuova, neppure in Basilio, l’asserzione della per­
fezione del martirio: i martiri sono «ip iù giusti fra tutti gli uo­
mini» 79 e Cristo resta modello insuperabile di «perfetta con­
sumazione del martirio» 80; ma appare in qualche misura ori­
ginale la esemplificazione così nuda e scarna della eroica (e do­
lorosa) sequela del Cristo compendiata in un "sì gestuale’’ di
derivazione evangelica (cf. M t 5, 3 7). Il martirio è via diretta
alla salvezza, purché sacrificio cruento «per Cristo», e reale at­
tuazione della perfezione cristiana attraverso la pronuncia
spontanea di un «sì» che conduca alla morte per Cristo.

77 Lo Spirito santo 15, 36: SCh 17bis, 372.


78 Ivi 1, 2: SCh 17bis, 254.
79 Omelia sul salmo 33, 13: PG 29, 384A; cf. Lettere 252: Courtonne 3, 93.
80 Omelia sul salmo 115, 4: P G 30, 109C.
Introduzione 29

Ma è sui legami fra comunità ecclesiale e martiri (priva­


ta devozione, pubblica memoria liturgica nell’anniversario,
imitazione delle virtù e, se necessario, del sacrificio dei marti­
ri) che Basilio ritorna più frequentemente, configurando que­
sta insistenza come dovere qualificante del ministero episco­
pale, che egli richiama anche ad altri vescovi, oltre che a se
stesso 81. Egli usava convocare nella sede metropolitana di Ce­
sarea tutti i vescovi e corepiscopi della regione per l’annuale
solennità del martire Eupsichio di Cesarea (7 settembre) 82: il
concorso di popolo e vescovi conferiva più solenne rilevanza li­
turgica alla festa, ma offriva anche occasione per un sinodo
che affrontasse con cadenza annuale i problemi pastorali e dot­
trinali delle Chiese più bisognevoli di ampia consultazione e
uniformità di decisioni, fatta salva l’autonomia pastorale di
ciascun vescovo.
Nell’invito ad Anfilochio d’Iconio, Basilio ricorda che la
festa di Eupsichio è «la più solenne annuale assemblea che la
nostra Chiesa ha consuetudine di celebrare in onore dei mar­
tiri. .. affinché il Signore sia glorificato (cf. Gv 12, 23), il po­
polo (spiritualmente) allietato (cf. Prv 29, 2), i martiri onora­
ti» 83. Meno sintetica la lettera ai vescovi del Ponto: «G li ono­
ri ai martiri devono essere oggetto di zelo ardente per tutti co­
loro che sperano nel Signore (cf. 1 Cor 15, 19; 1 Tm 4, 10) ma
specialmente per voi che fate professione di virtù. Con la de­
vozione ai conservi più illustri voi mostrate amore al comune

81 Cf. Lettere 282: Courtonne 3, 154.


82 Cf. Lettere 142: Courtonne 2, 64; Gregorio di Nazianzo, Lettere 58, 7:
GCS 53,53.
83 Lettere 176: Courtonne 2, 112-113. Una successione teologicamente più
precisa delle finalità assegnate alle feste in onore dei martiri Basilio presenta in
Gordio 1: PG 31, 492B. Analoghi inviti sono indirizzati ad Eusebio di Samosata
(Lettere 100: Courtonne 1, 219) come a Melezio di Antiochia e Teodoto di Nico-
poli (Lettere 95: Courtonne 1, 207).
30 Introduzione

Signore: c’è una qualche affinità tra coloro che conducono una
vita in rigorosa osservanza dei precetti e coloro (i martiri,) che
sono stati condotti a perfezione grazie alla fortezza d’animo.
Poiché Eupsichio, Damas e la schiera dei loro compagni sono
i più fam osi tra i martiri, di cui si celebra la memoria ogni an­
no nella nostra città e nell’intero circondario, la Chiesa ri­
chiama voi, suo ornamento, e vi esorta attraverso la nostra vo­
ce a riprendere l’antica consuetudine di una vostra visita. Vi è
proposta una nobile e grande impresa in mezzo al popolo, che
desidera essere edificato da voi, e (nei cieli) vi attendono ri­
compense per l’onore (cf. Mt 5, 12; Col 1, 3) reso ai martiri;
accogliete pertanto il nostro invito, accordateci questa grazia
offrendo a noi un grande beneficio con piccola fatica da parte
vostra» M.
Sono qui le ragioni della istituzione da parte di Basilio di
solenni panegirie sinodali in onore dei martiri più venerati e
dell’insistenza presso i colleghi: gli sembrava di realizzare nel­
l’occasione una perfetta unione di animi e di carità tra Pastori
e fedeli nell’inno di lode e gratitudine al Signore attraverso la
celebrazione, la più solenne, della fede dei martiri. Quale mi­
gliore presupposto per decidere in serenità e concordia sugli af­
fari comuni, dottrinali, spirituali e disciplinari delle Chiese? Il
Signore, assicura Basilio, non farà mancare adeguate ricom­
pense a quanti si adopereranno per il recupero dell’antica con­
suetudine delle visite e degli incontri di comunione, che ora
possono e debbono trovare nelle feste per i martiri e nel nu­
meroso concorso di fedeli devoti, anche da città e regioni lon­
tane, un nuovo incentivo alla carità e all’unità delle Chiese.

M Lettere 252: Courtonne 3, 93.


Introduzione 31

L ’ a m b it o l i t u r g i c o :
SINASSI E INVOCAZIONI DI PATROCINIO

A d apertura dell’omelia sul salmo 114 Basilio si scusa


con i fedeli in sua attesa se, trattenuto altrove da analoghi im­
pegnipastorali, ha potuto raggiungerli solo verso mezzogiorno;
e approfitta per lodarli di averlo pazientemente aspettato «in
questo sacro tempio dei martiri, elevando inni di propiziazio­
ne a l Dio dei martiri sin dalla mezzanotte... preferendo al son­
no e a l riposo la venerazione per i martiri e l’adorazione a
Dio» 85. Appare voluta la distinzione fra culto di venerazione
riservato ai martiri, e culto di adorazione dovuto solo a Dio; il
primo inscindibile dal secondo, senza del quale risulta incom­
prensibile e al quale deve convergere ogni atto di pietà e cele­
brazione liturgica del popolo cristiano. Inoltre il canto vigilia-
re di inni e salmi a cori alternati è premessa della sinassi euca­
ristica e parte integrante dell’azione liturgica in onore di Cri­
sto e dei sa n ti 86.
A tal proposito la serie "litanica” di invocazioni che con­
clude /'omelia sui 40 martiri dà un’idea della creatività di lin­
guaggio che fluisce dalla pietà martiriale di Basilio, e mette in
luce gli evidenti risvolti di intensa devozione sua e della co­
munità per i martiri: «O coro santo, sacra schiera, serrata e
compatta falange, protettori comuni del genere umano, buoni
sodali delle nostre quotidiane cure, compagni delle nostre pre­
ghiere, intercessori potentissimi, astri dell’ecumene, fiori delle

85 PG 29, 484B.
86 Cf. Lettere 207, 3: Courtonne 2, 186; Gregorio di Nissa, Panegirico per i
40 martiri 3: G N O 10/1, 167; Vita diMacrina 33: SCh 178, 248; Gregorio di Na-
zianzo, Discorso funebre per il fratello Cesario 15: ed. F. Boulenger, Grégoire de
Nazianze. Discours funèbres en l'honneur de son frère Césaire et de Basile de Cé-
sarée, Paris 1908, p. 32.
32 Introduzione

chiese!» 87. L'assenza di addentellati scritturistici, anche solo


allusivi, non significa necessariamente ritualità senza radici o,
peggio, epiklèseis di marca retorica: l’afflato biblico vi aleggia
ugualmente come terminologia elaborata per le nuove esigen­
ze di culto, ovvero brevi invocazioni litaniche facili da memo­
rizzare e ripetere da parte del popolo in preghiera dinanzi ai
suoi protettori.

S a n t u a r i m a r t ir ia l i e f e s t a p o p o l a r e

Attorno ai santuari l’annuale festa dei martiri richiamava


moltitudini di devoti e pellegrini. E innegabile che feste di lar­
ghissimo seguito popolare attirassero anche una folla variopin­
ta poco o nulla interessata all’assemblea spirituale e molto di
più agli scambi e ai traffici delle fiere, ai divertimenti, all’oste­
ria, con immaginabili conseguenze sul raccoglimento e il fer­
vore dei fedeli, che non facevano certo molta resistenza ad es­
sere coinvolti in un clima di generale spensieratezza e talvolta
licenziosità: in quest’ultimo caso, non raro, i Padri protestava­
no nel corso dell’omelia 88
Anche Basilio dovrà prendersela con le nefaste conse­
guenze del vino persino sulle donne. Nell’omelia pronunciata
aU’indomani della solenne veglia pasquale che aveva posto f i­
ne al digiuno quaresimale egli dipinge sdegnato l’indicibile
vergogna di «donne impudiche che, dimentiche del timore di
Dio (cf. Sai 35, 2) e spregiando il fuoco eterno (cf. M t 18, 8;
25, 41), nello stesso giorno in cui a motivo della memoria del­

87 PG 31, 524C.
88 Cf. ad es. Giovanni Crisostomo, I martiri 1: P G 50, 663: «H ai mutato la
notte in giorno a causa di queste sacre veglie: non voler mutare questo giorno nel­
la notte dell’ubriachezza, della crapula e dei canti lascivi».
Introduzione 33

la Risurrezione dovevano starsene in casa (cf. Dt 6, 7; 11, 19)


a meditare su quel giorno che vedrà i cieli aprirsi (cf. M t 3, 16;
Gv 1, 51) e apparire il giudice, (vedrà) le trombe di Dio, la ri­
surrezione dei morti (cf. Is 27, 13; M t 24, 31; 1 Cor 15, 52;
1 Ts 4, 16), il giusto giudizio (cf. Gv 5, 30; 2 Ts 1, 5; Ap 16, 7;
19, 2), la ricompensa a ciascuno secondo le sue opere (cf. Rm
2, 6; M t 16, 27; 2 Tm 4, 14), anziché riflettere su queste cose
e purificare il cuore (cf. A t 15, 9) dai pensieri malvagi (cf. Mt
15, 19), cancellare con le lacrime i peccati commessi 89 prepa­
rarsi all’incontro con Cristo (cf. 1 Ts 4, 17; M t 5, 6) nel gran­
de giorno (cf. Rm 2, 5; Ap 6, 17; G l 2, 11; 3, 4; S o fl, 14) del­
la sua venuta (cf. 2 Tm 4, 1.8), (tali donne) hanno preferito
scuotere il giogo del servizio di Cristo (cf. Sai 2, 3; M t 11,
29.30; G al 5, 1), deporre dal capo il velo dell’onestà, disprez­
zare Dio, disprezzare i suoi angeli (cf. 1 Cor 11, 5.10), esporsi
impudicamente allo sguardo dei maschi agitando le chiome, ti­
rando su le vesti e saltellando sui piedi (Is 3, 16) con occhi la­
scivi e risa smodate; prese come da furore irrefrenabile per la
danza hanno attirato su di sé gli sguardi eccitati dei giovani e,
intrecciando cori presso i santuari dei martiri poco fuori del­
la città, hanno fatto dei luoghi santi una officina di oscenità
(cf. Rm 1, 27). Hanno insozzato l’aria di canti lascivi, hanno
insozzato la terra (cf. Ger 2, 7; Dt 21, 23), battuta dai piedi al
ritmo di balli immondi: hanno offerto di sé spettacolo a una
turba di giovinastri, senza alcuna vergogna; anzi del tutto sver­
gognate e pazze nulla tralasciarono per dare sfogo alla loro paz­
zia. Come posso tacere (cf. Is 62, 1; 65, 6)? Come potrò pian­
gere adeguatamente (cf. Sir 38, 17)? E stato il vino ad arreca­
re danno a tali anime (cf. M t 16, 26); il vino, concesso da Dio
in dono agli uomini sobri per sostenere la loro debolezza (cf.

89 Forse allusione discreta ed efficace al pentimento della peccatrice in ca­


sa del fariseo: Le 7, 37-48; cf. anche Sai 50, 3.11; At 3, 19.
34 Introduzione

Sir 31, 27-28; Sai 103, 15; Prv 20, 1; 1 Tm 5, 23), è ora di­
ventato strumento di lascivia per gli impudichi» 90.
L'oratore constata con indignazione che come luogo per
questa "liberazione esplosiva” del ritrovato desiderio di vivere
e divertirsi dopo un lungo periodo quaresimale di digiuni, di­
vieti, restrizioni e prescrizioni penitenziali vengano scelti i
santuari dei martiri: ciò sta a dimostrare eloquentemente, se
ce ne fosse bisogno, che essi erano diventati per antonomasia i
luoghi della festa, ancor più invitanti e suggestivi se situati,
nella maggior parte dei casi, in amene località campestri: i pri­
mi tepori primaverili saranno stati complici di qualche bic­
chiere di troppo e della inverecondia delle donne la sera me­
desima di Pasqua. Detto ciò, tutto il resto non va preso alla let­
tera se non si vuole privare l’oratore del vanto (inconfessabile
ma legittimo) di aver costruito un pezzo di grande efficacia
emotiva e di sapiente articolazione scritturistica.
Da ciò si comprende quanto espresso in una quaestio del­
le Regole ampie: le riserve di Basilio dovevano essere condivi­
se dai suoi monaci se questi lo interrogano in merito agli affa­
ri commerciali trattati in occasione di fiere e mercati a margi­
ne delle annuali assemblee dei fedeli in memoria dei martiri.
Basilio risponde convinto che sia la medesima Scrittura a di­
chiarare sconveniente la partecipazione alle compere presso i
santuari dei martiri, e precisa che «non c’è altro motivo per i
cristiani di mostrarsi presso questi santuari o nei luoghi adia­
centi se non quello di pregare e di commemorare la costanza
che i santi hanno avuto per la fede, spingendosi, per amore di
essa, fino alla morte: e ciò per essere incitati a uno zelo simile
a quello» 91. Basilio riconosce che la degenerazione mercantile

90 Contro gli ubriaconi 1: P G 31, 445B-448A.


91 Regole ampie 40: PG 31, 1020BC.
Introduzione 35

e chiassosa è ormai un fatto: non per questo - aggiunge - pos­


siamo «seguire e convalidare con la nostra partecipazione ciò
che è fuori luogo e penoso» 92.
Non si può dedurne che Basilio «condannasse le assem­
blee sulle tombe dei martiri, quanti vi partecipavano e coloro
che vi celebravano», posizione che la lettera sinodale del con­
cilio di Gangra (340/341) rimproverava ai seguaci del movi­
mento ascetico eustaziano, anarcoide e sovvertitore di consue­
tudini ecclesiali 93. Non ripugnanza o aperta ostilità bensì le­
gittima e doverosa precauzione a tenersi lontani non dalle as­
semblee cultuali in onore dei martiri, da Basilio lodate, incen­
tivate e ritenute di grande utilità spirituale, quanto da fiere,
mercati e assembramenti di gente sfaccendata e più spesso
ubriaca e litigiosa che costituivano per i cristiani fervorosi, non
solo per i monaci, obiettivo rischio di dissipazione, distrazione,
compromissioni varie e talora licenzioso coinvolgimento.

L i n e e d i t e o l o g i a b ib l ic a d e l m a r t ir io

Basilio opera un energico recupero delle matrici bibliche


della « testimonianza», di pari passo con l'analogo indirizzo
impresso al movimento ascetico di piena coerenza col vangelo.
La sua prosa è un fitto tessuto scritturistico e l'attenzione che
si porta all’analisi di esso non risulta mai eccessiva. Limitando
queste note conclusive alle emergenze scritturistiche più carat­

92 Ivi.
95 Su cui si vedano i saggi di J. Gribomont, Le monachisme au IVe siècle en
Asie Mineure: de Gangre au Messalianisme\ Eustathe le philosophe et les voyages du
jeune Rasile de Césarée\ Eustathe de Sébaste; Le monachisme au sein de l’Église en
Syrie et en Cappadoce·, Saint Basile et le monachisme enthousiaste, ristampati in
Saint Basile, voi. I, pp. 26-41; 107-116; 95-101; 103-106; 3-20; 43-64.
36 Introduzione

terizzanti della lingua e del pensiero basiliani sulla testimo­


nianza e il martirio diremo subito che sul versante dell’Antico
Testamento Basilio attinge dai salmi materiali qualificanti:
Dio è testimone fedele al giuramento (88, 38; 109, 4), giusto
in giudizio (7, 12; 9, 9; 36, 28; 114, 5), cui convocherà negli
ultimi tempi cielo e terra perché lo assistano quali testimoni
veridici delle azioni degli uomini (49, 4). Alla irrisio di Dio su
empi e peccatori (2, 4; 36, 13; 58, 9) Basilio ispira quella ana­
loga di confessori e martiri su giudici persecutori e carnefici
(51, 8): i giusti non ne hanno paura (22, 4; 118, 46) perché
confidano nell’aiuto di Dio (117, 6), che li accoglierà nel gau­
dio della sua casa (25, 8; 91, 14; 149, 3; 150, 4); ai Suoi occhi,
infatti, è preziosa la morte del giusto (115, 6) ed eterna ne sarà
la memoria (111, 6). Nel solco di una consolidata tradizione
Basilio commenta il salmo 115 della salmodia vigiliare in ono­
re dei martiri: «calice di salvezza» (115, 4) è l’offerta totale
della vita, è il martirio che il « giusto» presenta a l Signore per
ricambiarlo dei molteplici benefici ricevuti (115, 3). I salmi
erano preghiera per gli antichi cristiani e non sorprende tro­
varli spesso sulla bocca del martire, specialmente mentre si av­
via al luogo dell’esecuzione: essi infondono fiducia in Dio e
forza d’animo dinanzi al carnefice; suscitano, infine, la spe­
ranza del premio e del gaudio celeste.
D el Nuovo Testamento maggiormente citato è Matteo:
molto è preso dal cap. 5 (le «beatitudini») per confortare
«quanti sono perseguitati e soffrono per il nome di Cristo» (vv.
6.10-12); frequentemente ed estesamente utilizzato è il cap.
10, preannuncio della persecuzione e invito alla sequela Chri-
sti con una testimonianza non timorosa dinanzi a persecutori
che « uccidono solo il corpo» (vv. 16-18.20-22.24.27-28; 32-33;
37-38; anche 24, 9.21.29); un gruppo di vv. è posto in relazio­
ne con i 40 soldati e il centurione Gordio là dove i primi ri­
cordano che loro commilitoni avevano spogliato Cristo sul Cai-
Introduzione 37

vario e ne avevano tirato a sorte le vesti (27, 27-28.35), men­


tre il secondo dichiara di voler ispirare la sua testimonianza di
fede alla impavida confessio del centurione sotto la croce (27,
54). Più diversificati i materiali attinti da Giovanni, a comin­
ciare dalla confessio del Battista (1, 20; 5, 33) fino all’amore
più grande che dà la vita per gli amici (13, 35; 14, 15.21.23;
15, 12-13), alla persecuzione dei seguaci di Cristo (15, 18-21;
16, 1-3) sorretti dallo Spirito (16, 13). Gesù che si consegna ai
soldati nel Getsemani (18, 4ss.) è esempio che Gordio segue
per l’autodenuncia; è posta in risalto la «testimonianza alla ve­
rità» che Cristo dinanzi a Pilato dichiara scopo della sua mis­
sione (18, 37).
L’interesse di Basilio per Atti è legato alla figura e all’in­
segnamento di Paolo, infaticabile testimone del vangelo (9,
27-28; 22, 15) fra catene e tribolazioni (20, 23-24), pronto a
morire per Gesù (21, 13). N é mancano la menzione della pas-
sio del primo martire, Stefano (6, 8 - 7, 60), e la risoluta dichia­
razione di Pietro in Sinedrio (5, 27-29) conseguente al dovere
prioritario di annunciare il vangelo in tutta franchezza (1, 8; 4,
29.31; 5, 40-42).
Dalla lettera ai Romani Basilio cita con frequenza e risal­
to 8, 18 (incomparabilità fra sofferenze presenti e gloria futu­
ra), 13, 10 (l’amore, pienezza della legge), 10, 10 («con il cuo­
re si crede... con la bocca si fa la professione»: il v. suggella la
scelta di coerenza di Gordio dinanzi a chi lo invita all’abiura,
anche soltanto verbale). Un gruppo omogeneo di riferimenti
verte su Cristo strumento di espiazione nel sangue (3, 23-25),
morto per gli uomini (5, 8), perché il Padre non ha risparmia­
to il Figlio (8, 32): di conseguenza quanti nel battesimo sono
morti con Cristo (6, 3-11) nell’obbedienza al vangelo (10, 16)
devono poter offrire i loro corpi in sacrificio non più soltanto
spirituale, se necessario (12, 1). La prima lettera ai Corinzi ar­
ricchisce il contributo basiliano con la ripetuta menzione di 4,
38 Introduzione

9 (i martiri sono divenuti «spettacolo al mondo, agli angeli e


agli uomini») e con accento sull’imitazione di Paolo, che di­
chiara di voler imitare Cristo (4, 16; 11, 1) fino alla morte e al­
la risurrezione (15, 15.19.20.23.36.42-43.52). Dalla seconda
lettera ai Corinzi Basilio attinge numerosi accenni a tribola­
zioni e persecuzioni sopportate per il vangelo (1, 8-10; 4, 9.17-
18; 6, 4-5; 12, 9-10). Della lettera ai Galati ricorda che «il
mondo è stato crocifisso» nella vita del martire (6, 14) per cui
sua vera patria è «la Gerusalemme di lassù» (4, 26). lim ita ­
zione dell’obbedienza di Cristo fino alla morte in croce (Fil 2,
5.8), più volte raccomandata negli scritti ascetici, si accompa­
gna all'affermazione di Col 1, 24: le sofferenze del cristiano
completano quanto manca alla passione di Cristo. Se in 1 Ts
Basilio fa risaltare che tutta l’opera di Paolo è annuncio del
vangelo in mezzo a lotte e tribolazioni, con 2 Ts 2, 2-4 esprime
il timore che la «persecuzione» ariana sia preludio all’aposta­
sia degli ultimi tempi quando sarà svelato « l’iniquo, il figlio
della perdizione». Attraverso le lettere pastorali istituisce un
collegamento con le persecuzioni e la lotta a difesa della orto­
dossia e della vera religione (1 Tm 4, 8; 2 Tm 2, 3.9; 3, 12; 4,
7); infine approda alla corona che il giusto Giudice assegnerà
ai martiri e a quanti hanno ben combattuto (2 Tm 2, 5; 4, 8):
immagine frequentissima derivante, tramite Paolo, dalle me­
tafore atletiche e dalla proiezione escatologica della vita cri­
stiana (Tt 2, 13).
Menzioni significative della lettera agli Ebrei concernono
i capp. 10-12: la superiorità e unicità del sacrificio di Cristo nel
suo sangue, ma anche persecuzioni e sofferenze subite «per fe­
de» dagli antichi santi biblici quale esemplare « buona testi­
monianza» per i martiri della Nuova Legge (9, 12; 10, 28-
29.32-34; 11, 1.36-38; 12, 1; 13, 12). Emergono ripetute cita­
zioni di 12, 4 (per Basilio impegno dei credenti a lottare con­
tro il peccato, l’idolatria e l’eresia fino a l sangue e alla morte),
Introduzione 39

11, 10 e 12, 22 (la Gerusalemme celeste, città progettata e co­


struita da Dio, è vera e unica patria di tutti i martiri). Ma no­
nostante l’insistenza sul «più grande comandamento» e la ri­
petuta dichiarazione sulla bocca dei martiri di « morire per
amore di Dio» o «per Cristo», il martirio appare solo indiret­
tamente quale gesto di amore per i fratelli. Basilio sembra vin­
colato all’idea biblica (Eb 10, 12ss.) del valore sacrificale e re-
dentivo unicamente della morte di Cristo perché possa annet­
tere a l martirio una efficacia salvifica che vada oltre la persona
medesima del martire: qualche testo è invero problematico. A l
contrario, è indubbio che se tutti i credenti «obbedendo al van­
gelo» possono offrire questa testimonianza suprema, non a tut­
ti è dato di realizzarla se non si è «fatti degni da Dio»: il mar­
tirio è dono divino e vocazione.

Bari, febbraio 1995


B IB L IO G R A F IA SC ELT A

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ivi, pp. 107-116.
-, Les Règles Morales de saint Basile et le Nouveau Testament, ivi,
pp. 147-156.
W. Hengsberg, De ornatu rhetorico, quem Basilius Magnus in di-
versis homiliarum generibus adhibuit, Bonn 1957.
M. Huglo, Les anciennes versions latines des homélies de saint Basi­
le: «Revue Bénédictine», 64 (1954), pp. 129-132.
A. Persie, Basilio monaco e vescovo: una sola chiamata per tutti i cri­
stiani, in AA.W., Per foramen acus. Il cristianesimo antico di
fronte alla pericope evangelica del "giovane ricco”, Milano
1986, pp. 160-207.
M.S. Troiano, LOmelia XXIII in Mamantem Martyrem di Basilio
di Cesarea: VetChr 24 (1987), pp. 147-157.

E d i z i o n i e t r a d u z io n i

Nonostante numerose e accurate indagini sulla tradizione


manoscritta delle Homiliae diversae o morales di Basilio abbiano
portato a una più completa collazione e classificazione dei relativi
codici, l’edizione critica, promessa per Sources chrétiennes da dom
E. Rouillard (occupatosene per più di un trentennio e nel frattem­
po deceduto), non vede ancora la luce. Pertanto la nostra tradu­
zione ha dovuto basarsi sull’ultima edizione utile, ovvero sul testo
stabilito con sufficiente (per quei tempi) correttezza filologica, ma
42 Bibliografia scelta

su base manoscritta limitata ai soli codici parigini, dal maurino J.


Garnier (Paris 1722) e ristampato da J.-P. Migne nel t. 31 della Pa­
trologia Graeca con numerosi refusi (coll. 237-261.489-508.508-
525.589-600).
L’universale rinomanza dell’autore ha attirato prestissimo su­
gli scritti di Basilio l’attenzione dei traduttori, a cominciare da
quelli latini che hanno tramandato versioni molto antiche di due
dei quattro panegirici K In tempi moderni non abbiamo da segna­
lare al lettore italiano se non traduzioni tutt’altro che recenti (ta­
lora ristampa di versioni più antiche) o che parafrasano il testo con
una ricerca palese dell’ampollosità:
- S. Basilio il Grande. Le omelie, a cura di Neri e Balboni, Sie­
na 1938, pp. 147-166 (40 soldati).
- La voce dei SS. Padri. Brani patristici scelti di dottrina ed
eloquenza sacra... tradotti e annotad a cura di A. Aureli - G. Brun-
ner, voi. II. Greci del IV secolo, Milano 1913, pp. 110-121 (Gordio:
trad. A. Bianchini, in Finazzi, Alcune orazioni de’ Santi Padri Gre­
ci: Gregorio Nazianzeno, Basilio e Gio. Crisostomo, Milano 1846,
pp. 135ss.); 151-162 (40 soldati: trad. A.M. Ricci, Omelie scelte di
S. Basilio Magno, Firenze 1732, pp. 155ss.); 195-204 (Marnante).
Da tempo è avvertita l’esigenza di versioni italiane più mo­
derne, fedeli al testo e impostate secondo corretta comprensione
storico-filologica.

1 D. Amand, Urie ancienne version latine inèdite de deux homélies de saint


Basile·. «Revue Bénédictine», 57 (1947), pp. 12-81 (pp. 70-81: panegirico su Giu-
litta); M. Huglo, Les anciennes versions latines des homélies de saint Basile·. «Re­
vue Bénédictine», 64 (1954), pp. 129-132 (p. 132: panegirico sui 40 soldati)·, più
in generale cf. P.J. Fedwick, The Translations ofthe Works o f Basii before 1400, in
Basii ofCaesarea: christian, humanist, ascetic, cit., pp. 439-512.
S IG L E E A B B R E V IA Z IO N I

ASS Acta Sanctorum, Antwerpen-BruxeUes 1643-1887


BH G Bibliotheca hagiographica graeca, Bruxelles 19573
CCL Corpus christianorum, series latina, Turnhout-Pa-
ris 1953ss.
CPG M. Geerard, Clavis Patrum Graecorum, Turnhout
1974ss.
CSC O Corpus scriptorum christianorum orientalium, Pa-
ris-Louvain 1903ss.
CTP Collana di Testi Patristici, Roma 1976ss.
DPAC Dizionario patristico e di antichità cristiane, Casa­
le Monferrato 1983-1988
D SBP Dizionario di spiritualità biblico-patristica, Roma
1992ss.
GCS Die griechischen christlichen Schriftsteller der er-
sten (drei) Jahrhunderte, Leipzig-Berlin 1897ss.
GNO Gregorii Nysseni opera, Leiden 1952ss.
PG Patrologiae cursus completus, accurante J.-P. Mi-
gne, series graeca, Paris 1857-1866
SCh Sources chrétiennes, Paris 194lss.
VetChr Vetera Christianorum, Bari 1964ss.
Basilio di Cesarea

I M A R TIR I
G IU L IT T A (1)

Proemio: memoria liturgica e annuncio tematico

1. Causa di questa assemblea liturgica è l’annuncio


to (della memoria anniversaria) della beata martire (Giulit­
ta) (2). Vi abbiamo annunciato infatti questo giorno a ricordo
del grande combattimento 1 che Giulitta, beatissima fra le
donne, combattè più che virilmente in un corpo femmini­
le (3), colpendo di tanto stupore coloro che allora erano pre­
senti allo spettacolo2 e coloro che in seguito ne avrebbero ri­
cevuto notizia dal racconto delle prove subite. Seppure è le­

1 Cf. Eb 10, 32. 2 Cf. 1 Cor 4, 9; Eb 10, 33.

(1) Il titolo completo, tramandato dai mss., è: Omelia sulla martire Giulitta
e su quanto ancora era rimasto da dire a proposito della omelia precedente sul ren­
dimento di grazie. Infatti il giorno prima Basilio nell’omelia Sul rendimento di gra­
zie (PG 31, 217-237) aveva voluto commentare 1 Ts 5, 16-18 (State sempre lieti,
pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie) ma l’illustrazione esegetica
aveva preso più tempo del previsto e non aveva potuto andare oltre il primo inci­
so. L’indomani, giorno da lui già fissato per la memoria liturgica di Giulitta, Basi­
lio fa rapidamente l’encomio della martire (appena due paragrafi sui nove dell’ed.
Migne) per riprendere il discorso esegetico interrotto il giorno prima.
(2) 30 o 31 luglio secondo i sinassari bizantini, 30 luglio per il Martirologio
romano.
(3) È nota la propensione degli oratori di ogni tempo per la figura retorica
dell’ossimoro. Basilio non vi fa eccezione, ottenendo spesso risultati di notevole
interesse non solo per il risalto delle immagini ma soprattutto per la individuazio­
ne degli stati d ’animo.
48 Basilio di Cesarea

cito chiamare donna colei che con una grande forza d ’animo
è riuscita ad occultare la debolezza della natura femminile:
ad opera di costei, io penso che soprattutto il nostro comu­
ne avversario (4) sia rimasto tramortito, non sopportando di
essere umiliato dalle donne. Costui, sebbene si vanti orgo­
gliosamente di scuotere tutto l’universo abitato, di tenerlo in
pugno come fosse un nido, di distruggerne le uova abbando­
nate 3 e di rendere desolate le città 4, tuttavia fu vinto dal co­
raggio di una donna. Volendo in tempo di persecuzione 5 di­
mostrare che costei non avrebbe potuto fino alla fine con­
servare intatta la pietà verso Dio a causa della debolezza del­
la natura, proprio attraverso la prova la trovò più forte (5)
della sua natura, e tanto più ella irrise alle sue minacce 6
quanto più costui sperava di atterrirla con i tormenti (6).

3 Cf. Is 10,14. 4 Cf. Is 14, 17. 5 Le 8, 13. 6 Cf. Sai 2, 4; Sap 4, 18.

(4) Cf. Mt 13, 39. Il diavolo costituisce tema scritturistico e agiografico a sé


e di grande rilievo nella lotta contro di lui sostenuta dai martiri.
(5) Lett.: più maschia, più virile.
(6) Basilio ricorre alle espressioni con cui Isaia condanna e dileggia l’arro­
ganza e la violenza dei re d’Assiria e Babilonia, ora vinti e ridotti a vergognosa im­
potenza: anche il diavolo sperava di avere più facile trionfo su una donna ma ella
«irridendo alle sue minacce» ne ha riportato splendida vittoria. La irrisio di Dio
su em pie peccatori (cf. Sai 2, 4; 36, 13; Sap 4, 18; Prv 1, 26), modello per quella
analoga dei giusti (cf. Sai 51, 8; Gb 5, 22), è tema biblico variamente utilizzato e
commentato dai Padri, che ritenevano di individuarlo anche nel NT, non alla let­
tera, ma almeno come “atteggiamento”, influenzati in questa “ricerca” da simila­
ri esercizi, consueti nelle scuole di retorica (su cui si veda M. Marin, Irrisio. Note
di lettura agostiniana·. VetChr 17 [1980], 370-380). In ambito più specificamente
agiografico la irrisio del martire per le minacce e le torture del giudice «tiranno»,
considerate quali espressioni della violenza e tracotanza del diavolo, nemico per
antonomasia del cristianesimo, trovava appoggio scritturistico nella sprezzante
derisione per il «tiranno» persecutore, Antioco, da parte della madre dei 7 fratel­
li Maccabei (2 Mac 7,27). Pertanto la irrisio dei martiri all’indirizzo dei giudici di­
viene uno degli abusati luoghi comuni in cui si traduce la compiaciuta tendenza
di molti panegiristi alla iperbole (cf. M.L. Ricci, Topica pagana e topica cristiana ne­
gli «Acta martyrum»·. Atti dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere «L a Co­
lombaria», 28 [1963/64], 38ss.).
Giulitta 49

La narratio: da accusatrice ad accusata

Era sorta una lite fra lei ed uno dei magnati della città
{Cesarea), uomo avaro e violento che aveva accumulato la
sua ricchezza grazie a rapine e ruberie 7: avendo costui rita­
gliato per sé una notevole quantità di terreno e trasferito dal­
la donna a se stesso campi, ville di campagna, bestiame, ser­
vi e tutto quanto serve per vivere, si rivolse al tribunale fi­
dando nell’appoggio di calunniatori e falsi testimoni e sul­
l’offerta di donativi ai giud ici8.
Quando giunse il giorno stabilito, l’araldo fece l’appello
ed erano già pronti i difensori: allorché ella cominciò a ren­
dere nota l’arroganza dell’uomo e si apprestava a narrare il
modo con cui sin dall’inizio era venuta in possesso della sua
proprietà e la lunghezza del tempo che (ininterrotto) garan­
tiva il suo dominio, e inoltre stava per lagnarsi della violenza
e dell’arroganza dell’uomo, ecco che costui, fattosi innanzi,
dichiarò che non era possibile continuare il processo: infatti
non era legale che partecipassero dei diritti comuni coloro
che non onoravano gli dèi degli imperatori e non rinnegava­
no la fede in Cristo. Al giudice parve che egli dicesse cose
giuste e proponesse cose indispensabili. Subito sono portati
incenso e braciere ed è fatta una proposta ai contendenti: se
avessero rinnegato il Cristo avrebbero beneficiato delle leggi
e della loro protezione; se invece fossero rimasti attaccati al­
la fede non avrebbero potuto partecipare né a tribunali, né a
leggi, né ad altro diritto civico in quanto colpiti da infamia
secondo il decreto emanato dai governanti del tempo (7).

7 Cf. 1 Cor 5,10-11. 8 Cf. At 6,12-13; Sir 20,29; Es 23,8; Dt 16,19; 27,25.

(7) È probabile che Basilio faccia riferimento al primo editto di per


zione emanato da Diocleziano (Nicomedia, 23 febbraio 303), che prevedeva per i
50 Basilio di Cesarea

II processo per lesa maestà

2. Ordunque, cosa avvenne in seguito? Forse che e


allettata dalle ricchezze? o trascurò i vantaggi (della vita fu­
tura) a causa di una lite con un uomo ingiusto? oppure fu at­
territa dal pericolo che pendeva sul suo capo ad opera dei
giudici? Certamente no, anzi dice: «Vada in malora la vita, si
perdano pure le ricchezze, neppure il corpo mi sia lasciato
prima che io pronunzi una qualche parola empia contro Dio,
mio creatore» (8). E quanto più vedeva il giudice reso furio­
so da queste parole e accendersi di grandissima ira contro di
lei, tanto più ringraziava Dio poiché, sebbene ella conten­
desse su beni corruttibili, le sembrava in realtà di assicurarsi
il possesso dei beni celesti; ed era spogliata della terra al fine
di guadagnare il paradiso, condannata all’infamia per esser
fatta degna delle corone di gloria 9, sottoposta a torture fisi­
che e privata della vita temporale al fine di ricevere le beate
speranze 10 e trovarsi con tutti i santi nella gioia del regno (9).

9 1 Pt 5, 4. 10 Tt 2,13.

cristiani confessi la proibizione di proporre azione legale e sostenere accuse in tri­


bunale. Su tale editto si vedano le testimonianze di Eusebio (Storia ecclesiastica 8,
2, 4) e Lattanzio (La morte dei persecutori 13, 1). Pertanto Giulitta avrebbe subi­
to il martirio qualche tempo dopo, nel 304, già secondo il Baronio: ASS lulii VII,
153.
(8) È in sintesi null’altro che la confessio del martire, in funzione antiidola-
trica, di un Dio unico, creatore dell’universo e summum bonum.
(9) Cf. Le 15, 7.10. La eroica “scelta” di morte, che genera e ottiene la vera
vita , si prestava ottimamente ad essere evidenziata dal panegirista con una serie
accurara di antitesi fra l’ira del giudice e la sovrana calma della martire in pre­
ghiera, fra i beni corruttibili e quelli celesti, fra la terra e il paradiso, fra l’appa­
rente infamia presente e la gloria futura, infine, fra la morte in mezzo alle torture
e la gioia perenne con i santi.
Giulitta 51

ha condanna al rogo: il discorso di commiato

E poiché spesso interrogata, spesso pronunciava la me­


desima risposta, dichiarandosi serva di Cristo (10), ed ese­
crava quanti la esortavano all’abiura, allora quel giudice di
ingiustizia (11) non solo la privò dei beni dei quali ingiu­
stamente e contro le leggi era stata spogliata ma punì anche
la sua stessa vita condannandola al fuoco, com’era consue­
tudine. Ella invece giammai verso alcuno dei piaceri della
vita si affrettò velocemente così come andò incontro a quel­
la fiamma con viso e contegno e parole e gioia fiorente, ma­
nifestando la gioia sovrabbondante dell’anima, esortando le
donne presenti a non essere delle rammollite nelle fatiche
per la pietà, né ad allegare come scusa la debolezza della
natura.
Diceva: «N oi donne siamo fatte della medesima massa
corporea (12) degli uomini. Come loro, anche noi siamo state
create a immagine di Dio n. Similmente al maschio la femmi­
na è stata fatta capace di virtù dal Creatore. Non siamo for­
se affini in tutto agli uomini? Infatti non solo carne fu presa
per la creazione della donna ma anche osso dalle ossa u. Sic­

11 Gn 1,27. I2 G n 2 , 23.

(10) Cf. Le 1, 38. L’allusione alla risposta della Vergine Maria all’annuncio
dell’angelo Gabriele, se fosse sicura, sarebbe suggestiva: Giulitta, nuova «serva del
Signore», pronuncerebbe il suo fiat al martirio che l’attende, come Maria al piano
divino dell’Incarnazione; insomma, la Madre del Crocifisso, exemplum della don­
na martire. Più verosimilmente l’espressione basiliana, posta sulla bocca di Giu­
litta, è variante al femminile di epiteto già presente nel cristianesimo primitivo per
designare, secondo un ripetuto uso apostolico prevalentemente paolino (ad es.
Rm 1, 1; Fil 1, 1; Tt 1, 1; Gal 1, 10; 1 Cor 7,22; E f 6, 6; Col 4, 12; 2 Tm 2, 24; Gc
1, 1; 1 Pt 2, 16; 2 Pt 1, 1; G d 1), i fedeli e la loro «appartenenza» a Cristo.
(11) Altra espressione ossimorica ricavata direttamente dai vangeli: Le 18, 6.
(12) Il vocabolo phyrama è caro alle lettere paoline: cf. 1 Cor 5, 6-7; Gal 5,
9;R m 11, 16.
52 Basilio di Cesarea

ché costanza, fortezza e sopportazione sono dovute al Signo­


re in egual modo sia dagli uomini che da noi donne» (13).
Dopo aver detto queste cose si lanciò sulla pira che, ab­
bracciando il corpo della santa come luminoso talamo (14),
fece salire l’anima alla dimora celeste e al riposo merita­
to (15) mentre conservò integro il corpo venerando per i pa­
renti: esso, deposto nel vestibolo bellissimo di un tempio cit­
tadino, santifica questo luogo e santifica pure quanti vengo­
no in questo luogo.

Epilogo ed esortazione finale

Questa terra, benedetta dall’arrivo della beata, emanò


dalle proprie viscere acqua di natura graditissima; sicché la
martire, assunte le veci di una madre, nutriva come con lat­
te comune quanti abitavano nella città {Cesarea). Quest’ac­
qua è difesa per i sani, dispensatrice di benessere a quanti vi­
vono felicemente nella sobrietà, sollievo per i malati. Eliseo
la produsse a beneficio degli abitanti di Gerico 13, la martire

13 Cf. 2 Re 2, 21-22.

(13) Parallelismi, interrogazioni e reminiscenze bibliche conferiscono rin­


novato vigore protrettico al topos, non nuovo, della debolezza del sesso femmini­
le, ora “occultata” e vinta dal coraggio della martire. Insolita è, invece, la “teoriz­
zazione” - così diversa dalla prassi - della assoluta parità dei due sessi dinanzi a
Dio, avanzata con argomentazioni scritturistiche «protologiche», cioè con il ri­
chiamo aU’origine stessa dell’uomo e della donna. Sulla importanza che da sem­
pre è attribuita alle ultime parole dei morenti (discorso di commiato o testamento
ultimo), soprattutto se illustri e vittime di un potere tirannico, appare superfluo
soffermarsi.
(14) La similitudine, complice Γ iperbole, trasfigura la pira invasa dalle fiam­
me in un luminoso quanto singolare letto nuziale per l’invitta vedova.
(15) Una diffusa convinzione dell’antico cristianesimo accordava ai martiri
l’immediato accesso alla visione di Dio e al paradiso senza attendere la finale ri­
surrezione dei morti.
Giulitta 53

a beneficio nostro dopo aver con la sua benedizione mutato


la comune natura salmastra delle acque confluenti in quel
luogo in un sapore dolce, delicato e gradevole a tutti (16).
Uomini, non vogliate mostrarvi inferiori alle donne nel­
la pietà!
Donne, non allontanatevi da tale esempio! Senza più
scuse applicatevi alla pietà, dopo aver sperimentato nei fatti
che gli svantaggi della natura (17) non vi impediscono in al­
cun modo l’acquisizione del bene (18).

Ripresa del commento a l T s 5, 16-18: antefatto e prologo

3. Mi ero accinto a dirvi molte cose sulla martire m


discorso cominciato ieri e lasciato incompiuto non permette
di soffermarvisi ulteriormente. Per natura io non tollero tut­
to ciò che è imperfetto. Infatti non è visione che rallegra (l’a­
nimo) l’immagine che solo per metà mostra il soggetto imi­
tato, e inutile fatica è quella di un viaggio se il viaggiatore
non giunge sano e salvo alla mèta proposta e neppure alle
stazioni fissate. Poca caccia è lo stesso di non aver cacciato
nulla (19); e quelli che corrono negli stadi, sebbene spesso
siano lasciati indietro di un solo passo, ugualmente perdono

(16) Ήbenefico mutamento delle acque salmastre, per effetto della presen­
za del corpo santo, suggerisce a Basilio l’accostamento comparativo all’analoga
provvidenza del profeta Eliseo nei riguardi degli abitanti di Gerico: Giulitta è la
«m adre» che nutre con questo «latte» l’intera città di Cesarea.
(17) Mi pare preferibile e in sintonia con quanto qui e altrove espresso da
Basilio stili’argomento «donna», tradurre «svantaggi della natura» laddove una re­
sa letterale imporrebbe a primo avviso «inferiorità (elattóma) della natura».
(18) In chiusura Basilio riprende e fa suo - ma tale era anche prima - il mes­
saggio “ideologico” di Giulitta, cercando di ridestare negli uomini presenti un sa­
no istinto di competitività con siffatte donne.
(19) Detto popolare?
54 Basilio di Cesarea

il premio. Pertanto anche noi, che ieri abbiamo rammentato


le parole dell’Apostolo (Paolo) e che speravamo di percor­
rere rapidamente l’intelligenza e la comprensione di esse, ci
siamo trovati a dover tralasciare molto di più di quello che
abbiamo detto: perciò ritengo necessario darvi soddisfazio­
ne delle cose tralasciate.
Ordunque dall’Apostolo era detto: State sempre lieti,
pregate senza interruzione, in ogni cosa rendete grazie 14.
Quanto alla necessità di star sempre lieti, anche se in modo
inadeguato all’argomento assunto, tuttavia si è detto a suffi­
cienza nella giornata di ieri; se bisogna anche pregare senza
interruzione e se sia possibile il compimento di tale precetto,
voi siete già pronti a chiederne ragione, e io secondo le mie
forze assumerò pienamente la difesa di tale sentenza.

È possibile «pregare senza interruzione» ?


Definizione di preghiera (20)

Preghiera è richiesta di bene fatta a Dio da persone pie.


Tale richiesta noi non circoscriviamo affatto alle sole
parole. Infatti non riteniamo che Dio abbia bisogno che le
cose gli siano ricordate con le parole: Egli già sa, anche
quando noi non le richiediamo, le cose che ci giovano. Or-
dunque cos’è questo che diciamo? Che non dobbiamo far
consistere la preghiera nelle sillabe, bensì che essa mostra
tutta la sua efficacia e forza piuttosto nel proposito dell’ani­
ma e nelle azioni virtuose che si estendono a tutta la vita: Sia

14 1 Ts 5, 16-18.

(20) Sul tema si veda la rapida indagine di J. Gribomont, La prière


saint Basile, in Saint Basile, t. 2, pp. 426-442.
Giulitta 55

che mangiate - dice (l’Apostolo) - sia che beviate, sia che fac­
ciate qualsiasi altra cosa, tutto fate a gloria di Dio 15.

La preghiera del giorno

Sedendoti a mensa, prega; prendendo il pane, ringrazia


Colui che te lo ha dato; fortificando la debolezza del corpo
col vino, ricordati di Colui che ti offre tale dono per l'alle­
grezza del cuore 16 e il sollievo delle infermità 17. Ti è passata
di mente la necessità di (prendere) cibo? Tuttavia non ti
sfugga la memoria del Benefattore. Se indossi la tunica, ren­
di grazie a Colui che te l’ha data; se ti avvolgi nel mantello,
accresci l’amore verso Dio che sia d ’inverno che d’estate ci
ha donato vestiti adatti, tali che custodiscano la nostra vita e
coprano le vergogne. Si è conclusa la giornata? Rendi grazie
a Colui che ci ha elargito il sole per il servizio delle faccende
di tale giornata, il fuoco, invece, per illuminare la notte e il
disbrigo delle restanti faccende della vita (quotidiana).

. . . e della notte

L a notte, poi, fornisce altre occasioni di preghiera. Al­


lorquando levi gli occhi al cielo e fissi lo sguardo alle bellez­
ze degli astri, prega il Signore delle cose visibili e adora Dio
ottimo artefice dell’universo, il quale tutto fece con sapien­
za 1S. Quando vedi tutta la natura animale dominata dal son­
no, di nuovo adora Colui che anche contro la nostra volontà

15 1 Cor 10, 31. 16 Cf. Sir 31, 27-28; 40, 20; Sai 103, 15. 17 Cf. 1 Tm
5,23. 18 Sai 103,24.
56 Basilio di Cesarea

attraverso il sonno interrompe la sequela delle fatiche e con


piccola pausa di nuovo ci riconduce nel pieno vigore delle
nostre forze.

4. Ordunque la notte non sia tutta proprietà peculi


caratteristica del sonno, né permettere che attraverso l’inco­
scienza del sonno metà della tua vita divenga inutile, ma sia
ripartita presso di te la durata della notte fra il sonno e la
preghiera, e lo stesso sonno divenga motivo per esercitarsi
nella pietà. Avviene infatti, non so come, che le fantasie del
sonno, perlopiù, siano echi dilatati delle occupazioni della
giornata. Infatti quali sono le nostre occupazioni giornaliere,
tali sono necessariamente quelle notturne del sonno. Così,
prega senza interruzione 19: non esaurendo la preghiera nelle
parole, ma unendo te stesso a Dio con l’intera condotta del­
la tua vita in modo che la tua stessa vita sia una preghiera
continua e ininterrotta.

È possibile «rendere grazie in ogni cosa», anche nel dolore?

Ma (l’Apostolo) dice anche: In ogni cosa rendete grazie 20.


E come è possibile - obiettano - che avvenga ciò, ovve­
ro che l’anima oppressa dal dolore e dalle sventure e come
punta da dolorosi sensi non erompa in pianto e lacrime, ben­
sì renda grazie, come fossero cose buone, anche per quelle
che in verità andrebbero detestate? Quanto poi al male che
il mio nemico potrebbe augurarmi, se ciò mi accade, come
potrò per questo rendere grazie? E stato estratto cadavere
un neonato prematuro e il dolore, più acuto delle doglie del

19 1 Ts 5, 17. 20 1 Ts 5, 18.
Giulitta 57

travaglio, strazia la madre disperata per il figlio tanto amato


e desiderato: come potrà ella lasciare i pianti e prendere pa­
role di ringraziamento? Come? Se rifletterà che per il fan­
ciullo da lei generato Dio è il padre più vero, il tutore più
prudente e il dispensatore della vita. Perché dunque non la­
sciare che i Suoi beni a Suo piacimento siano amministrati
dal Signore prudente e invece ci lamentiamo come fossimo
stati privati del nostro e piangiamo sui morti come se aves­
sero subito ingiustizia? Tu devi pensare questo, che il fan­
ciullo non è morto 21, bensì è stato restituito 22, né che il bim­
bo diletto ha concluso i suoi giorni bensì è partito ed ha an­
ticipato di poco quel viaggio che anche noi necessariamente
dobbiamo compiere.
Dimori sempre in te il comandamento di Dio e ti offra
senza interruzione luce e splendore per il discernimento de­
gli eventi; poiché se esso da molto tempo occupa la direzio­
ne della tua anima e predispone per te opinioni veritiere su
ciascuna cosa, non permetterà che tu sia mutato in peggio da
alcuna delle cose che accadono, ma farà sì che con la mente
così predisposta tu possa reggere, come scoglio lungo il ma­
re, sicuro e immoto alla violenza dei venti e all’assalto dei
flutti.

Natura mortale dell’universo creato

Perché non ti sei già abituato a ritenere soggetto alla


morte tutto ciò che riguarda un essere mortale, ma inaspet­
tata hai accolto la morte di tuo figlio? Quando per la prima
volta ti fu annunziata la nascita di tuo figlio, se qualcuno ti

21 Me 5, 39. 22 Cf. G b l ,2 1 .
58 Basilio di Cesarea

avesse interrogato di qual natura fosse quello che era nato,


che cosa avresti risposto? Forse che avresti negato che era
uomo quello che era stato generato? E se uomo, anche mor­
tale, evidentemente. Quale meraviglia, dunque, se un morta­
le è morto? Non vedi il sole sorgere e tramontare? Non vedi
la luna crescere e decrescere? la terra dapprima fiorire, poi
inaridire? Quale delle cose che ci circondano sta ferma?
Quale ha una natura immota e immutabile? Leva gli occhi al
cielo e poi guarda la terra. Nemmeno questi sono eterni. Il
cielo e la terra passeranno - dice (il Signore)23 -, le stelle ca­
dranno dal cielo, il sole sarà oscurato, la luna non darà la sua
luce 24. Quale meraviglia dunque se anche noi, che siamo
parte del mondo, partecipiamo alle sorti del mondo?

Inutilità della apatheia stoica

Considerando queste cose, allorché anche su di te giun­


ge parte degli accidenti comuni, sopporta in silenzio, non con
indifferenza e neppure con insensibilità - quale guadagno,
infatti, viene dalla impassibilità al dolore? - ma con fatica e
mille sofferenze (21). Tuttavia sopporta come un lottatore co­
raggioso, che mostra vigore e coraggio non solo nel colpire gli
avversari ma anche nel sopportare con animo saldo i colpi ri­
cevuti; come un timoniere accorto e calmo per l’esperienza
acquisita dall’aver molto navigato, ossia conservando ognora
l’animo eretto, su a galla, più alto di qualsiasi tempesta.

23 Mt 24, 35. 24 Mt 24, 29.

(21) Basilio polemizza discretamente con quelle scuole filosofiche, so


tutto stoica, che esaltavano la apatheia alle alterne sorti delle vicende umane, per­
lopiù travagliate e dolorose, come la mèta più ambita dalla ricerca e dalla prassi
intellettuale ed etica del saggio.
Giulitta 59

L’essere privati dell’amato figlio o dell’affettuosa moglie


e delle persone più care, a noi legati da tanto amore, nulla ar­
reca di terribile a chi vi riflette in anticipo, che ha come si­
gnore e guida della propria vita la retta ragione e non si com­
porta secondo consuetudine. Tuttavia la separazione dall’a­
bitudine è più che intollerabile persino per gli animali. Ed io
stesso talora ho visto un bue versare lacrime nella mangiatoia
per la morte del suo compagno di giogo e di pascolo. E pos­
sibile vedere anche altri animali fortemente attaccati alla
consuetudine. Tu, invece, non così hai imparato, né così sei
stato istruito. Trarre inizio di amicizia da una lunga familia­
rità e dalla diuturna consuetudine non è affatto sconvenien­
te; invece piangere sulla separazione a motivo di una lunga
intimità, (questo) è del tutto privo di ragione.

Retta ragione e rifiuto del pianto disperato

5. Ad esempio, ti è stata data in sorte a condivider


piena comunione la tua esistenza una moglie, che ti offre
ogni diletto di questa vita, che è artefice di gioia, procura de­
lizie, accresce le sostanze, nelle afflizioni ti dà sollievo per la
maggior parte delle molestie; ebbene costei d’improvviso ti
è rapita e se ne va (per sempre). Non abbandonarti a dispe­
razione selvaggia; non dire che è il caso a determinare in mo­
do cieco gli avvenimenti come se nessun capo governasse l’u­
niverso (22); né immaginarti un qualche malvagio creatore

(22) E quanto affermavano in modo particolare gli epicurei, al seguit


cune formulazioni del pensiero aristotelico e atomistico, soprattutto. Sul pensiero
di Basilio in proposito cf. D. Amand (E. Amand de Mendieta), Fatalisme et libertà
dans l’antiquité grecque. Recherches sur la survivance de l’argumentation morale an-
tifataliste de Camèade chez les philosophes grecs et les théologiens chrétiens des qua­
tte premiers siècles, Louvain 1945 (rist. Amsterdam 1973), pp. 383-400.
60 Basilio di Cesarea

del mondo (23), magari costruendoti empie dottrine sotto


l’impressione di uno smisurato dolore (24): non uscire mai
fuori dai confini della pietà. Poiché infatti voi due siete dive­
nuti in tutto una sola carne 25, si concede molta indulgenza a
chi dei due accoglie con dolore la divisione e la separazione
dall’intimità con l’altro; non per questo però ti gioverà pen­
sare o dire cose sconvenienti.

Limiti fissati da Dio alla vita di ciascuno

Rifletti che Dio, il quale ci ha plasmati e ha infuso in noi


un’anim a 26, assegnò alla vita di ciascuno una sua propria du­
rata e fissò in maniera diversa per ognuno i limiti per l’usci­
ta (da questa vita). Decise pertanto che uno rimanesse per
un tempo maggiore presente nella carne; di un altro, invece,
dispose che subito fosse sciolto dai legami del corpo secon­
do le inafferrabili ragioni della sua sapienza e giustizia. Or-
dunque come coloro che precipitano nelle prigioni, alcuni
sono rinchiusi nell’oppressione del carcere per un tempo
maggiore, altri invece trovano più rapida liberazione da tale
sventura, così anche le anime (25): alcune sono trattenute in
questa vita per più tempo, altre per meno, in analogia con i

23 Gn 2, 24. 26 Gn 2, 7.

(23) Lett.: demiurgo.


(24) Il riferimento, invero vago, sembra essere al dualismo manicheo di una
radicale contrapposizione fra due principi, luce-tenebra, spirito-corpo, bene-ma-
le, che si combattono fra loro, mescolandosi anche nell’uomo: la vita sarebbe,
dunque, peccato, di cui l’anima non è responsabile perché la tenebra si è appro­
priata della luce, e non viceversa. Di qui la totale svalutazione della materia e una
rinuncia al mondo nell’ambito di un’etica fortemente negativa.
(25) Sono evidenti i presupposti platonici di tali considerazioni, seppure
"confortati” dalla successiva probatio scritturistica.
Giulitta 61

meriti e la dignità di ciascuno, dal momento che Colui che ci


ha creato provvide a ciascuno di n o i 27 con sapienza e profon­
dità tali che nessuna mente umana potrebbe attingere 2S.
Non senti Davide dire: F a’ uscire dal carcere la mia anima 29?
Non hai ascoltato del santo (Tobit) che fu sciolta la sua ani­
ma 30? Cosa disse Simeone quando ricevette fra le braccia il
Signore nostro? Quali parole pronunciò? Non furono forse:
Ora lascia andare il tuo servo, Signore 31? Infatti per colui che
si affretta verso la vita di lassù, più pesante di ogni pena e di
qualsiasi carcere è la dimora nel corpo.
Pertanto non chiedere che le disposizioni (divine) sulle
anime obbediscano al tuo personale piacimento, ma a pro­
posito di coloro che sono stati legati per la vita (i coniugi),
qualora siano separati dalla morte, pensa che essi sono mol­
to simili a viandanti che camminano per un’unica via e che
sono uniti dalla consuetudine di una ininterrotta familiarità
reciproca. Costoro, dopo aver intrapreso di percorrere un
cammino comune, qualora in seguito lo trovino biforcato,
necessariamente devono essere separati l’uno dall’altro, ma
non trascurano i propositi ormai durati nella consuetudine,
anzi, memori della causa che inizialmente li aveva spinti, cia­
scuno si affretta al proprio fine. Come dunque per quelli (i
viandanti) altro era lo scopo del viaggio ma intervenne fra di
loro una familiarità cagionata dall’abitudine a camminare in­
sieme, così anche per coloro che sono uniti dalle nozze o da
qualche altra comunione di vita è stato fissato evidentemen­
te un termine alla vita di ciascuno: necessariamente tale ter­
mine precedentemente stabilito separò e sciolse coloro che
erano legati tra loro.

27 Cf. Eb 11, 40. 28 Cf. Rm 11, 33. 29 Sai 141, 8. 3° Cf. Tb 3, 6.


31 Le 2, 29.
62 Basilio di Cesarea

Ingratitudine e incontentabilità dell’uomo

6. Ordunque sarebbe dovere di animo grato non


portare di malavoglia la separazione ma rendere grazie a Co­
lui che fu autore di questa unione sin dal principio. Tu poi,
anche quando riavessi tua moglie o un tuo amico o tuo figlio
o qualcun altro di cui ora piangi (la perdita), non renderesti
affatto grazie dei beni presenti al donatore, ma al contrario
continueresti a reclamare le cose che sono venute a mancar­
ti. Se poi tu vivessi con la sola moglie, ti lamenteresti di non
avere i figli che desideravi; se anche avessi figli, (obietteresti)
che non sei ricco, oppure anche vedresti (con invidia) alcu­
ni tuoi nemici vivere giorni fortunati.
Pertanto stiamo attenti a non rendere a noi stessi ne­
cessaria la privazione delle persone più care, dal momento
che se sono presenti non ce ne accorgiamo neppure, invece
le desideriamo ardentemente se sono assenti. Poiché, infatti,
non rendiamo grazie per i beni postici innanzi da Dio, si ren­
de per noi necessaria la privazione affinché almeno ci accor­
giamo di essi. Come gli occhi non vedono (distintamente)
ciò che è ammassato in eccesso ma hanno bisogno di uno
spazio commisurato (alla necessità), così anche le anime in­
grate sembrano accorgersi della grazia perduta solo con la
privazione dei beni. Allorché godono di tali beni non cono­
scono alcuna gratitudine per il donatore, dopo la privazione
lodano a più non posso quello che non c’è più.

Tanti i motivi di gratitudine in qualsiasi condizione

Ma nessuno di noi risulta impedito a rendere grazie da


alcuna circostanza della vita, se vuole saggiamente riflettere
su ciascuna cosa. La vita di ciascuno ha molte cose da consi-
Giulitta 63

derare attentamente e non sono affatto prive di diletto, an­


che se accettiamo di guardare a ciò che è inferiore: così dal
confronto con ciò che è più abietto sarà possibile misurare
quanto sia degno di stima il bene che oggi noi abbiamo.
Sei servo? C ’è qualche altro che è più miserabile (di te):
pertanto ringrazia perché sei superiore anche ad uno solo,
non sei stato condannato alla macina, non prendi frustate.
N eppure a quell’altro (servo) mancheranno motivi di
ringraziamento: infatti non porta i ceppi, non è legato al
palo.
Colui che è in ceppi ha egli pure motivo sufficiente per
rendere grazie della vita: vede la luce del sole, respira, rin­
grazia per questi doni.
Sei battuto ingiustamente? Rallegrati per la speranza
dei beni fu tu ri32.
Sei stato condannato giustamente? Anche così rendi
grazie poiché tu espii qui le tue colpe ma non sei riservato al
supplizio eterno per peccati impuniti.
Secondo questo modo di ragionare in qualsiasi circo­
stanza della vita e in qualunque stato è possibile a chiunque
sia saggio di ringraziare sommamente il Benefattore per i be­
ni presenti.
Ora a molti capita lo stesso comportamento degli uo­
mini scontenti: disprezzano il presente ma bramano le cose
assenti. Infatti neppure coloro che si ritengono inferiori a se
stessi compiono verso il Benefattore i loro doveri di ringra­
ziamento per i beni che hanno; anzi dal confronto con quan­
to è superiore evincono quanto siano rimasti indietro, e così
si affliggono e fanno rimostranze sui beni degli altri come se
fossero stati privati dei beni propri.

32 Cf. R m 5,2-3; 12, 12.


64 Basilio di Cesarea

Il servo mal sopporta «di non essere libero; colui che è


cresciuto in libertà, di non essere nobile e annoverato fra gli
uomini in vista, di non poter contare a ritroso fino a sette avi
che siano stati illustri allevatori di cavalli o che abbiano pro­
fuso ricchezze nell’allestimento di spettacoli gladiatorii (26).
Colui che è di stirpe illustre si cruccia perché non può an­
dare fiero di ricchezze; il ricco si affligge e tormenta di non
essere signore di città e genti; il generale, di non essere re; il
re, di non dominare su tutto ciò che è sotto il sole, ma che ci
siano popolazioni non soggette al suo scettro. D a tutto ciò si
ricava che il Benefattore non è ringraziato per alcun dono.

Un cristiano rende grazie nelle circostanze tristi

Noi al contrario, tralasciando le lagnanze sui beni che


non ci sono, impariamo a rendere grazie per i beni presenti.
Nelle circostanze più tristi della vita diciamo al Medico sa­
piente: In una piccola tribolazione c'è la tua correzione per
n o i 33. Diciamo: Buon per me che mi hai um iliato 34. Diciamo:
Non sono paragonabili le sofferenze del momento presente con
la gloria futura che dovrà essere rivelata in noi 35. Diciamo:
Poco siamo stati fustigati per i peccati che abbiamo commes­
so 36. Supplichiamo il Signore: Correggici, o Signore, con giu­
stizia e non con ira 37. Infatti quando siamo messi alla prova
dal Signore siamo corretti per non essere condannati assieme a
(questo) mondo 38.

33 Is 26,16. 34 Sai 118, 71. 35 R m 8 ,18. 36G b l 5 , 11. 37 Ger 10,


24. 38 1 Cor 11, 32.

(26) Più oltre vedi in proposito nota 15 di Gordio 2, pp. 77-78.


Giulitta 65

... e in quelle liete

Peraltro nelle situazioni liete della vita pronunciamo le


famose parole di Davide: Cosa renderò in contraccambio al
Signore per tutte quelle cose che mi ha dato? 39. Dal nulla ci
condusse all’esistenza, ci insignì del dono della ragione, ci
elargì arti e mestieri per il sostentamento della vita, dalla ter­
ra fa spuntare il cibo, pose gli animali al nostro servizio. Per
noi le piogge e il sole; per noi montagna e pianura sono sta­
te bellamente apprestate perché fornissero rifugi (lontani)
dalle cime dei monti. Per noi scorrono fiumi e zampillano
fonti, per noi il mare si apre al commercio, (si scavano) ric­
chezze dalle miniere, da ogni parte cose dilettevoli, poiché
tutto il creato ci porta doni a causa della benevolenza ricca e
senza invidia del Benefattore (27).

La gratitudine per il piano salvifico di Dio

7. Ma perché doversi fermare a dire le piccole cose?


noi Dio (è sceso) in mezzo agli uomini: per la carne corrotta
il Logos si è fatto carne e pose la sua tenda in mezzo a n o i 40.
Dimora fra gli ingrati il Benefattore: per coloro che sedevano
nelle tenebre (splendette) 41 il sole di giustizia42; alla croce (fu
condannato) 43 Colui che non conosceva sofferenza alcu­
na (28), alla morte la v ita44; giù nell’Ade (tenebroso scende)

39 Sai 115, 3. 40 Gv 1,14. 41 Mt 4, 16; Le 1, 79; cf. Is 9,1-2. 42 MI


3,2 0 . 43 Cf. G v 19, 6-7.15-16. 44 Cf. Gv 14, 6; 2 Tm 1,10.

(27) Per questa visione provvidenziale del molteplice mondo del lavoro
umano cf. M. Girardi, Il lavoro nell’omiletica di Basilio di Cesarea: VetChr 31
(1994), 79-110.
(28) Lett.: l’impassibile.
66 Basilio di Cesarea

la lu ce45; risorge per i caduti; (per noi) spirito di figliolanza 46,


distribuzioni di d o n i47, promesse di corone 48 e altre cose an­
cora che non è facile enumerare e a tutte le quali ben si adat­
ta la parola del Profeta (Davide): Che cosa renderemo in con­
traccambio al Signore per tutte quelle cose che ci ha dato? 49.
E (bisogna aggiungere) certamente anche questo che
del (Signore) munifico (il Profeta) dice non semplicemente
che ha dato ma (più precisamente) che ha ripagato (29), co­
me a voler dire che non ha cominciato per primo con un be­
neficio, ma lo ha concesso a coloro che già prima si erano
presentati: infatti il ringraziamento di chi riceve è considera­
to titolo di benemerenza. Egli, anche quando dà dei beni, ri­
chiede da te l’elemosina (deposta) nella mano dei poveri; an­
che se riprende quello che è suo, ti riempie di interi benefi­
ci come se tu avessi dato del tuo.

La risposta dell’uomo all’amore di Dio:


l’amore per il prossimo più sofferente

Pertanto che cosa renderemo in contraccambio al Signo­


re per tutte quelle cose che ci ha dato? 50. Non abbandono la
parola del Profeta, che a ragione è in imbarazzo guardando
alla sua miseria, perché non ha nulla di degno da dare in
cambio. Il Signore, dopo sì grandi e splendidi benefici, ma
che tuttavia non rappresentano il massimo, ci promette per
il futuro benefici ancora più grandi: la gioia del paradiso 51,

45 Cf. At 2,27.31; Rm 10, 6-7; 1 Pt 3,19. 46R m 8 ,15. 47 Cf. 1 Cor 12,
4; Rm 12, 6. 48 G c 1, 12; cf. 2 Tm 4, 8. 49 Sai 115, 3. 50 Sai 115, 3.
51 Cf. Le 15, 7.10.

(29) «Non dedókenai ma antidedòkenai».


Giulitta 67

la gloria nel regno (dei cieli)52, onori uguali a quelli degli an­
geli 53, la conoscenza di Dio 54; il che, per quanti siano stati
ritenuti degni, è il più alto dei beni, cui tende ogni natura ra­
zionale (30), e voglia Iddio che anche noi possiamo raggiun­
gerlo, purificati dalle passioni della carne (31).
Ordunque, si dirà, come mostreremo al prossimo par­
tecipazione e amore - che costituiscono il primo e più per­
fetto dei beni dal momento che l’amore è pieno compimento
della legge 55 - se è vero che, accostandoci a quanti sono op­
pressi da grandi disgrazie, non dovremo fare lamenti né
piangere insieme con loro ma rendere grazie per l’accaduto?
Sopportare il proprio dolore rendendo grazie a Dio è dimo­
strazione di pazienza e di fortezza; ma ringraziarLo per le di­
sgrazie altrui è godere dell’altrui sventura ed esasperarne il
dolore; e questo, poi, quando in realtà l’Apostolo ci invita a
piangere con chi piange 56.
Cosa risponderemo a questa obiezione? Sarà forse ne­
cessario ricordare nuovamente le parole del Signore che ci
comandano di gioire su talune cose e piangere su altre? Ral­
legratevi - egli dice - ed esultate perché grande è la vostra ri­
compensa nei cieli 57; e ancora: Figlie di Gerusalemme, non
piangete su di me, ma piangete sui vostri figli 58. Pertanto la
divina parola ci comanda di gioire ed esultare con i giusti, e
di associarci al pianto e al dolore di coloro che effondono la-

5 2 C f.M t5 ,19; 13 , 43 . 53 Cf. Le 20, 36. 54 Cf. Mt 13,11; Le 8,10; 10,


21-22. S S R m ^ io . 5 6 ^ 1 2 ,1 5 . 57M t5, 12. 58 Le 23,28.

(30) Definizione classica (Platone, Filebo 20d; Aristotele, Etica Nicomachea


A 1, 1094a; Retorica A 1362a.l363b; Plotino, Enneadi 1, 7, 1), ripresa da Basilio
nel suo trattato su Lo Spirito santo 9, 22: SCh 17bis, 324 e nelle Omelie sui salmi
1,3; 114, 1: P G 29, 216B.484C.
(31) Un analogo sviluppo esegetico e morale, ma molto più contenuto, è
nell 'Omelia sul salmo 115, 4: PG 30, 109B.
68 Basilio di Cesarea

crime di penitenza; oppure compiangere coloro che il dolo­


re ha gettato nella insensibilità totale al punto da non accor­
gersi neppure che si stanno distruggendo fino alla morte.

No alle manifestazioni scomposte di dolore

8. Né si deve ritenere che obbedisca compiutamen


precetto divino chi emette gemiti e grida di dolore assieme a
coloro che piangono per la morte degli uomini. Infatti non
lodo il medico che invece di recare aiuto ai malati riempie se
stesso di malattie; né il nocchiero che invece di porsi a capo
dei naviganti, combattere contro i venti, evitare le onde e in­
coraggiare i più timorosi si fa cogliere dal mal di mare e gira
di qua e di là spaventato assieme a coloro che al contrario so­
no inesperti del mare. Tale è colui che avvicinandosi a quel­
li che piangono voglia dare aiuto non attingendo alla propria
ragione ma partecipando alla sconvenienza delle passioni al­
trui. Ne consegue che compianga le disgrazie degli afflitti.
Invece ti conquisterai la simpatia dei sofferenti in que­
sto modo: da una parte non irridendo alle loro disgrazie,
dall’altra non mostrandoti indifferente alle loro sofferenze.
E sconveniente prendere parte più del giusto al dolore dei
sofferenti al punto da gridare e lanciare alti lamenti assieme
al malcapitato, oppure in tutto il resto imitare ed emulare
chi è reso cieco dal dolore: ad esempio, appartarsi insieme a
lui, come lui vestire di nero, giacere per terra magari anche
con i capelli arruffati e trascurati. D a questi comportamen­
ti il dolore è maggiormente eccitato piuttosto che ammansi­
to. Non vedi che l’ernia e il mal di milza, se vi si aggiungo­
no all’una ferite e all’altro le febbri, accrescono le sofferen­
ze? che le mani, al contrario, calmano il dolore con dolci
massaggi?
Giulitta 69

Anche tu, dunque, non esasperare il dolore con la tua


presenza, né abbatterti assieme a chi è già abbattuto. E
senz’altro necessario che colui che voglia sollevare chi è de­
presso mostri di stare più in alto di chi è caduto; chi inve­
ce ugualmente si abbatte assieme ad un altro, ha bisogno
lui pure di chi lo sollevi. M a non è sconveniente angustiar­
si per l’accaduto e sdegnarsi in silenzio sulle disgrazie con
volto pensoso e atteggiato a gravità, che mostri la parteci­
pazione commossa dell’animo; se poi parli, è sconveniente
investire subito con rimproveri come a saltare addosso e
calpestare coloro che giacciono per terra: i rimproveri sono
penosi per quanti hanno l ’animo sconvolto dal dolore, e
del pari non sono accette ai sofferenti e incapaci di arreca­
re conforto le parole di coloro che sono del tutto indiffe­
renti al dolore altrui.
Al contrario, se tu consenti che essi gridino cose vane e
inutili, e gemano, quando ormai il male ha allentato un p o ’
la sua morsa ed è diminuito, proprio allora conveniente­
mente e con dolcezza è da porre mano al conforto. Perché
anche i domatori di puledri non subito costringono gl’indo­
cili dentro i freni né li arrestano - altrimenti imparano a inal­
berarsi e disarcionare i cavalieri - ma dapprima cedono loro
e ne assecondano gli impulsi; quando poi vedono che hanno
consumato l’ardore a causa dello sforzo e della fatica, pro­
prio allora prendendoli già esausti e sottomessi, con arte li
rendono più docili. Sarà vero quanto dice Salomone: Meglio
entrare in una casa di dolore che in una casa di convito 59, se
usando parola accorta e dolce tu vorrai trasmettere la tua sa­
lute a chi è sofferente, anziché contrarre dal male altrui una
sorta di cecità.

59 Qo 7, 2.
70 Basilio di Cesarea

II pianto annoverato fra le beatitudini:


quello per il peccato e la conversione

9. Bisogna, dunque, piangere con chi piange 60. Qua


vedi un fratello versare lacrime di penitenza sui propri pec­
cati, associati al suo pianto e condividine la sofferenza: rica­
verai dai mali altrui correzione per i tuoi. Infatti chi versa
calde lacrime per il peccato del prossimo, guarisce se stesso
mentre compiange il fratello. Tale era colui (Davide) che di­
ce: M i ha preso lo sdegno contro i peccatori che abbandonano
la tua legge 61. Piangi sul peccato! Esso è malattia dell’anima,
è la morte dell’anima immortale, meritevole di cordoglio e
lamenti incontenibili. Per esso fa’ sgorgare tutte le lacrime
né cessare di emettere gemiti dal profondo del cuore. Pian­
geva Paolo sui nemici della croce di Cristo 62, piangeva G e­
remia sui morti del suo popolo; poiché gli erano insufficien­
ti le lacrime di natura cercava una fonte di lacrime e l’ultima
dimora·. Siederò - dice - e piangerò per molti giorni su questo
popolo e su quanti periscono 63. La Scrittura pone tra le bea­
titudini lacrime e pianto siffatti (32), non la propensione ad
ogni tipo di tristezza e la inclinazione al pianto in qualunque
occasione e per qualsiasi pretesto.

Il vino scaccia la tristezza?

H o visto infatti alcuni gaudenti volgersi in un eccesso di


voluttà alla crapula e alla ubriachezza con il pretesto di scac­

60 Rm 12,15. 61 Sai 118,53. 62 Cf. Fil 3, 18. 63 Ger 8, 23 - 9,1.

(32) Cf. Mt 5, 4. Sul tema si veda il mio Fra esigenze di perfezione e ra


ti con i fratelli. Basilio di Cesarea e le Beatitudini·. DSBP, voi. 7. Beatitudine, Bene­
dizione, Maledizione, Roma 1994, pp. 314-352.
Giulitta 71

ciare in tal modo la tristezza, tentando persino di scusare la


loro intemperanza con le parole di Salomone: Date vino a chi
è nella tristezza M. Si tratta, è vero, di parole del libro dei Pro­
verbi, ma che non consentono licenza di ubriachezza, bensì
sostegno alla umana esistenza.
Infatti, pur tralasciando il senso nascosto (di tali paro­
le) per cui «vino» è da intendere quale «spirituale letizia»,
neppure il senso immediato serba un trascurabile significa­
to: coloro che, distrutti da eccessiva afflizione, sono incon­
solabili del loro grave cordoglio, non trascurino il cibo, ma
con il pane sia fortificato il cuore dell’uomo dedito al dolo­
re, con il vino siano risollevate le forze decadute. Al contra­
rio beoni e ubriachi non calmano affatto il loro dolore (con
ingenti bevute di vino), bensì, divenuti cattivi negoziatori,
scambiano mali con altri mali, ovvero mutano malattie del
corpo con malattie dell’anima: imitando coloro che pongo­
no in equilibrio i bracci della bilancia, aggiungono alla vo­
luttà quel che sottraggono al dolore.
Eppure ritengo che il vino (possa e) debba offrire gio­
vamento alla natura umana, ma non si deve permettere che
esso sia ingerito in quantità tale da offuscare l’intelletto. In­
fatti non svanirà con (una abbondante bevuta di) vino la tri­
stezza, mentre invece si attaccherà all’anima il malanno del­
l’ubriachezza. Poiché se è vero che la ragione è medico del­
la tristezza, l’ubriachezza sarebbe il massimo dei mali, in
quanto pone seri impedimenti alla cura dell’anima (33).

64 Prv 31, 6.

(33) Tali considerazioni Basilio sviluppa estesamente soprattutto nell'


lia contro gli ubriaconi: P G 31, 444-464.
72 Basilio di Cesarea

Epilogo

(Per concludere), ritorna con la mente a ciascuna delle


cose dette e troverai che la prescrizione dell’Apostolo è non
solo praticabile, benanche vantaggiosa: cioè, come si possa
essere sempre lieti seguendo la retta ragione, come pregare
senza interruzione, come rendere grazie in ogni cosa 65, in
qual modo consolare gli afflitti66, affinché tu sia in tutto per­
fetto e ben preparato 67 con l’aiuto dello Spirito santo e per la
grazia, in te dimorante, del Signore nostro G esù Cristo 6S, al
quale sia gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

65 Cf. 1 T s5 , 16-18. 66 Cf. 2 Cor 1, 4. 67 2 Tm 3, 17. 68 c f. 2 Cor


12, 9.
G O R D IO (1)

Proemio

1. È legge (2) di natura per le api che nessuna esca


ri degli alveari prima che il loro re (3) le preceda in volo. Poi­
ché, pertanto, ho visto anche il popolo del Signore ora per la
prima volta (4) uscire incontro ai fiori celesti — voglio dire,
i martiri — ne cerco il condottiero. Chi ha spinto fuori uno
sciame così numeroso? Chi ha potuto mutare l’invernale tri-

(1) Anche Gordio è una gloria locale della Chiesa di Cesarea, un centurio­
ne di cui Basilio tesse il più antico elogio a noi pervenuto. Pronunciato con tutta
probabilità da Basilio già vescovo, nel dies natalis del martire - 3 gennaio secon­
do i sinassari e il Martirologio romano - che di fatto finì per sostituirsi a un’anti­
ca festa pagana in onore di una «divinità amante della guerra» (Marte?), il pane­
girico si rivolgeva a un uditorio che annoverava testimoni oculari ancora viventi
(come il medesimo Basilio affermerà nel successivo § 3): ciò da una parte offre ga­
ranzia di sostanziale attendibilità dei fatti riportati da Basilio, dall’altra fa presu­
mere, come già per quello di Giulitta, che il martirio di Gordio si sia consumato
poco dopo gli inizi della persecuzione dioclezianea.
(2) Nomos, primo vocabolo di questa omelia, è termine chiave perché Basi­
lio istituisca e sottolinei un rapporto differenziato fra a) leggi della natura, b) leg­
gi retoriche dell’encomio profano, c) legge della verità per l’encomio cristiano.
(3) Conformemente all’opinione diffusa tra gli antichi (Aristotele, Storia de­
gli animali 9, 40, 624a; Plinio, Storia naturale 11, 46; Virgilio, Georgiche 4, 21.68,
etc.) anche Basilio riteneva che le api ubbidissero ad un re·. Esamerone 8, 4: SCh
26bis, 446.
(4) Si ricorderà che la celebrazione di Gordio cadeva con tutta verosimi­
glianza il 3 gennaio, per cui Basilio parla giustamente - e ripeterà subito dopo -
di una prima uscita popolare e festosa verso il martyrium suburbano, che sia per­
messa dalla stagione invernale tuttora dominante con i suoi rigori.
74 Basilio di Cesarea

stezza in gioiosa primavera? Oggi infatti e per la prima volta


il popolo, riversatosi (dalle proprie dimore) come da
alveari (5) fuori della città, è convenuto in massa al presti­
gioso santuario suburbano, a questo illustre e meraviglioso
stadio dei martiri (6).
Poiché dunque anche noi siamo stati rialzati e qui con­
dotti, quasi dimentichi degli acciacchi, dalle meraviglie del
martire, suvvia anche noi con quel poco di voce possibile -
così simile al ronzio di ape errante - sussurriamo le gesta di
quell’uomo, come trascegliendo fior da fiore, per compiere
non solo cosa santa ma al tempo stesso grata ai presenti (7).
Infatti quando è lodato un giusto ipopoli si rallegrano ci di­
ceva poc’anzi il sapiente Salomone (8).

1 Prv 29, 2.

(5) La vista di questa folla, straripante dal tiepido chiuso delle proprie abi­
tazioni e in “marcia” verso un unico punto d’incontro come se andasse lieta a una
festa campestre di primavera, evocava naturalmente l’immagine e le abitudini co­
sì calzanti dello sciame delle api. «Apiario di Cristo» è la comunità dei credenti
secondo un’analoga similitudine di Gregorio di Nazianzo, Discorso 44,11: PG 36,
620B.
(6) Cf. 1 Cor 9, 24. L’immagine dello «stadio» e il sotteso riferimento pao-
lino tornano alla fine del panegirico (§ 8). Una passio armena del V secolo (ed. M.
van Esbroeck, in Analecta Bollandiana, 94, [1976], 386) attribuisce al medesimo
Basilio la costruzione del martyrium di Gordio a Cesarea. Un altro martyrìum egli
avrebbe fatto edificare a Cesarea per accogliere le spoglie del martire goto Saba
(su cui cf. le sue Lettere 155,164,165: Courtonne 2, 80-81.97-101), secondo quan­
to sembra suggerire la relativa passio (ed. H. Delehaye, in Analecta Bollandiana,
31 [19121,221).
(7) È piuttosto frequente, quasi un topos, che Basilio denunci le perduran­
ti cattive condizioni della sua salute e la debolezza generale del suo fisico, sia per
chiedere comprensione, sia per imprimere alla sua azione pastorale e, in questo
caso, al suo discorso... rinnovato vigore.
(8) Cf. Mt 12,42. L’assemblea ha appena ascoltato dalle letture liturgiche le
parole alquanto «oscure» di Salomone, che “giustificano” a posteriori le immagini
festive sottolineate con compiaciuto indugio dal panegirista; in realtà Prv 29, 2 ne
costituisce il motivo biblico-liturgico ispiratore poiché è la prima citazione scrit­
turistica annunciata e letterale, introduce quella sezione che la precettistica del-
Gordio 15

Nondimeno mi sono sempre chiesto cosa volesse signi­


ficare l ’autore dei Proverbi con questo detto oscuro (9). For­
se intendeva dire che i popoli provano particolare diletto
nell’ascoltare un retore o logografo valente nell’arte del dire,
che componga un discorso capace di suscitare stupore e am­
mirazione negli ascoltatori con suono leggiadramente riso­
nante nelle orecchie, e accolgano ammirati la scelta ricercata
dei pensieri, l’accurata disposizione sintattica, la espressione
solenne e musicalmente forgiata? Certo non avrebbe potuto
dire questo colui che giammai si è servito di un tal genere di
discorsi, né ci ha mai esortati alla lode dei beati con pom po­
si panegirici colui che dappertutto ha preferito lo stile umile
e la parola disadorna (10).
Dunque, cos’è che vuol dire?
Che i popoli godono di spirituale letizia al solo ricordo
delle belle imprese dei g iu sti2, indotti da ciò che ascoltano
alla emulazione e imitazione dei buoni (11). Infatti le storie

2 Cf. Prv 10, 7.

l’encomio denominava hypothesis ed anzi si identifica con il propositum del prae-


dicator, cioè con l’oggetto e lo scopo del panegirico, la lode del «giusto» Gordio.
(9) Lett.: enigma, termine non ignoto alla trattatistica grammaticale e reto­
rica, ma in questo caso di ascendenza paolina (cf. 1 Cor 13, 12): esso ha avuto for­
tuna nella letteratura esegetica greca - sia presso i letteralisti che gli allegoristi -
ad indicare il significato nascosto, non sempre e non necessariamente allegoriz­
zante, del testo scritturistico, più spesso veterotestamentario. Il «parlare per enig­
mi» era considerato peculiare dell’autore dei Proverbi, ma appariva averlo prati­
cato anche Paolo: cf. Gregorio di Nissa, Panegirico per i 40 martiri 1: G N O 10/1,
137; M. Girardi, Basilio di Cesarea esegeta dei Proverbi·. VetChr 28 (1991), 25-60.
(10) È un topos che ritroveremo puntualmente nei proemi alle successive
omelie sui 40 martiri e su Marnante. Sul genus dicendi simplex della Scrittura nel­
le riflessioni di Basilio si veda il mio «Semplicità» e ortodossia nel dibattito antia-
riano di Basilio di Cesarea: la raffigurazione dell'eretico·. VetChr 15 (1978), 51-74.
Più in generale, per l’assunzione di tale «modello» da parte della predicazione pa­
tristica cf. A. Quacquarelli, Retorica e liturgia antenicena, Roma 1960, pp. 24ss.
(11) Cf. 1 Pt 3, 13; 3 Gv 11. La «enigmaticità» di Prv 29, 2 non è oscurità
di senso letterale, che qui quasi sfiora la ovvietà, ma è nell’equivoco che tale ov-
76 Basilio di Cesarea

degli uomini che abbiano ben operato nella cosa pubblica


arrecano come una luce sul cammino della vita 3 per quanti
intendono salvarsi. Pertanto non appena abbiamo ascoltato
lo Spirito narrare la vita di Mosè, subito ci ha invaso un vivo
desiderio di emulare la virtù di quell’uomo, e il suo caratte­
re mansueto 4 è apparso a ciascuno di noi desiderabile e de­
gno di lode. Mentre infatti si suol tessere gli elogi degli altri
uomini ricorrendo alla amplificazione delle parole, ai giusti
è sufficiente la verità delle loro gesta per mostrarne la eccel­
lenza della virtù. Cosicché allorquando noi narriamo la vita
di quanti si distinsero nella pietà, anzitutto diamo gloria al
Signore attraverso i suoi servi, poi lodiamo i giusti attraver­
so le testimonianze di cui siamo venuti a conoscenza, infine
allietiamo il popolo dei fedeli con l’ascolto di belle ge­
sta (12). Infatti invito alla castità è la vita di G iu sep pe5, esor­
tazione alla fortezza sono le gesta di Sansone 6.

3 Cf. At 2,28 (= Sai 15,11); Prv 6, 23; Ger 21, 8. 4 Cf. Nm 12,3; Sir 45,
4. 5 Cf. Gn 39, 7ss. 6 Cf. G dc 14, 5ss.

vieta può generare in chi interpreti la biblica «letizia» alla medesima stregua e co­
me giustificazione della scomposta eccitazione della folla, plaudente al brillante
oratore e incline a trasformare il clima festivo della celebrazione liturgica in co­
modo pretesto per ogni libertà, anche licenziosa. Sono note le rampogne che i Pa­
dri lanciarono sugli effetti deleteri che l’esplosione generalizzata delle festività
martiriali affacciò sin dal IV secolo. Basilio (vedi sopra, Introduzione, pp. 32-35)
ha parole dure e preoccupate per monaci (Regole ampie 40: P G 3 1 ,1020BC) e co­
muni fedeli (Omelia contro gli ubriaconi 1: P G 31, 445C).
(12) I verbi sono scelti accuratamente e la successione loro assegn
specchia una riflessione matura e consapevole sul ruolo teologico e catechetico del
panegirico cristiano. Con lo stesso riferimento scritturistico a Prv 29, 2 Basilio
presenta in forma più sintetica le medesime convinzioni di teologia e pastorale
martiriale nella lettera 176: Courtonne 2, 113.
Gordio 77

La narratio: il superamento della precettistica encomiastica


profana

2. L a scuola divina (13) non conosce la legge dell’e


mio (profano), bensì considera in luogo degli encomi la te­
stimonianza dei fatti, per sé sufficiente a lodare i santi e la so­
la utile per coloro che s’incamminano sulla via della
virtù (14). (Si sa che) è legge degli encomi indagare la patria,
ricercare la parentela familiare, narrare Veducazione-, ma la
nostra legge, passando sotto silenzio ogni discorso sul pa­
rentado, dà lode piena attingendo alla testimonianza dei me­
riti di ciascuno.
Perché mai, infatti, io diverrei più illustre, qualora la
(mia) città, dopo aver sostenuto dure e grandi battaglie, ab­
bia infine innalzato splendidi trofei sui nemici? Quale gloria
(io ne ricaverei) se essa ha una tale posizione geografica che
le permetta un clima mite sia in inverno che in estate? Se, in­
fine, essa è piena di abitanti e per sé sufficiente ad allevare
bestiame, quale utilità me ne viene? «M a essa supera ogni al­
tra terra che è sotto il sole per mandrie di cavalli» (mi si
obietterà) (15). (Rispondo): Come potrà ciò renderci miglio-

(13) Perifrasi indicante la Chiesa come «luogo» di apprendimento e diffu­


sione catechetica delle Scritture. In Regole ampie 2, 1: PG 31, 908BC, «il dida-
skaleion dei precetti del Signore» è la «fraternità» monastica, realizzazione evan­
gelica della Chiesa nel pensiero di Basilio.
(14) Al ripudio «programmatico» dell’eloquium inflatum ac venustum, ri­
cercato nell’ossequio ai precetti della retorica - si badi bene - profana (e non tout
court), Basilio contrappone con altrettanta programmaticità l’unica «legge» della
verità e «testimonianza» dei fatti realmente accaduti, prolungamento ideale e qua­
si filiazione diretta di quella «legge di natura» che apre non a caso il panegirico.
Sembra che l’oratore cristiano voglia discretamente suggerire che la lode per il
martire vada proposta ai fedeli sulla base di quella verità - pleniore sensu - per la
quale quello diede la sua martoria·, ovvero la testimonianza e la lode dei presenti,
quali segni del culto per quella medesima Verità per la quale il martire soffrì.
(15) Erano universalmente note e apprezzate le prestigiose razze equine di
78 Basilio di Cesarea

ri secondo l’umana virtù? O forse, discorrendo delle cime


del vicino monte (Argeo) (16), svettanti al di sopra delle nu­
bi e più che altre slanciate nell’aria più pura, inganneremo
noi stessi che siano queste le cose che danno lode piena agli
uomini? E sommamente risibile ritenere di celebrare le lodi
dei giusti, che non hanno tenuto in alcun conto il mondo in­
tero 7, a partire da alcune di quelle cose da loro per nulla sti­
mate.

Utilità e verità della memoria dei martiri

Ordunque è sufficiente la memoria per un giovamento


perenne: infatti essi (z giusti) non hanno bisogno di aggiunte
a fin di lode, mentre noi, ancora in vita, necessitiamo di me­
moria a fin di imitazione (della loro santità). Perché come la
luce si sprigiona naturalmente dal fuoco, e l’odoroso profu­
mo dall’unguento, così pure alle buone azioni necessaria­
mente segue giovamento morale (per quanti le imitano) (17).
Tuttavia neppure ciò è di poco momento, ovvero co­
gliere la verità dei fatti di allora, perché fino a noi è perve­

7 Cf. Mt 16, 26; Gv 15, 19; 1 Gv 2, 15.

Cappadocia. Basilio ha modo di menzionarle più di una volta nel corso delle sue
omelie al popolo per riprovare l’infatuazione e l’ostentazione sociale di uno status
symbol da parte dei suoi concittadini più danarosi. Di larghissimo favore popola­
re erano pertanto gli spettacoli e le competizioni equestri, cui sarà fatto riferi­
mento proprio nel successivo paragrafo di questa omelia perché nell’imminenza
dell’inizio di una di queste attesissime gare il centurione Gordio si presentò nello
stadio gremitissimo per autodenunciarsi.
(16) Dominava la capitale, Cesarea, dall’alto dei suoi 3916 m.
(17) E la nozione di òpheleia come fine della narratio agiografica e quindi
giustificazione del ricorso («secondo le nostre leggi») allo strumento laudativo
dell’antica eloquenza epidittica: cf. a tal proposito soprattutto il § 2 della succes­
siva Omelia sui 40 martiri.
Gordio 79

nuto solo un debole ricordo, che ci ha conservato (notizia


del) coraggio di quell’uomo ( Gordio) nelle prove. Per cui il
nostro compito sembra assomigliare in qualche modo a quel­
lo dei pittori. Infatti allorquando questi tracciano immagini
(derivandole) da altre immagini, accade che si allontanino di
molto dai modelli; ed anche noi, ben lontani come siamo dal­
la visione diretta dei fatti, corriamo rischio non piccolo di
sminuire la verità. Ma poiché è giunto il giorno che riporta la
memoria del martire, che combattè splendidamente per te­
stimoniare Cristo, diremo tutto quello che sappiamo.

Tratti biografici di Gordio

Costui fu generato da questa città {Cesarea), ragion per


cui molto più noi lo amiamo in quanto è peculiare gloria no­
stra. Come infatti gli alberi feraci affidano alla propria terra
i frutti che offrono in nutrimento, così anche costui, uscito
dai nostri lombi e innalzato fino alle più alte cime della glo­
ria, fece godere liberalmente dei propri frutti di pietà colei
(la patria) che l’aveva generato e allevato. Sono buoni anche
i frutti dei paesi stranieri, purché dolci e nutrienti; ma mol­
to più dolci di quelli forestieri sono quelli della nostra terra
e dei nostri campi perché al piacere intrinseco aggiungono
anche una sorta di vanto e ornamento per i nostri prodotti
più tipici.
Fu arruolato nell’esercito in posizione prestigiosa tanto
che gli fu affidato il comando di cento soldati (18), e si di­
stinse nei ruoli militari per vigore fisico e fortezza d ’animo.

(18) Aveva cioè raggiunto il grado di centurione, ufficiale subalterno n


mente incaricato del comando di una centuria, nominato fra i tribuni militari. Au­
gusto aveva concesso ai centurioni di aspirare ai gradi di ufficiale (militia equestris).
80 Basilio di Cesarea

L’editto di persecuzione

Allorquando il tiranno di quel tempo portò la selvati­


chezza e crudeltà del suo animo fino a fare guerra alla Chiesa
e levare la sua mano ostile a Dio contro la pietà (19), dapper­
tutto erano promulgati editti e rescritti erano affissi in ogni
piazza e luogo pubblico a vietare che si adorasse Cristo e con­
dannare a morte quanti lo avessero ugualmente adorato; era
comandato inoltre di fare gesto di sottomissione a tutti gl’i­
doli e ritenere dèi pietre e legni trasformati in sculture artisti­
che: i recalcitranti avrebbero subito pene intollerabili (20).
Confusione e turbamento attraversavano l’intera città
{Cesarea), e saccheggi erano effettuati ai danni dei cultori
della pietà: erano depredati gli averi, lacerati dalle battiture
i corpi dei seguaci di Cristo, trascinate in pubblica piazza le
donne; non c’era più gioventù compassionevole, non più
vecchiaia veneranda; quanti non avevano commesso alcuna
ingiustizia subivano le pene dei malfattori. Le carceri diveni­
vano sempre più strette e affollate, deserte erano le case una
volte prospere, pieni di fuggiaschi i deserti 8. L a pietà era
considerata capo di accusa contro coloro che subivano tutto

8 Cf. Sai 54, 8; Eb 11,38.

(19) Che non sia solo ossequio precettistico a quello che il Delehaye chia­
mava «orrore dei nomi propri» (Les Passions des martyrs et les genres littéraires,
Bruxelles 19662, pp. 150ss.) ma vera e propria caratterizzazione moralmente ne­
gativa dell’imperatore persecutore, si ricava dalle medesime parole di Basilio. Ciò
non toglie che l’epiteto tiranno all’indirizzo di governanti persecutori possa avere
lontane origini platoniche e stoico-ciniche, e sia già radicato stabilmente nella to­
pica martiriale: cf. M.L. Ricci, Topica pagana e topica cristiana negli «Acta marty-
rum»: Atti dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere «L a Colombaria», 28
(1963/64), 40-48.
(20) L’editto è stato attribuito ora a Galerio (304-311), ora a Licinio (308-
324). Quest’ultima è l’opinione maggiormente seguita, anche perché avallata dai
sinassari bizantini e dalla passio armena del V secolo.
Gordio 81

questo: il padre tradiva il figlio, il figlio denunciava il padre,


l’uno contro l’altro infuriavano i fratelli, i servi insorgevano
contro i loro padroni (21). Una notte funesta ricoprì la vita
(degli uomini), mentre tutti si ignoravano a vicenda in preda
a folle delirio diabolico: abbattute da mani empie erano le
case di preghiera 9, rovesciati gli altari, non più offerta, non
più incenso, non più luogo per celebrare sacrifici (22), bensì
una malefica tristezza si stendeva come nube a impadronirsi
di tutto. Costretti alla fuga gli adoratori di Dio, gettata nel
terrore ogni comunità di pietà, i dèmoni al contrario danza­
vano allegramente insozzando tutto di sangue e di grasso fu­
mante (delle vittime sacrificali pagane) (23).

La fuga sui monti

Fu allora che questo prode, prevenendo le costrizioni


dei giudici, e dopo aver gettato via da sé la cintura e ogni in­
dumento militare, si diede alla macchia, disprezzo le cariche,

9 Mt 21, 13.

(21) Cf. Mt 10, 21: uno dei segni dello scoppio della persecuzione contro i
suoi futuri seguaci era già stato indicato da Gesù appunto nel «tradimento reci­
proco» e nel mortale sovvertimento dei legami più stretti, familiari e sociali.
(22) Os 3, 4; Dn 3, 38 (dal cantico di Azaria nella fornace babilonese sulla
desolazione del culto e della città santa Gerusalemme).
(23) Basilio usa nella descrizione (ekphrasis retorica) della persecuzione
«colori» drammatici, non necessariamente documentari, anche perché talvolta
mutuati dalla Scrittura, come sopra annotato. Il Delehaye metteva in guardia da
questo «modello famoso e sovente imitato»: le tante ed evidenti tracce di influen­
ze sofistiche impediscono di considerarlo un documento storico dell’impatto del­
la persecuzione dioclezianea a Cesarea, nonostante che fra gli ascoltatori ci fosse­
ro ancora dei sopravvissuti (Les Passions des martyrs, pp. 160-162). Si aggiunga
che analogie, anche formali, possono cogliersi nelle descrizioni basiliane delle vio­
lenze degli ariani contro gli ortodossi: Lettere 92; 242,2; 243,2: Courtonne 1,198-
203; 3, 66-67.69-70; Lo Spirito santo 30, 77: SCh 17bis, 522-526.
82 Basilio di Cesarea

disprezzo la gloria, le ricchezze di ogni genere, le parentele,


gli amici, i servi, i piaceri della vita, insomma tutto ciò che
agli uomini appare oltremodo desiderabile: fuggì verso le so­
litudini impervie e dirupate (dell’Argeo), ritenendo la vita
con le fiere più tranquilla della convivenza con gli adoratori
degli idoli. Allo stesso modo di Elia, pieno di zelo 10, il qua­
le, allorché vide l’idolatria imperante a Sidone, fuggì sul
monte Oreb e visse in una caverna alla ricerca di Dio finché
vide il massimo delle cose desiderabili, cioè Dio, per quanto
è possibile ad un uomo (24).

Preparazione “ascetica” al martirio

3. Tale era anche Gordio, che fuggiva dalla tumult


vita cittadina: assembramenti di piazza, fasto dei magistrati,
tribunali, calunniatori, venditori, compratori, promesse e
spergiuri, linguaggio sboccato, scurrilità e tutto ciò che le
città popolose si trascinano dietro quale inevitabile bagaglio.
(Si impegnò dunque) a render puri l ’udito, l’occhio e prima
di tutto il cuore per esser fatto capace di conseguire alfine la vi­
sione di Dio e la beatitudine 11: rivelazioni e misteri gli furo­
no concessi e svelati non da uomini né per mezzo di uomini,
ma avendo quale grande maestro lo Spirito di verità 12.

10 Cf. 1 Re 19, 10.14; 1 Mac 2, 58. J1 M t5 , 8. 12 Gv 14, 26; 16, 13.

(24) Cf. 1 Re 19, lss. Anche Atanasio di Alessandria aveva assunto Elia
le esempio biblico per giustificare la sua fuga nel deserto e scampare alle perse­
cuzioni e agli sbirri dell’imperatore Costanzo: Apologia della sua fuga 10: SCh 56,
145. E Basilio non poteva dimenticare che i suoi nonni patemi, dopo aver subito
la confisca dei beni, furono costretti dalla persecuzione di Massimino Daia (+313)
a fuggire e nascondersi con un piccolo seguito sui monti del Ponto per circa 7 an­
ni: Gregorio di Nazianzo, Discorso funebre per Basilio 43, 5-6: SCh 384, 124-128;
Gregorio di Nissa, Vita di Macrina 20: SCh 178, 206.
Gordio 83

D a ciò desumendo la inutilità, vanità e fragilità della vi­


ta più dell’ombra e di ogni sogno, avvertì prepotente dentro
di sé il desiderio della vocazione celeste 13. E come un atleta,
consapevole di essersi sufficientemente esercitato e prepara­
to alla lotta con digiuni, veglie 14, preghiere e incessante me­
ditazione degli oracoli dello Spirito (25), riservò a se stesso
questo giorno (che noi ora celebriamo) in cui tutta quanta la
città, convenuta in teatro per una festività in onore di una di­
vinità amante della guerra (Ares/Marte?), avrebbe assistito a
uno spettacolo di corsa equestre (26).

Ritorno in città e autodenuncia

Allorquando, dunque, tutto il popolo si raccolse nella


parte più alta (dello stadio), presenti giudei e greci (27), a Ιο­

υ FU 3, 14. 14 Cf. 2 Cor 6, 5.


(25) La nuova condizione di Gordio, dettata primariamente da necessità di
salvezza dalla persecuzione, è presentata in termini di «scelta ascetica» come fuga
dal clamore e dallo spettacolo di peccato della capitale per approdare alla visione
di Dio e alla santità attraverso un iter di rinuncia e purificazione totale sotto la gui­
da dello Spirito e della Scrittura. Il brano ha indotto altri a ritenere che il centu­
rione, nato in una famiglia cristiana («... ho adorato Dio sin da fanciullo»·. § 7),
fosse ancora catecumeno: il martirio sarebbe stato il suo battesimo di sangue. Ma
la terminologia ascetica adottata da Basilio in coerenza con Yexemplum di Elia nel
deserto (modello riconosciuto del monacheSimo eremitico), di cui Gordio rical­
cherebbe le orme, fa sì che «la rivelazione dei misteri e la visione di Dio ad opera
dello Spirito» non abbiano più mero significato iniziatico e catecumenale bensì di
approdo alla perfezione deÙ’ascesi, considerata, forse, come preparazione imme­
diata e suggello dell’imminente perfezione del martirio.
(26) Le celebrazioni in onore di Ares/Marte si svolgevano il 27 febbraio e
in particolare il 14 marzo (nel mese, cioè, a lui dedicato): esse culminavano in una
corsa di cavalli (Equirria). Tuttavia la perifrasi, peraltro banale, non aiuta a favo­
rire una tale identificazione piuttosto che quella di altra innominata divinità guer­
riera locale.
(27) Anche alla luce del giudizio moralmente negativo che Basilio espri­
merà subito dopo nei confronti di cristiani colà presenti in contrasto con i propri
84 Basilio di Cesarea

ro si era mescolata pure una massa non piccola di cristiani,


di quelli cioè che, vivendo senza alcuna precauzione, siedono
in compagnia degli stolti, né si allontanano dalle adunanze dei
m alvagi 15: anch’essi allora spettatori della velocità dei caval­
li e della perizia degli aurighi. Persino i padroni avevano la­
sciato andare i servi, e i giovanetti dalle scuole accorrevano
allo spettacolo; e c’erano anche donne, per quanto di condi­
zione popolare e oscura: insomma lo stadio era pieno in ogni
angolo e tutti erano già pronti a godersi lo spettacolo della
gara dei cavalli.
Proprio allora quest’uomo coraggioso, grande nell’ani­
mo e grande negli intendimenti, scendendo dall’alto dei
monti giù in teatro, non temette la folla, né pensò fra sé (con
terrore) a quante mani ostili si abbandonava, ma con cuore
intrepido e animo elevato, dopo aver superato, simili a roc­
ce impervie e fitta foresta, quanti sedevano tutt’intorno nel­
lo stadio, vi si fermò nel mezzo a conferma del detto (scrit-
turistico) secondo cui il giusto sta sicuro come un leone 16.
Egli era di animo così intrepido che, comparso al cospetto
del teatro, con voce franca e sicura (28) gridò quelle parole
che alcuni (di voi), tuttora viventi, allora udirono: M i feci tro­
vare da coloro che non mi cercavano, mi presentai a coloro che
non mi interrogavano 17; con ciò voleva significare che si
esponeva al pericolo non spinto da forza maggiore bensì si

15 Sai 25, 4-5; 36, 27. ^ Prv 28, 1. 17 Rm 10, 20 (cf. Is 65, 1).

convincimenti etici, l’accostamento «giudei e greci» palesa evidentemente non


tanto una connotazione etnica quanto religiosa, ovvero il fronte «avversario» per
un cristiano dell’epoca, composto da «giudaizzanti e pagani».
(28) È la parrhèsia = libertà di parola nello Spirito, promessa da Cri
quanti gli avrebbero reso «testimonianza» dinanzi ai persecutori (cf. Mt 10, 19-
20). Si veda in proposito C. Mazzucco, Il significato cristiano della «libertas» pro­
clamata dai martiri della «Passio Perpetuae», in Forma futuri. Studi in onore del
card. M. Pellegrino, Torino 1975, pp. 542-565.
Gordio 85

consegnava spontaneamente alla lotta per imitare il Signore,


il quale si consegnò da sé ai giudei che non lo riconoscevano
nelle tenebre della notte (29).

Il processo

4. Subito l’attenzione dell’intero teatro si volse a


spettacolo strano e inaspettato: un uomo di orrido aspetto,
capelli irsuti per prolungata permanenza fra i monti, barba
folta, vesti sordide, corpo interamente scarnificato, portava
bastone e bisaccia; e tuttavia risaltava su tutto ciò una grazia
che lo avvolgeva di luce interiore. Non appena fu noto chi
egli fosse, immediatamente si levò da parte di tutti un con­
fuso e alto clamore: applaudivano per la grande gioia i fra­
telli di fede 18, mentre gli avversari della verità (30) incitava­
no il giudice a comminargli la morte, avendolo già giudicato
degno della pena capitale.
Ormai l’aria risuonava tutta di grida, dappertutto era
tumulto: trascurati i cavalli, trascurati gli aurighi, inutile m o­
stra facevano di sé i carri strepitanti. Nessun occhio era ad
altro intento che a guardare Gordio, nessun orecchio altro
voleva udire se non le parole di lui. E un clamore confuso,
attraversando come vento l’intero teatro, superava lo strepi-

18 Gal 6, 10.

(29) Cf. Gv 18, 4ss. Appare chiara la probatio scritturistica allegata da Ba­
silio: la successione ravvicinata e in precisa evidenza testuale delle tre citazioni
(Prv 28, 1; Rm 10, 20; Gv 18, 4ss.) convergeva alla caratterizzazione «biblica» e
particolarmente «eristica» della fede di Gordio, che si offre al cospetto di tutti co­
me sacrificio volontario a imitazione di Cristo, «leone della tribù di Giuda» (Ap 5,
5), e della sua oblatio nel Getsemani.
(30) Trasparente perifrasi per stigmatizzare la «malvagia» alleanza - poco
prima segnalata - di «giudei e greci».
86 Basilio di Cesarea

to dell’ippodromo. Allorquando finalmente gli araldi inti­


marono il silenzio alla folla, furono riposti i flauti e tacquero
gli strumenti musicali, Gordio potè essere ascoltato, a G or­
dio solamente si guardava.
Subito fu trascinato al cospetto del governatore, colà as­
siso per indire la celebrazione della gara. Ordunque con vo­
ce dolce e cortese costui chiedeva chi fosse e donde venisse.
(Gordio) dopo aver risposto sulla patria, la famiglia, le
dignità acquisite, il motivo della fuga, il ritorno, aggiunse:
«Eccom i pronto a mostrare con i fatti il disprezzo dei vostri
editti e la fede in Dio nel quale ho riposto la mia speran­
za (31). E poiché ho saputo che ben pochi ti superano per
crudeltà, ho scelto come a me favorevole questo tempo 19per
portare a compimento il mio desiderio».

Le torture

Con queste parole infiammò come fuoco l’ira del go­


vernatore ed eccitò contro se stesso il furore di lui, che in­
timò: «Chiamate i littori (32): dove sono i flagelli con piom­
bo? dove le verghe? Sulla ruota lo si stenda, sul cavalletto lo
si faccia contorcere. Si portino strumenti di supplizio: le fie­
re, il fuoco, la spada, la croce, una fossa sia apprestata. Q ua­
le guadagno, infatti, potrà cavarne il reo morendo solo una
volta?».

19 Cf. 2 Cor 6, 2.

(31) 2 Cor 1, 9-10: Abbiamo ricevuto la sentenza di morte... da quella mor­


te però (Dio)... ci libererà per la speranza che abbiamo riposto in lui.
(32) Precedevano e assistevano i magistrati muniti di imperium, recando
sulla spalla sinistra il simbolo e lo strumento di coercizione di questi: fasci di ver­
ghe per la fustigazione e, al centro di esse, una scure per la decapitazione.
Gordio 87

Anticipando subito la risposta, Gordio disse: «Quale per­


dita, invece, se per Cristo non potrò morire molte volte!» 20.
(Il governatore), in aggiunta alla naturale crudeltà, di­
ventava ancor più furioso guardando alla fiera dignità di
Gordio, poiché riteneva per sé disonorevole la sua baldan­
zosa altezza d ’animo. E quanto più vedeva intrepido il suo
cuore tanto più infuriava e smaniava di vincerne la resisten­
za escogitando nuovi supplizi. Questo il comportamento del
governatore.

Fiducia in Dio e desiderio della speranza beata

5. (Il martire), invece, con gli occhi rivolti a Dio rip


va alla sua anima alcuni sacri salmi dicendo: Il Signore è il mio
aiuto, non avrò paura; che cosa potrà farm i l’uomo? 21 oppure:
Non avrò paura del male perché Tu sei con me 22, e altri simili
di esortazione alla fortezza, che aveva appreso dalle Scritture
divine. Era tanto lontano dal cedere alle minacce e tremare
per la paura che anzi provocava (i carnefici a infliggergli) i
supplizi più terribili: «Perché indugiate - diceva - , perché ve
ne state fermi? Sia dilaniato il corpo, siano ritorte le membra,
martoriateli a vostro piacimento. Non privatemi della beata
speranza 23. Quanto più accrescerete i tormenti, tanto più
grande mi procurerete il premio. Questi sono i patti (vigenti)
fra noi (cristiani) e il Signore: in cambio di lividure e gonfio­
ri sul corpo, rifulgeremo nella risurrezione avvolti di luce 24;
in cambio dell’ignominia, le corone 25; in cambio del carcere,
il paradiso; in cambio della condanna assieme ai malfattori, la

20 Cf. At 21,13. 21 Sai 117, 6. 22 Sai 22, 4. 23C f.T t2 ,1 3 . 24 Cf.


Mt 28, 3 + Sai 91, 14. 25 Cf. 2 Tm 4, 8; Ap 2, 10; 4, 4.
88 Basilio di Cesarea

vita con gli angeli26. (Arate e) seminate molto (sul mio corpo)
affinché io possa raccogliere tanta m esse!» (33).

Dalle minacce alle blandizie

Ordunque, poiché erano incapaci di espugnarlo con il


terrore, né si trovava alcuna via d’uscita, cambiata tattica, si
diedero a blandirlo. Tale è l’astuzia del diavolo: atterrisce i
deboli, (blandisce e) snerva i forti (34). Simili erano le ma­
novre messe allora in atto dal malvagio (governatore). Infat­
ti quando vide che (Gordio) non cedeva alle minacce, tentò
di aggirarlo con l’inganno e con tranelli. Prometteva doni: al­
cuni li avrebbe dati lui stesso, altri assicurava che sarebbero
venuti dall’imperatore, quali una promozione nell’esercito,
premi in denaro, insomma tutto quello che avesse voluto.

La condanna a morte: il concorso di popolo

6. Poiché ogni tentativo cadeva nel vuoto - infatti a


dire tali promesse il beato non poteva trattenersi dall’irride-
re alla follia del giudice se riteneva di poter offrire qualcosa
di equivalente al regno dei cieli27 - allora il giudice non sop­
portando più alcun indugio per l’ira, sguainò la spada, si fe­
ce venire innanzi il littore e macchiandosi d ’omicidio con la
mano e con la lingua condannò a morte il beato.

26 Cf. Le 22, 37 (= Is 53,12); 23, 32-33. 27 Cf. Rm 8, 18.

(33) 1 Cor 15, 42 + Mt 9, 37-38. La serie delle antitesi fra cielo e terra sfo­
cia in un’ardita metafora che combina insieme in contaminatio due luoghi neote­
stamentari.
(34) Il gusto della Seconda Sofistica per le sententiae trova in Basilio fre­
quenti ed eloquenti rispondenze.
Gordio 89

Intanto la folla di spettatori si trasferiva dal teatro a que­


sto luogo (35): proprio tutti, anche quelli sino a quel m o­
mento restati in città, si riversavano fuori delle mura per ve­
dere uno spettacolo grande e pugnace, meraviglioso per gli
angeli e ogni creatura (36), luttuoso per il diavolo e temibile
per i dèmoni. La città si svuotò interamente dei suoi abitan­
ti, che, come fiumana, si riversarono accalcandosi in questo
luogo. Non ci fu donna, né uomo illustre o oscuro, che volle
sottrarsi allo spettacolo. I guardiani lasciarono invigilate le
case; aperte rimasero le botteghe dei mercanti; sparse e ab­
bandonate giacevano le mercanzie nel mercato. Unica per
tutti era sicura salvaguardia (dei propri beni) il fatto che tut­
ti fossero ugualmente usciti fuori e che neppure un malfatto­
re fosse rimasto in città. I servi abbandonavano il servizio dei
padroni, e tanto forestieri che indigeni erano presenti in que­
sto luogo per vedere il (nostro) uomo. Finanche le fanciulle
(vincendo il pudore verginale) ebbero ardire di esporsi alla
vista dei maschi, e anziani e malati, facendo violenza alla lo­
ro debolezza, vollero anch’essi recarsi fuori delle mura.

Il pianto degli amici e i cattivi suggerimenti di altri

Gli amici circondavano il beato oramai avviato alla vita


attraverso la morte (37), lo abbracciavano gementi per un

(35) Esattamente nel luogo - distinto dal teatro/ippodromo - dove Basilio


stava in quel momento pronunciando il panegirico, ovvero nel santuario martiria­
le sorto laddove Gordio aveva subito il supplizio del rogo.
(36) Cf. 1 Cor 4, 9; Sai 8, 2.10. Dalla originaria affermazione paolina si svi­
luppò ben presto nella letteratura patristica la topica del martirio quale «spetta­
colo per il mondo, gli angeli e gli uomini»: cf. ad es. Origene, Esortazione al mar­
tirio 18: GCS 1, 16-17.
(37) Cf. Gv 12, 24-25: Se il seme non muore...
90 Basilio di Cesarea

estremo saluto, e versando su di lui calde lacrime, lo suppli­


cavano di non consegnarsi al fuoco, di non sacrificare inutil­
mente la propria giovinezza, di non abbandonare questa dol­
ce (luce del) sole. Altri poi tentavano la via di argomentazio­
ni capziose per persuaderlo (ad abbandonare i suoi proposi­
ti): «Pronuncia una sola parola di abiura; per il resto conser­
va nell’animo la fede che ti aggrada! E certo che il Signore
non bada alla lingua bensì all’intenzione di colui che lo in­
voca 28. Così ti sarà possibile al tempo stesso rabbonire il giu­
dice e propiziarti Dio».

7. Ma Gordio rimaneva inflessibile e indomito, invu


rabile a ogni assalto di tentazioni. Avresti potuto assimilare
l’incroUabilità del suo proposito alla casa del saggio, che né la
forza intollerabile dei venti, né la violenza delle piogge rove­
sciate dalle nubi, né i torrenti in piena possono scuotere, gra­
zie alla stabilità della roccia 29. Tale era il (nostro) uomo, te­
so a conservare inconcusso il fondamento della sua fede in
Cristo 30.

Il discorso di commiato (38)

Vedendo con occhi spirituali il diavolo aggirarsi tra i


p resen ti31, e spingere gli uni al pianto, aiutare gli altri nel-

28 Cf. M t7,21; 15, 8 (= Is 29,13). 29 Mt 7,24-25. 3°C o l2 ,5 . 31 Cf.


1 Pt 5, 8.

(38) Il discorso di commiato del martire, mentre si avvia alla morte, sv


pa contenuti consolatori e parenetici verso chi rimane nel pianto e nello smarri­
mento, spesso invia anche minacciose profezie all’indirizzo del magistrato perse­
cutore. Va in esso sottolineata la trama scritturistica, fitta, precisa e «ideologica­
mente» mirata in quanto, essendo il «discorso» perlopiù costruzione letteraria
Gordio 91

l’opera di persuasione (all’abiura), Gordio ripetette ai pian­


genti le parole del Signore: «Non piangete su di me ma pian­
gete sui nemici di Dio 32, che osano tutto questo contro gli
uomini pii e che attraverso questa fiamma, accesa contro di
noi, preparano a se stessi il fuoco della geenna 33. Smettetela
di piangere e di spezzare il mio cuore: io sono pronto a morire
per il nome del Signore Gesù (39) non una sola volta ma mil­
le volte, se fosse possibile» (40).
A coloro, invece, che gli consigliavano un’abiura (solo
esteriore) con la lingua rispose: «L a lingua creata da Cristo
non può tollerare di pronunciare qualcosa contro il suo Crea­
tore: Poiché con il cuore crediamo per (ottenere) giustizia, con
la bocca, invece, confessiamo la fede per (avere) salvezza 34.
Forse che l’ordine militare non ha alcuna speranza di salvez­
za? né si troverà un solo centurione che abbia creduto?» (41).

32 Le 23 , 28. 33 Cf. M t5 ,2 2 ;1 8 , 9 ; 2 P t 3 , 7 . 34 Rm 10,10.

dell’agiografo, ne fa conoscere, talvolta meglio del proemio e dell’epilogo, non so­


lo l’accuratezza formale e la vigoria oratoria con il ricorso a figure e schemi in os­
sequio ai canoni della retorica, bensì anche la formazione scritturistica e la capa­
cità di inserirla con una sua autonomia ed evidenza in una struttura formale rece­
pita e imposta dalla scuola. In questa direzione il discorso di Gordio risulta forte­
mente emblematico.
(39) At 21, 13: è la risposta di Paolo a chi lo sconsigliava di salire a Geru­
salemme, dove sarebbe stato arrestato.
(40) L 'iperbole è appena attenuata dall’inciso finale e certamente fa eco a
quella incontrata nel § 4, anche per il medesimo riferimento scritturistico, qui let­
terale, ad At 21, 13.
(41) Le due domande segnano solo apparentemente un brusco passaggio a
quella che è stata definita un’«autogiustificazione» di Gordio, condotta sul filo di
exempla tratti dal NT, contro l’opinione di una incompatibilità fra carriera milita­
re e fede cristiana. Soprattutto la prima, lungi dall’essere retorica, era domanda
che poneva angosce di fondo al radicalismo evangelico di Basilio se è vero che nel
tracciare la normativa canonica (Lettere 188, cann. 8.13; 199, can. 43; 217, can. 55:
Courtonne 2, 127.130.162.210) egli sembra affermare una premeditazione e pre­
disposizione omicide intimamente connaturate all’uso delle armi, secondo l’ese­
gesi data di Mt 26, 52: Chi mette mano alla spada, di spada perirà.
92 Basilio di Cesarea

La fede esemplare dei centurioni neotestamentari

«Ricordo dapprima quel centurione (42) che, stando


sotto la croce di Cristo 35, riconobbe dai prodigi la sua poten­
za quando era ancora calda la scellerata impresa dei giudei:
non temette la loro ira né fu reticente nell’annunciare la ve­
rità ma confessò e non negò (43 ) che davvero era il Figlio di
Dio 36. So pure di un altro centurione che, mentre il Signore
era ancora nella carne, lo riconobbe Dio e re delle potestà 37
capace di portare aiuto ai bisognosi 38 con un solo comando
(rivolto) agli spiriti servitori 39: il Signore proclamò la sua fe­
de più grande di tutto Israele (44). E Cornelio , anche lui cen­
turione, non fu ritenuto degno della visione angelica e infine
ebbe la salvezza attraverso il ministero di Pietro? Infatti le
sue elemosine e preghiere trovarono ascolto presso Dio 40.
Ebbene, di costoro io voglio essere discepolo».

Necessità della confessio anche con la bocca

«Com e potrei rinnegare il mio Dio che ho adorato sin


da fanciullo? Non proverà orrore il cielo? Non si oscureran-

35 Cf. Gv 19, 25. 36 Mt 27, 54. 37 Cf. Sai 23, 10. 38 Cf. Sai 19, 3.
39 Eb 1, 14. 40 At 10, 2ss.

(42) Lett.: ricordo il primo centurione; l’agg. non può aver valore cronolo­
gico - entrerebbe in palese contraddizione con l’esempio immediatamente suc­
cessivo - bensì fa riferimento all’ordine e alla successione proposti dalla memoria.
A meno che Basilio non vi annetta una valenza gerarchica - non espressamente
menzionata nel testo biblico in questione (Mt 27, 54) - in seno al corpo dei cen­
turioni: l’onore massimo era attribuito infatti al primus pilus.
(43) Gv 1, 20: il riferimento è ai singolari caratteri della testimonianza di
Giovanni il Battista, figura per tanti versi esemplare per il martire cristiano.
(44) Mt 8, 8-10 (Le 7, 7-9): si tratta del centurione di Cafarnao che chiede­
va la guarigione del suo servo.
Gordio 93

no gli astri per causa mia? Potrà ancora sostenermi la ter­


ra 41? Non vi fate illusioni: non ci si può prendere gioco di
Dio 42. Egli ci giudica dalla nostra bocca 43: in base alle parole
ci giustifica e in base alle parole ci condanna 44. Non avete let­
to la terribile minaccia del Signore: Chi mi avrà rinnegato di­
nanzi agli uomini anch’io lo rinnegherò dinanzi a l Padre mio
che è nei cieliì» (45).

8. «In cambio di che cosa mi consigliate di simulare


biura)? Quale vantaggio potrei ricavare dal mettere in atto
una tale finzione? Guadagnare forse pochi altri giorni di vi­
ta? Però resterei danneggiato per tutta l’eternità! Sfuggire
forse ai dolori della carne? Però non potrò più vedere i beni
riservati ai giusti! E palese follia ricorrere all’arte della fin­
zione per perdersi (in eterno), preparando a se stessi un’e­
terna dannazione con l’astuzia e l’inganno».

Preminenza della fede e della vita celeste su tutto il resto

«M a sarò io a darvi dei consigli.


Se le vostre sono considerazioni errate, fareste bene a
cambiarle apprendendo qual sia la pietà vera; se invece fin­
gete per opportunismo, allora abbandonate ogni falsità e dite

41 Cf. Gl 2, 10; Mt 24, 29. 42 Gal 6, 7. 43 Le 19, 22. 44 Mt 12, 37.

(45) Mt 10, 33. La serie di rimandi scritturistici espliciti e letterali esp


una volta di più una convinzione ribadita da Basilio anche nelle opere dottrinali
per una piena adesione della vita alla professione di fede. In particolare la cita­
zione di Mt 10, 32-33 (Le 9,26) è presente nel pensiero basiliano in contesti scrit­
turistici pregnanti, quasi sempre significativi di una forte e coraggiosa tensione del
cristiano alla coerenza con il vangelo, testimoniato quotidianamente: cf. ad es. Re­
gole morali 6-7: P G 31, 709D-712C.
94 Basilio di Cesarea

la verità (46). Dite che Gesù Cristo è Signore a gloria del Pa­
dre 4J. Ogni lingua pronuncerà questa professione (di fede)
ogni qualvolta nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei
cieli, sulla terra e sotto terra4b. Tutti gli uomini muoiono (47),
ma pochi sono i martiri (48). Non restiamo inerti in attesa
della morte, ma passiamo dalla vita (terrena) alla vita (eter­
na). Perché aspettare la morte naturale? E infruttuosa, senza
guadagno, comune a bestie e uomini. Chiunque attraverso la
nascita sia entrato nella vita, ne esce o logorato dal tempo, o
distrutto dalla malattia o rapito da accidenti oltremodo vio­
lenti e inevitabili. Poiché dunque bisogna ad ogni modo mo­
rire, procuriamoci la vita attraverso la morte 41. Fate volen­
tieri ciò che è reso obbligatorio. Non risparmiate la vita, poi­
ché bisogna privarsene. Tuttavia anche se le cose terrene fos­
sero ugualmente durevoli, sarebbe del pari opportuno darsi
cura di permutarle con quelle celesti; se al contrario durano
così poco tempo e si rivelano tanto inferiori per dignità, sa­
rebbe funesta follia preoccuparsi di esse e perdere così ogni
speranza di beatitudine promessa» 4S.

«F U 2 , 11. 46 FU 2 , 10. <7 cf. Gv 12, 25. 48 Cf. Col 1, 5.

(46) Ef 4, 25. Il tono e le parole di Gordio/Basilio assumono intendimenti


di energica parenesi all’indirizzo di quanti invitano aU’abiura facendo leva su ar­
gomentazioni apparentemente dettate dall’affetto e quindi comprensibUi, in realtà
subdolamente «teologiche» e inaccettabili per Upanegirista. Se non sapessimo che
Utesto è stato composto da un instancabUe difensore dell’ortodossia, in piena cri­
si ariana, la refutatio, messa sulla bocca di Gordio con un notevole corredo di te­
stimonia biblici, apparirebbe sproporzionata alle reali circostanze.
(47) Lett.: sono mortali·, cf. 1 Cor 15, 22.
(48) L’antitesi sembra riecheggiare Mt 9, 37 (= Le 10, 2).
Gordio 95

II supplizio

D opo aver detto ciò ed essersi segnato con il segno di


croce, si avviava al supplizio senza trepidi scoloramenti in vi­
so né alterazione alcuna della gioia che pervadeva tutta la sua
persona. Era nello stato d ’animo infatti non di chi va incon­
tro al carnefice bensì sta per consegnarsi nelle mani degli an­
geli, che lo portino su, appena ucciso, alla vita beata, come
Lazzaro 49. Chi mai saprà descrivere e raccontare il clamore
della folla? Quale tuono scagliò dall’alto delle nubi giù sulla
terra un fragore simile a quello che da quaggiù il popolo al­
lora presente fece levare alto fino al cielo?

Epilogo

Questo (santuario) è lo stadio di quell’atleta che ha me­


ritato la corona 50. Questo giorno ha visto quello spettacolo
mirabile che il tempo non ha oscurato, né la consuetudine ha
dissolto, né la grandezza di eventi successivi ha vinto. Come,
infatti, sempre guardiamo il sole e sempre ne restiamo mera­
vigliati, così di quell’uomo ( Gordio) noi abbiamo memoria
sempre nuova. Infatti il giusto sarà sempre ricordato (49) sul­
la terra - finché è terra (50) - , nei cieli e presso il giusto Giu­
dice 51, a cui sia gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

49 Cf. Le 16, 22. 50 Cf. 1 Cor 9, 24-25. 51 2 Tm 4, 8.

(49) Sai 111, 6. Il panegirico si chiude decretando scritturisticamente me­


moria eterna e sempre nuova al giusto e alle sue sante gesta, così come si era aper­
to all’insegna dell’assemblea convocata festosamente alla lode di lui (Prv 29, 2).
(50) Traduco letteralmente una parentetica di cui riesce difficile cogliere un
significato incontrovertibile. Si riferisce forse al culto delle reliquie, di cui Basilio
è grande estimatore e promotore accorto?
I Q U A R A N T A M A RTIRI (1)

Proemio

1. Quale sazietà può mai generare la (celebrazione


nuale della) memoria dei martiri in chi sia devoto di essi, dal
momento che l’onore verso i buoni conservi è dimostrazione
di amore al comune Signore? Ci si aspetta infatti che colui
che manifestamente approva gli uomini valorosi non man­
cherà di imitarli in circostanze similari. Anche tu proclama
con convinzione beato colui che ha affrontato il martirio af­
finché tu pure divenga martire della volontà e ti renda degno
delle medesime ricompense pur senza (essere sottoposto al­
la) persecuzione, al fuoco, ai flagelli (2).
Non uno solo è proposto alla nostra ammirazione de­
vota, neppure due e nemmeno fino a dieci soltanto giunge il
numero di coloro che proclamiamo beati, ma addirittura

(1) La fama del martirio, sotto l’imperatore Licinio, di 40 soldati apparte­


nenti alla Legio XII Fulminata, di stanza a Melitene, nell 'Armenia minor, ha su­
scitato una fioritura di tradizioni agiografiche, anche molto antiche e attendibili:
fra queste, dopo aver preso le debite distanze dalla amplificatio retorica, l’elogio
dovuto a Basilio offre un discreto valore documentario.
(2) È annunciato il propositum dell’intera omelia, sostanzialmente uguale in
tutti i panegirici di lode per gli antichi martiri, che abbinavano all’annuale me­
moriale liturgico l’intento educativo e parenetico sulla comunità (imitatio) attra­
verso la riproposizione (narratio) e la esaltazione (amplificatio per luoghi comuni,
tanto filosofici che scritturistici) della fede e del sacrificio del martire.
I quaranta martiri 97

quaranta uomini sono coloro che dimostrarono di avere qua­


si un’anima sola in corpi diversi, di respirare all’unisono e in
perfetta concordia di fede (3), unica anche la forza di sop­
portazione nei tormenti e la costanza a difesa della verità.
Reciprocamente si somigliavano tutti: uguali nell’intendi­
mento, uguali nella lotta; per questo furono ritenuti degni
anche di uguali corone di gloria >. Ordunque quale discorso
potrebbe mai giungere a lodarli degnamente? Neppure qua­
ranta lingue basterebbero a decantarne il valore. Tuttavia se
anche uno solo fosse l’oggetto della nostra ammirata cele­
brazione, sarebbe sufficiente a soverchiare la forza delle no­
stre parole; figuriamoci una tale moltitudine, una falange di
soldati, una guarnigione inespugnabile, invincibile in batta­
glia così come inarrivabile nella lode! (4).

La narratio: memoria e imitazione

2. Orsù dunque, riportiamoli con la memoria in mez


noi e ai presenti proponiamo di ricavarne comune utilità (5)
ponendo sotto gli occhi di tutti, come in un quadro, le gesta

1 Cf. 1 Pt 5, 4.

(3) Cf. At 4, 32. Si tratta di accenno nostalgico, molto frequente in Basilio,


alla perfetta unità nell’amore della Chiesa primitiva di Gerusalemme, «modello»
che egli pone alla base dell’esperienza e della legislazione cenobitica: cf. M. G i­
rardi, Adelphothès basiliana e schola benedettina. Due scelte monastiche comple­
mentari?: «Nicolaus», 9 (1981), 3-56, spec. 13-22.
(4) È il topos della tapinosi dell’oratore, timoroso di non riuscire a celebra­
re adeguatamente tanta grandezza. Miperbole («neppure quaranta lingue...») non
è fatta per passare inosservata e stuzzica negli ascoltatori la curiosità impaziente di
assistere al confronto (agòn) fra le capacità oratorie del panegirista e il suo sog­
getto, in una parola l’uditorio attende con comprensibile e immaginabile avidità
la prosecuzione del panegirico.
(5) Il concetto della «utilità» agiografica è proposto in maniera articolata e
similare anche in Gordio 2.
98 Basilio di Cesarea

di questi eroi. Infatti oratori e pittori son soliti rappresenta­


re eroiche gesta di guerra, gli uni con parola ornata, gli altri
con pitture su quadri, ed entrambi con ciò indussero molti
al coraggio. Quel che la narrazione storica presenta attraver­
so l’udito, la pittura esibisce tacitamente attraverso l’imita­
zione. Così pure anche noi ricorderemo ai presenti il valore
di tali uomini e, quasi ponendo sotto gli occhi le loro gesta,
stimoleremo alla loro imitazione i più generosi e più affini
per volontà (6). Esortare alla virtù i fedeli convenuti è l’en­
comio (più bello) per i martiri.
I discorsi sui santi non tollerano però di essere asserviti
alle leggi (profane) degli encomi. Infatti quanti fanno bei di­
scorsi traggono origine e motivo di lodi da cause mondane;
ma per coloro per i quali il mondo è crocifisso (7) come vi si
potrebbe trovare motivo alcuno di esaltazione?

Patria, famiglia e professione dei quaranta

Non unica era la patria di questi santi, ma chi veniva


dall’una e chi dall’altra. E che? li diremmo apolidi o piutto­
sto cittadini dell’ecumene? Come infatti nelle collette delle

(6) L’attività di oratori e pittori non costituisce qui, come nel panegirico su
Gordio (§ 2), un rischio reale di deformazione della verità quanto positivo punto
di riferimento per la esortazione alla virtù. Basilio attinge molto spesso e talvolta
con particolare simpatia alla similitudine dell’arte pittorica proprio per inculcare
la imitazione dei santi: «Come i pittori quando dipingono immagini prendendole
da altre immagini e, guardando spesso il modello, si danno cura di trasportarne i
caratteri nella loro opera d’arte, allo stesso modo chi si studia di diventare perfet­
to in tutti gli aspetti della virtù, bisogna che guardi alle vite dei santi come a im­
magini vive ed efficaci, e faccia proprio il bene che vi trova mediante l’imitazio­
ne»: lettera 2: Courtonne 1, 9.
(7) Gal 6, 14. Qui trova origine un altro topos, quello del contemptus
mundi.
I quaranta martiri 99

associazioni (8), quel che è stato contribuito dai singoli di­


venta comune contribuzione di tutti i partecipanti, così an­
che per questi beati la patria di ciascuno è comune a tutti gli
altri e da qualunque luogo sian essi venuti tutti partecipano
della stessa patria. Anzi, che bisogno c’è di ricercare quale
patria abbiano avuto sulla terra, quando invece è necessario
comprendere qual è la loro città attuale? Città dei martiri è
la città di Dio 2, il cui architetto e costruttore è Dio 3, la cele­
ste Gerusalemme che è libera ed è madre di Paolo (9) e di
quanti gli somigliano.
Diversi l’uno dall’altro per parentela fisica, unica per
tutti era la parentela spirituale. Infatti loro padre comune era
Dio e tutti divennero tra loro fratelli, non per generazione
terrena da un padre e da una madre, ma per Xadozione dello
Spirito 4, tra loro congiunti nella concordia che deriva dall’a­
more. Divennero così coro già pronto ad accrescere il gran
numero di coloro che in eterno lodano il Signore 5, confluiti
non ad uno ad uno bensì tutt’insieme. In qual maniera av­
venne una tale confluenza? Eccellendo fra tutti i coetanei
per prestanza fisica, vigore giovanile e forza, costoro furono
iscritti nei ruoli dell’esercito; presto per esperienza bellica e
coraggio meritarono le più alte onorificenze dagli imperato­
ri (10), divenendo famosi dappertutto per il loro valore.

2 Eb 12, 22. 3 Eb 11, 10. 4 Cf. Rm 8, 15-16. 5 Cf. Sai 85,12.

(8) È sotteso un riferimento alla cena collaticia o banchetto comune delle


associazioni di mestiere con il contributo di ciascuno?
(9) Gal 4, 26 è uno dei loci biblici più cari alla letteratura martiriale.
(10) Probabile sineddoche per il solo Licinio. Seguendo l’uso dei pan
sti, Basilio non fa mai il nome dell’imperatore.
100 Basilio di Cesarea

L!editto di persecuzione ( 11)

3. D opo che fu promulgato l’empio e scellerato e


che proibiva di confessare Cristo (12) sotto pena di tormen­
ti, fu minacciata ogni forma di supplizio e contro i cultori di
Dio si mosse tutta l’ira e la ferocia dei giudici d’ingiustizia 6.
Insidie e tranelli si tendevano d ’ogni parte, s’apprestavano
tormenti d’ogni genere, nessuna pietà negli aguzzini: pronto
il fuoco, affilata la spada, piantata la croce, e ancora fosse,
ruote e flagelli. Chi fuggiva, chi soccombeva, chi esitava: al­
cuni già prima della prova rimasero atterriti dalle sole mi­
nacce; altri, invece, in presenza dei supplizi, ne furono scon­
volti, altri ancora, cominciata la lotta e non riuscendo a sop­
portare fino alla fine il supplizio, nel mezzo della battaglia
vennero meno e, non diversamente da chi è travolto in alto
mare dalla tempesta, nel naufragio persero anche quanto già
guadagnato per mezzo della pazienza.

Autodenuncia dinanzi al governatore

Fu allora che questi invitti e prodi soldati di Cristo 7, fat­


tisi innanzi, al governatore che mostrava loro l’editto del­
l’imperatore esigendo obbedienza, con voce spiegata, corag­

6 Cf. Le 18, 6. 7 Cf. 2 T m 2 ,3 .

(11) La narratio pone spesso nella promulgazione dell’editto di persecuzio­


ne il suo punto di partenza per la expositio delle gesta e delle virtù eroiche dei
martiri: ricco di qualificazioni negative, il «testo» dell’editto è altrettanto povero
di precise disposizioni normative che non siano sempre e dappertutto riconduci­
bili all’alternativa di «non confessare Cristo» o rischiare la morte. Questo dice ab­
bastanza sul valore documentario di certe affermazioni dei panegiristi, preoccu­
pati più che altro della fedeltà alla topica scritturistica per fini morali e liturgici.
(12) In ciò simile alla volontà dell’Anticristo in 1 Gv 4, 3; 2 Gv 7.
I quaranta martiri 101

giosi e impavidi, per nulla atterriti alla vista dei supplizi e in­
sensibili alle minacce, dichiararono di «essere cristiani». O
lingue beate che proferirono quelle sacre parole! Le accolse
l’aria e ne fu santificata, le ascoltarono gli angeli e plaudiro-
no, il diavolo ne fu ferito a morte assieme ai dèmoni, mentre
il Signore le iscrisse nei cieli (13).

4. Ciascuno di loro si fece innanzi e ad uno ad uno


chiararono: «Io sono cristiano». E come negli stadi quanti
entrano in gara, dopo aver pronunciato l’uno dopo l’altro il
proprio nome, passano al posto di combattimento, così an­
che costoro, ripudiati i nomi assegnati sin dalla nascita, pre­
sero ciascuno quello del comune Salvatore. E così fecero tut­
ti, l’uno dopo l’altro; sicché unico per tutti fu il nome: non il
tale o il tal altro, ma tutti quanti si proclamarono «cristiani».

Il processo (14)

Che fece allora il governatore?


Egli era abile e astuto: ora circuiva con lusinghe, ora ag­
grediva con minacce. Dapprima li lusingava nel tentativo di

(13) Cf. Le 10, 20. La confessio dei martiri fa fiorire sulle labbra di Basilio
note di lirismo biblico, che non può essere scambiato per «meraviglioso e fanta­
stico» o, più riduttivamente, abusata e risaputa topica di estrazione scritturistica.
Si tratta invece di trasfigurazione di una nota dichiarazione paolina, variamente
applicata ai martiri (... condannati a morte, siamo diventati spettacolo al mondo,
agli angeli e agli uomini... : 1 Cor 4, 9), in contaminatio con le metafore atletiche,
ugualmente paoline (1 Cor 9, 24; 2 Tm 4, 8) per cui il Signore è giudice di gara
che iscrive nei cieli la vittoria dei martiri.
(14) Il giudice e i 40 soldati sono presentati dal panegirista come protago­
nisti - negativo il primo, positivi i secondi - di un duello oratorio, più che di un
vero interrogatorio. Peraltro a un rapido «riassunto» degli interventi del giudi­
cante si contrappongono estese e animose repliche dei giudicati in chiave perlo­
più scritturistica: per la «utilità» dei fedeli interessavano quasi esclusivamente
queste ultime, molto meno i primi.
102 Basilio di Cesarea

snervare ostinazione e fermezza della loro fede: «N on vo­


gliate tradire la vostra giovinezza - diceva - e scambiare que­
sta dolce vita con una morte prematura. Sarebbe infatti as­
surdo che voi, abituati a primeggiare per valore in battaglia,
moriate della morte dei malfattori». Inoltre prometteva ric­
chezze; prometteva anche onori ed elargizioni di dignità a
nome dell’imperatore; s’ingegnava infine in mille modi ad
espugnarne l’animo. Poiché quelli non cedevano minima­
mente dinanzi a tale prova, egli si volse a un’altra specie di
armi, passando a minacciare ferite e morte e intollerabili
supplizi. Così (si comportava) il governatore.
Quale la risposta dei martiri?
«Perché o nemico di Dio 8 - dicono - cerchi di allettar­
ci con promesse di beni affinché, ribellandoci a l Dio vivo 9,
diveniamo schiavi di dèmoni esiziali? 10. Cosa dài che valga
ciò che ti premuri di togliere? Noi abbiamo in odio i doni
che procurano danno; non accettiamo onori che generano
disonore (15). Tu dài ricchezze che rimangono (su questa
terra) e una gloria che appassisce n. Vuoi renderci familiari
dell’imperatore, ma ci estranei dal vero Re. Perché ci propo­
ni così poco dei beni di questo mondo? (Sappi che non solo
una parte ma) tutto ciò che è del mondo è da noi tenuto in
disprezzo (16). Tutto quel che è sottoposto ai nostri occhi
non è pari alla speranza che ardentemente ci spinge» 12.
«Vedi questo cielo come è bello e quanto è grande? E la
terra quant’è, e quante meraviglie contiene? Nulla di tutto

8 Cf. A t5 ,3 9 . 9 Eb 3,12. 10C f.M t6 ,2 4 . 11 Cf. G c 1,10-11; Is40,


6-7. 12 Cf. Rm 8, 18; 2 Cor 4, 17-18; Eb 11, 1.

(15) C ’è un gioco verbale di tipo ossimorico fra timè e atimia, che mirereb­
be a ridicolizzare e perciò rifiutare energicamente il paradosso secondo cui il pri­
mo (sost. femm.) diverrebbe «madre» del secondo.
(16) Cf. Gv 17, 16: è il topos ricorrente del contemptus mundi.
I quaranta martiri 103

ciò uguaglia la felicità beata dei giusti: le cose terrene passa­


no, quelle cui noi aspiriamo rimangono 13. Un solo dono c’in­
fiamma di desiderio: la corona di giustizia 14; una sola gloria
aspettiamo con animo anelante: quella che è nel Regno dei
cieli 15. Di onori celesti noi siamo bramosi e temiamo quel so­
lo supplizio che è nella geenna·, il fuoco che è là ci spaventa,
quello da voi minacciato è nostro conservo 16. Esso sa aver
riguardo per chi disprezza gli idoli» (17).
«Colpi da fanciulli stimiamo i vostri tormenti. Infatti tu
colpisci il corpo, che sarà coronato di più fulgido serto se più
a lungo saprà resistere al supplizio; se, invece, troppo presto
verrà meno, se n’andrà libero da voi, giudici così violenti
che, avendo ricevuto il compito di governare i corpi, preten­
dete anche il dominio sulle anime: poiché non anteporvi al
nostro Dio è ritenuta da voi la più grave delle offese che noi
potessimo arrecarvi, vi sdegnate e minacciate questi terribili
supplizi, imputandoci la fede a delitto. Però troverete in noi
gente non timorosa né attaccata alla vita o che facilmente
s’abbatta, poiché per amore di Dio siamo pronti ad essere
stesi sulla ruota, tormentati con l’eculeo, arsi col fuoco e af­
frontare ogni specie di tormenti».

ha condanna a morte per assideramento

5. Udito ciò, quell’uomo orgoglioso e barbaro (18), non

13 Cf. Mt 24, 35. 14 2 Tm 4, 8. u Cf. M t3 ,2 . Cf. Mt 25, 46 +


10, 28.

(17) Evidente allusione al noto episodio veterotestamentario dei tre giova­


ni di Babilonia usciti miracolosamente illesi dal fuoco della fornace, cui erano sta­
ti condannati per aver rifiutato adorazione agli idoli: in particolare Dn 3, 49-50.
(18) Qui agg. «etico» a connotazione fortemente negativa.
104 Basilio di Cesarea

tollerando una tale libertà di parola (19) e ardendo d’ira, cer­


cava come potesse escogitare per loro una morte lunga e
straziante. Infine gli venne in mente quest’idea; quanto fero­
ce, vi prego, osservate attentamente.
Considerato il clima già freddo della regione, attraver­
sata in quel tempo dalla stagione invernale, egli attese quel­
la notte in cui più pungente fosse il freddo per il soffiare del­
la tramontana, e ordinò che tutti (i 40 soldati), nudi, a cielo
scoperto, in mezzo alla città, morissero per congelamen­
to (20). Voi tutti sapete, per avere esperienza dei rigori d ’in­
verno, quanto intollerabile sia questo genere di tormento.
Perché non è possibile farlo capire se non a chi per sua pro­
pria esperienza abbia già provato i sintomi che sto per dire.
Il corpo, esposto al gelo, dapprima diventa totalmente livido
per il coagularsi del sangue, poi è sconvolto da fremiti e bri­
vidi; i denti battono, muscoli e nervi si contraggono per lo
spasimo, tutto l’organismo necessariamente si rattrappisce.
Inoltre un dolore acuto e un tormento indicibile, penetrando
fin nel midollo delle ossa, cagionano i più terribili spasimi a
coloro che subiscono il gelo. Poi le estremità del corpo ri­
sultano tagliate e private di ogni sensibilità come fossero ar­
se dal fuoco. Il calore, respinto dalle parti periferiche, si ri­
fugia nell’interno.· donde si ritira lascia la morte, procura do­
lorosi strazi dove si raccoglie, man mano che avanza la mor­
te per congelamento.

(19) Cf. Me 8, 32. Sulla parrhèsia dei martiri rinvio a quanto annotato nel­
le pagine precedenti. Nella lettera 155 l’espressione «coloro che parlano in tutta
libertà a causa del nome del Signore» è perifrasi per indicare non solo i confesso­
ri ma molto più i martiri: Courtonne 2, 80.
(20) Obbedendo, forse, all’uso encomiastico Basilio non fa il nome della
città, indicato in Sebaste per la prima volta da Efrem Siro (o chi per lui), poi dal­
lo storico Sozomeno. La collocazione invernale del martirio dei 40 soldati fa sì che
la data liturgica tradizionalmente accettata, in Oriente come in Occidente, sia
quella del 9 marzo.
I quaranta martiri 105

Furono condannati a trascorrere la notte a cielo sco­


perto allorquando lo stagno, intorno al quale era stata co­
struita la città in cui questi santi martiri dovevano affrontare
tale prova, appariva trasformato dal ghiaccio in una piana
transitabile con cavalli e, fattosi solido e duro, offriva sulla
sua superficie sicuro transito agli abitanti. I fiumi scorrenti
giù dai monti, bloccati dal ghiaccio, si erano fermati: la na­
tura molle dell’acqua si era cambiata nella durezza della pie­
tra e violenti venti di tramontana opprimevano fino alla mor­
te ogni essere animato.

Il discorso di commiato: esortazioni reciproche e preghiera f i­


duciosa (21)

6. Allora udito il comando - considera, ti prego, l’in


to coraggio dei nostri uomini! - , con gioia si spogliarono tut­
ti finanche della tunica e s’avanzarono incontro alla morte
per gelo, incoraggiandosi reciprocamente come per far pre­
da di spoglie nemiche.
«N on del vestito - dicono - noi ci spogliamo, ma del
vecchio uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici17.
Ti ringraziamo, o Signore 18, perché con questo vestito noi de­
poniamo il peccato 19. Poiché ci vestimmo a causa del serpen­
te 20, per Cristo ora noi ci spogliamo. Lasciamo perdere i ve­

17 E f 4, 22. is Ap 11, 17. 19 Cf. Eb 12, 1. 2° Cf. G n 3 ,2 1 .

(21) In assenza di «spettatori» piangenti da esortare o rimproverare, c


nel discorso consimile di Gordio, questo si sviluppa in parenesi biblica a se stessi.
Non è meno evidente, rispetto a quello del centurione, il carattere letterario o, se
si vuole, artificioso di questa accurata e fitta trama scritturistica, frutto della este­
sa e profonda formazione biblica del panegirista: ciò rende praticamente impossi­
bile distinguere e conoscere le ultime parole realmente pronunciate dai martiri.
106 Basilio di Cesarea

stiti per (riacquistare) il paradiso che una volta perdemmo.


Cosa renderemo al Signore in contraccambio? 21. Anche il Si­
gnore nostro fu spogliato 22. Quale gran cosa per il servo sof­
frire i patimenti del padrone? 23. Per di più proprio noi ab­
biamo spogliato il Signore 24. Infatti quella fu scellerata im­
presa di soldati, che lo spogliarono e ne divisero le vesti 25.
Pertanto cancelliamo questa imputazione registrata a nostro
carico per causa loro» (22).
«D uro è l’inverno, ma dolce è il paradiso (23); doloroso
è il gelo, ma dolce è il riposo (eterno)26. Ancora un poco e il
seno del patriarca (Abramo) ci riscalderà27. Una sola notte vai
bene l’intera eternità 28. Bruci (per il gelo) il piede perché
possa in perpetuo danzare con il coro degli an geli 29; si stac­
chi pure (per insensibilità) la mano perché possa levarsi (in
preghiera) a Dio in libertà 30. Quanti nostri commilitoni cad­
dero sul campo per mantenere fede a un imperatore morta­
le, e noi non getteremo via questa vita per la fede nel vero
Re? Quanti delinquenti, sorpresi in flagrante, sopportarono
la morte? Non la sopporteremo noi per la giustizia? Non ce­
diamo, o commilitoni, non offriamo le spalle al diavolo 31.
Nessun risparmio per le nostre carni: dal momento che in
ogni caso bisogna morire, moriamo almeno per vivere 32. Il

21 Sai 115, 3. 22 Cf. Mt 27, 28. 23 Cf. Mt 10, 24; Gv 15, 20. 24 Mt
27,27-28. 25 Mt 27 , 31.35 . 26 Cf. Mt 11, 28-29; Ap 14, 13. 27 Cf. Le 16,
22. 28 Cf. Mt 16, 26. 29 Cf. Mt 18, 8; Sai 137, 1; 149, 3; 150, 4. 30 Cf. Mt
18, 8; Dt 32, 40; Sai 62, 5. 31 Cf. E f4 ,2 7 . 32 Cf. Gv 12, 24-25; 1 Cor 15, 36.

(22) Non è superfluo sottolineare la sapiente e articolata connessione fra un


testo biblico e l’altro fino all’inserimento, tutto «naturale», delle sofferenze dei 40
soldati in quelle di Cristo.
(23) Cf. Gn 3, 23. Anche qui, come nel mezzo del discorso di Gordio, Ba­
silio inserisce in stretta successione una serie di espressioni ad modum sententia-
rum , di derivazione perlopiù scritturistica. Tali sententiae intendono attestare la
ferma fede e la lieta speranza dei martiri in una risurrezione gloriosa.
I quaranta martiri 107

nostro sacrificio avvenga al tuo cospetto, o Signore (24), e sa­


remo accolti come sacrificio vivente a te gradito 33 mentre in
questo freddo siamo offerti in olocausto: bella l’offerta, nuo­
vo l’olocausto, non dal fuoco ma dal gelo consumato» (25).
Questi conforti si davano l’un l’altro, esortandosi a vi­
cenda: trascorrevano così la notte come se adempissero ad
un servizio di guardia in guerra, eroicamente sopportando le
sofferenze presen ti34 e lieti per i beni sperati 35, infine irri­
dendo l’avversario (26).
Una preghiera era sulle labbra di tutti: «Quaranta sia­
mo entrati nello stadio, quaranta ne dobbiamo uscire coro­
nati, o Signore. Neppure uno manchi a quel numero vene­
rando che tu hai onorato con un digiuno di quaranta giorni 36,
attraverso il quale la Legge entrò nel mondo 37 ed Elia nel di­
giuno di quaranta giorni cercò il Signore e fu fatto degno di
vederlo» (27).
Tale era la loro preghiera.

33 Rm 12,1. 34 Cf. Rm 8,18. ” Cf. Rm 12,12. 36 M t4 ,2 . 37 Cf.


Es 34, 28; Rm 5, 12-13.

(24) Dn 3, 40: dal cantico di Azaria nella fornace di Babilonia.


(25) La «novità» non è solo nel carattere inedito del supplizio escogitato dal
persecutore, ma anche nel modo della consumazione dell’olocausto (etim.: offer­
ta sacrificale interamente consumata col fuoco ) attraverso l’acqua tramutata in ge­
lo, piuttosto che con l’usuale fuoco dei sacrifici. Su questi «paradossi» si sbizzar­
riva la fantasia degli oratori della Seconda Sofistica al fine di stupire e sorprende­
re in maniera sempre nuova il proprio uditorio.
(26) È la irrisio iustorum di ispirazione biblica: cf. 2 Mac 7, 27; Sai 2 ,4 ; 36,
13; 58, 9; Sap 4, 18.
(27) 1 Re 19, 8ss. Sul tema del digiuno Basilio ci ha lasciato due omelie, no­
tevoli non solo sotto il profilo scritturistico: P G 3 1 ,164-184.185-197. È spuria una
terza omelia sul medesimo argomento: P G 31, 1508-1509. Sulle radici bibliche
della aritmologia patristica rinvio agli studi di A. Quacquarelli, in particolare per
un primo approccio, Numeri (simbolica)·. DPAC 2, 2446-2448; Recupero della nu­
merologia per la metodica dell’esegesi patristica, in Annali di storia dell’esegesi 2
(1985), 235-249.
108 Basilio di Cesarea

Una dolorosa e inutile «diserzione»

Nondimeno uno del numero, soccombendo alla violen­


za del supplizio, disertò, arrecando ai santi un indicibile do­
lore. Però il Signore non permise che le loro suppliche re­
stassero inefficaci. Infatti colui al quale era stata affidata la
guardia dei martiri, mentre si riscaldava nei pressi di un gin­
nasio, ne osservava la fine, pronto ad accogliere i soldati che
avessero voluto sfuggire alla morte.
Era stato provveduto che lì vicino vi fosse un bagno, nel
quale offrire pronto soccorso a coloro che avessero mutato
proposito. Un tale luogo di prova fu malvagiamente escogi­
tato e apparecchiato dagli avversari affinché il pronto sollie­
vo offerto valesse a piegare la fermezza dei combattenti: ciò
mostrò più insigne la sopportazione dei martiri. Costante in­
fatti non è colui che manca del necessario, ma chi nell’ab­
bondanza dei beni affronta saldamente le avversità.

7. Mentre dunque essi combattevano la suprema pr


la guardia ne osservava l’esito. O r ecco che egli vide uno
spettacolo nuovo: milizie che scendevano dal cielo come per
distribuire a nome del re splendidi doni ai soldati. A tutti di­
stribuivano i loro doni fuorché ad uno solo, giudicato inde­
gno degli onori celesti, quello, cioè, che soccombendo al do­
lore, disertò verso il campo avversario (28). Miserando spet­
tacolo per i giusti: un soldato divenuto disertore, uno dei

(28) Il brano fa da pendant alla ferma speranza, espressa dai soldati


te l’interrogatorio, di premi ben più consistenti e non transeunti da parte del «ve­
ro Re» ai suoi servitori fedeli fino alla fine. La «visione» non fa che anticipare la
realizzazione di tale speranza in vista della conversione del carnefice (unica del ge­
nere in Basilio), subito dopo descritta: in questo senso non sarà improprio parla­
re di sapiente espediente letterario messo in uso dall’agiografo per una «specula-
rità» e coerenza di tutte e singole le parti della materia dell’encomio.
I quaranta martiri 109

primi e dei più forti fatto prigioniero 38, una pecorella di Cri­
sto ghermita dal lupo 39! E tanto più miserando perché egli
fallì il traguardo della vita eterna 40 senza neppure godere di
quella presente perché il contatto repentino con il calore
(dell’acqua) subito dissolse le sue carni.

Conversione e martirio del carnefice

E mentre per amore della v ita41, inutilmente resosi col­


pevole, quello cadde, a sua volta il carnefice, appena lo vide
staccarsi dal gruppo e correre verso il bagno, prese egli stes­
so il posto del disertore e, gettate le vesti, si mescolò agli al­
tri denudati gridando al pari dei santi: «Sono cristiano!».
Stupendo gli astanti (29) per l’improvvisa conversione,
egli finalmente ricompose il numero (di quaranta) e con la
sua aggregazione lenì il dolore per l’altrui cedimento, in ciò
imitando coloro che in battaglia si slanciano a ricoprire il p o ­
sto lasciato vuoto sulla linea di combattimento dal soldato
caduto in prima fila affinché lo schieramento non si rompa.
Altrettanto fece costui. Vide iprodigi celesti42, conobbe la ve­
rità 43, si rifugiò nel Signore 44, fu annoverato fra i m artiri45.
Rinnovò le gesta dei discepoli: andò via Giuda, subentrò
M attia46. Divenne imitatore di Paolo 47: ieri persecutore, oggi
evangelizzatore 48. Anche lui ricevette dall’alto la chiamata 49,

38 Cf. Is 49,25; Mt 12,29. 39 Cf. Gv 10, lss. 40 Cf. Mt 19,16. 41 Cf.


G v 12, 25. 42 Cf. Sai 106,24; Sap 19, 8; Mt 21, 15. 43 Cf. Gv 8, 32; 1 Tm 4,
3 ;2 T m 2 , 25. 44 Cf. Sai 142, 9. 45 Cf. At 1, 17. 46 At 1, 25-26. 47 Cf.
1 Cor 4, 16; 11, 1; 1 Ts 1, 6. 48 Cf. Gal 1, 13-16; 1 Tm 1, 12-13; 1 Cor 15, 9.
49 Cf. FU 3, 14.

(29) Dal contesto dell’omelia non risulta che ci siano spettatori al sup
oltre il soldato di guardia: l’espressione andrà quindi riferita agli stessi soldati ri­
masti fermi nel loro proposito.
110 Basilio di Cesarea

non dagli uomini, né per mezzo degli uomini 50. Credette nel
nome di nostro Signore Gesù Cristo 51, in lui fu battezzato 52,
non da un altro ma dalla propria fede, non nell’acqua 53 ma
nel proprio sangue (30).

Patrocinio dei martiri e frammentazione di reliquie

8. Così alla prima luce del giorno, mentre ancora r


ravano, (i corpi dei martiri) furono dati alle fiamme e i resti
carbonizzati furono gettati nel fiume (31), sicché la lotta so­
stenuta dai beati passasse attraverso tutti gli elementi (32).
Combatterono sulla terra, a cielo scoperto resistettero alla
prova, furono consegnati al fuoco, li accolse infine Γ acqua. A
loro appartiene quanto dice la Scrittura: Passammo attraver­
so il fuoco e l’acqua ma poi ci hai portati al refrigerio 54.
Essi serbano sotto il loro patrocinio la nostra regio­
ne (33) come torri poste l’una accanto all’altra ad offrirci si­
cura difesa dall’assalto degli avversari 55, perché non si rin-

50 Gal 1,1. 51 Gv 1,12. 52 Mt 28, 19. 53 C f . M t 3 , l l . 54 Sai 65,


12. 55 c f. Sai 60, 4.

(30) Cf. At 20, 28; Eb 9, 12; 13, 12. Sul martirio come battesimo di sangue
la letteratura critica è molto vasta: sarà sufficiente qui rinviare a A. Quacquarelli,
Il battesimo di sangue: VetChr 25 (1988), 289-302.
(31) Identica sorte era stata riservata ai corpi dei martiri lionesi (177/178),
le cui ceneri furono disperse nelle acque del Rodano.
(32) Ovvero gli elementi ritenuti fondamenti dell’universo e delle cose dal­
la filosofia e dalla fisica antiche: terra, aria, fuoco, acqua. La perfezione degli esse­
ri era quindi nella sintesi costitutiva dei quattro elementi primordiali. Di qui l’uso
etico-biblico che Basilio fa di una nozione così diffusa e popolare fino a presenta­
re i suoi «eroi» come adeti di una lotta cosmica attraverso tutti gli elementi.
(33) Essi erano molto venerati non solo in Cappadocia ed, evidentemen­
te, in Armenia da cui la maggior parte dei soldati traeva i natali, ma anche nel
Ponto, dove attorno al 355 ne introdusse il culto proprio Emmelia, la madre di
Basilio.
I quaranta martiri 111

chiusero in un solo luogo, bensì ospitati in molti siti adorna­


rono molte città (34). E d è straordinario che non separati
vengono a chi li riceva, ma uniti fra loro insieme tripudiano.
Oh, prodigio! Non diminuiscono di numero, neppure
aumentano. Se tu li dividi in cento parti, non oltrepassano il
loro numero; se in uno li raccogli, anche così rimangono in
quaranta; similmente alla natura del fuoco. Anche il fuoco,
infatti, passa a chi ne attinge eppure resta tutto intero pres­
so chi lo aveva dapprima; così pure i quaranta stanno tutti
insieme e nessuno manca presso il singolo (fedele che li in­
vochi): (è questo) un beneficio tutt’altro che lesinato, un do­
no che mai si esaurisce, pronto ausilio per i cristiani è tale ac­
colta di martiri, schiera di trionfatori, coro di lode a
Dio (35).
Quanto t’affaticasti (o fedele) per trovare uno che sup­
plicasse per te il Signore? (Ecco che) ben quaranta sono co­
loro che innalzano (per te) una preghiera concorde: Dove so­
no due o tre radunati nel nome del Signore, egli è lì in mezzo
a loro 56. Dove sono in quaranta chi potrebbe dubitare della
presenza di Dio? Chi è nell’afflizione ricorre ai quaranta, an­

56 Mt 18, 20.

(34) Evidente riferimento (e al tempo stesso devota bugia di giustificazione


a una consuetudine radicata e diffusa!) alla frammentazione e dispersione delle re­
liquie dei quaranta soldati in molteplici città di una regione (soprattutto Armenia
minor e Cappadocia) che menava vanto singolare di un tale «trofeo». Basilio non
poteva ignorare che nel loro Testamento scritto in carcere i martiri, paventando
quello che in realtà avvenne, avevano disposto che « ... anche se veniamo tutti da
luoghi diversi abbiamo tuttavia scelto un’unica e medesima sede al nostro riposo
(eterno), poiché comune è stato l’impegno nella lotta...»: ed. A.P. Orbàn, Atti e
Passioni dei martiri, Milano 1987 (Fondazione L. Valla), p. 342.
(35) L’integrità del numero rende unitario e più potente il patrocinio dei
martiri nonostante la notevole frammentazione dei pochi resti superstiti: è la esal­
tazione (e la difesa) del già vigoroso culto delle reliquie con espressioni «tirate»
(se non imbarazzate) che tentano di conciliare con esso lo spirito, se non la lette­
ra, della volontà dei martiri.
112 Basilio di Cesarea

che chi è nella letizia a loro accorre: il primo per trovare li­
berazione dai mali, il secondo perché gli sia conservata la
prosperità. Qui trovi la donna pia pregare per i figli e chie­
dere il ritorno per il marito lontano, o la salute, se malato.

Una «vera madre di martire»

Unite le vostre preghiere con quelle dei martiri. I gio­


vani imitino tali coetanei; i padri implorino di essere padri di
tali figli, le madri apprendano il comportamento di un’otti­
ma madre (36).
Infatti la madre di uno di quei beati, avendo visto tutti
gli altri già morti per il freddo, mentre il figlio suo respirava
ancora (forse) perché più robusto e resistente alla sofferen­
za, e (temendo che) i carnefici lasciassero in vita uno che
avrebbe potuto (in simili condizioni) mutare proposito, sol­
levatolo con le sue stesse mani, lo depose sul carro, su cui
tutti gli altri erano stati adagiati per essere condotti alla pira:
vera madre di un martire! Non una lacrima di paura ella ver­
sò, né proruppe in lamenti indegni e inopportuni, ma «vai -
disse - , o figlio, per la buona strad a57 assieme ai coetanei, as­
sieme ai compagni: non separarti dal coro né comparire se­
condo rispetto agli altri dinanzi al Signore!» (37).

57 Cf. Ger 6,16.

(36) Quest’ultimo inciso serve a introdurre con studiata naturalezza


un’«appendice» che Basilio ricavava probabilmente da una tradizione leggermen­
te diversa sul martirio dei soldati di Sebaste.
(37) Sono stati avanzati sospetti sull’autenticità di questo toccante episodio,
di cui è evidente l’aggiunta a racconto finito, cioè dopo la cremazione e la disper­
sione delle ceneri nel fiume. Sta di fatto che lo scoperto e decisivo influsso scrittu­
ristico dell’eroico comportamento della madre dei sette fratelli Maccabei (2 Mac 7)
produsse abbastanza presto poco più che variazioni su un topos agiografico di an­
tica data, non sempre trattato con la delicatezza e la misura di un Basilio.
I quaranta martiri 113

Germoglio buono di radice davvero buona! Mostrò


quella madre generosa di aver allevato il figliuolo molto più
con gli insegnamenti della pietà che con il latte 58. Come era
stato nutrito, così fu avviato dalla pia madre (all’estremo
supplizio), mentre il diavolo si allontanava umiliato (38). In­
fatti pur avendo egli mosso ogni elemento della natura con­
tro i martiri, trovò che tutti erano stati superati e vinti dalla
virtù e dal coraggio di tali uomini: la notte sferzata dal ven­
to (di tramontana), il clima freddo del luogo, la stagione in­
vernale, la nudità del corpo.

Lepilogo: invocazioni finali ai martiri (39)

O coro santo
sacra schiera
serrata e compatta falange
protettori comuni del genere umano
buoni sodali delle nostre quotidiane cure
compagni delle nostre preghiere
intercessori potentissimi
astri dell’ecumene
fiori delle Chiese!

58 Cf. 2 Mac 7, 27.

(3 8 )C f.M t4 , l l ; L c 4 , 13. Non va dimenticato chela lotta del martire è vi­


sta in ultima istanza e al di là delle concrete circostanze «storiche» come lotta con­
tro l’«aw ersario» per antonomasia, nemico del bene e del cristianesimo.
(39) Prima di chiudersi del tutto con la dossologia cristologica la peroratio
celebra i giovani martiri con una serie di invocazioni «litaniche» ed epiteti, forse
di origine e destinazione eucologico-Iiturgica. Essa può dare da sola un’idea della
ricca creatività del linguaggio martiriale di Basilio, oltre a mettere in luce i risvol­
ti di intensa pietà sua e della comunità per i martiri. L’assenza di addentellati scrit-
turistici, anche solo allusivi, non significa necessariamente ritualità senza radici o,
114 Basilio di Cesarea

L a terra non vi ricoprì, vi accolse il cielo: per voi si apri­


rono le porte del paradiso. Spettacolo degno delle milizie an­
geliche, degno dei patriarchi, dei profeti e dei giusti questi
uomini che nel fiore medesimo della giovinezza disprezzaro­
no la vita per poter amare il Signore al di sopra dei genitori e
dei f ig li 59· Pur essendo in età la più dolce da vivere, disde­
gnarono questo temporaneo soggiorno per lodare Dio nelle
proprie membra 60; divenuti spettacolo dinanzi a l mondo, agli
angeli e agli uom ini 61, risollevarono i caduti, confermarono i
dubbiosi, raddoppiarono l’ardore nei seguaci della fede. F i­
nalmente avendo innalzato tutti un unico trofeo alla pietà, di
un’unica corona di giustizia 62 sono stati anche adornati in
Cristo Gesù nostro Signore, a cui sia gloria e potenza nei se­
coli dei secoli. Amen.

59 Cf. Mt 10, 37; Le 14, 26. 60 1 Cor 6, 20. 61 1 Cor 4, 9. 62 2 Tm


4, 8.

peggio, di vuota retorica: lo spirito biblico vi aleggia ugualmente a livello di ter­


minologia elaborata per le nuove esigenze di culto, ovvero di brevi invocazioni li-
taniche facili da memorizzare e ripetere da parte del popolo in preghiera dinanzi
ai suoi protettori.
M A M A N T E (1)

Proemio: il topos della tapinosi e la «memoria» della comunità

1. Non mi è sconosciuta la elevatezza di stile dovu


pubblici encomi: anzi, quanto più ne sono consapevole, tan­
to più avverto anche la mia pochezza (2). Lo stesso argo­
mento, infatti, richiede che io dica cose degne dei convenu­
ti e della speranza che essi ripongono in me; non ultimo, (de­
gne) del soggetto da trattare. Poiché dunque oggi noi cele-

(1) Fu pronunciata a Cesarea nella basilica dedicata al martire - un oscuro


pastore della zona - il 1° settembre (cf. § 4) di un anno compreso fra il 370 e il
373, agli inizi dell’episcopato di Basilio. La data liturgica più comune è però quel­
la del 2 settembre, cui fu prestissimo aggiunta (già presso Gregorio di Nazianzo,
Discorso 44: PG 36, 608-621) quella della domenica in albis (o «nuova domenica»
per i greci). L’assenza di documenti scritti e di una fondata tradizione orale, che
potessero soccorrere il panegirista (vedi proemio), ha fatto escludere agli studiosi
persecuzioni più vicine nel tempo, quali quelle di Diocleziano, Galerio e Licinio,
a favore verosimilmente di quella di Aureliano (t 275). La basilica dovrebbe esse­
re la stessa che a Macellum, nel suburbio a nord-est di Cesarea, intorno al 345 ave­
vano eretto al santo pastore (secondo la testimonianza degli storici Sozomeno e
Teodoreto, e quella di Gregorio di Nazianzo) i due Cesari colà esiliati, i fratelli
Gallo e Giuliano, quest’ultimo il futuro imperatore apostata.
(2) È l’abituale dichiarazione topica della tapinosi in ambito proemiale an­
che sulla bocca di un oratore che dimostrerà proprio in questo panegirico sor­
prendenti risorse di inventio (a fronte di scarsi o inesistenti dati di tradizione), ol­
tre a quelle ben note di stile (elocutio). Infatti il topos della tapinosi è ripreso al ter­
mine dell’omelia (§ 4), accompagnato però dalla malcelata soddisfazione di chi è
consapevole di aver assolto dignitosamente al suo compito oratorio: naturalmen­
te il merito è ascritto alla potenza... di Dio «che dà forza alla nostra debolezza»!
116 Basilio di Cesarea

briamo con la maggiore solennità la memoria dei martiri (3),


tutte le menti sono attente e le orecchie pronte in attesa che
si dica qualcosa degno del martire e dell’amore con cui egli
spinge la Chiesa a radunarsi in liturgica assemblea attorno a
lui. Infatti i figli riconoscenti esigono grandi lodi ad onore
dei padri (4) e non sopporterebbero che per pochezza del­
l’oratore fosse messa a rischio la grandezza degli elogiati. Co­
sicché quanto più arde la (vostra) attesa, tanto più grande di­
venta il (mio) rischio.
Ordunque, cosa farò? Come potrò soddisfare appieno i
vostri desideri? Potrò andare via di qui senza aver lasciato
l’argomento incompleto? Ebbene esorterò l’animo di ciascu­
no di voi a rinnovare nella mente quelle medesime cose che,
entrando qui, si è portato nella memoria affinché, nutrito
con cibi portati da casa, si allontani di qui lieto di un nutri­
mento fatto con le proprie mani.
Ricordatevi del martire voi che ne godeste in sogno (5);
che in questo luogo lo aveste aiuto nella preghiera; ai quali,
invocato per nome, egli apprestò soccorso; voi che fece rien­
trare sani e salvi da un lungo viaggio; che risollevò dalla ma­
lattia; cui restituì in vita i figli già morti; cui allungò i termi­
ni della vita. Dopo aver messo insieme tutti questi ricordi,
componetene voi stessi l’encomio, come se attingeste ad un
banchetto comune (6). Reciprocamente ciascuno comunichi

(3) Sineddoche per l’unico martire (Marnante) effettivamente celebrato in


quel giorno.
(4) I martiri, in quanto rigenerano e rinnovellano nel proprio sangue la pro­
fessione di fede tanto propria che della comunità ecclesiale di appartenenza, a
buon diritto possono esserne chiamati «padri».
(5) Anche il retore Menandro (fine III sec.), che aveva conferito al panegiri­
co la sua struttura definitiva con il trattato Sui discorsi epidittici, suggeriva la via dei
sogni (premonitori o meno) per supplire alla deficienza di notizie (Spengel 3, 371).
(6) Il riferimento basiliano sembra essere ancora una volta (cf. Quaranta
martiri 2) alla cena collaticia delle associazioni di mestiere dove ognuno portava la
Marnante 117

quello che sa all’altro che non sa; e chi non sa accolga rico­
noscente da colui che sa; così dopo esservi preparati al ban­
chetto con il contributo di ciascuno, perdonate pure la mia
pochezza (7).

ha narratio: la «legge» della verità

2. Encomi del martire sono la sua ricchezza di don


rituali (8).
Noi non abbiamo da lodare il martire secondo le norme
degli encomi profani, non abbiamo da parlare di padri e avi
illustri: è vergognoso illustrare con meriti altrui chi è già il­
lustre per virtù propria. Secondo le norme della consuetudi­
ne (oratoria) tali sono gli argomenti prevalenti negli encomi.
Ma la legge della verità richiede solo le lodi proprie a ciascu­
no (9). Infatti non rende veloce un cavallo la prestanza del

sua quota. Questo proemio indugia più del solito sulla genericità dei topoi, già os­
servati negli encomi per Gordio e i 40 di Sebaste; e altri ancora ne sviluppa quali
varianti: grandezza del soggetto da trattare; tapinosi dell’oratore timoroso di non
rispondere degnamente alle attese dell’uditorio; appello alla memoria (non certo
liturgica e tanto meno «storica») e alla esperienza - finanche onirica! - che i pre­
senti hanno del potente patrocinio del martire, al fine - dichiarato - di alleggeri­
re il compito del panegirista, in realtà per supplire al vuoto documentario.
(7) Gli abitanti della città dovevano ignorare tutto, o quasi, sul sacrificio di
questo povero campagnolo, peraltro massimamente venerato come potente tau­
maturgo, se anche Basilio nell’elogio non dice nulla della nascita, dei genitori, del­
l’epoca, delle circostanze e persino del genere di martirio, eccetto che Marnante
era pastore; l’intero encomio non è altro che una amplificatio di questo appellati­
vo con probationes ed exempla attinti alla Storia Sacra e all’esegesi scritturistica
propriamente detta: insomma il panegirico è infine trasformato in omelia di ese­
gesi biblica e polemica dottrinale contro ariani e anomei (in questa direzione è
l’indagine di M.S. Troiano, LOmelia XXIII in Mamantem Martyrem di Basilio di
Cesarea·. VetChr 24 [1987], 147-157).
(8) Cf. Rm 1,11. In 40 martiri2 Basilio aveva affermato: «Esortare alla virtù
i fedeli convenuti è l’encomio (più bello) per i martiri».
(9) E richiamata ancora una volta la «legge» della verità (cf. Gordio 1-2),
118 Basilio di Cesarea

padre nella corsa né costituisce per un cane motivo di lode


Tesser nato da genitori molto veloci. Ma come la capacità di
tutti gli altri animali va considerata in ciascuno di essi, così
pure la lode peculiare di un uomo è attestata dalle sue stes­
se buone azioni. Pertanto cosa c’entra il prestigio del padre
con quello del figlio? Allo stesso modo il martire non mutuò
da altri il suo splendore, ma egli stesso con una vita coeren­
te (al vangelo) accese una fiaccola di buona fama. Sono i po­
steri ad attingere lode da Marnante, non Marnante dagli al­
tri. I figli che hanno appreso da lui la fede siano orgogliosi di
lui (10). Costui infatti fa sgorgare abbondantemente e da se
stesso le virtù: non è come torrente gonfio di acque recategli
da affluente esterno, ma è egli stesso fonte che dal proprio
seno promana splendore. Ammiriamo un uomo che è ador­
no non di splendore altrui bensì eccelle per il proprio!

Povertà e fam a non fallace

Ecco gli illustri allevatori di cavalli e i loro bianchi mo­


numenti sepolcrali: non vedi forse pietre trascurate? (11). Al
contrario la memoria del martire ha mosso (incontro a lui)
l’intera regione, tutta la città si riversa fuori le mura verso la
festa. Neppure i parenti accorrono alle tombe degli avi, ma
tutti vengono a questo luogo di fede. Invocano costui (M a­
rnante) padre e guida nel sentiero della verità, non i padri au-

che sola permette alla virtù del martire di dare buona testimonianza di se stessa.
Su tale «legge», base insostituibile dell’encomio cristiano, Basilio userà parole
energiche di qui a poco.
(10) È qui ribadita la nozione di paternità spirituale del martire e lo sarà an­
cora poco oltre.
(11) Si è già accennato in una nota di commento a Gordio 2 alla ostenta­
zione sociale dei ricchissimi allevatori cappadoci di prestigiose razze equine.
Marnante 119

tori dei loro corpi. Vedi allora come è onorata la virtù e non
la ricchezza?
A questo modo la Chiesa sprona i presenti attraverso gli
onori resi ai trapassati (12). Non preoccuparti - essa dice -
delle ricchezze ', né della peritura sapienza di questo mondo 2
e neppure della gloria che marcisce 3: queste cose svanisco­
no insieme con la vita; sii invece cultore della pietà 4. Questa
infatti ti condurrà al cielo 5, e ti procurerà una memoria im­
mortale e perenne buona fama presso gli uomini.

Elogio della vita pastorale: povertà congiunta a pietà (13)

3. Pertanto se sei venuto a celebrare la memoria de


store (Marnante) non devi attenderti di ammirare la ricchez­
za. Poiché noi siamo qui convenuti non certo per lodare un
ricco, non andare via di qua ammirato di un ricco, bensì del­
la povertà congiunta alla pietà.
Un pastore non è nulla di grande né (il suo) è uno stato
di vita prestigioso. Non ti capita forse, allorquando sei adi­
rato, di ricambiare l’offesa ricevuta, dicendo a chi ti ha pro­
vocato: «sei un pastore»? Un pastore non ha nulla di più del
cibo quotidiano, porta una bisaccia appesa al collo, un ba-

1 Cf. Le 12, 15ss. 2 1 Cor 2, 6. 3 Cf. 1 Pt 5, 4. 4 Cf. 2 Tm 2, 15.


5 Cf. Le 24,51; Ap 11, 12.

(12) E la giustificazione etica e parenetica che Basilio adduce per legittima­


re l’uso liturgico del modulo encomiastico pagano, seppur rivisto e talora profon­
damente modificato alla luce della cristiana «legge della verità».
(13) Anche la narratio non è meno generica del proemio se prende motivo
dalla condizione pastorale di Marnante per amplificare scritturisticamente un te­
ma caro alla diatriba cinico-stoica, quello della semplicità umile della vita campe­
stre e bucolica in opposizione all’attività frenetica e piena di affanni dell’agorà, dei
tribunali, del commercio, in una parola, della vita cittadina.
120 Basilio di Cesarea

stone e quanto basta per la giornata, né si preoccupa per il do­


mani 6. Nemico degli animali feroci, il pastore convive con
quelli più mansueti, fugge la piazza, fugge i tribunali, non
conosce delatori, non conosce commerci, non ha ricchezza,
non ha un suo tetto, ma vive ogni giorno sotto il (cielo) tet­
to comune del mondo, di notte alza gli occhi a l cielo e attra­
verso le stelle riconosce le meraviglie del Creatore 7.
Un pastore, proprio così!
Non vergogniamoci della verità! Non imitiamo gli spac­
ciatori di favole profane, non nascondiamo la verità sotto
belle parole. N uda è la verità e si palesa da se stessa senza bi­
sogno di patrocinanti. Troppe parole la sviliscono: molto più
tu la onorerai dandole pubblica lode (con opere coeren-
ti)(1 4 ).
Pastore e povero: ecco due titoli di vanto per un cristia­
no! Se tu infatti cerchi quali siano stati i capi della scuola
della fede (15) troverai (che gli apostoli erano) pescatori (16)
e gabellieri (17); se invece ne cerchi i discepoli, troverai po­
veri calzolai (18). Nessuno che fosse ricco, da nessuna parte
n obiltà8. Tutto ciò svanisce insieme a l mondo 9. Ecco dunque
di chi celebriamo oggi la festa, a causa di chi noi tutti siamo
festanti e la città intera appare mutata.

6 Mt 6, 34. 7 Cf. Sai 8, 4. 8 Cf. 1 Cor 1, 26. 9 Cf. 1 Cor 2, 6; 7, 31.

(14) La traduzione di quest’ultimo periodo, estremamente conciso, risulta


insoddisfacente.
(15) Lett.: «didaskaleion della pietà», ricercata perifrasi per indicare la
Chiesa delle origini. Vedi anche Gordio 2.
(16) Come Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, cf. Mt 4, 18; Me 1, 16.
(17) Come Matteo, cf. Mt 9, 9; 10, 3; Me 2, 14; Le 5, 27.
(18) Cf. At 9, 43; 10, 6.32: si tratta di un certo Simone che ospitò Pietro a
Giaffa.
Marnante 121

I grandi pastori dell’Antico Testamento (19)

Poiché noi celebriamo la memoria del pastore (Marnan­


te), non disprezzare tale appellativo.
H ai ascoltato, infatti, che Abele, il primo che fu gradito
a Dio, era pastore 10. Chi altri lo imitò? Mosè, il grande legi­
slatore che sfuggì ai dolosi tentativi del faraone e detestò le
trame dei suoi correligionari, pasceva le greggi sul monte
Oreb: mentre pasceva conversava con Dio n. Certo non liti­
gava in tribunale quando egli vide l’angelo sul roveto, bensì
fu reso degno di quella conversazione celeste mentre pasce­
va le greggi. Chi altri fu pastore oltre Mosè? Giacobbe il pa­
triarca, che potè mostrare la sua pazienza per amore della ve­
rità nel pascere le g re g g i12, imprimendo nell’umile immagi­
ne (del pastore) il carattere distintivo dell’intera sua vita. A
chi (Giacobbe) trasmise questo amore (per la pastorizia)? A
Davide, che passò dalla pastorizia al regno 13. Perché sono
sorelle l’arte di pascere e quella di regnare: tranne che all’u-
na è affidato il governo degli esseri irrazionali, all’altra quel­
lo degli esseri razionali.
Così l’arte pastorale è fondamento di più alta scienza.

10 Cf. Gn 4, 2.4. 11 Cf. Es 2, 11-15; 3, lss. 12 Cf. Gn 31, 38. 13 Cf.


1 Sam 16, 11-12.

(19) Gli exempla fanno riferimento a letture bibliche probabilmente


tate poco prima dall’assemblea («Hai ascoltato...») nel corso della solenne cele­
brazione liturgica: se così fosse, è verosimile che il medesimo Basilio abbia scelto
per la liturgia del giorno alcune pericopi scritturistiche che potessero illustrare
l’eccellenza della condizione pastorale di Marnante.
122 Basilio di Cesarea

Cristo, «buon pastore»

Proprio per questo motivo il Signore, abbracciando en­


trambe, è pastore e re, pascendo gli esseri irrazionali e re­
gnando su quelli più intelligenti (20).
Vuoi tu sapere quanto grande sia la dignità del pastore?
Il Signore mi pasce 14. Come mai l’arte di pascere è sorella a
quella di regnare? Chi è questo re della gloria? 15. Colui che lì
era «pastore», qui è chiamato «re». E non pensare che (Cri­
sto) riceva tale testimonianza da altri, e che egli per sé si ver­
gogni di tale appellativo. In realtà, tacendo dei falsi pastori,
egli rivendica a se stesso la vera testimonianza dell’arte pa­
storale: Io sono il buon pastore 16. Io sono, e non cambio 17. Al­
lo stesso modo, dunque, di quando vuole affermare di sé co­
se grandi: Io con la mia mano ho consolidato la terra, io da so­
lo ho steso il firmamento 18, e ugualmente altre cose elevate e
degne di essere dette di Dio, così pure in questo caso dice:
buon pastore. Respinge i falsi pastori e solo a se stesso riven­
dica la verità: Io sono il buon pastore.
Impara, dunque, chi sia il «pastore» e quale quello
«buono». D ’altronde lui stesso lo spiega: Il buon pastore dà
la sua vita per le pecore; mercenario è, invece, colui che non è
pastore, a l quale non appartengono le pecore, né si cura del
gregge quando vede arrivare il lupo 19.

14 Sai 22,1. 15 Sai 23, 8.10. 16G v l 0 , l l . 17M 13,6. 18Is4 4 ,2 4 .


19 Gv 10, 11-13.

(20) Identica affermazione aveva fatto Origene in Commento a Giovan


27.37: GCS 22/4, 35.47ss.
Marnante 123

Mercenari e falsi pastori, di ieri

4. A questo punto la comunità ecclesiale chiede: «S


store è il Signore, chi è il mercenario? Non è forse il diavolo?
E se mercenario è il diavolo, chi è il lupo?».
Certamente lupo è il diavolo, bestia immane 20, rapa­
ce 21, insidiosa 22, comune nemico di tutti (21). Abbia dun­
que il mercenario un nome suo proprio.
Il Signore chiamava mercenari persone alle quali si ri­
volgeva in quel momento. Ve ne sono anche oggi - magari
non vi fossero! - di quelli i quali si meritano il nome di mer­
cenari. Tali erano allora indicati i sommi pontefici, i farisei e
l’intera setta giudaica. (Il Signore) chiamava mercenari colo­
ro che erano diventati pastori non per amore della verità ma
per ricerca di guadagno. Sono mercenari coloro che con va­
no pretesto pregano per mangiare il pane delle vedove e de­
gli o rfan i23. Sono mercenari e non pastori coloro che curano
il proprio tornaconto inseguendo il presente, anziché mirare
al futuro.

2° Cf. Ap 12, 9; 20, 2. 2i Cf. 1 Pt 5, 8. 22 Cf. G v l3 ,2 . 23 Cf. Me


12, 40; Le 20, 47.

(21) Cf. Mt 13,39. Più giù ma anche in altre opere è perlopiù all'eretic
Basilio attribuisce l’immagine biblica del lupo (secondo Mt 7, 15; 10, 16; At 20,
29): Esamerone 2, 4: SCh 26bis, 154; Lettere 28, 2; 90, 2; 139, 3: Courtonne 1,
69.196; 2, 59. Sul «bestiario» apologetico e moraleggiante di Basilio cf. M. Girar­
di, Il cervo in lotta col serpente. Esegesi e simbolica antiariana «f/Z'Omelia sul Sal­
mo 28 di Basilio di Cesarea, in Annali di storia dell'esegesi, 4 (1987), 67-85. Il Fi­
siologo non fece altro che raccogliere e sintetizzare in facili quadretti popolareg­
gianti questi «ritratti scritturistici» di etologia animale, sparsi nelle opere dei Pa­
dri: cf. M. Girardi, Il sangue sacrificale di Cristo nelle redazioni greche del Fisiolo­
go: tra esegesi allegorica e meraviglioso popolare, in Sangue e antropologia nella teo­
logia, a cura di F. Vattioni, Roma 1989, voi. II, pp. 889-907.
124 Basilio di Cesarea

... e di oggi

Anche ora ci sono molti mercenari che per una gloria


miserabile vendono la loro vita; che introducono divisioni
nelTinterpretare le salutari parole del Signore: Avendo il Si­
gnore detto ciò, sorse dissenso fra di loro. Taluni dicevano: egli
è indemoniato; altri: non può il demonio fa r sì che un cieco ve­
da (22). Vedi quanto è antico il male dello «scism a»? (23).
Ecco che il ventilabro distingue la pula dal grano 24; e
mentre ciò che è lieve e instabile viene separato da ciò che ha
forza di nutrire, rimane in possesso dei genuini operatori ec­
clesiali (24) solo ciò che è idoneo a un nutrimento spirituale.
Nacque lo «scism a» proprio perché gli uni contendevano in
un modo, gli altri in un altro: quella di essere in discordia è
prerogativa giudaica. Ma la Chiesa di Dio, che dai soldati ri­
cevette serbata senza divisioni la tunica tessuta da cima a fon­
do senza cuciture 25, essa che di Cristo si riveste 26, non faccia
a pezzi questa tunica!

Contro gli eretici: corretta esegesi di Gv 10, 14

E conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me 27.


L’eretico ha usurpato queste parole a supporto della sua

24C f.M t3 ,12. 2*G v 19,23-24. 26 Rm 13,14; Gal 3,27. 27 Gv 10,14.

(22) Gv 10, 19-21. Nel 376 Basilio aggrediva epistolarmente Frontone, ve­
scovo arianeggiante di Nicopoli, con questa accusa: «Costoro sono mercanti di Cri­
sto, non cristiani: infatti preferiscono sempre ciò che è loro utile in questa vita a una
vita vissuta secondo verità. Quando pensarono di potersi impadronire di questo va­
no potere, si allearono ai nemici di Cristo»: Lettere 240, 3: Courtonne 3, 63-64.
(23) Per i presupposti filologici e storico-dottrinali della terminologia basi-
liana sul dissenso ecclesiale cf. M. Girardi, Nozione di eresia, scisma e parasinago-
ga in Basilio di Cesarea·. VetChr 17 (1980), 49-77.
(24) Lett.: agricoltori.
Marnante 125

bestemmia. Ecco - egli osserva - è detto: Le mie pecore co­


noscono me e io conosco le mie pecore. Ma che significa «co ­
noscere»? Comprendere la sostanza o misurare la grandez­
za? ovvero conoscere della divinità quelle cose che tu teme­
rariamente dichiari di sapere? Possibile che da quanto è det­
to subito dopo (nel vangelo di Giovanni) tu non interpreti
correttamente il nostro modo di conoscere? (25). Che cosa
conosciamo noi di Dio? Le mie pecore ascoltano la mia vo­
ce 2S. Vedi donde proviene la nostra intelligenza di Dio: dal­
l’ascolto dei suoi comandamenti e dalla pratica di essi subi­
to dopo averli ascoltati. Questa è la conoscenza di Dio: l’os­
servanza dei suoi precetti.

Inconoscibilità della ousia divina

Può forse l’essenza di Dio essere oggetto di smaniosa


investigazione? Possiamo disputare sulle realtà supramonda-
ne? conoscere le realtà invisibili? Le mie pecore conoscono
me e io conosco le mie pecore. Ti basti sapere che egli è buon
pastore che diede la sua vita per le sue pecore. In questi confi­
ni è la conoscenza di Dio (a noi possibile). Quanto sia Dio,
quale la sua misura, quale la sua essenza, sono domande ri­
schiose per chi le pone e insolubili per colui che le riceve: il
silenzio è il solo rimedio a tutto ciò (26). Le mie pecore ascol­

28 Gv 10, 27.

(25) È uno dei criteri esegetici già enunciato chiaramente da Origene, far
cioè ricorso al contesto più o meno immediato del brano o del termine in discus­
sione per coglierne l’esatta interpretazione in un quadro filologico e testuale più
compiuto e organico.
(26) Basilio dichiara formalmente il principio che soggiace a gran parte di
quella che sarà la speculazione religiosa bizantina e orientale, e che va sotto il no­
me di «teologia apofatica», o conoscenza di Dio per viam negationis.
126 Basilio di Cesarea

tano la mia voce. Ascoltano, è detto, non discutono, ovvero,


non disobbediscono, non litigano.

La esegesi di Gv 1, 1

Hai udito le parole del Figlio: non imbastirmi, dunque,


una disputa artificiosa intorno ai modi della generazione, né
addurre in causa elementi di impossibile ricerca delle cause;
non separare, infine, per mezzo di una divisione (27) ciò che,
invece, è stato congiunto. Per questo l’evangelista (Giovan­
ni) ti ha in precedenza rassicurato; hai già udito e ora ascol­
ta nuovamente: In principio era il L o go s29, perché tu non re­
puti il Figlio umana progenie, venuto all’esistenza dal nulla.
Logos, perché impassibile di divisione alcuna; era perché pri­
ma e fuori del tempo; in principio per congiungere il genera­
to col Padre. Vedi come una pecora obbediente intende la
voce del Signore: in principio, era, Logos. Non dire: «In qual
modo era?», «Se era, non è stato generato», e «Se è stato ge­
nerato, non era» (28).
Non è pecora chi dice tali cose. La pelle è di pecora, ma
dentro vi è un lupo che parla: sia smascherato chi tende insi­
die! Le mie pecore ascoltano la mia voce. H ai ascoltato il Fi­
glio? Comprendi la somiglianza che egli ha con il Padre. D i­
co «somiglianza» per debolezza dei corpi più forti (29). E

29 Gv 1, 1.

(27) Lett.: scisma.


(28) Alla esegesi di Gv 1, 1-2, spesso affrontata nei contesti più vari, Basi­
lio dedica nei primi anni di episcopato una specifica omelia: P G 31, 472-481.
(29) Basilio, volendo mediare, pur senza sostanziali compromessi, verso
ariani e anomei con cui polemizza in questo brano, usa il più accettabile - alme­
no così si augura - termine di homoiotès (somiglianza) a preferenza del troppo di­
scusso e lacerante homoousia (uguaglianza) di formulazione nicena, per ribadire la
dottrina ortodossa sui rapporti di natura fra Padre e Figlio.
Marnante 127

questa la verità - non temo infatti di accostarmi alla verità -,


né sono incline alla calunnia. Ma dico anche «identità» (30),
salvaguardando la «proprietà» (31) del Figlio e del Padre.
Nell’ipostasi del Figlio intendi la forma del Padre, affinché tu
possa serbare esatta ragione dell’immagine e comprendere in
senso ortodosso l’espressione: Io nel Padre e il Padre in m e 30.
Non confusione di sostanze, ma identità di caratteri (32).

Epilogo

O cari, l’argomento appare più che difficile e contro­


verso ma la vostra attenzione nell’ascoltare ha costretto la
mia pochezza a tirar fuori ed esporre qualcosa affinché la po­
tenza di Dio splendesse in sommo grado nella debolezza del­
lo strumento 31. Forse per questo motivo la mia debolezza ha
sovrabbondato affinché molto più fosse glorificato Colui che
dà forza ai d eb o li32.
Egli, che ci ha ricondotti a questa solenne adunanza fe­
stiva, ha dato compimento alle nostre suppliche dell’anno
trascorso, e dà anche inizio al tempo successivo - il medesi­
mo giorno, infatti, pone termine al ciclo di giorni appena

30 Gv 14,10. 31 Cf. 2 Cor 2, 9. 32 Cf. Rm 5, 20; Fil 4,13; 1 Cor 1, 27;


2 Cor 12, 9-10.

(30) Gr.: tautotès.


(31) Gr.: idiotés. Basilio più tardi perverrà a definire il suo pensiero trinita­
rio, successivamente divenuto dottrina ufficiale dell’ortodossia, con la formula:
mia ousia, treis bypostaseis (una sostanza, tre persone): cf. M. Simonetti, Genesi e
sviluppo della dottrina trinitaria di Basilio di Cesarea, in Basilio di Cesarea, la sua
età, la sua opera e il basilianesimo in Sicilia, Messina 1983, voi. I, pp. 169-197.
(32) Un esame delle implicanze dottrinali (e cronologiche) della terminolo­
gia trinitaria adottata in questa omelia è nel succitato art. di M.S. Troiano, L'O­
melia XXIII in Mamantem.
128 Basilio di Cesarea

concluso e segna il principio di un nuovo ciclo annuale (33)


- , egli, dunque, che ci ha radunati e ci ha donato la forza per
affrontare l’avvenire, in se stesso ci custodisca incolumi, non
molestati e al sicuro dalla rapacità del «lupo»: salda conser­
vi questa Chiesa, munita e presidiata dalle grandi torri dei
martiri (34). Respinga tutte le insidie e gli assalti del furore
ereticale.
Ci conceda infine di apprendere nella pace la parola di­
vina e di insegnare (e donare) ad altri la grazia distribuitaci
dallo Spirito: perché a lui si deve gloria e potenza assieme al­
lo Spirito santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.

(33) È la data del 1° settembre, Capodanno secondo la tradizione bizantina,


coincidente con la solenne memoria liturgica del martire Marnante.
(34) Per l’immagine dei martiri come «torri» a difesa della Chiesa si veda
anche 40 martiri 8. Bisogna riconoscere che Marnante è perduto totalmente di vi­
sta: non sarà recuperato neppure il suo nome, accuratamente «mimetizzato», an­
cora una volta forse in ossequio alla precettistica encomiastica, da una perifrasi di
ampio respiro, a sua volta coincidente con la finale peroratio.
IN D IC I
IN D IC E D E I N O M I E D E L L E C O S E N O T E V O L I

Abele: 121 Aureliano imperatore, persecuzio­


abiura: 51, 90-91, 93-94 ne di: 15, 115
Amand D. (Amand de Mendieta Azaria, cantico di: 81, 107
E.): 40, 42, 59 Azzali Bernardelli G.: 5
Ammiano Marcellino: 25
amplificatio (verborum): 14,16,18, Babilonia, 3 giovani di: 21, 103; re
76, 96, 117, 119 di - e Assiria: 48
Andrea, apostolo: 120 Balboni: 42
Anfilochio d’Iconio: 29 Baronio Cesare, card.: 50
angeli, «fedeli testimoni di verità»: Bartelink G.J.M.: 15, 40
19 Basilio senior, padre di Basilio: 9
Annisa, nel Ponto: 6, 9 Bernardakis G.: 10
anomei: 14, 117, 126 Bernardi J.: 10, 12, 15, 40
Antioco Epifane: 48 Bianchini A.: 42
antitesi: 88, 94 Boulenger E: 9, 31
api: 73-74 Brunner G.: 42
apofatica, teologia: 125
Ario: 25; arianesimo: 27; ariani: 8, Calboli Montefusco L.: 15
14, 2 4 ,26 ,8 1 , 117, 126 Cesario, fratello di Gregorio di Na-
Aristotele: 67,73; aristotelismo: 59 zianzo: 9
aritmologia patristica: 107 Clemente di Roma: 22
Atanarico re dei Visigoti, persecu­ Costanzo II, imperatore: 8, 25,
zione di: 8 82
Atanasio di Alessandria: 26, 82 contemptus mundi·. 16, 98, 102
Atenogene, vescovo e martire: 22 Cornelio, centurione: 92
atomismo: 59 Costantino, imperatore: 8
Audio, diacono di Edessa: 8; au- Courtonne Y.: 5
diani: 8
Aureli A.: 42 Damas, martire: 30
132 Indice dei nomi e delle cose notevoli

Daniele, profeta: 21 Galerio imperatore, persecuzione


Davide: 61, 65, 121 di: 80, 115
Decio imperatore, persecuzione Gallo, fratello dell’imperatore Giu­
di: 5 liano: 14, 115
Delehaye H.: 10,15,18,40,74, 80, Gambero L.: 20
81 Gangra in Paflagonia, concilio di:
diavolo: 16, 26, 48, 88, 90, 101, 35
113, 123; dèmoni: 8, 81, 89, Garnier J.: 42
101, 102 Geerard M.: 44
Diocleziano imperatore, persecu­ Geremia, profeta: 70
zione di: 49, 73,81, 115 Giacobbe: 121
Dionigi di Alessandria: 22 Giacomo, apostolo: 120
Dionigi di Roma: 22 Giovanni Battista: 21, 37, 92; bat­
dossologia: 18, 113 tesimo di: 28
Driessen I. W.: 11 Giovanni Crisostomo: 8, 32
dualismo manicheo: 60 Giovanni, apostolo: 120
Duval Y.: 9, 40 Girardi M.: 18, 23, 40-41, 65, 70,
75, 97,123,124
Efrem Siro: 22, 104 Girolamo: 8
Elia, profeta: 21, 82-83, 107 Giuseppe, «testimone domestico
Eliseo, profeta: 52-53 della purezza di Maria»: 20
Emmelia, madre di Basilio: 6, 9 Giuliano, imperatore: 14, 25, 115
epicurei: 59 Giulio Africano: 22
Epifanio di Salamina: 8 Giulio Sorano, dux della Scizia mi­
eretici: 123 nor 8
Esbroeck M. van: 10, 74 Giulitta di Cesarea, vedova e marti­
Eupsichio di Cesarea, martire: 10, re: 10,12,16-17,47-53,73
29-30 Giuseppe ebreo: 76
Eusebio di Cesarea: 14, 22, 50 Gordio di Cesarea, centurione e
Eusebio di Samosata: 29 martire: 10, 13,36-37,73-95
exempla dall’AT e NT: 12, 14, 17, Gorgonia, sorella di Gregorio di
19, 83, 91, 117, 121 Nazianzo: 9
G raf G.: 11
Fedwick P.J.: 11, 40, 42 Gregorio di Nazianzo: 6, 8, 9, 10,
Finazzi: 42 1 5 ,2 5 ,2 9 ,3 1 ,7 4 , 82, 115
Firmiliano di Cesarea: 22 Gregorio di Nissa: 5 ,6 ,7 ,9 ,1 0 ,1 4 ,
Fisiologo: 123 3 1,7 5 ,8 2
Frontone di Nicopoli: 124 Gregorio senior vescovo, padre di
Gregorio di Nazianzo: 9
Gabriele, angelo: 51 Gregorio Taumaturgo: 5, 22
Indice dei nomi e delle cose notevoli 133

Gribomont J.: 23, 35, 41, 54 78, 96-98, 102; reliquie, in-
ventio e depositio di: 5, 9-10,
Hengsberg W. : 17, 41 12,17; translatio: 12; culto: 7-
Huglo M.: 41, 42 9, 95; tumulatio ad sanctos: 9;
cercatori di reliquie: 8; san­
Ibora, nel Ponto: 6, 9 tuari martiriali: 10
Incarnazione: 65 martirio, «battesimo di sangue...
iperbole: 48, 52, 91, 97 realmente e non per imitazio­
Ireneo di Lione: 22 ne morte per Cristo nella lot­
ta per la fede»: 7, 28, 83 , 85,
Lattanzio: 50 110; perfezione: 28; via diret­
Lazzaro: 95 ta alla salvezza: 28; dono di­
Leclercq H.: 25 vino e vocazione: 39; marti­
Leone L.: 5 rio della volontà: 96
lex orandi/lex credendi: 22 Massimino Daia imperatore, per­
Licinio imperatore, persecuzione secuzione di: 6, 82
di: 6,13-14, 80, 96, 99, 115 Matteo, apostolo: 120
Lione, martiri di: 110 Mazzucco C.: 84
Livia, zia di Gregorio di Nazianzo: Melezio di Antiochia: 29
9 Melezio vescovo (del Ponto o di
Antiochia?): 22
Maccabei, madre dei: 27, 48, 112 Menandro di Laodicea, retore: 15,
Macrina iunior, sorella di Basilio: 9 116
Macrina senior, nonna paterna di Mercurio di Cesarea, martire: 10
Basilio: 5, 6 Migne J.-P: 42, 44
Marnante (Mamas) di Cesarea, pa­ morte: 56-62, 94
store e martire: 10, 14-15, Mosè: 21,76,121; battesimo di: 28
115-128
Maria, madre del Crocifisso, exem- Neri: 42
plum della donna martire: 51 Neri U.: 22
Marin M.: 48 Nonna, madre di Gregorio di N a­
Marotta E.: 6 zianzo: 9
martiri, adeti: 26, 83, 95, 110; sol­
dati: 100; imitatori di Cristo: ópheleia/uxiluà. della narratio agio­
6; fiori delle Chiese: 113; pa­ grafica: 16,78, 97,101
dri della comunità ecclesiale: Orbàn A. P : 7, 111
115,118; confessio·. 50,92-93, Origene: 22, 89, 122, 125
101; dies natalis/anniversario Orlandi T.: 8, 11
della morte: 7,12-14, 73; imi- Ottaviano Augusto, imperatore:
tatio/aemulatio·. 16, 18, 27, 79
134 Indice dei nomi e delle cose notevoli

panegirici: 11-15; struttura: 15-18, Seconda Sofistica: 16, 88, 107


116; Bibbia e retorica: 18-19; sententiae·. 17, 88, 106
topoi: 16, 18, 52, 74-75, 80, Simeone, profeta: 61
97-98, 112, 115, 117 Simonetti M.: 25, 127
paradiso: 50, 66,87, 106, 114 Socrate: 8
parrhésia/ libertà di parola: 84,104 sogni: 116-117
passiones: 18 Sozomeno: 8, 104, 115
Pellegrino M.: 84 Spengel L.: 15, 116
Persie A.: 24, 41 Spirito santo: 22
phós hilaron, inno: 22 Stefano, «primizia dei martiri»: 20,
Pietro, apostolo: 21, 37, 92, 120 37
Platone: 67; platonismo: 60, 80 stoicismo: 80; apatheia stoica: 58
Plinio senior. 73
Plotino: 67 tapinosi: 16, 97, 115, 117
Policarpo di Smirne, vescovo e Teodoreto: 115
martire: 7 Teodosio, imperatore: 10
probare/probatio scritturistica: 7, Teodoto di Nicopoli: 29
12, 14, 17 ,60,85,117 Tertulliano: 14
Tobit: 61
Quacquarelli A.: 19, 75, 107, 110 Troiano M. S.: 15, 41, 117, 127
Quaranta soldati di Sebaste, marti­
ri: 6, 9-11, 13-14, 16-17, 24, Uluhogian G.: 11
36, 96-114
Valente, imperatore: 25
Ricci A. M.: 43 Vattioni F.: 123
Ricci M. L.: 48, 80 Vespasiano, imperatore: 13
Rouillard E.: 42 Virgilio: 73
visione, di Dio: 52, 82-83, 107; an­
Saba, martire goto: 10, 74 gelica: 92
Sansone: 76
scisma: 124, 126 Waltz P : 9
IN D IC E SC R IT T U R IST IC O

A n t ic o T e st a m e n t o 11,43:7 1 Re
21, 1.11:7
19, lss.: 82
Genesi 19, 8:21
Numeri 19, 8ss.: 107
1,27:51 19, 10.14: 82
2, 7: 60 1 2 ,3 :7 6
2 ,2 3 :5 1 19, 11-16:7
2, 24: 60
2 Re
3,21: 105
3,23: 106 Deuteronomio
31,38: 121 2, 21-22: 52
39, 7ss.: 76 6, 7: 33
4,2.4: 121 9, 9: 21
11, 19: 33 Tobia
16, 19: 49
Esodo 21,2 3 :3 3 3, 6: 61
27, 25: 49
2, 11-15: 121 32, 40: 106
3, lss.: 121 1 Maccabei
23,8: 49
33, 11-12:21 Giudici
2,58: 82
34, 28: 107
14, 5ss.: 76

Levitico 2 Maccabei
1 Samuele
11, 11:7 7: 27, 112
11, 39 .4 0:7 16, 11- 12:121 7 ,2 7 :4 8 , 107, 113
136 Indice scritturistico

Giobbe 103,24:55 Siracide


106, 24: 109
1 ,21:57 109, 4: 36 20, 29: 49
15, 11: 64 111,6:36, 95 3 1,27-28:34,55
16, 19: 20 114,5:36 38, 17: 33
11 5 ,3 :3 6 ,6 5 ,6 6 ,1 0 6 40, 20: 55
115,4:36 45, 4: 76
Salmi 1 1 5 ,6 :7 ,3 6
117, 6: 36, 87
2 ,3 :3 3 118, 46:36 Isaia
2, 4: 36, 48, 107 118, 53:70
7, 12: 36 3, 16: 33
118,71: 64
8, 2: 89 9, 1-2: 65
137, 1: 106
8, 4: 120 10, 14: 48
141,8: 61
8, 10: 89 14, 17: 48
142, 9: 109
9, 9: 36 26, 16: 64
149,3: 36, 106
15, 11:76 27, 13: 33
150, 4: 36, 106
19 ,3:92 29, 13: 90
22 , 1: 122 40, 6-7: 102
22, 4: 36, 87 44, 24: 122
Proverbi 49, 25: 109
23, 8: 122
23, 10: 92, 122 53, 12: 88
1, 26: 48 62, 1: 33
25, 4-5: 84 6, 23: 76
25,8: 10,36 65, 1: 84
10, 7: 75 65, 6: 33
35, 2: 32 20, 1: 34
36, 13:36, 48, 107 28, 1: 84, 85
36, 27: 84 29, 2: 29, 74-76, 95 Geremia
36, 28: 36 3 1 ,6 :7 1
49, 4: 36 2 ,7 :3 3
50,3.11:33 6, 16: 112
5 1 ,8 :3 6 ,4 8 8, 23 - 9, 1: 70
54, 8: 80 Qoelet
10, 24: 64
58, 9: 36, 107 21,8: 76
60,4: 110 7,2: 69
36, 23: 20
62, 5: 106 49, 5: 20
65, 12: 110
85, 12: 99 Sapienza
88,38: 20,36 Daniele
91, 14: 26, 36, 87 4, 18: 48, 107
103, 15: 34, 55 19, 8: 109 1, 8ss.: 21
Indice scritturistico 137

3,38: 81 3, 4:21 10 37-38: 36


3,40: 107 3, 11: 110 11 28-29: 106
3, 49-50: 103 3, 12: 124 11 29. 30: 33
10,3:21 3, 16: 33 12 29: 109
4, 2: 107 12 37: 93
4, 11: 113 12 42:74
Osea 4, 16:65 13 11:67
4, 18: 120 13 39: 48, 123
3, 4: 81
5, 4 :7 0 13 43:67
5, 6: 33,36 15 8: 90
Gioele 5, 8: 82 15 19: 33
5, 10-12: 36 16 17-19:21
2,10: 93 5, 11:24 16 26: 33, 78,106
2, 11:33 5, 12: 30, 67 16 27:33
3 ,4 :3 3 5, 19:67 18 8: 32, 106
5, 22:91 18 9:91
5, 37:28 18 20: 111
Sofonia 6, 4.6: 20 19 16: 109
6, 24: 102 21 13: 81
1, 14:33 6, 34: 120 21 15: 109
7, 15: 123 24 9:36
7, 21: 90 24 21:36
Aggeo 7, 24-25: 90 24 29: 36, 58, 93
8, 8-10: 92 24 31:33
2, 13: 7
9, 9: 120 24 35: 58, 103
9, 37: 94 25 41:32
Malachia 9, 37-38: 88 25 46: 103
10,3: 120 26 52: 91
3, 5: 20 10, 16: 123 27 27-28: 37, 106
3Ì 6: 122 10, 16-18: 36 27 28: 106
3, 20: 65 10, 19-20: 84 27 31: 106
10, 20-22: 36 27 35: 37, 106
10,21: 81 27 54: 37, 92
10, 24: 36, 106 28 3:87
N uovo T esta m en to 10, 26: 20 28 19: 110
10, 27-28: 36
10, 28: 103
Matteo 10, 32-33:36,93 Marco
10, 33: 93
3, 2: 103 10, 37: 114 1, 16: 120
138 Indice scritturistico

2, 14: 120 1, 14: 65 1, 25-26: 109


5 ,3 9: 57 1, 20: 37, 92 2, 27: 66
8, 32: 23, 104 1,51:33 2 ,2 8 :7 6
12, 40: 123 5 ,3 0 : 33 2 ,3 1 :6 6
5 ,3 3 :3 7 3, 19:33
8, 18: 21 4 ,2 9 .3 1 :2 3 ,3 7
Luca 8,32: 109 4, 32: 97
10, lss.: 109 5, 27-29: 37
1, 15:21 10, 11: 122 5, 39: 102
1 ,38:51 10, 11-13: 122 5, 40-42: 37
1, 79: 65 10, 14: 14, 124-126 5 ,4 1 :2 6
2 ,2 9 :6 1 10, 19-21: 124 6, 8 - 7, 60: 37
4, 13: 113 10, 27: 125 6, 12-13:49
5, 27: 120 12, 23:29 9,27-28: 37
7, 7-9: 92 12, 24-25: 89, 106 9 ,3 1 :2 6
7, 37-48: 33 12, 25: 94, 109 9, 43: 120
8, 10: 67 13, 2: 123 10, 2ss.: 92
8, 13:48 13, 35:37 10, 6.32: 120
9, 26: 93 14, 6: 65 15, 9: 33
10, 2: 94 14, 10: 127 20, 23-24: 37
10, 20: 101 14, 15.21.23: 37 20, 28: 110
10,21-22: 67 14, 26: 82 20, 29: 123
12, 15ss.: 119 15, 12-13:37 21, 1 3 :3 7 ,8 7 ,91
14,26: 114 15, 18-21:37 22, 4: 23
15,7.10: 50,66 15, 19: 78 22, 15: 37
16, 22: 95, 106 15, 20: 106
18, 6: 51, 100 16, 1-3:37
19, 22: 93 16, 13: 37, 82 Romani
20, 36: 67 17, 16: 102
22, 37: 88 18, 4ss.: 37, 85 1, 1:51
2 3 ,2 8 :6 7 ,9 1 18, 3 7 :2 3 ,3 7 1,9: 20
23,32-33: 88 19, 6-7.15-16: 65 1, 11: 117
24,51: 119 19, 23-24: 124 1, 27: 33
19, 25: 92 2 ,5 :3 3
2, 6: 33
Giovanni 3,23-25:37
Atti degli Apostoli 5,2-3: 63
1, 1: 14, 126-127 5, 8: 37
1, 1-2: 126 1, 8: 37 5, 12-13: 107
1, 12: 110 1, 17: 109 5, 20: 127
Indice scritturistico 139

6,3-11:37 13, 12: 75 6, 14: 38, 98


8, 15: 66 15, 9: 109
8, 15-16: 16, 99 15, 15: 38
8, 18: 37, 64, 88, 102, 15, 19: 29, 38 Efesini
107 15,20:38
8, 32:37 15, 22: 94 4, 22: 105
10, 6-7: 66 1 5,23:38 4, 25: 94
10, 10:37,91 15, 36: 38, 106 4, 27: 106
10, 16: 23,37 15, 42: 38, 88 6, 6:51
10, 20: 84, 85 1 5,43:38
11, 16:51 1 5 ,5 2 :3 3 ,3 8
11,33:61
Filippesi
12, 1: 37, 107
12, 6 : 66 2 Corinzi
12, 12: 63, 107 1, 1:51
1 ,4 :7 2 1, 8: 20
12, 15: 67, 70
1, 8-10:38 2 ,5 .8 :3 8
13, 10:37,67
1, 9-10: 86 2, 10: 94
13, 14: 124
1 ,2 3 :2 0 2, 11: 94
2, 9: 127 3, 14: 83, 109
1 Corinzi 4 ,9 :3 8 3, 18: 70
4, 17-18:38, 102 4, 13: 127
1, 26: 120 6 , 2 : 86
I, 27: 127 6 ,4 :2 7 ,3 8
2 ,6 : 119, 120 6, 5: 38, 83 Colossesi
4, 9: 37-38, 47, 89, 12, 9: 72
101, 114 12, 9-10: 38, 127 1 ,5 :3 0 ,9 4
4, 16: 38, 109 1 ,2 4 :3 8
5 ,6-7:51 2, 5: 90
5, 10-11:49 Galati 4, 12:51
6, 20: 114
7 ,2 2 :5 1 1, 1: 110
7,31: 120 1, 10:51 I Tessalonicesi
9, 24: 74, 95, 101 1, 13-16: 109
9, 25: 95 3,27: 124 1, 6: 109
10,31:55 4, 26: 16, 38, 99 2, 16: 23
I I, 1: 38, 109 5, 1:33 4, 16:33
11,5.10: 33 5 ,9 :5 1 4, 17:33
11,32:64 6, 7: 93 5, 16-18: 13, 47, 53-
12, 4: 66 6, 10: 85 72
140 Indice scritturistico

2 Tessalonicesi 2, 13:38, 50,87 2 Pietro

1, 4: 27 1, 1:51
1 ,5 :3 3 Ebrei
1, 8: 23
2 ,2-4:38 1, 14: 92 1 Giovanni
3, 12: 102
9, 12:38, 110 2, 15: 78
1 Timoteo 10, 12ss.: 39 4 ,3 : 100
10, 28-29.32-34: 38
1, 12-13: 109 10, 32: 47
4, 3: 109 10,33:47 2 Giovanni
4, 8: 38 11, 1:38, 102
4, 10: 29 11,10: 16,39, 99 7: 100
5 ,2 3 :3 4 ,5 5 11,36-37:26
6, 12: 26 11,36-38:38
11,38: 80 3 Giovanni
11,40: 61
2 Timoteo 12, 1: 38, 105 11: 75
1 2 ,4 :3 8
1, 10: 65 12,22: 16,39, 99
2 ,3 :3 8 , 100 13, 12:38, 110 Giuda
2 ,5 :3 8
2 ,9 :3 8 1:51
2, 15: 119 Giacomo
2, 24:51
2, 25: 109 1, 1:51 Apocalisse
3, 12:38 1, 10-11: 102
3, 17: 72 1, 12: 66 2, 10: 87
4, 1: 33 4, 4: 87
4 ,7 :2 6 ,3 8 5, 5: 85
4 ,8 :2 4 ,2 6 ,2 7 ,3 3 ,3 8 , 1 Pietro 6, 9: 8
66, 87, 95, 101, 6, 17: 33
103, 114 2, 16:51 11, 12: 119
4, 14: 33 3, 13:75 11, 17: 105
3, 19: 66 12, 9: 123
4, 13:26 14, 13: 106
Tito 4, 14: 24 16, 7: 33
5 ,4 :5 0 ,9 7 , 119 19, 2: 33
1, 1:51 5, 8: 90, 123 20, 2: 123
IN D IC E G E N E R A L E

I n t r o d u z i o n e ..............................................................pag. 5
L a tradizione martiriale nella famiglia di Basilio » 5
Il culto per le reliquie ................................................ » 7
Santuari attribuiti a Basilio » 10
I p an e g irici..................................................................... » 11
Struttura dei panegirici » 15
Bibbia e retorica ......................................................... » 18
II lessico della «testimonianza» c r is t ia n a » 19
1. «In cielo il testimone fedele»: Archetipo ed
exempla b i b l i c i ................................................ » 19
2. Dio «testimonia» nella Scrittura e nei santi » 20
3. Scrittura, tradizione e Chiesa: unità e auto­
rità di una te stim o n ian za.............................. » 21
4. «Testimoniare la verità della Parola fino al­
la morte»: impegno per t u t t i ........................ » 23
5. Morire per la fede cristiana ........................ » 24
«Persecuzione» ariana e nuovi martiri » 25
Il «martirio della volontà» ....................................... » 27
Il culto dei martiri per la santità e l’unità delle
Chiese .................................................................. » 28
L’ambito liturgico: sinassi e invocazioni di patroci­
nio ................................................................... »3
Santuari martiriali e festa popolare ........................ » 32
Linee di teologia biblica del martirio » 35
142 Indice generale

B ibliografia s c e l t a ............................................... pag. 40


Edizioni e trad u zio n i................................................ » 41

Sigle e abbreviazioni ............................................. » 43

B asilio di C esarea
I MARTIRI

G i u l i t t a .................................................................... » 47
Proemio: memoria liturgica e annuncio tematico » 47
La narratio: da accusatrice ad a c c u s a t a ................. » 49
Il processo per lesa maestà ..................................... » 50
La condanna al rogo: il discorso di commiato . . » 51
Epilogo ed esortazione f in a le .................................. » 52
Ripresa del commento a 1 Ts 5, 16-18: antefatto e
prologo .............................................................. » 53
E possibile «pregare senza interruzione»? Defini­
zione di pregh iera............................................. » 54
La preghiera del giorno .......................................... » 55
... e della notte ........................................................ » 55
E possibile «rendere grazie in ogni cosa», anche
nel d o lo r e ? ........................................................ » 56
Natura mortale dell’universo c r e a t o ....................... » 57
Inutilità della apatheia stoica .................................. » 58
Retta ragione e rifiuto del pianto disperato . . . » 59
Limiti fissati da Dio alla vita di c ia sc u n o » 60
Ingratitudine e incontentabilità dell’uomo . . . . » 62
Tanti i motivi di gratitudine in qualsiasi condi­
zione ................................................................. » 62
Un cristiano rende grazie nelle circostanze tristi » 64
... e in quelle liete ................................................... » 64
La gratitudine per il piano salvifico di Dio . . . . » 65
Indice generale 143

La risposta dell’uomo all’amore di Dio: l’amore


per il prossimo più so ffe re n te .......................... pag. 66
N o alle manifestazioni scomposte di dolore . . . » 68
Il pianto annoverato fra le beatitudini: quello per il
peccato e la c o n v ersio n e.................................... » 70
Il vino scaccia la tristezza? ....................................... » 70
E p i l o g o .......................................................................... » 72

G o r d i o .......................................................................... » 73
Proemio ........................................................................ » 73
L a narratio·. il superamento della precettistica en­
comiastica profana ............................................. » 77
Utilità e verità della memoria dei m a r t ir i » 78
Tratti biografici di G ordio ....................................... » 79
L’editto di p e rse c u z io n e ............................................. » 80
L a fuga sui m o n t i ......................................................... » 81
Preparazione “ascetica” al martirio ........................ » 82
Ritorno in città e autodenuncia .............................. » 83
Il processo ..................................................................... » 85
Le torture ..................................................................... » 86
Fiducia in Dio e desiderio della speranza beata . » 87
Dalle minacce alle blandizie .................................... » 88
L a condanna a morte: il concorso di popolo . . . » 88
Il pianto degli amici e i cattivi suggerimenti di al­
tri .......................................................................... » 89
Il discorso di commiato ............................................. » 90
L a fede esem plare dei centurioni neotestam en­
tari ....................................................................... » 92
Necessità della confessio anche con la bocca . . . » 92
Preminenza della fede e della vita celeste su tutto il
r e s t o ........................................................................ » 93
Il s u p p liz io .................................................................... » 95
E p i l o g o ........................................................................... » 95
144 Indice generale

I QUARANTA MARTIRI ............................................... pag. 96


Proemio .................................................................... » 96
La narratio·. memora e imitazione ......................... » 97
Patria, famiglia e professione dei quaranta . . . . » 98
L’editto di persecuzione .......................................... » 100
Autodenuncia dinanzi al govern atore.................... » 100
II processo ................................................................. » 101
La condanna a morte per assideram en to » 103
Il discorso di commiato: esortazioni reciproche e
preghiera fiduciosa .......................................... » 105
Una dolorosa e inutile «d ise rz io n e »....................... » 108
Conversione e martirio del carnefice .................... » 109
Patrocinio dei martiri e frammentazione di reliquie » 110
Una «vera madre di m a r tir e » .................................. » 112
L’epilogo: invocazioni finali ai m a rtiri.................... » 113

M amante ................................................................. » 115


Proemio: il topos della tapinosi e la «memoria» del­
la com unità........................................................ » 115
La narratio·. la «legge» della v e r i t à ......................... » 117
Povertà e fama non fallace ..................................... » 118
Elogio della vita pastorale: povertà congiunta a pietà » 119
I grandi pastori dell’Antico Testamento .............. » 121
Cristo, «buon pastore» .......................................... » 122
Mercenari e falsi pastori, di ieri ............................ » 123
... e di oggi .............................................................. » 124
Contro gli eretici: corretta esegesi di Gv 10, 14 . » 124
Inconoscibilità della ousia d iv in a ............................ » 125
La esegesi di Gv 1 , 1 ................................................ » 126
E p ilo g o ....................................................................... » 127

INDICE DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI . . . . » 131


I ndice scrittu ristico ............................................. » 135