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LEGGE CASATI

È noto come legge Casati il regio decreto legislativo 13 novembre 1859, n. 3725 del Regno di Sardegna,
entrato in vigore nel 1860 e successivamente esteso, con l'unificazione, a tutta l'Italia. La legge fece seguito
alle leggi Bon Compagni del 1848 e Lanza del 1857, riformò in modo organico l'intero ordinamento
scolastico, dall'amministrazione all'articolazione per ordini e gradi ed alle materie di insegnamento,
confermando la volontà dello Stato di farsi carico del diritto-dovere di intervenire in materia scolastica a
fianco e in sostituzione della Chiesa cattolica che da secoli deteneva il monopolio dell'istruzione,
introducendo l'obbligo scolastico nel regno. Lo scopo principale della legge Casati era che i bambini
dovevano saper “…leggere, scrivere e far di conto…” e la stessa legge sanciva l’obbligatorietà e la gratuità
dell’istruzione elementare per il corso inferiore, impartita dallo stato per mezzo dei comuni, ai quali
spettava anche il compito di assumere i maestri. Numerosi articoli ordinati in 5 titoli, per quanto riguarda il
sistema scolastico:

L'istruzione elementare, a carico dei comuni, era articolata in due cicli: un ciclo inferiore biennale,
obbligatorio e gratuito, istituito nei luoghi dove ci fossero almeno 50 alunni in età di frequenza, e un ciclo
superiore, anch'esso biennale, presente solo nei comuni sede di istituti secondari o con popolazione
superiore a 4.000 abitanti. 2 INF+2SUP

L'istruzione secondaria classica, l'unica che consentiva l'accesso a tutte le facoltà universitarie, era presente
in ogni capoluogo di provincia, ed era articolata nel ginnasio, di cinque anni, a carico dei comuni, seguito dal
liceo, di tre anni, a carico dello Stato. 5GINNASIO+3LICEO

L'istruzione secondaria tecnica era invece articolata nella scuola tecnica, di tre anni, gratuita ed a carico dei
comuni, seguita dall'istituto tecnico, di tre anni, a carico dello Stato; l'istituto tecnico era diviso in sezioni,
una delle quali, la sezione fisico-matematica, consentiva l'iscrizione alla facoltà di scienze matematiche,
fisiche e naturali.

Per la formazione dei maestri elementari furono istituite le scuole normali (quelle pubbliche erano 18, 9
maschili e 9 femminili) di durata triennale, alle quali si accedeva a 15 anni per le femmine e a 16 per i
maschi. Il reclutamento dei maestri elementari, demandato a comuni spesso privi di adeguate risorse
finanziarie e destinatari di disposizioni di legge che la stessa non sanzionava, sarebbe risultato uno dei punti
deboli in sede di attuazione della legge, tanto che sovente la loro preparazione lasciava a desiderare. Anche
per questo motivo, oltre che per una mentalità che le portava a mantenere le distanze dalle altre classi
sociali, le famiglie delle classi più agiate disdegnarono la scuola elementare, preferendo istruire
privatamente i loro figli come, del resto, la legge consentiva (era la cosiddetta scuola paterna:
l'insegnamento era impartito dagli stessi genitori o dal precettore incaricato dalla famiglia; l'allievo doveva
poi sostenere un esame di stato).

Quanto all'università, alle tre facoltà di origine medioevale - teologia (soppressa nel 1873), giurisprudenza,
medicina - se ne aggiunsero due nuove: lettere e filosofia e scienze fisiche, matematiche e naturali; a
quest'ultima venne annessa la scuola di applicazione per la formazione degli ingegneri, della durata di tre
anni, alla quale si accedeva dopo aver frequentato il biennio della facoltà.

Tra le materie era prevista la "dottrina religiosa" il cui insegnamento era affidato nelle scuole elementari al
maestro sotto il controllo del parroco, nelle scuole secondarie tecniche e classiche ad un direttore spirituale
nominato dal vescovo (abolito nel 1877) e nelle scuole normali, dove costituiva materia d'esame, ad un
docente titolare di cattedra (norme abolite nel 1880); fu però data alle famiglie la possibilità di chiederne
l'esonero.

La legge sancì l'obbligatorietà e la gratuità del primo biennio dell'istruzione elementare; peraltro, pur
minacciando pene a coloro che trasgredivano tale obbligo, non specificò quali fossero queste pene, né lo
fece il codice penale, con il risultato che le disposizioni sull'obbligo scolastico furono ampiamente disattese
in un paese nel quale l'evasione scolastica era molto diffusa, soprattutto nelle regioni meridionali (secondo
i dati ISTAT nel 1861 l'analfabetismo maschile era del 74% e quello femminile dell'84%, con punte 95%
nell'Italia meridionale). Va però tenuto presente che: "la lentezza del processo di alfabetizzazione della
popolazione italiana non fu dovuto solo all'attribuzione ai Comuni del compimento di provvedere
all'istruzione e al mantenimento delle scuole elementari, ma anche alla struttura del sistema economico e
sociale dell'Italia di allora, caratterizzata da una forte prevalenza del settore primario.

Note per la discussione

1. La riforma rappresenta il punto culminante dello sforzo organizzativo profuso dal Regno piemontese

2. Diviene il primo concreto tentativo di onorare il celebre aforisma di Massimo D’Azeglio (“L’Italia è fatta,
facciamo gli italiani”)

3. Controverso fu il rapporto fra affermazioni di principio e attuazione concreta

4. Adotta un sistema di istruzione che si rifà al modello del centralismo napoleonico

5. Punta sull’Università e sui Licei classici per la formazione della classe dirigente

6. Istituisce un’Istruzione tecnica per la formazione dei quadri intermedi

7. Prevede un’istruzione elementare pensata come semplice alfabetizzazione primaria dei ceti popolari

8. Ai Comuni, cui è affidata l’istruzione elementare non viene consentito di imporre una tassazione di scopo

9. L’obbligo scolastico dei primi due anni può essere assolto - con “comodo” dei genitori - anche attraverso
la cosiddetta “scuola paterna”

10. La formazione precedente alle elementari, pur da tempo diffusa come risposta a una reale esigenza -
quali ad esempio gli “asili rurali” di Gigli -, rimane però riservata a iniziative meritorie, ma spesso di
carattere privato e filantropico

RIFORMA COPPINO, GOVERNO DEPRETIS SINISTRA STORICA 1877


La legge 15 luglio 1877 n. 3961, detta anche legge Coppino dal nome del ministro proponente Michele
Coppino, fu una legge del Regno d'Italia emanata durante il periodo di governo della Sinistra storica, con a
capo Agostino Depretis. Essa portava a cinque anni le classi della scuola elementare, che rendeva gratuita,
ma soprattutto elevava l'obbligo scolastico a tre anni. Introduceva inoltre sanzioni per chi lo disattendeva
(le sanzioni non erano previste nella precedente Legge Casati).Le spese per il mantenimento delle scuole
rimasero, però, a carico dei singoli comuni, i quali, nella maggior parte dei casi, non erano in grado di
sostenerle e dunque la legge non fu mai attuata pienamente. Nonostante questo, la Legge Coppino,
insieme alla riforma di democratizzazione dello stato con la legge elettorale del 1882, ebbe una rilevante
importanza e contribuì in buona misura ad una diminuzione sempre crescente dell'analfabetismo nell'Italia
di fine Ottocento.Questa legge servì soprattutto per formare i nuovi cittadini: oltre ad imparare a leggere, a
scrivere ed a far di conto, agli alunni veniva insegnata educazione civica in modo da introdurre i giovani
nella società. Venne dato anche molto spazio alle materie scientifiche e venne cambiata la metodologia di
insegnamento, da un rigido dogmatismo alla concretezza, poiché questa legge fu influenzata dalla filosofia
positivista del momento.Tuttavia, i cattolici criticarono ampiamente questa legge, dato che essa aveva un
taglio laico, dovuto all'influenza positivista e alla decisione di abolire i direttori spirituali.

LEGGE ORLANDO ETA’ GIOLITTIANA 1904


La legge Orlando n.407 dell'8 luglio 1904, L’obbligo viene innalzato a 12 anni, istituendo nei Comuni con più
di 4000 abitanti (1164 su 8000) una “scuola popolare” obbligatoria formata da due classi postelementari, la
V e la VI, con orario ridotto da 4 a 3 ore giornaliere. Chi intende proseguire gli studi secondari deve invece
sostenere, compiuta la IV elementare, un esame di maturità. I Provvedimenti Orlando prevedono scuole
serali e festive per analfabeti, nonché miglioramenti economici per i maestri.

DANEO CREDARO 1911


La legge Daneo-Credaro (4 giugno1911, n. 487) riguarda in particolare l’avocazione allo Stato della scuola
Elementare. Elaborata dal ministro Daneo, diventa legge, con notevoli modifiche rispetto al progetto
originario, con il suo successore Credaro. Essa prevede il passaggio dai Comuni allo Stato della scuola
elementare, ma limitatamente ai centri non capoluogo. Nella Daneo-Credaro si esprime un forte impulso
all’espansione sistematica dell’istruzione elementare nel Paese. Le scuole divenute statali sono
amministrate dal rinnovato Consiglio scolastico provinciale. La legge prevede l’affidamento ai Patronati
scolastici degli asili infantili, l’organizzazione di corsi per emigranti, il riordinamento delle scuole rurali e per
analfabeti, nonché dei corsi popolari. Vengono previsti anche stanziamenti per l’edilizia scolastica.

Con il termine patronato scolastico si intendeva una istituzione chiamata ad aiutare gli alunni poveri con
varie iniziative, al fine di rimuovere le principali cause sociali che impedivano l’assolvimento dell’obbligo
scolastico.

FASCISMO E GENTILE 1923


La riforma Gentile viene varata a circa un anno dalla marcia su Roma (OTTOBRE 1922), quando il fascismo
non ha ancora assunto le vesti di regime che indosserà dopo il delitto Matteotti (10 giugno 1924). Giovanni
Gentile (ministro dal 31 ottobre 1922 al 1° luglio 1924) emana tra il maggio e l'ottobre del 1923 tre regi
decreti che rivedono incisivamente l’intero ordinamento dell’istruzione: con il R.D. 1054 del 6 maggio 1923
la scuola media di 1° e 2° grado, con il R.D. 2012 del 30 settembre 1923 l’università, con il R.D. 2185 del 1°
ottobre 1923 la scuola elementare. Altri due R.D. riformano l’amministrazione centrale e periferica della P.I.
La riforma inoltre introdusse l’obbligo scolastico della qualifica di terza media e impose il liceo classico
ginnasio come massimo raggiungimento della cultura italiana dell’epoca.

La riforma Gentile è stata alla base del sistema scolastico italiano, mantenuta dopo la caduta del fascismo
stesso, fino al 1962.Gentile avviò una rifondazione in senso idealistico della pedagogia, negandone i nessi
con la psicologia e con l'etica: nel suo pensiero l'educazione doveva essere intesa come un divenire dello
spirito stesso, il quale realizzava così la propria autonomia.

Punti salienti della riforma furono:


* innalzamento dell'obbligo scolastico sino al quattordicesimo anno di età. Dopo i primi cinque anni di
scuola elementare uguali per tutti, l'alunno deve scegliere tra liceo scientifico, ginnasio e scuola
complementare per l'avviamento al lavoro. Solo la scuola media consente l'accesso ai licei e a sua volta solo
il liceo classico permette l'iscrizione a tutte le facoltà universitarie;

* disciplina dei vari tipi di istituzioni scolastiche, statali, private e parificate;

* insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle scuole elementari, considerata "fondamento e
coronamento" dell'istruzione primaria mentre nei licei era previsto lo studio della filosofia come forma di
acculturamento superiore riservato alla futura classe dirigente nazionale. Tuttavia dopo la firma dei Patti
Lateranensi l'insegnamento della religione cattolica venne esteso anche ai licei.

* creazione dell'istituto magistrale per la formazione dei futuri insegnanti elementari;

* istituzione di scuole speciali per gli alunni portatori di handicap;

* la messa al bando dello studio della pedagogia, della didattica e di ogni attività di tirocinio;

* graduale messa al bando dagli istituti scolastici di ogni ordine e grado delle lingue delle comunità
nazionali appena annesse all'Italia (tedesco, sloveno e croato).

La scuola di Gentile è severa ed elitaria. Gli studi superiori, nella concezione del filosofo, sono "aristocratici,
nell'ottimo senso della parola: studi di pochi, dei migliori".La riforma, definita da Mussolini "la più fascista
delle riforme", rimase sostanzialmente in vigore inalterata anche dopo l'avvento della Repubblica, fino a
quando il Parlamento italiano, con la legge del 31 dicembre 1962, n 1859, abolendo la scuola di
avviamento, diede vita alla scuola media unificata. Gentile fu ministro della Pubblica Istruzione e nel 1923
mise in atto la sua riforma scolastica, elaborata assieme a Giuseppe Lombardo Radice.

Dal punto di vista strutturale Gentile individua l'organizzazione della scuola secondo un ordinamento
gerarchico e centralistico. Una scuola di tipo aristocratico, cioè pensata e dedicata "ai migliori" e non a tutti
e rigidamente suddivisa a livello secondario in un ramo classico-umanistico per i dirigenti e in un ramo
professionale per il popolo e la classe lavoratrice. Le scienze naturali e la matematica furono quindi messe
in secondo piano, mentre le discipline tecniche ad esse correlate avevano la loro importanza solo a livello
professionale.

L'obbligo scolastico fu innalzato a 14 anni e fu istituita la scuola elementare da sei ai dieci anni. L'allievo che
terminava la scuola elementare aveva la possibilità di scegliere tra quattro possibilità:

* il ginnasio, quinquennale, che dava l'accesso al liceo (quello che sarebbe stato in seguito denominato
liceo classico), al liceo scientifico o al liceo femminile;

* l'istituto tecnico, articolato in un corso inferiore, triennale, seguito da corso superiore, quadriennale; il
corso inferiore dava accesso anche al liceo scientifico;

* l'istituto magistrale, articolato in un corso inferiore, quadriennale, e in un corso superiore, triennale,


destinato alla preparazione dei maestri di scuola elementare; il corso inferiore dava accesso anche al liceo
femminile;

* la scuola complementare di avviamento professionale, triennale, al termine della quale non era possibile
iscriversi ad alcun'altra scuola.
Solo i diplomati del liceo classico avrebbero potuto frequentare tutte le facoltà universitarie, mentre ai
diplomati del liceo scientifico sarebbe stato possibile accedere alle sole facoltà tecnico-scientifiche (erano
quindi precluse le facoltà di giurisprudenza e di lettere e filosofia). Agli altri diplomati era invece impedita
l'iscrizione all'università.Alla base di questa impostazione c'era una concezione aristocratica della cultura e
dell'educazione: una scuola superiore riservata a pochi, considerati i migliori, vista come strumento di
selezione della futura classe dirigente.

La religione cattolica è insegnata obbligatoriamente a livello primario; Gentile riteneva infatti che tutti i
cittadini dovessero possedere una conoscenza religiosa, soprattutto egli sosteneva che la dottrina religiosa
fosse il maggior traguardo intellettuale per le classi popolari per le quali era sostanzialmente concepito il
ciclo della scuola elementare. Gentile tuttavia, riteneva che per la formazione dell'elite della nazione,
compito affidato ai licei, non servisse più lo studio della religione (relegata al rango di cultura popolare) ma
fosse necessario lo studio della filosofia che rappresentava il più alto traguardo intellettuale nell'educazione
di un cittadino della futura classe dirigente, per questo nei licei venne reso obbligatorio lo studio della
filosofia e non quello della religione. Tuttavia nel 1929 dopo la firma dei Patti Lateranensi, la Chiesa ottenne
che lo studio della religione cattolica (divenuta con tale concordato religione di Stato) fosse esteso anche ai
licei, contrariando lo stesso Gentile.

Il liceo femminile fu una scuola media superiore nata con la riforma del ministro Gentile. L'obiettivo di
questo liceo era quello di dare un diploma alle persone di sesso femminile, poiché nei licei allora esistenti
(liceo classico e liceo scientifico) le donne erano escluse. Il liceo femminile costituì la versione statale degli
educandati femminili, gestiti da autorità religiose (in genere suore), che sin dal XVIII secolo detenevano il
monopolio dell’educazione delle signorine di agiata famiglia. Alla fine degli studi in questa scuola si faceva
un esame, la cui licenza però non permetteva l'accesso all'università. Questa scuola veniva frequentata
dopo i cinque anni di ginnasio. [...]

I cambiamenti che si volevano apportare furono delineati ne "La carta della scuola" (1939), una proposta di
riforma complessiva del sistema scolastico dovuta all'allora ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe
Bottai che, però, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, rimase in gran parte sulla carta.Si
arriverà poi, dopo lunghe trattative tra DC e PSI, alla legge n.1859 del 31 dicembre 1962, che riprendeva
alcune idee della Carta nei confronti di scuola media ed istruzione professionale.

MODIFICHE BOTTAI 1939


Il 19 gennaio 1939 Giuseppe Bottai, ministro dell’Educazione nazionale, fa approvare dal Consiglio
nazionale del fascismo la “Carta della Scuola”, che mira a essere la “riforma della riforma Gentile”. Si passa
a una visione compiutamente populista e fascista del rapporto tra scuola e società, una società non più solo
contadina, ma ormai segnata da precise spinte di modernizzazione.

La “Carta della scuola” prevedeva:


- una scuola artigiana triennale priva di sbocchi per le realtà periferiche e rurali;
- una scuola professionale triennale con possibile accesso a una scuola tecnica biennale priva di
ulteriori sbocchi;
- una scuola media di durata triennale con lo studio del latino per l’accesso ai licei classico,
scientifico e artistico, nonché all’istituto magistrale e tecnico-commerciale, indirizzi tutti
quinquennali e tutti variamente aperti all’università. Restavano quadriennali altri istituti tecnici
(agrario, industriale, geometri e nautico).
Lo scoppio di lì a poco della II guerra mondiale ne impedisce l’attuazione, sicché la “Carta” resta soprattutto
un documento storico su quella che sarebbe stata la politica scolastica del regime qualora esso non fosse
caduto. Dell’intero impianto vide la luce nel 1940 solo la scuola media, definita “unica”, anche se in realtà
lasciava ancora fuori la scuola professionale e artigiana.

I PROGRAMMI DEL 45
Nella Sicilia liberata già nel 1943 era al lavoro una commissione guidata dal pedagogista americano
Washburne, seguace di Dewey, per la revisione dei programmi scolastici. Il governo alleato comprese
l'importanza fondamentale della riforma della scuola elementare, la più influenzata dai fascisti, così nel
1944 era già al lavoro una seconda commissione incaricata di redigere i nuovi programmi per la scuola di
quel grado. L'impostazione suggerita da Washburne era estremamente avanzata e prevedeva aperture
pluriconfessionali, negando il principio di fondamento e coronamento riconosciuto da Gentile alla religione
cattolica. Per questo i programmi incontrarono l'opposizione dei cattolici. Nel proseguimento del suo lavoro
la commissione fu affiancata da un rappresentante della chiesa, che difese gli interessi cattolici, il cui ruolo
fondamentale nella società italiana dell'epoca non poteva essere trascurato. Il risultato furono dei
programmi di compromesso: ideali molto avanzati e democratici informavano la premessa, ma il corpo del
programma che disciplinava le singole discipline era di impostazione molto moderata. Se gli insegnanti non
si accorsero delle novità e continuarono a lavorare come prima, diversa fu la reazione dei vertici che fecero
pressioni per una nuova riforma in senso conservatore, che si concretizzò solo 10 anni dopo con i
programmi del ministro Ermini. La posizione innovativa era espressa dalle forze che si battevano per
affermare un nuovo modo di concepire lo Stato e la vita sociale e che perciò ambivano a realizzare una
nuova organizzazione degli studi e dei contenuti dell’insegnamento, in particolare i programmi delle
Repubbliche partigiane che troveranno modo di affermarsi nella Costituzione.

ASSEMBLEA COSTITUENTE:
FINE GUERRA,FINE FASCISMO —> COSTITUZIONE 1/01/1948

Nella Costituzione della Repubblica Italiana (art. 34) viene stabilita l'istruzione pubblica, gratuita e
obbligatoria per almeno 8 anni. Viene sancita la libertà di istituire scuole "senza oneri per lo stato" formula
che avrà una interpretazione controversa nei decenni successivi. Tuttavia restava il sistema scolastico
precedente: scuola elementare quinquennale e i tre anni successivi divisi in “scuola media” (che
permetteva di proseguire gli studi grazie alla materia del latino) e “scuola di avviamento professionale” (che
senza l'insegnamento del latino, escludeva da qualsiasi proseguimento degli studi). Il 6 agosto 1948 fu
inaugurato dal presidente del Consiglio De Gasperi e dal ministro Gonella il Consiglio Superiore della
Pubblica Istruzione con competenze dalla scuola primaria a quella universitaria.

Articolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della
Repubblica rinnovare gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di
tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono
dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione
alle esigenze dell'autonomia e del decentramento
Articolo 33
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali
sull’istruzione e istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno diritto di istituire
scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole
non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento
scolastico equipollente a quello di alunni delle scuola statali. È prescritto un esame di stato per
l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio
professionale. Le istituzioni di alta cultura, università e accademie, hanno diritto di darsi ordinamenti
autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Articolo 34
La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I
capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La
Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze che
devono essere attribuite per concorso.

Note

1. La Costituente: fertile terreno di dibattito sulla scuola. I protagonisti: Moro, Dossetti, La Pira per la
Democrazia cristiana; Togliatti, Marchesi per il Partito comunista; Lombardi per i socialisti; Bobbio,
Calamandrei, Calogero, Codignola per azionisti e repubblicani

2. Gli esiti: una scuola aperta a tutti, obbligatoria e gratuita per almeno 8 anni; libertà di insegnamento;
diritto di istituire scuole private senza oneri per lo Stato; accesso ai gradi più alti degli studi per i meritevoli
anche se privi mezzi

3. L’articolo 7: i Patti Lateranensi (1929) sono accolti nella carta fondamentale per cui acquisisce dignità
costituzionale (fino alla revisione del 1984) il principio della istruzione religiosa quale “fondamento e
coronamento” della educazione scolastica

ANNI 50
Il disegno di legge Gonella (n° 2100/1951, rimasto peraltro sulla carta) propone, alla luce del principio “a
ciascuno la sua scuola, a tutti la scuola”, una media “unitaria e articolata” in 4 rami: il classico, che avrebbe
orientato verso i licei, il tecnico, propedeutico all'istruzione tecnica, il professionale a quella professionale,
il normale destinato a proseguire per un triennio l’istruzione elementare. Ostilità incontra soprattutto
quest’ultimo ramo. Esso suscita non solo “liti in famiglia” tra le organizzazioni cattoliche dei maestri (AIMC)
e dei professori (UCIIM), ma pure le opposizioni delle organizzazioni laiche contro un segmento formativo
visto come una “scuola dei poveri”.
Nel 1955 il ministro Ermini emana i nuovi programmi per la scuola elementare, che mentre ribadiscono le
esigenze didattiche delle pedagogie attivistiche, si ispirano ai principi dello spiritualismo cattolico
Successivamente il ministro Medici ripresenta l’ipotesi di una scuola media divisa in quattro sezioni:
umanistica, tecnica, artistica, normale. Il Consiglio Superiore (1959) respinge però il progetto. Nel gennaio
1960 viene presentato un secondo progetto Medici: dopo il primo anno comune si sarebbe scelto fra latino,
osservazioni scientifiche o artistiche; la scuola normale sarebbe rimasta ancora per un decennio di
transizione, come scuola affidata ai maestri.
Il ministro Bosco nel 1960 presenta ulteriori emendamenti: sarebbe rimasta al secondo anno l’opzione fra
latino e applicazioni tecniche, che però non sarebbero state materie d'esame

Nell'anno scolastico 1960-61 si avvia la sperimentazione di 304 classi di scuola media unificata.
Legge 31/12/1962 SCUOLA MEDIA UNIFICATA
La legge sulla scuola media unica e obbligatoria viene approvata il 31 dicembre 1961. Molti non la
considerano la migliore possibile. È pur sempre un compromesso tra due visioni della scuola (e del mondo)
diverse. Ma ricalca nella sostanza la proposta del PCI, largamente condivisa dal PSI. Fanfani è costretto a
rinunciare a tutti i punti qualificanti del suo vecchio piano. La frequenza della scuola diventa obbligatoria
fino al compimento dei 14 anni. Tutte le scuole, dopo le elementari, vengono unificate in una sola: la scuola
media unica. Il Latino resta, ma è del tutto facoltativo. Le scuole private non ottengono i finanziamento
dello Stato. Ma soprattutto gli studenti medi, che nel 1950 erano meno di 390.000, ora superano il milione
e mezzo. È nata, finalmente, la scuola media di massa. La scuola media frequentata (anche) dai figli dei
lavoratori.

-ridimensiona l’insegnamento del latino;

-innalza per tutti l’obbligo scolastico a 14 anni;

-si conclude con l’esame di licenza che ha valore di esame di Stato;

- apre la via a ogni indirizzo secondario.

I successivi interventi sulla Scuola media unica


giugno 1977: con la legge n. 348 (ministro Malfatti) viene del tutto abolito l’insegnamento del latino e
quindi il suo esame per l’accesso al liceo classico. A differenza dell’intenso dibattito e delle vivaci polemiche
dei primi anni Sessanta, la decisione passa quasi inosservata. Divengono inoltre obbligatorie l’educazione
(ex applicazioni) tecnica - non più divisa per sessi – e l’educazione musicale. Si istituisce la nuova cattedra di
“scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali” (ex “matematica e osservazioni ed elementi di scienze
naturali”)
agosto 1977: la legge n. 517 definisce una parziale modifica dell’ordinamento. Viene soppressa la sessione
autunnale di riparazione, abolite le classi differenziali e di aggiornamento e istituita la scheda personale
dell’alunno. L’anno scolastico inizia il 10 settembre (dal 1° i collegi elaborano il Piano annuale di attività
scolastica).
febbraio 1979: D.M. n. 9, “Nuovi programmi” che prendono atto dei cambiamenti intervenuti e segnalano
un avanzamento sul terreno delle finalità democratiche

pro e contro: Con la Media unica, significativa tappa sulla via della attuazione dei principi costituzionali, si
apre un processo di scolarizzazione di massa, che - pur procedendo con difficoltà - è effetto e causa di un
mutamento profondo della società italiana.

Mancando i necessari raccordi con la scuola elementare e soprattutto con quella superiore, la nuova Media
determina una discontinuità che sollecita ulteriori riforme.

MATERNA legge 444/68


La riforma della scuola materna statale, fu approvata definitivamente dalla Camera il 9 marzo 1968, dopo
duri contrasti e resistenze, divenne la legge del 18 marzo 1968, n° 144: essa istituiva quella che si chiamò la
Scuola Materna, affidata, pertanto, a personale femminile. La scuola materna statale, che accoglie i
bambini nell'età prescolastica da tre a sei anni, è disciplinata dalle norme della presente legge. Detta scuola
si propone fini di educazione, di sviluppo della personalità infantile, di assistenza, di preparazione alla
frequenza della scuola dell'obbligo, integrando l'opera della famiglia. L'iscrizione è facoltativa, la frequenza
gratuita. [Gli Orientamenti dell'attività educativa nelle scuola materne statali, previsti dall'articolo 2, con
scadenza di sei mesi dall'entrata in vigore della legge, vennero in realtà emanati il 10 settembre 1969.]
Per i bambini da tre a sei anni affetti da disturbi dell'intelligenza o del comportamento o da menomazioni
fisiche o sensoriali, lo Stato istituisce sezioni speciali presso scuole materne statali e, per i casi più gravi,
scuole materne speciali e ad ogni sezione non possono essere iscritti più di dodici bambini.
Il personale è esclusivamente femminile. Tutto il personale deve essere in possesso di diploma Magistrale
o, ai gradi più alti, di laurea in Pedagogia. Le insegnanti che dovranno provvedere alle sezioni o alle scuole
dedicate interamente ai bambini con svantaggi (fisici o mentali), dovranno essere in possesso di
un'abilitazione rilasciata dal Ministero della Pubblica Istruzione.

DAL 68 ALL’89
La scuola diventa di massa
 nella scuola media in vent’anni (1963-1983) i professori passano da 147.000 a 282.000
 nella scuola secondaria in venti anni (1965-1975) gli insegnanti salgono da 98.000 a 261.000
 I docenti delle scuole elementari, medie e superiori sfiorano il milione di unità
 gli alunni sono più di sette milioni e mezzo
La domanda sociale prevale sulla capacità di governare il sistema.

SOLUZIONI:

Il D.P.R. n. 910 dell’11 dicembre 1969 liberalizza gli accessi all’Università e i piani di studio accademici

Il Decreto legislativo n. 9 del 15 febbraio 1969 modifica “in via sperimentale” gli esami di Stato

La Legge delega n. 307 del 30 luglio 1973 prefigura il nuovo stato giuridico del personale della scuola: Il
disegno di legge portante “delega al Governo per l’emanazione di norme sullo stato giuridico del personale
direttivo, ispettivo, docente e non docente della scuola materna, elementare, secondaria e artistica dello
Stato” viene per la prima volta presentato alla Camera dei Deputati nel settembre 1970. viene approvato
infine il 26 luglio 1973 dopo tre anni di discussione nel corso di ben quattro governi (Colombo, due
Andreotti e Rumor).
I principi della Legge delega del 1973:
 lstituzionalizzazione dei rapporti scuola-famiglia;
 funzione educativa della scuola;
 scuola come istituzione da ricomprendere in una più vasta comunità sociale;
 gestione sociale della scuola
I “Decreti Delegati” sono promulgati il 31 maggio 1974
 il D.P.R. 416 sul riordinamento degli organi collegiali;
 il D.P.R. 417 sullo stato giuridico del personale;
 il D.P.R. 418 sul lavoro straordinario al personale ispettivo e direttivo;
 il D.P.R. 419 sulla sperimentazione, la ricerca educativa e l’aggiornamento culturale e
 professionale e sulla istituzione dei relativi istituti (Cede, Bdp, Irrsae)
 il D.P.R. 420 sullo stato giuridico del personale non insegnante
Con le modifiche successivamente apportate, i Decreti Delegati fanno oggi parte del Decreto
Legislativo 16 aprile 1994 n. 297, Testo unico delle disposizioni legislative in materia di
istruzione.
Le innovazioni più rilevanti
- Vengono istituiti gli Organi Collegiali per garantire la partecipazione alla gestione della scuola,
considerata ora come una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica
- I docenti, gli studenti (della scuola superiore) e i genitori sono inseriti in tutti gli organi
collegiali. Un genitore presiede il Consiglio di Istituto. Il servizio dei docenti è valutato da un
apposito Comitato; agli studenti e ai genitori viene garantito il diritto di assemblea
-Si afferma la nozione giuridica della scuola come comunità di soggetti e di organi
istituzionalmente chiamati a operare nel suo ambito
-Il Collegio dei docenti cura la programmazione dell’azione educativa sia per adeguare i
programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali, sia per favorire il coordinamento
interdisciplinare
Lo stato giuridico definisce la funzione docente come “esplicazione essenziale dell’attività di
trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla
partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro
personalità”
“Ai docenti è garantita la libertà di insegnamento (intesa come autonomia didattica e come
libera espressione culturale dell'insegnante). L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere,
attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli
alunni. Tale azione di promozione è attuata nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni
stessi”
In sintesi la nuova condizione degli insegnanti viene delineata attraverso la definizione di
alcuni punti chiave: oltre la nuova definizione della funzione docente e della libertà di
insegnamento, la abolizione delle note di qualifica, la garanzia delle libertà sindacali, le modalità di
concorso e del passaggio in ruolo, la determinazione dell’orario di servizio, delle sanzioni
disciplinari, dei congedi e delle aspettative.

ANNI 70
Il problema della scuola dualista viene superato, ma persistono alti tassi di evasione scolastica; inoltre si
manifesta in maniera drammatica il fenomeno della selezione esplicita (attraverso le “bocciature”). La
gravità del nuovo metodo di “selezione classista” adoperato dalla ancora antica mentalità elitaria dei
docenti, venne evidenziata da Don Lorenzo Milani in Lettera ad una professoressa (Firenze, LEF, 1967). I
movimenti studenteschi degli anni sessanta e settanta contribuirono al cambiamento di mentalità, e alla
graduale diminuzione del fenomeno della “selezione esplicita”.
come si sia comunque verificato un processo di lungo periodo di "cambiamento senza riforma" di cui sono
aspetti più rilevanti il forte sviluppo della istruzione tecnica e il superamento dello storico divario tra
istruzione maschile e istruzione femminile, almeno a livello di scuole secondarie.
Una novità importante è rappresentata dai "decreti delegati", approvati nel 1974, che introducono nella
vita della scuola una rappresentanza dei genitori, del personale ATA (Amministrativo, Tecnico, Ausiliario) e
degli studenti (solo nella scuola superiore).
Il cambiamento maggiore investe la scuola elementare. A partire dalla legge 820/71 nasce la scuola a
tempo pieno come risposta ai bisogni sociali dell'utenza ma destinato a diventare un laboratorio di
innovazione in virtù dei tempi distesi per l'apprendimento e per lo spazio curricolare che si apre per i nuovi
saperi. La legge 517/77 (legge Falcucci) introduce il principio dell'integrazione mediante l'assegnazione di
insegnanti di sostegno alle classi che accolgono alunni portatori di handicap; si apre la possibilità di attivare
interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni, si stabiliscono nuove norme sulla
valutazione e si aboliscono gli esami di riparazione per la scuola media. Nel 1979 vengono riformati i
programmi della scuola media, con la scomparsa del latino come disciplina autonoma.

LEGGE 517/77
Legge 517 ha modificato l’assetto organizzativo della scuola italiano abolendo le classi speciali e inserendo
nelle classi comuni gli alunni disabili.
La legge 517 del 1977, formata da 17 articoli, detta le norme sulla valutazione degli alunni, abolisce gli
esami di riparazione e modifica l’ordinamento scolastico.
A conclusione della scuola elementare e della scuola media (così si chiamavano allora!) si sostenevano gli
esami di licenza elementare e media e c’era anche gli esami di riparazione a settembre che vengono
definitivamente abiliti.
L’anno scolastico 1977 -78 in fase transitoria ebbe inizio 20 settembre e non più il primo ottobre come un
tempo, ma in seguito l’inizio delle lezioni è stato fissato per il 10 settembre, per un complessivo di 215
giorni di lezioni, per poi essere regolarizzato con l’inizio al primo settembre, assicurando 200 giorni di
lezioni nel corso dell’anno scolastico.
L’articolo 2 per la scuola elementare e l’art. 7 per la scuola media, disponono che “al fine di agevolare
l’attuazione del diritto allo studio e la promozione della piena formazione della personalità degli alunni, i
docenti sono impegnati a redigere la programmazione educativa che può comprendere attività scolastiche
integrative organizzate per gruppi di alunni della classe oppure di classi diverse anche allo scopo di
realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni”.
Ed è proprio la programmazione la chiave di volta della scuola che comincia a diventare “di tutti e per
ciascuno”.
Non più i “programmi ministeriali” calati dall’alto, ma una proposta didattica capace di rispondere ai
bisogni della realtà territoriale in cui la scuola opera.
L’alunno disabile viene non soltanto “inserito” nelle classi comuni, come una presenza formale, quasi
“imposta”, ma viene “integrato” nel gruppo classe e a tale scopo è necessaria la presenza ed il servizio di
“insegnanti specializzati nel sostegno.”
Allora i docenti di sostegno appartenevano ai “ruoli speciali”, poi alla categoria dell’organico di fatto, e solo
con la Legge 107/2015 fanno parte integrante dell’organico dell’autonomia e quindi funzionali
all’attuazione di quel processo autonomistico della scuola che offre servizi a tutti e a ciascuno.
Il ruolo del docente di sostegno nasce appunto con la Legge 517 ed in seguito viene codificata con la Legge
104 che meglio esplicita funzioni e compiti, dando al processo d’integrazione un’anima ed uno stile nuovo.
Risulta positiva la norma indicata all’art. 7 che definisce: Le classi che accolgono alunni portatori di
handicaps sono costituite con un massimo di 20 alunni. In tali classi devono essere assicurati la necessaria
integrazione specialistica, il servizio socio-psico-pedagogico e forme particolari di sostegno secondo le
rispettive competenze dello Stato e degli enti locali preposti, nei limiti delle relative disponibilità “

Nell’art. 2 della legge 517 si definiscono inoltre i parametri di riferimento dell’integrazione: “Devono inoltre
essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio-psicopedagogico e forme
particolari di sostegno secondo le rispettive, competenze dello Stato e degli enti locali preposti, nei limiti
delle relative disponibilità di bilancio e sulla base del programma predisposto dal consiglio scolastico
distrettuale.

L’avvio della programmazione didattica, e le indicazioni specifiche per il Collegio dei docenti, per i consigli di
classe la scansione di verifica bimestrale, la compilazione della scheda personale dell’alunno, le osservazioni
sistematiche, la valutazione trimestrale, da comunicare ai genitori, (art.4) sono tutte norme che, lette a
distanza di quarant’anni, fanno riflettere sulla dimensione innovativa della legge 517 e quanto strada ha
fatto la scuola italiana nel cammino dell’integrazione.
Con l’art, 7 vengono abolite le classi aggiornamento e le classi differenziali che erano previste nella legge
n.1859 del 1962, che istituì la scuola media unica, obbligatoria e gratuita.
Rimangono ancora attive le scuole speciali per gli alunni sordomuti (art.10) e si cominciarono ad aprire le
porte delle scuole pubbliche statali anche ai fanciulli sordomuti.

Quello che oggi sembra una novità: aprire le scuole in estate e rendere disponibili i locali scolastici per gli
studenti, era già contemplato all’art.12 della Legge 517
La legge 517 pone le basi del dialogo scuola famiglia, infatti, sancisce all’art.9 che “gli insegnanti della classe
illustreranno ai genitori dell’alunno o a chi ne fa le veci, i giudizi analitici e la valutazione sul livello globale
di maturazione raggiunto dall’alunno, unitamente alle iniziative eventualmente programmate in favore
dell’alunno”.
Gli incontri scuola famiglia, i colloqui e la presentazione della scheda di valutazione ai genitori è una prassi
di quarant’anni e cominciano a perdere valore i “tabelloni con i voti” che mortificano, di fatto, il dialogo
educativo e la relazione tra docente-alunno e scuola-famiglia.
Sarebbe auspicabile che tale prassi venga seguita e adottata non solo per le valutazioni intermedie, ma
anche per la valutazione finale dopo gli esami di Stato a conclusione del primo e del secondo ciclo
d’istruzione, rendendo “educativo” e meno “ burocratico” il momento della consegna dei risultati finali a
conclusione del percorso formativo.
Lo stile educativo del colloquio, dell’incontro, dell’accoglienza che la Legge 517 ha innovato nella scuola
italiana va ben oltre la semplice applicazione di norme e regole e solo comprendendone e condividendone
lo spirito si assicura una reale crescita nel cammino verso la qualità dell’istruzione e della formazione
integrale dell’uomo-cittadino.

La sperimentazione come surrogato delle riforme


valorizza l’autonomia didattica dei docenti
si esplica:
- come ricerca e innovazione sul piano metodologico-didattico;
- come ricerca e innovazione degli ordinamenti e delle strutture esistenti
Le sperimentazioni “autonome”
Con l’avvento dei Decreti Delegati si apre una fase sperimentale che introduce modifiche nei
percorsi di studi, nei contenuti e nei metodi di tutte le tipologie scolastiche. Il processo di
innovazione, però, si realizza con strategie differenti per ogni ordine di studi. Tali differenze sono
da ricollegare principalmente alle scelte delle singole Direzioni Generali che - nell’autorizzare tra
gli anni ‘70 e ‘80 le “sperimentazioni autonome” proposte dalle singole scuole - tengono conto da
una parte della posizione di diversa contiguità dei propri indirizzi a un mondo del lavoro che si sta
rapidamente trasformando, dall’altra della necessità di adeguare i piani di studio ai nuovi sviluppi
della cultura.
Il processo di innovazione, però, si realizza con modalità e tempi differenti. Per superare tale
situazione l’Amministrazione cerca di razionalizzare il processo e di prefigurare soluzioni
generalizzabili.
Le sperimentazioni “assistite”
A fronte dell’impossibilità di varare in Parlamento, nonostante ripetuti tentativi, la riforma della
secondaria, si apre la stagione dei progetti “assistiti”, con l’avvio di curricoli sperimentali non più
approntati dalle scuole, ma da esse assunti sulla scorta di indicazioni provenienti dalla
Amministrazione centrale.
In questo quadro, alla fine degli anni ‘80, si sviluppano i lavori della “Commissione Brocca”, che
conducono a un progetto di sperimentazione organicamente strutturato e connotato da un impianto
comune a tutti gli indirizzi. Il progetto viene accolto soprattutto nell’ordine classico.
Tenuto conto della tripartizione (istruzione liceale, tecnica e professionale) della scuola secondaria
superiore ormai sedimentata, la commissione propose di superare le diverse barriere tra indirizzi di studio.
Per superare le diversità di indirizzo si suggerì di dare maggior spazio alle discipline fondamentali. La
commissione scartò l'adozione di un "biennio unico", ossia di un semplice proseguimento della scuola
media, per preferire l'alternativa del "biennio unitario articolato".
Negli stessi anni l’istruzione professionale avvia, con il “Progetto ‘92”, una trasformazione delle proprie
scuole, incentrata essenzialmente sulla ridefinizione e razionalizzazione delle aree di professionalità
L’intera stagione dei progetti “assistiti” è caratterizzata da uno sforzo comune sul terreno
dell’organicità dell’impianto generale. I progetti difatti riguardano in genere l’intero curricolo, dalle
finalità formative agli obiettivi di apprendimento, ai contenuti disciplinari, alle indicazioni
metodologiche, alle modalità di valutazione, e possono contare su un programma sistematico di
interventi di formazione in servizio degli insegnanti .
AUTONOMIA SCOLASTICA
La riforma di sistema nella XIII legislatura ministri Luigi Berlinguer (1996-2000) e Tullio De
Mauro (2000-2001)
LE RAGIONI
la discontinuità tra i gradi scolastici; la separazione tra istruzione liceale e istruzione tecnico-professionale;
il rapporto difficile con l’Università, la formazione professionale e il mondo lavoro;
gli elevati tassi di dispersione;
l’obbligo scolastico e formativo non europeo.
LE FINALITÀ
onorare gli impegni della Costituzione, garantendo:
- la valorizzazione e la crescita della persona umana
- una formazione umanamente ricca per tutti
- l’esercizio pieno dei diritti di cittadinanza;
- l’innalzamento del livello culturale del Paese,
rispondere a:
- le inedite trasformazioni politiche, economiche e sociali a livello mondiale;
- la crescita del corpus delle conoscenze;
- lo straordinario sviluppo tecnologico
rafforzare il ruolo dell’Italia nella U.E., garantendo:
- l’adeguamento del nostro sistema agli standard europei

La Conferenza nazionale della scuola (gennaio- febbraio 1990) pone il problema della forma del
suo governo: si prefigura una autonomia delle scuole a fronte di una nuova funzione del Centro che
non gestisce, ma fissa gli obiettivi, valuta processi, corregge disfunzioni (S. Cassese)
• L’intero processo di riforma della P.A. (cfr. ad esempio le LL. 142/90 e 241/90) mira a un
nuovo rapporto con il cittadino come utente dei servizi e titolare di diritti
• Le cosiddette “Bassanini 1” e “Bassanini” (LL. 59/97 e 127/97) si inseriscono in questo
processo innovativo, esplicitando la volontà politica di:
delegare funzioni alle regioni
accorpare uffici
snellire le procedure
controllare le funzioni e non gli atti
avviare procedimenti di tipo contrattuale
ampliare la considerazione del territorio
L’art. 21 della legge 59/97 definisce i criteri generali dell’autonomia delle scuole.
Il “Regolamento” muta radicalmente i rapporti all’interno del sistema di istruzione e
formazione
• il Ministero fissa gli obiettivi ed elabora gli indirizzi generali
• le singole scuole operano la sintesi tra le indicazioni nazionali, le esigenze degli allievi, le istanze
del territorio
L’autonomia non è un fine, ma uno strumento per raggiungere gli obiettivi.
le singole scuole
- interagendo tra di loro
- costruendo i curricoli
- scegliendo le metodologie
mirano a
- rendere più saldo ed esteso il successo formativo
- a innalzare il livello culturale del Paese

1. L’autonomia non è una finalità, ma uno strumento per raggiungere quelli che sono gli
obiettivi precipui del rinnovamento della scuola avviato in Italia: un più saldo ed esteso successo
formativo degli allievi e un conseguente innalzamento del complessivo livello culturale del Paese.
L’autonomia si configura come la modalità nuova - un vero e proprio modus vivendi et operandi -
della scuola prossima ventura.
2. Il sistema scolastico era come “ingessato” dalle rigidità costituite da un quadro normativo
che conservava non pochi tratti di stampo gerarchico e centralistico. Consuetudini e mentalità
ampiamente diffuse avevano contribuito a rafforzare un tale assetto.
3. Questa complessiva rigidità aveva reso difficile agli insegnanti - soprattutto a quelli della
scuola secondaria superiore - il compito di accompagnare gli alunni nei loro tempi e nei loro ritmi
di apprendimento (tempi e ritmi che non possono certo essere gli stessi per tutti) e di valorizzare le
loro effettive potenzialità, le loro vocazioni peculiari e le loro diverse scelte.
4. La scuola dell’autonomia non è solo una scuola flessibile, ma anche una scuola non più
chiusa in se stessa, semplice terminale degli input provenienti dal centro. Essa è chiamata a
dialogare con le altre scuole, con gli Enti locali, con le Università, con le Associazioni professionali
e disciplinari, con le più diverse realtà istituzionali pubbliche e private: in un parola con il territorio
in cui l’istituzione scolastica si trova a operare.
5. La scuola dell’autonomia è una scuola aperta. È una scuola che diventa trasparente, che si
mette in vetrina perché riconosce ai ragazzi, alle famiglie, alla società civile il diritto di sapere e,
quindi, anche di dire.
6. Il Piano dell’offerta formativa costituisce l’espressione della identità delle scuole. Da
questo fondamentale documento ci si può fare un’idea di come si vive in una scuola. Si possono
così valutare non solo contenuti, metodologie e sbocchi del percorso formativo seguito in una data
scuola, ma apprezzare anche l’offerta di spazi e di opportunità extracurricolari, le iniziative di
recupero e di approfondimento, l’utilizzazione delle strutture nel tempo di lavoro e di studio e in
quello “libero” e “disinteressato”, le modalità dei comportamenti individuali e collettivi: in breve, il
clima complessivo.

NEGLI ANNIN90—RIFORMA SCUOLA ELEMENTARE, BASTA MAESTRO UNICO

RIFORMA BERLINGUER 2000


La legge 10 febbraio 2000, n. 30 ("Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione"),detta anche
riforma Berlinguer dall'allora Ministro della pubblica istruzione Luigi Berlinguer, fu una riforma della scuola
italiana e dei corsi di studio dell'università in Italia. La legge non entrò mai in vigore in quanto venne
abrogata dalla cosiddetta riforma Moratti, ossia dalla legge 28 marzo 2003 n. 53.
la scuola dell'infanzia;
il ciclo primario (scuola di base), esteso a sei anni, suddivisi in tre bienni, al termine di ognuno dei quali era
prevista una prova di valutazione. La valutazione finale assumeva valore di esame di stato;
il ciclo secondario, esteso a sei anni - il primo dei quali, introduttivo, comune a tutti gli indirizzi - e articolato
in sei differenti aree: umanistica, scientifica, tecnica, tecnologica, artistica e musicale e concluso da un
esame di stato che assumeva la denominazione dell'area e dell'indirizzo. Nel secondo e terzo anno e
financo dopo l'esame conclusivo del primo triennio, allo studente era garantita la facoltà di cambiare
indirizzo, mediante l'attivazione di apposite iniziative didattiche che gli consentissero l'acquisizione di
un'adeguata preparazione a quello nuovo scelto. Al termine del terzo anno, che concludeva anche l'obbligo,
era previsto un esame, introduttivo al triennio finale, in cui l'offerta formativa era maggiormente
caratterizzata in ordine all'indirizzo scelto.
Un cambiamento per cui fu sempre criticata la riforma, riguardava il fatto che veniva introdotta la
possibilità per uno studente di non proseguire il proprio corso di studi purché fosse in possesso di una
licenza media. In realtà la riforma Berlinguer non parlava di un vero e proprio "abbandono scolastico", ma
di una "scuola-lavoro": infatti, lo stesso decreto legge imponeva l'obbligo ad una formazione professionale
fino ai 18 anni al termine dei quali bisognava comunque conseguire un diploma.
Università
Vennero riformati i corsi di studio universitari, con l'introduzione del "sistema del 3+2" ovvero della
creazione della laurea triennale e della laurea specialistica.
RIFORMA MORATTI
La legge 28 marzo 2003 n. 53 (conosciuta anche come riforma Moratti) è stata una legge della Repubblica
Italiana che prendeva il nome dall'ex ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Letizia Moratti e
che apportò alcune modifiche sostanziali all'ordinamento scolastico italiano. Accanto a tale norma si
affiancano ulteriori provvedimenti legislativi, riguardo l'università in Italia. Tale legge abolì la precedente
riforma Berlinguer, varata nel 2000, ed è a tutt'oggi in vigore, anche se i suoi decreti attuativi sono stati
modificati dalla riforma Gelmini. Nella scuola dell'infanzia è permessa l'iscrizione ai bambini con 28 mesi
compiuti (prima erano 36), senza carattere di obbligatorietà.
Nella scuola primaria è prevista l'iscrizione a partire dai 5 anni e mesi 4 compiuti. Fin dal primo anno è
previsto l'insegnamento dell'inglese e dell'uso del computer. È prevista anche una valutazione biennale,
mentre l'esame di 5ª elementare viene abolito.
I programmi ministeriali hanno subìto un cambiamento drastico per quanto riguarda lo studio delle
discipline storia, geografia, scienze.
Nella scuola secondaria di primo grado è prevista una valutazione dopo il secondo anno, mentre al termine
del terzo l'esame di Stato. La durata dell'anno scolastico veniva ridotta a ventisette settimane, e si
riducevano da tre a due le ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria (solitamente lingua
francese); era prevista l'introduzione del cosiddetto "portfolio", un dossier che documentava le esperienze,
scolastiche o meno, tramite le quali ogni studente aveva acquisito le varie "abilità". Come per la scuola
primaria, anche nella scuola secondaria di primo grado veniva abolito il tempo prolungato.
Nella scuola secondaria di secondo grado è previsto un primo biennio e un secondo biennio al quale si
aggiunge un ulteriore anno. La Maturità è necessaria per accedere all'Università degli studi. Nelle scuole
professionali è prevista una durata graduata nel corso degli anni con periodi di alternanza fra scuola e
lavoro.Al termine di tre anni viene consegnato un diploma di qualifica. Ha dato inizio inoltre
all'adeguamento agli altri Stati europei (con l'alternanza scuola-lavoro appunto e prevedendo la laurea,
almeno in Scienze della formazione primaria, obbligatoria per i docenti di scuola primaria). È possibile
cambiare indirizzo senza dover perdere gli anni già superati e facendo solo un piccolo esame integrativo
delle materie differenti tra gli altri indirizzi (le materie base quali: matematica-storia ecc. fanno le stesse
tappe per tutti gli indirizzi).
Vennero in particolare, emanate la legge 4 novembre 2005, n. 230 ed il d.lgs. 6 aprile 2006, n. 164.
Ambedue le norme contenevano disposizioni soprattutto sui professori e ricercatori universitari; il decreto
del 2006 introdusse l'idoneità scientifica nazionale quale requisito per la partecipazione a concorsi per
professore universitario.

RIFORMA GELMINI
Come riforma Gelmini si indica comunemente l'insieme degli atti normativi della Repubblica Italiana –
emanati durante il governo Berlusconi IV – riguardanti il settore dell'istruzione in Italia. Entrati in vigore
durante la permanenza in carica del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Mariastella
Gelmini tra il 2008 ed il 2011, costituirono il superamento della riforma Moratti del 2003. Alcuni interventi,
contenuti invero in alcuni articoli della legge 6 agosto 2008, n. 133, sono proseguiti con la legge 30 ottobre
2008 n. 169, il cui scopo principale è quello di riformare l'intero sistema scolastico italiano. La riforma della
scuola dell'obbligo è entrata in atto il 1º settembre 2009 per la scuola primaria e secondaria di primo grado,
mentre per la scuola secondaria di secondo grado il 1º settembre 2010. Per quanto riguarda l'università, la
legge 240/2010, promulgata il 30 dicembre dello stesso anno, è in vigore dal 1º gennaio 2011.
L'obbligo scolastico non subisce variazione: rimane «obbligatoria l'istruzione per almeno 10 anni e riguarda
la fascia di eta compresa tra i 6 e i 16 anni» riguardo alle disposizioni rivolte alle scuole primarie e
secondarie (entrambi i gradi). Le ore scolastiche, che per motivi di forza maggiore (per es. i trasporti)
potevano essere ridotte fino a 50 minuti, ritorneranno a essere ore effettive di 60 minuti.

Reintrodotto lo studio dell'educazione civica nelle scuole primarie e secondarie (entrambi i gradi), tramite
la materia Cittadinanza e Costituzione.
Scuola dell'obbligo
Docenti e professori
La norma che prevedeva, a partire dal 2011, che i docenti migliori in via sperimentale in alcune scuole
potessero ricevere un bonus di massimo € 7.000 come premio produttività è stata preclusa dalla finanziaria
2010 (d.l. n. 78/2010, convertito nella l.122/2010.
Scuola dell'infanzia
Viene data alle famiglie la possibilità di anticipare l'iscrizione dei propri figli a 2 anni e mezzo (possibilità in
realtà già prevista dalla precedente riforma).

Scuola primaria
Reintroduzione della figura del maestro unico con orario di 24 ore settimanali, che a partire dall'anno
scolastico 2009/2010 ha sostituito nelle prime classi della primaria i tre docenti per due classi
precedentemente previsti per il modulo.Si introduce la valutazione numerica decimale nella scuola
primaria, accompagnata da un giudizio sul livello di maturazione raggiunto.

Scuola secondaria di primo grado:Si reintroduce il metodo della valutazione numerica decimale nella scuola
secondaria di primo grado.

Viene ridotto il monte orario, che passa da 33 a 30 ore settimanali, laddove desiderato, compatibilmente
con le disponibilità di insegnanti in organico e in sostituzione delle due ore della seconda lingua, le famiglie
potrebbero optare per un aumento di due ore settimanali per l'apprendimento dell'inglese passando da 3 a
5 (inglese potenziato), oppure utilizzare queste ore per corsi di italiano per studenti stranieri.Viene
introdotta la prova nazionale dell'Invalsi di italiano e matematica nell'esame finale di licenza media. Per
poter essere promossi alla classe successiva è necessario ottenere la sufficienza in tutte le materie.

Scuola secondaria di secondo grado


La riforma è stata attivata nell'anno scolastico 2012-2013, ed è andata a pieno regime nell'anno scolastico
2016-2017. Essa prevede un drastico e pesante taglio delle ore di insegnamento negli Istituti tecnici e
professionali, per quanto riguarda gli insegnamenti cosiddetti "di indirizzo" degli Istituti tecnici, come
l'insegnamento della materia "Tecnologie e disegno tecnico" dove, a seguito della riforma, è stata attuata la
riduzione di 1/3 delle ore di lezione, e conseguentemente delle relative cattedre e quindi del personale
docente.

Per poter essere promossi alla classe successiva è necessario ottenere la sufficienza in tutte le materie,
ferma restando la sospensione del giudizio per chi non riesce ad ottenerla. Gli alunni sospesi nel giudizio,
per essere ammessi alla classe successiva, devono recuperare le insufficienze entro l'inizio del nuovo anno
scolastico.

Il voto in condotta nelle scuole secondarie, mai abolito in precedenza, torna a fare media per concorrere a
definire il giudizio finale dell'alunno in sede di promozione. Qualora uno studente non raggiungesse i sei
decimi, non potrà essere ammesso alla sezione successiva o al ciclo successivo.

La riforma prevede poi, in pagella, un unico voto di "storia e geografia" limitatamente al biennio (primo e
secondo anno), e, come in precedenza, rimane unico durante tutto il quinquennio il voto di "scienze
naturali", sempre composto dai moduli di biologia, chimica, scienze della terra e astronomia.

Un altro importante cambiamento attuato riguarda l'intero comparto degli indirizzi. Con l'attuazione della
riforma questo viene completamente snellito, ridotto e tagliato drasticamente, e il tutto viene riordinato e
semplificato a soli 20 indirizzi di ordinamento uguali, obbligatori e unitari per tutta l'Italia, venendo abolite
definitivamente tutte le sperimentazioni, i progetti assistiti, le opzioni a scelta e i tirocini dei licei, istituti
tecnici e professionali precedentemente esistenti.
L'insegnamento della lingua inglese diventerà obbligatorio per tutto il quinquennio (3 ore alle settimana,
tranne nel liceo linguistico, dove si svolgono 4 ore nel biennio e 3 nel triennio), in ogni tipo di istituto
superiore italiano esistente. L'insegnamento delle materie scientifiche (matematica, fisica, biologia, scienze
naturali, astronomia, disegno tecnico) viene anch'esso potenziato in alcuni specifici indirizzi[11] ma
depotenziato in altri.

Riordino dei licei


Tutte le sperimentazioni, i corsi autonomi e le opzioni sperimentali liceali vengono semplificati, riordinati e
riportati in sei effettivi licei di ordinamento obbligatorio.
Nella maggior parte dei 6 licei riformati si studia una sola e unica lingua straniera (ovvero l'inglese) per tre
ore la settimana dal primo al quinto anno, a eccezione nel liceo delle scienze umane (opzione economico-
sociale) nel quale si studia anche una seconda lingua straniera (al posto del latino), e del liceo linguistico,
nel quale si studiano per tutto il quinquennio ben 3 lingue straniere e la lingua latina nel biennio. [21]
Riordino degli istituti tecnici
Con il riordino degli istituti si passa da 10 settori e 39 indirizzi a 2 settori e 11 indirizzi. Le ore scolastiche
passano da 36 (eventualmente anche da 50 minuti) a 32 (da un'ora effettiva). Le ore di laboratorio passano
da 1.122 a 264 ore nel biennio e con 891 ore nel triennio. L'insegnamento della lingua inglese e delle
scienze integrate (biologia, fisica, chimica) viene intensificato.

L'impostazione sarà 2+2+1: durante il primo biennio si studiano materie comuni, mentre durante il secondo
biennio si studiano la materie dell'indirizzo scelto. L'ultimo anno sono presenti tirocini, laddove disponibili.
Il mondo scolastico e quello lavorativo vengono messi in stretto contatto, offrendo la possibilità agli
studenti di fare tirocini, per introdurli al mondo del lavoro.

Riordino degli istituti professionali


Gli istituti professionali erano suddivisi in cinque settori con 27 indirizzi, mentre con la riforma vengono
suddivisi in due macrosettori con 6 indirizzi. Come per gli istituti tecnici le ore verranno ridotte a 32 per
settimana. Rispetto agli istituti tecnici avranno però più autonomia, dal 25% al primo anno fino al 40% in
quinta. Il quinquennio sarà strutturato in due bienni e un quinto anno singolo. Saranno disponibili meno
ore di laboratorio e tirocini esterni.

Università

L'art. 16 della legge 133/2008 prevede la facoltà di trasformazione delle università in fondazioni di diritto
privato. La delibera di trasformazione è adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta (comma 1).
Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali (c. 4), hanno autonomia gestionale, organizzativa e
contabile (c. 8), e subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell'Università
(c. 2). Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti delle
fondazioni universitarie. Detti regolamenti devono essere approvati dal Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca. Lo statuto può prevedere l'ingresso nella fondazione universitaria di nuovi
soggetti, pubblici o privati (c. 6). Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico (c. 9). La vigilanza sulle
fondazioni universitarie è esercitata dal MIUR (c. 10), con il controllo della Corte dei Conti.
La legge 30 dicembre 2010 n. 240, che per diversi aspetti rimanda all'emanazione di decreti legislativi per
l'attuazione, ha invece inciso profondamente sulla governance delle università italiana, in particolare
prevedendo una nuova composizione del senato accademico e del consiglio di amministrazione: viene
definito un tetto massimo di componenti nei due organi (35 nel primo ed 11 nel secondo) e viene previsto
l'obbligo di inserimento di soggetti esterni nei C.d.A.. Altre disposizioni sono l'introduzione di un sistema di
contabilità economico-patrimoniale e la possibilità degli atenei di fondersi

Abbiamo poi il superamento della tradizionale facoltà universitaria e l'attribuzione al dipartimento


universitario della didattica e della ricerca, con possibilità di istituire strutture di raccordo tra di essi, che
comunque non possono essere superiori a 12.
Infine abbiamo diverse disposizioni in materia del personale docente: la modifica della durata della carica di
rettore per un massimo di 6 anni (non rinnovabile nella carriera accademica di un professore universitario);
l'obbligo di stipulare contratti di assunzione dei ricercatori universitari della durata massima di 3 anni,
prorogabile per una sola volta.
Il decreto del MIUR n. 17 del 22 settembre 2010 determina i requisiti necessari dei corsi di studio, e causerà
un forte ridimensionamento dell'offerta formativa delle università pubbliche.
Scuole di formazione e specializzazione

Per la SSIS e il COBASLID venne introdotto un criterio di reinserimento in graduatoria. Con la legge 169 la
laurea in scienze della formazione primaria diventa abilitante all'insegnamento. Vengono introdotti nuovi
criteri di accesso alle scuole di specializzazione di medicina.

Tagli a finanziamenti e posti di lavoro

Evoluzione dell’obbligo scolastico e formativo


 1859 - Legge Casati: sono obbligatori i primi due anni della scuola elementare
 1877 - Legge Coppino: l’obbligo diventa di tre anni
 1904 - Legge Orlando: l’obbligo di quattro anni di scuola elementare si completa con due anni di
obbligo formativo di “scuola popolare”
 1923 - Riforma Gentile: l’obbligo di cinque anni di scuola elementare si completa con un obbligo
formativo triennale nelle classi integrative di avviamento professionale
 1939 - Carta della Scuola (rimasta inapplicata): si prevedeva un l’obbligo scolastico di otto anni,
da adempiere nei cinque anni della scuola elementare, nei tre anni di istruzione della scuola media
nei tre anni di obbligo formativo nella scuola professionale o artigianale
 1948 - articolo 34 della Costituzione: “l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è
obbligatoria e gratuita

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